Consigli per la risoluzione dei problemi

Una parte fondamentale di ogni corso di Fisica è la risoluzione di problemi. Risolvere problemi spinge a ragionare su idee e concetti e a comprenderli meglio attraverso la loro applicazione. Gli esempi qui riportati sono stati proposti agli studenti di Fisica Generale I negli ultimi anni come prove scritte d’esame. Essi illustrano, in ogni capitolo, casi tipici di risoluzione di problemi. Il sommario all’inizio di ogni capitolo offre un breve quadro d’insieme delle idee più importanti per la soluzione dei problemi di quel capitolo. Benchè tale quadro sia molto utile come promemoria, per una adeguata comprensione degli argomenti si consiglia di utilizzare il testo di Fisica Generale I consigliato dal docente. Riguardo alla soluzione dei problemi di Fisica, si consiglia quanto segue: 1) Leggere attentamente il testo del problema. 2) Preparare un elenco completo delle quantità date (note) e di quelle cercate (incognite) 3) Disegnare uno schema o un diagramma accurato della situazione. Nei problemi di dinamica, assicurarsi di aver disegnato tutte le forze che agiscono su un dato corpo (diagramma di corpo libero). 4) Dopo aver deciso quali condizioni e principi fisici utilizzare, esaminare le relazioni matematiche che sono valide nelle condizioni date. Assicurarsi sempre che tali relazioni siano applicabili al caso in esame. E’ molto importante sapere quali sono le limitazioni di validità di ogni relazione o formula. 5) Molte volte le incognite sembrano troppe rispetto al numero di equazioni. In tal caso è bene chiedersi, ad esempio: a) esistono altre relazioni matematiche ricavabili dalle condizioni del problema? b) è possibile combinare alcune equazioni per eliminare alcune incognite? 6) E’ buona norma risolvere tutte le equazioni algebricamente e sostituire i valori numerici soltanto alla fine. Conviene anche mantenere traccia delle unità di misura, poichè questo può servire come controllo. 7) Controllare se la soluzione trovata è dimensionalmente corretta. 8) Arrotondare il risultato finale allo stesso numero di cifre significative che compaiono nei dati del problema. 9) Ricordare che per imparare a risolvere bene i problemi è necessario risolverne tanti: la risoluzione dei problemi spesso richiede creatività, ma qualche volta si riuscirà a risolvere un problema prendendo spunto da un altro già risolto.

I - Cinematica del punto materiale

La cinematica degli oggetti puntiformi descrive il moto dei punti materiali. La descrizione del moto di ogni punto materiale deve sempre essere fatta in relazione ad un particolare sistema di riferimento. La posizione di un oggetto che si muove lungo una retta è data dall’equazione oraria:

x = x(t )
Si definiscono la velocità istantanea:
v = lim
∆t → 0

∆x dx = ∆t dt

e l’accelerazione istantanea:
a = lim
∆t → 0

∆v dv d 2 x = = ∆t dt dt 2

Se un oggetto si muove lungo una retta con accelerazione costante (moto uniformemente accelerato) si ha: a = cost e per integrazione, ponendo v = v e x = x per l’istante iniziale t = t = 0, si otterrà:
0 0 0

v = v 0 + at
x = x0 + v0 t +
2

1 2 at 2

v 2 = v 0 + 2a(x − x 0 )
Gli oggetti che si muovono verticalmente vicino alla superficie terrestre, sia che cadano o che siano lanciati verticalmente verso l’alto o verso il basso, si muovono (se si può trascurare l’effetto della resistenza dell’aria) con accelerazione costante rivolta verso il basso. Questa accelerazione è dovuta alla gravità, ed è pari a circa g = 9,8 m/s2. In generale, se r è il vettore posizione del punto materiale, la velocità e l'accelerazione vettoriale istantanea sono date da:
 

e

Le equazioni cinematiche per il moto possono essere scritte per ciascuna delle componenti x, y e z, ossia:
ˆ ˆ ˆ r = xx + yy + zz ˆ ˆ ˆ v = vx x + vy y + vz z
£

ˆ ˆ ˆ a = ax x + a y y + az z .

Riassumiamo qui i casi più semplici: Il moto dei proiettili si può scomporre, se si trascura la resistenza dell’aria, in due moti separati: la componente orizzontale del moto che ha velocità costante e la componente verticale che ha accelerazione costante e pari a g, come per i corpi in caduta libera (fintanto che il moto si svolge in prossimità della superficie terrestre). Si ha un moto circolare uniforme quando una particella si muove lungo una circonferenza di raggio r con velocità costante; la particella sarà allora soggetta ad un’accelerazione radiale centripeta a , diretta verso il centro del cerchio, di intensità:
R

aR =

v2 r

Se la velocità non è costante, vi sarà accelerazione sia centripeta sia tangenziale. Il moto circolare può anche essere scritto in termini di variabili angolari. In questo caso l’equazione oraria sarà

θ = θ (t )
con θ angolo misurato (in radianti) a partire da una data direzione di riferimento. La velocità angolare è data da:

ω=
e l’accelerazione angolare da:

dθ dt

α=

dω dt

La velocità e l’accelerazione lineare di un punto che si muove lungo una circonferenza di raggio r sono legate aω e α da:

v = rω

a = rα
T

¢

v=
¡

dr dt

a=

dv . dt

¢ ¤ ¥

¡

a R = rω 2

La frequenza f è legata ad ω da ω = 2π f e al periodo T da T = 1/f.dove a e a sono le componenti tangenziale e radiale dell’accelerazione. T R .

Calcolare l'accelerazione a t con la quale deve muoversi la guida orizzontalmente affinché la massa m cada verticalmente con accelerazione pari a g . Soluzione: L'accelerazione della massa è g rispetto ad un osservatore inerziale. e a rispetto ad un riferimento non inerziale solidale con la guida.Problema 1 Il sistema. mostrato in figura. è costituito da una massa m appoggiata su una guida rettilinea inclinata di un angolo θ rispetto all'orizzontale. g = 9.   © ¨ § ¦ g L'accelerazione di gravità nel riferimento solidale con la guida è: g ′ = g − at Indicato con a il modulo dell'accelerazione della massa nel riferimento solidale con la guida vale:    La componente orizzontale di a deve equilibrare at .8 m / s 2 ] Suggerimento: tenere conto che g è diretta solo verticalmente.7 m / s 2 tgθ   ar a    θ a = g sinθ + a r cos θ . [ θ = 30 0 . mentre a t è diretta solo orizzontalmente. g = 5. quindi: a t = a t cos 2 θ + gsinθ cos θ cioè: at = rivolta all'indietro.

quindi la palla raggiunge il muro nel tempo: . A quale altezza h dal suolo la palla colpisce il muro? A quale altezza h’ si trova la palla quando è di nuovo sulla verticale del lanciatore (che rimane fermo)? Qual è la quota massima hmax raggiunta dalla palla? Quesito: hmax è la stessa che sarebbe raggiunta se non ci fosse la parete verticale.7 m / s 2 tgθ Problema 2 Una palla è lanciata in avanti e verso l'alto da una quota h0 sopra il suolo con velocità iniziale v 0 . t     g = 5. Perché? ˆ ˆ [h0 = 2 m. d = 4 m.Soluzione alternativa: L’accelerazione totale deve essere g . quindi deve valere: g = a + at scrivendo quest’equazione in componenti si ottiene facilmente che: at = dove a e g sono i moduli delle accelerazioni. La palla rimbalza elasticamente (invertendo la componente orizzontale della velocità e mantenendo inalterata quella verticale) su un muro verticale posto alla distanza d dal lanciatore. v 0 = (10 x + 10 y )m / s ] ! h0 d Soluzione: a) La componente orizzontale della velocità v0x è costante.

Perciò: d 1  d h = h0 + v0 y − g v0 x 2  v 0 x    = 5. Risposta al quesito: hmax è la stessa che sarebbe raggiunta se non ci fosse la parete verticale. Qual è la velocità v0 di uscita della palla del cannone per poter colpire un bersaglio distante d.1 m. perché l’urto con tale parete non altera la componente verticale del moto. e quota iniziale h’0 = 5. Perciò la nuova quota è h’ = 6. d = 9 km] # h d .4 s. h = 1 km.6.8 y m/s2. c) La quota massima hmax viene raggiunta quando la componente verticale della velocità si annulla (ciò avviene dopo il rimbalzo). se la montagna sulla cui cima è situato il cannone è alta h? Qual è la velocità v0 di uscita della palla se si vuole colpire il bersaglio direttamente? [f=0. v0 x " ˆ In direzione verticale è l'accelerazione ad essere costante: g = -9. Nel rimbalzo la componente verticale della velocità v0y si riduce di un fattore f e la componente orizzontale vx rimane costante.t= d = 0.2 m.4 s.9 m.08 m/s.2 m   2 b) La palla torna sul lanciatore dopo altri 0. La componente verticale del moto è ancora uniformemente accelerata con velocità iniziale v’0y = 6. Problema 3 Un vecchio cannone viene fatto sparare orizzontalmente dalla cima di una montagna e la velocità v della palla viene regolata in modo tale da farle colpire un bersaglio posto nella pianura sottostante solo al secondo rimbalzo. Essa è perciò data da: hmax = h0 + v 02y 2g = 7.

cioè vx = d/t. perciò il tempo impiegato dalla palla per raggiungere il suolo è: vx = 2v y g = 12 2 s = 17 s.9 m/s. per cui basta calcolare la durata del moto verticale ed imporre che d = vx t.8 y m / s 2 . Quindi: d = 289.Suggerimento: calcolare la durata del moto in verticale ed ricordare che in tale tempo viene percorsa orizzontalmente la distanza d. Il primo impatto avviene dopo il tempo t1: t1 = 2h = 10 2 s = 14. t 2h $ . t= 2h g In questo tempo la palla percorre orizzontalmente la distanza d = vx t = 9 km.3 m/s. Soluzione: a) La componente orizzontale del moto si mantiene costantemente uniforme.1 s g mentre il secondo impatto avviene con un ritardo t2: t2 = dove vy è quella subito dopo l'urto: v y = fgt 1 = 60 2 = 84. t1 + t 2 ˆ b) La componente verticale del moto è uniformemente accelerata con accelerazione g = −9. cioè: vx = g d =d = 630 m/s.

e quindi vale dv = ma . perché limita la libertà di movimento del corpo e la sua intensità dipende dalle altre forze che agiscono su quel corpo. ma di verso contrario. Sotto forma di equazione: F = ma La forza risultante su un oggetto indica il vettore somma di tutte le forze che agiscono su di esso. La tendenza di un corpo a resistere ad un cambiamento del suo stato di moto si chiama inerzia. La massa è la misura dell’inerzia di un corpo.Dinamica del punto Le tre leggi del moto di Newton sono le leggi fondamentali per la descrizione del moto stesso. allora esso resta in quiete o si muove lungo una linea retta con velocità costante (moto rettilineo uniforme). Per risolvere i problemi in cui compaiono forze su uno o più corpi è essenziale disegnare il diagramma di corpo libero per ogni singolo corpo. F =m dt Se invece la massa del corpo è variabile. allora il secondo corpo esercita sempre sul primo una forza uguale in intensità e direzione. La forza esercitata su un corpo dalla superficie liscia su cui è appoggiato agisce perpendicolarmente alla comune superficie di contatto e per questo si dice che è una forza normale. la seconda legge di Newton afferma che la forza risultante agente su un corpo di massa m e velocità v è data da: F= ¢ £ £     dmv dp = dt dt ove p = mv è la quantità di moto del corpo. ¢ ¢ ¡ . E’ un tipo di forza vincolare.II . Per ogni corpo la seconda legge di Newton può essere applicata a ciascuna componente della forza risultante. mettendo in evidenza tutte le forze che agiscono su quel corpo. se la forza risultante su un corpo puntiforme è zero. La seconda legge del moto di Newton afferma che l’accelerazione di un corpo è direttamente proporzionale alla forza risultante che agisce su di esso e inversamente proporzionale alla sua massa. Nella sua formulazione più generale. Solitamente (ma ci sono eccezioni) un corpo non perde nè acquista massa durante il moto. come sopra. La prima legge di Newton afferma che. si avrà: ¥ ¥ ¥ ¤ ¤ ¤ F = ma + dm v dt La terza legge del moto di Newton afferma che se un primo corpo esercita una forza su un secondo corpo.

La massa totale dei bambini è M. relazione tra l’intensità della forza d’attrito.  . La sua intensità è data da: Fad = µ d FN . mentre il coefficiente di attrito dinamico è µ d . Forza centripeta. vettorialmente: P = − mg Forza d’attrito. Una particella che ruota lungo una circonferenza di raggio r con velocità costante v è sottoposta in ogni momento ad una forza diretta verso il centro della traiettoria. il suo valore massimo è dato da: Fas = µ s FN con µ S coefficiente d’attrito statico. Quando un corpo è in movimento su una superficie scabra. Il coefficiente di attrito statico è µ S . su cui siedono due bambini. Si trovino la forza di attrito esercitata dal suolo sulla slitta e l'accelerazione del sistema slitta-bambini se la tensione T della fune ha l’intensità: T = 100 N. Per la forza d'attrito (radente) statico. Non è un’equazione vettoriale. Quando un corpo si muove con velocità sufficientemente bassa attraverso un fluido. poiché le due forze sono perpendicolari l’una all’altra. Questa legge. N ¦ ¦ Forza elastica. vettorialmente F = − m r = mω × (ω × r ) r r ¨ ¨ ¨ © ¨ ¨ § § Problema 1 Un uomo tira una slitta.Alcune forze importanti sono: Forza peso. sul suolo coperto di neve. Essa vale: v2 v2 2 F = m = mω r . nota come legge di Hooke. è valida per valori di x sufficientemente piccoli. T = 140 N. Il peso si riferisce alla forza di gravità che agisce su un dato corpo e vale P = mg. µ d è detto coefficiente di attrito dinamico e dipende dai materiali con cui sono fatti i due oggetti. La slitta viene tirata mediante una fune che forma un angolo θ con l'orizzontale (vedi figura). Per tenere una molla compressa o tesa di una lunghezza x oltre quella di riposo è necessaria una forza: F = − kx dove k è la costante elastica della molla. inizialmente ferma. subisce una forza d'attrito viscoso diretta nel verso opposto a quello del moto. mentre quella della slitta è m. la forza dovuta all'attrito (radente) dinamico agisce nella direzione opposta a quella del moto. che agisce parallelamente alla superficie di contatto e l’intensità della forza normale F (spesso indicata anche con N) che agisce perpendicolarmente alla superficie stessa. La sua intensità è data da: Fav = − βv .

per cui l’accelerazione è nulla. θ Soluzione: FN Fas  T (M+m) θ FN T (M+m) g  g Fad Diagrammi di corpo libero I) La forza normale al suolo è: FN = (M + m )g − Tsinθ = 425. determinare il valore minimo di T per sollevare totalmente la slitta.7 N. mentre la forza di attrito dinamico è: Fad = µ d FN = µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 63.1 N. Quindi la forza di attrito statico è:       θ .9 N. Quindi la forza di attrito statico è: Fas = µ s FN = µ s [(M + m )g − Tsinθ ] = 85.6 N < Fas. imporre la condizione di equilibrio per le componenti y delle forze e scrivere l’equazione del moto per le componenti x.20. M = 45 kg.Mantenendo fisso l’angolo θ .15] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero del sistema slitta-bambini. µ S = 0. µ d = 0. m = 5 kg. II) La forza normale al suolo è: FN = (M + m )g − Tsinθ = 400 N. La componente orizzontale delle tensioni è Tx = Tcos θ = 76. [ θ = 40 0 .

M +m  Il valore di T per sollevare la slitta è quello che annulla FN : T= (M + m )g sinθ = 762. m = 2 kg. 2 Soluzione: $ ! " # " . [F = 12 N. 1 2 Supponendo che venga eliminata la forza F1 e che sulla massa m agisca la forza applicata dall'esterno 2 F2 = − F1 (figura 2).9 m/s2. m = 4 kg . F = 12 N] 1 1 2 2 Suggerimento: si scriva l'equazione del moto considerando il punto materiale di massa (m + m ).3 N. che si esercita sulla massa m (come in figura 1). quindi la slitta si muove con accelerazione a= T cos θ − µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 0.2 N > Fas. mentre la forza di attrito dinamico è: Fad = µ d FN = µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 60 N. si determinino intensità e direzione di ciascuna delle forze di interazione in quest'ultimo caso. 1 2 F1 m1 m2 m1 m2 F2 Fig. La componente orizzontale delle tensione è Tx = Tcos θ = 107. Problema 2 Due masse m ed m giacciono su un piano senza attrito e vengono spinte da una forza applicata dall'esterno F1 . 1 2 1 Si determinino intensità e direzione di ciascuna delle forze di interazione tra m ed m . 1 Fig.Fas = µ s FN = µ s [(M + m )g − Tsinθ ] = 80 N. Si spieghi perché il modulo delle forze di interazione è diverso nei due casi. Si scrivano quindi le equazioni di corpo libero per ciascuna massa.

occorre una forza maggiore. = 1.F1.34 kg. Le funi sono fissate alla sbarra a distanza d l'una dall'altra. quindi ora è F21 = m1a = -8 N. c) In base alla seconda legge del moto di Newton la forza totale agente su ciascuna delle due masse è la stessa (a meno del verso) nei due casi esaminati. T = 35. Però una delle due masse è accelerata dalla sola forza di interazione. Problema 3 Una palla di massa m è fissata ad una sbarra verticale per mezzo di due funi prive di massa e lunghe . e nel secondo caso si tratta della massa maggiore. Determinare: la tensione T2 della fune in basso. la risultante delle forze applicate alla palla nell'istante mostrato in figura. d = 1. La tensione della fune più alta è T1 .70 m. ma questa volta su m2 agisce anche la forza F2 = . sia dal punto di vista di un osservatore solidale con la palla.F12 = 4 N b) L’accelerazione vale ancora 2 m/s2. ) & ' ( [m = 1. mentre per il principio di azione e reazione la forza di interazione F21 esercitata da m2 su m1 vale F21 = . Studiare il problema sia dal punto di vista di un osservatore inerziale. la velocità della palla.F21 = 8 N. 9 B % 5 m1 g 7 m2 g m2 g m2 g C F1 F12 F21 F2 @ 0 3 FN 2 6 2 FN1 FN1 FN 2 − F21 A 8 1 . E’ ovvio che per produrre la stessa accelerazione in una massa maggiore.0 N] 1 Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero per il punto materiale in ciascuno dei riferimenti utilizzati.70 m. Il sistema ruota attorno alla sbarra in modo da formare un triangolo equilatero (vedi figura). ed F12 = .− F12 4 Diagrammi di corpo libero a) L’accelerazione di m ed m è: 1 2 a= % F1 = 2 m/s2 m1 + m2 Ma allora la forza di interazione F12 esercitata da m1 su m2 vale m2 a = 4 N.

invece. g U Diagramma di corpo libero a) nel riferimento inerziale e b) nel riferimento non inerziale solidale con la palla a) Nel riferimento non inerziale.d 60° V Soluzione: La differenza fra ciò che vede un osservatore inerziale rispetto ad uno non inerziale solidale con la palla è che mentre quest’ultimo vede la palla ferma mantenuta in equilibrio da una forza centrifuga Fc. 2 b) Nel riferimento non inerziale la risposta è banale: zero. . sottoposta ad un’accelerazione centripeta. la tensione T2 bilancia la risultante di T1 . f . la risultante delle forze applicate alla palla è la forza centripeta: G R T2 g T2 v2 ˆ r + mg = 0 I T1 P S Q a) V D b) T1 . f .7 N. l’osservatore inerziale vede la palla in moto circolare uniforme.5. della forza centrifuga e della forza peso: T2 + T1 + m H G G F E 3 2 3 . Nel riferimento inerziale. 2 La componente verticale dell’equazione non contiene la forza centrifuga: dove si è tenuto conto che il triangolo è equilatero e che cos 30° = T2 T1 = − mg 2 2 dove si è utilizzata la nota relazione cos 60° = 0. Si trova dunque il modulo T = 8. T Fc.

I coefficienti di attrito statico e dinamico fra i due blocchi sono rispettivamente µ S e µd . m1 = 4 kg. Quanto vale la massima forza F che si può applicare senza che il blocco m2 strisci su m1 ? Se il valore di F è doppio di quello trovato nel precedente quesito. µ d = 0. µ S = 0.3. valida in entrambi i riferimenti. è: 2 (T1 + T2 ) 3 = − mv 2 3 2 fornisce: Y Y v= (T1 + T2 ) m ` 3 4 = 6. c b a m2 F d m1 Soluzione: W T1 + T2 + mg = − X X X mv 2 3 2 ˆ r . Un osservatore inerziale vede il blocco m2 muoversi verso destra (direzione di F ) o verso sinistra? [ m2 = 2 kg. si trovino sia l'accelerazione assoluta di ciascun blocco sia la forza di attrito agente su ciascun blocco.La componente orizzontale dell’equazione vettoriale di partenza.2] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero per ciascun corpo in condizione di moto di m1 e imporre la condizione di equilibrio di m2 rispetto ad m1 (moto relativo).5 m/s Problema 4 Un blocco di massa m2 poggia su un blocco di massa m1 che è posto su un tavolo privo di attrito (vedere figura).

la massa m2 scivola su m1 esercitando su di essa la forza di attrito dinamico Fad = m2 gµ d . in un riferimento inerziale l’accelerazione è positiva. per cui: a m1 = F − m2 µ d g = 7.7x2 N = 35. sia la forza fittizia . quindi la forza di attrito statico che agisce su m2 deve essere pari a: m2 µ s g = Fm 2 m1 + m2 da cui: F = µ s g (m1 + m 2 ) = 17. quindi diretta verso destra. in assenza di attrito con il tavolo la massa m2 si muove con m1 .9 m/s2 m1 dove a m1 è l’accelerazione della massa m1 . Nel riferimento solidale con la massa m1 . con m2 in moto rispetto ad m1 ) a) In un riferimento inerziale. mentre nel riferimento non inerziale l’accelerazione è diretta verso sinistra (nel verso negativo delle ascisse). Problema 5 h − Fad q (m1 + m2 )g p m2 g g F f i N1 e N2 Fad .9 m/s2 mentre in un riferimento inerziale vale: a = a r + am1 = 2 m/s2 c) Come si evince dal punto b). la massa m2 subisce sia la forza di attrito dinamico.Diagrammi di corpo libero (in un riferimento inerziale.9 La forza di attrito dinamico vale naturalmente m2 µ dg = N.m2 a m1 .4 N. 3.7 N b) Posto F = 17. Quindi in tale riferimento l’accelerazione ar vale: a r = µ d g − a m1 = -5.

Quanto vale l’angoloθ di sopraelevazione? Quanto deve essere il minimo coefficiente d'attrito µ verso il basso? s c consente di superare la curva senza scivolare he Usando tale coefficiente.La curva sopraelevata di un'autostrada è stata progettata per una velocità vmax.3 rg s Fcf mg w N t u a) b) . N mg v Diagramma di corpo libero a) in un riferimento non inerziale e b) in uno inerziale Soluzione: a) In un riferimento inerziale la componente orizzontale della reazione vincolare N fornisce la forza centripeta. con quale velocità massima v’max è possibile percorrere la curva senza scivolare verso l’alto? [vmax = 95 km/h. scrivere l'equazione del moto ed imporre la condizione di equilibrio. In una brutta giornata il traffico percorre l'autostrada alla velocità v.r = 210 m. mentre la sua componente verticale equilibra la forza peso:  v2  Nsinθ = m  r  N cos θ = mg r Quindi: 2 v max tgθ = = 0. Il raggio della curva è r. v = 52 km/h] Suggerimento: utilizzare un sistema di riferimento (non inerziale) solidale con l'automobile.

Con questo angolo. in assenza di attrito: 2 v max m cos θ = mgsinθ r tgθ = 2 vmax = 0.5 km/h Problema 6 on Un corpo di massa M è posto su un piano inclinato di un angolo θ c l’orizzontale ed è connesso ad una coppia di corpi di ugual massa m tramite una corda ideale. nel sistema di riferimento solidale con l’automobile è soddisfatta la condizione di equilibrio della componente parallela alla strada delle forze in gioco.3 rg b) Con la pioggia. che passa per una puleggia senza attrito e di massa trascurabile. a velocità v < vmax. Calcolare il valore della forza di attrito statico necessaria a far rimanere in quiete il sistema. C’è però attrito fra la massa M ed il piano inclinato. la macchina tende a scivolare verso il basso.2 µs = 2 v g + tg (θ ) r gtg (θ ) − c) A velocità v’max > vmax. come illustrato in figura. per cui la condizione di equilibrio diviene:   v2 v2 mgsin (θ ) = m cos(θ ) + µ s mg cos(θ )+ m sin (θ ) r r   Quindi il coefficiente d’attrito vale: v2 r = 0. Quindi la condizione di equilibrio è:   v’2 v ’2 max mgsin(θ ) + µ s mg cos(θ )+ m sin (θ ) = m max cos(θ ) r r   Per cui: v ’max = gr [sin(θ )+ µ s cos(θ )] [cos(θ )− µsin(θ )] = 128. tende a prevalere la forza centrifuga. e la macchina tende a sbandare verso l’alto. .

M.esprimere in funzione di m. uando m=M/2 e θ = 45°. calcolare esplicitamente il valore minimo di µ sq Quesito: Per quale valore dell’angolo θ il sistema (per m < M/2) resterebbe in condizioni statiche anche senza attrito? M m m θ Soluzione: N M T Fa θ Diagramma di corpo libero per M a) Condizione di equilibrio: pertanto: y x € T = 2mg  T = Mgsinθ + µ s Mg cosθ . necessario affinchè il sistema rimanga in condizioni statiche. θ il minimo valore del coefficiente di attrito statico fra M ed il piano inclinato.µ s.

m1 m3 m2 . Problema 7 I corpi di massa m1. m2 ed m3 sono collegati come in figura. Le carrucole e le funi sono ideali. Quali valori può assumere il coefficiente di attrito statico µ s fa tavolo e corpo di massa m1 affinchè m1 r non si muova? Calcolare l’accelerazione dei due corpi m2 ed m3 quando è soddisfatta la condizione di cui al punto a). In assenza di attrito fra il tavolo ed m1. calcolare l’accelerazione dei corpi m1. µ s=0. m2 ed m3.4 Risposta al quesito: 2m − tg (θ ) M cos(θ ) La condizione di equilibrio in assenza di attrito è:  T = 2mg  T = Mgsinθ da cui: θ = arcsin 2m M Si noti che per m>M/2 il sistema non può essere in equilibrio senza l’attrito. [m1 = 10 kg. m2 = 2 kg. m3 = 3 kg] Suggerimento: scrivere l’equazione di equilibrio per m1 e quella per il moto di m2 ed m3.µ s Mg cos(θ ) = 2mg − Mgsin(θ ) b) Coefficiente di attrito statico: µs = c) Se m = M/2 e θ = 45°.

ƒ m2 g a) e b) Condizione di equilibrio di m1: m1 gµ s = 2T Le accelerazioni di m2 ed m3 hanno somma nulla.5 N m3 + m2 Coefficiente di attrito statico: µs = 2T = 0. Vale allora: ‡ ‚  N † „ T − m3 g = m3 a  m 2 g − T = m2 a .Soluzione: T … T Fa 2T ˆ m3 g m1 g Diagrammi di corpo libero. siano a1. per cui le equazioni del moto di m2 ed m3 si possono scrivere in termini della sola accelerazione a di m3: T − m3 g = m3 a  T − m2 g = m2 (− a ) cioè: dove l’asse verticale del riferimento è orientato verso l’alto.5 gm1 c) In assenza di attrito. a2 e a3 le accelerazioni delle tre masse in un riferimento inerziale. L’accelerazione di m3 vale: a= m2 − m3 g = -2 m/s2 (verso il basso). m3 + m2 Tensione della fune che lega m2 ed m3: T = m3 ( g + a ) = 2 m2 m3 g = 23.

le accelerazioni di m2 ed m3 hanno lo stesso modulo (2 m/s2).7 m/s2. m2 ed m3 verso il basso). Eliminando le tensioni delle corde. Problema 8 a I è l’accelerazione di un corpo rispetto ad un riferimento inerziale. a2 = -2.7 m/s2. nonchè la condizione: a2 + a1 = −( a3 + a1 ) che in precedenza ci ha consentito di scrivere le equazioni del moto di m2 ed m3 in termini della sola accelerazione di m3. risolvendo il sistema si trova:  4m2 m3  a1 = g m1( m3 + m2 )    m ( m − m2 ) − 4m2 m3  a2 = 1 3 g m1 ( m3 + m2 )    a = m1 ( m2 − m3 ) − 4m2 m3 g  3 m1( m3 + m2 ) a1 = 4. la sua accelerazione a NI rispetto ad un riferimento non inerziale di accelerazione a t è data da: a NI = a I − a t . a3 = -6.m1a1 = 2T  m2 (a 2 + a1 ) = T − m2 g m (a + a ) = T − m g 3 3 1 3 a2 + a1 e a1 + a3 sono le accelerazioni delle masse m2 ed m3 nel riferimento solidale con la seconda carrucola1. riferimento in cui è valido il calcolo precedente. Si noti che nel riferimento non inerziale solidale con la carrucola mobile (che scende). ma m3 scende ed m2 sale.7 m/s2 (m1 si muove in avanti.  ’ ’ ’ ‘ ‰ 1 Si ricordi che se . si ottiene:   2a + a + a = 0  1 2 3  m  m2 − 1 a1 + m2a2 = − m2 g 2   m1   m3 − a1 + m3a3 = − m3 g  2 Quindi.

Calcolare: di quanto si è allungata la molla nella posizione di equilibrio del sistema. A B Soluzione: T – ˜ N T Fe mB g Diagramma di corpo libero per A e B . il periodo delle oscillazioni compiute dal sistema (sia di A che di B). poggiato su un piano orizzontale liscio. a) detto x l’allungamento della molla. il corpo A (di massa mA).8 cm. [mA = 2 kg. Il corpo B viene abbassato lungo la verticale. k = 200 N/m] Suggerimento: si scrivano le equazioni del moto di mA ed mB. l’equazione del moto del sistema formato dalle due masse.Nel dispositivo schematizzato in figura. rispetto alla sua posizione di equilibrio e lasciato libero di muoversi. k b) le equazioni del moto di ciascuna massa sono: ” mAg “ — • . della molla e della carrucola sono trascurabili rispetto a quelle dei corpi A e B. la condizione di equilibrio è k x = mBg. usando ad esempio la variabile x come spostamento generico della massa mB dalla sua posizione di equilibrio. è collegato da un filo inestensibile al corpo B (di massa mB) ed è saldato all’estremità di una molla di costante elastica k. L’altra estremità della molla è fissata ad un gancio solidale con il piano e le masse del filo. d cui: a x= mB g = 9. mB = 2 kg.

La perdita è di k litri di acqua al minuto. Ad un tratto sul fondo del cassone si apre una piccola crepa attraverso cui l’acqua cade al suolo. v0 = 72 km/h. La velocità dell’autobotte è inizialmente v0 e la forza di attrito statico agente sulle sue ruote in direzione e verso della velocità è fs. M = 8000 kg. Si noti che la variabile x descrive le oscillazioni sia di mA che di mB attorno alle rispettive posizioni di equilibrio. ignaro della perdita.m B g − T (x ) = m B a (x )  T (x ) − kx = m A a (x ) ovvero  d 2x m B g − T (x ) = m B dt 2   2 T (x ) − kx = m d x A  dt 2 per cui l’equazione globale del sistema. m0 = 32000 kg. A quale velocità si troverà il camion dopo un tempo t0 dall’inizio della perdita? [fs = 1 N. L’autista del camion. c) il periodo dell’oscillatore è: T = 2π mA + mB = 0. ρ ( 2O) = 1 kg/dm3. è: d 2x k mB g x= 2 + dt mA + mB mA + mB la cui soluzione è un moto armonico.9 s k Problema riepilogativo Un’autobotte di massa a vuoto M trasporta una massa m0 di acqua distillata lungo tratto di autostrada piano e rettilineo. senza vento. per cui la forza di attrito statico rimane costante. tiene fermo il piede sull’acceleratore. k = 1. staccandosi dal cassone con velocità relativa ad esso perpendicolare alla strada.2 l/min. t0 = 15’] H . in funzione dell’allungamento della molla.

l’autobotte perde. anche se il camion perde quantità di moto. Il problema può anche essere risolto utilizzando la forma generale della seconda legge della dinamica. e la forza totale agente sull’autobotte è: ˆ F = ( f s − βv )x + f a con f a = forza di reazione esercitata dall’acqua sul camion. la quantità di moto v0kdt e la massa kdt. e l’asse y verticale diretto verso l’alto. Prima che si apra la crepa. per cui il coefficiente d’attrito viscoso β d camion nell’aria è dato da: el (M + m0 ) d cioè: 2 x 2 dt = 0 = f s − βv 0 β= fs = 0. soggetta lungo l’asse delle ascisse alle sole forze fs ed attrito viscoso dell’aria. valida per sistemi a massa variabile: F = ma + ™ ™ dm v dt ™ dove m(t) è la massa dell’autobotte al tempo t dall’inizio della perdita.05 kg/s v0 Quando si apre la crepa. si ha semplicemente una massa M + m0 che si muove a velocità costante.Soluzione: Fissiamo un riferimento solidale con la strada che abbia l’asse x lungo l’autostrada nel verso della velocità dell’autobotte. d d e . e l’accelerazione è nulla. In formula: (M + m0 − kdt )v 0 (t + dt )− (M + m0 )v 0 (t ) = −kdtv 0 (t ) Perciò la nuova velocità dell’autobotte (al tempo t + dt) è: (M + m0 − kdt )v 0 (t ) = v 0 (t + dt ) (M + m0 − kdt ) cioè la velocità rimane inalterata. in un intervallo di tempo infinitesimo dt. Queste due forze devono ovviamente bilanciarsi.

ma è solo la forza fittizia). e a (0 + dt ) = f s − βv (0 + dt ) f s − βv 0 = = 0 . quindi: f s − βv = ma (anche a è nulla. in tale riferimento v = 0. . vale a dire che a rimane nulla. Inoltre. Quindi il m m moto resta uniforme con velocità v0. la forza di reazione è verticale. per cui inizialmente a(0) = 0. per cui non influenza la componente orizzontale del moto.Nel riferimento solidale con l’autobotte. La condizione iniziale è f s − βv 0 = 0 . cioè v non cambia. Ma v(0 + dt ) = v 0 + a (0 ) = v 0 .

Associato ad una forza conservativa si introduce il concetto di variazione di energia potenziale. Quando si includono tutte le forme d’energia. come l’attrito. Quest’ultima vale mgy per una particella posta ad un’altezza y al di sopra di un riferimento orizzontale scelto ad arbitrio. Se agiscono anche forze non conservative. definita come la somma delle energie cinetica e potenziale. l’energia meccanica totale E. l’energia si conserva sempre (legge di conservazione dell’energia). Il lavoro fatto da una forza conservativa è recuperabile. 1 . Esempi di forze conservative per le quali si parla di energia potenziale sono: forza peso e sua energia potenziale. per cui si può sostituire Ep(x) con Ep(x) + C. entrano in gioco altri tipi di energia.III .γ ∫ F ⋅ dl £ B dove dl è lo spostamento infinitesimo lungo il percorso della particella. Il lavoro W compiuto da una forza F variabile che agisce su un punto materiale spostandolo da un punto A ad un punto B lungo una linea γ èdato da: ¡ ¡   W= ¢ A . Quando agiscono solo forze conservative. con C costante arbitraria.Lavoro ed energia. Sotto l’azione di una forza conservativa F si definisce la variazione di energia potenziale come l’opposto del valore del lavoro compiuto dalla forza: ∆E p = E pB − E pA = − ∫ F ⋅ dl A ¥ ¥ ¤ B Solo le variazioni dell’Ep sono significative dal punto di vista della fisica. Conservazione dell’energia. cosa che non è vera per una forza non conservativa. si conserva: E = Ec + E p = costante. ogni volta che conviene. L’energia cinetica di una particella di massa m che si muove con velocità v è data da: Ec = 1 mv 2 2 Il teorema dell’energia cinetica afferma che il lavoro totale compiuto su un punto materiale dalla forza risultante per spostarlo da un punto A ad un punto B è uguale alla variazione di energia cinetica del punto materiale: W= 1 1 2 2 mv B − mv A = ∆E c 2 2 Il lavoro fatto da una forza conservativa su di una particella dipende solo dai due punti di partenza e di arrivo e non dal cammino percorso dalla particella.

Forza gravitazionale (descritta dalla legge di gravitazione universale di Newton). α = 30°.Forza elastica ( F = −kx ). m = 0.5 kg] 3 A α l B β l C Soluzione: 2 .energia potenziale elastica Ep = 1/2kx2 per una molla con costante elastica k. [AB = BC = l = 2 m.8 m/s2. g = 9. Ep( ) = 0 è il riferimento di zero per Ep. µ d = 1 . Il coefficiente di attrito dinamico tra punto materiale e piani vale µ d. Sapendo che la velocità nel tratto BC è costante: Quanto tempo impiega il punto materiale per scendere da A a C? Quanto vale il lavoro compiuto dalla forza di attrito? Risolvere la parte b) sia usando la definizione di lavoro.L’energia potenziale di una particella di massa m dovuta alla forza gravitazionale esercitata su di essa dalla Terra è data da: ¦ ¦ E p (r ) = −γ mM T r dove MT è la massa della Terra ed r la distanza della particella dal centro della Terra (r>=raggio della Terra). sia ricordando che il lavoro compiuto dalla forza di attrito è uguale alla variazione dell’energia meccanica tra A e B. ∞ Problema 1 Un punto materiale di massa m scende (partendo da fermo) lungo la sagoma in figura. che è opportunamente raccordata nel punto B in modo che la velocità del punto materiale in B cambi in direzione ma non in modulo. allungata o compressa di una lunghezza x rispetto alla posizione di riposo.

La slitta ha una massa m ed il coefficiente di attrito dinamico fra la slitta e la neve è µ d.Poichè la velocità nel tratto BC è costante. quindi il tempo totale t è t = t + t’ = 1.7 J. 2 dove mgl (cosα + cos β ) è l’energia potenziale del punto A rispetto al punto C . Il tempo t’ impiegato per percorrere BC è l/ v = 0.8 m/s2. Quindi il tempo richiesto da A a B è: t= 2l = a 2l = 0.8 s (cosα − µ d sin α )g mentre in B la velocità è: v = at = 4.7 J Oppure. la forza di attrito uguaglia la componente del peso parallela a BC: µ d mgsinβ = mg cos β Da cui: tg β = 1 µd a) L’accelerazione della massa m nel tratto da A a B è data da: (cosα − µ d sinα )g = a = 5.2s.4 s. coperta di neve. Si noti che nel tratto BC varia solo l’energia potenziale. Se il cavallo tira parallelamente alla superficie della strada ed eroga una potenza P: quanto vale la velocità (costante) massima vmax con cui il cavallo riesce a tirare la slitta? Che frazione della potenza del cavallo viene spesa per compiere lavoro contro la forza d’attrito? Che frazione viene spesa per compiere lavoro contro la forza di gravità? 3 .Innanzi tutto calcoliamo β . Problema 2 Un cavallo tira una slitta su una strada ripida. B B t t b)Il lavoro compiuto dalla forza di attrito è: W = µ d mg (sinα + sinβ )l = 7.6 m/s. il lavoro compiuto dalla forza di attrito si può ottenere dalla variazione dell’energia meccanica: 1 2 W = ∆E = mgl (cosα + cos β )− mv B = 7.

12. Supponendo che la velocità di salita sulla torre e dm la perdita in massa del secchio siano costanti. P = 746 W] Soluzione: T § Fa θ mg Diagramma di corpo libero Se la velocità è costante. Essendo però bucato. 4 ¨ © .[pendenza 1:7.98 m/s mg (µ d cosθ + sinθ ) b) il rapporto fra la potenza dissipata dall’attrito e quella del cavallo è uguale al rapporto delle forze: mgµ d cos θ = mgµ d cos θ + sinθ 1 = 46%. che nel nostro caso sono parallele: P = Tv = mg (µ d cosθ + sin θ )v max Quindi: a) vmax è: v max = P = 0. m = 300 kg. µd 1+ tg θ Problema 3 Un secchio pieno d’acqua di massa complessiva m0 viene portato da un pozzo nel mezzo di un cortile fino alla cima di una torre alta h. e che il peso del secchio vuoto possa essere dt trascurato. la tensione T della fune vale: T = µ d mg cosθ + mg sin θ = mg (µ d cosθ + sin θ ) = 765 N. tg θ 1+ µd il rapporto fra la potenza della gravità e quella del cavallo è: mgsinθ = mgµ d cos θ + sinθ 1 = 54%. determinare il lavoro compiuto esprimendolo in joule. µ d=0. La potenza P è il prodotto scalare della forza T per la velocità v . quando arriva sulla torre contiene solo metà dell’acqua che conteneva inizialmente.

si ha: x   m(x ) = m0 1 −  . dm dm dt dm 1 = * = * = costante. h = 50 m] Suggerimento: Si ricordi che. supponendo che non vi sia attrito lungo tutta la guida.  2h  Il lavoro è dunque dato da: x   W = ∫ F ⋅ dx = ∫ gm(x )⋅ dx = m0 g ∫ 1 −  ⋅ dx 2h  0 0 0 Calcolando l’integrale. determinare l’energia cinetica del corpo nel punto F.D. e angolo al centro π/2 + θ . si trova: 3 W = m0 g h = 1389. di centro C. in grado di scorrere senza attrito lungo la guida. U n corpo puntiforme di massa m.78 kg. con m(0) = m0 e m(h) = m0/2.F.[m0 = 3. detto x il tratto percorso dal secchio e v la sua velocità. dx dt dx dt v per cui m(x) è una funzione lineare. Calcolare la reazione della guida nel punto D. Soluzione: Osservato che m(x) è una funzione lineare. Se il tratto EF presenta un coefficiente di attrito dinamico µ d. viene rilasciato nel punto A con velocità iniziale nulla.E. Perchè le velocità in B ed in F risultano essere uguali nel quesito a)? 5 . raggio R. I tratti AB (di lunghezza h) ed EF sono rettilinei. mentre il tratto BDE è circolare.2 J 4 h h h Problema 4 Una guida ABDEF è tenuta in un piano verticale xy. Determinare la velocità del corpo nei punti B.

quindi: 1 2 mv D = mg (h + R ) 2 e: v D = 2 g (h + R ) Il dislivello fra A ed E è h + R cosθ . quindi anche la stessa energia cinetica e la stessa velocità. quindi: 1 2 mv E = mg (h + R cosθ ) 2 e: v E = 2 g (h + R cosθ ) Il punto materiale si trova in F alla stessa quota che in B. sia fornire la forza centripeta necessaria per mantenere il corpo in traiettoria: 6 . b) La reazione vincolare in D deve sia bilanciare per intero il peso del corpo puntiforme.A m B C F θ θ D E Soluzione: a) Per il teorema dell’energia cinetica. in B vale: 1 2 mv B = mgh 2 Quindi la velocità del punto materiale in B è: v B = 2 gh Il dislivello fra A e D è R + h. per cui ha la stessa energia meccanica (che in assenza di attrito si conserva) e la stessa energia potenziale.

dalla conservazione dell’energia meccanica si trova: 2 mv P = mg 5R − mgR = 4mgR 2 Da cui: 7 . Il raggio della circonferenza è R. B 5R O R A P Soluzione: a) In un riferimento inerziale. nella posizione O. la reazione vincolare sia nulla? Quesito: Riscrivere le domande a) e b) supponendo di studiare il problema nel sistema di riferimento non inerziale associato alla massa. l’energia meccanica del punto materiale in F è data dall’energia totale in B diminuita del lavoro compiuto dalla forza di attrito dinamico lungo EF : EF = 1 2 1 2 mv B − lµ d mg cosθ = mv F 2 2 Problema 5 Una massa m scivola senz’attrito lungo la guida indicata in figura. quanto vale la reazione vincolare nel punto P? Qual è l’altezza minima da cui deve partire la massa affinchè.2  mv D FN =  mg +  R    2 g (h + R ) ˆ  y = mg + m ˆ  y R    c) Detta l la lunghezza di EF. la reazione vincolare in P deve solamente fornire la forza centripeta che mantiene m in traiettoria: 2 mv P FP = R Presa come quota di riferimento per l’energia potenziale quella del punto A. Se la massa parte da ferma dal punto B (AB = 5R).

Ancora una volta. la reazione vincolare in O è nulla se la forza centrifuga agente su m è equilibrata interamente dalla gravità. il calcolo è identico a quello già svolto nel riferimento inerziale. la reazione vincolare in O è nulla se la forza centripeta che mantiene m in traiettoria è fornita interamente dalla gravità: mg = 2 mvO R Detta x l’altezza cercata. perchè l’unica differenza tra forza centrifuga e centripeta è un segno che non influisce sul calcolo medesimo. Problema 6 Il sistema indicato in figura (macchina di Atwood) è inizialmente a riposo con la massa mA a terra e la massa mB ad altezza h da terra. può essere risolto utilizzando la legge di conservazione dell’energia meccanica. la reazione vincolare in P deve solamente equilibrare la forza centrifuga per mantenere m in traiettoria. analogo al n° 7 del capitolo II. b) Nel riferimento non inerziale solidale con m. e per lo stesso motivo del punto a). trascurando l’attrito e l’inerzia della carrucola.FP = 8mg b) In un riferimento inerziale. e sostituendo nell’equazione di 2 mv O ( + 2mgR = mgx ): 2 mgR + 2mgR = mgx 2 conservazione dell’energia cioè: x= 5 R + 2R = R 2 2 a) Nel riferimento non inerziale solidale con m. Determinare la velocità con cui m2 tocca terra e la tensione della fune. Per calcolare la tensione della fune è comunque necessario scrivere l’equazione di corpo libero per una delle due masse. Suggerimento: Questo problema. Ciò porta ad un calcolo identico a quello già svolto. mB mA 8 .

rispetto al suolo. la velocità terminale di B è: v = 2ah = 2 mB − m A gh mB + m A Si può determinare v anche dalla conservazione dell’energia. si trova l’accelerazione di A e B (in modulo): a= mB − m A g mB + m A Quindi la tensione della fune è: T = m A (a + g ) = m A g 2m B mB + m A Poichè il moto delle due masse è uniformemente accelerato con velocità iniziale nulla. mentre alla fine le due masse hanno velocità di ugual modulo: m B gh = m A gh + m A + mB 2 v 2 cioè: v= 2(m B − m A )gh m A + mB 9 . osservando che inizialmente le energie cinetiche sono nulle e l’energia potenziale del sistema. è mBgh.Soluzione: Equazioni di corpo libero: m B g − T = m B a  T − m A g = m Aa Risolvendo il sistema.

La corda urta un piolo fissato ad una distanza d al di sotto del punto di sospensione (vedere figura) Se il pendolo è lasciato libero da un’altezza h al di sotto del piolo. quale deve essere il valore minimo di d? y P L d x Soluzione: a) Per conservazione dell’energia. h* = h.Problema 7 Un pendolo di lunghezza L oscilla in un piano verticale. b) Conservazione dell’energia nel punto P (figura): 1 mgL = mg 2(L − d ) + mv 2 2 In P la forza centripeta deve essere almeno uguale alla gravità: mg = quindi: 1 mgL = mg 2(L − d ) + mg (L − d ) 2 mv 2 L−d Sviluppando i calcoli: d= 3 L 5 10 . quale altezza h* raggiunge dopo aver urtato il piolo? Se il pendolo è lasciato libero dalla posizione orizzontale (θ =90°) e descrive una circonferenza completa centrata nel piolo.

x2 = 42 cm] Quesito: risolvere il problema sia scrivendo l’equazione del moto del punto materiale. x1 = 17 cm. ad una nuova posizione di equilibrio (fig. sia scrivendo la conservazione dell’energia meccanica. 1a).0 kg. Quanto vale la costante k della molla? Qual è la massima energia cinetica della massa? [m1 = 1. m1 x m2 y Soluzione: a) Riferita l’energia potenziale gravitazionale all’asse delle ascisse (figura). con l’altro estremo che punta verso l’alto(vedi fig.Problema 8 Un estremo di una molla priva di massa è posto su di una superficie piatta.0 kg. Successivamente. la massa m1 viene rimossa e sostituita con una massa m2. 1b). La molla è poi compressa con le mani cosicchè l’estremo della molla si trova in una posizione x2 rispetto alla posizione originale di riposo (quella occupata dalla molla senza nessuna massa appoggiata)(vedi fig. 1c).6 N/m x1 b) Per conservazione dell’energia. la massima energia cinetica della massa m2 corrisponde alla minima energia potenziale. m2 = 2. la costante elastica della molla vale: k= m1 g = 57. La molla è poi rilasciata. Una massa m1 è posta delicatamente sopra la molla e permette di comprimere la molla di x1 . L’energia potenziale ha un andamento parabolico: Ep = mg 1 2 kx − m 2 gx = 1 x 2 − m2 gx 2 2 x1 Questa parabola ha il vertice in:  * m 2 g m 2 x1 x = k = m  1  2 m g m2 g m2 g E = 2 x1 − 2 x1 = − 2 x1  p min 2m1 m1 2m1 11 .

cioè quando l’energia cinetica vale: Ec = m g m g 1 1   m2ω 2  x 2 − 2  = k  x 2 − 2  = 0. mentre A sen (ωt + φ ) è k l’oscillazione generica: la molla oscilla attorno alla posizione di equilibrio x* anzichè attorno ad x = 0). Imponendo le condizioni iniziali: (si noti che x * = m2 g  = x2  x (0) = A sen φ + k  v (0) = ωA cosφ = 0 si ottiene:  m2 g  m2 g   x (t ) =  x 2 − k  cos ωt + k     v (t ) = −ω  x − m 2 g  sen ωt  2   k   ove: ω= k m2 La velocità è massima per sen ω t=1 o – 1.2 J 2 k  2  k   12 2 2 .2 J 2 2m1 2 x1 2m1 Il problema può essere risolto anche utilizzando direttamente l’equazione del moto: m 2 x + kx = m2 g La soluzione generale è: x = A sen (ωt + φ ) + m2 g k   m2 g è la soluzione di equilibrio dell’equazione del moto.L’energia totale è data da: E c max = E mecc − E p min = E piniz − E p min quindi l’energia cinetica massima è: E c max 2 2 m2 g m1 g 2 m2 g 1 2 = kx 2 − m2 gx 2 + x1 = x 2 − m2 gx 2 + x1 = 0.

la quantità di moto totale è: ¦ ¦ ¦ ¦ ¥ ¤ ¤ P = ∑ mi vi = MvCM = PCM i Il teorema del centro di massa si può scrivere anche: ¡ i M . L’impulso di una forza che agisce per breve tempo su una particella (forza impulsiva) si definisce come: I = ∫ Fdt = p f − pi = ∆p .     La seconda legge della dinamica. si scrive: F= ¡ ¢ dp dt dove F è la forza totale agente sulla particella.IV . sistemi a più corpi ed urti Per una particella si definisce quantità di moto la grandezza: p = mv . nel caso di un corpo esteso: xCM = 1 M ∫ xdm . nella sua forma più generale. M Il teorema del centro di massa (o 1a equazione cardinale della dinamica dei sistemi) è scritto come: MaCM = F ( E ) ossia il centro di massa si muove come una particella singola di massa M sulla quale agisce la stessa forza esterna risultante F ( E ) . Per un sistema di particelle. Per un sistema di particelle o per un corpo esteso (distribuzione continua di materia) il centro di massa (CM) si definisce come: xCM = ∑m x i i i M . ti tf £ £ £ £ £ cioè l’impulso di una forza impulsiva è uguale alla variazione della quantità di moto della particella. zCM = ∑m z i i i M zCM = 1 M ∫ zdm M .Conservazione della quantità di moto. M yCM = 1 M ∫ ydm . zi) in un sistema di riferimento inerziale ed M è la massa totale del sistema. yi. yCM = ∑m y i i dove mi è la massa dell’i-esima particella di coordinate (xi. Oppure.

la quantità di moto totale resta costante (legge di conservazione della quantità di moto di un sistema isolato). Sapendo che uno dei due frammenti torna al punto di partenza ripercorrendo la traiettoria iniziale. un urto che non conserva l’energia cinetica totale del sistema si dice anelastico. I due frammenti toccano terra nello stesso istante perchè la componente verticale del moto è la stessa per entrambi. l’urto si dice completamente anelastico. formando un corpo unico. ma questa conservazione può non essere utile a risolvere il problema se avvengono trasformazioni di energia da cinetica a non cinetica. determinare la posizione in cui cade l’altro e stabilire se essi toccano o meno terra nello stesso istante. Se a seguito dell’urto i due corpi restano attaccati tra loro. La legge di conservazione della quantità di moto è molto utile nel trattare la classe di fenomeni noti come urti. Pertanto negli urti la quantità di moto totale si conserva. Un urto che conserva l’energia cinetica totale del sistema prende il nome di urto elastico. Detta vx la componente orizzontale della velocità del ¨ − mv x © § dP § = F (E) 3a A’ x . Problema 1 Un proiettile di massa 2m. y 2mv x a O O’ A Soluzione: Il moto del centro di massa del sistema delle due parti in cui si è diviso il proiettile è la continuazione del moto del proiettile integro.dt Quando la forza risultante esterna per un sistema è zero (sistema isolato). due o più corpi interagiscono tra loro per un tempo molto breve con una forza molto grande rispetto alle altre. Suggerimento: la quantità di moto si conserva. Anche l’energia totale si conserva. Invece. lanciato dal suolo con una certa angolazione. sicchè si può considerare il sistema isolato. quando raggiunge l’apice della traiettoria esplode in due frammenti di egual massa m. In un’urto.

Detto t il tempo di volo. L = 5 m. con un estremo A a contatto con la parete del molo (figura). Quindi il secondo frammento parte con velocità 3 vx. la quantità di moto totale rimane nulla. di quanto si allontana l’estremo A dal molo? [M = 150 kg. senza alcun ancoraggio.La velocità del frammento che torna indietro. rispetto alla banchina. Ad un certo punto l’uomo comincia a camminare ed arriva all’estremo A. In questa situazione un uomo di massa m sta sulla chiatta all’altezza del suo estremo opposto B. è . Se si trascura l’attrito della chiatta sull’acqua. nell’istante dell’esplosione. il frammento che torna al punto di partenza percorre la distanza: O’O = v x t = a mentre il frammento che prosegue percorre: O’ A’= 3v x t = 3a ed il centro di massa: O’ A = v x t = a Il frammento che prosegue cade dunque in A’ con ascissa 4a. e quella dell’altro frammento deve essere 2 mvx -(. vale a dire che il centro di massa rimane fermo. dove si ferma.vx quindi la sua quantità di moto vale mvx. nel punto culminante la sua quantità di moto è orizzontale e vale 2mvx. Problema 2 Una chiatta di massa M e lunghezza L è ferma in acqua tranquilla. L’ascissa del centro di massa soddisfa inizialmente a: .mvx) = 3 mvx.proiettile. m = 75 kg] Suggerimento: lo spostamento della barca rispetto alla banchina è uguale a quello del centro di massa rispetto alla barca m A M L B Soluzione 1: Poichè il sistema è isolato.

l’ascissa del centro di massa soddisfa (alla fine): L  L xmg + Mg  + x  x(m + M )+ M L M 2  2 = x+ 2 = = (m + M )g m+M m+M x CM Uguagliando i secondi membri delle due equazioni si ottiene: mL + M L L M 2 = x+ 2 m+M m+M cioè: x= mL = 1. Posto: v1 = velocità dell’uomo rispetto alla banchina (massa m) v 2 = velocità della barca rispetto alla banchina (massa M) vale:  cioè: v2 = − m v1 M Lo spazio percorso dall’uomo è: x1 = v1 t    Mv 2 + mv1 = 0 .67 m m+M Soluzione 2: Si ricordi che il sistema è isolato (soluzione 1).x CM L + mgL L(M + 2m ) 2 = = (m + M )g 2(M + m ) Mg Detta x l’ascissa finale di A.

è: v = vr + V Quindi: m(v r + V ) = − MV v r = −V m+M m Nel tempo t in cui l’uomo percorre L con velocità relativa alla barca vr.67 m. Soluzione 3: Dette v la velocità (negativa) dell’uomo (che ha massa m) e V la velocità della barca(di massa M) rispetto alla banchina. vale: MV + mv = 0 Ma. il centro di massa della barca si sposta di x (distanza finale di A dalla banchina): L x M +m = t t m . M +m La posizione dell’uomo rispetto alla banchina è: L − x1 = 1.Lo spazio percorso dalla barca è: x2 = ma x1 + x 2 = x1 + m x1 = L M v2 m x1 = x1 v1 M Quindi: x1 = L M = 3. detta vr la velocità dell’uomo relativa alla barca.33 m.

quanto vale la forza FAB che il bambino esercita sulla fune (tensione della fune)? [mA = 50 kg. r si muovono su un piano orizzontale con coefficiente di attrito dinamico µ d ta slitte e suolo. Quindi:   (m A + m B )a CM Essendo il problema monodimensionale: = F A + FB (m A + m B )a CM cioè:  = FA − FB . Qual è l’accelerazione aCM del centro di massa del sistema formato dalle due slitte? Se in un riferimento inerziale l’accelerazione aB della slitta B è in modulo doppia dell’accelerazione aA della slitta A. mB = 42 kg. in piedi su una slitta A di massa mA.67 m. M +m Problema 3 Un bambino. inizialmente ferme. Le due slitte. avvicina a se’ una seconda slitta B di massa mB tirandola mediante una fune di massa trascurabile fissata alla slitta B.2] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero del sistema slitte-bambino B A Soluzione: a) Equazione del moto del centro di massa:  (m A + m B )a CM   = F (E)   con la forza esterna data dalla risultante degli attriti F (E ) = F A + FB . µ d=0.Quindi: x=L m = 1.

1). comporta:    = m A a A + mB a B (m A + m B )a CM = (2m B − m A )a A cioè: aA = e: m A + mB a CM = 0. lo sono anche le forze: m B a B = FBA − FB  − m A a A = FA − FAB ovvero:  FBA = FB + m B a B  F AB = m A a A + F A che fornisce: F AB = FBA = 123.5 N Problema 4 Un cannone di massa M spara orizzontalmente. F A − FB N − NB = A µ d = 0. un proiettile di massa m e velocità v0 che raggiunge il suolo ad una distanza D dalla base della torre (fig.9 m/s2 Note le accelerazioni.17 m/s2 (m A + m B ) (m A + m B ) b) Per definizione di centro di massa si può scrivere:   (m A + m B )a CM che. . nell’ipotesi a B = 2 a A .a CM = da B verso A.5 m/s2 2m B − m A a B = 2 a A = 0. dalla sommità di una torre di altezza h.

esso arretri di un tratto d prima di fermarsi. L’energia cinetica iniziale del cannone è data dal lavoro compiuto dalla forza costante nel tratto d: Fd = (mv 0 )2 2M m 2 gD 2 = 4 Mh e la forza è dunque: F= (mv 0 )2 2 Md = m 2 gD 2 4 Mhd  . per la conservazione della quantità di moto. si trova v0: v0 = g D 2h La quantità di moto iniziale di rinculo del cannone. per il rinculo. è Mv = mv0.Trascurando la resistenza dell’aria. Suggerimento: la quantità di moto si conserva Soluzione: h D Moto del proietto: D = v0 t   1 2 h = 2 gt Risolvendo il sistema. calcolare in termini di D la forza F orizzontale e costante che un sistema di ammortizzatori deve esercitare sul cannone affinchè.

mentre l’energia cinetica no. µ 30° d  =0. mentre B era diretta a nord (figura). Una delle automobili superava il limite legale di velocità vL? Si supponga che le ruote di entrambe le automobili siano rimaste bloccate dopo l’urto e che il coefficiente di attrito dinamico fra le ruote bloccate e la pavimentazione sia µ d.7 m. i rottami delle due auto sono rimasti uniti ed i loro pneumatici hanno lasciato strisciate di slittamento lunghe d in direzione α prima di arrestarsi. α = da est verso nord. l’automobile A viaggiava verso est. vL = 90 km/h. subito prima dell’urto. Dopo l’urto. per cui la quantità di moto si conserva. d = 18. [mA = 1100 kg. si calcola dalle strisciate (l’energia cinetica dopo l’urto è stata dissipata dall’attrito): " # ! . Calcolare le velocità v A e v B di ciascuna automobile prima dell’urto. Il modulo v’ della velocità subito dopo l’urto.80] Suggerimento: la conservazione della quantità di moto è una relazione vettoriale y vL α vA x vB Soluzione: a) L’urto è completamente anelastico. mB = 1300 kg.Problema 5 In un incrocio un’automobile A di massa mA urta un’automobile B di massa mB. I rilievi della polizia rivelano che.

viene colpito da un corpo puntiforme B di massa MB e velocità v 0 . v 0 = 5 m/s. h = 80 cm] $ % & Suggerimento: la componente orizzontale della quantità di moto si conserva. appoggiato su un piano orizzontale liscio. [MA = 100 kg.9 km/h mB b) L’auto A superava il limite dei 90 km/h. m A + mB v’sen α = 15. Sapendo che dopo l’urto il corpo B rimbalza verticalmente raggiungendo l’altezza h rispetto al punto di impatto mentre A trasla sul piano di appoggio. mA + mB v’cos α = 32. si determinino la direzione ed il verso del vettore v 0 .3 m/s = 116.5 km/h mA vB = diretta verso nord. di massa MA e struttura prismatica. quella verticale no y . Si supponga che l’urto sia elastico. Problema 6 Il corpo A mostrato in figura.8 m/s = 56.(m A + m B )gµ d d = 1 (m A + m B )v’2 2 cioè: v’= 2 gµ d d = 17 m/s D’altra parte. la conservazione della quantità di moto si scrive (per componenti): m A v A = (m A + m B )v’cos α  m B v B = (m A + m B )v’sen α da cui: vA = diretta verso est. MB = 50 g.

3° . Sostituendo la terza equazione nella seconda. per cui. si ricava: M B v 0 cos θ = M A v A  1 1 2 2  2 M B v 0 = M B gh + 2 M A v A e quindi: ' θ x A cos θ = 2 M B M A v 0 − 2 gh ( M B v0 )= 2 M A v 0 − 2 gh 2 M B v0 ( ) = 0.863 θ = 30. dette vA e vB le velocità di A e B subito dopo l’urto. vale:  M B v 0 cos θ = M A v A  1 1 1 2 2 2  M B v0 = M B v B + M A v A 2 2 2 1 2  2 M B v B = M B gh ove θ è l’angolo di impatto mostrato in figura. mentre la terza equazione vale per il moto di B dopo l’urto.v0 B Soluzione: In questo problema si conservano la componente orizzontale della quantità di moto e l’energia.

Il moto traslatorio è descritto specificando quello del centro di massa. La definizione può essere estesa ad un corpo continuo: I = ∫ R 2 dm M Uno strumento utile per la valutazione del momento d’inerzia è il teorema di Huygens-Steiner (o dell’asse parallelo). Quando un corpo rigido (idealizzato come un insieme di punti materiali le cui mutue distanze sono fisse) ruota intorno ad un asse fisso. Rotazione intorno ad un asse fisso. tutti i punti del corpo rigido hanno la stessa velocità angolare: ω= e la stessa accelerazione angolare: dθ dt dω d 2θ α= = 2 dt dt Sia ω che α sono vettori con la direzione dell’asse di rotazione (preso di solito come asse z) ed il verso dato dalla regola della mano destra. ogni suo punto è fermo rispetto agli altri.Meccanica rotazionale del corpo rigido Un corpo rigido può ruotare oltre che traslare. g altri sono costretti a ruotare dello stesso angolo. il momento angolare è: 1 . M la massa del corpo a d la distanza tra i due assi. Questo teorema afferma che il momento d’inerzia di un corpo rispetto ad un asse qualsiasi è dato da: I = I CM + Md 2 dove ICM è il momento d’inerzia rispetto all’asse parallelo a quello dato e passante per il centro di massa. Si definisce momento d’inerzia del corpo rigido rispetto all’asse di rotazione la grandezza: ¡   I = ∑ mi Ri2 dove Ri è la distanza dall’asse del punto mi. Il momento angolare (o momento della quantità di moto) Lz di un corpo in rotazione attorno all’asse fisso z è dato da: Lz = I zω Per rotazioni di un corpo rigido simmetrico attorno ad un asse di simmetria. Pertanto le rotazioni li intorno ad un asse fisso si possono descrivere mediante un solo angolo θ :Se un punto ruota di θ .V . Di conseguenza.

Queste equazioni sono analoghe a quelle del moto rettilineo uniforme in una dimensione. Il polo O deve essere fisso rispetto al riferimento scelto.L = Iω Quando un corpo rigido ruota attorno ad un asse che non è di simmetria. Nei moti di rotazione attorno ad un asse fisso il concetto di forza è letteralmente sostituito da quello di momento della forza. L’energia cinetica di rotazione di un corpo rigido che ruota attorno ad un asse fisso z è: Ec =  1 I zω 2 2 mentre il lavoro fatto dal momento M (E ) assume la forma: 2 . allora anche α è costante e le equazioni del moto rotatorio divengono:  α = costante  ω = ω 0 + αt  1 θ = θ 0 + ω 0 t + αt 2 2 e: 2 ω 2 = ω 0 + 2α (θ − θ 0 ) dove ω 0 eθ 0 sono i valori iniziali (t = t0 = 0) della velocità angolare e dell’angolo che definisce la posizione iniziale. e l'accelerazione è quella angolare. Anche L è calcolato rispetto allo stesso polo. quello di massa dal momento d'inerzia. il momento angolare L può non essere parallelo e concorde rispetto alla velocità angolare ω nel qual caso il corpo è in una condizione di squilibrio dinamico e la direzione del momento angolare L varia nel tempo (anche se ω è costante: è questo il caso della precessione di L ). Il teorema del momento angolare (2a equazione cardinale della dinamica dei sistemi di punti) è. Tra queste grandezze vige infatti un’analoga relazione che lega forza. nella forma più semplice: dL = M (E) dt con M ( E ) momento totale delle forze esterne calcolato rispetto al polo O. massa ed accelerazione: M z(E ) = d (I z ω ) = I zα dt  ¨ © ¥ ¤ § ¨ ¦ £ ¢ ¢ Se Mz(E) è costante.

la conservazione del momento angolare è uno strumento potente nella soluzione di problemi e può caratterizzare il sistema dinamico ad ogni istante. Il teorema lavoro – energia è dato da: W = ∫ M z( E ) dθ = E c − E c 0 θ0 θ Se il momento risultante delle forze agenti sul corpo è nullo. allora: W = Mz(E)(θ − θ 0 ) . Nel rotolamento il moto traslatorio è combinato con quello rotatorio.   Questa è la legge di conservazione del momento angolare per un corpo in rotazione. essendo in tal caso essenziale la scelta del polo rispetto al quale si calcolano i momenti delle forze. La statica può essere vista come un caso limite della dinamica: quello in cui "tutto è fermo". anche se ci sono forze. cioè dL / dt = 0 . Rototraslazione senza strisciamento. Oggetti con raggio r che rotolano senza strisciare hanno la velocità angolare ω ela velocità del centro di massa vCM legate dalla relazione: v CM = rω L’energia cinetica di un corpo che rotola senza strisciare è la somma della sua energia cinetica rotazionale attorno all’asse di rotazione baricentrico e di quella traslazionale del centro di massa: Ec = 1 2 (I CM + Mr 2 )ω 2 = 1 I CM ω 2 + 1 MvCM 2 2 2  Statica del corpo rigido. Per sistemi più complessi. allora: L = costante. Il momento risultante delle forze esterne M ( E ) = ∑ ri × Fi ( E ) i    ( sarà automaticamente nullo per i sistemi isolati. in cui il momento d’inerzia può variare (basta che ci siano due corpi rigidi interagenti). Le condizioni da applicare sono quindi due:  ) 3 . ma può essere nullo anche quando F ( E ) ≠ 0 .W = ∫ M z( E ) dθ θ0 θ Se Mz(E) è costante. Se il momento d’inerzia è costante (come per un singolo corpo rigido) la conservazione del momento angolare equivale all’affermazione che la velocità angolare ω è costante nel tempo.

∑F i i   (E) i =0 (E) per non avere moti di traslazione =0 ∑r × F i  i per sopprimere le rotazioni Per applicare queste condizioni è necessario conoscere non solo le forze esterne. onde semplificare al massimo la risoluzione del problema. Come cambierebbero i risultati se i pendoli fossero vincolati a ruotare attorno ad uno dei lati del quadrato? Indicare con m la massa totale del pendolo. Il polo rispetto al quale si calcolano i momenti delle forze deve essere scelto con cura. ma anche i loro punti di applicazione. Conviene anche scegliere un riferimento cartesiano opportuno: alle due equazioni vettoriali dell’equilibrio corrispondono sei equazioni scalari. La gravità agisce come se fosse applicata al centro di massa del corpo rigido. I due quadrati sono formati: uno da quattro masse puntiformi uguali collocate nei vertici ed unite da asticelle rigide di massa trascurabile l’altro da quattro aste rigide omogenee ed uguali. 4 . Suggerimento: il periodo di un pendolo composto è: T = 2π Ip mgd con Ip momento d’inerzia del pendolo rispetto all’asse di oscillazione e d distanza del centro di massa dall’asse. Problema 1 Determinare le lunghezze dei pendoli semplici aventi medesimo periodo di oscillazione di due pendoli composti quadrati di lato l e vincolati a ruotare attorno all’asse orizzontale passante per il punto medio di uno dei lati e perpendicolare a questo lato.

a) e b)): detti Ip il momento d’inerzia delle masse puntiformi e Ic quello delle aste omogenee. si trova: 2 2  5 2 5 2 3 2 m  l   l   I p =   +   + l + l  = ml 4  2   2  4 4  4      m l2 m l2  l2 7   + m = ml 2 I c = 4 +   4 12 4 4  4 12   Per la valutazione di Ic si è prima calcolato il momento d’inerzia rispetto al centro di massa e poi si è utilizzato il teorema dell’asse parallelo. Quindi: 5 . Tc. Il braccio della forza peso è la distanza d del centro di massa dall’asse: d= l 2 Il periodo del pendolo è:  Ip l ’p 3l = 2π = 2π T p = 2π 2g mgd g   Ic l ’c 7l  Tc = 2π = 2π = 2π  6g mgd g con Tp. l’c periodi e lunghezze dei pendoli semplici equivalenti.a) b) a’) Soluzione: b’) Asse perpendicolare al piano del foglio (fig. l’p.

Il momento d’inerzia complessivo è I ed i raggi dei dischi sono R1 ed R2. Tc. si trovi m2 tale che il sistema sia in equilibrio 6 . Il braccio della forza peso è la distanza d del centro di massa dall’asse: d= l 2 Il periodo del pendolo è:  Ip l ’p l = 2π = 2π T p = 2π mgd g g   Ic l ’c 5l  Tc = 2π = 2π = 2π  mgd g 6g con Tp. l’c periodi e lunghezze dei pendoli semplici equivalenti. l’p. Quindi: l ’p = l   5l l ’c = 6 Problema 2 Due corpi sono appesi mediante fili ideali a due pulegge solidali fra loro e girevoli attorno ad un asse comune. a’) e b’)): detti Ip il momento d’inerzia delle masse puntiformi e Ic quello delle aste omogenee. I fili non slittano nelle gole delle pulegge. come illustrato in figura.3l  l ’p = 2   l ’c = 7l  6 Asse orizzontale passante per il punto medio di uno dei lati(fig. si trova: m 1  I p = 2 l 2 = ml 2  4 2   2 2 2  I c = 2 m l + m l  + m l = 5 ml 2    4 12 4 4  4 12    Per la valutazione di Ic si è prima calcolato il momento d’inerzia rispetto al centro di massa e poi si è utilizzato il teorema dell’asse parallelo. a) nota m1.

si trova: 7 .4 m. I = 40 kgm2] Suggerimento: utilizzare i momenti delle forze. R1 R2 m1 m2 Soluzione: a) La condizione di equilibrio è: m1 gR1 = m 2 gR2 da cui: m 2 = m1 R1 = 72 kg. R2 = 0. R2 b) Le equazioni del moto del sistema dopo l’aggiunta di m3 sopra m1. eliminando le accelerazioni lineari: T1 + (m1 + m3 )R1α = (m1 + m3 )g  T2 − m 2 R 2α = m 2 g  R T − R T − Iα = 0 1 1 2 2 Risolvendo il sistema. m3 = 12 kg. si trovino l’accelerazione angolare dei dischi e le tensioni dei fili. [m1 = 24 kg. R1 = 1.2 m. sono: (m1 + m3 )g − T1 = (m1 + m3 )a1 T − m g = m a 2 2 2  2  R1T1 − R2T2 = Iα   a a α = 1 = 2  R1 R2 cioè.b) posta delicatamente una massa m3 sopra m1.

 (m + m3 )(m2 R22 + m2 R2 R1 + I ) g = 294 N T1 = 1  (m1 + m3 )R12 + m2 R22 + I   (m1 + m3 )(R1 R2 + R12 )+ I  m g = 745 N T2 = (m1 + m3 )R12 + m2 R22 + I 2   (m1 + m3 )R1 − m2 R2 g = 1. Non c’è attrito ed il filo inestensibile non slitta sull’albero. r = 2 cm. c) Sul bordo della ruota è attaccato un magnetino di massa m0 e dimensioni trascurabili che esercita una forza F sul disco. [M = 0. Verificare se al tempo t0 il magnetino è ancora attaccato al disco. All’istante t = 0. R = 0. m0 = 0.5 kg. M r m R Soluzione: a) Momento d’inerzia I della ruota di Prandtl: I = MR 2 = 0.01 kgm2 Equazioni del moto del sistema (a = accelerazione di m. T = tensione del filo.2 m. Quando la ruota è in rotazione sul magnetino agisce la forza centrifuga. α = accelerazione angolare): 8 . viene lasciata scendere. F = 5 N] Suggerimento: il momento d’inerzia del magnetino è trascurabile.01 kg. inizialmente in quiete.4 rad/s 2 α = 2 2 (m1 + m3 )R1 + m2 R2 + I  Problema 3 Una ruota di Prandtl (figura) è formata da un disco di raggio R e massa M e da un cilindro di raggio r e momento d’inerzia trascurabile rispetto all’asse di rotazione. a) Calcolare il tempo t0 affinchè la massa m percorra l’altezza h. m = 1 kg. h = 2 m. b) Calcolare il numero corrispondente di giri compiuti dalla ruota. la massa m.

2 s a g mr 2 b) Il numero di giri n è fornito da un puro calcolo geometrico: n= h = 15.9 giri.5N m0 r 2 + I 9 . Perciò. quindi non ne altera la velocità di rotazione. la forza centrifuga agente sul magnetino è: m 0ω 2 R = m 0 (at 0 )2 R = 7.5 N per cui il magnetino si è già staccato. mg − T = ma  Tr = Iα  a α = r Eliminando l’accelerazione angolare e la tensione del filo: mgr = mar + I a r cioè: mr 2 a= g mr 2 + I Dunque: t0 = 2h 2h mr 2 + I = = 3. 2πr c) Il momento d’inerzia del magnetino è trascurabile rispetto a quello della ruota di Prandtl. Si può usare anche la conservazione dell’energia:  1 1 1 1 v2 m0 gh = m 0 v 2 + Iω 2 = m0 v 2 + I 2   2 2 2 2 r  2 F = m v 0  r cioè: F = m0 2m0 ghr = 7.

A M R m Soluzione: Detto x lo scostamento della molla dalla posizione di equilibrio (che è anche l’allungamento della molla). positivo verso il basso. la carrucola. si ha: mg − T (x ) = mx  [T (x ) − kx]R = Iθ  x θ = R   1 2  I = MR 2   da cui: x  (mg − mx − kx )R = I R    I = 1 MR 2  2 Questa è l’equazione dell’oscillatore armonico forzato: M + 2m x + kx = mg 2 ! !       10 . di massa trascurabile. è inestensibile. alla massa m. ruota senza attrito attorno all’asse O disposto orizzontalmente. ha costante elastica k. b) Calcolare il periodo delle piccole oscillazioni della massa m nel suo moto verticale. un cui estremo è fissato A. costituita da un cilindro omogeneo di massa M e raggio R.Problema 4 Nel sistema indicato in figura la molla. a) Calcolare l’allungamento x0 della molla in condizioni di equilibrio. Il filo che collega la molla. Suggerimento: scrivere l’equazione del moto verticale della massa m e quella della rotazione del cilindro intorno all’asse fisso. di massa trascurabile e non slitta sulla carrucola.

coincide con il centro geometrico e vale perciò l/2. Il corpo può ruotare attorno ad un asse orizzontale passante per una delle gambe della H. collegate fra loro a formare una H (figura). ω l l l Soluzione: Il braccio della forza gravitazionale è la distanza del centro di massa dall’asse. che. vale: 1 4 I = ml 2 + ml 2 = ml 2 3 3 Allora la conservazione dell’energia si scrive: 11 . Determinare la velocità angolare del corpo nel momento in cui il piano dell’H è verticale.a) All’equilibrio x = 0. per cui: " " x0 = mg k b) La soluzione è data dalla somma dell’oscillazione libera e della soluzione all’equilibrio x0. il corpo ruota sotto l’azione della forza peso. Suggerimento: calcolare il momento d’inerzia totale. Il periodo è perciò lo stesso dell’oscillatore libero: T = 2π 2m + M 2k Problema 5 Un corpo rigido è costituito da tre sbarrette sottili identiche di massa m e lunghezza l. essendo il corpo omogeneo. Partendo da fermo con la H in un piano orizzontale. Detto I il momento d’inerzia.

0 cm. Ad un certo momento. Inizialmente il sistema ruota senza attrito con velocità angolare ω 0 intorno ad un asse verticale baricentrico. qual è il coefficiente d’attrito µ . r = 23. ω =840 giri/min. P fermare la ruota. di massa M. n = 2. Quindi: Iω 2 mrω 2 µ= = = 0. Il cilindretto può scorrere senza attrito dentro al tubo. si preme un pattino contro il suo bordo esercitando una forza radiale F.8] Suggerimento: Calcolare il lavoro della forza di attrito e uguagliarlo alla variazione di energia cinetica della ruota. Se prima di fermarsi la ruota compie n giri. il cilindretto si sposta dalla posizione iniziale e viene espulso dal 12 .4 kg. ω µF F ω Soluzione: Teorema dell’energia cinetica: 1 2 Iω = µFr 2πn 2 Dove I è il momento d’inerzia della ruota. F = 130. ha al suo centro un cilindretto molto corto di massa m (da considerarsi puntiforme) e diametro appena inferiore a quello del tubo.27 4πnFr 8πnF Problema 7 Un sottile tubo rigido ed omogeneo.3mg l 14 2 2 = ml ω 2 23 cioè: ω= 3 2 g l Problema 6 Una ruota di massa m e raggio r è assimilabile ad un disco omogeneo e ruota senza attrito in un er piano verticale attorno ad un asse fisso passante per il suo centro con una velocità angolare ω .0 N.fra il pattino ed il bordo della ruota? [m = 1. per una lievissima perturbazione (vedere figura).

girevole senza attrito attorno all’asse verticale centrale z.tubo. # z v’ $ 13 . sta fermo a distanza r dal centro un uomo di massa m (vedi figura). Determinare la velocità angolare ω con cui ruota la piattaforma. ω0 r l Soluzione: Conservazione del momento angolare:  l2 Iω 0 =  I + m  4  Dove I è il momento d’inerzia del tubo: I= Ma allora: Ml 2 12  ω   ω= Iω 0 I +m l 4 2 = M ω0 M + 3m Problema 8 Su una piattaforma circolare omogenea inizialmente ferma in posizione orizzontale di massa M e raggio R. Suggerimento:ω è chiaramente misurata in un riferimento inerziale. quando il cilindretto el Suggerimento: Il momento d’inerzia del tubo sottile rispetto ad un diametro centrale può essere assimilato a quello di una sbarretta rigida. qual è la velocità angolare ω fuoriesce? d tubo. In assenza di forze esterne. Ad un certo istante l’uomo comincia a correre lungo la circonferenza di raggio r con velocità v ’ rispetto alla piattaforma.

lati di lunghezza a e b ed è vincolata a ruotare in un piano verticale attorno al lato maggiore b. Sapendo che il momento delle forze d’attrito vale Mf. viene colpita orizzontalmente da un proiettile di massa m e dimensioni trascurabili. d = 2 1 a . 12 14 . Mf = Nm] 3 3 Suggerimento: il momento d’inerzia della porta rispetto ad un asse parallelo a quello specificato e 1 passante per il baricentro vale I 0 = Ma 2 . vale: v ’= r × (ω u − ω )   2 1 2 mr ω u − 2 MR ω = 0 % % % % con ω ed ω u di verso opposto. b = 2 m. ad una distanza d dal suo asse di rotazione. m = 50 g. [M = 2 kg. inizialmente ferma.R r M Soluzione: Dettaω u la velocità angolare dell’uomo in un riferimento inerziale.5 m. v = 30 m/s. Passando ai moduli nella prima equazione: ' & v’= r (ω u + ω )   2 1 2 mr ω u − 2 MR ω = 0 Da ciò si ottiene: ω= mrv’  2 1 2   mr + MR  2   Problema 9 La porta rettangolare mostrata in figura ha massa M. a = 1. La velocità del proiettile prima dell’urto è v ed esso si conficca nella porta. La porta. determinare: a) La velocità angolareω con cui la porta ruota subito dopo l’urto. b) L’angolo totale di rotazione θ della porta dovuto all’urto.

18 rad (3M + 4m )M f Problema 10 Un disco omogeneo di massa M e raggio R. Un proiettile puntiforme di massa m viene lanciato con velocità v0 (nel piano del disco) contro il disco. inizialmente fermo.b d a Soluzione: Momento d’inerzia iniziale della porta rispetto all’asse b: 1 a I i = I 0 + M   = Ma 2 3 2 2 Momento d’inerzia finale (dopo l’urto) della porta rispetto all’asse b: 1  2a  I i = I 0 + M   = (3M + 4m )a 2 9  3  2 a) Conservazione del momento angolare: 2 mv a = I f ω 3 cioè: ω = mv b) Teorema dell’energia cinetica: 2a 6mv = 0. e lo urta in un punto P 15 .97 rad/s = 3I f a (3M + 4m ) 1 I f ω 2 = M fθ 2 Vale a dire: θ= I fω2 2M f = 2m 2 v 2 = 2. è libero di ruotare senza attrito attorno ad un asse fisso z orizzontale passante per il suo centro O.

y θ P θ m R O M x Soluzione: I principi di conservazione del momento angolare e dell’energia sono:  Rmsinθ (v 0 − v’0 ) = Iω  1 1 2 2 2  2 m v 0 − v’0 = 2 Iω ( ) a) Il rapporto delle due equazioni non contiene le masse: ω= v0 + v ’0 = 46. v0 = 30 m/s. il rapporto delle masse si ottiene facilmente da una delle due equazioni di partenza: v 0 + v’0 m Rω = = =1 M 2 sinθ (v 0 − v ’0 ) 2 sin 2θ (v0 − v ’0 ) Problema 11 16 . perciò scegliere come polo il punto O e tener conto del momento angolare del proiettile. d) il rapporto fra la massa del proiettile m e quella del disco M.Posto che l’urto sia elastico. determinare: c) La velocità angolareω del disco dopo l’urto. [R = 30 cm.In seguito all’urto il proiettile rimbalza con velocità v’0 in una direzione che forma con la radiale in P il medesimo angolo θ . θ =60°. v’0 = 2 m/s] Suggerimento: Il sistema è formato da disco più proiettile.individuato da un angolo θ .2 rad/s Rsinθ b) Notaω .

b) la forza di attrito radente Fa complessiva sul rocchetto (è attrito statico o dinamico?). L’asse AA è l’asse di istantanea rotazione (figura). 0 ( ) Suggerimento: Calcolare il momento d’inerzia totale del rocchetto.Un rocchetto omogeneo di massa M raggio di gola r e raggio esterno R rotola senza strisciare su un piano orizzontale. 2 Equazioni del moto del centro di massa e della rotazione attorno al centro di massa:  F0 + Fa = Ma c   1 2 r × F0 + R × Fa = MR α 2 Cioè. che si pensa situata sempre nel piano verticale passante per il centro di massa C del rocchetto. R r r C R F0 A Soluzione 1: A . Risolvendo il sistema si ottiene: 3 F0 A 17 . Trovare quanto valgono: a) l’accelerazione a c del centro di massa. d) dire se il filo si avvolge o si svolge e perchè. scelto come verso positivo dell’asse di rotazione quello entrante nel foglio:  F0 − Fa = Ma c   1 − rF0 + RFa = 2 MRa c 1 1 1 1 1 1 1 1 Nella seconda equazione si è usata la condizione a c = Rα (rotolamento senza strisciamento). Al filo avvolto sul rocchetto è applicata una forza costante F0 orizzontale. c) l’accelerazione angolare del rocchetto.

Orientando l’asse di rotazione nello stesso verso della soluzione 1 ed impiegando ancora una volta la condizione di rotolamento senza strisciamento a c = Rα . Inoltre l’attrito è statico. si ricava:  F0 − Fa = Ma c   3 (R − r )F0 = 2 MRa c 8 8 8 8 ( ) La soluzione del sistema è molto semplice. mentre Fa è antiparallela a F0 . 8 8 8 18 . e fornisce: 2 R−r  a c = 3 MR F0    Fa = 2 r + R F0  3R Problema 12 Un bambino di massa m si sposta lungo una scala a pioli di massa M e lunghezza L. perchè deve rimanere teso mentre il rocchetto rotola senza strisciare.2 R−r  a c = 3 MR F0    Fa = 2 r + R F0  3R Le risposte ai quesiti a) e b) si ottengono aggiungendo che a c è parallela a F0 . Soluzione 2: Traslazione del centro di massa e rotazione attorno al punto di contatto:  F0 + Fa = Ma c   1 2 2  − r + R × F0 =  2 MR + MR α   Per calcolare il momento d’inerzia rispetto all’asse di contatto. c) L’accelerazione angolare è data dalla condizione di rotolamento senza strisciamento: 7 6 5 4 α= ac R d) Il filo si arrotola. che è trattenuta in basso da una corda ideale orizzontale che si spezza oltre una tensione massima Tmax (figura). si è usato il teorema di HuygensSteiner. Non c’è attrito su entrambe le estremità della scala. altrimenti il rocchetto striscerebbe.

a) Qual è la tensione della corda quando il bambino dista d = L/3 dall’estremità inferiore della scala? b) Qual è la distanza massima dmax dall’estremità inferiore della scala che il bambino può raggiungere senza rompere la corda? Suggerimento: utilizzare le equazioni dell’equilibrio del corpo rigido. @ N1 B mg N2 T A 9 Mg θ A Soluzione: Equilibrio delle forze e dei momenti delle forze rispetto a B:  N = T  1   N 2 = (m + M )g  L TLsinθ + m(L − d ) + M  g cosθ = N 2 L cosθ   2   a) La tensione della fune si trova risolvendo il sistema scritto sopra:  d M T =  m +  g cot θ  L 2  b) Basta uguagliare a Tmax la tensione della fune trovata in a) e risolvere in dmax:  Tmax M  d max =   mg cot θ − 2m  L    Problema 13 Un cavo ideale orizzontale (figura) sostiene un’asta uniforme. di lunghezza l e massa M. 19 . incernierata in A e con l’estremo B ad altezza h sopra A.

l = 5 m.a) Quanto vale la tensione del cavo? b) Se il cavo viene tagliato. h = 4 m] 1 Suggerimento: il momento d’inerzia dell’asta rispetto all’asse passante per l’estremità è: I = Ml 2 . quanto vale l’accelerazione angolare dell’asta nell’istante in cui il cavo viene tagliato? c) Quanto vale la velocità angolare dell’asta quando essa raggiunge la posizione orizzontale? [M = 50 kg.8 rad/s2 2 I 2l 20 . 3 y B l M A d x h Soluzione: a) Equilibrio dei momenti rispetto ad A: Mg d = Th 2 cioè: T = Mg d = 184 N 2h b) Momento d’inerzia dell’asta rispetto ad A: 1 I = Ml 2 3 L’accelerazione angolare è data da: M (E ) α= I Accelerazione angolare iniziale: α = Mg d 3gd = 2 = 1.

c) Conservazione dell’energia meccanica: mg Velocità angolare quando l’asta tocca terra: h 1 ml 2 2 ω = 2 2 3 ω= 3gh = 2.2 rad/s l2 21 .

VI . Il campo elettrico Una qualunque distribuzione di cariche crea un campo elettrico nello spazio circostante. il vettore campo elettrico E è definito come: E = lim £ F q0 →0 q 0 ¤ La forza che agisce su una carica puntiforme q’ posta in un dato campo elettrico E è: F = q’E ¥ ¥ Il campo elettrico generato in un punto P da una singola carica puntiforme qi nella posizione ri è: Ei = ¦ 1 qi ˆ ri 0 4πε 0 ri2 0 ˆ dove ri0 è la distanza tra la carica qi ed il punto P mentre ri 0 è il versore diretto lungo la congiungente qi e P ed orientato da qi a P.Elettrostatica nel vuoto Forza e carica elettrica La legge di Coulomb asserisce che la forza elettrica tra due cariche puntiformi q1 e q2 poste a distanza r12 l’una dall’altra nel vuoto è data da: F12 = k   q1 q 2 1 q1 q2 ˆ ˆ r12 = r12 2 2 4πε 0 r12 r12 Nm 2 con k = costante elettrostatica = 8. superficiale o lineare) su una carica puntiforme è ottenuta integrando gli effetti delle cariche infinitesime che costituiscono la particolare distribuzione. Nm 2 Quando sono presenti più cariche elettriche.85 ⋅ 10 −12 C2 .99 ⋅ 10 C2 9 ε 0= costante dielettrica del vuoto = 8. Considerando una carica di prova q0 sufficientemente piccola collocata nel campo. L’intensità del campo elettrico generato da più cariche è data dal principio di sovrapposizione: £ ¢ . vale il principio di sovrapposizione: F = ∑ Fi i ¡ ¡ La forza esercitata da una distribuzione continua di cariche (volumetrica.

perchè in essa è implicito che il potenziale all’infinito è nullo. si ottiene invece per integrazione. nel caso del piano indefinito uniformemente carico). es. Si deve pertanto ricorrere alla definizione di differenza di potenziale (p. Per una distribuzione continua finita di carica: V= dq 1 ∫r 4πε 0 Q Se la distribuzione di carica non è finita non si deve usare la formula sopra.E = ∑ Ei i Il campo generato da una distribuzione continua di cariche. Se è noto il potenziale. Per un sistema di cariche puntiformi. Il potenziale elettrico alla distanza r da una carica puntiforme q situata nell’origine è dato da: © V = 1 q 4πε 0 r se si assegna il valore zero al potenziale a distanza infinita. si può dunque introdurre il concetto di differenza di potenziale: VB − V A = − ∫ E ⋅ dl γA B ¨ ¨ con E campo elettrico creato dalla carica puntiforme e γ u qualunque linea tra A e B immersa nel na campo. Potenziale elettrico Il campo generato da una carica puntiforme è centrale e pertanto conservativo. il campo elettrico può essere determinato tramite: E = − gradV = −∇V  La legge di Gauss Il flusso elettrico dovuto al campo elettrico E che attraversa una superficie qualsiasi è: ˆ φ (E ) = ∫ E ⋅ u n dΣ Σ    § § . il potenziale è dato da: V =∑ i 1 qi 4πε 0 ri 0 dove la somma è estesa a tutte le cariche ed ri0 è la distanza dell’i-esima carica dal punto P dove si deve calcolare il potenziale.

y.y. z ) (x. diversamente dalla legge di Coulomb.z) rappresenta la densità di carica. dτ l’elemento di volume intorno al punto (x.y. può avere una carica solo sulla superficie esterna. Il campo elettrostatico all’interno di un conduttore è nullo 2. Quando si ha a che fare con un sistema macroscopico continuo si scriverà l’integrale: Ue = 1 ρ (x. dove σ è la densità superficiale di carica locale (che non è necessariamente costante) E=  σ ˆ un 2ε 0 3. y . j 0 ij i≠ j che può essere riscritta come: Ue = 1 ∑ qi v i 2 i dove vi rappresenta il potenziale generato nella posizione della carica qi da tutte le altre cariche. I conduttori 1.La legge di Gauss lega il flusso elettrico attraverso una superficie chiusa alla carica totale racchiusa nella superficie stessa: ˆ φ (E ) = ∫ E ⋅ u n dΣ = Σ   qint ε0 La legge di Gauss è equivalente alla legge di Coulomb per interazioni statiche ma. V(x.z). vale anche per campi non statici.z) rappresenta il potenziale in (x. Un conduttore. Il campo elettrostatico immediatamente fuori da un conduttore è perpendicolare alla superficie e assume il valore σ/2ε0. Energia potenziale elettrostatica di un sistema di cariche L’energia potenziale di un sistema di cariche puntiformi è: Ue = qi q 1 ∑ 4πε jr 2 i. Si può anche scrivere: Ue = ∫ ε0E 2 dτ = ∫ u e dτ 2 . y . La legge di Gauss è anche uno strumento potente per determinare i campi elettrici dovuti a distribuzioni di carica con un elevato grado di simmetria. z )dτ V 2∫ t dove ρ (x.y.z). se non presenta cavità non conduttrici contenenti una carica.

. determinare: a) La forza che agisce sulla carica che si trova nel vertice B. Condensatori I condensatori sono dispositivi per l’accumulo di carica elettrica e di energia e consistono tipicamente di due conduttori con cariche uguali ed opposte q (induzione completa). .dove l’integrale indefinito è esteso a tutto lo spazio e: ε0E 2 ue = 2 è la densità di energia elettrostatica. Suggerimento: Si ricordi che per le forze ed i campi elettrici vale il principio di sovrapposizione. + C1 C 2 Cn Problema 1 Considerate tre cariche positive uguali di valore q poste ai vertici di un triangolo equilatero di lato s (vedere figura).. b) Il campo elettrico totale E0 nel punto medio della base A. + Cn Condensatori collegati in serie equivalgono ad un unico condensatore con capacità data da: C= 1 1 1 + + .. la capacità di un condensatore è definita come: C= Q ∆V L’energia potenziale accumulata in un condensatore può essere scritta come: Ue = V 2 qV q2 =C = 2C 2 2 Condensatori collegati in parallelo equivalgono ad un unico condensatore con capacità: C = C1 + C2 + .. c) Il campo elettrico e il potenziale nel punto C in cui si intersecano le bisettrici dei tre angoli del triangolo.. Indicando con∆ V la differenza di potenziale...

B

s

C

q

A

q

Soluzione: a) La forza è la risultante di quelle esercitate dalle altre due cariche:

π 1 q2  F = F1 + F2 = F1 21 + cos  = 3F1 = 3 4πε 0 s 2 3 
b) Il campo elettrico in A è dato solo da quello generato dalla carica in B perchè le altre due generano campi uguali ed opposti: 
  

E0 = 

1 4πε 0

q2  3  s   2   
2 2

j=

1 q2 j 3πε 0 s 2

dove si è tenuto conto che AB è l’altezza del triangolo equilatero e si è indicato con j il versore da A verso B. c) C è equidistante dalle tre cariche. Il campo elettrico in C è nullo per simmetria, mentre il potenziale è il triplo di quello generato da una sola carica:

V=

3 q 3 3 q = 4πε 0 s 4πε 0 s 3

Ove s / 3 è la distanza BC.

Problema 2 Due piccole sfere cariche sono appese a due corde di ugual lunghezza l (come in figura), che formano due piccoli angoli θ 1eθ 2c la verticale. on a) Assumendo per le cariche q1 = Q, q2 = 2Q e per le masse m1 = m2 = m, si determini il rapporto θ 1/ 2. θ 

b) Assumendo ancora per le cariche q1 = Q, q2 = 2Q ma per le masse m1 = m, m2 = 2m, si ridetermini il rapportoθ 1/θ 2. c) Si determini sia nel caso a) che nel caso b) la distanza d tra le due sfere cariche in funzione delle grandezze note.

Suggerimento: Usare le approssimazioni valide per piccoli angoli.

l
−F
!

θ 1θ

2

l
F

m2 g

Soluzione: La tensione di ciascuna corda bilancia la componente lungo la corda di tutte le altre forze, quindi non resta che bilanciare le componenti ortogonali alla corda della forza di gravità e di quella elettrica agenti su ciascuna carica. La forza elettrica vale in tutti i casi: F= 1 2Q 2 4πε 0 d 2

a) Essendo m1 = m2 = m, in base alla figura si trova facilmente che:

mg sen θ 1 = F cosθ 1  mg sen θ 2 = F cosθ 2
cioè: tan θ 1 = tan θ 2 = da cui: F mg

θ1 = θ 2
b) Essendo m1 = m ed m2 = 2m, si ha che: 

m1 g 

mg sen θ 1 = F cosθ 1  2mg sen θ 2 = F cosθ 2
cioè:

θ 1 tan θ 1 ≈ =2 θ 2 tan θ 2
ove si è tenuto conto che gli angoli sono piccoli. c) La distanza è data da:

d = l (sen θ 1 + sen θ 2 ) ≈ l (tan θ 1 + tan θ 2 ) ≈ l (θ 1 + θ 2 )
dunque, per m1 = m2 = m è: d ≈ 2l cioè: d =3 dunque, per m1 = m ed m2 = 2m è: d ≈l cioè: lQ 2 3 d= mg 4πε 0
3

F 2l 1 2Q 2 = mg mg 4πε 0 d 2

lQ 2 1 mg πε 0

F  1 3 F 3 l 1 2Q 2 = 1 +  = l mg  2  2 mg 2 mg 4πε 0 d 2

Problema 3 Una sferetta puntiforme di massa m e carica q è sospesa ad un punto O mediante un filo lungo l, in edere figura). prossimità di una distribuzione piana infinita di cariche con densità superficiale σ (v d) Calcolare la distanza di equilibrio d1 della sferetta dal piano carico sapendo che la distanza fra il piano carico ed il punto O è d. e) Calcolare la distanza di equilibrio d2 della sferetta dal piano carico nel caso in cui venga posto un secondo piano con densità superficiale -σ in posizione speculare.

f) Come varia d2 se si raddoppia la distanza del piano carico negativamente dal punto O? [m = 10 g; q = -2 µC; l = 10 cm; σ =86,7 pC/cm2; d = 10 cm; ε = 8,85 10-12 C2N-1m-2]

0

Suggerimento: la tensione del filo assume qualsiasi valore necessario affinchè il filo non si allunghi

+ + + + + + + + + +

O l

θ
d1

d

d Soluzione:

a) La forza elettrica F è orizzontale, mentre il peso è verticale: la loro risultante deve essere diretta lungo il filo, cioè forma un angolo θ con la verticale, cioè con il peso. Dunque:
F σ q = tan θ = =1 mg 2ε 0 mg

Dalla geometria del problema si ricava:

d 1 = d − l sen θ = d − l

tan θ 1 + tan 2 θ

= 2,93 cm.

a b) Il campo raddoppia, dunque anche la forza elettrica e la tangente di θ rddoppiano. Quindi: d2 = d − l 2 1+ 4 = d −l 2 5 = 1,06 cm.

c) Il campo generato da un piano carico indefinito è indipendente dalla distanza. Perciò spostando il piano non cambia nulla.

Problema 4

Tre piani indefiniti paralleli sono uniformemente carichi con densità superficiale σ 1 = σ , σ 22 - , σ = σ 3 = σ (vedere figura). Determinare il campo elettrostatico nello spazio esterno ai piani e nelle intercapedini tra i piani. [ = 88,6 nC/m2; d = 10 cm; ε 0=8,86 10-12 C2N-1m-2] σ Suggerimento: il campo elettrico generato da un piano indefinito uniformemente carico è: σ ˆ ˆ E = n , con n versore normale al piano. ε0
"

P1

σ1 + + + + + + + + + +

σ
-

2

σ

3

P2

P3

+ + + + + + + + + +

P4

Soluzione: Prendendo come positivo il verso dell’asse disegnato in figura, basta eseguire le somme algebriche dei campi dei vari piani: 1. In P1 e P4 il campo è nullo. 2. In P2 è:
E=

σ = 10 kV/m ε0

3. In P3 è:

E=−

σ = -10 kV/m ε0

Problema 5 Il campo elettrico E è uniforme in tutti i punti del piano (x, y) come in figura. a) Dimostrare che detto campo è conservativo.
#

b) Calcolare la differenza di potenziale fra i punti A e B ed il lavoro compiuto per spostare la carica negativa -q dal punto A al punto B. c) Determinare se l’energia potenziale calcolata in A è diversa da quella in B e se UA – UB è positivo o negativo.

Suggerimento: per dimostrare che il campo elettrico è conservativo, si può usare sia la condizione di circuitazione nulla, sia quella di rotore nullo.

y B
%

E
-q 45° A Soluzione: a) La forza elettrica F è orizzontale e costante, quindi il lavoro è il prodotto di F per la componente orizzontale dello spostamento totale ed è positivo quando ci si sposta nel verso positivo delle x, negativo quando ci si sposta nel verso opposto. Se si calcola la circuitazione, lo spostamento totale è a nullo priori, quindi la circuitazione è nulla. Ergo il campo è conservativo. b) Detta d la distanza AB, per quanto osservato nel punto a), essendo il potenziale il lavoro per unità di carica, si ricava: VB – VA = Edcos 45° = Ed . 2
$

x

Il lavoro dal punto A al punto B è semplicemente il prodotto della differenza di potenziale per la carica: WAB = -q (VB – VA) = -qEdcos 45° = − qEd . 2

c) Per introdurre l’energia potenziale occorre fissare un’ascissa di riferimento. Prendendo per semplicità quella del punto A, è evidente che, mentre UA è nulla, UB è uguale a WAB, quindi negativa. Pertanto, UA – UB è positivo (la carica è negativa).

d = 1 cm.-..x Soluzione: Le due piastre sono lunghe rispetto alla loro distanza.7 1011 C/kg] Suggerimento: si trascurino la forza di gravità e la velocità dell’elettrone quando parte dal filamento del tubo catodico.. V = 200 V.... un elettrone è accelerato orizzontalmente da una differenza di potenziale Vc. a) Nel riferimento della figura... La velocità v 0 all’ingresso delle due piastre (x = 0) è data dalla conservazione dell’energia nel cannone elettronico: & 1 2 mv 0 = eVc 2 cioè: v0 = con v0 diretta lungo l’asse x.. 2e Vc = 82.Problema 6 In un tubo catodico.. y l y0 v0 ' θ + + + + + + + + + ++ + + + + d .. Dopo aver subito questa accelerazione esso viene fatto passare attraverso due piastre piane parallele orizzontali lunghe l e poste alla distanza d.5 106 m/s m .-... e/m elettrone = 1.. qual è il valore di y0 tale che gli elettroni sfiorino l’estremità della piastra positiva quando escono dalle piastre stesse? b) Con quale angoloθ si muovono gli elettroni dopo aver attraversato le piastre? [Vc = 20 kV. perciò si può approssimare il campo elettrico fra di esse con quello (uniforme) dovuto a piastre infinite e dato da V/d. fra le quali è mantenuta una differenza di potenziale V (figura).. l = 6 cm..

Determinare l’espressione della forza F esercitata su una carica puntiforme q posta: a) nel punto P a distanza D da O1.P 2 ( . Suggerimento: si ricordi che 0 = ρ -ρ . Problema 7 In una sfera uniformemente carica con densità ρ e centro in O1.θ è circa uguale alla sua tangente. O . md Perciò y0 è la distanza percorsa in direzione y nel tempo impiegato a percorrere una distanza l in direzione x: 1 eV y0 = 2md  l  V l2   = = 0. all’interno della quale c’è il vuoto. rappresentato in figura b) nel centro O2 della cavità.03 = 2 m d v 0 2Vc d Con un simile valore.9 mm v  Vc 4 d 0   2 b) La tangente diθ è data dal rapporto delle componenti della velocità all’uscita dalle piastre.a) Il moto fra le due piastre ha la componente x uniforme di velocità v 0 e la componente x uniformemente accelerata con accelerazione: a= eV . mentre la componente y è quella raggiunta nel tempo di volo l/v0: vy = eV l m d v0 Dunque la tangente diθ è: tan θ = vy v0 = eV l V l = 0. La componente x è ancora v0. ) . è praticata una cavità sferica di centro O2. con superficie tangente alla superficie esterna e passante per O1. O1 .

le due distribuzioni sferiche sono equivalenti a due cariche puntiformi Q1 e Q2 poste nei loro centri O1 ed O2: 4  Q1 = πρR 3  3   3 Q = − 4 πρ  R  = − Q1    2 3 2 8 Le distanze da P sono ovviamente D e D . Calcolare il campo elettrostatico E nei punti O. 3 2 .R/2.ρ )vale a dire che la sfera con una cavità vuota è equivalente ad una sfera . a) Per il punto esterno P. ed A. C. piena più una cavità riempita di cariche negative di densità uniforme . il campo elettrico è: 1 E= 1 ρ r 3ε 0 Ma O2 è il centro della sfera piccola. quindi c’è solo il campo generato dalla sfera grande. 0 b) Dentro una sfera di densità di carica costante. Problema 8 Si consideri una distribuzione sferica omogenea (raggio R) di cariche positive (carica totale Q).Soluzione: Occorre usare il principio di sovrapposizione con un po’ di originalità: come detto nel suggerimento. 0 = ρ +(. che presenta una cavità sferica (raggio r = R/4) come in figura. per cui la forza richiesta vale:     ˆ qQ1  1 1 1  P = q ρR 3  1 − ˆ − P F=  2 2 2 2  4πε 0  D 3ε 0 2(2 D − R )  R   D 8 D −    2    ˆ dove P è il versore orientato da O1 a P. per cui la forza vale: F= ρq ˆ RP 6ε 0 perchè la distanza dei centri è R/2.ρ .

Suggerimento: si ricordi la sovrapposizione degli effetti. Dunque nei tre punti richiesti il campo è parallelo all’asse x e: a) in O: E= 4 − ρr 4 Q ˆ ˆ x x=− 21 πε 0 R 2 3ε 0 b) in C: E= 5 ρr 4 Q ˆ ˆ x= x 21 πε 0 R 2 3ε 0 c) in A:  ρ 2r ρr E=  3ε − 3ε 0  0 6  4 Q ˆ x =  ˆ 21 πε R 2 x 0  Problema 9 . R O . il sistema è equivalente a due sfere piene di densità di carica ρ e raggio R e densità di carica -ρ eraggio r.A . r x Soluzione: Densità di carica: ρ= Q 4 π (R 3 − r 3 ) 3 = Q 4  3 R  πR −  3  64    3 = 48 Q 63 πR 3 Per il principio di sovrapposizione. C .

pure di carica q. con la condizione V∞ = 0 per r → ∞ . distanza r dalla carica vale V = 4πε 0 r q a q a q Soluzione: a) Basta sommare le energie potenziali dovuti alle tre coppie di cariche puntiformi: q2 Ue = 3 4πε 0 a b) E’ semplicemente il prodotto della quarta carica per il potenziale generato dalle tre cariche puntiformi nel quarto vertice.Tre particelle di carica q sono poste in tre dei vertici di un rombo avente i lati e la diagonale minore di lunghezza a (figura). Problema 10 . 7 Suggerimento: si ricordi che il potenziale generato da una carica puntiforme q in un punto P a q . Determinare: a) l’energia potenziale elettrostatica di questa distribuzione di carica b) il lavoro da compiere sul sistema per portare una quarta particella. cambiato di segno:  q  1  q q q2  =− + + W = − q 2 +   4πε a 4πε a 4πε a 3  4πε 0 a  3 0 0 0   c) Basta sommare vettorialmente i campi dovuti alle tre cariche puntiformi:  3 q q + E = 2 2  2 4πε a 4πε 0 3a 2 0  8 ˆ q 3 3 +1 ˆ d = d  3 4πε 0 a 2  ˆ ove d è il versore diretto come la diagonale maggiore. dall’infinito fino al vertice libero del rombo c) il valore del campo elettrico E nel quarto vertice. uscente dal vertice carico.

Tre cariche puntiformi sono nei vertici di un triangolo equilatero di lato d. Le cariche q1 e q2 sono negative e valgono q1 = q2 = -q.9 cm: 2 3 . e vale: p = qd 3 . mentre la carica q3 è positiva e vale q3 = 2q. q = 1 µC. x0 = 0.P d 0 q3 d q1 Soluzione: d q2 x a) Il potenziale elettrico è la somma di quelli generati dalle tre cariche: V0 = q1 d  2 4πε 0   + y 0 2  2 + q2 d  2 4πε 0   + y 0 2  2 + q3 4πε 0 (y 0 − d ) cioè:     2q  1 1  V0 =  (y − d ) −  = 15. y A @ 9 p cos α . Il dipolo risultante si d può considerare posto nel baricentro geometrico del triangolo xb = 0. Calcolare il potenziale elettrico V0 nel punto P0 di coordinate x0 e y0 sia direttamente sia nell’approssimazione di dipolo.3 kV 2 4πε 0 0 d  2    + y0    2   b) Il momento di dipolo totale è parallelo all’asse y. y0 = 40 cm] Suggerimento: si ricordi che il potenziale generato da un dipolo a distanza r >> d vale V = con p momento di dipolo e α a ngolo formato da p e r . [d = 10 cm. 4πε 0 r 2 . = 1. yb = = 2.73 10-7 Cm perchè è la somma di due dipoli uguali diretti come i lati obliqui del triangolo.

+σ + + + + + + + + + + L Soluzione: d - −σ ll’altra a) La densità di carica è +σ sulla faccia della lastra rivolta verso l’armatura negativa.V0 = p d   4πε 0  y 0 −  2 3  2 = qd 3 d   4πε 0  y 0 −  2 3  2 = 11. -σ su faccia. c) Quanto vale la densità di carica indotta sulla superficie della lastra? d) Di quanto varia percentualmente la differenza di potenziale tra le armature del condensatore dopo che la lastra metallica è stata introdotta? Suggerimento: si ricordi la formula dei condensatori collegati in serie. la lastra è elettricamente neutra. con la differenza di potenziale di una serie di due condensatori (caricati con la stessa carica di quello originario) di capacità . b)Dobbiamo confrontare la differenza di potenziale di un condensatore di capacità: C = ε0 S L dove S è la superficie di un’armatura. parallelamente ad esse(figura). Lo spessore della lastra è d < L. Una lastra piana conduttrice viene inserita tra le armature del condensatore.3 kV Problema 11 La distanza tra le armature di un condensatore piano carico (densità di carica superficiale σ ) disconnesso dalla batteria è L.

-. con velocità iniziale pure nulla. [ V = 1600 V. dall’armatura di carica negativa. d = 4 cm... Problema 12 Tra le armature di un condensatore piano è applicata una differenza di ∆ V.11 10-31 kg.. Dunque: q q ε0S ε0S − − ∆Vs − ∆V C s C L−d = −d = = L q ε0S L ∆V C L−d vale a dire che la differenza di potenziale diminuisce in percentuale sul valore iniziale. me = 9.m e d mp + + + + + + + + + ++ + + + + x . con velocità iniziale nulla.. Nell’istante in cui un elettrone (massa me) si stacca... un protone (massa mp) si stacca. L distanza tra le a armature è d...67 10-27 kg] ∆ Suggerimento: si trascurino la forza di gravità e l’interazione tra le cariche.. La capacità serie è: Cs = ε0S C1C 2 = C1 + C 2 L1 + L2 con la condizione L1 + L2 = L − d ..-.. da quella di carica positiva (figura).C1 = ε 0 S S e C2 = ε 0 L1 L2 rispettivamente (L1 e L2 sono ovviamente le larghezze dei due condensatori)... y .. mp = 1.. Determinare: c) il rapporto tra le velocità delle due particelle quando urtano le armature d) a quale distanza y dall’armatura positiva le due cariche si incrociano.

8 b) Equazioni del moto delle due particelle: 1  2  ye = 2 aet + d    y p = 1 a pt 2  2 Le particelle si incrociano quando ye = yp. si ha: v e = 2 a e d   v p = 2 a p d da cui: ve = vp ae = ap mp me = 42.Soluzione: Campo elettrico: E= ∆V d Accelerazioni: ae = e ∆V −e E=− me me d per l’elettrone. cioè: t= ap me 1 2d 2d . e e ∆V E= mp me d a) Applicando la formula che lega la velocità di un moto rettilineo uniformemente accelerato alla posizione. a p − ae 2 a p − ae a p − ae m p + me . yp = ap = d= d = 22 µm. e: ap = per il protone.

(5) e (6) osserviamo che: 1) applicarle a dipoli con a finito equivale a trascurare i termini contenenti a2. i = x . Momento τ e risultante R delle forze esercitate dal campo: τ = p× E Ri = p ⋅ gradE i . ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ (4) (5) (6) Commenti. z.CAPITOLO 1 DIPOLI ELETTRICI E DIELETTRICI Dipoli elettrici Momento di dipolo elettrico di due cariche puntiformi q1 = − q e q 2 = + q poste in r1 ed r2 = r1 + a : p = q1r1 + q 2 r2 ⇒ p = qa . il suo momento di dipolo elettrico risulta indipendente dall’origine degli assi coordinati. In pratica i dipoli hanno dimensioni finite. Per mostrarlo ricaviamo la (4) scrivendo U come somma delle energie potenziali delle cariche: 1 . (2) 4πε o r 2 1 2 p cosθ 1 p sin θ Er = . (1’) L’equazione (1) si estende immediatamente ad un sistema costituito da un numero qualsiasi di cariche: se il sistema è complessivamente neutro. E⊥ = (3) 3 4πε o 4πε o r 3 r                     (dipolo puntiforme è ovviamente un’astrazione: le (2) e (3) vengono usate in pratica quando a è trascurabile rispetto ad r e diventano rigorose nel limite a / r → 0 ). Energia potenziale U di un dipolo puntiforme in campo esterno U = −p⋅E . y . Potenziale V e campo elettrico E creati da un dipolo puntiforme: 1 p cosθ V = . (1). per quanto riguarda le equazioni (4).

Le (5) e (6) si ricavano in modo analogo. 3) Osserviamo infine che su scala macroscopica una molecola può essere considerata puntiforme e che nell’approssimazione di dipolo puntiforme il campo creato dal dipolo e le forze esercitate sul dipolo da un campo esterno dipendono unicamente da p : non è quindi necessario conoscere l’esatta distribuzione delle cariche. e supporre che la forza R sia applicata in C. conviene calcolare il campo E e la risultante R al centro C del dipolo. Induzione dielettrica ( o spostamento elettrico o densità di flusso elettrico): D = εo E + P Costante dielettrica relativa o permettività relativa: εr = 1 + χ Relazioni utili Sulla superficie di un corpo polarizzato è presente una carica di polarizzazione con densità superficiale: σP = P ⋅n (11) dove n è il versore normale alla superficie rivolto verso l’esterno. ¤ ¤ ¤ ¤ £ £ ¤ £ £ £ £ ¢ Dielettrici . 2) Nell’espressione τ = p × E . ricordando che un campo elettrico applica ad una generica carica q posta in r la forza F = qE (r ) .U = −qV (r1 ) + qV (r1 + a ) = q[V (r1 + a ) − V (r1 )] = q[ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ∂V ∂V ∂V ax + ay + a + O(a 2 )] ∂x 1 ∂y 1 ∂z 1 z ≅ q gradV ⋅ a = qa ⋅ ( − E ) = − p ⋅ E . Si definisce polarizzazione il momento di dipolo per unità di volume: ∑ pi P= (7) ∆v dove pi è il momento di dipolo della generica molecola presente nel volume ∆v .definizioni I materiali isolanti (o dielettrici) si polarizzano in presenza di un campo elettrico. Se la polarizzazione non è uniforme è presente anche una carica di volume con densità: ρ P = − divP . Se il mezzo è isotropo P risulta parallelo e concorde con E : P = ε o χE (8) dove χ è una grandezza adimensionata detta suscettività elettrica (o dielettrica) del mezzo. (12) La densità di energia del campo elettrico all’interno di un dielettrico è: § ¦ ¥ ¦ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ (9) (10) 2 . Se la molecola è ionizzata occorre anche conoscere la sua carica q: su scala macroscopica sia q che p possono essere considerati puntiformi.

Quando si applica la legge di Gauss in presenza di dielettrici occorre tenere anche conto delle cariche di polarizzazione: ε o ∫ E ⋅ dS = q + q p dove q è la carica presente sui conduttori (carica libera). z) con i loro valori in A. a) F = qE . Soluzione: a) Nelle equazioni (3). 0). y. anche se al suo interno sono presenti cariche di polarizzazione. b) Il momento τ e la risultante R delle forze esercitate dalla carica q sul dipolo. θ è l’angolo fra p e il vettore r che va dal dipolo al punto considerato. q è la sola carica presente sulle armature conduttrici. che dipende dalle derivate di E . z). posto nel punto A=(a. Per valutare θ nell’ Eq. ¨ ¨ Nella definizione di capacità C=q/V di un condensatorre. E⊥ = 0 . È però possibile scrivere la legge di Gauss nella forma equivalente: ∫ D ⋅ dS = q dove non compare la carica di polarizzazione. per il calcolo di R . cioè in pratica esprimere le componenti di E in funzione delle coordinate cartesiane di un generico punto P=(x. Sia p che r sono paralleli all’asse x ma hanno versi opposti. y. Si calcoli: a) La forza F esercitata dal dipolo su q. Dalle (3) si ottiene immediatamente: 1 2p . è necessario conoscere E anche nei punti vicini ad A.uE = ¨ 1 εo εr E 2 2 ¨ (13) Dalle equazioni (8). Problema 1 Si consideri il sistema costituito da una carica q e positiva posta nell’origine O di un sistema cartesiano e da un dipolo elettrico puntiforme di momento p = px . qp quella di polarizzazione. dove E è il campo elettrico creato dal dipolo nel punto in cui si trova la carica. Er = − 4πε o a 3  ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ © ¨ ¨ ¨ ¨ 3 ¨ ¨ (15) (15’) . b) per il calcolo di τ è sufficiente calcolare il campo elettrico E creato dalla carica q nel punto A. (9) e (10) si deduce: (14) D = ε o εr E . 0. Suggerimenti. che definiscono il campo E creato da un dipolo in un generico punto. quindi θ = π . Solo dopo aver ricavato le derivate si possono sostituire (x.3 si faccia attenzione al verso di r .

Il vettore E e la forza F = qE sono paralleli ad r ma hanno verso opposto, perché Er è negativo. La forza è quindi attrattiva ed ha modulo 2 pq . F= 4πε o a 3 b) Il campo E creato dalla carica q nel punto A è parallelo a p , quindi: τ = p× E = 0 
       

Per il calcolo della risultante R occorre calcolare E in un generico punto P=(x, y, z). Poichè la carica q che crea il campo è nell’origine degli assi, si ha semplicemente; 1 q E= r 4πε o r 3 dove r = ( x , y , z ), r = ( x 2 + y 2 + z 2 )1/2 . Si ottiene: q x Ex = 2 2 4πε0 ( x + y + z 2 )3/ 2 
      

∂ Ex ∂ Ex   ∂ Ex Rx = p ⋅ gradE x = px ⋅  x+ y+ z = ∂y ∂z   ∂x
. ∂ Ex 1 3 pq  x  = p = − ⋅ 2 x ∂x 4πε o  ( x 2 + y 2 + z 2 ) 3/ 2 2 ( x 2 + y 2 + z 2 ) 5/ 2    Possiamo ora sostituire le generiche coordinate (x, y, z) con i loro valori in A. Si ottiene: 3 2 pq pq  1 . Rx =  3 − 3 = − 4πε o  a 4πε o a 3 a  Con calcoli analoghi si trova: 

Ry = Rz = 0. La risultante delle forze agenti sul dipolo

elettrico è opposta alla forza F calcolata in a), in accordo con il principio di azione e reazione.
Commenti. Il calcolo qui svolto spiega il fatto che un corpo elettricamente carico (la carica q) attira i corpi circostanti elettricamente neutri: il campo E creato da q polarizza il corpo ed attrae il dipolo p così creato. La forza risulta attrattiva anche se q è negativa perché cambiano segno sia q che p. Più in generale la forza esercitata da un campo E su un dielettrico è tale da portarlo dove il campo è più intenso. 
 

4  

Problema 2 Su un tavolo è appoggiato un corpuscolo di volume v, elettricamente neutro ed isolante, costituito da un materiale isotropo di densità ρ . Al di sopra del corpuscolo e sulla sua verticale è posta una carica q praticamente puntiforme. Quando la distanza fra carica e corpuscolo è inferiore ad un valore limite d, il corpuscolo si solleva. Si calcoli la costante dielettrica del materiale. [ ρ = 2 g / cm 3 ; d = 1 cm; q = 10 −8 C ; accelerazione di gravità g = 9.8 m / s −2 ] Suggerimento. L’attrazione elettrostatica fra carica e corpuscolo è dovuta alla polarizzazione di quest’ultimo, indotta dal campo elettrico creato dalla carica. Alla distanza d la forza di attrazione elettrostatica Fe è uguale ed opposta alla forza peso Fp . Si consiglia di risolvere prima il Problema 1, e di calcolare nell’ordine il campo E creato da q, la polarizzazione P del materiale, la forza Fe ; uguagliando Fe ad Fp si ottiene la suscettività χ = ε r − 1 del materiale. Per il calcolo numerico si utilizzino unità del S.I.. Soluzione: Il campo elettrico creato da qo alla distanza d ha modulo: 1 q E= . 4π ε o d 2 La polarizzazione indotta nel materiale ha modulo P = χ ε o E , ed il suo momento di dipolo dielettrico ha modulo: χ qv p = Pv = χ ε o Ev = . 4π d 2 La forza elettrostatica ha modulo (v. Problema 1): 2qp 2q χ qv Fe = , 3 = 3 4πε o d 4πε o d 4π d 2 e la forza peso ha modulo Fp = mg = ρ vg . Uguagliando Fe ad Fp si ottiene: 
     

ρ g ⋅ 4πεo ⋅ 4π d 5 χ ≡ εr − 1 = = 2q 2
2 ⋅ 10 3 ⋅ 9.8 (1 / 9 ⋅ 10 − 9 ) ⋅ 12.6 ⋅ 10 −10 = = 13.72. 2 ⋅ 10 −16
Commenti. La misura di forze in campi non uniformi costituisce uno dei fondamentali metodi di misura della suscetticvità elettrica χ e della suscettività magnetica χ m ; per χ (ed ε r ) è però di norma preferibile ricorrere a misure di capacità.

5

Problema 3 Un corpo uniformemente polarizzato, con polarizzazione P = P x , ha la forma di un cilindro molto sottile, di sezione S (v. Figura). a) Si calcoli la forza dF esercitata sulla carica q, posta in x = 0 , da un elemento infinitesimo del cilindro, di lunghezza dx. b) Si mostri che la forza F esercitata su q dall’intero cilindro è uguale a quella che esercitano due cariche poste alle sue estremità x1 e x2 del cilindro e si calcolino i valori q1 e q2 di queste cariche. 
  

Suggerimento. Per quanto riguarda la domanda a), questo problema è una semplice variante del Problema 1: occorre solo valutare il momento di dipolo elettrico dp del tratto dx di cilindro. La domanda b) richiede l’integrazione della forza dF calcolata in a). Soluzione: a) Dalla definizione di P si ottiene: dp = Pdv = Px ⋅ Sdx . La forza dF è (si veda il Problema 1, punto a): 2q ⋅ dp 1 2qPx S dx dF = 3 = 4πε o 4π ε o x x3 dove x è l’ascissa dell’elemento considerato. b) 
         

F = ∫ dF =
1

2

2qPS 2 dx x = 4πε o ∫1 x 3 x 

x

1  PSq PSq  + 2  x. − 4πε o  r12 r2  Due cariche q1 = − PS e q 2 = + PS poste in x1 ed x2 esercitano una forza identica. =
Commenti. 1) Si noti il simbolismo usato per indicare differenziali e limiti di integrazione, ed il fatto che il versore x può essere portato fuori dall’integrale perché costante rispetto alla variabile di integrazione. 2) Le cariche q1 e q2 sono evidentemente le cariche di polarizzazione, ed hanno densità superficiale - P e +P rispettivamente.   

6

La carica di volume ha densità:  ∂ P ∂ Py ∂ Pz  ρ = − divP = −∇ ⋅ P = − x +  = −a . Le cariche totali sulle due basi sono –q e +q con q = σ S = PS . Il secondo è molto facile nel caso di polarizzazione P uniforme (caso a): il momento di dipolo è dato semplicemente dal prodotto di P per il volume. b) P = axx dove a è una costante. Commenti. % $ $ & " " " #  ! "  " ! "  7 . + ∂y ∂z  ∂x La carica totale di volume si ottiene moltiplicando ρ per il volume S e risulta esattamente opposta alla carica presente sulla base di destra. 1) Il campo elettrico creato da un corpo polarizzato può essere calcolato valutando prima le cariche di polarizzazione e calcolando poi il campo da queste creato. σ = + P sulla base a destra. Si dica dove sono localizzate le cariche di polarizzazione e se ne calcoli il valore nei due casi: a) P è uniforme. b) Sulla base di sinistra il vettore P e la carica di polarizzazione sono nulli. è presente un dielettrico polarizzato con polarizzazione P diretta lungo l’asse x. sulla base di destra P è diverso da zero e concorde con n : la carica di polarizzazione q è positiva ed uguale a σ S . Per la prima parte. σ = − P sulla base a sinistra. Quindi: σ = 0 sulle superfici laterali. b) il loro momento di dipolo elettrico sia uguale al valore che si ottiene integrando P su tutto il volume occupato dal corpo. che non sono affatto intuitive. quindi: p = P⋅S . Il primo controllo è stato fatto. può essere utile controllare l’esattezza dei calcoli verificando che: a) le cariche di polarizzazione abbiano somma nulla. È immediato verificare che p coincide con il momento di dipolo elettrico delle due cariche –q e +q calcolate in a). dove σ = P ( ) = a .     Soluzione: a) In un corpo uniformemente polarizzato le cariche di polarizzazione di volume sono nulle e quelle di superficie hanno densità σ = P ⋅ n . 2) Il calcolo qui fatto serve in qualche modo a giustificare le relazioni (11) e (12). di lunghezza e sezione S.Problema 4 In un cilindro sottile.

mediati su volume ∆v grandi rispetto alle dimensioni molecolari (ovviamente anche per le cariche di polarizzazione e per i campi elettrici da queste creati si otterranno solo dei valori medi). il campo E deve essere perpendicolare al piano e che il campo a sinistra deve potersi ottenere da quello a destra per riflessione speculare (vedi Appendice A). in particolare la polarizzazione uniforme. il flusso attraverso ciascuna base vale E ⋅ nS = ES (carica positiva implica flusso positivo. di spessore trascurabile. cioè σ E= 2ε o b) Basta applicare la legge di Gauss nella forma (15’) procedendo come in a) ed utilizzare poi l’equazione D = εo εr E . ' Problema 5 Si calcoli il campo creato da una carica positiva distribuita con densità σ uniforme su di una superficie piana praticamente illimitata (cioè in pratica su un foglio. la densità di carica ed il campo elettrico sono sempre fortemente disuniformi. Soluzione: a) Si applichi la legge di Gauss al cilindro disegnato in figura. supponendo che nello spazio circostante: a) non sia presente nessun materiale.3) Le polarizzazioni qui considerate. La carica interna al cilindro vale σ S (S è l’area della sezione del cilindro) ed è uguale ad ε o volte il flusso. sono realistiche solo se si ignora la struttura atomico-molecolare del mezzo e si considerano dei valori medi di P . Risulta quindi σ S = 2εo ES . costituito da un materiale conduttore). Si ottiene immediatamente: ) ( ( ) ( ( ( ( ) ( 8 . b) sia presente un dielettrico con costante dielettrica relativa ε r . Infatti all’interno di una singola molecola la polarizzazione. per motivi di simmetria. pensando che. cioè E concorde con n ). Il flusso di E attraverso la superficie laterale è nullo perché E è perpendicolare a n .

P(r ) = ε o χE = (ε r − 1) 4πε r r 2 2 2 2 9 . I vettori D . Uguagliando l’integrale a q si ottiene immediatamente: q . 2ε o ε r Commenti. εr εo 1 0 Problema 6 Una sfera conduttrice elettricamente carica ha centro in O ed è immersa in un dielettrico. Soluzione: a) Per calcolare il vettore D in un generico punto P distante r da O si applica la legge di Gauss alla superficie sferica Σ di raggio r e centro O. 1) La presenza del dielettrico riduce il campo di un fattore ε r perché sulla superficie del dielettrico a contatto con il conduttore sono presenti cariche di polarizzazione negative (intuitivamente.D =σ /2. P sono quindi diretti radialmente ed il loro modulo è costante su una generica superficie sferica con centro in O. Detta σ la densità su ciascuna superficie. 2) Se il foglio di materiale conduttore ha spessore grande rispetto alle dimensioni molecolari. la carica positiva σ attira gli elettroni e respinge i nuclei del dielettrico: vicino al conduttore vi è quindi un lieve eccesso di cariche negative). Supposte note la carica q presente sulla sfera e la costante ε r del dielettrico: a) Si calcolino i vettori D . La carica q si distribuisce con densità uniforme sulla superficie della sfera e crea un campo elettrico con simmetria sferica. b) Le cariche di polarizzazione di volume e di superficie. E . Suggerimento. E . Si calcoli prima D applicando la legge di Gauss nella forma (15’). P in un generico punto esterno alla sfera. risulta: σ E= n. omogeneo ed isotropo. P sono diretti lungo r ed hanno modulo: D q E (r ) = = εr ε o 4πε r ε o r 2 q . la carica è equidistribuita sulle due superfici. Su questa superficie D = D(r )r e quindi Σ Σ 3 3 2 2 3 2 2 2 2 2 2 2 2 2 ∫ D ⋅ dS = ∫ D(r )r ⋅ (dS r ) = D(r ) ∫ dS = D(r ) ⋅ 4π r Σ 2 . E = σ . D( r ) = 4π r 2 Anche i vettori E .

ma i cambiamenti sono trascurabili fino a che la distanza dal conduttore è trascurabile rispetto ai raggi di 6 6 6 7 6 6 6 6 10 5 4 5 5 5 4 5 4 4 4 4 4 4 4 5 . 2) Se ci si avvicina alla superficie della sfera conduttrice. Problema 5. q P = σ P ⋅ 4π R 2 = − r q ⇒ q + qP = εr εr La densità di carica di volume è:  (ε r − 1)q r  (εr − 1)q div r  ρ P = − divP = − div   2 2  = − r  4πε r  4πε r r    Si tratta di calcolare la divergenza della funzione: r r f (r ) = 2 = 3 .b) Sulla superficie del dielettrico. o meglio se si fa tendere r al raggio della sfera. dove E è il campo contiguo al conduttore (teorema di Coulomb). è presente una carica di polarizzazione di densità superficiale: (εr − 1)q σ P = P ⋅ n = P( R)r ⋅ ( −r ) = − P( R) = − 4πε r R 2 ( n è uguale a − r perché è orientato verso l’esterno del dielettrico). z e che f x = x( x 2 + y 2 + z 2 ) ∂ fx 3 − 3/ 2 − 5/ 2 = (x2 + y2 + z2 ) − x (x 2 + y2 + z2 ) 2x = 2 ∂x 2  x  = r −3 1 − 3 2  . il campo E può cambiare sia in modulo che in direzione. il campo E tende al valore: σ E= n εr εo dove σ = q / (4π r 2 ) è la densità superficiale di carica sulla sfera. La relazione è valida per conduttori di forma qualsiasi. Si ritrova la stessa relazione tra E e σ già ricavata per una superficie piana (v. se ci allontaniamo dal conduttore. Per conduttori di forma generica immersi in un dielettrico omogeneo ed isotropo il calcolo è più complesso ma il risultato è identico: il campo E in ogni punto è ε r volte minore di quello che si otterrebbe in assenza del dielettrico. risulta in definitiva  ∂ fx ∂ f y ∂ fz x2   y2   z2   −3 divf = + + = r  1 − 3 2  +  1 − 3 2  +  1 − 3 2   = 0 . r   Le altre derivate hanno espressioni analoghe. y. r r Ricordando che il vettore r ha componenti cartesiane x. 1) La carica di polarizzazione è presente solo all’interfaccia fra dielettrico e conduttore ed ha segno opposto a q: la carica totale ed il campo E risultano ridotti di un fattore ε r . ∂x ∂y ∂z r   r   r   −3/ 2 r = (x 2 + y 2 + z 2 ) 1/ 2 si ottiene: Commenti. La carica totale di polarizzazione q p presente sulla superficie si ottiene moltiplicando σ P per la superficie della sfera: (ε − 1) q . commento 2). coincidente con quella della sfera conduttrice.

9 9 11 . pensando che: all’interno del conduttore il campo elettrico è nullo. si pensi che un’eventuale componente tangenziale di E sulla superficie del conduttore metterebbe in moto le sue cariche superficiali). o. più intuitivamente. all’esterno del conduttore e nelle sue immediate vicinanze il campo E è ortogonale alla superficie (si ricordi che la superficie di un conduttore in equilibrio elettrostatico è equipotenziale e che le 9 8 8 linee di flusso di E sono ortogonali alle superfici equipotenziali.curvatura della superficie. con le basi parallele alla superficie. Per dimostrare il teorema di Coulomb basta applicare la legge di Gauss al cilindretto rappresentato in figura.

v la loro velocità media (o di deriva).) tra gli estremi del tratto considerato ed i è la corrente che lo percorre.. ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ La densità di corrente è il modulo del vettore 1 ¥ £ q (5) ¤ ¤ (7) . se alla corrente contribuiscono particelle di tipo diverso j = n1q1v1 + n2 q 2 v 2 +. Relazioni utili j = nqv (6) dove n è il numero delle particelle in moto nell’unità di volume.e. ρ quelle del materiale) ¢   ¡ ¦ Forza elettromotrice (f.p.d. Densità di corrente Resistenza di un tratto di conduttore j =i/S R= V i (2) (3) dove V è la differenza di potenziale (d. per mantenere la corrente in un circuito è quindi necessaria la presenza di altre forze (forze impresse che derivano da un campo elettromotore E * = F / q .m. Il lavoro della forza F = qE esercitata da un campo elettrostatico sull’intero circuito è nulla. si definisce: Resistività elettrica ρ= RS/ (4) (R caratterizza le proprietà conduttive del tratto di conduttore.CAPITOLO 2 CIRCUITI IN CORRENTE CONTINUA Definizioni Dato un conduttore filiforme ed una sua sezione normale S si definisce: Corrente elettrica i= Q t (1) dove Q è la carica che attraversa la sezione S del conduttore nel tempo t.) di un generatore dove £ = è il lavoro del generatore sulla carica q. la cui natura dipende dal tipo di generatore): è il lavoro di queste ultime e può non coincidere con il lavoro del generatore sulle cariche che lo attraversano (si vedano i Problema 3 e 4). q la loro carica. ¤ ¤ Commento. se il tratto ha sezione S costante e lunghezza .

p. . Req R1 R2 Potenza: La potenza trasferita dalla corrente ad un generico utilizzatore è: P =V i dove V è la d. Per conduttori in parallelo: 1 1 1 = + +.Il vettore j in un generico punto del conduttore è legato al campo elettrico E in quel punto dalla relazione (8) E =ρj.d. ai capi dell’utilizzatore. . se si tratta di un resistore: P = V i = R i2 = V2 R (Legge di Joule) (13) (12) (11) (10) La potenza fornita dalle forze impresse di un generatore è: ¨ P= © i dove è la lunghezza del filo.e. Equazione delle maglie: ¨ Per un circuito con una f.. La corrente i che attraversa una generica superficie ideale è i = ∫ j ⋅ dS S § § § § (9) Resistenza equivalente: Per conduttori in serie: Req = R1 + R2 +.. ed una resistenza R: = Ri.m. S la sua sezione e ρ la resistività del conduttore. ¨ 2 § § (14) (15) .

I. densità del rame ρ = 8.02 ⋅ 10 23 atomi n= = 0.843 ⋅ 10 23 atomi / cm 3 . i = 30 A . Supponendo che vi sia un elettrone di conduzione per ogni atomo di rame. −6 5 ⋅ 10 m j = −4. come tutti i metalli buoni conduttori. a) Si noti il valore estremamente piccolo della velocità di deriva degli elettroni. 3 . vd = Commenti. nei gas rarefatti) le velocità di deriva possono diventare confrontabili con quelle di agitazione: il conduttore non segue più la legge di Ohm. .4 ⋅ 10 − 4 m / s .14cm Esprimendo tutte le grandezze in unità del sistema internazionale (S. In questo volume sono presenti 6. j vd = − ne dove − e è la carica dell’elettrone.indica che v d è opposto a j ). si ottiene: 15 A 6 2 j= 2 = 6 ⋅ 10 A / m .Problema 1 Un filo di rame di sezione S è percorso da corrente i. Per calcolare n ricordiamo che ρ = massa/volume e che il numero di Avogadro è 6.5 g ed occupa quindi un volume: 635g . In altri conduttori (ad es. − ne (il segno .14cm 3 . una mole di rame pesa 63.). benché la corrente sia estremamente elevata (superiore ai valori consigliati per motivi di sicurezza in conduttori di rame con sezione di 5 mm2). se confrontata con la loro velocità media di agitazione termica (che è dell’ordine dei chilometri al secondo).] Soluzione: Dalle definizioni di densità di corrente si ottiene: j =i/S. V = = 7. numero atomico del rame 63. si calcoli la sua velocità di deriva.89 g / cm 3 densità di atomi è pari a: 6. b) Le considerazioni fatte per ricavare n possono essere espresse in forma letterale:   ρ atomi / m 3 massa / m 3 n = = ovvero atomi / mole massa / mole NA M (ricordiamo che 63. n il numero di elettroni per unità di volume.02 10 23 /mole.89 g / cm 3 . 3 7. quindi la 8. È per questo motivo che il rame. [ S = 5 mm 2 .02 10 23 atomi.5 unità atomiche corrispondono ad una massa molare M = 635g / mole ).a.5 u. segue la legge di Ohm.

si calcoli: b) la corrente i nel circuito. Il dispositivo è alla base del funzionamento del partitore di tensione e del potenziometro. 2Ω r 12V = 1V . Vbc ai capi della resistenza r nel circuito rappresentato in figura.p.p.   Problema 3 In una pila Daniell l’energia è fornita dalla reazione esoenergetica CuSO4 + Zn → ZnSO4 + Cu . [ = 12V .d. a) Sapendo che ogni reazione fornisce un’energia di 35 ⋅ 10 −19 J ed una carica q = 2e .e. che vengono utilizzati per ottenere d. calcoli la f.Problema 2 Si ricavi la d.m.d. V ai morsetti della pila.p.d. della pila. r = 2Ω ]  Soluzione: Dall’equazione delle maglie si ottiene: = ( R + r )i . si . Vbc = ri = = 24Ω r+R   Commenti. c) la d. .m. Supponendo che la pila abbia resistenza interna r = 1Ω e venga chiusa su una resistenza esterna R = 9Ω . R = 22Ω .  4 .e. comprese tra 0 e quando si dispone di un generatore di tensione di f.

V = − ri = r+R   i= Commenti.e.e. fra i suoi morsetti in assenza di corrente (ovvero a circuito aperto). r+R c) Il circuito viene rappresentato esattamente come per il problema 2 solo che ora r è interna al generatore. Soluzione:  a) Dalla definizione di si ricava immediatamente: 35 ⋅ 10 −19 J .p.m. 2 ⋅ 16 ⋅ 10 −19 C . e si dica cosa rappresentano fisicamente questi punti. in base alla sua definizione. è invece molto facile calcolare la f. quindi: V = Vac = Ri o anche R . Per il calcolo della f. risulta . . b) Il bilancio energetico implica: i = ri 2 + Ri 2 . V → . si ricorra alla sua equazione di definizione. 2) Per i generatori voltaici non è facile individuare la natura e la localizzazione delle forze impresse.m.d.Suggerimenti. con quali circuiti possono essere realizzati ed in quali casi il generatore cede energia all’esterno ed in quali ne assorbe. La f. = = 109V . Dividendo per i si ottiene la stessa equazione del Problema 2. Soluzione:  5    . Si considerino i punti di intersezione fra la curva caratteristica e gli assi coordinati. di un generatore può quindi anche essere definita come d.m.e. 3) La potenza Vi fornita dalla pila è minore della potenza i fornita dalle reazioni chimiche perché parte dell’energia è dissipata per effetto Joule all’interno del generatore stesso. Per il quesito (b) si indichi con i la corrente e si invochi il principio di conservazione dell’energia: la potenza fornita dalla reazione chimica deve uguagliare la potenza dissipata per effetto Joule nelle resistenze r e R.    Problema 4 Si disegni la curva caratteristica di un generatore avente forza elettromotrice e resistenza interna r (cioè si riporti la corrente i che lo percorre in funzione della differenza di potenziale V ai suoi morsetti). 1) Al tendere della corrente a 0.

Si ottiene i = 0 a circuito aperto. maggior in opposizione). diventando endoenergetica. il generatore si ricarica. La caduta su r si somma ad . sicchè V > . I quadrante IV quadrante II quadrante     Problema 5 6  La differenza di potenziale V ai morsetti del generatore è V = diagramma tensione-corrente è quindi una retta. e la corrente di corto circuito vale / r . Nel secondo quadrante è i < 0 . Se la reazione chimica si inverte. cioè la corrente entra nel morsetto positivo (occorre naturalmente un generatore di f. Il calore dissipato per effetto Joule all’interno è maggiore dell’energia fornita dalle reazioni chimiche: il generatore assorbe energia (ed infatti P = iV è negativo). Il generatore assorbe potenza: infatti P = iV è nuovamente negativo.e.m. le polarità ai morsetti sono invertite.Si ottiene V = 0 cortocircuitando i morsetti. Nel quarto quadrante i è così grande (occorre naturalmente un altro generatore in serie) che la caduta su r è maggiore di : V risulta negativo. − ri (vedi Problema 3): il .

quindi: 2 i = 2r i 2 + R (2i) 2 . P = / 2r = 11 W . e resistenza interna r / 2. è quella che si otterrebbe con un unico generatore di f.m. Suggerimento. divisa per 4. con le quali si .e.m. a) Qual’è la resistenza del filamento durante il funzionamento? 7    . Le ultime due cifre sono state omesse perché non significative (i dati di partenza contengono solo una o due cifre significative).5 V di f.e. da cui i =  2 2r + R (come se avessimo un unico generatore di f. 2 e resistenza interna 2r). .La potenza dissipata in R è: 2  2  2 P = i R = R  . Si proceda come per il Problema 3. considerando separatamente i casi di pile in serie e in parallelo.     L’equazione.2Ω . domanda (b). Procedendo come sopra si trova R = r / 2 = 0. si 2 ottiene R = 2r = 0. In base ai dati del problema si ottiene P = 1125 W . P = 2 / 2r = 11 W .05Ω . Commenti.e. In parallelo: detta i la corrente in ciascun generatore.  Problema 6 Un’automobile con batteria da 6 V ha anabbaglianti da 25 Watt ciascuno. supponendo e R costanti.  2r + R  Per ricavare il massimo di P si pone dP / dR = 0 . Soluzione: In serie: il bilancio energetico implica 2 i = 2r i 2 + R i 2 . vuole alimentare un utilizzatore di resitenza R.Si hanno due pile da 1.m. e resistenza interna di 01Ω ciascuna. la corrente in R è 2i. Si determini il valore di R per cui la potenza erogata dall’utilizzatore è massima.

La tensione V lungo il filamento è: da cui si ricava E = V / = 60 V / m . Si ricavi R. risulta dunque E ⋅ d = E d . Detto d un elemento di filo. indicando con V ed i i valori misurati da voltmetro ed amperometro nel circuito (a).b) Se il filamento è lungo 10 cm. 25W P b) Dalla relazione E = ρ j si deduce che E risulta diretto lungo il filo ed è costante in modulo (il filamento ha sezione costante). Figura a Figura b Soluzione: ! " V = ∫ E ⋅d = ∫Ed = E ∫d = E 8 . quanto vale in modulo il campo elettrico E al suo interno? Soluzione: a) Dall’equazione che fornisce la potenza dissipata per effetto Joule si ottiene: V 2 36V 2 . di lunghezza d e verso concorde con E . con V’ e i’ quelli misurati nel circuito (b). R= = = 144Ω . ! ! ! ! ! ! ! Problema 7 Per misurare la resistenza R di un conduttore si utilizzano un voltmetro ed un amperometro realizzando i circuiti rappresentati nelle Figure a e b.

Pensando che il voltmetro misura in ogni caso la tensione lungo lo strumento (cioè la d.d.p. ai suoi morsetti) e l’amperometro segna la corrente che lo percorre, si ottiene immediatamente (dalla legge di Ohm o dall’equazione delle maglie): V = Circuito a)  V = R A i + Ri V' V'  i ' = iV + i R = + Circuito b)  Rv R  − V ' = RAi dove iV e i R sono le correnti nel voltmetro e nella resistenza R, rispettivamente. Abbiamo dunque un sistema di quattro equazioni nelle quattro incognite , R A , RV , R (di ben facile soluzione).
Commenti. Il problema fa capire che la resistenza può essere misurata come rapporto tra la tensione V ai suoi capi e la corrente i che la percorre, ed evidenzia la difficoltà di una simile misura: nel circuito di sinistra il voltmetro non misura la d.d.p. ai capi di R ed in quello di destra la corrente nell’amperometro non è la corrente in R.
# # #

Problema 8 Si calcoli la resistenza di un conduttore metallico di resistività ρ , lunghezza e sezione circolare con centro sull’asse x e raggio r che cresce linearmente con x, assumendo i valori r1 in x = 0 e r2 in x = . Soluzione: La dipendenza di r da x può essere così espressa: r2 − r1 . r = r1 + x Dividendo idealmente il conduttore in tratti di lunghezza dx e resistenza dR = ρ dx / π r 2 , posti in serie, si ottiene: ρ dx R = ∫ dR = ∫ ρ 2 = . π r1r2 πr 0 (Per effettuare l’integrazione conviene assumere r come variabile indipendente).
' & % $ $

Problema 9 Due vetture tranviarie distano rispettivamente 2 km e 5 km da una cabina di alimentazione di 550 V, a cui sono collegate mediante un cavo aereo e le due rotaie. La prima vettura assorbe una corrente di 50 A, la seconda di 30 A. Se la resistenza per unità di lunghezza

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del cavo aereo è di 0.5 Ω / km e quella di ciascuna rotaia 0.04 Ω / km , si calcolino le potenze assorbite da ciascuna vettura e la potenza Pd dissipata nel cavo aereo e nelle rotaie. Soluzione: Lo schema è il seguente

' dove R1 = 1Ω , R1' = 0.04Ω , R2 = 15Ω , R2 = 0.06Ω (si pensi che le rotaie sono . conduttori in parallelo). Le potenze assorbite sono: P1 = i1V BB ' , P2 = i 2VCC ' . VBB’ si ottiene sottraendo ai 550 V

della cabina le due cadute su R1 e R1' , che valgono R1 (i1 + i 2 ) e R1' (i1 + i 2 ) . Il calcolo per VCC’ è analogo. Risulta P1 = 23 ⋅ 10 3 W ; P2 = 13 ⋅ 10 3 W ; Pd = 7.06 ⋅ 10 3 W .
Commento. Il trasporto di energia elettrica a grandi distanze comporta sensibili perdite di potenza nei cavi aerei. Per ridurle si può aumentare la d.d.p. fra i cavi stessi (compatibilmente con i problemi di sicurezza) fino a quei valori che cominciano a rendere sensibili le perdite dovute al passaggio di corrente in aria, nelle vicinanze dei cavi. Nei cavi ad alta tensione in corrente alternata si arriva a centinaia di kV.

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(2) (il verso del vettore può essere scelto ad arbitrio: i sarà positiva o negativa a seconda che la corrente circoli nel verso scelto o in quello opposto). 4π r2       (5) dove l’integrale è esteso a tutto il conduttore (i è positiva o negativa a seconda che scorra o meno nel verso di d ). (6) (7) § ¦ ¦ . 2π r (4) dove r è la distanza dal conduttore. l’energia cinetica mv / 2 e il modulo v della velocità rimangono costanti nel tempo. orientata con 1   ∫ B⋅d  = µo i Γ . cioè: SΓ   Γ iΓ = ∫ j ⋅ dS . (Forza di Lorentz) 2 ¥ ¤ ¤ ¤ ¤ £       ¢ ¡   (1) Commenti: poiché F è ortogonale a v . S Γ è una qualunque superficie avente come contorno Γ . e l’accelerazione è centripeta. Campo di un conduttore rettilineo infinitamente lungo (in modulo): B= © ¨ © ¨ ¨ § ¨ ¨ § ¨ µo i . Momento di dipolo magnetico di una spira filiforme contenuta in un piano: µ =iSn . Legge di Ampère: data una linea ideale chiusa Γ : dove i Γ è la corrente concatenata con la linea Γ . il suo lavoro d = F ⋅ ds = F ⋅ vdt ( ds =spostamento della particella) è nullo. Forza esercitata da un campo B uniforme su un conduttore rettilineo di lunghezza percorso da una corrente i: F =i ×B. In assenza di altre forze. (3) dove S è la superficie racchiusa dalla spira.CAPITOLO 3 CAMPI MAGNETICI STAZIONARI NEL VUOTO Forza magnetica su una particella con carica q e velocità v : F = qv × B . le linee di flusso del campo sono circonferenze aventi come asse il filo. orientate rispetto verso della corrente con la regola della mano destra. Il verso di µ è legato al senso di percorso della corrente dalla regola della mano destra.Savart: un conduttore filiforme crea in P il campo: µ i d ×r B= o ∫ . Legge di Biot. n il versore normale al piano.

Il raggio di curvatura r si ottiene uguagliando il modulo della forza centripeta ( mv 2 / r ) al modulo evB sin θ della forza di Lorentz ( − ev × B ). Soluzione: La velocità dell’elettrone ha modulo v = 2T / m = 0. modulo (8) B = µo n i dove n è il numero di spire per unità di lunghezza. Si dica se in base a questi dati è possibile valutare il vettore B in un generico punto della traiettoria. ed è compreso tra i valori mv / (eB) = 3. r= eB sin θ r dipende unicamente da θ .     2 . diretto lungo l’asse. Sotto l’azione della forza magnetica la traiettoria della particella è rettilinea per x < 0 .59 ⋅ 10 6 m / s .36 mm per v ortogonale a B ed ∞ per v parallelo a B . Suggerimento: si considerino separatamente le componenti rispettivamente parallela e perpendicolare alla traiettoria stessa.          Problema 2 Una particella di massa m e carica q positiva viene lanciata lungo l’asse x con velocità v in una zona dove è presente un campo magnetico. dove θ è l’angolo fra v e B : mv . All’esterno il campo B è nullo.  Problema 1 Un gas fortemente ionizzato è posto in un campo magnetico B . B/ / e B⊥ di B.la regola della mano destra rispetto al verso positivo di percorrenza su Γ . T = 01 eV ] . ed ha raggio di curvatura r che varia secondo la legge r = ro x o / x per 0 < x ≤ x o e rimane costante ed uguale ad ro per x > x o . Quali sono il massimo e il minimo raggio di curvatura della traiettoria di un elettrone con energia cinetica T? [ B = 10 −3 Wb / m 2 . Campo di un solenoide rettilineo infinitamente lungo. all’interno è uniforme. con verso dato dalla regola della mano destra rispetto al senso di percorso della corrente.

y). B⊥ = qro x o mv per x > x o . Commenti: Per particelle sulle quali agisce la sola forza magnetica è facile calcolare il raggio di curvatura. mentre il calcolo della traiettoria risulta facile solo se il campo magnetico è uniforme. Per valutare B⊥ si consideri la legge fondamentale della dinamica F = ma . cresce lineramente per 0 < x < x o e rimane poi costante. B⊥ = qro Possiamo quindi affermare che: a) la componente di B ortogonale al piano x. dato che è impossibile generare nel vuoto campi magnetici discontinui. contenente la traiettoria.Soluzione: L’energia cinetica della particella 1 / 2 mv 2 ed il modulo di v sono costanti perché il lavoro della forza magnetica è nullo. r = ∞ ). l’accelerazione è centripeta ed ha modulo v 2 / r . ed è entrante (l’accelerazione centripeta a ⊥ sta nel piano (x. Il campo B esercita una forza F = qv × B = qv × ( B/ / + B⊥ ) = qv × B⊥           La componente B/ / di B non fornisce nessun contributo alla forza applicata alla particella e non ha nessun effetto sulla sua traiettoria: i dati del problema non permettono quindi di valutare un’eventuale componente B/ / . Per questo motivo nei testi di Fisica si propongono problemi nei quali il campo magnetico è supposto uniforme in un certo dominio e nullo altrove. Si tenga ben presente che questa ipotesi rappresenta semplicemente una semplificazione del problema. y) ed è rivolta verso il centro di curvatura). y). si può concludere che questa componente è nulla. Il suo modulo è dato da qvB⊥ = mv 2 / r . b) un’eventuale componente contenuta nel piano x. B⊥ = 0 mv x per 0 < x < x o . Dalla relazione qv × B⊥ = ma ⊥ e dalla definizione di prodotto esterno si deduce che B⊥ è ortogonale al piano (x. y è nulla per x < 0 . risulta quindi: per x ≤ 0 (traiettoria rettilinea.                3 . y dovrebbe essere parallela alla traiettoria in ogni suo punto: se le traiettorie di un fascio di particelle lanciate con velocità diverse giacciono tutte nel piano (x. poiché F = qv × B⊥ è ortogonale alla traiettoria.

Per la loro soluzione è necessario avere ben presenti i seguenti fatti: 1) La traiettoria è in generale un’elica che sta su un cilindro il cui asse è una linea di flusso di B: anche campi non uniformi obbligano la particella a non allontanarsi troppo da una linea di flusso.      4 . cioè un’elica. Commenti: Buona parte dei problemi sul moto di particelle in campo magnetico sono delle semplici varianti di questo problema. in modo da avere una componente u⊥ ed una u / / . si calcoli il passo dell’elica. c) La traiettoria è la curva che si ottiene combinando i due moti trovati in precedenza. nel caso c). Il passo dell’elica coincide con il cammino u / / T fatto lungo la direzione di B nel tempo T. r= qB e con generatrici parallele a B . cioè a muoversi con traiettorie di tipo elicoidale attorno alle linee di flusso. b) La particella non risulta soggetta a forze e si muove con velocità uniforme. Si supponga che sulla particella agisca solo la forza magnetica e. b) parallela a B . parallelamente al vettore B . con raggio r=mu/(qB) (vedi Problema 1 o 2). c) obliqua. il periodo di rotazione T = 2πr / u⊥ = 2πm / qB è indipendente dalla velocità.     Soluzione: a) La traiettoria è una circonferenza contenuta nel piano y. La proiezione della traiettoria su un piano ortogonale a B è una circonferenza diraggio r.Problema 3 Si dica quale è la traiettoria di una particella di massa m e carica q lanciata in un campo magnetico uniforme con velocità iniziale: a) perpendicolare a B . che sta su un cilindro con raggio: mu⊥ . z ortogonale a B .

Vo fra F e M. Ricordando l’espressione a c = v 2 / r dell’accelerazione centripeta ed uguagliando F a mac.      Soluzione: a) Fra F e M ogni elettrone acquista un’energia cinetica mv 2 / 2 pari alla differenza di energia potenziale − ( − e)Vo ed arriva quindi in M con velocità 1/ 2 v = (2eVo / m) . ed infatti la frequenza ν = 1 / T è detta frequenza di ciclotrone. la traiettoria è una circonferenza e la velocità angolare è indipendente da v: su questo fatto si basa il funzionamento del ciclotrone.p. a) Si calcoli la velocità v di arrivo degli elettroni su M nota la d. si dica per quale valore di B il fascio colpisce la pellicola fotografica P nel punto di ordinata y.  Problema 4 Gli elettroni emessi dal filamento F con energia cinetica trascurabile vengono accelerati con il dispositivo rappresentato in figura (M indica un elettrodo metallico).2) In campo uniforme ed ortogonale alla velocità v . si ottiene il raggio di curvatura       5 . b) Se il fascio di elettroni ottenuto praticando in M un piccolo foro in corrispondenza del punto O entra in un campo magnetico uniforme B = Bz . b) Un elettrone che esce dal punto O con velocità v = v x è soggetto alla forza F = − e v x × ( B/ / z ) = evB/ / y . z) del punto di arrivo sulla pellicola di un elettrone che in O ha velocità v = v x + v z z (in pratica gli elettroni del fascio non hanno esattamente la stessa velocità: si tratta di valutare l’effetto di una piccola componente vz della velocità). che incurva verso l’alto la traiettoria.d. c) Si calcolino le coordinate (y.

quindi r = y/2 . eB La traiettoria è una semicirconferenza. da cui r 4πεo r 2 i due segni corrispondono ai due versi di v. v= m 2 r 2 2 6    . ma gli elettroni hanno la tendenza a coordinare i loro moti in modo da ottenere momenti opposti.      me 2 eB ± e B + πεo r 3 . con risultante nulla. La proiezione della traiettoria sul piano (x. 2 = m r 4πεo r 4πεo rm b) La forza magnetica ha modulo evB. Durante questo tempo l’elettrone si sposta in direzione z di un tratto z = vz t . Soluzione: a) Dalla F = ma e ricordando che l’accelerazione centripeta vale v 2 / r . b) in presenza di un campo magnetico B perpendicolare al piano dell’orbita. y) è la stessa semicirconferenza calcolata in b). In una descrizione puramente classica e semplificata si suppone che i due elettroni descrivano la stessa orbita in versi opposti.mv . la stessa direzione di quella elettrica e verso concorde o meno a seconda del segno di v (cioè del verso di rotazione dell’elettrone). r= c) La traiettoria è ora un’elica (vedi Problema 3). Si calcoli la velocità dell’elettrone: a) in assenza di altre forze. Il campo B aumenta la velocità di un elettrone e diminuisce quella dell’altro. Considerando positivo v quando v × B è concorde con E si ha: e v2 + evB = m . su di una circonferenza di raggio r. sicchè il momento magnetico risultante è diverso da zero ed opposto a B : è questa la spiegazione classica del diamagnetismo. da cui v = . che viene percorsa nel tempo t = π r / v . si deduce: e e v2 . di cui il segmento OP è un diametro. Problema 5 Si supponga che in un atomo di idrogeno l’elettrone possa essere assimilato ad una carica puntiforme ruotante intorno al protone. Commenti: Il moto di un elettrone in un atomo può generare un momento di dipolo magnetico.

Problema 6 Si calcoli il campo B creato da un tratto rettilineo di un conduttore filiforme in un generico punto P. si introduca il sistema cartesiano rappresentato in figura. Si utilizzi la legge di Biot-Savart (2). Suggerimento. Il vettore ! ! µo i d × r 4π r 2 è diretto lungo z ed ha modulo µ i d sin θ dB = o 4π r 2 dove d = dx. Per calcolare il campo B nel punto P. r = a / sin θ . ma non difficile. dato dall’equazione (4). in modo che i risulti positiva. # ! ! " 7 . esprimiamo r e dx in funzione di θ : a dθ con OP = a . 4π a 4πa dB = Commento: 1) Per questo problema. assumendo come variabile di integrazione l’angolo compreso fra d e r . Per l’integrazione fra x1 e x 2 . 2) Per calcolare il campo B creato da un circuito costituito da tratti rettilinei basta sommare i campi creati dai singoli tratti: il calcolo può essere laborioso. dx = cos2 θ da cui µi µi dB = o ∫ sin θ dθ = o (cos θ1 − cos θ2 ) . Non si può utilizzare la legge di Ampère perché mancano le simmetrie necessarie. x = a tan θ . è possibile controllare l’esattezza del risultato ottenuto: nel limite di filo infinitamente lungo (cioè per x1 → −∞ e x 2 → ∞ ) si ottiene il valore corretto. Soluzione: Si orienti d nel verso della corrente.

con velocità di deriva v d parallela a d . non comparirebbe il segno -). e la forza da questo esercitata sulla carica di conduzione q è F * = qv × B . in accordo con la legge di Lenz (i lavori delle forze F * ed Fd sono uguali ed opposti. il cui integrale lungo il circuito si identifica con la f. e la (1) può essere scritta nella forma: γ ¤ £ ¤ = ∫v × B⋅d £ £ ¢ (2) dove v è la velocità dell’elemento di circuito. Σ γ può essere qualunque superficie avente come contorno il circuito. ma il suo lavoro complessivo sulla particella è diverso da zero e tale da opporsi allo spostamento del circuito. quest’ultima non dà nessun contributo all’integrale (2). perché è ortogonale a d . si può avere variazione di flusso solo deformando o muovendo il circuito. . Σγ ¡ ¡ indotta quando il flusso Φ =   ¥ ∫ B ⋅ dS attraverso la superficie Σ γ racchiusa dal circuito sta variando (più precisamente.e. la presenza di questa forza risulta evidente. ¥ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ (3) La scoperta delle correnti indotte ha posto il problema della natura e localizzazione del campo elettromotore E * .CAPITOLO 4 INDUZIONE ELETTROMAGNETICA Legge di Faraday In un circuito elettrico filiforme γ posto in un campo magnetico si manifesta una f. perché il lavoro totale della forza magnetica su una carica è nullo).m. Poiché il filo trascina nel moto tutte le particelle presenti al suo interno. Se il campo magnetico non è stazionario la (1) può essere scritta nella forma: d ∫ E ⋅ d = − dt Σ∫ B ⋅ dS γ γ Osservazioni. La forza totale magnetica agente su queste particelle è quindi la somma delle forze F * = qv × B e Fd = qv d × B . Se il verso di percorrenza su γ e la normale a Σ γ soddisfano la legge della mano destra: =− ¢ dΦ dt (1) (se si adottasse la regola della mano sinistra. Se il campo magnetico è stazionario. Nell’equazione (3) il campo elettromotore coincide con E e l’equazione può essere così interpretata: un campo ¥ ¥ ¥ ¥ ¦ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ 1 . dove v è la velocità dell’elemento d di circuito.e. perché Φ è indipendente dalla scelta di Σ γ ). Si noti però che le particelle di conduzione si muovono anche lungo d .m. Nell’equazione (2) il campo elettromotore è E * = v × B dove v è la velocità dell’elemento d di circuito.

Se L è costante nel tempo. la tensione elettrica coincide con la differenza di potenziale Va − Vb . Si definisce mutua induttanza M o coefficiente di mutua induzione di due circuiti filiformi γ 1 e γ 2 il rapporto Φ 1. Si definisce induttanza L (o coefficiente di autoinduzione) di un circuito filiforme γ percorso da corrente è il rapporto Φ (5) L= i dove Φ è il flusso del campo B creato da i attraverso una superficie con contorno γ . dt L’equazione (6) può essere assunta a definizione di L. Il verso della corrente indotta può essere ricavato in modo puramente analitico.e. γ ¨ § § § (4) per i campi elettrostatici.1 / i2 è detta teorema o relazione di reciprocità. indotta si oppone alla causa che la produce.2 è il flusso magnetico. per i campi indotti. di (6) = −L . indotta.2 Φ 2 .m.1 ). Densità di energia del campo magnetico nel vuoto dU B 1 2 uB ≡ B = 2 µo dv © § (8) 2 § § . non conservativi. ogni variazione di i produce nel circuito una f. Auto e mutua induzione.m.magnetico variabile nel tempo crea un campo elettrico E non conservativo. che sono conservativi. attraverso γ 2 . i due circuiti sono accoppiati induttivamente. con la convenzione già citate. prodotto da i1 (analogamente per Φ 2. la tensione lungo una linea chiusa è diverso da zero e coincide con la f. Energia del campo magnetico. L’uguaglianza Φ 1.e.2 / i1 = Φ 2 . Il campo E indotto da una variazione nel tempo di B agisce ovviamente su tutte le particelle cariche.1 (7) M= = i1 i2 dove Φ 1. Se M ≠ 0 .m.e. Tensione elettrica t γ lungo una linea γ che va dal punto a al punto b: tγ = ∫ E ⋅ d . Legge di Lenz. oppure applicando la legge di Lenz: l’effetto della f. anche se esterne al conduttore.

2 2 (10) 1 2 Li . Si calcoli la f.   v a  b Suggerimento: Si applichi la legge di Faraday (Eq. di lunghezza d. quindi t>0 vt 3        Φ = ∫ B ⋅ dS . in presenza di un campo B uniforme ed ortogonale al piano della spira. 2 (9) Problema 1 Nella spira schematizzata in figura il conduttore ab. indotta nella spira.dove dU B è l’energia presente nel volume dv. a b t=0 . si muove con velocità costante v .1) oppure l’Eq. Risulta quindi Φ = B S . Soluzione: Il flusso del vettore B attraverso la superficie racchiusa dalla spira nel generico istante t è per definizione Orientata la spira in verso orario. dove S ≡ S (t ) è l’area della superficie racchiusa dalla spira. orientando la spira nel verso orario. il vettore dS risulta parallelo e concorde con B : B ⋅ dS = BdS con B costante rispetto a dS. Energia del campo magnetico generato da: un circuito avente induttanza costante L: UL = due circuiti accoppiati: U= 1 2 1 2 L1i1 + M i1i 2 + L2 i2 .m. Detta So l’area racchiusa all’istante t = 0 .2. risulta: S (t ) = S o − d ⋅ vt .e.

dt La f. supponendo che la sua resistenza R sia nota e costante. (senza preoccuparsi dei segni). La corrente indotta ha verso tale da opporsi a questa variazione.m. risulta positiva. ma questi punti non danno contributo al flusso Φ ). se la corrente ha verso orario. risulta: vBd a) i= = (verso orario).     Problema 2 Considerando il circuito del Problema 1. a a    b b Commenti Il problema può anche essere risolto cercando prima il verso della corrente indotta con la legge di Lenz e calcolando poi il modulo della f.m. che dever opporsi al suo spostamento verso l’alto. dove il vettore v × B ha modulo vB.e.Φ(t ) = BS o − Bdvt =−  dΦ = Bdv . Soluzione:   Calcolata la f. è concorde con B nei punti interni al circuito e tende quindi ad aumentare il flusso (nei punti esterni il campo magnetico indotto ha verso opposto. La forza applicata dal campo B al lato mobile. quindi la corrente circola nel senso positivo prescelto (orario). che è diretta verso il basso ed ha modulo:    4        . b) la forza F necessaria per mantenere in moto uniforme il lato mobile della spira (trascurando la forza peso) ed il suo lavoro per unità di tempo. La legge di Lenz può essere applicata in diversi modi ed in particolare considerando: 1. quindi: = ∫ vBd =vB ∫ d =vBd . d risulta parallelo e concorde con v × B . è parallelo al lato mobile ed orientato verso sinistra.em.e. Scegliendo sulla spira il verso orario. Il campo magnetico creato dalla corrente indotta è particolarmente intenso nei punti vicini al circuito e. 2.      all’integrale contribuisce solo il lato mobile del circuito (sugli altri lati v = 0 ). c) la potenza dissipata per effetto Joule nel circuito. si calcoli: a) la corrente i indotta nel circuito. Lo spostamento del lato mobile diminuisce la superficie racchiusa dal circuito ed il modulo del flusso di B . Soluzione alternativa: = ∫v × B⋅d . indotta con uno dei due metodi utilizzati nel Problema 1. R R b) La forza F è uguale ed opposta alla forza esercitata dal campo B sul lato mobile. Il flusso di B .

Si orienti il circuito in verso antiorario. negativa.e. Detto z un versore verticale diretto verso l’alto. per mantenere in moto uniforme il lato ab del circuito occorre esercitare una forza dall’esterno. indotta è già stata calcolata.e. agisce in senso orario ed ha modulo vBd. i= o R b) Scelto il verso antiorario. La f. o risulti positiva. b) la forza F esercitata dal campo magnetico sul lato mobile. Ri = R F = iBd = Commento: si noti che tutta la potenza fornita al circuito viene dissipata per effetto Joule.e. positiva per o > vBd . in accordo con la legge di Lenz. sicché la f. negativa per o < vBd . la sua dipendenza da o ed il suo effetto sul moto del lato mobile ab. F dipende da o attraverso i che è: nulla per o = vBd . Soluzione − vBd = Ri si deduce: − vBd .m. l’integrazione di dF = id × B è immediata e fornisce: F = iB z . la forza F è opposta a v e tende a frenare il moto della sbarra. supponendo costante la resistenza R del circuito. ! ! ) #   " " # "        a) Dall’equazione delle maglie o & ) " $ % % % (   " ' 5 .vB 2 d 2 R Il lavoro di F è positivo e la potenza è data da: ( vBd ) 2 .m.m. in accordo con il principio di conservazione dell’energia  Problema 3 Nel circuito del Problema 1 viene inserito un generatore con f. o di segno opposto alla f. si deduce che: per o = 0 .m. d × B è verticale e diretto verso l’alto. Si calcoli: a) la corrente indotta. Ricordando che la velocità v del lato mobile è diretta verso l’alto. gli elementi d del lato mobile sono orientati verso destra.e. Fv = R c) La potenza dissipata per effetto Joule è: ( vBd ) 2 2 . Suggerimento. indotta.

Per o > vBd . Si noti infine questo fatto interessante: uno stesso dispositivo può essere utilizzato come generatore elettrico o come motore elettrico semplicemente cambiando i valori dei parametri (che in questo caso sono o. Suggerimento: si proceda come per il Problema 1. che viene trasformato in energia elettrica (qui viene dissipato nel resistore. Per o = 0 si deve fornire lavoro meccanico dall’esterno. per o ≠ 0 il dispositivo può diventare un motore elettrico. d). Si calcoli e si rappresenti in diagramma: 6 6 6 6 . applicando la legge di Faraday nella forma 1 (l’Eq. cioè trasforma energia meccanica in energia elettrica. dal punto di vista del lavoro fornito al circuito dall’esterno. v.Aumentando o. o eventualmente fornito dal circuito sull’esterno. 5 5 5 5 3 4 0 Problema 4 Si risolva il Problema 1 supponendo che il campo magnetico vari nel tempo con legge B = Bo cos ωt e considerando nota la superficie So racchiusa dal circuito nell’istante t = 0. B. che potrebbe essere il filamento di una lampadina): il dispositivo è un generatore elettrico. F è concorde con v e favorisce il moto del lato mobile. In questo istante B non dipende dalla variabile di integrazione dS e può essere portato fuori dal segno di integrale. Il calcolo di Φ richiede l’integrazione di B ⋅ dS ad un generico istante. 1 2 2 2 1 1 0 6 0 Commenti. cioè trasformare parte dell’energia fornita dal generatore in energia meccanica: infatti la condizione o >vBd può essere verificata per qualunque valore di o (basta ad esempio diminuire v). risulta: Φ = ∫ B(t ) ⋅ dS = B(t ) ∫ dS = ( Bo cos ωt ) (S o − dvt ) =− 5 6 6 6 6 6 dΦ(t ) = − Bo ω ( S o − dvt ) sin ωt − Bo vd cos ωt dt Problema 5 Una spira quadrata di lato a e resistenza R. 2 non è più applicabile perché il campo B non è stazionario). Consideriamo il bilancio energetico. F diminuisce e si annulla per o = vBd . si muove con velocità v costante in presenza di un campo B che è nullo nel semipiano x < 0 ed uniforme nel semipiano x > 0 (vedi figura). Soluzione: Con le convezioni del Problema 1. 6 . su cui è inserito un condensatore con capacità C e con dimensioni trascurabili rispetto ad a.

e nell’intervallo tra 0 e to cresce con legge lineare: Φ = avtB . c)   − [1 − exp( − t / RC )] per 0 ≤ t ≤ t o i (t ) =  R per t ≥ t o − io exp − (t − t o ) / RC 8 [ ] dove io = i (t o ) . in cui vale = −aBv . orientando la superficie racchiusa dalla spira nel verso di B ed assumendo come origine di t l’istante in cui il lato di destra della spira si trova in x = 0 . b) la f. c) la corrente i(t) nella spira.m. y 7 7 B Soluzione: a) Φ(t ) ha l’andamento di Fig. b) (t ) è sempre nullo eccetto che nell’intervallo tra 0 e to .e. dove t o = a / v . indotta nella spira.a) la funzione Φ(t ) che rappresenta il flusso di B attraverso la spira .a. Φ(t ) (a) t (t) 8 t (b) i(t) to t (c) 7 8 7 x 8 .

e. I lati orizzontali non danno contributo all’integrale di v × B ⋅ d . L’integrazione è immediata e fornisce µ iav  1 1  = ∫ v × B ⋅ ds = va( B( x1 ) − B( x1 + a )) = o  − . orientando la spira in verso orario. indotta in una spira quadrata di lato a che si allontana con velocità v costante da un conduttore rettilineo indefinito percorso da corrente i stazionaria. Orientando dS nel verso di B (e la spira in verso orario) risulta: x2 a µi Φ = ∫ B ⋅ dS = ∫ dy ∫ o dx = 2πx 0 x1 = =− @ µo ia x1 + a ln 2π x1 1 Soluzione alternativa: Si applica l’equazione (2). − 2  = a  x1  2π ( x1 + a )x1 1+ x1 è positiva. in funzione della distanza x1 (vedi Figura). @ @ @ @ @ A @ @ @ @ @ @ 9 @ Problema 7 9 Poiché  a  µo iav a . 9 @ y i x1 v x2=x1+a x @ Soluzione: Il campo B creato dal conduttore è ortogonale al piano racchiuso dalla spira ed entrante.Problema 6 Si calcoli la f. perché v × B è verticale. µ iav dΦ dΦ dx1 =− =− o 2π dt dx1 dt @ @ @ @ 9 8 . Su ciascun lato verticale B è costante rispetto alla variabile di integrazione e v × B è concorde con ds sul lato di sinistra e discorde sul quello di destra.m. la corrente circola nel verso orario prescelto. 2π  x1 x1 + a  in accordo con il risultato ottenuto sopra.

ma la variazione di flusso è prodotta dalla variazione della i corrrente i. Non esiste una soluzione alternativa basata sull’Eq. perch’e il campo magnetico non è stazionario. a) Si calcoli la forza elettromotrice indotta nel circuito. [ r = 20 cm (=AO). indotta nell spira del Problema 6 supponendo che la spira sia ferma e che la corrente i nel conduttore rettilineo cresca linearmente dal valore 0 al valore io nel tempo to.m. Soluzione: Il calcolo del flusso è identico. risulta: to µ a x + a di µ ai x +a dΦ =− = − o ln 1 = − o o ln 1 2π 2πt o dt x1 dt x1 Dato che è negativo.Calcolare la f. risulta massima e se ne calcoli il valore numerico. C B D B C O r E B ϕ A 9 .m. in presenza di un campo magnetico B uniforme. L’angolo ϕ varia con la legge ϕ = ϕ o sinωt . la corrente indotta circola in senso antiorario. b) si dica per quale valore di ϕ la f. strisciando sulla guida circolare di raggio r = AO. perpendicolare al piano di figura ed entrante.1T ].e. ω = 20rad / s . ϕ o = π / 6 .e. B = 0. B B Problema 8 Nel circuito in figura l’asta AO può ruotare. intorno ad un asse passante per O. Poiché i (t ) = o t . 2.

Il suo Problema 9 Un campo magnetico B uniforme e stazionario è perpendicolare al piano che contiene una spira circolare metallica di area A e resistenza R. b) la potenza elettrica PE dissipata nella spira. il versore normale alla superficie racchiusa è concorde con il campo B ed il flusso concatenato è BS.  2 2 Ponendo ϕ = ϕ o sinωt si ha: G F =− b) La f. dt i= AB ω sin ωt . nel generico istante t l’angolo fra n e B è θ = ω t . ovvero per ϕ = 0 . R 10 . Si calcoli il flusso Φ(t ) in questo istante e si applichi poi la legge di Faraday. =− Q I I G dΦ = ABω sin ω t .Soluzione: a) Orientando il circuito in senso orario. Suggerimento.1V . trascurando l’autoinduzione. dove S è la superficie del settore circolare racchiuso dal circuito.m. Orientando le spira in senso tale che nell’istante t=0 il suo versore normale sia parallelo e concorde con B . con angolo al centro uguale a ϕ + π / 2 : 1 π  Φ = Br 2  ϕ +  . H G dΦ 1 = − Br 2 ϕ o ω cos ωt . c) la potenza meccanica PM da applicare alla spira per mantenerla in rotazione. I P I I Soluzione: a) Φ(t ) = ∫ B ⋅ ndS = ∫ B cosθ dS =B cosθ ∫ dS = BS cos ω t . risulta massima in valore massimo è: = 2.e. Si calcoli: a) la corrente indotta nella spira. dt 2 valore assoluto per cos ωt = ±1 . Nell’istante t=0 la spira viene messa in rotazione intorno ad un suo diametro con velocità angolare costante ω .

che genera un campo B diretto come in figura ed uscente. Si calcoli la velocità v . lati a e b. b = 2 ⋅ 10 −2 m . la spira cade con moto uniforme.8 T ] T R B b a Soluzione: Orientata la spira in senso antiorario. il momento meccanico delle forze b) La potenza elettrica dissipata nella spira è: PE = Ri 2 = S R esercitate dal campo B sulla spira è τ = µ × B = i A n × B . [ ρ = 1. la sua potenza è PM = −τ ⋅ ω = iABω sin ω t = A 2 B 2ω 2 sin 2 ω t R Ad ogni istante PM e PE. il versore n normale alla superficie racchiusa è concorde con B . δ = 8. dt dt dt V U V V W V 11 X .A2 B 2 2 ω sin 2 ω t . cade verticalmente nello spazio compreso tra le espansioni polari di una calamita. Detta S(t) la porzione di questa superficie immersa nel campo B . Quando è solo parzialmente immersa nel campo (v. n × B è parallelo ad ω . con verso opposto (vedi figura) ed uguale a B sin θ ( −ω ) .56 ⋅ 10 −8 Ωm . in accordo con il principio di conservazione dell’energia. a = 10 −2 m . risulta: ˆ dΦ d ( B ⋅ nS (t )) dS (t ) ˆ =− =− = −B ⋅ n = Bav . dove ω è il versore di ω . trascurando l’attrito dell’aria. figura). B = 0. R c) Detto µ = i A n il momento magnetico della spira.96 Kg m −3 . = R R R S S R S S R R R R S R R R Problema 10 Una spira rettangolare di rame (resistività ρ e densità δ ) di dimensioni rettangolari. Per mantenere la spira in moto uniforme occorre esercitare un momento opposto − τ = iAB sin θ (+ ω ) dove θ = ω t .

B a Soluzione alternativa: Si arriva allo stesso risultato uguagliando la potenza PJ = i 2 R dissipata per effetto Joule alla potenza Pg = mgv fornita dalla forza peso. Affinché la spira cada con velocità uniforme la forza peso mg = δ A g deve essere bilanciata dalla forza magnetica agente sul lato orizzontale. che ha modulo iaB ed è effettivamente diretta verso l’alto (i è positiva e circola nel senso antiorario scelto). È importante numerare opportunamente i due circuiti. Qui conviene scegliere la spira come circuito 2 perché l’ipotesi a << r1 permette di supporre uniforme al suo interno il campo B creato dall’altro circuito (effettuata la scelta. b b A Problema 11 Si calcoli il coefficiente di mutua induzione M fra i due circuiti filiformi rappresentati in figura. . Si ricava: ρδ 2 g v = 2 2 = 7. Soluzione: c c 12 ` . Per dare un significato al segno di M è necessario scegliere un verso positivo di percorso su entrambi i circuiti. dove AB e CD sono archi di circonferenza con centro in O e raggi r1 e r2 e la spira è circolare con centro in O e raggio a << r1 . l’uso dei pedici diventa superfluo e sarà evitato nella soluzione). D A B C ϑ O Suggerimenti: M può essere calcolato come rapporto Φ 2 / i1 .71 ⋅ 10 −5 m / s .i= /R dove R = ρ Y a dove = 2a + 2b ed A è la sezione del filo. dove Φ 2 è il flusso attraverso il circuito 2 del campo B creato da una corrente i1 che fluisce nel circuito 1.

sono percorsi da correnti di modulo i e versi opposti. Si calcolino: a) Il coefficiente di mutua induzione fra la spira quadrata ed il circuito contenente i due fili rettilinei. I campi creati dai tratti DA e CB sono nulli. È sufficiente calcolare il campo B nel punto O. Il campo creato da CD si calcola in modo analogo. l’area S della spira va orientata come z : 2 Φ = B ⋅ S = Bo S = Bo π a . Φ µo a 2θ  1 1  M= =  −  > 0. r3 4π f f g che è parallelo all’asse z. b) la f. Un generico elemento di filo d genera il campo infinitesimo e dB = f µ0 i ⋅d × r . 13 d e f . paralleli e distanti d. La corrente nei fili è portata a zero con legge lineare nell’intervallo di tempo (0.ˆ Si orientino i due circuiti in verso antiorario e si indichi con z il versore normale al piano della figura ed uscente. Una spira quadrata di lato a<d è posta tra i due conduttori.e. nel loro piano. con due lati paralleli ad essi ed equidistanti da essi. t 0 ). il campo creato da µ id µ i dθ un generico elemento del tratto AB è o 2 = o . indotta nella spira. che si integra immediatamente 4π r1 4π r1 perché r1 non dipende dalla variabile di integrazione θ . risulta in definitiva: 1 1 µ B 0 = 0 ⋅ iϑ ⋅  −  ⋅ z . t 0 ). c) la risultante delle forze magnetiche agenti sulla spira nell’intervallo di tempo (0. r r  ˆ 4π 2   1 ˆ Con le convenzioni suggerite sopra. i 4  r1 r2  h h h h Problema 12 Due conduttori filiformi di lunghezza infinita.m.

i i p i Problema 13 Nel cavo coassiale rappresentato in figura i due cilindri cavi hanno spessore trascurabile e sono percorsi da correnti opposte. i lati orizzontali richiederebbero un’integrazione. c) capacità. I lati opposti sono soggetti a forze opposte. Orientando la spira in senso antiorario. risulta: a/2 µ 0 a  d / 2 + a / 2  µo a d + a 2 ia M = 2Φ ( B) / i = ∫ µ 0 2π (d / 2 + x) dx = π ln d / 2 − a / 2  = π ln d − a i   −a / 2 b) La corrente varia nel tempo con legge: i (t ) = i o − io t / t o . y) contente la spira. i contributi Φ dei due fili al flusso nella spira sono uguali e concordi. Le forze magnetiche hanno quindi risultatante nulla e momento risultante nullo. b) induttanza. Si consideri un tratto di cavo di lunghezza e se ne calcoli: a) energia (del campo magnetico). (Se fosse richiesto il calcolo delle quattro forze agenti sui quattro lati della spira. Nei punti con ascissa x il campo magnetico creato dal conduttore passante per x = − d / 2 ha modulo µ 0i Bn = d  2π  + x  2  Data la simmetria del problema. quindi: dΦ µo aio  d + a  ln =− = . perché B dipende da x). per simmetria. dove ha modulo: 14 .Soluzione: a) Nei punti interni alla spira i campi magnetici creati dai conduttori rettilinei sono concordi ed uscenti. q Soluzione: a) Il campo è diverso da zero solo nell’anello cilindrico compreso fra i due cavi. π to  d − a  dt c) Le forze esercitate dal campo magnetico dei conduttori rettilinei sui lati della spira stanno sul piano (x.

Si mostri poi che la differenza fra le energie così calcolate è uguale a 2 Mi 2 . dove M è il coefficiente di mutua induzione. Si determini l’energia del campo magnetico quando si manda la stessa corrente i in entrambi. c s 1 2 Li . Si noti che il prodotto di 1 queste due grandezze è uguale a: ε o µo = 2 . C= r2 ln r1 L= Commenti.B= r t L’energia di un tratto di lunghezza µo i . UB = ∫ dv = 2 ∫ 2 2 µo 2 (2π ) r1 r 4π r1 γ s b) Per il calcolo di L conviene considerare l’espressione U B = s 2U B µo r ln 2 . Nello strato cilindrico compreso fra i due solenoidi. il calcolo è giá stato effettuato e fornisce: 2πεo . Nei cavi hanno interesse induttanza e capacità per unità di lunghezza. è presente solo il campo B2 del solenoide esterno. avente volume π (r22 − r12 ) . supponendo cioè campi uniformi all’interno e nulli all’esterno). Soluzione: Correnti nello stesso senso: t t s r 15 . 2π r vale (integrando per strati cilindrici): r s µ i2 r 1 B2 1 µo i 2 2 1 2π r dr = o ln 2 . = 2 2π r1 i c) Si tratta di un condensatore cilindrico. aventi la stessa lunghezza e raggi r1 e r2 > r1 . sono uno interno all’altro e coassiali. con la stessa direzione e versi rispettivamente concordi e discordi. (Si trascuri l’effetto dei bordi. Nel solenoide interno sono presenti sia B1 che B2 . Suggerimento. che fornisce: 2 Problema 14 Due solenoidi. considerando separatamente i casi con correnti concordi e discordi.

B2 = µo n2 i . v . µo Per il calcolo di M orientiamo i due circuiti nello stesso verso e consideriamo il campo B2 = µo n2 i creato dal solenoide esterno. (r 2 2 − r12 ) . Quindi: Φ1 M≡ = µo n1n2 π r12 . Il suo flusso attraverso una singola spira del solenoide interno è B2 ⋅ π r12 . Moltiplicando per n1 (numero totale di spire) si ottiene il flusso totale Φ 1 attraverso il solenoide interno. i u u u u U1 − U 2 = 16 u 1 ( B2 − B1 ) 1 B22 π r12 + π U2 = 2 2 µo µo 2 u u 1 ( B1 + B2 ) 1 B22 2 π r1 + π U1 = 2 2 µo µo dove B1 = µo n1i .Quindi 2 B2 B1 π r12 = 2 µo n1n2 i 2 π r12 . Correnti in senso opposto: 2 u (r 2 2 − r12 ) .

La spira può essere trattata come un dipolo magnetico puntiforme nel limite in cui le sue dimensioni diventano trascurabili (per i dipoli magnetici puntiformi valgono le considerazioni fatte nel Cap. z. ¡ ¡   ¢ µo 2 µ cosθ .2. Proprietà magnetiche della materia Dato un mezzo materiale si definisce magnetizzazione M il momento magnetico per unità di volume: ∑ µi . y . commenti 1. Ri = µ ⋅ grad Bi . 1) Le interazioni fra dipoli elettrici puntiformi e le interazioni fra dipoli magnetici puntiformi £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ 1 £ (2) (3) (4) . orientato con la regola della mano destra rispetto al verso di i.1).3 a pag. M= (5) ∆V dove µi è il momento magnetico della generica molecola presente nel volume ∆V . Commento.1 per i dipoli elettrici puntiformi: v. 4π r 3 Br = (1) Dipolo magnetico puntiforme in un campo esterno B : energia potenziale U U = −µ ⋅ B momento τ e risultante R delle forze applicate τ = µ × B. Per i dipoli puntiformi valgono le seguenti relazioni: Campo B creato da un dipolo magnetico puntiforme. dove S è la superficie racchiusa dalla spira ed n il versore normale al piano. 4π r3 µ µ sin θ B⊥ = o . i = x .CAPITOLO 5 DIPOLI MAGNETICI E PROPRIETÀ MAGNETICHE DEI MEZZI MATERIALI Dipoli magnetici Una spira filiforme contenuta in un piano e percorsa da corrente i possiede un momento magnetico µ = i S n .

la corrente di magnetizzazione scorre sulla sua superficie laterale. Ad es. considerando un magnete infinitamente lungo. ed uguali alle linee di flusso dei campi B creati da un magnete cilindrico e da un solenoide. un cilindro di sezione S uniformemente magnetizzato.1. Un corpo uniformemente magnetizzato crea lo stesso campo B di una corrente (di magnetizzazione) im che scorre sulla sua superficie. È però possibile scrivere le leggi di Biot-Savart e di Ampère senza fare comparire esplicitamente le correnti di magnetizzazione. Cap. Il campo B creato dalla carica qm è dato dalla legge di Coulomb magnetostatica ¦ B= ¥ µo q m r 4π r 2 Lo studente può formulare e risolvere l’equivalente magnetico del Problema 1. i è la corrente in ogni spira). n = N / . Per conduttori filiformi circondati da un mezzo omogeneo. è ortogonale ad M . Questo suggerisce un metodo di risoluzione dei problemi di interazione fra magneti basato sui concetti di poli magnetici e cariche (o masse) magnetiche. (8) dove µr è la permeabilità relativa al vuoto. Il corpo crea lo stesso campo B di un solenoide cilindrico di forma identica. ortogonalemente ad M . Alla corrente di conduzione occorre aggiungere la corrente di magnetizzazione im. dove è la lunghezza del cilindro. In particolare. un cilindro polarizzato elettricamente e un condensatore con armature coincidenti con le sue due basi creano campi E con linee di flusso uguali tra loro. possiede cariche magnetiche +qm e . ed in particolare la possibilità di calcolare il campo magnetico dei corpi uniformemente magnetizzati introducendo cariche magnetiche oppure correnti di magnetizzazione.sono descritte da equazioni formalmente identiche (salvo ovvie trasposizioni di simboli. ed ha intensità totale i m = M . Per ottenere l’equivalente magnetico di una carica elettrica basta supporre che la carica di segno opposto sia a distanza infinitamente grande. 1). spiega il fatto che oggetti molto diversi creino campi con linee di flusso identiche. e quindi con: (N è il numero totale di spire. 3) Le analogie discusse nei commenti 1 e 2. il cui momento magnetico coincide con il momento magnetico totale del corpo. con q m = MS . 2) Dato un cilindro uniformemente magnetizzato in direzione dell’asse. con corrente totale Ni uguale ad i m = M .  ©   ¥ § ¨ ¨ § ¥ ni= M Campo magnetico delle correnti elettriche in presenza di mezzi materiali. basato sul concetto di correnti di magnetizzazione im.qm sulle due basi. Per risolvere i problemi di interazione fra magneti. supposte circolari e contigue. basta sostituire la permeabilità magnetica del vuoto µo con la permeabilità del mezzo µ = µr µ o . In particolare. isotropo e tale che la magnetizzazione risulti proporzionale al campo. con M diretto lungo l’asse. esiste però un secondo metodo. che risultano evidenti confrontando le equazioni 1-5 con le equazioni 2-5 del Cap. conviene scrivere al legge di Ampère nella forma γ  ∫ H ⋅d = iγ 2  ¤ ¥  ¤ (6)   (7’)   (9) . Un generico segmento d giacente sulla sua superficie è attraversato da una corrente di magnetizzazione dim = M ⋅ d (7) Commenti.

b) Si calcoli il lavoro L p richiesto per ripetere l’operazione descritta in a). pensando appunto alla relazione (11). (10) µ r µo Scritta in questo modo. e risulta: (11) M = (µr − 1)H ≡ χm H . almeno formalmente. l’analogia fra polarizzazione elettrica e magnetizzazione. che nasce dal mettere M in relazione con H anziché con B . è legata allo sviluppo storico del magnetismo. La dissimetria formale. supponendo che le molecole possiedano dipoli elettrici di momento p . con momenti magnetici µ identici e diretti lungo la loro congiungente.3 ⋅ 10 −30 C m (si tratta dei tipici valori delle distanze intermolecolari e dei momenti molecolari magnetici ed elettrici: µ B è detto magnetone di Bohr e coincide praticamente con il momento magnetico di un elettrone isolato. nei magneti permanenti e nei materiali che presentano isteresi). in modo che i loro dipoli anziché paralleli risultino antiparalleli (cioè con momenti opposti).5 nm .3 ⋅ 10 −24 J / T . poste a distanza d. Si calcoli il campo B creato da un dipolo magnetico nel punto occupato dall’altro. pD prende il nome di Debye). p = p D = 3.     Problema 1 Due molecole.   Suggerimento. Se viene a mancare la proporzionalità fra campo e magnetizzazione ( ad es.   µ = µ B = 9.dove: B . La definizione (11) di suscettività magnetica χ m rompe. anziché dipoli magnetici. c) Si trovino i valori numerici di Lµ ed L p ponendo: d = 0. dove χ m è detta suscettività magnetica. e si utilizzi poi l’espressione (2) dell’energia potenziale. a) Si calcoli il lavoro Lµ necessario per ruotare di 180o una delle due molecole. ora si preferisce la denominazione campo magnetizzante. fino alla prima metà del secolo scorso il vettore H era considerato il vettore magnetico fondamentale. l’equazione (10) va sostituita con (12) H = B / µo − M H=   Commento. e chiamato semplicemente campo magnetico. sono assimilabili a dipoli magnetici puntiformi. la legge risulta valida anche se il mezzo non è omogeneo. Soluzione 3        .

       4   . 1) La configurazione parallela è energeticamente favorita: le molecole poste lungo una retta tendono ad allineare i loro dipoli lungo la retta e nello stesso verso. rovesciando il verso del dipolo. supponendo costanti all’interno della sfera le densità di carica ρq e di massa ρm .8 ⋅ 10 − 25 J . −9 3 (0. T è dell’ordine di 300K e l’energia media di agitazione termica è dell’ordine di 4 ⋅ 10 −21 J . Il lavoro richiesto è µ µ2 Lµ = 2 µ B = 4 o 3 . l’energia diventa + µ B . Lp = 4 4πε o d 3 c) (9. Problema 2 Si consideri una spira circolare di raggio r. 4π d L’energia potenziale del secondo dipolo è − µ ⋅ B ≡ − µB . −9 3 (0.3 ⋅ 10 −30 )2 9 . si crea una corrente elettrica. 2) Non é però realistico supporre che le molecole siano ferme: tutte le molecole dei mezzi materiali possiedono un’energia cinetica di agitazione termica (dovuta ai moti di traslazione e rotazione) che è dell’ordine di k B T . Nel volume occupato dal filo è distribuita una carica elettrica q con densità ρq uniforme. si comprende che l’agitazione termica contrasta molto efficacemente l’effetto allineante delle forze di interazione provenienti dai momenti di dipolo elettrico e magnetico delle molecole. di sezione A.a) Il dipolo posto nell’origine crea in P un campo parallelo e concorde con l’asse x. costituita da un sottile filo di materiale isolante.3 ⋅ 10 −24 )2 Lµ = 4 ⋅ 10 ⋅ J = 2.5 ⋅ 10 ) −7 Commenti. c) si calcoli il rapporto µ / L per un sfera rotante intorno ad un suo diametro. Quando si pone in rotazione la spira intorno al suo asse. b) si mostri che µ risulta parallelo al momento L della quantità di moto della spira e che il rapporto µ / L dipende unicamente dal rapporto tra carica q e massa m della spira. L p = 4 ⋅ 9 ⋅ 10 ⋅ J = 31 ⋅ 10 − 21 J . dove kB è la costante di Boltzmann.5 ⋅ 10 ) (3. a) Si calcoli l’intensità di corrente i ed il momento di dipolo magnetico µ della spira. con modulo µ 2µ B= o 3 . T la temperatura assoluta. Confrontando quest’energia con i lavori Lµ ed L p . A temperatura ambiente. 4π d b) Il calcolo è formalmente identico e fornisce 1 p2 .

ma il rapporto µ / L è maggiore di q/2m perché la distanza media dall’asse di rotazione è maggiore per q. Risulta in definitiva !         ρq µ q = = . orientato con la regola della mano destra rispetto al senso di rotazione. l’ipotesi che il filo sia molto sottile permette di supporre che tutti i punti di una sua generica sezione si muovano con la stessa velocità. Soluzione: a) Seguendo i suggerimenti.2. nq rappresenta la densità ρq delle cariche in moto). e tenendo presente che ρq / 2 ρm è costante. con asse coincidente con l’asse di rotazione: per ciascuno risulta dµ = ρq / 2 ρm dL . d) Per la validità del calcolo precedente è essenziale che il rapporto ρq / 2 ρm sia lo stesso in tutti i punti della sfera. si ottiene: j = ρq v . quantità di moto vdm e dà al momento angolare un contributo dL = v r dm = v rρm A d . fra una spira percorsa da corrente elettrica e la spira rotante qui considerata. Il modulo di L è quindi: L = ∫ dL = vρm A r ∫ d = vρm A 2π r 2 . per quanto riguarda gli effetti magnetici. In una sfera conduttrice la carica elettrica si porta in superficie mentre la massa è distribuita nel volume: µ e L risultano ancora paralleli. b) Anche il momento angolare L è parallelo all’asse di rotazione. L 2 ρm 2m Si noti che µ ha il verso di L se la carica è positiva. " " ! ! ! ! ! ! ! ! ( ) ! ! ! ! ! ! ! ( ) 5 . i = jA = ρq vA dove A è l’area della sezione del filo. Commenti: 1) Si noti l’equivalenza. il momento di dipolo magnetico ed il momento della quantità di moto (o momento angolare). la corrente. Risulta poi µ = i ⋅ π r 2 ⋅ n = ρq vA ⋅ π r 2 ⋅ n dove n è il versore normale al piano contenente la spira. Integrando questa espressione. c) Il rapporto µ / L è ancora uguale a q/2m. Ogni tratto di spira di lunghezza d ha massa dm = ρm A d . Per capirlo basta suddividere idealmente la sfera rotante in anelli infinitesimi.d) si dica se il risultato trovato in c) può essere applicato ad una sfera conduttrice elettricamente carica. si ottiene µ = ρq / 2 ρm L = (q / 2m) L . verso opposto se negativa. Suggerimento: Detta v = ω r la velocità di un punto all’interno del filo. 2) i moti orbitale ed intrinseco (o di spin) degli elettroni nell’atomo generano momenti di dipolo magnetico con µ / L uguale a − e / 2 m e − e / m : questa differenza può essere giustificata anche sulla base di modelli non quantistici (si veda il quesito d). Si valutino poi nell’ordine la densità di corrente (si ricordi che nell’espressione j = nqv d riportata nel Cap.

B y = by. qui non richiesto. Il moto di rotazione è molto complesso perché gli ' & % $ $ # # # $ # # $ # # # R y = (± µ B z ) ⋅ by = 0 . instabile l’altra. formi un angolo θ con l’asse z. dove b è una costante. Gli elettroni con θ = 0 e θ = π subiscono deviazioni in versi opposti: il fascio si suddivide quindi in due fasci con direzioni diverse (il calcolo della deviazione subita dagli elettroni. considerando separatamente i moti di rotazione e traslazione. $ $ 6 $ $ $ # # # # $ # # . c) La risultante delle forze applicate R è diretta lungo z ed ha valori opposti per elettroni con θ = 0 e θ = π . Soluzione: a) Nell’origine. d) Si discutano brevemente gli effetti sul moto dell’elettrone delle forze calcolate in a) e c).Problema 3 Un fascio di elettroni viene lanciato fra le estremità polari di una calamita che genera un campo magnetico B fortemente disuniforme. b) Si calcoli l’energia potenziale U in funzione di θ e si dica per quali valori di θ risulta minima oppure massima. entrambe le configurazioni sono di equilibrio (infatti τ = 0 ): stabile la prima. d) Il moto di traslazione è determinato dalla risultante R delle forze applicate che è diretta lungo z e tende ad incurvare la traiettoria. Rx = µ ⋅ gradB x = (± µ B z ) ⋅ bx = 0 . Per il moto di traslazione si supponga che il fascio di elettroni sia diretto ortogonalmente a z e costituito da elettroni con θ = 0 e θ =π. c) Si calcoli la risultante R delle forze magnetiche in corrispondenza dei valori di θ determinati in b). supponendo che il suo momento di dipolo magnetico µ . e tenendo presente il principio di conservazione dell’energia. a) Si calcoli il momento τ delle forze magnetiche agenti su un elettrone nell’istante in cui passa per l’origine. Bz = Bo − 2bz . Il momento τ = µ × B è ortogonale al piano individuato da µ e z ed ha modulo τ = µ B Bo sin θ b) U = − µ ⋅ B = − µB Bo cosθ . Rz = (± µ B z ) ⋅ ( − 2bz ) = 2bµ B . che nell’intorno dell’origine di un sistema cartesiano ha componenti: Bx = bx. di modulo µ B . Il minimo e il massimo di U cadono in θ = 0 e θ = π . il vettore B è uguale a Bo z . permette di ricavare µ B ).

più precisamente tende a diminuire θ . con θ costante (moto di precessione). Per comprendere l’effetto del momento τ conviene considerare prima il caso (ipotetico) L = 0. Per L ≠ 0 la particella rotante si comporta invece come un giroscopio: i vettori L e µ descrivono un cono intorno alla direzione di B . La conservazione dell’energia richiede che il moto continui: ne nasce un moto oscillatorio che è del tutto simile al moto di un pendolo. L’esperienza dimostra invece che il campo B genera due soli fasci. La deviazione subita dagli elettroni dipende dalla direzione di µ e più precisamente dall’angolo θ : secondo la meccanica classica un generico fascio di elettroni in campo B non uniforme si allarga a ventaglio. L z di µ e L sono quantizzate. In θ = 0 il momento τ si annulla ed il dipolo magnetico ha un’energia cinetica di rotazione uguale all’energia potenziale perduta. si tratta di un effetto quantistico: le componenti µ z . 2 2 2 2 2 1 2 1 0 ( ( ) ( ( ( ( ( ( ( 7 ( .elettroni già possiedono momento angolare L (si veda il Problema 2) e sono quindi già in rotazione. Il momento τ induce una rotazione lungo la direzione ortogonale al piano individuato dai vettori µ e z . Commenti: Nel moto di precessione appena descritto la componente di µ lungo z rimane invariata e la risultante R delle forze applicate ha una componente lungo z compresa fra i due valori estremi ricavati in c).

la sua densità è j s = ε o ∂ E / ∂ t .1b. dove Φ E è l’integrale che compare a secondo membro dell’Eq. (3b)   dt ε o divE = ρ + ρ P . divB = 0 .  E ⋅ dS  . In presenza di mezzi materiali. ponendo: d   rotB = µo  j + j m + (ε o E + P ) . ∂t  rotE = − £ £ divE = ρ / ε o . Forma integrale ¢ ¢ ¡   ∫ E ⋅d γ £   £ £ =− d dt Σγ ∫ B ⋅ dS . £ £ La grandezza ε o ∂ Φ E / ∂ t . oppure le loro derivate. ∂t  ∂ E rotB = µo  j + ε o . è la corrente di spostamento is. nelle equazioni b e c occorre tenere conto delle cariche di polarizzazione e della correnti di magnetizzazione. dove Σ γ è una superficie avente come contorno la linea chiusa γ . (1c) (1d) (2a) (2b) (2c) (2d) £ £ (3c) . Nel vuoto possono essere così scritte. ∫  Σγ  £ £ (1a)  d B ⋅ d = µo  i + ε o ∫  dt γ  ∫ E ⋅ dS = ε Σ Σ £ £ £ ∫ B ⋅ dS = 0.CAPITOLO 6 EQUAZIONI DI MAXWELL E CORRENTE DI SPOSTAMENTO Equazioni Le equazioni possono essere scritte facendo comparire gli integrali dei vettori del campo elettromagnetico. q Σ è la carica interna alla superficie chiusa Σ . ρ P = − divP . £ £ £ £ 1 £ £ £ £ £ £ £ £ ¤ (1b) qΣ o . dove j m = rotM . Forma differenziale ∂B .

c) il campo B in un punto P posto come è indicato in figura. con contorno γ . scegliendo come linea d’integrazione γ la linea di flusso passante per P. pensando che per simmetria le linee di flusso di B sono circonferenze il cui asse coincide con la retta passante per il conduttore filiforme. si applichi la legge di Ampère-Maxwell nella forma (1b). tale che sia possibile calcolare il flusso di E . supponendo nulla la sua carica all’istante t=0.Si è però soliti tenere conto indirettamente di queste cariche e correnti. Suggerimento. (4b) rotH = j + ∂t (4c) divD = ρ . (4d) divB = 0 . Si calcoli ad un generico istante t > 0 : a) la carica q(t) sulla sfera. Per la domanda c). scrivendo le equazioni di Maxwell nella forma: ∂B . (4a) rotE = − ∂t ∂D . b) la corrente di spostamento is attraverso una generica superficie chiusa Σ posta intorno alla sfera. e che lungo una di queste circonferenze B ha modulo costante. dove: (5) D = εo E + P = εr εo E ¥ H= ¥ B B . −M= µo µr µo Problema 1 Un conduttore filiforme porta corrente i costante ad una sfera conduttrice. come Σ γ una superficie. ¥ ¥ ¥ ¥ 2 ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ (6) .

con gli esperimenti di Hertz sulle onde magnetiche. ¨ ¨ 3 . dobbiamo orientare dS verso l’interno.(1b) fornisce: d  it  µ i ∫ B ⋅ d = µo εo dt  2εo  = 2o   γ Avendo orientato Σ γ verso l’esterno il verso di d è fissato dalla regola della mano destra. il flusso di E è esattamente la metà del flusso attraverso l’intera sfera e vale quindi q (t ) / 2εo = it / 2εo .(1b) si scrive quindi: ¨ ¨ ¦ § § ¦ ¦ ¦ ¦ § ¦ ¦ § ¦ § ¦ ¦ § ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ ¦  d  it   µo i µo  i + ε o  −  = . ma al secondo membro dell’Eq. quindi: dΦ E (t ) d  it  i s ≡ εo = εo   = i . l’integrale è uguale a B ⋅ 2π r . poiché B ⋅ d = Bd . dt dt  ε o  c) La carica q si distribuisce uniformemente sulla superficie della sfera conduttrice. È quindi facile calcolare il flusso di E attraverso una superficie sferica con centro in O. 2) La misura di B in un esperimento di questo tipo permette una verifica diretta dell’equazione di Ampère-Maxwell. che è tagliata in due parti uguali da γ . Simili misure non sono facili e sono state effettuate solo dopo che l’equazione era stata verificata indirettamente. con B costante su γ . cioè della necessità di scrivere il termine di corrente di spostamento.(1b) compare anche la corrente di i del conduttore filiforme. Attraverso Σ γ non passa corrente di conduzione e l’Eq. per simmetria. 0 t b) Per la legge di Gauss. quindi: 1 µo i 1 µo i B= = 2π r 2 2 2π r (il campo B in P è esattamente la metà del campo creato da un conduttore rettilineo indefinito). Il flusso di E cambia segno. Il secondo membro dell’Eq. 1) Se scegliamo come Σ γ la parte inferiore della sfera. Il vettore B è parallelo a d . il flusso Φ E (t ) attraverso Σ è uguale a q (t ) / ε o ≡ it / ε o . e l’orientamento di dS verso l’esterno. dt  2ε o   2  e si ottiene per B il valore già trovato. lasciando invariato il senso di percorso su γ . e crea un campo E con simmetria sferica. Scelta la parte superiore come Σ γ . passante per P. che ora taglia Σ γ .Soluzione a) q (t ) = ∫ idt = it . e deve essere concorde perché l’integrale di B ⋅ d deve essere positivo ( µo i / 2 è positivo). Rimane da calcolare il modulo di B . Commenti.

Problema 2 Si considerino: a) un conduttore cilindrico percorso da corrente con densità j costante. Risulta quindi: r a) H = j 2 r dB r di b) E = − = − µo n 2 dt 2 dt r dD r dσ c) H = = 2 dt 2 dt © =− = εo 4 . b) il campo elettrico indotto nel solenoide quando i varia nel tempo con legge nota i(t). moltiplicando per l’area π r 2 . si considera la linea di flusso passante per P del campo. nel vuoto e si calcoli in un generico punto P (vedi figura): a) il campo magnetico creato dal conduttore. generata nel condensatore da una variazione della densità σ di carica sulle sue armature. moltiplicando per la lunghezza 2πr della circonferenza ( γ ). quelli nel secondo membro sono uguali al vettore che compare sotto il segno di integrale. b) un lungo solenoide. c) un condensatore piano formato da due dischi metallici paralleli. con n spire per unità di lunghezza percorse da corrente i. che per simmetria è in tutti e tre i casi una circonferenza con centro sull’asse di simmetria. c) il campo magnetico creato in P dalla corrente di spostamento. Inoltre il campo su questa linea di flusso è costante in modulo. I tre campi si calcolano mediante le tre leggi: γ Σ © ©   © ©  ∫ H ⋅d γ © = ∫ j ⋅ dS d B ⋅ dS dt ∫ Σ d E ⋅ dS dt ∫ Σ © © © © ∫ E ⋅d γ © © ∫ H ⋅d gli integrali nel primo membro sono uguali al modulo del campo cercato. © Soluzione: Per tutti i dispositivi.

5 . Il problema evidenzia la stretta analogia formale fra leggi che regolano fenomeni fisici diversi.Commenti.

velocità di gruppo La costante v ha le dimensioni di una velocità (v. Se la velocità di fase dipende dalla frequenza f = ω / 2π . 5 continua a valere. (6. mentre non f ( x . Se il mezzo è dispersivo. onda stazionaria (4) ω / k = v. Soluzione generale: f ( x. La funzione a(x.CAPITOLO VII ONDE Equazione delle onde in una dimensione (di d’Alembert): 2 ∂2 f 2 ∂ f . =v ∂ t2 ∂ x2 (1) dove v è una costante. t ) = f o sin( kx − ω t ) . il treno d’onde può essere così rappresentato: e può essere ottenuto sovrapponendo onde monocromatiche le cui pulsazioni ω stanno in un intorno di ω o . k = 2π / λ . È interessante il fatto che nessuna informazione può essere inviata a velocità maggiore di c. può essere visualizzata come inviluppo del profilo dell’onda ed è ben approssimata da una curva che passa per i punti di cresta dell’onda. per onde monocromatiche progressive rappresenta la velocità con cui traslano i punti di massimo (creste) dell’onda. l’informazione è contenuta nella funzione a(x. (7) dk Commento. t ) = f 1 ( x − v t ) + f 2 ( x + v t ) . in questo caso la situazione è più complessa e non sono più sufficienti le velocità v e vg per descrivere compiutamente la propagazione del pacchetto d’onde. in cui l’ampiezza dei massimi successivi sta cambiando. l’Eq. quindi vg può essere assunta come la velocità di trasmissione del segnale. Eq.t). In particolare i punti di inizio e fine del pacchetto possono viaggiare con velocità diverse. (8) 1 . dove (5) Le grandezze ω e k sono legate al periodo T ed alla lunghezza d’onda λ dalle relazioni: ω = 2π / T .6’) Dalle Eq. (5’) T Velocità di fase. i punti di cresta ed il loro inviluppo traslano con velocità diverse. (2) Soluzioni armoniche (onde monocromatiche) f ( x . mezzi dispersivi. 5’) ed è detta velocità di fase. ma ω non è più proporzionale a k. 5 e 6 si deduce λ v= . dando origine ad un suo allargamento o restringimento. Per comprendere il significato di vg consideriamo un treno (o pacchetto) d’onde di lunghezza e durata finite. Si definisce relazione di dispersione la funzione ω ( k ) e velocità di gruppo la sua derivata: dω vg = . t ) = a ( x . Durante la propagazione il profilo dell’onda si deforma. circa uguali rispettivamente alla velocità di fase v o = ω o / k o ed alla velocità di gruppo v g = ( dω / dk ) calcolata per k = k o .t). t ) = f o sin( kx ) cos(ω t ) . per t prefissato. Nella trasmissione dei segnali. onda progressiva (3) f ( x . e può modificarsi anche il suo inviluppo. t ) sin(k o x − ω o t ) .

In altri termini . la densità istantanea con legge u(t ) = u o sin 2 ω t . a causa della forte attenuazione dell’onda. t ) . si potrebbe seguire la stessa procedura usata per definire ρ (r . le superfici normali fronti d’onda. v ( ) 2 ¥ ¥ ¤ (10) (11) . mediata su volumi grandi su scala microscopica. Detta ρ la densità della carica in moto e v la sua velocità. Onde elettromagnetiche Velocità di fase: v= 1 εµ (12) nel vuoto v = 1 / ε o µo ≡ c . Per le onde è necessaria una procedura analoga: interessa il valor medio di u. dove n è il numero di particelle nell’unità di volume e q la loro carica. Per l’energia dell’onda.esistono restrizioni di questo tipo per v. per materiali non ferromagnetici v ≅ 1 / ε r ε o µo ≅ c / ε r . (9) dove dq è la carica che fluisce attraverso dA nel tempo dt. indipendentemente dalla natura della grandezza che fluisce. 2) L’analogia fra j e I è particolarmente evidente in meccanica quantistica. che è uguale al prodotto uv. dove h è la costante di Planck. corpuscolare ed ondulatorio: le “particelle” associate ad un’onda di frequenza ν hanno un’energia hν . Ricordando che i = dq / dt . fononi quelle associate alle onde acustiche ed elastiche. l’equivalente di j è l’intensità dell’onda I. perché µ ≅ µo . c Indice di rifrazione: n= (13) ≅ εr . in mezzi fortemente assorbenti anche vg può risultare maggiore di c ma non rappresenta più la velocità di traslazione dell’inviluppo. Il valor medio di u(t) è: £ ¢ ¢ ¡   ¢   ¡ ¢ ¢ 1 1 u = ∫ u(t )dt = uo T0 2 e l’intensità è T I =u v. la densità di corrente è j = ρ v e la corrente attraverso una superficie dA è i = jv ⋅ dA . t ) è una densità media. ed interessa il calcolo del loro flusso attraverso superfici assegnate. Commenti. t ) che rappresenta la densità di carica nel punto r all’istante t è stata definita considerando il prodotto nq. cioè moltiplicare il numero di “particelle” nell’unità di volume per la loro energia hν . Per definire u ed I. dove u è la densità di energia. Energia dell’onda Le onde trasportano sia energia che quantità di moto. Ricordiamo che: a) l’energia è sempre una funzione quadratica della perturbazione f. È opportuno richiamare i calcoli già fatti per lo studio della corrente elettrica. si può scrivere: dq = j v ⋅ dA dt . ρ (r . 1) La corrente elettrica è generata dal moto di particelle cariche e la funzione ρ (r . Infatti sia le particelle che le onde hanno sempre un duplice aspetto. L’impostazione del calcolo è la stessa. cioè del flusso di carica elettrica. Per calcolare il flusso di energia attraverso una generica superficie A conviene considerare il tubo di flusso di v intercettato da A. Sono dette fotoni le “particelle” (o quanti di energia) associate all’onda elettromagnetica. mediato su un intera lunghezza d’onda o su un intero periodo. b) per onde monocromatiche la perturbazione in un punto assegnato varia nel tempo con legge f (t ) = f o sin(ω t ) . Le linee di flusso di v sono detti raggi.

dove Eo è il valore di picco di E(t). Ricordiamo che dp (19) F= dt ¦ ¦ ¦ 3 ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ . e la sua quantità di moto. µ µv Se E(t) è una funzione armonica. riscaldando il corpo. ¦ § Potenza che attraversa una generica sezione del tubo di flusso: dU P= = I An . (16) Quantità di moto: ha densità media u / v . dove An = A cosθ è la sezione normale del tubo di flusso che si ottiene considerando tutti i raggi che attraversano la superficie A. possiamo scrivere (17) dU = I v ⋅ A dt = I An dt . dt ¦ (18) Flussi di quantità di moto e forze: dividendo per v l’Eq. Flusso di energia: con riferimento alla figura. E e B sono mutuamente ortogonali ed i loro moduli sono legati dalla relazione (14) E =vB. Vettore di Poynting: che può essere anche scritto: § S =E×H=E× EB v µ ¦ ¦ ¦ ¦ B .Vettori E e B : per onde che si propagano in materiali isotropi. un fotone nel vuoto ha quindi quantità di moto hν /c. µ (15) S= ¦ ¦ (15’) Intensità: è il valor medio del modulo di S 1 1 2 I = EB = E . esercitando una forza F sul corpo. Un’onda che incide su un corpo può trasferirgli la sua energia. i vettori v . E 2 = E o2 / 2 .17 si ottiene la quantità di moto dU/v che fluisce attraverso A nel tempo dt.

dove dp è la quantità di moto trasferita al corpo. massima in direzione ortogonale. dp è la differenza dpi − dpr fra le quantità di moto delle onde incidente e riflessa. 3) della particella. yo è l’ampiezza di oscillazione. Se l’onda è completamente assorbita. perché è identico a quello di un dipolo elettrico oscillante. con momento p(t)=qy(t) e valore massimo qyo. v Se l’onda è riflessa. dp coincide con la quantità di moto trasportata dall’onda nel tempo dt: I (19’) F = An v . genera un’onda i cui raggi sono le semirette uscenti dal centro O di oscillazione. Nel vuoto µo . Il campo elettromagnetico così creato è detto di dipolo elettrico. Sorgenti di onde elettromagnetiche Le onde elettromagnetiche sono generate da cariche elettriche in moto accelerato. Si noti che I è nulla nella direzione di oscillazione (cioè per θ = 0 e θ = π ). (21) 4 . I campi E e B dell’onda sono funzioni lineari dell’accelerazione: possiamo quindi considerare separatamente le tre componenti cartesiane del moto (l’onda è la somma delle onde generate da tre particelle che oscillano lungo i tre assi cartesiani). è I =b ¨ ¨ © ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ dove b è una costante. Una carica q che oscilla su una retta y con ampiezza di oscillazione molto minore della lunghezza d’onda λ . posto a distanza r >> λ . Le sorgenti di onde monocromatiche contengono sempre al loro interno particelle cariche che oscillano con moto armonico. L’intensità in un punto P. ciascuna componente oscilla con legge (20) xi = x oi sin(ω t + ϕi ) . 2. (21’) b= 32π 2 c ¨ (qy ) ω 2 o 4 r 2 sin 2 θ . Considerando le coordinate cartesiane xi (i=1.

ad es. La radiazione emessa da un dipolo elettrico p oscillante in una direzione assegnata è polarizzata linearmente. particelle costrette ad oscillare lungo una retta ed antenne a dipolo elettrico. diventa una circoferenza se a=b e δ = ±π / 2 . L’ellisse collassa in un segmento di retta se δ = 0 e δ = π . la dipendenza da t delle sue componenti x e y è data dalle Eq. In tutti e tre i casi si dice che l’onda è polarizzata. e varia nel tempo con legge armonica e con un ritardo di fase. I problemi sulla polarizzazione riguardano i seguenti dispositivi (reali od ideali) e fenomeni: 1. Eliminando t (basta ricavare sin ω t e cos ω t . ciascuno dei quali è associato ad un fotone. con piani di polarizzazione contenenti p . ed infatti il termine polarizzatore è usato come sinonimo di “dispositivo che fornisce in uscita luce polarizzata linearmente”. I fenomeni di polarizzazione sono legati al fatto che il vettore E è trasversale rispetto ai raggi. ma le loro polarizzazioni sono diverse e casuali: si dice che la luce naturale non è polarizzata. Da notare il ruolo fondamentale della differenza di fase δ . La luce emessa dalle sorgenti convenzionali (non laser) è costituita da treni d’onda di durata limitata (tipicamente dell’ordine di 10-8s). Polarizzazione Premessa: un punto materiale con componenti x = a sin ω t . Una lamina polarizzante ideale contiene oscillatori di questo tipo. che può diventare un segmento di retta o una circonferenza. Negli esperimenti di polarizzazione con luce naturale. con polarizzazione rispettivamente ellittica. La direzione del vettore E è detta direzione caratteristica. rettilinea (o lineare) e circolare. il concetto stesso di polarizzazione perde significato. È particolarmente semplice ottenere polarizzazione lineare. I singoli treni d’onda possono avere uno stato di polarizzazione definito. Ricevitori sensibili solo a campi E con direzione assegnata. il vettore E è ortogonale a z. y = b sin(ω t + δ ) descrive una traiettoria ellittica. in un generico punto. nelle onde acustiche le molecole del gas si spostano lungo il raggio (l’onda è cioè longitudinale): la direzione dello spostamento è fissata. o polarizzante o più semplicemente asse del polarizzatore.Il vettore E giace nel piano individuato da P e dalla direzione di oscillazione della carica. Occorre considerare la componente del campo E dell’onda nella direzione assegnata. l’energia sottratta all’onda è funzione quadratica di questa componente. L’aggiunta di un’eventuale costante di fase in entrambe le funzioni sinusoidali equivale semplicemente ad un cambiamento di origine dell’asse dei tempi. Nella polarizzazione lineare il piano individuato da E e dal raggio è detto piano di polarizzazione. occorre prima ottenere un fascio con polarizzazione definita. Il vettore E descrive quindi un’ellisse. In un’onda elettromagnetica monocromatica che si propaga nel vuoto in direzione z. ponendo poi sin 2 ω t + cos 2 ω t = 1 ) si ottiene l’equazione dell’ellisse.(22). dovuto alla velocità finita di propagazione dell’onda. (22) 5 . ed annulla completamente la corrispondente           [= (b cos δ ) sin ω t + (b sin δ ) cosω t ] .

2.(1. 3. Suggerimento. Lamine di ritardo introducono uno sfasamento fra l’onda polarizzata in una direzione assegnata. detta asse della lamina. = +v . ad es. t ) = + ∂x ∂p∂x ∂q∂x [ Soluzione Ponendo ∂ p / ∂ x = ∂ q / ∂ x = 1 nell’Eq. Si tenga ben presente che l’intensità dell’onda è funzione quadratica di E . q = x+vt l’equazione di d’Alembert 2 ∂2 f 2 ∂ f =v ∂ t2 ∂ x2 si trasforma nell’equazione ∂ 2 f / ∂ p∂ q = 0 . e l’onda polarizzata ortogonalmente. sono diverse per onde polarizzate parallelamente ed ortogonalmente al piano di incidenza. Una lamina di materiale anisotropo ed uniassico.1) f p( x . la cui direzione definisce l’asse della lamina. ma ora ∂p ∂q = −v . definite come rapporto fra le intensità delle onde riflessa ed incidente. perché le riflettanze R// e R⊥ . t ). Basta applicare le formule di derivazione delle funzioni composte. Riflessione: il raggio riflesso è parzialmente polarizzato. derivando ulteriormente si ottiene: ∂2 f ∂2 f ∂2 f ∂2 f = +2 + . ∂ p∂ q ∂ q 2 ∂ x 2 ∂ p2 Le derivazioni rispetto a t sono analoghe. ortogonali tra loro.   Problema 1 Si mostri che con la trasformazione p = x−vt . ∂ p∂ q ∂ t 2 ∂ p2 ∂ q2  ] 6 . Si noti che in tutti i casi occorre considerare separatamente due componenti del campo E . ∂t ∂t Quindi: ∂2 f ∂2 f 2 ∂2 f 2 ∂2 f 2 = v −2 v + v . (1. Se l’angolo di incidenza è tale che i raggi rifratto e riflesso formano un angolo di 90o.1) si ricava immediatamente ∂ f / ∂ x . R//=0: il raggio riflesso è totalmente polarizzato. lasciando invariata la componente ortogonale.componente del campo E dell’onda. q ( x . agisce come lamina di ritardo perché i raggi ordinario e straordinario hanno al suo interno velocità diverse. ∂ ∂f ∂p ∂f ∂q . con asse nel piano della lamina.

si possono usare per Uc e p le espressioni non relativistiche: 1 p2 U c = mu 2 = 2 2m 7 . sapendo che ω è legato a k dalla relazione 2 (2. = c 2 1 + ω p / (ck ) 2 c) Poiché la velocità v è molto minore di c. la velocità di gruppo dω vg = = c. c) dell’onda associata in meccanica quantistica ad una particella libera (cioè non soggetta a forze) che si muove con velocità u = 0. la relazione di dispersione ω = c k .(2. t ) = f 1 ( x − v t ) + f 2 ( x + v t ) è soluzione dell’equazione di d’Alembert. conviene differenziare l’Eq. è una costante che dipende dalla densità degli elettroni. Problema 2 Si calcoli la velocità di fase v e la velocità di gruppo vg: a) dell’onda elettromagnetica nel vuoto.(2. sapendo che la frequenza f e la lunghezza d’onda λ sono legate all’energia cinetica Uc della particella ed alla sua quantità di moto p dalle relazioni: U c = hf . detta frequenza di plasma. in versi opposti. Risulta quindi dimostrato che f ( x . Commenti. e: k dk < c. b) delle onde elettromagnetiche nella ionosfera. mostrando che v ⋅ v g = c 2 . Per calcolare vg nel quesito b). Suggerimento.1) si ottiene 2ω dω = 2c 2 k dk . Differenziando l’Eq. Nel quesito c) conviene ricavare prima la relazione fra Uc e p. Soluzione a) La velocità di fase è c. dk b) 2 v = ω / k = c2 + ω p / k 2 > c .1). 1) L’equazione trovata ammette ovviamente come soluzione una generica funzione della sola p (perché derivando anche rispetto a q si ottiene zero) o della sola q. p=h/λ.1) ω 2 = ω p + c2 k 2 dove ω p . Le funzioni f1 e f2 rappresentano onde che si propagano con velocità v lungo x. da cui vg = dω c 2 = = dk v c 2 c2 + ω p / k 2 ω dω = c 2 .01 c .Sostituendo nell’equazione di d’Alembert si ottiene immediatamente ∂ 2 f / ∂ p∂ q = 0 .

ρ = 10 3 Kg / m 3 è la densità. ovvero per lunghezze d’onda molto maggiori di λo . sapendo che fra ω e k esiste la relazione T ω 2 = gk + k 3 . dk 2m 2π m 2π m v g = v . quindi: ω ≅ gk . si ottiene la relazione di 2π 2π ω= quindi v= 1 h 2 k .072 N / m è la tensione superficiale. T = 0. 0. p con h / λ ≡ k .81 −1 = m = 369 m −1 . non con v). Soluzione I due termini sono uguali per ρg 10 3 9. anche se la dispersione è trascurabile in molti altri casi (ad es. Si consideri solo i due casi limite in cui uno dei due termini a secondo membro è trascurabile. c) Si noti che in meccanica quantistica l’onda associata ad una particella ha velocità di fase diversa dalla velocità della particella (che coincide con vg.072 T 2π corrispondente ad una lunghezza d’onda λo = = 0.Sostituendo Uc con hf ≡ dispersione: h h ω . completamente prive di dispersione sono quelle che si propagano nel vuoto. 2m 2 k 2m 2π 1 h 1 h dω p 2k = vg = = k = = u.017 m . per le onde elastiche con lunghezza d’onda molto maggiori delle distanze intermolecolari). a) L’onda elettromagnetica nel vuoto è priva di dispersione.81 m / s è l’accelerazione di gravitá. più precisamente si considerino le due lunghezze d’onda λ1 = 100λo e λ2 = λo / 100 . In effetti le uniche onde Commenti. Da cui: 8 . Problema 3 Si calcolino la velocità di fase v e la velocità di gruppo delle onde che si propagano sulla superficie dell’acqua degli oceani. dove λo è la lunghezza d’onda che rende uguali i due termini. questo si verifica per molti altri tipi di onde e conferma il fatto che nei mezzi dispersivi i segnali e le informazioni non viaggiano a velocità v. diventa dominante il ko = termine gravitazionale. b) Si noti che v>c. ρ 2 dove g = 9. 2m 2π ω 1 h p u = k= = . ko Per k << k o . mentre vg<c.

y ( L. . Da cui ρ 1 ω T dω T 3 2 3 T v= = k. b) la lunghezza d’onda del suono emesso nell’aria dalla chitarra in corrispondenza della frequenza minima f1.L) dell’asse x e che oscilli in direzione y. la seconda condizione implica sin( kL) = 0 . lunghezza L e viene tesa con una forza T. Supponiamo che all’equilibrio la corda giaccia lungo il tratto (0. v g = 0. v g = 2. 1 T v f1 = = = 100 s −1 . t ) = 0 . Ricordando che la velocità dell’onda in una corda tesa è v = T / ( ML) . ovvero: ω vk v mπ k m L = mπ ⇒ fm = m = m = = mf 1 2π 2π 2π L dove m =1. [ T = 100 N . ….81 m / s . = ρ ρ2 2 ρ k dk Per λ1 = λo / 100 . L = 50 cm . t) le condizioni al contorno: y (0. vg = k = k. Problema 4 La corda di una chitarra ha massa M. t ) = 0 . 2.07 m / s . La prima condizione è automaticamente soddisfatta se consideriamo soluzioni dell’equazione di d’Alembert del tipo: y ( x . v = 163 m / s . 3. t ) = y o sin( kx ) cos(ω t + φ ) . Per k >> k o . k vg = dω = dk g 1 1 1 = 2 k 2 g k ( = v / 2) .v= ω = k gk = k g . diventa dominante il termine di tensione superficiale. Imporre che l’onda abbia dei nodi agli estremi equivale ad imporre alla funzione d’onda y(x. Per λ1 = 100λo . 2 L 2 ML 9 . velocità del suono nell’aria v s = 340 m / s ] Soluzione a) Le frequenze su cui la corda può oscillare corrispondono alle possibili onde stazionarie con nodi agli estremi della corda. ovvero per per lunghezze d’onda molto minori di λo . si calcolino: a) le frequenze fn su cui può oscillare. m = 5 g . v = 313 m / s . quindi ω ≅ 3 T 2 k .

t ) = y o sin( kx ) sin(ω t ) dove k = π / L e si calcoli: a) la velocità u(x.max negli istanti in cui cosω t = ±1 ( in questi istanti y=0. 2 L 0 L’integrale è uguale a L/2: lo si può dimostrare in modi diversi. si calcoli l’energia cinetica dUc del tratto dx di corda. f1 Problema 5 Con riferimento al Problema 4. Soluzione ∂y = y o ω sin( kx ) cos(ωt ) . si consideri la soluzione y ( x . perché negli istanti in cui Uc è massima la corda è indeformata ed Up è nulla. Si ottiene: M 2 2 U c . Suggerimento. La corda possiede anche energia potenziale elastica. cioè la corda è indeformata).max = y ω . c) il massimo valore di Uc(t). ∂t 1 1 2 M b) dU c = u 2 dm = ( y o ω sin( kx ) cos(ω t )) dx 2 2 L L 1 2 2 M 2 U c = y o ω cos (ω t ) ∫ sin 2 ( kx )dx . Questo aumento può essere considerato come energia potenziale Up dell’onda: l’energia totale Ut=Uc+Up dell’onda è costante. di massa dm = ( M / L )dx . nell’istante t. b) l’energia cinetica Uc della corda nell’istante t.t) dei punti della corda con la velocità v dell’onda. c) Uc raggiunge il suo massimo valore Uc. che aumenta quando viene messa in oscillazione (perché la corda si allunga). ponendo sin 2 ( kx ) = [1 − cos( 2 kx )] / 2 . ad es.b) λs = vs = 3. Per rispondere al quesito b). ed è uguale a Uc.max.t) con cui oscilla un generico punto della corda. e la si integri. 4 o a) u( x . t ) = Commento. Il problema fa capire che per calcolare l’energia totale di un’onda elastica è sufficiente calcolare la sua energia cinetica. Problema 6 Le onde acustiche in una canna d’organo possono essere assimilate ad onde stazionarie.40 m . 10 . perché l’energia totale si conserva. Non si confonda la velocità u(x. in cui le molecole dell’aria oscillano lungo la canna.

le molecole contenute nel volume elementare dV oscillano con legge s(t ) = so sin ω t . Si calcoli: a) la massima velocità di spostamento delle molecole. f2 = 4L 4L b) Commenti. cioè ad un massimo dell’ampiezza di oscillazione. Si effettui il calcolo numerico per i due valori Imin e Imax. quesito a). k2 L = 2 2 v 3v f1 = = 25 s −1 . b) la densità media di energia dell’onda. Si risponda prima al quesito b). f 2 = 2 f 1 = 100 s −1 . Per il quesito b) si imponga la corretta condizione al contorno per l’estremo aperto. sperimentalmente ben verificata. d) il massimo spostamento so. Questo si verifica per ogni onda che sia obbligata a rimanere in uno spazio limitato. b) si ripeta il calcolo supponendo di chiudere l’estremità aperta. la terminologia usata per gli strumenti musicali è poi stata estesa a tutti i fenomeni oscillatori. supponendo che l’estremità aperta corrisponda ad un antinodo. che richiede calcoli del tutto analoghi a quelli del Problema 4.a) Si calcolino le prime due frequenze proprie. trasformando l’antinodo in nodo. Questa semplice considerazione è stata di fondamentale importanza per lo sviluppo della meccanica quantistica. c) l’intensità dell’onda. 11 . indicando con v la sua velocità di fase. quindi: π 3π k1 L = . v f1 = = 50 s −1 . 2L a) La presenza di un antinodo in x=L implica sin( kL) = ±1. elettroni in un atomo). 2) Quando si eccita un’onda stazionaria nella canna d’organo. cioè possono assumere solo valori discreti. riceveva così una spiegazione del tutto naturale. che però rimangono quantizzate. 1) Si noti che cambiando le condizioni al contorno cambiano le lunghezze d’onda e le frequenze proprie. velocità dell’onda v = 300 m / s ] Suggerimento. [lunghezza della canna L = 3 m . suggerendo a de Broglie l’ipotesi che ad ogni particella sia associata un’onda la cui frequenza è proporzionale all’energia della particella. L’onda associata ad una particella è detta onda di de Broglie. Soluzione k1 L = π . supposta nota l’intensità dell’onda. = 75 s −1 . Problema 7 Durante la propagazione dell’onda acustica nell’aria. sapendo che questa coincide con la massima densità di energia cinetica (si veda il commento al Problema 5). k 2 L = 2π . si dice che questa entra in risonanza. La quantizzazione dell’energia di particella confinate in spazi limitati (ad es. che corrispondono alla minima e alla massima intensità ancora percepite come suoni dall’orecchio umano. dove s è lo spostamento dalla loro posizione media.

il suo valore massimo è so ω . so = 10 −11 m . 1) Imin è detta soglia di udibilità. v = 340 m / s . 2 d) Lo spostamento massimo è 1 2I . si calcoli: a) la potenza in arrivo su un collettore solare di area A posto ortogonalmente ai raggi solari. so = ω ρv per I=Imin. Problema 8 L’onda elettromagnetica emessa dal Sole arriva sulla Terra con un’intensità media I s = 1380 W / m 2 . 2 −12 I min = 10 W / m . dt Commenti. ds(t ) = so ω cos ω t . può ancora essere percepito come suono. la sua massima energia cinetica è 1 1 2 2 dm(soω ) = ( ρ dV )(so ω ) . Supponendo che metà dell’energia sia assorbita dall’atmosfera. Imax soglia del dolore. . b) La potenza Po di emissione di una sorgente puntiforme che. I max = 1 W / m 2 ] Soluzione a) La velocità è dell’aria ρ = 12 kg / m 3 . per I=Imax. entrambe dipendono dalla frequenza e dalla sensibilità individuale: i valori numerici riportati devono quindi essere considerati indicativi. r = 3 m ] 12 .[frequenza densità f = 1000 s −1 . 2) Si noti che uno spostamento delle molecole dell’aria (e del timpano) dell’ordine di 10-11m. [ A = 5 m2 . b) La massa dm contenuta nel volume dV è ρ dV . inferiore alle dimensioni atomiche. so = 10 −5 m . irradiando uniformemente in tutte le direzioni. 2 2 La densità media di energia u si ottiene dividendo per dV: 1 2 u = ρ so ω 2 . 2 1 2 c) I = uv = ρ vso ω 2 . genera un’onda che a distanza r ha la stessa intensità della luce solare.

c) il raggio ro che deve avere la sfera perché F sia uguale in modulo alla forza FG di attrazione gravitazionale. posta a distanza dT dal Sole. d T = 159 ⋅ 10 m ] . basta calcolare l’energia che attraversa nell’unità di tempo la superficie sferica con centro nella sorgente e raggio r. 3 d d dp I 2 2     c) 13 . supponendo nota la densità ρ della particella. massa del Sole M = 199 ⋅ 10 30 kg . l’impulso trasferito da questi raggi alla particella nel tempo dt è dp = ( I / c)π r 2 dt . Commento.67 ⋅ 10 Nm / kg .Soluzione dU = I A = 790 W / m 2 ⋅ 5m 2 = 3950 W . il Problema precedente.  d  b) In prossimità della particella la sezione normale del tubo di flusso costituito dai raggi solari che intercettano la particella è π r 2 . 2 2 11 −11 gravitazionale G = 6. ρ = 10 3 kg / m 3 . Per il quesito c) si ponga uguale ad 1 il rapporto F/FG. supposta perfettamente assorbente. b) la forza F esercitata su una particella sferica di raggio r. quindi: a) P= Po = ∫ I v ⋅ dA = I ∫ dA = I ⋅ 4π r 2 = 790 W / m 2 ⋅ 113m 2 = 89 ⋅ 10 3 W . Soluzione a) L’intensità è proporzionale ad 1/d2 (si veda ad es. Si notino gli ordini di grandezza della potenza che si può ottenere sfruttando i raggi solari e la potenza che dovrebbe avere una lampada per illuminare “a giorno” un ambiente. la forza F ha modulo dT  πr 2 . Si calcoli: a) l’intensità alla generica distanza d. Suggerimento.     Problema 9 Alla distanza dT fra Terra e Sole l’intensità della radiazione elettromagnetica emessa dal Sole ha intensità IT. [ I T = 1380 W / m 2 . dt b) Per calcolare Po. quindi 2 d  I =  T  IT . v è parallelo a dA . costante . F = = πr =   I T  d  dt c c Mm GM 4π 3 FG = G 2 = 2 r ρ. quesito b). Su questa superficie I è costante.

Il doppio aspetto.7 ⋅ 10 −8 m . La forza F ha modulo: dp I I F= = An ⋅ 2 cosθ = 2 An cosθ . di area A. esattamente come per una vela investita dal vento. La presenza del “vento solare” fa sì che particelle piccole (ad es. Il caso qui considerato. Se si considera l’aspetto corpuscolare dell’onda. = FG 4 ρ cGM ro ro = 65. le molecole di un gas) siano respinte dal Sole. Questo spiega perché la “coda” delle comete tende ad allontanarsi dal Sole. la cui normale forma un angolo θ con i raggi solari. i − r è ortogonale alla superficie. indicando con I l’intensità dell’onda. dt c c Commento. perfettamente riflettente. La quantità di moto trasportata da questi raggi nel tempo dt è dpi = ( I / c) An dt . la quantità di moto trasferita alla superficie nel tempo dt è dp = dpi − dpr = ( I / c) An dt (i − r ) .2 3d T I T 1 F . di superficie perfettamente riflettente. non attratte. ed ha modulo 2 cosθ (per capirlo basta considerare le loro componenti parallela e perpendicolare alla superficie). Si noti che ro non dipende dalla distanza dal Sole Problema 10 Si calcoli la forza F esercitata dai raggi solari su una superficie piana. corrisponde al caso di utri perfettamente elastici delle molecole d’aria sulla superficie della vela. Commento.  Soluzione Il tubo di flusso costituito dai raggi solari che intercettano la superficie ha sezione normale An = A cosθ . si comprende che non esiste una pressione esrcitata da un’onda.    14 .        dove i ed r sono i versori dei raggi incidenti e riflessi. Si noti che si può cambiare la direzione della forza variando θ .

    15     FB = q v d × B = µ q 2 E × B . Infatti l’ipotesi che la velocità delle particelle v d sia in ogni istante proporzionale ad E non é mai rigorosamente verificata perché implica che la forza d’inerzia sia trascurabile (come se la particella avesse massa nulla). Problema 11 Un’onda elettromagnetica che si propaga in un materiale lievemente conduttore si attenua perché cede parte della sua energia alle cariche di conduzione. e di eventuali forze elastiche. Si supponga che la velocità di deriva v d delle particelle di conduzione nel mezzo sia ad ogni istante proporzionale alla forza FE = qE . scelto per ricavare nel modo più semplice la relazione tra U e p. cioè per mostrare che nell’onda elettromagnetica p=U/v. direzione e verso di dp B sono quelli del vettore E × B : quindi dp B è parallelo e concorde con il vettore di Poynting. l’onda è completamente assorbita dal mezzo materiale.  c) dove v è la velocità dell’onda. si trova per la particella un moto oscillatorio in cui la velocità non è in fase con il campo E . dell’onda permette di calcolare la pressione con due metodi formalmente diversi ma equivalenti. 2 Il modulo della quantità di moto è dp B = µ q 2 EB . diffusione) che rendono più complessi i bilanci di energia e quantità di moto. e che la forza di attrito sia sempre uguale ed opposta ad FE . quantità di moto hf/c. Si calcoli: a) l’energia dU ceduta dall’onda alla carica nel tempo dt. Soluzione a) b)             dU = FE ⋅ v d dt = qE ⋅ ( µ qE )dt = µ (qE ) dt . dU µ q2 E 2 E = = = v. dove E è il campo elettrico dell’onda nello stesso istante. a cui cede tutta la sua energia U e tutta la sua quantità di moto p. e si ponga v d = µ qE . che però cambia segno ogni mezzo periodo e ha media nulla 2) Nel caso qui considerato. Al variare dello sfasamento si può passare da perfetto assorbimento a perfetta trasparenza. che coincide con il lavoro della forza FE . energia hf. b) la forza FB esercitata sulla particella dal campo magnetico dell’onda e la quantità di moto dp B acquistata dalla particella sotto l’effetto di FB nel tempo dt.              dp B = FB dt . 2 dp µ q EB B Commenti. . mettendole in oscillazione.corpuscolare e ondulatorio. Se si tiene conto della massa delle particelle. Si noti che si tratta di un caso limite. si assimila l’onda ad un insieme di particelle (fotoni) con velocità c. c) il rapporto dU / dp B . Nella trattazione corpuscolare. 1) La particella acquista anche una quantità di moto dp E nella direzione di E . e possono intervenire altri fenomeni (riflessione.

b) antenne ortogonali alla loro linea di congiunzione e formanti un angolo θ fra loro. dove a è una costante che rimane invariata quando si invertono i ruoli delle antenne. il campo E è ortogonale ad r ed oscilla con ampiezza Eo proporzionale a sin θ1 . l’energia assorbita dall’antenna ricevente è in ogni caso proporzionale a sin 2 θ . Commenti.(21). 1) Il risultato qui ottenuto è un caso particolare di un teorema molto generale. semplicemente utilizzando antenne rispettivamente verticali ed orizzontali. di lunghezza L << λ . l’intensità dell’onda in corrispondenza di a2 è proporzionale a sin 2 θ1 . 16 . si consideri attentamente l’Eq. sono utilizzate come generatore e ricevitore di onde elettromagnetiche. assimilate a due sottili aste conduttrici identiche. figura). b) Il calcolo è del tutto analogo. In ricezione. Suggerimento. detto di reciprocità. Si considerino i casi di: a) antenne complanari (v. 2) Il quesito b) fa capire che due stazioni possono trasmettere sulla stessa banda di frequenze. Per l’antenna trasmittente. la commutazione può essere effettuata ruotando di 90o l’antenna ricevente. ad eccezione di θ . e può essere considerato come un’estensione al campo di radiazione della relazione già trovata per circuiti accoppiati induttivamente (cioè del fatto che la mutua induttanza M rimane la stessa quando si scambiano i ruoli dei circuiti). per quella ricevente si tenga conto del fatto che è efficace la sola componente di E nella direzione dell’antenna e che l’intensità è proporzionale al quadrato dell’ampiezza di questa componente.Problema 12 Due antenne a dipolo elettrico. La sua componente efficace ha ampiezza E o ⋅ sin θ2 . Si noterà che tutte le grandezze che vi compaiono rimangono invariate quando si scambiano I ruoli delle antenne. Soluzione a) Se l’antenna trasmittente è a1. od utilizzando un dispositivo con due antenne riceventi. L’intensità di ricezione IR è quindi I R = a sin 2 θ1 sin 2 θ2 . Si mostri che a parità di condizioni l’energia del segnale in ricezione non cambia se si scambiano i ruoli delle due antenne.

78 . Soluzione La rotazione provoca una riduzione di un fattore cosθ del campo E dopo la seconda lamina. Si calcoli l’intensità di uscita I dopo che l’asse della lamina intermedia è stato ruotato di un angolo θ nel piano della lamina stessa. θ= 20 θ= f = (cos2 θ ) . ed una riduzione dell’intensità di un fattore cos2 θ . 1 f = . quindi I = I o cos 4 θ . Di quanto si riduce l’intensità di un fascio rispetto alla configurazione con assi paralleli? [Si ponga Nθ = π / 2 e si considerino i casi con N =2 e con N =10] Soluzione Il calcolo è del tutto analogo a quello del Problema 13: dopo la seconda lamina l’intensità è ridotta di un fattore cos2 θ . Il dispositivo agisce come un attenuatore di fascio. Problema 15 17 . cioè agisce come un rotatore. con assi paralleli. Per polarizzatori ideali ed N sufficientemente grande il dispositivo ruota il piano di polarizzazione della luce senza praticamente attenuarlo. Dopo l’ultima lamina il fattore di riduzione è Per N =2. 4 π . 4 N f = 0. ed esce con intensità Io. La terza lamina provoca un’ulteriore riduzione dello stesso fattore cos2 θ . con assi ruotati di un angolo θ l’uno rispetto all’altro.Problema 13 Un fascio di luce attraversa tre lamine polarizzatrici parallele. ! Problema 14 Un dispositivo è costituito da N+1 lamine polarizzatrici identiche e parallele. Commento. in accordo con la legge di Malus. Per N =10. in modo che l’ultima lamina ha l’asse ruotato di un angolo N θ rispetto alla prima. π . Commento. che non altera il suo stato di polarizzazione. perché è attiva la sua sola componente parallela all’asse.

Per α = π / 2 la componente I// è nulla: la luce diffusa è totalmente polarizzata. In fotografia. Si calcoli il rapporto fra le intensità I / / e I ⊥ in uscita da una lamina polarizzatrice posta sul cammino del raggio diffuso. e I / / = a sin 2 α .(21). che hanno la stessa ampiezza ed inducono oscillazioni con la stessa ampiezza. c) il rapporto I / / / I ⊥ per un raggio che attraversa 8 lamine identiche. pensando che tutte le grandezze che vi compaiono sono le stesse per I / / e I ⊥ . b) il rapporto I / / / I ⊥ per il raggio che attraversa la lamina dopo due rifrazioni. si può sfruttare questo fatto per attenuare con un polarizzatore la luminosità dell’atmosfera. (Può essere utile evidenziare gli angoli θ e α con due figure. Soluzione 18 . α è detto angolo di diffusione. ad eccezione di θ . Si calcoli: a) l’angolo di incidenza θB sotto cui il raggio riflesso è totalmente polarizzato (angolo di Brewster). con piano di polarizzazione ortogonale al piano di diffusione. Commenti. Brewster). " " Problema 16 Un fascio di luce naturale di intensità Io incide su una lamina di vetro con indice di rifrazione n. Si pensi infine che la lamina polarizzatrice trasmette la sola componente parallela al suo asse. per polarizzazione perpendicolare θ = π / 2 . Il piano individuato dai raggi incidente e diffuso è detto piano di diffusione. riportando le direzioni dei raggi diretto e diffuso e della componenti E / / e E ⊥ del campo E lungo i due raggi: questo facile compito è lasciato allo studente). nota la riflettanza R⊥ = 015 delle due superfici del vetro (in corrispondenza dell’angolo di . Si calcolino le intensità delle onde diffuse mediante l’Eq.Un fascio di luce non polarizzato incide su un atomo. con asse rispettivamente parallelo e perpendicolare al piano di diffusione. Suggerimento. Soluzione Per polarizzazione parallela l’angolo θ coincide con α . I ⊥ = a . Si considerino separatamente le componenti E / / e E ⊥ del campo E dell’onda incidente. permettendo di misurare separatamente I / / e I ⊥ . La luce diffusa dall’atomo in una direzione che forma un angolo α con il fascio incidente è parzialmente polarizzata. Si noti però che la luce diffusa dall’atmosfera non é mai totalmente polarizzata a causa delle diffusioni multiple: in direzione ortogonale ai raggi solari arriva anche la luce che ha subito due o più diffusioni da molecole diverse con angoli di diffusione diversi da π / 2 . dove a è una costante. mettendone in oscillazione gli elettroni. Si ottiene quindi: I / / / I ⊥ = sin 2 α .

e la sua intensità è I ⊥ = (1 − R⊥ ) I o / 2 . Problema 17 Un fascio di luce si propaga lungo l’asse z di una terna cartesiana.a) L’angolo di Brewster θB soddisfa alla condizione θ B + θt = π / 2 . con il vantaggio che il raggio trasmesso è parallelo a quello incidente. tutta l’energia del raggio è rifratta (o trasmessa).074 . si deduce: # # 19 . la correzione è comunque piccola. perchè l’energia si conserva. Dalla legge della rifrazione si ricava sin θ B sin θ B n= = = tan θ B . a) Si dica quanto valgono i vettori d’onda ordinario ko e straordinario ke del mezzo. ciascuno con intensità Io/2. Componente perpendicolare: il raggio riflesso dalla prima superficie ha intensità R⊥ I o / 2 . valide in generale. esprimendoli in funzione del vettore d’onda k del vuoto ed egli indici di rifrazione no e ne. 2 2 Si ha quindi: c) dopo le 8 lamine I ⊥ / I / / = (1 − R⊥ ) = 0. Soluzione a) Dalle relazioni v = ω / k e v = c / n. dove θt è l’angolo di rifrazione.7225 . 16 I ⊥ / I / / = (1 − R⊥ ) = 0. quello rifratto ha intensità (1 − R⊥ )I o / 2 . Nel punto z =0 le componenti x e y del campo E dell’onda variano nel tempo con leggi E x = a sin ω t . b) Si dica come variano nel tempo le componenti Ex e Ey del campo E nel punto z. Nel calcolo si sono trascurate le riflessioni multiple all’interno delle singole lamine e fra lamine consecutive. dove a e b sono due costanti. Dopo la seconda superficie della lamina il raggio rifratto è ulteriormente ridotto di un fattore 1 − R⊥ . sin θt sin(π / 2 − θ B ) b) Detta Io l’intensità del raggio incidente. Commento. E y = b sin ω t . c) Si calcoli la differenza di fase δ fra le onde ordinaria e straordinaria in z = d. lo si scomponga idealmente in due raggi polarizzati parallelamente e perpendicolarmente al piano di incidenza. Con molte lamine si può ottenere luce polarizzata anche in trasmissione. all’interno di un cristallo uniassico con asse ottico parallelo all’asse y. quindi: I // = Io / 2 . Componente parallela: sotto l’angolo di Brewster R/ / = 0 .

v o c / no k e = ne k . La polarizzazione è circolare ed i due segni corrispondono a rotazioni opposte del vettore E . a) E y = ± E o cos ω t . Soluzione All’entrata delle lamine le componenti Ex ed Ey di E hanno la stessa ampiezza Eo e sono in fase. ignorando così le riflessioni alle due superfici della lamina). Per t=0. Per individuare il senso di rotazione. (Si supponga che tutta l’energia dell’onda sia trasmessa. con una scelta opportuna dell’origine dei tempi. e la differenza dei cammini ottici è detta mezz’onda se δ = π . ω ω = = no k . Si dica quale è lo stato di polarizzazione della luce trasmessa se il raggio incidente è polarizzato linearmente lungo la bisettrice degli assi (x. La lamina è detta quarto d’onda se δ = ±π / 2 . E x = a sin(ω t − k o z ) . si considerino gli istanti t = 0 e un istante t immediatamente successivo. Ex=0. b) Si risolva l’analogo problema per una lamina a mezz’onda. all’uscita sono sfasate. E y = E o sin(ω t + δ ) .y) che giace nel I e III quadrante. Il problema fa capire che una lamina di materiale uniassico di spessore d agisce come lamina di ritardo ed introduce uno sfasamento δ = ( ne − n o ) k d = 2π ( ne − n o )d / λ . dove δ è lo sfasamento. Si ottiene: 2 E x2 + E y = E o2 Interpretando Ex ed Ey come le coordinate cartesiane del punto che rappresenta il vettore E . (ne-no)d è la differenza dei camiini ottici. la relazione mostra che questo punto sta su una circonferenza di raggio Eo. δ = ±π / 2 . il vettore E è diretto lungo y ed i due segni corrispondono a versi opposti. Commenti.k= b) ω . $ $ $ $ 20 . c ko = c) δ = (ω t − k o d ) − (ω t − k e d ) = ( k e − k o ) d = (ne − no ) k d . possiamo porre: E x = E o sin ω t . Problema 18 a) Si consideri una lamina quarto d’onda in cui i raggi ordinario e straordinario sono polarizzati nelle direzioni x e y di un sistema cartesiano. Il prodotto nd è detto cammino ottico. E y = b sin(ω t − k e z ) . Per mostrare che la polarizzazione è circolare basta quadrare e sommare membro a membro le due equazioni.

indipendentemente dalla frequenza dell’onda. La polarizzazione è ancora lineare ed il vettore E è diretto lungo la bisettrice degli assi coordinati che giace nel II e IV quadrante. Un fotone ha energia hω / 2π . la cui equazione è y = -x. La polarizzazione circolare è di grande interesse sia concettuale che applicativo. Commento. Ex è positivo. con rotazione oraria per Ey= +Eo. antioraria per Ey= -Eo. & ' % % 21 . Il piano di polarizzazione è ruotato di 90o. b) E y = E o sin(ω t + π ) = − E o sin ω t = − E x . il suo momento angolare coincide quindi con la costante universale = h / 2π . Ey è rimasto invariato (a meno di infinitesimi del secondo ordine rispetto a t). e versi opposti in corrispondenza di rotazioni opposte. la stessa direzione del fascio.Per t positivo e molto piccolo. Il vettore E è ruotato. Qui ci limitiamo ad osservare che un fascio di luce polarizzato circolarmente possiede momento angolare L con modulo L = U / ω .

sin 2 (δ / 2) (2’) Interferenza Si osservano fenomeni di interferenza quando due o più onde arrivano su uno stesso ricevitore con una differenza di fase che rimane costante nel tempo. possono essere calcolati mediante le Eq. uguagliare separatamente i coefficienti di sin ω t e di cos ω t . 2 2 φ = 1 ). 2 a 2 = a12 + a 2 + 2a1a 2 cos δ . con ricevitore fisso. Il ricevitore deve essere sensibile all’intensità dell’onda risultante.CAPITOLO VIII INTERFERENZA E DIFFRAZIONE Premessa.1. 2 è il campo elettrico. un’onda acustica viene percepita dal nostro orecchio come un segnale continuo se la sua frequenza è superiore a 20 s -1. (1’) L’equazione può essere ricavata analiticamente (basta utilizzare l’identità sin(α + β ) = sin α cos β + cos α sin β . richiede calcoli formalmente identici: anziché di massimi e minimi di interferenza si preferisce però parlare di battimenti. 1) dove a1 sin(ω t + φ1 ) + a 2 sin(ω t + φ2 ) = a sin(ω t + φ ) . nei problemi proposti. 1 . 2. oppure geometricamente. In questo intervallo di frequenze l’orecchio è sensibile all’intensità dell’onda. L’ampiezza a che compare nelle Eq.  2  2 1 (2) sin 2 ( Nδ / 2) a =a . Spostando il ricevitore si percepiscono massimi e minimi di intensità che. Ad es.1. Ogni punto dello schermo dovrà essere considerato come un ricevitore: si eviti l’errore di sommare onde in arrivo in punti diversi. (1) δ = φ2 − φ1 . cioè fornire un segnale che dipende solo dal quadrato dell’ampiezza. quindi eliminare φ sfruttando l’identità sin φ + cos funzioni sinusoidali mediante vettori piani (fasori). In ottica i fenomeni di interferenza possono essere osservati semplicemente raccogliendo la luce su uno schermo. rappresentando le 2) dove ∑a n =1 2 N 1 Nδ   sin(ω t + nδ ) = a sin ω t + . ma che dipende dalla posizione del ricevitore(1). ed inferiore a 20000 s -1. che viene trattato come uno scalare: questo (1) Il caso in cui la differenza di fase vari nel tempo.

D sin θ R = 122λ dove D è il diametro della fenditura. sia incidenti che rifratti. e ∆d / λ va sostituito con n ∆d / λ . occorre anche tenere conto delle eventuali differenze di fase tra le sorgenti e. (6) Criterio di Rayleigh. l’orecchio percepisce massimi e minimi di intensità (battimenti).implica ovviamente che i campi associati alle diverse onde siano (o possano essere considerati in pratica) paralleli fra loro. Problema 1 Sul nostro orecchio arrivano due onde acustiche con ampiezza ao ed a. n ∆d è detto “ differenza di cammino ottico”. frequenze fo e f = f o + f 1 . due figure di diffrazione sono “separate” se le direzioni dei raggi formano un angolo superiore a θR . 2 . Il primo zero di intensità cade sotto l’angolo θR (angolo di risoluzione) dato dalla relazione (5) d sin θ R = λ Fenditura circolare: θR e dato dalla relazione: . θ l’angolo fra il fascio di raggi paralleli considerati e la normale alla fenditura. fra raggio incidente e riflesso: nella riflessione vetrosa si ha effettivamente una differenza di fase (uguale a π ) se e solo se i raggi incidente e riflesso stanno nel mezzo con indice di rifrazione minore. Per valutare la differenza di fase fra due onde in arrivo sul ricevitore. per i raggi riflessi. Fenomeni di diffrazione di Fraunhofer (raggi. d la sua larghezza. Calcolo della differenza di fase Una differenza di cammino ∆d comporta una differenza di tempo ∆ t ed una differenza di fase ∆φ . legate dalle relazioni: ∆d ∆t ∆φ (3) = = λ 2π T dove T è il periodo e λ è la lunghezza d’onda del mezzo. con f 1 << f o . Si calcoli l’intervallo di tempo t fra massimi successivi. con raggi incidenti ortogonali alla fenditura: 2  sin φ / 2  (4) I = Im    φ/2  2π dove φ = d sin θ è la differenza di fase fra i raggi provenienti dai bordi della λ fenditura. Se f1 < 20 s -1. paralleli tra loro) Fenditura rettangolare. Per la luce si è soliti indicare con λ la lunghezza d’onda nel vuoto: in un mezzo con indice di rifrazione n la lunghezza d’onda è λ /n.

3 .[ f o = 680 s −1 . L’intensità è proporzionale al quadrato dell’ampiezza ed è quindi massima negli istanti in cui cos(2π f 1t ) = 1 . Risulta: t = 1 / f1 = 2 s .5 s −1 ] Suggerimento. 1 ed 1’. il ricevitore è posto in x =D. 1’. Si utilizzino le Eq. si hanno massimi quando la differenza di fase è un multiplo intero di 2 π . con D>d. v = 1 m/s] Soluzione a) Per l’Eq.1’. Se f1 è maggiore di 20 s -1. ricordando che ω = 2π f ed interpretando δ come un differenza di fase variabile nel tempo. Si dica: a) per quali valori di d si hanno masimi di intensità. il suo quadrato è quindi: 2 a o + a 2 + 2a o a1 cos(2π f 1 t ) . Problema 2 Due sorgenti sonore identiche ed in fase. Per gli strumenti a corda si può utilizzare sia la prima armonica che una delle armoniche successive. e coincide con f1 (differenza di frequenza delle due onde). e può essere utilizzato per accordare lo strumento. non puro (che può risultare sgradevole: si parla di dissonanza). quando (2. δ (t ) = 2π f 1 t . Soluzione Con un’opportuna scelta dell’origine dei tempi il segnale risultante può essere così scritto: a o sin ω o t + a sin ω o t + δ (t ) dove ω o = 2π f o . 1) L’inverso di t è la frequenza di battimento. per l’Eq. 2) Il fenomeno dei battimenti segnala un’eventuale piccola differenza di frequenza fra un segnale campione ed il suono emesso da uno strumento musicale. ± 1.5 m . Si ha un massimo per t = 0. l’orecchio non percepisce massimi e minimi di intensità ma un suono continuo.3. di frequenza f. il massimo successivo cade nell’istante t per cui 2π f 1t = 2π . L’ampiezza risultante soddisfa all’Eq. [f = 680 s -1. e quindi. ± 2 dove λ = v s T = v s / f = 0. [ ] Commenti. sicché risulti d = vt. m = 0. f 1 = 0. b) quale è l’intervallo di tempo fra massimi successivi se la seconda sorgente si muove lungo x con velocità v. velocità del suono vs=340 m/s. sono poste nei punti x = 0 e x = d.1) d = mλ .

posta sull’asse y’: è possibile che questa sorgente. supponendo la sorgente S puntiforme e monocromatica. Per le onde elettromagnetiche nel vuoto interviene invece la sola velocità relativa sorgentericevitore. I’(y) quella con la seconda sorgente.5 m / 1m s −1 = 2 s . La luce proveniente da Galassie lontane è spostata verso il rosso: f diminuisce. b) Si consideri una seconda sorgente S’ identica. corrispondenti agli istanti t = 0 e t = λ / v = 0.(2. D = 40 cm] 4 .b) Si continuano ad avere massimi quando d soddisfa all’Eq. distanza fra le fenditure d = 20 µm . la frequenza aumenta se sorgente e ricevitore si avvicinano. Si hanno due massimi successivi per d = 0 e d = λ .1). quale è l’intensità quando sono presenti entrambe le sorgenti? [ λ = 0. Problema 3 Si consideri il dispositivo interferenziale rappresentato in figura. 1) Si noti l’analogia con il Problema 1: l’onda emessa dalla sorgente in moto arriva sul ricevitore con frequenza diversa da f (effetto Doppler-Fizeau). 2) Per le onde acustiche la variazione di frequenza non dipende solo dalla velocità relativa della sorgente rispetto al ricevitore.5 µm . e la distanza D così grande che i raggi in arrivo nel generico punto P dello schermo possano essere considerati paralleli. Commenti. a) Si calcolino i valori di y corrispondenti ai massimi di ordine zero ed uno. diminuisce nel caso opposto. da sola. generi una figura di interferenza i cui massimi coincidano con quelli calcolati in a)? c) Detta I(y) l’intensità che si ottiene con la prima sorgente. in accordo con la teoria della relatività. le Galassie si allontanano. ma dalla velocità di sorgente e ricevitore rispetto al mezzo in cui l’onda si propaga (cioè l’aria).

i massimi di S’ cadono in corrispondenza dei minimi di S. Problema 4 Su un ricevitore arrivano tre onde di uguale ampiezza a1 ed intensità I1. dove d1' e d 2' sono le distanze di S’ dalle due fenditure. Commenti. il massimo di ordine uno se  λ d sin θ1 = λ . y o = 0 . θ1 = sin −1   ≅ 0. lo schermo appare uniformemente illuminato. Detta I l’intensità risultante. 2) Una sorgente luminosa estesa può sempre essere scomposta idealmente in sorgenti puntiformi: si comprende quindi che con una sorgente estesa lo schermo possa apparire uniformemente illuminato. b) il minimo valore di δ per cui I = 0.5 cm . d) si rappresenti infine l’andamento qualitativo di I in funzione di δ . se sono presenti entrambe le sorgenti. c) I per δ = π e δ = 2π . ed utilizzando il metodo dei fasori. la differenza di cammino fra i raggi in arrivo in P è d sin θ si ottiene il massimo di ordine zero se d sin θo = 0. cioè per y ' = 0.Soluzione a) Le fenditure si comportano come sorgenti coerenti ed in fase. Se δ = 2π λ (o un multiplo intero di 2 π ). una sorgente reale può essere supposta praticamente puntiforme se le sue dimensioni sono piccole rispetto al valore y’ = 0. c) L’intensità risultante è la somma delle due intensità. d b) Le fenditure si comportano come sorgenti coerenti ma sfasate. le sorgenti si comportano come se fossero in fase: i massimi di interferenza cadono esattamente nelle stesse posizioni considerati in a.5 considerato nel commento 1. θo = 0. Questo si verifica per y ' = 1 cm (i calcoli sono identici a quelli già effettuati in a). y1 = D tan θ1 ≅ 1 cm . 5 . con differenza di fase 2π ' δ= (d 2 − d1' ) . e sfasamenti tali che la perturbazione risultante può essere così rappresentata: y = a1 [sin ωt + sin(ωt + δ ) + sin(ωt + 2δ )] . si calcoli: a) il minimo valore di δ per cui I = I 1 . Nel caso qui considerato.025 rad . 1) Nel punto di mezzo fra y ' = 0 ed y ' = 1 cm .

c) Per δ = π due fasori sono opposti e si elidono a vicenda. b) La poligonale dei fasori è un triangolo equilatero. con periodo δ = 2π . a è quindi uguale all’ampiezza a1 del terzo.Soluzione a) Si ottiene a = a1 ed I = I1 per δ = π / 2 : la poligonale dei fasori è infatti un quadrato. d) Il diagramma è periodico. I = I1. Per δ = 2π i fasori sono allineati (come per δ = 0 ): risulta a = 3a1 ed I = 9I1. 6 . δ = 2π / 3 .

Temperatura Scala delle temperature del gas ideale T = 27316 K lim . . calore assorbito per il ciclo di Carnot reversibile η = 1 − T1 / T2 . Entropia S S f − Si = per trasformazioni reversibili. (8) ∫ i f dQ T (9) 1 . dT (1) (2) (3) 1 dQ . m dT 1 dQ C= n dT p ptr (4) (V = cost. Rendimento di un motore termico lavoro effettuato . ptr è la pressione al punto triplo dell’acqua). (T2 > T1 ) . scala Celsius (5) TC = T − 27315K . L dove Q è il calore estratto alla cella frigorifera. Primo principio dU = dQ − dL (6) dQ è il calore fornito al sistema e dL è il lavoro fornito dal sistema: la relazione può essere assunta come definizione della funzione di stato U che rappresenta l’energia interna del sistema. ptr → 0 C' = c= dQ . n è il numero di moli.CAPITOLO IX TERMODINAMICA Definizioni Capacità termica Calore specifico Calore termico molare Dove m è la massa. η = (7) Coefficiente di prestazione (o di efficienza) della macchina frigorifera: Q K= .

n=1] Soluzione 2 . Gas ideali (10) Equazione di stato pV = nRT . 5 o 7 per quelli biatomici). c) la velocità quadratica media dell’elio He (massa molare 4 g mole-1) e dell’argon Ar (massa molare 40 g mole -1). R è la costante universale dei gas.Entropia e secondo principio L’entropia dell’”universo” (sistema +ambiente) rimane invariata se tutte le trasformazioni sono reversibili. b) l’energia media E di una singola molecola e la sua velocità quadratica media (si supponga che la molecola possiede 3 gradi di libertà traslazionali e due rotazionali). Energia interna 1 (12) RT 2 (f è il numero dei gradi di libertà: 3 per i gas monoatomici. [T=300 K. a pressione costante C P = CV + R . U =nf Capacità termiche molari A volume costante CV = fR / 2 . Problema 1 Si determini: a) l’energia interna di n moli di idrogeno a temperatura T e le sue capacità termiche molari CV e CP. Velocità molecolare quadratica media 3k B T 3RT (11) v qm = = m M dove k B ≡ R / N A (costante di Boltzmann). Equazione dell’adiabatica reversibile: pV γ = cos tan te . (14) (13) γ = C p / CV . M = N A m è la massa molare e NA è il numero di Avogadro (numero di molecole in una mole). aumenta in caso contrario. m è la massa della molecola.

08 J / K . θ = 60 . al contrario. l’energia incidente è W = S ⋅ cosθ ⋅ A ⋅ t . indicando con S il valor medio del vettore di Poynting. ed è quindi quella che più si avvicina alla velocità di fuga dei corpi dal nostro pianeta (che è di 11. n dT 2 C P = CV + R = 29. Le stesse considerazioni valgono per i gas rari: nell’universo l’elio è il più abbondante. e supponendo che solo una frazione η dell’energia incidente sulla superficie dello stagno sia assorbita dall’acqua. l’argon è relativamente abbondante (~1%). nell’atmosfera è praticamente assente. 1 3 ponendo mv 2 = k B T . Commento. si ottiene: 3k B T 3RT v qm = = = m M a) U= 3 ⋅ 8.2 km/s).002 kg mole −1 c) I calcoli sono del tutto analoghi e si trova v qm = 1367 m / s per He. la capacità termica dell’acqua è C ' = cm ≡ cρ V = cρ Ah . con θ il valore medio efficace dell’inclinazione dei raggi solari rispetto alla verticale durante la giornata. 5 b) E = k B T = U / N A = 1.1] Soluzione Detta A l’area dello stagno. t = 10 ore. 0. La massa 2 2 molare dell’idrogeneo e m=2 g mole-1. sia praticamente assente nell’atmosfera terrestre: la sua velocità quadratica media è maggiore delle velocità quadratiche medie di tutte le altre molecole. Il calcolo effettuato in b) giustifica il fatto che l’idrogeno. η = 0. occorre considerare la sola energia traslazionale. Problema 2 Si calcoli l’aumento di temperatura dell’acqua di uno stagno di profondità h in una giornata di Sole di durata t. Le molecole di idrogeneo presenti negli strati superiori dell’atmosfera che raggiungono la velocità di fuga possono sfugire all’attrazione terrestre.5 nRT = 6232 J . 2 per il calcolo della velocità media. [h =1 m. v qm = 432 m / s per Ar. che è l’elemento più abbondante nell’universo. S = 800 W / m 2 s . L’aumento di temperatura è   3 .035 ⋅ 10 − 20 J . 2 1 dU 5 CV = = R = 20.77 J / K .31 J mole −1 K −1 ⋅ 300 K = = 1934 m / s. dove m è la massa di una singola molecola.

C’= nCV la capacità termica del gas. Si noti però che si continua ad avere sensazione di freddo fino a che non si riscaldano anche le pareti e gli oggetti contenuti nella stanza.⋅η = . ρ = 10 3 kg / m 3 . nota quella iniziale Ti. si ottiene: 800 J m −2 s −1 ⋅ 0. 3 −1 −1 −3 4186 J kg K ⋅ 10 kg m ⋅ 1m ∆T = Problema 3 In un recipiente adiabatico con volume V è contenuto azoto con densità ρ . dove Pt è l’energia fornita alla stufa. Risulta: nC ∆T ρ ⋅ V ⋅ 5 ⋅ R ⋅ ∆T t= V = = P M ⋅2⋅ P 1.3 kg m − 3 ⋅ 60 m 3 ⋅ 5 ⋅ 8.3 min Commento. Questo fatto spiega anche la sensazione di freddo che si prova in prossimità di larghe vetrate. perché alla sensazione di caldo o freddo contribuisce in modo determinante l’energia elettromagnetica emessa dagli oggetti solidi contenuti nell’ambiente (che aumenta approssimativamente con legge T4. P = 2 kW ] .31 J mole −1 K −1 ⋅ 15 K = = 28 g mole −1 ⋅ 2 ⋅ 2 ⋅ 10 3 W = 434 s = 7.34 K . Problema 4 Una mole di un gas ideale biatominco ( γ = C P / CV = 14 ) si espande adiabaticamente e . Detti M la massa molare ed f il numero di gradi di libertà di ogni molecola. ∆T = = 0. CV = 5R/2 è la capacità termica molare a volume costante. C' c⋅ ρ ⋅ A⋅h Ricordando che c = 1 cal / g K = 4186 J / kg K . Si calcoli: a) la temperatura finale Tf.6 ⋅ 10 4 s ⋅ 01 . Soluzione Vale la relazione Pt = C ' ∆T . n = ρ V / M = massa/ massa molare è il numero di moli. Il calcolo fornisce l’ordine di grandezza del tempo che impiega una stufa elettrica a riscaldare l’aria di una stanza.5 ⋅ 3. ρ = 13 kg / m 3 . 4 . si calcoli il t empo t richiesto per aumentare la temperatura di ∆T con una stufa elettrica di potenza P. M = 28 g / mole. reversibilmente fino a dimezzare la pressione. ∆T = 15K . [V = 60 m 3 . supponendo che le molecole possiedano 5 gradi di libertà. b) le energie interne iniziale e finale. dove T è la temperatura assoluta).W ⋅ η S ⋅ cosθ ⋅ A ⋅ t . f = 5.

Alla quota di 7 km la pressione è circa dimezzata e la temperatura media è di circa 40 K inferiore alla temperatura media al livello del mare.82 = 230 K . Si ottiene Vf L = − pVi i = γ Vi ∫V −γ dV = − 1 Vf pVi γ [V 1− γ ]V = i i 1− γ 1 1 pVi γ V f1− γ − Vi 1− γ = p V − pVi . La trasformazione è adiabatica. c) Il lavoro può essere calcolato direttamente. U f = 4.0382 m 3 .. [Ti = 280 K. i i γ −1 γ −1 f f [ ] ( ) L’equazione di stato fornisce Vi = RTi / pi = 0. da cui  p  T f = Ti ⋅  i  = 280 K ⋅ 0. Si calcoli la variazione di entropia del sistema supponendo che il calore specifico c dell’acqua sia indipendente da T. Nel calcolo qui effettuato la diminuizione è di 50 K: si pensi però che in condizioni di equilibrio termico la temperatura sarebbe uniforme.0233 m 3 . Problema 5 Una massa m di acqua a temperatura T1 = To − ∆T viene versata in una uguale massa d’acqua a temperatura T2 = To + ∆T . termodinamica ∆E int = Q + L (L compare col segno + perché è il lavoro effettuato dal gas sull’esterno). Commenti.c) il lavoro L effettuato dal gas sull’esterno. L = U f − U i = −104 kJ . Vi Vf (1−γ )/γ pV γ = piVi γ . supponendo nota la sua pressione iniziale pi. e che sono sempre presenti molti meccanismi che tendono a portare un sistema all’equilibrio termico. V f = RT f / p f = 0. p   f b) Dalla relazione U = 5nRT / 2 si ottiene: . È però più semplice utilizzare il primo principio della . utilizzando le equazioni L = − ∫ pdV . quindi: .78 kJ . pi = 105 Pa] Soluzione a) Utilizzando l’equazione di stato pV = nRT per eliminare V dall’equazione pV γ = cos t dell’adiabatica reversibile si ottiene T p (1−γ )/γ = cos t . U i = 582 kJ . quindi ∆Eint = −104 kJ . 5 . 1) Nelle correnti ascensoniali dell’atmosfera la trasformazione di una generica massa d’aria può essere considerata in prima approssimazione adiabatica e reversibile: l’aria si raffredda. 2) Le espansioni adiabatiche vengono utilizzate in criogenia per raffreddare i corpi.

Soluzione La temperatura finale è To. Ricordando che dQ = mcdT . Il calcolo effettuato in b) fornisce il caso tipico di “entropia di mescolamento”. supponendo che inizialmente ciascuna delle due parti del recipiente contenga una mole di gas. e che i gas siano diversi. b) si effettui l’analogo calcolo. quando si solleva la parte mobile (si supponga che il processo sia adiabatico). La variazione di entropia del secondo gas è identica. . mentre la diffusione di un gas in un altro gas è un processo irreversibile. quindi ∆S = 2 R ln 2 . ed hanno quindi la stessa temperatura. Problema 6 Un recipiente è diviso da una parete mobile in due parti uguali. si ha:  T T  dQ o dQ S f − Si = ∫ +∫ = mc ln o + ln o  = T T2 T T2   T1 T1 To T   To2 To2 = mc ln = mc ln  2 2  > 0. Sf > Si: l’aumento di entropia che si ottiene rappresenta l’ “entropia di mescolamento”. Possiamo quindi calcolare la variazione di entropia considerando la trasformazione isoterma che collega i due stati. ciascuna con volume V. quindi la variazione di etropia di ciascun corpo. 2) I problemi in cui e richiesto il calcolo della variazione di entropia nel passaggio di calore da un corpo caldo ad uno freddo si risolvono in modo analogo: si calcola prima la temperatura finale. Soluzione a) Gli stati iniziale e finale del gas hanno la stessa energia interna. Si noti che se i due gas fossero identici non si avrebbe nessuna variazione di entropia: infatti lo spostamento delle molecole di uno stesso gas da un recipiente all’altro (con pressioni e temperature identiche) è un processo reversibile. 1) La trasformazione è adiabatica ed irreversibile. ponendo dQ = dL (in quanto dU = 0). cioè non dipende dalla presenza o meno di un altro gas nel secondo recipiente. Commento. a) Si calcoli la variazione di entropia di una mole di un gas ideale. T1T2  To − ( ∆T )  Commenti. inizialmente contenuto in una delle due parti. 6 . dS = dV = R = = pdV = T T T T V V 2V dV . la variazione di entropia è la somma delle variazioni che si ottengono portando reversibilmente una massa m di acqua da T1 a To ed un’uguale massa da T2 a To. S f − Si = ∫ R = R ln 2 = 139 R = 115 J / K V V b) La variazione di entropia del primo gas è identica a quella calcolata in a). e 1 RT dQ dL 1 dV . per il primo principio della termodinamica.

Tf = 3.. smagnetizzazione adiabatica di una sostanza paramagnetica.5 K] Soluzione Il calore dQ = K dm ceduto dal liquido durante la vaporizzazione di una massa dm è uguale al calore dQ = cm dT necessario per variare di dT la temperatura della massa m di elio ancora presente in fase liquida (si noti che dQ. Il problema fa riferimento ad una delle trasformazioni più utilizzate intorno ad una temperatura di 4 K (se si vuole calcolare correttamente ∆T su un intervallo più ampio di temperature occorre tenere conto del fatto che c e K dipendono dalla temperatura). Dall’eguaglianza K dm = cm dT si deduce dm c = dT m K che integrata fra gli stati iniziale e finale fornisce m f = mi exp cK −1 T f − Ti [ ( .Problema 7 Sottraendo con una pompa a vuoto i gas di vaporizzazione dell’elio liquido. c = 4 Jg −1 K −1 . b) uguale ad aT 3. con c la capacità termica in fase liquida e si supponga che il processo sia adiabatico.5 K. Soluzione 7 . Detta mi la massa iniziale dell’elio a temperatura Ti. [ K = 23 Jg −1 . Ti = 4. Problema 8 Si calcoli l’entropia Sf di n moli di un solido monoatomico a temperatura Tf supponendo note le corrisponedenti grandezze Si e Ti. Commento. )] = 1 kg exp(−0174) = 0. . mi = 1 kg . Per raggiungere temperature molto basse si utilizzano di solito processi adiabatici che comportano un abbassamento di temperatura: espansione adiabatica di un gas. dove a è una costante. Si indichi con K il valore di vaporizzazione. dT sono tutti negativi). vaporizzazione adiabatica di un liquido. dm. si calcoli la massa finale mf di liquido quando la sua temperatura ha raggiunto il valore Tf.84 kg . e supponendo che la sua capacità termica molare C sia: a) costante ed uguale a 3R. A temperature inferiori al grado Kelvin è molto utilizzata la smagnetizzazione adiabatica. se ne abbassa la temperatura.

Problema 9 In n moli di un gas ideale monoatomico lievemente conduttore si manda corrente per un tempo t mediante due elettrodi collegati ad un generatore di f. . Si noti che l’espressione trovata in b) permette di porre Si = 0 per Ti = 0. T na 3 T f − Ti 3 . e fornisce S (T ) = na 3 T . si calcolino le variazioni di temperatura.a) b) dQ S f − Si = ∫ = T i Tf f Tf Ti ∫ nC dT = n 3R ln T f / Ti . Detta Ti la temperatura iniziale. energia interna ed entropia in un processo adiabatico.e. Una delle conseguenze più importanti del terzo principio è la seguente: nessun sistema può essere portato allo zero assoluto con un numero finito di operazioni (questa affermazione può essere assunta come formulazione alternativa del principio stesso). 2) Il risultato b) è in accordo con il terzo principio della termodinamica. b) la pressione p del gas. 1) Il calore molare dei solidi è pressoché costante a temperature sufficientemente elevate e tende a zero per T che tende a zero. supponendo costante: a) il volume V del gas. e si pensi che per abbassare la temperatura si operano le trasformazioni rappresentate in figura (si veda il commento al Problema precedente). 3 mentre il calcolo a) perde significato quando si pone Ti = 0.m. che può essere così formulato: la variazione di entropia di un corpo per una trasformazione reversibile tende a zero per T che tende a zero. 3 ( ) S f − S i = na ∫ T 2 dT = Ti ( ) Commenti. Per comprendere la relazione fra i due enunciati si considerino gli andamenti di S in una sostanza paramagnetica per due diversi valori del campo B. Soluzione Il lavoro Le fornito sotto forma di energia elettrica ha in entrambi i casi modulo 8 ¡ .

la variazione di temperatura è ∆U It . ed integrando. n(CV + R)dT = IdT . con p costante. C = 108 J / K ] 9 ¢ ¢ ¢ ¢ Tf Ti . Differenziando l’equazione di stato pV=nRT. a) La variazione di energia interna è ∆U = It . si ottiene pdV = nRdT . T T Ti i Ti b) Il lavoro complessivo fornito al gas nel tempo dt è: dL = Idt − pdV e coincide con la variazione di energia interna dU = nCV dT . ∆T = = nCV n ⋅ 3R / 2 perchè i gas ideali monoatomici hanno un energia interna U = nCV T . scambiando calore con l’ambiente esterno. Per il calcolo di ∆S occorre considerare una trasformazione reversibile fra gli stessi stati estremi. uguagliando dU a dL si ottiene poi: nCV dT = Idt − nRdT . Calcolare il lavoro totale L che si può ottenere. Ricordando che CV+R = Cp. . a tempratura T1. C 3 ∆U = nCV ∆T = V It = It .Le = I t . Cp 5 dQ ∆S = ∫ = T i f Tf ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ Ti ∫ nC p dT T = nC p ln Commenti: L’energia fornita al gas per effetto Joule gioca in questo problema lo stesso ruolo di un calore fornito. ma deve essere considerata come un lavaro : il calore è infatti per definizione lo scambio di energia derivante da una differenza di temperature. Problema 10 Un motore termico lavora in ciclo di Carnot. [ T2 = 2T1 = 600 K . supponendo che tutte le trasformazioni siano reversibili e che l’abbassamento di temperatura del termostato durante un singolo ciclo sia trascurabile agli effetti del calcolo del rendimento del ciclo. nC p (Si arriva più brevemente allo stesso risultato pensando che agli effetti pratici è come se si fornisse al gas una quantità di calore Q = It e ricordando la definizione di Cp). e con un termostato con capacità termica C e temperatura iniziale T2 > T1 . Si ottiene Tf f Tf nC dT dQ ∆S = ∫ =∫ V = nCV ln . si ottiene It ∆T = .

Le ipotesi del problema consentono di considerare come quantità infinitesime sia la variazione dT di temperatura durante un singolo ciclo che il calore dQ = C dT ceduto dal termostato.Soluzione Durante il funzionamento del motore la temperatura T del termostato si abbassa: non si ottiene più lavoro quando T ha raggiunto la temperatura ambiente T1. Il lavoro totale si ottiene integrando quest’espressione fra le temperature iniziale e finale del termostato: T1   T 1 T  L = ∫  1 − 1CdT = C T1 ln 1 − (T1 − T2 )  = 10 8 (300 ln + 300) J = 92 ⋅ 108 J . e di supporre che il rendimento dL/dQ del ciclo sia uguale a (1 − T1 / T ) . T  2 T2   T2 10 . Si ha quindi:  T1   T1   T1  dL =  1 −  dQ =  1 −  C dT =  1 −  C ( − dT )    T T T ( dT = − dT perché la temperatura del termostato si sta abbassando).

Queste equivalgono a loro volta a Rx i ' = Ro i '' . Le resistenze Rx e Ro da confrontare sono inserite nel circuito rappresentato in figura. Spostando il cursore si può fare sì che risulti:  Rx R  = 1 = 1  . (2) R1i ' = R2 i '' .ESPERIENZE DI LABORATORIO 1) Confronto di resistenze con il metodo del ponte di Wheatstone. La condizione Vb =Vd equivale infatti alle due condizioni Vab =Vad e Vbc =Vdc . dove c è un cursore mobile. R(t ) Supposto noto Ro e misurate le lunghezze 1 e 2 . l’equazione (1) fornisce per la resistenza incognita Rx: ¡ ¡ ¡ ¡     . R1 e R2 sono le resistenze dei tratti bc e cd di un unico conduttore filiforme omogeneo e di sezione costante. Per verificare la condizione Va =Vb basta controllare che in un amperometro molto sensibile (ovvero un galvanometro balistico od un milliamperometro) inserito fra a e b non passi corrente. sicché il rapporto R1/R2 è uguale al rapporto 1 / 2 tra le loro lunghezze. e quindi alla (1). L’amperometro è usato come strumento di zero ed ha la stessa funzione di un voltmetro molto sensibile. (1) Ro R2  2 Condizione necessaria e sufficiente affinché si realizzi questa uguaglianza è che i punti b e d siano allo stesso potenziale.

ed una resistenza variabile. e controllare le misure effettuate con il ponte. Ro = 100 Ω . effetto della resistenza dei fili di collegamento. Variazione della resistenza con la temperatura. Gli errori ∆ 1 e ∆ 2 sono evidentemente uguali perché derivano da un’unica misura. In ogni misura. un aumento di una di queste grandezze comporta una diminuzione dell’altra. Valutato ∆ 1 = ∆ 2 = ∆ . effetto della possibile differenza di temperaura fra le resistenze R1 e R2. trascurando tutte le altre cause di errore (deviazione di Ro dal valore nominale. Per ridurre l’errore conviene far sì che 1 sia circa uguale a 2 e.). che consiste nel valutare la posizione del cursore c che annulla la corrente nell’amperometro. rispettando i colori delle boccole). poiché 1 + 2 è fissato. si ricava t dall’equazione (5). Ci limitiamo qui a calcolare l’errore ∆R x causato dagli errori di misura di 1 e 2 . per quanto riguarda le resistenze dei fili di collegamento). ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ Rx = Ro ¢ 1 2 . Per misurare t con una precisione dell’ordine del grado centigrado con gli strumenti in dotazione sono richieste particolari cautele. la stima dell’errore è sempre molto delicata. Per questo motivo.39 Ω / ° C . La resistenza incognita è quella di un filo di platino che a 0° C ha una resistenza di 100 Ω . Nell’intorno di questa temperatura la sua resistenza è R(t ) = Ro + α t (5) dove t è la sua temperatura in gradi Celsius. α = 0. disponibile in commercio con la sigla Pt 100. è anche disponibile un’apparecchiatura già compensata. Misurata R(t) con il metodo del ponte. per l’equazione (1). contenente al suo interno tutti gli strumenti necessari alla misura (a cui vanno collegati i tre fili uscenti dal cilindretto contenente la resistenza di platino. È così possibile valutare il tempo necessario al raggiungimento dell’equilibrio termico fra il cilindretto ed il corpo di cui si vuole misurare la temperatura. causata dal diverso valore delle correnti i’ e i’’. Per poter realizzare questa condizione sono disponibili più resistenze campione. in particolare nelle misure indirette. su sui si legge la grandezza α t = R(t ) − Ro . (3) . si ha: ∆Rx ∆ ∆ = + (4) Rx 1 2 È evidente che l’errore della misura è grande se una delle due lunghezze 1 e 2 è molto piccola.Calcolo dell’errore. cercando una compensazione fra le diverse cause di errore (ad es. …. La variazione di resistenza con la temperatura permette di utilizzare il ponte come termometro. che Rx sia circa uguale a Ro . che è tanto maggiore quanto minore è Rx.

tendente a zero per t → ∞ . tan φ (ω ) = . la cui derivata dq/dt è la corrente nel circuito. (4. (3. I fenomeni di £ £ £ L d 2q dq 1 + q= 2 + R dt C dt m cos ω t . (1) . Nel circuito rappresentato in figura la carica q sulle armature del condensatore soddisfa all’equazione la cui soluzione q(t) può essere scritta come somma della soluzione generale dell’omogenea associata e di una soluzione particolare dell’equazione completa. La prima. l’ampiezza im presenta un massimo in corrispondenza di 1 ωo = .2) Studio della risonanza in un circuito LCR. Variando ω con m prefissato. X (ω ) = ωL − . 3’) Z (ω ) R con 1 Z (ω ) = R 2 + X 2 (ω ) . 4’) ωC Z(ω) è l’impedenza del circuito. X(ω) la sua reattanza. ed una piccola sollecitazione può eccitare una corrente intensa: si dice che il circuito è in risonanza. (5) LC Se R è sufficiente piccolo il massimo è molto accennato. descrive il regime transitorio. che può essere così scritta: i (t ) = i m cos(ω t − φ ) (2) dove: X (ω ) i m = m . che nell’esperimento si estingue in pratica in un tempo brevissimo (inferiore al secondo) e pertanto non viene presa in considerazione. Rimane solo la soluzione particolare.

dal punto di vista analitico. ¥ ¤ è massima. dove ω1 e ω 2 sono i valori di ω per cui il modulo della reattanza diventa uguale alla resistenza: 1 ωL− (8) = ±R . per ω = ω o . ed il loro studio può essere effettuato simulando il sistema mediante un circuito elettrico equivalente.. ed uguale a 1/R. Ad es. infatti a questa frequenza la reattanza X(ω) è nulla e l’impedenza Z(ω) raggiunge il suo minimo valore. ωC ¥ ¥ 1/Z(ω ) 1/R 1/R 2 0 ω ω 1 o ω ω 2 . ha una “larghezza” che dipende unicamente dal rapporto R/L.risonanza si verificano in tutti i sistemi fisici capaci di oscillare. Conviene considerare l’andamento del rapporto i m / m al variare di ω . cioè della funzione: 1 1 1 . quando vengono sottoposti ad una sollecitazione periodica con periodo uguale o circa uguale alla frequenza propria di oscillazione del sistema. all’equazione: d2x dx m 2 +γ + κx = Fm cos ω t (6) dt dt che descrive le oscillazioni forzate di una particella di massa m soggetta ad una forza elastica − κ x e ad una resistenza viscosa proporzionale alla velocità. Questi fenomeni sono di grande interesse sia concettuale che pratico. l’equazione (1) è del tutto equivalente. X (ω ) = ωL − . A misura della larghezza possiamo considerare l’intervallo ω 2 − ω1 . Studio della curva di risonanza. (7) = ωC Z (ω ) R 2 + X 2 (ω ) È immediato verificare che questa funzione: si annulla per ω = 0 e ω → ∞ .

È immediato verificare che l’intervallo ω 2 − ω1 coincide invece con la larghezza a metà altezza della ¦ 2 curva che rappresenta i m / 2 m ≡ 1 / Z 2 (ω ) . . A misura della larghezza della curva di risonanza si può assumere l’intervallo fra i valori ω 1 ' e ω 2 ' di ω che dimezzano la sua altezza massima (larghezza a metà altezza). 2 b) Si riporti in diagramma l’andamento della curva i m (ω ) ad m prefissato. mediante la relazione (9). utilizzando la relazione (5).La (8) può essere scritta nella forma Lω 2 ± Rω − 1 / C = 0 ed ammette le soluzioni: R 1  R ω=± ±   +  2 L 2L LC Interessano le due soluzioni positive: R 1  R ω1 = − +   +  2 L 2L LC R 1  R ω2 = . Misure consigliate a) Si verifichi l’andamento qualitativo della curva i m (ω ) a m prefissato. +   +  2 L 2L LC e la loro differenza 2 2 2 (8’) (8’’) ω 2 − ω1 = R / L Il rapporto ω o / (ω 2 − ω1 ) = ω o L / R è detto fattore di merito dell’oscillatore. d) Si calcoli l’errore relativo ∆L / L dalla relazione: ∆L ∆R ∆ (ω 2 − ω1 ) ∆R ∆ω 2 + ∆ω1 = + = + ω 2 − ω1 ω 2 − ω1 L R R e) Si misuri C e si valuti l’errore ∆C . con R sostituito da R 3 . si controlli che in questo punto le funzioni sinudoidali V R (t ) ed (t ) siano in fase. variando ω ed osservando sul monitor dell’oscilloscopio l’ampiezza della funzione sinusoidale i (t ) . che fornisce: R (10) L= ω 2 − ω1 La differenza ω 2 − ω1 può essere ricavata come larghezza a metà altezza dalla curva 2 i m (ω ) . L’oscilloscopio deve essere collegato ai capi del resistore: si misura così VR (t ) = Ri (t ) . in accordo con la (3’). § § § (11) Soluzione dell’equazione (1). e che soddisfano all’equazione X 2 (ω ) = 3R 2 : si trovano ancora le equazioni 8 e 9. infittendo i punti in corrispondenza del suo massimo. c) Si misuri L supposto noto R. (9) Commenti.

dove 2 ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ . derivando q(t) si ricava poi i(t). Per ω ' = 0 . Si noti la stretta relazione fra la costante di smorzamento R/2L dell’oscillazione libera e la larghezza della curva di risonanza dell’oscillazione forzata. Per i(t) valgono relazioni formalmente identiche. L’equazione omogenea associata si integra con il metodo standard per le equazioni differenziali a coefficienti costanti. Con un cambiamento di origine sull’asse dei tempi si può scrivere q (t ) = q m sin ω t . e l’incognita tan φ uguagliando i rapporti fra i due membri. Se ω ' è reale la (13) rappresenta un’oscillazione smorzata.La soluzione particolare ha la forma q (t ) = q m sin(ω t − φ ) . La soluzione generale può essere scritta nella forma:  R  q (t ) = exp − t  ( a cos ω ' t + b sin ω ' t ) (13)  2L   R ω ' = ω o2 −   . (13’)  2 L a e b sono le due costanti arbitrarie. (t ) = m cos(ω t + φ ) . la funzione b sin ω ' t è identicamente nulla e va sostituita con bt. la (1) fornisce poi: 1 − Lω 2 q m sin ω t + Rω q m cos ω t + q m sin ω t = m cos φ cosω t − m sin φ sin ω t C Uguagliando separatemente i coefficienti di sin ω t e di cos ω t si ottiene: 1   − Lω 2 +  q m = − m sin φ  C (12) Rω q m = m cos φ Si ottiene l’incognita qm quadrando e sommando le due equazioni.

ruotati di 90o l’uno rispetto all’altro. la figura di diffrazione presenta dei massimi molto accentuati (massimi principali) in corrispondenza di angoli θm che soddisfano alla condizione: a sin θm = mλ . proiettandoli su un foglio o sul muro. 4) Polarizzazione della luce Schema dell’apparecchiatura Il fascio di luce che esce dal laser (L) attraversa una prima lamina polarizzatrice (polarizzatore P). che gli altri raggi si allontanano (come se diminuisse la costante del reticolo) e che la figura di diffrazione non è più simmetrica. La figura di diffrazione che si ottiene dà un’idea della figura di diffrazione. ± 2. a è la distanza fra i centri delle striscie trasparenti. una seconda lamina polarizzatrice (analizzatore A) ed è rivelato da un fotodiodo (F). cioè l’equivalente dell’Eq. si utilizza una lente convergente ed un vetrino posto nel piano focale posteriore della lente. si realizza una struttura periodica bidimensionale: si osservino le posizoni dei massimi. La condizione di massimo. . Per la luce in uscita. ∂ θm m Osservazioni. . L’asse ottico della lente deve passare per l’asse di rotazione del goniometro. si ricava λ . ± 1. montati su un goniometro.(1). Se il reticolo è costituito da striscie alternativamente trasparenti ed assorbenti. 1) L’Eq. Con due reticoli di diffrazione vicini. Nota a e misurato θm . 7 . (1) dove a è la costante del reticolo. Si noterà che la direzione del massimo di ordine zero rimane invariata. ovviamente più complessa.. In assenza di fotodiodo il fascio laser può essere inviato su un campione posto sulla piattaforma girevole. m = 0. fornita da un reticolo tridimensionale (ad es. il portacampioni (Pc). che possono essere assimilate a fenditure. diffrazione dei raggi X da parte di un cristallo). La luce incidente è quella di un laser ed è già approssimativamente piana. è la legge di Bragg. . 2) Qualunque struttura periodica può dar luogo a massimi di diffrazione. L’errore è a cosθm ∂λ (2) ∆λ = ∆θm = ∆θm . Se il raggio incidente è ortogonale al reticolo.3) Misure della lunghezza d’onda con il reticolo di diffrazione Si invia sul reticolo un’onda piana in condizioni di Fraunhofer e si analizza la luce diffratta in termini di onde piane (cioè raggi paralleli)..(1) è valida solo per incidenza normale: si osservi l’effetto di una rotazione del reticolo intorno ad un asse verticale.

I raggi rifratto e riflesso corrispondono quindi ai raggi diretto e diffuso. Si consiglia di raccogliere il fascio trasmesso su un foglio. variando l’angolo visuale. Conviene “guardare” direttamente il fascio laser. In entrambi i casi si ottiene luce totalmente polarizzata quando i due raggi sono ortogonali. d) Proprietà ottiche dei mezzi materiali. e per θ = 90° (polarizzatori incrociati) si ha spegnimento completo del fascio: questo è il miglior test per controllare la qualità delle lamine polarizzatrici. c) Legge di Malus. Si noti che anche nella riflessione sulla superficie di separazione fra due mezzi materiali si ha riflessione totale quando i raggi riflesso e rifratto sono ortogonali. benché vi siano elettroni oscillanti anche lungo il fascio incidente. 8 . che come analizzatore. per cui R//=0. ponendolo sul cammino del fascio incidente. In questo caso il raggio riflesso è generato unicamente dagli elettroni del vetro. messi in oscillazione dal fascio diretto. Ponendo sul cammino di un fascio di luce due polarizzatori con assi paralleli e ruotando poi l’asse dell’analizzatore di un angolo θ . detto di Brewster. I fenomeni sono del tutto analoghi e possono essere osservati in modo analogo. dipende dallo stato di polarizzazione dell’onda incidente. La luce diffusa è più intensa quando attraversa un liquido: si utilizzi la soluzione di zucchero in acqua. L’analogia fra riflessione e diffusione non é casuale ed è particolarmente evidente se i raggi incidente e riflesso sono nel vuoto. e che esiste un particolare angolo. In ogni caso conviene raccogliere il fascio riflesso su un foglio bianco. b) Polarizzazione per diffusione. messi in oscillazione dall’onda presente nel vetro stesso (cioè dal raggio rifratto). inserendolo sul cammino del fascio riflesso. Nella diffusione. Si verifichi che per incidenza obliqua R// < R⊥ . l’intensità trasmessa si riduce. Siano R// e R⊥ le riflettanze per onde con piani di polarizzazione rispettivamente paralleli (onda p o TM) ed ortogonali (onda s o TE) al piano di incidenza. definita come rapporto fra le intensità delle onde riflessa ed incidente.Esperimenti qualitativi a) Polarizzazione per riflessione. oltre che dall’angolo di incidenza. Le osservazioni possono essere fatte sia utilizzando il polaroid come polarizzatore. La riflettanza. Con polarizzatori ideali il fattore di riduzione è cos2 θ . il raggio diffuso è generato dagli elettroni del mezzo.

con le seguenti operazioni: 1) Si dispongono laser e piattaforma girevole in modo che il fascio laser e l’asse di rotazione della piattaforma si incontrino pressoché ortogonalmente. 2) Una lamina di materiale anisotropo trasforma luce polarizzata linearmente in luce polarizzata ellitticamente: comunque si ruoti l’analizzatore non si ha spegnimento. 9 . L’angolo totale di rotazione della lamina sarà 2 θB . per materiali uniassici questo si verifica quando il piano di polarizzazione è parallelo oppure ortogonale all’asse ottico. Il vetro ed il plexiglas sono di norma isotropi ma diventano anisotropi se soggetti a deformazioni. 3) Si ponga il polarizzatore sul fascio incidente con asse pressoché orizzontale e si ruoti la lamina fino a che il raggio riflesso (raccolto su un foglio bianco) abbia intensità minima. si cerchino le possibili cause di errore. Si possono così evidenziare eventuali tensioni interne di una lastra di vetro e le deformazioni di una lastra di plexiglas sottoposte a sforzi. variando la direzione dell’asse dell’analizzatore. il fascio in uscita si spegne. 4) Si ritocchino le direzioni del polarizzatore e della lamina fino ad annullare l’intensità del raggio riflesso. a meno di multipli di π . Si ricavi poi l’indice di rifrazione n. α coincide con l’angolo di rotazione del piano di polarizzazione. Solo in due particolari direzioni della lamina la luce esce con polarizzazione invariata.Si può facilmente controllare se una lamina altera lo stato di polarizzazione della luce che la attraversa ponendola tra polarizzatori incrociati. 2) Si ponga la lamina al centro della piattaforma girevole e si faccia in modo che il raggio riflesso sia pressoché coincidente con quello incidente: la lamina sarà pressochè ortogonale al fascio incidente. Ecco alcuni esperimenti semplici ed interessanti: 1) una lamina di materiale isotropo non altera lo stato di polarizzazione della luce. Se la curva ottenuta non è proporzionale a cos2 θ . 3) Un liquido otticamente attivo ruota il piano di polarizzazione della luce che lo attraversa: ruotando l’analizzatore di un certo angolo α . e si riportino in diagramma i valori ottenuti. che è uguale a tan θB . b) Verifica della legge di Malus Si misuri col fotodiodo l’intensità del fascio in uscita dai due polaroid. Si osservi che l’acqua zuccherata è otticamente attiva. Esperimenti quatitativi a) Angolo di Brewster ed indice di rifrazione di una lamina Si misuri l’angolo di Brewster θB .

questi vettori non hanno la stessa direzione. vettori. Ad esempio. La presenza di questo elemento di simmetria fornisce informazioni ben precise sulle componenti E / / . in natura esistono oggetti che interagiscono. Questo deriva dal fatto che E è un vettore polare (o più brevemente un vettore). un filo rettilineo indefinito che porta una carica q ed è percorso da una corrente i.. Nel dispositivo rappresentato in Figura A1 il vettore E può avere. Il postulato appare evidente di per sè ed è confermato dall’esperienza (assumendo quindi il valore di legge: è la legge di Curie). non oggetti che agiscono su altri. La direzione di B è invece perfettamente definita. l’aggettivo “assiale” viene omesso in quasi tutti i testi di Fisica ed anche in questi esercizi). .. o vettore assiale (se non è strettamente necessario. oltre alla componente diretta lungo il raggio r. Si noti come la figura che si ottiene rappresentando lo pseudovettore B come un vettore non risulti simmetrica (una ¡ ¡     ¡ ¡     ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ 1 . Curie: l’effetto possiede tutte le simmetrie della causa che lo produce. Per risolvere i problemi qui proposti sono sufficienti queste semplici regole: su un piano di simmetria π a1) il vettore E giace nel piano π . In questa appendice si considerano le cariche e le correnti come causa. Le definizioni di vettori polari ed assiali e le loro proprietà di simmetria verrano discusse nel paragrafo A4. riflessione rispetto ad un piano. Si dice che un oggetto (o una distribuzione di cariche. B/ / . In realtà. però. .. individuato dal filo e dal punto P. che è stato così formulato da P. b1) lo pseudovettore B è perpendicolare a π . E ⊥ . Una prima difficoltà. una componente parallela al filo (che è nulla se la distribuzione di cariche è simmetrica anche rispetto al piano che contiene P ed è ortogonale al filo).) le cui proprietà di simmetria non sono sempre evidenti. B⊥ (dove / / e ⊥ si riferiscono al piano π ). è un piano di simmetria per la distribuzione di cariche e correnti (questa distribuzione appare cioè identica alla sua immagine speculare. Una seconda difficoltà è legata al fatto che per descrivere le proprietà dei corpi.APPENDICI A-SIMMETRIE DEI CAMPI ELETTROMAGNETICI A1. effettuata questa operazione. o meglio che questa separazione può risultare arbitraria. e valutiamo i campi E e B creati in un generico punto P. l’altra come effetto.) se. Consideriamo ad es. paradossalmente. ma la sua applicazione non sempre risulta ovvia. Gli argomenti di simmetria si basano sul seguente postulato. o più in generale i fenomeni fisici. è naturale considerare la prima come causa. Il piano π . quando studiamo le distribuzioni di corrente in un’antenna trasmittente ed in una ricevente. mentre B è uno pseudovettore. nasce dal fatto che non sempre è possibile separare l’effetto dalla causa.) è simmetrico rispetto ad una certa operazione (rotazione intorno ad un asse. o un campo . si fa uso di grandezze (scalari. o di correnti. l’oggetto appare lo stesso di prima. i campi creati E e B come effetto. traslazione in una direzione prefissata. ottenuta con uno specchio coincidente con π ). che ci limitiamo a segnalare senza ulteriori approfondimenti.SIMMETRIE Gli argomenti di simmetria sono di fondamentale importanza per lo studio delle proprietà fisiche dei corpi.

CARICHE E CORRENTI CON SIMMETRIA C∞v . b2) Le linee di flusso di B sono circonferenze γ con asse z. Si è soliti scegliere l’asse di rotazione in direzione verticale: di qui il pedice v. il simbolo ∞ indica che il gruppo contiene infiniti elementi di simmetria. in apparente contraddizione con la legge di Curie. Figura A1 A2. Dalla legge di Curie e dalle regole a1 e b1 si deduce che: a2) Le linee di flusso di E giacciono su piani passanti per l’asse e sono invarianti per rotazioni intorno all’asse.riflessione speculare cambia B in . dove iγ è la corrente che attraversa una generica superficie avente come contorno γ . In presenza di piani di simmetria può essere conveniente. cioè lungo una circonferenza γ di raggio r. Si tratta del gruppo di simmetrie che viene indicato con il simbolo C∞v e che contiene come elementi tutti i piani passanti per un asse z assegnato e tutte le rotazioni attorno a questo asse. Hanno notevole interesse le distribuzioni di cariche e correnti che possiedono tutte le simmetrie del filo di Figura A1. è: ¢ ¢ ¢ ∫ B ⋅ ds = ∫ Bds = B ∫ ds = B ⋅ 2π r . ed il modulo di B è costante lungo γ . Vale la proprietà b2. Per simmetrie di rotazione e traslazione gli pseudovettori si comportano come i vettori. gli argomenti di simmetria appaiono in entrambi i casi del tutto evidenti. in un cavo coassiale ed in conduttore a forma di toroide. rappresentare gli pseudovettori come grandezze dotate di modulo e direzione ma non di verso. Campi magnetici stazionari Cominciamo a considerare i campi B creati da correnti stazionarie in un conduttore cilindrico. e la circuitazione di B lungo una sua linea di flusso. Quindi: ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ (1) 2 . per avere una visione intuitiva delle simmetrie dei campi.B ). γ γ γ e per la legge di Ampère è uguale a µo iγ .

Per a << ro . µr deve essere costante lungo una generica linea di flusso γ ). Se nel toroide rappresentato in Figura A3 il lato a è molto minore di ro . che viene di solito indicato con la lettera n. Nelle figure A2. la permeabilità µo del vuoto va sostituita con la permeabilità µ = µr µo del mezzo. il raggio r all’interno del toroide è praticamente costante. Le distribuzioni toroidali di corrente qui considerate possono essere bene approssimate con avvolgimenti toroidali: si manda corrente in un conduttore filiforme avvolto intorno ad un supporto toroidale. A3 sono riportati gli andamenti delle correnti ed i versi dei campi per un conduttore cilindrico cavo e per un toroide a sezione rettangolare.(2) 2π r Se la linea γ è nel conduttore stesso od in un’eventuale materiale isolante posto intorno ai conduttori. Ovviamente il mezzo materiale deve avere forma tale da conservare tutte le simmetrie del gruppo C∞v (in pratica. 2π r è la lunghezza totale del toroide ed N / 2π r è il numero di spire nell’unità di lunghezza. con spire ravvicinate. in un generico piano passante per l’asse. e diventa rigorosamente costante nel limite ro → ∞ . L’equazione (3) assume la forma: (4) B = µo n i £ 3 . B= µo i γ Figura A2 £ Figura A3 Si noti che B è nullo all’interno del cilindro ed all’esterno del toroide. Conviene scrivere l’equazione (2) nella forma µ Ni (3) B= o 2π r dove N è il numero di spire. il modulo di B all’interno del toroide è praticamente costante.

con modulo che dipende solo da r. e qualsiasi piano passante per O è ancora un piano di simmetria. Il vettore di Poynting µo−1 E × B è identicamente nullo: le distribuzioni di cariche e di correnti non irradiano energia. Esistono tutti gli elementi di simmetria del gruppo C∞v e l’asse di simmetria è la retta stessa. Il fatto che ogni retta passante per O sia un asse di simmetria implica poi che il modulo di E sia lo stesso in ogni punto di una superficie sferica con centro O. e per le antenne a dipolo elettrico. è non generano onde elettromagnetiche. Il considerare un avvolgimento solenoidale come caso limite di un avvolgimento toroidale giustifica il fatto che B sia nullo all’esterno ed uniforme all’interno del solenoide. Spire circolari. In un generico punto P il vettore E sta sulla retta OP. La particella crea sia un campo elettrico che un campo magnetico e per i vettori E e B valgono le proprietà a2 e b2. Più precisamente detta z l’asse di simmetria delle spire: a3) le linee di flusso di B giacciono su un piano passante per z e sono invarianti per rotazioni intorno all’asse z. E= 4π ε r εo r 2 dove q Σ è la carica libera interna a Σ ed ε r la permeabilità relativa dell’eventuale dielettrico in cui è immersa la superficie Σ .Per ro → ∞ si ottiene il solenoide rettilineo indefinito. La densità di carica ρ (r ) ed il vettore densità di corrente j = ρ v hanno simmetria sferica. indipendentemente dalla forma delle sue spire. Campi elettromagnetici non stazionari. Simmetria sferica. Si consideri una distribuzione di cariche con densità ρ che dipende solo dalla distanza r da un punto O. Le stesse proprietà a2. Distribuzioni di correnti con simmetria sferica possono essere presenti all’interno di un atomo. Applicando la legge di Gauss alla superficie Σ si ottiene: qΣ . cioè è diretto radialmente: infatti qualsiasi piano passante per OP è un piano di simmetria. e per la proprietà a1 il vettore E deve giacere sulla retta OP. Consideriamo alcuni casi di particolare interesse. ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ 4 . Il caso più semplice ed interessante è quello di una particella carica in moto su una retta. b2 valgono per dipoli elettrici il cui momento di p oscilla mantenendosi parallelo ad un asse z. lo pseudovettore B è identicamente nullo (per la proprietà b1). Il vettore E continua ad essere diretto radialmente (per la proprietà a1).ALTRI GRUPPI DI SIMMETRIA. ma con uno scambio di ruoli fra i vettori E e B . detto polo. A3. La struttura dei campi creati da una spira circolare e da un solenoide costituito da spire circolari è simile a quella descritta nel paragrafo A2. Supponiamo ora che ogni carica si muova con velocità v diretta radialmente.

una grandezza che . È facile verificare che le componenti di uno pseudovettore si trasformano come le componenti x. z di r . è individuata da un modulo. Attribuendo a queste grandezze anche un verso. In una trasformazione di coordinate le componenti di un vettore si trasformano come le componenti x. Per dedurre queste proprietà non è sufficiente considerare le simmetrie della distribuzione di correnti che crea il campo: occorre anche tener conto della struttura delle equazioni di Maxwell. B in (2)) o tre pseudovettori (in (3)). b3 si comprende perché la struttura delle linee di flusso dell’onda elettromagnetica generata a grandi distanze da antenne a dipolo elettrico ed a dipolo magnetico sono molto simili fra loro. In pratica. mediante un’opportuna convenzione (di norma si usa la regola della mano destra). non il verso. y. esiste anche un campo E le cui linee di flusso sono circonferenze γ con asse z. dove F è una forza. ma con uno scambio tra E eB.b3) se le correnti variano nel tempo. Confrontando le proprietà a2. o più semplicemente vettore. Si tratta di trasfomazioni che fanno passare da una terna destra ad una sinistra e che cambiano la regola della mano destra in quella della mano sinistra: nelle considerazioni di simmetria occorre tenere conto di questo fatto. F = qv × B (2). µ il momento di dipolo magnetico. Gli operatori che generano pseudovettori sono tipicamente il prodotto esterno ed il rotore. come r . una riflessione rispetto ad un generico piano π passante per z lascia invariata la forma delle spire ma cambia il verso della corrente ed il loro momento di dipolo magnetico (quindi π non è un piano di simmetria). un cambiamento di segno di cariche e correnti nelle equazioni di Maxwell implica un cambiamento di segno dei vettori E e B : basta rileggere le proprietà a4 e b4 per capire che un cambiamento di segno delle componenti tangenziali di questi due vettori ne scambi i ruoli. una direzione ed un verso. nella riflessione rispetto ad un piano π : ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¦ ¦ ¦ ¥ § ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ § ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ 5 ¥ . τ il momento di una forza. La tipica grandezza vettoriale è il vettore r = OP che individua il punto P in un sistema di coordinate con origine in O. Ora. Si definisce vettore polare. le seguenti relazioni: τ = r × F (1). ma non in quelle trasformazioni di coordinate in cui sono presenti una oppure tre piani di riflessione speculare passanti per uno stesso punto. A4. che viene detto assiale (o pseudovettore). L’operatore rotore rot v = ∇ × v è formalmente un prodotto esterno e l’operatore ∇ si comporta come un vettore. τ = µ × B (3). si ottiene formalmente un vettore. Esistono grandezze per cui è intrinsecamente definito il modulo e la direzione. z di r nelle rotazioni di coordinate.VETTORI POLARI ED ASSIALI. ed il modulo di E è costante lungo γ . b2 con le a3. Si considerino ad es. In queste relazioni esiste sempre uno pseudovettore ( τ in (1). y. Più precisamente.

se r è normale ed F tangenziale. Analogamente. Per quanto riguarda il vettore E e lo pseudovettore B .a4) componenti tangenziali di un vettore rimangono invariate. la b1 implica l’annullarsi delle componenti tangenziali di B in un generico punto del piano di simmetria. (2). ¨ ¨ Figura A4 È molto facile verificare le proprietà b4 considerando le equazioni (1). e questo implica che la loro componente normale sia nulla. le conseguenze più importanti delle proprietà a4 e b4 sono riassunte nelle regole a1 e b1 citate sopra. Ad esempio: se nella (1) r ed F sono tangenziali. quella normale rimane invariata. solo il primo vettore cambia segno. ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ 6 . quella normale cambia segno come mostra chiaramente la figura A4 dove v ' è l’immagine speculare di v . fino ad ottenere un unico punto sul piano: in questo punto i vettori E e E' coincidono (entrambi rappresentano il campo elettrico nel punto considerato). quindi τ (che è tangenziale) cambia segno. per la a4. b4) le componenti tangenziali di uno pseudovettore cambiano segno. immaginiamo ora di avvicinare i due punti. (3). τ è normale e nessuno dei tre vettori cambia segno. Infatti in due punti simmetrici rispetto al piano le componenti normali dei vettori E e E' hanno segni opposti.

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