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Testi di Mons.

Klaus Hemmerle con commenti nostri (in grassetto) Centro dellOpera Renata Simon ed Herbert Lauenroth 25 settembre 2012 Lamore al prossimo Klaus Hemmerle lo conosciamo tutti. Lo conosciamo innanzitutto come popo, come teologo e filosofo di spicco, e infine come una persona che - da sacerdote e poi vescovo di Aachen (Aquisgrana) - ha impersonato quella passione per la chiesa che Chiara riteneva caratteristica per chi vive lunit. Klaus lo ricordiamo anche come uno che sapeva rendere linaudita novit, laudacia del Carisma in tutto lo spessore di una cultura mitteleuropea; disponendo di un linguaggio molto ricco sia sul versante poetico che analitico si dedicato ad un lavoro di vera e propria traduzione dell Ideale in una sua fedelt sempre creativa - al pensiero di Chiara. Di questa enorme ricchezza ci renderemo conto stamattina in vista ai pensieri di Klaus che parlano della presenza di Cristo nel prossimo.

Cosa significa amare il prossimo? Per rispondere a questa domanda fondamentale e decisiva per ogni uomo di ogni tempo Klaus si rivolge alla vita, allesempio che ha dato il Dio cristiano. Chiede: Quali erano le priorit di Ges? Quali categorie di persone erano particolarmente importanti per Ges durante la sua vita e nellambito della sua attivit? A chi si rivolto in modo speciale? Al prossimo, a tutti, agli ultimi. Vivere costantemente lattimo presente in Dio costituisce lunico programma dellazione di Ges. Su questa base si comprende come Ges rifiuti lincontro con le persone o lo renda possibile, come trascuri le richieste tradizionali e si rivolga verso altre aspettative apparentemente troppo audaci ed inconsuete, come si dedichi agli altri, ma anche ne prenda congedo; non ha tempo per i parenti - ha tempo invece per i bambini, per la visita a Zaccheo, per qualsiasi persona che incontra, per i discepoli; inquietudine e quiete. Lavvento del Regno, la volont e lora del Padre lo occupano ed cos che il prossimo viene in rilievo nella nuova, salvifica attenzione di Dio che si manifesta nellattenzione di questo Ges. Quanto pi intimamente gli uomini vivono con Dio, tanto pi partecipano di questa capacit di Ges di dedicarsi a colui che nellattimo presente costituisce il prossimo. Molte difficolt che oggi incontriamo nel nostro impegno pastorale per mancanza di tempo si potrebbero superare forse facilmente, se ci rivolgessimo al prossimo condotti non da aspettative di altri o

da programmi propri, bens mossi da Dio nellattimo presente con la misura e secondo lo stile del vangelo. Energie per dedicarci al prossimo o congedarci da lui: presenza tutta concentrata nel momento; saper accettare di dover deludere alcuni, ma anche la forza di compiere questo con amore: tutto ci potrebbe crescere in noi, approfondendo il comportamento di Ges nei confronti del prossimo. Questo triplice aspetto dellamore redentore amore per il prossimo, amore per tutti, amore per gli ultimi lenergia che rende dinamica la pastorale cristiana e sacerdotale Abbandonandosi totalmente allamore redentore e alle sue priorit, il sacerdote non si far paralizzare dalla tristezza per i propri limiti, o per la pochezza delle proprie forze; questo amore lo aiuter a ricominciare e andare avanti, e lo sosterr per nuovi servizi. Al contempo avvertir nel suo intimo una dinamica che lo rende felice: Dio in grado di fare pi di me e Lui inizia, quando io ho raggiunto il mio limite. (Tratto da: Scelto per gli uomini, p.177) (1) Si tratta quindi, ribadisce Klaus, di abbandonarsi allamore di Ges per far s che non noi, ma Lui - presente in e tra noi - ami laltro. Ma cosa significa amare Ges nellaltro? Espressione che si presta facilmente ad un fraintendimento a volte fatale - da parte di una sensibilit che sospetta una strumentalizzazione del singolo a nome di una verit ideologica o religiosa. Scrive Klaus in riferimento alla frase di Ges: Ci che avete fatto al pi piccolo dei miei fratelli, lavete fatto a me (Mt 25,40): questa Parola ci dice in modo definitivo chi luomo e quale la sua realt.. Questa interpretazione delluomo certamente uno scandalo, non minore di quello con cui Ges scandalizzava gli uomini dichiarandosi Figlio di Dio. In nome della propria libert, in nome della propria identit e peculiarit luomo ritiene di dover contestare il fatto che lo si identifichi con Ges Cristo. Luomo vuole essere amato per se stesso, per quello che , non vuole essere degradato ad una sorta di maschera di Ges. Teme piuttosto che quel di pi di amore che egli riceve per amore di Ges, sia qualcosa che non tiene conto di lui, qualcosa che lo lascia fuori, qualcosa che lo deruba dellamore che egli desidera per se stesso, e di cui ha bisogno. Ma chi ama in modo tale che per amare Ges nellaltro trascura laltro come persona, cos facendo trascura anche Ges. E chi considera la presenza di Ges nelluomo in maniera tale da sminuire la realt delluomo, in realt non ha affatto compreso la presenza di Ges nel prossimo. Dato che Ges si identificato con luomo, Dio stesso, Dio che Amore, si identificato con luomo. Ma lamore, questo lo abbiamo gi detto, non unaffermazione di s che consuma

laltro e lo annulla, ma qualcosa che si dona, e nel suo donarsi, dona allaltro la libert di poter essere se stesso. Ges si fa uno con me, cio non mi lascia solo. Egli dalla mia parte in modo radicale, mi accetta cos come sono, e ci che riguarda me riguarda pure Lui. Io rimango me stesso, io divento pienamente me stesso, proprio perch non rimango solo. Il mistero di Cristo il mistero di ogni uomo. Che significa ci per la persona che incontro e che significa per me e la mia vita? In riferimento allaltro significa che non ho mai a che fare con qualcuno che semplicemente lanello di una catena, o la rotella di un macchinario o un semplice numero nella grande quantit di materiale umano. Ogni qualvolta incontro un volto umano, incontro Dio nella sua realt incondizionata, incontro quella voce che sopra questo volto umano pronuncia ci che ha detto di Ges sul monte della Trasfigurazione: Questi il mio figlio prediletto! (Mc 9,7). Non ci sono eccezioni. Luomo non pu pi derubare se stesso della sua ultima dignit. Che sia un criminale, che sia un mascalzone, io non lo potr mai pi valutare come un caso perduto. Non perch luomo buono, non perch lo meriti, non perch abbia attinto alla luce divina nella sua vita, incontro Cristo in esso, ma solo perch Dio lo ha adottato come figlio in modo irrevocabile. Certamente la grazia di Dio che uno lascia entrare in s, la scelta di credere personalmente, avvenuta nel battesimo nel nome di Ges, che immette l`uomo nella vita divina, perch appartenere a Ges non qualcosa di automatico che avviene con la sola nascita dellessere umano. Ma quando una persona nasce, gi chiamata, Cristo lha gi assunta in s; ha assunto il suo vivere e il suo morire, la sua colpa e il suo smarrirsi: tutto questo assunto nella vita e morte di Cristo, che morendo ha dato la sua vita per questa persona. In ogni prossimo incontriamo Ges: per noi non ci sono limiti o eccezioni. Incontriamo Cristo in particolare negli ultimi, in chi sembra essere pi lontano da Lui, nelle persone in cui il volto di Cristo sembra essere oscurato. Come mai? Sulla croce, vivendo labbandono di Dio, facendosi persino peccato (2 Cor 5,21), Ges si identificato con ci che pi lontano da Dio, con ci che pi sembra contrapporsi a Lui. Solo scoprendo Cristo nel prossimo, in chi pi lontano dal mistero della propria persona e dal mistero di Cristo, e donando alla persona quellamore umano che si rivolge in modo indiviso a lui e a Cristo stesso, il prossimo potr scoprire la propria identit con Ges, la sua vicinanza a Lui, lessere pienamente assunto da Lui. (Tratto da: Offene Weltformel pp 31-33) (2)

Conclude Klaus nella sua inconfondibile semplicit e umilt di una vita vissuta in grandissima fedelt al Carisma, allunit con Chiara, calata sempre nel quotidiano: Devo avere un cuore vuoto per fare spazio a Dio, devo avere un cuore vuoto per fare spazio ad ogni uomo e ad ogni donna che incontro. So che dire questo un rischio. Ma la misura di Ges, e guai a me se non facessi mia questa misura. (Tratto dalla prima omelia nel duomo di Aachen dell8 novembre 1975) (3)

E stata con questa misura che Klaus ha sempre cercato di accogliere ogni prossimo. Mi ricordo del mio ultimo incontro - in occasione di unintervista nostra con lui ad Aachen, nel gennaio del 1994, pochi giorni prima della sua partenza per il Cielo. Sono state due ore assai intense nelle quali ha fatto passare in rassegna tutta la sua vita, il suo impegno per la Chiesa e per la Opera. Prima di lasciarci si seduto al suo vecchio pianoforte per farci dono di un pezzo del Mozart - Fantasia in Do-Minore che lui amava molto, perch rispecchiava il suo stato danimo in quel momento. E me lo ricordo cos, Klaus, segnato dalla malattia, curvo ed indebolito, a suonare questo pezzo, a farci anche in quella circostanza dono dei suoi molteplici doni trasformando cos quel momento drammatico in un momento di serenit per questo suo amore ad un Dio che si faceva prossimo nel prossimo. Vorremmo concludere questa meditazione mattutina con un brano di quella composizione di Mozart, interpretato da Friedrich Gulda. Segue un brano dalla Fantasia in Do-Minore di Wolfgang Amadeus Mozart KV 475.