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Appunti di Scienze a.s.

2012- 2013 Classe 2SB


Codice del progetto: nF28d7dF27 Codice del gruppo: I1051

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Indice
Nomenclatura (tradizionale e IUPAC)..pag. 3/9 Le biomolecole.pag. 10/13 Struttura cellularepag. 14/22 Metabolismo cellulare (respirazione cellulare e fotosintesi)pag. 23/30 La divisione cellularepag. 31/35 Gli studi di Mendel..pag. 36/40 Gli studi di Darwin..pag. 41/46 Sitografia e bibliografia.pag. 47

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Nomenclatura tradizionale e IUPAC


La nomenclatura chimica regolamentata dalla IUPAC (International Union for Pure and Applied Chemistry), un'associazione internazionale che determina le regole della "sintassi chimica".

Nomenclatura tradizionale
La nomenclatura tradizionale si occupa di nominare tutti i composto chimici inorganici, ovvero tutti quei composti dove non presente il carbonio (C) come catena di base. Per utilizzare la nomenclatura tradizionale necessario distinguere il composto del quale si vuole dare il nome e associarlo a uno dei seguenti gruppi: Gli ossidi Formati da un metallo unito all ossigeno (Cu2O), se invece al posto del metallo troviamo un non metallo allora si parla di anidride (N2O3). Altra categoria sempre legata agli ossidi sono i perossidi ovvero metalli che invece di legarsi a un ossigeno solo si legano a due ossigeni (H2O+O > H2O2). Gli idruri Anch essi sono composti binari formati dall unione di un elemento (metallo o non metallo) all idrogeno (CH4). Gli idracidi Anche gli idracidi sono composti binari formati dall unione di un non metallo (di solito un alogeno come Fluoro, Cloro, Bromo, Iodio o zolfo) all idrogeno (HCl). Gli idrossidi E la prima tipologia di composti ternari che vediamo, si forma precisamente dall unione di un metallo a un gruppo OH detto anche gruppo ossidrile (Pb(OH)2). Gli acidi Anche gli acidi sono composti ternari formati dall unione di una anidride (formata da un idrogeno pi un non metallo) e una molecola di acqua (H2O), pi semplicemente detto dall unione di idrogeno, non metallo, e ossigeno (H2SO4). Composti binari

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Esistono in oltre composti binari che sono formati dall unione di due elementi esclusi ossigeno e idrogeno e che vengono chiamati in modo diverso a seconda dei casi (Al2S3). Ora che abbiamo visto i vari casi che potremmo incontrare procediamo con le regole di nomenclatura tradizionale: o GLI OSSIDI Per gli ossidi dei metalli detti anche ossidi basici si indica: ossido di + in nome del metallo associato, questa regola vale quando il numero di ossidazione del metallo uguale a 1 e non ne sono presenti altri. Es. CaO che diventa ossido di calcio. Se il metallo puo avere pi ossidi ovvero pi numeri ossidazione, non basta pi indicare l ossido con il nome del metallo associato ma, bisogna aggiungere al metallo uno dei suffissi -oso o ico, in particolare oso all ossido che presenta un numero di ossidazione pi piccolo e ico all ossido che presenta l numero di ossidazione pi grande. Es. FeO diventa ossido ferroso (numero di ossidazione pari a 2) mentre Fe2O3 diventa ossido ferrico (numero di ossidazione pari a 3) Per le anidridi dei non metalli la regola diversa, se in non metallo ha un solo numero di ossidazione si indica anidride + il nome del metallo considerato e il suffisso ica. Es. B2O2 diventa anidride borica. Se il non metallo ha 2 numeri di ossidazione procediamo analogamente a prima, unendo per al numero di ossidazione pi piccolo il suffisso osa, e al numero di ossidazione pi grande il suffisso ica. Es. SO2 diventa anidride solforosa (con numero di ossidazione 4) mentre SO3 diventa anidride solforica (con numero di ossidazione 6). Abbiamo ancora una terza alternativa che si verifica quando il non metallo associato all ossigeno ha 4 numeri di ossidazione, all anidride con il numero di ossidazione pi piccolo si utilizza il prefisso ipo- con il suffisso -osa,

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mentre per l anidride con il numero di ossidazione maggiore utilizziamo il prefisso per- con il suffisso -ica, invece per i due centrali si mantengono i suffissi osa e ica. Es. Cl2O diventa anidride ipoclorosa (con num. di ossidazione 1) Cl2O3 diventa anidride clorosa ( con num. di ossidazione 3) Cl2O5 diventa anidride clorica (con num. di ossidazione 5) Cl2O7 diventa anidride perclorica (con num. di ossidazione 7) L ultima categoria degli ossidi sono i perossidi che seguono le stesse regole degli ossidi in quanto a suffissi e si indicano con perossido + il nome del metallo con il suffisso oso o ico. Regola molto importante da non dimenticare per i perossidi e che non si semplificano mai i numeri di ossidazione . o GLI IDRURI Per indicare gli idruri in nomenclatura tradizionale si utilizza la forma: idruro di + nome del metallo o del non metallo. Es. NaH diventa idruro di sodio o GLI IDRACIDI Gli idracidi si indicano con acido + in nome dell elemento + il suffisso -idrico. Es. HF diventa acido fluoridrico HCl diventa acido cloridrico HBr diventa acido bromidrico HI diventa acido iodidrico H2S diventa acido solfidrico HCN diventa acido cianidrico o GLI IDROSSIDI Per nominare questi composti ternari composti da un metallo pi un OH detto ione ossidrile dobbiamo applicare la seguente regola: indicare il composto con idrossido + il nome del metallo. Es. Pb(OH)2 diventa idrossido di piombo Cr(OH)3 diventa idrossido di cromo o GLI ACIDI

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Come per le regole gi elencate per gli anidridi anche gli acidi si avvalgono dei medesimi parametri per quanto riguarda l utilizzo dei suffissi oso e ico e dei prefissi ipo- e per- che vanno sempre associati ai diversi numeri di ossidazione dei non metalli in esame. Vediamo come si pu formare un acido: CO2+H2O > H2CO3 che partendo dall anidride carbonica pi l acqua si ottiene acido carbonioso. Es. H2SO4 diventa acido solforico HNO2 diventa acido nitroso HNO3 diventa acido nitrico HIO4 diventa acido periodico sempre parlando di acidi ci sono alcune eccezioni che riguardano elementi come: fosforo, boro, silicio, arsenico, antimonio, bismuto che anzi che legarsi sempre con una molecola d acqua (come fanno tutti gli altri elementi) si possono legare indipendentemente con una, due o tre molecole di acqua e quindi prendono il prefisso meta-, piro-, orto- a seconda se si legano con una, due o tre H2O. questi acidi utilizzano la seguente regola: acido + prefisso-nome dell elemnto-ico. Prendiamo in esempio il fosforo. Es. P2O5+H2O > HPO3 che diventa acido metafosforico P2O5+2H2O > H4P2O7 che diventa acido pirofosforico P2O5+3H2O > H3PO4 che diventa acido orto fosforico o COMPOSTO BINARI Per quanto riguarda i composti binari dove non e presente ne idrogeno ne ossigeno ci dobbiamo avvalere delle regole date per gli ossidi, ovvero utilizzare la formula: nome del secondo elemento + uro finale di nome del primo elemento quando abbiamo un solo numero di ossidazione nel primo elemento , invece se il primo elemento ha 2 numeri di ossidazione associamo il suffisso oso a quello con numero di ossidazione minore e il suffisso ico a quello con numero di ossidazione maggiore. Ricordarsi per di iniziare con il nome del secondo elemento pi il suffisso uro. Es. FeCl2 diventa cloruro ferroso FeCl3 diventa cloruro ferrico CaS diventa solfuro di calcio KI diventa ioduro di potassio

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Nomenclatura IUPAC
La nomenclatura IUPAC si occupa di dare il nome alla chimica e ai composti organici, ovvero tutti quei composti che sono formati dal carbonio (C) come catena di base e nelle quali sono presenti numerosi atomi di idrogeno e ossigeno. Consideriamo come catena di base la catena formata da carbonio e idrogeno alla quale si possono unire svariati atomi e i cos detti gruppi funzionali se non strutture pi complesse, la nomenclatura IUPAC serve per nominare tutto questo. Per utilizzare la nomenclatura IUPAC dobbiamo prima di tutto riconoscere la catena di base (formata da atomi di carbonio in successione) per ricollegarla al rispettivo prefisso. -C- catena a un atomo, prefisso met-C-C- catena a due atomi, prefisso et-C-C-C- catena a tre atomi, prefisso prop-C-C-C-C- catena a quattro atomi, prefisso but-C-C-C-C-C- catena a cinque atomi, prefisso pente cos via con catene pi grandi gli atomi di carbonio si possono legare l uno all altro con singoli, doppi o tripli legami, ci andr a differenziare il nome finale. le varie catene si possono dividere in tre gruppi principali ALCANI, ALCHENI, ALCHINI. Prendono rispettivamente i suffissi ano (se nella catena di base sono presenti solo singoli legami es. metano), -ene (se nella catena sono presenti doppi legami es. 2butene) e -ino (se nella catena sono presenti tripli legami es. etino). I vari composti possono avere oltre alla catena di base (che la sequenza di atomi do carbonio pi lunga) delle ramificazioni le quali utilizzano le stesse regole di prefissi delle catene di base ma con suffisso ile (es. metile etile propile). Sia la catena di base che le ramificazioni a volte possono essere cicliche ovvero che si richiudono su loro stesse, in tal caso si utilizza il prefisso ciclo- abbinato alle regole che abbiamo gi specificato. In altri casi si pu incontrare il benzene formato da 6 atomi di carbonio uniti in anello, esso va indicato non con il nume benzene bens con il nume di fenile associato alla sua posizione. Possiamo trovare vari gruppi funzionali : ALCOLI, ALDEIDI, CHETONI, ACIDI CARBOSSILICI, ETERI, AMMINI, FOSFATI E ESTERI. Per nominare un composto e necessario dopo aver identificato la catena di base numerarla in modo che i doppi ei tripli legami siano sui numeri pi piccoli e in loro assenza dando la precedenza ad aldeidi e chetoni. Questo serve perche oltre a fornire il nume del composto con tutti i suoi suffissi e prefissi dobbiamo anche indicare la loro posizione sulla catena di base.

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Vediamo i vari casi in specifico Alcool o gruppo ossidrilico Formati da carburi con l aggiunta di OH, si utilizza il suffisso olo o in alternativa i prefissi ossiossi e idrossi-. Prendiamo in esempio il propano CH3-CH2-CH3 se aggiungiamo aggiungiam un OH diventa OH-CH2-CH2-CH CH3 e quindi non pi propano ma propanolo. Aldeide o gruppo aldeidico l aldeide formata da un carbonio unito con doppio legame all ossigeno e dall idrogeno (R sta per il resto della catena). L aldeide si trova sempre o all all inizio o alla fine della catena, essa si indica con il suffisso -ale. 3-FLUORO FLUORO-2-OSSIPROPANALE Chetone Il chetone e un gruppo funzionale formato da un doppio legame da parte del carbonio con un atomo di ossigeno, esso esso si pu formare solo nel mezzo della catena ma non all inizio o alla fine, si indica con il suffisso one. 1,1-DICLOPROPIL-2-PROPANONE

Acidi carbossilici Gli acidi carbossilici come le aldeidi si posso trovare o all inizio o alla fine della catena e sono formati da un atomo di carbonio unito con un doppio legame a un ossigeno e con un singolo legame a un OH, OH, il gruppo carbossilico si indica con il prefisso acido seguito dal suffisso oico. HOOC-COOH COOH ACIDO ETANDIOICO Gli eteri Gli eteri sono composto omposto da un ossigeno centrale che unisce due carburi di qualunque genere che possono essere uguali o diversi. L etere si indica appunto con la parola etere seguito dai nomi (in nomenclatura IUPAC ) prima di uno e poi dell altro carburo.

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CH3-O-CH3 diventa nta etere di metilico ETERE ETIL-PROPILICO ETIL

Gli ammini Gli ammini sono composti denominati cos perche riguardanti l azoto, esso pu essere inteso sia come catena di base che come ramificazione, nel caso in cui l azoto sia catena di base si deve utilizzare utili il suffisso ammina ammina, se invece l azoto utilizzato come ramificazione allora dobbiamo utilizzare il suffisso ammino. ETIL-DIMETILAMMINA

DIAMMINOESANO 1,6-DIAMMINOESANO Gruppo fosfato il gruppo fosfato formato dall unione di un atomo di fosforo unito a un ossigeno con un doppio legame e a tre atomi di ossigeno con un singolo legame.

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BIOMOLECOLE
le biomolecole come per esempio i carboidrati, le proteine, i lipidi e gli acidi nucleici sono I grandi mattoni che compognono la vita. Le biomolecole o molecole biologiche sono dette composti organici perch sono strutture molecolari composte per la maggior parte da carbonio. I legami presenti tra gli atomi sono covalenti. Troviamo I monomeri che talvolta uniti insieme formano I polimeri cio le macromolecole. Da tenere in considerazione il fatto che un polimero composto da monomeri tutti strutturalmente simili. Le macromolecole si formano grazie a una reazione di condensazione , queste reazioni permettono di formare legami covalenti tra I monomeri ma compromettono la perdita di una molecola d'acqua per ogni legame formatosi. L'inverso della condensazione la idrolisi. Da come si pu facilmente dedurre, l'idrolisi spezza il legame covalente che tiene insieme il polimero e come risultato finale si hanno semplici monomeri

GLI ISOMERI
esistono molte variet di composti organici. Questa enorme variet di biomolecole dovuta al fatto che le molecole differiscono per quantit di atomi, ma anche per la disposizione con cui essi si legano tra di loro, troviamo perci I cos detti isomeri. Gli isomiri sono quelle strutture molecolari che risultano diverse pur avendo lo stesso numero di atomi. Come esempio di isomero troviamo il butano e l'isobutano, perch come formula grezza hanno entrambe c4h10 ma la struttura molto differente.

Dopo questo breve riassunto iniziamo ad analizzare le principali biomolecole.

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I CARBOIDRATI
I carboidrati svolgono tre diverse funzioni: sono una fonte di energia rapidamente utilizzabile forniscono carbonio che pu essere riutilizzato per formare altre molecole vengono utilizzati come materiale di sostegno per la cellula le categorie di carboidrati pi importanti sono le seguenti: I monosaccaridi I disaccaridi gli oligosaccaridi I polisaccaridi I monosaccaridi sono strutture semplici e sono prodotti attraverso la fotosintesi, essi hanno una struttura e una composizione che li contraddistingue: hanno una catena carboniosa che pu variare da 3 a 7 atomi di C un C porta il gruppo carbonilico e tutti quanti gli altri portano un gruppo ossidrilico I monosaccaridi differiscono per il numero di C e per la posizione del gruppo carbonilico. Cos si possono distinguere gli aldosi e I chetosi. Altri monosaccaridi sono isomeri, come per esempio gli esosi che hanno formula c6h12o6 o I pentosi che hanno cinque atomi di carbonio. Grazie a specifici legami covalenti, denominati glicossidici, I monosaccaridi formano I disaccaridi, gli oligosaccaridi e I polisaccaridi. I polisaccaridi sono polimeri giganteschi formati da centinai di monosaccaridi uniti insieme. I pi diffusi polisaccaridi sono l'amido, il glicogeno e la cellulosa.

LE PROTEINE
le proteine sono essenziali per la vita perch svolgono una funzione di sostegno, protezione,trasporto,difensiva di regolazione di movimento e chi ne ha pi ne metta. Le proteine innanzi a tutto sono polimeri formati da monomeri detti amminoacidi o aminoacidi, questi aminoacidi formano lunghe catene chiamate polipeptidiche. Una proteina formata da pi catene che si ripiegano su s stesse. La composizione della proteina la quantit dei vari amminoacidi.

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Le propriet delle proteine dipendono oltre che alla composizione anche dalla sequenza degli aminoacidi nella catena. Gli amminoacidi sono di diverso tipo e presentano diversi gruppi funzionali, tra I quali il gruppo ovviamente amminico e il gruppo carbossilico. Oltre a questi gruppi vi il gruppo radicale. la struttura primaria di una proteina data dalla sequenza di amminoacidi. Il legame che avviene pur essendo sempre covalente prende il nome di legame peptidico. La struttura secondaria di una proteina affidata ai legami a idrogeno. Questa struttura secondaria dipende direttamente da quella primaria, abbiamo due tipi principali di struttura secondaria. Quella ad alfa elica e il foglietto beta. la struttura ad alfa elica ricorda molto le scale a chiocciola. In caso di struttura ad alfa elica la catena polipeptidica si avvolge e forma la spirale. Si viene a formare cos un legame a idrogeno tra I diversi componenti della catena. Il foglietto beta pieghettato invece assomiglia a una fisarmonica semi distesa. Consiste nell'affiancamentpo di due o pi catene polipeptidiche che si uniscono attraverso il famigerato legame a idrogeno. Spesso per in una proteina vi sono sia strutture ad alfa elica sia a foglietto beta. la struttura terziaria di una proteina dipende dall'ambiente. La struttura quaternaria il risultato delle interazioni che hanno le sub unit di una proteina tra di loro. Come casi particolari di proteine facciamo notare la cisteina, la glicina e la prolina. Se si scalda una proteina essa si denaturer. Cosa la denaturazione?

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La denaturazione si ha quando quando la struttura tridimensionale di una proteina si altera e si ha una progressiva perdita delle normali funzionalit biologiche.

I LIPIDI
in natura sono presenti vari tipi di lipidi che svolgono un numero non identificato di funzioni. ATTENZIONE: I lipidi sono biomolecole apolari e insolubili in acqua. Contengono prevalentemente carbonio e idrogeno. Se molecole lipidiche vengono a trovarsi trovarsi in contatto tendono a legarsi insieme attraverso il legame di London. Un legame debole ma le interazioni sono piuttosto stabili. I trigliceridi sono formati da un glicerolo unita a tre molecole di acido grasso. Troviamo gli acidi grassi saturi e insaturi, insaturi, la differenza sta nei legami. Nei grassi saturi non sono presenti doppi legami, mentre in quelli insaturi vi sono diversi legami doppi che formano nelle catene di acido grasso dei gomiti ovvero dei ripiegamenti della catena. I fosfolipidi sono molto olto importanti per la vita perch formano mano il rivestimento delle cellule. Viene detta struttura testa/coda, perch in questa speciale molecola il normale trigliceride si trasforma e al posto di avere tre gambe ne ha soltanto due e al posto della terza spunta ta una testa. Il fosfolipide una struttura particolare che va a formare una testa idrofile, attirata dall'h2o e due code idrofobiche, letteralmente paurose dell'acqua. Altri tipi diversi dai trigliceridi. gliceridi. Abbiamo I carotenoidi che sono un gruppo di pigmenti enti che assorbono la luce. Gli steroidi che sono una classe di composti contraddistinti traddistinti a causa di uno scheletro ad anello che hanno messo in comune diversi atomi di c. esempio di steroide il colesterolo. Troviamo poi le vitamine come la vitamina A,D,E e K.

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LA CELLULA
La cellula la pi piccola parte di ogni organismo vivente, dotata delle propriet degli esseri viventi; essa infatti respira, scambia materiali con l'esterno, reagisce agli stimoli e si riproduce. Ogni cellula proviene esclusivamente da un'altra cellula preesistente. Tutti i viventi sono costituiti da un numero pi o meno grande di cellule. Un organismo pu essere formato da una cellula sola ed chiamato organismo unicellulare, oppure da pi cellule ed chiamato organismo pluricellulare come gli animali, le piante, noi stessi. Anche tutti gli organismi pluricellulari per iniziano la loro vita da una sola cellula. La grandezza di un organismo non dipende dalla grandezza delle cellule ma dal loro numero. La parola cellula fu utilizzata per la prima volta nel 1665 dallo scienziato Robert Hooke; lo studioso osservando del sughero, con un rudimentale microscopio, vide che era costituito da tantissime piccole celle, simili a quelle di un favo dapi. Essendo questo materiale vegetale fatto solo da cellule morte, quello che Hooke osserv erano solo le pareti cellulari che delimitavano cavit vuote.

Esistono due tipi di cellule: procariote ed eucariota.

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La cellula procariotica misura


pochi m in lunghezza, viene protetta dalla membrana plasmatica, circondata a sua volta da uno strato di materiale rigido denominato parete cellulare; essa, a volte, pu essere circondata da un ulteriore strato di materiale gelatinoso detto capsula. La parete cellulare conferisce rigidit alla cellula procariotica e, insieme alla capsula, apsula, la protegge. La membrana plasmatica, nei procarioti, svolge buona parte delle funzioni vitali. La pi importante, fra queste, la funzione di trasporto che consiste nel movimento delle sostanze dallesterno verso il citoplasma e viceversa. Questultima Questu anche sede di particolari molecole proteiche, i recettori, in grado di riconoscere e legare chimicamente composti specifici (ligandi). Il legame ligando/recettore innesca allinterno della cellula una serie di reazioni che permettono alla cellula di d rispondere adeguatamente alle sollecitazioni ambientali. La regione nucleare della cellula procariotica, ossia il nucleoide, sospeso direttamente nel citoplasma senza la presenza di membrane limitanti, formato da una singola molecole di DNA di forma circolare. Associate al DNA procariotico ci sono molecole proteiche che mantengono lacido nucleico nella sua forma compatta e regolano la sua attivit nella sintesi e nella duplicazione cellulare. In alcuni batteri sono presenti, a livello citoplasmatico, citoplasmatico, dei vacuoli (o vescicole), ossia formazioni ad aspetto sacciforme. Inoltre, si possono riscontrare depositi lipidici, polisaccaridici o di fosfato inorganico sottoforma di corpuscoli sferici, molto densi, dispersi nel citoplasma.

Molti batteri sono in grado di muoversi rapidamente grazie allazione di un lungo flagello filiforme che si diparte dalla superficie della cellula batterica. I flagelli batterici producono movimento ruotando come unelica.

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Le cellule eucariotiche,

che rappresentano le cellule del nostro organismo, sono caratterizzate da un complesso sistema di membrane che, oltre a separare lambiente cellulare dal mezzo esterno, concorre a definire morfologicamente la regione nucleare e suddivide il citoplasma in compartimenti distinti detti organuli. Come per le cellule procariotiche, anche nelle cellule eucariotiche la membrana plasmatica costituita da un doppio strato fosfolipidico, ed implicata nelle importanti funzioni di:

mantenere costante lambiente interno agire come una membrana selettivamente permeabile modificare la sua forma a seconda delle esigenze della cellula far entrare le sostanze utili e lascia uscire quelle di scarto trasporto, svolta da parte di proteine che formano canali nella membrana stessa

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La struttura esterna della cellula caratterizzata dalla presenza


del citoscheletro, costituito da un fitto intreccio di fibre proteiche che permettono di fissare in parte gli organuli cellulari.

Le fibre che compongono struttura sono diverse tra loro:


questa

microtubuli - strutture cave che si diramano dalla zona del nucleo; filamenti di actina - costituita da due filamenti attorcigliati tra loro. Sono disposti in fasci paralleli tra loro; filamenti intermedi - formati da tre filamenti attorcigliati, costituiti da proteine fibrose resistenti. Formano fasci che garantiscono un rinforzo strutturale alla cellula.

la struttura costituita da:

interna

della

cellula

Il nucleo l'organulo di maggiori dimensioni all'interno della maggior parte delle cellule vegetali e animali: delimitato da una membrana e ha forma e dimensioni variabili a seconda del tipo cellulare. All'interno del nucleo si trovano il DNA, che costituisce il materiale genetico della cellula, e proteine (dette istoni) solitamente presenti in coppie, in un numero variabile e caratteristico di ciascuna specie. I filamenti di acido desossiribonucleico costituiscono i cromosomi. Quando la cellula non in fase di divisione, i filamenti cromosomiali non sono distinguibili l'uno dall'altro; appena prima della divisione cellulare si ispessiscono e diventano visibili singolarmente. In ciascun cromosoma il DNA presente sotto forma di una singola molecola, molto lunga e avvolta su se stessa a spirale, contenente sequenze di coppie di basi azotate che costituiscono i geni. Il nucleo delimitato da una doppia membrana, dotata di pori che

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consentono le comunicazioni tra il nucleo e il resto della cellula (ossia il citoplasma). All'interno del nucleo si trova una regione specializzata, detta nucleolo, che deputata all'assemblaggio l'assemblaggio di particolari organuli, i ribosomi. Questi, una volta sintetizzati, migrano nel citoplasma e costituiscono la sede della sintesi proteica. Il nucleo controlla questo processo inviando nel citoplasma diverse molecole con funzione di messaggeri. messag I geni contenuti nel DNA vengono, infatti, copiati fedelmente all'interno del nucleo in unamolecola di acido ribonucleico, chiamata RNA messaggero (mRNA), che passa nel citoplasma e, interagendo con i ribosomi, dirige la formazione di molecole proteiche iche a partire da singoli amminoacidi. Il reticolo endoplasmatico (RE) un complesso organulo, organulo con una struttura cellulare costituita da regioni citoplasmatiche delimitate da membrane che possono avere la forma di cisterne o tubuli. Lo spazio interno che si identifica tra le pieghe del reticolo detto lume, , il quale occupa solo il 10% del volume totale della cellula sebbene la la sua superficie abbia un'estensione molte volte superiore a quella della membrana plasmatica, plasmatica e vede la presenza di una serie di enzimi che catalizzano diverse reazioni chimiche.

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Allinterno della cellula esistono due tipologie di reticolo endoplasmatico: 1. Il reticolo endoplasmatico ruvido (rugoso o granulare) un organello della cellula eucariote sia vegetale che animale; costituito da una serie di membrane piegate una sull'altra a formare cisterne, mentre il termine ruvido si riferisce al fatto che il versante citoplasmatico delle sue membrane ricco di ribosomi. Compito del ribosoma quello di sintetizzare le proteine tramite il processo della "sintesi proteica". Una volta formata la proteina, questa viene impacchettata in una membrana che, trovatasi nel citoplasma pu fuoriuscire dalla cellula (esocitosi), o sostare nel citoplasma, o andare nell'apparato del Golgi dove verr modificata. Tutti i movimenti delle vescicole possono essere compiuti tramite il coordinamento del citoscheletro. 2. Il reticolo endoplasmatico liscio la "fabbrica" dove vengono prodotte le nuove membrane per tutta la cellula: infatti al suo interno sono sintetizzati tutti i lipidi che costituiscono le membrane, i quali si associano con le proteine provenienti dal reticolo endoplasmatico ruvido, con cui vi continuit. A questo punto dei processi vi sono tutti i componenti per formare le nuove membrane. Dalle estremit del reticolo endoplasmatico liscio si staccano delle vescicole, dette vescicole di trasporto, che vanno a fondersi con la membrana specifica dell'organulo bersaglio, a seconda del contenuto della vescicola. La vescicola diventa parte integrante della membrana dell'organulo bersaglio e i suoi contenuti vengono secreti all'esterno, o esposti sulle membrane se sono ancorati a esse.

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L'apparato di Golgi una struttura cellulare costituita da una serie di sacche membranose impilate l'una sull'altra, che si occupa di distribuire le proteine appena sintetizzate nelle diverse destinazioni all'interno della cellula. Svolge diverse funzioni: 1. Riceve proteine dal RE e le elabora ulteriormente; 2. Concentra, confeziona e smista le proteine prima che vengano inviate alle loro destinazioni finali, dentro o fuori la cellula; 3. Sintetizza i polisaccaridi per la parete delle cellule vegetali.

I mitocondri hanno una struttura particolare, osservabile al microscopio elettronico: ciascun mitocondrio si presenta come un corpuscolo dalla caratteristica forma a fagiolo, delimitato da due membrane separate, la pi interna delle quali presenta numerose pieghe (dette creste). Una cellula pu contenere da una decina fino a migliaia di questi organuli. I mitocondri costituiscono la sede del processo di respirazione cellulare, mediante il quale la cellula ricava energia (sotto forma di molecole di ATP) bruciando molecole di glucosio, derivanti dalla demolizione delle sostanze nutritive, in presenza di ossigeno. Le cellule che richiedono ossigeno per il processo di respirazione cellulare sono dette aerobie. Le cellule anaerobie si trovano in organismi (alcuni batteri) che vivono in assenza di ossigeno, nei quali i mitocondri mancano.

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I cloroplasti sono organuli in cui avviene la fotosintesi grazie alla presenza di pigmenti fotosintetici; tra questi la clorofilla a il pigmento fondamentale, presente in tutti gli organismi autotrofi. Sono in grado di orientarsi rispetto alla luce e di dividersi in modo indipendente dalla divisione del nucleo. Il cloroplasto delimitato da un involucro, a doppia membrana lipoproteina, che racchiude una matrice amorfa o stroma, fortemente idrofila e ricca di proteine enzimatiche. Lo stroma attraversato da un sistema di lamelle, dette tilacoidi, che vengono distinte in: Tilacoidi intergrana (o lamelle stromatiche) Tilacoidi dei grana (o grana)

Le cavit dei tilacoidi intergrana e dei tilacoidi dei grana sono tutte comunicanti. Sulle membrane dei tilacoidi sono ancorati le clorofille e gli altri pigmenti che sono raggruppati in unit fotosintetiche (fotosistemi PS1 e PS2). Qui si svolge la fase luminosa della fotosintesi, che corrisponde alla cattura e conversione dell'energia luminosa in energia chimica. Nello stroma, invece, avviene la fase oscura, che coincide con la vera e propria organizzazione della CO2. La presenza nello stroma di ribosomi e DNA fa considerare i cloroplasti come un sistema genetico semiautonomo.

I lisosomi sono organuli piccoli, di forma irregolare, che contengono enzimi responsabili della digestione di numerose molecole inutili o nocive per la cellula.

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I perossisomi sono vescicole delimitate da membrana, che costituiscono un ambiente isolato e circoscritto per reazioni nel corso delle quali vengono generate e demolite forme particolarmente pericolose e reattive dei perossidi di idrogeno.

I vacuoli sono piccole cavit delimitate da una membrana, nelle quali vengono accumulate scorie del metabolismo cellulare.

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Il metabolismo energetico: Respirazione cellulare Glicolisi


Il glucosio una molecola con un un alto contenuto energetico. E una reazione che avviene nel citoplasma della cellula. La glicolisi una via metabolica pressoch universale dato che presente non solo negli animali e nelle piante, ma anche nella maggior parte dei microrganismi. La sua universalit e il fatto di essere anaerobica, fanno pensare che sia una via metabolica che si sviluppata agli inizi della vita sulla Terra in organismi procarioti. La glicolisi rimasta poi inalterata durante tutta la storia evolutiva grazie alla sua semplicit s ed efficienza. La glicolisi costituita da una sequenza di 10 reazioni che avvengono nel citoplasma e degradano il glucosio ad acido piruvico in assenza di ossigeno e producono 2 ATP e 2 NADH. Nella glicolisi si possono individuare due fasi, ciascuna iascuna composta di 5 reazioni. Nelle prime 5 reazioni il glucosio viene spezzato in due frammenti identici di 3 atomi di carbonio: due molecole di gliceraldeidegliceraldeide 3-fosfato. fosfato. Per realizzare questo obiettivo si devono per consumare 2 ATP. Nelle 5 reazioni successive si realizza un guadagno energetico di 2 ATP e inoltre si recuperano i 2 ATP utilizzati nella prima fase, per poi giungere alla formazione di due molecole di piruvato. 23

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Oltre al bilancio dell ATP bisogna anche guardare il bilancio dell NADH. NADH Lossidazione comporta il consumo di 2 NAD+che vengono ridotti a 2 NADH. Questo ha come conseguenza che la glicolisi ha bisogno di un costante apporto di NAD+ che per presente in minima quantit nella cellula. Per funzionare, quindi, la glicolisi ha bisogno isogno di essere accoppiata con una reazione che ossidi il NADH a NAD+. Questo pu avvenire in modi diversi che rappresentano diversi destini metabolici dellacido piruvico: le pi importanti sono: la respirazione cellulare, la fermentazione lattica e la fermentazione alcolica. 1) Respirazione cellulare. Negli organismi aerobi la glicolisi costituisce solo il primo passo della respirazione cellulare cio dellossidazione completa del glucosio a CO2 ad opera di O2. Lacido piruvico prodotto dalla glicolisi glicolisi viene ossidato fino a CO2 nei mitocondri attraverso la decarbossilazione ossidativa e il ciclo di Krebs. Queste reazioni producono grandi quantit di NADH che deve essere subito ossidato per

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rigenerare NAD+. Questa ossidazione finale compiuta dellossigeno molecolare O2 che si riduce ad H2O nella catena respiratoria. 2) Fermentazione lattica. In condizioni anaerobiche, cio in assenza di ossigeno, bisogna che qualche altra molecola funga da ossidante finale. Questo ruolo pu essere svolto dallacido piruvico che viene ridotto ad acido lattico per consentire lossidazione del NADH a NAD+. Questa via metabolica si realizza per esempio nel muscolo scheletrico che si contrae violentemente, in questo caso si parla di fermentazione lattica. Anche alcuni batteri anaerobi trasformano il glucosio in acido piruvico e poi questo in acido lattico, questa viene chiamata fermentazione lattica ed responsabile dellinacidimento del latte nello yogurt. 3) Fermentazione alcolica. In condizioni anaerobiche lacido piruvico, il prodotto finale della glicolisi, pu essere ridotto con una diversa via metabolica. Alcuni microrganismi anaerobi, come il lievito di birra, decarbossilano lacido piruvico ad acetaldeide e poi riducono questultima ad etanolo, invece nel pane la lievitazione favorita dal glutine In questo modo ossidano il NADH a NAD+ e possono continuare a ricavare energia dalla glicolisi. Continuando con la respirazione cellulare (completa ossidazione del piruvato a CO2 ) la resa dell ATP pu arrivare fino a 32 ATP per ogni molecola di glucosio. Grazie all ossigeno il glucosio viene ossidato completamente a CO2 , le cellule che hanno un metabolismo aerobico sona avvantaggiate, questa parte della respirazione cellulare avviene negli organuli chiamati mitocondri formati da una doppia membrana, quella interna molto estesa e ripiegata a forma di creste e quella esterna permeabile alla maggior parte delle molecole e degli ioni. Lo spazio intermembrana prende il nome di matrice e al suo interno ha luogo il ciclo di Krebs, l ultima fase della glicolisi la fosforilazione ossidativa. Possiamo dividere ci che avviene in seguito alla glicolisi in tre fasi: 1. La produzione di acetato: il piruvato prodotto nella glicolisi viene fatto entrare nel mitocondrio da una proteina di trasporto, qui viene ossidato e trasformato in in un gruppo acetile per mezzo del coenzima A e prende il nome di acetilCoA, in seguito questo gruppo entrer nel ciclo di krebs.

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2. Il ciclo di krebs: Il ciclo di Krebs consiste in una serie di reazioni reazio che avvengono all'interno dei mitocondri, nello spazio della matrice. Queste reazioni sono realizzate attraverso otto tappe enzimatiche e hanno lo scopo di ossidare completamente i due carboni del gruppo acetilico dell'acetil-CoA dell'acetil formando due molecole di i CO2 in modo per da conservare l'energia libera per la produzione di ATP. Il problema chimico affrontato dal ciclo di Krebs la decarbossilazione dell'acido acetico, che risulta ancora pi complessa di

quella dell'acido piruvico. Il problema stato risolto risolto unendo l'acido acetico ad una molecola ausiliaria, l'acido ossalacetico. 3. Fosforilazione ossidativa: Nel terzo stadio della respirazione cellulare l'ossigeno molecolare O2 provoca l'ossidazione dei coenzimi ridotti NADH e FADH2 che sono stati generati dalla glicolisi, dalla decarbossilazione ossidativa e dal ciclo di Krebs. Le reazioni sono le seguenti:

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Gli elettroni che vengono ceduti dal NADH e dal FADH2 giungono all'ossigeno attraverso una serie di molecole trasportatrici di elettroni chiamate nel loro insieme catena respiratoria e organizzate in quattro complessi proteici. Sia la catena respiratoria che la fosforilazione sono localizzate nella membrana interna dei mitocondri. La decarbossilazione ossidativa. Il trasferimento degli elettroni dal NADH NAD e dal FADH2 verso l'ossigeno molecolare O2 lungo la catena respiratoria provoca uno spostamento di ioni H+ dalla matrice verso lo spazio intermembrana. Si genera in questo modo una differenza di pH di circa 0,75 unit tra i due lati della membrana interna interna dei mitocondri. Nello spazio intermembrana si viene a creare un ambiente acido, nella matrice un ambiente basico. A questo punto entra in azione il complesso enzimatico ATP sintetasi che produce ATP a partire da ADP e fosfato inorganico sfruttando la tendenza denza degli ioni H+ a reagire con gli ioni OH per formare H2O. In definitiva, l'ossidazione di una molecola di NADH fa scorrere 2 elettroni nella catena respiratoria e spinge 10 H(4+4+2) nello spazio intermembrana e produce 2,5 molecole di ATP. Anche lossidazione lossidazione di una molecola di FADH2 fa scorrere 2 elettroni nella catena respiratoria, ma spinge solo 6 H+(4+2) nello spazio intermembrana e produce quindi solo 1,5 molecole di ATP. Per concludere, l'ossidazione e la fosforilazione sono processi accoppiati per mezzo di una differenza di concentrazione di ioni H+ creata a cavallo della membrana interna mitocondriale.

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Schema riassuntivo sulla respirazione cellulare Facendo un breve conto selle molecole di ATP finali arriviamo appunto a 32 (4+25+3).

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La fotosintesi
Gli organismi foto sintetici sono gli esseri viventi capaci di trasformare la energia luminosa in energia chimica. La fotosintesi un insieme di reazioni che permettono di catturare l energia della luce e di trasformare il diossido di carbonio e acqua in glucosio e ossigeno gassoso. la fotosintesi immette nel metabolismo un nuovo elemento , la luce solare, in oltre fornisce composti organici in modo che gli esseri viventi possono nutrirsene e produce ossigeno atmosferico. Essa avviene nei cloroplasti pi in precisione nei tilacoidi e si divide in due fasi : la fase luminosa (o foto dipendente) e il ciclo di Kalvin (o foto indipendente).

La fase luminosa
Le reazioni al suo interno si svolgono grazie alla clorofilla e si produce ATP e NADPH. L'energia luminosa, quando assorbita da uno dei pigmenti nella membrana del tilacoide troviamo delle molecole di clorofilla, , aggregate a formare i cosiddetti fotosistemi. . Si possono distinguere il fotosistema I e il fotosistema II. II I fotosistemi sono un insieme di molecole di pigmenti disposti in modo da circondare una molecola di clorofilla speciale detta "a trappola". L'energia del fotone viene quindi passata di molecola in molecola fino al raggiungimento della clorofilla speciale. Nel fotosistema I la molecola trappola viene eccitata da una lunghezza donda di 700 nm, nel fotosistema II da 680 nm.

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I pigmenti dei foto sistemi assorbono i fotoni e trasferiscono l energia alla clorofilla che e per effetto dell energia ricevuta si ossida ovvero perde elettroni. Gli elettroni liberati dalla clorofilla del fotosistema II vengono immessi in una catena di trasporto costituita dal citocromo B6f, durante durante la quale perdono energia. L'energia persa viene ne utilizzata per pompare protoni dallo stroma all'interno dello spazio del tilacoide, creando un gradiente protonico. . Infine gli elettroni giungono al fotosistema I, che he a sua volta, per effetto della luce, ha perso altri elettroni. Gli elettroni persi dal fotosistema I vengono trasferiti alle ferredossina, ferredossina che riduce + NADP inNADPH. . Tramite la proteina di membrana ATP-sintetasi sintetasi situata sulla + membrana del tilacoide, , gli ioni H liberatisi dall'idrolisi dell'acqua passano dallo spazio del tilacoide allo stroma, stroma cio verso gradiente, sintetizzando ATP a partire da gruppi liberi di fosfato e ADP.

Il ciclo di Kalvin
Dopo la fase luminosa ha luogo in ciclo di kalvin detto anche ciclo del buio perch non ha bisogno della bisogno della presenza della luce solare. Si utilizzano le molecole dell ATP e NADPH+H+ per ridurre CO2 e sintetizzare gli zuccheri. Qui viene prodotto il maggior numero di zuccheri del cloroplasto. Le reazioni del ciclo sono quindi del tutto indipendenti dalla luce. Si utilizzano le molecole di carbonio ca della CO2 e l energia dell ATP pi l NADPH per costruire uno zucchero a 3 atomi di carboniola gliceraldeide 3 fosfato (G3P). Possiamo distinguere 3 fasi distinte : La fissazione del carbonio. Questa fase lega l atomo di carbonio dalla CO2 al RuBP BP producendo un composto intermedio a sei atomi di carbonio poco stabile che tende a dividersi facilmente e forma due molecole di 3PG a 3 atomi di carbonio. La riduzione del 3PG in G3P. in questa fase abbiamo prima una fosforilazione e poi una riduzione che sono causate dall NADPH+H+ che porta alla formazione di molecole di G3P. La formazione di RuBP. Una parte dalla G3P verr riconvertita in RuBp per rifare il ciclo invece il resto della G3P potr essere trasformata in amidi, zuccheri come il saccarosio.

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DIVISIONE CELLULARE
La divisione cellulare un processo importantissimo per la vita, in quanto esso permette ad una cellula genitore si divida in due o pi cellule figlie. Esistono fondamentalmente due tipi di divisione cellulare:

Divisione asessuata 1. scissione binaria 2. mitosi

Divisione sessuata 1. meiosi

LA SCISSIONE BINARIA
Nei procarioti la divisione cellulare riproduce lintero organismo; la cellula cresce di dimensioni, duplica il proprio DNA e poi si divide in due mediante un processo che prende il nome di scissione binaria.

La scissione binaria avviene in tre particolari fasi:

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1. Il cromosoma posto al centro della cellula inizia a duplicarsi a partire da una regione specifica chiamata regione ori: la molecola si srotola e si duplica pezzo per pezzo. 2. La segregazione (la distribuzione equa del DNA fra le due nuove cellule) ha inizio mentre il DNA si duplica: la cellula si allunga e le regioni ori delle due molecole di DNA in formazioni si spostano verso le estremit opposte della cellula. 3. Dopo che la duplicazione del cromosoma si conclusa, ha inizio la citodieresi, ovvero la separazione delle sue cellule figlie. Il primo evento una strozzatura della membrana plasmatica che forma un anello, che a mano a mano si stringe, contemporaneamente a livello della parete si deposita nuovo materiale che finisce per separare le due cellule.

LA MITOSI E IL CICLO CELLULARE


Il ciclo cellulare linsieme degli eventi compresi tra la formazione di una cellula e la sua divisione in due cellule figlie oppure la sua morte. Il ciclo cellulare si pu dividere in due stadi: linterfase e la fase mitotica o fase M: Linterfase il tempo che intercorre tra una divisione e laltra ed il periodo pi lungo della vita cellulare. Si pu dividere in tre sottofasi:

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1. nella sottofase G1, che segue la precedente divisione cellulare, la cellula cresce di dimensioni, moltiplica gli organuli e svolge le sue funzioni caratteristiche; 2. nella sottofase S avviene la sintesi del DNA e di conseguenza la duplicazione dei cromosomi; 3. nella sottofase G2 la cellula organizza le strutture necessarie alla divisione, tramite il processo della mitosi. La fase mitotica o fase M lo stadio in cui la cellula si divide e comprende due momenti: 1. La mitosi, in cui il nucleo si divide formando due nuclei che si spostano alle estremit opposte della cellula; 2. La citodieresi, durante il quale il citoplasma si divide in due formando cellule distinte.

Le fasi della MITOSI


Un nucleo di una cellula che va in contro a mitosi forma due cellule identiche fra loro. La mitosi divisa in alcune fasi: profase,pro metafase,metafase,anafase,telofase. Vediamole in specifico: La profase. Quando la cellula entra in profase i cromosomi si spiralizzano,e appaiono formati da due cromatidi fratelli, la membrana nucleare scompare e vicino al centromero si sviluppano i cinetocori che servono per lo spostamento dei cromatidi. In questo momento avviene l inizio della formazione del fuso mitotico costituito da microtubuli creati dai centrosomi. La pro metafase. Si ha prima di tutto la completa scomparsa della membrana nucleare, i due cromatidi si attaccano per mezzo del cinetocore ai microtubuli, essi si spostano verso il centro. 33

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La metafase. Dorante la metafase si ha la completa formazione del fuso mitotico e i cromosomi hanno formato la piastra equatoriale e sono spiralizzati al massimo. La anafase. I centromeri si staccano insieme ai cromatidi fratelli mediante l azione dei microtubuli e dell ATP vengono tirati verso gli estremi del fuso mitotico. l anafase termina con il raggiungimento da parte dei cromosomi figli dei poli estremi della cellula. La telofase. La telofase l ultima parte della mitosi, si formano nuovamente dei involucri nucleari, i cromosomi si despiralizzano e ciascuna delle due cellule formate per divisione del citoplasma entra nuovamente in interfase.

La citodieresi
La parte successiva alla mitosi detta citodieresi (ovvero la divisione del citoplasma), questo processo diverso per le cellule animali e vegetali. Cellule animali: si dice per invaginazione, tale fenomeno porta alla repentina strozzatura del citoplasma da parte di tubuli e filamenti di actina che portano alla formazione di un anello contrattile che poi divider la cellula in due. Cellule vegetali: nelle cellule vegetali essendo rigide per la parete cellulare non si possono strozzare e cosi la evoluzione della vita ha dato origine ad un nuovo processo che ha come protagonisti apparato di golgi il quale produce piccole vescicole che poi andranno a formare la nuova piastra cellulare che divider in due la cellula. La mitosi avviene anche come processo asessuato infatti pu prendere anche il nome di riproduzione vegetativa la quale si basa principalmente sulla divisione del nucleo e che porta alla formazione di due cloni della cellula di partenza in tempi rapidi ed efficaci. Invece un altro tipo di riproduzione quella sessuata che riguarda due individui (uno maschio e uno femmina), in questo caso l organismo figlio si sviluppa dalla cellula chiamata zigote che formata dall unione dei due gameti parentali.

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Questo tipo di riproduzione non pu avvenire con la mitosi , infatti abbiamo bisogno di un altro processo detto meiosi che va sempre associato alla fecondazione.

La MEIOSI
La meiosi un processo leggermente pi lungo e complesso della mitosi, cosiste brevemente in due successive divisioni dette meiosi 1 e 2 che di fatto sono due mitosi, ma servono per far si che il gamete che si former alla fine sia aploide e che possa cos generare uno zigote diploide. Altro fatto a complicare la meiosi e il crossing-over che avviene esclusivamente nella meiosi 1. Le fasi della meiosi Profase 1: durante la profase 1 i cromosomi omologhi si appaiano formando una sinapsi, in seguito si forme delle coppie di cromosomi omologhi chiamate tetradi (formate da 4 cromatidi), ora avviene il cos detto crossing-over formato da punti di incontro e scambio di segmenti uguali di DNA chiamati chiasmi (questo fatto aumenta la variabilit genetica degli organismi), in seguito si ha la divisione della tetrade e quindi la formazione di cromosomi ricombinati. Prometafase 1: durate questa fase si dissolve la membrana nucleare e si forma (come nella mitosi) il fuso grazie ai microtubuli. Metafase 1: durante la metafase i cromosomi ricombinati si allineano perfettamente sulla piastra equatoriale ancora tenuti insieme dai chiasmi ora si dividono. Anafase 1: i cromosomi si dividono verso i poli e si ha la divisione del citoplasma. Una volta finita la meiosi 1 entra in gioco la meiosi 2 che da considerasri tale e quale alla mitosi ma alla fine produrr 4 cellule aploidi partendo dall unica grande cellula iniziale.

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GREGOR MENDEL

VITA
Gregor Johann Mendel nacque a Heinzendorf il 22 giugno 1822 come figlio di una famiglia di contadini. Fin da piccolo Mendel sogn di uscire dall'ambiente rurale e i suoi risultati eccellenti a scuola gli permisero di frequentare prima il ginnasio e poi, a partire dal 1840, l'universit. Le sue passioni furono la matematica, la botanica e la meteorologia. Ma la sua famiglia non aveva i mezzi economici per aiutarlo negli studi e nonostante gli ottimi voti ottenuti nei primi due anni dell'universit e nonostante tutti i suoi tentativi di autofinanziare i suoi studi fu costretto ad abbandonare l'universit nel 1843. Mendel per poter continuare i propri studi dovette seguire il consiglio del suo professore di fisica a chiedere di poter entrare nel monastero San Tommaso dei frati agostiniani a Brno dove consideravano lo studio la pi alta forma di preghiera. Nel 1847 venne ordinato sacerdote e le sue conoscenze scientifiche gli permettono di procurarsi posto come insegnante ausiliario al ginnasio di Brno. Tra il 1851 e il 1853 il suo abate gli dette l'occasione di studiare allUniversit imperiale di Vienna dove Mendel divenne assistente allistituto di fisica, un ruolo riservato agli studenti migliori. Ritornato a Brno Mendel ricominci a lavorare come insegnante del ginnasio e cominci, a partire dal 1856, a coltivare e analizzare in sette anni di esperimenti le piante di piselli cercando di capire come si trasmettono certe caratteristiche delle piante da una generazione a quelle successive. L'elaborazione dei suoi dati lo port infine a formulare le famose "Leggi dell'Ereditariet di Mendel". All'inizio del 1883 si ammal gravemente di idropisia e Mor il 6 gennaio del 1884 a Brno.

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METODO SPERIMENTALE
Per i suoi esperimenti Mendel scelse la comune pianta di pisello, le differenti variet avevano caratteristiche nettamente diverse che rimanevano inalterate comparendo ad ogni raccolto. Egli verific un modello molto specifico in una serie di esperimenti logici: scelse di studiare le differenze ereditarie nettamente misurabili, studi i discendenti non solo della prima ma anche di quelle successive, cont il numero dei discendenti e analizz matematicamente i risultati ottenuti organizzo i suoi dati in modo tale da rendere la loro valutazione semplice e oggettiva. Mendel cominci con 32 tipi differenti di piante di pisello, che continu a studiare per parecchi anni. Selezion 7 caratteri che mostravano due forme nettamente differenti nelle diverse variet di piante (una variet semi gialli, un'altra semi verdi) ed esegu gli incroci sperimentali artificiali asportando le antere di un fiore e cospargendo gli stigmi con polline del fiore di un'altra variet.

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PRIMA LEGGE DI MENDEL O LEGGE DELLA DOMINZA


Gli individui ibridi della generazione F1 manifestano solo uno dei tratti presenti nella generazione parentale ntale P. Mendel autoimpollin le piante per diverse generazioni in modo da essere certo che fossero pure per il carattere in questione. Successivamente, incroci le piante a semi gialli con quelli a semi verdi. Da questa generazione parentale P si ebbe una un prima generazione filiale F1 tutti uguali ad una delle piante genitrici: tutti i semi erano di colore giallo. Mendel chiam dominante il carattere seme giallo, e recessivo laltro.

SECONDA LEGGE DI MENDEL O LEGGE DELLA SEGREGAZIONE


Quando un individuo o produce gameti, le due coppie di un gene (cio gli alleli) si separano, cosicch ciascun gamete riceve soltanto una coppia. L'abate di Brno non si ferm a questi risultati ma continu i suoi esperimenti. Lasci che le piante di prima generazione si autofecondassero. autofecondassero. Piant i semi cos ottenuti e vide che le nuove piante per 3/4 avevano semi gialli (carattere dominante), mentre per il restante 1/4 tornavano ad avere semi verdi (carattere recessivo). Ci significava che, bench le piante di prima generazione generazione avessero tutte semi gialli, dovevano tenere "nascosto" il carattere semi verdi, il quale compariva di nuovo nella seconda generazione. Questo fenomeno colp Mendel, e lo port, per cercare di spiegarlo, a ipotizzare che i caratteri presi in esame esistessero esistessero in ogni cellula in "duplice copia": i due membri di ciascuna coppia vennero chiamati alleli. Nella generazione parentale (P) i due alleli erano uguali tra loro (AA; aa). Mendel ipotizz che, quando le piante parentali formavano i gameti gli alleli si sarebbero separati l'uno dall'altro in modo che ogni gamete ne ricevesse uno solo. Avvenuta la fecondazione, le piante di prima generazione avrebbero ricevuto un allele A da un genitore ed uno a dall'altro 38

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ristabilendo una nuova coppia Aa. Gli individui che possiedono due alleli uguali tra loro si dicono omozigoti, quelli che li hanno diversi eterozigoti o ibridi. Nel caso degli omozigoti, il fenotipo (ci che si manifesta fisicamente di un individuo) e il genotipo (le informazioni del patrimonio genetico) coincidono (AA; aa), differiscono invece nel caso degli eterozigoti (Aa) che sono fenotipicamente simili all'omozigote dominante. Per esempio, le piante aventi semi gialli potranno essere, dal punto di vista genotipico, sia omozigoti dominanti sia eterozigoti. Mentre quelle dai semi verdi potranno essere solo omozigoti recessivi (aa).

TESTCROSS: LA PROVA SU CARATTERE DOMINANTE


Mendel sottopose le proprie ipotesi alla verifica del testcross ovvero un incrocio di controllo che permette di scoprire se un individuo che mostra un carattere dominante omozigote o eterozigote. In un testcross lindividuo sotto analisi viene incrociato con un individuo omozigote per carattere recessivo, una condizione facile da riconoscere perch corrisponde sempre a un fenotipo recessivo. Allinzio lindividuo da sottoporre a controllo sar indicato come L_, perch ancora non si conosce la natura di un allele. Le possibilit sono due: 1. Se lindividuo sotto analisi un omozigote dominante (LL), tutta la prole dellincrocio sar Ll e mostrer il carattere dominante. 2. Se lindividuo sotto analisi un eterozigote (Ll), allora circa met della prole sar eterozigote (Ll) a mostrer il carattere dominante , ma laltra met sar omozigote (ll) e mostrer il carattere recessivo.

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TERZA LEGGE DI MENDEL O LEGGE DELLASSORBIMENTO INDIPENDENTE DEI CARATTERI


Durante la formazione dei gameti, geni diversi si distribuiscono luno indipendentemente dallaltro. Mendel prov anche ad eseguire esperimenti fra piante di piselli che differivano per due o pi caratteri. Incroci piante a semi lisci e gialli con piante a semi verdi e rugosi: alla prima generazione ottenne piante a semi gialli e lisci, che quindi erano caratteri dominanti. Alla seconda generazione ottenne 16 piante di cui 9 a semi gialli lisci, 1 a semi verdi e rugosi, 3 a semi gialli e rugosi e 3 a semi verdi e lisci. In questo esperimento il carattere "colore del seme" non veniva influenzato dal carattere "forma del seme", ma essi venivano trasmessi ai discendenti in maniera del tutto indipendente, secondo le leggi del caso.

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Le prime teorie scientifiche sulla storia della vita Il Fissismo e Lamark


Fino alla seconda met del Settecento in Europa, in particolare in Francia e in Inghilterra, predominava una concezione fissista della natura derivata principalmente dal pensiero di Aristotele. Secondo il FISSISMO le specie viventi erano statiche e immutabili, e si potevano classificare secondo una scala gerarchica dalla pi semplice alla pi complessa. Nella seconda met del Settecento, invece, inizi a svilupparsi unidea pi dinamica del mondo naturale grazie a vari studiosi evoluzionisti. Il primo evoluzionista dichiarato fu il naturalista francese Jean-Baptiste de Lamarck. Grazie alla sua esperienza di curatore del museo di Storia Naturale di Parigi, dove poteva studiare un enorme numero di campioni biologici provenienti da tutto il mondo, egli affermava che la natura soggetta a leggi proprie e autonome che determinano un cambiamento delle specie nel tempo. Secondo Lamarck tale cambiamento segue un progetto insito nella natura stessa che porta a un graduale perfezionamento degli organismi generando forme via via pi complesse.

Figura 1 : Jean-Baptiste de Lamarck.

Secondo Lamarck levoluzione avviene grazie alleredit dei caratteri acquisiti. Secondo tale teoria, le modifiche che un organismo subisce nel corso della sua vita diventano ereditarie e vengono trasmesse alla progenie. Nellottocento quasi tutti i naturalisti, compreso Darwin, condividevano questa opinione anche perch non erano stati ancora scoperti n i cromosomi, n le molecole di DNA. Per Lamarck, inoltre, importante era il concetto di adattamento, che il risultato del processo evolutivo nel corso del quale una popolazione si adegua allambiente in cui vive.

La teoria delle catastrofi


Chi pi di tutti contribu a superare i difetti presenti nella teoria di Lamarck fu lantievoluzionista Georges Cuvier con i suoi studi sui fossili e sullanatomia comparata. Cuvier scopr che le specie vissute in passato erano diverse da quelle attuali e che molte di esse si erano estinte. Egli spiegava questi dati con la teoria

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delle catastrofi o catastrofismo, unica causa del cambiamento osservabile nel mondo naturale. Secondo il CATASTROFISMO , molti fenomeni geologici e biologici, in particolare le estinzioni, sarebbero la conseguenza di eventi catastrofici accaduti nel passato. Tale teoria oggi del tutto superata, anche se nessun ricercatore nega che eventi catastrofici abbiano influenzato la storia della Terra (per esempio, la caduta di un meteorite al largo delle coste del Messico circa 65 milioni di anni fa considerata una delle cause dellestinzione dei dinosauri). Cuvier contribu allo sviluppo della teoria evolutiva anche con i suoi studi nel campo dellanatomia. Egli dimostr che gli animali potevano essere divisi in gruppi fondamentali , come per esempio i vertebrati e gli articolati ( i moderni artropodi) i quali non potevano affatto discendere gli uni dagli altri perch i loro piani corporei erano completamente diversi. Le idee di Cuvier divennero sempre meno sostenibili in quanto i nuovi dati sulla Terra dimostravano come le estinzioni fossero sparse su tutta la storia della vita. In ogni caso Cuvier ebbe il merito di sostenere limportanza dellestinzione della specie che invece Lamarck non accett mai. Lestinzione oggi considerata una componente fondamentale dellevoluzione.

Charles Darwin moderno

la

nascita

dellevoluzionismo

Appassionato naturalista, da giovane Darwin era fortemente interessato alla geologia e allo studio delle diverse forme di vita. Durante i suoi studi universitari a Cambridge, Darwin frequent molti scienziati. Nel 1831 accett di partire con il Beagle per unesplorazione introno al mondo. Durante il suo viaggio fu colpito dalla straordinaria variet della flora e della fauna che osservava, dalla strana miscela di differenze e somiglianze che esistevano tra le specie viventi. Not anche somiglianze tra i mammiferi fossili e viventi del Sudamerica e nelle isole Galapagos.
Figura 2 : Tappe del viaggio di darwin sul Beagle durato 5 anni in giro per il mondo con la missione di raccogliere informazioni da tutto il globo per dimostrare la sua teoria.

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Secondo Darwin specie diverse potevano condividere un antenato comune, da cui derivavano attraverso una successione graduale di piccoli cambiamenti. Egli chiam questo processo discendenza con modificazioni senza utilizzare il termine evoluzione. Negli anni immediatamente dopo il ritorno dal viaggio, Darwin concentr la sua attenzione sulla ricerca delle cause dellevoluzione. Due dati lo aiutarono a scoprire il meccanismo dellevoluzione: o Darwin, durante il viaggio, era rimasto colpito non solo dalle variet delle specie , ma anche dalla grande variabilit individuale presente allinterno di ciascuna specie. o Aveva notato che in tutte le specie il numero di individui che sopravvivono di gran lunga inferiore al numero di individui che nascono. Elabor cos la teoria sulla selezione naturale: allinterno di un popolazione di organismi che vivono in un certo ambiente, pi probabile che sopravvivano e si riproducano gli individui pi adatti a quelle determinate condizioni ambientali, questo meccanismo si chiama selezione naturale.

La teoria della selezione naturale


Darwin consapevole dei rischi che poteva correre pubblicando la sua opera nell Inghilterra vittoriana, volle raccogliere molte prove che lo portarono a scrivere il libro l origine della specie pero da momento della sua stesura a quello della sua pubblicazione passarono circa venti anni quando un altro ricercatore inglese Alfred Russel Wallace giunse alle sue stesse conclusioni passando per da una via diversa. Quest ultimo ricercatore comunic a Darwin della sua scoperta e cosi Darwin fu costretto a pubblicare finalmente la sua opera pi importante: la teoria dell evoluzione per selezione naturale. Questa teoria era basata su due fondamenti importanti:

Figura 3 Charles darwin

Le specie non sono immutabili ma cambiano e si evolvono con il passare di lughi periodi.

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Non il singolo individuo a evolversi nel corso della sua breve vita ma l intera popolazione , questo accade secondo la discendenza che un individuo pu generare, dando vita a individui pi o meno adatti Ora possiamo specificare anche il modo in cui la popolazione si evolve. Riproduzione: tutti gli organismi viventi si riproducono con un ritmo tale che, in breve tempo, il numero di individui di ogni specie potrebbe non essere pi in equilibrio con le risorse alimentari e l'ambiente messo loro a disposizione. Variazioni: tra gli individui della stessa specie esiste un'ampia variabilit dei caratteri; ve ne sono di pi lenti e di pi veloci, di pi chiari e di pi scuri, e cos via, e poich tutti gli individui sono diversi alcuni avranno caratteristiche pi o meno favorevoli rispetto agli altri. Selezione: esiste una lotta continua per la sopravvivenza tra gli individui all'interno della stessa specie e anche con le altre specie. Nella lotta sopravvivono gli individui pi adatti, cio quelli che meglio sfruttano le risorse dell'ambiente e generano una prole pi numerosa.

Gli studi di Darwin


Per dimostrare la sua teoria Darwin dovette fornire un gran numero di prove a suo sostegno, molti dati per erano gi conosciuti dagli scienziati del suo tempo ma lui ebbe la grande fortuna di trovare il nesso logico che li collegava l uno con l altro. Lo studio dei fossili: i fossili sono tutto ci che ci rimane degli organismi viventi vissuti nel passato e che oggi non possiamo pi trovare, sono stati una delle prove pi importanti sulla teoria dell evoluzione. Altro dato fondamentale furono le rocce sedimentarie che portano nei loro vari strati la testimonianza di tutto ci che ce stato prima di noi, e tramite studi approfonditi e anche possibili stabilire l et dei reperti per ricostruire una scala dei tempi basata sull evoluzione degli organismi.

Figura 4 : fossile di felce preistorica.

Figura 4 : ragno intrappolato nell' ambra.

Figura 6 : conchiglia fossile

La biogeografia: altra punto fondamentale della teoria darwiniana riguarda lo studio della geografia dei territori, rimase particolarmente colpito alle ioosole Galapagos

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dove i fringuelli (poi detti fringuelli di Darwin) avevano una diversa conformazione del becco da una isola all altra pur facendo parte della stessa specie, vide la stessa cosa riguardo alle tartarughe che avevano anche loro tanti tipi diversi di carapaci . In oltre Darwin not che molti dei fossili riguardanti carnivori sud americani erano molto pi simili ai fossili degli erbivori sud americani anzi che ai fossili dei carnivori europei, questo fatto fu molto difficile da spiegare per lui. L anatomia: da sempre era conosciuto che molte specie diverse potevano sembrare molto simili se viste al dettaglio, questo perche hanno dovuto adattarsi a stessi tipi di territorio e clima. I biologi definiscono strutture analoghe tutte quelle parti che si assomigliano perch svolgono una stessa funzione ma che hanno una origine diversa come le ali di una farfalle e di un uccello che sono diverse ma che svolgono la stessa funzione.
Figura 5 : strutture analoghe con uguale funzione e diversa forma

Darwin not che cerano anche altre somiglianze come le ali dei pipistrelli, le pinne anteriori delle balene, le zampe anteriori dei gatti o le braccia di un essere umano possiamo notare che hanno lo stesso tipo e numero di ossa, queste strutture vennero poi
Figura 6 : STRUTTURE OMOLOGHE con funzioni diverse ma provenienti dallo stesso antenato.

dette omologhe. L unica spiegazione che si riusc a dare a tutto ci fu che molto probabilmente tutti questi individui potevano provenire da un discendente comune.

La classificazione degli organismi


Esistono sulla terra innumerevoli specie diverse di organismi pluricellulari o monocellulari che differiscono per dimensioni, tipo di cellule, metabolismo e tipo di

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riproduzione, tutti queste tipologie devono essere classificate ovvero essere suddivise in varie categorie. Il sistema di classificazione e detto linneiano e raggruppa le specie in 1) Dominio 2) Regno 3) Tipo 4) Classe 5) Ordine 6) Famiglia 7) Genere 8) Specie La classificazione strettamente legata alla ricostruzione della filogenesi ovvero la ricostruzione della storia evolutiva delle varie specie. Bisogna tenere in conto che le specie cambiano nel tempo, molte specie vissute in passato ormai si sono estinte e che le varie specie sono nate in periodi diversi della vita della terra.

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Sitografia e bibliografia

Appunti presi in classe Libro di testo biologia.blu ZANICHELLI Sapere.it it.wikipedia.org google immagini (per le immagini) enciclopedia G20 DeAgostini pianetachimica.it online.scuola.zanichelli.it itasruiu.it

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