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(Ebook - Fisica) Esercizi Svolti Di Fisica 1 (198Pg) (Pdf)

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Consigli per la risoluzione dei problemi

Una parte fondamentale di ogni corso di Fisica è la risoluzione di problemi. Risolvere problemi spinge a ragionare su idee e concetti e a comprenderli meglio attraverso la loro applicazione. Gli esempi qui riportati sono stati proposti agli studenti di Fisica Generale I negli ultimi anni come prove scritte d’esame. Essi illustrano, in ogni capitolo, casi tipici di risoluzione di problemi. Il sommario all’inizio di ogni capitolo offre un breve quadro d’insieme delle idee più importanti per la soluzione dei problemi di quel capitolo. Benchè tale quadro sia molto utile come promemoria, per una adeguata comprensione degli argomenti si consiglia di utilizzare il testo di Fisica Generale I consigliato dal docente. Riguardo alla soluzione dei problemi di Fisica, si consiglia quanto segue: 1) Leggere attentamente il testo del problema. 2) Preparare un elenco completo delle quantità date (note) e di quelle cercate (incognite) 3) Disegnare uno schema o un diagramma accurato della situazione. Nei problemi di dinamica, assicurarsi di aver disegnato tutte le forze che agiscono su un dato corpo (diagramma di corpo libero). 4) Dopo aver deciso quali condizioni e principi fisici utilizzare, esaminare le relazioni matematiche che sono valide nelle condizioni date. Assicurarsi sempre che tali relazioni siano applicabili al caso in esame. E’ molto importante sapere quali sono le limitazioni di validità di ogni relazione o formula. 5) Molte volte le incognite sembrano troppe rispetto al numero di equazioni. In tal caso è bene chiedersi, ad esempio: a) esistono altre relazioni matematiche ricavabili dalle condizioni del problema? b) è possibile combinare alcune equazioni per eliminare alcune incognite? 6) E’ buona norma risolvere tutte le equazioni algebricamente e sostituire i valori numerici soltanto alla fine. Conviene anche mantenere traccia delle unità di misura, poichè questo può servire come controllo. 7) Controllare se la soluzione trovata è dimensionalmente corretta. 8) Arrotondare il risultato finale allo stesso numero di cifre significative che compaiono nei dati del problema. 9) Ricordare che per imparare a risolvere bene i problemi è necessario risolverne tanti: la risoluzione dei problemi spesso richiede creatività, ma qualche volta si riuscirà a risolvere un problema prendendo spunto da un altro già risolto.

I - Cinematica del punto materiale

La cinematica degli oggetti puntiformi descrive il moto dei punti materiali. La descrizione del moto di ogni punto materiale deve sempre essere fatta in relazione ad un particolare sistema di riferimento. La posizione di un oggetto che si muove lungo una retta è data dall’equazione oraria:

x = x(t )
Si definiscono la velocità istantanea:
v = lim
∆t → 0

∆x dx = ∆t dt

e l’accelerazione istantanea:
a = lim
∆t → 0

∆v dv d 2 x = = ∆t dt dt 2

Se un oggetto si muove lungo una retta con accelerazione costante (moto uniformemente accelerato) si ha: a = cost e per integrazione, ponendo v = v e x = x per l’istante iniziale t = t = 0, si otterrà:
0 0 0

v = v 0 + at
x = x0 + v0 t +
2

1 2 at 2

v 2 = v 0 + 2a(x − x 0 )
Gli oggetti che si muovono verticalmente vicino alla superficie terrestre, sia che cadano o che siano lanciati verticalmente verso l’alto o verso il basso, si muovono (se si può trascurare l’effetto della resistenza dell’aria) con accelerazione costante rivolta verso il basso. Questa accelerazione è dovuta alla gravità, ed è pari a circa g = 9,8 m/s2. In generale, se r è il vettore posizione del punto materiale, la velocità e l'accelerazione vettoriale istantanea sono date da:
 

e

Le equazioni cinematiche per il moto possono essere scritte per ciascuna delle componenti x, y e z, ossia:
ˆ ˆ ˆ r = xx + yy + zz ˆ ˆ ˆ v = vx x + vy y + vz z
£

ˆ ˆ ˆ a = ax x + a y y + az z .

Riassumiamo qui i casi più semplici: Il moto dei proiettili si può scomporre, se si trascura la resistenza dell’aria, in due moti separati: la componente orizzontale del moto che ha velocità costante e la componente verticale che ha accelerazione costante e pari a g, come per i corpi in caduta libera (fintanto che il moto si svolge in prossimità della superficie terrestre). Si ha un moto circolare uniforme quando una particella si muove lungo una circonferenza di raggio r con velocità costante; la particella sarà allora soggetta ad un’accelerazione radiale centripeta a , diretta verso il centro del cerchio, di intensità:
R

aR =

v2 r

Se la velocità non è costante, vi sarà accelerazione sia centripeta sia tangenziale. Il moto circolare può anche essere scritto in termini di variabili angolari. In questo caso l’equazione oraria sarà

θ = θ (t )
con θ angolo misurato (in radianti) a partire da una data direzione di riferimento. La velocità angolare è data da:

ω=
e l’accelerazione angolare da:

dθ dt

α=

dω dt

La velocità e l’accelerazione lineare di un punto che si muove lungo una circonferenza di raggio r sono legate aω e α da:

v = rω

a = rα
T

¢

v=
¡

dr dt

a=

dv . dt

¢ ¤ ¥

¡

a R = rω 2

La frequenza f è legata ad ω da ω = 2π f e al periodo T da T = 1/f. T R .dove a e a sono le componenti tangenziale e radiale dell’accelerazione.

Calcolare l'accelerazione a t con la quale deve muoversi la guida orizzontalmente affinché la massa m cada verticalmente con accelerazione pari a g . Soluzione: L'accelerazione della massa è g rispetto ad un osservatore inerziale. g = 5. e a rispetto ad un riferimento non inerziale solidale con la guida. mostrato in figura.   © ¨ § ¦ g L'accelerazione di gravità nel riferimento solidale con la guida è: g ′ = g − at Indicato con a il modulo dell'accelerazione della massa nel riferimento solidale con la guida vale:    La componente orizzontale di a deve equilibrare at . g = 9.7 m / s 2 tgθ   ar a    θ a = g sinθ + a r cos θ .8 m / s 2 ] Suggerimento: tenere conto che g è diretta solo verticalmente. mentre a t è diretta solo orizzontalmente. è costituito da una massa m appoggiata su una guida rettilinea inclinata di un angolo θ rispetto all'orizzontale.Problema 1 Il sistema. quindi: a t = a t cos 2 θ + gsinθ cos θ cioè: at = rivolta all'indietro. [ θ = 30 0 .

Perché? ˆ ˆ [h0 = 2 m. quindi la palla raggiunge il muro nel tempo: .Soluzione alternativa: L’accelerazione totale deve essere g . d = 4 m.7 m / s 2 tgθ Problema 2 Una palla è lanciata in avanti e verso l'alto da una quota h0 sopra il suolo con velocità iniziale v 0 . quindi deve valere: g = a + at scrivendo quest’equazione in componenti si ottiene facilmente che: at = dove a e g sono i moduli delle accelerazioni. v 0 = (10 x + 10 y )m / s ] ! h0 d Soluzione: a) La componente orizzontale della velocità v0x è costante. t     g = 5. A quale altezza h dal suolo la palla colpisce il muro? A quale altezza h’ si trova la palla quando è di nuovo sulla verticale del lanciatore (che rimane fermo)? Qual è la quota massima hmax raggiunta dalla palla? Quesito: hmax è la stessa che sarebbe raggiunta se non ci fosse la parete verticale. La palla rimbalza elasticamente (invertendo la componente orizzontale della velocità e mantenendo inalterata quella verticale) su un muro verticale posto alla distanza d dal lanciatore.

Essa è perciò data da: hmax = h0 + v 02y 2g = 7.4 s.8 y m/s2.6. Perciò: d 1  d h = h0 + v0 y − g v0 x 2  v 0 x    = 5.2 m. v0 x " ˆ In direzione verticale è l'accelerazione ad essere costante: g = -9. d = 9 km] # h d . e quota iniziale h’0 = 5. Nel rimbalzo la componente verticale della velocità v0y si riduce di un fattore f e la componente orizzontale vx rimane costante.2 m   2 b) La palla torna sul lanciatore dopo altri 0. La componente verticale del moto è ancora uniformemente accelerata con velocità iniziale v’0y = 6.4 s.08 m/s.9 m. Perciò la nuova quota è h’ = 6. Qual è la velocità v0 di uscita della palla del cannone per poter colpire un bersaglio distante d. c) La quota massima hmax viene raggiunta quando la componente verticale della velocità si annulla (ciò avviene dopo il rimbalzo). Risposta al quesito: hmax è la stessa che sarebbe raggiunta se non ci fosse la parete verticale. Problema 3 Un vecchio cannone viene fatto sparare orizzontalmente dalla cima di una montagna e la velocità v della palla viene regolata in modo tale da farle colpire un bersaglio posto nella pianura sottostante solo al secondo rimbalzo.1 m. se la montagna sulla cui cima è situato il cannone è alta h? Qual è la velocità v0 di uscita della palla se si vuole colpire il bersaglio direttamente? [f=0. perché l’urto con tale parete non altera la componente verticale del moto. h = 1 km.t= d = 0.

cioè: vx = g d =d = 630 m/s. per cui basta calcolare la durata del moto verticale ed imporre che d = vx t. Soluzione: a) La componente orizzontale del moto si mantiene costantemente uniforme. Il primo impatto avviene dopo il tempo t1: t1 = 2h = 10 2 s = 14.9 m/s. cioè vx = d/t.3 m/s. Quindi: d = 289.8 y m / s 2 . t= 2h g In questo tempo la palla percorre orizzontalmente la distanza d = vx t = 9 km. t1 + t 2 ˆ b) La componente verticale del moto è uniformemente accelerata con accelerazione g = −9.Suggerimento: calcolare la durata del moto in verticale ed ricordare che in tale tempo viene percorsa orizzontalmente la distanza d.1 s g mentre il secondo impatto avviene con un ritardo t2: t2 = dove vy è quella subito dopo l'urto: v y = fgt 1 = 60 2 = 84. perciò il tempo impiegato dalla palla per raggiungere il suolo è: vx = 2v y g = 12 2 s = 17 s. t 2h $ .

Per risolvere i problemi in cui compaiono forze su uno o più corpi è essenziale disegnare il diagramma di corpo libero per ogni singolo corpo. se la forza risultante su un corpo puntiforme è zero. F =m dt Se invece la massa del corpo è variabile. La forza esercitata su un corpo dalla superficie liscia su cui è appoggiato agisce perpendicolarmente alla comune superficie di contatto e per questo si dice che è una forza normale.II . e quindi vale dv = ma . perché limita la libertà di movimento del corpo e la sua intensità dipende dalle altre forze che agiscono su quel corpo. La massa è la misura dell’inerzia di un corpo. La prima legge di Newton afferma che. la seconda legge di Newton afferma che la forza risultante agente su un corpo di massa m e velocità v è data da: F= ¢ £ £     dmv dp = dt dt ove p = mv è la quantità di moto del corpo. La tendenza di un corpo a resistere ad un cambiamento del suo stato di moto si chiama inerzia. Nella sua formulazione più generale. ma di verso contrario. mettendo in evidenza tutte le forze che agiscono su quel corpo. Solitamente (ma ci sono eccezioni) un corpo non perde nè acquista massa durante il moto. Sotto forma di equazione: F = ma La forza risultante su un oggetto indica il vettore somma di tutte le forze che agiscono su di esso. allora esso resta in quiete o si muove lungo una linea retta con velocità costante (moto rettilineo uniforme).Dinamica del punto Le tre leggi del moto di Newton sono le leggi fondamentali per la descrizione del moto stesso. E’ un tipo di forza vincolare. si avrà: ¥ ¥ ¥ ¤ ¤ ¤ F = ma + dm v dt La terza legge del moto di Newton afferma che se un primo corpo esercita una forza su un secondo corpo. Per ogni corpo la seconda legge di Newton può essere applicata a ciascuna componente della forza risultante. allora il secondo corpo esercita sempre sul primo una forza uguale in intensità e direzione. ¢ ¢ ¡ . La seconda legge del moto di Newton afferma che l’accelerazione di un corpo è direttamente proporzionale alla forza risultante che agisce su di esso e inversamente proporzionale alla sua massa. come sopra.

è valida per valori di x sufficientemente piccoli. La massa totale dei bambini è M. Essa vale: v2 v2 2 F = m = mω r . Questa legge. vettorialmente: P = − mg Forza d’attrito. Si trovino la forza di attrito esercitata dal suolo sulla slitta e l'accelerazione del sistema slitta-bambini se la tensione T della fune ha l’intensità: T = 100 N. mentre quella della slitta è m. che agisce parallelamente alla superficie di contatto e l’intensità della forza normale F (spesso indicata anche con N) che agisce perpendicolarmente alla superficie stessa. sul suolo coperto di neve. vettorialmente F = − m r = mω × (ω × r ) r r ¨ ¨ ¨ © ¨ ¨ § § Problema 1 Un uomo tira una slitta. poiché le due forze sono perpendicolari l’una all’altra. mentre il coefficiente di attrito dinamico è µ d . Per la forza d'attrito (radente) statico. Non è un’equazione vettoriale. Forza centripeta. La sua intensità è data da: Fad = µ d FN . µ d è detto coefficiente di attrito dinamico e dipende dai materiali con cui sono fatti i due oggetti. Quando un corpo è in movimento su una superficie scabra. T = 140 N. Il peso si riferisce alla forza di gravità che agisce su un dato corpo e vale P = mg. subisce una forza d'attrito viscoso diretta nel verso opposto a quello del moto. La sua intensità è data da: Fav = − βv .  . Una particella che ruota lungo una circonferenza di raggio r con velocità costante v è sottoposta in ogni momento ad una forza diretta verso il centro della traiettoria. nota come legge di Hooke. Quando un corpo si muove con velocità sufficientemente bassa attraverso un fluido. su cui siedono due bambini. il suo valore massimo è dato da: Fas = µ s FN con µ S coefficiente d’attrito statico. relazione tra l’intensità della forza d’attrito. inizialmente ferma. Per tenere una molla compressa o tesa di una lunghezza x oltre quella di riposo è necessaria una forza: F = − kx dove k è la costante elastica della molla. la forza dovuta all'attrito (radente) dinamico agisce nella direzione opposta a quella del moto. La slitta viene tirata mediante una fune che forma un angolo θ con l'orizzontale (vedi figura). N ¦ ¦ Forza elastica. Il coefficiente di attrito statico è µ S .Alcune forze importanti sono: Forza peso.

µ d = 0.20. Quindi la forza di attrito statico è:       θ .6 N < Fas. [ θ = 40 0 . m = 5 kg. mentre la forza di attrito dinamico è: Fad = µ d FN = µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 63. II) La forza normale al suolo è: FN = (M + m )g − Tsinθ = 400 N.Mantenendo fisso l’angolo θ . determinare il valore minimo di T per sollevare totalmente la slitta. θ Soluzione: FN Fas  T (M+m) θ FN T (M+m) g  g Fad Diagrammi di corpo libero I) La forza normale al suolo è: FN = (M + m )g − Tsinθ = 425.9 N. µ S = 0. M = 45 kg. per cui l’accelerazione è nulla.15] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero del sistema slitta-bambini. Quindi la forza di attrito statico è: Fas = µ s FN = µ s [(M + m )g − Tsinθ ] = 85. imporre la condizione di equilibrio per le componenti y delle forze e scrivere l’equazione del moto per le componenti x.1 N.7 N. La componente orizzontale delle tensioni è Tx = Tcos θ = 76.

Fas = µ s FN = µ s [(M + m )g − Tsinθ ] = 80 N. che si esercita sulla massa m (come in figura 1). m = 2 kg. Si spieghi perché il modulo delle forze di interazione è diverso nei due casi.2 N > Fas. 1 2 Supponendo che venga eliminata la forza F1 e che sulla massa m agisca la forza applicata dall'esterno 2 F2 = − F1 (figura 2). M +m  Il valore di T per sollevare la slitta è quello che annulla FN : T= (M + m )g sinθ = 762. 1 2 F1 m1 m2 m1 m2 F2 Fig. [F = 12 N. si determinino intensità e direzione di ciascuna delle forze di interazione in quest'ultimo caso. quindi la slitta si muove con accelerazione a= T cos θ − µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 0. 1 2 1 Si determinino intensità e direzione di ciascuna delle forze di interazione tra m ed m .3 N. m = 4 kg . Problema 2 Due masse m ed m giacciono su un piano senza attrito e vengono spinte da una forza applicata dall'esterno F1 . 2 Soluzione: $ ! " # " . 1 Fig. mentre la forza di attrito dinamico è: Fad = µ d FN = µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 60 N. Si scrivano quindi le equazioni di corpo libero per ciascuna massa. La componente orizzontale delle tensione è Tx = Tcos θ = 107.9 m/s2. F = 12 N] 1 1 2 2 Suggerimento: si scriva l'equazione del moto considerando il punto materiale di massa (m + m ).

F1. Le funi sono fissate alla sbarra a distanza d l'una dall'altra. d = 1. Studiare il problema sia dal punto di vista di un osservatore inerziale.0 N] 1 Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero per il punto materiale in ciascuno dei riferimenti utilizzati. Però una delle due masse è accelerata dalla sola forza di interazione. Il sistema ruota attorno alla sbarra in modo da formare un triangolo equilatero (vedi figura). ) & ' ( [m = 1. la risultante delle forze applicate alla palla nell'istante mostrato in figura. c) In base alla seconda legge del moto di Newton la forza totale agente su ciascuna delle due masse è la stessa (a meno del verso) nei due casi esaminati. T = 35. ed F12 = . E’ ovvio che per produrre la stessa accelerazione in una massa maggiore. sia dal punto di vista di un osservatore solidale con la palla. Problema 3 Una palla di massa m è fissata ad una sbarra verticale per mezzo di due funi prive di massa e lunghe . Determinare: la tensione T2 della fune in basso. mentre per il principio di azione e reazione la forza di interazione F21 esercitata da m2 su m1 vale F21 = . La tensione della fune più alta è T1 .70 m.F21 = 8 N. occorre una forza maggiore.70 m. quindi ora è F21 = m1a = -8 N. la velocità della palla. 9 B % 5 m1 g 7 m2 g m2 g m2 g C F1 F12 F21 F2 @ 0 3 FN 2 6 2 FN1 FN1 FN 2 − F21 A 8 1 . e nel secondo caso si tratta della massa maggiore.34 kg.− F12 4 Diagrammi di corpo libero a) L’accelerazione di m ed m è: 1 2 a= % F1 = 2 m/s2 m1 + m2 Ma allora la forza di interazione F12 esercitata da m1 su m2 vale m2 a = 4 N. = 1.F12 = 4 N b) L’accelerazione vale ancora 2 m/s2. ma questa volta su m2 agisce anche la forza F2 = .

la tensione T2 bilancia la risultante di T1 . la risultante delle forze applicate alla palla è la forza centripeta: G R T2 g T2 v2 ˆ r + mg = 0 I T1 P S Q a) V D b) T1 . invece. della forza centrifuga e della forza peso: T2 + T1 + m H G G F E 3 2 3 .5. T Fc.7 N. 2 La componente verticale dell’equazione non contiene la forza centrifuga: dove si è tenuto conto che il triangolo è equilatero e che cos 30° = T2 T1 = − mg 2 2 dove si è utilizzata la nota relazione cos 60° = 0. f .d 60° V Soluzione: La differenza fra ciò che vede un osservatore inerziale rispetto ad uno non inerziale solidale con la palla è che mentre quest’ultimo vede la palla ferma mantenuta in equilibrio da una forza centrifuga Fc. g U Diagramma di corpo libero a) nel riferimento inerziale e b) nel riferimento non inerziale solidale con la palla a) Nel riferimento non inerziale. sottoposta ad un’accelerazione centripeta. 2 b) Nel riferimento non inerziale la risposta è banale: zero. l’osservatore inerziale vede la palla in moto circolare uniforme. . f . Si trova dunque il modulo T = 8. Nel riferimento inerziale.

è: 2 (T1 + T2 ) 3 = − mv 2 3 2 fornisce: Y Y v= (T1 + T2 ) m ` 3 4 = 6. Un osservatore inerziale vede il blocco m2 muoversi verso destra (direzione di F ) o verso sinistra? [ m2 = 2 kg. valida in entrambi i riferimenti. m1 = 4 kg. si trovino sia l'accelerazione assoluta di ciascun blocco sia la forza di attrito agente su ciascun blocco.2] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero per ciascun corpo in condizione di moto di m1 e imporre la condizione di equilibrio di m2 rispetto ad m1 (moto relativo).3. c b a m2 F d m1 Soluzione: W T1 + T2 + mg = − X X X mv 2 3 2 ˆ r .La componente orizzontale dell’equazione vettoriale di partenza. I coefficienti di attrito statico e dinamico fra i due blocchi sono rispettivamente µ S e µd . µ S = 0. Quanto vale la massima forza F che si può applicare senza che il blocco m2 strisci su m1 ? Se il valore di F è doppio di quello trovato nel precedente quesito. µ d = 0.5 m/s Problema 4 Un blocco di massa m2 poggia su un blocco di massa m1 che è posto su un tavolo privo di attrito (vedere figura).

la massa m2 subisce sia la forza di attrito dinamico. per cui: a m1 = F − m2 µ d g = 7.7x2 N = 35.7 N b) Posto F = 17. quindi la forza di attrito statico che agisce su m2 deve essere pari a: m2 µ s g = Fm 2 m1 + m2 da cui: F = µ s g (m1 + m 2 ) = 17. Problema 5 h − Fad q (m1 + m2 )g p m2 g g F f i N1 e N2 Fad . 3. la massa m2 scivola su m1 esercitando su di essa la forza di attrito dinamico Fad = m2 gµ d .9 m/s2 mentre in un riferimento inerziale vale: a = a r + am1 = 2 m/s2 c) Come si evince dal punto b).4 N. Nel riferimento solidale con la massa m1 .9 m/s2 m1 dove a m1 è l’accelerazione della massa m1 . con m2 in moto rispetto ad m1 ) a) In un riferimento inerziale. Quindi in tale riferimento l’accelerazione ar vale: a r = µ d g − a m1 = -5.m2 a m1 . mentre nel riferimento non inerziale l’accelerazione è diretta verso sinistra (nel verso negativo delle ascisse). quindi diretta verso destra. sia la forza fittizia . in assenza di attrito con il tavolo la massa m2 si muove con m1 .9 La forza di attrito dinamico vale naturalmente m2 µ dg = N.Diagrammi di corpo libero (in un riferimento inerziale. in un riferimento inerziale l’accelerazione è positiva.

N mg v Diagramma di corpo libero a) in un riferimento non inerziale e b) in uno inerziale Soluzione: a) In un riferimento inerziale la componente orizzontale della reazione vincolare N fornisce la forza centripeta. In una brutta giornata il traffico percorre l'autostrada alla velocità v.La curva sopraelevata di un'autostrada è stata progettata per una velocità vmax. mentre la sua componente verticale equilibra la forza peso:  v2  Nsinθ = m  r  N cos θ = mg r Quindi: 2 v max tgθ = = 0. scrivere l'equazione del moto ed imporre la condizione di equilibrio. Quanto vale l’angoloθ di sopraelevazione? Quanto deve essere il minimo coefficiente d'attrito µ verso il basso? s c consente di superare la curva senza scivolare he Usando tale coefficiente.3 rg s Fcf mg w N t u a) b) . Il raggio della curva è r. v = 52 km/h] Suggerimento: utilizzare un sistema di riferimento (non inerziale) solidale con l'automobile. con quale velocità massima v’max è possibile percorrere la curva senza scivolare verso l’alto? [vmax = 95 km/h.r = 210 m.

per cui la condizione di equilibrio diviene:   v2 v2 mgsin (θ ) = m cos(θ ) + µ s mg cos(θ )+ m sin (θ ) r r   Quindi il coefficiente d’attrito vale: v2 r = 0. Quindi la condizione di equilibrio è:   v’2 v ’2 max mgsin(θ ) + µ s mg cos(θ )+ m sin (θ ) = m max cos(θ ) r r   Per cui: v ’max = gr [sin(θ )+ µ s cos(θ )] [cos(θ )− µsin(θ )] = 128.2 µs = 2 v g + tg (θ ) r gtg (θ ) − c) A velocità v’max > vmax. in assenza di attrito: 2 v max m cos θ = mgsinθ r tgθ = 2 vmax = 0. .Con questo angolo. e la macchina tende a sbandare verso l’alto. a velocità v < vmax. come illustrato in figura. tende a prevalere la forza centrifuga. nel sistema di riferimento solidale con l’automobile è soddisfatta la condizione di equilibrio della componente parallela alla strada delle forze in gioco. che passa per una puleggia senza attrito e di massa trascurabile.3 rg b) Con la pioggia. C’è però attrito fra la massa M ed il piano inclinato. la macchina tende a scivolare verso il basso.5 km/h Problema 6 on Un corpo di massa M è posto su un piano inclinato di un angolo θ c l’orizzontale ed è connesso ad una coppia di corpi di ugual massa m tramite una corda ideale. Calcolare il valore della forza di attrito statico necessaria a far rimanere in quiete il sistema.

necessario affinchè il sistema rimanga in condizioni statiche. M.esprimere in funzione di m.µ s. θ il minimo valore del coefficiente di attrito statico fra M ed il piano inclinato. calcolare esplicitamente il valore minimo di µ sq Quesito: Per quale valore dell’angolo θ il sistema (per m < M/2) resterebbe in condizioni statiche anche senza attrito? M m m θ Soluzione: N M T Fa θ Diagramma di corpo libero per M a) Condizione di equilibrio: pertanto: y x € T = 2mg  T = Mgsinθ + µ s Mg cosθ . uando m=M/2 e θ = 45°.

calcolare l’accelerazione dei corpi m1. µ s=0. In assenza di attrito fra il tavolo ed m1. m2 = 2 kg. m1 m3 m2 . Le carrucole e le funi sono ideali. Problema 7 I corpi di massa m1.µ s Mg cos(θ ) = 2mg − Mgsin(θ ) b) Coefficiente di attrito statico: µs = c) Se m = M/2 e θ = 45°. [m1 = 10 kg. m2 ed m3. m3 = 3 kg] Suggerimento: scrivere l’equazione di equilibrio per m1 e quella per il moto di m2 ed m3. Quali valori può assumere il coefficiente di attrito statico µ s fa tavolo e corpo di massa m1 affinchè m1 r non si muova? Calcolare l’accelerazione dei due corpi m2 ed m3 quando è soddisfatta la condizione di cui al punto a).4 Risposta al quesito: 2m − tg (θ ) M cos(θ ) La condizione di equilibrio in assenza di attrito è:  T = 2mg  T = Mgsinθ da cui: θ = arcsin 2m M Si noti che per m>M/2 il sistema non può essere in equilibrio senza l’attrito. m2 ed m3 sono collegati come in figura.

L’accelerazione di m3 vale: a= m2 − m3 g = -2 m/s2 (verso il basso). per cui le equazioni del moto di m2 ed m3 si possono scrivere in termini della sola accelerazione a di m3: T − m3 g = m3 a  T − m2 g = m2 (− a ) cioè: dove l’asse verticale del riferimento è orientato verso l’alto. m3 + m2 Tensione della fune che lega m2 ed m3: T = m3 ( g + a ) = 2 m2 m3 g = 23. Vale allora: ‡ ‚  N † „ T − m3 g = m3 a  m 2 g − T = m2 a . a2 e a3 le accelerazioni delle tre masse in un riferimento inerziale. siano a1.5 N m3 + m2 Coefficiente di attrito statico: µs = 2T = 0.5 gm1 c) In assenza di attrito. ƒ m2 g a) e b) Condizione di equilibrio di m1: m1 gµ s = 2T Le accelerazioni di m2 ed m3 hanno somma nulla.Soluzione: T … T Fa 2T ˆ m3 g m1 g Diagrammi di corpo libero.

a2 = -2. nonchè la condizione: a2 + a1 = −( a3 + a1 ) che in precedenza ci ha consentito di scrivere le equazioni del moto di m2 ed m3 in termini della sola accelerazione di m3. le accelerazioni di m2 ed m3 hanno lo stesso modulo (2 m/s2). risolvendo il sistema si trova:  4m2 m3  a1 = g m1( m3 + m2 )    m ( m − m2 ) − 4m2 m3  a2 = 1 3 g m1 ( m3 + m2 )    a = m1 ( m2 − m3 ) − 4m2 m3 g  3 m1( m3 + m2 ) a1 = 4. la sua accelerazione a NI rispetto ad un riferimento non inerziale di accelerazione a t è data da: a NI = a I − a t . Problema 8 a I è l’accelerazione di un corpo rispetto ad un riferimento inerziale. Si noti che nel riferimento non inerziale solidale con la carrucola mobile (che scende). ma m3 scende ed m2 sale. Eliminando le tensioni delle corde.7 m/s2 (m1 si muove in avanti.7 m/s2.7 m/s2.m1a1 = 2T  m2 (a 2 + a1 ) = T − m2 g m (a + a ) = T − m g 3 3 1 3 a2 + a1 e a1 + a3 sono le accelerazioni delle masse m2 ed m3 nel riferimento solidale con la seconda carrucola1. m2 ed m3 verso il basso).  ’ ’ ’ ‘ ‰ 1 Si ricordi che se . si ottiene:   2a + a + a = 0  1 2 3  m  m2 − 1 a1 + m2a2 = − m2 g 2   m1   m3 − a1 + m3a3 = − m3 g  2 Quindi. a3 = -6. riferimento in cui è valido il calcolo precedente.

il periodo delle oscillazioni compiute dal sistema (sia di A che di B). k b) le equazioni del moto di ciascuna massa sono: ” mAg “ — • . [mA = 2 kg. la condizione di equilibrio è k x = mBg. è collegato da un filo inestensibile al corpo B (di massa mB) ed è saldato all’estremità di una molla di costante elastica k. a) detto x l’allungamento della molla. A B Soluzione: T – ˜ N T Fe mB g Diagramma di corpo libero per A e B . l’equazione del moto del sistema formato dalle due masse. mB = 2 kg. d cui: a x= mB g = 9. il corpo A (di massa mA). usando ad esempio la variabile x come spostamento generico della massa mB dalla sua posizione di equilibrio. della molla e della carrucola sono trascurabili rispetto a quelle dei corpi A e B. poggiato su un piano orizzontale liscio. rispetto alla sua posizione di equilibrio e lasciato libero di muoversi. Calcolare: di quanto si è allungata la molla nella posizione di equilibrio del sistema. k = 200 N/m] Suggerimento: si scrivano le equazioni del moto di mA ed mB.8 cm.Nel dispositivo schematizzato in figura. Il corpo B viene abbassato lungo la verticale. L’altra estremità della molla è fissata ad un gancio solidale con il piano e le masse del filo.

in funzione dell’allungamento della molla. La velocità dell’autobotte è inizialmente v0 e la forza di attrito statico agente sulle sue ruote in direzione e verso della velocità è fs. tiene fermo il piede sull’acceleratore.2 l/min. è: d 2x k mB g x= 2 + dt mA + mB mA + mB la cui soluzione è un moto armonico. ρ ( 2O) = 1 kg/dm3. m0 = 32000 kg. ignaro della perdita. La perdita è di k litri di acqua al minuto. c) il periodo dell’oscillatore è: T = 2π mA + mB = 0. M = 8000 kg. L’autista del camion. v0 = 72 km/h.m B g − T (x ) = m B a (x )  T (x ) − kx = m A a (x ) ovvero  d 2x m B g − T (x ) = m B dt 2   2 T (x ) − kx = m d x A  dt 2 per cui l’equazione globale del sistema. staccandosi dal cassone con velocità relativa ad esso perpendicolare alla strada. per cui la forza di attrito statico rimane costante. t0 = 15’] H . Si noti che la variabile x descrive le oscillazioni sia di mA che di mB attorno alle rispettive posizioni di equilibrio. k = 1. A quale velocità si troverà il camion dopo un tempo t0 dall’inizio della perdita? [fs = 1 N. senza vento.9 s k Problema riepilogativo Un’autobotte di massa a vuoto M trasporta una massa m0 di acqua distillata lungo tratto di autostrada piano e rettilineo. Ad un tratto sul fondo del cassone si apre una piccola crepa attraverso cui l’acqua cade al suolo.

anche se il camion perde quantità di moto.05 kg/s v0 Quando si apre la crepa. soggetta lungo l’asse delle ascisse alle sole forze fs ed attrito viscoso dell’aria. Queste due forze devono ovviamente bilanciarsi. e l’accelerazione è nulla. Il problema può anche essere risolto utilizzando la forma generale della seconda legge della dinamica.Soluzione: Fissiamo un riferimento solidale con la strada che abbia l’asse x lungo l’autostrada nel verso della velocità dell’autobotte. l’autobotte perde. la quantità di moto v0kdt e la massa kdt. Prima che si apra la crepa. e l’asse y verticale diretto verso l’alto. In formula: (M + m0 − kdt )v 0 (t + dt )− (M + m0 )v 0 (t ) = −kdtv 0 (t ) Perciò la nuova velocità dell’autobotte (al tempo t + dt) è: (M + m0 − kdt )v 0 (t ) = v 0 (t + dt ) (M + m0 − kdt ) cioè la velocità rimane inalterata. per cui il coefficiente d’attrito viscoso β d camion nell’aria è dato da: el (M + m0 ) d cioè: 2 x 2 dt = 0 = f s − βv 0 β= fs = 0. e la forza totale agente sull’autobotte è: ˆ F = ( f s − βv )x + f a con f a = forza di reazione esercitata dall’acqua sul camion. valida per sistemi a massa variabile: F = ma + ™ ™ dm v dt ™ dove m(t) è la massa dell’autobotte al tempo t dall’inizio della perdita. d d e . si ha semplicemente una massa M + m0 che si muove a velocità costante. in un intervallo di tempo infinitesimo dt.

in tale riferimento v = 0. per cui non influenza la componente orizzontale del moto. La condizione iniziale è f s − βv 0 = 0 . Quindi il m m moto resta uniforme con velocità v0. cioè v non cambia. Inoltre. vale a dire che a rimane nulla. e a (0 + dt ) = f s − βv (0 + dt ) f s − βv 0 = = 0 .Nel riferimento solidale con l’autobotte. . Ma v(0 + dt ) = v 0 + a (0 ) = v 0 . quindi: f s − βv = ma (anche a è nulla. per cui inizialmente a(0) = 0. la forza di reazione è verticale. ma è solo la forza fittizia).

III . Esempi di forze conservative per le quali si parla di energia potenziale sono: forza peso e sua energia potenziale. definita come la somma delle energie cinetica e potenziale. Se agiscono anche forze non conservative. Quest’ultima vale mgy per una particella posta ad un’altezza y al di sopra di un riferimento orizzontale scelto ad arbitrio. L’energia cinetica di una particella di massa m che si muove con velocità v è data da: Ec = 1 mv 2 2 Il teorema dell’energia cinetica afferma che il lavoro totale compiuto su un punto materiale dalla forza risultante per spostarlo da un punto A ad un punto B è uguale alla variazione di energia cinetica del punto materiale: W= 1 1 2 2 mv B − mv A = ∆E c 2 2 Il lavoro fatto da una forza conservativa su di una particella dipende solo dai due punti di partenza e di arrivo e non dal cammino percorso dalla particella. per cui si può sostituire Ep(x) con Ep(x) + C. entrano in gioco altri tipi di energia. Quando si includono tutte le forme d’energia. come l’attrito. Sotto l’azione di una forza conservativa F si definisce la variazione di energia potenziale come l’opposto del valore del lavoro compiuto dalla forza: ∆E p = E pB − E pA = − ∫ F ⋅ dl A ¥ ¥ ¤ B Solo le variazioni dell’Ep sono significative dal punto di vista della fisica. ogni volta che conviene. l’energia meccanica totale E. Quando agiscono solo forze conservative.γ ∫ F ⋅ dl £ B dove dl è lo spostamento infinitesimo lungo il percorso della particella. con C costante arbitraria. l’energia si conserva sempre (legge di conservazione dell’energia). Il lavoro W compiuto da una forza F variabile che agisce su un punto materiale spostandolo da un punto A ad un punto B lungo una linea γ èdato da: ¡ ¡   W= ¢ A . 1 . cosa che non è vera per una forza non conservativa. Il lavoro fatto da una forza conservativa è recuperabile.Lavoro ed energia. Associato ad una forza conservativa si introduce il concetto di variazione di energia potenziale. Conservazione dell’energia. si conserva: E = Ec + E p = costante.

Ep( ) = 0 è il riferimento di zero per Ep. [AB = BC = l = 2 m. ∞ Problema 1 Un punto materiale di massa m scende (partendo da fermo) lungo la sagoma in figura. α = 30°. che è opportunamente raccordata nel punto B in modo che la velocità del punto materiale in B cambi in direzione ma non in modulo. µ d = 1 . g = 9.energia potenziale elastica Ep = 1/2kx2 per una molla con costante elastica k. Forza gravitazionale (descritta dalla legge di gravitazione universale di Newton).8 m/s2.Forza elastica ( F = −kx ). Sapendo che la velocità nel tratto BC è costante: Quanto tempo impiega il punto materiale per scendere da A a C? Quanto vale il lavoro compiuto dalla forza di attrito? Risolvere la parte b) sia usando la definizione di lavoro. Il coefficiente di attrito dinamico tra punto materiale e piani vale µ d. allungata o compressa di una lunghezza x rispetto alla posizione di riposo. sia ricordando che il lavoro compiuto dalla forza di attrito è uguale alla variazione dell’energia meccanica tra A e B.L’energia potenziale di una particella di massa m dovuta alla forza gravitazionale esercitata su di essa dalla Terra è data da: ¦ ¦ E p (r ) = −γ mM T r dove MT è la massa della Terra ed r la distanza della particella dal centro della Terra (r>=raggio della Terra).5 kg] 3 A α l B β l C Soluzione: 2 . m = 0.

La slitta ha una massa m ed il coefficiente di attrito dinamico fra la slitta e la neve è µ d. il lavoro compiuto dalla forza di attrito si può ottenere dalla variazione dell’energia meccanica: 1 2 W = ∆E = mgl (cosα + cos β )− mv B = 7. Se il cavallo tira parallelamente alla superficie della strada ed eroga una potenza P: quanto vale la velocità (costante) massima vmax con cui il cavallo riesce a tirare la slitta? Che frazione della potenza del cavallo viene spesa per compiere lavoro contro la forza d’attrito? Che frazione viene spesa per compiere lavoro contro la forza di gravità? 3 .7 J.Poichè la velocità nel tratto BC è costante. Il tempo t’ impiegato per percorrere BC è l/ v = 0. Quindi il tempo richiesto da A a B è: t= 2l = a 2l = 0. B B t t b)Il lavoro compiuto dalla forza di attrito è: W = µ d mg (sinα + sinβ )l = 7. Problema 2 Un cavallo tira una slitta su una strada ripida.6 m/s. 2 dove mgl (cosα + cos β ) è l’energia potenziale del punto A rispetto al punto C . Si noti che nel tratto BC varia solo l’energia potenziale. la forza di attrito uguaglia la componente del peso parallela a BC: µ d mgsinβ = mg cos β Da cui: tg β = 1 µd a) L’accelerazione della massa m nel tratto da A a B è data da: (cosα − µ d sinα )g = a = 5.7 J Oppure. quindi il tempo totale t è t = t + t’ = 1. coperta di neve.8 m/s2.Innanzi tutto calcoliamo β .8 s (cosα − µ d sin α )g mentre in B la velocità è: v = at = 4.2s.4 s.

Supponendo che la velocità di salita sulla torre e dm la perdita in massa del secchio siano costanti. Essendo però bucato.98 m/s mg (µ d cosθ + sinθ ) b) il rapporto fra la potenza dissipata dall’attrito e quella del cavallo è uguale al rapporto delle forze: mgµ d cos θ = mgµ d cos θ + sinθ 1 = 46%. tg θ 1+ µd il rapporto fra la potenza della gravità e quella del cavallo è: mgsinθ = mgµ d cos θ + sinθ 1 = 54%. quando arriva sulla torre contiene solo metà dell’acqua che conteneva inizialmente. la tensione T della fune vale: T = µ d mg cosθ + mg sin θ = mg (µ d cosθ + sin θ ) = 765 N. m = 300 kg. La potenza P è il prodotto scalare della forza T per la velocità v . P = 746 W] Soluzione: T § Fa θ mg Diagramma di corpo libero Se la velocità è costante. che nel nostro caso sono parallele: P = Tv = mg (µ d cosθ + sin θ )v max Quindi: a) vmax è: v max = P = 0. µ d=0.12. e che il peso del secchio vuoto possa essere dt trascurato. determinare il lavoro compiuto esprimendolo in joule. µd 1+ tg θ Problema 3 Un secchio pieno d’acqua di massa complessiva m0 viene portato da un pozzo nel mezzo di un cortile fino alla cima di una torre alta h.[pendenza 1:7. 4 ¨ © .

h = 50 m] Suggerimento: Si ricordi che.F. di centro C. e angolo al centro π/2 + θ . si trova: 3 W = m0 g h = 1389. I tratti AB (di lunghezza h) ed EF sono rettilinei. dx dt dx dt v per cui m(x) è una funzione lineare.2 J 4 h h h Problema 4 Una guida ABDEF è tenuta in un piano verticale xy. supponendo che non vi sia attrito lungo tutta la guida. raggio R.[m0 = 3. in grado di scorrere senza attrito lungo la guida.D. determinare l’energia cinetica del corpo nel punto F. Se il tratto EF presenta un coefficiente di attrito dinamico µ d.E. con m(0) = m0 e m(h) = m0/2. dm dm dt dm 1 = * = * = costante. mentre il tratto BDE è circolare. Determinare la velocità del corpo nei punti B.  2h  Il lavoro è dunque dato da: x   W = ∫ F ⋅ dx = ∫ gm(x )⋅ dx = m0 g ∫ 1 −  ⋅ dx 2h  0 0 0 Calcolando l’integrale. detto x il tratto percorso dal secchio e v la sua velocità. Soluzione: Osservato che m(x) è una funzione lineare. U n corpo puntiforme di massa m. si ha: x   m(x ) = m0 1 −  . Calcolare la reazione della guida nel punto D. viene rilasciato nel punto A con velocità iniziale nulla. Perchè le velocità in B ed in F risultano essere uguali nel quesito a)? 5 .78 kg.

b) La reazione vincolare in D deve sia bilanciare per intero il peso del corpo puntiforme. in B vale: 1 2 mv B = mgh 2 Quindi la velocità del punto materiale in B è: v B = 2 gh Il dislivello fra A e D è R + h.A m B C F θ θ D E Soluzione: a) Per il teorema dell’energia cinetica. quindi: 1 2 mv E = mg (h + R cosθ ) 2 e: v E = 2 g (h + R cosθ ) Il punto materiale si trova in F alla stessa quota che in B. sia fornire la forza centripeta necessaria per mantenere il corpo in traiettoria: 6 . quindi: 1 2 mv D = mg (h + R ) 2 e: v D = 2 g (h + R ) Il dislivello fra A ed E è h + R cosθ . quindi anche la stessa energia cinetica e la stessa velocità. per cui ha la stessa energia meccanica (che in assenza di attrito si conserva) e la stessa energia potenziale.

la reazione vincolare in P deve solamente fornire la forza centripeta che mantiene m in traiettoria: 2 mv P FP = R Presa come quota di riferimento per l’energia potenziale quella del punto A. la reazione vincolare sia nulla? Quesito: Riscrivere le domande a) e b) supponendo di studiare il problema nel sistema di riferimento non inerziale associato alla massa. dalla conservazione dell’energia meccanica si trova: 2 mv P = mg 5R − mgR = 4mgR 2 Da cui: 7 . quanto vale la reazione vincolare nel punto P? Qual è l’altezza minima da cui deve partire la massa affinchè. nella posizione O. l’energia meccanica del punto materiale in F è data dall’energia totale in B diminuita del lavoro compiuto dalla forza di attrito dinamico lungo EF : EF = 1 2 1 2 mv B − lµ d mg cosθ = mv F 2 2 Problema 5 Una massa m scivola senz’attrito lungo la guida indicata in figura.2  mv D FN =  mg +  R    2 g (h + R ) ˆ  y = mg + m ˆ  y R    c) Detta l la lunghezza di EF. Il raggio della circonferenza è R. B 5R O R A P Soluzione: a) In un riferimento inerziale. Se la massa parte da ferma dal punto B (AB = 5R).

FP = 8mg b) In un riferimento inerziale. Ancora una volta. il calcolo è identico a quello già svolto nel riferimento inerziale. e sostituendo nell’equazione di 2 mv O ( + 2mgR = mgx ): 2 mgR + 2mgR = mgx 2 conservazione dell’energia cioè: x= 5 R + 2R = R 2 2 a) Nel riferimento non inerziale solidale con m. Per calcolare la tensione della fune è comunque necessario scrivere l’equazione di corpo libero per una delle due masse. può essere risolto utilizzando la legge di conservazione dell’energia meccanica. perchè l’unica differenza tra forza centrifuga e centripeta è un segno che non influisce sul calcolo medesimo. la reazione vincolare in O è nulla se la forza centripeta che mantiene m in traiettoria è fornita interamente dalla gravità: mg = 2 mvO R Detta x l’altezza cercata. mB mA 8 . la reazione vincolare in P deve solamente equilibrare la forza centrifuga per mantenere m in traiettoria. Problema 6 Il sistema indicato in figura (macchina di Atwood) è inizialmente a riposo con la massa mA a terra e la massa mB ad altezza h da terra. Ciò porta ad un calcolo identico a quello già svolto. b) Nel riferimento non inerziale solidale con m. la reazione vincolare in O è nulla se la forza centrifuga agente su m è equilibrata interamente dalla gravità. Determinare la velocità con cui m2 tocca terra e la tensione della fune. e per lo stesso motivo del punto a). Suggerimento: Questo problema. trascurando l’attrito e l’inerzia della carrucola. analogo al n° 7 del capitolo II.

Soluzione: Equazioni di corpo libero: m B g − T = m B a  T − m A g = m Aa Risolvendo il sistema. rispetto al suolo. la velocità terminale di B è: v = 2ah = 2 mB − m A gh mB + m A Si può determinare v anche dalla conservazione dell’energia. si trova l’accelerazione di A e B (in modulo): a= mB − m A g mB + m A Quindi la tensione della fune è: T = m A (a + g ) = m A g 2m B mB + m A Poichè il moto delle due masse è uniformemente accelerato con velocità iniziale nulla. è mBgh. osservando che inizialmente le energie cinetiche sono nulle e l’energia potenziale del sistema. mentre alla fine le due masse hanno velocità di ugual modulo: m B gh = m A gh + m A + mB 2 v 2 cioè: v= 2(m B − m A )gh m A + mB 9 .

quale deve essere il valore minimo di d? y P L d x Soluzione: a) Per conservazione dell’energia. b) Conservazione dell’energia nel punto P (figura): 1 mgL = mg 2(L − d ) + mv 2 2 In P la forza centripeta deve essere almeno uguale alla gravità: mg = quindi: 1 mgL = mg 2(L − d ) + mg (L − d ) 2 mv 2 L−d Sviluppando i calcoli: d= 3 L 5 10 .Problema 7 Un pendolo di lunghezza L oscilla in un piano verticale. h* = h. La corda urta un piolo fissato ad una distanza d al di sotto del punto di sospensione (vedere figura) Se il pendolo è lasciato libero da un’altezza h al di sotto del piolo. quale altezza h* raggiunge dopo aver urtato il piolo? Se il pendolo è lasciato libero dalla posizione orizzontale (θ =90°) e descrive una circonferenza completa centrata nel piolo.

Una massa m1 è posta delicatamente sopra la molla e permette di comprimere la molla di x1 . ad una nuova posizione di equilibrio (fig. la massima energia cinetica della massa m2 corrisponde alla minima energia potenziale. La molla è poi compressa con le mani cosicchè l’estremo della molla si trova in una posizione x2 rispetto alla posizione originale di riposo (quella occupata dalla molla senza nessuna massa appoggiata)(vedi fig. sia scrivendo la conservazione dell’energia meccanica. L’energia potenziale ha un andamento parabolico: Ep = mg 1 2 kx − m 2 gx = 1 x 2 − m2 gx 2 2 x1 Questa parabola ha il vertice in:  * m 2 g m 2 x1 x = k = m  1  2 m g m2 g m2 g E = 2 x1 − 2 x1 = − 2 x1  p min 2m1 m1 2m1 11 . Successivamente. m2 = 2.6 N/m x1 b) Per conservazione dell’energia. 1b). m1 x m2 y Soluzione: a) Riferita l’energia potenziale gravitazionale all’asse delle ascisse (figura). con l’altro estremo che punta verso l’alto(vedi fig. la costante elastica della molla vale: k= m1 g = 57.0 kg.Problema 8 Un estremo di una molla priva di massa è posto su di una superficie piatta. La molla è poi rilasciata. 1c). x1 = 17 cm. x2 = 42 cm] Quesito: risolvere il problema sia scrivendo l’equazione del moto del punto materiale. 1a). Quanto vale la costante k della molla? Qual è la massima energia cinetica della massa? [m1 = 1.0 kg. la massa m1 viene rimossa e sostituita con una massa m2.

2 J 2 k  2  k   12 2 2 . cioè quando l’energia cinetica vale: Ec = m g m g 1 1   m2ω 2  x 2 − 2  = k  x 2 − 2  = 0.L’energia totale è data da: E c max = E mecc − E p min = E piniz − E p min quindi l’energia cinetica massima è: E c max 2 2 m2 g m1 g 2 m2 g 1 2 = kx 2 − m2 gx 2 + x1 = x 2 − m2 gx 2 + x1 = 0.2 J 2 2m1 2 x1 2m1 Il problema può essere risolto anche utilizzando direttamente l’equazione del moto: m 2 x + kx = m2 g La soluzione generale è: x = A sen (ωt + φ ) + m2 g k   m2 g è la soluzione di equilibrio dell’equazione del moto. mentre A sen (ωt + φ ) è k l’oscillazione generica: la molla oscilla attorno alla posizione di equilibrio x* anzichè attorno ad x = 0). Imponendo le condizioni iniziali: (si noti che x * = m2 g  = x2  x (0) = A sen φ + k  v (0) = ωA cosφ = 0 si ottiene:  m2 g  m2 g   x (t ) =  x 2 − k  cos ωt + k     v (t ) = −ω  x − m 2 g  sen ωt  2   k   ove: ω= k m2 La velocità è massima per sen ω t=1 o – 1.

Conservazione della quantità di moto. Per un sistema di particelle o per un corpo esteso (distribuzione continua di materia) il centro di massa (CM) si definisce come: xCM = ∑m x i i i M . zi) in un sistema di riferimento inerziale ed M è la massa totale del sistema. la quantità di moto totale è: ¦ ¦ ¦ ¦ ¥ ¤ ¤ P = ∑ mi vi = MvCM = PCM i Il teorema del centro di massa si può scrivere anche: ¡ i M . yCM = ∑m y i i dove mi è la massa dell’i-esima particella di coordinate (xi. sistemi a più corpi ed urti Per una particella si definisce quantità di moto la grandezza: p = mv . ti tf £ £ £ £ £ cioè l’impulso di una forza impulsiva è uguale alla variazione della quantità di moto della particella. yi. nella sua forma più generale. si scrive: F= ¡ ¢ dp dt dove F è la forza totale agente sulla particella. L’impulso di una forza che agisce per breve tempo su una particella (forza impulsiva) si definisce come: I = ∫ Fdt = p f − pi = ∆p . zCM = ∑m z i i i M zCM = 1 M ∫ zdm M . M yCM = 1 M ∫ ydm . Oppure. Per un sistema di particelle. M Il teorema del centro di massa (o 1a equazione cardinale della dinamica dei sistemi) è scritto come: MaCM = F ( E ) ossia il centro di massa si muove come una particella singola di massa M sulla quale agisce la stessa forza esterna risultante F ( E ) . nel caso di un corpo esteso: xCM = 1 M ∫ xdm .IV .     La seconda legge della dinamica.

la quantità di moto totale resta costante (legge di conservazione della quantità di moto di un sistema isolato). due o più corpi interagiscono tra loro per un tempo molto breve con una forza molto grande rispetto alle altre.dt Quando la forza risultante esterna per un sistema è zero (sistema isolato). sicchè si può considerare il sistema isolato. l’urto si dice completamente anelastico. formando un corpo unico. ma questa conservazione può non essere utile a risolvere il problema se avvengono trasformazioni di energia da cinetica a non cinetica. Problema 1 Un proiettile di massa 2m. determinare la posizione in cui cade l’altro e stabilire se essi toccano o meno terra nello stesso istante. Sapendo che uno dei due frammenti torna al punto di partenza ripercorrendo la traiettoria iniziale. In un’urto. quando raggiunge l’apice della traiettoria esplode in due frammenti di egual massa m. un urto che non conserva l’energia cinetica totale del sistema si dice anelastico. Pertanto negli urti la quantità di moto totale si conserva. I due frammenti toccano terra nello stesso istante perchè la componente verticale del moto è la stessa per entrambi. Se a seguito dell’urto i due corpi restano attaccati tra loro. lanciato dal suolo con una certa angolazione. Suggerimento: la quantità di moto si conserva. Anche l’energia totale si conserva. Un urto che conserva l’energia cinetica totale del sistema prende il nome di urto elastico. y 2mv x a O O’ A Soluzione: Il moto del centro di massa del sistema delle due parti in cui si è diviso il proiettile è la continuazione del moto del proiettile integro. Detta vx la componente orizzontale della velocità del ¨ − mv x © § dP § = F (E) 3a A’ x . La legge di conservazione della quantità di moto è molto utile nel trattare la classe di fenomeni noti come urti. Invece.

vale a dire che il centro di massa rimane fermo. Quindi il secondo frammento parte con velocità 3 vx.La velocità del frammento che torna indietro. Detto t il tempo di volo. L = 5 m. Ad un certo punto l’uomo comincia a camminare ed arriva all’estremo A. Problema 2 Una chiatta di massa M e lunghezza L è ferma in acqua tranquilla. nel punto culminante la sua quantità di moto è orizzontale e vale 2mvx.vx quindi la sua quantità di moto vale mvx. L’ascissa del centro di massa soddisfa inizialmente a: . senza alcun ancoraggio. con un estremo A a contatto con la parete del molo (figura). In questa situazione un uomo di massa m sta sulla chiatta all’altezza del suo estremo opposto B. è . rispetto alla banchina. la quantità di moto totale rimane nulla.mvx) = 3 mvx. dove si ferma. e quella dell’altro frammento deve essere 2 mvx -(. Se si trascura l’attrito della chiatta sull’acqua. m = 75 kg] Suggerimento: lo spostamento della barca rispetto alla banchina è uguale a quello del centro di massa rispetto alla barca m A M L B Soluzione 1: Poichè il sistema è isolato.proiettile. di quanto si allontana l’estremo A dal molo? [M = 150 kg. il frammento che torna al punto di partenza percorre la distanza: O’O = v x t = a mentre il frammento che prosegue percorre: O’ A’= 3v x t = 3a ed il centro di massa: O’ A = v x t = a Il frammento che prosegue cade dunque in A’ con ascissa 4a. nell’istante dell’esplosione.

l’ascissa del centro di massa soddisfa (alla fine): L  L xmg + Mg  + x  x(m + M )+ M L M 2  2 = x+ 2 = = (m + M )g m+M m+M x CM Uguagliando i secondi membri delle due equazioni si ottiene: mL + M L L M 2 = x+ 2 m+M m+M cioè: x= mL = 1.x CM L + mgL L(M + 2m ) 2 = = (m + M )g 2(M + m ) Mg Detta x l’ascissa finale di A.67 m m+M Soluzione 2: Si ricordi che il sistema è isolato (soluzione 1). Posto: v1 = velocità dell’uomo rispetto alla banchina (massa m) v 2 = velocità della barca rispetto alla banchina (massa M) vale:  cioè: v2 = − m v1 M Lo spazio percorso dall’uomo è: x1 = v1 t    Mv 2 + mv1 = 0 .

è: v = vr + V Quindi: m(v r + V ) = − MV v r = −V m+M m Nel tempo t in cui l’uomo percorre L con velocità relativa alla barca vr.67 m.33 m. Soluzione 3: Dette v la velocità (negativa) dell’uomo (che ha massa m) e V la velocità della barca(di massa M) rispetto alla banchina. vale: MV + mv = 0 Ma. M +m La posizione dell’uomo rispetto alla banchina è: L − x1 = 1. il centro di massa della barca si sposta di x (distanza finale di A dalla banchina): L x M +m = t t m . detta vr la velocità dell’uomo relativa alla barca.Lo spazio percorso dalla barca è: x2 = ma x1 + x 2 = x1 + m x1 = L M v2 m x1 = x1 v1 M Quindi: x1 = L M = 3.

quanto vale la forza FAB che il bambino esercita sulla fune (tensione della fune)? [mA = 50 kg. M +m Problema 3 Un bambino. inizialmente ferme. mB = 42 kg.67 m.Quindi: x=L m = 1. Le due slitte. Qual è l’accelerazione aCM del centro di massa del sistema formato dalle due slitte? Se in un riferimento inerziale l’accelerazione aB della slitta B è in modulo doppia dell’accelerazione aA della slitta A. in piedi su una slitta A di massa mA. r si muovono su un piano orizzontale con coefficiente di attrito dinamico µ d ta slitte e suolo. µ d=0. avvicina a se’ una seconda slitta B di massa mB tirandola mediante una fune di massa trascurabile fissata alla slitta B. Quindi:   (m A + m B )a CM Essendo il problema monodimensionale: = F A + FB (m A + m B )a CM cioè:  = FA − FB .2] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero del sistema slitte-bambino B A Soluzione: a) Equazione del moto del centro di massa:  (m A + m B )a CM   = F (E)   con la forza esterna data dalla risultante degli attriti F (E ) = F A + FB .

5 N Problema 4 Un cannone di massa M spara orizzontalmente. F A − FB N − NB = A µ d = 0. lo sono anche le forze: m B a B = FBA − FB  − m A a A = FA − FAB ovvero:  FBA = FB + m B a B  F AB = m A a A + F A che fornisce: F AB = FBA = 123.17 m/s2 (m A + m B ) (m A + m B ) b) Per definizione di centro di massa si può scrivere:   (m A + m B )a CM che. un proiettile di massa m e velocità v0 che raggiunge il suolo ad una distanza D dalla base della torre (fig.9 m/s2 Note le accelerazioni. nell’ipotesi a B = 2 a A . 1). dalla sommità di una torre di altezza h. comporta:    = m A a A + mB a B (m A + m B )a CM = (2m B − m A )a A cioè: aA = e: m A + mB a CM = 0.5 m/s2 2m B − m A a B = 2 a A = 0. .a CM = da B verso A.

Trascurando la resistenza dell’aria. per la conservazione della quantità di moto. L’energia cinetica iniziale del cannone è data dal lavoro compiuto dalla forza costante nel tratto d: Fd = (mv 0 )2 2M m 2 gD 2 = 4 Mh e la forza è dunque: F= (mv 0 )2 2 Md = m 2 gD 2 4 Mhd  . calcolare in termini di D la forza F orizzontale e costante che un sistema di ammortizzatori deve esercitare sul cannone affinchè. Suggerimento: la quantità di moto si conserva Soluzione: h D Moto del proietto: D = v0 t   1 2 h = 2 gt Risolvendo il sistema. esso arretri di un tratto d prima di fermarsi. per il rinculo. è Mv = mv0. si trova v0: v0 = g D 2h La quantità di moto iniziale di rinculo del cannone.

Una delle automobili superava il limite legale di velocità vL? Si supponga che le ruote di entrambe le automobili siano rimaste bloccate dopo l’urto e che il coefficiente di attrito dinamico fra le ruote bloccate e la pavimentazione sia µ d. [mA = 1100 kg. l’automobile A viaggiava verso est. µ 30° d  =0.80] Suggerimento: la conservazione della quantità di moto è una relazione vettoriale y vL α vA x vB Soluzione: a) L’urto è completamente anelastico. Dopo l’urto. Il modulo v’ della velocità subito dopo l’urto. mentre B era diretta a nord (figura). I rilievi della polizia rivelano che. mB = 1300 kg. mentre l’energia cinetica no. i rottami delle due auto sono rimasti uniti ed i loro pneumatici hanno lasciato strisciate di slittamento lunghe d in direzione α prima di arrestarsi. d = 18. subito prima dell’urto. vL = 90 km/h. α = da est verso nord. per cui la quantità di moto si conserva. si calcola dalle strisciate (l’energia cinetica dopo l’urto è stata dissipata dall’attrito): " # ! .Problema 5 In un incrocio un’automobile A di massa mA urta un’automobile B di massa mB. Calcolare le velocità v A e v B di ciascuna automobile prima dell’urto.7 m.

h = 80 cm] $ % & Suggerimento: la componente orizzontale della quantità di moto si conserva. quella verticale no y . m A + mB v’sen α = 15.5 km/h mA vB = diretta verso nord. v 0 = 5 m/s. di massa MA e struttura prismatica. [MA = 100 kg. Sapendo che dopo l’urto il corpo B rimbalza verticalmente raggiungendo l’altezza h rispetto al punto di impatto mentre A trasla sul piano di appoggio.3 m/s = 116. Si supponga che l’urto sia elastico. MB = 50 g.8 m/s = 56.(m A + m B )gµ d d = 1 (m A + m B )v’2 2 cioè: v’= 2 gµ d d = 17 m/s D’altra parte. la conservazione della quantità di moto si scrive (per componenti): m A v A = (m A + m B )v’cos α  m B v B = (m A + m B )v’sen α da cui: vA = diretta verso est.9 km/h mB b) L’auto A superava il limite dei 90 km/h. viene colpito da un corpo puntiforme B di massa MB e velocità v 0 . appoggiato su un piano orizzontale liscio. si determinino la direzione ed il verso del vettore v 0 . Problema 6 Il corpo A mostrato in figura. mA + mB v’cos α = 32.

per cui.3° .v0 B Soluzione: In questo problema si conservano la componente orizzontale della quantità di moto e l’energia. dette vA e vB le velocità di A e B subito dopo l’urto. mentre la terza equazione vale per il moto di B dopo l’urto.863 θ = 30. si ricava: M B v 0 cos θ = M A v A  1 1 2 2  2 M B v 0 = M B gh + 2 M A v A e quindi: ' θ x A cos θ = 2 M B M A v 0 − 2 gh ( M B v0 )= 2 M A v 0 − 2 gh 2 M B v0 ( ) = 0. vale:  M B v 0 cos θ = M A v A  1 1 1 2 2 2  M B v0 = M B v B + M A v A 2 2 2 1 2  2 M B v B = M B gh ove θ è l’angolo di impatto mostrato in figura. Sostituendo la terza equazione nella seconda.

Il moto traslatorio è descritto specificando quello del centro di massa.Meccanica rotazionale del corpo rigido Un corpo rigido può ruotare oltre che traslare. La definizione può essere estesa ad un corpo continuo: I = ∫ R 2 dm M Uno strumento utile per la valutazione del momento d’inerzia è il teorema di Huygens-Steiner (o dell’asse parallelo). Questo teorema afferma che il momento d’inerzia di un corpo rispetto ad un asse qualsiasi è dato da: I = I CM + Md 2 dove ICM è il momento d’inerzia rispetto all’asse parallelo a quello dato e passante per il centro di massa. Quando un corpo rigido (idealizzato come un insieme di punti materiali le cui mutue distanze sono fisse) ruota intorno ad un asse fisso. g altri sono costretti a ruotare dello stesso angolo. Pertanto le rotazioni li intorno ad un asse fisso si possono descrivere mediante un solo angolo θ :Se un punto ruota di θ . Il momento angolare (o momento della quantità di moto) Lz di un corpo in rotazione attorno all’asse fisso z è dato da: Lz = I zω Per rotazioni di un corpo rigido simmetrico attorno ad un asse di simmetria. ogni suo punto è fermo rispetto agli altri. Di conseguenza. il momento angolare è: 1 . Rotazione intorno ad un asse fisso.V . tutti i punti del corpo rigido hanno la stessa velocità angolare: ω= e la stessa accelerazione angolare: dθ dt dω d 2θ α= = 2 dt dt Sia ω che α sono vettori con la direzione dell’asse di rotazione (preso di solito come asse z) ed il verso dato dalla regola della mano destra. M la massa del corpo a d la distanza tra i due assi. Si definisce momento d’inerzia del corpo rigido rispetto all’asse di rotazione la grandezza: ¡   I = ∑ mi Ri2 dove Ri è la distanza dall’asse del punto mi.

L = Iω Quando un corpo rigido ruota attorno ad un asse che non è di simmetria. massa ed accelerazione: M z(E ) = d (I z ω ) = I zα dt  ¨ © ¥ ¤ § ¨ ¦ £ ¢ ¢ Se Mz(E) è costante. Nei moti di rotazione attorno ad un asse fisso il concetto di forza è letteralmente sostituito da quello di momento della forza. nella forma più semplice: dL = M (E) dt con M ( E ) momento totale delle forze esterne calcolato rispetto al polo O. L’energia cinetica di rotazione di un corpo rigido che ruota attorno ad un asse fisso z è: Ec =  1 I zω 2 2 mentre il lavoro fatto dal momento M (E ) assume la forma: 2 . quello di massa dal momento d'inerzia. Anche L è calcolato rispetto allo stesso polo. Tra queste grandezze vige infatti un’analoga relazione che lega forza. Il polo O deve essere fisso rispetto al riferimento scelto. e l'accelerazione è quella angolare. allora anche α è costante e le equazioni del moto rotatorio divengono:  α = costante  ω = ω 0 + αt  1 θ = θ 0 + ω 0 t + αt 2 2 e: 2 ω 2 = ω 0 + 2α (θ − θ 0 ) dove ω 0 eθ 0 sono i valori iniziali (t = t0 = 0) della velocità angolare e dell’angolo che definisce la posizione iniziale. Queste equazioni sono analoghe a quelle del moto rettilineo uniforme in una dimensione. Il teorema del momento angolare (2a equazione cardinale della dinamica dei sistemi di punti) è. il momento angolare L può non essere parallelo e concorde rispetto alla velocità angolare ω nel qual caso il corpo è in una condizione di squilibrio dinamico e la direzione del momento angolare L varia nel tempo (anche se ω è costante: è questo il caso della precessione di L ).

Rototraslazione senza strisciamento. essendo in tal caso essenziale la scelta del polo rispetto al quale si calcolano i momenti delle forze. anche se ci sono forze. Se il momento d’inerzia è costante (come per un singolo corpo rigido) la conservazione del momento angolare equivale all’affermazione che la velocità angolare ω è costante nel tempo. allora: W = Mz(E)(θ − θ 0 ) . la conservazione del momento angolare è uno strumento potente nella soluzione di problemi e può caratterizzare il sistema dinamico ad ogni istante. La statica può essere vista come un caso limite della dinamica: quello in cui "tutto è fermo". in cui il momento d’inerzia può variare (basta che ci siano due corpi rigidi interagenti). Le condizioni da applicare sono quindi due:  ) 3 . Per sistemi più complessi.   Questa è la legge di conservazione del momento angolare per un corpo in rotazione.W = ∫ M z( E ) dθ θ0 θ Se Mz(E) è costante. Il teorema lavoro – energia è dato da: W = ∫ M z( E ) dθ = E c − E c 0 θ0 θ Se il momento risultante delle forze agenti sul corpo è nullo. allora: L = costante. Oggetti con raggio r che rotolano senza strisciare hanno la velocità angolare ω ela velocità del centro di massa vCM legate dalla relazione: v CM = rω L’energia cinetica di un corpo che rotola senza strisciare è la somma della sua energia cinetica rotazionale attorno all’asse di rotazione baricentrico e di quella traslazionale del centro di massa: Ec = 1 2 (I CM + Mr 2 )ω 2 = 1 I CM ω 2 + 1 MvCM 2 2 2  Statica del corpo rigido. Nel rotolamento il moto traslatorio è combinato con quello rotatorio. ma può essere nullo anche quando F ( E ) ≠ 0 . cioè dL / dt = 0 . Il momento risultante delle forze esterne M ( E ) = ∑ ri × Fi ( E ) i    ( sarà automaticamente nullo per i sistemi isolati.

∑F i i   (E) i =0 (E) per non avere moti di traslazione =0 ∑r × F i  i per sopprimere le rotazioni Per applicare queste condizioni è necessario conoscere non solo le forze esterne. Conviene anche scegliere un riferimento cartesiano opportuno: alle due equazioni vettoriali dell’equilibrio corrispondono sei equazioni scalari. Suggerimento: il periodo di un pendolo composto è: T = 2π Ip mgd con Ip momento d’inerzia del pendolo rispetto all’asse di oscillazione e d distanza del centro di massa dall’asse. ma anche i loro punti di applicazione. 4 . Come cambierebbero i risultati se i pendoli fossero vincolati a ruotare attorno ad uno dei lati del quadrato? Indicare con m la massa totale del pendolo. Problema 1 Determinare le lunghezze dei pendoli semplici aventi medesimo periodo di oscillazione di due pendoli composti quadrati di lato l e vincolati a ruotare attorno all’asse orizzontale passante per il punto medio di uno dei lati e perpendicolare a questo lato. Il polo rispetto al quale si calcolano i momenti delle forze deve essere scelto con cura. I due quadrati sono formati: uno da quattro masse puntiformi uguali collocate nei vertici ed unite da asticelle rigide di massa trascurabile l’altro da quattro aste rigide omogenee ed uguali. onde semplificare al massimo la risoluzione del problema. La gravità agisce come se fosse applicata al centro di massa del corpo rigido.

Quindi: 5 . Tc. si trova: 2 2  5 2 5 2 3 2 m  l   l   I p =   +   + l + l  = ml 4  2   2  4 4  4      m l2 m l2  l2 7   + m = ml 2 I c = 4 +   4 12 4 4  4 12   Per la valutazione di Ic si è prima calcolato il momento d’inerzia rispetto al centro di massa e poi si è utilizzato il teorema dell’asse parallelo.a) b) a’) Soluzione: b’) Asse perpendicolare al piano del foglio (fig. a) e b)): detti Ip il momento d’inerzia delle masse puntiformi e Ic quello delle aste omogenee. l’c periodi e lunghezze dei pendoli semplici equivalenti. l’p. Il braccio della forza peso è la distanza d del centro di massa dall’asse: d= l 2 Il periodo del pendolo è:  Ip l ’p 3l = 2π = 2π T p = 2π 2g mgd g   Ic l ’c 7l  Tc = 2π = 2π = 2π  6g mgd g con Tp.

Tc. Quindi: l ’p = l   5l l ’c = 6 Problema 2 Due corpi sono appesi mediante fili ideali a due pulegge solidali fra loro e girevoli attorno ad un asse comune. a’) e b’)): detti Ip il momento d’inerzia delle masse puntiformi e Ic quello delle aste omogenee. si trova: m 1  I p = 2 l 2 = ml 2  4 2   2 2 2  I c = 2 m l + m l  + m l = 5 ml 2    4 12 4 4  4 12    Per la valutazione di Ic si è prima calcolato il momento d’inerzia rispetto al centro di massa e poi si è utilizzato il teorema dell’asse parallelo. come illustrato in figura. Il momento d’inerzia complessivo è I ed i raggi dei dischi sono R1 ed R2.3l  l ’p = 2   l ’c = 7l  6 Asse orizzontale passante per il punto medio di uno dei lati(fig. si trovi m2 tale che il sistema sia in equilibrio 6 . l’c periodi e lunghezze dei pendoli semplici equivalenti. Il braccio della forza peso è la distanza d del centro di massa dall’asse: d= l 2 Il periodo del pendolo è:  Ip l ’p l = 2π = 2π T p = 2π mgd g g   Ic l ’c 5l  Tc = 2π = 2π = 2π  mgd g 6g con Tp. a) nota m1. l’p. I fili non slittano nelle gole delle pulegge.

I = 40 kgm2] Suggerimento: utilizzare i momenti delle forze.b) posta delicatamente una massa m3 sopra m1. R1 R2 m1 m2 Soluzione: a) La condizione di equilibrio è: m1 gR1 = m 2 gR2 da cui: m 2 = m1 R1 = 72 kg. eliminando le accelerazioni lineari: T1 + (m1 + m3 )R1α = (m1 + m3 )g  T2 − m 2 R 2α = m 2 g  R T − R T − Iα = 0 1 1 2 2 Risolvendo il sistema. [m1 = 24 kg. m3 = 12 kg.4 m. R2 = 0.2 m. R2 b) Le equazioni del moto del sistema dopo l’aggiunta di m3 sopra m1. si trova: 7 . R1 = 1. sono: (m1 + m3 )g − T1 = (m1 + m3 )a1 T − m g = m a 2 2 2  2  R1T1 − R2T2 = Iα   a a α = 1 = 2  R1 R2 cioè. si trovino l’accelerazione angolare dei dischi e le tensioni dei fili.

F = 5 N] Suggerimento: il momento d’inerzia del magnetino è trascurabile. R = 0. α = accelerazione angolare): 8 . a) Calcolare il tempo t0 affinchè la massa m percorra l’altezza h.01 kgm2 Equazioni del moto del sistema (a = accelerazione di m. r = 2 cm. h = 2 m.5 kg.2 m. b) Calcolare il numero corrispondente di giri compiuti dalla ruota. Verificare se al tempo t0 il magnetino è ancora attaccato al disco. M r m R Soluzione: a) Momento d’inerzia I della ruota di Prandtl: I = MR 2 = 0. All’istante t = 0. (m + m3 )(m2 R22 + m2 R2 R1 + I ) g = 294 N T1 = 1  (m1 + m3 )R12 + m2 R22 + I   (m1 + m3 )(R1 R2 + R12 )+ I  m g = 745 N T2 = (m1 + m3 )R12 + m2 R22 + I 2   (m1 + m3 )R1 − m2 R2 g = 1. m = 1 kg. viene lasciata scendere. [M = 0.01 kg. T = tensione del filo. m0 = 0.4 rad/s 2 α = 2 2 (m1 + m3 )R1 + m2 R2 + I  Problema 3 Una ruota di Prandtl (figura) è formata da un disco di raggio R e massa M e da un cilindro di raggio r e momento d’inerzia trascurabile rispetto all’asse di rotazione. la massa m. inizialmente in quiete. Non c’è attrito ed il filo inestensibile non slitta sull’albero. Quando la ruota è in rotazione sul magnetino agisce la forza centrifuga. c) Sul bordo della ruota è attaccato un magnetino di massa m0 e dimensioni trascurabili che esercita una forza F sul disco.

Si può usare anche la conservazione dell’energia:  1 1 1 1 v2 m0 gh = m 0 v 2 + Iω 2 = m0 v 2 + I 2   2 2 2 2 r  2 F = m v 0  r cioè: F = m0 2m0 ghr = 7. la forza centrifuga agente sul magnetino è: m 0ω 2 R = m 0 (at 0 )2 R = 7. mg − T = ma  Tr = Iα  a α = r Eliminando l’accelerazione angolare e la tensione del filo: mgr = mar + I a r cioè: mr 2 a= g mr 2 + I Dunque: t0 = 2h 2h mr 2 + I = = 3.2 s a g mr 2 b) Il numero di giri n è fornito da un puro calcolo geometrico: n= h = 15.5 N per cui il magnetino si è già staccato. Perciò.9 giri. quindi non ne altera la velocità di rotazione. 2πr c) Il momento d’inerzia del magnetino è trascurabile rispetto a quello della ruota di Prandtl.5N m0 r 2 + I 9 .

costituita da un cilindro omogeneo di massa M e raggio R. di massa trascurabile e non slitta sulla carrucola. un cui estremo è fissato A. la carrucola. positivo verso il basso. a) Calcolare l’allungamento x0 della molla in condizioni di equilibrio. b) Calcolare il periodo delle piccole oscillazioni della massa m nel suo moto verticale. ruota senza attrito attorno all’asse O disposto orizzontalmente. si ha: mg − T (x ) = mx  [T (x ) − kx]R = Iθ  x θ = R   1 2  I = MR 2   da cui: x  (mg − mx − kx )R = I R    I = 1 MR 2  2 Questa è l’equazione dell’oscillatore armonico forzato: M + 2m x + kx = mg 2 ! !       10 . Il filo che collega la molla. Suggerimento: scrivere l’equazione del moto verticale della massa m e quella della rotazione del cilindro intorno all’asse fisso. A M R m Soluzione: Detto x lo scostamento della molla dalla posizione di equilibrio (che è anche l’allungamento della molla).Problema 4 Nel sistema indicato in figura la molla. di massa trascurabile. è inestensibile. alla massa m. ha costante elastica k.

Suggerimento: calcolare il momento d’inerzia totale. coincide con il centro geometrico e vale perciò l/2. Partendo da fermo con la H in un piano orizzontale. che. collegate fra loro a formare una H (figura). Detto I il momento d’inerzia. essendo il corpo omogeneo. per cui: " " x0 = mg k b) La soluzione è data dalla somma dell’oscillazione libera e della soluzione all’equilibrio x0. Il corpo può ruotare attorno ad un asse orizzontale passante per una delle gambe della H. Determinare la velocità angolare del corpo nel momento in cui il piano dell’H è verticale.a) All’equilibrio x = 0. ω l l l Soluzione: Il braccio della forza gravitazionale è la distanza del centro di massa dall’asse. il corpo ruota sotto l’azione della forza peso. Il periodo è perciò lo stesso dell’oscillatore libero: T = 2π 2m + M 2k Problema 5 Un corpo rigido è costituito da tre sbarrette sottili identiche di massa m e lunghezza l. vale: 1 4 I = ml 2 + ml 2 = ml 2 3 3 Allora la conservazione dell’energia si scrive: 11 .

il cilindretto si sposta dalla posizione iniziale e viene espulso dal 12 . si preme un pattino contro il suo bordo esercitando una forza radiale F. ω µF F ω Soluzione: Teorema dell’energia cinetica: 1 2 Iω = µFr 2πn 2 Dove I è il momento d’inerzia della ruota.0 N. ω =840 giri/min. di massa M. Inizialmente il sistema ruota senza attrito con velocità angolare ω 0 intorno ad un asse verticale baricentrico. Quindi: Iω 2 mrω 2 µ= = = 0. qual è il coefficiente d’attrito µ .3mg l 14 2 2 = ml ω 2 23 cioè: ω= 3 2 g l Problema 6 Una ruota di massa m e raggio r è assimilabile ad un disco omogeneo e ruota senza attrito in un er piano verticale attorno ad un asse fisso passante per il suo centro con una velocità angolare ω . n = 2.4 kg. Se prima di fermarsi la ruota compie n giri. Il cilindretto può scorrere senza attrito dentro al tubo. P fermare la ruota. F = 130.27 4πnFr 8πnF Problema 7 Un sottile tubo rigido ed omogeneo. ha al suo centro un cilindretto molto corto di massa m (da considerarsi puntiforme) e diametro appena inferiore a quello del tubo.0 cm.8] Suggerimento: Calcolare il lavoro della forza di attrito e uguagliarlo alla variazione di energia cinetica della ruota. Ad un certo momento.fra il pattino ed il bordo della ruota? [m = 1. per una lievissima perturbazione (vedere figura). r = 23.

In assenza di forze esterne. qual è la velocità angolare ω fuoriesce? d tubo. quando il cilindretto el Suggerimento: Il momento d’inerzia del tubo sottile rispetto ad un diametro centrale può essere assimilato a quello di una sbarretta rigida.tubo. ω0 r l Soluzione: Conservazione del momento angolare:  l2 Iω 0 =  I + m  4  Dove I è il momento d’inerzia del tubo: I= Ma allora: Ml 2 12  ω   ω= Iω 0 I +m l 4 2 = M ω0 M + 3m Problema 8 Su una piattaforma circolare omogenea inizialmente ferma in posizione orizzontale di massa M e raggio R. sta fermo a distanza r dal centro un uomo di massa m (vedi figura). Ad un certo istante l’uomo comincia a correre lungo la circonferenza di raggio r con velocità v ’ rispetto alla piattaforma. Suggerimento:ω è chiaramente misurata in un riferimento inerziale. girevole senza attrito attorno all’asse verticale centrale z. # z v’ $ 13 . Determinare la velocità angolare ω con cui ruota la piattaforma.

R r M Soluzione: Dettaω u la velocità angolare dell’uomo in un riferimento inerziale. determinare: a) La velocità angolareω con cui la porta ruota subito dopo l’urto. v = 30 m/s. ad una distanza d dal suo asse di rotazione. viene colpita orizzontalmente da un proiettile di massa m e dimensioni trascurabili. inizialmente ferma. Sapendo che il momento delle forze d’attrito vale Mf. b) L’angolo totale di rotazione θ della porta dovuto all’urto. Mf = Nm] 3 3 Suggerimento: il momento d’inerzia della porta rispetto ad un asse parallelo a quello specificato e 1 passante per il baricentro vale I 0 = Ma 2 . d = 2 1 a . La velocità del proiettile prima dell’urto è v ed esso si conficca nella porta. lati di lunghezza a e b ed è vincolata a ruotare in un piano verticale attorno al lato maggiore b. La porta. vale: v ’= r × (ω u − ω )   2 1 2 mr ω u − 2 MR ω = 0 % % % % con ω ed ω u di verso opposto. a = 1. m = 50 g. 12 14 . [M = 2 kg.5 m. b = 2 m. Passando ai moduli nella prima equazione: ' & v’= r (ω u + ω )   2 1 2 mr ω u − 2 MR ω = 0 Da ciò si ottiene: ω= mrv’  2 1 2   mr + MR  2   Problema 9 La porta rettangolare mostrata in figura ha massa M.

b d a Soluzione: Momento d’inerzia iniziale della porta rispetto all’asse b: 1 a I i = I 0 + M   = Ma 2 3 2 2 Momento d’inerzia finale (dopo l’urto) della porta rispetto all’asse b: 1  2a  I i = I 0 + M   = (3M + 4m )a 2 9  3  2 a) Conservazione del momento angolare: 2 mv a = I f ω 3 cioè: ω = mv b) Teorema dell’energia cinetica: 2a 6mv = 0.97 rad/s = 3I f a (3M + 4m ) 1 I f ω 2 = M fθ 2 Vale a dire: θ= I fω2 2M f = 2m 2 v 2 = 2.18 rad (3M + 4m )M f Problema 10 Un disco omogeneo di massa M e raggio R. inizialmente fermo. e lo urta in un punto P 15 . Un proiettile puntiforme di massa m viene lanciato con velocità v0 (nel piano del disco) contro il disco. è libero di ruotare senza attrito attorno ad un asse fisso z orizzontale passante per il suo centro O.

d) il rapporto fra la massa del proiettile m e quella del disco M. [R = 30 cm. il rapporto delle masse si ottiene facilmente da una delle due equazioni di partenza: v 0 + v’0 m Rω = = =1 M 2 sinθ (v 0 − v ’0 ) 2 sin 2θ (v0 − v ’0 ) Problema 11 16 .individuato da un angolo θ . determinare: c) La velocità angolareω del disco dopo l’urto. y θ P θ m R O M x Soluzione: I principi di conservazione del momento angolare e dell’energia sono:  Rmsinθ (v 0 − v’0 ) = Iω  1 1 2 2 2  2 m v 0 − v’0 = 2 Iω ( ) a) Il rapporto delle due equazioni non contiene le masse: ω= v0 + v ’0 = 46.2 rad/s Rsinθ b) Notaω . θ =60°. v0 = 30 m/s. v’0 = 2 m/s] Suggerimento: Il sistema è formato da disco più proiettile.In seguito all’urto il proiettile rimbalza con velocità v’0 in una direzione che forma con la radiale in P il medesimo angolo θ . perciò scegliere come polo il punto O e tener conto del momento angolare del proiettile.Posto che l’urto sia elastico.

Trovare quanto valgono: a) l’accelerazione a c del centro di massa. b) la forza di attrito radente Fa complessiva sul rocchetto (è attrito statico o dinamico?). R r r C R F0 A Soluzione 1: A . che si pensa situata sempre nel piano verticale passante per il centro di massa C del rocchetto. 2 Equazioni del moto del centro di massa e della rotazione attorno al centro di massa:  F0 + Fa = Ma c   1 2 r × F0 + R × Fa = MR α 2 Cioè.Un rocchetto omogeneo di massa M raggio di gola r e raggio esterno R rotola senza strisciare su un piano orizzontale. L’asse AA è l’asse di istantanea rotazione (figura). scelto come verso positivo dell’asse di rotazione quello entrante nel foglio:  F0 − Fa = Ma c   1 − rF0 + RFa = 2 MRa c 1 1 1 1 1 1 1 1 Nella seconda equazione si è usata la condizione a c = Rα (rotolamento senza strisciamento). c) l’accelerazione angolare del rocchetto. Risolvendo il sistema si ottiene: 3 F0 A 17 . d) dire se il filo si avvolge o si svolge e perchè. Al filo avvolto sul rocchetto è applicata una forza costante F0 orizzontale. 0 ( ) Suggerimento: Calcolare il momento d’inerzia totale del rocchetto.

c) L’accelerazione angolare è data dalla condizione di rotolamento senza strisciamento: 7 6 5 4 α= ac R d) Il filo si arrotola. si ricava:  F0 − Fa = Ma c   3 (R − r )F0 = 2 MRa c 8 8 8 8 ( ) La soluzione del sistema è molto semplice. 8 8 8 18 . Orientando l’asse di rotazione nello stesso verso della soluzione 1 ed impiegando ancora una volta la condizione di rotolamento senza strisciamento a c = Rα . mentre Fa è antiparallela a F0 . altrimenti il rocchetto striscerebbe. che è trattenuta in basso da una corda ideale orizzontale che si spezza oltre una tensione massima Tmax (figura). Soluzione 2: Traslazione del centro di massa e rotazione attorno al punto di contatto:  F0 + Fa = Ma c   1 2 2  − r + R × F0 =  2 MR + MR α   Per calcolare il momento d’inerzia rispetto all’asse di contatto. perchè deve rimanere teso mentre il rocchetto rotola senza strisciare.2 R−r  a c = 3 MR F0    Fa = 2 r + R F0  3R Le risposte ai quesiti a) e b) si ottengono aggiungendo che a c è parallela a F0 . Inoltre l’attrito è statico. si è usato il teorema di HuygensSteiner. e fornisce: 2 R−r  a c = 3 MR F0    Fa = 2 r + R F0  3R Problema 12 Un bambino di massa m si sposta lungo una scala a pioli di massa M e lunghezza L. Non c’è attrito su entrambe le estremità della scala.

a) Qual è la tensione della corda quando il bambino dista d = L/3 dall’estremità inferiore della scala? b) Qual è la distanza massima dmax dall’estremità inferiore della scala che il bambino può raggiungere senza rompere la corda? Suggerimento: utilizzare le equazioni dell’equilibrio del corpo rigido. di lunghezza l e massa M. @ N1 B mg N2 T A 9 Mg θ A Soluzione: Equilibrio delle forze e dei momenti delle forze rispetto a B:  N = T  1   N 2 = (m + M )g  L TLsinθ + m(L − d ) + M  g cosθ = N 2 L cosθ   2   a) La tensione della fune si trova risolvendo il sistema scritto sopra:  d M T =  m +  g cot θ  L 2  b) Basta uguagliare a Tmax la tensione della fune trovata in a) e risolvere in dmax:  Tmax M  d max =   mg cot θ − 2m  L    Problema 13 Un cavo ideale orizzontale (figura) sostiene un’asta uniforme. incernierata in A e con l’estremo B ad altezza h sopra A. 19 .

h = 4 m] 1 Suggerimento: il momento d’inerzia dell’asta rispetto all’asse passante per l’estremità è: I = Ml 2 . 3 y B l M A d x h Soluzione: a) Equilibrio dei momenti rispetto ad A: Mg d = Th 2 cioè: T = Mg d = 184 N 2h b) Momento d’inerzia dell’asta rispetto ad A: 1 I = Ml 2 3 L’accelerazione angolare è data da: M (E ) α= I Accelerazione angolare iniziale: α = Mg d 3gd = 2 = 1. quanto vale l’accelerazione angolare dell’asta nell’istante in cui il cavo viene tagliato? c) Quanto vale la velocità angolare dell’asta quando essa raggiunge la posizione orizzontale? [M = 50 kg.8 rad/s2 2 I 2l 20 .a) Quanto vale la tensione del cavo? b) Se il cavo viene tagliato. l = 5 m.

c) Conservazione dell’energia meccanica: mg Velocità angolare quando l’asta tocca terra: h 1 ml 2 2 ω = 2 2 3 ω= 3gh = 2.2 rad/s l2 21 .

Nm 2 Quando sono presenti più cariche elettriche. superficiale o lineare) su una carica puntiforme è ottenuta integrando gli effetti delle cariche infinitesime che costituiscono la particolare distribuzione.Elettrostatica nel vuoto Forza e carica elettrica La legge di Coulomb asserisce che la forza elettrica tra due cariche puntiformi q1 e q2 poste a distanza r12 l’una dall’altra nel vuoto è data da: F12 = k   q1 q 2 1 q1 q2 ˆ ˆ r12 = r12 2 2 4πε 0 r12 r12 Nm 2 con k = costante elettrostatica = 8.VI . L’intensità del campo elettrico generato da più cariche è data dal principio di sovrapposizione: £ ¢ .99 ⋅ 10 C2 9 ε 0= costante dielettrica del vuoto = 8. vale il principio di sovrapposizione: F = ∑ Fi i ¡ ¡ La forza esercitata da una distribuzione continua di cariche (volumetrica.85 ⋅ 10 −12 C2 . il vettore campo elettrico E è definito come: E = lim £ F q0 →0 q 0 ¤ La forza che agisce su una carica puntiforme q’ posta in un dato campo elettrico E è: F = q’E ¥ ¥ Il campo elettrico generato in un punto P da una singola carica puntiforme qi nella posizione ri è: Ei = ¦ 1 qi ˆ ri 0 4πε 0 ri2 0 ˆ dove ri0 è la distanza tra la carica qi ed il punto P mentre ri 0 è il versore diretto lungo la congiungente qi e P ed orientato da qi a P. Considerando una carica di prova q0 sufficientemente piccola collocata nel campo. Il campo elettrico Una qualunque distribuzione di cariche crea un campo elettrico nello spazio circostante.

es. Si deve pertanto ricorrere alla definizione di differenza di potenziale (p.E = ∑ Ei i Il campo generato da una distribuzione continua di cariche. si può dunque introdurre il concetto di differenza di potenziale: VB − V A = − ∫ E ⋅ dl γA B ¨ ¨ con E campo elettrico creato dalla carica puntiforme e γ u qualunque linea tra A e B immersa nel na campo. Potenziale elettrico Il campo generato da una carica puntiforme è centrale e pertanto conservativo. il campo elettrico può essere determinato tramite: E = − gradV = −∇V  La legge di Gauss Il flusso elettrico dovuto al campo elettrico E che attraversa una superficie qualsiasi è: ˆ φ (E ) = ∫ E ⋅ u n dΣ Σ    § § . Se è noto il potenziale. Per un sistema di cariche puntiformi. Per una distribuzione continua finita di carica: V= dq 1 ∫r 4πε 0 Q Se la distribuzione di carica non è finita non si deve usare la formula sopra. il potenziale è dato da: V =∑ i 1 qi 4πε 0 ri 0 dove la somma è estesa a tutte le cariche ed ri0 è la distanza dell’i-esima carica dal punto P dove si deve calcolare il potenziale. perchè in essa è implicito che il potenziale all’infinito è nullo. nel caso del piano indefinito uniformemente carico). Il potenziale elettrico alla distanza r da una carica puntiforme q situata nell’origine è dato da: © V = 1 q 4πε 0 r se si assegna il valore zero al potenziale a distanza infinita. si ottiene invece per integrazione.

z ) (x. vale anche per campi non statici. se non presenta cavità non conduttrici contenenti una carica. Energia potenziale elettrostatica di un sistema di cariche L’energia potenziale di un sistema di cariche puntiformi è: Ue = qi q 1 ∑ 4πε jr 2 i. Si può anche scrivere: Ue = ∫ ε0E 2 dτ = ∫ u e dτ 2 .La legge di Gauss lega il flusso elettrico attraverso una superficie chiusa alla carica totale racchiusa nella superficie stessa: ˆ φ (E ) = ∫ E ⋅ u n dΣ = Σ   qint ε0 La legge di Gauss è equivalente alla legge di Coulomb per interazioni statiche ma. V(x.y. diversamente dalla legge di Coulomb. j 0 ij i≠ j che può essere riscritta come: Ue = 1 ∑ qi v i 2 i dove vi rappresenta il potenziale generato nella posizione della carica qi da tutte le altre cariche. Quando si ha a che fare con un sistema macroscopico continuo si scriverà l’integrale: Ue = 1 ρ (x. può avere una carica solo sulla superficie esterna.z). dτ l’elemento di volume intorno al punto (x. z )dτ V 2∫ t dove ρ (x. y . I conduttori 1.z). y . Il campo elettrostatico all’interno di un conduttore è nullo 2.z) rappresenta la densità di carica.y. Un conduttore. dove σ è la densità superficiale di carica locale (che non è necessariamente costante) E=  σ ˆ un 2ε 0 3.y.z) rappresenta il potenziale in (x.y. Il campo elettrostatico immediatamente fuori da un conduttore è perpendicolare alla superficie e assume il valore σ/2ε0. La legge di Gauss è anche uno strumento potente per determinare i campi elettrici dovuti a distribuzioni di carica con un elevato grado di simmetria.

Indicando con∆ V la differenza di potenziale. Suggerimento: Si ricordi che per le forze ed i campi elettrici vale il principio di sovrapposizione. Condensatori I condensatori sono dispositivi per l’accumulo di carica elettrica e di energia e consistono tipicamente di due conduttori con cariche uguali ed opposte q (induzione completa).. b) Il campo elettrico totale E0 nel punto medio della base A. determinare: a) La forza che agisce sulla carica che si trova nel vertice B.. + Cn Condensatori collegati in serie equivalgono ad un unico condensatore con capacità data da: C= 1 1 1 + + ..dove l’integrale indefinito è esteso a tutto lo spazio e: ε0E 2 ue = 2 è la densità di energia elettrostatica.... c) Il campo elettrico e il potenziale nel punto C in cui si intersecano le bisettrici dei tre angoli del triangolo. la capacità di un condensatore è definita come: C= Q ∆V L’energia potenziale accumulata in un condensatore può essere scritta come: Ue = V 2 qV q2 =C = 2C 2 2 Condensatori collegati in parallelo equivalgono ad un unico condensatore con capacità: C = C1 + C2 + . + C1 C 2 Cn Problema 1 Considerate tre cariche positive uguali di valore q poste ai vertici di un triangolo equilatero di lato s (vedere figura).. .

B

s

C

q

A

q

Soluzione: a) La forza è la risultante di quelle esercitate dalle altre due cariche:

π 1 q2  F = F1 + F2 = F1 21 + cos  = 3F1 = 3 4πε 0 s 2 3 
b) Il campo elettrico in A è dato solo da quello generato dalla carica in B perchè le altre due generano campi uguali ed opposti: 
  

E0 = 

1 4πε 0

q2  3  s   2   
2 2

j=

1 q2 j 3πε 0 s 2

dove si è tenuto conto che AB è l’altezza del triangolo equilatero e si è indicato con j il versore da A verso B. c) C è equidistante dalle tre cariche. Il campo elettrico in C è nullo per simmetria, mentre il potenziale è il triplo di quello generato da una sola carica:

V=

3 q 3 3 q = 4πε 0 s 4πε 0 s 3

Ove s / 3 è la distanza BC.

Problema 2 Due piccole sfere cariche sono appese a due corde di ugual lunghezza l (come in figura), che formano due piccoli angoli θ 1eθ 2c la verticale. on a) Assumendo per le cariche q1 = Q, q2 = 2Q e per le masse m1 = m2 = m, si determini il rapporto θ 1/ 2. θ 

b) Assumendo ancora per le cariche q1 = Q, q2 = 2Q ma per le masse m1 = m, m2 = 2m, si ridetermini il rapportoθ 1/θ 2. c) Si determini sia nel caso a) che nel caso b) la distanza d tra le due sfere cariche in funzione delle grandezze note.

Suggerimento: Usare le approssimazioni valide per piccoli angoli.

l
−F
!

θ 1θ

2

l
F

m2 g

Soluzione: La tensione di ciascuna corda bilancia la componente lungo la corda di tutte le altre forze, quindi non resta che bilanciare le componenti ortogonali alla corda della forza di gravità e di quella elettrica agenti su ciascuna carica. La forza elettrica vale in tutti i casi: F= 1 2Q 2 4πε 0 d 2

a) Essendo m1 = m2 = m, in base alla figura si trova facilmente che:

mg sen θ 1 = F cosθ 1  mg sen θ 2 = F cosθ 2
cioè: tan θ 1 = tan θ 2 = da cui: F mg

θ1 = θ 2
b) Essendo m1 = m ed m2 = 2m, si ha che: 

m1 g 

mg sen θ 1 = F cosθ 1  2mg sen θ 2 = F cosθ 2
cioè:

θ 1 tan θ 1 ≈ =2 θ 2 tan θ 2
ove si è tenuto conto che gli angoli sono piccoli. c) La distanza è data da:

d = l (sen θ 1 + sen θ 2 ) ≈ l (tan θ 1 + tan θ 2 ) ≈ l (θ 1 + θ 2 )
dunque, per m1 = m2 = m è: d ≈ 2l cioè: d =3 dunque, per m1 = m ed m2 = 2m è: d ≈l cioè: lQ 2 3 d= mg 4πε 0
3

F 2l 1 2Q 2 = mg mg 4πε 0 d 2

lQ 2 1 mg πε 0

F  1 3 F 3 l 1 2Q 2 = 1 +  = l mg  2  2 mg 2 mg 4πε 0 d 2

Problema 3 Una sferetta puntiforme di massa m e carica q è sospesa ad un punto O mediante un filo lungo l, in edere figura). prossimità di una distribuzione piana infinita di cariche con densità superficiale σ (v d) Calcolare la distanza di equilibrio d1 della sferetta dal piano carico sapendo che la distanza fra il piano carico ed il punto O è d. e) Calcolare la distanza di equilibrio d2 della sferetta dal piano carico nel caso in cui venga posto un secondo piano con densità superficiale -σ in posizione speculare.

f) Come varia d2 se si raddoppia la distanza del piano carico negativamente dal punto O? [m = 10 g; q = -2 µC; l = 10 cm; σ =86,7 pC/cm2; d = 10 cm; ε = 8,85 10-12 C2N-1m-2]

0

Suggerimento: la tensione del filo assume qualsiasi valore necessario affinchè il filo non si allunghi

+ + + + + + + + + +

O l

θ
d1

d

d Soluzione:

a) La forza elettrica F è orizzontale, mentre il peso è verticale: la loro risultante deve essere diretta lungo il filo, cioè forma un angolo θ con la verticale, cioè con il peso. Dunque:
F σ q = tan θ = =1 mg 2ε 0 mg

Dalla geometria del problema si ricava:

d 1 = d − l sen θ = d − l

tan θ 1 + tan 2 θ

= 2,93 cm.

a b) Il campo raddoppia, dunque anche la forza elettrica e la tangente di θ rddoppiano. Quindi: d2 = d − l 2 1+ 4 = d −l 2 5 = 1,06 cm.

c) Il campo generato da un piano carico indefinito è indipendente dalla distanza. Perciò spostando il piano non cambia nulla.

Problema 4

Tre piani indefiniti paralleli sono uniformemente carichi con densità superficiale σ 1 = σ , σ 22 - , σ = σ 3 = σ (vedere figura). Determinare il campo elettrostatico nello spazio esterno ai piani e nelle intercapedini tra i piani. [ = 88,6 nC/m2; d = 10 cm; ε 0=8,86 10-12 C2N-1m-2] σ Suggerimento: il campo elettrico generato da un piano indefinito uniformemente carico è: σ ˆ ˆ E = n , con n versore normale al piano. ε0
"

P1

σ1 + + + + + + + + + +

σ
-

2

σ

3

P2

P3

+ + + + + + + + + +

P4

Soluzione: Prendendo come positivo il verso dell’asse disegnato in figura, basta eseguire le somme algebriche dei campi dei vari piani: 1. In P1 e P4 il campo è nullo. 2. In P2 è:
E=

σ = 10 kV/m ε0

3. In P3 è:

E=−

σ = -10 kV/m ε0

Problema 5 Il campo elettrico E è uniforme in tutti i punti del piano (x, y) come in figura. a) Dimostrare che detto campo è conservativo.
#

b) Calcolare la differenza di potenziale fra i punti A e B ed il lavoro compiuto per spostare la carica negativa -q dal punto A al punto B. c) Determinare se l’energia potenziale calcolata in A è diversa da quella in B e se UA – UB è positivo o negativo.

Suggerimento: per dimostrare che il campo elettrico è conservativo, si può usare sia la condizione di circuitazione nulla, sia quella di rotore nullo.

y B
%

E
-q 45° A Soluzione: a) La forza elettrica F è orizzontale e costante, quindi il lavoro è il prodotto di F per la componente orizzontale dello spostamento totale ed è positivo quando ci si sposta nel verso positivo delle x, negativo quando ci si sposta nel verso opposto. Se si calcola la circuitazione, lo spostamento totale è a nullo priori, quindi la circuitazione è nulla. Ergo il campo è conservativo. b) Detta d la distanza AB, per quanto osservato nel punto a), essendo il potenziale il lavoro per unità di carica, si ricava: VB – VA = Edcos 45° = Ed . 2
$

x

Il lavoro dal punto A al punto B è semplicemente il prodotto della differenza di potenziale per la carica: WAB = -q (VB – VA) = -qEdcos 45° = − qEd . 2

c) Per introdurre l’energia potenziale occorre fissare un’ascissa di riferimento. Prendendo per semplicità quella del punto A, è evidente che, mentre UA è nulla, UB è uguale a WAB, quindi negativa. Pertanto, UA – UB è positivo (la carica è negativa).

.-. 2e Vc = 82. l = 6 cm. un elettrone è accelerato orizzontalmente da una differenza di potenziale Vc. fra le quali è mantenuta una differenza di potenziale V (figura).7 1011 C/kg] Suggerimento: si trascurino la forza di gravità e la velocità dell’elettrone quando parte dal filamento del tubo catodico..Problema 6 In un tubo catodico.. y l y0 v0 ' θ + + + + + + + + + ++ + + + + d .. e/m elettrone = 1..5 106 m/s m .. qual è il valore di y0 tale che gli elettroni sfiorino l’estremità della piastra positiva quando escono dalle piastre stesse? b) Con quale angoloθ si muovono gli elettroni dopo aver attraversato le piastre? [Vc = 20 kV. V = 200 V. La velocità v 0 all’ingresso delle due piastre (x = 0) è data dalla conservazione dell’energia nel cannone elettronico: & 1 2 mv 0 = eVc 2 cioè: v0 = con v0 diretta lungo l’asse x... Dopo aver subito questa accelerazione esso viene fatto passare attraverso due piastre piane parallele orizzontali lunghe l e poste alla distanza d.x Soluzione: Le due piastre sono lunghe rispetto alla loro distanza... perciò si può approssimare il campo elettrico fra di esse con quello (uniforme) dovuto a piastre infinite e dato da V/d. d = 1 cm.. a) Nel riferimento della figura.....-.

md Perciò y0 è la distanza percorsa in direzione y nel tempo impiegato a percorrere una distanza l in direzione x: 1 eV y0 = 2md  l  V l2   = = 0. rappresentato in figura b) nel centro O2 della cavità. ) . con superficie tangente alla superficie esterna e passante per O1. La componente x è ancora v0. all’interno della quale c’è il vuoto. mentre la componente y è quella raggiunta nel tempo di volo l/v0: vy = eV l m d v0 Dunque la tangente diθ è: tan θ = vy v0 = eV l V l = 0.9 mm v  Vc 4 d 0   2 b) La tangente diθ è data dal rapporto delle componenti della velocità all’uscita dalle piastre. Determinare l’espressione della forza F esercitata su una carica puntiforme q posta: a) nel punto P a distanza D da O1.03 = 2 m d v 0 2Vc d Con un simile valore.θ è circa uguale alla sua tangente. O . O1 . Problema 7 In una sfera uniformemente carica con densità ρ e centro in O1. è praticata una cavità sferica di centro O2.a) Il moto fra le due piastre ha la componente x uniforme di velocità v 0 e la componente x uniformemente accelerata con accelerazione: a= eV .P 2 ( . Suggerimento: si ricordi che 0 = ρ -ρ .

C. a) Per il punto esterno P. Calcolare il campo elettrostatico E nei punti O.ρ .ρ )vale a dire che la sfera con una cavità vuota è equivalente ad una sfera . ed A. il campo elettrico è: 1 E= 1 ρ r 3ε 0 Ma O2 è il centro della sfera piccola. Problema 8 Si consideri una distribuzione sferica omogenea (raggio R) di cariche positive (carica totale Q). piena più una cavità riempita di cariche negative di densità uniforme . che presenta una cavità sferica (raggio r = R/4) come in figura.R/2. per cui la forza richiesta vale:     ˆ qQ1  1 1 1  P = q ρR 3  1 − ˆ − P F=  2 2 2 2  4πε 0  D 3ε 0 2(2 D − R )  R   D 8 D −    2    ˆ dove P è il versore orientato da O1 a P. le due distribuzioni sferiche sono equivalenti a due cariche puntiformi Q1 e Q2 poste nei loro centri O1 ed O2: 4  Q1 = πρR 3  3   3 Q = − 4 πρ  R  = − Q1    2 3 2 8 Le distanze da P sono ovviamente D e D . quindi c’è solo il campo generato dalla sfera grande. per cui la forza vale: F= ρq ˆ RP 6ε 0 perchè la distanza dei centri è R/2. 3 2 . 0 b) Dentro una sfera di densità di carica costante. 0 = ρ +(.Soluzione: Occorre usare il principio di sovrapposizione con un po’ di originalità: come detto nel suggerimento.

A . il sistema è equivalente a due sfere piene di densità di carica ρ e raggio R e densità di carica -ρ eraggio r. R O . Dunque nei tre punti richiesti il campo è parallelo all’asse x e: a) in O: E= 4 − ρr 4 Q ˆ ˆ x x=− 21 πε 0 R 2 3ε 0 b) in C: E= 5 ρr 4 Q ˆ ˆ x= x 21 πε 0 R 2 3ε 0 c) in A:  ρ 2r ρr E=  3ε − 3ε 0  0 6  4 Q ˆ x =  ˆ 21 πε R 2 x 0  Problema 9 . C . r x Soluzione: Densità di carica: ρ= Q 4 π (R 3 − r 3 ) 3 = Q 4  3 R  πR −  3  64    3 = 48 Q 63 πR 3 Per il principio di sovrapposizione.Suggerimento: si ricordi la sovrapposizione degli effetti.

distanza r dalla carica vale V = 4πε 0 r q a q a q Soluzione: a) Basta sommare le energie potenziali dovuti alle tre coppie di cariche puntiformi: q2 Ue = 3 4πε 0 a b) E’ semplicemente il prodotto della quarta carica per il potenziale generato dalle tre cariche puntiformi nel quarto vertice. dall’infinito fino al vertice libero del rombo c) il valore del campo elettrico E nel quarto vertice. pure di carica q. uscente dal vertice carico. cambiato di segno:  q  1  q q q2  =− + + W = − q 2 +   4πε a 4πε a 4πε a 3  4πε 0 a  3 0 0 0   c) Basta sommare vettorialmente i campi dovuti alle tre cariche puntiformi:  3 q q + E = 2 2  2 4πε a 4πε 0 3a 2 0  8 ˆ q 3 3 +1 ˆ d = d  3 4πε 0 a 2  ˆ ove d è il versore diretto come la diagonale maggiore. Problema 10 .Tre particelle di carica q sono poste in tre dei vertici di un rombo avente i lati e la diagonale minore di lunghezza a (figura). 7 Suggerimento: si ricordi che il potenziale generato da una carica puntiforme q in un punto P a q . con la condizione V∞ = 0 per r → ∞ . Determinare: a) l’energia potenziale elettrostatica di questa distribuzione di carica b) il lavoro da compiere sul sistema per portare una quarta particella.

73 10-7 Cm perchè è la somma di due dipoli uguali diretti come i lati obliqui del triangolo.3 kV 2 4πε 0 0 d  2    + y0    2   b) Il momento di dipolo totale è parallelo all’asse y. Calcolare il potenziale elettrico V0 nel punto P0 di coordinate x0 e y0 sia direttamente sia nell’approssimazione di dipolo. x0 = 0. 4πε 0 r 2 .Tre cariche puntiformi sono nei vertici di un triangolo equilatero di lato d. mentre la carica q3 è positiva e vale q3 = 2q. y0 = 40 cm] Suggerimento: si ricordi che il potenziale generato da un dipolo a distanza r >> d vale V = con p momento di dipolo e α a ngolo formato da p e r .P d 0 q3 d q1 Soluzione: d q2 x a) Il potenziale elettrico è la somma di quelli generati dalle tre cariche: V0 = q1 d  2 4πε 0   + y 0 2  2 + q2 d  2 4πε 0   + y 0 2  2 + q3 4πε 0 (y 0 − d ) cioè:     2q  1 1  V0 =  (y − d ) −  = 15. e vale: p = qd 3 .9 cm: 2 3 . Il dipolo risultante si d può considerare posto nel baricentro geometrico del triangolo xb = 0. y A @ 9 p cos α . yb = = 2. [d = 10 cm. Le cariche q1 e q2 sono negative e valgono q1 = q2 = -q. q = 1 µC. = 1.

Lo spessore della lastra è d < L. b)Dobbiamo confrontare la differenza di potenziale di un condensatore di capacità: C = ε0 S L dove S è la superficie di un’armatura. la lastra è elettricamente neutra.3 kV Problema 11 La distanza tra le armature di un condensatore piano carico (densità di carica superficiale σ ) disconnesso dalla batteria è L. -σ su faccia.V0 = p d   4πε 0  y 0 −  2 3  2 = qd 3 d   4πε 0  y 0 −  2 3  2 = 11. +σ + + + + + + + + + + L Soluzione: d - −σ ll’altra a) La densità di carica è +σ sulla faccia della lastra rivolta verso l’armatura negativa. con la differenza di potenziale di una serie di due condensatori (caricati con la stessa carica di quello originario) di capacità . c) Quanto vale la densità di carica indotta sulla superficie della lastra? d) Di quanto varia percentualmente la differenza di potenziale tra le armature del condensatore dopo che la lastra metallica è stata introdotta? Suggerimento: si ricordi la formula dei condensatori collegati in serie. parallelamente ad esse(figura). Una lastra piana conduttrice viene inserita tra le armature del condensatore.

..C1 = ε 0 S S e C2 = ε 0 L1 L2 rispettivamente (L1 e L2 sono ovviamente le larghezze dei due condensatori)..... L distanza tra le a armature è d. y . Dunque: q q ε0S ε0S − − ∆Vs − ∆V C s C L−d = −d = = L q ε0S L ∆V C L−d vale a dire che la differenza di potenziale diminuisce in percentuale sul valore iniziale.m e d mp + + + + + + + + + ++ + + + + x .-. Problema 12 Tra le armature di un condensatore piano è applicata una differenza di ∆ V. me = 9.. d = 4 cm.. un protone (massa mp) si stacca..-. La capacità serie è: Cs = ε0S C1C 2 = C1 + C 2 L1 + L2 con la condizione L1 + L2 = L − d . mp = 1. dall’armatura di carica negativa. con velocità iniziale nulla..... [ V = 1600 V.. con velocità iniziale pure nulla. da quella di carica positiva (figura). Determinare: c) il rapporto tra le velocità delle due particelle quando urtano le armature d) a quale distanza y dall’armatura positiva le due cariche si incrociano.67 10-27 kg] ∆ Suggerimento: si trascurino la forza di gravità e l’interazione tra le cariche.11 10-31 kg. Nell’istante in cui un elettrone (massa me) si stacca..

cioè: t= ap me 1 2d 2d . e: ap = per il protone. e e ∆V E= mp me d a) Applicando la formula che lega la velocità di un moto rettilineo uniformemente accelerato alla posizione.Soluzione: Campo elettrico: E= ∆V d Accelerazioni: ae = e ∆V −e E=− me me d per l’elettrone. yp = ap = d= d = 22 µm. a p − ae 2 a p − ae a p − ae m p + me . si ha: v e = 2 a e d   v p = 2 a p d da cui: ve = vp ae = ap mp me = 42.8 b) Equazioni del moto delle due particelle: 1  2  ye = 2 aet + d    y p = 1 a pt 2  2 Le particelle si incrociano quando ye = yp.

(1’) L’equazione (1) si estende immediatamente ad un sistema costituito da un numero qualsiasi di cariche: se il sistema è complessivamente neutro. Momento τ e risultante R delle forze esercitate dal campo: τ = p× E Ri = p ⋅ gradE i . (2) 4πε o r 2 1 2 p cosθ 1 p sin θ Er = . Per mostrarlo ricaviamo la (4) scrivendo U come somma delle energie potenziali delle cariche: 1 . In pratica i dipoli hanno dimensioni finite. E⊥ = (3) 3 4πε o 4πε o r 3 r                     (dipolo puntiforme è ovviamente un’astrazione: le (2) e (3) vengono usate in pratica quando a è trascurabile rispetto ad r e diventano rigorose nel limite a / r → 0 ). Energia potenziale U di un dipolo puntiforme in campo esterno U = −p⋅E . il suo momento di dipolo elettrico risulta indipendente dall’origine degli assi coordinati. ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ (4) (5) (6) Commenti. (5) e (6) osserviamo che: 1) applicarle a dipoli con a finito equivale a trascurare i termini contenenti a2. (1). i = x . Potenziale V e campo elettrico E creati da un dipolo puntiforme: 1 p cosθ V = .CAPITOLO 1 DIPOLI ELETTRICI E DIELETTRICI Dipoli elettrici Momento di dipolo elettrico di due cariche puntiformi q1 = − q e q 2 = + q poste in r1 ed r2 = r1 + a : p = q1r1 + q 2 r2 ⇒ p = qa . z. y . per quanto riguarda le equazioni (4).

e supporre che la forza R sia applicata in C. (12) La densità di energia del campo elettrico all’interno di un dielettrico è: § ¦ ¥ ¦ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ (9) (10) 2 . conviene calcolare il campo E e la risultante R al centro C del dipolo. Induzione dielettrica ( o spostamento elettrico o densità di flusso elettrico): D = εo E + P Costante dielettrica relativa o permettività relativa: εr = 1 + χ Relazioni utili Sulla superficie di un corpo polarizzato è presente una carica di polarizzazione con densità superficiale: σP = P ⋅n (11) dove n è il versore normale alla superficie rivolto verso l’esterno. ¤ ¤ ¤ ¤ £ £ ¤ £ £ £ £ ¢ Dielettrici .U = −qV (r1 ) + qV (r1 + a ) = q[V (r1 + a ) − V (r1 )] = q[ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ∂V ∂V ∂V ax + ay + a + O(a 2 )] ∂x 1 ∂y 1 ∂z 1 z ≅ q gradV ⋅ a = qa ⋅ ( − E ) = − p ⋅ E . 3) Osserviamo infine che su scala macroscopica una molecola può essere considerata puntiforme e che nell’approssimazione di dipolo puntiforme il campo creato dal dipolo e le forze esercitate sul dipolo da un campo esterno dipendono unicamente da p : non è quindi necessario conoscere l’esatta distribuzione delle cariche. 2) Nell’espressione τ = p × E . Le (5) e (6) si ricavano in modo analogo.definizioni I materiali isolanti (o dielettrici) si polarizzano in presenza di un campo elettrico. Si definisce polarizzazione il momento di dipolo per unità di volume: ∑ pi P= (7) ∆v dove pi è il momento di dipolo della generica molecola presente nel volume ∆v . Se la molecola è ionizzata occorre anche conoscere la sua carica q: su scala macroscopica sia q che p possono essere considerati puntiformi. Se la polarizzazione non è uniforme è presente anche una carica di volume con densità: ρ P = − divP . ricordando che un campo elettrico applica ad una generica carica q posta in r la forza F = qE (r ) . Se il mezzo è isotropo P risulta parallelo e concorde con E : P = ε o χE (8) dove χ è una grandezza adimensionata detta suscettività elettrica (o dielettrica) del mezzo.

Per valutare θ nell’ Eq. Si calcoli: a) La forza F esercitata dal dipolo su q. y. Sia p che r sono paralleli all’asse x ma hanno versi opposti. è necessario conoscere E anche nei punti vicini ad A. dove E è il campo elettrico creato dal dipolo nel punto in cui si trova la carica. È però possibile scrivere la legge di Gauss nella forma equivalente: ∫ D ⋅ dS = q dove non compare la carica di polarizzazione. b) per il calcolo di τ è sufficiente calcolare il campo elettrico E creato dalla carica q nel punto A. 0). che definiscono il campo E creato da un dipolo in un generico punto. Dalle (3) si ottiene immediatamente: 1 2p . ¨ ¨ Nella definizione di capacità C=q/V di un condensatorre. che dipende dalle derivate di E . Suggerimenti. quindi θ = π . z). Er = − 4πε o a 3  ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ © ¨ ¨ ¨ ¨ 3 ¨ ¨ (15) (15’) . 0. cioè in pratica esprimere le componenti di E in funzione delle coordinate cartesiane di un generico punto P=(x. y. E⊥ = 0 . a) F = qE . Quando si applica la legge di Gauss in presenza di dielettrici occorre tenere anche conto delle cariche di polarizzazione: ε o ∫ E ⋅ dS = q + q p dove q è la carica presente sui conduttori (carica libera). Solo dopo aver ricavato le derivate si possono sostituire (x. θ è l’angolo fra p e il vettore r che va dal dipolo al punto considerato. Problema 1 Si consideri il sistema costituito da una carica q e positiva posta nell’origine O di un sistema cartesiano e da un dipolo elettrico puntiforme di momento p = px . anche se al suo interno sono presenti cariche di polarizzazione. (9) e (10) si deduce: (14) D = ε o εr E . b) Il momento τ e la risultante R delle forze esercitate dalla carica q sul dipolo. q è la sola carica presente sulle armature conduttrici. z) con i loro valori in A. per il calcolo di R . Soluzione: a) Nelle equazioni (3).uE = ¨ 1 εo εr E 2 2 ¨ (13) Dalle equazioni (8). posto nel punto A=(a.3 si faccia attenzione al verso di r . qp quella di polarizzazione.

Il vettore E e la forza F = qE sono paralleli ad r ma hanno verso opposto, perché Er è negativo. La forza è quindi attrattiva ed ha modulo 2 pq . F= 4πε o a 3 b) Il campo E creato dalla carica q nel punto A è parallelo a p , quindi: τ = p× E = 0 
       

Per il calcolo della risultante R occorre calcolare E in un generico punto P=(x, y, z). Poichè la carica q che crea il campo è nell’origine degli assi, si ha semplicemente; 1 q E= r 4πε o r 3 dove r = ( x , y , z ), r = ( x 2 + y 2 + z 2 )1/2 . Si ottiene: q x Ex = 2 2 4πε0 ( x + y + z 2 )3/ 2 
      

∂ Ex ∂ Ex   ∂ Ex Rx = p ⋅ gradE x = px ⋅  x+ y+ z = ∂y ∂z   ∂x
. ∂ Ex 1 3 pq  x  = p = − ⋅ 2 x ∂x 4πε o  ( x 2 + y 2 + z 2 ) 3/ 2 2 ( x 2 + y 2 + z 2 ) 5/ 2    Possiamo ora sostituire le generiche coordinate (x, y, z) con i loro valori in A. Si ottiene: 3 2 pq pq  1 . Rx =  3 − 3 = − 4πε o  a 4πε o a 3 a  Con calcoli analoghi si trova: 

Ry = Rz = 0. La risultante delle forze agenti sul dipolo

elettrico è opposta alla forza F calcolata in a), in accordo con il principio di azione e reazione.
Commenti. Il calcolo qui svolto spiega il fatto che un corpo elettricamente carico (la carica q) attira i corpi circostanti elettricamente neutri: il campo E creato da q polarizza il corpo ed attrae il dipolo p così creato. La forza risulta attrattiva anche se q è negativa perché cambiano segno sia q che p. Più in generale la forza esercitata da un campo E su un dielettrico è tale da portarlo dove il campo è più intenso. 
 

4  

Problema 2 Su un tavolo è appoggiato un corpuscolo di volume v, elettricamente neutro ed isolante, costituito da un materiale isotropo di densità ρ . Al di sopra del corpuscolo e sulla sua verticale è posta una carica q praticamente puntiforme. Quando la distanza fra carica e corpuscolo è inferiore ad un valore limite d, il corpuscolo si solleva. Si calcoli la costante dielettrica del materiale. [ ρ = 2 g / cm 3 ; d = 1 cm; q = 10 −8 C ; accelerazione di gravità g = 9.8 m / s −2 ] Suggerimento. L’attrazione elettrostatica fra carica e corpuscolo è dovuta alla polarizzazione di quest’ultimo, indotta dal campo elettrico creato dalla carica. Alla distanza d la forza di attrazione elettrostatica Fe è uguale ed opposta alla forza peso Fp . Si consiglia di risolvere prima il Problema 1, e di calcolare nell’ordine il campo E creato da q, la polarizzazione P del materiale, la forza Fe ; uguagliando Fe ad Fp si ottiene la suscettività χ = ε r − 1 del materiale. Per il calcolo numerico si utilizzino unità del S.I.. Soluzione: Il campo elettrico creato da qo alla distanza d ha modulo: 1 q E= . 4π ε o d 2 La polarizzazione indotta nel materiale ha modulo P = χ ε o E , ed il suo momento di dipolo dielettrico ha modulo: χ qv p = Pv = χ ε o Ev = . 4π d 2 La forza elettrostatica ha modulo (v. Problema 1): 2qp 2q χ qv Fe = , 3 = 3 4πε o d 4πε o d 4π d 2 e la forza peso ha modulo Fp = mg = ρ vg . Uguagliando Fe ad Fp si ottiene: 
     

ρ g ⋅ 4πεo ⋅ 4π d 5 χ ≡ εr − 1 = = 2q 2
2 ⋅ 10 3 ⋅ 9.8 (1 / 9 ⋅ 10 − 9 ) ⋅ 12.6 ⋅ 10 −10 = = 13.72. 2 ⋅ 10 −16
Commenti. La misura di forze in campi non uniformi costituisce uno dei fondamentali metodi di misura della suscetticvità elettrica χ e della suscettività magnetica χ m ; per χ (ed ε r ) è però di norma preferibile ricorrere a misure di capacità.

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Problema 3 Un corpo uniformemente polarizzato, con polarizzazione P = P x , ha la forma di un cilindro molto sottile, di sezione S (v. Figura). a) Si calcoli la forza dF esercitata sulla carica q, posta in x = 0 , da un elemento infinitesimo del cilindro, di lunghezza dx. b) Si mostri che la forza F esercitata su q dall’intero cilindro è uguale a quella che esercitano due cariche poste alle sue estremità x1 e x2 del cilindro e si calcolino i valori q1 e q2 di queste cariche. 
  

Suggerimento. Per quanto riguarda la domanda a), questo problema è una semplice variante del Problema 1: occorre solo valutare il momento di dipolo elettrico dp del tratto dx di cilindro. La domanda b) richiede l’integrazione della forza dF calcolata in a). Soluzione: a) Dalla definizione di P si ottiene: dp = Pdv = Px ⋅ Sdx . La forza dF è (si veda il Problema 1, punto a): 2q ⋅ dp 1 2qPx S dx dF = 3 = 4πε o 4π ε o x x3 dove x è l’ascissa dell’elemento considerato. b) 
         

F = ∫ dF =
1

2

2qPS 2 dx x = 4πε o ∫1 x 3 x 

x

1  PSq PSq  + 2  x. − 4πε o  r12 r2  Due cariche q1 = − PS e q 2 = + PS poste in x1 ed x2 esercitano una forza identica. =
Commenti. 1) Si noti il simbolismo usato per indicare differenziali e limiti di integrazione, ed il fatto che il versore x può essere portato fuori dall’integrale perché costante rispetto alla variabile di integrazione. 2) Le cariche q1 e q2 sono evidentemente le cariche di polarizzazione, ed hanno densità superficiale - P e +P rispettivamente.   

6

di lunghezza e sezione S. Quindi: σ = 0 sulle superfici laterali. sulla base di destra P è diverso da zero e concorde con n : la carica di polarizzazione q è positiva ed uguale a σ S .     Soluzione: a) In un corpo uniformemente polarizzato le cariche di polarizzazione di volume sono nulle e quelle di superficie hanno densità σ = P ⋅ n . σ = + P sulla base a destra. è presente un dielettrico polarizzato con polarizzazione P diretta lungo l’asse x. b) P = axx dove a è una costante. quindi: p = P⋅S . Il primo controllo è stato fatto. + ∂y ∂z  ∂x La carica totale di volume si ottiene moltiplicando ρ per il volume S e risulta esattamente opposta alla carica presente sulla base di destra. Per la prima parte.Problema 4 In un cilindro sottile. Il secondo è molto facile nel caso di polarizzazione P uniforme (caso a): il momento di dipolo è dato semplicemente dal prodotto di P per il volume. b) Sulla base di sinistra il vettore P e la carica di polarizzazione sono nulli. % $ $ & " " " #  ! "  " ! "  7 . può essere utile controllare l’esattezza dei calcoli verificando che: a) le cariche di polarizzazione abbiano somma nulla. dove σ = P ( ) = a . La carica di volume ha densità:  ∂ P ∂ Py ∂ Pz  ρ = − divP = −∇ ⋅ P = − x +  = −a . b) il loro momento di dipolo elettrico sia uguale al valore che si ottiene integrando P su tutto il volume occupato dal corpo. Si dica dove sono localizzate le cariche di polarizzazione e se ne calcoli il valore nei due casi: a) P è uniforme. È immediato verificare che p coincide con il momento di dipolo elettrico delle due cariche –q e +q calcolate in a). che non sono affatto intuitive. Commenti. Le cariche totali sulle due basi sono –q e +q con q = σ S = PS . 2) Il calcolo qui fatto serve in qualche modo a giustificare le relazioni (11) e (12). σ = − P sulla base a sinistra. 1) Il campo elettrico creato da un corpo polarizzato può essere calcolato valutando prima le cariche di polarizzazione e calcolando poi il campo da queste creato.

in particolare la polarizzazione uniforme. per motivi di simmetria. pensando che. La carica interna al cilindro vale σ S (S è l’area della sezione del cilindro) ed è uguale ad ε o volte il flusso. cioè E concorde con n ).3) Le polarizzazioni qui considerate. supponendo che nello spazio circostante: a) non sia presente nessun materiale. Soluzione: a) Si applichi la legge di Gauss al cilindro disegnato in figura. Il flusso di E attraverso la superficie laterale è nullo perché E è perpendicolare a n . il campo E deve essere perpendicolare al piano e che il campo a sinistra deve potersi ottenere da quello a destra per riflessione speculare (vedi Appendice A). di spessore trascurabile. la densità di carica ed il campo elettrico sono sempre fortemente disuniformi. mediati su volume ∆v grandi rispetto alle dimensioni molecolari (ovviamente anche per le cariche di polarizzazione e per i campi elettrici da queste creati si otterranno solo dei valori medi). cioè σ E= 2ε o b) Basta applicare la legge di Gauss nella forma (15’) procedendo come in a) ed utilizzare poi l’equazione D = εo εr E . il flusso attraverso ciascuna base vale E ⋅ nS = ES (carica positiva implica flusso positivo. ' Problema 5 Si calcoli il campo creato da una carica positiva distribuita con densità σ uniforme su di una superficie piana praticamente illimitata (cioè in pratica su un foglio. Si ottiene immediatamente: ) ( ( ) ( ( ( ( ) ( 8 . Risulta quindi σ S = 2εo ES . sono realistiche solo se si ignora la struttura atomico-molecolare del mezzo e si considerano dei valori medi di P . costituito da un materiale conduttore). b) sia presente un dielettrico con costante dielettrica relativa ε r . Infatti all’interno di una singola molecola la polarizzazione.

La carica q si distribuisce con densità uniforme sulla superficie della sfera e crea un campo elettrico con simmetria sferica. E . Detta σ la densità su ciascuna superficie. la carica è equidistribuita sulle due superfici. 1) La presenza del dielettrico riduce il campo di un fattore ε r perché sulla superficie del dielettrico a contatto con il conduttore sono presenti cariche di polarizzazione negative (intuitivamente. Si calcoli prima D applicando la legge di Gauss nella forma (15’). Suggerimento. P in un generico punto esterno alla sfera. E = σ . P sono quindi diretti radialmente ed il loro modulo è costante su una generica superficie sferica con centro in O. Uguagliando l’integrale a q si ottiene immediatamente: q . Supposte note la carica q presente sulla sfera e la costante ε r del dielettrico: a) Si calcolino i vettori D . b) Le cariche di polarizzazione di volume e di superficie.D =σ /2. D( r ) = 4π r 2 Anche i vettori E . εr εo 1 0 Problema 6 Una sfera conduttrice elettricamente carica ha centro in O ed è immersa in un dielettrico. la carica positiva σ attira gli elettroni e respinge i nuclei del dielettrico: vicino al conduttore vi è quindi un lieve eccesso di cariche negative). I vettori D . Su questa superficie D = D(r )r e quindi Σ Σ 3 3 2 2 3 2 2 2 2 2 2 2 2 2 ∫ D ⋅ dS = ∫ D(r )r ⋅ (dS r ) = D(r ) ∫ dS = D(r ) ⋅ 4π r Σ 2 . Soluzione: a) Per calcolare il vettore D in un generico punto P distante r da O si applica la legge di Gauss alla superficie sferica Σ di raggio r e centro O. omogeneo ed isotropo. E . P sono diretti lungo r ed hanno modulo: D q E (r ) = = εr ε o 4πε r ε o r 2 q . 2) Se il foglio di materiale conduttore ha spessore grande rispetto alle dimensioni molecolari. P(r ) = ε o χE = (ε r − 1) 4πε r r 2 2 2 2 9 . risulta: σ E= n. 2ε o ε r Commenti.

dove E è il campo contiguo al conduttore (teorema di Coulomb). è presente una carica di polarizzazione di densità superficiale: (εr − 1)q σ P = P ⋅ n = P( R)r ⋅ ( −r ) = − P( R) = − 4πε r R 2 ( n è uguale a − r perché è orientato verso l’esterno del dielettrico). y. commento 2). Per conduttori di forma generica immersi in un dielettrico omogeneo ed isotropo il calcolo è più complesso ma il risultato è identico: il campo E in ogni punto è ε r volte minore di quello che si otterrebbe in assenza del dielettrico. 2) Se ci si avvicina alla superficie della sfera conduttrice. se ci allontaniamo dal conduttore. Problema 5. q P = σ P ⋅ 4π R 2 = − r q ⇒ q + qP = εr εr La densità di carica di volume è:  (ε r − 1)q r  (εr − 1)q div r  ρ P = − divP = − div   2 2  = − r  4πε r  4πε r r    Si tratta di calcolare la divergenza della funzione: r r f (r ) = 2 = 3 . La relazione è valida per conduttori di forma qualsiasi. 1) La carica di polarizzazione è presente solo all’interfaccia fra dielettrico e conduttore ed ha segno opposto a q: la carica totale ed il campo E risultano ridotti di un fattore ε r . r r Ricordando che il vettore r ha componenti cartesiane x. risulta in definitiva  ∂ fx ∂ f y ∂ fz x2   y2   z2   −3 divf = + + = r  1 − 3 2  +  1 − 3 2  +  1 − 3 2   = 0 . La carica totale di polarizzazione q p presente sulla superficie si ottiene moltiplicando σ P per la superficie della sfera: (ε − 1) q . ma i cambiamenti sono trascurabili fino a che la distanza dal conduttore è trascurabile rispetto ai raggi di 6 6 6 7 6 6 6 6 10 5 4 5 5 5 4 5 4 4 4 4 4 4 4 5 .b) Sulla superficie del dielettrico. ∂x ∂y ∂z r   r   r   −3/ 2 r = (x 2 + y 2 + z 2 ) 1/ 2 si ottiene: Commenti. Si ritrova la stessa relazione tra E e σ già ricavata per una superficie piana (v. coincidente con quella della sfera conduttrice. z e che f x = x( x 2 + y 2 + z 2 ) ∂ fx 3 − 3/ 2 − 5/ 2 = (x2 + y2 + z2 ) − x (x 2 + y2 + z2 ) 2x = 2 ∂x 2  x  = r −3 1 − 3 2  . o meglio se si fa tendere r al raggio della sfera. il campo E tende al valore: σ E= n εr εo dove σ = q / (4π r 2 ) è la densità superficiale di carica sulla sfera. il campo E può cambiare sia in modulo che in direzione. r   Le altre derivate hanno espressioni analoghe.

9 9 11 .curvatura della superficie. Per dimostrare il teorema di Coulomb basta applicare la legge di Gauss al cilindretto rappresentato in figura. all’esterno del conduttore e nelle sue immediate vicinanze il campo E è ortogonale alla superficie (si ricordi che la superficie di un conduttore in equilibrio elettrostatico è equipotenziale e che le 9 8 8 linee di flusso di E sono ortogonali alle superfici equipotenziali. si pensi che un’eventuale componente tangenziale di E sulla superficie del conduttore metterebbe in moto le sue cariche superficiali). con le basi parallele alla superficie. più intuitivamente. pensando che: all’interno del conduttore il campo elettrico è nullo. o.

q la loro carica. ρ quelle del materiale) ¢   ¡ ¦ Forza elettromotrice (f. la cui natura dipende dal tipo di generatore): è il lavoro di queste ultime e può non coincidere con il lavoro del generatore sulle cariche che lo attraversano (si vedano i Problema 3 e 4). se il tratto ha sezione S costante e lunghezza . si definisce: Resistività elettrica ρ= RS/ (4) (R caratterizza le proprietà conduttive del tratto di conduttore. ¤ ¤ Commento.) tra gli estremi del tratto considerato ed i è la corrente che lo percorre. Relazioni utili j = nqv (6) dove n è il numero delle particelle in moto nell’unità di volume. ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ La densità di corrente è il modulo del vettore 1 ¥ £ q (5) ¤ ¤ (7) .m.CAPITOLO 2 CIRCUITI IN CORRENTE CONTINUA Definizioni Dato un conduttore filiforme ed una sua sezione normale S si definisce: Corrente elettrica i= Q t (1) dove Q è la carica che attraversa la sezione S del conduttore nel tempo t. per mantenere la corrente in un circuito è quindi necessaria la presenza di altre forze (forze impresse che derivano da un campo elettromotore E * = F / q ..d.) di un generatore dove £ = è il lavoro del generatore sulla carica q. Il lavoro della forza F = qE esercitata da un campo elettrostatico sull’intero circuito è nulla. v la loro velocità media (o di deriva). se alla corrente contribuiscono particelle di tipo diverso j = n1q1v1 + n2 q 2 v 2 +.p.e. Densità di corrente Resistenza di un tratto di conduttore j =i/S R= V i (2) (3) dove V è la differenza di potenziale (d.

ai capi dell’utilizzatore. se si tratta di un resistore: P = V i = R i2 = V2 R (Legge di Joule) (13) (12) (11) (10) La potenza fornita dalle forze impresse di un generatore è: ¨ P= © i dove è la lunghezza del filo. Per conduttori in parallelo: 1 1 1 = + +. ¨ 2 § § (14) (15) . Equazione delle maglie: ¨ Per un circuito con una f. . Req R1 R2 Potenza: La potenza trasferita dalla corrente ad un generico utilizzatore è: P =V i dove V è la d. . La corrente i che attraversa una generica superficie ideale è i = ∫ j ⋅ dS S § § § § (9) Resistenza equivalente: Per conduttori in serie: Req = R1 + R2 +..p. S la sua sezione e ρ la resistività del conduttore.m.e.Il vettore j in un generico punto del conduttore è legato al campo elettrico E in quel punto dalla relazione (8) E =ρj. ed una resistenza R: = Ri.d..

89 g / cm 3 densità di atomi è pari a: 6. vd = Commenti. nei gas rarefatti) le velocità di deriva possono diventare confrontabili con quelle di agitazione: il conduttore non segue più la legge di Ohm. In altri conduttori (ad es. È per questo motivo che il rame.I. j vd = − ne dove − e è la carica dell’elettrone.02 10 23 /mole.843 ⋅ 10 23 atomi / cm 3 . se confrontata con la loro velocità media di agitazione termica (che è dell’ordine dei chilometri al secondo).5 g ed occupa quindi un volume: 635g . una mole di rame pesa 63. si ottiene: 15 A 6 2 j= 2 = 6 ⋅ 10 A / m . b) Le considerazioni fatte per ricavare n possono essere espresse in forma letterale:   ρ atomi / m 3 massa / m 3 n = = ovvero atomi / mole massa / mole NA M (ricordiamo che 63.5 u. [ S = 5 mm 2 . Supponendo che vi sia un elettrone di conduzione per ogni atomo di rame. 3 7. .). n il numero di elettroni per unità di volume. benché la corrente sia estremamente elevata (superiore ai valori consigliati per motivi di sicurezza in conduttori di rame con sezione di 5 mm2). quindi la 8.4 ⋅ 10 − 4 m / s . 3 . −6 5 ⋅ 10 m j = −4. densità del rame ρ = 8.5 unità atomiche corrispondono ad una massa molare M = 635g / mole ). segue la legge di Ohm. In questo volume sono presenti 6.14cm 3 . come tutti i metalli buoni conduttori. a) Si noti il valore estremamente piccolo della velocità di deriva degli elettroni. si calcoli la sua velocità di deriva.indica che v d è opposto a j ). i = 30 A .89 g / cm 3 .] Soluzione: Dalle definizioni di densità di corrente si ottiene: j =i/S.Problema 1 Un filo di rame di sezione S è percorso da corrente i. − ne (il segno . V = = 7.14cm Esprimendo tutte le grandezze in unità del sistema internazionale (S. Per calcolare n ricordiamo che ρ = massa/volume e che il numero di Avogadro è 6.02 ⋅ 10 23 atomi n= = 0.02 10 23 atomi.a. numero atomico del rame 63.

p. Supponendo che la pila abbia resistenza interna r = 1Ω e venga chiusa su una resistenza esterna R = 9Ω . calcoli la f. a) Sapendo che ogni reazione fornisce un’energia di 35 ⋅ 10 −19 J ed una carica q = 2e .m.  4 .d.p.m.e.e. Il dispositivo è alla base del funzionamento del partitore di tensione e del potenziometro.Problema 2 Si ricavi la d. c) la d. che vengono utilizzati per ottenere d. Vbc ai capi della resistenza r nel circuito rappresentato in figura. .d.p.d. 2Ω r 12V = 1V . si calcoli: b) la corrente i nel circuito. r = 2Ω ]  Soluzione: Dall’equazione delle maglie si ottiene: = ( R + r )i . R = 22Ω . [ = 12V . della pila.   Problema 3 In una pila Daniell l’energia è fornita dalla reazione esoenergetica CuSO4 + Zn → ZnSO4 + Cu . comprese tra 0 e quando si dispone di un generatore di tensione di f. V ai morsetti della pila. Vbc = ri = = 24Ω r+R   Commenti. si .

fra i suoi morsetti in assenza di corrente (ovvero a circuito aperto).m. 2 ⋅ 16 ⋅ 10 −19 C . Per il calcolo della f.d. 1) Al tendere della corrente a 0.e. risulta . V → . = = 109V . e si dica cosa rappresentano fisicamente questi punti. La f. Soluzione:  5    . V = − ri = r+R   i= Commenti. Soluzione:  a) Dalla definizione di si ricava immediatamente: 35 ⋅ 10 −19 J . quindi: V = Vac = Ri o anche R . b) Il bilancio energetico implica: i = ri 2 + Ri 2 .    Problema 4 Si disegni la curva caratteristica di un generatore avente forza elettromotrice e resistenza interna r (cioè si riporti la corrente i che lo percorre in funzione della differenza di potenziale V ai suoi morsetti). con quali circuiti possono essere realizzati ed in quali casi il generatore cede energia all’esterno ed in quali ne assorbe.e. 3) La potenza Vi fornita dalla pila è minore della potenza i fornita dalle reazioni chimiche perché parte dell’energia è dissipata per effetto Joule all’interno del generatore stesso.Suggerimenti. .m. Per il quesito (b) si indichi con i la corrente e si invochi il principio di conservazione dell’energia: la potenza fornita dalla reazione chimica deve uguagliare la potenza dissipata per effetto Joule nelle resistenze r e R. si ricorra alla sua equazione di definizione. in base alla sua definizione. 2) Per i generatori voltaici non è facile individuare la natura e la localizzazione delle forze impresse.m. è invece molto facile calcolare la f.e. Dividendo per i si ottiene la stessa equazione del Problema 2. di un generatore può quindi anche essere definita come d. r+R c) Il circuito viene rappresentato esattamente come per il problema 2 solo che ora r è interna al generatore. Si considerino i punti di intersezione fra la curva caratteristica e gli assi coordinati.p.

le polarità ai morsetti sono invertite. La caduta su r si somma ad . diventando endoenergetica. sicchè V > . cioè la corrente entra nel morsetto positivo (occorre naturalmente un generatore di f. il generatore si ricarica.Si ottiene V = 0 cortocircuitando i morsetti. Nel quarto quadrante i è così grande (occorre naturalmente un altro generatore in serie) che la caduta su r è maggiore di : V risulta negativo.e. Si ottiene i = 0 a circuito aperto. − ri (vedi Problema 3): il . I quadrante IV quadrante II quadrante     Problema 5 6  La differenza di potenziale V ai morsetti del generatore è V = diagramma tensione-corrente è quindi una retta. Il calore dissipato per effetto Joule all’interno è maggiore dell’energia fornita dalle reazioni chimiche: il generatore assorbe energia (ed infatti P = iV è negativo). maggior in opposizione). Il generatore assorbe potenza: infatti P = iV è nuovamente negativo. Nel secondo quadrante è i < 0 .m. e la corrente di corto circuito vale / r . Se la reazione chimica si inverte.

m. Si proceda come per il Problema 3. Si determini il valore di R per cui la potenza erogata dall’utilizzatore è massima.m. 2 e resistenza interna 2r).2Ω .La potenza dissipata in R è: 2  2  2 P = i R = R  . e resistenza interna di 01Ω ciascuna. . supponendo e R costanti. Procedendo come sopra si trova R = r / 2 = 0. a) Qual’è la resistenza del filamento durante il funzionamento? 7    . domanda (b).05Ω .e.5 V di f. Soluzione: In serie: il bilancio energetico implica 2 i = 2r i 2 + R i 2 . considerando separatamente i casi di pile in serie e in parallelo.  2r + R  Per ricavare il massimo di P si pone dP / dR = 0 . vuole alimentare un utilizzatore di resitenza R.  Problema 6 Un’automobile con batteria da 6 V ha anabbaglianti da 25 Watt ciascuno.     L’equazione. Suggerimento.m. Commenti.Si hanno due pile da 1. si 2 ottiene R = 2r = 0. quindi: 2 i = 2r i 2 + R (2i) 2 . con le quali si . la corrente in R è 2i. In parallelo: detta i la corrente in ciascun generatore. divisa per 4. è quella che si otterrebbe con un unico generatore di f. da cui i =  2 2r + R (come se avessimo un unico generatore di f. P = 2 / 2r = 11 W . Le ultime due cifre sono state omesse perché non significative (i dati di partenza contengono solo una o due cifre significative). In base ai dati del problema si ottiene P = 1125 W . e resistenza interna r / 2.e. P = / 2r = 11 W .e.

con V’ e i’ quelli misurati nel circuito (b). ! ! ! ! ! ! ! Problema 7 Per misurare la resistenza R di un conduttore si utilizzano un voltmetro ed un amperometro realizzando i circuiti rappresentati nelle Figure a e b. quanto vale in modulo il campo elettrico E al suo interno? Soluzione: a) Dall’equazione che fornisce la potenza dissipata per effetto Joule si ottiene: V 2 36V 2 . Figura a Figura b Soluzione: ! " V = ∫ E ⋅d = ∫Ed = E ∫d = E 8 . di lunghezza d e verso concorde con E . Detto d un elemento di filo. La tensione V lungo il filamento è: da cui si ricava E = V / = 60 V / m .b) Se il filamento è lungo 10 cm. 25W P b) Dalla relazione E = ρ j si deduce che E risulta diretto lungo il filo ed è costante in modulo (il filamento ha sezione costante). Si ricavi R. R= = = 144Ω . risulta dunque E ⋅ d = E d . indicando con V ed i i valori misurati da voltmetro ed amperometro nel circuito (a).

Pensando che il voltmetro misura in ogni caso la tensione lungo lo strumento (cioè la d.d.p. ai suoi morsetti) e l’amperometro segna la corrente che lo percorre, si ottiene immediatamente (dalla legge di Ohm o dall’equazione delle maglie): V = Circuito a)  V = R A i + Ri V' V'  i ' = iV + i R = + Circuito b)  Rv R  − V ' = RAi dove iV e i R sono le correnti nel voltmetro e nella resistenza R, rispettivamente. Abbiamo dunque un sistema di quattro equazioni nelle quattro incognite , R A , RV , R (di ben facile soluzione).
Commenti. Il problema fa capire che la resistenza può essere misurata come rapporto tra la tensione V ai suoi capi e la corrente i che la percorre, ed evidenzia la difficoltà di una simile misura: nel circuito di sinistra il voltmetro non misura la d.d.p. ai capi di R ed in quello di destra la corrente nell’amperometro non è la corrente in R.
# # #

Problema 8 Si calcoli la resistenza di un conduttore metallico di resistività ρ , lunghezza e sezione circolare con centro sull’asse x e raggio r che cresce linearmente con x, assumendo i valori r1 in x = 0 e r2 in x = . Soluzione: La dipendenza di r da x può essere così espressa: r2 − r1 . r = r1 + x Dividendo idealmente il conduttore in tratti di lunghezza dx e resistenza dR = ρ dx / π r 2 , posti in serie, si ottiene: ρ dx R = ∫ dR = ∫ ρ 2 = . π r1r2 πr 0 (Per effettuare l’integrazione conviene assumere r come variabile indipendente).
' & % $ $

Problema 9 Due vetture tranviarie distano rispettivamente 2 km e 5 km da una cabina di alimentazione di 550 V, a cui sono collegate mediante un cavo aereo e le due rotaie. La prima vettura assorbe una corrente di 50 A, la seconda di 30 A. Se la resistenza per unità di lunghezza

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del cavo aereo è di 0.5 Ω / km e quella di ciascuna rotaia 0.04 Ω / km , si calcolino le potenze assorbite da ciascuna vettura e la potenza Pd dissipata nel cavo aereo e nelle rotaie. Soluzione: Lo schema è il seguente

' dove R1 = 1Ω , R1' = 0.04Ω , R2 = 15Ω , R2 = 0.06Ω (si pensi che le rotaie sono . conduttori in parallelo). Le potenze assorbite sono: P1 = i1V BB ' , P2 = i 2VCC ' . VBB’ si ottiene sottraendo ai 550 V

della cabina le due cadute su R1 e R1' , che valgono R1 (i1 + i 2 ) e R1' (i1 + i 2 ) . Il calcolo per VCC’ è analogo. Risulta P1 = 23 ⋅ 10 3 W ; P2 = 13 ⋅ 10 3 W ; Pd = 7.06 ⋅ 10 3 W .
Commento. Il trasporto di energia elettrica a grandi distanze comporta sensibili perdite di potenza nei cavi aerei. Per ridurle si può aumentare la d.d.p. fra i cavi stessi (compatibilmente con i problemi di sicurezza) fino a quei valori che cominciano a rendere sensibili le perdite dovute al passaggio di corrente in aria, nelle vicinanze dei cavi. Nei cavi ad alta tensione in corrente alternata si arriva a centinaia di kV.

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Savart: un conduttore filiforme crea in P il campo: µ i d ×r B= o ∫ . l’energia cinetica mv / 2 e il modulo v della velocità rimangono costanti nel tempo. Legge di Ampère: data una linea ideale chiusa Γ : dove i Γ è la corrente concatenata con la linea Γ . le linee di flusso del campo sono circonferenze aventi come asse il filo. 4π r2       (5) dove l’integrale è esteso a tutto il conduttore (i è positiva o negativa a seconda che scorra o meno nel verso di d ). Legge di Biot. S Γ è una qualunque superficie avente come contorno Γ . (3) dove S è la superficie racchiusa dalla spira. Campo di un conduttore rettilineo infinitamente lungo (in modulo): B= © ¨ © ¨ ¨ § ¨ ¨ § ¨ µo i . orientate rispetto verso della corrente con la regola della mano destra. In assenza di altre forze. Forza esercitata da un campo B uniforme su un conduttore rettilineo di lunghezza percorso da una corrente i: F =i ×B. il suo lavoro d = F ⋅ ds = F ⋅ vdt ( ds =spostamento della particella) è nullo. (Forza di Lorentz) 2 ¥ ¤ ¤ ¤ ¤ £       ¢ ¡   (1) Commenti: poiché F è ortogonale a v . e l’accelerazione è centripeta. n il versore normale al piano. Il verso di µ è legato al senso di percorso della corrente dalla regola della mano destra. orientata con 1   ∫ B⋅d  = µo i Γ . cioè: SΓ   Γ iΓ = ∫ j ⋅ dS . (2) (il verso del vettore può essere scelto ad arbitrio: i sarà positiva o negativa a seconda che la corrente circoli nel verso scelto o in quello opposto). 2π r (4) dove r è la distanza dal conduttore. Momento di dipolo magnetico di una spira filiforme contenuta in un piano: µ =iSn .CAPITOLO 3 CAMPI MAGNETICI STAZIONARI NEL VUOTO Forza magnetica su una particella con carica q e velocità v : F = qv × B . (6) (7) § ¦ ¦ .

dove θ è l’angolo fra v e B : mv . T = 01 eV ] .          Problema 2 Una particella di massa m e carica q positiva viene lanciata lungo l’asse x con velocità v in una zona dove è presente un campo magnetico. Soluzione: La velocità dell’elettrone ha modulo v = 2T / m = 0. r= eB sin θ r dipende unicamente da θ .36 mm per v ortogonale a B ed ∞ per v parallelo a B . Quali sono il massimo e il minimo raggio di curvatura della traiettoria di un elettrone con energia cinetica T? [ B = 10 −3 Wb / m 2 . B/ / e B⊥ di B. con verso dato dalla regola della mano destra rispetto al senso di percorso della corrente. All’esterno il campo B è nullo. Si dica se in base a questi dati è possibile valutare il vettore B in un generico punto della traiettoria. diretto lungo l’asse. Campo di un solenoide rettilineo infinitamente lungo. Suggerimento: si considerino separatamente le componenti rispettivamente parallela e perpendicolare alla traiettoria stessa.     2 . Sotto l’azione della forza magnetica la traiettoria della particella è rettilinea per x < 0 .59 ⋅ 10 6 m / s .la regola della mano destra rispetto al verso positivo di percorrenza su Γ . ed ha raggio di curvatura r che varia secondo la legge r = ro x o / x per 0 < x ≤ x o e rimane costante ed uguale ad ro per x > x o . Il raggio di curvatura r si ottiene uguagliando il modulo della forza centripeta ( mv 2 / r ) al modulo evB sin θ della forza di Lorentz ( − ev × B ). ed è compreso tra i valori mv / (eB) = 3. all’interno è uniforme. modulo (8) B = µo n i dove n è il numero di spire per unità di lunghezza.  Problema 1 Un gas fortemente ionizzato è posto in un campo magnetico B .

               3 . B⊥ = qro x o mv per x > x o . b) un’eventuale componente contenuta nel piano x. Si tenga ben presente che questa ipotesi rappresenta semplicemente una semplificazione del problema. y è nulla per x < 0 . contenente la traiettoria. y). y) ed è rivolta verso il centro di curvatura). l’accelerazione è centripeta ed ha modulo v 2 / r .Soluzione: L’energia cinetica della particella 1 / 2 mv 2 ed il modulo di v sono costanti perché il lavoro della forza magnetica è nullo. Il suo modulo è dato da qvB⊥ = mv 2 / r . ed è entrante (l’accelerazione centripeta a ⊥ sta nel piano (x. si può concludere che questa componente è nulla. risulta quindi: per x ≤ 0 (traiettoria rettilinea. Il campo B esercita una forza F = qv × B = qv × ( B/ / + B⊥ ) = qv × B⊥           La componente B/ / di B non fornisce nessun contributo alla forza applicata alla particella e non ha nessun effetto sulla sua traiettoria: i dati del problema non permettono quindi di valutare un’eventuale componente B/ / . poiché F = qv × B⊥ è ortogonale alla traiettoria. y). Commenti: Per particelle sulle quali agisce la sola forza magnetica è facile calcolare il raggio di curvatura. cresce lineramente per 0 < x < x o e rimane poi costante. B⊥ = 0 mv x per 0 < x < x o . dato che è impossibile generare nel vuoto campi magnetici discontinui. r = ∞ ). Dalla relazione qv × B⊥ = ma ⊥ e dalla definizione di prodotto esterno si deduce che B⊥ è ortogonale al piano (x. Per questo motivo nei testi di Fisica si propongono problemi nei quali il campo magnetico è supposto uniforme in un certo dominio e nullo altrove. y dovrebbe essere parallela alla traiettoria in ogni suo punto: se le traiettorie di un fascio di particelle lanciate con velocità diverse giacciono tutte nel piano (x. Per valutare B⊥ si consideri la legge fondamentale della dinamica F = ma . B⊥ = qro Possiamo quindi affermare che: a) la componente di B ortogonale al piano x. mentre il calcolo della traiettoria risulta facile solo se il campo magnetico è uniforme.

Si supponga che sulla particella agisca solo la forza magnetica e. Il passo dell’elica coincide con il cammino u / / T fatto lungo la direzione di B nel tempo T. z ortogonale a B . si calcoli il passo dell’elica. Commenti: Buona parte dei problemi sul moto di particelle in campo magnetico sono delle semplici varianti di questo problema.Problema 3 Si dica quale è la traiettoria di una particella di massa m e carica q lanciata in un campo magnetico uniforme con velocità iniziale: a) perpendicolare a B . r= qB e con generatrici parallele a B .     Soluzione: a) La traiettoria è una circonferenza contenuta nel piano y. La proiezione della traiettoria su un piano ortogonale a B è una circonferenza diraggio r. in modo da avere una componente u⊥ ed una u / / . nel caso c).      4 . parallelamente al vettore B . Per la loro soluzione è necessario avere ben presenti i seguenti fatti: 1) La traiettoria è in generale un’elica che sta su un cilindro il cui asse è una linea di flusso di B: anche campi non uniformi obbligano la particella a non allontanarsi troppo da una linea di flusso. b) La particella non risulta soggetta a forze e si muove con velocità uniforme. cioè un’elica. cioè a muoversi con traiettorie di tipo elicoidale attorno alle linee di flusso. che sta su un cilindro con raggio: mu⊥ . b) parallela a B . c) La traiettoria è la curva che si ottiene combinando i due moti trovati in precedenza. con raggio r=mu/(qB) (vedi Problema 1 o 2). il periodo di rotazione T = 2πr / u⊥ = 2πm / qB è indipendente dalla velocità. c) obliqua.

ed infatti la frequenza ν = 1 / T è detta frequenza di ciclotrone. z) del punto di arrivo sulla pellicola di un elettrone che in O ha velocità v = v x + v z z (in pratica gli elettroni del fascio non hanno esattamente la stessa velocità: si tratta di valutare l’effetto di una piccola componente vz della velocità).  Problema 4 Gli elettroni emessi dal filamento F con energia cinetica trascurabile vengono accelerati con il dispositivo rappresentato in figura (M indica un elettrodo metallico). si dica per quale valore di B il fascio colpisce la pellicola fotografica P nel punto di ordinata y. Ricordando l’espressione a c = v 2 / r dell’accelerazione centripeta ed uguagliando F a mac. la traiettoria è una circonferenza e la velocità angolare è indipendente da v: su questo fatto si basa il funzionamento del ciclotrone. Vo fra F e M. si ottiene il raggio di curvatura       5 . che incurva verso l’alto la traiettoria.      Soluzione: a) Fra F e M ogni elettrone acquista un’energia cinetica mv 2 / 2 pari alla differenza di energia potenziale − ( − e)Vo ed arriva quindi in M con velocità 1/ 2 v = (2eVo / m) . a) Si calcoli la velocità v di arrivo degli elettroni su M nota la d. b) Un elettrone che esce dal punto O con velocità v = v x è soggetto alla forza F = − e v x × ( B/ / z ) = evB/ / y . b) Se il fascio di elettroni ottenuto praticando in M un piccolo foro in corrispondenza del punto O entra in un campo magnetico uniforme B = Bz . c) Si calcolino le coordinate (y.d.2) In campo uniforme ed ortogonale alla velocità v .p.

da cui v = .      me 2 eB ± e B + πεo r 3 . si deduce: e e v2 . In una descrizione puramente classica e semplificata si suppone che i due elettroni descrivano la stessa orbita in versi opposti. La proiezione della traiettoria sul piano (x. Problema 5 Si supponga che in un atomo di idrogeno l’elettrone possa essere assimilato ad una carica puntiforme ruotante intorno al protone. che viene percorsa nel tempo t = π r / v . Soluzione: a) Dalla F = ma e ricordando che l’accelerazione centripeta vale v 2 / r . sicchè il momento magnetico risultante è diverso da zero ed opposto a B : è questa la spiegazione classica del diamagnetismo. di cui il segmento OP è un diametro. su di una circonferenza di raggio r. con risultante nulla. v= m 2 r 2 2 6    . b) in presenza di un campo magnetico B perpendicolare al piano dell’orbita. quindi r = y/2 .mv . y) è la stessa semicirconferenza calcolata in b). Durante questo tempo l’elettrone si sposta in direzione z di un tratto z = vz t . Si calcoli la velocità dell’elettrone: a) in assenza di altre forze. Il campo B aumenta la velocità di un elettrone e diminuisce quella dell’altro. 2 = m r 4πεo r 4πεo rm b) La forza magnetica ha modulo evB. r= c) La traiettoria è ora un’elica (vedi Problema 3). da cui r 4πεo r 2 i due segni corrispondono ai due versi di v. ma gli elettroni hanno la tendenza a coordinare i loro moti in modo da ottenere momenti opposti. eB La traiettoria è una semicirconferenza. Considerando positivo v quando v × B è concorde con E si ha: e v2 + evB = m . Commenti: Il moto di un elettrone in un atomo può generare un momento di dipolo magnetico. la stessa direzione di quella elettrica e verso concorde o meno a seconda del segno di v (cioè del verso di rotazione dell’elettrone).

dx = cos2 θ da cui µi µi dB = o ∫ sin θ dθ = o (cos θ1 − cos θ2 ) . Per l’integrazione fra x1 e x 2 . Non si può utilizzare la legge di Ampère perché mancano le simmetrie necessarie. si introduca il sistema cartesiano rappresentato in figura. Si utilizzi la legge di Biot-Savart (2). ma non difficile. assumendo come variabile di integrazione l’angolo compreso fra d e r . è possibile controllare l’esattezza del risultato ottenuto: nel limite di filo infinitamente lungo (cioè per x1 → −∞ e x 2 → ∞ ) si ottiene il valore corretto. Suggerimento. in modo che i risulti positiva. 4π a 4πa dB = Commento: 1) Per questo problema. Per calcolare il campo B nel punto P.Problema 6 Si calcoli il campo B creato da un tratto rettilineo di un conduttore filiforme in un generico punto P. dato dall’equazione (4). r = a / sin θ . Il vettore ! ! µo i d × r 4π r 2 è diretto lungo z ed ha modulo µ i d sin θ dB = o 4π r 2 dove d = dx. esprimiamo r e dx in funzione di θ : a dθ con OP = a . 2) Per calcolare il campo B creato da un circuito costituito da tratti rettilinei basta sommare i campi creati dai singoli tratti: il calcolo può essere laborioso. Soluzione: Si orienti d nel verso della corrente. x = a tan θ . # ! ! " 7 .

Se il verso di percorrenza su γ e la normale a Σ γ soddisfano la legge della mano destra: =− ¢ dΦ dt (1) (se si adottasse la regola della mano sinistra. Se il campo magnetico non è stazionario la (1) può essere scritta nella forma: d ∫ E ⋅ d = − dt Σ∫ B ⋅ dS γ γ Osservazioni. Se il campo magnetico è stazionario. Si noti però che le particelle di conduzione si muovono anche lungo d . la presenza di questa forza risulta evidente. Poiché il filo trascina nel moto tutte le particelle presenti al suo interno. perché è ortogonale a d . quest’ultima non dà nessun contributo all’integrale (2). non comparirebbe il segno -).e. ¥ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ (3) La scoperta delle correnti indotte ha posto il problema della natura e localizzazione del campo elettromotore E * .m.e. Σγ ¡ ¡ indotta quando il flusso Φ =   ¥ ∫ B ⋅ dS attraverso la superficie Σ γ racchiusa dal circuito sta variando (più precisamente. in accordo con la legge di Lenz (i lavori delle forze F * ed Fd sono uguali ed opposti. Nell’equazione (3) il campo elettromotore coincide con E e l’equazione può essere così interpretata: un campo ¥ ¥ ¥ ¥ ¦ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ 1 .CAPITOLO 4 INDUZIONE ELETTROMAGNETICA Legge di Faraday In un circuito elettrico filiforme γ posto in un campo magnetico si manifesta una f.m. dove v è la velocità dell’elemento d di circuito. e la (1) può essere scritta nella forma: γ ¤ £ ¤ = ∫v × B⋅d £ £ ¢ (2) dove v è la velocità dell’elemento di circuito. e la forza da questo esercitata sulla carica di conduzione q è F * = qv × B . Σ γ può essere qualunque superficie avente come contorno il circuito. La forza totale magnetica agente su queste particelle è quindi la somma delle forze F * = qv × B e Fd = qv d × B . ma il suo lavoro complessivo sulla particella è diverso da zero e tale da opporsi allo spostamento del circuito. Nell’equazione (2) il campo elettromotore è E * = v × B dove v è la velocità dell’elemento d di circuito. si può avere variazione di flusso solo deformando o muovendo il circuito. perché il lavoro totale della forza magnetica su una carica è nullo). . con velocità di deriva v d parallela a d . perché Φ è indipendente dalla scelta di Σ γ ). il cui integrale lungo il circuito si identifica con la f.

Il verso della corrente indotta può essere ricavato in modo puramente analitico. di (6) = −L . dt L’equazione (6) può essere assunta a definizione di L.m. attraverso γ 2 . Legge di Lenz. Si definisce induttanza L (o coefficiente di autoinduzione) di un circuito filiforme γ percorso da corrente è il rapporto Φ (5) L= i dove Φ è il flusso del campo B creato da i attraverso una superficie con contorno γ . Si definisce mutua induttanza M o coefficiente di mutua induzione di due circuiti filiformi γ 1 e γ 2 il rapporto Φ 1.1 (7) M= = i1 i2 dove Φ 1. con la convenzione già citate. Energia del campo magnetico.m.2 / i1 = Φ 2 .e.1 ). per i campi indotti. ogni variazione di i produce nel circuito una f.2 Φ 2 . Se M ≠ 0 . prodotto da i1 (analogamente per Φ 2. indotta. che sono conservativi. non conservativi. Se L è costante nel tempo. la tensione lungo una linea chiusa è diverso da zero e coincide con la f.e. la tensione elettrica coincide con la differenza di potenziale Va − Vb . L’uguaglianza Φ 1.magnetico variabile nel tempo crea un campo elettrico E non conservativo.m. i due circuiti sono accoppiati induttivamente. Densità di energia del campo magnetico nel vuoto dU B 1 2 uB ≡ B = 2 µo dv © § (8) 2 § § . Il campo E indotto da una variazione nel tempo di B agisce ovviamente su tutte le particelle cariche. γ ¨ § § § (4) per i campi elettrostatici. indotta si oppone alla causa che la produce. oppure applicando la legge di Lenz: l’effetto della f. Auto e mutua induzione.1 / i2 è detta teorema o relazione di reciprocità.e.2 è il flusso magnetico. Tensione elettrica t γ lungo una linea γ che va dal punto a al punto b: tγ = ∫ E ⋅ d . anche se esterne al conduttore.

si muove con velocità costante v . Detta So l’area racchiusa all’istante t = 0 . dove S ≡ S (t ) è l’area della superficie racchiusa dalla spira.   v a  b Suggerimento: Si applichi la legge di Faraday (Eq. il vettore dS risulta parallelo e concorde con B : B ⋅ dS = BdS con B costante rispetto a dS. Si calcoli la f. in presenza di un campo B uniforme ed ortogonale al piano della spira. Soluzione: Il flusso del vettore B attraverso la superficie racchiusa dalla spira nel generico istante t è per definizione Orientata la spira in verso orario. Risulta quindi Φ = B S . quindi t>0 vt 3        Φ = ∫ B ⋅ dS . di lunghezza d. orientando la spira nel verso orario. 2 2 (10) 1 2 Li .e.m. 2 (9) Problema 1 Nella spira schematizzata in figura il conduttore ab. Energia del campo magnetico generato da: un circuito avente induttanza costante L: UL = due circuiti accoppiati: U= 1 2 1 2 L1i1 + M i1i 2 + L2 i2 . indotta nella spira.2.dove dU B è l’energia presente nel volume dv.1) oppure l’Eq. a b t=0 . risulta: S (t ) = S o − d ⋅ vt .

Soluzione:   Calcolata la f. si calcoli: a) la corrente i indotta nel circuito.em. dt La f. che è diretta verso il basso ed ha modulo:    4        . è parallelo al lato mobile ed orientato verso sinistra. d risulta parallelo e concorde con v × B .     Problema 2 Considerando il circuito del Problema 1. dove il vettore v × B ha modulo vB.Φ(t ) = BS o − Bdvt =−  dΦ = Bdv .m. è concorde con B nei punti interni al circuito e tende quindi ad aumentare il flusso (nei punti esterni il campo magnetico indotto ha verso opposto.      all’integrale contribuisce solo il lato mobile del circuito (sugli altri lati v = 0 ). La corrente indotta ha verso tale da opporsi a questa variazione. Lo spostamento del lato mobile diminuisce la superficie racchiusa dal circuito ed il modulo del flusso di B . Soluzione alternativa: = ∫v × B⋅d . c) la potenza dissipata per effetto Joule nel circuito. supponendo che la sua resistenza R sia nota e costante. che dever opporsi al suo spostamento verso l’alto. quindi la corrente circola nel senso positivo prescelto (orario). quindi: = ∫ vBd =vB ∫ d =vBd . b) la forza F necessaria per mantenere in moto uniforme il lato mobile della spira (trascurando la forza peso) ed il suo lavoro per unità di tempo. se la corrente ha verso orario. La legge di Lenz può essere applicata in diversi modi ed in particolare considerando: 1. indotta con uno dei due metodi utilizzati nel Problema 1.e. Il campo magnetico creato dalla corrente indotta è particolarmente intenso nei punti vicini al circuito e. risulta: vBd a) i= = (verso orario).e. a a    b b Commenti Il problema può anche essere risolto cercando prima il verso della corrente indotta con la legge di Lenz e calcolando poi il modulo della f. ma questi punti non danno contributo al flusso Φ ). 2. R R b) La forza F è uguale ed opposta alla forza esercitata dal campo B sul lato mobile. risulta positiva.m. Il flusso di B . (senza preoccuparsi dei segni). La forza applicata dal campo B al lato mobile. Scegliendo sulla spira il verso orario.

la sua dipendenza da o ed il suo effetto sul moto del lato mobile ab. la forza F è opposta a v e tende a frenare il moto della sbarra. F dipende da o attraverso i che è: nulla per o = vBd . in accordo con il principio di conservazione dell’energia  Problema 3 Nel circuito del Problema 1 viene inserito un generatore con f. gli elementi d del lato mobile sono orientati verso destra. agisce in senso orario ed ha modulo vBd. ! ! ) #   " " # "        a) Dall’equazione delle maglie o & ) " $ % % % (   " ' 5 . per mantenere in moto uniforme il lato ab del circuito occorre esercitare una forza dall’esterno. negativa.e.m.e. l’integrazione di dF = id × B è immediata e fornisce: F = iB z . si deduce che: per o = 0 . Ricordando che la velocità v del lato mobile è diretta verso l’alto. o risulti positiva. Suggerimento. negativa per o < vBd .vB 2 d 2 R Il lavoro di F è positivo e la potenza è data da: ( vBd ) 2 . supponendo costante la resistenza R del circuito.m. Si orienti il circuito in verso antiorario. sicché la f. Soluzione − vBd = Ri si deduce: − vBd . Fv = R c) La potenza dissipata per effetto Joule è: ( vBd ) 2 2 . Ri = R F = iBd = Commento: si noti che tutta la potenza fornita al circuito viene dissipata per effetto Joule. b) la forza F esercitata dal campo magnetico sul lato mobile. La f. indotta è già stata calcolata. in accordo con la legge di Lenz.e. d × B è verticale e diretto verso l’alto.m. positiva per o > vBd . indotta. o di segno opposto alla f. i= o R b) Scelto il verso antiorario. Si calcoli: a) la corrente indotta.m. Detto z un versore verticale diretto verso l’alto.e.

Per o = 0 si deve fornire lavoro meccanico dall’esterno. Si calcoli e si rappresenti in diagramma: 6 6 6 6 . che viene trasformato in energia elettrica (qui viene dissipato nel resistore. Il calcolo di Φ richiede l’integrazione di B ⋅ dS ad un generico istante. 1 2 2 2 1 1 0 6 0 Commenti. applicando la legge di Faraday nella forma 1 (l’Eq. F è concorde con v e favorisce il moto del lato mobile. che potrebbe essere il filamento di una lampadina): il dispositivo è un generatore elettrico. Soluzione: Con le convezioni del Problema 1. Si noti infine questo fatto interessante: uno stesso dispositivo può essere utilizzato come generatore elettrico o come motore elettrico semplicemente cambiando i valori dei parametri (che in questo caso sono o. per o ≠ 0 il dispositivo può diventare un motore elettrico. d). 5 5 5 5 3 4 0 Problema 4 Si risolva il Problema 1 supponendo che il campo magnetico vari nel tempo con legge B = Bo cos ωt e considerando nota la superficie So racchiusa dal circuito nell’istante t = 0. Suggerimento: si proceda come per il Problema 1. dal punto di vista del lavoro fornito al circuito dall’esterno. cioè trasforma energia meccanica in energia elettrica. Per o > vBd . v. su cui è inserito un condensatore con capacità C e con dimensioni trascurabili rispetto ad a. Consideriamo il bilancio energetico. In questo istante B non dipende dalla variabile di integrazione dS e può essere portato fuori dal segno di integrale. F diminuisce e si annulla per o = vBd . o eventualmente fornito dal circuito sull’esterno. 2 non è più applicabile perché il campo B non è stazionario).Aumentando o. B. risulta: Φ = ∫ B(t ) ⋅ dS = B(t ) ∫ dS = ( Bo cos ωt ) (S o − dvt ) =− 5 6 6 6 6 6 dΦ(t ) = − Bo ω ( S o − dvt ) sin ωt − Bo vd cos ωt dt Problema 5 Una spira quadrata di lato a e resistenza R. cioè trasformare parte dell’energia fornita dal generatore in energia meccanica: infatti la condizione o >vBd può essere verificata per qualunque valore di o (basta ad esempio diminuire v). 6 . si muove con velocità v costante in presenza di un campo B che è nullo nel semipiano x < 0 ed uniforme nel semipiano x > 0 (vedi figura).

c) la corrente i(t) nella spira. c)   − [1 − exp( − t / RC )] per 0 ≤ t ≤ t o i (t ) =  R per t ≥ t o − io exp − (t − t o ) / RC 8 [ ] dove io = i (t o ) .a) la funzione Φ(t ) che rappresenta il flusso di B attraverso la spira . e nell’intervallo tra 0 e to cresce con legge lineare: Φ = avtB . in cui vale = −aBv .e. b) (t ) è sempre nullo eccetto che nell’intervallo tra 0 e to . y 7 7 B Soluzione: a) Φ(t ) ha l’andamento di Fig. b) la f. indotta nella spira. orientando la superficie racchiusa dalla spira nel verso di B ed assumendo come origine di t l’istante in cui il lato di destra della spira si trova in x = 0 .m. dove t o = a / v .a. Φ(t ) (a) t (t) 8 t (b) i(t) to t (c) 7 8 7 x 8 .

Orientando dS nel verso di B (e la spira in verso orario) risulta: x2 a µi Φ = ∫ B ⋅ dS = ∫ dy ∫ o dx = 2πx 0 x1 = =− @ µo ia x1 + a ln 2π x1 1 Soluzione alternativa: Si applica l’equazione (2). perché v × B è verticale. @ @ @ @ @ A @ @ @ @ @ @ 9 @ Problema 7 9 Poiché  a  µo iav a . in funzione della distanza x1 (vedi Figura). L’integrazione è immediata e fornisce µ iav  1 1  = ∫ v × B ⋅ ds = va( B( x1 ) − B( x1 + a )) = o  − . indotta in una spira quadrata di lato a che si allontana con velocità v costante da un conduttore rettilineo indefinito percorso da corrente i stazionaria. I lati orizzontali non danno contributo all’integrale di v × B ⋅ d . 9 @ y i x1 v x2=x1+a x @ Soluzione: Il campo B creato dal conduttore è ortogonale al piano racchiuso dalla spira ed entrante. la corrente circola nel verso orario prescelto. 2π  x1 x1 + a  in accordo con il risultato ottenuto sopra. Su ciascun lato verticale B è costante rispetto alla variabile di integrazione e v × B è concorde con ds sul lato di sinistra e discorde sul quello di destra.e. µ iav dΦ dΦ dx1 =− =− o 2π dt dx1 dt @ @ @ @ 9 8 . − 2  = a  x1  2π ( x1 + a )x1 1+ x1 è positiva. orientando la spira in verso orario.m.Problema 6 Si calcoli la f.

2. strisciando sulla guida circolare di raggio r = AO. ω = 20rad / s . [ r = 20 cm (=AO). Soluzione: Il calcolo del flusso è identico. intorno ad un asse passante per O. L’angolo ϕ varia con la legge ϕ = ϕ o sinωt . a) Si calcoli la forza elettromotrice indotta nel circuito. la corrente indotta circola in senso antiorario. risulta massima e se ne calcoli il valore numerico.e.e.m.1T ]. perch’e il campo magnetico non è stazionario. b) si dica per quale valore di ϕ la f. B = 0.Calcolare la f. Poiché i (t ) = o t . B B Problema 8 Nel circuito in figura l’asta AO può ruotare. in presenza di un campo magnetico B uniforme.m. C B D B C O r E B ϕ A 9 . ma la variazione di flusso è prodotta dalla variazione della i corrrente i. ϕ o = π / 6 . indotta nell spira del Problema 6 supponendo che la spira sia ferma e che la corrente i nel conduttore rettilineo cresca linearmente dal valore 0 al valore io nel tempo to. Non esiste una soluzione alternativa basata sull’Eq. risulta: to µ a x + a di µ ai x +a dΦ =− = − o ln 1 = − o o ln 1 2π 2πt o dt x1 dt x1 Dato che è negativo. perpendicolare al piano di figura ed entrante.

R 10 . dove S è la superficie del settore circolare racchiuso dal circuito. Orientando le spira in senso tale che nell’istante t=0 il suo versore normale sia parallelo e concorde con B . il versore normale alla superficie racchiusa è concorde con il campo B ed il flusso concatenato è BS. Si calcoli il flusso Φ(t ) in questo istante e si applichi poi la legge di Faraday.Soluzione: a) Orientando il circuito in senso orario.e. Il suo Problema 9 Un campo magnetico B uniforme e stazionario è perpendicolare al piano che contiene una spira circolare metallica di area A e resistenza R. b) la potenza elettrica PE dissipata nella spira. Nell’istante t=0 la spira viene messa in rotazione intorno ad un suo diametro con velocità angolare costante ω . risulta massima in valore massimo è: = 2. ovvero per ϕ = 0 .m.  2 2 Ponendo ϕ = ϕ o sinωt si ha: G F =− b) La f. nel generico istante t l’angolo fra n e B è θ = ω t . trascurando l’autoinduzione. dt 2 valore assoluto per cos ωt = ±1 . H G dΦ 1 = − Br 2 ϕ o ω cos ωt . con angolo al centro uguale a ϕ + π / 2 : 1 π  Φ = Br 2  ϕ +  . c) la potenza meccanica PM da applicare alla spira per mantenerla in rotazione. Suggerimento. =− Q I I G dΦ = ABω sin ω t . dt i= AB ω sin ωt . Si calcoli: a) la corrente indotta nella spira. I P I I Soluzione: a) Φ(t ) = ∫ B ⋅ ndS = ∫ B cosθ dS =B cosθ ∫ dS = BS cos ω t .1V .

lati a e b. la sua potenza è PM = −τ ⋅ ω = iABω sin ω t = A 2 B 2ω 2 sin 2 ω t R Ad ogni istante PM e PE.56 ⋅ 10 −8 Ωm .96 Kg m −3 . risulta: ˆ dΦ d ( B ⋅ nS (t )) dS (t ) ˆ =− =− = −B ⋅ n = Bav . trascurando l’attrito dell’aria. la spira cade con moto uniforme. Detta S(t) la porzione di questa superficie immersa nel campo B . R c) Detto µ = i A n il momento magnetico della spira. Per mantenere la spira in moto uniforme occorre esercitare un momento opposto − τ = iAB sin θ (+ ω ) dove θ = ω t . dove ω è il versore di ω . il versore n normale alla superficie racchiusa è concorde con B . Quando è solo parzialmente immersa nel campo (v. b = 2 ⋅ 10 −2 m . figura). dt dt dt V U V V W V 11 X . in accordo con il principio di conservazione dell’energia. = R R R S S R S S R R R R S R R R Problema 10 Una spira rettangolare di rame (resistività ρ e densità δ ) di dimensioni rettangolari. B = 0. a = 10 −2 m . il momento meccanico delle forze b) La potenza elettrica dissipata nella spira è: PE = Ri 2 = S R esercitate dal campo B sulla spira è τ = µ × B = i A n × B . cade verticalmente nello spazio compreso tra le espansioni polari di una calamita. n × B è parallelo ad ω . Si calcoli la velocità v . che genera un campo B diretto come in figura ed uscente.8 T ] T R B b a Soluzione: Orientata la spira in senso antiorario. [ ρ = 1. con verso opposto (vedi figura) ed uguale a B sin θ ( −ω ) . δ = 8.A2 B 2 2 ω sin 2 ω t .

che ha modulo iaB ed è effettivamente diretta verso l’alto (i è positiva e circola nel senso antiorario scelto). È importante numerare opportunamente i due circuiti. b b A Problema 11 Si calcoli il coefficiente di mutua induzione M fra i due circuiti filiformi rappresentati in figura.71 ⋅ 10 −5 m / s .i= /R dove R = ρ Y a dove = 2a + 2b ed A è la sezione del filo. Affinché la spira cada con velocità uniforme la forza peso mg = δ A g deve essere bilanciata dalla forza magnetica agente sul lato orizzontale. Si ricava: ρδ 2 g v = 2 2 = 7. Per dare un significato al segno di M è necessario scegliere un verso positivo di percorso su entrambi i circuiti. B a Soluzione alternativa: Si arriva allo stesso risultato uguagliando la potenza PJ = i 2 R dissipata per effetto Joule alla potenza Pg = mgv fornita dalla forza peso. Soluzione: c c 12 ` . Qui conviene scegliere la spira come circuito 2 perché l’ipotesi a << r1 permette di supporre uniforme al suo interno il campo B creato dall’altro circuito (effettuata la scelta. l’uso dei pedici diventa superfluo e sarà evitato nella soluzione). D A B C ϑ O Suggerimenti: M può essere calcolato come rapporto Φ 2 / i1 . dove Φ 2 è il flusso attraverso il circuito 2 del campo B creato da una corrente i1 che fluisce nel circuito 1. . dove AB e CD sono archi di circonferenza con centro in O e raggi r1 e r2 e la spira è circolare con centro in O e raggio a << r1 .

risulta in definitiva: 1 1 µ B 0 = 0 ⋅ iϑ ⋅  −  ⋅ z . I campi creati dai tratti DA e CB sono nulli. t 0 ).e. nel loro piano. i 4  r1 r2  h h h h Problema 12 Due conduttori filiformi di lunghezza infinita.m. l’area S della spira va orientata come z : 2 Φ = B ⋅ S = Bo S = Bo π a . il campo creato da µ id µ i dθ un generico elemento del tratto AB è o 2 = o . t 0 ). La corrente nei fili è portata a zero con legge lineare nell’intervallo di tempo (0. Una spira quadrata di lato a<d è posta tra i due conduttori. Si calcolino: a) Il coefficiente di mutua induzione fra la spira quadrata ed il circuito contenente i due fili rettilinei. Φ µo a 2θ  1 1  M= =  −  > 0. r r  ˆ 4π 2   1 ˆ Con le convenzioni suggerite sopra. che si integra immediatamente 4π r1 4π r1 perché r1 non dipende dalla variabile di integrazione θ . c) la risultante delle forze magnetiche agenti sulla spira nell’intervallo di tempo (0. con due lati paralleli ad essi ed equidistanti da essi. r3 4π f f g che è parallelo all’asse z. sono percorsi da correnti di modulo i e versi opposti. È sufficiente calcolare il campo B nel punto O.ˆ Si orientino i due circuiti in verso antiorario e si indichi con z il versore normale al piano della figura ed uscente. Il campo creato da CD si calcola in modo analogo. Un generico elemento di filo d genera il campo infinitesimo e dB = f µ0 i ⋅d × r . b) la f. 13 d e f . indotta nella spira. paralleli e distanti d.

per simmetria. quindi: dΦ µo aio  d + a  ln =− = . dove ha modulo: 14 . Le forze magnetiche hanno quindi risultatante nulla e momento risultante nullo. Orientando la spira in senso antiorario. Si consideri un tratto di cavo di lunghezza e se ne calcoli: a) energia (del campo magnetico). (Se fosse richiesto il calcolo delle quattro forze agenti sui quattro lati della spira. i lati orizzontali richiederebbero un’integrazione. risulta: a/2 µ 0 a  d / 2 + a / 2  µo a d + a 2 ia M = 2Φ ( B) / i = ∫ µ 0 2π (d / 2 + x) dx = π ln d / 2 − a / 2  = π ln d − a i   −a / 2 b) La corrente varia nel tempo con legge: i (t ) = i o − io t / t o . I lati opposti sono soggetti a forze opposte. y) contente la spira. i i p i Problema 13 Nel cavo coassiale rappresentato in figura i due cilindri cavi hanno spessore trascurabile e sono percorsi da correnti opposte. q Soluzione: a) Il campo è diverso da zero solo nell’anello cilindrico compreso fra i due cavi. i contributi Φ dei due fili al flusso nella spira sono uguali e concordi. b) induttanza. perché B dipende da x). π to  d − a  dt c) Le forze esercitate dal campo magnetico dei conduttori rettilinei sui lati della spira stanno sul piano (x.Soluzione: a) Nei punti interni alla spira i campi magnetici creati dai conduttori rettilinei sono concordi ed uscenti. Nei punti con ascissa x il campo magnetico creato dal conduttore passante per x = − d / 2 ha modulo µ 0i Bn = d  2π  + x  2  Data la simmetria del problema. c) capacità.

Si noti che il prodotto di 1 queste due grandezze è uguale a: ε o µo = 2 . C= r2 ln r1 L= Commenti. c s 1 2 Li . considerando separatamente i casi con correnti concordi e discordi. Nel solenoide interno sono presenti sia B1 che B2 .B= r t L’energia di un tratto di lunghezza µo i . supponendo cioè campi uniformi all’interno e nulli all’esterno). 2π r vale (integrando per strati cilindrici): r s µ i2 r 1 B2 1 µo i 2 2 1 2π r dr = o ln 2 . Soluzione: Correnti nello stesso senso: t t s r 15 . Nello strato cilindrico compreso fra i due solenoidi. Si mostri poi che la differenza fra le energie così calcolate è uguale a 2 Mi 2 . il calcolo è giá stato effettuato e fornisce: 2πεo . che fornisce: 2 Problema 14 Due solenoidi. = 2 2π r1 i c) Si tratta di un condensatore cilindrico. sono uno interno all’altro e coassiali. dove M è il coefficiente di mutua induzione. aventi la stessa lunghezza e raggi r1 e r2 > r1 . Suggerimento. UB = ∫ dv = 2 ∫ 2 2 µo 2 (2π ) r1 r 4π r1 γ s b) Per il calcolo di L conviene considerare l’espressione U B = s 2U B µo r ln 2 . (Si trascuri l’effetto dei bordi. Si determini l’energia del campo magnetico quando si manda la stessa corrente i in entrambi. avente volume π (r22 − r12 ) . Nei cavi hanno interesse induttanza e capacità per unità di lunghezza. con la stessa direzione e versi rispettivamente concordi e discordi. è presente solo il campo B2 del solenoide esterno.

Moltiplicando per n1 (numero totale di spire) si ottiene il flusso totale Φ 1 attraverso il solenoide interno. Quindi: Φ1 M≡ = µo n1n2 π r12 .Quindi 2 B2 B1 π r12 = 2 µo n1n2 i 2 π r12 . Il suo flusso attraverso una singola spira del solenoide interno è B2 ⋅ π r12 . i u u u u U1 − U 2 = 16 u 1 ( B2 − B1 ) 1 B22 π r12 + π U2 = 2 2 µo µo 2 u u 1 ( B1 + B2 ) 1 B22 2 π r1 + π U1 = 2 2 µo µo dove B1 = µo n1i . µo Per il calcolo di M orientiamo i due circuiti nello stesso verso e consideriamo il campo B2 = µo n2 i creato dal solenoide esterno. v . B2 = µo n2 i . Correnti in senso opposto: 2 u (r 2 2 − r12 ) . (r 2 2 − r12 ) .

4π r3 µ µ sin θ B⊥ = o . 4π r 3 Br = (1) Dipolo magnetico puntiforme in un campo esterno B : energia potenziale U U = −µ ⋅ B momento τ e risultante R delle forze applicate τ = µ × B. y .2. orientato con la regola della mano destra rispetto al verso di i. 1) Le interazioni fra dipoli elettrici puntiformi e le interazioni fra dipoli magnetici puntiformi £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ 1 £ (2) (3) (4) . Ri = µ ⋅ grad Bi . ¡ ¡   ¢ µo 2 µ cosθ . La spira può essere trattata come un dipolo magnetico puntiforme nel limite in cui le sue dimensioni diventano trascurabili (per i dipoli magnetici puntiformi valgono le considerazioni fatte nel Cap.CAPITOLO 5 DIPOLI MAGNETICI E PROPRIETÀ MAGNETICHE DEI MEZZI MATERIALI Dipoli magnetici Una spira filiforme contenuta in un piano e percorsa da corrente i possiede un momento magnetico µ = i S n .1 per i dipoli elettrici puntiformi: v. Commento. Proprietà magnetiche della materia Dato un mezzo materiale si definisce magnetizzazione M il momento magnetico per unità di volume: ∑ µi . dove S è la superficie racchiusa dalla spira ed n il versore normale al piano. commenti 1. z. Per i dipoli puntiformi valgono le seguenti relazioni: Campo B creato da un dipolo magnetico puntiforme.1).3 a pag. i = x . M= (5) ∆V dove µi è il momento magnetico della generica molecola presente nel volume ∆V .

un cilindro polarizzato elettricamente e un condensatore con armature coincidenti con le sue due basi creano campi E con linee di flusso uguali tra loro. ortogonalemente ad M . e quindi con: (N è il numero totale di spire. ed ha intensità totale i m = M . Questo suggerisce un metodo di risoluzione dei problemi di interazione fra magneti basato sui concetti di poli magnetici e cariche (o masse) magnetiche. Per conduttori filiformi circondati da un mezzo omogeneo. supposte circolari e contigue. Ad es. Un corpo uniformemente magnetizzato crea lo stesso campo B di una corrente (di magnetizzazione) im che scorre sulla sua superficie. Un generico segmento d giacente sulla sua superficie è attraversato da una corrente di magnetizzazione dim = M ⋅ d (7) Commenti. (8) dove µr è la permeabilità relativa al vuoto. con q m = MS . ed uguali alle linee di flusso dei campi B creati da un magnete cilindrico e da un solenoide.  ©   ¥ § ¨ ¨ § ¥ ni= M Campo magnetico delle correnti elettriche in presenza di mezzi materiali. ed in particolare la possibilità di calcolare il campo magnetico dei corpi uniformemente magnetizzati introducendo cariche magnetiche oppure correnti di magnetizzazione. isotropo e tale che la magnetizzazione risulti proporzionale al campo. spiega il fatto che oggetti molto diversi creino campi con linee di flusso identiche. con M diretto lungo l’asse. 2) Dato un cilindro uniformemente magnetizzato in direzione dell’asse. esiste però un secondo metodo. i è la corrente in ogni spira). Alla corrente di conduzione occorre aggiungere la corrente di magnetizzazione im. 1).qm sulle due basi. Cap. Per ottenere l’equivalente magnetico di una carica elettrica basta supporre che la carica di segno opposto sia a distanza infinitamente grande. con corrente totale Ni uguale ad i m = M .1. In particolare. possiede cariche magnetiche +qm e . 3) Le analogie discusse nei commenti 1 e 2. Il corpo crea lo stesso campo B di un solenoide cilindrico di forma identica. conviene scrivere al legge di Ampère nella forma γ  ∫ H ⋅d = iγ 2  ¤ ¥  ¤ (6)   (7’)   (9) . un cilindro di sezione S uniformemente magnetizzato. Per risolvere i problemi di interazione fra magneti. considerando un magnete infinitamente lungo. è ortogonale ad M . la corrente di magnetizzazione scorre sulla sua superficie laterale. Il campo B creato dalla carica qm è dato dalla legge di Coulomb magnetostatica ¦ B= ¥ µo q m r 4π r 2 Lo studente può formulare e risolvere l’equivalente magnetico del Problema 1. basta sostituire la permeabilità magnetica del vuoto µo con la permeabilità del mezzo µ = µr µ o . n = N / . che risultano evidenti confrontando le equazioni 1-5 con le equazioni 2-5 del Cap. il cui momento magnetico coincide con il momento magnetico totale del corpo. In particolare. dove è la lunghezza del cilindro.sono descritte da equazioni formalmente identiche (salvo ovvie trasposizioni di simboli. basato sul concetto di correnti di magnetizzazione im. È però possibile scrivere le leggi di Biot-Savart e di Ampère senza fare comparire esplicitamente le correnti di magnetizzazione.

pensando appunto alla relazione (11).3 ⋅ 10 −30 C m (si tratta dei tipici valori delle distanze intermolecolari e dei momenti molecolari magnetici ed elettrici: µ B è detto magnetone di Bohr e coincide praticamente con il momento magnetico di un elettrone isolato. è legata allo sviluppo storico del magnetismo. La dissimetria formale. almeno formalmente. c) Si trovino i valori numerici di Lµ ed L p ponendo: d = 0. p = p D = 3.dove: B . anziché dipoli magnetici. la legge risulta valida anche se il mezzo non è omogeneo. e si utilizzi poi l’espressione (2) dell’energia potenziale. supponendo che le molecole possiedano dipoli elettrici di momento p . (10) µ r µo Scritta in questo modo.5 nm .   µ = µ B = 9. in modo che i loro dipoli anziché paralleli risultino antiparalleli (cioè con momenti opposti).3 ⋅ 10 −24 J / T . pD prende il nome di Debye). a) Si calcoli il lavoro Lµ necessario per ruotare di 180o una delle due molecole. Soluzione 3        .     Problema 1 Due molecole.   Suggerimento. e risulta: (11) M = (µr − 1)H ≡ χm H . fino alla prima metà del secolo scorso il vettore H era considerato il vettore magnetico fondamentale. ora si preferisce la denominazione campo magnetizzante. La definizione (11) di suscettività magnetica χ m rompe. nei magneti permanenti e nei materiali che presentano isteresi). b) Si calcoli il lavoro L p richiesto per ripetere l’operazione descritta in a). Se viene a mancare la proporzionalità fra campo e magnetizzazione ( ad es. l’analogia fra polarizzazione elettrica e magnetizzazione. con momenti magnetici µ identici e diretti lungo la loro congiungente. poste a distanza d. e chiamato semplicemente campo magnetico. l’equazione (10) va sostituita con (12) H = B / µo − M H=   Commento. sono assimilabili a dipoli magnetici puntiformi. dove χ m è detta suscettività magnetica. che nasce dal mettere M in relazione con H anziché con B . Si calcoli il campo B creato da un dipolo magnetico nel punto occupato dall’altro.

5 ⋅ 10 ) −7 Commenti.8 ⋅ 10 − 25 J . −9 3 (0. b) si mostri che µ risulta parallelo al momento L della quantità di moto della spira e che il rapporto µ / L dipende unicamente dal rapporto tra carica q e massa m della spira. 2) Non é però realistico supporre che le molecole siano ferme: tutte le molecole dei mezzi materiali possiedono un’energia cinetica di agitazione termica (dovuta ai moti di traslazione e rotazione) che è dell’ordine di k B T . L p = 4 ⋅ 9 ⋅ 10 ⋅ J = 31 ⋅ 10 − 21 J .5 ⋅ 10 ) (3. l’energia diventa + µ B . Confrontando quest’energia con i lavori Lµ ed L p . costituita da un sottile filo di materiale isolante. c) si calcoli il rapporto µ / L per un sfera rotante intorno ad un suo diametro.3 ⋅ 10 −30 )2 9 . 1) La configurazione parallela è energeticamente favorita: le molecole poste lungo una retta tendono ad allineare i loro dipoli lungo la retta e nello stesso verso. Lp = 4 4πε o d 3 c) (9. Nel volume occupato dal filo è distribuita una carica elettrica q con densità ρq uniforme. 4π d L’energia potenziale del secondo dipolo è − µ ⋅ B ≡ − µB . Quando si pone in rotazione la spira intorno al suo asse. dove kB è la costante di Boltzmann. a) Si calcoli l’intensità di corrente i ed il momento di dipolo magnetico µ della spira. si comprende che l’agitazione termica contrasta molto efficacemente l’effetto allineante delle forze di interazione provenienti dai momenti di dipolo elettrico e magnetico delle molecole. 4π d b) Il calcolo è formalmente identico e fornisce 1 p2 . si crea una corrente elettrica. A temperatura ambiente. Problema 2 Si consideri una spira circolare di raggio r. di sezione A. T è dell’ordine di 300K e l’energia media di agitazione termica è dell’ordine di 4 ⋅ 10 −21 J . con modulo µ 2µ B= o 3 . supponendo costanti all’interno della sfera le densità di carica ρq e di massa ρm . −9 3 (0. Il lavoro richiesto è µ µ2 Lµ = 2 µ B = 4 o 3 . T la temperatura assoluta.3 ⋅ 10 −24 )2 Lµ = 4 ⋅ 10 ⋅ J = 2. rovesciando il verso del dipolo.        4   .a) Il dipolo posto nell’origine crea in P un campo parallelo e concorde con l’asse x.

2. la corrente. si ottiene µ = ρq / 2 ρm L = (q / 2m) L . il momento di dipolo magnetico ed il momento della quantità di moto (o momento angolare). 2) i moti orbitale ed intrinseco (o di spin) degli elettroni nell’atomo generano momenti di dipolo magnetico con µ / L uguale a − e / 2 m e − e / m : questa differenza può essere giustificata anche sulla base di modelli non quantistici (si veda il quesito d). per quanto riguarda gli effetti magnetici. Risulta poi µ = i ⋅ π r 2 ⋅ n = ρq vA ⋅ π r 2 ⋅ n dove n è il versore normale al piano contenente la spira. quantità di moto vdm e dà al momento angolare un contributo dL = v r dm = v rρm A d . L 2 ρm 2m Si noti che µ ha il verso di L se la carica è positiva. Suggerimento: Detta v = ω r la velocità di un punto all’interno del filo. l’ipotesi che il filo sia molto sottile permette di supporre che tutti i punti di una sua generica sezione si muovano con la stessa velocità. Risulta in definitiva !         ρq µ q = = . d) Per la validità del calcolo precedente è essenziale che il rapporto ρq / 2 ρm sia lo stesso in tutti i punti della sfera. In una sfera conduttrice la carica elettrica si porta in superficie mentre la massa è distribuita nel volume: µ e L risultano ancora paralleli. i = jA = ρq vA dove A è l’area della sezione del filo. Commenti: 1) Si noti l’equivalenza. Il modulo di L è quindi: L = ∫ dL = vρm A r ∫ d = vρm A 2π r 2 . Per capirlo basta suddividere idealmente la sfera rotante in anelli infinitesimi. fra una spira percorsa da corrente elettrica e la spira rotante qui considerata. b) Anche il momento angolare L è parallelo all’asse di rotazione. " " ! ! ! ! ! ! ! ! ( ) ! ! ! ! ! ! ! ( ) 5 . orientato con la regola della mano destra rispetto al senso di rotazione. Integrando questa espressione. Si valutino poi nell’ordine la densità di corrente (si ricordi che nell’espressione j = nqv d riportata nel Cap. verso opposto se negativa.d) si dica se il risultato trovato in c) può essere applicato ad una sfera conduttrice elettricamente carica. nq rappresenta la densità ρq delle cariche in moto). Soluzione: a) Seguendo i suggerimenti. Ogni tratto di spira di lunghezza d ha massa dm = ρm A d . e tenendo presente che ρq / 2 ρm è costante. con asse coincidente con l’asse di rotazione: per ciascuno risulta dµ = ρq / 2 ρm dL . c) Il rapporto µ / L è ancora uguale a q/2m. si ottiene: j = ρq v . ma il rapporto µ / L è maggiore di q/2m perché la distanza media dall’asse di rotazione è maggiore per q.

c) La risultante delle forze applicate R è diretta lungo z ed ha valori opposti per elettroni con θ = 0 e θ = π . formi un angolo θ con l’asse z. Rz = (± µ B z ) ⋅ ( − 2bz ) = 2bµ B . Il moto di rotazione è molto complesso perché gli ' & % $ $ # # # $ # # $ # # # R y = (± µ B z ) ⋅ by = 0 . Per il moto di traslazione si supponga che il fascio di elettroni sia diretto ortogonalmente a z e costituito da elettroni con θ = 0 e θ =π. d) Il moto di traslazione è determinato dalla risultante R delle forze applicate che è diretta lungo z e tende ad incurvare la traiettoria. instabile l’altra. Il momento τ = µ × B è ortogonale al piano individuato da µ e z ed ha modulo τ = µ B Bo sin θ b) U = − µ ⋅ B = − µB Bo cosθ . dove b è una costante. Gli elettroni con θ = 0 e θ = π subiscono deviazioni in versi opposti: il fascio si suddivide quindi in due fasci con direzioni diverse (il calcolo della deviazione subita dagli elettroni. il vettore B è uguale a Bo z . Soluzione: a) Nell’origine. c) Si calcoli la risultante R delle forze magnetiche in corrispondenza dei valori di θ determinati in b). d) Si discutano brevemente gli effetti sul moto dell’elettrone delle forze calcolate in a) e c).Problema 3 Un fascio di elettroni viene lanciato fra le estremità polari di una calamita che genera un campo magnetico B fortemente disuniforme. Il minimo e il massimo di U cadono in θ = 0 e θ = π . supponendo che il suo momento di dipolo magnetico µ . considerando separatamente i moti di rotazione e traslazione. e tenendo presente il principio di conservazione dell’energia. entrambe le configurazioni sono di equilibrio (infatti τ = 0 ): stabile la prima. Rx = µ ⋅ gradB x = (± µ B z ) ⋅ bx = 0 . di modulo µ B . B y = by. b) Si calcoli l’energia potenziale U in funzione di θ e si dica per quali valori di θ risulta minima oppure massima. permette di ricavare µ B ). che nell’intorno dell’origine di un sistema cartesiano ha componenti: Bx = bx. Bz = Bo − 2bz . $ $ 6 $ $ $ # # # # $ # # . a) Si calcoli il momento τ delle forze magnetiche agenti su un elettrone nell’istante in cui passa per l’origine. qui non richiesto.

La conservazione dell’energia richiede che il moto continui: ne nasce un moto oscillatorio che è del tutto simile al moto di un pendolo. si tratta di un effetto quantistico: le componenti µ z . L z di µ e L sono quantizzate. L’esperienza dimostra invece che il campo B genera due soli fasci. Il momento τ induce una rotazione lungo la direzione ortogonale al piano individuato dai vettori µ e z . 2 2 2 2 2 1 2 1 0 ( ( ) ( ( ( ( ( ( ( 7 ( . con θ costante (moto di precessione). Commenti: Nel moto di precessione appena descritto la componente di µ lungo z rimane invariata e la risultante R delle forze applicate ha una componente lungo z compresa fra i due valori estremi ricavati in c). Per comprendere l’effetto del momento τ conviene considerare prima il caso (ipotetico) L = 0. La deviazione subita dagli elettroni dipende dalla direzione di µ e più precisamente dall’angolo θ : secondo la meccanica classica un generico fascio di elettroni in campo B non uniforme si allarga a ventaglio. più precisamente tende a diminuire θ . In θ = 0 il momento τ si annulla ed il dipolo magnetico ha un’energia cinetica di rotazione uguale all’energia potenziale perduta.elettroni già possiedono momento angolare L (si veda il Problema 2) e sono quindi già in rotazione. Per L ≠ 0 la particella rotante si comporta invece come un giroscopio: i vettori L e µ descrivono un cono intorno alla direzione di B .

dove j m = rotM . ∫  Σγ  £ £ (1a)  d B ⋅ d = µo  i + ε o ∫  dt γ  ∫ E ⋅ dS = ε Σ Σ £ £ £ ∫ B ⋅ dS = 0.CAPITOLO 6 EQUAZIONI DI MAXWELL E CORRENTE DI SPOSTAMENTO Equazioni Le equazioni possono essere scritte facendo comparire gli integrali dei vettori del campo elettromagnetico. nelle equazioni b e c occorre tenere conto delle cariche di polarizzazione e della correnti di magnetizzazione. dove Σ γ è una superficie avente come contorno la linea chiusa γ . ρ P = − divP . ponendo: d   rotB = µo  j + j m + (ε o E + P ) .1b. oppure le loro derivate. ∂t  rotE = − £ £ divE = ρ / ε o . è la corrente di spostamento is. divB = 0 . Forma differenziale ∂B . q Σ è la carica interna alla superficie chiusa Σ . la sua densità è j s = ε o ∂ E / ∂ t . Forma integrale ¢ ¢ ¡   ∫ E ⋅d γ £   £ £ =− d dt Σγ ∫ B ⋅ dS . Nel vuoto possono essere così scritte.  E ⋅ dS  . (1c) (1d) (2a) (2b) (2c) (2d) £ £ (3c) . £ £ La grandezza ε o ∂ Φ E / ∂ t . In presenza di mezzi materiali. ∂t  ∂ E rotB = µo  j + ε o . (3b)   dt ε o divE = ρ + ρ P . £ £ £ £ 1 £ £ £ £ £ £ £ £ ¤ (1b) qΣ o . dove Φ E è l’integrale che compare a secondo membro dell’Eq.

si applichi la legge di Ampère-Maxwell nella forma (1b). e che lungo una di queste circonferenze B ha modulo costante. tale che sia possibile calcolare il flusso di E . (4a) rotE = − ∂t ∂D . scrivendo le equazioni di Maxwell nella forma: ∂B . come Σ γ una superficie. b) la corrente di spostamento is attraverso una generica superficie chiusa Σ posta intorno alla sfera. (4d) divB = 0 . Per la domanda c). Si calcoli ad un generico istante t > 0 : a) la carica q(t) sulla sfera. supponendo nulla la sua carica all’istante t=0. con contorno γ . Suggerimento. scegliendo come linea d’integrazione γ la linea di flusso passante per P. (4b) rotH = j + ∂t (4c) divD = ρ . −M= µo µr µo Problema 1 Un conduttore filiforme porta corrente i costante ad una sfera conduttrice. pensando che per simmetria le linee di flusso di B sono circonferenze il cui asse coincide con la retta passante per il conduttore filiforme. c) il campo B in un punto P posto come è indicato in figura.Si è però soliti tenere conto indirettamente di queste cariche e correnti. dove: (5) D = εo E + P = εr εo E ¥ H= ¥ B B . ¥ ¥ ¥ ¥ 2 ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ (6) .

Commenti. Attraverso Σ γ non passa corrente di conduzione e l’Eq. il flusso di E è esattamente la metà del flusso attraverso l’intera sfera e vale quindi q (t ) / 2εo = it / 2εo . 2) La misura di B in un esperimento di questo tipo permette una verifica diretta dell’equazione di Ampère-Maxwell. ma al secondo membro dell’Eq. Simili misure non sono facili e sono state effettuate solo dopo che l’equazione era stata verificata indirettamente. e l’orientamento di dS verso l’esterno.Soluzione a) q (t ) = ∫ idt = it . dobbiamo orientare dS verso l’interno. poiché B ⋅ d = Bd . Il vettore B è parallelo a d .(1b) si scrive quindi: ¨ ¨ ¦ § § ¦ ¦ ¦ ¦ § ¦ ¦ § ¦ § ¦ ¦ § ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ ¦  d  it   µo i µo  i + ε o  −  = . con B costante su γ . È quindi facile calcolare il flusso di E attraverso una superficie sferica con centro in O. e deve essere concorde perché l’integrale di B ⋅ d deve essere positivo ( µo i / 2 è positivo). lasciando invariato il senso di percorso su γ . quindi: 1 µo i 1 µo i B= = 2π r 2 2 2π r (il campo B in P è esattamente la metà del campo creato da un conduttore rettilineo indefinito). per simmetria. che è tagliata in due parti uguali da γ . e crea un campo E con simmetria sferica. con gli esperimenti di Hertz sulle onde magnetiche. 1) Se scegliamo come Σ γ la parte inferiore della sfera. dt dt  ε o  c) La carica q si distribuisce uniformemente sulla superficie della sfera conduttrice. Rimane da calcolare il modulo di B . Il flusso di E cambia segno.(1b) fornisce: d  it  µ i ∫ B ⋅ d = µo εo dt  2εo  = 2o   γ Avendo orientato Σ γ verso l’esterno il verso di d è fissato dalla regola della mano destra.(1b) compare anche la corrente di i del conduttore filiforme. Il secondo membro dell’Eq. Scelta la parte superiore come Σ γ . l’integrale è uguale a B ⋅ 2π r . ¨ ¨ 3 . il flusso Φ E (t ) attraverso Σ è uguale a q (t ) / ε o ≡ it / ε o . dt  2ε o   2  e si ottiene per B il valore già trovato. che ora taglia Σ γ . cioè della necessità di scrivere il termine di corrente di spostamento. quindi: dΦ E (t ) d  it  i s ≡ εo = εo   = i . passante per P. 0 t b) Per la legge di Gauss.

Problema 2 Si considerino: a) un conduttore cilindrico percorso da corrente con densità j costante. che per simmetria è in tutti e tre i casi una circonferenza con centro sull’asse di simmetria. si considera la linea di flusso passante per P del campo. moltiplicando per la lunghezza 2πr della circonferenza ( γ ). nel vuoto e si calcoli in un generico punto P (vedi figura): a) il campo magnetico creato dal conduttore. generata nel condensatore da una variazione della densità σ di carica sulle sue armature. b) il campo elettrico indotto nel solenoide quando i varia nel tempo con legge nota i(t). I tre campi si calcolano mediante le tre leggi: γ Σ © ©   © ©  ∫ H ⋅d γ © = ∫ j ⋅ dS d B ⋅ dS dt ∫ Σ d E ⋅ dS dt ∫ Σ © © © © ∫ E ⋅d γ © © ∫ H ⋅d gli integrali nel primo membro sono uguali al modulo del campo cercato. Risulta quindi: r a) H = j 2 r dB r di b) E = − = − µo n 2 dt 2 dt r dD r dσ c) H = = 2 dt 2 dt © =− = εo 4 . moltiplicando per l’area π r 2 . © Soluzione: Per tutti i dispositivi. c) un condensatore piano formato da due dischi metallici paralleli. Inoltre il campo su questa linea di flusso è costante in modulo. quelli nel secondo membro sono uguali al vettore che compare sotto il segno di integrale. c) il campo magnetico creato in P dalla corrente di spostamento. b) un lungo solenoide. con n spire per unità di lunghezza percorse da corrente i.

Il problema evidenzia la stretta analogia formale fra leggi che regolano fenomeni fisici diversi.Commenti. 5 .

l’Eq.CAPITOLO VII ONDE Equazione delle onde in una dimensione (di d’Alembert): 2 ∂2 f 2 ∂ f . mentre non f ( x . per t prefissato. l’informazione è contenuta nella funzione a(x. velocità di gruppo La costante v ha le dimensioni di una velocità (v. Si definisce relazione di dispersione la funzione ω ( k ) e velocità di gruppo la sua derivata: dω vg = . (6. (8) 1 . Durante la propagazione il profilo dell’onda si deforma. La funzione a(x. t ) = a ( x . t ) = f o sin( kx − ω t ) . in questo caso la situazione è più complessa e non sono più sufficienti le velocità v e vg per descrivere compiutamente la propagazione del pacchetto d’onde. (7) dk Commento. in cui l’ampiezza dei massimi successivi sta cambiando. Eq. Soluzione generale: f ( x. 5’) ed è detta velocità di fase. dove (5) Le grandezze ω e k sono legate al periodo T ed alla lunghezza d’onda λ dalle relazioni: ω = 2π / T . Se la velocità di fase dipende dalla frequenza f = ω / 2π . dando origine ad un suo allargamento o restringimento. (5’) T Velocità di fase. circa uguali rispettivamente alla velocità di fase v o = ω o / k o ed alla velocità di gruppo v g = ( dω / dk ) calcolata per k = k o . t ) sin(k o x − ω o t ) . Per comprendere il significato di vg consideriamo un treno (o pacchetto) d’onde di lunghezza e durata finite. per onde monocromatiche progressive rappresenta la velocità con cui traslano i punti di massimo (creste) dell’onda. quindi vg può essere assunta come la velocità di trasmissione del segnale. Nella trasmissione dei segnali. Se il mezzo è dispersivo.t). t ) = f o sin( kx ) cos(ω t ) . i punti di cresta ed il loro inviluppo traslano con velocità diverse. onda progressiva (3) f ( x .6’) Dalle Eq. ma ω non è più proporzionale a k. In particolare i punti di inizio e fine del pacchetto possono viaggiare con velocità diverse. k = 2π / λ . il treno d’onde può essere così rappresentato: e può essere ottenuto sovrapponendo onde monocromatiche le cui pulsazioni ω stanno in un intorno di ω o . onda stazionaria (4) ω / k = v. =v ∂ t2 ∂ x2 (1) dove v è una costante. 5 continua a valere. È interessante il fatto che nessuna informazione può essere inviata a velocità maggiore di c. può essere visualizzata come inviluppo del profilo dell’onda ed è ben approssimata da una curva che passa per i punti di cresta dell’onda. mezzi dispersivi. t ) = f 1 ( x − v t ) + f 2 ( x + v t ) . 5 e 6 si deduce λ v= .t). e può modificarsi anche il suo inviluppo. (2) Soluzioni armoniche (onde monocromatiche) f ( x .

in mezzi fortemente assorbenti anche vg può risultare maggiore di c ma non rappresenta più la velocità di traslazione dell’inviluppo. cioè del flusso di carica elettrica. mediato su un intera lunghezza d’onda o su un intero periodo. cioè moltiplicare il numero di “particelle” nell’unità di volume per la loro energia hν . Onde elettromagnetiche Velocità di fase: v= 1 εµ (12) nel vuoto v = 1 / ε o µo ≡ c . Energia dell’onda Le onde trasportano sia energia che quantità di moto. fononi quelle associate alle onde acustiche ed elastiche. che è uguale al prodotto uv. 2) L’analogia fra j e I è particolarmente evidente in meccanica quantistica. 1) La corrente elettrica è generata dal moto di particelle cariche e la funzione ρ (r . la densità istantanea con legge u(t ) = u o sin 2 ω t . Per calcolare il flusso di energia attraverso una generica superficie A conviene considerare il tubo di flusso di v intercettato da A. Ricordando che i = dq / dt . Infatti sia le particelle che le onde hanno sempre un duplice aspetto. t ) . È opportuno richiamare i calcoli già fatti per lo studio della corrente elettrica. b) per onde monocromatiche la perturbazione in un punto assegnato varia nel tempo con legge f (t ) = f o sin(ω t ) . L’impostazione del calcolo è la stessa. Detta ρ la densità della carica in moto e v la sua velocità. Per definire u ed I. corpuscolare ed ondulatorio: le “particelle” associate ad un’onda di frequenza ν hanno un’energia hν . l’equivalente di j è l’intensità dell’onda I. indipendentemente dalla natura della grandezza che fluisce. per materiali non ferromagnetici v ≅ 1 / ε r ε o µo ≅ c / ε r . mediata su volumi grandi su scala microscopica. Commenti. v ( ) 2 ¥ ¥ ¤ (10) (11) . (9) dove dq è la carica che fluisce attraverso dA nel tempo dt. le superfici normali fronti d’onda. t ) che rappresenta la densità di carica nel punto r all’istante t è stata definita considerando il prodotto nq. si potrebbe seguire la stessa procedura usata per definire ρ (r . perché µ ≅ µo . si può scrivere: dq = j v ⋅ dA dt . c Indice di rifrazione: n= (13) ≅ εr . In altri termini . a causa della forte attenuazione dell’onda. Le linee di flusso di v sono detti raggi.esistono restrizioni di questo tipo per v. la densità di corrente è j = ρ v e la corrente attraverso una superficie dA è i = jv ⋅ dA . Ricordiamo che: a) l’energia è sempre una funzione quadratica della perturbazione f. Il valor medio di u(t) è: £ ¢ ¢ ¡   ¢   ¡ ¢ ¢ 1 1 u = ∫ u(t )dt = uo T0 2 e l’intensità è T I =u v. Sono dette fotoni le “particelle” (o quanti di energia) associate all’onda elettromagnetica. t ) è una densità media. dove h è la costante di Planck. Per l’energia dell’onda. Per le onde è necessaria una procedura analoga: interessa il valor medio di u. ed interessa il calcolo del loro flusso attraverso superfici assegnate. dove n è il numero di particelle nell’unità di volume e q la loro carica. ρ (r . dove u è la densità di energia.

Vettore di Poynting: che può essere anche scritto: § S =E×H=E× EB v µ ¦ ¦ ¦ ¦ B . dove An = A cosθ è la sezione normale del tubo di flusso che si ottiene considerando tutti i raggi che attraversano la superficie A. un fotone nel vuoto ha quindi quantità di moto hν /c. e la sua quantità di moto.Vettori E e B : per onde che si propagano in materiali isotropi. (16) Quantità di moto: ha densità media u / v . esercitando una forza F sul corpo. E 2 = E o2 / 2 . µ (15) S= ¦ ¦ (15’) Intensità: è il valor medio del modulo di S 1 1 2 I = EB = E . Ricordiamo che dp (19) F= dt ¦ ¦ ¦ 3 ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ . riscaldando il corpo.17 si ottiene la quantità di moto dU/v che fluisce attraverso A nel tempo dt. dove Eo è il valore di picco di E(t). i vettori v . dt ¦ (18) Flussi di quantità di moto e forze: dividendo per v l’Eq. E e B sono mutuamente ortogonali ed i loro moduli sono legati dalla relazione (14) E =vB. possiamo scrivere (17) dU = I v ⋅ A dt = I An dt . Un’onda che incide su un corpo può trasferirgli la sua energia. ¦ § Potenza che attraversa una generica sezione del tubo di flusso: dU P= = I An . µ µv Se E(t) è una funzione armonica. Flusso di energia: con riferimento alla figura.

Si noti che I è nulla nella direzione di oscillazione (cioè per θ = 0 e θ = π ). (21) 4 . ciascuna componente oscilla con legge (20) xi = x oi sin(ω t + ϕi ) . Sorgenti di onde elettromagnetiche Le onde elettromagnetiche sono generate da cariche elettriche in moto accelerato. 2. dp coincide con la quantità di moto trasportata dall’onda nel tempo dt: I (19’) F = An v . yo è l’ampiezza di oscillazione. è I =b ¨ ¨ © ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ dove b è una costante. L’intensità in un punto P. con momento p(t)=qy(t) e valore massimo qyo. Una carica q che oscilla su una retta y con ampiezza di oscillazione molto minore della lunghezza d’onda λ . Considerando le coordinate cartesiane xi (i=1. Nel vuoto µo . Il campo elettromagnetico così creato è detto di dipolo elettrico. 3) della particella. perché è identico a quello di un dipolo elettrico oscillante. I campi E e B dell’onda sono funzioni lineari dell’accelerazione: possiamo quindi considerare separatamente le tre componenti cartesiane del moto (l’onda è la somma delle onde generate da tre particelle che oscillano lungo i tre assi cartesiani). massima in direzione ortogonale. Se l’onda è completamente assorbita. dp è la differenza dpi − dpr fra le quantità di moto delle onde incidente e riflessa.dove dp è la quantità di moto trasferita al corpo. Le sorgenti di onde monocromatiche contengono sempre al loro interno particelle cariche che oscillano con moto armonico. genera un’onda i cui raggi sono le semirette uscenti dal centro O di oscillazione. posto a distanza r >> λ . v Se l’onda è riflessa. (21’) b= 32π 2 c ¨ (qy ) ω 2 o 4 r 2 sin 2 θ .

il concetto stesso di polarizzazione perde significato. ponendo poi sin 2 ω t + cos 2 ω t = 1 ) si ottiene l’equazione dell’ellisse. (22) 5 . Nella polarizzazione lineare il piano individuato da E e dal raggio è detto piano di polarizzazione. y = b sin(ω t + δ ) descrive una traiettoria ellittica. Il vettore E descrive quindi un’ellisse. Occorre considerare la componente del campo E dell’onda nella direzione assegnata. dovuto alla velocità finita di propagazione dell’onda. La radiazione emessa da un dipolo elettrico p oscillante in una direzione assegnata è polarizzata linearmente. con polarizzazione rispettivamente ellittica. il vettore E è ortogonale a z. La direzione del vettore E è detta direzione caratteristica. In tutti e tre i casi si dice che l’onda è polarizzata. I singoli treni d’onda possono avere uno stato di polarizzazione definito. La luce emessa dalle sorgenti convenzionali (non laser) è costituita da treni d’onda di durata limitata (tipicamente dell’ordine di 10-8s). Ricevitori sensibili solo a campi E con direzione assegnata. ciascuno dei quali è associato ad un fotone. rettilinea (o lineare) e circolare. l’energia sottratta all’onda è funzione quadratica di questa componente. ed annulla completamente la corrispondente           [= (b cos δ ) sin ω t + (b sin δ ) cosω t ] . con piani di polarizzazione contenenti p . Negli esperimenti di polarizzazione con luce naturale. la dipendenza da t delle sue componenti x e y è data dalle Eq. o polarizzante o più semplicemente asse del polarizzatore. ma le loro polarizzazioni sono diverse e casuali: si dice che la luce naturale non è polarizzata. I problemi sulla polarizzazione riguardano i seguenti dispositivi (reali od ideali) e fenomeni: 1.Il vettore E giace nel piano individuato da P e dalla direzione di oscillazione della carica. che può diventare un segmento di retta o una circonferenza. Una lamina polarizzante ideale contiene oscillatori di questo tipo. I fenomeni di polarizzazione sono legati al fatto che il vettore E è trasversale rispetto ai raggi. In un’onda elettromagnetica monocromatica che si propaga nel vuoto in direzione z. occorre prima ottenere un fascio con polarizzazione definita. L’ellisse collassa in un segmento di retta se δ = 0 e δ = π . Eliminando t (basta ricavare sin ω t e cos ω t . Polarizzazione Premessa: un punto materiale con componenti x = a sin ω t . ed infatti il termine polarizzatore è usato come sinonimo di “dispositivo che fornisce in uscita luce polarizzata linearmente”. ad es. Da notare il ruolo fondamentale della differenza di fase δ . particelle costrette ad oscillare lungo una retta ed antenne a dipolo elettrico. in un generico punto. e varia nel tempo con legge armonica e con un ritardo di fase.(22). È particolarmente semplice ottenere polarizzazione lineare. L’aggiunta di un’eventuale costante di fase in entrambe le funzioni sinusoidali equivale semplicemente ad un cambiamento di origine dell’asse dei tempi. diventa una circoferenza se a=b e δ = ±π / 2 . nelle onde acustiche le molecole del gas si spostano lungo il raggio (l’onda è cioè longitudinale): la direzione dello spostamento è fissata.

1) si ricava immediatamente ∂ f / ∂ x . Una lamina di materiale anisotropo ed uniassico. q = x+vt l’equazione di d’Alembert 2 ∂2 f 2 ∂ f =v ∂ t2 ∂ x2 si trasforma nell’equazione ∂ 2 f / ∂ p∂ q = 0 . ma ora ∂p ∂q = −v . ∂ p∂ q ∂ q 2 ∂ x 2 ∂ p2 Le derivazioni rispetto a t sono analoghe. 2. sono diverse per onde polarizzate parallelamente ed ortogonalmente al piano di incidenza. t ) = + ∂x ∂p∂x ∂q∂x [ Soluzione Ponendo ∂ p / ∂ x = ∂ q / ∂ x = 1 nell’Eq.componente del campo E dell’onda. (1. derivando ulteriormente si ottiene: ∂2 f ∂2 f ∂2 f ∂2 f = +2 + . ortogonali tra loro. definite come rapporto fra le intensità delle onde riflessa ed incidente.(1. Si noti che in tutti i casi occorre considerare separatamente due componenti del campo E . t ). q ( x .1) f p( x . Basta applicare le formule di derivazione delle funzioni composte. Suggerimento. detta asse della lamina. perché le riflettanze R// e R⊥ . agisce come lamina di ritardo perché i raggi ordinario e straordinario hanno al suo interno velocità diverse. lasciando invariata la componente ortogonale. ∂t ∂t Quindi: ∂2 f ∂2 f 2 ∂2 f 2 ∂2 f 2 = v −2 v + v . con asse nel piano della lamina.   Problema 1 Si mostri che con la trasformazione p = x−vt . Si tenga ben presente che l’intensità dell’onda è funzione quadratica di E . e l’onda polarizzata ortogonalmente. R//=0: il raggio riflesso è totalmente polarizzato. Se l’angolo di incidenza è tale che i raggi rifratto e riflesso formano un angolo di 90o. ∂ ∂f ∂p ∂f ∂q . la cui direzione definisce l’asse della lamina. ∂ p∂ q ∂ t 2 ∂ p2 ∂ q2  ] 6 . Riflessione: il raggio riflesso è parzialmente polarizzato. Lamine di ritardo introducono uno sfasamento fra l’onda polarizzata in una direzione assegnata. = +v . 3. ad es.

(2. dk b) 2 v = ω / k = c2 + ω p / k 2 > c . la relazione di dispersione ω = c k . sapendo che la frequenza f e la lunghezza d’onda λ sono legate all’energia cinetica Uc della particella ed alla sua quantità di moto p dalle relazioni: U c = hf . Suggerimento. la velocità di gruppo dω vg = = c. mostrando che v ⋅ v g = c 2 . si possono usare per Uc e p le espressioni non relativistiche: 1 p2 U c = mu 2 = 2 2m 7 . Per calcolare vg nel quesito b). e: k dk < c. sapendo che ω è legato a k dalla relazione 2 (2. è una costante che dipende dalla densità degli elettroni. Commenti. t ) = f 1 ( x − v t ) + f 2 ( x + v t ) è soluzione dell’equazione di d’Alembert.Sostituendo nell’equazione di d’Alembert si ottiene immediatamente ∂ 2 f / ∂ p∂ q = 0 . 1) L’equazione trovata ammette ovviamente come soluzione una generica funzione della sola p (perché derivando anche rispetto a q si ottiene zero) o della sola q. c) dell’onda associata in meccanica quantistica ad una particella libera (cioè non soggetta a forze) che si muove con velocità u = 0. Soluzione a) La velocità di fase è c. p=h/λ.(2. Problema 2 Si calcoli la velocità di fase v e la velocità di gruppo vg: a) dell’onda elettromagnetica nel vuoto. Nel quesito c) conviene ricavare prima la relazione fra Uc e p.1) ω 2 = ω p + c2 k 2 dove ω p . detta frequenza di plasma. b) delle onde elettromagnetiche nella ionosfera. da cui vg = dω c 2 = = dk v c 2 c2 + ω p / k 2 ω dω = c 2 .1). Risulta quindi dimostrato che f ( x .01 c . = c 2 1 + ω p / (ck ) 2 c) Poiché la velocità v è molto minore di c. in versi opposti. Differenziando l’Eq. Le funzioni f1 e f2 rappresentano onde che si propagano con velocità v lungo x. conviene differenziare l’Eq.1) si ottiene 2ω dω = 2c 2 k dk .

0. Si consideri solo i due casi limite in cui uno dei due termini a secondo membro è trascurabile. si ottiene la relazione di 2π 2π ω= quindi v= 1 h 2 k . Da cui: 8 . dk 2m 2π m 2π m v g = v . a) L’onda elettromagnetica nel vuoto è priva di dispersione. ko Per k << k o . quindi: ω ≅ gk . sapendo che fra ω e k esiste la relazione T ω 2 = gk + k 3 . c) Si noti che in meccanica quantistica l’onda associata ad una particella ha velocità di fase diversa dalla velocità della particella (che coincide con vg. completamente prive di dispersione sono quelle che si propagano nel vuoto. mentre vg<c.81 −1 = m = 369 m −1 . b) Si noti che v>c.017 m . ρ = 10 3 Kg / m 3 è la densità. dove λo è la lunghezza d’onda che rende uguali i due termini. non con v).Sostituendo Uc con hf ≡ dispersione: h h ω . per le onde elastiche con lunghezza d’onda molto maggiori delle distanze intermolecolari). T = 0.072 T 2π corrispondente ad una lunghezza d’onda λo = = 0. Soluzione I due termini sono uguali per ρg 10 3 9. 2m 2 k 2m 2π 1 h 1 h dω p 2k = vg = = k = = u.072 N / m è la tensione superficiale. ρ 2 dove g = 9. più precisamente si considerino le due lunghezze d’onda λ1 = 100λo e λ2 = λo / 100 . diventa dominante il ko = termine gravitazionale. anche se la dispersione è trascurabile in molti altri casi (ad es.81 m / s è l’accelerazione di gravitá. questo si verifica per molti altri tipi di onde e conferma il fatto che nei mezzi dispersivi i segnali e le informazioni non viaggiano a velocità v. In effetti le uniche onde Commenti. Problema 3 Si calcolino la velocità di fase v e la velocità di gruppo delle onde che si propagano sulla superficie dell’acqua degli oceani. ovvero per lunghezze d’onda molto maggiori di λo . p con h / λ ≡ k . 2m 2π ω 1 h p u = k= = .

Ricordando che la velocità dell’onda in una corda tesa è v = T / ( ML) . m = 5 g . 2. v = 313 m / s . si calcolino: a) le frequenze fn su cui può oscillare. Per k >> k o . Problema 4 La corda di una chitarra ha massa M. t ) = 0 . = ρ ρ2 2 ρ k dk Per λ1 = λo / 100 . velocità del suono nell’aria v s = 340 m / s ] Soluzione a) Le frequenze su cui la corda può oscillare corrispondono alle possibili onde stazionarie con nodi agli estremi della corda. 3. v g = 2. la seconda condizione implica sin( kL) = 0 .v= ω = k gk = k g . …. L = 50 cm . y ( L.81 m / s . ovvero per per lunghezze d’onda molto minori di λo .L) dell’asse x e che oscilli in direzione y. t ) = y o sin( kx ) cos(ω t + φ ) . diventa dominante il termine di tensione superficiale. Imporre che l’onda abbia dei nodi agli estremi equivale ad imporre alla funzione d’onda y(x. [ T = 100 N . v g = 0.07 m / s . La prima condizione è automaticamente soddisfatta se consideriamo soluzioni dell’equazione di d’Alembert del tipo: y ( x . lunghezza L e viene tesa con una forza T. . Per λ1 = 100λo . 2 L 2 ML 9 . quindi ω ≅ 3 T 2 k . Da cui ρ 1 ω T dω T 3 2 3 T v= = k. 1 T v f1 = = = 100 s −1 . ovvero: ω vk v mπ k m L = mπ ⇒ fm = m = m = = mf 1 2π 2π 2π L dove m =1. t) le condizioni al contorno: y (0. k vg = dω = dk g 1 1 1 = 2 k 2 g k ( = v / 2) . Supponiamo che all’equilibrio la corda giaccia lungo il tratto (0. v = 163 m / s . vg = k = k. b) la lunghezza d’onda del suono emesso nell’aria dalla chitarra in corrispondenza della frequenza minima f1. t ) = 0 .

max negli istanti in cui cosω t = ±1 ( in questi istanti y=0. Problema 6 Le onde acustiche in una canna d’organo possono essere assimilate ad onde stazionarie.t) con cui oscilla un generico punto della corda. nell’istante t. 10 . Non si confonda la velocità u(x. 4 o a) u( x . ∂t 1 1 2 M b) dU c = u 2 dm = ( y o ω sin( kx ) cos(ω t )) dx 2 2 L L 1 2 2 M 2 U c = y o ω cos (ω t ) ∫ sin 2 ( kx )dx . t ) = y o sin( kx ) sin(ω t ) dove k = π / L e si calcoli: a) la velocità u(x. 2 L 0 L’integrale è uguale a L/2: lo si può dimostrare in modi diversi. La corda possiede anche energia potenziale elastica. e la si integri. che aumenta quando viene messa in oscillazione (perché la corda si allunga).b) λs = vs = 3.max = y ω . c) Uc raggiunge il suo massimo valore Uc. t ) = Commento. Soluzione ∂y = y o ω sin( kx ) cos(ωt ) .40 m . b) l’energia cinetica Uc della corda nell’istante t. in cui le molecole dell’aria oscillano lungo la canna. Il problema fa capire che per calcolare l’energia totale di un’onda elastica è sufficiente calcolare la sua energia cinetica. si calcoli l’energia cinetica dUc del tratto dx di corda. Per rispondere al quesito b). Questo aumento può essere considerato come energia potenziale Up dell’onda: l’energia totale Ut=Uc+Up dell’onda è costante. f1 Problema 5 Con riferimento al Problema 4. perché l’energia totale si conserva. ponendo sin 2 ( kx ) = [1 − cos( 2 kx )] / 2 . cioè la corda è indeformata). ad es. c) il massimo valore di Uc(t). di massa dm = ( M / L )dx . si consideri la soluzione y ( x .t) dei punti della corda con la velocità v dell’onda. Suggerimento. ed è uguale a Uc. Si ottiene: M 2 2 U c . perché negli istanti in cui Uc è massima la corda è indeformata ed Up è nulla.max.

sapendo che questa coincide con la massima densità di energia cinetica (si veda il commento al Problema 5). Soluzione k1 L = π . cioè ad un massimo dell’ampiezza di oscillazione. = 75 s −1 . la terminologia usata per gli strumenti musicali è poi stata estesa a tutti i fenomeni oscillatori. trasformando l’antinodo in nodo. si dice che questa entra in risonanza. Questo si verifica per ogni onda che sia obbligata a rimanere in uno spazio limitato. b) si ripeta il calcolo supponendo di chiudere l’estremità aperta. k 2 L = 2π . velocità dell’onda v = 300 m / s ] Suggerimento. quindi: π 3π k1 L = . d) il massimo spostamento so. riceveva così una spiegazione del tutto naturale. Si effettui il calcolo numerico per i due valori Imin e Imax. f 2 = 2 f 1 = 100 s −1 . Si calcoli: a) la massima velocità di spostamento delle molecole. dove s è lo spostamento dalla loro posizione media. suggerendo a de Broglie l’ipotesi che ad ogni particella sia associata un’onda la cui frequenza è proporzionale all’energia della particella. f2 = 4L 4L b) Commenti. che però rimangono quantizzate. 2) Quando si eccita un’onda stazionaria nella canna d’organo. 1) Si noti che cambiando le condizioni al contorno cambiano le lunghezze d’onda e le frequenze proprie. che richiede calcoli del tutto analoghi a quelli del Problema 4. Problema 7 Durante la propagazione dell’onda acustica nell’aria. indicando con v la sua velocità di fase. che corrispondono alla minima e alla massima intensità ancora percepite come suoni dall’orecchio umano. c) l’intensità dell’onda. sperimentalmente ben verificata. Questa semplice considerazione è stata di fondamentale importanza per lo sviluppo della meccanica quantistica. cioè possono assumere solo valori discreti.a) Si calcolino le prime due frequenze proprie. La quantizzazione dell’energia di particella confinate in spazi limitati (ad es. le molecole contenute nel volume elementare dV oscillano con legge s(t ) = so sin ω t . supposta nota l’intensità dell’onda. supponendo che l’estremità aperta corrisponda ad un antinodo. Per il quesito b) si imponga la corretta condizione al contorno per l’estremo aperto. quesito a). v f1 = = 50 s −1 . [lunghezza della canna L = 3 m . 11 . L’onda associata ad una particella è detta onda di de Broglie. k2 L = 2 2 v 3v f1 = = 25 s −1 . b) la densità media di energia dell’onda. elettroni in un atomo). 2L a) La presenza di un antinodo in x=L implica sin( kL) = ±1. Si risponda prima al quesito b).

I max = 1 W / m 2 ] Soluzione a) La velocità è dell’aria ρ = 12 kg / m 3 . Imax soglia del dolore. v = 340 m / s . Supponendo che metà dell’energia sia assorbita dall’atmosfera. genera un’onda che a distanza r ha la stessa intensità della luce solare. so = 10 −11 m . 2 2 La densità media di energia u si ottiene dividendo per dV: 1 2 u = ρ so ω 2 . 2 −12 I min = 10 W / m . inferiore alle dimensioni atomiche. 1) Imin è detta soglia di udibilità. per I=Imax. entrambe dipendono dalla frequenza e dalla sensibilità individuale: i valori numerici riportati devono quindi essere considerati indicativi. r = 3 m ] 12 . irradiando uniformemente in tutte le direzioni. ds(t ) = so ω cos ω t . dt Commenti. 2 1 2 c) I = uv = ρ vso ω 2 . . so = ω ρv per I=Imin. so = 10 −5 m . b) La massa dm contenuta nel volume dV è ρ dV . la sua massima energia cinetica è 1 1 2 2 dm(soω ) = ( ρ dV )(so ω ) . si calcoli: a) la potenza in arrivo su un collettore solare di area A posto ortogonalmente ai raggi solari. il suo valore massimo è so ω . 2) Si noti che uno spostamento delle molecole dell’aria (e del timpano) dell’ordine di 10-11m. [ A = 5 m2 . può ancora essere percepito come suono. Problema 8 L’onda elettromagnetica emessa dal Sole arriva sulla Terra con un’intensità media I s = 1380 W / m 2 . b) La potenza Po di emissione di una sorgente puntiforme che. 2 d) Lo spostamento massimo è 1 2I .[frequenza densità f = 1000 s −1 .

il Problema precedente.  d  b) In prossimità della particella la sezione normale del tubo di flusso costituito dai raggi solari che intercettano la particella è π r 2 . 2 2 11 −11 gravitazionale G = 6. supponendo nota la densità ρ della particella. l’impulso trasferito da questi raggi alla particella nel tempo dt è dp = ( I / c)π r 2 dt . basta calcolare l’energia che attraversa nell’unità di tempo la superficie sferica con centro nella sorgente e raggio r. 3 d d dp I 2 2     c) 13 . quindi: a) P= Po = ∫ I v ⋅ dA = I ∫ dA = I ⋅ 4π r 2 = 790 W / m 2 ⋅ 113m 2 = 89 ⋅ 10 3 W . dt b) Per calcolare Po. Si calcoli: a) l’intensità alla generica distanza d. posta a distanza dT dal Sole. costante .Soluzione dU = I A = 790 W / m 2 ⋅ 5m 2 = 3950 W . Su questa superficie I è costante. Commento.67 ⋅ 10 Nm / kg . Si notino gli ordini di grandezza della potenza che si può ottenere sfruttando i raggi solari e la potenza che dovrebbe avere una lampada per illuminare “a giorno” un ambiente. d T = 159 ⋅ 10 m ] . ρ = 10 3 kg / m 3 .     Problema 9 Alla distanza dT fra Terra e Sole l’intensità della radiazione elettromagnetica emessa dal Sole ha intensità IT. massa del Sole M = 199 ⋅ 10 30 kg . supposta perfettamente assorbente. [ I T = 1380 W / m 2 . la forza F ha modulo dT  πr 2 . Suggerimento. quindi 2 d  I =  T  IT . Per il quesito c) si ponga uguale ad 1 il rapporto F/FG. quesito b). b) la forza F esercitata su una particella sferica di raggio r. v è parallelo a dA . Soluzione a) L’intensità è proporzionale ad 1/d2 (si veda ad es. c) il raggio ro che deve avere la sfera perché F sia uguale in modulo alla forza FG di attrazione gravitazionale. F = = πr =   I T  d  dt c c Mm GM 4π 3 FG = G 2 = 2 r ρ.

di area A. corrisponde al caso di utri perfettamente elastici delle molecole d’aria sulla superficie della vela. indicando con I l’intensità dell’onda.7 ⋅ 10 −8 m . Il doppio aspetto. Commento. la cui normale forma un angolo θ con i raggi solari.        dove i ed r sono i versori dei raggi incidenti e riflessi. si comprende che non esiste una pressione esrcitata da un’onda. perfettamente riflettente. ed ha modulo 2 cosθ (per capirlo basta considerare le loro componenti parallela e perpendicolare alla superficie). esattamente come per una vela investita dal vento. le molecole di un gas) siano respinte dal Sole. Il caso qui considerato. di superficie perfettamente riflettente. La quantità di moto trasportata da questi raggi nel tempo dt è dpi = ( I / c) An dt .2 3d T I T 1 F .  Soluzione Il tubo di flusso costituito dai raggi solari che intercettano la superficie ha sezione normale An = A cosθ . = FG 4 ρ cGM ro ro = 65. la quantità di moto trasferita alla superficie nel tempo dt è dp = dpi − dpr = ( I / c) An dt (i − r ) . Si noti che si può cambiare la direzione della forza variando θ . Se si considera l’aspetto corpuscolare dell’onda. i − r è ortogonale alla superficie. La presenza del “vento solare” fa sì che particelle piccole (ad es. dt c c Commento. Si noti che ro non dipende dalla distanza dal Sole Problema 10 Si calcoli la forza F esercitata dai raggi solari su una superficie piana.    14 . non attratte. La forza F ha modulo: dp I I F= = An ⋅ 2 cosθ = 2 An cosθ . Questo spiega perché la “coda” delle comete tende ad allontanarsi dal Sole.

e che la forza di attrito sia sempre uguale ed opposta ad FE . e si ponga v d = µ qE . energia hf. dove E è il campo elettrico dell’onda nello stesso istante. Soluzione a) b)             dU = FE ⋅ v d dt = qE ⋅ ( µ qE )dt = µ (qE ) dt . 2 Il modulo della quantità di moto è dp B = µ q 2 EB .     15     FB = q v d × B = µ q 2 E × B . Si noti che si tratta di un caso limite. a cui cede tutta la sua energia U e tutta la sua quantità di moto p. che però cambia segno ogni mezzo periodo e ha media nulla 2) Nel caso qui considerato. cioè per mostrare che nell’onda elettromagnetica p=U/v. dell’onda permette di calcolare la pressione con due metodi formalmente diversi ma equivalenti. che coincide con il lavoro della forza FE . . Si calcoli: a) l’energia dU ceduta dall’onda alla carica nel tempo dt. scelto per ricavare nel modo più semplice la relazione tra U e p. quantità di moto hf/c.corpuscolare e ondulatorio. 2 dp µ q EB B Commenti. diffusione) che rendono più complessi i bilanci di energia e quantità di moto. Problema 11 Un’onda elettromagnetica che si propaga in un materiale lievemente conduttore si attenua perché cede parte della sua energia alle cariche di conduzione. si assimila l’onda ad un insieme di particelle (fotoni) con velocità c. direzione e verso di dp B sono quelli del vettore E × B : quindi dp B è parallelo e concorde con il vettore di Poynting. dU µ q2 E 2 E = = = v. Se si tiene conto della massa delle particelle. Si supponga che la velocità di deriva v d delle particelle di conduzione nel mezzo sia ad ogni istante proporzionale alla forza FE = qE . si trova per la particella un moto oscillatorio in cui la velocità non è in fase con il campo E . c) il rapporto dU / dp B . mettendole in oscillazione. e possono intervenire altri fenomeni (riflessione. Nella trattazione corpuscolare. Infatti l’ipotesi che la velocità delle particelle v d sia in ogni istante proporzionale ad E non é mai rigorosamente verificata perché implica che la forza d’inerzia sia trascurabile (come se la particella avesse massa nulla). Al variare dello sfasamento si può passare da perfetto assorbimento a perfetta trasparenza. l’onda è completamente assorbita dal mezzo materiale. 1) La particella acquista anche una quantità di moto dp E nella direzione di E . e di eventuali forze elastiche.              dp B = FB dt . b) la forza FB esercitata sulla particella dal campo magnetico dell’onda e la quantità di moto dp B acquistata dalla particella sotto l’effetto di FB nel tempo dt.  c) dove v è la velocità dell’onda.

b) antenne ortogonali alla loro linea di congiunzione e formanti un angolo θ fra loro. la commutazione può essere effettuata ruotando di 90o l’antenna ricevente. e può essere considerato come un’estensione al campo di radiazione della relazione già trovata per circuiti accoppiati induttivamente (cioè del fatto che la mutua induttanza M rimane la stessa quando si scambiano i ruoli dei circuiti). 1) Il risultato qui ottenuto è un caso particolare di un teorema molto generale. b) Il calcolo è del tutto analogo. per quella ricevente si tenga conto del fatto che è efficace la sola componente di E nella direzione dell’antenna e che l’intensità è proporzionale al quadrato dell’ampiezza di questa componente. si consideri attentamente l’Eq. l’intensità dell’onda in corrispondenza di a2 è proporzionale a sin 2 θ1 . Per l’antenna trasmittente. ad eccezione di θ . detto di reciprocità. Si noterà che tutte le grandezze che vi compaiono rimangono invariate quando si scambiano I ruoli delle antenne. assimilate a due sottili aste conduttrici identiche. L’intensità di ricezione IR è quindi I R = a sin 2 θ1 sin 2 θ2 . od utilizzando un dispositivo con due antenne riceventi. Suggerimento. il campo E è ortogonale ad r ed oscilla con ampiezza Eo proporzionale a sin θ1 . In ricezione.(21). sono utilizzate come generatore e ricevitore di onde elettromagnetiche. 2) Il quesito b) fa capire che due stazioni possono trasmettere sulla stessa banda di frequenze. figura). Commenti. Soluzione a) Se l’antenna trasmittente è a1.Problema 12 Due antenne a dipolo elettrico. semplicemente utilizzando antenne rispettivamente verticali ed orizzontali. l’energia assorbita dall’antenna ricevente è in ogni caso proporzionale a sin 2 θ . di lunghezza L << λ . La sua componente efficace ha ampiezza E o ⋅ sin θ2 . Si mostri che a parità di condizioni l’energia del segnale in ricezione non cambia se si scambiano i ruoli delle due antenne. 16 . Si considerino i casi di: a) antenne complanari (v. dove a è una costante che rimane invariata quando si invertono i ruoli delle antenne.

Commento. con assi ruotati di un angolo θ l’uno rispetto all’altro. Dopo l’ultima lamina il fattore di riduzione è Per N =2. Soluzione La rotazione provoca una riduzione di un fattore cosθ del campo E dopo la seconda lamina. π . ! Problema 14 Un dispositivo è costituito da N+1 lamine polarizzatrici identiche e parallele. θ= 20 θ= f = (cos2 θ ) .78 . cioè agisce come un rotatore. in accordo con la legge di Malus. Per polarizzatori ideali ed N sufficientemente grande il dispositivo ruota il piano di polarizzazione della luce senza praticamente attenuarlo. in modo che l’ultima lamina ha l’asse ruotato di un angolo N θ rispetto alla prima. La terza lamina provoca un’ulteriore riduzione dello stesso fattore cos2 θ . Problema 15 17 .Problema 13 Un fascio di luce attraversa tre lamine polarizzatrici parallele. quindi I = I o cos 4 θ . perché è attiva la sua sola componente parallela all’asse. Per N =10. Si calcoli l’intensità di uscita I dopo che l’asse della lamina intermedia è stato ruotato di un angolo θ nel piano della lamina stessa. Di quanto si riduce l’intensità di un fascio rispetto alla configurazione con assi paralleli? [Si ponga Nθ = π / 2 e si considerino i casi con N =2 e con N =10] Soluzione Il calcolo è del tutto analogo a quello del Problema 13: dopo la seconda lamina l’intensità è ridotta di un fattore cos2 θ . Il dispositivo agisce come un attenuatore di fascio. Commento. con assi paralleli. ed esce con intensità Io. che non altera il suo stato di polarizzazione. ed una riduzione dell’intensità di un fattore cos2 θ . 4 π . 4 N f = 0. 1 f = .

si può sfruttare questo fatto per attenuare con un polarizzatore la luminosità dell’atmosfera. Commenti. Soluzione Per polarizzazione parallela l’angolo θ coincide con α . α è detto angolo di diffusione. Si calcoli il rapporto fra le intensità I / / e I ⊥ in uscita da una lamina polarizzatrice posta sul cammino del raggio diffuso. La luce diffusa dall’atomo in una direzione che forma un angolo α con il fascio incidente è parzialmente polarizzata. con piano di polarizzazione ortogonale al piano di diffusione. Si noti però che la luce diffusa dall’atmosfera non é mai totalmente polarizzata a causa delle diffusioni multiple: in direzione ortogonale ai raggi solari arriva anche la luce che ha subito due o più diffusioni da molecole diverse con angoli di diffusione diversi da π / 2 . pensando che tutte le grandezze che vi compaiono sono le stesse per I / / e I ⊥ . I ⊥ = a . ad eccezione di θ . Soluzione 18 . Si pensi infine che la lamina polarizzatrice trasmette la sola componente parallela al suo asse. Si calcolino le intensità delle onde diffuse mediante l’Eq. nota la riflettanza R⊥ = 015 delle due superfici del vetro (in corrispondenza dell’angolo di . " " Problema 16 Un fascio di luce naturale di intensità Io incide su una lamina di vetro con indice di rifrazione n. con asse rispettivamente parallelo e perpendicolare al piano di diffusione. per polarizzazione perpendicolare θ = π / 2 .(21). c) il rapporto I / / / I ⊥ per un raggio che attraversa 8 lamine identiche. Si ottiene quindi: I / / / I ⊥ = sin 2 α . che hanno la stessa ampiezza ed inducono oscillazioni con la stessa ampiezza. Si considerino separatamente le componenti E / / e E ⊥ del campo E dell’onda incidente. b) il rapporto I / / / I ⊥ per il raggio che attraversa la lamina dopo due rifrazioni. Per α = π / 2 la componente I// è nulla: la luce diffusa è totalmente polarizzata. Brewster). riportando le direzioni dei raggi diretto e diffuso e della componenti E / / e E ⊥ del campo E lungo i due raggi: questo facile compito è lasciato allo studente). Suggerimento. dove a è una costante. In fotografia. permettendo di misurare separatamente I / / e I ⊥ . Si calcoli: a) l’angolo di incidenza θB sotto cui il raggio riflesso è totalmente polarizzato (angolo di Brewster). Il piano individuato dai raggi incidente e diffuso è detto piano di diffusione. (Può essere utile evidenziare gli angoli θ e α con due figure. e I / / = a sin 2 α . mettendone in oscillazione gli elettroni.Un fascio di luce non polarizzato incide su un atomo.

lo si scomponga idealmente in due raggi polarizzati parallelamente e perpendicolarmente al piano di incidenza. tutta l’energia del raggio è rifratta (o trasmessa). 2 2 Si ha quindi: c) dopo le 8 lamine I ⊥ / I / / = (1 − R⊥ ) = 0. esprimendoli in funzione del vettore d’onda k del vuoto ed egli indici di rifrazione no e ne.074 .7225 . Nel punto z =0 le componenti x e y del campo E dell’onda variano nel tempo con leggi E x = a sin ω t . con il vantaggio che il raggio trasmesso è parallelo a quello incidente. Con molte lamine si può ottenere luce polarizzata anche in trasmissione. dove θt è l’angolo di rifrazione. e la sua intensità è I ⊥ = (1 − R⊥ ) I o / 2 . la correzione è comunque piccola. Dalla legge della rifrazione si ricava sin θ B sin θ B n= = = tan θ B . b) Si dica come variano nel tempo le componenti Ex e Ey del campo E nel punto z. a) Si dica quanto valgono i vettori d’onda ordinario ko e straordinario ke del mezzo. sin θt sin(π / 2 − θ B ) b) Detta Io l’intensità del raggio incidente. Nel calcolo si sono trascurate le riflessioni multiple all’interno delle singole lamine e fra lamine consecutive. Componente perpendicolare: il raggio riflesso dalla prima superficie ha intensità R⊥ I o / 2 . 16 I ⊥ / I / / = (1 − R⊥ ) = 0. dove a e b sono due costanti. Dopo la seconda superficie della lamina il raggio rifratto è ulteriormente ridotto di un fattore 1 − R⊥ . Problema 17 Un fascio di luce si propaga lungo l’asse z di una terna cartesiana. ciascuno con intensità Io/2. Soluzione a) Dalle relazioni v = ω / k e v = c / n. Commento. valide in generale. E y = b sin ω t . si deduce: # # 19 . all’interno di un cristallo uniassico con asse ottico parallelo all’asse y. quindi: I // = Io / 2 . Componente parallela: sotto l’angolo di Brewster R/ / = 0 . c) Si calcoli la differenza di fase δ fra le onde ordinaria e straordinaria in z = d. quello rifratto ha intensità (1 − R⊥ )I o / 2 . perchè l’energia si conserva.a) L’angolo di Brewster θB soddisfa alla condizione θ B + θt = π / 2 .

Il problema fa capire che una lamina di materiale uniassico di spessore d agisce come lamina di ritardo ed introduce uno sfasamento δ = ( ne − n o ) k d = 2π ( ne − n o )d / λ . Ex=0. Si ottiene: 2 E x2 + E y = E o2 Interpretando Ex ed Ey come le coordinate cartesiane del punto che rappresenta il vettore E . b) Si risolva l’analogo problema per una lamina a mezz’onda. E x = a sin(ω t − k o z ) . Commenti. Problema 18 a) Si consideri una lamina quarto d’onda in cui i raggi ordinario e straordinario sono polarizzati nelle direzioni x e y di un sistema cartesiano. c ko = c) δ = (ω t − k o d ) − (ω t − k e d ) = ( k e − k o ) d = (ne − no ) k d . Soluzione All’entrata delle lamine le componenti Ex ed Ey di E hanno la stessa ampiezza Eo e sono in fase. E y = E o sin(ω t + δ ) . $ $ $ $ 20 . La lamina è detta quarto d’onda se δ = ±π / 2 . (Si supponga che tutta l’energia dell’onda sia trasmessa. a) E y = ± E o cos ω t . E y = b sin(ω t − k e z ) . v o c / no k e = ne k . ω ω = = no k . ignorando così le riflessioni alle due superfici della lamina). Si dica quale è lo stato di polarizzazione della luce trasmessa se il raggio incidente è polarizzato linearmente lungo la bisettrice degli assi (x. La polarizzazione è circolare ed i due segni corrispondono a rotazioni opposte del vettore E . (ne-no)d è la differenza dei camiini ottici. si considerino gli istanti t = 0 e un istante t immediatamente successivo. Per t=0.k= b) ω .y) che giace nel I e III quadrante. possiamo porre: E x = E o sin ω t . Il prodotto nd è detto cammino ottico. δ = ±π / 2 . il vettore E è diretto lungo y ed i due segni corrispondono a versi opposti. dove δ è lo sfasamento. con una scelta opportuna dell’origine dei tempi. all’uscita sono sfasate. Per individuare il senso di rotazione. e la differenza dei cammini ottici è detta mezz’onda se δ = π . la relazione mostra che questo punto sta su una circonferenza di raggio Eo. Per mostrare che la polarizzazione è circolare basta quadrare e sommare membro a membro le due equazioni.

il suo momento angolare coincide quindi con la costante universale = h / 2π . con rotazione oraria per Ey= +Eo. La polarizzazione è ancora lineare ed il vettore E è diretto lungo la bisettrice degli assi coordinati che giace nel II e IV quadrante. indipendentemente dalla frequenza dell’onda. la cui equazione è y = -x. antioraria per Ey= -Eo. Un fotone ha energia hω / 2π . Il vettore E è ruotato. Qui ci limitiamo ad osservare che un fascio di luce polarizzato circolarmente possiede momento angolare L con modulo L = U / ω . Ey è rimasto invariato (a meno di infinitesimi del secondo ordine rispetto a t). & ' % % 21 . Ex è positivo.Per t positivo e molto piccolo. e versi opposti in corrispondenza di rotazioni opposte. Commento. b) E y = E o sin(ω t + π ) = − E o sin ω t = − E x . La polarizzazione circolare è di grande interesse sia concettuale che applicativo. Il piano di polarizzazione è ruotato di 90o. la stessa direzione del fascio.

L’ampiezza a che compare nelle Eq. Spostando il ricevitore si percepiscono massimi e minimi di intensità che. sin 2 (δ / 2) (2’) Interferenza Si osservano fenomeni di interferenza quando due o più onde arrivano su uno stesso ricevitore con una differenza di fase che rimane costante nel tempo.1. oppure geometricamente. ma che dipende dalla posizione del ricevitore(1). In ottica i fenomeni di interferenza possono essere osservati semplicemente raccogliendo la luce su uno schermo. nei problemi proposti. possono essere calcolati mediante le Eq. (1) δ = φ2 − φ1 . (1’) L’equazione può essere ricavata analiticamente (basta utilizzare l’identità sin(α + β ) = sin α cos β + cos α sin β . rappresentando le 2) dove ∑a n =1 2 N 1 Nδ   sin(ω t + nδ ) = a sin ω t + . Ad es. In questo intervallo di frequenze l’orecchio è sensibile all’intensità dell’onda. ed inferiore a 20000 s -1. uguagliare separatamente i coefficienti di sin ω t e di cos ω t . che viene trattato come uno scalare: questo (1) Il caso in cui la differenza di fase vari nel tempo. 2 a 2 = a12 + a 2 + 2a1a 2 cos δ . richiede calcoli formalmente identici: anziché di massimi e minimi di interferenza si preferisce però parlare di battimenti. con ricevitore fisso. 1 . Il ricevitore deve essere sensibile all’intensità dell’onda risultante. quindi eliminare φ sfruttando l’identità sin φ + cos funzioni sinusoidali mediante vettori piani (fasori). 1) dove a1 sin(ω t + φ1 ) + a 2 sin(ω t + φ2 ) = a sin(ω t + φ ) . Ogni punto dello schermo dovrà essere considerato come un ricevitore: si eviti l’errore di sommare onde in arrivo in punti diversi. un’onda acustica viene percepita dal nostro orecchio come un segnale continuo se la sua frequenza è superiore a 20 s -1. cioè fornire un segnale che dipende solo dal quadrato dell’ampiezza.CAPITOLO VIII INTERFERENZA E DIFFRAZIONE Premessa.1. 2 è il campo elettrico.  2  2 1 (2) sin 2 ( Nδ / 2) a =a . 2 2 φ = 1 ). 2.

D sin θ R = 122λ dove D è il diametro della fenditura. d la sua larghezza. 2 . due figure di diffrazione sono “separate” se le direzioni dei raggi formano un angolo superiore a θR . Calcolo della differenza di fase Una differenza di cammino ∆d comporta una differenza di tempo ∆ t ed una differenza di fase ∆φ . θ l’angolo fra il fascio di raggi paralleli considerati e la normale alla fenditura. occorre anche tenere conto delle eventuali differenze di fase tra le sorgenti e. Per valutare la differenza di fase fra due onde in arrivo sul ricevitore. paralleli tra loro) Fenditura rettangolare. n ∆d è detto “ differenza di cammino ottico”. per i raggi riflessi. Se f1 < 20 s -1. Fenomeni di diffrazione di Fraunhofer (raggi. Problema 1 Sul nostro orecchio arrivano due onde acustiche con ampiezza ao ed a. fra raggio incidente e riflesso: nella riflessione vetrosa si ha effettivamente una differenza di fase (uguale a π ) se e solo se i raggi incidente e riflesso stanno nel mezzo con indice di rifrazione minore. con f 1 << f o .implica ovviamente che i campi associati alle diverse onde siano (o possano essere considerati in pratica) paralleli fra loro. e ∆d / λ va sostituito con n ∆d / λ . legate dalle relazioni: ∆d ∆t ∆φ (3) = = λ 2π T dove T è il periodo e λ è la lunghezza d’onda del mezzo. con raggi incidenti ortogonali alla fenditura: 2  sin φ / 2  (4) I = Im    φ/2  2π dove φ = d sin θ è la differenza di fase fra i raggi provenienti dai bordi della λ fenditura. frequenze fo e f = f o + f 1 . sia incidenti che rifratti. Il primo zero di intensità cade sotto l’angolo θR (angolo di risoluzione) dato dalla relazione (5) d sin θ R = λ Fenditura circolare: θR e dato dalla relazione: . (6) Criterio di Rayleigh. Si calcoli l’intervallo di tempo t fra massimi successivi. Per la luce si è soliti indicare con λ la lunghezza d’onda nel vuoto: in un mezzo con indice di rifrazione n la lunghezza d’onda è λ /n. l’orecchio percepisce massimi e minimi di intensità (battimenti).

quando (2. δ (t ) = 2π f 1 t . si hanno massimi quando la differenza di fase è un multiplo intero di 2 π . e può essere utilizzato per accordare lo strumento. 2) Il fenomeno dei battimenti segnala un’eventuale piccola differenza di frequenza fra un segnale campione ed il suono emesso da uno strumento musicale. velocità del suono vs=340 m/s. il suo quadrato è quindi: 2 a o + a 2 + 2a o a1 cos(2π f 1 t ) . v = 1 m/s] Soluzione a) Per l’Eq. [f = 680 s -1. 1) L’inverso di t è la frequenza di battimento.1’. [ ] Commenti. b) quale è l’intervallo di tempo fra massimi successivi se la seconda sorgente si muove lungo x con velocità v. e coincide con f1 (differenza di frequenza delle due onde). con D>d. Se f1 è maggiore di 20 s -1. sono poste nei punti x = 0 e x = d. Per gli strumenti a corda si può utilizzare sia la prima armonica che una delle armoniche successive. f 1 = 0. Si ha un massimo per t = 0. 1 ed 1’. m = 0.5 s −1 ] Suggerimento. e quindi. 1’. Si utilizzino le Eq.3.[ f o = 680 s −1 . sicché risulti d = vt. ricordando che ω = 2π f ed interpretando δ come un differenza di fase variabile nel tempo. Si dica: a) per quali valori di d si hanno masimi di intensità.1) d = mλ . il massimo successivo cade nell’istante t per cui 2π f 1t = 2π . di frequenza f. ± 1. non puro (che può risultare sgradevole: si parla di dissonanza). Problema 2 Due sorgenti sonore identiche ed in fase. Risulta: t = 1 / f1 = 2 s . ± 2 dove λ = v s T = v s / f = 0. Soluzione Con un’opportuna scelta dell’origine dei tempi il segnale risultante può essere così scritto: a o sin ω o t + a sin ω o t + δ (t ) dove ω o = 2π f o . per l’Eq. L’ampiezza risultante soddisfa all’Eq. l’orecchio non percepisce massimi e minimi di intensità ma un suono continuo. L’intensità è proporzionale al quadrato dell’ampiezza ed è quindi massima negli istanti in cui cos(2π f 1t ) = 1 .5 m . 3 . il ricevitore è posto in x =D.

Per le onde elettromagnetiche nel vuoto interviene invece la sola velocità relativa sorgentericevitore.1). D = 40 cm] 4 . a) Si calcolino i valori di y corrispondenti ai massimi di ordine zero ed uno. I’(y) quella con la seconda sorgente.(2. distanza fra le fenditure d = 20 µm .5 µm . quale è l’intensità quando sono presenti entrambe le sorgenti? [ λ = 0. ma dalla velocità di sorgente e ricevitore rispetto al mezzo in cui l’onda si propaga (cioè l’aria). 1) Si noti l’analogia con il Problema 1: l’onda emessa dalla sorgente in moto arriva sul ricevitore con frequenza diversa da f (effetto Doppler-Fizeau). generi una figura di interferenza i cui massimi coincidano con quelli calcolati in a)? c) Detta I(y) l’intensità che si ottiene con la prima sorgente.5 m / 1m s −1 = 2 s . La luce proveniente da Galassie lontane è spostata verso il rosso: f diminuisce. le Galassie si allontanano. corrispondenti agli istanti t = 0 e t = λ / v = 0. e la distanza D così grande che i raggi in arrivo nel generico punto P dello schermo possano essere considerati paralleli. posta sull’asse y’: è possibile che questa sorgente. 2) Per le onde acustiche la variazione di frequenza non dipende solo dalla velocità relativa della sorgente rispetto al ricevitore. supponendo la sorgente S puntiforme e monocromatica. la frequenza aumenta se sorgente e ricevitore si avvicinano.b) Si continuano ad avere massimi quando d soddisfa all’Eq. diminuisce nel caso opposto. da sola. Problema 3 Si consideri il dispositivo interferenziale rappresentato in figura. Commenti. Si hanno due massimi successivi per d = 0 e d = λ . in accordo con la teoria della relatività. b) Si consideri una seconda sorgente S’ identica.

e sfasamenti tali che la perturbazione risultante può essere così rappresentata: y = a1 [sin ωt + sin(ωt + δ ) + sin(ωt + 2δ )] . il massimo di ordine uno se  λ d sin θ1 = λ . la differenza di cammino fra i raggi in arrivo in P è d sin θ si ottiene il massimo di ordine zero se d sin θo = 0. θ1 = sin −1   ≅ 0. con differenza di fase 2π ' δ= (d 2 − d1' ) . c) L’intensità risultante è la somma delle due intensità. i massimi di S’ cadono in corrispondenza dei minimi di S.025 rad . θo = 0.Soluzione a) Le fenditure si comportano come sorgenti coerenti ed in fase. si calcoli: a) il minimo valore di δ per cui I = I 1 . ed utilizzando il metodo dei fasori. una sorgente reale può essere supposta praticamente puntiforme se le sue dimensioni sono piccole rispetto al valore y’ = 0. y1 = D tan θ1 ≅ 1 cm . le sorgenti si comportano come se fossero in fase: i massimi di interferenza cadono esattamente nelle stesse posizioni considerati in a. se sono presenti entrambe le sorgenti. 1) Nel punto di mezzo fra y ' = 0 ed y ' = 1 cm . 2) Una sorgente luminosa estesa può sempre essere scomposta idealmente in sorgenti puntiformi: si comprende quindi che con una sorgente estesa lo schermo possa apparire uniformemente illuminato. Detta I l’intensità risultante. Commenti. dove d1' e d 2' sono le distanze di S’ dalle due fenditure. c) I per δ = π e δ = 2π .5 cm .5 considerato nel commento 1. b) il minimo valore di δ per cui I = 0. lo schermo appare uniformemente illuminato. d) si rappresenti infine l’andamento qualitativo di I in funzione di δ . d b) Le fenditure si comportano come sorgenti coerenti ma sfasate. Nel caso qui considerato. Problema 4 Su un ricevitore arrivano tre onde di uguale ampiezza a1 ed intensità I1. Se δ = 2π λ (o un multiplo intero di 2 π ). Questo si verifica per y ' = 1 cm (i calcoli sono identici a quelli già effettuati in a). 5 . cioè per y ' = 0. y o = 0 .

d) Il diagramma è periodico. Per δ = 2π i fasori sono allineati (come per δ = 0 ): risulta a = 3a1 ed I = 9I1.Soluzione a) Si ottiene a = a1 ed I = I1 per δ = π / 2 : la poligonale dei fasori è infatti un quadrato. c) Per δ = π due fasori sono opposti e si elidono a vicenda. I = I1. con periodo δ = 2π . b) La poligonale dei fasori è un triangolo equilatero. a è quindi uguale all’ampiezza a1 del terzo. δ = 2π / 3 . 6 .

ptr → 0 C' = c= dQ . (T2 > T1 ) . m dT 1 dQ C= n dT p ptr (4) (V = cost.CAPITOLO IX TERMODINAMICA Definizioni Capacità termica Calore specifico Calore termico molare Dove m è la massa. ptr è la pressione al punto triplo dell’acqua). Rendimento di un motore termico lavoro effettuato . . n è il numero di moli. Temperatura Scala delle temperature del gas ideale T = 27316 K lim . calore assorbito per il ciclo di Carnot reversibile η = 1 − T1 / T2 . (8) ∫ i f dQ T (9) 1 . Primo principio dU = dQ − dL (6) dQ è il calore fornito al sistema e dL è il lavoro fornito dal sistema: la relazione può essere assunta come definizione della funzione di stato U che rappresenta l’energia interna del sistema. dT (1) (2) (3) 1 dQ . Entropia S S f − Si = per trasformazioni reversibili. scala Celsius (5) TC = T − 27315K . η = (7) Coefficiente di prestazione (o di efficienza) della macchina frigorifera: Q K= . L dove Q è il calore estratto alla cella frigorifera.

n=1] Soluzione 2 . (14) (13) γ = C p / CV . c) la velocità quadratica media dell’elio He (massa molare 4 g mole-1) e dell’argon Ar (massa molare 40 g mole -1). Energia interna 1 (12) RT 2 (f è il numero dei gradi di libertà: 3 per i gas monoatomici. 5 o 7 per quelli biatomici). b) l’energia media E di una singola molecola e la sua velocità quadratica media (si supponga che la molecola possiede 3 gradi di libertà traslazionali e due rotazionali). a pressione costante C P = CV + R . Equazione dell’adiabatica reversibile: pV γ = cos tan te . M = N A m è la massa molare e NA è il numero di Avogadro (numero di molecole in una mole). Velocità molecolare quadratica media 3k B T 3RT (11) v qm = = m M dove k B ≡ R / N A (costante di Boltzmann). Problema 1 Si determini: a) l’energia interna di n moli di idrogeno a temperatura T e le sue capacità termiche molari CV e CP. R è la costante universale dei gas. aumenta in caso contrario. [T=300 K. Gas ideali (10) Equazione di stato pV = nRT .Entropia e secondo principio L’entropia dell’”universo” (sistema +ambiente) rimane invariata se tutte le trasformazioni sono reversibili. U =nf Capacità termiche molari A volume costante CV = fR / 2 . m è la massa della molecola.

dove m è la massa di una singola molecola. L’aumento di temperatura è   3 . Commento. occorre considerare la sola energia traslazionale. Il calcolo effettuato in b) giustifica il fatto che l’idrogeno. l’energia incidente è W = S ⋅ cosθ ⋅ A ⋅ t . Le molecole di idrogeneo presenti negli strati superiori dell’atmosfera che raggiungono la velocità di fuga possono sfugire all’attrazione terrestre. 2 1 dU 5 CV = = R = 20.035 ⋅ 10 − 20 J .2 km/s). al contrario. La massa 2 2 molare dell’idrogeneo e m=2 g mole-1. θ = 60 . l’argon è relativamente abbondante (~1%). t = 10 ore. e supponendo che solo una frazione η dell’energia incidente sulla superficie dello stagno sia assorbita dall’acqua.5 nRT = 6232 J . v qm = 432 m / s per Ar. indicando con S il valor medio del vettore di Poynting. nell’atmosfera è praticamente assente. [h =1 m. che è l’elemento più abbondante nell’universo.1] Soluzione Detta A l’area dello stagno.002 kg mole −1 c) I calcoli sono del tutto analoghi e si trova v qm = 1367 m / s per He. sia praticamente assente nell’atmosfera terrestre: la sua velocità quadratica media è maggiore delle velocità quadratiche medie di tutte le altre molecole. Le stesse considerazioni valgono per i gas rari: nell’universo l’elio è il più abbondante.08 J / K .31 J mole −1 K −1 ⋅ 300 K = = 1934 m / s. η = 0. con θ il valore medio efficace dell’inclinazione dei raggi solari rispetto alla verticale durante la giornata. 2 per il calcolo della velocità media. 5 b) E = k B T = U / N A = 1. si ottiene: 3k B T 3RT v qm = = = m M a) U= 3 ⋅ 8.77 J / K . n dT 2 C P = CV + R = 29. ed è quindi quella che più si avvicina alla velocità di fuga dei corpi dal nostro pianeta (che è di 11. 0. S = 800 W / m 2 s . la capacità termica dell’acqua è C ' = cm ≡ cρ V = cρ Ah . 1 3 ponendo mv 2 = k B T . Problema 2 Si calcoli l’aumento di temperatura dell’acqua di uno stagno di profondità h in una giornata di Sole di durata t.

reversibilmente fino a dimezzare la pressione. [V = 60 m 3 . ∆T = 15K . si ottiene: 800 J m −2 s −1 ⋅ 0. 3 −1 −1 −3 4186 J kg K ⋅ 10 kg m ⋅ 1m ∆T = Problema 3 In un recipiente adiabatico con volume V è contenuto azoto con densità ρ . Si calcoli: a) la temperatura finale Tf.34 K . P = 2 kW ] . M = 28 g / mole. nota quella iniziale Ti. Soluzione Vale la relazione Pt = C ' ∆T .3 kg m − 3 ⋅ 60 m 3 ⋅ 5 ⋅ 8.31 J mole −1 K −1 ⋅ 15 K = = 28 g mole −1 ⋅ 2 ⋅ 2 ⋅ 10 3 W = 434 s = 7. ρ = 10 3 kg / m 3 . Detti M la massa molare ed f il numero di gradi di libertà di ogni molecola. Si noti però che si continua ad avere sensazione di freddo fino a che non si riscaldano anche le pareti e gli oggetti contenuti nella stanza. ρ = 13 kg / m 3 . C’= nCV la capacità termica del gas. perché alla sensazione di caldo o freddo contribuisce in modo determinante l’energia elettromagnetica emessa dagli oggetti solidi contenuti nell’ambiente (che aumenta approssimativamente con legge T4. Problema 4 Una mole di un gas ideale biatominco ( γ = C P / CV = 14 ) si espande adiabaticamente e . n = ρ V / M = massa/ massa molare è il numero di moli.5 ⋅ 3. 4 .W ⋅ η S ⋅ cosθ ⋅ A ⋅ t . dove T è la temperatura assoluta). ∆T = = 0. Il calcolo fornisce l’ordine di grandezza del tempo che impiega una stufa elettrica a riscaldare l’aria di una stanza. dove Pt è l’energia fornita alla stufa.6 ⋅ 10 4 s ⋅ 01 .⋅η = . f = 5. Risulta: nC ∆T ρ ⋅ V ⋅ 5 ⋅ R ⋅ ∆T t= V = = P M ⋅2⋅ P 1. C' c⋅ ρ ⋅ A⋅h Ricordando che c = 1 cal / g K = 4186 J / kg K . Questo fatto spiega anche la sensazione di freddo che si prova in prossimità di larghe vetrate. CV = 5R/2 è la capacità termica molare a volume costante. si calcoli il t empo t richiesto per aumentare la temperatura di ∆T con una stufa elettrica di potenza P. b) le energie interne iniziale e finale.3 min Commento. supponendo che le molecole possiedano 5 gradi di libertà.

da cui  p  T f = Ti ⋅  i  = 280 K ⋅ 0.0233 m 3 . c) Il lavoro può essere calcolato direttamente. quindi: . Vi Vf (1−γ )/γ pV γ = piVi γ . La trasformazione è adiabatica. Problema 5 Una massa m di acqua a temperatura T1 = To − ∆T viene versata in una uguale massa d’acqua a temperatura T2 = To + ∆T . pi = 105 Pa] Soluzione a) Utilizzando l’equazione di stato pV = nRT per eliminare V dall’equazione pV γ = cos t dell’adiabatica reversibile si ottiene T p (1−γ )/γ = cos t . Si calcoli la variazione di entropia del sistema supponendo che il calore specifico c dell’acqua sia indipendente da T. i i γ −1 γ −1 f f [ ] ( ) L’equazione di stato fornisce Vi = RTi / pi = 0. 1) Nelle correnti ascensoniali dell’atmosfera la trasformazione di una generica massa d’aria può essere considerata in prima approssimazione adiabatica e reversibile: l’aria si raffredda.82 = 230 K . U f = 4. termodinamica ∆E int = Q + L (L compare col segno + perché è il lavoro effettuato dal gas sull’esterno). U i = 582 kJ . supponendo nota la sua pressione iniziale pi. L = U f − U i = −104 kJ . Commenti. p   f b) Dalla relazione U = 5nRT / 2 si ottiene: . [Ti = 280 K. Si ottiene Vf L = − pVi i = γ Vi ∫V −γ dV = − 1 Vf pVi γ [V 1− γ ]V = i i 1− γ 1 1 pVi γ V f1− γ − Vi 1− γ = p V − pVi . Nel calcolo qui effettuato la diminuizione è di 50 K: si pensi però che in condizioni di equilibrio termico la temperatura sarebbe uniforme. 5 .78 kJ . Alla quota di 7 km la pressione è circa dimezzata e la temperatura media è di circa 40 K inferiore alla temperatura media al livello del mare. V f = RT f / p f = 0. quindi ∆Eint = −104 kJ .. e che sono sempre presenti molti meccanismi che tendono a portare un sistema all’equilibrio termico. 2) Le espansioni adiabatiche vengono utilizzate in criogenia per raffreddare i corpi. È però più semplice utilizzare il primo principio della .c) il lavoro L effettuato dal gas sull’esterno.0382 m 3 . utilizzando le equazioni L = − ∫ pdV .

quindi la variazione di etropia di ciascun corpo. 2) I problemi in cui e richiesto il calcolo della variazione di entropia nel passaggio di calore da un corpo caldo ad uno freddo si risolvono in modo analogo: si calcola prima la temperatura finale. quindi ∆S = 2 R ln 2 . a) Si calcoli la variazione di entropia di una mole di un gas ideale. inizialmente contenuto in una delle due parti. si ha:  T T  dQ o dQ S f − Si = ∫ +∫ = mc ln o + ln o  = T T2 T T2   T1 T1 To T   To2 To2 = mc ln = mc ln  2 2  > 0. 1) La trasformazione è adiabatica ed irreversibile. quando si solleva la parte mobile (si supponga che il processo sia adiabatico). T1T2  To − ( ∆T )  Commenti. dS = dV = R = = pdV = T T T T V V 2V dV . cioè non dipende dalla presenza o meno di un altro gas nel secondo recipiente. ponendo dQ = dL (in quanto dU = 0). b) si effettui l’analogo calcolo. per il primo principio della termodinamica. Commento. Problema 6 Un recipiente è diviso da una parete mobile in due parti uguali. Sf > Si: l’aumento di entropia che si ottiene rappresenta l’ “entropia di mescolamento”. la variazione di entropia è la somma delle variazioni che si ottengono portando reversibilmente una massa m di acqua da T1 a To ed un’uguale massa da T2 a To. ed hanno quindi la stessa temperatura. mentre la diffusione di un gas in un altro gas è un processo irreversibile.Soluzione La temperatura finale è To. Soluzione a) Gli stati iniziale e finale del gas hanno la stessa energia interna. S f − Si = ∫ R = R ln 2 = 139 R = 115 J / K V V b) La variazione di entropia del primo gas è identica a quella calcolata in a). 6 . supponendo che inizialmente ciascuna delle due parti del recipiente contenga una mole di gas. e che i gas siano diversi. e 1 RT dQ dL 1 dV . Si noti che se i due gas fossero identici non si avrebbe nessuna variazione di entropia: infatti lo spostamento delle molecole di uno stesso gas da un recipiente all’altro (con pressioni e temperature identiche) è un processo reversibile. . Possiamo quindi calcolare la variazione di entropia considerando la trasformazione isoterma che collega i due stati. La variazione di entropia del secondo gas è identica. Il calcolo effettuato in b) fornisce il caso tipico di “entropia di mescolamento”. ciascuna con volume V. Ricordando che dQ = mcdT .

Il problema fa riferimento ad una delle trasformazioni più utilizzate intorno ad una temperatura di 4 K (se si vuole calcolare correttamente ∆T su un intervallo più ampio di temperature occorre tenere conto del fatto che c e K dipendono dalla temperatura). Per raggiungere temperature molto basse si utilizzano di solito processi adiabatici che comportano un abbassamento di temperatura: espansione adiabatica di un gas.Problema 7 Sottraendo con una pompa a vuoto i gas di vaporizzazione dell’elio liquido. se ne abbassa la temperatura. con c la capacità termica in fase liquida e si supponga che il processo sia adiabatico. mi = 1 kg . si calcoli la massa finale mf di liquido quando la sua temperatura ha raggiunto il valore Tf. . Soluzione 7 . c = 4 Jg −1 K −1 . smagnetizzazione adiabatica di una sostanza paramagnetica. Detta mi la massa iniziale dell’elio a temperatura Ti. vaporizzazione adiabatica di un liquido. Problema 8 Si calcoli l’entropia Sf di n moli di un solido monoatomico a temperatura Tf supponendo note le corrisponedenti grandezze Si e Ti. Tf = 3. Ti = 4. dove a è una costante. [ K = 23 Jg −1 .5 K.84 kg .. Commento.5 K] Soluzione Il calore dQ = K dm ceduto dal liquido durante la vaporizzazione di una massa dm è uguale al calore dQ = cm dT necessario per variare di dT la temperatura della massa m di elio ancora presente in fase liquida (si noti che dQ. )] = 1 kg exp(−0174) = 0. A temperature inferiori al grado Kelvin è molto utilizzata la smagnetizzazione adiabatica. Dall’eguaglianza K dm = cm dT si deduce dm c = dT m K che integrata fra gli stati iniziale e finale fornisce m f = mi exp cK −1 T f − Ti [ ( . dT sono tutti negativi). Si indichi con K il valore di vaporizzazione. e supponendo che la sua capacità termica molare C sia: a) costante ed uguale a 3R. b) uguale ad aT 3. dm.

. Detta Ti la temperatura iniziale. e fornisce S (T ) = na 3 T . e si pensi che per abbassare la temperatura si operano le trasformazioni rappresentate in figura (si veda il commento al Problema precedente). che può essere così formulato: la variazione di entropia di un corpo per una trasformazione reversibile tende a zero per T che tende a zero. 1) Il calore molare dei solidi è pressoché costante a temperature sufficientemente elevate e tende a zero per T che tende a zero. b) la pressione p del gas. Si noti che l’espressione trovata in b) permette di porre Si = 0 per Ti = 0.m. Problema 9 In n moli di un gas ideale monoatomico lievemente conduttore si manda corrente per un tempo t mediante due elettrodi collegati ad un generatore di f. Per comprendere la relazione fra i due enunciati si considerino gli andamenti di S in una sostanza paramagnetica per due diversi valori del campo B. energia interna ed entropia in un processo adiabatico. 3 mentre il calcolo a) perde significato quando si pone Ti = 0. 3 ( ) S f − S i = na ∫ T 2 dT = Ti ( ) Commenti. Una delle conseguenze più importanti del terzo principio è la seguente: nessun sistema può essere portato allo zero assoluto con un numero finito di operazioni (questa affermazione può essere assunta come formulazione alternativa del principio stesso).a) b) dQ S f − Si = ∫ = T i Tf f Tf Ti ∫ nC dT = n 3R ln T f / Ti . Soluzione Il lavoro Le fornito sotto forma di energia elettrica ha in entrambi i casi modulo 8 ¡ . supponendo costante: a) il volume V del gas.e. T na 3 T f − Ti 3 . 2) Il risultato b) è in accordo con il terzo principio della termodinamica. si calcolino le variazioni di temperatura.

Differenziando l’equazione di stato pV=nRT. nC p (Si arriva più brevemente allo stesso risultato pensando che agli effetti pratici è come se si fornisse al gas una quantità di calore Q = It e ricordando la definizione di Cp). T T Ti i Ti b) Il lavoro complessivo fornito al gas nel tempo dt è: dL = Idt − pdV e coincide con la variazione di energia interna dU = nCV dT . Ricordando che CV+R = Cp. a) La variazione di energia interna è ∆U = It . C = 108 J / K ] 9 ¢ ¢ ¢ ¢ Tf Ti . a tempratura T1. Per il calcolo di ∆S occorre considerare una trasformazione reversibile fra gli stessi stati estremi.Le = I t . uguagliando dU a dL si ottiene poi: nCV dT = Idt − nRdT . Calcolare il lavoro totale L che si può ottenere. Si ottiene Tf f Tf nC dT dQ ∆S = ∫ =∫ V = nCV ln . si ottiene It ∆T = . . si ottiene pdV = nRdT . ma deve essere considerata come un lavaro : il calore è infatti per definizione lo scambio di energia derivante da una differenza di temperature. Problema 10 Un motore termico lavora in ciclo di Carnot. e con un termostato con capacità termica C e temperatura iniziale T2 > T1 . n(CV + R)dT = IdT . con p costante. scambiando calore con l’ambiente esterno. ∆T = = nCV n ⋅ 3R / 2 perchè i gas ideali monoatomici hanno un energia interna U = nCV T . [ T2 = 2T1 = 600 K . la variazione di temperatura è ∆U It . supponendo che tutte le trasformazioni siano reversibili e che l’abbassamento di temperatura del termostato durante un singolo ciclo sia trascurabile agli effetti del calcolo del rendimento del ciclo. C 3 ∆U = nCV ∆T = V It = It . ed integrando. Cp 5 dQ ∆S = ∫ = T i f Tf ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ Ti ∫ nC p dT T = nC p ln Commenti: L’energia fornita al gas per effetto Joule gioca in questo problema lo stesso ruolo di un calore fornito.

e di supporre che il rendimento dL/dQ del ciclo sia uguale a (1 − T1 / T ) . Il lavoro totale si ottiene integrando quest’espressione fra le temperature iniziale e finale del termostato: T1   T 1 T  L = ∫  1 − 1CdT = C T1 ln 1 − (T1 − T2 )  = 10 8 (300 ln + 300) J = 92 ⋅ 108 J .Soluzione Durante il funzionamento del motore la temperatura T del termostato si abbassa: non si ottiene più lavoro quando T ha raggiunto la temperatura ambiente T1. T  2 T2   T2 10 . Le ipotesi del problema consentono di considerare come quantità infinitesime sia la variazione dT di temperatura durante un singolo ciclo che il calore dQ = C dT ceduto dal termostato. Si ha quindi:  T1   T1   T1  dL =  1 −  dQ =  1 −  C dT =  1 −  C ( − dT )    T T T ( dT = − dT perché la temperatura del termostato si sta abbassando).

La condizione Vb =Vd equivale infatti alle due condizioni Vab =Vad e Vbc =Vdc . Le resistenze Rx e Ro da confrontare sono inserite nel circuito rappresentato in figura. Per verificare la condizione Va =Vb basta controllare che in un amperometro molto sensibile (ovvero un galvanometro balistico od un milliamperometro) inserito fra a e b non passi corrente. (2) R1i ' = R2 i '' . (1) Ro R2  2 Condizione necessaria e sufficiente affinché si realizzi questa uguaglianza è che i punti b e d siano allo stesso potenziale. e quindi alla (1). Spostando il cursore si può fare sì che risulti:  Rx R  = 1 = 1  . Queste equivalgono a loro volta a Rx i ' = Ro i '' . R(t ) Supposto noto Ro e misurate le lunghezze 1 e 2 . sicché il rapporto R1/R2 è uguale al rapporto 1 / 2 tra le loro lunghezze. dove c è un cursore mobile. l’equazione (1) fornisce per la resistenza incognita Rx: ¡ ¡ ¡ ¡     . L’amperometro è usato come strumento di zero ed ha la stessa funzione di un voltmetro molto sensibile.ESPERIENZE DI LABORATORIO 1) Confronto di resistenze con il metodo del ponte di Wheatstone. R1 e R2 sono le resistenze dei tratti bc e cd di un unico conduttore filiforme omogeneo e di sezione costante.

La variazione di resistenza con la temperatura permette di utilizzare il ponte come termometro. che è tanto maggiore quanto minore è Rx. È così possibile valutare il tempo necessario al raggiungimento dell’equilibrio termico fra il cilindretto ed il corpo di cui si vuole misurare la temperatura. Misurata R(t) con il metodo del ponte. Variazione della resistenza con la temperatura. …. si ha: ∆Rx ∆ ∆ = + (4) Rx 1 2 È evidente che l’errore della misura è grande se una delle due lunghezze 1 e 2 è molto piccola. disponibile in commercio con la sigla Pt 100. La resistenza incognita è quella di un filo di platino che a 0° C ha una resistenza di 100 Ω . α = 0. su sui si legge la grandezza α t = R(t ) − Ro . causata dal diverso valore delle correnti i’ e i’’. che consiste nel valutare la posizione del cursore c che annulla la corrente nell’amperometro. Nell’intorno di questa temperatura la sua resistenza è R(t ) = Ro + α t (5) dove t è la sua temperatura in gradi Celsius. contenente al suo interno tutti gli strumenti necessari alla misura (a cui vanno collegati i tre fili uscenti dal cilindretto contenente la resistenza di platino. è anche disponibile un’apparecchiatura già compensata. un aumento di una di queste grandezze comporta una diminuzione dell’altra. Per ridurre l’errore conviene far sì che 1 sia circa uguale a 2 e. per l’equazione (1). Ci limitiamo qui a calcolare l’errore ∆R x causato dagli errori di misura di 1 e 2 . effetto della resistenza dei fili di collegamento. cercando una compensazione fra le diverse cause di errore (ad es. Gli errori ∆ 1 e ∆ 2 sono evidentemente uguali perché derivano da un’unica misura. In ogni misura. trascurando tutte le altre cause di errore (deviazione di Ro dal valore nominale. effetto della possibile differenza di temperaura fra le resistenze R1 e R2. ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ Rx = Ro ¢ 1 2 . Per misurare t con una precisione dell’ordine del grado centigrado con gli strumenti in dotazione sono richieste particolari cautele. che Rx sia circa uguale a Ro .Calcolo dell’errore. la stima dell’errore è sempre molto delicata. ed una resistenza variabile. Per questo motivo. (3) . rispettando i colori delle boccole). per quanto riguarda le resistenze dei fili di collegamento). e controllare le misure effettuate con il ponte.).39 Ω / ° C . Ro = 100 Ω . Valutato ∆ 1 = ∆ 2 = ∆ . in particolare nelle misure indirette. Per poter realizzare questa condizione sono disponibili più resistenze campione. si ricava t dall’equazione (5). poiché 1 + 2 è fissato.

4’) ωC Z(ω) è l’impedenza del circuito. che può essere così scritta: i (t ) = i m cos(ω t − φ ) (2) dove: X (ω ) i m = m . (4. (1) . ed una piccola sollecitazione può eccitare una corrente intensa: si dice che il circuito è in risonanza. descrive il regime transitorio. I fenomeni di £ £ £ L d 2q dq 1 + q= 2 + R dt C dt m cos ω t . Rimane solo la soluzione particolare.2) Studio della risonanza in un circuito LCR. 3’) Z (ω ) R con 1 Z (ω ) = R 2 + X 2 (ω ) . Nel circuito rappresentato in figura la carica q sulle armature del condensatore soddisfa all’equazione la cui soluzione q(t) può essere scritta come somma della soluzione generale dell’omogenea associata e di una soluzione particolare dell’equazione completa. La prima. Variando ω con m prefissato. la cui derivata dq/dt è la corrente nel circuito. X(ω) la sua reattanza. (3. tan φ (ω ) = . tendente a zero per t → ∞ . l’ampiezza im presenta un massimo in corrispondenza di 1 ωo = . (5) LC Se R è sufficiente piccolo il massimo è molto accennato. X (ω ) = ωL − . che nell’esperimento si estingue in pratica in un tempo brevissimo (inferiore al secondo) e pertanto non viene presa in considerazione.

l’equazione (1) è del tutto equivalente. quando vengono sottoposti ad una sollecitazione periodica con periodo uguale o circa uguale alla frequenza propria di oscillazione del sistema.risonanza si verificano in tutti i sistemi fisici capaci di oscillare. Studio della curva di risonanza. Questi fenomeni sono di grande interesse sia concettuale che pratico. ha una “larghezza” che dipende unicamente dal rapporto R/L. all’equazione: d2x dx m 2 +γ + κx = Fm cos ω t (6) dt dt che descrive le oscillazioni forzate di una particella di massa m soggetta ad una forza elastica − κ x e ad una resistenza viscosa proporzionale alla velocità. A misura della larghezza possiamo considerare l’intervallo ω 2 − ω1 . ed il loro studio può essere effettuato simulando il sistema mediante un circuito elettrico equivalente. dove ω1 e ω 2 sono i valori di ω per cui il modulo della reattanza diventa uguale alla resistenza: 1 ωL− (8) = ±R .. X (ω ) = ωL − . Conviene considerare l’andamento del rapporto i m / m al variare di ω . ωC ¥ ¥ 1/Z(ω ) 1/R 1/R 2 0 ω ω 1 o ω ω 2 . dal punto di vista analitico. (7) = ωC Z (ω ) R 2 + X 2 (ω ) È immediato verificare che questa funzione: si annulla per ω = 0 e ω → ∞ . per ω = ω o . infatti a questa frequenza la reattanza X(ω) è nulla e l’impedenza Z(ω) raggiunge il suo minimo valore. ¥ ¤ è massima. Ad es. cioè della funzione: 1 1 1 . ed uguale a 1/R.

c) Si misuri L supposto noto R. A misura della larghezza della curva di risonanza si può assumere l’intervallo fra i valori ω 1 ' e ω 2 ' di ω che dimezzano la sua altezza massima (larghezza a metà altezza). d) Si calcoli l’errore relativo ∆L / L dalla relazione: ∆L ∆R ∆ (ω 2 − ω1 ) ∆R ∆ω 2 + ∆ω1 = + = + ω 2 − ω1 ω 2 − ω1 L R R e) Si misuri C e si valuti l’errore ∆C . mediante la relazione (9). +   +  2 L 2L LC e la loro differenza 2 2 2 (8’) (8’’) ω 2 − ω1 = R / L Il rapporto ω o / (ω 2 − ω1 ) = ω o L / R è detto fattore di merito dell’oscillatore. variando ω ed osservando sul monitor dell’oscilloscopio l’ampiezza della funzione sinusoidale i (t ) . L’oscilloscopio deve essere collegato ai capi del resistore: si misura così VR (t ) = Ri (t ) . infittendo i punti in corrispondenza del suo massimo. È immediato verificare che l’intervallo ω 2 − ω1 coincide invece con la larghezza a metà altezza della ¦ 2 curva che rappresenta i m / 2 m ≡ 1 / Z 2 (ω ) . e che soddisfano all’equazione X 2 (ω ) = 3R 2 : si trovano ancora le equazioni 8 e 9. § § § (11) Soluzione dell’equazione (1). si controlli che in questo punto le funzioni sinudoidali V R (t ) ed (t ) siano in fase.La (8) può essere scritta nella forma Lω 2 ± Rω − 1 / C = 0 ed ammette le soluzioni: R 1  R ω=± ±   +  2 L 2L LC Interessano le due soluzioni positive: R 1  R ω1 = − +   +  2 L 2L LC R 1  R ω2 = . 2 b) Si riporti in diagramma l’andamento della curva i m (ω ) ad m prefissato. con R sostituito da R 3 . che fornisce: R (10) L= ω 2 − ω1 La differenza ω 2 − ω1 può essere ricavata come larghezza a metà altezza dalla curva 2 i m (ω ) . (9) Commenti. in accordo con la (3’). . utilizzando la relazione (5). Misure consigliate a) Si verifichi l’andamento qualitativo della curva i m (ω ) a m prefissato.

la funzione b sin ω ' t è identicamente nulla e va sostituita con bt. la (1) fornisce poi: 1 − Lω 2 q m sin ω t + Rω q m cos ω t + q m sin ω t = m cos φ cosω t − m sin φ sin ω t C Uguagliando separatemente i coefficienti di sin ω t e di cos ω t si ottiene: 1   − Lω 2 +  q m = − m sin φ  C (12) Rω q m = m cos φ Si ottiene l’incognita qm quadrando e sommando le due equazioni. derivando q(t) si ricava poi i(t). (t ) = m cos(ω t + φ ) . Si noti la stretta relazione fra la costante di smorzamento R/2L dell’oscillazione libera e la larghezza della curva di risonanza dell’oscillazione forzata. Con un cambiamento di origine sull’asse dei tempi si può scrivere q (t ) = q m sin ω t . dove 2 ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ . L’equazione omogenea associata si integra con il metodo standard per le equazioni differenziali a coefficienti costanti. Per i(t) valgono relazioni formalmente identiche. e l’incognita tan φ uguagliando i rapporti fra i due membri. Per ω ' = 0 . La soluzione generale può essere scritta nella forma:  R  q (t ) = exp − t  ( a cos ω ' t + b sin ω ' t ) (13)  2L   R ω ' = ω o2 −   . Se ω ' è reale la (13) rappresenta un’oscillazione smorzata.La soluzione particolare ha la forma q (t ) = q m sin(ω t − φ ) . (13’)  2 L a e b sono le due costanti arbitrarie.

cioè l’equivalente dell’Eq. il portacampioni (Pc).(1). Per la luce in uscita. L’errore è a cosθm ∂λ (2) ∆λ = ∆θm = ∆θm . La figura di diffrazione che si ottiene dà un’idea della figura di diffrazione. ∂ θm m Osservazioni. 2) Qualunque struttura periodica può dar luogo a massimi di diffrazione. montati su un goniometro. 7 . fornita da un reticolo tridimensionale (ad es. 1) L’Eq.. la figura di diffrazione presenta dei massimi molto accentuati (massimi principali) in corrispondenza di angoli θm che soddisfano alla condizione: a sin θm = mλ . Se il raggio incidente è ortogonale al reticolo. In assenza di fotodiodo il fascio laser può essere inviato su un campione posto sulla piattaforma girevole. La luce incidente è quella di un laser ed è già approssimativamente piana. 4) Polarizzazione della luce Schema dell’apparecchiatura Il fascio di luce che esce dal laser (L) attraversa una prima lamina polarizzatrice (polarizzatore P). a è la distanza fra i centri delle striscie trasparenti. ovviamente più complessa. ruotati di 90o l’uno rispetto all’altro. . La condizione di massimo. . Se il reticolo è costituito da striscie alternativamente trasparenti ed assorbenti. si ricava λ . (1) dove a è la costante del reticolo. . una seconda lamina polarizzatrice (analizzatore A) ed è rivelato da un fotodiodo (F). che gli altri raggi si allontanano (come se diminuisse la costante del reticolo) e che la figura di diffrazione non è più simmetrica. ± 2.(1) è valida solo per incidenza normale: si osservi l’effetto di una rotazione del reticolo intorno ad un asse verticale.3) Misure della lunghezza d’onda con il reticolo di diffrazione Si invia sul reticolo un’onda piana in condizioni di Fraunhofer e si analizza la luce diffratta in termini di onde piane (cioè raggi paralleli). Si noterà che la direzione del massimo di ordine zero rimane invariata. si utilizza una lente convergente ed un vetrino posto nel piano focale posteriore della lente. diffrazione dei raggi X da parte di un cristallo). si realizza una struttura periodica bidimensionale: si osservino le posizoni dei massimi. proiettandoli su un foglio o sul muro. ± 1. Nota a e misurato θm . Con due reticoli di diffrazione vicini. che possono essere assimilate a fenditure. L’asse ottico della lente deve passare per l’asse di rotazione del goniometro. è la legge di Bragg.. m = 0.

Si verifichi che per incidenza obliqua R// < R⊥ . e per θ = 90° (polarizzatori incrociati) si ha spegnimento completo del fascio: questo è il miglior test per controllare la qualità delle lamine polarizzatrici. d) Proprietà ottiche dei mezzi materiali. messi in oscillazione dall’onda presente nel vetro stesso (cioè dal raggio rifratto). Siano R// e R⊥ le riflettanze per onde con piani di polarizzazione rispettivamente paralleli (onda p o TM) ed ortogonali (onda s o TE) al piano di incidenza.Esperimenti qualitativi a) Polarizzazione per riflessione. b) Polarizzazione per diffusione. Nella diffusione. I fenomeni sono del tutto analoghi e possono essere osservati in modo analogo. La riflettanza. inserendolo sul cammino del fascio riflesso. oltre che dall’angolo di incidenza. Con polarizzatori ideali il fattore di riduzione è cos2 θ . In entrambi i casi si ottiene luce totalmente polarizzata quando i due raggi sono ortogonali. l’intensità trasmessa si riduce. messi in oscillazione dal fascio diretto. c) Legge di Malus. detto di Brewster. per cui R//=0. e che esiste un particolare angolo. Conviene “guardare” direttamente il fascio laser. variando l’angolo visuale. In ogni caso conviene raccogliere il fascio riflesso su un foglio bianco. definita come rapporto fra le intensità delle onde riflessa ed incidente. 8 . L’analogia fra riflessione e diffusione non é casuale ed è particolarmente evidente se i raggi incidente e riflesso sono nel vuoto. il raggio diffuso è generato dagli elettroni del mezzo. che come analizzatore. Le osservazioni possono essere fatte sia utilizzando il polaroid come polarizzatore. ponendolo sul cammino del fascio incidente. In questo caso il raggio riflesso è generato unicamente dagli elettroni del vetro. dipende dallo stato di polarizzazione dell’onda incidente. Ponendo sul cammino di un fascio di luce due polarizzatori con assi paralleli e ruotando poi l’asse dell’analizzatore di un angolo θ . I raggi rifratto e riflesso corrispondono quindi ai raggi diretto e diffuso. benché vi siano elettroni oscillanti anche lungo il fascio incidente. Si consiglia di raccogliere il fascio trasmesso su un foglio. La luce diffusa è più intensa quando attraversa un liquido: si utilizzi la soluzione di zucchero in acqua. Si noti che anche nella riflessione sulla superficie di separazione fra due mezzi materiali si ha riflessione totale quando i raggi riflesso e rifratto sono ortogonali.

2) Una lamina di materiale anisotropo trasforma luce polarizzata linearmente in luce polarizzata ellitticamente: comunque si ruoti l’analizzatore non si ha spegnimento. 9 . Esperimenti quatitativi a) Angolo di Brewster ed indice di rifrazione di una lamina Si misuri l’angolo di Brewster θB . Si possono così evidenziare eventuali tensioni interne di una lastra di vetro e le deformazioni di una lastra di plexiglas sottoposte a sforzi. b) Verifica della legge di Malus Si misuri col fotodiodo l’intensità del fascio in uscita dai due polaroid. 2) Si ponga la lamina al centro della piattaforma girevole e si faccia in modo che il raggio riflesso sia pressoché coincidente con quello incidente: la lamina sarà pressochè ortogonale al fascio incidente. Solo in due particolari direzioni della lamina la luce esce con polarizzazione invariata. il fascio in uscita si spegne. L’angolo totale di rotazione della lamina sarà 2 θB . e si riportino in diagramma i valori ottenuti. α coincide con l’angolo di rotazione del piano di polarizzazione. che è uguale a tan θB . Ecco alcuni esperimenti semplici ed interessanti: 1) una lamina di materiale isotropo non altera lo stato di polarizzazione della luce. per materiali uniassici questo si verifica quando il piano di polarizzazione è parallelo oppure ortogonale all’asse ottico. Si ricavi poi l’indice di rifrazione n.Si può facilmente controllare se una lamina altera lo stato di polarizzazione della luce che la attraversa ponendola tra polarizzatori incrociati. a meno di multipli di π . con le seguenti operazioni: 1) Si dispongono laser e piattaforma girevole in modo che il fascio laser e l’asse di rotazione della piattaforma si incontrino pressoché ortogonalmente. 3) Si ponga il polarizzatore sul fascio incidente con asse pressoché orizzontale e si ruoti la lamina fino a che il raggio riflesso (raccolto su un foglio bianco) abbia intensità minima. variando la direzione dell’asse dell’analizzatore. 3) Un liquido otticamente attivo ruota il piano di polarizzazione della luce che lo attraversa: ruotando l’analizzatore di un certo angolo α . Se la curva ottenuta non è proporzionale a cos2 θ . Si osservi che l’acqua zuccherata è otticamente attiva. 4) Si ritocchino le direzioni del polarizzatore e della lamina fino ad annullare l’intensità del raggio riflesso. si cerchino le possibili cause di errore. Il vetro ed il plexiglas sono di norma isotropi ma diventano anisotropi se soggetti a deformazioni.

Curie: l’effetto possiede tutte le simmetrie della causa che lo produce. vettori. In questa appendice si considerano le cariche e le correnti come causa..) se. Il postulato appare evidente di per sè ed è confermato dall’esperienza (assumendo quindi il valore di legge: è la legge di Curie). o vettore assiale (se non è strettamente necessario. Le definizioni di vettori polari ed assiali e le loro proprietà di simmetria verrano discusse nel paragrafo A4. o un campo . E ⊥ . si fa uso di grandezze (scalari. però.APPENDICI A-SIMMETRIE DEI CAMPI ELETTROMAGNETICI A1.) le cui proprietà di simmetria non sono sempre evidenti. una componente parallela al filo (che è nulla se la distribuzione di cariche è simmetrica anche rispetto al piano che contiene P ed è ortogonale al filo). effettuata questa operazione. B⊥ (dove / / e ⊥ si riferiscono al piano π ). in natura esistono oggetti che interagiscono. ma la sua applicazione non sempre risulta ovvia.. B/ / . . o più in generale i fenomeni fisici. è naturale considerare la prima come causa. i campi creati E e B come effetto. l’aggettivo “assiale” viene omesso in quasi tutti i testi di Fisica ed anche in questi esercizi). un filo rettilineo indefinito che porta una carica q ed è percorso da una corrente i. La direzione di B è invece perfettamente definita. Questo deriva dal fatto che E è un vettore polare (o più brevemente un vettore). l’altra come effetto. l’oggetto appare lo stesso di prima. Per risolvere i problemi qui proposti sono sufficienti queste semplici regole: su un piano di simmetria π a1) il vettore E giace nel piano π . e valutiamo i campi E e B creati in un generico punto P. Una seconda difficoltà è legata al fatto che per descrivere le proprietà dei corpi. o di correnti. mentre B è uno pseudovettore. Il piano π . che è stato così formulato da P. Si noti come la figura che si ottiene rappresentando lo pseudovettore B come un vettore non risulti simmetrica (una ¡ ¡     ¡ ¡     ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ 1 . individuato dal filo e dal punto P. paradossalmente. che ci limitiamo a segnalare senza ulteriori approfondimenti. riflessione rispetto ad un piano.) è simmetrico rispetto ad una certa operazione (rotazione intorno ad un asse. ottenuta con uno specchio coincidente con π ). Una prima difficoltà. Si dice che un oggetto (o una distribuzione di cariche. questi vettori non hanno la stessa direzione. Nel dispositivo rappresentato in Figura A1 il vettore E può avere. nasce dal fatto che non sempre è possibile separare l’effetto dalla causa. non oggetti che agiscono su altri. è un piano di simmetria per la distribuzione di cariche e correnti (questa distribuzione appare cioè identica alla sua immagine speculare. quando studiamo le distribuzioni di corrente in un’antenna trasmittente ed in una ricevente. Gli argomenti di simmetria si basano sul seguente postulato. In realtà. b1) lo pseudovettore B è perpendicolare a π . Consideriamo ad es. Ad esempio. traslazione in una direzione prefissata. oltre alla componente diretta lungo il raggio r. . La presenza di questo elemento di simmetria fornisce informazioni ben precise sulle componenti E / / .SIMMETRIE Gli argomenti di simmetria sono di fondamentale importanza per lo studio delle proprietà fisiche dei corpi. o meglio che questa separazione può risultare arbitraria..

In presenza di piani di simmetria può essere conveniente. dove iγ è la corrente che attraversa una generica superficie avente come contorno γ . Figura A1 A2. gli argomenti di simmetria appaiono in entrambi i casi del tutto evidenti. Quindi: ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ (1) 2 . in apparente contraddizione con la legge di Curie. e la circuitazione di B lungo una sua linea di flusso. Si è soliti scegliere l’asse di rotazione in direzione verticale: di qui il pedice v. Hanno notevole interesse le distribuzioni di cariche e correnti che possiedono tutte le simmetrie del filo di Figura A1. è: ¢ ¢ ¢ ∫ B ⋅ ds = ∫ Bds = B ∫ ds = B ⋅ 2π r . b2) Le linee di flusso di B sono circonferenze γ con asse z. γ γ γ e per la legge di Ampère è uguale a µo iγ .riflessione speculare cambia B in . Campi magnetici stazionari Cominciamo a considerare i campi B creati da correnti stazionarie in un conduttore cilindrico.CARICHE E CORRENTI CON SIMMETRIA C∞v . cioè lungo una circonferenza γ di raggio r. rappresentare gli pseudovettori come grandezze dotate di modulo e direzione ma non di verso. ed il modulo di B è costante lungo γ . in un cavo coassiale ed in conduttore a forma di toroide. Per simmetrie di rotazione e traslazione gli pseudovettori si comportano come i vettori. per avere una visione intuitiva delle simmetrie dei campi.B ). Vale la proprietà b2. Dalla legge di Curie e dalle regole a1 e b1 si deduce che: a2) Le linee di flusso di E giacciono su piani passanti per l’asse e sono invarianti per rotazioni intorno all’asse. Si tratta del gruppo di simmetrie che viene indicato con il simbolo C∞v e che contiene come elementi tutti i piani passanti per un asse z assegnato e tutte le rotazioni attorno a questo asse. il simbolo ∞ indica che il gruppo contiene infiniti elementi di simmetria.

che viene di solito indicato con la lettera n. in un generico piano passante per l’asse. Nelle figure A2. L’equazione (3) assume la forma: (4) B = µo n i £ 3 .(2) 2π r Se la linea γ è nel conduttore stesso od in un’eventuale materiale isolante posto intorno ai conduttori. B= µo i γ Figura A2 £ Figura A3 Si noti che B è nullo all’interno del cilindro ed all’esterno del toroide. con spire ravvicinate. il raggio r all’interno del toroide è praticamente costante. Se nel toroide rappresentato in Figura A3 il lato a è molto minore di ro . Ovviamente il mezzo materiale deve avere forma tale da conservare tutte le simmetrie del gruppo C∞v (in pratica. 2π r è la lunghezza totale del toroide ed N / 2π r è il numero di spire nell’unità di lunghezza. la permeabilità µo del vuoto va sostituita con la permeabilità µ = µr µo del mezzo. Conviene scrivere l’equazione (2) nella forma µ Ni (3) B= o 2π r dove N è il numero di spire. Le distribuzioni toroidali di corrente qui considerate possono essere bene approssimate con avvolgimenti toroidali: si manda corrente in un conduttore filiforme avvolto intorno ad un supporto toroidale. µr deve essere costante lungo una generica linea di flusso γ ). A3 sono riportati gli andamenti delle correnti ed i versi dei campi per un conduttore cilindrico cavo e per un toroide a sezione rettangolare. Per a << ro . il modulo di B all’interno del toroide è praticamente costante. e diventa rigorosamente costante nel limite ro → ∞ .

Campi elettromagnetici non stazionari.Per ro → ∞ si ottiene il solenoide rettilineo indefinito. lo pseudovettore B è identicamente nullo (per la proprietà b1). E= 4π ε r εo r 2 dove q Σ è la carica libera interna a Σ ed ε r la permeabilità relativa dell’eventuale dielettrico in cui è immersa la superficie Σ . e per le antenne a dipolo elettrico. detto polo. Esistono tutti gli elementi di simmetria del gruppo C∞v e l’asse di simmetria è la retta stessa. Il vettore E continua ad essere diretto radialmente (per la proprietà a1). Si consideri una distribuzione di cariche con densità ρ che dipende solo dalla distanza r da un punto O. Distribuzioni di correnti con simmetria sferica possono essere presenti all’interno di un atomo. Il caso più semplice ed interessante è quello di una particella carica in moto su una retta. La particella crea sia un campo elettrico che un campo magnetico e per i vettori E e B valgono le proprietà a2 e b2.ALTRI GRUPPI DI SIMMETRIA. Spire circolari. Il vettore di Poynting µo−1 E × B è identicamente nullo: le distribuzioni di cariche e di correnti non irradiano energia. Supponiamo ora che ogni carica si muova con velocità v diretta radialmente. Il considerare un avvolgimento solenoidale come caso limite di un avvolgimento toroidale giustifica il fatto che B sia nullo all’esterno ed uniforme all’interno del solenoide. Applicando la legge di Gauss alla superficie Σ si ottiene: qΣ . Le stesse proprietà a2. Consideriamo alcuni casi di particolare interesse. indipendentemente dalla forma delle sue spire. Il fatto che ogni retta passante per O sia un asse di simmetria implica poi che il modulo di E sia lo stesso in ogni punto di una superficie sferica con centro O. La struttura dei campi creati da una spira circolare e da un solenoide costituito da spire circolari è simile a quella descritta nel paragrafo A2. ma con uno scambio di ruoli fra i vettori E e B . In un generico punto P il vettore E sta sulla retta OP. e qualsiasi piano passante per O è ancora un piano di simmetria. con modulo che dipende solo da r. e per la proprietà a1 il vettore E deve giacere sulla retta OP. La densità di carica ρ (r ) ed il vettore densità di corrente j = ρ v hanno simmetria sferica. Simmetria sferica. cioè è diretto radialmente: infatti qualsiasi piano passante per OP è un piano di simmetria. A3. ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ 4 . Più precisamente detta z l’asse di simmetria delle spire: a3) le linee di flusso di B giacciono su un piano passante per z e sono invarianti per rotazioni intorno all’asse z. è non generano onde elettromagnetiche. b2 valgono per dipoli elettrici il cui momento di p oscilla mantenendosi parallelo ad un asse z.

A4. Ora. b3 si comprende perché la struttura delle linee di flusso dell’onda elettromagnetica generata a grandi distanze da antenne a dipolo elettrico ed a dipolo magnetico sono molto simili fra loro. che viene detto assiale (o pseudovettore). ma non in quelle trasformazioni di coordinate in cui sono presenti una oppure tre piani di riflessione speculare passanti per uno stesso punto. Attribuendo a queste grandezze anche un verso. come r . In una trasformazione di coordinate le componenti di un vettore si trasformano come le componenti x. dove F è una forza. ed il modulo di E è costante lungo γ . nella riflessione rispetto ad un piano π : ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¦ ¦ ¦ ¥ § ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ § ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ 5 ¥ . o più semplicemente vettore. è individuata da un modulo. B in (2)) o tre pseudovettori (in (3)). z di r .b3) se le correnti variano nel tempo. τ = µ × B (3). una riflessione rispetto ad un generico piano π passante per z lascia invariata la forma delle spire ma cambia il verso della corrente ed il loro momento di dipolo magnetico (quindi π non è un piano di simmetria). È facile verificare che le componenti di uno pseudovettore si trasformano come le componenti x. Gli operatori che generano pseudovettori sono tipicamente il prodotto esterno ed il rotore. Per dedurre queste proprietà non è sufficiente considerare le simmetrie della distribuzione di correnti che crea il campo: occorre anche tener conto della struttura delle equazioni di Maxwell. non il verso. Si considerino ad es. un cambiamento di segno di cariche e correnti nelle equazioni di Maxwell implica un cambiamento di segno dei vettori E e B : basta rileggere le proprietà a4 e b4 per capire che un cambiamento di segno delle componenti tangenziali di questi due vettori ne scambi i ruoli. esiste anche un campo E le cui linee di flusso sono circonferenze γ con asse z. z di r nelle rotazioni di coordinate. In queste relazioni esiste sempre uno pseudovettore ( τ in (1). µ il momento di dipolo magnetico. b2 con le a3. L’operatore rotore rot v = ∇ × v è formalmente un prodotto esterno e l’operatore ∇ si comporta come un vettore. le seguenti relazioni: τ = r × F (1). Si definisce vettore polare. In pratica. La tipica grandezza vettoriale è il vettore r = OP che individua il punto P in un sistema di coordinate con origine in O. F = qv × B (2). mediante un’opportuna convenzione (di norma si usa la regola della mano destra). Più precisamente. si ottiene formalmente un vettore. una direzione ed un verso.VETTORI POLARI ED ASSIALI. una grandezza che . τ il momento di una forza. ma con uno scambio tra E eB. Confrontando le proprietà a2. y. Esistono grandezze per cui è intrinsecamente definito il modulo e la direzione. Si tratta di trasfomazioni che fanno passare da una terna destra ad una sinistra e che cambiano la regola della mano destra in quella della mano sinistra: nelle considerazioni di simmetria occorre tenere conto di questo fatto. y.

quindi τ (che è tangenziale) cambia segno. b4) le componenti tangenziali di uno pseudovettore cambiano segno. Analogamente. per la a4. solo il primo vettore cambia segno. la b1 implica l’annullarsi delle componenti tangenziali di B in un generico punto del piano di simmetria.a4) componenti tangenziali di un vettore rimangono invariate. (2). τ è normale e nessuno dei tre vettori cambia segno. Per quanto riguarda il vettore E e lo pseudovettore B . fino ad ottenere un unico punto sul piano: in questo punto i vettori E e E' coincidono (entrambi rappresentano il campo elettrico nel punto considerato). immaginiamo ora di avvicinare i due punti. quella normale rimane invariata. le conseguenze più importanti delle proprietà a4 e b4 sono riassunte nelle regole a1 e b1 citate sopra. Ad esempio: se nella (1) r ed F sono tangenziali. quella normale cambia segno come mostra chiaramente la figura A4 dove v ' è l’immagine speculare di v . e questo implica che la loro componente normale sia nulla. ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ 6 . Infatti in due punti simmetrici rispetto al piano le componenti normali dei vettori E e E' hanno segni opposti. se r è normale ed F tangenziale. ¨ ¨ Figura A4 È molto facile verificare le proprietà b4 considerando le equazioni (1). (3).

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