Consigli per la risoluzione dei problemi

Una parte fondamentale di ogni corso di Fisica è la risoluzione di problemi. Risolvere problemi spinge a ragionare su idee e concetti e a comprenderli meglio attraverso la loro applicazione. Gli esempi qui riportati sono stati proposti agli studenti di Fisica Generale I negli ultimi anni come prove scritte d’esame. Essi illustrano, in ogni capitolo, casi tipici di risoluzione di problemi. Il sommario all’inizio di ogni capitolo offre un breve quadro d’insieme delle idee più importanti per la soluzione dei problemi di quel capitolo. Benchè tale quadro sia molto utile come promemoria, per una adeguata comprensione degli argomenti si consiglia di utilizzare il testo di Fisica Generale I consigliato dal docente. Riguardo alla soluzione dei problemi di Fisica, si consiglia quanto segue: 1) Leggere attentamente il testo del problema. 2) Preparare un elenco completo delle quantità date (note) e di quelle cercate (incognite) 3) Disegnare uno schema o un diagramma accurato della situazione. Nei problemi di dinamica, assicurarsi di aver disegnato tutte le forze che agiscono su un dato corpo (diagramma di corpo libero). 4) Dopo aver deciso quali condizioni e principi fisici utilizzare, esaminare le relazioni matematiche che sono valide nelle condizioni date. Assicurarsi sempre che tali relazioni siano applicabili al caso in esame. E’ molto importante sapere quali sono le limitazioni di validità di ogni relazione o formula. 5) Molte volte le incognite sembrano troppe rispetto al numero di equazioni. In tal caso è bene chiedersi, ad esempio: a) esistono altre relazioni matematiche ricavabili dalle condizioni del problema? b) è possibile combinare alcune equazioni per eliminare alcune incognite? 6) E’ buona norma risolvere tutte le equazioni algebricamente e sostituire i valori numerici soltanto alla fine. Conviene anche mantenere traccia delle unità di misura, poichè questo può servire come controllo. 7) Controllare se la soluzione trovata è dimensionalmente corretta. 8) Arrotondare il risultato finale allo stesso numero di cifre significative che compaiono nei dati del problema. 9) Ricordare che per imparare a risolvere bene i problemi è necessario risolverne tanti: la risoluzione dei problemi spesso richiede creatività, ma qualche volta si riuscirà a risolvere un problema prendendo spunto da un altro già risolto.

I - Cinematica del punto materiale

La cinematica degli oggetti puntiformi descrive il moto dei punti materiali. La descrizione del moto di ogni punto materiale deve sempre essere fatta in relazione ad un particolare sistema di riferimento. La posizione di un oggetto che si muove lungo una retta è data dall’equazione oraria:

x = x(t )
Si definiscono la velocità istantanea:
v = lim
∆t → 0

∆x dx = ∆t dt

e l’accelerazione istantanea:
a = lim
∆t → 0

∆v dv d 2 x = = ∆t dt dt 2

Se un oggetto si muove lungo una retta con accelerazione costante (moto uniformemente accelerato) si ha: a = cost e per integrazione, ponendo v = v e x = x per l’istante iniziale t = t = 0, si otterrà:
0 0 0

v = v 0 + at
x = x0 + v0 t +
2

1 2 at 2

v 2 = v 0 + 2a(x − x 0 )
Gli oggetti che si muovono verticalmente vicino alla superficie terrestre, sia che cadano o che siano lanciati verticalmente verso l’alto o verso il basso, si muovono (se si può trascurare l’effetto della resistenza dell’aria) con accelerazione costante rivolta verso il basso. Questa accelerazione è dovuta alla gravità, ed è pari a circa g = 9,8 m/s2. In generale, se r è il vettore posizione del punto materiale, la velocità e l'accelerazione vettoriale istantanea sono date da:
 

e

Le equazioni cinematiche per il moto possono essere scritte per ciascuna delle componenti x, y e z, ossia:
ˆ ˆ ˆ r = xx + yy + zz ˆ ˆ ˆ v = vx x + vy y + vz z
£

ˆ ˆ ˆ a = ax x + a y y + az z .

Riassumiamo qui i casi più semplici: Il moto dei proiettili si può scomporre, se si trascura la resistenza dell’aria, in due moti separati: la componente orizzontale del moto che ha velocità costante e la componente verticale che ha accelerazione costante e pari a g, come per i corpi in caduta libera (fintanto che il moto si svolge in prossimità della superficie terrestre). Si ha un moto circolare uniforme quando una particella si muove lungo una circonferenza di raggio r con velocità costante; la particella sarà allora soggetta ad un’accelerazione radiale centripeta a , diretta verso il centro del cerchio, di intensità:
R

aR =

v2 r

Se la velocità non è costante, vi sarà accelerazione sia centripeta sia tangenziale. Il moto circolare può anche essere scritto in termini di variabili angolari. In questo caso l’equazione oraria sarà

θ = θ (t )
con θ angolo misurato (in radianti) a partire da una data direzione di riferimento. La velocità angolare è data da:

ω=
e l’accelerazione angolare da:

dθ dt

α=

dω dt

La velocità e l’accelerazione lineare di un punto che si muove lungo una circonferenza di raggio r sono legate aω e α da:

v = rω

a = rα
T

¢

v=
¡

dr dt

a=

dv . dt

¢ ¤ ¥

¡

a R = rω 2

dove a e a sono le componenti tangenziale e radiale dell’accelerazione. La frequenza f è legata ad ω da ω = 2π f e al periodo T da T = 1/f. T R .

mostrato in figura.Problema 1 Il sistema. e a rispetto ad un riferimento non inerziale solidale con la guida.8 m / s 2 ] Suggerimento: tenere conto che g è diretta solo verticalmente. è costituito da una massa m appoggiata su una guida rettilinea inclinata di un angolo θ rispetto all'orizzontale. mentre a t è diretta solo orizzontalmente. g = 9. g = 5. quindi: a t = a t cos 2 θ + gsinθ cos θ cioè: at = rivolta all'indietro. [ θ = 30 0 .7 m / s 2 tgθ   ar a    θ a = g sinθ + a r cos θ . Calcolare l'accelerazione a t con la quale deve muoversi la guida orizzontalmente affinché la massa m cada verticalmente con accelerazione pari a g .   © ¨ § ¦ g L'accelerazione di gravità nel riferimento solidale con la guida è: g ′ = g − at Indicato con a il modulo dell'accelerazione della massa nel riferimento solidale con la guida vale:    La componente orizzontale di a deve equilibrare at . Soluzione: L'accelerazione della massa è g rispetto ad un osservatore inerziale.

v 0 = (10 x + 10 y )m / s ] ! h0 d Soluzione: a) La componente orizzontale della velocità v0x è costante. La palla rimbalza elasticamente (invertendo la componente orizzontale della velocità e mantenendo inalterata quella verticale) su un muro verticale posto alla distanza d dal lanciatore. A quale altezza h dal suolo la palla colpisce il muro? A quale altezza h’ si trova la palla quando è di nuovo sulla verticale del lanciatore (che rimane fermo)? Qual è la quota massima hmax raggiunta dalla palla? Quesito: hmax è la stessa che sarebbe raggiunta se non ci fosse la parete verticale.7 m / s 2 tgθ Problema 2 Una palla è lanciata in avanti e verso l'alto da una quota h0 sopra il suolo con velocità iniziale v 0 . Perché? ˆ ˆ [h0 = 2 m. quindi la palla raggiunge il muro nel tempo: . d = 4 m. t     g = 5.Soluzione alternativa: L’accelerazione totale deve essere g . quindi deve valere: g = a + at scrivendo quest’equazione in componenti si ottiene facilmente che: at = dove a e g sono i moduli delle accelerazioni.

2 m. Qual è la velocità v0 di uscita della palla del cannone per poter colpire un bersaglio distante d. Perciò: d 1  d h = h0 + v0 y − g v0 x 2  v 0 x    = 5.2 m   2 b) La palla torna sul lanciatore dopo altri 0. h = 1 km. Problema 3 Un vecchio cannone viene fatto sparare orizzontalmente dalla cima di una montagna e la velocità v della palla viene regolata in modo tale da farle colpire un bersaglio posto nella pianura sottostante solo al secondo rimbalzo. e quota iniziale h’0 = 5. Risposta al quesito: hmax è la stessa che sarebbe raggiunta se non ci fosse la parete verticale. Perciò la nuova quota è h’ = 6. Nel rimbalzo la componente verticale della velocità v0y si riduce di un fattore f e la componente orizzontale vx rimane costante.6. La componente verticale del moto è ancora uniformemente accelerata con velocità iniziale v’0y = 6. Essa è perciò data da: hmax = h0 + v 02y 2g = 7. v0 x " ˆ In direzione verticale è l'accelerazione ad essere costante: g = -9.4 s.t= d = 0.8 y m/s2. perché l’urto con tale parete non altera la componente verticale del moto.4 s.1 m.08 m/s. c) La quota massima hmax viene raggiunta quando la componente verticale della velocità si annulla (ciò avviene dopo il rimbalzo). se la montagna sulla cui cima è situato il cannone è alta h? Qual è la velocità v0 di uscita della palla se si vuole colpire il bersaglio direttamente? [f=0. d = 9 km] # h d .9 m.

8 y m / s 2 . Quindi: d = 289.9 m/s.Suggerimento: calcolare la durata del moto in verticale ed ricordare che in tale tempo viene percorsa orizzontalmente la distanza d. t 2h $ . Il primo impatto avviene dopo il tempo t1: t1 = 2h = 10 2 s = 14. per cui basta calcolare la durata del moto verticale ed imporre che d = vx t.1 s g mentre il secondo impatto avviene con un ritardo t2: t2 = dove vy è quella subito dopo l'urto: v y = fgt 1 = 60 2 = 84. Soluzione: a) La componente orizzontale del moto si mantiene costantemente uniforme. t1 + t 2 ˆ b) La componente verticale del moto è uniformemente accelerata con accelerazione g = −9.3 m/s. cioè vx = d/t. perciò il tempo impiegato dalla palla per raggiungere il suolo è: vx = 2v y g = 12 2 s = 17 s. cioè: vx = g d =d = 630 m/s. t= 2h g In questo tempo la palla percorre orizzontalmente la distanza d = vx t = 9 km.

¢ ¢ ¡ . la seconda legge di Newton afferma che la forza risultante agente su un corpo di massa m e velocità v è data da: F= ¢ £ £     dmv dp = dt dt ove p = mv è la quantità di moto del corpo. La seconda legge del moto di Newton afferma che l’accelerazione di un corpo è direttamente proporzionale alla forza risultante che agisce su di esso e inversamente proporzionale alla sua massa. mettendo in evidenza tutte le forze che agiscono su quel corpo. Solitamente (ma ci sono eccezioni) un corpo non perde nè acquista massa durante il moto. perché limita la libertà di movimento del corpo e la sua intensità dipende dalle altre forze che agiscono su quel corpo. ma di verso contrario. e quindi vale dv = ma . La forza esercitata su un corpo dalla superficie liscia su cui è appoggiato agisce perpendicolarmente alla comune superficie di contatto e per questo si dice che è una forza normale. se la forza risultante su un corpo puntiforme è zero. La prima legge di Newton afferma che. si avrà: ¥ ¥ ¥ ¤ ¤ ¤ F = ma + dm v dt La terza legge del moto di Newton afferma che se un primo corpo esercita una forza su un secondo corpo.Dinamica del punto Le tre leggi del moto di Newton sono le leggi fondamentali per la descrizione del moto stesso. La massa è la misura dell’inerzia di un corpo. Per risolvere i problemi in cui compaiono forze su uno o più corpi è essenziale disegnare il diagramma di corpo libero per ogni singolo corpo. E’ un tipo di forza vincolare.II . Sotto forma di equazione: F = ma La forza risultante su un oggetto indica il vettore somma di tutte le forze che agiscono su di esso. La tendenza di un corpo a resistere ad un cambiamento del suo stato di moto si chiama inerzia. allora il secondo corpo esercita sempre sul primo una forza uguale in intensità e direzione. Nella sua formulazione più generale. F =m dt Se invece la massa del corpo è variabile. allora esso resta in quiete o si muove lungo una linea retta con velocità costante (moto rettilineo uniforme). come sopra. Per ogni corpo la seconda legge di Newton può essere applicata a ciascuna componente della forza risultante.

mentre quella della slitta è m. Per tenere una molla compressa o tesa di una lunghezza x oltre quella di riposo è necessaria una forza: F = − kx dove k è la costante elastica della molla. µ d è detto coefficiente di attrito dinamico e dipende dai materiali con cui sono fatti i due oggetti. La sua intensità è data da: Fad = µ d FN . inizialmente ferma. La slitta viene tirata mediante una fune che forma un angolo θ con l'orizzontale (vedi figura). T = 140 N. vettorialmente: P = − mg Forza d’attrito. Non è un’equazione vettoriale. mentre il coefficiente di attrito dinamico è µ d . Per la forza d'attrito (radente) statico.Alcune forze importanti sono: Forza peso. Si trovino la forza di attrito esercitata dal suolo sulla slitta e l'accelerazione del sistema slitta-bambini se la tensione T della fune ha l’intensità: T = 100 N. è valida per valori di x sufficientemente piccoli. Quando un corpo si muove con velocità sufficientemente bassa attraverso un fluido.  . il suo valore massimo è dato da: Fas = µ s FN con µ S coefficiente d’attrito statico. Il peso si riferisce alla forza di gravità che agisce su un dato corpo e vale P = mg. Forza centripeta. poiché le due forze sono perpendicolari l’una all’altra. relazione tra l’intensità della forza d’attrito. Quando un corpo è in movimento su una superficie scabra. Questa legge. sul suolo coperto di neve. che agisce parallelamente alla superficie di contatto e l’intensità della forza normale F (spesso indicata anche con N) che agisce perpendicolarmente alla superficie stessa. Una particella che ruota lungo una circonferenza di raggio r con velocità costante v è sottoposta in ogni momento ad una forza diretta verso il centro della traiettoria. la forza dovuta all'attrito (radente) dinamico agisce nella direzione opposta a quella del moto. La massa totale dei bambini è M. vettorialmente F = − m r = mω × (ω × r ) r r ¨ ¨ ¨ © ¨ ¨ § § Problema 1 Un uomo tira una slitta. N ¦ ¦ Forza elastica. nota come legge di Hooke. Essa vale: v2 v2 2 F = m = mω r . La sua intensità è data da: Fav = − βv . su cui siedono due bambini. Il coefficiente di attrito statico è µ S . subisce una forza d'attrito viscoso diretta nel verso opposto a quello del moto.

Quindi la forza di attrito statico è:       θ . mentre la forza di attrito dinamico è: Fad = µ d FN = µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 63. determinare il valore minimo di T per sollevare totalmente la slitta. m = 5 kg.15] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero del sistema slitta-bambini.7 N. [ θ = 40 0 . II) La forza normale al suolo è: FN = (M + m )g − Tsinθ = 400 N. per cui l’accelerazione è nulla. µ d = 0.20.Mantenendo fisso l’angolo θ . µ S = 0. La componente orizzontale delle tensioni è Tx = Tcos θ = 76.1 N.6 N < Fas. M = 45 kg.9 N. Quindi la forza di attrito statico è: Fas = µ s FN = µ s [(M + m )g − Tsinθ ] = 85. θ Soluzione: FN Fas  T (M+m) θ FN T (M+m) g  g Fad Diagrammi di corpo libero I) La forza normale al suolo è: FN = (M + m )g − Tsinθ = 425. imporre la condizione di equilibrio per le componenti y delle forze e scrivere l’equazione del moto per le componenti x.

9 m/s2. 1 Fig. si determinino intensità e direzione di ciascuna delle forze di interazione in quest'ultimo caso. che si esercita sulla massa m (come in figura 1). 1 2 1 Si determinino intensità e direzione di ciascuna delle forze di interazione tra m ed m .Fas = µ s FN = µ s [(M + m )g − Tsinθ ] = 80 N. quindi la slitta si muove con accelerazione a= T cos θ − µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 0. F = 12 N] 1 1 2 2 Suggerimento: si scriva l'equazione del moto considerando il punto materiale di massa (m + m ). 2 Soluzione: $ ! " # " . mentre la forza di attrito dinamico è: Fad = µ d FN = µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 60 N. [F = 12 N. 1 2 Supponendo che venga eliminata la forza F1 e che sulla massa m agisca la forza applicata dall'esterno 2 F2 = − F1 (figura 2). m = 4 kg .2 N > Fas. M +m  Il valore di T per sollevare la slitta è quello che annulla FN : T= (M + m )g sinθ = 762. 1 2 F1 m1 m2 m1 m2 F2 Fig. Si spieghi perché il modulo delle forze di interazione è diverso nei due casi.3 N. La componente orizzontale delle tensione è Tx = Tcos θ = 107. m = 2 kg. Si scrivano quindi le equazioni di corpo libero per ciascuna massa. Problema 2 Due masse m ed m giacciono su un piano senza attrito e vengono spinte da una forza applicata dall'esterno F1 .

0 N] 1 Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero per il punto materiale in ciascuno dei riferimenti utilizzati. occorre una forza maggiore. 9 B % 5 m1 g 7 m2 g m2 g m2 g C F1 F12 F21 F2 @ 0 3 FN 2 6 2 FN1 FN1 FN 2 − F21 A 8 1 . La tensione della fune più alta è T1 .− F12 4 Diagrammi di corpo libero a) L’accelerazione di m ed m è: 1 2 a= % F1 = 2 m/s2 m1 + m2 Ma allora la forza di interazione F12 esercitata da m1 su m2 vale m2 a = 4 N. c) In base alla seconda legge del moto di Newton la forza totale agente su ciascuna delle due masse è la stessa (a meno del verso) nei due casi esaminati. Problema 3 Una palla di massa m è fissata ad una sbarra verticale per mezzo di due funi prive di massa e lunghe . ma questa volta su m2 agisce anche la forza F2 = .F21 = 8 N.70 m. quindi ora è F21 = m1a = -8 N. sia dal punto di vista di un osservatore solidale con la palla. T = 35.F12 = 4 N b) L’accelerazione vale ancora 2 m/s2. Determinare: la tensione T2 della fune in basso. e nel secondo caso si tratta della massa maggiore. d = 1. Studiare il problema sia dal punto di vista di un osservatore inerziale. Il sistema ruota attorno alla sbarra in modo da formare un triangolo equilatero (vedi figura). la velocità della palla.34 kg. ) & ' ( [m = 1.F1. mentre per il principio di azione e reazione la forza di interazione F21 esercitata da m2 su m1 vale F21 = . Però una delle due masse è accelerata dalla sola forza di interazione. la risultante delle forze applicate alla palla nell'istante mostrato in figura. Le funi sono fissate alla sbarra a distanza d l'una dall'altra. E’ ovvio che per produrre la stessa accelerazione in una massa maggiore. ed F12 = . = 1.70 m.

g U Diagramma di corpo libero a) nel riferimento inerziale e b) nel riferimento non inerziale solidale con la palla a) Nel riferimento non inerziale. f . la risultante delle forze applicate alla palla è la forza centripeta: G R T2 g T2 v2 ˆ r + mg = 0 I T1 P S Q a) V D b) T1 . Si trova dunque il modulo T = 8. sottoposta ad un’accelerazione centripeta.d 60° V Soluzione: La differenza fra ciò che vede un osservatore inerziale rispetto ad uno non inerziale solidale con la palla è che mentre quest’ultimo vede la palla ferma mantenuta in equilibrio da una forza centrifuga Fc. 2 b) Nel riferimento non inerziale la risposta è banale: zero. T Fc. l’osservatore inerziale vede la palla in moto circolare uniforme. invece.7 N. f .5. 2 La componente verticale dell’equazione non contiene la forza centrifuga: dove si è tenuto conto che il triangolo è equilatero e che cos 30° = T2 T1 = − mg 2 2 dove si è utilizzata la nota relazione cos 60° = 0. . della forza centrifuga e della forza peso: T2 + T1 + m H G G F E 3 2 3 . Nel riferimento inerziale. la tensione T2 bilancia la risultante di T1 .

c b a m2 F d m1 Soluzione: W T1 + T2 + mg = − X X X mv 2 3 2 ˆ r .La componente orizzontale dell’equazione vettoriale di partenza. è: 2 (T1 + T2 ) 3 = − mv 2 3 2 fornisce: Y Y v= (T1 + T2 ) m ` 3 4 = 6. m1 = 4 kg.5 m/s Problema 4 Un blocco di massa m2 poggia su un blocco di massa m1 che è posto su un tavolo privo di attrito (vedere figura). I coefficienti di attrito statico e dinamico fra i due blocchi sono rispettivamente µ S e µd . Quanto vale la massima forza F che si può applicare senza che il blocco m2 strisci su m1 ? Se il valore di F è doppio di quello trovato nel precedente quesito. Un osservatore inerziale vede il blocco m2 muoversi verso destra (direzione di F ) o verso sinistra? [ m2 = 2 kg. si trovino sia l'accelerazione assoluta di ciascun blocco sia la forza di attrito agente su ciascun blocco.2] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero per ciascun corpo in condizione di moto di m1 e imporre la condizione di equilibrio di m2 rispetto ad m1 (moto relativo).3. µ d = 0. µ S = 0. valida in entrambi i riferimenti.

Problema 5 h − Fad q (m1 + m2 )g p m2 g g F f i N1 e N2 Fad . sia la forza fittizia .7 N b) Posto F = 17. Nel riferimento solidale con la massa m1 .4 N.9 m/s2 m1 dove a m1 è l’accelerazione della massa m1 .7x2 N = 35.9 La forza di attrito dinamico vale naturalmente m2 µ dg = N. 3. in assenza di attrito con il tavolo la massa m2 si muove con m1 . Quindi in tale riferimento l’accelerazione ar vale: a r = µ d g − a m1 = -5. in un riferimento inerziale l’accelerazione è positiva. quindi diretta verso destra.9 m/s2 mentre in un riferimento inerziale vale: a = a r + am1 = 2 m/s2 c) Come si evince dal punto b). con m2 in moto rispetto ad m1 ) a) In un riferimento inerziale. mentre nel riferimento non inerziale l’accelerazione è diretta verso sinistra (nel verso negativo delle ascisse). per cui: a m1 = F − m2 µ d g = 7.m2 a m1 . la massa m2 subisce sia la forza di attrito dinamico. quindi la forza di attrito statico che agisce su m2 deve essere pari a: m2 µ s g = Fm 2 m1 + m2 da cui: F = µ s g (m1 + m 2 ) = 17. la massa m2 scivola su m1 esercitando su di essa la forza di attrito dinamico Fad = m2 gµ d .Diagrammi di corpo libero (in un riferimento inerziale.

N mg v Diagramma di corpo libero a) in un riferimento non inerziale e b) in uno inerziale Soluzione: a) In un riferimento inerziale la componente orizzontale della reazione vincolare N fornisce la forza centripeta. v = 52 km/h] Suggerimento: utilizzare un sistema di riferimento (non inerziale) solidale con l'automobile.r = 210 m. mentre la sua componente verticale equilibra la forza peso:  v2  Nsinθ = m  r  N cos θ = mg r Quindi: 2 v max tgθ = = 0. scrivere l'equazione del moto ed imporre la condizione di equilibrio. Quanto vale l’angoloθ di sopraelevazione? Quanto deve essere il minimo coefficiente d'attrito µ verso il basso? s c consente di superare la curva senza scivolare he Usando tale coefficiente. In una brutta giornata il traffico percorre l'autostrada alla velocità v. Il raggio della curva è r. con quale velocità massima v’max è possibile percorrere la curva senza scivolare verso l’alto? [vmax = 95 km/h.3 rg s Fcf mg w N t u a) b) .La curva sopraelevata di un'autostrada è stata progettata per una velocità vmax.

Quindi la condizione di equilibrio è:   v’2 v ’2 max mgsin(θ ) + µ s mg cos(θ )+ m sin (θ ) = m max cos(θ ) r r   Per cui: v ’max = gr [sin(θ )+ µ s cos(θ )] [cos(θ )− µsin(θ )] = 128. che passa per una puleggia senza attrito e di massa trascurabile. tende a prevalere la forza centrifuga.5 km/h Problema 6 on Un corpo di massa M è posto su un piano inclinato di un angolo θ c l’orizzontale ed è connesso ad una coppia di corpi di ugual massa m tramite una corda ideale. in assenza di attrito: 2 v max m cos θ = mgsinθ r tgθ = 2 vmax = 0.Con questo angolo.2 µs = 2 v g + tg (θ ) r gtg (θ ) − c) A velocità v’max > vmax. come illustrato in figura. la macchina tende a scivolare verso il basso. nel sistema di riferimento solidale con l’automobile è soddisfatta la condizione di equilibrio della componente parallela alla strada delle forze in gioco. a velocità v < vmax.3 rg b) Con la pioggia. . Calcolare il valore della forza di attrito statico necessaria a far rimanere in quiete il sistema. C’è però attrito fra la massa M ed il piano inclinato. per cui la condizione di equilibrio diviene:   v2 v2 mgsin (θ ) = m cos(θ ) + µ s mg cos(θ )+ m sin (θ ) r r   Quindi il coefficiente d’attrito vale: v2 r = 0. e la macchina tende a sbandare verso l’alto.

necessario affinchè il sistema rimanga in condizioni statiche. uando m=M/2 e θ = 45°.µ s.esprimere in funzione di m. θ il minimo valore del coefficiente di attrito statico fra M ed il piano inclinato. calcolare esplicitamente il valore minimo di µ sq Quesito: Per quale valore dell’angolo θ il sistema (per m < M/2) resterebbe in condizioni statiche anche senza attrito? M m m θ Soluzione: N M T Fa θ Diagramma di corpo libero per M a) Condizione di equilibrio: pertanto: y x € T = 2mg  T = Mgsinθ + µ s Mg cosθ . M.

4 Risposta al quesito: 2m − tg (θ ) M cos(θ ) La condizione di equilibrio in assenza di attrito è:  T = 2mg  T = Mgsinθ da cui: θ = arcsin 2m M Si noti che per m>M/2 il sistema non può essere in equilibrio senza l’attrito. m2 ed m3 sono collegati come in figura.µ s Mg cos(θ ) = 2mg − Mgsin(θ ) b) Coefficiente di attrito statico: µs = c) Se m = M/2 e θ = 45°. m3 = 3 kg] Suggerimento: scrivere l’equazione di equilibrio per m1 e quella per il moto di m2 ed m3. In assenza di attrito fra il tavolo ed m1. m2 ed m3. [m1 = 10 kg. Problema 7 I corpi di massa m1. µ s=0. m2 = 2 kg. Quali valori può assumere il coefficiente di attrito statico µ s fa tavolo e corpo di massa m1 affinchè m1 r non si muova? Calcolare l’accelerazione dei due corpi m2 ed m3 quando è soddisfatta la condizione di cui al punto a). Le carrucole e le funi sono ideali. calcolare l’accelerazione dei corpi m1. m1 m3 m2 .

Vale allora: ‡ ‚  N † „ T − m3 g = m3 a  m 2 g − T = m2 a . a2 e a3 le accelerazioni delle tre masse in un riferimento inerziale. ƒ m2 g a) e b) Condizione di equilibrio di m1: m1 gµ s = 2T Le accelerazioni di m2 ed m3 hanno somma nulla.5 N m3 + m2 Coefficiente di attrito statico: µs = 2T = 0. L’accelerazione di m3 vale: a= m2 − m3 g = -2 m/s2 (verso il basso). per cui le equazioni del moto di m2 ed m3 si possono scrivere in termini della sola accelerazione a di m3: T − m3 g = m3 a  T − m2 g = m2 (− a ) cioè: dove l’asse verticale del riferimento è orientato verso l’alto.Soluzione: T … T Fa 2T ˆ m3 g m1 g Diagrammi di corpo libero. m3 + m2 Tensione della fune che lega m2 ed m3: T = m3 ( g + a ) = 2 m2 m3 g = 23.5 gm1 c) In assenza di attrito. siano a1.

m1a1 = 2T  m2 (a 2 + a1 ) = T − m2 g m (a + a ) = T − m g 3 3 1 3 a2 + a1 e a1 + a3 sono le accelerazioni delle masse m2 ed m3 nel riferimento solidale con la seconda carrucola1. Problema 8 a I è l’accelerazione di un corpo rispetto ad un riferimento inerziale. ma m3 scende ed m2 sale. a2 = -2. si ottiene:   2a + a + a = 0  1 2 3  m  m2 − 1 a1 + m2a2 = − m2 g 2   m1   m3 − a1 + m3a3 = − m3 g  2 Quindi. Eliminando le tensioni delle corde.7 m/s2.7 m/s2. Si noti che nel riferimento non inerziale solidale con la carrucola mobile (che scende). la sua accelerazione a NI rispetto ad un riferimento non inerziale di accelerazione a t è data da: a NI = a I − a t .  ’ ’ ’ ‘ ‰ 1 Si ricordi che se . m2 ed m3 verso il basso). le accelerazioni di m2 ed m3 hanno lo stesso modulo (2 m/s2). riferimento in cui è valido il calcolo precedente.7 m/s2 (m1 si muove in avanti. nonchè la condizione: a2 + a1 = −( a3 + a1 ) che in precedenza ci ha consentito di scrivere le equazioni del moto di m2 ed m3 in termini della sola accelerazione di m3. risolvendo il sistema si trova:  4m2 m3  a1 = g m1( m3 + m2 )    m ( m − m2 ) − 4m2 m3  a2 = 1 3 g m1 ( m3 + m2 )    a = m1 ( m2 − m3 ) − 4m2 m3 g  3 m1( m3 + m2 ) a1 = 4. a3 = -6.

L’altra estremità della molla è fissata ad un gancio solidale con il piano e le masse del filo. il periodo delle oscillazioni compiute dal sistema (sia di A che di B). A B Soluzione: T – ˜ N T Fe mB g Diagramma di corpo libero per A e B . della molla e della carrucola sono trascurabili rispetto a quelle dei corpi A e B. poggiato su un piano orizzontale liscio. a) detto x l’allungamento della molla. la condizione di equilibrio è k x = mBg. Calcolare: di quanto si è allungata la molla nella posizione di equilibrio del sistema. Il corpo B viene abbassato lungo la verticale. l’equazione del moto del sistema formato dalle due masse. mB = 2 kg. k b) le equazioni del moto di ciascuna massa sono: ” mAg “ — • . rispetto alla sua posizione di equilibrio e lasciato libero di muoversi. è collegato da un filo inestensibile al corpo B (di massa mB) ed è saldato all’estremità di una molla di costante elastica k. k = 200 N/m] Suggerimento: si scrivano le equazioni del moto di mA ed mB.8 cm. usando ad esempio la variabile x come spostamento generico della massa mB dalla sua posizione di equilibrio. [mA = 2 kg. il corpo A (di massa mA). d cui: a x= mB g = 9.Nel dispositivo schematizzato in figura.

Ad un tratto sul fondo del cassone si apre una piccola crepa attraverso cui l’acqua cade al suolo. t0 = 15’] H . v0 = 72 km/h. ignaro della perdita.m B g − T (x ) = m B a (x )  T (x ) − kx = m A a (x ) ovvero  d 2x m B g − T (x ) = m B dt 2   2 T (x ) − kx = m d x A  dt 2 per cui l’equazione globale del sistema. tiene fermo il piede sull’acceleratore. in funzione dell’allungamento della molla.9 s k Problema riepilogativo Un’autobotte di massa a vuoto M trasporta una massa m0 di acqua distillata lungo tratto di autostrada piano e rettilineo. M = 8000 kg. per cui la forza di attrito statico rimane costante.2 l/min. staccandosi dal cassone con velocità relativa ad esso perpendicolare alla strada. k = 1. La perdita è di k litri di acqua al minuto. è: d 2x k mB g x= 2 + dt mA + mB mA + mB la cui soluzione è un moto armonico. La velocità dell’autobotte è inizialmente v0 e la forza di attrito statico agente sulle sue ruote in direzione e verso della velocità è fs. m0 = 32000 kg. ρ ( 2O) = 1 kg/dm3. L’autista del camion. senza vento. c) il periodo dell’oscillatore è: T = 2π mA + mB = 0. Si noti che la variabile x descrive le oscillazioni sia di mA che di mB attorno alle rispettive posizioni di equilibrio. A quale velocità si troverà il camion dopo un tempo t0 dall’inizio della perdita? [fs = 1 N.

l’autobotte perde. d d e . la quantità di moto v0kdt e la massa kdt. e l’asse y verticale diretto verso l’alto. si ha semplicemente una massa M + m0 che si muove a velocità costante. in un intervallo di tempo infinitesimo dt. e l’accelerazione è nulla. valida per sistemi a massa variabile: F = ma + ™ ™ dm v dt ™ dove m(t) è la massa dell’autobotte al tempo t dall’inizio della perdita. Il problema può anche essere risolto utilizzando la forma generale della seconda legge della dinamica. per cui il coefficiente d’attrito viscoso β d camion nell’aria è dato da: el (M + m0 ) d cioè: 2 x 2 dt = 0 = f s − βv 0 β= fs = 0. soggetta lungo l’asse delle ascisse alle sole forze fs ed attrito viscoso dell’aria.Soluzione: Fissiamo un riferimento solidale con la strada che abbia l’asse x lungo l’autostrada nel verso della velocità dell’autobotte. e la forza totale agente sull’autobotte è: ˆ F = ( f s − βv )x + f a con f a = forza di reazione esercitata dall’acqua sul camion. Queste due forze devono ovviamente bilanciarsi. In formula: (M + m0 − kdt )v 0 (t + dt )− (M + m0 )v 0 (t ) = −kdtv 0 (t ) Perciò la nuova velocità dell’autobotte (al tempo t + dt) è: (M + m0 − kdt )v 0 (t ) = v 0 (t + dt ) (M + m0 − kdt ) cioè la velocità rimane inalterata. Prima che si apra la crepa. anche se il camion perde quantità di moto.05 kg/s v0 Quando si apre la crepa.

Quindi il m m moto resta uniforme con velocità v0. quindi: f s − βv = ma (anche a è nulla. . per cui non influenza la componente orizzontale del moto. cioè v non cambia. e a (0 + dt ) = f s − βv (0 + dt ) f s − βv 0 = = 0 . Ma v(0 + dt ) = v 0 + a (0 ) = v 0 . Inoltre. ma è solo la forza fittizia). in tale riferimento v = 0.Nel riferimento solidale con l’autobotte. La condizione iniziale è f s − βv 0 = 0 . per cui inizialmente a(0) = 0. la forza di reazione è verticale. vale a dire che a rimane nulla.

Quest’ultima vale mgy per una particella posta ad un’altezza y al di sopra di un riferimento orizzontale scelto ad arbitrio.III . Esempi di forze conservative per le quali si parla di energia potenziale sono: forza peso e sua energia potenziale. Conservazione dell’energia. ogni volta che conviene. l’energia meccanica totale E.γ ∫ F ⋅ dl £ B dove dl è lo spostamento infinitesimo lungo il percorso della particella. l’energia si conserva sempre (legge di conservazione dell’energia). per cui si può sostituire Ep(x) con Ep(x) + C. come l’attrito.Lavoro ed energia. L’energia cinetica di una particella di massa m che si muove con velocità v è data da: Ec = 1 mv 2 2 Il teorema dell’energia cinetica afferma che il lavoro totale compiuto su un punto materiale dalla forza risultante per spostarlo da un punto A ad un punto B è uguale alla variazione di energia cinetica del punto materiale: W= 1 1 2 2 mv B − mv A = ∆E c 2 2 Il lavoro fatto da una forza conservativa su di una particella dipende solo dai due punti di partenza e di arrivo e non dal cammino percorso dalla particella. Il lavoro fatto da una forza conservativa è recuperabile. 1 . con C costante arbitraria. si conserva: E = Ec + E p = costante. definita come la somma delle energie cinetica e potenziale. cosa che non è vera per una forza non conservativa. Associato ad una forza conservativa si introduce il concetto di variazione di energia potenziale. Quando si includono tutte le forme d’energia. entrano in gioco altri tipi di energia. Il lavoro W compiuto da una forza F variabile che agisce su un punto materiale spostandolo da un punto A ad un punto B lungo una linea γ èdato da: ¡ ¡   W= ¢ A . Se agiscono anche forze non conservative. Quando agiscono solo forze conservative. Sotto l’azione di una forza conservativa F si definisce la variazione di energia potenziale come l’opposto del valore del lavoro compiuto dalla forza: ∆E p = E pB − E pA = − ∫ F ⋅ dl A ¥ ¥ ¤ B Solo le variazioni dell’Ep sono significative dal punto di vista della fisica.

allungata o compressa di una lunghezza x rispetto alla posizione di riposo.Forza elastica ( F = −kx ).L’energia potenziale di una particella di massa m dovuta alla forza gravitazionale esercitata su di essa dalla Terra è data da: ¦ ¦ E p (r ) = −γ mM T r dove MT è la massa della Terra ed r la distanza della particella dal centro della Terra (r>=raggio della Terra). Ep( ) = 0 è il riferimento di zero per Ep. g = 9. [AB = BC = l = 2 m. α = 30°. Forza gravitazionale (descritta dalla legge di gravitazione universale di Newton). µ d = 1 . Il coefficiente di attrito dinamico tra punto materiale e piani vale µ d. che è opportunamente raccordata nel punto B in modo che la velocità del punto materiale in B cambi in direzione ma non in modulo. sia ricordando che il lavoro compiuto dalla forza di attrito è uguale alla variazione dell’energia meccanica tra A e B. Sapendo che la velocità nel tratto BC è costante: Quanto tempo impiega il punto materiale per scendere da A a C? Quanto vale il lavoro compiuto dalla forza di attrito? Risolvere la parte b) sia usando la definizione di lavoro.5 kg] 3 A α l B β l C Soluzione: 2 . m = 0. ∞ Problema 1 Un punto materiale di massa m scende (partendo da fermo) lungo la sagoma in figura.8 m/s2.energia potenziale elastica Ep = 1/2kx2 per una molla con costante elastica k.

Quindi il tempo richiesto da A a B è: t= 2l = a 2l = 0. B B t t b)Il lavoro compiuto dalla forza di attrito è: W = µ d mg (sinα + sinβ )l = 7. il lavoro compiuto dalla forza di attrito si può ottenere dalla variazione dell’energia meccanica: 1 2 W = ∆E = mgl (cosα + cos β )− mv B = 7. La slitta ha una massa m ed il coefficiente di attrito dinamico fra la slitta e la neve è µ d. coperta di neve.6 m/s. Problema 2 Un cavallo tira una slitta su una strada ripida.2s.7 J. la forza di attrito uguaglia la componente del peso parallela a BC: µ d mgsinβ = mg cos β Da cui: tg β = 1 µd a) L’accelerazione della massa m nel tratto da A a B è data da: (cosα − µ d sinα )g = a = 5.8 m/s2. Se il cavallo tira parallelamente alla superficie della strada ed eroga una potenza P: quanto vale la velocità (costante) massima vmax con cui il cavallo riesce a tirare la slitta? Che frazione della potenza del cavallo viene spesa per compiere lavoro contro la forza d’attrito? Che frazione viene spesa per compiere lavoro contro la forza di gravità? 3 .Poichè la velocità nel tratto BC è costante. 2 dove mgl (cosα + cos β ) è l’energia potenziale del punto A rispetto al punto C .Innanzi tutto calcoliamo β . Il tempo t’ impiegato per percorrere BC è l/ v = 0.7 J Oppure.4 s. quindi il tempo totale t è t = t + t’ = 1.8 s (cosα − µ d sin α )g mentre in B la velocità è: v = at = 4. Si noti che nel tratto BC varia solo l’energia potenziale.

m = 300 kg. Essendo però bucato.98 m/s mg (µ d cosθ + sinθ ) b) il rapporto fra la potenza dissipata dall’attrito e quella del cavallo è uguale al rapporto delle forze: mgµ d cos θ = mgµ d cos θ + sinθ 1 = 46%. 4 ¨ © .[pendenza 1:7. che nel nostro caso sono parallele: P = Tv = mg (µ d cosθ + sin θ )v max Quindi: a) vmax è: v max = P = 0. P = 746 W] Soluzione: T § Fa θ mg Diagramma di corpo libero Se la velocità è costante. quando arriva sulla torre contiene solo metà dell’acqua che conteneva inizialmente. la tensione T della fune vale: T = µ d mg cosθ + mg sin θ = mg (µ d cosθ + sin θ ) = 765 N. e che il peso del secchio vuoto possa essere dt trascurato. µd 1+ tg θ Problema 3 Un secchio pieno d’acqua di massa complessiva m0 viene portato da un pozzo nel mezzo di un cortile fino alla cima di una torre alta h.12. tg θ 1+ µd il rapporto fra la potenza della gravità e quella del cavallo è: mgsinθ = mgµ d cos θ + sinθ 1 = 54%. Supponendo che la velocità di salita sulla torre e dm la perdita in massa del secchio siano costanti. La potenza P è il prodotto scalare della forza T per la velocità v . determinare il lavoro compiuto esprimendolo in joule. µ d=0.

raggio R. e angolo al centro π/2 + θ . si trova: 3 W = m0 g h = 1389. Determinare la velocità del corpo nei punti B. di centro C.2 J 4 h h h Problema 4 Una guida ABDEF è tenuta in un piano verticale xy. dm dm dt dm 1 = * = * = costante. U n corpo puntiforme di massa m. in grado di scorrere senza attrito lungo la guida.D.E.78 kg. supponendo che non vi sia attrito lungo tutta la guida. determinare l’energia cinetica del corpo nel punto F. Se il tratto EF presenta un coefficiente di attrito dinamico µ d. si ha: x   m(x ) = m0 1 −  . dx dt dx dt v per cui m(x) è una funzione lineare.  2h  Il lavoro è dunque dato da: x   W = ∫ F ⋅ dx = ∫ gm(x )⋅ dx = m0 g ∫ 1 −  ⋅ dx 2h  0 0 0 Calcolando l’integrale.F. detto x il tratto percorso dal secchio e v la sua velocità. Soluzione: Osservato che m(x) è una funzione lineare. con m(0) = m0 e m(h) = m0/2. viene rilasciato nel punto A con velocità iniziale nulla. Perchè le velocità in B ed in F risultano essere uguali nel quesito a)? 5 . I tratti AB (di lunghezza h) ed EF sono rettilinei.[m0 = 3. Calcolare la reazione della guida nel punto D. mentre il tratto BDE è circolare. h = 50 m] Suggerimento: Si ricordi che.

A m B C F θ θ D E Soluzione: a) Per il teorema dell’energia cinetica. quindi anche la stessa energia cinetica e la stessa velocità. b) La reazione vincolare in D deve sia bilanciare per intero il peso del corpo puntiforme. quindi: 1 2 mv D = mg (h + R ) 2 e: v D = 2 g (h + R ) Il dislivello fra A ed E è h + R cosθ . per cui ha la stessa energia meccanica (che in assenza di attrito si conserva) e la stessa energia potenziale. in B vale: 1 2 mv B = mgh 2 Quindi la velocità del punto materiale in B è: v B = 2 gh Il dislivello fra A e D è R + h. sia fornire la forza centripeta necessaria per mantenere il corpo in traiettoria: 6 . quindi: 1 2 mv E = mg (h + R cosθ ) 2 e: v E = 2 g (h + R cosθ ) Il punto materiale si trova in F alla stessa quota che in B.

B 5R O R A P Soluzione: a) In un riferimento inerziale.2  mv D FN =  mg +  R    2 g (h + R ) ˆ  y = mg + m ˆ  y R    c) Detta l la lunghezza di EF. la reazione vincolare in P deve solamente fornire la forza centripeta che mantiene m in traiettoria: 2 mv P FP = R Presa come quota di riferimento per l’energia potenziale quella del punto A. l’energia meccanica del punto materiale in F è data dall’energia totale in B diminuita del lavoro compiuto dalla forza di attrito dinamico lungo EF : EF = 1 2 1 2 mv B − lµ d mg cosθ = mv F 2 2 Problema 5 Una massa m scivola senz’attrito lungo la guida indicata in figura. Se la massa parte da ferma dal punto B (AB = 5R). dalla conservazione dell’energia meccanica si trova: 2 mv P = mg 5R − mgR = 4mgR 2 Da cui: 7 . nella posizione O. la reazione vincolare sia nulla? Quesito: Riscrivere le domande a) e b) supponendo di studiare il problema nel sistema di riferimento non inerziale associato alla massa. quanto vale la reazione vincolare nel punto P? Qual è l’altezza minima da cui deve partire la massa affinchè. Il raggio della circonferenza è R.

mB mA 8 . b) Nel riferimento non inerziale solidale con m. analogo al n° 7 del capitolo II. può essere risolto utilizzando la legge di conservazione dell’energia meccanica. e sostituendo nell’equazione di 2 mv O ( + 2mgR = mgx ): 2 mgR + 2mgR = mgx 2 conservazione dell’energia cioè: x= 5 R + 2R = R 2 2 a) Nel riferimento non inerziale solidale con m. Determinare la velocità con cui m2 tocca terra e la tensione della fune. Ancora una volta. e per lo stesso motivo del punto a). Ciò porta ad un calcolo identico a quello già svolto. Per calcolare la tensione della fune è comunque necessario scrivere l’equazione di corpo libero per una delle due masse.FP = 8mg b) In un riferimento inerziale. trascurando l’attrito e l’inerzia della carrucola. Suggerimento: Questo problema. Problema 6 Il sistema indicato in figura (macchina di Atwood) è inizialmente a riposo con la massa mA a terra e la massa mB ad altezza h da terra. perchè l’unica differenza tra forza centrifuga e centripeta è un segno che non influisce sul calcolo medesimo. la reazione vincolare in P deve solamente equilibrare la forza centrifuga per mantenere m in traiettoria. la reazione vincolare in O è nulla se la forza centrifuga agente su m è equilibrata interamente dalla gravità. la reazione vincolare in O è nulla se la forza centripeta che mantiene m in traiettoria è fornita interamente dalla gravità: mg = 2 mvO R Detta x l’altezza cercata. il calcolo è identico a quello già svolto nel riferimento inerziale.

è mBgh. rispetto al suolo. la velocità terminale di B è: v = 2ah = 2 mB − m A gh mB + m A Si può determinare v anche dalla conservazione dell’energia. osservando che inizialmente le energie cinetiche sono nulle e l’energia potenziale del sistema.Soluzione: Equazioni di corpo libero: m B g − T = m B a  T − m A g = m Aa Risolvendo il sistema. mentre alla fine le due masse hanno velocità di ugual modulo: m B gh = m A gh + m A + mB 2 v 2 cioè: v= 2(m B − m A )gh m A + mB 9 . si trova l’accelerazione di A e B (in modulo): a= mB − m A g mB + m A Quindi la tensione della fune è: T = m A (a + g ) = m A g 2m B mB + m A Poichè il moto delle due masse è uniformemente accelerato con velocità iniziale nulla.

h* = h. La corda urta un piolo fissato ad una distanza d al di sotto del punto di sospensione (vedere figura) Se il pendolo è lasciato libero da un’altezza h al di sotto del piolo. b) Conservazione dell’energia nel punto P (figura): 1 mgL = mg 2(L − d ) + mv 2 2 In P la forza centripeta deve essere almeno uguale alla gravità: mg = quindi: 1 mgL = mg 2(L − d ) + mg (L − d ) 2 mv 2 L−d Sviluppando i calcoli: d= 3 L 5 10 .Problema 7 Un pendolo di lunghezza L oscilla in un piano verticale. quale altezza h* raggiunge dopo aver urtato il piolo? Se il pendolo è lasciato libero dalla posizione orizzontale (θ =90°) e descrive una circonferenza completa centrata nel piolo. quale deve essere il valore minimo di d? y P L d x Soluzione: a) Per conservazione dell’energia.

sia scrivendo la conservazione dell’energia meccanica. 1c). la costante elastica della molla vale: k= m1 g = 57. la massa m1 viene rimossa e sostituita con una massa m2. La molla è poi compressa con le mani cosicchè l’estremo della molla si trova in una posizione x2 rispetto alla posizione originale di riposo (quella occupata dalla molla senza nessuna massa appoggiata)(vedi fig. L’energia potenziale ha un andamento parabolico: Ep = mg 1 2 kx − m 2 gx = 1 x 2 − m2 gx 2 2 x1 Questa parabola ha il vertice in:  * m 2 g m 2 x1 x = k = m  1  2 m g m2 g m2 g E = 2 x1 − 2 x1 = − 2 x1  p min 2m1 m1 2m1 11 .0 kg. 1a). x1 = 17 cm. x2 = 42 cm] Quesito: risolvere il problema sia scrivendo l’equazione del moto del punto materiale. Quanto vale la costante k della molla? Qual è la massima energia cinetica della massa? [m1 = 1.6 N/m x1 b) Per conservazione dell’energia.0 kg.Problema 8 Un estremo di una molla priva di massa è posto su di una superficie piatta. Una massa m1 è posta delicatamente sopra la molla e permette di comprimere la molla di x1 . la massima energia cinetica della massa m2 corrisponde alla minima energia potenziale. Successivamente. con l’altro estremo che punta verso l’alto(vedi fig. La molla è poi rilasciata. ad una nuova posizione di equilibrio (fig. m1 x m2 y Soluzione: a) Riferita l’energia potenziale gravitazionale all’asse delle ascisse (figura). 1b). m2 = 2.

cioè quando l’energia cinetica vale: Ec = m g m g 1 1   m2ω 2  x 2 − 2  = k  x 2 − 2  = 0. mentre A sen (ωt + φ ) è k l’oscillazione generica: la molla oscilla attorno alla posizione di equilibrio x* anzichè attorno ad x = 0).L’energia totale è data da: E c max = E mecc − E p min = E piniz − E p min quindi l’energia cinetica massima è: E c max 2 2 m2 g m1 g 2 m2 g 1 2 = kx 2 − m2 gx 2 + x1 = x 2 − m2 gx 2 + x1 = 0. Imponendo le condizioni iniziali: (si noti che x * = m2 g  = x2  x (0) = A sen φ + k  v (0) = ωA cosφ = 0 si ottiene:  m2 g  m2 g   x (t ) =  x 2 − k  cos ωt + k     v (t ) = −ω  x − m 2 g  sen ωt  2   k   ove: ω= k m2 La velocità è massima per sen ω t=1 o – 1.2 J 2 k  2  k   12 2 2 .2 J 2 2m1 2 x1 2m1 Il problema può essere risolto anche utilizzando direttamente l’equazione del moto: m 2 x + kx = m2 g La soluzione generale è: x = A sen (ωt + φ ) + m2 g k   m2 g è la soluzione di equilibrio dell’equazione del moto.

yi.     La seconda legge della dinamica. yCM = ∑m y i i dove mi è la massa dell’i-esima particella di coordinate (xi. zCM = ∑m z i i i M zCM = 1 M ∫ zdm M . si scrive: F= ¡ ¢ dp dt dove F è la forza totale agente sulla particella. Per un sistema di particelle o per un corpo esteso (distribuzione continua di materia) il centro di massa (CM) si definisce come: xCM = ∑m x i i i M . M yCM = 1 M ∫ ydm .Conservazione della quantità di moto. L’impulso di una forza che agisce per breve tempo su una particella (forza impulsiva) si definisce come: I = ∫ Fdt = p f − pi = ∆p . zi) in un sistema di riferimento inerziale ed M è la massa totale del sistema. ti tf £ £ £ £ £ cioè l’impulso di una forza impulsiva è uguale alla variazione della quantità di moto della particella.IV . M Il teorema del centro di massa (o 1a equazione cardinale della dinamica dei sistemi) è scritto come: MaCM = F ( E ) ossia il centro di massa si muove come una particella singola di massa M sulla quale agisce la stessa forza esterna risultante F ( E ) . Per un sistema di particelle. nella sua forma più generale. Oppure. la quantità di moto totale è: ¦ ¦ ¦ ¦ ¥ ¤ ¤ P = ∑ mi vi = MvCM = PCM i Il teorema del centro di massa si può scrivere anche: ¡ i M . nel caso di un corpo esteso: xCM = 1 M ∫ xdm . sistemi a più corpi ed urti Per una particella si definisce quantità di moto la grandezza: p = mv .

Invece. formando un corpo unico. Un urto che conserva l’energia cinetica totale del sistema prende il nome di urto elastico. Pertanto negli urti la quantità di moto totale si conserva. lanciato dal suolo con una certa angolazione. due o più corpi interagiscono tra loro per un tempo molto breve con una forza molto grande rispetto alle altre. y 2mv x a O O’ A Soluzione: Il moto del centro di massa del sistema delle due parti in cui si è diviso il proiettile è la continuazione del moto del proiettile integro. l’urto si dice completamente anelastico. Sapendo che uno dei due frammenti torna al punto di partenza ripercorrendo la traiettoria iniziale. sicchè si può considerare il sistema isolato. La legge di conservazione della quantità di moto è molto utile nel trattare la classe di fenomeni noti come urti. un urto che non conserva l’energia cinetica totale del sistema si dice anelastico. la quantità di moto totale resta costante (legge di conservazione della quantità di moto di un sistema isolato). determinare la posizione in cui cade l’altro e stabilire se essi toccano o meno terra nello stesso istante. quando raggiunge l’apice della traiettoria esplode in due frammenti di egual massa m. Problema 1 Un proiettile di massa 2m. I due frammenti toccano terra nello stesso istante perchè la componente verticale del moto è la stessa per entrambi. Se a seguito dell’urto i due corpi restano attaccati tra loro. ma questa conservazione può non essere utile a risolvere il problema se avvengono trasformazioni di energia da cinetica a non cinetica. Detta vx la componente orizzontale della velocità del ¨ − mv x © § dP § = F (E) 3a A’ x . In un’urto. Suggerimento: la quantità di moto si conserva. Anche l’energia totale si conserva.dt Quando la forza risultante esterna per un sistema è zero (sistema isolato).

nell’istante dell’esplosione. In questa situazione un uomo di massa m sta sulla chiatta all’altezza del suo estremo opposto B. nel punto culminante la sua quantità di moto è orizzontale e vale 2mvx. m = 75 kg] Suggerimento: lo spostamento della barca rispetto alla banchina è uguale a quello del centro di massa rispetto alla barca m A M L B Soluzione 1: Poichè il sistema è isolato. è . dove si ferma. Detto t il tempo di volo. senza alcun ancoraggio.proiettile. Ad un certo punto l’uomo comincia a camminare ed arriva all’estremo A. vale a dire che il centro di massa rimane fermo. L = 5 m. Se si trascura l’attrito della chiatta sull’acqua.vx quindi la sua quantità di moto vale mvx. L’ascissa del centro di massa soddisfa inizialmente a: . di quanto si allontana l’estremo A dal molo? [M = 150 kg. Problema 2 Una chiatta di massa M e lunghezza L è ferma in acqua tranquilla. Quindi il secondo frammento parte con velocità 3 vx. con un estremo A a contatto con la parete del molo (figura). e quella dell’altro frammento deve essere 2 mvx -(. rispetto alla banchina. la quantità di moto totale rimane nulla.mvx) = 3 mvx.La velocità del frammento che torna indietro. il frammento che torna al punto di partenza percorre la distanza: O’O = v x t = a mentre il frammento che prosegue percorre: O’ A’= 3v x t = 3a ed il centro di massa: O’ A = v x t = a Il frammento che prosegue cade dunque in A’ con ascissa 4a.

l’ascissa del centro di massa soddisfa (alla fine): L  L xmg + Mg  + x  x(m + M )+ M L M 2  2 = x+ 2 = = (m + M )g m+M m+M x CM Uguagliando i secondi membri delle due equazioni si ottiene: mL + M L L M 2 = x+ 2 m+M m+M cioè: x= mL = 1.x CM L + mgL L(M + 2m ) 2 = = (m + M )g 2(M + m ) Mg Detta x l’ascissa finale di A.67 m m+M Soluzione 2: Si ricordi che il sistema è isolato (soluzione 1). Posto: v1 = velocità dell’uomo rispetto alla banchina (massa m) v 2 = velocità della barca rispetto alla banchina (massa M) vale:  cioè: v2 = − m v1 M Lo spazio percorso dall’uomo è: x1 = v1 t    Mv 2 + mv1 = 0 .

vale: MV + mv = 0 Ma.Lo spazio percorso dalla barca è: x2 = ma x1 + x 2 = x1 + m x1 = L M v2 m x1 = x1 v1 M Quindi: x1 = L M = 3. Soluzione 3: Dette v la velocità (negativa) dell’uomo (che ha massa m) e V la velocità della barca(di massa M) rispetto alla banchina. il centro di massa della barca si sposta di x (distanza finale di A dalla banchina): L x M +m = t t m . detta vr la velocità dell’uomo relativa alla barca.33 m. è: v = vr + V Quindi: m(v r + V ) = − MV v r = −V m+M m Nel tempo t in cui l’uomo percorre L con velocità relativa alla barca vr.67 m. M +m La posizione dell’uomo rispetto alla banchina è: L − x1 = 1.

M +m Problema 3 Un bambino.Quindi: x=L m = 1. mB = 42 kg.2] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero del sistema slitte-bambino B A Soluzione: a) Equazione del moto del centro di massa:  (m A + m B )a CM   = F (E)   con la forza esterna data dalla risultante degli attriti F (E ) = F A + FB . in piedi su una slitta A di massa mA. quanto vale la forza FAB che il bambino esercita sulla fune (tensione della fune)? [mA = 50 kg. inizialmente ferme. avvicina a se’ una seconda slitta B di massa mB tirandola mediante una fune di massa trascurabile fissata alla slitta B. µ d=0. Quindi:   (m A + m B )a CM Essendo il problema monodimensionale: = F A + FB (m A + m B )a CM cioè:  = FA − FB . r si muovono su un piano orizzontale con coefficiente di attrito dinamico µ d ta slitte e suolo. Qual è l’accelerazione aCM del centro di massa del sistema formato dalle due slitte? Se in un riferimento inerziale l’accelerazione aB della slitta B è in modulo doppia dell’accelerazione aA della slitta A.67 m. Le due slitte.

comporta:    = m A a A + mB a B (m A + m B )a CM = (2m B − m A )a A cioè: aA = e: m A + mB a CM = 0.a CM = da B verso A.5 m/s2 2m B − m A a B = 2 a A = 0. 1). .17 m/s2 (m A + m B ) (m A + m B ) b) Per definizione di centro di massa si può scrivere:   (m A + m B )a CM che. lo sono anche le forze: m B a B = FBA − FB  − m A a A = FA − FAB ovvero:  FBA = FB + m B a B  F AB = m A a A + F A che fornisce: F AB = FBA = 123. dalla sommità di una torre di altezza h. nell’ipotesi a B = 2 a A . un proiettile di massa m e velocità v0 che raggiunge il suolo ad una distanza D dalla base della torre (fig.5 N Problema 4 Un cannone di massa M spara orizzontalmente. F A − FB N − NB = A µ d = 0.9 m/s2 Note le accelerazioni.

Trascurando la resistenza dell’aria. esso arretri di un tratto d prima di fermarsi. per il rinculo. Suggerimento: la quantità di moto si conserva Soluzione: h D Moto del proietto: D = v0 t   1 2 h = 2 gt Risolvendo il sistema. è Mv = mv0. si trova v0: v0 = g D 2h La quantità di moto iniziale di rinculo del cannone. per la conservazione della quantità di moto. L’energia cinetica iniziale del cannone è data dal lavoro compiuto dalla forza costante nel tratto d: Fd = (mv 0 )2 2M m 2 gD 2 = 4 Mh e la forza è dunque: F= (mv 0 )2 2 Md = m 2 gD 2 4 Mhd  . calcolare in termini di D la forza F orizzontale e costante che un sistema di ammortizzatori deve esercitare sul cannone affinchè.

i rottami delle due auto sono rimasti uniti ed i loro pneumatici hanno lasciato strisciate di slittamento lunghe d in direzione α prima di arrestarsi.80] Suggerimento: la conservazione della quantità di moto è una relazione vettoriale y vL α vA x vB Soluzione: a) L’urto è completamente anelastico. si calcola dalle strisciate (l’energia cinetica dopo l’urto è stata dissipata dall’attrito): " # ! . mentre B era diretta a nord (figura). vL = 90 km/h.Problema 5 In un incrocio un’automobile A di massa mA urta un’automobile B di massa mB. per cui la quantità di moto si conserva.7 m. subito prima dell’urto. Calcolare le velocità v A e v B di ciascuna automobile prima dell’urto. α = da est verso nord. I rilievi della polizia rivelano che. Dopo l’urto. d = 18. mB = 1300 kg. [mA = 1100 kg. Una delle automobili superava il limite legale di velocità vL? Si supponga che le ruote di entrambe le automobili siano rimaste bloccate dopo l’urto e che il coefficiente di attrito dinamico fra le ruote bloccate e la pavimentazione sia µ d. Il modulo v’ della velocità subito dopo l’urto. mentre l’energia cinetica no. µ 30° d  =0. l’automobile A viaggiava verso est.

si determinino la direzione ed il verso del vettore v 0 . appoggiato su un piano orizzontale liscio.9 km/h mB b) L’auto A superava il limite dei 90 km/h. viene colpito da un corpo puntiforme B di massa MB e velocità v 0 .(m A + m B )gµ d d = 1 (m A + m B )v’2 2 cioè: v’= 2 gµ d d = 17 m/s D’altra parte. h = 80 cm] $ % & Suggerimento: la componente orizzontale della quantità di moto si conserva. Sapendo che dopo l’urto il corpo B rimbalza verticalmente raggiungendo l’altezza h rispetto al punto di impatto mentre A trasla sul piano di appoggio.3 m/s = 116. la conservazione della quantità di moto si scrive (per componenti): m A v A = (m A + m B )v’cos α  m B v B = (m A + m B )v’sen α da cui: vA = diretta verso est. Si supponga che l’urto sia elastico.8 m/s = 56. m A + mB v’sen α = 15. mA + mB v’cos α = 32. di massa MA e struttura prismatica. Problema 6 Il corpo A mostrato in figura. MB = 50 g. [MA = 100 kg. quella verticale no y .5 km/h mA vB = diretta verso nord. v 0 = 5 m/s.

Sostituendo la terza equazione nella seconda. vale:  M B v 0 cos θ = M A v A  1 1 1 2 2 2  M B v0 = M B v B + M A v A 2 2 2 1 2  2 M B v B = M B gh ove θ è l’angolo di impatto mostrato in figura. si ricava: M B v 0 cos θ = M A v A  1 1 2 2  2 M B v 0 = M B gh + 2 M A v A e quindi: ' θ x A cos θ = 2 M B M A v 0 − 2 gh ( M B v0 )= 2 M A v 0 − 2 gh 2 M B v0 ( ) = 0. per cui. mentre la terza equazione vale per il moto di B dopo l’urto.3° .v0 B Soluzione: In questo problema si conservano la componente orizzontale della quantità di moto e l’energia.863 θ = 30. dette vA e vB le velocità di A e B subito dopo l’urto.

ogni suo punto è fermo rispetto agli altri. Rotazione intorno ad un asse fisso. Quando un corpo rigido (idealizzato come un insieme di punti materiali le cui mutue distanze sono fisse) ruota intorno ad un asse fisso. Il moto traslatorio è descritto specificando quello del centro di massa. M la massa del corpo a d la distanza tra i due assi. Si definisce momento d’inerzia del corpo rigido rispetto all’asse di rotazione la grandezza: ¡   I = ∑ mi Ri2 dove Ri è la distanza dall’asse del punto mi. Questo teorema afferma che il momento d’inerzia di un corpo rispetto ad un asse qualsiasi è dato da: I = I CM + Md 2 dove ICM è il momento d’inerzia rispetto all’asse parallelo a quello dato e passante per il centro di massa. Pertanto le rotazioni li intorno ad un asse fisso si possono descrivere mediante un solo angolo θ :Se un punto ruota di θ . La definizione può essere estesa ad un corpo continuo: I = ∫ R 2 dm M Uno strumento utile per la valutazione del momento d’inerzia è il teorema di Huygens-Steiner (o dell’asse parallelo). tutti i punti del corpo rigido hanno la stessa velocità angolare: ω= e la stessa accelerazione angolare: dθ dt dω d 2θ α= = 2 dt dt Sia ω che α sono vettori con la direzione dell’asse di rotazione (preso di solito come asse z) ed il verso dato dalla regola della mano destra.V . Di conseguenza. il momento angolare è: 1 . g altri sono costretti a ruotare dello stesso angolo. Il momento angolare (o momento della quantità di moto) Lz di un corpo in rotazione attorno all’asse fisso z è dato da: Lz = I zω Per rotazioni di un corpo rigido simmetrico attorno ad un asse di simmetria.Meccanica rotazionale del corpo rigido Un corpo rigido può ruotare oltre che traslare.

Il polo O deve essere fisso rispetto al riferimento scelto. nella forma più semplice: dL = M (E) dt con M ( E ) momento totale delle forze esterne calcolato rispetto al polo O. allora anche α è costante e le equazioni del moto rotatorio divengono:  α = costante  ω = ω 0 + αt  1 θ = θ 0 + ω 0 t + αt 2 2 e: 2 ω 2 = ω 0 + 2α (θ − θ 0 ) dove ω 0 eθ 0 sono i valori iniziali (t = t0 = 0) della velocità angolare e dell’angolo che definisce la posizione iniziale. il momento angolare L può non essere parallelo e concorde rispetto alla velocità angolare ω nel qual caso il corpo è in una condizione di squilibrio dinamico e la direzione del momento angolare L varia nel tempo (anche se ω è costante: è questo il caso della precessione di L ). Anche L è calcolato rispetto allo stesso polo.L = Iω Quando un corpo rigido ruota attorno ad un asse che non è di simmetria. Il teorema del momento angolare (2a equazione cardinale della dinamica dei sistemi di punti) è. Queste equazioni sono analoghe a quelle del moto rettilineo uniforme in una dimensione. Tra queste grandezze vige infatti un’analoga relazione che lega forza. e l'accelerazione è quella angolare. quello di massa dal momento d'inerzia. L’energia cinetica di rotazione di un corpo rigido che ruota attorno ad un asse fisso z è: Ec =  1 I zω 2 2 mentre il lavoro fatto dal momento M (E ) assume la forma: 2 . massa ed accelerazione: M z(E ) = d (I z ω ) = I zα dt  ¨ © ¥ ¤ § ¨ ¦ £ ¢ ¢ Se Mz(E) è costante. Nei moti di rotazione attorno ad un asse fisso il concetto di forza è letteralmente sostituito da quello di momento della forza.

allora: W = Mz(E)(θ − θ 0 ) . allora: L = costante. Le condizioni da applicare sono quindi due:  ) 3 . ma può essere nullo anche quando F ( E ) ≠ 0 . La statica può essere vista come un caso limite della dinamica: quello in cui "tutto è fermo". cioè dL / dt = 0 . Oggetti con raggio r che rotolano senza strisciare hanno la velocità angolare ω ela velocità del centro di massa vCM legate dalla relazione: v CM = rω L’energia cinetica di un corpo che rotola senza strisciare è la somma della sua energia cinetica rotazionale attorno all’asse di rotazione baricentrico e di quella traslazionale del centro di massa: Ec = 1 2 (I CM + Mr 2 )ω 2 = 1 I CM ω 2 + 1 MvCM 2 2 2  Statica del corpo rigido. anche se ci sono forze. in cui il momento d’inerzia può variare (basta che ci siano due corpi rigidi interagenti). Il momento risultante delle forze esterne M ( E ) = ∑ ri × Fi ( E ) i    ( sarà automaticamente nullo per i sistemi isolati. la conservazione del momento angolare è uno strumento potente nella soluzione di problemi e può caratterizzare il sistema dinamico ad ogni istante. Rototraslazione senza strisciamento. essendo in tal caso essenziale la scelta del polo rispetto al quale si calcolano i momenti delle forze. Il teorema lavoro – energia è dato da: W = ∫ M z( E ) dθ = E c − E c 0 θ0 θ Se il momento risultante delle forze agenti sul corpo è nullo. Nel rotolamento il moto traslatorio è combinato con quello rotatorio. Per sistemi più complessi.   Questa è la legge di conservazione del momento angolare per un corpo in rotazione.W = ∫ M z( E ) dθ θ0 θ Se Mz(E) è costante. Se il momento d’inerzia è costante (come per un singolo corpo rigido) la conservazione del momento angolare equivale all’affermazione che la velocità angolare ω è costante nel tempo.

Conviene anche scegliere un riferimento cartesiano opportuno: alle due equazioni vettoriali dell’equilibrio corrispondono sei equazioni scalari. ma anche i loro punti di applicazione. onde semplificare al massimo la risoluzione del problema. Suggerimento: il periodo di un pendolo composto è: T = 2π Ip mgd con Ip momento d’inerzia del pendolo rispetto all’asse di oscillazione e d distanza del centro di massa dall’asse. Come cambierebbero i risultati se i pendoli fossero vincolati a ruotare attorno ad uno dei lati del quadrato? Indicare con m la massa totale del pendolo. La gravità agisce come se fosse applicata al centro di massa del corpo rigido. Il polo rispetto al quale si calcolano i momenti delle forze deve essere scelto con cura.∑F i i   (E) i =0 (E) per non avere moti di traslazione =0 ∑r × F i  i per sopprimere le rotazioni Per applicare queste condizioni è necessario conoscere non solo le forze esterne. Problema 1 Determinare le lunghezze dei pendoli semplici aventi medesimo periodo di oscillazione di due pendoli composti quadrati di lato l e vincolati a ruotare attorno all’asse orizzontale passante per il punto medio di uno dei lati e perpendicolare a questo lato. 4 . I due quadrati sono formati: uno da quattro masse puntiformi uguali collocate nei vertici ed unite da asticelle rigide di massa trascurabile l’altro da quattro aste rigide omogenee ed uguali.

a) b) a’) Soluzione: b’) Asse perpendicolare al piano del foglio (fig. Quindi: 5 . l’c periodi e lunghezze dei pendoli semplici equivalenti. l’p. a) e b)): detti Ip il momento d’inerzia delle masse puntiformi e Ic quello delle aste omogenee. Tc. si trova: 2 2  5 2 5 2 3 2 m  l   l   I p =   +   + l + l  = ml 4  2   2  4 4  4      m l2 m l2  l2 7   + m = ml 2 I c = 4 +   4 12 4 4  4 12   Per la valutazione di Ic si è prima calcolato il momento d’inerzia rispetto al centro di massa e poi si è utilizzato il teorema dell’asse parallelo. Il braccio della forza peso è la distanza d del centro di massa dall’asse: d= l 2 Il periodo del pendolo è:  Ip l ’p 3l = 2π = 2π T p = 2π 2g mgd g   Ic l ’c 7l  Tc = 2π = 2π = 2π  6g mgd g con Tp.

si trova: m 1  I p = 2 l 2 = ml 2  4 2   2 2 2  I c = 2 m l + m l  + m l = 5 ml 2    4 12 4 4  4 12    Per la valutazione di Ic si è prima calcolato il momento d’inerzia rispetto al centro di massa e poi si è utilizzato il teorema dell’asse parallelo. I fili non slittano nelle gole delle pulegge. Il braccio della forza peso è la distanza d del centro di massa dall’asse: d= l 2 Il periodo del pendolo è:  Ip l ’p l = 2π = 2π T p = 2π mgd g g   Ic l ’c 5l  Tc = 2π = 2π = 2π  mgd g 6g con Tp. Il momento d’inerzia complessivo è I ed i raggi dei dischi sono R1 ed R2. a) nota m1. a’) e b’)): detti Ip il momento d’inerzia delle masse puntiformi e Ic quello delle aste omogenee. come illustrato in figura. si trovi m2 tale che il sistema sia in equilibrio 6 . Quindi: l ’p = l   5l l ’c = 6 Problema 2 Due corpi sono appesi mediante fili ideali a due pulegge solidali fra loro e girevoli attorno ad un asse comune. l’p.3l  l ’p = 2   l ’c = 7l  6 Asse orizzontale passante per il punto medio di uno dei lati(fig. l’c periodi e lunghezze dei pendoli semplici equivalenti. Tc.

si trovino l’accelerazione angolare dei dischi e le tensioni dei fili.4 m.2 m. R1 = 1. I = 40 kgm2] Suggerimento: utilizzare i momenti delle forze. R2 = 0. si trova: 7 . m3 = 12 kg. sono: (m1 + m3 )g − T1 = (m1 + m3 )a1 T − m g = m a 2 2 2  2  R1T1 − R2T2 = Iα   a a α = 1 = 2  R1 R2 cioè. R1 R2 m1 m2 Soluzione: a) La condizione di equilibrio è: m1 gR1 = m 2 gR2 da cui: m 2 = m1 R1 = 72 kg. eliminando le accelerazioni lineari: T1 + (m1 + m3 )R1α = (m1 + m3 )g  T2 − m 2 R 2α = m 2 g  R T − R T − Iα = 0 1 1 2 2 Risolvendo il sistema. [m1 = 24 kg.b) posta delicatamente una massa m3 sopra m1. R2 b) Le equazioni del moto del sistema dopo l’aggiunta di m3 sopra m1.

5 kg. c) Sul bordo della ruota è attaccato un magnetino di massa m0 e dimensioni trascurabili che esercita una forza F sul disco. r = 2 cm. α = accelerazione angolare): 8 . M r m R Soluzione: a) Momento d’inerzia I della ruota di Prandtl: I = MR 2 = 0. T = tensione del filo. All’istante t = 0. Verificare se al tempo t0 il magnetino è ancora attaccato al disco. b) Calcolare il numero corrispondente di giri compiuti dalla ruota. Non c’è attrito ed il filo inestensibile non slitta sull’albero. m0 = 0.4 rad/s 2 α = 2 2 (m1 + m3 )R1 + m2 R2 + I  Problema 3 Una ruota di Prandtl (figura) è formata da un disco di raggio R e massa M e da un cilindro di raggio r e momento d’inerzia trascurabile rispetto all’asse di rotazione. F = 5 N] Suggerimento: il momento d’inerzia del magnetino è trascurabile. R = 0. Quando la ruota è in rotazione sul magnetino agisce la forza centrifuga. h = 2 m. a) Calcolare il tempo t0 affinchè la massa m percorra l’altezza h. m = 1 kg. la massa m. (m + m3 )(m2 R22 + m2 R2 R1 + I ) g = 294 N T1 = 1  (m1 + m3 )R12 + m2 R22 + I   (m1 + m3 )(R1 R2 + R12 )+ I  m g = 745 N T2 = (m1 + m3 )R12 + m2 R22 + I 2   (m1 + m3 )R1 − m2 R2 g = 1.2 m.01 kgm2 Equazioni del moto del sistema (a = accelerazione di m. inizialmente in quiete. viene lasciata scendere. [M = 0.01 kg.

Si può usare anche la conservazione dell’energia:  1 1 1 1 v2 m0 gh = m 0 v 2 + Iω 2 = m0 v 2 + I 2   2 2 2 2 r  2 F = m v 0  r cioè: F = m0 2m0 ghr = 7.5 N per cui il magnetino si è già staccato. quindi non ne altera la velocità di rotazione.5N m0 r 2 + I 9 . mg − T = ma  Tr = Iα  a α = r Eliminando l’accelerazione angolare e la tensione del filo: mgr = mar + I a r cioè: mr 2 a= g mr 2 + I Dunque: t0 = 2h 2h mr 2 + I = = 3. la forza centrifuga agente sul magnetino è: m 0ω 2 R = m 0 (at 0 )2 R = 7.2 s a g mr 2 b) Il numero di giri n è fornito da un puro calcolo geometrico: n= h = 15.9 giri. Perciò. 2πr c) Il momento d’inerzia del magnetino è trascurabile rispetto a quello della ruota di Prandtl.

positivo verso il basso. Suggerimento: scrivere l’equazione del moto verticale della massa m e quella della rotazione del cilindro intorno all’asse fisso. la carrucola. Il filo che collega la molla. di massa trascurabile. costituita da un cilindro omogeneo di massa M e raggio R. ruota senza attrito attorno all’asse O disposto orizzontalmente. b) Calcolare il periodo delle piccole oscillazioni della massa m nel suo moto verticale. A M R m Soluzione: Detto x lo scostamento della molla dalla posizione di equilibrio (che è anche l’allungamento della molla). di massa trascurabile e non slitta sulla carrucola. a) Calcolare l’allungamento x0 della molla in condizioni di equilibrio.Problema 4 Nel sistema indicato in figura la molla. è inestensibile. si ha: mg − T (x ) = mx  [T (x ) − kx]R = Iθ  x θ = R   1 2  I = MR 2   da cui: x  (mg − mx − kx )R = I R    I = 1 MR 2  2 Questa è l’equazione dell’oscillatore armonico forzato: M + 2m x + kx = mg 2 ! !       10 . ha costante elastica k. un cui estremo è fissato A. alla massa m.

Suggerimento: calcolare il momento d’inerzia totale. Determinare la velocità angolare del corpo nel momento in cui il piano dell’H è verticale. coincide con il centro geometrico e vale perciò l/2.a) All’equilibrio x = 0. essendo il corpo omogeneo. Il corpo può ruotare attorno ad un asse orizzontale passante per una delle gambe della H. ω l l l Soluzione: Il braccio della forza gravitazionale è la distanza del centro di massa dall’asse. Partendo da fermo con la H in un piano orizzontale. per cui: " " x0 = mg k b) La soluzione è data dalla somma dell’oscillazione libera e della soluzione all’equilibrio x0. il corpo ruota sotto l’azione della forza peso. che. vale: 1 4 I = ml 2 + ml 2 = ml 2 3 3 Allora la conservazione dell’energia si scrive: 11 . Il periodo è perciò lo stesso dell’oscillatore libero: T = 2π 2m + M 2k Problema 5 Un corpo rigido è costituito da tre sbarrette sottili identiche di massa m e lunghezza l. collegate fra loro a formare una H (figura). Detto I il momento d’inerzia.

ha al suo centro un cilindretto molto corto di massa m (da considerarsi puntiforme) e diametro appena inferiore a quello del tubo. n = 2. Inizialmente il sistema ruota senza attrito con velocità angolare ω 0 intorno ad un asse verticale baricentrico. Il cilindretto può scorrere senza attrito dentro al tubo. per una lievissima perturbazione (vedere figura). il cilindretto si sposta dalla posizione iniziale e viene espulso dal 12 .4 kg.fra il pattino ed il bordo della ruota? [m = 1. di massa M.27 4πnFr 8πnF Problema 7 Un sottile tubo rigido ed omogeneo. Quindi: Iω 2 mrω 2 µ= = = 0. ω =840 giri/min. F = 130. Se prima di fermarsi la ruota compie n giri. r = 23. qual è il coefficiente d’attrito µ . Ad un certo momento.0 N.8] Suggerimento: Calcolare il lavoro della forza di attrito e uguagliarlo alla variazione di energia cinetica della ruota.0 cm. ω µF F ω Soluzione: Teorema dell’energia cinetica: 1 2 Iω = µFr 2πn 2 Dove I è il momento d’inerzia della ruota. si preme un pattino contro il suo bordo esercitando una forza radiale F. P fermare la ruota.3mg l 14 2 2 = ml ω 2 23 cioè: ω= 3 2 g l Problema 6 Una ruota di massa m e raggio r è assimilabile ad un disco omogeneo e ruota senza attrito in un er piano verticale attorno ad un asse fisso passante per il suo centro con una velocità angolare ω .

quando il cilindretto el Suggerimento: Il momento d’inerzia del tubo sottile rispetto ad un diametro centrale può essere assimilato a quello di una sbarretta rigida. qual è la velocità angolare ω fuoriesce? d tubo. sta fermo a distanza r dal centro un uomo di massa m (vedi figura). Ad un certo istante l’uomo comincia a correre lungo la circonferenza di raggio r con velocità v ’ rispetto alla piattaforma.tubo. Determinare la velocità angolare ω con cui ruota la piattaforma. # z v’ $ 13 . Suggerimento:ω è chiaramente misurata in un riferimento inerziale. ω0 r l Soluzione: Conservazione del momento angolare:  l2 Iω 0 =  I + m  4  Dove I è il momento d’inerzia del tubo: I= Ma allora: Ml 2 12  ω   ω= Iω 0 I +m l 4 2 = M ω0 M + 3m Problema 8 Su una piattaforma circolare omogenea inizialmente ferma in posizione orizzontale di massa M e raggio R. In assenza di forze esterne. girevole senza attrito attorno all’asse verticale centrale z.

a = 1. 12 14 . b = 2 m. Sapendo che il momento delle forze d’attrito vale Mf. b) L’angolo totale di rotazione θ della porta dovuto all’urto. Mf = Nm] 3 3 Suggerimento: il momento d’inerzia della porta rispetto ad un asse parallelo a quello specificato e 1 passante per il baricentro vale I 0 = Ma 2 . La velocità del proiettile prima dell’urto è v ed esso si conficca nella porta. vale: v ’= r × (ω u − ω )   2 1 2 mr ω u − 2 MR ω = 0 % % % % con ω ed ω u di verso opposto. v = 30 m/s. Passando ai moduli nella prima equazione: ' & v’= r (ω u + ω )   2 1 2 mr ω u − 2 MR ω = 0 Da ciò si ottiene: ω= mrv’  2 1 2   mr + MR  2   Problema 9 La porta rettangolare mostrata in figura ha massa M. inizialmente ferma. [M = 2 kg. viene colpita orizzontalmente da un proiettile di massa m e dimensioni trascurabili. lati di lunghezza a e b ed è vincolata a ruotare in un piano verticale attorno al lato maggiore b. ad una distanza d dal suo asse di rotazione. La porta.5 m. m = 50 g. determinare: a) La velocità angolareω con cui la porta ruota subito dopo l’urto.R r M Soluzione: Dettaω u la velocità angolare dell’uomo in un riferimento inerziale. d = 2 1 a .

b d a Soluzione: Momento d’inerzia iniziale della porta rispetto all’asse b: 1 a I i = I 0 + M   = Ma 2 3 2 2 Momento d’inerzia finale (dopo l’urto) della porta rispetto all’asse b: 1  2a  I i = I 0 + M   = (3M + 4m )a 2 9  3  2 a) Conservazione del momento angolare: 2 mv a = I f ω 3 cioè: ω = mv b) Teorema dell’energia cinetica: 2a 6mv = 0. Un proiettile puntiforme di massa m viene lanciato con velocità v0 (nel piano del disco) contro il disco. inizialmente fermo.18 rad (3M + 4m )M f Problema 10 Un disco omogeneo di massa M e raggio R. è libero di ruotare senza attrito attorno ad un asse fisso z orizzontale passante per il suo centro O.97 rad/s = 3I f a (3M + 4m ) 1 I f ω 2 = M fθ 2 Vale a dire: θ= I fω2 2M f = 2m 2 v 2 = 2. e lo urta in un punto P 15 .

θ =60°. determinare: c) La velocità angolareω del disco dopo l’urto. il rapporto delle masse si ottiene facilmente da una delle due equazioni di partenza: v 0 + v’0 m Rω = = =1 M 2 sinθ (v 0 − v ’0 ) 2 sin 2θ (v0 − v ’0 ) Problema 11 16 .Posto che l’urto sia elastico. v0 = 30 m/s. y θ P θ m R O M x Soluzione: I principi di conservazione del momento angolare e dell’energia sono:  Rmsinθ (v 0 − v’0 ) = Iω  1 1 2 2 2  2 m v 0 − v’0 = 2 Iω ( ) a) Il rapporto delle due equazioni non contiene le masse: ω= v0 + v ’0 = 46.individuato da un angolo θ . d) il rapporto fra la massa del proiettile m e quella del disco M.In seguito all’urto il proiettile rimbalza con velocità v’0 in una direzione che forma con la radiale in P il medesimo angolo θ . v’0 = 2 m/s] Suggerimento: Il sistema è formato da disco più proiettile. [R = 30 cm.2 rad/s Rsinθ b) Notaω . perciò scegliere come polo il punto O e tener conto del momento angolare del proiettile.

d) dire se il filo si avvolge o si svolge e perchè. 2 Equazioni del moto del centro di massa e della rotazione attorno al centro di massa:  F0 + Fa = Ma c   1 2 r × F0 + R × Fa = MR α 2 Cioè. b) la forza di attrito radente Fa complessiva sul rocchetto (è attrito statico o dinamico?). c) l’accelerazione angolare del rocchetto.Un rocchetto omogeneo di massa M raggio di gola r e raggio esterno R rotola senza strisciare su un piano orizzontale. R r r C R F0 A Soluzione 1: A . Trovare quanto valgono: a) l’accelerazione a c del centro di massa. che si pensa situata sempre nel piano verticale passante per il centro di massa C del rocchetto. L’asse AA è l’asse di istantanea rotazione (figura). 0 ( ) Suggerimento: Calcolare il momento d’inerzia totale del rocchetto. Risolvendo il sistema si ottiene: 3 F0 A 17 . scelto come verso positivo dell’asse di rotazione quello entrante nel foglio:  F0 − Fa = Ma c   1 − rF0 + RFa = 2 MRa c 1 1 1 1 1 1 1 1 Nella seconda equazione si è usata la condizione a c = Rα (rotolamento senza strisciamento). Al filo avvolto sul rocchetto è applicata una forza costante F0 orizzontale.

8 8 8 18 . che è trattenuta in basso da una corda ideale orizzontale che si spezza oltre una tensione massima Tmax (figura). e fornisce: 2 R−r  a c = 3 MR F0    Fa = 2 r + R F0  3R Problema 12 Un bambino di massa m si sposta lungo una scala a pioli di massa M e lunghezza L. Orientando l’asse di rotazione nello stesso verso della soluzione 1 ed impiegando ancora una volta la condizione di rotolamento senza strisciamento a c = Rα . Soluzione 2: Traslazione del centro di massa e rotazione attorno al punto di contatto:  F0 + Fa = Ma c   1 2 2  − r + R × F0 =  2 MR + MR α   Per calcolare il momento d’inerzia rispetto all’asse di contatto.2 R−r  a c = 3 MR F0    Fa = 2 r + R F0  3R Le risposte ai quesiti a) e b) si ottengono aggiungendo che a c è parallela a F0 . mentre Fa è antiparallela a F0 . Inoltre l’attrito è statico. si è usato il teorema di HuygensSteiner. c) L’accelerazione angolare è data dalla condizione di rotolamento senza strisciamento: 7 6 5 4 α= ac R d) Il filo si arrotola. altrimenti il rocchetto striscerebbe. Non c’è attrito su entrambe le estremità della scala. si ricava:  F0 − Fa = Ma c   3 (R − r )F0 = 2 MRa c 8 8 8 8 ( ) La soluzione del sistema è molto semplice. perchè deve rimanere teso mentre il rocchetto rotola senza strisciare.

incernierata in A e con l’estremo B ad altezza h sopra A. di lunghezza l e massa M. @ N1 B mg N2 T A 9 Mg θ A Soluzione: Equilibrio delle forze e dei momenti delle forze rispetto a B:  N = T  1   N 2 = (m + M )g  L TLsinθ + m(L − d ) + M  g cosθ = N 2 L cosθ   2   a) La tensione della fune si trova risolvendo il sistema scritto sopra:  d M T =  m +  g cot θ  L 2  b) Basta uguagliare a Tmax la tensione della fune trovata in a) e risolvere in dmax:  Tmax M  d max =   mg cot θ − 2m  L    Problema 13 Un cavo ideale orizzontale (figura) sostiene un’asta uniforme.a) Qual è la tensione della corda quando il bambino dista d = L/3 dall’estremità inferiore della scala? b) Qual è la distanza massima dmax dall’estremità inferiore della scala che il bambino può raggiungere senza rompere la corda? Suggerimento: utilizzare le equazioni dell’equilibrio del corpo rigido. 19 .

3 y B l M A d x h Soluzione: a) Equilibrio dei momenti rispetto ad A: Mg d = Th 2 cioè: T = Mg d = 184 N 2h b) Momento d’inerzia dell’asta rispetto ad A: 1 I = Ml 2 3 L’accelerazione angolare è data da: M (E ) α= I Accelerazione angolare iniziale: α = Mg d 3gd = 2 = 1. l = 5 m. h = 4 m] 1 Suggerimento: il momento d’inerzia dell’asta rispetto all’asse passante per l’estremità è: I = Ml 2 .a) Quanto vale la tensione del cavo? b) Se il cavo viene tagliato.8 rad/s2 2 I 2l 20 . quanto vale l’accelerazione angolare dell’asta nell’istante in cui il cavo viene tagliato? c) Quanto vale la velocità angolare dell’asta quando essa raggiunge la posizione orizzontale? [M = 50 kg.

c) Conservazione dell’energia meccanica: mg Velocità angolare quando l’asta tocca terra: h 1 ml 2 2 ω = 2 2 3 ω= 3gh = 2.2 rad/s l2 21 .

Il campo elettrico Una qualunque distribuzione di cariche crea un campo elettrico nello spazio circostante.85 ⋅ 10 −12 C2 . vale il principio di sovrapposizione: F = ∑ Fi i ¡ ¡ La forza esercitata da una distribuzione continua di cariche (volumetrica.Elettrostatica nel vuoto Forza e carica elettrica La legge di Coulomb asserisce che la forza elettrica tra due cariche puntiformi q1 e q2 poste a distanza r12 l’una dall’altra nel vuoto è data da: F12 = k   q1 q 2 1 q1 q2 ˆ ˆ r12 = r12 2 2 4πε 0 r12 r12 Nm 2 con k = costante elettrostatica = 8. superficiale o lineare) su una carica puntiforme è ottenuta integrando gli effetti delle cariche infinitesime che costituiscono la particolare distribuzione. Nm 2 Quando sono presenti più cariche elettriche. L’intensità del campo elettrico generato da più cariche è data dal principio di sovrapposizione: £ ¢ . Considerando una carica di prova q0 sufficientemente piccola collocata nel campo.VI . il vettore campo elettrico E è definito come: E = lim £ F q0 →0 q 0 ¤ La forza che agisce su una carica puntiforme q’ posta in un dato campo elettrico E è: F = q’E ¥ ¥ Il campo elettrico generato in un punto P da una singola carica puntiforme qi nella posizione ri è: Ei = ¦ 1 qi ˆ ri 0 4πε 0 ri2 0 ˆ dove ri0 è la distanza tra la carica qi ed il punto P mentre ri 0 è il versore diretto lungo la congiungente qi e P ed orientato da qi a P.99 ⋅ 10 C2 9 ε 0= costante dielettrica del vuoto = 8.

il campo elettrico può essere determinato tramite: E = − gradV = −∇V  La legge di Gauss Il flusso elettrico dovuto al campo elettrico E che attraversa una superficie qualsiasi è: ˆ φ (E ) = ∫ E ⋅ u n dΣ Σ    § § . Se è noto il potenziale. perchè in essa è implicito che il potenziale all’infinito è nullo. Il potenziale elettrico alla distanza r da una carica puntiforme q situata nell’origine è dato da: © V = 1 q 4πε 0 r se si assegna il valore zero al potenziale a distanza infinita. nel caso del piano indefinito uniformemente carico). si ottiene invece per integrazione. si può dunque introdurre il concetto di differenza di potenziale: VB − V A = − ∫ E ⋅ dl γA B ¨ ¨ con E campo elettrico creato dalla carica puntiforme e γ u qualunque linea tra A e B immersa nel na campo. Potenziale elettrico Il campo generato da una carica puntiforme è centrale e pertanto conservativo. es. Per una distribuzione continua finita di carica: V= dq 1 ∫r 4πε 0 Q Se la distribuzione di carica non è finita non si deve usare la formula sopra. il potenziale è dato da: V =∑ i 1 qi 4πε 0 ri 0 dove la somma è estesa a tutte le cariche ed ri0 è la distanza dell’i-esima carica dal punto P dove si deve calcolare il potenziale. Si deve pertanto ricorrere alla definizione di differenza di potenziale (p. Per un sistema di cariche puntiformi.E = ∑ Ei i Il campo generato da una distribuzione continua di cariche.

La legge di Gauss è anche uno strumento potente per determinare i campi elettrici dovuti a distribuzioni di carica con un elevato grado di simmetria. y . dove σ è la densità superficiale di carica locale (che non è necessariamente costante) E=  σ ˆ un 2ε 0 3. può avere una carica solo sulla superficie esterna. I conduttori 1.z) rappresenta la densità di carica.z) rappresenta il potenziale in (x. j 0 ij i≠ j che può essere riscritta come: Ue = 1 ∑ qi v i 2 i dove vi rappresenta il potenziale generato nella posizione della carica qi da tutte le altre cariche.y. dτ l’elemento di volume intorno al punto (x. Si può anche scrivere: Ue = ∫ ε0E 2 dτ = ∫ u e dτ 2 . diversamente dalla legge di Coulomb. V(x. Energia potenziale elettrostatica di un sistema di cariche L’energia potenziale di un sistema di cariche puntiformi è: Ue = qi q 1 ∑ 4πε jr 2 i.z). se non presenta cavità non conduttrici contenenti una carica. Il campo elettrostatico all’interno di un conduttore è nullo 2. vale anche per campi non statici. z ) (x.z). Il campo elettrostatico immediatamente fuori da un conduttore è perpendicolare alla superficie e assume il valore σ/2ε0. Un conduttore.y.La legge di Gauss lega il flusso elettrico attraverso una superficie chiusa alla carica totale racchiusa nella superficie stessa: ˆ φ (E ) = ∫ E ⋅ u n dΣ = Σ   qint ε0 La legge di Gauss è equivalente alla legge di Coulomb per interazioni statiche ma.y. y . Quando si ha a che fare con un sistema macroscopico continuo si scriverà l’integrale: Ue = 1 ρ (x. z )dτ V 2∫ t dove ρ (x.y.

dove l’integrale indefinito è esteso a tutto lo spazio e: ε0E 2 ue = 2 è la densità di energia elettrostatica. la capacità di un condensatore è definita come: C= Q ∆V L’energia potenziale accumulata in un condensatore può essere scritta come: Ue = V 2 qV q2 =C = 2C 2 2 Condensatori collegati in parallelo equivalgono ad un unico condensatore con capacità: C = C1 + C2 + . Suggerimento: Si ricordi che per le forze ed i campi elettrici vale il principio di sovrapposizione... . c) Il campo elettrico e il potenziale nel punto C in cui si intersecano le bisettrici dei tre angoli del triangolo... b) Il campo elettrico totale E0 nel punto medio della base A. + C1 C 2 Cn Problema 1 Considerate tre cariche positive uguali di valore q poste ai vertici di un triangolo equilatero di lato s (vedere figura). determinare: a) La forza che agisce sulla carica che si trova nel vertice B. Indicando con∆ V la differenza di potenziale. Condensatori I condensatori sono dispositivi per l’accumulo di carica elettrica e di energia e consistono tipicamente di due conduttori con cariche uguali ed opposte q (induzione completa). + Cn Condensatori collegati in serie equivalgono ad un unico condensatore con capacità data da: C= 1 1 1 + + ....

B

s

C

q

A

q

Soluzione: a) La forza è la risultante di quelle esercitate dalle altre due cariche:

π 1 q2  F = F1 + F2 = F1 21 + cos  = 3F1 = 3 4πε 0 s 2 3 
b) Il campo elettrico in A è dato solo da quello generato dalla carica in B perchè le altre due generano campi uguali ed opposti: 
  

E0 = 

1 4πε 0

q2  3  s   2   
2 2

j=

1 q2 j 3πε 0 s 2

dove si è tenuto conto che AB è l’altezza del triangolo equilatero e si è indicato con j il versore da A verso B. c) C è equidistante dalle tre cariche. Il campo elettrico in C è nullo per simmetria, mentre il potenziale è il triplo di quello generato da una sola carica:

V=

3 q 3 3 q = 4πε 0 s 4πε 0 s 3

Ove s / 3 è la distanza BC.

Problema 2 Due piccole sfere cariche sono appese a due corde di ugual lunghezza l (come in figura), che formano due piccoli angoli θ 1eθ 2c la verticale. on a) Assumendo per le cariche q1 = Q, q2 = 2Q e per le masse m1 = m2 = m, si determini il rapporto θ 1/ 2. θ 

b) Assumendo ancora per le cariche q1 = Q, q2 = 2Q ma per le masse m1 = m, m2 = 2m, si ridetermini il rapportoθ 1/θ 2. c) Si determini sia nel caso a) che nel caso b) la distanza d tra le due sfere cariche in funzione delle grandezze note.

Suggerimento: Usare le approssimazioni valide per piccoli angoli.

l
−F
!

θ 1θ

2

l
F

m2 g

Soluzione: La tensione di ciascuna corda bilancia la componente lungo la corda di tutte le altre forze, quindi non resta che bilanciare le componenti ortogonali alla corda della forza di gravità e di quella elettrica agenti su ciascuna carica. La forza elettrica vale in tutti i casi: F= 1 2Q 2 4πε 0 d 2

a) Essendo m1 = m2 = m, in base alla figura si trova facilmente che:

mg sen θ 1 = F cosθ 1  mg sen θ 2 = F cosθ 2
cioè: tan θ 1 = tan θ 2 = da cui: F mg

θ1 = θ 2
b) Essendo m1 = m ed m2 = 2m, si ha che: 

m1 g 

mg sen θ 1 = F cosθ 1  2mg sen θ 2 = F cosθ 2
cioè:

θ 1 tan θ 1 ≈ =2 θ 2 tan θ 2
ove si è tenuto conto che gli angoli sono piccoli. c) La distanza è data da:

d = l (sen θ 1 + sen θ 2 ) ≈ l (tan θ 1 + tan θ 2 ) ≈ l (θ 1 + θ 2 )
dunque, per m1 = m2 = m è: d ≈ 2l cioè: d =3 dunque, per m1 = m ed m2 = 2m è: d ≈l cioè: lQ 2 3 d= mg 4πε 0
3

F 2l 1 2Q 2 = mg mg 4πε 0 d 2

lQ 2 1 mg πε 0

F  1 3 F 3 l 1 2Q 2 = 1 +  = l mg  2  2 mg 2 mg 4πε 0 d 2

Problema 3 Una sferetta puntiforme di massa m e carica q è sospesa ad un punto O mediante un filo lungo l, in edere figura). prossimità di una distribuzione piana infinita di cariche con densità superficiale σ (v d) Calcolare la distanza di equilibrio d1 della sferetta dal piano carico sapendo che la distanza fra il piano carico ed il punto O è d. e) Calcolare la distanza di equilibrio d2 della sferetta dal piano carico nel caso in cui venga posto un secondo piano con densità superficiale -σ in posizione speculare.

f) Come varia d2 se si raddoppia la distanza del piano carico negativamente dal punto O? [m = 10 g; q = -2 µC; l = 10 cm; σ =86,7 pC/cm2; d = 10 cm; ε = 8,85 10-12 C2N-1m-2]

0

Suggerimento: la tensione del filo assume qualsiasi valore necessario affinchè il filo non si allunghi

+ + + + + + + + + +

O l

θ
d1

d

d Soluzione:

a) La forza elettrica F è orizzontale, mentre il peso è verticale: la loro risultante deve essere diretta lungo il filo, cioè forma un angolo θ con la verticale, cioè con il peso. Dunque:
F σ q = tan θ = =1 mg 2ε 0 mg

Dalla geometria del problema si ricava:

d 1 = d − l sen θ = d − l

tan θ 1 + tan 2 θ

= 2,93 cm.

a b) Il campo raddoppia, dunque anche la forza elettrica e la tangente di θ rddoppiano. Quindi: d2 = d − l 2 1+ 4 = d −l 2 5 = 1,06 cm.

c) Il campo generato da un piano carico indefinito è indipendente dalla distanza. Perciò spostando il piano non cambia nulla.

Problema 4

Tre piani indefiniti paralleli sono uniformemente carichi con densità superficiale σ 1 = σ , σ 22 - , σ = σ 3 = σ (vedere figura). Determinare il campo elettrostatico nello spazio esterno ai piani e nelle intercapedini tra i piani. [ = 88,6 nC/m2; d = 10 cm; ε 0=8,86 10-12 C2N-1m-2] σ Suggerimento: il campo elettrico generato da un piano indefinito uniformemente carico è: σ ˆ ˆ E = n , con n versore normale al piano. ε0
"

P1

σ1 + + + + + + + + + +

σ
-

2

σ

3

P2

P3

+ + + + + + + + + +

P4

Soluzione: Prendendo come positivo il verso dell’asse disegnato in figura, basta eseguire le somme algebriche dei campi dei vari piani: 1. In P1 e P4 il campo è nullo. 2. In P2 è:
E=

σ = 10 kV/m ε0

3. In P3 è:

E=−

σ = -10 kV/m ε0

Problema 5 Il campo elettrico E è uniforme in tutti i punti del piano (x, y) come in figura. a) Dimostrare che detto campo è conservativo.
#

b) Calcolare la differenza di potenziale fra i punti A e B ed il lavoro compiuto per spostare la carica negativa -q dal punto A al punto B. c) Determinare se l’energia potenziale calcolata in A è diversa da quella in B e se UA – UB è positivo o negativo.

Suggerimento: per dimostrare che il campo elettrico è conservativo, si può usare sia la condizione di circuitazione nulla, sia quella di rotore nullo.

y B
%

E
-q 45° A Soluzione: a) La forza elettrica F è orizzontale e costante, quindi il lavoro è il prodotto di F per la componente orizzontale dello spostamento totale ed è positivo quando ci si sposta nel verso positivo delle x, negativo quando ci si sposta nel verso opposto. Se si calcola la circuitazione, lo spostamento totale è a nullo priori, quindi la circuitazione è nulla. Ergo il campo è conservativo. b) Detta d la distanza AB, per quanto osservato nel punto a), essendo il potenziale il lavoro per unità di carica, si ricava: VB – VA = Edcos 45° = Ed . 2
$

x

Il lavoro dal punto A al punto B è semplicemente il prodotto della differenza di potenziale per la carica: WAB = -q (VB – VA) = -qEdcos 45° = − qEd . 2

c) Per introdurre l’energia potenziale occorre fissare un’ascissa di riferimento. Prendendo per semplicità quella del punto A, è evidente che, mentre UA è nulla, UB è uguale a WAB, quindi negativa. Pertanto, UA – UB è positivo (la carica è negativa).

.. e/m elettrone = 1... a) Nel riferimento della figura. 2e Vc = 82..5 106 m/s m .-. La velocità v 0 all’ingresso delle due piastre (x = 0) è data dalla conservazione dell’energia nel cannone elettronico: & 1 2 mv 0 = eVc 2 cioè: v0 = con v0 diretta lungo l’asse x.-. V = 200 V. perciò si può approssimare il campo elettrico fra di esse con quello (uniforme) dovuto a piastre infinite e dato da V/d.. un elettrone è accelerato orizzontalmente da una differenza di potenziale Vc.x Soluzione: Le due piastre sono lunghe rispetto alla loro distanza.7 1011 C/kg] Suggerimento: si trascurino la forza di gravità e la velocità dell’elettrone quando parte dal filamento del tubo catodico..Problema 6 In un tubo catodico.... qual è il valore di y0 tale che gli elettroni sfiorino l’estremità della piastra positiva quando escono dalle piastre stesse? b) Con quale angoloθ si muovono gli elettroni dopo aver attraversato le piastre? [Vc = 20 kV. l = 6 cm..... fra le quali è mantenuta una differenza di potenziale V (figura).. d = 1 cm. y l y0 v0 ' θ + + + + + + + + + ++ + + + + d . Dopo aver subito questa accelerazione esso viene fatto passare attraverso due piastre piane parallele orizzontali lunghe l e poste alla distanza d.

La componente x è ancora v0. md Perciò y0 è la distanza percorsa in direzione y nel tempo impiegato a percorrere una distanza l in direzione x: 1 eV y0 = 2md  l  V l2   = = 0. con superficie tangente alla superficie esterna e passante per O1. O1 . Suggerimento: si ricordi che 0 = ρ -ρ . Determinare l’espressione della forza F esercitata su una carica puntiforme q posta: a) nel punto P a distanza D da O1.03 = 2 m d v 0 2Vc d Con un simile valore.θ è circa uguale alla sua tangente. Problema 7 In una sfera uniformemente carica con densità ρ e centro in O1.9 mm v  Vc 4 d 0   2 b) La tangente diθ è data dal rapporto delle componenti della velocità all’uscita dalle piastre. rappresentato in figura b) nel centro O2 della cavità. O . mentre la componente y è quella raggiunta nel tempo di volo l/v0: vy = eV l m d v0 Dunque la tangente diθ è: tan θ = vy v0 = eV l V l = 0. all’interno della quale c’è il vuoto.a) Il moto fra le due piastre ha la componente x uniforme di velocità v 0 e la componente x uniformemente accelerata con accelerazione: a= eV .P 2 ( . ) . è praticata una cavità sferica di centro O2.

0 b) Dentro una sfera di densità di carica costante. le due distribuzioni sferiche sono equivalenti a due cariche puntiformi Q1 e Q2 poste nei loro centri O1 ed O2: 4  Q1 = πρR 3  3   3 Q = − 4 πρ  R  = − Q1    2 3 2 8 Le distanze da P sono ovviamente D e D .Soluzione: Occorre usare il principio di sovrapposizione con un po’ di originalità: come detto nel suggerimento. ed A. 0 = ρ +(. per cui la forza vale: F= ρq ˆ RP 6ε 0 perchè la distanza dei centri è R/2.ρ )vale a dire che la sfera con una cavità vuota è equivalente ad una sfera . quindi c’è solo il campo generato dalla sfera grande. 3 2 . Problema 8 Si consideri una distribuzione sferica omogenea (raggio R) di cariche positive (carica totale Q).ρ . piena più una cavità riempita di cariche negative di densità uniforme . che presenta una cavità sferica (raggio r = R/4) come in figura.R/2. il campo elettrico è: 1 E= 1 ρ r 3ε 0 Ma O2 è il centro della sfera piccola. Calcolare il campo elettrostatico E nei punti O. C. per cui la forza richiesta vale:     ˆ qQ1  1 1 1  P = q ρR 3  1 − ˆ − P F=  2 2 2 2  4πε 0  D 3ε 0 2(2 D − R )  R   D 8 D −    2    ˆ dove P è il versore orientato da O1 a P. a) Per il punto esterno P.

Suggerimento: si ricordi la sovrapposizione degli effetti. r x Soluzione: Densità di carica: ρ= Q 4 π (R 3 − r 3 ) 3 = Q 4  3 R  πR −  3  64    3 = 48 Q 63 πR 3 Per il principio di sovrapposizione. Dunque nei tre punti richiesti il campo è parallelo all’asse x e: a) in O: E= 4 − ρr 4 Q ˆ ˆ x x=− 21 πε 0 R 2 3ε 0 b) in C: E= 5 ρr 4 Q ˆ ˆ x= x 21 πε 0 R 2 3ε 0 c) in A:  ρ 2r ρr E=  3ε − 3ε 0  0 6  4 Q ˆ x =  ˆ 21 πε R 2 x 0  Problema 9 . C .A . il sistema è equivalente a due sfere piene di densità di carica ρ e raggio R e densità di carica -ρ eraggio r. R O .

dall’infinito fino al vertice libero del rombo c) il valore del campo elettrico E nel quarto vertice. Problema 10 . cambiato di segno:  q  1  q q q2  =− + + W = − q 2 +   4πε a 4πε a 4πε a 3  4πε 0 a  3 0 0 0   c) Basta sommare vettorialmente i campi dovuti alle tre cariche puntiformi:  3 q q + E = 2 2  2 4πε a 4πε 0 3a 2 0  8 ˆ q 3 3 +1 ˆ d = d  3 4πε 0 a 2  ˆ ove d è il versore diretto come la diagonale maggiore. distanza r dalla carica vale V = 4πε 0 r q a q a q Soluzione: a) Basta sommare le energie potenziali dovuti alle tre coppie di cariche puntiformi: q2 Ue = 3 4πε 0 a b) E’ semplicemente il prodotto della quarta carica per il potenziale generato dalle tre cariche puntiformi nel quarto vertice. con la condizione V∞ = 0 per r → ∞ . Determinare: a) l’energia potenziale elettrostatica di questa distribuzione di carica b) il lavoro da compiere sul sistema per portare una quarta particella. 7 Suggerimento: si ricordi che il potenziale generato da una carica puntiforme q in un punto P a q . uscente dal vertice carico.Tre particelle di carica q sono poste in tre dei vertici di un rombo avente i lati e la diagonale minore di lunghezza a (figura). pure di carica q.

mentre la carica q3 è positiva e vale q3 = 2q. Calcolare il potenziale elettrico V0 nel punto P0 di coordinate x0 e y0 sia direttamente sia nell’approssimazione di dipolo. e vale: p = qd 3 . Il dipolo risultante si d può considerare posto nel baricentro geometrico del triangolo xb = 0. x0 = 0. 4πε 0 r 2 . y0 = 40 cm] Suggerimento: si ricordi che il potenziale generato da un dipolo a distanza r >> d vale V = con p momento di dipolo e α a ngolo formato da p e r . y A @ 9 p cos α .P d 0 q3 d q1 Soluzione: d q2 x a) Il potenziale elettrico è la somma di quelli generati dalle tre cariche: V0 = q1 d  2 4πε 0   + y 0 2  2 + q2 d  2 4πε 0   + y 0 2  2 + q3 4πε 0 (y 0 − d ) cioè:     2q  1 1  V0 =  (y − d ) −  = 15.9 cm: 2 3 .3 kV 2 4πε 0 0 d  2    + y0    2   b) Il momento di dipolo totale è parallelo all’asse y. [d = 10 cm. yb = = 2.73 10-7 Cm perchè è la somma di due dipoli uguali diretti come i lati obliqui del triangolo. q = 1 µC.Tre cariche puntiformi sono nei vertici di un triangolo equilatero di lato d. = 1. Le cariche q1 e q2 sono negative e valgono q1 = q2 = -q.

la lastra è elettricamente neutra. b)Dobbiamo confrontare la differenza di potenziale di un condensatore di capacità: C = ε0 S L dove S è la superficie di un’armatura. -σ su faccia. Una lastra piana conduttrice viene inserita tra le armature del condensatore.V0 = p d   4πε 0  y 0 −  2 3  2 = qd 3 d   4πε 0  y 0 −  2 3  2 = 11. +σ + + + + + + + + + + L Soluzione: d - −σ ll’altra a) La densità di carica è +σ sulla faccia della lastra rivolta verso l’armatura negativa. Lo spessore della lastra è d < L.3 kV Problema 11 La distanza tra le armature di un condensatore piano carico (densità di carica superficiale σ ) disconnesso dalla batteria è L. c) Quanto vale la densità di carica indotta sulla superficie della lastra? d) Di quanto varia percentualmente la differenza di potenziale tra le armature del condensatore dopo che la lastra metallica è stata introdotta? Suggerimento: si ricordi la formula dei condensatori collegati in serie. parallelamente ad esse(figura). con la differenza di potenziale di una serie di due condensatori (caricati con la stessa carica di quello originario) di capacità .

...C1 = ε 0 S S e C2 = ε 0 L1 L2 rispettivamente (L1 e L2 sono ovviamente le larghezze dei due condensatori).. Nell’istante in cui un elettrone (massa me) si stacca. [ V = 1600 V.. un protone (massa mp) si stacca. d = 4 cm... dall’armatura di carica negativa.. y .... L distanza tra le a armature è d. me = 9.. con velocità iniziale pure nulla. Dunque: q q ε0S ε0S − − ∆Vs − ∆V C s C L−d = −d = = L q ε0S L ∆V C L−d vale a dire che la differenza di potenziale diminuisce in percentuale sul valore iniziale.. La capacità serie è: Cs = ε0S C1C 2 = C1 + C 2 L1 + L2 con la condizione L1 + L2 = L − d .-. Problema 12 Tra le armature di un condensatore piano è applicata una differenza di ∆ V.m e d mp + + + + + + + + + ++ + + + + x .67 10-27 kg] ∆ Suggerimento: si trascurino la forza di gravità e l’interazione tra le cariche. con velocità iniziale nulla.-..11 10-31 kg.. da quella di carica positiva (figura). Determinare: c) il rapporto tra le velocità delle due particelle quando urtano le armature d) a quale distanza y dall’armatura positiva le due cariche si incrociano. mp = 1.

yp = ap = d= d = 22 µm.8 b) Equazioni del moto delle due particelle: 1  2  ye = 2 aet + d    y p = 1 a pt 2  2 Le particelle si incrociano quando ye = yp. cioè: t= ap me 1 2d 2d . e: ap = per il protone. a p − ae 2 a p − ae a p − ae m p + me . si ha: v e = 2 a e d   v p = 2 a p d da cui: ve = vp ae = ap mp me = 42. e e ∆V E= mp me d a) Applicando la formula che lega la velocità di un moto rettilineo uniformemente accelerato alla posizione.Soluzione: Campo elettrico: E= ∆V d Accelerazioni: ae = e ∆V −e E=− me me d per l’elettrone.

per quanto riguarda le equazioni (4). Per mostrarlo ricaviamo la (4) scrivendo U come somma delle energie potenziali delle cariche: 1 . i = x . (2) 4πε o r 2 1 2 p cosθ 1 p sin θ Er = . Potenziale V e campo elettrico E creati da un dipolo puntiforme: 1 p cosθ V = . (1). In pratica i dipoli hanno dimensioni finite. (5) e (6) osserviamo che: 1) applicarle a dipoli con a finito equivale a trascurare i termini contenenti a2. (1’) L’equazione (1) si estende immediatamente ad un sistema costituito da un numero qualsiasi di cariche: se il sistema è complessivamente neutro. y . E⊥ = (3) 3 4πε o 4πε o r 3 r                     (dipolo puntiforme è ovviamente un’astrazione: le (2) e (3) vengono usate in pratica quando a è trascurabile rispetto ad r e diventano rigorose nel limite a / r → 0 ). il suo momento di dipolo elettrico risulta indipendente dall’origine degli assi coordinati. Energia potenziale U di un dipolo puntiforme in campo esterno U = −p⋅E . z. ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ (4) (5) (6) Commenti. Momento τ e risultante R delle forze esercitate dal campo: τ = p× E Ri = p ⋅ gradE i .CAPITOLO 1 DIPOLI ELETTRICI E DIELETTRICI Dipoli elettrici Momento di dipolo elettrico di due cariche puntiformi q1 = − q e q 2 = + q poste in r1 ed r2 = r1 + a : p = q1r1 + q 2 r2 ⇒ p = qa .

Le (5) e (6) si ricavano in modo analogo. Si definisce polarizzazione il momento di dipolo per unità di volume: ∑ pi P= (7) ∆v dove pi è il momento di dipolo della generica molecola presente nel volume ∆v . (12) La densità di energia del campo elettrico all’interno di un dielettrico è: § ¦ ¥ ¦ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ (9) (10) 2 . ricordando che un campo elettrico applica ad una generica carica q posta in r la forza F = qE (r ) . Se la molecola è ionizzata occorre anche conoscere la sua carica q: su scala macroscopica sia q che p possono essere considerati puntiformi. 2) Nell’espressione τ = p × E . e supporre che la forza R sia applicata in C. Induzione dielettrica ( o spostamento elettrico o densità di flusso elettrico): D = εo E + P Costante dielettrica relativa o permettività relativa: εr = 1 + χ Relazioni utili Sulla superficie di un corpo polarizzato è presente una carica di polarizzazione con densità superficiale: σP = P ⋅n (11) dove n è il versore normale alla superficie rivolto verso l’esterno.U = −qV (r1 ) + qV (r1 + a ) = q[V (r1 + a ) − V (r1 )] = q[ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ∂V ∂V ∂V ax + ay + a + O(a 2 )] ∂x 1 ∂y 1 ∂z 1 z ≅ q gradV ⋅ a = qa ⋅ ( − E ) = − p ⋅ E . conviene calcolare il campo E e la risultante R al centro C del dipolo. Se il mezzo è isotropo P risulta parallelo e concorde con E : P = ε o χE (8) dove χ è una grandezza adimensionata detta suscettività elettrica (o dielettrica) del mezzo. ¤ ¤ ¤ ¤ £ £ ¤ £ £ £ £ ¢ Dielettrici . Se la polarizzazione non è uniforme è presente anche una carica di volume con densità: ρ P = − divP .definizioni I materiali isolanti (o dielettrici) si polarizzano in presenza di un campo elettrico. 3) Osserviamo infine che su scala macroscopica una molecola può essere considerata puntiforme e che nell’approssimazione di dipolo puntiforme il campo creato dal dipolo e le forze esercitate sul dipolo da un campo esterno dipendono unicamente da p : non è quindi necessario conoscere l’esatta distribuzione delle cariche.

¨ ¨ Nella definizione di capacità C=q/V di un condensatorre. a) F = qE . z). 0. y. Soluzione: a) Nelle equazioni (3). 0). E⊥ = 0 . Suggerimenti. che definiscono il campo E creato da un dipolo in un generico punto. Er = − 4πε o a 3  ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ © ¨ ¨ ¨ ¨ 3 ¨ ¨ (15) (15’) . Si calcoli: a) La forza F esercitata dal dipolo su q. che dipende dalle derivate di E .uE = ¨ 1 εo εr E 2 2 ¨ (13) Dalle equazioni (8). Dalle (3) si ottiene immediatamente: 1 2p . è necessario conoscere E anche nei punti vicini ad A. dove E è il campo elettrico creato dal dipolo nel punto in cui si trova la carica. Quando si applica la legge di Gauss in presenza di dielettrici occorre tenere anche conto delle cariche di polarizzazione: ε o ∫ E ⋅ dS = q + q p dove q è la carica presente sui conduttori (carica libera). È però possibile scrivere la legge di Gauss nella forma equivalente: ∫ D ⋅ dS = q dove non compare la carica di polarizzazione. cioè in pratica esprimere le componenti di E in funzione delle coordinate cartesiane di un generico punto P=(x. z) con i loro valori in A.3 si faccia attenzione al verso di r . Problema 1 Si consideri il sistema costituito da una carica q e positiva posta nell’origine O di un sistema cartesiano e da un dipolo elettrico puntiforme di momento p = px . b) Il momento τ e la risultante R delle forze esercitate dalla carica q sul dipolo. Per valutare θ nell’ Eq. Sia p che r sono paralleli all’asse x ma hanno versi opposti. posto nel punto A=(a. quindi θ = π . (9) e (10) si deduce: (14) D = ε o εr E . qp quella di polarizzazione. y. b) per il calcolo di τ è sufficiente calcolare il campo elettrico E creato dalla carica q nel punto A. anche se al suo interno sono presenti cariche di polarizzazione. q è la sola carica presente sulle armature conduttrici. θ è l’angolo fra p e il vettore r che va dal dipolo al punto considerato. per il calcolo di R . Solo dopo aver ricavato le derivate si possono sostituire (x.

Il vettore E e la forza F = qE sono paralleli ad r ma hanno verso opposto, perché Er è negativo. La forza è quindi attrattiva ed ha modulo 2 pq . F= 4πε o a 3 b) Il campo E creato dalla carica q nel punto A è parallelo a p , quindi: τ = p× E = 0 
       

Per il calcolo della risultante R occorre calcolare E in un generico punto P=(x, y, z). Poichè la carica q che crea il campo è nell’origine degli assi, si ha semplicemente; 1 q E= r 4πε o r 3 dove r = ( x , y , z ), r = ( x 2 + y 2 + z 2 )1/2 . Si ottiene: q x Ex = 2 2 4πε0 ( x + y + z 2 )3/ 2 
      

∂ Ex ∂ Ex   ∂ Ex Rx = p ⋅ gradE x = px ⋅  x+ y+ z = ∂y ∂z   ∂x
. ∂ Ex 1 3 pq  x  = p = − ⋅ 2 x ∂x 4πε o  ( x 2 + y 2 + z 2 ) 3/ 2 2 ( x 2 + y 2 + z 2 ) 5/ 2    Possiamo ora sostituire le generiche coordinate (x, y, z) con i loro valori in A. Si ottiene: 3 2 pq pq  1 . Rx =  3 − 3 = − 4πε o  a 4πε o a 3 a  Con calcoli analoghi si trova: 

Ry = Rz = 0. La risultante delle forze agenti sul dipolo

elettrico è opposta alla forza F calcolata in a), in accordo con il principio di azione e reazione.
Commenti. Il calcolo qui svolto spiega il fatto che un corpo elettricamente carico (la carica q) attira i corpi circostanti elettricamente neutri: il campo E creato da q polarizza il corpo ed attrae il dipolo p così creato. La forza risulta attrattiva anche se q è negativa perché cambiano segno sia q che p. Più in generale la forza esercitata da un campo E su un dielettrico è tale da portarlo dove il campo è più intenso. 
 

4  

Problema 2 Su un tavolo è appoggiato un corpuscolo di volume v, elettricamente neutro ed isolante, costituito da un materiale isotropo di densità ρ . Al di sopra del corpuscolo e sulla sua verticale è posta una carica q praticamente puntiforme. Quando la distanza fra carica e corpuscolo è inferiore ad un valore limite d, il corpuscolo si solleva. Si calcoli la costante dielettrica del materiale. [ ρ = 2 g / cm 3 ; d = 1 cm; q = 10 −8 C ; accelerazione di gravità g = 9.8 m / s −2 ] Suggerimento. L’attrazione elettrostatica fra carica e corpuscolo è dovuta alla polarizzazione di quest’ultimo, indotta dal campo elettrico creato dalla carica. Alla distanza d la forza di attrazione elettrostatica Fe è uguale ed opposta alla forza peso Fp . Si consiglia di risolvere prima il Problema 1, e di calcolare nell’ordine il campo E creato da q, la polarizzazione P del materiale, la forza Fe ; uguagliando Fe ad Fp si ottiene la suscettività χ = ε r − 1 del materiale. Per il calcolo numerico si utilizzino unità del S.I.. Soluzione: Il campo elettrico creato da qo alla distanza d ha modulo: 1 q E= . 4π ε o d 2 La polarizzazione indotta nel materiale ha modulo P = χ ε o E , ed il suo momento di dipolo dielettrico ha modulo: χ qv p = Pv = χ ε o Ev = . 4π d 2 La forza elettrostatica ha modulo (v. Problema 1): 2qp 2q χ qv Fe = , 3 = 3 4πε o d 4πε o d 4π d 2 e la forza peso ha modulo Fp = mg = ρ vg . Uguagliando Fe ad Fp si ottiene: 
     

ρ g ⋅ 4πεo ⋅ 4π d 5 χ ≡ εr − 1 = = 2q 2
2 ⋅ 10 3 ⋅ 9.8 (1 / 9 ⋅ 10 − 9 ) ⋅ 12.6 ⋅ 10 −10 = = 13.72. 2 ⋅ 10 −16
Commenti. La misura di forze in campi non uniformi costituisce uno dei fondamentali metodi di misura della suscetticvità elettrica χ e della suscettività magnetica χ m ; per χ (ed ε r ) è però di norma preferibile ricorrere a misure di capacità.

5

Problema 3 Un corpo uniformemente polarizzato, con polarizzazione P = P x , ha la forma di un cilindro molto sottile, di sezione S (v. Figura). a) Si calcoli la forza dF esercitata sulla carica q, posta in x = 0 , da un elemento infinitesimo del cilindro, di lunghezza dx. b) Si mostri che la forza F esercitata su q dall’intero cilindro è uguale a quella che esercitano due cariche poste alle sue estremità x1 e x2 del cilindro e si calcolino i valori q1 e q2 di queste cariche. 
  

Suggerimento. Per quanto riguarda la domanda a), questo problema è una semplice variante del Problema 1: occorre solo valutare il momento di dipolo elettrico dp del tratto dx di cilindro. La domanda b) richiede l’integrazione della forza dF calcolata in a). Soluzione: a) Dalla definizione di P si ottiene: dp = Pdv = Px ⋅ Sdx . La forza dF è (si veda il Problema 1, punto a): 2q ⋅ dp 1 2qPx S dx dF = 3 = 4πε o 4π ε o x x3 dove x è l’ascissa dell’elemento considerato. b) 
         

F = ∫ dF =
1

2

2qPS 2 dx x = 4πε o ∫1 x 3 x 

x

1  PSq PSq  + 2  x. − 4πε o  r12 r2  Due cariche q1 = − PS e q 2 = + PS poste in x1 ed x2 esercitano una forza identica. =
Commenti. 1) Si noti il simbolismo usato per indicare differenziali e limiti di integrazione, ed il fatto che il versore x può essere portato fuori dall’integrale perché costante rispetto alla variabile di integrazione. 2) Le cariche q1 e q2 sono evidentemente le cariche di polarizzazione, ed hanno densità superficiale - P e +P rispettivamente.   

6

b) il loro momento di dipolo elettrico sia uguale al valore che si ottiene integrando P su tutto il volume occupato dal corpo.Problema 4 In un cilindro sottile. di lunghezza e sezione S. σ = − P sulla base a sinistra. + ∂y ∂z  ∂x La carica totale di volume si ottiene moltiplicando ρ per il volume S e risulta esattamente opposta alla carica presente sulla base di destra.     Soluzione: a) In un corpo uniformemente polarizzato le cariche di polarizzazione di volume sono nulle e quelle di superficie hanno densità σ = P ⋅ n . dove σ = P ( ) = a . σ = + P sulla base a destra. Le cariche totali sulle due basi sono –q e +q con q = σ S = PS . sulla base di destra P è diverso da zero e concorde con n : la carica di polarizzazione q è positiva ed uguale a σ S . che non sono affatto intuitive. quindi: p = P⋅S . Per la prima parte. È immediato verificare che p coincide con il momento di dipolo elettrico delle due cariche –q e +q calcolate in a). 1) Il campo elettrico creato da un corpo polarizzato può essere calcolato valutando prima le cariche di polarizzazione e calcolando poi il campo da queste creato. 2) Il calcolo qui fatto serve in qualche modo a giustificare le relazioni (11) e (12). b) P = axx dove a è una costante. Commenti. Si dica dove sono localizzate le cariche di polarizzazione e se ne calcoli il valore nei due casi: a) P è uniforme. La carica di volume ha densità:  ∂ P ∂ Py ∂ Pz  ρ = − divP = −∇ ⋅ P = − x +  = −a . può essere utile controllare l’esattezza dei calcoli verificando che: a) le cariche di polarizzazione abbiano somma nulla. % $ $ & " " " #  ! "  " ! "  7 . Quindi: σ = 0 sulle superfici laterali. è presente un dielettrico polarizzato con polarizzazione P diretta lungo l’asse x. Il secondo è molto facile nel caso di polarizzazione P uniforme (caso a): il momento di dipolo è dato semplicemente dal prodotto di P per il volume. b) Sulla base di sinistra il vettore P e la carica di polarizzazione sono nulli. Il primo controllo è stato fatto.

il flusso attraverso ciascuna base vale E ⋅ nS = ES (carica positiva implica flusso positivo. supponendo che nello spazio circostante: a) non sia presente nessun materiale. b) sia presente un dielettrico con costante dielettrica relativa ε r . la densità di carica ed il campo elettrico sono sempre fortemente disuniformi. di spessore trascurabile. costituito da un materiale conduttore). La carica interna al cilindro vale σ S (S è l’area della sezione del cilindro) ed è uguale ad ε o volte il flusso. il campo E deve essere perpendicolare al piano e che il campo a sinistra deve potersi ottenere da quello a destra per riflessione speculare (vedi Appendice A). Risulta quindi σ S = 2εo ES . ' Problema 5 Si calcoli il campo creato da una carica positiva distribuita con densità σ uniforme su di una superficie piana praticamente illimitata (cioè in pratica su un foglio. per motivi di simmetria. Il flusso di E attraverso la superficie laterale è nullo perché E è perpendicolare a n . cioè σ E= 2ε o b) Basta applicare la legge di Gauss nella forma (15’) procedendo come in a) ed utilizzare poi l’equazione D = εo εr E . Si ottiene immediatamente: ) ( ( ) ( ( ( ( ) ( 8 . pensando che. in particolare la polarizzazione uniforme. mediati su volume ∆v grandi rispetto alle dimensioni molecolari (ovviamente anche per le cariche di polarizzazione e per i campi elettrici da queste creati si otterranno solo dei valori medi). Soluzione: a) Si applichi la legge di Gauss al cilindro disegnato in figura. Infatti all’interno di una singola molecola la polarizzazione.3) Le polarizzazioni qui considerate. sono realistiche solo se si ignora la struttura atomico-molecolare del mezzo e si considerano dei valori medi di P . cioè E concorde con n ).

Supposte note la carica q presente sulla sfera e la costante ε r del dielettrico: a) Si calcolino i vettori D . D( r ) = 4π r 2 Anche i vettori E . omogeneo ed isotropo. E = σ . Si calcoli prima D applicando la legge di Gauss nella forma (15’). P(r ) = ε o χE = (ε r − 1) 4πε r r 2 2 2 2 9 . Su questa superficie D = D(r )r e quindi Σ Σ 3 3 2 2 3 2 2 2 2 2 2 2 2 2 ∫ D ⋅ dS = ∫ D(r )r ⋅ (dS r ) = D(r ) ∫ dS = D(r ) ⋅ 4π r Σ 2 . εr εo 1 0 Problema 6 Una sfera conduttrice elettricamente carica ha centro in O ed è immersa in un dielettrico. La carica q si distribuisce con densità uniforme sulla superficie della sfera e crea un campo elettrico con simmetria sferica. Soluzione: a) Per calcolare il vettore D in un generico punto P distante r da O si applica la legge di Gauss alla superficie sferica Σ di raggio r e centro O. la carica positiva σ attira gli elettroni e respinge i nuclei del dielettrico: vicino al conduttore vi è quindi un lieve eccesso di cariche negative). Suggerimento. risulta: σ E= n. Detta σ la densità su ciascuna superficie. b) Le cariche di polarizzazione di volume e di superficie. 2ε o ε r Commenti. E . E . la carica è equidistribuita sulle due superfici. 1) La presenza del dielettrico riduce il campo di un fattore ε r perché sulla superficie del dielettrico a contatto con il conduttore sono presenti cariche di polarizzazione negative (intuitivamente. P sono quindi diretti radialmente ed il loro modulo è costante su una generica superficie sferica con centro in O. P sono diretti lungo r ed hanno modulo: D q E (r ) = = εr ε o 4πε r ε o r 2 q . P in un generico punto esterno alla sfera. I vettori D .D =σ /2. Uguagliando l’integrale a q si ottiene immediatamente: q . 2) Se il foglio di materiale conduttore ha spessore grande rispetto alle dimensioni molecolari.

coincidente con quella della sfera conduttrice. è presente una carica di polarizzazione di densità superficiale: (εr − 1)q σ P = P ⋅ n = P( R)r ⋅ ( −r ) = − P( R) = − 4πε r R 2 ( n è uguale a − r perché è orientato verso l’esterno del dielettrico). 1) La carica di polarizzazione è presente solo all’interfaccia fra dielettrico e conduttore ed ha segno opposto a q: la carica totale ed il campo E risultano ridotti di un fattore ε r . ma i cambiamenti sono trascurabili fino a che la distanza dal conduttore è trascurabile rispetto ai raggi di 6 6 6 7 6 6 6 6 10 5 4 5 5 5 4 5 4 4 4 4 4 4 4 5 . z e che f x = x( x 2 + y 2 + z 2 ) ∂ fx 3 − 3/ 2 − 5/ 2 = (x2 + y2 + z2 ) − x (x 2 + y2 + z2 ) 2x = 2 ∂x 2  x  = r −3 1 − 3 2  . y. q P = σ P ⋅ 4π R 2 = − r q ⇒ q + qP = εr εr La densità di carica di volume è:  (ε r − 1)q r  (εr − 1)q div r  ρ P = − divP = − div   2 2  = − r  4πε r  4πε r r    Si tratta di calcolare la divergenza della funzione: r r f (r ) = 2 = 3 . risulta in definitiva  ∂ fx ∂ f y ∂ fz x2   y2   z2   −3 divf = + + = r  1 − 3 2  +  1 − 3 2  +  1 − 3 2   = 0 . o meglio se si fa tendere r al raggio della sfera. r   Le altre derivate hanno espressioni analoghe. Problema 5. La carica totale di polarizzazione q p presente sulla superficie si ottiene moltiplicando σ P per la superficie della sfera: (ε − 1) q . dove E è il campo contiguo al conduttore (teorema di Coulomb). il campo E può cambiare sia in modulo che in direzione. il campo E tende al valore: σ E= n εr εo dove σ = q / (4π r 2 ) è la densità superficiale di carica sulla sfera. 2) Se ci si avvicina alla superficie della sfera conduttrice. Si ritrova la stessa relazione tra E e σ già ricavata per una superficie piana (v. r r Ricordando che il vettore r ha componenti cartesiane x. La relazione è valida per conduttori di forma qualsiasi. Per conduttori di forma generica immersi in un dielettrico omogeneo ed isotropo il calcolo è più complesso ma il risultato è identico: il campo E in ogni punto è ε r volte minore di quello che si otterrebbe in assenza del dielettrico. commento 2). se ci allontaniamo dal conduttore.b) Sulla superficie del dielettrico. ∂x ∂y ∂z r   r   r   −3/ 2 r = (x 2 + y 2 + z 2 ) 1/ 2 si ottiene: Commenti.

curvatura della superficie. più intuitivamente. all’esterno del conduttore e nelle sue immediate vicinanze il campo E è ortogonale alla superficie (si ricordi che la superficie di un conduttore in equilibrio elettrostatico è equipotenziale e che le 9 8 8 linee di flusso di E sono ortogonali alle superfici equipotenziali. o. con le basi parallele alla superficie. pensando che: all’interno del conduttore il campo elettrico è nullo. Per dimostrare il teorema di Coulomb basta applicare la legge di Gauss al cilindretto rappresentato in figura. si pensi che un’eventuale componente tangenziale di E sulla superficie del conduttore metterebbe in moto le sue cariche superficiali). 9 9 11 .

Relazioni utili j = nqv (6) dove n è il numero delle particelle in moto nell’unità di volume.. v la loro velocità media (o di deriva).) tra gli estremi del tratto considerato ed i è la corrente che lo percorre.m. se il tratto ha sezione S costante e lunghezza . la cui natura dipende dal tipo di generatore): è il lavoro di queste ultime e può non coincidere con il lavoro del generatore sulle cariche che lo attraversano (si vedano i Problema 3 e 4). ¤ ¤ Commento. per mantenere la corrente in un circuito è quindi necessaria la presenza di altre forze (forze impresse che derivano da un campo elettromotore E * = F / q .CAPITOLO 2 CIRCUITI IN CORRENTE CONTINUA Definizioni Dato un conduttore filiforme ed una sua sezione normale S si definisce: Corrente elettrica i= Q t (1) dove Q è la carica che attraversa la sezione S del conduttore nel tempo t.) di un generatore dove £ = è il lavoro del generatore sulla carica q. ρ quelle del materiale) ¢   ¡ ¦ Forza elettromotrice (f.p.d.e. Densità di corrente Resistenza di un tratto di conduttore j =i/S R= V i (2) (3) dove V è la differenza di potenziale (d. Il lavoro della forza F = qE esercitata da un campo elettrostatico sull’intero circuito è nulla. se alla corrente contribuiscono particelle di tipo diverso j = n1q1v1 + n2 q 2 v 2 +. si definisce: Resistività elettrica ρ= RS/ (4) (R caratterizza le proprietà conduttive del tratto di conduttore. ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ La densità di corrente è il modulo del vettore 1 ¥ £ q (5) ¤ ¤ (7) . q la loro carica.

e.. S la sua sezione e ρ la resistività del conduttore. ai capi dell’utilizzatore. Req R1 R2 Potenza: La potenza trasferita dalla corrente ad un generico utilizzatore è: P =V i dove V è la d. Per conduttori in parallelo: 1 1 1 = + +.d. La corrente i che attraversa una generica superficie ideale è i = ∫ j ⋅ dS S § § § § (9) Resistenza equivalente: Per conduttori in serie: Req = R1 + R2 +. Equazione delle maglie: ¨ Per un circuito con una f.m.p. ed una resistenza R: = Ri.. . ¨ 2 § § (14) (15) . .Il vettore j in un generico punto del conduttore è legato al campo elettrico E in quel punto dalla relazione (8) E =ρj. se si tratta di un resistore: P = V i = R i2 = V2 R (Legge di Joule) (13) (12) (11) (10) La potenza fornita dalle forze impresse di un generatore è: ¨ P= © i dove è la lunghezza del filo.

segue la legge di Ohm. a) Si noti il valore estremamente piccolo della velocità di deriva degli elettroni.14cm 3 . In questo volume sono presenti 6. si ottiene: 15 A 6 2 j= 2 = 6 ⋅ 10 A / m . 3 7. nei gas rarefatti) le velocità di deriva possono diventare confrontabili con quelle di agitazione: il conduttore non segue più la legge di Ohm.I. Supponendo che vi sia un elettrone di conduzione per ogni atomo di rame. −6 5 ⋅ 10 m j = −4. . una mole di rame pesa 63.5 u.02 10 23 /mole. n il numero di elettroni per unità di volume. [ S = 5 mm 2 .5 g ed occupa quindi un volume: 635g . j vd = − ne dove − e è la carica dell’elettrone.02 ⋅ 10 23 atomi n= = 0.a. se confrontata con la loro velocità media di agitazione termica (che è dell’ordine dei chilometri al secondo). − ne (il segno .] Soluzione: Dalle definizioni di densità di corrente si ottiene: j =i/S. b) Le considerazioni fatte per ricavare n possono essere espresse in forma letterale:   ρ atomi / m 3 massa / m 3 n = = ovvero atomi / mole massa / mole NA M (ricordiamo che 63.14cm Esprimendo tutte le grandezze in unità del sistema internazionale (S. V = = 7. benché la corrente sia estremamente elevata (superiore ai valori consigliati per motivi di sicurezza in conduttori di rame con sezione di 5 mm2).5 unità atomiche corrispondono ad una massa molare M = 635g / mole ).843 ⋅ 10 23 atomi / cm 3 .89 g / cm 3 densità di atomi è pari a: 6. Per calcolare n ricordiamo che ρ = massa/volume e che il numero di Avogadro è 6. vd = Commenti.indica che v d è opposto a j ). quindi la 8. numero atomico del rame 63.89 g / cm 3 . È per questo motivo che il rame. 3 . densità del rame ρ = 8. come tutti i metalli buoni conduttori. i = 30 A .4 ⋅ 10 − 4 m / s . In altri conduttori (ad es. si calcoli la sua velocità di deriva.).Problema 1 Un filo di rame di sezione S è percorso da corrente i.02 10 23 atomi.

Problema 2 Si ricavi la d. . si calcoli: b) la corrente i nel circuito. che vengono utilizzati per ottenere d. Vbc ai capi della resistenza r nel circuito rappresentato in figura. calcoli la f. c) la d.  4 . [ = 12V .d. a) Sapendo che ogni reazione fornisce un’energia di 35 ⋅ 10 −19 J ed una carica q = 2e . comprese tra 0 e quando si dispone di un generatore di tensione di f.e.m.d.p. R = 22Ω .p. V ai morsetti della pila.d.m. della pila. r = 2Ω ]  Soluzione: Dall’equazione delle maglie si ottiene: = ( R + r )i . Supponendo che la pila abbia resistenza interna r = 1Ω e venga chiusa su una resistenza esterna R = 9Ω .p. Il dispositivo è alla base del funzionamento del partitore di tensione e del potenziometro. si . 2Ω r 12V = 1V .e.   Problema 3 In una pila Daniell l’energia è fornita dalla reazione esoenergetica CuSO4 + Zn → ZnSO4 + Cu . Vbc = ri = = 24Ω r+R   Commenti.

Soluzione:  5    .m. Si considerino i punti di intersezione fra la curva caratteristica e gli assi coordinati. 2) Per i generatori voltaici non è facile individuare la natura e la localizzazione delle forze impresse. quindi: V = Vac = Ri o anche R . con quali circuiti possono essere realizzati ed in quali casi il generatore cede energia all’esterno ed in quali ne assorbe. V → . 2 ⋅ 16 ⋅ 10 −19 C . e si dica cosa rappresentano fisicamente questi punti. r+R c) Il circuito viene rappresentato esattamente come per il problema 2 solo che ora r è interna al generatore.m. Dividendo per i si ottiene la stessa equazione del Problema 2. si ricorra alla sua equazione di definizione. di un generatore può quindi anche essere definita come d. La f. = = 109V . Per il calcolo della f. in base alla sua definizione.m.e.Suggerimenti. Per il quesito (b) si indichi con i la corrente e si invochi il principio di conservazione dell’energia: la potenza fornita dalla reazione chimica deve uguagliare la potenza dissipata per effetto Joule nelle resistenze r e R.    Problema 4 Si disegni la curva caratteristica di un generatore avente forza elettromotrice e resistenza interna r (cioè si riporti la corrente i che lo percorre in funzione della differenza di potenziale V ai suoi morsetti). 3) La potenza Vi fornita dalla pila è minore della potenza i fornita dalle reazioni chimiche perché parte dell’energia è dissipata per effetto Joule all’interno del generatore stesso. b) Il bilancio energetico implica: i = ri 2 + Ri 2 . risulta .d. V = − ri = r+R   i= Commenti.p. è invece molto facile calcolare la f. 1) Al tendere della corrente a 0. Soluzione:  a) Dalla definizione di si ricava immediatamente: 35 ⋅ 10 −19 J .e.e. fra i suoi morsetti in assenza di corrente (ovvero a circuito aperto). .

maggior in opposizione). La caduta su r si somma ad . Nel secondo quadrante è i < 0 . I quadrante IV quadrante II quadrante     Problema 5 6  La differenza di potenziale V ai morsetti del generatore è V = diagramma tensione-corrente è quindi una retta. Il generatore assorbe potenza: infatti P = iV è nuovamente negativo. Il calore dissipato per effetto Joule all’interno è maggiore dell’energia fornita dalle reazioni chimiche: il generatore assorbe energia (ed infatti P = iV è negativo). sicchè V > . Se la reazione chimica si inverte. Si ottiene i = 0 a circuito aperto. Nel quarto quadrante i è così grande (occorre naturalmente un altro generatore in serie) che la caduta su r è maggiore di : V risulta negativo. diventando endoenergetica. il generatore si ricarica. le polarità ai morsetti sono invertite.e. − ri (vedi Problema 3): il .Si ottiene V = 0 cortocircuitando i morsetti.m. cioè la corrente entra nel morsetto positivo (occorre naturalmente un generatore di f. e la corrente di corto circuito vale / r .

Suggerimento. In parallelo: detta i la corrente in ciascun generatore. è quella che si otterrebbe con un unico generatore di f.Si hanno due pile da 1.m.2Ω . da cui i =  2 2r + R (come se avessimo un unico generatore di f. P = 2 / 2r = 11 W .e. e resistenza interna r / 2. 2 e resistenza interna 2r).  Problema 6 Un’automobile con batteria da 6 V ha anabbaglianti da 25 Watt ciascuno. Commenti. quindi: 2 i = 2r i 2 + R (2i) 2 .e.  2r + R  Per ricavare il massimo di P si pone dP / dR = 0 . con le quali si . domanda (b). divisa per 4. Si proceda come per il Problema 3. Si determini il valore di R per cui la potenza erogata dall’utilizzatore è massima. Soluzione: In serie: il bilancio energetico implica 2 i = 2r i 2 + R i 2 . In base ai dati del problema si ottiene P = 1125 W .5 V di f.05Ω . supponendo e R costanti. vuole alimentare un utilizzatore di resitenza R. .La potenza dissipata in R è: 2  2  2 P = i R = R  . Procedendo come sopra si trova R = r / 2 = 0. si 2 ottiene R = 2r = 0.e.m. la corrente in R è 2i. considerando separatamente i casi di pile in serie e in parallelo. e resistenza interna di 01Ω ciascuna.     L’equazione. P = / 2r = 11 W . Le ultime due cifre sono state omesse perché non significative (i dati di partenza contengono solo una o due cifre significative). a) Qual’è la resistenza del filamento durante il funzionamento? 7    .m.

Si ricavi R. La tensione V lungo il filamento è: da cui si ricava E = V / = 60 V / m . R= = = 144Ω . di lunghezza d e verso concorde con E . Figura a Figura b Soluzione: ! " V = ∫ E ⋅d = ∫Ed = E ∫d = E 8 . quanto vale in modulo il campo elettrico E al suo interno? Soluzione: a) Dall’equazione che fornisce la potenza dissipata per effetto Joule si ottiene: V 2 36V 2 . risulta dunque E ⋅ d = E d . 25W P b) Dalla relazione E = ρ j si deduce che E risulta diretto lungo il filo ed è costante in modulo (il filamento ha sezione costante). con V’ e i’ quelli misurati nel circuito (b). indicando con V ed i i valori misurati da voltmetro ed amperometro nel circuito (a).b) Se il filamento è lungo 10 cm. Detto d un elemento di filo. ! ! ! ! ! ! ! Problema 7 Per misurare la resistenza R di un conduttore si utilizzano un voltmetro ed un amperometro realizzando i circuiti rappresentati nelle Figure a e b.

Pensando che il voltmetro misura in ogni caso la tensione lungo lo strumento (cioè la d.d.p. ai suoi morsetti) e l’amperometro segna la corrente che lo percorre, si ottiene immediatamente (dalla legge di Ohm o dall’equazione delle maglie): V = Circuito a)  V = R A i + Ri V' V'  i ' = iV + i R = + Circuito b)  Rv R  − V ' = RAi dove iV e i R sono le correnti nel voltmetro e nella resistenza R, rispettivamente. Abbiamo dunque un sistema di quattro equazioni nelle quattro incognite , R A , RV , R (di ben facile soluzione).
Commenti. Il problema fa capire che la resistenza può essere misurata come rapporto tra la tensione V ai suoi capi e la corrente i che la percorre, ed evidenzia la difficoltà di una simile misura: nel circuito di sinistra il voltmetro non misura la d.d.p. ai capi di R ed in quello di destra la corrente nell’amperometro non è la corrente in R.
# # #

Problema 8 Si calcoli la resistenza di un conduttore metallico di resistività ρ , lunghezza e sezione circolare con centro sull’asse x e raggio r che cresce linearmente con x, assumendo i valori r1 in x = 0 e r2 in x = . Soluzione: La dipendenza di r da x può essere così espressa: r2 − r1 . r = r1 + x Dividendo idealmente il conduttore in tratti di lunghezza dx e resistenza dR = ρ dx / π r 2 , posti in serie, si ottiene: ρ dx R = ∫ dR = ∫ ρ 2 = . π r1r2 πr 0 (Per effettuare l’integrazione conviene assumere r come variabile indipendente).
' & % $ $

Problema 9 Due vetture tranviarie distano rispettivamente 2 km e 5 km da una cabina di alimentazione di 550 V, a cui sono collegate mediante un cavo aereo e le due rotaie. La prima vettura assorbe una corrente di 50 A, la seconda di 30 A. Se la resistenza per unità di lunghezza

9

del cavo aereo è di 0.5 Ω / km e quella di ciascuna rotaia 0.04 Ω / km , si calcolino le potenze assorbite da ciascuna vettura e la potenza Pd dissipata nel cavo aereo e nelle rotaie. Soluzione: Lo schema è il seguente

' dove R1 = 1Ω , R1' = 0.04Ω , R2 = 15Ω , R2 = 0.06Ω (si pensi che le rotaie sono . conduttori in parallelo). Le potenze assorbite sono: P1 = i1V BB ' , P2 = i 2VCC ' . VBB’ si ottiene sottraendo ai 550 V

della cabina le due cadute su R1 e R1' , che valgono R1 (i1 + i 2 ) e R1' (i1 + i 2 ) . Il calcolo per VCC’ è analogo. Risulta P1 = 23 ⋅ 10 3 W ; P2 = 13 ⋅ 10 3 W ; Pd = 7.06 ⋅ 10 3 W .
Commento. Il trasporto di energia elettrica a grandi distanze comporta sensibili perdite di potenza nei cavi aerei. Per ridurle si può aumentare la d.d.p. fra i cavi stessi (compatibilmente con i problemi di sicurezza) fino a quei valori che cominciano a rendere sensibili le perdite dovute al passaggio di corrente in aria, nelle vicinanze dei cavi. Nei cavi ad alta tensione in corrente alternata si arriva a centinaia di kV.

10

11

S Γ è una qualunque superficie avente come contorno Γ . n il versore normale al piano. orientate rispetto verso della corrente con la regola della mano destra. (Forza di Lorentz) 2 ¥ ¤ ¤ ¤ ¤ £       ¢ ¡   (1) Commenti: poiché F è ortogonale a v .Savart: un conduttore filiforme crea in P il campo: µ i d ×r B= o ∫ . orientata con 1   ∫ B⋅d  = µo i Γ . (3) dove S è la superficie racchiusa dalla spira. cioè: SΓ   Γ iΓ = ∫ j ⋅ dS . 2π r (4) dove r è la distanza dal conduttore. Momento di dipolo magnetico di una spira filiforme contenuta in un piano: µ =iSn . 4π r2       (5) dove l’integrale è esteso a tutto il conduttore (i è positiva o negativa a seconda che scorra o meno nel verso di d ). e l’accelerazione è centripeta. Il verso di µ è legato al senso di percorso della corrente dalla regola della mano destra.CAPITOLO 3 CAMPI MAGNETICI STAZIONARI NEL VUOTO Forza magnetica su una particella con carica q e velocità v : F = qv × B . Campo di un conduttore rettilineo infinitamente lungo (in modulo): B= © ¨ © ¨ ¨ § ¨ ¨ § ¨ µo i . il suo lavoro d = F ⋅ ds = F ⋅ vdt ( ds =spostamento della particella) è nullo. Legge di Ampère: data una linea ideale chiusa Γ : dove i Γ è la corrente concatenata con la linea Γ . (2) (il verso del vettore può essere scelto ad arbitrio: i sarà positiva o negativa a seconda che la corrente circoli nel verso scelto o in quello opposto). le linee di flusso del campo sono circonferenze aventi come asse il filo. (6) (7) § ¦ ¦ . Legge di Biot. Forza esercitata da un campo B uniforme su un conduttore rettilineo di lunghezza percorso da una corrente i: F =i ×B. In assenza di altre forze. l’energia cinetica mv / 2 e il modulo v della velocità rimangono costanti nel tempo.

    2 . All’esterno il campo B è nullo.59 ⋅ 10 6 m / s . Quali sono il massimo e il minimo raggio di curvatura della traiettoria di un elettrone con energia cinetica T? [ B = 10 −3 Wb / m 2 . Il raggio di curvatura r si ottiene uguagliando il modulo della forza centripeta ( mv 2 / r ) al modulo evB sin θ della forza di Lorentz ( − ev × B ).  Problema 1 Un gas fortemente ionizzato è posto in un campo magnetico B . all’interno è uniforme. modulo (8) B = µo n i dove n è il numero di spire per unità di lunghezza. T = 01 eV ] . Suggerimento: si considerino separatamente le componenti rispettivamente parallela e perpendicolare alla traiettoria stessa. diretto lungo l’asse.          Problema 2 Una particella di massa m e carica q positiva viene lanciata lungo l’asse x con velocità v in una zona dove è presente un campo magnetico. Sotto l’azione della forza magnetica la traiettoria della particella è rettilinea per x < 0 . B/ / e B⊥ di B.36 mm per v ortogonale a B ed ∞ per v parallelo a B . Si dica se in base a questi dati è possibile valutare il vettore B in un generico punto della traiettoria. con verso dato dalla regola della mano destra rispetto al senso di percorso della corrente. dove θ è l’angolo fra v e B : mv . ed ha raggio di curvatura r che varia secondo la legge r = ro x o / x per 0 < x ≤ x o e rimane costante ed uguale ad ro per x > x o . Soluzione: La velocità dell’elettrone ha modulo v = 2T / m = 0.la regola della mano destra rispetto al verso positivo di percorrenza su Γ . ed è compreso tra i valori mv / (eB) = 3. Campo di un solenoide rettilineo infinitamente lungo. r= eB sin θ r dipende unicamente da θ .

mentre il calcolo della traiettoria risulta facile solo se il campo magnetico è uniforme. y) ed è rivolta verso il centro di curvatura). Il campo B esercita una forza F = qv × B = qv × ( B/ / + B⊥ ) = qv × B⊥           La componente B/ / di B non fornisce nessun contributo alla forza applicata alla particella e non ha nessun effetto sulla sua traiettoria: i dati del problema non permettono quindi di valutare un’eventuale componente B/ / . l’accelerazione è centripeta ed ha modulo v 2 / r . r = ∞ ). poiché F = qv × B⊥ è ortogonale alla traiettoria. Per valutare B⊥ si consideri la legge fondamentale della dinamica F = ma . y). dato che è impossibile generare nel vuoto campi magnetici discontinui. y è nulla per x < 0 . risulta quindi: per x ≤ 0 (traiettoria rettilinea. Si tenga ben presente che questa ipotesi rappresenta semplicemente una semplificazione del problema. B⊥ = qro Possiamo quindi affermare che: a) la componente di B ortogonale al piano x.Soluzione: L’energia cinetica della particella 1 / 2 mv 2 ed il modulo di v sono costanti perché il lavoro della forza magnetica è nullo. B⊥ = qro x o mv per x > x o . y dovrebbe essere parallela alla traiettoria in ogni suo punto: se le traiettorie di un fascio di particelle lanciate con velocità diverse giacciono tutte nel piano (x.                3 . ed è entrante (l’accelerazione centripeta a ⊥ sta nel piano (x. Dalla relazione qv × B⊥ = ma ⊥ e dalla definizione di prodotto esterno si deduce che B⊥ è ortogonale al piano (x. contenente la traiettoria. cresce lineramente per 0 < x < x o e rimane poi costante. Il suo modulo è dato da qvB⊥ = mv 2 / r . y). b) un’eventuale componente contenuta nel piano x. si può concludere che questa componente è nulla. B⊥ = 0 mv x per 0 < x < x o . Commenti: Per particelle sulle quali agisce la sola forza magnetica è facile calcolare il raggio di curvatura. Per questo motivo nei testi di Fisica si propongono problemi nei quali il campo magnetico è supposto uniforme in un certo dominio e nullo altrove.

b) La particella non risulta soggetta a forze e si muove con velocità uniforme.Problema 3 Si dica quale è la traiettoria di una particella di massa m e carica q lanciata in un campo magnetico uniforme con velocità iniziale: a) perpendicolare a B . in modo da avere una componente u⊥ ed una u / / . Per la loro soluzione è necessario avere ben presenti i seguenti fatti: 1) La traiettoria è in generale un’elica che sta su un cilindro il cui asse è una linea di flusso di B: anche campi non uniformi obbligano la particella a non allontanarsi troppo da una linea di flusso. nel caso c). c) La traiettoria è la curva che si ottiene combinando i due moti trovati in precedenza. si calcoli il passo dell’elica. il periodo di rotazione T = 2πr / u⊥ = 2πm / qB è indipendente dalla velocità. Il passo dell’elica coincide con il cammino u / / T fatto lungo la direzione di B nel tempo T. c) obliqua. Si supponga che sulla particella agisca solo la forza magnetica e. parallelamente al vettore B . che sta su un cilindro con raggio: mu⊥ . cioè a muoversi con traiettorie di tipo elicoidale attorno alle linee di flusso. con raggio r=mu/(qB) (vedi Problema 1 o 2).      4 . z ortogonale a B .     Soluzione: a) La traiettoria è una circonferenza contenuta nel piano y. Commenti: Buona parte dei problemi sul moto di particelle in campo magnetico sono delle semplici varianti di questo problema. cioè un’elica. La proiezione della traiettoria su un piano ortogonale a B è una circonferenza diraggio r. r= qB e con generatrici parallele a B . b) parallela a B .

z) del punto di arrivo sulla pellicola di un elettrone che in O ha velocità v = v x + v z z (in pratica gli elettroni del fascio non hanno esattamente la stessa velocità: si tratta di valutare l’effetto di una piccola componente vz della velocità). a) Si calcoli la velocità v di arrivo degli elettroni su M nota la d.  Problema 4 Gli elettroni emessi dal filamento F con energia cinetica trascurabile vengono accelerati con il dispositivo rappresentato in figura (M indica un elettrodo metallico). si ottiene il raggio di curvatura       5 . Ricordando l’espressione a c = v 2 / r dell’accelerazione centripeta ed uguagliando F a mac. si dica per quale valore di B il fascio colpisce la pellicola fotografica P nel punto di ordinata y. Vo fra F e M.d. che incurva verso l’alto la traiettoria. c) Si calcolino le coordinate (y. la traiettoria è una circonferenza e la velocità angolare è indipendente da v: su questo fatto si basa il funzionamento del ciclotrone.p.      Soluzione: a) Fra F e M ogni elettrone acquista un’energia cinetica mv 2 / 2 pari alla differenza di energia potenziale − ( − e)Vo ed arriva quindi in M con velocità 1/ 2 v = (2eVo / m) . b) Se il fascio di elettroni ottenuto praticando in M un piccolo foro in corrispondenza del punto O entra in un campo magnetico uniforme B = Bz . b) Un elettrone che esce dal punto O con velocità v = v x è soggetto alla forza F = − e v x × ( B/ / z ) = evB/ / y . ed infatti la frequenza ν = 1 / T è detta frequenza di ciclotrone.2) In campo uniforme ed ortogonale alla velocità v .

2 = m r 4πεo r 4πεo rm b) La forza magnetica ha modulo evB. b) in presenza di un campo magnetico B perpendicolare al piano dell’orbita. su di una circonferenza di raggio r. da cui r 4πεo r 2 i due segni corrispondono ai due versi di v. Commenti: Il moto di un elettrone in un atomo può generare un momento di dipolo magnetico. che viene percorsa nel tempo t = π r / v . Il campo B aumenta la velocità di un elettrone e diminuisce quella dell’altro. Problema 5 Si supponga che in un atomo di idrogeno l’elettrone possa essere assimilato ad una carica puntiforme ruotante intorno al protone. con risultante nulla. Considerando positivo v quando v × B è concorde con E si ha: e v2 + evB = m . da cui v = . y) è la stessa semicirconferenza calcolata in b).      me 2 eB ± e B + πεo r 3 . si deduce: e e v2 . sicchè il momento magnetico risultante è diverso da zero ed opposto a B : è questa la spiegazione classica del diamagnetismo. v= m 2 r 2 2 6    . quindi r = y/2 . Durante questo tempo l’elettrone si sposta in direzione z di un tratto z = vz t . Si calcoli la velocità dell’elettrone: a) in assenza di altre forze. La proiezione della traiettoria sul piano (x. Soluzione: a) Dalla F = ma e ricordando che l’accelerazione centripeta vale v 2 / r . ma gli elettroni hanno la tendenza a coordinare i loro moti in modo da ottenere momenti opposti. eB La traiettoria è una semicirconferenza. In una descrizione puramente classica e semplificata si suppone che i due elettroni descrivano la stessa orbita in versi opposti. di cui il segmento OP è un diametro. r= c) La traiettoria è ora un’elica (vedi Problema 3).mv . la stessa direzione di quella elettrica e verso concorde o meno a seconda del segno di v (cioè del verso di rotazione dell’elettrone).

Suggerimento. in modo che i risulti positiva. è possibile controllare l’esattezza del risultato ottenuto: nel limite di filo infinitamente lungo (cioè per x1 → −∞ e x 2 → ∞ ) si ottiene il valore corretto. x = a tan θ . 2) Per calcolare il campo B creato da un circuito costituito da tratti rettilinei basta sommare i campi creati dai singoli tratti: il calcolo può essere laborioso. Per calcolare il campo B nel punto P. dx = cos2 θ da cui µi µi dB = o ∫ sin θ dθ = o (cos θ1 − cos θ2 ) . # ! ! " 7 . si introduca il sistema cartesiano rappresentato in figura. assumendo come variabile di integrazione l’angolo compreso fra d e r . Non si può utilizzare la legge di Ampère perché mancano le simmetrie necessarie. 4π a 4πa dB = Commento: 1) Per questo problema. esprimiamo r e dx in funzione di θ : a dθ con OP = a .Problema 6 Si calcoli il campo B creato da un tratto rettilineo di un conduttore filiforme in un generico punto P. r = a / sin θ . Per l’integrazione fra x1 e x 2 . ma non difficile. Soluzione: Si orienti d nel verso della corrente. Il vettore ! ! µo i d × r 4π r 2 è diretto lungo z ed ha modulo µ i d sin θ dB = o 4π r 2 dove d = dx. dato dall’equazione (4). Si utilizzi la legge di Biot-Savart (2).

e.m. Σγ ¡ ¡ indotta quando il flusso Φ =   ¥ ∫ B ⋅ dS attraverso la superficie Σ γ racchiusa dal circuito sta variando (più precisamente. Si noti però che le particelle di conduzione si muovono anche lungo d . Se il verso di percorrenza su γ e la normale a Σ γ soddisfano la legge della mano destra: =− ¢ dΦ dt (1) (se si adottasse la regola della mano sinistra. quest’ultima non dà nessun contributo all’integrale (2). ma il suo lavoro complessivo sulla particella è diverso da zero e tale da opporsi allo spostamento del circuito. in accordo con la legge di Lenz (i lavori delle forze F * ed Fd sono uguali ed opposti. dove v è la velocità dell’elemento d di circuito. con velocità di deriva v d parallela a d . non comparirebbe il segno -). e la (1) può essere scritta nella forma: γ ¤ £ ¤ = ∫v × B⋅d £ £ ¢ (2) dove v è la velocità dell’elemento di circuito. e la forza da questo esercitata sulla carica di conduzione q è F * = qv × B .e. Se il campo magnetico è stazionario. perché Φ è indipendente dalla scelta di Σ γ ). il cui integrale lungo il circuito si identifica con la f. Nell’equazione (3) il campo elettromotore coincide con E e l’equazione può essere così interpretata: un campo ¥ ¥ ¥ ¥ ¦ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ 1 . Poiché il filo trascina nel moto tutte le particelle presenti al suo interno. La forza totale magnetica agente su queste particelle è quindi la somma delle forze F * = qv × B e Fd = qv d × B .m. Σ γ può essere qualunque superficie avente come contorno il circuito. perché il lavoro totale della forza magnetica su una carica è nullo). perché è ortogonale a d . . Se il campo magnetico non è stazionario la (1) può essere scritta nella forma: d ∫ E ⋅ d = − dt Σ∫ B ⋅ dS γ γ Osservazioni. ¥ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ (3) La scoperta delle correnti indotte ha posto il problema della natura e localizzazione del campo elettromotore E * . la presenza di questa forza risulta evidente.CAPITOLO 4 INDUZIONE ELETTROMAGNETICA Legge di Faraday In un circuito elettrico filiforme γ posto in un campo magnetico si manifesta una f. si può avere variazione di flusso solo deformando o muovendo il circuito. Nell’equazione (2) il campo elettromotore è E * = v × B dove v è la velocità dell’elemento d di circuito.

e. Tensione elettrica t γ lungo una linea γ che va dal punto a al punto b: tγ = ∫ E ⋅ d .magnetico variabile nel tempo crea un campo elettrico E non conservativo. Si definisce mutua induttanza M o coefficiente di mutua induzione di due circuiti filiformi γ 1 e γ 2 il rapporto Φ 1.1 / i2 è detta teorema o relazione di reciprocità.e. oppure applicando la legge di Lenz: l’effetto della f. la tensione elettrica coincide con la differenza di potenziale Va − Vb . che sono conservativi. Legge di Lenz. Se L è costante nel tempo.m. attraverso γ 2 . ogni variazione di i produce nel circuito una f.m. Densità di energia del campo magnetico nel vuoto dU B 1 2 uB ≡ B = 2 µo dv © § (8) 2 § § . i due circuiti sono accoppiati induttivamente. dt L’equazione (6) può essere assunta a definizione di L. indotta. di (6) = −L .1 (7) M= = i1 i2 dove Φ 1. prodotto da i1 (analogamente per Φ 2. per i campi indotti. indotta si oppone alla causa che la produce. Auto e mutua induzione. γ ¨ § § § (4) per i campi elettrostatici. Il campo E indotto da una variazione nel tempo di B agisce ovviamente su tutte le particelle cariche. Si definisce induttanza L (o coefficiente di autoinduzione) di un circuito filiforme γ percorso da corrente è il rapporto Φ (5) L= i dove Φ è il flusso del campo B creato da i attraverso una superficie con contorno γ . Energia del campo magnetico.m.1 ). non conservativi. Se M ≠ 0 . con la convenzione già citate. anche se esterne al conduttore. la tensione lungo una linea chiusa è diverso da zero e coincide con la f. L’uguaglianza Φ 1.2 è il flusso magnetico. Il verso della corrente indotta può essere ricavato in modo puramente analitico.2 Φ 2 .2 / i1 = Φ 2 .e.

dove dU B è l’energia presente nel volume dv. 2 (9) Problema 1 Nella spira schematizzata in figura il conduttore ab. di lunghezza d. in presenza di un campo B uniforme ed ortogonale al piano della spira. quindi t>0 vt 3        Φ = ∫ B ⋅ dS . si muove con velocità costante v . orientando la spira nel verso orario.2. risulta: S (t ) = S o − d ⋅ vt .m.1) oppure l’Eq.   v a  b Suggerimento: Si applichi la legge di Faraday (Eq. Detta So l’area racchiusa all’istante t = 0 . Si calcoli la f.e. 2 2 (10) 1 2 Li . il vettore dS risulta parallelo e concorde con B : B ⋅ dS = BdS con B costante rispetto a dS. a b t=0 . Risulta quindi Φ = B S . dove S ≡ S (t ) è l’area della superficie racchiusa dalla spira. Energia del campo magnetico generato da: un circuito avente induttanza costante L: UL = due circuiti accoppiati: U= 1 2 1 2 L1i1 + M i1i 2 + L2 i2 . Soluzione: Il flusso del vettore B attraverso la superficie racchiusa dalla spira nel generico istante t è per definizione Orientata la spira in verso orario. indotta nella spira.

se la corrente ha verso orario.m. supponendo che la sua resistenza R sia nota e costante.e. Il flusso di B . a a    b b Commenti Il problema può anche essere risolto cercando prima il verso della corrente indotta con la legge di Lenz e calcolando poi il modulo della f. dove il vettore v × B ha modulo vB. La legge di Lenz può essere applicata in diversi modi ed in particolare considerando: 1. b) la forza F necessaria per mantenere in moto uniforme il lato mobile della spira (trascurando la forza peso) ed il suo lavoro per unità di tempo. dt La f.m. Lo spostamento del lato mobile diminuisce la superficie racchiusa dal circuito ed il modulo del flusso di B . quindi la corrente circola nel senso positivo prescelto (orario). 2. d risulta parallelo e concorde con v × B . Il campo magnetico creato dalla corrente indotta è particolarmente intenso nei punti vicini al circuito e. ma questi punti non danno contributo al flusso Φ ). si calcoli: a) la corrente i indotta nel circuito. (senza preoccuparsi dei segni). quindi: = ∫ vBd =vB ∫ d =vBd . è concorde con B nei punti interni al circuito e tende quindi ad aumentare il flusso (nei punti esterni il campo magnetico indotto ha verso opposto.Φ(t ) = BS o − Bdvt =−  dΦ = Bdv . risulta: vBd a) i= = (verso orario).     Problema 2 Considerando il circuito del Problema 1. Scegliendo sulla spira il verso orario. è parallelo al lato mobile ed orientato verso sinistra. R R b) La forza F è uguale ed opposta alla forza esercitata dal campo B sul lato mobile. indotta con uno dei due metodi utilizzati nel Problema 1. Soluzione:   Calcolata la f. che dever opporsi al suo spostamento verso l’alto.e. c) la potenza dissipata per effetto Joule nel circuito. che è diretta verso il basso ed ha modulo:    4        . Soluzione alternativa: = ∫v × B⋅d .em.      all’integrale contribuisce solo il lato mobile del circuito (sugli altri lati v = 0 ). La forza applicata dal campo B al lato mobile. risulta positiva. La corrente indotta ha verso tale da opporsi a questa variazione.

i= o R b) Scelto il verso antiorario. o di segno opposto alla f.m. la forza F è opposta a v e tende a frenare il moto della sbarra. Detto z un versore verticale diretto verso l’alto.e. Soluzione − vBd = Ri si deduce: − vBd . Ricordando che la velocità v del lato mobile è diretta verso l’alto. in accordo con il principio di conservazione dell’energia  Problema 3 Nel circuito del Problema 1 viene inserito un generatore con f. Si orienti il circuito in verso antiorario. ! ! ) #   " " # "        a) Dall’equazione delle maglie o & ) " $ % % % (   " ' 5 . supponendo costante la resistenza R del circuito. negativa per o < vBd .e. Fv = R c) La potenza dissipata per effetto Joule è: ( vBd ) 2 2 . Ri = R F = iBd = Commento: si noti che tutta la potenza fornita al circuito viene dissipata per effetto Joule.vB 2 d 2 R Il lavoro di F è positivo e la potenza è data da: ( vBd ) 2 . l’integrazione di dF = id × B è immediata e fornisce: F = iB z . La f. gli elementi d del lato mobile sono orientati verso destra.e. indotta è già stata calcolata.e.m. agisce in senso orario ed ha modulo vBd. o risulti positiva. positiva per o > vBd . la sua dipendenza da o ed il suo effetto sul moto del lato mobile ab. per mantenere in moto uniforme il lato ab del circuito occorre esercitare una forza dall’esterno. d × B è verticale e diretto verso l’alto.m. si deduce che: per o = 0 . Suggerimento. indotta. b) la forza F esercitata dal campo magnetico sul lato mobile. F dipende da o attraverso i che è: nulla per o = vBd . sicché la f. in accordo con la legge di Lenz. Si calcoli: a) la corrente indotta.m. negativa.

si muove con velocità v costante in presenza di un campo B che è nullo nel semipiano x < 0 ed uniforme nel semipiano x > 0 (vedi figura). 6 . Soluzione: Con le convezioni del Problema 1. Suggerimento: si proceda come per il Problema 1. che potrebbe essere il filamento di una lampadina): il dispositivo è un generatore elettrico. per o ≠ 0 il dispositivo può diventare un motore elettrico. B. cioè trasforma energia meccanica in energia elettrica. Per o = 0 si deve fornire lavoro meccanico dall’esterno. risulta: Φ = ∫ B(t ) ⋅ dS = B(t ) ∫ dS = ( Bo cos ωt ) (S o − dvt ) =− 5 6 6 6 6 6 dΦ(t ) = − Bo ω ( S o − dvt ) sin ωt − Bo vd cos ωt dt Problema 5 Una spira quadrata di lato a e resistenza R. d). v. F diminuisce e si annulla per o = vBd . Si calcoli e si rappresenti in diagramma: 6 6 6 6 . F è concorde con v e favorisce il moto del lato mobile. su cui è inserito un condensatore con capacità C e con dimensioni trascurabili rispetto ad a. Consideriamo il bilancio energetico. Il calcolo di Φ richiede l’integrazione di B ⋅ dS ad un generico istante. o eventualmente fornito dal circuito sull’esterno.Aumentando o. 2 non è più applicabile perché il campo B non è stazionario). 5 5 5 5 3 4 0 Problema 4 Si risolva il Problema 1 supponendo che il campo magnetico vari nel tempo con legge B = Bo cos ωt e considerando nota la superficie So racchiusa dal circuito nell’istante t = 0. Si noti infine questo fatto interessante: uno stesso dispositivo può essere utilizzato come generatore elettrico o come motore elettrico semplicemente cambiando i valori dei parametri (che in questo caso sono o. cioè trasformare parte dell’energia fornita dal generatore in energia meccanica: infatti la condizione o >vBd può essere verificata per qualunque valore di o (basta ad esempio diminuire v). applicando la legge di Faraday nella forma 1 (l’Eq. Per o > vBd . 1 2 2 2 1 1 0 6 0 Commenti. che viene trasformato in energia elettrica (qui viene dissipato nel resistore. dal punto di vista del lavoro fornito al circuito dall’esterno. In questo istante B non dipende dalla variabile di integrazione dS e può essere portato fuori dal segno di integrale.

a) la funzione Φ(t ) che rappresenta il flusso di B attraverso la spira . indotta nella spira.m.a. y 7 7 B Soluzione: a) Φ(t ) ha l’andamento di Fig. dove t o = a / v . Φ(t ) (a) t (t) 8 t (b) i(t) to t (c) 7 8 7 x 8 . e nell’intervallo tra 0 e to cresce con legge lineare: Φ = avtB . in cui vale = −aBv . b) (t ) è sempre nullo eccetto che nell’intervallo tra 0 e to . b) la f. orientando la superficie racchiusa dalla spira nel verso di B ed assumendo come origine di t l’istante in cui il lato di destra della spira si trova in x = 0 .e. c)   − [1 − exp( − t / RC )] per 0 ≤ t ≤ t o i (t ) =  R per t ≥ t o − io exp − (t − t o ) / RC 8 [ ] dove io = i (t o ) . c) la corrente i(t) nella spira.

L’integrazione è immediata e fornisce µ iav  1 1  = ∫ v × B ⋅ ds = va( B( x1 ) − B( x1 + a )) = o  − .m. orientando la spira in verso orario. 2π  x1 x1 + a  in accordo con il risultato ottenuto sopra. perché v × B è verticale. 9 @ y i x1 v x2=x1+a x @ Soluzione: Il campo B creato dal conduttore è ortogonale al piano racchiuso dalla spira ed entrante. µ iav dΦ dΦ dx1 =− =− o 2π dt dx1 dt @ @ @ @ 9 8 . indotta in una spira quadrata di lato a che si allontana con velocità v costante da un conduttore rettilineo indefinito percorso da corrente i stazionaria. @ @ @ @ @ A @ @ @ @ @ @ 9 @ Problema 7 9 Poiché  a  µo iav a . la corrente circola nel verso orario prescelto. I lati orizzontali non danno contributo all’integrale di v × B ⋅ d .e. Su ciascun lato verticale B è costante rispetto alla variabile di integrazione e v × B è concorde con ds sul lato di sinistra e discorde sul quello di destra. − 2  = a  x1  2π ( x1 + a )x1 1+ x1 è positiva. in funzione della distanza x1 (vedi Figura).Problema 6 Si calcoli la f. Orientando dS nel verso di B (e la spira in verso orario) risulta: x2 a µi Φ = ∫ B ⋅ dS = ∫ dy ∫ o dx = 2πx 0 x1 = =− @ µo ia x1 + a ln 2π x1 1 Soluzione alternativa: Si applica l’equazione (2).

b) si dica per quale valore di ϕ la f.m. indotta nell spira del Problema 6 supponendo che la spira sia ferma e che la corrente i nel conduttore rettilineo cresca linearmente dal valore 0 al valore io nel tempo to. perpendicolare al piano di figura ed entrante.m. [ r = 20 cm (=AO). perch’e il campo magnetico non è stazionario. 2. in presenza di un campo magnetico B uniforme.e.Calcolare la f. risulta massima e se ne calcoli il valore numerico. ϕ o = π / 6 . C B D B C O r E B ϕ A 9 . a) Si calcoli la forza elettromotrice indotta nel circuito. la corrente indotta circola in senso antiorario. risulta: to µ a x + a di µ ai x +a dΦ =− = − o ln 1 = − o o ln 1 2π 2πt o dt x1 dt x1 Dato che è negativo. Poiché i (t ) = o t . B = 0. Non esiste una soluzione alternativa basata sull’Eq. ma la variazione di flusso è prodotta dalla variazione della i corrrente i. Soluzione: Il calcolo del flusso è identico. L’angolo ϕ varia con la legge ϕ = ϕ o sinωt . intorno ad un asse passante per O.1T ]. strisciando sulla guida circolare di raggio r = AO. ω = 20rad / s . B B Problema 8 Nel circuito in figura l’asta AO può ruotare.e.

Suggerimento. R 10 . ovvero per ϕ = 0 . nel generico istante t l’angolo fra n e B è θ = ω t . con angolo al centro uguale a ϕ + π / 2 : 1 π  Φ = Br 2  ϕ +  . c) la potenza meccanica PM da applicare alla spira per mantenerla in rotazione. il versore normale alla superficie racchiusa è concorde con il campo B ed il flusso concatenato è BS.1V . Si calcoli il flusso Φ(t ) in questo istante e si applichi poi la legge di Faraday. Orientando le spira in senso tale che nell’istante t=0 il suo versore normale sia parallelo e concorde con B .Soluzione: a) Orientando il circuito in senso orario. Il suo Problema 9 Un campo magnetico B uniforme e stazionario è perpendicolare al piano che contiene una spira circolare metallica di area A e resistenza R. dt 2 valore assoluto per cos ωt = ±1 . I P I I Soluzione: a) Φ(t ) = ∫ B ⋅ ndS = ∫ B cosθ dS =B cosθ ∫ dS = BS cos ω t .  2 2 Ponendo ϕ = ϕ o sinωt si ha: G F =− b) La f.e. trascurando l’autoinduzione. Nell’istante t=0 la spira viene messa in rotazione intorno ad un suo diametro con velocità angolare costante ω . =− Q I I G dΦ = ABω sin ω t . H G dΦ 1 = − Br 2 ϕ o ω cos ωt .m. dove S è la superficie del settore circolare racchiuso dal circuito. Si calcoli: a) la corrente indotta nella spira. b) la potenza elettrica PE dissipata nella spira. dt i= AB ω sin ωt . risulta massima in valore massimo è: = 2.

il momento meccanico delle forze b) La potenza elettrica dissipata nella spira è: PE = Ri 2 = S R esercitate dal campo B sulla spira è τ = µ × B = i A n × B . [ ρ = 1. figura).8 T ] T R B b a Soluzione: Orientata la spira in senso antiorario. risulta: ˆ dΦ d ( B ⋅ nS (t )) dS (t ) ˆ =− =− = −B ⋅ n = Bav . Quando è solo parzialmente immersa nel campo (v.96 Kg m −3 . B = 0. Per mantenere la spira in moto uniforme occorre esercitare un momento opposto − τ = iAB sin θ (+ ω ) dove θ = ω t . Si calcoli la velocità v . n × B è parallelo ad ω . il versore n normale alla superficie racchiusa è concorde con B . con verso opposto (vedi figura) ed uguale a B sin θ ( −ω ) . a = 10 −2 m . R c) Detto µ = i A n il momento magnetico della spira.A2 B 2 2 ω sin 2 ω t . dt dt dt V U V V W V 11 X . δ = 8. in accordo con il principio di conservazione dell’energia.56 ⋅ 10 −8 Ωm . la spira cade con moto uniforme. la sua potenza è PM = −τ ⋅ ω = iABω sin ω t = A 2 B 2ω 2 sin 2 ω t R Ad ogni istante PM e PE. cade verticalmente nello spazio compreso tra le espansioni polari di una calamita. che genera un campo B diretto come in figura ed uscente. Detta S(t) la porzione di questa superficie immersa nel campo B . = R R R S S R S S R R R R S R R R Problema 10 Una spira rettangolare di rame (resistività ρ e densità δ ) di dimensioni rettangolari. trascurando l’attrito dell’aria. dove ω è il versore di ω . b = 2 ⋅ 10 −2 m . lati a e b.

71 ⋅ 10 −5 m / s . dove AB e CD sono archi di circonferenza con centro in O e raggi r1 e r2 e la spira è circolare con centro in O e raggio a << r1 . b b A Problema 11 Si calcoli il coefficiente di mutua induzione M fra i due circuiti filiformi rappresentati in figura. che ha modulo iaB ed è effettivamente diretta verso l’alto (i è positiva e circola nel senso antiorario scelto). È importante numerare opportunamente i due circuiti. Qui conviene scegliere la spira come circuito 2 perché l’ipotesi a << r1 permette di supporre uniforme al suo interno il campo B creato dall’altro circuito (effettuata la scelta. Affinché la spira cada con velocità uniforme la forza peso mg = δ A g deve essere bilanciata dalla forza magnetica agente sul lato orizzontale. Per dare un significato al segno di M è necessario scegliere un verso positivo di percorso su entrambi i circuiti.i= /R dove R = ρ Y a dove = 2a + 2b ed A è la sezione del filo. Si ricava: ρδ 2 g v = 2 2 = 7. Soluzione: c c 12 ` . dove Φ 2 è il flusso attraverso il circuito 2 del campo B creato da una corrente i1 che fluisce nel circuito 1. . D A B C ϑ O Suggerimenti: M può essere calcolato come rapporto Φ 2 / i1 . l’uso dei pedici diventa superfluo e sarà evitato nella soluzione). B a Soluzione alternativa: Si arriva allo stesso risultato uguagliando la potenza PJ = i 2 R dissipata per effetto Joule alla potenza Pg = mgv fornita dalla forza peso.

È sufficiente calcolare il campo B nel punto O.ˆ Si orientino i due circuiti in verso antiorario e si indichi con z il versore normale al piano della figura ed uscente. che si integra immediatamente 4π r1 4π r1 perché r1 non dipende dalla variabile di integrazione θ . sono percorsi da correnti di modulo i e versi opposti. b) la f. Un generico elemento di filo d genera il campo infinitesimo e dB = f µ0 i ⋅d × r . c) la risultante delle forze magnetiche agenti sulla spira nell’intervallo di tempo (0. Il campo creato da CD si calcola in modo analogo. i 4  r1 r2  h h h h Problema 12 Due conduttori filiformi di lunghezza infinita. il campo creato da µ id µ i dθ un generico elemento del tratto AB è o 2 = o . r3 4π f f g che è parallelo all’asse z. nel loro piano.m.e. Una spira quadrata di lato a<d è posta tra i due conduttori. t 0 ). con due lati paralleli ad essi ed equidistanti da essi. I campi creati dai tratti DA e CB sono nulli. Φ µo a 2θ  1 1  M= =  −  > 0. 13 d e f . La corrente nei fili è portata a zero con legge lineare nell’intervallo di tempo (0. indotta nella spira. t 0 ). l’area S della spira va orientata come z : 2 Φ = B ⋅ S = Bo S = Bo π a . paralleli e distanti d. Si calcolino: a) Il coefficiente di mutua induzione fra la spira quadrata ed il circuito contenente i due fili rettilinei. risulta in definitiva: 1 1 µ B 0 = 0 ⋅ iϑ ⋅  −  ⋅ z . r r  ˆ 4π 2   1 ˆ Con le convenzioni suggerite sopra.

dove ha modulo: 14 . risulta: a/2 µ 0 a  d / 2 + a / 2  µo a d + a 2 ia M = 2Φ ( B) / i = ∫ µ 0 2π (d / 2 + x) dx = π ln d / 2 − a / 2  = π ln d − a i   −a / 2 b) La corrente varia nel tempo con legge: i (t ) = i o − io t / t o . per simmetria. Si consideri un tratto di cavo di lunghezza e se ne calcoli: a) energia (del campo magnetico). π to  d − a  dt c) Le forze esercitate dal campo magnetico dei conduttori rettilinei sui lati della spira stanno sul piano (x. y) contente la spira. q Soluzione: a) Il campo è diverso da zero solo nell’anello cilindrico compreso fra i due cavi. (Se fosse richiesto il calcolo delle quattro forze agenti sui quattro lati della spira. i contributi Φ dei due fili al flusso nella spira sono uguali e concordi. i i p i Problema 13 Nel cavo coassiale rappresentato in figura i due cilindri cavi hanno spessore trascurabile e sono percorsi da correnti opposte. Nei punti con ascissa x il campo magnetico creato dal conduttore passante per x = − d / 2 ha modulo µ 0i Bn = d  2π  + x  2  Data la simmetria del problema. Orientando la spira in senso antiorario. I lati opposti sono soggetti a forze opposte.Soluzione: a) Nei punti interni alla spira i campi magnetici creati dai conduttori rettilinei sono concordi ed uscenti. c) capacità. i lati orizzontali richiederebbero un’integrazione. perché B dipende da x). Le forze magnetiche hanno quindi risultatante nulla e momento risultante nullo. b) induttanza. quindi: dΦ µo aio  d + a  ln =− = .

Soluzione: Correnti nello stesso senso: t t s r 15 . dove M è il coefficiente di mutua induzione. Suggerimento. Si mostri poi che la differenza fra le energie così calcolate è uguale a 2 Mi 2 . con la stessa direzione e versi rispettivamente concordi e discordi. 2π r vale (integrando per strati cilindrici): r s µ i2 r 1 B2 1 µo i 2 2 1 2π r dr = o ln 2 . avente volume π (r22 − r12 ) . è presente solo il campo B2 del solenoide esterno. Si determini l’energia del campo magnetico quando si manda la stessa corrente i in entrambi. Nello strato cilindrico compreso fra i due solenoidi. Nei cavi hanno interesse induttanza e capacità per unità di lunghezza. supponendo cioè campi uniformi all’interno e nulli all’esterno). sono uno interno all’altro e coassiali.B= r t L’energia di un tratto di lunghezza µo i . = 2 2π r1 i c) Si tratta di un condensatore cilindrico. che fornisce: 2 Problema 14 Due solenoidi. considerando separatamente i casi con correnti concordi e discordi. il calcolo è giá stato effettuato e fornisce: 2πεo . Si noti che il prodotto di 1 queste due grandezze è uguale a: ε o µo = 2 . C= r2 ln r1 L= Commenti. Nel solenoide interno sono presenti sia B1 che B2 . UB = ∫ dv = 2 ∫ 2 2 µo 2 (2π ) r1 r 4π r1 γ s b) Per il calcolo di L conviene considerare l’espressione U B = s 2U B µo r ln 2 . c s 1 2 Li . aventi la stessa lunghezza e raggi r1 e r2 > r1 . (Si trascuri l’effetto dei bordi.

v . µo Per il calcolo di M orientiamo i due circuiti nello stesso verso e consideriamo il campo B2 = µo n2 i creato dal solenoide esterno. (r 2 2 − r12 ) . Correnti in senso opposto: 2 u (r 2 2 − r12 ) . Il suo flusso attraverso una singola spira del solenoide interno è B2 ⋅ π r12 . B2 = µo n2 i . i u u u u U1 − U 2 = 16 u 1 ( B2 − B1 ) 1 B22 π r12 + π U2 = 2 2 µo µo 2 u u 1 ( B1 + B2 ) 1 B22 2 π r1 + π U1 = 2 2 µo µo dove B1 = µo n1i .Quindi 2 B2 B1 π r12 = 2 µo n1n2 i 2 π r12 . Moltiplicando per n1 (numero totale di spire) si ottiene il flusso totale Φ 1 attraverso il solenoide interno. Quindi: Φ1 M≡ = µo n1n2 π r12 .

Proprietà magnetiche della materia Dato un mezzo materiale si definisce magnetizzazione M il momento magnetico per unità di volume: ∑ µi . y .CAPITOLO 5 DIPOLI MAGNETICI E PROPRIETÀ MAGNETICHE DEI MEZZI MATERIALI Dipoli magnetici Una spira filiforme contenuta in un piano e percorsa da corrente i possiede un momento magnetico µ = i S n . La spira può essere trattata come un dipolo magnetico puntiforme nel limite in cui le sue dimensioni diventano trascurabili (per i dipoli magnetici puntiformi valgono le considerazioni fatte nel Cap. 1) Le interazioni fra dipoli elettrici puntiformi e le interazioni fra dipoli magnetici puntiformi £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ 1 £ (2) (3) (4) . z. 4π r3 µ µ sin θ B⊥ = o . M= (5) ∆V dove µi è il momento magnetico della generica molecola presente nel volume ∆V .1 per i dipoli elettrici puntiformi: v. dove S è la superficie racchiusa dalla spira ed n il versore normale al piano.1). Ri = µ ⋅ grad Bi . 4π r 3 Br = (1) Dipolo magnetico puntiforme in un campo esterno B : energia potenziale U U = −µ ⋅ B momento τ e risultante R delle forze applicate τ = µ × B. Commento.3 a pag. i = x . ¡ ¡   ¢ µo 2 µ cosθ . commenti 1.2. orientato con la regola della mano destra rispetto al verso di i. Per i dipoli puntiformi valgono le seguenti relazioni: Campo B creato da un dipolo magnetico puntiforme.

È però possibile scrivere le leggi di Biot-Savart e di Ampère senza fare comparire esplicitamente le correnti di magnetizzazione. 3) Le analogie discusse nei commenti 1 e 2. il cui momento magnetico coincide con il momento magnetico totale del corpo. Alla corrente di conduzione occorre aggiungere la corrente di magnetizzazione im. In particolare. è ortogonale ad M . ed uguali alle linee di flusso dei campi B creati da un magnete cilindrico e da un solenoide. basato sul concetto di correnti di magnetizzazione im. esiste però un secondo metodo. 2) Dato un cilindro uniformemente magnetizzato in direzione dell’asse. conviene scrivere al legge di Ampère nella forma γ  ∫ H ⋅d = iγ 2  ¤ ¥  ¤ (6)   (7’)   (9) . basta sostituire la permeabilità magnetica del vuoto µo con la permeabilità del mezzo µ = µr µ o . possiede cariche magnetiche +qm e . e quindi con: (N è il numero totale di spire. un cilindro polarizzato elettricamente e un condensatore con armature coincidenti con le sue due basi creano campi E con linee di flusso uguali tra loro.sono descritte da equazioni formalmente identiche (salvo ovvie trasposizioni di simboli.qm sulle due basi. Il campo B creato dalla carica qm è dato dalla legge di Coulomb magnetostatica ¦ B= ¥ µo q m r 4π r 2 Lo studente può formulare e risolvere l’equivalente magnetico del Problema 1. dove è la lunghezza del cilindro. Per ottenere l’equivalente magnetico di una carica elettrica basta supporre che la carica di segno opposto sia a distanza infinitamente grande. In particolare. Il corpo crea lo stesso campo B di un solenoide cilindrico di forma identica. la corrente di magnetizzazione scorre sulla sua superficie laterale. con q m = MS . spiega il fatto che oggetti molto diversi creino campi con linee di flusso identiche. ed in particolare la possibilità di calcolare il campo magnetico dei corpi uniformemente magnetizzati introducendo cariche magnetiche oppure correnti di magnetizzazione. un cilindro di sezione S uniformemente magnetizzato. (8) dove µr è la permeabilità relativa al vuoto. Per risolvere i problemi di interazione fra magneti. Ad es. Cap. n = N / . Un corpo uniformemente magnetizzato crea lo stesso campo B di una corrente (di magnetizzazione) im che scorre sulla sua superficie. Questo suggerisce un metodo di risoluzione dei problemi di interazione fra magneti basato sui concetti di poli magnetici e cariche (o masse) magnetiche. ortogonalemente ad M .1. i è la corrente in ogni spira).  ©   ¥ § ¨ ¨ § ¥ ni= M Campo magnetico delle correnti elettriche in presenza di mezzi materiali. ed ha intensità totale i m = M . con M diretto lungo l’asse. isotropo e tale che la magnetizzazione risulti proporzionale al campo. considerando un magnete infinitamente lungo. 1). supposte circolari e contigue. Per conduttori filiformi circondati da un mezzo omogeneo. con corrente totale Ni uguale ad i m = M . che risultano evidenti confrontando le equazioni 1-5 con le equazioni 2-5 del Cap. Un generico segmento d giacente sulla sua superficie è attraversato da una corrente di magnetizzazione dim = M ⋅ d (7) Commenti.

La definizione (11) di suscettività magnetica χ m rompe. pD prende il nome di Debye). e risulta: (11) M = (µr − 1)H ≡ χm H .   Suggerimento. pensando appunto alla relazione (11). l’analogia fra polarizzazione elettrica e magnetizzazione. a) Si calcoli il lavoro Lµ necessario per ruotare di 180o una delle due molecole.dove: B . e chiamato semplicemente campo magnetico. e si utilizzi poi l’espressione (2) dell’energia potenziale.5 nm . dove χ m è detta suscettività magnetica. Soluzione 3        . Se viene a mancare la proporzionalità fra campo e magnetizzazione ( ad es. b) Si calcoli il lavoro L p richiesto per ripetere l’operazione descritta in a).3 ⋅ 10 −30 C m (si tratta dei tipici valori delle distanze intermolecolari e dei momenti molecolari magnetici ed elettrici: µ B è detto magnetone di Bohr e coincide praticamente con il momento magnetico di un elettrone isolato. La dissimetria formale. nei magneti permanenti e nei materiali che presentano isteresi). c) Si trovino i valori numerici di Lµ ed L p ponendo: d = 0. che nasce dal mettere M in relazione con H anziché con B . almeno formalmente. anziché dipoli magnetici. Si calcoli il campo B creato da un dipolo magnetico nel punto occupato dall’altro.3 ⋅ 10 −24 J / T . la legge risulta valida anche se il mezzo non è omogeneo. è legata allo sviluppo storico del magnetismo. con momenti magnetici µ identici e diretti lungo la loro congiungente. p = p D = 3. in modo che i loro dipoli anziché paralleli risultino antiparalleli (cioè con momenti opposti). sono assimilabili a dipoli magnetici puntiformi.   µ = µ B = 9. ora si preferisce la denominazione campo magnetizzante.     Problema 1 Due molecole. fino alla prima metà del secolo scorso il vettore H era considerato il vettore magnetico fondamentale. (10) µ r µo Scritta in questo modo. l’equazione (10) va sostituita con (12) H = B / µo − M H=   Commento. poste a distanza d. supponendo che le molecole possiedano dipoli elettrici di momento p .

1) La configurazione parallela è energeticamente favorita: le molecole poste lungo una retta tendono ad allineare i loro dipoli lungo la retta e nello stesso verso. rovesciando il verso del dipolo. l’energia diventa + µ B . costituita da un sottile filo di materiale isolante. 4π d b) Il calcolo è formalmente identico e fornisce 1 p2 . Confrontando quest’energia con i lavori Lµ ed L p . A temperatura ambiente.3 ⋅ 10 −24 )2 Lµ = 4 ⋅ 10 ⋅ J = 2.        4   . con modulo µ 2µ B= o 3 . 4π d L’energia potenziale del secondo dipolo è − µ ⋅ B ≡ − µB . Problema 2 Si consideri una spira circolare di raggio r.a) Il dipolo posto nell’origine crea in P un campo parallelo e concorde con l’asse x. c) si calcoli il rapporto µ / L per un sfera rotante intorno ad un suo diametro. Il lavoro richiesto è µ µ2 Lµ = 2 µ B = 4 o 3 .3 ⋅ 10 −30 )2 9 . si crea una corrente elettrica. b) si mostri che µ risulta parallelo al momento L della quantità di moto della spira e che il rapporto µ / L dipende unicamente dal rapporto tra carica q e massa m della spira.5 ⋅ 10 ) −7 Commenti. Lp = 4 4πε o d 3 c) (9. T la temperatura assoluta. si comprende che l’agitazione termica contrasta molto efficacemente l’effetto allineante delle forze di interazione provenienti dai momenti di dipolo elettrico e magnetico delle molecole. −9 3 (0. Nel volume occupato dal filo è distribuita una carica elettrica q con densità ρq uniforme. dove kB è la costante di Boltzmann. supponendo costanti all’interno della sfera le densità di carica ρq e di massa ρm . a) Si calcoli l’intensità di corrente i ed il momento di dipolo magnetico µ della spira. L p = 4 ⋅ 9 ⋅ 10 ⋅ J = 31 ⋅ 10 − 21 J . T è dell’ordine di 300K e l’energia media di agitazione termica è dell’ordine di 4 ⋅ 10 −21 J . di sezione A. Quando si pone in rotazione la spira intorno al suo asse.5 ⋅ 10 ) (3. −9 3 (0. 2) Non é però realistico supporre che le molecole siano ferme: tutte le molecole dei mezzi materiali possiedono un’energia cinetica di agitazione termica (dovuta ai moti di traslazione e rotazione) che è dell’ordine di k B T .8 ⋅ 10 − 25 J .

" " ! ! ! ! ! ! ! ! ( ) ! ! ! ! ! ! ! ( ) 5 . 2) i moti orbitale ed intrinseco (o di spin) degli elettroni nell’atomo generano momenti di dipolo magnetico con µ / L uguale a − e / 2 m e − e / m : questa differenza può essere giustificata anche sulla base di modelli non quantistici (si veda il quesito d). In una sfera conduttrice la carica elettrica si porta in superficie mentre la massa è distribuita nel volume: µ e L risultano ancora paralleli. fra una spira percorsa da corrente elettrica e la spira rotante qui considerata. per quanto riguarda gli effetti magnetici. b) Anche il momento angolare L è parallelo all’asse di rotazione. Ogni tratto di spira di lunghezza d ha massa dm = ρm A d . Commenti: 1) Si noti l’equivalenza. si ottiene: j = ρq v .2. Suggerimento: Detta v = ω r la velocità di un punto all’interno del filo. nq rappresenta la densità ρq delle cariche in moto). quantità di moto vdm e dà al momento angolare un contributo dL = v r dm = v rρm A d . L 2 ρm 2m Si noti che µ ha il verso di L se la carica è positiva. Risulta poi µ = i ⋅ π r 2 ⋅ n = ρq vA ⋅ π r 2 ⋅ n dove n è il versore normale al piano contenente la spira. e tenendo presente che ρq / 2 ρm è costante. orientato con la regola della mano destra rispetto al senso di rotazione. la corrente. l’ipotesi che il filo sia molto sottile permette di supporre che tutti i punti di una sua generica sezione si muovano con la stessa velocità. Si valutino poi nell’ordine la densità di corrente (si ricordi che nell’espressione j = nqv d riportata nel Cap. Risulta in definitiva !         ρq µ q = = . c) Il rapporto µ / L è ancora uguale a q/2m. i = jA = ρq vA dove A è l’area della sezione del filo. verso opposto se negativa. Soluzione: a) Seguendo i suggerimenti. Integrando questa espressione. Per capirlo basta suddividere idealmente la sfera rotante in anelli infinitesimi. Il modulo di L è quindi: L = ∫ dL = vρm A r ∫ d = vρm A 2π r 2 . il momento di dipolo magnetico ed il momento della quantità di moto (o momento angolare). d) Per la validità del calcolo precedente è essenziale che il rapporto ρq / 2 ρm sia lo stesso in tutti i punti della sfera. con asse coincidente con l’asse di rotazione: per ciascuno risulta dµ = ρq / 2 ρm dL . si ottiene µ = ρq / 2 ρm L = (q / 2m) L .d) si dica se il risultato trovato in c) può essere applicato ad una sfera conduttrice elettricamente carica. ma il rapporto µ / L è maggiore di q/2m perché la distanza media dall’asse di rotazione è maggiore per q.

supponendo che il suo momento di dipolo magnetico µ . d) Il moto di traslazione è determinato dalla risultante R delle forze applicate che è diretta lungo z e tende ad incurvare la traiettoria. Il minimo e il massimo di U cadono in θ = 0 e θ = π . c) Si calcoli la risultante R delle forze magnetiche in corrispondenza dei valori di θ determinati in b). e tenendo presente il principio di conservazione dell’energia. instabile l’altra. $ $ 6 $ $ $ # # # # $ # # . Il moto di rotazione è molto complesso perché gli ' & % $ $ # # # $ # # $ # # # R y = (± µ B z ) ⋅ by = 0 . b) Si calcoli l’energia potenziale U in funzione di θ e si dica per quali valori di θ risulta minima oppure massima. di modulo µ B . il vettore B è uguale a Bo z . d) Si discutano brevemente gli effetti sul moto dell’elettrone delle forze calcolate in a) e c). c) La risultante delle forze applicate R è diretta lungo z ed ha valori opposti per elettroni con θ = 0 e θ = π . a) Si calcoli il momento τ delle forze magnetiche agenti su un elettrone nell’istante in cui passa per l’origine.Problema 3 Un fascio di elettroni viene lanciato fra le estremità polari di una calamita che genera un campo magnetico B fortemente disuniforme. Soluzione: a) Nell’origine. che nell’intorno dell’origine di un sistema cartesiano ha componenti: Bx = bx. dove b è una costante. entrambe le configurazioni sono di equilibrio (infatti τ = 0 ): stabile la prima. Per il moto di traslazione si supponga che il fascio di elettroni sia diretto ortogonalmente a z e costituito da elettroni con θ = 0 e θ =π. formi un angolo θ con l’asse z. Gli elettroni con θ = 0 e θ = π subiscono deviazioni in versi opposti: il fascio si suddivide quindi in due fasci con direzioni diverse (il calcolo della deviazione subita dagli elettroni. considerando separatamente i moti di rotazione e traslazione. Il momento τ = µ × B è ortogonale al piano individuato da µ e z ed ha modulo τ = µ B Bo sin θ b) U = − µ ⋅ B = − µB Bo cosθ . B y = by. Rz = (± µ B z ) ⋅ ( − 2bz ) = 2bµ B . permette di ricavare µ B ). Bz = Bo − 2bz . qui non richiesto. Rx = µ ⋅ gradB x = (± µ B z ) ⋅ bx = 0 .

2 2 2 2 2 1 2 1 0 ( ( ) ( ( ( ( ( ( ( 7 ( . Per comprendere l’effetto del momento τ conviene considerare prima il caso (ipotetico) L = 0. L z di µ e L sono quantizzate. In θ = 0 il momento τ si annulla ed il dipolo magnetico ha un’energia cinetica di rotazione uguale all’energia potenziale perduta. con θ costante (moto di precessione). La conservazione dell’energia richiede che il moto continui: ne nasce un moto oscillatorio che è del tutto simile al moto di un pendolo. si tratta di un effetto quantistico: le componenti µ z . L’esperienza dimostra invece che il campo B genera due soli fasci.elettroni già possiedono momento angolare L (si veda il Problema 2) e sono quindi già in rotazione. La deviazione subita dagli elettroni dipende dalla direzione di µ e più precisamente dall’angolo θ : secondo la meccanica classica un generico fascio di elettroni in campo B non uniforme si allarga a ventaglio. Per L ≠ 0 la particella rotante si comporta invece come un giroscopio: i vettori L e µ descrivono un cono intorno alla direzione di B . Il momento τ induce una rotazione lungo la direzione ortogonale al piano individuato dai vettori µ e z . più precisamente tende a diminuire θ . Commenti: Nel moto di precessione appena descritto la componente di µ lungo z rimane invariata e la risultante R delle forze applicate ha una componente lungo z compresa fra i due valori estremi ricavati in c).

£ £ La grandezza ε o ∂ Φ E / ∂ t . dove Φ E è l’integrale che compare a secondo membro dell’Eq. In presenza di mezzi materiali. ∫  Σγ  £ £ (1a)  d B ⋅ d = µo  i + ε o ∫  dt γ  ∫ E ⋅ dS = ε Σ Σ £ £ £ ∫ B ⋅ dS = 0. nelle equazioni b e c occorre tenere conto delle cariche di polarizzazione e della correnti di magnetizzazione. q Σ è la carica interna alla superficie chiusa Σ . la sua densità è j s = ε o ∂ E / ∂ t . Forma differenziale ∂B . (3b)   dt ε o divE = ρ + ρ P . ∂t  rotE = − £ £ divE = ρ / ε o . £ £ £ £ 1 £ £ £ £ £ £ £ £ ¤ (1b) qΣ o . ρ P = − divP . è la corrente di spostamento is. dove Σ γ è una superficie avente come contorno la linea chiusa γ . oppure le loro derivate. ponendo: d   rotB = µo  j + j m + (ε o E + P ) .CAPITOLO 6 EQUAZIONI DI MAXWELL E CORRENTE DI SPOSTAMENTO Equazioni Le equazioni possono essere scritte facendo comparire gli integrali dei vettori del campo elettromagnetico. Nel vuoto possono essere così scritte.1b. dove j m = rotM . Forma integrale ¢ ¢ ¡   ∫ E ⋅d γ £   £ £ =− d dt Σγ ∫ B ⋅ dS . (1c) (1d) (2a) (2b) (2c) (2d) £ £ (3c) .  E ⋅ dS  . divB = 0 . ∂t  ∂ E rotB = µo  j + ε o .

¥ ¥ ¥ ¥ 2 ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ (6) . −M= µo µr µo Problema 1 Un conduttore filiforme porta corrente i costante ad una sfera conduttrice. e che lungo una di queste circonferenze B ha modulo costante. Suggerimento. Per la domanda c).Si è però soliti tenere conto indirettamente di queste cariche e correnti. si applichi la legge di Ampère-Maxwell nella forma (1b). (4d) divB = 0 . Si calcoli ad un generico istante t > 0 : a) la carica q(t) sulla sfera. pensando che per simmetria le linee di flusso di B sono circonferenze il cui asse coincide con la retta passante per il conduttore filiforme. scegliendo come linea d’integrazione γ la linea di flusso passante per P. con contorno γ . scrivendo le equazioni di Maxwell nella forma: ∂B . (4a) rotE = − ∂t ∂D . supponendo nulla la sua carica all’istante t=0. b) la corrente di spostamento is attraverso una generica superficie chiusa Σ posta intorno alla sfera. (4b) rotH = j + ∂t (4c) divD = ρ . tale che sia possibile calcolare il flusso di E . come Σ γ una superficie. dove: (5) D = εo E + P = εr εo E ¥ H= ¥ B B . c) il campo B in un punto P posto come è indicato in figura.

il flusso Φ E (t ) attraverso Σ è uguale a q (t ) / ε o ≡ it / ε o . il flusso di E è esattamente la metà del flusso attraverso l’intera sfera e vale quindi q (t ) / 2εo = it / 2εo . ¨ ¨ 3 . Il vettore B è parallelo a d . con gli esperimenti di Hertz sulle onde magnetiche. dt dt  ε o  c) La carica q si distribuisce uniformemente sulla superficie della sfera conduttrice. ma al secondo membro dell’Eq. lasciando invariato il senso di percorso su γ . con B costante su γ . 2) La misura di B in un esperimento di questo tipo permette una verifica diretta dell’equazione di Ampère-Maxwell.Soluzione a) q (t ) = ∫ idt = it .(1b) compare anche la corrente di i del conduttore filiforme. e crea un campo E con simmetria sferica. dobbiamo orientare dS verso l’interno. Commenti. Simili misure non sono facili e sono state effettuate solo dopo che l’equazione era stata verificata indirettamente. Attraverso Σ γ non passa corrente di conduzione e l’Eq. quindi: 1 µo i 1 µo i B= = 2π r 2 2 2π r (il campo B in P è esattamente la metà del campo creato da un conduttore rettilineo indefinito). che è tagliata in due parti uguali da γ . per simmetria. che ora taglia Σ γ . e deve essere concorde perché l’integrale di B ⋅ d deve essere positivo ( µo i / 2 è positivo). Il flusso di E cambia segno. poiché B ⋅ d = Bd . È quindi facile calcolare il flusso di E attraverso una superficie sferica con centro in O. l’integrale è uguale a B ⋅ 2π r . Scelta la parte superiore come Σ γ . Rimane da calcolare il modulo di B . 1) Se scegliamo come Σ γ la parte inferiore della sfera. Il secondo membro dell’Eq. quindi: dΦ E (t ) d  it  i s ≡ εo = εo   = i . e l’orientamento di dS verso l’esterno. cioè della necessità di scrivere il termine di corrente di spostamento.(1b) si scrive quindi: ¨ ¨ ¦ § § ¦ ¦ ¦ ¦ § ¦ ¦ § ¦ § ¦ ¦ § ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ ¦  d  it   µo i µo  i + ε o  −  = . 0 t b) Per la legge di Gauss.(1b) fornisce: d  it  µ i ∫ B ⋅ d = µo εo dt  2εo  = 2o   γ Avendo orientato Σ γ verso l’esterno il verso di d è fissato dalla regola della mano destra. dt  2ε o   2  e si ottiene per B il valore già trovato. passante per P.

b) il campo elettrico indotto nel solenoide quando i varia nel tempo con legge nota i(t). con n spire per unità di lunghezza percorse da corrente i. moltiplicando per la lunghezza 2πr della circonferenza ( γ ). Inoltre il campo su questa linea di flusso è costante in modulo. nel vuoto e si calcoli in un generico punto P (vedi figura): a) il campo magnetico creato dal conduttore. quelli nel secondo membro sono uguali al vettore che compare sotto il segno di integrale.Problema 2 Si considerino: a) un conduttore cilindrico percorso da corrente con densità j costante. si considera la linea di flusso passante per P del campo. b) un lungo solenoide. I tre campi si calcolano mediante le tre leggi: γ Σ © ©   © ©  ∫ H ⋅d γ © = ∫ j ⋅ dS d B ⋅ dS dt ∫ Σ d E ⋅ dS dt ∫ Σ © © © © ∫ E ⋅d γ © © ∫ H ⋅d gli integrali nel primo membro sono uguali al modulo del campo cercato. generata nel condensatore da una variazione della densità σ di carica sulle sue armature. che per simmetria è in tutti e tre i casi una circonferenza con centro sull’asse di simmetria. c) un condensatore piano formato da due dischi metallici paralleli. © Soluzione: Per tutti i dispositivi. moltiplicando per l’area π r 2 . Risulta quindi: r a) H = j 2 r dB r di b) E = − = − µo n 2 dt 2 dt r dD r dσ c) H = = 2 dt 2 dt © =− = εo 4 . c) il campo magnetico creato in P dalla corrente di spostamento.

5 .Commenti. Il problema evidenzia la stretta analogia formale fra leggi che regolano fenomeni fisici diversi.

t ) = f o sin( kx − ω t ) . È interessante il fatto che nessuna informazione può essere inviata a velocità maggiore di c. e può modificarsi anche il suo inviluppo. Soluzione generale: f ( x. onda progressiva (3) f ( x . t ) = f o sin( kx ) cos(ω t ) .CAPITOLO VII ONDE Equazione delle onde in una dimensione (di d’Alembert): 2 ∂2 f 2 ∂ f . 5 continua a valere. mezzi dispersivi. velocità di gruppo La costante v ha le dimensioni di una velocità (v. Per comprendere il significato di vg consideriamo un treno (o pacchetto) d’onde di lunghezza e durata finite. ma ω non è più proporzionale a k. 5’) ed è detta velocità di fase. (6. può essere visualizzata come inviluppo del profilo dell’onda ed è ben approssimata da una curva che passa per i punti di cresta dell’onda. dove (5) Le grandezze ω e k sono legate al periodo T ed alla lunghezza d’onda λ dalle relazioni: ω = 2π / T . =v ∂ t2 ∂ x2 (1) dove v è una costante. (7) dk Commento. l’Eq. Si definisce relazione di dispersione la funzione ω ( k ) e velocità di gruppo la sua derivata: dω vg = . per t prefissato. onda stazionaria (4) ω / k = v. dando origine ad un suo allargamento o restringimento. i punti di cresta ed il loro inviluppo traslano con velocità diverse. Durante la propagazione il profilo dell’onda si deforma. Se il mezzo è dispersivo. (5’) T Velocità di fase. k = 2π / λ . l’informazione è contenuta nella funzione a(x. (2) Soluzioni armoniche (onde monocromatiche) f ( x . Se la velocità di fase dipende dalla frequenza f = ω / 2π . circa uguali rispettivamente alla velocità di fase v o = ω o / k o ed alla velocità di gruppo v g = ( dω / dk ) calcolata per k = k o . 5 e 6 si deduce λ v= . in cui l’ampiezza dei massimi successivi sta cambiando. (8) 1 . il treno d’onde può essere così rappresentato: e può essere ottenuto sovrapponendo onde monocromatiche le cui pulsazioni ω stanno in un intorno di ω o . in questo caso la situazione è più complessa e non sono più sufficienti le velocità v e vg per descrivere compiutamente la propagazione del pacchetto d’onde. In particolare i punti di inizio e fine del pacchetto possono viaggiare con velocità diverse. La funzione a(x. Nella trasmissione dei segnali.t). quindi vg può essere assunta come la velocità di trasmissione del segnale.6’) Dalle Eq. t ) sin(k o x − ω o t ) . Eq. per onde monocromatiche progressive rappresenta la velocità con cui traslano i punti di massimo (creste) dell’onda. t ) = a ( x . mentre non f ( x . t ) = f 1 ( x − v t ) + f 2 ( x + v t ) .t).

t ) che rappresenta la densità di carica nel punto r all’istante t è stata definita considerando il prodotto nq. Per le onde è necessaria una procedura analoga: interessa il valor medio di u. c Indice di rifrazione: n= (13) ≅ εr . si potrebbe seguire la stessa procedura usata per definire ρ (r . È opportuno richiamare i calcoli già fatti per lo studio della corrente elettrica. cioè del flusso di carica elettrica. per materiali non ferromagnetici v ≅ 1 / ε r ε o µo ≅ c / ε r . Commenti. Onde elettromagnetiche Velocità di fase: v= 1 εµ (12) nel vuoto v = 1 / ε o µo ≡ c . v ( ) 2 ¥ ¥ ¤ (10) (11) . fononi quelle associate alle onde acustiche ed elastiche. dove n è il numero di particelle nell’unità di volume e q la loro carica. 1) La corrente elettrica è generata dal moto di particelle cariche e la funzione ρ (r . l’equivalente di j è l’intensità dell’onda I. Infatti sia le particelle che le onde hanno sempre un duplice aspetto. Il valor medio di u(t) è: £ ¢ ¢ ¡   ¢   ¡ ¢ ¢ 1 1 u = ∫ u(t )dt = uo T0 2 e l’intensità è T I =u v. mediata su volumi grandi su scala microscopica. Per calcolare il flusso di energia attraverso una generica superficie A conviene considerare il tubo di flusso di v intercettato da A. ρ (r . cioè moltiplicare il numero di “particelle” nell’unità di volume per la loro energia hν . Energia dell’onda Le onde trasportano sia energia che quantità di moto. Per l’energia dell’onda. In altri termini . le superfici normali fronti d’onda. Detta ρ la densità della carica in moto e v la sua velocità. t ) . Le linee di flusso di v sono detti raggi. che è uguale al prodotto uv. la densità istantanea con legge u(t ) = u o sin 2 ω t . (9) dove dq è la carica che fluisce attraverso dA nel tempo dt. si può scrivere: dq = j v ⋅ dA dt . Ricordando che i = dq / dt . in mezzi fortemente assorbenti anche vg può risultare maggiore di c ma non rappresenta più la velocità di traslazione dell’inviluppo.esistono restrizioni di questo tipo per v. perché µ ≅ µo . Ricordiamo che: a) l’energia è sempre una funzione quadratica della perturbazione f. b) per onde monocromatiche la perturbazione in un punto assegnato varia nel tempo con legge f (t ) = f o sin(ω t ) . Sono dette fotoni le “particelle” (o quanti di energia) associate all’onda elettromagnetica. corpuscolare ed ondulatorio: le “particelle” associate ad un’onda di frequenza ν hanno un’energia hν . dove u è la densità di energia. L’impostazione del calcolo è la stessa. la densità di corrente è j = ρ v e la corrente attraverso una superficie dA è i = jv ⋅ dA . dove h è la costante di Planck. ed interessa il calcolo del loro flusso attraverso superfici assegnate. mediato su un intera lunghezza d’onda o su un intero periodo. Per definire u ed I. 2) L’analogia fra j e I è particolarmente evidente in meccanica quantistica. t ) è una densità media. a causa della forte attenuazione dell’onda. indipendentemente dalla natura della grandezza che fluisce.

E e B sono mutuamente ortogonali ed i loro moduli sono legati dalla relazione (14) E =vB. esercitando una forza F sul corpo. possiamo scrivere (17) dU = I v ⋅ A dt = I An dt . µ (15) S= ¦ ¦ (15’) Intensità: è il valor medio del modulo di S 1 1 2 I = EB = E . Un’onda che incide su un corpo può trasferirgli la sua energia. E 2 = E o2 / 2 . ¦ § Potenza che attraversa una generica sezione del tubo di flusso: dU P= = I An . e la sua quantità di moto.Vettori E e B : per onde che si propagano in materiali isotropi. dove Eo è il valore di picco di E(t). µ µv Se E(t) è una funzione armonica. Flusso di energia: con riferimento alla figura. i vettori v . (16) Quantità di moto: ha densità media u / v . riscaldando il corpo. dt ¦ (18) Flussi di quantità di moto e forze: dividendo per v l’Eq. Vettore di Poynting: che può essere anche scritto: § S =E×H=E× EB v µ ¦ ¦ ¦ ¦ B . un fotone nel vuoto ha quindi quantità di moto hν /c. Ricordiamo che dp (19) F= dt ¦ ¦ ¦ 3 ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ . dove An = A cosθ è la sezione normale del tubo di flusso che si ottiene considerando tutti i raggi che attraversano la superficie A.17 si ottiene la quantità di moto dU/v che fluisce attraverso A nel tempo dt.

(21’) b= 32π 2 c ¨ (qy ) ω 2 o 4 r 2 sin 2 θ . v Se l’onda è riflessa. dp è la differenza dpi − dpr fra le quantità di moto delle onde incidente e riflessa. Le sorgenti di onde monocromatiche contengono sempre al loro interno particelle cariche che oscillano con moto armonico. ciascuna componente oscilla con legge (20) xi = x oi sin(ω t + ϕi ) . posto a distanza r >> λ . Se l’onda è completamente assorbita. Si noti che I è nulla nella direzione di oscillazione (cioè per θ = 0 e θ = π ). 3) della particella. con momento p(t)=qy(t) e valore massimo qyo. (21) 4 . dp coincide con la quantità di moto trasportata dall’onda nel tempo dt: I (19’) F = An v . Considerando le coordinate cartesiane xi (i=1. massima in direzione ortogonale. perché è identico a quello di un dipolo elettrico oscillante. genera un’onda i cui raggi sono le semirette uscenti dal centro O di oscillazione. 2. L’intensità in un punto P. I campi E e B dell’onda sono funzioni lineari dell’accelerazione: possiamo quindi considerare separatamente le tre componenti cartesiane del moto (l’onda è la somma delle onde generate da tre particelle che oscillano lungo i tre assi cartesiani). Nel vuoto µo . Sorgenti di onde elettromagnetiche Le onde elettromagnetiche sono generate da cariche elettriche in moto accelerato. yo è l’ampiezza di oscillazione.dove dp è la quantità di moto trasferita al corpo. Una carica q che oscilla su una retta y con ampiezza di oscillazione molto minore della lunghezza d’onda λ . Il campo elettromagnetico così creato è detto di dipolo elettrico. è I =b ¨ ¨ © ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ dove b è una costante.

ma le loro polarizzazioni sono diverse e casuali: si dice che la luce naturale non è polarizzata. Occorre considerare la componente del campo E dell’onda nella direzione assegnata. È particolarmente semplice ottenere polarizzazione lineare. e varia nel tempo con legge armonica e con un ritardo di fase. ed infatti il termine polarizzatore è usato come sinonimo di “dispositivo che fornisce in uscita luce polarizzata linearmente”. La luce emessa dalle sorgenti convenzionali (non laser) è costituita da treni d’onda di durata limitata (tipicamente dell’ordine di 10-8s). ad es. la dipendenza da t delle sue componenti x e y è data dalle Eq. dovuto alla velocità finita di propagazione dell’onda. l’energia sottratta all’onda è funzione quadratica di questa componente. y = b sin(ω t + δ ) descrive una traiettoria ellittica. (22) 5 . ed annulla completamente la corrispondente           [= (b cos δ ) sin ω t + (b sin δ ) cosω t ] . rettilinea (o lineare) e circolare. con piani di polarizzazione contenenti p . I fenomeni di polarizzazione sono legati al fatto che il vettore E è trasversale rispetto ai raggi. Eliminando t (basta ricavare sin ω t e cos ω t . I problemi sulla polarizzazione riguardano i seguenti dispositivi (reali od ideali) e fenomeni: 1. Da notare il ruolo fondamentale della differenza di fase δ .Il vettore E giace nel piano individuato da P e dalla direzione di oscillazione della carica. occorre prima ottenere un fascio con polarizzazione definita. L’ellisse collassa in un segmento di retta se δ = 0 e δ = π . L’aggiunta di un’eventuale costante di fase in entrambe le funzioni sinusoidali equivale semplicemente ad un cambiamento di origine dell’asse dei tempi. in un generico punto. il vettore E è ortogonale a z. Nella polarizzazione lineare il piano individuato da E e dal raggio è detto piano di polarizzazione. In un’onda elettromagnetica monocromatica che si propaga nel vuoto in direzione z. nelle onde acustiche le molecole del gas si spostano lungo il raggio (l’onda è cioè longitudinale): la direzione dello spostamento è fissata. che può diventare un segmento di retta o una circonferenza. diventa una circoferenza se a=b e δ = ±π / 2 . La radiazione emessa da un dipolo elettrico p oscillante in una direzione assegnata è polarizzata linearmente. con polarizzazione rispettivamente ellittica. In tutti e tre i casi si dice che l’onda è polarizzata. Negli esperimenti di polarizzazione con luce naturale. Una lamina polarizzante ideale contiene oscillatori di questo tipo. I singoli treni d’onda possono avere uno stato di polarizzazione definito. ponendo poi sin 2 ω t + cos 2 ω t = 1 ) si ottiene l’equazione dell’ellisse. particelle costrette ad oscillare lungo una retta ed antenne a dipolo elettrico. Polarizzazione Premessa: un punto materiale con componenti x = a sin ω t .(22). La direzione del vettore E è detta direzione caratteristica. Il vettore E descrive quindi un’ellisse. ciascuno dei quali è associato ad un fotone. Ricevitori sensibili solo a campi E con direzione assegnata. il concetto stesso di polarizzazione perde significato. o polarizzante o più semplicemente asse del polarizzatore.

1) f p( x .(1. Lamine di ritardo introducono uno sfasamento fra l’onda polarizzata in una direzione assegnata. derivando ulteriormente si ottiene: ∂2 f ∂2 f ∂2 f ∂2 f = +2 + . e l’onda polarizzata ortogonalmente.componente del campo E dell’onda.1) si ricava immediatamente ∂ f / ∂ x . Basta applicare le formule di derivazione delle funzioni composte. ortogonali tra loro. R//=0: il raggio riflesso è totalmente polarizzato. ma ora ∂p ∂q = −v . ∂ p∂ q ∂ t 2 ∂ p2 ∂ q2  ] 6 . Suggerimento. ∂ p∂ q ∂ q 2 ∂ x 2 ∂ p2 Le derivazioni rispetto a t sono analoghe. = +v . Se l’angolo di incidenza è tale che i raggi rifratto e riflesso formano un angolo di 90o. con asse nel piano della lamina. Si noti che in tutti i casi occorre considerare separatamente due componenti del campo E . 3.   Problema 1 Si mostri che con la trasformazione p = x−vt . detta asse della lamina. lasciando invariata la componente ortogonale. t ). (1. ∂ ∂f ∂p ∂f ∂q . agisce come lamina di ritardo perché i raggi ordinario e straordinario hanno al suo interno velocità diverse. q ( x . ad es. Si tenga ben presente che l’intensità dell’onda è funzione quadratica di E . t ) = + ∂x ∂p∂x ∂q∂x [ Soluzione Ponendo ∂ p / ∂ x = ∂ q / ∂ x = 1 nell’Eq. sono diverse per onde polarizzate parallelamente ed ortogonalmente al piano di incidenza. Una lamina di materiale anisotropo ed uniassico. perché le riflettanze R// e R⊥ . ∂t ∂t Quindi: ∂2 f ∂2 f 2 ∂2 f 2 ∂2 f 2 = v −2 v + v . definite come rapporto fra le intensità delle onde riflessa ed incidente. la cui direzione definisce l’asse della lamina. 2. q = x+vt l’equazione di d’Alembert 2 ∂2 f 2 ∂ f =v ∂ t2 ∂ x2 si trasforma nell’equazione ∂ 2 f / ∂ p∂ q = 0 . Riflessione: il raggio riflesso è parzialmente polarizzato.

si possono usare per Uc e p le espressioni non relativistiche: 1 p2 U c = mu 2 = 2 2m 7 . detta frequenza di plasma.(2.1) si ottiene 2ω dω = 2c 2 k dk . p=h/λ. Per calcolare vg nel quesito b). sapendo che la frequenza f e la lunghezza d’onda λ sono legate all’energia cinetica Uc della particella ed alla sua quantità di moto p dalle relazioni: U c = hf . da cui vg = dω c 2 = = dk v c 2 c2 + ω p / k 2 ω dω = c 2 . dk b) 2 v = ω / k = c2 + ω p / k 2 > c . c) dell’onda associata in meccanica quantistica ad una particella libera (cioè non soggetta a forze) che si muove con velocità u = 0.(2. Soluzione a) La velocità di fase è c.1) ω 2 = ω p + c2 k 2 dove ω p .Sostituendo nell’equazione di d’Alembert si ottiene immediatamente ∂ 2 f / ∂ p∂ q = 0 . 1) L’equazione trovata ammette ovviamente come soluzione una generica funzione della sola p (perché derivando anche rispetto a q si ottiene zero) o della sola q. Differenziando l’Eq. t ) = f 1 ( x − v t ) + f 2 ( x + v t ) è soluzione dell’equazione di d’Alembert. e: k dk < c. la velocità di gruppo dω vg = = c. Suggerimento. in versi opposti. = c 2 1 + ω p / (ck ) 2 c) Poiché la velocità v è molto minore di c. Commenti. Problema 2 Si calcoli la velocità di fase v e la velocità di gruppo vg: a) dell’onda elettromagnetica nel vuoto. la relazione di dispersione ω = c k . conviene differenziare l’Eq. Nel quesito c) conviene ricavare prima la relazione fra Uc e p. è una costante che dipende dalla densità degli elettroni. sapendo che ω è legato a k dalla relazione 2 (2. Risulta quindi dimostrato che f ( x .01 c .1). mostrando che v ⋅ v g = c 2 . Le funzioni f1 e f2 rappresentano onde che si propagano con velocità v lungo x. b) delle onde elettromagnetiche nella ionosfera.

ovvero per lunghezze d’onda molto maggiori di λo . p con h / λ ≡ k . questo si verifica per molti altri tipi di onde e conferma il fatto che nei mezzi dispersivi i segnali e le informazioni non viaggiano a velocità v.81 −1 = m = 369 m −1 . 2m 2π ω 1 h p u = k= = . Problema 3 Si calcolino la velocità di fase v e la velocità di gruppo delle onde che si propagano sulla superficie dell’acqua degli oceani. ρ 2 dove g = 9. In effetti le uniche onde Commenti.Sostituendo Uc con hf ≡ dispersione: h h ω . c) Si noti che in meccanica quantistica l’onda associata ad una particella ha velocità di fase diversa dalla velocità della particella (che coincide con vg. dk 2m 2π m 2π m v g = v . anche se la dispersione è trascurabile in molti altri casi (ad es. quindi: ω ≅ gk . 0. Da cui: 8 . sapendo che fra ω e k esiste la relazione T ω 2 = gk + k 3 . dove λo è la lunghezza d’onda che rende uguali i due termini. ko Per k << k o . 2m 2 k 2m 2π 1 h 1 h dω p 2k = vg = = k = = u. diventa dominante il ko = termine gravitazionale. non con v). b) Si noti che v>c. ρ = 10 3 Kg / m 3 è la densità. per le onde elastiche con lunghezza d’onda molto maggiori delle distanze intermolecolari). più precisamente si considerino le due lunghezze d’onda λ1 = 100λo e λ2 = λo / 100 .81 m / s è l’accelerazione di gravitá. si ottiene la relazione di 2π 2π ω= quindi v= 1 h 2 k . Soluzione I due termini sono uguali per ρg 10 3 9. Si consideri solo i due casi limite in cui uno dei due termini a secondo membro è trascurabile.072 N / m è la tensione superficiale.072 T 2π corrispondente ad una lunghezza d’onda λo = = 0. mentre vg<c. completamente prive di dispersione sono quelle che si propagano nel vuoto. a) L’onda elettromagnetica nel vuoto è priva di dispersione. T = 0.017 m .

t ) = y o sin( kx ) cos(ω t + φ ) . k vg = dω = dk g 1 1 1 = 2 k 2 g k ( = v / 2) . v g = 0. lunghezza L e viene tesa con una forza T. Per k >> k o . = ρ ρ2 2 ρ k dk Per λ1 = λo / 100 .81 m / s . 3. y ( L.07 m / s . velocità del suono nell’aria v s = 340 m / s ] Soluzione a) Le frequenze su cui la corda può oscillare corrispondono alle possibili onde stazionarie con nodi agli estremi della corda. 1 T v f1 = = = 100 s −1 . Per λ1 = 100λo . ….L) dell’asse x e che oscilli in direzione y. [ T = 100 N .v= ω = k gk = k g . t ) = 0 . ovvero: ω vk v mπ k m L = mπ ⇒ fm = m = m = = mf 1 2π 2π 2π L dove m =1. diventa dominante il termine di tensione superficiale. m = 5 g . si calcolino: a) le frequenze fn su cui può oscillare. L = 50 cm . Ricordando che la velocità dell’onda in una corda tesa è v = T / ( ML) . ovvero per per lunghezze d’onda molto minori di λo . t ) = 0 . . v = 313 m / s . Imporre che l’onda abbia dei nodi agli estremi equivale ad imporre alla funzione d’onda y(x. 2. b) la lunghezza d’onda del suono emesso nell’aria dalla chitarra in corrispondenza della frequenza minima f1. Da cui ρ 1 ω T dω T 3 2 3 T v= = k. 2 L 2 ML 9 . v g = 2. v = 163 m / s . La prima condizione è automaticamente soddisfatta se consideriamo soluzioni dell’equazione di d’Alembert del tipo: y ( x . vg = k = k. t) le condizioni al contorno: y (0. la seconda condizione implica sin( kL) = 0 . Problema 4 La corda di una chitarra ha massa M. Supponiamo che all’equilibrio la corda giaccia lungo il tratto (0. quindi ω ≅ 3 T 2 k .

ad es. Soluzione ∂y = y o ω sin( kx ) cos(ωt ) . ponendo sin 2 ( kx ) = [1 − cos( 2 kx )] / 2 . Per rispondere al quesito b). che aumenta quando viene messa in oscillazione (perché la corda si allunga). La corda possiede anche energia potenziale elastica. b) l’energia cinetica Uc della corda nell’istante t. Si ottiene: M 2 2 U c . di massa dm = ( M / L )dx . ∂t 1 1 2 M b) dU c = u 2 dm = ( y o ω sin( kx ) cos(ω t )) dx 2 2 L L 1 2 2 M 2 U c = y o ω cos (ω t ) ∫ sin 2 ( kx )dx . 2 L 0 L’integrale è uguale a L/2: lo si può dimostrare in modi diversi. e la si integri.t) dei punti della corda con la velocità v dell’onda. perché negli istanti in cui Uc è massima la corda è indeformata ed Up è nulla. Il problema fa capire che per calcolare l’energia totale di un’onda elastica è sufficiente calcolare la sua energia cinetica. Non si confonda la velocità u(x. c) il massimo valore di Uc(t). 4 o a) u( x . 10 .max negli istanti in cui cosω t = ±1 ( in questi istanti y=0. t ) = Commento.t) con cui oscilla un generico punto della corda. Questo aumento può essere considerato come energia potenziale Up dell’onda: l’energia totale Ut=Uc+Up dell’onda è costante. f1 Problema 5 Con riferimento al Problema 4. si calcoli l’energia cinetica dUc del tratto dx di corda. Problema 6 Le onde acustiche in una canna d’organo possono essere assimilate ad onde stazionarie.b) λs = vs = 3. Suggerimento.max. cioè la corda è indeformata).40 m .max = y ω . si consideri la soluzione y ( x . ed è uguale a Uc. c) Uc raggiunge il suo massimo valore Uc. nell’istante t. in cui le molecole dell’aria oscillano lungo la canna. t ) = y o sin( kx ) sin(ω t ) dove k = π / L e si calcoli: a) la velocità u(x. perché l’energia totale si conserva.

Questa semplice considerazione è stata di fondamentale importanza per lo sviluppo della meccanica quantistica. le molecole contenute nel volume elementare dV oscillano con legge s(t ) = so sin ω t .a) Si calcolino le prime due frequenze proprie. [lunghezza della canna L = 3 m . che richiede calcoli del tutto analoghi a quelli del Problema 4. L’onda associata ad una particella è detta onda di de Broglie. cioè ad un massimo dell’ampiezza di oscillazione. velocità dell’onda v = 300 m / s ] Suggerimento. 1) Si noti che cambiando le condizioni al contorno cambiano le lunghezze d’onda e le frequenze proprie. Per il quesito b) si imponga la corretta condizione al contorno per l’estremo aperto. suggerendo a de Broglie l’ipotesi che ad ogni particella sia associata un’onda la cui frequenza è proporzionale all’energia della particella. quesito a). Questo si verifica per ogni onda che sia obbligata a rimanere in uno spazio limitato. Si effettui il calcolo numerico per i due valori Imin e Imax. c) l’intensità dell’onda. La quantizzazione dell’energia di particella confinate in spazi limitati (ad es. riceveva così una spiegazione del tutto naturale. supponendo che l’estremità aperta corrisponda ad un antinodo. 2L a) La presenza di un antinodo in x=L implica sin( kL) = ±1. = 75 s −1 . trasformando l’antinodo in nodo. supposta nota l’intensità dell’onda. che corrispondono alla minima e alla massima intensità ancora percepite come suoni dall’orecchio umano. sperimentalmente ben verificata. k 2 L = 2π . quindi: π 3π k1 L = . cioè possono assumere solo valori discreti. Soluzione k1 L = π . 11 . v f1 = = 50 s −1 . si dice che questa entra in risonanza. sapendo che questa coincide con la massima densità di energia cinetica (si veda il commento al Problema 5). b) la densità media di energia dell’onda. elettroni in un atomo). 2) Quando si eccita un’onda stazionaria nella canna d’organo. Si risponda prima al quesito b). d) il massimo spostamento so. Problema 7 Durante la propagazione dell’onda acustica nell’aria. b) si ripeta il calcolo supponendo di chiudere l’estremità aperta. k2 L = 2 2 v 3v f1 = = 25 s −1 . f2 = 4L 4L b) Commenti. dove s è lo spostamento dalla loro posizione media. che però rimangono quantizzate. la terminologia usata per gli strumenti musicali è poi stata estesa a tutti i fenomeni oscillatori. indicando con v la sua velocità di fase. Si calcoli: a) la massima velocità di spostamento delle molecole. f 2 = 2 f 1 = 100 s −1 .

si calcoli: a) la potenza in arrivo su un collettore solare di area A posto ortogonalmente ai raggi solari. . so = 10 −11 m . v = 340 m / s .[frequenza densità f = 1000 s −1 . 2 −12 I min = 10 W / m . I max = 1 W / m 2 ] Soluzione a) La velocità è dell’aria ρ = 12 kg / m 3 . so = 10 −5 m . può ancora essere percepito come suono. Imax soglia del dolore. dt Commenti. b) La potenza Po di emissione di una sorgente puntiforme che. entrambe dipendono dalla frequenza e dalla sensibilità individuale: i valori numerici riportati devono quindi essere considerati indicativi. 1) Imin è detta soglia di udibilità. genera un’onda che a distanza r ha la stessa intensità della luce solare. per I=Imax. irradiando uniformemente in tutte le direzioni. 2 1 2 c) I = uv = ρ vso ω 2 . 2 2 La densità media di energia u si ottiene dividendo per dV: 1 2 u = ρ so ω 2 . inferiore alle dimensioni atomiche. 2 d) Lo spostamento massimo è 1 2I . b) La massa dm contenuta nel volume dV è ρ dV . il suo valore massimo è so ω . [ A = 5 m2 . Problema 8 L’onda elettromagnetica emessa dal Sole arriva sulla Terra con un’intensità media I s = 1380 W / m 2 . Supponendo che metà dell’energia sia assorbita dall’atmosfera. ds(t ) = so ω cos ω t . 2) Si noti che uno spostamento delle molecole dell’aria (e del timpano) dell’ordine di 10-11m. so = ω ρv per I=Imin. la sua massima energia cinetica è 1 1 2 2 dm(soω ) = ( ρ dV )(so ω ) . r = 3 m ] 12 .

quindi 2 d  I =  T  IT . costante . la forza F ha modulo dT  πr 2 . 3 d d dp I 2 2     c) 13 . l’impulso trasferito da questi raggi alla particella nel tempo dt è dp = ( I / c)π r 2 dt .67 ⋅ 10 Nm / kg . quesito b). quindi: a) P= Po = ∫ I v ⋅ dA = I ∫ dA = I ⋅ 4π r 2 = 790 W / m 2 ⋅ 113m 2 = 89 ⋅ 10 3 W . il Problema precedente. F = = πr =   I T  d  dt c c Mm GM 4π 3 FG = G 2 = 2 r ρ.  d  b) In prossimità della particella la sezione normale del tubo di flusso costituito dai raggi solari che intercettano la particella è π r 2 .Soluzione dU = I A = 790 W / m 2 ⋅ 5m 2 = 3950 W . massa del Sole M = 199 ⋅ 10 30 kg . supposta perfettamente assorbente. d T = 159 ⋅ 10 m ] . dt b) Per calcolare Po. b) la forza F esercitata su una particella sferica di raggio r. Suggerimento. Si notino gli ordini di grandezza della potenza che si può ottenere sfruttando i raggi solari e la potenza che dovrebbe avere una lampada per illuminare “a giorno” un ambiente. ρ = 10 3 kg / m 3 . [ I T = 1380 W / m 2 .     Problema 9 Alla distanza dT fra Terra e Sole l’intensità della radiazione elettromagnetica emessa dal Sole ha intensità IT. Su questa superficie I è costante. Commento. supponendo nota la densità ρ della particella. v è parallelo a dA . Soluzione a) L’intensità è proporzionale ad 1/d2 (si veda ad es. basta calcolare l’energia che attraversa nell’unità di tempo la superficie sferica con centro nella sorgente e raggio r. Per il quesito c) si ponga uguale ad 1 il rapporto F/FG. Si calcoli: a) l’intensità alla generica distanza d. 2 2 11 −11 gravitazionale G = 6. posta a distanza dT dal Sole. c) il raggio ro che deve avere la sfera perché F sia uguale in modulo alla forza FG di attrazione gravitazionale.

la cui normale forma un angolo θ con i raggi solari. le molecole di un gas) siano respinte dal Sole. Si noti che si può cambiare la direzione della forza variando θ . La presenza del “vento solare” fa sì che particelle piccole (ad es. si comprende che non esiste una pressione esrcitata da un’onda. la quantità di moto trasferita alla superficie nel tempo dt è dp = dpi − dpr = ( I / c) An dt (i − r ) . esattamente come per una vela investita dal vento. indicando con I l’intensità dell’onda.2 3d T I T 1 F .7 ⋅ 10 −8 m . Se si considera l’aspetto corpuscolare dell’onda. Il caso qui considerato. La forza F ha modulo: dp I I F= = An ⋅ 2 cosθ = 2 An cosθ . di area A. dt c c Commento.    14 . Si noti che ro non dipende dalla distanza dal Sole Problema 10 Si calcoli la forza F esercitata dai raggi solari su una superficie piana. Questo spiega perché la “coda” delle comete tende ad allontanarsi dal Sole. Commento.        dove i ed r sono i versori dei raggi incidenti e riflessi. i − r è ortogonale alla superficie. di superficie perfettamente riflettente. Il doppio aspetto. corrisponde al caso di utri perfettamente elastici delle molecole d’aria sulla superficie della vela. perfettamente riflettente. non attratte. La quantità di moto trasportata da questi raggi nel tempo dt è dpi = ( I / c) An dt .  Soluzione Il tubo di flusso costituito dai raggi solari che intercettano la superficie ha sezione normale An = A cosθ . = FG 4 ρ cGM ro ro = 65. ed ha modulo 2 cosθ (per capirlo basta considerare le loro componenti parallela e perpendicolare alla superficie).

    15     FB = q v d × B = µ q 2 E × B . a cui cede tutta la sua energia U e tutta la sua quantità di moto p. diffusione) che rendono più complessi i bilanci di energia e quantità di moto. dove E è il campo elettrico dell’onda nello stesso istante.              dp B = FB dt . Se si tiene conto della massa delle particelle. scelto per ricavare nel modo più semplice la relazione tra U e p. 2 dp µ q EB B Commenti. b) la forza FB esercitata sulla particella dal campo magnetico dell’onda e la quantità di moto dp B acquistata dalla particella sotto l’effetto di FB nel tempo dt. 2 Il modulo della quantità di moto è dp B = µ q 2 EB . si assimila l’onda ad un insieme di particelle (fotoni) con velocità c. . l’onda è completamente assorbita dal mezzo materiale. si trova per la particella un moto oscillatorio in cui la velocità non è in fase con il campo E . 1) La particella acquista anche una quantità di moto dp E nella direzione di E . Soluzione a) b)             dU = FE ⋅ v d dt = qE ⋅ ( µ qE )dt = µ (qE ) dt . energia hf. dU µ q2 E 2 E = = = v. e si ponga v d = µ qE . e di eventuali forze elastiche. quantità di moto hf/c. che però cambia segno ogni mezzo periodo e ha media nulla 2) Nel caso qui considerato. mettendole in oscillazione. dell’onda permette di calcolare la pressione con due metodi formalmente diversi ma equivalenti. e possono intervenire altri fenomeni (riflessione. c) il rapporto dU / dp B . cioè per mostrare che nell’onda elettromagnetica p=U/v. Si noti che si tratta di un caso limite. direzione e verso di dp B sono quelli del vettore E × B : quindi dp B è parallelo e concorde con il vettore di Poynting.corpuscolare e ondulatorio. Problema 11 Un’onda elettromagnetica che si propaga in un materiale lievemente conduttore si attenua perché cede parte della sua energia alle cariche di conduzione. che coincide con il lavoro della forza FE . e che la forza di attrito sia sempre uguale ed opposta ad FE . Si calcoli: a) l’energia dU ceduta dall’onda alla carica nel tempo dt.  c) dove v è la velocità dell’onda. Infatti l’ipotesi che la velocità delle particelle v d sia in ogni istante proporzionale ad E non é mai rigorosamente verificata perché implica che la forza d’inerzia sia trascurabile (come se la particella avesse massa nulla). Al variare dello sfasamento si può passare da perfetto assorbimento a perfetta trasparenza. Si supponga che la velocità di deriva v d delle particelle di conduzione nel mezzo sia ad ogni istante proporzionale alla forza FE = qE . Nella trattazione corpuscolare.

l’intensità dell’onda in corrispondenza di a2 è proporzionale a sin 2 θ1 . detto di reciprocità. od utilizzando un dispositivo con due antenne riceventi. 1) Il risultato qui ottenuto è un caso particolare di un teorema molto generale.(21). figura). ad eccezione di θ . b) antenne ortogonali alla loro linea di congiunzione e formanti un angolo θ fra loro. sono utilizzate come generatore e ricevitore di onde elettromagnetiche. si consideri attentamente l’Eq. Si noterà che tutte le grandezze che vi compaiono rimangono invariate quando si scambiano I ruoli delle antenne. Commenti. Si considerino i casi di: a) antenne complanari (v. per quella ricevente si tenga conto del fatto che è efficace la sola componente di E nella direzione dell’antenna e che l’intensità è proporzionale al quadrato dell’ampiezza di questa componente. 2) Il quesito b) fa capire che due stazioni possono trasmettere sulla stessa banda di frequenze. Per l’antenna trasmittente. Soluzione a) Se l’antenna trasmittente è a1. la commutazione può essere effettuata ruotando di 90o l’antenna ricevente. il campo E è ortogonale ad r ed oscilla con ampiezza Eo proporzionale a sin θ1 . 16 . L’intensità di ricezione IR è quindi I R = a sin 2 θ1 sin 2 θ2 . l’energia assorbita dall’antenna ricevente è in ogni caso proporzionale a sin 2 θ . La sua componente efficace ha ampiezza E o ⋅ sin θ2 . Si mostri che a parità di condizioni l’energia del segnale in ricezione non cambia se si scambiano i ruoli delle due antenne. In ricezione. dove a è una costante che rimane invariata quando si invertono i ruoli delle antenne. assimilate a due sottili aste conduttrici identiche. di lunghezza L << λ . e può essere considerato come un’estensione al campo di radiazione della relazione già trovata per circuiti accoppiati induttivamente (cioè del fatto che la mutua induttanza M rimane la stessa quando si scambiano i ruoli dei circuiti). Suggerimento.Problema 12 Due antenne a dipolo elettrico. b) Il calcolo è del tutto analogo. semplicemente utilizzando antenne rispettivamente verticali ed orizzontali.

Commento. ed una riduzione dell’intensità di un fattore cos2 θ . π . in accordo con la legge di Malus.78 . Commento. con assi paralleli. ed esce con intensità Io. Dopo l’ultima lamina il fattore di riduzione è Per N =2. in modo che l’ultima lamina ha l’asse ruotato di un angolo N θ rispetto alla prima. Soluzione La rotazione provoca una riduzione di un fattore cosθ del campo E dopo la seconda lamina. 1 f = . Per polarizzatori ideali ed N sufficientemente grande il dispositivo ruota il piano di polarizzazione della luce senza praticamente attenuarlo. Problema 15 17 .Problema 13 Un fascio di luce attraversa tre lamine polarizzatrici parallele. perché è attiva la sua sola componente parallela all’asse. Per N =10. che non altera il suo stato di polarizzazione. 4 π . quindi I = I o cos 4 θ . Di quanto si riduce l’intensità di un fascio rispetto alla configurazione con assi paralleli? [Si ponga Nθ = π / 2 e si considerino i casi con N =2 e con N =10] Soluzione Il calcolo è del tutto analogo a quello del Problema 13: dopo la seconda lamina l’intensità è ridotta di un fattore cos2 θ . θ= 20 θ= f = (cos2 θ ) . Il dispositivo agisce come un attenuatore di fascio. 4 N f = 0. Si calcoli l’intensità di uscita I dopo che l’asse della lamina intermedia è stato ruotato di un angolo θ nel piano della lamina stessa. cioè agisce come un rotatore. con assi ruotati di un angolo θ l’uno rispetto all’altro. ! Problema 14 Un dispositivo è costituito da N+1 lamine polarizzatrici identiche e parallele. La terza lamina provoca un’ulteriore riduzione dello stesso fattore cos2 θ .

I ⊥ = a . Si calcolino le intensità delle onde diffuse mediante l’Eq. riportando le direzioni dei raggi diretto e diffuso e della componenti E / / e E ⊥ del campo E lungo i due raggi: questo facile compito è lasciato allo studente). (Può essere utile evidenziare gli angoli θ e α con due figure. per polarizzazione perpendicolare θ = π / 2 . mettendone in oscillazione gli elettroni. Il piano individuato dai raggi incidente e diffuso è detto piano di diffusione. ad eccezione di θ . con asse rispettivamente parallelo e perpendicolare al piano di diffusione. nota la riflettanza R⊥ = 015 delle due superfici del vetro (in corrispondenza dell’angolo di . Brewster). La luce diffusa dall’atomo in una direzione che forma un angolo α con il fascio incidente è parzialmente polarizzata. Commenti. " " Problema 16 Un fascio di luce naturale di intensità Io incide su una lamina di vetro con indice di rifrazione n. Soluzione 18 . si può sfruttare questo fatto per attenuare con un polarizzatore la luminosità dell’atmosfera.(21). che hanno la stessa ampiezza ed inducono oscillazioni con la stessa ampiezza. e I / / = a sin 2 α . permettendo di misurare separatamente I / / e I ⊥ . Per α = π / 2 la componente I// è nulla: la luce diffusa è totalmente polarizzata. con piano di polarizzazione ortogonale al piano di diffusione. α è detto angolo di diffusione. Si ottiene quindi: I / / / I ⊥ = sin 2 α . Si noti però che la luce diffusa dall’atmosfera non é mai totalmente polarizzata a causa delle diffusioni multiple: in direzione ortogonale ai raggi solari arriva anche la luce che ha subito due o più diffusioni da molecole diverse con angoli di diffusione diversi da π / 2 . Suggerimento. Si considerino separatamente le componenti E / / e E ⊥ del campo E dell’onda incidente.Un fascio di luce non polarizzato incide su un atomo. c) il rapporto I / / / I ⊥ per un raggio che attraversa 8 lamine identiche. dove a è una costante. Soluzione Per polarizzazione parallela l’angolo θ coincide con α . In fotografia. pensando che tutte le grandezze che vi compaiono sono le stesse per I / / e I ⊥ . Si calcoli il rapporto fra le intensità I / / e I ⊥ in uscita da una lamina polarizzatrice posta sul cammino del raggio diffuso. Si calcoli: a) l’angolo di incidenza θB sotto cui il raggio riflesso è totalmente polarizzato (angolo di Brewster). Si pensi infine che la lamina polarizzatrice trasmette la sola componente parallela al suo asse. b) il rapporto I / / / I ⊥ per il raggio che attraversa la lamina dopo due rifrazioni.

all’interno di un cristallo uniassico con asse ottico parallelo all’asse y. Con molte lamine si può ottenere luce polarizzata anche in trasmissione. b) Si dica come variano nel tempo le componenti Ex e Ey del campo E nel punto z.7225 . E y = b sin ω t . si deduce: # # 19 . e la sua intensità è I ⊥ = (1 − R⊥ ) I o / 2 .a) L’angolo di Brewster θB soddisfa alla condizione θ B + θt = π / 2 . ciascuno con intensità Io/2. Nel punto z =0 le componenti x e y del campo E dell’onda variano nel tempo con leggi E x = a sin ω t . 16 I ⊥ / I / / = (1 − R⊥ ) = 0. 2 2 Si ha quindi: c) dopo le 8 lamine I ⊥ / I / / = (1 − R⊥ ) = 0. Problema 17 Un fascio di luce si propaga lungo l’asse z di una terna cartesiana. quello rifratto ha intensità (1 − R⊥ )I o / 2 . esprimendoli in funzione del vettore d’onda k del vuoto ed egli indici di rifrazione no e ne. valide in generale. Nel calcolo si sono trascurate le riflessioni multiple all’interno delle singole lamine e fra lamine consecutive. Dopo la seconda superficie della lamina il raggio rifratto è ulteriormente ridotto di un fattore 1 − R⊥ . quindi: I // = Io / 2 . Componente parallela: sotto l’angolo di Brewster R/ / = 0 . dove θt è l’angolo di rifrazione. Componente perpendicolare: il raggio riflesso dalla prima superficie ha intensità R⊥ I o / 2 . Soluzione a) Dalle relazioni v = ω / k e v = c / n. lo si scomponga idealmente in due raggi polarizzati parallelamente e perpendicolarmente al piano di incidenza.074 . Dalla legge della rifrazione si ricava sin θ B sin θ B n= = = tan θ B . dove a e b sono due costanti. sin θt sin(π / 2 − θ B ) b) Detta Io l’intensità del raggio incidente. con il vantaggio che il raggio trasmesso è parallelo a quello incidente. Commento. la correzione è comunque piccola. tutta l’energia del raggio è rifratta (o trasmessa). perchè l’energia si conserva. a) Si dica quanto valgono i vettori d’onda ordinario ko e straordinario ke del mezzo. c) Si calcoli la differenza di fase δ fra le onde ordinaria e straordinaria in z = d.

c ko = c) δ = (ω t − k o d ) − (ω t − k e d ) = ( k e − k o ) d = (ne − no ) k d . v o c / no k e = ne k . Soluzione All’entrata delle lamine le componenti Ex ed Ey di E hanno la stessa ampiezza Eo e sono in fase. si considerino gli istanti t = 0 e un istante t immediatamente successivo. Il problema fa capire che una lamina di materiale uniassico di spessore d agisce come lamina di ritardo ed introduce uno sfasamento δ = ( ne − n o ) k d = 2π ( ne − n o )d / λ .k= b) ω . possiamo porre: E x = E o sin ω t . e la differenza dei cammini ottici è detta mezz’onda se δ = π . E y = b sin(ω t − k e z ) . Si dica quale è lo stato di polarizzazione della luce trasmessa se il raggio incidente è polarizzato linearmente lungo la bisettrice degli assi (x. (ne-no)d è la differenza dei camiini ottici. b) Si risolva l’analogo problema per una lamina a mezz’onda. ignorando così le riflessioni alle due superfici della lamina).y) che giace nel I e III quadrante. (Si supponga che tutta l’energia dell’onda sia trasmessa. la relazione mostra che questo punto sta su una circonferenza di raggio Eo. Problema 18 a) Si consideri una lamina quarto d’onda in cui i raggi ordinario e straordinario sono polarizzati nelle direzioni x e y di un sistema cartesiano. Il prodotto nd è detto cammino ottico. Per t=0. Per mostrare che la polarizzazione è circolare basta quadrare e sommare membro a membro le due equazioni. δ = ±π / 2 . Ex=0. il vettore E è diretto lungo y ed i due segni corrispondono a versi opposti. all’uscita sono sfasate. E x = a sin(ω t − k o z ) . Si ottiene: 2 E x2 + E y = E o2 Interpretando Ex ed Ey come le coordinate cartesiane del punto che rappresenta il vettore E . La lamina è detta quarto d’onda se δ = ±π / 2 . La polarizzazione è circolare ed i due segni corrispondono a rotazioni opposte del vettore E . ω ω = = no k . a) E y = ± E o cos ω t . Commenti. Per individuare il senso di rotazione. $ $ $ $ 20 . E y = E o sin(ω t + δ ) . dove δ è lo sfasamento. con una scelta opportuna dell’origine dei tempi.

e versi opposti in corrispondenza di rotazioni opposte. antioraria per Ey= -Eo. Qui ci limitiamo ad osservare che un fascio di luce polarizzato circolarmente possiede momento angolare L con modulo L = U / ω . Il piano di polarizzazione è ruotato di 90o. Ex è positivo. Commento. il suo momento angolare coincide quindi con la costante universale = h / 2π . b) E y = E o sin(ω t + π ) = − E o sin ω t = − E x . la cui equazione è y = -x. Un fotone ha energia hω / 2π . Ey è rimasto invariato (a meno di infinitesimi del secondo ordine rispetto a t).Per t positivo e molto piccolo. La polarizzazione circolare è di grande interesse sia concettuale che applicativo. con rotazione oraria per Ey= +Eo. La polarizzazione è ancora lineare ed il vettore E è diretto lungo la bisettrice degli assi coordinati che giace nel II e IV quadrante. la stessa direzione del fascio. & ' % % 21 . Il vettore E è ruotato. indipendentemente dalla frequenza dell’onda.

uguagliare separatamente i coefficienti di sin ω t e di cos ω t . 2. Ad es. nei problemi proposti.1. In ottica i fenomeni di interferenza possono essere osservati semplicemente raccogliendo la luce su uno schermo. un’onda acustica viene percepita dal nostro orecchio come un segnale continuo se la sua frequenza è superiore a 20 s -1. Spostando il ricevitore si percepiscono massimi e minimi di intensità che. richiede calcoli formalmente identici: anziché di massimi e minimi di interferenza si preferisce però parlare di battimenti. con ricevitore fisso. (1’) L’equazione può essere ricavata analiticamente (basta utilizzare l’identità sin(α + β ) = sin α cos β + cos α sin β . Il ricevitore deve essere sensibile all’intensità dell’onda risultante. sin 2 (δ / 2) (2’) Interferenza Si osservano fenomeni di interferenza quando due o più onde arrivano su uno stesso ricevitore con una differenza di fase che rimane costante nel tempo. In questo intervallo di frequenze l’orecchio è sensibile all’intensità dell’onda. ed inferiore a 20000 s -1. 2 2 φ = 1 ). che viene trattato come uno scalare: questo (1) Il caso in cui la differenza di fase vari nel tempo.CAPITOLO VIII INTERFERENZA E DIFFRAZIONE Premessa. 2 a 2 = a12 + a 2 + 2a1a 2 cos δ . rappresentando le 2) dove ∑a n =1 2 N 1 Nδ   sin(ω t + nδ ) = a sin ω t + .  2  2 1 (2) sin 2 ( Nδ / 2) a =a . L’ampiezza a che compare nelle Eq. (1) δ = φ2 − φ1 . ma che dipende dalla posizione del ricevitore(1). oppure geometricamente. possono essere calcolati mediante le Eq. 2 è il campo elettrico. quindi eliminare φ sfruttando l’identità sin φ + cos funzioni sinusoidali mediante vettori piani (fasori). Ogni punto dello schermo dovrà essere considerato come un ricevitore: si eviti l’errore di sommare onde in arrivo in punti diversi. cioè fornire un segnale che dipende solo dal quadrato dell’ampiezza. 1) dove a1 sin(ω t + φ1 ) + a 2 sin(ω t + φ2 ) = a sin(ω t + φ ) .1. 1 .

d la sua larghezza. Problema 1 Sul nostro orecchio arrivano due onde acustiche con ampiezza ao ed a. 2 . n ∆d è detto “ differenza di cammino ottico”. e ∆d / λ va sostituito con n ∆d / λ . paralleli tra loro) Fenditura rettangolare. per i raggi riflessi. Il primo zero di intensità cade sotto l’angolo θR (angolo di risoluzione) dato dalla relazione (5) d sin θ R = λ Fenditura circolare: θR e dato dalla relazione: . D sin θ R = 122λ dove D è il diametro della fenditura. legate dalle relazioni: ∆d ∆t ∆φ (3) = = λ 2π T dove T è il periodo e λ è la lunghezza d’onda del mezzo. Si calcoli l’intervallo di tempo t fra massimi successivi. Per valutare la differenza di fase fra due onde in arrivo sul ricevitore. sia incidenti che rifratti. occorre anche tenere conto delle eventuali differenze di fase tra le sorgenti e. Fenomeni di diffrazione di Fraunhofer (raggi. θ l’angolo fra il fascio di raggi paralleli considerati e la normale alla fenditura. Se f1 < 20 s -1. con f 1 << f o . Calcolo della differenza di fase Una differenza di cammino ∆d comporta una differenza di tempo ∆ t ed una differenza di fase ∆φ . due figure di diffrazione sono “separate” se le direzioni dei raggi formano un angolo superiore a θR . l’orecchio percepisce massimi e minimi di intensità (battimenti). frequenze fo e f = f o + f 1 . con raggi incidenti ortogonali alla fenditura: 2  sin φ / 2  (4) I = Im    φ/2  2π dove φ = d sin θ è la differenza di fase fra i raggi provenienti dai bordi della λ fenditura. (6) Criterio di Rayleigh.implica ovviamente che i campi associati alle diverse onde siano (o possano essere considerati in pratica) paralleli fra loro. fra raggio incidente e riflesso: nella riflessione vetrosa si ha effettivamente una differenza di fase (uguale a π ) se e solo se i raggi incidente e riflesso stanno nel mezzo con indice di rifrazione minore. Per la luce si è soliti indicare con λ la lunghezza d’onda nel vuoto: in un mezzo con indice di rifrazione n la lunghezza d’onda è λ /n.

per l’Eq.5 s −1 ] Suggerimento. [ ] Commenti. ± 1.3. di frequenza f. m = 0. L’ampiezza risultante soddisfa all’Eq. si hanno massimi quando la differenza di fase è un multiplo intero di 2 π . 1’. velocità del suono vs=340 m/s. [f = 680 s -1. L’intensità è proporzionale al quadrato dell’ampiezza ed è quindi massima negli istanti in cui cos(2π f 1t ) = 1 . quando (2.1’. v = 1 m/s] Soluzione a) Per l’Eq. Problema 2 Due sorgenti sonore identiche ed in fase. Si utilizzino le Eq. non puro (che può risultare sgradevole: si parla di dissonanza).[ f o = 680 s −1 . ± 2 dove λ = v s T = v s / f = 0. 1) L’inverso di t è la frequenza di battimento. Si dica: a) per quali valori di d si hanno masimi di intensità. 2) Il fenomeno dei battimenti segnala un’eventuale piccola differenza di frequenza fra un segnale campione ed il suono emesso da uno strumento musicale. Risulta: t = 1 / f1 = 2 s . f 1 = 0.1) d = mλ . ricordando che ω = 2π f ed interpretando δ come un differenza di fase variabile nel tempo. il suo quadrato è quindi: 2 a o + a 2 + 2a o a1 cos(2π f 1 t ) .5 m . sicché risulti d = vt. l’orecchio non percepisce massimi e minimi di intensità ma un suono continuo. b) quale è l’intervallo di tempo fra massimi successivi se la seconda sorgente si muove lungo x con velocità v. Per gli strumenti a corda si può utilizzare sia la prima armonica che una delle armoniche successive. il ricevitore è posto in x =D. δ (t ) = 2π f 1 t . Soluzione Con un’opportuna scelta dell’origine dei tempi il segnale risultante può essere così scritto: a o sin ω o t + a sin ω o t + δ (t ) dove ω o = 2π f o . e quindi. il massimo successivo cade nell’istante t per cui 2π f 1t = 2π . Se f1 è maggiore di 20 s -1. sono poste nei punti x = 0 e x = d. con D>d. 3 . Si ha un massimo per t = 0. e può essere utilizzato per accordare lo strumento. e coincide con f1 (differenza di frequenza delle due onde). 1 ed 1’.

posta sull’asse y’: è possibile che questa sorgente.1). da sola. corrispondenti agli istanti t = 0 e t = λ / v = 0. le Galassie si allontanano.5 m / 1m s −1 = 2 s . generi una figura di interferenza i cui massimi coincidano con quelli calcolati in a)? c) Detta I(y) l’intensità che si ottiene con la prima sorgente. in accordo con la teoria della relatività. ma dalla velocità di sorgente e ricevitore rispetto al mezzo in cui l’onda si propaga (cioè l’aria). Per le onde elettromagnetiche nel vuoto interviene invece la sola velocità relativa sorgentericevitore. 1) Si noti l’analogia con il Problema 1: l’onda emessa dalla sorgente in moto arriva sul ricevitore con frequenza diversa da f (effetto Doppler-Fizeau). a) Si calcolino i valori di y corrispondenti ai massimi di ordine zero ed uno. La luce proveniente da Galassie lontane è spostata verso il rosso: f diminuisce. diminuisce nel caso opposto.(2. b) Si consideri una seconda sorgente S’ identica. Problema 3 Si consideri il dispositivo interferenziale rappresentato in figura. la frequenza aumenta se sorgente e ricevitore si avvicinano. distanza fra le fenditure d = 20 µm . 2) Per le onde acustiche la variazione di frequenza non dipende solo dalla velocità relativa della sorgente rispetto al ricevitore. supponendo la sorgente S puntiforme e monocromatica. quale è l’intensità quando sono presenti entrambe le sorgenti? [ λ = 0.5 µm . Si hanno due massimi successivi per d = 0 e d = λ . e la distanza D così grande che i raggi in arrivo nel generico punto P dello schermo possano essere considerati paralleli.b) Si continuano ad avere massimi quando d soddisfa all’Eq. Commenti. D = 40 cm] 4 . I’(y) quella con la seconda sorgente.

le sorgenti si comportano come se fossero in fase: i massimi di interferenza cadono esattamente nelle stesse posizioni considerati in a. y o = 0 . c) L’intensità risultante è la somma delle due intensità. i massimi di S’ cadono in corrispondenza dei minimi di S. Commenti. ed utilizzando il metodo dei fasori. d) si rappresenti infine l’andamento qualitativo di I in funzione di δ . θo = 0. y1 = D tan θ1 ≅ 1 cm . 1) Nel punto di mezzo fra y ' = 0 ed y ' = 1 cm . dove d1' e d 2' sono le distanze di S’ dalle due fenditure. Problema 4 Su un ricevitore arrivano tre onde di uguale ampiezza a1 ed intensità I1. d b) Le fenditure si comportano come sorgenti coerenti ma sfasate. 2) Una sorgente luminosa estesa può sempre essere scomposta idealmente in sorgenti puntiformi: si comprende quindi che con una sorgente estesa lo schermo possa apparire uniformemente illuminato. Se δ = 2π λ (o un multiplo intero di 2 π ). cioè per y ' = 0. si calcoli: a) il minimo valore di δ per cui I = I 1 . 5 .5 cm .Soluzione a) Le fenditure si comportano come sorgenti coerenti ed in fase. se sono presenti entrambe le sorgenti. Questo si verifica per y ' = 1 cm (i calcoli sono identici a quelli già effettuati in a). θ1 = sin −1   ≅ 0. e sfasamenti tali che la perturbazione risultante può essere così rappresentata: y = a1 [sin ωt + sin(ωt + δ ) + sin(ωt + 2δ )] . c) I per δ = π e δ = 2π . con differenza di fase 2π ' δ= (d 2 − d1' ) .5 considerato nel commento 1. il massimo di ordine uno se  λ d sin θ1 = λ .025 rad . la differenza di cammino fra i raggi in arrivo in P è d sin θ si ottiene il massimo di ordine zero se d sin θo = 0. Nel caso qui considerato. lo schermo appare uniformemente illuminato. Detta I l’intensità risultante. una sorgente reale può essere supposta praticamente puntiforme se le sue dimensioni sono piccole rispetto al valore y’ = 0. b) il minimo valore di δ per cui I = 0.

con periodo δ = 2π . d) Il diagramma è periodico. I = I1.Soluzione a) Si ottiene a = a1 ed I = I1 per δ = π / 2 : la poligonale dei fasori è infatti un quadrato. b) La poligonale dei fasori è un triangolo equilatero. δ = 2π / 3 . a è quindi uguale all’ampiezza a1 del terzo. Per δ = 2π i fasori sono allineati (come per δ = 0 ): risulta a = 3a1 ed I = 9I1. c) Per δ = π due fasori sono opposti e si elidono a vicenda. 6 .

(T2 > T1 ) . calore assorbito per il ciclo di Carnot reversibile η = 1 − T1 / T2 . Primo principio dU = dQ − dL (6) dQ è il calore fornito al sistema e dL è il lavoro fornito dal sistema: la relazione può essere assunta come definizione della funzione di stato U che rappresenta l’energia interna del sistema. Entropia S S f − Si = per trasformazioni reversibili. . ptr è la pressione al punto triplo dell’acqua). Rendimento di un motore termico lavoro effettuato . η = (7) Coefficiente di prestazione (o di efficienza) della macchina frigorifera: Q K= . m dT 1 dQ C= n dT p ptr (4) (V = cost. dT (1) (2) (3) 1 dQ . scala Celsius (5) TC = T − 27315K . Temperatura Scala delle temperature del gas ideale T = 27316 K lim . ptr → 0 C' = c= dQ .CAPITOLO IX TERMODINAMICA Definizioni Capacità termica Calore specifico Calore termico molare Dove m è la massa. L dove Q è il calore estratto alla cella frigorifera. (8) ∫ i f dQ T (9) 1 . n è il numero di moli.

c) la velocità quadratica media dell’elio He (massa molare 4 g mole-1) e dell’argon Ar (massa molare 40 g mole -1). Velocità molecolare quadratica media 3k B T 3RT (11) v qm = = m M dove k B ≡ R / N A (costante di Boltzmann). M = N A m è la massa molare e NA è il numero di Avogadro (numero di molecole in una mole). (14) (13) γ = C p / CV . m è la massa della molecola. Energia interna 1 (12) RT 2 (f è il numero dei gradi di libertà: 3 per i gas monoatomici. aumenta in caso contrario. Gas ideali (10) Equazione di stato pV = nRT .Entropia e secondo principio L’entropia dell’”universo” (sistema +ambiente) rimane invariata se tutte le trasformazioni sono reversibili. b) l’energia media E di una singola molecola e la sua velocità quadratica media (si supponga che la molecola possiede 3 gradi di libertà traslazionali e due rotazionali). Problema 1 Si determini: a) l’energia interna di n moli di idrogeno a temperatura T e le sue capacità termiche molari CV e CP. Equazione dell’adiabatica reversibile: pV γ = cos tan te . R è la costante universale dei gas. U =nf Capacità termiche molari A volume costante CV = fR / 2 . 5 o 7 per quelli biatomici). [T=300 K. a pressione costante C P = CV + R . n=1] Soluzione 2 .

2 per il calcolo della velocità media. L’aumento di temperatura è   3 .08 J / K . e supponendo che solo una frazione η dell’energia incidente sulla superficie dello stagno sia assorbita dall’acqua. 5 b) E = k B T = U / N A = 1. la capacità termica dell’acqua è C ' = cm ≡ cρ V = cρ Ah . n dT 2 C P = CV + R = 29. v qm = 432 m / s per Ar. Commento. l’energia incidente è W = S ⋅ cosθ ⋅ A ⋅ t .5 nRT = 6232 J . l’argon è relativamente abbondante (~1%).035 ⋅ 10 − 20 J . nell’atmosfera è praticamente assente. 0. dove m è la massa di una singola molecola. ed è quindi quella che più si avvicina alla velocità di fuga dei corpi dal nostro pianeta (che è di 11. con θ il valore medio efficace dell’inclinazione dei raggi solari rispetto alla verticale durante la giornata. occorre considerare la sola energia traslazionale. θ = 60 . Le molecole di idrogeneo presenti negli strati superiori dell’atmosfera che raggiungono la velocità di fuga possono sfugire all’attrazione terrestre.77 J / K . 1 3 ponendo mv 2 = k B T .1] Soluzione Detta A l’area dello stagno.2 km/s). Il calcolo effettuato in b) giustifica il fatto che l’idrogeno. η = 0. al contrario. S = 800 W / m 2 s . Le stesse considerazioni valgono per i gas rari: nell’universo l’elio è il più abbondante. 2 1 dU 5 CV = = R = 20.31 J mole −1 K −1 ⋅ 300 K = = 1934 m / s. [h =1 m. La massa 2 2 molare dell’idrogeneo e m=2 g mole-1. Problema 2 Si calcoli l’aumento di temperatura dell’acqua di uno stagno di profondità h in una giornata di Sole di durata t. t = 10 ore. indicando con S il valor medio del vettore di Poynting.002 kg mole −1 c) I calcoli sono del tutto analoghi e si trova v qm = 1367 m / s per He. si ottiene: 3k B T 3RT v qm = = = m M a) U= 3 ⋅ 8. sia praticamente assente nell’atmosfera terrestre: la sua velocità quadratica media è maggiore delle velocità quadratiche medie di tutte le altre molecole. che è l’elemento più abbondante nell’universo.

3 −1 −1 −3 4186 J kg K ⋅ 10 kg m ⋅ 1m ∆T = Problema 3 In un recipiente adiabatico con volume V è contenuto azoto con densità ρ . perché alla sensazione di caldo o freddo contribuisce in modo determinante l’energia elettromagnetica emessa dagli oggetti solidi contenuti nell’ambiente (che aumenta approssimativamente con legge T4. ∆T = 15K .5 ⋅ 3. Problema 4 Una mole di un gas ideale biatominco ( γ = C P / CV = 14 ) si espande adiabaticamente e .3 kg m − 3 ⋅ 60 m 3 ⋅ 5 ⋅ 8.⋅η = . Risulta: nC ∆T ρ ⋅ V ⋅ 5 ⋅ R ⋅ ∆T t= V = = P M ⋅2⋅ P 1. Detti M la massa molare ed f il numero di gradi di libertà di ogni molecola.6 ⋅ 10 4 s ⋅ 01 . Questo fatto spiega anche la sensazione di freddo che si prova in prossimità di larghe vetrate. Si calcoli: a) la temperatura finale Tf. C' c⋅ ρ ⋅ A⋅h Ricordando che c = 1 cal / g K = 4186 J / kg K .31 J mole −1 K −1 ⋅ 15 K = = 28 g mole −1 ⋅ 2 ⋅ 2 ⋅ 10 3 W = 434 s = 7. 4 . si ottiene: 800 J m −2 s −1 ⋅ 0. reversibilmente fino a dimezzare la pressione. Soluzione Vale la relazione Pt = C ' ∆T . dove Pt è l’energia fornita alla stufa. Si noti però che si continua ad avere sensazione di freddo fino a che non si riscaldano anche le pareti e gli oggetti contenuti nella stanza. [V = 60 m 3 .34 K . f = 5. si calcoli il t empo t richiesto per aumentare la temperatura di ∆T con una stufa elettrica di potenza P. dove T è la temperatura assoluta). C’= nCV la capacità termica del gas. P = 2 kW ] . n = ρ V / M = massa/ massa molare è il numero di moli. nota quella iniziale Ti. supponendo che le molecole possiedano 5 gradi di libertà.W ⋅ η S ⋅ cosθ ⋅ A ⋅ t . M = 28 g / mole. CV = 5R/2 è la capacità termica molare a volume costante.3 min Commento. ρ = 10 3 kg / m 3 . ∆T = = 0. b) le energie interne iniziale e finale. Il calcolo fornisce l’ordine di grandezza del tempo che impiega una stufa elettrica a riscaldare l’aria di una stanza. ρ = 13 kg / m 3 .

c) il lavoro L effettuato dal gas sull’esterno. e che sono sempre presenti molti meccanismi che tendono a portare un sistema all’equilibrio termico. da cui  p  T f = Ti ⋅  i  = 280 K ⋅ 0. L = U f − U i = −104 kJ . 5 . È però più semplice utilizzare il primo principio della . termodinamica ∆E int = Q + L (L compare col segno + perché è il lavoro effettuato dal gas sull’esterno). p   f b) Dalla relazione U = 5nRT / 2 si ottiene: . pi = 105 Pa] Soluzione a) Utilizzando l’equazione di stato pV = nRT per eliminare V dall’equazione pV γ = cos t dell’adiabatica reversibile si ottiene T p (1−γ )/γ = cos t . quindi ∆Eint = −104 kJ . Nel calcolo qui effettuato la diminuizione è di 50 K: si pensi però che in condizioni di equilibrio termico la temperatura sarebbe uniforme. V f = RT f / p f = 0.78 kJ . c) Il lavoro può essere calcolato direttamente. U i = 582 kJ . Commenti. [Ti = 280 K.. Vi Vf (1−γ )/γ pV γ = piVi γ . quindi: .82 = 230 K . 2) Le espansioni adiabatiche vengono utilizzate in criogenia per raffreddare i corpi. Si ottiene Vf L = − pVi i = γ Vi ∫V −γ dV = − 1 Vf pVi γ [V 1− γ ]V = i i 1− γ 1 1 pVi γ V f1− γ − Vi 1− γ = p V − pVi . i i γ −1 γ −1 f f [ ] ( ) L’equazione di stato fornisce Vi = RTi / pi = 0. U f = 4. Problema 5 Una massa m di acqua a temperatura T1 = To − ∆T viene versata in una uguale massa d’acqua a temperatura T2 = To + ∆T . utilizzando le equazioni L = − ∫ pdV . La trasformazione è adiabatica.0382 m 3 . Alla quota di 7 km la pressione è circa dimezzata e la temperatura media è di circa 40 K inferiore alla temperatura media al livello del mare. supponendo nota la sua pressione iniziale pi. Si calcoli la variazione di entropia del sistema supponendo che il calore specifico c dell’acqua sia indipendente da T. 1) Nelle correnti ascensoniali dell’atmosfera la trasformazione di una generica massa d’aria può essere considerata in prima approssimazione adiabatica e reversibile: l’aria si raffredda.0233 m 3 .

a) Si calcoli la variazione di entropia di una mole di un gas ideale. inizialmente contenuto in una delle due parti. 6 . la variazione di entropia è la somma delle variazioni che si ottengono portando reversibilmente una massa m di acqua da T1 a To ed un’uguale massa da T2 a To.Soluzione La temperatura finale è To. Ricordando che dQ = mcdT . Si noti che se i due gas fossero identici non si avrebbe nessuna variazione di entropia: infatti lo spostamento delle molecole di uno stesso gas da un recipiente all’altro (con pressioni e temperature identiche) è un processo reversibile. Problema 6 Un recipiente è diviso da una parete mobile in due parti uguali. quando si solleva la parte mobile (si supponga che il processo sia adiabatico). Il calcolo effettuato in b) fornisce il caso tipico di “entropia di mescolamento”. ciascuna con volume V. La variazione di entropia del secondo gas è identica. cioè non dipende dalla presenza o meno di un altro gas nel secondo recipiente. 1) La trasformazione è adiabatica ed irreversibile. mentre la diffusione di un gas in un altro gas è un processo irreversibile. Commento. e che i gas siano diversi. per il primo principio della termodinamica. 2) I problemi in cui e richiesto il calcolo della variazione di entropia nel passaggio di calore da un corpo caldo ad uno freddo si risolvono in modo analogo: si calcola prima la temperatura finale. si ha:  T T  dQ o dQ S f − Si = ∫ +∫ = mc ln o + ln o  = T T2 T T2   T1 T1 To T   To2 To2 = mc ln = mc ln  2 2  > 0. Possiamo quindi calcolare la variazione di entropia considerando la trasformazione isoterma che collega i due stati. . Sf > Si: l’aumento di entropia che si ottiene rappresenta l’ “entropia di mescolamento”. b) si effettui l’analogo calcolo. quindi ∆S = 2 R ln 2 . supponendo che inizialmente ciascuna delle due parti del recipiente contenga una mole di gas. ponendo dQ = dL (in quanto dU = 0). Soluzione a) Gli stati iniziale e finale del gas hanno la stessa energia interna. S f − Si = ∫ R = R ln 2 = 139 R = 115 J / K V V b) La variazione di entropia del primo gas è identica a quella calcolata in a). T1T2  To − ( ∆T )  Commenti. e 1 RT dQ dL 1 dV . dS = dV = R = = pdV = T T T T V V 2V dV . ed hanno quindi la stessa temperatura. quindi la variazione di etropia di ciascun corpo.

. b) uguale ad aT 3. Problema 8 Si calcoli l’entropia Sf di n moli di un solido monoatomico a temperatura Tf supponendo note le corrisponedenti grandezze Si e Ti. mi = 1 kg . dT sono tutti negativi). Dall’eguaglianza K dm = cm dT si deduce dm c = dT m K che integrata fra gli stati iniziale e finale fornisce m f = mi exp cK −1 T f − Ti [ ( . Ti = 4.5 K.. dm. dove a è una costante. con c la capacità termica in fase liquida e si supponga che il processo sia adiabatico.84 kg . vaporizzazione adiabatica di un liquido. smagnetizzazione adiabatica di una sostanza paramagnetica. [ K = 23 Jg −1 . Per raggiungere temperature molto basse si utilizzano di solito processi adiabatici che comportano un abbassamento di temperatura: espansione adiabatica di un gas. Soluzione 7 . Commento. c = 4 Jg −1 K −1 . )] = 1 kg exp(−0174) = 0. e supponendo che la sua capacità termica molare C sia: a) costante ed uguale a 3R. se ne abbassa la temperatura. Tf = 3.5 K] Soluzione Il calore dQ = K dm ceduto dal liquido durante la vaporizzazione di una massa dm è uguale al calore dQ = cm dT necessario per variare di dT la temperatura della massa m di elio ancora presente in fase liquida (si noti che dQ. Detta mi la massa iniziale dell’elio a temperatura Ti. A temperature inferiori al grado Kelvin è molto utilizzata la smagnetizzazione adiabatica. Si indichi con K il valore di vaporizzazione. Il problema fa riferimento ad una delle trasformazioni più utilizzate intorno ad una temperatura di 4 K (se si vuole calcolare correttamente ∆T su un intervallo più ampio di temperature occorre tenere conto del fatto che c e K dipendono dalla temperatura). si calcoli la massa finale mf di liquido quando la sua temperatura ha raggiunto il valore Tf.Problema 7 Sottraendo con una pompa a vuoto i gas di vaporizzazione dell’elio liquido.

Si noti che l’espressione trovata in b) permette di porre Si = 0 per Ti = 0. Detta Ti la temperatura iniziale. e si pensi che per abbassare la temperatura si operano le trasformazioni rappresentate in figura (si veda il commento al Problema precedente). T na 3 T f − Ti 3 .m. 3 ( ) S f − S i = na ∫ T 2 dT = Ti ( ) Commenti. Per comprendere la relazione fra i due enunciati si considerino gli andamenti di S in una sostanza paramagnetica per due diversi valori del campo B. Una delle conseguenze più importanti del terzo principio è la seguente: nessun sistema può essere portato allo zero assoluto con un numero finito di operazioni (questa affermazione può essere assunta come formulazione alternativa del principio stesso). 2) Il risultato b) è in accordo con il terzo principio della termodinamica. b) la pressione p del gas. .e. e fornisce S (T ) = na 3 T . 1) Il calore molare dei solidi è pressoché costante a temperature sufficientemente elevate e tende a zero per T che tende a zero.a) b) dQ S f − Si = ∫ = T i Tf f Tf Ti ∫ nC dT = n 3R ln T f / Ti . Soluzione Il lavoro Le fornito sotto forma di energia elettrica ha in entrambi i casi modulo 8 ¡ . supponendo costante: a) il volume V del gas. energia interna ed entropia in un processo adiabatico. che può essere così formulato: la variazione di entropia di un corpo per una trasformazione reversibile tende a zero per T che tende a zero. Problema 9 In n moli di un gas ideale monoatomico lievemente conduttore si manda corrente per un tempo t mediante due elettrodi collegati ad un generatore di f. 3 mentre il calcolo a) perde significato quando si pone Ti = 0. si calcolino le variazioni di temperatura.

Per il calcolo di ∆S occorre considerare una trasformazione reversibile fra gli stessi stati estremi. T T Ti i Ti b) Il lavoro complessivo fornito al gas nel tempo dt è: dL = Idt − pdV e coincide con la variazione di energia interna dU = nCV dT . si ottiene pdV = nRdT .Le = I t . . n(CV + R)dT = IdT . supponendo che tutte le trasformazioni siano reversibili e che l’abbassamento di temperatura del termostato durante un singolo ciclo sia trascurabile agli effetti del calcolo del rendimento del ciclo. scambiando calore con l’ambiente esterno. si ottiene It ∆T = . Ricordando che CV+R = Cp. Differenziando l’equazione di stato pV=nRT. nC p (Si arriva più brevemente allo stesso risultato pensando che agli effetti pratici è come se si fornisse al gas una quantità di calore Q = It e ricordando la definizione di Cp). ed integrando. ma deve essere considerata come un lavaro : il calore è infatti per definizione lo scambio di energia derivante da una differenza di temperature. Cp 5 dQ ∆S = ∫ = T i f Tf ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ Ti ∫ nC p dT T = nC p ln Commenti: L’energia fornita al gas per effetto Joule gioca in questo problema lo stesso ruolo di un calore fornito. Si ottiene Tf f Tf nC dT dQ ∆S = ∫ =∫ V = nCV ln . ∆T = = nCV n ⋅ 3R / 2 perchè i gas ideali monoatomici hanno un energia interna U = nCV T . a tempratura T1. uguagliando dU a dL si ottiene poi: nCV dT = Idt − nRdT . con p costante. [ T2 = 2T1 = 600 K . Calcolare il lavoro totale L che si può ottenere. Problema 10 Un motore termico lavora in ciclo di Carnot. e con un termostato con capacità termica C e temperatura iniziale T2 > T1 . la variazione di temperatura è ∆U It . C 3 ∆U = nCV ∆T = V It = It . C = 108 J / K ] 9 ¢ ¢ ¢ ¢ Tf Ti . a) La variazione di energia interna è ∆U = It .

e di supporre che il rendimento dL/dQ del ciclo sia uguale a (1 − T1 / T ) . Si ha quindi:  T1   T1   T1  dL =  1 −  dQ =  1 −  C dT =  1 −  C ( − dT )    T T T ( dT = − dT perché la temperatura del termostato si sta abbassando).Soluzione Durante il funzionamento del motore la temperatura T del termostato si abbassa: non si ottiene più lavoro quando T ha raggiunto la temperatura ambiente T1. Le ipotesi del problema consentono di considerare come quantità infinitesime sia la variazione dT di temperatura durante un singolo ciclo che il calore dQ = C dT ceduto dal termostato. T  2 T2   T2 10 . Il lavoro totale si ottiene integrando quest’espressione fra le temperature iniziale e finale del termostato: T1   T 1 T  L = ∫  1 − 1CdT = C T1 ln 1 − (T1 − T2 )  = 10 8 (300 ln + 300) J = 92 ⋅ 108 J .

L’amperometro è usato come strumento di zero ed ha la stessa funzione di un voltmetro molto sensibile. l’equazione (1) fornisce per la resistenza incognita Rx: ¡ ¡ ¡ ¡     . (1) Ro R2  2 Condizione necessaria e sufficiente affinché si realizzi questa uguaglianza è che i punti b e d siano allo stesso potenziale. Spostando il cursore si può fare sì che risulti:  Rx R  = 1 = 1  . R(t ) Supposto noto Ro e misurate le lunghezze 1 e 2 . dove c è un cursore mobile. Per verificare la condizione Va =Vb basta controllare che in un amperometro molto sensibile (ovvero un galvanometro balistico od un milliamperometro) inserito fra a e b non passi corrente. R1 e R2 sono le resistenze dei tratti bc e cd di un unico conduttore filiforme omogeneo e di sezione costante. (2) R1i ' = R2 i '' . e quindi alla (1). Queste equivalgono a loro volta a Rx i ' = Ro i '' . sicché il rapporto R1/R2 è uguale al rapporto 1 / 2 tra le loro lunghezze. La condizione Vb =Vd equivale infatti alle due condizioni Vab =Vad e Vbc =Vdc . Le resistenze Rx e Ro da confrontare sono inserite nel circuito rappresentato in figura.ESPERIENZE DI LABORATORIO 1) Confronto di resistenze con il metodo del ponte di Wheatstone.

causata dal diverso valore delle correnti i’ e i’’. Per questo motivo. Ci limitiamo qui a calcolare l’errore ∆R x causato dagli errori di misura di 1 e 2 . su sui si legge la grandezza α t = R(t ) − Ro . e controllare le misure effettuate con il ponte.). trascurando tutte le altre cause di errore (deviazione di Ro dal valore nominale. rispettando i colori delle boccole). (3) . in particolare nelle misure indirette. La resistenza incognita è quella di un filo di platino che a 0° C ha una resistenza di 100 Ω . si ricava t dall’equazione (5).Calcolo dell’errore. Gli errori ∆ 1 e ∆ 2 sono evidentemente uguali perché derivano da un’unica misura. si ha: ∆Rx ∆ ∆ = + (4) Rx 1 2 È evidente che l’errore della misura è grande se una delle due lunghezze 1 e 2 è molto piccola.39 Ω / ° C . cercando una compensazione fra le diverse cause di errore (ad es. effetto della possibile differenza di temperaura fra le resistenze R1 e R2. la stima dell’errore è sempre molto delicata. che è tanto maggiore quanto minore è Rx. disponibile in commercio con la sigla Pt 100. ed una resistenza variabile. Nell’intorno di questa temperatura la sua resistenza è R(t ) = Ro + α t (5) dove t è la sua temperatura in gradi Celsius. Misurata R(t) con il metodo del ponte. che Rx sia circa uguale a Ro . …. un aumento di una di queste grandezze comporta una diminuzione dell’altra. Variazione della resistenza con la temperatura. ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ Rx = Ro ¢ 1 2 . Per poter realizzare questa condizione sono disponibili più resistenze campione. Per ridurre l’errore conviene far sì che 1 sia circa uguale a 2 e. Valutato ∆ 1 = ∆ 2 = ∆ . è anche disponibile un’apparecchiatura già compensata. Ro = 100 Ω . per l’equazione (1). α = 0. In ogni misura. poiché 1 + 2 è fissato. che consiste nel valutare la posizione del cursore c che annulla la corrente nell’amperometro. La variazione di resistenza con la temperatura permette di utilizzare il ponte come termometro. È così possibile valutare il tempo necessario al raggiungimento dell’equilibrio termico fra il cilindretto ed il corpo di cui si vuole misurare la temperatura. effetto della resistenza dei fili di collegamento. contenente al suo interno tutti gli strumenti necessari alla misura (a cui vanno collegati i tre fili uscenti dal cilindretto contenente la resistenza di platino. per quanto riguarda le resistenze dei fili di collegamento). Per misurare t con una precisione dell’ordine del grado centigrado con gli strumenti in dotazione sono richieste particolari cautele.

(4. 3’) Z (ω ) R con 1 Z (ω ) = R 2 + X 2 (ω ) . che nell’esperimento si estingue in pratica in un tempo brevissimo (inferiore al secondo) e pertanto non viene presa in considerazione. 4’) ωC Z(ω) è l’impedenza del circuito. X(ω) la sua reattanza. descrive il regime transitorio. I fenomeni di £ £ £ L d 2q dq 1 + q= 2 + R dt C dt m cos ω t . (1) . tan φ (ω ) = . ed una piccola sollecitazione può eccitare una corrente intensa: si dice che il circuito è in risonanza. Variando ω con m prefissato. Rimane solo la soluzione particolare. che può essere così scritta: i (t ) = i m cos(ω t − φ ) (2) dove: X (ω ) i m = m . (3.2) Studio della risonanza in un circuito LCR. tendente a zero per t → ∞ . Nel circuito rappresentato in figura la carica q sulle armature del condensatore soddisfa all’equazione la cui soluzione q(t) può essere scritta come somma della soluzione generale dell’omogenea associata e di una soluzione particolare dell’equazione completa. X (ω ) = ωL − . La prima. (5) LC Se R è sufficiente piccolo il massimo è molto accennato. la cui derivata dq/dt è la corrente nel circuito. l’ampiezza im presenta un massimo in corrispondenza di 1 ωo = .

Conviene considerare l’andamento del rapporto i m / m al variare di ω . dove ω1 e ω 2 sono i valori di ω per cui il modulo della reattanza diventa uguale alla resistenza: 1 ωL− (8) = ±R . Questi fenomeni sono di grande interesse sia concettuale che pratico..risonanza si verificano in tutti i sistemi fisici capaci di oscillare. ed uguale a 1/R. per ω = ω o . X (ω ) = ωL − . dal punto di vista analitico. l’equazione (1) è del tutto equivalente. all’equazione: d2x dx m 2 +γ + κx = Fm cos ω t (6) dt dt che descrive le oscillazioni forzate di una particella di massa m soggetta ad una forza elastica − κ x e ad una resistenza viscosa proporzionale alla velocità. (7) = ωC Z (ω ) R 2 + X 2 (ω ) È immediato verificare che questa funzione: si annulla per ω = 0 e ω → ∞ . ha una “larghezza” che dipende unicamente dal rapporto R/L. Ad es. cioè della funzione: 1 1 1 . A misura della larghezza possiamo considerare l’intervallo ω 2 − ω1 . ed il loro studio può essere effettuato simulando il sistema mediante un circuito elettrico equivalente. Studio della curva di risonanza. quando vengono sottoposti ad una sollecitazione periodica con periodo uguale o circa uguale alla frequenza propria di oscillazione del sistema. infatti a questa frequenza la reattanza X(ω) è nulla e l’impedenza Z(ω) raggiunge il suo minimo valore. ¥ ¤ è massima. ωC ¥ ¥ 1/Z(ω ) 1/R 1/R 2 0 ω ω 1 o ω ω 2 .

in accordo con la (3’). (9) Commenti. e che soddisfano all’equazione X 2 (ω ) = 3R 2 : si trovano ancora le equazioni 8 e 9. d) Si calcoli l’errore relativo ∆L / L dalla relazione: ∆L ∆R ∆ (ω 2 − ω1 ) ∆R ∆ω 2 + ∆ω1 = + = + ω 2 − ω1 ω 2 − ω1 L R R e) Si misuri C e si valuti l’errore ∆C . 2 b) Si riporti in diagramma l’andamento della curva i m (ω ) ad m prefissato. infittendo i punti in corrispondenza del suo massimo. L’oscilloscopio deve essere collegato ai capi del resistore: si misura così VR (t ) = Ri (t ) .La (8) può essere scritta nella forma Lω 2 ± Rω − 1 / C = 0 ed ammette le soluzioni: R 1  R ω=± ±   +  2 L 2L LC Interessano le due soluzioni positive: R 1  R ω1 = − +   +  2 L 2L LC R 1  R ω2 = . . È immediato verificare che l’intervallo ω 2 − ω1 coincide invece con la larghezza a metà altezza della ¦ 2 curva che rappresenta i m / 2 m ≡ 1 / Z 2 (ω ) . variando ω ed osservando sul monitor dell’oscilloscopio l’ampiezza della funzione sinusoidale i (t ) . c) Si misuri L supposto noto R. A misura della larghezza della curva di risonanza si può assumere l’intervallo fra i valori ω 1 ' e ω 2 ' di ω che dimezzano la sua altezza massima (larghezza a metà altezza). Misure consigliate a) Si verifichi l’andamento qualitativo della curva i m (ω ) a m prefissato. si controlli che in questo punto le funzioni sinudoidali V R (t ) ed (t ) siano in fase. con R sostituito da R 3 . +   +  2 L 2L LC e la loro differenza 2 2 2 (8’) (8’’) ω 2 − ω1 = R / L Il rapporto ω o / (ω 2 − ω1 ) = ω o L / R è detto fattore di merito dell’oscillatore. utilizzando la relazione (5). che fornisce: R (10) L= ω 2 − ω1 La differenza ω 2 − ω1 può essere ricavata come larghezza a metà altezza dalla curva 2 i m (ω ) . mediante la relazione (9). § § § (11) Soluzione dell’equazione (1).

Con un cambiamento di origine sull’asse dei tempi si può scrivere q (t ) = q m sin ω t . derivando q(t) si ricava poi i(t). L’equazione omogenea associata si integra con il metodo standard per le equazioni differenziali a coefficienti costanti. (13’)  2 L a e b sono le due costanti arbitrarie. (t ) = m cos(ω t + φ ) . la funzione b sin ω ' t è identicamente nulla e va sostituita con bt. Si noti la stretta relazione fra la costante di smorzamento R/2L dell’oscillazione libera e la larghezza della curva di risonanza dell’oscillazione forzata. e l’incognita tan φ uguagliando i rapporti fra i due membri. la (1) fornisce poi: 1 − Lω 2 q m sin ω t + Rω q m cos ω t + q m sin ω t = m cos φ cosω t − m sin φ sin ω t C Uguagliando separatemente i coefficienti di sin ω t e di cos ω t si ottiene: 1   − Lω 2 +  q m = − m sin φ  C (12) Rω q m = m cos φ Si ottiene l’incognita qm quadrando e sommando le due equazioni.La soluzione particolare ha la forma q (t ) = q m sin(ω t − φ ) . Se ω ' è reale la (13) rappresenta un’oscillazione smorzata. La soluzione generale può essere scritta nella forma:  R  q (t ) = exp − t  ( a cos ω ' t + b sin ω ' t ) (13)  2L   R ω ' = ω o2 −   . dove 2 ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ . Per i(t) valgono relazioni formalmente identiche. Per ω ' = 0 .

si ricava λ . m = 0. ± 2. 1) L’Eq. La luce incidente è quella di un laser ed è già approssimativamente piana. ruotati di 90o l’uno rispetto all’altro. è la legge di Bragg. ∂ θm m Osservazioni. Se il raggio incidente è ortogonale al reticolo. si utilizza una lente convergente ed un vetrino posto nel piano focale posteriore della lente.. La figura di diffrazione che si ottiene dà un’idea della figura di diffrazione. 7 . L’asse ottico della lente deve passare per l’asse di rotazione del goniometro. il portacampioni (Pc). . montati su un goniometro. 2) Qualunque struttura periodica può dar luogo a massimi di diffrazione.3) Misure della lunghezza d’onda con il reticolo di diffrazione Si invia sul reticolo un’onda piana in condizioni di Fraunhofer e si analizza la luce diffratta in termini di onde piane (cioè raggi paralleli). che gli altri raggi si allontanano (come se diminuisse la costante del reticolo) e che la figura di diffrazione non è più simmetrica. ± 1. Per la luce in uscita. In assenza di fotodiodo il fascio laser può essere inviato su un campione posto sulla piattaforma girevole. . a è la distanza fra i centri delle striscie trasparenti. (1) dove a è la costante del reticolo.. La condizione di massimo. Si noterà che la direzione del massimo di ordine zero rimane invariata. . L’errore è a cosθm ∂λ (2) ∆λ = ∆θm = ∆θm . cioè l’equivalente dell’Eq. Se il reticolo è costituito da striscie alternativamente trasparenti ed assorbenti. la figura di diffrazione presenta dei massimi molto accentuati (massimi principali) in corrispondenza di angoli θm che soddisfano alla condizione: a sin θm = mλ .(1) è valida solo per incidenza normale: si osservi l’effetto di una rotazione del reticolo intorno ad un asse verticale. Con due reticoli di diffrazione vicini. si realizza una struttura periodica bidimensionale: si osservino le posizoni dei massimi.(1). 4) Polarizzazione della luce Schema dell’apparecchiatura Il fascio di luce che esce dal laser (L) attraversa una prima lamina polarizzatrice (polarizzatore P). Nota a e misurato θm . fornita da un reticolo tridimensionale (ad es. che possono essere assimilate a fenditure. diffrazione dei raggi X da parte di un cristallo). una seconda lamina polarizzatrice (analizzatore A) ed è rivelato da un fotodiodo (F). proiettandoli su un foglio o sul muro. ovviamente più complessa.

detto di Brewster. messi in oscillazione dal fascio diretto. Si consiglia di raccogliere il fascio trasmesso su un foglio. b) Polarizzazione per diffusione. Siano R// e R⊥ le riflettanze per onde con piani di polarizzazione rispettivamente paralleli (onda p o TM) ed ortogonali (onda s o TE) al piano di incidenza. 8 . variando l’angolo visuale. Conviene “guardare” direttamente il fascio laser. il raggio diffuso è generato dagli elettroni del mezzo. d) Proprietà ottiche dei mezzi materiali. L’analogia fra riflessione e diffusione non é casuale ed è particolarmente evidente se i raggi incidente e riflesso sono nel vuoto. La riflettanza. oltre che dall’angolo di incidenza. e che esiste un particolare angolo. Nella diffusione. In ogni caso conviene raccogliere il fascio riflesso su un foglio bianco. l’intensità trasmessa si riduce. Si verifichi che per incidenza obliqua R// < R⊥ . Con polarizzatori ideali il fattore di riduzione è cos2 θ . e per θ = 90° (polarizzatori incrociati) si ha spegnimento completo del fascio: questo è il miglior test per controllare la qualità delle lamine polarizzatrici. In entrambi i casi si ottiene luce totalmente polarizzata quando i due raggi sono ortogonali. In questo caso il raggio riflesso è generato unicamente dagli elettroni del vetro. I raggi rifratto e riflesso corrispondono quindi ai raggi diretto e diffuso. che come analizzatore. benché vi siano elettroni oscillanti anche lungo il fascio incidente. ponendolo sul cammino del fascio incidente. per cui R//=0. messi in oscillazione dall’onda presente nel vetro stesso (cioè dal raggio rifratto). I fenomeni sono del tutto analoghi e possono essere osservati in modo analogo. dipende dallo stato di polarizzazione dell’onda incidente. Ponendo sul cammino di un fascio di luce due polarizzatori con assi paralleli e ruotando poi l’asse dell’analizzatore di un angolo θ . definita come rapporto fra le intensità delle onde riflessa ed incidente. La luce diffusa è più intensa quando attraversa un liquido: si utilizzi la soluzione di zucchero in acqua.Esperimenti qualitativi a) Polarizzazione per riflessione. Le osservazioni possono essere fatte sia utilizzando il polaroid come polarizzatore. c) Legge di Malus. inserendolo sul cammino del fascio riflesso. Si noti che anche nella riflessione sulla superficie di separazione fra due mezzi materiali si ha riflessione totale quando i raggi riflesso e rifratto sono ortogonali.

2) Si ponga la lamina al centro della piattaforma girevole e si faccia in modo che il raggio riflesso sia pressoché coincidente con quello incidente: la lamina sarà pressochè ortogonale al fascio incidente. per materiali uniassici questo si verifica quando il piano di polarizzazione è parallelo oppure ortogonale all’asse ottico. b) Verifica della legge di Malus Si misuri col fotodiodo l’intensità del fascio in uscita dai due polaroid. 9 . con le seguenti operazioni: 1) Si dispongono laser e piattaforma girevole in modo che il fascio laser e l’asse di rotazione della piattaforma si incontrino pressoché ortogonalmente. Si possono così evidenziare eventuali tensioni interne di una lastra di vetro e le deformazioni di una lastra di plexiglas sottoposte a sforzi. Solo in due particolari direzioni della lamina la luce esce con polarizzazione invariata. Ecco alcuni esperimenti semplici ed interessanti: 1) una lamina di materiale isotropo non altera lo stato di polarizzazione della luce. Esperimenti quatitativi a) Angolo di Brewster ed indice di rifrazione di una lamina Si misuri l’angolo di Brewster θB . si cerchino le possibili cause di errore. Si ricavi poi l’indice di rifrazione n. il fascio in uscita si spegne. L’angolo totale di rotazione della lamina sarà 2 θB . 3) Si ponga il polarizzatore sul fascio incidente con asse pressoché orizzontale e si ruoti la lamina fino a che il raggio riflesso (raccolto su un foglio bianco) abbia intensità minima. che è uguale a tan θB . variando la direzione dell’asse dell’analizzatore.Si può facilmente controllare se una lamina altera lo stato di polarizzazione della luce che la attraversa ponendola tra polarizzatori incrociati. 2) Una lamina di materiale anisotropo trasforma luce polarizzata linearmente in luce polarizzata ellitticamente: comunque si ruoti l’analizzatore non si ha spegnimento. 3) Un liquido otticamente attivo ruota il piano di polarizzazione della luce che lo attraversa: ruotando l’analizzatore di un certo angolo α . 4) Si ritocchino le direzioni del polarizzatore e della lamina fino ad annullare l’intensità del raggio riflesso. Se la curva ottenuta non è proporzionale a cos2 θ . Si osservi che l’acqua zuccherata è otticamente attiva. α coincide con l’angolo di rotazione del piano di polarizzazione. e si riportino in diagramma i valori ottenuti. a meno di multipli di π . Il vetro ed il plexiglas sono di norma isotropi ma diventano anisotropi se soggetti a deformazioni.

E ⊥ . quando studiamo le distribuzioni di corrente in un’antenna trasmittente ed in una ricevente. Il postulato appare evidente di per sè ed è confermato dall’esperienza (assumendo quindi il valore di legge: è la legge di Curie). Consideriamo ad es. ottenuta con uno specchio coincidente con π ). B/ / . Ad esempio. Questo deriva dal fatto che E è un vettore polare (o più brevemente un vettore). o più in generale i fenomeni fisici. Una prima difficoltà. B⊥ (dove / / e ⊥ si riferiscono al piano π ). Per risolvere i problemi qui proposti sono sufficienti queste semplici regole: su un piano di simmetria π a1) il vettore E giace nel piano π . mentre B è uno pseudovettore. Gli argomenti di simmetria si basano sul seguente postulato. l’altra come effetto. e valutiamo i campi E e B creati in un generico punto P. o vettore assiale (se non è strettamente necessario. traslazione in una direzione prefissata.SIMMETRIE Gli argomenti di simmetria sono di fondamentale importanza per lo studio delle proprietà fisiche dei corpi. La presenza di questo elemento di simmetria fornisce informazioni ben precise sulle componenti E / / . oltre alla componente diretta lungo il raggio r. effettuata questa operazione. Si dice che un oggetto (o una distribuzione di cariche. La direzione di B è invece perfettamente definita. è naturale considerare la prima come causa. i campi creati E e B come effetto. b1) lo pseudovettore B è perpendicolare a π .) è simmetrico rispetto ad una certa operazione (rotazione intorno ad un asse. individuato dal filo e dal punto P. però. Il piano π .APPENDICI A-SIMMETRIE DEI CAMPI ELETTROMAGNETICI A1. Si noti come la figura che si ottiene rappresentando lo pseudovettore B come un vettore non risulti simmetrica (una ¡ ¡     ¡ ¡     ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ 1 . riflessione rispetto ad un piano. o meglio che questa separazione può risultare arbitraria. che ci limitiamo a segnalare senza ulteriori approfondimenti.) le cui proprietà di simmetria non sono sempre evidenti. o di correnti. .. . l’oggetto appare lo stesso di prima. un filo rettilineo indefinito che porta una carica q ed è percorso da una corrente i.. si fa uso di grandezze (scalari. Una seconda difficoltà è legata al fatto che per descrivere le proprietà dei corpi. paradossalmente. che è stato così formulato da P. Le definizioni di vettori polari ed assiali e le loro proprietà di simmetria verrano discusse nel paragrafo A4. è un piano di simmetria per la distribuzione di cariche e correnti (questa distribuzione appare cioè identica alla sua immagine speculare. In questa appendice si considerano le cariche e le correnti come causa. Curie: l’effetto possiede tutte le simmetrie della causa che lo produce.. questi vettori non hanno la stessa direzione. nasce dal fatto che non sempre è possibile separare l’effetto dalla causa.) se. o un campo . una componente parallela al filo (che è nulla se la distribuzione di cariche è simmetrica anche rispetto al piano che contiene P ed è ortogonale al filo). In realtà. Nel dispositivo rappresentato in Figura A1 il vettore E può avere. l’aggettivo “assiale” viene omesso in quasi tutti i testi di Fisica ed anche in questi esercizi). vettori. non oggetti che agiscono su altri. in natura esistono oggetti che interagiscono. ma la sua applicazione non sempre risulta ovvia.

Dalla legge di Curie e dalle regole a1 e b1 si deduce che: a2) Le linee di flusso di E giacciono su piani passanti per l’asse e sono invarianti per rotazioni intorno all’asse. Si tratta del gruppo di simmetrie che viene indicato con il simbolo C∞v e che contiene come elementi tutti i piani passanti per un asse z assegnato e tutte le rotazioni attorno a questo asse. e la circuitazione di B lungo una sua linea di flusso. b2) Le linee di flusso di B sono circonferenze γ con asse z. gli argomenti di simmetria appaiono in entrambi i casi del tutto evidenti. il simbolo ∞ indica che il gruppo contiene infiniti elementi di simmetria. Quindi: ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ (1) 2 .B ). rappresentare gli pseudovettori come grandezze dotate di modulo e direzione ma non di verso. per avere una visione intuitiva delle simmetrie dei campi. dove iγ è la corrente che attraversa una generica superficie avente come contorno γ . Hanno notevole interesse le distribuzioni di cariche e correnti che possiedono tutte le simmetrie del filo di Figura A1. in apparente contraddizione con la legge di Curie. in un cavo coassiale ed in conduttore a forma di toroide. Vale la proprietà b2. ed il modulo di B è costante lungo γ . In presenza di piani di simmetria può essere conveniente. cioè lungo una circonferenza γ di raggio r.CARICHE E CORRENTI CON SIMMETRIA C∞v . è: ¢ ¢ ¢ ∫ B ⋅ ds = ∫ Bds = B ∫ ds = B ⋅ 2π r .riflessione speculare cambia B in . Per simmetrie di rotazione e traslazione gli pseudovettori si comportano come i vettori. Figura A1 A2. Si è soliti scegliere l’asse di rotazione in direzione verticale: di qui il pedice v. Campi magnetici stazionari Cominciamo a considerare i campi B creati da correnti stazionarie in un conduttore cilindrico. γ γ γ e per la legge di Ampère è uguale a µo iγ .

Se nel toroide rappresentato in Figura A3 il lato a è molto minore di ro . Le distribuzioni toroidali di corrente qui considerate possono essere bene approssimate con avvolgimenti toroidali: si manda corrente in un conduttore filiforme avvolto intorno ad un supporto toroidale. in un generico piano passante per l’asse. 2π r è la lunghezza totale del toroide ed N / 2π r è il numero di spire nell’unità di lunghezza. e diventa rigorosamente costante nel limite ro → ∞ . B= µo i γ Figura A2 £ Figura A3 Si noti che B è nullo all’interno del cilindro ed all’esterno del toroide. il raggio r all’interno del toroide è praticamente costante. la permeabilità µo del vuoto va sostituita con la permeabilità µ = µr µo del mezzo. che viene di solito indicato con la lettera n. con spire ravvicinate. L’equazione (3) assume la forma: (4) B = µo n i £ 3 . il modulo di B all’interno del toroide è praticamente costante. Per a << ro . A3 sono riportati gli andamenti delle correnti ed i versi dei campi per un conduttore cilindrico cavo e per un toroide a sezione rettangolare. µr deve essere costante lungo una generica linea di flusso γ ). Nelle figure A2. Conviene scrivere l’equazione (2) nella forma µ Ni (3) B= o 2π r dove N è il numero di spire. Ovviamente il mezzo materiale deve avere forma tale da conservare tutte le simmetrie del gruppo C∞v (in pratica.(2) 2π r Se la linea γ è nel conduttore stesso od in un’eventuale materiale isolante posto intorno ai conduttori.

Consideriamo alcuni casi di particolare interesse. Il vettore E continua ad essere diretto radialmente (per la proprietà a1). e per le antenne a dipolo elettrico. e qualsiasi piano passante per O è ancora un piano di simmetria. b2 valgono per dipoli elettrici il cui momento di p oscilla mantenendosi parallelo ad un asse z. Il caso più semplice ed interessante è quello di una particella carica in moto su una retta. La densità di carica ρ (r ) ed il vettore densità di corrente j = ρ v hanno simmetria sferica. lo pseudovettore B è identicamente nullo (per la proprietà b1). Campi elettromagnetici non stazionari. e per la proprietà a1 il vettore E deve giacere sulla retta OP. A3. Simmetria sferica. Il considerare un avvolgimento solenoidale come caso limite di un avvolgimento toroidale giustifica il fatto che B sia nullo all’esterno ed uniforme all’interno del solenoide. Esistono tutti gli elementi di simmetria del gruppo C∞v e l’asse di simmetria è la retta stessa. Le stesse proprietà a2.Per ro → ∞ si ottiene il solenoide rettilineo indefinito. indipendentemente dalla forma delle sue spire. ma con uno scambio di ruoli fra i vettori E e B . In un generico punto P il vettore E sta sulla retta OP.ALTRI GRUPPI DI SIMMETRIA. Più precisamente detta z l’asse di simmetria delle spire: a3) le linee di flusso di B giacciono su un piano passante per z e sono invarianti per rotazioni intorno all’asse z. La particella crea sia un campo elettrico che un campo magnetico e per i vettori E e B valgono le proprietà a2 e b2. Spire circolari. La struttura dei campi creati da una spira circolare e da un solenoide costituito da spire circolari è simile a quella descritta nel paragrafo A2. Applicando la legge di Gauss alla superficie Σ si ottiene: qΣ . ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ 4 . Supponiamo ora che ogni carica si muova con velocità v diretta radialmente. è non generano onde elettromagnetiche. cioè è diretto radialmente: infatti qualsiasi piano passante per OP è un piano di simmetria. E= 4π ε r εo r 2 dove q Σ è la carica libera interna a Σ ed ε r la permeabilità relativa dell’eventuale dielettrico in cui è immersa la superficie Σ . detto polo. con modulo che dipende solo da r. Si consideri una distribuzione di cariche con densità ρ che dipende solo dalla distanza r da un punto O. Il vettore di Poynting µo−1 E × B è identicamente nullo: le distribuzioni di cariche e di correnti non irradiano energia. Il fatto che ogni retta passante per O sia un asse di simmetria implica poi che il modulo di E sia lo stesso in ogni punto di una superficie sferica con centro O. Distribuzioni di correnti con simmetria sferica possono essere presenti all’interno di un atomo.

Si considerino ad es. b2 con le a3. dove F è una forza. le seguenti relazioni: τ = r × F (1). è individuata da un modulo. una riflessione rispetto ad un generico piano π passante per z lascia invariata la forma delle spire ma cambia il verso della corrente ed il loro momento di dipolo magnetico (quindi π non è un piano di simmetria). ma con uno scambio tra E eB. Attribuendo a queste grandezze anche un verso. una grandezza che . Per dedurre queste proprietà non è sufficiente considerare le simmetrie della distribuzione di correnti che crea il campo: occorre anche tener conto della struttura delle equazioni di Maxwell. Più precisamente. si ottiene formalmente un vettore. non il verso.b3) se le correnti variano nel tempo.VETTORI POLARI ED ASSIALI. che viene detto assiale (o pseudovettore). Si definisce vettore polare. Esistono grandezze per cui è intrinsecamente definito il modulo e la direzione. z di r nelle rotazioni di coordinate. È facile verificare che le componenti di uno pseudovettore si trasformano come le componenti x. In una trasformazione di coordinate le componenti di un vettore si trasformano come le componenti x. F = qv × B (2). Si tratta di trasfomazioni che fanno passare da una terna destra ad una sinistra e che cambiano la regola della mano destra in quella della mano sinistra: nelle considerazioni di simmetria occorre tenere conto di questo fatto. τ il momento di una forza. In pratica. nella riflessione rispetto ad un piano π : ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¦ ¦ ¦ ¥ § ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ § ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ 5 ¥ . esiste anche un campo E le cui linee di flusso sono circonferenze γ con asse z. una direzione ed un verso. y. La tipica grandezza vettoriale è il vettore r = OP che individua il punto P in un sistema di coordinate con origine in O. Confrontando le proprietà a2. ed il modulo di E è costante lungo γ . mediante un’opportuna convenzione (di norma si usa la regola della mano destra). b3 si comprende perché la struttura delle linee di flusso dell’onda elettromagnetica generata a grandi distanze da antenne a dipolo elettrico ed a dipolo magnetico sono molto simili fra loro. come r . ma non in quelle trasformazioni di coordinate in cui sono presenti una oppure tre piani di riflessione speculare passanti per uno stesso punto. z di r . L’operatore rotore rot v = ∇ × v è formalmente un prodotto esterno e l’operatore ∇ si comporta come un vettore. Ora. A4. µ il momento di dipolo magnetico. Gli operatori che generano pseudovettori sono tipicamente il prodotto esterno ed il rotore. un cambiamento di segno di cariche e correnti nelle equazioni di Maxwell implica un cambiamento di segno dei vettori E e B : basta rileggere le proprietà a4 e b4 per capire che un cambiamento di segno delle componenti tangenziali di questi due vettori ne scambi i ruoli. y. o più semplicemente vettore. In queste relazioni esiste sempre uno pseudovettore ( τ in (1). B in (2)) o tre pseudovettori (in (3)). τ = µ × B (3).

quella normale cambia segno come mostra chiaramente la figura A4 dove v ' è l’immagine speculare di v . quella normale rimane invariata. Infatti in due punti simmetrici rispetto al piano le componenti normali dei vettori E e E' hanno segni opposti. la b1 implica l’annullarsi delle componenti tangenziali di B in un generico punto del piano di simmetria. solo il primo vettore cambia segno. se r è normale ed F tangenziale. Per quanto riguarda il vettore E e lo pseudovettore B . le conseguenze più importanti delle proprietà a4 e b4 sono riassunte nelle regole a1 e b1 citate sopra.a4) componenti tangenziali di un vettore rimangono invariate. ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ 6 . fino ad ottenere un unico punto sul piano: in questo punto i vettori E e E' coincidono (entrambi rappresentano il campo elettrico nel punto considerato). b4) le componenti tangenziali di uno pseudovettore cambiano segno. Analogamente. per la a4. Ad esempio: se nella (1) r ed F sono tangenziali. τ è normale e nessuno dei tre vettori cambia segno. immaginiamo ora di avvicinare i due punti. (3). (2). quindi τ (che è tangenziale) cambia segno. ¨ ¨ Figura A4 È molto facile verificare le proprietà b4 considerando le equazioni (1). e questo implica che la loro componente normale sia nulla.

Sign up to vote on this title
UsefulNot useful