Consigli per la risoluzione dei problemi

Una parte fondamentale di ogni corso di Fisica è la risoluzione di problemi. Risolvere problemi spinge a ragionare su idee e concetti e a comprenderli meglio attraverso la loro applicazione. Gli esempi qui riportati sono stati proposti agli studenti di Fisica Generale I negli ultimi anni come prove scritte d’esame. Essi illustrano, in ogni capitolo, casi tipici di risoluzione di problemi. Il sommario all’inizio di ogni capitolo offre un breve quadro d’insieme delle idee più importanti per la soluzione dei problemi di quel capitolo. Benchè tale quadro sia molto utile come promemoria, per una adeguata comprensione degli argomenti si consiglia di utilizzare il testo di Fisica Generale I consigliato dal docente. Riguardo alla soluzione dei problemi di Fisica, si consiglia quanto segue: 1) Leggere attentamente il testo del problema. 2) Preparare un elenco completo delle quantità date (note) e di quelle cercate (incognite) 3) Disegnare uno schema o un diagramma accurato della situazione. Nei problemi di dinamica, assicurarsi di aver disegnato tutte le forze che agiscono su un dato corpo (diagramma di corpo libero). 4) Dopo aver deciso quali condizioni e principi fisici utilizzare, esaminare le relazioni matematiche che sono valide nelle condizioni date. Assicurarsi sempre che tali relazioni siano applicabili al caso in esame. E’ molto importante sapere quali sono le limitazioni di validità di ogni relazione o formula. 5) Molte volte le incognite sembrano troppe rispetto al numero di equazioni. In tal caso è bene chiedersi, ad esempio: a) esistono altre relazioni matematiche ricavabili dalle condizioni del problema? b) è possibile combinare alcune equazioni per eliminare alcune incognite? 6) E’ buona norma risolvere tutte le equazioni algebricamente e sostituire i valori numerici soltanto alla fine. Conviene anche mantenere traccia delle unità di misura, poichè questo può servire come controllo. 7) Controllare se la soluzione trovata è dimensionalmente corretta. 8) Arrotondare il risultato finale allo stesso numero di cifre significative che compaiono nei dati del problema. 9) Ricordare che per imparare a risolvere bene i problemi è necessario risolverne tanti: la risoluzione dei problemi spesso richiede creatività, ma qualche volta si riuscirà a risolvere un problema prendendo spunto da un altro già risolto.

I - Cinematica del punto materiale

La cinematica degli oggetti puntiformi descrive il moto dei punti materiali. La descrizione del moto di ogni punto materiale deve sempre essere fatta in relazione ad un particolare sistema di riferimento. La posizione di un oggetto che si muove lungo una retta è data dall’equazione oraria:

x = x(t )
Si definiscono la velocità istantanea:
v = lim
∆t → 0

∆x dx = ∆t dt

e l’accelerazione istantanea:
a = lim
∆t → 0

∆v dv d 2 x = = ∆t dt dt 2

Se un oggetto si muove lungo una retta con accelerazione costante (moto uniformemente accelerato) si ha: a = cost e per integrazione, ponendo v = v e x = x per l’istante iniziale t = t = 0, si otterrà:
0 0 0

v = v 0 + at
x = x0 + v0 t +
2

1 2 at 2

v 2 = v 0 + 2a(x − x 0 )
Gli oggetti che si muovono verticalmente vicino alla superficie terrestre, sia che cadano o che siano lanciati verticalmente verso l’alto o verso il basso, si muovono (se si può trascurare l’effetto della resistenza dell’aria) con accelerazione costante rivolta verso il basso. Questa accelerazione è dovuta alla gravità, ed è pari a circa g = 9,8 m/s2. In generale, se r è il vettore posizione del punto materiale, la velocità e l'accelerazione vettoriale istantanea sono date da:
 

e

Le equazioni cinematiche per il moto possono essere scritte per ciascuna delle componenti x, y e z, ossia:
ˆ ˆ ˆ r = xx + yy + zz ˆ ˆ ˆ v = vx x + vy y + vz z
£

ˆ ˆ ˆ a = ax x + a y y + az z .

Riassumiamo qui i casi più semplici: Il moto dei proiettili si può scomporre, se si trascura la resistenza dell’aria, in due moti separati: la componente orizzontale del moto che ha velocità costante e la componente verticale che ha accelerazione costante e pari a g, come per i corpi in caduta libera (fintanto che il moto si svolge in prossimità della superficie terrestre). Si ha un moto circolare uniforme quando una particella si muove lungo una circonferenza di raggio r con velocità costante; la particella sarà allora soggetta ad un’accelerazione radiale centripeta a , diretta verso il centro del cerchio, di intensità:
R

aR =

v2 r

Se la velocità non è costante, vi sarà accelerazione sia centripeta sia tangenziale. Il moto circolare può anche essere scritto in termini di variabili angolari. In questo caso l’equazione oraria sarà

θ = θ (t )
con θ angolo misurato (in radianti) a partire da una data direzione di riferimento. La velocità angolare è data da:

ω=
e l’accelerazione angolare da:

dθ dt

α=

dω dt

La velocità e l’accelerazione lineare di un punto che si muove lungo una circonferenza di raggio r sono legate aω e α da:

v = rω

a = rα
T

¢

v=
¡

dr dt

a=

dv . dt

¢ ¤ ¥

¡

a R = rω 2

La frequenza f è legata ad ω da ω = 2π f e al periodo T da T = 1/f.dove a e a sono le componenti tangenziale e radiale dell’accelerazione. T R .

mostrato in figura.8 m / s 2 ] Suggerimento: tenere conto che g è diretta solo verticalmente. è costituito da una massa m appoggiata su una guida rettilinea inclinata di un angolo θ rispetto all'orizzontale. e a rispetto ad un riferimento non inerziale solidale con la guida.Problema 1 Il sistema. mentre a t è diretta solo orizzontalmente. quindi: a t = a t cos 2 θ + gsinθ cos θ cioè: at = rivolta all'indietro.   © ¨ § ¦ g L'accelerazione di gravità nel riferimento solidale con la guida è: g ′ = g − at Indicato con a il modulo dell'accelerazione della massa nel riferimento solidale con la guida vale:    La componente orizzontale di a deve equilibrare at . Calcolare l'accelerazione a t con la quale deve muoversi la guida orizzontalmente affinché la massa m cada verticalmente con accelerazione pari a g . [ θ = 30 0 . g = 5.7 m / s 2 tgθ   ar a    θ a = g sinθ + a r cos θ . Soluzione: L'accelerazione della massa è g rispetto ad un osservatore inerziale. g = 9.

quindi deve valere: g = a + at scrivendo quest’equazione in componenti si ottiene facilmente che: at = dove a e g sono i moduli delle accelerazioni.Soluzione alternativa: L’accelerazione totale deve essere g . Perché? ˆ ˆ [h0 = 2 m.7 m / s 2 tgθ Problema 2 Una palla è lanciata in avanti e verso l'alto da una quota h0 sopra il suolo con velocità iniziale v 0 . t     g = 5. La palla rimbalza elasticamente (invertendo la componente orizzontale della velocità e mantenendo inalterata quella verticale) su un muro verticale posto alla distanza d dal lanciatore. A quale altezza h dal suolo la palla colpisce il muro? A quale altezza h’ si trova la palla quando è di nuovo sulla verticale del lanciatore (che rimane fermo)? Qual è la quota massima hmax raggiunta dalla palla? Quesito: hmax è la stessa che sarebbe raggiunta se non ci fosse la parete verticale. quindi la palla raggiunge il muro nel tempo: . v 0 = (10 x + 10 y )m / s ] ! h0 d Soluzione: a) La componente orizzontale della velocità v0x è costante. d = 4 m.

4 s. v0 x " ˆ In direzione verticale è l'accelerazione ad essere costante: g = -9.8 y m/s2. La componente verticale del moto è ancora uniformemente accelerata con velocità iniziale v’0y = 6.2 m   2 b) La palla torna sul lanciatore dopo altri 0.t= d = 0. Risposta al quesito: hmax è la stessa che sarebbe raggiunta se non ci fosse la parete verticale. Perciò: d 1  d h = h0 + v0 y − g v0 x 2  v 0 x    = 5. Perciò la nuova quota è h’ = 6. e quota iniziale h’0 = 5. h = 1 km.08 m/s.2 m. perché l’urto con tale parete non altera la componente verticale del moto.6.1 m. Essa è perciò data da: hmax = h0 + v 02y 2g = 7. d = 9 km] # h d . Problema 3 Un vecchio cannone viene fatto sparare orizzontalmente dalla cima di una montagna e la velocità v della palla viene regolata in modo tale da farle colpire un bersaglio posto nella pianura sottostante solo al secondo rimbalzo. Nel rimbalzo la componente verticale della velocità v0y si riduce di un fattore f e la componente orizzontale vx rimane costante.4 s. c) La quota massima hmax viene raggiunta quando la componente verticale della velocità si annulla (ciò avviene dopo il rimbalzo). Qual è la velocità v0 di uscita della palla del cannone per poter colpire un bersaglio distante d.9 m. se la montagna sulla cui cima è situato il cannone è alta h? Qual è la velocità v0 di uscita della palla se si vuole colpire il bersaglio direttamente? [f=0.

1 s g mentre il secondo impatto avviene con un ritardo t2: t2 = dove vy è quella subito dopo l'urto: v y = fgt 1 = 60 2 = 84. Quindi: d = 289. perciò il tempo impiegato dalla palla per raggiungere il suolo è: vx = 2v y g = 12 2 s = 17 s. per cui basta calcolare la durata del moto verticale ed imporre che d = vx t. t1 + t 2 ˆ b) La componente verticale del moto è uniformemente accelerata con accelerazione g = −9.8 y m / s 2 .3 m/s. cioè vx = d/t. Soluzione: a) La componente orizzontale del moto si mantiene costantemente uniforme.Suggerimento: calcolare la durata del moto in verticale ed ricordare che in tale tempo viene percorsa orizzontalmente la distanza d.9 m/s. t 2h $ . cioè: vx = g d =d = 630 m/s. t= 2h g In questo tempo la palla percorre orizzontalmente la distanza d = vx t = 9 km. Il primo impatto avviene dopo il tempo t1: t1 = 2h = 10 2 s = 14.

II . mettendo in evidenza tutte le forze che agiscono su quel corpo. Solitamente (ma ci sono eccezioni) un corpo non perde nè acquista massa durante il moto. La seconda legge del moto di Newton afferma che l’accelerazione di un corpo è direttamente proporzionale alla forza risultante che agisce su di esso e inversamente proporzionale alla sua massa. La massa è la misura dell’inerzia di un corpo. e quindi vale dv = ma . ¢ ¢ ¡ . E’ un tipo di forza vincolare. la seconda legge di Newton afferma che la forza risultante agente su un corpo di massa m e velocità v è data da: F= ¢ £ £     dmv dp = dt dt ove p = mv è la quantità di moto del corpo.Dinamica del punto Le tre leggi del moto di Newton sono le leggi fondamentali per la descrizione del moto stesso. La forza esercitata su un corpo dalla superficie liscia su cui è appoggiato agisce perpendicolarmente alla comune superficie di contatto e per questo si dice che è una forza normale. La prima legge di Newton afferma che. Per risolvere i problemi in cui compaiono forze su uno o più corpi è essenziale disegnare il diagramma di corpo libero per ogni singolo corpo. Sotto forma di equazione: F = ma La forza risultante su un oggetto indica il vettore somma di tutte le forze che agiscono su di esso. se la forza risultante su un corpo puntiforme è zero. F =m dt Se invece la massa del corpo è variabile. come sopra. si avrà: ¥ ¥ ¥ ¤ ¤ ¤ F = ma + dm v dt La terza legge del moto di Newton afferma che se un primo corpo esercita una forza su un secondo corpo. ma di verso contrario. perché limita la libertà di movimento del corpo e la sua intensità dipende dalle altre forze che agiscono su quel corpo. Nella sua formulazione più generale. La tendenza di un corpo a resistere ad un cambiamento del suo stato di moto si chiama inerzia. Per ogni corpo la seconda legge di Newton può essere applicata a ciascuna componente della forza risultante. allora il secondo corpo esercita sempre sul primo una forza uguale in intensità e direzione. allora esso resta in quiete o si muove lungo una linea retta con velocità costante (moto rettilineo uniforme).

poiché le due forze sono perpendicolari l’una all’altra. Per la forza d'attrito (radente) statico. La slitta viene tirata mediante una fune che forma un angolo θ con l'orizzontale (vedi figura). relazione tra l’intensità della forza d’attrito. Forza centripeta. Essa vale: v2 v2 2 F = m = mω r . Il coefficiente di attrito statico è µ S . che agisce parallelamente alla superficie di contatto e l’intensità della forza normale F (spesso indicata anche con N) che agisce perpendicolarmente alla superficie stessa. vettorialmente F = − m r = mω × (ω × r ) r r ¨ ¨ ¨ © ¨ ¨ § § Problema 1 Un uomo tira una slitta. è valida per valori di x sufficientemente piccoli. il suo valore massimo è dato da: Fas = µ s FN con µ S coefficiente d’attrito statico. subisce una forza d'attrito viscoso diretta nel verso opposto a quello del moto. mentre quella della slitta è m.  .Alcune forze importanti sono: Forza peso. la forza dovuta all'attrito (radente) dinamico agisce nella direzione opposta a quella del moto. su cui siedono due bambini. N ¦ ¦ Forza elastica. Per tenere una molla compressa o tesa di una lunghezza x oltre quella di riposo è necessaria una forza: F = − kx dove k è la costante elastica della molla. Questa legge. T = 140 N. mentre il coefficiente di attrito dinamico è µ d . inizialmente ferma. sul suolo coperto di neve. µ d è detto coefficiente di attrito dinamico e dipende dai materiali con cui sono fatti i due oggetti. La sua intensità è data da: Fad = µ d FN . La sua intensità è data da: Fav = − βv . Quando un corpo è in movimento su una superficie scabra. La massa totale dei bambini è M. Non è un’equazione vettoriale. Si trovino la forza di attrito esercitata dal suolo sulla slitta e l'accelerazione del sistema slitta-bambini se la tensione T della fune ha l’intensità: T = 100 N. Una particella che ruota lungo una circonferenza di raggio r con velocità costante v è sottoposta in ogni momento ad una forza diretta verso il centro della traiettoria. Quando un corpo si muove con velocità sufficientemente bassa attraverso un fluido. Il peso si riferisce alla forza di gravità che agisce su un dato corpo e vale P = mg. nota come legge di Hooke. vettorialmente: P = − mg Forza d’attrito.

15] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero del sistema slitta-bambini. M = 45 kg.9 N. mentre la forza di attrito dinamico è: Fad = µ d FN = µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 63. m = 5 kg. Quindi la forza di attrito statico è: Fas = µ s FN = µ s [(M + m )g − Tsinθ ] = 85. II) La forza normale al suolo è: FN = (M + m )g − Tsinθ = 400 N.6 N < Fas. µ S = 0. La componente orizzontale delle tensioni è Tx = Tcos θ = 76. per cui l’accelerazione è nulla. θ Soluzione: FN Fas  T (M+m) θ FN T (M+m) g  g Fad Diagrammi di corpo libero I) La forza normale al suolo è: FN = (M + m )g − Tsinθ = 425. [ θ = 40 0 . µ d = 0.20.Mantenendo fisso l’angolo θ . determinare il valore minimo di T per sollevare totalmente la slitta.7 N. Quindi la forza di attrito statico è:       θ . imporre la condizione di equilibrio per le componenti y delle forze e scrivere l’equazione del moto per le componenti x.1 N.

Si scrivano quindi le equazioni di corpo libero per ciascuna massa. 1 2 1 Si determinino intensità e direzione di ciascuna delle forze di interazione tra m ed m . m = 4 kg . quindi la slitta si muove con accelerazione a= T cos θ − µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 0. 2 Soluzione: $ ! " # " .9 m/s2. che si esercita sulla massa m (come in figura 1). m = 2 kg. Problema 2 Due masse m ed m giacciono su un piano senza attrito e vengono spinte da una forza applicata dall'esterno F1 .Fas = µ s FN = µ s [(M + m )g − Tsinθ ] = 80 N. La componente orizzontale delle tensione è Tx = Tcos θ = 107. 1 Fig.3 N. [F = 12 N. Si spieghi perché il modulo delle forze di interazione è diverso nei due casi. M +m  Il valore di T per sollevare la slitta è quello che annulla FN : T= (M + m )g sinθ = 762.2 N > Fas. mentre la forza di attrito dinamico è: Fad = µ d FN = µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 60 N. 1 2 F1 m1 m2 m1 m2 F2 Fig. si determinino intensità e direzione di ciascuna delle forze di interazione in quest'ultimo caso. 1 2 Supponendo che venga eliminata la forza F1 e che sulla massa m agisca la forza applicata dall'esterno 2 F2 = − F1 (figura 2). F = 12 N] 1 1 2 2 Suggerimento: si scriva l'equazione del moto considerando il punto materiale di massa (m + m ).

E’ ovvio che per produrre la stessa accelerazione in una massa maggiore.F12 = 4 N b) L’accelerazione vale ancora 2 m/s2.− F12 4 Diagrammi di corpo libero a) L’accelerazione di m ed m è: 1 2 a= % F1 = 2 m/s2 m1 + m2 Ma allora la forza di interazione F12 esercitata da m1 su m2 vale m2 a = 4 N.0 N] 1 Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero per il punto materiale in ciascuno dei riferimenti utilizzati. Problema 3 Una palla di massa m è fissata ad una sbarra verticale per mezzo di due funi prive di massa e lunghe . La tensione della fune più alta è T1 . ) & ' ( [m = 1. 9 B % 5 m1 g 7 m2 g m2 g m2 g C F1 F12 F21 F2 @ 0 3 FN 2 6 2 FN1 FN1 FN 2 − F21 A 8 1 . ed F12 = . la risultante delle forze applicate alla palla nell'istante mostrato in figura. T = 35. Determinare: la tensione T2 della fune in basso.F21 = 8 N. e nel secondo caso si tratta della massa maggiore. d = 1. quindi ora è F21 = m1a = -8 N.70 m. mentre per il principio di azione e reazione la forza di interazione F21 esercitata da m2 su m1 vale F21 = . ma questa volta su m2 agisce anche la forza F2 = . la velocità della palla.70 m. = 1. Le funi sono fissate alla sbarra a distanza d l'una dall'altra. Il sistema ruota attorno alla sbarra in modo da formare un triangolo equilatero (vedi figura). sia dal punto di vista di un osservatore solidale con la palla. occorre una forza maggiore.34 kg. Però una delle due masse è accelerata dalla sola forza di interazione.F1. Studiare il problema sia dal punto di vista di un osservatore inerziale. c) In base alla seconda legge del moto di Newton la forza totale agente su ciascuna delle due masse è la stessa (a meno del verso) nei due casi esaminati.

g U Diagramma di corpo libero a) nel riferimento inerziale e b) nel riferimento non inerziale solidale con la palla a) Nel riferimento non inerziale. sottoposta ad un’accelerazione centripeta. Nel riferimento inerziale. la tensione T2 bilancia la risultante di T1 . la risultante delle forze applicate alla palla è la forza centripeta: G R T2 g T2 v2 ˆ r + mg = 0 I T1 P S Q a) V D b) T1 . l’osservatore inerziale vede la palla in moto circolare uniforme.7 N. . f . T Fc. 2 b) Nel riferimento non inerziale la risposta è banale: zero.d 60° V Soluzione: La differenza fra ciò che vede un osservatore inerziale rispetto ad uno non inerziale solidale con la palla è che mentre quest’ultimo vede la palla ferma mantenuta in equilibrio da una forza centrifuga Fc. 2 La componente verticale dell’equazione non contiene la forza centrifuga: dove si è tenuto conto che il triangolo è equilatero e che cos 30° = T2 T1 = − mg 2 2 dove si è utilizzata la nota relazione cos 60° = 0. Si trova dunque il modulo T = 8. della forza centrifuga e della forza peso: T2 + T1 + m H G G F E 3 2 3 . invece. f .5.

µ S = 0.5 m/s Problema 4 Un blocco di massa m2 poggia su un blocco di massa m1 che è posto su un tavolo privo di attrito (vedere figura). si trovino sia l'accelerazione assoluta di ciascun blocco sia la forza di attrito agente su ciascun blocco. m1 = 4 kg.2] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero per ciascun corpo in condizione di moto di m1 e imporre la condizione di equilibrio di m2 rispetto ad m1 (moto relativo).3. I coefficienti di attrito statico e dinamico fra i due blocchi sono rispettivamente µ S e µd . è: 2 (T1 + T2 ) 3 = − mv 2 3 2 fornisce: Y Y v= (T1 + T2 ) m ` 3 4 = 6. Un osservatore inerziale vede il blocco m2 muoversi verso destra (direzione di F ) o verso sinistra? [ m2 = 2 kg.La componente orizzontale dell’equazione vettoriale di partenza. valida in entrambi i riferimenti. Quanto vale la massima forza F che si può applicare senza che il blocco m2 strisci su m1 ? Se il valore di F è doppio di quello trovato nel precedente quesito. c b a m2 F d m1 Soluzione: W T1 + T2 + mg = − X X X mv 2 3 2 ˆ r . µ d = 0.

Nel riferimento solidale con la massa m1 .9 m/s2 mentre in un riferimento inerziale vale: a = a r + am1 = 2 m/s2 c) Come si evince dal punto b).9 La forza di attrito dinamico vale naturalmente m2 µ dg = N. la massa m2 scivola su m1 esercitando su di essa la forza di attrito dinamico Fad = m2 gµ d .m2 a m1 . Problema 5 h − Fad q (m1 + m2 )g p m2 g g F f i N1 e N2 Fad .Diagrammi di corpo libero (in un riferimento inerziale.7 N b) Posto F = 17. in un riferimento inerziale l’accelerazione è positiva. con m2 in moto rispetto ad m1 ) a) In un riferimento inerziale. quindi diretta verso destra.7x2 N = 35. Quindi in tale riferimento l’accelerazione ar vale: a r = µ d g − a m1 = -5. in assenza di attrito con il tavolo la massa m2 si muove con m1 . la massa m2 subisce sia la forza di attrito dinamico.4 N. quindi la forza di attrito statico che agisce su m2 deve essere pari a: m2 µ s g = Fm 2 m1 + m2 da cui: F = µ s g (m1 + m 2 ) = 17. 3. per cui: a m1 = F − m2 µ d g = 7. mentre nel riferimento non inerziale l’accelerazione è diretta verso sinistra (nel verso negativo delle ascisse). sia la forza fittizia .9 m/s2 m1 dove a m1 è l’accelerazione della massa m1 .

scrivere l'equazione del moto ed imporre la condizione di equilibrio. Quanto vale l’angoloθ di sopraelevazione? Quanto deve essere il minimo coefficiente d'attrito µ verso il basso? s c consente di superare la curva senza scivolare he Usando tale coefficiente. N mg v Diagramma di corpo libero a) in un riferimento non inerziale e b) in uno inerziale Soluzione: a) In un riferimento inerziale la componente orizzontale della reazione vincolare N fornisce la forza centripeta.3 rg s Fcf mg w N t u a) b) . v = 52 km/h] Suggerimento: utilizzare un sistema di riferimento (non inerziale) solidale con l'automobile.r = 210 m. mentre la sua componente verticale equilibra la forza peso:  v2  Nsinθ = m  r  N cos θ = mg r Quindi: 2 v max tgθ = = 0.La curva sopraelevata di un'autostrada è stata progettata per una velocità vmax. In una brutta giornata il traffico percorre l'autostrada alla velocità v. con quale velocità massima v’max è possibile percorrere la curva senza scivolare verso l’alto? [vmax = 95 km/h. Il raggio della curva è r.

che passa per una puleggia senza attrito e di massa trascurabile. .Con questo angolo. in assenza di attrito: 2 v max m cos θ = mgsinθ r tgθ = 2 vmax = 0. per cui la condizione di equilibrio diviene:   v2 v2 mgsin (θ ) = m cos(θ ) + µ s mg cos(θ )+ m sin (θ ) r r   Quindi il coefficiente d’attrito vale: v2 r = 0. la macchina tende a scivolare verso il basso.5 km/h Problema 6 on Un corpo di massa M è posto su un piano inclinato di un angolo θ c l’orizzontale ed è connesso ad una coppia di corpi di ugual massa m tramite una corda ideale. Quindi la condizione di equilibrio è:   v’2 v ’2 max mgsin(θ ) + µ s mg cos(θ )+ m sin (θ ) = m max cos(θ ) r r   Per cui: v ’max = gr [sin(θ )+ µ s cos(θ )] [cos(θ )− µsin(θ )] = 128. a velocità v < vmax. e la macchina tende a sbandare verso l’alto. Calcolare il valore della forza di attrito statico necessaria a far rimanere in quiete il sistema.3 rg b) Con la pioggia. nel sistema di riferimento solidale con l’automobile è soddisfatta la condizione di equilibrio della componente parallela alla strada delle forze in gioco. come illustrato in figura. tende a prevalere la forza centrifuga. C’è però attrito fra la massa M ed il piano inclinato.2 µs = 2 v g + tg (θ ) r gtg (θ ) − c) A velocità v’max > vmax.

calcolare esplicitamente il valore minimo di µ sq Quesito: Per quale valore dell’angolo θ il sistema (per m < M/2) resterebbe in condizioni statiche anche senza attrito? M m m θ Soluzione: N M T Fa θ Diagramma di corpo libero per M a) Condizione di equilibrio: pertanto: y x € T = 2mg  T = Mgsinθ + µ s Mg cosθ .µ s. θ il minimo valore del coefficiente di attrito statico fra M ed il piano inclinato.esprimere in funzione di m. necessario affinchè il sistema rimanga in condizioni statiche. M. uando m=M/2 e θ = 45°.

Problema 7 I corpi di massa m1. In assenza di attrito fra il tavolo ed m1. m2 ed m3. m3 = 3 kg] Suggerimento: scrivere l’equazione di equilibrio per m1 e quella per il moto di m2 ed m3. calcolare l’accelerazione dei corpi m1.4 Risposta al quesito: 2m − tg (θ ) M cos(θ ) La condizione di equilibrio in assenza di attrito è:  T = 2mg  T = Mgsinθ da cui: θ = arcsin 2m M Si noti che per m>M/2 il sistema non può essere in equilibrio senza l’attrito. Quali valori può assumere il coefficiente di attrito statico µ s fa tavolo e corpo di massa m1 affinchè m1 r non si muova? Calcolare l’accelerazione dei due corpi m2 ed m3 quando è soddisfatta la condizione di cui al punto a). µ s=0. m2 ed m3 sono collegati come in figura. m2 = 2 kg. [m1 = 10 kg.µ s Mg cos(θ ) = 2mg − Mgsin(θ ) b) Coefficiente di attrito statico: µs = c) Se m = M/2 e θ = 45°. Le carrucole e le funi sono ideali. m1 m3 m2 .

Vale allora: ‡ ‚  N † „ T − m3 g = m3 a  m 2 g − T = m2 a . siano a1. m3 + m2 Tensione della fune che lega m2 ed m3: T = m3 ( g + a ) = 2 m2 m3 g = 23. a2 e a3 le accelerazioni delle tre masse in un riferimento inerziale. L’accelerazione di m3 vale: a= m2 − m3 g = -2 m/s2 (verso il basso).Soluzione: T … T Fa 2T ˆ m3 g m1 g Diagrammi di corpo libero.5 N m3 + m2 Coefficiente di attrito statico: µs = 2T = 0.5 gm1 c) In assenza di attrito. per cui le equazioni del moto di m2 ed m3 si possono scrivere in termini della sola accelerazione a di m3: T − m3 g = m3 a  T − m2 g = m2 (− a ) cioè: dove l’asse verticale del riferimento è orientato verso l’alto. ƒ m2 g a) e b) Condizione di equilibrio di m1: m1 gµ s = 2T Le accelerazioni di m2 ed m3 hanno somma nulla.

riferimento in cui è valido il calcolo precedente. risolvendo il sistema si trova:  4m2 m3  a1 = g m1( m3 + m2 )    m ( m − m2 ) − 4m2 m3  a2 = 1 3 g m1 ( m3 + m2 )    a = m1 ( m2 − m3 ) − 4m2 m3 g  3 m1( m3 + m2 ) a1 = 4. Si noti che nel riferimento non inerziale solidale con la carrucola mobile (che scende). la sua accelerazione a NI rispetto ad un riferimento non inerziale di accelerazione a t è data da: a NI = a I − a t .  ’ ’ ’ ‘ ‰ 1 Si ricordi che se . nonchè la condizione: a2 + a1 = −( a3 + a1 ) che in precedenza ci ha consentito di scrivere le equazioni del moto di m2 ed m3 in termini della sola accelerazione di m3.m1a1 = 2T  m2 (a 2 + a1 ) = T − m2 g m (a + a ) = T − m g 3 3 1 3 a2 + a1 e a1 + a3 sono le accelerazioni delle masse m2 ed m3 nel riferimento solidale con la seconda carrucola1. a3 = -6.7 m/s2. Problema 8 a I è l’accelerazione di un corpo rispetto ad un riferimento inerziale. Eliminando le tensioni delle corde.7 m/s2 (m1 si muove in avanti. le accelerazioni di m2 ed m3 hanno lo stesso modulo (2 m/s2). si ottiene:   2a + a + a = 0  1 2 3  m  m2 − 1 a1 + m2a2 = − m2 g 2   m1   m3 − a1 + m3a3 = − m3 g  2 Quindi.7 m/s2. a2 = -2. ma m3 scende ed m2 sale. m2 ed m3 verso il basso).

L’altra estremità della molla è fissata ad un gancio solidale con il piano e le masse del filo. d cui: a x= mB g = 9. rispetto alla sua posizione di equilibrio e lasciato libero di muoversi. k = 200 N/m] Suggerimento: si scrivano le equazioni del moto di mA ed mB. è collegato da un filo inestensibile al corpo B (di massa mB) ed è saldato all’estremità di una molla di costante elastica k. k b) le equazioni del moto di ciascuna massa sono: ” mAg “ — • . usando ad esempio la variabile x come spostamento generico della massa mB dalla sua posizione di equilibrio. il periodo delle oscillazioni compiute dal sistema (sia di A che di B). A B Soluzione: T – ˜ N T Fe mB g Diagramma di corpo libero per A e B . poggiato su un piano orizzontale liscio.Nel dispositivo schematizzato in figura. della molla e della carrucola sono trascurabili rispetto a quelle dei corpi A e B. a) detto x l’allungamento della molla. la condizione di equilibrio è k x = mBg. l’equazione del moto del sistema formato dalle due masse.8 cm. mB = 2 kg. il corpo A (di massa mA). [mA = 2 kg. Il corpo B viene abbassato lungo la verticale. Calcolare: di quanto si è allungata la molla nella posizione di equilibrio del sistema.

senza vento.9 s k Problema riepilogativo Un’autobotte di massa a vuoto M trasporta una massa m0 di acqua distillata lungo tratto di autostrada piano e rettilineo. M = 8000 kg. in funzione dell’allungamento della molla. è: d 2x k mB g x= 2 + dt mA + mB mA + mB la cui soluzione è un moto armonico. Si noti che la variabile x descrive le oscillazioni sia di mA che di mB attorno alle rispettive posizioni di equilibrio. ρ ( 2O) = 1 kg/dm3. k = 1. L’autista del camion. A quale velocità si troverà il camion dopo un tempo t0 dall’inizio della perdita? [fs = 1 N. t0 = 15’] H . tiene fermo il piede sull’acceleratore. staccandosi dal cassone con velocità relativa ad esso perpendicolare alla strada. v0 = 72 km/h.2 l/min. c) il periodo dell’oscillatore è: T = 2π mA + mB = 0. ignaro della perdita. per cui la forza di attrito statico rimane costante.m B g − T (x ) = m B a (x )  T (x ) − kx = m A a (x ) ovvero  d 2x m B g − T (x ) = m B dt 2   2 T (x ) − kx = m d x A  dt 2 per cui l’equazione globale del sistema. La velocità dell’autobotte è inizialmente v0 e la forza di attrito statico agente sulle sue ruote in direzione e verso della velocità è fs. Ad un tratto sul fondo del cassone si apre una piccola crepa attraverso cui l’acqua cade al suolo. La perdita è di k litri di acqua al minuto. m0 = 32000 kg.

valida per sistemi a massa variabile: F = ma + ™ ™ dm v dt ™ dove m(t) è la massa dell’autobotte al tempo t dall’inizio della perdita. Prima che si apra la crepa. soggetta lungo l’asse delle ascisse alle sole forze fs ed attrito viscoso dell’aria. la quantità di moto v0kdt e la massa kdt. Il problema può anche essere risolto utilizzando la forma generale della seconda legge della dinamica. si ha semplicemente una massa M + m0 che si muove a velocità costante. e la forza totale agente sull’autobotte è: ˆ F = ( f s − βv )x + f a con f a = forza di reazione esercitata dall’acqua sul camion.05 kg/s v0 Quando si apre la crepa.Soluzione: Fissiamo un riferimento solidale con la strada che abbia l’asse x lungo l’autostrada nel verso della velocità dell’autobotte. Queste due forze devono ovviamente bilanciarsi. e l’accelerazione è nulla. per cui il coefficiente d’attrito viscoso β d camion nell’aria è dato da: el (M + m0 ) d cioè: 2 x 2 dt = 0 = f s − βv 0 β= fs = 0. e l’asse y verticale diretto verso l’alto. l’autobotte perde. d d e . In formula: (M + m0 − kdt )v 0 (t + dt )− (M + m0 )v 0 (t ) = −kdtv 0 (t ) Perciò la nuova velocità dell’autobotte (al tempo t + dt) è: (M + m0 − kdt )v 0 (t ) = v 0 (t + dt ) (M + m0 − kdt ) cioè la velocità rimane inalterata. in un intervallo di tempo infinitesimo dt. anche se il camion perde quantità di moto.

vale a dire che a rimane nulla. Inoltre. in tale riferimento v = 0. cioè v non cambia. la forza di reazione è verticale. . per cui non influenza la componente orizzontale del moto. quindi: f s − βv = ma (anche a è nulla. La condizione iniziale è f s − βv 0 = 0 . Ma v(0 + dt ) = v 0 + a (0 ) = v 0 .Nel riferimento solidale con l’autobotte. per cui inizialmente a(0) = 0. ma è solo la forza fittizia). Quindi il m m moto resta uniforme con velocità v0. e a (0 + dt ) = f s − βv (0 + dt ) f s − βv 0 = = 0 .

Quando si includono tutte le forme d’energia. Se agiscono anche forze non conservative. Sotto l’azione di una forza conservativa F si definisce la variazione di energia potenziale come l’opposto del valore del lavoro compiuto dalla forza: ∆E p = E pB − E pA = − ∫ F ⋅ dl A ¥ ¥ ¤ B Solo le variazioni dell’Ep sono significative dal punto di vista della fisica. entrano in gioco altri tipi di energia. Esempi di forze conservative per le quali si parla di energia potenziale sono: forza peso e sua energia potenziale. con C costante arbitraria. 1 . Quest’ultima vale mgy per una particella posta ad un’altezza y al di sopra di un riferimento orizzontale scelto ad arbitrio.Lavoro ed energia. Conservazione dell’energia. Associato ad una forza conservativa si introduce il concetto di variazione di energia potenziale. definita come la somma delle energie cinetica e potenziale. l’energia meccanica totale E. per cui si può sostituire Ep(x) con Ep(x) + C. l’energia si conserva sempre (legge di conservazione dell’energia). Il lavoro fatto da una forza conservativa è recuperabile.III .γ ∫ F ⋅ dl £ B dove dl è lo spostamento infinitesimo lungo il percorso della particella. si conserva: E = Ec + E p = costante. cosa che non è vera per una forza non conservativa. come l’attrito. ogni volta che conviene. Quando agiscono solo forze conservative. L’energia cinetica di una particella di massa m che si muove con velocità v è data da: Ec = 1 mv 2 2 Il teorema dell’energia cinetica afferma che il lavoro totale compiuto su un punto materiale dalla forza risultante per spostarlo da un punto A ad un punto B è uguale alla variazione di energia cinetica del punto materiale: W= 1 1 2 2 mv B − mv A = ∆E c 2 2 Il lavoro fatto da una forza conservativa su di una particella dipende solo dai due punti di partenza e di arrivo e non dal cammino percorso dalla particella. Il lavoro W compiuto da una forza F variabile che agisce su un punto materiale spostandolo da un punto A ad un punto B lungo una linea γ èdato da: ¡ ¡   W= ¢ A .

m = 0. ∞ Problema 1 Un punto materiale di massa m scende (partendo da fermo) lungo la sagoma in figura. [AB = BC = l = 2 m.5 kg] 3 A α l B β l C Soluzione: 2 . g = 9.Forza elastica ( F = −kx ). µ d = 1 .L’energia potenziale di una particella di massa m dovuta alla forza gravitazionale esercitata su di essa dalla Terra è data da: ¦ ¦ E p (r ) = −γ mM T r dove MT è la massa della Terra ed r la distanza della particella dal centro della Terra (r>=raggio della Terra). Ep( ) = 0 è il riferimento di zero per Ep. α = 30°. sia ricordando che il lavoro compiuto dalla forza di attrito è uguale alla variazione dell’energia meccanica tra A e B.energia potenziale elastica Ep = 1/2kx2 per una molla con costante elastica k. Forza gravitazionale (descritta dalla legge di gravitazione universale di Newton).8 m/s2. Il coefficiente di attrito dinamico tra punto materiale e piani vale µ d. Sapendo che la velocità nel tratto BC è costante: Quanto tempo impiega il punto materiale per scendere da A a C? Quanto vale il lavoro compiuto dalla forza di attrito? Risolvere la parte b) sia usando la definizione di lavoro. allungata o compressa di una lunghezza x rispetto alla posizione di riposo. che è opportunamente raccordata nel punto B in modo che la velocità del punto materiale in B cambi in direzione ma non in modulo.

Poichè la velocità nel tratto BC è costante. la forza di attrito uguaglia la componente del peso parallela a BC: µ d mgsinβ = mg cos β Da cui: tg β = 1 µd a) L’accelerazione della massa m nel tratto da A a B è data da: (cosα − µ d sinα )g = a = 5. B B t t b)Il lavoro compiuto dalla forza di attrito è: W = µ d mg (sinα + sinβ )l = 7. Il tempo t’ impiegato per percorrere BC è l/ v = 0.7 J Oppure.6 m/s. La slitta ha una massa m ed il coefficiente di attrito dinamico fra la slitta e la neve è µ d.7 J. il lavoro compiuto dalla forza di attrito si può ottenere dalla variazione dell’energia meccanica: 1 2 W = ∆E = mgl (cosα + cos β )− mv B = 7.2s. coperta di neve. quindi il tempo totale t è t = t + t’ = 1.4 s.Innanzi tutto calcoliamo β . Problema 2 Un cavallo tira una slitta su una strada ripida. Quindi il tempo richiesto da A a B è: t= 2l = a 2l = 0. Si noti che nel tratto BC varia solo l’energia potenziale. 2 dove mgl (cosα + cos β ) è l’energia potenziale del punto A rispetto al punto C .8 m/s2.8 s (cosα − µ d sin α )g mentre in B la velocità è: v = at = 4. Se il cavallo tira parallelamente alla superficie della strada ed eroga una potenza P: quanto vale la velocità (costante) massima vmax con cui il cavallo riesce a tirare la slitta? Che frazione della potenza del cavallo viene spesa per compiere lavoro contro la forza d’attrito? Che frazione viene spesa per compiere lavoro contro la forza di gravità? 3 .

e che il peso del secchio vuoto possa essere dt trascurato.[pendenza 1:7. che nel nostro caso sono parallele: P = Tv = mg (µ d cosθ + sin θ )v max Quindi: a) vmax è: v max = P = 0. la tensione T della fune vale: T = µ d mg cosθ + mg sin θ = mg (µ d cosθ + sin θ ) = 765 N. tg θ 1+ µd il rapporto fra la potenza della gravità e quella del cavallo è: mgsinθ = mgµ d cos θ + sinθ 1 = 54%. µd 1+ tg θ Problema 3 Un secchio pieno d’acqua di massa complessiva m0 viene portato da un pozzo nel mezzo di un cortile fino alla cima di una torre alta h.98 m/s mg (µ d cosθ + sinθ ) b) il rapporto fra la potenza dissipata dall’attrito e quella del cavallo è uguale al rapporto delle forze: mgµ d cos θ = mgµ d cos θ + sinθ 1 = 46%. P = 746 W] Soluzione: T § Fa θ mg Diagramma di corpo libero Se la velocità è costante. m = 300 kg. 4 ¨ © . µ d=0. Supponendo che la velocità di salita sulla torre e dm la perdita in massa del secchio siano costanti. Essendo però bucato. determinare il lavoro compiuto esprimendolo in joule. La potenza P è il prodotto scalare della forza T per la velocità v . quando arriva sulla torre contiene solo metà dell’acqua che conteneva inizialmente.12.

 2h  Il lavoro è dunque dato da: x   W = ∫ F ⋅ dx = ∫ gm(x )⋅ dx = m0 g ∫ 1 −  ⋅ dx 2h  0 0 0 Calcolando l’integrale. supponendo che non vi sia attrito lungo tutta la guida. I tratti AB (di lunghezza h) ed EF sono rettilinei.78 kg.E. h = 50 m] Suggerimento: Si ricordi che. U n corpo puntiforme di massa m. mentre il tratto BDE è circolare.[m0 = 3. detto x il tratto percorso dal secchio e v la sua velocità.2 J 4 h h h Problema 4 Una guida ABDEF è tenuta in un piano verticale xy. Perchè le velocità in B ed in F risultano essere uguali nel quesito a)? 5 . dx dt dx dt v per cui m(x) è una funzione lineare.D. con m(0) = m0 e m(h) = m0/2. si ha: x   m(x ) = m0 1 −  . di centro C. Se il tratto EF presenta un coefficiente di attrito dinamico µ d. Determinare la velocità del corpo nei punti B. Soluzione: Osservato che m(x) è una funzione lineare. viene rilasciato nel punto A con velocità iniziale nulla. e angolo al centro π/2 + θ . dm dm dt dm 1 = * = * = costante.F. in grado di scorrere senza attrito lungo la guida. si trova: 3 W = m0 g h = 1389. raggio R. Calcolare la reazione della guida nel punto D. determinare l’energia cinetica del corpo nel punto F.

in B vale: 1 2 mv B = mgh 2 Quindi la velocità del punto materiale in B è: v B = 2 gh Il dislivello fra A e D è R + h.A m B C F θ θ D E Soluzione: a) Per il teorema dell’energia cinetica. sia fornire la forza centripeta necessaria per mantenere il corpo in traiettoria: 6 . quindi anche la stessa energia cinetica e la stessa velocità. b) La reazione vincolare in D deve sia bilanciare per intero il peso del corpo puntiforme. quindi: 1 2 mv E = mg (h + R cosθ ) 2 e: v E = 2 g (h + R cosθ ) Il punto materiale si trova in F alla stessa quota che in B. per cui ha la stessa energia meccanica (che in assenza di attrito si conserva) e la stessa energia potenziale. quindi: 1 2 mv D = mg (h + R ) 2 e: v D = 2 g (h + R ) Il dislivello fra A ed E è h + R cosθ .

la reazione vincolare sia nulla? Quesito: Riscrivere le domande a) e b) supponendo di studiare il problema nel sistema di riferimento non inerziale associato alla massa. dalla conservazione dell’energia meccanica si trova: 2 mv P = mg 5R − mgR = 4mgR 2 Da cui: 7 . Il raggio della circonferenza è R.2  mv D FN =  mg +  R    2 g (h + R ) ˆ  y = mg + m ˆ  y R    c) Detta l la lunghezza di EF. l’energia meccanica del punto materiale in F è data dall’energia totale in B diminuita del lavoro compiuto dalla forza di attrito dinamico lungo EF : EF = 1 2 1 2 mv B − lµ d mg cosθ = mv F 2 2 Problema 5 Una massa m scivola senz’attrito lungo la guida indicata in figura. la reazione vincolare in P deve solamente fornire la forza centripeta che mantiene m in traiettoria: 2 mv P FP = R Presa come quota di riferimento per l’energia potenziale quella del punto A. nella posizione O. B 5R O R A P Soluzione: a) In un riferimento inerziale. Se la massa parte da ferma dal punto B (AB = 5R). quanto vale la reazione vincolare nel punto P? Qual è l’altezza minima da cui deve partire la massa affinchè.

il calcolo è identico a quello già svolto nel riferimento inerziale. la reazione vincolare in O è nulla se la forza centrifuga agente su m è equilibrata interamente dalla gravità. può essere risolto utilizzando la legge di conservazione dell’energia meccanica. la reazione vincolare in P deve solamente equilibrare la forza centrifuga per mantenere m in traiettoria. perchè l’unica differenza tra forza centrifuga e centripeta è un segno che non influisce sul calcolo medesimo. e per lo stesso motivo del punto a). e sostituendo nell’equazione di 2 mv O ( + 2mgR = mgx ): 2 mgR + 2mgR = mgx 2 conservazione dell’energia cioè: x= 5 R + 2R = R 2 2 a) Nel riferimento non inerziale solidale con m. Problema 6 Il sistema indicato in figura (macchina di Atwood) è inizialmente a riposo con la massa mA a terra e la massa mB ad altezza h da terra. Ancora una volta. Ciò porta ad un calcolo identico a quello già svolto. b) Nel riferimento non inerziale solidale con m. Suggerimento: Questo problema. mB mA 8 . Determinare la velocità con cui m2 tocca terra e la tensione della fune. trascurando l’attrito e l’inerzia della carrucola. analogo al n° 7 del capitolo II. Per calcolare la tensione della fune è comunque necessario scrivere l’equazione di corpo libero per una delle due masse. la reazione vincolare in O è nulla se la forza centripeta che mantiene m in traiettoria è fornita interamente dalla gravità: mg = 2 mvO R Detta x l’altezza cercata.FP = 8mg b) In un riferimento inerziale.

si trova l’accelerazione di A e B (in modulo): a= mB − m A g mB + m A Quindi la tensione della fune è: T = m A (a + g ) = m A g 2m B mB + m A Poichè il moto delle due masse è uniformemente accelerato con velocità iniziale nulla. mentre alla fine le due masse hanno velocità di ugual modulo: m B gh = m A gh + m A + mB 2 v 2 cioè: v= 2(m B − m A )gh m A + mB 9 . è mBgh. la velocità terminale di B è: v = 2ah = 2 mB − m A gh mB + m A Si può determinare v anche dalla conservazione dell’energia. osservando che inizialmente le energie cinetiche sono nulle e l’energia potenziale del sistema.Soluzione: Equazioni di corpo libero: m B g − T = m B a  T − m A g = m Aa Risolvendo il sistema. rispetto al suolo.

La corda urta un piolo fissato ad una distanza d al di sotto del punto di sospensione (vedere figura) Se il pendolo è lasciato libero da un’altezza h al di sotto del piolo. quale deve essere il valore minimo di d? y P L d x Soluzione: a) Per conservazione dell’energia. h* = h.Problema 7 Un pendolo di lunghezza L oscilla in un piano verticale. quale altezza h* raggiunge dopo aver urtato il piolo? Se il pendolo è lasciato libero dalla posizione orizzontale (θ =90°) e descrive una circonferenza completa centrata nel piolo. b) Conservazione dell’energia nel punto P (figura): 1 mgL = mg 2(L − d ) + mv 2 2 In P la forza centripeta deve essere almeno uguale alla gravità: mg = quindi: 1 mgL = mg 2(L − d ) + mg (L − d ) 2 mv 2 L−d Sviluppando i calcoli: d= 3 L 5 10 .

m2 = 2. Successivamente. Una massa m1 è posta delicatamente sopra la molla e permette di comprimere la molla di x1 . Quanto vale la costante k della molla? Qual è la massima energia cinetica della massa? [m1 = 1.0 kg. la massa m1 viene rimossa e sostituita con una massa m2. 1c). la massima energia cinetica della massa m2 corrisponde alla minima energia potenziale. x1 = 17 cm.6 N/m x1 b) Per conservazione dell’energia. sia scrivendo la conservazione dell’energia meccanica. con l’altro estremo che punta verso l’alto(vedi fig.0 kg. 1a). La molla è poi compressa con le mani cosicchè l’estremo della molla si trova in una posizione x2 rispetto alla posizione originale di riposo (quella occupata dalla molla senza nessuna massa appoggiata)(vedi fig. ad una nuova posizione di equilibrio (fig. 1b). m1 x m2 y Soluzione: a) Riferita l’energia potenziale gravitazionale all’asse delle ascisse (figura). x2 = 42 cm] Quesito: risolvere il problema sia scrivendo l’equazione del moto del punto materiale.Problema 8 Un estremo di una molla priva di massa è posto su di una superficie piatta. La molla è poi rilasciata. L’energia potenziale ha un andamento parabolico: Ep = mg 1 2 kx − m 2 gx = 1 x 2 − m2 gx 2 2 x1 Questa parabola ha il vertice in:  * m 2 g m 2 x1 x = k = m  1  2 m g m2 g m2 g E = 2 x1 − 2 x1 = − 2 x1  p min 2m1 m1 2m1 11 . la costante elastica della molla vale: k= m1 g = 57.

2 J 2 k  2  k   12 2 2 . cioè quando l’energia cinetica vale: Ec = m g m g 1 1   m2ω 2  x 2 − 2  = k  x 2 − 2  = 0. Imponendo le condizioni iniziali: (si noti che x * = m2 g  = x2  x (0) = A sen φ + k  v (0) = ωA cosφ = 0 si ottiene:  m2 g  m2 g   x (t ) =  x 2 − k  cos ωt + k     v (t ) = −ω  x − m 2 g  sen ωt  2   k   ove: ω= k m2 La velocità è massima per sen ω t=1 o – 1. mentre A sen (ωt + φ ) è k l’oscillazione generica: la molla oscilla attorno alla posizione di equilibrio x* anzichè attorno ad x = 0).L’energia totale è data da: E c max = E mecc − E p min = E piniz − E p min quindi l’energia cinetica massima è: E c max 2 2 m2 g m1 g 2 m2 g 1 2 = kx 2 − m2 gx 2 + x1 = x 2 − m2 gx 2 + x1 = 0.2 J 2 2m1 2 x1 2m1 Il problema può essere risolto anche utilizzando direttamente l’equazione del moto: m 2 x + kx = m2 g La soluzione generale è: x = A sen (ωt + φ ) + m2 g k   m2 g è la soluzione di equilibrio dell’equazione del moto.

si scrive: F= ¡ ¢ dp dt dove F è la forza totale agente sulla particella. yCM = ∑m y i i dove mi è la massa dell’i-esima particella di coordinate (xi.     La seconda legge della dinamica.Conservazione della quantità di moto. Oppure. L’impulso di una forza che agisce per breve tempo su una particella (forza impulsiva) si definisce come: I = ∫ Fdt = p f − pi = ∆p . nella sua forma più generale. ti tf £ £ £ £ £ cioè l’impulso di una forza impulsiva è uguale alla variazione della quantità di moto della particella. zCM = ∑m z i i i M zCM = 1 M ∫ zdm M . M yCM = 1 M ∫ ydm . yi. Per un sistema di particelle o per un corpo esteso (distribuzione continua di materia) il centro di massa (CM) si definisce come: xCM = ∑m x i i i M . la quantità di moto totale è: ¦ ¦ ¦ ¦ ¥ ¤ ¤ P = ∑ mi vi = MvCM = PCM i Il teorema del centro di massa si può scrivere anche: ¡ i M . sistemi a più corpi ed urti Per una particella si definisce quantità di moto la grandezza: p = mv . M Il teorema del centro di massa (o 1a equazione cardinale della dinamica dei sistemi) è scritto come: MaCM = F ( E ) ossia il centro di massa si muove come una particella singola di massa M sulla quale agisce la stessa forza esterna risultante F ( E ) . zi) in un sistema di riferimento inerziale ed M è la massa totale del sistema. Per un sistema di particelle. nel caso di un corpo esteso: xCM = 1 M ∫ xdm .IV .

y 2mv x a O O’ A Soluzione: Il moto del centro di massa del sistema delle due parti in cui si è diviso il proiettile è la continuazione del moto del proiettile integro. Invece. Suggerimento: la quantità di moto si conserva. ma questa conservazione può non essere utile a risolvere il problema se avvengono trasformazioni di energia da cinetica a non cinetica. la quantità di moto totale resta costante (legge di conservazione della quantità di moto di un sistema isolato). Sapendo che uno dei due frammenti torna al punto di partenza ripercorrendo la traiettoria iniziale. La legge di conservazione della quantità di moto è molto utile nel trattare la classe di fenomeni noti come urti. formando un corpo unico. Problema 1 Un proiettile di massa 2m. sicchè si può considerare il sistema isolato. quando raggiunge l’apice della traiettoria esplode in due frammenti di egual massa m. determinare la posizione in cui cade l’altro e stabilire se essi toccano o meno terra nello stesso istante. lanciato dal suolo con una certa angolazione. Pertanto negli urti la quantità di moto totale si conserva. In un’urto. Anche l’energia totale si conserva. Un urto che conserva l’energia cinetica totale del sistema prende il nome di urto elastico. l’urto si dice completamente anelastico. un urto che non conserva l’energia cinetica totale del sistema si dice anelastico. Detta vx la componente orizzontale della velocità del ¨ − mv x © § dP § = F (E) 3a A’ x . I due frammenti toccano terra nello stesso istante perchè la componente verticale del moto è la stessa per entrambi.dt Quando la forza risultante esterna per un sistema è zero (sistema isolato). due o più corpi interagiscono tra loro per un tempo molto breve con una forza molto grande rispetto alle altre. Se a seguito dell’urto i due corpi restano attaccati tra loro.

L’ascissa del centro di massa soddisfa inizialmente a: . il frammento che torna al punto di partenza percorre la distanza: O’O = v x t = a mentre il frammento che prosegue percorre: O’ A’= 3v x t = 3a ed il centro di massa: O’ A = v x t = a Il frammento che prosegue cade dunque in A’ con ascissa 4a. Detto t il tempo di volo. con un estremo A a contatto con la parete del molo (figura). m = 75 kg] Suggerimento: lo spostamento della barca rispetto alla banchina è uguale a quello del centro di massa rispetto alla barca m A M L B Soluzione 1: Poichè il sistema è isolato. nel punto culminante la sua quantità di moto è orizzontale e vale 2mvx.proiettile. dove si ferma. la quantità di moto totale rimane nulla. nell’istante dell’esplosione. In questa situazione un uomo di massa m sta sulla chiatta all’altezza del suo estremo opposto B. L = 5 m. Problema 2 Una chiatta di massa M e lunghezza L è ferma in acqua tranquilla.mvx) = 3 mvx. Quindi il secondo frammento parte con velocità 3 vx. vale a dire che il centro di massa rimane fermo. Se si trascura l’attrito della chiatta sull’acqua.vx quindi la sua quantità di moto vale mvx. di quanto si allontana l’estremo A dal molo? [M = 150 kg. è .La velocità del frammento che torna indietro. e quella dell’altro frammento deve essere 2 mvx -(. senza alcun ancoraggio. Ad un certo punto l’uomo comincia a camminare ed arriva all’estremo A. rispetto alla banchina.

67 m m+M Soluzione 2: Si ricordi che il sistema è isolato (soluzione 1). l’ascissa del centro di massa soddisfa (alla fine): L  L xmg + Mg  + x  x(m + M )+ M L M 2  2 = x+ 2 = = (m + M )g m+M m+M x CM Uguagliando i secondi membri delle due equazioni si ottiene: mL + M L L M 2 = x+ 2 m+M m+M cioè: x= mL = 1.x CM L + mgL L(M + 2m ) 2 = = (m + M )g 2(M + m ) Mg Detta x l’ascissa finale di A. Posto: v1 = velocità dell’uomo rispetto alla banchina (massa m) v 2 = velocità della barca rispetto alla banchina (massa M) vale:  cioè: v2 = − m v1 M Lo spazio percorso dall’uomo è: x1 = v1 t    Mv 2 + mv1 = 0 .

Lo spazio percorso dalla barca è: x2 = ma x1 + x 2 = x1 + m x1 = L M v2 m x1 = x1 v1 M Quindi: x1 = L M = 3. vale: MV + mv = 0 Ma. il centro di massa della barca si sposta di x (distanza finale di A dalla banchina): L x M +m = t t m . Soluzione 3: Dette v la velocità (negativa) dell’uomo (che ha massa m) e V la velocità della barca(di massa M) rispetto alla banchina. detta vr la velocità dell’uomo relativa alla barca. M +m La posizione dell’uomo rispetto alla banchina è: L − x1 = 1.67 m. è: v = vr + V Quindi: m(v r + V ) = − MV v r = −V m+M m Nel tempo t in cui l’uomo percorre L con velocità relativa alla barca vr.33 m.

M +m Problema 3 Un bambino. inizialmente ferme.2] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero del sistema slitte-bambino B A Soluzione: a) Equazione del moto del centro di massa:  (m A + m B )a CM   = F (E)   con la forza esterna data dalla risultante degli attriti F (E ) = F A + FB . Qual è l’accelerazione aCM del centro di massa del sistema formato dalle due slitte? Se in un riferimento inerziale l’accelerazione aB della slitta B è in modulo doppia dell’accelerazione aA della slitta A. Quindi:   (m A + m B )a CM Essendo il problema monodimensionale: = F A + FB (m A + m B )a CM cioè:  = FA − FB . mB = 42 kg. quanto vale la forza FAB che il bambino esercita sulla fune (tensione della fune)? [mA = 50 kg.67 m. in piedi su una slitta A di massa mA.Quindi: x=L m = 1. µ d=0. avvicina a se’ una seconda slitta B di massa mB tirandola mediante una fune di massa trascurabile fissata alla slitta B. r si muovono su un piano orizzontale con coefficiente di attrito dinamico µ d ta slitte e suolo. Le due slitte.

comporta:    = m A a A + mB a B (m A + m B )a CM = (2m B − m A )a A cioè: aA = e: m A + mB a CM = 0. lo sono anche le forze: m B a B = FBA − FB  − m A a A = FA − FAB ovvero:  FBA = FB + m B a B  F AB = m A a A + F A che fornisce: F AB = FBA = 123.5 m/s2 2m B − m A a B = 2 a A = 0. nell’ipotesi a B = 2 a A .17 m/s2 (m A + m B ) (m A + m B ) b) Per definizione di centro di massa si può scrivere:   (m A + m B )a CM che. F A − FB N − NB = A µ d = 0.9 m/s2 Note le accelerazioni. un proiettile di massa m e velocità v0 che raggiunge il suolo ad una distanza D dalla base della torre (fig.a CM = da B verso A. 1).5 N Problema 4 Un cannone di massa M spara orizzontalmente. . dalla sommità di una torre di altezza h.

Trascurando la resistenza dell’aria. calcolare in termini di D la forza F orizzontale e costante che un sistema di ammortizzatori deve esercitare sul cannone affinchè. è Mv = mv0. esso arretri di un tratto d prima di fermarsi. per il rinculo. L’energia cinetica iniziale del cannone è data dal lavoro compiuto dalla forza costante nel tratto d: Fd = (mv 0 )2 2M m 2 gD 2 = 4 Mh e la forza è dunque: F= (mv 0 )2 2 Md = m 2 gD 2 4 Mhd  . Suggerimento: la quantità di moto si conserva Soluzione: h D Moto del proietto: D = v0 t   1 2 h = 2 gt Risolvendo il sistema. si trova v0: v0 = g D 2h La quantità di moto iniziale di rinculo del cannone. per la conservazione della quantità di moto.

per cui la quantità di moto si conserva. Calcolare le velocità v A e v B di ciascuna automobile prima dell’urto.7 m. Dopo l’urto. α = da est verso nord. l’automobile A viaggiava verso est.80] Suggerimento: la conservazione della quantità di moto è una relazione vettoriale y vL α vA x vB Soluzione: a) L’urto è completamente anelastico. mentre l’energia cinetica no. Il modulo v’ della velocità subito dopo l’urto.Problema 5 In un incrocio un’automobile A di massa mA urta un’automobile B di massa mB. µ 30° d  =0. I rilievi della polizia rivelano che. si calcola dalle strisciate (l’energia cinetica dopo l’urto è stata dissipata dall’attrito): " # ! . subito prima dell’urto. d = 18. vL = 90 km/h. i rottami delle due auto sono rimasti uniti ed i loro pneumatici hanno lasciato strisciate di slittamento lunghe d in direzione α prima di arrestarsi. mentre B era diretta a nord (figura). Una delle automobili superava il limite legale di velocità vL? Si supponga che le ruote di entrambe le automobili siano rimaste bloccate dopo l’urto e che il coefficiente di attrito dinamico fra le ruote bloccate e la pavimentazione sia µ d. mB = 1300 kg. [mA = 1100 kg.

appoggiato su un piano orizzontale liscio.8 m/s = 56. la conservazione della quantità di moto si scrive (per componenti): m A v A = (m A + m B )v’cos α  m B v B = (m A + m B )v’sen α da cui: vA = diretta verso est. MB = 50 g. v 0 = 5 m/s. Si supponga che l’urto sia elastico. Sapendo che dopo l’urto il corpo B rimbalza verticalmente raggiungendo l’altezza h rispetto al punto di impatto mentre A trasla sul piano di appoggio. mA + mB v’cos α = 32.9 km/h mB b) L’auto A superava il limite dei 90 km/h. di massa MA e struttura prismatica.3 m/s = 116. si determinino la direzione ed il verso del vettore v 0 . m A + mB v’sen α = 15.5 km/h mA vB = diretta verso nord. [MA = 100 kg. viene colpito da un corpo puntiforme B di massa MB e velocità v 0 . Problema 6 Il corpo A mostrato in figura. quella verticale no y . h = 80 cm] $ % & Suggerimento: la componente orizzontale della quantità di moto si conserva.(m A + m B )gµ d d = 1 (m A + m B )v’2 2 cioè: v’= 2 gµ d d = 17 m/s D’altra parte.

v0 B Soluzione: In questo problema si conservano la componente orizzontale della quantità di moto e l’energia.3° . mentre la terza equazione vale per il moto di B dopo l’urto. vale:  M B v 0 cos θ = M A v A  1 1 1 2 2 2  M B v0 = M B v B + M A v A 2 2 2 1 2  2 M B v B = M B gh ove θ è l’angolo di impatto mostrato in figura. Sostituendo la terza equazione nella seconda.863 θ = 30. per cui. si ricava: M B v 0 cos θ = M A v A  1 1 2 2  2 M B v 0 = M B gh + 2 M A v A e quindi: ' θ x A cos θ = 2 M B M A v 0 − 2 gh ( M B v0 )= 2 M A v 0 − 2 gh 2 M B v0 ( ) = 0. dette vA e vB le velocità di A e B subito dopo l’urto.

Di conseguenza. Si definisce momento d’inerzia del corpo rigido rispetto all’asse di rotazione la grandezza: ¡   I = ∑ mi Ri2 dove Ri è la distanza dall’asse del punto mi. Questo teorema afferma che il momento d’inerzia di un corpo rispetto ad un asse qualsiasi è dato da: I = I CM + Md 2 dove ICM è il momento d’inerzia rispetto all’asse parallelo a quello dato e passante per il centro di massa. Il moto traslatorio è descritto specificando quello del centro di massa. ogni suo punto è fermo rispetto agli altri. M la massa del corpo a d la distanza tra i due assi. tutti i punti del corpo rigido hanno la stessa velocità angolare: ω= e la stessa accelerazione angolare: dθ dt dω d 2θ α= = 2 dt dt Sia ω che α sono vettori con la direzione dell’asse di rotazione (preso di solito come asse z) ed il verso dato dalla regola della mano destra. Rotazione intorno ad un asse fisso. Quando un corpo rigido (idealizzato come un insieme di punti materiali le cui mutue distanze sono fisse) ruota intorno ad un asse fisso. La definizione può essere estesa ad un corpo continuo: I = ∫ R 2 dm M Uno strumento utile per la valutazione del momento d’inerzia è il teorema di Huygens-Steiner (o dell’asse parallelo). Pertanto le rotazioni li intorno ad un asse fisso si possono descrivere mediante un solo angolo θ :Se un punto ruota di θ .V . Il momento angolare (o momento della quantità di moto) Lz di un corpo in rotazione attorno all’asse fisso z è dato da: Lz = I zω Per rotazioni di un corpo rigido simmetrico attorno ad un asse di simmetria. g altri sono costretti a ruotare dello stesso angolo. il momento angolare è: 1 .Meccanica rotazionale del corpo rigido Un corpo rigido può ruotare oltre che traslare.

Queste equazioni sono analoghe a quelle del moto rettilineo uniforme in una dimensione. massa ed accelerazione: M z(E ) = d (I z ω ) = I zα dt  ¨ © ¥ ¤ § ¨ ¦ £ ¢ ¢ Se Mz(E) è costante. nella forma più semplice: dL = M (E) dt con M ( E ) momento totale delle forze esterne calcolato rispetto al polo O. il momento angolare L può non essere parallelo e concorde rispetto alla velocità angolare ω nel qual caso il corpo è in una condizione di squilibrio dinamico e la direzione del momento angolare L varia nel tempo (anche se ω è costante: è questo il caso della precessione di L ). Nei moti di rotazione attorno ad un asse fisso il concetto di forza è letteralmente sostituito da quello di momento della forza. Anche L è calcolato rispetto allo stesso polo. quello di massa dal momento d'inerzia. e l'accelerazione è quella angolare. Tra queste grandezze vige infatti un’analoga relazione che lega forza. Il teorema del momento angolare (2a equazione cardinale della dinamica dei sistemi di punti) è. allora anche α è costante e le equazioni del moto rotatorio divengono:  α = costante  ω = ω 0 + αt  1 θ = θ 0 + ω 0 t + αt 2 2 e: 2 ω 2 = ω 0 + 2α (θ − θ 0 ) dove ω 0 eθ 0 sono i valori iniziali (t = t0 = 0) della velocità angolare e dell’angolo che definisce la posizione iniziale. Il polo O deve essere fisso rispetto al riferimento scelto.L = Iω Quando un corpo rigido ruota attorno ad un asse che non è di simmetria. L’energia cinetica di rotazione di un corpo rigido che ruota attorno ad un asse fisso z è: Ec =  1 I zω 2 2 mentre il lavoro fatto dal momento M (E ) assume la forma: 2 .

Se il momento d’inerzia è costante (come per un singolo corpo rigido) la conservazione del momento angolare equivale all’affermazione che la velocità angolare ω è costante nel tempo. in cui il momento d’inerzia può variare (basta che ci siano due corpi rigidi interagenti). Il momento risultante delle forze esterne M ( E ) = ∑ ri × Fi ( E ) i    ( sarà automaticamente nullo per i sistemi isolati.   Questa è la legge di conservazione del momento angolare per un corpo in rotazione. anche se ci sono forze. Oggetti con raggio r che rotolano senza strisciare hanno la velocità angolare ω ela velocità del centro di massa vCM legate dalla relazione: v CM = rω L’energia cinetica di un corpo che rotola senza strisciare è la somma della sua energia cinetica rotazionale attorno all’asse di rotazione baricentrico e di quella traslazionale del centro di massa: Ec = 1 2 (I CM + Mr 2 )ω 2 = 1 I CM ω 2 + 1 MvCM 2 2 2  Statica del corpo rigido. Per sistemi più complessi. allora: W = Mz(E)(θ − θ 0 ) . la conservazione del momento angolare è uno strumento potente nella soluzione di problemi e può caratterizzare il sistema dinamico ad ogni istante. La statica può essere vista come un caso limite della dinamica: quello in cui "tutto è fermo". ma può essere nullo anche quando F ( E ) ≠ 0 . allora: L = costante. essendo in tal caso essenziale la scelta del polo rispetto al quale si calcolano i momenti delle forze. Il teorema lavoro – energia è dato da: W = ∫ M z( E ) dθ = E c − E c 0 θ0 θ Se il momento risultante delle forze agenti sul corpo è nullo. Nel rotolamento il moto traslatorio è combinato con quello rotatorio. cioè dL / dt = 0 .W = ∫ M z( E ) dθ θ0 θ Se Mz(E) è costante. Rototraslazione senza strisciamento. Le condizioni da applicare sono quindi due:  ) 3 .

Conviene anche scegliere un riferimento cartesiano opportuno: alle due equazioni vettoriali dell’equilibrio corrispondono sei equazioni scalari. Come cambierebbero i risultati se i pendoli fossero vincolati a ruotare attorno ad uno dei lati del quadrato? Indicare con m la massa totale del pendolo. Il polo rispetto al quale si calcolano i momenti delle forze deve essere scelto con cura. La gravità agisce come se fosse applicata al centro di massa del corpo rigido.∑F i i   (E) i =0 (E) per non avere moti di traslazione =0 ∑r × F i  i per sopprimere le rotazioni Per applicare queste condizioni è necessario conoscere non solo le forze esterne. I due quadrati sono formati: uno da quattro masse puntiformi uguali collocate nei vertici ed unite da asticelle rigide di massa trascurabile l’altro da quattro aste rigide omogenee ed uguali. onde semplificare al massimo la risoluzione del problema. Suggerimento: il periodo di un pendolo composto è: T = 2π Ip mgd con Ip momento d’inerzia del pendolo rispetto all’asse di oscillazione e d distanza del centro di massa dall’asse. Problema 1 Determinare le lunghezze dei pendoli semplici aventi medesimo periodo di oscillazione di due pendoli composti quadrati di lato l e vincolati a ruotare attorno all’asse orizzontale passante per il punto medio di uno dei lati e perpendicolare a questo lato. ma anche i loro punti di applicazione. 4 .

a) e b)): detti Ip il momento d’inerzia delle masse puntiformi e Ic quello delle aste omogenee. Il braccio della forza peso è la distanza d del centro di massa dall’asse: d= l 2 Il periodo del pendolo è:  Ip l ’p 3l = 2π = 2π T p = 2π 2g mgd g   Ic l ’c 7l  Tc = 2π = 2π = 2π  6g mgd g con Tp. si trova: 2 2  5 2 5 2 3 2 m  l   l   I p =   +   + l + l  = ml 4  2   2  4 4  4      m l2 m l2  l2 7   + m = ml 2 I c = 4 +   4 12 4 4  4 12   Per la valutazione di Ic si è prima calcolato il momento d’inerzia rispetto al centro di massa e poi si è utilizzato il teorema dell’asse parallelo. Quindi: 5 . l’c periodi e lunghezze dei pendoli semplici equivalenti. Tc. l’p.a) b) a’) Soluzione: b’) Asse perpendicolare al piano del foglio (fig.

si trova: m 1  I p = 2 l 2 = ml 2  4 2   2 2 2  I c = 2 m l + m l  + m l = 5 ml 2    4 12 4 4  4 12    Per la valutazione di Ic si è prima calcolato il momento d’inerzia rispetto al centro di massa e poi si è utilizzato il teorema dell’asse parallelo. si trovi m2 tale che il sistema sia in equilibrio 6 . l’p. Tc. come illustrato in figura. Il braccio della forza peso è la distanza d del centro di massa dall’asse: d= l 2 Il periodo del pendolo è:  Ip l ’p l = 2π = 2π T p = 2π mgd g g   Ic l ’c 5l  Tc = 2π = 2π = 2π  mgd g 6g con Tp. I fili non slittano nelle gole delle pulegge. a’) e b’)): detti Ip il momento d’inerzia delle masse puntiformi e Ic quello delle aste omogenee.3l  l ’p = 2   l ’c = 7l  6 Asse orizzontale passante per il punto medio di uno dei lati(fig. Il momento d’inerzia complessivo è I ed i raggi dei dischi sono R1 ed R2. Quindi: l ’p = l   5l l ’c = 6 Problema 2 Due corpi sono appesi mediante fili ideali a due pulegge solidali fra loro e girevoli attorno ad un asse comune. a) nota m1. l’c periodi e lunghezze dei pendoli semplici equivalenti.

si trovino l’accelerazione angolare dei dischi e le tensioni dei fili. R1 R2 m1 m2 Soluzione: a) La condizione di equilibrio è: m1 gR1 = m 2 gR2 da cui: m 2 = m1 R1 = 72 kg. R1 = 1. eliminando le accelerazioni lineari: T1 + (m1 + m3 )R1α = (m1 + m3 )g  T2 − m 2 R 2α = m 2 g  R T − R T − Iα = 0 1 1 2 2 Risolvendo il sistema.2 m. si trova: 7 . [m1 = 24 kg. m3 = 12 kg. sono: (m1 + m3 )g − T1 = (m1 + m3 )a1 T − m g = m a 2 2 2  2  R1T1 − R2T2 = Iα   a a α = 1 = 2  R1 R2 cioè. I = 40 kgm2] Suggerimento: utilizzare i momenti delle forze.b) posta delicatamente una massa m3 sopra m1.4 m. R2 = 0. R2 b) Le equazioni del moto del sistema dopo l’aggiunta di m3 sopra m1.

T = tensione del filo. h = 2 m. Verificare se al tempo t0 il magnetino è ancora attaccato al disco. F = 5 N] Suggerimento: il momento d’inerzia del magnetino è trascurabile. viene lasciata scendere. R = 0. a) Calcolare il tempo t0 affinchè la massa m percorra l’altezza h. m = 1 kg. (m + m3 )(m2 R22 + m2 R2 R1 + I ) g = 294 N T1 = 1  (m1 + m3 )R12 + m2 R22 + I   (m1 + m3 )(R1 R2 + R12 )+ I  m g = 745 N T2 = (m1 + m3 )R12 + m2 R22 + I 2   (m1 + m3 )R1 − m2 R2 g = 1. All’istante t = 0. b) Calcolare il numero corrispondente di giri compiuti dalla ruota. m0 = 0. la massa m. r = 2 cm. inizialmente in quiete. [M = 0.5 kg.01 kgm2 Equazioni del moto del sistema (a = accelerazione di m. Quando la ruota è in rotazione sul magnetino agisce la forza centrifuga. c) Sul bordo della ruota è attaccato un magnetino di massa m0 e dimensioni trascurabili che esercita una forza F sul disco.4 rad/s 2 α = 2 2 (m1 + m3 )R1 + m2 R2 + I  Problema 3 Una ruota di Prandtl (figura) è formata da un disco di raggio R e massa M e da un cilindro di raggio r e momento d’inerzia trascurabile rispetto all’asse di rotazione.01 kg. Non c’è attrito ed il filo inestensibile non slitta sull’albero.2 m. α = accelerazione angolare): 8 . M r m R Soluzione: a) Momento d’inerzia I della ruota di Prandtl: I = MR 2 = 0.

 mg − T = ma  Tr = Iα  a α = r Eliminando l’accelerazione angolare e la tensione del filo: mgr = mar + I a r cioè: mr 2 a= g mr 2 + I Dunque: t0 = 2h 2h mr 2 + I = = 3.9 giri. Perciò.5N m0 r 2 + I 9 .5 N per cui il magnetino si è già staccato. quindi non ne altera la velocità di rotazione.2 s a g mr 2 b) Il numero di giri n è fornito da un puro calcolo geometrico: n= h = 15. Si può usare anche la conservazione dell’energia:  1 1 1 1 v2 m0 gh = m 0 v 2 + Iω 2 = m0 v 2 + I 2   2 2 2 2 r  2 F = m v 0  r cioè: F = m0 2m0 ghr = 7. 2πr c) Il momento d’inerzia del magnetino è trascurabile rispetto a quello della ruota di Prandtl. la forza centrifuga agente sul magnetino è: m 0ω 2 R = m 0 (at 0 )2 R = 7.

Il filo che collega la molla. a) Calcolare l’allungamento x0 della molla in condizioni di equilibrio. di massa trascurabile. di massa trascurabile e non slitta sulla carrucola. Suggerimento: scrivere l’equazione del moto verticale della massa m e quella della rotazione del cilindro intorno all’asse fisso. la carrucola. alla massa m.Problema 4 Nel sistema indicato in figura la molla. ruota senza attrito attorno all’asse O disposto orizzontalmente. b) Calcolare il periodo delle piccole oscillazioni della massa m nel suo moto verticale. positivo verso il basso. ha costante elastica k. è inestensibile. costituita da un cilindro omogeneo di massa M e raggio R. A M R m Soluzione: Detto x lo scostamento della molla dalla posizione di equilibrio (che è anche l’allungamento della molla). si ha: mg − T (x ) = mx  [T (x ) − kx]R = Iθ  x θ = R   1 2  I = MR 2   da cui: x  (mg − mx − kx )R = I R    I = 1 MR 2  2 Questa è l’equazione dell’oscillatore armonico forzato: M + 2m x + kx = mg 2 ! !       10 . un cui estremo è fissato A.

Il periodo è perciò lo stesso dell’oscillatore libero: T = 2π 2m + M 2k Problema 5 Un corpo rigido è costituito da tre sbarrette sottili identiche di massa m e lunghezza l. essendo il corpo omogeneo. Detto I il momento d’inerzia. Suggerimento: calcolare il momento d’inerzia totale. Il corpo può ruotare attorno ad un asse orizzontale passante per una delle gambe della H. coincide con il centro geometrico e vale perciò l/2. per cui: " " x0 = mg k b) La soluzione è data dalla somma dell’oscillazione libera e della soluzione all’equilibrio x0. collegate fra loro a formare una H (figura). che. Determinare la velocità angolare del corpo nel momento in cui il piano dell’H è verticale. Partendo da fermo con la H in un piano orizzontale. vale: 1 4 I = ml 2 + ml 2 = ml 2 3 3 Allora la conservazione dell’energia si scrive: 11 . ω l l l Soluzione: Il braccio della forza gravitazionale è la distanza del centro di massa dall’asse. il corpo ruota sotto l’azione della forza peso.a) All’equilibrio x = 0.

si preme un pattino contro il suo bordo esercitando una forza radiale F. F = 130. P fermare la ruota. Quindi: Iω 2 mrω 2 µ= = = 0.fra il pattino ed il bordo della ruota? [m = 1. ω µF F ω Soluzione: Teorema dell’energia cinetica: 1 2 Iω = µFr 2πn 2 Dove I è il momento d’inerzia della ruota. il cilindretto si sposta dalla posizione iniziale e viene espulso dal 12 . qual è il coefficiente d’attrito µ . Ad un certo momento. r = 23. di massa M.3mg l 14 2 2 = ml ω 2 23 cioè: ω= 3 2 g l Problema 6 Una ruota di massa m e raggio r è assimilabile ad un disco omogeneo e ruota senza attrito in un er piano verticale attorno ad un asse fisso passante per il suo centro con una velocità angolare ω .0 cm. n = 2. Il cilindretto può scorrere senza attrito dentro al tubo. ha al suo centro un cilindretto molto corto di massa m (da considerarsi puntiforme) e diametro appena inferiore a quello del tubo.0 N.27 4πnFr 8πnF Problema 7 Un sottile tubo rigido ed omogeneo. Se prima di fermarsi la ruota compie n giri. ω =840 giri/min. per una lievissima perturbazione (vedere figura). Inizialmente il sistema ruota senza attrito con velocità angolare ω 0 intorno ad un asse verticale baricentrico.4 kg.8] Suggerimento: Calcolare il lavoro della forza di attrito e uguagliarlo alla variazione di energia cinetica della ruota.

Suggerimento:ω è chiaramente misurata in un riferimento inerziale. Ad un certo istante l’uomo comincia a correre lungo la circonferenza di raggio r con velocità v ’ rispetto alla piattaforma. qual è la velocità angolare ω fuoriesce? d tubo. girevole senza attrito attorno all’asse verticale centrale z. # z v’ $ 13 . sta fermo a distanza r dal centro un uomo di massa m (vedi figura). Determinare la velocità angolare ω con cui ruota la piattaforma. quando il cilindretto el Suggerimento: Il momento d’inerzia del tubo sottile rispetto ad un diametro centrale può essere assimilato a quello di una sbarretta rigida.tubo. ω0 r l Soluzione: Conservazione del momento angolare:  l2 Iω 0 =  I + m  4  Dove I è il momento d’inerzia del tubo: I= Ma allora: Ml 2 12  ω   ω= Iω 0 I +m l 4 2 = M ω0 M + 3m Problema 8 Su una piattaforma circolare omogenea inizialmente ferma in posizione orizzontale di massa M e raggio R. In assenza di forze esterne.

b) L’angolo totale di rotazione θ della porta dovuto all’urto. Passando ai moduli nella prima equazione: ' & v’= r (ω u + ω )   2 1 2 mr ω u − 2 MR ω = 0 Da ciò si ottiene: ω= mrv’  2 1 2   mr + MR  2   Problema 9 La porta rettangolare mostrata in figura ha massa M.5 m. La porta. viene colpita orizzontalmente da un proiettile di massa m e dimensioni trascurabili. a = 1. ad una distanza d dal suo asse di rotazione. d = 2 1 a . Mf = Nm] 3 3 Suggerimento: il momento d’inerzia della porta rispetto ad un asse parallelo a quello specificato e 1 passante per il baricentro vale I 0 = Ma 2 . v = 30 m/s. Sapendo che il momento delle forze d’attrito vale Mf. b = 2 m. inizialmente ferma. determinare: a) La velocità angolareω con cui la porta ruota subito dopo l’urto. [M = 2 kg. 12 14 . lati di lunghezza a e b ed è vincolata a ruotare in un piano verticale attorno al lato maggiore b. vale: v ’= r × (ω u − ω )   2 1 2 mr ω u − 2 MR ω = 0 % % % % con ω ed ω u di verso opposto.R r M Soluzione: Dettaω u la velocità angolare dell’uomo in un riferimento inerziale. La velocità del proiettile prima dell’urto è v ed esso si conficca nella porta. m = 50 g.

è libero di ruotare senza attrito attorno ad un asse fisso z orizzontale passante per il suo centro O.97 rad/s = 3I f a (3M + 4m ) 1 I f ω 2 = M fθ 2 Vale a dire: θ= I fω2 2M f = 2m 2 v 2 = 2. inizialmente fermo. e lo urta in un punto P 15 .18 rad (3M + 4m )M f Problema 10 Un disco omogeneo di massa M e raggio R.b d a Soluzione: Momento d’inerzia iniziale della porta rispetto all’asse b: 1 a I i = I 0 + M   = Ma 2 3 2 2 Momento d’inerzia finale (dopo l’urto) della porta rispetto all’asse b: 1  2a  I i = I 0 + M   = (3M + 4m )a 2 9  3  2 a) Conservazione del momento angolare: 2 mv a = I f ω 3 cioè: ω = mv b) Teorema dell’energia cinetica: 2a 6mv = 0. Un proiettile puntiforme di massa m viene lanciato con velocità v0 (nel piano del disco) contro il disco.

In seguito all’urto il proiettile rimbalza con velocità v’0 in una direzione che forma con la radiale in P il medesimo angolo θ . perciò scegliere come polo il punto O e tener conto del momento angolare del proiettile. determinare: c) La velocità angolareω del disco dopo l’urto.Posto che l’urto sia elastico. il rapporto delle masse si ottiene facilmente da una delle due equazioni di partenza: v 0 + v’0 m Rω = = =1 M 2 sinθ (v 0 − v ’0 ) 2 sin 2θ (v0 − v ’0 ) Problema 11 16 .2 rad/s Rsinθ b) Notaω . d) il rapporto fra la massa del proiettile m e quella del disco M. y θ P θ m R O M x Soluzione: I principi di conservazione del momento angolare e dell’energia sono:  Rmsinθ (v 0 − v’0 ) = Iω  1 1 2 2 2  2 m v 0 − v’0 = 2 Iω ( ) a) Il rapporto delle due equazioni non contiene le masse: ω= v0 + v ’0 = 46.individuato da un angolo θ . v0 = 30 m/s. θ =60°. [R = 30 cm. v’0 = 2 m/s] Suggerimento: Il sistema è formato da disco più proiettile.

Risolvendo il sistema si ottiene: 3 F0 A 17 . Trovare quanto valgono: a) l’accelerazione a c del centro di massa. scelto come verso positivo dell’asse di rotazione quello entrante nel foglio:  F0 − Fa = Ma c   1 − rF0 + RFa = 2 MRa c 1 1 1 1 1 1 1 1 Nella seconda equazione si è usata la condizione a c = Rα (rotolamento senza strisciamento). c) l’accelerazione angolare del rocchetto. 0 ( ) Suggerimento: Calcolare il momento d’inerzia totale del rocchetto. 2 Equazioni del moto del centro di massa e della rotazione attorno al centro di massa:  F0 + Fa = Ma c   1 2 r × F0 + R × Fa = MR α 2 Cioè. L’asse AA è l’asse di istantanea rotazione (figura). b) la forza di attrito radente Fa complessiva sul rocchetto (è attrito statico o dinamico?). R r r C R F0 A Soluzione 1: A . d) dire se il filo si avvolge o si svolge e perchè. Al filo avvolto sul rocchetto è applicata una forza costante F0 orizzontale. che si pensa situata sempre nel piano verticale passante per il centro di massa C del rocchetto.Un rocchetto omogeneo di massa M raggio di gola r e raggio esterno R rotola senza strisciare su un piano orizzontale.

c) L’accelerazione angolare è data dalla condizione di rotolamento senza strisciamento: 7 6 5 4 α= ac R d) Il filo si arrotola. si è usato il teorema di HuygensSteiner. mentre Fa è antiparallela a F0 . e fornisce: 2 R−r  a c = 3 MR F0    Fa = 2 r + R F0  3R Problema 12 Un bambino di massa m si sposta lungo una scala a pioli di massa M e lunghezza L. si ricava:  F0 − Fa = Ma c   3 (R − r )F0 = 2 MRa c 8 8 8 8 ( ) La soluzione del sistema è molto semplice. perchè deve rimanere teso mentre il rocchetto rotola senza strisciare. altrimenti il rocchetto striscerebbe. 8 8 8 18 .2 R−r  a c = 3 MR F0    Fa = 2 r + R F0  3R Le risposte ai quesiti a) e b) si ottengono aggiungendo che a c è parallela a F0 . Non c’è attrito su entrambe le estremità della scala. Soluzione 2: Traslazione del centro di massa e rotazione attorno al punto di contatto:  F0 + Fa = Ma c   1 2 2  − r + R × F0 =  2 MR + MR α   Per calcolare il momento d’inerzia rispetto all’asse di contatto. che è trattenuta in basso da una corda ideale orizzontale che si spezza oltre una tensione massima Tmax (figura). Inoltre l’attrito è statico. Orientando l’asse di rotazione nello stesso verso della soluzione 1 ed impiegando ancora una volta la condizione di rotolamento senza strisciamento a c = Rα .

di lunghezza l e massa M. @ N1 B mg N2 T A 9 Mg θ A Soluzione: Equilibrio delle forze e dei momenti delle forze rispetto a B:  N = T  1   N 2 = (m + M )g  L TLsinθ + m(L − d ) + M  g cosθ = N 2 L cosθ   2   a) La tensione della fune si trova risolvendo il sistema scritto sopra:  d M T =  m +  g cot θ  L 2  b) Basta uguagliare a Tmax la tensione della fune trovata in a) e risolvere in dmax:  Tmax M  d max =   mg cot θ − 2m  L    Problema 13 Un cavo ideale orizzontale (figura) sostiene un’asta uniforme.a) Qual è la tensione della corda quando il bambino dista d = L/3 dall’estremità inferiore della scala? b) Qual è la distanza massima dmax dall’estremità inferiore della scala che il bambino può raggiungere senza rompere la corda? Suggerimento: utilizzare le equazioni dell’equilibrio del corpo rigido. 19 . incernierata in A e con l’estremo B ad altezza h sopra A.

h = 4 m] 1 Suggerimento: il momento d’inerzia dell’asta rispetto all’asse passante per l’estremità è: I = Ml 2 . l = 5 m. quanto vale l’accelerazione angolare dell’asta nell’istante in cui il cavo viene tagliato? c) Quanto vale la velocità angolare dell’asta quando essa raggiunge la posizione orizzontale? [M = 50 kg.a) Quanto vale la tensione del cavo? b) Se il cavo viene tagliato. 3 y B l M A d x h Soluzione: a) Equilibrio dei momenti rispetto ad A: Mg d = Th 2 cioè: T = Mg d = 184 N 2h b) Momento d’inerzia dell’asta rispetto ad A: 1 I = Ml 2 3 L’accelerazione angolare è data da: M (E ) α= I Accelerazione angolare iniziale: α = Mg d 3gd = 2 = 1.8 rad/s2 2 I 2l 20 .

c) Conservazione dell’energia meccanica: mg Velocità angolare quando l’asta tocca terra: h 1 ml 2 2 ω = 2 2 3 ω= 3gh = 2.2 rad/s l2 21 .

Il campo elettrico Una qualunque distribuzione di cariche crea un campo elettrico nello spazio circostante. superficiale o lineare) su una carica puntiforme è ottenuta integrando gli effetti delle cariche infinitesime che costituiscono la particolare distribuzione. L’intensità del campo elettrico generato da più cariche è data dal principio di sovrapposizione: £ ¢ . il vettore campo elettrico E è definito come: E = lim £ F q0 →0 q 0 ¤ La forza che agisce su una carica puntiforme q’ posta in un dato campo elettrico E è: F = q’E ¥ ¥ Il campo elettrico generato in un punto P da una singola carica puntiforme qi nella posizione ri è: Ei = ¦ 1 qi ˆ ri 0 4πε 0 ri2 0 ˆ dove ri0 è la distanza tra la carica qi ed il punto P mentre ri 0 è il versore diretto lungo la congiungente qi e P ed orientato da qi a P. Nm 2 Quando sono presenti più cariche elettriche.99 ⋅ 10 C2 9 ε 0= costante dielettrica del vuoto = 8. Considerando una carica di prova q0 sufficientemente piccola collocata nel campo.85 ⋅ 10 −12 C2 .Elettrostatica nel vuoto Forza e carica elettrica La legge di Coulomb asserisce che la forza elettrica tra due cariche puntiformi q1 e q2 poste a distanza r12 l’una dall’altra nel vuoto è data da: F12 = k   q1 q 2 1 q1 q2 ˆ ˆ r12 = r12 2 2 4πε 0 r12 r12 Nm 2 con k = costante elettrostatica = 8. vale il principio di sovrapposizione: F = ∑ Fi i ¡ ¡ La forza esercitata da una distribuzione continua di cariche (volumetrica.VI .

Per una distribuzione continua finita di carica: V= dq 1 ∫r 4πε 0 Q Se la distribuzione di carica non è finita non si deve usare la formula sopra. Potenziale elettrico Il campo generato da una carica puntiforme è centrale e pertanto conservativo. perchè in essa è implicito che il potenziale all’infinito è nullo. nel caso del piano indefinito uniformemente carico).E = ∑ Ei i Il campo generato da una distribuzione continua di cariche. il potenziale è dato da: V =∑ i 1 qi 4πε 0 ri 0 dove la somma è estesa a tutte le cariche ed ri0 è la distanza dell’i-esima carica dal punto P dove si deve calcolare il potenziale. Il potenziale elettrico alla distanza r da una carica puntiforme q situata nell’origine è dato da: © V = 1 q 4πε 0 r se si assegna il valore zero al potenziale a distanza infinita. Per un sistema di cariche puntiformi. si ottiene invece per integrazione. il campo elettrico può essere determinato tramite: E = − gradV = −∇V  La legge di Gauss Il flusso elettrico dovuto al campo elettrico E che attraversa una superficie qualsiasi è: ˆ φ (E ) = ∫ E ⋅ u n dΣ Σ    § § . Se è noto il potenziale. si può dunque introdurre il concetto di differenza di potenziale: VB − V A = − ∫ E ⋅ dl γA B ¨ ¨ con E campo elettrico creato dalla carica puntiforme e γ u qualunque linea tra A e B immersa nel na campo. Si deve pertanto ricorrere alla definizione di differenza di potenziale (p. es.

y . diversamente dalla legge di Coulomb. se non presenta cavità non conduttrici contenenti una carica.y. vale anche per campi non statici. Un conduttore. può avere una carica solo sulla superficie esterna. V(x.z). j 0 ij i≠ j che può essere riscritta come: Ue = 1 ∑ qi v i 2 i dove vi rappresenta il potenziale generato nella posizione della carica qi da tutte le altre cariche.z) rappresenta il potenziale in (x.z). z ) (x. La legge di Gauss è anche uno strumento potente per determinare i campi elettrici dovuti a distribuzioni di carica con un elevato grado di simmetria. Si può anche scrivere: Ue = ∫ ε0E 2 dτ = ∫ u e dτ 2 .z) rappresenta la densità di carica.y.y.y. Il campo elettrostatico immediatamente fuori da un conduttore è perpendicolare alla superficie e assume il valore σ/2ε0. dove σ è la densità superficiale di carica locale (che non è necessariamente costante) E=  σ ˆ un 2ε 0 3. dτ l’elemento di volume intorno al punto (x. Il campo elettrostatico all’interno di un conduttore è nullo 2.La legge di Gauss lega il flusso elettrico attraverso una superficie chiusa alla carica totale racchiusa nella superficie stessa: ˆ φ (E ) = ∫ E ⋅ u n dΣ = Σ   qint ε0 La legge di Gauss è equivalente alla legge di Coulomb per interazioni statiche ma. y . I conduttori 1. Energia potenziale elettrostatica di un sistema di cariche L’energia potenziale di un sistema di cariche puntiformi è: Ue = qi q 1 ∑ 4πε jr 2 i. z )dτ V 2∫ t dove ρ (x. Quando si ha a che fare con un sistema macroscopico continuo si scriverà l’integrale: Ue = 1 ρ (x.

.. Condensatori I condensatori sono dispositivi per l’accumulo di carica elettrica e di energia e consistono tipicamente di due conduttori con cariche uguali ed opposte q (induzione completa).dove l’integrale indefinito è esteso a tutto lo spazio e: ε0E 2 ue = 2 è la densità di energia elettrostatica. + C1 C 2 Cn Problema 1 Considerate tre cariche positive uguali di valore q poste ai vertici di un triangolo equilatero di lato s (vedere figura). b) Il campo elettrico totale E0 nel punto medio della base A. c) Il campo elettrico e il potenziale nel punto C in cui si intersecano le bisettrici dei tre angoli del triangolo. Indicando con∆ V la differenza di potenziale... Suggerimento: Si ricordi che per le forze ed i campi elettrici vale il principio di sovrapposizione. la capacità di un condensatore è definita come: C= Q ∆V L’energia potenziale accumulata in un condensatore può essere scritta come: Ue = V 2 qV q2 =C = 2C 2 2 Condensatori collegati in parallelo equivalgono ad un unico condensatore con capacità: C = C1 + C2 + . . + Cn Condensatori collegati in serie equivalgono ad un unico condensatore con capacità data da: C= 1 1 1 + + ... determinare: a) La forza che agisce sulla carica che si trova nel vertice B..

B

s

C

q

A

q

Soluzione: a) La forza è la risultante di quelle esercitate dalle altre due cariche:

π 1 q2  F = F1 + F2 = F1 21 + cos  = 3F1 = 3 4πε 0 s 2 3 
b) Il campo elettrico in A è dato solo da quello generato dalla carica in B perchè le altre due generano campi uguali ed opposti: 
  

E0 = 

1 4πε 0

q2  3  s   2   
2 2

j=

1 q2 j 3πε 0 s 2

dove si è tenuto conto che AB è l’altezza del triangolo equilatero e si è indicato con j il versore da A verso B. c) C è equidistante dalle tre cariche. Il campo elettrico in C è nullo per simmetria, mentre il potenziale è il triplo di quello generato da una sola carica:

V=

3 q 3 3 q = 4πε 0 s 4πε 0 s 3

Ove s / 3 è la distanza BC.

Problema 2 Due piccole sfere cariche sono appese a due corde di ugual lunghezza l (come in figura), che formano due piccoli angoli θ 1eθ 2c la verticale. on a) Assumendo per le cariche q1 = Q, q2 = 2Q e per le masse m1 = m2 = m, si determini il rapporto θ 1/ 2. θ 

b) Assumendo ancora per le cariche q1 = Q, q2 = 2Q ma per le masse m1 = m, m2 = 2m, si ridetermini il rapportoθ 1/θ 2. c) Si determini sia nel caso a) che nel caso b) la distanza d tra le due sfere cariche in funzione delle grandezze note.

Suggerimento: Usare le approssimazioni valide per piccoli angoli.

l
−F
!

θ 1θ

2

l
F

m2 g

Soluzione: La tensione di ciascuna corda bilancia la componente lungo la corda di tutte le altre forze, quindi non resta che bilanciare le componenti ortogonali alla corda della forza di gravità e di quella elettrica agenti su ciascuna carica. La forza elettrica vale in tutti i casi: F= 1 2Q 2 4πε 0 d 2

a) Essendo m1 = m2 = m, in base alla figura si trova facilmente che:

mg sen θ 1 = F cosθ 1  mg sen θ 2 = F cosθ 2
cioè: tan θ 1 = tan θ 2 = da cui: F mg

θ1 = θ 2
b) Essendo m1 = m ed m2 = 2m, si ha che: 

m1 g 

mg sen θ 1 = F cosθ 1  2mg sen θ 2 = F cosθ 2
cioè:

θ 1 tan θ 1 ≈ =2 θ 2 tan θ 2
ove si è tenuto conto che gli angoli sono piccoli. c) La distanza è data da:

d = l (sen θ 1 + sen θ 2 ) ≈ l (tan θ 1 + tan θ 2 ) ≈ l (θ 1 + θ 2 )
dunque, per m1 = m2 = m è: d ≈ 2l cioè: d =3 dunque, per m1 = m ed m2 = 2m è: d ≈l cioè: lQ 2 3 d= mg 4πε 0
3

F 2l 1 2Q 2 = mg mg 4πε 0 d 2

lQ 2 1 mg πε 0

F  1 3 F 3 l 1 2Q 2 = 1 +  = l mg  2  2 mg 2 mg 4πε 0 d 2

Problema 3 Una sferetta puntiforme di massa m e carica q è sospesa ad un punto O mediante un filo lungo l, in edere figura). prossimità di una distribuzione piana infinita di cariche con densità superficiale σ (v d) Calcolare la distanza di equilibrio d1 della sferetta dal piano carico sapendo che la distanza fra il piano carico ed il punto O è d. e) Calcolare la distanza di equilibrio d2 della sferetta dal piano carico nel caso in cui venga posto un secondo piano con densità superficiale -σ in posizione speculare.

f) Come varia d2 se si raddoppia la distanza del piano carico negativamente dal punto O? [m = 10 g; q = -2 µC; l = 10 cm; σ =86,7 pC/cm2; d = 10 cm; ε = 8,85 10-12 C2N-1m-2]

0

Suggerimento: la tensione del filo assume qualsiasi valore necessario affinchè il filo non si allunghi

+ + + + + + + + + +

O l

θ
d1

d

d Soluzione:

a) La forza elettrica F è orizzontale, mentre il peso è verticale: la loro risultante deve essere diretta lungo il filo, cioè forma un angolo θ con la verticale, cioè con il peso. Dunque:
F σ q = tan θ = =1 mg 2ε 0 mg

Dalla geometria del problema si ricava:

d 1 = d − l sen θ = d − l

tan θ 1 + tan 2 θ

= 2,93 cm.

a b) Il campo raddoppia, dunque anche la forza elettrica e la tangente di θ rddoppiano. Quindi: d2 = d − l 2 1+ 4 = d −l 2 5 = 1,06 cm.

c) Il campo generato da un piano carico indefinito è indipendente dalla distanza. Perciò spostando il piano non cambia nulla.

Problema 4

Tre piani indefiniti paralleli sono uniformemente carichi con densità superficiale σ 1 = σ , σ 22 - , σ = σ 3 = σ (vedere figura). Determinare il campo elettrostatico nello spazio esterno ai piani e nelle intercapedini tra i piani. [ = 88,6 nC/m2; d = 10 cm; ε 0=8,86 10-12 C2N-1m-2] σ Suggerimento: il campo elettrico generato da un piano indefinito uniformemente carico è: σ ˆ ˆ E = n , con n versore normale al piano. ε0
"

P1

σ1 + + + + + + + + + +

σ
-

2

σ

3

P2

P3

+ + + + + + + + + +

P4

Soluzione: Prendendo come positivo il verso dell’asse disegnato in figura, basta eseguire le somme algebriche dei campi dei vari piani: 1. In P1 e P4 il campo è nullo. 2. In P2 è:
E=

σ = 10 kV/m ε0

3. In P3 è:

E=−

σ = -10 kV/m ε0

Problema 5 Il campo elettrico E è uniforme in tutti i punti del piano (x, y) come in figura. a) Dimostrare che detto campo è conservativo.
#

b) Calcolare la differenza di potenziale fra i punti A e B ed il lavoro compiuto per spostare la carica negativa -q dal punto A al punto B. c) Determinare se l’energia potenziale calcolata in A è diversa da quella in B e se UA – UB è positivo o negativo.

Suggerimento: per dimostrare che il campo elettrico è conservativo, si può usare sia la condizione di circuitazione nulla, sia quella di rotore nullo.

y B
%

E
-q 45° A Soluzione: a) La forza elettrica F è orizzontale e costante, quindi il lavoro è il prodotto di F per la componente orizzontale dello spostamento totale ed è positivo quando ci si sposta nel verso positivo delle x, negativo quando ci si sposta nel verso opposto. Se si calcola la circuitazione, lo spostamento totale è a nullo priori, quindi la circuitazione è nulla. Ergo il campo è conservativo. b) Detta d la distanza AB, per quanto osservato nel punto a), essendo il potenziale il lavoro per unità di carica, si ricava: VB – VA = Edcos 45° = Ed . 2
$

x

Il lavoro dal punto A al punto B è semplicemente il prodotto della differenza di potenziale per la carica: WAB = -q (VB – VA) = -qEdcos 45° = − qEd . 2

c) Per introdurre l’energia potenziale occorre fissare un’ascissa di riferimento. Prendendo per semplicità quella del punto A, è evidente che, mentre UA è nulla, UB è uguale a WAB, quindi negativa. Pertanto, UA – UB è positivo (la carica è negativa).

. V = 200 V..... Dopo aver subito questa accelerazione esso viene fatto passare attraverso due piastre piane parallele orizzontali lunghe l e poste alla distanza d. La velocità v 0 all’ingresso delle due piastre (x = 0) è data dalla conservazione dell’energia nel cannone elettronico: & 1 2 mv 0 = eVc 2 cioè: v0 = con v0 diretta lungo l’asse x.-....x Soluzione: Le due piastre sono lunghe rispetto alla loro distanza.. e/m elettrone = 1. fra le quali è mantenuta una differenza di potenziale V (figura).5 106 m/s m .. 2e Vc = 82. perciò si può approssimare il campo elettrico fra di esse con quello (uniforme) dovuto a piastre infinite e dato da V/d. a) Nel riferimento della figura. qual è il valore di y0 tale che gli elettroni sfiorino l’estremità della piastra positiva quando escono dalle piastre stesse? b) Con quale angoloθ si muovono gli elettroni dopo aver attraversato le piastre? [Vc = 20 kV..Problema 6 In un tubo catodico. l = 6 cm...7 1011 C/kg] Suggerimento: si trascurino la forza di gravità e la velocità dell’elettrone quando parte dal filamento del tubo catodico.. y l y0 v0 ' θ + + + + + + + + + ++ + + + + d . d = 1 cm.. un elettrone è accelerato orizzontalmente da una differenza di potenziale Vc.-.

a) Il moto fra le due piastre ha la componente x uniforme di velocità v 0 e la componente x uniformemente accelerata con accelerazione: a= eV . Suggerimento: si ricordi che 0 = ρ -ρ .03 = 2 m d v 0 2Vc d Con un simile valore. all’interno della quale c’è il vuoto. O1 . ) .9 mm v  Vc 4 d 0   2 b) La tangente diθ è data dal rapporto delle componenti della velocità all’uscita dalle piastre.θ è circa uguale alla sua tangente. Problema 7 In una sfera uniformemente carica con densità ρ e centro in O1. rappresentato in figura b) nel centro O2 della cavità. md Perciò y0 è la distanza percorsa in direzione y nel tempo impiegato a percorrere una distanza l in direzione x: 1 eV y0 = 2md  l  V l2   = = 0. La componente x è ancora v0. con superficie tangente alla superficie esterna e passante per O1. Determinare l’espressione della forza F esercitata su una carica puntiforme q posta: a) nel punto P a distanza D da O1. è praticata una cavità sferica di centro O2. mentre la componente y è quella raggiunta nel tempo di volo l/v0: vy = eV l m d v0 Dunque la tangente diθ è: tan θ = vy v0 = eV l V l = 0. O .P 2 ( .

a) Per il punto esterno P.ρ . le due distribuzioni sferiche sono equivalenti a due cariche puntiformi Q1 e Q2 poste nei loro centri O1 ed O2: 4  Q1 = πρR 3  3   3 Q = − 4 πρ  R  = − Q1    2 3 2 8 Le distanze da P sono ovviamente D e D . C.R/2. per cui la forza vale: F= ρq ˆ RP 6ε 0 perchè la distanza dei centri è R/2. Calcolare il campo elettrostatico E nei punti O. piena più una cavità riempita di cariche negative di densità uniforme .Soluzione: Occorre usare il principio di sovrapposizione con un po’ di originalità: come detto nel suggerimento. quindi c’è solo il campo generato dalla sfera grande. 3 2 . 0 = ρ +(. per cui la forza richiesta vale:     ˆ qQ1  1 1 1  P = q ρR 3  1 − ˆ − P F=  2 2 2 2  4πε 0  D 3ε 0 2(2 D − R )  R   D 8 D −    2    ˆ dove P è il versore orientato da O1 a P.ρ )vale a dire che la sfera con una cavità vuota è equivalente ad una sfera . 0 b) Dentro una sfera di densità di carica costante. che presenta una cavità sferica (raggio r = R/4) come in figura. ed A. il campo elettrico è: 1 E= 1 ρ r 3ε 0 Ma O2 è il centro della sfera piccola. Problema 8 Si consideri una distribuzione sferica omogenea (raggio R) di cariche positive (carica totale Q).

C .A . R O .Suggerimento: si ricordi la sovrapposizione degli effetti. Dunque nei tre punti richiesti il campo è parallelo all’asse x e: a) in O: E= 4 − ρr 4 Q ˆ ˆ x x=− 21 πε 0 R 2 3ε 0 b) in C: E= 5 ρr 4 Q ˆ ˆ x= x 21 πε 0 R 2 3ε 0 c) in A:  ρ 2r ρr E=  3ε − 3ε 0  0 6  4 Q ˆ x =  ˆ 21 πε R 2 x 0  Problema 9 . r x Soluzione: Densità di carica: ρ= Q 4 π (R 3 − r 3 ) 3 = Q 4  3 R  πR −  3  64    3 = 48 Q 63 πR 3 Per il principio di sovrapposizione. il sistema è equivalente a due sfere piene di densità di carica ρ e raggio R e densità di carica -ρ eraggio r.

Determinare: a) l’energia potenziale elettrostatica di questa distribuzione di carica b) il lavoro da compiere sul sistema per portare una quarta particella.Tre particelle di carica q sono poste in tre dei vertici di un rombo avente i lati e la diagonale minore di lunghezza a (figura). Problema 10 . uscente dal vertice carico. distanza r dalla carica vale V = 4πε 0 r q a q a q Soluzione: a) Basta sommare le energie potenziali dovuti alle tre coppie di cariche puntiformi: q2 Ue = 3 4πε 0 a b) E’ semplicemente il prodotto della quarta carica per il potenziale generato dalle tre cariche puntiformi nel quarto vertice. con la condizione V∞ = 0 per r → ∞ . 7 Suggerimento: si ricordi che il potenziale generato da una carica puntiforme q in un punto P a q . pure di carica q. dall’infinito fino al vertice libero del rombo c) il valore del campo elettrico E nel quarto vertice. cambiato di segno:  q  1  q q q2  =− + + W = − q 2 +   4πε a 4πε a 4πε a 3  4πε 0 a  3 0 0 0   c) Basta sommare vettorialmente i campi dovuti alle tre cariche puntiformi:  3 q q + E = 2 2  2 4πε a 4πε 0 3a 2 0  8 ˆ q 3 3 +1 ˆ d = d  3 4πε 0 a 2  ˆ ove d è il versore diretto come la diagonale maggiore.

9 cm: 2 3 . Il dipolo risultante si d può considerare posto nel baricentro geometrico del triangolo xb = 0. y A @ 9 p cos α .73 10-7 Cm perchè è la somma di due dipoli uguali diretti come i lati obliqui del triangolo. y0 = 40 cm] Suggerimento: si ricordi che il potenziale generato da un dipolo a distanza r >> d vale V = con p momento di dipolo e α a ngolo formato da p e r . = 1.3 kV 2 4πε 0 0 d  2    + y0    2   b) Il momento di dipolo totale è parallelo all’asse y. mentre la carica q3 è positiva e vale q3 = 2q. 4πε 0 r 2 . e vale: p = qd 3 . q = 1 µC. [d = 10 cm. Le cariche q1 e q2 sono negative e valgono q1 = q2 = -q.P d 0 q3 d q1 Soluzione: d q2 x a) Il potenziale elettrico è la somma di quelli generati dalle tre cariche: V0 = q1 d  2 4πε 0   + y 0 2  2 + q2 d  2 4πε 0   + y 0 2  2 + q3 4πε 0 (y 0 − d ) cioè:     2q  1 1  V0 =  (y − d ) −  = 15. Calcolare il potenziale elettrico V0 nel punto P0 di coordinate x0 e y0 sia direttamente sia nell’approssimazione di dipolo. x0 = 0. yb = = 2.Tre cariche puntiformi sono nei vertici di un triangolo equilatero di lato d.

+σ + + + + + + + + + + L Soluzione: d - −σ ll’altra a) La densità di carica è +σ sulla faccia della lastra rivolta verso l’armatura negativa. parallelamente ad esse(figura). Una lastra piana conduttrice viene inserita tra le armature del condensatore. con la differenza di potenziale di una serie di due condensatori (caricati con la stessa carica di quello originario) di capacità .3 kV Problema 11 La distanza tra le armature di un condensatore piano carico (densità di carica superficiale σ ) disconnesso dalla batteria è L. -σ su faccia.V0 = p d   4πε 0  y 0 −  2 3  2 = qd 3 d   4πε 0  y 0 −  2 3  2 = 11. b)Dobbiamo confrontare la differenza di potenziale di un condensatore di capacità: C = ε0 S L dove S è la superficie di un’armatura. c) Quanto vale la densità di carica indotta sulla superficie della lastra? d) Di quanto varia percentualmente la differenza di potenziale tra le armature del condensatore dopo che la lastra metallica è stata introdotta? Suggerimento: si ricordi la formula dei condensatori collegati in serie. la lastra è elettricamente neutra. Lo spessore della lastra è d < L.

... me = 9. un protone (massa mp) si stacca.67 10-27 kg] ∆ Suggerimento: si trascurino la forza di gravità e l’interazione tra le cariche. Nell’istante in cui un elettrone (massa me) si stacca. d = 4 cm.C1 = ε 0 S S e C2 = ε 0 L1 L2 rispettivamente (L1 e L2 sono ovviamente le larghezze dei due condensatori). mp = 1. L distanza tra le a armature è d. con velocità iniziale nulla. dall’armatura di carica negativa. da quella di carica positiva (figura).-.m e d mp + + + + + + + + + ++ + + + + x ... Dunque: q q ε0S ε0S − − ∆Vs − ∆V C s C L−d = −d = = L q ε0S L ∆V C L−d vale a dire che la differenza di potenziale diminuisce in percentuale sul valore iniziale.. Determinare: c) il rapporto tra le velocità delle due particelle quando urtano le armature d) a quale distanza y dall’armatura positiva le due cariche si incrociano.. y ..-.. [ V = 1600 V.11 10-31 kg. con velocità iniziale pure nulla... La capacità serie è: Cs = ε0S C1C 2 = C1 + C 2 L1 + L2 con la condizione L1 + L2 = L − d ..... Problema 12 Tra le armature di un condensatore piano è applicata una differenza di ∆ V.

e: ap = per il protone. e e ∆V E= mp me d a) Applicando la formula che lega la velocità di un moto rettilineo uniformemente accelerato alla posizione.8 b) Equazioni del moto delle due particelle: 1  2  ye = 2 aet + d    y p = 1 a pt 2  2 Le particelle si incrociano quando ye = yp. cioè: t= ap me 1 2d 2d . yp = ap = d= d = 22 µm. si ha: v e = 2 a e d   v p = 2 a p d da cui: ve = vp ae = ap mp me = 42. a p − ae 2 a p − ae a p − ae m p + me .Soluzione: Campo elettrico: E= ∆V d Accelerazioni: ae = e ∆V −e E=− me me d per l’elettrone.

(1). (2) 4πε o r 2 1 2 p cosθ 1 p sin θ Er = . Energia potenziale U di un dipolo puntiforme in campo esterno U = −p⋅E . ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ (4) (5) (6) Commenti. Potenziale V e campo elettrico E creati da un dipolo puntiforme: 1 p cosθ V = . E⊥ = (3) 3 4πε o 4πε o r 3 r                     (dipolo puntiforme è ovviamente un’astrazione: le (2) e (3) vengono usate in pratica quando a è trascurabile rispetto ad r e diventano rigorose nel limite a / r → 0 ).CAPITOLO 1 DIPOLI ELETTRICI E DIELETTRICI Dipoli elettrici Momento di dipolo elettrico di due cariche puntiformi q1 = − q e q 2 = + q poste in r1 ed r2 = r1 + a : p = q1r1 + q 2 r2 ⇒ p = qa . Per mostrarlo ricaviamo la (4) scrivendo U come somma delle energie potenziali delle cariche: 1 . (5) e (6) osserviamo che: 1) applicarle a dipoli con a finito equivale a trascurare i termini contenenti a2. z. il suo momento di dipolo elettrico risulta indipendente dall’origine degli assi coordinati. y . per quanto riguarda le equazioni (4). Momento τ e risultante R delle forze esercitate dal campo: τ = p× E Ri = p ⋅ gradE i . In pratica i dipoli hanno dimensioni finite. i = x . (1’) L’equazione (1) si estende immediatamente ad un sistema costituito da un numero qualsiasi di cariche: se il sistema è complessivamente neutro.

conviene calcolare il campo E e la risultante R al centro C del dipolo. Se la polarizzazione non è uniforme è presente anche una carica di volume con densità: ρ P = − divP . (12) La densità di energia del campo elettrico all’interno di un dielettrico è: § ¦ ¥ ¦ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ (9) (10) 2 . Induzione dielettrica ( o spostamento elettrico o densità di flusso elettrico): D = εo E + P Costante dielettrica relativa o permettività relativa: εr = 1 + χ Relazioni utili Sulla superficie di un corpo polarizzato è presente una carica di polarizzazione con densità superficiale: σP = P ⋅n (11) dove n è il versore normale alla superficie rivolto verso l’esterno.definizioni I materiali isolanti (o dielettrici) si polarizzano in presenza di un campo elettrico. 3) Osserviamo infine che su scala macroscopica una molecola può essere considerata puntiforme e che nell’approssimazione di dipolo puntiforme il campo creato dal dipolo e le forze esercitate sul dipolo da un campo esterno dipendono unicamente da p : non è quindi necessario conoscere l’esatta distribuzione delle cariche. Se la molecola è ionizzata occorre anche conoscere la sua carica q: su scala macroscopica sia q che p possono essere considerati puntiformi. Le (5) e (6) si ricavano in modo analogo.U = −qV (r1 ) + qV (r1 + a ) = q[V (r1 + a ) − V (r1 )] = q[ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ∂V ∂V ∂V ax + ay + a + O(a 2 )] ∂x 1 ∂y 1 ∂z 1 z ≅ q gradV ⋅ a = qa ⋅ ( − E ) = − p ⋅ E . ¤ ¤ ¤ ¤ £ £ ¤ £ £ £ £ ¢ Dielettrici . ricordando che un campo elettrico applica ad una generica carica q posta in r la forza F = qE (r ) . Si definisce polarizzazione il momento di dipolo per unità di volume: ∑ pi P= (7) ∆v dove pi è il momento di dipolo della generica molecola presente nel volume ∆v . 2) Nell’espressione τ = p × E . e supporre che la forza R sia applicata in C. Se il mezzo è isotropo P risulta parallelo e concorde con E : P = ε o χE (8) dove χ è una grandezza adimensionata detta suscettività elettrica (o dielettrica) del mezzo.

¨ ¨ Nella definizione di capacità C=q/V di un condensatorre. Dalle (3) si ottiene immediatamente: 1 2p . q è la sola carica presente sulle armature conduttrici.uE = ¨ 1 εo εr E 2 2 ¨ (13) Dalle equazioni (8). 0). y. b) Il momento τ e la risultante R delle forze esercitate dalla carica q sul dipolo. Problema 1 Si consideri il sistema costituito da una carica q e positiva posta nell’origine O di un sistema cartesiano e da un dipolo elettrico puntiforme di momento p = px . b) per il calcolo di τ è sufficiente calcolare il campo elettrico E creato dalla carica q nel punto A. E⊥ = 0 . Er = − 4πε o a 3  ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ © ¨ ¨ ¨ ¨ 3 ¨ ¨ (15) (15’) . è necessario conoscere E anche nei punti vicini ad A. θ è l’angolo fra p e il vettore r che va dal dipolo al punto considerato. Suggerimenti. Solo dopo aver ricavato le derivate si possono sostituire (x. che definiscono il campo E creato da un dipolo in un generico punto. per il calcolo di R . z). 0. Per valutare θ nell’ Eq. z) con i loro valori in A. qp quella di polarizzazione. anche se al suo interno sono presenti cariche di polarizzazione.3 si faccia attenzione al verso di r . posto nel punto A=(a. Si calcoli: a) La forza F esercitata dal dipolo su q. dove E è il campo elettrico creato dal dipolo nel punto in cui si trova la carica. y. (9) e (10) si deduce: (14) D = ε o εr E . Soluzione: a) Nelle equazioni (3). Quando si applica la legge di Gauss in presenza di dielettrici occorre tenere anche conto delle cariche di polarizzazione: ε o ∫ E ⋅ dS = q + q p dove q è la carica presente sui conduttori (carica libera). Sia p che r sono paralleli all’asse x ma hanno versi opposti. cioè in pratica esprimere le componenti di E in funzione delle coordinate cartesiane di un generico punto P=(x. che dipende dalle derivate di E . È però possibile scrivere la legge di Gauss nella forma equivalente: ∫ D ⋅ dS = q dove non compare la carica di polarizzazione. a) F = qE . quindi θ = π .

Il vettore E e la forza F = qE sono paralleli ad r ma hanno verso opposto, perché Er è negativo. La forza è quindi attrattiva ed ha modulo 2 pq . F= 4πε o a 3 b) Il campo E creato dalla carica q nel punto A è parallelo a p , quindi: τ = p× E = 0 
       

Per il calcolo della risultante R occorre calcolare E in un generico punto P=(x, y, z). Poichè la carica q che crea il campo è nell’origine degli assi, si ha semplicemente; 1 q E= r 4πε o r 3 dove r = ( x , y , z ), r = ( x 2 + y 2 + z 2 )1/2 . Si ottiene: q x Ex = 2 2 4πε0 ( x + y + z 2 )3/ 2 
      

∂ Ex ∂ Ex   ∂ Ex Rx = p ⋅ gradE x = px ⋅  x+ y+ z = ∂y ∂z   ∂x
. ∂ Ex 1 3 pq  x  = p = − ⋅ 2 x ∂x 4πε o  ( x 2 + y 2 + z 2 ) 3/ 2 2 ( x 2 + y 2 + z 2 ) 5/ 2    Possiamo ora sostituire le generiche coordinate (x, y, z) con i loro valori in A. Si ottiene: 3 2 pq pq  1 . Rx =  3 − 3 = − 4πε o  a 4πε o a 3 a  Con calcoli analoghi si trova: 

Ry = Rz = 0. La risultante delle forze agenti sul dipolo

elettrico è opposta alla forza F calcolata in a), in accordo con il principio di azione e reazione.
Commenti. Il calcolo qui svolto spiega il fatto che un corpo elettricamente carico (la carica q) attira i corpi circostanti elettricamente neutri: il campo E creato da q polarizza il corpo ed attrae il dipolo p così creato. La forza risulta attrattiva anche se q è negativa perché cambiano segno sia q che p. Più in generale la forza esercitata da un campo E su un dielettrico è tale da portarlo dove il campo è più intenso. 
 

4  

Problema 2 Su un tavolo è appoggiato un corpuscolo di volume v, elettricamente neutro ed isolante, costituito da un materiale isotropo di densità ρ . Al di sopra del corpuscolo e sulla sua verticale è posta una carica q praticamente puntiforme. Quando la distanza fra carica e corpuscolo è inferiore ad un valore limite d, il corpuscolo si solleva. Si calcoli la costante dielettrica del materiale. [ ρ = 2 g / cm 3 ; d = 1 cm; q = 10 −8 C ; accelerazione di gravità g = 9.8 m / s −2 ] Suggerimento. L’attrazione elettrostatica fra carica e corpuscolo è dovuta alla polarizzazione di quest’ultimo, indotta dal campo elettrico creato dalla carica. Alla distanza d la forza di attrazione elettrostatica Fe è uguale ed opposta alla forza peso Fp . Si consiglia di risolvere prima il Problema 1, e di calcolare nell’ordine il campo E creato da q, la polarizzazione P del materiale, la forza Fe ; uguagliando Fe ad Fp si ottiene la suscettività χ = ε r − 1 del materiale. Per il calcolo numerico si utilizzino unità del S.I.. Soluzione: Il campo elettrico creato da qo alla distanza d ha modulo: 1 q E= . 4π ε o d 2 La polarizzazione indotta nel materiale ha modulo P = χ ε o E , ed il suo momento di dipolo dielettrico ha modulo: χ qv p = Pv = χ ε o Ev = . 4π d 2 La forza elettrostatica ha modulo (v. Problema 1): 2qp 2q χ qv Fe = , 3 = 3 4πε o d 4πε o d 4π d 2 e la forza peso ha modulo Fp = mg = ρ vg . Uguagliando Fe ad Fp si ottiene: 
     

ρ g ⋅ 4πεo ⋅ 4π d 5 χ ≡ εr − 1 = = 2q 2
2 ⋅ 10 3 ⋅ 9.8 (1 / 9 ⋅ 10 − 9 ) ⋅ 12.6 ⋅ 10 −10 = = 13.72. 2 ⋅ 10 −16
Commenti. La misura di forze in campi non uniformi costituisce uno dei fondamentali metodi di misura della suscetticvità elettrica χ e della suscettività magnetica χ m ; per χ (ed ε r ) è però di norma preferibile ricorrere a misure di capacità.

5

Problema 3 Un corpo uniformemente polarizzato, con polarizzazione P = P x , ha la forma di un cilindro molto sottile, di sezione S (v. Figura). a) Si calcoli la forza dF esercitata sulla carica q, posta in x = 0 , da un elemento infinitesimo del cilindro, di lunghezza dx. b) Si mostri che la forza F esercitata su q dall’intero cilindro è uguale a quella che esercitano due cariche poste alle sue estremità x1 e x2 del cilindro e si calcolino i valori q1 e q2 di queste cariche. 
  

Suggerimento. Per quanto riguarda la domanda a), questo problema è una semplice variante del Problema 1: occorre solo valutare il momento di dipolo elettrico dp del tratto dx di cilindro. La domanda b) richiede l’integrazione della forza dF calcolata in a). Soluzione: a) Dalla definizione di P si ottiene: dp = Pdv = Px ⋅ Sdx . La forza dF è (si veda il Problema 1, punto a): 2q ⋅ dp 1 2qPx S dx dF = 3 = 4πε o 4π ε o x x3 dove x è l’ascissa dell’elemento considerato. b) 
         

F = ∫ dF =
1

2

2qPS 2 dx x = 4πε o ∫1 x 3 x 

x

1  PSq PSq  + 2  x. − 4πε o  r12 r2  Due cariche q1 = − PS e q 2 = + PS poste in x1 ed x2 esercitano una forza identica. =
Commenti. 1) Si noti il simbolismo usato per indicare differenziali e limiti di integrazione, ed il fatto che il versore x può essere portato fuori dall’integrale perché costante rispetto alla variabile di integrazione. 2) Le cariche q1 e q2 sono evidentemente le cariche di polarizzazione, ed hanno densità superficiale - P e +P rispettivamente.   

6

    Soluzione: a) In un corpo uniformemente polarizzato le cariche di polarizzazione di volume sono nulle e quelle di superficie hanno densità σ = P ⋅ n . σ = + P sulla base a destra. 2) Il calcolo qui fatto serve in qualche modo a giustificare le relazioni (11) e (12). La carica di volume ha densità:  ∂ P ∂ Py ∂ Pz  ρ = − divP = −∇ ⋅ P = − x +  = −a . Le cariche totali sulle due basi sono –q e +q con q = σ S = PS . di lunghezza e sezione S. b) il loro momento di dipolo elettrico sia uguale al valore che si ottiene integrando P su tutto il volume occupato dal corpo. che non sono affatto intuitive. è presente un dielettrico polarizzato con polarizzazione P diretta lungo l’asse x. Il secondo è molto facile nel caso di polarizzazione P uniforme (caso a): il momento di dipolo è dato semplicemente dal prodotto di P per il volume. b) P = axx dove a è una costante. Commenti. Per la prima parte. quindi: p = P⋅S . può essere utile controllare l’esattezza dei calcoli verificando che: a) le cariche di polarizzazione abbiano somma nulla. % $ $ & " " " #  ! "  " ! "  7 .Problema 4 In un cilindro sottile. Quindi: σ = 0 sulle superfici laterali. dove σ = P ( ) = a . Si dica dove sono localizzate le cariche di polarizzazione e se ne calcoli il valore nei due casi: a) P è uniforme. b) Sulla base di sinistra il vettore P e la carica di polarizzazione sono nulli. + ∂y ∂z  ∂x La carica totale di volume si ottiene moltiplicando ρ per il volume S e risulta esattamente opposta alla carica presente sulla base di destra. Il primo controllo è stato fatto. σ = − P sulla base a sinistra. È immediato verificare che p coincide con il momento di dipolo elettrico delle due cariche –q e +q calcolate in a). 1) Il campo elettrico creato da un corpo polarizzato può essere calcolato valutando prima le cariche di polarizzazione e calcolando poi il campo da queste creato. sulla base di destra P è diverso da zero e concorde con n : la carica di polarizzazione q è positiva ed uguale a σ S .

per motivi di simmetria. Infatti all’interno di una singola molecola la polarizzazione. ' Problema 5 Si calcoli il campo creato da una carica positiva distribuita con densità σ uniforme su di una superficie piana praticamente illimitata (cioè in pratica su un foglio. Il flusso di E attraverso la superficie laterale è nullo perché E è perpendicolare a n . la densità di carica ed il campo elettrico sono sempre fortemente disuniformi. mediati su volume ∆v grandi rispetto alle dimensioni molecolari (ovviamente anche per le cariche di polarizzazione e per i campi elettrici da queste creati si otterranno solo dei valori medi). Risulta quindi σ S = 2εo ES . supponendo che nello spazio circostante: a) non sia presente nessun materiale. pensando che. La carica interna al cilindro vale σ S (S è l’area della sezione del cilindro) ed è uguale ad ε o volte il flusso.3) Le polarizzazioni qui considerate. costituito da un materiale conduttore). il flusso attraverso ciascuna base vale E ⋅ nS = ES (carica positiva implica flusso positivo. b) sia presente un dielettrico con costante dielettrica relativa ε r . Si ottiene immediatamente: ) ( ( ) ( ( ( ( ) ( 8 . di spessore trascurabile. cioè σ E= 2ε o b) Basta applicare la legge di Gauss nella forma (15’) procedendo come in a) ed utilizzare poi l’equazione D = εo εr E . il campo E deve essere perpendicolare al piano e che il campo a sinistra deve potersi ottenere da quello a destra per riflessione speculare (vedi Appendice A). Soluzione: a) Si applichi la legge di Gauss al cilindro disegnato in figura. sono realistiche solo se si ignora la struttura atomico-molecolare del mezzo e si considerano dei valori medi di P . in particolare la polarizzazione uniforme. cioè E concorde con n ).

P sono quindi diretti radialmente ed il loro modulo è costante su una generica superficie sferica con centro in O. εr εo 1 0 Problema 6 Una sfera conduttrice elettricamente carica ha centro in O ed è immersa in un dielettrico. risulta: σ E= n. P(r ) = ε o χE = (ε r − 1) 4πε r r 2 2 2 2 9 . La carica q si distribuisce con densità uniforme sulla superficie della sfera e crea un campo elettrico con simmetria sferica. E . I vettori D . Supposte note la carica q presente sulla sfera e la costante ε r del dielettrico: a) Si calcolino i vettori D . Detta σ la densità su ciascuna superficie. la carica positiva σ attira gli elettroni e respinge i nuclei del dielettrico: vicino al conduttore vi è quindi un lieve eccesso di cariche negative). P sono diretti lungo r ed hanno modulo: D q E (r ) = = εr ε o 4πε r ε o r 2 q . 1) La presenza del dielettrico riduce il campo di un fattore ε r perché sulla superficie del dielettrico a contatto con il conduttore sono presenti cariche di polarizzazione negative (intuitivamente. omogeneo ed isotropo. la carica è equidistribuita sulle due superfici. D( r ) = 4π r 2 Anche i vettori E . Si calcoli prima D applicando la legge di Gauss nella forma (15’). Soluzione: a) Per calcolare il vettore D in un generico punto P distante r da O si applica la legge di Gauss alla superficie sferica Σ di raggio r e centro O. 2) Se il foglio di materiale conduttore ha spessore grande rispetto alle dimensioni molecolari.D =σ /2. Uguagliando l’integrale a q si ottiene immediatamente: q . E = σ . P in un generico punto esterno alla sfera. b) Le cariche di polarizzazione di volume e di superficie. Suggerimento. Su questa superficie D = D(r )r e quindi Σ Σ 3 3 2 2 3 2 2 2 2 2 2 2 2 2 ∫ D ⋅ dS = ∫ D(r )r ⋅ (dS r ) = D(r ) ∫ dS = D(r ) ⋅ 4π r Σ 2 . 2ε o ε r Commenti. E .

1) La carica di polarizzazione è presente solo all’interfaccia fra dielettrico e conduttore ed ha segno opposto a q: la carica totale ed il campo E risultano ridotti di un fattore ε r . è presente una carica di polarizzazione di densità superficiale: (εr − 1)q σ P = P ⋅ n = P( R)r ⋅ ( −r ) = − P( R) = − 4πε r R 2 ( n è uguale a − r perché è orientato verso l’esterno del dielettrico). r   Le altre derivate hanno espressioni analoghe. La relazione è valida per conduttori di forma qualsiasi. r r Ricordando che il vettore r ha componenti cartesiane x. ma i cambiamenti sono trascurabili fino a che la distanza dal conduttore è trascurabile rispetto ai raggi di 6 6 6 7 6 6 6 6 10 5 4 5 5 5 4 5 4 4 4 4 4 4 4 5 . o meglio se si fa tendere r al raggio della sfera. se ci allontaniamo dal conduttore. Si ritrova la stessa relazione tra E e σ già ricavata per una superficie piana (v.b) Sulla superficie del dielettrico. La carica totale di polarizzazione q p presente sulla superficie si ottiene moltiplicando σ P per la superficie della sfera: (ε − 1) q . y. commento 2). Per conduttori di forma generica immersi in un dielettrico omogeneo ed isotropo il calcolo è più complesso ma il risultato è identico: il campo E in ogni punto è ε r volte minore di quello che si otterrebbe in assenza del dielettrico. q P = σ P ⋅ 4π R 2 = − r q ⇒ q + qP = εr εr La densità di carica di volume è:  (ε r − 1)q r  (εr − 1)q div r  ρ P = − divP = − div   2 2  = − r  4πε r  4πε r r    Si tratta di calcolare la divergenza della funzione: r r f (r ) = 2 = 3 . 2) Se ci si avvicina alla superficie della sfera conduttrice. dove E è il campo contiguo al conduttore (teorema di Coulomb). il campo E può cambiare sia in modulo che in direzione. ∂x ∂y ∂z r   r   r   −3/ 2 r = (x 2 + y 2 + z 2 ) 1/ 2 si ottiene: Commenti. coincidente con quella della sfera conduttrice. z e che f x = x( x 2 + y 2 + z 2 ) ∂ fx 3 − 3/ 2 − 5/ 2 = (x2 + y2 + z2 ) − x (x 2 + y2 + z2 ) 2x = 2 ∂x 2  x  = r −3 1 − 3 2  . risulta in definitiva  ∂ fx ∂ f y ∂ fz x2   y2   z2   −3 divf = + + = r  1 − 3 2  +  1 − 3 2  +  1 − 3 2   = 0 . il campo E tende al valore: σ E= n εr εo dove σ = q / (4π r 2 ) è la densità superficiale di carica sulla sfera. Problema 5.

o. con le basi parallele alla superficie. si pensi che un’eventuale componente tangenziale di E sulla superficie del conduttore metterebbe in moto le sue cariche superficiali).curvatura della superficie. pensando che: all’interno del conduttore il campo elettrico è nullo. 9 9 11 . più intuitivamente. all’esterno del conduttore e nelle sue immediate vicinanze il campo E è ortogonale alla superficie (si ricordi che la superficie di un conduttore in equilibrio elettrostatico è equipotenziale e che le 9 8 8 linee di flusso di E sono ortogonali alle superfici equipotenziali. Per dimostrare il teorema di Coulomb basta applicare la legge di Gauss al cilindretto rappresentato in figura.

si definisce: Resistività elettrica ρ= RS/ (4) (R caratterizza le proprietà conduttive del tratto di conduttore. la cui natura dipende dal tipo di generatore): è il lavoro di queste ultime e può non coincidere con il lavoro del generatore sulle cariche che lo attraversano (si vedano i Problema 3 e 4). ¤ ¤ Commento.d. ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ La densità di corrente è il modulo del vettore 1 ¥ £ q (5) ¤ ¤ (7) . Il lavoro della forza F = qE esercitata da un campo elettrostatico sull’intero circuito è nulla. se alla corrente contribuiscono particelle di tipo diverso j = n1q1v1 + n2 q 2 v 2 +.e.m.) tra gli estremi del tratto considerato ed i è la corrente che lo percorre. v la loro velocità media (o di deriva). q la loro carica.CAPITOLO 2 CIRCUITI IN CORRENTE CONTINUA Definizioni Dato un conduttore filiforme ed una sua sezione normale S si definisce: Corrente elettrica i= Q t (1) dove Q è la carica che attraversa la sezione S del conduttore nel tempo t.p. Densità di corrente Resistenza di un tratto di conduttore j =i/S R= V i (2) (3) dove V è la differenza di potenziale (d. per mantenere la corrente in un circuito è quindi necessaria la presenza di altre forze (forze impresse che derivano da un campo elettromotore E * = F / q . Relazioni utili j = nqv (6) dove n è il numero delle particelle in moto nell’unità di volume. ρ quelle del materiale) ¢   ¡ ¦ Forza elettromotrice (f.) di un generatore dove £ = è il lavoro del generatore sulla carica q. se il tratto ha sezione S costante e lunghezza ..

.m. ed una resistenza R: = Ri.d. .p. ai capi dell’utilizzatore. La corrente i che attraversa una generica superficie ideale è i = ∫ j ⋅ dS S § § § § (9) Resistenza equivalente: Per conduttori in serie: Req = R1 + R2 +.. S la sua sezione e ρ la resistività del conduttore. . Per conduttori in parallelo: 1 1 1 = + +. se si tratta di un resistore: P = V i = R i2 = V2 R (Legge di Joule) (13) (12) (11) (10) La potenza fornita dalle forze impresse di un generatore è: ¨ P= © i dove è la lunghezza del filo.Il vettore j in un generico punto del conduttore è legato al campo elettrico E in quel punto dalla relazione (8) E =ρj.e. ¨ 2 § § (14) (15) . Req R1 R2 Potenza: La potenza trasferita dalla corrente ad un generico utilizzatore è: P =V i dove V è la d. Equazione delle maglie: ¨ Per un circuito con una f.

843 ⋅ 10 23 atomi / cm 3 . Supponendo che vi sia un elettrone di conduzione per ogni atomo di rame. i = 30 A .Problema 1 Un filo di rame di sezione S è percorso da corrente i.5 unità atomiche corrispondono ad una massa molare M = 635g / mole ).02 10 23 atomi. se confrontata con la loro velocità media di agitazione termica (che è dell’ordine dei chilometri al secondo). nei gas rarefatti) le velocità di deriva possono diventare confrontabili con quelle di agitazione: il conduttore non segue più la legge di Ohm. densità del rame ρ = 8.02 10 23 /mole.4 ⋅ 10 − 4 m / s . È per questo motivo che il rame.14cm Esprimendo tutte le grandezze in unità del sistema internazionale (S. si ottiene: 15 A 6 2 j= 2 = 6 ⋅ 10 A / m . In questo volume sono presenti 6. a) Si noti il valore estremamente piccolo della velocità di deriva degli elettroni.14cm 3 . come tutti i metalli buoni conduttori.I. n il numero di elettroni per unità di volume. −6 5 ⋅ 10 m j = −4.02 ⋅ 10 23 atomi n= = 0.a.). V = = 7. [ S = 5 mm 2 . numero atomico del rame 63. . segue la legge di Ohm. una mole di rame pesa 63.] Soluzione: Dalle definizioni di densità di corrente si ottiene: j =i/S. 3 . Per calcolare n ricordiamo che ρ = massa/volume e che il numero di Avogadro è 6. si calcoli la sua velocità di deriva.89 g / cm 3 .5 g ed occupa quindi un volume: 635g .89 g / cm 3 densità di atomi è pari a: 6. quindi la 8.indica che v d è opposto a j ). In altri conduttori (ad es.5 u. vd = Commenti. j vd = − ne dove − e è la carica dell’elettrone. b) Le considerazioni fatte per ricavare n possono essere espresse in forma letterale:   ρ atomi / m 3 massa / m 3 n = = ovvero atomi / mole massa / mole NA M (ricordiamo che 63. − ne (il segno . 3 7. benché la corrente sia estremamente elevata (superiore ai valori consigliati per motivi di sicurezza in conduttori di rame con sezione di 5 mm2).

della pila. 2Ω r 12V = 1V .m. si .e.m. Vbc = ri = = 24Ω r+R   Commenti. R = 22Ω .d. Il dispositivo è alla base del funzionamento del partitore di tensione e del potenziometro.d. Supponendo che la pila abbia resistenza interna r = 1Ω e venga chiusa su una resistenza esterna R = 9Ω .e. comprese tra 0 e quando si dispone di un generatore di tensione di f. che vengono utilizzati per ottenere d. .Problema 2 Si ricavi la d.d. r = 2Ω ]  Soluzione: Dall’equazione delle maglie si ottiene: = ( R + r )i . c) la d.p. Vbc ai capi della resistenza r nel circuito rappresentato in figura.  4 . V ai morsetti della pila.   Problema 3 In una pila Daniell l’energia è fornita dalla reazione esoenergetica CuSO4 + Zn → ZnSO4 + Cu .p. [ = 12V . si calcoli: b) la corrente i nel circuito. a) Sapendo che ogni reazione fornisce un’energia di 35 ⋅ 10 −19 J ed una carica q = 2e . calcoli la f.p.

e. La f. Si considerino i punti di intersezione fra la curva caratteristica e gli assi coordinati. = = 109V . fra i suoi morsetti in assenza di corrente (ovvero a circuito aperto).e. 2) Per i generatori voltaici non è facile individuare la natura e la localizzazione delle forze impresse. 1) Al tendere della corrente a 0. . Dividendo per i si ottiene la stessa equazione del Problema 2. è invece molto facile calcolare la f. r+R c) Il circuito viene rappresentato esattamente come per il problema 2 solo che ora r è interna al generatore. e si dica cosa rappresentano fisicamente questi punti. Per il calcolo della f.m. b) Il bilancio energetico implica: i = ri 2 + Ri 2 .p. in base alla sua definizione. Soluzione:  5    . con quali circuiti possono essere realizzati ed in quali casi il generatore cede energia all’esterno ed in quali ne assorbe. Soluzione:  a) Dalla definizione di si ricava immediatamente: 35 ⋅ 10 −19 J . V → . si ricorra alla sua equazione di definizione. quindi: V = Vac = Ri o anche R .m. risulta . V = − ri = r+R   i= Commenti. di un generatore può quindi anche essere definita come d.    Problema 4 Si disegni la curva caratteristica di un generatore avente forza elettromotrice e resistenza interna r (cioè si riporti la corrente i che lo percorre in funzione della differenza di potenziale V ai suoi morsetti). 2 ⋅ 16 ⋅ 10 −19 C .Suggerimenti.m.e. Per il quesito (b) si indichi con i la corrente e si invochi il principio di conservazione dell’energia: la potenza fornita dalla reazione chimica deve uguagliare la potenza dissipata per effetto Joule nelle resistenze r e R. 3) La potenza Vi fornita dalla pila è minore della potenza i fornita dalle reazioni chimiche perché parte dell’energia è dissipata per effetto Joule all’interno del generatore stesso.d.

Il calore dissipato per effetto Joule all’interno è maggiore dell’energia fornita dalle reazioni chimiche: il generatore assorbe energia (ed infatti P = iV è negativo). Se la reazione chimica si inverte. Si ottiene i = 0 a circuito aperto. le polarità ai morsetti sono invertite. diventando endoenergetica. Il generatore assorbe potenza: infatti P = iV è nuovamente negativo.Si ottiene V = 0 cortocircuitando i morsetti. I quadrante IV quadrante II quadrante     Problema 5 6  La differenza di potenziale V ai morsetti del generatore è V = diagramma tensione-corrente è quindi una retta. Nel secondo quadrante è i < 0 .m. − ri (vedi Problema 3): il . sicchè V > . maggior in opposizione). il generatore si ricarica. cioè la corrente entra nel morsetto positivo (occorre naturalmente un generatore di f.e. e la corrente di corto circuito vale / r . Nel quarto quadrante i è così grande (occorre naturalmente un altro generatore in serie) che la caduta su r è maggiore di : V risulta negativo. La caduta su r si somma ad .

m. Soluzione: In serie: il bilancio energetico implica 2 i = 2r i 2 + R i 2 .e.5 V di f. considerando separatamente i casi di pile in serie e in parallelo. P = 2 / 2r = 11 W .05Ω . con le quali si . Procedendo come sopra si trova R = r / 2 = 0.e. e resistenza interna di 01Ω ciascuna. divisa per 4. vuole alimentare un utilizzatore di resitenza R. 2 e resistenza interna 2r). la corrente in R è 2i.m.  Problema 6 Un’automobile con batteria da 6 V ha anabbaglianti da 25 Watt ciascuno. quindi: 2 i = 2r i 2 + R (2i) 2 .Si hanno due pile da 1. Suggerimento. è quella che si otterrebbe con un unico generatore di f. . Si proceda come per il Problema 3.  2r + R  Per ricavare il massimo di P si pone dP / dR = 0 . da cui i =  2 2r + R (come se avessimo un unico generatore di f. domanda (b).La potenza dissipata in R è: 2  2  2 P = i R = R  .m.e. Si determini il valore di R per cui la potenza erogata dall’utilizzatore è massima. In base ai dati del problema si ottiene P = 1125 W . Commenti. In parallelo: detta i la corrente in ciascun generatore.     L’equazione. P = / 2r = 11 W . e resistenza interna r / 2. supponendo e R costanti.2Ω . si 2 ottiene R = 2r = 0. a) Qual’è la resistenza del filamento durante il funzionamento? 7    . Le ultime due cifre sono state omesse perché non significative (i dati di partenza contengono solo una o due cifre significative).

Si ricavi R.b) Se il filamento è lungo 10 cm. La tensione V lungo il filamento è: da cui si ricava E = V / = 60 V / m . indicando con V ed i i valori misurati da voltmetro ed amperometro nel circuito (a). 25W P b) Dalla relazione E = ρ j si deduce che E risulta diretto lungo il filo ed è costante in modulo (il filamento ha sezione costante). quanto vale in modulo il campo elettrico E al suo interno? Soluzione: a) Dall’equazione che fornisce la potenza dissipata per effetto Joule si ottiene: V 2 36V 2 . di lunghezza d e verso concorde con E . ! ! ! ! ! ! ! Problema 7 Per misurare la resistenza R di un conduttore si utilizzano un voltmetro ed un amperometro realizzando i circuiti rappresentati nelle Figure a e b. Detto d un elemento di filo. risulta dunque E ⋅ d = E d . Figura a Figura b Soluzione: ! " V = ∫ E ⋅d = ∫Ed = E ∫d = E 8 . con V’ e i’ quelli misurati nel circuito (b). R= = = 144Ω .

Pensando che il voltmetro misura in ogni caso la tensione lungo lo strumento (cioè la d.d.p. ai suoi morsetti) e l’amperometro segna la corrente che lo percorre, si ottiene immediatamente (dalla legge di Ohm o dall’equazione delle maglie): V = Circuito a)  V = R A i + Ri V' V'  i ' = iV + i R = + Circuito b)  Rv R  − V ' = RAi dove iV e i R sono le correnti nel voltmetro e nella resistenza R, rispettivamente. Abbiamo dunque un sistema di quattro equazioni nelle quattro incognite , R A , RV , R (di ben facile soluzione).
Commenti. Il problema fa capire che la resistenza può essere misurata come rapporto tra la tensione V ai suoi capi e la corrente i che la percorre, ed evidenzia la difficoltà di una simile misura: nel circuito di sinistra il voltmetro non misura la d.d.p. ai capi di R ed in quello di destra la corrente nell’amperometro non è la corrente in R.
# # #

Problema 8 Si calcoli la resistenza di un conduttore metallico di resistività ρ , lunghezza e sezione circolare con centro sull’asse x e raggio r che cresce linearmente con x, assumendo i valori r1 in x = 0 e r2 in x = . Soluzione: La dipendenza di r da x può essere così espressa: r2 − r1 . r = r1 + x Dividendo idealmente il conduttore in tratti di lunghezza dx e resistenza dR = ρ dx / π r 2 , posti in serie, si ottiene: ρ dx R = ∫ dR = ∫ ρ 2 = . π r1r2 πr 0 (Per effettuare l’integrazione conviene assumere r come variabile indipendente).
' & % $ $

Problema 9 Due vetture tranviarie distano rispettivamente 2 km e 5 km da una cabina di alimentazione di 550 V, a cui sono collegate mediante un cavo aereo e le due rotaie. La prima vettura assorbe una corrente di 50 A, la seconda di 30 A. Se la resistenza per unità di lunghezza

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del cavo aereo è di 0.5 Ω / km e quella di ciascuna rotaia 0.04 Ω / km , si calcolino le potenze assorbite da ciascuna vettura e la potenza Pd dissipata nel cavo aereo e nelle rotaie. Soluzione: Lo schema è il seguente

' dove R1 = 1Ω , R1' = 0.04Ω , R2 = 15Ω , R2 = 0.06Ω (si pensi che le rotaie sono . conduttori in parallelo). Le potenze assorbite sono: P1 = i1V BB ' , P2 = i 2VCC ' . VBB’ si ottiene sottraendo ai 550 V

della cabina le due cadute su R1 e R1' , che valgono R1 (i1 + i 2 ) e R1' (i1 + i 2 ) . Il calcolo per VCC’ è analogo. Risulta P1 = 23 ⋅ 10 3 W ; P2 = 13 ⋅ 10 3 W ; Pd = 7.06 ⋅ 10 3 W .
Commento. Il trasporto di energia elettrica a grandi distanze comporta sensibili perdite di potenza nei cavi aerei. Per ridurle si può aumentare la d.d.p. fra i cavi stessi (compatibilmente con i problemi di sicurezza) fino a quei valori che cominciano a rendere sensibili le perdite dovute al passaggio di corrente in aria, nelle vicinanze dei cavi. Nei cavi ad alta tensione in corrente alternata si arriva a centinaia di kV.

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Legge di Biot. orientata con 1   ∫ B⋅d  = µo i Γ . Campo di un conduttore rettilineo infinitamente lungo (in modulo): B= © ¨ © ¨ ¨ § ¨ ¨ § ¨ µo i . cioè: SΓ   Γ iΓ = ∫ j ⋅ dS .CAPITOLO 3 CAMPI MAGNETICI STAZIONARI NEL VUOTO Forza magnetica su una particella con carica q e velocità v : F = qv × B . S Γ è una qualunque superficie avente come contorno Γ . In assenza di altre forze. e l’accelerazione è centripeta. le linee di flusso del campo sono circonferenze aventi come asse il filo. 4π r2       (5) dove l’integrale è esteso a tutto il conduttore (i è positiva o negativa a seconda che scorra o meno nel verso di d ). Momento di dipolo magnetico di una spira filiforme contenuta in un piano: µ =iSn . (2) (il verso del vettore può essere scelto ad arbitrio: i sarà positiva o negativa a seconda che la corrente circoli nel verso scelto o in quello opposto). (Forza di Lorentz) 2 ¥ ¤ ¤ ¤ ¤ £       ¢ ¡   (1) Commenti: poiché F è ortogonale a v . Il verso di µ è legato al senso di percorso della corrente dalla regola della mano destra. (6) (7) § ¦ ¦ . (3) dove S è la superficie racchiusa dalla spira. l’energia cinetica mv / 2 e il modulo v della velocità rimangono costanti nel tempo. 2π r (4) dove r è la distanza dal conduttore. n il versore normale al piano.Savart: un conduttore filiforme crea in P il campo: µ i d ×r B= o ∫ . Forza esercitata da un campo B uniforme su un conduttore rettilineo di lunghezza percorso da una corrente i: F =i ×B. Legge di Ampère: data una linea ideale chiusa Γ : dove i Γ è la corrente concatenata con la linea Γ . il suo lavoro d = F ⋅ ds = F ⋅ vdt ( ds =spostamento della particella) è nullo. orientate rispetto verso della corrente con la regola della mano destra.

Soluzione: La velocità dell’elettrone ha modulo v = 2T / m = 0. T = 01 eV ] . Il raggio di curvatura r si ottiene uguagliando il modulo della forza centripeta ( mv 2 / r ) al modulo evB sin θ della forza di Lorentz ( − ev × B ). All’esterno il campo B è nullo. r= eB sin θ r dipende unicamente da θ . all’interno è uniforme. modulo (8) B = µo n i dove n è il numero di spire per unità di lunghezza. Sotto l’azione della forza magnetica la traiettoria della particella è rettilinea per x < 0 . con verso dato dalla regola della mano destra rispetto al senso di percorso della corrente. Campo di un solenoide rettilineo infinitamente lungo.la regola della mano destra rispetto al verso positivo di percorrenza su Γ .59 ⋅ 10 6 m / s . ed è compreso tra i valori mv / (eB) = 3.  Problema 1 Un gas fortemente ionizzato è posto in un campo magnetico B . Si dica se in base a questi dati è possibile valutare il vettore B in un generico punto della traiettoria. ed ha raggio di curvatura r che varia secondo la legge r = ro x o / x per 0 < x ≤ x o e rimane costante ed uguale ad ro per x > x o . Quali sono il massimo e il minimo raggio di curvatura della traiettoria di un elettrone con energia cinetica T? [ B = 10 −3 Wb / m 2 .          Problema 2 Una particella di massa m e carica q positiva viene lanciata lungo l’asse x con velocità v in una zona dove è presente un campo magnetico. diretto lungo l’asse. dove θ è l’angolo fra v e B : mv . Suggerimento: si considerino separatamente le componenti rispettivamente parallela e perpendicolare alla traiettoria stessa. B/ / e B⊥ di B.     2 .36 mm per v ortogonale a B ed ∞ per v parallelo a B .

               3 . y è nulla per x < 0 . y). y). mentre il calcolo della traiettoria risulta facile solo se il campo magnetico è uniforme. B⊥ = qro x o mv per x > x o . Per valutare B⊥ si consideri la legge fondamentale della dinamica F = ma . si può concludere che questa componente è nulla. r = ∞ ). Dalla relazione qv × B⊥ = ma ⊥ e dalla definizione di prodotto esterno si deduce che B⊥ è ortogonale al piano (x.Soluzione: L’energia cinetica della particella 1 / 2 mv 2 ed il modulo di v sono costanti perché il lavoro della forza magnetica è nullo. Per questo motivo nei testi di Fisica si propongono problemi nei quali il campo magnetico è supposto uniforme in un certo dominio e nullo altrove. B⊥ = 0 mv x per 0 < x < x o . Si tenga ben presente che questa ipotesi rappresenta semplicemente una semplificazione del problema. ed è entrante (l’accelerazione centripeta a ⊥ sta nel piano (x. l’accelerazione è centripeta ed ha modulo v 2 / r . Il suo modulo è dato da qvB⊥ = mv 2 / r . cresce lineramente per 0 < x < x o e rimane poi costante. dato che è impossibile generare nel vuoto campi magnetici discontinui. B⊥ = qro Possiamo quindi affermare che: a) la componente di B ortogonale al piano x. Il campo B esercita una forza F = qv × B = qv × ( B/ / + B⊥ ) = qv × B⊥           La componente B/ / di B non fornisce nessun contributo alla forza applicata alla particella e non ha nessun effetto sulla sua traiettoria: i dati del problema non permettono quindi di valutare un’eventuale componente B/ / . y) ed è rivolta verso il centro di curvatura). risulta quindi: per x ≤ 0 (traiettoria rettilinea. Commenti: Per particelle sulle quali agisce la sola forza magnetica è facile calcolare il raggio di curvatura. poiché F = qv × B⊥ è ortogonale alla traiettoria. b) un’eventuale componente contenuta nel piano x. contenente la traiettoria. y dovrebbe essere parallela alla traiettoria in ogni suo punto: se le traiettorie di un fascio di particelle lanciate con velocità diverse giacciono tutte nel piano (x.

c) obliqua. con raggio r=mu/(qB) (vedi Problema 1 o 2). nel caso c). che sta su un cilindro con raggio: mu⊥ . il periodo di rotazione T = 2πr / u⊥ = 2πm / qB è indipendente dalla velocità. cioè un’elica. cioè a muoversi con traiettorie di tipo elicoidale attorno alle linee di flusso.Problema 3 Si dica quale è la traiettoria di una particella di massa m e carica q lanciata in un campo magnetico uniforme con velocità iniziale: a) perpendicolare a B .     Soluzione: a) La traiettoria è una circonferenza contenuta nel piano y.      4 . Per la loro soluzione è necessario avere ben presenti i seguenti fatti: 1) La traiettoria è in generale un’elica che sta su un cilindro il cui asse è una linea di flusso di B: anche campi non uniformi obbligano la particella a non allontanarsi troppo da una linea di flusso. r= qB e con generatrici parallele a B . Commenti: Buona parte dei problemi sul moto di particelle in campo magnetico sono delle semplici varianti di questo problema. in modo da avere una componente u⊥ ed una u / / . La proiezione della traiettoria su un piano ortogonale a B è una circonferenza diraggio r. b) La particella non risulta soggetta a forze e si muove con velocità uniforme. c) La traiettoria è la curva che si ottiene combinando i due moti trovati in precedenza. parallelamente al vettore B . si calcoli il passo dell’elica. b) parallela a B . Il passo dell’elica coincide con il cammino u / / T fatto lungo la direzione di B nel tempo T. z ortogonale a B . Si supponga che sulla particella agisca solo la forza magnetica e.

che incurva verso l’alto la traiettoria. a) Si calcoli la velocità v di arrivo degli elettroni su M nota la d. si ottiene il raggio di curvatura       5 . ed infatti la frequenza ν = 1 / T è detta frequenza di ciclotrone.d. Vo fra F e M.2) In campo uniforme ed ortogonale alla velocità v . b) Se il fascio di elettroni ottenuto praticando in M un piccolo foro in corrispondenza del punto O entra in un campo magnetico uniforme B = Bz . si dica per quale valore di B il fascio colpisce la pellicola fotografica P nel punto di ordinata y. c) Si calcolino le coordinate (y.p. b) Un elettrone che esce dal punto O con velocità v = v x è soggetto alla forza F = − e v x × ( B/ / z ) = evB/ / y . Ricordando l’espressione a c = v 2 / r dell’accelerazione centripeta ed uguagliando F a mac.  Problema 4 Gli elettroni emessi dal filamento F con energia cinetica trascurabile vengono accelerati con il dispositivo rappresentato in figura (M indica un elettrodo metallico). z) del punto di arrivo sulla pellicola di un elettrone che in O ha velocità v = v x + v z z (in pratica gli elettroni del fascio non hanno esattamente la stessa velocità: si tratta di valutare l’effetto di una piccola componente vz della velocità). la traiettoria è una circonferenza e la velocità angolare è indipendente da v: su questo fatto si basa il funzionamento del ciclotrone.      Soluzione: a) Fra F e M ogni elettrone acquista un’energia cinetica mv 2 / 2 pari alla differenza di energia potenziale − ( − e)Vo ed arriva quindi in M con velocità 1/ 2 v = (2eVo / m) .

La proiezione della traiettoria sul piano (x. con risultante nulla.      me 2 eB ± e B + πεo r 3 . su di una circonferenza di raggio r. eB La traiettoria è una semicirconferenza. Problema 5 Si supponga che in un atomo di idrogeno l’elettrone possa essere assimilato ad una carica puntiforme ruotante intorno al protone. che viene percorsa nel tempo t = π r / v . sicchè il momento magnetico risultante è diverso da zero ed opposto a B : è questa la spiegazione classica del diamagnetismo. da cui r 4πεo r 2 i due segni corrispondono ai due versi di v. In una descrizione puramente classica e semplificata si suppone che i due elettroni descrivano la stessa orbita in versi opposti. Soluzione: a) Dalla F = ma e ricordando che l’accelerazione centripeta vale v 2 / r . di cui il segmento OP è un diametro. si deduce: e e v2 . 2 = m r 4πεo r 4πεo rm b) La forza magnetica ha modulo evB. Durante questo tempo l’elettrone si sposta in direzione z di un tratto z = vz t . ma gli elettroni hanno la tendenza a coordinare i loro moti in modo da ottenere momenti opposti. v= m 2 r 2 2 6    . r= c) La traiettoria è ora un’elica (vedi Problema 3). y) è la stessa semicirconferenza calcolata in b). da cui v = . Considerando positivo v quando v × B è concorde con E si ha: e v2 + evB = m . b) in presenza di un campo magnetico B perpendicolare al piano dell’orbita. quindi r = y/2 .mv . Si calcoli la velocità dell’elettrone: a) in assenza di altre forze. la stessa direzione di quella elettrica e verso concorde o meno a seconda del segno di v (cioè del verso di rotazione dell’elettrone). Commenti: Il moto di un elettrone in un atomo può generare un momento di dipolo magnetico. Il campo B aumenta la velocità di un elettrone e diminuisce quella dell’altro.

in modo che i risulti positiva.Problema 6 Si calcoli il campo B creato da un tratto rettilineo di un conduttore filiforme in un generico punto P. Per l’integrazione fra x1 e x 2 . assumendo come variabile di integrazione l’angolo compreso fra d e r . dato dall’equazione (4). dx = cos2 θ da cui µi µi dB = o ∫ sin θ dθ = o (cos θ1 − cos θ2 ) . x = a tan θ . si introduca il sistema cartesiano rappresentato in figura. Suggerimento. Soluzione: Si orienti d nel verso della corrente. 4π a 4πa dB = Commento: 1) Per questo problema. Per calcolare il campo B nel punto P. è possibile controllare l’esattezza del risultato ottenuto: nel limite di filo infinitamente lungo (cioè per x1 → −∞ e x 2 → ∞ ) si ottiene il valore corretto. # ! ! " 7 . 2) Per calcolare il campo B creato da un circuito costituito da tratti rettilinei basta sommare i campi creati dai singoli tratti: il calcolo può essere laborioso. ma non difficile. r = a / sin θ . esprimiamo r e dx in funzione di θ : a dθ con OP = a . Il vettore ! ! µo i d × r 4π r 2 è diretto lungo z ed ha modulo µ i d sin θ dB = o 4π r 2 dove d = dx. Non si può utilizzare la legge di Ampère perché mancano le simmetrie necessarie. Si utilizzi la legge di Biot-Savart (2).

Nell’equazione (2) il campo elettromotore è E * = v × B dove v è la velocità dell’elemento d di circuito. la presenza di questa forza risulta evidente. Se il campo magnetico non è stazionario la (1) può essere scritta nella forma: d ∫ E ⋅ d = − dt Σ∫ B ⋅ dS γ γ Osservazioni.m. quest’ultima non dà nessun contributo all’integrale (2). Σγ ¡ ¡ indotta quando il flusso Φ =   ¥ ∫ B ⋅ dS attraverso la superficie Σ γ racchiusa dal circuito sta variando (più precisamente. Se il campo magnetico è stazionario. perché Φ è indipendente dalla scelta di Σ γ ). . e la (1) può essere scritta nella forma: γ ¤ £ ¤ = ∫v × B⋅d £ £ ¢ (2) dove v è la velocità dell’elemento di circuito.e. perché è ortogonale a d . Si noti però che le particelle di conduzione si muovono anche lungo d . con velocità di deriva v d parallela a d . perché il lavoro totale della forza magnetica su una carica è nullo).CAPITOLO 4 INDUZIONE ELETTROMAGNETICA Legge di Faraday In un circuito elettrico filiforme γ posto in un campo magnetico si manifesta una f. si può avere variazione di flusso solo deformando o muovendo il circuito. ¥ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ (3) La scoperta delle correnti indotte ha posto il problema della natura e localizzazione del campo elettromotore E * .m. in accordo con la legge di Lenz (i lavori delle forze F * ed Fd sono uguali ed opposti. Nell’equazione (3) il campo elettromotore coincide con E e l’equazione può essere così interpretata: un campo ¥ ¥ ¥ ¥ ¦ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ 1 .e. dove v è la velocità dell’elemento d di circuito. e la forza da questo esercitata sulla carica di conduzione q è F * = qv × B . ma il suo lavoro complessivo sulla particella è diverso da zero e tale da opporsi allo spostamento del circuito. Se il verso di percorrenza su γ e la normale a Σ γ soddisfano la legge della mano destra: =− ¢ dΦ dt (1) (se si adottasse la regola della mano sinistra. Σ γ può essere qualunque superficie avente come contorno il circuito. il cui integrale lungo il circuito si identifica con la f. La forza totale magnetica agente su queste particelle è quindi la somma delle forze F * = qv × B e Fd = qv d × B . Poiché il filo trascina nel moto tutte le particelle presenti al suo interno. non comparirebbe il segno -).

Il verso della corrente indotta può essere ricavato in modo puramente analitico. Densità di energia del campo magnetico nel vuoto dU B 1 2 uB ≡ B = 2 µo dv © § (8) 2 § § . attraverso γ 2 . ogni variazione di i produce nel circuito una f.m. che sono conservativi. Il campo E indotto da una variazione nel tempo di B agisce ovviamente su tutte le particelle cariche.2 è il flusso magnetico. indotta si oppone alla causa che la produce.e. oppure applicando la legge di Lenz: l’effetto della f. Auto e mutua induzione. anche se esterne al conduttore. di (6) = −L . la tensione elettrica coincide con la differenza di potenziale Va − Vb .m.2 / i1 = Φ 2 . prodotto da i1 (analogamente per Φ 2.1 (7) M= = i1 i2 dove Φ 1. Legge di Lenz. L’uguaglianza Φ 1. dt L’equazione (6) può essere assunta a definizione di L.1 ). Si definisce mutua induttanza M o coefficiente di mutua induzione di due circuiti filiformi γ 1 e γ 2 il rapporto Φ 1.magnetico variabile nel tempo crea un campo elettrico E non conservativo. per i campi indotti. Se L è costante nel tempo.m. indotta. γ ¨ § § § (4) per i campi elettrostatici.e. i due circuiti sono accoppiati induttivamente.e. la tensione lungo una linea chiusa è diverso da zero e coincide con la f. non conservativi. Se M ≠ 0 . con la convenzione già citate. Tensione elettrica t γ lungo una linea γ che va dal punto a al punto b: tγ = ∫ E ⋅ d .1 / i2 è detta teorema o relazione di reciprocità. Si definisce induttanza L (o coefficiente di autoinduzione) di un circuito filiforme γ percorso da corrente è il rapporto Φ (5) L= i dove Φ è il flusso del campo B creato da i attraverso una superficie con contorno γ .2 Φ 2 . Energia del campo magnetico.

Energia del campo magnetico generato da: un circuito avente induttanza costante L: UL = due circuiti accoppiati: U= 1 2 1 2 L1i1 + M i1i 2 + L2 i2 .m. Soluzione: Il flusso del vettore B attraverso la superficie racchiusa dalla spira nel generico istante t è per definizione Orientata la spira in verso orario.dove dU B è l’energia presente nel volume dv. indotta nella spira.e. dove S ≡ S (t ) è l’area della superficie racchiusa dalla spira. in presenza di un campo B uniforme ed ortogonale al piano della spira. orientando la spira nel verso orario. a b t=0 . 2 2 (10) 1 2 Li .   v a  b Suggerimento: Si applichi la legge di Faraday (Eq. di lunghezza d. Si calcoli la f. risulta: S (t ) = S o − d ⋅ vt . Risulta quindi Φ = B S . si muove con velocità costante v . quindi t>0 vt 3        Φ = ∫ B ⋅ dS . il vettore dS risulta parallelo e concorde con B : B ⋅ dS = BdS con B costante rispetto a dS. 2 (9) Problema 1 Nella spira schematizzata in figura il conduttore ab.1) oppure l’Eq. Detta So l’area racchiusa all’istante t = 0 .2.

    Problema 2 Considerando il circuito del Problema 1. Il campo magnetico creato dalla corrente indotta è particolarmente intenso nei punti vicini al circuito e.Φ(t ) = BS o − Bdvt =−  dΦ = Bdv . c) la potenza dissipata per effetto Joule nel circuito. 2. è concorde con B nei punti interni al circuito e tende quindi ad aumentare il flusso (nei punti esterni il campo magnetico indotto ha verso opposto.e. Soluzione:   Calcolata la f. supponendo che la sua resistenza R sia nota e costante. si calcoli: a) la corrente i indotta nel circuito.m. dove il vettore v × B ha modulo vB. ma questi punti non danno contributo al flusso Φ ). quindi: = ∫ vBd =vB ∫ d =vBd . Scegliendo sulla spira il verso orario. è parallelo al lato mobile ed orientato verso sinistra. che dever opporsi al suo spostamento verso l’alto.em. La forza applicata dal campo B al lato mobile. La corrente indotta ha verso tale da opporsi a questa variazione. che è diretta verso il basso ed ha modulo:    4        . La legge di Lenz può essere applicata in diversi modi ed in particolare considerando: 1. quindi la corrente circola nel senso positivo prescelto (orario). Soluzione alternativa: = ∫v × B⋅d . indotta con uno dei due metodi utilizzati nel Problema 1. b) la forza F necessaria per mantenere in moto uniforme il lato mobile della spira (trascurando la forza peso) ed il suo lavoro per unità di tempo. R R b) La forza F è uguale ed opposta alla forza esercitata dal campo B sul lato mobile.m.e. (senza preoccuparsi dei segni). Lo spostamento del lato mobile diminuisce la superficie racchiusa dal circuito ed il modulo del flusso di B . risulta positiva. se la corrente ha verso orario.      all’integrale contribuisce solo il lato mobile del circuito (sugli altri lati v = 0 ). a a    b b Commenti Il problema può anche essere risolto cercando prima il verso della corrente indotta con la legge di Lenz e calcolando poi il modulo della f. dt La f. Il flusso di B . risulta: vBd a) i= = (verso orario). d risulta parallelo e concorde con v × B .

sicché la f.m. indotta. o risulti positiva. in accordo con la legge di Lenz. F dipende da o attraverso i che è: nulla per o = vBd . in accordo con il principio di conservazione dell’energia  Problema 3 Nel circuito del Problema 1 viene inserito un generatore con f. Detto z un versore verticale diretto verso l’alto. Soluzione − vBd = Ri si deduce: − vBd . ! ! ) #   " " # "        a) Dall’equazione delle maglie o & ) " $ % % % (   " ' 5 . Si orienti il circuito in verso antiorario.vB 2 d 2 R Il lavoro di F è positivo e la potenza è data da: ( vBd ) 2 . negativa per o < vBd . Ricordando che la velocità v del lato mobile è diretta verso l’alto.e. i= o R b) Scelto il verso antiorario. negativa.e. supponendo costante la resistenza R del circuito.m. gli elementi d del lato mobile sono orientati verso destra. b) la forza F esercitata dal campo magnetico sul lato mobile. si deduce che: per o = 0 . la forza F è opposta a v e tende a frenare il moto della sbarra. positiva per o > vBd . o di segno opposto alla f. la sua dipendenza da o ed il suo effetto sul moto del lato mobile ab.m.m. Fv = R c) La potenza dissipata per effetto Joule è: ( vBd ) 2 2 . Ri = R F = iBd = Commento: si noti che tutta la potenza fornita al circuito viene dissipata per effetto Joule. Suggerimento. agisce in senso orario ed ha modulo vBd. per mantenere in moto uniforme il lato ab del circuito occorre esercitare una forza dall’esterno.e. Si calcoli: a) la corrente indotta. La f. l’integrazione di dF = id × B è immediata e fornisce: F = iB z .e. indotta è già stata calcolata. d × B è verticale e diretto verso l’alto.

Consideriamo il bilancio energetico. cioè trasforma energia meccanica in energia elettrica. che potrebbe essere il filamento di una lampadina): il dispositivo è un generatore elettrico. applicando la legge di Faraday nella forma 1 (l’Eq. o eventualmente fornito dal circuito sull’esterno. 5 5 5 5 3 4 0 Problema 4 Si risolva il Problema 1 supponendo che il campo magnetico vari nel tempo con legge B = Bo cos ωt e considerando nota la superficie So racchiusa dal circuito nell’istante t = 0. Per o > vBd . dal punto di vista del lavoro fornito al circuito dall’esterno. che viene trasformato in energia elettrica (qui viene dissipato nel resistore. Il calcolo di Φ richiede l’integrazione di B ⋅ dS ad un generico istante. B. Soluzione: Con le convezioni del Problema 1. Si calcoli e si rappresenti in diagramma: 6 6 6 6 . F diminuisce e si annulla per o = vBd . per o ≠ 0 il dispositivo può diventare un motore elettrico. v. 1 2 2 2 1 1 0 6 0 Commenti. Suggerimento: si proceda come per il Problema 1. Si noti infine questo fatto interessante: uno stesso dispositivo può essere utilizzato come generatore elettrico o come motore elettrico semplicemente cambiando i valori dei parametri (che in questo caso sono o. F è concorde con v e favorisce il moto del lato mobile. risulta: Φ = ∫ B(t ) ⋅ dS = B(t ) ∫ dS = ( Bo cos ωt ) (S o − dvt ) =− 5 6 6 6 6 6 dΦ(t ) = − Bo ω ( S o − dvt ) sin ωt − Bo vd cos ωt dt Problema 5 Una spira quadrata di lato a e resistenza R. d). Per o = 0 si deve fornire lavoro meccanico dall’esterno. In questo istante B non dipende dalla variabile di integrazione dS e può essere portato fuori dal segno di integrale. cioè trasformare parte dell’energia fornita dal generatore in energia meccanica: infatti la condizione o >vBd può essere verificata per qualunque valore di o (basta ad esempio diminuire v). 6 . su cui è inserito un condensatore con capacità C e con dimensioni trascurabili rispetto ad a. 2 non è più applicabile perché il campo B non è stazionario).Aumentando o. si muove con velocità v costante in presenza di un campo B che è nullo nel semipiano x < 0 ed uniforme nel semipiano x > 0 (vedi figura).

e. b) (t ) è sempre nullo eccetto che nell’intervallo tra 0 e to . in cui vale = −aBv . dove t o = a / v .a. b) la f. c)   − [1 − exp( − t / RC )] per 0 ≤ t ≤ t o i (t ) =  R per t ≥ t o − io exp − (t − t o ) / RC 8 [ ] dove io = i (t o ) . e nell’intervallo tra 0 e to cresce con legge lineare: Φ = avtB . indotta nella spira. orientando la superficie racchiusa dalla spira nel verso di B ed assumendo come origine di t l’istante in cui il lato di destra della spira si trova in x = 0 . y 7 7 B Soluzione: a) Φ(t ) ha l’andamento di Fig.a) la funzione Φ(t ) che rappresenta il flusso di B attraverso la spira . c) la corrente i(t) nella spira. Φ(t ) (a) t (t) 8 t (b) i(t) to t (c) 7 8 7 x 8 .m.

m. in funzione della distanza x1 (vedi Figura). Su ciascun lato verticale B è costante rispetto alla variabile di integrazione e v × B è concorde con ds sul lato di sinistra e discorde sul quello di destra. indotta in una spira quadrata di lato a che si allontana con velocità v costante da un conduttore rettilineo indefinito percorso da corrente i stazionaria.e. 2π  x1 x1 + a  in accordo con il risultato ottenuto sopra. la corrente circola nel verso orario prescelto. orientando la spira in verso orario. 9 @ y i x1 v x2=x1+a x @ Soluzione: Il campo B creato dal conduttore è ortogonale al piano racchiuso dalla spira ed entrante. Orientando dS nel verso di B (e la spira in verso orario) risulta: x2 a µi Φ = ∫ B ⋅ dS = ∫ dy ∫ o dx = 2πx 0 x1 = =− @ µo ia x1 + a ln 2π x1 1 Soluzione alternativa: Si applica l’equazione (2). L’integrazione è immediata e fornisce µ iav  1 1  = ∫ v × B ⋅ ds = va( B( x1 ) − B( x1 + a )) = o  − . perché v × B è verticale.Problema 6 Si calcoli la f. µ iav dΦ dΦ dx1 =− =− o 2π dt dx1 dt @ @ @ @ 9 8 . I lati orizzontali non danno contributo all’integrale di v × B ⋅ d . @ @ @ @ @ A @ @ @ @ @ @ 9 @ Problema 7 9 Poiché  a  µo iav a . − 2  = a  x1  2π ( x1 + a )x1 1+ x1 è positiva.

L’angolo ϕ varia con la legge ϕ = ϕ o sinωt . B = 0. risulta: to µ a x + a di µ ai x +a dΦ =− = − o ln 1 = − o o ln 1 2π 2πt o dt x1 dt x1 Dato che è negativo. in presenza di un campo magnetico B uniforme. indotta nell spira del Problema 6 supponendo che la spira sia ferma e che la corrente i nel conduttore rettilineo cresca linearmente dal valore 0 al valore io nel tempo to. ma la variazione di flusso è prodotta dalla variazione della i corrrente i. Soluzione: Il calcolo del flusso è identico. C B D B C O r E B ϕ A 9 . ϕ o = π / 6 .e.Calcolare la f. Poiché i (t ) = o t .m. risulta massima e se ne calcoli il valore numerico. [ r = 20 cm (=AO). a) Si calcoli la forza elettromotrice indotta nel circuito. ω = 20rad / s .m. b) si dica per quale valore di ϕ la f. strisciando sulla guida circolare di raggio r = AO.1T ]. perpendicolare al piano di figura ed entrante.e. Non esiste una soluzione alternativa basata sull’Eq. perch’e il campo magnetico non è stazionario. 2. intorno ad un asse passante per O. la corrente indotta circola in senso antiorario. B B Problema 8 Nel circuito in figura l’asta AO può ruotare.

Si calcoli il flusso Φ(t ) in questo istante e si applichi poi la legge di Faraday.1V . R 10 . Si calcoli: a) la corrente indotta nella spira. dove S è la superficie del settore circolare racchiuso dal circuito.  2 2 Ponendo ϕ = ϕ o sinωt si ha: G F =− b) La f. I P I I Soluzione: a) Φ(t ) = ∫ B ⋅ ndS = ∫ B cosθ dS =B cosθ ∫ dS = BS cos ω t .Soluzione: a) Orientando il circuito in senso orario. nel generico istante t l’angolo fra n e B è θ = ω t . trascurando l’autoinduzione. ovvero per ϕ = 0 . b) la potenza elettrica PE dissipata nella spira. Nell’istante t=0 la spira viene messa in rotazione intorno ad un suo diametro con velocità angolare costante ω . dt i= AB ω sin ωt . con angolo al centro uguale a ϕ + π / 2 : 1 π  Φ = Br 2  ϕ +  .m. H G dΦ 1 = − Br 2 ϕ o ω cos ωt . dt 2 valore assoluto per cos ωt = ±1 . il versore normale alla superficie racchiusa è concorde con il campo B ed il flusso concatenato è BS. risulta massima in valore massimo è: = 2. =− Q I I G dΦ = ABω sin ω t . Il suo Problema 9 Un campo magnetico B uniforme e stazionario è perpendicolare al piano che contiene una spira circolare metallica di area A e resistenza R. c) la potenza meccanica PM da applicare alla spira per mantenerla in rotazione. Orientando le spira in senso tale che nell’istante t=0 il suo versore normale sia parallelo e concorde con B .e. Suggerimento.

δ = 8. dt dt dt V U V V W V 11 X . B = 0. figura). risulta: ˆ dΦ d ( B ⋅ nS (t )) dS (t ) ˆ =− =− = −B ⋅ n = Bav . Per mantenere la spira in moto uniforme occorre esercitare un momento opposto − τ = iAB sin θ (+ ω ) dove θ = ω t . = R R R S S R S S R R R R S R R R Problema 10 Una spira rettangolare di rame (resistività ρ e densità δ ) di dimensioni rettangolari. la sua potenza è PM = −τ ⋅ ω = iABω sin ω t = A 2 B 2ω 2 sin 2 ω t R Ad ogni istante PM e PE. con verso opposto (vedi figura) ed uguale a B sin θ ( −ω ) . il momento meccanico delle forze b) La potenza elettrica dissipata nella spira è: PE = Ri 2 = S R esercitate dal campo B sulla spira è τ = µ × B = i A n × B . b = 2 ⋅ 10 −2 m .96 Kg m −3 . cade verticalmente nello spazio compreso tra le espansioni polari di una calamita. in accordo con il principio di conservazione dell’energia.A2 B 2 2 ω sin 2 ω t . trascurando l’attrito dell’aria.56 ⋅ 10 −8 Ωm . R c) Detto µ = i A n il momento magnetico della spira. la spira cade con moto uniforme. n × B è parallelo ad ω . a = 10 −2 m . dove ω è il versore di ω . che genera un campo B diretto come in figura ed uscente. Si calcoli la velocità v . lati a e b. Detta S(t) la porzione di questa superficie immersa nel campo B . Quando è solo parzialmente immersa nel campo (v. il versore n normale alla superficie racchiusa è concorde con B .8 T ] T R B b a Soluzione: Orientata la spira in senso antiorario. [ ρ = 1.

dove Φ 2 è il flusso attraverso il circuito 2 del campo B creato da una corrente i1 che fluisce nel circuito 1. . dove AB e CD sono archi di circonferenza con centro in O e raggi r1 e r2 e la spira è circolare con centro in O e raggio a << r1 . che ha modulo iaB ed è effettivamente diretta verso l’alto (i è positiva e circola nel senso antiorario scelto).71 ⋅ 10 −5 m / s . Affinché la spira cada con velocità uniforme la forza peso mg = δ A g deve essere bilanciata dalla forza magnetica agente sul lato orizzontale. D A B C ϑ O Suggerimenti: M può essere calcolato come rapporto Φ 2 / i1 . È importante numerare opportunamente i due circuiti. Per dare un significato al segno di M è necessario scegliere un verso positivo di percorso su entrambi i circuiti. b b A Problema 11 Si calcoli il coefficiente di mutua induzione M fra i due circuiti filiformi rappresentati in figura. Soluzione: c c 12 ` . l’uso dei pedici diventa superfluo e sarà evitato nella soluzione). Qui conviene scegliere la spira come circuito 2 perché l’ipotesi a << r1 permette di supporre uniforme al suo interno il campo B creato dall’altro circuito (effettuata la scelta. Si ricava: ρδ 2 g v = 2 2 = 7. B a Soluzione alternativa: Si arriva allo stesso risultato uguagliando la potenza PJ = i 2 R dissipata per effetto Joule alla potenza Pg = mgv fornita dalla forza peso.i= /R dove R = ρ Y a dove = 2a + 2b ed A è la sezione del filo.

ˆ Si orientino i due circuiti in verso antiorario e si indichi con z il versore normale al piano della figura ed uscente. Il campo creato da CD si calcola in modo analogo. È sufficiente calcolare il campo B nel punto O. La corrente nei fili è portata a zero con legge lineare nell’intervallo di tempo (0. Un generico elemento di filo d genera il campo infinitesimo e dB = f µ0 i ⋅d × r .e. c) la risultante delle forze magnetiche agenti sulla spira nell’intervallo di tempo (0. r r  ˆ 4π 2   1 ˆ Con le convenzioni suggerite sopra. l’area S della spira va orientata come z : 2 Φ = B ⋅ S = Bo S = Bo π a . b) la f. risulta in definitiva: 1 1 µ B 0 = 0 ⋅ iϑ ⋅  −  ⋅ z . indotta nella spira. r3 4π f f g che è parallelo all’asse z. t 0 ). Si calcolino: a) Il coefficiente di mutua induzione fra la spira quadrata ed il circuito contenente i due fili rettilinei.m. nel loro piano. sono percorsi da correnti di modulo i e versi opposti. Φ µo a 2θ  1 1  M= =  −  > 0. i 4  r1 r2  h h h h Problema 12 Due conduttori filiformi di lunghezza infinita. Una spira quadrata di lato a<d è posta tra i due conduttori. 13 d e f . I campi creati dai tratti DA e CB sono nulli. con due lati paralleli ad essi ed equidistanti da essi. che si integra immediatamente 4π r1 4π r1 perché r1 non dipende dalla variabile di integrazione θ . il campo creato da µ id µ i dθ un generico elemento del tratto AB è o 2 = o . t 0 ). paralleli e distanti d.

per simmetria. π to  d − a  dt c) Le forze esercitate dal campo magnetico dei conduttori rettilinei sui lati della spira stanno sul piano (x. y) contente la spira. Nei punti con ascissa x il campo magnetico creato dal conduttore passante per x = − d / 2 ha modulo µ 0i Bn = d  2π  + x  2  Data la simmetria del problema. Orientando la spira in senso antiorario.Soluzione: a) Nei punti interni alla spira i campi magnetici creati dai conduttori rettilinei sono concordi ed uscenti. Le forze magnetiche hanno quindi risultatante nulla e momento risultante nullo. i i p i Problema 13 Nel cavo coassiale rappresentato in figura i due cilindri cavi hanno spessore trascurabile e sono percorsi da correnti opposte. risulta: a/2 µ 0 a  d / 2 + a / 2  µo a d + a 2 ia M = 2Φ ( B) / i = ∫ µ 0 2π (d / 2 + x) dx = π ln d / 2 − a / 2  = π ln d − a i   −a / 2 b) La corrente varia nel tempo con legge: i (t ) = i o − io t / t o . perché B dipende da x). i lati orizzontali richiederebbero un’integrazione. i contributi Φ dei due fili al flusso nella spira sono uguali e concordi. Si consideri un tratto di cavo di lunghezza e se ne calcoli: a) energia (del campo magnetico). b) induttanza. (Se fosse richiesto il calcolo delle quattro forze agenti sui quattro lati della spira. dove ha modulo: 14 . quindi: dΦ µo aio  d + a  ln =− = . q Soluzione: a) Il campo è diverso da zero solo nell’anello cilindrico compreso fra i due cavi. c) capacità. I lati opposti sono soggetti a forze opposte.

C= r2 ln r1 L= Commenti. è presente solo il campo B2 del solenoide esterno. Nello strato cilindrico compreso fra i due solenoidi. c s 1 2 Li . UB = ∫ dv = 2 ∫ 2 2 µo 2 (2π ) r1 r 4π r1 γ s b) Per il calcolo di L conviene considerare l’espressione U B = s 2U B µo r ln 2 .B= r t L’energia di un tratto di lunghezza µo i . 2π r vale (integrando per strati cilindrici): r s µ i2 r 1 B2 1 µo i 2 2 1 2π r dr = o ln 2 . il calcolo è giá stato effettuato e fornisce: 2πεo . che fornisce: 2 Problema 14 Due solenoidi. considerando separatamente i casi con correnti concordi e discordi. Nei cavi hanno interesse induttanza e capacità per unità di lunghezza. Soluzione: Correnti nello stesso senso: t t s r 15 . Suggerimento. Nel solenoide interno sono presenti sia B1 che B2 . Si determini l’energia del campo magnetico quando si manda la stessa corrente i in entrambi. (Si trascuri l’effetto dei bordi. = 2 2π r1 i c) Si tratta di un condensatore cilindrico. Si noti che il prodotto di 1 queste due grandezze è uguale a: ε o µo = 2 . con la stessa direzione e versi rispettivamente concordi e discordi. dove M è il coefficiente di mutua induzione. Si mostri poi che la differenza fra le energie così calcolate è uguale a 2 Mi 2 . sono uno interno all’altro e coassiali. aventi la stessa lunghezza e raggi r1 e r2 > r1 . avente volume π (r22 − r12 ) . supponendo cioè campi uniformi all’interno e nulli all’esterno).

(r 2 2 − r12 ) . Correnti in senso opposto: 2 u (r 2 2 − r12 ) . B2 = µo n2 i . i u u u u U1 − U 2 = 16 u 1 ( B2 − B1 ) 1 B22 π r12 + π U2 = 2 2 µo µo 2 u u 1 ( B1 + B2 ) 1 B22 2 π r1 + π U1 = 2 2 µo µo dove B1 = µo n1i . v .Quindi 2 B2 B1 π r12 = 2 µo n1n2 i 2 π r12 . Quindi: Φ1 M≡ = µo n1n2 π r12 . Moltiplicando per n1 (numero totale di spire) si ottiene il flusso totale Φ 1 attraverso il solenoide interno. µo Per il calcolo di M orientiamo i due circuiti nello stesso verso e consideriamo il campo B2 = µo n2 i creato dal solenoide esterno. Il suo flusso attraverso una singola spira del solenoide interno è B2 ⋅ π r12 .

3 a pag. z.1). ¡ ¡   ¢ µo 2 µ cosθ . i = x . Proprietà magnetiche della materia Dato un mezzo materiale si definisce magnetizzazione M il momento magnetico per unità di volume: ∑ µi . Commento.CAPITOLO 5 DIPOLI MAGNETICI E PROPRIETÀ MAGNETICHE DEI MEZZI MATERIALI Dipoli magnetici Una spira filiforme contenuta in un piano e percorsa da corrente i possiede un momento magnetico µ = i S n .1 per i dipoli elettrici puntiformi: v. La spira può essere trattata come un dipolo magnetico puntiforme nel limite in cui le sue dimensioni diventano trascurabili (per i dipoli magnetici puntiformi valgono le considerazioni fatte nel Cap. y . Per i dipoli puntiformi valgono le seguenti relazioni: Campo B creato da un dipolo magnetico puntiforme. M= (5) ∆V dove µi è il momento magnetico della generica molecola presente nel volume ∆V . commenti 1. 1) Le interazioni fra dipoli elettrici puntiformi e le interazioni fra dipoli magnetici puntiformi £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ 1 £ (2) (3) (4) . 4π r 3 Br = (1) Dipolo magnetico puntiforme in un campo esterno B : energia potenziale U U = −µ ⋅ B momento τ e risultante R delle forze applicate τ = µ × B. orientato con la regola della mano destra rispetto al verso di i. 4π r3 µ µ sin θ B⊥ = o . Ri = µ ⋅ grad Bi . dove S è la superficie racchiusa dalla spira ed n il versore normale al piano.2.

che risultano evidenti confrontando le equazioni 1-5 con le equazioni 2-5 del Cap. basta sostituire la permeabilità magnetica del vuoto µo con la permeabilità del mezzo µ = µr µ o . esiste però un secondo metodo. 3) Le analogie discusse nei commenti 1 e 2.  ©   ¥ § ¨ ¨ § ¥ ni= M Campo magnetico delle correnti elettriche in presenza di mezzi materiali. supposte circolari e contigue. Per conduttori filiformi circondati da un mezzo omogeneo. 2) Dato un cilindro uniformemente magnetizzato in direzione dell’asse. 1). con M diretto lungo l’asse. con corrente totale Ni uguale ad i m = M . Per risolvere i problemi di interazione fra magneti. Ad es. Un generico segmento d giacente sulla sua superficie è attraversato da una corrente di magnetizzazione dim = M ⋅ d (7) Commenti. i è la corrente in ogni spira). ortogonalemente ad M . conviene scrivere al legge di Ampère nella forma γ  ∫ H ⋅d = iγ 2  ¤ ¥  ¤ (6)   (7’)   (9) . un cilindro di sezione S uniformemente magnetizzato. è ortogonale ad M . un cilindro polarizzato elettricamente e un condensatore con armature coincidenti con le sue due basi creano campi E con linee di flusso uguali tra loro. la corrente di magnetizzazione scorre sulla sua superficie laterale. ed in particolare la possibilità di calcolare il campo magnetico dei corpi uniformemente magnetizzati introducendo cariche magnetiche oppure correnti di magnetizzazione. spiega il fatto che oggetti molto diversi creino campi con linee di flusso identiche. Questo suggerisce un metodo di risoluzione dei problemi di interazione fra magneti basato sui concetti di poli magnetici e cariche (o masse) magnetiche. possiede cariche magnetiche +qm e .sono descritte da equazioni formalmente identiche (salvo ovvie trasposizioni di simboli. n = N / . Il campo B creato dalla carica qm è dato dalla legge di Coulomb magnetostatica ¦ B= ¥ µo q m r 4π r 2 Lo studente può formulare e risolvere l’equivalente magnetico del Problema 1.1. Il corpo crea lo stesso campo B di un solenoide cilindrico di forma identica. Per ottenere l’equivalente magnetico di una carica elettrica basta supporre che la carica di segno opposto sia a distanza infinitamente grande. ed ha intensità totale i m = M . Un corpo uniformemente magnetizzato crea lo stesso campo B di una corrente (di magnetizzazione) im che scorre sulla sua superficie. e quindi con: (N è il numero totale di spire. con q m = MS .qm sulle due basi. isotropo e tale che la magnetizzazione risulti proporzionale al campo. dove è la lunghezza del cilindro. basato sul concetto di correnti di magnetizzazione im. il cui momento magnetico coincide con il momento magnetico totale del corpo. (8) dove µr è la permeabilità relativa al vuoto. ed uguali alle linee di flusso dei campi B creati da un magnete cilindrico e da un solenoide. In particolare. Cap. In particolare. È però possibile scrivere le leggi di Biot-Savart e di Ampère senza fare comparire esplicitamente le correnti di magnetizzazione. considerando un magnete infinitamente lungo. Alla corrente di conduzione occorre aggiungere la corrente di magnetizzazione im.

Se viene a mancare la proporzionalità fra campo e magnetizzazione ( ad es. almeno formalmente. la legge risulta valida anche se il mezzo non è omogeneo. che nasce dal mettere M in relazione con H anziché con B . dove χ m è detta suscettività magnetica. supponendo che le molecole possiedano dipoli elettrici di momento p . nei magneti permanenti e nei materiali che presentano isteresi). p = p D = 3. pensando appunto alla relazione (11). b) Si calcoli il lavoro L p richiesto per ripetere l’operazione descritta in a). pD prende il nome di Debye). Si calcoli il campo B creato da un dipolo magnetico nel punto occupato dall’altro. l’equazione (10) va sostituita con (12) H = B / µo − M H=   Commento. La definizione (11) di suscettività magnetica χ m rompe. sono assimilabili a dipoli magnetici puntiformi.3 ⋅ 10 −24 J / T . c) Si trovino i valori numerici di Lµ ed L p ponendo: d = 0. e risulta: (11) M = (µr − 1)H ≡ χm H . con momenti magnetici µ identici e diretti lungo la loro congiungente. fino alla prima metà del secolo scorso il vettore H era considerato il vettore magnetico fondamentale. è legata allo sviluppo storico del magnetismo. ora si preferisce la denominazione campo magnetizzante. (10) µ r µo Scritta in questo modo. e si utilizzi poi l’espressione (2) dell’energia potenziale.5 nm . Soluzione 3        . anziché dipoli magnetici. poste a distanza d. in modo che i loro dipoli anziché paralleli risultino antiparalleli (cioè con momenti opposti). e chiamato semplicemente campo magnetico.   µ = µ B = 9. La dissimetria formale. a) Si calcoli il lavoro Lµ necessario per ruotare di 180o una delle due molecole.   Suggerimento.3 ⋅ 10 −30 C m (si tratta dei tipici valori delle distanze intermolecolari e dei momenti molecolari magnetici ed elettrici: µ B è detto magnetone di Bohr e coincide praticamente con il momento magnetico di un elettrone isolato.dove: B .     Problema 1 Due molecole. l’analogia fra polarizzazione elettrica e magnetizzazione.

Confrontando quest’energia con i lavori Lµ ed L p . si crea una corrente elettrica. l’energia diventa + µ B . −9 3 (0. A temperatura ambiente. T è dell’ordine di 300K e l’energia media di agitazione termica è dell’ordine di 4 ⋅ 10 −21 J . 4π d b) Il calcolo è formalmente identico e fornisce 1 p2 . rovesciando il verso del dipolo. supponendo costanti all’interno della sfera le densità di carica ρq e di massa ρm . costituita da un sottile filo di materiale isolante.3 ⋅ 10 −24 )2 Lµ = 4 ⋅ 10 ⋅ J = 2. 1) La configurazione parallela è energeticamente favorita: le molecole poste lungo una retta tendono ad allineare i loro dipoli lungo la retta e nello stesso verso. Nel volume occupato dal filo è distribuita una carica elettrica q con densità ρq uniforme. di sezione A. −9 3 (0. si comprende che l’agitazione termica contrasta molto efficacemente l’effetto allineante delle forze di interazione provenienti dai momenti di dipolo elettrico e magnetico delle molecole. Quando si pone in rotazione la spira intorno al suo asse. L p = 4 ⋅ 9 ⋅ 10 ⋅ J = 31 ⋅ 10 − 21 J . Problema 2 Si consideri una spira circolare di raggio r. Il lavoro richiesto è µ µ2 Lµ = 2 µ B = 4 o 3 . dove kB è la costante di Boltzmann.a) Il dipolo posto nell’origine crea in P un campo parallelo e concorde con l’asse x. T la temperatura assoluta. Lp = 4 4πε o d 3 c) (9.        4   . a) Si calcoli l’intensità di corrente i ed il momento di dipolo magnetico µ della spira. c) si calcoli il rapporto µ / L per un sfera rotante intorno ad un suo diametro. con modulo µ 2µ B= o 3 .5 ⋅ 10 ) (3.8 ⋅ 10 − 25 J .3 ⋅ 10 −30 )2 9 . 2) Non é però realistico supporre che le molecole siano ferme: tutte le molecole dei mezzi materiali possiedono un’energia cinetica di agitazione termica (dovuta ai moti di traslazione e rotazione) che è dell’ordine di k B T . 4π d L’energia potenziale del secondo dipolo è − µ ⋅ B ≡ − µB .5 ⋅ 10 ) −7 Commenti. b) si mostri che µ risulta parallelo al momento L della quantità di moto della spira e che il rapporto µ / L dipende unicamente dal rapporto tra carica q e massa m della spira.

d) Per la validità del calcolo precedente è essenziale che il rapporto ρq / 2 ρm sia lo stesso in tutti i punti della sfera.d) si dica se il risultato trovato in c) può essere applicato ad una sfera conduttrice elettricamente carica. per quanto riguarda gli effetti magnetici. " " ! ! ! ! ! ! ! ! ( ) ! ! ! ! ! ! ! ( ) 5 . L 2 ρm 2m Si noti che µ ha il verso di L se la carica è positiva. ma il rapporto µ / L è maggiore di q/2m perché la distanza media dall’asse di rotazione è maggiore per q. Commenti: 1) Si noti l’equivalenza. b) Anche il momento angolare L è parallelo all’asse di rotazione. Integrando questa espressione. Risulta in definitiva !         ρq µ q = = . Risulta poi µ = i ⋅ π r 2 ⋅ n = ρq vA ⋅ π r 2 ⋅ n dove n è il versore normale al piano contenente la spira. i = jA = ρq vA dove A è l’area della sezione del filo. In una sfera conduttrice la carica elettrica si porta in superficie mentre la massa è distribuita nel volume: µ e L risultano ancora paralleli. Il modulo di L è quindi: L = ∫ dL = vρm A r ∫ d = vρm A 2π r 2 . c) Il rapporto µ / L è ancora uguale a q/2m. si ottiene µ = ρq / 2 ρm L = (q / 2m) L . Suggerimento: Detta v = ω r la velocità di un punto all’interno del filo. 2) i moti orbitale ed intrinseco (o di spin) degli elettroni nell’atomo generano momenti di dipolo magnetico con µ / L uguale a − e / 2 m e − e / m : questa differenza può essere giustificata anche sulla base di modelli non quantistici (si veda il quesito d). l’ipotesi che il filo sia molto sottile permette di supporre che tutti i punti di una sua generica sezione si muovano con la stessa velocità. fra una spira percorsa da corrente elettrica e la spira rotante qui considerata.2. Si valutino poi nell’ordine la densità di corrente (si ricordi che nell’espressione j = nqv d riportata nel Cap. quantità di moto vdm e dà al momento angolare un contributo dL = v r dm = v rρm A d . la corrente. Ogni tratto di spira di lunghezza d ha massa dm = ρm A d . orientato con la regola della mano destra rispetto al senso di rotazione. si ottiene: j = ρq v . Per capirlo basta suddividere idealmente la sfera rotante in anelli infinitesimi. e tenendo presente che ρq / 2 ρm è costante. il momento di dipolo magnetico ed il momento della quantità di moto (o momento angolare). nq rappresenta la densità ρq delle cariche in moto). verso opposto se negativa. con asse coincidente con l’asse di rotazione: per ciascuno risulta dµ = ρq / 2 ρm dL . Soluzione: a) Seguendo i suggerimenti.

il vettore B è uguale a Bo z . dove b è una costante. qui non richiesto. Rx = µ ⋅ gradB x = (± µ B z ) ⋅ bx = 0 . che nell’intorno dell’origine di un sistema cartesiano ha componenti: Bx = bx. Il moto di rotazione è molto complesso perché gli ' & % $ $ # # # $ # # $ # # # R y = (± µ B z ) ⋅ by = 0 . di modulo µ B . B y = by. Per il moto di traslazione si supponga che il fascio di elettroni sia diretto ortogonalmente a z e costituito da elettroni con θ = 0 e θ =π. formi un angolo θ con l’asse z. Soluzione: a) Nell’origine. c) La risultante delle forze applicate R è diretta lungo z ed ha valori opposti per elettroni con θ = 0 e θ = π . c) Si calcoli la risultante R delle forze magnetiche in corrispondenza dei valori di θ determinati in b). Rz = (± µ B z ) ⋅ ( − 2bz ) = 2bµ B . Il minimo e il massimo di U cadono in θ = 0 e θ = π . d) Si discutano brevemente gli effetti sul moto dell’elettrone delle forze calcolate in a) e c). Bz = Bo − 2bz . supponendo che il suo momento di dipolo magnetico µ . instabile l’altra. considerando separatamente i moti di rotazione e traslazione. Il momento τ = µ × B è ortogonale al piano individuato da µ e z ed ha modulo τ = µ B Bo sin θ b) U = − µ ⋅ B = − µB Bo cosθ . permette di ricavare µ B ). d) Il moto di traslazione è determinato dalla risultante R delle forze applicate che è diretta lungo z e tende ad incurvare la traiettoria. a) Si calcoli il momento τ delle forze magnetiche agenti su un elettrone nell’istante in cui passa per l’origine. Gli elettroni con θ = 0 e θ = π subiscono deviazioni in versi opposti: il fascio si suddivide quindi in due fasci con direzioni diverse (il calcolo della deviazione subita dagli elettroni. entrambe le configurazioni sono di equilibrio (infatti τ = 0 ): stabile la prima. $ $ 6 $ $ $ # # # # $ # # . e tenendo presente il principio di conservazione dell’energia. b) Si calcoli l’energia potenziale U in funzione di θ e si dica per quali valori di θ risulta minima oppure massima.Problema 3 Un fascio di elettroni viene lanciato fra le estremità polari di una calamita che genera un campo magnetico B fortemente disuniforme.

L z di µ e L sono quantizzate. Il momento τ induce una rotazione lungo la direzione ortogonale al piano individuato dai vettori µ e z . La conservazione dell’energia richiede che il moto continui: ne nasce un moto oscillatorio che è del tutto simile al moto di un pendolo. si tratta di un effetto quantistico: le componenti µ z . In θ = 0 il momento τ si annulla ed il dipolo magnetico ha un’energia cinetica di rotazione uguale all’energia potenziale perduta. Per L ≠ 0 la particella rotante si comporta invece come un giroscopio: i vettori L e µ descrivono un cono intorno alla direzione di B . con θ costante (moto di precessione). Commenti: Nel moto di precessione appena descritto la componente di µ lungo z rimane invariata e la risultante R delle forze applicate ha una componente lungo z compresa fra i due valori estremi ricavati in c). Per comprendere l’effetto del momento τ conviene considerare prima il caso (ipotetico) L = 0. 2 2 2 2 2 1 2 1 0 ( ( ) ( ( ( ( ( ( ( 7 ( . La deviazione subita dagli elettroni dipende dalla direzione di µ e più precisamente dall’angolo θ : secondo la meccanica classica un generico fascio di elettroni in campo B non uniforme si allarga a ventaglio.elettroni già possiedono momento angolare L (si veda il Problema 2) e sono quindi già in rotazione. L’esperienza dimostra invece che il campo B genera due soli fasci. più precisamente tende a diminuire θ .

£ £ £ £ 1 £ £ £ £ £ £ £ £ ¤ (1b) qΣ o . la sua densità è j s = ε o ∂ E / ∂ t . Nel vuoto possono essere così scritte. dove Σ γ è una superficie avente come contorno la linea chiusa γ .CAPITOLO 6 EQUAZIONI DI MAXWELL E CORRENTE DI SPOSTAMENTO Equazioni Le equazioni possono essere scritte facendo comparire gli integrali dei vettori del campo elettromagnetico. divB = 0 . è la corrente di spostamento is. (1c) (1d) (2a) (2b) (2c) (2d) £ £ (3c) .  E ⋅ dS  . dove Φ E è l’integrale che compare a secondo membro dell’Eq. nelle equazioni b e c occorre tenere conto delle cariche di polarizzazione e della correnti di magnetizzazione. ∫  Σγ  £ £ (1a)  d B ⋅ d = µo  i + ε o ∫  dt γ  ∫ E ⋅ dS = ε Σ Σ £ £ £ ∫ B ⋅ dS = 0. (3b)   dt ε o divE = ρ + ρ P . ∂t  ∂ E rotB = µo  j + ε o .1b. In presenza di mezzi materiali. ∂t  rotE = − £ £ divE = ρ / ε o . oppure le loro derivate. Forma integrale ¢ ¢ ¡   ∫ E ⋅d γ £   £ £ =− d dt Σγ ∫ B ⋅ dS . ponendo: d   rotB = µo  j + j m + (ε o E + P ) . £ £ La grandezza ε o ∂ Φ E / ∂ t . Forma differenziale ∂B . ρ P = − divP . q Σ è la carica interna alla superficie chiusa Σ . dove j m = rotM .

scrivendo le equazioni di Maxwell nella forma: ∂B . pensando che per simmetria le linee di flusso di B sono circonferenze il cui asse coincide con la retta passante per il conduttore filiforme. (4b) rotH = j + ∂t (4c) divD = ρ . tale che sia possibile calcolare il flusso di E . c) il campo B in un punto P posto come è indicato in figura. −M= µo µr µo Problema 1 Un conduttore filiforme porta corrente i costante ad una sfera conduttrice. (4d) divB = 0 . Suggerimento. Per la domanda c). Si calcoli ad un generico istante t > 0 : a) la carica q(t) sulla sfera. con contorno γ . come Σ γ una superficie. si applichi la legge di Ampère-Maxwell nella forma (1b).Si è però soliti tenere conto indirettamente di queste cariche e correnti. b) la corrente di spostamento is attraverso una generica superficie chiusa Σ posta intorno alla sfera. dove: (5) D = εo E + P = εr εo E ¥ H= ¥ B B . supponendo nulla la sua carica all’istante t=0. scegliendo come linea d’integrazione γ la linea di flusso passante per P. ¥ ¥ ¥ ¥ 2 ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ (6) . e che lungo una di queste circonferenze B ha modulo costante. (4a) rotE = − ∂t ∂D .

lasciando invariato il senso di percorso su γ . con B costante su γ . 1) Se scegliamo come Σ γ la parte inferiore della sfera. Il flusso di E cambia segno. Rimane da calcolare il modulo di B . dt dt  ε o  c) La carica q si distribuisce uniformemente sulla superficie della sfera conduttrice. quindi: dΦ E (t ) d  it  i s ≡ εo = εo   = i . cioè della necessità di scrivere il termine di corrente di spostamento. Commenti. per simmetria. il flusso Φ E (t ) attraverso Σ è uguale a q (t ) / ε o ≡ it / ε o . Scelta la parte superiore come Σ γ . dobbiamo orientare dS verso l’interno. quindi: 1 µo i 1 µo i B= = 2π r 2 2 2π r (il campo B in P è esattamente la metà del campo creato da un conduttore rettilineo indefinito). che ora taglia Σ γ . Il secondo membro dell’Eq.(1b) fornisce: d  it  µ i ∫ B ⋅ d = µo εo dt  2εo  = 2o   γ Avendo orientato Σ γ verso l’esterno il verso di d è fissato dalla regola della mano destra. e crea un campo E con simmetria sferica. passante per P. il flusso di E è esattamente la metà del flusso attraverso l’intera sfera e vale quindi q (t ) / 2εo = it / 2εo . Il vettore B è parallelo a d . ¨ ¨ 3 . 0 t b) Per la legge di Gauss. con gli esperimenti di Hertz sulle onde magnetiche. 2) La misura di B in un esperimento di questo tipo permette una verifica diretta dell’equazione di Ampère-Maxwell.Soluzione a) q (t ) = ∫ idt = it .(1b) si scrive quindi: ¨ ¨ ¦ § § ¦ ¦ ¦ ¦ § ¦ ¦ § ¦ § ¦ ¦ § ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ ¦  d  it   µo i µo  i + ε o  −  = . l’integrale è uguale a B ⋅ 2π r . dt  2ε o   2  e si ottiene per B il valore già trovato. Attraverso Σ γ non passa corrente di conduzione e l’Eq. che è tagliata in due parti uguali da γ . È quindi facile calcolare il flusso di E attraverso una superficie sferica con centro in O. ma al secondo membro dell’Eq. e l’orientamento di dS verso l’esterno. poiché B ⋅ d = Bd . Simili misure non sono facili e sono state effettuate solo dopo che l’equazione era stata verificata indirettamente.(1b) compare anche la corrente di i del conduttore filiforme. e deve essere concorde perché l’integrale di B ⋅ d deve essere positivo ( µo i / 2 è positivo).

quelli nel secondo membro sono uguali al vettore che compare sotto il segno di integrale. c) il campo magnetico creato in P dalla corrente di spostamento. b) il campo elettrico indotto nel solenoide quando i varia nel tempo con legge nota i(t). Inoltre il campo su questa linea di flusso è costante in modulo.Problema 2 Si considerino: a) un conduttore cilindrico percorso da corrente con densità j costante. che per simmetria è in tutti e tre i casi una circonferenza con centro sull’asse di simmetria. © Soluzione: Per tutti i dispositivi. si considera la linea di flusso passante per P del campo. moltiplicando per la lunghezza 2πr della circonferenza ( γ ). nel vuoto e si calcoli in un generico punto P (vedi figura): a) il campo magnetico creato dal conduttore. b) un lungo solenoide. Risulta quindi: r a) H = j 2 r dB r di b) E = − = − µo n 2 dt 2 dt r dD r dσ c) H = = 2 dt 2 dt © =− = εo 4 . con n spire per unità di lunghezza percorse da corrente i. generata nel condensatore da una variazione della densità σ di carica sulle sue armature. I tre campi si calcolano mediante le tre leggi: γ Σ © ©   © ©  ∫ H ⋅d γ © = ∫ j ⋅ dS d B ⋅ dS dt ∫ Σ d E ⋅ dS dt ∫ Σ © © © © ∫ E ⋅d γ © © ∫ H ⋅d gli integrali nel primo membro sono uguali al modulo del campo cercato. c) un condensatore piano formato da due dischi metallici paralleli. moltiplicando per l’area π r 2 .

5 . Il problema evidenzia la stretta analogia formale fra leggi che regolano fenomeni fisici diversi.Commenti.

il treno d’onde può essere così rappresentato: e può essere ottenuto sovrapponendo onde monocromatiche le cui pulsazioni ω stanno in un intorno di ω o . Nella trasmissione dei segnali. 5’) ed è detta velocità di fase. t ) sin(k o x − ω o t ) .t). t ) = a ( x . dove (5) Le grandezze ω e k sono legate al periodo T ed alla lunghezza d’onda λ dalle relazioni: ω = 2π / T . l’informazione è contenuta nella funzione a(x. in questo caso la situazione è più complessa e non sono più sufficienti le velocità v e vg per descrivere compiutamente la propagazione del pacchetto d’onde. La funzione a(x. Soluzione generale: f ( x. (8) 1 . t ) = f o sin( kx ) cos(ω t ) . Si definisce relazione di dispersione la funzione ω ( k ) e velocità di gruppo la sua derivata: dω vg = . onda progressiva (3) f ( x . per onde monocromatiche progressive rappresenta la velocità con cui traslano i punti di massimo (creste) dell’onda. per t prefissato. onda stazionaria (4) ω / k = v. t ) = f 1 ( x − v t ) + f 2 ( x + v t ) . quindi vg può essere assunta come la velocità di trasmissione del segnale. È interessante il fatto che nessuna informazione può essere inviata a velocità maggiore di c. (2) Soluzioni armoniche (onde monocromatiche) f ( x . 5 e 6 si deduce λ v= . Eq. i punti di cresta ed il loro inviluppo traslano con velocità diverse. in cui l’ampiezza dei massimi successivi sta cambiando. dando origine ad un suo allargamento o restringimento. (5’) T Velocità di fase. k = 2π / λ . (6. può essere visualizzata come inviluppo del profilo dell’onda ed è ben approssimata da una curva che passa per i punti di cresta dell’onda. mezzi dispersivi. Per comprendere il significato di vg consideriamo un treno (o pacchetto) d’onde di lunghezza e durata finite. Se il mezzo è dispersivo. l’Eq. t ) = f o sin( kx − ω t ) . velocità di gruppo La costante v ha le dimensioni di una velocità (v.CAPITOLO VII ONDE Equazione delle onde in una dimensione (di d’Alembert): 2 ∂2 f 2 ∂ f . (7) dk Commento. circa uguali rispettivamente alla velocità di fase v o = ω o / k o ed alla velocità di gruppo v g = ( dω / dk ) calcolata per k = k o . e può modificarsi anche il suo inviluppo. =v ∂ t2 ∂ x2 (1) dove v è una costante. Se la velocità di fase dipende dalla frequenza f = ω / 2π . mentre non f ( x . In particolare i punti di inizio e fine del pacchetto possono viaggiare con velocità diverse. ma ω non è più proporzionale a k. 5 continua a valere.6’) Dalle Eq.t). Durante la propagazione il profilo dell’onda si deforma.

Le linee di flusso di v sono detti raggi. Ricordando che i = dq / dt . la densità di corrente è j = ρ v e la corrente attraverso una superficie dA è i = jv ⋅ dA . ρ (r . cioè del flusso di carica elettrica. la densità istantanea con legge u(t ) = u o sin 2 ω t . Sono dette fotoni le “particelle” (o quanti di energia) associate all’onda elettromagnetica. t ) che rappresenta la densità di carica nel punto r all’istante t è stata definita considerando il prodotto nq. indipendentemente dalla natura della grandezza che fluisce. per materiali non ferromagnetici v ≅ 1 / ε r ε o µo ≅ c / ε r . mediato su un intera lunghezza d’onda o su un intero periodo. L’impostazione del calcolo è la stessa. Onde elettromagnetiche Velocità di fase: v= 1 εµ (12) nel vuoto v = 1 / ε o µo ≡ c . dove n è il numero di particelle nell’unità di volume e q la loro carica. 2) L’analogia fra j e I è particolarmente evidente in meccanica quantistica. si può scrivere: dq = j v ⋅ dA dt . Infatti sia le particelle che le onde hanno sempre un duplice aspetto. (9) dove dq è la carica che fluisce attraverso dA nel tempo dt. fononi quelle associate alle onde acustiche ed elastiche. Ricordiamo che: a) l’energia è sempre una funzione quadratica della perturbazione f. Energia dell’onda Le onde trasportano sia energia che quantità di moto. si potrebbe seguire la stessa procedura usata per definire ρ (r . Commenti. in mezzi fortemente assorbenti anche vg può risultare maggiore di c ma non rappresenta più la velocità di traslazione dell’inviluppo. t ) . le superfici normali fronti d’onda. Per l’energia dell’onda. mediata su volumi grandi su scala microscopica. 1) La corrente elettrica è generata dal moto di particelle cariche e la funzione ρ (r . c Indice di rifrazione: n= (13) ≅ εr . cioè moltiplicare il numero di “particelle” nell’unità di volume per la loro energia hν . corpuscolare ed ondulatorio: le “particelle” associate ad un’onda di frequenza ν hanno un’energia hν . Per calcolare il flusso di energia attraverso una generica superficie A conviene considerare il tubo di flusso di v intercettato da A. perché µ ≅ µo . Il valor medio di u(t) è: £ ¢ ¢ ¡   ¢   ¡ ¢ ¢ 1 1 u = ∫ u(t )dt = uo T0 2 e l’intensità è T I =u v. dove u è la densità di energia. Per definire u ed I. a causa della forte attenuazione dell’onda. v ( ) 2 ¥ ¥ ¤ (10) (11) . ed interessa il calcolo del loro flusso attraverso superfici assegnate.esistono restrizioni di questo tipo per v. dove h è la costante di Planck. l’equivalente di j è l’intensità dell’onda I. In altri termini . che è uguale al prodotto uv. È opportuno richiamare i calcoli già fatti per lo studio della corrente elettrica. b) per onde monocromatiche la perturbazione in un punto assegnato varia nel tempo con legge f (t ) = f o sin(ω t ) . Detta ρ la densità della carica in moto e v la sua velocità. Per le onde è necessaria una procedura analoga: interessa il valor medio di u. t ) è una densità media.

17 si ottiene la quantità di moto dU/v che fluisce attraverso A nel tempo dt. E e B sono mutuamente ortogonali ed i loro moduli sono legati dalla relazione (14) E =vB. possiamo scrivere (17) dU = I v ⋅ A dt = I An dt . Un’onda che incide su un corpo può trasferirgli la sua energia. ¦ § Potenza che attraversa una generica sezione del tubo di flusso: dU P= = I An .Vettori E e B : per onde che si propagano in materiali isotropi. un fotone nel vuoto ha quindi quantità di moto hν /c. (16) Quantità di moto: ha densità media u / v . dove Eo è il valore di picco di E(t). dove An = A cosθ è la sezione normale del tubo di flusso che si ottiene considerando tutti i raggi che attraversano la superficie A. i vettori v . e la sua quantità di moto. Vettore di Poynting: che può essere anche scritto: § S =E×H=E× EB v µ ¦ ¦ ¦ ¦ B . Flusso di energia: con riferimento alla figura. riscaldando il corpo. µ µv Se E(t) è una funzione armonica. E 2 = E o2 / 2 . esercitando una forza F sul corpo. dt ¦ (18) Flussi di quantità di moto e forze: dividendo per v l’Eq. Ricordiamo che dp (19) F= dt ¦ ¦ ¦ 3 ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ . µ (15) S= ¦ ¦ (15’) Intensità: è il valor medio del modulo di S 1 1 2 I = EB = E .

perché è identico a quello di un dipolo elettrico oscillante. 2.dove dp è la quantità di moto trasferita al corpo. ciascuna componente oscilla con legge (20) xi = x oi sin(ω t + ϕi ) . L’intensità in un punto P. massima in direzione ortogonale. Il campo elettromagnetico così creato è detto di dipolo elettrico. genera un’onda i cui raggi sono le semirette uscenti dal centro O di oscillazione. 3) della particella. Sorgenti di onde elettromagnetiche Le onde elettromagnetiche sono generate da cariche elettriche in moto accelerato. Si noti che I è nulla nella direzione di oscillazione (cioè per θ = 0 e θ = π ). Una carica q che oscilla su una retta y con ampiezza di oscillazione molto minore della lunghezza d’onda λ . posto a distanza r >> λ . I campi E e B dell’onda sono funzioni lineari dell’accelerazione: possiamo quindi considerare separatamente le tre componenti cartesiane del moto (l’onda è la somma delle onde generate da tre particelle che oscillano lungo i tre assi cartesiani). (21’) b= 32π 2 c ¨ (qy ) ω 2 o 4 r 2 sin 2 θ . Le sorgenti di onde monocromatiche contengono sempre al loro interno particelle cariche che oscillano con moto armonico. Considerando le coordinate cartesiane xi (i=1. con momento p(t)=qy(t) e valore massimo qyo. yo è l’ampiezza di oscillazione. Se l’onda è completamente assorbita. Nel vuoto µo . dp coincide con la quantità di moto trasportata dall’onda nel tempo dt: I (19’) F = An v . è I =b ¨ ¨ © ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ dove b è una costante. dp è la differenza dpi − dpr fra le quantità di moto delle onde incidente e riflessa. v Se l’onda è riflessa. (21) 4 .

Nella polarizzazione lineare il piano individuato da E e dal raggio è detto piano di polarizzazione. ed annulla completamente la corrispondente           [= (b cos δ ) sin ω t + (b sin δ ) cosω t ] . e varia nel tempo con legge armonica e con un ritardo di fase. I fenomeni di polarizzazione sono legati al fatto che il vettore E è trasversale rispetto ai raggi. in un generico punto. il vettore E è ortogonale a z. I problemi sulla polarizzazione riguardano i seguenti dispositivi (reali od ideali) e fenomeni: 1. la dipendenza da t delle sue componenti x e y è data dalle Eq. È particolarmente semplice ottenere polarizzazione lineare. ponendo poi sin 2 ω t + cos 2 ω t = 1 ) si ottiene l’equazione dell’ellisse. ma le loro polarizzazioni sono diverse e casuali: si dice che la luce naturale non è polarizzata. nelle onde acustiche le molecole del gas si spostano lungo il raggio (l’onda è cioè longitudinale): la direzione dello spostamento è fissata. l’energia sottratta all’onda è funzione quadratica di questa componente. (22) 5 . con piani di polarizzazione contenenti p . L’ellisse collassa in un segmento di retta se δ = 0 e δ = π . La luce emessa dalle sorgenti convenzionali (non laser) è costituita da treni d’onda di durata limitata (tipicamente dell’ordine di 10-8s).(22). ciascuno dei quali è associato ad un fotone. La direzione del vettore E è detta direzione caratteristica. Ricevitori sensibili solo a campi E con direzione assegnata. occorre prima ottenere un fascio con polarizzazione definita. o polarizzante o più semplicemente asse del polarizzatore. L’aggiunta di un’eventuale costante di fase in entrambe le funzioni sinusoidali equivale semplicemente ad un cambiamento di origine dell’asse dei tempi. Una lamina polarizzante ideale contiene oscillatori di questo tipo. rettilinea (o lineare) e circolare. Polarizzazione Premessa: un punto materiale con componenti x = a sin ω t . ad es. La radiazione emessa da un dipolo elettrico p oscillante in una direzione assegnata è polarizzata linearmente. con polarizzazione rispettivamente ellittica. In tutti e tre i casi si dice che l’onda è polarizzata. Il vettore E descrive quindi un’ellisse. il concetto stesso di polarizzazione perde significato. Occorre considerare la componente del campo E dell’onda nella direzione assegnata. particelle costrette ad oscillare lungo una retta ed antenne a dipolo elettrico. Da notare il ruolo fondamentale della differenza di fase δ . che può diventare un segmento di retta o una circonferenza. Eliminando t (basta ricavare sin ω t e cos ω t .Il vettore E giace nel piano individuato da P e dalla direzione di oscillazione della carica. diventa una circoferenza se a=b e δ = ±π / 2 . dovuto alla velocità finita di propagazione dell’onda. ed infatti il termine polarizzatore è usato come sinonimo di “dispositivo che fornisce in uscita luce polarizzata linearmente”. y = b sin(ω t + δ ) descrive una traiettoria ellittica. I singoli treni d’onda possono avere uno stato di polarizzazione definito. Negli esperimenti di polarizzazione con luce naturale. In un’onda elettromagnetica monocromatica che si propaga nel vuoto in direzione z.

∂t ∂t Quindi: ∂2 f ∂2 f 2 ∂2 f 2 ∂2 f 2 = v −2 v + v . detta asse della lamina.1) f p( x . t ).1) si ricava immediatamente ∂ f / ∂ x . 2. definite come rapporto fra le intensità delle onde riflessa ed incidente. con asse nel piano della lamina. ∂ p∂ q ∂ t 2 ∂ p2 ∂ q2  ] 6 . ad es. agisce come lamina di ritardo perché i raggi ordinario e straordinario hanno al suo interno velocità diverse.   Problema 1 Si mostri che con la trasformazione p = x−vt . la cui direzione definisce l’asse della lamina.(1. ∂ p∂ q ∂ q 2 ∂ x 2 ∂ p2 Le derivazioni rispetto a t sono analoghe. q ( x . 3. = +v . e l’onda polarizzata ortogonalmente. Suggerimento. Lamine di ritardo introducono uno sfasamento fra l’onda polarizzata in una direzione assegnata. ∂ ∂f ∂p ∂f ∂q . q = x+vt l’equazione di d’Alembert 2 ∂2 f 2 ∂ f =v ∂ t2 ∂ x2 si trasforma nell’equazione ∂ 2 f / ∂ p∂ q = 0 . Riflessione: il raggio riflesso è parzialmente polarizzato. Se l’angolo di incidenza è tale che i raggi rifratto e riflesso formano un angolo di 90o. Basta applicare le formule di derivazione delle funzioni composte. ortogonali tra loro. sono diverse per onde polarizzate parallelamente ed ortogonalmente al piano di incidenza. Si tenga ben presente che l’intensità dell’onda è funzione quadratica di E . Una lamina di materiale anisotropo ed uniassico. perché le riflettanze R// e R⊥ .componente del campo E dell’onda. (1. R//=0: il raggio riflesso è totalmente polarizzato. t ) = + ∂x ∂p∂x ∂q∂x [ Soluzione Ponendo ∂ p / ∂ x = ∂ q / ∂ x = 1 nell’Eq. ma ora ∂p ∂q = −v . lasciando invariata la componente ortogonale. Si noti che in tutti i casi occorre considerare separatamente due componenti del campo E . derivando ulteriormente si ottiene: ∂2 f ∂2 f ∂2 f ∂2 f = +2 + .

01 c . Differenziando l’Eq. Per calcolare vg nel quesito b). = c 2 1 + ω p / (ck ) 2 c) Poiché la velocità v è molto minore di c. in versi opposti. detta frequenza di plasma. la velocità di gruppo dω vg = = c. t ) = f 1 ( x − v t ) + f 2 ( x + v t ) è soluzione dell’equazione di d’Alembert.1). Le funzioni f1 e f2 rappresentano onde che si propagano con velocità v lungo x. Soluzione a) La velocità di fase è c. da cui vg = dω c 2 = = dk v c 2 c2 + ω p / k 2 ω dω = c 2 .(2. conviene differenziare l’Eq. si possono usare per Uc e p le espressioni non relativistiche: 1 p2 U c = mu 2 = 2 2m 7 . e: k dk < c.(2. Commenti. 1) L’equazione trovata ammette ovviamente come soluzione una generica funzione della sola p (perché derivando anche rispetto a q si ottiene zero) o della sola q. c) dell’onda associata in meccanica quantistica ad una particella libera (cioè non soggetta a forze) che si muove con velocità u = 0. Suggerimento. p=h/λ. Nel quesito c) conviene ricavare prima la relazione fra Uc e p. b) delle onde elettromagnetiche nella ionosfera. è una costante che dipende dalla densità degli elettroni.Sostituendo nell’equazione di d’Alembert si ottiene immediatamente ∂ 2 f / ∂ p∂ q = 0 . sapendo che ω è legato a k dalla relazione 2 (2. la relazione di dispersione ω = c k . sapendo che la frequenza f e la lunghezza d’onda λ sono legate all’energia cinetica Uc della particella ed alla sua quantità di moto p dalle relazioni: U c = hf . Problema 2 Si calcoli la velocità di fase v e la velocità di gruppo vg: a) dell’onda elettromagnetica nel vuoto. mostrando che v ⋅ v g = c 2 . dk b) 2 v = ω / k = c2 + ω p / k 2 > c . Risulta quindi dimostrato che f ( x .1) ω 2 = ω p + c2 k 2 dove ω p .1) si ottiene 2ω dω = 2c 2 k dk .

ρ 2 dove g = 9. non con v). ovvero per lunghezze d’onda molto maggiori di λo . T = 0.Sostituendo Uc con hf ≡ dispersione: h h ω . p con h / λ ≡ k . mentre vg<c. per le onde elastiche con lunghezza d’onda molto maggiori delle distanze intermolecolari). Problema 3 Si calcolino la velocità di fase v e la velocità di gruppo delle onde che si propagano sulla superficie dell’acqua degli oceani. sapendo che fra ω e k esiste la relazione T ω 2 = gk + k 3 . Soluzione I due termini sono uguali per ρg 10 3 9. c) Si noti che in meccanica quantistica l’onda associata ad una particella ha velocità di fase diversa dalla velocità della particella (che coincide con vg. 2m 2 k 2m 2π 1 h 1 h dω p 2k = vg = = k = = u. si ottiene la relazione di 2π 2π ω= quindi v= 1 h 2 k . ko Per k << k o . ρ = 10 3 Kg / m 3 è la densità.072 T 2π corrispondente ad una lunghezza d’onda λo = = 0. 2m 2π ω 1 h p u = k= = . Si consideri solo i due casi limite in cui uno dei due termini a secondo membro è trascurabile. diventa dominante il ko = termine gravitazionale. dove λo è la lunghezza d’onda che rende uguali i due termini. dk 2m 2π m 2π m v g = v .81 m / s è l’accelerazione di gravitá. Da cui: 8 . completamente prive di dispersione sono quelle che si propagano nel vuoto.072 N / m è la tensione superficiale. anche se la dispersione è trascurabile in molti altri casi (ad es. più precisamente si considerino le due lunghezze d’onda λ1 = 100λo e λ2 = λo / 100 .81 −1 = m = 369 m −1 . a) L’onda elettromagnetica nel vuoto è priva di dispersione.017 m . In effetti le uniche onde Commenti. b) Si noti che v>c. quindi: ω ≅ gk . 0. questo si verifica per molti altri tipi di onde e conferma il fatto che nei mezzi dispersivi i segnali e le informazioni non viaggiano a velocità v.

ovvero per per lunghezze d’onda molto minori di λo . v g = 2. si calcolino: a) le frequenze fn su cui può oscillare. v = 163 m / s . [ T = 100 N . L = 50 cm . t ) = y o sin( kx ) cos(ω t + φ ) . m = 5 g . vg = k = k. …. velocità del suono nell’aria v s = 340 m / s ] Soluzione a) Le frequenze su cui la corda può oscillare corrispondono alle possibili onde stazionarie con nodi agli estremi della corda. La prima condizione è automaticamente soddisfatta se consideriamo soluzioni dell’equazione di d’Alembert del tipo: y ( x . 1 T v f1 = = = 100 s −1 . lunghezza L e viene tesa con una forza T. Per λ1 = 100λo . Ricordando che la velocità dell’onda in una corda tesa è v = T / ( ML) .07 m / s . t) le condizioni al contorno: y (0. v = 313 m / s . t ) = 0 . la seconda condizione implica sin( kL) = 0 . Problema 4 La corda di una chitarra ha massa M. ovvero: ω vk v mπ k m L = mπ ⇒ fm = m = m = = mf 1 2π 2π 2π L dove m =1. Supponiamo che all’equilibrio la corda giaccia lungo il tratto (0.81 m / s . b) la lunghezza d’onda del suono emesso nell’aria dalla chitarra in corrispondenza della frequenza minima f1.L) dell’asse x e che oscilli in direzione y. k vg = dω = dk g 1 1 1 = 2 k 2 g k ( = v / 2) . Imporre che l’onda abbia dei nodi agli estremi equivale ad imporre alla funzione d’onda y(x. 2. v g = 0. quindi ω ≅ 3 T 2 k . 3. 2 L 2 ML 9 . . Da cui ρ 1 ω T dω T 3 2 3 T v= = k. t ) = 0 .v= ω = k gk = k g . diventa dominante il termine di tensione superficiale. y ( L. Per k >> k o . = ρ ρ2 2 ρ k dk Per λ1 = λo / 100 .

nell’istante t. 4 o a) u( x . b) l’energia cinetica Uc della corda nell’istante t.40 m . si calcoli l’energia cinetica dUc del tratto dx di corda. c) Uc raggiunge il suo massimo valore Uc. Suggerimento.b) λs = vs = 3.max = y ω . ponendo sin 2 ( kx ) = [1 − cos( 2 kx )] / 2 . Per rispondere al quesito b). ∂t 1 1 2 M b) dU c = u 2 dm = ( y o ω sin( kx ) cos(ω t )) dx 2 2 L L 1 2 2 M 2 U c = y o ω cos (ω t ) ∫ sin 2 ( kx )dx . c) il massimo valore di Uc(t). La corda possiede anche energia potenziale elastica. t ) = Commento. t ) = y o sin( kx ) sin(ω t ) dove k = π / L e si calcoli: a) la velocità u(x. perché negli istanti in cui Uc è massima la corda è indeformata ed Up è nulla. 2 L 0 L’integrale è uguale a L/2: lo si può dimostrare in modi diversi. ad es.t) con cui oscilla un generico punto della corda. Il problema fa capire che per calcolare l’energia totale di un’onda elastica è sufficiente calcolare la sua energia cinetica. Problema 6 Le onde acustiche in una canna d’organo possono essere assimilate ad onde stazionarie. perché l’energia totale si conserva.max. Questo aumento può essere considerato come energia potenziale Up dell’onda: l’energia totale Ut=Uc+Up dell’onda è costante.max negli istanti in cui cosω t = ±1 ( in questi istanti y=0. che aumenta quando viene messa in oscillazione (perché la corda si allunga). e la si integri. di massa dm = ( M / L )dx . ed è uguale a Uc.t) dei punti della corda con la velocità v dell’onda. cioè la corda è indeformata). si consideri la soluzione y ( x . Non si confonda la velocità u(x. Soluzione ∂y = y o ω sin( kx ) cos(ωt ) . f1 Problema 5 Con riferimento al Problema 4. in cui le molecole dell’aria oscillano lungo la canna. Si ottiene: M 2 2 U c . 10 .

d) il massimo spostamento so. elettroni in un atomo). le molecole contenute nel volume elementare dV oscillano con legge s(t ) = so sin ω t . v f1 = = 50 s −1 . Soluzione k1 L = π . che però rimangono quantizzate. f 2 = 2 f 1 = 100 s −1 . riceveva così una spiegazione del tutto naturale. la terminologia usata per gli strumenti musicali è poi stata estesa a tutti i fenomeni oscillatori. che corrispondono alla minima e alla massima intensità ancora percepite come suoni dall’orecchio umano. 2) Quando si eccita un’onda stazionaria nella canna d’organo. Si calcoli: a) la massima velocità di spostamento delle molecole. trasformando l’antinodo in nodo. c) l’intensità dell’onda. Questa semplice considerazione è stata di fondamentale importanza per lo sviluppo della meccanica quantistica. supposta nota l’intensità dell’onda. supponendo che l’estremità aperta corrisponda ad un antinodo. Si risponda prima al quesito b). che richiede calcoli del tutto analoghi a quelli del Problema 4. velocità dell’onda v = 300 m / s ] Suggerimento. si dice che questa entra in risonanza. indicando con v la sua velocità di fase. sapendo che questa coincide con la massima densità di energia cinetica (si veda il commento al Problema 5). b) la densità media di energia dell’onda. [lunghezza della canna L = 3 m . Problema 7 Durante la propagazione dell’onda acustica nell’aria. f2 = 4L 4L b) Commenti. La quantizzazione dell’energia di particella confinate in spazi limitati (ad es. 11 . sperimentalmente ben verificata. cioè ad un massimo dell’ampiezza di oscillazione. k2 L = 2 2 v 3v f1 = = 25 s −1 . 2L a) La presenza di un antinodo in x=L implica sin( kL) = ±1. k 2 L = 2π . quindi: π 3π k1 L = . b) si ripeta il calcolo supponendo di chiudere l’estremità aperta. 1) Si noti che cambiando le condizioni al contorno cambiano le lunghezze d’onda e le frequenze proprie. quesito a). L’onda associata ad una particella è detta onda di de Broglie. suggerendo a de Broglie l’ipotesi che ad ogni particella sia associata un’onda la cui frequenza è proporzionale all’energia della particella. Si effettui il calcolo numerico per i due valori Imin e Imax. Per il quesito b) si imponga la corretta condizione al contorno per l’estremo aperto. dove s è lo spostamento dalla loro posizione media. = 75 s −1 . Questo si verifica per ogni onda che sia obbligata a rimanere in uno spazio limitato.a) Si calcolino le prime due frequenze proprie. cioè possono assumere solo valori discreti.

2 1 2 c) I = uv = ρ vso ω 2 . 1) Imin è detta soglia di udibilità. dt Commenti. Supponendo che metà dell’energia sia assorbita dall’atmosfera. . v = 340 m / s . inferiore alle dimensioni atomiche. entrambe dipendono dalla frequenza e dalla sensibilità individuale: i valori numerici riportati devono quindi essere considerati indicativi. la sua massima energia cinetica è 1 1 2 2 dm(soω ) = ( ρ dV )(so ω ) . ds(t ) = so ω cos ω t . so = 10 −5 m . Problema 8 L’onda elettromagnetica emessa dal Sole arriva sulla Terra con un’intensità media I s = 1380 W / m 2 . 2 d) Lo spostamento massimo è 1 2I . il suo valore massimo è so ω . [ A = 5 m2 . I max = 1 W / m 2 ] Soluzione a) La velocità è dell’aria ρ = 12 kg / m 3 . b) La potenza Po di emissione di una sorgente puntiforme che. 2) Si noti che uno spostamento delle molecole dell’aria (e del timpano) dell’ordine di 10-11m. b) La massa dm contenuta nel volume dV è ρ dV . 2 2 La densità media di energia u si ottiene dividendo per dV: 1 2 u = ρ so ω 2 . genera un’onda che a distanza r ha la stessa intensità della luce solare. per I=Imax. so = 10 −11 m . r = 3 m ] 12 .[frequenza densità f = 1000 s −1 . Imax soglia del dolore. può ancora essere percepito come suono. irradiando uniformemente in tutte le direzioni. si calcoli: a) la potenza in arrivo su un collettore solare di area A posto ortogonalmente ai raggi solari. so = ω ρv per I=Imin. 2 −12 I min = 10 W / m .

    Problema 9 Alla distanza dT fra Terra e Sole l’intensità della radiazione elettromagnetica emessa dal Sole ha intensità IT. c) il raggio ro che deve avere la sfera perché F sia uguale in modulo alla forza FG di attrazione gravitazionale. Suggerimento. Si notino gli ordini di grandezza della potenza che si può ottenere sfruttando i raggi solari e la potenza che dovrebbe avere una lampada per illuminare “a giorno” un ambiente. Soluzione a) L’intensità è proporzionale ad 1/d2 (si veda ad es.Soluzione dU = I A = 790 W / m 2 ⋅ 5m 2 = 3950 W . F = = πr =   I T  d  dt c c Mm GM 4π 3 FG = G 2 = 2 r ρ. 2 2 11 −11 gravitazionale G = 6. la forza F ha modulo dT  πr 2 . supponendo nota la densità ρ della particella. Commento. basta calcolare l’energia che attraversa nell’unità di tempo la superficie sferica con centro nella sorgente e raggio r. Si calcoli: a) l’intensità alla generica distanza d. posta a distanza dT dal Sole. [ I T = 1380 W / m 2 . supposta perfettamente assorbente. costante . Per il quesito c) si ponga uguale ad 1 il rapporto F/FG. quesito b). l’impulso trasferito da questi raggi alla particella nel tempo dt è dp = ( I / c)π r 2 dt . dt b) Per calcolare Po. d T = 159 ⋅ 10 m ] . il Problema precedente. 3 d d dp I 2 2     c) 13 .67 ⋅ 10 Nm / kg .  d  b) In prossimità della particella la sezione normale del tubo di flusso costituito dai raggi solari che intercettano la particella è π r 2 . quindi 2 d  I =  T  IT . ρ = 10 3 kg / m 3 . b) la forza F esercitata su una particella sferica di raggio r. Su questa superficie I è costante. massa del Sole M = 199 ⋅ 10 30 kg . quindi: a) P= Po = ∫ I v ⋅ dA = I ∫ dA = I ⋅ 4π r 2 = 790 W / m 2 ⋅ 113m 2 = 89 ⋅ 10 3 W . v è parallelo a dA .

esattamente come per una vela investita dal vento. Se si considera l’aspetto corpuscolare dell’onda. = FG 4 ρ cGM ro ro = 65. la cui normale forma un angolo θ con i raggi solari. dt c c Commento. Commento. Questo spiega perché la “coda” delle comete tende ad allontanarsi dal Sole. perfettamente riflettente. indicando con I l’intensità dell’onda. le molecole di un gas) siano respinte dal Sole. Il doppio aspetto. Si noti che si può cambiare la direzione della forza variando θ . la quantità di moto trasferita alla superficie nel tempo dt è dp = dpi − dpr = ( I / c) An dt (i − r ) . corrisponde al caso di utri perfettamente elastici delle molecole d’aria sulla superficie della vela. di superficie perfettamente riflettente.2 3d T I T 1 F .        dove i ed r sono i versori dei raggi incidenti e riflessi. La forza F ha modulo: dp I I F= = An ⋅ 2 cosθ = 2 An cosθ . La presenza del “vento solare” fa sì che particelle piccole (ad es. non attratte. i − r è ortogonale alla superficie. La quantità di moto trasportata da questi raggi nel tempo dt è dpi = ( I / c) An dt . si comprende che non esiste una pressione esrcitata da un’onda.  Soluzione Il tubo di flusso costituito dai raggi solari che intercettano la superficie ha sezione normale An = A cosθ .7 ⋅ 10 −8 m . Il caso qui considerato. ed ha modulo 2 cosθ (per capirlo basta considerare le loro componenti parallela e perpendicolare alla superficie). Si noti che ro non dipende dalla distanza dal Sole Problema 10 Si calcoli la forza F esercitata dai raggi solari su una superficie piana. di area A.    14 .

e possono intervenire altri fenomeni (riflessione. e che la forza di attrito sia sempre uguale ed opposta ad FE . b) la forza FB esercitata sulla particella dal campo magnetico dell’onda e la quantità di moto dp B acquistata dalla particella sotto l’effetto di FB nel tempo dt. 2 Il modulo della quantità di moto è dp B = µ q 2 EB . Nella trattazione corpuscolare.  c) dove v è la velocità dell’onda. si trova per la particella un moto oscillatorio in cui la velocità non è in fase con il campo E . Si supponga che la velocità di deriva v d delle particelle di conduzione nel mezzo sia ad ogni istante proporzionale alla forza FE = qE . direzione e verso di dp B sono quelli del vettore E × B : quindi dp B è parallelo e concorde con il vettore di Poynting. dU µ q2 E 2 E = = = v.              dp B = FB dt . Si noti che si tratta di un caso limite. diffusione) che rendono più complessi i bilanci di energia e quantità di moto. che però cambia segno ogni mezzo periodo e ha media nulla 2) Nel caso qui considerato. si assimila l’onda ad un insieme di particelle (fotoni) con velocità c.corpuscolare e ondulatorio. c) il rapporto dU / dp B . Soluzione a) b)             dU = FE ⋅ v d dt = qE ⋅ ( µ qE )dt = µ (qE ) dt . dell’onda permette di calcolare la pressione con due metodi formalmente diversi ma equivalenti. Infatti l’ipotesi che la velocità delle particelle v d sia in ogni istante proporzionale ad E non é mai rigorosamente verificata perché implica che la forza d’inerzia sia trascurabile (come se la particella avesse massa nulla). . 1) La particella acquista anche una quantità di moto dp E nella direzione di E . Problema 11 Un’onda elettromagnetica che si propaga in un materiale lievemente conduttore si attenua perché cede parte della sua energia alle cariche di conduzione. scelto per ricavare nel modo più semplice la relazione tra U e p. che coincide con il lavoro della forza FE . quantità di moto hf/c. 2 dp µ q EB B Commenti. energia hf. Si calcoli: a) l’energia dU ceduta dall’onda alla carica nel tempo dt. Se si tiene conto della massa delle particelle. l’onda è completamente assorbita dal mezzo materiale.     15     FB = q v d × B = µ q 2 E × B . dove E è il campo elettrico dell’onda nello stesso istante. cioè per mostrare che nell’onda elettromagnetica p=U/v. a cui cede tutta la sua energia U e tutta la sua quantità di moto p. e si ponga v d = µ qE . mettendole in oscillazione. e di eventuali forze elastiche. Al variare dello sfasamento si può passare da perfetto assorbimento a perfetta trasparenza.

La sua componente efficace ha ampiezza E o ⋅ sin θ2 . L’intensità di ricezione IR è quindi I R = a sin 2 θ1 sin 2 θ2 . si consideri attentamente l’Eq. per quella ricevente si tenga conto del fatto che è efficace la sola componente di E nella direzione dell’antenna e che l’intensità è proporzionale al quadrato dell’ampiezza di questa componente. 1) Il risultato qui ottenuto è un caso particolare di un teorema molto generale. Per l’antenna trasmittente. di lunghezza L << λ . Si noterà che tutte le grandezze che vi compaiono rimangono invariate quando si scambiano I ruoli delle antenne. e può essere considerato come un’estensione al campo di radiazione della relazione già trovata per circuiti accoppiati induttivamente (cioè del fatto che la mutua induttanza M rimane la stessa quando si scambiano i ruoli dei circuiti). il campo E è ortogonale ad r ed oscilla con ampiezza Eo proporzionale a sin θ1 . ad eccezione di θ . detto di reciprocità. figura). l’intensità dell’onda in corrispondenza di a2 è proporzionale a sin 2 θ1 . semplicemente utilizzando antenne rispettivamente verticali ed orizzontali. sono utilizzate come generatore e ricevitore di onde elettromagnetiche.(21). dove a è una costante che rimane invariata quando si invertono i ruoli delle antenne.Problema 12 Due antenne a dipolo elettrico. Si considerino i casi di: a) antenne complanari (v. od utilizzando un dispositivo con due antenne riceventi. Soluzione a) Se l’antenna trasmittente è a1. Suggerimento. l’energia assorbita dall’antenna ricevente è in ogni caso proporzionale a sin 2 θ . Si mostri che a parità di condizioni l’energia del segnale in ricezione non cambia se si scambiano i ruoli delle due antenne. Commenti. 2) Il quesito b) fa capire che due stazioni possono trasmettere sulla stessa banda di frequenze. la commutazione può essere effettuata ruotando di 90o l’antenna ricevente. assimilate a due sottili aste conduttrici identiche. b) Il calcolo è del tutto analogo. In ricezione. 16 . b) antenne ortogonali alla loro linea di congiunzione e formanti un angolo θ fra loro.

Il dispositivo agisce come un attenuatore di fascio.78 . 4 N f = 0. che non altera il suo stato di polarizzazione. Per N =10. Per polarizzatori ideali ed N sufficientemente grande il dispositivo ruota il piano di polarizzazione della luce senza praticamente attenuarlo. Commento. ed una riduzione dell’intensità di un fattore cos2 θ . quindi I = I o cos 4 θ . Di quanto si riduce l’intensità di un fascio rispetto alla configurazione con assi paralleli? [Si ponga Nθ = π / 2 e si considerino i casi con N =2 e con N =10] Soluzione Il calcolo è del tutto analogo a quello del Problema 13: dopo la seconda lamina l’intensità è ridotta di un fattore cos2 θ . con assi ruotati di un angolo θ l’uno rispetto all’altro. ! Problema 14 Un dispositivo è costituito da N+1 lamine polarizzatrici identiche e parallele. perché è attiva la sua sola componente parallela all’asse.Problema 13 Un fascio di luce attraversa tre lamine polarizzatrici parallele. con assi paralleli. ed esce con intensità Io. Dopo l’ultima lamina il fattore di riduzione è Per N =2. in accordo con la legge di Malus. 1 f = . in modo che l’ultima lamina ha l’asse ruotato di un angolo N θ rispetto alla prima. La terza lamina provoca un’ulteriore riduzione dello stesso fattore cos2 θ . Problema 15 17 . Si calcoli l’intensità di uscita I dopo che l’asse della lamina intermedia è stato ruotato di un angolo θ nel piano della lamina stessa. θ= 20 θ= f = (cos2 θ ) . cioè agisce come un rotatore. Soluzione La rotazione provoca una riduzione di un fattore cosθ del campo E dopo la seconda lamina. 4 π . π . Commento.

Brewster). che hanno la stessa ampiezza ed inducono oscillazioni con la stessa ampiezza.Un fascio di luce non polarizzato incide su un atomo. e I / / = a sin 2 α . Si calcoli il rapporto fra le intensità I / / e I ⊥ in uscita da una lamina polarizzatrice posta sul cammino del raggio diffuso. con piano di polarizzazione ortogonale al piano di diffusione. nota la riflettanza R⊥ = 015 delle due superfici del vetro (in corrispondenza dell’angolo di . si può sfruttare questo fatto per attenuare con un polarizzatore la luminosità dell’atmosfera. Per α = π / 2 la componente I// è nulla: la luce diffusa è totalmente polarizzata. In fotografia. Si considerino separatamente le componenti E / / e E ⊥ del campo E dell’onda incidente. La luce diffusa dall’atomo in una direzione che forma un angolo α con il fascio incidente è parzialmente polarizzata. dove a è una costante. c) il rapporto I / / / I ⊥ per un raggio che attraversa 8 lamine identiche. Soluzione 18 . Soluzione Per polarizzazione parallela l’angolo θ coincide con α . pensando che tutte le grandezze che vi compaiono sono le stesse per I / / e I ⊥ . mettendone in oscillazione gli elettroni. permettendo di misurare separatamente I / / e I ⊥ . Il piano individuato dai raggi incidente e diffuso è detto piano di diffusione. I ⊥ = a . Si calcolino le intensità delle onde diffuse mediante l’Eq. riportando le direzioni dei raggi diretto e diffuso e della componenti E / / e E ⊥ del campo E lungo i due raggi: questo facile compito è lasciato allo studente). Si noti però che la luce diffusa dall’atmosfera non é mai totalmente polarizzata a causa delle diffusioni multiple: in direzione ortogonale ai raggi solari arriva anche la luce che ha subito due o più diffusioni da molecole diverse con angoli di diffusione diversi da π / 2 . ad eccezione di θ . Suggerimento. (Può essere utile evidenziare gli angoli θ e α con due figure. α è detto angolo di diffusione. " " Problema 16 Un fascio di luce naturale di intensità Io incide su una lamina di vetro con indice di rifrazione n. Si calcoli: a) l’angolo di incidenza θB sotto cui il raggio riflesso è totalmente polarizzato (angolo di Brewster).(21). Si ottiene quindi: I / / / I ⊥ = sin 2 α . per polarizzazione perpendicolare θ = π / 2 . Si pensi infine che la lamina polarizzatrice trasmette la sola componente parallela al suo asse. Commenti. b) il rapporto I / / / I ⊥ per il raggio che attraversa la lamina dopo due rifrazioni. con asse rispettivamente parallelo e perpendicolare al piano di diffusione.

sin θt sin(π / 2 − θ B ) b) Detta Io l’intensità del raggio incidente. Soluzione a) Dalle relazioni v = ω / k e v = c / n. valide in generale. all’interno di un cristallo uniassico con asse ottico parallelo all’asse y. e la sua intensità è I ⊥ = (1 − R⊥ ) I o / 2 . Commento. Componente parallela: sotto l’angolo di Brewster R/ / = 0 . perchè l’energia si conserva. con il vantaggio che il raggio trasmesso è parallelo a quello incidente.a) L’angolo di Brewster θB soddisfa alla condizione θ B + θt = π / 2 . lo si scomponga idealmente in due raggi polarizzati parallelamente e perpendicolarmente al piano di incidenza. Dalla legge della rifrazione si ricava sin θ B sin θ B n= = = tan θ B . a) Si dica quanto valgono i vettori d’onda ordinario ko e straordinario ke del mezzo. dove θt è l’angolo di rifrazione. E y = b sin ω t . si deduce: # # 19 . 16 I ⊥ / I / / = (1 − R⊥ ) = 0. Problema 17 Un fascio di luce si propaga lungo l’asse z di una terna cartesiana. 2 2 Si ha quindi: c) dopo le 8 lamine I ⊥ / I / / = (1 − R⊥ ) = 0. esprimendoli in funzione del vettore d’onda k del vuoto ed egli indici di rifrazione no e ne. ciascuno con intensità Io/2. Dopo la seconda superficie della lamina il raggio rifratto è ulteriormente ridotto di un fattore 1 − R⊥ . c) Si calcoli la differenza di fase δ fra le onde ordinaria e straordinaria in z = d. Nel calcolo si sono trascurate le riflessioni multiple all’interno delle singole lamine e fra lamine consecutive. b) Si dica come variano nel tempo le componenti Ex e Ey del campo E nel punto z. Con molte lamine si può ottenere luce polarizzata anche in trasmissione. la correzione è comunque piccola.7225 .074 . Nel punto z =0 le componenti x e y del campo E dell’onda variano nel tempo con leggi E x = a sin ω t . tutta l’energia del raggio è rifratta (o trasmessa). quindi: I // = Io / 2 . dove a e b sono due costanti. Componente perpendicolare: il raggio riflesso dalla prima superficie ha intensità R⊥ I o / 2 . quello rifratto ha intensità (1 − R⊥ )I o / 2 .

Problema 18 a) Si consideri una lamina quarto d’onda in cui i raggi ordinario e straordinario sono polarizzati nelle direzioni x e y di un sistema cartesiano. Si dica quale è lo stato di polarizzazione della luce trasmessa se il raggio incidente è polarizzato linearmente lungo la bisettrice degli assi (x. c ko = c) δ = (ω t − k o d ) − (ω t − k e d ) = ( k e − k o ) d = (ne − no ) k d . v o c / no k e = ne k . b) Si risolva l’analogo problema per una lamina a mezz’onda. Per mostrare che la polarizzazione è circolare basta quadrare e sommare membro a membro le due equazioni. E y = b sin(ω t − k e z ) . e la differenza dei cammini ottici è detta mezz’onda se δ = π . la relazione mostra che questo punto sta su una circonferenza di raggio Eo. Soluzione All’entrata delle lamine le componenti Ex ed Ey di E hanno la stessa ampiezza Eo e sono in fase. possiamo porre: E x = E o sin ω t . il vettore E è diretto lungo y ed i due segni corrispondono a versi opposti. Il problema fa capire che una lamina di materiale uniassico di spessore d agisce come lamina di ritardo ed introduce uno sfasamento δ = ( ne − n o ) k d = 2π ( ne − n o )d / λ . $ $ $ $ 20 . E y = E o sin(ω t + δ ) . (Si supponga che tutta l’energia dell’onda sia trasmessa. δ = ±π / 2 . Per t=0. Ex=0. La polarizzazione è circolare ed i due segni corrispondono a rotazioni opposte del vettore E . con una scelta opportuna dell’origine dei tempi. (ne-no)d è la differenza dei camiini ottici. all’uscita sono sfasate. Commenti. Per individuare il senso di rotazione. La lamina è detta quarto d’onda se δ = ±π / 2 . Il prodotto nd è detto cammino ottico.y) che giace nel I e III quadrante. a) E y = ± E o cos ω t . Si ottiene: 2 E x2 + E y = E o2 Interpretando Ex ed Ey come le coordinate cartesiane del punto che rappresenta il vettore E . dove δ è lo sfasamento. ignorando così le riflessioni alle due superfici della lamina).k= b) ω . ω ω = = no k . E x = a sin(ω t − k o z ) . si considerino gli istanti t = 0 e un istante t immediatamente successivo.

Per t positivo e molto piccolo. e versi opposti in corrispondenza di rotazioni opposte. Ey è rimasto invariato (a meno di infinitesimi del secondo ordine rispetto a t). antioraria per Ey= -Eo. indipendentemente dalla frequenza dell’onda. Il vettore E è ruotato. & ' % % 21 . La polarizzazione circolare è di grande interesse sia concettuale che applicativo. La polarizzazione è ancora lineare ed il vettore E è diretto lungo la bisettrice degli assi coordinati che giace nel II e IV quadrante. Ex è positivo. Commento. la stessa direzione del fascio. Qui ci limitiamo ad osservare che un fascio di luce polarizzato circolarmente possiede momento angolare L con modulo L = U / ω . Il piano di polarizzazione è ruotato di 90o. la cui equazione è y = -x. con rotazione oraria per Ey= +Eo. il suo momento angolare coincide quindi con la costante universale = h / 2π . Un fotone ha energia hω / 2π . b) E y = E o sin(ω t + π ) = − E o sin ω t = − E x .

rappresentando le 2) dove ∑a n =1 2 N 1 Nδ   sin(ω t + nδ ) = a sin ω t + . oppure geometricamente. cioè fornire un segnale che dipende solo dal quadrato dell’ampiezza. ed inferiore a 20000 s -1. 2. un’onda acustica viene percepita dal nostro orecchio come un segnale continuo se la sua frequenza è superiore a 20 s -1. 1) dove a1 sin(ω t + φ1 ) + a 2 sin(ω t + φ2 ) = a sin(ω t + φ ) . Il ricevitore deve essere sensibile all’intensità dell’onda risultante. (1’) L’equazione può essere ricavata analiticamente (basta utilizzare l’identità sin(α + β ) = sin α cos β + cos α sin β . quindi eliminare φ sfruttando l’identità sin φ + cos funzioni sinusoidali mediante vettori piani (fasori).1. che viene trattato come uno scalare: questo (1) Il caso in cui la differenza di fase vari nel tempo. nei problemi proposti. sin 2 (δ / 2) (2’) Interferenza Si osservano fenomeni di interferenza quando due o più onde arrivano su uno stesso ricevitore con una differenza di fase che rimane costante nel tempo. (1) δ = φ2 − φ1 . possono essere calcolati mediante le Eq. con ricevitore fisso. 2 2 φ = 1 ). ma che dipende dalla posizione del ricevitore(1). In questo intervallo di frequenze l’orecchio è sensibile all’intensità dell’onda. 2 è il campo elettrico. 2 a 2 = a12 + a 2 + 2a1a 2 cos δ . Ogni punto dello schermo dovrà essere considerato come un ricevitore: si eviti l’errore di sommare onde in arrivo in punti diversi. In ottica i fenomeni di interferenza possono essere osservati semplicemente raccogliendo la luce su uno schermo. 1 .1. uguagliare separatamente i coefficienti di sin ω t e di cos ω t .CAPITOLO VIII INTERFERENZA E DIFFRAZIONE Premessa. Spostando il ricevitore si percepiscono massimi e minimi di intensità che. L’ampiezza a che compare nelle Eq. richiede calcoli formalmente identici: anziché di massimi e minimi di interferenza si preferisce però parlare di battimenti.  2  2 1 (2) sin 2 ( Nδ / 2) a =a . Ad es.

con f 1 << f o . con raggi incidenti ortogonali alla fenditura: 2  sin φ / 2  (4) I = Im    φ/2  2π dove φ = d sin θ è la differenza di fase fra i raggi provenienti dai bordi della λ fenditura. Per la luce si è soliti indicare con λ la lunghezza d’onda nel vuoto: in un mezzo con indice di rifrazione n la lunghezza d’onda è λ /n. l’orecchio percepisce massimi e minimi di intensità (battimenti).implica ovviamente che i campi associati alle diverse onde siano (o possano essere considerati in pratica) paralleli fra loro. paralleli tra loro) Fenditura rettangolare. Calcolo della differenza di fase Una differenza di cammino ∆d comporta una differenza di tempo ∆ t ed una differenza di fase ∆φ . occorre anche tenere conto delle eventuali differenze di fase tra le sorgenti e. (6) Criterio di Rayleigh. frequenze fo e f = f o + f 1 . Fenomeni di diffrazione di Fraunhofer (raggi. θ l’angolo fra il fascio di raggi paralleli considerati e la normale alla fenditura. 2 . per i raggi riflessi. D sin θ R = 122λ dove D è il diametro della fenditura. d la sua larghezza. Si calcoli l’intervallo di tempo t fra massimi successivi. due figure di diffrazione sono “separate” se le direzioni dei raggi formano un angolo superiore a θR . sia incidenti che rifratti. fra raggio incidente e riflesso: nella riflessione vetrosa si ha effettivamente una differenza di fase (uguale a π ) se e solo se i raggi incidente e riflesso stanno nel mezzo con indice di rifrazione minore. legate dalle relazioni: ∆d ∆t ∆φ (3) = = λ 2π T dove T è il periodo e λ è la lunghezza d’onda del mezzo. n ∆d è detto “ differenza di cammino ottico”. Se f1 < 20 s -1. Problema 1 Sul nostro orecchio arrivano due onde acustiche con ampiezza ao ed a. Per valutare la differenza di fase fra due onde in arrivo sul ricevitore. e ∆d / λ va sostituito con n ∆d / λ . Il primo zero di intensità cade sotto l’angolo θR (angolo di risoluzione) dato dalla relazione (5) d sin θ R = λ Fenditura circolare: θR e dato dalla relazione: .

5 s −1 ] Suggerimento. Soluzione Con un’opportuna scelta dell’origine dei tempi il segnale risultante può essere così scritto: a o sin ω o t + a sin ω o t + δ (t ) dove ω o = 2π f o . Problema 2 Due sorgenti sonore identiche ed in fase. [ ] Commenti. Per gli strumenti a corda si può utilizzare sia la prima armonica che una delle armoniche successive. 1 ed 1’. ± 1. L’intensità è proporzionale al quadrato dell’ampiezza ed è quindi massima negli istanti in cui cos(2π f 1t ) = 1 . ricordando che ω = 2π f ed interpretando δ come un differenza di fase variabile nel tempo. ± 2 dove λ = v s T = v s / f = 0. velocità del suono vs=340 m/s.5 m . 1’. L’ampiezza risultante soddisfa all’Eq. Si dica: a) per quali valori di d si hanno masimi di intensità. il massimo successivo cade nell’istante t per cui 2π f 1t = 2π . e può essere utilizzato per accordare lo strumento. sono poste nei punti x = 0 e x = d. δ (t ) = 2π f 1 t . Risulta: t = 1 / f1 = 2 s . si hanno massimi quando la differenza di fase è un multiplo intero di 2 π . e quindi.[ f o = 680 s −1 . di frequenza f. quando (2. 2) Il fenomeno dei battimenti segnala un’eventuale piccola differenza di frequenza fra un segnale campione ed il suono emesso da uno strumento musicale. v = 1 m/s] Soluzione a) Per l’Eq. il ricevitore è posto in x =D. Si utilizzino le Eq. Se f1 è maggiore di 20 s -1. il suo quadrato è quindi: 2 a o + a 2 + 2a o a1 cos(2π f 1 t ) . per l’Eq.3. non puro (che può risultare sgradevole: si parla di dissonanza). l’orecchio non percepisce massimi e minimi di intensità ma un suono continuo. 1) L’inverso di t è la frequenza di battimento.1’. sicché risulti d = vt. b) quale è l’intervallo di tempo fra massimi successivi se la seconda sorgente si muove lungo x con velocità v. 3 .1) d = mλ . m = 0. e coincide con f1 (differenza di frequenza delle due onde). f 1 = 0. con D>d. Si ha un massimo per t = 0. [f = 680 s -1.

corrispondenti agli istanti t = 0 e t = λ / v = 0.b) Si continuano ad avere massimi quando d soddisfa all’Eq. 1) Si noti l’analogia con il Problema 1: l’onda emessa dalla sorgente in moto arriva sul ricevitore con frequenza diversa da f (effetto Doppler-Fizeau).1). la frequenza aumenta se sorgente e ricevitore si avvicinano. Commenti. 2) Per le onde acustiche la variazione di frequenza non dipende solo dalla velocità relativa della sorgente rispetto al ricevitore. diminuisce nel caso opposto. a) Si calcolino i valori di y corrispondenti ai massimi di ordine zero ed uno. I’(y) quella con la seconda sorgente. b) Si consideri una seconda sorgente S’ identica.5 µm . in accordo con la teoria della relatività. ma dalla velocità di sorgente e ricevitore rispetto al mezzo in cui l’onda si propaga (cioè l’aria). supponendo la sorgente S puntiforme e monocromatica. Per le onde elettromagnetiche nel vuoto interviene invece la sola velocità relativa sorgentericevitore. La luce proveniente da Galassie lontane è spostata verso il rosso: f diminuisce. Si hanno due massimi successivi per d = 0 e d = λ .5 m / 1m s −1 = 2 s . le Galassie si allontanano. distanza fra le fenditure d = 20 µm . e la distanza D così grande che i raggi in arrivo nel generico punto P dello schermo possano essere considerati paralleli. generi una figura di interferenza i cui massimi coincidano con quelli calcolati in a)? c) Detta I(y) l’intensità che si ottiene con la prima sorgente.(2. quale è l’intensità quando sono presenti entrambe le sorgenti? [ λ = 0. Problema 3 Si consideri il dispositivo interferenziale rappresentato in figura. da sola. D = 40 cm] 4 . posta sull’asse y’: è possibile che questa sorgente.

b) il minimo valore di δ per cui I = 0.5 cm . y o = 0 .5 considerato nel commento 1. Problema 4 Su un ricevitore arrivano tre onde di uguale ampiezza a1 ed intensità I1. le sorgenti si comportano come se fossero in fase: i massimi di interferenza cadono esattamente nelle stesse posizioni considerati in a. 2) Una sorgente luminosa estesa può sempre essere scomposta idealmente in sorgenti puntiformi: si comprende quindi che con una sorgente estesa lo schermo possa apparire uniformemente illuminato. y1 = D tan θ1 ≅ 1 cm .Soluzione a) Le fenditure si comportano come sorgenti coerenti ed in fase. i massimi di S’ cadono in corrispondenza dei minimi di S. il massimo di ordine uno se  λ d sin θ1 = λ . θo = 0. Se δ = 2π λ (o un multiplo intero di 2 π ). cioè per y ' = 0. c) L’intensità risultante è la somma delle due intensità. c) I per δ = π e δ = 2π . ed utilizzando il metodo dei fasori. θ1 = sin −1   ≅ 0. 5 . Questo si verifica per y ' = 1 cm (i calcoli sono identici a quelli già effettuati in a). se sono presenti entrambe le sorgenti. d b) Le fenditure si comportano come sorgenti coerenti ma sfasate.025 rad . una sorgente reale può essere supposta praticamente puntiforme se le sue dimensioni sono piccole rispetto al valore y’ = 0. la differenza di cammino fra i raggi in arrivo in P è d sin θ si ottiene il massimo di ordine zero se d sin θo = 0. d) si rappresenti infine l’andamento qualitativo di I in funzione di δ . con differenza di fase 2π ' δ= (d 2 − d1' ) . dove d1' e d 2' sono le distanze di S’ dalle due fenditure. Detta I l’intensità risultante. 1) Nel punto di mezzo fra y ' = 0 ed y ' = 1 cm . e sfasamenti tali che la perturbazione risultante può essere così rappresentata: y = a1 [sin ωt + sin(ωt + δ ) + sin(ωt + 2δ )] . Commenti. lo schermo appare uniformemente illuminato. Nel caso qui considerato. si calcoli: a) il minimo valore di δ per cui I = I 1 .

a è quindi uguale all’ampiezza a1 del terzo. b) La poligonale dei fasori è un triangolo equilatero.Soluzione a) Si ottiene a = a1 ed I = I1 per δ = π / 2 : la poligonale dei fasori è infatti un quadrato. con periodo δ = 2π . δ = 2π / 3 . c) Per δ = π due fasori sono opposti e si elidono a vicenda. 6 . d) Il diagramma è periodico. Per δ = 2π i fasori sono allineati (come per δ = 0 ): risulta a = 3a1 ed I = 9I1. I = I1.

calore assorbito per il ciclo di Carnot reversibile η = 1 − T1 / T2 . L dove Q è il calore estratto alla cella frigorifera. Rendimento di un motore termico lavoro effettuato . Entropia S S f − Si = per trasformazioni reversibili. Temperatura Scala delle temperature del gas ideale T = 27316 K lim . m dT 1 dQ C= n dT p ptr (4) (V = cost. . ptr è la pressione al punto triplo dell’acqua). η = (7) Coefficiente di prestazione (o di efficienza) della macchina frigorifera: Q K= .CAPITOLO IX TERMODINAMICA Definizioni Capacità termica Calore specifico Calore termico molare Dove m è la massa. (8) ∫ i f dQ T (9) 1 . Primo principio dU = dQ − dL (6) dQ è il calore fornito al sistema e dL è il lavoro fornito dal sistema: la relazione può essere assunta come definizione della funzione di stato U che rappresenta l’energia interna del sistema. (T2 > T1 ) . ptr → 0 C' = c= dQ . scala Celsius (5) TC = T − 27315K . n è il numero di moli. dT (1) (2) (3) 1 dQ .

b) l’energia media E di una singola molecola e la sua velocità quadratica media (si supponga che la molecola possiede 3 gradi di libertà traslazionali e due rotazionali). Energia interna 1 (12) RT 2 (f è il numero dei gradi di libertà: 3 per i gas monoatomici. m è la massa della molecola. [T=300 K. U =nf Capacità termiche molari A volume costante CV = fR / 2 . a pressione costante C P = CV + R . R è la costante universale dei gas. Problema 1 Si determini: a) l’energia interna di n moli di idrogeno a temperatura T e le sue capacità termiche molari CV e CP. 5 o 7 per quelli biatomici). c) la velocità quadratica media dell’elio He (massa molare 4 g mole-1) e dell’argon Ar (massa molare 40 g mole -1). Velocità molecolare quadratica media 3k B T 3RT (11) v qm = = m M dove k B ≡ R / N A (costante di Boltzmann). Gas ideali (10) Equazione di stato pV = nRT . n=1] Soluzione 2 .Entropia e secondo principio L’entropia dell’”universo” (sistema +ambiente) rimane invariata se tutte le trasformazioni sono reversibili. M = N A m è la massa molare e NA è il numero di Avogadro (numero di molecole in una mole). (14) (13) γ = C p / CV . Equazione dell’adiabatica reversibile: pV γ = cos tan te . aumenta in caso contrario.

n dT 2 C P = CV + R = 29. Il calcolo effettuato in b) giustifica il fatto che l’idrogeno. 5 b) E = k B T = U / N A = 1. 2 1 dU 5 CV = = R = 20. al contrario.31 J mole −1 K −1 ⋅ 300 K = = 1934 m / s. 0. con θ il valore medio efficace dell’inclinazione dei raggi solari rispetto alla verticale durante la giornata. Problema 2 Si calcoli l’aumento di temperatura dell’acqua di uno stagno di profondità h in una giornata di Sole di durata t. e supponendo che solo una frazione η dell’energia incidente sulla superficie dello stagno sia assorbita dall’acqua.035 ⋅ 10 − 20 J . S = 800 W / m 2 s .1] Soluzione Detta A l’area dello stagno.5 nRT = 6232 J . l’energia incidente è W = S ⋅ cosθ ⋅ A ⋅ t . la capacità termica dell’acqua è C ' = cm ≡ cρ V = cρ Ah . Le molecole di idrogeneo presenti negli strati superiori dell’atmosfera che raggiungono la velocità di fuga possono sfugire all’attrazione terrestre. La massa 2 2 molare dell’idrogeneo e m=2 g mole-1. dove m è la massa di una singola molecola. 2 per il calcolo della velocità media. t = 10 ore. Le stesse considerazioni valgono per i gas rari: nell’universo l’elio è il più abbondante. si ottiene: 3k B T 3RT v qm = = = m M a) U= 3 ⋅ 8. l’argon è relativamente abbondante (~1%). 1 3 ponendo mv 2 = k B T . che è l’elemento più abbondante nell’universo.08 J / K . L’aumento di temperatura è   3 . [h =1 m. nell’atmosfera è praticamente assente. Commento. indicando con S il valor medio del vettore di Poynting.002 kg mole −1 c) I calcoli sono del tutto analoghi e si trova v qm = 1367 m / s per He. occorre considerare la sola energia traslazionale. η = 0. ed è quindi quella che più si avvicina alla velocità di fuga dei corpi dal nostro pianeta (che è di 11. θ = 60 .77 J / K .2 km/s). v qm = 432 m / s per Ar. sia praticamente assente nell’atmosfera terrestre: la sua velocità quadratica media è maggiore delle velocità quadratiche medie di tutte le altre molecole.

Detti M la massa molare ed f il numero di gradi di libertà di ogni molecola. perché alla sensazione di caldo o freddo contribuisce in modo determinante l’energia elettromagnetica emessa dagli oggetti solidi contenuti nell’ambiente (che aumenta approssimativamente con legge T4. si calcoli il t empo t richiesto per aumentare la temperatura di ∆T con una stufa elettrica di potenza P.5 ⋅ 3. ρ = 13 kg / m 3 . P = 2 kW ] . si ottiene: 800 J m −2 s −1 ⋅ 0. supponendo che le molecole possiedano 5 gradi di libertà. Si noti però che si continua ad avere sensazione di freddo fino a che non si riscaldano anche le pareti e gli oggetti contenuti nella stanza. b) le energie interne iniziale e finale.6 ⋅ 10 4 s ⋅ 01 . M = 28 g / mole.⋅η = . Il calcolo fornisce l’ordine di grandezza del tempo che impiega una stufa elettrica a riscaldare l’aria di una stanza. 4 . dove T è la temperatura assoluta). dove Pt è l’energia fornita alla stufa.3 min Commento. Problema 4 Una mole di un gas ideale biatominco ( γ = C P / CV = 14 ) si espande adiabaticamente e .W ⋅ η S ⋅ cosθ ⋅ A ⋅ t . reversibilmente fino a dimezzare la pressione. CV = 5R/2 è la capacità termica molare a volume costante. Questo fatto spiega anche la sensazione di freddo che si prova in prossimità di larghe vetrate.31 J mole −1 K −1 ⋅ 15 K = = 28 g mole −1 ⋅ 2 ⋅ 2 ⋅ 10 3 W = 434 s = 7. 3 −1 −1 −3 4186 J kg K ⋅ 10 kg m ⋅ 1m ∆T = Problema 3 In un recipiente adiabatico con volume V è contenuto azoto con densità ρ . Soluzione Vale la relazione Pt = C ' ∆T . f = 5. [V = 60 m 3 . Risulta: nC ∆T ρ ⋅ V ⋅ 5 ⋅ R ⋅ ∆T t= V = = P M ⋅2⋅ P 1. C' c⋅ ρ ⋅ A⋅h Ricordando che c = 1 cal / g K = 4186 J / kg K . ∆T = 15K . C’= nCV la capacità termica del gas. ∆T = = 0. nota quella iniziale Ti.3 kg m − 3 ⋅ 60 m 3 ⋅ 5 ⋅ 8. n = ρ V / M = massa/ massa molare è il numero di moli. ρ = 10 3 kg / m 3 .34 K . Si calcoli: a) la temperatura finale Tf.

utilizzando le equazioni L = − ∫ pdV . supponendo nota la sua pressione iniziale pi.c) il lavoro L effettuato dal gas sull’esterno. L = U f − U i = −104 kJ . quindi ∆Eint = −104 kJ . Nel calcolo qui effettuato la diminuizione è di 50 K: si pensi però che in condizioni di equilibrio termico la temperatura sarebbe uniforme. [Ti = 280 K. Si ottiene Vf L = − pVi i = γ Vi ∫V −γ dV = − 1 Vf pVi γ [V 1− γ ]V = i i 1− γ 1 1 pVi γ V f1− γ − Vi 1− γ = p V − pVi .78 kJ . Alla quota di 7 km la pressione è circa dimezzata e la temperatura media è di circa 40 K inferiore alla temperatura media al livello del mare. V f = RT f / p f = 0. Problema 5 Una massa m di acqua a temperatura T1 = To − ∆T viene versata in una uguale massa d’acqua a temperatura T2 = To + ∆T . termodinamica ∆E int = Q + L (L compare col segno + perché è il lavoro effettuato dal gas sull’esterno). p   f b) Dalla relazione U = 5nRT / 2 si ottiene: . U f = 4. i i γ −1 γ −1 f f [ ] ( ) L’equazione di stato fornisce Vi = RTi / pi = 0. 5 . È però più semplice utilizzare il primo principio della . c) Il lavoro può essere calcolato direttamente. da cui  p  T f = Ti ⋅  i  = 280 K ⋅ 0. 1) Nelle correnti ascensoniali dell’atmosfera la trasformazione di una generica massa d’aria può essere considerata in prima approssimazione adiabatica e reversibile: l’aria si raffredda. La trasformazione è adiabatica. 2) Le espansioni adiabatiche vengono utilizzate in criogenia per raffreddare i corpi. Vi Vf (1−γ )/γ pV γ = piVi γ . e che sono sempre presenti molti meccanismi che tendono a portare un sistema all’equilibrio termico. Si calcoli la variazione di entropia del sistema supponendo che il calore specifico c dell’acqua sia indipendente da T. U i = 582 kJ ..0233 m 3 . pi = 105 Pa] Soluzione a) Utilizzando l’equazione di stato pV = nRT per eliminare V dall’equazione pV γ = cos t dell’adiabatica reversibile si ottiene T p (1−γ )/γ = cos t . quindi: . Commenti.82 = 230 K .0382 m 3 .

mentre la diffusione di un gas in un altro gas è un processo irreversibile. Sf > Si: l’aumento di entropia che si ottiene rappresenta l’ “entropia di mescolamento”. per il primo principio della termodinamica. ed hanno quindi la stessa temperatura. 1) La trasformazione è adiabatica ed irreversibile. 6 . e che i gas siano diversi.Soluzione La temperatura finale è To. e 1 RT dQ dL 1 dV . T1T2  To − ( ∆T )  Commenti. b) si effettui l’analogo calcolo. S f − Si = ∫ R = R ln 2 = 139 R = 115 J / K V V b) La variazione di entropia del primo gas è identica a quella calcolata in a). Si noti che se i due gas fossero identici non si avrebbe nessuna variazione di entropia: infatti lo spostamento delle molecole di uno stesso gas da un recipiente all’altro (con pressioni e temperature identiche) è un processo reversibile. cioè non dipende dalla presenza o meno di un altro gas nel secondo recipiente. supponendo che inizialmente ciascuna delle due parti del recipiente contenga una mole di gas. Possiamo quindi calcolare la variazione di entropia considerando la trasformazione isoterma che collega i due stati. quindi la variazione di etropia di ciascun corpo. Problema 6 Un recipiente è diviso da una parete mobile in due parti uguali. inizialmente contenuto in una delle due parti. ciascuna con volume V. la variazione di entropia è la somma delle variazioni che si ottengono portando reversibilmente una massa m di acqua da T1 a To ed un’uguale massa da T2 a To. ponendo dQ = dL (in quanto dU = 0). Il calcolo effettuato in b) fornisce il caso tipico di “entropia di mescolamento”. 2) I problemi in cui e richiesto il calcolo della variazione di entropia nel passaggio di calore da un corpo caldo ad uno freddo si risolvono in modo analogo: si calcola prima la temperatura finale. Commento. dS = dV = R = = pdV = T T T T V V 2V dV . Soluzione a) Gli stati iniziale e finale del gas hanno la stessa energia interna. si ha:  T T  dQ o dQ S f − Si = ∫ +∫ = mc ln o + ln o  = T T2 T T2   T1 T1 To T   To2 To2 = mc ln = mc ln  2 2  > 0. . quindi ∆S = 2 R ln 2 . La variazione di entropia del secondo gas è identica. Ricordando che dQ = mcdT . quando si solleva la parte mobile (si supponga che il processo sia adiabatico). a) Si calcoli la variazione di entropia di una mole di un gas ideale.

c = 4 Jg −1 K −1 . [ K = 23 Jg −1 . Si indichi con K il valore di vaporizzazione. Dall’eguaglianza K dm = cm dT si deduce dm c = dT m K che integrata fra gli stati iniziale e finale fornisce m f = mi exp cK −1 T f − Ti [ ( .. Ti = 4. Detta mi la massa iniziale dell’elio a temperatura Ti.5 K] Soluzione Il calore dQ = K dm ceduto dal liquido durante la vaporizzazione di una massa dm è uguale al calore dQ = cm dT necessario per variare di dT la temperatura della massa m di elio ancora presente in fase liquida (si noti che dQ. mi = 1 kg . Per raggiungere temperature molto basse si utilizzano di solito processi adiabatici che comportano un abbassamento di temperatura: espansione adiabatica di un gas.5 K. vaporizzazione adiabatica di un liquido. . A temperature inferiori al grado Kelvin è molto utilizzata la smagnetizzazione adiabatica. si calcoli la massa finale mf di liquido quando la sua temperatura ha raggiunto il valore Tf. dm. )] = 1 kg exp(−0174) = 0. Soluzione 7 .84 kg . dT sono tutti negativi). Il problema fa riferimento ad una delle trasformazioni più utilizzate intorno ad una temperatura di 4 K (se si vuole calcolare correttamente ∆T su un intervallo più ampio di temperature occorre tenere conto del fatto che c e K dipendono dalla temperatura). dove a è una costante. Commento. smagnetizzazione adiabatica di una sostanza paramagnetica. Problema 8 Si calcoli l’entropia Sf di n moli di un solido monoatomico a temperatura Tf supponendo note le corrisponedenti grandezze Si e Ti. se ne abbassa la temperatura. b) uguale ad aT 3. con c la capacità termica in fase liquida e si supponga che il processo sia adiabatico. e supponendo che la sua capacità termica molare C sia: a) costante ed uguale a 3R.Problema 7 Sottraendo con una pompa a vuoto i gas di vaporizzazione dell’elio liquido. Tf = 3.

Una delle conseguenze più importanti del terzo principio è la seguente: nessun sistema può essere portato allo zero assoluto con un numero finito di operazioni (questa affermazione può essere assunta come formulazione alternativa del principio stesso). . energia interna ed entropia in un processo adiabatico. supponendo costante: a) il volume V del gas. T na 3 T f − Ti 3 . si calcolino le variazioni di temperatura. che può essere così formulato: la variazione di entropia di un corpo per una trasformazione reversibile tende a zero per T che tende a zero. 1) Il calore molare dei solidi è pressoché costante a temperature sufficientemente elevate e tende a zero per T che tende a zero.e. Soluzione Il lavoro Le fornito sotto forma di energia elettrica ha in entrambi i casi modulo 8 ¡ . b) la pressione p del gas. e si pensi che per abbassare la temperatura si operano le trasformazioni rappresentate in figura (si veda il commento al Problema precedente). e fornisce S (T ) = na 3 T . Si noti che l’espressione trovata in b) permette di porre Si = 0 per Ti = 0. 3 mentre il calcolo a) perde significato quando si pone Ti = 0.a) b) dQ S f − Si = ∫ = T i Tf f Tf Ti ∫ nC dT = n 3R ln T f / Ti . 3 ( ) S f − S i = na ∫ T 2 dT = Ti ( ) Commenti. Detta Ti la temperatura iniziale.m. Problema 9 In n moli di un gas ideale monoatomico lievemente conduttore si manda corrente per un tempo t mediante due elettrodi collegati ad un generatore di f. 2) Il risultato b) è in accordo con il terzo principio della termodinamica. Per comprendere la relazione fra i due enunciati si considerino gli andamenti di S in una sostanza paramagnetica per due diversi valori del campo B.

scambiando calore con l’ambiente esterno. con p costante. ma deve essere considerata come un lavaro : il calore è infatti per definizione lo scambio di energia derivante da una differenza di temperature. a) La variazione di energia interna è ∆U = It . C = 108 J / K ] 9 ¢ ¢ ¢ ¢ Tf Ti . a tempratura T1. Per il calcolo di ∆S occorre considerare una trasformazione reversibile fra gli stessi stati estremi.Le = I t . Cp 5 dQ ∆S = ∫ = T i f Tf ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ Ti ∫ nC p dT T = nC p ln Commenti: L’energia fornita al gas per effetto Joule gioca in questo problema lo stesso ruolo di un calore fornito. [ T2 = 2T1 = 600 K . la variazione di temperatura è ∆U It . e con un termostato con capacità termica C e temperatura iniziale T2 > T1 . n(CV + R)dT = IdT . supponendo che tutte le trasformazioni siano reversibili e che l’abbassamento di temperatura del termostato durante un singolo ciclo sia trascurabile agli effetti del calcolo del rendimento del ciclo. ed integrando. Si ottiene Tf f Tf nC dT dQ ∆S = ∫ =∫ V = nCV ln . uguagliando dU a dL si ottiene poi: nCV dT = Idt − nRdT . C 3 ∆U = nCV ∆T = V It = It . . si ottiene pdV = nRdT . T T Ti i Ti b) Il lavoro complessivo fornito al gas nel tempo dt è: dL = Idt − pdV e coincide con la variazione di energia interna dU = nCV dT . Problema 10 Un motore termico lavora in ciclo di Carnot. si ottiene It ∆T = . Ricordando che CV+R = Cp. Differenziando l’equazione di stato pV=nRT. Calcolare il lavoro totale L che si può ottenere. nC p (Si arriva più brevemente allo stesso risultato pensando che agli effetti pratici è come se si fornisse al gas una quantità di calore Q = It e ricordando la definizione di Cp). ∆T = = nCV n ⋅ 3R / 2 perchè i gas ideali monoatomici hanno un energia interna U = nCV T .

Si ha quindi:  T1   T1   T1  dL =  1 −  dQ =  1 −  C dT =  1 −  C ( − dT )    T T T ( dT = − dT perché la temperatura del termostato si sta abbassando). Il lavoro totale si ottiene integrando quest’espressione fra le temperature iniziale e finale del termostato: T1   T 1 T  L = ∫  1 − 1CdT = C T1 ln 1 − (T1 − T2 )  = 10 8 (300 ln + 300) J = 92 ⋅ 108 J .Soluzione Durante il funzionamento del motore la temperatura T del termostato si abbassa: non si ottiene più lavoro quando T ha raggiunto la temperatura ambiente T1. e di supporre che il rendimento dL/dQ del ciclo sia uguale a (1 − T1 / T ) . Le ipotesi del problema consentono di considerare come quantità infinitesime sia la variazione dT di temperatura durante un singolo ciclo che il calore dQ = C dT ceduto dal termostato. T  2 T2   T2 10 .

Le resistenze Rx e Ro da confrontare sono inserite nel circuito rappresentato in figura. (2) R1i ' = R2 i '' . (1) Ro R2  2 Condizione necessaria e sufficiente affinché si realizzi questa uguaglianza è che i punti b e d siano allo stesso potenziale. Queste equivalgono a loro volta a Rx i ' = Ro i '' . sicché il rapporto R1/R2 è uguale al rapporto 1 / 2 tra le loro lunghezze. e quindi alla (1). Per verificare la condizione Va =Vb basta controllare che in un amperometro molto sensibile (ovvero un galvanometro balistico od un milliamperometro) inserito fra a e b non passi corrente. La condizione Vb =Vd equivale infatti alle due condizioni Vab =Vad e Vbc =Vdc . L’amperometro è usato come strumento di zero ed ha la stessa funzione di un voltmetro molto sensibile. dove c è un cursore mobile. Spostando il cursore si può fare sì che risulti:  Rx R  = 1 = 1  .ESPERIENZE DI LABORATORIO 1) Confronto di resistenze con il metodo del ponte di Wheatstone. R1 e R2 sono le resistenze dei tratti bc e cd di un unico conduttore filiforme omogeneo e di sezione costante. R(t ) Supposto noto Ro e misurate le lunghezze 1 e 2 . l’equazione (1) fornisce per la resistenza incognita Rx: ¡ ¡ ¡ ¡     .

la stima dell’errore è sempre molto delicata. si ha: ∆Rx ∆ ∆ = + (4) Rx 1 2 È evidente che l’errore della misura è grande se una delle due lunghezze 1 e 2 è molto piccola. su sui si legge la grandezza α t = R(t ) − Ro . cercando una compensazione fra le diverse cause di errore (ad es. effetto della resistenza dei fili di collegamento.). Per poter realizzare questa condizione sono disponibili più resistenze campione. e controllare le misure effettuate con il ponte. trascurando tutte le altre cause di errore (deviazione di Ro dal valore nominale. per quanto riguarda le resistenze dei fili di collegamento). contenente al suo interno tutti gli strumenti necessari alla misura (a cui vanno collegati i tre fili uscenti dal cilindretto contenente la resistenza di platino. causata dal diverso valore delle correnti i’ e i’’. È così possibile valutare il tempo necessario al raggiungimento dell’equilibrio termico fra il cilindretto ed il corpo di cui si vuole misurare la temperatura. in particolare nelle misure indirette. Ro = 100 Ω . un aumento di una di queste grandezze comporta una diminuzione dell’altra. poiché 1 + 2 è fissato. La resistenza incognita è quella di un filo di platino che a 0° C ha una resistenza di 100 Ω . …. In ogni misura. si ricava t dall’equazione (5). rispettando i colori delle boccole). che è tanto maggiore quanto minore è Rx. Valutato ∆ 1 = ∆ 2 = ∆ .Calcolo dell’errore. Gli errori ∆ 1 e ∆ 2 sono evidentemente uguali perché derivano da un’unica misura. Per ridurre l’errore conviene far sì che 1 sia circa uguale a 2 e. α = 0. Per misurare t con una precisione dell’ordine del grado centigrado con gli strumenti in dotazione sono richieste particolari cautele. per l’equazione (1). che consiste nel valutare la posizione del cursore c che annulla la corrente nell’amperometro. ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ Rx = Ro ¢ 1 2 . ed una resistenza variabile.39 Ω / ° C . Nell’intorno di questa temperatura la sua resistenza è R(t ) = Ro + α t (5) dove t è la sua temperatura in gradi Celsius. (3) . che Rx sia circa uguale a Ro . Per questo motivo. è anche disponibile un’apparecchiatura già compensata. Ci limitiamo qui a calcolare l’errore ∆R x causato dagli errori di misura di 1 e 2 . Variazione della resistenza con la temperatura. Misurata R(t) con il metodo del ponte. La variazione di resistenza con la temperatura permette di utilizzare il ponte come termometro. disponibile in commercio con la sigla Pt 100. effetto della possibile differenza di temperaura fra le resistenze R1 e R2.

X(ω) la sua reattanza. I fenomeni di £ £ £ L d 2q dq 1 + q= 2 + R dt C dt m cos ω t . (1) .2) Studio della risonanza in un circuito LCR. descrive il regime transitorio. (5) LC Se R è sufficiente piccolo il massimo è molto accennato. X (ω ) = ωL − . Nel circuito rappresentato in figura la carica q sulle armature del condensatore soddisfa all’equazione la cui soluzione q(t) può essere scritta come somma della soluzione generale dell’omogenea associata e di una soluzione particolare dell’equazione completa. (3. 3’) Z (ω ) R con 1 Z (ω ) = R 2 + X 2 (ω ) . la cui derivata dq/dt è la corrente nel circuito. 4’) ωC Z(ω) è l’impedenza del circuito. ed una piccola sollecitazione può eccitare una corrente intensa: si dice che il circuito è in risonanza. La prima. (4. Variando ω con m prefissato. tendente a zero per t → ∞ . che nell’esperimento si estingue in pratica in un tempo brevissimo (inferiore al secondo) e pertanto non viene presa in considerazione. Rimane solo la soluzione particolare. che può essere così scritta: i (t ) = i m cos(ω t − φ ) (2) dove: X (ω ) i m = m . tan φ (ω ) = . l’ampiezza im presenta un massimo in corrispondenza di 1 ωo = .

ωC ¥ ¥ 1/Z(ω ) 1/R 1/R 2 0 ω ω 1 o ω ω 2 . ha una “larghezza” che dipende unicamente dal rapporto R/L. A misura della larghezza possiamo considerare l’intervallo ω 2 − ω1 . dove ω1 e ω 2 sono i valori di ω per cui il modulo della reattanza diventa uguale alla resistenza: 1 ωL− (8) = ±R . per ω = ω o . (7) = ωC Z (ω ) R 2 + X 2 (ω ) È immediato verificare che questa funzione: si annulla per ω = 0 e ω → ∞ . Conviene considerare l’andamento del rapporto i m / m al variare di ω . infatti a questa frequenza la reattanza X(ω) è nulla e l’impedenza Z(ω) raggiunge il suo minimo valore. X (ω ) = ωL − . l’equazione (1) è del tutto equivalente. ed uguale a 1/R. all’equazione: d2x dx m 2 +γ + κx = Fm cos ω t (6) dt dt che descrive le oscillazioni forzate di una particella di massa m soggetta ad una forza elastica − κ x e ad una resistenza viscosa proporzionale alla velocità. cioè della funzione: 1 1 1 . quando vengono sottoposti ad una sollecitazione periodica con periodo uguale o circa uguale alla frequenza propria di oscillazione del sistema. dal punto di vista analitico.. Ad es. Questi fenomeni sono di grande interesse sia concettuale che pratico. ed il loro studio può essere effettuato simulando il sistema mediante un circuito elettrico equivalente. ¥ ¤ è massima. Studio della curva di risonanza.risonanza si verificano in tutti i sistemi fisici capaci di oscillare.

infittendo i punti in corrispondenza del suo massimo. che fornisce: R (10) L= ω 2 − ω1 La differenza ω 2 − ω1 può essere ricavata come larghezza a metà altezza dalla curva 2 i m (ω ) . variando ω ed osservando sul monitor dell’oscilloscopio l’ampiezza della funzione sinusoidale i (t ) . c) Si misuri L supposto noto R. e che soddisfano all’equazione X 2 (ω ) = 3R 2 : si trovano ancora le equazioni 8 e 9. § § § (11) Soluzione dell’equazione (1). È immediato verificare che l’intervallo ω 2 − ω1 coincide invece con la larghezza a metà altezza della ¦ 2 curva che rappresenta i m / 2 m ≡ 1 / Z 2 (ω ) . 2 b) Si riporti in diagramma l’andamento della curva i m (ω ) ad m prefissato. si controlli che in questo punto le funzioni sinudoidali V R (t ) ed (t ) siano in fase. A misura della larghezza della curva di risonanza si può assumere l’intervallo fra i valori ω 1 ' e ω 2 ' di ω che dimezzano la sua altezza massima (larghezza a metà altezza). L’oscilloscopio deve essere collegato ai capi del resistore: si misura così VR (t ) = Ri (t ) . utilizzando la relazione (5). . +   +  2 L 2L LC e la loro differenza 2 2 2 (8’) (8’’) ω 2 − ω1 = R / L Il rapporto ω o / (ω 2 − ω1 ) = ω o L / R è detto fattore di merito dell’oscillatore. con R sostituito da R 3 . Misure consigliate a) Si verifichi l’andamento qualitativo della curva i m (ω ) a m prefissato. in accordo con la (3’). d) Si calcoli l’errore relativo ∆L / L dalla relazione: ∆L ∆R ∆ (ω 2 − ω1 ) ∆R ∆ω 2 + ∆ω1 = + = + ω 2 − ω1 ω 2 − ω1 L R R e) Si misuri C e si valuti l’errore ∆C . mediante la relazione (9).La (8) può essere scritta nella forma Lω 2 ± Rω − 1 / C = 0 ed ammette le soluzioni: R 1  R ω=± ±   +  2 L 2L LC Interessano le due soluzioni positive: R 1  R ω1 = − +   +  2 L 2L LC R 1  R ω2 = . (9) Commenti.

Se ω ' è reale la (13) rappresenta un’oscillazione smorzata. derivando q(t) si ricava poi i(t). Per ω ' = 0 . e l’incognita tan φ uguagliando i rapporti fra i due membri. (t ) = m cos(ω t + φ ) . dove 2 ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ . (13’)  2 L a e b sono le due costanti arbitrarie. L’equazione omogenea associata si integra con il metodo standard per le equazioni differenziali a coefficienti costanti. Si noti la stretta relazione fra la costante di smorzamento R/2L dell’oscillazione libera e la larghezza della curva di risonanza dell’oscillazione forzata.La soluzione particolare ha la forma q (t ) = q m sin(ω t − φ ) . la funzione b sin ω ' t è identicamente nulla e va sostituita con bt. la (1) fornisce poi: 1 − Lω 2 q m sin ω t + Rω q m cos ω t + q m sin ω t = m cos φ cosω t − m sin φ sin ω t C Uguagliando separatemente i coefficienti di sin ω t e di cos ω t si ottiene: 1   − Lω 2 +  q m = − m sin φ  C (12) Rω q m = m cos φ Si ottiene l’incognita qm quadrando e sommando le due equazioni. La soluzione generale può essere scritta nella forma:  R  q (t ) = exp − t  ( a cos ω ' t + b sin ω ' t ) (13)  2L   R ω ' = ω o2 −   . Per i(t) valgono relazioni formalmente identiche. Con un cambiamento di origine sull’asse dei tempi si può scrivere q (t ) = q m sin ω t .

la figura di diffrazione presenta dei massimi molto accentuati (massimi principali) in corrispondenza di angoli θm che soddisfano alla condizione: a sin θm = mλ .. . La condizione di massimo. è la legge di Bragg. La figura di diffrazione che si ottiene dà un’idea della figura di diffrazione. Con due reticoli di diffrazione vicini. una seconda lamina polarizzatrice (analizzatore A) ed è rivelato da un fotodiodo (F). 4) Polarizzazione della luce Schema dell’apparecchiatura Il fascio di luce che esce dal laser (L) attraversa una prima lamina polarizzatrice (polarizzatore P). ruotati di 90o l’uno rispetto all’altro. La luce incidente è quella di un laser ed è già approssimativamente piana. L’asse ottico della lente deve passare per l’asse di rotazione del goniometro. Se il raggio incidente è ortogonale al reticolo. 1) L’Eq. che gli altri raggi si allontanano (come se diminuisse la costante del reticolo) e che la figura di diffrazione non è più simmetrica. il portacampioni (Pc). cioè l’equivalente dell’Eq. Nota a e misurato θm . ± 1.3) Misure della lunghezza d’onda con il reticolo di diffrazione Si invia sul reticolo un’onda piana in condizioni di Fraunhofer e si analizza la luce diffratta in termini di onde piane (cioè raggi paralleli). si utilizza una lente convergente ed un vetrino posto nel piano focale posteriore della lente. proiettandoli su un foglio o sul muro. Per la luce in uscita. che possono essere assimilate a fenditure. m = 0.(1) è valida solo per incidenza normale: si osservi l’effetto di una rotazione del reticolo intorno ad un asse verticale. . 7 . diffrazione dei raggi X da parte di un cristallo). 2) Qualunque struttura periodica può dar luogo a massimi di diffrazione.(1). ovviamente più complessa. a è la distanza fra i centri delle striscie trasparenti.. L’errore è a cosθm ∂λ (2) ∆λ = ∆θm = ∆θm . montati su un goniometro. si ricava λ . Si noterà che la direzione del massimo di ordine zero rimane invariata. In assenza di fotodiodo il fascio laser può essere inviato su un campione posto sulla piattaforma girevole. ± 2. ∂ θm m Osservazioni. . Se il reticolo è costituito da striscie alternativamente trasparenti ed assorbenti. (1) dove a è la costante del reticolo. si realizza una struttura periodica bidimensionale: si osservino le posizoni dei massimi. fornita da un reticolo tridimensionale (ad es.

c) Legge di Malus. L’analogia fra riflessione e diffusione non é casuale ed è particolarmente evidente se i raggi incidente e riflesso sono nel vuoto. Nella diffusione. e per θ = 90° (polarizzatori incrociati) si ha spegnimento completo del fascio: questo è il miglior test per controllare la qualità delle lamine polarizzatrici. definita come rapporto fra le intensità delle onde riflessa ed incidente.Esperimenti qualitativi a) Polarizzazione per riflessione. oltre che dall’angolo di incidenza. b) Polarizzazione per diffusione. La riflettanza. In ogni caso conviene raccogliere il fascio riflesso su un foglio bianco. l’intensità trasmessa si riduce. Le osservazioni possono essere fatte sia utilizzando il polaroid come polarizzatore. Con polarizzatori ideali il fattore di riduzione è cos2 θ . 8 . I raggi rifratto e riflesso corrispondono quindi ai raggi diretto e diffuso. Si verifichi che per incidenza obliqua R// < R⊥ . messi in oscillazione dall’onda presente nel vetro stesso (cioè dal raggio rifratto). detto di Brewster. Siano R// e R⊥ le riflettanze per onde con piani di polarizzazione rispettivamente paralleli (onda p o TM) ed ortogonali (onda s o TE) al piano di incidenza. I fenomeni sono del tutto analoghi e possono essere osservati in modo analogo. benché vi siano elettroni oscillanti anche lungo il fascio incidente. In entrambi i casi si ottiene luce totalmente polarizzata quando i due raggi sono ortogonali. La luce diffusa è più intensa quando attraversa un liquido: si utilizzi la soluzione di zucchero in acqua. ponendolo sul cammino del fascio incidente. che come analizzatore. Conviene “guardare” direttamente il fascio laser. e che esiste un particolare angolo. messi in oscillazione dal fascio diretto. dipende dallo stato di polarizzazione dell’onda incidente. Si consiglia di raccogliere il fascio trasmesso su un foglio. d) Proprietà ottiche dei mezzi materiali. per cui R//=0. variando l’angolo visuale. Ponendo sul cammino di un fascio di luce due polarizzatori con assi paralleli e ruotando poi l’asse dell’analizzatore di un angolo θ . il raggio diffuso è generato dagli elettroni del mezzo. In questo caso il raggio riflesso è generato unicamente dagli elettroni del vetro. inserendolo sul cammino del fascio riflesso. Si noti che anche nella riflessione sulla superficie di separazione fra due mezzi materiali si ha riflessione totale quando i raggi riflesso e rifratto sono ortogonali.

α coincide con l’angolo di rotazione del piano di polarizzazione. Solo in due particolari direzioni della lamina la luce esce con polarizzazione invariata. L’angolo totale di rotazione della lamina sarà 2 θB . 3) Un liquido otticamente attivo ruota il piano di polarizzazione della luce che lo attraversa: ruotando l’analizzatore di un certo angolo α . per materiali uniassici questo si verifica quando il piano di polarizzazione è parallelo oppure ortogonale all’asse ottico. e si riportino in diagramma i valori ottenuti. b) Verifica della legge di Malus Si misuri col fotodiodo l’intensità del fascio in uscita dai due polaroid. con le seguenti operazioni: 1) Si dispongono laser e piattaforma girevole in modo che il fascio laser e l’asse di rotazione della piattaforma si incontrino pressoché ortogonalmente. che è uguale a tan θB . 3) Si ponga il polarizzatore sul fascio incidente con asse pressoché orizzontale e si ruoti la lamina fino a che il raggio riflesso (raccolto su un foglio bianco) abbia intensità minima. Si osservi che l’acqua zuccherata è otticamente attiva. 9 . Si ricavi poi l’indice di rifrazione n. Il vetro ed il plexiglas sono di norma isotropi ma diventano anisotropi se soggetti a deformazioni. 2) Si ponga la lamina al centro della piattaforma girevole e si faccia in modo che il raggio riflesso sia pressoché coincidente con quello incidente: la lamina sarà pressochè ortogonale al fascio incidente. si cerchino le possibili cause di errore. Esperimenti quatitativi a) Angolo di Brewster ed indice di rifrazione di una lamina Si misuri l’angolo di Brewster θB .Si può facilmente controllare se una lamina altera lo stato di polarizzazione della luce che la attraversa ponendola tra polarizzatori incrociati. 4) Si ritocchino le direzioni del polarizzatore e della lamina fino ad annullare l’intensità del raggio riflesso. Si possono così evidenziare eventuali tensioni interne di una lastra di vetro e le deformazioni di una lastra di plexiglas sottoposte a sforzi. Se la curva ottenuta non è proporzionale a cos2 θ . Ecco alcuni esperimenti semplici ed interessanti: 1) una lamina di materiale isotropo non altera lo stato di polarizzazione della luce. variando la direzione dell’asse dell’analizzatore. il fascio in uscita si spegne. a meno di multipli di π . 2) Una lamina di materiale anisotropo trasforma luce polarizzata linearmente in luce polarizzata ellitticamente: comunque si ruoti l’analizzatore non si ha spegnimento.

effettuata questa operazione.APPENDICI A-SIMMETRIE DEI CAMPI ELETTROMAGNETICI A1. o meglio che questa separazione può risultare arbitraria. in natura esistono oggetti che interagiscono. oltre alla componente diretta lungo il raggio r. non oggetti che agiscono su altri. La presenza di questo elemento di simmetria fornisce informazioni ben precise sulle componenti E / / .) se. Ad esempio. che ci limitiamo a segnalare senza ulteriori approfondimenti. o un campo .) le cui proprietà di simmetria non sono sempre evidenti. E ⊥ . Il piano π . quando studiamo le distribuzioni di corrente in un’antenna trasmittente ed in una ricevente. . o vettore assiale (se non è strettamente necessario. l’altra come effetto. questi vettori non hanno la stessa direzione. però. b1) lo pseudovettore B è perpendicolare a π . B/ / . che è stato così formulato da P. B⊥ (dove / / e ⊥ si riferiscono al piano π ). . Questo deriva dal fatto che E è un vettore polare (o più brevemente un vettore).) è simmetrico rispetto ad una certa operazione (rotazione intorno ad un asse. ottenuta con uno specchio coincidente con π ). individuato dal filo e dal punto P.. Per risolvere i problemi qui proposti sono sufficienti queste semplici regole: su un piano di simmetria π a1) il vettore E giace nel piano π . Una seconda difficoltà è legata al fatto che per descrivere le proprietà dei corpi. ma la sua applicazione non sempre risulta ovvia. Nel dispositivo rappresentato in Figura A1 il vettore E può avere. è naturale considerare la prima come causa. In realtà. o più in generale i fenomeni fisici. Curie: l’effetto possiede tutte le simmetrie della causa che lo produce.SIMMETRIE Gli argomenti di simmetria sono di fondamentale importanza per lo studio delle proprietà fisiche dei corpi. riflessione rispetto ad un piano. paradossalmente.. si fa uso di grandezze (scalari. Consideriamo ad es. l’oggetto appare lo stesso di prima. è un piano di simmetria per la distribuzione di cariche e correnti (questa distribuzione appare cioè identica alla sua immagine speculare. una componente parallela al filo (che è nulla se la distribuzione di cariche è simmetrica anche rispetto al piano che contiene P ed è ortogonale al filo). Si dice che un oggetto (o una distribuzione di cariche. Il postulato appare evidente di per sè ed è confermato dall’esperienza (assumendo quindi il valore di legge: è la legge di Curie). e valutiamo i campi E e B creati in un generico punto P. mentre B è uno pseudovettore. traslazione in una direzione prefissata. un filo rettilineo indefinito che porta una carica q ed è percorso da una corrente i.. Le definizioni di vettori polari ed assiali e le loro proprietà di simmetria verrano discusse nel paragrafo A4. l’aggettivo “assiale” viene omesso in quasi tutti i testi di Fisica ed anche in questi esercizi). Gli argomenti di simmetria si basano sul seguente postulato. nasce dal fatto che non sempre è possibile separare l’effetto dalla causa. i campi creati E e B come effetto. o di correnti. La direzione di B è invece perfettamente definita. Si noti come la figura che si ottiene rappresentando lo pseudovettore B come un vettore non risulti simmetrica (una ¡ ¡     ¡ ¡     ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ 1 . Una prima difficoltà. In questa appendice si considerano le cariche e le correnti come causa. vettori.

per avere una visione intuitiva delle simmetrie dei campi. γ γ γ e per la legge di Ampère è uguale a µo iγ . Per simmetrie di rotazione e traslazione gli pseudovettori si comportano come i vettori. rappresentare gli pseudovettori come grandezze dotate di modulo e direzione ma non di verso. Si tratta del gruppo di simmetrie che viene indicato con il simbolo C∞v e che contiene come elementi tutti i piani passanti per un asse z assegnato e tutte le rotazioni attorno a questo asse. gli argomenti di simmetria appaiono in entrambi i casi del tutto evidenti.riflessione speculare cambia B in . Campi magnetici stazionari Cominciamo a considerare i campi B creati da correnti stazionarie in un conduttore cilindrico. Quindi: ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ (1) 2 . il simbolo ∞ indica che il gruppo contiene infiniti elementi di simmetria. Vale la proprietà b2. dove iγ è la corrente che attraversa una generica superficie avente come contorno γ .CARICHE E CORRENTI CON SIMMETRIA C∞v . ed il modulo di B è costante lungo γ .B ). Si è soliti scegliere l’asse di rotazione in direzione verticale: di qui il pedice v. in apparente contraddizione con la legge di Curie. In presenza di piani di simmetria può essere conveniente. e la circuitazione di B lungo una sua linea di flusso. Hanno notevole interesse le distribuzioni di cariche e correnti che possiedono tutte le simmetrie del filo di Figura A1. in un cavo coassiale ed in conduttore a forma di toroide. cioè lungo una circonferenza γ di raggio r. Dalla legge di Curie e dalle regole a1 e b1 si deduce che: a2) Le linee di flusso di E giacciono su piani passanti per l’asse e sono invarianti per rotazioni intorno all’asse. Figura A1 A2. è: ¢ ¢ ¢ ∫ B ⋅ ds = ∫ Bds = B ∫ ds = B ⋅ 2π r . b2) Le linee di flusso di B sono circonferenze γ con asse z.

che viene di solito indicato con la lettera n. Le distribuzioni toroidali di corrente qui considerate possono essere bene approssimate con avvolgimenti toroidali: si manda corrente in un conduttore filiforme avvolto intorno ad un supporto toroidale. la permeabilità µo del vuoto va sostituita con la permeabilità µ = µr µo del mezzo. B= µo i γ Figura A2 £ Figura A3 Si noti che B è nullo all’interno del cilindro ed all’esterno del toroide. il modulo di B all’interno del toroide è praticamente costante. Per a << ro . Nelle figure A2. Ovviamente il mezzo materiale deve avere forma tale da conservare tutte le simmetrie del gruppo C∞v (in pratica. con spire ravvicinate. L’equazione (3) assume la forma: (4) B = µo n i £ 3 . µr deve essere costante lungo una generica linea di flusso γ ). Se nel toroide rappresentato in Figura A3 il lato a è molto minore di ro . in un generico piano passante per l’asse.(2) 2π r Se la linea γ è nel conduttore stesso od in un’eventuale materiale isolante posto intorno ai conduttori. 2π r è la lunghezza totale del toroide ed N / 2π r è il numero di spire nell’unità di lunghezza. e diventa rigorosamente costante nel limite ro → ∞ . il raggio r all’interno del toroide è praticamente costante. A3 sono riportati gli andamenti delle correnti ed i versi dei campi per un conduttore cilindrico cavo e per un toroide a sezione rettangolare. Conviene scrivere l’equazione (2) nella forma µ Ni (3) B= o 2π r dove N è il numero di spire.

cioè è diretto radialmente: infatti qualsiasi piano passante per OP è un piano di simmetria. Le stesse proprietà a2.ALTRI GRUPPI DI SIMMETRIA. lo pseudovettore B è identicamente nullo (per la proprietà b1). b2 valgono per dipoli elettrici il cui momento di p oscilla mantenendosi parallelo ad un asse z. E= 4π ε r εo r 2 dove q Σ è la carica libera interna a Σ ed ε r la permeabilità relativa dell’eventuale dielettrico in cui è immersa la superficie Σ .Per ro → ∞ si ottiene il solenoide rettilineo indefinito. e per la proprietà a1 il vettore E deve giacere sulla retta OP. Applicando la legge di Gauss alla superficie Σ si ottiene: qΣ . In un generico punto P il vettore E sta sulla retta OP. Supponiamo ora che ogni carica si muova con velocità v diretta radialmente. La particella crea sia un campo elettrico che un campo magnetico e per i vettori E e B valgono le proprietà a2 e b2. indipendentemente dalla forma delle sue spire. ma con uno scambio di ruoli fra i vettori E e B . Il vettore di Poynting µo−1 E × B è identicamente nullo: le distribuzioni di cariche e di correnti non irradiano energia. Campi elettromagnetici non stazionari. Distribuzioni di correnti con simmetria sferica possono essere presenti all’interno di un atomo. Esistono tutti gli elementi di simmetria del gruppo C∞v e l’asse di simmetria è la retta stessa. La struttura dei campi creati da una spira circolare e da un solenoide costituito da spire circolari è simile a quella descritta nel paragrafo A2. con modulo che dipende solo da r. Il caso più semplice ed interessante è quello di una particella carica in moto su una retta. Il fatto che ogni retta passante per O sia un asse di simmetria implica poi che il modulo di E sia lo stesso in ogni punto di una superficie sferica con centro O. Più precisamente detta z l’asse di simmetria delle spire: a3) le linee di flusso di B giacciono su un piano passante per z e sono invarianti per rotazioni intorno all’asse z. La densità di carica ρ (r ) ed il vettore densità di corrente j = ρ v hanno simmetria sferica. e qualsiasi piano passante per O è ancora un piano di simmetria. Simmetria sferica. Si consideri una distribuzione di cariche con densità ρ che dipende solo dalla distanza r da un punto O. ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ 4 . Il considerare un avvolgimento solenoidale come caso limite di un avvolgimento toroidale giustifica il fatto che B sia nullo all’esterno ed uniforme all’interno del solenoide. è non generano onde elettromagnetiche. Consideriamo alcuni casi di particolare interesse. A3. detto polo. Il vettore E continua ad essere diretto radialmente (per la proprietà a1). Spire circolari. e per le antenne a dipolo elettrico.

In queste relazioni esiste sempre uno pseudovettore ( τ in (1). È facile verificare che le componenti di uno pseudovettore si trasformano come le componenti x.VETTORI POLARI ED ASSIALI. Si tratta di trasfomazioni che fanno passare da una terna destra ad una sinistra e che cambiano la regola della mano destra in quella della mano sinistra: nelle considerazioni di simmetria occorre tenere conto di questo fatto. ma non in quelle trasformazioni di coordinate in cui sono presenti una oppure tre piani di riflessione speculare passanti per uno stesso punto. b3 si comprende perché la struttura delle linee di flusso dell’onda elettromagnetica generata a grandi distanze da antenne a dipolo elettrico ed a dipolo magnetico sono molto simili fra loro. le seguenti relazioni: τ = r × F (1). µ il momento di dipolo magnetico. τ il momento di una forza. z di r . Ora. è individuata da un modulo. La tipica grandezza vettoriale è il vettore r = OP che individua il punto P in un sistema di coordinate con origine in O. esiste anche un campo E le cui linee di flusso sono circonferenze γ con asse z. come r . z di r nelle rotazioni di coordinate. ma con uno scambio tra E eB. y. ed il modulo di E è costante lungo γ . una riflessione rispetto ad un generico piano π passante per z lascia invariata la forma delle spire ma cambia il verso della corrente ed il loro momento di dipolo magnetico (quindi π non è un piano di simmetria). mediante un’opportuna convenzione (di norma si usa la regola della mano destra). y. un cambiamento di segno di cariche e correnti nelle equazioni di Maxwell implica un cambiamento di segno dei vettori E e B : basta rileggere le proprietà a4 e b4 per capire che un cambiamento di segno delle componenti tangenziali di questi due vettori ne scambi i ruoli. Gli operatori che generano pseudovettori sono tipicamente il prodotto esterno ed il rotore. τ = µ × B (3). o più semplicemente vettore. In una trasformazione di coordinate le componenti di un vettore si trasformano come le componenti x. non il verso. B in (2)) o tre pseudovettori (in (3)). In pratica.b3) se le correnti variano nel tempo. A4. Confrontando le proprietà a2. una grandezza che . si ottiene formalmente un vettore. Esistono grandezze per cui è intrinsecamente definito il modulo e la direzione. Per dedurre queste proprietà non è sufficiente considerare le simmetrie della distribuzione di correnti che crea il campo: occorre anche tener conto della struttura delle equazioni di Maxwell. che viene detto assiale (o pseudovettore). L’operatore rotore rot v = ∇ × v è formalmente un prodotto esterno e l’operatore ∇ si comporta come un vettore. Attribuendo a queste grandezze anche un verso. dove F è una forza. b2 con le a3. nella riflessione rispetto ad un piano π : ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¦ ¦ ¦ ¥ § ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ § ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ 5 ¥ . F = qv × B (2). Più precisamente. Si considerino ad es. una direzione ed un verso. Si definisce vettore polare.

se r è normale ed F tangenziale. e questo implica che la loro componente normale sia nulla. le conseguenze più importanti delle proprietà a4 e b4 sono riassunte nelle regole a1 e b1 citate sopra. fino ad ottenere un unico punto sul piano: in questo punto i vettori E e E' coincidono (entrambi rappresentano il campo elettrico nel punto considerato).a4) componenti tangenziali di un vettore rimangono invariate. quindi τ (che è tangenziale) cambia segno. (3). quella normale rimane invariata. solo il primo vettore cambia segno. quella normale cambia segno come mostra chiaramente la figura A4 dove v ' è l’immagine speculare di v . Analogamente. b4) le componenti tangenziali di uno pseudovettore cambiano segno. Per quanto riguarda il vettore E e lo pseudovettore B . (2). ¨ ¨ Figura A4 È molto facile verificare le proprietà b4 considerando le equazioni (1). Infatti in due punti simmetrici rispetto al piano le componenti normali dei vettori E e E' hanno segni opposti. immaginiamo ora di avvicinare i due punti. ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ 6 . τ è normale e nessuno dei tre vettori cambia segno. Ad esempio: se nella (1) r ed F sono tangenziali. la b1 implica l’annullarsi delle componenti tangenziali di B in un generico punto del piano di simmetria. per la a4.

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