Consigli per la risoluzione dei problemi

Una parte fondamentale di ogni corso di Fisica è la risoluzione di problemi. Risolvere problemi spinge a ragionare su idee e concetti e a comprenderli meglio attraverso la loro applicazione. Gli esempi qui riportati sono stati proposti agli studenti di Fisica Generale I negli ultimi anni come prove scritte d’esame. Essi illustrano, in ogni capitolo, casi tipici di risoluzione di problemi. Il sommario all’inizio di ogni capitolo offre un breve quadro d’insieme delle idee più importanti per la soluzione dei problemi di quel capitolo. Benchè tale quadro sia molto utile come promemoria, per una adeguata comprensione degli argomenti si consiglia di utilizzare il testo di Fisica Generale I consigliato dal docente. Riguardo alla soluzione dei problemi di Fisica, si consiglia quanto segue: 1) Leggere attentamente il testo del problema. 2) Preparare un elenco completo delle quantità date (note) e di quelle cercate (incognite) 3) Disegnare uno schema o un diagramma accurato della situazione. Nei problemi di dinamica, assicurarsi di aver disegnato tutte le forze che agiscono su un dato corpo (diagramma di corpo libero). 4) Dopo aver deciso quali condizioni e principi fisici utilizzare, esaminare le relazioni matematiche che sono valide nelle condizioni date. Assicurarsi sempre che tali relazioni siano applicabili al caso in esame. E’ molto importante sapere quali sono le limitazioni di validità di ogni relazione o formula. 5) Molte volte le incognite sembrano troppe rispetto al numero di equazioni. In tal caso è bene chiedersi, ad esempio: a) esistono altre relazioni matematiche ricavabili dalle condizioni del problema? b) è possibile combinare alcune equazioni per eliminare alcune incognite? 6) E’ buona norma risolvere tutte le equazioni algebricamente e sostituire i valori numerici soltanto alla fine. Conviene anche mantenere traccia delle unità di misura, poichè questo può servire come controllo. 7) Controllare se la soluzione trovata è dimensionalmente corretta. 8) Arrotondare il risultato finale allo stesso numero di cifre significative che compaiono nei dati del problema. 9) Ricordare che per imparare a risolvere bene i problemi è necessario risolverne tanti: la risoluzione dei problemi spesso richiede creatività, ma qualche volta si riuscirà a risolvere un problema prendendo spunto da un altro già risolto.

I - Cinematica del punto materiale

La cinematica degli oggetti puntiformi descrive il moto dei punti materiali. La descrizione del moto di ogni punto materiale deve sempre essere fatta in relazione ad un particolare sistema di riferimento. La posizione di un oggetto che si muove lungo una retta è data dall’equazione oraria:

x = x(t )
Si definiscono la velocità istantanea:
v = lim
∆t → 0

∆x dx = ∆t dt

e l’accelerazione istantanea:
a = lim
∆t → 0

∆v dv d 2 x = = ∆t dt dt 2

Se un oggetto si muove lungo una retta con accelerazione costante (moto uniformemente accelerato) si ha: a = cost e per integrazione, ponendo v = v e x = x per l’istante iniziale t = t = 0, si otterrà:
0 0 0

v = v 0 + at
x = x0 + v0 t +
2

1 2 at 2

v 2 = v 0 + 2a(x − x 0 )
Gli oggetti che si muovono verticalmente vicino alla superficie terrestre, sia che cadano o che siano lanciati verticalmente verso l’alto o verso il basso, si muovono (se si può trascurare l’effetto della resistenza dell’aria) con accelerazione costante rivolta verso il basso. Questa accelerazione è dovuta alla gravità, ed è pari a circa g = 9,8 m/s2. In generale, se r è il vettore posizione del punto materiale, la velocità e l'accelerazione vettoriale istantanea sono date da:
 

e

Le equazioni cinematiche per il moto possono essere scritte per ciascuna delle componenti x, y e z, ossia:
ˆ ˆ ˆ r = xx + yy + zz ˆ ˆ ˆ v = vx x + vy y + vz z
£

ˆ ˆ ˆ a = ax x + a y y + az z .

Riassumiamo qui i casi più semplici: Il moto dei proiettili si può scomporre, se si trascura la resistenza dell’aria, in due moti separati: la componente orizzontale del moto che ha velocità costante e la componente verticale che ha accelerazione costante e pari a g, come per i corpi in caduta libera (fintanto che il moto si svolge in prossimità della superficie terrestre). Si ha un moto circolare uniforme quando una particella si muove lungo una circonferenza di raggio r con velocità costante; la particella sarà allora soggetta ad un’accelerazione radiale centripeta a , diretta verso il centro del cerchio, di intensità:
R

aR =

v2 r

Se la velocità non è costante, vi sarà accelerazione sia centripeta sia tangenziale. Il moto circolare può anche essere scritto in termini di variabili angolari. In questo caso l’equazione oraria sarà

θ = θ (t )
con θ angolo misurato (in radianti) a partire da una data direzione di riferimento. La velocità angolare è data da:

ω=
e l’accelerazione angolare da:

dθ dt

α=

dω dt

La velocità e l’accelerazione lineare di un punto che si muove lungo una circonferenza di raggio r sono legate aω e α da:

v = rω

a = rα
T

¢

v=
¡

dr dt

a=

dv . dt

¢ ¤ ¥

¡

a R = rω 2

dove a e a sono le componenti tangenziale e radiale dell’accelerazione. La frequenza f è legata ad ω da ω = 2π f e al periodo T da T = 1/f. T R .

e a rispetto ad un riferimento non inerziale solidale con la guida.8 m / s 2 ] Suggerimento: tenere conto che g è diretta solo verticalmente. g = 5. g = 9.Problema 1 Il sistema. mentre a t è diretta solo orizzontalmente.7 m / s 2 tgθ   ar a    θ a = g sinθ + a r cos θ . è costituito da una massa m appoggiata su una guida rettilinea inclinata di un angolo θ rispetto all'orizzontale.   © ¨ § ¦ g L'accelerazione di gravità nel riferimento solidale con la guida è: g ′ = g − at Indicato con a il modulo dell'accelerazione della massa nel riferimento solidale con la guida vale:    La componente orizzontale di a deve equilibrare at . Calcolare l'accelerazione a t con la quale deve muoversi la guida orizzontalmente affinché la massa m cada verticalmente con accelerazione pari a g . mostrato in figura. [ θ = 30 0 . quindi: a t = a t cos 2 θ + gsinθ cos θ cioè: at = rivolta all'indietro. Soluzione: L'accelerazione della massa è g rispetto ad un osservatore inerziale.

t     g = 5.7 m / s 2 tgθ Problema 2 Una palla è lanciata in avanti e verso l'alto da una quota h0 sopra il suolo con velocità iniziale v 0 . La palla rimbalza elasticamente (invertendo la componente orizzontale della velocità e mantenendo inalterata quella verticale) su un muro verticale posto alla distanza d dal lanciatore. A quale altezza h dal suolo la palla colpisce il muro? A quale altezza h’ si trova la palla quando è di nuovo sulla verticale del lanciatore (che rimane fermo)? Qual è la quota massima hmax raggiunta dalla palla? Quesito: hmax è la stessa che sarebbe raggiunta se non ci fosse la parete verticale. quindi la palla raggiunge il muro nel tempo: . Perché? ˆ ˆ [h0 = 2 m. quindi deve valere: g = a + at scrivendo quest’equazione in componenti si ottiene facilmente che: at = dove a e g sono i moduli delle accelerazioni.Soluzione alternativa: L’accelerazione totale deve essere g . d = 4 m. v 0 = (10 x + 10 y )m / s ] ! h0 d Soluzione: a) La componente orizzontale della velocità v0x è costante.

La componente verticale del moto è ancora uniformemente accelerata con velocità iniziale v’0y = 6. Perciò: d 1  d h = h0 + v0 y − g v0 x 2  v 0 x    = 5. Qual è la velocità v0 di uscita della palla del cannone per poter colpire un bersaglio distante d. h = 1 km.2 m   2 b) La palla torna sul lanciatore dopo altri 0. Nel rimbalzo la componente verticale della velocità v0y si riduce di un fattore f e la componente orizzontale vx rimane costante. v0 x " ˆ In direzione verticale è l'accelerazione ad essere costante: g = -9. Essa è perciò data da: hmax = h0 + v 02y 2g = 7.4 s.8 y m/s2.t= d = 0. Problema 3 Un vecchio cannone viene fatto sparare orizzontalmente dalla cima di una montagna e la velocità v della palla viene regolata in modo tale da farle colpire un bersaglio posto nella pianura sottostante solo al secondo rimbalzo. c) La quota massima hmax viene raggiunta quando la componente verticale della velocità si annulla (ciò avviene dopo il rimbalzo).6. e quota iniziale h’0 = 5.4 s.2 m. perché l’urto con tale parete non altera la componente verticale del moto.08 m/s. d = 9 km] # h d . Risposta al quesito: hmax è la stessa che sarebbe raggiunta se non ci fosse la parete verticale.9 m. Perciò la nuova quota è h’ = 6. se la montagna sulla cui cima è situato il cannone è alta h? Qual è la velocità v0 di uscita della palla se si vuole colpire il bersaglio direttamente? [f=0.1 m.

9 m/s. t= 2h g In questo tempo la palla percorre orizzontalmente la distanza d = vx t = 9 km. cioè: vx = g d =d = 630 m/s.8 y m / s 2 . per cui basta calcolare la durata del moto verticale ed imporre che d = vx t. Il primo impatto avviene dopo il tempo t1: t1 = 2h = 10 2 s = 14.3 m/s. Soluzione: a) La componente orizzontale del moto si mantiene costantemente uniforme.1 s g mentre il secondo impatto avviene con un ritardo t2: t2 = dove vy è quella subito dopo l'urto: v y = fgt 1 = 60 2 = 84. t1 + t 2 ˆ b) La componente verticale del moto è uniformemente accelerata con accelerazione g = −9.Suggerimento: calcolare la durata del moto in verticale ed ricordare che in tale tempo viene percorsa orizzontalmente la distanza d. Quindi: d = 289. perciò il tempo impiegato dalla palla per raggiungere il suolo è: vx = 2v y g = 12 2 s = 17 s. cioè vx = d/t. t 2h $ .

F =m dt Se invece la massa del corpo è variabile. Per ogni corpo la seconda legge di Newton può essere applicata a ciascuna componente della forza risultante.II . Solitamente (ma ci sono eccezioni) un corpo non perde nè acquista massa durante il moto. Nella sua formulazione più generale. e quindi vale dv = ma . Sotto forma di equazione: F = ma La forza risultante su un oggetto indica il vettore somma di tutte le forze che agiscono su di esso. E’ un tipo di forza vincolare. la seconda legge di Newton afferma che la forza risultante agente su un corpo di massa m e velocità v è data da: F= ¢ £ £     dmv dp = dt dt ove p = mv è la quantità di moto del corpo. La massa è la misura dell’inerzia di un corpo. La prima legge di Newton afferma che. perché limita la libertà di movimento del corpo e la sua intensità dipende dalle altre forze che agiscono su quel corpo. La seconda legge del moto di Newton afferma che l’accelerazione di un corpo è direttamente proporzionale alla forza risultante che agisce su di esso e inversamente proporzionale alla sua massa. come sopra. mettendo in evidenza tutte le forze che agiscono su quel corpo. La forza esercitata su un corpo dalla superficie liscia su cui è appoggiato agisce perpendicolarmente alla comune superficie di contatto e per questo si dice che è una forza normale. si avrà: ¥ ¥ ¥ ¤ ¤ ¤ F = ma + dm v dt La terza legge del moto di Newton afferma che se un primo corpo esercita una forza su un secondo corpo. allora il secondo corpo esercita sempre sul primo una forza uguale in intensità e direzione.Dinamica del punto Le tre leggi del moto di Newton sono le leggi fondamentali per la descrizione del moto stesso. ma di verso contrario. La tendenza di un corpo a resistere ad un cambiamento del suo stato di moto si chiama inerzia. allora esso resta in quiete o si muove lungo una linea retta con velocità costante (moto rettilineo uniforme). se la forza risultante su un corpo puntiforme è zero. ¢ ¢ ¡ . Per risolvere i problemi in cui compaiono forze su uno o più corpi è essenziale disegnare il diagramma di corpo libero per ogni singolo corpo.

il suo valore massimo è dato da: Fas = µ s FN con µ S coefficiente d’attrito statico. Una particella che ruota lungo una circonferenza di raggio r con velocità costante v è sottoposta in ogni momento ad una forza diretta verso il centro della traiettoria. Questa legge. Essa vale: v2 v2 2 F = m = mω r . che agisce parallelamente alla superficie di contatto e l’intensità della forza normale F (spesso indicata anche con N) che agisce perpendicolarmente alla superficie stessa. vettorialmente: P = − mg Forza d’attrito. La sua intensità è data da: Fav = − βv . T = 140 N. La slitta viene tirata mediante una fune che forma un angolo θ con l'orizzontale (vedi figura). Il peso si riferisce alla forza di gravità che agisce su un dato corpo e vale P = mg. subisce una forza d'attrito viscoso diretta nel verso opposto a quello del moto. Quando un corpo è in movimento su una superficie scabra. è valida per valori di x sufficientemente piccoli.Alcune forze importanti sono: Forza peso. Per la forza d'attrito (radente) statico. nota come legge di Hooke. mentre quella della slitta è m. Si trovino la forza di attrito esercitata dal suolo sulla slitta e l'accelerazione del sistema slitta-bambini se la tensione T della fune ha l’intensità: T = 100 N. Per tenere una molla compressa o tesa di una lunghezza x oltre quella di riposo è necessaria una forza: F = − kx dove k è la costante elastica della molla. Il coefficiente di attrito statico è µ S . sul suolo coperto di neve. su cui siedono due bambini. Non è un’equazione vettoriale. Quando un corpo si muove con velocità sufficientemente bassa attraverso un fluido.  . poiché le due forze sono perpendicolari l’una all’altra. inizialmente ferma. La sua intensità è data da: Fad = µ d FN . N ¦ ¦ Forza elastica. relazione tra l’intensità della forza d’attrito. mentre il coefficiente di attrito dinamico è µ d . µ d è detto coefficiente di attrito dinamico e dipende dai materiali con cui sono fatti i due oggetti. La massa totale dei bambini è M. la forza dovuta all'attrito (radente) dinamico agisce nella direzione opposta a quella del moto. vettorialmente F = − m r = mω × (ω × r ) r r ¨ ¨ ¨ © ¨ ¨ § § Problema 1 Un uomo tira una slitta. Forza centripeta.

imporre la condizione di equilibrio per le componenti y delle forze e scrivere l’equazione del moto per le componenti x. La componente orizzontale delle tensioni è Tx = Tcos θ = 76.Mantenendo fisso l’angolo θ .6 N < Fas. mentre la forza di attrito dinamico è: Fad = µ d FN = µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 63. [ θ = 40 0 . M = 45 kg. m = 5 kg. µ d = 0.15] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero del sistema slitta-bambini. θ Soluzione: FN Fas  T (M+m) θ FN T (M+m) g  g Fad Diagrammi di corpo libero I) La forza normale al suolo è: FN = (M + m )g − Tsinθ = 425. µ S = 0.20. Quindi la forza di attrito statico è: Fas = µ s FN = µ s [(M + m )g − Tsinθ ] = 85. determinare il valore minimo di T per sollevare totalmente la slitta.1 N. II) La forza normale al suolo è: FN = (M + m )g − Tsinθ = 400 N. per cui l’accelerazione è nulla.9 N. Quindi la forza di attrito statico è:       θ .7 N.

9 m/s2. 1 2 F1 m1 m2 m1 m2 F2 Fig. m = 2 kg. M +m  Il valore di T per sollevare la slitta è quello che annulla FN : T= (M + m )g sinθ = 762. si determinino intensità e direzione di ciascuna delle forze di interazione in quest'ultimo caso. mentre la forza di attrito dinamico è: Fad = µ d FN = µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 60 N. La componente orizzontale delle tensione è Tx = Tcos θ = 107.Fas = µ s FN = µ s [(M + m )g − Tsinθ ] = 80 N. quindi la slitta si muove con accelerazione a= T cos θ − µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 0.3 N.2 N > Fas. 2 Soluzione: $ ! " # " . 1 Fig. Si spieghi perché il modulo delle forze di interazione è diverso nei due casi. Problema 2 Due masse m ed m giacciono su un piano senza attrito e vengono spinte da una forza applicata dall'esterno F1 . 1 2 1 Si determinino intensità e direzione di ciascuna delle forze di interazione tra m ed m . F = 12 N] 1 1 2 2 Suggerimento: si scriva l'equazione del moto considerando il punto materiale di massa (m + m ). Si scrivano quindi le equazioni di corpo libero per ciascuna massa. m = 4 kg . [F = 12 N. 1 2 Supponendo che venga eliminata la forza F1 e che sulla massa m agisca la forza applicata dall'esterno 2 F2 = − F1 (figura 2). che si esercita sulla massa m (come in figura 1).

mentre per il principio di azione e reazione la forza di interazione F21 esercitata da m2 su m1 vale F21 = . la velocità della palla. La tensione della fune più alta è T1 . Problema 3 Una palla di massa m è fissata ad una sbarra verticale per mezzo di due funi prive di massa e lunghe . = 1.F12 = 4 N b) L’accelerazione vale ancora 2 m/s2. quindi ora è F21 = m1a = -8 N. ma questa volta su m2 agisce anche la forza F2 = . ed F12 = .0 N] 1 Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero per il punto materiale in ciascuno dei riferimenti utilizzati. ) & ' ( [m = 1.34 kg. sia dal punto di vista di un osservatore solidale con la palla. d = 1.70 m. Determinare: la tensione T2 della fune in basso.70 m. Però una delle due masse è accelerata dalla sola forza di interazione. E’ ovvio che per produrre la stessa accelerazione in una massa maggiore. 9 B % 5 m1 g 7 m2 g m2 g m2 g C F1 F12 F21 F2 @ 0 3 FN 2 6 2 FN1 FN1 FN 2 − F21 A 8 1 . Le funi sono fissate alla sbarra a distanza d l'una dall'altra. c) In base alla seconda legge del moto di Newton la forza totale agente su ciascuna delle due masse è la stessa (a meno del verso) nei due casi esaminati. e nel secondo caso si tratta della massa maggiore. la risultante delle forze applicate alla palla nell'istante mostrato in figura. T = 35. occorre una forza maggiore. Il sistema ruota attorno alla sbarra in modo da formare un triangolo equilatero (vedi figura).F1. Studiare il problema sia dal punto di vista di un osservatore inerziale.F21 = 8 N.− F12 4 Diagrammi di corpo libero a) L’accelerazione di m ed m è: 1 2 a= % F1 = 2 m/s2 m1 + m2 Ma allora la forza di interazione F12 esercitata da m1 su m2 vale m2 a = 4 N.

2 La componente verticale dell’equazione non contiene la forza centrifuga: dove si è tenuto conto che il triangolo è equilatero e che cos 30° = T2 T1 = − mg 2 2 dove si è utilizzata la nota relazione cos 60° = 0. f .7 N. f . g U Diagramma di corpo libero a) nel riferimento inerziale e b) nel riferimento non inerziale solidale con la palla a) Nel riferimento non inerziale. della forza centrifuga e della forza peso: T2 + T1 + m H G G F E 3 2 3 . . la risultante delle forze applicate alla palla è la forza centripeta: G R T2 g T2 v2 ˆ r + mg = 0 I T1 P S Q a) V D b) T1 . T Fc. l’osservatore inerziale vede la palla in moto circolare uniforme. 2 b) Nel riferimento non inerziale la risposta è banale: zero.5.d 60° V Soluzione: La differenza fra ciò che vede un osservatore inerziale rispetto ad uno non inerziale solidale con la palla è che mentre quest’ultimo vede la palla ferma mantenuta in equilibrio da una forza centrifuga Fc. sottoposta ad un’accelerazione centripeta. la tensione T2 bilancia la risultante di T1 . Si trova dunque il modulo T = 8. invece. Nel riferimento inerziale.

5 m/s Problema 4 Un blocco di massa m2 poggia su un blocco di massa m1 che è posto su un tavolo privo di attrito (vedere figura). Un osservatore inerziale vede il blocco m2 muoversi verso destra (direzione di F ) o verso sinistra? [ m2 = 2 kg. valida in entrambi i riferimenti. m1 = 4 kg. c b a m2 F d m1 Soluzione: W T1 + T2 + mg = − X X X mv 2 3 2 ˆ r .La componente orizzontale dell’equazione vettoriale di partenza. µ d = 0. I coefficienti di attrito statico e dinamico fra i due blocchi sono rispettivamente µ S e µd .3. µ S = 0.2] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero per ciascun corpo in condizione di moto di m1 e imporre la condizione di equilibrio di m2 rispetto ad m1 (moto relativo). Quanto vale la massima forza F che si può applicare senza che il blocco m2 strisci su m1 ? Se il valore di F è doppio di quello trovato nel precedente quesito. è: 2 (T1 + T2 ) 3 = − mv 2 3 2 fornisce: Y Y v= (T1 + T2 ) m ` 3 4 = 6. si trovino sia l'accelerazione assoluta di ciascun blocco sia la forza di attrito agente su ciascun blocco.

Nel riferimento solidale con la massa m1 . la massa m2 subisce sia la forza di attrito dinamico.9 La forza di attrito dinamico vale naturalmente m2 µ dg = N.7x2 N = 35. Quindi in tale riferimento l’accelerazione ar vale: a r = µ d g − a m1 = -5. Problema 5 h − Fad q (m1 + m2 )g p m2 g g F f i N1 e N2 Fad .4 N.7 N b) Posto F = 17. mentre nel riferimento non inerziale l’accelerazione è diretta verso sinistra (nel verso negativo delle ascisse). in un riferimento inerziale l’accelerazione è positiva. la massa m2 scivola su m1 esercitando su di essa la forza di attrito dinamico Fad = m2 gµ d .Diagrammi di corpo libero (in un riferimento inerziale. quindi diretta verso destra. quindi la forza di attrito statico che agisce su m2 deve essere pari a: m2 µ s g = Fm 2 m1 + m2 da cui: F = µ s g (m1 + m 2 ) = 17. 3.m2 a m1 .9 m/s2 mentre in un riferimento inerziale vale: a = a r + am1 = 2 m/s2 c) Come si evince dal punto b). in assenza di attrito con il tavolo la massa m2 si muove con m1 . sia la forza fittizia . per cui: a m1 = F − m2 µ d g = 7. con m2 in moto rispetto ad m1 ) a) In un riferimento inerziale.9 m/s2 m1 dove a m1 è l’accelerazione della massa m1 .

con quale velocità massima v’max è possibile percorrere la curva senza scivolare verso l’alto? [vmax = 95 km/h. mentre la sua componente verticale equilibra la forza peso:  v2  Nsinθ = m  r  N cos θ = mg r Quindi: 2 v max tgθ = = 0. Il raggio della curva è r.3 rg s Fcf mg w N t u a) b) . Quanto vale l’angoloθ di sopraelevazione? Quanto deve essere il minimo coefficiente d'attrito µ verso il basso? s c consente di superare la curva senza scivolare he Usando tale coefficiente. N mg v Diagramma di corpo libero a) in un riferimento non inerziale e b) in uno inerziale Soluzione: a) In un riferimento inerziale la componente orizzontale della reazione vincolare N fornisce la forza centripeta.La curva sopraelevata di un'autostrada è stata progettata per una velocità vmax. v = 52 km/h] Suggerimento: utilizzare un sistema di riferimento (non inerziale) solidale con l'automobile. scrivere l'equazione del moto ed imporre la condizione di equilibrio.r = 210 m. In una brutta giornata il traffico percorre l'autostrada alla velocità v.

2 µs = 2 v g + tg (θ ) r gtg (θ ) − c) A velocità v’max > vmax. Quindi la condizione di equilibrio è:   v’2 v ’2 max mgsin(θ ) + µ s mg cos(θ )+ m sin (θ ) = m max cos(θ ) r r   Per cui: v ’max = gr [sin(θ )+ µ s cos(θ )] [cos(θ )− µsin(θ )] = 128. C’è però attrito fra la massa M ed il piano inclinato. Calcolare il valore della forza di attrito statico necessaria a far rimanere in quiete il sistema.Con questo angolo. nel sistema di riferimento solidale con l’automobile è soddisfatta la condizione di equilibrio della componente parallela alla strada delle forze in gioco.5 km/h Problema 6 on Un corpo di massa M è posto su un piano inclinato di un angolo θ c l’orizzontale ed è connesso ad una coppia di corpi di ugual massa m tramite una corda ideale. che passa per una puleggia senza attrito e di massa trascurabile. in assenza di attrito: 2 v max m cos θ = mgsinθ r tgθ = 2 vmax = 0. a velocità v < vmax. la macchina tende a scivolare verso il basso. per cui la condizione di equilibrio diviene:   v2 v2 mgsin (θ ) = m cos(θ ) + µ s mg cos(θ )+ m sin (θ ) r r   Quindi il coefficiente d’attrito vale: v2 r = 0. e la macchina tende a sbandare verso l’alto. tende a prevalere la forza centrifuga.3 rg b) Con la pioggia. . come illustrato in figura.

esprimere in funzione di m. uando m=M/2 e θ = 45°. θ il minimo valore del coefficiente di attrito statico fra M ed il piano inclinato. M. calcolare esplicitamente il valore minimo di µ sq Quesito: Per quale valore dell’angolo θ il sistema (per m < M/2) resterebbe in condizioni statiche anche senza attrito? M m m θ Soluzione: N M T Fa θ Diagramma di corpo libero per M a) Condizione di equilibrio: pertanto: y x € T = 2mg  T = Mgsinθ + µ s Mg cosθ . necessario affinchè il sistema rimanga in condizioni statiche.µ s.

4 Risposta al quesito: 2m − tg (θ ) M cos(θ ) La condizione di equilibrio in assenza di attrito è:  T = 2mg  T = Mgsinθ da cui: θ = arcsin 2m M Si noti che per m>M/2 il sistema non può essere in equilibrio senza l’attrito. [m1 = 10 kg. m2 ed m3. Le carrucole e le funi sono ideali. m1 m3 m2 . In assenza di attrito fra il tavolo ed m1.µ s Mg cos(θ ) = 2mg − Mgsin(θ ) b) Coefficiente di attrito statico: µs = c) Se m = M/2 e θ = 45°. m2 ed m3 sono collegati come in figura. Problema 7 I corpi di massa m1. m3 = 3 kg] Suggerimento: scrivere l’equazione di equilibrio per m1 e quella per il moto di m2 ed m3. calcolare l’accelerazione dei corpi m1. µ s=0. m2 = 2 kg. Quali valori può assumere il coefficiente di attrito statico µ s fa tavolo e corpo di massa m1 affinchè m1 r non si muova? Calcolare l’accelerazione dei due corpi m2 ed m3 quando è soddisfatta la condizione di cui al punto a).

ƒ m2 g a) e b) Condizione di equilibrio di m1: m1 gµ s = 2T Le accelerazioni di m2 ed m3 hanno somma nulla. per cui le equazioni del moto di m2 ed m3 si possono scrivere in termini della sola accelerazione a di m3: T − m3 g = m3 a  T − m2 g = m2 (− a ) cioè: dove l’asse verticale del riferimento è orientato verso l’alto. Vale allora: ‡ ‚  N † „ T − m3 g = m3 a  m 2 g − T = m2 a . a2 e a3 le accelerazioni delle tre masse in un riferimento inerziale. siano a1.5 N m3 + m2 Coefficiente di attrito statico: µs = 2T = 0. L’accelerazione di m3 vale: a= m2 − m3 g = -2 m/s2 (verso il basso).5 gm1 c) In assenza di attrito. m3 + m2 Tensione della fune che lega m2 ed m3: T = m3 ( g + a ) = 2 m2 m3 g = 23.Soluzione: T … T Fa 2T ˆ m3 g m1 g Diagrammi di corpo libero.

 ’ ’ ’ ‘ ‰ 1 Si ricordi che se .7 m/s2 (m1 si muove in avanti.7 m/s2. Eliminando le tensioni delle corde. a2 = -2. si ottiene:   2a + a + a = 0  1 2 3  m  m2 − 1 a1 + m2a2 = − m2 g 2   m1   m3 − a1 + m3a3 = − m3 g  2 Quindi. ma m3 scende ed m2 sale. Si noti che nel riferimento non inerziale solidale con la carrucola mobile (che scende). risolvendo il sistema si trova:  4m2 m3  a1 = g m1( m3 + m2 )    m ( m − m2 ) − 4m2 m3  a2 = 1 3 g m1 ( m3 + m2 )    a = m1 ( m2 − m3 ) − 4m2 m3 g  3 m1( m3 + m2 ) a1 = 4. le accelerazioni di m2 ed m3 hanno lo stesso modulo (2 m/s2). Problema 8 a I è l’accelerazione di un corpo rispetto ad un riferimento inerziale. nonchè la condizione: a2 + a1 = −( a3 + a1 ) che in precedenza ci ha consentito di scrivere le equazioni del moto di m2 ed m3 in termini della sola accelerazione di m3. m2 ed m3 verso il basso).m1a1 = 2T  m2 (a 2 + a1 ) = T − m2 g m (a + a ) = T − m g 3 3 1 3 a2 + a1 e a1 + a3 sono le accelerazioni delle masse m2 ed m3 nel riferimento solidale con la seconda carrucola1. riferimento in cui è valido il calcolo precedente.7 m/s2. la sua accelerazione a NI rispetto ad un riferimento non inerziale di accelerazione a t è data da: a NI = a I − a t . a3 = -6.

k = 200 N/m] Suggerimento: si scrivano le equazioni del moto di mA ed mB. mB = 2 kg. della molla e della carrucola sono trascurabili rispetto a quelle dei corpi A e B. a) detto x l’allungamento della molla. d cui: a x= mB g = 9.Nel dispositivo schematizzato in figura. k b) le equazioni del moto di ciascuna massa sono: ” mAg “ — • . il periodo delle oscillazioni compiute dal sistema (sia di A che di B). A B Soluzione: T – ˜ N T Fe mB g Diagramma di corpo libero per A e B . Il corpo B viene abbassato lungo la verticale. l’equazione del moto del sistema formato dalle due masse. Calcolare: di quanto si è allungata la molla nella posizione di equilibrio del sistema. il corpo A (di massa mA). usando ad esempio la variabile x come spostamento generico della massa mB dalla sua posizione di equilibrio. è collegato da un filo inestensibile al corpo B (di massa mB) ed è saldato all’estremità di una molla di costante elastica k. la condizione di equilibrio è k x = mBg. [mA = 2 kg. rispetto alla sua posizione di equilibrio e lasciato libero di muoversi. L’altra estremità della molla è fissata ad un gancio solidale con il piano e le masse del filo. poggiato su un piano orizzontale liscio.8 cm.

t0 = 15’] H . La velocità dell’autobotte è inizialmente v0 e la forza di attrito statico agente sulle sue ruote in direzione e verso della velocità è fs. per cui la forza di attrito statico rimane costante. Si noti che la variabile x descrive le oscillazioni sia di mA che di mB attorno alle rispettive posizioni di equilibrio.m B g − T (x ) = m B a (x )  T (x ) − kx = m A a (x ) ovvero  d 2x m B g − T (x ) = m B dt 2   2 T (x ) − kx = m d x A  dt 2 per cui l’equazione globale del sistema. k = 1. tiene fermo il piede sull’acceleratore. Ad un tratto sul fondo del cassone si apre una piccola crepa attraverso cui l’acqua cade al suolo. senza vento. m0 = 32000 kg.2 l/min. ρ ( 2O) = 1 kg/dm3. L’autista del camion. v0 = 72 km/h. M = 8000 kg. è: d 2x k mB g x= 2 + dt mA + mB mA + mB la cui soluzione è un moto armonico. c) il periodo dell’oscillatore è: T = 2π mA + mB = 0. staccandosi dal cassone con velocità relativa ad esso perpendicolare alla strada. in funzione dell’allungamento della molla. La perdita è di k litri di acqua al minuto. A quale velocità si troverà il camion dopo un tempo t0 dall’inizio della perdita? [fs = 1 N. ignaro della perdita.9 s k Problema riepilogativo Un’autobotte di massa a vuoto M trasporta una massa m0 di acqua distillata lungo tratto di autostrada piano e rettilineo.

Soluzione: Fissiamo un riferimento solidale con la strada che abbia l’asse x lungo l’autostrada nel verso della velocità dell’autobotte. anche se il camion perde quantità di moto. Prima che si apra la crepa. la quantità di moto v0kdt e la massa kdt. In formula: (M + m0 − kdt )v 0 (t + dt )− (M + m0 )v 0 (t ) = −kdtv 0 (t ) Perciò la nuova velocità dell’autobotte (al tempo t + dt) è: (M + m0 − kdt )v 0 (t ) = v 0 (t + dt ) (M + m0 − kdt ) cioè la velocità rimane inalterata. in un intervallo di tempo infinitesimo dt. per cui il coefficiente d’attrito viscoso β d camion nell’aria è dato da: el (M + m0 ) d cioè: 2 x 2 dt = 0 = f s − βv 0 β= fs = 0. valida per sistemi a massa variabile: F = ma + ™ ™ dm v dt ™ dove m(t) è la massa dell’autobotte al tempo t dall’inizio della perdita. d d e . soggetta lungo l’asse delle ascisse alle sole forze fs ed attrito viscoso dell’aria.05 kg/s v0 Quando si apre la crepa. e la forza totale agente sull’autobotte è: ˆ F = ( f s − βv )x + f a con f a = forza di reazione esercitata dall’acqua sul camion. Queste due forze devono ovviamente bilanciarsi. e l’accelerazione è nulla. l’autobotte perde. e l’asse y verticale diretto verso l’alto. si ha semplicemente una massa M + m0 che si muove a velocità costante. Il problema può anche essere risolto utilizzando la forma generale della seconda legge della dinamica.

Inoltre.Nel riferimento solidale con l’autobotte. cioè v non cambia. ma è solo la forza fittizia). Ma v(0 + dt ) = v 0 + a (0 ) = v 0 . la forza di reazione è verticale. Quindi il m m moto resta uniforme con velocità v0. in tale riferimento v = 0. quindi: f s − βv = ma (anche a è nulla. per cui inizialmente a(0) = 0. e a (0 + dt ) = f s − βv (0 + dt ) f s − βv 0 = = 0 . . vale a dire che a rimane nulla. per cui non influenza la componente orizzontale del moto. La condizione iniziale è f s − βv 0 = 0 .

III . Associato ad una forza conservativa si introduce il concetto di variazione di energia potenziale. per cui si può sostituire Ep(x) con Ep(x) + C. ogni volta che conviene. definita come la somma delle energie cinetica e potenziale. Quest’ultima vale mgy per una particella posta ad un’altezza y al di sopra di un riferimento orizzontale scelto ad arbitrio. Il lavoro fatto da una forza conservativa è recuperabile. l’energia meccanica totale E. cosa che non è vera per una forza non conservativa. Se agiscono anche forze non conservative. l’energia si conserva sempre (legge di conservazione dell’energia). Quando agiscono solo forze conservative. con C costante arbitraria. 1 . Il lavoro W compiuto da una forza F variabile che agisce su un punto materiale spostandolo da un punto A ad un punto B lungo una linea γ èdato da: ¡ ¡   W= ¢ A . Quando si includono tutte le forme d’energia.Lavoro ed energia. Conservazione dell’energia. entrano in gioco altri tipi di energia. L’energia cinetica di una particella di massa m che si muove con velocità v è data da: Ec = 1 mv 2 2 Il teorema dell’energia cinetica afferma che il lavoro totale compiuto su un punto materiale dalla forza risultante per spostarlo da un punto A ad un punto B è uguale alla variazione di energia cinetica del punto materiale: W= 1 1 2 2 mv B − mv A = ∆E c 2 2 Il lavoro fatto da una forza conservativa su di una particella dipende solo dai due punti di partenza e di arrivo e non dal cammino percorso dalla particella. Esempi di forze conservative per le quali si parla di energia potenziale sono: forza peso e sua energia potenziale.γ ∫ F ⋅ dl £ B dove dl è lo spostamento infinitesimo lungo il percorso della particella. come l’attrito. Sotto l’azione di una forza conservativa F si definisce la variazione di energia potenziale come l’opposto del valore del lavoro compiuto dalla forza: ∆E p = E pB − E pA = − ∫ F ⋅ dl A ¥ ¥ ¤ B Solo le variazioni dell’Ep sono significative dal punto di vista della fisica. si conserva: E = Ec + E p = costante.

L’energia potenziale di una particella di massa m dovuta alla forza gravitazionale esercitata su di essa dalla Terra è data da: ¦ ¦ E p (r ) = −γ mM T r dove MT è la massa della Terra ed r la distanza della particella dal centro della Terra (r>=raggio della Terra). g = 9. m = 0. µ d = 1 . che è opportunamente raccordata nel punto B in modo che la velocità del punto materiale in B cambi in direzione ma non in modulo.Forza elastica ( F = −kx ). sia ricordando che il lavoro compiuto dalla forza di attrito è uguale alla variazione dell’energia meccanica tra A e B. ∞ Problema 1 Un punto materiale di massa m scende (partendo da fermo) lungo la sagoma in figura.energia potenziale elastica Ep = 1/2kx2 per una molla con costante elastica k. allungata o compressa di una lunghezza x rispetto alla posizione di riposo. Sapendo che la velocità nel tratto BC è costante: Quanto tempo impiega il punto materiale per scendere da A a C? Quanto vale il lavoro compiuto dalla forza di attrito? Risolvere la parte b) sia usando la definizione di lavoro. Il coefficiente di attrito dinamico tra punto materiale e piani vale µ d. [AB = BC = l = 2 m. Ep( ) = 0 è il riferimento di zero per Ep. Forza gravitazionale (descritta dalla legge di gravitazione universale di Newton).8 m/s2.5 kg] 3 A α l B β l C Soluzione: 2 . α = 30°.

Quindi il tempo richiesto da A a B è: t= 2l = a 2l = 0. quindi il tempo totale t è t = t + t’ = 1.Poichè la velocità nel tratto BC è costante. Il tempo t’ impiegato per percorrere BC è l/ v = 0. la forza di attrito uguaglia la componente del peso parallela a BC: µ d mgsinβ = mg cos β Da cui: tg β = 1 µd a) L’accelerazione della massa m nel tratto da A a B è data da: (cosα − µ d sinα )g = a = 5. il lavoro compiuto dalla forza di attrito si può ottenere dalla variazione dell’energia meccanica: 1 2 W = ∆E = mgl (cosα + cos β )− mv B = 7. B B t t b)Il lavoro compiuto dalla forza di attrito è: W = µ d mg (sinα + sinβ )l = 7.2s.8 s (cosα − µ d sin α )g mentre in B la velocità è: v = at = 4.7 J Oppure. 2 dove mgl (cosα + cos β ) è l’energia potenziale del punto A rispetto al punto C . La slitta ha una massa m ed il coefficiente di attrito dinamico fra la slitta e la neve è µ d.Innanzi tutto calcoliamo β .8 m/s2. Se il cavallo tira parallelamente alla superficie della strada ed eroga una potenza P: quanto vale la velocità (costante) massima vmax con cui il cavallo riesce a tirare la slitta? Che frazione della potenza del cavallo viene spesa per compiere lavoro contro la forza d’attrito? Che frazione viene spesa per compiere lavoro contro la forza di gravità? 3 . Problema 2 Un cavallo tira una slitta su una strada ripida. coperta di neve.7 J.4 s.6 m/s. Si noti che nel tratto BC varia solo l’energia potenziale.

che nel nostro caso sono parallele: P = Tv = mg (µ d cosθ + sin θ )v max Quindi: a) vmax è: v max = P = 0. Supponendo che la velocità di salita sulla torre e dm la perdita in massa del secchio siano costanti. µd 1+ tg θ Problema 3 Un secchio pieno d’acqua di massa complessiva m0 viene portato da un pozzo nel mezzo di un cortile fino alla cima di una torre alta h. e che il peso del secchio vuoto possa essere dt trascurato. µ d=0. La potenza P è il prodotto scalare della forza T per la velocità v . determinare il lavoro compiuto esprimendolo in joule. la tensione T della fune vale: T = µ d mg cosθ + mg sin θ = mg (µ d cosθ + sin θ ) = 765 N. m = 300 kg. 4 ¨ © . Essendo però bucato. quando arriva sulla torre contiene solo metà dell’acqua che conteneva inizialmente.98 m/s mg (µ d cosθ + sinθ ) b) il rapporto fra la potenza dissipata dall’attrito e quella del cavallo è uguale al rapporto delle forze: mgµ d cos θ = mgµ d cos θ + sinθ 1 = 46%. P = 746 W] Soluzione: T § Fa θ mg Diagramma di corpo libero Se la velocità è costante.12.[pendenza 1:7. tg θ 1+ µd il rapporto fra la potenza della gravità e quella del cavallo è: mgsinθ = mgµ d cos θ + sinθ 1 = 54%.

 2h  Il lavoro è dunque dato da: x   W = ∫ F ⋅ dx = ∫ gm(x )⋅ dx = m0 g ∫ 1 −  ⋅ dx 2h  0 0 0 Calcolando l’integrale. di centro C.D. Perchè le velocità in B ed in F risultano essere uguali nel quesito a)? 5 . dm dm dt dm 1 = * = * = costante.2 J 4 h h h Problema 4 Una guida ABDEF è tenuta in un piano verticale xy. in grado di scorrere senza attrito lungo la guida. supponendo che non vi sia attrito lungo tutta la guida. mentre il tratto BDE è circolare. Se il tratto EF presenta un coefficiente di attrito dinamico µ d.78 kg. U n corpo puntiforme di massa m. con m(0) = m0 e m(h) = m0/2. raggio R. I tratti AB (di lunghezza h) ed EF sono rettilinei.[m0 = 3. h = 50 m] Suggerimento: Si ricordi che. dx dt dx dt v per cui m(x) è una funzione lineare.F. Soluzione: Osservato che m(x) è una funzione lineare. si trova: 3 W = m0 g h = 1389. detto x il tratto percorso dal secchio e v la sua velocità. Calcolare la reazione della guida nel punto D. si ha: x   m(x ) = m0 1 −  . determinare l’energia cinetica del corpo nel punto F.E. e angolo al centro π/2 + θ . viene rilasciato nel punto A con velocità iniziale nulla. Determinare la velocità del corpo nei punti B.

quindi: 1 2 mv D = mg (h + R ) 2 e: v D = 2 g (h + R ) Il dislivello fra A ed E è h + R cosθ .A m B C F θ θ D E Soluzione: a) Per il teorema dell’energia cinetica. quindi anche la stessa energia cinetica e la stessa velocità. per cui ha la stessa energia meccanica (che in assenza di attrito si conserva) e la stessa energia potenziale. b) La reazione vincolare in D deve sia bilanciare per intero il peso del corpo puntiforme. in B vale: 1 2 mv B = mgh 2 Quindi la velocità del punto materiale in B è: v B = 2 gh Il dislivello fra A e D è R + h. sia fornire la forza centripeta necessaria per mantenere il corpo in traiettoria: 6 . quindi: 1 2 mv E = mg (h + R cosθ ) 2 e: v E = 2 g (h + R cosθ ) Il punto materiale si trova in F alla stessa quota che in B.

Il raggio della circonferenza è R. B 5R O R A P Soluzione: a) In un riferimento inerziale. dalla conservazione dell’energia meccanica si trova: 2 mv P = mg 5R − mgR = 4mgR 2 Da cui: 7 . l’energia meccanica del punto materiale in F è data dall’energia totale in B diminuita del lavoro compiuto dalla forza di attrito dinamico lungo EF : EF = 1 2 1 2 mv B − lµ d mg cosθ = mv F 2 2 Problema 5 Una massa m scivola senz’attrito lungo la guida indicata in figura. Se la massa parte da ferma dal punto B (AB = 5R).2  mv D FN =  mg +  R    2 g (h + R ) ˆ  y = mg + m ˆ  y R    c) Detta l la lunghezza di EF. nella posizione O. quanto vale la reazione vincolare nel punto P? Qual è l’altezza minima da cui deve partire la massa affinchè. la reazione vincolare sia nulla? Quesito: Riscrivere le domande a) e b) supponendo di studiare il problema nel sistema di riferimento non inerziale associato alla massa. la reazione vincolare in P deve solamente fornire la forza centripeta che mantiene m in traiettoria: 2 mv P FP = R Presa come quota di riferimento per l’energia potenziale quella del punto A.

FP = 8mg b) In un riferimento inerziale. Ciò porta ad un calcolo identico a quello già svolto. perchè l’unica differenza tra forza centrifuga e centripeta è un segno che non influisce sul calcolo medesimo. trascurando l’attrito e l’inerzia della carrucola. il calcolo è identico a quello già svolto nel riferimento inerziale. la reazione vincolare in P deve solamente equilibrare la forza centrifuga per mantenere m in traiettoria. b) Nel riferimento non inerziale solidale con m. Problema 6 Il sistema indicato in figura (macchina di Atwood) è inizialmente a riposo con la massa mA a terra e la massa mB ad altezza h da terra. la reazione vincolare in O è nulla se la forza centrifuga agente su m è equilibrata interamente dalla gravità. Per calcolare la tensione della fune è comunque necessario scrivere l’equazione di corpo libero per una delle due masse. e per lo stesso motivo del punto a). analogo al n° 7 del capitolo II. la reazione vincolare in O è nulla se la forza centripeta che mantiene m in traiettoria è fornita interamente dalla gravità: mg = 2 mvO R Detta x l’altezza cercata. Ancora una volta. Determinare la velocità con cui m2 tocca terra e la tensione della fune. Suggerimento: Questo problema. e sostituendo nell’equazione di 2 mv O ( + 2mgR = mgx ): 2 mgR + 2mgR = mgx 2 conservazione dell’energia cioè: x= 5 R + 2R = R 2 2 a) Nel riferimento non inerziale solidale con m. può essere risolto utilizzando la legge di conservazione dell’energia meccanica. mB mA 8 .

Soluzione: Equazioni di corpo libero: m B g − T = m B a  T − m A g = m Aa Risolvendo il sistema. si trova l’accelerazione di A e B (in modulo): a= mB − m A g mB + m A Quindi la tensione della fune è: T = m A (a + g ) = m A g 2m B mB + m A Poichè il moto delle due masse è uniformemente accelerato con velocità iniziale nulla. rispetto al suolo. è mBgh. mentre alla fine le due masse hanno velocità di ugual modulo: m B gh = m A gh + m A + mB 2 v 2 cioè: v= 2(m B − m A )gh m A + mB 9 . osservando che inizialmente le energie cinetiche sono nulle e l’energia potenziale del sistema. la velocità terminale di B è: v = 2ah = 2 mB − m A gh mB + m A Si può determinare v anche dalla conservazione dell’energia.

quale altezza h* raggiunge dopo aver urtato il piolo? Se il pendolo è lasciato libero dalla posizione orizzontale (θ =90°) e descrive una circonferenza completa centrata nel piolo. quale deve essere il valore minimo di d? y P L d x Soluzione: a) Per conservazione dell’energia. h* = h. b) Conservazione dell’energia nel punto P (figura): 1 mgL = mg 2(L − d ) + mv 2 2 In P la forza centripeta deve essere almeno uguale alla gravità: mg = quindi: 1 mgL = mg 2(L − d ) + mg (L − d ) 2 mv 2 L−d Sviluppando i calcoli: d= 3 L 5 10 . La corda urta un piolo fissato ad una distanza d al di sotto del punto di sospensione (vedere figura) Se il pendolo è lasciato libero da un’altezza h al di sotto del piolo.Problema 7 Un pendolo di lunghezza L oscilla in un piano verticale.

x1 = 17 cm. la massa m1 viene rimossa e sostituita con una massa m2.0 kg. la costante elastica della molla vale: k= m1 g = 57. Una massa m1 è posta delicatamente sopra la molla e permette di comprimere la molla di x1 . Quanto vale la costante k della molla? Qual è la massima energia cinetica della massa? [m1 = 1. La molla è poi compressa con le mani cosicchè l’estremo della molla si trova in una posizione x2 rispetto alla posizione originale di riposo (quella occupata dalla molla senza nessuna massa appoggiata)(vedi fig. Successivamente. 1a). m1 x m2 y Soluzione: a) Riferita l’energia potenziale gravitazionale all’asse delle ascisse (figura).6 N/m x1 b) Per conservazione dell’energia. La molla è poi rilasciata.0 kg. L’energia potenziale ha un andamento parabolico: Ep = mg 1 2 kx − m 2 gx = 1 x 2 − m2 gx 2 2 x1 Questa parabola ha il vertice in:  * m 2 g m 2 x1 x = k = m  1  2 m g m2 g m2 g E = 2 x1 − 2 x1 = − 2 x1  p min 2m1 m1 2m1 11 . con l’altro estremo che punta verso l’alto(vedi fig.Problema 8 Un estremo di una molla priva di massa è posto su di una superficie piatta. sia scrivendo la conservazione dell’energia meccanica. ad una nuova posizione di equilibrio (fig. 1b). 1c). x2 = 42 cm] Quesito: risolvere il problema sia scrivendo l’equazione del moto del punto materiale. la massima energia cinetica della massa m2 corrisponde alla minima energia potenziale. m2 = 2.

mentre A sen (ωt + φ ) è k l’oscillazione generica: la molla oscilla attorno alla posizione di equilibrio x* anzichè attorno ad x = 0). Imponendo le condizioni iniziali: (si noti che x * = m2 g  = x2  x (0) = A sen φ + k  v (0) = ωA cosφ = 0 si ottiene:  m2 g  m2 g   x (t ) =  x 2 − k  cos ωt + k     v (t ) = −ω  x − m 2 g  sen ωt  2   k   ove: ω= k m2 La velocità è massima per sen ω t=1 o – 1.L’energia totale è data da: E c max = E mecc − E p min = E piniz − E p min quindi l’energia cinetica massima è: E c max 2 2 m2 g m1 g 2 m2 g 1 2 = kx 2 − m2 gx 2 + x1 = x 2 − m2 gx 2 + x1 = 0.2 J 2 2m1 2 x1 2m1 Il problema può essere risolto anche utilizzando direttamente l’equazione del moto: m 2 x + kx = m2 g La soluzione generale è: x = A sen (ωt + φ ) + m2 g k   m2 g è la soluzione di equilibrio dell’equazione del moto.2 J 2 k  2  k   12 2 2 . cioè quando l’energia cinetica vale: Ec = m g m g 1 1   m2ω 2  x 2 − 2  = k  x 2 − 2  = 0.

sistemi a più corpi ed urti Per una particella si definisce quantità di moto la grandezza: p = mv . Per un sistema di particelle. L’impulso di una forza che agisce per breve tempo su una particella (forza impulsiva) si definisce come: I = ∫ Fdt = p f − pi = ∆p . zCM = ∑m z i i i M zCM = 1 M ∫ zdm M . M yCM = 1 M ∫ ydm . yCM = ∑m y i i dove mi è la massa dell’i-esima particella di coordinate (xi. zi) in un sistema di riferimento inerziale ed M è la massa totale del sistema. nel caso di un corpo esteso: xCM = 1 M ∫ xdm . Per un sistema di particelle o per un corpo esteso (distribuzione continua di materia) il centro di massa (CM) si definisce come: xCM = ∑m x i i i M .     La seconda legge della dinamica. Oppure.IV . yi. nella sua forma più generale.Conservazione della quantità di moto. M Il teorema del centro di massa (o 1a equazione cardinale della dinamica dei sistemi) è scritto come: MaCM = F ( E ) ossia il centro di massa si muove come una particella singola di massa M sulla quale agisce la stessa forza esterna risultante F ( E ) . la quantità di moto totale è: ¦ ¦ ¦ ¦ ¥ ¤ ¤ P = ∑ mi vi = MvCM = PCM i Il teorema del centro di massa si può scrivere anche: ¡ i M . si scrive: F= ¡ ¢ dp dt dove F è la forza totale agente sulla particella. ti tf £ £ £ £ £ cioè l’impulso di una forza impulsiva è uguale alla variazione della quantità di moto della particella.

I due frammenti toccano terra nello stesso istante perchè la componente verticale del moto è la stessa per entrambi.dt Quando la forza risultante esterna per un sistema è zero (sistema isolato). Sapendo che uno dei due frammenti torna al punto di partenza ripercorrendo la traiettoria iniziale. determinare la posizione in cui cade l’altro e stabilire se essi toccano o meno terra nello stesso istante. l’urto si dice completamente anelastico. In un’urto. Invece. formando un corpo unico. lanciato dal suolo con una certa angolazione. quando raggiunge l’apice della traiettoria esplode in due frammenti di egual massa m. Se a seguito dell’urto i due corpi restano attaccati tra loro. Problema 1 Un proiettile di massa 2m. Un urto che conserva l’energia cinetica totale del sistema prende il nome di urto elastico. Suggerimento: la quantità di moto si conserva. ma questa conservazione può non essere utile a risolvere il problema se avvengono trasformazioni di energia da cinetica a non cinetica. Pertanto negli urti la quantità di moto totale si conserva. la quantità di moto totale resta costante (legge di conservazione della quantità di moto di un sistema isolato). La legge di conservazione della quantità di moto è molto utile nel trattare la classe di fenomeni noti come urti. y 2mv x a O O’ A Soluzione: Il moto del centro di massa del sistema delle due parti in cui si è diviso il proiettile è la continuazione del moto del proiettile integro. un urto che non conserva l’energia cinetica totale del sistema si dice anelastico. Anche l’energia totale si conserva. due o più corpi interagiscono tra loro per un tempo molto breve con una forza molto grande rispetto alle altre. Detta vx la componente orizzontale della velocità del ¨ − mv x © § dP § = F (E) 3a A’ x . sicchè si può considerare il sistema isolato.

è . In questa situazione un uomo di massa m sta sulla chiatta all’altezza del suo estremo opposto B. L’ascissa del centro di massa soddisfa inizialmente a: . nel punto culminante la sua quantità di moto è orizzontale e vale 2mvx. senza alcun ancoraggio. la quantità di moto totale rimane nulla. Ad un certo punto l’uomo comincia a camminare ed arriva all’estremo A. vale a dire che il centro di massa rimane fermo. dove si ferma. con un estremo A a contatto con la parete del molo (figura). Problema 2 Una chiatta di massa M e lunghezza L è ferma in acqua tranquilla. L = 5 m. Se si trascura l’attrito della chiatta sull’acqua. e quella dell’altro frammento deve essere 2 mvx -(.mvx) = 3 mvx. nell’istante dell’esplosione. Quindi il secondo frammento parte con velocità 3 vx. di quanto si allontana l’estremo A dal molo? [M = 150 kg.vx quindi la sua quantità di moto vale mvx.La velocità del frammento che torna indietro.proiettile. rispetto alla banchina. Detto t il tempo di volo. il frammento che torna al punto di partenza percorre la distanza: O’O = v x t = a mentre il frammento che prosegue percorre: O’ A’= 3v x t = 3a ed il centro di massa: O’ A = v x t = a Il frammento che prosegue cade dunque in A’ con ascissa 4a. m = 75 kg] Suggerimento: lo spostamento della barca rispetto alla banchina è uguale a quello del centro di massa rispetto alla barca m A M L B Soluzione 1: Poichè il sistema è isolato.

l’ascissa del centro di massa soddisfa (alla fine): L  L xmg + Mg  + x  x(m + M )+ M L M 2  2 = x+ 2 = = (m + M )g m+M m+M x CM Uguagliando i secondi membri delle due equazioni si ottiene: mL + M L L M 2 = x+ 2 m+M m+M cioè: x= mL = 1.x CM L + mgL L(M + 2m ) 2 = = (m + M )g 2(M + m ) Mg Detta x l’ascissa finale di A. Posto: v1 = velocità dell’uomo rispetto alla banchina (massa m) v 2 = velocità della barca rispetto alla banchina (massa M) vale:  cioè: v2 = − m v1 M Lo spazio percorso dall’uomo è: x1 = v1 t    Mv 2 + mv1 = 0 .67 m m+M Soluzione 2: Si ricordi che il sistema è isolato (soluzione 1).

il centro di massa della barca si sposta di x (distanza finale di A dalla banchina): L x M +m = t t m .Lo spazio percorso dalla barca è: x2 = ma x1 + x 2 = x1 + m x1 = L M v2 m x1 = x1 v1 M Quindi: x1 = L M = 3.33 m. è: v = vr + V Quindi: m(v r + V ) = − MV v r = −V m+M m Nel tempo t in cui l’uomo percorre L con velocità relativa alla barca vr. vale: MV + mv = 0 Ma. detta vr la velocità dell’uomo relativa alla barca. M +m La posizione dell’uomo rispetto alla banchina è: L − x1 = 1.67 m. Soluzione 3: Dette v la velocità (negativa) dell’uomo (che ha massa m) e V la velocità della barca(di massa M) rispetto alla banchina.

67 m. Quindi:   (m A + m B )a CM Essendo il problema monodimensionale: = F A + FB (m A + m B )a CM cioè:  = FA − FB . avvicina a se’ una seconda slitta B di massa mB tirandola mediante una fune di massa trascurabile fissata alla slitta B.2] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero del sistema slitte-bambino B A Soluzione: a) Equazione del moto del centro di massa:  (m A + m B )a CM   = F (E)   con la forza esterna data dalla risultante degli attriti F (E ) = F A + FB . Le due slitte. r si muovono su un piano orizzontale con coefficiente di attrito dinamico µ d ta slitte e suolo. Qual è l’accelerazione aCM del centro di massa del sistema formato dalle due slitte? Se in un riferimento inerziale l’accelerazione aB della slitta B è in modulo doppia dell’accelerazione aA della slitta A. µ d=0. in piedi su una slitta A di massa mA. quanto vale la forza FAB che il bambino esercita sulla fune (tensione della fune)? [mA = 50 kg.Quindi: x=L m = 1. inizialmente ferme. M +m Problema 3 Un bambino. mB = 42 kg.

dalla sommità di una torre di altezza h. un proiettile di massa m e velocità v0 che raggiunge il suolo ad una distanza D dalla base della torre (fig.5 N Problema 4 Un cannone di massa M spara orizzontalmente.5 m/s2 2m B − m A a B = 2 a A = 0. F A − FB N − NB = A µ d = 0.9 m/s2 Note le accelerazioni. nell’ipotesi a B = 2 a A . comporta:    = m A a A + mB a B (m A + m B )a CM = (2m B − m A )a A cioè: aA = e: m A + mB a CM = 0. 1).a CM = da B verso A. . lo sono anche le forze: m B a B = FBA − FB  − m A a A = FA − FAB ovvero:  FBA = FB + m B a B  F AB = m A a A + F A che fornisce: F AB = FBA = 123.17 m/s2 (m A + m B ) (m A + m B ) b) Per definizione di centro di massa si può scrivere:   (m A + m B )a CM che.

esso arretri di un tratto d prima di fermarsi. è Mv = mv0. per il rinculo. calcolare in termini di D la forza F orizzontale e costante che un sistema di ammortizzatori deve esercitare sul cannone affinchè. Suggerimento: la quantità di moto si conserva Soluzione: h D Moto del proietto: D = v0 t   1 2 h = 2 gt Risolvendo il sistema.Trascurando la resistenza dell’aria. per la conservazione della quantità di moto. si trova v0: v0 = g D 2h La quantità di moto iniziale di rinculo del cannone. L’energia cinetica iniziale del cannone è data dal lavoro compiuto dalla forza costante nel tratto d: Fd = (mv 0 )2 2M m 2 gD 2 = 4 Mh e la forza è dunque: F= (mv 0 )2 2 Md = m 2 gD 2 4 Mhd  .

Problema 5 In un incrocio un’automobile A di massa mA urta un’automobile B di massa mB. I rilievi della polizia rivelano che. subito prima dell’urto.7 m. [mA = 1100 kg. i rottami delle due auto sono rimasti uniti ed i loro pneumatici hanno lasciato strisciate di slittamento lunghe d in direzione α prima di arrestarsi. Dopo l’urto. si calcola dalle strisciate (l’energia cinetica dopo l’urto è stata dissipata dall’attrito): " # ! . mentre l’energia cinetica no. α = da est verso nord. Una delle automobili superava il limite legale di velocità vL? Si supponga che le ruote di entrambe le automobili siano rimaste bloccate dopo l’urto e che il coefficiente di attrito dinamico fra le ruote bloccate e la pavimentazione sia µ d. vL = 90 km/h. mentre B era diretta a nord (figura). per cui la quantità di moto si conserva. mB = 1300 kg. µ 30° d  =0.80] Suggerimento: la conservazione della quantità di moto è una relazione vettoriale y vL α vA x vB Soluzione: a) L’urto è completamente anelastico. l’automobile A viaggiava verso est. Il modulo v’ della velocità subito dopo l’urto. Calcolare le velocità v A e v B di ciascuna automobile prima dell’urto. d = 18.

5 km/h mA vB = diretta verso nord.3 m/s = 116. m A + mB v’sen α = 15. mA + mB v’cos α = 32. viene colpito da un corpo puntiforme B di massa MB e velocità v 0 . Sapendo che dopo l’urto il corpo B rimbalza verticalmente raggiungendo l’altezza h rispetto al punto di impatto mentre A trasla sul piano di appoggio. si determinino la direzione ed il verso del vettore v 0 .9 km/h mB b) L’auto A superava il limite dei 90 km/h.8 m/s = 56.(m A + m B )gµ d d = 1 (m A + m B )v’2 2 cioè: v’= 2 gµ d d = 17 m/s D’altra parte. appoggiato su un piano orizzontale liscio. [MA = 100 kg. MB = 50 g. quella verticale no y . di massa MA e struttura prismatica. Si supponga che l’urto sia elastico. v 0 = 5 m/s. Problema 6 Il corpo A mostrato in figura. h = 80 cm] $ % & Suggerimento: la componente orizzontale della quantità di moto si conserva. la conservazione della quantità di moto si scrive (per componenti): m A v A = (m A + m B )v’cos α  m B v B = (m A + m B )v’sen α da cui: vA = diretta verso est.

v0 B Soluzione: In questo problema si conservano la componente orizzontale della quantità di moto e l’energia.863 θ = 30. mentre la terza equazione vale per il moto di B dopo l’urto. per cui. Sostituendo la terza equazione nella seconda. dette vA e vB le velocità di A e B subito dopo l’urto. vale:  M B v 0 cos θ = M A v A  1 1 1 2 2 2  M B v0 = M B v B + M A v A 2 2 2 1 2  2 M B v B = M B gh ove θ è l’angolo di impatto mostrato in figura.3° . si ricava: M B v 0 cos θ = M A v A  1 1 2 2  2 M B v 0 = M B gh + 2 M A v A e quindi: ' θ x A cos θ = 2 M B M A v 0 − 2 gh ( M B v0 )= 2 M A v 0 − 2 gh 2 M B v0 ( ) = 0.

Il moto traslatorio è descritto specificando quello del centro di massa. tutti i punti del corpo rigido hanno la stessa velocità angolare: ω= e la stessa accelerazione angolare: dθ dt dω d 2θ α= = 2 dt dt Sia ω che α sono vettori con la direzione dell’asse di rotazione (preso di solito come asse z) ed il verso dato dalla regola della mano destra.Meccanica rotazionale del corpo rigido Un corpo rigido può ruotare oltre che traslare. Si definisce momento d’inerzia del corpo rigido rispetto all’asse di rotazione la grandezza: ¡   I = ∑ mi Ri2 dove Ri è la distanza dall’asse del punto mi. il momento angolare è: 1 . ogni suo punto è fermo rispetto agli altri. Quando un corpo rigido (idealizzato come un insieme di punti materiali le cui mutue distanze sono fisse) ruota intorno ad un asse fisso. g altri sono costretti a ruotare dello stesso angolo. Rotazione intorno ad un asse fisso. Pertanto le rotazioni li intorno ad un asse fisso si possono descrivere mediante un solo angolo θ :Se un punto ruota di θ . Il momento angolare (o momento della quantità di moto) Lz di un corpo in rotazione attorno all’asse fisso z è dato da: Lz = I zω Per rotazioni di un corpo rigido simmetrico attorno ad un asse di simmetria. Di conseguenza. Questo teorema afferma che il momento d’inerzia di un corpo rispetto ad un asse qualsiasi è dato da: I = I CM + Md 2 dove ICM è il momento d’inerzia rispetto all’asse parallelo a quello dato e passante per il centro di massa. La definizione può essere estesa ad un corpo continuo: I = ∫ R 2 dm M Uno strumento utile per la valutazione del momento d’inerzia è il teorema di Huygens-Steiner (o dell’asse parallelo).V . M la massa del corpo a d la distanza tra i due assi.

massa ed accelerazione: M z(E ) = d (I z ω ) = I zα dt  ¨ © ¥ ¤ § ¨ ¦ £ ¢ ¢ Se Mz(E) è costante.L = Iω Quando un corpo rigido ruota attorno ad un asse che non è di simmetria. Il teorema del momento angolare (2a equazione cardinale della dinamica dei sistemi di punti) è. quello di massa dal momento d'inerzia. Tra queste grandezze vige infatti un’analoga relazione che lega forza. nella forma più semplice: dL = M (E) dt con M ( E ) momento totale delle forze esterne calcolato rispetto al polo O. Queste equazioni sono analoghe a quelle del moto rettilineo uniforme in una dimensione. e l'accelerazione è quella angolare. Il polo O deve essere fisso rispetto al riferimento scelto. Nei moti di rotazione attorno ad un asse fisso il concetto di forza è letteralmente sostituito da quello di momento della forza. L’energia cinetica di rotazione di un corpo rigido che ruota attorno ad un asse fisso z è: Ec =  1 I zω 2 2 mentre il lavoro fatto dal momento M (E ) assume la forma: 2 . Anche L è calcolato rispetto allo stesso polo. allora anche α è costante e le equazioni del moto rotatorio divengono:  α = costante  ω = ω 0 + αt  1 θ = θ 0 + ω 0 t + αt 2 2 e: 2 ω 2 = ω 0 + 2α (θ − θ 0 ) dove ω 0 eθ 0 sono i valori iniziali (t = t0 = 0) della velocità angolare e dell’angolo che definisce la posizione iniziale. il momento angolare L può non essere parallelo e concorde rispetto alla velocità angolare ω nel qual caso il corpo è in una condizione di squilibrio dinamico e la direzione del momento angolare L varia nel tempo (anche se ω è costante: è questo il caso della precessione di L ).

Per sistemi più complessi. la conservazione del momento angolare è uno strumento potente nella soluzione di problemi e può caratterizzare il sistema dinamico ad ogni istante. Oggetti con raggio r che rotolano senza strisciare hanno la velocità angolare ω ela velocità del centro di massa vCM legate dalla relazione: v CM = rω L’energia cinetica di un corpo che rotola senza strisciare è la somma della sua energia cinetica rotazionale attorno all’asse di rotazione baricentrico e di quella traslazionale del centro di massa: Ec = 1 2 (I CM + Mr 2 )ω 2 = 1 I CM ω 2 + 1 MvCM 2 2 2  Statica del corpo rigido. Le condizioni da applicare sono quindi due:  ) 3 . Il teorema lavoro – energia è dato da: W = ∫ M z( E ) dθ = E c − E c 0 θ0 θ Se il momento risultante delle forze agenti sul corpo è nullo. in cui il momento d’inerzia può variare (basta che ci siano due corpi rigidi interagenti). allora: W = Mz(E)(θ − θ 0 ) . Se il momento d’inerzia è costante (come per un singolo corpo rigido) la conservazione del momento angolare equivale all’affermazione che la velocità angolare ω è costante nel tempo.   Questa è la legge di conservazione del momento angolare per un corpo in rotazione. allora: L = costante. La statica può essere vista come un caso limite della dinamica: quello in cui "tutto è fermo". Il momento risultante delle forze esterne M ( E ) = ∑ ri × Fi ( E ) i    ( sarà automaticamente nullo per i sistemi isolati.W = ∫ M z( E ) dθ θ0 θ Se Mz(E) è costante. anche se ci sono forze. cioè dL / dt = 0 . essendo in tal caso essenziale la scelta del polo rispetto al quale si calcolano i momenti delle forze. Nel rotolamento il moto traslatorio è combinato con quello rotatorio. ma può essere nullo anche quando F ( E ) ≠ 0 . Rototraslazione senza strisciamento.

I due quadrati sono formati: uno da quattro masse puntiformi uguali collocate nei vertici ed unite da asticelle rigide di massa trascurabile l’altro da quattro aste rigide omogenee ed uguali. onde semplificare al massimo la risoluzione del problema. Suggerimento: il periodo di un pendolo composto è: T = 2π Ip mgd con Ip momento d’inerzia del pendolo rispetto all’asse di oscillazione e d distanza del centro di massa dall’asse. Problema 1 Determinare le lunghezze dei pendoli semplici aventi medesimo periodo di oscillazione di due pendoli composti quadrati di lato l e vincolati a ruotare attorno all’asse orizzontale passante per il punto medio di uno dei lati e perpendicolare a questo lato. 4 . La gravità agisce come se fosse applicata al centro di massa del corpo rigido.∑F i i   (E) i =0 (E) per non avere moti di traslazione =0 ∑r × F i  i per sopprimere le rotazioni Per applicare queste condizioni è necessario conoscere non solo le forze esterne. ma anche i loro punti di applicazione. Conviene anche scegliere un riferimento cartesiano opportuno: alle due equazioni vettoriali dell’equilibrio corrispondono sei equazioni scalari. Come cambierebbero i risultati se i pendoli fossero vincolati a ruotare attorno ad uno dei lati del quadrato? Indicare con m la massa totale del pendolo. Il polo rispetto al quale si calcolano i momenti delle forze deve essere scelto con cura.

a) e b)): detti Ip il momento d’inerzia delle masse puntiformi e Ic quello delle aste omogenee. si trova: 2 2  5 2 5 2 3 2 m  l   l   I p =   +   + l + l  = ml 4  2   2  4 4  4      m l2 m l2  l2 7   + m = ml 2 I c = 4 +   4 12 4 4  4 12   Per la valutazione di Ic si è prima calcolato il momento d’inerzia rispetto al centro di massa e poi si è utilizzato il teorema dell’asse parallelo. Il braccio della forza peso è la distanza d del centro di massa dall’asse: d= l 2 Il periodo del pendolo è:  Ip l ’p 3l = 2π = 2π T p = 2π 2g mgd g   Ic l ’c 7l  Tc = 2π = 2π = 2π  6g mgd g con Tp. l’p. Tc.a) b) a’) Soluzione: b’) Asse perpendicolare al piano del foglio (fig. Quindi: 5 . l’c periodi e lunghezze dei pendoli semplici equivalenti.

Il braccio della forza peso è la distanza d del centro di massa dall’asse: d= l 2 Il periodo del pendolo è:  Ip l ’p l = 2π = 2π T p = 2π mgd g g   Ic l ’c 5l  Tc = 2π = 2π = 2π  mgd g 6g con Tp. I fili non slittano nelle gole delle pulegge. a) nota m1. Il momento d’inerzia complessivo è I ed i raggi dei dischi sono R1 ed R2. Tc. a’) e b’)): detti Ip il momento d’inerzia delle masse puntiformi e Ic quello delle aste omogenee.3l  l ’p = 2   l ’c = 7l  6 Asse orizzontale passante per il punto medio di uno dei lati(fig. l’p. Quindi: l ’p = l   5l l ’c = 6 Problema 2 Due corpi sono appesi mediante fili ideali a due pulegge solidali fra loro e girevoli attorno ad un asse comune. si trovi m2 tale che il sistema sia in equilibrio 6 . l’c periodi e lunghezze dei pendoli semplici equivalenti. come illustrato in figura. si trova: m 1  I p = 2 l 2 = ml 2  4 2   2 2 2  I c = 2 m l + m l  + m l = 5 ml 2    4 12 4 4  4 12    Per la valutazione di Ic si è prima calcolato il momento d’inerzia rispetto al centro di massa e poi si è utilizzato il teorema dell’asse parallelo.

R2 b) Le equazioni del moto del sistema dopo l’aggiunta di m3 sopra m1.4 m.2 m. m3 = 12 kg. si trova: 7 . R2 = 0. eliminando le accelerazioni lineari: T1 + (m1 + m3 )R1α = (m1 + m3 )g  T2 − m 2 R 2α = m 2 g  R T − R T − Iα = 0 1 1 2 2 Risolvendo il sistema. si trovino l’accelerazione angolare dei dischi e le tensioni dei fili. R1 = 1. [m1 = 24 kg. sono: (m1 + m3 )g − T1 = (m1 + m3 )a1 T − m g = m a 2 2 2  2  R1T1 − R2T2 = Iα   a a α = 1 = 2  R1 R2 cioè. I = 40 kgm2] Suggerimento: utilizzare i momenti delle forze.b) posta delicatamente una massa m3 sopra m1. R1 R2 m1 m2 Soluzione: a) La condizione di equilibrio è: m1 gR1 = m 2 gR2 da cui: m 2 = m1 R1 = 72 kg.

Non c’è attrito ed il filo inestensibile non slitta sull’albero. All’istante t = 0. m0 = 0. b) Calcolare il numero corrispondente di giri compiuti dalla ruota. h = 2 m. [M = 0. F = 5 N] Suggerimento: il momento d’inerzia del magnetino è trascurabile. (m + m3 )(m2 R22 + m2 R2 R1 + I ) g = 294 N T1 = 1  (m1 + m3 )R12 + m2 R22 + I   (m1 + m3 )(R1 R2 + R12 )+ I  m g = 745 N T2 = (m1 + m3 )R12 + m2 R22 + I 2   (m1 + m3 )R1 − m2 R2 g = 1.4 rad/s 2 α = 2 2 (m1 + m3 )R1 + m2 R2 + I  Problema 3 Una ruota di Prandtl (figura) è formata da un disco di raggio R e massa M e da un cilindro di raggio r e momento d’inerzia trascurabile rispetto all’asse di rotazione. α = accelerazione angolare): 8 .01 kgm2 Equazioni del moto del sistema (a = accelerazione di m.5 kg. M r m R Soluzione: a) Momento d’inerzia I della ruota di Prandtl: I = MR 2 = 0.2 m. Verificare se al tempo t0 il magnetino è ancora attaccato al disco. la massa m. r = 2 cm. Quando la ruota è in rotazione sul magnetino agisce la forza centrifuga. R = 0. T = tensione del filo. m = 1 kg.01 kg. viene lasciata scendere. a) Calcolare il tempo t0 affinchè la massa m percorra l’altezza h. inizialmente in quiete. c) Sul bordo della ruota è attaccato un magnetino di massa m0 e dimensioni trascurabili che esercita una forza F sul disco.

5 N per cui il magnetino si è già staccato.5N m0 r 2 + I 9 . quindi non ne altera la velocità di rotazione. 2πr c) Il momento d’inerzia del magnetino è trascurabile rispetto a quello della ruota di Prandtl.2 s a g mr 2 b) Il numero di giri n è fornito da un puro calcolo geometrico: n= h = 15. Perciò. la forza centrifuga agente sul magnetino è: m 0ω 2 R = m 0 (at 0 )2 R = 7.9 giri. Si può usare anche la conservazione dell’energia:  1 1 1 1 v2 m0 gh = m 0 v 2 + Iω 2 = m0 v 2 + I 2   2 2 2 2 r  2 F = m v 0  r cioè: F = m0 2m0 ghr = 7. mg − T = ma  Tr = Iα  a α = r Eliminando l’accelerazione angolare e la tensione del filo: mgr = mar + I a r cioè: mr 2 a= g mr 2 + I Dunque: t0 = 2h 2h mr 2 + I = = 3.

ha costante elastica k. Il filo che collega la molla. positivo verso il basso. di massa trascurabile e non slitta sulla carrucola. costituita da un cilindro omogeneo di massa M e raggio R. di massa trascurabile.Problema 4 Nel sistema indicato in figura la molla. alla massa m. a) Calcolare l’allungamento x0 della molla in condizioni di equilibrio. si ha: mg − T (x ) = mx  [T (x ) − kx]R = Iθ  x θ = R   1 2  I = MR 2   da cui: x  (mg − mx − kx )R = I R    I = 1 MR 2  2 Questa è l’equazione dell’oscillatore armonico forzato: M + 2m x + kx = mg 2 ! !       10 . Suggerimento: scrivere l’equazione del moto verticale della massa m e quella della rotazione del cilindro intorno all’asse fisso. ruota senza attrito attorno all’asse O disposto orizzontalmente. b) Calcolare il periodo delle piccole oscillazioni della massa m nel suo moto verticale. A M R m Soluzione: Detto x lo scostamento della molla dalla posizione di equilibrio (che è anche l’allungamento della molla). la carrucola. un cui estremo è fissato A. è inestensibile.

Partendo da fermo con la H in un piano orizzontale. vale: 1 4 I = ml 2 + ml 2 = ml 2 3 3 Allora la conservazione dell’energia si scrive: 11 . Il periodo è perciò lo stesso dell’oscillatore libero: T = 2π 2m + M 2k Problema 5 Un corpo rigido è costituito da tre sbarrette sottili identiche di massa m e lunghezza l.a) All’equilibrio x = 0. che. Determinare la velocità angolare del corpo nel momento in cui il piano dell’H è verticale. ω l l l Soluzione: Il braccio della forza gravitazionale è la distanza del centro di massa dall’asse. Detto I il momento d’inerzia. Il corpo può ruotare attorno ad un asse orizzontale passante per una delle gambe della H. coincide con il centro geometrico e vale perciò l/2. essendo il corpo omogeneo. collegate fra loro a formare una H (figura). il corpo ruota sotto l’azione della forza peso. per cui: " " x0 = mg k b) La soluzione è data dalla somma dell’oscillazione libera e della soluzione all’equilibrio x0. Suggerimento: calcolare il momento d’inerzia totale.

0 cm. r = 23. per una lievissima perturbazione (vedere figura). Quindi: Iω 2 mrω 2 µ= = = 0. ω µF F ω Soluzione: Teorema dell’energia cinetica: 1 2 Iω = µFr 2πn 2 Dove I è il momento d’inerzia della ruota. qual è il coefficiente d’attrito µ .fra il pattino ed il bordo della ruota? [m = 1. P fermare la ruota. Il cilindretto può scorrere senza attrito dentro al tubo. Ad un certo momento. di massa M. si preme un pattino contro il suo bordo esercitando una forza radiale F. ha al suo centro un cilindretto molto corto di massa m (da considerarsi puntiforme) e diametro appena inferiore a quello del tubo. n = 2.27 4πnFr 8πnF Problema 7 Un sottile tubo rigido ed omogeneo.8] Suggerimento: Calcolare il lavoro della forza di attrito e uguagliarlo alla variazione di energia cinetica della ruota. Se prima di fermarsi la ruota compie n giri.3mg l 14 2 2 = ml ω 2 23 cioè: ω= 3 2 g l Problema 6 Una ruota di massa m e raggio r è assimilabile ad un disco omogeneo e ruota senza attrito in un er piano verticale attorno ad un asse fisso passante per il suo centro con una velocità angolare ω . Inizialmente il sistema ruota senza attrito con velocità angolare ω 0 intorno ad un asse verticale baricentrico. il cilindretto si sposta dalla posizione iniziale e viene espulso dal 12 . ω =840 giri/min. F = 130.0 N.4 kg.

Ad un certo istante l’uomo comincia a correre lungo la circonferenza di raggio r con velocità v ’ rispetto alla piattaforma.tubo. # z v’ $ 13 . Determinare la velocità angolare ω con cui ruota la piattaforma. In assenza di forze esterne. sta fermo a distanza r dal centro un uomo di massa m (vedi figura). Suggerimento:ω è chiaramente misurata in un riferimento inerziale. qual è la velocità angolare ω fuoriesce? d tubo. ω0 r l Soluzione: Conservazione del momento angolare:  l2 Iω 0 =  I + m  4  Dove I è il momento d’inerzia del tubo: I= Ma allora: Ml 2 12  ω   ω= Iω 0 I +m l 4 2 = M ω0 M + 3m Problema 8 Su una piattaforma circolare omogenea inizialmente ferma in posizione orizzontale di massa M e raggio R. girevole senza attrito attorno all’asse verticale centrale z. quando il cilindretto el Suggerimento: Il momento d’inerzia del tubo sottile rispetto ad un diametro centrale può essere assimilato a quello di una sbarretta rigida.

b) L’angolo totale di rotazione θ della porta dovuto all’urto. ad una distanza d dal suo asse di rotazione. La velocità del proiettile prima dell’urto è v ed esso si conficca nella porta. lati di lunghezza a e b ed è vincolata a ruotare in un piano verticale attorno al lato maggiore b. b = 2 m. vale: v ’= r × (ω u − ω )   2 1 2 mr ω u − 2 MR ω = 0 % % % % con ω ed ω u di verso opposto. La porta. determinare: a) La velocità angolareω con cui la porta ruota subito dopo l’urto. [M = 2 kg. inizialmente ferma. v = 30 m/s. 12 14 . d = 2 1 a .R r M Soluzione: Dettaω u la velocità angolare dell’uomo in un riferimento inerziale. Mf = Nm] 3 3 Suggerimento: il momento d’inerzia della porta rispetto ad un asse parallelo a quello specificato e 1 passante per il baricentro vale I 0 = Ma 2 .5 m. viene colpita orizzontalmente da un proiettile di massa m e dimensioni trascurabili. m = 50 g. Passando ai moduli nella prima equazione: ' & v’= r (ω u + ω )   2 1 2 mr ω u − 2 MR ω = 0 Da ciò si ottiene: ω= mrv’  2 1 2   mr + MR  2   Problema 9 La porta rettangolare mostrata in figura ha massa M. Sapendo che il momento delle forze d’attrito vale Mf. a = 1.

97 rad/s = 3I f a (3M + 4m ) 1 I f ω 2 = M fθ 2 Vale a dire: θ= I fω2 2M f = 2m 2 v 2 = 2. è libero di ruotare senza attrito attorno ad un asse fisso z orizzontale passante per il suo centro O. e lo urta in un punto P 15 . inizialmente fermo.b d a Soluzione: Momento d’inerzia iniziale della porta rispetto all’asse b: 1 a I i = I 0 + M   = Ma 2 3 2 2 Momento d’inerzia finale (dopo l’urto) della porta rispetto all’asse b: 1  2a  I i = I 0 + M   = (3M + 4m )a 2 9  3  2 a) Conservazione del momento angolare: 2 mv a = I f ω 3 cioè: ω = mv b) Teorema dell’energia cinetica: 2a 6mv = 0. Un proiettile puntiforme di massa m viene lanciato con velocità v0 (nel piano del disco) contro il disco.18 rad (3M + 4m )M f Problema 10 Un disco omogeneo di massa M e raggio R.

v’0 = 2 m/s] Suggerimento: Il sistema è formato da disco più proiettile. θ =60°. y θ P θ m R O M x Soluzione: I principi di conservazione del momento angolare e dell’energia sono:  Rmsinθ (v 0 − v’0 ) = Iω  1 1 2 2 2  2 m v 0 − v’0 = 2 Iω ( ) a) Il rapporto delle due equazioni non contiene le masse: ω= v0 + v ’0 = 46. [R = 30 cm.individuato da un angolo θ . perciò scegliere come polo il punto O e tener conto del momento angolare del proiettile.2 rad/s Rsinθ b) Notaω . il rapporto delle masse si ottiene facilmente da una delle due equazioni di partenza: v 0 + v’0 m Rω = = =1 M 2 sinθ (v 0 − v ’0 ) 2 sin 2θ (v0 − v ’0 ) Problema 11 16 . d) il rapporto fra la massa del proiettile m e quella del disco M.Posto che l’urto sia elastico.In seguito all’urto il proiettile rimbalza con velocità v’0 in una direzione che forma con la radiale in P il medesimo angolo θ . v0 = 30 m/s. determinare: c) La velocità angolareω del disco dopo l’urto.

Al filo avvolto sul rocchetto è applicata una forza costante F0 orizzontale. scelto come verso positivo dell’asse di rotazione quello entrante nel foglio:  F0 − Fa = Ma c   1 − rF0 + RFa = 2 MRa c 1 1 1 1 1 1 1 1 Nella seconda equazione si è usata la condizione a c = Rα (rotolamento senza strisciamento). Trovare quanto valgono: a) l’accelerazione a c del centro di massa. b) la forza di attrito radente Fa complessiva sul rocchetto (è attrito statico o dinamico?). 0 ( ) Suggerimento: Calcolare il momento d’inerzia totale del rocchetto. Risolvendo il sistema si ottiene: 3 F0 A 17 . R r r C R F0 A Soluzione 1: A . c) l’accelerazione angolare del rocchetto. che si pensa situata sempre nel piano verticale passante per il centro di massa C del rocchetto. 2 Equazioni del moto del centro di massa e della rotazione attorno al centro di massa:  F0 + Fa = Ma c   1 2 r × F0 + R × Fa = MR α 2 Cioè.Un rocchetto omogeneo di massa M raggio di gola r e raggio esterno R rotola senza strisciare su un piano orizzontale. d) dire se il filo si avvolge o si svolge e perchè. L’asse AA è l’asse di istantanea rotazione (figura).

che è trattenuta in basso da una corda ideale orizzontale che si spezza oltre una tensione massima Tmax (figura). si è usato il teorema di HuygensSteiner. c) L’accelerazione angolare è data dalla condizione di rotolamento senza strisciamento: 7 6 5 4 α= ac R d) Il filo si arrotola. Non c’è attrito su entrambe le estremità della scala. e fornisce: 2 R−r  a c = 3 MR F0    Fa = 2 r + R F0  3R Problema 12 Un bambino di massa m si sposta lungo una scala a pioli di massa M e lunghezza L. Inoltre l’attrito è statico.2 R−r  a c = 3 MR F0    Fa = 2 r + R F0  3R Le risposte ai quesiti a) e b) si ottengono aggiungendo che a c è parallela a F0 . perchè deve rimanere teso mentre il rocchetto rotola senza strisciare. mentre Fa è antiparallela a F0 . Orientando l’asse di rotazione nello stesso verso della soluzione 1 ed impiegando ancora una volta la condizione di rotolamento senza strisciamento a c = Rα . altrimenti il rocchetto striscerebbe. 8 8 8 18 . Soluzione 2: Traslazione del centro di massa e rotazione attorno al punto di contatto:  F0 + Fa = Ma c   1 2 2  − r + R × F0 =  2 MR + MR α   Per calcolare il momento d’inerzia rispetto all’asse di contatto. si ricava:  F0 − Fa = Ma c   3 (R − r )F0 = 2 MRa c 8 8 8 8 ( ) La soluzione del sistema è molto semplice.

a) Qual è la tensione della corda quando il bambino dista d = L/3 dall’estremità inferiore della scala? b) Qual è la distanza massima dmax dall’estremità inferiore della scala che il bambino può raggiungere senza rompere la corda? Suggerimento: utilizzare le equazioni dell’equilibrio del corpo rigido. @ N1 B mg N2 T A 9 Mg θ A Soluzione: Equilibrio delle forze e dei momenti delle forze rispetto a B:  N = T  1   N 2 = (m + M )g  L TLsinθ + m(L − d ) + M  g cosθ = N 2 L cosθ   2   a) La tensione della fune si trova risolvendo il sistema scritto sopra:  d M T =  m +  g cot θ  L 2  b) Basta uguagliare a Tmax la tensione della fune trovata in a) e risolvere in dmax:  Tmax M  d max =   mg cot θ − 2m  L    Problema 13 Un cavo ideale orizzontale (figura) sostiene un’asta uniforme. 19 . di lunghezza l e massa M. incernierata in A e con l’estremo B ad altezza h sopra A.

l = 5 m.8 rad/s2 2 I 2l 20 . 3 y B l M A d x h Soluzione: a) Equilibrio dei momenti rispetto ad A: Mg d = Th 2 cioè: T = Mg d = 184 N 2h b) Momento d’inerzia dell’asta rispetto ad A: 1 I = Ml 2 3 L’accelerazione angolare è data da: M (E ) α= I Accelerazione angolare iniziale: α = Mg d 3gd = 2 = 1. h = 4 m] 1 Suggerimento: il momento d’inerzia dell’asta rispetto all’asse passante per l’estremità è: I = Ml 2 .a) Quanto vale la tensione del cavo? b) Se il cavo viene tagliato. quanto vale l’accelerazione angolare dell’asta nell’istante in cui il cavo viene tagliato? c) Quanto vale la velocità angolare dell’asta quando essa raggiunge la posizione orizzontale? [M = 50 kg.

c) Conservazione dell’energia meccanica: mg Velocità angolare quando l’asta tocca terra: h 1 ml 2 2 ω = 2 2 3 ω= 3gh = 2.2 rad/s l2 21 .

Nm 2 Quando sono presenti più cariche elettriche. Considerando una carica di prova q0 sufficientemente piccola collocata nel campo.VI . L’intensità del campo elettrico generato da più cariche è data dal principio di sovrapposizione: £ ¢ .Elettrostatica nel vuoto Forza e carica elettrica La legge di Coulomb asserisce che la forza elettrica tra due cariche puntiformi q1 e q2 poste a distanza r12 l’una dall’altra nel vuoto è data da: F12 = k   q1 q 2 1 q1 q2 ˆ ˆ r12 = r12 2 2 4πε 0 r12 r12 Nm 2 con k = costante elettrostatica = 8.99 ⋅ 10 C2 9 ε 0= costante dielettrica del vuoto = 8. vale il principio di sovrapposizione: F = ∑ Fi i ¡ ¡ La forza esercitata da una distribuzione continua di cariche (volumetrica. Il campo elettrico Una qualunque distribuzione di cariche crea un campo elettrico nello spazio circostante. superficiale o lineare) su una carica puntiforme è ottenuta integrando gli effetti delle cariche infinitesime che costituiscono la particolare distribuzione.85 ⋅ 10 −12 C2 . il vettore campo elettrico E è definito come: E = lim £ F q0 →0 q 0 ¤ La forza che agisce su una carica puntiforme q’ posta in un dato campo elettrico E è: F = q’E ¥ ¥ Il campo elettrico generato in un punto P da una singola carica puntiforme qi nella posizione ri è: Ei = ¦ 1 qi ˆ ri 0 4πε 0 ri2 0 ˆ dove ri0 è la distanza tra la carica qi ed il punto P mentre ri 0 è il versore diretto lungo la congiungente qi e P ed orientato da qi a P.

il campo elettrico può essere determinato tramite: E = − gradV = −∇V  La legge di Gauss Il flusso elettrico dovuto al campo elettrico E che attraversa una superficie qualsiasi è: ˆ φ (E ) = ∫ E ⋅ u n dΣ Σ    § § . es. nel caso del piano indefinito uniformemente carico). Per un sistema di cariche puntiformi. Si deve pertanto ricorrere alla definizione di differenza di potenziale (p. Il potenziale elettrico alla distanza r da una carica puntiforme q situata nell’origine è dato da: © V = 1 q 4πε 0 r se si assegna il valore zero al potenziale a distanza infinita. Per una distribuzione continua finita di carica: V= dq 1 ∫r 4πε 0 Q Se la distribuzione di carica non è finita non si deve usare la formula sopra. si ottiene invece per integrazione. il potenziale è dato da: V =∑ i 1 qi 4πε 0 ri 0 dove la somma è estesa a tutte le cariche ed ri0 è la distanza dell’i-esima carica dal punto P dove si deve calcolare il potenziale. Potenziale elettrico Il campo generato da una carica puntiforme è centrale e pertanto conservativo. Se è noto il potenziale. si può dunque introdurre il concetto di differenza di potenziale: VB − V A = − ∫ E ⋅ dl γA B ¨ ¨ con E campo elettrico creato dalla carica puntiforme e γ u qualunque linea tra A e B immersa nel na campo.E = ∑ Ei i Il campo generato da una distribuzione continua di cariche. perchè in essa è implicito che il potenziale all’infinito è nullo.

j 0 ij i≠ j che può essere riscritta come: Ue = 1 ∑ qi v i 2 i dove vi rappresenta il potenziale generato nella posizione della carica qi da tutte le altre cariche. La legge di Gauss è anche uno strumento potente per determinare i campi elettrici dovuti a distribuzioni di carica con un elevato grado di simmetria. Il campo elettrostatico immediatamente fuori da un conduttore è perpendicolare alla superficie e assume il valore σ/2ε0. può avere una carica solo sulla superficie esterna. V(x. Si può anche scrivere: Ue = ∫ ε0E 2 dτ = ∫ u e dτ 2 . z )dτ V 2∫ t dove ρ (x.z). Quando si ha a che fare con un sistema macroscopico continuo si scriverà l’integrale: Ue = 1 ρ (x.y. diversamente dalla legge di Coulomb.La legge di Gauss lega il flusso elettrico attraverso una superficie chiusa alla carica totale racchiusa nella superficie stessa: ˆ φ (E ) = ∫ E ⋅ u n dΣ = Σ   qint ε0 La legge di Gauss è equivalente alla legge di Coulomb per interazioni statiche ma. se non presenta cavità non conduttrici contenenti una carica.z). Un conduttore. Energia potenziale elettrostatica di un sistema di cariche L’energia potenziale di un sistema di cariche puntiformi è: Ue = qi q 1 ∑ 4πε jr 2 i. y . I conduttori 1. Il campo elettrostatico all’interno di un conduttore è nullo 2. vale anche per campi non statici. dτ l’elemento di volume intorno al punto (x.z) rappresenta la densità di carica.y. dove σ è la densità superficiale di carica locale (che non è necessariamente costante) E=  σ ˆ un 2ε 0 3.z) rappresenta il potenziale in (x.y. y .y. z ) (x.

... Condensatori I condensatori sono dispositivi per l’accumulo di carica elettrica e di energia e consistono tipicamente di due conduttori con cariche uguali ed opposte q (induzione completa). + C1 C 2 Cn Problema 1 Considerate tre cariche positive uguali di valore q poste ai vertici di un triangolo equilatero di lato s (vedere figura). c) Il campo elettrico e il potenziale nel punto C in cui si intersecano le bisettrici dei tre angoli del triangolo. Suggerimento: Si ricordi che per le forze ed i campi elettrici vale il principio di sovrapposizione. b) Il campo elettrico totale E0 nel punto medio della base A. + Cn Condensatori collegati in serie equivalgono ad un unico condensatore con capacità data da: C= 1 1 1 + + . Indicando con∆ V la differenza di potenziale. determinare: a) La forza che agisce sulla carica che si trova nel vertice B.. la capacità di un condensatore è definita come: C= Q ∆V L’energia potenziale accumulata in un condensatore può essere scritta come: Ue = V 2 qV q2 =C = 2C 2 2 Condensatori collegati in parallelo equivalgono ad un unico condensatore con capacità: C = C1 + C2 + .... .dove l’integrale indefinito è esteso a tutto lo spazio e: ε0E 2 ue = 2 è la densità di energia elettrostatica.

B

s

C

q

A

q

Soluzione: a) La forza è la risultante di quelle esercitate dalle altre due cariche:

π 1 q2  F = F1 + F2 = F1 21 + cos  = 3F1 = 3 4πε 0 s 2 3 
b) Il campo elettrico in A è dato solo da quello generato dalla carica in B perchè le altre due generano campi uguali ed opposti: 
  

E0 = 

1 4πε 0

q2  3  s   2   
2 2

j=

1 q2 j 3πε 0 s 2

dove si è tenuto conto che AB è l’altezza del triangolo equilatero e si è indicato con j il versore da A verso B. c) C è equidistante dalle tre cariche. Il campo elettrico in C è nullo per simmetria, mentre il potenziale è il triplo di quello generato da una sola carica:

V=

3 q 3 3 q = 4πε 0 s 4πε 0 s 3

Ove s / 3 è la distanza BC.

Problema 2 Due piccole sfere cariche sono appese a due corde di ugual lunghezza l (come in figura), che formano due piccoli angoli θ 1eθ 2c la verticale. on a) Assumendo per le cariche q1 = Q, q2 = 2Q e per le masse m1 = m2 = m, si determini il rapporto θ 1/ 2. θ 

b) Assumendo ancora per le cariche q1 = Q, q2 = 2Q ma per le masse m1 = m, m2 = 2m, si ridetermini il rapportoθ 1/θ 2. c) Si determini sia nel caso a) che nel caso b) la distanza d tra le due sfere cariche in funzione delle grandezze note.

Suggerimento: Usare le approssimazioni valide per piccoli angoli.

l
−F
!

θ 1θ

2

l
F

m2 g

Soluzione: La tensione di ciascuna corda bilancia la componente lungo la corda di tutte le altre forze, quindi non resta che bilanciare le componenti ortogonali alla corda della forza di gravità e di quella elettrica agenti su ciascuna carica. La forza elettrica vale in tutti i casi: F= 1 2Q 2 4πε 0 d 2

a) Essendo m1 = m2 = m, in base alla figura si trova facilmente che:

mg sen θ 1 = F cosθ 1  mg sen θ 2 = F cosθ 2
cioè: tan θ 1 = tan θ 2 = da cui: F mg

θ1 = θ 2
b) Essendo m1 = m ed m2 = 2m, si ha che: 

m1 g 

mg sen θ 1 = F cosθ 1  2mg sen θ 2 = F cosθ 2
cioè:

θ 1 tan θ 1 ≈ =2 θ 2 tan θ 2
ove si è tenuto conto che gli angoli sono piccoli. c) La distanza è data da:

d = l (sen θ 1 + sen θ 2 ) ≈ l (tan θ 1 + tan θ 2 ) ≈ l (θ 1 + θ 2 )
dunque, per m1 = m2 = m è: d ≈ 2l cioè: d =3 dunque, per m1 = m ed m2 = 2m è: d ≈l cioè: lQ 2 3 d= mg 4πε 0
3

F 2l 1 2Q 2 = mg mg 4πε 0 d 2

lQ 2 1 mg πε 0

F  1 3 F 3 l 1 2Q 2 = 1 +  = l mg  2  2 mg 2 mg 4πε 0 d 2

Problema 3 Una sferetta puntiforme di massa m e carica q è sospesa ad un punto O mediante un filo lungo l, in edere figura). prossimità di una distribuzione piana infinita di cariche con densità superficiale σ (v d) Calcolare la distanza di equilibrio d1 della sferetta dal piano carico sapendo che la distanza fra il piano carico ed il punto O è d. e) Calcolare la distanza di equilibrio d2 della sferetta dal piano carico nel caso in cui venga posto un secondo piano con densità superficiale -σ in posizione speculare.

f) Come varia d2 se si raddoppia la distanza del piano carico negativamente dal punto O? [m = 10 g; q = -2 µC; l = 10 cm; σ =86,7 pC/cm2; d = 10 cm; ε = 8,85 10-12 C2N-1m-2]

0

Suggerimento: la tensione del filo assume qualsiasi valore necessario affinchè il filo non si allunghi

+ + + + + + + + + +

O l

θ
d1

d

d Soluzione:

a) La forza elettrica F è orizzontale, mentre il peso è verticale: la loro risultante deve essere diretta lungo il filo, cioè forma un angolo θ con la verticale, cioè con il peso. Dunque:
F σ q = tan θ = =1 mg 2ε 0 mg

Dalla geometria del problema si ricava:

d 1 = d − l sen θ = d − l

tan θ 1 + tan 2 θ

= 2,93 cm.

a b) Il campo raddoppia, dunque anche la forza elettrica e la tangente di θ rddoppiano. Quindi: d2 = d − l 2 1+ 4 = d −l 2 5 = 1,06 cm.

c) Il campo generato da un piano carico indefinito è indipendente dalla distanza. Perciò spostando il piano non cambia nulla.

Problema 4

Tre piani indefiniti paralleli sono uniformemente carichi con densità superficiale σ 1 = σ , σ 22 - , σ = σ 3 = σ (vedere figura). Determinare il campo elettrostatico nello spazio esterno ai piani e nelle intercapedini tra i piani. [ = 88,6 nC/m2; d = 10 cm; ε 0=8,86 10-12 C2N-1m-2] σ Suggerimento: il campo elettrico generato da un piano indefinito uniformemente carico è: σ ˆ ˆ E = n , con n versore normale al piano. ε0
"

P1

σ1 + + + + + + + + + +

σ
-

2

σ

3

P2

P3

+ + + + + + + + + +

P4

Soluzione: Prendendo come positivo il verso dell’asse disegnato in figura, basta eseguire le somme algebriche dei campi dei vari piani: 1. In P1 e P4 il campo è nullo. 2. In P2 è:
E=

σ = 10 kV/m ε0

3. In P3 è:

E=−

σ = -10 kV/m ε0

Problema 5 Il campo elettrico E è uniforme in tutti i punti del piano (x, y) come in figura. a) Dimostrare che detto campo è conservativo.
#

b) Calcolare la differenza di potenziale fra i punti A e B ed il lavoro compiuto per spostare la carica negativa -q dal punto A al punto B. c) Determinare se l’energia potenziale calcolata in A è diversa da quella in B e se UA – UB è positivo o negativo.

Suggerimento: per dimostrare che il campo elettrico è conservativo, si può usare sia la condizione di circuitazione nulla, sia quella di rotore nullo.

y B
%

E
-q 45° A Soluzione: a) La forza elettrica F è orizzontale e costante, quindi il lavoro è il prodotto di F per la componente orizzontale dello spostamento totale ed è positivo quando ci si sposta nel verso positivo delle x, negativo quando ci si sposta nel verso opposto. Se si calcola la circuitazione, lo spostamento totale è a nullo priori, quindi la circuitazione è nulla. Ergo il campo è conservativo. b) Detta d la distanza AB, per quanto osservato nel punto a), essendo il potenziale il lavoro per unità di carica, si ricava: VB – VA = Edcos 45° = Ed . 2
$

x

Il lavoro dal punto A al punto B è semplicemente il prodotto della differenza di potenziale per la carica: WAB = -q (VB – VA) = -qEdcos 45° = − qEd . 2

c) Per introdurre l’energia potenziale occorre fissare un’ascissa di riferimento. Prendendo per semplicità quella del punto A, è evidente che, mentre UA è nulla, UB è uguale a WAB, quindi negativa. Pertanto, UA – UB è positivo (la carica è negativa).

5 106 m/s m ..... V = 200 V. a) Nel riferimento della figura. perciò si può approssimare il campo elettrico fra di esse con quello (uniforme) dovuto a piastre infinite e dato da V/d..-..-..Problema 6 In un tubo catodico. qual è il valore di y0 tale che gli elettroni sfiorino l’estremità della piastra positiva quando escono dalle piastre stesse? b) Con quale angoloθ si muovono gli elettroni dopo aver attraversato le piastre? [Vc = 20 kV. Dopo aver subito questa accelerazione esso viene fatto passare attraverso due piastre piane parallele orizzontali lunghe l e poste alla distanza d. y l y0 v0 ' θ + + + + + + + + + ++ + + + + d ... La velocità v 0 all’ingresso delle due piastre (x = 0) è data dalla conservazione dell’energia nel cannone elettronico: & 1 2 mv 0 = eVc 2 cioè: v0 = con v0 diretta lungo l’asse x.. un elettrone è accelerato orizzontalmente da una differenza di potenziale Vc. l = 6 cm.... d = 1 cm. e/m elettrone = 1.x Soluzione: Le due piastre sono lunghe rispetto alla loro distanza..7 1011 C/kg] Suggerimento: si trascurino la forza di gravità e la velocità dell’elettrone quando parte dal filamento del tubo catodico. fra le quali è mantenuta una differenza di potenziale V (figura). 2e Vc = 82..

all’interno della quale c’è il vuoto.a) Il moto fra le due piastre ha la componente x uniforme di velocità v 0 e la componente x uniformemente accelerata con accelerazione: a= eV . O . Suggerimento: si ricordi che 0 = ρ -ρ . rappresentato in figura b) nel centro O2 della cavità. La componente x è ancora v0.9 mm v  Vc 4 d 0   2 b) La tangente diθ è data dal rapporto delle componenti della velocità all’uscita dalle piastre. O1 . Determinare l’espressione della forza F esercitata su una carica puntiforme q posta: a) nel punto P a distanza D da O1. mentre la componente y è quella raggiunta nel tempo di volo l/v0: vy = eV l m d v0 Dunque la tangente diθ è: tan θ = vy v0 = eV l V l = 0. Problema 7 In una sfera uniformemente carica con densità ρ e centro in O1. è praticata una cavità sferica di centro O2.θ è circa uguale alla sua tangente. ) .P 2 ( . con superficie tangente alla superficie esterna e passante per O1. md Perciò y0 è la distanza percorsa in direzione y nel tempo impiegato a percorrere una distanza l in direzione x: 1 eV y0 = 2md  l  V l2   = = 0.03 = 2 m d v 0 2Vc d Con un simile valore.

Soluzione: Occorre usare il principio di sovrapposizione con un po’ di originalità: come detto nel suggerimento. C. piena più una cavità riempita di cariche negative di densità uniforme . a) Per il punto esterno P. Calcolare il campo elettrostatico E nei punti O. per cui la forza richiesta vale:     ˆ qQ1  1 1 1  P = q ρR 3  1 − ˆ − P F=  2 2 2 2  4πε 0  D 3ε 0 2(2 D − R )  R   D 8 D −    2    ˆ dove P è il versore orientato da O1 a P.ρ . Problema 8 Si consideri una distribuzione sferica omogenea (raggio R) di cariche positive (carica totale Q). per cui la forza vale: F= ρq ˆ RP 6ε 0 perchè la distanza dei centri è R/2. le due distribuzioni sferiche sono equivalenti a due cariche puntiformi Q1 e Q2 poste nei loro centri O1 ed O2: 4  Q1 = πρR 3  3   3 Q = − 4 πρ  R  = − Q1    2 3 2 8 Le distanze da P sono ovviamente D e D . il campo elettrico è: 1 E= 1 ρ r 3ε 0 Ma O2 è il centro della sfera piccola. quindi c’è solo il campo generato dalla sfera grande. che presenta una cavità sferica (raggio r = R/4) come in figura.ρ )vale a dire che la sfera con una cavità vuota è equivalente ad una sfera .R/2. 0 = ρ +(. ed A. 3 2 . 0 b) Dentro una sfera di densità di carica costante.

C . R O . Dunque nei tre punti richiesti il campo è parallelo all’asse x e: a) in O: E= 4 − ρr 4 Q ˆ ˆ x x=− 21 πε 0 R 2 3ε 0 b) in C: E= 5 ρr 4 Q ˆ ˆ x= x 21 πε 0 R 2 3ε 0 c) in A:  ρ 2r ρr E=  3ε − 3ε 0  0 6  4 Q ˆ x =  ˆ 21 πε R 2 x 0  Problema 9 . r x Soluzione: Densità di carica: ρ= Q 4 π (R 3 − r 3 ) 3 = Q 4  3 R  πR −  3  64    3 = 48 Q 63 πR 3 Per il principio di sovrapposizione. il sistema è equivalente a due sfere piene di densità di carica ρ e raggio R e densità di carica -ρ eraggio r.A .Suggerimento: si ricordi la sovrapposizione degli effetti.

Determinare: a) l’energia potenziale elettrostatica di questa distribuzione di carica b) il lavoro da compiere sul sistema per portare una quarta particella. pure di carica q.Tre particelle di carica q sono poste in tre dei vertici di un rombo avente i lati e la diagonale minore di lunghezza a (figura). uscente dal vertice carico. 7 Suggerimento: si ricordi che il potenziale generato da una carica puntiforme q in un punto P a q . distanza r dalla carica vale V = 4πε 0 r q a q a q Soluzione: a) Basta sommare le energie potenziali dovuti alle tre coppie di cariche puntiformi: q2 Ue = 3 4πε 0 a b) E’ semplicemente il prodotto della quarta carica per il potenziale generato dalle tre cariche puntiformi nel quarto vertice. con la condizione V∞ = 0 per r → ∞ . dall’infinito fino al vertice libero del rombo c) il valore del campo elettrico E nel quarto vertice. Problema 10 . cambiato di segno:  q  1  q q q2  =− + + W = − q 2 +   4πε a 4πε a 4πε a 3  4πε 0 a  3 0 0 0   c) Basta sommare vettorialmente i campi dovuti alle tre cariche puntiformi:  3 q q + E = 2 2  2 4πε a 4πε 0 3a 2 0  8 ˆ q 3 3 +1 ˆ d = d  3 4πε 0 a 2  ˆ ove d è il versore diretto come la diagonale maggiore.

= 1.73 10-7 Cm perchè è la somma di due dipoli uguali diretti come i lati obliqui del triangolo. mentre la carica q3 è positiva e vale q3 = 2q. Le cariche q1 e q2 sono negative e valgono q1 = q2 = -q. x0 = 0.Tre cariche puntiformi sono nei vertici di un triangolo equilatero di lato d.3 kV 2 4πε 0 0 d  2    + y0    2   b) Il momento di dipolo totale è parallelo all’asse y. q = 1 µC. [d = 10 cm. Calcolare il potenziale elettrico V0 nel punto P0 di coordinate x0 e y0 sia direttamente sia nell’approssimazione di dipolo. y A @ 9 p cos α . Il dipolo risultante si d può considerare posto nel baricentro geometrico del triangolo xb = 0.9 cm: 2 3 . 4πε 0 r 2 . y0 = 40 cm] Suggerimento: si ricordi che il potenziale generato da un dipolo a distanza r >> d vale V = con p momento di dipolo e α a ngolo formato da p e r . e vale: p = qd 3 .P d 0 q3 d q1 Soluzione: d q2 x a) Il potenziale elettrico è la somma di quelli generati dalle tre cariche: V0 = q1 d  2 4πε 0   + y 0 2  2 + q2 d  2 4πε 0   + y 0 2  2 + q3 4πε 0 (y 0 − d ) cioè:     2q  1 1  V0 =  (y − d ) −  = 15. yb = = 2.

+σ + + + + + + + + + + L Soluzione: d - −σ ll’altra a) La densità di carica è +σ sulla faccia della lastra rivolta verso l’armatura negativa. c) Quanto vale la densità di carica indotta sulla superficie della lastra? d) Di quanto varia percentualmente la differenza di potenziale tra le armature del condensatore dopo che la lastra metallica è stata introdotta? Suggerimento: si ricordi la formula dei condensatori collegati in serie. -σ su faccia. b)Dobbiamo confrontare la differenza di potenziale di un condensatore di capacità: C = ε0 S L dove S è la superficie di un’armatura.3 kV Problema 11 La distanza tra le armature di un condensatore piano carico (densità di carica superficiale σ ) disconnesso dalla batteria è L. la lastra è elettricamente neutra. parallelamente ad esse(figura). con la differenza di potenziale di una serie di due condensatori (caricati con la stessa carica di quello originario) di capacità . Una lastra piana conduttrice viene inserita tra le armature del condensatore. Lo spessore della lastra è d < L.V0 = p d   4πε 0  y 0 −  2 3  2 = qd 3 d   4πε 0  y 0 −  2 3  2 = 11.

mp = 1. [ V = 1600 V. Determinare: c) il rapporto tra le velocità delle due particelle quando urtano le armature d) a quale distanza y dall’armatura positiva le due cariche si incrociano..C1 = ε 0 S S e C2 = ε 0 L1 L2 rispettivamente (L1 e L2 sono ovviamente le larghezze dei due condensatori). con velocità iniziale nulla. un protone (massa mp) si stacca.m e d mp + + + + + + + + + ++ + + + + x .. con velocità iniziale pure nulla.. L distanza tra le a armature è d..-. La capacità serie è: Cs = ε0S C1C 2 = C1 + C 2 L1 + L2 con la condizione L1 + L2 = L − d .11 10-31 kg..67 10-27 kg] ∆ Suggerimento: si trascurino la forza di gravità e l’interazione tra le cariche. y . me = 9.....-.. Nell’istante in cui un elettrone (massa me) si stacca. dall’armatura di carica negativa. d = 4 cm. da quella di carica positiva (figura). Problema 12 Tra le armature di un condensatore piano è applicata una differenza di ∆ V... Dunque: q q ε0S ε0S − − ∆Vs − ∆V C s C L−d = −d = = L q ε0S L ∆V C L−d vale a dire che la differenza di potenziale diminuisce in percentuale sul valore iniziale....

e: ap = per il protone. e e ∆V E= mp me d a) Applicando la formula che lega la velocità di un moto rettilineo uniformemente accelerato alla posizione. a p − ae 2 a p − ae a p − ae m p + me . yp = ap = d= d = 22 µm. si ha: v e = 2 a e d   v p = 2 a p d da cui: ve = vp ae = ap mp me = 42.8 b) Equazioni del moto delle due particelle: 1  2  ye = 2 aet + d    y p = 1 a pt 2  2 Le particelle si incrociano quando ye = yp. cioè: t= ap me 1 2d 2d .Soluzione: Campo elettrico: E= ∆V d Accelerazioni: ae = e ∆V −e E=− me me d per l’elettrone.

il suo momento di dipolo elettrico risulta indipendente dall’origine degli assi coordinati. Per mostrarlo ricaviamo la (4) scrivendo U come somma delle energie potenziali delle cariche: 1 . Momento τ e risultante R delle forze esercitate dal campo: τ = p× E Ri = p ⋅ gradE i . i = x . In pratica i dipoli hanno dimensioni finite. ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ (4) (5) (6) Commenti. (2) 4πε o r 2 1 2 p cosθ 1 p sin θ Er = . z. per quanto riguarda le equazioni (4). (1). Energia potenziale U di un dipolo puntiforme in campo esterno U = −p⋅E . (1’) L’equazione (1) si estende immediatamente ad un sistema costituito da un numero qualsiasi di cariche: se il sistema è complessivamente neutro. (5) e (6) osserviamo che: 1) applicarle a dipoli con a finito equivale a trascurare i termini contenenti a2. Potenziale V e campo elettrico E creati da un dipolo puntiforme: 1 p cosθ V = . E⊥ = (3) 3 4πε o 4πε o r 3 r                     (dipolo puntiforme è ovviamente un’astrazione: le (2) e (3) vengono usate in pratica quando a è trascurabile rispetto ad r e diventano rigorose nel limite a / r → 0 ).CAPITOLO 1 DIPOLI ELETTRICI E DIELETTRICI Dipoli elettrici Momento di dipolo elettrico di due cariche puntiformi q1 = − q e q 2 = + q poste in r1 ed r2 = r1 + a : p = q1r1 + q 2 r2 ⇒ p = qa . y .

definizioni I materiali isolanti (o dielettrici) si polarizzano in presenza di un campo elettrico. 3) Osserviamo infine che su scala macroscopica una molecola può essere considerata puntiforme e che nell’approssimazione di dipolo puntiforme il campo creato dal dipolo e le forze esercitate sul dipolo da un campo esterno dipendono unicamente da p : non è quindi necessario conoscere l’esatta distribuzione delle cariche. conviene calcolare il campo E e la risultante R al centro C del dipolo. Le (5) e (6) si ricavano in modo analogo. Se il mezzo è isotropo P risulta parallelo e concorde con E : P = ε o χE (8) dove χ è una grandezza adimensionata detta suscettività elettrica (o dielettrica) del mezzo.U = −qV (r1 ) + qV (r1 + a ) = q[V (r1 + a ) − V (r1 )] = q[ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ∂V ∂V ∂V ax + ay + a + O(a 2 )] ∂x 1 ∂y 1 ∂z 1 z ≅ q gradV ⋅ a = qa ⋅ ( − E ) = − p ⋅ E . Induzione dielettrica ( o spostamento elettrico o densità di flusso elettrico): D = εo E + P Costante dielettrica relativa o permettività relativa: εr = 1 + χ Relazioni utili Sulla superficie di un corpo polarizzato è presente una carica di polarizzazione con densità superficiale: σP = P ⋅n (11) dove n è il versore normale alla superficie rivolto verso l’esterno. ¤ ¤ ¤ ¤ £ £ ¤ £ £ £ £ ¢ Dielettrici . Si definisce polarizzazione il momento di dipolo per unità di volume: ∑ pi P= (7) ∆v dove pi è il momento di dipolo della generica molecola presente nel volume ∆v . 2) Nell’espressione τ = p × E . ricordando che un campo elettrico applica ad una generica carica q posta in r la forza F = qE (r ) . e supporre che la forza R sia applicata in C. Se la molecola è ionizzata occorre anche conoscere la sua carica q: su scala macroscopica sia q che p possono essere considerati puntiformi. (12) La densità di energia del campo elettrico all’interno di un dielettrico è: § ¦ ¥ ¦ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ (9) (10) 2 . Se la polarizzazione non è uniforme è presente anche una carica di volume con densità: ρ P = − divP .

3 si faccia attenzione al verso di r . Dalle (3) si ottiene immediatamente: 1 2p . E⊥ = 0 .uE = ¨ 1 εo εr E 2 2 ¨ (13) Dalle equazioni (8). ¨ ¨ Nella definizione di capacità C=q/V di un condensatorre. Problema 1 Si consideri il sistema costituito da una carica q e positiva posta nell’origine O di un sistema cartesiano e da un dipolo elettrico puntiforme di momento p = px . per il calcolo di R . a) F = qE . che definiscono il campo E creato da un dipolo in un generico punto. Si calcoli: a) La forza F esercitata dal dipolo su q. Quando si applica la legge di Gauss in presenza di dielettrici occorre tenere anche conto delle cariche di polarizzazione: ε o ∫ E ⋅ dS = q + q p dove q è la carica presente sui conduttori (carica libera). z). Suggerimenti. Solo dopo aver ricavato le derivate si possono sostituire (x. anche se al suo interno sono presenti cariche di polarizzazione. y. posto nel punto A=(a. È però possibile scrivere la legge di Gauss nella forma equivalente: ∫ D ⋅ dS = q dove non compare la carica di polarizzazione. dove E è il campo elettrico creato dal dipolo nel punto in cui si trova la carica. 0). è necessario conoscere E anche nei punti vicini ad A. quindi θ = π . Soluzione: a) Nelle equazioni (3). Sia p che r sono paralleli all’asse x ma hanno versi opposti. 0. che dipende dalle derivate di E . b) Il momento τ e la risultante R delle forze esercitate dalla carica q sul dipolo. cioè in pratica esprimere le componenti di E in funzione delle coordinate cartesiane di un generico punto P=(x. z) con i loro valori in A. θ è l’angolo fra p e il vettore r che va dal dipolo al punto considerato. y. Er = − 4πε o a 3  ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ © ¨ ¨ ¨ ¨ 3 ¨ ¨ (15) (15’) . q è la sola carica presente sulle armature conduttrici. qp quella di polarizzazione. Per valutare θ nell’ Eq. (9) e (10) si deduce: (14) D = ε o εr E . b) per il calcolo di τ è sufficiente calcolare il campo elettrico E creato dalla carica q nel punto A.

Il vettore E e la forza F = qE sono paralleli ad r ma hanno verso opposto, perché Er è negativo. La forza è quindi attrattiva ed ha modulo 2 pq . F= 4πε o a 3 b) Il campo E creato dalla carica q nel punto A è parallelo a p , quindi: τ = p× E = 0 
       

Per il calcolo della risultante R occorre calcolare E in un generico punto P=(x, y, z). Poichè la carica q che crea il campo è nell’origine degli assi, si ha semplicemente; 1 q E= r 4πε o r 3 dove r = ( x , y , z ), r = ( x 2 + y 2 + z 2 )1/2 . Si ottiene: q x Ex = 2 2 4πε0 ( x + y + z 2 )3/ 2 
      

∂ Ex ∂ Ex   ∂ Ex Rx = p ⋅ gradE x = px ⋅  x+ y+ z = ∂y ∂z   ∂x
. ∂ Ex 1 3 pq  x  = p = − ⋅ 2 x ∂x 4πε o  ( x 2 + y 2 + z 2 ) 3/ 2 2 ( x 2 + y 2 + z 2 ) 5/ 2    Possiamo ora sostituire le generiche coordinate (x, y, z) con i loro valori in A. Si ottiene: 3 2 pq pq  1 . Rx =  3 − 3 = − 4πε o  a 4πε o a 3 a  Con calcoli analoghi si trova: 

Ry = Rz = 0. La risultante delle forze agenti sul dipolo

elettrico è opposta alla forza F calcolata in a), in accordo con il principio di azione e reazione.
Commenti. Il calcolo qui svolto spiega il fatto che un corpo elettricamente carico (la carica q) attira i corpi circostanti elettricamente neutri: il campo E creato da q polarizza il corpo ed attrae il dipolo p così creato. La forza risulta attrattiva anche se q è negativa perché cambiano segno sia q che p. Più in generale la forza esercitata da un campo E su un dielettrico è tale da portarlo dove il campo è più intenso. 
 

4  

Problema 2 Su un tavolo è appoggiato un corpuscolo di volume v, elettricamente neutro ed isolante, costituito da un materiale isotropo di densità ρ . Al di sopra del corpuscolo e sulla sua verticale è posta una carica q praticamente puntiforme. Quando la distanza fra carica e corpuscolo è inferiore ad un valore limite d, il corpuscolo si solleva. Si calcoli la costante dielettrica del materiale. [ ρ = 2 g / cm 3 ; d = 1 cm; q = 10 −8 C ; accelerazione di gravità g = 9.8 m / s −2 ] Suggerimento. L’attrazione elettrostatica fra carica e corpuscolo è dovuta alla polarizzazione di quest’ultimo, indotta dal campo elettrico creato dalla carica. Alla distanza d la forza di attrazione elettrostatica Fe è uguale ed opposta alla forza peso Fp . Si consiglia di risolvere prima il Problema 1, e di calcolare nell’ordine il campo E creato da q, la polarizzazione P del materiale, la forza Fe ; uguagliando Fe ad Fp si ottiene la suscettività χ = ε r − 1 del materiale. Per il calcolo numerico si utilizzino unità del S.I.. Soluzione: Il campo elettrico creato da qo alla distanza d ha modulo: 1 q E= . 4π ε o d 2 La polarizzazione indotta nel materiale ha modulo P = χ ε o E , ed il suo momento di dipolo dielettrico ha modulo: χ qv p = Pv = χ ε o Ev = . 4π d 2 La forza elettrostatica ha modulo (v. Problema 1): 2qp 2q χ qv Fe = , 3 = 3 4πε o d 4πε o d 4π d 2 e la forza peso ha modulo Fp = mg = ρ vg . Uguagliando Fe ad Fp si ottiene: 
     

ρ g ⋅ 4πεo ⋅ 4π d 5 χ ≡ εr − 1 = = 2q 2
2 ⋅ 10 3 ⋅ 9.8 (1 / 9 ⋅ 10 − 9 ) ⋅ 12.6 ⋅ 10 −10 = = 13.72. 2 ⋅ 10 −16
Commenti. La misura di forze in campi non uniformi costituisce uno dei fondamentali metodi di misura della suscetticvità elettrica χ e della suscettività magnetica χ m ; per χ (ed ε r ) è però di norma preferibile ricorrere a misure di capacità.

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Problema 3 Un corpo uniformemente polarizzato, con polarizzazione P = P x , ha la forma di un cilindro molto sottile, di sezione S (v. Figura). a) Si calcoli la forza dF esercitata sulla carica q, posta in x = 0 , da un elemento infinitesimo del cilindro, di lunghezza dx. b) Si mostri che la forza F esercitata su q dall’intero cilindro è uguale a quella che esercitano due cariche poste alle sue estremità x1 e x2 del cilindro e si calcolino i valori q1 e q2 di queste cariche. 
  

Suggerimento. Per quanto riguarda la domanda a), questo problema è una semplice variante del Problema 1: occorre solo valutare il momento di dipolo elettrico dp del tratto dx di cilindro. La domanda b) richiede l’integrazione della forza dF calcolata in a). Soluzione: a) Dalla definizione di P si ottiene: dp = Pdv = Px ⋅ Sdx . La forza dF è (si veda il Problema 1, punto a): 2q ⋅ dp 1 2qPx S dx dF = 3 = 4πε o 4π ε o x x3 dove x è l’ascissa dell’elemento considerato. b) 
         

F = ∫ dF =
1

2

2qPS 2 dx x = 4πε o ∫1 x 3 x 

x

1  PSq PSq  + 2  x. − 4πε o  r12 r2  Due cariche q1 = − PS e q 2 = + PS poste in x1 ed x2 esercitano una forza identica. =
Commenti. 1) Si noti il simbolismo usato per indicare differenziali e limiti di integrazione, ed il fatto che il versore x può essere portato fuori dall’integrale perché costante rispetto alla variabile di integrazione. 2) Le cariche q1 e q2 sono evidentemente le cariche di polarizzazione, ed hanno densità superficiale - P e +P rispettivamente.   

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% $ $ & " " " #  ! "  " ! "  7 . di lunghezza e sezione S.Problema 4 In un cilindro sottile. È immediato verificare che p coincide con il momento di dipolo elettrico delle due cariche –q e +q calcolate in a). 2) Il calcolo qui fatto serve in qualche modo a giustificare le relazioni (11) e (12). può essere utile controllare l’esattezza dei calcoli verificando che: a) le cariche di polarizzazione abbiano somma nulla. σ = + P sulla base a destra. è presente un dielettrico polarizzato con polarizzazione P diretta lungo l’asse x. b) il loro momento di dipolo elettrico sia uguale al valore che si ottiene integrando P su tutto il volume occupato dal corpo. Le cariche totali sulle due basi sono –q e +q con q = σ S = PS . Il primo controllo è stato fatto. Per la prima parte. b) Sulla base di sinistra il vettore P e la carica di polarizzazione sono nulli. La carica di volume ha densità:  ∂ P ∂ Py ∂ Pz  ρ = − divP = −∇ ⋅ P = − x +  = −a . 1) Il campo elettrico creato da un corpo polarizzato può essere calcolato valutando prima le cariche di polarizzazione e calcolando poi il campo da queste creato. che non sono affatto intuitive. Quindi: σ = 0 sulle superfici laterali. Commenti. Si dica dove sono localizzate le cariche di polarizzazione e se ne calcoli il valore nei due casi: a) P è uniforme. Il secondo è molto facile nel caso di polarizzazione P uniforme (caso a): il momento di dipolo è dato semplicemente dal prodotto di P per il volume. quindi: p = P⋅S .     Soluzione: a) In un corpo uniformemente polarizzato le cariche di polarizzazione di volume sono nulle e quelle di superficie hanno densità σ = P ⋅ n . σ = − P sulla base a sinistra. sulla base di destra P è diverso da zero e concorde con n : la carica di polarizzazione q è positiva ed uguale a σ S . + ∂y ∂z  ∂x La carica totale di volume si ottiene moltiplicando ρ per il volume S e risulta esattamente opposta alla carica presente sulla base di destra. b) P = axx dove a è una costante. dove σ = P ( ) = a .

Soluzione: a) Si applichi la legge di Gauss al cilindro disegnato in figura. Si ottiene immediatamente: ) ( ( ) ( ( ( ( ) ( 8 . sono realistiche solo se si ignora la struttura atomico-molecolare del mezzo e si considerano dei valori medi di P . ' Problema 5 Si calcoli il campo creato da una carica positiva distribuita con densità σ uniforme su di una superficie piana praticamente illimitata (cioè in pratica su un foglio. in particolare la polarizzazione uniforme. Infatti all’interno di una singola molecola la polarizzazione. il flusso attraverso ciascuna base vale E ⋅ nS = ES (carica positiva implica flusso positivo.3) Le polarizzazioni qui considerate. cioè E concorde con n ). La carica interna al cilindro vale σ S (S è l’area della sezione del cilindro) ed è uguale ad ε o volte il flusso. pensando che. per motivi di simmetria. b) sia presente un dielettrico con costante dielettrica relativa ε r . mediati su volume ∆v grandi rispetto alle dimensioni molecolari (ovviamente anche per le cariche di polarizzazione e per i campi elettrici da queste creati si otterranno solo dei valori medi). Il flusso di E attraverso la superficie laterale è nullo perché E è perpendicolare a n . Risulta quindi σ S = 2εo ES . il campo E deve essere perpendicolare al piano e che il campo a sinistra deve potersi ottenere da quello a destra per riflessione speculare (vedi Appendice A). cioè σ E= 2ε o b) Basta applicare la legge di Gauss nella forma (15’) procedendo come in a) ed utilizzare poi l’equazione D = εo εr E . la densità di carica ed il campo elettrico sono sempre fortemente disuniformi. costituito da un materiale conduttore). supponendo che nello spazio circostante: a) non sia presente nessun materiale. di spessore trascurabile.

Detta σ la densità su ciascuna superficie. I vettori D . risulta: σ E= n. 2ε o ε r Commenti. P sono diretti lungo r ed hanno modulo: D q E (r ) = = εr ε o 4πε r ε o r 2 q . E . P(r ) = ε o χE = (ε r − 1) 4πε r r 2 2 2 2 9 . La carica q si distribuisce con densità uniforme sulla superficie della sfera e crea un campo elettrico con simmetria sferica.D =σ /2. Suggerimento. omogeneo ed isotropo. Soluzione: a) Per calcolare il vettore D in un generico punto P distante r da O si applica la legge di Gauss alla superficie sferica Σ di raggio r e centro O. la carica è equidistribuita sulle due superfici. Si calcoli prima D applicando la legge di Gauss nella forma (15’). E = σ . P in un generico punto esterno alla sfera. 2) Se il foglio di materiale conduttore ha spessore grande rispetto alle dimensioni molecolari. D( r ) = 4π r 2 Anche i vettori E . P sono quindi diretti radialmente ed il loro modulo è costante su una generica superficie sferica con centro in O. Su questa superficie D = D(r )r e quindi Σ Σ 3 3 2 2 3 2 2 2 2 2 2 2 2 2 ∫ D ⋅ dS = ∫ D(r )r ⋅ (dS r ) = D(r ) ∫ dS = D(r ) ⋅ 4π r Σ 2 . Supposte note la carica q presente sulla sfera e la costante ε r del dielettrico: a) Si calcolino i vettori D . Uguagliando l’integrale a q si ottiene immediatamente: q . b) Le cariche di polarizzazione di volume e di superficie. la carica positiva σ attira gli elettroni e respinge i nuclei del dielettrico: vicino al conduttore vi è quindi un lieve eccesso di cariche negative). E . 1) La presenza del dielettrico riduce il campo di un fattore ε r perché sulla superficie del dielettrico a contatto con il conduttore sono presenti cariche di polarizzazione negative (intuitivamente. εr εo 1 0 Problema 6 Una sfera conduttrice elettricamente carica ha centro in O ed è immersa in un dielettrico.

Si ritrova la stessa relazione tra E e σ già ricavata per una superficie piana (v. o meglio se si fa tendere r al raggio della sfera. z e che f x = x( x 2 + y 2 + z 2 ) ∂ fx 3 − 3/ 2 − 5/ 2 = (x2 + y2 + z2 ) − x (x 2 + y2 + z2 ) 2x = 2 ∂x 2  x  = r −3 1 − 3 2  . y. se ci allontaniamo dal conduttore. q P = σ P ⋅ 4π R 2 = − r q ⇒ q + qP = εr εr La densità di carica di volume è:  (ε r − 1)q r  (εr − 1)q div r  ρ P = − divP = − div   2 2  = − r  4πε r  4πε r r    Si tratta di calcolare la divergenza della funzione: r r f (r ) = 2 = 3 . ∂x ∂y ∂z r   r   r   −3/ 2 r = (x 2 + y 2 + z 2 ) 1/ 2 si ottiene: Commenti. il campo E può cambiare sia in modulo che in direzione. commento 2). 1) La carica di polarizzazione è presente solo all’interfaccia fra dielettrico e conduttore ed ha segno opposto a q: la carica totale ed il campo E risultano ridotti di un fattore ε r . ma i cambiamenti sono trascurabili fino a che la distanza dal conduttore è trascurabile rispetto ai raggi di 6 6 6 7 6 6 6 6 10 5 4 5 5 5 4 5 4 4 4 4 4 4 4 5 . La carica totale di polarizzazione q p presente sulla superficie si ottiene moltiplicando σ P per la superficie della sfera: (ε − 1) q . dove E è il campo contiguo al conduttore (teorema di Coulomb). Problema 5. 2) Se ci si avvicina alla superficie della sfera conduttrice. è presente una carica di polarizzazione di densità superficiale: (εr − 1)q σ P = P ⋅ n = P( R)r ⋅ ( −r ) = − P( R) = − 4πε r R 2 ( n è uguale a − r perché è orientato verso l’esterno del dielettrico). coincidente con quella della sfera conduttrice. risulta in definitiva  ∂ fx ∂ f y ∂ fz x2   y2   z2   −3 divf = + + = r  1 − 3 2  +  1 − 3 2  +  1 − 3 2   = 0 . Per conduttori di forma generica immersi in un dielettrico omogeneo ed isotropo il calcolo è più complesso ma il risultato è identico: il campo E in ogni punto è ε r volte minore di quello che si otterrebbe in assenza del dielettrico. La relazione è valida per conduttori di forma qualsiasi. r r Ricordando che il vettore r ha componenti cartesiane x.b) Sulla superficie del dielettrico. il campo E tende al valore: σ E= n εr εo dove σ = q / (4π r 2 ) è la densità superficiale di carica sulla sfera. r   Le altre derivate hanno espressioni analoghe.

o. più intuitivamente. con le basi parallele alla superficie.curvatura della superficie. all’esterno del conduttore e nelle sue immediate vicinanze il campo E è ortogonale alla superficie (si ricordi che la superficie di un conduttore in equilibrio elettrostatico è equipotenziale e che le 9 8 8 linee di flusso di E sono ortogonali alle superfici equipotenziali. Per dimostrare il teorema di Coulomb basta applicare la legge di Gauss al cilindretto rappresentato in figura. si pensi che un’eventuale componente tangenziale di E sulla superficie del conduttore metterebbe in moto le sue cariche superficiali). pensando che: all’interno del conduttore il campo elettrico è nullo. 9 9 11 .

se il tratto ha sezione S costante e lunghezza .CAPITOLO 2 CIRCUITI IN CORRENTE CONTINUA Definizioni Dato un conduttore filiforme ed una sua sezione normale S si definisce: Corrente elettrica i= Q t (1) dove Q è la carica che attraversa la sezione S del conduttore nel tempo t. v la loro velocità media (o di deriva). per mantenere la corrente in un circuito è quindi necessaria la presenza di altre forze (forze impresse che derivano da un campo elettromotore E * = F / q . q la loro carica.) di un generatore dove £ = è il lavoro del generatore sulla carica q.m.e. ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ La densità di corrente è il modulo del vettore 1 ¥ £ q (5) ¤ ¤ (7) . ¤ ¤ Commento. ρ quelle del materiale) ¢   ¡ ¦ Forza elettromotrice (f.) tra gli estremi del tratto considerato ed i è la corrente che lo percorre. Relazioni utili j = nqv (6) dove n è il numero delle particelle in moto nell’unità di volume. la cui natura dipende dal tipo di generatore): è il lavoro di queste ultime e può non coincidere con il lavoro del generatore sulle cariche che lo attraversano (si vedano i Problema 3 e 4). Densità di corrente Resistenza di un tratto di conduttore j =i/S R= V i (2) (3) dove V è la differenza di potenziale (d.p..d. Il lavoro della forza F = qE esercitata da un campo elettrostatico sull’intero circuito è nulla. se alla corrente contribuiscono particelle di tipo diverso j = n1q1v1 + n2 q 2 v 2 +. si definisce: Resistività elettrica ρ= RS/ (4) (R caratterizza le proprietà conduttive del tratto di conduttore.

Equazione delle maglie: ¨ Per un circuito con una f. ¨ 2 § § (14) (15) .d.e. se si tratta di un resistore: P = V i = R i2 = V2 R (Legge di Joule) (13) (12) (11) (10) La potenza fornita dalle forze impresse di un generatore è: ¨ P= © i dove è la lunghezza del filo..Il vettore j in un generico punto del conduttore è legato al campo elettrico E in quel punto dalla relazione (8) E =ρj. Req R1 R2 Potenza: La potenza trasferita dalla corrente ad un generico utilizzatore è: P =V i dove V è la d.p. .m. Per conduttori in parallelo: 1 1 1 = + +. . La corrente i che attraversa una generica superficie ideale è i = ∫ j ⋅ dS S § § § § (9) Resistenza equivalente: Per conduttori in serie: Req = R1 + R2 +. ai capi dell’utilizzatore.. ed una resistenza R: = Ri. S la sua sezione e ρ la resistività del conduttore.

j vd = − ne dove − e è la carica dell’elettrone. a) Si noti il valore estremamente piccolo della velocità di deriva degli elettroni. se confrontata con la loro velocità media di agitazione termica (che è dell’ordine dei chilometri al secondo).843 ⋅ 10 23 atomi / cm 3 . una mole di rame pesa 63. Per calcolare n ricordiamo che ρ = massa/volume e che il numero di Avogadro è 6. densità del rame ρ = 8. segue la legge di Ohm.02 10 23 /mole.5 g ed occupa quindi un volume: 635g .5 unità atomiche corrispondono ad una massa molare M = 635g / mole ). numero atomico del rame 63. b) Le considerazioni fatte per ricavare n possono essere espresse in forma letterale:   ρ atomi / m 3 massa / m 3 n = = ovvero atomi / mole massa / mole NA M (ricordiamo che 63. si ottiene: 15 A 6 2 j= 2 = 6 ⋅ 10 A / m . [ S = 5 mm 2 . n il numero di elettroni per unità di volume. 3 .a. si calcoli la sua velocità di deriva.5 u.).Problema 1 Un filo di rame di sezione S è percorso da corrente i. È per questo motivo che il rame. V = = 7.I. . In questo volume sono presenti 6. vd = Commenti. come tutti i metalli buoni conduttori. In altri conduttori (ad es.indica che v d è opposto a j ). quindi la 8. − ne (il segno .14cm Esprimendo tutte le grandezze in unità del sistema internazionale (S. Supponendo che vi sia un elettrone di conduzione per ogni atomo di rame. nei gas rarefatti) le velocità di deriva possono diventare confrontabili con quelle di agitazione: il conduttore non segue più la legge di Ohm.89 g / cm 3 .] Soluzione: Dalle definizioni di densità di corrente si ottiene: j =i/S.02 ⋅ 10 23 atomi n= = 0.4 ⋅ 10 − 4 m / s . i = 30 A .02 10 23 atomi. 3 7.89 g / cm 3 densità di atomi è pari a: 6.14cm 3 . benché la corrente sia estremamente elevata (superiore ai valori consigliati per motivi di sicurezza in conduttori di rame con sezione di 5 mm2). −6 5 ⋅ 10 m j = −4.

Il dispositivo è alla base del funzionamento del partitore di tensione e del potenziometro.   Problema 3 In una pila Daniell l’energia è fornita dalla reazione esoenergetica CuSO4 + Zn → ZnSO4 + Cu . che vengono utilizzati per ottenere d. comprese tra 0 e quando si dispone di un generatore di tensione di f. calcoli la f. a) Sapendo che ogni reazione fornisce un’energia di 35 ⋅ 10 −19 J ed una carica q = 2e . r = 2Ω ]  Soluzione: Dall’equazione delle maglie si ottiene: = ( R + r )i .d.  4 .p.m. V ai morsetti della pila.d.Problema 2 Si ricavi la d. R = 22Ω .m. si calcoli: b) la corrente i nel circuito. c) la d. .e.d. 2Ω r 12V = 1V .p. [ = 12V . si . della pila. Supponendo che la pila abbia resistenza interna r = 1Ω e venga chiusa su una resistenza esterna R = 9Ω .e.p. Vbc ai capi della resistenza r nel circuito rappresentato in figura. Vbc = ri = = 24Ω r+R   Commenti.

2) Per i generatori voltaici non è facile individuare la natura e la localizzazione delle forze impresse. si ricorra alla sua equazione di definizione. con quali circuiti possono essere realizzati ed in quali casi il generatore cede energia all’esterno ed in quali ne assorbe. b) Il bilancio energetico implica: i = ri 2 + Ri 2 . Soluzione:  a) Dalla definizione di si ricava immediatamente: 35 ⋅ 10 −19 J .e. è invece molto facile calcolare la f. Soluzione:  5    .m. 1) Al tendere della corrente a 0. = = 109V . 3) La potenza Vi fornita dalla pila è minore della potenza i fornita dalle reazioni chimiche perché parte dell’energia è dissipata per effetto Joule all’interno del generatore stesso.e. risulta .e. r+R c) Il circuito viene rappresentato esattamente come per il problema 2 solo che ora r è interna al generatore. e si dica cosa rappresentano fisicamente questi punti.    Problema 4 Si disegni la curva caratteristica di un generatore avente forza elettromotrice e resistenza interna r (cioè si riporti la corrente i che lo percorre in funzione della differenza di potenziale V ai suoi morsetti). 2 ⋅ 16 ⋅ 10 −19 C . Dividendo per i si ottiene la stessa equazione del Problema 2. di un generatore può quindi anche essere definita come d. V → . quindi: V = Vac = Ri o anche R .m. in base alla sua definizione.p. Si considerino i punti di intersezione fra la curva caratteristica e gli assi coordinati. .m. La f. Per il calcolo della f.d.Suggerimenti. fra i suoi morsetti in assenza di corrente (ovvero a circuito aperto). V = − ri = r+R   i= Commenti. Per il quesito (b) si indichi con i la corrente e si invochi il principio di conservazione dell’energia: la potenza fornita dalla reazione chimica deve uguagliare la potenza dissipata per effetto Joule nelle resistenze r e R.

le polarità ai morsetti sono invertite. sicchè V > . diventando endoenergetica. − ri (vedi Problema 3): il . I quadrante IV quadrante II quadrante     Problema 5 6  La differenza di potenziale V ai morsetti del generatore è V = diagramma tensione-corrente è quindi una retta.e. Il calore dissipato per effetto Joule all’interno è maggiore dell’energia fornita dalle reazioni chimiche: il generatore assorbe energia (ed infatti P = iV è negativo). La caduta su r si somma ad . Se la reazione chimica si inverte. Nel quarto quadrante i è così grande (occorre naturalmente un altro generatore in serie) che la caduta su r è maggiore di : V risulta negativo. Il generatore assorbe potenza: infatti P = iV è nuovamente negativo. e la corrente di corto circuito vale / r .Si ottiene V = 0 cortocircuitando i morsetti. maggior in opposizione). Si ottiene i = 0 a circuito aperto. Nel secondo quadrante è i < 0 . cioè la corrente entra nel morsetto positivo (occorre naturalmente un generatore di f.m. il generatore si ricarica.

. la corrente in R è 2i.  Problema 6 Un’automobile con batteria da 6 V ha anabbaglianti da 25 Watt ciascuno.m. si 2 ottiene R = 2r = 0. supponendo e R costanti. e resistenza interna di 01Ω ciascuna. Si proceda come per il Problema 3. con le quali si . 2 e resistenza interna 2r). domanda (b).  2r + R  Per ricavare il massimo di P si pone dP / dR = 0 .La potenza dissipata in R è: 2  2  2 P = i R = R  . Soluzione: In serie: il bilancio energetico implica 2 i = 2r i 2 + R i 2 . da cui i =  2 2r + R (come se avessimo un unico generatore di f.e. Commenti. Suggerimento.2Ω . P = 2 / 2r = 11 W . considerando separatamente i casi di pile in serie e in parallelo. è quella che si otterrebbe con un unico generatore di f.Si hanno due pile da 1.05Ω . Le ultime due cifre sono state omesse perché non significative (i dati di partenza contengono solo una o due cifre significative). quindi: 2 i = 2r i 2 + R (2i) 2 .m. Procedendo come sopra si trova R = r / 2 = 0. e resistenza interna r / 2. In base ai dati del problema si ottiene P = 1125 W . Si determini il valore di R per cui la potenza erogata dall’utilizzatore è massima. In parallelo: detta i la corrente in ciascun generatore. a) Qual’è la resistenza del filamento durante il funzionamento? 7    . divisa per 4. P = / 2r = 11 W .     L’equazione.m.5 V di f.e.e. vuole alimentare un utilizzatore di resitenza R.

25W P b) Dalla relazione E = ρ j si deduce che E risulta diretto lungo il filo ed è costante in modulo (il filamento ha sezione costante). con V’ e i’ quelli misurati nel circuito (b). Si ricavi R. Figura a Figura b Soluzione: ! " V = ∫ E ⋅d = ∫Ed = E ∫d = E 8 .b) Se il filamento è lungo 10 cm. risulta dunque E ⋅ d = E d . R= = = 144Ω . ! ! ! ! ! ! ! Problema 7 Per misurare la resistenza R di un conduttore si utilizzano un voltmetro ed un amperometro realizzando i circuiti rappresentati nelle Figure a e b. La tensione V lungo il filamento è: da cui si ricava E = V / = 60 V / m . Detto d un elemento di filo. indicando con V ed i i valori misurati da voltmetro ed amperometro nel circuito (a). quanto vale in modulo il campo elettrico E al suo interno? Soluzione: a) Dall’equazione che fornisce la potenza dissipata per effetto Joule si ottiene: V 2 36V 2 . di lunghezza d e verso concorde con E .

Pensando che il voltmetro misura in ogni caso la tensione lungo lo strumento (cioè la d.d.p. ai suoi morsetti) e l’amperometro segna la corrente che lo percorre, si ottiene immediatamente (dalla legge di Ohm o dall’equazione delle maglie): V = Circuito a)  V = R A i + Ri V' V'  i ' = iV + i R = + Circuito b)  Rv R  − V ' = RAi dove iV e i R sono le correnti nel voltmetro e nella resistenza R, rispettivamente. Abbiamo dunque un sistema di quattro equazioni nelle quattro incognite , R A , RV , R (di ben facile soluzione).
Commenti. Il problema fa capire che la resistenza può essere misurata come rapporto tra la tensione V ai suoi capi e la corrente i che la percorre, ed evidenzia la difficoltà di una simile misura: nel circuito di sinistra il voltmetro non misura la d.d.p. ai capi di R ed in quello di destra la corrente nell’amperometro non è la corrente in R.
# # #

Problema 8 Si calcoli la resistenza di un conduttore metallico di resistività ρ , lunghezza e sezione circolare con centro sull’asse x e raggio r che cresce linearmente con x, assumendo i valori r1 in x = 0 e r2 in x = . Soluzione: La dipendenza di r da x può essere così espressa: r2 − r1 . r = r1 + x Dividendo idealmente il conduttore in tratti di lunghezza dx e resistenza dR = ρ dx / π r 2 , posti in serie, si ottiene: ρ dx R = ∫ dR = ∫ ρ 2 = . π r1r2 πr 0 (Per effettuare l’integrazione conviene assumere r come variabile indipendente).
' & % $ $

Problema 9 Due vetture tranviarie distano rispettivamente 2 km e 5 km da una cabina di alimentazione di 550 V, a cui sono collegate mediante un cavo aereo e le due rotaie. La prima vettura assorbe una corrente di 50 A, la seconda di 30 A. Se la resistenza per unità di lunghezza

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del cavo aereo è di 0.5 Ω / km e quella di ciascuna rotaia 0.04 Ω / km , si calcolino le potenze assorbite da ciascuna vettura e la potenza Pd dissipata nel cavo aereo e nelle rotaie. Soluzione: Lo schema è il seguente

' dove R1 = 1Ω , R1' = 0.04Ω , R2 = 15Ω , R2 = 0.06Ω (si pensi che le rotaie sono . conduttori in parallelo). Le potenze assorbite sono: P1 = i1V BB ' , P2 = i 2VCC ' . VBB’ si ottiene sottraendo ai 550 V

della cabina le due cadute su R1 e R1' , che valgono R1 (i1 + i 2 ) e R1' (i1 + i 2 ) . Il calcolo per VCC’ è analogo. Risulta P1 = 23 ⋅ 10 3 W ; P2 = 13 ⋅ 10 3 W ; Pd = 7.06 ⋅ 10 3 W .
Commento. Il trasporto di energia elettrica a grandi distanze comporta sensibili perdite di potenza nei cavi aerei. Per ridurle si può aumentare la d.d.p. fra i cavi stessi (compatibilmente con i problemi di sicurezza) fino a quei valori che cominciano a rendere sensibili le perdite dovute al passaggio di corrente in aria, nelle vicinanze dei cavi. Nei cavi ad alta tensione in corrente alternata si arriva a centinaia di kV.

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(6) (7) § ¦ ¦ . cioè: SΓ   Γ iΓ = ∫ j ⋅ dS . Il verso di µ è legato al senso di percorso della corrente dalla regola della mano destra.Savart: un conduttore filiforme crea in P il campo: µ i d ×r B= o ∫ . il suo lavoro d = F ⋅ ds = F ⋅ vdt ( ds =spostamento della particella) è nullo. l’energia cinetica mv / 2 e il modulo v della velocità rimangono costanti nel tempo. Momento di dipolo magnetico di una spira filiforme contenuta in un piano: µ =iSn . 2π r (4) dove r è la distanza dal conduttore. n il versore normale al piano. Forza esercitata da un campo B uniforme su un conduttore rettilineo di lunghezza percorso da una corrente i: F =i ×B. (2) (il verso del vettore può essere scelto ad arbitrio: i sarà positiva o negativa a seconda che la corrente circoli nel verso scelto o in quello opposto). orientate rispetto verso della corrente con la regola della mano destra.CAPITOLO 3 CAMPI MAGNETICI STAZIONARI NEL VUOTO Forza magnetica su una particella con carica q e velocità v : F = qv × B . e l’accelerazione è centripeta. Legge di Ampère: data una linea ideale chiusa Γ : dove i Γ è la corrente concatenata con la linea Γ . le linee di flusso del campo sono circonferenze aventi come asse il filo. In assenza di altre forze. orientata con 1   ∫ B⋅d  = µo i Γ . (3) dove S è la superficie racchiusa dalla spira. S Γ è una qualunque superficie avente come contorno Γ . Legge di Biot. 4π r2       (5) dove l’integrale è esteso a tutto il conduttore (i è positiva o negativa a seconda che scorra o meno nel verso di d ). Campo di un conduttore rettilineo infinitamente lungo (in modulo): B= © ¨ © ¨ ¨ § ¨ ¨ § ¨ µo i . (Forza di Lorentz) 2 ¥ ¤ ¤ ¤ ¤ £       ¢ ¡   (1) Commenti: poiché F è ortogonale a v .

diretto lungo l’asse. ed è compreso tra i valori mv / (eB) = 3. Quali sono il massimo e il minimo raggio di curvatura della traiettoria di un elettrone con energia cinetica T? [ B = 10 −3 Wb / m 2 . Campo di un solenoide rettilineo infinitamente lungo. T = 01 eV ] .  Problema 1 Un gas fortemente ionizzato è posto in un campo magnetico B . ed ha raggio di curvatura r che varia secondo la legge r = ro x o / x per 0 < x ≤ x o e rimane costante ed uguale ad ro per x > x o . r= eB sin θ r dipende unicamente da θ . Suggerimento: si considerino separatamente le componenti rispettivamente parallela e perpendicolare alla traiettoria stessa.     2 . all’interno è uniforme. con verso dato dalla regola della mano destra rispetto al senso di percorso della corrente. dove θ è l’angolo fra v e B : mv . Sotto l’azione della forza magnetica la traiettoria della particella è rettilinea per x < 0 . B/ / e B⊥ di B. Soluzione: La velocità dell’elettrone ha modulo v = 2T / m = 0. Il raggio di curvatura r si ottiene uguagliando il modulo della forza centripeta ( mv 2 / r ) al modulo evB sin θ della forza di Lorentz ( − ev × B ).36 mm per v ortogonale a B ed ∞ per v parallelo a B .la regola della mano destra rispetto al verso positivo di percorrenza su Γ . Si dica se in base a questi dati è possibile valutare il vettore B in un generico punto della traiettoria.59 ⋅ 10 6 m / s . modulo (8) B = µo n i dove n è il numero di spire per unità di lunghezza. All’esterno il campo B è nullo.          Problema 2 Una particella di massa m e carica q positiva viene lanciata lungo l’asse x con velocità v in una zona dove è presente un campo magnetico.

               3 . B⊥ = qro Possiamo quindi affermare che: a) la componente di B ortogonale al piano x. y). l’accelerazione è centripeta ed ha modulo v 2 / r . r = ∞ ). y) ed è rivolta verso il centro di curvatura). y dovrebbe essere parallela alla traiettoria in ogni suo punto: se le traiettorie di un fascio di particelle lanciate con velocità diverse giacciono tutte nel piano (x. si può concludere che questa componente è nulla. Il campo B esercita una forza F = qv × B = qv × ( B/ / + B⊥ ) = qv × B⊥           La componente B/ / di B non fornisce nessun contributo alla forza applicata alla particella e non ha nessun effetto sulla sua traiettoria: i dati del problema non permettono quindi di valutare un’eventuale componente B/ / . y è nulla per x < 0 . cresce lineramente per 0 < x < x o e rimane poi costante. Il suo modulo è dato da qvB⊥ = mv 2 / r . contenente la traiettoria. Si tenga ben presente che questa ipotesi rappresenta semplicemente una semplificazione del problema. dato che è impossibile generare nel vuoto campi magnetici discontinui. y). b) un’eventuale componente contenuta nel piano x. ed è entrante (l’accelerazione centripeta a ⊥ sta nel piano (x. poiché F = qv × B⊥ è ortogonale alla traiettoria. B⊥ = 0 mv x per 0 < x < x o . Commenti: Per particelle sulle quali agisce la sola forza magnetica è facile calcolare il raggio di curvatura. mentre il calcolo della traiettoria risulta facile solo se il campo magnetico è uniforme. Dalla relazione qv × B⊥ = ma ⊥ e dalla definizione di prodotto esterno si deduce che B⊥ è ortogonale al piano (x.Soluzione: L’energia cinetica della particella 1 / 2 mv 2 ed il modulo di v sono costanti perché il lavoro della forza magnetica è nullo. Per valutare B⊥ si consideri la legge fondamentale della dinamica F = ma . Per questo motivo nei testi di Fisica si propongono problemi nei quali il campo magnetico è supposto uniforme in un certo dominio e nullo altrove. B⊥ = qro x o mv per x > x o . risulta quindi: per x ≤ 0 (traiettoria rettilinea.

    Soluzione: a) La traiettoria è una circonferenza contenuta nel piano y. La proiezione della traiettoria su un piano ortogonale a B è una circonferenza diraggio r. nel caso c). in modo da avere una componente u⊥ ed una u / / . parallelamente al vettore B .Problema 3 Si dica quale è la traiettoria di una particella di massa m e carica q lanciata in un campo magnetico uniforme con velocità iniziale: a) perpendicolare a B . cioè un’elica. r= qB e con generatrici parallele a B . c) obliqua. c) La traiettoria è la curva che si ottiene combinando i due moti trovati in precedenza. b) parallela a B .      4 . z ortogonale a B . che sta su un cilindro con raggio: mu⊥ . con raggio r=mu/(qB) (vedi Problema 1 o 2). b) La particella non risulta soggetta a forze e si muove con velocità uniforme. Commenti: Buona parte dei problemi sul moto di particelle in campo magnetico sono delle semplici varianti di questo problema. Si supponga che sulla particella agisca solo la forza magnetica e. il periodo di rotazione T = 2πr / u⊥ = 2πm / qB è indipendente dalla velocità. Per la loro soluzione è necessario avere ben presenti i seguenti fatti: 1) La traiettoria è in generale un’elica che sta su un cilindro il cui asse è una linea di flusso di B: anche campi non uniformi obbligano la particella a non allontanarsi troppo da una linea di flusso. cioè a muoversi con traiettorie di tipo elicoidale attorno alle linee di flusso. si calcoli il passo dell’elica. Il passo dell’elica coincide con il cammino u / / T fatto lungo la direzione di B nel tempo T.

d. ed infatti la frequenza ν = 1 / T è detta frequenza di ciclotrone.  Problema 4 Gli elettroni emessi dal filamento F con energia cinetica trascurabile vengono accelerati con il dispositivo rappresentato in figura (M indica un elettrodo metallico). c) Si calcolino le coordinate (y. si ottiene il raggio di curvatura       5 . b) Se il fascio di elettroni ottenuto praticando in M un piccolo foro in corrispondenza del punto O entra in un campo magnetico uniforme B = Bz .p. la traiettoria è una circonferenza e la velocità angolare è indipendente da v: su questo fatto si basa il funzionamento del ciclotrone. z) del punto di arrivo sulla pellicola di un elettrone che in O ha velocità v = v x + v z z (in pratica gli elettroni del fascio non hanno esattamente la stessa velocità: si tratta di valutare l’effetto di una piccola componente vz della velocità). che incurva verso l’alto la traiettoria. a) Si calcoli la velocità v di arrivo degli elettroni su M nota la d. b) Un elettrone che esce dal punto O con velocità v = v x è soggetto alla forza F = − e v x × ( B/ / z ) = evB/ / y .2) In campo uniforme ed ortogonale alla velocità v . Ricordando l’espressione a c = v 2 / r dell’accelerazione centripeta ed uguagliando F a mac. Vo fra F e M.      Soluzione: a) Fra F e M ogni elettrone acquista un’energia cinetica mv 2 / 2 pari alla differenza di energia potenziale − ( − e)Vo ed arriva quindi in M con velocità 1/ 2 v = (2eVo / m) . si dica per quale valore di B il fascio colpisce la pellicola fotografica P nel punto di ordinata y.

sicchè il momento magnetico risultante è diverso da zero ed opposto a B : è questa la spiegazione classica del diamagnetismo.      me 2 eB ± e B + πεo r 3 . 2 = m r 4πεo r 4πεo rm b) La forza magnetica ha modulo evB. da cui r 4πεo r 2 i due segni corrispondono ai due versi di v. r= c) La traiettoria è ora un’elica (vedi Problema 3). quindi r = y/2 . Soluzione: a) Dalla F = ma e ricordando che l’accelerazione centripeta vale v 2 / r . di cui il segmento OP è un diametro.mv . Considerando positivo v quando v × B è concorde con E si ha: e v2 + evB = m . da cui v = . Si calcoli la velocità dell’elettrone: a) in assenza di altre forze. eB La traiettoria è una semicirconferenza. y) è la stessa semicirconferenza calcolata in b). su di una circonferenza di raggio r. Il campo B aumenta la velocità di un elettrone e diminuisce quella dell’altro. Commenti: Il moto di un elettrone in un atomo può generare un momento di dipolo magnetico. ma gli elettroni hanno la tendenza a coordinare i loro moti in modo da ottenere momenti opposti. b) in presenza di un campo magnetico B perpendicolare al piano dell’orbita. con risultante nulla. si deduce: e e v2 . v= m 2 r 2 2 6    . Durante questo tempo l’elettrone si sposta in direzione z di un tratto z = vz t . Problema 5 Si supponga che in un atomo di idrogeno l’elettrone possa essere assimilato ad una carica puntiforme ruotante intorno al protone. La proiezione della traiettoria sul piano (x. la stessa direzione di quella elettrica e verso concorde o meno a seconda del segno di v (cioè del verso di rotazione dell’elettrone). che viene percorsa nel tempo t = π r / v . In una descrizione puramente classica e semplificata si suppone che i due elettroni descrivano la stessa orbita in versi opposti.

dx = cos2 θ da cui µi µi dB = o ∫ sin θ dθ = o (cos θ1 − cos θ2 ) . Il vettore ! ! µo i d × r 4π r 2 è diretto lungo z ed ha modulo µ i d sin θ dB = o 4π r 2 dove d = dx. Per calcolare il campo B nel punto P. 4π a 4πa dB = Commento: 1) Per questo problema. Soluzione: Si orienti d nel verso della corrente. ma non difficile. Si utilizzi la legge di Biot-Savart (2). x = a tan θ . si introduca il sistema cartesiano rappresentato in figura. 2) Per calcolare il campo B creato da un circuito costituito da tratti rettilinei basta sommare i campi creati dai singoli tratti: il calcolo può essere laborioso. Suggerimento. Per l’integrazione fra x1 e x 2 . r = a / sin θ . in modo che i risulti positiva. è possibile controllare l’esattezza del risultato ottenuto: nel limite di filo infinitamente lungo (cioè per x1 → −∞ e x 2 → ∞ ) si ottiene il valore corretto. esprimiamo r e dx in funzione di θ : a dθ con OP = a . dato dall’equazione (4). # ! ! " 7 .Problema 6 Si calcoli il campo B creato da un tratto rettilineo di un conduttore filiforme in un generico punto P. Non si può utilizzare la legge di Ampère perché mancano le simmetrie necessarie. assumendo come variabile di integrazione l’angolo compreso fra d e r .

e la forza da questo esercitata sulla carica di conduzione q è F * = qv × B . ma il suo lavoro complessivo sulla particella è diverso da zero e tale da opporsi allo spostamento del circuito. Σ γ può essere qualunque superficie avente come contorno il circuito. perché il lavoro totale della forza magnetica su una carica è nullo). dove v è la velocità dell’elemento d di circuito. e la (1) può essere scritta nella forma: γ ¤ £ ¤ = ∫v × B⋅d £ £ ¢ (2) dove v è la velocità dell’elemento di circuito. Si noti però che le particelle di conduzione si muovono anche lungo d . Σγ ¡ ¡ indotta quando il flusso Φ =   ¥ ∫ B ⋅ dS attraverso la superficie Σ γ racchiusa dal circuito sta variando (più precisamente.CAPITOLO 4 INDUZIONE ELETTROMAGNETICA Legge di Faraday In un circuito elettrico filiforme γ posto in un campo magnetico si manifesta una f. Nell’equazione (2) il campo elettromotore è E * = v × B dove v è la velocità dell’elemento d di circuito. Poiché il filo trascina nel moto tutte le particelle presenti al suo interno. non comparirebbe il segno -). si può avere variazione di flusso solo deformando o muovendo il circuito. il cui integrale lungo il circuito si identifica con la f. La forza totale magnetica agente su queste particelle è quindi la somma delle forze F * = qv × B e Fd = qv d × B . perché Φ è indipendente dalla scelta di Σ γ ).m. Se il verso di percorrenza su γ e la normale a Σ γ soddisfano la legge della mano destra: =− ¢ dΦ dt (1) (se si adottasse la regola della mano sinistra. Se il campo magnetico è stazionario. con velocità di deriva v d parallela a d . Nell’equazione (3) il campo elettromotore coincide con E e l’equazione può essere così interpretata: un campo ¥ ¥ ¥ ¥ ¦ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ 1 . . in accordo con la legge di Lenz (i lavori delle forze F * ed Fd sono uguali ed opposti. la presenza di questa forza risulta evidente. quest’ultima non dà nessun contributo all’integrale (2). Se il campo magnetico non è stazionario la (1) può essere scritta nella forma: d ∫ E ⋅ d = − dt Σ∫ B ⋅ dS γ γ Osservazioni. perché è ortogonale a d . ¥ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ (3) La scoperta delle correnti indotte ha posto il problema della natura e localizzazione del campo elettromotore E * .m.e.e.

la tensione lungo una linea chiusa è diverso da zero e coincide con la f. ogni variazione di i produce nel circuito una f.m.e. oppure applicando la legge di Lenz: l’effetto della f. indotta.1 / i2 è detta teorema o relazione di reciprocità. dt L’equazione (6) può essere assunta a definizione di L. Se M ≠ 0 . γ ¨ § § § (4) per i campi elettrostatici. Tensione elettrica t γ lungo una linea γ che va dal punto a al punto b: tγ = ∫ E ⋅ d .m. Se L è costante nel tempo.magnetico variabile nel tempo crea un campo elettrico E non conservativo. Si definisce mutua induttanza M o coefficiente di mutua induzione di due circuiti filiformi γ 1 e γ 2 il rapporto Φ 1.e.e.2 è il flusso magnetico. i due circuiti sono accoppiati induttivamente. Densità di energia del campo magnetico nel vuoto dU B 1 2 uB ≡ B = 2 µo dv © § (8) 2 § § . prodotto da i1 (analogamente per Φ 2. Il verso della corrente indotta può essere ricavato in modo puramente analitico.m. Si definisce induttanza L (o coefficiente di autoinduzione) di un circuito filiforme γ percorso da corrente è il rapporto Φ (5) L= i dove Φ è il flusso del campo B creato da i attraverso una superficie con contorno γ . Energia del campo magnetico. Legge di Lenz.2 Φ 2 . con la convenzione già citate. la tensione elettrica coincide con la differenza di potenziale Va − Vb . Auto e mutua induzione.1 (7) M= = i1 i2 dove Φ 1. Il campo E indotto da una variazione nel tempo di B agisce ovviamente su tutte le particelle cariche. che sono conservativi.1 ).2 / i1 = Φ 2 . attraverso γ 2 . di (6) = −L . L’uguaglianza Φ 1. per i campi indotti. non conservativi. indotta si oppone alla causa che la produce. anche se esterne al conduttore.

m.2. di lunghezza d. si muove con velocità costante v .   v a  b Suggerimento: Si applichi la legge di Faraday (Eq. risulta: S (t ) = S o − d ⋅ vt . Si calcoli la f. Soluzione: Il flusso del vettore B attraverso la superficie racchiusa dalla spira nel generico istante t è per definizione Orientata la spira in verso orario. quindi t>0 vt 3        Φ = ∫ B ⋅ dS . dove S ≡ S (t ) è l’area della superficie racchiusa dalla spira. Risulta quindi Φ = B S . in presenza di un campo B uniforme ed ortogonale al piano della spira.1) oppure l’Eq. 2 (9) Problema 1 Nella spira schematizzata in figura il conduttore ab. il vettore dS risulta parallelo e concorde con B : B ⋅ dS = BdS con B costante rispetto a dS. a b t=0 . Detta So l’area racchiusa all’istante t = 0 .e. 2 2 (10) 1 2 Li . indotta nella spira. Energia del campo magnetico generato da: un circuito avente induttanza costante L: UL = due circuiti accoppiati: U= 1 2 1 2 L1i1 + M i1i 2 + L2 i2 . orientando la spira nel verso orario.dove dU B è l’energia presente nel volume dv.

Il flusso di B . è parallelo al lato mobile ed orientato verso sinistra. La forza applicata dal campo B al lato mobile. Il campo magnetico creato dalla corrente indotta è particolarmente intenso nei punti vicini al circuito e. quindi: = ∫ vBd =vB ∫ d =vBd . se la corrente ha verso orario. dt La f. d risulta parallelo e concorde con v × B . (senza preoccuparsi dei segni). dove il vettore v × B ha modulo vB.e. La corrente indotta ha verso tale da opporsi a questa variazione. Soluzione alternativa: = ∫v × B⋅d .m.      all’integrale contribuisce solo il lato mobile del circuito (sugli altri lati v = 0 ). risulta positiva. è concorde con B nei punti interni al circuito e tende quindi ad aumentare il flusso (nei punti esterni il campo magnetico indotto ha verso opposto. che è diretta verso il basso ed ha modulo:    4        . a a    b b Commenti Il problema può anche essere risolto cercando prima il verso della corrente indotta con la legge di Lenz e calcolando poi il modulo della f.e. supponendo che la sua resistenza R sia nota e costante. ma questi punti non danno contributo al flusso Φ ).m. si calcoli: a) la corrente i indotta nel circuito. indotta con uno dei due metodi utilizzati nel Problema 1. b) la forza F necessaria per mantenere in moto uniforme il lato mobile della spira (trascurando la forza peso) ed il suo lavoro per unità di tempo. quindi la corrente circola nel senso positivo prescelto (orario). Soluzione:   Calcolata la f.     Problema 2 Considerando il circuito del Problema 1. R R b) La forza F è uguale ed opposta alla forza esercitata dal campo B sul lato mobile. che dever opporsi al suo spostamento verso l’alto. La legge di Lenz può essere applicata in diversi modi ed in particolare considerando: 1. Scegliendo sulla spira il verso orario.em. 2. c) la potenza dissipata per effetto Joule nel circuito.Φ(t ) = BS o − Bdvt =−  dΦ = Bdv . Lo spostamento del lato mobile diminuisce la superficie racchiusa dal circuito ed il modulo del flusso di B . risulta: vBd a) i= = (verso orario).

vB 2 d 2 R Il lavoro di F è positivo e la potenza è data da: ( vBd ) 2 . Si calcoli: a) la corrente indotta. indotta è già stata calcolata. o risulti positiva.m. la sua dipendenza da o ed il suo effetto sul moto del lato mobile ab. negativa per o < vBd . i= o R b) Scelto il verso antiorario. ! ! ) #   " " # "        a) Dall’equazione delle maglie o & ) " $ % % % (   " ' 5 . F dipende da o attraverso i che è: nulla per o = vBd . Soluzione − vBd = Ri si deduce: − vBd . Detto z un versore verticale diretto verso l’alto. Ri = R F = iBd = Commento: si noti che tutta la potenza fornita al circuito viene dissipata per effetto Joule.e.m. Ricordando che la velocità v del lato mobile è diretta verso l’alto. in accordo con la legge di Lenz. per mantenere in moto uniforme il lato ab del circuito occorre esercitare una forza dall’esterno. indotta.m. b) la forza F esercitata dal campo magnetico sul lato mobile. negativa. si deduce che: per o = 0 . La f. sicché la f.m.e. in accordo con il principio di conservazione dell’energia  Problema 3 Nel circuito del Problema 1 viene inserito un generatore con f. supponendo costante la resistenza R del circuito. agisce in senso orario ed ha modulo vBd. Suggerimento. la forza F è opposta a v e tende a frenare il moto della sbarra. gli elementi d del lato mobile sono orientati verso destra. d × B è verticale e diretto verso l’alto. Si orienti il circuito in verso antiorario. positiva per o > vBd . Fv = R c) La potenza dissipata per effetto Joule è: ( vBd ) 2 2 .e.e. o di segno opposto alla f. l’integrazione di dF = id × B è immediata e fornisce: F = iB z .

Il calcolo di Φ richiede l’integrazione di B ⋅ dS ad un generico istante. 2 non è più applicabile perché il campo B non è stazionario). Per o = 0 si deve fornire lavoro meccanico dall’esterno. dal punto di vista del lavoro fornito al circuito dall’esterno. o eventualmente fornito dal circuito sull’esterno. applicando la legge di Faraday nella forma 1 (l’Eq. Suggerimento: si proceda come per il Problema 1. si muove con velocità v costante in presenza di un campo B che è nullo nel semipiano x < 0 ed uniforme nel semipiano x > 0 (vedi figura). 5 5 5 5 3 4 0 Problema 4 Si risolva il Problema 1 supponendo che il campo magnetico vari nel tempo con legge B = Bo cos ωt e considerando nota la superficie So racchiusa dal circuito nell’istante t = 0. Soluzione: Con le convezioni del Problema 1. 1 2 2 2 1 1 0 6 0 Commenti. che viene trasformato in energia elettrica (qui viene dissipato nel resistore. Si noti infine questo fatto interessante: uno stesso dispositivo può essere utilizzato come generatore elettrico o come motore elettrico semplicemente cambiando i valori dei parametri (che in questo caso sono o. In questo istante B non dipende dalla variabile di integrazione dS e può essere portato fuori dal segno di integrale. Per o > vBd . 6 . Consideriamo il bilancio energetico. cioè trasforma energia meccanica in energia elettrica. v. risulta: Φ = ∫ B(t ) ⋅ dS = B(t ) ∫ dS = ( Bo cos ωt ) (S o − dvt ) =− 5 6 6 6 6 6 dΦ(t ) = − Bo ω ( S o − dvt ) sin ωt − Bo vd cos ωt dt Problema 5 Una spira quadrata di lato a e resistenza R. che potrebbe essere il filamento di una lampadina): il dispositivo è un generatore elettrico. d). cioè trasformare parte dell’energia fornita dal generatore in energia meccanica: infatti la condizione o >vBd può essere verificata per qualunque valore di o (basta ad esempio diminuire v). F è concorde con v e favorisce il moto del lato mobile.Aumentando o. per o ≠ 0 il dispositivo può diventare un motore elettrico. Si calcoli e si rappresenti in diagramma: 6 6 6 6 . su cui è inserito un condensatore con capacità C e con dimensioni trascurabili rispetto ad a. F diminuisce e si annulla per o = vBd . B.

indotta nella spira. Φ(t ) (a) t (t) 8 t (b) i(t) to t (c) 7 8 7 x 8 . b) la f.e.a) la funzione Φ(t ) che rappresenta il flusso di B attraverso la spira . b) (t ) è sempre nullo eccetto che nell’intervallo tra 0 e to .a. c) la corrente i(t) nella spira.m. in cui vale = −aBv . dove t o = a / v . y 7 7 B Soluzione: a) Φ(t ) ha l’andamento di Fig. orientando la superficie racchiusa dalla spira nel verso di B ed assumendo come origine di t l’istante in cui il lato di destra della spira si trova in x = 0 . c)   − [1 − exp( − t / RC )] per 0 ≤ t ≤ t o i (t ) =  R per t ≥ t o − io exp − (t − t o ) / RC 8 [ ] dove io = i (t o ) . e nell’intervallo tra 0 e to cresce con legge lineare: Φ = avtB .

L’integrazione è immediata e fornisce µ iav  1 1  = ∫ v × B ⋅ ds = va( B( x1 ) − B( x1 + a )) = o  − .m. − 2  = a  x1  2π ( x1 + a )x1 1+ x1 è positiva. in funzione della distanza x1 (vedi Figura). I lati orizzontali non danno contributo all’integrale di v × B ⋅ d .e. indotta in una spira quadrata di lato a che si allontana con velocità v costante da un conduttore rettilineo indefinito percorso da corrente i stazionaria.Problema 6 Si calcoli la f. µ iav dΦ dΦ dx1 =− =− o 2π dt dx1 dt @ @ @ @ 9 8 . perché v × B è verticale. 9 @ y i x1 v x2=x1+a x @ Soluzione: Il campo B creato dal conduttore è ortogonale al piano racchiuso dalla spira ed entrante. 2π  x1 x1 + a  in accordo con il risultato ottenuto sopra. la corrente circola nel verso orario prescelto. Su ciascun lato verticale B è costante rispetto alla variabile di integrazione e v × B è concorde con ds sul lato di sinistra e discorde sul quello di destra. Orientando dS nel verso di B (e la spira in verso orario) risulta: x2 a µi Φ = ∫ B ⋅ dS = ∫ dy ∫ o dx = 2πx 0 x1 = =− @ µo ia x1 + a ln 2π x1 1 Soluzione alternativa: Si applica l’equazione (2). @ @ @ @ @ A @ @ @ @ @ @ 9 @ Problema 7 9 Poiché  a  µo iav a . orientando la spira in verso orario.

e. Non esiste una soluzione alternativa basata sull’Eq. b) si dica per quale valore di ϕ la f. ω = 20rad / s . ϕ o = π / 6 . perch’e il campo magnetico non è stazionario. L’angolo ϕ varia con la legge ϕ = ϕ o sinωt . intorno ad un asse passante per O. C B D B C O r E B ϕ A 9 .1T ]. [ r = 20 cm (=AO). indotta nell spira del Problema 6 supponendo che la spira sia ferma e che la corrente i nel conduttore rettilineo cresca linearmente dal valore 0 al valore io nel tempo to. strisciando sulla guida circolare di raggio r = AO. risulta massima e se ne calcoli il valore numerico. perpendicolare al piano di figura ed entrante. la corrente indotta circola in senso antiorario.m. risulta: to µ a x + a di µ ai x +a dΦ =− = − o ln 1 = − o o ln 1 2π 2πt o dt x1 dt x1 Dato che è negativo. Poiché i (t ) = o t . B = 0. in presenza di un campo magnetico B uniforme.Calcolare la f. a) Si calcoli la forza elettromotrice indotta nel circuito.e.m. B B Problema 8 Nel circuito in figura l’asta AO può ruotare. Soluzione: Il calcolo del flusso è identico. 2. ma la variazione di flusso è prodotta dalla variazione della i corrrente i.

I P I I Soluzione: a) Φ(t ) = ∫ B ⋅ ndS = ∫ B cosθ dS =B cosθ ∫ dS = BS cos ω t . Si calcoli: a) la corrente indotta nella spira. H G dΦ 1 = − Br 2 ϕ o ω cos ωt . il versore normale alla superficie racchiusa è concorde con il campo B ed il flusso concatenato è BS. R 10 .  2 2 Ponendo ϕ = ϕ o sinωt si ha: G F =− b) La f.m. dt 2 valore assoluto per cos ωt = ±1 . trascurando l’autoinduzione. risulta massima in valore massimo è: = 2. dove S è la superficie del settore circolare racchiuso dal circuito. Suggerimento. b) la potenza elettrica PE dissipata nella spira. Nell’istante t=0 la spira viene messa in rotazione intorno ad un suo diametro con velocità angolare costante ω . dt i= AB ω sin ωt . ovvero per ϕ = 0 .e. con angolo al centro uguale a ϕ + π / 2 : 1 π  Φ = Br 2  ϕ +  . =− Q I I G dΦ = ABω sin ω t . Orientando le spira in senso tale che nell’istante t=0 il suo versore normale sia parallelo e concorde con B . Si calcoli il flusso Φ(t ) in questo istante e si applichi poi la legge di Faraday. Il suo Problema 9 Un campo magnetico B uniforme e stazionario è perpendicolare al piano che contiene una spira circolare metallica di area A e resistenza R. nel generico istante t l’angolo fra n e B è θ = ω t .1V .Soluzione: a) Orientando il circuito in senso orario. c) la potenza meccanica PM da applicare alla spira per mantenerla in rotazione.

che genera un campo B diretto come in figura ed uscente.96 Kg m −3 . risulta: ˆ dΦ d ( B ⋅ nS (t )) dS (t ) ˆ =− =− = −B ⋅ n = Bav . b = 2 ⋅ 10 −2 m . B = 0. δ = 8. Si calcoli la velocità v . Per mantenere la spira in moto uniforme occorre esercitare un momento opposto − τ = iAB sin θ (+ ω ) dove θ = ω t .56 ⋅ 10 −8 Ωm . dove ω è il versore di ω . Quando è solo parzialmente immersa nel campo (v.A2 B 2 2 ω sin 2 ω t . con verso opposto (vedi figura) ed uguale a B sin θ ( −ω ) . R c) Detto µ = i A n il momento magnetico della spira.8 T ] T R B b a Soluzione: Orientata la spira in senso antiorario. [ ρ = 1. = R R R S S R S S R R R R S R R R Problema 10 Una spira rettangolare di rame (resistività ρ e densità δ ) di dimensioni rettangolari. in accordo con il principio di conservazione dell’energia. figura). a = 10 −2 m . la spira cade con moto uniforme. cade verticalmente nello spazio compreso tra le espansioni polari di una calamita. Detta S(t) la porzione di questa superficie immersa nel campo B . il momento meccanico delle forze b) La potenza elettrica dissipata nella spira è: PE = Ri 2 = S R esercitate dal campo B sulla spira è τ = µ × B = i A n × B . la sua potenza è PM = −τ ⋅ ω = iABω sin ω t = A 2 B 2ω 2 sin 2 ω t R Ad ogni istante PM e PE. dt dt dt V U V V W V 11 X . n × B è parallelo ad ω . trascurando l’attrito dell’aria. il versore n normale alla superficie racchiusa è concorde con B . lati a e b.

71 ⋅ 10 −5 m / s . . b b A Problema 11 Si calcoli il coefficiente di mutua induzione M fra i due circuiti filiformi rappresentati in figura. che ha modulo iaB ed è effettivamente diretta verso l’alto (i è positiva e circola nel senso antiorario scelto). B a Soluzione alternativa: Si arriva allo stesso risultato uguagliando la potenza PJ = i 2 R dissipata per effetto Joule alla potenza Pg = mgv fornita dalla forza peso.i= /R dove R = ρ Y a dove = 2a + 2b ed A è la sezione del filo. Si ricava: ρδ 2 g v = 2 2 = 7. D A B C ϑ O Suggerimenti: M può essere calcolato come rapporto Φ 2 / i1 . Qui conviene scegliere la spira come circuito 2 perché l’ipotesi a << r1 permette di supporre uniforme al suo interno il campo B creato dall’altro circuito (effettuata la scelta. dove AB e CD sono archi di circonferenza con centro in O e raggi r1 e r2 e la spira è circolare con centro in O e raggio a << r1 . dove Φ 2 è il flusso attraverso il circuito 2 del campo B creato da una corrente i1 che fluisce nel circuito 1. È importante numerare opportunamente i due circuiti. Soluzione: c c 12 ` . Affinché la spira cada con velocità uniforme la forza peso mg = δ A g deve essere bilanciata dalla forza magnetica agente sul lato orizzontale. Per dare un significato al segno di M è necessario scegliere un verso positivo di percorso su entrambi i circuiti. l’uso dei pedici diventa superfluo e sarà evitato nella soluzione).

r3 4π f f g che è parallelo all’asse z. t 0 ). con due lati paralleli ad essi ed equidistanti da essi. 13 d e f . sono percorsi da correnti di modulo i e versi opposti. Φ µo a 2θ  1 1  M= =  −  > 0. È sufficiente calcolare il campo B nel punto O. Si calcolino: a) Il coefficiente di mutua induzione fra la spira quadrata ed il circuito contenente i due fili rettilinei. nel loro piano. il campo creato da µ id µ i dθ un generico elemento del tratto AB è o 2 = o . c) la risultante delle forze magnetiche agenti sulla spira nell’intervallo di tempo (0. paralleli e distanti d. i 4  r1 r2  h h h h Problema 12 Due conduttori filiformi di lunghezza infinita. risulta in definitiva: 1 1 µ B 0 = 0 ⋅ iϑ ⋅  −  ⋅ z . che si integra immediatamente 4π r1 4π r1 perché r1 non dipende dalla variabile di integrazione θ .e. La corrente nei fili è portata a zero con legge lineare nell’intervallo di tempo (0. l’area S della spira va orientata come z : 2 Φ = B ⋅ S = Bo S = Bo π a . r r  ˆ 4π 2   1 ˆ Con le convenzioni suggerite sopra. Una spira quadrata di lato a<d è posta tra i due conduttori. indotta nella spira. I campi creati dai tratti DA e CB sono nulli. Un generico elemento di filo d genera il campo infinitesimo e dB = f µ0 i ⋅d × r . b) la f.ˆ Si orientino i due circuiti in verso antiorario e si indichi con z il versore normale al piano della figura ed uscente. t 0 ). Il campo creato da CD si calcola in modo analogo.m.

q Soluzione: a) Il campo è diverso da zero solo nell’anello cilindrico compreso fra i due cavi. Le forze magnetiche hanno quindi risultatante nulla e momento risultante nullo. c) capacità. Si consideri un tratto di cavo di lunghezza e se ne calcoli: a) energia (del campo magnetico). Nei punti con ascissa x il campo magnetico creato dal conduttore passante per x = − d / 2 ha modulo µ 0i Bn = d  2π  + x  2  Data la simmetria del problema. perché B dipende da x). (Se fosse richiesto il calcolo delle quattro forze agenti sui quattro lati della spira. b) induttanza.Soluzione: a) Nei punti interni alla spira i campi magnetici creati dai conduttori rettilinei sono concordi ed uscenti. I lati opposti sono soggetti a forze opposte. i contributi Φ dei due fili al flusso nella spira sono uguali e concordi. quindi: dΦ µo aio  d + a  ln =− = . i lati orizzontali richiederebbero un’integrazione. i i p i Problema 13 Nel cavo coassiale rappresentato in figura i due cilindri cavi hanno spessore trascurabile e sono percorsi da correnti opposte. y) contente la spira. Orientando la spira in senso antiorario. risulta: a/2 µ 0 a  d / 2 + a / 2  µo a d + a 2 ia M = 2Φ ( B) / i = ∫ µ 0 2π (d / 2 + x) dx = π ln d / 2 − a / 2  = π ln d − a i   −a / 2 b) La corrente varia nel tempo con legge: i (t ) = i o − io t / t o . dove ha modulo: 14 . per simmetria. π to  d − a  dt c) Le forze esercitate dal campo magnetico dei conduttori rettilinei sui lati della spira stanno sul piano (x.

aventi la stessa lunghezza e raggi r1 e r2 > r1 . il calcolo è giá stato effettuato e fornisce: 2πεo . Soluzione: Correnti nello stesso senso: t t s r 15 . Suggerimento. è presente solo il campo B2 del solenoide esterno. con la stessa direzione e versi rispettivamente concordi e discordi. = 2 2π r1 i c) Si tratta di un condensatore cilindrico. Nel solenoide interno sono presenti sia B1 che B2 . supponendo cioè campi uniformi all’interno e nulli all’esterno).B= r t L’energia di un tratto di lunghezza µo i . Si mostri poi che la differenza fra le energie così calcolate è uguale a 2 Mi 2 . dove M è il coefficiente di mutua induzione. (Si trascuri l’effetto dei bordi. Si determini l’energia del campo magnetico quando si manda la stessa corrente i in entrambi. avente volume π (r22 − r12 ) . C= r2 ln r1 L= Commenti. sono uno interno all’altro e coassiali. 2π r vale (integrando per strati cilindrici): r s µ i2 r 1 B2 1 µo i 2 2 1 2π r dr = o ln 2 . Si noti che il prodotto di 1 queste due grandezze è uguale a: ε o µo = 2 . considerando separatamente i casi con correnti concordi e discordi. UB = ∫ dv = 2 ∫ 2 2 µo 2 (2π ) r1 r 4π r1 γ s b) Per il calcolo di L conviene considerare l’espressione U B = s 2U B µo r ln 2 . c s 1 2 Li . che fornisce: 2 Problema 14 Due solenoidi. Nello strato cilindrico compreso fra i due solenoidi. Nei cavi hanno interesse induttanza e capacità per unità di lunghezza.

v . Moltiplicando per n1 (numero totale di spire) si ottiene il flusso totale Φ 1 attraverso il solenoide interno. Il suo flusso attraverso una singola spira del solenoide interno è B2 ⋅ π r12 .Quindi 2 B2 B1 π r12 = 2 µo n1n2 i 2 π r12 . (r 2 2 − r12 ) . Correnti in senso opposto: 2 u (r 2 2 − r12 ) . µo Per il calcolo di M orientiamo i due circuiti nello stesso verso e consideriamo il campo B2 = µo n2 i creato dal solenoide esterno. i u u u u U1 − U 2 = 16 u 1 ( B2 − B1 ) 1 B22 π r12 + π U2 = 2 2 µo µo 2 u u 1 ( B1 + B2 ) 1 B22 2 π r1 + π U1 = 2 2 µo µo dove B1 = µo n1i . Quindi: Φ1 M≡ = µo n1n2 π r12 . B2 = µo n2 i .

z. 4π r3 µ µ sin θ B⊥ = o . dove S è la superficie racchiusa dalla spira ed n il versore normale al piano. 4π r 3 Br = (1) Dipolo magnetico puntiforme in un campo esterno B : energia potenziale U U = −µ ⋅ B momento τ e risultante R delle forze applicate τ = µ × B.1). Per i dipoli puntiformi valgono le seguenti relazioni: Campo B creato da un dipolo magnetico puntiforme.1 per i dipoli elettrici puntiformi: v. i = x . 1) Le interazioni fra dipoli elettrici puntiformi e le interazioni fra dipoli magnetici puntiformi £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ 1 £ (2) (3) (4) . commenti 1.3 a pag. Ri = µ ⋅ grad Bi .CAPITOLO 5 DIPOLI MAGNETICI E PROPRIETÀ MAGNETICHE DEI MEZZI MATERIALI Dipoli magnetici Una spira filiforme contenuta in un piano e percorsa da corrente i possiede un momento magnetico µ = i S n . y .2. orientato con la regola della mano destra rispetto al verso di i. Proprietà magnetiche della materia Dato un mezzo materiale si definisce magnetizzazione M il momento magnetico per unità di volume: ∑ µi . M= (5) ∆V dove µi è il momento magnetico della generica molecola presente nel volume ∆V . Commento. La spira può essere trattata come un dipolo magnetico puntiforme nel limite in cui le sue dimensioni diventano trascurabili (per i dipoli magnetici puntiformi valgono le considerazioni fatte nel Cap. ¡ ¡   ¢ µo 2 µ cosθ .

è ortogonale ad M . ed uguali alle linee di flusso dei campi B creati da un magnete cilindrico e da un solenoide. In particolare. un cilindro di sezione S uniformemente magnetizzato. Ad es. con corrente totale Ni uguale ad i m = M . dove è la lunghezza del cilindro. Alla corrente di conduzione occorre aggiungere la corrente di magnetizzazione im. Cap. un cilindro polarizzato elettricamente e un condensatore con armature coincidenti con le sue due basi creano campi E con linee di flusso uguali tra loro. ortogonalemente ad M .1. Per risolvere i problemi di interazione fra magneti. n = N / . la corrente di magnetizzazione scorre sulla sua superficie laterale. supposte circolari e contigue. Questo suggerisce un metodo di risoluzione dei problemi di interazione fra magneti basato sui concetti di poli magnetici e cariche (o masse) magnetiche. considerando un magnete infinitamente lungo. Un corpo uniformemente magnetizzato crea lo stesso campo B di una corrente (di magnetizzazione) im che scorre sulla sua superficie. ed ha intensità totale i m = M . esiste però un secondo metodo. che risultano evidenti confrontando le equazioni 1-5 con le equazioni 2-5 del Cap. e quindi con: (N è il numero totale di spire. isotropo e tale che la magnetizzazione risulti proporzionale al campo. (8) dove µr è la permeabilità relativa al vuoto. Il corpo crea lo stesso campo B di un solenoide cilindrico di forma identica. basta sostituire la permeabilità magnetica del vuoto µo con la permeabilità del mezzo µ = µr µ o . Un generico segmento d giacente sulla sua superficie è attraversato da una corrente di magnetizzazione dim = M ⋅ d (7) Commenti. il cui momento magnetico coincide con il momento magnetico totale del corpo. i è la corrente in ogni spira). Per conduttori filiformi circondati da un mezzo omogeneo. spiega il fatto che oggetti molto diversi creino campi con linee di flusso identiche. 3) Le analogie discusse nei commenti 1 e 2. È però possibile scrivere le leggi di Biot-Savart e di Ampère senza fare comparire esplicitamente le correnti di magnetizzazione. con M diretto lungo l’asse. conviene scrivere al legge di Ampère nella forma γ  ∫ H ⋅d = iγ 2  ¤ ¥  ¤ (6)   (7’)   (9) . ed in particolare la possibilità di calcolare il campo magnetico dei corpi uniformemente magnetizzati introducendo cariche magnetiche oppure correnti di magnetizzazione. 2) Dato un cilindro uniformemente magnetizzato in direzione dell’asse. possiede cariche magnetiche +qm e . In particolare. 1). con q m = MS .qm sulle due basi. basato sul concetto di correnti di magnetizzazione im.  ©   ¥ § ¨ ¨ § ¥ ni= M Campo magnetico delle correnti elettriche in presenza di mezzi materiali. Per ottenere l’equivalente magnetico di una carica elettrica basta supporre che la carica di segno opposto sia a distanza infinitamente grande.sono descritte da equazioni formalmente identiche (salvo ovvie trasposizioni di simboli. Il campo B creato dalla carica qm è dato dalla legge di Coulomb magnetostatica ¦ B= ¥ µo q m r 4π r 2 Lo studente può formulare e risolvere l’equivalente magnetico del Problema 1.

3 ⋅ 10 −30 C m (si tratta dei tipici valori delle distanze intermolecolari e dei momenti molecolari magnetici ed elettrici: µ B è detto magnetone di Bohr e coincide praticamente con il momento magnetico di un elettrone isolato. dove χ m è detta suscettività magnetica.   µ = µ B = 9. Soluzione 3        . La dissimetria formale. con momenti magnetici µ identici e diretti lungo la loro congiungente. e risulta: (11) M = (µr − 1)H ≡ χm H . pensando appunto alla relazione (11). che nasce dal mettere M in relazione con H anziché con B .     Problema 1 Due molecole. La definizione (11) di suscettività magnetica χ m rompe. la legge risulta valida anche se il mezzo non è omogeneo.   Suggerimento. Se viene a mancare la proporzionalità fra campo e magnetizzazione ( ad es. c) Si trovino i valori numerici di Lµ ed L p ponendo: d = 0. e chiamato semplicemente campo magnetico. e si utilizzi poi l’espressione (2) dell’energia potenziale. almeno formalmente. è legata allo sviluppo storico del magnetismo. sono assimilabili a dipoli magnetici puntiformi. p = p D = 3. ora si preferisce la denominazione campo magnetizzante. (10) µ r µo Scritta in questo modo. nei magneti permanenti e nei materiali che presentano isteresi). anziché dipoli magnetici. l’analogia fra polarizzazione elettrica e magnetizzazione. pD prende il nome di Debye). poste a distanza d. Si calcoli il campo B creato da un dipolo magnetico nel punto occupato dall’altro. l’equazione (10) va sostituita con (12) H = B / µo − M H=   Commento. in modo che i loro dipoli anziché paralleli risultino antiparalleli (cioè con momenti opposti). a) Si calcoli il lavoro Lµ necessario per ruotare di 180o una delle due molecole.3 ⋅ 10 −24 J / T . supponendo che le molecole possiedano dipoli elettrici di momento p . b) Si calcoli il lavoro L p richiesto per ripetere l’operazione descritta in a). fino alla prima metà del secolo scorso il vettore H era considerato il vettore magnetico fondamentale.5 nm .dove: B .

Confrontando quest’energia con i lavori Lµ ed L p . T è dell’ordine di 300K e l’energia media di agitazione termica è dell’ordine di 4 ⋅ 10 −21 J .3 ⋅ 10 −30 )2 9 . −9 3 (0. si crea una corrente elettrica.3 ⋅ 10 −24 )2 Lµ = 4 ⋅ 10 ⋅ J = 2. rovesciando il verso del dipolo. dove kB è la costante di Boltzmann. supponendo costanti all’interno della sfera le densità di carica ρq e di massa ρm . si comprende che l’agitazione termica contrasta molto efficacemente l’effetto allineante delle forze di interazione provenienti dai momenti di dipolo elettrico e magnetico delle molecole. di sezione A. Il lavoro richiesto è µ µ2 Lµ = 2 µ B = 4 o 3 .5 ⋅ 10 ) −7 Commenti.8 ⋅ 10 − 25 J . a) Si calcoli l’intensità di corrente i ed il momento di dipolo magnetico µ della spira. 2) Non é però realistico supporre che le molecole siano ferme: tutte le molecole dei mezzi materiali possiedono un’energia cinetica di agitazione termica (dovuta ai moti di traslazione e rotazione) che è dell’ordine di k B T . Nel volume occupato dal filo è distribuita una carica elettrica q con densità ρq uniforme. b) si mostri che µ risulta parallelo al momento L della quantità di moto della spira e che il rapporto µ / L dipende unicamente dal rapporto tra carica q e massa m della spira. −9 3 (0. 4π d L’energia potenziale del secondo dipolo è − µ ⋅ B ≡ − µB . Problema 2 Si consideri una spira circolare di raggio r. 4π d b) Il calcolo è formalmente identico e fornisce 1 p2 . A temperatura ambiente. Quando si pone in rotazione la spira intorno al suo asse. l’energia diventa + µ B . T la temperatura assoluta. con modulo µ 2µ B= o 3 . costituita da un sottile filo di materiale isolante.5 ⋅ 10 ) (3. 1) La configurazione parallela è energeticamente favorita: le molecole poste lungo una retta tendono ad allineare i loro dipoli lungo la retta e nello stesso verso.a) Il dipolo posto nell’origine crea in P un campo parallelo e concorde con l’asse x. c) si calcoli il rapporto µ / L per un sfera rotante intorno ad un suo diametro. L p = 4 ⋅ 9 ⋅ 10 ⋅ J = 31 ⋅ 10 − 21 J . Lp = 4 4πε o d 3 c) (9.        4   .

verso opposto se negativa. nq rappresenta la densità ρq delle cariche in moto). si ottiene µ = ρq / 2 ρm L = (q / 2m) L . Si valutino poi nell’ordine la densità di corrente (si ricordi che nell’espressione j = nqv d riportata nel Cap. si ottiene: j = ρq v . con asse coincidente con l’asse di rotazione: per ciascuno risulta dµ = ρq / 2 ρm dL . Il modulo di L è quindi: L = ∫ dL = vρm A r ∫ d = vρm A 2π r 2 . Soluzione: a) Seguendo i suggerimenti. L 2 ρm 2m Si noti che µ ha il verso di L se la carica è positiva. Suggerimento: Detta v = ω r la velocità di un punto all’interno del filo. e tenendo presente che ρq / 2 ρm è costante. " " ! ! ! ! ! ! ! ! ( ) ! ! ! ! ! ! ! ( ) 5 . la corrente. In una sfera conduttrice la carica elettrica si porta in superficie mentre la massa è distribuita nel volume: µ e L risultano ancora paralleli. d) Per la validità del calcolo precedente è essenziale che il rapporto ρq / 2 ρm sia lo stesso in tutti i punti della sfera. b) Anche il momento angolare L è parallelo all’asse di rotazione. ma il rapporto µ / L è maggiore di q/2m perché la distanza media dall’asse di rotazione è maggiore per q. Per capirlo basta suddividere idealmente la sfera rotante in anelli infinitesimi. per quanto riguarda gli effetti magnetici. Risulta poi µ = i ⋅ π r 2 ⋅ n = ρq vA ⋅ π r 2 ⋅ n dove n è il versore normale al piano contenente la spira. il momento di dipolo magnetico ed il momento della quantità di moto (o momento angolare). orientato con la regola della mano destra rispetto al senso di rotazione. 2) i moti orbitale ed intrinseco (o di spin) degli elettroni nell’atomo generano momenti di dipolo magnetico con µ / L uguale a − e / 2 m e − e / m : questa differenza può essere giustificata anche sulla base di modelli non quantistici (si veda il quesito d). c) Il rapporto µ / L è ancora uguale a q/2m. Commenti: 1) Si noti l’equivalenza. quantità di moto vdm e dà al momento angolare un contributo dL = v r dm = v rρm A d .d) si dica se il risultato trovato in c) può essere applicato ad una sfera conduttrice elettricamente carica. Integrando questa espressione. fra una spira percorsa da corrente elettrica e la spira rotante qui considerata. i = jA = ρq vA dove A è l’area della sezione del filo.2. l’ipotesi che il filo sia molto sottile permette di supporre che tutti i punti di una sua generica sezione si muovano con la stessa velocità. Risulta in definitiva !         ρq µ q = = . Ogni tratto di spira di lunghezza d ha massa dm = ρm A d .

b) Si calcoli l’energia potenziale U in funzione di θ e si dica per quali valori di θ risulta minima oppure massima. di modulo µ B . Gli elettroni con θ = 0 e θ = π subiscono deviazioni in versi opposti: il fascio si suddivide quindi in due fasci con direzioni diverse (il calcolo della deviazione subita dagli elettroni.Problema 3 Un fascio di elettroni viene lanciato fra le estremità polari di una calamita che genera un campo magnetico B fortemente disuniforme. considerando separatamente i moti di rotazione e traslazione. $ $ 6 $ $ $ # # # # $ # # . e tenendo presente il principio di conservazione dell’energia. c) Si calcoli la risultante R delle forze magnetiche in corrispondenza dei valori di θ determinati in b). c) La risultante delle forze applicate R è diretta lungo z ed ha valori opposti per elettroni con θ = 0 e θ = π . Il momento τ = µ × B è ortogonale al piano individuato da µ e z ed ha modulo τ = µ B Bo sin θ b) U = − µ ⋅ B = − µB Bo cosθ . instabile l’altra. Soluzione: a) Nell’origine. Il minimo e il massimo di U cadono in θ = 0 e θ = π . Per il moto di traslazione si supponga che il fascio di elettroni sia diretto ortogonalmente a z e costituito da elettroni con θ = 0 e θ =π. che nell’intorno dell’origine di un sistema cartesiano ha componenti: Bx = bx. permette di ricavare µ B ). Rz = (± µ B z ) ⋅ ( − 2bz ) = 2bµ B . Il moto di rotazione è molto complesso perché gli ' & % $ $ # # # $ # # $ # # # R y = (± µ B z ) ⋅ by = 0 . formi un angolo θ con l’asse z. dove b è una costante. Bz = Bo − 2bz . B y = by. entrambe le configurazioni sono di equilibrio (infatti τ = 0 ): stabile la prima. supponendo che il suo momento di dipolo magnetico µ . d) Il moto di traslazione è determinato dalla risultante R delle forze applicate che è diretta lungo z e tende ad incurvare la traiettoria. d) Si discutano brevemente gli effetti sul moto dell’elettrone delle forze calcolate in a) e c). qui non richiesto. a) Si calcoli il momento τ delle forze magnetiche agenti su un elettrone nell’istante in cui passa per l’origine. il vettore B è uguale a Bo z . Rx = µ ⋅ gradB x = (± µ B z ) ⋅ bx = 0 .

si tratta di un effetto quantistico: le componenti µ z . con θ costante (moto di precessione).elettroni già possiedono momento angolare L (si veda il Problema 2) e sono quindi già in rotazione. Il momento τ induce una rotazione lungo la direzione ortogonale al piano individuato dai vettori µ e z . più precisamente tende a diminuire θ . L z di µ e L sono quantizzate. In θ = 0 il momento τ si annulla ed il dipolo magnetico ha un’energia cinetica di rotazione uguale all’energia potenziale perduta. Commenti: Nel moto di precessione appena descritto la componente di µ lungo z rimane invariata e la risultante R delle forze applicate ha una componente lungo z compresa fra i due valori estremi ricavati in c). Per comprendere l’effetto del momento τ conviene considerare prima il caso (ipotetico) L = 0. La conservazione dell’energia richiede che il moto continui: ne nasce un moto oscillatorio che è del tutto simile al moto di un pendolo. 2 2 2 2 2 1 2 1 0 ( ( ) ( ( ( ( ( ( ( 7 ( . La deviazione subita dagli elettroni dipende dalla direzione di µ e più precisamente dall’angolo θ : secondo la meccanica classica un generico fascio di elettroni in campo B non uniforme si allarga a ventaglio. L’esperienza dimostra invece che il campo B genera due soli fasci. Per L ≠ 0 la particella rotante si comporta invece come un giroscopio: i vettori L e µ descrivono un cono intorno alla direzione di B .

In presenza di mezzi materiali. nelle equazioni b e c occorre tenere conto delle cariche di polarizzazione e della correnti di magnetizzazione. ponendo: d   rotB = µo  j + j m + (ε o E + P ) . £ £ La grandezza ε o ∂ Φ E / ∂ t . £ £ £ £ 1 £ £ £ £ £ £ £ £ ¤ (1b) qΣ o . divB = 0 . (3b)   dt ε o divE = ρ + ρ P . q Σ è la carica interna alla superficie chiusa Σ . Nel vuoto possono essere così scritte. dove j m = rotM . è la corrente di spostamento is. Forma differenziale ∂B . ∂t  rotE = − £ £ divE = ρ / ε o . (1c) (1d) (2a) (2b) (2c) (2d) £ £ (3c) .1b. oppure le loro derivate. ρ P = − divP . dove Φ E è l’integrale che compare a secondo membro dell’Eq. dove Σ γ è una superficie avente come contorno la linea chiusa γ .CAPITOLO 6 EQUAZIONI DI MAXWELL E CORRENTE DI SPOSTAMENTO Equazioni Le equazioni possono essere scritte facendo comparire gli integrali dei vettori del campo elettromagnetico.  E ⋅ dS  . ∂t  ∂ E rotB = µo  j + ε o . Forma integrale ¢ ¢ ¡   ∫ E ⋅d γ £   £ £ =− d dt Σγ ∫ B ⋅ dS . ∫  Σγ  £ £ (1a)  d B ⋅ d = µo  i + ε o ∫  dt γ  ∫ E ⋅ dS = ε Σ Σ £ £ £ ∫ B ⋅ dS = 0. la sua densità è j s = ε o ∂ E / ∂ t .

pensando che per simmetria le linee di flusso di B sono circonferenze il cui asse coincide con la retta passante per il conduttore filiforme. si applichi la legge di Ampère-Maxwell nella forma (1b). (4d) divB = 0 . Si calcoli ad un generico istante t > 0 : a) la carica q(t) sulla sfera.Si è però soliti tenere conto indirettamente di queste cariche e correnti. ¥ ¥ ¥ ¥ 2 ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ (6) . tale che sia possibile calcolare il flusso di E . −M= µo µr µo Problema 1 Un conduttore filiforme porta corrente i costante ad una sfera conduttrice. Suggerimento. b) la corrente di spostamento is attraverso una generica superficie chiusa Σ posta intorno alla sfera. come Σ γ una superficie. e che lungo una di queste circonferenze B ha modulo costante. (4b) rotH = j + ∂t (4c) divD = ρ . c) il campo B in un punto P posto come è indicato in figura. scegliendo come linea d’integrazione γ la linea di flusso passante per P. con contorno γ . dove: (5) D = εo E + P = εr εo E ¥ H= ¥ B B . supponendo nulla la sua carica all’istante t=0. (4a) rotE = − ∂t ∂D . Per la domanda c). scrivendo le equazioni di Maxwell nella forma: ∂B .

Commenti. Simili misure non sono facili e sono state effettuate solo dopo che l’equazione era stata verificata indirettamente. 0 t b) Per la legge di Gauss. ma al secondo membro dell’Eq. dobbiamo orientare dS verso l’interno. 1) Se scegliamo come Σ γ la parte inferiore della sfera. e deve essere concorde perché l’integrale di B ⋅ d deve essere positivo ( µo i / 2 è positivo). cioè della necessità di scrivere il termine di corrente di spostamento. l’integrale è uguale a B ⋅ 2π r .(1b) si scrive quindi: ¨ ¨ ¦ § § ¦ ¦ ¦ ¦ § ¦ ¦ § ¦ § ¦ ¦ § ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ ¦  d  it   µo i µo  i + ε o  −  = . quindi: dΦ E (t ) d  it  i s ≡ εo = εo   = i . dt  2ε o   2  e si ottiene per B il valore già trovato. lasciando invariato il senso di percorso su γ . Rimane da calcolare il modulo di B . ¨ ¨ 3 . che è tagliata in due parti uguali da γ . il flusso Φ E (t ) attraverso Σ è uguale a q (t ) / ε o ≡ it / ε o . quindi: 1 µo i 1 µo i B= = 2π r 2 2 2π r (il campo B in P è esattamente la metà del campo creato da un conduttore rettilineo indefinito). e l’orientamento di dS verso l’esterno. con gli esperimenti di Hertz sulle onde magnetiche. Il vettore B è parallelo a d . il flusso di E è esattamente la metà del flusso attraverso l’intera sfera e vale quindi q (t ) / 2εo = it / 2εo . passante per P. 2) La misura di B in un esperimento di questo tipo permette una verifica diretta dell’equazione di Ampère-Maxwell. dt dt  ε o  c) La carica q si distribuisce uniformemente sulla superficie della sfera conduttrice. poiché B ⋅ d = Bd . Attraverso Σ γ non passa corrente di conduzione e l’Eq. per simmetria.(1b) compare anche la corrente di i del conduttore filiforme. e crea un campo E con simmetria sferica. Scelta la parte superiore come Σ γ . È quindi facile calcolare il flusso di E attraverso una superficie sferica con centro in O. con B costante su γ .(1b) fornisce: d  it  µ i ∫ B ⋅ d = µo εo dt  2εo  = 2o   γ Avendo orientato Σ γ verso l’esterno il verso di d è fissato dalla regola della mano destra.Soluzione a) q (t ) = ∫ idt = it . Il flusso di E cambia segno. Il secondo membro dell’Eq. che ora taglia Σ γ .

Risulta quindi: r a) H = j 2 r dB r di b) E = − = − µo n 2 dt 2 dt r dD r dσ c) H = = 2 dt 2 dt © =− = εo 4 . con n spire per unità di lunghezza percorse da corrente i. Inoltre il campo su questa linea di flusso è costante in modulo. moltiplicando per l’area π r 2 . moltiplicando per la lunghezza 2πr della circonferenza ( γ ).Problema 2 Si considerino: a) un conduttore cilindrico percorso da corrente con densità j costante. © Soluzione: Per tutti i dispositivi. quelli nel secondo membro sono uguali al vettore che compare sotto il segno di integrale. c) il campo magnetico creato in P dalla corrente di spostamento. generata nel condensatore da una variazione della densità σ di carica sulle sue armature. I tre campi si calcolano mediante le tre leggi: γ Σ © ©   © ©  ∫ H ⋅d γ © = ∫ j ⋅ dS d B ⋅ dS dt ∫ Σ d E ⋅ dS dt ∫ Σ © © © © ∫ E ⋅d γ © © ∫ H ⋅d gli integrali nel primo membro sono uguali al modulo del campo cercato. b) il campo elettrico indotto nel solenoide quando i varia nel tempo con legge nota i(t). che per simmetria è in tutti e tre i casi una circonferenza con centro sull’asse di simmetria. b) un lungo solenoide. c) un condensatore piano formato da due dischi metallici paralleli. nel vuoto e si calcoli in un generico punto P (vedi figura): a) il campo magnetico creato dal conduttore. si considera la linea di flusso passante per P del campo.

5 .Commenti. Il problema evidenzia la stretta analogia formale fra leggi che regolano fenomeni fisici diversi.

(6. (7) dk Commento. 5’) ed è detta velocità di fase. t ) = f o sin( kx ) cos(ω t ) . Nella trasmissione dei segnali. il treno d’onde può essere così rappresentato: e può essere ottenuto sovrapponendo onde monocromatiche le cui pulsazioni ω stanno in un intorno di ω o . i punti di cresta ed il loro inviluppo traslano con velocità diverse.t). circa uguali rispettivamente alla velocità di fase v o = ω o / k o ed alla velocità di gruppo v g = ( dω / dk ) calcolata per k = k o . Per comprendere il significato di vg consideriamo un treno (o pacchetto) d’onde di lunghezza e durata finite. l’informazione è contenuta nella funzione a(x. Se il mezzo è dispersivo. onda progressiva (3) f ( x .t). dove (5) Le grandezze ω e k sono legate al periodo T ed alla lunghezza d’onda λ dalle relazioni: ω = 2π / T . Se la velocità di fase dipende dalla frequenza f = ω / 2π . Durante la propagazione il profilo dell’onda si deforma. mentre non f ( x .CAPITOLO VII ONDE Equazione delle onde in una dimensione (di d’Alembert): 2 ∂2 f 2 ∂ f . per onde monocromatiche progressive rappresenta la velocità con cui traslano i punti di massimo (creste) dell’onda. Soluzione generale: f ( x. t ) = f o sin( kx − ω t ) . È interessante il fatto che nessuna informazione può essere inviata a velocità maggiore di c. Si definisce relazione di dispersione la funzione ω ( k ) e velocità di gruppo la sua derivata: dω vg = . t ) sin(k o x − ω o t ) .6’) Dalle Eq. e può modificarsi anche il suo inviluppo. in cui l’ampiezza dei massimi successivi sta cambiando. t ) = a ( x . ma ω non è più proporzionale a k. =v ∂ t2 ∂ x2 (1) dove v è una costante. t ) = f 1 ( x − v t ) + f 2 ( x + v t ) . può essere visualizzata come inviluppo del profilo dell’onda ed è ben approssimata da una curva che passa per i punti di cresta dell’onda. onda stazionaria (4) ω / k = v. 5 continua a valere. (5’) T Velocità di fase. 5 e 6 si deduce λ v= . quindi vg può essere assunta come la velocità di trasmissione del segnale. in questo caso la situazione è più complessa e non sono più sufficienti le velocità v e vg per descrivere compiutamente la propagazione del pacchetto d’onde. l’Eq. per t prefissato. In particolare i punti di inizio e fine del pacchetto possono viaggiare con velocità diverse. velocità di gruppo La costante v ha le dimensioni di una velocità (v. La funzione a(x. (2) Soluzioni armoniche (onde monocromatiche) f ( x . Eq. dando origine ad un suo allargamento o restringimento. mezzi dispersivi. (8) 1 . k = 2π / λ .

ρ (r . la densità istantanea con legge u(t ) = u o sin 2 ω t . dove h è la costante di Planck. la densità di corrente è j = ρ v e la corrente attraverso una superficie dA è i = jv ⋅ dA . mediata su volumi grandi su scala microscopica. si può scrivere: dq = j v ⋅ dA dt . cioè del flusso di carica elettrica. c Indice di rifrazione: n= (13) ≅ εr . 2) L’analogia fra j e I è particolarmente evidente in meccanica quantistica. b) per onde monocromatiche la perturbazione in un punto assegnato varia nel tempo con legge f (t ) = f o sin(ω t ) . indipendentemente dalla natura della grandezza che fluisce. Le linee di flusso di v sono detti raggi. Commenti. fononi quelle associate alle onde acustiche ed elastiche. ed interessa il calcolo del loro flusso attraverso superfici assegnate. Energia dell’onda Le onde trasportano sia energia che quantità di moto. in mezzi fortemente assorbenti anche vg può risultare maggiore di c ma non rappresenta più la velocità di traslazione dell’inviluppo. (9) dove dq è la carica che fluisce attraverso dA nel tempo dt. mediato su un intera lunghezza d’onda o su un intero periodo. Per calcolare il flusso di energia attraverso una generica superficie A conviene considerare il tubo di flusso di v intercettato da A. Per le onde è necessaria una procedura analoga: interessa il valor medio di u. Sono dette fotoni le “particelle” (o quanti di energia) associate all’onda elettromagnetica. Il valor medio di u(t) è: £ ¢ ¢ ¡   ¢   ¡ ¢ ¢ 1 1 u = ∫ u(t )dt = uo T0 2 e l’intensità è T I =u v. L’impostazione del calcolo è la stessa. Infatti sia le particelle che le onde hanno sempre un duplice aspetto. che è uguale al prodotto uv. Per definire u ed I. v ( ) 2 ¥ ¥ ¤ (10) (11) . In altri termini . Per l’energia dell’onda. Ricordando che i = dq / dt . t ) . dove n è il numero di particelle nell’unità di volume e q la loro carica. t ) che rappresenta la densità di carica nel punto r all’istante t è stata definita considerando il prodotto nq. corpuscolare ed ondulatorio: le “particelle” associate ad un’onda di frequenza ν hanno un’energia hν . Ricordiamo che: a) l’energia è sempre una funzione quadratica della perturbazione f. perché µ ≅ µo . per materiali non ferromagnetici v ≅ 1 / ε r ε o µo ≅ c / ε r . cioè moltiplicare il numero di “particelle” nell’unità di volume per la loro energia hν . Detta ρ la densità della carica in moto e v la sua velocità.esistono restrizioni di questo tipo per v. È opportuno richiamare i calcoli già fatti per lo studio della corrente elettrica. l’equivalente di j è l’intensità dell’onda I. 1) La corrente elettrica è generata dal moto di particelle cariche e la funzione ρ (r . dove u è la densità di energia. si potrebbe seguire la stessa procedura usata per definire ρ (r . Onde elettromagnetiche Velocità di fase: v= 1 εµ (12) nel vuoto v = 1 / ε o µo ≡ c . t ) è una densità media. a causa della forte attenuazione dell’onda. le superfici normali fronti d’onda.

esercitando una forza F sul corpo. E e B sono mutuamente ortogonali ed i loro moduli sono legati dalla relazione (14) E =vB. ¦ § Potenza che attraversa una generica sezione del tubo di flusso: dU P= = I An . possiamo scrivere (17) dU = I v ⋅ A dt = I An dt . Un’onda che incide su un corpo può trasferirgli la sua energia. Ricordiamo che dp (19) F= dt ¦ ¦ ¦ 3 ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ . µ (15) S= ¦ ¦ (15’) Intensità: è il valor medio del modulo di S 1 1 2 I = EB = E . un fotone nel vuoto ha quindi quantità di moto hν /c. riscaldando il corpo. dove An = A cosθ è la sezione normale del tubo di flusso che si ottiene considerando tutti i raggi che attraversano la superficie A. Flusso di energia: con riferimento alla figura. dove Eo è il valore di picco di E(t). dt ¦ (18) Flussi di quantità di moto e forze: dividendo per v l’Eq. µ µv Se E(t) è una funzione armonica. Vettore di Poynting: che può essere anche scritto: § S =E×H=E× EB v µ ¦ ¦ ¦ ¦ B .17 si ottiene la quantità di moto dU/v che fluisce attraverso A nel tempo dt. i vettori v .Vettori E e B : per onde che si propagano in materiali isotropi. (16) Quantità di moto: ha densità media u / v . e la sua quantità di moto. E 2 = E o2 / 2 .

perché è identico a quello di un dipolo elettrico oscillante. Le sorgenti di onde monocromatiche contengono sempre al loro interno particelle cariche che oscillano con moto armonico. è I =b ¨ ¨ © ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ dove b è una costante. massima in direzione ortogonale. Il campo elettromagnetico così creato è detto di dipolo elettrico. Nel vuoto µo . dp coincide con la quantità di moto trasportata dall’onda nel tempo dt: I (19’) F = An v . posto a distanza r >> λ . Considerando le coordinate cartesiane xi (i=1. I campi E e B dell’onda sono funzioni lineari dell’accelerazione: possiamo quindi considerare separatamente le tre componenti cartesiane del moto (l’onda è la somma delle onde generate da tre particelle che oscillano lungo i tre assi cartesiani). v Se l’onda è riflessa. dp è la differenza dpi − dpr fra le quantità di moto delle onde incidente e riflessa. ciascuna componente oscilla con legge (20) xi = x oi sin(ω t + ϕi ) . Una carica q che oscilla su una retta y con ampiezza di oscillazione molto minore della lunghezza d’onda λ . con momento p(t)=qy(t) e valore massimo qyo. (21’) b= 32π 2 c ¨ (qy ) ω 2 o 4 r 2 sin 2 θ . Se l’onda è completamente assorbita. 3) della particella. 2. genera un’onda i cui raggi sono le semirette uscenti dal centro O di oscillazione. (21) 4 . yo è l’ampiezza di oscillazione. L’intensità in un punto P. Si noti che I è nulla nella direzione di oscillazione (cioè per θ = 0 e θ = π ).dove dp è la quantità di moto trasferita al corpo. Sorgenti di onde elettromagnetiche Le onde elettromagnetiche sono generate da cariche elettriche in moto accelerato.

(22) 5 . ad es. ponendo poi sin 2 ω t + cos 2 ω t = 1 ) si ottiene l’equazione dell’ellisse. Polarizzazione Premessa: un punto materiale con componenti x = a sin ω t . La direzione del vettore E è detta direzione caratteristica. In un’onda elettromagnetica monocromatica che si propaga nel vuoto in direzione z. La luce emessa dalle sorgenti convenzionali (non laser) è costituita da treni d’onda di durata limitata (tipicamente dell’ordine di 10-8s). con piani di polarizzazione contenenti p . La radiazione emessa da un dipolo elettrico p oscillante in una direzione assegnata è polarizzata linearmente. che può diventare un segmento di retta o una circonferenza. Una lamina polarizzante ideale contiene oscillatori di questo tipo. Occorre considerare la componente del campo E dell’onda nella direzione assegnata. diventa una circoferenza se a=b e δ = ±π / 2 . ciascuno dei quali è associato ad un fotone. I problemi sulla polarizzazione riguardano i seguenti dispositivi (reali od ideali) e fenomeni: 1. Ricevitori sensibili solo a campi E con direzione assegnata. In tutti e tre i casi si dice che l’onda è polarizzata. y = b sin(ω t + δ ) descrive una traiettoria ellittica.Il vettore E giace nel piano individuato da P e dalla direzione di oscillazione della carica. ma le loro polarizzazioni sono diverse e casuali: si dice che la luce naturale non è polarizzata. L’aggiunta di un’eventuale costante di fase in entrambe le funzioni sinusoidali equivale semplicemente ad un cambiamento di origine dell’asse dei tempi. o polarizzante o più semplicemente asse del polarizzatore. I singoli treni d’onda possono avere uno stato di polarizzazione definito. ed infatti il termine polarizzatore è usato come sinonimo di “dispositivo che fornisce in uscita luce polarizzata linearmente”. dovuto alla velocità finita di propagazione dell’onda. nelle onde acustiche le molecole del gas si spostano lungo il raggio (l’onda è cioè longitudinale): la direzione dello spostamento è fissata. Eliminando t (basta ricavare sin ω t e cos ω t . l’energia sottratta all’onda è funzione quadratica di questa componente. Da notare il ruolo fondamentale della differenza di fase δ . Nella polarizzazione lineare il piano individuato da E e dal raggio è detto piano di polarizzazione. L’ellisse collassa in un segmento di retta se δ = 0 e δ = π . la dipendenza da t delle sue componenti x e y è data dalle Eq.(22). il vettore E è ortogonale a z. in un generico punto. ed annulla completamente la corrispondente           [= (b cos δ ) sin ω t + (b sin δ ) cosω t ] . e varia nel tempo con legge armonica e con un ritardo di fase. il concetto stesso di polarizzazione perde significato. I fenomeni di polarizzazione sono legati al fatto che il vettore E è trasversale rispetto ai raggi. occorre prima ottenere un fascio con polarizzazione definita. particelle costrette ad oscillare lungo una retta ed antenne a dipolo elettrico. con polarizzazione rispettivamente ellittica. Negli esperimenti di polarizzazione con luce naturale. rettilinea (o lineare) e circolare. È particolarmente semplice ottenere polarizzazione lineare. Il vettore E descrive quindi un’ellisse.

ma ora ∂p ∂q = −v . ∂ p∂ q ∂ t 2 ∂ p2 ∂ q2  ] 6 . t ) = + ∂x ∂p∂x ∂q∂x [ Soluzione Ponendo ∂ p / ∂ x = ∂ q / ∂ x = 1 nell’Eq. Riflessione: il raggio riflesso è parzialmente polarizzato. (1.1) f p( x . definite come rapporto fra le intensità delle onde riflessa ed incidente. detta asse della lamina. ortogonali tra loro. perché le riflettanze R// e R⊥ . Si tenga ben presente che l’intensità dell’onda è funzione quadratica di E . ∂t ∂t Quindi: ∂2 f ∂2 f 2 ∂2 f 2 ∂2 f 2 = v −2 v + v .(1. Una lamina di materiale anisotropo ed uniassico. lasciando invariata la componente ortogonale. 3. Se l’angolo di incidenza è tale che i raggi rifratto e riflesso formano un angolo di 90o.   Problema 1 Si mostri che con la trasformazione p = x−vt . e l’onda polarizzata ortogonalmente. con asse nel piano della lamina. Lamine di ritardo introducono uno sfasamento fra l’onda polarizzata in una direzione assegnata. R//=0: il raggio riflesso è totalmente polarizzato. t ). la cui direzione definisce l’asse della lamina. = +v . ∂ ∂f ∂p ∂f ∂q . q ( x . ∂ p∂ q ∂ q 2 ∂ x 2 ∂ p2 Le derivazioni rispetto a t sono analoghe. Suggerimento. derivando ulteriormente si ottiene: ∂2 f ∂2 f ∂2 f ∂2 f = +2 + . 2.1) si ricava immediatamente ∂ f / ∂ x . Si noti che in tutti i casi occorre considerare separatamente due componenti del campo E . agisce come lamina di ritardo perché i raggi ordinario e straordinario hanno al suo interno velocità diverse. Basta applicare le formule di derivazione delle funzioni composte.componente del campo E dell’onda. sono diverse per onde polarizzate parallelamente ed ortogonalmente al piano di incidenza. q = x+vt l’equazione di d’Alembert 2 ∂2 f 2 ∂ f =v ∂ t2 ∂ x2 si trasforma nell’equazione ∂ 2 f / ∂ p∂ q = 0 . ad es.

p=h/λ. = c 2 1 + ω p / (ck ) 2 c) Poiché la velocità v è molto minore di c. sapendo che ω è legato a k dalla relazione 2 (2. Suggerimento. Nel quesito c) conviene ricavare prima la relazione fra Uc e p. da cui vg = dω c 2 = = dk v c 2 c2 + ω p / k 2 ω dω = c 2 . sapendo che la frequenza f e la lunghezza d’onda λ sono legate all’energia cinetica Uc della particella ed alla sua quantità di moto p dalle relazioni: U c = hf . mostrando che v ⋅ v g = c 2 . in versi opposti. dk b) 2 v = ω / k = c2 + ω p / k 2 > c . Le funzioni f1 e f2 rappresentano onde che si propagano con velocità v lungo x. la relazione di dispersione ω = c k . Commenti.Sostituendo nell’equazione di d’Alembert si ottiene immediatamente ∂ 2 f / ∂ p∂ q = 0 .(2. si possono usare per Uc e p le espressioni non relativistiche: 1 p2 U c = mu 2 = 2 2m 7 . la velocità di gruppo dω vg = = c. Soluzione a) La velocità di fase è c. 1) L’equazione trovata ammette ovviamente come soluzione una generica funzione della sola p (perché derivando anche rispetto a q si ottiene zero) o della sola q. è una costante che dipende dalla densità degli elettroni.1). Problema 2 Si calcoli la velocità di fase v e la velocità di gruppo vg: a) dell’onda elettromagnetica nel vuoto.1) si ottiene 2ω dω = 2c 2 k dk . b) delle onde elettromagnetiche nella ionosfera. t ) = f 1 ( x − v t ) + f 2 ( x + v t ) è soluzione dell’equazione di d’Alembert. c) dell’onda associata in meccanica quantistica ad una particella libera (cioè non soggetta a forze) che si muove con velocità u = 0.1) ω 2 = ω p + c2 k 2 dove ω p . Differenziando l’Eq. conviene differenziare l’Eq. Per calcolare vg nel quesito b). Risulta quindi dimostrato che f ( x .01 c .(2. e: k dk < c. detta frequenza di plasma.

mentre vg<c. ρ 2 dove g = 9. b) Si noti che v>c.81 m / s è l’accelerazione di gravitá. ρ = 10 3 Kg / m 3 è la densità. questo si verifica per molti altri tipi di onde e conferma il fatto che nei mezzi dispersivi i segnali e le informazioni non viaggiano a velocità v. ko Per k << k o .Sostituendo Uc con hf ≡ dispersione: h h ω . quindi: ω ≅ gk .072 N / m è la tensione superficiale. 0. Si consideri solo i due casi limite in cui uno dei due termini a secondo membro è trascurabile. diventa dominante il ko = termine gravitazionale. Soluzione I due termini sono uguali per ρg 10 3 9. sapendo che fra ω e k esiste la relazione T ω 2 = gk + k 3 . si ottiene la relazione di 2π 2π ω= quindi v= 1 h 2 k . completamente prive di dispersione sono quelle che si propagano nel vuoto. 2m 2π ω 1 h p u = k= = .072 T 2π corrispondente ad una lunghezza d’onda λo = = 0. dk 2m 2π m 2π m v g = v . a) L’onda elettromagnetica nel vuoto è priva di dispersione. p con h / λ ≡ k . più precisamente si considerino le due lunghezze d’onda λ1 = 100λo e λ2 = λo / 100 . dove λo è la lunghezza d’onda che rende uguali i due termini. Problema 3 Si calcolino la velocità di fase v e la velocità di gruppo delle onde che si propagano sulla superficie dell’acqua degli oceani. T = 0. non con v). 2m 2 k 2m 2π 1 h 1 h dω p 2k = vg = = k = = u. anche se la dispersione è trascurabile in molti altri casi (ad es. per le onde elastiche con lunghezza d’onda molto maggiori delle distanze intermolecolari). ovvero per lunghezze d’onda molto maggiori di λo . c) Si noti che in meccanica quantistica l’onda associata ad una particella ha velocità di fase diversa dalla velocità della particella (che coincide con vg. Da cui: 8 . In effetti le uniche onde Commenti.81 −1 = m = 369 m −1 .017 m .

v = 313 m / s . …. k vg = dω = dk g 1 1 1 = 2 k 2 g k ( = v / 2) . Ricordando che la velocità dell’onda in una corda tesa è v = T / ( ML) . si calcolino: a) le frequenze fn su cui può oscillare. ovvero per per lunghezze d’onda molto minori di λo . Per λ1 = 100λo . 2 L 2 ML 9 . Imporre che l’onda abbia dei nodi agli estremi equivale ad imporre alla funzione d’onda y(x. velocità del suono nell’aria v s = 340 m / s ] Soluzione a) Le frequenze su cui la corda può oscillare corrispondono alle possibili onde stazionarie con nodi agli estremi della corda. Da cui ρ 1 ω T dω T 3 2 3 T v= = k. t ) = 0 . t) le condizioni al contorno: y (0. v g = 2. quindi ω ≅ 3 T 2 k . L = 50 cm . . y ( L. La prima condizione è automaticamente soddisfatta se consideriamo soluzioni dell’equazione di d’Alembert del tipo: y ( x . ovvero: ω vk v mπ k m L = mπ ⇒ fm = m = m = = mf 1 2π 2π 2π L dove m =1. 1 T v f1 = = = 100 s −1 .07 m / s . b) la lunghezza d’onda del suono emesso nell’aria dalla chitarra in corrispondenza della frequenza minima f1. t ) = y o sin( kx ) cos(ω t + φ ) . = ρ ρ2 2 ρ k dk Per λ1 = λo / 100 . Per k >> k o . Problema 4 La corda di una chitarra ha massa M. v g = 0. t ) = 0 .81 m / s .L) dell’asse x e che oscilli in direzione y. 2. 3. m = 5 g . [ T = 100 N . lunghezza L e viene tesa con una forza T. diventa dominante il termine di tensione superficiale. la seconda condizione implica sin( kL) = 0 .v= ω = k gk = k g . v = 163 m / s . Supponiamo che all’equilibrio la corda giaccia lungo il tratto (0. vg = k = k.

t) con cui oscilla un generico punto della corda. 10 . 2 L 0 L’integrale è uguale a L/2: lo si può dimostrare in modi diversi. Suggerimento. Non si confonda la velocità u(x. t ) = y o sin( kx ) sin(ω t ) dove k = π / L e si calcoli: a) la velocità u(x.max.max = y ω . ∂t 1 1 2 M b) dU c = u 2 dm = ( y o ω sin( kx ) cos(ω t )) dx 2 2 L L 1 2 2 M 2 U c = y o ω cos (ω t ) ∫ sin 2 ( kx )dx . c) il massimo valore di Uc(t). Problema 6 Le onde acustiche in una canna d’organo possono essere assimilate ad onde stazionarie. Per rispondere al quesito b). Soluzione ∂y = y o ω sin( kx ) cos(ωt ) . perché negli istanti in cui Uc è massima la corda è indeformata ed Up è nulla.b) λs = vs = 3. perché l’energia totale si conserva. Si ottiene: M 2 2 U c . Il problema fa capire che per calcolare l’energia totale di un’onda elastica è sufficiente calcolare la sua energia cinetica. di massa dm = ( M / L )dx . f1 Problema 5 Con riferimento al Problema 4. ed è uguale a Uc.t) dei punti della corda con la velocità v dell’onda. t ) = Commento. 4 o a) u( x . c) Uc raggiunge il suo massimo valore Uc. b) l’energia cinetica Uc della corda nell’istante t.40 m . nell’istante t. ad es. cioè la corda è indeformata). ponendo sin 2 ( kx ) = [1 − cos( 2 kx )] / 2 . La corda possiede anche energia potenziale elastica.max negli istanti in cui cosω t = ±1 ( in questi istanti y=0. e la si integri. si calcoli l’energia cinetica dUc del tratto dx di corda. che aumenta quando viene messa in oscillazione (perché la corda si allunga). in cui le molecole dell’aria oscillano lungo la canna. si consideri la soluzione y ( x . Questo aumento può essere considerato come energia potenziale Up dell’onda: l’energia totale Ut=Uc+Up dell’onda è costante.

k2 L = 2 2 v 3v f1 = = 25 s −1 . riceveva così una spiegazione del tutto naturale. trasformando l’antinodo in nodo. d) il massimo spostamento so. b) si ripeta il calcolo supponendo di chiudere l’estremità aperta. che però rimangono quantizzate. Soluzione k1 L = π . = 75 s −1 . 2L a) La presenza di un antinodo in x=L implica sin( kL) = ±1. velocità dell’onda v = 300 m / s ] Suggerimento.a) Si calcolino le prime due frequenze proprie. suggerendo a de Broglie l’ipotesi che ad ogni particella sia associata un’onda la cui frequenza è proporzionale all’energia della particella. 2) Quando si eccita un’onda stazionaria nella canna d’organo. si dice che questa entra in risonanza. Si calcoli: a) la massima velocità di spostamento delle molecole. cioè ad un massimo dell’ampiezza di oscillazione. c) l’intensità dell’onda. k 2 L = 2π . cioè possono assumere solo valori discreti. L’onda associata ad una particella è detta onda di de Broglie. quindi: π 3π k1 L = . la terminologia usata per gli strumenti musicali è poi stata estesa a tutti i fenomeni oscillatori. Per il quesito b) si imponga la corretta condizione al contorno per l’estremo aperto. sperimentalmente ben verificata. Questo si verifica per ogni onda che sia obbligata a rimanere in uno spazio limitato. elettroni in un atomo). le molecole contenute nel volume elementare dV oscillano con legge s(t ) = so sin ω t . sapendo che questa coincide con la massima densità di energia cinetica (si veda il commento al Problema 5). v f1 = = 50 s −1 . f 2 = 2 f 1 = 100 s −1 . dove s è lo spostamento dalla loro posizione media. supponendo che l’estremità aperta corrisponda ad un antinodo. [lunghezza della canna L = 3 m . Questa semplice considerazione è stata di fondamentale importanza per lo sviluppo della meccanica quantistica. indicando con v la sua velocità di fase. La quantizzazione dell’energia di particella confinate in spazi limitati (ad es. 1) Si noti che cambiando le condizioni al contorno cambiano le lunghezze d’onda e le frequenze proprie. 11 . che corrispondono alla minima e alla massima intensità ancora percepite come suoni dall’orecchio umano. supposta nota l’intensità dell’onda. quesito a). che richiede calcoli del tutto analoghi a quelli del Problema 4. Problema 7 Durante la propagazione dell’onda acustica nell’aria. Si risponda prima al quesito b). f2 = 4L 4L b) Commenti. b) la densità media di energia dell’onda. Si effettui il calcolo numerico per i due valori Imin e Imax.

2 −12 I min = 10 W / m . il suo valore massimo è so ω . genera un’onda che a distanza r ha la stessa intensità della luce solare.[frequenza densità f = 1000 s −1 . 2 d) Lo spostamento massimo è 1 2I . b) La potenza Po di emissione di una sorgente puntiforme che. . Supponendo che metà dell’energia sia assorbita dall’atmosfera. v = 340 m / s . r = 3 m ] 12 . per I=Imax. ds(t ) = so ω cos ω t . 1) Imin è detta soglia di udibilità. 2 1 2 c) I = uv = ρ vso ω 2 . Problema 8 L’onda elettromagnetica emessa dal Sole arriva sulla Terra con un’intensità media I s = 1380 W / m 2 . 2 2 La densità media di energia u si ottiene dividendo per dV: 1 2 u = ρ so ω 2 . inferiore alle dimensioni atomiche. irradiando uniformemente in tutte le direzioni. Imax soglia del dolore. 2) Si noti che uno spostamento delle molecole dell’aria (e del timpano) dell’ordine di 10-11m. I max = 1 W / m 2 ] Soluzione a) La velocità è dell’aria ρ = 12 kg / m 3 . b) La massa dm contenuta nel volume dV è ρ dV . può ancora essere percepito come suono. so = 10 −11 m . so = 10 −5 m . so = ω ρv per I=Imin. la sua massima energia cinetica è 1 1 2 2 dm(soω ) = ( ρ dV )(so ω ) . si calcoli: a) la potenza in arrivo su un collettore solare di area A posto ortogonalmente ai raggi solari. dt Commenti. [ A = 5 m2 . entrambe dipendono dalla frequenza e dalla sensibilità individuale: i valori numerici riportati devono quindi essere considerati indicativi.

c) il raggio ro che deve avere la sfera perché F sia uguale in modulo alla forza FG di attrazione gravitazionale. basta calcolare l’energia che attraversa nell’unità di tempo la superficie sferica con centro nella sorgente e raggio r. Soluzione a) L’intensità è proporzionale ad 1/d2 (si veda ad es. 2 2 11 −11 gravitazionale G = 6. b) la forza F esercitata su una particella sferica di raggio r. Si notino gli ordini di grandezza della potenza che si può ottenere sfruttando i raggi solari e la potenza che dovrebbe avere una lampada per illuminare “a giorno” un ambiente. quesito b). Si calcoli: a) l’intensità alla generica distanza d. Commento. Per il quesito c) si ponga uguale ad 1 il rapporto F/FG. Su questa superficie I è costante. quindi 2 d  I =  T  IT .  d  b) In prossimità della particella la sezione normale del tubo di flusso costituito dai raggi solari che intercettano la particella è π r 2 . supponendo nota la densità ρ della particella. massa del Sole M = 199 ⋅ 10 30 kg .Soluzione dU = I A = 790 W / m 2 ⋅ 5m 2 = 3950 W . quindi: a) P= Po = ∫ I v ⋅ dA = I ∫ dA = I ⋅ 4π r 2 = 790 W / m 2 ⋅ 113m 2 = 89 ⋅ 10 3 W . supposta perfettamente assorbente. posta a distanza dT dal Sole. l’impulso trasferito da questi raggi alla particella nel tempo dt è dp = ( I / c)π r 2 dt . dt b) Per calcolare Po. il Problema precedente. 3 d d dp I 2 2     c) 13 . Suggerimento. v è parallelo a dA . [ I T = 1380 W / m 2 . d T = 159 ⋅ 10 m ] .     Problema 9 Alla distanza dT fra Terra e Sole l’intensità della radiazione elettromagnetica emessa dal Sole ha intensità IT. F = = πr =   I T  d  dt c c Mm GM 4π 3 FG = G 2 = 2 r ρ. ρ = 10 3 kg / m 3 . la forza F ha modulo dT  πr 2 . costante .67 ⋅ 10 Nm / kg .

corrisponde al caso di utri perfettamente elastici delle molecole d’aria sulla superficie della vela.        dove i ed r sono i versori dei raggi incidenti e riflessi. Il doppio aspetto. La forza F ha modulo: dp I I F= = An ⋅ 2 cosθ = 2 An cosθ . di area A.7 ⋅ 10 −8 m . si comprende che non esiste una pressione esrcitata da un’onda. perfettamente riflettente. esattamente come per una vela investita dal vento. di superficie perfettamente riflettente. le molecole di un gas) siano respinte dal Sole. La presenza del “vento solare” fa sì che particelle piccole (ad es. dt c c Commento.    14 . La quantità di moto trasportata da questi raggi nel tempo dt è dpi = ( I / c) An dt .2 3d T I T 1 F . i − r è ortogonale alla superficie. Commento. indicando con I l’intensità dell’onda. = FG 4 ρ cGM ro ro = 65. Si noti che ro non dipende dalla distanza dal Sole Problema 10 Si calcoli la forza F esercitata dai raggi solari su una superficie piana. Si noti che si può cambiare la direzione della forza variando θ . Il caso qui considerato. non attratte. Se si considera l’aspetto corpuscolare dell’onda. la cui normale forma un angolo θ con i raggi solari.  Soluzione Il tubo di flusso costituito dai raggi solari che intercettano la superficie ha sezione normale An = A cosθ . ed ha modulo 2 cosθ (per capirlo basta considerare le loro componenti parallela e perpendicolare alla superficie). la quantità di moto trasferita alla superficie nel tempo dt è dp = dpi − dpr = ( I / c) An dt (i − r ) . Questo spiega perché la “coda” delle comete tende ad allontanarsi dal Sole.

2 dp µ q EB B Commenti. dove E è il campo elettrico dell’onda nello stesso istante. energia hf. Si supponga che la velocità di deriva v d delle particelle di conduzione nel mezzo sia ad ogni istante proporzionale alla forza FE = qE . Si calcoli: a) l’energia dU ceduta dall’onda alla carica nel tempo dt. si trova per la particella un moto oscillatorio in cui la velocità non è in fase con il campo E . cioè per mostrare che nell’onda elettromagnetica p=U/v. scelto per ricavare nel modo più semplice la relazione tra U e p. si assimila l’onda ad un insieme di particelle (fotoni) con velocità c. b) la forza FB esercitata sulla particella dal campo magnetico dell’onda e la quantità di moto dp B acquistata dalla particella sotto l’effetto di FB nel tempo dt. dell’onda permette di calcolare la pressione con due metodi formalmente diversi ma equivalenti.     15     FB = q v d × B = µ q 2 E × B . direzione e verso di dp B sono quelli del vettore E × B : quindi dp B è parallelo e concorde con il vettore di Poynting. Al variare dello sfasamento si può passare da perfetto assorbimento a perfetta trasparenza. 1) La particella acquista anche una quantità di moto dp E nella direzione di E .              dp B = FB dt . diffusione) che rendono più complessi i bilanci di energia e quantità di moto. e possono intervenire altri fenomeni (riflessione. che coincide con il lavoro della forza FE .corpuscolare e ondulatorio. mettendole in oscillazione. Si noti che si tratta di un caso limite. a cui cede tutta la sua energia U e tutta la sua quantità di moto p. Infatti l’ipotesi che la velocità delle particelle v d sia in ogni istante proporzionale ad E non é mai rigorosamente verificata perché implica che la forza d’inerzia sia trascurabile (come se la particella avesse massa nulla). 2 Il modulo della quantità di moto è dp B = µ q 2 EB . e che la forza di attrito sia sempre uguale ed opposta ad FE . che però cambia segno ogni mezzo periodo e ha media nulla 2) Nel caso qui considerato. l’onda è completamente assorbita dal mezzo materiale. Nella trattazione corpuscolare. dU µ q2 E 2 E = = = v. . e si ponga v d = µ qE . quantità di moto hf/c. Problema 11 Un’onda elettromagnetica che si propaga in un materiale lievemente conduttore si attenua perché cede parte della sua energia alle cariche di conduzione.  c) dove v è la velocità dell’onda. Soluzione a) b)             dU = FE ⋅ v d dt = qE ⋅ ( µ qE )dt = µ (qE ) dt . e di eventuali forze elastiche. c) il rapporto dU / dp B . Se si tiene conto della massa delle particelle.

16 . la commutazione può essere effettuata ruotando di 90o l’antenna ricevente. sono utilizzate come generatore e ricevitore di onde elettromagnetiche. di lunghezza L << λ . od utilizzando un dispositivo con due antenne riceventi. figura). Per l’antenna trasmittente. ad eccezione di θ . l’intensità dell’onda in corrispondenza di a2 è proporzionale a sin 2 θ1 . si consideri attentamente l’Eq. Commenti. In ricezione. semplicemente utilizzando antenne rispettivamente verticali ed orizzontali. L’intensità di ricezione IR è quindi I R = a sin 2 θ1 sin 2 θ2 . Suggerimento. l’energia assorbita dall’antenna ricevente è in ogni caso proporzionale a sin 2 θ . per quella ricevente si tenga conto del fatto che è efficace la sola componente di E nella direzione dell’antenna e che l’intensità è proporzionale al quadrato dell’ampiezza di questa componente. Si considerino i casi di: a) antenne complanari (v.Problema 12 Due antenne a dipolo elettrico. 2) Il quesito b) fa capire che due stazioni possono trasmettere sulla stessa banda di frequenze. detto di reciprocità. e può essere considerato come un’estensione al campo di radiazione della relazione già trovata per circuiti accoppiati induttivamente (cioè del fatto che la mutua induttanza M rimane la stessa quando si scambiano i ruoli dei circuiti). 1) Il risultato qui ottenuto è un caso particolare di un teorema molto generale. Soluzione a) Se l’antenna trasmittente è a1. Si mostri che a parità di condizioni l’energia del segnale in ricezione non cambia se si scambiano i ruoli delle due antenne. b) antenne ortogonali alla loro linea di congiunzione e formanti un angolo θ fra loro. dove a è una costante che rimane invariata quando si invertono i ruoli delle antenne. La sua componente efficace ha ampiezza E o ⋅ sin θ2 .(21). assimilate a due sottili aste conduttrici identiche. b) Il calcolo è del tutto analogo. il campo E è ortogonale ad r ed oscilla con ampiezza Eo proporzionale a sin θ1 . Si noterà che tutte le grandezze che vi compaiono rimangono invariate quando si scambiano I ruoli delle antenne.

Commento.Problema 13 Un fascio di luce attraversa tre lamine polarizzatrici parallele. Commento. in modo che l’ultima lamina ha l’asse ruotato di un angolo N θ rispetto alla prima. in accordo con la legge di Malus. 1 f = . Di quanto si riduce l’intensità di un fascio rispetto alla configurazione con assi paralleli? [Si ponga Nθ = π / 2 e si considerino i casi con N =2 e con N =10] Soluzione Il calcolo è del tutto analogo a quello del Problema 13: dopo la seconda lamina l’intensità è ridotta di un fattore cos2 θ . 4 N f = 0. Per N =10. Soluzione La rotazione provoca una riduzione di un fattore cosθ del campo E dopo la seconda lamina. ! Problema 14 Un dispositivo è costituito da N+1 lamine polarizzatrici identiche e parallele. ed una riduzione dell’intensità di un fattore cos2 θ . Si calcoli l’intensità di uscita I dopo che l’asse della lamina intermedia è stato ruotato di un angolo θ nel piano della lamina stessa. θ= 20 θ= f = (cos2 θ ) . 4 π . Per polarizzatori ideali ed N sufficientemente grande il dispositivo ruota il piano di polarizzazione della luce senza praticamente attenuarlo. Il dispositivo agisce come un attenuatore di fascio.78 . ed esce con intensità Io. Problema 15 17 . π . La terza lamina provoca un’ulteriore riduzione dello stesso fattore cos2 θ . Dopo l’ultima lamina il fattore di riduzione è Per N =2. cioè agisce come un rotatore. che non altera il suo stato di polarizzazione. con assi paralleli. perché è attiva la sua sola componente parallela all’asse. quindi I = I o cos 4 θ . con assi ruotati di un angolo θ l’uno rispetto all’altro.

ad eccezione di θ .(21). Si noti però che la luce diffusa dall’atmosfera non é mai totalmente polarizzata a causa delle diffusioni multiple: in direzione ortogonale ai raggi solari arriva anche la luce che ha subito due o più diffusioni da molecole diverse con angoli di diffusione diversi da π / 2 . permettendo di misurare separatamente I / / e I ⊥ . α è detto angolo di diffusione. che hanno la stessa ampiezza ed inducono oscillazioni con la stessa ampiezza. Si calcolino le intensità delle onde diffuse mediante l’Eq. riportando le direzioni dei raggi diretto e diffuso e della componenti E / / e E ⊥ del campo E lungo i due raggi: questo facile compito è lasciato allo studente). Si ottiene quindi: I / / / I ⊥ = sin 2 α . Commenti. nota la riflettanza R⊥ = 015 delle due superfici del vetro (in corrispondenza dell’angolo di . Brewster). si può sfruttare questo fatto per attenuare con un polarizzatore la luminosità dell’atmosfera. Si calcoli il rapporto fra le intensità I / / e I ⊥ in uscita da una lamina polarizzatrice posta sul cammino del raggio diffuso. Per α = π / 2 la componente I// è nulla: la luce diffusa è totalmente polarizzata. (Può essere utile evidenziare gli angoli θ e α con due figure.Un fascio di luce non polarizzato incide su un atomo. I ⊥ = a . " " Problema 16 Un fascio di luce naturale di intensità Io incide su una lamina di vetro con indice di rifrazione n. Si considerino separatamente le componenti E / / e E ⊥ del campo E dell’onda incidente. con piano di polarizzazione ortogonale al piano di diffusione. Si calcoli: a) l’angolo di incidenza θB sotto cui il raggio riflesso è totalmente polarizzato (angolo di Brewster). La luce diffusa dall’atomo in una direzione che forma un angolo α con il fascio incidente è parzialmente polarizzata. c) il rapporto I / / / I ⊥ per un raggio che attraversa 8 lamine identiche. pensando che tutte le grandezze che vi compaiono sono le stesse per I / / e I ⊥ . Il piano individuato dai raggi incidente e diffuso è detto piano di diffusione. Soluzione Per polarizzazione parallela l’angolo θ coincide con α . In fotografia. b) il rapporto I / / / I ⊥ per il raggio che attraversa la lamina dopo due rifrazioni. con asse rispettivamente parallelo e perpendicolare al piano di diffusione. Si pensi infine che la lamina polarizzatrice trasmette la sola componente parallela al suo asse. per polarizzazione perpendicolare θ = π / 2 . dove a è una costante. mettendone in oscillazione gli elettroni. Soluzione 18 . Suggerimento. e I / / = a sin 2 α .

valide in generale. ciascuno con intensità Io/2. si deduce: # # 19 . quindi: I // = Io / 2 .7225 . Nel punto z =0 le componenti x e y del campo E dell’onda variano nel tempo con leggi E x = a sin ω t .074 . e la sua intensità è I ⊥ = (1 − R⊥ ) I o / 2 . tutta l’energia del raggio è rifratta (o trasmessa). Dalla legge della rifrazione si ricava sin θ B sin θ B n= = = tan θ B . E y = b sin ω t . Nel calcolo si sono trascurate le riflessioni multiple all’interno delle singole lamine e fra lamine consecutive. esprimendoli in funzione del vettore d’onda k del vuoto ed egli indici di rifrazione no e ne. Componente parallela: sotto l’angolo di Brewster R/ / = 0 . 2 2 Si ha quindi: c) dopo le 8 lamine I ⊥ / I / / = (1 − R⊥ ) = 0. sin θt sin(π / 2 − θ B ) b) Detta Io l’intensità del raggio incidente. dove a e b sono due costanti. la correzione è comunque piccola. b) Si dica come variano nel tempo le componenti Ex e Ey del campo E nel punto z. c) Si calcoli la differenza di fase δ fra le onde ordinaria e straordinaria in z = d. 16 I ⊥ / I / / = (1 − R⊥ ) = 0. Con molte lamine si può ottenere luce polarizzata anche in trasmissione. all’interno di un cristallo uniassico con asse ottico parallelo all’asse y. Componente perpendicolare: il raggio riflesso dalla prima superficie ha intensità R⊥ I o / 2 . Problema 17 Un fascio di luce si propaga lungo l’asse z di una terna cartesiana. lo si scomponga idealmente in due raggi polarizzati parallelamente e perpendicolarmente al piano di incidenza. quello rifratto ha intensità (1 − R⊥ )I o / 2 . perchè l’energia si conserva.a) L’angolo di Brewster θB soddisfa alla condizione θ B + θt = π / 2 . Dopo la seconda superficie della lamina il raggio rifratto è ulteriormente ridotto di un fattore 1 − R⊥ . a) Si dica quanto valgono i vettori d’onda ordinario ko e straordinario ke del mezzo. Commento. Soluzione a) Dalle relazioni v = ω / k e v = c / n. con il vantaggio che il raggio trasmesso è parallelo a quello incidente. dove θt è l’angolo di rifrazione.

all’uscita sono sfasate. b) Si risolva l’analogo problema per una lamina a mezz’onda. E x = a sin(ω t − k o z ) . con una scelta opportuna dell’origine dei tempi. (ne-no)d è la differenza dei camiini ottici. possiamo porre: E x = E o sin ω t . a) E y = ± E o cos ω t . ignorando così le riflessioni alle due superfici della lamina). La polarizzazione è circolare ed i due segni corrispondono a rotazioni opposte del vettore E . dove δ è lo sfasamento. si considerino gli istanti t = 0 e un istante t immediatamente successivo. Soluzione All’entrata delle lamine le componenti Ex ed Ey di E hanno la stessa ampiezza Eo e sono in fase. Ex=0. Il prodotto nd è detto cammino ottico. ω ω = = no k . Per individuare il senso di rotazione. E y = E o sin(ω t + δ ) . Per mostrare che la polarizzazione è circolare basta quadrare e sommare membro a membro le due equazioni.k= b) ω . c ko = c) δ = (ω t − k o d ) − (ω t − k e d ) = ( k e − k o ) d = (ne − no ) k d . v o c / no k e = ne k . Si ottiene: 2 E x2 + E y = E o2 Interpretando Ex ed Ey come le coordinate cartesiane del punto che rappresenta il vettore E . la relazione mostra che questo punto sta su una circonferenza di raggio Eo. Commenti. e la differenza dei cammini ottici è detta mezz’onda se δ = π . (Si supponga che tutta l’energia dell’onda sia trasmessa. il vettore E è diretto lungo y ed i due segni corrispondono a versi opposti. Il problema fa capire che una lamina di materiale uniassico di spessore d agisce come lamina di ritardo ed introduce uno sfasamento δ = ( ne − n o ) k d = 2π ( ne − n o )d / λ . Problema 18 a) Si consideri una lamina quarto d’onda in cui i raggi ordinario e straordinario sono polarizzati nelle direzioni x e y di un sistema cartesiano. E y = b sin(ω t − k e z ) . La lamina è detta quarto d’onda se δ = ±π / 2 . $ $ $ $ 20 . Si dica quale è lo stato di polarizzazione della luce trasmessa se il raggio incidente è polarizzato linearmente lungo la bisettrice degli assi (x. Per t=0. δ = ±π / 2 .y) che giace nel I e III quadrante.

Per t positivo e molto piccolo. Il vettore E è ruotato. & ' % % 21 . Il piano di polarizzazione è ruotato di 90o. Ex è positivo. Qui ci limitiamo ad osservare che un fascio di luce polarizzato circolarmente possiede momento angolare L con modulo L = U / ω . b) E y = E o sin(ω t + π ) = − E o sin ω t = − E x . la stessa direzione del fascio. antioraria per Ey= -Eo. la cui equazione è y = -x. La polarizzazione circolare è di grande interesse sia concettuale che applicativo. Ey è rimasto invariato (a meno di infinitesimi del secondo ordine rispetto a t). Un fotone ha energia hω / 2π . e versi opposti in corrispondenza di rotazioni opposte. Commento. indipendentemente dalla frequenza dell’onda. il suo momento angolare coincide quindi con la costante universale = h / 2π . con rotazione oraria per Ey= +Eo. La polarizzazione è ancora lineare ed il vettore E è diretto lungo la bisettrice degli assi coordinati che giace nel II e IV quadrante.

Ogni punto dello schermo dovrà essere considerato come un ricevitore: si eviti l’errore di sommare onde in arrivo in punti diversi. oppure geometricamente. un’onda acustica viene percepita dal nostro orecchio come un segnale continuo se la sua frequenza è superiore a 20 s -1. cioè fornire un segnale che dipende solo dal quadrato dell’ampiezza. Il ricevitore deve essere sensibile all’intensità dell’onda risultante. L’ampiezza a che compare nelle Eq. 2. 2 2 φ = 1 ). uguagliare separatamente i coefficienti di sin ω t e di cos ω t . Spostando il ricevitore si percepiscono massimi e minimi di intensità che. 2 a 2 = a12 + a 2 + 2a1a 2 cos δ . In questo intervallo di frequenze l’orecchio è sensibile all’intensità dell’onda. rappresentando le 2) dove ∑a n =1 2 N 1 Nδ   sin(ω t + nδ ) = a sin ω t + .1. quindi eliminare φ sfruttando l’identità sin φ + cos funzioni sinusoidali mediante vettori piani (fasori). In ottica i fenomeni di interferenza possono essere osservati semplicemente raccogliendo la luce su uno schermo.1.CAPITOLO VIII INTERFERENZA E DIFFRAZIONE Premessa. nei problemi proposti. richiede calcoli formalmente identici: anziché di massimi e minimi di interferenza si preferisce però parlare di battimenti. possono essere calcolati mediante le Eq. (1’) L’equazione può essere ricavata analiticamente (basta utilizzare l’identità sin(α + β ) = sin α cos β + cos α sin β . 1) dove a1 sin(ω t + φ1 ) + a 2 sin(ω t + φ2 ) = a sin(ω t + φ ) . ma che dipende dalla posizione del ricevitore(1). che viene trattato come uno scalare: questo (1) Il caso in cui la differenza di fase vari nel tempo.  2  2 1 (2) sin 2 ( Nδ / 2) a =a . 2 è il campo elettrico. sin 2 (δ / 2) (2’) Interferenza Si osservano fenomeni di interferenza quando due o più onde arrivano su uno stesso ricevitore con una differenza di fase che rimane costante nel tempo. 1 . con ricevitore fisso. (1) δ = φ2 − φ1 . ed inferiore a 20000 s -1. Ad es.

D sin θ R = 122λ dove D è il diametro della fenditura. (6) Criterio di Rayleigh. Per la luce si è soliti indicare con λ la lunghezza d’onda nel vuoto: in un mezzo con indice di rifrazione n la lunghezza d’onda è λ /n. occorre anche tenere conto delle eventuali differenze di fase tra le sorgenti e. Problema 1 Sul nostro orecchio arrivano due onde acustiche con ampiezza ao ed a. due figure di diffrazione sono “separate” se le direzioni dei raggi formano un angolo superiore a θR .implica ovviamente che i campi associati alle diverse onde siano (o possano essere considerati in pratica) paralleli fra loro. sia incidenti che rifratti. l’orecchio percepisce massimi e minimi di intensità (battimenti). paralleli tra loro) Fenditura rettangolare. Il primo zero di intensità cade sotto l’angolo θR (angolo di risoluzione) dato dalla relazione (5) d sin θ R = λ Fenditura circolare: θR e dato dalla relazione: . con f 1 << f o . Calcolo della differenza di fase Una differenza di cammino ∆d comporta una differenza di tempo ∆ t ed una differenza di fase ∆φ . Si calcoli l’intervallo di tempo t fra massimi successivi. θ l’angolo fra il fascio di raggi paralleli considerati e la normale alla fenditura. frequenze fo e f = f o + f 1 . Fenomeni di diffrazione di Fraunhofer (raggi. n ∆d è detto “ differenza di cammino ottico”. 2 . per i raggi riflessi. Per valutare la differenza di fase fra due onde in arrivo sul ricevitore. con raggi incidenti ortogonali alla fenditura: 2  sin φ / 2  (4) I = Im    φ/2  2π dove φ = d sin θ è la differenza di fase fra i raggi provenienti dai bordi della λ fenditura. e ∆d / λ va sostituito con n ∆d / λ . legate dalle relazioni: ∆d ∆t ∆φ (3) = = λ 2π T dove T è il periodo e λ è la lunghezza d’onda del mezzo. fra raggio incidente e riflesso: nella riflessione vetrosa si ha effettivamente una differenza di fase (uguale a π ) se e solo se i raggi incidente e riflesso stanno nel mezzo con indice di rifrazione minore. d la sua larghezza. Se f1 < 20 s -1.

3. l’orecchio non percepisce massimi e minimi di intensità ma un suono continuo. Per gli strumenti a corda si può utilizzare sia la prima armonica che una delle armoniche successive. quando (2. Soluzione Con un’opportuna scelta dell’origine dei tempi il segnale risultante può essere così scritto: a o sin ω o t + a sin ω o t + δ (t ) dove ω o = 2π f o . 1) L’inverso di t è la frequenza di battimento. il ricevitore è posto in x =D. velocità del suono vs=340 m/s. il massimo successivo cade nell’istante t per cui 2π f 1t = 2π . e coincide con f1 (differenza di frequenza delle due onde).1) d = mλ . non puro (che può risultare sgradevole: si parla di dissonanza). b) quale è l’intervallo di tempo fra massimi successivi se la seconda sorgente si muove lungo x con velocità v. Si dica: a) per quali valori di d si hanno masimi di intensità. [f = 680 s -1. si hanno massimi quando la differenza di fase è un multiplo intero di 2 π . Problema 2 Due sorgenti sonore identiche ed in fase.1’. il suo quadrato è quindi: 2 a o + a 2 + 2a o a1 cos(2π f 1 t ) .5 s −1 ] Suggerimento.[ f o = 680 s −1 . 2) Il fenomeno dei battimenti segnala un’eventuale piccola differenza di frequenza fra un segnale campione ed il suono emesso da uno strumento musicale. di frequenza f. e può essere utilizzato per accordare lo strumento. δ (t ) = 2π f 1 t . ricordando che ω = 2π f ed interpretando δ come un differenza di fase variabile nel tempo. L’intensità è proporzionale al quadrato dell’ampiezza ed è quindi massima negli istanti in cui cos(2π f 1t ) = 1 . per l’Eq. 1’. ± 1. m = 0. sono poste nei punti x = 0 e x = d. ± 2 dove λ = v s T = v s / f = 0. Si utilizzino le Eq. 3 . Si ha un massimo per t = 0. e quindi.5 m . sicché risulti d = vt. Risulta: t = 1 / f1 = 2 s . [ ] Commenti. Se f1 è maggiore di 20 s -1. 1 ed 1’. f 1 = 0. L’ampiezza risultante soddisfa all’Eq. v = 1 m/s] Soluzione a) Per l’Eq. con D>d.

posta sull’asse y’: è possibile che questa sorgente. D = 40 cm] 4 . in accordo con la teoria della relatività. generi una figura di interferenza i cui massimi coincidano con quelli calcolati in a)? c) Detta I(y) l’intensità che si ottiene con la prima sorgente.(2. e la distanza D così grande che i raggi in arrivo nel generico punto P dello schermo possano essere considerati paralleli. I’(y) quella con la seconda sorgente.5 µm . 1) Si noti l’analogia con il Problema 1: l’onda emessa dalla sorgente in moto arriva sul ricevitore con frequenza diversa da f (effetto Doppler-Fizeau). le Galassie si allontanano. da sola. ma dalla velocità di sorgente e ricevitore rispetto al mezzo in cui l’onda si propaga (cioè l’aria). Si hanno due massimi successivi per d = 0 e d = λ . distanza fra le fenditure d = 20 µm . Commenti. la frequenza aumenta se sorgente e ricevitore si avvicinano. Problema 3 Si consideri il dispositivo interferenziale rappresentato in figura. quale è l’intensità quando sono presenti entrambe le sorgenti? [ λ = 0.b) Si continuano ad avere massimi quando d soddisfa all’Eq. Per le onde elettromagnetiche nel vuoto interviene invece la sola velocità relativa sorgentericevitore. b) Si consideri una seconda sorgente S’ identica. a) Si calcolino i valori di y corrispondenti ai massimi di ordine zero ed uno. corrispondenti agli istanti t = 0 e t = λ / v = 0. diminuisce nel caso opposto. La luce proveniente da Galassie lontane è spostata verso il rosso: f diminuisce.5 m / 1m s −1 = 2 s .1). 2) Per le onde acustiche la variazione di frequenza non dipende solo dalla velocità relativa della sorgente rispetto al ricevitore. supponendo la sorgente S puntiforme e monocromatica.

il massimo di ordine uno se  λ d sin θ1 = λ . dove d1' e d 2' sono le distanze di S’ dalle due fenditure. la differenza di cammino fra i raggi in arrivo in P è d sin θ si ottiene il massimo di ordine zero se d sin θo = 0. 2) Una sorgente luminosa estesa può sempre essere scomposta idealmente in sorgenti puntiformi: si comprende quindi che con una sorgente estesa lo schermo possa apparire uniformemente illuminato. lo schermo appare uniformemente illuminato. Commenti. Nel caso qui considerato. θ1 = sin −1   ≅ 0. d) si rappresenti infine l’andamento qualitativo di I in funzione di δ .5 considerato nel commento 1. le sorgenti si comportano come se fossero in fase: i massimi di interferenza cadono esattamente nelle stesse posizioni considerati in a. θo = 0. una sorgente reale può essere supposta praticamente puntiforme se le sue dimensioni sono piccole rispetto al valore y’ = 0. 5 . con differenza di fase 2π ' δ= (d 2 − d1' ) . b) il minimo valore di δ per cui I = 0. Problema 4 Su un ricevitore arrivano tre onde di uguale ampiezza a1 ed intensità I1. Detta I l’intensità risultante. si calcoli: a) il minimo valore di δ per cui I = I 1 . y o = 0 . y1 = D tan θ1 ≅ 1 cm . se sono presenti entrambe le sorgenti. 1) Nel punto di mezzo fra y ' = 0 ed y ' = 1 cm . Se δ = 2π λ (o un multiplo intero di 2 π ). e sfasamenti tali che la perturbazione risultante può essere così rappresentata: y = a1 [sin ωt + sin(ωt + δ ) + sin(ωt + 2δ )] .Soluzione a) Le fenditure si comportano come sorgenti coerenti ed in fase. Questo si verifica per y ' = 1 cm (i calcoli sono identici a quelli già effettuati in a). cioè per y ' = 0. i massimi di S’ cadono in corrispondenza dei minimi di S.5 cm . ed utilizzando il metodo dei fasori.025 rad . c) I per δ = π e δ = 2π . c) L’intensità risultante è la somma delle due intensità. d b) Le fenditure si comportano come sorgenti coerenti ma sfasate.

con periodo δ = 2π . 6 . Per δ = 2π i fasori sono allineati (come per δ = 0 ): risulta a = 3a1 ed I = 9I1. d) Il diagramma è periodico. a è quindi uguale all’ampiezza a1 del terzo. I = I1.Soluzione a) Si ottiene a = a1 ed I = I1 per δ = π / 2 : la poligonale dei fasori è infatti un quadrato. c) Per δ = π due fasori sono opposti e si elidono a vicenda. b) La poligonale dei fasori è un triangolo equilatero. δ = 2π / 3 .

Primo principio dU = dQ − dL (6) dQ è il calore fornito al sistema e dL è il lavoro fornito dal sistema: la relazione può essere assunta come definizione della funzione di stato U che rappresenta l’energia interna del sistema.CAPITOLO IX TERMODINAMICA Definizioni Capacità termica Calore specifico Calore termico molare Dove m è la massa. (T2 > T1 ) . scala Celsius (5) TC = T − 27315K . L dove Q è il calore estratto alla cella frigorifera. calore assorbito per il ciclo di Carnot reversibile η = 1 − T1 / T2 . Entropia S S f − Si = per trasformazioni reversibili. n è il numero di moli. dT (1) (2) (3) 1 dQ . Rendimento di un motore termico lavoro effettuato . m dT 1 dQ C= n dT p ptr (4) (V = cost. (8) ∫ i f dQ T (9) 1 . ptr è la pressione al punto triplo dell’acqua). . Temperatura Scala delle temperature del gas ideale T = 27316 K lim . ptr → 0 C' = c= dQ . η = (7) Coefficiente di prestazione (o di efficienza) della macchina frigorifera: Q K= .

Velocità molecolare quadratica media 3k B T 3RT (11) v qm = = m M dove k B ≡ R / N A (costante di Boltzmann). Energia interna 1 (12) RT 2 (f è il numero dei gradi di libertà: 3 per i gas monoatomici. [T=300 K. Equazione dell’adiabatica reversibile: pV γ = cos tan te . m è la massa della molecola. 5 o 7 per quelli biatomici). aumenta in caso contrario. U =nf Capacità termiche molari A volume costante CV = fR / 2 . b) l’energia media E di una singola molecola e la sua velocità quadratica media (si supponga che la molecola possiede 3 gradi di libertà traslazionali e due rotazionali). n=1] Soluzione 2 . a pressione costante C P = CV + R . R è la costante universale dei gas. M = N A m è la massa molare e NA è il numero di Avogadro (numero di molecole in una mole).Entropia e secondo principio L’entropia dell’”universo” (sistema +ambiente) rimane invariata se tutte le trasformazioni sono reversibili. Gas ideali (10) Equazione di stato pV = nRT . Problema 1 Si determini: a) l’energia interna di n moli di idrogeno a temperatura T e le sue capacità termiche molari CV e CP. c) la velocità quadratica media dell’elio He (massa molare 4 g mole-1) e dell’argon Ar (massa molare 40 g mole -1). (14) (13) γ = C p / CV .

035 ⋅ 10 − 20 J . S = 800 W / m 2 s . v qm = 432 m / s per Ar. l’argon è relativamente abbondante (~1%).77 J / K .5 nRT = 6232 J . occorre considerare la sola energia traslazionale. η = 0. che è l’elemento più abbondante nell’universo. 2 per il calcolo della velocità media.31 J mole −1 K −1 ⋅ 300 K = = 1934 m / s. ed è quindi quella che più si avvicina alla velocità di fuga dei corpi dal nostro pianeta (che è di 11. L’aumento di temperatura è   3 . Le molecole di idrogeneo presenti negli strati superiori dell’atmosfera che raggiungono la velocità di fuga possono sfugire all’attrazione terrestre. sia praticamente assente nell’atmosfera terrestre: la sua velocità quadratica media è maggiore delle velocità quadratiche medie di tutte le altre molecole. al contrario. dove m è la massa di una singola molecola. 5 b) E = k B T = U / N A = 1. la capacità termica dell’acqua è C ' = cm ≡ cρ V = cρ Ah . e supponendo che solo una frazione η dell’energia incidente sulla superficie dello stagno sia assorbita dall’acqua. si ottiene: 3k B T 3RT v qm = = = m M a) U= 3 ⋅ 8. Il calcolo effettuato in b) giustifica il fatto che l’idrogeno. nell’atmosfera è praticamente assente. θ = 60 . Le stesse considerazioni valgono per i gas rari: nell’universo l’elio è il più abbondante.2 km/s). 2 1 dU 5 CV = = R = 20. n dT 2 C P = CV + R = 29. 1 3 ponendo mv 2 = k B T .08 J / K . La massa 2 2 molare dell’idrogeneo e m=2 g mole-1. Problema 2 Si calcoli l’aumento di temperatura dell’acqua di uno stagno di profondità h in una giornata di Sole di durata t. t = 10 ore. l’energia incidente è W = S ⋅ cosθ ⋅ A ⋅ t . con θ il valore medio efficace dell’inclinazione dei raggi solari rispetto alla verticale durante la giornata. Commento. indicando con S il valor medio del vettore di Poynting.1] Soluzione Detta A l’area dello stagno. 0.002 kg mole −1 c) I calcoli sono del tutto analoghi e si trova v qm = 1367 m / s per He. [h =1 m.

5 ⋅ 3. dove Pt è l’energia fornita alla stufa.3 kg m − 3 ⋅ 60 m 3 ⋅ 5 ⋅ 8. supponendo che le molecole possiedano 5 gradi di libertà. reversibilmente fino a dimezzare la pressione. C’= nCV la capacità termica del gas. ρ = 13 kg / m 3 . Si calcoli: a) la temperatura finale Tf. nota quella iniziale Ti.3 min Commento. ρ = 10 3 kg / m 3 .W ⋅ η S ⋅ cosθ ⋅ A ⋅ t . [V = 60 m 3 . Si noti però che si continua ad avere sensazione di freddo fino a che non si riscaldano anche le pareti e gli oggetti contenuti nella stanza. CV = 5R/2 è la capacità termica molare a volume costante. 4 . n = ρ V / M = massa/ massa molare è il numero di moli.⋅η = . Detti M la massa molare ed f il numero di gradi di libertà di ogni molecola. si ottiene: 800 J m −2 s −1 ⋅ 0. b) le energie interne iniziale e finale. Questo fatto spiega anche la sensazione di freddo che si prova in prossimità di larghe vetrate. ∆T = 15K . si calcoli il t empo t richiesto per aumentare la temperatura di ∆T con una stufa elettrica di potenza P. perché alla sensazione di caldo o freddo contribuisce in modo determinante l’energia elettromagnetica emessa dagli oggetti solidi contenuti nell’ambiente (che aumenta approssimativamente con legge T4. Risulta: nC ∆T ρ ⋅ V ⋅ 5 ⋅ R ⋅ ∆T t= V = = P M ⋅2⋅ P 1. f = 5. 3 −1 −1 −3 4186 J kg K ⋅ 10 kg m ⋅ 1m ∆T = Problema 3 In un recipiente adiabatico con volume V è contenuto azoto con densità ρ . P = 2 kW ] . ∆T = = 0.34 K . C' c⋅ ρ ⋅ A⋅h Ricordando che c = 1 cal / g K = 4186 J / kg K .6 ⋅ 10 4 s ⋅ 01 . Problema 4 Una mole di un gas ideale biatominco ( γ = C P / CV = 14 ) si espande adiabaticamente e .31 J mole −1 K −1 ⋅ 15 K = = 28 g mole −1 ⋅ 2 ⋅ 2 ⋅ 10 3 W = 434 s = 7. M = 28 g / mole. Il calcolo fornisce l’ordine di grandezza del tempo che impiega una stufa elettrica a riscaldare l’aria di una stanza. Soluzione Vale la relazione Pt = C ' ∆T . dove T è la temperatura assoluta).

5 . È però più semplice utilizzare il primo principio della . Nel calcolo qui effettuato la diminuizione è di 50 K: si pensi però che in condizioni di equilibrio termico la temperatura sarebbe uniforme.0233 m 3 . Si calcoli la variazione di entropia del sistema supponendo che il calore specifico c dell’acqua sia indipendente da T.82 = 230 K . supponendo nota la sua pressione iniziale pi. V f = RT f / p f = 0.0382 m 3 .c) il lavoro L effettuato dal gas sull’esterno. pi = 105 Pa] Soluzione a) Utilizzando l’equazione di stato pV = nRT per eliminare V dall’equazione pV γ = cos t dell’adiabatica reversibile si ottiene T p (1−γ )/γ = cos t . p   f b) Dalla relazione U = 5nRT / 2 si ottiene: . i i γ −1 γ −1 f f [ ] ( ) L’equazione di stato fornisce Vi = RTi / pi = 0. e che sono sempre presenti molti meccanismi che tendono a portare un sistema all’equilibrio termico. Commenti. quindi: . utilizzando le equazioni L = − ∫ pdV . quindi ∆Eint = −104 kJ . Si ottiene Vf L = − pVi i = γ Vi ∫V −γ dV = − 1 Vf pVi γ [V 1− γ ]V = i i 1− γ 1 1 pVi γ V f1− γ − Vi 1− γ = p V − pVi . termodinamica ∆E int = Q + L (L compare col segno + perché è il lavoro effettuato dal gas sull’esterno). c) Il lavoro può essere calcolato direttamente. La trasformazione è adiabatica. Problema 5 Una massa m di acqua a temperatura T1 = To − ∆T viene versata in una uguale massa d’acqua a temperatura T2 = To + ∆T . Vi Vf (1−γ )/γ pV γ = piVi γ . [Ti = 280 K. U i = 582 kJ . da cui  p  T f = Ti ⋅  i  = 280 K ⋅ 0. Alla quota di 7 km la pressione è circa dimezzata e la temperatura media è di circa 40 K inferiore alla temperatura media al livello del mare. 1) Nelle correnti ascensoniali dell’atmosfera la trasformazione di una generica massa d’aria può essere considerata in prima approssimazione adiabatica e reversibile: l’aria si raffredda. 2) Le espansioni adiabatiche vengono utilizzate in criogenia per raffreddare i corpi. L = U f − U i = −104 kJ .78 kJ .. U f = 4.

2) I problemi in cui e richiesto il calcolo della variazione di entropia nel passaggio di calore da un corpo caldo ad uno freddo si risolvono in modo analogo: si calcola prima la temperatura finale. quindi ∆S = 2 R ln 2 . ed hanno quindi la stessa temperatura.Soluzione La temperatura finale è To. si ha:  T T  dQ o dQ S f − Si = ∫ +∫ = mc ln o + ln o  = T T2 T T2   T1 T1 To T   To2 To2 = mc ln = mc ln  2 2  > 0. . a) Si calcoli la variazione di entropia di una mole di un gas ideale. dS = dV = R = = pdV = T T T T V V 2V dV . ponendo dQ = dL (in quanto dU = 0). la variazione di entropia è la somma delle variazioni che si ottengono portando reversibilmente una massa m di acqua da T1 a To ed un’uguale massa da T2 a To. Soluzione a) Gli stati iniziale e finale del gas hanno la stessa energia interna. per il primo principio della termodinamica. quando si solleva la parte mobile (si supponga che il processo sia adiabatico). Possiamo quindi calcolare la variazione di entropia considerando la trasformazione isoterma che collega i due stati. b) si effettui l’analogo calcolo. La variazione di entropia del secondo gas è identica. Problema 6 Un recipiente è diviso da una parete mobile in due parti uguali. Ricordando che dQ = mcdT . Sf > Si: l’aumento di entropia che si ottiene rappresenta l’ “entropia di mescolamento”. 1) La trasformazione è adiabatica ed irreversibile. mentre la diffusione di un gas in un altro gas è un processo irreversibile. cioè non dipende dalla presenza o meno di un altro gas nel secondo recipiente. e che i gas siano diversi. 6 . Il calcolo effettuato in b) fornisce il caso tipico di “entropia di mescolamento”. quindi la variazione di etropia di ciascun corpo. ciascuna con volume V. supponendo che inizialmente ciascuna delle due parti del recipiente contenga una mole di gas. inizialmente contenuto in una delle due parti. Commento. e 1 RT dQ dL 1 dV . T1T2  To − ( ∆T )  Commenti. S f − Si = ∫ R = R ln 2 = 139 R = 115 J / K V V b) La variazione di entropia del primo gas è identica a quella calcolata in a). Si noti che se i due gas fossero identici non si avrebbe nessuna variazione di entropia: infatti lo spostamento delle molecole di uno stesso gas da un recipiente all’altro (con pressioni e temperature identiche) è un processo reversibile.

Detta mi la massa iniziale dell’elio a temperatura Ti. Si indichi con K il valore di vaporizzazione. Soluzione 7 . smagnetizzazione adiabatica di una sostanza paramagnetica. c = 4 Jg −1 K −1 . Tf = 3. con c la capacità termica in fase liquida e si supponga che il processo sia adiabatico. Per raggiungere temperature molto basse si utilizzano di solito processi adiabatici che comportano un abbassamento di temperatura: espansione adiabatica di un gas.5 K] Soluzione Il calore dQ = K dm ceduto dal liquido durante la vaporizzazione di una massa dm è uguale al calore dQ = cm dT necessario per variare di dT la temperatura della massa m di elio ancora presente in fase liquida (si noti che dQ. b) uguale ad aT 3. si calcoli la massa finale mf di liquido quando la sua temperatura ha raggiunto il valore Tf. Il problema fa riferimento ad una delle trasformazioni più utilizzate intorno ad una temperatura di 4 K (se si vuole calcolare correttamente ∆T su un intervallo più ampio di temperature occorre tenere conto del fatto che c e K dipendono dalla temperatura). Ti = 4. A temperature inferiori al grado Kelvin è molto utilizzata la smagnetizzazione adiabatica. [ K = 23 Jg −1 . dm. vaporizzazione adiabatica di un liquido. . mi = 1 kg . dT sono tutti negativi).84 kg . se ne abbassa la temperatura.. Dall’eguaglianza K dm = cm dT si deduce dm c = dT m K che integrata fra gli stati iniziale e finale fornisce m f = mi exp cK −1 T f − Ti [ ( . Problema 8 Si calcoli l’entropia Sf di n moli di un solido monoatomico a temperatura Tf supponendo note le corrisponedenti grandezze Si e Ti. dove a è una costante. )] = 1 kg exp(−0174) = 0. Commento.5 K. e supponendo che la sua capacità termica molare C sia: a) costante ed uguale a 3R.Problema 7 Sottraendo con una pompa a vuoto i gas di vaporizzazione dell’elio liquido.

3 mentre il calcolo a) perde significato quando si pone Ti = 0. 2) Il risultato b) è in accordo con il terzo principio della termodinamica. che può essere così formulato: la variazione di entropia di un corpo per una trasformazione reversibile tende a zero per T che tende a zero.a) b) dQ S f − Si = ∫ = T i Tf f Tf Ti ∫ nC dT = n 3R ln T f / Ti . . Si noti che l’espressione trovata in b) permette di porre Si = 0 per Ti = 0. Detta Ti la temperatura iniziale. supponendo costante: a) il volume V del gas. energia interna ed entropia in un processo adiabatico. Problema 9 In n moli di un gas ideale monoatomico lievemente conduttore si manda corrente per un tempo t mediante due elettrodi collegati ad un generatore di f. si calcolino le variazioni di temperatura. e si pensi che per abbassare la temperatura si operano le trasformazioni rappresentate in figura (si veda il commento al Problema precedente). Una delle conseguenze più importanti del terzo principio è la seguente: nessun sistema può essere portato allo zero assoluto con un numero finito di operazioni (questa affermazione può essere assunta come formulazione alternativa del principio stesso). e fornisce S (T ) = na 3 T . Soluzione Il lavoro Le fornito sotto forma di energia elettrica ha in entrambi i casi modulo 8 ¡ .e.m. b) la pressione p del gas. T na 3 T f − Ti 3 . 1) Il calore molare dei solidi è pressoché costante a temperature sufficientemente elevate e tende a zero per T che tende a zero. 3 ( ) S f − S i = na ∫ T 2 dT = Ti ( ) Commenti. Per comprendere la relazione fra i due enunciati si considerino gli andamenti di S in una sostanza paramagnetica per due diversi valori del campo B.

e con un termostato con capacità termica C e temperatura iniziale T2 > T1 . Cp 5 dQ ∆S = ∫ = T i f Tf ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ Ti ∫ nC p dT T = nC p ln Commenti: L’energia fornita al gas per effetto Joule gioca in questo problema lo stesso ruolo di un calore fornito. Calcolare il lavoro totale L che si può ottenere. n(CV + R)dT = IdT . supponendo che tutte le trasformazioni siano reversibili e che l’abbassamento di temperatura del termostato durante un singolo ciclo sia trascurabile agli effetti del calcolo del rendimento del ciclo. ∆T = = nCV n ⋅ 3R / 2 perchè i gas ideali monoatomici hanno un energia interna U = nCV T . nC p (Si arriva più brevemente allo stesso risultato pensando che agli effetti pratici è come se si fornisse al gas una quantità di calore Q = It e ricordando la definizione di Cp). ed integrando. a) La variazione di energia interna è ∆U = It . C 3 ∆U = nCV ∆T = V It = It . . a tempratura T1. si ottiene pdV = nRdT . Ricordando che CV+R = Cp. si ottiene It ∆T = .Le = I t . [ T2 = 2T1 = 600 K . ma deve essere considerata come un lavaro : il calore è infatti per definizione lo scambio di energia derivante da una differenza di temperature. Per il calcolo di ∆S occorre considerare una trasformazione reversibile fra gli stessi stati estremi. Differenziando l’equazione di stato pV=nRT. uguagliando dU a dL si ottiene poi: nCV dT = Idt − nRdT . C = 108 J / K ] 9 ¢ ¢ ¢ ¢ Tf Ti . scambiando calore con l’ambiente esterno. Si ottiene Tf f Tf nC dT dQ ∆S = ∫ =∫ V = nCV ln . T T Ti i Ti b) Il lavoro complessivo fornito al gas nel tempo dt è: dL = Idt − pdV e coincide con la variazione di energia interna dU = nCV dT . Problema 10 Un motore termico lavora in ciclo di Carnot. con p costante. la variazione di temperatura è ∆U It .

T  2 T2   T2 10 . Si ha quindi:  T1   T1   T1  dL =  1 −  dQ =  1 −  C dT =  1 −  C ( − dT )    T T T ( dT = − dT perché la temperatura del termostato si sta abbassando).Soluzione Durante il funzionamento del motore la temperatura T del termostato si abbassa: non si ottiene più lavoro quando T ha raggiunto la temperatura ambiente T1. Il lavoro totale si ottiene integrando quest’espressione fra le temperature iniziale e finale del termostato: T1   T 1 T  L = ∫  1 − 1CdT = C T1 ln 1 − (T1 − T2 )  = 10 8 (300 ln + 300) J = 92 ⋅ 108 J . e di supporre che il rendimento dL/dQ del ciclo sia uguale a (1 − T1 / T ) . Le ipotesi del problema consentono di considerare come quantità infinitesime sia la variazione dT di temperatura durante un singolo ciclo che il calore dQ = C dT ceduto dal termostato.

R1 e R2 sono le resistenze dei tratti bc e cd di un unico conduttore filiforme omogeneo e di sezione costante. L’amperometro è usato come strumento di zero ed ha la stessa funzione di un voltmetro molto sensibile. Le resistenze Rx e Ro da confrontare sono inserite nel circuito rappresentato in figura. sicché il rapporto R1/R2 è uguale al rapporto 1 / 2 tra le loro lunghezze. dove c è un cursore mobile. Queste equivalgono a loro volta a Rx i ' = Ro i '' . (2) R1i ' = R2 i '' . Spostando il cursore si può fare sì che risulti:  Rx R  = 1 = 1  . La condizione Vb =Vd equivale infatti alle due condizioni Vab =Vad e Vbc =Vdc . l’equazione (1) fornisce per la resistenza incognita Rx: ¡ ¡ ¡ ¡     . e quindi alla (1). (1) Ro R2  2 Condizione necessaria e sufficiente affinché si realizzi questa uguaglianza è che i punti b e d siano allo stesso potenziale. R(t ) Supposto noto Ro e misurate le lunghezze 1 e 2 . Per verificare la condizione Va =Vb basta controllare che in un amperometro molto sensibile (ovvero un galvanometro balistico od un milliamperometro) inserito fra a e b non passi corrente.ESPERIENZE DI LABORATORIO 1) Confronto di resistenze con il metodo del ponte di Wheatstone.

trascurando tutte le altre cause di errore (deviazione di Ro dal valore nominale. Per ridurre l’errore conviene far sì che 1 sia circa uguale a 2 e. Per poter realizzare questa condizione sono disponibili più resistenze campione. Per misurare t con una precisione dell’ordine del grado centigrado con gli strumenti in dotazione sono richieste particolari cautele. Ci limitiamo qui a calcolare l’errore ∆R x causato dagli errori di misura di 1 e 2 . ed una resistenza variabile. Ro = 100 Ω . la stima dell’errore è sempre molto delicata.). per l’equazione (1). effetto della resistenza dei fili di collegamento. causata dal diverso valore delle correnti i’ e i’’. su sui si legge la grandezza α t = R(t ) − Ro . si ricava t dall’equazione (5). che consiste nel valutare la posizione del cursore c che annulla la corrente nell’amperometro.Calcolo dell’errore. disponibile in commercio con la sigla Pt 100. α = 0. effetto della possibile differenza di temperaura fra le resistenze R1 e R2. è anche disponibile un’apparecchiatura già compensata. si ha: ∆Rx ∆ ∆ = + (4) Rx 1 2 È evidente che l’errore della misura è grande se una delle due lunghezze 1 e 2 è molto piccola. e controllare le misure effettuate con il ponte. Valutato ∆ 1 = ∆ 2 = ∆ . che è tanto maggiore quanto minore è Rx. che Rx sia circa uguale a Ro .39 Ω / ° C . Nell’intorno di questa temperatura la sua resistenza è R(t ) = Ro + α t (5) dove t è la sua temperatura in gradi Celsius. Per questo motivo. in particolare nelle misure indirette. In ogni misura. Misurata R(t) con il metodo del ponte. …. Gli errori ∆ 1 e ∆ 2 sono evidentemente uguali perché derivano da un’unica misura. La variazione di resistenza con la temperatura permette di utilizzare il ponte come termometro. poiché 1 + 2 è fissato. contenente al suo interno tutti gli strumenti necessari alla misura (a cui vanno collegati i tre fili uscenti dal cilindretto contenente la resistenza di platino. un aumento di una di queste grandezze comporta una diminuzione dell’altra. Variazione della resistenza con la temperatura. rispettando i colori delle boccole). La resistenza incognita è quella di un filo di platino che a 0° C ha una resistenza di 100 Ω . per quanto riguarda le resistenze dei fili di collegamento). cercando una compensazione fra le diverse cause di errore (ad es. ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ Rx = Ro ¢ 1 2 . (3) . È così possibile valutare il tempo necessario al raggiungimento dell’equilibrio termico fra il cilindretto ed il corpo di cui si vuole misurare la temperatura.

Nel circuito rappresentato in figura la carica q sulle armature del condensatore soddisfa all’equazione la cui soluzione q(t) può essere scritta come somma della soluzione generale dell’omogenea associata e di una soluzione particolare dell’equazione completa. che nell’esperimento si estingue in pratica in un tempo brevissimo (inferiore al secondo) e pertanto non viene presa in considerazione. X (ω ) = ωL − . Variando ω con m prefissato. Rimane solo la soluzione particolare.2) Studio della risonanza in un circuito LCR. l’ampiezza im presenta un massimo in corrispondenza di 1 ωo = . X(ω) la sua reattanza. ed una piccola sollecitazione può eccitare una corrente intensa: si dice che il circuito è in risonanza. (3. (4. La prima. tan φ (ω ) = . descrive il regime transitorio. che può essere così scritta: i (t ) = i m cos(ω t − φ ) (2) dove: X (ω ) i m = m . (5) LC Se R è sufficiente piccolo il massimo è molto accennato. I fenomeni di £ £ £ L d 2q dq 1 + q= 2 + R dt C dt m cos ω t . la cui derivata dq/dt è la corrente nel circuito. 4’) ωC Z(ω) è l’impedenza del circuito. 3’) Z (ω ) R con 1 Z (ω ) = R 2 + X 2 (ω ) . (1) . tendente a zero per t → ∞ .

dove ω1 e ω 2 sono i valori di ω per cui il modulo della reattanza diventa uguale alla resistenza: 1 ωL− (8) = ±R . cioè della funzione: 1 1 1 . ωC ¥ ¥ 1/Z(ω ) 1/R 1/R 2 0 ω ω 1 o ω ω 2 . l’equazione (1) è del tutto equivalente. Ad es. Studio della curva di risonanza. quando vengono sottoposti ad una sollecitazione periodica con periodo uguale o circa uguale alla frequenza propria di oscillazione del sistema. infatti a questa frequenza la reattanza X(ω) è nulla e l’impedenza Z(ω) raggiunge il suo minimo valore. ¥ ¤ è massima. dal punto di vista analitico. ha una “larghezza” che dipende unicamente dal rapporto R/L. ed il loro studio può essere effettuato simulando il sistema mediante un circuito elettrico equivalente.. per ω = ω o . (7) = ωC Z (ω ) R 2 + X 2 (ω ) È immediato verificare che questa funzione: si annulla per ω = 0 e ω → ∞ . X (ω ) = ωL − . A misura della larghezza possiamo considerare l’intervallo ω 2 − ω1 . Conviene considerare l’andamento del rapporto i m / m al variare di ω .risonanza si verificano in tutti i sistemi fisici capaci di oscillare. Questi fenomeni sono di grande interesse sia concettuale che pratico. ed uguale a 1/R. all’equazione: d2x dx m 2 +γ + κx = Fm cos ω t (6) dt dt che descrive le oscillazioni forzate di una particella di massa m soggetta ad una forza elastica − κ x e ad una resistenza viscosa proporzionale alla velocità.

con R sostituito da R 3 . utilizzando la relazione (5).La (8) può essere scritta nella forma Lω 2 ± Rω − 1 / C = 0 ed ammette le soluzioni: R 1  R ω=± ±   +  2 L 2L LC Interessano le due soluzioni positive: R 1  R ω1 = − +   +  2 L 2L LC R 1  R ω2 = . infittendo i punti in corrispondenza del suo massimo. e che soddisfano all’equazione X 2 (ω ) = 3R 2 : si trovano ancora le equazioni 8 e 9. (9) Commenti. L’oscilloscopio deve essere collegato ai capi del resistore: si misura così VR (t ) = Ri (t ) . c) Si misuri L supposto noto R. d) Si calcoli l’errore relativo ∆L / L dalla relazione: ∆L ∆R ∆ (ω 2 − ω1 ) ∆R ∆ω 2 + ∆ω1 = + = + ω 2 − ω1 ω 2 − ω1 L R R e) Si misuri C e si valuti l’errore ∆C . mediante la relazione (9). Misure consigliate a) Si verifichi l’andamento qualitativo della curva i m (ω ) a m prefissato. che fornisce: R (10) L= ω 2 − ω1 La differenza ω 2 − ω1 può essere ricavata come larghezza a metà altezza dalla curva 2 i m (ω ) . 2 b) Si riporti in diagramma l’andamento della curva i m (ω ) ad m prefissato. È immediato verificare che l’intervallo ω 2 − ω1 coincide invece con la larghezza a metà altezza della ¦ 2 curva che rappresenta i m / 2 m ≡ 1 / Z 2 (ω ) . +   +  2 L 2L LC e la loro differenza 2 2 2 (8’) (8’’) ω 2 − ω1 = R / L Il rapporto ω o / (ω 2 − ω1 ) = ω o L / R è detto fattore di merito dell’oscillatore. in accordo con la (3’). . § § § (11) Soluzione dell’equazione (1). si controlli che in questo punto le funzioni sinudoidali V R (t ) ed (t ) siano in fase. variando ω ed osservando sul monitor dell’oscilloscopio l’ampiezza della funzione sinusoidale i (t ) . A misura della larghezza della curva di risonanza si può assumere l’intervallo fra i valori ω 1 ' e ω 2 ' di ω che dimezzano la sua altezza massima (larghezza a metà altezza).

Per ω ' = 0 . Con un cambiamento di origine sull’asse dei tempi si può scrivere q (t ) = q m sin ω t . dove 2 ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ . Se ω ' è reale la (13) rappresenta un’oscillazione smorzata. la (1) fornisce poi: 1 − Lω 2 q m sin ω t + Rω q m cos ω t + q m sin ω t = m cos φ cosω t − m sin φ sin ω t C Uguagliando separatemente i coefficienti di sin ω t e di cos ω t si ottiene: 1   − Lω 2 +  q m = − m sin φ  C (12) Rω q m = m cos φ Si ottiene l’incognita qm quadrando e sommando le due equazioni. la funzione b sin ω ' t è identicamente nulla e va sostituita con bt. e l’incognita tan φ uguagliando i rapporti fra i due membri. (13’)  2 L a e b sono le due costanti arbitrarie. L’equazione omogenea associata si integra con il metodo standard per le equazioni differenziali a coefficienti costanti.La soluzione particolare ha la forma q (t ) = q m sin(ω t − φ ) . Per i(t) valgono relazioni formalmente identiche. La soluzione generale può essere scritta nella forma:  R  q (t ) = exp − t  ( a cos ω ' t + b sin ω ' t ) (13)  2L   R ω ' = ω o2 −   . derivando q(t) si ricava poi i(t). (t ) = m cos(ω t + φ ) . Si noti la stretta relazione fra la costante di smorzamento R/2L dell’oscillazione libera e la larghezza della curva di risonanza dell’oscillazione forzata.

1) L’Eq. montati su un goniometro.(1). a è la distanza fra i centri delle striscie trasparenti. Si noterà che la direzione del massimo di ordine zero rimane invariata. m = 0. (1) dove a è la costante del reticolo. ± 2. 4) Polarizzazione della luce Schema dell’apparecchiatura Il fascio di luce che esce dal laser (L) attraversa una prima lamina polarizzatrice (polarizzatore P). Con due reticoli di diffrazione vicini. ruotati di 90o l’uno rispetto all’altro. In assenza di fotodiodo il fascio laser può essere inviato su un campione posto sulla piattaforma girevole. fornita da un reticolo tridimensionale (ad es. Per la luce in uscita. ± 1. ovviamente più complessa. cioè l’equivalente dell’Eq. che gli altri raggi si allontanano (come se diminuisse la costante del reticolo) e che la figura di diffrazione non è più simmetrica.3) Misure della lunghezza d’onda con il reticolo di diffrazione Si invia sul reticolo un’onda piana in condizioni di Fraunhofer e si analizza la luce diffratta in termini di onde piane (cioè raggi paralleli). . L’asse ottico della lente deve passare per l’asse di rotazione del goniometro. L’errore è a cosθm ∂λ (2) ∆λ = ∆θm = ∆θm . . La luce incidente è quella di un laser ed è già approssimativamente piana. è la legge di Bragg. si ricava λ . 2) Qualunque struttura periodica può dar luogo a massimi di diffrazione. che possono essere assimilate a fenditure. una seconda lamina polarizzatrice (analizzatore A) ed è rivelato da un fotodiodo (F). La condizione di massimo.. la figura di diffrazione presenta dei massimi molto accentuati (massimi principali) in corrispondenza di angoli θm che soddisfano alla condizione: a sin θm = mλ . Se il reticolo è costituito da striscie alternativamente trasparenti ed assorbenti.(1) è valida solo per incidenza normale: si osservi l’effetto di una rotazione del reticolo intorno ad un asse verticale. . diffrazione dei raggi X da parte di un cristallo). Se il raggio incidente è ortogonale al reticolo. ∂ θm m Osservazioni. La figura di diffrazione che si ottiene dà un’idea della figura di diffrazione.. 7 . il portacampioni (Pc). proiettandoli su un foglio o sul muro. Nota a e misurato θm . si utilizza una lente convergente ed un vetrino posto nel piano focale posteriore della lente. si realizza una struttura periodica bidimensionale: si osservino le posizoni dei massimi.

ponendolo sul cammino del fascio incidente. Si noti che anche nella riflessione sulla superficie di separazione fra due mezzi materiali si ha riflessione totale quando i raggi riflesso e rifratto sono ortogonali. Si consiglia di raccogliere il fascio trasmesso su un foglio. Si verifichi che per incidenza obliqua R// < R⊥ . L’analogia fra riflessione e diffusione non é casuale ed è particolarmente evidente se i raggi incidente e riflesso sono nel vuoto. La luce diffusa è più intensa quando attraversa un liquido: si utilizzi la soluzione di zucchero in acqua. e per θ = 90° (polarizzatori incrociati) si ha spegnimento completo del fascio: questo è il miglior test per controllare la qualità delle lamine polarizzatrici. benché vi siano elettroni oscillanti anche lungo il fascio incidente. detto di Brewster. dipende dallo stato di polarizzazione dell’onda incidente. per cui R//=0. l’intensità trasmessa si riduce. b) Polarizzazione per diffusione. Siano R// e R⊥ le riflettanze per onde con piani di polarizzazione rispettivamente paralleli (onda p o TM) ed ortogonali (onda s o TE) al piano di incidenza. 8 . d) Proprietà ottiche dei mezzi materiali. I fenomeni sono del tutto analoghi e possono essere osservati in modo analogo. oltre che dall’angolo di incidenza. messi in oscillazione dall’onda presente nel vetro stesso (cioè dal raggio rifratto). variando l’angolo visuale. In questo caso il raggio riflesso è generato unicamente dagli elettroni del vetro. messi in oscillazione dal fascio diretto. In entrambi i casi si ottiene luce totalmente polarizzata quando i due raggi sono ortogonali. Con polarizzatori ideali il fattore di riduzione è cos2 θ . I raggi rifratto e riflesso corrispondono quindi ai raggi diretto e diffuso. c) Legge di Malus. inserendolo sul cammino del fascio riflesso. il raggio diffuso è generato dagli elettroni del mezzo. Nella diffusione. definita come rapporto fra le intensità delle onde riflessa ed incidente.Esperimenti qualitativi a) Polarizzazione per riflessione. Conviene “guardare” direttamente il fascio laser. In ogni caso conviene raccogliere il fascio riflesso su un foglio bianco. Le osservazioni possono essere fatte sia utilizzando il polaroid come polarizzatore. e che esiste un particolare angolo. che come analizzatore. Ponendo sul cammino di un fascio di luce due polarizzatori con assi paralleli e ruotando poi l’asse dell’analizzatore di un angolo θ . La riflettanza.

Esperimenti quatitativi a) Angolo di Brewster ed indice di rifrazione di una lamina Si misuri l’angolo di Brewster θB . 4) Si ritocchino le direzioni del polarizzatore e della lamina fino ad annullare l’intensità del raggio riflesso. L’angolo totale di rotazione della lamina sarà 2 θB . Si ricavi poi l’indice di rifrazione n. a meno di multipli di π . il fascio in uscita si spegne. 2) Una lamina di materiale anisotropo trasforma luce polarizzata linearmente in luce polarizzata ellitticamente: comunque si ruoti l’analizzatore non si ha spegnimento.Si può facilmente controllare se una lamina altera lo stato di polarizzazione della luce che la attraversa ponendola tra polarizzatori incrociati. 2) Si ponga la lamina al centro della piattaforma girevole e si faccia in modo che il raggio riflesso sia pressoché coincidente con quello incidente: la lamina sarà pressochè ortogonale al fascio incidente. α coincide con l’angolo di rotazione del piano di polarizzazione. 9 . Ecco alcuni esperimenti semplici ed interessanti: 1) una lamina di materiale isotropo non altera lo stato di polarizzazione della luce. con le seguenti operazioni: 1) Si dispongono laser e piattaforma girevole in modo che il fascio laser e l’asse di rotazione della piattaforma si incontrino pressoché ortogonalmente. 3) Si ponga il polarizzatore sul fascio incidente con asse pressoché orizzontale e si ruoti la lamina fino a che il raggio riflesso (raccolto su un foglio bianco) abbia intensità minima. che è uguale a tan θB . b) Verifica della legge di Malus Si misuri col fotodiodo l’intensità del fascio in uscita dai due polaroid. Il vetro ed il plexiglas sono di norma isotropi ma diventano anisotropi se soggetti a deformazioni. si cerchino le possibili cause di errore. e si riportino in diagramma i valori ottenuti. Si possono così evidenziare eventuali tensioni interne di una lastra di vetro e le deformazioni di una lastra di plexiglas sottoposte a sforzi. Se la curva ottenuta non è proporzionale a cos2 θ . Si osservi che l’acqua zuccherata è otticamente attiva. per materiali uniassici questo si verifica quando il piano di polarizzazione è parallelo oppure ortogonale all’asse ottico. Solo in due particolari direzioni della lamina la luce esce con polarizzazione invariata. variando la direzione dell’asse dell’analizzatore. 3) Un liquido otticamente attivo ruota il piano di polarizzazione della luce che lo attraversa: ruotando l’analizzatore di un certo angolo α .

. l’aggettivo “assiale” viene omesso in quasi tutti i testi di Fisica ed anche in questi esercizi). in natura esistono oggetti che interagiscono. Il piano π .. In questa appendice si considerano le cariche e le correnti come causa. Per risolvere i problemi qui proposti sono sufficienti queste semplici regole: su un piano di simmetria π a1) il vettore E giace nel piano π .) le cui proprietà di simmetria non sono sempre evidenti. o vettore assiale (se non è strettamente necessario. In realtà. un filo rettilineo indefinito che porta una carica q ed è percorso da una corrente i. i campi creati E e B come effetto. Ad esempio. mentre B è uno pseudovettore. e valutiamo i campi E e B creati in un generico punto P. non oggetti che agiscono su altri. b1) lo pseudovettore B è perpendicolare a π . riflessione rispetto ad un piano. Questo deriva dal fatto che E è un vettore polare (o più brevemente un vettore). paradossalmente. è un piano di simmetria per la distribuzione di cariche e correnti (questa distribuzione appare cioè identica alla sua immagine speculare. o meglio che questa separazione può risultare arbitraria. B/ / . questi vettori non hanno la stessa direzione.. oltre alla componente diretta lungo il raggio r. Le definizioni di vettori polari ed assiali e le loro proprietà di simmetria verrano discusse nel paragrafo A4. Si dice che un oggetto (o una distribuzione di cariche. si fa uso di grandezze (scalari. Curie: l’effetto possiede tutte le simmetrie della causa che lo produce.) se. Il postulato appare evidente di per sè ed è confermato dall’esperienza (assumendo quindi il valore di legge: è la legge di Curie). che è stato così formulato da P. Una prima difficoltà. vettori. una componente parallela al filo (che è nulla se la distribuzione di cariche è simmetrica anche rispetto al piano che contiene P ed è ortogonale al filo). Consideriamo ad es. che ci limitiamo a segnalare senza ulteriori approfondimenti. o più in generale i fenomeni fisici. ottenuta con uno specchio coincidente con π ).) è simmetrico rispetto ad una certa operazione (rotazione intorno ad un asse. è naturale considerare la prima come causa. ma la sua applicazione non sempre risulta ovvia. nasce dal fatto che non sempre è possibile separare l’effetto dalla causa. Gli argomenti di simmetria si basano sul seguente postulato. traslazione in una direzione prefissata.SIMMETRIE Gli argomenti di simmetria sono di fondamentale importanza per lo studio delle proprietà fisiche dei corpi. l’altra come effetto.APPENDICI A-SIMMETRIE DEI CAMPI ELETTROMAGNETICI A1. Si noti come la figura che si ottiene rappresentando lo pseudovettore B come un vettore non risulti simmetrica (una ¡ ¡     ¡ ¡     ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ 1 . effettuata questa operazione. La presenza di questo elemento di simmetria fornisce informazioni ben precise sulle componenti E / / . Una seconda difficoltà è legata al fatto che per descrivere le proprietà dei corpi.. La direzione di B è invece perfettamente definita. E ⊥ . quando studiamo le distribuzioni di corrente in un’antenna trasmittente ed in una ricevente. B⊥ (dove / / e ⊥ si riferiscono al piano π ). o di correnti. . o un campo . individuato dal filo e dal punto P. Nel dispositivo rappresentato in Figura A1 il vettore E può avere. l’oggetto appare lo stesso di prima. però.

Quindi: ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ (1) 2 . Si tratta del gruppo di simmetrie che viene indicato con il simbolo C∞v e che contiene come elementi tutti i piani passanti per un asse z assegnato e tutte le rotazioni attorno a questo asse. rappresentare gli pseudovettori come grandezze dotate di modulo e direzione ma non di verso. cioè lungo una circonferenza γ di raggio r. b2) Le linee di flusso di B sono circonferenze γ con asse z.B ). e la circuitazione di B lungo una sua linea di flusso. Per simmetrie di rotazione e traslazione gli pseudovettori si comportano come i vettori. in apparente contraddizione con la legge di Curie. per avere una visione intuitiva delle simmetrie dei campi. Figura A1 A2. è: ¢ ¢ ¢ ∫ B ⋅ ds = ∫ Bds = B ∫ ds = B ⋅ 2π r . Dalla legge di Curie e dalle regole a1 e b1 si deduce che: a2) Le linee di flusso di E giacciono su piani passanti per l’asse e sono invarianti per rotazioni intorno all’asse. in un cavo coassiale ed in conduttore a forma di toroide. In presenza di piani di simmetria può essere conveniente. Campi magnetici stazionari Cominciamo a considerare i campi B creati da correnti stazionarie in un conduttore cilindrico.CARICHE E CORRENTI CON SIMMETRIA C∞v . il simbolo ∞ indica che il gruppo contiene infiniti elementi di simmetria. Hanno notevole interesse le distribuzioni di cariche e correnti che possiedono tutte le simmetrie del filo di Figura A1. gli argomenti di simmetria appaiono in entrambi i casi del tutto evidenti.riflessione speculare cambia B in . Si è soliti scegliere l’asse di rotazione in direzione verticale: di qui il pedice v. Vale la proprietà b2. dove iγ è la corrente che attraversa una generica superficie avente come contorno γ . ed il modulo di B è costante lungo γ . γ γ γ e per la legge di Ampère è uguale a µo iγ .

Per a << ro . Conviene scrivere l’equazione (2) nella forma µ Ni (3) B= o 2π r dove N è il numero di spire. il modulo di B all’interno del toroide è praticamente costante. e diventa rigorosamente costante nel limite ro → ∞ . Nelle figure A2. che viene di solito indicato con la lettera n. Ovviamente il mezzo materiale deve avere forma tale da conservare tutte le simmetrie del gruppo C∞v (in pratica. in un generico piano passante per l’asse. con spire ravvicinate. il raggio r all’interno del toroide è praticamente costante. Le distribuzioni toroidali di corrente qui considerate possono essere bene approssimate con avvolgimenti toroidali: si manda corrente in un conduttore filiforme avvolto intorno ad un supporto toroidale. B= µo i γ Figura A2 £ Figura A3 Si noti che B è nullo all’interno del cilindro ed all’esterno del toroide. µr deve essere costante lungo una generica linea di flusso γ ). Se nel toroide rappresentato in Figura A3 il lato a è molto minore di ro . la permeabilità µo del vuoto va sostituita con la permeabilità µ = µr µo del mezzo. A3 sono riportati gli andamenti delle correnti ed i versi dei campi per un conduttore cilindrico cavo e per un toroide a sezione rettangolare.(2) 2π r Se la linea γ è nel conduttore stesso od in un’eventuale materiale isolante posto intorno ai conduttori. 2π r è la lunghezza totale del toroide ed N / 2π r è il numero di spire nell’unità di lunghezza. L’equazione (3) assume la forma: (4) B = µo n i £ 3 .

lo pseudovettore B è identicamente nullo (per la proprietà b1). con modulo che dipende solo da r. La densità di carica ρ (r ) ed il vettore densità di corrente j = ρ v hanno simmetria sferica. Distribuzioni di correnti con simmetria sferica possono essere presenti all’interno di un atomo.ALTRI GRUPPI DI SIMMETRIA. ma con uno scambio di ruoli fra i vettori E e B . ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ 4 . indipendentemente dalla forma delle sue spire. Più precisamente detta z l’asse di simmetria delle spire: a3) le linee di flusso di B giacciono su un piano passante per z e sono invarianti per rotazioni intorno all’asse z. b2 valgono per dipoli elettrici il cui momento di p oscilla mantenendosi parallelo ad un asse z. Il considerare un avvolgimento solenoidale come caso limite di un avvolgimento toroidale giustifica il fatto che B sia nullo all’esterno ed uniforme all’interno del solenoide. è non generano onde elettromagnetiche. Esistono tutti gli elementi di simmetria del gruppo C∞v e l’asse di simmetria è la retta stessa. e per le antenne a dipolo elettrico. Il vettore E continua ad essere diretto radialmente (per la proprietà a1). e per la proprietà a1 il vettore E deve giacere sulla retta OP. e qualsiasi piano passante per O è ancora un piano di simmetria. Si consideri una distribuzione di cariche con densità ρ che dipende solo dalla distanza r da un punto O. Il caso più semplice ed interessante è quello di una particella carica in moto su una retta. Il vettore di Poynting µo−1 E × B è identicamente nullo: le distribuzioni di cariche e di correnti non irradiano energia. Campi elettromagnetici non stazionari. Applicando la legge di Gauss alla superficie Σ si ottiene: qΣ . Il fatto che ogni retta passante per O sia un asse di simmetria implica poi che il modulo di E sia lo stesso in ogni punto di una superficie sferica con centro O. detto polo. La particella crea sia un campo elettrico che un campo magnetico e per i vettori E e B valgono le proprietà a2 e b2. Consideriamo alcuni casi di particolare interesse. Le stesse proprietà a2. Supponiamo ora che ogni carica si muova con velocità v diretta radialmente. A3. cioè è diretto radialmente: infatti qualsiasi piano passante per OP è un piano di simmetria. Spire circolari. La struttura dei campi creati da una spira circolare e da un solenoide costituito da spire circolari è simile a quella descritta nel paragrafo A2. In un generico punto P il vettore E sta sulla retta OP. Simmetria sferica.Per ro → ∞ si ottiene il solenoide rettilineo indefinito. E= 4π ε r εo r 2 dove q Σ è la carica libera interna a Σ ed ε r la permeabilità relativa dell’eventuale dielettrico in cui è immersa la superficie Σ .

ma non in quelle trasformazioni di coordinate in cui sono presenti una oppure tre piani di riflessione speculare passanti per uno stesso punto. µ il momento di dipolo magnetico. non il verso. o più semplicemente vettore. In pratica. ma con uno scambio tra E eB. È facile verificare che le componenti di uno pseudovettore si trasformano come le componenti x. esiste anche un campo E le cui linee di flusso sono circonferenze γ con asse z. Si tratta di trasfomazioni che fanno passare da una terna destra ad una sinistra e che cambiano la regola della mano destra in quella della mano sinistra: nelle considerazioni di simmetria occorre tenere conto di questo fatto. In una trasformazione di coordinate le componenti di un vettore si trasformano come le componenti x. τ = µ × B (3). y. Esistono grandezze per cui è intrinsecamente definito il modulo e la direzione. Si considerino ad es. Per dedurre queste proprietà non è sufficiente considerare le simmetrie della distribuzione di correnti che crea il campo: occorre anche tener conto della struttura delle equazioni di Maxwell. che viene detto assiale (o pseudovettore).VETTORI POLARI ED ASSIALI. ed il modulo di E è costante lungo γ . un cambiamento di segno di cariche e correnti nelle equazioni di Maxwell implica un cambiamento di segno dei vettori E e B : basta rileggere le proprietà a4 e b4 per capire che un cambiamento di segno delle componenti tangenziali di questi due vettori ne scambi i ruoli. Gli operatori che generano pseudovettori sono tipicamente il prodotto esterno ed il rotore. Si definisce vettore polare. L’operatore rotore rot v = ∇ × v è formalmente un prodotto esterno e l’operatore ∇ si comporta come un vettore. B in (2)) o tre pseudovettori (in (3)). le seguenti relazioni: τ = r × F (1). La tipica grandezza vettoriale è il vettore r = OP che individua il punto P in un sistema di coordinate con origine in O. come r . una direzione ed un verso. A4. F = qv × B (2). In queste relazioni esiste sempre uno pseudovettore ( τ in (1). z di r nelle rotazioni di coordinate. z di r . τ il momento di una forza. y.b3) se le correnti variano nel tempo. una grandezza che . si ottiene formalmente un vettore. dove F è una forza. mediante un’opportuna convenzione (di norma si usa la regola della mano destra). è individuata da un modulo. Più precisamente. Attribuendo a queste grandezze anche un verso. una riflessione rispetto ad un generico piano π passante per z lascia invariata la forma delle spire ma cambia il verso della corrente ed il loro momento di dipolo magnetico (quindi π non è un piano di simmetria). Ora. Confrontando le proprietà a2. b2 con le a3. b3 si comprende perché la struttura delle linee di flusso dell’onda elettromagnetica generata a grandi distanze da antenne a dipolo elettrico ed a dipolo magnetico sono molto simili fra loro. nella riflessione rispetto ad un piano π : ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¦ ¦ ¦ ¥ § ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ § ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ 5 ¥ .

b4) le componenti tangenziali di uno pseudovettore cambiano segno. quella normale cambia segno come mostra chiaramente la figura A4 dove v ' è l’immagine speculare di v . la b1 implica l’annullarsi delle componenti tangenziali di B in un generico punto del piano di simmetria. Per quanto riguarda il vettore E e lo pseudovettore B . e questo implica che la loro componente normale sia nulla. le conseguenze più importanti delle proprietà a4 e b4 sono riassunte nelle regole a1 e b1 citate sopra. Analogamente. fino ad ottenere un unico punto sul piano: in questo punto i vettori E e E' coincidono (entrambi rappresentano il campo elettrico nel punto considerato). Infatti in due punti simmetrici rispetto al piano le componenti normali dei vettori E e E' hanno segni opposti. (3). quella normale rimane invariata. se r è normale ed F tangenziale. τ è normale e nessuno dei tre vettori cambia segno. ¨ ¨ Figura A4 È molto facile verificare le proprietà b4 considerando le equazioni (1). quindi τ (che è tangenziale) cambia segno. solo il primo vettore cambia segno. Ad esempio: se nella (1) r ed F sono tangenziali.a4) componenti tangenziali di un vettore rimangono invariate. immaginiamo ora di avvicinare i due punti. per la a4. ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ 6 . (2).

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