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Prefazione

Appunti di fisica

Prefazione
La Fisica assume nella vita quotidiana lo stesso ruolo assunto dallaria che respiriamo. La sua costante presenza in tutto ci che muove o staziona la fa apparire scontata, empirica, e quasi ne fa svanire il ricordo. Ma questa scienza vede in ogni azione compiuta una serie di valori costanti e uniformi che ci permettono di conoscere meglio ci che ci circonda e prevederne l operato per mezzo di semplici calcoli. Ecco che la matematica assume un ruolo quanto mai pratico e si materializza nellinerzia degli oggetti impregnandoli di quanto agli occhi di un fisico regola: un insieme di leggi che equilibrano la nostra vita. Talvolta pu apparire complesso, a chi non si mai cimentato nello studio di questa materia, concepire la costanza con la quale essa si presenta intorno a ognuno di noi per mezzo di vettori, numeri e formule invisibili che dunque questi appunti cercheranno di semplificare nella speranza che dal punto di vista dal quale provengono possano trovare un adeguata corrispondenza teorica in coloro che ne faranno uso.
Cortesemente, gli Autori

Le-book
Allinterno di questo e-book troverete gli appunti relativi a fisica della classe III SA, a. S. 2012-2013. Sono presenti dei contenuti aggiuntivi: esercizi svolti, video e relazioni di laboratorio eseguite durante lanno. Il tutto in parte gi integrato nel testo, in caso contrario accessibile dalla cartella in cui contenuto il libro. Ringraziamo il Prof. Bosco per laiuto datoci nella realizzazione del presente.

Capitolo I - Ripasso

Appunti di fisica

Capitolo I : Ripasso degli argomenti di seconda


Cinematica; Vettori;

Formule principali:
v = t lim 0 s t v t
x = v ( t )+ x 0
1 2 x = a t +v 0 t + x 0 2 t= s v

a = t lim 0

v = a t +v 0

t=

2x a

Capitolo I - Ripasso

Appunti di fisica

1.1 Cinematica
La cinematica quella branca della fisica che studia il moto dei corpi sotto un punto di vista puramente quantitativo e senza soffermarsi sulle loro origini. Velocit La velocit il rapporto fra spazio e tempo. Ci indica lo spazio percorso in un dato intervallo di tempo. Si distinguono due tipi di velocit: media e istantanea. Di solito per ci si riferisce a questultima, poich fornisce un valore pi accurato.
s v = t lim 0 t

Accelerazione Laccelerazione il rapporto fra velocit e tempo che ci indica la variazione della velocit in funzione del tempo. Anche qui possiamo distinguerne due tipi: media e istantanea.
a = t lim 0 v t

Moto uniformemente accelerato Il moto uniformemente accelerato un moto allinterno del quale il rapporto fra velocit di un punto in movimento e il tempo, ovvero la sua accelerazione, si mantiene costante. Si tratta di un moto che varia al variare del tempo, possiamo quindi descriverne la posizione in funzione del tempo, tramite la sua legge oraria:
1 2 x = a t +v 0 t + x 0 2

Dove il delta indica che va considerata la differenza fra valore successivo e precedente (es: t = t2 - t1); lim ci dice invece che il valore deve essere il pi vicino possibile a 0. Moto rettilineo uniforme Il moto rettilineo uniforme il moto pi semplice esistente. Esso avviene quando il rapporto fra spazio e tempo, ovvero la velocit, di un punto in movimento si mantiene costante, condizione che ci d la possibilit di esprimere la sua posizione tramite la legge oraria:
La legge oraria x = v ( t )+ x 0 una formula ch e permette di ca lLe altre formule, facilmente ricavabili, sono: colare lo spazio in funzione del tem po s s t= v= v t

Le altre formule sono:

v = a t +v 0

t=

o x 0 , si v e m 0 o c ciamo un pedice, n a la 0 o d li n g : qua trovi de iziali. Es locit iniziale. in i Quando r lo a v di ve ono ai dotiamo iriferisc lo o lt a o l ono comb s s r s e o v p i o s p cor i moti leggi de le e h c che Nota an nare.

2x a

Capitolo I - Titolo Capitolo

Appunti di fisica

1.2 Vettori
Un vettore un segmento orientato, che giace su una retta. Al suo interno distinguiamo: Vettori frequenti Posizione - Indica la posizione di un punto dallorigine; Spostamento - Indica la distanza fra il punto di partenza e quello di arrivo della traiettoria di un oggetto in moto; Velocit - Vettore avente come modulo la velocit istantanea a cui sottoposto un corpo; Accelerazione - Vettore avente come modulo laccelerazione istantanea a cui sottoposto un corpo; Forza - Vedi pag.

direzione, ovvero la retta su cui giace; verso, ovvero lorientamento del segmento sulla retta; modulo, cio lo scalare a lui associato; in pratica il valore numerico che si vuole indicare. Rispetto ai semplici scalari, semplice cifra segui da un unit di misul m e n t e ra, il vettore ci molto utile per dare informazioni aggiuntive riguara m r o N si invettori do un moto. on una c o n a Naturalmente essi sono inutili in assenza del piano cartesiano. dic con solettera eccia! fr pra una Versori

Quando ci troviamo a lavorare allinterno di un sistema di riferimento, come pu essere quello cartesiano xOy, con delle misure vettoriali utile per un migliore studio della situazione scomporre i vettori lungo i due assi. Infatti, immaginando che il vettore sia lipotenusa di un ipotetico triangolo rettangolo formato con uno degli assi, potremo scomporlo nei due cateti. La scomposizione possibile tramite lutilizzo di funzioni trigonometriche: seno, coseno e tangente. Una volta scomposto il vettore sorge per il problema di assegnare ad ogni componente una notazione facilmente comprensibile, per questo vengono in aiuto i versori: vettori di modulo unitario e direzione lungo uno degli assi e verso puntante la loro parte positiva, che vengono indicati con i simboli

Sin, Cos In sintesi possia mo dire che: per trovare il lato adiacente allang olo dobbiamo il co seno dellangolo, mentre per trovare il lato op posto allangolo si pu fare il seno dellangolo.

x
5

Es. v = 5 m diventer + (4 m)y v =(3 m)x

Capitolo II - Moti comuni

Appunti di fisica

Capitolo II : Cinemtica dei moti comuni: moto del proiettile, moto circolare, moto armonico
Moto del proiettile; Moto circolare; Moto armonico

Formule principali:
R= v 0 sin 2 g
y= g 2 v 0y x+ x 2 vx 2 vx

v 0 sin y max = 2g

v f = ( v x +( v 0y g t ) )
2 2

2 T

v = r

a cp =

v r

x = A cos ( t )

v = A sin ( t )

a = A cos ( t )

Capitolo II - Moti comuni

Appunti di fisica

2.1 Moto del proiettile


Il moto del proiettile il moto di un qualsiasi oggetto scagliato in aria con una determinata velocit iniziale (vettoriale) e un certo angolo . Il corpo soggetto allaccelerazione di gravit g, potremo quindi ricondurlo a un moto di caduta libera con velocit iniziale sullasse delle y e ad un moto rettilineo uniforme sullasse delle x. Tutto ci sar possibile scomponendo il vettore v0 nelle sue componenti. Per studiare la cinematica di questo moto si trascura leffetto dellattrito dellaria, nonch la massa del corpo, che come precisato non influisce sul tempo di caduta. Leggi del moto
v x=v 0 cos x =v x t

La gittata massima quando uguale a 45 poich 2 90, il cui seno 1 (non decimale). Traiettoria
y= g 2 v 0y x+ 2 vx 2 vx

h massim a = ascis sa vertic gittata = e risultato diverso d a0 x

Tale formula una funzione matematica proprio come quelle riscontrabili nella geometria analitica e se facciamo caso ai termini x2 e x che la rendono lequazione di una parabola. Infatti la traiettoria di un proiettile sempre parabolica. Altezza massima

v 0y =v 0 sin

v y = g t + v 0y t

y max =

1 y = g t 2 + v 0y t 2

Basta ricordare solo queste formule per ricavare tutte le altre impiegate!

v 0 sin 2g

Si tratta della massima altezza segnata dalla traiettoria del proiettile sullasse delle y. Volendo possibile ricavarla trovando lordinata del vertice della parabola descritta dalla funzione traiettoria. Ci vale anche per la gittata che sarebbe la soluzione in x maggiore di 0 della stessa equazione.

Gittata La gittata lo spazio raggiunto dal proiettile sullasse delle x, ovvero la distanza del punto di lancio dal punto di arrivo; qui il tempo massimo.

Nel caso in cui il punto di partenza non R= v 0 sin 2 fosse 0 il moto si scompone in uno g normale e in uno ad angolo 0. In tal caso ques ta formula non sa rebbe valida

Capitolo II - Moti comuni

Appunti di fisica

Moto del proiettile ad angolo 0


Lo studio del moto di un proiettile considera anche gli oggetti scagliati con un angolo di 0 gradi rispetto alla superficie (asse x) e quindi con un altezza iniziale diversa da 0. In questo caso le leggi principali del moto cambiano, in quanto ci troviamo a considerare che la velocit iniziale coincide con la velocit sullasse x (non c una componente y) e che presente unaltezza iniziale h0 . Leggi del moto
v x =v 0
x =v x t

Calcolo della velocit finale Un argomento molto richiesto il calcolo della velocit finale, ovvero nel punto pi basso della traittoria. Ricordandoci che sullasse x vx non varia baster calcolare la velocit finale sullasse y con il tempo t pari al suo valore massimo:
v f = ( v x +( v 0y g t ) )
2 2

Essendo per vf un vettore bene conoscere anche la direzione della velocit, espressa in gradi:
v y = g t
1 2 y =h g t 2

=tan

vy vx

Moto Circolare uniforme 2.2


Quando ci si ritrova a operare su traiettorie circolari utile utilizzare, soprattutto come vedremo in seguito per la velocit, il grado radiante. Il radiante un angolo al centro che sottende un arco di lunghezza pari a quella del raggio, che pu essere quindi utilizzato per indicare non solo una specifica gradazione di apertura ma anche la lunghezza che essa sottende.
Per indicare un angolo si ricorrer quindi a moltiplicare un grado base per tante volte quante sta nell'angolo da misurare. Es: Per misurare un angolo di 40 utilizzando i radianti, sapendo che l'angolo radiante vale 20 andremo a scrivere 20= 2 rad; in quanto 40/20=2.

Suggerimenti Quando si colloca il moto in un piano cartesiano bene porre lorigine in modo tale che il punto di partenza sia sullasse y, mentre il punto di arrivo sullasse x. Cos facendo sar possibile studiare il moto in modo molto pi preciso; sar pi semplice notare casi come quello in fugura, dove il punto di lancio pi in alto del punto di arrivo, seppur non sia ad angolo 0. In tal caso la traiettoria andr divisa in due parti da una retta parallela allasse delle x; al di sopra di essa il moto del proiettile sar normale, al di sotto ad angolo 0.

Quand cos fa i attenzione al calcolo della gi ttata!


8

G=G +G 1 2

Avvalendoci della definizione data potremo scrivere che la misura di un arco sotteso da un qualsiasi angolo al centro, misurata in radianti, sar uguale a l=r.

Capitolo II - Moti comuni

Appunti di fisica

Il moto circolare un moto che ha come traiettoria una circonferenza o una qualsiasi curva. Esso uniforme quando la traiettoria una circonferenza e la sua velocit costante. Il periodo di tempo sempre costante in cui viene completato un giro di circonferenza detto T. La velocit angolare : Il rapporto fra lo spazio percorso in radianti e lintervallo di tempo impiegato
rad = S.I. : m/ s2 t

Laccelerazione centripeta presente in ogni moto che abbia come traiettoria una curva, anche quelli uniformi; infatti esaminando la velocit (tangenziale) come entit vettoriale ci accorgeremo che in essa cambia costantemente la direzione del vettore. Otterremo dunque unaccelerazione avente la retta direzione passante per il centro. La sua formula :
v 2 a cp = r a cp = r
2

S.I. : rad/ s2

Il grafico chiarir le idee:

ro i uenza ovve f la freq o. ti al second a u t t e ff e i gir T=1/f f=1/T &

Per, come sappiamo nel moto circolari uniforme la velocit costante, quindi potremo indicare la velocit angolare come:
= 2 T
=( 2 ) f

Queste formule si potranno quindi utilizzare per ricavare la velocit tangenziale, la quale tenendo presente la precedente formula l =r , sar:
v = r

In quanto: Accelerazione

x r v= v= v =( ) r v = r t t t

Anche per quanto riguarda laccelerazione, nel moto circolare ma anche in qualsiasi moto su traiettoria curva, troveremo due casi: laccelerazione tangenziale, tangente alla traiettoria; laccelerazione centripeta, ovvero laccelerazione che permette di eseguire la curva puntante verso il centro. La prima verr osservata in seguito. 9

Capitolo II - Moti comuni

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2.3 Moto armonico semplice


Il moto armonico semplice la proiezione di un moto circolare uniforme sul diametro della circonferenza di traiettoria. Al suo interno valgono le leggi del moto circolare uniforme, ma, essendo un moto che avviene su un asse piano, ogni formula va rimaneggiata (utilizzando le regole trigonometriche ripassate a pag. xx) per adeguarle alla nuova traiettoria. Ovviamente non cambiano le considerazioni effettuabili su periodo e frequenza. Il periodo del moto armonico lo stesso del moto circolare uniforme del quale la proiezione e corrisponde al tempo impiegato per percorrere la traiettoria da A a A1 e poi da A1 a A (oscillazione completa). Si pu notare che nella formula ( in quelle a venire) stato utilizzato un nome diverso per indicare il raggio. Esso infatti, quando siparla di moto armonico, e pi spesso definito ampiezza, indicata con il simbolo A. Velocit La velocit del moto armonico semplice si calcola con la formula:

v = A sin ( t ) S.I. : m/s


Questa formula ricavabile eseguendo delle semplici osservazioni sul grafico del moto. Come possiamo vedere infatti la velocit tangenziale inclinata rispetto ad un ipotetica retta parallela allasse y di un angolo pari a quello di inclinazione del vettore posizione, che unisce il punto P allorigine. La sua componente sullasse x sar quindi data dalla formula:
v = A sin ( )

Nelle dimostraz ioni come nei prob lemi comodo porre lorigine de gli assi in corris po ndenza del centro della circ onferenza, in m odo tale che il diametro giaccia sullasse delle x.

Legge oraria La legge oraria del moto armonico :

x = A cos ( t )

S.I. : m

Dove langolo di inclinazione. Volendo calcolare la velocit in funzione del tempo (come avviene nella legge oraria) potremo quindi scrivere la formula gi citata. Accelarazione Come avviene per la legge oraria e la velocit, anche laccelerazione la proiezione sullasse x di una dimensione vettoriale del moto circolare: accelerazione centripeta.

Essa indica la proiezione del vettore posizione, che collega lorigine al punto P quindi equivalente al raggio, sullasse delle x. Per, essendo una legge oraria va espressa in funzione del tempo, quindi, sapendo che possiede una velocit angolare pari a 2 = ,scriveremo la formula utilizzando cos ( t ). T 10

Capitolo II - Dinamica

Appunti di fisica

La sua formula :
a = A cos ( t ) S.I. : m/ s2
2

Possiamo quindi articolare la precedente enunciazione della condizione unica e necessaria per cui un moto armonico (ovvero che la posizione si ripeta periodicamente) aggiungendo: affinch un moto sia armonico laccelerazione deve sempre essere proporzionale e opposta allo spostamento. Questa condizione dimostrabile mediante lutilizzo dellanalisi matematica (in questo caso derivate).

Ancora una volta baster riferirsi al grafico per dimostrarla. Infatti la sua direzione la stessa del vettore posizione e come tale inclinata di un grado alla retta che questa volta per parallela allasse x, portandoci quindi a calcolare diretta mente il coseno dellangolo. Considerazioni sul moto armonico 1. Come osservabile, tutte le formule presentate sono espresse con segno negativo. Questo dovuto al fatto che quando langolo positivo, quindi sta sopra allasse x, il vettore proiezione su x diretto verso la parte negativa dellasse; mente quando linclinazione negativa, o comunque superiore ai 180 ( in radianti), il coseno e il seno sono anchessi negativi. Il suo compito quindi quello di rendere positivi e quindi me glio maneggiabili i valori ottenuti. 2. Unaltra importante considerazione avvertibile dal grafico: la velocit sar infatti sempre maggiore man mano che il punto si avviciner allorigine e minore alle estremit della traiettoria rettilinea, dove invece laccelerazione massima. I punti estremi sono detti punti di inversione del moto. 3. Lultima constatazione si pu dedurre sovrapponendo il grafico esteso della posizione con quello dellaccelerazione. Come notabile, infatti, i picchi massimi del grafico posizione corrispondono ai minimi del grafico accelerazione e viceversa.

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Capitolo III - Dinamica

Appunti di fisica

Capitolo III : Dinamica

Leggi della dinamica; Forze: peso, attrito, Hooke, centripeta; Oscillatore armonico - Pendolo;

Formule principali:
P = mg
T =2 (

m ) k

F a s=N s

F=ma
T =2

F cp= m

v r

L g

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Capitolo III - Dinamica

Appunti di fisica

3.1 Le Leggi della Dinamica


Finora abbiamo sempre studiato le caratteristiche dei moti dei corpi nelle loro parti principali, dal punto di vista della cinematica, senza interessarci alle cause di quei moti. Queste cause sono infatti oggetto di studi di unaltra branca della fisica: la dinamica. Le cause del moto sono le forze: Una forza una grandezza vettoriale generato da un qualsiasi interazione fra due o pi corpi in grado di variarne lo stato di quiete o di moto. Nel Sistema Internazionale il modulo del vettore forza si misura in Newton, indicata con la lettera N.
N = Kg m 2 s

Prima Legge della Dinamica Un corpo non soggetto a forze, o soggetto a forze la cui risultante nulla, in quiete o si muove di moto uniforme. Tale legge, detta anche legge dinerzia, sottoscrive come un corpo tenda in mancanza di forze che agiscono su di esso a mantenere il suo stato di moto (o di quiete nel caso sia inizialmente fermo) allinfinito. Questa legge vale solo nei sistemi di riferimento completamente inerziali, che paradossalmente tovano definizione in tali parole. Il sistema Terra pu essere approssimato come tale. Seconda Legge della Dinamica Il modulo del vettore Forza (F) dato dal prodotto della massa (m) per laccelerazione (a) a cui sottoposta. F=ma Il secondo principio, probabilmente anche il pi importante di tutti, soprattutto dal punto di vista pratico di per s lequazione che sta alla base della dinamica e dello studio delle forze. Terza Legge della Dinamica Se un corpo 1 esercita una forza su un corpo 2, il corpo 2 ne eserciter una sul corpo 1 di uguale intensit e direzione, ma verso opposto. La terza legge, detta anche legge di azione e reazione, dice che in natura le forze si presentano sempre in coppia, e ad ogni forza ne corrisponde una uguale e di verso opposto e uguale direzione.

Questunit di misura pren- de il nome del celebre fisico inglese Isaac Newton che formul le tre Leggi fondamentali che regolano la dinamca.

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Capitolo III - Dinamica

Appunti di fisica

3.2 Forze tipiche


Si raggruppano qui di seguito le forze riscontrabili pi frequentemente. Forza peso Lesempio pi noto di forza la forza di gravit, pi propriamente detta forza peso (P) (per la teoria gravitazionale vedere pag. ) che ci spinge a rimanere attaccati alla superficie terrestre. La forza di gravit sar quindi pari alla massa moltiplicata per laccelerazione gravitazionale g. g= 9,81 m/ s2 La formula per il calcolo della forza peso : Forza dattrito

Si oppone sempre a l moto!!

La forza dattrito una forza che si oppone sempre al moto, ed generata dal fatto che tutti i corpi presentano sulla loro superfice microscopici avvallamenti e crepe. Esistono tre tipi di forza dattrito: radente, causata dalla tangenza fra due o pi corpi (ad es. Fra un libro e la scrivania su cui poggiato); volvente, causata dalla tangenza fra due o pi corpi di cui almeno uno in moto rotazionale (ad es. Fra i cuscinetti a sfera di un freno e il suo disco); viscoso, causata dallattrito fra un corpo e le particelle che compongono un fluido (es. Fra un auto e laria); Lattrito radente la forma pi semplice di attrito, esso non dipende dallarea delle superfici in contatto e si divide in due tipologie: lattrito radente statico; Ottenere la lattrito radente dinamico; decelera-

P = mg

S.I. : N

Laccelerazione di gravit g uguale per ogni corpo solo in vicinanze prossime al pianeta. La foraza di reazione alla forza peso la forza normale (N), ovvero la: somma delle reazioni delle forze perpendicolari al piano che agiscono su un corpo. Tensione La tensione una forza che troviamo quando applichiamo forze tramite delle corde o cavi (es: quando trasciniamo una valigia con una corda). Ha la stessa direzione della corda ed la forza di reazione di quella esercitata tramite il cavo. Equivale alla forza che impiegheremmo per tenere unite le parti del filo se questo fosse tagliato a met. 14

attrito dinamico

zione dovuta allattrito? a= g

attrito

Il primo indica quanti Newton di forza sono necessari per vincere lattrito e mettere in moto un corpo. Esso si calcola con la formula:
F a s=N s S.I. :N

Dove il coefficente dattrito statico numero puro (ovvero senza unit di misura) che indica il grado di intensit dellattrito fra due superfici. Es. Il coefficiente dattrito statico fra ghiaccio e acciaio vale 0,027.

! relazione forza centripeta Vedi pag. seguente per cor

Capitolo III - Dinamica

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Il secondo, dinamico, invece quanti Newton sono necessari per mantenere il corpo in movimento. Esso si calcola con la formula:
F a d= N d S.I. :N

Forza centripeta Come afferma la seconda Legge della Dinamica ogni forza il prodotto di massa per accelerazione, quindi anche allaccelerazione centripeta corrisponder la relativa forza centripeta: La forza centripeta il prodotto della massa delloggetto per laccelerazione centripeta.

Dove invece il coefficente dattrito dinamico, il cui ruolo lo stesso di quello statico. Forza elastica La forza elastica una forza che interviene nel momento in cui una molla, o in genera le qualsiasi oggetto elasticito (capacit di non variare for ma in seguito allazione di forze), viene allungata o com pressa. Per il calcolo della forza ela stica si ricorre al Legge di Hooke: Quando un corpo mette in tensione una molla, essa esercita sul corpo una forza direttamente proporzio- nale allallungamento e opposta in verso a quella che la tende. lac- e r a v o Tr ? e n io z a F =kx S.I. : N celer m / a= -kx Dove x lallungamento e k la costante elastica della molla. La costante elastica di una molla un valore scalare che indica il numero di Newton di forza esercitati dalla molla per ogni metro di compressione. La costante elastica varia da molla a molla e si misura in Newton per metri: N/ m. 15

F cp= m

v r

Non va confusa con la cosiddetta forza centrifuga (che ne la reazione), essa infatti una forza apparente, cio che teoricamente esiste solo in determinati sistemi di riferimento rotanti e quindi non inerziali (in quanto soggetti alla forza centripeta). La forza centripeta quella che veramente ci permette di compiere una traiettoria circolare. Essa di modulo uguale alla forza di attrito. Immaginiamo infatti di essere in auto e di tentare di curvare su una superficie ghiacciata; l'attrito e molto basso e probabilmente continueremo a viaggare su una traiettoria rettilinea.

Capitolo III - Dinamica

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3.3 Oscillatori armonici


Nellunit II avevamo parlato del moto armonico semplice dal punto di vista cinematico, adesso passeremo a studiarne le cause, utilizzando le nozioni sulle forze. Prendiamo una massa attaccata a una molla fissata, in corrispondenza di una delle estremit in modo tale che non si possa spostare e che dallaltra il peso sia libero di muoversi in direzione orizzontale lungo lasse x. Allungata la molla, essa eserciter sulla massa una forza pari a F =kx (Legge di Hooke), che la far comprimere. Il sistema molla-massa appena descritto un esempio di oscillatore armonico, ovvero dove la massa si muove di moto armonico. Possiamo generalizzarne la definizione come : Un oscillatore armonico un sistema fisico nel quale una massa subisce lazione di una forza con modulo proporzionale allo spostamento e diretta nel verso opposto al moto. Allinterno del moto armonico generato dagli oscillatori valgono le stesse leggi sulla cinematica del moto armonico semplice (vedi Capitolo II), ma la conoscenza delle cause del moto ci permette spesso di ricavare altre formule. Studieremo due tipi di fonti e rispettive caratteristiche del moto: il sistema massa-molla e il pendolo. Sistema massa-molla Loscillatore armonico massa-molla costituito da una molla, con costante elastica k, attaccata ad una massa, di massa m, che scorre su una superficie priva di attrito effettuando uno spostamento (orizzontale o inclinato se appoggiato su un piano, verticale in sua assenza) x rispetto alla posizione di quiete. Il periodo del moto di questo oscillatore pu essere calcolaro seguendo la formula: S.I. : s T =2 ( ) Prendiamo in considerazione la legge di Hooke (solo il modulo) e il secondo principio della dinamica:
ma =kx

m k

Da questa possiamo ricavare laccelerazione, che sappiamo essere uguale a 2r per le leggi del moto armonico semplice:
a= kx m r=
2

kx m

4 kx r= 2 m T

Sapendo che nel moto armonico r= x :


4 k = 2 m T
2

Risolvendo lequazione per T e otteniamo lequazione del periodo. Il periodo di oscillazione delloscillatore armonico semplice dipende dalla massa e dalla costante elastica della molla ma non dallampiezza. Conducendo degli esperimenti possibile utilizzare questa formula per approssimare il valore k della molla impiegata. 16

Capitolo I - Titolo Capitolo

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Pendolo Il pendolo semplice un sistema fisico formato da una massa in grado di oscillare attorno a un punto fisso al quale unito tramite una corda. Al suo interno la forza di richiamo data dalla componente orizzontale della forza peso, mentre quella verticale bilanciata dalla tensione della corda.

Inoltre, con verifiche sperimentali, possibile utilizzare questa formula per ricavare un valore approssimato di g.

Laccelerazione di ritorno della massa sar:


a = g sin ()

Dato che lampiezza delloscillazione tende a 0, sar sin()=, quindi possiamo scrivere che:
a=g

lunghezza

Il periodo T dato dal tempo impiegato per eseguire un oscillazione completa, che consiste nel moto della massa da destra verso sinistra e poi da sinistra verso destra, o viceversa. Nel pendolo il termine lunghezza (L) sostituisce lampiezza (A) solita del moto armonico, che qui indica invece langolo di apertura rispetto allasse y, segnata in radianti. Le oscillazioni del pendolo sono isocrone, ovvero a piccole ampiezze ogni oscillazione completa vale circa:
T =2

Parallelamente osserviamo che lo spazio percoso s la curva delimitata dai punti A e B, la cui lunghezza :
s= L

ovvero

s L

Che andiamo a sostituire in quella precedente:


a=g s L

2 4 Per le leggi del moto armonico semplice a = 2 r = 2 r , possiamo T scrivere:

4 s r =g 2 L T

L g

Equazione da cui otteniamo la formula del periodo risolvendo per T.

Come osservabile il periodo dipende solo dalla lunghezza e dallaccelerazione di gravit e non dalla massa (due masse infatti in assenza di attrito cadono alla medesima accelerazione e tempo) o dallampiezza. 17

Capitolo I - Ripasso

Appunti di fisica

Capitolo IV : Lavoro ed Energia


Lavoro; Energia meccanica: cinetica e potenziale; Quantit di moto; Urti;

Approfondimento: Pendolo ed energia

Formule principali:
W=Ui-Uf & W=Ecf-Eci

W =Fscos
1 2 K = mv 2

1 W = k x2 2
W = K f K i = K

Ecf-Eci=Ui-Uf Ecf+Uf=Eci+Ui

U = mgh

1 2 U= k x 2

U i+Ki=K f +U f K i W =( U f U i )=U i U f = U
K d= 1 1 1 2 2 2 m v + m v (m + m2 ) v f 2 1 1 2 2 2 2 1

p f = p i

m1 v 1+ m 2 v 2=( m 1+ m 2 ) v f

1 E = k A2 2

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Capitolo IV - Lavoro ed energia

Appunti di fisica

4.1 Lavoro
Quando esercitiamo una forza su un corpo spesso vi imprimiamo un movimento, questo pu essere indicizzato tramite il lavoro: Il lavoro di una forza il prodotto scalare della forza per lo spostamento. W= F s La formula del lavoro deriva dal calcolo dellarea del rettangolo avente come dimensioni lintensit della forza e lo spostamento sul grafico Forza- Posizione. Osservando questo grafico per quanto riguarda la forza elastica, noteremo che, essendo questa direttamente proporzionale allo spostamento (il grafico sar la bisettrice del quadrante), saremo costretti a considerare larea di un triangolo rettangolo; il lavoro per comprimere una molla sar quindi di: F orza Nel S.I. si misura in Joule (J) pari a N . m. Il prodotto scalare una grandezza appunto scalare pari al prodotto dei moduli dei vettori moltiplicati per il coseno dellampiezza dellangolo compreso fra loro.
1 W = k x2 2

Lavoro (W) = forza x spostamento

W =Fscos

Il lavoro prende quindi in considerazione solo la componente della forza responsabile del moto. Alla luce di ci avremo principalmente tre casi a seconda dellampiezza dellangolo: 90<<90 Il lavoro positivo; se =0 massimo; =90 Il lavoro nullo, in quanto cos(90)=0; 90<<270 Il lavoro negativo per effetto del coseno; se =180 mas- simo (ma comunque negativo). 19

spostamento F orza (kx) Lavoro elastico (W) = (area triangolo) F x = k x x = kx

spostamento (allungamento = x)

Capitolo IV - Lavoro ed energia

Appunti di fisica

4.2 Energia Cinetica


Il tipo di energia meccanica pi diffusa lenrgia cinetica, data dalla formula:
K = mv S.I. : J 1 2
2

Energia Potenziale 4.3


Forze conservative Quando spostiamo un oggetto su un piano esercitandovi una forza compiamo un lavoro. Se immaginiamo di effettuare un percorso chiuso, per esempio un quadrato, possiamo dedurre che la somma dei lavori prodotti dallazione delle forze sulloggetto aumenter man mano che si andr avanti nel percorso. Esistono invece delle forze la cui somma dei lavori in un circuito chiuso non cambia al variare della traiettoria. Fra queste troviamo la forza di gravit. Pensando sempre a un ipotetico percorso chiuso, ma questa volta in verticale in modo tale che la gravit possa effettuare lavoro, potremo osservare che il lavoro effettuato sul tratto orizzontale 0, poich la forza perpendicolare allo spostamento; nei tratti verticali noteremo invece che il valore della parte in salita opposto a quello in discesa, quindi il lavoro totale nullo. Queste sono dette forze conservative: Una forza conservativa quando il lavoro totale che compie indipendente dalla traiettoria. Sono conservative, ad esempio, la forza di gravit e la forza elastica.
K=costante elastica (N/ m)

Essa dovuta al movimento del corpo e si misura in joule (J), come avviene per il lavoro; si tratta di una quantit scalare, ma a differenza , a or delle altre non pu assumere valore negativo indipendentemente dal a, per iQuest ostrabvalore della forza alla quale collegata. dim
non ome resa c le; va p atto Teorema dellenergia cinetica if dato d

Come gi detto precedentemente, energia e lavoro sono legate da leggi fisiche e quella che unisce energia cinetica e lavoro il teorema dellenergia cinetica: Il lavoro totale compiuto su un corpo uguale alla variazione della sua energia cinetica.
W = K f K i = K

Per dimostrare il teorema dellenergia cinetica basta partire dalla regola cinematica:
v 2 v 1= 2 a s
2 2

Impiegando il primo secondo di equivalenza fra equazioni possiamo moltiplicare a entrambi i membri m (massa):
mv 2 mv 1= 2 ma s
2 2

Per il secondo principio della dinamica F=ma possiamo scrivere: 1 2 1 2 2 2 mv 2 mv 1= 2 F s mv mv = F s 2 2 2 1 20

allungamento (X)
U= kX

Capitolo IV - Lavoro ed energia

Appunti di fisica

Energia potenziale Quando su un corpo agiscono una o pi forze conservative si deve introdurre un tipo di energia, lenergia potenziale: Per energia potenziale si intende unenergia che dipende dalla posizione di un corpo nello spazio ma non dal suo stato di moto Essa misura il vero e proprio laccumulo di possibile lavoro presente su un corpo. Infatti, per esempio, la capacit di eseguire lavoro maggiore quando un oggetto sottoposto alla forza di gravit si trova pi in alto del punto al quale la forza attira; in un punto elevato infatti il corpo potr spaziare un percorso pi lungo che in un punto pi basso. Lenergia potenziale non pu essere negativa. Anche per lenergia potenziale vale la legge enunciata precedentemente per lenergia cinetica, ma con la variante: Il lavoro compiuto da una forza conservativa su un corpo uguale allopposto della variazione dellenergia potenziale.
W =( U f U i )=U i U f = U

Per andare dal punto A al punto B un corpo dovr passare prima dal punto C o dal punto D, entrambi posizionati sulla stessa retta. Nel tratto AC la forza di gravit sar perpendicolare al percorso effettuato, di conseguenza il lavoro sar nullo; nel tratto CB, invece, il lavoro sar massimo:
AC W CB= mg ( hC h B ) [1]

=0

Per dimostrare la formula baster quindi notare che nella formula [1] per il calcolo del lavoro hC un punto iniziale, mentre hB un punto finale e che fra loro sussiste la relazione:
hC > h B

Per dimostrare la formula U= mgh procederemo invece come segue: Immaginiamo che i punti A e B siano collegati da un segmento: questo segmento approssimabile a d un grande numero di tanti piccoli scalini, ovvero un brevissimo tratto orizzontale seguito da un brevissimo tratto verticale entrambi di lunghezza tendente a 0. In ogni istante il lavoro varr mgh e cos lenergia. O pi semplicemente: Data la formula W =( U f U i )=U i U f = U, Ui sar uguale a mghc e Uf a mghB , quindi sar U=mgh. Energia potenziale elastica Anche la forza elastica una forza conservativa, quindi vi corrisponder unenergia potenziale elastica. Essa si calcoler con la formula:
U= k x 2 1
2

Grazie a questa caratteristica possiamo semplificare i calcoli nei problemi in cui presente lenergia potenziale fissando lorigine U= 0 ad un livello arbitrario. Energia potenziale gravitazionale (terrestre) Questa valida solo in Lenergia potenziale gravitazionale terrestre una delle pi note, che indica quindi la capacit della forza di gravit sulla Terra di compiere prossimit della Terra! lavoro. Essa si calcola con la formula:
U = mgh

S.I. : J

S.I. : J

21

Capitolo IV - Lavoro ed energia

Appunti di fisica

4.4 Energia Meccanica


Lenergia cinetica e quella potenziale appartengono alla categoria dellenergia meccanica. Essa si definisce come: Lenergia meccanica di un sistema corrisponde alla somma delle energie potenziali e dellenergia cinetica presenti al suo interno.
E =U + K

Da questa dimostrazione otteniamo la formula:


U i+Ki=K f +U f K i

Importantissima!

Considerando lenergia meccanica totale di un sitema ci troviamo di fronte ad unimportante caratteristica, una legge fisica chiamata Legge di conservazione dellenergia meccanica: Lenergia meccanica E totale di un sitema allinterno del quale agiscono solo forze conservative si conserva.
E tot =U tot + K tot = k

Essa di fondamentale importanza per lo svolgimento dei problemi relativi alle energie e al lavoro. Per dare un esempio della sua importanza basti pensare a una situazione della vita quotidiana: il percorrimento di una discesa quando siamo in bicicletta; nel punto iniziale troveremo U=max e K=0, mentre in quello finale U=0 e K=max. Conoscendo alcuni dati, come ad esempio laltitudine del punto iniziale rispetto a quello finale (dove abbiamo posto lorigine h=0, quindi U=0) e la massa delloggetto sar molto facile calcolare la velocit finale, semplicemente sostituento nellequazione i termini noti:

V=0

v f = ( 2gh )

Dove k indica semplicemente il fatto che si mantiene costante. Questa legge dimostrabile considerando le formule che legano lenergia al lavoro, ovvero:
W =K f Ki W =U i U f

U=max K=0

V>0 U>0 K>0 V>0

Si potr quindi eseguire luguaglianza:


K f K i =U i U f

Che corrisponde a:
U i+Ki=K f +U f K i
E i= E f

22

U=0 K=max

Capitolo IV - Lavoro ed energia

Appunti di fisica

Energia meccanica delloscillatore armonico Studiando un oscillatore armonico semplice (vedi pag. ) noteremo che le energie coinvolte nel sistema sono due: lenergia potenziale elastica della molla e lenergia cinetica della massa in moto. Lenergia totale del sistema riassumibile in una formula:
1 E = k A2 S.I. :J 2

Raccogliamo 1 k A 2 :
2

1 2 2 2 E = k A [ cos ( t )+ sin ( t )] 2

Per la legge trigonometrica:


cos ( t )+ sin ( t )=1
2 2

Osservando il grafico energia-tempo del moto abbiamo unaltra conferma della legge di conservazione dellenergia meccanica: infatti la sinusoide dellenergia cinetica ha picco massimo quando quella dellenergia potenziale ha picco minimo. Sostituendo le formule delle rispettive energie nellequazione E= U+ K, otteniamo:
1 2 1 2 E= k x + m v [1] 2 2

Otteniamo la formula desiderata. Approfondimento: Dimostrazione della formula del pendolo tramite le leggi dellenergia meccanica Posto che 0<1 ( calcolato in radianti) e tendente a 0, con origine fissata nel punto pi basso del pendolo, per la Legge di conservazione dellenergia meccanica avremo: 1 2 1 2 mv 2 m v1 =m g h1m g h2 [1] 2 2 Avendo posto lorigine nel punto B, dove per le leggi del moto armonico la v massima, punto di arrivo della massa posta nel punto A, dove invece v= 0 nel moto armonico, possiamo scrivere: h2 e v1 . Inoltre tramite semplici osservazioni, basandoci sulle funzioni trigonometriche deduciamo che:
h1 = L L cos ()

Andiamo a sostituire le leggi del moto armonico semplice della velocit e della posizione nella [1]:
1 1 2 2 2 2 2 E = k A cos ( t )+ m A sin ( t ) 2 2

[2]

Sapendo inoltre che la forza elastica pari a ma= kx per la seconda legge della dinamica:
a= kx m r=
2

kx m

k m

Andiamo quindi a sostituire nella [2] il valore ottenuto:


1 1 k 2 2 2 2 E = k A cos ( t )+ m A sin ( t ) 2 2 m

Che sostituito nellequazione [1] diventa: 1 2 mv =m g L ( 1cos ()) 2

23

Capitolo IV - Lavoro ed energia

Appunti di fisica

Trovare la velocit:
v =2 g L ( 1cos ())
2

Quantit di moto 4.5


Impulso Per poter proseguire allo studio della quantit di moto bene fermarsi e introdurre una nuova entit, limpulso: Limpulso il prodotto fra la forza e lintervallo di tempo in cui agisce. t S.I. : N s I =F Quantit di moto Per poter proseguire allo studio della quantit di moto bene fermarsi e introdurre una nuova entit, la quantit di moto: La quantit di moto definita come il prodotto della massa m e della velocit v di un oggetto.

Per le leggi del moto armonico possiamo esprimere la velocit in B sin ( t )=1: v = A sin ( t ) , nella quale essendo massima con
A =2 g L ( 1cos ())
2 2

Nel caso del moto del pendolo, per, lampiezza A uguale alla lunghezza dellarco AB preso in esame, quindi sara:
A= L

L = 2 g L ( 1cos ())

2 4 2 2 L =2 g L ( 1cos ()) 2 T

(posto = 2/ T)

Dividiamo quindi per entrambi i membri 2: ( 1cos ()) 2 2 2 2g L T =4 L 2 Vediamo che abbiamo ottenuto ( 1cos ()) . Secondo una legge 2 trigonometrica, per, quando tende a 0, abbiamo come risultato 1/2: ( 1cos ()) 1 lim 0 = 2 2 Questo si semplifica con il 2, arrivando ad ottenere:
g L T =4 L
2 2 2

p = vm
Essa si indica con p e si misura in kg m/s. La quantit di moto aumenta allaumentare della velocit o della massa di un corpo in movimento; se si considerano, per esempio, due masse, una di 10 kg che si muove a 1 m/s e laltra di 1kg che si muove a 10 m/s, esse avranno la stessa quantit di moto.

Semplifichiamo L e risolviamo per T:


L T =2 ( ) g

Abbiamo ottenuto la formula per il calcolo del periodo del moto del pendolo semplice per piccole oscillazioni. 24

bene sottolineare la natura vettoriale della quantit di moto, che avr verso e direzione del vettore velocit di riferimento.

Capitolo IV - Lavoro ed energia

Appunti di fisica

Teore dellimpulso e legge di conservazione della quantit di moto Quantit di moto e impulso sono strettamente collegati; infatti, sapendo che ogni forza uguale a F=ma e che moltiplicando laccelerazione per il tempo ricaviamo la velocit, otteniamo che: Il prodotto di una forza con lintervallo di tempo in cui agisce pari alla variazione della quantit di moto nel dato lasso.
t = F p

Urti 4.5
Gli urti sono dei repentini scambi di energia cinetica e quantit di moto che si verificano tra due o pi oggetti in breve lasso di tempo in seguito al contatto; si dividono in: Urti elastici; Urti anelastici. Urti elastici Quando due masse (m1 e m2) si scontrano, sia che una delle due sia ferma sia che siano entrambe in movimento, e dopo quanto accaduto (lurto appunto) si separano sappiamo per certo che si trattato di un urto elastico, in cui tali masse hanno mutato la loro direzione o velocit o entrambe le cose, per poi continuare ognuna sulla propria strada. Utilizzando sin e cos posOvviamente in natura praticamente impossibile riscontrare un urto completamente elastico; tuttavia quando si pu definire urto elastico siamo ottenere la direzioabbiamo due condizioni: Lenergia cinetica totale e la quantit di moto del sistema prima e dopo lurto si conserva.
K f =Ki p pi f =

Da questa legge otteniamo la legge di conservazione della quantit di moto: Se non sono presenti forze esterne al sistema che agiscono su di esso, la quantit di moto totale del sistema si conserva.
p f = p i

Quindi se osserviamo, per esempio, un gondoliere camminare sulla propria imbarcazione verso est e immaginiamo la totale mancanza di attrito fra la gondola e lacqua (quello fra gondola e gondoliere invece necessario al moto), la gondola si muover in direzione opposta, ma con velocit minore, essendo una gondola pi pesante della persona che vi cammina sopra.
soasta b , e c li e di semp quazion pulso 'e m ll 'i ll e e n d ia ge La leg /t al posto d v e stituir F=ma Newton

ne finale delle due masse

Quindi, estesamente:
1 1 1 1 2 2 2 2 m v + m v = m v + m v 2 1 1,1 2 2 2,1 2 1 1,2 2 2 2,2

m 1 v 1,1 + m 2 v 2,1= m 1 v 1,2 + m 2 v 2,2

25

Capitolo IV - Lavoro ed energia

Appunti di fisica

Urti anelastici Quando anzich separarsi dopo lurto due oggetti di massa m1 e m2 rimangono attaccati, ad esempio se due carrelli a cuscino daria avvolti di mastice si scontrano e poi si incollano, si pu parlare di urto anelastico. Come per gli urti elastici risulta praticamente impossibile riscontare in natura un urto completamente anelastico (unico che studieremo degli anelastici), ma con buona approssimazione possiamo dire che, se due masse si scontrano e dopo lurto possono essere considerate come una sola, si tratta di urto anelastico e il suo studio avviene tramite due sole equazioni: In un urto anelastico si conserva la quantit di moto, ma non lenergia cinetica.
K fK i p pi f =

il pendolo balistico Il pendolo balistico un interessante esempio di unione fra la fisica degli urti e le leggi di conservazione dellenergia. Si tratta di un sistema messo a punto nel XVIII per calcolare la quantit di moto di un proiettile. un sistema composto da una massa appesa a pendolo nella quale si va a conficcare il dardo; quando questo penetra mette in moto la massa che si alzer di unaltezza h tracciando una traiettoria curvilinea. Calcoliamo la velocit finale con questa formula:
m1 v 0=( m 1+ m 2) v f

E la andiamo a sostituire nella Legge di conservazione dellenergia meccanica:


1 2 m v =( m 1+ m 2) gh 2 0 m1 + m2

In particolare negli urti completamente anelastici avremo:


m1 v 1+ m 2 v 2=( m 1+ m 2 ) v f

E per calcolare lenergia dissipata:


K d= 1 1 1 2 2 2 m1 v 1 + m2 v 2 (m1 + m2 ) v f 2 2 2

26

Capitolo V - Relativit

Appunti di fisica

Capitolo V : Relativit
V=200 km/h V=100 km/h V=300 km/h

Sistemi di riferimento; Trasformazioni di Galileo;

Formule principali:

{ {

x ' = x +u x t y ' = y+ u y t v ' x= v xu x v ' y =v yu y

a =a '

27

Capitolo V - Relativit

Appunti di fisica

5.1 Sistemi di riferimento


Quando siamo su un treno fermo in stazione capita spesso di vedere passare altri treni e credere di essere in movimento su un mezzo che in realt fermo. Similmente, quando ci troviamo su un treno in movimento, possiamo notare che le persone e gli oggetti sulle banchine apparirranno muoversi rispetto a noi. Questo capita perch il treno in movimento e il treno fermo, nel primo caso, o la banchina e il treno, nel secondo caso, costituiscono due sistemi di riferimento diversi: il primo mezzo in particolare si muover con una velocit v rispetto al secondo. Moto e sistema di riferimento vigono quindi in stretta relazione fra loro, tanto che possiamo dire che: Il moto di un corpo sempre relativo a un sitema di riferimento. Se il sistema di riferimento cambiasse, anche il moto cambierebbe. Quando colleghiamo un corpo fisico ad un sistema di assi cartesiane, in presenza di tempo, formiamo un sistema di riferimento. Sistemi di riferimento inerziali Abbiamo detto nel Capitolo II che, per la prima legge della dinamica, quando un corpo si trova allinterno di un sistema inerziale persevera nel suo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme a seconda che la sommatoria delle forze che agiscono su di lui sia pari o diversa da 0. In base a questa legge possiamo definire un sistema di riferimento inerziale come segue: Un sistema di referimento inerziale un sistema allinterno del quale vale sempre la I Legge della Dinamica di Newton, e come tale tutte le altre. Rispetto a questo sistema tutti gli altri sistemi in moto rettilineo uniforme sono inerziali, a differenza di quelli in moto accelerato. 28 Da quanto espresso comprendiamo che stato di quiete e di moto rettilineo uniforme sono molto simili fra loro. (Es: Nelloscurit di una galleria difficile sapere se un treno in moto oppure no). La Terra un sistema approssimatamente inerziale: ogni corpo sulla sua superficie infatti soggetto alle forze centripete del moto di rivoluzione terrestre (uniforme) e del moto di rivoluzione intorno al sole (anchesso uniforme). Lazione di entrambe per trascurabile.

istante t 0
istante t 1

Capitolo V - Relativit

Appunti di fisica

5.2 Trasformazioni di Galileo


Le leggi fisiche che regolano le relazioni fra sistemi di riferimento in moto rettilineo sono dette trasformazioni di Galileo e implementano le normali leggi del moto in caso di relativit dei sistemi. Queste, studiate da Galileo nel XVII secolo, si fondano sullipotesi che il tempo sia uguale in tutti i sistemi presi in considerazione. Posizione

Velocit
v ' x= v xu x v ' y =v yu y

Accelerazione

{ {

x ' = x +u x t y ' = y+ u y t

a =a '

Dallultima trasformazione otteniamo che laccelerazione la stessa per tutti i sistemi inerziali. Perci anche la forza esercitata su essi uguale per F=ma, quindi possiamo enunciare il principio di relativit galileiano: Le leggi della dinamica di Newton hanno la stessa forma in tutti i sistemi di riferimento inerziali.

29

Capitolo VI - Ripasso

Appunti di fisica

Capitolo VI : Gravitazione

Legge della gravitazione universale; Leggi di Keplero; Energia potenziale gravitazionale;

Formule principali:
m1 m2 R
2

F =G

h =G

m2 R
2

v mM m =G 2 r R

U =G

m1 m2 r

m1 m2 1 2 mv f G =0 2 rf

30

Capitolo VI - Gravitazione

Appunti di fisica

6.1 Legge della gravitazione


universale
La gravit senza dubbio il tipo di forza pi diffuso e quello che abbiamo esaminato pi attentamente, sia dal punto di vista delle forze che dellenergia. Ci siamo per soffermati solo a condizioni vicine alla Terra dove laccelerazione di gravit pari a:
g = 9,81 m / s
2

Campo gravitazionale Abbiamo detto che la forza di gravit agisce a distanza, ma come avviene ci? La risposta stata data grazie al lavoro del fisico inglese Michael Faraday a cui dobbiamo litroduzione dei campi. Un corpo con massa, infatti, deforma lo spazio modificandone le propriet fisiche, ovvero ha un campo gravitazionale. Il campo gravitazionale, bench teoricamente illimitato, misurabile: esso formato da un vettore, al quale associata una forza con cui condivide verso e direzione, di intensit pari a:
F m2 h= S.I. : N/ Kg h = G 2 m1 R

La gravit vera e propria per uninterazione universale a cui tutti i corpi con massa sono soggetti, dai corpi celesti di grandi dimensioni a oggetti nellordine di grandezza del nanometro, invisibili a occhio nudo. Definiamo la forza di attrazione gravitazionale con la Legge della gravitazione universale scoperta da Isaac Newton: Una forza di attrazine a distanza fra due corpi aventi massa, di modulo: m1 m2 F =G 2 S.I. : N R Dove G la costante di gravitazione universale:
G= 6,6710 S.I. : N m2 / Kg2 La gravit una forza che agisce a distanza come, per esempio, quella magnetica fra due calamite. La formula valida ovunque nelluniverso e il raggio di percezione fra due masse infinito, quindi qualsiasi massa attira ed attirata, pur da una forza incredibilmente bassa, da una qualsiasi altra massa nelluniverso. La misura del raggio R la distanza fra i centri di massa (baricentro) dei due corpi presi in considerazione.
11

Dove F la forza gravitazionale associata e m1 la massa che la genera. In prossimit della superficie terrestre h, vale quanto laccelerazione di gravit (si pu notare sostituendo nella seconda formula).

31

Capitolo VI - Gravitazione

Appunti di fisica

6.2 Leggi di Keplero


Una diretta conseguenza della scoperta delle leggi sulla gravitazione universale fu la loro applicazione nei moti orbitali dei pianeti. Dobbiamo allastronomo Giovanni Keplero la formulazione delle tre leggi, dette appunto Leggi di Keplero, che studiano pi approfonditamente i fenomeni di interzazione gravitazionale fra i pianeti sel sitema solare; queste consentirono di dare pi stabilit alla concezione copernicana, la quale prevedeva che fossero i vari pianeti e la Terra a ruotare attorno al sole e non viceversa. Prima legge di Keplero I pianeti seguono delle orbite ellittiche con il Sole in uno dei due fuochi dellellisse. Con questa legge Keplero escluse una volta per tutte la teoria delle orbite circolari dimostrando che il pianeta orbitante intorno al sole segue una traiettoria ellittica (lellisse il luogo dei punti del piano per cui costante la distanza da due punti detti fuochi dellellisse) e proprio il Sole (o comunque la massa intorno a cui i pianeti orbitano) occupa uno dei due fuochi. Seconda legge di Keplero Un pianeta, muovendosi sulla sua orbita ellittica, spazza aree uguali in tempi uguali. Ovvero un pianeta orbitante intorno al sole non viaggia sempre alla stessa velocit tangenziale, si potrebbe dire infatti che noi rallentiamo in prossimit dellafelio (punto di massima distanza dal sole) e acceleriamo nel perielio (punto di minima distanza dal sole) dove la velocit minima. Tuttavia a mantenersi costante la cosiddetta velocit areale. Quando siamo pi lontani dal sole infatti larea del segmento ellittico fra il nostro pianeta e la stella ben pi grande di quando siamo vicini ed il raggio (distanza) pi piccolo; cos coprire una determinata area in un determinato intervallo di tempo implicher una velocit tangenziale maggiore o minore a seconda della nostra posizione.

32

Capitolo VI - Gravitazione

Appunti di fisica

Terza legge di Keplero Il periodo T di rivoluzione di un pianeta intorno al Sole proporzionale alla distanza media r del pianeta dal Sole elevata a 3/2.
T =k r 2
3

Energia potenziale gravitazionale


Abbiamo gi parlato di energia potenziale gravitazionale, ma formula vista precedentemente U=mgh, pu essere utilizzata soltanto vicino alla superficie terrestre, dove possiamo considerare laccelerazione gravitazionale (g), la quale pu essere utilizzata con una buona approssimazione. Man mano che la distanza dalla Terra aumenta g diminuisce e lespressione U=mgh non pu continuare a essere valida per una distanza h qualsiasi dalla superficie terrestre. E possibile dimostrare che lenergia potenziale gravitazionale di un sistema costituito da una massa m, situata a una distanza r dal centro della Terra, :
Mm S.I. : J U =G r

6.3

Questa legge, leggermente pi complessa delle altre due descrive in realt una semplice equazione che bene studiare in quanto utile nellapplicazione e in ogni caso facilmente ricavabile. Supponiamo infatti di avere unorbita perfettamente circolare (il fatto che le orbite siano ellittiche -prima legge di Keplero- non esclude che esse possano essere delle circonferenze, basta infatti che i fuochi si sovrappongano) si pone la forza centripeta della rotazione del pianeta che segue tale orbita intorno al sole uguale alla forza gravitazionale universale.

Equazione molto utile!!

v mM m =G 2 r R

Eliminiamo a entrambi i membri m e sostituiamo a v la frazione 2r/T:


4 M r =G 2 2 T r
2

U tende a zero all'aumentare di r. Nelle vicinanze della superficie terrestre i valori presi dalle due espressioni sar uguale. Essendo per la forza gravitazionale universale, possiamo generalizzare il contesto. Se due masse puntiformi m1 e m2 sono a distanza r luna dallaltra, la loro energia potenziale gravitazionale :

Che corrisponde a:
T =( 2 )r 2 ( G M )
3

U =G

m1 m2 r

Dove posto (2/GM)=k (cio costante) ricaviamo la nostra legge. N.B. elevare alla 3/2 significa fare la radice di 2 di un numero elevato alla 3. 33

Capitolo VI - Gravitazione

Appunti di fisica

Energia meccanica con E. potenziale gravitazionale Con l'introduzione di questo nuovo tipo di energia potenziale possibile ottenere una nuova formula esplicativa per quanto riguarda la Legge di conservazione dell'energia meccanica:
ag. 24 Vedi p
m1 m2 1 2 E = m v G 2 r

Presupponendo che energia cinetica e potenziale iniziale di un corpo siano pari a 0, sia in quanto le due si equilibrano a causa del segno meno della seconda, sia poich ne supponiamo la partenza da fermo, otterremo: m1 m2 1 2 mv f G =0 2 rf Dalla quale ricaviamo la seguente equazione risolvendo la velocit:
vf= (

2 G m2 ) rf

Se sostituiamo in questa equazione i valori con quelli prossimi alla Terra otteniamo vf = 11200 m/s. Questa detta velocit di fuga: La velocit di fuga la velocit necessaria per "sfuggire" dall'attrazione gravitazionale di un corpo celeste.

34

Capitolo VII - Dinamica dei corpi rigidi

Appunti di fisica

Capitolo VII : Dinamica dei corpi rigidi


Centro di massa Cinematica rotazionale; Energia meccanica rotazionale; Momenti;
Momento orza aggio in ango o

forza raggio Momento Momento

Formule principali:
x CM =

mi xi mi
I = m i r i
2

1 I 2 K = mv ( 1 + ) 2 2 mr

= F r sin M = r F

M=I

L= I

L1 = L2

35

Capitolo VII - Dinamica dei corpi rigidi


Se possibile bene inserire il corpo nel piano cartesiano in modo tale che l'origine sia in un punto favorevole al calcolo. Come la massa pi grande in un sistema simmetrico.

Appunti di fisica

7.1 Centro di massa


Capita spesso di avere a che fare con corpi di diversa costituzione rispetto a quelli che abbiamo ipotizzato finora, ad esempio sbilanciati o composti; questi corpi sono spesso soggetti a moti rotazionali, che rispondono a leggi diverse da quelle tradizionali gi studiate, e sono detti corpi rigidi: Un corpo rigido qualsiasi corpo non soggetto a deformazioni (allungamento, compessione, ecc...), sia esso in stato di quiete o in moto, o comunque soggettovi con difficolt (vincolo di rigidit). Ogniuno di questi corpi per assimilabile, prima di tutto, ad un punto, detto centro di massa (o baricentro):
Per sapere cos' il moDefinito in maniera pi precisa come: mento di una forza vai a Il punto in cui la somma dei momenti delle forze pari a 0. pag. Le coordinate nello spazio di questo punto sono calcolabili tramite due formule:

Cinematica (e dinamica) del centro di massa Velocit

V CM =
Accelerazione

Il centro di massa il punto in cui concentrata tutta la massa di un corpo, rigido e non.

mi v i mi m i ai mi
ACM =

ACM =

II Legge della Dinamica

m i ai ACM = mi quindi per F=ma


mi ACM = F i

Fi mi

x CM =

mi xi mi

yCM =

mi y i mi

Dove x e y rappresentano la distan- Quella spe della sommatoria: za della massa dall'origine. vuol dire che devi sommare fra Nel caso di lunghezze inclinate loro tutti i prodotti dell'espresbisogna scomporle nelle sue com- sione scritta dopo ponenti assiali.

cie di E il simbolo

tare bliamo affron ob d o d n a u q o pu sono utili po rotea. tutt or Queste leggi c il i u c in ile proiett tudiato un lancio del di massa e s ro t n e c l e n o t un essere riass mule or f con queste

36

Capitolo VII - Dinamica dei corpi rigidi

Appunti di fisica

7.2 Cinematica rotazionale


Abbiamo gi incontrato grandezze relative alla cinematica angolare per quanto riguarda il moto circolare uniforme (pag. 10). La base della cinematica angolare il grado radiante: Il grado radiante un angolo al centro che sottende un arco di lunghezza pari al raggio. D'ora in poi indicheremo il radian te con la lettera greca Con l'angolo radiante vale quindi la regola da cui ricaviamo =l/r. Di conseguenza il radiante equivale nella cinematica angolare al metro (m) di quella classica e tutte le altre misure si riferiranno ad esso. Per quanto riguarda velocit e accelerazione ne distinquiamo di tre tipi: angolare; tangenziale; centripeta (solo per l'accelerazione centripeta). Conosciamo gi velocit angolare (o pulsazione): Esiste infatti anche un accelerazione angolare per i moti curvilinei, la cui formula sar: S.I. : rad/s2 = t lim 0 t A essa corrisponder, similmente a quanto avviene per la pulsazione, un'accelerazione tangenziale a = r . La velocit angolare, anche se non sembra, una grandezza vettorale; il suo vettore ha infatti come direzione l'asse di rotazione (ovvero la retta intorno alla quale rotea il corpo), mentre il il verso cambia a seconda del senso del moto, che pu essere orario o antiorario; per determinarlo occorrer semplicemente pensare a una vite che si avvita girando a destra (senso orario) e si svita girando a sinista (senso antiorario). La vite si girer nel senso del moto e la parte da cui esce o entra ("sbucando") indicher il verso. Leggi dei moti particolari Le leggi dei moti particolari, come uniformemente accelerato e rettilineo uniforme applicati, alla rotazione sostanzialmente non cambiano: alle grandezze lineari, per, si vanno a sostituire quelle angolari, ad esempio:
1 2 = t + t + 0 2
= t

= t lim 0 t
E quella tangenziale v = r S.I. : m/s

S.I. : rad/s

Fra le accelerazioni ci nota solo l'accelerazione centripeta:

v a cp= r

S.I. : m/s2

Questa per lineare, seppur interessi un moto circolare.

37

Capitolo VII - Dinamica dei corpi rigidi

Appunti di fisica

7.3 Energia cinetica rotazionale


1 1 2 2 K = mv + I 2 2

Qualunque corpo rigido che compie una rotazione attorno ad un asse dotato di una certa energia cinetica. Tale energia dipende dalla velocit angolare della rotazione e dalla distanza che la massa mantiene dal centro durante essa (ovvero il raggio), nonch dalla massa stessa. Partiamo da quella traslazionale all'interno di un moto circolare:
1 2 K = mv 2

Espressione che pu essere riassunta in una forma pi comoda per il calcolo (ad esempio, infatti dover trovare v senza conoscere pu essere penalizzante):
1 I 2 K = mv ( 1 + ) 2 2 mr

Momento d'inerzia Il momento d'inerzia sostituisce la massa nel moto rotazionale. Esso si calcola con la formula:
2 I = m i r i S.I. : Kg m2

Ma essendo, nel moto circolare, v=r otterremo:


K= 1 2 m( r ) 2

Ma la grandezza mr2 costante nei corpi rigidi, non varia durante il moto, e che assume per i moti rotazionali lo stesso ruolo assunto dalla massa nei moti rettilinei. Tale grandezza nota come momento dinerzia e si indica con la lettera I, quindi lenergia cinetica potr essere scritta nella forma:
K= I S.I. :J 1 2
2

Nonostante sia sempice calcolarlo nei modelli teorici, va approssimato nei modelli complessi. Sono di seguito riportati i pi comuni di momento di inerzia notevoli: Anello: I=MR2 Disco-cilindro: I=1/2 MR2 Sfera piena: I=2/5 MR2 Sfera cava: I=2/3 MR2 Cubo pieno: I=1/6 MD2

Ovviamente le masse in gioco possono essere pi di una (purch non si muovano luna rispetto allaltra ma tutte insieme) e in tal caso lenergia cinetica sarebbe la risultante della sommatoria di tutte le energie cinetiche. Nel moto per rotalamento avremo sia l'energia cinetica di traslazione (ovvero quella che abbiamo gi osservato) sia quella di rotolamento. Pertanto dovremo considerarli entrambi nel calcolo dell'energia cinetica totale (attenzione: non energia meccanica). 38

Capitolo VII - Dinamica dei corpi rigidi

Appunti di fisica

7.4 Dinamica rotazionale


Momento di una forza Il momento di una forza, o momento torcente, : Il prodotto vettoiale della forza per il raggio che ne unisce il punto di applicazione all'asse di rotazione. Sapendo inoltre che p=mv (p la quantit di moto vedi pag. 25) chiariamo perch questo momento viene anche detto momento della quantit di moto. Legge di conservazione del momento angolare Sapendo che M=I e che L=I potremo dire che:
M =I t

= F r sin S.I. : N m M = r F r x sin = io c c a r B Eseguire il prodotto vettoriale equivale a moltiplicare fra loro i moduli dei vettori con il seno dell'angolo che spaziano.
Il momento torcente l'equivalente delle forze nella dinamica tradizionale e come tale a esso legata una legge fondamentale, come avviene con la Seconda legge della Dinamica: Quando una forza agisce mettendo un corpo rigido in rotazione, il momento di tale forza sar pari al prodotto fra momento d'inerzia e accelerazione angolare.

quindi

M t=I

Quindi enunceremo che: La variazione del momento angolare pari alla momento torcente per la variazione di tempo, di conseguenza se presente un momento angolare perch agisce una forza. Inoltre ponendo M=0 noteremo che:
L2 L1 = 0 L1 = L2

M=I
Momento angolare Quando la velocit di un corpo rigido in rotazione attorno a un asse regolare, avremo un momento aggiuntivo, il momento angolare: Il momento angolare di un corpo rigido in rotazione pari al prodotto fra momento d'inerzia e velocit angolare. L= I S.I. : kg m2/s

Che dimostra la Legge di conservazione dal momento angolare: Quando il momento torcente risultante nullo il momento angolare di un sistema si conserva.
L1 = L2

Sapendo che I=mr2 potremo scrivere la formula:

L= m r v
39

Notare le transazioni fra mecc. rotazionale e normale: velocit angolare -> velocit accelerazione angolare -> accelerazione momento d'inerzia -> massa momento torcente -> forza momento angolare -> quantit di moto M=I -> F=ma conservazione m. angolare -> conservazione q. di moto

racre velocit a b io gg a m la ga e dia :) Questo spi o giri su una se d n ua q e rt e s cia con

Parte II - Video

Appunti di fisica

1.1 Contenuti multimediali


Video Insieme all'e-Book sono contenuti nella cartella video realizzati dagli autori concernenti i temi spiegati nel libro. Ndr - Il piano inclinato spiegato solo su video Esercizi svolti Insieme al libro sono presenti anche esercizi svolti dagli autori per migliorare le proprie abilit nel loro svolgiento.

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