Consigli per la risoluzione dei problemi

Una parte fondamentale di ogni corso di Fisica è la risoluzione di problemi. Risolvere problemi spinge a ragionare su idee e concetti e a comprenderli meglio attraverso la loro applicazione. Gli esempi qui riportati sono stati proposti agli studenti di Fisica Generale I negli ultimi anni come prove scritte d’esame. Essi illustrano, in ogni capitolo, casi tipici di risoluzione di problemi. Il sommario all’inizio di ogni capitolo offre un breve quadro d’insieme delle idee più importanti per la soluzione dei problemi di quel capitolo. Benchè tale quadro sia molto utile come promemoria, per una adeguata comprensione degli argomenti si consiglia di utilizzare il testo di Fisica Generale I consigliato dal docente. Riguardo alla soluzione dei problemi di Fisica, si consiglia quanto segue: 1) Leggere attentamente il testo del problema. 2) Preparare un elenco completo delle quantità date (note) e di quelle cercate (incognite) 3) Disegnare uno schema o un diagramma accurato della situazione. Nei problemi di dinamica, assicurarsi di aver disegnato tutte le forze che agiscono su un dato corpo (diagramma di corpo libero). 4) Dopo aver deciso quali condizioni e principi fisici utilizzare, esaminare le relazioni matematiche che sono valide nelle condizioni date. Assicurarsi sempre che tali relazioni siano applicabili al caso in esame. E’ molto importante sapere quali sono le limitazioni di validità di ogni relazione o formula. 5) Molte volte le incognite sembrano troppe rispetto al numero di equazioni. In tal caso è bene chiedersi, ad esempio: a) esistono altre relazioni matematiche ricavabili dalle condizioni del problema? b) è possibile combinare alcune equazioni per eliminare alcune incognite? 6) E’ buona norma risolvere tutte le equazioni algebricamente e sostituire i valori numerici soltanto alla fine. Conviene anche mantenere traccia delle unità di misura, poichè questo può servire come controllo. 7) Controllare se la soluzione trovata è dimensionalmente corretta. 8) Arrotondare il risultato finale allo stesso numero di cifre significative che compaiono nei dati del problema. 9) Ricordare che per imparare a risolvere bene i problemi è necessario risolverne tanti: la risoluzione dei problemi spesso richiede creatività, ma qualche volta si riuscirà a risolvere un problema prendendo spunto da un altro già risolto.

I - Cinematica del punto materiale

La cinematica degli oggetti puntiformi descrive il moto dei punti materiali. La descrizione del moto di ogni punto materiale deve sempre essere fatta in relazione ad un particolare sistema di riferimento. La posizione di un oggetto che si muove lungo una retta è data dall’equazione oraria:

x = x(t )
Si definiscono la velocità istantanea:
v = lim
∆t → 0

∆x dx = ∆t dt

e l’accelerazione istantanea:
a = lim
∆t → 0

∆v dv d 2 x = = ∆t dt dt 2

Se un oggetto si muove lungo una retta con accelerazione costante (moto uniformemente accelerato) si ha: a = cost e per integrazione, ponendo v = v e x = x per l’istante iniziale t = t = 0, si otterrà:
0 0 0

v = v 0 + at
x = x0 + v0 t +
2

1 2 at 2

v 2 = v 0 + 2a(x − x 0 )
Gli oggetti che si muovono verticalmente vicino alla superficie terrestre, sia che cadano o che siano lanciati verticalmente verso l’alto o verso il basso, si muovono (se si può trascurare l’effetto della resistenza dell’aria) con accelerazione costante rivolta verso il basso. Questa accelerazione è dovuta alla gravità, ed è pari a circa g = 9,8 m/s2. In generale, se r è il vettore posizione del punto materiale, la velocità e l'accelerazione vettoriale istantanea sono date da:
 

e

Le equazioni cinematiche per il moto possono essere scritte per ciascuna delle componenti x, y e z, ossia:
ˆ ˆ ˆ r = xx + yy + zz ˆ ˆ ˆ v = vx x + vy y + vz z
£

ˆ ˆ ˆ a = ax x + a y y + az z .

Riassumiamo qui i casi più semplici: Il moto dei proiettili si può scomporre, se si trascura la resistenza dell’aria, in due moti separati: la componente orizzontale del moto che ha velocità costante e la componente verticale che ha accelerazione costante e pari a g, come per i corpi in caduta libera (fintanto che il moto si svolge in prossimità della superficie terrestre). Si ha un moto circolare uniforme quando una particella si muove lungo una circonferenza di raggio r con velocità costante; la particella sarà allora soggetta ad un’accelerazione radiale centripeta a , diretta verso il centro del cerchio, di intensità:
R

aR =

v2 r

Se la velocità non è costante, vi sarà accelerazione sia centripeta sia tangenziale. Il moto circolare può anche essere scritto in termini di variabili angolari. In questo caso l’equazione oraria sarà

θ = θ (t )
con θ angolo misurato (in radianti) a partire da una data direzione di riferimento. La velocità angolare è data da:

ω=
e l’accelerazione angolare da:

dθ dt

α=

dω dt

La velocità e l’accelerazione lineare di un punto che si muove lungo una circonferenza di raggio r sono legate aω e α da:

v = rω

a = rα
T

¢

v=
¡

dr dt

a=

dv . dt

¢ ¤ ¥

¡

a R = rω 2

T R .dove a e a sono le componenti tangenziale e radiale dell’accelerazione. La frequenza f è legata ad ω da ω = 2π f e al periodo T da T = 1/f.

mentre a t è diretta solo orizzontalmente. Calcolare l'accelerazione a t con la quale deve muoversi la guida orizzontalmente affinché la massa m cada verticalmente con accelerazione pari a g . Soluzione: L'accelerazione della massa è g rispetto ad un osservatore inerziale. quindi: a t = a t cos 2 θ + gsinθ cos θ cioè: at = rivolta all'indietro. [ θ = 30 0 .   © ¨ § ¦ g L'accelerazione di gravità nel riferimento solidale con la guida è: g ′ = g − at Indicato con a il modulo dell'accelerazione della massa nel riferimento solidale con la guida vale:    La componente orizzontale di a deve equilibrare at . mostrato in figura. g = 5.Problema 1 Il sistema.8 m / s 2 ] Suggerimento: tenere conto che g è diretta solo verticalmente.7 m / s 2 tgθ   ar a    θ a = g sinθ + a r cos θ . e a rispetto ad un riferimento non inerziale solidale con la guida. è costituito da una massa m appoggiata su una guida rettilinea inclinata di un angolo θ rispetto all'orizzontale. g = 9.

La palla rimbalza elasticamente (invertendo la componente orizzontale della velocità e mantenendo inalterata quella verticale) su un muro verticale posto alla distanza d dal lanciatore.Soluzione alternativa: L’accelerazione totale deve essere g . v 0 = (10 x + 10 y )m / s ] ! h0 d Soluzione: a) La componente orizzontale della velocità v0x è costante. quindi la palla raggiunge il muro nel tempo: . d = 4 m. Perché? ˆ ˆ [h0 = 2 m. t     g = 5.7 m / s 2 tgθ Problema 2 Una palla è lanciata in avanti e verso l'alto da una quota h0 sopra il suolo con velocità iniziale v 0 . A quale altezza h dal suolo la palla colpisce il muro? A quale altezza h’ si trova la palla quando è di nuovo sulla verticale del lanciatore (che rimane fermo)? Qual è la quota massima hmax raggiunta dalla palla? Quesito: hmax è la stessa che sarebbe raggiunta se non ci fosse la parete verticale. quindi deve valere: g = a + at scrivendo quest’equazione in componenti si ottiene facilmente che: at = dove a e g sono i moduli delle accelerazioni.

h = 1 km. Perciò la nuova quota è h’ = 6. Essa è perciò data da: hmax = h0 + v 02y 2g = 7.t= d = 0.2 m   2 b) La palla torna sul lanciatore dopo altri 0. Qual è la velocità v0 di uscita della palla del cannone per poter colpire un bersaglio distante d.4 s.08 m/s.1 m. v0 x " ˆ In direzione verticale è l'accelerazione ad essere costante: g = -9.8 y m/s2. se la montagna sulla cui cima è situato il cannone è alta h? Qual è la velocità v0 di uscita della palla se si vuole colpire il bersaglio direttamente? [f=0. c) La quota massima hmax viene raggiunta quando la componente verticale della velocità si annulla (ciò avviene dopo il rimbalzo).6. Problema 3 Un vecchio cannone viene fatto sparare orizzontalmente dalla cima di una montagna e la velocità v della palla viene regolata in modo tale da farle colpire un bersaglio posto nella pianura sottostante solo al secondo rimbalzo. Risposta al quesito: hmax è la stessa che sarebbe raggiunta se non ci fosse la parete verticale. Perciò: d 1  d h = h0 + v0 y − g v0 x 2  v 0 x    = 5.9 m. Nel rimbalzo la componente verticale della velocità v0y si riduce di un fattore f e la componente orizzontale vx rimane costante. La componente verticale del moto è ancora uniformemente accelerata con velocità iniziale v’0y = 6. perché l’urto con tale parete non altera la componente verticale del moto.4 s.2 m. d = 9 km] # h d . e quota iniziale h’0 = 5.

Soluzione: a) La componente orizzontale del moto si mantiene costantemente uniforme.1 s g mentre il secondo impatto avviene con un ritardo t2: t2 = dove vy è quella subito dopo l'urto: v y = fgt 1 = 60 2 = 84.Suggerimento: calcolare la durata del moto in verticale ed ricordare che in tale tempo viene percorsa orizzontalmente la distanza d.9 m/s. t= 2h g In questo tempo la palla percorre orizzontalmente la distanza d = vx t = 9 km. perciò il tempo impiegato dalla palla per raggiungere il suolo è: vx = 2v y g = 12 2 s = 17 s.3 m/s. per cui basta calcolare la durata del moto verticale ed imporre che d = vx t. t 2h $ .8 y m / s 2 . t1 + t 2 ˆ b) La componente verticale del moto è uniformemente accelerata con accelerazione g = −9. Quindi: d = 289. Il primo impatto avviene dopo il tempo t1: t1 = 2h = 10 2 s = 14. cioè vx = d/t. cioè: vx = g d =d = 630 m/s.

Nella sua formulazione più generale.Dinamica del punto Le tre leggi del moto di Newton sono le leggi fondamentali per la descrizione del moto stesso. La massa è la misura dell’inerzia di un corpo. Sotto forma di equazione: F = ma La forza risultante su un oggetto indica il vettore somma di tutte le forze che agiscono su di esso. se la forza risultante su un corpo puntiforme è zero. F =m dt Se invece la massa del corpo è variabile. La forza esercitata su un corpo dalla superficie liscia su cui è appoggiato agisce perpendicolarmente alla comune superficie di contatto e per questo si dice che è una forza normale. perché limita la libertà di movimento del corpo e la sua intensità dipende dalle altre forze che agiscono su quel corpo. mettendo in evidenza tutte le forze che agiscono su quel corpo. Solitamente (ma ci sono eccezioni) un corpo non perde nè acquista massa durante il moto. Per ogni corpo la seconda legge di Newton può essere applicata a ciascuna componente della forza risultante. allora il secondo corpo esercita sempre sul primo una forza uguale in intensità e direzione. ma di verso contrario. Per risolvere i problemi in cui compaiono forze su uno o più corpi è essenziale disegnare il diagramma di corpo libero per ogni singolo corpo. ¢ ¢ ¡ .II . La tendenza di un corpo a resistere ad un cambiamento del suo stato di moto si chiama inerzia. e quindi vale dv = ma . E’ un tipo di forza vincolare. la seconda legge di Newton afferma che la forza risultante agente su un corpo di massa m e velocità v è data da: F= ¢ £ £     dmv dp = dt dt ove p = mv è la quantità di moto del corpo. La seconda legge del moto di Newton afferma che l’accelerazione di un corpo è direttamente proporzionale alla forza risultante che agisce su di esso e inversamente proporzionale alla sua massa. si avrà: ¥ ¥ ¥ ¤ ¤ ¤ F = ma + dm v dt La terza legge del moto di Newton afferma che se un primo corpo esercita una forza su un secondo corpo. La prima legge di Newton afferma che. allora esso resta in quiete o si muove lungo una linea retta con velocità costante (moto rettilineo uniforme). come sopra.

Per la forza d'attrito (radente) statico. Il peso si riferisce alla forza di gravità che agisce su un dato corpo e vale P = mg. che agisce parallelamente alla superficie di contatto e l’intensità della forza normale F (spesso indicata anche con N) che agisce perpendicolarmente alla superficie stessa.Alcune forze importanti sono: Forza peso. La massa totale dei bambini è M. La sua intensità è data da: Fav = − βv . subisce una forza d'attrito viscoso diretta nel verso opposto a quello del moto. Il coefficiente di attrito statico è µ S . La sua intensità è data da: Fad = µ d FN . nota come legge di Hooke.  . vettorialmente: P = − mg Forza d’attrito. Quando un corpo è in movimento su una superficie scabra. T = 140 N. Quando un corpo si muove con velocità sufficientemente bassa attraverso un fluido. Una particella che ruota lungo una circonferenza di raggio r con velocità costante v è sottoposta in ogni momento ad una forza diretta verso il centro della traiettoria. la forza dovuta all'attrito (radente) dinamico agisce nella direzione opposta a quella del moto. Si trovino la forza di attrito esercitata dal suolo sulla slitta e l'accelerazione del sistema slitta-bambini se la tensione T della fune ha l’intensità: T = 100 N. sul suolo coperto di neve. La slitta viene tirata mediante una fune che forma un angolo θ con l'orizzontale (vedi figura). Questa legge. µ d è detto coefficiente di attrito dinamico e dipende dai materiali con cui sono fatti i due oggetti. inizialmente ferma. poiché le due forze sono perpendicolari l’una all’altra. N ¦ ¦ Forza elastica. Forza centripeta. Essa vale: v2 v2 2 F = m = mω r . è valida per valori di x sufficientemente piccoli. vettorialmente F = − m r = mω × (ω × r ) r r ¨ ¨ ¨ © ¨ ¨ § § Problema 1 Un uomo tira una slitta. mentre il coefficiente di attrito dinamico è µ d . Per tenere una molla compressa o tesa di una lunghezza x oltre quella di riposo è necessaria una forza: F = − kx dove k è la costante elastica della molla. su cui siedono due bambini. relazione tra l’intensità della forza d’attrito. Non è un’equazione vettoriale. il suo valore massimo è dato da: Fas = µ s FN con µ S coefficiente d’attrito statico. mentre quella della slitta è m.

mentre la forza di attrito dinamico è: Fad = µ d FN = µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 63. II) La forza normale al suolo è: FN = (M + m )g − Tsinθ = 400 N. µ S = 0. imporre la condizione di equilibrio per le componenti y delle forze e scrivere l’equazione del moto per le componenti x.9 N.20. per cui l’accelerazione è nulla.Mantenendo fisso l’angolo θ . Quindi la forza di attrito statico è:       θ . La componente orizzontale delle tensioni è Tx = Tcos θ = 76. Quindi la forza di attrito statico è: Fas = µ s FN = µ s [(M + m )g − Tsinθ ] = 85. determinare il valore minimo di T per sollevare totalmente la slitta.7 N. µ d = 0. M = 45 kg. [ θ = 40 0 . θ Soluzione: FN Fas  T (M+m) θ FN T (M+m) g  g Fad Diagrammi di corpo libero I) La forza normale al suolo è: FN = (M + m )g − Tsinθ = 425. m = 5 kg.15] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero del sistema slitta-bambini.6 N < Fas.1 N.

F = 12 N] 1 1 2 2 Suggerimento: si scriva l'equazione del moto considerando il punto materiale di massa (m + m ). 1 2 Supponendo che venga eliminata la forza F1 e che sulla massa m agisca la forza applicata dall'esterno 2 F2 = − F1 (figura 2). 1 2 1 Si determinino intensità e direzione di ciascuna delle forze di interazione tra m ed m . si determinino intensità e direzione di ciascuna delle forze di interazione in quest'ultimo caso. che si esercita sulla massa m (come in figura 1). Problema 2 Due masse m ed m giacciono su un piano senza attrito e vengono spinte da una forza applicata dall'esterno F1 .Fas = µ s FN = µ s [(M + m )g − Tsinθ ] = 80 N. Si spieghi perché il modulo delle forze di interazione è diverso nei due casi. Si scrivano quindi le equazioni di corpo libero per ciascuna massa. La componente orizzontale delle tensione è Tx = Tcos θ = 107. 1 2 F1 m1 m2 m1 m2 F2 Fig. quindi la slitta si muove con accelerazione a= T cos θ − µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 0.3 N.9 m/s2.2 N > Fas. mentre la forza di attrito dinamico è: Fad = µ d FN = µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 60 N. m = 4 kg . [F = 12 N. m = 2 kg. M +m  Il valore di T per sollevare la slitta è quello che annulla FN : T= (M + m )g sinθ = 762. 1 Fig. 2 Soluzione: $ ! " # " .

La tensione della fune più alta è T1 . ) & ' ( [m = 1. quindi ora è F21 = m1a = -8 N. E’ ovvio che per produrre la stessa accelerazione in una massa maggiore. ma questa volta su m2 agisce anche la forza F2 = . = 1.70 m. la velocità della palla. d = 1. la risultante delle forze applicate alla palla nell'istante mostrato in figura.0 N] 1 Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero per il punto materiale in ciascuno dei riferimenti utilizzati. e nel secondo caso si tratta della massa maggiore.34 kg. Problema 3 Una palla di massa m è fissata ad una sbarra verticale per mezzo di due funi prive di massa e lunghe . Le funi sono fissate alla sbarra a distanza d l'una dall'altra. 9 B % 5 m1 g 7 m2 g m2 g m2 g C F1 F12 F21 F2 @ 0 3 FN 2 6 2 FN1 FN1 FN 2 − F21 A 8 1 .70 m. Però una delle due masse è accelerata dalla sola forza di interazione. ed F12 = . sia dal punto di vista di un osservatore solidale con la palla. T = 35. mentre per il principio di azione e reazione la forza di interazione F21 esercitata da m2 su m1 vale F21 = .F12 = 4 N b) L’accelerazione vale ancora 2 m/s2.F1. Studiare il problema sia dal punto di vista di un osservatore inerziale.F21 = 8 N.− F12 4 Diagrammi di corpo libero a) L’accelerazione di m ed m è: 1 2 a= % F1 = 2 m/s2 m1 + m2 Ma allora la forza di interazione F12 esercitata da m1 su m2 vale m2 a = 4 N. occorre una forza maggiore. c) In base alla seconda legge del moto di Newton la forza totale agente su ciascuna delle due masse è la stessa (a meno del verso) nei due casi esaminati. Determinare: la tensione T2 della fune in basso. Il sistema ruota attorno alla sbarra in modo da formare un triangolo equilatero (vedi figura).

2 La componente verticale dell’equazione non contiene la forza centrifuga: dove si è tenuto conto che il triangolo è equilatero e che cos 30° = T2 T1 = − mg 2 2 dove si è utilizzata la nota relazione cos 60° = 0. Nel riferimento inerziale. . f . della forza centrifuga e della forza peso: T2 + T1 + m H G G F E 3 2 3 . sottoposta ad un’accelerazione centripeta. la risultante delle forze applicate alla palla è la forza centripeta: G R T2 g T2 v2 ˆ r + mg = 0 I T1 P S Q a) V D b) T1 . invece.7 N. l’osservatore inerziale vede la palla in moto circolare uniforme. f .5.d 60° V Soluzione: La differenza fra ciò che vede un osservatore inerziale rispetto ad uno non inerziale solidale con la palla è che mentre quest’ultimo vede la palla ferma mantenuta in equilibrio da una forza centrifuga Fc. 2 b) Nel riferimento non inerziale la risposta è banale: zero. T Fc. Si trova dunque il modulo T = 8. la tensione T2 bilancia la risultante di T1 . g U Diagramma di corpo libero a) nel riferimento inerziale e b) nel riferimento non inerziale solidale con la palla a) Nel riferimento non inerziale.

2] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero per ciascun corpo in condizione di moto di m1 e imporre la condizione di equilibrio di m2 rispetto ad m1 (moto relativo). Un osservatore inerziale vede il blocco m2 muoversi verso destra (direzione di F ) o verso sinistra? [ m2 = 2 kg. è: 2 (T1 + T2 ) 3 = − mv 2 3 2 fornisce: Y Y v= (T1 + T2 ) m ` 3 4 = 6.5 m/s Problema 4 Un blocco di massa m2 poggia su un blocco di massa m1 che è posto su un tavolo privo di attrito (vedere figura). µ d = 0. µ S = 0. I coefficienti di attrito statico e dinamico fra i due blocchi sono rispettivamente µ S e µd . m1 = 4 kg.La componente orizzontale dell’equazione vettoriale di partenza.3. valida in entrambi i riferimenti. c b a m2 F d m1 Soluzione: W T1 + T2 + mg = − X X X mv 2 3 2 ˆ r . si trovino sia l'accelerazione assoluta di ciascun blocco sia la forza di attrito agente su ciascun blocco. Quanto vale la massima forza F che si può applicare senza che il blocco m2 strisci su m1 ? Se il valore di F è doppio di quello trovato nel precedente quesito.

3.4 N. Problema 5 h − Fad q (m1 + m2 )g p m2 g g F f i N1 e N2 Fad . quindi la forza di attrito statico che agisce su m2 deve essere pari a: m2 µ s g = Fm 2 m1 + m2 da cui: F = µ s g (m1 + m 2 ) = 17. Nel riferimento solidale con la massa m1 .7x2 N = 35.9 La forza di attrito dinamico vale naturalmente m2 µ dg = N. per cui: a m1 = F − m2 µ d g = 7.m2 a m1 . sia la forza fittizia . la massa m2 scivola su m1 esercitando su di essa la forza di attrito dinamico Fad = m2 gµ d . la massa m2 subisce sia la forza di attrito dinamico.Diagrammi di corpo libero (in un riferimento inerziale. in un riferimento inerziale l’accelerazione è positiva. in assenza di attrito con il tavolo la massa m2 si muove con m1 .7 N b) Posto F = 17.9 m/s2 m1 dove a m1 è l’accelerazione della massa m1 . mentre nel riferimento non inerziale l’accelerazione è diretta verso sinistra (nel verso negativo delle ascisse). con m2 in moto rispetto ad m1 ) a) In un riferimento inerziale. quindi diretta verso destra. Quindi in tale riferimento l’accelerazione ar vale: a r = µ d g − a m1 = -5.9 m/s2 mentre in un riferimento inerziale vale: a = a r + am1 = 2 m/s2 c) Come si evince dal punto b).

3 rg s Fcf mg w N t u a) b) .La curva sopraelevata di un'autostrada è stata progettata per una velocità vmax. v = 52 km/h] Suggerimento: utilizzare un sistema di riferimento (non inerziale) solidale con l'automobile. con quale velocità massima v’max è possibile percorrere la curva senza scivolare verso l’alto? [vmax = 95 km/h. N mg v Diagramma di corpo libero a) in un riferimento non inerziale e b) in uno inerziale Soluzione: a) In un riferimento inerziale la componente orizzontale della reazione vincolare N fornisce la forza centripeta. scrivere l'equazione del moto ed imporre la condizione di equilibrio.r = 210 m. In una brutta giornata il traffico percorre l'autostrada alla velocità v. Quanto vale l’angoloθ di sopraelevazione? Quanto deve essere il minimo coefficiente d'attrito µ verso il basso? s c consente di superare la curva senza scivolare he Usando tale coefficiente. Il raggio della curva è r. mentre la sua componente verticale equilibra la forza peso:  v2  Nsinθ = m  r  N cos θ = mg r Quindi: 2 v max tgθ = = 0.

Calcolare il valore della forza di attrito statico necessaria a far rimanere in quiete il sistema. Quindi la condizione di equilibrio è:   v’2 v ’2 max mgsin(θ ) + µ s mg cos(θ )+ m sin (θ ) = m max cos(θ ) r r   Per cui: v ’max = gr [sin(θ )+ µ s cos(θ )] [cos(θ )− µsin(θ )] = 128. .Con questo angolo. nel sistema di riferimento solidale con l’automobile è soddisfatta la condizione di equilibrio della componente parallela alla strada delle forze in gioco. C’è però attrito fra la massa M ed il piano inclinato. tende a prevalere la forza centrifuga. che passa per una puleggia senza attrito e di massa trascurabile. per cui la condizione di equilibrio diviene:   v2 v2 mgsin (θ ) = m cos(θ ) + µ s mg cos(θ )+ m sin (θ ) r r   Quindi il coefficiente d’attrito vale: v2 r = 0.5 km/h Problema 6 on Un corpo di massa M è posto su un piano inclinato di un angolo θ c l’orizzontale ed è connesso ad una coppia di corpi di ugual massa m tramite una corda ideale. in assenza di attrito: 2 v max m cos θ = mgsinθ r tgθ = 2 vmax = 0. a velocità v < vmax.3 rg b) Con la pioggia.2 µs = 2 v g + tg (θ ) r gtg (θ ) − c) A velocità v’max > vmax. e la macchina tende a sbandare verso l’alto. come illustrato in figura. la macchina tende a scivolare verso il basso.

θ il minimo valore del coefficiente di attrito statico fra M ed il piano inclinato. necessario affinchè il sistema rimanga in condizioni statiche.esprimere in funzione di m.µ s. uando m=M/2 e θ = 45°. M. calcolare esplicitamente il valore minimo di µ sq Quesito: Per quale valore dell’angolo θ il sistema (per m < M/2) resterebbe in condizioni statiche anche senza attrito? M m m θ Soluzione: N M T Fa θ Diagramma di corpo libero per M a) Condizione di equilibrio: pertanto: y x € T = 2mg  T = Mgsinθ + µ s Mg cosθ .

4 Risposta al quesito: 2m − tg (θ ) M cos(θ ) La condizione di equilibrio in assenza di attrito è:  T = 2mg  T = Mgsinθ da cui: θ = arcsin 2m M Si noti che per m>M/2 il sistema non può essere in equilibrio senza l’attrito. µ s=0. [m1 = 10 kg. m1 m3 m2 . calcolare l’accelerazione dei corpi m1. m2 ed m3. m3 = 3 kg] Suggerimento: scrivere l’equazione di equilibrio per m1 e quella per il moto di m2 ed m3. In assenza di attrito fra il tavolo ed m1. m2 = 2 kg.µ s Mg cos(θ ) = 2mg − Mgsin(θ ) b) Coefficiente di attrito statico: µs = c) Se m = M/2 e θ = 45°. Quali valori può assumere il coefficiente di attrito statico µ s fa tavolo e corpo di massa m1 affinchè m1 r non si muova? Calcolare l’accelerazione dei due corpi m2 ed m3 quando è soddisfatta la condizione di cui al punto a). Le carrucole e le funi sono ideali. m2 ed m3 sono collegati come in figura. Problema 7 I corpi di massa m1.

Vale allora: ‡ ‚  N † „ T − m3 g = m3 a  m 2 g − T = m2 a . m3 + m2 Tensione della fune che lega m2 ed m3: T = m3 ( g + a ) = 2 m2 m3 g = 23.5 gm1 c) In assenza di attrito. per cui le equazioni del moto di m2 ed m3 si possono scrivere in termini della sola accelerazione a di m3: T − m3 g = m3 a  T − m2 g = m2 (− a ) cioè: dove l’asse verticale del riferimento è orientato verso l’alto.5 N m3 + m2 Coefficiente di attrito statico: µs = 2T = 0. ƒ m2 g a) e b) Condizione di equilibrio di m1: m1 gµ s = 2T Le accelerazioni di m2 ed m3 hanno somma nulla. a2 e a3 le accelerazioni delle tre masse in un riferimento inerziale. L’accelerazione di m3 vale: a= m2 − m3 g = -2 m/s2 (verso il basso).Soluzione: T … T Fa 2T ˆ m3 g m1 g Diagrammi di corpo libero. siano a1.

nonchè la condizione: a2 + a1 = −( a3 + a1 ) che in precedenza ci ha consentito di scrivere le equazioni del moto di m2 ed m3 in termini della sola accelerazione di m3.7 m/s2 (m1 si muove in avanti.7 m/s2. Eliminando le tensioni delle corde. Problema 8 a I è l’accelerazione di un corpo rispetto ad un riferimento inerziale.m1a1 = 2T  m2 (a 2 + a1 ) = T − m2 g m (a + a ) = T − m g 3 3 1 3 a2 + a1 e a1 + a3 sono le accelerazioni delle masse m2 ed m3 nel riferimento solidale con la seconda carrucola1. la sua accelerazione a NI rispetto ad un riferimento non inerziale di accelerazione a t è data da: a NI = a I − a t .  ’ ’ ’ ‘ ‰ 1 Si ricordi che se . risolvendo il sistema si trova:  4m2 m3  a1 = g m1( m3 + m2 )    m ( m − m2 ) − 4m2 m3  a2 = 1 3 g m1 ( m3 + m2 )    a = m1 ( m2 − m3 ) − 4m2 m3 g  3 m1( m3 + m2 ) a1 = 4. si ottiene:   2a + a + a = 0  1 2 3  m  m2 − 1 a1 + m2a2 = − m2 g 2   m1   m3 − a1 + m3a3 = − m3 g  2 Quindi. riferimento in cui è valido il calcolo precedente. ma m3 scende ed m2 sale. a2 = -2. m2 ed m3 verso il basso). le accelerazioni di m2 ed m3 hanno lo stesso modulo (2 m/s2). Si noti che nel riferimento non inerziale solidale con la carrucola mobile (che scende). a3 = -6.7 m/s2.

k = 200 N/m] Suggerimento: si scrivano le equazioni del moto di mA ed mB. [mA = 2 kg. il corpo A (di massa mA). a) detto x l’allungamento della molla. k b) le equazioni del moto di ciascuna massa sono: ” mAg “ — • . d cui: a x= mB g = 9. usando ad esempio la variabile x come spostamento generico della massa mB dalla sua posizione di equilibrio. la condizione di equilibrio è k x = mBg. è collegato da un filo inestensibile al corpo B (di massa mB) ed è saldato all’estremità di una molla di costante elastica k. Calcolare: di quanto si è allungata la molla nella posizione di equilibrio del sistema. mB = 2 kg.8 cm. L’altra estremità della molla è fissata ad un gancio solidale con il piano e le masse del filo.Nel dispositivo schematizzato in figura. della molla e della carrucola sono trascurabili rispetto a quelle dei corpi A e B. Il corpo B viene abbassato lungo la verticale. A B Soluzione: T – ˜ N T Fe mB g Diagramma di corpo libero per A e B . rispetto alla sua posizione di equilibrio e lasciato libero di muoversi. poggiato su un piano orizzontale liscio. l’equazione del moto del sistema formato dalle due masse. il periodo delle oscillazioni compiute dal sistema (sia di A che di B).

c) il periodo dell’oscillatore è: T = 2π mA + mB = 0. k = 1. tiene fermo il piede sull’acceleratore. v0 = 72 km/h. per cui la forza di attrito statico rimane costante. M = 8000 kg. Ad un tratto sul fondo del cassone si apre una piccola crepa attraverso cui l’acqua cade al suolo. è: d 2x k mB g x= 2 + dt mA + mB mA + mB la cui soluzione è un moto armonico. t0 = 15’] H . m0 = 32000 kg. L’autista del camion. senza vento. La perdita è di k litri di acqua al minuto. Si noti che la variabile x descrive le oscillazioni sia di mA che di mB attorno alle rispettive posizioni di equilibrio. staccandosi dal cassone con velocità relativa ad esso perpendicolare alla strada.m B g − T (x ) = m B a (x )  T (x ) − kx = m A a (x ) ovvero  d 2x m B g − T (x ) = m B dt 2   2 T (x ) − kx = m d x A  dt 2 per cui l’equazione globale del sistema. ρ ( 2O) = 1 kg/dm3. A quale velocità si troverà il camion dopo un tempo t0 dall’inizio della perdita? [fs = 1 N.2 l/min. La velocità dell’autobotte è inizialmente v0 e la forza di attrito statico agente sulle sue ruote in direzione e verso della velocità è fs. ignaro della perdita.9 s k Problema riepilogativo Un’autobotte di massa a vuoto M trasporta una massa m0 di acqua distillata lungo tratto di autostrada piano e rettilineo. in funzione dell’allungamento della molla.

e l’accelerazione è nulla. In formula: (M + m0 − kdt )v 0 (t + dt )− (M + m0 )v 0 (t ) = −kdtv 0 (t ) Perciò la nuova velocità dell’autobotte (al tempo t + dt) è: (M + m0 − kdt )v 0 (t ) = v 0 (t + dt ) (M + m0 − kdt ) cioè la velocità rimane inalterata.05 kg/s v0 Quando si apre la crepa. d d e . valida per sistemi a massa variabile: F = ma + ™ ™ dm v dt ™ dove m(t) è la massa dell’autobotte al tempo t dall’inizio della perdita. Il problema può anche essere risolto utilizzando la forma generale della seconda legge della dinamica. anche se il camion perde quantità di moto.Soluzione: Fissiamo un riferimento solidale con la strada che abbia l’asse x lungo l’autostrada nel verso della velocità dell’autobotte. Queste due forze devono ovviamente bilanciarsi. e l’asse y verticale diretto verso l’alto. per cui il coefficiente d’attrito viscoso β d camion nell’aria è dato da: el (M + m0 ) d cioè: 2 x 2 dt = 0 = f s − βv 0 β= fs = 0. l’autobotte perde. e la forza totale agente sull’autobotte è: ˆ F = ( f s − βv )x + f a con f a = forza di reazione esercitata dall’acqua sul camion. in un intervallo di tempo infinitesimo dt. soggetta lungo l’asse delle ascisse alle sole forze fs ed attrito viscoso dell’aria. la quantità di moto v0kdt e la massa kdt. Prima che si apra la crepa. si ha semplicemente una massa M + m0 che si muove a velocità costante.

. Inoltre. La condizione iniziale è f s − βv 0 = 0 . per cui non influenza la componente orizzontale del moto. quindi: f s − βv = ma (anche a è nulla. per cui inizialmente a(0) = 0. cioè v non cambia. e a (0 + dt ) = f s − βv (0 + dt ) f s − βv 0 = = 0 .Nel riferimento solidale con l’autobotte. la forza di reazione è verticale. Ma v(0 + dt ) = v 0 + a (0 ) = v 0 . ma è solo la forza fittizia). in tale riferimento v = 0. vale a dire che a rimane nulla. Quindi il m m moto resta uniforme con velocità v0.

definita come la somma delle energie cinetica e potenziale. cosa che non è vera per una forza non conservativa. Quando agiscono solo forze conservative. L’energia cinetica di una particella di massa m che si muove con velocità v è data da: Ec = 1 mv 2 2 Il teorema dell’energia cinetica afferma che il lavoro totale compiuto su un punto materiale dalla forza risultante per spostarlo da un punto A ad un punto B è uguale alla variazione di energia cinetica del punto materiale: W= 1 1 2 2 mv B − mv A = ∆E c 2 2 Il lavoro fatto da una forza conservativa su di una particella dipende solo dai due punti di partenza e di arrivo e non dal cammino percorso dalla particella. Se agiscono anche forze non conservative. Quest’ultima vale mgy per una particella posta ad un’altezza y al di sopra di un riferimento orizzontale scelto ad arbitrio. Il lavoro fatto da una forza conservativa è recuperabile. Conservazione dell’energia. Sotto l’azione di una forza conservativa F si definisce la variazione di energia potenziale come l’opposto del valore del lavoro compiuto dalla forza: ∆E p = E pB − E pA = − ∫ F ⋅ dl A ¥ ¥ ¤ B Solo le variazioni dell’Ep sono significative dal punto di vista della fisica. 1 . l’energia si conserva sempre (legge di conservazione dell’energia). Quando si includono tutte le forme d’energia. Esempi di forze conservative per le quali si parla di energia potenziale sono: forza peso e sua energia potenziale. Associato ad una forza conservativa si introduce il concetto di variazione di energia potenziale. per cui si può sostituire Ep(x) con Ep(x) + C. si conserva: E = Ec + E p = costante. con C costante arbitraria. l’energia meccanica totale E.γ ∫ F ⋅ dl £ B dove dl è lo spostamento infinitesimo lungo il percorso della particella.Lavoro ed energia. Il lavoro W compiuto da una forza F variabile che agisce su un punto materiale spostandolo da un punto A ad un punto B lungo una linea γ èdato da: ¡ ¡   W= ¢ A . come l’attrito.III . entrano in gioco altri tipi di energia. ogni volta che conviene.

L’energia potenziale di una particella di massa m dovuta alla forza gravitazionale esercitata su di essa dalla Terra è data da: ¦ ¦ E p (r ) = −γ mM T r dove MT è la massa della Terra ed r la distanza della particella dal centro della Terra (r>=raggio della Terra). che è opportunamente raccordata nel punto B in modo che la velocità del punto materiale in B cambi in direzione ma non in modulo.energia potenziale elastica Ep = 1/2kx2 per una molla con costante elastica k. g = 9. α = 30°. µ d = 1 . m = 0. Sapendo che la velocità nel tratto BC è costante: Quanto tempo impiega il punto materiale per scendere da A a C? Quanto vale il lavoro compiuto dalla forza di attrito? Risolvere la parte b) sia usando la definizione di lavoro. allungata o compressa di una lunghezza x rispetto alla posizione di riposo. Ep( ) = 0 è il riferimento di zero per Ep. [AB = BC = l = 2 m. ∞ Problema 1 Un punto materiale di massa m scende (partendo da fermo) lungo la sagoma in figura. sia ricordando che il lavoro compiuto dalla forza di attrito è uguale alla variazione dell’energia meccanica tra A e B.5 kg] 3 A α l B β l C Soluzione: 2 .Forza elastica ( F = −kx ).8 m/s2. Forza gravitazionale (descritta dalla legge di gravitazione universale di Newton). Il coefficiente di attrito dinamico tra punto materiale e piani vale µ d.

7 J Oppure. 2 dove mgl (cosα + cos β ) è l’energia potenziale del punto A rispetto al punto C .8 s (cosα − µ d sin α )g mentre in B la velocità è: v = at = 4.7 J.4 s. quindi il tempo totale t è t = t + t’ = 1.Poichè la velocità nel tratto BC è costante.Innanzi tutto calcoliamo β . Problema 2 Un cavallo tira una slitta su una strada ripida. il lavoro compiuto dalla forza di attrito si può ottenere dalla variazione dell’energia meccanica: 1 2 W = ∆E = mgl (cosα + cos β )− mv B = 7. Si noti che nel tratto BC varia solo l’energia potenziale.8 m/s2. Il tempo t’ impiegato per percorrere BC è l/ v = 0. Se il cavallo tira parallelamente alla superficie della strada ed eroga una potenza P: quanto vale la velocità (costante) massima vmax con cui il cavallo riesce a tirare la slitta? Che frazione della potenza del cavallo viene spesa per compiere lavoro contro la forza d’attrito? Che frazione viene spesa per compiere lavoro contro la forza di gravità? 3 . B B t t b)Il lavoro compiuto dalla forza di attrito è: W = µ d mg (sinα + sinβ )l = 7.6 m/s. coperta di neve. La slitta ha una massa m ed il coefficiente di attrito dinamico fra la slitta e la neve è µ d.2s. Quindi il tempo richiesto da A a B è: t= 2l = a 2l = 0. la forza di attrito uguaglia la componente del peso parallela a BC: µ d mgsinβ = mg cos β Da cui: tg β = 1 µd a) L’accelerazione della massa m nel tratto da A a B è data da: (cosα − µ d sinα )g = a = 5.

µ d=0.12. determinare il lavoro compiuto esprimendolo in joule.98 m/s mg (µ d cosθ + sinθ ) b) il rapporto fra la potenza dissipata dall’attrito e quella del cavallo è uguale al rapporto delle forze: mgµ d cos θ = mgµ d cos θ + sinθ 1 = 46%. tg θ 1+ µd il rapporto fra la potenza della gravità e quella del cavallo è: mgsinθ = mgµ d cos θ + sinθ 1 = 54%. che nel nostro caso sono parallele: P = Tv = mg (µ d cosθ + sin θ )v max Quindi: a) vmax è: v max = P = 0. La potenza P è il prodotto scalare della forza T per la velocità v . la tensione T della fune vale: T = µ d mg cosθ + mg sin θ = mg (µ d cosθ + sin θ ) = 765 N.[pendenza 1:7. 4 ¨ © . µd 1+ tg θ Problema 3 Un secchio pieno d’acqua di massa complessiva m0 viene portato da un pozzo nel mezzo di un cortile fino alla cima di una torre alta h. P = 746 W] Soluzione: T § Fa θ mg Diagramma di corpo libero Se la velocità è costante. m = 300 kg. quando arriva sulla torre contiene solo metà dell’acqua che conteneva inizialmente. Essendo però bucato. Supponendo che la velocità di salita sulla torre e dm la perdita in massa del secchio siano costanti. e che il peso del secchio vuoto possa essere dt trascurato.

Se il tratto EF presenta un coefficiente di attrito dinamico µ d. si ha: x   m(x ) = m0 1 −  . Perchè le velocità in B ed in F risultano essere uguali nel quesito a)? 5 . dx dt dx dt v per cui m(x) è una funzione lineare. e angolo al centro π/2 + θ . raggio R. h = 50 m] Suggerimento: Si ricordi che. supponendo che non vi sia attrito lungo tutta la guida. Determinare la velocità del corpo nei punti B. determinare l’energia cinetica del corpo nel punto F.E. mentre il tratto BDE è circolare. si trova: 3 W = m0 g h = 1389. viene rilasciato nel punto A con velocità iniziale nulla.D. di centro C. dm dm dt dm 1 = * = * = costante. I tratti AB (di lunghezza h) ed EF sono rettilinei. in grado di scorrere senza attrito lungo la guida.78 kg. U n corpo puntiforme di massa m.2 J 4 h h h Problema 4 Una guida ABDEF è tenuta in un piano verticale xy. Soluzione: Osservato che m(x) è una funzione lineare.[m0 = 3. detto x il tratto percorso dal secchio e v la sua velocità.F.  2h  Il lavoro è dunque dato da: x   W = ∫ F ⋅ dx = ∫ gm(x )⋅ dx = m0 g ∫ 1 −  ⋅ dx 2h  0 0 0 Calcolando l’integrale. con m(0) = m0 e m(h) = m0/2. Calcolare la reazione della guida nel punto D.

quindi anche la stessa energia cinetica e la stessa velocità. quindi: 1 2 mv D = mg (h + R ) 2 e: v D = 2 g (h + R ) Il dislivello fra A ed E è h + R cosθ . sia fornire la forza centripeta necessaria per mantenere il corpo in traiettoria: 6 . in B vale: 1 2 mv B = mgh 2 Quindi la velocità del punto materiale in B è: v B = 2 gh Il dislivello fra A e D è R + h. b) La reazione vincolare in D deve sia bilanciare per intero il peso del corpo puntiforme.A m B C F θ θ D E Soluzione: a) Per il teorema dell’energia cinetica. quindi: 1 2 mv E = mg (h + R cosθ ) 2 e: v E = 2 g (h + R cosθ ) Il punto materiale si trova in F alla stessa quota che in B. per cui ha la stessa energia meccanica (che in assenza di attrito si conserva) e la stessa energia potenziale.

la reazione vincolare sia nulla? Quesito: Riscrivere le domande a) e b) supponendo di studiare il problema nel sistema di riferimento non inerziale associato alla massa. Se la massa parte da ferma dal punto B (AB = 5R). la reazione vincolare in P deve solamente fornire la forza centripeta che mantiene m in traiettoria: 2 mv P FP = R Presa come quota di riferimento per l’energia potenziale quella del punto A. Il raggio della circonferenza è R. nella posizione O. quanto vale la reazione vincolare nel punto P? Qual è l’altezza minima da cui deve partire la massa affinchè. B 5R O R A P Soluzione: a) In un riferimento inerziale.2  mv D FN =  mg +  R    2 g (h + R ) ˆ  y = mg + m ˆ  y R    c) Detta l la lunghezza di EF. dalla conservazione dell’energia meccanica si trova: 2 mv P = mg 5R − mgR = 4mgR 2 Da cui: 7 . l’energia meccanica del punto materiale in F è data dall’energia totale in B diminuita del lavoro compiuto dalla forza di attrito dinamico lungo EF : EF = 1 2 1 2 mv B − lµ d mg cosθ = mv F 2 2 Problema 5 Una massa m scivola senz’attrito lungo la guida indicata in figura.

e per lo stesso motivo del punto a). perchè l’unica differenza tra forza centrifuga e centripeta è un segno che non influisce sul calcolo medesimo. e sostituendo nell’equazione di 2 mv O ( + 2mgR = mgx ): 2 mgR + 2mgR = mgx 2 conservazione dell’energia cioè: x= 5 R + 2R = R 2 2 a) Nel riferimento non inerziale solidale con m. analogo al n° 7 del capitolo II. mB mA 8 . b) Nel riferimento non inerziale solidale con m. la reazione vincolare in P deve solamente equilibrare la forza centrifuga per mantenere m in traiettoria. Suggerimento: Questo problema. Ancora una volta. Determinare la velocità con cui m2 tocca terra e la tensione della fune. Per calcolare la tensione della fune è comunque necessario scrivere l’equazione di corpo libero per una delle due masse. la reazione vincolare in O è nulla se la forza centripeta che mantiene m in traiettoria è fornita interamente dalla gravità: mg = 2 mvO R Detta x l’altezza cercata. può essere risolto utilizzando la legge di conservazione dell’energia meccanica. Problema 6 Il sistema indicato in figura (macchina di Atwood) è inizialmente a riposo con la massa mA a terra e la massa mB ad altezza h da terra. Ciò porta ad un calcolo identico a quello già svolto. il calcolo è identico a quello già svolto nel riferimento inerziale. la reazione vincolare in O è nulla se la forza centrifuga agente su m è equilibrata interamente dalla gravità.FP = 8mg b) In un riferimento inerziale. trascurando l’attrito e l’inerzia della carrucola.

la velocità terminale di B è: v = 2ah = 2 mB − m A gh mB + m A Si può determinare v anche dalla conservazione dell’energia. si trova l’accelerazione di A e B (in modulo): a= mB − m A g mB + m A Quindi la tensione della fune è: T = m A (a + g ) = m A g 2m B mB + m A Poichè il moto delle due masse è uniformemente accelerato con velocità iniziale nulla.Soluzione: Equazioni di corpo libero: m B g − T = m B a  T − m A g = m Aa Risolvendo il sistema. osservando che inizialmente le energie cinetiche sono nulle e l’energia potenziale del sistema. è mBgh. mentre alla fine le due masse hanno velocità di ugual modulo: m B gh = m A gh + m A + mB 2 v 2 cioè: v= 2(m B − m A )gh m A + mB 9 . rispetto al suolo.

b) Conservazione dell’energia nel punto P (figura): 1 mgL = mg 2(L − d ) + mv 2 2 In P la forza centripeta deve essere almeno uguale alla gravità: mg = quindi: 1 mgL = mg 2(L − d ) + mg (L − d ) 2 mv 2 L−d Sviluppando i calcoli: d= 3 L 5 10 . quale altezza h* raggiunge dopo aver urtato il piolo? Se il pendolo è lasciato libero dalla posizione orizzontale (θ =90°) e descrive una circonferenza completa centrata nel piolo. quale deve essere il valore minimo di d? y P L d x Soluzione: a) Per conservazione dell’energia. La corda urta un piolo fissato ad una distanza d al di sotto del punto di sospensione (vedere figura) Se il pendolo è lasciato libero da un’altezza h al di sotto del piolo. h* = h.Problema 7 Un pendolo di lunghezza L oscilla in un piano verticale.

Problema 8 Un estremo di una molla priva di massa è posto su di una superficie piatta. 1c).0 kg. 1b). la costante elastica della molla vale: k= m1 g = 57. 1a). con l’altro estremo che punta verso l’alto(vedi fig. La molla è poi rilasciata. m1 x m2 y Soluzione: a) Riferita l’energia potenziale gravitazionale all’asse delle ascisse (figura). x1 = 17 cm. La molla è poi compressa con le mani cosicchè l’estremo della molla si trova in una posizione x2 rispetto alla posizione originale di riposo (quella occupata dalla molla senza nessuna massa appoggiata)(vedi fig.6 N/m x1 b) Per conservazione dell’energia. Successivamente. la massa m1 viene rimossa e sostituita con una massa m2. ad una nuova posizione di equilibrio (fig. la massima energia cinetica della massa m2 corrisponde alla minima energia potenziale. L’energia potenziale ha un andamento parabolico: Ep = mg 1 2 kx − m 2 gx = 1 x 2 − m2 gx 2 2 x1 Questa parabola ha il vertice in:  * m 2 g m 2 x1 x = k = m  1  2 m g m2 g m2 g E = 2 x1 − 2 x1 = − 2 x1  p min 2m1 m1 2m1 11 . Una massa m1 è posta delicatamente sopra la molla e permette di comprimere la molla di x1 . sia scrivendo la conservazione dell’energia meccanica. x2 = 42 cm] Quesito: risolvere il problema sia scrivendo l’equazione del moto del punto materiale. m2 = 2. Quanto vale la costante k della molla? Qual è la massima energia cinetica della massa? [m1 = 1.0 kg.

cioè quando l’energia cinetica vale: Ec = m g m g 1 1   m2ω 2  x 2 − 2  = k  x 2 − 2  = 0. mentre A sen (ωt + φ ) è k l’oscillazione generica: la molla oscilla attorno alla posizione di equilibrio x* anzichè attorno ad x = 0).2 J 2 2m1 2 x1 2m1 Il problema può essere risolto anche utilizzando direttamente l’equazione del moto: m 2 x + kx = m2 g La soluzione generale è: x = A sen (ωt + φ ) + m2 g k   m2 g è la soluzione di equilibrio dell’equazione del moto. Imponendo le condizioni iniziali: (si noti che x * = m2 g  = x2  x (0) = A sen φ + k  v (0) = ωA cosφ = 0 si ottiene:  m2 g  m2 g   x (t ) =  x 2 − k  cos ωt + k     v (t ) = −ω  x − m 2 g  sen ωt  2   k   ove: ω= k m2 La velocità è massima per sen ω t=1 o – 1.L’energia totale è data da: E c max = E mecc − E p min = E piniz − E p min quindi l’energia cinetica massima è: E c max 2 2 m2 g m1 g 2 m2 g 1 2 = kx 2 − m2 gx 2 + x1 = x 2 − m2 gx 2 + x1 = 0.2 J 2 k  2  k   12 2 2 .

sistemi a più corpi ed urti Per una particella si definisce quantità di moto la grandezza: p = mv . M yCM = 1 M ∫ ydm . L’impulso di una forza che agisce per breve tempo su una particella (forza impulsiva) si definisce come: I = ∫ Fdt = p f − pi = ∆p . si scrive: F= ¡ ¢ dp dt dove F è la forza totale agente sulla particella. yi.IV . Per un sistema di particelle.     La seconda legge della dinamica. ti tf £ £ £ £ £ cioè l’impulso di una forza impulsiva è uguale alla variazione della quantità di moto della particella. zCM = ∑m z i i i M zCM = 1 M ∫ zdm M . nella sua forma più generale. Per un sistema di particelle o per un corpo esteso (distribuzione continua di materia) il centro di massa (CM) si definisce come: xCM = ∑m x i i i M . M Il teorema del centro di massa (o 1a equazione cardinale della dinamica dei sistemi) è scritto come: MaCM = F ( E ) ossia il centro di massa si muove come una particella singola di massa M sulla quale agisce la stessa forza esterna risultante F ( E ) . zi) in un sistema di riferimento inerziale ed M è la massa totale del sistema. nel caso di un corpo esteso: xCM = 1 M ∫ xdm .Conservazione della quantità di moto. la quantità di moto totale è: ¦ ¦ ¦ ¦ ¥ ¤ ¤ P = ∑ mi vi = MvCM = PCM i Il teorema del centro di massa si può scrivere anche: ¡ i M . yCM = ∑m y i i dove mi è la massa dell’i-esima particella di coordinate (xi. Oppure.

Se a seguito dell’urto i due corpi restano attaccati tra loro. Pertanto negli urti la quantità di moto totale si conserva. I due frammenti toccano terra nello stesso istante perchè la componente verticale del moto è la stessa per entrambi. Detta vx la componente orizzontale della velocità del ¨ − mv x © § dP § = F (E) 3a A’ x . Problema 1 Un proiettile di massa 2m. determinare la posizione in cui cade l’altro e stabilire se essi toccano o meno terra nello stesso istante. Anche l’energia totale si conserva. quando raggiunge l’apice della traiettoria esplode in due frammenti di egual massa m. un urto che non conserva l’energia cinetica totale del sistema si dice anelastico. y 2mv x a O O’ A Soluzione: Il moto del centro di massa del sistema delle due parti in cui si è diviso il proiettile è la continuazione del moto del proiettile integro. Invece. Suggerimento: la quantità di moto si conserva.dt Quando la forza risultante esterna per un sistema è zero (sistema isolato). lanciato dal suolo con una certa angolazione. Sapendo che uno dei due frammenti torna al punto di partenza ripercorrendo la traiettoria iniziale. due o più corpi interagiscono tra loro per un tempo molto breve con una forza molto grande rispetto alle altre. ma questa conservazione può non essere utile a risolvere il problema se avvengono trasformazioni di energia da cinetica a non cinetica. sicchè si può considerare il sistema isolato. la quantità di moto totale resta costante (legge di conservazione della quantità di moto di un sistema isolato). formando un corpo unico. Un urto che conserva l’energia cinetica totale del sistema prende il nome di urto elastico. l’urto si dice completamente anelastico. La legge di conservazione della quantità di moto è molto utile nel trattare la classe di fenomeni noti come urti. In un’urto.

m = 75 kg] Suggerimento: lo spostamento della barca rispetto alla banchina è uguale a quello del centro di massa rispetto alla barca m A M L B Soluzione 1: Poichè il sistema è isolato.mvx) = 3 mvx.proiettile. L’ascissa del centro di massa soddisfa inizialmente a: . rispetto alla banchina. dove si ferma. con un estremo A a contatto con la parete del molo (figura).La velocità del frammento che torna indietro. Problema 2 Una chiatta di massa M e lunghezza L è ferma in acqua tranquilla. In questa situazione un uomo di massa m sta sulla chiatta all’altezza del suo estremo opposto B. Se si trascura l’attrito della chiatta sull’acqua. Ad un certo punto l’uomo comincia a camminare ed arriva all’estremo A. vale a dire che il centro di massa rimane fermo. nel punto culminante la sua quantità di moto è orizzontale e vale 2mvx. di quanto si allontana l’estremo A dal molo? [M = 150 kg. la quantità di moto totale rimane nulla. L = 5 m. Detto t il tempo di volo. e quella dell’altro frammento deve essere 2 mvx -(. senza alcun ancoraggio.vx quindi la sua quantità di moto vale mvx. è . nell’istante dell’esplosione. Quindi il secondo frammento parte con velocità 3 vx. il frammento che torna al punto di partenza percorre la distanza: O’O = v x t = a mentre il frammento che prosegue percorre: O’ A’= 3v x t = 3a ed il centro di massa: O’ A = v x t = a Il frammento che prosegue cade dunque in A’ con ascissa 4a.

l’ascissa del centro di massa soddisfa (alla fine): L  L xmg + Mg  + x  x(m + M )+ M L M 2  2 = x+ 2 = = (m + M )g m+M m+M x CM Uguagliando i secondi membri delle due equazioni si ottiene: mL + M L L M 2 = x+ 2 m+M m+M cioè: x= mL = 1. Posto: v1 = velocità dell’uomo rispetto alla banchina (massa m) v 2 = velocità della barca rispetto alla banchina (massa M) vale:  cioè: v2 = − m v1 M Lo spazio percorso dall’uomo è: x1 = v1 t    Mv 2 + mv1 = 0 .67 m m+M Soluzione 2: Si ricordi che il sistema è isolato (soluzione 1).x CM L + mgL L(M + 2m ) 2 = = (m + M )g 2(M + m ) Mg Detta x l’ascissa finale di A.

è: v = vr + V Quindi: m(v r + V ) = − MV v r = −V m+M m Nel tempo t in cui l’uomo percorre L con velocità relativa alla barca vr. M +m La posizione dell’uomo rispetto alla banchina è: L − x1 = 1.33 m.67 m. vale: MV + mv = 0 Ma. Soluzione 3: Dette v la velocità (negativa) dell’uomo (che ha massa m) e V la velocità della barca(di massa M) rispetto alla banchina. detta vr la velocità dell’uomo relativa alla barca. il centro di massa della barca si sposta di x (distanza finale di A dalla banchina): L x M +m = t t m .Lo spazio percorso dalla barca è: x2 = ma x1 + x 2 = x1 + m x1 = L M v2 m x1 = x1 v1 M Quindi: x1 = L M = 3.

avvicina a se’ una seconda slitta B di massa mB tirandola mediante una fune di massa trascurabile fissata alla slitta B. µ d=0. M +m Problema 3 Un bambino. r si muovono su un piano orizzontale con coefficiente di attrito dinamico µ d ta slitte e suolo. inizialmente ferme. Le due slitte. mB = 42 kg.Quindi: x=L m = 1. quanto vale la forza FAB che il bambino esercita sulla fune (tensione della fune)? [mA = 50 kg.67 m. Quindi:   (m A + m B )a CM Essendo il problema monodimensionale: = F A + FB (m A + m B )a CM cioè:  = FA − FB . in piedi su una slitta A di massa mA. Qual è l’accelerazione aCM del centro di massa del sistema formato dalle due slitte? Se in un riferimento inerziale l’accelerazione aB della slitta B è in modulo doppia dell’accelerazione aA della slitta A.2] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero del sistema slitte-bambino B A Soluzione: a) Equazione del moto del centro di massa:  (m A + m B )a CM   = F (E)   con la forza esterna data dalla risultante degli attriti F (E ) = F A + FB .

comporta:    = m A a A + mB a B (m A + m B )a CM = (2m B − m A )a A cioè: aA = e: m A + mB a CM = 0.17 m/s2 (m A + m B ) (m A + m B ) b) Per definizione di centro di massa si può scrivere:   (m A + m B )a CM che.9 m/s2 Note le accelerazioni. 1).5 N Problema 4 Un cannone di massa M spara orizzontalmente. un proiettile di massa m e velocità v0 che raggiunge il suolo ad una distanza D dalla base della torre (fig. nell’ipotesi a B = 2 a A .5 m/s2 2m B − m A a B = 2 a A = 0. lo sono anche le forze: m B a B = FBA − FB  − m A a A = FA − FAB ovvero:  FBA = FB + m B a B  F AB = m A a A + F A che fornisce: F AB = FBA = 123. .a CM = da B verso A. F A − FB N − NB = A µ d = 0. dalla sommità di una torre di altezza h.

calcolare in termini di D la forza F orizzontale e costante che un sistema di ammortizzatori deve esercitare sul cannone affinchè. per il rinculo. Suggerimento: la quantità di moto si conserva Soluzione: h D Moto del proietto: D = v0 t   1 2 h = 2 gt Risolvendo il sistema.Trascurando la resistenza dell’aria. è Mv = mv0. L’energia cinetica iniziale del cannone è data dal lavoro compiuto dalla forza costante nel tratto d: Fd = (mv 0 )2 2M m 2 gD 2 = 4 Mh e la forza è dunque: F= (mv 0 )2 2 Md = m 2 gD 2 4 Mhd  . si trova v0: v0 = g D 2h La quantità di moto iniziale di rinculo del cannone. esso arretri di un tratto d prima di fermarsi. per la conservazione della quantità di moto.

Problema 5 In un incrocio un’automobile A di massa mA urta un’automobile B di massa mB.80] Suggerimento: la conservazione della quantità di moto è una relazione vettoriale y vL α vA x vB Soluzione: a) L’urto è completamente anelastico. mentre B era diretta a nord (figura). l’automobile A viaggiava verso est. I rilievi della polizia rivelano che. i rottami delle due auto sono rimasti uniti ed i loro pneumatici hanno lasciato strisciate di slittamento lunghe d in direzione α prima di arrestarsi. µ 30° d  =0. per cui la quantità di moto si conserva.7 m. subito prima dell’urto. mB = 1300 kg. vL = 90 km/h. Calcolare le velocità v A e v B di ciascuna automobile prima dell’urto. d = 18. Una delle automobili superava il limite legale di velocità vL? Si supponga che le ruote di entrambe le automobili siano rimaste bloccate dopo l’urto e che il coefficiente di attrito dinamico fra le ruote bloccate e la pavimentazione sia µ d. α = da est verso nord. Il modulo v’ della velocità subito dopo l’urto. mentre l’energia cinetica no. Dopo l’urto. [mA = 1100 kg. si calcola dalle strisciate (l’energia cinetica dopo l’urto è stata dissipata dall’attrito): " # ! .

si determinino la direzione ed il verso del vettore v 0 . v 0 = 5 m/s. m A + mB v’sen α = 15. h = 80 cm] $ % & Suggerimento: la componente orizzontale della quantità di moto si conserva.5 km/h mA vB = diretta verso nord. [MA = 100 kg.8 m/s = 56. appoggiato su un piano orizzontale liscio. la conservazione della quantità di moto si scrive (per componenti): m A v A = (m A + m B )v’cos α  m B v B = (m A + m B )v’sen α da cui: vA = diretta verso est. mA + mB v’cos α = 32. di massa MA e struttura prismatica.9 km/h mB b) L’auto A superava il limite dei 90 km/h. quella verticale no y .3 m/s = 116. Problema 6 Il corpo A mostrato in figura. Si supponga che l’urto sia elastico. viene colpito da un corpo puntiforme B di massa MB e velocità v 0 . Sapendo che dopo l’urto il corpo B rimbalza verticalmente raggiungendo l’altezza h rispetto al punto di impatto mentre A trasla sul piano di appoggio.(m A + m B )gµ d d = 1 (m A + m B )v’2 2 cioè: v’= 2 gµ d d = 17 m/s D’altra parte. MB = 50 g.

per cui. dette vA e vB le velocità di A e B subito dopo l’urto. vale:  M B v 0 cos θ = M A v A  1 1 1 2 2 2  M B v0 = M B v B + M A v A 2 2 2 1 2  2 M B v B = M B gh ove θ è l’angolo di impatto mostrato in figura. Sostituendo la terza equazione nella seconda. si ricava: M B v 0 cos θ = M A v A  1 1 2 2  2 M B v 0 = M B gh + 2 M A v A e quindi: ' θ x A cos θ = 2 M B M A v 0 − 2 gh ( M B v0 )= 2 M A v 0 − 2 gh 2 M B v0 ( ) = 0.863 θ = 30.3° . mentre la terza equazione vale per il moto di B dopo l’urto.v0 B Soluzione: In questo problema si conservano la componente orizzontale della quantità di moto e l’energia.

Il momento angolare (o momento della quantità di moto) Lz di un corpo in rotazione attorno all’asse fisso z è dato da: Lz = I zω Per rotazioni di un corpo rigido simmetrico attorno ad un asse di simmetria. Questo teorema afferma che il momento d’inerzia di un corpo rispetto ad un asse qualsiasi è dato da: I = I CM + Md 2 dove ICM è il momento d’inerzia rispetto all’asse parallelo a quello dato e passante per il centro di massa. Si definisce momento d’inerzia del corpo rigido rispetto all’asse di rotazione la grandezza: ¡   I = ∑ mi Ri2 dove Ri è la distanza dall’asse del punto mi. g altri sono costretti a ruotare dello stesso angolo.Meccanica rotazionale del corpo rigido Un corpo rigido può ruotare oltre che traslare. Rotazione intorno ad un asse fisso. M la massa del corpo a d la distanza tra i due assi. Pertanto le rotazioni li intorno ad un asse fisso si possono descrivere mediante un solo angolo θ :Se un punto ruota di θ . La definizione può essere estesa ad un corpo continuo: I = ∫ R 2 dm M Uno strumento utile per la valutazione del momento d’inerzia è il teorema di Huygens-Steiner (o dell’asse parallelo). ogni suo punto è fermo rispetto agli altri. Il moto traslatorio è descritto specificando quello del centro di massa. tutti i punti del corpo rigido hanno la stessa velocità angolare: ω= e la stessa accelerazione angolare: dθ dt dω d 2θ α= = 2 dt dt Sia ω che α sono vettori con la direzione dell’asse di rotazione (preso di solito come asse z) ed il verso dato dalla regola della mano destra. Di conseguenza. Quando un corpo rigido (idealizzato come un insieme di punti materiali le cui mutue distanze sono fisse) ruota intorno ad un asse fisso.V . il momento angolare è: 1 .

allora anche α è costante e le equazioni del moto rotatorio divengono:  α = costante  ω = ω 0 + αt  1 θ = θ 0 + ω 0 t + αt 2 2 e: 2 ω 2 = ω 0 + 2α (θ − θ 0 ) dove ω 0 eθ 0 sono i valori iniziali (t = t0 = 0) della velocità angolare e dell’angolo che definisce la posizione iniziale. massa ed accelerazione: M z(E ) = d (I z ω ) = I zα dt  ¨ © ¥ ¤ § ¨ ¦ £ ¢ ¢ Se Mz(E) è costante. il momento angolare L può non essere parallelo e concorde rispetto alla velocità angolare ω nel qual caso il corpo è in una condizione di squilibrio dinamico e la direzione del momento angolare L varia nel tempo (anche se ω è costante: è questo il caso della precessione di L ). Il teorema del momento angolare (2a equazione cardinale della dinamica dei sistemi di punti) è. Queste equazioni sono analoghe a quelle del moto rettilineo uniforme in una dimensione. Anche L è calcolato rispetto allo stesso polo. nella forma più semplice: dL = M (E) dt con M ( E ) momento totale delle forze esterne calcolato rispetto al polo O. quello di massa dal momento d'inerzia.L = Iω Quando un corpo rigido ruota attorno ad un asse che non è di simmetria. L’energia cinetica di rotazione di un corpo rigido che ruota attorno ad un asse fisso z è: Ec =  1 I zω 2 2 mentre il lavoro fatto dal momento M (E ) assume la forma: 2 . Nei moti di rotazione attorno ad un asse fisso il concetto di forza è letteralmente sostituito da quello di momento della forza. e l'accelerazione è quella angolare. Il polo O deve essere fisso rispetto al riferimento scelto. Tra queste grandezze vige infatti un’analoga relazione che lega forza.

Nel rotolamento il moto traslatorio è combinato con quello rotatorio. Se il momento d’inerzia è costante (come per un singolo corpo rigido) la conservazione del momento angolare equivale all’affermazione che la velocità angolare ω è costante nel tempo. La statica può essere vista come un caso limite della dinamica: quello in cui "tutto è fermo". Le condizioni da applicare sono quindi due:  ) 3 . Rototraslazione senza strisciamento. Il teorema lavoro – energia è dato da: W = ∫ M z( E ) dθ = E c − E c 0 θ0 θ Se il momento risultante delle forze agenti sul corpo è nullo. Il momento risultante delle forze esterne M ( E ) = ∑ ri × Fi ( E ) i    ( sarà automaticamente nullo per i sistemi isolati. la conservazione del momento angolare è uno strumento potente nella soluzione di problemi e può caratterizzare il sistema dinamico ad ogni istante. in cui il momento d’inerzia può variare (basta che ci siano due corpi rigidi interagenti). essendo in tal caso essenziale la scelta del polo rispetto al quale si calcolano i momenti delle forze. Oggetti con raggio r che rotolano senza strisciare hanno la velocità angolare ω ela velocità del centro di massa vCM legate dalla relazione: v CM = rω L’energia cinetica di un corpo che rotola senza strisciare è la somma della sua energia cinetica rotazionale attorno all’asse di rotazione baricentrico e di quella traslazionale del centro di massa: Ec = 1 2 (I CM + Mr 2 )ω 2 = 1 I CM ω 2 + 1 MvCM 2 2 2  Statica del corpo rigido. ma può essere nullo anche quando F ( E ) ≠ 0 .   Questa è la legge di conservazione del momento angolare per un corpo in rotazione. cioè dL / dt = 0 . Per sistemi più complessi. anche se ci sono forze. allora: W = Mz(E)(θ − θ 0 ) .W = ∫ M z( E ) dθ θ0 θ Se Mz(E) è costante. allora: L = costante.

Suggerimento: il periodo di un pendolo composto è: T = 2π Ip mgd con Ip momento d’inerzia del pendolo rispetto all’asse di oscillazione e d distanza del centro di massa dall’asse. 4 . onde semplificare al massimo la risoluzione del problema. Conviene anche scegliere un riferimento cartesiano opportuno: alle due equazioni vettoriali dell’equilibrio corrispondono sei equazioni scalari. ma anche i loro punti di applicazione. La gravità agisce come se fosse applicata al centro di massa del corpo rigido. Come cambierebbero i risultati se i pendoli fossero vincolati a ruotare attorno ad uno dei lati del quadrato? Indicare con m la massa totale del pendolo.∑F i i   (E) i =0 (E) per non avere moti di traslazione =0 ∑r × F i  i per sopprimere le rotazioni Per applicare queste condizioni è necessario conoscere non solo le forze esterne. I due quadrati sono formati: uno da quattro masse puntiformi uguali collocate nei vertici ed unite da asticelle rigide di massa trascurabile l’altro da quattro aste rigide omogenee ed uguali. Il polo rispetto al quale si calcolano i momenti delle forze deve essere scelto con cura. Problema 1 Determinare le lunghezze dei pendoli semplici aventi medesimo periodo di oscillazione di due pendoli composti quadrati di lato l e vincolati a ruotare attorno all’asse orizzontale passante per il punto medio di uno dei lati e perpendicolare a questo lato.

Tc. l’p. a) e b)): detti Ip il momento d’inerzia delle masse puntiformi e Ic quello delle aste omogenee. l’c periodi e lunghezze dei pendoli semplici equivalenti. si trova: 2 2  5 2 5 2 3 2 m  l   l   I p =   +   + l + l  = ml 4  2   2  4 4  4      m l2 m l2  l2 7   + m = ml 2 I c = 4 +   4 12 4 4  4 12   Per la valutazione di Ic si è prima calcolato il momento d’inerzia rispetto al centro di massa e poi si è utilizzato il teorema dell’asse parallelo. Il braccio della forza peso è la distanza d del centro di massa dall’asse: d= l 2 Il periodo del pendolo è:  Ip l ’p 3l = 2π = 2π T p = 2π 2g mgd g   Ic l ’c 7l  Tc = 2π = 2π = 2π  6g mgd g con Tp.a) b) a’) Soluzione: b’) Asse perpendicolare al piano del foglio (fig. Quindi: 5 .

come illustrato in figura. si trovi m2 tale che il sistema sia in equilibrio 6 .3l  l ’p = 2   l ’c = 7l  6 Asse orizzontale passante per il punto medio di uno dei lati(fig. l’p. si trova: m 1  I p = 2 l 2 = ml 2  4 2   2 2 2  I c = 2 m l + m l  + m l = 5 ml 2    4 12 4 4  4 12    Per la valutazione di Ic si è prima calcolato il momento d’inerzia rispetto al centro di massa e poi si è utilizzato il teorema dell’asse parallelo. a) nota m1. Il momento d’inerzia complessivo è I ed i raggi dei dischi sono R1 ed R2. l’c periodi e lunghezze dei pendoli semplici equivalenti. I fili non slittano nelle gole delle pulegge. Tc. a’) e b’)): detti Ip il momento d’inerzia delle masse puntiformi e Ic quello delle aste omogenee. Quindi: l ’p = l   5l l ’c = 6 Problema 2 Due corpi sono appesi mediante fili ideali a due pulegge solidali fra loro e girevoli attorno ad un asse comune. Il braccio della forza peso è la distanza d del centro di massa dall’asse: d= l 2 Il periodo del pendolo è:  Ip l ’p l = 2π = 2π T p = 2π mgd g g   Ic l ’c 5l  Tc = 2π = 2π = 2π  mgd g 6g con Tp.

eliminando le accelerazioni lineari: T1 + (m1 + m3 )R1α = (m1 + m3 )g  T2 − m 2 R 2α = m 2 g  R T − R T − Iα = 0 1 1 2 2 Risolvendo il sistema. R1 = 1. [m1 = 24 kg. si trova: 7 . R2 = 0. R1 R2 m1 m2 Soluzione: a) La condizione di equilibrio è: m1 gR1 = m 2 gR2 da cui: m 2 = m1 R1 = 72 kg.b) posta delicatamente una massa m3 sopra m1. si trovino l’accelerazione angolare dei dischi e le tensioni dei fili.2 m. I = 40 kgm2] Suggerimento: utilizzare i momenti delle forze. m3 = 12 kg. R2 b) Le equazioni del moto del sistema dopo l’aggiunta di m3 sopra m1. sono: (m1 + m3 )g − T1 = (m1 + m3 )a1 T − m g = m a 2 2 2  2  R1T1 − R2T2 = Iα   a a α = 1 = 2  R1 R2 cioè.4 m.

m0 = 0. M r m R Soluzione: a) Momento d’inerzia I della ruota di Prandtl: I = MR 2 = 0. c) Sul bordo della ruota è attaccato un magnetino di massa m0 e dimensioni trascurabili che esercita una forza F sul disco. b) Calcolare il numero corrispondente di giri compiuti dalla ruota. R = 0. viene lasciata scendere. a) Calcolare il tempo t0 affinchè la massa m percorra l’altezza h.4 rad/s 2 α = 2 2 (m1 + m3 )R1 + m2 R2 + I  Problema 3 Una ruota di Prandtl (figura) è formata da un disco di raggio R e massa M e da un cilindro di raggio r e momento d’inerzia trascurabile rispetto all’asse di rotazione. Verificare se al tempo t0 il magnetino è ancora attaccato al disco.2 m.5 kg. inizialmente in quiete. All’istante t = 0. F = 5 N] Suggerimento: il momento d’inerzia del magnetino è trascurabile. Quando la ruota è in rotazione sul magnetino agisce la forza centrifuga. Non c’è attrito ed il filo inestensibile non slitta sull’albero. (m + m3 )(m2 R22 + m2 R2 R1 + I ) g = 294 N T1 = 1  (m1 + m3 )R12 + m2 R22 + I   (m1 + m3 )(R1 R2 + R12 )+ I  m g = 745 N T2 = (m1 + m3 )R12 + m2 R22 + I 2   (m1 + m3 )R1 − m2 R2 g = 1.01 kgm2 Equazioni del moto del sistema (a = accelerazione di m. [M = 0. r = 2 cm. m = 1 kg. α = accelerazione angolare): 8 . h = 2 m. T = tensione del filo. la massa m.01 kg.

5N m0 r 2 + I 9 .5 N per cui il magnetino si è già staccato.2 s a g mr 2 b) Il numero di giri n è fornito da un puro calcolo geometrico: n= h = 15. mg − T = ma  Tr = Iα  a α = r Eliminando l’accelerazione angolare e la tensione del filo: mgr = mar + I a r cioè: mr 2 a= g mr 2 + I Dunque: t0 = 2h 2h mr 2 + I = = 3. Perciò. Si può usare anche la conservazione dell’energia:  1 1 1 1 v2 m0 gh = m 0 v 2 + Iω 2 = m0 v 2 + I 2   2 2 2 2 r  2 F = m v 0  r cioè: F = m0 2m0 ghr = 7. 2πr c) Il momento d’inerzia del magnetino è trascurabile rispetto a quello della ruota di Prandtl.9 giri. quindi non ne altera la velocità di rotazione. la forza centrifuga agente sul magnetino è: m 0ω 2 R = m 0 (at 0 )2 R = 7.

Problema 4 Nel sistema indicato in figura la molla. è inestensibile. Il filo che collega la molla. positivo verso il basso. la carrucola. b) Calcolare il periodo delle piccole oscillazioni della massa m nel suo moto verticale. costituita da un cilindro omogeneo di massa M e raggio R. di massa trascurabile. un cui estremo è fissato A. ruota senza attrito attorno all’asse O disposto orizzontalmente. A M R m Soluzione: Detto x lo scostamento della molla dalla posizione di equilibrio (che è anche l’allungamento della molla). si ha: mg − T (x ) = mx  [T (x ) − kx]R = Iθ  x θ = R   1 2  I = MR 2   da cui: x  (mg − mx − kx )R = I R    I = 1 MR 2  2 Questa è l’equazione dell’oscillatore armonico forzato: M + 2m x + kx = mg 2 ! !       10 . alla massa m. a) Calcolare l’allungamento x0 della molla in condizioni di equilibrio. ha costante elastica k. Suggerimento: scrivere l’equazione del moto verticale della massa m e quella della rotazione del cilindro intorno all’asse fisso. di massa trascurabile e non slitta sulla carrucola.

per cui: " " x0 = mg k b) La soluzione è data dalla somma dell’oscillazione libera e della soluzione all’equilibrio x0. vale: 1 4 I = ml 2 + ml 2 = ml 2 3 3 Allora la conservazione dell’energia si scrive: 11 . Partendo da fermo con la H in un piano orizzontale. Determinare la velocità angolare del corpo nel momento in cui il piano dell’H è verticale. Il periodo è perciò lo stesso dell’oscillatore libero: T = 2π 2m + M 2k Problema 5 Un corpo rigido è costituito da tre sbarrette sottili identiche di massa m e lunghezza l.a) All’equilibrio x = 0. collegate fra loro a formare una H (figura). essendo il corpo omogeneo. ω l l l Soluzione: Il braccio della forza gravitazionale è la distanza del centro di massa dall’asse. Detto I il momento d’inerzia. che. coincide con il centro geometrico e vale perciò l/2. il corpo ruota sotto l’azione della forza peso. Suggerimento: calcolare il momento d’inerzia totale. Il corpo può ruotare attorno ad un asse orizzontale passante per una delle gambe della H.

Ad un certo momento.4 kg. n = 2. P fermare la ruota. ω µF F ω Soluzione: Teorema dell’energia cinetica: 1 2 Iω = µFr 2πn 2 Dove I è il momento d’inerzia della ruota. Quindi: Iω 2 mrω 2 µ= = = 0. qual è il coefficiente d’attrito µ . r = 23. si preme un pattino contro il suo bordo esercitando una forza radiale F. il cilindretto si sposta dalla posizione iniziale e viene espulso dal 12 . F = 130.8] Suggerimento: Calcolare il lavoro della forza di attrito e uguagliarlo alla variazione di energia cinetica della ruota. Il cilindretto può scorrere senza attrito dentro al tubo.fra il pattino ed il bordo della ruota? [m = 1.0 N.27 4πnFr 8πnF Problema 7 Un sottile tubo rigido ed omogeneo.3mg l 14 2 2 = ml ω 2 23 cioè: ω= 3 2 g l Problema 6 Una ruota di massa m e raggio r è assimilabile ad un disco omogeneo e ruota senza attrito in un er piano verticale attorno ad un asse fisso passante per il suo centro con una velocità angolare ω . ω =840 giri/min. Inizialmente il sistema ruota senza attrito con velocità angolare ω 0 intorno ad un asse verticale baricentrico.0 cm. ha al suo centro un cilindretto molto corto di massa m (da considerarsi puntiforme) e diametro appena inferiore a quello del tubo. Se prima di fermarsi la ruota compie n giri. di massa M. per una lievissima perturbazione (vedere figura).

# z v’ $ 13 . Suggerimento:ω è chiaramente misurata in un riferimento inerziale. Ad un certo istante l’uomo comincia a correre lungo la circonferenza di raggio r con velocità v ’ rispetto alla piattaforma.tubo. Determinare la velocità angolare ω con cui ruota la piattaforma. ω0 r l Soluzione: Conservazione del momento angolare:  l2 Iω 0 =  I + m  4  Dove I è il momento d’inerzia del tubo: I= Ma allora: Ml 2 12  ω   ω= Iω 0 I +m l 4 2 = M ω0 M + 3m Problema 8 Su una piattaforma circolare omogenea inizialmente ferma in posizione orizzontale di massa M e raggio R. In assenza di forze esterne. qual è la velocità angolare ω fuoriesce? d tubo. quando il cilindretto el Suggerimento: Il momento d’inerzia del tubo sottile rispetto ad un diametro centrale può essere assimilato a quello di una sbarretta rigida. sta fermo a distanza r dal centro un uomo di massa m (vedi figura). girevole senza attrito attorno all’asse verticale centrale z.

m = 50 g. La porta. b) L’angolo totale di rotazione θ della porta dovuto all’urto. lati di lunghezza a e b ed è vincolata a ruotare in un piano verticale attorno al lato maggiore b. Passando ai moduli nella prima equazione: ' & v’= r (ω u + ω )   2 1 2 mr ω u − 2 MR ω = 0 Da ciò si ottiene: ω= mrv’  2 1 2   mr + MR  2   Problema 9 La porta rettangolare mostrata in figura ha massa M. Mf = Nm] 3 3 Suggerimento: il momento d’inerzia della porta rispetto ad un asse parallelo a quello specificato e 1 passante per il baricentro vale I 0 = Ma 2 . a = 1. 12 14 . Sapendo che il momento delle forze d’attrito vale Mf.R r M Soluzione: Dettaω u la velocità angolare dell’uomo in un riferimento inerziale. [M = 2 kg. inizialmente ferma. d = 2 1 a . b = 2 m. vale: v ’= r × (ω u − ω )   2 1 2 mr ω u − 2 MR ω = 0 % % % % con ω ed ω u di verso opposto. La velocità del proiettile prima dell’urto è v ed esso si conficca nella porta. viene colpita orizzontalmente da un proiettile di massa m e dimensioni trascurabili.5 m. determinare: a) La velocità angolareω con cui la porta ruota subito dopo l’urto. ad una distanza d dal suo asse di rotazione. v = 30 m/s.

97 rad/s = 3I f a (3M + 4m ) 1 I f ω 2 = M fθ 2 Vale a dire: θ= I fω2 2M f = 2m 2 v 2 = 2. e lo urta in un punto P 15 .b d a Soluzione: Momento d’inerzia iniziale della porta rispetto all’asse b: 1 a I i = I 0 + M   = Ma 2 3 2 2 Momento d’inerzia finale (dopo l’urto) della porta rispetto all’asse b: 1  2a  I i = I 0 + M   = (3M + 4m )a 2 9  3  2 a) Conservazione del momento angolare: 2 mv a = I f ω 3 cioè: ω = mv b) Teorema dell’energia cinetica: 2a 6mv = 0. Un proiettile puntiforme di massa m viene lanciato con velocità v0 (nel piano del disco) contro il disco.18 rad (3M + 4m )M f Problema 10 Un disco omogeneo di massa M e raggio R. è libero di ruotare senza attrito attorno ad un asse fisso z orizzontale passante per il suo centro O. inizialmente fermo.

determinare: c) La velocità angolareω del disco dopo l’urto. perciò scegliere come polo il punto O e tener conto del momento angolare del proiettile. v0 = 30 m/s. il rapporto delle masse si ottiene facilmente da una delle due equazioni di partenza: v 0 + v’0 m Rω = = =1 M 2 sinθ (v 0 − v ’0 ) 2 sin 2θ (v0 − v ’0 ) Problema 11 16 .In seguito all’urto il proiettile rimbalza con velocità v’0 in una direzione che forma con la radiale in P il medesimo angolo θ . v’0 = 2 m/s] Suggerimento: Il sistema è formato da disco più proiettile. θ =60°.Posto che l’urto sia elastico. d) il rapporto fra la massa del proiettile m e quella del disco M.individuato da un angolo θ . y θ P θ m R O M x Soluzione: I principi di conservazione del momento angolare e dell’energia sono:  Rmsinθ (v 0 − v’0 ) = Iω  1 1 2 2 2  2 m v 0 − v’0 = 2 Iω ( ) a) Il rapporto delle due equazioni non contiene le masse: ω= v0 + v ’0 = 46. [R = 30 cm.2 rad/s Rsinθ b) Notaω .

0 ( ) Suggerimento: Calcolare il momento d’inerzia totale del rocchetto. Al filo avvolto sul rocchetto è applicata una forza costante F0 orizzontale. L’asse AA è l’asse di istantanea rotazione (figura). Trovare quanto valgono: a) l’accelerazione a c del centro di massa. R r r C R F0 A Soluzione 1: A . b) la forza di attrito radente Fa complessiva sul rocchetto (è attrito statico o dinamico?). scelto come verso positivo dell’asse di rotazione quello entrante nel foglio:  F0 − Fa = Ma c   1 − rF0 + RFa = 2 MRa c 1 1 1 1 1 1 1 1 Nella seconda equazione si è usata la condizione a c = Rα (rotolamento senza strisciamento). 2 Equazioni del moto del centro di massa e della rotazione attorno al centro di massa:  F0 + Fa = Ma c   1 2 r × F0 + R × Fa = MR α 2 Cioè. che si pensa situata sempre nel piano verticale passante per il centro di massa C del rocchetto. d) dire se il filo si avvolge o si svolge e perchè. Risolvendo il sistema si ottiene: 3 F0 A 17 . c) l’accelerazione angolare del rocchetto.Un rocchetto omogeneo di massa M raggio di gola r e raggio esterno R rotola senza strisciare su un piano orizzontale.

Non c’è attrito su entrambe le estremità della scala. perchè deve rimanere teso mentre il rocchetto rotola senza strisciare. 8 8 8 18 . si ricava:  F0 − Fa = Ma c   3 (R − r )F0 = 2 MRa c 8 8 8 8 ( ) La soluzione del sistema è molto semplice. che è trattenuta in basso da una corda ideale orizzontale che si spezza oltre una tensione massima Tmax (figura). si è usato il teorema di HuygensSteiner. c) L’accelerazione angolare è data dalla condizione di rotolamento senza strisciamento: 7 6 5 4 α= ac R d) Il filo si arrotola. Soluzione 2: Traslazione del centro di massa e rotazione attorno al punto di contatto:  F0 + Fa = Ma c   1 2 2  − r + R × F0 =  2 MR + MR α   Per calcolare il momento d’inerzia rispetto all’asse di contatto. altrimenti il rocchetto striscerebbe. Inoltre l’attrito è statico. e fornisce: 2 R−r  a c = 3 MR F0    Fa = 2 r + R F0  3R Problema 12 Un bambino di massa m si sposta lungo una scala a pioli di massa M e lunghezza L. mentre Fa è antiparallela a F0 . Orientando l’asse di rotazione nello stesso verso della soluzione 1 ed impiegando ancora una volta la condizione di rotolamento senza strisciamento a c = Rα .2 R−r  a c = 3 MR F0    Fa = 2 r + R F0  3R Le risposte ai quesiti a) e b) si ottengono aggiungendo che a c è parallela a F0 .

@ N1 B mg N2 T A 9 Mg θ A Soluzione: Equilibrio delle forze e dei momenti delle forze rispetto a B:  N = T  1   N 2 = (m + M )g  L TLsinθ + m(L − d ) + M  g cosθ = N 2 L cosθ   2   a) La tensione della fune si trova risolvendo il sistema scritto sopra:  d M T =  m +  g cot θ  L 2  b) Basta uguagliare a Tmax la tensione della fune trovata in a) e risolvere in dmax:  Tmax M  d max =   mg cot θ − 2m  L    Problema 13 Un cavo ideale orizzontale (figura) sostiene un’asta uniforme.a) Qual è la tensione della corda quando il bambino dista d = L/3 dall’estremità inferiore della scala? b) Qual è la distanza massima dmax dall’estremità inferiore della scala che il bambino può raggiungere senza rompere la corda? Suggerimento: utilizzare le equazioni dell’equilibrio del corpo rigido. di lunghezza l e massa M. incernierata in A e con l’estremo B ad altezza h sopra A. 19 .

l = 5 m.8 rad/s2 2 I 2l 20 .a) Quanto vale la tensione del cavo? b) Se il cavo viene tagliato. quanto vale l’accelerazione angolare dell’asta nell’istante in cui il cavo viene tagliato? c) Quanto vale la velocità angolare dell’asta quando essa raggiunge la posizione orizzontale? [M = 50 kg. 3 y B l M A d x h Soluzione: a) Equilibrio dei momenti rispetto ad A: Mg d = Th 2 cioè: T = Mg d = 184 N 2h b) Momento d’inerzia dell’asta rispetto ad A: 1 I = Ml 2 3 L’accelerazione angolare è data da: M (E ) α= I Accelerazione angolare iniziale: α = Mg d 3gd = 2 = 1. h = 4 m] 1 Suggerimento: il momento d’inerzia dell’asta rispetto all’asse passante per l’estremità è: I = Ml 2 .

c) Conservazione dell’energia meccanica: mg Velocità angolare quando l’asta tocca terra: h 1 ml 2 2 ω = 2 2 3 ω= 3gh = 2.2 rad/s l2 21 .

superficiale o lineare) su una carica puntiforme è ottenuta integrando gli effetti delle cariche infinitesime che costituiscono la particolare distribuzione. L’intensità del campo elettrico generato da più cariche è data dal principio di sovrapposizione: £ ¢ . vale il principio di sovrapposizione: F = ∑ Fi i ¡ ¡ La forza esercitata da una distribuzione continua di cariche (volumetrica.99 ⋅ 10 C2 9 ε 0= costante dielettrica del vuoto = 8. Il campo elettrico Una qualunque distribuzione di cariche crea un campo elettrico nello spazio circostante. Considerando una carica di prova q0 sufficientemente piccola collocata nel campo. Nm 2 Quando sono presenti più cariche elettriche. il vettore campo elettrico E è definito come: E = lim £ F q0 →0 q 0 ¤ La forza che agisce su una carica puntiforme q’ posta in un dato campo elettrico E è: F = q’E ¥ ¥ Il campo elettrico generato in un punto P da una singola carica puntiforme qi nella posizione ri è: Ei = ¦ 1 qi ˆ ri 0 4πε 0 ri2 0 ˆ dove ri0 è la distanza tra la carica qi ed il punto P mentre ri 0 è il versore diretto lungo la congiungente qi e P ed orientato da qi a P.85 ⋅ 10 −12 C2 .VI .Elettrostatica nel vuoto Forza e carica elettrica La legge di Coulomb asserisce che la forza elettrica tra due cariche puntiformi q1 e q2 poste a distanza r12 l’una dall’altra nel vuoto è data da: F12 = k   q1 q 2 1 q1 q2 ˆ ˆ r12 = r12 2 2 4πε 0 r12 r12 Nm 2 con k = costante elettrostatica = 8.

si può dunque introdurre il concetto di differenza di potenziale: VB − V A = − ∫ E ⋅ dl γA B ¨ ¨ con E campo elettrico creato dalla carica puntiforme e γ u qualunque linea tra A e B immersa nel na campo. il campo elettrico può essere determinato tramite: E = − gradV = −∇V  La legge di Gauss Il flusso elettrico dovuto al campo elettrico E che attraversa una superficie qualsiasi è: ˆ φ (E ) = ∫ E ⋅ u n dΣ Σ    § § . Si deve pertanto ricorrere alla definizione di differenza di potenziale (p. il potenziale è dato da: V =∑ i 1 qi 4πε 0 ri 0 dove la somma è estesa a tutte le cariche ed ri0 è la distanza dell’i-esima carica dal punto P dove si deve calcolare il potenziale. Potenziale elettrico Il campo generato da una carica puntiforme è centrale e pertanto conservativo. es. nel caso del piano indefinito uniformemente carico). Se è noto il potenziale. Per un sistema di cariche puntiformi. perchè in essa è implicito che il potenziale all’infinito è nullo. si ottiene invece per integrazione. Per una distribuzione continua finita di carica: V= dq 1 ∫r 4πε 0 Q Se la distribuzione di carica non è finita non si deve usare la formula sopra.E = ∑ Ei i Il campo generato da una distribuzione continua di cariche. Il potenziale elettrico alla distanza r da una carica puntiforme q situata nell’origine è dato da: © V = 1 q 4πε 0 r se si assegna il valore zero al potenziale a distanza infinita.

Quando si ha a che fare con un sistema macroscopico continuo si scriverà l’integrale: Ue = 1 ρ (x. Il campo elettrostatico all’interno di un conduttore è nullo 2.z).z) rappresenta il potenziale in (x. può avere una carica solo sulla superficie esterna. z ) (x. Energia potenziale elettrostatica di un sistema di cariche L’energia potenziale di un sistema di cariche puntiformi è: Ue = qi q 1 ∑ 4πε jr 2 i. Il campo elettrostatico immediatamente fuori da un conduttore è perpendicolare alla superficie e assume il valore σ/2ε0.z). diversamente dalla legge di Coulomb. Un conduttore.La legge di Gauss lega il flusso elettrico attraverso una superficie chiusa alla carica totale racchiusa nella superficie stessa: ˆ φ (E ) = ∫ E ⋅ u n dΣ = Σ   qint ε0 La legge di Gauss è equivalente alla legge di Coulomb per interazioni statiche ma. j 0 ij i≠ j che può essere riscritta come: Ue = 1 ∑ qi v i 2 i dove vi rappresenta il potenziale generato nella posizione della carica qi da tutte le altre cariche. V(x. I conduttori 1. y . La legge di Gauss è anche uno strumento potente per determinare i campi elettrici dovuti a distribuzioni di carica con un elevato grado di simmetria. dove σ è la densità superficiale di carica locale (che non è necessariamente costante) E=  σ ˆ un 2ε 0 3.y.y. dτ l’elemento di volume intorno al punto (x.y.y. se non presenta cavità non conduttrici contenenti una carica. vale anche per campi non statici.z) rappresenta la densità di carica. z )dτ V 2∫ t dove ρ (x. Si può anche scrivere: Ue = ∫ ε0E 2 dτ = ∫ u e dτ 2 . y .

Condensatori I condensatori sono dispositivi per l’accumulo di carica elettrica e di energia e consistono tipicamente di due conduttori con cariche uguali ed opposte q (induzione completa).. determinare: a) La forza che agisce sulla carica che si trova nel vertice B. b) Il campo elettrico totale E0 nel punto medio della base A...dove l’integrale indefinito è esteso a tutto lo spazio e: ε0E 2 ue = 2 è la densità di energia elettrostatica. .... c) Il campo elettrico e il potenziale nel punto C in cui si intersecano le bisettrici dei tre angoli del triangolo. + Cn Condensatori collegati in serie equivalgono ad un unico condensatore con capacità data da: C= 1 1 1 + + . Suggerimento: Si ricordi che per le forze ed i campi elettrici vale il principio di sovrapposizione.. Indicando con∆ V la differenza di potenziale. la capacità di un condensatore è definita come: C= Q ∆V L’energia potenziale accumulata in un condensatore può essere scritta come: Ue = V 2 qV q2 =C = 2C 2 2 Condensatori collegati in parallelo equivalgono ad un unico condensatore con capacità: C = C1 + C2 + . + C1 C 2 Cn Problema 1 Considerate tre cariche positive uguali di valore q poste ai vertici di un triangolo equilatero di lato s (vedere figura).

B

s

C

q

A

q

Soluzione: a) La forza è la risultante di quelle esercitate dalle altre due cariche:

π 1 q2  F = F1 + F2 = F1 21 + cos  = 3F1 = 3 4πε 0 s 2 3 
b) Il campo elettrico in A è dato solo da quello generato dalla carica in B perchè le altre due generano campi uguali ed opposti: 
  

E0 = 

1 4πε 0

q2  3  s   2   
2 2

j=

1 q2 j 3πε 0 s 2

dove si è tenuto conto che AB è l’altezza del triangolo equilatero e si è indicato con j il versore da A verso B. c) C è equidistante dalle tre cariche. Il campo elettrico in C è nullo per simmetria, mentre il potenziale è il triplo di quello generato da una sola carica:

V=

3 q 3 3 q = 4πε 0 s 4πε 0 s 3

Ove s / 3 è la distanza BC.

Problema 2 Due piccole sfere cariche sono appese a due corde di ugual lunghezza l (come in figura), che formano due piccoli angoli θ 1eθ 2c la verticale. on a) Assumendo per le cariche q1 = Q, q2 = 2Q e per le masse m1 = m2 = m, si determini il rapporto θ 1/ 2. θ 

b) Assumendo ancora per le cariche q1 = Q, q2 = 2Q ma per le masse m1 = m, m2 = 2m, si ridetermini il rapportoθ 1/θ 2. c) Si determini sia nel caso a) che nel caso b) la distanza d tra le due sfere cariche in funzione delle grandezze note.

Suggerimento: Usare le approssimazioni valide per piccoli angoli.

l
−F
!

θ 1θ

2

l
F

m2 g

Soluzione: La tensione di ciascuna corda bilancia la componente lungo la corda di tutte le altre forze, quindi non resta che bilanciare le componenti ortogonali alla corda della forza di gravità e di quella elettrica agenti su ciascuna carica. La forza elettrica vale in tutti i casi: F= 1 2Q 2 4πε 0 d 2

a) Essendo m1 = m2 = m, in base alla figura si trova facilmente che:

mg sen θ 1 = F cosθ 1  mg sen θ 2 = F cosθ 2
cioè: tan θ 1 = tan θ 2 = da cui: F mg

θ1 = θ 2
b) Essendo m1 = m ed m2 = 2m, si ha che: 

m1 g 

mg sen θ 1 = F cosθ 1  2mg sen θ 2 = F cosθ 2
cioè:

θ 1 tan θ 1 ≈ =2 θ 2 tan θ 2
ove si è tenuto conto che gli angoli sono piccoli. c) La distanza è data da:

d = l (sen θ 1 + sen θ 2 ) ≈ l (tan θ 1 + tan θ 2 ) ≈ l (θ 1 + θ 2 )
dunque, per m1 = m2 = m è: d ≈ 2l cioè: d =3 dunque, per m1 = m ed m2 = 2m è: d ≈l cioè: lQ 2 3 d= mg 4πε 0
3

F 2l 1 2Q 2 = mg mg 4πε 0 d 2

lQ 2 1 mg πε 0

F  1 3 F 3 l 1 2Q 2 = 1 +  = l mg  2  2 mg 2 mg 4πε 0 d 2

Problema 3 Una sferetta puntiforme di massa m e carica q è sospesa ad un punto O mediante un filo lungo l, in edere figura). prossimità di una distribuzione piana infinita di cariche con densità superficiale σ (v d) Calcolare la distanza di equilibrio d1 della sferetta dal piano carico sapendo che la distanza fra il piano carico ed il punto O è d. e) Calcolare la distanza di equilibrio d2 della sferetta dal piano carico nel caso in cui venga posto un secondo piano con densità superficiale -σ in posizione speculare.

f) Come varia d2 se si raddoppia la distanza del piano carico negativamente dal punto O? [m = 10 g; q = -2 µC; l = 10 cm; σ =86,7 pC/cm2; d = 10 cm; ε = 8,85 10-12 C2N-1m-2]

0

Suggerimento: la tensione del filo assume qualsiasi valore necessario affinchè il filo non si allunghi

+ + + + + + + + + +

O l

θ
d1

d

d Soluzione:

a) La forza elettrica F è orizzontale, mentre il peso è verticale: la loro risultante deve essere diretta lungo il filo, cioè forma un angolo θ con la verticale, cioè con il peso. Dunque:
F σ q = tan θ = =1 mg 2ε 0 mg

Dalla geometria del problema si ricava:

d 1 = d − l sen θ = d − l

tan θ 1 + tan 2 θ

= 2,93 cm.

a b) Il campo raddoppia, dunque anche la forza elettrica e la tangente di θ rddoppiano. Quindi: d2 = d − l 2 1+ 4 = d −l 2 5 = 1,06 cm.

c) Il campo generato da un piano carico indefinito è indipendente dalla distanza. Perciò spostando il piano non cambia nulla.

Problema 4

Tre piani indefiniti paralleli sono uniformemente carichi con densità superficiale σ 1 = σ , σ 22 - , σ = σ 3 = σ (vedere figura). Determinare il campo elettrostatico nello spazio esterno ai piani e nelle intercapedini tra i piani. [ = 88,6 nC/m2; d = 10 cm; ε 0=8,86 10-12 C2N-1m-2] σ Suggerimento: il campo elettrico generato da un piano indefinito uniformemente carico è: σ ˆ ˆ E = n , con n versore normale al piano. ε0
"

P1

σ1 + + + + + + + + + +

σ
-

2

σ

3

P2

P3

+ + + + + + + + + +

P4

Soluzione: Prendendo come positivo il verso dell’asse disegnato in figura, basta eseguire le somme algebriche dei campi dei vari piani: 1. In P1 e P4 il campo è nullo. 2. In P2 è:
E=

σ = 10 kV/m ε0

3. In P3 è:

E=−

σ = -10 kV/m ε0

Problema 5 Il campo elettrico E è uniforme in tutti i punti del piano (x, y) come in figura. a) Dimostrare che detto campo è conservativo.
#

b) Calcolare la differenza di potenziale fra i punti A e B ed il lavoro compiuto per spostare la carica negativa -q dal punto A al punto B. c) Determinare se l’energia potenziale calcolata in A è diversa da quella in B e se UA – UB è positivo o negativo.

Suggerimento: per dimostrare che il campo elettrico è conservativo, si può usare sia la condizione di circuitazione nulla, sia quella di rotore nullo.

y B
%

E
-q 45° A Soluzione: a) La forza elettrica F è orizzontale e costante, quindi il lavoro è il prodotto di F per la componente orizzontale dello spostamento totale ed è positivo quando ci si sposta nel verso positivo delle x, negativo quando ci si sposta nel verso opposto. Se si calcola la circuitazione, lo spostamento totale è a nullo priori, quindi la circuitazione è nulla. Ergo il campo è conservativo. b) Detta d la distanza AB, per quanto osservato nel punto a), essendo il potenziale il lavoro per unità di carica, si ricava: VB – VA = Edcos 45° = Ed . 2
$

x

Il lavoro dal punto A al punto B è semplicemente il prodotto della differenza di potenziale per la carica: WAB = -q (VB – VA) = -qEdcos 45° = − qEd . 2

c) Per introdurre l’energia potenziale occorre fissare un’ascissa di riferimento. Prendendo per semplicità quella del punto A, è evidente che, mentre UA è nulla, UB è uguale a WAB, quindi negativa. Pertanto, UA – UB è positivo (la carica è negativa).

7 1011 C/kg] Suggerimento: si trascurino la forza di gravità e la velocità dell’elettrone quando parte dal filamento del tubo catodico.5 106 m/s m . fra le quali è mantenuta una differenza di potenziale V (figura).Problema 6 In un tubo catodico. e/m elettrone = 1. y l y0 v0 ' θ + + + + + + + + + ++ + + + + d .. d = 1 cm. qual è il valore di y0 tale che gli elettroni sfiorino l’estremità della piastra positiva quando escono dalle piastre stesse? b) Con quale angoloθ si muovono gli elettroni dopo aver attraversato le piastre? [Vc = 20 kV... un elettrone è accelerato orizzontalmente da una differenza di potenziale Vc..... La velocità v 0 all’ingresso delle due piastre (x = 0) è data dalla conservazione dell’energia nel cannone elettronico: & 1 2 mv 0 = eVc 2 cioè: v0 = con v0 diretta lungo l’asse x. a) Nel riferimento della figura... 2e Vc = 82. Dopo aver subito questa accelerazione esso viene fatto passare attraverso due piastre piane parallele orizzontali lunghe l e poste alla distanza d... perciò si può approssimare il campo elettrico fra di esse con quello (uniforme) dovuto a piastre infinite e dato da V/d.-... V = 200 V.. l = 6 cm.x Soluzione: Le due piastre sono lunghe rispetto alla loro distanza..-.

all’interno della quale c’è il vuoto.θ è circa uguale alla sua tangente. Determinare l’espressione della forza F esercitata su una carica puntiforme q posta: a) nel punto P a distanza D da O1. O1 . Problema 7 In una sfera uniformemente carica con densità ρ e centro in O1.9 mm v  Vc 4 d 0   2 b) La tangente diθ è data dal rapporto delle componenti della velocità all’uscita dalle piastre. md Perciò y0 è la distanza percorsa in direzione y nel tempo impiegato a percorrere una distanza l in direzione x: 1 eV y0 = 2md  l  V l2   = = 0. con superficie tangente alla superficie esterna e passante per O1.a) Il moto fra le due piastre ha la componente x uniforme di velocità v 0 e la componente x uniformemente accelerata con accelerazione: a= eV . mentre la componente y è quella raggiunta nel tempo di volo l/v0: vy = eV l m d v0 Dunque la tangente diθ è: tan θ = vy v0 = eV l V l = 0.P 2 ( .03 = 2 m d v 0 2Vc d Con un simile valore. O . ) . Suggerimento: si ricordi che 0 = ρ -ρ . rappresentato in figura b) nel centro O2 della cavità. La componente x è ancora v0. è praticata una cavità sferica di centro O2.

0 = ρ +(. piena più una cavità riempita di cariche negative di densità uniforme .R/2. 0 b) Dentro una sfera di densità di carica costante. il campo elettrico è: 1 E= 1 ρ r 3ε 0 Ma O2 è il centro della sfera piccola. 3 2 . per cui la forza richiesta vale:     ˆ qQ1  1 1 1  P = q ρR 3  1 − ˆ − P F=  2 2 2 2  4πε 0  D 3ε 0 2(2 D − R )  R   D 8 D −    2    ˆ dove P è il versore orientato da O1 a P. C. che presenta una cavità sferica (raggio r = R/4) come in figura.ρ . a) Per il punto esterno P.Soluzione: Occorre usare il principio di sovrapposizione con un po’ di originalità: come detto nel suggerimento. Calcolare il campo elettrostatico E nei punti O. Problema 8 Si consideri una distribuzione sferica omogenea (raggio R) di cariche positive (carica totale Q). le due distribuzioni sferiche sono equivalenti a due cariche puntiformi Q1 e Q2 poste nei loro centri O1 ed O2: 4  Q1 = πρR 3  3   3 Q = − 4 πρ  R  = − Q1    2 3 2 8 Le distanze da P sono ovviamente D e D . ed A.ρ )vale a dire che la sfera con una cavità vuota è equivalente ad una sfera . per cui la forza vale: F= ρq ˆ RP 6ε 0 perchè la distanza dei centri è R/2. quindi c’è solo il campo generato dalla sfera grande.

il sistema è equivalente a due sfere piene di densità di carica ρ e raggio R e densità di carica -ρ eraggio r. r x Soluzione: Densità di carica: ρ= Q 4 π (R 3 − r 3 ) 3 = Q 4  3 R  πR −  3  64    3 = 48 Q 63 πR 3 Per il principio di sovrapposizione.Suggerimento: si ricordi la sovrapposizione degli effetti. Dunque nei tre punti richiesti il campo è parallelo all’asse x e: a) in O: E= 4 − ρr 4 Q ˆ ˆ x x=− 21 πε 0 R 2 3ε 0 b) in C: E= 5 ρr 4 Q ˆ ˆ x= x 21 πε 0 R 2 3ε 0 c) in A:  ρ 2r ρr E=  3ε − 3ε 0  0 6  4 Q ˆ x =  ˆ 21 πε R 2 x 0  Problema 9 . R O . C .A .

Tre particelle di carica q sono poste in tre dei vertici di un rombo avente i lati e la diagonale minore di lunghezza a (figura). dall’infinito fino al vertice libero del rombo c) il valore del campo elettrico E nel quarto vertice. cambiato di segno:  q  1  q q q2  =− + + W = − q 2 +   4πε a 4πε a 4πε a 3  4πε 0 a  3 0 0 0   c) Basta sommare vettorialmente i campi dovuti alle tre cariche puntiformi:  3 q q + E = 2 2  2 4πε a 4πε 0 3a 2 0  8 ˆ q 3 3 +1 ˆ d = d  3 4πε 0 a 2  ˆ ove d è il versore diretto come la diagonale maggiore. distanza r dalla carica vale V = 4πε 0 r q a q a q Soluzione: a) Basta sommare le energie potenziali dovuti alle tre coppie di cariche puntiformi: q2 Ue = 3 4πε 0 a b) E’ semplicemente il prodotto della quarta carica per il potenziale generato dalle tre cariche puntiformi nel quarto vertice. Problema 10 . uscente dal vertice carico. con la condizione V∞ = 0 per r → ∞ . 7 Suggerimento: si ricordi che il potenziale generato da una carica puntiforme q in un punto P a q . Determinare: a) l’energia potenziale elettrostatica di questa distribuzione di carica b) il lavoro da compiere sul sistema per portare una quarta particella. pure di carica q.

x0 = 0. Calcolare il potenziale elettrico V0 nel punto P0 di coordinate x0 e y0 sia direttamente sia nell’approssimazione di dipolo.9 cm: 2 3 . Le cariche q1 e q2 sono negative e valgono q1 = q2 = -q. mentre la carica q3 è positiva e vale q3 = 2q. y A @ 9 p cos α . yb = = 2. 4πε 0 r 2 .Tre cariche puntiformi sono nei vertici di un triangolo equilatero di lato d. Il dipolo risultante si d può considerare posto nel baricentro geometrico del triangolo xb = 0.3 kV 2 4πε 0 0 d  2    + y0    2   b) Il momento di dipolo totale è parallelo all’asse y. q = 1 µC. e vale: p = qd 3 . [d = 10 cm.73 10-7 Cm perchè è la somma di due dipoli uguali diretti come i lati obliqui del triangolo. = 1. y0 = 40 cm] Suggerimento: si ricordi che il potenziale generato da un dipolo a distanza r >> d vale V = con p momento di dipolo e α a ngolo formato da p e r .P d 0 q3 d q1 Soluzione: d q2 x a) Il potenziale elettrico è la somma di quelli generati dalle tre cariche: V0 = q1 d  2 4πε 0   + y 0 2  2 + q2 d  2 4πε 0   + y 0 2  2 + q3 4πε 0 (y 0 − d ) cioè:     2q  1 1  V0 =  (y − d ) −  = 15.

parallelamente ad esse(figura). con la differenza di potenziale di una serie di due condensatori (caricati con la stessa carica di quello originario) di capacità . Lo spessore della lastra è d < L. -σ su faccia.V0 = p d   4πε 0  y 0 −  2 3  2 = qd 3 d   4πε 0  y 0 −  2 3  2 = 11.3 kV Problema 11 La distanza tra le armature di un condensatore piano carico (densità di carica superficiale σ ) disconnesso dalla batteria è L. la lastra è elettricamente neutra. b)Dobbiamo confrontare la differenza di potenziale di un condensatore di capacità: C = ε0 S L dove S è la superficie di un’armatura. +σ + + + + + + + + + + L Soluzione: d - −σ ll’altra a) La densità di carica è +σ sulla faccia della lastra rivolta verso l’armatura negativa. c) Quanto vale la densità di carica indotta sulla superficie della lastra? d) Di quanto varia percentualmente la differenza di potenziale tra le armature del condensatore dopo che la lastra metallica è stata introdotta? Suggerimento: si ricordi la formula dei condensatori collegati in serie. Una lastra piana conduttrice viene inserita tra le armature del condensatore.

.m e d mp + + + + + + + + + ++ + + + + x .-.. con velocità iniziale nulla..11 10-31 kg. La capacità serie è: Cs = ε0S C1C 2 = C1 + C 2 L1 + L2 con la condizione L1 + L2 = L − d . y .-. Problema 12 Tra le armature di un condensatore piano è applicata una differenza di ∆ V... mp = 1. [ V = 1600 V. con velocità iniziale pure nulla.. da quella di carica positiva (figura)..C1 = ε 0 S S e C2 = ε 0 L1 L2 rispettivamente (L1 e L2 sono ovviamente le larghezze dei due condensatori). Dunque: q q ε0S ε0S − − ∆Vs − ∆V C s C L−d = −d = = L q ε0S L ∆V C L−d vale a dire che la differenza di potenziale diminuisce in percentuale sul valore iniziale. Determinare: c) il rapporto tra le velocità delle due particelle quando urtano le armature d) a quale distanza y dall’armatura positiva le due cariche si incrociano.67 10-27 kg] ∆ Suggerimento: si trascurino la forza di gravità e l’interazione tra le cariche. Nell’istante in cui un elettrone (massa me) si stacca.. dall’armatura di carica negativa.. L distanza tra le a armature è d. me = 9.... d = 4 cm.. un protone (massa mp) si stacca...

yp = ap = d= d = 22 µm. e e ∆V E= mp me d a) Applicando la formula che lega la velocità di un moto rettilineo uniformemente accelerato alla posizione. e: ap = per il protone.8 b) Equazioni del moto delle due particelle: 1  2  ye = 2 aet + d    y p = 1 a pt 2  2 Le particelle si incrociano quando ye = yp.Soluzione: Campo elettrico: E= ∆V d Accelerazioni: ae = e ∆V −e E=− me me d per l’elettrone. cioè: t= ap me 1 2d 2d . si ha: v e = 2 a e d   v p = 2 a p d da cui: ve = vp ae = ap mp me = 42. a p − ae 2 a p − ae a p − ae m p + me .

y . z.CAPITOLO 1 DIPOLI ELETTRICI E DIELETTRICI Dipoli elettrici Momento di dipolo elettrico di due cariche puntiformi q1 = − q e q 2 = + q poste in r1 ed r2 = r1 + a : p = q1r1 + q 2 r2 ⇒ p = qa . ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ (4) (5) (6) Commenti. (1’) L’equazione (1) si estende immediatamente ad un sistema costituito da un numero qualsiasi di cariche: se il sistema è complessivamente neutro. Per mostrarlo ricaviamo la (4) scrivendo U come somma delle energie potenziali delle cariche: 1 . Potenziale V e campo elettrico E creati da un dipolo puntiforme: 1 p cosθ V = . Momento τ e risultante R delle forze esercitate dal campo: τ = p× E Ri = p ⋅ gradE i . (2) 4πε o r 2 1 2 p cosθ 1 p sin θ Er = . (5) e (6) osserviamo che: 1) applicarle a dipoli con a finito equivale a trascurare i termini contenenti a2. il suo momento di dipolo elettrico risulta indipendente dall’origine degli assi coordinati. per quanto riguarda le equazioni (4). (1). i = x . In pratica i dipoli hanno dimensioni finite. E⊥ = (3) 3 4πε o 4πε o r 3 r                     (dipolo puntiforme è ovviamente un’astrazione: le (2) e (3) vengono usate in pratica quando a è trascurabile rispetto ad r e diventano rigorose nel limite a / r → 0 ). Energia potenziale U di un dipolo puntiforme in campo esterno U = −p⋅E .

3) Osserviamo infine che su scala macroscopica una molecola può essere considerata puntiforme e che nell’approssimazione di dipolo puntiforme il campo creato dal dipolo e le forze esercitate sul dipolo da un campo esterno dipendono unicamente da p : non è quindi necessario conoscere l’esatta distribuzione delle cariche. ricordando che un campo elettrico applica ad una generica carica q posta in r la forza F = qE (r ) . conviene calcolare il campo E e la risultante R al centro C del dipolo. Induzione dielettrica ( o spostamento elettrico o densità di flusso elettrico): D = εo E + P Costante dielettrica relativa o permettività relativa: εr = 1 + χ Relazioni utili Sulla superficie di un corpo polarizzato è presente una carica di polarizzazione con densità superficiale: σP = P ⋅n (11) dove n è il versore normale alla superficie rivolto verso l’esterno. Si definisce polarizzazione il momento di dipolo per unità di volume: ∑ pi P= (7) ∆v dove pi è il momento di dipolo della generica molecola presente nel volume ∆v . Se la molecola è ionizzata occorre anche conoscere la sua carica q: su scala macroscopica sia q che p possono essere considerati puntiformi. Se la polarizzazione non è uniforme è presente anche una carica di volume con densità: ρ P = − divP .U = −qV (r1 ) + qV (r1 + a ) = q[V (r1 + a ) − V (r1 )] = q[ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ∂V ∂V ∂V ax + ay + a + O(a 2 )] ∂x 1 ∂y 1 ∂z 1 z ≅ q gradV ⋅ a = qa ⋅ ( − E ) = − p ⋅ E . Se il mezzo è isotropo P risulta parallelo e concorde con E : P = ε o χE (8) dove χ è una grandezza adimensionata detta suscettività elettrica (o dielettrica) del mezzo. ¤ ¤ ¤ ¤ £ £ ¤ £ £ £ £ ¢ Dielettrici .definizioni I materiali isolanti (o dielettrici) si polarizzano in presenza di un campo elettrico. e supporre che la forza R sia applicata in C. (12) La densità di energia del campo elettrico all’interno di un dielettrico è: § ¦ ¥ ¦ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ (9) (10) 2 . 2) Nell’espressione τ = p × E . Le (5) e (6) si ricavano in modo analogo.

a) F = qE . che dipende dalle derivate di E . Si calcoli: a) La forza F esercitata dal dipolo su q. è necessario conoscere E anche nei punti vicini ad A. quindi θ = π . ¨ ¨ Nella definizione di capacità C=q/V di un condensatorre. qp quella di polarizzazione. y. 0. Er = − 4πε o a 3  ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ © ¨ ¨ ¨ ¨ 3 ¨ ¨ (15) (15’) . y. 0). b) Il momento τ e la risultante R delle forze esercitate dalla carica q sul dipolo. posto nel punto A=(a.3 si faccia attenzione al verso di r . anche se al suo interno sono presenti cariche di polarizzazione. per il calcolo di R . Sia p che r sono paralleli all’asse x ma hanno versi opposti. che definiscono il campo E creato da un dipolo in un generico punto. Problema 1 Si consideri il sistema costituito da una carica q e positiva posta nell’origine O di un sistema cartesiano e da un dipolo elettrico puntiforme di momento p = px . Suggerimenti.uE = ¨ 1 εo εr E 2 2 ¨ (13) Dalle equazioni (8). q è la sola carica presente sulle armature conduttrici. cioè in pratica esprimere le componenti di E in funzione delle coordinate cartesiane di un generico punto P=(x. Dalle (3) si ottiene immediatamente: 1 2p . dove E è il campo elettrico creato dal dipolo nel punto in cui si trova la carica. È però possibile scrivere la legge di Gauss nella forma equivalente: ∫ D ⋅ dS = q dove non compare la carica di polarizzazione. Per valutare θ nell’ Eq. (9) e (10) si deduce: (14) D = ε o εr E . Soluzione: a) Nelle equazioni (3). Solo dopo aver ricavato le derivate si possono sostituire (x. b) per il calcolo di τ è sufficiente calcolare il campo elettrico E creato dalla carica q nel punto A. Quando si applica la legge di Gauss in presenza di dielettrici occorre tenere anche conto delle cariche di polarizzazione: ε o ∫ E ⋅ dS = q + q p dove q è la carica presente sui conduttori (carica libera). E⊥ = 0 . z). z) con i loro valori in A. θ è l’angolo fra p e il vettore r che va dal dipolo al punto considerato.

Il vettore E e la forza F = qE sono paralleli ad r ma hanno verso opposto, perché Er è negativo. La forza è quindi attrattiva ed ha modulo 2 pq . F= 4πε o a 3 b) Il campo E creato dalla carica q nel punto A è parallelo a p , quindi: τ = p× E = 0 
       

Per il calcolo della risultante R occorre calcolare E in un generico punto P=(x, y, z). Poichè la carica q che crea il campo è nell’origine degli assi, si ha semplicemente; 1 q E= r 4πε o r 3 dove r = ( x , y , z ), r = ( x 2 + y 2 + z 2 )1/2 . Si ottiene: q x Ex = 2 2 4πε0 ( x + y + z 2 )3/ 2 
      

∂ Ex ∂ Ex   ∂ Ex Rx = p ⋅ gradE x = px ⋅  x+ y+ z = ∂y ∂z   ∂x
. ∂ Ex 1 3 pq  x  = p = − ⋅ 2 x ∂x 4πε o  ( x 2 + y 2 + z 2 ) 3/ 2 2 ( x 2 + y 2 + z 2 ) 5/ 2    Possiamo ora sostituire le generiche coordinate (x, y, z) con i loro valori in A. Si ottiene: 3 2 pq pq  1 . Rx =  3 − 3 = − 4πε o  a 4πε o a 3 a  Con calcoli analoghi si trova: 

Ry = Rz = 0. La risultante delle forze agenti sul dipolo

elettrico è opposta alla forza F calcolata in a), in accordo con il principio di azione e reazione.
Commenti. Il calcolo qui svolto spiega il fatto che un corpo elettricamente carico (la carica q) attira i corpi circostanti elettricamente neutri: il campo E creato da q polarizza il corpo ed attrae il dipolo p così creato. La forza risulta attrattiva anche se q è negativa perché cambiano segno sia q che p. Più in generale la forza esercitata da un campo E su un dielettrico è tale da portarlo dove il campo è più intenso. 
 

4  

Problema 2 Su un tavolo è appoggiato un corpuscolo di volume v, elettricamente neutro ed isolante, costituito da un materiale isotropo di densità ρ . Al di sopra del corpuscolo e sulla sua verticale è posta una carica q praticamente puntiforme. Quando la distanza fra carica e corpuscolo è inferiore ad un valore limite d, il corpuscolo si solleva. Si calcoli la costante dielettrica del materiale. [ ρ = 2 g / cm 3 ; d = 1 cm; q = 10 −8 C ; accelerazione di gravità g = 9.8 m / s −2 ] Suggerimento. L’attrazione elettrostatica fra carica e corpuscolo è dovuta alla polarizzazione di quest’ultimo, indotta dal campo elettrico creato dalla carica. Alla distanza d la forza di attrazione elettrostatica Fe è uguale ed opposta alla forza peso Fp . Si consiglia di risolvere prima il Problema 1, e di calcolare nell’ordine il campo E creato da q, la polarizzazione P del materiale, la forza Fe ; uguagliando Fe ad Fp si ottiene la suscettività χ = ε r − 1 del materiale. Per il calcolo numerico si utilizzino unità del S.I.. Soluzione: Il campo elettrico creato da qo alla distanza d ha modulo: 1 q E= . 4π ε o d 2 La polarizzazione indotta nel materiale ha modulo P = χ ε o E , ed il suo momento di dipolo dielettrico ha modulo: χ qv p = Pv = χ ε o Ev = . 4π d 2 La forza elettrostatica ha modulo (v. Problema 1): 2qp 2q χ qv Fe = , 3 = 3 4πε o d 4πε o d 4π d 2 e la forza peso ha modulo Fp = mg = ρ vg . Uguagliando Fe ad Fp si ottiene: 
     

ρ g ⋅ 4πεo ⋅ 4π d 5 χ ≡ εr − 1 = = 2q 2
2 ⋅ 10 3 ⋅ 9.8 (1 / 9 ⋅ 10 − 9 ) ⋅ 12.6 ⋅ 10 −10 = = 13.72. 2 ⋅ 10 −16
Commenti. La misura di forze in campi non uniformi costituisce uno dei fondamentali metodi di misura della suscetticvità elettrica χ e della suscettività magnetica χ m ; per χ (ed ε r ) è però di norma preferibile ricorrere a misure di capacità.

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Problema 3 Un corpo uniformemente polarizzato, con polarizzazione P = P x , ha la forma di un cilindro molto sottile, di sezione S (v. Figura). a) Si calcoli la forza dF esercitata sulla carica q, posta in x = 0 , da un elemento infinitesimo del cilindro, di lunghezza dx. b) Si mostri che la forza F esercitata su q dall’intero cilindro è uguale a quella che esercitano due cariche poste alle sue estremità x1 e x2 del cilindro e si calcolino i valori q1 e q2 di queste cariche. 
  

Suggerimento. Per quanto riguarda la domanda a), questo problema è una semplice variante del Problema 1: occorre solo valutare il momento di dipolo elettrico dp del tratto dx di cilindro. La domanda b) richiede l’integrazione della forza dF calcolata in a). Soluzione: a) Dalla definizione di P si ottiene: dp = Pdv = Px ⋅ Sdx . La forza dF è (si veda il Problema 1, punto a): 2q ⋅ dp 1 2qPx S dx dF = 3 = 4πε o 4π ε o x x3 dove x è l’ascissa dell’elemento considerato. b) 
         

F = ∫ dF =
1

2

2qPS 2 dx x = 4πε o ∫1 x 3 x 

x

1  PSq PSq  + 2  x. − 4πε o  r12 r2  Due cariche q1 = − PS e q 2 = + PS poste in x1 ed x2 esercitano una forza identica. =
Commenti. 1) Si noti il simbolismo usato per indicare differenziali e limiti di integrazione, ed il fatto che il versore x può essere portato fuori dall’integrale perché costante rispetto alla variabile di integrazione. 2) Le cariche q1 e q2 sono evidentemente le cariche di polarizzazione, ed hanno densità superficiale - P e +P rispettivamente.   

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può essere utile controllare l’esattezza dei calcoli verificando che: a) le cariche di polarizzazione abbiano somma nulla. quindi: p = P⋅S . sulla base di destra P è diverso da zero e concorde con n : la carica di polarizzazione q è positiva ed uguale a σ S . b) Sulla base di sinistra il vettore P e la carica di polarizzazione sono nulli. Commenti. Le cariche totali sulle due basi sono –q e +q con q = σ S = PS . 1) Il campo elettrico creato da un corpo polarizzato può essere calcolato valutando prima le cariche di polarizzazione e calcolando poi il campo da queste creato. + ∂y ∂z  ∂x La carica totale di volume si ottiene moltiplicando ρ per il volume S e risulta esattamente opposta alla carica presente sulla base di destra. b) il loro momento di dipolo elettrico sia uguale al valore che si ottiene integrando P su tutto il volume occupato dal corpo. b) P = axx dove a è una costante. La carica di volume ha densità:  ∂ P ∂ Py ∂ Pz  ρ = − divP = −∇ ⋅ P = − x +  = −a . Si dica dove sono localizzate le cariche di polarizzazione e se ne calcoli il valore nei due casi: a) P è uniforme. dove σ = P ( ) = a .     Soluzione: a) In un corpo uniformemente polarizzato le cariche di polarizzazione di volume sono nulle e quelle di superficie hanno densità σ = P ⋅ n .Problema 4 In un cilindro sottile. σ = − P sulla base a sinistra. di lunghezza e sezione S. È immediato verificare che p coincide con il momento di dipolo elettrico delle due cariche –q e +q calcolate in a). 2) Il calcolo qui fatto serve in qualche modo a giustificare le relazioni (11) e (12). Il secondo è molto facile nel caso di polarizzazione P uniforme (caso a): il momento di dipolo è dato semplicemente dal prodotto di P per il volume. Per la prima parte. σ = + P sulla base a destra. è presente un dielettrico polarizzato con polarizzazione P diretta lungo l’asse x. Quindi: σ = 0 sulle superfici laterali. % $ $ & " " " #  ! "  " ! "  7 . che non sono affatto intuitive. Il primo controllo è stato fatto.

3) Le polarizzazioni qui considerate. Il flusso di E attraverso la superficie laterale è nullo perché E è perpendicolare a n . Soluzione: a) Si applichi la legge di Gauss al cilindro disegnato in figura. pensando che. Si ottiene immediatamente: ) ( ( ) ( ( ( ( ) ( 8 . cioè E concorde con n ). la densità di carica ed il campo elettrico sono sempre fortemente disuniformi. sono realistiche solo se si ignora la struttura atomico-molecolare del mezzo e si considerano dei valori medi di P . supponendo che nello spazio circostante: a) non sia presente nessun materiale. in particolare la polarizzazione uniforme. costituito da un materiale conduttore). mediati su volume ∆v grandi rispetto alle dimensioni molecolari (ovviamente anche per le cariche di polarizzazione e per i campi elettrici da queste creati si otterranno solo dei valori medi). per motivi di simmetria. il campo E deve essere perpendicolare al piano e che il campo a sinistra deve potersi ottenere da quello a destra per riflessione speculare (vedi Appendice A). La carica interna al cilindro vale σ S (S è l’area della sezione del cilindro) ed è uguale ad ε o volte il flusso. Infatti all’interno di una singola molecola la polarizzazione. il flusso attraverso ciascuna base vale E ⋅ nS = ES (carica positiva implica flusso positivo. ' Problema 5 Si calcoli il campo creato da una carica positiva distribuita con densità σ uniforme su di una superficie piana praticamente illimitata (cioè in pratica su un foglio. di spessore trascurabile. Risulta quindi σ S = 2εo ES . cioè σ E= 2ε o b) Basta applicare la legge di Gauss nella forma (15’) procedendo come in a) ed utilizzare poi l’equazione D = εo εr E . b) sia presente un dielettrico con costante dielettrica relativa ε r .

E . 2ε o ε r Commenti. Si calcoli prima D applicando la legge di Gauss nella forma (15’). Supposte note la carica q presente sulla sfera e la costante ε r del dielettrico: a) Si calcolino i vettori D . Uguagliando l’integrale a q si ottiene immediatamente: q . D( r ) = 4π r 2 Anche i vettori E . Soluzione: a) Per calcolare il vettore D in un generico punto P distante r da O si applica la legge di Gauss alla superficie sferica Σ di raggio r e centro O. b) Le cariche di polarizzazione di volume e di superficie. omogeneo ed isotropo. Suggerimento. 2) Se il foglio di materiale conduttore ha spessore grande rispetto alle dimensioni molecolari. Detta σ la densità su ciascuna superficie. E . P(r ) = ε o χE = (ε r − 1) 4πε r r 2 2 2 2 9 . risulta: σ E= n. E = σ . P sono diretti lungo r ed hanno modulo: D q E (r ) = = εr ε o 4πε r ε o r 2 q . P sono quindi diretti radialmente ed il loro modulo è costante su una generica superficie sferica con centro in O. Su questa superficie D = D(r )r e quindi Σ Σ 3 3 2 2 3 2 2 2 2 2 2 2 2 2 ∫ D ⋅ dS = ∫ D(r )r ⋅ (dS r ) = D(r ) ∫ dS = D(r ) ⋅ 4π r Σ 2 . la carica è equidistribuita sulle due superfici. 1) La presenza del dielettrico riduce il campo di un fattore ε r perché sulla superficie del dielettrico a contatto con il conduttore sono presenti cariche di polarizzazione negative (intuitivamente. la carica positiva σ attira gli elettroni e respinge i nuclei del dielettrico: vicino al conduttore vi è quindi un lieve eccesso di cariche negative). εr εo 1 0 Problema 6 Una sfera conduttrice elettricamente carica ha centro in O ed è immersa in un dielettrico.D =σ /2. P in un generico punto esterno alla sfera. I vettori D . La carica q si distribuisce con densità uniforme sulla superficie della sfera e crea un campo elettrico con simmetria sferica.

r   Le altre derivate hanno espressioni analoghe. Problema 5. se ci allontaniamo dal conduttore. Si ritrova la stessa relazione tra E e σ già ricavata per una superficie piana (v. ma i cambiamenti sono trascurabili fino a che la distanza dal conduttore è trascurabile rispetto ai raggi di 6 6 6 7 6 6 6 6 10 5 4 5 5 5 4 5 4 4 4 4 4 4 4 5 . coincidente con quella della sfera conduttrice. commento 2). y. risulta in definitiva  ∂ fx ∂ f y ∂ fz x2   y2   z2   −3 divf = + + = r  1 − 3 2  +  1 − 3 2  +  1 − 3 2   = 0 . il campo E tende al valore: σ E= n εr εo dove σ = q / (4π r 2 ) è la densità superficiale di carica sulla sfera. q P = σ P ⋅ 4π R 2 = − r q ⇒ q + qP = εr εr La densità di carica di volume è:  (ε r − 1)q r  (εr − 1)q div r  ρ P = − divP = − div   2 2  = − r  4πε r  4πε r r    Si tratta di calcolare la divergenza della funzione: r r f (r ) = 2 = 3 . Per conduttori di forma generica immersi in un dielettrico omogeneo ed isotropo il calcolo è più complesso ma il risultato è identico: il campo E in ogni punto è ε r volte minore di quello che si otterrebbe in assenza del dielettrico. La relazione è valida per conduttori di forma qualsiasi.b) Sulla superficie del dielettrico. La carica totale di polarizzazione q p presente sulla superficie si ottiene moltiplicando σ P per la superficie della sfera: (ε − 1) q . il campo E può cambiare sia in modulo che in direzione. ∂x ∂y ∂z r   r   r   −3/ 2 r = (x 2 + y 2 + z 2 ) 1/ 2 si ottiene: Commenti. r r Ricordando che il vettore r ha componenti cartesiane x. o meglio se si fa tendere r al raggio della sfera. 1) La carica di polarizzazione è presente solo all’interfaccia fra dielettrico e conduttore ed ha segno opposto a q: la carica totale ed il campo E risultano ridotti di un fattore ε r . z e che f x = x( x 2 + y 2 + z 2 ) ∂ fx 3 − 3/ 2 − 5/ 2 = (x2 + y2 + z2 ) − x (x 2 + y2 + z2 ) 2x = 2 ∂x 2  x  = r −3 1 − 3 2  . dove E è il campo contiguo al conduttore (teorema di Coulomb). è presente una carica di polarizzazione di densità superficiale: (εr − 1)q σ P = P ⋅ n = P( R)r ⋅ ( −r ) = − P( R) = − 4πε r R 2 ( n è uguale a − r perché è orientato verso l’esterno del dielettrico). 2) Se ci si avvicina alla superficie della sfera conduttrice.

o. più intuitivamente. si pensi che un’eventuale componente tangenziale di E sulla superficie del conduttore metterebbe in moto le sue cariche superficiali).curvatura della superficie. con le basi parallele alla superficie. pensando che: all’interno del conduttore il campo elettrico è nullo. Per dimostrare il teorema di Coulomb basta applicare la legge di Gauss al cilindretto rappresentato in figura. all’esterno del conduttore e nelle sue immediate vicinanze il campo E è ortogonale alla superficie (si ricordi che la superficie di un conduttore in equilibrio elettrostatico è equipotenziale e che le 9 8 8 linee di flusso di E sono ortogonali alle superfici equipotenziali. 9 9 11 .

.) tra gli estremi del tratto considerato ed i è la corrente che lo percorre. la cui natura dipende dal tipo di generatore): è il lavoro di queste ultime e può non coincidere con il lavoro del generatore sulle cariche che lo attraversano (si vedano i Problema 3 e 4). ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ La densità di corrente è il modulo del vettore 1 ¥ £ q (5) ¤ ¤ (7) . ρ quelle del materiale) ¢   ¡ ¦ Forza elettromotrice (f. Il lavoro della forza F = qE esercitata da un campo elettrostatico sull’intero circuito è nulla.d. si definisce: Resistività elettrica ρ= RS/ (4) (R caratterizza le proprietà conduttive del tratto di conduttore. se il tratto ha sezione S costante e lunghezza .e. ¤ ¤ Commento. per mantenere la corrente in un circuito è quindi necessaria la presenza di altre forze (forze impresse che derivano da un campo elettromotore E * = F / q . se alla corrente contribuiscono particelle di tipo diverso j = n1q1v1 + n2 q 2 v 2 +. v la loro velocità media (o di deriva). Relazioni utili j = nqv (6) dove n è il numero delle particelle in moto nell’unità di volume.) di un generatore dove £ = è il lavoro del generatore sulla carica q. q la loro carica. Densità di corrente Resistenza di un tratto di conduttore j =i/S R= V i (2) (3) dove V è la differenza di potenziale (d.CAPITOLO 2 CIRCUITI IN CORRENTE CONTINUA Definizioni Dato un conduttore filiforme ed una sua sezione normale S si definisce: Corrente elettrica i= Q t (1) dove Q è la carica che attraversa la sezione S del conduttore nel tempo t.m.p.

Per conduttori in parallelo: 1 1 1 = + +.e.m.Il vettore j in un generico punto del conduttore è legato al campo elettrico E in quel punto dalla relazione (8) E =ρj..p. La corrente i che attraversa una generica superficie ideale è i = ∫ j ⋅ dS S § § § § (9) Resistenza equivalente: Per conduttori in serie: Req = R1 + R2 +. . S la sua sezione e ρ la resistività del conduttore. Equazione delle maglie: ¨ Per un circuito con una f.d. . Req R1 R2 Potenza: La potenza trasferita dalla corrente ad un generico utilizzatore è: P =V i dove V è la d.. ed una resistenza R: = Ri. ai capi dell’utilizzatore. se si tratta di un resistore: P = V i = R i2 = V2 R (Legge di Joule) (13) (12) (11) (10) La potenza fornita dalle forze impresse di un generatore è: ¨ P= © i dove è la lunghezza del filo. ¨ 2 § § (14) (15) .

Supponendo che vi sia un elettrone di conduzione per ogni atomo di rame.] Soluzione: Dalle definizioni di densità di corrente si ottiene: j =i/S. benché la corrente sia estremamente elevata (superiore ai valori consigliati per motivi di sicurezza in conduttori di rame con sezione di 5 mm2).Problema 1 Un filo di rame di sezione S è percorso da corrente i. i = 30 A . È per questo motivo che il rame.843 ⋅ 10 23 atomi / cm 3 . Per calcolare n ricordiamo che ρ = massa/volume e che il numero di Avogadro è 6. b) Le considerazioni fatte per ricavare n possono essere espresse in forma letterale:   ρ atomi / m 3 massa / m 3 n = = ovvero atomi / mole massa / mole NA M (ricordiamo che 63. vd = Commenti.indica che v d è opposto a j ). nei gas rarefatti) le velocità di deriva possono diventare confrontabili con quelle di agitazione: il conduttore non segue più la legge di Ohm. [ S = 5 mm 2 .02 10 23 atomi. V = = 7.a.02 ⋅ 10 23 atomi n= = 0.4 ⋅ 10 − 4 m / s .). . si ottiene: 15 A 6 2 j= 2 = 6 ⋅ 10 A / m .89 g / cm 3 densità di atomi è pari a: 6. j vd = − ne dove − e è la carica dell’elettrone. quindi la 8. n il numero di elettroni per unità di volume. In altri conduttori (ad es. In questo volume sono presenti 6. si calcoli la sua velocità di deriva. densità del rame ρ = 8. segue la legge di Ohm.5 unità atomiche corrispondono ad una massa molare M = 635g / mole ).5 u.14cm Esprimendo tutte le grandezze in unità del sistema internazionale (S. 3 . se confrontata con la loro velocità media di agitazione termica (che è dell’ordine dei chilometri al secondo).02 10 23 /mole. a) Si noti il valore estremamente piccolo della velocità di deriva degli elettroni.89 g / cm 3 . − ne (il segno . come tutti i metalli buoni conduttori.14cm 3 .5 g ed occupa quindi un volume: 635g .I. −6 5 ⋅ 10 m j = −4. 3 7. una mole di rame pesa 63. numero atomico del rame 63.

d.Problema 2 Si ricavi la d.p. si calcoli: b) la corrente i nel circuito.e. Vbc = ri = = 24Ω r+R   Commenti. r = 2Ω ]  Soluzione: Dall’equazione delle maglie si ottiene: = ( R + r )i .p. a) Sapendo che ogni reazione fornisce un’energia di 35 ⋅ 10 −19 J ed una carica q = 2e .p.d.   Problema 3 In una pila Daniell l’energia è fornita dalla reazione esoenergetica CuSO4 + Zn → ZnSO4 + Cu . c) la d.m. . si . [ = 12V . V ai morsetti della pila.d. che vengono utilizzati per ottenere d. R = 22Ω . Il dispositivo è alla base del funzionamento del partitore di tensione e del potenziometro. 2Ω r 12V = 1V . Supponendo che la pila abbia resistenza interna r = 1Ω e venga chiusa su una resistenza esterna R = 9Ω .e. della pila.  4 .m. comprese tra 0 e quando si dispone di un generatore di tensione di f. Vbc ai capi della resistenza r nel circuito rappresentato in figura. calcoli la f.

Si considerino i punti di intersezione fra la curva caratteristica e gli assi coordinati.m.    Problema 4 Si disegni la curva caratteristica di un generatore avente forza elettromotrice e resistenza interna r (cioè si riporti la corrente i che lo percorre in funzione della differenza di potenziale V ai suoi morsetti). = = 109V . La f. fra i suoi morsetti in assenza di corrente (ovvero a circuito aperto). è invece molto facile calcolare la f.m.e. in base alla sua definizione.e. Soluzione:  a) Dalla definizione di si ricava immediatamente: 35 ⋅ 10 −19 J . b) Il bilancio energetico implica: i = ri 2 + Ri 2 . Dividendo per i si ottiene la stessa equazione del Problema 2. 3) La potenza Vi fornita dalla pila è minore della potenza i fornita dalle reazioni chimiche perché parte dell’energia è dissipata per effetto Joule all’interno del generatore stesso.d. quindi: V = Vac = Ri o anche R . con quali circuiti possono essere realizzati ed in quali casi il generatore cede energia all’esterno ed in quali ne assorbe. 2 ⋅ 16 ⋅ 10 −19 C .e. Soluzione:  5    . si ricorra alla sua equazione di definizione. 1) Al tendere della corrente a 0.Suggerimenti. V → . V = − ri = r+R   i= Commenti. di un generatore può quindi anche essere definita come d. e si dica cosa rappresentano fisicamente questi punti. 2) Per i generatori voltaici non è facile individuare la natura e la localizzazione delle forze impresse. Per il quesito (b) si indichi con i la corrente e si invochi il principio di conservazione dell’energia: la potenza fornita dalla reazione chimica deve uguagliare la potenza dissipata per effetto Joule nelle resistenze r e R.m. r+R c) Il circuito viene rappresentato esattamente come per il problema 2 solo che ora r è interna al generatore. .p. risulta . Per il calcolo della f.

Il generatore assorbe potenza: infatti P = iV è nuovamente negativo. e la corrente di corto circuito vale / r . Se la reazione chimica si inverte.e. le polarità ai morsetti sono invertite. cioè la corrente entra nel morsetto positivo (occorre naturalmente un generatore di f.Si ottiene V = 0 cortocircuitando i morsetti. sicchè V > . Il calore dissipato per effetto Joule all’interno è maggiore dell’energia fornita dalle reazioni chimiche: il generatore assorbe energia (ed infatti P = iV è negativo). Nel secondo quadrante è i < 0 .m. Nel quarto quadrante i è così grande (occorre naturalmente un altro generatore in serie) che la caduta su r è maggiore di : V risulta negativo. Si ottiene i = 0 a circuito aperto. maggior in opposizione). − ri (vedi Problema 3): il . I quadrante IV quadrante II quadrante     Problema 5 6  La differenza di potenziale V ai morsetti del generatore è V = diagramma tensione-corrente è quindi una retta. il generatore si ricarica. diventando endoenergetica. La caduta su r si somma ad .

Commenti. Le ultime due cifre sono state omesse perché non significative (i dati di partenza contengono solo una o due cifre significative). In base ai dati del problema si ottiene P = 1125 W . divisa per 4. P = / 2r = 11 W . la corrente in R è 2i. domanda (b). Si proceda come per il Problema 3. considerando separatamente i casi di pile in serie e in parallelo.m.  Problema 6 Un’automobile con batteria da 6 V ha anabbaglianti da 25 Watt ciascuno.     L’equazione. si 2 ottiene R = 2r = 0. e resistenza interna di 01Ω ciascuna. da cui i =  2 2r + R (come se avessimo un unico generatore di f. e resistenza interna r / 2.m. . a) Qual’è la resistenza del filamento durante il funzionamento? 7    .  2r + R  Per ricavare il massimo di P si pone dP / dR = 0 .e.05Ω . quindi: 2 i = 2r i 2 + R (2i) 2 .Si hanno due pile da 1. Si determini il valore di R per cui la potenza erogata dall’utilizzatore è massima.e. Procedendo come sopra si trova R = r / 2 = 0. Suggerimento. vuole alimentare un utilizzatore di resitenza R. P = 2 / 2r = 11 W . con le quali si . Soluzione: In serie: il bilancio energetico implica 2 i = 2r i 2 + R i 2 . è quella che si otterrebbe con un unico generatore di f. In parallelo: detta i la corrente in ciascun generatore.2Ω .e.5 V di f.m.La potenza dissipata in R è: 2  2  2 P = i R = R  . 2 e resistenza interna 2r). supponendo e R costanti.

25W P b) Dalla relazione E = ρ j si deduce che E risulta diretto lungo il filo ed è costante in modulo (il filamento ha sezione costante).b) Se il filamento è lungo 10 cm. con V’ e i’ quelli misurati nel circuito (b). Si ricavi R. R= = = 144Ω . indicando con V ed i i valori misurati da voltmetro ed amperometro nel circuito (a). Detto d un elemento di filo. ! ! ! ! ! ! ! Problema 7 Per misurare la resistenza R di un conduttore si utilizzano un voltmetro ed un amperometro realizzando i circuiti rappresentati nelle Figure a e b. Figura a Figura b Soluzione: ! " V = ∫ E ⋅d = ∫Ed = E ∫d = E 8 . quanto vale in modulo il campo elettrico E al suo interno? Soluzione: a) Dall’equazione che fornisce la potenza dissipata per effetto Joule si ottiene: V 2 36V 2 . La tensione V lungo il filamento è: da cui si ricava E = V / = 60 V / m . di lunghezza d e verso concorde con E . risulta dunque E ⋅ d = E d .

Pensando che il voltmetro misura in ogni caso la tensione lungo lo strumento (cioè la d.d.p. ai suoi morsetti) e l’amperometro segna la corrente che lo percorre, si ottiene immediatamente (dalla legge di Ohm o dall’equazione delle maglie): V = Circuito a)  V = R A i + Ri V' V'  i ' = iV + i R = + Circuito b)  Rv R  − V ' = RAi dove iV e i R sono le correnti nel voltmetro e nella resistenza R, rispettivamente. Abbiamo dunque un sistema di quattro equazioni nelle quattro incognite , R A , RV , R (di ben facile soluzione).
Commenti. Il problema fa capire che la resistenza può essere misurata come rapporto tra la tensione V ai suoi capi e la corrente i che la percorre, ed evidenzia la difficoltà di una simile misura: nel circuito di sinistra il voltmetro non misura la d.d.p. ai capi di R ed in quello di destra la corrente nell’amperometro non è la corrente in R.
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Problema 8 Si calcoli la resistenza di un conduttore metallico di resistività ρ , lunghezza e sezione circolare con centro sull’asse x e raggio r che cresce linearmente con x, assumendo i valori r1 in x = 0 e r2 in x = . Soluzione: La dipendenza di r da x può essere così espressa: r2 − r1 . r = r1 + x Dividendo idealmente il conduttore in tratti di lunghezza dx e resistenza dR = ρ dx / π r 2 , posti in serie, si ottiene: ρ dx R = ∫ dR = ∫ ρ 2 = . π r1r2 πr 0 (Per effettuare l’integrazione conviene assumere r come variabile indipendente).
' & % $ $

Problema 9 Due vetture tranviarie distano rispettivamente 2 km e 5 km da una cabina di alimentazione di 550 V, a cui sono collegate mediante un cavo aereo e le due rotaie. La prima vettura assorbe una corrente di 50 A, la seconda di 30 A. Se la resistenza per unità di lunghezza

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del cavo aereo è di 0.5 Ω / km e quella di ciascuna rotaia 0.04 Ω / km , si calcolino le potenze assorbite da ciascuna vettura e la potenza Pd dissipata nel cavo aereo e nelle rotaie. Soluzione: Lo schema è il seguente

' dove R1 = 1Ω , R1' = 0.04Ω , R2 = 15Ω , R2 = 0.06Ω (si pensi che le rotaie sono . conduttori in parallelo). Le potenze assorbite sono: P1 = i1V BB ' , P2 = i 2VCC ' . VBB’ si ottiene sottraendo ai 550 V

della cabina le due cadute su R1 e R1' , che valgono R1 (i1 + i 2 ) e R1' (i1 + i 2 ) . Il calcolo per VCC’ è analogo. Risulta P1 = 23 ⋅ 10 3 W ; P2 = 13 ⋅ 10 3 W ; Pd = 7.06 ⋅ 10 3 W .
Commento. Il trasporto di energia elettrica a grandi distanze comporta sensibili perdite di potenza nei cavi aerei. Per ridurle si può aumentare la d.d.p. fra i cavi stessi (compatibilmente con i problemi di sicurezza) fino a quei valori che cominciano a rendere sensibili le perdite dovute al passaggio di corrente in aria, nelle vicinanze dei cavi. Nei cavi ad alta tensione in corrente alternata si arriva a centinaia di kV.

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2π r (4) dove r è la distanza dal conduttore. Campo di un conduttore rettilineo infinitamente lungo (in modulo): B= © ¨ © ¨ ¨ § ¨ ¨ § ¨ µo i .Savart: un conduttore filiforme crea in P il campo: µ i d ×r B= o ∫ . il suo lavoro d = F ⋅ ds = F ⋅ vdt ( ds =spostamento della particella) è nullo. 4π r2       (5) dove l’integrale è esteso a tutto il conduttore (i è positiva o negativa a seconda che scorra o meno nel verso di d ). (6) (7) § ¦ ¦ . Momento di dipolo magnetico di una spira filiforme contenuta in un piano: µ =iSn . orientata con 1   ∫ B⋅d  = µo i Γ . Il verso di µ è legato al senso di percorso della corrente dalla regola della mano destra. S Γ è una qualunque superficie avente come contorno Γ . cioè: SΓ   Γ iΓ = ∫ j ⋅ dS . le linee di flusso del campo sono circonferenze aventi come asse il filo. (2) (il verso del vettore può essere scelto ad arbitrio: i sarà positiva o negativa a seconda che la corrente circoli nel verso scelto o in quello opposto). In assenza di altre forze. Legge di Ampère: data una linea ideale chiusa Γ : dove i Γ è la corrente concatenata con la linea Γ . Legge di Biot. (3) dove S è la superficie racchiusa dalla spira. Forza esercitata da un campo B uniforme su un conduttore rettilineo di lunghezza percorso da una corrente i: F =i ×B. n il versore normale al piano. orientate rispetto verso della corrente con la regola della mano destra. (Forza di Lorentz) 2 ¥ ¤ ¤ ¤ ¤ £       ¢ ¡   (1) Commenti: poiché F è ortogonale a v . e l’accelerazione è centripeta. l’energia cinetica mv / 2 e il modulo v della velocità rimangono costanti nel tempo.CAPITOLO 3 CAMPI MAGNETICI STAZIONARI NEL VUOTO Forza magnetica su una particella con carica q e velocità v : F = qv × B .

Soluzione: La velocità dell’elettrone ha modulo v = 2T / m = 0. r= eB sin θ r dipende unicamente da θ . dove θ è l’angolo fra v e B : mv .59 ⋅ 10 6 m / s . Si dica se in base a questi dati è possibile valutare il vettore B in un generico punto della traiettoria.36 mm per v ortogonale a B ed ∞ per v parallelo a B . ed è compreso tra i valori mv / (eB) = 3. Quali sono il massimo e il minimo raggio di curvatura della traiettoria di un elettrone con energia cinetica T? [ B = 10 −3 Wb / m 2 . con verso dato dalla regola della mano destra rispetto al senso di percorso della corrente. modulo (8) B = µo n i dove n è il numero di spire per unità di lunghezza. Il raggio di curvatura r si ottiene uguagliando il modulo della forza centripeta ( mv 2 / r ) al modulo evB sin θ della forza di Lorentz ( − ev × B ). Sotto l’azione della forza magnetica la traiettoria della particella è rettilinea per x < 0 . all’interno è uniforme.     2 . T = 01 eV ] .la regola della mano destra rispetto al verso positivo di percorrenza su Γ . Campo di un solenoide rettilineo infinitamente lungo. B/ / e B⊥ di B.          Problema 2 Una particella di massa m e carica q positiva viene lanciata lungo l’asse x con velocità v in una zona dove è presente un campo magnetico. ed ha raggio di curvatura r che varia secondo la legge r = ro x o / x per 0 < x ≤ x o e rimane costante ed uguale ad ro per x > x o . All’esterno il campo B è nullo. Suggerimento: si considerino separatamente le componenti rispettivamente parallela e perpendicolare alla traiettoria stessa.  Problema 1 Un gas fortemente ionizzato è posto in un campo magnetico B . diretto lungo l’asse.

ed è entrante (l’accelerazione centripeta a ⊥ sta nel piano (x. y). y) ed è rivolta verso il centro di curvatura). l’accelerazione è centripeta ed ha modulo v 2 / r . si può concludere che questa componente è nulla.Soluzione: L’energia cinetica della particella 1 / 2 mv 2 ed il modulo di v sono costanti perché il lavoro della forza magnetica è nullo. Per valutare B⊥ si consideri la legge fondamentale della dinamica F = ma . dato che è impossibile generare nel vuoto campi magnetici discontinui. y). y è nulla per x < 0 . Dalla relazione qv × B⊥ = ma ⊥ e dalla definizione di prodotto esterno si deduce che B⊥ è ortogonale al piano (x. B⊥ = qro Possiamo quindi affermare che: a) la componente di B ortogonale al piano x. r = ∞ ). contenente la traiettoria. Si tenga ben presente che questa ipotesi rappresenta semplicemente una semplificazione del problema. risulta quindi: per x ≤ 0 (traiettoria rettilinea. Per questo motivo nei testi di Fisica si propongono problemi nei quali il campo magnetico è supposto uniforme in un certo dominio e nullo altrove. Il suo modulo è dato da qvB⊥ = mv 2 / r . y dovrebbe essere parallela alla traiettoria in ogni suo punto: se le traiettorie di un fascio di particelle lanciate con velocità diverse giacciono tutte nel piano (x. mentre il calcolo della traiettoria risulta facile solo se il campo magnetico è uniforme. B⊥ = 0 mv x per 0 < x < x o . B⊥ = qro x o mv per x > x o . b) un’eventuale componente contenuta nel piano x.                3 . poiché F = qv × B⊥ è ortogonale alla traiettoria. Commenti: Per particelle sulle quali agisce la sola forza magnetica è facile calcolare il raggio di curvatura. Il campo B esercita una forza F = qv × B = qv × ( B/ / + B⊥ ) = qv × B⊥           La componente B/ / di B non fornisce nessun contributo alla forza applicata alla particella e non ha nessun effetto sulla sua traiettoria: i dati del problema non permettono quindi di valutare un’eventuale componente B/ / . cresce lineramente per 0 < x < x o e rimane poi costante.

Per la loro soluzione è necessario avere ben presenti i seguenti fatti: 1) La traiettoria è in generale un’elica che sta su un cilindro il cui asse è una linea di flusso di B: anche campi non uniformi obbligano la particella a non allontanarsi troppo da una linea di flusso. parallelamente al vettore B . Il passo dell’elica coincide con il cammino u / / T fatto lungo la direzione di B nel tempo T. nel caso c). b) parallela a B . c) obliqua. con raggio r=mu/(qB) (vedi Problema 1 o 2). c) La traiettoria è la curva che si ottiene combinando i due moti trovati in precedenza. b) La particella non risulta soggetta a forze e si muove con velocità uniforme. cioè a muoversi con traiettorie di tipo elicoidale attorno alle linee di flusso. il periodo di rotazione T = 2πr / u⊥ = 2πm / qB è indipendente dalla velocità.Problema 3 Si dica quale è la traiettoria di una particella di massa m e carica q lanciata in un campo magnetico uniforme con velocità iniziale: a) perpendicolare a B . cioè un’elica. si calcoli il passo dell’elica. in modo da avere una componente u⊥ ed una u / / . La proiezione della traiettoria su un piano ortogonale a B è una circonferenza diraggio r.     Soluzione: a) La traiettoria è una circonferenza contenuta nel piano y. Commenti: Buona parte dei problemi sul moto di particelle in campo magnetico sono delle semplici varianti di questo problema.      4 . che sta su un cilindro con raggio: mu⊥ . r= qB e con generatrici parallele a B . Si supponga che sulla particella agisca solo la forza magnetica e. z ortogonale a B .

c) Si calcolino le coordinate (y.p.      Soluzione: a) Fra F e M ogni elettrone acquista un’energia cinetica mv 2 / 2 pari alla differenza di energia potenziale − ( − e)Vo ed arriva quindi in M con velocità 1/ 2 v = (2eVo / m) .d. z) del punto di arrivo sulla pellicola di un elettrone che in O ha velocità v = v x + v z z (in pratica gli elettroni del fascio non hanno esattamente la stessa velocità: si tratta di valutare l’effetto di una piccola componente vz della velocità). b) Se il fascio di elettroni ottenuto praticando in M un piccolo foro in corrispondenza del punto O entra in un campo magnetico uniforme B = Bz . Ricordando l’espressione a c = v 2 / r dell’accelerazione centripeta ed uguagliando F a mac. b) Un elettrone che esce dal punto O con velocità v = v x è soggetto alla forza F = − e v x × ( B/ / z ) = evB/ / y . Vo fra F e M.  Problema 4 Gli elettroni emessi dal filamento F con energia cinetica trascurabile vengono accelerati con il dispositivo rappresentato in figura (M indica un elettrodo metallico).2) In campo uniforme ed ortogonale alla velocità v . che incurva verso l’alto la traiettoria. si dica per quale valore di B il fascio colpisce la pellicola fotografica P nel punto di ordinata y. a) Si calcoli la velocità v di arrivo degli elettroni su M nota la d. si ottiene il raggio di curvatura       5 . la traiettoria è una circonferenza e la velocità angolare è indipendente da v: su questo fatto si basa il funzionamento del ciclotrone. ed infatti la frequenza ν = 1 / T è detta frequenza di ciclotrone.

2 = m r 4πεo r 4πεo rm b) La forza magnetica ha modulo evB. b) in presenza di un campo magnetico B perpendicolare al piano dell’orbita.      me 2 eB ± e B + πεo r 3 . quindi r = y/2 . da cui r 4πεo r 2 i due segni corrispondono ai due versi di v. di cui il segmento OP è un diametro.mv . con risultante nulla. Considerando positivo v quando v × B è concorde con E si ha: e v2 + evB = m . Problema 5 Si supponga che in un atomo di idrogeno l’elettrone possa essere assimilato ad una carica puntiforme ruotante intorno al protone. Commenti: Il moto di un elettrone in un atomo può generare un momento di dipolo magnetico. eB La traiettoria è una semicirconferenza. y) è la stessa semicirconferenza calcolata in b). sicchè il momento magnetico risultante è diverso da zero ed opposto a B : è questa la spiegazione classica del diamagnetismo. In una descrizione puramente classica e semplificata si suppone che i due elettroni descrivano la stessa orbita in versi opposti. che viene percorsa nel tempo t = π r / v . v= m 2 r 2 2 6    . Si calcoli la velocità dell’elettrone: a) in assenza di altre forze. la stessa direzione di quella elettrica e verso concorde o meno a seconda del segno di v (cioè del verso di rotazione dell’elettrone). La proiezione della traiettoria sul piano (x. Il campo B aumenta la velocità di un elettrone e diminuisce quella dell’altro. si deduce: e e v2 . su di una circonferenza di raggio r. da cui v = . Durante questo tempo l’elettrone si sposta in direzione z di un tratto z = vz t . ma gli elettroni hanno la tendenza a coordinare i loro moti in modo da ottenere momenti opposti. Soluzione: a) Dalla F = ma e ricordando che l’accelerazione centripeta vale v 2 / r . r= c) La traiettoria è ora un’elica (vedi Problema 3).

x = a tan θ . in modo che i risulti positiva. Per l’integrazione fra x1 e x 2 . 4π a 4πa dB = Commento: 1) Per questo problema. si introduca il sistema cartesiano rappresentato in figura. 2) Per calcolare il campo B creato da un circuito costituito da tratti rettilinei basta sommare i campi creati dai singoli tratti: il calcolo può essere laborioso. esprimiamo r e dx in funzione di θ : a dθ con OP = a . dato dall’equazione (4). # ! ! " 7 . è possibile controllare l’esattezza del risultato ottenuto: nel limite di filo infinitamente lungo (cioè per x1 → −∞ e x 2 → ∞ ) si ottiene il valore corretto. dx = cos2 θ da cui µi µi dB = o ∫ sin θ dθ = o (cos θ1 − cos θ2 ) . Non si può utilizzare la legge di Ampère perché mancano le simmetrie necessarie. Per calcolare il campo B nel punto P.Problema 6 Si calcoli il campo B creato da un tratto rettilineo di un conduttore filiforme in un generico punto P. ma non difficile. Si utilizzi la legge di Biot-Savart (2). Il vettore ! ! µo i d × r 4π r 2 è diretto lungo z ed ha modulo µ i d sin θ dB = o 4π r 2 dove d = dx. assumendo come variabile di integrazione l’angolo compreso fra d e r . Soluzione: Si orienti d nel verso della corrente. Suggerimento. r = a / sin θ .

con velocità di deriva v d parallela a d . in accordo con la legge di Lenz (i lavori delle forze F * ed Fd sono uguali ed opposti. il cui integrale lungo il circuito si identifica con la f. Se il campo magnetico è stazionario. ¥ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ (3) La scoperta delle correnti indotte ha posto il problema della natura e localizzazione del campo elettromotore E * .e.CAPITOLO 4 INDUZIONE ELETTROMAGNETICA Legge di Faraday In un circuito elettrico filiforme γ posto in un campo magnetico si manifesta una f. perché il lavoro totale della forza magnetica su una carica è nullo). Se il verso di percorrenza su γ e la normale a Σ γ soddisfano la legge della mano destra: =− ¢ dΦ dt (1) (se si adottasse la regola della mano sinistra. si può avere variazione di flusso solo deformando o muovendo il circuito. Σγ ¡ ¡ indotta quando il flusso Φ =   ¥ ∫ B ⋅ dS attraverso la superficie Σ γ racchiusa dal circuito sta variando (più precisamente. e la forza da questo esercitata sulla carica di conduzione q è F * = qv × B . Se il campo magnetico non è stazionario la (1) può essere scritta nella forma: d ∫ E ⋅ d = − dt Σ∫ B ⋅ dS γ γ Osservazioni. ma il suo lavoro complessivo sulla particella è diverso da zero e tale da opporsi allo spostamento del circuito.e.m. La forza totale magnetica agente su queste particelle è quindi la somma delle forze F * = qv × B e Fd = qv d × B . la presenza di questa forza risulta evidente. perché è ortogonale a d . Nell’equazione (3) il campo elettromotore coincide con E e l’equazione può essere così interpretata: un campo ¥ ¥ ¥ ¥ ¦ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ 1 . dove v è la velocità dell’elemento d di circuito. Nell’equazione (2) il campo elettromotore è E * = v × B dove v è la velocità dell’elemento d di circuito. perché Φ è indipendente dalla scelta di Σ γ ). quest’ultima non dà nessun contributo all’integrale (2). non comparirebbe il segno -). . e la (1) può essere scritta nella forma: γ ¤ £ ¤ = ∫v × B⋅d £ £ ¢ (2) dove v è la velocità dell’elemento di circuito. Σ γ può essere qualunque superficie avente come contorno il circuito. Poiché il filo trascina nel moto tutte le particelle presenti al suo interno. Si noti però che le particelle di conduzione si muovono anche lungo d .m.

che sono conservativi. Tensione elettrica t γ lungo una linea γ che va dal punto a al punto b: tγ = ∫ E ⋅ d . L’uguaglianza Φ 1. indotta si oppone alla causa che la produce. la tensione lungo una linea chiusa è diverso da zero e coincide con la f. Energia del campo magnetico.2 Φ 2 .e.m. Densità di energia del campo magnetico nel vuoto dU B 1 2 uB ≡ B = 2 µo dv © § (8) 2 § § . γ ¨ § § § (4) per i campi elettrostatici.magnetico variabile nel tempo crea un campo elettrico E non conservativo. indotta. Si definisce mutua induttanza M o coefficiente di mutua induzione di due circuiti filiformi γ 1 e γ 2 il rapporto Φ 1. Se L è costante nel tempo. la tensione elettrica coincide con la differenza di potenziale Va − Vb . anche se esterne al conduttore. Si definisce induttanza L (o coefficiente di autoinduzione) di un circuito filiforme γ percorso da corrente è il rapporto Φ (5) L= i dove Φ è il flusso del campo B creato da i attraverso una superficie con contorno γ .e.2 è il flusso magnetico. con la convenzione già citate.1 / i2 è detta teorema o relazione di reciprocità.m. Auto e mutua induzione. Se M ≠ 0 .m. prodotto da i1 (analogamente per Φ 2. non conservativi.1 ).2 / i1 = Φ 2 . Il verso della corrente indotta può essere ricavato in modo puramente analitico. oppure applicando la legge di Lenz: l’effetto della f. per i campi indotti. i due circuiti sono accoppiati induttivamente. dt L’equazione (6) può essere assunta a definizione di L. attraverso γ 2 . ogni variazione di i produce nel circuito una f.e. Legge di Lenz.1 (7) M= = i1 i2 dove Φ 1. Il campo E indotto da una variazione nel tempo di B agisce ovviamente su tutte le particelle cariche. di (6) = −L .

Energia del campo magnetico generato da: un circuito avente induttanza costante L: UL = due circuiti accoppiati: U= 1 2 1 2 L1i1 + M i1i 2 + L2 i2 .   v a  b Suggerimento: Si applichi la legge di Faraday (Eq. in presenza di un campo B uniforme ed ortogonale al piano della spira.e.dove dU B è l’energia presente nel volume dv.m. indotta nella spira. Detta So l’area racchiusa all’istante t = 0 . a b t=0 .1) oppure l’Eq. quindi t>0 vt 3        Φ = ∫ B ⋅ dS . Risulta quindi Φ = B S . Soluzione: Il flusso del vettore B attraverso la superficie racchiusa dalla spira nel generico istante t è per definizione Orientata la spira in verso orario. di lunghezza d. 2 (9) Problema 1 Nella spira schematizzata in figura il conduttore ab. 2 2 (10) 1 2 Li . il vettore dS risulta parallelo e concorde con B : B ⋅ dS = BdS con B costante rispetto a dS. orientando la spira nel verso orario.2. si muove con velocità costante v . risulta: S (t ) = S o − d ⋅ vt . dove S ≡ S (t ) è l’area della superficie racchiusa dalla spira. Si calcoli la f.

La forza applicata dal campo B al lato mobile. Lo spostamento del lato mobile diminuisce la superficie racchiusa dal circuito ed il modulo del flusso di B . indotta con uno dei due metodi utilizzati nel Problema 1. ma questi punti non danno contributo al flusso Φ ). (senza preoccuparsi dei segni). Il campo magnetico creato dalla corrente indotta è particolarmente intenso nei punti vicini al circuito e. è parallelo al lato mobile ed orientato verso sinistra. si calcoli: a) la corrente i indotta nel circuito. risulta positiva. supponendo che la sua resistenza R sia nota e costante.      all’integrale contribuisce solo il lato mobile del circuito (sugli altri lati v = 0 ). quindi la corrente circola nel senso positivo prescelto (orario). quindi: = ∫ vBd =vB ∫ d =vBd . Soluzione:   Calcolata la f.em. 2. che è diretta verso il basso ed ha modulo:    4        . R R b) La forza F è uguale ed opposta alla forza esercitata dal campo B sul lato mobile. dove il vettore v × B ha modulo vB. a a    b b Commenti Il problema può anche essere risolto cercando prima il verso della corrente indotta con la legge di Lenz e calcolando poi il modulo della f. Soluzione alternativa: = ∫v × B⋅d . che dever opporsi al suo spostamento verso l’alto. è concorde con B nei punti interni al circuito e tende quindi ad aumentare il flusso (nei punti esterni il campo magnetico indotto ha verso opposto. La corrente indotta ha verso tale da opporsi a questa variazione.     Problema 2 Considerando il circuito del Problema 1. se la corrente ha verso orario. La legge di Lenz può essere applicata in diversi modi ed in particolare considerando: 1.m. c) la potenza dissipata per effetto Joule nel circuito. Il flusso di B . d risulta parallelo e concorde con v × B .m. risulta: vBd a) i= = (verso orario). Scegliendo sulla spira il verso orario. b) la forza F necessaria per mantenere in moto uniforme il lato mobile della spira (trascurando la forza peso) ed il suo lavoro per unità di tempo. dt La f.e.e.Φ(t ) = BS o − Bdvt =−  dΦ = Bdv .

gli elementi d del lato mobile sono orientati verso destra. sicché la f. la forza F è opposta a v e tende a frenare il moto della sbarra. Si calcoli: a) la corrente indotta. d × B è verticale e diretto verso l’alto.e.e. per mantenere in moto uniforme il lato ab del circuito occorre esercitare una forza dall’esterno. supponendo costante la resistenza R del circuito.m. Suggerimento. positiva per o > vBd .e. o risulti positiva. la sua dipendenza da o ed il suo effetto sul moto del lato mobile ab. indotta. ! ! ) #   " " # "        a) Dall’equazione delle maglie o & ) " $ % % % (   " ' 5 . indotta è già stata calcolata. o di segno opposto alla f.m. si deduce che: per o = 0 . Ricordando che la velocità v del lato mobile è diretta verso l’alto. F dipende da o attraverso i che è: nulla per o = vBd . Ri = R F = iBd = Commento: si noti che tutta la potenza fornita al circuito viene dissipata per effetto Joule. Soluzione − vBd = Ri si deduce: − vBd . La f. l’integrazione di dF = id × B è immediata e fornisce: F = iB z .m. negativa per o < vBd . Detto z un versore verticale diretto verso l’alto. Fv = R c) La potenza dissipata per effetto Joule è: ( vBd ) 2 2 . i= o R b) Scelto il verso antiorario.vB 2 d 2 R Il lavoro di F è positivo e la potenza è data da: ( vBd ) 2 . negativa. in accordo con la legge di Lenz. in accordo con il principio di conservazione dell’energia  Problema 3 Nel circuito del Problema 1 viene inserito un generatore con f. Si orienti il circuito in verso antiorario.e. b) la forza F esercitata dal campo magnetico sul lato mobile.m. agisce in senso orario ed ha modulo vBd.

su cui è inserito un condensatore con capacità C e con dimensioni trascurabili rispetto ad a. Per o = 0 si deve fornire lavoro meccanico dall’esterno. per o ≠ 0 il dispositivo può diventare un motore elettrico. che potrebbe essere il filamento di una lampadina): il dispositivo è un generatore elettrico. In questo istante B non dipende dalla variabile di integrazione dS e può essere portato fuori dal segno di integrale. Si calcoli e si rappresenti in diagramma: 6 6 6 6 . o eventualmente fornito dal circuito sull’esterno.Aumentando o. B. 2 non è più applicabile perché il campo B non è stazionario). che viene trasformato in energia elettrica (qui viene dissipato nel resistore. d). cioè trasformare parte dell’energia fornita dal generatore in energia meccanica: infatti la condizione o >vBd può essere verificata per qualunque valore di o (basta ad esempio diminuire v). Consideriamo il bilancio energetico. dal punto di vista del lavoro fornito al circuito dall’esterno. 5 5 5 5 3 4 0 Problema 4 Si risolva il Problema 1 supponendo che il campo magnetico vari nel tempo con legge B = Bo cos ωt e considerando nota la superficie So racchiusa dal circuito nell’istante t = 0. 6 . si muove con velocità v costante in presenza di un campo B che è nullo nel semipiano x < 0 ed uniforme nel semipiano x > 0 (vedi figura). applicando la legge di Faraday nella forma 1 (l’Eq. cioè trasforma energia meccanica in energia elettrica. 1 2 2 2 1 1 0 6 0 Commenti. Suggerimento: si proceda come per il Problema 1. Si noti infine questo fatto interessante: uno stesso dispositivo può essere utilizzato come generatore elettrico o come motore elettrico semplicemente cambiando i valori dei parametri (che in questo caso sono o. F è concorde con v e favorisce il moto del lato mobile. v. Il calcolo di Φ richiede l’integrazione di B ⋅ dS ad un generico istante. Soluzione: Con le convezioni del Problema 1. F diminuisce e si annulla per o = vBd . risulta: Φ = ∫ B(t ) ⋅ dS = B(t ) ∫ dS = ( Bo cos ωt ) (S o − dvt ) =− 5 6 6 6 6 6 dΦ(t ) = − Bo ω ( S o − dvt ) sin ωt − Bo vd cos ωt dt Problema 5 Una spira quadrata di lato a e resistenza R. Per o > vBd .

c) la corrente i(t) nella spira. indotta nella spira.a) la funzione Φ(t ) che rappresenta il flusso di B attraverso la spira . y 7 7 B Soluzione: a) Φ(t ) ha l’andamento di Fig. c)   − [1 − exp( − t / RC )] per 0 ≤ t ≤ t o i (t ) =  R per t ≥ t o − io exp − (t − t o ) / RC 8 [ ] dove io = i (t o ) .e. orientando la superficie racchiusa dalla spira nel verso di B ed assumendo come origine di t l’istante in cui il lato di destra della spira si trova in x = 0 . b) la f. e nell’intervallo tra 0 e to cresce con legge lineare: Φ = avtB . Φ(t ) (a) t (t) 8 t (b) i(t) to t (c) 7 8 7 x 8 . b) (t ) è sempre nullo eccetto che nell’intervallo tra 0 e to .a.m. dove t o = a / v . in cui vale = −aBv .

e. Su ciascun lato verticale B è costante rispetto alla variabile di integrazione e v × B è concorde con ds sul lato di sinistra e discorde sul quello di destra. Orientando dS nel verso di B (e la spira in verso orario) risulta: x2 a µi Φ = ∫ B ⋅ dS = ∫ dy ∫ o dx = 2πx 0 x1 = =− @ µo ia x1 + a ln 2π x1 1 Soluzione alternativa: Si applica l’equazione (2). perché v × B è verticale. − 2  = a  x1  2π ( x1 + a )x1 1+ x1 è positiva. orientando la spira in verso orario. µ iav dΦ dΦ dx1 =− =− o 2π dt dx1 dt @ @ @ @ 9 8 .m. I lati orizzontali non danno contributo all’integrale di v × B ⋅ d . in funzione della distanza x1 (vedi Figura). L’integrazione è immediata e fornisce µ iav  1 1  = ∫ v × B ⋅ ds = va( B( x1 ) − B( x1 + a )) = o  − . @ @ @ @ @ A @ @ @ @ @ @ 9 @ Problema 7 9 Poiché  a  µo iav a . la corrente circola nel verso orario prescelto. 2π  x1 x1 + a  in accordo con il risultato ottenuto sopra.Problema 6 Si calcoli la f. indotta in una spira quadrata di lato a che si allontana con velocità v costante da un conduttore rettilineo indefinito percorso da corrente i stazionaria. 9 @ y i x1 v x2=x1+a x @ Soluzione: Il campo B creato dal conduttore è ortogonale al piano racchiuso dalla spira ed entrante.

C B D B C O r E B ϕ A 9 . L’angolo ϕ varia con la legge ϕ = ϕ o sinωt . Non esiste una soluzione alternativa basata sull’Eq. perch’e il campo magnetico non è stazionario. perpendicolare al piano di figura ed entrante. indotta nell spira del Problema 6 supponendo che la spira sia ferma e che la corrente i nel conduttore rettilineo cresca linearmente dal valore 0 al valore io nel tempo to.m. Poiché i (t ) = o t . B = 0. in presenza di un campo magnetico B uniforme. risulta massima e se ne calcoli il valore numerico.m.1T ]. [ r = 20 cm (=AO). a) Si calcoli la forza elettromotrice indotta nel circuito. b) si dica per quale valore di ϕ la f.Calcolare la f. la corrente indotta circola in senso antiorario. Soluzione: Il calcolo del flusso è identico. risulta: to µ a x + a di µ ai x +a dΦ =− = − o ln 1 = − o o ln 1 2π 2πt o dt x1 dt x1 Dato che è negativo.e. ϕ o = π / 6 . ma la variazione di flusso è prodotta dalla variazione della i corrrente i. ω = 20rad / s . 2. intorno ad un asse passante per O. B B Problema 8 Nel circuito in figura l’asta AO può ruotare.e. strisciando sulla guida circolare di raggio r = AO.

b) la potenza elettrica PE dissipata nella spira. Si calcoli: a) la corrente indotta nella spira.  2 2 Ponendo ϕ = ϕ o sinωt si ha: G F =− b) La f. R 10 . H G dΦ 1 = − Br 2 ϕ o ω cos ωt . il versore normale alla superficie racchiusa è concorde con il campo B ed il flusso concatenato è BS. dt i= AB ω sin ωt . dove S è la superficie del settore circolare racchiuso dal circuito. con angolo al centro uguale a ϕ + π / 2 : 1 π  Φ = Br 2  ϕ +  . Nell’istante t=0 la spira viene messa in rotazione intorno ad un suo diametro con velocità angolare costante ω . nel generico istante t l’angolo fra n e B è θ = ω t . Suggerimento. c) la potenza meccanica PM da applicare alla spira per mantenerla in rotazione. trascurando l’autoinduzione.Soluzione: a) Orientando il circuito in senso orario. I P I I Soluzione: a) Φ(t ) = ∫ B ⋅ ndS = ∫ B cosθ dS =B cosθ ∫ dS = BS cos ω t . Si calcoli il flusso Φ(t ) in questo istante e si applichi poi la legge di Faraday. dt 2 valore assoluto per cos ωt = ±1 .e. =− Q I I G dΦ = ABω sin ω t .1V .m. risulta massima in valore massimo è: = 2. Il suo Problema 9 Un campo magnetico B uniforme e stazionario è perpendicolare al piano che contiene una spira circolare metallica di area A e resistenza R. ovvero per ϕ = 0 . Orientando le spira in senso tale che nell’istante t=0 il suo versore normale sia parallelo e concorde con B .

la spira cade con moto uniforme. trascurando l’attrito dell’aria. la sua potenza è PM = −τ ⋅ ω = iABω sin ω t = A 2 B 2ω 2 sin 2 ω t R Ad ogni istante PM e PE. [ ρ = 1. il momento meccanico delle forze b) La potenza elettrica dissipata nella spira è: PE = Ri 2 = S R esercitate dal campo B sulla spira è τ = µ × B = i A n × B .A2 B 2 2 ω sin 2 ω t . b = 2 ⋅ 10 −2 m .8 T ] T R B b a Soluzione: Orientata la spira in senso antiorario. che genera un campo B diretto come in figura ed uscente. n × B è parallelo ad ω . Si calcoli la velocità v . a = 10 −2 m . dt dt dt V U V V W V 11 X .96 Kg m −3 . lati a e b. Detta S(t) la porzione di questa superficie immersa nel campo B .56 ⋅ 10 −8 Ωm . Per mantenere la spira in moto uniforme occorre esercitare un momento opposto − τ = iAB sin θ (+ ω ) dove θ = ω t . B = 0. dove ω è il versore di ω . Quando è solo parzialmente immersa nel campo (v. cade verticalmente nello spazio compreso tra le espansioni polari di una calamita. R c) Detto µ = i A n il momento magnetico della spira. il versore n normale alla superficie racchiusa è concorde con B . risulta: ˆ dΦ d ( B ⋅ nS (t )) dS (t ) ˆ =− =− = −B ⋅ n = Bav . = R R R S S R S S R R R R S R R R Problema 10 Una spira rettangolare di rame (resistività ρ e densità δ ) di dimensioni rettangolari. δ = 8. figura). con verso opposto (vedi figura) ed uguale a B sin θ ( −ω ) . in accordo con il principio di conservazione dell’energia.

b b A Problema 11 Si calcoli il coefficiente di mutua induzione M fra i due circuiti filiformi rappresentati in figura. Per dare un significato al segno di M è necessario scegliere un verso positivo di percorso su entrambi i circuiti. D A B C ϑ O Suggerimenti: M può essere calcolato come rapporto Φ 2 / i1 . che ha modulo iaB ed è effettivamente diretta verso l’alto (i è positiva e circola nel senso antiorario scelto).71 ⋅ 10 −5 m / s . Si ricava: ρδ 2 g v = 2 2 = 7. dove AB e CD sono archi di circonferenza con centro in O e raggi r1 e r2 e la spira è circolare con centro in O e raggio a << r1 .i= /R dove R = ρ Y a dove = 2a + 2b ed A è la sezione del filo. Affinché la spira cada con velocità uniforme la forza peso mg = δ A g deve essere bilanciata dalla forza magnetica agente sul lato orizzontale. dove Φ 2 è il flusso attraverso il circuito 2 del campo B creato da una corrente i1 che fluisce nel circuito 1. B a Soluzione alternativa: Si arriva allo stesso risultato uguagliando la potenza PJ = i 2 R dissipata per effetto Joule alla potenza Pg = mgv fornita dalla forza peso. . È importante numerare opportunamente i due circuiti. l’uso dei pedici diventa superfluo e sarà evitato nella soluzione). Qui conviene scegliere la spira come circuito 2 perché l’ipotesi a << r1 permette di supporre uniforme al suo interno il campo B creato dall’altro circuito (effettuata la scelta. Soluzione: c c 12 ` .

Φ µo a 2θ  1 1  M= =  −  > 0. che si integra immediatamente 4π r1 4π r1 perché r1 non dipende dalla variabile di integrazione θ . Un generico elemento di filo d genera il campo infinitesimo e dB = f µ0 i ⋅d × r . Il campo creato da CD si calcola in modo analogo. c) la risultante delle forze magnetiche agenti sulla spira nell’intervallo di tempo (0.ˆ Si orientino i due circuiti in verso antiorario e si indichi con z il versore normale al piano della figura ed uscente. sono percorsi da correnti di modulo i e versi opposti. t 0 ). 13 d e f . indotta nella spira.e. r3 4π f f g che è parallelo all’asse z. il campo creato da µ id µ i dθ un generico elemento del tratto AB è o 2 = o .m. con due lati paralleli ad essi ed equidistanti da essi. È sufficiente calcolare il campo B nel punto O. La corrente nei fili è portata a zero con legge lineare nell’intervallo di tempo (0. i 4  r1 r2  h h h h Problema 12 Due conduttori filiformi di lunghezza infinita. nel loro piano. I campi creati dai tratti DA e CB sono nulli. r r  ˆ 4π 2   1 ˆ Con le convenzioni suggerite sopra. risulta in definitiva: 1 1 µ B 0 = 0 ⋅ iϑ ⋅  −  ⋅ z . paralleli e distanti d. Una spira quadrata di lato a<d è posta tra i due conduttori. Si calcolino: a) Il coefficiente di mutua induzione fra la spira quadrata ed il circuito contenente i due fili rettilinei. l’area S della spira va orientata come z : 2 Φ = B ⋅ S = Bo S = Bo π a . t 0 ). b) la f.

b) induttanza. i i p i Problema 13 Nel cavo coassiale rappresentato in figura i due cilindri cavi hanno spessore trascurabile e sono percorsi da correnti opposte. I lati opposti sono soggetti a forze opposte. (Se fosse richiesto il calcolo delle quattro forze agenti sui quattro lati della spira. π to  d − a  dt c) Le forze esercitate dal campo magnetico dei conduttori rettilinei sui lati della spira stanno sul piano (x. c) capacità. risulta: a/2 µ 0 a  d / 2 + a / 2  µo a d + a 2 ia M = 2Φ ( B) / i = ∫ µ 0 2π (d / 2 + x) dx = π ln d / 2 − a / 2  = π ln d − a i   −a / 2 b) La corrente varia nel tempo con legge: i (t ) = i o − io t / t o . Orientando la spira in senso antiorario. quindi: dΦ µo aio  d + a  ln =− = .Soluzione: a) Nei punti interni alla spira i campi magnetici creati dai conduttori rettilinei sono concordi ed uscenti. per simmetria. Nei punti con ascissa x il campo magnetico creato dal conduttore passante per x = − d / 2 ha modulo µ 0i Bn = d  2π  + x  2  Data la simmetria del problema. i contributi Φ dei due fili al flusso nella spira sono uguali e concordi. perché B dipende da x). Si consideri un tratto di cavo di lunghezza e se ne calcoli: a) energia (del campo magnetico). Le forze magnetiche hanno quindi risultatante nulla e momento risultante nullo. q Soluzione: a) Il campo è diverso da zero solo nell’anello cilindrico compreso fra i due cavi. i lati orizzontali richiederebbero un’integrazione. dove ha modulo: 14 . y) contente la spira.

Si mostri poi che la differenza fra le energie così calcolate è uguale a 2 Mi 2 . c s 1 2 Li . = 2 2π r1 i c) Si tratta di un condensatore cilindrico. con la stessa direzione e versi rispettivamente concordi e discordi. C= r2 ln r1 L= Commenti. (Si trascuri l’effetto dei bordi. Si noti che il prodotto di 1 queste due grandezze è uguale a: ε o µo = 2 . dove M è il coefficiente di mutua induzione. Nel solenoide interno sono presenti sia B1 che B2 . è presente solo il campo B2 del solenoide esterno. considerando separatamente i casi con correnti concordi e discordi. Nello strato cilindrico compreso fra i due solenoidi. il calcolo è giá stato effettuato e fornisce: 2πεo . avente volume π (r22 − r12 ) . Soluzione: Correnti nello stesso senso: t t s r 15 . che fornisce: 2 Problema 14 Due solenoidi. aventi la stessa lunghezza e raggi r1 e r2 > r1 . UB = ∫ dv = 2 ∫ 2 2 µo 2 (2π ) r1 r 4π r1 γ s b) Per il calcolo di L conviene considerare l’espressione U B = s 2U B µo r ln 2 . sono uno interno all’altro e coassiali. Suggerimento. Nei cavi hanno interesse induttanza e capacità per unità di lunghezza. 2π r vale (integrando per strati cilindrici): r s µ i2 r 1 B2 1 µo i 2 2 1 2π r dr = o ln 2 .B= r t L’energia di un tratto di lunghezza µo i . supponendo cioè campi uniformi all’interno e nulli all’esterno). Si determini l’energia del campo magnetico quando si manda la stessa corrente i in entrambi.

Il suo flusso attraverso una singola spira del solenoide interno è B2 ⋅ π r12 . i u u u u U1 − U 2 = 16 u 1 ( B2 − B1 ) 1 B22 π r12 + π U2 = 2 2 µo µo 2 u u 1 ( B1 + B2 ) 1 B22 2 π r1 + π U1 = 2 2 µo µo dove B1 = µo n1i . (r 2 2 − r12 ) .Quindi 2 B2 B1 π r12 = 2 µo n1n2 i 2 π r12 . µo Per il calcolo di M orientiamo i due circuiti nello stesso verso e consideriamo il campo B2 = µo n2 i creato dal solenoide esterno. B2 = µo n2 i . Quindi: Φ1 M≡ = µo n1n2 π r12 . Correnti in senso opposto: 2 u (r 2 2 − r12 ) . Moltiplicando per n1 (numero totale di spire) si ottiene il flusso totale Φ 1 attraverso il solenoide interno. v .

i = x . ¡ ¡   ¢ µo 2 µ cosθ .1 per i dipoli elettrici puntiformi: v. z. dove S è la superficie racchiusa dalla spira ed n il versore normale al piano. y . Ri = µ ⋅ grad Bi . Commento. M= (5) ∆V dove µi è il momento magnetico della generica molecola presente nel volume ∆V . Per i dipoli puntiformi valgono le seguenti relazioni: Campo B creato da un dipolo magnetico puntiforme. 4π r 3 Br = (1) Dipolo magnetico puntiforme in un campo esterno B : energia potenziale U U = −µ ⋅ B momento τ e risultante R delle forze applicate τ = µ × B. Proprietà magnetiche della materia Dato un mezzo materiale si definisce magnetizzazione M il momento magnetico per unità di volume: ∑ µi . commenti 1.3 a pag. orientato con la regola della mano destra rispetto al verso di i. 4π r3 µ µ sin θ B⊥ = o .1).2. La spira può essere trattata come un dipolo magnetico puntiforme nel limite in cui le sue dimensioni diventano trascurabili (per i dipoli magnetici puntiformi valgono le considerazioni fatte nel Cap.CAPITOLO 5 DIPOLI MAGNETICI E PROPRIETÀ MAGNETICHE DEI MEZZI MATERIALI Dipoli magnetici Una spira filiforme contenuta in un piano e percorsa da corrente i possiede un momento magnetico µ = i S n . 1) Le interazioni fra dipoli elettrici puntiformi e le interazioni fra dipoli magnetici puntiformi £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ 1 £ (2) (3) (4) .

In particolare.qm sulle due basi. con q m = MS . Il corpo crea lo stesso campo B di un solenoide cilindrico di forma identica. considerando un magnete infinitamente lungo. basato sul concetto di correnti di magnetizzazione im. Cap. Ad es. supposte circolari e contigue. con M diretto lungo l’asse. la corrente di magnetizzazione scorre sulla sua superficie laterale. basta sostituire la permeabilità magnetica del vuoto µo con la permeabilità del mezzo µ = µr µ o . possiede cariche magnetiche +qm e . un cilindro di sezione S uniformemente magnetizzato. Alla corrente di conduzione occorre aggiungere la corrente di magnetizzazione im. 3) Le analogie discusse nei commenti 1 e 2. Un generico segmento d giacente sulla sua superficie è attraversato da una corrente di magnetizzazione dim = M ⋅ d (7) Commenti. Questo suggerisce un metodo di risoluzione dei problemi di interazione fra magneti basato sui concetti di poli magnetici e cariche (o masse) magnetiche. spiega il fatto che oggetti molto diversi creino campi con linee di flusso identiche. ed ha intensità totale i m = M . isotropo e tale che la magnetizzazione risulti proporzionale al campo.sono descritte da equazioni formalmente identiche (salvo ovvie trasposizioni di simboli. con corrente totale Ni uguale ad i m = M . è ortogonale ad M . In particolare. 2) Dato un cilindro uniformemente magnetizzato in direzione dell’asse. Un corpo uniformemente magnetizzato crea lo stesso campo B di una corrente (di magnetizzazione) im che scorre sulla sua superficie. Per ottenere l’equivalente magnetico di una carica elettrica basta supporre che la carica di segno opposto sia a distanza infinitamente grande. che risultano evidenti confrontando le equazioni 1-5 con le equazioni 2-5 del Cap. esiste però un secondo metodo. (8) dove µr è la permeabilità relativa al vuoto. Per conduttori filiformi circondati da un mezzo omogeneo. ed in particolare la possibilità di calcolare il campo magnetico dei corpi uniformemente magnetizzati introducendo cariche magnetiche oppure correnti di magnetizzazione. n = N / . e quindi con: (N è il numero totale di spire. un cilindro polarizzato elettricamente e un condensatore con armature coincidenti con le sue due basi creano campi E con linee di flusso uguali tra loro. Per risolvere i problemi di interazione fra magneti. ed uguali alle linee di flusso dei campi B creati da un magnete cilindrico e da un solenoide.1.  ©   ¥ § ¨ ¨ § ¥ ni= M Campo magnetico delle correnti elettriche in presenza di mezzi materiali. 1). Il campo B creato dalla carica qm è dato dalla legge di Coulomb magnetostatica ¦ B= ¥ µo q m r 4π r 2 Lo studente può formulare e risolvere l’equivalente magnetico del Problema 1. È però possibile scrivere le leggi di Biot-Savart e di Ampère senza fare comparire esplicitamente le correnti di magnetizzazione. conviene scrivere al legge di Ampère nella forma γ  ∫ H ⋅d = iγ 2  ¤ ¥  ¤ (6)   (7’)   (9) . i è la corrente in ogni spira). il cui momento magnetico coincide con il momento magnetico totale del corpo. dove è la lunghezza del cilindro. ortogonalemente ad M .

e si utilizzi poi l’espressione (2) dell’energia potenziale. Soluzione 3        . p = p D = 3. almeno formalmente.3 ⋅ 10 −24 J / T . dove χ m è detta suscettività magnetica.5 nm . a) Si calcoli il lavoro Lµ necessario per ruotare di 180o una delle due molecole.3 ⋅ 10 −30 C m (si tratta dei tipici valori delle distanze intermolecolari e dei momenti molecolari magnetici ed elettrici: µ B è detto magnetone di Bohr e coincide praticamente con il momento magnetico di un elettrone isolato.dove: B . La definizione (11) di suscettività magnetica χ m rompe. La dissimetria formale. pensando appunto alla relazione (11). Si calcoli il campo B creato da un dipolo magnetico nel punto occupato dall’altro.   µ = µ B = 9. ora si preferisce la denominazione campo magnetizzante. nei magneti permanenti e nei materiali che presentano isteresi). è legata allo sviluppo storico del magnetismo. c) Si trovino i valori numerici di Lµ ed L p ponendo: d = 0. l’equazione (10) va sostituita con (12) H = B / µo − M H=   Commento. con momenti magnetici µ identici e diretti lungo la loro congiungente. l’analogia fra polarizzazione elettrica e magnetizzazione.   Suggerimento. pD prende il nome di Debye). b) Si calcoli il lavoro L p richiesto per ripetere l’operazione descritta in a).     Problema 1 Due molecole. la legge risulta valida anche se il mezzo non è omogeneo. in modo che i loro dipoli anziché paralleli risultino antiparalleli (cioè con momenti opposti). Se viene a mancare la proporzionalità fra campo e magnetizzazione ( ad es. fino alla prima metà del secolo scorso il vettore H era considerato il vettore magnetico fondamentale. e chiamato semplicemente campo magnetico. che nasce dal mettere M in relazione con H anziché con B . supponendo che le molecole possiedano dipoli elettrici di momento p . poste a distanza d. e risulta: (11) M = (µr − 1)H ≡ χm H . (10) µ r µo Scritta in questo modo. sono assimilabili a dipoli magnetici puntiformi. anziché dipoli magnetici.

       4   . 4π d b) Il calcolo è formalmente identico e fornisce 1 p2 . Quando si pone in rotazione la spira intorno al suo asse. 2) Non é però realistico supporre che le molecole siano ferme: tutte le molecole dei mezzi materiali possiedono un’energia cinetica di agitazione termica (dovuta ai moti di traslazione e rotazione) che è dell’ordine di k B T .8 ⋅ 10 − 25 J .a) Il dipolo posto nell’origine crea in P un campo parallelo e concorde con l’asse x. di sezione A. c) si calcoli il rapporto µ / L per un sfera rotante intorno ad un suo diametro. 4π d L’energia potenziale del secondo dipolo è − µ ⋅ B ≡ − µB .3 ⋅ 10 −24 )2 Lµ = 4 ⋅ 10 ⋅ J = 2. con modulo µ 2µ B= o 3 . T la temperatura assoluta. Problema 2 Si consideri una spira circolare di raggio r. si crea una corrente elettrica. Confrontando quest’energia con i lavori Lµ ed L p . l’energia diventa + µ B . si comprende che l’agitazione termica contrasta molto efficacemente l’effetto allineante delle forze di interazione provenienti dai momenti di dipolo elettrico e magnetico delle molecole. −9 3 (0. Il lavoro richiesto è µ µ2 Lµ = 2 µ B = 4 o 3 . supponendo costanti all’interno della sfera le densità di carica ρq e di massa ρm . Nel volume occupato dal filo è distribuita una carica elettrica q con densità ρq uniforme. costituita da un sottile filo di materiale isolante. a) Si calcoli l’intensità di corrente i ed il momento di dipolo magnetico µ della spira.3 ⋅ 10 −30 )2 9 . 1) La configurazione parallela è energeticamente favorita: le molecole poste lungo una retta tendono ad allineare i loro dipoli lungo la retta e nello stesso verso. Lp = 4 4πε o d 3 c) (9. A temperatura ambiente.5 ⋅ 10 ) (3. b) si mostri che µ risulta parallelo al momento L della quantità di moto della spira e che il rapporto µ / L dipende unicamente dal rapporto tra carica q e massa m della spira. T è dell’ordine di 300K e l’energia media di agitazione termica è dell’ordine di 4 ⋅ 10 −21 J . −9 3 (0. L p = 4 ⋅ 9 ⋅ 10 ⋅ J = 31 ⋅ 10 − 21 J . rovesciando il verso del dipolo.5 ⋅ 10 ) −7 Commenti. dove kB è la costante di Boltzmann.

Il modulo di L è quindi: L = ∫ dL = vρm A r ∫ d = vρm A 2π r 2 . Suggerimento: Detta v = ω r la velocità di un punto all’interno del filo. nq rappresenta la densità ρq delle cariche in moto). l’ipotesi che il filo sia molto sottile permette di supporre che tutti i punti di una sua generica sezione si muovano con la stessa velocità. quantità di moto vdm e dà al momento angolare un contributo dL = v r dm = v rρm A d . In una sfera conduttrice la carica elettrica si porta in superficie mentre la massa è distribuita nel volume: µ e L risultano ancora paralleli. verso opposto se negativa. d) Per la validità del calcolo precedente è essenziale che il rapporto ρq / 2 ρm sia lo stesso in tutti i punti della sfera. Si valutino poi nell’ordine la densità di corrente (si ricordi che nell’espressione j = nqv d riportata nel Cap. ma il rapporto µ / L è maggiore di q/2m perché la distanza media dall’asse di rotazione è maggiore per q.d) si dica se il risultato trovato in c) può essere applicato ad una sfera conduttrice elettricamente carica. b) Anche il momento angolare L è parallelo all’asse di rotazione. Soluzione: a) Seguendo i suggerimenti. " " ! ! ! ! ! ! ! ! ( ) ! ! ! ! ! ! ! ( ) 5 . si ottiene: j = ρq v . per quanto riguarda gli effetti magnetici. Commenti: 1) Si noti l’equivalenza. Risulta in definitiva !         ρq µ q = = . i = jA = ρq vA dove A è l’area della sezione del filo. Integrando questa espressione. orientato con la regola della mano destra rispetto al senso di rotazione. e tenendo presente che ρq / 2 ρm è costante. L 2 ρm 2m Si noti che µ ha il verso di L se la carica è positiva. Risulta poi µ = i ⋅ π r 2 ⋅ n = ρq vA ⋅ π r 2 ⋅ n dove n è il versore normale al piano contenente la spira. la corrente. con asse coincidente con l’asse di rotazione: per ciascuno risulta dµ = ρq / 2 ρm dL .2. Per capirlo basta suddividere idealmente la sfera rotante in anelli infinitesimi. 2) i moti orbitale ed intrinseco (o di spin) degli elettroni nell’atomo generano momenti di dipolo magnetico con µ / L uguale a − e / 2 m e − e / m : questa differenza può essere giustificata anche sulla base di modelli non quantistici (si veda il quesito d). c) Il rapporto µ / L è ancora uguale a q/2m. si ottiene µ = ρq / 2 ρm L = (q / 2m) L . il momento di dipolo magnetico ed il momento della quantità di moto (o momento angolare). Ogni tratto di spira di lunghezza d ha massa dm = ρm A d . fra una spira percorsa da corrente elettrica e la spira rotante qui considerata.

Il moto di rotazione è molto complesso perché gli ' & % $ $ # # # $ # # $ # # # R y = (± µ B z ) ⋅ by = 0 . b) Si calcoli l’energia potenziale U in funzione di θ e si dica per quali valori di θ risulta minima oppure massima. instabile l’altra. Gli elettroni con θ = 0 e θ = π subiscono deviazioni in versi opposti: il fascio si suddivide quindi in due fasci con direzioni diverse (il calcolo della deviazione subita dagli elettroni. Soluzione: a) Nell’origine. Per il moto di traslazione si supponga che il fascio di elettroni sia diretto ortogonalmente a z e costituito da elettroni con θ = 0 e θ =π.Problema 3 Un fascio di elettroni viene lanciato fra le estremità polari di una calamita che genera un campo magnetico B fortemente disuniforme. Rz = (± µ B z ) ⋅ ( − 2bz ) = 2bµ B . c) Si calcoli la risultante R delle forze magnetiche in corrispondenza dei valori di θ determinati in b). considerando separatamente i moti di rotazione e traslazione. Bz = Bo − 2bz . Rx = µ ⋅ gradB x = (± µ B z ) ⋅ bx = 0 . che nell’intorno dell’origine di un sistema cartesiano ha componenti: Bx = bx. a) Si calcoli il momento τ delle forze magnetiche agenti su un elettrone nell’istante in cui passa per l’origine. $ $ 6 $ $ $ # # # # $ # # . c) La risultante delle forze applicate R è diretta lungo z ed ha valori opposti per elettroni con θ = 0 e θ = π . dove b è una costante. Il momento τ = µ × B è ortogonale al piano individuato da µ e z ed ha modulo τ = µ B Bo sin θ b) U = − µ ⋅ B = − µB Bo cosθ . di modulo µ B . Il minimo e il massimo di U cadono in θ = 0 e θ = π . d) Si discutano brevemente gli effetti sul moto dell’elettrone delle forze calcolate in a) e c). d) Il moto di traslazione è determinato dalla risultante R delle forze applicate che è diretta lungo z e tende ad incurvare la traiettoria. il vettore B è uguale a Bo z . formi un angolo θ con l’asse z. entrambe le configurazioni sono di equilibrio (infatti τ = 0 ): stabile la prima. B y = by. permette di ricavare µ B ). supponendo che il suo momento di dipolo magnetico µ . qui non richiesto. e tenendo presente il principio di conservazione dell’energia.

più precisamente tende a diminuire θ .elettroni già possiedono momento angolare L (si veda il Problema 2) e sono quindi già in rotazione. Per L ≠ 0 la particella rotante si comporta invece come un giroscopio: i vettori L e µ descrivono un cono intorno alla direzione di B . L’esperienza dimostra invece che il campo B genera due soli fasci. La conservazione dell’energia richiede che il moto continui: ne nasce un moto oscillatorio che è del tutto simile al moto di un pendolo. L z di µ e L sono quantizzate. In θ = 0 il momento τ si annulla ed il dipolo magnetico ha un’energia cinetica di rotazione uguale all’energia potenziale perduta. Per comprendere l’effetto del momento τ conviene considerare prima il caso (ipotetico) L = 0. Il momento τ induce una rotazione lungo la direzione ortogonale al piano individuato dai vettori µ e z . con θ costante (moto di precessione). La deviazione subita dagli elettroni dipende dalla direzione di µ e più precisamente dall’angolo θ : secondo la meccanica classica un generico fascio di elettroni in campo B non uniforme si allarga a ventaglio. Commenti: Nel moto di precessione appena descritto la componente di µ lungo z rimane invariata e la risultante R delle forze applicate ha una componente lungo z compresa fra i due valori estremi ricavati in c). si tratta di un effetto quantistico: le componenti µ z . 2 2 2 2 2 1 2 1 0 ( ( ) ( ( ( ( ( ( ( 7 ( .

divB = 0 . Forma differenziale ∂B . (1c) (1d) (2a) (2b) (2c) (2d) £ £ (3c) . nelle equazioni b e c occorre tenere conto delle cariche di polarizzazione e della correnti di magnetizzazione. q Σ è la carica interna alla superficie chiusa Σ . ρ P = − divP . £ £ La grandezza ε o ∂ Φ E / ∂ t .CAPITOLO 6 EQUAZIONI DI MAXWELL E CORRENTE DI SPOSTAMENTO Equazioni Le equazioni possono essere scritte facendo comparire gli integrali dei vettori del campo elettromagnetico. ∂t  rotE = − £ £ divE = ρ / ε o . (3b)   dt ε o divE = ρ + ρ P . la sua densità è j s = ε o ∂ E / ∂ t . è la corrente di spostamento is. Forma integrale ¢ ¢ ¡   ∫ E ⋅d γ £   £ £ =− d dt Σγ ∫ B ⋅ dS . dove j m = rotM .1b. dove Φ E è l’integrale che compare a secondo membro dell’Eq. oppure le loro derivate. ∫  Σγ  £ £ (1a)  d B ⋅ d = µo  i + ε o ∫  dt γ  ∫ E ⋅ dS = ε Σ Σ £ £ £ ∫ B ⋅ dS = 0. In presenza di mezzi materiali. £ £ £ £ 1 £ £ £ £ £ £ £ £ ¤ (1b) qΣ o . ∂t  ∂ E rotB = µo  j + ε o . dove Σ γ è una superficie avente come contorno la linea chiusa γ . ponendo: d   rotB = µo  j + j m + (ε o E + P ) . Nel vuoto possono essere così scritte.  E ⋅ dS  .

(4a) rotE = − ∂t ∂D . pensando che per simmetria le linee di flusso di B sono circonferenze il cui asse coincide con la retta passante per il conduttore filiforme. supponendo nulla la sua carica all’istante t=0. −M= µo µr µo Problema 1 Un conduttore filiforme porta corrente i costante ad una sfera conduttrice.Si è però soliti tenere conto indirettamente di queste cariche e correnti. e che lungo una di queste circonferenze B ha modulo costante. dove: (5) D = εo E + P = εr εo E ¥ H= ¥ B B . b) la corrente di spostamento is attraverso una generica superficie chiusa Σ posta intorno alla sfera. Per la domanda c). come Σ γ una superficie. (4b) rotH = j + ∂t (4c) divD = ρ . Suggerimento. c) il campo B in un punto P posto come è indicato in figura. si applichi la legge di Ampère-Maxwell nella forma (1b). Si calcoli ad un generico istante t > 0 : a) la carica q(t) sulla sfera. scrivendo le equazioni di Maxwell nella forma: ∂B . (4d) divB = 0 . con contorno γ . tale che sia possibile calcolare il flusso di E . scegliendo come linea d’integrazione γ la linea di flusso passante per P. ¥ ¥ ¥ ¥ 2 ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ (6) .

con gli esperimenti di Hertz sulle onde magnetiche.(1b) si scrive quindi: ¨ ¨ ¦ § § ¦ ¦ ¦ ¦ § ¦ ¦ § ¦ § ¦ ¦ § ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ ¦  d  it   µo i µo  i + ε o  −  = . 2) La misura di B in un esperimento di questo tipo permette una verifica diretta dell’equazione di Ampère-Maxwell. dobbiamo orientare dS verso l’interno. Attraverso Σ γ non passa corrente di conduzione e l’Eq. cioè della necessità di scrivere il termine di corrente di spostamento. Commenti. Il secondo membro dell’Eq. che è tagliata in due parti uguali da γ . dt  2ε o   2  e si ottiene per B il valore già trovato. quindi: dΦ E (t ) d  it  i s ≡ εo = εo   = i . Il flusso di E cambia segno. e crea un campo E con simmetria sferica. il flusso di E è esattamente la metà del flusso attraverso l’intera sfera e vale quindi q (t ) / 2εo = it / 2εo . poiché B ⋅ d = Bd . È quindi facile calcolare il flusso di E attraverso una superficie sferica con centro in O.(1b) compare anche la corrente di i del conduttore filiforme. e deve essere concorde perché l’integrale di B ⋅ d deve essere positivo ( µo i / 2 è positivo). ¨ ¨ 3 . dt dt  ε o  c) La carica q si distribuisce uniformemente sulla superficie della sfera conduttrice. Rimane da calcolare il modulo di B . per simmetria. ma al secondo membro dell’Eq. lasciando invariato il senso di percorso su γ . quindi: 1 µo i 1 µo i B= = 2π r 2 2 2π r (il campo B in P è esattamente la metà del campo creato da un conduttore rettilineo indefinito). l’integrale è uguale a B ⋅ 2π r . passante per P.Soluzione a) q (t ) = ∫ idt = it . il flusso Φ E (t ) attraverso Σ è uguale a q (t ) / ε o ≡ it / ε o . e l’orientamento di dS verso l’esterno. Simili misure non sono facili e sono state effettuate solo dopo che l’equazione era stata verificata indirettamente. 0 t b) Per la legge di Gauss. 1) Se scegliamo come Σ γ la parte inferiore della sfera. con B costante su γ . che ora taglia Σ γ . Scelta la parte superiore come Σ γ .(1b) fornisce: d  it  µ i ∫ B ⋅ d = µo εo dt  2εo  = 2o   γ Avendo orientato Σ γ verso l’esterno il verso di d è fissato dalla regola della mano destra. Il vettore B è parallelo a d .

generata nel condensatore da una variazione della densità σ di carica sulle sue armature. con n spire per unità di lunghezza percorse da corrente i. b) il campo elettrico indotto nel solenoide quando i varia nel tempo con legge nota i(t). Risulta quindi: r a) H = j 2 r dB r di b) E = − = − µo n 2 dt 2 dt r dD r dσ c) H = = 2 dt 2 dt © =− = εo 4 .Problema 2 Si considerino: a) un conduttore cilindrico percorso da corrente con densità j costante. moltiplicando per la lunghezza 2πr della circonferenza ( γ ). © Soluzione: Per tutti i dispositivi. moltiplicando per l’area π r 2 . I tre campi si calcolano mediante le tre leggi: γ Σ © ©   © ©  ∫ H ⋅d γ © = ∫ j ⋅ dS d B ⋅ dS dt ∫ Σ d E ⋅ dS dt ∫ Σ © © © © ∫ E ⋅d γ © © ∫ H ⋅d gli integrali nel primo membro sono uguali al modulo del campo cercato. c) un condensatore piano formato da due dischi metallici paralleli. quelli nel secondo membro sono uguali al vettore che compare sotto il segno di integrale. che per simmetria è in tutti e tre i casi una circonferenza con centro sull’asse di simmetria. c) il campo magnetico creato in P dalla corrente di spostamento. nel vuoto e si calcoli in un generico punto P (vedi figura): a) il campo magnetico creato dal conduttore. si considera la linea di flusso passante per P del campo. b) un lungo solenoide. Inoltre il campo su questa linea di flusso è costante in modulo.

Il problema evidenzia la stretta analogia formale fra leggi che regolano fenomeni fisici diversi.Commenti. 5 .

La funzione a(x. per t prefissato.t). 5’) ed è detta velocità di fase. circa uguali rispettivamente alla velocità di fase v o = ω o / k o ed alla velocità di gruppo v g = ( dω / dk ) calcolata per k = k o . t ) = f o sin( kx ) cos(ω t ) . (5’) T Velocità di fase.CAPITOLO VII ONDE Equazione delle onde in una dimensione (di d’Alembert): 2 ∂2 f 2 ∂ f . l’Eq. t ) = f 1 ( x − v t ) + f 2 ( x + v t ) . Soluzione generale: f ( x. quindi vg può essere assunta come la velocità di trasmissione del segnale. Nella trasmissione dei segnali. onda progressiva (3) f ( x . velocità di gruppo La costante v ha le dimensioni di una velocità (v. mezzi dispersivi. ma ω non è più proporzionale a k.t). t ) = f o sin( kx − ω t ) . il treno d’onde può essere così rappresentato: e può essere ottenuto sovrapponendo onde monocromatiche le cui pulsazioni ω stanno in un intorno di ω o . (8) 1 . Eq. (7) dk Commento. Per comprendere il significato di vg consideriamo un treno (o pacchetto) d’onde di lunghezza e durata finite. (6. in cui l’ampiezza dei massimi successivi sta cambiando. Se la velocità di fase dipende dalla frequenza f = ω / 2π . dando origine ad un suo allargamento o restringimento. 5 continua a valere. dove (5) Le grandezze ω e k sono legate al periodo T ed alla lunghezza d’onda λ dalle relazioni: ω = 2π / T . Durante la propagazione il profilo dell’onda si deforma. può essere visualizzata come inviluppo del profilo dell’onda ed è ben approssimata da una curva che passa per i punti di cresta dell’onda. =v ∂ t2 ∂ x2 (1) dove v è una costante. onda stazionaria (4) ω / k = v. t ) sin(k o x − ω o t ) . In particolare i punti di inizio e fine del pacchetto possono viaggiare con velocità diverse. per onde monocromatiche progressive rappresenta la velocità con cui traslano i punti di massimo (creste) dell’onda. mentre non f ( x . k = 2π / λ .6’) Dalle Eq. Se il mezzo è dispersivo. e può modificarsi anche il suo inviluppo. 5 e 6 si deduce λ v= . t ) = a ( x . (2) Soluzioni armoniche (onde monocromatiche) f ( x . Si definisce relazione di dispersione la funzione ω ( k ) e velocità di gruppo la sua derivata: dω vg = . i punti di cresta ed il loro inviluppo traslano con velocità diverse. l’informazione è contenuta nella funzione a(x. in questo caso la situazione è più complessa e non sono più sufficienti le velocità v e vg per descrivere compiutamente la propagazione del pacchetto d’onde. È interessante il fatto che nessuna informazione può essere inviata a velocità maggiore di c.

Per l’energia dell’onda. ρ (r . Il valor medio di u(t) è: £ ¢ ¢ ¡   ¢   ¡ ¢ ¢ 1 1 u = ∫ u(t )dt = uo T0 2 e l’intensità è T I =u v. L’impostazione del calcolo è la stessa. 2) L’analogia fra j e I è particolarmente evidente in meccanica quantistica. per materiali non ferromagnetici v ≅ 1 / ε r ε o µo ≅ c / ε r . Per calcolare il flusso di energia attraverso una generica superficie A conviene considerare il tubo di flusso di v intercettato da A. cioè moltiplicare il numero di “particelle” nell’unità di volume per la loro energia hν . t ) che rappresenta la densità di carica nel punto r all’istante t è stata definita considerando il prodotto nq. dove n è il numero di particelle nell’unità di volume e q la loro carica. In altri termini . in mezzi fortemente assorbenti anche vg può risultare maggiore di c ma non rappresenta più la velocità di traslazione dell’inviluppo. c Indice di rifrazione: n= (13) ≅ εr . Detta ρ la densità della carica in moto e v la sua velocità. Ricordando che i = dq / dt . mediata su volumi grandi su scala microscopica. corpuscolare ed ondulatorio: le “particelle” associate ad un’onda di frequenza ν hanno un’energia hν . Per definire u ed I. le superfici normali fronti d’onda. si potrebbe seguire la stessa procedura usata per definire ρ (r . Onde elettromagnetiche Velocità di fase: v= 1 εµ (12) nel vuoto v = 1 / ε o µo ≡ c . dove h è la costante di Planck. l’equivalente di j è l’intensità dell’onda I. fononi quelle associate alle onde acustiche ed elastiche. cioè del flusso di carica elettrica. È opportuno richiamare i calcoli già fatti per lo studio della corrente elettrica. Sono dette fotoni le “particelle” (o quanti di energia) associate all’onda elettromagnetica. dove u è la densità di energia. che è uguale al prodotto uv. Commenti. Le linee di flusso di v sono detti raggi.esistono restrizioni di questo tipo per v. Energia dell’onda Le onde trasportano sia energia che quantità di moto. t ) . Per le onde è necessaria una procedura analoga: interessa il valor medio di u. la densità di corrente è j = ρ v e la corrente attraverso una superficie dA è i = jv ⋅ dA . ed interessa il calcolo del loro flusso attraverso superfici assegnate. Infatti sia le particelle che le onde hanno sempre un duplice aspetto. mediato su un intera lunghezza d’onda o su un intero periodo. perché µ ≅ µo . (9) dove dq è la carica che fluisce attraverso dA nel tempo dt. la densità istantanea con legge u(t ) = u o sin 2 ω t . a causa della forte attenuazione dell’onda. 1) La corrente elettrica è generata dal moto di particelle cariche e la funzione ρ (r . t ) è una densità media. b) per onde monocromatiche la perturbazione in un punto assegnato varia nel tempo con legge f (t ) = f o sin(ω t ) . si può scrivere: dq = j v ⋅ dA dt . indipendentemente dalla natura della grandezza che fluisce. v ( ) 2 ¥ ¥ ¤ (10) (11) . Ricordiamo che: a) l’energia è sempre una funzione quadratica della perturbazione f.

e la sua quantità di moto. ¦ § Potenza che attraversa una generica sezione del tubo di flusso: dU P= = I An . µ (15) S= ¦ ¦ (15’) Intensità: è il valor medio del modulo di S 1 1 2 I = EB = E . esercitando una forza F sul corpo. Ricordiamo che dp (19) F= dt ¦ ¦ ¦ 3 ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ . Un’onda che incide su un corpo può trasferirgli la sua energia. un fotone nel vuoto ha quindi quantità di moto hν /c. (16) Quantità di moto: ha densità media u / v . dt ¦ (18) Flussi di quantità di moto e forze: dividendo per v l’Eq. dove An = A cosθ è la sezione normale del tubo di flusso che si ottiene considerando tutti i raggi che attraversano la superficie A. E 2 = E o2 / 2 .17 si ottiene la quantità di moto dU/v che fluisce attraverso A nel tempo dt. µ µv Se E(t) è una funzione armonica. Vettore di Poynting: che può essere anche scritto: § S =E×H=E× EB v µ ¦ ¦ ¦ ¦ B . E e B sono mutuamente ortogonali ed i loro moduli sono legati dalla relazione (14) E =vB. i vettori v . riscaldando il corpo.Vettori E e B : per onde che si propagano in materiali isotropi. possiamo scrivere (17) dU = I v ⋅ A dt = I An dt . dove Eo è il valore di picco di E(t). Flusso di energia: con riferimento alla figura.

L’intensità in un punto P. Le sorgenti di onde monocromatiche contengono sempre al loro interno particelle cariche che oscillano con moto armonico. Se l’onda è completamente assorbita. (21) 4 . è I =b ¨ ¨ © ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ dove b è una costante. (21’) b= 32π 2 c ¨ (qy ) ω 2 o 4 r 2 sin 2 θ . massima in direzione ortogonale. perché è identico a quello di un dipolo elettrico oscillante. Si noti che I è nulla nella direzione di oscillazione (cioè per θ = 0 e θ = π ). posto a distanza r >> λ . I campi E e B dell’onda sono funzioni lineari dell’accelerazione: possiamo quindi considerare separatamente le tre componenti cartesiane del moto (l’onda è la somma delle onde generate da tre particelle che oscillano lungo i tre assi cartesiani). dp è la differenza dpi − dpr fra le quantità di moto delle onde incidente e riflessa. genera un’onda i cui raggi sono le semirette uscenti dal centro O di oscillazione.dove dp è la quantità di moto trasferita al corpo. Una carica q che oscilla su una retta y con ampiezza di oscillazione molto minore della lunghezza d’onda λ . Sorgenti di onde elettromagnetiche Le onde elettromagnetiche sono generate da cariche elettriche in moto accelerato. Considerando le coordinate cartesiane xi (i=1. v Se l’onda è riflessa. 3) della particella. Nel vuoto µo . dp coincide con la quantità di moto trasportata dall’onda nel tempo dt: I (19’) F = An v . 2. yo è l’ampiezza di oscillazione. con momento p(t)=qy(t) e valore massimo qyo. ciascuna componente oscilla con legge (20) xi = x oi sin(ω t + ϕi ) . Il campo elettromagnetico così creato è detto di dipolo elettrico.

I problemi sulla polarizzazione riguardano i seguenti dispositivi (reali od ideali) e fenomeni: 1. particelle costrette ad oscillare lungo una retta ed antenne a dipolo elettrico. Una lamina polarizzante ideale contiene oscillatori di questo tipo. occorre prima ottenere un fascio con polarizzazione definita. l’energia sottratta all’onda è funzione quadratica di questa componente. in un generico punto. In un’onda elettromagnetica monocromatica che si propaga nel vuoto in direzione z. con polarizzazione rispettivamente ellittica. Polarizzazione Premessa: un punto materiale con componenti x = a sin ω t . L’aggiunta di un’eventuale costante di fase in entrambe le funzioni sinusoidali equivale semplicemente ad un cambiamento di origine dell’asse dei tempi. o polarizzante o più semplicemente asse del polarizzatore. il vettore E è ortogonale a z. e varia nel tempo con legge armonica e con un ritardo di fase. ad es. Ricevitori sensibili solo a campi E con direzione assegnata. ciascuno dei quali è associato ad un fotone. Occorre considerare la componente del campo E dell’onda nella direzione assegnata. Negli esperimenti di polarizzazione con luce naturale. Il vettore E descrive quindi un’ellisse. La radiazione emessa da un dipolo elettrico p oscillante in una direzione assegnata è polarizzata linearmente. È particolarmente semplice ottenere polarizzazione lineare. Da notare il ruolo fondamentale della differenza di fase δ . L’ellisse collassa in un segmento di retta se δ = 0 e δ = π . il concetto stesso di polarizzazione perde significato. nelle onde acustiche le molecole del gas si spostano lungo il raggio (l’onda è cioè longitudinale): la direzione dello spostamento è fissata. In tutti e tre i casi si dice che l’onda è polarizzata. con piani di polarizzazione contenenti p . ed infatti il termine polarizzatore è usato come sinonimo di “dispositivo che fornisce in uscita luce polarizzata linearmente”. diventa una circoferenza se a=b e δ = ±π / 2 . I fenomeni di polarizzazione sono legati al fatto che il vettore E è trasversale rispetto ai raggi. y = b sin(ω t + δ ) descrive una traiettoria ellittica. Nella polarizzazione lineare il piano individuato da E e dal raggio è detto piano di polarizzazione. ma le loro polarizzazioni sono diverse e casuali: si dice che la luce naturale non è polarizzata. La direzione del vettore E è detta direzione caratteristica. la dipendenza da t delle sue componenti x e y è data dalle Eq.(22).Il vettore E giace nel piano individuato da P e dalla direzione di oscillazione della carica. rettilinea (o lineare) e circolare. Eliminando t (basta ricavare sin ω t e cos ω t . dovuto alla velocità finita di propagazione dell’onda. La luce emessa dalle sorgenti convenzionali (non laser) è costituita da treni d’onda di durata limitata (tipicamente dell’ordine di 10-8s). (22) 5 . che può diventare un segmento di retta o una circonferenza. ed annulla completamente la corrispondente           [= (b cos δ ) sin ω t + (b sin δ ) cosω t ] . I singoli treni d’onda possono avere uno stato di polarizzazione definito. ponendo poi sin 2 ω t + cos 2 ω t = 1 ) si ottiene l’equazione dell’ellisse.

Basta applicare le formule di derivazione delle funzioni composte.componente del campo E dell’onda. q ( x . lasciando invariata la componente ortogonale. ∂t ∂t Quindi: ∂2 f ∂2 f 2 ∂2 f 2 ∂2 f 2 = v −2 v + v . Se l’angolo di incidenza è tale che i raggi rifratto e riflesso formano un angolo di 90o. e l’onda polarizzata ortogonalmente. ∂ p∂ q ∂ t 2 ∂ p2 ∂ q2  ] 6 .   Problema 1 Si mostri che con la trasformazione p = x−vt .1) si ricava immediatamente ∂ f / ∂ x . ∂ p∂ q ∂ q 2 ∂ x 2 ∂ p2 Le derivazioni rispetto a t sono analoghe. (1. Lamine di ritardo introducono uno sfasamento fra l’onda polarizzata in una direzione assegnata. t ) = + ∂x ∂p∂x ∂q∂x [ Soluzione Ponendo ∂ p / ∂ x = ∂ q / ∂ x = 1 nell’Eq. detta asse della lamina. 2. Si tenga ben presente che l’intensità dell’onda è funzione quadratica di E . con asse nel piano della lamina. R//=0: il raggio riflesso è totalmente polarizzato. t ). perché le riflettanze R// e R⊥ . Riflessione: il raggio riflesso è parzialmente polarizzato. ortogonali tra loro. la cui direzione definisce l’asse della lamina. agisce come lamina di ritardo perché i raggi ordinario e straordinario hanno al suo interno velocità diverse. derivando ulteriormente si ottiene: ∂2 f ∂2 f ∂2 f ∂2 f = +2 + . Una lamina di materiale anisotropo ed uniassico. sono diverse per onde polarizzate parallelamente ed ortogonalmente al piano di incidenza. Si noti che in tutti i casi occorre considerare separatamente due componenti del campo E . = +v . ma ora ∂p ∂q = −v . 3. q = x+vt l’equazione di d’Alembert 2 ∂2 f 2 ∂ f =v ∂ t2 ∂ x2 si trasforma nell’equazione ∂ 2 f / ∂ p∂ q = 0 .1) f p( x .(1. ad es. Suggerimento. definite come rapporto fra le intensità delle onde riflessa ed incidente. ∂ ∂f ∂p ∂f ∂q .

Differenziando l’Eq. detta frequenza di plasma. Suggerimento. e: k dk < c. conviene differenziare l’Eq.(2.Sostituendo nell’equazione di d’Alembert si ottiene immediatamente ∂ 2 f / ∂ p∂ q = 0 . sapendo che ω è legato a k dalla relazione 2 (2. 1) L’equazione trovata ammette ovviamente come soluzione una generica funzione della sola p (perché derivando anche rispetto a q si ottiene zero) o della sola q. la relazione di dispersione ω = c k . t ) = f 1 ( x − v t ) + f 2 ( x + v t ) è soluzione dell’equazione di d’Alembert. da cui vg = dω c 2 = = dk v c 2 c2 + ω p / k 2 ω dω = c 2 . è una costante che dipende dalla densità degli elettroni.1) ω 2 = ω p + c2 k 2 dove ω p . dk b) 2 v = ω / k = c2 + ω p / k 2 > c .(2. si possono usare per Uc e p le espressioni non relativistiche: 1 p2 U c = mu 2 = 2 2m 7 . p=h/λ. c) dell’onda associata in meccanica quantistica ad una particella libera (cioè non soggetta a forze) che si muove con velocità u = 0. in versi opposti. sapendo che la frequenza f e la lunghezza d’onda λ sono legate all’energia cinetica Uc della particella ed alla sua quantità di moto p dalle relazioni: U c = hf .01 c . Le funzioni f1 e f2 rappresentano onde che si propagano con velocità v lungo x. b) delle onde elettromagnetiche nella ionosfera. la velocità di gruppo dω vg = = c. Risulta quindi dimostrato che f ( x . Commenti.1) si ottiene 2ω dω = 2c 2 k dk . = c 2 1 + ω p / (ck ) 2 c) Poiché la velocità v è molto minore di c. Nel quesito c) conviene ricavare prima la relazione fra Uc e p. Soluzione a) La velocità di fase è c. Per calcolare vg nel quesito b). mostrando che v ⋅ v g = c 2 . Problema 2 Si calcoli la velocità di fase v e la velocità di gruppo vg: a) dell’onda elettromagnetica nel vuoto.1).

completamente prive di dispersione sono quelle che si propagano nel vuoto. a) L’onda elettromagnetica nel vuoto è priva di dispersione. questo si verifica per molti altri tipi di onde e conferma il fatto che nei mezzi dispersivi i segnali e le informazioni non viaggiano a velocità v. Problema 3 Si calcolino la velocità di fase v e la velocità di gruppo delle onde che si propagano sulla superficie dell’acqua degli oceani. Soluzione I due termini sono uguali per ρg 10 3 9. b) Si noti che v>c. anche se la dispersione è trascurabile in molti altri casi (ad es.072 T 2π corrispondente ad una lunghezza d’onda λo = = 0. 2m 2π ω 1 h p u = k= = . dove λo è la lunghezza d’onda che rende uguali i due termini. si ottiene la relazione di 2π 2π ω= quindi v= 1 h 2 k . quindi: ω ≅ gk .81 −1 = m = 369 m −1 . dk 2m 2π m 2π m v g = v . diventa dominante il ko = termine gravitazionale. ko Per k << k o . ovvero per lunghezze d’onda molto maggiori di λo . più precisamente si considerino le due lunghezze d’onda λ1 = 100λo e λ2 = λo / 100 . ρ = 10 3 Kg / m 3 è la densità. sapendo che fra ω e k esiste la relazione T ω 2 = gk + k 3 . T = 0. 2m 2 k 2m 2π 1 h 1 h dω p 2k = vg = = k = = u. per le onde elastiche con lunghezza d’onda molto maggiori delle distanze intermolecolari).81 m / s è l’accelerazione di gravitá. mentre vg<c.Sostituendo Uc con hf ≡ dispersione: h h ω . In effetti le uniche onde Commenti.072 N / m è la tensione superficiale. p con h / λ ≡ k . Da cui: 8 . c) Si noti che in meccanica quantistica l’onda associata ad una particella ha velocità di fase diversa dalla velocità della particella (che coincide con vg. Si consideri solo i due casi limite in cui uno dei due termini a secondo membro è trascurabile. non con v).017 m . 0. ρ 2 dove g = 9.

Da cui ρ 1 ω T dω T 3 2 3 T v= = k. 2. t ) = 0 . t) le condizioni al contorno: y (0. Ricordando che la velocità dell’onda in una corda tesa è v = T / ( ML) . 3. Problema 4 La corda di una chitarra ha massa M. 1 T v f1 = = = 100 s −1 . . La prima condizione è automaticamente soddisfatta se consideriamo soluzioni dell’equazione di d’Alembert del tipo: y ( x . v = 313 m / s . quindi ω ≅ 3 T 2 k . y ( L. m = 5 g . Supponiamo che all’equilibrio la corda giaccia lungo il tratto (0. t ) = 0 . k vg = dω = dk g 1 1 1 = 2 k 2 g k ( = v / 2) . lunghezza L e viene tesa con una forza T.07 m / s . …. v g = 2.81 m / s . t ) = y o sin( kx ) cos(ω t + φ ) .L) dell’asse x e che oscilli in direzione y. v = 163 m / s . v g = 0. ovvero per per lunghezze d’onda molto minori di λo . la seconda condizione implica sin( kL) = 0 . diventa dominante il termine di tensione superficiale. Per k >> k o . Imporre che l’onda abbia dei nodi agli estremi equivale ad imporre alla funzione d’onda y(x. L = 50 cm . = ρ ρ2 2 ρ k dk Per λ1 = λo / 100 . [ T = 100 N . velocità del suono nell’aria v s = 340 m / s ] Soluzione a) Le frequenze su cui la corda può oscillare corrispondono alle possibili onde stazionarie con nodi agli estremi della corda. b) la lunghezza d’onda del suono emesso nell’aria dalla chitarra in corrispondenza della frequenza minima f1. Per λ1 = 100λo . si calcolino: a) le frequenze fn su cui può oscillare.v= ω = k gk = k g . vg = k = k. 2 L 2 ML 9 . ovvero: ω vk v mπ k m L = mπ ⇒ fm = m = m = = mf 1 2π 2π 2π L dove m =1.

La corda possiede anche energia potenziale elastica.b) λs = vs = 3. perché negli istanti in cui Uc è massima la corda è indeformata ed Up è nulla.t) dei punti della corda con la velocità v dell’onda. 10 . 2 L 0 L’integrale è uguale a L/2: lo si può dimostrare in modi diversi. Problema 6 Le onde acustiche in una canna d’organo possono essere assimilate ad onde stazionarie. Non si confonda la velocità u(x. b) l’energia cinetica Uc della corda nell’istante t.max. c) Uc raggiunge il suo massimo valore Uc. ∂t 1 1 2 M b) dU c = u 2 dm = ( y o ω sin( kx ) cos(ω t )) dx 2 2 L L 1 2 2 M 2 U c = y o ω cos (ω t ) ∫ sin 2 ( kx )dx . Questo aumento può essere considerato come energia potenziale Up dell’onda: l’energia totale Ut=Uc+Up dell’onda è costante. t ) = y o sin( kx ) sin(ω t ) dove k = π / L e si calcoli: a) la velocità u(x. t ) = Commento.max = y ω . che aumenta quando viene messa in oscillazione (perché la corda si allunga). si calcoli l’energia cinetica dUc del tratto dx di corda. f1 Problema 5 Con riferimento al Problema 4. ad es. Il problema fa capire che per calcolare l’energia totale di un’onda elastica è sufficiente calcolare la sua energia cinetica. di massa dm = ( M / L )dx . Suggerimento. cioè la corda è indeformata). nell’istante t.40 m . ed è uguale a Uc.t) con cui oscilla un generico punto della corda. in cui le molecole dell’aria oscillano lungo la canna. 4 o a) u( x . Per rispondere al quesito b). Si ottiene: M 2 2 U c . perché l’energia totale si conserva. ponendo sin 2 ( kx ) = [1 − cos( 2 kx )] / 2 .max negli istanti in cui cosω t = ±1 ( in questi istanti y=0. c) il massimo valore di Uc(t). e la si integri. si consideri la soluzione y ( x . Soluzione ∂y = y o ω sin( kx ) cos(ωt ) .

a) Si calcolino le prime due frequenze proprie. sperimentalmente ben verificata. f2 = 4L 4L b) Commenti. velocità dell’onda v = 300 m / s ] Suggerimento. indicando con v la sua velocità di fase. che richiede calcoli del tutto analoghi a quelli del Problema 4. supponendo che l’estremità aperta corrisponda ad un antinodo. Si calcoli: a) la massima velocità di spostamento delle molecole. la terminologia usata per gli strumenti musicali è poi stata estesa a tutti i fenomeni oscillatori. Questo si verifica per ogni onda che sia obbligata a rimanere in uno spazio limitato. sapendo che questa coincide con la massima densità di energia cinetica (si veda il commento al Problema 5). trasformando l’antinodo in nodo. Soluzione k1 L = π . k2 L = 2 2 v 3v f1 = = 25 s −1 . Questa semplice considerazione è stata di fondamentale importanza per lo sviluppo della meccanica quantistica. quindi: π 3π k1 L = . 11 . che corrispondono alla minima e alla massima intensità ancora percepite come suoni dall’orecchio umano. b) si ripeta il calcolo supponendo di chiudere l’estremità aperta. suggerendo a de Broglie l’ipotesi che ad ogni particella sia associata un’onda la cui frequenza è proporzionale all’energia della particella. b) la densità media di energia dell’onda. cioè ad un massimo dell’ampiezza di oscillazione. 2L a) La presenza di un antinodo in x=L implica sin( kL) = ±1. riceveva così una spiegazione del tutto naturale. Per il quesito b) si imponga la corretta condizione al contorno per l’estremo aperto. v f1 = = 50 s −1 . L’onda associata ad una particella è detta onda di de Broglie. 2) Quando si eccita un’onda stazionaria nella canna d’organo. f 2 = 2 f 1 = 100 s −1 . che però rimangono quantizzate. cioè possono assumere solo valori discreti. d) il massimo spostamento so. [lunghezza della canna L = 3 m . quesito a). Si risponda prima al quesito b). k 2 L = 2π . Si effettui il calcolo numerico per i due valori Imin e Imax. Problema 7 Durante la propagazione dell’onda acustica nell’aria. dove s è lo spostamento dalla loro posizione media. supposta nota l’intensità dell’onda. 1) Si noti che cambiando le condizioni al contorno cambiano le lunghezze d’onda e le frequenze proprie. c) l’intensità dell’onda. elettroni in un atomo). La quantizzazione dell’energia di particella confinate in spazi limitati (ad es. si dice che questa entra in risonanza. le molecole contenute nel volume elementare dV oscillano con legge s(t ) = so sin ω t . = 75 s −1 .

il suo valore massimo è so ω . b) La potenza Po di emissione di una sorgente puntiforme che. v = 340 m / s . 2 1 2 c) I = uv = ρ vso ω 2 . r = 3 m ] 12 . Imax soglia del dolore. si calcoli: a) la potenza in arrivo su un collettore solare di area A posto ortogonalmente ai raggi solari. so = ω ρv per I=Imin. 2) Si noti che uno spostamento delle molecole dell’aria (e del timpano) dell’ordine di 10-11m. 2 −12 I min = 10 W / m . . dt Commenti. ds(t ) = so ω cos ω t . può ancora essere percepito come suono. entrambe dipendono dalla frequenza e dalla sensibilità individuale: i valori numerici riportati devono quindi essere considerati indicativi. b) La massa dm contenuta nel volume dV è ρ dV . 2 2 La densità media di energia u si ottiene dividendo per dV: 1 2 u = ρ so ω 2 . I max = 1 W / m 2 ] Soluzione a) La velocità è dell’aria ρ = 12 kg / m 3 . [ A = 5 m2 . 2 d) Lo spostamento massimo è 1 2I . so = 10 −11 m . per I=Imax. inferiore alle dimensioni atomiche. la sua massima energia cinetica è 1 1 2 2 dm(soω ) = ( ρ dV )(so ω ) . Problema 8 L’onda elettromagnetica emessa dal Sole arriva sulla Terra con un’intensità media I s = 1380 W / m 2 . irradiando uniformemente in tutte le direzioni.[frequenza densità f = 1000 s −1 . 1) Imin è detta soglia di udibilità. Supponendo che metà dell’energia sia assorbita dall’atmosfera. so = 10 −5 m . genera un’onda che a distanza r ha la stessa intensità della luce solare.

Si calcoli: a) l’intensità alla generica distanza d. [ I T = 1380 W / m 2 . posta a distanza dT dal Sole. v è parallelo a dA . il Problema precedente. Su questa superficie I è costante. ρ = 10 3 kg / m 3 . l’impulso trasferito da questi raggi alla particella nel tempo dt è dp = ( I / c)π r 2 dt . costante . quesito b). 3 d d dp I 2 2     c) 13 . supponendo nota la densità ρ della particella. massa del Sole M = 199 ⋅ 10 30 kg . dt b) Per calcolare Po. supposta perfettamente assorbente.     Problema 9 Alla distanza dT fra Terra e Sole l’intensità della radiazione elettromagnetica emessa dal Sole ha intensità IT.Soluzione dU = I A = 790 W / m 2 ⋅ 5m 2 = 3950 W . basta calcolare l’energia che attraversa nell’unità di tempo la superficie sferica con centro nella sorgente e raggio r. c) il raggio ro che deve avere la sfera perché F sia uguale in modulo alla forza FG di attrazione gravitazionale. F = = πr =   I T  d  dt c c Mm GM 4π 3 FG = G 2 = 2 r ρ.67 ⋅ 10 Nm / kg .  d  b) In prossimità della particella la sezione normale del tubo di flusso costituito dai raggi solari che intercettano la particella è π r 2 . la forza F ha modulo dT  πr 2 . Suggerimento. Commento. quindi: a) P= Po = ∫ I v ⋅ dA = I ∫ dA = I ⋅ 4π r 2 = 790 W / m 2 ⋅ 113m 2 = 89 ⋅ 10 3 W . 2 2 11 −11 gravitazionale G = 6. Per il quesito c) si ponga uguale ad 1 il rapporto F/FG. d T = 159 ⋅ 10 m ] . quindi 2 d  I =  T  IT . Soluzione a) L’intensità è proporzionale ad 1/d2 (si veda ad es. b) la forza F esercitata su una particella sferica di raggio r. Si notino gli ordini di grandezza della potenza che si può ottenere sfruttando i raggi solari e la potenza che dovrebbe avere una lampada per illuminare “a giorno” un ambiente.

   14 . Si noti che ro non dipende dalla distanza dal Sole Problema 10 Si calcoli la forza F esercitata dai raggi solari su una superficie piana. di area A. di superficie perfettamente riflettente. i − r è ortogonale alla superficie. perfettamente riflettente. si comprende che non esiste una pressione esrcitata da un’onda. esattamente come per una vela investita dal vento.2 3d T I T 1 F . non attratte. ed ha modulo 2 cosθ (per capirlo basta considerare le loro componenti parallela e perpendicolare alla superficie). Il caso qui considerato. le molecole di un gas) siano respinte dal Sole. indicando con I l’intensità dell’onda. Questo spiega perché la “coda” delle comete tende ad allontanarsi dal Sole.        dove i ed r sono i versori dei raggi incidenti e riflessi. La quantità di moto trasportata da questi raggi nel tempo dt è dpi = ( I / c) An dt . Si noti che si può cambiare la direzione della forza variando θ . La presenza del “vento solare” fa sì che particelle piccole (ad es.  Soluzione Il tubo di flusso costituito dai raggi solari che intercettano la superficie ha sezione normale An = A cosθ . la quantità di moto trasferita alla superficie nel tempo dt è dp = dpi − dpr = ( I / c) An dt (i − r ) . la cui normale forma un angolo θ con i raggi solari. Commento. = FG 4 ρ cGM ro ro = 65. corrisponde al caso di utri perfettamente elastici delle molecole d’aria sulla superficie della vela. Il doppio aspetto. Se si considera l’aspetto corpuscolare dell’onda.7 ⋅ 10 −8 m . dt c c Commento. La forza F ha modulo: dp I I F= = An ⋅ 2 cosθ = 2 An cosθ .

    15     FB = q v d × B = µ q 2 E × B . dove E è il campo elettrico dell’onda nello stesso istante. e possono intervenire altri fenomeni (riflessione. Soluzione a) b)             dU = FE ⋅ v d dt = qE ⋅ ( µ qE )dt = µ (qE ) dt . c) il rapporto dU / dp B . Si calcoli: a) l’energia dU ceduta dall’onda alla carica nel tempo dt. mettendole in oscillazione.              dp B = FB dt . dU µ q2 E 2 E = = = v. si assimila l’onda ad un insieme di particelle (fotoni) con velocità c. a cui cede tutta la sua energia U e tutta la sua quantità di moto p. . si trova per la particella un moto oscillatorio in cui la velocità non è in fase con il campo E . Al variare dello sfasamento si può passare da perfetto assorbimento a perfetta trasparenza. energia hf. che però cambia segno ogni mezzo periodo e ha media nulla 2) Nel caso qui considerato. scelto per ricavare nel modo più semplice la relazione tra U e p.  c) dove v è la velocità dell’onda. cioè per mostrare che nell’onda elettromagnetica p=U/v. diffusione) che rendono più complessi i bilanci di energia e quantità di moto. e che la forza di attrito sia sempre uguale ed opposta ad FE . quantità di moto hf/c. Problema 11 Un’onda elettromagnetica che si propaga in un materiale lievemente conduttore si attenua perché cede parte della sua energia alle cariche di conduzione. 2 dp µ q EB B Commenti. Infatti l’ipotesi che la velocità delle particelle v d sia in ogni istante proporzionale ad E non é mai rigorosamente verificata perché implica che la forza d’inerzia sia trascurabile (come se la particella avesse massa nulla). Si supponga che la velocità di deriva v d delle particelle di conduzione nel mezzo sia ad ogni istante proporzionale alla forza FE = qE .corpuscolare e ondulatorio. che coincide con il lavoro della forza FE . b) la forza FB esercitata sulla particella dal campo magnetico dell’onda e la quantità di moto dp B acquistata dalla particella sotto l’effetto di FB nel tempo dt. direzione e verso di dp B sono quelli del vettore E × B : quindi dp B è parallelo e concorde con il vettore di Poynting. 1) La particella acquista anche una quantità di moto dp E nella direzione di E . e di eventuali forze elastiche. e si ponga v d = µ qE . dell’onda permette di calcolare la pressione con due metodi formalmente diversi ma equivalenti. Nella trattazione corpuscolare. l’onda è completamente assorbita dal mezzo materiale. Se si tiene conto della massa delle particelle. Si noti che si tratta di un caso limite. 2 Il modulo della quantità di moto è dp B = µ q 2 EB .

La sua componente efficace ha ampiezza E o ⋅ sin θ2 . semplicemente utilizzando antenne rispettivamente verticali ed orizzontali. L’intensità di ricezione IR è quindi I R = a sin 2 θ1 sin 2 θ2 . dove a è una costante che rimane invariata quando si invertono i ruoli delle antenne. si consideri attentamente l’Eq. figura). b) Il calcolo è del tutto analogo.(21). per quella ricevente si tenga conto del fatto che è efficace la sola componente di E nella direzione dell’antenna e che l’intensità è proporzionale al quadrato dell’ampiezza di questa componente. il campo E è ortogonale ad r ed oscilla con ampiezza Eo proporzionale a sin θ1 . di lunghezza L << λ . b) antenne ortogonali alla loro linea di congiunzione e formanti un angolo θ fra loro. Soluzione a) Se l’antenna trasmittente è a1. 1) Il risultato qui ottenuto è un caso particolare di un teorema molto generale. ad eccezione di θ . Si mostri che a parità di condizioni l’energia del segnale in ricezione non cambia se si scambiano i ruoli delle due antenne. Suggerimento. detto di reciprocità. 16 . Si considerino i casi di: a) antenne complanari (v.Problema 12 Due antenne a dipolo elettrico. l’intensità dell’onda in corrispondenza di a2 è proporzionale a sin 2 θ1 . Si noterà che tutte le grandezze che vi compaiono rimangono invariate quando si scambiano I ruoli delle antenne. od utilizzando un dispositivo con due antenne riceventi. Commenti. l’energia assorbita dall’antenna ricevente è in ogni caso proporzionale a sin 2 θ . sono utilizzate come generatore e ricevitore di onde elettromagnetiche. 2) Il quesito b) fa capire che due stazioni possono trasmettere sulla stessa banda di frequenze. Per l’antenna trasmittente. In ricezione. e può essere considerato come un’estensione al campo di radiazione della relazione già trovata per circuiti accoppiati induttivamente (cioè del fatto che la mutua induttanza M rimane la stessa quando si scambiano i ruoli dei circuiti). assimilate a due sottili aste conduttrici identiche. la commutazione può essere effettuata ruotando di 90o l’antenna ricevente.

Commento. quindi I = I o cos 4 θ . Il dispositivo agisce come un attenuatore di fascio. ed una riduzione dell’intensità di un fattore cos2 θ . Soluzione La rotazione provoca una riduzione di un fattore cosθ del campo E dopo la seconda lamina. Problema 15 17 . π . ! Problema 14 Un dispositivo è costituito da N+1 lamine polarizzatrici identiche e parallele. Di quanto si riduce l’intensità di un fascio rispetto alla configurazione con assi paralleli? [Si ponga Nθ = π / 2 e si considerino i casi con N =2 e con N =10] Soluzione Il calcolo è del tutto analogo a quello del Problema 13: dopo la seconda lamina l’intensità è ridotta di un fattore cos2 θ . Si calcoli l’intensità di uscita I dopo che l’asse della lamina intermedia è stato ruotato di un angolo θ nel piano della lamina stessa. 4 π . Per N =10. con assi ruotati di un angolo θ l’uno rispetto all’altro.Problema 13 Un fascio di luce attraversa tre lamine polarizzatrici parallele. Dopo l’ultima lamina il fattore di riduzione è Per N =2. che non altera il suo stato di polarizzazione. θ= 20 θ= f = (cos2 θ ) .78 . ed esce con intensità Io. in modo che l’ultima lamina ha l’asse ruotato di un angolo N θ rispetto alla prima. Commento. in accordo con la legge di Malus. perché è attiva la sua sola componente parallela all’asse. 1 f = . cioè agisce come un rotatore. Per polarizzatori ideali ed N sufficientemente grande il dispositivo ruota il piano di polarizzazione della luce senza praticamente attenuarlo. La terza lamina provoca un’ulteriore riduzione dello stesso fattore cos2 θ . con assi paralleli. 4 N f = 0.

Commenti. che hanno la stessa ampiezza ed inducono oscillazioni con la stessa ampiezza. b) il rapporto I / / / I ⊥ per il raggio che attraversa la lamina dopo due rifrazioni. Si ottiene quindi: I / / / I ⊥ = sin 2 α . Suggerimento. e I / / = a sin 2 α . Per α = π / 2 la componente I// è nulla: la luce diffusa è totalmente polarizzata. c) il rapporto I / / / I ⊥ per un raggio che attraversa 8 lamine identiche.(21). Soluzione Per polarizzazione parallela l’angolo θ coincide con α . pensando che tutte le grandezze che vi compaiono sono le stesse per I / / e I ⊥ . Brewster). Si calcoli: a) l’angolo di incidenza θB sotto cui il raggio riflesso è totalmente polarizzato (angolo di Brewster). ad eccezione di θ . Si calcolino le intensità delle onde diffuse mediante l’Eq. Soluzione 18 . mettendone in oscillazione gli elettroni. permettendo di misurare separatamente I / / e I ⊥ . dove a è una costante. Si calcoli il rapporto fra le intensità I / / e I ⊥ in uscita da una lamina polarizzatrice posta sul cammino del raggio diffuso. nota la riflettanza R⊥ = 015 delle due superfici del vetro (in corrispondenza dell’angolo di . Si considerino separatamente le componenti E / / e E ⊥ del campo E dell’onda incidente. (Può essere utile evidenziare gli angoli θ e α con due figure. Il piano individuato dai raggi incidente e diffuso è detto piano di diffusione. si può sfruttare questo fatto per attenuare con un polarizzatore la luminosità dell’atmosfera. Si pensi infine che la lamina polarizzatrice trasmette la sola componente parallela al suo asse. Si noti però che la luce diffusa dall’atmosfera non é mai totalmente polarizzata a causa delle diffusioni multiple: in direzione ortogonale ai raggi solari arriva anche la luce che ha subito due o più diffusioni da molecole diverse con angoli di diffusione diversi da π / 2 . La luce diffusa dall’atomo in una direzione che forma un angolo α con il fascio incidente è parzialmente polarizzata. I ⊥ = a . " " Problema 16 Un fascio di luce naturale di intensità Io incide su una lamina di vetro con indice di rifrazione n. In fotografia. α è detto angolo di diffusione. riportando le direzioni dei raggi diretto e diffuso e della componenti E / / e E ⊥ del campo E lungo i due raggi: questo facile compito è lasciato allo studente). con asse rispettivamente parallelo e perpendicolare al piano di diffusione.Un fascio di luce non polarizzato incide su un atomo. per polarizzazione perpendicolare θ = π / 2 . con piano di polarizzazione ortogonale al piano di diffusione.

Dopo la seconda superficie della lamina il raggio rifratto è ulteriormente ridotto di un fattore 1 − R⊥ . quindi: I // = Io / 2 . 2 2 Si ha quindi: c) dopo le 8 lamine I ⊥ / I / / = (1 − R⊥ ) = 0. tutta l’energia del raggio è rifratta (o trasmessa). la correzione è comunque piccola. E y = b sin ω t . valide in generale.074 . Dalla legge della rifrazione si ricava sin θ B sin θ B n= = = tan θ B . b) Si dica come variano nel tempo le componenti Ex e Ey del campo E nel punto z. si deduce: # # 19 . 16 I ⊥ / I / / = (1 − R⊥ ) = 0. Nel punto z =0 le componenti x e y del campo E dell’onda variano nel tempo con leggi E x = a sin ω t . Con molte lamine si può ottenere luce polarizzata anche in trasmissione. con il vantaggio che il raggio trasmesso è parallelo a quello incidente. c) Si calcoli la differenza di fase δ fra le onde ordinaria e straordinaria in z = d. quello rifratto ha intensità (1 − R⊥ )I o / 2 . sin θt sin(π / 2 − θ B ) b) Detta Io l’intensità del raggio incidente. Nel calcolo si sono trascurate le riflessioni multiple all’interno delle singole lamine e fra lamine consecutive. dove θt è l’angolo di rifrazione. Problema 17 Un fascio di luce si propaga lungo l’asse z di una terna cartesiana. all’interno di un cristallo uniassico con asse ottico parallelo all’asse y. Componente perpendicolare: il raggio riflesso dalla prima superficie ha intensità R⊥ I o / 2 . ciascuno con intensità Io/2.a) L’angolo di Brewster θB soddisfa alla condizione θ B + θt = π / 2 . Soluzione a) Dalle relazioni v = ω / k e v = c / n. Commento. e la sua intensità è I ⊥ = (1 − R⊥ ) I o / 2 . perchè l’energia si conserva. lo si scomponga idealmente in due raggi polarizzati parallelamente e perpendicolarmente al piano di incidenza.7225 . Componente parallela: sotto l’angolo di Brewster R/ / = 0 . a) Si dica quanto valgono i vettori d’onda ordinario ko e straordinario ke del mezzo. esprimendoli in funzione del vettore d’onda k del vuoto ed egli indici di rifrazione no e ne. dove a e b sono due costanti.

ignorando così le riflessioni alle due superfici della lamina). Si dica quale è lo stato di polarizzazione della luce trasmessa se il raggio incidente è polarizzato linearmente lungo la bisettrice degli assi (x. ω ω = = no k . $ $ $ $ 20 . b) Si risolva l’analogo problema per una lamina a mezz’onda. il vettore E è diretto lungo y ed i due segni corrispondono a versi opposti. δ = ±π / 2 . Soluzione All’entrata delle lamine le componenti Ex ed Ey di E hanno la stessa ampiezza Eo e sono in fase. Problema 18 a) Si consideri una lamina quarto d’onda in cui i raggi ordinario e straordinario sono polarizzati nelle direzioni x e y di un sistema cartesiano. Commenti. Si ottiene: 2 E x2 + E y = E o2 Interpretando Ex ed Ey come le coordinate cartesiane del punto che rappresenta il vettore E . Per individuare il senso di rotazione. (ne-no)d è la differenza dei camiini ottici. La lamina è detta quarto d’onda se δ = ±π / 2 . v o c / no k e = ne k . e la differenza dei cammini ottici è detta mezz’onda se δ = π . possiamo porre: E x = E o sin ω t . E y = b sin(ω t − k e z ) . (Si supponga che tutta l’energia dell’onda sia trasmessa. E y = E o sin(ω t + δ ) . La polarizzazione è circolare ed i due segni corrispondono a rotazioni opposte del vettore E . Ex=0. Il prodotto nd è detto cammino ottico. si considerino gli istanti t = 0 e un istante t immediatamente successivo. Per mostrare che la polarizzazione è circolare basta quadrare e sommare membro a membro le due equazioni. la relazione mostra che questo punto sta su una circonferenza di raggio Eo.k= b) ω . Per t=0. a) E y = ± E o cos ω t . con una scelta opportuna dell’origine dei tempi. c ko = c) δ = (ω t − k o d ) − (ω t − k e d ) = ( k e − k o ) d = (ne − no ) k d . dove δ è lo sfasamento.y) che giace nel I e III quadrante. E x = a sin(ω t − k o z ) . all’uscita sono sfasate. Il problema fa capire che una lamina di materiale uniassico di spessore d agisce come lamina di ritardo ed introduce uno sfasamento δ = ( ne − n o ) k d = 2π ( ne − n o )d / λ .

& ' % % 21 . Il piano di polarizzazione è ruotato di 90o. La polarizzazione circolare è di grande interesse sia concettuale che applicativo. Ex è positivo. Commento. la cui equazione è y = -x. antioraria per Ey= -Eo. Ey è rimasto invariato (a meno di infinitesimi del secondo ordine rispetto a t). con rotazione oraria per Ey= +Eo. b) E y = E o sin(ω t + π ) = − E o sin ω t = − E x . la stessa direzione del fascio.Per t positivo e molto piccolo. il suo momento angolare coincide quindi con la costante universale = h / 2π . e versi opposti in corrispondenza di rotazioni opposte. La polarizzazione è ancora lineare ed il vettore E è diretto lungo la bisettrice degli assi coordinati che giace nel II e IV quadrante. indipendentemente dalla frequenza dell’onda. Qui ci limitiamo ad osservare che un fascio di luce polarizzato circolarmente possiede momento angolare L con modulo L = U / ω . Un fotone ha energia hω / 2π . Il vettore E è ruotato.

1) dove a1 sin(ω t + φ1 ) + a 2 sin(ω t + φ2 ) = a sin(ω t + φ ) . Spostando il ricevitore si percepiscono massimi e minimi di intensità che. richiede calcoli formalmente identici: anziché di massimi e minimi di interferenza si preferisce però parlare di battimenti. quindi eliminare φ sfruttando l’identità sin φ + cos funzioni sinusoidali mediante vettori piani (fasori). che viene trattato come uno scalare: questo (1) Il caso in cui la differenza di fase vari nel tempo. L’ampiezza a che compare nelle Eq. sin 2 (δ / 2) (2’) Interferenza Si osservano fenomeni di interferenza quando due o più onde arrivano su uno stesso ricevitore con una differenza di fase che rimane costante nel tempo. ed inferiore a 20000 s -1.1. Ogni punto dello schermo dovrà essere considerato come un ricevitore: si eviti l’errore di sommare onde in arrivo in punti diversi. cioè fornire un segnale che dipende solo dal quadrato dell’ampiezza.CAPITOLO VIII INTERFERENZA E DIFFRAZIONE Premessa. (1) δ = φ2 − φ1 . 2 2 φ = 1 ). In questo intervallo di frequenze l’orecchio è sensibile all’intensità dell’onda. (1’) L’equazione può essere ricavata analiticamente (basta utilizzare l’identità sin(α + β ) = sin α cos β + cos α sin β . Il ricevitore deve essere sensibile all’intensità dell’onda risultante. rappresentando le 2) dove ∑a n =1 2 N 1 Nδ   sin(ω t + nδ ) = a sin ω t + . ma che dipende dalla posizione del ricevitore(1). 1 . 2 è il campo elettrico. un’onda acustica viene percepita dal nostro orecchio come un segnale continuo se la sua frequenza è superiore a 20 s -1.1. uguagliare separatamente i coefficienti di sin ω t e di cos ω t .  2  2 1 (2) sin 2 ( Nδ / 2) a =a . possono essere calcolati mediante le Eq. Ad es. oppure geometricamente. In ottica i fenomeni di interferenza possono essere osservati semplicemente raccogliendo la luce su uno schermo. nei problemi proposti. 2 a 2 = a12 + a 2 + 2a1a 2 cos δ . con ricevitore fisso. 2.

θ l’angolo fra il fascio di raggi paralleli considerati e la normale alla fenditura. l’orecchio percepisce massimi e minimi di intensità (battimenti). con f 1 << f o . Si calcoli l’intervallo di tempo t fra massimi successivi. Per valutare la differenza di fase fra due onde in arrivo sul ricevitore. d la sua larghezza.implica ovviamente che i campi associati alle diverse onde siano (o possano essere considerati in pratica) paralleli fra loro. con raggi incidenti ortogonali alla fenditura: 2  sin φ / 2  (4) I = Im    φ/2  2π dove φ = d sin θ è la differenza di fase fra i raggi provenienti dai bordi della λ fenditura. paralleli tra loro) Fenditura rettangolare. Fenomeni di diffrazione di Fraunhofer (raggi. fra raggio incidente e riflesso: nella riflessione vetrosa si ha effettivamente una differenza di fase (uguale a π ) se e solo se i raggi incidente e riflesso stanno nel mezzo con indice di rifrazione minore. Problema 1 Sul nostro orecchio arrivano due onde acustiche con ampiezza ao ed a. per i raggi riflessi. legate dalle relazioni: ∆d ∆t ∆φ (3) = = λ 2π T dove T è il periodo e λ è la lunghezza d’onda del mezzo. Se f1 < 20 s -1. Per la luce si è soliti indicare con λ la lunghezza d’onda nel vuoto: in un mezzo con indice di rifrazione n la lunghezza d’onda è λ /n. e ∆d / λ va sostituito con n ∆d / λ . D sin θ R = 122λ dove D è il diametro della fenditura. 2 . Calcolo della differenza di fase Una differenza di cammino ∆d comporta una differenza di tempo ∆ t ed una differenza di fase ∆φ . occorre anche tenere conto delle eventuali differenze di fase tra le sorgenti e. n ∆d è detto “ differenza di cammino ottico”. sia incidenti che rifratti. due figure di diffrazione sono “separate” se le direzioni dei raggi formano un angolo superiore a θR . (6) Criterio di Rayleigh. frequenze fo e f = f o + f 1 . Il primo zero di intensità cade sotto l’angolo θR (angolo di risoluzione) dato dalla relazione (5) d sin θ R = λ Fenditura circolare: θR e dato dalla relazione: .

e quindi. 1’. Si utilizzino le Eq. quando (2. ricordando che ω = 2π f ed interpretando δ come un differenza di fase variabile nel tempo. f 1 = 0. [f = 680 s -1. il massimo successivo cade nell’istante t per cui 2π f 1t = 2π .5 s −1 ] Suggerimento. ± 2 dove λ = v s T = v s / f = 0. ± 1. b) quale è l’intervallo di tempo fra massimi successivi se la seconda sorgente si muove lungo x con velocità v. v = 1 m/s] Soluzione a) Per l’Eq. m = 0. sicché risulti d = vt. il ricevitore è posto in x =D. Problema 2 Due sorgenti sonore identiche ed in fase. Per gli strumenti a corda si può utilizzare sia la prima armonica che una delle armoniche successive.1) d = mλ . Si dica: a) per quali valori di d si hanno masimi di intensità. velocità del suono vs=340 m/s. di frequenza f. [ ] Commenti. Si ha un massimo per t = 0. per l’Eq. con D>d. L’intensità è proporzionale al quadrato dell’ampiezza ed è quindi massima negli istanti in cui cos(2π f 1t ) = 1 . L’ampiezza risultante soddisfa all’Eq. Se f1 è maggiore di 20 s -1. si hanno massimi quando la differenza di fase è un multiplo intero di 2 π . 3 . sono poste nei punti x = 0 e x = d. il suo quadrato è quindi: 2 a o + a 2 + 2a o a1 cos(2π f 1 t ) . l’orecchio non percepisce massimi e minimi di intensità ma un suono continuo. Risulta: t = 1 / f1 = 2 s . Soluzione Con un’opportuna scelta dell’origine dei tempi il segnale risultante può essere così scritto: a o sin ω o t + a sin ω o t + δ (t ) dove ω o = 2π f o .3.[ f o = 680 s −1 .1’. 1) L’inverso di t è la frequenza di battimento. 2) Il fenomeno dei battimenti segnala un’eventuale piccola differenza di frequenza fra un segnale campione ed il suono emesso da uno strumento musicale. e può essere utilizzato per accordare lo strumento. 1 ed 1’. e coincide con f1 (differenza di frequenza delle due onde).5 m . δ (t ) = 2π f 1 t . non puro (che può risultare sgradevole: si parla di dissonanza).

Per le onde elettromagnetiche nel vuoto interviene invece la sola velocità relativa sorgentericevitore. quale è l’intensità quando sono presenti entrambe le sorgenti? [ λ = 0.5 m / 1m s −1 = 2 s . I’(y) quella con la seconda sorgente. Problema 3 Si consideri il dispositivo interferenziale rappresentato in figura. la frequenza aumenta se sorgente e ricevitore si avvicinano. corrispondenti agli istanti t = 0 e t = λ / v = 0. supponendo la sorgente S puntiforme e monocromatica. posta sull’asse y’: è possibile che questa sorgente. ma dalla velocità di sorgente e ricevitore rispetto al mezzo in cui l’onda si propaga (cioè l’aria). in accordo con la teoria della relatività. e la distanza D così grande che i raggi in arrivo nel generico punto P dello schermo possano essere considerati paralleli. La luce proveniente da Galassie lontane è spostata verso il rosso: f diminuisce.5 µm . Si hanno due massimi successivi per d = 0 e d = λ . 2) Per le onde acustiche la variazione di frequenza non dipende solo dalla velocità relativa della sorgente rispetto al ricevitore. diminuisce nel caso opposto. a) Si calcolino i valori di y corrispondenti ai massimi di ordine zero ed uno. b) Si consideri una seconda sorgente S’ identica. 1) Si noti l’analogia con il Problema 1: l’onda emessa dalla sorgente in moto arriva sul ricevitore con frequenza diversa da f (effetto Doppler-Fizeau).b) Si continuano ad avere massimi quando d soddisfa all’Eq. le Galassie si allontanano.(2.1). generi una figura di interferenza i cui massimi coincidano con quelli calcolati in a)? c) Detta I(y) l’intensità che si ottiene con la prima sorgente. da sola. D = 40 cm] 4 . Commenti. distanza fra le fenditure d = 20 µm .

y o = 0 .Soluzione a) Le fenditure si comportano come sorgenti coerenti ed in fase. lo schermo appare uniformemente illuminato. se sono presenti entrambe le sorgenti. con differenza di fase 2π ' δ= (d 2 − d1' ) . Commenti. la differenza di cammino fra i raggi in arrivo in P è d sin θ si ottiene il massimo di ordine zero se d sin θo = 0. dove d1' e d 2' sono le distanze di S’ dalle due fenditure. y1 = D tan θ1 ≅ 1 cm . b) il minimo valore di δ per cui I = 0. le sorgenti si comportano come se fossero in fase: i massimi di interferenza cadono esattamente nelle stesse posizioni considerati in a. Problema 4 Su un ricevitore arrivano tre onde di uguale ampiezza a1 ed intensità I1. Se δ = 2π λ (o un multiplo intero di 2 π ). i massimi di S’ cadono in corrispondenza dei minimi di S. d) si rappresenti infine l’andamento qualitativo di I in funzione di δ . e sfasamenti tali che la perturbazione risultante può essere così rappresentata: y = a1 [sin ωt + sin(ωt + δ ) + sin(ωt + 2δ )] .5 considerato nel commento 1.5 cm . ed utilizzando il metodo dei fasori. Detta I l’intensità risultante. c) I per δ = π e δ = 2π .025 rad . Nel caso qui considerato. 2) Una sorgente luminosa estesa può sempre essere scomposta idealmente in sorgenti puntiformi: si comprende quindi che con una sorgente estesa lo schermo possa apparire uniformemente illuminato. il massimo di ordine uno se  λ d sin θ1 = λ . 5 . si calcoli: a) il minimo valore di δ per cui I = I 1 . θo = 0. Questo si verifica per y ' = 1 cm (i calcoli sono identici a quelli già effettuati in a). una sorgente reale può essere supposta praticamente puntiforme se le sue dimensioni sono piccole rispetto al valore y’ = 0. cioè per y ' = 0. 1) Nel punto di mezzo fra y ' = 0 ed y ' = 1 cm . θ1 = sin −1   ≅ 0. c) L’intensità risultante è la somma delle due intensità. d b) Le fenditure si comportano come sorgenti coerenti ma sfasate.

6 . b) La poligonale dei fasori è un triangolo equilatero. con periodo δ = 2π .Soluzione a) Si ottiene a = a1 ed I = I1 per δ = π / 2 : la poligonale dei fasori è infatti un quadrato. d) Il diagramma è periodico. Per δ = 2π i fasori sono allineati (come per δ = 0 ): risulta a = 3a1 ed I = 9I1. I = I1. c) Per δ = π due fasori sono opposti e si elidono a vicenda. a è quindi uguale all’ampiezza a1 del terzo. δ = 2π / 3 .

L dove Q è il calore estratto alla cella frigorifera. ptr è la pressione al punto triplo dell’acqua). scala Celsius (5) TC = T − 27315K . Entropia S S f − Si = per trasformazioni reversibili. . Rendimento di un motore termico lavoro effettuato . dT (1) (2) (3) 1 dQ . Temperatura Scala delle temperature del gas ideale T = 27316 K lim .CAPITOLO IX TERMODINAMICA Definizioni Capacità termica Calore specifico Calore termico molare Dove m è la massa. (8) ∫ i f dQ T (9) 1 . n è il numero di moli. ptr → 0 C' = c= dQ . Primo principio dU = dQ − dL (6) dQ è il calore fornito al sistema e dL è il lavoro fornito dal sistema: la relazione può essere assunta come definizione della funzione di stato U che rappresenta l’energia interna del sistema. (T2 > T1 ) . m dT 1 dQ C= n dT p ptr (4) (V = cost. η = (7) Coefficiente di prestazione (o di efficienza) della macchina frigorifera: Q K= . calore assorbito per il ciclo di Carnot reversibile η = 1 − T1 / T2 .

[T=300 K. U =nf Capacità termiche molari A volume costante CV = fR / 2 . M = N A m è la massa molare e NA è il numero di Avogadro (numero di molecole in una mole). a pressione costante C P = CV + R . (14) (13) γ = C p / CV . Problema 1 Si determini: a) l’energia interna di n moli di idrogeno a temperatura T e le sue capacità termiche molari CV e CP. b) l’energia media E di una singola molecola e la sua velocità quadratica media (si supponga che la molecola possiede 3 gradi di libertà traslazionali e due rotazionali). 5 o 7 per quelli biatomici). Energia interna 1 (12) RT 2 (f è il numero dei gradi di libertà: 3 per i gas monoatomici. Velocità molecolare quadratica media 3k B T 3RT (11) v qm = = m M dove k B ≡ R / N A (costante di Boltzmann). c) la velocità quadratica media dell’elio He (massa molare 4 g mole-1) e dell’argon Ar (massa molare 40 g mole -1). Gas ideali (10) Equazione di stato pV = nRT . aumenta in caso contrario. Equazione dell’adiabatica reversibile: pV γ = cos tan te . n=1] Soluzione 2 . R è la costante universale dei gas. m è la massa della molecola.Entropia e secondo principio L’entropia dell’”universo” (sistema +ambiente) rimane invariata se tutte le trasformazioni sono reversibili.

si ottiene: 3k B T 3RT v qm = = = m M a) U= 3 ⋅ 8. al contrario. θ = 60 . la capacità termica dell’acqua è C ' = cm ≡ cρ V = cρ Ah . e supponendo che solo una frazione η dell’energia incidente sulla superficie dello stagno sia assorbita dall’acqua. che è l’elemento più abbondante nell’universo. 2 1 dU 5 CV = = R = 20. [h =1 m.035 ⋅ 10 − 20 J . con θ il valore medio efficace dell’inclinazione dei raggi solari rispetto alla verticale durante la giornata. 1 3 ponendo mv 2 = k B T . t = 10 ore. l’argon è relativamente abbondante (~1%). Le molecole di idrogeneo presenti negli strati superiori dell’atmosfera che raggiungono la velocità di fuga possono sfugire all’attrazione terrestre. nell’atmosfera è praticamente assente. 2 per il calcolo della velocità media. n dT 2 C P = CV + R = 29.31 J mole −1 K −1 ⋅ 300 K = = 1934 m / s. La massa 2 2 molare dell’idrogeneo e m=2 g mole-1. Problema 2 Si calcoli l’aumento di temperatura dell’acqua di uno stagno di profondità h in una giornata di Sole di durata t. Il calcolo effettuato in b) giustifica il fatto che l’idrogeno. 5 b) E = k B T = U / N A = 1. 0. l’energia incidente è W = S ⋅ cosθ ⋅ A ⋅ t . indicando con S il valor medio del vettore di Poynting. S = 800 W / m 2 s .5 nRT = 6232 J . Commento.2 km/s).08 J / K . dove m è la massa di una singola molecola. η = 0. sia praticamente assente nell’atmosfera terrestre: la sua velocità quadratica media è maggiore delle velocità quadratiche medie di tutte le altre molecole. occorre considerare la sola energia traslazionale.1] Soluzione Detta A l’area dello stagno. Le stesse considerazioni valgono per i gas rari: nell’universo l’elio è il più abbondante.77 J / K . ed è quindi quella che più si avvicina alla velocità di fuga dei corpi dal nostro pianeta (che è di 11. v qm = 432 m / s per Ar.002 kg mole −1 c) I calcoli sono del tutto analoghi e si trova v qm = 1367 m / s per He. L’aumento di temperatura è   3 .

Il calcolo fornisce l’ordine di grandezza del tempo che impiega una stufa elettrica a riscaldare l’aria di una stanza. ∆T = 15K .W ⋅ η S ⋅ cosθ ⋅ A ⋅ t .34 K .⋅η = . Problema 4 Una mole di un gas ideale biatominco ( γ = C P / CV = 14 ) si espande adiabaticamente e .5 ⋅ 3.3 kg m − 3 ⋅ 60 m 3 ⋅ 5 ⋅ 8. ρ = 13 kg / m 3 . Soluzione Vale la relazione Pt = C ' ∆T . supponendo che le molecole possiedano 5 gradi di libertà.31 J mole −1 K −1 ⋅ 15 K = = 28 g mole −1 ⋅ 2 ⋅ 2 ⋅ 10 3 W = 434 s = 7. nota quella iniziale Ti. f = 5. 3 −1 −1 −3 4186 J kg K ⋅ 10 kg m ⋅ 1m ∆T = Problema 3 In un recipiente adiabatico con volume V è contenuto azoto con densità ρ . reversibilmente fino a dimezzare la pressione. perché alla sensazione di caldo o freddo contribuisce in modo determinante l’energia elettromagnetica emessa dagli oggetti solidi contenuti nell’ambiente (che aumenta approssimativamente con legge T4. Si calcoli: a) la temperatura finale Tf. dove Pt è l’energia fornita alla stufa. n = ρ V / M = massa/ massa molare è il numero di moli. Si noti però che si continua ad avere sensazione di freddo fino a che non si riscaldano anche le pareti e gli oggetti contenuti nella stanza.6 ⋅ 10 4 s ⋅ 01 . C’= nCV la capacità termica del gas. si calcoli il t empo t richiesto per aumentare la temperatura di ∆T con una stufa elettrica di potenza P. Risulta: nC ∆T ρ ⋅ V ⋅ 5 ⋅ R ⋅ ∆T t= V = = P M ⋅2⋅ P 1. si ottiene: 800 J m −2 s −1 ⋅ 0. dove T è la temperatura assoluta). Detti M la massa molare ed f il numero di gradi di libertà di ogni molecola. C' c⋅ ρ ⋅ A⋅h Ricordando che c = 1 cal / g K = 4186 J / kg K . ρ = 10 3 kg / m 3 . 4 . ∆T = = 0. [V = 60 m 3 .3 min Commento. b) le energie interne iniziale e finale. Questo fatto spiega anche la sensazione di freddo che si prova in prossimità di larghe vetrate. M = 28 g / mole. P = 2 kW ] . CV = 5R/2 è la capacità termica molare a volume costante.

Problema 5 Una massa m di acqua a temperatura T1 = To − ∆T viene versata in una uguale massa d’acqua a temperatura T2 = To + ∆T . c) Il lavoro può essere calcolato direttamente.. U i = 582 kJ .0233 m 3 . Vi Vf (1−γ )/γ pV γ = piVi γ . quindi ∆Eint = −104 kJ . da cui  p  T f = Ti ⋅  i  = 280 K ⋅ 0. U f = 4. La trasformazione è adiabatica. Commenti.c) il lavoro L effettuato dal gas sull’esterno. i i γ −1 γ −1 f f [ ] ( ) L’equazione di stato fornisce Vi = RTi / pi = 0. 5 . È però più semplice utilizzare il primo principio della . 2) Le espansioni adiabatiche vengono utilizzate in criogenia per raffreddare i corpi. Nel calcolo qui effettuato la diminuizione è di 50 K: si pensi però che in condizioni di equilibrio termico la temperatura sarebbe uniforme. Alla quota di 7 km la pressione è circa dimezzata e la temperatura media è di circa 40 K inferiore alla temperatura media al livello del mare. [Ti = 280 K. pi = 105 Pa] Soluzione a) Utilizzando l’equazione di stato pV = nRT per eliminare V dall’equazione pV γ = cos t dell’adiabatica reversibile si ottiene T p (1−γ )/γ = cos t . Si calcoli la variazione di entropia del sistema supponendo che il calore specifico c dell’acqua sia indipendente da T. e che sono sempre presenti molti meccanismi che tendono a portare un sistema all’equilibrio termico. 1) Nelle correnti ascensoniali dell’atmosfera la trasformazione di una generica massa d’aria può essere considerata in prima approssimazione adiabatica e reversibile: l’aria si raffredda.82 = 230 K . V f = RT f / p f = 0.0382 m 3 . Si ottiene Vf L = − pVi i = γ Vi ∫V −γ dV = − 1 Vf pVi γ [V 1− γ ]V = i i 1− γ 1 1 pVi γ V f1− γ − Vi 1− γ = p V − pVi . L = U f − U i = −104 kJ . quindi: . utilizzando le equazioni L = − ∫ pdV . supponendo nota la sua pressione iniziale pi. p   f b) Dalla relazione U = 5nRT / 2 si ottiene: . termodinamica ∆E int = Q + L (L compare col segno + perché è il lavoro effettuato dal gas sull’esterno).78 kJ .

per il primo principio della termodinamica. La variazione di entropia del secondo gas è identica. la variazione di entropia è la somma delle variazioni che si ottengono portando reversibilmente una massa m di acqua da T1 a To ed un’uguale massa da T2 a To. 1) La trasformazione è adiabatica ed irreversibile. inizialmente contenuto in una delle due parti. supponendo che inizialmente ciascuna delle due parti del recipiente contenga una mole di gas. Soluzione a) Gli stati iniziale e finale del gas hanno la stessa energia interna. mentre la diffusione di un gas in un altro gas è un processo irreversibile. Il calcolo effettuato in b) fornisce il caso tipico di “entropia di mescolamento”. ed hanno quindi la stessa temperatura. dS = dV = R = = pdV = T T T T V V 2V dV . Problema 6 Un recipiente è diviso da una parete mobile in due parti uguali. Si noti che se i due gas fossero identici non si avrebbe nessuna variazione di entropia: infatti lo spostamento delle molecole di uno stesso gas da un recipiente all’altro (con pressioni e temperature identiche) è un processo reversibile. a) Si calcoli la variazione di entropia di una mole di un gas ideale. Sf > Si: l’aumento di entropia che si ottiene rappresenta l’ “entropia di mescolamento”. Ricordando che dQ = mcdT . S f − Si = ∫ R = R ln 2 = 139 R = 115 J / K V V b) La variazione di entropia del primo gas è identica a quella calcolata in a). Possiamo quindi calcolare la variazione di entropia considerando la trasformazione isoterma che collega i due stati.Soluzione La temperatura finale è To. si ha:  T T  dQ o dQ S f − Si = ∫ +∫ = mc ln o + ln o  = T T2 T T2   T1 T1 To T   To2 To2 = mc ln = mc ln  2 2  > 0. 2) I problemi in cui e richiesto il calcolo della variazione di entropia nel passaggio di calore da un corpo caldo ad uno freddo si risolvono in modo analogo: si calcola prima la temperatura finale. b) si effettui l’analogo calcolo. e 1 RT dQ dL 1 dV . quindi la variazione di etropia di ciascun corpo. quando si solleva la parte mobile (si supponga che il processo sia adiabatico). Commento. T1T2  To − ( ∆T )  Commenti. e che i gas siano diversi. . 6 . ciascuna con volume V. quindi ∆S = 2 R ln 2 . ponendo dQ = dL (in quanto dU = 0). cioè non dipende dalla presenza o meno di un altro gas nel secondo recipiente.

dT sono tutti negativi). e supponendo che la sua capacità termica molare C sia: a) costante ed uguale a 3R. b) uguale ad aT 3. )] = 1 kg exp(−0174) = 0. Tf = 3. smagnetizzazione adiabatica di una sostanza paramagnetica. A temperature inferiori al grado Kelvin è molto utilizzata la smagnetizzazione adiabatica.. Ti = 4. Si indichi con K il valore di vaporizzazione. Dall’eguaglianza K dm = cm dT si deduce dm c = dT m K che integrata fra gli stati iniziale e finale fornisce m f = mi exp cK −1 T f − Ti [ ( . c = 4 Jg −1 K −1 . Problema 8 Si calcoli l’entropia Sf di n moli di un solido monoatomico a temperatura Tf supponendo note le corrisponedenti grandezze Si e Ti.5 K. con c la capacità termica in fase liquida e si supponga che il processo sia adiabatico.84 kg . Detta mi la massa iniziale dell’elio a temperatura Ti. mi = 1 kg . dove a è una costante. Per raggiungere temperature molto basse si utilizzano di solito processi adiabatici che comportano un abbassamento di temperatura: espansione adiabatica di un gas. Commento. dm. Il problema fa riferimento ad una delle trasformazioni più utilizzate intorno ad una temperatura di 4 K (se si vuole calcolare correttamente ∆T su un intervallo più ampio di temperature occorre tenere conto del fatto che c e K dipendono dalla temperatura). Soluzione 7 .Problema 7 Sottraendo con una pompa a vuoto i gas di vaporizzazione dell’elio liquido. se ne abbassa la temperatura. si calcoli la massa finale mf di liquido quando la sua temperatura ha raggiunto il valore Tf. .5 K] Soluzione Il calore dQ = K dm ceduto dal liquido durante la vaporizzazione di una massa dm è uguale al calore dQ = cm dT necessario per variare di dT la temperatura della massa m di elio ancora presente in fase liquida (si noti che dQ. [ K = 23 Jg −1 . vaporizzazione adiabatica di un liquido.

.a) b) dQ S f − Si = ∫ = T i Tf f Tf Ti ∫ nC dT = n 3R ln T f / Ti . Problema 9 In n moli di un gas ideale monoatomico lievemente conduttore si manda corrente per un tempo t mediante due elettrodi collegati ad un generatore di f. T na 3 T f − Ti 3 . 3 mentre il calcolo a) perde significato quando si pone Ti = 0. e fornisce S (T ) = na 3 T . Si noti che l’espressione trovata in b) permette di porre Si = 0 per Ti = 0. che può essere così formulato: la variazione di entropia di un corpo per una trasformazione reversibile tende a zero per T che tende a zero. supponendo costante: a) il volume V del gas. si calcolino le variazioni di temperatura. 3 ( ) S f − S i = na ∫ T 2 dT = Ti ( ) Commenti. b) la pressione p del gas. energia interna ed entropia in un processo adiabatico. Detta Ti la temperatura iniziale. Soluzione Il lavoro Le fornito sotto forma di energia elettrica ha in entrambi i casi modulo 8 ¡ . 2) Il risultato b) è in accordo con il terzo principio della termodinamica.m.e. 1) Il calore molare dei solidi è pressoché costante a temperature sufficientemente elevate e tende a zero per T che tende a zero. e si pensi che per abbassare la temperatura si operano le trasformazioni rappresentate in figura (si veda il commento al Problema precedente). Una delle conseguenze più importanti del terzo principio è la seguente: nessun sistema può essere portato allo zero assoluto con un numero finito di operazioni (questa affermazione può essere assunta come formulazione alternativa del principio stesso). Per comprendere la relazione fra i due enunciati si considerino gli andamenti di S in una sostanza paramagnetica per due diversi valori del campo B.

T T Ti i Ti b) Il lavoro complessivo fornito al gas nel tempo dt è: dL = Idt − pdV e coincide con la variazione di energia interna dU = nCV dT . C 3 ∆U = nCV ∆T = V It = It . con p costante. n(CV + R)dT = IdT . Cp 5 dQ ∆S = ∫ = T i f Tf ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ Ti ∫ nC p dT T = nC p ln Commenti: L’energia fornita al gas per effetto Joule gioca in questo problema lo stesso ruolo di un calore fornito. nC p (Si arriva più brevemente allo stesso risultato pensando che agli effetti pratici è come se si fornisse al gas una quantità di calore Q = It e ricordando la definizione di Cp). Per il calcolo di ∆S occorre considerare una trasformazione reversibile fra gli stessi stati estremi. scambiando calore con l’ambiente esterno. [ T2 = 2T1 = 600 K . si ottiene pdV = nRdT . ed integrando. Ricordando che CV+R = Cp. . C = 108 J / K ] 9 ¢ ¢ ¢ ¢ Tf Ti . a tempratura T1. e con un termostato con capacità termica C e temperatura iniziale T2 > T1 . la variazione di temperatura è ∆U It . supponendo che tutte le trasformazioni siano reversibili e che l’abbassamento di temperatura del termostato durante un singolo ciclo sia trascurabile agli effetti del calcolo del rendimento del ciclo. ∆T = = nCV n ⋅ 3R / 2 perchè i gas ideali monoatomici hanno un energia interna U = nCV T . Calcolare il lavoro totale L che si può ottenere.Le = I t . Differenziando l’equazione di stato pV=nRT. uguagliando dU a dL si ottiene poi: nCV dT = Idt − nRdT . Problema 10 Un motore termico lavora in ciclo di Carnot. a) La variazione di energia interna è ∆U = It . si ottiene It ∆T = . ma deve essere considerata come un lavaro : il calore è infatti per definizione lo scambio di energia derivante da una differenza di temperature. Si ottiene Tf f Tf nC dT dQ ∆S = ∫ =∫ V = nCV ln .

Soluzione Durante il funzionamento del motore la temperatura T del termostato si abbassa: non si ottiene più lavoro quando T ha raggiunto la temperatura ambiente T1. e di supporre che il rendimento dL/dQ del ciclo sia uguale a (1 − T1 / T ) . Si ha quindi:  T1   T1   T1  dL =  1 −  dQ =  1 −  C dT =  1 −  C ( − dT )    T T T ( dT = − dT perché la temperatura del termostato si sta abbassando). Il lavoro totale si ottiene integrando quest’espressione fra le temperature iniziale e finale del termostato: T1   T 1 T  L = ∫  1 − 1CdT = C T1 ln 1 − (T1 − T2 )  = 10 8 (300 ln + 300) J = 92 ⋅ 108 J . Le ipotesi del problema consentono di considerare come quantità infinitesime sia la variazione dT di temperatura durante un singolo ciclo che il calore dQ = C dT ceduto dal termostato. T  2 T2   T2 10 .

R1 e R2 sono le resistenze dei tratti bc e cd di un unico conduttore filiforme omogeneo e di sezione costante. e quindi alla (1).ESPERIENZE DI LABORATORIO 1) Confronto di resistenze con il metodo del ponte di Wheatstone. (2) R1i ' = R2 i '' . sicché il rapporto R1/R2 è uguale al rapporto 1 / 2 tra le loro lunghezze. l’equazione (1) fornisce per la resistenza incognita Rx: ¡ ¡ ¡ ¡     . (1) Ro R2  2 Condizione necessaria e sufficiente affinché si realizzi questa uguaglianza è che i punti b e d siano allo stesso potenziale. Queste equivalgono a loro volta a Rx i ' = Ro i '' . Per verificare la condizione Va =Vb basta controllare che in un amperometro molto sensibile (ovvero un galvanometro balistico od un milliamperometro) inserito fra a e b non passi corrente. Le resistenze Rx e Ro da confrontare sono inserite nel circuito rappresentato in figura. Spostando il cursore si può fare sì che risulti:  Rx R  = 1 = 1  . L’amperometro è usato come strumento di zero ed ha la stessa funzione di un voltmetro molto sensibile. R(t ) Supposto noto Ro e misurate le lunghezze 1 e 2 . dove c è un cursore mobile. La condizione Vb =Vd equivale infatti alle due condizioni Vab =Vad e Vbc =Vdc .

Per questo motivo. ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ Rx = Ro ¢ 1 2 . per l’equazione (1). Ci limitiamo qui a calcolare l’errore ∆R x causato dagli errori di misura di 1 e 2 . …. Nell’intorno di questa temperatura la sua resistenza è R(t ) = Ro + α t (5) dove t è la sua temperatura in gradi Celsius. Per poter realizzare questa condizione sono disponibili più resistenze campione. È così possibile valutare il tempo necessario al raggiungimento dell’equilibrio termico fra il cilindretto ed il corpo di cui si vuole misurare la temperatura. contenente al suo interno tutti gli strumenti necessari alla misura (a cui vanno collegati i tre fili uscenti dal cilindretto contenente la resistenza di platino. Ro = 100 Ω .39 Ω / ° C . che consiste nel valutare la posizione del cursore c che annulla la corrente nell’amperometro. rispettando i colori delle boccole). Variazione della resistenza con la temperatura. per quanto riguarda le resistenze dei fili di collegamento). su sui si legge la grandezza α t = R(t ) − Ro . Misurata R(t) con il metodo del ponte. ed una resistenza variabile. in particolare nelle misure indirette. poiché 1 + 2 è fissato. La resistenza incognita è quella di un filo di platino che a 0° C ha una resistenza di 100 Ω . che è tanto maggiore quanto minore è Rx. effetto della possibile differenza di temperaura fra le resistenze R1 e R2. Per ridurre l’errore conviene far sì che 1 sia circa uguale a 2 e. Gli errori ∆ 1 e ∆ 2 sono evidentemente uguali perché derivano da un’unica misura. trascurando tutte le altre cause di errore (deviazione di Ro dal valore nominale. α = 0. (3) . la stima dell’errore è sempre molto delicata. La variazione di resistenza con la temperatura permette di utilizzare il ponte come termometro. Per misurare t con una precisione dell’ordine del grado centigrado con gli strumenti in dotazione sono richieste particolari cautele. cercando una compensazione fra le diverse cause di errore (ad es. In ogni misura. causata dal diverso valore delle correnti i’ e i’’. e controllare le misure effettuate con il ponte. si ha: ∆Rx ∆ ∆ = + (4) Rx 1 2 È evidente che l’errore della misura è grande se una delle due lunghezze 1 e 2 è molto piccola.). disponibile in commercio con la sigla Pt 100. effetto della resistenza dei fili di collegamento. Valutato ∆ 1 = ∆ 2 = ∆ . un aumento di una di queste grandezze comporta una diminuzione dell’altra. è anche disponibile un’apparecchiatura già compensata.Calcolo dell’errore. che Rx sia circa uguale a Ro . si ricava t dall’equazione (5).

(1) . 4’) ωC Z(ω) è l’impedenza del circuito. che può essere così scritta: i (t ) = i m cos(ω t − φ ) (2) dove: X (ω ) i m = m . descrive il regime transitorio.2) Studio della risonanza in un circuito LCR. tan φ (ω ) = . X(ω) la sua reattanza. tendente a zero per t → ∞ . X (ω ) = ωL − . (5) LC Se R è sufficiente piccolo il massimo è molto accennato. la cui derivata dq/dt è la corrente nel circuito. Rimane solo la soluzione particolare. (4. Variando ω con m prefissato. (3. che nell’esperimento si estingue in pratica in un tempo brevissimo (inferiore al secondo) e pertanto non viene presa in considerazione. I fenomeni di £ £ £ L d 2q dq 1 + q= 2 + R dt C dt m cos ω t . ed una piccola sollecitazione può eccitare una corrente intensa: si dice che il circuito è in risonanza. l’ampiezza im presenta un massimo in corrispondenza di 1 ωo = . La prima. Nel circuito rappresentato in figura la carica q sulle armature del condensatore soddisfa all’equazione la cui soluzione q(t) può essere scritta come somma della soluzione generale dell’omogenea associata e di una soluzione particolare dell’equazione completa. 3’) Z (ω ) R con 1 Z (ω ) = R 2 + X 2 (ω ) .

Questi fenomeni sono di grande interesse sia concettuale che pratico. per ω = ω o . all’equazione: d2x dx m 2 +γ + κx = Fm cos ω t (6) dt dt che descrive le oscillazioni forzate di una particella di massa m soggetta ad una forza elastica − κ x e ad una resistenza viscosa proporzionale alla velocità. cioè della funzione: 1 1 1 .risonanza si verificano in tutti i sistemi fisici capaci di oscillare. quando vengono sottoposti ad una sollecitazione periodica con periodo uguale o circa uguale alla frequenza propria di oscillazione del sistema. dal punto di vista analitico. ed uguale a 1/R. A misura della larghezza possiamo considerare l’intervallo ω 2 − ω1 .. Studio della curva di risonanza. (7) = ωC Z (ω ) R 2 + X 2 (ω ) È immediato verificare che questa funzione: si annulla per ω = 0 e ω → ∞ . ¥ ¤ è massima. l’equazione (1) è del tutto equivalente. ha una “larghezza” che dipende unicamente dal rapporto R/L. dove ω1 e ω 2 sono i valori di ω per cui il modulo della reattanza diventa uguale alla resistenza: 1 ωL− (8) = ±R . Conviene considerare l’andamento del rapporto i m / m al variare di ω . X (ω ) = ωL − . ed il loro studio può essere effettuato simulando il sistema mediante un circuito elettrico equivalente. Ad es. infatti a questa frequenza la reattanza X(ω) è nulla e l’impedenza Z(ω) raggiunge il suo minimo valore. ωC ¥ ¥ 1/Z(ω ) 1/R 1/R 2 0 ω ω 1 o ω ω 2 .

È immediato verificare che l’intervallo ω 2 − ω1 coincide invece con la larghezza a metà altezza della ¦ 2 curva che rappresenta i m / 2 m ≡ 1 / Z 2 (ω ) . (9) Commenti. e che soddisfano all’equazione X 2 (ω ) = 3R 2 : si trovano ancora le equazioni 8 e 9. L’oscilloscopio deve essere collegato ai capi del resistore: si misura così VR (t ) = Ri (t ) . A misura della larghezza della curva di risonanza si può assumere l’intervallo fra i valori ω 1 ' e ω 2 ' di ω che dimezzano la sua altezza massima (larghezza a metà altezza). +   +  2 L 2L LC e la loro differenza 2 2 2 (8’) (8’’) ω 2 − ω1 = R / L Il rapporto ω o / (ω 2 − ω1 ) = ω o L / R è detto fattore di merito dell’oscillatore. . c) Si misuri L supposto noto R. d) Si calcoli l’errore relativo ∆L / L dalla relazione: ∆L ∆R ∆ (ω 2 − ω1 ) ∆R ∆ω 2 + ∆ω1 = + = + ω 2 − ω1 ω 2 − ω1 L R R e) Si misuri C e si valuti l’errore ∆C . che fornisce: R (10) L= ω 2 − ω1 La differenza ω 2 − ω1 può essere ricavata come larghezza a metà altezza dalla curva 2 i m (ω ) . si controlli che in questo punto le funzioni sinudoidali V R (t ) ed (t ) siano in fase. infittendo i punti in corrispondenza del suo massimo. variando ω ed osservando sul monitor dell’oscilloscopio l’ampiezza della funzione sinusoidale i (t ) . mediante la relazione (9). 2 b) Si riporti in diagramma l’andamento della curva i m (ω ) ad m prefissato. § § § (11) Soluzione dell’equazione (1). in accordo con la (3’). Misure consigliate a) Si verifichi l’andamento qualitativo della curva i m (ω ) a m prefissato. con R sostituito da R 3 .La (8) può essere scritta nella forma Lω 2 ± Rω − 1 / C = 0 ed ammette le soluzioni: R 1  R ω=± ±   +  2 L 2L LC Interessano le due soluzioni positive: R 1  R ω1 = − +   +  2 L 2L LC R 1  R ω2 = . utilizzando la relazione (5).

Si noti la stretta relazione fra la costante di smorzamento R/2L dell’oscillazione libera e la larghezza della curva di risonanza dell’oscillazione forzata. e l’incognita tan φ uguagliando i rapporti fra i due membri. Se ω ' è reale la (13) rappresenta un’oscillazione smorzata. Per ω ' = 0 . (13’)  2 L a e b sono le due costanti arbitrarie. Per i(t) valgono relazioni formalmente identiche. la funzione b sin ω ' t è identicamente nulla e va sostituita con bt. dove 2 ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ . L’equazione omogenea associata si integra con il metodo standard per le equazioni differenziali a coefficienti costanti. (t ) = m cos(ω t + φ ) .La soluzione particolare ha la forma q (t ) = q m sin(ω t − φ ) . Con un cambiamento di origine sull’asse dei tempi si può scrivere q (t ) = q m sin ω t . La soluzione generale può essere scritta nella forma:  R  q (t ) = exp − t  ( a cos ω ' t + b sin ω ' t ) (13)  2L   R ω ' = ω o2 −   . derivando q(t) si ricava poi i(t). la (1) fornisce poi: 1 − Lω 2 q m sin ω t + Rω q m cos ω t + q m sin ω t = m cos φ cosω t − m sin φ sin ω t C Uguagliando separatemente i coefficienti di sin ω t e di cos ω t si ottiene: 1   − Lω 2 +  q m = − m sin φ  C (12) Rω q m = m cos φ Si ottiene l’incognita qm quadrando e sommando le due equazioni.

Se il raggio incidente è ortogonale al reticolo. che gli altri raggi si allontanano (come se diminuisse la costante del reticolo) e che la figura di diffrazione non è più simmetrica. ± 1. si realizza una struttura periodica bidimensionale: si osservino le posizoni dei massimi. si utilizza una lente convergente ed un vetrino posto nel piano focale posteriore della lente. La condizione di massimo. a è la distanza fra i centri delle striscie trasparenti. ± 2. 7 .3) Misure della lunghezza d’onda con il reticolo di diffrazione Si invia sul reticolo un’onda piana in condizioni di Fraunhofer e si analizza la luce diffratta in termini di onde piane (cioè raggi paralleli). . L’asse ottico della lente deve passare per l’asse di rotazione del goniometro. diffrazione dei raggi X da parte di un cristallo).. . fornita da un reticolo tridimensionale (ad es. che possono essere assimilate a fenditure. 4) Polarizzazione della luce Schema dell’apparecchiatura Il fascio di luce che esce dal laser (L) attraversa una prima lamina polarizzatrice (polarizzatore P). il portacampioni (Pc). Si noterà che la direzione del massimo di ordine zero rimane invariata. cioè l’equivalente dell’Eq. La figura di diffrazione che si ottiene dà un’idea della figura di diffrazione. si ricava λ . La luce incidente è quella di un laser ed è già approssimativamente piana. L’errore è a cosθm ∂λ (2) ∆λ = ∆θm = ∆θm .(1) è valida solo per incidenza normale: si osservi l’effetto di una rotazione del reticolo intorno ad un asse verticale.(1).. è la legge di Bragg. ovviamente più complessa. Con due reticoli di diffrazione vicini. . Nota a e misurato θm . 2) Qualunque struttura periodica può dar luogo a massimi di diffrazione. la figura di diffrazione presenta dei massimi molto accentuati (massimi principali) in corrispondenza di angoli θm che soddisfano alla condizione: a sin θm = mλ . proiettandoli su un foglio o sul muro. ruotati di 90o l’uno rispetto all’altro. m = 0. (1) dove a è la costante del reticolo. 1) L’Eq. In assenza di fotodiodo il fascio laser può essere inviato su un campione posto sulla piattaforma girevole. una seconda lamina polarizzatrice (analizzatore A) ed è rivelato da un fotodiodo (F). Per la luce in uscita. ∂ θm m Osservazioni. Se il reticolo è costituito da striscie alternativamente trasparenti ed assorbenti. montati su un goniometro.

oltre che dall’angolo di incidenza. In ogni caso conviene raccogliere il fascio riflesso su un foglio bianco. variando l’angolo visuale. messi in oscillazione dall’onda presente nel vetro stesso (cioè dal raggio rifratto). In entrambi i casi si ottiene luce totalmente polarizzata quando i due raggi sono ortogonali. 8 . definita come rapporto fra le intensità delle onde riflessa ed incidente. detto di Brewster. La riflettanza. I raggi rifratto e riflesso corrispondono quindi ai raggi diretto e diffuso. I fenomeni sono del tutto analoghi e possono essere osservati in modo analogo. c) Legge di Malus. l’intensità trasmessa si riduce. inserendolo sul cammino del fascio riflesso. Con polarizzatori ideali il fattore di riduzione è cos2 θ . Le osservazioni possono essere fatte sia utilizzando il polaroid come polarizzatore. Siano R// e R⊥ le riflettanze per onde con piani di polarizzazione rispettivamente paralleli (onda p o TM) ed ortogonali (onda s o TE) al piano di incidenza. che come analizzatore.Esperimenti qualitativi a) Polarizzazione per riflessione. b) Polarizzazione per diffusione. messi in oscillazione dal fascio diretto. La luce diffusa è più intensa quando attraversa un liquido: si utilizzi la soluzione di zucchero in acqua. ponendolo sul cammino del fascio incidente. il raggio diffuso è generato dagli elettroni del mezzo. Ponendo sul cammino di un fascio di luce due polarizzatori con assi paralleli e ruotando poi l’asse dell’analizzatore di un angolo θ . dipende dallo stato di polarizzazione dell’onda incidente. In questo caso il raggio riflesso è generato unicamente dagli elettroni del vetro. Si noti che anche nella riflessione sulla superficie di separazione fra due mezzi materiali si ha riflessione totale quando i raggi riflesso e rifratto sono ortogonali. e per θ = 90° (polarizzatori incrociati) si ha spegnimento completo del fascio: questo è il miglior test per controllare la qualità delle lamine polarizzatrici. per cui R//=0. Si verifichi che per incidenza obliqua R// < R⊥ . Conviene “guardare” direttamente il fascio laser. L’analogia fra riflessione e diffusione non é casuale ed è particolarmente evidente se i raggi incidente e riflesso sono nel vuoto. benché vi siano elettroni oscillanti anche lungo il fascio incidente. d) Proprietà ottiche dei mezzi materiali. Si consiglia di raccogliere il fascio trasmesso su un foglio. Nella diffusione. e che esiste un particolare angolo.

e si riportino in diagramma i valori ottenuti. Si possono così evidenziare eventuali tensioni interne di una lastra di vetro e le deformazioni di una lastra di plexiglas sottoposte a sforzi. Si osservi che l’acqua zuccherata è otticamente attiva. che è uguale a tan θB . Solo in due particolari direzioni della lamina la luce esce con polarizzazione invariata. si cerchino le possibili cause di errore. 3) Si ponga il polarizzatore sul fascio incidente con asse pressoché orizzontale e si ruoti la lamina fino a che il raggio riflesso (raccolto su un foglio bianco) abbia intensità minima. per materiali uniassici questo si verifica quando il piano di polarizzazione è parallelo oppure ortogonale all’asse ottico. b) Verifica della legge di Malus Si misuri col fotodiodo l’intensità del fascio in uscita dai due polaroid. 9 . 3) Un liquido otticamente attivo ruota il piano di polarizzazione della luce che lo attraversa: ruotando l’analizzatore di un certo angolo α . 2) Si ponga la lamina al centro della piattaforma girevole e si faccia in modo che il raggio riflesso sia pressoché coincidente con quello incidente: la lamina sarà pressochè ortogonale al fascio incidente. a meno di multipli di π .Si può facilmente controllare se una lamina altera lo stato di polarizzazione della luce che la attraversa ponendola tra polarizzatori incrociati. 4) Si ritocchino le direzioni del polarizzatore e della lamina fino ad annullare l’intensità del raggio riflesso. Esperimenti quatitativi a) Angolo di Brewster ed indice di rifrazione di una lamina Si misuri l’angolo di Brewster θB . α coincide con l’angolo di rotazione del piano di polarizzazione. L’angolo totale di rotazione della lamina sarà 2 θB . variando la direzione dell’asse dell’analizzatore. Si ricavi poi l’indice di rifrazione n. Il vetro ed il plexiglas sono di norma isotropi ma diventano anisotropi se soggetti a deformazioni. 2) Una lamina di materiale anisotropo trasforma luce polarizzata linearmente in luce polarizzata ellitticamente: comunque si ruoti l’analizzatore non si ha spegnimento. Ecco alcuni esperimenti semplici ed interessanti: 1) una lamina di materiale isotropo non altera lo stato di polarizzazione della luce. Se la curva ottenuta non è proporzionale a cos2 θ . il fascio in uscita si spegne. con le seguenti operazioni: 1) Si dispongono laser e piattaforma girevole in modo che il fascio laser e l’asse di rotazione della piattaforma si incontrino pressoché ortogonalmente.

La presenza di questo elemento di simmetria fornisce informazioni ben precise sulle componenti E / / . ma la sua applicazione non sempre risulta ovvia. quando studiamo le distribuzioni di corrente in un’antenna trasmittente ed in una ricevente. in natura esistono oggetti che interagiscono. una componente parallela al filo (che è nulla se la distribuzione di cariche è simmetrica anche rispetto al piano che contiene P ed è ortogonale al filo). Il piano π .) le cui proprietà di simmetria non sono sempre evidenti. però. Ad esempio. B/ / . B⊥ (dove / / e ⊥ si riferiscono al piano π ). La direzione di B è invece perfettamente definita. . o più in generale i fenomeni fisici. Le definizioni di vettori polari ed assiali e le loro proprietà di simmetria verrano discusse nel paragrafo A4. individuato dal filo e dal punto P. b1) lo pseudovettore B è perpendicolare a π . si fa uso di grandezze (scalari.) è simmetrico rispetto ad una certa operazione (rotazione intorno ad un asse. o di correnti. mentre B è uno pseudovettore. Si noti come la figura che si ottiene rappresentando lo pseudovettore B come un vettore non risulti simmetrica (una ¡ ¡     ¡ ¡     ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ 1 . non oggetti che agiscono su altri. è un piano di simmetria per la distribuzione di cariche e correnti (questa distribuzione appare cioè identica alla sua immagine speculare. o un campo . paradossalmente. questi vettori non hanno la stessa direzione.SIMMETRIE Gli argomenti di simmetria sono di fondamentale importanza per lo studio delle proprietà fisiche dei corpi. un filo rettilineo indefinito che porta una carica q ed è percorso da una corrente i. Gli argomenti di simmetria si basano sul seguente postulato. o vettore assiale (se non è strettamente necessario. Nel dispositivo rappresentato in Figura A1 il vettore E può avere. E ⊥ . e valutiamo i campi E e B creati in un generico punto P. Si dice che un oggetto (o una distribuzione di cariche. Una seconda difficoltà è legata al fatto che per descrivere le proprietà dei corpi. oltre alla componente diretta lungo il raggio r. riflessione rispetto ad un piano. Una prima difficoltà. traslazione in una direzione prefissata. l’altra come effetto. . Curie: l’effetto possiede tutte le simmetrie della causa che lo produce. Il postulato appare evidente di per sè ed è confermato dall’esperienza (assumendo quindi il valore di legge: è la legge di Curie).. In realtà. ottenuta con uno specchio coincidente con π ). l’oggetto appare lo stesso di prima.. effettuata questa operazione. i campi creati E e B come effetto. che ci limitiamo a segnalare senza ulteriori approfondimenti. In questa appendice si considerano le cariche e le correnti come causa.. o meglio che questa separazione può risultare arbitraria. Consideriamo ad es.) se. l’aggettivo “assiale” viene omesso in quasi tutti i testi di Fisica ed anche in questi esercizi). vettori.APPENDICI A-SIMMETRIE DEI CAMPI ELETTROMAGNETICI A1. che è stato così formulato da P. Per risolvere i problemi qui proposti sono sufficienti queste semplici regole: su un piano di simmetria π a1) il vettore E giace nel piano π . nasce dal fatto che non sempre è possibile separare l’effetto dalla causa. Questo deriva dal fatto che E è un vettore polare (o più brevemente un vettore). è naturale considerare la prima come causa.

in un cavo coassiale ed in conduttore a forma di toroide. gli argomenti di simmetria appaiono in entrambi i casi del tutto evidenti. il simbolo ∞ indica che il gruppo contiene infiniti elementi di simmetria. Vale la proprietà b2. cioè lungo una circonferenza γ di raggio r. Si è soliti scegliere l’asse di rotazione in direzione verticale: di qui il pedice v. Dalla legge di Curie e dalle regole a1 e b1 si deduce che: a2) Le linee di flusso di E giacciono su piani passanti per l’asse e sono invarianti per rotazioni intorno all’asse. e la circuitazione di B lungo una sua linea di flusso. dove iγ è la corrente che attraversa una generica superficie avente come contorno γ .B ). Si tratta del gruppo di simmetrie che viene indicato con il simbolo C∞v e che contiene come elementi tutti i piani passanti per un asse z assegnato e tutte le rotazioni attorno a questo asse. ed il modulo di B è costante lungo γ . per avere una visione intuitiva delle simmetrie dei campi. In presenza di piani di simmetria può essere conveniente. b2) Le linee di flusso di B sono circonferenze γ con asse z. è: ¢ ¢ ¢ ∫ B ⋅ ds = ∫ Bds = B ∫ ds = B ⋅ 2π r . Quindi: ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ (1) 2 . Figura A1 A2. rappresentare gli pseudovettori come grandezze dotate di modulo e direzione ma non di verso. Per simmetrie di rotazione e traslazione gli pseudovettori si comportano come i vettori. γ γ γ e per la legge di Ampère è uguale a µo iγ . Hanno notevole interesse le distribuzioni di cariche e correnti che possiedono tutte le simmetrie del filo di Figura A1.CARICHE E CORRENTI CON SIMMETRIA C∞v . in apparente contraddizione con la legge di Curie.riflessione speculare cambia B in . Campi magnetici stazionari Cominciamo a considerare i campi B creati da correnti stazionarie in un conduttore cilindrico.

in un generico piano passante per l’asse. 2π r è la lunghezza totale del toroide ed N / 2π r è il numero di spire nell’unità di lunghezza. Le distribuzioni toroidali di corrente qui considerate possono essere bene approssimate con avvolgimenti toroidali: si manda corrente in un conduttore filiforme avvolto intorno ad un supporto toroidale. Se nel toroide rappresentato in Figura A3 il lato a è molto minore di ro . il raggio r all’interno del toroide è praticamente costante. e diventa rigorosamente costante nel limite ro → ∞ . Per a << ro . µr deve essere costante lungo una generica linea di flusso γ ).(2) 2π r Se la linea γ è nel conduttore stesso od in un’eventuale materiale isolante posto intorno ai conduttori. con spire ravvicinate. B= µo i γ Figura A2 £ Figura A3 Si noti che B è nullo all’interno del cilindro ed all’esterno del toroide. Conviene scrivere l’equazione (2) nella forma µ Ni (3) B= o 2π r dove N è il numero di spire. Ovviamente il mezzo materiale deve avere forma tale da conservare tutte le simmetrie del gruppo C∞v (in pratica. il modulo di B all’interno del toroide è praticamente costante. Nelle figure A2. L’equazione (3) assume la forma: (4) B = µo n i £ 3 . la permeabilità µo del vuoto va sostituita con la permeabilità µ = µr µo del mezzo. che viene di solito indicato con la lettera n. A3 sono riportati gli andamenti delle correnti ed i versi dei campi per un conduttore cilindrico cavo e per un toroide a sezione rettangolare.

Per ro → ∞ si ottiene il solenoide rettilineo indefinito. Il vettore E continua ad essere diretto radialmente (per la proprietà a1). e qualsiasi piano passante per O è ancora un piano di simmetria. Il caso più semplice ed interessante è quello di una particella carica in moto su una retta. Il fatto che ogni retta passante per O sia un asse di simmetria implica poi che il modulo di E sia lo stesso in ogni punto di una superficie sferica con centro O. In un generico punto P il vettore E sta sulla retta OP. Applicando la legge di Gauss alla superficie Σ si ottiene: qΣ . ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ 4 . E= 4π ε r εo r 2 dove q Σ è la carica libera interna a Σ ed ε r la permeabilità relativa dell’eventuale dielettrico in cui è immersa la superficie Σ . Consideriamo alcuni casi di particolare interesse. Supponiamo ora che ogni carica si muova con velocità v diretta radialmente. indipendentemente dalla forma delle sue spire. detto polo. con modulo che dipende solo da r. A3. Simmetria sferica. La struttura dei campi creati da una spira circolare e da un solenoide costituito da spire circolari è simile a quella descritta nel paragrafo A2.ALTRI GRUPPI DI SIMMETRIA. Più precisamente detta z l’asse di simmetria delle spire: a3) le linee di flusso di B giacciono su un piano passante per z e sono invarianti per rotazioni intorno all’asse z. ma con uno scambio di ruoli fra i vettori E e B . Il vettore di Poynting µo−1 E × B è identicamente nullo: le distribuzioni di cariche e di correnti non irradiano energia. Si consideri una distribuzione di cariche con densità ρ che dipende solo dalla distanza r da un punto O. cioè è diretto radialmente: infatti qualsiasi piano passante per OP è un piano di simmetria. La densità di carica ρ (r ) ed il vettore densità di corrente j = ρ v hanno simmetria sferica. Spire circolari. Campi elettromagnetici non stazionari. Il considerare un avvolgimento solenoidale come caso limite di un avvolgimento toroidale giustifica il fatto che B sia nullo all’esterno ed uniforme all’interno del solenoide. è non generano onde elettromagnetiche. Le stesse proprietà a2. La particella crea sia un campo elettrico che un campo magnetico e per i vettori E e B valgono le proprietà a2 e b2. lo pseudovettore B è identicamente nullo (per la proprietà b1). Distribuzioni di correnti con simmetria sferica possono essere presenti all’interno di un atomo. Esistono tutti gli elementi di simmetria del gruppo C∞v e l’asse di simmetria è la retta stessa. e per la proprietà a1 il vettore E deve giacere sulla retta OP. b2 valgono per dipoli elettrici il cui momento di p oscilla mantenendosi parallelo ad un asse z. e per le antenne a dipolo elettrico.

È facile verificare che le componenti di uno pseudovettore si trasformano come le componenti x. dove F è una forza. Gli operatori che generano pseudovettori sono tipicamente il prodotto esterno ed il rotore. z di r . L’operatore rotore rot v = ∇ × v è formalmente un prodotto esterno e l’operatore ∇ si comporta come un vettore. un cambiamento di segno di cariche e correnti nelle equazioni di Maxwell implica un cambiamento di segno dei vettori E e B : basta rileggere le proprietà a4 e b4 per capire che un cambiamento di segno delle componenti tangenziali di questi due vettori ne scambi i ruoli. o più semplicemente vettore. ma con uno scambio tra E eB. τ il momento di una forza. che viene detto assiale (o pseudovettore). Si definisce vettore polare. z di r nelle rotazioni di coordinate. una direzione ed un verso. una riflessione rispetto ad un generico piano π passante per z lascia invariata la forma delle spire ma cambia il verso della corrente ed il loro momento di dipolo magnetico (quindi π non è un piano di simmetria). Confrontando le proprietà a2. esiste anche un campo E le cui linee di flusso sono circonferenze γ con asse z. non il verso. F = qv × B (2). Esistono grandezze per cui è intrinsecamente definito il modulo e la direzione.b3) se le correnti variano nel tempo. A4. come r . b2 con le a3. b3 si comprende perché la struttura delle linee di flusso dell’onda elettromagnetica generata a grandi distanze da antenne a dipolo elettrico ed a dipolo magnetico sono molto simili fra loro. nella riflessione rispetto ad un piano π : ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¦ ¦ ¦ ¥ § ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ § ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ 5 ¥ . mediante un’opportuna convenzione (di norma si usa la regola della mano destra). y. Si considerino ad es. In queste relazioni esiste sempre uno pseudovettore ( τ in (1). ma non in quelle trasformazioni di coordinate in cui sono presenti una oppure tre piani di riflessione speculare passanti per uno stesso punto. τ = µ × B (3). una grandezza che . si ottiene formalmente un vettore. Attribuendo a queste grandezze anche un verso. Si tratta di trasfomazioni che fanno passare da una terna destra ad una sinistra e che cambiano la regola della mano destra in quella della mano sinistra: nelle considerazioni di simmetria occorre tenere conto di questo fatto. le seguenti relazioni: τ = r × F (1). Per dedurre queste proprietà non è sufficiente considerare le simmetrie della distribuzione di correnti che crea il campo: occorre anche tener conto della struttura delle equazioni di Maxwell. La tipica grandezza vettoriale è il vettore r = OP che individua il punto P in un sistema di coordinate con origine in O. In una trasformazione di coordinate le componenti di un vettore si trasformano come le componenti x.VETTORI POLARI ED ASSIALI. y. è individuata da un modulo. ed il modulo di E è costante lungo γ . Ora. Più precisamente. In pratica. µ il momento di dipolo magnetico. B in (2)) o tre pseudovettori (in (3)).

quindi τ (che è tangenziale) cambia segno. (2). immaginiamo ora di avvicinare i due punti. ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ 6 . le conseguenze più importanti delle proprietà a4 e b4 sono riassunte nelle regole a1 e b1 citate sopra. Infatti in due punti simmetrici rispetto al piano le componenti normali dei vettori E e E' hanno segni opposti. τ è normale e nessuno dei tre vettori cambia segno. la b1 implica l’annullarsi delle componenti tangenziali di B in un generico punto del piano di simmetria. solo il primo vettore cambia segno. se r è normale ed F tangenziale. Ad esempio: se nella (1) r ed F sono tangenziali. quella normale cambia segno come mostra chiaramente la figura A4 dove v ' è l’immagine speculare di v .a4) componenti tangenziali di un vettore rimangono invariate. fino ad ottenere un unico punto sul piano: in questo punto i vettori E e E' coincidono (entrambi rappresentano il campo elettrico nel punto considerato). quella normale rimane invariata. (3). ¨ ¨ Figura A4 È molto facile verificare le proprietà b4 considerando le equazioni (1). per la a4. e questo implica che la loro componente normale sia nulla. Analogamente. Per quanto riguarda il vettore E e lo pseudovettore B . b4) le componenti tangenziali di uno pseudovettore cambiano segno.