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Tom! Matras - Temi e aspetti del Pasolini corsaro e luterano

INDICE
Temi e aspetti del Pasolini corsaro e luterano di Tom! Matras

1.0 INTRODUZIONE 2.0 VITA E OPERE DI PIER PAOLO PASOLINI 3.0 INTRODUZIONE ALLA SAGGISTICA CORSARA E LUTERANA
3.1 Scritti corsari 3.2 Lettere luterane

4.0 INTRODUZIONE STORICA: Il "miracolo economico" italiano 5.0 LE AREE TEMATICHE


5.1 IL POTERE 5.1.1 Fascismo "vecchio" e "nuovo" 5.1.2 Gli strumenti ideologici 5.1.3 La "strategia della tensione" e il Processo 5.1.4 La propaganda del consumismo e il futuro 5.1.5 La Chiesa 5.2 LA CULTURA 5.2.1 Acculturazione e culture tradizionali 5.2.2 L'importanza dei mass-media 5.2.3 Istruzione e criminalit 5.2.4 La questione della lingua 5.2.5 Mondo immediato e mediato 5.3 L'UOMO 5.3.1 "Mutazione antropologica" 5.3.2 L'impoverimento dello spazio umano 5.3.3 Edon - la forza di omologazione 5.3.4 Aborto e divorzio 5.3.5 L'abiura

6.0 CONCLUSIONE 7.0 BIBLIOGRAFIA

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1.0 Introduzione
Per la mia tesi di laurea ho scelto le ultime due raccolte di saggi di Pier Paolo Pasolini: Scritti corsari e Lettere luterane. Affrontare solo una parte dell'attivit di Pasolini presenta molti problemi: la vasta e multiforme opera dell'autore forma infatti un universo straordinariamente omogeneo che non consente nessun tipo di estrapolazione. Tale operazione rischia di impoverire la rilettura dell'opera dell'autore che si espresse tramite diverse forme artistiche. In essa si possono trovare concetti ideologici importanti che Pasolini sviluppa durante tutto il suo percorso artistico. Cos, separare artificialmente una parte della sua creazione di un determinato periodo, elaborata sulla base di una determinata ideologia, potrebbe equivalere a una situazione nella quale una fotografia volesse sostituirsi adeguatamente a un film. Tenendo conto di ci, il mio lavoro non pu che essere un avviamento al complesso percorso artistico di Pasolini e alle sue forme. La mia tesi si propone di tracciare a grandi linee alcuni aspetti delle idee fondamentali espresse nelle suddette raccolte. La parte iniziale della tesi proporr un quadro generale sulla vita e opere dell'autore, sulla saggistica di Scritti corsari e di Lettere luterane. L'ultima parte introduttiva sar dedicata alla storia del "boom" economico italiano e alle sue conseguenze. Seguiranno i capitoli principali, dove si indicher il criterio di scelta dei temi affrontati. Cercher di analizzare tre grandi aree tematiche utilizzando gli interventi dell'autore. La prima si occuper di temi associabili al potere italiano, principalmente del fascismo "vecchio" e del fascismo "nuovo" o "tecno-fascismo", della "strategia della tensione" e del consumismo. La seconda tratter della situazione culturale italiana in generale, dei valori della societ moderna e di quelli delle culture particolaristiche, dei mass-media, della lingua e della differenza tra "mondo mediato" e "mondo immediato". L'ultima comprender uno sguardo sull'uomo italiano, sui cambiamenti provocati dalla "mutazione antropologica", sull'edonismo, sull'aborto, sull'abiura e sull'impoverimento dello spazio umano. Bisogna dire che tutte e tre le aree tematiche trattate nella tesi sono solo aspetti di un'unica realt e che il loro isolamento meramente strumentale. Alcuni aspetti trattati potrebbero essere interpretati in una prospettiva pi ampia che coinvolga l'intera societ occidentale. Comunque, si partir sempre dall'ambiente italiano, che pi stava a cuore all'autore. Dalla lettura delle raccolte scelte si pu dedurre che Pasolini si sentiva intellettuale di transizione tra il mondo delle culture popolari e quello della societ industriale avanzata. Tutte e tre le aree tematiche trattate cercheranno di spiegare come erano questi mondi e quale era il passaggio storico tra essi. Pasolini intuiva un grande cambiamento nella societ italiana, un cambiamento che investiva tutte le societ avanzate. Nonostante il carattere intuitivo di alcuni interventi, Pasolini sapeva

definire con precisione molti caratteri di questi processi. Le tre aree tematiche analizzate, come gi detto, sono molto legate tra loro. Ho cercato di organizzare la mia analisi tematica in una prospettiva che va dall'osservazione del carattere pi potente e del pi astratto nella vita di ogni giorno, della causa apparentemente pi lontana del modo di vivere quotidiano (gli aspetti del vecchio fascismo e di quello nuovo), all'analisi di un fenomeno meno astratto e meno potente di maggiore portata (la percezione della differenza tra il mondo "immediato" e quello "mediato"), fino all'effetto finale dell'influenza del potere statale, all'esistenza quotidiana delle persone del paese, meno potente e meno astratta (le influenze quotidiane della "mutazione antropologica"). La prima grande area tematica si occuper del potere in Italia e, pi specificatamente, degli strumenti ideologici usati per condizionare e controllare l'opinione pubblica italiana. Anche in questa sezione parler della trasformazione abbastanza profonda colta da Pasolini, che divide il "fascismo vecchio" dei "vecchi strumenti ideologici", usati dalle societ precedenti, e il "fascismo nuovo", dei "nuovi strumenti ideologici", usati dalla societ avanzata di massa. Cercher di spiegare perch importante tale distinzione e come la societ reagisce di fronte all'uso di questi strumenti. Questa dicotomia si riflette in alcuni temi concreti. Pasolini per esempio ipotizza una rete segreta di collaboratori che nel paese possiedono un potere decisivo segreto, persone che saprebbero chiarire alcuni avvenimenti importanti (per esempio le stragi), scopre l'esistenza della "falsa democrazia", di una "falsa tolleranza" e giunge alla convinzione che, nell'Italia del tempo, esista una serie di valori, ufficialmente respinti dalla societ, che per sono realmente presenti, coperti di ipocrisia. L'autore mette anche in questione il valore morale della Chiesa, tradizionale rappresentante del potere, e riflette in molti articoli sulla sua metamorfosi e sul suo nuovo ruolo nella societ moderna. Pasolini immagina anche una forma autosufficiente del nuovo totalitarismo, che distrugge definitivamente ogni forma di alternativa. La seconda grande area tematica riguarda la cultura italiana, riflesso della crescente distanza spirituale tra le persone e la realt in cui vivono. Cercher di chiarire la differenza tra il "mondo immediato", inteso come mondo del contatto immediato tra l'uomo e la realt materiale e spirituale, e il "mondo mediato", inteso come mondo del contatto mediato tra l'uomo e la realt materiale e spirituale. Il rapporto mediato con la realt facilitato dai mass-media, dall'ideologia consumista, dalla perdita dei valori tradizionali, dall'illusoriet generale, dalla falsit generale e da altro ancora. La divisione, ancora una volta puramente strumentale, servir per spiegare uno dei cambiamenti pi radicali descritti da Pasolini, che vede l'uomo, prima libero, attivo e creativo nella societ in cui vive, ora emarginato e passivo, schiavo del materialismo, disinteressato della dimensione spirituale della sua vita, chiuso nella solitudine di un mondo solo verbalmente ricco, paradisiaco, felice. L'ultima grande area tematica di interesse si concentrer sull'uomo italiano, prima e dopo la "mutazione antropologica". L'uomo visto nelle sue diversit fisiche, comportamentali e linguistiche, che, dopo la "mutazione antropologica", quasi scompaiono. Per l'aumentare dei desideri materiali, le persone si allontanano dalle loro tradizioni e abitudini, dai loro dialetti e valori. Da modello servono a Pasolini le borgate romane e il mondo contadino friulano, che subiscono una profonda trasformazione culturale. Tale "mutazione antropologica", nella definizione dell'autore, rappresenta il tragico riflesso di cambiamenti globali nel mondo occidentale, legati all'affermazione di aspetti deteriori della cultura borghese. Il tema della "mutazione" una delle cause principali della maggioranza degli interventi pasoliniani. Il problema principale di questo processo consiste nel suo adeguarsi passivo ai valori della borghesia. Pasolini ritiene che la borghesizzazione del popolo italiano sia inevitabile e totale. Questo ordine stato proposto per motivi della logica dei legami interni del discorso pasoliniano. Questo approccio secondo me rispetta il grado di rilevanza ideologica di ogni area tematica per l'autore, senza per voler stabilire arbitrariamente che per esempio l'importanza del tema dell'uomo sia per Pasolini minore di quella del tema della cultura. La presentazione parte dall'area pi importante e pi responsabile nella realt contemporanea: il potere, passando per quella che , diciamo, strumento e riflesso della prima, e si conclude con l'analisi degli effetti, determinati da potere e istituzioni culturali.

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2.0 Vita e opere di Pier Paolo Pasolini


L'oggetto del mio lavoro la produzione saggistica dell'autore tra gli anni 1973 e 1975, anni in cui Pasolini si dedic a vari film, alla narrativa e alla poesia. fondamentale aggiungere che, nel corso della sua articolata biografia artistica, l'autore si occup anche di teatro, di traduzione di opere drammatiche e di poesie (dal latino, francese e greco nel friulano), di sceneggiature, di pittura e della cultura dialettale friulana. Il rango delle sue attivit, si avvicina a quello di un homo universalis, di uno spirito rinascimentale, e le sue opere hanno molto spesso un alto valore artistico: Il fatto che nei vari campi dove via via s'impegna Pasolini ottenga subito risultati di altissima qualit d l'idea di una personalit poliedrica, dotata di coscienza artistica e smaniosa di affermazione, in cui sono presenti da sempre potenzialit espressive diverse e tutte estremamente forti, che attendono solo l'occasione (anzi la cercano) per manifestarsi (e quando accade, i risultati sono gi maturi). [1] Conseguentemente, quando ci occupiamo di un concetto o di un'idea pasoliniani, dobbiamo effettuare ricerche in varie forme artistiche. Come osserva infatti Giampaolo Borghello, proprio le caratteristiche di difficile e sempre precario equilibrio che siglano le tappe essenziali della storia letteraria di Pasolini rifiutano in partenza le esegesi unilaterali che privilegiano uno solo dei versanti della sua attivit, l'impegno civile o l'emozione viscerale, l'ideologia o la passione. [2] Entriamo, insomma, in una rete complicata e interessante di riferimenti culturali, autobiografici, politici, ideologici, mitologici e di altri tipi ancora.

Pier Paolo Pasolini nasce a Bologna il 5 marzo 1922. Suo padre, Carlo Pasolini, tenente di fanteria. Susanna Colussi, sua madre, insegnante. La carriera militare del padre spinge la famiglia a frequenti spostamenti: da Bologna a Parma, da Conegliano a Belluno, dove, nel 1925, nasce il fratello Guido Alberto. Il padre temuto e tirannico, mentre la vera figura di riferimento la mite madre, oggetto d'amore di Pier Paolo. Da questi scarsi dati si possono intuire le linee di un conflitto edipico, di cui Pasolini ha sempre avuto consapevolezza.

A Sacile l'autore scrive le prime poesie, poi la famiglia si trasferisce a Cremona, a Reggio Emilia e infine a Bologna, dove Pier Paolo studia al liceo Galvani e successivamente alla facolt di Lettere, dove si laurea subito dopo la seconda guerra mondiale con la tesi Antologia della lirica pascoliana: introduzione e commenti. Nel 1942 il giovane Pasolini pubblica a sue spese le Poesie a Casarsa, recensito positivamente da Gianfranco Contini sul "Corriere di Lugano". Gi all'inizio del suo percorso artistico Pasolini sceglie di osservare piuttosto la realt e gli eventi concreti. In una lettera del 1943 all'amico Farolfi Pasolini per esempio scrive: Non mi interessano quelle cose astratte che sono Dio, Natura, Parola. I filosofi non mi interessano affatto se non in certi brani poetici. [3] Nel 1945 muore il fratello Guido, appena diciannovenne, partigiano in un gruppo facente capo alla brigata "Osoppo", ucciso dai partigiani jugoslavi. Pier Paolo ricorda molte volte nelle sue opere dolore, memoria e lutto di questo evento traumatico della sua vita. Alla fine della guerra il padre torna a Casarsa dal carcere in Kenya; inizia cos un periodo di incomprensioni e dissensi. Tra il

Kenya; inizia cos un periodo di incomprensioni e dissensi. Tra il 1945 e il 1949 Pasolini insegna nelle scuole medie a Valvasone vicino a Casarsa. Il 18 febbraio 1945 fonda con altri giovani universitari friulani l'"Accademiuta de la lenga furlana", un centro di studi filologici sulla lingua e la cultura locale. Il periodo friulano fondamentale per la formazione intellettuale ed etica di Pasolini, vissuto in un mondo contadino amato e pi tardi sentito come mitico, arcaico, religioso e innocente: un modello da ritrovare, anche se superato, e da comunicare ad altri. Questa Italia autentica scompare quasi totalmente per lui negli ultimi anni della sua vita, scomparsa che d luogo a ribellione, amarezza e disperazione. Nel 1948 un ragazzo confessa al parroco di Casarsa di aver avuto rapporti con Pasolini: lo scandalo segna l'inizio di una lunga serie di processi. Nel 1949 l'espulsione dal PCI che ne segu segna anche la fine del suo "periodo friulano". Pasolini si trasferisce o, pi esattamente, fugge da Casarsa a Roma, dove inizia a insegnare in una scuola di Ciampino. Con il trasferimento a Roma nel 1949, Pasolini passa dall'osservazione del mondo contadino e dei suoi miti all'osservazione del mondo delle borgate romane. [4] Roma viene vista infatti da Pasolini non come una capitale, ma come una grande borgata dagli aspetti pi animaleschi e degradanti, dove si scontra la miseria con il benessere. [5] Pasolini osserva la vita difficile nelle borgate come straordinariamente vitale e naturale, come afferma per esempio Franco Brevini: Nel proprio rapporto con i ragazzi di vita egli percepiva la disperata vitalit dei corpi, non la colpa morale, il peccato di corruzione. [6] Le poesie scritte tra il 1943 e il 1949 vengono raccolte nell'Usignolo della Chiesa Cattolica (1958): esse riflettono un'importante svolta politica nello scrittore, la scoperta del marxismo. In una lettera all'amica Silvana Ottieri, dei primi mesi del 1950, Pasolini scrive: La mia vita futura non sar certo quella di un professore universitario: ormai su di me c' il segno di Rimbaud, o di Campana o anche di Wilde, ch'io lo voglia o no, che gli altri lo accettino o no. [7] Pi tardi, grazie a Bassani, lavora a qualche sceneggiatura di film. Si occupa di poesia dialettale italiana del Novecento e nel 1954 pubblica una raccolta di poesie friulane, La meglio giovent. Tra il 1955 e il 1959 collabora con la rivista "Officina", che dovr poi lasciare a causa di un epigramma contro Pio XII. Il 1955 per Pasolini soprattutto l'anno dell'esordio nella narrativa con il romanzo Ragazzi di vita, sul sottoproletariato delle borgate romane. L'autore si conferma un grande poeta con la raccolta di poemetti Le ceneri di Gramsci del 1957, premiato a Viareggio nello stesso anno. Nel 1959 pubblica il romanzo Una vita violenta, sull'ambiente delle borgate romane, sul disperato e feroce cammino del protagonista, "ragazzo di vita", Tommaso Puzzilli verso l'inevitabile prematura morte. Il romanzo molto presto tradotto in undici lingue e continuamente ristampato in Italia. Pasolini poi pubblica Passione e ideologia (1960), una raccolta di saggi critici e militanti, e La religione del mio tempo (1961), una raccolta di poesie. Dal 1961 Pasolini allarga la sua produzione artistica al mondo del cinema con il suo primo film, Accattone (1961). Tale scelta fatta per comunicare meglio con il pubblico. [8] Con la scelta del cinema Pasolini espresse anche un rifiuto dell'acritica rappresentazione televisiva. Queste riflessioni e la pratica di Pasolini regista [...] definiscono un tentativo di coinvolgere il cinema in una prospettiva critica e filosofica globale [...]; un tentativo da interpretare quale rifiuto della rappresentazione audio-visiva intesa in modo non critico. [...] La concezione pasoliniana del film si definisce dunque in perfetta contrapposizione al trionfo della televisione-spettacolo, la cui diffusione iniziava in quegli anni. [9] Con il passare del tempo Pasolini si afferma come uno dei maggiori registi italiani, girando Mamma Roma (1962), La ricotta (in Rogopag, 1962-1963), Il Vangelo secondo Matteo (1964), Uccellacci e uccellini (1966), Edipo re (1967), Teorema (1968), Porcile (1969), Medea (1970), la cosiddetta "Trilogia della vita": Il Decameron (1971), I racconti di Canterbury (1972), Il fiore delle Mille e una Notte (1974) e Sal o le 120 giornate di Sodoma (1975). I film sono spesso violentemente discussi, l'autore spesso accusato di oscenit, corruzione di minorenni o di altro ancora, aggredito anche fisicamente sulla strada. Il numero di denunce contro l'autore raggiunge un numero sorprendente: "Dal 1949 al 1977 'oltre la morte' Pier Paolo Pasolini al centro di circa trentatr procedimenti giudiziari". [10] Le denunce sono molte volte puramente fantasiose e alla fine dei processi Pasolini non mai riconosciuto colpevole. Oltre che nel cinema, l'evoluzione intellettuale interiore dell'autore trova i migliori esiti nella poesia, con Poesia in forma di rosa (1964) e Trasumanar e organizzar (1971). Significative sono anche le opere narrative: il romanzo Il sogno di una cosa (1962), i racconti di Al dagli occhi azzurri (1964) e il romanzo incompiuto Petrolio (1992). Patrizi a questo proposito aggiunge: Tra il '72 e il '75, Pasolini va raccogliendo gli appunti per quello che doveva essere un grande romanzo allegorico sull'Italia dei "misteri", delle stragi, dei tentati golpe, delle aggressioni di una destra politica ed economica che tentava di bloccare una pi ampia coscienza democratica, maturata, nel paese, nel corso degli anni Sessanta. [11] L'autore utilizza nelle sue opere la sperimentazione linguistica per il bisogno di evadere dal conformismo psicologico e stilistico. [12] Come afferma Carla Benedetti, Pasolini fu il primo in Italia a denunciare l'esaurirsi dell'avanguardia, ormai trasformata ai suoi occhi in una sorta di nuova accademia; a denunciare l'impotenza di quel tipo di trasgressione, o l'inutilit dell'uccisione dei padri [come si legge in Affabulazione e in Porcile]. Ma invece di restarne paralizzato, invece di accettare, come un destino irreversibile, il depotenziamento della parola artistica, egli si aperto una strada, paradossale e tragica, fuori da quel doppio legame. [13] Borghello, per esempio, parla a proposito delle opere di Pasolini come di "opere aperte". [14] Negli ultimi anni, con creativit eccezionale, Pasolini intensifica i suoi interventi polemici e saggistici, raccolti principalmente in Empirismo eretico (1972), Scritti corsari (1975) e nella raccolta di interventi semipostuma Lettere luterane (1976). Come

in Empirismo eretico (1972), Scritti corsari (1975) e nella raccolta di interventi semipostuma Lettere luterane (1976). Come osserva giustamente Martellini, le ultime due raccolte presentano "una spietata e capillare indagine sullo sfascio della societ italiana". [15] Gli interventi pasoliniani, cos come la sua produzione artistica, secondo Brevini, hanno un carattere che non varia molto nel tempo: La vocazione polemico-pedagogica si manifesta in Pasolini con la stessa precocit di quella poetica, confermando ancora una volta la sensazione che, nonostante l'evoluzione della sua opera e la diversificazione degli strumenti espressivi, tutto in lui sia gi presente all'inizio. [16] Ferretti caratterizza acutamente la dimensione pubblica della figura di Pasolini, in cui nota un singolare miscuglio di divinismo e umilt, di personale intolleranza e mitezza, di senso del successo e provocazione attiva, di conformismo, di "scandalo" esibito e sofferto, di narcisistica vocazione al martirio e coraggio intellettuale, di costante disponibilit e intransigenza. [17] Il difficile rapporto dell'autore con la propria omosessualit rappresenta un suo grande problema ma soprattutto lo per gli altri; Pasolini spesso aggredito in varie forme a causa di essa. Gi nel 1950, l'autore aveva affermato: Io ero nato per essere sereno, equilibrato e naturale: la mia omosessualit era in pi, era fuori, non c'entrava con me. Me la sono sempre vista accanto come un nemico, non me la sono mai sentita dentro. [18] Come osserva anche Brevini, non accettandosi per ci che era, Pasolini finiva per perdere il contatto con la dimensione naturale della vita. [19] Nell'ultima frase dell'ultima intervista incompiuta del 1 novembre 1975, rilasciata a Furio Colombo, uscita poi in "La Stampa Tuttolibri" l'8 dello stesso mese, Pasolini afferma: Forse sono io che sbaglio. Ma io continuo a dire che siamo tutti in pericolo. [20] L'intervistatore gli pone ancora una domanda, alla quale Pasolini non ha potuto pi rispondere: Pasolini, se tu vedi la vita cos - non so se accetti questa domanda - come pensi di evitare il pericolo e il rischio? [21] Il 2 novembre 1975 viene trovato il cadavere deturpato di Pasolini su uno sfondo di baracche e rifiuti all'Idroscalo di Ostia. Nonostante la condanna del borgataro Pino Pelosi, il ragazzo che confessa di averlo ucciso, le circostanze della morte di Pasolini non sono finora chiare; nemmeno si sa se ci siano state altre persone coinvolte, in questo omicidio che pone pi domande di quanto offra risposte. Marco Ventura crede nella partecipazione di altri ignoti all'omicidio di Pasolini: In questo quadro rimane difficile pensare che un minorenne sbandato, costretto a prostituirsi, apologeta della propria virilit - e quindi facilmente santificabile dalla pubblica opinione -, finisca per uccidere "per caso". [22] Bellezza a questo proposito afferma: Gladio. Dopo la scoperta della funzione anticomunista di quella organizzazione anche all'epoca dell'omicidio di Pier Paolo Pasolini (1975) si pu finalmente spiegare quella morte misteriosa, da mettere insieme, per atrocit, a quella di Giangiacomo Feltrinelli. Furono i servizi segreti, chiaro. Non Pelosi, n i fascisti. S, bisognerebbe riaprire il caso. [23] La violenta morte di Pasolini pu essere spiegata anche in altri modi, come mostra per esempio un grande amico dell'autore, il pittore Giuseppe Zigaina; essa, concepita come montaggio del film della vita, come trasgressione massima del codice e quindi come massima espressivit ha comportato alla "preparazione" ottenuta attraverso allusioni, accenni, "profezie"; preparazione che in sostanza doveva costruire quella che gli alchimisti chiamavano "amplificatio", la condizione cio necessaria alla trasmutazione. [24] La morte di Pasolini insomma una fonte di molte ipotesi e di molte, varie opinioni. [25] In ogni caso, scompare [...] con Pasolini, non solo uno scrittore e regista e critico tra i pi geniali e vivi, ma anche una personalit complessivamente assai originale (se non unica negli ultimi decenni). [26]

----------------------------------NOTE [1] W. Siti e S. De Laude, Introduzione a Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla societ, Mondadori, Meridiani, Milano 1999, p. XIV. [2] G. Borghello, Interpretazioni di Pasolini, Savelli, Roma 1977, p. 27. [3] P.P. Pasolini, lettera a T. Farolfi, cit. in W. Siti e S. De Laude, Introduzione a Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla societ cit., p. XVIII. [4] Per un'interessante testimonianza sul rapporto di Pasolini con le borgate rimando a Pasolini e le borgate: un'intervista a Franco Citti, intervista di Stefano Milioni a Franco Citti, pubblicata sulla pagina web www.eurolink.it/pasolini/contributi/milioni.htm. [5] Su tale aspetto si veda L. Martellini, Introduzione a Pasolini, Laterza, Roma-Bari 1993, p. 49. [6] F. Brevini, Per conoscere Pasolini, Mondadori, Milano 1981, p. 2. [7] P.P. Pasolini, lettera a Silvana Ottieri, cit. in L. Betti, Pasolini: cronaca giudiziaria, persecuzione, morte, Garzanti, Milano 1978, p. 52. [8] Cfr. L. Martellini, Introduzione a Pasolini cit., p. [9] R. Luperini, P. Cataldi, L. Marchiani, Pasolini intellettuale corsaro, in La scrittura e l?interpretazione, Palumbo, Palermo 1999, vol. 6, tomo II., p. 1399. Per un intervento sull?ontologia dell?audiovisivo rimando a P.P. Pasolini, La lingua scritta della realt, in Empirismo eretico, Garzanti, Milano 1977, pp. 198-226. [10] L. Betti, Pasolini: cronaca giudiziaria, persecuzione, morte cit., p. 99. [11] G. Patrizi, Contro l'omologazione, in "CARTA", 14/20 marzo 2002, anno IV, n.10, p. 49. [12] L. Martellini, Introduzione a Pasolini cit., p. 44. [13] C. Benedetti, Il rischio della parola, in "CARTA", 14/20 marzo 2002, anno IV, n. 10, p. 48. [14] G. Borghello, Interpretazioni di Pasolini cit., p. 13. Per una definizione del concetto di "opera aperta" rimando a U. Eco, Opera aperta, Bompiani, Milano 1962. [15] L. Martellini, Introduzione a Pasolini cit., p. 140. [16] F. Brevini, Per conoscere Pasolini cit., p. 523. [17] G. C. Ferretti, Pasolini: l'universo orrendo, Editori Riuniti, Roma 1978, p. 122. [18] P.P. Pasolini, lettera a Silvana Ottieri, cit. in L. Betti, Pasolini: cronaca giudiziaria, persecuzione, morte cit., p. 53.

[18] P.P. Pasolini, lettera a Silvana Ottieri, cit. in L. Betti, Pasolini: cronaca giudiziaria, persecuzione, morte cit., p. 53. [19] F. Brevini, Per conoscere Pasolini cit., p. 2. [20] P.P. Pasolini, intervista rilasciata a Furio Colombo il 1 novembre 1975, in "La Stampa-Tuttolibri", 8 novembre 1975, ora in W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla societ cit., p. 1730. [21] Ibidem. [22] L. Betti, Pasolini: cronaca giudiziaria, persecuzione, morte cit., p. 324. [23] D. Bellezza, intervista rilasciata a Susanna Schimperna in "Panorama", 4 agosto 1991. [24] G. Zigaina, Pasolini tra enigma e profezia, Marsilio, Venezia 1989, p. 109. [25] Per un quadro completo su testimonianze e opinioni legate alla morte dell?autore rimando ancora a L. Betti, Pasolini: cronaca giudiziaria, persecuzione, morte cit. [26] G.C. Ferretti, Pasolini: l'universo orrendo cit., p. 124. ----------------------------------IMMAGINI Tre fotogrammi relativi alla partecipazione di Pasolini a una trasmissione televisiva; sotto i portici di via Castiglione, a Bologna, vi l'ingresso al Liceo Galvani, dove studi Pasolini; Pasolini alla tomba di Antonio Gramsci al Cimitero acattolico di Roma; la folla ai funerali di Pier Paolo Pasolini.

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3.0 Introduzione alla saggistica corsara e luterana


Molti temi, trattati negli Scritti corsari e nelle Lettere luterane, sono presenti gi in opere anteriori, come affermano anche Walter Siti e Silvia De Laude: I temi del Pasolini "corsaro" e "luterano" - neocapitalismo, "sviluppo"-"progresso", mutazione antropologica, "genocidio" ecc. - sono tutti presenti (del resto, gi lo erano nei Dialoghi, nelle Nuove questioni linguistiche del 1964, e anche prima). Ma essi sono per lo pi affrontati e svolti con una sommariet, un disordine, un affanno polemico, in uno stato pressoch permanente di risentimento e quasi di delirio tali che, sommati a vizi analoghi e opposti dei contraddittori, la discussione finisce per degenerare molto spesso in uno scontro tra sordi, una commedia degli equivoci in cui hanno tutti torto e tutti ragione. [27] Nonostante il fatto che i temi delle due raccolte di interventi non siano nuovi, Pasolini cambia ora tono e stile, d un nuovo ordine retorico-stilistico al suo discorso, rendendolo immediatamente percepibile, anzitutto a livello emotivo. Tattico geniale, afferra l'opportunit di disporre del primo giornale italiano e la sfrutta a fondo... Pasolini taglia, sfronda, lascia cadere finalmente molte occasioni e pretesti di polemica secondaria da cui aveva sempre avuto la debolezza di farsi invischiare. Semplifica. E ripete. La figura cui affida principalmente la forza della comunicazione infatti l'iterazione. [28] Negli interventi delle due raccolte di saggi Pasolini cerca di essere il pi incisivo possibile, utilizza forme dell'enunciato compatte e chiare. A tale proposito, Brevini registra uno dei dati pi originali della prosa "corsara" e "luterana": la sua unit e la sua compatezza, l'eliminazione delle esitazioni e delle variazioni di tono della pubblicistica precedente. [29] Gli scritti pasoliniani sono destinati a suscitare reazioni violente e riflettono abbastanza trasparentemente le tragedie personali del loro autore. Un aspetto molto interessante riguardante gli interventi dell'ultimo Pasolini, l'uso praticamente contraddittorio dei mezzi di comunicazione del principale nemico dei mondi particolaristici amati dall'autore, il potere borghese e capitalistico: La fiducia nel valore della civilt contadina e l'avversione per i moderni mezzi di comunicazione che la stanno distruggendo, per esempio, vengono proclamate proprio servendosi di quei mezzi; nello stesso modo, la guerra al potere condotta, al principio degli anni Settanta, dalle colonne di uno dei quotidiani anche simbolicamente pi rappresentativi del grande potere borghese e capitalistico in Italia (Il Corriere della Sera). [30] Vista l''americanizzazione del dissenso', cio la riduzione del dissenso sociale e politico a fenomeno integrato al potere criticato.[...], all'intellettuale "contro" non resta che servirsi degli strumenti del nemico, perch non ne esistono altri, non resta che denunciare i mass media per mezzo dei mass media. [31] Pasolini vede alcuni aspetti del mondo come scandalizzanti e vuole risvegliare l'attenzione, cerca una specie di assoluto, il pi alto senso della "moralit". Provoca, denuncia, critica e si presta al martirio, consapevole della sua condizione di "diverso" o "escluso" che interviene di fronte allo scandalo vero del mondo, all'autentica violenza dell'ipocrisia e della falsa tolleranza. Ad esempio, Borghello definisce Pasolini "specchio della realt". [32] Non si tratta, per, di uno specchio che riflette oggettivamente gli eventi della realt; le sue

sono immagini intelligentemente deformate, ritrascritte su un'orbita personale. E qui scatta la CAPACIT singolare di Pasolini di essere testimone, la sua VOLONT (inquieta e contraddittoria, tenace e oscillante) di misurarsi con la realt. [33] Pasolini stato molte volte accusato dagli scienziati di genericit, mancanza di competenza, approssimazione e astrattezza. L'autore per si difende dicendo che scrive non da scienziato, ma da poeta, con sensibilit di artista. [34] Da un lato, data la sua sorprendente produttivit artistica, la scarsa dimensione scientifica di Pasolini poteva essere considerata come un difetto: La tendenza al poco studio e alle scarse letture di cui Pasolini disinvoltamente si accusava nel '59, anzich invertirsi, come promesso, si accentuer sempre di pi. La sua stupefacente, forsennata produttivit (ventimila pagine in poco pi di trent'anni, escluse le riscritture, oltre il cinema e il resto, ha calcolato Siti) non gli dava scampo. Questo difetto di conoscenza e di aggiornamento riguarda sia il campo della critica letteraria sia quelli della sociologia, dell'ideologia e della politica. [35] D'altro lato Pasolini non intendeva raggiungere obiettivi da scienziato, bens cercare di percepire e capire con modalit soggettive, personali la realt contemporanea pi profonda, spesso riuscendoci: Con il suo scarso bagaglio, Pasolini ha saputo cogliere tempestivamente e guardare in profondit fenomeni che erano sfuggiti ai sociologi e agli specialisti in generale, con i loro corretti strumenti e le procedure aggiornate. [36] L'Italia stessa si trovata spesso a vivere alcuni processi e fenomeni previsti da Pasolini, come afferma Enzo Golino, e si riconosciuta nelle sue diagnosi spietate, dando concertezza alle insolenti provocazioni del "poeta corsaro". [37] Come aggiunge Luperini sul carattere degli interventi di Pasolini, in realt Pasolini da un lato inventa nuove metafore e dall'altro assume strumentalmente dalla linguistica e dalla sociologia correnti una rete di concetti gi noti rielaborandoli in una costruzione originale e socialmente efficace. Non prescinde dalla cultura comune perch convinto che la verit sia una costruzione sociale e non intende affatto rinunciare a convincere i propri interlocutori; e infatti porta introiettata nel suo stile la responsabilit d'ordine morale che deriva da tale persuasione. Ha combattuto una sua guerra - si direbbe oggi - "asimmetrica"; e l'ha vinta. [38] Il tono profetico, la visionariet e la profonda responsabilit si manifestano nella militanza giornalistica e nella volont di suscitare violente polemiche, anche se limitano l'ampiezza dell'analisi dei singoli interventi. Come aggiunge Luperini, il saggio nasce con Machiavelli: presuppone la dichiarazione di una verit non condivisa, sostenuta in modo provocatorio, per via metaforica e audacia stilistica non meno che per vigore argomentativo; e presuppone un intellettuale che si espone in quanto tale, compromettendosi di persona, forte solo delle proprie esperienze e delle proprie idee, e della propria capacit di dare voce alle une e alle altre, senza garanzia all'infuori del proprio ragionamento e del timbro della propria pronuncia. [39] Pasolini si sente addirittura scandalizzato di fronte ad alcuni avvenimenti che vive. L'autore costretto a riesaminare le sue scelte artistiche privilegiando spesso quelle meno convenzionali per attirare l'attenzione del pubblico, crea mondi ideali, molte volte inautentici. Credo che, soprattutto per il periodo finale della produzione di Pasolini, sia valido un giudizio di Ferretti: Il proposito di un'autenticit attraverso l'inautentico, di una purezza attraverso la corruzione - ma questa la formula morale pi cara a Pasolini. [40] Molte volte Pasolini crede che i suoi concetti non vengano capiti, succede spesso negli interventi che l'autore sia costretto a spiegare o chiarire le sue posizioni. Un motivo dell'incomprensione indubbiamente l'anticonformismo ideologico delle sue argomentazioni. D'altro lato sembra che Pasolini non spieghi con molta precisione i suoi concetti; il suo linguaggio tende a essere un po' generalistico, pi profetico che preciso. Non si pu escludere, specialmente nel caso di Pasolini, che, dietro ad alcune risposte ai suoi interventi, si nasconda meramente il rancore contro la sua personalit. [41] Tra i numerosi interventi che espressero un rifiuto delle posizioni di Pasolini possiamo citare il seguente esempio. In seguito a un articolo sull'aborto [42] il giornalista del "Corriere della sera" Nello Ponente critic fortemente Pasolini, definendo i suoi motti, le sue massime e le sue sentenze "superbi e compiaciuti esibizionismi" e criticando Pasolini, che "pu o crede di poter permettersi di scrivere ovunque" e cui tutti "debbano essere grati" automaticamente. [43] Sulla novit delle posizioni sostenute, Guglielmi sostiene che Pasolini non ha inventato nulla. La massificazione della societ era stata analizzata dalla Scuola di Francoforte, e ancora prima da Orwell. In America David Riesman aveva scritto La folla solitaria. Il merito di Pasolini di avere introdotto queste verit nell'assonnata provincia

Pasolini di avere introdotto queste verit nell'assonnata provincia italiana. Sembra un profeta, ma non lo . [44] Le opinioni su Pasolini variano molto, come dimostra il punto di vista di Belpoliti, che ne mette in rilievo l'importanza: Pasolini diventato un'icona della laicit, in un processo progressivo di santificazione che ricorda, per certi tratti quello di Padre Pio: risponde a un bisogno di parole di verit, di scandalo, di incoerente coerenza, tutti aspetti che sembrano scomparsi dal paesaggio intellettuale e culturale italiano. Comunque la si pensi su di lui, Pasolini ha gettato il suo corpo nella lotta, ha espresso una fisicit che invece le parole e i gesti degli intellettuali e degli scrittori occultano. Sovente per pudore, pi spesso per mancanza di coraggio. [45] Molto interessante la questione del tono generico di alcuni interventi di Pasolini. In un articolo Italo Calvino gli rimprovera di essere essere un po' "irrazionalistico". Pasolini obietta che voleva sempre essere nei suoi esempi "individuale, non generico". [46] Questa affermazione viene pi volte sostenuta da Pasolini che vuole interessarsi quasi esclusivamente di casi e problemi specifici italiani, per esempio di televisione, di politica ed economia, che, secondo lui, non sono stati ancora esaurientemente trattati. Per l'autore, il caso italiano un caso speciale nel mondo capitalistico, perch l'ambiente italiano costituito da tante culture particolari e reali, piccole patrie, mondi dialettali, travolte da uno sviluppo velocissimo. A Pasolini interessano per gli individui concreti, l'opposto di quello che interessa agli sociologi, cio l'intera nazione. [47] Scritti corsari e Lettere luterane sono insomma il risultato del continuo riflettere di Pasolini sulla societ consumistica di massa, sul fascismo, sui valori e mondi della societ premoderna, su problemi etici, politici, sulla falsit di alcuni valori, sul futuro della societ contemporanea. Forse il tema pi importante delle due raccolte quello pi triste per Pasolini: la societ dei consumi, le cause del suo avvento ed i suoi effetti, un mondo cio che conosce sempre meno alternative, che visto dall'autore come polarizzato in poche possibili interpretazioni. Col passare del tempo, si nota che il tono di Pasolini si fa sempre pi pessimistico, l'autore si sente sempre pi ferito dal mondo dei consumi e tutto questo gli ostacola una ricerca pi articolata in diverse direzioni di possibili interpretazioni del mondo contemporaneo. Negli Scritti corsari, ad esempio, Pasolini fa riferimento al progetto di un'opera futura, [48] ispirata all'Inferno di Dante, sul genocidio delle classi avvenuto con l'arrivo della societ dei consumi. Nell'opera, immaginata in una citt del centro-sud, in una borgata, il protagonista scende agli inferi. Si trova su vie trasversali che sboccano su una centrale, una bolgia. La struttura la medesima della Commedia. I temi sviluppati toccano 15 comportamenti tipici della societ moderna, trattati in 10 gironi e 5 bolgie. Pasolini propone alcuni esempi di questi comportamenti: l'edonismo interclassista, la falsa tolleranza, l'afasia. Si pu aggiungere che anche il suo ultimo film, Sal o le 120 giornate di Sodoma, organizzato in gironi.

----------------------------------NOTE [27] W. Siti e S. De Laude, Introduzione a Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla societ cit., p. XXVIII. [28] Ivi, p. XXXVI. [29] F. Brevini, Per conoscere Pasolini cit., p. 535. [30] R. Luperini, P. Cataldi, L. Marchiani, Pasolini intellettuale corsaro cit., p. 1398. [31] Ivi, p. 1412. [32] G. Borghello, Interpretazioni di Pasolini cit., p. 11. [33] Ibidem, p. 11. [34] L'intervento riportato in F. Brevini, Per conoscere Pasolini cit., p. 533. [35] W. Siti e S. De Laude, Introduzione a Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla societ cit., p. XXXII. [36] Ivi, p. XXXIII. [37] E. Golino, Tra lucciole e Palazzo. Il mito Pasolini dentro la realt, Sellerio, Palermo 1995, risvolto di copertina. [38] R. Luperini, L'asimmetria di Pasolini, in "CARTA", 14/20 marzo 2002, anno IV, n. 10, p. 46. [39] Ibidem. [40] G. C. Ferretti, Letteratura e ideologia, Editori Riuniti, Roma 1964, p. 299. [41] Per un quadro generale delle risposte agli interventi di P.P. Pasolini rimando a W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla societ cit.: per le risposte agli interventi di Scritti corsari si vedano in particolare le pp. 1759-1781, per le risposte agli interventi di Lettere luterane si vedano le pp. 17831793. [42] P.P. Pasolini, Una lettera di Pasolini: (opinioni) sull'aborto, "Paese sera", 25 gennaio 1975, ora con il titolo Thalassa, in Scritti corsari, Garzanti, Milano 1981, pp. 134-139. [43] W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla societ cit., p. 1772. [44] A. Guglielmi, Pier Paolo, mio nemico amatissimo, intervista di Simonetta Fiori ad Angelo Guglielmi, in "Repubblica", 31 ottobre 2000. [45] M. Belpoliti, Pasolini come Padre Pio, in "La Stampa", 9 luglio 2002. [46] P.P. Pasolini, Non aver paura di avere un cuore, "Corriere della sera", 1 marzo 1975, ora con il titolo Cuore, in Scritti corsari cit., pp. 148-155. [47] Si veda P.P. Pasolini, Abrogare Pasolini, in "Corriere della sera", 26 luglio 1974, ora con il titolo In che senso parlare di una sconfitta del PCI al "referendum", in Scritti corsari cit., pp. 86-92. [48] P.P. Pasolini, Ideologia e politica nell'Italia che cambia, "Rinascita", 27 settembre 1974, a. XXXI, n. 39, ora con il titolo Il genocidio, in Scritti corsari, Garzanti, Milano 1981, pp. 277-283.

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3.1 Scritti corsari


Negli Scritti corsari sono raccolti gli interventi dell'autore pubblicati su vari giornali, come il "Corriere della sera", "Tempo illustrato", "Dramma", "Il Mondo" e altri ancora, tra il 1973 e il 1975. Il titolo si pu spiegare utilizzando una definizione di Niccol Tommaseo: "corsaro = capitano d'un bastimento privato, ma provveduto di patente sovrana per fare la guerra per conto proprio contro i nemici dello Stato". [49] Pasolini ha sviluppato e pensato durante tutta la sua attivit artistica i concetti trattati in questa raccolta, espressi con forte passione, una forma strettamente legata alla sua ideologia, che consiste principalmente nella profonda riflessione di un uomo che vive intensamente la realt e che vuole suscitare polemiche senza compromessi. L'attualit tematica straordinaria: l'autore affronta l'aborto, la contestazione giovanile, la questione dei "capelloni", la differenza tra fascismo e antifascismo, i cambiamenti provocati dalla societ dei consumi, il ruolo della Chiesa, le stragi e altro ancora. Pasolini si avvicina alla realt del suo tempo con consapevolezza degli aspetti problematici della societ avanzata. La semplificazione della comunicazione di massa si riflette nei suoi interventi a volte diretti, provocatori e immediati, anche a costo di rischiare una reazione negativa di fronte al loro schematismo, sebbene acuto. Pasolini vuole estendere il suo impegno intellettuale a tutti gli aspetti della realt, lotta in nome della militanza critica. Nei suoi interventi Pasolini incorpora tutte le sue disillusioni, i suoi vecchi miti e le interpretazioni personali apocalittiche sul futuro della societ occidentale, cercando di uscire da una prospettiva comunicativa strettamente elitaria, oscillando tra una visione apocalittica del futuro e momenti di relativa speranza. Il suo punto di vista quello di un intellettuale marxista emarginato, che vede e cerca di spiegare avvenimenti di cui difficile cogliere il senso, usando una lingua il pi possibilmente chiara, in una prospettiva di rinnovamento e giustizia sociale.

Secondo la sistemazione dell'autore, l'opera divisa in due parti, la prima comprende gli Scritti corsari veri e propri, la seconda i Documenti e allegati. Nella nota introduttiva l'autore ci avverte di un'altra divisione interna all'opera: gli interventi della sezione di Scritti corsari dal 17 maggio 1973 (Analisi linguistica di uno slogan) al 10 giugno 1974 (Studio sulla rivoluzione antropologica in Italia) hanno un loro corrispettivo ideologico-temporale negli interventi della seconda sezione Documenti e allegati, quelli che vanno dal 10 giugno 1973 (Sandro Penna: "Un po' di febbre") all'11 gennaio 1974 (Ignazio Buttitta: "Io faccio il poeta"). La ricostruzione dei corrispettivi ideologico-temporali, della continuit di alcuni discorsi all'interno dell'opera, l'autore l'affida al lettore. La sezione Scritti corsari comprende in tutto 25 interventi di cui 4 risalgono al 1973, 13 al 1974 e 8 al 1975. Nella sezione Documenti e allegati sono contenuti 21 interventi, di cui 7 del 1973 e 14 del 1974. Mentre nella prima sezione l'autore si occupa delle cause e delle conseguenze dell'avvento della nuova societ consumistica di massa avanzata, del suo carattere regressivo, di aspetti politici, religiosi, etici, sociali e linguistici, la seconda sezione costituita prevalentemente da recensioni di opere recentemente pubblicate. Il resto della seconda sezione costituito da scritti vari o complementari agli interventi della prima sezione. Il linguaggio usato nell'opera colto, ma non molto complicato; Pasolini cerca di

Il linguaggio usato nell'opera colto, ma non molto complicato; Pasolini cerca di essere preciso e chiaro, spiegando sempre concetti nuovi e astratti, difficili da cogliere nella loro concreta realizzazione. Lo stile punta alla chiarezza del discorso orale ed evita il linguaggio specialistico della scienza. Nei testi a volte troviamo voci latine, francesi o tedesche, ma, tenendo conto della loro diffusione in giornali o quotidiani a distribuzione nazionale, il lessico non risulta complessivamente elevato, n la sintassi particolarmente complicata. Tutto ci non esclude che si tratti di testi pieni di nuovi concetti, che per Pasolini vuole spiegare con un linguaggio il pi comprensibile e chiaro possibile. I suoi interventi non seguono il classico stile giornalistico, di cui Pasolini evita tratti lessicali e sintattici. A volte, per rinforzare l'enunciato, Pasolini usa nel testo la ripetizione.

3.2 Lettere luterane


Lettere luterane una raccolta semipostuma, perch, nonostante il fatto che non avesse avuto la possibilit di vedere il suo libro pubblicato, l'autore aveva organizzato tutti gli scritti sotto il titolo e secondo un ordine. Il titolo viene spiegato dallo stesso autore in un intervento della raccolta, in cui reagisce al silenzio di Italo Calvino - e non solo - davanti alla sua proposta di processare i gerarchi democristiani. L'autore si rivolge direttamente a Calvino: E anche il tuo silenzio a tante mie lettere pubbliche cattolico. E anche il silenzio dei cattolici di sinistra cattolico (essi, che dovrebbero avere finalmente il coraggio di definirsi riformisti, o con pi coraggio ancora luterani. Dopo tre secoli, sarebbe ora). [50] L'opera comprende tre testi inediti e gli interventi dal 6 marzo 1975 al 30 ottobre 1975, apparsi sul "Corriere della sera" e su "Il Mondo", ed costituita da 4 sezioni, la prima delle quali intitolata I giovani infelici, la seconda Gennariello, la terza Lettere luterane e la quarta Postilla in versi. La prima sezione comprende uno scritto inedito, I giovani infelici, un saggio sulla colpa dei padri che si proietta sui figli, un concetto ripreso dal teatro antico greco, nato forse nei primi giorni del 1975. La seconda sezione composta da 14 scritti pedagogici, rivolti a un immaginario ragazzo napoletano di nome Gennariello, che erano gi stati pubblicati dal 6 marzo al 5 giugno 1975. La terza sezione costituita da 16 scritti giornalistici stilisticamente simili a quelli di Scritti corsari, pubblicati dal 15 giugno al 30 ottobre 1975, e da uno scritto, l'intervento al congresso del Partito Radicale, non pronunciato a causa della morte dell'autore, letto il 4 novembre 1975 allo stesso congresso, e pubblicato solo il 13 dicembre 1975. Nella quarta sezione si trova una poesia inedita dallo stesso nome della sezione, Postilla in versi. Rispetto alla raccolta precedente, la voce di Pasolini si fa pi risoluta contro le conseguenze dell'avanzare del consumismo di massa: si tratta di una rovente requisitoria contro l'Italia di oggi, su cui l'autore vede stendersi una bandiera consumistica con la croce uncinata. Nelle mutazioni culturali del paese Pasolini vede i segni di una inarrestabile degradazione. La crisi dei valori umanistici e popolari, l'affermazione del consumismo, il pi forte corruttore di qualsiasi altro potere, le distruzioni operate dalla classe dirigente politica in trent'anni di governo, spingono Pasolini a pensare che non sia vero che la Storia debba andare sempre avanti, che essa pu anche regredire e che il proclamato progresso in verit sia un falso progresso. Pasolini affronta quasi tutti gli aspetti importanti dell'epoca, cercando di smascherare le ipocrisie, i compromessi e le facili certezze. Gli interessano il rapporto tra padri e figli, le loro colpe, il problema dell'istruzione e del condizionamento esercitato sui giovani italiani, l'aborto, la droga, la stampa e la problematica della televisione, le responsabilit dei potenti democristiani e altro ancora. Oltre che il tono pi risoluto, ardito e polemico rispetto a Scritti corsari, colpisce il lettore anche l'abiura dalla cosidetta Triologia della vita, un passo significativo che aiuta a spiegare meglio il perch del film Sal o le 120 giornate di Sodoma, che Martellini definisce "una denuncia implacabile degli orrori consumistico-borghesi". [51] Pasolini passa cos dalla rappresentazione del sesso come gioia, libert e "innocenza" a quella del sesso come "abiezione", degradazione e morte. [52] Ferretti aggiunge: Testori ha parlato, a questo proposito, addirittura di "una lunga glaciale maledizione degli organi da cui nasce la vita", di un "seppellimento del sesso", [...] (il che fa di Sal un film "antierotico" e "antipornografico" per eccellenza, [...]). [53] Per quanto riguarda lo stile, il lessico e la sintassi, vale pi o meno quello che ho detto su Scritti corsari. vero che ci sono alcune differenze, in prospettiva di un'accentuazione di veemenza e risolutezza. Le ripetizioni sono cos pi frequenti, le frasi pi corte esprimono condanna o dolore. Molte frasi interrogative sono retoriche, anche se la voce di Pasolini cerca disperatamente una persona disposta ad ascoltarlo. Credo che pian piano Pasolini giunga alla consapevolezza della crisi totale del suo ruolo intellettuale nella societ, di una definitiva condanna a recitare il ruolo dell'emarginato, del diverso che non ha una reale possibilit di agire, comunicare e aiutare. D'altra parte l'autore mai rinuncia alla speranza, che in fondo alla sua anima, gli d la forza di procedere con i suoi lavori.

----------------------------------NOTE [49] La definizione di Niccol Tommaseo si trova in G. Borghello, Il simbolo e la passione, Mursia, Milano 1986, p. 134. [50] P.P. Pasolini, Lettera luterana a Italo Calvino, in "Il Mondo", 30 ottobre 1975, ora in Lettere luterane, Einaudi, Torino 1980, p. 180. [51] L. Martellini, Introduzione a Pasolini cit., p. 107. [52] G. C. Ferretti, Pasolini: l'universo orrendo cit., p. 107. [53] Ibidem. ----------------------------------IMMAGINI Le copertine di Scritti corsari e Lettere luterane. Quella in testa al capitolo si riferisce alla prima edizione (1975) della raccolta pasoliniana.

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4.0 Introduzione storica: il "miracolo economico" italiano


A mio avviso, la radice di tutte le critiche pasoliniane che riguardano la societ e la politica sta nel "miracolo economico" italiano, risalente agli anni 1958-1963. [54] L'Italia contadina e sottosviluppata diventa rapidamente uno dei paesi con crescita economica pi alta. Il boom provoc in primo luogo scompensi strutturali e diseguaglianza nella distribuzione dei beni di consumo; fenomeno essenzialmente settentrionale, diversific ancora di pi il Nord e il Sud. [55] Il rapido sviluppo dell'industria cambi gli impegni produttivi di gran parte dei lavoratori italiani che abbandonavano le campagne. In cerca di lavoro, i contadini venivano assunti nelle fabbriche settentrionali. L'effetto di questo cambiamento nella produzione fu una vasta migrazione interna dalle campagne verso le citt, dal Sud al Nord, a causa della quale molti italiani persero le loro radici culturali locali e popolari. A causa di una progressiva laicizzazione del paese diminu il numero dei credenti. La speculazione edilizia signific danni irreparabili ambientali e urbanistici. L'avvento e l'impressionante sviluppo della televisione (la prima trasmissione televisiva italiana risale al 1954), accentu la tendenza a un uso passivo e familiare del tempo libero a svantaggio dei passatempi a carattere collettivo o socializzante, a scapito dei quali il consumismo esaltava l'individuo e le tendenze isolazionistiche. Anche la prosperit materiale porta all'individualismo, a interessi esclusivi, cos come alla preferenza per beni di consumo individuali. Di conseguenza diminuisce l'interesse popolare per la politica e si atonizza la societ civile. [56] Come afferma Ginsborg, il duro ammonimento di Pasolini sugli effetti insidiosi dei nuovi valori consumistici sembrava pi che giustificato. [57] La TV si mostr lontana dalla vita delle persone, per estremamente attraente. Il numero dei suoi abbonati cresceva sorprendentemente: se nel 1954 in Italia c'erano 88.000 abbonati, nel 1958 ce n'erano 1.000.000, mentre nel 1965 saranno il 49% delle famiglie italiane e nel 1975 il 92%. [58] Nonostante la prosperit economica, "potere politico e direzione industriale divennero sempre pi strettamente intrecciati, con risultati disastrosi". [59] Le riforme della burocrazia italiana furono bloccate. [60] Dopo l'inizio della "strategia della tensione", con l'esplosione della bomba in piazza Fontana a Milano il 12 dicembre 1969, cominci [...] a venir fuori un quadro inquietante sui rapporti tra membri del servizio segreto e gruppi di estrema destra. [61] Se finora ho parlato della tendenza all'individualismo portata dal "miracolo economico", va altres notato come il consumismo cerchi di privare l'individuo di ogni soggettivit. L'intima vocazione del consumismo, osserva Lanaro, infatti far coincidere l'identit con gli oggetti posseduti, la sua minima rispondenza ai bisogni reali e la sua massima subordinazione ai fantasmi di un immaginario nutrito dall'advertising. [62] Il consumismo cerca di stabilire

un nuovo conformismo, una omogeneizzazione di aspirazioni e di comportamenti attraverso l'attenuazione delle specificit di individui, gruppi e categorie sociali. [63] Tra i giovani, e non solo tra loro, rimane la voglia di appartenere a un gruppo determinato: Quando esibiscono la maglietta, i blue-jeans e il giaccone di cuoio, i giovani diventano un gruppo, una classe, una categoria, indipendentemente dal ruolo che svolgono, dall'ambiente a cui appartengono e dai mezzi finanziari di cui sono provvisti. [64] E ancora: I nuovi consumi hanno la funzione di stemperare, di cancellare gli schemi e i condizionamenti della cultura tradizionale, vale a dire i vecchi sistemi di preferenza che gli emigrati di tutti i tipi e di tutte le condizioni si portavano dietro e che non erano ovviamente compatibili con il sistema di vita urbano-industriale. [65] Sul consumismo si pu scrivere a lungo senza arrivare a una conclusione univoca. Alcune opinioni, ad esempio, non esprimono un giudizio del tutto negativo sul fenomeno: Quasi nessuno, oggi, demonizza pi il consumismo come espressione di licenza e sfrenatezza - sintomi magari di inconscie frustrazioni - e la societ che ne deriva come un congegno perverso che priva gli individui di ogni soggettivit e li condanna all'interdizione da ogni progetto personale. [66] I cambiamenti toccano anche l'area della lingua. [67] L'unificazione linguistica del paese accelera la scomparsa dei dialetti. [68] Generalmente si pu osservare che il parlato diviene sempre pi omogeneo e interclassista. Nei mass-media e nella conversazione privata si semplifica la grammatica, si restringe il vocabolario usato e si utilizzano pi neologismi dai linguaggi settoriali. "Area-pilota" dei cambiamenti sono la Lombardia e il Piemonte.

----------------------------------NOTE [54] Per un quadro storico completo del "miracolo econonomico" rimando a P. Ginsborg, Storia d'Italia dal dopoguerra a oggi, Einaudi, Torino 1989, pp. 283-451. [55] Ivi, p. 292. [56] Ivi, p. 337. [57] Ivi, p. 333. [58] Ivi, p. 463. [59] Ivi, p. 383. [60] Nel 1973 si scopre per esempio che "il 95% dei funzionari di grado superiore era entrato in servizio prima del 1943" (ivi, p. 386). [61] Ivi, p. 451. [62] S. Lanaro, Storia dell'Italia repubblicana, Marsilio, Venezia 1992, p. 252. [63] Ivi, p. 239. [64] Ivi, p. 254. [65] Ivi, p. 253. [66] Ivi, p. 258 . [67] Per un quadro pi dettagliato sui cambiamenti nell'uso dell'italiano rimando al testo pi volte citato di S. Lanaro, pp. 264-272. [68] Per un intervento importante sull'unificazione linguistica dell'Italia rimando a P.P. Pasolini, Nuove questioni linguistiche, in "Rinascita", n. 51, 26 dicembre 1964, pp. 19-22, ora in Empirismo eretico cit., pp. 5-24. ----------------------------------IMMAGINI Olomouc, cortile del Castello Premislyd.

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5.0 LE AREE TEMATICHE


5.1 IL POTERE
In questo capitolo vorrei passare in rassegna gli interventi che si occupano di potere italiano, di politica e della loro influenza sugli italiani.

5.1.1 Fascismo "vecchio" e "nuovo"


Nel primo capitolo dedicato a un tema riguardante il potere ho riportato in totale otto interventi significativi sul "vecchio" e "nuovo" fascismo, che vanno dal 15 luglio 1973 al 13 dicembre 1975. Il senso in cui Pasolini usa questi termini non esclusivamente politico, anzi, si pu dire che soprattutto economico e culturale. Il "vecchio" fascismo viene inteso da Pasolini come il totalitarismo politico imperfetto di Mussolini, il "nuovo" fascismo a sua volta come la societ consumistica di massa, gestita dalla borghesia, un totalitarismo quasi senza limiti che cambia le persone libere in stupidi automi, obbedienti solo alle leggi del consumismo. L'avvento del "nuovo" fascismo affontato nel primo intervento scelto a proposito di questo tema. [69] Qui, Pasolini critica nell'articolo i temi dell'esame di maturit di luglio del 1973 e soprattutto una "spagnolesca frase del Croce". [70] Ma principalmente parla della grande rivoluzione di destra, violenta e definitiva, degli anni '71-'72, che secondo lui ha due facce: una superficiale con la maschera del progresso che distrugge i valori tradizionali e una pi profonda, che vuole cancellare il passato con una "rivoluzione silenziosa delle infrastrutture". [71] La tradizione umanistica cos viene sostituita dalla cultura di massa e Pasolini vede nel futuro il dominio della civilt tecnologica, un futuro temibile perch la tecnica non ha e mai avr la possibilit di comprendere tutti gli aspetti della vita. E infatti, come osserva Paul Watzlawick, nella vita ci sono alcuni aspetti impercepibili per la tecnologia razionale: Taluni fenomeni del nostro mondo si oppongono (almeno per ora) caparbiamente alla propria digitalizzazione e quindi a essere compresi razionalmente: pensiamo alle gi citate percezioni, ai sentimenti, ai simboli; al mondo disordinato, orfico, illusorio, enigmatico, irragionevole, indefinibile dei colori e di profumi, di tutta la gamma dell'inesprimibile, di ci che in molti modi comunicano artisti e poeti, alla visione di un tramonto, agli occhi di un gatto, ai suoni di una sinfonia. [72] Pasolini mette in contrasto la vecchia borghesia "paleoindustriale" con la "nuova" borghesia che produce una nuova umanit attraverso nuove merci. L'autore affronta qui intelligentemente il concetto di "interiorizzazione" e il suo differenziarsi nel tempo. Ai tempi di Leopardi si interiorizzava il mondo esterno, la natura. Oggi si interiorizzano solo le cose, le merci. Pasolini convinto che il futuro sar fatto di una passionalit sterilizzata, dove il caos sar tecnicamente abolito. Tutto questo secondo lui voluto dalle autorit e gli studenti, incapaci di ribellarsi, giocano il loro ruolo. In un secondo intervento [73] l'autore sostiene che rispetto alla rivoluzione totale di destra, il '68 studentesco stato impotente, disperato e ingenuo, anche perch non stato legato a un potere importante nella societ. La rivoluzione all'interno del Capitale, la vittoria della Scienza Applicata, totale. abbastanza interessante il paragone della rivoluzione totale di destra con la rivoluzione studentesca del '68 che rivela le basi dell'attrattiva del consumismo. Un successivo intervento del giugno 1974 [74] si occupa pi della base ideologica, dei valori che hanno condizionato l'avvento del consumismo, preceduto da una cancellazione dei valori tradizionali. Pasolini afferma che l'Italia contadina e paleoindustriale crollata e ed stata sostituita con una borghesizzazione falsamente tollerante e democratica. Secondo Pasolini il nuovo potere che nato fascista, ma non si fonda pi su valori o aspetti tradizionali come famiglia, Dio, perbenismo, ordine militaresco, intolleranza. Il nuovo fascismo si fonda su consumismo, perdita di valori tradizionali e falsa tolleranza. Si tratta di una situazione artificiale, di una "decisione astratta" di un "fascismo nominale senza un'ideologia

tolleranza. Si tratta di una situazione artificiale, di una "decisione astratta" di un "fascismo nominale senza un'ideologia propria". [75] L'articolo suscita varie reazioni: alcuni non sono d'accordo con la distinzione pasoliniana tra fascismo e antifascismo nella societ dei consumi, altri accusano Pasolini di avere nostalgia dell'Italietta contadina. [76] Conseguentemente, la critica dell'autore si fa pi aspra, quando rivela i tratti repressivi del nuovo potere, la falsit dei valori da esso predicati, l'omologazione della societ da esso determinata. A breve distanza di tempo Pasolini infatti interviene nuovamente, per sostenere che il nuovo potere consumistico ha tratti repressivi che danno una forma "totale" del fascismo, [77] la cui tolleranza " infatti falsa, perch nessun uomo ha mai dovuto essere tanto normale e conformista come il consumatore". [78] Dunque, con il nuovo potere dei consumi si omologa culturalmente l'Italia. Pasolini sostiene anche che, se la polizia avesse avuto voglia, le stragi e i fascisti non ci sarebbero stati; nessuno per ha fatto qualcosa, altrimenti si potrebbe iniziare a parlare di pi sulle "Stragi di Stato". I fascisti, d'altronde, prima si potevano individuare, mentre adesso anche gli antifascisti hanno i loro stessi sogni, comportamenti e voglia di lusso. Pasolini pu concludere cos il suo intervento ipotizzando il vero fine del nuovo fascismo: il vecchio fascismo, sia pure attraverso la degenerazione retorica, distingueva: mentre il nuovo fascismo - che tutt'altra cosa - non distingue pi: non umanisticamente retorico, americanamente pragmatico. Il suo fine la riorganizzazione e l'omologazione brutalmente totalitaria del mondo. [79] Credo che la "falsa tolleranza" e la "falsa libert" della societ moderna siano tra i concetti pi importanti della saggistica pasoliniana. La grande differenza tra i valori proclamati e i valori reali della societ, l'omologazione, fanno pensare veramente a una societ totalitaria. Quello che importer nel futuro sar il comportamento della pi grande forza mai conosciuta: la massa omologata dei consumatori, la stragrande maggioranza degli esseri umani, non pi l'ingegno delle lites culturali o l'attivit dei politici. In un articolo pubblicato su "Rinascita" [80] l'autore compie un altro passo nel paragonare il nuovo potere consumistico al fascismo, di cui si sottolineano le analogie. Per Pasolini pensabile un paragone tra l'Italia del suo tempo e la Germania degli anni '30: la perdita di valori nella societ consumistica, secondo l'autore, porta alla disumanit, all'afasia e all'acriticit delle persone, gli ricorda le SS: "e vedo cos stendersi sulle nostre citt l'ombra orrenda della croce uncinata". [81] La visione apocalittica non esclude per un elemento di ottimismo, e Pasolini crede infatti che si possa lottare contro tutto questo: Una visione apocalittica, certamente, la mia. Ma se accanto ad essa e all'angoscia che la produce, non vi fosse in me anche un elemento di ottimismo, il pensiero cio che esiste la possibilit di lottare contro tutto questo, semplicemente non sarei qui, tra voi, a parlare. [82] Sembra che veramente le caratteristiche della massa consumatrice coincidano con quelle della massa sotto il fascismo. La massa, nel suo essere, conserva le stesse caratteristiche in diversi regimi totalitari. Secondo la sociologia, la massa "amorfa", priva cio di forma, "anonima" e "atomizzata", composta quindi da individui privi di individualit, fondamentalmente "passiva" o, comunque, "manipolabile" da influenze esterne. [83] Direi addirittura che la vittoria del consumismo sia stata facilitata dall'esperienza dei regimi totalitari, e anche da quella delle democrazie imperfette, come il caso dell'autoritarismo statunitense. Anche in democrazia ci sono "momenti scuri", non esiste solo il potere che si esercita nelle decisioni, ma anche un potere meno visibile che consiste nel fatto che certe decisioni non sono neanche proposte, perch difficili da gestire o perch metterebbero in questione interessi molto stabili. [84] Nuovamente, intervenendo sull'"Europeo", [85] Pasolini cerca di giustificare la sua distinzione tra "vecchio" e "nuovo" fascismo. Spiegando dettagliatamente ed esplicitamente questa distinzione, l'autore riesce a definire accuratamente i due fascismi dal suo punto di vista e a motivare la somiglianza di alcuni tratti del consumismo con quelli del fascismo. A tale proposito, per, Pasolini sostiene che il fascismo "vecchio" non pu esistere oggi, perch la nullit, l'irrazionalit dei suoi discorsi non troverebbe spazio nei mass-media, n credibilit nel mondo moderno. Pasolini crede, "profondamente, che il vero fascismo sia quello che i sociologi hanno troppo bonariamente chiamato 'la societ dei consumi'", [86] che "se la parola fascismo significa la prepotenza del potere, la 'societ dei consumi' ha bene realizzato il fascismo". [87] Mentre infatti nel passato i giovani del popolo non sono stati toccati nel fondo dell'anima dal fascismo, data la lontananza della vita tradizionale da quella delle classi dominanti, oggi la trasformazione profonda della natura e dell'anima dei giovani, la perdita dei valori fanno pensare paradossalmente alle truppe naziste, formate da una massa ibrida. Per Pasolini il "superficiale" fascismo storico mussoliniano era addirittura migliore di quello "totale" del suo tempo, di cui anche la "strategia della tensione", una sorta di terrorismo ideologico di stato, sembra una manifestazione.

Un successivo intervento del febbraio 1975 presenta il famoso paragone poetico tra "vecchio" e "nuovo" fascismo e scomparsa delle lucciole. [88] L'autore qui per la prima volta punta il suo sguadro verso quelli che hanno favorito l'avvento del consumismo, verso i potenti democristiani, che ormai per non controllano pi il nuovo potere. L'autore distingue tre fasi del cambiamento. La prima fase, "prima della scomparsa delle lucciole" descrive la continuit assoluta tra il "vecchio" e il "nuovo" fascismo. La democrazia era solo formale, e la maggioranza assoluta del paese, ceti medi e contadini veniva gestita dal Vaticano, che condivideva i valori repressivi del fascismo: famiglia, obbedienza, disciplina, ordine, risparmio, moralit. Questi valori dell'Italia agricola e paleoindustriale si sono nazionalizzati, senza perdere per provincialit, rozzezza e ignoranza. Nella seconda fase, "durante la scomparsa delle lucciole", nessuno si accorge del grande cambiamento tra i due fascismi che sta avvenendo. Successivamente, "dopo la scomparsa delle lucciole", i valori del vecchio mondo agricolo e paleoindustriale nazionalizzati si sono falsificati, svuotati di contenuto e di conseguenza sono scomparsi o sopravvissuti nel clericofascismo. [89] I nuovi valori hanno veramente unito l'Italia: l'arcaicit "pluralistica" stata sostituita dal livellamento industriale, in una situazione simile a quella della Germania prima dell'avvento di Hitler. Pasolini sostiene poi che in Italia ci sia un vuoto di potere, perch i democristiani, responsabili della crisi economica, ecologica e urbanistica del paese, ma legati a una lingua antiquata e incomprensibile, non si sono accorti di questo cambiamento che ha tolto loro il potere reale. All'intervento di Pasolini risponde il giorno dopo Giulio Andreotti, sempre sul Corriere della sera, affermando che "non mai esistito un regime democristiano", [90] rivendicando il merito di un notevole miglioramento negli ultimi trent'anni e sostenendo inoltre che "un naturale cambio di forze al potere non ipotizzabile in Italia fin che non ci saranno alternative democratiche in vista". [91] Pasolini ha utilizzato la metafora delle lucciole al fine di una maggiore leggibilit. Essa conserva la sua grazia, anche se, paradossalmente, le lucciole stanno pian piano tornando nella natura. La "morte" dei valori particolaristici, con la nazionalizzazione e con lo svuotamento dei suoi contenuti, sembra essere il primo motivo e il primo passo che spinge l'autore al suo Processo dei gerarchi democristiani. [92] Un'ultima volta Pasolini interviene sul tema a pochi giorni dalla morte, utilizzando per la prima volta il neologismo "tecno-fascismo" per designare il nuovo potere consumistico. [93] Il discorso dell'intervento abbastanza astratto, l'autore immagina varie dimensioni dell'ideologia consumistica, fondata sulla "falsa realizzazione dei diritti civili". La falsit sembra essere la parola chiave per capire il fenomeno del "nuovo" fascismo. Pasolini parla sulla Seconda rivoluzione borghese, del consumismo, evento di cui si pu cogliere la portata nel suo creare dei "rapporti sociali" immodificabili, sia creando, nel caso peggiore, al posto del vecchio clericofascismo un nuovo tecno-fascismo (che potrebbe comunque realizzarsi solo a patto di chiamarsi antifascismo); sia, com' ormai pi probabile, creando come un contesto alla propria ideologia edonistica, un contesto di falsa tolleranza e di falso laicismo: di falsa realizzazione, cio, dei diritti civili. [94] "Tecno-fascismo" un neologismo che ribadisce la vastit del concetto di fascismo propria dell'autore. Sembra allora opportuno parlare di "falsa realizzazione dei diritti civili", perch la nuova societ totalitaria, che non si ancora del tutto allontanata dalla tradizione culturale, per esempio rinascimentale o illuministica, non avendo proposto nuovi valori, non pu affermarsi senza mantenere in vita i valori precedenti, per falsificati e svuotati del loro contenuto.

----------------------------------NOTE [69] P.P. Pasolini, Pasolini giudica i temi di italiano, in "Tempo illustrato", 15 luglio 1973, ora con il titolo La prima, vera rivoluzione di destra, in Scritti corsari cit., pp. 20-26. [70] La "spagnolesca frase del Croce" : "Ci che l'uomo ha ereditato dai suoi padri deve sempre riguardarselo con propri sforzi per possederlo saldamente", cit. in W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla societ cit., p. 1760. [71] P.P. Pasolini, Scritti corsari cit., p. 21. [72] P. Watzlawick, Di bene in peggio - istruzioni per un successo catastrofico, Feltrinelli, Milano 2001, p. 53. [73] P.P. Pasolini, Gli intellettuali nel '68: manicheismo e ortodossia della !rivoluzione dell"indomani", in "Dramma", marzo 1974, ora in Scritti corsari cit., pp. 3133. [74] P.P. Pasolini, Gli italiani non sono pi quelli, in "Corriere della sera", 10 giugno 1974, ora con il titolo Studio sulla rivoluzione antropologica in Italia, in Scritti corsari cit., pp. 46-52. [75] Ivi, p. 51. [76] Sulle reazioni al sopracitato articolo, W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla societ cit., pp. 1763-1765. [77] P.P. Pasolini, Il potere senza volto, in "Corriere della sera", 24 giugno 1974, ora con il titolo Il vero fascismo quindi il vero antifascismo, in Scritti corsari cit., pp. 53-59. [78] Ivi, p. 54. [79] Ivi, p. 59. [80] P.P. Pasolini, Ideologia e politica nell'Italia che cambia, in "Rinascita", a. XXXI, n. 39, 27 settembre 1974, ora con il titolo Il genocidio, in Scritti corsari cit., pp. 277-283. [81] Ivi, p. 283. [82] Ibidem. [83] AA.VV., Corso di sociologia, Il Mulino, Bologna 1997, p. 194. [84] Ivi, p. 613. [85] P.P. Pasolini, L'antifascismo come genere di consumo, in "L'Europeo", 26 dicembre 1974, ora con il titolo Fascista, in Scritti corsari cit., pp. 284-289. [86] Ivi, p. 285.

[86] Ivi, p. 285. [87] Ivi, p. 286. [88] P.P. Pasolini, Il vuoto del potere in Italia, in "Corriere della sera", 1 febbraio 1975, ora con il titolo L'articolo delle lucciole, in Scritti corsari cit, pp. 156-164. [89] A proposito di un'analoga corruzione, Walden Bello presenta un'osservazione di Rosa Luxemburg: "Come Rosa Luxemburg mise in rilievo, guardando lontano, prima dell'ascesa del fascismo nell'Europa attraversata dalla crisi, il risultato potrebbe essere una forma di 'barbarie' in cui gli ideali dell'opposizione progressista vengono presi in ostaggio e corrotti da forze demagogiche ostili alla libert, all'uguaglianza e alla democrazia", in W. Bello, Il futuro incerto, Baldini Castoldi, Milano 2002, p. 24. [90] G. Andreotti, Non mai esistito un regime democristiano, in "Corriere della sera", 2 febbraio 1975, cit. in W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla societ cit., p. 1773. [91] Ibidem. [92] Si veda sotto il capitolo 5.1.3 La "strategia della tensione" e il Processo. [93] P.P. Pasolini, Il suo testamento, in "Il Mondo", 13 dicembre 1975, ora con il titolo Intervento al congresso del Partito Radicale in Lettere luterane cit., pp. 185195. [94] Ivi, pp. 191-192. ----------------------------------IMMAGINI L'interno della Banca dell'Agricoltura in piazza Fontana a Milano dopo l'attentato del 12 dicembre 1969; Giulio Andreotti durante il processo per mafia sostenuto davanti ai giudici del Tribunale di Palermo.

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5.1.2 Gli strumenti ideologici


Concentrandomi sul tema del potere, mi sono reso conto che Pasolini si dedica molto spesso a descrivere gli orrori del potere moderno dei consumi e quasi mai gli orrori dei poteri anteriori. Eppure in alcune pagine riemerge, a contrasto del totalitarismo moderno, il fascismo mussoliniano. Addirittura lautore ritiene il fascismo vecchio mussoliniano migliore di quello moderno. Mi sembra interessante individuare unopposizione imperfetta tra il fascismo vecchio che utilizzava vecchi strumenti ideologici e il fascismo nuovo che utilizza nuovi strumenti ideologici. Dal fascismo di Mussolini la maggioranza degli italiani rimasta immune, sia perch lontana dalla cultura della classe dominante, sia perch il regime non era stato capace di cambiare i modi di vita locali, molto radicati nella gente. Lautore ritiene dunque i vecchi strumenti ideologici ridicoli rispetto a quelli nuovi, vede il loro limite nel limitato sviluppo tecnico, nella rozzezza delle strategie di condizionamento dellopinione pubblica. Lingenua retorica mussoliniana dei manifesti, delle scritte murali intrasferibile nellepoca moderna: la societ avanzata consumistica di massa non conosce pi queste imperfezioni. Il miracolo economico porta in Italia il benessere e la seduzione del consumismo, che non si accontenta di dare soddisfazione ai bisogni primari ma deve creare nuovi bisogni artificiali. A questo contribuiscono i nuovi strumenti ideologici, i mass-media, la pubblicit, la moda, che influenzano le masse in modo meno visibile e con cautela. Secondo Zygmunt Bauman, pensabile che alcuni strati sociali alti cerchino di controllare le masse, inventando artificiali distrazioni: Se si riesce a distrarre i proletari dalla propria disperazione mediante pseudoeventi creati ad arte dai mass media, compresa qualche guerra occasionale, breve e cruenta, i super-ricchi non avranno nulla da temere. [95] In questo contesto, la crescente alfabetizzazione e scolarizzazione alle influenze dei mass-media, il cui potere aumenta, mentre si riduce linfluenza delle istituzioni tradizionali. Oliviero Toscani, ad esempio, ipotizza una nuova dittatura televisiva, [96] simile a quella gi profetizzata da George Orwell in Nineteen Eighty-Four, che controllerebbe totalitariamente la percezione umana della realt e contro la quale luomo non sarebbe capace di opporsi: Kontroluj obraz, tedy i realitu. T!la i du"e. Nastv vlda jemn, p#sobiv, podprahov diktatury, $zen experty na audiovizi. Ta nejhor". Nelze se vzbou$it. Nejsou pro ni v!zen, nejsou bacha$i. Msto soudn sn! jsou obrazovky. %ivot v zastoupen prost! nahrazuje oby&ejn' (ivot. [97] I mezzi di comunicazione, come afferma Ignacio Ramonet, sono armi nelle mani dei grandi conglomerati imprenditoriali, il che mette in pericolo la loro oggettivit, diffondendo informazioni che potrebbero aiutare interessi particolari: Ya nadie ignora que los grandes medios de produccin de comunicaciones audiovisuales estn ahora controlados, financieramente, por grupos bancarios, por conglomerados o empresas gigantes que aspiran a tener la misma influencia que tuvieron los partidos polticos en el poder. [98] Il fascismo vecchio dunque non sparisce, ma si evolve nel nuovo fascismo che si impone con unautosufficiente ideologia di massa, proponendo dei sogni insaziabili e la falsa realizzazione dei diritti civili. Il consumismo per solo il primo passo di un problema irrisolto. Con la sua diffusione, esso si incorpora in un processo, la globalizzazione, che divide il nostro pianeta in una minoranza ricca privilegiata e una maggioranza povera emarginata, come afferma Bauman:

afferma Bauman: In realt la globalizzazione un paradosso: mentre ha effetti molto positivi per pochissimi, taglia fuori o mette ai margini due terzi della popolazione mondiale. [99] La globalizzazione un fenomeno che stabilisce nuove relazioni di dipendenza e inter-dipendenza multilaterale, ma soprattutto economica, a livello mondiale. Per lo stesso Bauman, non un fenomeno facilmente controllabile, in quanto ad essa non sta corrispondendo unuguale espansione di organi di controllo politici efficaci e la nascita di qualcosa di comparabile a una cultura genuinamente globale. [100]

5.1.3 La strategia della tensione e il Processo


In questo capitolo ho deciso di unire due temi che si accompagnano spesso negli interventi: la strategia della tensione e il Processo ai gerarchi democristiani, considerati dallautore i responsabili. Per gli storici, le origini del fenomeno sono chiare. La strategia della tensione, o del terrore, ha una data e un luogo di nascita: 3-5 maggio 1965, Hotel Parco dei Principi, Parioli, Roma. Viene fissata strategicamente e filosoficamente nel corso di un convegno, tema La guerra rivoluzionaria, promosso dallistituto Alberto Pollio, finanziato dal Sifar, il servizio segreto. Soltanto da otto mesi fallito il colpo di Stato del generale Giovanni De Lorenzo, comandante dellArma, contro la nascita del centro sinistra, considerato il primo passo verso lingresso dei comunisti nellarea di potere, lantico assillo dei moderati italiani, laici e cattolici. [101] Secondo Giuliano Procacci, anche gli Stati Uniti erano molto interessati nel non cedere alcun spazio decisivo nella politica italiana ai movimenti di sinistra, specialmente ai comunisti, ipotizzando una relazione tra la strategia della tensione e l'influenza politica o economica degli USA in area italiana. [102] Il 12 dicembre 1969 esplode una bomba allinterno della Banca Nazionale dellAgricoltura in piazza Fontana a Milano. l'atto di nascita della strategia della tensione. Ci sono 16 morti e 88 feriti. I responsabili sono considerati dapprima gli anarchici, poi si scopre che lo un gruppo neofascista veneto guidato da Freda e Ventura e un colonnello del SID, Giannettini, assolti nel 1981 in Corte dAppello. Pasolini dedica alla strage di piazza Fontana un testo in versi, Patmos (1969), in Trasumanar e organizzar. Unaltra giornata tragica sar il 4 agosto 1974, quando esplode una bomba sul treno Italicus Roma-Milano, in galleria presso San Benedetto Val di Sambro, causando 12 morti. Lattentato attribuito a una matrice neofascista. In quanto alla strategia della tensione, ho scelto i due interventi pasoliniani pi importanti, il primo del 14 novembre 1974, il secondo del 26 dicembre 1974. Nel primo [103] Pasolini afferma di conoscere i nomi dei responsabili dei golpes, ma di non avere le prove. Lautore presenta un progetto del suo romanzo delle stragi. Ipotizza che i giornalisti o i politici abbiano prove, o almeno indizi, ma che non li pubblichino. Neanche lopposizione dice i nomi, essendo un po ipocrita, perch, come afferma Pasolini criticando la doppia faccia della politica, gli uomini politici distinguono verit politica dalla pratica politica, [104] contrariamente ai veri intellettuali, che non possono vivere al servizio del potere.

Nellarticolo citato anche Vito Miceli. Si tratta di un generale accusato di complicit nel colpo di stato tentato da Junio Valerio Borghese tra il 7 e l8 dicembre 1970, arrestato il 31 ottobre 1974, quando si scopre il suo rapporto con Rosa dei Venti, unorganizzazione che promuoveva azioni terroristiche, tra cui anche il sopra citato tentato golpe del dicembre 1970. [105] Nel secondo intervento, [106] lautore spiega levoluzione ideologica di questa strategia, i giochi di potere. Pasolini sostiene che il potere ha organizzato prima la strategia della tensione anticomunista, fino al 1968 e poi la tensione antifascista con le stragi. Il potere, per Pasolini, infatti stato responsabile della strage di piazza Fontana, di cui

Pasolini, infatti stato responsabile della strage di piazza Fontana, di cui ha accusato gli estremisti di sinistra, poi delle stragi di Brescia e di Bologna, di cui ha accusato i neofascisti, mettendosi cos una maschera antifascista, per mantenersi tale. Per Pasolini questo terrorismo ideologico che si accompagna all'intolleranza della societ dei consumi. Pi precisamente, si tratta di unintolleranza mascherata da tolleranza, cio secondo lautore inutile, ipocrita, gradita al regime. Si pu mettere in questione limportanza di alcuni interventi di Pasolini, ma credo che non si possa sottovalutare il problema della strategia della tensione. Si pu sostenere che si tratti di una criminalit di stato? Si pu ammettere che vari protagonisti delle stragi siano stati legati a istituzioni statali, che varie parti dellambiente politico italiano non abbiano esitato a usare la forza per vincere il nemico? Passiamo adesso al secondo sottotema del capitolo, il Processo ai gerarchi democristiani, che da semplice strumento di critica politica, pian piano assume una portata e unimportanza pi generale: la critica toccher cos anche gli italiani incapaci di dissenso politico e il Processo cos offrir loro la possibilit di riconoscersi, di iniziare a intervenire attivamente nella politica che influenza la loro vita. In quanto al Processo, ho scelto otto interventi importanti che sono stati pubblicati tra il 16 giugno 1974 e il 30 ottobre 1975. Nel primo, [107] Pasolini si sofferma sulla passivit degli italiani, vista come un problema politico, di cui costituisce un esempio opposto il lungo digiuno di Marco Pannella, il leader del Partito Radicale. Pannella digiuna perch cerca di proporre alcuni cambiamenti democratici, per nessuno reagisce al suo gesto. Il problema che si trova alla base dellindifferenza generale la carenza di informazioni degli italiani e il loro conseguente disorientamento. Il non essere preso in considerazione, come nel caso di Pannella, limita di fatto il dettato costituzionale, andando contro la libert di espressione del pensiero. Pannella rifiuta ogni violenza fisica e morale e ogni forma di potere, il che, secondo Pasolini, mostra la purezza dei suoi principi. Le reazioni a questo intervento criticano legocentrismo di Pannella e di Pasolini e mettono in dubbio l'importanza delle azioni dei radicali, rivendicando lapporto decisivo del PCI alla vittoria del no al referendum, indetto per il 12 maggio 1974 a proposito dellabrogazione della legge Fortuna-Baslini sul divorzio, introdotta nel 1970. [108] Credo che la passivit di una nazione nei confronti della politica sia un aspetto voluto dal potere. Il potere comunista nella Cecoslovacchia lasciava costruire a buon prezzo le case in campagna, per dedicarsi meno alla politica. Parimente, la Spagna di Franco promuoveva linteresse delle masse per il calcio. Sembra invece che sia stato il benessere diffuso in Italia a provocare il disinteresse delle masse verso la politica, come nei paesi dellAmerica del Nord. Nel secondo intervento, [109] sempre sulla passivit degli italiani e sulla politica democristiana, osservando la situazione, Pasolini si chiede la cosa per lui pi scandalosa: se sono i democristiani che vogliono rimanere al potere a ogni costo o se lapocalittica passivit degli italiani ad accettare tale potere. I democristiani sembrano lontani dalla vita quotidiana; a Pasolini sembrano insinceri, spregiudicati, astuti, falsi. Andreotti ha elencato in un suo recente intervento meriti e opere del regime democristiano, ma, secondo Pasolini, il regime democristiano non si curato degli effetti culturali, umani e politici di tali opere. Andreotti crede di essere insostituibile, e Pasolini pensa che la carriera politica in Italia significhi soprattutto larte di essere insostituibili. Anche se i democristiani non parlano della strategia della tensione n delle stragi, secondo Pasolini poco probabile che non ne sappiano niente. Piuttosto fanno finta di non sapere, e questo scandalizza lautore, a rischio di essere anche ingeneroso e conformista (come sempre chi scandalizzato, e si fa, quindi, portavoce di un sentimento comune e maggioritario, non privo di qualunquismo). [110] Allintervento risponde Giulio Andreotti nello stesso giornale, [111] ammettendo che la strategia della tensione sia gravissima, ledonismo sia condannabile, anche se il consumismo rappresenta un effetto naturale dello sviluppo industriale. Anche in questo intervento si nota come il rapporto di Pasolini con lo scandalo sia abbastanza ambiguo: molte volte lautore cerca di provocare lo scandalo e altrettante lui stesso rimane scandalizzato. Giampaolo Borghello chiama questo atteggiamento una tecnica di intervento tra lintemperanza e provocazione che lascia francamente perplessi: lo scrittore fiuta un argomento di attualit, fa una sparata estremistica (infilando, come ovvio, anche osservazioni intelligenti) con o senza documentazione, suscita puntualmente latteso scandalo, fioccano le repliche, il corsaro contento, finge di minimizzare, di distinguere, accusa gli altri di non aver ben capito e intanto, fra una riga e laltra, rincara la dose. [112] In un altro intervento di forte spessore politico, [113] lautore propone unaltra originale dicotomia, tra dentro il Palazzo e fuori il Palazzo, per mettere in rilievo la distanza del potere governativo dai cittadini e dalla realt del paese. Pasolini differenzia la posizione nel Palazzo, propria di una della classe dirigente fuori dalla realt, da quella fuori dal Palazzo, di chi vive la vera realt, che nella cronaca fuori Palazzo e non nelle sue interpretazioni o peggio ancora nella sue rimozioni. [114] Ormai, nel Palazzo si reagisce a stimoli ai quali non corrispondono pi le cause reali nel Paese. [115] Pasolini, anche qui, sente fortemente il compito di interpretare la realt. Questo suo atteggiamento non viene visto sempre positivamente, anzi, ad esempio, interessante la risposta di Luigi Compagnone allintervento pasoliniano: Se vero, come vero, che cronaca e realt sono fuori dal Palazzo, il mondo come Pasolini lo vede forse uno sguardo dallinterno di un altro Palazzo: il suo Palazzo interiore, la sua diacronia personale. [116] il 24 agosto 1975, quando viene per la prima volta esplicitamente presentata la proposta del Processo ai democristiani, preceduta da unanalisi dei problemi dellItalia del tempo: lincapacit di dissentire e la mancata identificazione tra stato e

preceduta da unanalisi dei problemi dellItalia del tempo: lincapacit di dissentire e la mancata identificazione tra stato e popolo. [117] Solo quattro giorni dopo, Pasolini enumera le colpe dei governi democristiani, motivando il Processo e sostenendo che le colpe sono molto gravi. [118] Pasolini convinto che altrimenti il paese non si muover avanti. Lelenco, che fornisce un quadro complessivo del paese, impressionante: Condizione paurosa delle scuole, ospedali, opere pubbliche, esplosione selvaggia dei mass-media, decadimento della Chiesa, distribuzione delle cariche agli adulatori, stragi a Brescia, Milano e Bologna, distruzione paesaggistica e urbanistica dellItalia, degradazione antropologica degli italiani, alto tradimento in favore di una nazione straniera, intrallazzo con i banchieri, petrolieri; convivenza con la mafia, uso illecito e collaborazione con CIA, il SID, manipolazione del denaro pubblico, indegnit, disprezzo per i cittadini [...]. [119] Resta ancora da chiarire in che misura il Palazzo sia colpevole di tutti i disastri citati. Non voglio difendere la politica democristiana, ma mi sembra semplicistico dare la colpa solo ai politici, specialmente se Pasolini in altri interventi parla dellingenuit del potere democristiano, non accortosi che il consumismo gli ha tolto il vero potere. Daltra parte, non bisogna sottovalutare i rapporti tra i politici e le altre componenti non ufficiali del potere che possono essere state nocive al paese. Nuovamente, e ancora a breve distanza, Pasolini ritorna sulla proposta del Processo estendone, oltre i suoi limiti precedenti, il valore a un livello pi ampio, nazionale. [120] Lautore vede nel Processo una possibilit per gli italiani di riformarsi in cittadini attivi, coscienti dei propri diritti: solo attraverso il processo dei responsabili che lItalia pu fare il processo a se stessa, e riconoscersi. [121]

Giulio Andreotti

Carlo Donat Cattin

Amintore Fanfani

Flaminio Piccoli

Un nuovo giudizio negativo sullattivit dei governi democristiani risale ancora al settembre 1975: [122] essa non giustificabile, non ha portato nessun cambiamento positivo nella vita italiana. Di nuovo, Pasolini enumera le colpe di questi governi, interrogandosi sul vero ruolo dei democristiani nella strategia della tensione e nei golpes. Anche il cosiddetto benessere, portato dai governi democristiani, viene messo in discussione. Pasolini si chiede come possano mancare i soldi per le opere pubbliche, se si vive nel benessere, perch ci sia sempre maggiore differenza tra il Nord e il Sud, se viviamo nellepoca della tolleranza. Dalle parole di Pasolini emerge unItalia industriale, in cui per nessuno si interessa dei selvaggi disastri urbanistici ed ecologici. La massa non vive un progresso, depauperata e degradata. La TV e la scuola diseducano la gente, e anche nella vita culturale preponderano le manovre mafiose. Lautore motiva allora il Processo parlando in nome di tutti gli italiani che si chiedono il vero ruolo di SIFAR, SID, CIA, Mafia e Palazzo nei golpes fascisti e nella strategia della tensione, nelle stragi di Brescia e di Milano. La consapevolezza pubblica di questi fatti , secondo Pasolini, fondamentale per lItalia contemporanea. Un aspetto di un tale processo sono le prove concrete, che generalmente un regime cerca di nascondere, sul degrado ambientale, sullassenza di una pianificazione urbanistica, sulle tangenti, ma le accuse pi astratte, su acculturazione, diffusione del consumismo, non potrebbero essere sostenute da prove, quasi impossibili da portare. Tra le risposte a questo intervento colpisce soprattutto un articolo nel settimanale democristiano La Discussione del 29 settembre 1975, dove si pu leggere una minaccia aperta a Pasolini: Processo alla DC uguale processo allEuropa. Dirlo pu essere divertente e anche intelligentemente stimolante. Farlo implica un prezzo che non risparmierebbe certamente gli amici di Pasolini e nemmeno lo stesso Pasolini. [123] Unultima volta Pasolini parla di Processo: in un articolo pubblicato poco prima della sua morte, lautore scrive sul silenzio seguito alla sua proposta [124] che Pasolini vede motivato dallo scarso coraggio degli intellettuali, che dovrebbero invece essere riformisti e luterani, anche perch i politici lottano per pura sopravvivenza sfruttando il caos, il verbalismo, le manovre, le congiure, gli intrighi e gli intrallazzi, e i giornalisti sono complici dei politici. Pasolini invece concepisce il suo ruolo, quello intellettuale, nellintuizione di cambiamenti importanti. Sono convinto che il Processo sia molto importante per la vita di Pasolini. Lautore ha espresso pubblicamente qualcosa che minaccia lesistenza di molti rapporti segreti del potere, la fiducia delle masse in tale potere, le componenti eversive dello stato e molti italiani stessi. Per questo mi sembra che il silenzio alla sua proposta sia comprensibile. Con questa proposta

stato e molti italiani stessi. Per questo mi sembra che il silenzio alla sua proposta sia comprensibile. Con questa proposta Pasolini ha oltrepassato un limite che ha forse causato la sua morte.

------------------------NOTE [95] Z. Bauman, Voglia di comunit, Laterza, Roma-Bari 2001, p. 102. [96] Si veda, a tale proposito, O. Toscani, Reklama je navon!n zdechlina, Slovart, Praha 1996. [97] Ivi, p. 157 (trad. it.: Controllano limmagine, cos anche la realt. Corpi e spiriti. Comincia un governo di una dittatura sottile, suggestiva, di sottofondo, gestita dagli esperti dellaudiovisione. Quella pessima. Non ci si pu ribellare. Non esistono carceri, non c guardia carceraria. Invece di una sala di udienze ci sono gli schermi. La vita in sostituzione semplicemente surroga la vita ordinaria). [98] I. Ramonet, La golosina visual, Debate, Madrid 2000, pp. 12-13 (trad. it.: Nessuno pi ignora che i grandi media di produzione di comunicazione audiovisuale sono adesso controllati, finanziariamente, dai gruppi bancari, dai conglomerati o imprese giganti che aspirano a possedere la stessa influenza che tenevano i partiti politici al potere). [99] Z. Bauman, Dentro la globalizzazione Le conseguenze sulle persone, Laterza, Roma-Bari 2001, p. 80. [100] Z. Bauman, Voglia di comunit, Laterza, Roma-Bari 2001, p. 95. [101] AA.VV., (1945-1994) Italia/Storia della prima repubblica: La politica, la societ, i protagonisti, le date, libro quarto, Libera informazione, 1994, p. 169. [102] Cfr. G. Procacci, D!jiny Itlie, Praha 1997, p. 373 e p. 382. [103] P.P. Pasolini, Che cos questo golpe?, in Corriere della sera, 14 novembre 1974, ora con il titolo Il romanzo delle stragi in Scritti corsari cit., pp. 107-113. [104] Ivi, p. 112. [105] Cfr. W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla societ cit., p. 1769. [106] P.P. Pasolini, Lantifascismo come genere di consumo cit. [107] P.P. Pasolini, Apriamo un dibattito sul caso Pannella, in Corriere della sera, 16 giugno 1974, ora con il titolo Il fascismo degli antifascisti, in Scritti corsari cit., pp. 78-85. [108] Si veda W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla societ cit., p. 1767. [109] P.P. Pasolini, Gli insostituibili Nixon italiani, in Corriere della sera, 18 febbraio 1975, ora con il titolo I Nixon italiani, in Scritti corsari cit., pp. 165-172. [110] Ivi, p. 171. [111] G. Andreotti, Le lucciole e i potenti, in Corriere della sera, 18 febbraio 1975, cit. in W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla societ cit., p. 1774. [112] G. Borghello, Il simbolo e la passione, Mursia, Milano 1986, pp. 140-141. [113] P.P. Pasolini, Ma a che serve capire i figli?, in Corriere della sera, 1 agosto 1975, ora con il titolo Fuori dal Palazzo, in Lettere luterane cit., pp. 92-98. [114] Ivi, p. 97. [115] Ivi, p. 108. [116] L. Compagnone, Non normale essere criminali, in Corriere della sera, 4 agosto 1975, cit. in W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla societ cit., pp. 1786-1787. [117] P.P. Pasolini, Il Processo, in Corriere della sera, 24 agosto 1975, ora in Lettere luterane cit., pp. 114-123. [118] P.P. Pasolini, Bisognerebbe processare i gerarchi DC, in Il Mondo, 28 agosto 1975, ora in Lettere luterane cit., pp. 107-113. [119] Ivi, p. 113. [120] P.P. Pasolini, Lettera aperta al Presidente della repubblica, in Il Mondo, 11 settembre 1975, ora con il titolo La sua intervista conferma che ci vuole il Processo, in Lettere luterane cit., pp. 131-137. [121] Ivi, p. 137. [122] P.P. Pasolini, Perch il Processo, in Corriere della sera, 28 settembre 1975, ora in Lettere luterane cit., pp. 145-151. [123] Cit. in L. Betti, Pasolini: cronaca giudiziaria, persecuzione, morte cit., p. 207. [124] P.P. Pasolini, Lettera luterana a Italo Calvino cit., ora in Lettere luterane cit., pp. 179-184. ------------------------IMMAGINI La copertina di Nineteen Eighty-Four di George Orwell; il generale De Lorenzo; i funerali, a Milano, delle vittime della strage di piazza Fontana; Junio Valerio Borghese (nei 600 giorni di Sal - settembre 43-aprile 45 - opera con la X Mas alle dipendenze delle SS naziste, occupandosi anche della repressione antipartigiana); quattro tra i personaggi politici democristiani dell'Italia anni '60 e '70.

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Tom! Matras - Temi e aspetti del Pasolini corsaro e luterano

5.1.4 La propaganda del consumismo e il futuro


Nel presente capitolo, legato per certi versi al capitolo sul fascismo nuovo di questa sezione, ho voluto presentare interventi che si occupano di aspetti importanti dellideologia consumistica e della sua influenza sulle persone. Ho scelto cinque interventi importanti, uno scritto forse nella seconda met del 1973 ma rimasto a lungo inedito, e altri quattro pubblicati tra il 1 marzo 1975 e il 13 dicembre 1975. Iniziamo con larticolo del 1973, in cui lautore cerca di mettere in relazione sviluppo e progresso, operazione attraverso cui si pu spiegare lambiguit dei fini della societ moderna. [125] Lo sviluppo, inteso come aumento della produzione industriale e dell'attivit economica senza cura degli effetti, lo vogliono gli industriali per immediati interessi economici, per produrre i beni superflui destinati alla massa dei consumatori. Cos le grandi imprese guadagnano moltissimi soldi, aumenta il loro potere e linfluenza anche fuori larea economica. Come avvertir anche Noam Chomsky, nel presente le grandi imprese transnazionali diventano quasi incontrollabili, e la loro influenza sul nostro mondo grande. Le decisioni prese dal consiglio di amministrazione della General Electric incidono significativamente sulla societ in generale (se mettiamo da parte la trasparente mitologia della cosiddetta democrazia del mercato e degli azionisti) i cittadini non hanno alcun ruolo nella loro assunzione. [126] Gli industriali, secondo Pasolini, promuovono una liberazione e labiura dalla cultura precedente. Pasolini ammette di vivere e percepire lideologia consumistica come inconscia ma reale, [127] i suoi valori sono ancora vissuti da lui solo esistenzialmente. Il progresso invece, inteso come il vero passo in avanti per quanto riguarda la qualit della vita umana sotto tutti gli aspetti, lo vogliono gli operai, i contadini e gli intellettuali di sinistra. Credo che Pasolini abbia individuato nellopposizione tra sviluppo e progresso la vera tragedia materiale del mondo moderno. Molti sostenitori dello sviluppo cercano di mistificarne il significato, spacciandolo per progresso. Se sviluppo nel senso pasoliniano significa soprattutto uninondazione delle merci nel mondo umano, abbastanza discutibile l'affermazione che la crescente quantit di oggetti nella vita umana significhi a priori una crescente qualit della vita. Si pu dire pittosto che pi oggetti materiali un uomo possiede, pi dedica loro il suo tempo, rinchiudendosi in attivit individuali. Il motivo di uno sviluppo tecnologico che va contro il progresso era gi presente in Nineteen Eighty-Four di George Orwell, romanzo che sembra anticipare alcuni degli scenari della saggistica pasoliniana. In esso un regime totalitario mette in atto uno sviluppo che va contro il progresso nel senso pasoliniano, con gli stessi risultati che Pasolini vedr realizzarsi nell'Italia contemporanea, che depaupereranno la vita umana soprattutto sul piano intellettuale: And even technological progress only happens when its products can in some way be used for the diminution of human liberty. [128] Ormai nel 1975, lautore si occupa della falsa permissivit sessuale del consumismo e della sua falsificazione dei valori precedenti, sostituiti da una sorta di libert-obbligo, che cancella ogni forma di diversit. [129] Pasolini sostiene che la societ permissiva permette il coito della coppia eterosessuale ma in funzione edonistico-consumistica, imponendone praticamente lobbligo, oltre a una precocit nevrotizzante che toglie ogni tensione sessuale e la possibilit di sublimazione in altri campi. Lidea di una liberazione sessuale come obbligo collettivo, rientra insomma tra le imposizioni del consumismo mentre infatti le societ repressive hanno bisogno di soldati, quelle permissive necessitano solo di consumatori. Al di fuori della permissivit c linferno del non permesso, tab che produce riso e odio verso i diversi. Pasolini sostiene che gli italiani, come polli dallevamento, hanno accettato la nuova ideologia irreligiosa e antisentimentale con tutti gli strumenti del potere, specialmente la TV e i giornali. Si sacralizza la merce e il consumo, si usano argomenti laici, illuministi, razionalisti. Pasolini chiarisce qui, su basi storico-filosofiche, la sua visione della societ dei consumi. Il potere dei consumi si valso

Pasolini chiarisce qui, su basi storico-filosofiche, la sua visione della societ dei consumi. Il potere dei consumi si valso delle conquiste illuministe, razionali, laiche per costruire un muro di falsit. Il potere ha portato al limite la sua unica sacralit: il consumo come rito, la merce come feticcio. Secondo Pasolini la vita ha perso la sua sacralit, il che ha portato tra laltro allaumento della criminalit generale: Dire che la vita non sacra, e che il sentimento stupido fare un immenso favore ai produttori. [130] La falsificazione dei valori e delle conquiste mentali illuministe, razionali e laiche sta nel non vedere in essi uno scopo ma un semplice punto di partenza dellattivit economica. Il consumismo usa questi valori solo per attrarre le persone e non per avvicinarle a essi. In un intervento successivo, Pasolini torna alla dicotomia del fascismo vecchio e nuovo, soffermandosi pi su quello nuovo, cio sul consumismo. [131] Il problema della distinzione tra il vecchio e il nuovo fascismo sta anche nel giudicare il presente con le misure del passato. Che non si possa giudicare una nuova realt utilizzando le misure della vecchia realt, appare ovvio. Nonostante ci, ipotizzando la possibilit di un avvento ufficiale del fascismo, cita due stimati economisti americani, H. Long e G. Barraclough: Il fascismo pu tornare alla ribalta a condizione che si chiami antifascismo. [132] Pasolini sostiene anche che la povert moderna consiste nel consumismo frustrato che coincide con il nuovo fascismo. La cultura non-popolare che sorge nella societ dei consumi , secondo Pasolini, umiliante, perch ottentuta attraverso l'imitazione della piccola borghesia, una scuola dell'obbligo di bassa qualit e una TV delinquenziale. A differenza degli altri paesi europei sviluppati che hanno vissuto molte esperienze prima dellavvento del consumismo, l'Italia ha evidenziato un cambiamento troppo rapido da una societ sottosviluppata al consumismo. Siamo in un periodo, il settembre 1975, in cui lautore si occupa pi volte del retroterra ideologico del consumismo, secondo lui di non facile cognizione. [133] Pasolini vede ancora il centro dei problemi del paese nellassenza di ogni ideologia morale, spirituale o religiosa non verbale, cio reale e realizzata. I beni superflui prodotti possono essere tollerati se la loro produzione finalizzata a sostenere servizi pubblici come scuole, ospedali, ecc. Per il regime democristiano non li ha usati in tal senso. In un ultimo intervento, lautore divide nettamente i bisogni primari da quelli inutili. [134] Pasolini ritiene primari i bisogni del vecchio capitalismo, non quelli del consumismo, totalmente inutili e artificiali. [135] Ma c di pi. In una recente opera, Bauman sostiene ad esempio che il tradizionale rapporto tra i bisogni e il loro soddisfacimento viene invertito: la promessa e la speranza della soddisfazione precedono il bisogno che si promette di soddisfare, e saranno sempre pi intense e tentatrici di quanto lo siano i bisogni effettivi. [136] Lintervento di Pasolini ci pone comunque davanti a un dilemma: dove stabilire la linea divisoria tra i bisogni primari e i bisogni totalmente inutili e artificiali? A mio avviso dire che il nuovo capitalismo si fondi solo su bisogni artificiali impreciso, il vecchio capitalismo con i suoi bisogni, infatti, non ha smesso di esistere di colpo.

Si pu dire che in ogni caso Pasolini abbia colto un aspetto importante mettendo in rilievo lautosufficienza dellideologia del consumo. Si tratta di un gioco delle finzioni che pu essere anche infinito. Le persone alimentano un sistema di sogni che in seguito crea nuovi sogni. Restando sempre al livello della finzione, il potere consumistico non pu permettersi un cambiamento radicale, perch la maggioranza delle

cambiamento radicale, perch la maggioranza delle persone tende al conservativismo. Il potere consumistico finger o di rispettare queste istituzioni tradizionali o di non voler entrare in contatto con esse. Ora vorrei lasciare per un attimo Pasolini, e occuparmi di testi che, successivamente, hanno approfondito e ampliato il discorso iniziato dallautore sul consumismo, presentando alcuni tratti fondamentali della societ occidentale contemporanea. Il primo carattere importante del consumismo mondiale la stragrande differenza tra i paesi ricchi e potenti e quelli poveri. A tale proposito, Eduardo Galeano in un suo articolo [137] enumera alcuni caratteri fortemente contraddittori della societ neoliberale e dei consumi, alcuni dei quali, tanto interessanti quanto tristi, riguardano lagricoltura: Los pases ricos, que subsidian su agricultura a un ritmo de mil millones de dlares por da, prohben los subsidios a la agricultura de los pases pobres. Cosecha rcord a orillas del ro Mississippi: el algodn estadounidense inunda el mercado mundial y derrumba el precio. Cosecha rcord a orillas del ro Nger: el algodn africano paga tan poco que ni vale la pena recogerlo. Las vacas del Norte ganan el doble que los campesinos del Sur. Los subsidios que recibe cada vaca en Europa y en Estados Unidos duplican la cantidad de dinero que en promedio gana, por un ao entero de trabajo, cada granjero de los pases pobres. Los productores del Sur acuden desunidos al mercado mundial. Los compradores del Norte imponen los precios de monopolio. [138] La societ consumistica di massa anche uno dei temi della critica di Vclav B!lohradsk". Questo autore presenta alcune idee fondamentali per capire il consumismo, come limportanza dello status quo, la razionalit irrazionale della crescita economica e consumistica, la preinterpretazione del mondo e il consumismo inteso come una guerra. A proposito della trappola del consumismo, che consiste nel mettere tutto a nostra disposizione, ma solo dentro i limiti dello status quo, una forza livellatrice che banalizza tutto e destituisce luomo della capacit di riflettere criticamente sulla realt in cui vive, B!lohradsk" cita One-dimensional man di Herbert Marcuse: Herbert Marcuse popsal v knize One-dimensional man, kultovnm textu #edest"ch let, lest konzumnho systmu, kter" ns zotro$uje tm, %e nm v#e dv k dispozici, ale jen jako sou$st statu quo. Platon, Svat" Augustin, Kant, Hegel, Balzac, Kafka, Kundera, jejich texty v kapesnm vydn si m&%eme koupit v samoobsluze. Vznikly jako vzpoura proti rozpor&m statu quo a rozum!t jim znamen probudit v sob! smysl pro vzne#en (gloriosus!) d&vody takov vzpoury. Rozum!t klasick"m text&m na# tradice znamen prohldnout rozpory sou$asnosti, b"t v konfliktu s jejm povrchem, mt kritick" odstup od fungovn systmu i jeho cl&. Jednorozm!rn konsumn univerzum se konstituuje tm, %e tyto velk texty jsou integrovny do statu quo. Tm, %e se um!n stv sou$st relnho %ivota, ztrc transcedenci, kter jej stav do opozice v&$i stvajcmu po'dku, stv se jeho sou$st, je jednorozm!rn, a proto stvajcmu po'dku podlehne. [139] In quanto alla cognizione delle grandi contraddizioni provocate dalla societ industriale, B!lohradsk" recupera un concetto di Marcuse, quello di rational foolishness, carattere della societ industriale che tollera e desidera laumento della produttivit, la quale per porta alla distruzione: Nejv!t#m rozporem pr&myslov spole$nosti je racionln charakter jej iracionality, jej rational foolishness. V#emocn racionalita pr&myslov spole$nosti je sama zdrojem iracionality - p#e Marcuse. Stle v!t# produktivita tu implikuje stle v!t# destruktivitu, svrchovan politick moc vypl"v z hrozby totlnho zni$en sv!ta v nuklernm holocaustu, my#len i city ns v#ech jsou pod'zeny mocensk"m strategim velk"ch koncern&, bda v!t#iny roste m!rn! s obrovsk"m a nikdy p'ed tm nevdan"m bohatstvm privilegovan men#iny. Spole$nost takov"ch skandlnch rozpor& funguje jen dky obrovsk $innosti sv"ch kontrolnch mechanism&, kter ns zbavuj schopnosti poci(ovat jako skandl rozumu i citu cle systmu a na#i funkci v n!m. [...] Na#e kulturn tradice ns po tiscilet u$ila, %e v"chova znamen klst otzky, kter odhaluj rozpory na#eho sv!ta, a nut ns p'ijmout za n! v"slovn! zodpov!dnost. V"chova v postindustriln spole$nosti je ale stle vce pouh"m ocho$ovnm, zakr"vnm rozpor&, apologie statu quo. Hollywood a Nova nikdy nesp, ve dne v noci ns droguj planetrnm k"$em, abychom zdrogovan pak na ty otzky p'ijali jakoukoli odpov!). [140] Sempre secondo Vclav B!lohradsk", il consumismo si appoggia su una vasta rete di interpretazioni del mondo obbligatorie previe che il suo sistema diffonde: Pe$ujeme o na#i du#i, kdy% se vystavujeme osvobozujcm $ink&m konfliktu mezi idejemi, vznikajcmi ve

Pe$ujeme o na#i du#i, kdy% se vystavujeme osvobozujcm $ink&m konfliktu mezi idejemi, vznikajcmi ve ve'ejnm prostoru, a povinn"mi p'edinterpretacemi sv!ta, kter nm systm vnucuje jako sou$st svho fungovn. [141] Il consumismo legato alle tradizioni e la crescita economica e industriale possono cos essere interpretati e qui B!lohradsk" utilizza alcune idee di Pasolini - come una specie di guerra, nella quale si scontra il mondo industriale, la sua propaganda, lecologia: Pier Paolo Pasolini pova%oval Vnoce a v#echny podobn k'es(ansk svtky v 'e chaosu, jak tomu 'kal, za cynick" neokapitalistick" ritul, kter" je tak jak"msi druhem Vlky. Lid se tla$ v supermarketech jako v krytech, p'epln!n dlnice vyplivuj stovky mrtv"ch. Jeden z mnoha Vietnam& na tv'i zem!, p#e. Lid jsou tu p'edm!tem stejn! $inn masov propagandy jako ve vlce. Vnoce jsou oslavou R&stu, jeho% jedin"m clem je transumanar e organizzar. [...] Pr&myslov" r&st toti% nejen integruje masy do struktur (%iv"ch obrazc&) a pou%v stejn prost'edky jako vlka, stejn hesla dne. Osmdest let po konci prvn sv!tov vlky je t'eba si to je#t! jednou p'ipomenout: dvact stolet je vlka. Pr&myslov" r&st je vlka. Skon$ n!kdy? [142] Lanalisi del presente, dunque, nellambito di queste problematiche, non pu non allargarsi a uno sguardo sul futuro, pensabile alla base di ci che si vive attualmente. Cos come Pasolini, molti altri autori vedono il futuro dellumanit in una societ tecnologica, paradisiaca, totalitaria. Oliviero Toscani, ad esempio, immagina addirittura un futuro post-umano, determinato quasi esclusivamente dalla tecnologia. U% k nm dorazila science-fiction, nejlep# ze sv!t&, jak jej popsal Huxley. [...] Budeme %t v technosf'e, v n% se v#echny bytosti stanou nepot'ebn"mi a budou propojeny s obrovsk"mi obrazovkami a ordintory vybaven"mi sty$n"mi rukavicemi. [143] Spesso, il futuro teconologico che si avvicina sembra avere una maschera seducente. Ignacio Ramonet parla opportunatamente di Aldous L. Huxley, che vedeva il maggior pericolo del futuro in un regime totalitario che seduce con modi sottili e piacevoli: Sostena ste que, en poca de avanzada tecnologa, el riesgo ms grande para las ideas, la cultura y el espritu, llegar antes de un enemigo de rostro sonriente que de un adversario que inspire odio y terror. Hoy sabemos, con espanto, que nuestra sumisin y el control de nuestros espritus no sern conquistados por la fuerza sino a travs de la seduccin, no como acatamiento de una orden, sino por nuestro propio deseo, no mediante el castigo, sino por el ansia de placer [...]. [144] A mio avviso, un confronto tra Pasolini e Huxley pu rivelarsi molto interessante. Gi in Brave New World, romanzo scritto nel 1931, possiamo leggere di obbligo di consumo, conscription of consumption, [145] un dovere di ogni cittadino di consumare una certa quantit di merce, stabilito dalla legge. Il consumo uno degli aspetti che allontana la societ antiutopica di Huxley dalla cultura. [146] Nel suo romanzo, luomo predestinato a seguire un determinato percorso di vita. La societ rigidamente divisa in caste e costretta allo spreco continuo, ad una vita di lusso. La gente felice, ottiene materialmente quello che vuole - e vuole solo quello che pu ottenere. [147]

-------------------NOTE [125] P.P. Pasolini, Sviluppo e progresso, in Scritti corsari cit., pp. 215-219. [126] N. Chomsky, Sulla nostra pelle cit., p. 158. [127] P.P. Pasolini, In che senso parlare di una sconfitta del PCI al referendum in Corriere della sera, 26 luglio 1974, ora con il titolo Abrogare Pasolini in Scritti corsari cit., p. 88. [128] G. Orwell, Nineteen Eighty-Four, Penguin Books, Suffolk 1967, p. 156 (trad. it.: E addirittura il progresso tecnologico avviene solo a patto che i suoi prodotti possano essere usati per la diminuzione della libert umana). [129] P.P. Pasolini, Non aver paura di avere un cuore, cit. [130] Ivi, p. 154. [131] P.P. Pasolini, Risposte sul processo, in Corriere della sera, 9 settembre 1975, ora con il titolo Risposte, in Lettere luterane cit., pp. 124-130. [132] H. Long e G. Barraclough, cit. in T. Giglio, Berlinguer e la Pravda, in LEuropeo, 29 agosto 1975, e in W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla societ cit., p. 1788. [133] Si veda P.P. Pasolini, Lettera aperta al Presidente della repubblica cit. [134] P.P. Pasolini, Il suo testamento cit. [135] Ivi, p. 191. [136] Z. Bauman, Dentro la globalizzazione Le conseguenze sulle persone cit., p. 92. [137] E. Galeano, PARADOJAS, in DIARIOS DE URGENCIA - RESUMEN LATINOAMERICANO, 20 ottobre 2002, n. 189, anche in www.nodo50.org/cgibin/mailman/listinfo/diariodeurgencia. [138] Ibidem (trad. it.: I paesi ricchi, che sovvenzionano la loro agricoltura al ritmo di un miliardo di dollari al giorno, proibiscono le sovvenzioni all'agricoltura dei paesi poveri. Raccolta record sulle rive del fiume Mississippi: il cotone statunitense inonda il mercato mondiale e fa crollare il prezzo. Raccolta record sulle rive del fiume Niger: il cotone africano viene pagato cos poco che non vale la pena neanche raccoglierlo. Le vacche del Nord guadagnano il doppio degli contadini del Sud. Le sovvenzioni che riceve ogni vacca in Europa e negli Stati Uniti sono di due volte la quantit del denaro medio che guadagna, allanno intero del lavoro, ogni agrario dei paesi poveri. I produttori del Sud giungono disuniti al mercato mondiale. I compratori del Nord impongono i prezzi di monopolio). [139] V. B!lohradsk", Pape!ovy sma!en bramb"rky aneb Triumf struktur, in www.multiweb.cz/hawkmoon/strana16.htm (trad. it.: Herbert Marcuse descrisse nel libro One-dimensional man, un testo di culto degli anni sessanta, la finta del sistema di consumo che ci soggioga con darci tutto a nostra disposizione, per solo come una parte dello status quo. Platone, SantAgostino, Kant, Hegel, Balzac, Kafka, Kundera, i loro testi nella versione tascabile possiamo comprarli al supermercato. Sorsero come una rivolta contro le contraddizioni nello status quo e comprenderli significa risvegliare in s un senso di ragioni nobili (gloriosus!) di tale rivolta. Comprendere i testi classici della nostra tradizione significa cogliere le contraddizioni dell'attualit, essere in conflitto con la sua superficie, avere una distanza critica dal funzionamento del sistema e dai suoi fini. Luniverso consumistico monodimensionale si costituisce con lintegrazione di questi testi nello status quo. Col divenire una parte del mondo della vita reale, larte perde la trascendenza che la mette in opposizione contro lordine in vigore, diviene una parte sua, monodimensionale, e per questo cede allordine in vigore). [140] Ibidem (trad. it.: La pi grande contraddizione della societ industriale il carattere razionale della sua irrazionalit, il suo rational foolishness. Lonnipotente razionalit stessa della societ industriale la fonte dellirrazionalit scrive Marcuse. Una sempre maggiore produttivit implica qui una sempre maggiore distruttivit, il potere politico sovrano sorge dalla minaccia della distruzione totale del mondo nellolocausto nucleare, il pensiero e le emozioni di tutti noi sono sottoposti alle strategie di potere di grandi conglomerati, la povert della maggioranza cresce in proporzione con la gigantesca e mai vista ricchezza della

sono sottoposti alle strategie di potere di grandi conglomerati, la povert della maggioranza cresce in proporzione con la gigantesca e mai vista ricchezza della minoranza privilegiata. Una societ di tali scandalose contraddizioni funziona solo grazie alla gigantesca efficienza dei suoi sistemi di controllo, che ci tolgono la capacit di percepire gli scopi del sistema e la nostra funzione in esso come uno scandalo della ragione e dei sentimenti. [...] La nostra tradizione culturale ci ha insegnato da millenni che listruzione significa porsi le domande che rivelano le contraddizioni nel nostro mondo e ci obbliga ad assumere la responsabilit di essi. Listruzione nella societ postindustriale sempre di pi ammansimento, mascheramento delle contraddizioni, apologia dello status quo. Hollywood e Nova non dormono mai, giorno e notte ci drogano con un kitsch planetare, perch cos drogati accettiamo qualsiasi risposta a quelle domande). [141] Ibidem (trad. it.: Abbiamo cura della nostra anima, quando ci esponiamo agli effetti liberatori del conflitto delle idee sorgenti nellambiente pubblico con le obbligatorie preinterpretazioni del mondo, che il sistema ci impone come una parte del suo funzionamento). [142] V. B!lohradsk", Sek#, kter$ se nezakecal. Prvn sv%tov vlka jako filosofick$ problm, in www.multiweb.cz/hawkmoon/strana55.htm (trad. it.: Pier Paolo Pasolini consider il Natale e tutte le feste cristiane nellera di caos, come lo defin, un cinico rituale neocapitalistico che una forma di Guerra. Le persone sono affollate nei supermercati come nei fortini blindati, le autostrade sovraffollate sputano centinaia di morti. Uno dei molti Vietnam sulla faccia della terra, scrive. Le persone sono soggetti di una propaganda di massa cos efficace come in guerra. Il Natale una festa della Crescita, il cui unico obiettivo transumanar e organizzar. [...] La crescita industriale infatti non solo integra le masse nelle strutture (schemi vivi) e utilizza gli stessi mezzi di guerra, gli stessi slogan del giorno. Ottantanni dopo la fine della prima guerra mondiale bisogna ricordarlo ancora una volta: il ventesimo secolo una guerra. La crescita industriale una guerra. Finir mai?). [143] O. Toscani, Reklama je navon%n zdechlina cit., p. 157 (trad. it.: gi arrivata la science-fiction, il migliore dei mondi, come lo descrisse Huxley. [...] Vivremo in una tecnosfera, nella quale tutti gli esseri diventeranno inutili e saranno connessi con schermi giganti e ordinatori provvisti di guanti di contatto). [144] I. Ramonet, La golosina visual cit., p. 37 (trad. it.: Quello sostenne che in epoca di tecnologia avanzata il rischio pi grande per le idee, la cultura e lo spirito, giunger prima da un nemico di viso sorridente che da un avversario che incuta odio e terrore. Oggi sappiamo, con timore, che la nostra sottomissione e il controllo degli spiriti non saranno conquistati con la forza, bens attraverso la seduzione, non dal rispetto di un ordine, ma dal nostro proprio desiderio, non mediante una punizione, bens con lansia di piacere [...]). [145] A. L. Huxley, Brave New World, Penguin Books, Harmondsworth 1967, p. 49. [146] Ivi, p. 50. [147] Ivi, p. 173. -------------------IMMAGINI Una vignetta spagnola: "consuma fino a morire", suggerisce il venditore; una pittura murale intitolata Percorsi del Novecento pubblicata dal Comune di Diamante, Cosenza, 2000; Eduardo Galeano; Vclav B!lohradsk".

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5.1.5 La Chiesa
Vorrei presentare in questo capitolo tre interventi importanti a proposito della Chiesa, pubblicati tra il 1 marzo e il 6 ottobre 1974. In generale, Pasolini critica la Chiesa per essersi allontanata dal Vangelo, il carattere profano del suo potere e il suo odio per la cultura laica e liberale. Nel primo intervento, affidato alle colonne del "Tempo", Pasolini critica fortemente la Chiesa dopo aver letto le 20 sentenze della Sacra Rota. [148] La Chiesa appare a Pasolini reazionaria, dalla parte del Potere, autoritaria, gerarchica, contro la libert del pensiero e le innovazioni anti-repressive: lontana dallo spirito evangelico, la sua ideologia solo verbale. Cristo per essa una parola morta. Le sentenze non sono cristiane, ma pragmatiche, senza "calore umano", gli uomini paiono destituiti di ogni inclinazione al bene. In esse emerge indignazione verso la cultura laica e liberale, la carit, il pi alto dei sentimenti evangelici, degradata a pragmatismo: si scopre l'uomo nella sua nudit, per senza capirlo o perdonarlo. Pasolini sta rimproverando alla Chiesa quasi gli stessi difetti che hanno spinto al dissenso gli intellettuali riformisti nel tardo medioevo, come ad esempio Martin Lutero e Jean Calvin. Sembra che la Chiesa soffra ancora degli stessi difetti indipendentemente dal tempo trascorso. D'altronde non bisogna dimenticare che la Chiesa una delle istituzioni pi conservative, costretta ad allontanarsi dalla cultura e dalla scienza profane perch queste possono segnare la sua fine. Non pu meravigliarci allora se la Chiesa rimane a molti passi di distanza dalla vera comprensione della societ moderna, influenzata maggiormente dal mondo profano. Per l'autore si tratta di un'istituzione quasi morta, ma d'altra parte appartenente ad un passato che, per certi aspetti, lui adora. Sembra allora di scorgere un po' di simpatia verso la Chiesa, nel Pasolini che rimpiange la scomparsa dei valori e della morale tradizionale. In un secondo intervento, Pasolini presenta nuovamente la Chiesa come un'istituzione di potere, superata dal mondo laico, il cui ruolo sociale si sta progressivamente riducendo. [149] L'autore apprezza la sincerit dell'intervento di Paolo VI che ammette che la Chiesa abbia perso la sua egemonia culturale nel mondo laico che l'ha ormai superata. Cos, il potere reale non ha pi bisogno della Chiesa, cui Pasolini propone di passare all'opposizione contro il mondo consumistico, totalitario e repressivo, che ha tradito milioni di persone, con l'avvento dell'edonismo e il laicismo. A proposito delle altre attivit della Chiesa, Pasolini parla in questa sede anche della censura vaticana sulla TV, confrontando la rclame antiquata, inefficace, troppo esplicita della Chiesa, con la rclame dei prodotti di mercato, a volte non verbale, lieve e irreligiosa. In questo, secondo Pasolini, la Chiesa solo puro folclore. La critica dell'autore si fa pi forte in un successivo intervento. [150] Pasolini descrive la storia della Chiesa come una storia di potere e di delitti di potere: ma quel che ancora peggio, , almeno per quanto riguarda gli ultimi secoli, una storia di ignoranza. [151]

Pasolini vede nella Chiesa una organizzazione autoritaria, che per funzionare deve ricorrere all'uso del potere. Tornando ancora sulle sentenze della Sacra Rota, Pasolini afferma che la Chiesa una coesistenza di "irrazionalismo, formalismo e pragmatismo". [152] Qui Pasolini replica a un articolo dell'"Osservatore romano" [153] in cui era stato criticato e accusato di esprimere giudizi pur non avendo sufficiente autorevolezza. Io non ho alle mie spalle nessuna autorevolezza: se non quella che mi proviene paradossalmente dal non averla e dal non averla voluta; dall'essermi messo in condizione di non aver niente da perdere, e quindi di non essere fedele a nessun patto che non sia quello con un lettore che io considero degno di ogni pi scandalosa ricerca. [154] Parole come "autorevolezza" o "normalit", sono dunque solo pretesti per screditare altre persone, per annullarne il dissenso.
-------------------NOTE [148] P.P. Pasolini, Cinismo e qualunquismo delle sentenze della Sacra Rota in "Il Tempo", 1 marzo 1974, ora con il titolo La Chiesa, i peni e le vagine in Scritti corsari cit., pp. 237-242. [149] P.P. Pasolini, I dilemmi di un Papa, oggi, in "Corriere della sera", 22 settembre 1974, ora con il titolo Lo storico discorsetto di Castelgandolfo, in Scritti corsari cit., pp. 93-99. [150] P.P. Pasolini, Chiesa e potere, in "Corriere della sera", 6 ottobre 1974, ora con il titolo Nuove prospettive storiche: la Chiesa inutile al potere, in Scritti corsari cit., pp. 100-106. [151] Ivi, p. 102. [152] Ibidem. [153] I sofismi del nuovo "profeta" articolo non firmato, in "L'Osservatore romano", 26 settembre 1974. [154] P.P. Pasolini, Chiesa e potere cit., p. 101. -------------------IMMAGINI La Cattedrale di Olomouc; lo stemma del Tribunale pontificio Vaticano (o Sacra Rota).

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5.2 LA CULTURA
In questa sezione vorrei toccare gli interventi pasoliniani che si occupano della cultura della societ dei consumi e di quella da essa marginalizzata. Mi soffermer sugli interventi dell'autore che riguardano mass-media, istruzione, criminalit e lingua.

5.2.1 Acculturazione e culture tradizionali


In questo capitolo sono presentati cinque interventi in cui Pasolini si occupa di acculturazione e quattro in cui si concentra sulle culture particolaristiche. Secondo Pasolini, l'epoca contemporanea caratterizzata soprattutto dalla riduzione e dalla degradazione della vita e della cultura. A questa tendenza l'autore contrappone ricchezza, naturalezza e libert dei mondi delle culture particolaristiche. Per la prima volta nel giugno 1974, Pasolini cerca di spiegare gli aspetti pi profondi della cultura di massa che hanno determinato il cambiamento antropologico. [155] Questa cultura non moralistica, ecclesiastica e patriottistica, ma direttamente legata al consumo, guidata da leggi interne e da un'ideologia autosufficiente, non ha pi bisogno di Chiesa, patria, famiglia, ecc. Successivamente, Pasolini intensifica la sua critica del grande cambiamento avvenuto con la societ dei consumi, definito ora genocidio, distruzione e sostituzione dei valori. [156] A questo proposito Pasolini fa riferimento al Manifesto di Marx, al genocidio perpetrato dalla borghesia sulle classi dominate, sul sottoproletariato. Pasolini se lo immagina ora nella forma di una sostituzione dei valori non clamorosa, ma clandestina, con una violenza non esplicita, ma sottile, abile e complessa. In un terzo intervento riguardante tali tematiche, l'autore cerca di scoprire le radici profonde del condizionamento totalitario della vita, parlando dell'oppressione esercitata dalle culture intolleranti. [157] L'individuo viene in genere destituito di umanit, piet e fraternit, poi viene soppresso fisicamente, come successo nei lager nazisti. Qui, Pasolini riporta una battuta del film che stava girando, Sal o le 120 giornate di Sodoma, tratta da De Sade: "In una societ dove tutto proibito, si pu fare tutto: in una societ dove permesso qualcosa si pu fare solo quel qualcosa". [158] Anche in Sal o le 120 giornate di Sodoma emerge infatti il motivo della libert individuale nelle culture intolleranti: Credi di essere libero, ma in verit sei manipolato e influenzato senza alcuna libert di fare altrimenti perch non sai pi pensare altrimenti. [159] Penso che Pasolini abbia visto in De Sade un vero illuminista moderno, non tanto per la violenza fuori del comune, quanto per alcune idee filosofiche sulla libert, sul male e sul bene. De Sade forse fu un caso patologico della psichiatria, ma soprattutto espresse una straordinaria capacit del pensiero filosofico, rivel l'indipendenza dal divieto assurdo, dai giudizi valorativi personali, problematiche legate alle culture intolleranti: Mettiamo che arrivi all'improvviso un ordine assurdo che t'impedisca di uscire da questa camera, tu non ne uscirai senza rimorso, bench certamente non compiresti alcun male uscendo. [160] Sempre De Sade rivel la relativit del giudizio personale sul rimorso morale, che potrebbe giustificare il male nelle culture intolleranti: Ora se il rimorso nasce dalla proibizione, e non deriva dall'azione in s per s ma dall'infrazione di leggi, ti pare saggio lasciarlo persistere in noi? [161]

saggio lasciarlo persistere in noi? [161] Il motivo dell'intolleranza e del dissenso alla base di alcuni interventi pubblicati da Pasolini nel 1975. Nel primo di essi l'autore riflette ancora sulla perdita dei valori tradizionali. [162] La nuova cultura dei consumi non ha infatti legami col passato, si vive in uno stato di imponderabilit, con un senso di vuoto morale che giustifica il consumo edonistico. L'autore crede, ad esempio, che i valori religiosi tradizionali siano perduti per sempre. Questo carattere porta inevitabilmente ad una riduzione degradante. Con i valori, secondo l'autore, scompare una parte essenziale della vita umana, e l'Italia d'oggi distrutta esattamente come l'Italia del 1945. Anzi, la distruzione ancora pi grave, perch non ci troviamo tra macerie, sia pur strazianti, di case e monumenti, ma tra "macerie di valori": "valori" umanistici e, quel che pi importa, popolari. [163] Si pu essere d'accordo con il paragone di Pasolini. L'uomo moderno si abituato a osservare solo le macerie materiali, non capace di cogliere le macerie spirituali. Nello stesso intervento, Pasolini cerca di chiarire la sua opinione sui giovani dei suoi tempi e sulla loro idea dell'obbedienza e della disobbedienza, parole il cui senso appare ora capovolto: In quanto consenziente all'ideologia "distruttrice" del nuovo modo di produzione chi si crede "disobbediente" (e come tale si esibisce) in realt "obbediente"; mentre chi dissente dalla suddetta ideologia distruttrice - e, in quanto crede nei valori che il nuovo capitalismo vuole distruggere, "obbediente" - dunque in realt "disobbediente". [164] Pasolini percepisce questo rovesciamento del senso non solo per quanto riguarda il concetto di obbedienza, ma anche relativamente all'uso della lingua dalla societ dei consumi e alla moda giovanile. I giovani, negli anni '70 come oggi, indossano pi o meno gli stessi vestiti di moda. Non ci accorgiamo pi di essi, mentre forse potremmo essere sorpresi da un abbigliamento completamente fuori moda. L'ultimo intervento di Pasolini, il gi citato discorso scritto per il congresso del Partito Radicale raccoglie tutte le speranze contro il degrado dell'acculturazione consumista. [165] L'autore parla dei diritti e delle persone che non sanno di averli - da lui amate -, di quelle che li pretendono, che lottano per essi o che ci rinunciano. Il ruolo degli intellettuali e dei radicali consiste nel dovere di diffondere la coscienza di tali diritti civili, che "sono in sostanza i diritti degli altri". [166] Il degrado del presente si affianca spesso in Pasolini a immagini di culture particolaristiche, tradizionali. L'autore esprime ripetutamente una forte nostalgia di questi mondi, idealizzati, sognati, acriticamente accettati e continuamente riproposti come un modello antitetico alla situazione contemporanea della societ industriale, spiritualmente povera: "Dunque, bisogna lottare per la conservazione di tutte le forme, alterne e subalterne, di cultura". [167] Anche Gian Carlo Ferretti vede un Pasolini volto all'idoleggiamento [...] di un et passata che - per essere antecedente all'avvento di quell'universo borghese veste i colori immacolati della felicit e della bellezza, della "grazia" e della "purezza". [168] Gi nel 1973, il mondo italiano popolare, reale per perduto, rappresenta per Pasolini, che interviene su Un po' di febbre di Sandro Penna, un mondo di uomini puri, senza traguardi, sensuali, retti, innocenti, un mondo non cambievole. [169] Questo mondo contrasta fortemente con la situazione di oggi, in cui i ragazzi sono brutti, pallidi e nevrotici. A proposito della "religione dell!innocenza", con cui Pasolini avvicina il mondo popolare italiano, aggiunge ancora Ferretti che la sua precariet nel suo stesso, anacronistico riproporsi; nel riaffiorare insomma dei nuclei primigeni di una mitologia, che vive ormai da tempo una crisi irreversibile, perfino nella sue reincarnazioni "popolari". [170]

Un nuovo intervento allarga il motivo del rimpianto del passato alla riflessione sul concetto di cultura nazionale, in passato abbastanza ampio, perch comprendeva la cultura di tutti, anche quella dei contadini e degli operai, gruppi sociali non pi distinguibili con l'avvento del nuovo Potere. [171] Anche se il desiderio di definire la cultura di una nazione spesso determinato da connotazioni patriottiche, comunque Pasolini unisce un profondo sentimento marxista con il suo rimpianto delle culture scomparse.

Solo in un terzo intervento, l'autore sviluppa un tema molto interessante che si pu considerare il punto di partenza di molte sue critiche: il mondo e la cultura delle classi subalterne e lo spostamento verso il mondo della cultura della classe dominante, ufficiale. [172] Pasolini divide nettamente i due mondi: il primo, intraducibile nell'italiano della classe dominante, orale, antico, non solo cattolico, vasto, con un codice espressivo enormemente stratificato e il secondo, limitato, unificato, ufficiale, dell'italiano tecnicizzato, scolastico. La tragedia sta nel desiderio sottoproletario di avvicinarsi ai modelli della classe dominante, cosa che si verifica, per esempio, quando un contadino inizia a vergognarsi di esserlo. Penso che quando Pasolini parla dei "mondi subalterni", di regola entriamo in un mondo di miti che provengono dalle sue esperienze di vita. L'autore attribuisce a questi mondi umili degli aspetti realistici, ma anche e soprattutto irrealistici, idealizzati, come per esempio la "fierezza della propria cultura", l'"immensit del mondo contadino" o la sua "libert". Come osserva Alberto Bevilacqua, il modo di rappresentare la realt di questi mondi determinato da due importanti stati d'animo dell'autore, il primo rustico, limbale, attraversato da una potente linfa e da provocazioni direi solari da magico rito agrario, da epos popolare; il secondo, aggredito dall'esterno aggressivo, contraddittorio, di un'intelligente isteria forse anche provocata da molte ferite. [173] Forse Pasolini attribuisce agli uomini della cultura popolare caratteri in realt poco diffusi, come la fierezza della propria cultura particolaristica e un'ignoranza senza vergogna. Pasolini in fondo crea un suo ideale astratto aiutandosi con spiegazioni soggettive. Mi piace molto il suo interesse per i mondi subalterni, perch aiuta ad arricchire la cultura moderna, l'"et del pane" ne costituisce una definizione lirica e, nello stesso tempo, adeguata. Questi mondi avevano, rispetto all'epoca contemporanea, alcuni caratteri positivi ma anche alcuni limiti. vero che il contatto tra la cultura delle citt e la cultura della campagna ha significato di solito la tragedia delle tradizioni della seconda, ma anche vero che il mondo contadino ha spesso voluto imitare la citt, la cultura o i comportamenti che riteneva pi nobili. Penso dunque che lo schematismo pasoliniano sia evidente quando l'autore parla delle differenze "antropologiche" tra il mondo antico, idealizzato e il mondo moderno, depauperato. La fissit del sistema mitologico non consente a Pasolini di vedere pi oggettivamente la realt. In un ultimo articolo, l'autore afferma che il mondo contadino, gestito dal Vaticano, si trasformato nel mondo della piccola borghesia che ha assunto i valori positivi contadini, nazionalizzandoli, vanificandoli e volgendoli al negativo. [174] Cos, le culture particolaristiche sono, secondo Pasolini, ridicolizzate se nazionalizzate, mostruose se strumentalizzate. interessante osservare come la parola "cultura" possa essere usata anche in senso negativo. Sono abituato infatti a vedere nella cultura un mezzo per migliorare, non per degenerare. Pasolini mette in rilievo il disprezzo della societ consumistica per la vera cultura, citando una frase di Gring: "Quando sento parlare di cultura, tiro fuori la rivoltella". [175] Pasolini accenna anche, in questo intervento, a un carattere fondamentale dei mondi e delle culture particolaristici: la limitatezza spaziale e spirituale, non necessariamente in senso negativo. Pasolini sceglie come ideale le idee e i modi di vita di minoranze che non possono mai proporsi come modello per le maggioranze, fondamentalmente perch esse sono frutto di una diversa esperienza di vita, non condivisibile dalla maggioranza, dunque, non trasferibili nella societ moderna su vasta scala.

---------------------NOTE [155] P.P. Pasolini, Gli italiani non sono pi quelli cit. [156] P.P. Pasolini, Ideologia e politica nell'Italia che cambia cit. [157] P.P. Pasolini, Non aver paura di avere un cuore cit. [158] Ivi, p. 150. [159] Cit. in L. Martellini, Introduzione a Pasolini cit., p. 157. [160] D.A. F. De Sade, Le sventure della virt, Newton, Roma 1997, p. 83. [161] Ivi, p. 84. [162] P.P. Pasolini, Pasolini Pannella e il dissenso, in "Corriere della sera", 18 luglio 1975, ora con il titolo Pannella e il dissenso, in Lettere luterane, cit., pp. 7784. [163] Ivi, p. 83. [164] P.P. Pasolini, Pasolini Pannella e il dissenso cit., p. 81. [165] P.P. Pasolini, Il suo testamento cit. [166] Ivi, p. 193. [167] Ivi, p. 192. [168] G.C. Ferretti, Pasolini: l'universo orrendo cit., p. 90. [169] P.P. Pasolini, Un po' di febbre per ignorare stupidit e ferocia del fascismo, in "Il Tempo", a. XXXV, n. 23, 10 giugno 1973, ora con il titolo Sandro Penna: Un po' di febbre, in Scritti corsari cit., pp. 175-180. [170] G.C. Ferretti, Pasolini: l'universo orrendo cit., p. 75. [171] P.P. Pasolini, Il potere senza volto cit. [172] P.P. Pasolini, Pudore e furbizia nelle parole delle classi subalterne, in "Il Tempo", a. XXXVI, n. 32, 9 agosto 1974, ora sotto il titolo Ferdinando Camon: "Letteratura e le classi subalterne", in Scritti corsari cit., pp. 265-270. [173] A. Bevilacqua, Il nero sempre nero, intervista pubblicata sul "Messaggero", 30 giugno 1974, cit. in W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla societ cit., p. 1765.

politica e sulla societ cit., p. 1765. [174] P.P. Pasolini, L'ignoranza vaticana come paradigma dell'ignoranza della borghesia italiana, in "Epoca", 25 gennaio 1975, ora in Scritti corsari cit., pp. 114118. [175] Cit. in P.P. Pasolini, L'ignoranza vaticana come paradigma dell'ignoranza della borghesia italiana cit., p. 117. ---------------------IMMAGINI Ritratto del marchese De Sade.

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5.2.2 Limportanza dei mass-media


Nel capitolo dedicato ai mass-media e soprattutto alla televisione, vengono presentati cinque interventi, in cui fondamentalmente si sostiene che i mass-media, e soprattutto la televisione, diffondono lideologia consumistica, omologano un paese prima ricco di differenze e distruggono concretezza e autenticit della vita. Nel primo, importante intervento lautore si occupa dei cambiamenti culturali determinati dalla societ avanzata dei consumi, [176] di cui stato condizione un primo cambiamento, quello delle infrastrutture: con le strade e la motorizzazione si infatti abolita la distanza materiale tra il centro e la periferia. Un secondo processo ha toccato il sistema dinformazioni. Attraverso la TV il centro ha assimilato a s un paese differenziato culturalmente e storicamente, con una forza omologatrice e distruttrice di ogni autenticit e concretezza. Essa impone i suoi modelli: non solo ad un uomo che consumi, ma che non usi altra ideologia che quella del consumo. Prima omologava solo la Chiesa, mentre oggi si verifica una omologazione laica. Le persone oggi avvalorano la vita attraverso i Beni di consumo, [177] accettano cio i modelli e i sogni imposti dalla televisione, anche se non sono in grado di realizzarli, rimanendo cos vittime frustrate e nevrotiche o semplici caricature. Pasolini fa lesempio dei sottoproletari, che prima non si vergognavano di essere ignoranti, erano fieri del loro patrimonio popolare, mentre oggi hanno abiurato dal proprio modello culturale. [178] Nonostante il suo titolo Sfida ai dirigenti della televisione, larticolo in questione non contiene alcuna sfida, riportata invece da W. Siti e S. De Laude. [179] In un contesto in cui molto tempo libero viene trascorso davanti alla TV, [180] con conseguente bombardamento ideologico, Pasolini chiede ai dirigenti televisivi di fare della TV un elemento di cultura e non di anticultura o sottocultura consumistica, che faccia, per esempio, pubblicit ai libri. Sembra che ci sia una grande mistificazione operata dal consumismo e dalla TV. A prima vista si pu immaginare che il benessere, il consumismo e per esempio la TV facciano avvicinare la gente spiritualmente e fisicamente, mentre lopposto vero: il consumismo e la TV avvicinano solo i sogni alle persone, solo unimmagine lontana. Luomo non mai stato cos estraneo alla realt come nella societ dei consumi, e la perdita della realt equivale alla scomparsa del sacro. Nel mondo del consumo, della mercificazione totale, mondo delle equi-valenze dove tutto scambiabile con tutto, intercambiabile, e pi nulla necessario, la realt irrimediabilmente perduta. [181] Pasolini sostiene che la TV fa passare i messaggi, crea una nuova, falsa mentalit con la propaganda del consumismo, trasmette solo le notizie notiziabili, ponendo enfasi solo sugli stereotipi. [182] Conseguentemente, come sostiene anche Ignacio Ramonet, la tendenza alluso degli stereotipi nei mass-media riduce la comprensione da parte del pubblico delle opere originali o delle informazioni, considerate ingiustamente marginali: Dentro del sistema actual, las obras demasiado originales y demasiado personales reciben muy poco estmulo. Por el contrario, el estmulo se orienta hacia las sensibilidades medias que se apoyan en valores indiscutidos y que repiten hasta la saciedad lo que todos admiten sin resistencia alguna. [183]

Il nuovo potere, secondo Pasolini, proprio grazie ai nuovi mezzi di comunicazione, ha distrutto per sempre lanima italiana, causandone la degenerazione intellettuale e culturale. Pasolini vede cos la crisi di forme superate di vita, nei nuovi ritmi del tempo libero serale, passato appunto davanti alla televisione il cui bombardamento ideologico, in assenza di pluralismo, diventa sempre pi potente. Nonostante le critiche di Pasolini e di altri intellettuali e scienziati, la situazione dal punto di vista del pluralismo delle informazioni nei mass-media appare ancora preoccupante. Anche Internet, come gi le radio private del nostro Paese venne presentato come la possibilit di comunicare con tutti, liberamente, anarchicamente. Come avvenuto per le radio il finale della storia narra che a comunicare alla fine uno solo, un solo pensiero, una sola cultura, una unica invadente ideologia. [184] Che la TV e gli altri mass-media abbiano tuttora un grande potere insomma dimostrato dallevidenza. [185] Ci non solo perch le persone dedicano loro una grande parte del loro tempo libero, ma soprattutto perch diffondono in un modo unilaterale delle idee, come sostiene Pasolini. In un nuovo intervento risalente al luglio 1974, lautore ribadisce che la nuova cultura totalitaria costituita soprattutto dalla TV. [186] Secondo Pasolini la censura vaticana avrebbe dovuto ad esempio colpire Carosello, programma prevalentemente pubblicitario con siparietti, presentato alla televisione dal 1957, che impone un modello di vita antitetico allo spirito evangelico, rappresentato qualunquisticamente per mezzo di un linguaggio totale, il linguaggio del comportamento. L'unilaterale censura vaticana della TV stata invece una vera, paradossale tragedia: invece di bloccare il peggiore laicismo consumistico, si preoccupata di difendere lo schermo televisivo dalla cultura laica. [187] La TV, inoltre, come mezzo di comunicazione a distanza, fa allentare i rapporti di comunicazione tradizionali e socievoli. Come sostiene Alfredo Mela, la comunicazione a distanza influenza la situazione comunicativa tradizionale, e sembra delinenare una situazione nella quale si rompe il tradizionale nesso tra spazi pubblici e comunicazione. [188] Un paragone abbastanza interessante tra la TV e i sistemi di controllo lo offre anche Bauman, che differenzia un potere che si afferma costringendo da un altro che si afferma seducendo: Il Panopticon costringeva la gente a una posizione in cui poteva essere guardata. Il Synopticon non ha bisogno di costringere nessuno, seduce la gente perch guardi. [189] Un aspetto interessante di tale seduzione sono gli idoli, attraverso i quali la televisione stabilisce un falso rapporto di comunit, come spiega ancora Bauman, coerentemente con le posizioni pasoliniane: Gli idoli realizzano un piccolo miracolo: fanno accadere linconcepibile; evocano lesperienza della comunit senza che esista alcuna comunit reale, la gioia del senso di appartenenza senza lo sconforto dei ceppi. [190] Nuovamente nel gennaio 1975 Pasolini sottolinea la funzione anti-culturale e oscurantista dei mass-media, che fingono di rispettare ci che in realt disprezzano, [191] mentre nellottobre dello stesso anno che lautore affronta il nodo del rapporto tra politica e informazione. [192] Pasolini sostiene ora la presenza di un legame di complicit, di un controllo: i giornali sono complici degli uomini politici, e gli uomini politici sono completamente fuori la realt. [193] Si pu ancora discutere se i mass-media siano complici dei politici o se semplicemente non abbiano neanche loro accesso alle informazioni pi oggettive. Spesso una parte minima dei fatti che accadono arrivano alle redazioni dei giornali (e telegiornali) perch qualcuno si preoccupato di trasmetterli, oppure perch i giornalisti stessi sono andati a scovarli. [194] In Aboliamo la TV e la scuola dobbligo del 18 ottobre 1975, lultimo intervento scelto, Pasolini propone una soluzione radicale per eliminare la criminalit in Italia: abolire la televisione e la scuola dobbligo. [195] Da essa si pu dunque, ancora una volta, dedurre che per lautore i mass-media ebbero una grande importanza nella vita quotidiana della popolazione italiana. Il problema della reale importanza dei modelli imposti attraverso i mass-media consiste nella differenza tra contenuti della trasmissione e le loro influenze sul pubblico. Il loro criterio di scelta non necessariamente morale o culturale, ma quello che importa di pi sono notiziabilit e attrattivit. Ad esempio, B!lohradsk", in uno dei suoi saggi, per dimostrare lo spostamento moderno, mediatico, del significato della fama, distinguendo nettamente tra celebritas e gloria: Latinsk slovo celebritas znamen slvu, ale v latin! je pro ni je#t! jin slovo - gloria. To ozna$uje $in nebo

Latinsk slovo celebritas znamen slvu, ale v latin! je pro ni je#t! jin slovo - gloria. To ozna$uje $in nebo udlost, kter dky sv jedine$nosti se stala univerzln! znmou, nelze j pop%t a nelze nadle &t, jako by se nikdy neudla. [196] La differenza fondamentale vista tra il vuoto di meriti spirituali proprio del celeber, e il il loro possesso, proprio di chi gloriosus: V deficitnm sv!t! pozemskm lze b"t jen celeber, tedy obecn! znm" jako ten, kdo se $asto vyskytuje v n!jakm mst! a frekventuje mnoho lid. B'h nen celeber, ale gloriosus, zjevuje se ve sv dokonalosti. [197] Il problema consiste nellassenza e nello spostamento del significato di gloria nel mondo moderno della comunicazione, che stima solo celebritas: Nejhlub# charakteristikou na# doby je to, &e v n u& nen msto pro gloria, ale jen pro celebritas. I b'h i pape& jsou jen celebrity, slavn postavy, a jako takov mohou sp!#n! fungovat jako nosi$e sd!len v reklamch $i politick"ch heslech. [...] Tragdi #edest"ch let bylo, &e jejich gloria byla industriln ma#inri prom!n!na v pouhou celebritas - Che Guevara na tri$ku a sriov v"roba antikonformistick"ch od!v'. [198]
----------------NOTE [176] P.P. Pasolini, Sfida ai dirigenti della televisione, in Corriere della sera, 9 dicembre 1973, ora con il titolo Acculturazione e acculturazione, in Scritti corsari cit., pp. 27-30. [177] Ivi, pp. 28-29. [178] Ivi, p. 29. [179] Si veda W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla societ cit., pp. 1760-1762. [180] Per un altro intervento tanto sui contenuti che sulle forme televisivi, quanto sugli effetti negativi della trasmissione televisiva sulle famiglie e sulle loro culture, rimando a P.P. Pasolini, Canzonissima (con rossore), in Il Tempo, n. 44, 1 novembre 1969. [181] G. Santato, Pier Paolo Pasolini: lopera e il suo tempo, Cluep, Padova 1983, p. 203. [182] Cfr. AA.VV., 1950-2000 LItalia cambiata, Franco Angeli, Milano 2000, p. 340. [183] I. Ramonet, La golosina visual cit., p. 14 (trad. it.: Dentro il sistema attuale, le opere abbastanza originali e abbastanza personali ricevono molto poco stimolo. Al contrario, lo stimolo si dirige verso la sensitivit media appoggiata sui valori indiscutibili e che ripete fino a saziet quello che tutti ammettono senza minima resistenza). [184] AA.VV., 1950-2000 LItalia cambiata cit., p. 341. [185] Per quanto riguarda il tempo che i giovani italiani passano davanti allo schermo, una recente indagine del Ministero della Sanit ha presentato alcuni dati preoccupanti: Soprattutto tra i bambini e i giovani, il tempo trascorso davanti a un videoterminale pu trasformarsi in esclusione dalla partecipazione alla vita della famiglia e della societ reale. A questo proposito, una recente indagine ha mostrato dati inquietanti sulla permanenza dei bambini italiani davanti alla televisione: negli anni della scuola dellobbligo, trascorrono pi di 15.000 ore davanti ai programmi televisivi, a fronte delle 11.000 passate a scuola, in Ministero della Sanit, Direzione Generale Studi, Documentazione Sanitaria e Comunicazione ai Cittadini, La nostra salute: Lo stato sanitario del paese 2001, Zadig, Milano 2001, pp. 40-41. [186] P.P. Pasolini, Cari nemici, avete torto, intervista di Guido Vergani, in Il Mondo, 11 luglio 1974, ora con il titolo Ampliamento del Bozzetto sulla rivoluzione antropologica in Italia, in Scritti corsari cit., pp. 66-77. [187] La storia ufficiale della censura televisiva contemporanea italiana inizia negli anni 60. Si veda a tale proposito AA.VV., (1945-1994) Italia/Storia della prima repubblica: La politica, la societ, i protagonisti, le date cit., p 134: 15 giugno 1960: Umberto Tupini (Ministro del Turismo e dello Spettacolo) dichiara di voler censurare i film con soggetti scandalosi e morbosi, negativi per la formazione della coscienza civile degli italiani). [188] A. Mela, Sociologia delle citt, Carocci, Roma 1999, p. 157. [189] Z. Bauman, Dentro la globalizzazione Le conseguenze sulle persone cit., p. 60. [190] Z. Bauman, Voglia di comunit cit., p. 68. [191] P.P. Pasolini, Lignoranza vaticana come paradigma dellignoranza della borghesia italiana cit. [192] P.P. Pasolini, Il mio Accattone in TV dopo il genocidio in Corriere della sera, 8 ottobre 1975, ora in Lettere luterane cit., pp. 152-158. [193] Ivi, p. 157. [194] AA.VV., Corso di sociologia cit., p. 195. [195] Per un nesso importante sulla relazione tra TV e criminalit si veda P.P. Pasolini, Aboliamo la TV e la scuola dobbligo, in Corriere della sera, 18 ottobre 1975, ora con il titolo Due modeste proposte per eliminare la criminalit in Italia, in Lettere luterane cit., pp. 165-171 e il successivo capitolo 5.2.3. [196] V. B!lohradsk", Pape!ovy sma!en bramb"rky aneb Triumf strukturcit. (trad. it.: La voce latina celebritas significa fama, per in latino c ancora una voce per esprimerla gloria. Questultima designa un atto o un evento che per la sua singolarit divenne universalmente noto, non si pu negare e non si pu continuare a vivere come se non fosse mai accaduto). [197] Ibidem (trad. it.: Nellimperfetto mondo terreno si pu essere solo celeber, dunque generalmente noto come quello che si trova spesso in un luogo e frequenta molte persone. Dio non celeber, ma gloriosus, si manifesta nella sua perfezione). [198] Ibidem (trad. it.: La caratteristica pi profonda della nostra era che non c pi spazio per la gloria, per solo per la celebritas. Sia dio sia il papa sono solo celebrit, personaggi famosi, e come tali possono svolgere con successo la funzione dei portatori di concetti nelle rclame o negli slogan politici. [...] La tragedia degli anni sessanta fu che la loro gloria stata trasformata con il meccanismo industriale in mera celebritas Che Guevara sulla maglietta e la produzione di serie dellabbigliamento anticonformistico). -------------------IMMAGINI Olomouc in autunno; televisori in un ipermercato.

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5.2.3 Istruzione e criminalit


In questo capitolo sono presentati in totale cinque interventi che vanno dal 6 marzo 1975 al 30 ottobre 1975: il trattatello pedagogico incompiuto Gennariello, una specie di summa delle critiche pi importanti, e altri quattro interventi che si occupano della scuola dell'obbligo, della televisione e del consumismo, secondo Pasolini colpevoli dell'aumento della criminalit in Italia. In Gennariello [199] Pasolini espone alcune sue idee fondamentali. L'autore sceglie Napoli, secondo lui l'ultima metropoli plebea in senso positivo, non cambiata, ingenua, naturale, che contrasta con il benessere e l'educazione del resto della repubblica. Il suo allievo immaginario si chiama Gennariello, un ragazzo napoletano borghese. La regola dell'insegnamento la spinta a tutte le sconsacrazioni possibili, il suo fine, dice l'immaginario precettore, sta nel convincerti a non temere le sacralit e i sentimenti, di cui il laicismo consumistico ha privato gli uomini trasformadoli in brutti e stupidi automi adoratori di feticci. [200] L'autore sostiene infatti che "la tolleranza anzi una forma di condanna pi raffinata". [201] Allora - ed una frase che colpisce per la forza e la precisione con cui essa descrive l'atteggiamento di Pasolini - "bisogna avere la forza della critica totale, del rifiuto, della denuncia disperata e inutile". [202] Anche i primi contatti umani, come spiega l'autore a Gennariello, sono segnati da comunicazione autoritaria e repressiva. Pasolini descrive a Gennariello il grande cambiamento qualitativo legato alla scomparsa del mondo artigianale e contadino. Sono cambiate le periferie delle citt che si sono unite ai centri, per i cambiamenti pi profondi li ha vissuti la campagna, dove si persa la continuit della ricca cultura particolaristica. La svolta definitiva stata la seconda e definitiva rivoluzione borghese, quella dei consumi, alla quale non ci sono alternative. L'autore parla anche della spietatezza degli amici di scuola di Gennariello e del loro conformismo, distingue i ragazzi in obbedienti, disobbedienti e colti. Gli ultimi sono stati salvati dalla morte con la scienza, sono bambini "in pi", indesiderati, non amati, nevrotici, depressi e aggressivi. I ragazzi "in pi" sono rinunciatari, infelici e brutti, sono per Pasolini esseri morti. A mio avviso l'utilizzo, a proposito del "doloroso cambiamento della societ", di diversi sottotemi ripetitivi, caratteristico degli interventi di Pasolini. Il trattatello pedagogico incompiuto Gennariello non presenta un'eccezione: a parte i tratti didattici, troviamo qui alcuni temi politici o sociologici che un ragazzo non potrebbe capire. Credo che si tratti piuttosto di un trattatello quasi-pedagogico che ha come destinatario il lettore che non conosce ancora le idee fondamentali di Pasolini. Il trattatello stato una delle ultime possibilit rimaste all'autore di esprimere in un intervento tutte le sue idee pi importanti. Si vede chiaramente che alcune idee sono pi generiche e altre al contrario pi approfondite rispetto agli interventi precedenti. Per quanto riguarda la criminalit, in un successivo intervento gi citato, [203] l'autore individua un rapporto tra l'aumento della criminalit e il cambiamento portato dalla societ dei consumi e si chiede: Perch rapine, rapimenti, criminalit minorili, effettivi coprifuochi, furti, esecuzioni capitali, omicidi, sono in concreto "esclusi" dalla logica e comunque mai concatenati? [204] Successivamente, Pasolini critica radicalmente il modo di presentare la criminalit da parte dei mass-media e per combattere la criminalit in Italia propone di abolire la scuola dell'obbligo e la televisione. [205] La stampa borghese, secondo l'autore, indignato per la disuguaglianza nell'approccio giornalistico, parla della criminalit borghese come di qualcosa di interessante e apprezzabile, mentre la criminalit dei proletari e dei sottoproletari data per scontata e non merita una speciale attenzione. Pasolini descrive i modelli dei proletari e sottoproletari, che sono proprio quei piccoli borghesi idioti e feroci che essi, ai bei tempi, hanno tanto e cos spiritosamente disprezzato come ridicole e ripugnanti nullit. [206]

La conclusione non lascia alternative: il consumismo "ha distrutto cinicamente un mondo 'reale', trasformandolo in una totale irrealt, dove non c' pi scelta possibile tra male e bene". [207] Per eliminare la criminalit Pasolini propone allora di abolire la scuola dell'obbligo e la televisione. La prima rappresenta per Pasolini un'iniziazione alla vita borghese, dove si insegnano cose inutili, stupide, false, moralistiche: "chi ha fatto la scuola d'obbligo prigioniero del proprio infimo cerchio di sapere, e si scandalizza di fronte ad ogni novit". [208] A questo modello di insegnamento Pasolini ne contrappone uno dinamico, che includa una propria crescita individuale pi libera e l'approfondimento da parte degli allievi. In quanto alla TV, non si tratta secondo Pasolini di un insegnamento: i suoi sono "esempi", "modelli" che non vengono parlati ma rappresentati, che non suscitano nessuna discussione, nessun legame vivo, emotivo con lo spettatore. Pasolini infatti sostiene che "la TV ha concluso l'era della piet e ha iniziato l'et dell'edon", [209] presentando modelli "irraggiungibili che portano i ragazzi all'aggressivit e alla delinquenza o alla passivit e all'infelicit". [210] lecito interrogarsi se l'abolizione della scuola dell'obbligo porterebbe alla diminuzione della criminalit. La scuola dell'obbligo non una scuola per delinquenti, il problema forse che molte volte sviluppa nell'uomo delle capacit e delle credenze che sono discutibili. L'autore ha ragione sull'influenza della televisione: partendo dalla sua esperienza con il cinema, non ritiene la TV cattiva di per s. A una settimana di distanza Pasolini interviene ancora per esporre il suo modello di scuola, in cui trovano spazio l'educazione stradale, con annesso galateo, il diritto amministrativo, elementi di urbanistica, ecologia, igiene, ed educazione sessuale. [211] Purtroppo, l'autore non specifica molto il suo modello di scuola e cos molto difficile giudicare con precisione questa sua proposta. Per quanto riguarda altre materie, Pasolini propone libere letture, liberamente commentate. A proposito della televisione, l'autore chiede che sia culturalmente pi pluralistica. Pasolini aggiunge in questa occasione alcune precisazioni sulla brutalit dei giovani dei suoi tempi. Sostiene che per esempio che la brutalit esercitata su Maddalena dai quattro napoletani di Accattone rappresentava per lui una "delinquenza idillica". [212] In contrasto con questa, la brutalit "di massa" un aspetto del consumismo. I giovani contemporanei sembrano a Pasolini pericolosi, penosi, infelici, indecifrabili, scostanti, sinistri, deboli e presuntuosi. Come esempio di questa nuova brutalit Pasolini cita la strage del Circeo, quando nel settembre del 1975 alcuni ragazzi della borghesia romana, fascisti militanti, adescarono in una villa del Circeo due ragazze di borgata, Rosaria Lopez e Donatella Colasanti: la Lopez mor dopo aver subito maltrattamenti e sevizie, la Colasanti riusc a scampare e a denunciare l'accaduto. [213] Non so se ci sia cos tanta differenza tra l'epoca di Accattone e quella degli interventi sopra citati, da poter dire che la delinquenza abbia totalmente cambiato aspetto. Forse l'autore sta idealizzando i ragazzi di borgata degli anni '60, che, anche al tempo di Accattone, probabilmente ammiravano il mondo della ricchezza della borghesia romana. Nella gi vista lettera a Italo Calvino, Pasolini ritorna sulla carneficina del Circeo, sostenendo che essa sia un fatto naturale in un ambiente che la comprende e la ammira. [214] In pi crede che l'atonia morale e l'irresponsabilit sociale di una parte della borghesia italiana sia solo a un passo dalla pratica di seviziare e massacrare: un pericolo che deriva dall'instabilit sociale e dalla diffusione della criminalit. Pasolini sostiene che la stessa crisi sia anche in altri paesi, il cui spessore sociale appare comunque pi solido. Se il consumismo porta alla maggioranza della popolazione una frustrazione che pu avere sintomi psicopatologici, derivante dalla non realizzabilit dei loro sogni, ipotizzabile un aumento della criminalit. [215]

--------------------NOTE [199] P.P. Pasolini, Gennariello in "Il Mondo", 6 marzo - 5 giugno 1975, ora in Lettere luterane cit., pp. 15-63. [200] Ivi, p. 13. [201] Ivi, p. 23. [202] Ivi, p. 28. [203] P.P. Pasolini, Ma a che serve capire i figli? cit. [204] Ivi, p. 94. [205] P.P. Pasolini, Aboliamo la TV e la scuola d'obbligo cit. [206] Ivi, p. 167. [207] Ivi, p. 168. [208] Ivi, p. 169. [209] Ivi, p. 170. [210] Alcune risposte a questo articolo giudicano le proposte di Pasolini come folli ed assurde, altre non sono completamente contro e propongono alcune varianti all'abolizione della scuola d'obbligo. Per un loro quadro generale rimando a W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla societ cit., pp.

all'abolizione della scuola d'obbligo. Per un loro quadro generale rimando a W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla societ cit., pp. 1790-1791. [211] P.P. Pasolini, Le mie proposte su scuola e TV, in "Corriere della sera", 29 ottobre 1975, ora in Lettere luterane, cit., pp. 172-178. [212] Franco Brevini fece a proposito dell'idealizzazione delle borgate da parte di Pasolini un'ottima osservazione: "Per Pasolini basta essere poveri per non peccare", in F. Brevini, Per conoscere Pasolini cit., p. 3. [213] La strage del Circeo pu anche ricordare per certi aspetti Sal o le 120 giornate di Sodoma. Per ulteriori informazioni e analisi si veda ancora W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla societ cit., pp. 1789-1790. [214] P.P. Pasolini, Lettera luterana a Italo Calvino, cit. [215] L'affermazione viene sostenuta anche da una recente opera di Bauman: "Sul piano sociale, quindi, il consumismo un fenomeno analogo alla psicopatologia della depressione con i suoi sintomi gemelli, in urto l'no con l'altro, della mancanza di energia e della impossibilit di dormire", in Z. Bauman, Dentro la globalizzazione - Le conseguenze sulle persone cit., p. 93. --------------------IMMAGINI Olomouc, interno del Castello Premislyd.

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5.2.4 La questione della lingua


In questo capitolo sono avvicinati sei interventi, che vanno dal 7 gennaio 1973 al 7 novembre 1974. Il tema centrale di essi la variet delle forme di diversi tipi di linguaggi e alcuni cambiamenti importanti che si sono verificati al loro interno con l'avvento della societ dei consumi. Si tratta di un tema osservato con straordinaria acutezza da Pasolini, anche perch l'autore era filologo di formazione. Negli interventi a proposito della lingua, Pasolini si sofferma tra laltro sulla sincerit del linguaggio del corpo, critica lunificazione linguistica del paese da parte delle aziende e descrive lambiente linguistico delle culture particolaristiche. Nel primo articolo raccolto in Scritti corsari, [216] Pasolini tocca il tema della comunicazione corporea. Pasolini incontra per la prima volta i capelloni, i ragazzi che portano i capelli lunghi, a Praga nel gennaio del 1965. [217] Il messaggio espresso dal loro aspetto per destinato a cambiare rapidamente: mentre negli anni 66-67 i capelloni secondo Pasolini si opponevano alla societ consumistica e allintegrazione in essa, negli anni 68-70 non esprimevano pi nientaltro che l'appartenenza alla sottocultura di destra, perch il fascismo ha la capacit di assorbire le altre sottoculture e farle proprie; e allora non si distingue pi il provocatore capellone dal rivoluzionario capellone. In pi portare i capelli lunghi da tempo significa adattarsi alla moda e allomologazione senza libert, il che, secondo Pasolini, molto servile e volgare. Sembra che Pasolini accomuni la scelta culturale di portare i capelli lunghi con quella politica, che solo lideologia dell'autore sa combinare facilmente. Daltro lato, ad esempio, molti giovani cadono nella trappola quando scelgono i vestiti, perch la moda utilizza solo laspetto esterno dei vari modi di comportamento e di attivit giovanili. In questo senso, a volte i giovani confondono un valore esterno con quello interno, pensando che, ad esempio, se si vestono con un certo vestito di marca acquisiranno automaticamente certe qualit interne. Non esiste in definitiva una grande differenza tra il linguaggio delle parole e il linguaggio del corpo, che pu essere anchesso ben manipolato dal conformismo. Passando ad un altro tipo di linguaggio, Pasolini in un successivo intervento analizza il linguaggio pubblicitario prendendo in considerazione lo slogan dei jeans Jesus: Non avrai altri jeans allinfuori di me! [218] Lo slogan di Emanuele Pirella e fu accompagnato da una foto di Oliviero Toscani [219] che per, nel suo gi citato libro non spiega i motivi di una tale scelta. [220] Il linguaggio pubblicitario sembra a Pasolini puramente pragmatico e comunicativo; se espressivo, la sua espressivit stereotipata, rigida, ben diversa da quella vera, passibile di interpretazioni infinite. Lautore trova nello slogan dei jeans Jesus unevoluzione nuova di unespressivit imprevista: Lo spirito blasfemo di questo slogan non si limita a una apodissi, a una pura osservazione che fissa la espressivit in pura comunicativit. Esso qualcosa di pi che una trovata spregiudicata (il cui modello l'anglosassone Cristo super-star): al contrario, esso si presta a uninterpretazione, che non pu essere che infinita: esso conserva quindi nello slogan i caratteri ideologici e estetici della espressivit. [221] Pasolini risponde alle voci critiche dell'Osservatore romano, [222] sostenendo che la Chiesa ha fatto un patto con la borghesia ed ha accettato il fascismo. Secondo lautore il vecchio legame tra la Chiesa e lo Stato crolla e viene sostituito dalla nuova borghesia che promuove una religione a uso di consumatori pragmatico-edonistici. Lo slogan dei jeans Jesus cinico, intensivo, innocente e nuovo. stato creato da laici che sfruttano gli ultimi resti della tradizione. Il futuro della comunicazione sar fatto da elementi e modi completamente nuovi. Paradossalmente, il consumismo sembra usare gli stessi strumenti usati dalla Chiesa nei primi anni della sua esistenza, adottando una metapropaganda, e utilizzando come simbolo qualcosa di affermato, radicato. Piuttosto che di nuovi significati impliciti, prevale ora cos la tendenza alla sconsacrazione. In un terzo intervento, dedicato allunificazione linguistica del paese, un tema daltronde gi frequentemente trattato in precedenza, lautore stabilisce un confronto tra lItalia eccentrica, concreta, dei dialetti e lItalia centralistica del potere. [223] LItalia era un paese molto vario con la preponderanza di lingue, abitudini e culture locali, e il dialetto pareva eterno nei confronti dellitalianizzazione del paese. Il processo di unificazione linguistica doveva partire secondo Pasolini dal basso e non dalle aziende. [224] Infatti, come lautore aveva gi affermato nel suo saggio Nuove questioni linguistiche del 1964,

linguistiche del 1964, si potrebbe dire, insomma, che centri creatori, elaboratori e unificatori di linguaggio, non sono pi le universit, ma le aziende. [225] E ancora: Voglio dire che mentre la grande e piccola borghesia di tipo paleoindustriale e commerciale non mai riuscita a identificare se stessa con lintera societ italiana, e ha fatto semplicemente dellitaliano letterario la propria lingua di classe imponendolo dallalto, la nascente tecnocrazia del Nord si identifica egemonicamente con l'intera nazione, ed elabora quindi un nuovo tipo di cultura e di lingua effettivamente nazionali. [226] Ora Pasolini pu trarre alcune conclusioni sul processo, assimilando scomparsa dei dialetti e perdita della realt: Litalianizzazione dellItalia pareva doversi fondare su un ampio apporto dal basso, appunto dialettale e popolare (e non sulla sostituzione della lingua pilota letteraria con la lingua pilota aziendale, com poi avvenuto). Fra le altre tragedie che abbiamo vissuto (e io proprio personalmente, sensualmente) in questi ultimi anni, c stata anche la tragedia della perdita del dialetto, come uno dei momenti pi dolorosi della perdita della realt (che in Italia stata sempre particolare, eccentrica, concreta: mai centralistica; mai del potere). [227] Pasolini sostiene anche che, anche se materialmente povero, il popolo era pi libero, perch poteva esprimere linfinita complessit dellesistere [228] con la propria lingua. Il mondo delle culture particolaristiche entrato per in crisi nel momento del giudizio sul proprio modo di vita, quando si confrontato con la situazione economica dei centri del paese, fino ad ammettere lincertezza dei propri valori o addirittura fino allabiura dal proprio stile di vita. Pare che Pasolini abbia giustamente interpretato il problema dellunificazione linguistica in Italia come un problema prevalentemente politico ed economico. Un paese, volendo essere pi compatto e forte economicamente, politicamente e militarmente, tende allunificazione del particolarismo dei popoli che vivono nel suo territorio, perch con lunit e la compattezza aumenta il suo prestigio internazionale: lunificazione culturale e linguistica, allora, non che uneco lontana della travagliata unificazione politica del paese. Un nuovo intervento in cui si tocca il problema dei cambiamenti nei linguaggi, provocati dallomologazione consumistica, risale al giugno 1974. [229] Nelle differenze tra linguaggio verbale, pi convenzionalizzato, povero, e quello fisico e mimico, si pu notare quanto sia stato profondo il cambiamento portato dalla mutazione antropologica. Pasolini vede in essa un'omologazione a un unico modello di comportamento, di aspetti, di sogni, ancora diversificati nel 1968. [230] Lautore in un successivo intervento [231] afferma che un ulteriore risultato della falsa tolleranza e del consumismo la fossilizzazione del linguaggio verbale. [232] Lallegria doggi, la cui causa la nevrosi dovuta a un modello sociale non realizzabile e umiliante, secondo lautore, esagerata, ostentata, aggressiva, offensiva. Pasolini torner ancora a parlare di linguaggio del corpo, importante perch un linguaggio che equivale a un altro: anzi, spesse volte, molto pi sincero. [233] Concludendo appare opportuno riportare unosservazione di Roland Barthes sulla lingua come struttura di potere, il che richiama per analogia i paragoni col fascismo presenti nella saggistica pasoliniana: La lingua, come performance di ogni linguaggio, non n reazionaria n progressista: semplicemente fascista, perch il fascismo non impedire di dire, obbligare a dire. [234]
---------------------NOTE [216] P.P. Pasolini, Contro i capelli lunghi, in Corriere della sera, 7 gennaio 1973, ora sotto il titolo Il "discorso" dei capelli, in Scritti corsari cit., pp. 5-12. [217] Cfr. W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla societ cit., p. 1759. [218] P.P. Pasolini, Il folle slogan dei jeans Jesus, in Corriere della sera, 17 maggio 1973, ora con il titolo Analisi linguistica di uno slogan, in Scritti corsari cit., pp. 13-19. [219] Cfr. W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla societ cit., p. 1760. [220] O. Toscani, Reklama je navon!n zdechlina cit., pp. 120-121: Prochzeli jsme se po Broadwayi, kde se hrl Je"# Kristus Superstar. Okam!it" jsem mu navrhl, aby sv d!nsy nazval Je!#. Ty jsi blzen! zvolal, (trad. it.: Camminavamo per Broadway, dove davano Ges Cristo Superstar. Gli proposi immediatamente di chiamare i suoi jeans Ges. Ma sei pazzo! esclam). [221] P.P. Pasolini, Il folle slogan dei jeans Jesus cit., p. 18. [222] Cfr. Stupirsi?, trafiletto non firmato, in LOsservatore romano, 7-8 maggio 1973, che esprime unopinione fortemente contraria allo slogan, cit. in W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla societ cit., p. 1760. [223] P.P. Pasolini, Il ricordo di un mondo che parlava il dialetto, in Il Tempo, a. XXXV, n. 2, 11 gennaio 1974, ora con il titolo Ignazio Buttita: Io faccio il poeta, in Scritti corsari cit., pp. 220-225. [224] Per un intervento sul rapporto tra la borghesia e la tradizione culturale e linguistica rimando a P.P. Pasolini, Il povero latino, in Vie nuove, 27 settembre 1962. [225] P.P. Pasolini, Nuove questioni linguistiche cit., ora in Empirismo eretico cit., p. 18. [226] Ivi, p. 20. [227] P.P. Pasolini, Il ricordo di un mondo che parlava il dialetto cit., pp. 221-222. [228] Ivi, p. 222. [229] P.P. Pasolini, Il potere senza volto cit. [230] Per un quadro sulle risposte allintervento, che ne criticano la genericit dei caratteri, rimando a W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla societ cit., p. 1765. [231] P.P. Pasolini, Ampliamento del Bozzetto sulla rivoluzione antropologica in Italia, in Il Mondo, 11 luglio 1974, ora in Scritti corsari cit., pp. 66-77. [232] Ivi, p. 72. [233] P.P. Pasolini, Colpo di testa del capro espiatorio, in Panorama, 7 novembre 1974, ora in Scritti corsari cit., p. 290. [234] R. Barthes, Lezione tenuta al Collge de France il 7 gennaio 1977, cit. in M. De Benedictis, Pasolini La croce alla rovescia, De Rubeis, Anzio 1995, p. 90.

---------------------IMMAGINI il manifesto di Oliviero Toscani per i Jesus jean: in questo caso lo slogan ("Chi mi ama mi segua") dello stesso Toscani; anni '70, il manifesto dei Jesus jeans campeggia su un palazzo di New York.

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5.2.5 Mondo immediato e mediato


In ogni intervento di Pasolini che riguarda la cultura o l'ambiente vedo differenziarsi due concetti opposti che riguardano l'allontanamento dell'uomo dalla realt, la cui linea divisoria temporale potrebbe essere collocata all'inizio degli anni '70. Il primo concetto lo chiamerei "mondo immediato", cio il mondo dell'uomo strettamente legato all'ambiente in cui vive, che agisce nella natura che lo circonda, che con le proprie mani crea i prodotti che consuma, che deve saper comportarsi nella natura per ottenere i prodotti agricoli di cui ha bisogno. Mi immagino un mondo dove l'uomo cerca di soddisfare i propri bisogni primari, vivendo nel suo piccolo mondo solo con problemi primari. Un'immagine di tale realt riscontrabile in Bauman: Nella tradizione le attivit venivano viste facendo ricorso alle metafore tratte dalla vita organica: i conflitti si svolgevano faccia a faccia; le battaglie si combattevano a viso aperto. [...] il senso della collettivit si manifestava mettendosi a braccetto, l'amicizia mano nella mano. E le innovazioni venivano introdotte un passo alla volta. [235] Non si tratta di un mondo idillico, ma di un mondo autentico e autonomo che vive del contatto immediato con la realt. Questa realt non una sola, come non sono le stesse le condizioni geografiche, etniche e culturali in cui la gente vive. Si tratta di un mondo pi o meno immutabile, un mondo da esplorare, da conoscere, da agire, in cui sono riconoscibili i mondi particolaristici italiani di cui Pasolini rimpiange la scomparsa. Opposto a questo "mondo immediato" il "mondo mediato", dove il contatto umano con la realt in cui vive pian piano sostituito dal contatto dell'uomo con le immagini visive o uditive offerte dai mass-media. Invece di esplorare, conoscere o agire, l'uomo tenuto a distanza dalla realt che esiste dietro all'apparenza del benessere. L'uomo, pi che di accorgimenti o intuizioni, vive di automatismi di vari tipi che gli sono imposti, in un mondo urbano che regge solo grazie all'illusione, alle falsit conformistiche. In questo ambiente il consumismo aiuta a far perdere i valori tradizionali, professa di nascosto l'acculturazione mentre stordisce le masse, di cui favorisce la manipolazione. Ad esempio, Laura Fregolent sostiene che lo stordimento delle masse ha principalmente il fine di prevenire un'eventuale opposizione, essendo "realizzato ad arte dal potere economico per impedire che il silenzio, le conoscenze critiche e la riflessione generino voglia di rivoluzioni [...]". [236] A un analogo stordimento rimanda anche il prolefeed orwelliano di Nineteen Eighty-Four, di cui si gi vista la consonanza con gli scenari pasoliniani: si tratta di una cultura di basso livello, una fonte di degenerazione, dispensato dal Partito ai proles, le masse senza diritti. [237] Lo stordimento, in Pasolini come in Orwell, tocca anche, e soprattutto, l'area della lingua. A proposito della tendenza delle persone alla degradazione e alla riduzione linguistica, ancora in Nineteen Eighty-Four, non a caso il Partito, cio il potere, a proporre riduzione del lessico e regolarizzazione della grammatica, separazione del contenuto ideologico dell'enunciato dalla coscienza umana, e riduzione dell'enunciato alla successione veloce di suoni indistinguibili. Il risultato ideale di tali processi avrebbe dovuto essere una lingua di anatra, il duckspeak. [238]

I mass-media e il potere promuovono insomma un allontanamento dalle situazioni reali, e si pu essere facilmente traditi dall'illusione che essi rappresentano. Infatti non si tratta pi di strumenti che mediano il contatto con la realt, si tratta della realt stessa che sostituisce il contatto diretto tra l'uomo e il suo ambiente in cui vive. L'uomo destituito della soggettivit e il suo agire pienamente conforme a un modello di comportamento imposto artificialmente, solo secondariamente dai suoi bisogni primari.

-----------------------NOTE [235] Z. Bauman, Dentro la globalizzazione - Le conseguenze sulle persone cit., p. 20. [236] L. Fregolent, Ambiente: emergenza e consapevole necessit, in AA.VV., 1950-2000, L'Italia cambiata cit., p. 276. [237] G. Orwell, Nineteen Eighty-Four cit., in part. p. 247. [238] Ivi, p. 249. -----------------------IMMAGINI Una splendida loggia a Olomouc.

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5.3.4 Aborto e divorzio


In un famoso articolo del gennaio 1975, suscitando vaste polemiche, Pasolini avvia una grande discussione su un altro tema pi volte ricorrente nei suoi interventi: l'aborto, che al tempo era ancora un atto punibile, secondo la morale ufficiale della Chiesa e dello Stato, con 5 anni di carcere. [255] Qui e negli altri interventi presentati, aborto e divorzio sono temi tra loro legati, perch vengono visti da Pasolini strettamente relazionati soprattutto con l'avvento del consumismo. In Sono contro l'aborto l'autore rifiuta una soluzione comoda per una maggioranza che ha reso pi facile il coito, secondo Pasolini il vero problema delle discussioni sull'aborto. [256] Questa libert la vuole il nuovo potere dei consumi, rendendo il coito pi facile, impone la "libert di consumo", offre e obbliga l'accesso alle lusinghe consumistiche". Per Pasolini si tratta di una falsa liberalizzazione, che porta all'oppressione della maggioranza sulle minoranze, esercitata attraverso un modello di "normalit". Cos, la nuova coppia pi consumatrice che procreatrice di prole e la libert sessuale della maggioranza, secondo Pasolini, rivela solo convenzionalit, obbligo ed ansia sociale. In quanto alla "falsa liberalizzazione del benessere, ha creato una situazione altrettanto e forse pi insana che quella dei tempi di povert". [257] Pasolini accetta un solo argomento a favore della legalizzazione, quello ecologico, che vede nella crescita demografica una minaccia alla sopravvivenza dell'umanit. L'autore vede opportunamente nella libert sessuale della maggioranza una forma di oppressione ma, a mio avviso, essa non deve necessariamente portare al consumismo. D'altro lato mi sembra moralmente fantasioso vedere nella crescita demografica l'unico motivo della legalizzazione dell'aborto. L'intervento di Pasolini, come gi accennato, suscit le pi numerose, vivaci e diverse polemiche, voci critiche della minoritaria posizione pasoliniana, cui rimproveravano di essersi voluto dimenticare della posizione eterosessuale, rivendicando anche il ruolo della figura femminile, tralasciato da Pasolini. Non mancano inviti a cercare motivi concreti a sostegno dell'aborto ed interventi che cercano di affrontare filosoficamente i limiti del problema. [258] La replica di Pasolini non si fece attendere. [259] In una risposta ad Alberto Moravia, l'autore difende contro l'aborto il suo rapporto profondo con la vita, affermando di essere pi coinvolto, di vivere la realt pi profondamente, corporeamente: "Amo la vita cos ferocemente, cos disperatamente, che non me ne pu venire bene: dico i dati fisici della vita [...]", [260] sacra per Pasolini. In quanto alla prevenzione, l'autore vede una soluzione in forme di amore non procreanti. In un ultimo intervento sull'aborto, Pasolini vede nel fenomeno anche un giocattolo, gratificante per l'uomo, in occasione di una gravidanza non voluta. [261] Secondo lui, dopo l'aborto rimane sempre un senso di colpa, per l'intolleranza della maggior parte degli italiani. Credo che tutta la discussione sul discorso pasoliniano sull'aborto non affronti un problema centrale: l'autore non sta parlando dell'aborto come effetto della necessit o della volont umana, ma come determinato dal gioco del potere consumistico. Questa differenza fondamentale, a mio avviso, sfuggita a molti, che forse hanno frainteso gli interventi di Pasolini che analizzano soprattutto il rapporto del potere consumistico con l'aborto, vedendo invece in essi un contributo, giudicato errato, alla discussione sulla relazione intima tra l'uomo e l'aborto. L'autore non ci sta spiegando che cos' l'aborto, se esso pu essere inteso come un esercizio di libert individuale: non ne fissa i limiti morali, ma ne sottolinea l'importanza per il potere consumistico.

Passiamo ora al divorzio. Il primo intervento esce nei mesi che precedettero il referendum del 1974. [262] Secondo Pasolini, gli italiani sono omologati dalla societ dei consumi diversamente da come si aspetta il potere democristiano, che poteva dunque anche perdere, come accaddr infatti col referendum. L'autore ritiene un grave errore considerare immaturo l'elettorato, errore simile a quello dei censori, che intendono nascondere certe opere al pubblico. In un intervento coevo, Pasolini auspica nell'esito del referendum la vittoria dei valori laici, il successo della tesi divorzista. [263] L'autore, tra l'altro, vede la vittoria dei valori laici anche in una funzione religiosa, celebrata da Paolo VI, dove c'era poca gente e molti poliziotti, per Pasolini segno indiscutibile di insuccesso, del distanziamento popolare dalle cieche abitudini religiose, dovuto al diffondersi del consumismo. Al problema del divorzio si lega dunque la percezione pasoliniana della diffusione dei nuovi valori del consumismo: "Ci che si vive esistenzialmente sempre enormemente pi avanzato di ci che si vive consapevolmente". [264]

sempre enormemente pi avanzato di ci che si vive consapevolmente". [264] Concludendo il discorso sul divorzio, nell'ultimo intervento a proposito del tema Pasolini relaziona la vittoria del "no" al referendum alla "mutazione antropologica" degli italiani. [265] Il risultato del referendum, che mantenne in vigore la legge sul divorzio, pi che espressione della libert individuale, nasce in realt da un cambiamento pi profondo: i ceti medi hanno completamente cambiato i loro valori, che si sono antropologicamente mutati in quelli dell'edon e del consumo, in base all'influenza dei mass-media e della moda.

-------------------------NOTE [255] A proposito della situazione femminile, un dato interessante che, in Italia, solo nel 1975 il nuovo diritto di famiglia ha stabilito la parit dei coniugi. Nel 1975 il Movimento di liberazione delle donne (Mld) ha raccolto 500.000 firme necessarie per indire il referendum sulla legalizzazione dell'aborto, che per fu bloccato dalle elezioni del 1976. Una legge sull'aborto viene promulgata il 22 maggio 1978: esso non pi un crimine, ma ci sono limiti alla scelta libera della donna. L'applicazione della legge sull'aborto incontr frequenti ostacoli, cfr. P. Ginsborg, Storia d'Italia dal dopoguerra a oggi cit., pp. 498-530. [256] P.P. Pasolini, Sono contro l'aborto, in "Corriere della sera", 19 gennaio 1975, ora con il titolo Il coito, l'aborto, la falsa tolleranza del potere, il conformismo dei progressisti, in Scritti corsari cit., pp. 119-127. [257] Ivi, p. 121. [258] Per un quadro complesso sulle repliche all'intervento di Pasolini rimando a W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla societ cit., pp. 1769-1771. [259] P.P. Pasolini, Pasolini replica sull'aborto, in "Corriere della sera", 30 gennaio 1975, ora con il titolo Sacer, in Scritti corsari cit., pp. 128-133. [260] Cit. in G.C. Ferretti, Letteratura e ideologia cit., p. 356. [261] P.P. Pasolini, Non aver paura di avere un cuore, cit. [262] P.P. Pasolini, Previsione della vittoria al "referendum", in "Il Mondo", 28 marzo 1974, ora in Scritti corsari cit., pp. 34-37. Una proposta di legge molto moderata sul divorzio era stata per la prima volta presentata nel 1965 dal socialista Loris Fortuna. Nel 1970 il divorzio diventa legge dello Stato, sottoposta poi, il 12 maggio 1974, a un referendum abrogativo il cui risultato fu il seguente: 59,1% no, 40,9% s, (cfr. W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla societ cit., p. 1763). [263] P.P. Pasolini, Altra previsione della vittoria al "referendum", in "Nuova Generazione", marzo 1974, ora in Scritti corsari cit., pp. 38-39. [264] Ivi, p. 39. [265] P.P. Pasolini, Gli italiani non sono pi quelli cit. Per informazioni e interventi sulla "mutazione antropologica" si veda il capitolo 5.3.1. -------------------------IMMAGINI Un manifesto elettorale che chiede l'abrogazione della legge sul divorzio; il titolo a tutta pagina dell'Avvenire (quotidiano democristiano) che annuncia che il divorzio rimane legge dello Stato ed esorta all'impegno "a fondo per la famiglia".

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5.3.3 Edon - la forza di omologazione


In modo diretto, Pasolini parla di edonismo in tre interventi, del 9 dicembre 1973, del marzo 1974 e del 24 giugno 1974. Il problema dell'edonismo, per, non occupa mai esclusivamente, cos come molti altri temi, un intervento pasoliniano. L'edonismo, visto come aspirazione individuale, legato, negli interventi sul consumismo, all'ideologia trasmessa dai massmedia e a molti altri fenomeni. Ho creato un capitolo sull'edon, perch si tratta di un importante aspetto dell'ideologia consumistica che cambia in profondit i progetti e aspirazioni umani. Credo che l'edonismo sia importante proprio per il suo costituire un motivo "razionale" del comportamento - una persuasione intima, radicata nella personalit che tocca anche l'istinto umano, perch non si tratta solo di un fenomeno imposto dall'esterno: esso invece soprattutto un'ansia personale, un desiderio insaziabile che forse cos forte solo perch corrisponde a uno degli istinti umani. Se l'edonismo viene alimentato procede l'omologazione: la massa consumatrice prevedibile nei suoi desideri, soprattutto in quello essenziale: desiderare sempre di assicurarsi il piacere, l'edon. Pasolini, non a caso, parla di edonismo in relazione al modello televisivo, [248] presentando le differenze tra vecchia e nuova omologazione e sostenendo appunto che la nuova forza omologatrice sia l'edonismo di massa: L'antecedente ideologia voluta e imposta dal potere era, come si sa, la religione: e il cattolicesimo, infatti, era formalmente l'unico fenomeno culturale che omologava gli italiani. Ora esso diventato concorrente di quel nuovo fenomeno culturale omologatore che l'edonismo di massa: e, come concorrente, il nuovo potere gi da qualche anno ha cominciato a liquidarlo. [249] la riflessione sul ruolo della Chiesa che spinge ancora Pasolini a parlare di edonismo. [250] Partendo dalla Sacra Rota, l'autore si sofferma sul cambiamento della funzione della famiglia per dimostrare il cambiamento determinato dalla societ dei consumi: da un nucleo-base dell'economia contadina e della Chiesa stessa, essa si oggi modificata nel nucleo di un edonismo e di un consumismo che vogliono distruggere il singolo, potenzialmente imprevedibile, libero nelle scelte, magari capace di rifiuto, che si vuole sostituire con l'uomo-massa, presupposto della famiglia-massa e della civilt consumistica di massa. Secondo me questo intervento mette in luce la profondit dello sguardo di Pasolini nella problematica del consumismo. Il suo progetto di destituire l'individuo della volont soggettiva chiaro: la gente pian piano smette di riflettere e si lascia trascinare, per esempio, dalla pubblicit, che le offre soluzioni. Pi preciso sarebbe dire che il consumismo offre un circolo ininterrotto di quasi-soluzioni, che la pura razionalit umana del consumismo non porta all'arricchimento del singolo. Pasolini ci offre ancora un'eco di tale problematica in un terzo intervento di natura pi specificamente politica, in cui ribadisce che il nuovo potere dei consumi omologa culturalmente l'Italia e impone l'edonismo come unica aspirazione umana. [251] Il problema dell'edon era gi stato trattato precedentemente. A questo proposito si pu ancora ricordare, come esempio, Brave New World, in cui Huxley immagina una societ antiutopica che vive degenerando in lusso, privata di ogni tipo di ostacolo sgradevole che potesse servire da esercizio intellettuale. [252] Si tratta di una societ superficiale nelle relazioni umane, che non conosce nessuna legge o costrizione morale, esaltando ed influenzando la componente istintiva propria dell'uomo. Huxley sostiene perfino che una civilt industriale stabile impensabile senza concessioni al vizio, determiato

dell'uomo. Huxley sostiene perfino che una civilt industriale stabile impensabile senza concessioni al vizio, determiato solo da limiti igenici ed economici. [253] L'individualismo di ogni tipo non esiste praticamente in essa. In caso di necessit di superare un periodo difficile, si pu ricorrere all'aiuto di una droga legittima e largamente distribuita chiamata soma, che allontana l'uomo dalla realt. [254]

-------------------------NOTE< /font> [248] P.P. Pasolini, Sfida ai dirigenti della televisione cit. [249] Ivi, p. 28. [250] P.P. Pasolini, prefazione a F. Perego, Divorziare in nome di Dio, marzo 1974, ora con il titolo Vuoto di carit, vuoto di cultura: un linguaggio senza origini, in Scritti corsari cit., pp. 40-45. [251] P.P. Pasolini, Il potere senza volto cit. [252] A.L. Huxley, Brave New World cit., p. 184. [253] Ivi, p. 185. [254] Ibidem. -------------------------IMMAGINI Museo a Olomouc.

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5.3.5 L'abiura
L'abiura come concetto pi ampio si pu considerare il tema centrale degli ultimi scritti di Pasolini, continuamente costretto a riesaminare le proprie scelte artistiche che gli sembrano ora poco chiare, meno critiche del regime del consumismo laico. In Una disperata vitalit Pasolini scrive: "la morte non / nel non poter comunicare / ma nel non poter pi essere compresi". [266] Il mondo interiore si distrugge cos pian piano, si aggrava la solitudine dell'autore, falliscono i dolorosi tentativi pasoliniani di misurare il proprio mondo esistenziale - privato ed evangelico - viscerale con la realt e la storia [...] cos cade la sua "diversit". [267] In questo capitolo saranno presentati due interventi importanti sull'abiura, il primo del 29 settembre 1975 e il secondo, postumo, del 9 novembre 1975. Nel primo Pasolini ritiene Accattone un film tragico, perch testimonia una cultura scomparsa, autonoma. [268] In Italia negli anni 1961-1975, infatti, si avuto un genocidio simile a quello messo in atto da Hitler: i giovani borgatari sono stati svuotati dei loro valori e dei loro modelli culturali. Accattone Pasolini non potrebbe rifarlo, perch non ci sono pi n le stesse persone, n la lingua usata nel film, n le "borgate", nate come barraccopoli provvisorie dopo la distruzione di alcuni quartieri popolari di Roma da parte del regime fascista che voleva costruire nel futuro "una vera citt imperiale". [269] Prima nelle borgate, afferma Pasolini nel suo articolo, vivevano ragazzi con peccati perdonabili o socialmente giustificabili, personaggi un tempo all'autore simpatici e oggi odiosi, perch tristi, nevrotici, incerti, pieni d'ansia piccolo-borghese, "si vergognano di essere operai; cercano di imitare i 'figli di pap', i 'farlocchi'". [270] Analogamente, nel secondo intervento Pasolini decide, per diverse ragioni, di abiurare dalla sua "Trilogia della vita". [271] Una di esse la disillusione riguardo la rappresentazione dell'ultimo baluardo della realt: dei corpi innocenti, di una vitale violenza che si scontrata con la sottocultura irreale dei mass-media, con il potere consumistico. L'autore crede che non si debba temere la strumentalizzazione da parte del potere e della sua cultura, ci che conta la sincerit e la necessit di ci che si deve dire, ma anche che la sua sincerit sia stata asservita e manipolata e che la rappresentazione di corpi innocenti sia stata usata per la promozione della vasta e falsa tolleranza concessa dal potere consumistico, cosa che l'autore non voleva. [272] Le persone, secondo Pasolini, non possono opporsi al potere consumistico che con le sue armi, la televisione e la scuola dell'obbligo, ha reso gli italiani complessati e razzisti. Anche la liberazione sessuale, invece di dare leggerezza e felicit, li ha resi infelici, presuntuosi e aggressivi. Pasolini giunge ad un'amara conclusione: "Il crollo del presente implica il crollo del passato". [273] L'autore si sentiva ormai obbligato ad accettare l'inevitabile degradazione del suo paese. Non sentendosi libero nella scelta di rappresentare gli aspetti che il potere consumistico rovesciava, aveva cercato di trovare un modo di espressione pi leggibile, il quale lo aveva condotto all'estetica di Sal o le 120 giornate di Sodoma, ad una "degenerazione delle degenerazioni". [274] Tale ricerca, come avverte Brevini, non era che "sperimentazione di ineguatezza": Ad ogni disperante rivelazione seguiva immancabilmente la capitolazione dell'autore, la rinuncia alle forme predilette, ai modi elaborati in profondit e l'nquieta sperimentazione di pi larghe e pi efficaci strumentazioni

predilette, ai modi elaborati in profondit e l'nquieta sperimentazione di pi larghe e pi efficaci strumentazioni capaci di maggiore incidenza nella realt. Il primo atto di questo processo stata la rinuncia al dialetto per la lingua nazionale, seguita pi tardi dalla rinuncia alla letteratura per il cinema, in parallelo alla quale si svolge la rinuncia alla poesia per la saggistica d'intervento. [275] tragico abiurare dalla propria opera. Ci pu significare rispettare le regole del gioco del potere, oppure pu rappresentare un gesto forte e teatrale per suscitare con mezzi pi incisivi una polemica. difficile giudicare quale posizione sarebbe stata pi provocatoria e capace di denuncia nel caso dell!autore. L'abiura resta comunque l'aspetto pi doloroso che caratterizza gli ultimi anni della produzione artistica di Pasolini. Guardare la nudit dei corpi da segno dell!innocenza ormai segno della moda, di uno spostamento delle barriere della pudicizia voluto dal consumismo. Quando Pasolini capisce che nella nudit si vede automaticamente lo scandalo, si accorge anche che ormai sparito dal suo sguardo il mondo che una volta filmava, le situazioni, gli spazi e i volti adeguati alla sua poetica.

-------------------------NOTE [266] P.P. Pasolini, Una disperata vitalit, cit. in L. Betti, Pasolini: cronaca giudiziaria, persecuzione, morte cit., p. 210. [267] G. C. Ferretti, Pasolini: l'universo orrendo cit., p. 116. [268] P.P. Pasolini, Il mio Accattone in TV dopo il genocidio, cit. [269] Cfr. P. Ginsborg, Storia d'Italia dal dopoguerra a oggi cit., p. 252. [270] P.P. Pasolini, Il mio Accattone in TV dopo il genocidio, cit., p. 156. [271] P.P. Pasolini, Abiura dalla "Trilogia della vita", in "Corriere della sera", 9 novembre 1975, ora in Lettere luterane cit., pp. 71-72. [272] Nonostante la distanza temporale dall'epoca di Pasolini e dalla sua creazione artistica, per esempio Il Decameron viene censurato alla TV (in E. Golino, Tra lucciole e Palazzo. Il mito Pasolini dentro la realt cit., p. 29). Anche nella primavera del 2002 su RAI 1 Il Decameron stato trasmesso tra la 1.55 e le 3.30 di notte e si vista poi una versione censurata. [273] P.P. Pasolini, Abiura dalla "Trilogia della vita", cit., p. 73. [274] Si veda L. Martellini, Introduzione a Pasolini cit., p. 139. [275] F. Brevini, Per conoscere Pasolini cit., p. 539-540. -------------------------IMMAGINI Franco Citti, protagonista del film Accattone di Pier Paolo Pasolini.

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5.3 L'UOMO
In questo capitolo vorrei soffermarmi su alcuni interventi di Pasolini che si occupano dell'uomo e del suo spazio durante la "mutazione antropologica". Si toccheranno anche aspetti che hanno condizionato in altri modi la vita in Italia nel secondo dopoguerra.

5.3.1 "Mutazione antropologica"


In questo capitolo saranno accostati i due interventi pi importanti a proposito della "mutazione antropologica", un fenomeno descritto da Pasolini, che riguarda i cambiamenti profondi verificatisi con l'avvento della societ dei consumi. Il primo intervento del 10 giugno 1974, il secondo dell'11 luglio dello stesso anno. La "mutazione antropologica", formulazione originale esclusivamente pasoliniana, uno dei fenomeni pi tragici trattati dall'autore: essa consiste, nel caso italiano, in una distruzione di ogni carattere individuale, sia superficiale, sia profondo, spirituale. Nel gi citato articolo Gli italiani non sono pi quelli, Pasolini sostiene che ultimamente i ceti medi hanno completamente, antropologicamente, cambiato i loro valori in quelli dell'edon e del consumo, propri della borghesia. [239] Il Potere del consumismo ha gettato via cinicamente vecchi valori, provocando, con la nuova "cultura di massa", il cambiamento antropologico. Questa nuova cultura non moralistica, ecclesiastica o patriottica, ma determinata da leggi interne e da un'ideologia autosufficiente: segnate da essa, le persone non sono pi distinguibili fisicamente e dal punto di vista delle abitudini, e anche un fascista e un antifascista paradossalmente si assomigliano. L'autore definisce la nuova "cultura di massa" "follia pragmatica", "conformismo e nevrosi". [240] Tra le risposte a questo intervento [241] spicca un articolo di Italo Calvino, in cui si sostiene, tra l'altro, che anche nel '43 i giovani divisi tra la Repubblica di Sal e la Resistenza non erano antropologicamente e culturalmente molto diversi. [242] Nel secondo intervento, Pasolini ritorna sulla "mutazione antropologica", paragonandola all'assenza di differenza di classe. [243] Pasolini sostiene che la cultura base degli italiani cambiata, che la cultura di classe stata sostituita da una cultura interclassista. Pasolini mette in contrasto l'assenza della differenza di classe nell'Unione Sovietica, dove il popolo ha conquistato la libert. L'assenza della differenza di classe del caso italiano non segna per una conquista di libert, ma, in senso opposto, uno stato di frustrazione, di umiliazione e di disperazione. Pasolini chiarisce questo concetto caratterizzando la forza decisiva che lotta per l'uguaglianza: invece del popolo sovietico che ha lottato per l'uguaglianza, nel caso italiano si tratta di una decisione del Potere, che "ha deciso che siamo tutti uguali". [244] Penso che a proposito della "mutazione antropologica" ci sia poco da obiettare a Pasolini: le sue opinioni sono molto acute e vengono confermate anche nel presente. Per l'autore, secondo me, usa con poca precisione alcuni termini che rivelano la sua formazione marxista, come per esempio la "borghesizzazione degli italiani", che in realt solo apparente. Non credo che la "indistinguibilit" tra le idee tradizionali e il nuovo conformismo sia cos profonda e non credo neanche che il cambiamento sia stato cos rapido che l'autore abbia potuto stabilire con precisione il suo verificarsi.

cambiamento sia stato cos rapido che l'autore abbia potuto stabilire con precisione il suo verificarsi. C' ancora da aggiungere che il discorso di Pasolini sul ruolo della borghesia e degli altri ceti nella societ contemporanea fa parte di discussioni pi ampie sulla civilt occidentale moderna. Pasolini si distingue in questo da Montale ed Eliot, secondo cui il pericolo consiste nella crisi della borghesia e dei suoi valori culturali e artistici, mentre Pasolini lo individua nella scomparsa delle varie culture particolaristiche, soprattutto popolari, alternative a quella borghese dominante. La massificazione non minaccerebbe i valori dei dominatori, ma quelli dei dominati. Non , come denunciano Montale ed Eliot, la borghesia che si popolarizza a causa della civilt di massa; nel giudizio di Pasolini il popolo che si borghesizza, assumendo passivamente i valori borghesi (come il consumo). [245]

5.3.2 L'impoverimento dello spazio umano


In un suo intervento Pasolini parla dell'impoverimento dello spazio umano determinato dalla "mutazione antropologica". [246] Si tratta soprattutto di un impoverimento dello spazio fisico nel quale l'uomo vive e dei comportamenti, della lingua, ridotta a mero strumento di comunicazione che riduce l'espressivit, e dello spazio linguistico, che si riflette nella scomparsa dei dialetti. Pasolini replica a Calvino [247] sostenendo che gli uomini sono sempre conformisti e pi possibilmente uguali l'uno all'altro, ma secondo la loro classe sociale e sotto condizioni culturali regionali. Oggi sono tutti uguali, conformisti, senza distinzione di classe: un operaio uguale fisicamente a uno studente, e un operaio del Nord a uno del Sud. Si tratta solo di uno degli effetti dei cambiamenti globali che ha portato la societ avanzata consumistica di massa. Pi generalmente, la scoperta della "mutazione antropologica" un significativo passo verso la constatazione dell'esistenza di un fenomeno che accomuna tutti i cambiamenti portati dalla societ avanzata consumistica di massa: l'impoverimento dello spazio umano, del mondo fisico ed intellettuale. Pasolini vede nei tempi passati ricchezza e variet di comportamenti, di lingue e di culture, mentre il presente significa per lui impoverimento in tutti i sensi: spariscono alcuni gesti, spariscono alcuni dialetti, la gente abiura le proprie culture particolaristiche, seguendo le lusinghe del consumismo. Prima della "mutazione", secondo Pasolini, l'uomo era pi autonomo, creativo, si distingueva con il suo fisico, era fiero della propria cultura particolaristica, parlava il suo dialetto ricco di espressioni, il suo spazio spirituale della vita era vasto e sembrava illimitato; l'Italia, nonostante la povert materiale, prima conosceva varie delle culture locali. Ora le culture particolaristiche si sono avvicinate alla cultura centralistica, ufficiale che riduce la creativit linguistica, unisce culturalmente la gente e le toglie l'autonomia dello spazio spirituale, promuove solo l'italiano e diffonde il benessere materiale.

-----------------------NOTE [239] P.P. Pasolini, Gli italiani non sono pi quelli cit. [240] Ivi, p. 52. [241] Per un loro quadro completo rimando a W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla societ cit., pp. 1763-1765. [242] I. Calvino, Quelli che dicono no, intervista di Ruggero Guarini, in "Il Messaggero", 18 giugno 1974, cit. in W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla societ cit., p. 1764. [243] P.P. Pasolini, Cari nemici, avete torto, intervista di Guido Vergani, in "Il Mondo", 11 luglio 1974, ora con il titolo Ampliamento del "Bozzetto sulla rivoluzione antropologica in Italia" cit. [244] Ivi, p. 71. [245] R. Luperini, P. Cataldi, L. Marchiani, Pasolini intellettuale corsaro cit., p. 1404. [246] P.P. Pasolini, La lettera aperta a Italo Calvino: Pasolini: quello che rimpiango, in "Paese sera", 8 giugno 1974, ora con il titolo Limitatezza della storia e immensit del mondo contadino, in Scritti corsari cit., pp. 60-65. [247] I. Calvino, Quelli che dicono no cit., nella quale Calvino contro il rimpianto pasoliniano dell'Italietta contadina.

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6.0 Conclusione
Pier Paolo Pasolini stato un artista unico nella storia culturale italiana. Il suo percorso pu assomigliare a quello proprio di molti altri spiriti universali che hanno saputo sfruttare diverse arti, ma credo che la singolarit di Pasolini si fondi sulla sua impegnata visionariet profetica che sorgeva da un rapporto molto profondo e difficile con la realt. Invece di chiudersi in una specie di "torre d'avorio" dell'intellettualismo, in complicatissimi schemi razionali o di allontanarsi in altri modi dalla realt, Pasolini la osserva attentamente, e ne riflette in modo cos profondo l'essenza da individuarne alcuni aspetti fondamentali che sfuggono ai pi. Questa analisi profonda non razionale ma brillantemente intuitiva e sensuale, si fonda su una capacit che il nostro mondo razionale opprime. Ma non solo la realt che lo attrae, lo attraggono anche ideali e miti, il suo contrastante e ricco mondo interiore. Pi che una ricerca o un'opinione fondate su una vasta, specialistica lettura, conta per lui l'autonomia del pensiero e la profonda, quasi "viscerale" immersione nel problema in tutti i suoi aspetti. Per questo credo che si possa anche parlare di Pasolini come di un''eccezione, di un intellettuale autentico. Ma il percorso artistico dell'autore parte dal suo rapporto contraddittorio con la realt. Pasolini "ama disperatamente" la realt, perch essa gli offre un rifugio di tranquillit ma al tempo stesso gli presenta alcuni caratteri che lo spingono ad abbandonare questo rifugio. Direi che la sua figura si potrebbe paragonare a un "animaletto del bosco che viene cacciato". Si tratta di una lotta interiore tra la realt che l'autore percepisce e i suoi ideali. Per primo scopre il regime fascista che lo fa allontanare dal padre e gli uccide il fratello amato: il primo gruppo dei suoi "cacciatori" costituito dunque dai fascisti che hanno causato quelle disgrazie. Poi, quando lautore si crede tranquillo, sereno, in un rapporto armonico con la realt, scopre la sua omosessualit, che, nella societ tradizionalistica e rurale di quei tempi, significava una vera dannazione. Dopo la scoperta del mondo idillico della campagna friulana che costretto ad abbandonare, Pasolini scopre il mondo quasi idillico delle borgate romane, che per stanno cambiando radicalmente e costringono l'autore ad allontanarsi spiritualmente da esse. Pasolini crede che il fascismo sia morto, per riconosce i suoi tratti mutati nella societ moderna; parlandone, deve abbandonare amicizie e la comprensione degli altri. L'autore si costruisce un muro difensivo costituito da miti, credenze, "autenticit", ideali che contrastano fortemente con la realt ma che non gli impediscono per di percepirla in profondit. Nel percorso intellettuale dell'autore si possono trovare altre situazioni riconducibili alla metafora venatoria. Lo scopo della caccia a Pasolini consiste secondo me nell'abbatterne il muro difensivo dell'"autenticit" personale, realmente inautentica, delle credenze, realmente infondate, degli ideali irrealizzabili e dei miti, realmente inesistenti, in una contraddittoriet di cui l'autore cosciente. Ritengo questa "caccia" interiore pi dolorosa di quella esterna, messa in atto dai censori dei suoi film, da quelli che lo aggredivano sulla strada, delle minacce sui giornali, dell'incomprensione, dei molti processi giudiziari. Pasolini non vive passivamente queste contraddittorie spinte, interne ed esterne: cerca di conciliare con forza le sue visioni con la realt, ma il distacco tra i suoi ideali e la realt che non lo accetta cos grande che provoca una sua resistenza. L'autore sente in profondit di essere sulla strada giusta per cogliere gli elementi pi significativi e profondi della realt, per quando rivela le sue ricerche, si scontra con una grande incomprensione. Pasolini cambia dunque stile, atteggiamento e posizioni per suscitare una reazione, cerca di essere pi leggibile, restando per consapevole di non essere compreso, cerca di conciliare i suoi sforzi di comunicare la verit con l'incomprensione che lo circonda, perch, come intellettuale di

cerca di conciliare i suoi sforzi di comunicare la verit con l'incomprensione che lo circonda, perch, come intellettuale di sinistra, si sente impegnato a smascherare la realt e rivelarne la verit. Nonostante ci, l'autore non si sente rilevante nella societ, il suo ruolo intellettuale entra in crisi. Credo che la sua figura possa essere paragonata per certi aspetti alla troiana Cassandra, figlia di Priamo, che aveva il dono di rivelare il futuro, condannata a non essere creduta. Nella mia tesi di laurea non ho potuto offrire uno sguardo esaustivo su tutte le forme artistiche della produzione pasoliniana, n sulla sua intera saggistica. Analizzando gli Scritti corsari e le Lettere luterane sono stato costretto a tralasciare alcuni temi non certo meno importanti ma non trattati cos spesso nelle due raccolte di saggi, come per esempio l'omosessualit, la droga, alcuni interventi sulla politica italiana, alcune recensioni e altri interventi sparsi di minore importanza. Durante l'analisi delle opere scelte ho osservato che in quasi tutti gli interventi c' una base tematica che si ripete, su cui Pasolini pone enfasi, un flusso di idee abbastanza omogeneo; commentandoli, ho potuto verificare alcuni caratteri fondamentali del pensiero dell'autore. Se da una parte ho apprezzato interventi originali, acuti con osservazioni di straordinaria attualit e verit, dall'altra mi sembrato che a volte l'immediatezza, l'intuitivit e la genericit di alcune idee abbiano tolto oggettivit ai giudizi di Pasolini. Credo che la singolarit di Pasolini consista anche nelle straordinarie capacit del pensiero creativo astratto, capace di immaginare alcuni concetti difficilmente decifrabili dalla realt, capace anche di incorporare queste idee in opere appartenenti a diverse aree artistiche. Alcuni aspetti originali del pensiero di Pasolini hanno ostacolato la mia comprensione e in seguito alcuni dei miei commenti. Mi ha aiutato spesso il distacco temporale dall'epoca di Pasolini, perch con il passare del tempo si sono potute verificare molte delle sue posizioni. Un'interpretazione esaustiva e non contraddittoria degli interventi di Pasolini d'altronde secondo me impossibile, perch l'autore usa in essi vari elementi eterogenei di diversa origine, grazie ai quali per riesce a scoprire una verit nascosta dentro l'apparentemente omogenea realt. Tom! Matras

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Tom! Matras - Temi e aspetti del Pasolini corsaro e luterano

7.0 Bibliografia [276]


Bibliografia primaria:
Nuzzo, M.: Dizionario della lingua italiana. Napoli, Marotta, 1973 Pasolini, P. P.: Lettere luterane. Torino, Einaudi, 1980 Pasolini, P. P.: Scritti corsari. Milano, Garzanti, 1981 Pezzi, L.: Dizionario dei sinonimi e contrari. Rimini, Orsa maggiore, 1995

Bibliografia secondaria:
AA.VV.: Corso di sociologia. Bologna, Il Mulino, 1997 AA.VV.: 1950-2000 LItalia cambiata. Milano, Franco Angeli, 2000 AA.VV.: (1945-1994) Italia / Storia della prima repubblica: La politica, la societ, i protagonisti, le date. Libera informazione, 1994 Bauman, Z.: Dentro la globalizzazione Le conseguenze sulle persone. Roma Bari, Laterza, 2001 Bauman, Z.: Voglia di comunit. Roma Bari, Laterza, 2001 Bello, W.: Il futuro incerto Globalizzazione e nuova resistenza. Milano, Baldini - Castoldi, 2002 Betti, L., a cura di: Pasolini: cronaca giudiziaria, persecuzione, morte. Milano, Garzanti, 1978 Borghello, G.: Il simbolo e la passione. Milano, Mursia, 1986 Borghello, G., a cura di: Interpretazioni di Pasolini. Roma, Savelli, 1977 Brevini, F., a cura di: Per conoscere Pasolini. Milano, Mondadori, 1981 Chomsky, N.: Sulla nostra pelle. Milano, Marco Tropea, 1999 De Benedictis, M.: Pasolini La croce alla rovescia I temi della vita e del sacrificio. Anzio, De Rubeis, 1995 De Sade, D. A. F.: Le sventure della virt. Roma, Tascabili Economici Newton, 1997 Ferretti, G. C.: Pasolini: luniverso orrendo. Roma, Editori Riuniti, 1978 Ferretti, G. C.: Letteratura e ideologia Bassani Cassola Pasolini. Roma, Editori Riuniti, 1964 Ginsborg, P.: Storia dItalia dal dopoguerra a oggi. Torino, Einaudi, 1989 Golino, E.: Tra lucciole e Palazzo. Il mito Pasolini dentro la realt. Palermo, Sellerio, 1995 Huxley, A. L.: Brave New World. Harmondsworth, Penguin Books, 1967 Lanaro, S.: Storia dellItalia repubblicana. Venezia, Saggi Marsilio, 1992 Luperini, R., Cataldi, P., Marchiani, M.: Pasolini intellettuale corsaro in La scrittura e linterpretazione. Palermo, Palumbo, 1999, vol. 6, tomo II. Martellini, L.: Introduzione a Pasolini. Roma Bari, Laterza, 1993 Mela, A.: Sociologia delle citt. Roma, Carocci, 1999 Orwell, G.: Nineteen Eighty-Four. Suffolk, Penguin Books, 1967 Pasolini, P. P.: Empirismo eretico. Milano, Garzanti, 1977 Procacci, G.: D!jiny Itlie. Praha, Lidov noviny, 1997 Ramonet, I.: La golosina visual. Madrid, Debate, 2000 Santato, G., a cura di: Pier Paolo Pasolini: lopera e il suo tempo. Padova, Cleup, 1983 Siti, W., De Laude, S., a cura di: Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla societ. Milano, Mondadori, Meridiani, 1999 Toscani, O.: Reklama je navon!n zdechlina. Praha, Slovart, 1996 Watzlawick, P.: Di bene in peggio istruzioni per un successo catastrofico. Milano, Universale Economica Feltrinelli, 2001

2001 Zigaina, G.: Pasolini tra enigma e profezia. Venezia, Saggi Marsilio, 1989

Altre fonti bibliografiche:


Ministero della Sanit, Direzione Generale Studi, Documentazione Sanitaria e Comunicazione ai cittadini: La nostra salute: Lo stato sanitario del paese 2001. Milano, Zadig, 2001 CARTA, 14/20 marzo 2002, anno IV, n. 10: Pasolini. Carta didentit

Fonti elettroniche:
B!lohradsk", V.: Pape"ovy sma"en bramb#rky aneb Triumf struktur www.multiweb.cz/hawkmoon/strana16.htm B!lohradsk", V.: Sek#, kter" se nezakecal. Prvn sv!tov vlka jako filosofick" problm www.multiweb.cz/hawkmoon/strana55.htm Galeano, E.: Paradojas, DIARIOS DE URGENCIA - RESUMEN LATINOAMERICANO, 20 de Octubre 2002, n189. www.nodo50.org/cgi-bin/mailman/listinfo/diariodeurgencia Pagine corsare: www.pasolini.net Pier Paolo Pasolini Home Page: www.eurolink.it/pasolini
--------------------NOTE [276] Per una bibliografia completa sulla saggistica pasoliniana rimando a W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla societ cit., pp. 1864-1874.

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