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DON FERDINANDO RANCAN

RIFLESSIONI SUL MATRIMONIO


E SULLA FAMIGLIA

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PRESENTAZIONE

Il presente opuscolo contiene la elaborazione scritta di quattro incontri per fidanzati in preparazione al matrimonio. Queste conferenze, pur essendo destinate principalmente ai fidanzati, si sono rivelate utili anche alle nu-merose coppie di sposi che desideravano approfondire la realt del matrimonio e della famiglia alla luce del messaggio cristiano, soprattutto in un periodo storico come il nostro in cui l'istituto della famiglia viene osteggiato e svilito nel suo significato pi profondo. I temi furono sviluppati partendo da tre riferimenti essenziali: Dio, fondamento di ogni discorso sui problemi fondamentali della vita umana; la Rivelazione, fonte della verit autentica sull'amore e sul matrimonio; Cristo e la Chiesa, luogo dove il cristiano pu realizzare pienamente questa verit. La famiglia come istituzione divina, luogo privilegiato per lo sviluppo dell'uomo. Naturalmente queste pagine non contengono nulla di nuovo intorno ad un argomento che della massima attualit, e tanto meno hanno la pretesa di esaurire i molteplici aspetti di una realt che interessa non solo la teologia ma tutte le scienze umane, e che stata trattata in centinaia di pubblicazioni, alcune molto buone, altre in verit discutibili, altre ancora decisamente da sconsigliare. Questa piccola fatica vuol essere semplicemente una risposta alla preoccupazione del Papa che da anni propone una pi intensa azione pastorale a sostegno della famiglia. Perci l'unica ambizione di queste pagine di offrire a quanti sono chiamati a servire Dio nel Matrimonio un'occasione in pi per meglio conoscere, amare e vivere gioiosamente la stupenda vocazione, umana e divina, dell'amore coniugale e della famiglia. Don Ferdinando Rancan

Prima pubblicazione: Festa della Sacra Famiglia

31 dicembre 1989

Seconda pubblicazione in occasione dell'Anno Internazionale della Famiglia, proclamato da Giovanni Paolo II. 25 marzo 1994 Festa dell'Annunciazione del Signore Terza ristampa, su richiesta di parrocchie e associazioni: 6 giugno 1997 Solennit del Sacro Cuore.

Quarta ristampa del presente opuscolo in occasione della chiusura del Grande Giubileo del 2000, con l'auspicio che la Famiglia del Terzo Millennio ritrovi il progetto di Dio come stato rivelato e realizzato in Cristo, unico Re-dentore dell'uomo. 3 giugno 2001 Solennit della Pentecoste

DIO ESISTE SCOPRIAMOLO INSIEME

1 - Il senso della vita

Gli incontri di queste sere hanno lo scopo di aiutare i fidanzati qui presenti a prepararsi alla vita coniugale e familiare, ma possono servire a tutti per riflettere su alcune verit portanti della nostra vita cristiana, verit che vengo-no facilmente dimenticate. Oggi esiste ben poca convinzione intorno a questi argomenti perch l'ambiente culturale in cui viviamo, che determina il modo di pensare dominante, pesantemente con-dizionato dalla secolarizzazione, cio da una visione della realt che prescinde totalmente da Dio in una dimensione esclusivamente terrena. Ora, non c' da stupirsi se tale mentalit secolarizzata ha fatto breccia anche dentro di voi; mi auguro, perci, che questi incontri vi offrano l'occasione di riscoprire le grandi certezze della fede, che danno alla nostra coscienza la luce e l'orientamento necessario per muoverci in maniera giusta e retta nella nostra vita. Giorni fa il Papa, parlando ai rappresentanti del Corpo Diplomatico, diceva: "Dobbiamo restituire all'uomo i motivi di vivere". Infatti, ci che l'uomo moderno ha smarrito pi di ogni altra cosa il senso della vita, il significato dell'esistenza. Molte nevrosi e molti disturbi psichici nascono dal vuoto esistenziale, cio da una paurosa carenza di significato. Un vuoto che molte volte si cerca di colmare attingendo a un mercato culturale che presenta falsi valori, false prospettive di felicit che alla fine deludono. Quando proponiamo falsi valori alla nostra intelligenza la inganniamo, e consumiamo contro di essa un tradimento che la ferisce profondamente e la oscura. Sul piano personale la conseguenza peggiore che ne deriva una falsa conoscenza di se stessi, che porta a un profondo smarrimento interiore: non mi conosco pi, non mi capisco pi, non so pi chi sono. Di qui un modo sbagliato di stare nella propria vita e anche un modo sbagliato di vivere il rap-porto con gli altri. facile immaginare le conseguenze di tutto questo nel campo della vita coniugale e familiare.

2 - Il problema di Dio Queste problematiche esistenziali riconducono inevitabilmente al problema di fondo, il problema di Dio. Ne parleremo questa sera tra di noi in termini di tutta semplicit, scomodando il meno possibile l'impegnativa terminologia filosofica. Partiamo innanzitutto dal presupposto che non tutti credono in Dio e molti si giustificano ritenendo la fede come facoltativa, oppure come un dono che Dio concede ad alcuni e non ad altri. Ora, quando mi incontro con una persona che non crede, le dico subito: "Male!". Mi capita, ad esempio, nel fare la visita alle famiglie, di bussare alla porta ed ecco un distinto signore che mi saluta e mi dice: "Sa, io non credo in Dio", pensando di darmi cos la spiegazione adeguata del fatto che a lui non interessa la mia visita. Allora la mia risposta immediata: "Molto male! Lo sa che una colpa gravissima non credere in Dio?". E cerco di spiegargli che questo atteggiamento non mette in gioco l'esistenza di Dio ma la nostra salvezza eterna, e anche la nostra sanit mentale. Tant' vero che il pi acerrimo nemico di Dio, il demonio, non ateo per niente; se c' uno che "crede" all'esistenza di Dio proprio il demonio, perch ne fa le spese continuamente e sono spese tremende. Magari per lui che Dio non ci fosse! E invece deve "subire" l'esistenza di Dio, per cui in un certo senso contento che Dio esista per poterlo odiare. Il demonio deride l'ateismo dell'uomo perch, creatura eminentemente intelligente, sa che la negazione dell'esistenza di Dio assurda e ridicola. In realt l'ateismo non una negazione di Dio ma il rifiuto di Dio; ed precisamente quello che il demonio cerca di insinuare negli uomini. Ora, il rifiuto di Dio porta a negare ogni riferimento a Lui e perci a negare la stessa creaturalit dell'uomo. "Sono creatura": ecco la realt nella quale trovano soluzione tutti i problemi esistenziali: chi sono io? da dove vengo? dove vado? che senso ha il mio esistere? che senso ha tutto ci che mi circonda? perch gli altri? Ricordatelo: non solo in questa sede ma in qualunque altra situazione della vita e davanti a qualsiasi problema, per fare un discorso serio occorre sempre partire da questa realt: siamo creature; creature vincolate all'Essere infinito ed eterno che, per amore, ci ha partecipato l'esistenza chiamandoci a un destino di eternit e di beatitudine. Senza questa convinzione non possiamo discorrere seriamente su nessun argomento, tanto meno su quello che proprio di questi incontri, cio l'amore, la famiglia, ogni rapporto umano, soprattutto quello specifico dell'uomo e della donna. Quindi, se noi questa sera recuperassimo anche solo questa consapevolezza: sono creatura di Dio, avremmo gi conseguito un notevole risultato. Purtroppo, l'uomo laicista di oggi, vittima delle ideologie, rifiuta la propria creaturalit perch rifiuta Dio. convinto di affermare in tal modo se stesso come demiurgo che ha in mano il proprio destino, la propria vita, e che risponde solo a se stesso, si auto progetta, si autodefinisce, si autoafferma. Questo era il senso di certe affermazioni che negli anni passati, e ancor oggi, erano molto diffuse: "Il mondo ormai maturo; rispetto al passato l'umanit di oggi autosufficiente; l'uomo, sempre pi in possesso dei propri mezzi, va verso la sua completa auto liberazione". Sono precisamente la ne-gazione della nostra creaturalit.

3 - Il nostro "essere creature" Inoltre, riconoscere di essere creatura , non solo accettare di essere relativo a Qualcuno che sopra di me, cui debbo la mia esistenza, ma anche accettare il progetto divino che questa esistenza contiene. Infatti l'esistenza che riceviamo da Dio non informe, indefinita; il nostro essere, che unico e irrepetibile, contiene un progetto che Dio vuole realizzare.

San Paolo, quando parl agli Ateniesi nell'aeropago - il luogo ufficialmente riconosciuto come centro di cultura dove si riunivano i sapienti di Gre-cia - alla presenza degli intellettuali del suo tempo, che per non erano pi all'altezza dei loro padri, riusc da principio a farsi ascoltare con interesse. Pensavano infatti: "Ecco, sentiamo questo Semita che viene dalla Siria che cosa ha da dirci di nuovo!". Ma San Paolo fa un discorso molto serio e parla di Dio, fonte non solo del nostro essere ma anche del nostro vivere e del nostro agire: "In Lui, infatti, viviamo, ci muoviamo ed esistiamo". (Atti 17, 28). Quindi, non solo noi veniamo dalla potenza creatrice di Dio che ci fa partecipi del suo Essere, ma anche tutta la nostra vita contiene un progetto che di Dio. Non sia-mo delle creature che Dio ha messo su questa terra per gioco, senza alcuna prospettiva. Dio infinita Sapienza, infinita Potenza, infinita Provvidenza e infinito Amore, e vuole realizzare su di noi e con noi un disegno. Ricuperare questa consapevolezza della nostra creaturalit fondamentale per l'uomo europeo, perch proprio l'uomo di questa vecchia Europa ha smarrito le radici cristiane della sua civilt, smarrimento che ha prodotto, per esempio, "l'uomo del rifiuto e della ribellione" descritto particolarmente da Nietzsche e da Sartre. Sartre, nel suo libro "La Nausea", al quale si sono abbeverati non pochi giovani dei decenni scorsi, d sull'uomo il giudizio pi negativo e brutalmente pessimista che mai sia stato dato: "Ogni uomo nasce senza ragione, si prolunga per debolezza e muore per caso". Il suo ateismo voleva essere l'affermazione della piena maturit dell'uomo che non ha pi bisogno di Dio. Ma questo lo porter a un vicolo cieco: nulla sar pi comprensibile, nulla potr pi avere una spiegazione: la crisi esistenziale, "La Nausea". La vita, allora, non altro che "uno schifo", come si sente dire talvolta anche dai giovani.

4 - Verso Dio Inoltre, ritrovare il senso della nostra creaturalit significa anche ritrovare il senso del nostro rapporto con Dio. Il primo passo in questa direzione consiste nel restituire a Lui la nostra intelligenza. Infatti, l'esistenza di Dio una verit che non appare evidente in se stessa; non conosciamo Dio con evidenza immediata, lo conosciamo attraverso un ragionamento, cio un atto dell'intelligenza che si esprime in un moto della mente verso l'oggetto che essa vuol conoscere. Dio l'oggetto supremo della conoscenza umana; ci avviciniamo a Lui attraverso un cammino interiore nel quale l'intelletto apre la strada al desiderio dell'anima. Ecco perch si parla di vie razionali che conducono alla conoscenza di Dio, al-l'affermazione della sua esistenza. Uno dei pi profondi pensatori e mistici della Chiesa, San Bonaventura, parla di un "Itinerarium mentis in Deum", l'itinerario della nostra mente che cerca Dio. Lo stesso atto di fede che noi facciamo quando recitiamo il "Credo": "Credo in Dio" (il latino "in Deum" anche pi espressivo perch "in" con l'accusativo indica moto a luogo) esprime la fe-de come cammino verso Dio. Noi abbiamo la possibilit di arrivare a Dio attraverso varie strade ma sempre l'intelletto che le deve percorrere; questo il significato del nostro restituire a Dio l'intelligenza.

5 - La "via" delle creature La strada pi comune quella che passa attraverso le cose create. celebre il passo di Sant'Agostino nel quale il grande dottore ricorda come le creature, rispondendo al suo inappagato desiderio di felicit, gli gridassero in coro: "quaere super nos - cerca al di sopra di noi!". Le cose create, se conosciute profondamente nella loro bellezza, nella loro perfezione, nella loro razionalit stupendamente ordinata, ci conducono a Dio. Amici cari, tutta le nostra vita un cammino verso l'incontro con Dio, e anche quando l'abbiamo trovato, abbiamo ancora bisogno di scoprirlo, perch Dio non mai conosciuto n mai posseduto pie-namente. Ognuno di voi ha ricevuto una formazione cristiana; avete tutti frequentato il catechismo, fatto la Prima Comunione, ricevuto la Cresima e quindi avete ricevuto una formazione che durata mesi, anni; sapete molte cose di Dio. Ma ora, qui, non si tratta di sapere molte cose, si tratta di vedere con occhi nuovi le cose che gi sappiamo, come se una luce interiore le illuminasse in modo nuovo dentro la nostra anima. Le anime di vita interiore chiamano

questa luce "contemplazione". la visione di Dio non pi come idea astratta e soggettiva, come fantasma della nostra mente, ma come una Realt viva che innamora. Penso a voi ragazze che siete qui: quante volte avrete sognato un ragazzo ideale, un fidanzato, un principe azzurro e l'avete modellato dentro di voi dandogli tutte le qualit possibili; il discorso vale anche per voi, ragazzi: chiss quante volte avrete sognato una donna, e avete dato corpo a questo de-siderio, immaginandovela, ad esempio, bionda, con gli occhi azzurri, alta, snella, sportiva ecc... non ditemi di no perch non vero! Avete amato figure ideali di uomo o di donna e le avete amate anche appassionatamente, ma con amore platonico. Erano solo nella vostra mente e dipendevano dalla vostra immaginazione; erano fantasmi soggettivi. Ma un giorno avete scoperto che cosa vuol dire veramente innamorarsi. scattato dentro di voi qualcosa di indescrivibile, dovuto al fatto che avete "visto" come una realt viva la persona che vi ha innamorato e siete rimasti a guardarla nella sua realt fisica, l'avete "contemplata": in quel momento avete scoperto "l'essere", siete passati dal fantasma alla realt, dall'idea all'essere reale. Quella persona viva, di carne ed ossa, non dipendeva da voi, era l con la sua identit, la sua storia personale, magari tutta da conoscere, con le sue doti e i suoi difetti, i suoi limiti e le sue caratteristiche, con la sua esistenza indistruttibile. E questo "essere" vivo, entrato in voi, ha preso il posto di tutti gli altri fantasmi, ed scomparso improvvisamente il sentimento di solitudine che prima avevate. Eravate in compagnia di voi stessi, dei vostri fantasmi, delle vostre aspirazioni, delle vostre idee, ma soli. Da quando entrata in voi la persona che vi ha innamorato cambiato tutto. Vi siete resi conto di una presenza che non veniva da voi, non dipendeva dalle vostre facolt interiori, ma vi superava. Infatti, non l'avete creata voi ma l'avete ricevuta; stato un dono. Ora potete nettamente valutare la differenza tra l'idea o immagine di una persona e l'essere di una persona. Quando essa entra in voi, sentite che influisce sulla vostra vita, cambia il vostro mondo interiore; dovete fare i conti con una presenza che un altro "io". Qualcosa di simile accade quando la nostra mente, abbandonando il soggettivismo interiore, si apre all'essere delle cose e "scopre" Dio non pi co-me una pura possibilit astratta ma come una realt viva: l'Essere personale che mi guarda, mi tiene nel-le sue mani, mi vuole; allora la sua presenza mi illu-mina interiormente e mi cambia la vita. Potete ora comprendere meglio perch l'uomo contemporaneo arrivato all'ateismo e al rifiuto della sua condizione di creatura: ha voluto sostituire il proprio pensiero alla realt, le idee forgiate dalla sua mente alla verit delle cose. Allora ci che conta non pi la realt, ma ci che io penso; e quello che per la mia intelligenza doveva essere un viaggio facile e gioioso, che attraverso le cose create mi avrebbe portato a Dio creatore, diventato un tragico naufragio tra i flutti del dubbio, del sospetto, della confusione, alla deriva nelle correnti fuorvianti delle ideologie.

6 - Necessit di una intelligenza sana La grande malata di oggi l'intelligenza. Il cancro che la rovina sono le ideologie; partendo da una visione preconcetta e soggettiva dell'uomo e del mondo, esse portano a una conoscenza riduttiva, distorta e falsata della realt. Perci vi dicevo che, per fare un qualsiasi discorso valido che porti a Dio, urgente oggi risanare l'intelligenza, ricuperarla e restituirla alla verit. Solo cos possibile realizzare l'avventura pi affascinante che l'uomo possa vivere sulla terra: incontrare Dio, conoscerlo nella sua bellezza, nella sua grandezza, nella sua infinita sapienza, soprattutto saperlo accogliere quando Egli si dona, quando apre alla nostra anima il mistero insondabile della sua vita e del suo amore. Riguardo al problema di Dio, c' un passo di San Paolo nella lettera ai Romani che fondamentale: "In realt l'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empiet ed ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verit nell'ingiustizia, poich ci che di Dio si pu conoscere loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato". Vedete subito che la conoscibilit di Dio e la possibilit di trovarlo sono garantite dal fatto che Lui stesso si fatto manifesto alla nostra mente. "Infatti, dalla creazione del mondo le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto, nelle opere da Lui compiute, come la sua eterna potenza e divinit." (Rom. 1, 20).

Questo l'itinerario di una intelligenza sana e retta che non tiene "la verit prigioniera" nelle sbarre delle ideologie o nella ingiustizia dell'empiet. "Perci - continua San Paolo - sono inescusabili". Ecco perch a chi mi dice: "Io non credo" rispondo, sia pure con affetto e comprensione: "Male, amico mio!... un peccato gravissimo non credere in Dio perch la peggiore ingiustizia che possiamo compiere sulla terra.". Pensate ad un figlio e a tutto quello che i genitori fanno per lui: alla madre che lo ha amato prima che nascesse, quando ancora lo portava in grembo e poi a tutti i sacrifici per crescerlo: notti insonni, preoccupazioni per la salute, ansie per i suoi problemi e per le sue difficolt, dispendio di energie, di tempo, di denaro, di libert per la sua formazione e poi...tanto affetto, tanta tenerezza, tanta dedizione! Ebbene, un giorno questo figlio, diventato grande, entra in casa e non guarda in faccia sua madre, e se la guarda per dirle: "Tu, chi sei? Cosa vuoi? Chi ti conosce!". Poi si mette a tavola a mangiare ci che sua madre gli ha preparato e continua ad usare tut-te le cose che trova in casa e che suo padre gli ha procurato con duri sacrifici...; che cosa direste? che cosa pensereste di questo figlio? Ebbene, noi ci com-portiamo molto peggio quando mettiamo Dio da parte, quando lo emarginiamo nello scetticismo e nell'indifferenza, quando non lo riconosciamo come nostro Creatore e Signore e tuttavia continuiamo a fruire di tutto quello che da Lui abbiamo ricevuto: la vita, l'intelligenza, il tempo, la salute, le possibilit umane e soprattutto il suo amore, la sua tenerezza, la sua benevolenza. Se ci pensiamo bene, l'ateismo, proprio perch rifiuto di Dio, un'assurda ingiustizia, oltre che una stupida follia. "Sono inescusabili - spiega San Paolo - perch, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria come Dio, n gli hanno reso grazie". Che cosa vuol di-re dar gloria a Dio? Vuol dire riconoscere che sono sua creatura, che Lui la sorgente del mio essere, della mia vita, della mia persona; che gli vivo nelle mani molto pi intimamente di quanto non viva una creatura nel grembo materno. Come vedete, tornare alla consapevolezza della nostra creaturalit, con sentimenti di gioiosa gratitudine perch tutto dono, infinitamente gratuito, di Dio.

7 - La "via" della coscienza A questa malattia dell'intelligenza segue quasi inevitabilmente la corruzione del cuore. Alla autonomia intellettuale, distacco dell'intelligenza dalla verit in nome del proprio pensiero, ideologicamente precostituito, corrisponde l'autonomia morale, il distacco della coscienza dalla legge morale in nome di una libert che rifiuta ogni riferimento a un Legislatore supremo. Quando l'uomo non si riconosce creatura, si autpropone come norma etica del proprio agire. Non esiste pi una legge morale trascendente, regola del comportamento umano, in armonia con il disegno di Dio creatore. Cos, anche la strada della coscienza, che un'altra via per incontrare Dio perch conduce a Lui come sommo Bene, diventa impraticabile. Conosciamo tutti la pagina biblica che descrive il paradiso terrestre. Nell'Eden, l'uomo pretese "la conoscenza del Bene e del Male", e cos, l dove doveva realizzarsi il rapporto pi intimo ed esaltante della creatura con il suo Creatore, nell'armonia pi perfetta della terra col Cielo, si consum invece la ribellione pi tragica; e colui che, appropriandosi dell'albero della conoscenza del Bene e del Male, pretese di essere Dio, si trov nudo di ogni sua dignit, rivestito solo della sua vergogna, travolto dal disordine interiore nel quale, col rifiuto del suo rap-porto con Dio, ha visto infrangersi ogni altro rapporto creaturale: con se stesso, con la natura, con gli altri uomini. Fin d'ora potete misurare (ci torneremo nei prossimi incontri), le conseguenze di tutto questo nel campo dell'etica sessuale e della morale coniugale.

8 - La "via" della storia: la fede in Ges Cristo. A questo punto, la strada obbligata per incontrare Dio, si chiama GES CRISTO. Alla luce naturale dell'intelligenza che cerca la verit si aggiunge la luce soprannaturale della fede che ci fa conoscere, con la Rivelazione, l'iniziativa di Dio e il suo intervento nella storia dell'umanit. Percorrendo, infatti, la storia umana possiamo contemplare le meraviglie che Dio ha compiuto per noi; una storia di salvezza che culmina in Ges,

l'Uomo-Figlio di Dio, in cui il Padre ha messo la pienezza della sua grazia, lo splendore della sua verit, la tenerezza del suo amore. Ges di Nazareth: l dove l'uomo incontra Dio, o meglio dove Dio raggiunge ogni uomo. Non pi soltanto il cammino dell'intelligenza attraverso le cose create, non soltanto il cammino della coscienza attraverso la legge morale, il cammino della nostra anima spinta dalla fede che ci conduce a Betlemme, a Nazareth, al Calvario, al Ce-nacolo, sulle orme di Cristo. "Beati gli occhi che vedono quello che voi vedete!". Cercare Dio e trovarlo un problema tutto nostro. Ci che impedisce all'uomo di incontrare Dio non la sua infinita trascendenza, perch Dio si fatto conoscere e si fa sempre trovare. Vi dico con certezza, perch lo afferma la parola di Dio, che nessun uomo che abbia cercato Dio con sincerit di cuore, pu dire di non averlo trovato. Cos, se all'inizio vi invitavo a ritrovare o almeno a riscoprire la vostra creaturalit, vi suggerisco ora di accendere nel vostro cuore la luce della fede che vi far incontrare Dio non cercandolo a tentoni lontano da voi, ma riconoscendo la sua presenza dolcissima e salvifica nell'intimo della vostra anima santificata dal Battesimo. Abbiamo celebrato pochi giorni fa la solennit dell'Epifania. Il viaggio dei Magi pu ricordarci l'iti-nerario di tutte le anime che, seguendo la stella del-la fede, arrivano a incontrare Cristo. I Magi erano uomini di scienza, uomini di cultura e di potere, e tuttavia hanno saputo trovare tanta semplicit e do-cilit di cuore da lasciarsi condurre da una stella.

9 - Scienza e fede Quando la scienza vera scienza non impedisce la fede ma la facilita perch l'una e l'altra vengono da Dio. L'orgoglio intellettuale, invece, strumentalizza la scienza per negare Dio. , questa, una operazione boomerang che si ritorce contro la credibilit stessa dello scienziato il quale, in questo ca-so, chiudendola alla ricerca della verit, usa male della propria intelligenza. Negli anni sessanta il ministro del culto della Russia sovietica ebbe tra le mani un rapporto sulla situazione religiosa presso il popolo russo. Con sor-presa dovette constatare che dopo quasi 50 anni di massiccia propaganda ateistica - l'ateismo era materia di insegnamento nelle scuole - la fede era tutt'altro che scomparsa e, anzi, si notava un ritorno ad essa proprio negli ambienti scientifici. La causa fu individuata in un errore tattico: la religione cio veniva attaccata in nome della scienza, la fede veniva ridicolizzata come un oscurantismo antiscientifico. La scienza, si diceva, venuta a risolvere tutti i problemi dell'umanit; l'uomo, con la scienza e la tecnica diventato padrone della natura, col progresso pu superare ogni limite e ogni condizionamento, con la politica poi, potr dare un assetto ide-ale e perfetto alle strutture sociali, incamminandosi verso un futuro finalmente giusto, ordinato, felice. In realt questa impostazione, che pu avere un certo successo solo in ambienti dominati dalla ignoranza o dalla mala fede, in breve tempo ha mostrato la sua inconsistenza. Quando uno scienziato si mette con intelligenza sana e con animo retto davanti al mistero della natura immediatamente convinto di trovarsi di fronte a una realt che lo trascende, a fenome-ni e leggi che non dipendono da lui e tuttavia non sono in grado di dare ragione di se stessi. Diventa quasi connaturale in lui un atteggiamento di rispetto che gli consente di accostarsi alla realt senza deformarla, e alla fine non pu non interrogarsi su Dio. Si prese allora la decisione di attaccare la fede in nome del Pensiero, con le armi della filosofia e della cultura immanentista: l'uomo, unico arbitro delle proprie idee, delle proprie concezioni, ignora la realt o la piega ai propri schemi ideologici, si ri-serva molti settori in cui celebrare la sua libert assoluta, dove sentirsi demiurgo e creatore. Il cambiamento di rotta si fece sentire immediatamente e anche in Italia gli "ordini di scuderia" furono perentori: impossessarsi delle cattedre di filosofia e di lettere nelle universit e nei licei. L'indottrinamento ebbe un ritmo esplosivo: il '68 e gli anni di piombo in tutta Europa, come pure la scristianizzazione e la secolarizzazione della societ ad opera dei laicisti impadronitisi dei mezzi della comunicazione sociale, non sono stati degli episodi extemporanei, fenomeni quasi fisiologici nella evoluzione sociale. Sono piuttosto, nel loro impianto te-oretico e nella loro evoluzione pratica, il punto terminale di secoli di distacco dell'intelligenza dalla

saggezza metafisica e dalla fede; rispondono a un preciso disegno teorico e pratico che tende a realizzare un'epoca post-cristiana dell'umanit.

10 - Il "viaggio" dei magi Ricordo, in quegli anni di contestazione, l'intervento di un alunno di liceo durante una lezione; stavo sforzandomi di far capire ai ragazzi che la no-stra vera dignit di creature umane sta nel conoscere Dio, nell'amarlo e nel lasciarci amare da Lui, nel servirlo come figli sulla terra per partecipare eternamente alla sua beatitudine in cielo... "Professore - mi disse - glielo dico io che cosa siamo: 70 chili di carne destinati alla putrefazione". Tra questa definizione dell'uomo e quella data da Sartre - "l'uomo un'inutile passione" - la sola differenza sta nell'eleganza letteraria tipicamente francese del filosofo; mentre le due definizioni hanno in comune la brutale e tristissima constatazione di che cosa resta di noi quando abbiamo perduto Dio. Vi dicevo all'inizio che siete chiamati a cercare Dio in un contesto culturale che non vi aiuta, che anzi vi deride e vi inganna. Precisamente come nel viaggio dei Magi verso Betlemme. Arrivarono a Gerusalemme non senza sacrifici, fatiche e difficolt e certo si aspettavano di trovare la citt in festa, tutta un tripudio per la nascita del grande Re. E trovano invece una citt assonnata, indifferente, sospettosa; per di pi la stella che li aveva guidati e che era stata la loro certezza scompare. Perfino le indicazioni dei sacerdoti e degli scribi, pur precise, vengono loro fornite con grande distacco e con una strana freddezza; lo stesso entusiasmo falsamente interessato di Erode, come poteva accordarsi con l'assoluta ignoranza di un fatto cos importante? Ma i Magi non dubitano, non desistono, continuano a fidarsi. Avevano visto la stella e non potevano dubitare. Gli uomini possono anche ingannare e tradire, il Cielo no! E riprendono la loro ricerca con l'umilt, la fiducia, la certezza che avevano caratterizzato i primi passi del loro cammino. La riapparizione della stella li rassicura nuovamente e una grande gioia si impossessa del loro cuore. per questa loro fede che non si scandalizzano quando il grande Re si presenta loro in un alloggio umile e disadorno, nella debolezza e nella semplicit di un bambino che non ha nulla di regale, in un luogo lontano dai centri del sapere e della potenza mondana.

11 - La "stella" Il nostro viaggio sulla terra conosce le stesse vicende e gli stessi momenti: ci saranno dubbi e stanchezze, tentazioni e difficolt, e a volte sembrer che la stella della fede sia stata un'illusione o un inganno. Allora pensate ai Magi; nel vostro cammino verso Cristo per conoscerlo, per amarlo, per seguirlo, non fermatevi mai anche se dovete andate contro corrente. Non vi scoraggi la freddezza dell'ambiente, non vi fermi l'ostilit delle persone, non vi intimorisca la paura del ridicolo. Avete visto anche una sola volta, magari da bambini, la stella della fede nel cielo della vostra anima? Vi stata indicata la strada dal Magistero della Chiesa? Non dubitate, non arrestatevi! La meta non potr essere che il Bambino di Betlemme, dove la verit di Dio e la verit dell'uomo s'incontrano, dove la Vita prepara la sua vittoria sulla morte, dove la nostra offuscata dignit di creature trova lo splendore della nuova dignit di figli di Dio. Voglio concludere questo primo incontro con la lettura di un passo che prendo da un documento molto antico ma stupendo: "La lettera a Diogneto". del secondo secolo, al tempo dei primi cristiani, quando testimoniare la propria fede poteva costare la vita. "Dio am gli uomini, per essi cre il mondo, a loro diede la ragione e l'intelletto, li form a sua immagine, promise un regno nei cieli e lo da-r a coloro che lo avranno amato. E quando lo avrai conosciuto, di qual gioia non credi tu sarai ricolmo?". quello che auguro a tutti voi.

APPENDICE ALLA PRIMA LEZIONE INTERVENTI LA FEDE : UN DONO? 1 DOMANDA: La fede, ha detto, un dono di Dio. Ma non tutti ce l'hanno. Perch dobbiamo accusare allora i non credenti di colpa o di peccato gravissimo? RISPOSTA: Nella lezione ho parlato di "fe-de religiosa", che l'atteggiamento positivo e cultuale verso Dio da parte dell'uomo la cui intelligenza pu, attraverso le cose create, affermare non solo l'esistenza di Dio, ma anche molte delle sue perfezioni divine. Ho parlato anche di fede soprannaturale che l'atteggiamento positivo della nostra intelligenza, elevata dalla grazia, verso Dio che si rivela e si dona in Ges Cristo. Ambedue sono un dono di Dio: la prima data a tutti gli uomini; infatti, attraverso la creazione Dio si rivela alla nostra intelligenza naturale (Rom. 1, 20); la seconda data a tutti coloro che Dio "ha scelto e predestinato da tutta l'eternit a diventare conformi all'immagine del Figlio suo" attraverso il Battesimo. Tutti i battezzati, quindi, hanno ricevuto il dono della fede soprannaturale. Dio, dunque, d a tutti gli uomini la possibilit di conoscerlo. Ora, davanti ai doni di Dio abbiamo due doveri: primo, essendo "doni", dobbiamo chiederli o almeno chiedere di saperli accettare. Il Vangelo ricco di episodi dove si chiede il dono della fede. "Signore, che io creda!", "Signore, aumenta la mia fede!", "Signore, aiuta la mia incredulit!". La fede quindi va chiesta a Dio con umilt, con sincerit, con perseveranza; secondo, i doni una volta ricevuti dobbiamo farli fruttificare. Abbiamo infatti la possibilit di corrispondere ai doni di Dio ma anche di rifiutarli o lasciarli cadere. Il rifiuto della fede diventa cos rifiuto di Dio; ed un peccato gravissimo perch la fede non facoltativa. Dio non un accessorio della vita umana, ma l'unum necessarium, la sola cosa necessaria. La fede , s, una libera adesione a Dio, altrimenti non sarebbe un atto meritorio, ma questo non significa che possiamo impunemente rifiutarla. Vi ho portato l'esempio di un figlio che rifiuta i suoi genitori: noi siamo creature e figli di Dio in senso molto pi vero e pi profondo.

LE "PROVE" 2 DOMANDA: Lei ha parlato della conoscenza di Dio; potrebbe esporci in maniera pi esplicita le prove della sua esistenza? Come si pu dimostrare in parole semplici l'esistenza di Dio in modo che nessuno possa dire di non credere perch non ha avuto una dimostrazione chiara? RISPOSTA: Innanzitutto diciamo subito che le prove dell'esistenza di Dio sono prove di carattere razionale e non di carattere sperimentale, come spesso si pretende. Dico sperimentale non solo nel senso fisico, scientifico, ma anche nel senso psicologico, emozionale. Dio non pu essere oggetto di esperienza sensibile. "Dio spirito e bisogna adorarlo in spirito e verit" (Gv. 4, 25) vero che Dio pu comunicare se stesso in modo esperienziale, e a volte lo fa con certe anime, ma sono

fenomeni particolari, di carattere mistico, che qui non il caso di esaminare. Resta il fatto che "Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio Unigenito, che nel seno del Padre, Lui lo ha rivelato". (Gv. 1, 18) Dunque, non "esperienza" di Dio, ma rivelazione di Dio alla nostra intelligenza. Per questo nella conversazione mi sono fermato soprattutto sulla necessit di avere una intelligenza sana, sgom-bra da precomprensioni e ideologie, libera dall'orgoglio e da condizionamenti o da compromessi nel campo morale; in caso contrario, nessuna prova possibile o per lo meno sufficientemente probante. Inoltre, invece di prove, abbiamo parlato di "vie razionali" che ci portano a Dio, perch Dio non si rivela direttamente in se stesso alla nostra intelligenza (questo avverr in Cielo, nella "visione beatifica"), ma si rivela "mediante" le sue opere e soprattutto nell'Umanit santissima di Ges Cristo. quindi una conoscenza mediata, che segue un itinerario razionale. Dicendo "prove" facile in-nescare un atteggiamento razionalistico di pretesa, come se uno non volesse credere all'esistenza di un latitante, del quale magari tutti parlano, finch non lo si sia catturato.

LE "VIE" RAZIONALI Tuttavia, giusto che ricordiamo brevemente il processo logico-mentale che permette alla nostra intelligenza di arrivare a Dio e di affermarlo. Il mec-canismo molto semplice e consiste nell'applicazione di un principio fondamentale della nostra mente: "il principio di causalit". Se uno di voi, uscendo fra poco da questa sala, trovasse sul tetto della propria auto un buco largo 20 centimetri, a parte la sorpresa e il disappunto, si chiederebbe per prima cosa: "Chi sar stato?"; e se un amico gli rispondesse: "Ma chi vuoi che sia stato? Nessuno!" si sentirebbe preso in giro e magari lo guarderebbe con sospetto. E cos, di ogni cosa che accade cerchiamo subito la causa; istintivo. Cosa fa lo scienziato nelle sue ricerche? Appli-ca costantemente il principio di causalit; e lo applica senza il minimo dubbio, lo d per scontato. Lo ritiene infatti evidente, e perci non dimostrabile. E lo applica in modo tale da cercare non una causa qualsiasi del fenomeno che osserva, ma una causa proporzionata e sufficiente per spiegare il fenomeno. Cos, se vi dicessero che il buco sulla vostra auto l'ha provocato un sassolino oppure la forza di un bambino neonato, prendereste quella spiegazione come ridicola perch non c' assolutamente proporzione tra l'effetto e la causa. Per arrivare ad affermare l'esistenza di Dio, la nostra intelligenza applica il principio di causalit partendo da vari aspetti dell'Universo conosciuti at-traverso l'esperienza e risalendo a Dio come alla sua causa. Perci, vi dicevo, si parla di un itinerario della mente, di "vie razionali" alla conoscenza di Dio. I momenti di questo itinerario sono: il punto di partenza; l'applicazione del principio di causalit; l'impossibilit di cause anche infinite ma non sufficienti, non proporzionate; il momento finale: la necessit dell'esistenza della Causa ultima (Dio).

1. 2. 3. 4.

I punti dai quali la nostra ragione parte per argomentare l'esistenza di Dio sono i vari aspetti delle creature, che per riconducono tutti all'essere dell'universo, alla sua esistenza; non interessa il "co-me" dell'universo: come strutturato, come cominciato, come si evoluto... Tutto questo oggetto della scienza, di una delle scienze pi affascinanti nella storia della ricerca umana: la cosmologia, che si avvale oggi dell'astrofisica e delle sue tecniche. Gli scienziati e i non scienziati di tutto il mon-do si interrogano continuamente sull'origine dell'Universo. Ma i cosmologi di estrazione immanentista, tutti i marxisti, i neo-positivisti ecc., in una parola i non credenti, si guardano bene dall'affrontare il problema delle origini dell'Universo sotto l'aspetto della sua esistenza, che effettivamente un problema non scientifico ma filosofico. Si fermano allo stu-dio del "come" si arrivati all'attuale forma e struttura dell'universo, come era il mondo nel suo stadio iniziale. Tutti avete sentito parlare della teoria del "big-bang", che oggi la pi comune e anche la pi plausibile: l'Universo attuale sarebbe cominciato con uno scoppio immenso, cosmico, (big-bang), di un nucleo originario

della materia che poi, in tempi lunghissimi, (15 miliardi di anni), avrebbe, per leggi intrinseche, dato origine a tutto ci che oggi esiste nel mondo, anche alla vita, anche all'uomo. Lasciando da parte questi problemi, ci interes-sa la domanda: da dove viene l'esistenza dell'universo? di questo universo e delle sue leggi? I marxisti e gli atei se la cavano dicendo: "L'universo c', e basta! Non vogliamo sapere altro". E si chiudono in un atteggiamento agnostico o di negazione, oppure affermano l'eternit dell'universo. Ma affermare l'eternit dell'universo non ancora rispondere al perch esiste. Anche esistesse da sempre, chi lo fa esistere? per forza propria che esiste o per forza di un altro? Ora, i punti di partenza delle vie razionali per arrivare all'affermazione dell'esistenza di Dio rivelano alla nostra esperienza aspetti che manifestano l'assoluta contingenza dell'universo, cio la sua insufficienza ad esistere da se stesso, e quindi l'impossibilit di avere in s la spiegazione della propria esistenza. Non possibile, ora, fermarci sulla descrizione di queste vie, voglio per ricordarvi che un'ulteriore conferma della contingenza dell'universo ci viene oggi proprio dall'astrofisica. Le leggi della fisica, soprattutto della termodinamica, applicate alla struttura della materia, an-che nelle sue condizioni iniziali, portano a concludere che l'universo ha una struttura finita nel tempo. In altre parole, l'universo cominciato nel tempo (e il tempo cominciato con l'universo), ed cominciato dal nulla della materia e quindi dal nul-la di s. Il cosmo non "autosufficiente" sul piano dell'esistenza. Tutto questo porta a quel quarto momento del cammino intellettuale che ricordavo prima e che postula una causa esterna, autosufficiente nell'esistenza, che trae fuori dal nulla il cosmo e gli comunica la forza sufficiente ad esistere; l'approdo a Dio Creatore, Causa Prima di ogni cosa. FEDE E "CONVERSIONE " Concludendo, torno a ricordarvi l'importanza di assumere un atteggiamento intellettuale corretto di fronte al problema di Dio perch la dimostrazione dell'esistenza di Dio strettamente collegata al problema della conoscenza umana. Chi non ammette la distinzione tra il pensiero e la realt - la verit - delle cose, chi nega alla ragione umana la capacit di conoscere l'essere delle cose, chi ritiene che l'unica conoscenza valida sia quel-la scientifica, chi ha l'intelligenza oscurata da precomprensioni e da ideologie, non arriver mai a convincersi dell'esistenza di Dio. come se pretendesse da me la dimostrazione dell'esistenza del monte Baldo ma restasse tappato in casa anzich uscire all'aperto, tenesse gli occhi chiusi o incerottati anzich aprirli bene, o guardasse nella direzione opposta anzich in quella giusta, costui non "vedr" mai il monte Baldo, nonostante tutti i miei sforzi e i miei ragionamenti. Occorre che egli cambi atteggiamento. Questo vi fa capire che, alla base di certe difficolt della fede, di certi dubbi o miscredenze, esiste un problema di cambiamento interiore, un problema di conversione. A volte una conversione soltanto intellettuale, molto spesso una conversione morale e spirituale.

AMORE E MATRIMONIO NEL PROGETTO DI DIO

12 - Il cammino dell anima verso Dio

Nel nostro primo incontro abbiamo visto che se non partiamo da Dio tutta la nostra vita diventa un problema. Noi stessi diventiamo incomprensibili alla nostra intelligenza e perdiamo a poco a poco la coscienza della nostra identit e del nostro destino. Smarrito cos il nostro riferimento a Dio e la nostra realt di creature, nessun discorso pi possibile sull'uomo; ognuno di noi diventa un minuscolo satellite che, svincolato dal suo centro, si perde nell'universo disintegrandosi nel vuoto. Senza Dio non avremmo nemmeno una conoscenza obiettiva e veritiera della realt, e ne verrebbe di conseguenza un modo sbagliato di stare nella vita, un modo distorto o per lo meno "smarrito" di stare nel mondo; inoltre tutti i nostri ragionamenti girerebbero a vuoto intorno ai problemi senza approdare mai a una risposta veramente risolutiva; non sarebbero che chiacchiere. Di qui la necessit di riscoprire pi profondamente il nostro "essere creatura" che sar non solo la strada per ritrovare Dio, ma anche una efficace terapia per risanare la nostra intelligenza e la nostra coscienza. Questo "Itinerarium mentis in Deum", cammino dell'anima verso Dio, era diventato, per il peccato originale, difficile e faticoso, anzi si era smarrito tra errori e idolatrie; non sarebbe rimasta per noi alcuna possibilit se Dio non ci avesse riaperto la strada. Egli, infatti, ha ricostruito il nostro cammino per mezzo di Ges Cristo, che diventato per noi "Via, Verit e Vita". Anzi in Lui la nostra realt di creature si trasfigurata acquistando una dimensione trascendente, divina, che va oltre ogni possibilit uma-na: per Lui siamo diventati figli di Dio. Siamo dunque molto pi che creature: siamo figli, figli di Dio, chiamati a partecipare alla sua stessa natura divina. Permettete che io vi legga rapidamente questo passo di un autore spirituale contemporaneo: "Cerchiamo di non ingannarci. Dio non un'ombra, un essere lontano che ci crea e poi ci abbandona; non un padrone che se ne va e non ritorna. Anche se non lo percepiamo con i nostri sensi, la sua esistenza molto pi vera di tutte le realt che vediamo e tocchiamo. Dio qui con noi, presente, vivo, ci vede, ci ascolta, ci guida e contempla le nostre pi minute azioni, le nostre pi riposte intenzioni. Crediamo tutto questo? Ma viviamo come se Dio non esistesse, perch non abbiamo per Lui n un pensiero, n una parola, perch non gli obbediamo, n ci sforziamo di dominare le nostre passioni, perch non gli esprimiamo amore, n lo risarciamo delle offese... Vogliamo continuare a vivere con una fede morta?".

13 - La verit e le opinioni Tutto questo conduce a interrogarci sul disegno che Dio ha su di noi. il tema di questa sera: il progetto di Dio sull'uomo e sulla donna nella loro vocazione all'amore. Parlando dell'amore umano, del matrimonio e della famiglia, importante che teniamo presenti alcune considerazioni fatte la volta scorsa. Parlavamo del nominalismo intellettuale e del soggettivismo morale che caratterizzano la cultura dell'uomo contemporaneo il quale si trova con l'intelligenza gravemente malata e la coscienza tragica-mente oscurata. Il nominalismo intellettuale, vi dicevo, il distacco dell'intelligenza dalla verit delle cose e il soggettivismo morale il distacco della co-scienza dalla legge naturale e dai valori rivelati da Dio. Le cose che stassera cercher di dirvi sull'a-more umano e sul matrimonio non sono ci che la gente pensa, n tengono conto dell'opinione della maggioranza o dei partiti politici o dei giornali (quelli, appunto, di opinione). Abbiamo visto che una volta negata la realt oggettiva delle cose, ci che conta non pi la verit, ma ci che io penso, la mia opinione, o al massi-mo le opinioni della maggioranza. Basta pensare al peso che ha assunto il criterio di maggioranza agli occhi degli uomini di oggi; con esso decidono tutto, come se fosse criterio assoluto di verit su ogni cosa. Le ideologie hanno portato cos all'uso improprio, spesso scorretto e immorale, della democrazia: i valori, infatti, trascendono le opinioni e non si decidono per alzata di mano.

Ricordate quella famosa conversazione di Ges con i suoi apostoli? Domanda loro che cosa pensa di lui la gente, quali sono le opinioni degli uomini. Ma poi chiede: "Io, chi sono?" E a Pietro che gli risponde immediatamente e senza incertezze: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente" Ges soggiunge: "Beato te, Simon Pietro, perch non il sangue n la carne te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che nei cieli"; cio, questo che tu hai detto non la tua opinione ma la verit che ti stata rivelata dal Padre. Una prova che oggi si d pi credito alle opi-nioni che alla verit il tipo di domande che vengono fatte dagli intervistatori in certe telecronache o nei vari sondaggi televisivi: "Scusi, per lei chi il Papa?"; "Secondo te, chi Ges Cristo?", "Che cosa pensa lei del divorzio, della pillola?...". A parte che le risposte sono spesso completa-mente fuori argomento, quasi sempre rivelano un'e-strema povert di pensiero e una carenza di formazione e di catechesi impressionante, anche in perso-ne credenti e praticanti; l'accento sempre sul "secondo me", "a mio avviso", "dal mio punto di vi-sta", o "secondo il mio modesto parere" ecc. Non mai la ricerca della verit, ma sempre una raccolta di opinioni soggettive, molto spesso improvvisate sull'onda delle emozioni o delle impressioni pi superficiali, che poi, magari, vengono confrontate tra loro, come se dal confronto saltasse fuori la verit, confortata, naturalmente! dalle percentuali. Invano ti aspetti di sentire, ad esempio: "Il Papa il successore di Pietro, il Vicario di Ges Cristo, il Pastore supremo e visibile della Chiesa universale", conformemente alla sua reale identit.

14 - L uomo nel disegno di Dio Ecco dunque il tema del nostro incontro: l'a-more umano nel matrimonio e nella famiglia, ma non come inteso e spesso anche vissuto dagli uomini, ma come Dio lo ha pensato e voluto. Dio, creatore dell'universo, autore dell'uomo e della donna, del loro patto d'amore, e li ha uniti nella prima e originaria societ umana che la famiglia. Nella creazione, Dio si proposto un unico scopo: partecipare ad altre creature la sua stessa fe-licit, la sua stessa gloria. Dio amore, e l'amore per sua natura effusivo, partecipativo. Egli dunque ha creato per amore e ha chiamato l'uomo a partecipare al suo amore. Creare dare l'esistenza a una creatura ed perci l'atto d'amore pi grande. Se amare significa volere l'esistenza di una persona, essere felici che essa esista, nessuno ci ama pi di Dio e nessuna vocazione pi grande di quella di collaborare all'amore creativo di Dio. Nel disegno di Dio l'uomo chiamato ad essere collaboratore con Lui nella creazione, nel trasmettere la vita, nella redenzione e nella stessa glorificazione di tutte le cose: collaboratore di Dio nella creazione mediante il lavoro, che assurge cos a una dignit divina; collaboratore di Dio nella generazione alla vita mediante l'amore coniugale e la famiglia; ancora collaboratore di Dio nella redenzione mediante la sua partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa; infine, collaboratore di Dio nella glorificazione del creato orientando a Dio e alla sua gloria tutte le cose. 15 - La "trascendenza" dell'uomo nella bibbia Ora, affinch fosse capace d'amore e di collaborare all'amore, Dio ha creato l'uomo a "sua immagine e somiglianza". Questa espressione biblica appartiene a quel passo della Genesi dove sono rivelate le verit fondamentali sull'uomo, e "costituisce l'immutabile base di tutta l'antropologia cristiana". (MD n.6): "E Dio disse: facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza, perch regni sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, sulle bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra." Innanzitutto qui affermata la superiorit dell'uomo su tutti gli altri esseri creati; una superiorit non soltanto di dominio per cui egli prevale sopra gli altri animali e sopra tutte le creature materiali, ma una superiorit di "trascendenza". L'uomo, cio, appartiene alla natura e si colloca al vertice della perfezione naturale, ma nello stesso tempo la trascende, la supera, trovandosi in un altro ordine di realt, quella dello spirito.

La "trascendenza naturale" dell'uomo consiste nella sua dimensione spirituale. L'uomo rappresenta una discontinuit nell'ordine naturale delle cose create. Possiamo dire con un autore contemporaneo che l'uomo un "essere di frontiera, ha ali e radici", appartiene cio al mondo materiale e al mondo spirituale. Il pensiero moderno, pesantemente condizionato da ideologie marxiste e atee, ha perduto questa verit e considera l'uomo come un animale; un animale molto evoluto, anzi l'espressione pi alta dell'evoluzione naturale, ma sempre animale. La differenza con i suoi antenati o "colleghi" sarebbe solo quantitativa; riguarderebbe in particolare la quantit di materia celebrale che lo caratterizza e la corrispondente complessificazione strutturale del suo organismo. Anche i fatti psichici pi profondi non avrebbero alcun significato spirituale, sarebbero riducibili a meccanismi biologici determinati da leggi naturali.

16 - Il cantico delle creature L'attuale animalismo naturalistico che vuol rivendicare per l'animale e per l'uomo un "rapporto tra pari" (Panorama, 08.04.1987), cosicch "in un avvenire non troppo lontano si porr l'esigenza dell'uguaglianza giuridica tra l'uomo e l'animale" (l'Unit 22.03.1987), un sintomo di questa animalizzazione dell'uomo ormai dilagante non solo in ambienti scientifici (vedi certe correnti della Etologia), ma in movimenti culturali e politici di estrazione, inutile dirlo! ateo-marxista e laicista. Si arrivati a contestare violentemente gli stessi brani della Genesi che stiamo commentando fino a mettere sotto accusa il Cristianesimo e a preferire, invece, le religioni orientali di tipo panteistico che idolatrano la natura. Sappiamo bene che gli animali e tutti gli altri esseri viventi che sono nella natura sono creature di Dio, ed conforme alla nostra dignit e saggezza rispettarle e averne cura; anzi, l'uomo dovrebbe di-ventare voce di tutte le creature che proclamano la lode di Dio. Alcuni di voi ricordano certamente il Cantico delle Creature che la liturgia suggerisce come ringraziamento dopo la Messa: "Benedite mostri marini e quanto si muove nell'acqua il Signore, benedite uccelli tutti dell'aria il Signore. Benedite animali tutti selvaggi e domestici il Signore... benedite opere tutte del Signore il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli". (Dan. 3, 79-81). Cantico che stato ripreso con stupendo impeto poetico da San Francesco. Ma da questo a sostenere l'uguaglianza tra l'animale e l'uomo fino a negare la trascendenza dell'anima umana, ci corre l'insensatezza di un'intelligenza oscurata dall'idolatria, o da una ignoranza rozza e colpevole. facile immaginare le conseguenze che questo modo di pensare provoca sul comportamento sessuale dell'uomo. Esso viene privato di ogni dignit, non soggiace pi a nessuna legge morale, ma solo all'istinto disordinato ed egoistico di una natura umana ferita e corrotta dal peccato. Infatti, mentre gli animali obbediscono a leggi naturali che regolano il loro istinto (esiste una "stagione degli amori", tutto ordinato alla riproduzione della specie, senza dire che l'aborto negli animali assolutamente sconosciuto...) l'uomo, invece, ca-pace di abbandonarsi a tutte le sregolatezze e vergogne. 17 - Uomo e donna Affermare la trascendenza spirituale dell'uomo affermare la sua dignit di persona che appunto, "immagine e somiglianza di Dio". Anche la differenziazione dei sessi espressione e partecipa di questa dignit che tocca profondamente la persona: "Dio cre l'uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo cre, maschio e femmina li cre" (Gen. 1, 27). In questa semplice frase affermata la dignit, il valore e il significato profondo della sessualit. L'essere umano, proprio come uomo e donna, riflette l'im-magine di Dio; la femminilit e la virilit sono realt che, pur avendo il loro fondamento nella struttura corporea della persona, assurgono a una dimensione che si riflette nella realt stessa di Dio. Il primo aspetto da considerare la dignit della sessualit umana. Essa partecipa alla dignit della persona. Da questo punto di vista l'uomo e la donna condividono una piena uguaglianza ontologica: uguale natura, uguale destino, perci uguale dignit. Inoltre essa partecipa alla dignit del servizio specifico alla vita, servizio al quale ordinata la stessa complementariet dell'uomo e della donna. In questo senso l'uomo e la

donna riflettono l'immagine di Dio, non solo individualmente ma anche come coppia, nella loro unit corporea di "una sola carne". Perci ogni discriminazione che venga operata a motivo del sesso una violenza contro i diritti fondamentali della persona, un'ingiustizia che offende l'uomo e la donna nella loro dignit.

18 - Dignit della sessualit Ma il brano biblico citato, oltre a sancire la condanna di ogni discriminazione ingiusta fra uomo e donna, aiuta anche a riscoprire il senso positivo e gioioso della sessualit. Una visione pessimistica e negativa del sesso ha condizionato in varie epoche il pensiero filosofico e morale con conseguenze sul piano pedagogico; si tratta di una visione che affonda le sue radici non nel cristianesimo ma nelle correnti manichee e dualistiche della filosofia pagana e delle culture orientali. Esse vedevano la sorgente del male nella materia, e quindi nel corpo e in tutto ci che corporeo, con particolare riferimento al sesso che veniva spesso identificato con la femminilit. Il peso, quindi, delle conseguenze ricadeva soprattutto sulla donna. Ora, il corpo non affatto l'elemento negativo della natura umana ma, creato da Dio, con-principio con l'anima della nostra persona ed chiamato anch'esso alla gloria di Dio. La Chiesa, nel suo insegnamento, non mai stata vittima di tab riguardo al sesso, invece ha sempre difeso la dignit della sessualit umana da ogni forma di degradazione edonistica che tende a farne uno strumento di piacere fine a se stesso, da ogni abbrutimento vergognoso che ne fa merce di scambio, e da ogni triste volgarit che ne fa stupido esibizionismo; ha sempre insegnato il rispetto all'intimit della persona, che ha le sue radici nella sessualit e che va custodita e protetta con virt gioiose come il pudore, la castit, la delicata custodia del cuore. Del resto, non dimentichiamo che proprio la femminilit, un Corpo Verginale di donna, stato il luogo dove il Figlio di Dio si fatto carne, e la "virilit", un Corpo integro e verginale di uomo, immolato sulla croce, stato il luogo del nostro riscatto e della nostra pace.

19 - Il "dono" della femminilit Non possiamo soffermarci su questa teologia del corpo e della sessualit perch ci porterebbe molto lontano. Ci che in questo primo punto importante cogliere, alla luce delle parole della Genesi, un senso positivo della sessualit, che porta a rispettare, a difendere e ad amare la propria realt personale di uomo e di donna. Questo atteggiamento importante soprattutto per la donna che, a differenza dell'uomo, portata dalla sua natura a un rapporto pi intenso e problematico con la propria femminilit. Quando una donna rifiuta o semplicemente non accetta la propria femminilit con gioia, fino ad amarla e a sentirsi felice di essere donna, rischia di non ritrovare pi s stessa e tanto meno il suo ruolo e la sua identit. Smarrita questa, la donna finisce preda della nevrosi o si rifugia nel femminismo, cio in quella forma avvilita e indurita di essere donna che si sfoga nella rabbia e nella stupidit. Il femminismo il rifiuto della femminilit come valore, ed la rivendicazione della femminilit come violenza. Ma sappiamo che ogni violenza una forma camuffata di debolezza e di vigliaccheria. Se una donna non in pace con se stessa, non sar mai una "donna di criterio" e le conseguenze nella vita coniugale e familiare, saranno disastrose.

20 - Il "profetismo" della femminilit La "Mulieris dignitatem" il documento sulla dignit, sul ruolo e sulla bellezza della femminilit. Il Papa con una terminologia, sia pure analogica, dice cose bellissime della donna, come quando parla di un "profetismo" della femminilit. La donna, cio, rivelazione di Dio all'uomo. una rive-lazione triplice, perch lo rivela come dono, come vita, come amore.

Dio Dono: ed Eva il "dono" fatto da Dio ad Adamo; Dio Amore: la donna l'amore che toglie l'uomo dalla sua solitudine; Dio il Vivente, Fonte della vita: la donna depositaria e custode di questo mistero che essa vive in prima persona. Perci la donna , per natura, aperta alla fede e al rapporto intimo col soprannaturale (Dio); lo percepisce pi facilmente e lo trasmette come mistero. Ma se la donna aiuta l'uomo a percepire Dio, l'uomo, da parte sua, aiuta la donna a capire se stessa. Quando il testo della Genesi descrive la creazione della donna come aiuto dato all'uomo (la creazione di Eva dalla costola di Adamo addormentato non un espediente puramente poetico), aggiunge che Dio "condusse" Eva ad Adamo. Non dice "consegn", perch la donna un dono di Dio fatto all'uomo nel senso che Dio ha affidato l'essere umano alla donna. il significato profondo della maternit. Ecco perch la donna sente una profonda attrattiva verso l'uomo, attrattiva che il peccato ha rovinato trasformandola in schiavit; ma originariamente era la voce limpida e gioiosa della sua natura che le faceva vedere nell'uomo l'essere affidatole da Dio. Perci l'uomo aiuta la donna a ritrovare e a capire s stessa attraverso un duplice rapporto: come marito e come figlio. Quando una donna si sposa, il suo pensiero non termina allo sposo, va oltre, pensa a un figlio. La donna "conosce" l'uomo non soltanto quando diventa con lui "una sola carne", ma soprattutto quando lo genera nel suo grembo, quando lo sente germogliare dentro di s, lo sente crescere, farsi da lei, dalla sua carne e dal suo sangue. Ecco perch nell'aborto la donna non uccide soltanto l'es-sere umano che le stato affidato, ma uccide anche s stessa come donna.

21 - Il valore della sessualit Il secondo aspetto riguarda il valore della sessualit umana, cio il suo contenuto. Riprendiamo il testo della Genesi: "... maschio e femmina li cre. E Dio li benedisse e disse loro: siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela". (Gen. 1, 28). Il valore della sessualit umana sta nella sua naturale ed essenziale disposizione a servire la vi-ta. Infatti, tutta la sessualit, le strutture anatomiche che la caratterizzano, lo sviluppo fisiologico delle sue funzioni, le risorse psicologiche che la accompagnano, tutto concorre a questo servizio, cos che esso diventa l'aspetto primario ed essenziale della sessualit stessa. In questo servizio alla vita trova anche l'espressione pi immediata e naturale, si po-trebbe dire storica, la reciprocit dell'uomo e della donna, la loro complementariet fisica e psicologica. Inoltre tale servizio, essendo una collaborazione con l'opera creatrice di Dio, - il Dio della vita, il Vivente, assurge, come abbiamo sentito dalle pa-role della Genesi, alla dignit e al valore di missione, di compito che suppone un disegno di Dio e quindi una chiamata, una vocazione divina che fa degli sposi "ministri del disegno stabilito dal creatore". (Humanae Vitae). Quando un uomo e una donna vedono scaturire, sbocciare, dalla loro unione una creatura, avvertono quasi fisicamente che ci che avvenuto qualcosa di superiore alle forze umane, un evento pi grande di loro, un mistero nel quale essi sono stati semplicemente strumento. Guardando la loro creatura avvertono che l c' il "dito di Dio". Questo vi aiuta a capire la profonda immoralit della contraccezione, la sua intrinseca malizia. Nella contraccezione, infatti, l'uomo e la donna rifiutano di cooperare con Dio; lo escludono arbitrariamente e con violenza dal gesto che Egli ha voluto come rivelazione del suo amore e nel quale Egli si fa presente come potenza creatrice. La contraccezione l'affermazione del "super-uomo" che vuole controllare da padrone assoluto le sorgenti della vita. Col pretesto di "liberare" la sessualit, la contraccezione le usa violenza, perci la umilia e la degrada. A pagarne le conseguenze sar anche la verit e la sincerit dell'amore coniugale. Nella contraccezione, infatti, due coniugi non si sentono pi sposi ma complici. La vita umana non una vita puramente animale; la vita di una creatura fatta "a immagine e somiglianza di Dio", perci anche la collaborazione dell'uomo e della donna col Dio della vita riveste una peculiarit la cui natura e le cui leggi sono in relazione con l'amore che in Dio e che appartiene alla stessa vita intima di Dio.

22 - Origine divina del matrimonio Ma prima di addentrarci nell'approfondimento di queste riflessioni, ritorniamo alla Genesi in quel passo del secondo capitolo che narra, a mo' di descrizione, la creazione della donna dalla costola di Adamo: "Il Signore Dio plasm con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo. Allora l'uomo disse: 'Questa volta essa carne della mia carne e osso delle mie ossa. La si chiamer donna perch dall'uomo stata tolta'. Per questo l'uomo abbandoner suo padre e sua madre e si unir a sua moglie e i due saranno una sola carne". (Gen. 2, 22). Questo gesto compiuto da Dio, di "condurre Eva ad Adamo" mostrandogliela, non un inciso puramente letterario del racconto biblico, quasi che Dio volesse assistere alla reazione dell'uomo nel ve-dere "l'aiuto simile a s" che egli aveva cercato inva-no, ma esprime con chiarezza il disegno di Dio che stabilisce l'unit profonda tra l'uomo e la donna nell'amore coniugale. L'unit di cui si parla nel testo biblico e che Dio stesso ha costituito duplice: la prima riguarda l'amore, e indica l'unit indissolubile dell'uomo e della donna nel loro legame coniugale, la seconda riguarda la sessualit, cio l'unit inscindibile del valore e delle finalit stesse della sessualit: la finalit unitiva e la finalit procreativa. Alla prima si oppone il divorzio, alla seconda si oppone la contraccezione. "Perci, - continua il testo biblico - l'uomo lascer il padre e la madre e si unir alla sua sposa e i due saranno una sola carne". Ges stesso afferma che "fin da principio", cio nel disegno stesso di Dio, l'uomo e la donna so-no stati chiamati dal Creatore a una dedizione reciproca indissolubile nella trasmissione della vita umana, come collaboratori dell'amore di Dio, fonte e Signore della vita. Cosicch non pi in potere dell'uomo separare ci che Dio stesso ha costituito in unit. Questa la verit sull'amore coniugale, sul matrimonio e sulla famiglia, come Dio ce l'ha rivelata e come da sempre la Chiesa l'ha proclamata nel suo Magistero. Non c' dunque vera famiglia, corrispondente al disegno di Dio, se non fondata sul matrimonio; non c' vero matrimonio se non nel libero e indissolubile patto d'amore che unisce un uomo e una donna nel comune servizio alla vi-ta. Tutto questo non qualcosa di puramente arbitrario, imposto all'uomo esteriormente, ma corrisponde alla natura stessa dell'uomo e della donna che vedono realizzato in questo disegno di Dio il valore autentico della loro sessualit.

23 - Elementi costitutivi del matrimonio necessario, a questo punto, fermarci sugli elementi costitutivi del matrimonio emersi nel nostro discorso, perch intorno ad essi esiste oggi molta confusione. Essi sono: l'amore coniugale, e il patto coniugale. Parlare dell'amore coniugale potrebbe sembrare la cosa pi scontata ed inutile perch tutti pensiamo di sapere che cosa sia l'amore e pensiamo di esserne capaci. vero che l'amore una realt insita nella natura umana, ma anche vero che, per essere autentico, l'amore esige impegno e lotta. L'amore accompagna la vita umana in tutta la sua estensione, e ne esprime le ricchezze e la profondit. Pensiamo all'amore materno e paterno con tutte le espressioni di dedizione e di generosit che esso sa trovare. Pensiamo anche all'amore fraterno, dei fratelli verso i fratelli; all'amore filiale, dei figli verso i genitori; all'amore di amicizia, dell'amico verso l'amico; all'amore di benevolenza, la dedizione di una persona verso le necessit dei propri simili; e infine ecco l'amore coniugale, l'amore proprio dell'uomo e della donna nel loro legame nuziale. Quest'ultimo, normalmente preceduto e pre-parato dall'amore detto di fidanzamento, che un amore di amicizia, ma caratterizzato da una promessa di fedelt, e finalizzato alla reciproca conoscenza in vista delle responsabilit dell'amore coniugale. Ognuna di queste espressioni dell'amore ha una sua natura e delle leggi che le sono proprie; natura e leggi che vanno rispettate, pena la deformazione e anche la corruzione stessa dell'amore. Che direste se l'amore materno o paterno diventasse amore coniugale? Orribile! O se l'amore fraterno pretendesse di esprimersi come amore coniugale, e cos pretendesse l'amore di amicizia? Altrettanto orribile!; quelle forme di amore non sarebbero pi amore; potete chiamarlo come volete ma non amore. Ora, se in questi casi il disordine abbastanza evidente, non appare altrettanto chiaro quando si tratta dell'amore di fidanzamento o dell'amore extra coniugale, anche se legalizzato dalle leggi dello Stato. "Nell'amore di fidanzamento - si dice - gi presente l'amore coniugale; ora, se un ragazzo e una ragazza si vogliono bene

sinceramente, un bene vero, esclusivo, che male fanno a dimostrarselo anche con l'incontro fisico? Anzi, questa una prova della sincerit dell'amore e, in pi, un aiuto a conoscersi meglio".

24 - Amore "sincero" o amore "vero"? In questo, che agli occhi di molti sembra un ragionamento giusto e conseguente sono, invece, contenuti due grossi errori e un sottile inganno. Il primo errore di credere che l'amore coniugale sia il costitutivo essenziale del matrimonio, per cui basta volersi bene, - anzi questa la cosa veramente importante: volersi bene! - il resto viene da s; quando c' questo, tutto lecito, purch sia fatto con amore sincero. Nel "resto" pu esserci, al limite, anche la stessa celebrazione del matrimonio, celebrazione che viene cos ridotta a una formalit legale (salvo il Sacramento per i credenti). Invece, no! Proprio quella che viene considerata una formalit, la celebrazione del rito, contiene l'elemento essenziale e costitutivo del matrimonio. Ci che viene compiuto in quella celebrazione, si svolga essa davanti all'autorit civile per i non battezzati, o davanti ad un ministro della Chiesa per i battezzati, un vero patto, il "patto coniugale", che vincola a norma di giustizia, e si configura come un gesto ca-rico di socialit. L'amore certamente fondamento e presupposto del matrimonio - perci importante e, potremmo dire, necessario - ma non sufficiente perch ci sia matrimonio. Non sufficiente nemmeno perch i due siano considerati marito e moglie, non solo davanti alla legge ma anche nell'ordine naturale. In altre parole, non basta la "sincerit" dell'amore, occorre la "verit" dell'amore. Non sempre un amore sincero anche un amore vero, che rispetta cio la verit. Ricordate la nostra prima conversazione? Abbiamo visto come la causa di molti errori, e perci di molti mali, sta nel non rispettare la verit delle cose. Ebbene, due ragazzi che si concedono rapporti prematrimoniali non rispettano la verit delle cose, non rispettano la natura dell'amore coniugale. Ricordate quanto abbiamo detto sul valore della sessualit: essa rappresenta ci che di coniugabile c' nella persona, su cui la persona stessa ha un esclusivo diritto. Il suo esercizio coinvolge quindi diritti fondamentali, la cui natura non stabilita da noi o dallo Stato ma dall'Autore del matrimonio e delle finalit stesse della sessualit. La donazione reciproca di questi diritti inerenti alla persona d origine a un patto. Per cui l'amore coniugale esige per sua natura il patto coniugale; diversamente l'amore non autentico, manca delle caratteristiche che gli sono proprie, come la stabilit e la responsabilit; un amore abusivo, una violenza alla realt; perci un grave disordine davanti a Dio. Il secondo errore consiste nel considerare l'amore coniugale come fine a se stesso, indipendente dal servizio e dal significato che gli sono propri. Normalmente i rapporti prematrimoniali non sono aperti alla vita, e l'amore si ripiega su se stesso o, tutt'al pi, termina nel partner che diventa cos strumento o addirittura un complice. Allora non si ha pi un amore che si apre ad un altro amore, ma si ha un egoismo che si somma ad un altro egoismo. La forma estrema di questo egoismo si chiama libero amore. Non a caso il femminismo di sempre ha coniato l'espressione: Il matrimonio la tomba dell'amore. Infine, l'inganno che si nasconde in questa mentalit credere che i rapporti prematrimoniali facciano crescere l'amore e contribuiscano ad approfondire la conoscenza reciproca. Ma falso, una menzogna camuffata; non dimentichiamo che ogni rapporto coniugale un fatto unico, in un certo senso irrepetibile, anche per gli stessi sposi, come l'amore, che sempre nuovo anche dopo molti anni. Inoltre, abbiamo gi visto che esiste una differenza sostanziale tra un rapporto nel matrimonio e un rapporto prima del matrimonio. Nel primo caso, esso esprime il dono senza riserve e senza condizioni di una persona all'altra, con la consapevolezza di appartenersi reciprocamente in senso totale, esclusivo e duraturo; nel secondo caso, si tratta di una concessione reciproca chiusa in se stessa, un appagamento fisico-affettivo che abusivo e che ignora la stabilit e la completezza del dono. Perci entra nelle categorie dell'e-goismo, anche se camuffato, purtroppo, dalle sembianze dell'amore. Ora, l'egoismo il pi grosso ostacolo per comprendere una persona. Perci le esperienze, e ancor pi, le convivenze prematrimoniali, non contribuiscono affatto alla conoscenza reciproca e nem-meno possono essere garanzia di fedelt e di durata del matrimonio. Sono invece espressione di complicit, e la complicit rende sospettosi; e alla fine non ci si fida pi l'uno dell'altro con grave pericolo della riuscita stessa del matrimonio.

Che poi i rapporti prematrimoniali facciano crescere l'amore pu sembrare vero solo all'inizio, ma un fuoco di paglia che brucia subito e non pu appagare; e colei che tu hai posseduto per un momento non puoi chiamarla veramente "la mia donna" e viceversa "il mio uomo". La bigiotteria non potr mai sostituire i gioielli.

25 - Il patto coniugale: costitutivo del matrimonio L'altro elemento - che l'elemento costitutivo del matrimonio - il patto coniugale, cio la libera volont personale di un uomo e di una donna di cedere irrevocabilmente i diritti sul proprio corpo, o meglio, su ci che di coniugabile c' nella propria persona, alla donna o all'uomo che a sua volta cede i corrispettivi diritti con la stessa volontariet e libert personale, in vista di un responsabile servizio alla vita. Questo patto impegna la persona ed rivolto alla persona e dura finch dura la persona. Da questo, cio dalla natura del patto coniugale, come anche dalla natura dell'amore coniugale e, vedremo, dal diritto nativo dei figli, si comprende pi facilmente la necessit intrinseca della stabilit e della indissolubilit del vincolo matrimoniale. Inoltre, appare evidente che il patto coniugale non un fatto privato, come non un affare privato l'amore coniugale, perch coinvolge persone in una realt che fondamentale non solo per la singola persona ma per l'intera comunit umana: la procreazione. perci un fatto carico di socialit che non si restringe al solo interesse dei due sposi. Tutto questo negato dalla mentalit libertina che va sempre pi diffondendosi e che considera l'amore un affare puramente privato per cui giustifica, ad esempio, la libera convivenza e le libere relazioni sessuali. Al contrario, sposarsi non significa "mettersi insieme" o anche "andare a vivere in-sieme", esprime invece l'esaltante responsabilit di essere "due in una sola carne" tanto che, se nel matri-monio intervenisse qualche impedimento che rendesse nullo il patto, diventerebbe inesistente anche il vincolo coniugale, anche se i due fossero "legati" da immenso amore. Negato il valore essenziale del patto coniugale, anche la celebrazione del matrimonio viene ridotta a una formalit puramente legale, che serve solo a inscrivere la coppia e la sua convivenza nell'ordinamento civile, con diritti e doveri sanciti dal codice dello Stato. Ci significa affermare erroneamente che il matrimonio una realt che non appartiene alla natura stessa e non coinvolge la persona nella sua profondit, ma un fatto semplicemente esterno dovuto all'intervento di un'autorit, civile o anche religiosa. Infatti, molti pensano ancora che a sposarli sia il prete o il sindaco. Ci induce alla convinzione che, se a dare consistenza giuridica al matrimonio non un legame scritto nella natura stessa dell'uomo ma un intervento esterno dell'autorit, niente impedisce che domani quella stessa autorit dichiari sciolta quella convivenza coniugale. Cos come l'intervento dell'autorit potrebbe dare valore legale a convivenze che ripugnano alla natura stessa, come le convivenze omosessuali. Ed ci che sta accadendo in alcuni stati del Nord Europa. La mentalit libertina, detta anche permissiva, non altro che una visione pseudo-culturale del rifiuto della responsabilit; la paura della verit e quindi dell'impegno, il crollo del senso vocazionale della propria esistenza.

26 - L'amore "redento" Riaffermare queste verit non significa dimenticare la realt della condizione umana con le sue situazioni di miseria, di debolezza, di violenza. Sappiamo che la natura umana porta i segni e le conseguenze di una ferita antica quanto l'uomo, il peccato. Con esso l'uomo si messo contro il disegno di Dio e ha offuscato in s quell'immagine e so-miglianza divina che possedeva per creazione. Vedremo nel prossimo incontro le conseguenze di tut-to questo nel rapporto uomo-donna e come il Signore, che non subisce mai sconfitte, abbia offerto all'uomo, per mezzo di Cristo, il rimedio e la salvezza. Intanto, giusto prendere atto che l'amore umano non realizzabile senza lotta interiore e senza sacrificio; se vero che nel matrimonio l'a-more non l'elemento costitutivo, anche vero che solo l'amore

vissuto pienamente e gioiosamente fa del matrimonio l'immagine stupenda dell'Essere divino che Trinit, che Padre - Figlio - Spirito Santo in un ineffabile rapporto tripersonale, per cui San Giovanni ha potuto dire: Dio Amore! Non a caso gli sposi, durante il rito del matrimonio, si scambiano gli anelli, che sono il segno del loro "patto d'amore", chiamando a testimone la Santissima Trinit: "Ricevi questo anello, segno del mio amore e della mia fedelt. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo". Come vedete, l'Amore trinitario viene chiamato a testimoniare l'Alleanza d'amore tra l'uomo e la donna.

27 - I nemici dell amore: l abitudine Queste riflessioni possono aiutare gli sposi a capire che l'amore coniugale il dono pi prezioso del loro matrimonio e va perci difeso, custodito e alimentato ogni giorno. Infatti, il primo pericolo cui va incontro l'amore umano l'abitudine. La patina del tempo si deposita anche sulle cose pi preziose e, se non state attenti, anche l'amore pu perdere "attualit", pu diventare una cosa scontata, una specie di diploma che finisce nel cassetto. Quando due sposi non sentono pi il bisogno di dirsi: "Ti amo", quando pensano: "Gi tanto, si sa! ce lo siamo detto mille volte!"; quando ritengono che scambiarsi gesti di tenerezza e di affetto sono cose per sposini in luna di miele e che ormai " passato il tempo!", vuol dire che l'amore sta correndo grossi rischi. Vi siete sposati "per sempre", ma l'amore non di "una volta per sempre". Qui sulla terra viviamo nel tempo e perci non esiste "una volta per sempre" che proprio dell'eternit. La vita pulsa nei mille attimi di ogni giorno; e cos l'amore. L'abitudine pu portare a convivere sotto lo stesso tetto senza amarsi, ad avere anche rapporti fisici frequenti ma senza amore. L'abitudine una tomba. Mantenere nel tempo la freschezza dell'amore rinnovandolo ogni giorno nei mille gesti di attenzione, di affetto, di tenerezza, di gioia, di comprensione, di perdono, non solo un dovere ma un'esigenza dell'amore stesso. Quei mille gesti quotidiani, mentre sono manifestazioni d'amore, permettono anche - con eroismo silenzioso - di esercitare tante virt di cui l'amore si nutre. Quando si dice virt, s'intende un continuo superamento di se stessi in tutto ci che sa di egoismo, o di qualcosa di simile. Si capisce allora che l'amore richiede sacrificio e lotta: non pensare a me stesso ma chiedermi frequentemente come posso far felice la persona che amo; rinunciare a tante piccole comodit personali per rendere bella la vita a chi mi vive vicino; dimenticarmi dei miei problemi e delle mie difficolt per non pesare sulla persona che condivide la mia vita; tutto questo esige virt. Perci l'amore coniugale non si improvvisa ma si costruisce giorno per giorno. L'amore va cos maturando col maturare della vita e della persona; l'amore di entusiasmo dei primi tempi lascia il posto a un amore pi profondo perch si ama con l'anima, con un amore che va oltre le emozioni e gli stati d'animo e mette in moto le facolt e i sentimenti pi profondi; si ama con la volont e con l'intelligenza.

28 - I nemici dell amore: la disistima Si capisce cos l'altro elemento di cui l'amore ha bisogno: la stima profonda, assoluta, incondizionata della persona amata. Amare con l'intelligenza significa appunto sti-mare la persona che si ama. Quando viene meno la stima, l'amore gi in crisi e facilmente si rompe alla prima incomprensione. Allora basta un solo difetto per non vedere pi tutte le doti e le cose buone che la persona amata possiede. Perci la stima di cui l'amore ha bisogno non quella motivata dalle doti, dai pregi, dai meriti della persona.

Tutto questo ha importanza perch fonda le motivazioni umane della stima e dell'apprezzamento che facilitano l'amore coniugale e gli forniscono sicurezza e gratificazioni, ma non sono determinanti e nemmeno essenziali nell'amore cristiano. La "stima" nell'amore coniugale si ispira a quella che Dio ha verso l'uomo; Egli sa che col suo aiuto noi siamo capaci di pentimento, di conversione, di redenzione. Questa stima, che partecipazione alla stima di Dio, rende possibile l'amore coniugale anche nelle situazioni pi difficili, quando, ad esempio, l'amore non corrisposto, e rende possibile la fedelt anche davanti al tradimento, con un amore che diventa sacrificato, umile, lungamente paziente, magnanimo, capace di perdono, che conoscer la gioia e la festa del padre rimasto fedele al suo figlio prodigo e dello stesso Sposo-Jaw rimasto fedele al-l'alleanza d'amore col suo popolo che lo aveva tradito e abbandonato, e che infine entrer nella categoria di quell'amore pi grande che sa "dare la vita per la salvezza della persona amata" (Gv.15, 13). Direte che tutto questo utopia. Certo! Ma l'utopia del Vangelo, l'utopia di un amore cristiano che getta luce e orienta anche l'amore umano quando esso vero, nobile e autentico. Per questo vi dicevo prima, che la stima di cui ha bisogno l'amore coniugale deve essere profonda, assoluta, incondizionata. il monito dell'apostolo Paolo contenuto in una delle letture del rito nuziale: "Gareggiate nello stimarvi a vicenda.". Se voi fidanzati non siete disposti ad amarvi con i difetti e i limiti che ciascuno di voi porta, non arriverete a un amore coniugale vero; i difetti e i limiti che ora non vedete e, se li vedete, ancora non vi pesano, perch salteranno fuori quando vivrete insieme, diventeranno quella parte del "peso d'amo-re" che solo una stima incondizionata pu sostenere e rendere duraturo.

29 - I nemici dell amore: l amore possessivo Il terzo pericolo che pu correre l'amore coniugale quello di trasformarsi in amore possessivo, amore che non rispetta la libert dell'altro. L'amore dono e vede la persona amata come dono. Quando il dono si trasforma in possesso, si strumentalizza la persona e si apre la strada alla pretesa. L'amore non pu essere n preteso, n comandato. L'amore respira libert e ha le stesse dimensioni della libert; l dove essa pi profonda e pi ampia, maggiori sono le possibilit del dono, pi nobile e magnanimo diventa l'amore. Sullo sfondo di un amore coniugale possessivo proliferano le gelosie, le pretese, i sospetti, le incomprensioni pi pericolose; il matrimonio diventa una schiavit reciproca e la convivenza familiare un peso insopportabile. Conosciamo tutti la storiella della mezza mela che deve trovare per forza l'altra met. Non deve necessariamente esistere un "alter ego" che abbia le stesse inclinazioni, la stessa sensibilit, gli stessi gusti, quasi un doppione della mia personalit, perch il rapporto coniugale sia perfetto e duraturo. La diversit dei caratteri fa parte della natura stessa; nessuno uguale ad un altro, ed bene che sia cos perch ricchezza. Perci, ora da fidanzati, e ancor pi domani quando sarete sposi, non solo accetterete con pazienza, ma sarete felici di essere diversi, di avere gusti, opinioni, inclinazioni diverse, e vi amerete co-s con la vostra personalit, senza pretese e senza reciproci condizionamenti. Non siete due mezze persone che si uniscono per completarsi, ma due persone complete che si donano l'una all'altra mettendo insieme le proprie doti, capacit, e tutta la ricchezza della propria storia ed esperienza personale, in una stupenda impresa che anche gioiosa responsabilit: servire la vita. Le cosiddette "incompatibilit di carattere", le gelosie, le incomprensioni non nascono da differenze di personalit, ma da carenza di virt; mancano umilt, generosit, finezza d'animo, semplicit di cuore, dominio di s, spirito di servizio, allegria, ottimismo..., l'amore possessivo conosce solo il lin-guaggio della pretesa, invece l'amore vero si alimenta e si nutre di virt come quelle descritte da San Paolo nelle lettere ai Romani e ai Corinzi: "La Carit (l'amore) paziente, la carit benigna; non invidiosa la carit, non si vanta, non si gonfia, non

manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verit. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta." (1 Cor. 13, 4-7).

30 - Amore e piccole cose Applicate tutto questo alle mille circostanze della vita coniugale. Quando un coniuge tiene sempre in tasca la lista dei torti e delle ragioni per tirarla fuori e presentarla all'altro ad ogni occasione di contrasto e di incomprensione; quando vi rispondete l'un l'altro: "Sono fatto cos, questo il mio carattere, queste le mie abitudini..." per giustificare le vostre carenze, le vostre pigrizie, o il rifiuto di rettificare il vostro cattivo comportamento; quando un marito torna a ca-sa dopo una giornata pesante: il lavoro andato male, contrasti coi colleghi, attrito col capo ufficio o con la clientela... e non si sforza di lasciare tutto questo fuori della porta di casa e mostrare a sua moglie, anzich una faccia lunga e tirata, un sorriso aperto e vivo per la gioia di rivederla e di riabbracciare i suoi bambini; e similmente. Quando la moglie aspetta il marito e, anzich accoglierlo ordinata nella sua persona dicendogli con un sorriso o magari con un abbraccio affettuoso la gioia per il suo ritorno, gli scarica subito addosso il nervosismo accumulato nell'intera giornata, gli intona con la faccia scura e la voce irritata: "Guarda cosa hanno fatto oggi i bambini!; ecco che cosa ha combinato tuo figlio!..." e poi... la suocera, la vicina di casa e... gi tutto l'elenco delle cose storte della giornata; ebbene, costoro non hanno ancora imparato ad amare. S, perch non basta volersi bene, bisogna imparare a volersi bene. E la scuola dove si impara ad amare l'ha aperta Ges; solo Lui Maestro di questo amore, solo da Lui possiamo impararlo: "Imparate da me che sono mite e umile di cuore...", "Amate come io vi ho amato". Vi auguro e vi invito a iscrivervi a questa scuola e a frequentarla con profitto lungo tutta la vostra vita.

31 - Amore coniugale e amore sponsale Non posso terminare questa conversazione senza accennare all'altra dimensione dell'amore u-mano. L'amore coniugale, infatti, non esaurisce le possibilit e la profondit del rapporto uomo-don-na; esiste una dimensione "sponsale" della sessualit. Se il matrimonio si inscrive in ci che coniugabile della persona, la "sponsalit" va oltre e si rivolge a tutto ci che nell'uomo e nella donna "comunicabile" come dono. Quel "non bene che l'uomo sia solo" e quel "aiuto simile a lui" del testo biblico non si riferiscono esclusivamente al rapporto coniugale del matrimonio, ma si espandono a una ricchezza di significati dove la comunione interpersonale dell'uomo e della donna si realizza come dono di s nelle molteplici espressioni della chiamata ad esistere reciprocamente "l'uno per l'altro". In questa reciprocit di ci che "maschile" e di ci che "femminile" nella natura umana, trova il suo fondamento il significato sponsale della sessualit come dimensione della persona; significato sponsale che attinge la sua pi alta espressione nel servizio sacerdotale e nella verginit per il Regno dei Cieli. un tema che apre un capitolo stupendo sull'amore umano e per il quale necessario ben altro tempo e ben diverse circostanze.

IL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO

32 - "Ci hai fatti per te..."

Dobbiamo restituire a Dio la nostra intelligenza. Egli l'Alfa e l'Omega, il Principio e la Fine di tutto. Perci, per ragionare correttamente sulla realt delle cose, sul senso della vita e dell'esistenza umana, sul significato e sul valore del matrimonio, della famiglia e dell'amore, abbiamo fatto riferimento a Lui. un riferimento indispensabile perch la nostra intelligenza si muova nella verit e giunga a comprendere il senso, l'ordine e la finalit di tutto ci che esiste. Ma Dio anche Creatore. Perci il nostro riferimento a lui non pu essere soltanto intellettuale, una necessit logica per un sano esercizio della nostra intelligenza, anche esistenziale, tocca il nostro esistere. Siamo relativi a Dio in ci che abbiamo di pi profondo: l'essere. Senza riferimento a Dio nulla pi intelligibile veramente, e senza di lui tutto ripiomba nel nulla. Siamo creature, chiamate all'esistenza da un atto creativo di Dio, un atto completamente gratuito, frutto d'amore. Inoltre, Dio sapienza infinita. Non siamo esseri prodotti da un gioco cieco e casuale della natura, il risultato imprevisto e fortuito di forze irrazionali, senza un destino e senza una prospettiva: nella sua sapienza, Dio vuole attuare in noi e con noi un progetto di felicit e di gloria che supera il tempo e la storia e si compie nell'eternit. Sono verit che tutti conosciamo perch le abbiamo ricevute fin da piccoli nella formazione cristiana iniziale che ci stata data in famiglia, nel ca-techismo, nella preparazione ai sacramenti. Ma sono anche verit che il mondo, nella sua cultura e nella sua prassi attuali, ha abbandonato, ha volutamente rifiutato e spesso violentemente contestato e deriso. Ecco il perch del nostro proposito di prendere le distanze da una cultura dominante, che una cultura di menzogna, per ricuperare la nostra intelligenza alla verit di Dio e alla consapevolezza della nostra realt di creature fatte a sua immagine e somiglianza; ed ecco anche il proposito di ritornare a Dio con una fede pi viva, per appagare la sete e il desiderio di felicit che c' nel nostro cuore. "Ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore non trova pace finch non si riposa in te". (Sant'Agostino). Quando ci allontaniamo da Dio, facciamo violenza alla nostra natura perch siamo fatti per conoscere, amare, e servire Dio, qui sulla terra guidati dalla fede e un giorno in cielo nella luce della gloria.

33 - Peccato e salvezza Nella conversazione di questa sera compiamo un ulteriore approfondimento del disegno voluto da Dio in ordine alla nostra realt di creature, per quanto si riferisce all'amore umano e al matrimonio. Sappiamo che la creazione uscita perfetta dalle mani del creatore: "Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona" (Gen. 1, 31); ma purtroppo essa ha perduto il privilegio della sua condizione originaria a causa della ribellione dell'uomo che, tentato dal maligno, si eresse contro Dio volendo conseguire la sua felicit, il suo fine, al di fuori

di Dio. il "mistero del peccato", del male, che accompagna l'umanit lungo tutta la sua storia e che si rivela nella condizione di debolezza e di miseria in cui l'uomo giace, con l'assoluta impotenza di liberarsi e di salvarsi da solo. Le conseguenze si fecero sentire anche nel rapporto uomo-donna, nel loro amore coniugale. Ricordate il terzo capitolo della Genesi dove l'autore sacro descrive il turbamento che ha assalito Adamo ed Eva dopo il peccato? Fuggirono a nascondersi e cominciarono ad accusarsi l'un l'altro davanti a Dio. Fu il segno che l'unit dell'amore coniugale come immagine e somiglianza dell'Amore che in Dio era rotta; cio, il peccato ha rovinato l'immagine di Dio non solo nella persona intesa singolarmente ma anche nella coppia uomo-donna che Dio aveva configurato nell'unit di una sola carne. Tutto questo fa pensare a quella "durezza del cuore" di cui parla Ges e che aveva portato gli uomini, anche quelli del Popolo eletto, a non capire pi il disegno di Dio sull'amore e sul matrimonio. Ma Dio non abbandona l'opera delle sue mani e avendo manifestato la sua onnipotenza nella creazione, la manifesta ancora di pi nella misericordia e nel perdono. Dio creatore si fa redentore della sua creatura e riporta l'uomo a una perfezione ancora pi alta, a un rapporto con lui incomparabilmente pi sublime. Egli realizza per noi un piano stupendo e commovente che siamo soliti chiamare "mistero della salvezza"; una lunga storia di interventi divini che accompagnano l'umanit fin da principio, dal giorno della sua caduta, e culmina nella "pienezza dei tempi" con Ges, Redentore dell'uomo. Fin dal primo momento dopo il peccato, Dio si rivolge all'uomo e alla donna che si ritrovano nudi, coperti solo dalla loro vergogna, e promette loro la salvezza: "Io porr inimicizia fra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccer la testa e tu le insidierai il calcagno" (Gen. 5, 15). Ecco affermata esplicitamente la volont misericordiosa di Dio che vuole attuare la nostra salvezza.

34 - Cristo: redentore dell uomo Ma Dio non si limita a promettere la salvezza, vuole partecipi di questo progetto d'amore proprio quell'uomo e quella donna che furono protagonisti del peccato. Alla donna affida la missione materna, all'uomo la missione sacerdotale; l'una e l'altra si compiranno in Cristo e in Maria, Vergine e Madre. Infatti, come Eva stata colei alla quale Dio ha affidato l'uomo, cos Maria sar colei alla quale Dio affider il Redentore dell'uomo, e come Adamo rifiut a Dio il culto dell'obbedienza, cos l'Uomo-Cristo celebrer sulla croce il sacrificio dell'obbedienza. Cristo, Figlio di Dio fatto uomo: ecco il Redentore. Lui il centro e il culmine di tutta l'opera di Dio. "Egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volont, secondo quanto aveva prestabilito, per realizzarlo nella pienezza dei tempi: il disegno cio di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo e quelle della terra." (Ebr. 1, 9-10). Nella Incarnazione il Figlio di Dio assume la nostra umanit non solo per risanare e restaurare la natura umana ma per elevarla alle altezze della divinit. Se il peccato la "non-somiglianza" con Dio, l'Incarnazione la elevazione dell'uomo alla stessa filiazione divina del Verbo, per cui San Paolo scrive: "... quelli che Egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all'immagine del Figlio suo" (Rom. 8, 29) Dalla "non somiglianza del peccato", Cristo ci riporta a una pi perfetta somiglianza con Dio; infatti a tutti coloro che lo accolgono Egli d il potere di diventare figli di Dio mediante quella stessa filiazione divina che abita in Lui dall'eternit.

35 - Per Cristo, con Cristo, in Cristo Perci il problema fondamentale questo: lasciarci raggiungere da Cristo, innestarci in Lui; fare in modo che Cristo abiti nei nostri cuori, anzi che la sua stessa vita si riproduca in certo qual modo nella vita di ciascuno di noi. San Paolo scriveva ai Colossesi: "... in Lui avete parte alla pienezza della divinit, ... in Lui voi siete stati circoncisi mediante la spoliazione del vostro corpo di carne, ... con Lui siete stati sepolti nel Battesimo, in Lui anche siete stati risuscitati per la fede nella potenza di Dio, ... con Lui Dio ha dato vita anche a voi che eravate morti per i vostri

peccati... in Lui siete stati istruiti secondo la verit che in Ges, per la quale dovete deporre l'uomo vecchio con la condotta di prima, ... e rinnovarvi, rivestire l'uomo nuovo creato secondo Dio. Perci camminate nel Signore Ges... in Lui ben radicati e fondati... voi infatti siete morti e la vostra vita ormai nascosta con Cristo in Dio! (E) quando si manifester Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con Lui nella gloria". Come vedete, la vita cristiana precisamente la vita in Cristo, o meglio la vita di Cristo in noi. Ormai, un rapporto nuovo si instaurato tra Dio e l'umanit, rapporto realizzato da Cristo come unico mediatore tra gli uomini e Dio. Vi ripeto, il problema fondamentale questo: lasciarsi raggiungere da Cristo e lasciarsi trasformare in Lui.

36 - La Chiesa: "Sacramento" di salvezza Ma come possibile che Ges Redentore arrivi fino a me, dopo duemila anni, per comunicarmi la sua salvezza e trasformarmi in Lui? Ecco allora la Chiesa. "E Ges disse loro (agli apostoli): mi stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ci che io vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. " (Mt. 28, 18-20). Quest'ultima frase di Ges strettamente legata a quelle precedenti. Il suo significato esplicito in quel "... mi stato dato ogni potere... andate dunque a tutte le nazioni". In altre parole, la presenza nel mondo e nel tempo di cui Cristo intende qui parlare, non soltanto una presenza di ricordo storico trasmesso da testimonianze, come per altri personaggi del passato, ma una presenza "efficace", la presenza di un potere salvifico che egli ha trasferito agli apostoli e quindi ai suoi successori: il potere non solo di insegnare ma anche di battezzare, di rimettere i peccati, di rinnovare il suo Sacrificio sul-la croce, di continuare il suo sacerdozio eterno ("Fate questo in memoria di Me"). In tutti questi gesti presente il suo potere salvifico, cio presente lui stesso come redentore dell'uomo. La Chiesa ha chiamato questi interventi di salvezza di Cristo: Sa-cramenti. La Chiesa, dunque, fondata sugli apostoli, ha il compito di rendere presente efficacemente il mistero di Cristo a tutti gli uomini di tutti i tempi, fino al ritorno di Ges stesso nella sua seconda venuta; e lo fa mediante l'annuncio della Parola e l'amministrazione dei Sacramenti. Perci, quando io ricevo un sacramento, Cristo stesso che agisce nella mia anima, misteriosamente ma efficacemente, operando in me la salvezza che egli ha portato nel mondo. Capite allora come sia possibile che Ges - "che vivo, ieri, oggi e nei secoli" - mi raggiunga a duemila anni di distanza e capite anche che non possibile la vita cristiana, "vita di Cristo", senza sacramenti; o meglio, senza la fede che mi viene dalla parola di Cristo e senza la grazia che mi viene dai sacramenti da lui istituiti. La Chiesa appare, perci, essa stessa, segno e sacramento (strumento) di salvezza, luogo dove si realizza ci che si realizzato in Cristo: l'incontro tra Dio e l'uomo. La Chiesa Cristo che continua nel mondo.

37 - Grazia e vita soprannaturale I Sacramenti diventano cos "segni efficaci" e insieme rivelazione dell'amore del Padre che si apre all'umanit e la redime, amore che con la forza dello Spirito Santo ci trasforma in Cristo configurandoci a lui come figli, chiamati alla sua stessa gloria. di fondamentale importanza comprendere tutto questo per capire la vita sacramentale e parteciparvi con l'atteggiamento interiore giusto e fruttuoso. Il distacco tra la fede e i sacramenti, cos diffuso nella mentalit di tanta gente, distacco che ha portato a un calo vertiginoso della vita sacramentale in tanti cristiani che, d'altra parte, si dicono ancora fermamente credenti, ha la sua radice in questa confusione e in questa ignoranza, spesso colpevole. I Sacramenti vengono allora considerati semplicemente dei riti che stimolano il sentimento religioso o tutt'al pi mezzi per un miglioramento morale. L'errore o l'ignoranza grave, in tutto questo, riguarda la conoscenza e il concetto di "vita cristiana": essa viene chiamata anche "vita di grazia" o "vita soprannaturale". Gi queste espressioni sono sufficienti per farci capire che noi possediamo, o meglio, che siamo chiamati da Dio a ricevere due vite: la vita naturale, propria della nostra natura umana, e la vita soprannaturale, propria di Dio. Dio stesso ce ne fa dono: la prima attraverso l'amore dei nostri genitori, la seconda per mezzo di Cristo attraverso la Chiesa. La vita cristiana dunque, la

"vita di Dio in noi"; Cristo, che nella sua umanit l'ha posseduta con pienezza, ce la comunica come dono per renderci santi, ed chiamata perci grazia santificante. Sono due vite, ma non parallele e nemmeno sovrapposte. La vita divina si fa "una" con la nostra vita umana e si unisce cos intimamente alla nostra natura da "divinizzarla". Cos la nostra unica e identica persona chiamata a vivere una vita che insieme umana e divina. Come il ferro "infuocato" che senza perdere la sua identit talmente pervaso dal fuoco da esserne trasformato e acquistarne le caratteristiche e le propriet, cos la grazia divinizza la nostra anima, la rende partecipe della vita divina e perci si-mile a Cristo, configurandoci sempre pi a Lui. questo il miracolo che compiono in noi i Sacramenti. Vi rendete conto allora perch, su questa terra, per noi cristiani non c' alternativa: o viviamo vita divina, vita di figli di Dio, o viviamo vita animale. E comprendete anche perch non basta la fede ma occorre anche la grazia; non sufficiente credere in Dio, se poi non partecipiamo alla sua vita in Cristo mediante i sacramenti affidati alla sua Chiesa. I Santi dicevano che la "disgrazia" peggiore che possa capitarci appunto quella di perdere la grazia, e perci la nostra "comunione" con Dio. 38 - Il rito e la fede Tornando dunque ai Sacramenti, essi sono "segni" della fede e per la fede, e "operano" in noi la Salvezza. Chi riceve un sacramento manifesta e pro-fessa la sua fede in Cristo che gli comunica col segno sacramentale la grazia. Sono dunque "segni ef-ficaci" cio operanti e non soltanto riti esteriori che si rivolgono ai sensi e si risolvono nelle emozioni che sono capaci di suscitare in noi. Guardatevi dalla superficialit di tanti che si fermano all'esteriorit del rito e non sanno penetrare ci che in esso si compie. Il rito, anche nel suo svolgimento esteriore, ha importanza perch la finalit sua propria quella di parlare ai nostri sensi e di essere "significativo" del mistero che esso contiene. Il rito, nei sacramenti, analogo all'umanit santissima in Cristo. Il Figlio di Dio, invisibile nella sua natura divina, si fatto visibile nella nostra natura umana che diventata in Lui sacramento della nostra salvezza. E come l'u-manit di Cristo nella visibilit della sua vita terrena rivelazione dell'invisibile mistero di salvezza compiuto da Dio nel mondo, cos il rito sacramentale, nella visibilit dei segni sensibili, rivela l'azione salvifica compiuta da Cristo; ad essa si accede solo mediante la fede. Perci il rito, oltre a ci che proprio del Sacramento - la materia con cui si compie, le parole che vengono pronunciate e i gesti che le accompagnano - si allarga in una ritualit che rivolta a suscitare e a intensificare in noi la fede; a questo scopo ha fondamentale importanza la proclamazione della Parola di Dio. Il rito, dunque, va rispettato e curato nella sua dignit liturgica ma indispensabile che la nostra anima sappia penetrarlo con la fede per attingere alla ricchezza della grazia. Se penso a tanti "bei matrimoni", ricchi di emozioni e di commozione - i fiori, gli addobbi, l'organo o le chitarre o "la mistica atmosfera" di un'antica chiesetta... - ma tanto poveri di fede, mi chiedo che incidenza avranno nella vita e nella mentalit cristiana degli sposi. Fra tutti i sacramenti, il matrimonio, proprio per la forte componente emotiva del rito, quello pi esposto al pericolo della superficialit nella sua preparazione e nella sua celebrazione.

39 - Sacramenti e vita cristiana Ma perch sette Sacramenti per l'unica salvezza compiuta da Cristo? Per essere a Lui configurati, non basterebbe il Battesimo? Ebbene, Cristo ha assunto tutta la realt umana e l'ha santificata nella sua globalit, ma anche ha voluto santificare i momenti e le espressioni pi significative che la caratterizzano. Cos, ciascun sacramento ci assimila a Cristo nella completezza del suo Mistero - l'Incarnazione, la Passione, la Morte, la Resurrezione, il suo ministero profetico, regale e sacerdotale - ma anche realizza questo in modo diverso e sotto aspetti diversi. Cinque sacramenti sono finalizzati alla vita soprannaturale personale, e hanno lo scopo di fare di ogni uomo un "cristiano", un "altro Cristo"; gli altri due sono finalizzati a un "ministero", cio abilitano a un servizio. Il Battesimo, che il primo e fondamentale sacramento, ci rende simili a Cristo come Figlio di Dio; il sacramento della nascita cristiana. Il fonte battesimale paragonato al ventre materno, il grembo della Chiesa, dal quale escono alla vita divina i nuovi figli di Dio che partecipano alla stessa filiazione divina di Cristo.

Nel battesimo accade nella nostra anima qualcosa di grande, di meraviglioso. Si ripete ci che avvenuto sul Giordano quando Ges venne battezzato da Giovanni: "Si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di Lui. Ed ecco una voce dal Cielo che disse: "Questi il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto". (Mt. 3, 16-17). Al momento del nostro battesimo, senza rumore di parole ma con efficacia reale, il Padre celeste, guardandoci, dice: "Filius meus es Tu", tu sei mio Figlio: oggi, adesso, io ti ho generato; e similmente, senza forma visibile di colomba ma con forza divina, lo Spirito Santo si posa su di noi e ci consacra come tempio di Dio, come luogo della "sua compiacenza". E anche noi, come Ges, possiamo rivolgerci a Dio chiamandolo "Abb, Padre". Vi rendete conto, perci, quanto sbagliano, e quale responsabilit si assumono davanti a Dio, i genitori cristiani che rimandano il Battesimo dei loro figli. Come se fossero loro a decidere se un figlio deve o no diventare "figlio di Dio", e non appartenesse invece a Dio questa decisione; a Dio che Padre e chiama ogni creatura alla comunione con Lui. Ogni figlio appartiene a Dio, e Dio lo "affida" ai genitori chiamandoli a "collaborare" alla sua volont divina, al suo disegno d'amore. Dovremmo fermarci molto di pi sul Battesimo perch, vi dicevo, il Sacramento primo e fondamentale. Tutta la vita cristiana, infatti, lo sviluppo del Battesimo, e la santit non che la pienezza della vita battesimale. Anche la somiglianza con Cristo prodotta dagli altri sacramenti il perfezionamento della somiglianza con Cristo iniziata dal Battesimo. Cos la Cresima ci configura a Cristo come testimone della verit, come vincitore del Maligno e della sua menzogna, ... "Vi mander dal Padre lo Spirito di verit ... Egli mi render testimonianza; e anche voi mi renderete testimonianza". (Gv. 156, 26-27). La Confessione o Penitenza ci assimila a Cristo in quanto con la sua Morte di Croce Egli si offr al giudizio di Dio ed espi il peccato riconciliandoci con il Padre. Nell'Unzione dei malati il dolore, la malattia e la morte stessa che vengono assunte da Cristo e assimilate alla sua sofferenza e alla sua morte. Ma soprattutto nel sacramento dell'Eucaristia che la nostra somiglianza con Cristo viene portata alla sua perfezione pi alta. "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come io vivo per il Padre, cos colui che mangia di me vivr per me." (Gv. 6, 56). dunque il sacramento dell'amore unitivo, il sacramento della "Comunione con Cristo" nel suo mistero di Incarnazione, Morte e Risurrezione che si rende presente sull'altare nel segno sacrificale della Messa. Perci l'Eucaristia, come fonte e culmine della vita cristiana, il centro di tutti i Sacramenti e ad essa tutti sono ordinati. Non a caso i Sacramenti vengono normalmente celebrati dentro la liturgia eucaristica.

40 - I sacramenti per il "servizio" Questi cinque Sacramenti riguardano la vita soprannaturale personale; mediante la loro azione ciascuno di voi viene assimilato a Cristo nel suo mistero di salvezza e di amore, ma accanto a questi Egli ha istituito altri due Sacramenti che sono ordinati a un ministero, abilitano cio a un servizio, il servizio alla vita. Essi sono l'Ordine Sacro, che ci fa ministri della vita soprannaturale e il Matrimonio, che ci fa ministri della vita naturale. Ora, la vita non un'astrazione, un'entit autoctona; la vita sgorga sempre dall'amore e perci da Dio perch l'Amore Dio stesso. La vita naturale ci viene da Dio attraverso l'amore dei nostri genitori, la vita soprannaturale ci viene da Dio attraverso l'amore di Ges Cristo che ha dato se stesso per la sua Chiesa. Cristo l'unico Mediatore, solo Lui ha il potere di ricondurre a Dio tutte le cose; perci anche l'amore di due sposi se vuole essere davvero un servizio al Dio della vita, deve passare attraverso Cristo. Quando due coniugi gi configurati a Cristo per il Battesimo, rifiutano di celebrare il sacramento del Matrimonio, escludono Cristo dal loro amore umano, perci il loro patto coniugale non ha valore davanti a Dio, anzi, contiene la diabolica pretesa dell'autosufficienza, la pretesa di trasmettere la vita rifiutando il servizio al Dio della vita. Ma torniamo per un momento alla profonda corrispondenza tra il Matrimonio e il Sacerdozio. Sappiamo che il Padre ha costituito Cristo come "Sacramento della Vita Eterna". Dice Ges: "Come il Padre ha la vita in se stesso, cos ha concesso al Figlio di avere la vita in se stesso..." e dice di essere venuto perch abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza, anzi: "verr l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno"

(Gv. 5, 26-28). Ci significa che l'identit pi profonda di Cristo quella di Sacerdote Sommo ed Eterno. Egli, avendo rappacificato in S tutte le cose e avendo annullato col Sacrificio della Croce l'abisso che ci separava dal Padre, ha fatto scaturire le sorgenti della vita. Egli rivela questa sua identit sacerdotale nell'Incarnazione e la realizza pienamente nel Sacrificio del Calvario. Dal petto squarciato di Cristo-Sacerdote, sono sgorgati sangue ed acqua, simbolo dei sacramenti; di queste sorgenti della vita eterna il sacramento dell'Ordine Sacro, configurandoci a Cristo Sommo ed Eterno Sacerdote, ci costituisce ministri. Come i sacramenti del Battesimo e dell'Eucaristia, anche l'Ordine Sacro ha un'importanza fondamentale nella vita cristiana perch il Sacerdozio costitutivo della Chiesa, come costitutivo il Mistero di Cristo. Ma su questo argomento non possiamo fermarci di pi. Non dimenticate, tuttavia, la profonda corrispondenza che esiste tra il Sacerdozio ministeriale e il Sacramento del Matrimonio: ambedue concorrono, ciascuno in modo proprio, al servizio della vita che viene da Dio attraverso Cristo; l'uno, il Matrimonio, come figura dell'amore di Cristo per la sua Chiesa, l'altro, il Sacerdozio, come stupenda realt di un amore divino che ci fa rinascere come figli di Dio per l'eternit.

41 - "Questo mistero grande ..." Il Matrimonio, dunque, Sacramento dell'a-more sponsale; esso ci configura a Cristo come Sposo. La qualifica di Sposo, Ges stesso se l' attribuita quando vennero a interrogarlo i discepoli di Giovanni Battista, il quale, per parte sua, si era definito "l'amico dello Sposo"; viene riaffermata anche nelle parabole del banchetto nuziale e delle dieci vergini. Questa qualifica di Cristo come Sposo e la sua identit profonda di sommo ed eterno Sacerdote hanno lo stesso fondamento: l'Incarnazione e il Sacrificio supremo della Croce. Infatti, unendo a s intimamente la nostra natura umana, Ges ha celebrato le nozze con l'umanit; e nel sacrificio sulla croce Egli offre se stesso per la Sua Sposa, la Chiesa. Come dal fianco di Adamo addormentato, Dio ha plasmato Eva dandola come sposa al nostro progenitore, cos dal costato aperto di Cristo "addormentato" sulla croce, nata la Chiesa, Sposa "senza macchia e senza ruga, santa e immacolata." La sacramentalit del Matrimonio dunque inscritta nel rapporto che gli sposi cristiani contraggono con Cristo nella sua Incarnazione e nella sua Morte di Croce, che sono i momenti nuziali del suo amore verso l'umanit e verso ciascuno di noi. Il carattere nuziale appartiene alla pienezza dell'amore; nell'Antico Testamento Dio ha manifestato la nuzialit del suo amore nell'Alleanza col suo popolo; nel Nuovo Testamento Cristo ha realizzato la nuzialit dell'Amore Divino nell'Alleanza col nuovo Popolo di Dio, la Chiesa, alleanza che Egli ha siglato col suo sangue per sempre. Il Sacramento del Matrimonio, dunque, prefigurato nell'Alleanza dell'Antico Testamento, inserisce gli sposi cristiani nell'amore nuziale di Cristo per la sua Chiesa. Insisto su queste considerazioni perch rimanga sempre pi chiaro nella vostra mente quale realt sia il matrimonio cristiano, che cosa faccia il Sacramento del Matrimonio del vostro amore e del vostro patto nuziale e perch San Paolo lo chiami "mistero grande". Per cui non potete lasciarvi contaminare da una mentalit mondana che banalizza l'amore, lo avvilisce in manifestazioni degradanti, lo abbandona in bala dell'istinto o del capriccio, lo isterilisce nell'egoismo materialistico o consumistico, lo depaupera privandolo delle responsabilit e dei nobilissimi doveri che gli sono propri.

42 - La grazia sacramentale Comprendete anche che il sacramento del Matrimonio non "transitorio", non circoscritto al solo momento della celebrazione ma vi accompagna per tutta la vita. Come nel sacramento dell'Eucaristia la presenza sacramentale di Cristo continua nel-le specie consacrate anche dopo la celebrazione della S. Messa, cos nella vostra anima e nella vostra vita coniugale continua la presenza di Cristo-Sposo e del suo amore nuziale per la Chiesa. Ogni Sacramento produce o aumenta la grazia santificante, ma anche porta con s una grazia propria, la grazia sacramentale. Nel matrimonio essa consiste nella gran-de ricchezza di aiuti specifici e di grazie che Dio allega al sacramento perch possiate amarvi nobilmente e fedelmente per tutta la vita e possiate assolvere con efficacia i compiti e i doveri propri dei genitori cristiani. Su questa grazia dovete contare ogni giorno, ma

cercherete soprattutto di ri-cordarvene nei momenti in cui amarvi diventa difficile e quando la vostra generosit di genitori dovesse diventare eroica. Il sacramento del Matrimonio edifica sulla roccia della grazia di Cristo l'impresa pi grande e duratura che si possa compiere sulla terra: generare figli e crescerli nell'amore di Dio per la vita eterna. Tutto ci che investite in questa impresa: energie, tempo, salute, denaro, sacrifici... costituisce l'investimento pi redditizio che possiate fare. Un uomo, ogni creatura umana, qualcosa di eterno. Tutto sulla terra finisce: l'impero economico pi potente, la dinastia pi prestigiosa, l'opera d'arte pi splendida..., anche le tribolazioni finiscono, i sacrifici, le privazioni, ma una creatura umana resta per sempre; immortale! Se un giorno, in Cielo, ci fosse anche una sola persona in pi che loda Dio per sempre e contribuisce alla felicit di tutti i beati (perch in cielo la felicit di uno felicit di tutti), e questo lo si dovesse alla vostra generosit e al vostro sacrificio di genitori, avreste realizzato il dono pi prezioso e gratificante per voi stessi e per tutti. La grazia sacramentale del Matrimonio vi aiuter a dare al vostro amore e alla vostra vita coniugale questa prospettiva di eternit, la gioia profonda e duratura della fecondit, il sapore tutto divino di una generosit che vi fa partecipi della magnanimit di Dio. 43 - Materia - forma, - ministro Il sacramento del Matrimonio, con gli effetti di grazia che esso produce, dunque permanente e vi accompagna lungo tutta la vostra vita coniugale. Potremo meglio capire questo se pensiamo che il contenuto del sacramento lo stesso patto coniugale che produce il vincolo giuridico fra gli sposi. Patto e vincolo sono per loro natura indissolubili e perci anche il Sacramento assume un valore permanente, si inserisce intimamente nell'amore e nella vita coniugale. La "materia" del patto il diritto al-le intimit coniugali, diritto sul proprio corpo che gli sposi si cedono reciprocamente; esso diventa co-s "materia" anche del Sacramento. Perci, ogni volta che gli sposi cristiani s'incontrano nella intimit coniugale, in quel momento vivono il sacramento del Matrimonio che comunica loro la grazia, ma anche tutte le volte che abusano del loro incontro coniugale fanno violenza al sacra-mento e ne rendono vana la grazia. Inoltre, anche la formula rituale con cui gli sposi siglano il loro patto diventa "forma" del matrimonio. In essa, mentre esprimono la cessione re-ciproca, consapevole e volontaria, del diritto sul proprio corpo, gli sposi si comunicano, come strumenti di Cristo, anche la grazia. Infine, essendo loro, gli sposi, che pronunciano la formula del Sacramento e ne provvedono la materia, essi sono anche i "ministri" del Matrimonio. Quando l'uomo, rivolto alla donna dice: "Io prendo te coma mia sposa...", in quel momento egli non solo offre se stesso in dono alla donna, ma anche le amministra il Sacramento e le conferisce la grazia. Da quel momento egli diventa per lei non solo il "suo uomo", ma diventa anche la strada per andare a Dio e santificarsi. Similmente quando la donna si rivolge all'uomo e dice: "Io prendo te come mio sposo...", gli offre in dono se stessa, il sacramento e tutta la ricchezza di grazia che il Sacramento produce. Anche lei, da quel momento, diventa per lo sposo, non solo la "sua donna" ma anche la strada per andare a Dio e santificarsi. Nessun uomo e nessuna donna, per quanto grandi siano i beni e le ricchezze che possiedono su questa terra, potranno mai farsi un "regalo di nozze" cos grande e prezioso come quello che si scambiano gli sposi cristiani davanti all'altare. Nulla al mondo vale di pi di Cristo e della sua Grazia che gli sposi ricevono nel matrimonio.

44 - Le nozze di Cana Nel matrimonio cristiano, infatti, accade ci che accaduto a Cana di Galilea durante un banchetto nuziale al quale era stata invitata la Madonna con Ges e gli Apostoli. Ges oper allora il suo primo miracolo, un miracolo fuori tempo, quasi una primizia; non era ancora giunta la "sua ora". E non fu a caso che Ges trasform l'acqua in vino. Avrebbe potuto compiere un altro miracolo magari pi importante o pi spirituale. Invece ha fatto una cosa molto materiale che poteva sembrare anche superflua. E l'ha fatta su ri-chiesta di sua Madre, anticipando addirittura l'ora della sua manifestazione come Messia.

Non mi trattengo a commentare questo famoso episodio della vita del Signore dove il vino significa il nuovo Testamento inaugurato da Cristo, nonch il valore sopraeminente della Grazia rispetto alle Promesse, e viene altres indicata la missione materna di Maria e l'infallibile efficacia della sua Mediazione. Mi interessa soltanto farvi notare la presenza di Cristo ad uno sposalizio dove egli compie il suo primo miracolo; ed un miracolo che riguarda qualcosa di strettamente collegato con una festa nuziale. Il motivo primo di quel miracolo sembra quello di far risparmiare agli sposi una brutta figura togliendoli da una situazione incresciosa che avrebbe potuto rovinare tutta la festa. Ma troppo poco, se pensiamo che Cristo impiega la sua onnipotenza divina e anticipa i tempi di Dio. Dobbiamo pensare a un significato pi profondo che riguarda il rapporto di Cristo con la realt del Matrimonio. un significato che si ricollega all'Incarnazione: il Figlio di Dio eleva e santifica ogni realt umana creata da Dio. Alle nozze di Cana, con la sua presenza, trasforma il matrimonio in qualche cosa di divino, in strumento di Grazia. L'acqua pulita e vitale dell'amore umano trasformata da Cristo nel vino ge-neroso e fecondo dell'amore di Dio, l'Amore trinitario che trabocca dall'intimo della vita divina. Una realt naturale diventa quindi strumento, "segno efficace", di una realt soprannaturale. Ecco dunque cosa significa per due coniugi cristiani celebrare il sacramento del Matrimonio: mettere Cristo-Sposo, con la forza santificante del-la sua Redenzione, nel proprio amore sponsale per farlo diventare sorgente di grazia e cammino di santit.

45 - Matrimonio e santit Questo, del "matrimonio cristiano come cammino di santit" uno dei capitoli pi rivoluzionari nella storia dell'ascetica cristiana. Per secoli si pensato che il matrimonio fosse un ostacolo alla santit, o comunque, una strada difficile e impraticabile per chi voglia veramente servire Dio in santit di vita. Il Signore ha suscitato oggi nella Chiesa veri "profeti" della vocazione alla santit rivolta anche ai coniugi cristiani. Il Matrimonio una vocazione divina, che fa dell'amore coniugale e della famiglia il luogo dove si possono e si devono vivere, anche eroicamente, tutte le virt cristiane ispirate dall'amore di Dio e del prossimo. Uno di questi profeti che hanno anticipato le solenni affermazioni del Concilio Vaticano II scrive: "Il Matrimonio Cristiano non una semplice Istituzione sociale, n tanto meno un rimedio alle debolezze umane: un'autentica vocazione soprannaturale (...). Il Matrimonio istituito da Ges Cristo indissolubile: segno sacro che santifica, azione di Ges che pervade l'anima di coloro che si sposano e li invita a seguirlo, perch in lui tutta la vita matrimoniale si trasforma in un cammino divino sulla terra. Gli sposi sono chiamati a santificare il loro matrimonio e a santificare se stessi in questa unione." (Escriv: " Ges che passa" n. 23). Se ricordate, abbiamo cominciato questi nostri incontri di riflessione partendo dalla verit fondamentale di Dio-Creatore. Li concludiamo, ora, tornando a Dio dopo aver considerato il mistero stupendo dell'amore umano secondo il disegno di Dio e restaurato in Cristo. Torniamo a Dio con una conclusione che forse non avevamo prima pensato: tra cristiani, ci si sposa per essere santi. Dovete prendere questa espressione alla lettera, come vanno prese alla lettera le esigenze di santit contenute nel nostro battesimo. Se vero che il sacramento del Matrimonio lo sviluppo della grazia battesimale in ordine alla vita coniugale e familiare, allora la vocazione al matrimonio contiene e specifica la vocazione battesimale che la chiamata di Dio a vivere sulla terra vita divina, seguendo da vicino l'insegnamento e la vita di Cristo. In altre parole, il sacramento del Matrimonio mette nell'amore e nella vita coniugale tut-ta la ricchezza e la potenzialit soprannaturale del battesimo. Pensate allora alla grazia santificante che apre la vostra vita coniugale a un rapporto pi intimo e profondo con Dio, al senso vivo della filiazione divina, all'orazione e alla preghiera di contemplazione, alla gioiosa conformit con la volont di Dio; pensate alle virt teologali: la fede, la speranza, la carit, inserite nella vostra vita famigliare con tutto il valore soprannaturale che esse conferiscono alle cose grandi o piccole della vita quotidiana; pensate ai doni dello Spirito Santo che la Cresima ha perfezionato in voi, e

tutte le risorse di forza, di criterio e saggezza che essi possono offrirvi nei momenti difficili della vostra missione di coniugi e di genitori cristiani... Ecco altrettanti capitoli della spiritualit coniugale che deve segnare il cammino della santit degli sposi cristiani, con la stupenda testimonianza che ne deriva davanti al mondo e alla Chiesa.

46 - Matrimonio e apostolato Vorrei concludere con le parole di quel "profeta" della santit laicale che vi ho prima citato: "Da quarant'anni predico il significato vocazionale del matrimonio. Quante volte ho visto illuminarsi il volto di tanti, uomini e donne, che credendo inconciliabili nella loro vita la dedizione a Dio e un amore umano nobile e puro, mi sentivano dire che il matrimonio una strada divina sulla terra! Il matrimonio fatto perch quelli che lo contraggono vi si santifichino e santifichino gli altri per mezzo di esso; perci i coniugi hanno una grazia speciale, che viene conferita dal sacramento istituito da Ges Cristo. Chi chiamato allo stato matrimoniale trova in esso, con la grazia di Dio, tutti i mezzi per essere santo, per identificarsi ogni giorno di pi con Ges e per condurre verso il Signore le persone con cui vive. (...) Gli sposi cristiani devono avere la consapevolezza di essere chiamati a santificarsi santificando, cio ad essere apostoli; e che il loro primo apo-stolato si deve realizzare nella loro casa. Devono capire l'opera soprannaturale che insita nella creazione di una famiglia, nell'educazione dei figli, nell'irradiazione cristiana nella societ. Dalla consapevolezza della propria missione dipende gran parte dell'efficacia e del successo della loro vita: "la loro felicit". ("Colloqui con Mons. Escriv" n. 91). questa felicit, umana e divina, che io auguro a tutti voi.

LA FAMIGLIA EPIFANIA DELLA TRINIT

47 - La falsa autonomia dell'uomo

Abbiamo riflettuto, negli incontri precedenti, sul matrimonio come istituzione naturale in riferimento al disegno di Dio, e come mistero in riferimento a Cristo che ha elevato il patto d'amore degli sposi a sacramento, fonte di grazia per un cammino di santit e di servizio alla vita.

A questi discorsi abbiamo premesso una riflessione su Dio, perch impossibile fare un discorso serio ed esaustivo su queste realt della vita umana prescindendo da Dio che ne l'autore. L'amore umano e il matrimonio sono realt che ci precedono; precedono la volont degli sposi e precedono le leggi degli uomini. opportuno, anzi urgente, richiamare tutto questo in una congiuntura socio-culturale come l'attuale in cui la secolarizzazione ha portato gli uomini a rivendicare una autonomia assoluta da ogni valore trascendente, attribuendo a se stessi il diritto - la pretesa - di stabilire il bene e il male, di determinare il vero e il falso. la tentazione che da sempre, da quando l'uomo apparso sulla terra, insidia la sua intelligenza, da quando, come dice la Bibbia, volle cibarsi dell'"Albero della scienza del Bene e del Male". La conseguenza di questa pretesa un esasperato soggettivismo che cancella ogni verit riducendo tutto a opinione, per cui ognuno ha la sua verit e la sua morale. Del resto, abbandonato Dio, all'uomo non resta che se stesso: le sue opinioni e il suo "pensiero debole", i suoi Parlamenti e le sue ghigliottine, i diktat dei mass-media e gli imperativi della maggioranza, e infine la tirannide delle sue democrazie. Quando l'uomo rifiuta Dio, diventa ridicolo e assur-do, e finisce poi nella miseria intellettuale e morale come ha tragicamente dimostrato il secolo XX.mo. Ma in mezzo a tutte le sue pretese certezze, l'uomo conserva dentro di s l'implacabile domanda: "Cos', e dove sta la verit?". "Che cos' il bene?". La risposta non pu venire da una "tavola rotonda", da un confronto di opinioni o da un qualsiasi altro organismo democratico. L'unica risposta vera l'ha data Ges, Figlio di Dio e Redentore dell'uomo, che ha detto: "Io sono la Verit" e: "Io sono la luce del mondo; chi segue me non cammina nelle tenebre, ma avr la luce della vita", quel Ges che nelle Beatitudini ci ha indicato la strada della felicit. Ci non vuol dire che accogliere la verit di Cristo sia facile, e sia facile compiere il bene che egli ci ha indicato. Lui stesso ci ha avvertiti: stretta la via che conduce alla vita. Ma il Signore non si limitato a indicarci la verit e il bene lasciandoci poi alla merc delle nostre povere risorse umane. Proprio parlando del matrimonio che unisce l'uomo e la donna per tutta la vita in un vincolo indissolubile d'amore, impegno davanti al quale gli Apostoli stessi si sono spaventati, Ges affermava che ci che impossibile agli uomini non impossibile a Dio, perch "Tutto possibile a Dio". Si tratta dunque di far posto a Dio nella vostra vita coniugale. Non dimenticate che l'amore sponsale segno dell'Alleanza di Dio con l'uomo, alle-anza che Ges ha portato a compimento nell'Incarnazione, quando ha ricongiunto l'uomo con Dio, e nel sacrificio della croce, quando ha dato se stesso per la sua Chiesa. Perci, celebrando il sacramento del matrimonio, voi mettete Cristo-Sposo nel vostro amore umano. Ecco perch non c' vero matrimonio l dove non presente Cristo. Rifiutare il sacramento del matrimonio impedire a CristoSposo di entrare nella vostra vita coniugale e famigliare: quell'amore non porta il sigillo di Dio. Non quindi un amore che santifica, un amore che viene accompagnato dalle benedizioni di Dio. Sapete dunque dove sta la verit, avete la possibilit di discernere ci che bene e ci che giusto agli occhi di Dio, potete attingere con la preghiera e con i sacramenti all'amore di Cristo che cammina accanto a voi e non vi lascia mai: in una parola avete a disposizione tutte le condizioni per essere felici. L'amore la cosa pi preziosa, vale pi di ogni bene e merita ogni sacrificio. Non lasciate che ve lo rovinino; proteggetelo e difendetelo ad ogni costo. L'Amore, l'abbiamo gi detto, l'Essere stesso di Dio. E Dio fedele; non venite meno alla vostra alleanza con lui!

48 - Dio, autore della famiglia Ci che abbiamo detto dell'amore umano e del matrimonio, dobbiamo dirlo anche, e in certo senso a maggior ragione, di quella realt che nasce dal matrimonio e ha in esso il suo fondamento: la famiglia. Non potevamo concludere questi incontri senza soffermarci su alcune fondamentali riflessioni intorno a questa realt oggi cos maltrattata e brutalmente aggredita da tante parti. La prima constatazione la desumiamo dalla Bibbia: la famiglia icona della Santissima Trinit, una metafora della divinit, figura che manifesta la vita intima di Dio. Infatti Dio uno e unico, ma non solo. Se Dio fosse solo, fosse un essere monolitico come pensano i mussulmani, non sarebbe Amore. L'amore infatti, sancisce il rapporto fra persone. Ora, Dio amore proprio perch Padre, Figlio e Spirito Santo: famiglia.

Quando Dio cre l'essere umano, lo volle a sua immagine e somiglianza. "E Dio cre l'uomo a sua immagine. A immagine di Dio lo cre; maschio e femmina li cre". L'essere umano dunque immagine di Dio - porta la sua firma - non solo come singolo individuo, come persona, ma anche come coppia, come uomo-donna indissolubilmente uniti - "saranno due in una sola carne" - da un amore che partecipazione all'amore sponsale di Dio. La famiglia affonda perci le sue radici nell'essere stesso di Dio, Lui il suo autore, Lui il suo legislatore. Dio un autore geloso, perch quello che fa lo fa per il bene delle sue creature e per la loro felicit. Nessuno dunque pu mettere le mani sulla famiglia con la pretesa di alterarne la natura e le leggi: non gli sposi, non la societ, nemmeno la Chiesa e tanto meno lo Stato. Si comprende anzi perch la Chiesa proclami e difenda a gran voce a davanti a tutti la dignit e la sacralit del matrimonio e della famiglia: sono cose di Dio. Si capisce anche perch, avendo voltato le spalle a Dio e avendolo emarginato dalla vita, la so-ciet attuale, soprattutto la cultura occidentale, abbia profanato l'amore umano e rovinato la famiglia, riducendo il matrimonio a un affare privato, abban-donandolo alla merc di opinioni, costumi e leggi che non rispettano il disegno di Dio. 49 - La famiglia: realt inscritta nella natura umana Se, dunque, da una parte la famiglia specchio della Trinit santissima e ha nel disegno di Dio le sue radici, da parte dell'uomo essa si configura come una realt inscritta nella natura stessa dell'essere umano. Riguardo all'uomo, la famiglia una istituzione naturale, universale, non evolutiva. In altre parole, analizzando la natura dell'uomo in tutte le sue dimensioni, vediamo che la famiglia risponde a esigenze costitutive dell'essere umano in quanto essere aperto alla solidariet e alla comunione. Come individuo, infatti, l'uomo "persona", un assoluto unico e irrepetibile che rimanda a Dio, ma l'uo-mo anche creatura e come tale limitato, perci relativo a Dio quanto all'esistenza e relativo ad altre creature quanto alla vita. Da queste due relazioni, che definiscono gli aspetti pi profondi ed essenziali dell'uomo come creatura razionale, nasce la famiglia. Essa perci il luogo dove l'essere umano trova il suo "habitat" naturale. La stessa differenziazione sessuale non un fatto marginale nella natura umana. Essa rende possibile quella relazione uomo-donna che fondante della famiglia e configura tutti gli aspetti del-la vita famigliare. L'uomo da solo non d origine ad una famiglia e la donna da sola non d origine ad una famiglia. E nemmeno un uomo con un altro uomo, o una donna con un'altra donna danno origine ad una famiglia. Non rispettoso della verit e della natura delle cose confondere la famiglia con qualsiasi altro tipo di convivenza. La famiglia scaturisce dalla comunione di vita e dalla solidariet dell'amore tra un uomo e una donna che sono ordinati per loro natura al servizio della vita. Solo da una famiglia cos intesa l'essere umano viene al mondo e si realizza pienamente co-me persona. L'esistenza e la vita dell'uomo - la sua crescita e la sua formazione - trovano nella famiglia naturale il luogo proprio e specifico per attuarsi, e l'uomo e la donna realizzano l il loro servizio primario e fondamentale all'essere umano, e nello stesso tempo trovano l il modo di realizzare se stessi come uomo e donna. Allontanarsi da questo modello di famiglia corrispondente al disegno di Dio e alla struttura dell'essere umano non instaurare un "modo diverso" di fare famiglia, ma fare violenza alla natura, falsare la realt delle cose e stravolgere i significati dell'amore umano.

50 - Stabilit della famiglia Non dunque la stessa cosa essere marito e moglie o essere "compagni", o amanti o semplicemente conviventi. E tanto meno essere i "dongiovanni" del cosiddetto "libero amore". Cosiddetto perch non n libero n ancor meno amore. La famiglia esige un marito e una moglie; come dire che la famiglia si fonda sul matrimonio. Non semplicemente su un uomo e una donna, ma su un uomo-donna uniti da un patto d'amore che li lega indissolubilmente per tutta la vita. Questa esigenza, di avere come fondamento il matrimonio, nasce per la famiglia da una delle sue caratteristiche fondamentali: la stabilit.

L'uomo, soprattutto nelle fasi della sua nascita, del suo sviluppo fino alla maturit della sua persona, ha bisogno di un ambiente familiare stabile. Non si tratta di una stabilit puramente esteriore, ambientale, ma di una stabilit pi profonda che attinge al rapporto stesso interpersonale dei coniugi, cio a quel vincolo libero e irrevocabile con il quale gli sposi si sono fatti dono l'uno all'altro, si sono uniti intimamente donandosi tutto ci che di coniugabile esiste nella loro persona, fino ad essere non pi due ma uno. Questa unit degli sposi fondata sul vincolo coniugale, unit che nessuna volont pu rompere, la vera garanzia della stabilit della famiglia. Non si tratta dunque di una unit materiale, quella di chi vive insieme sotto lo stesso tetto, ma di una comunione di vita tra persone che si appartengono intimamente, comunione che crea un modo di pensare e d un tono ben preciso e caratteristico a tutto il comportamento degli sposi, al loro esprimersi e al loro muoversi in casa. Quando manca questa unit, anche se apparentemente non sembra, i figli, specialmente i figli piccoli che hanno come un sesto senso, lo avvertono, sia pure inconsciamente, e lo esprimono in una inquietudine che malessere, un malessere da insicurezza, dovuta al senso di instabilit che respirano dalla famiglia. La stabilit della famiglia non soltanto una esigenza che riguarda i figli, la loro crescita e la loro formazione, ma risponde anche a una condizione essenziale per la vita della coppia come tale. Anche gli sposi devono crescere e maturare come sposi. Non basta essere marito e moglie se poi non si realizza una sempre pi matura e profonda comunione di vita. La stabilit familiare, se da una parte conseguenza dell'unit del matrimonio, dall'altra condizione necessaria per la crescita umana e spirituale dei singoli sposi. Senza questa maturazione, il matrimonio rimane un atto puramente formale, i rapporti coniugali si riducono a un freddo scambio di prestazioni fisiche, che hanno perduto ogni calore e non hanno nulla a che vedere con l'amore.

51 - Le componenti dell'amore coniugale Se la stabilit della famiglia deriva dall'unit del matrimonio, quest'ultima esige la "solidariet dell'amore". Non possiamo qui tornare sul tema dell'amore coniugale di cui abbiamo trattato nel secondo incontro (numeri nn. 27-35), sar tuttavia utile un approfondimento per comprendere meglio e quindi vivere con pienezza quell'unit del legame sponsale che alla base della stabilit della famiglia. Abbiamo gi detto che l'amore coniugale, l'a-more degli sposi l'asse portante di tutti gli altri amori o espressioni dell'amore che si vivono in famiglia: l'amore paterno, materno, fraterno, figliale e la stessa amicizia fra i vari personaggi della famiglia. Quando viene meno l'unit dell'amore sponsa-le ne soffrono tutte le altre espressioni dell'amore. Ora, che cosa comporta veramente l'amore nel matrimonio? Qual la sua natura e le sue caratteristiche essenziali? Finora abbiamo parlato dell'amore come virt e come comportamento spirituale della persona; cio l'amore dal punto di vista morale, psicologico e ascetico. Dal punto di vista morale, l'amore negli sposi riguarda l'esercizio della sessualit secondo una norma che regola l'istinto, regola cio l'attrattiva fisica che legata all'aspetto concupiscibile dell'a-more. Dal punto di vista psicologico, l'amore coniugale riguarda l'aspetto sentimentale e sensitivo dell'amore che ha come movente e come oggetto le qualit della persona amata; l'amore tipico degli innamorati ed caratteristico del fidanzamento. Dal punto di vista ascetico, l'amore coniugale riguarda l'esercizio della virt della carit con tutte le virt che le fanno corona: la stima, la pazienza, l'allegria, la comprensione, il perdono ecc.; copre tutto lo spazio della vita spirituale e si apre alla sfe-ra soprannaturale dell'amore cristiano. Va da s che tutti questi aspetti devono essere presenti nell'amore coniugale. Se infatti mancasse la componente sessuale (l'attrattiva fisica), o la componente psicologica (l'attrattiva sentimentale e affettiva), o fosse carente la componente spirituale (l'attrattiva delle doti morali e delle virt), difficilmente l'amore coniugale reggerebbe, resterebbe comunque esposto a crisi ricorrenti e pericolose. Tuttavia, queste componenti dell'amore coniugale si fermano alle "circostanze", vale a dire a ci che sta attorno alla persona amata e che fonte di gratificazione per me; mi do a quella persona per ci che quella persona pu darmi. Questo inevitabile perch l'uomo non pu vivere senza amare e senza essere amato.

L'amore in noi, che siamo creature, ha due movimenti: il dare e l'avere, va e torna. In Dio, che la pienezza dell'essere, c' solo il dare: Dio, nei nostri confronti, tutto e solo dono. Perci il nostro amore a Dio , in realt, il suo stesso Amore che dimora in noi, e chiede di essere accolto per realizzare con noi un'intima e perfetta comunione.

52 - La componente "personale" nell'amore coniugale. Proprio il concetto di "comunione" ci permette di andare oltre le componenti dell'amore coniugale che abbiamo fin qui esaminato. Quelle componenti lasciano gli sposi ancora l'uno di fronte all'altro, con un legame tra loro che si limita all'attrazione reciproca; sono un "io" e un "tu" che si vogliono bene, ma non realizzano ancora il "non sono pi due ma una sola carne", anche se si scambiano rapporti fisici. Sono due amori - il "mio" e il "tuo" - che si attraggono, ma che non si sono ancora fusi in "unit". Si potrebbe dire che sono un amore coniugale, ma non sponsale. Il vero amore sponsale, ha scritto Giovanni Paolo II, "consiste nel dono della persona. La sua essenza il dono di s, del proprio "io". cosa diversa e nello stesso tempo qualcosa di pi dell'attrazione, della concupiscenza, e perfino della benevolenza. ( ) Donarsi pi che "voler bene" ( ) L'amore sponsale ha dunque un carattere che possiamo dire metafisico, attinge cio alla persona stessa, e realizza il reciproco donarsi di due persone in un unico dono che diventa intima comunione. Insomma, l'amore sponsale realizza il passaggio del-l'"io" e del "tu" al "noi". Il "noi" sempre un plurale; in esso cio non si annulla l'identit personale dell'io e del tu, e tuttavia in quell'unico "noi", l'io e il tu s'incontrano nella comunione di una sola carne.". Questi ragionamenti, che hanno l'apparenza di essere discorsi astratti, lontani dalla vita reale di ogni giorno, sono invece carichi di conseguenze pratiche. Occorre fare un po' di sforzo ed entrarci dentro con semplicit e convinzione per scoprirne tutta la ricchezza. 53 - La dinamica del "dono di s". Maturit dell'io Innanzitutto occorre comprendere con chiarezza che tutta la dinamica dell'amore sponsale sta nel dono di s, nella capacit degli sposi di farsi dono reciproco. Ho detto "capacit" di farsi dono: per donarsi intimamente l'uno all'altro bisogna essere capaci di farlo; una capacit che suppone una solida maturit umana. Purtroppo l'attrattiva dell'uomo verso la donna e della donna verso l'uomo pu ingannare, e quanto pi questa attrattiva intensa (a volte addirittura travolgente), tanto pi facilmente essa pu nascondere l'inganno, pu coprire l'interiore incapacit di donarsi. Il farsi dono come persona non si improvvisa, richiede una provata maturit personale. Occorre innanzitutto un sicuro dominio di s; non pu donarsi chi non si possiede. Il responsabile dominio di se stessi, del proprio io e delle proprie facolt, il segno pi sicuro di una vera maturit umana. Chi si lascia trascinare abitualmente, dico abitualmente, dalle proprie intemperanze di carattere, di sentimenti, di emozioni, di cattivo temperamento, difficilmente raggiunger la maturit umana necessaria per farsi dono; finir per costruirsi una egocentrica rete di egoismi che gli impedir non solo di capire l'altro, ma semplicemente di "vederlo", di pensarlo come un "tu" personale capace di farsi dono. Abbiamo detto che il "noi" non annulla l'identit personale dei singoli sposi, ne esige invece una profonda maturit umana e, se fosse possibile, una forte personalit. Questo deve spingere gli sposi al-la stima reciproca e al rispetto della libert di ciascuno. Quando un coniuge teme la libert dell'altro significa che non ha stima di se stesso, non sicuro del proprio amore e quindi non sa farsi dono per l'altro. Anche in questo caso finisce nella rete dell'egocentrismo, cio della paura e della preoccupazione del proprio io, con la conseguente incapacit di capire l'altro. questo infatti il secondo segno della vera maturit umana: la capacit di capire l'altro. Non si tratta soltanto di conoscere e capire, ripeto: "conoscere e capire" la singolarit dell'altro nella sua personalit, ma per il nostro discorso si tratta di un capirsi dell'uomo e della donna all'interno del loro amore coniugale. Comprendere la personalit di un altro pu risultare anche abbastanza facile. La donna soprattutto, dotata com' per natura di una psicologia molto concreta, quasi elementare ma sottile, capisce intuitivamente la personalit dell'uomo, ma con fatica riesce a capire se stessa e il modo di comportarsi dell'uomo all'interno dell'amore coniugale. Per questo la donna ha un forte bisogno di essere capita, soprattutto dall'uomo che ama, e sentirsi da lui intimamente accolta.

La donna vive il dono di s all'interno dell'amore coniugale come "abbandono" totale di se stessa all'uomo, e quando l'uomo non si rende conto di questo atteggiamento o, immaturo nel suo egoismo, non si apre a questo dono, causa nella donna un angoscioso senso di frustrazione; essa si sente rifiutata nel suo amore e svalutata nella sua femminilit. L'uomo da parte sua vive il dono di s nell'amore coniugale come "possesso". Dico possesso in senso positivo in quanto l'uomo accoglie la donna come parte di se stesso, come un tesoro che entra nel suo cuore e lo dilata togliendolo dalla solitudine e facendogli scoprire l'amore. per questo che la donna nel suo "abbandono" avverte l'impellente bisogno di sentirsi "posseduta" dall'uomo, perch in quel momento essa avverte di essere per lui un valore e una ricchezza. Quando manca questa reciproca conoscenza e questa reciproca comprensione, con la conseguente difficolt di farsi dono, "l'abbandono" da parte della donna diventa una sofferta rassegnazione unita ad un umiliante complesso di inferiorit, e nei casi peggiori un'arma di ricatto contro l'uomo; mentre da parte dell'uomo, il "possesso" diventa fredda strumentalizzazione, a volte ignobile, della femminilit della donna. Molti matrimoni sono falliti perch gli sposi si sono accontentati di "volersi bene", si sono lasciati condurre dalla attrattiva dell'amore che li ha spinti l'uno verso l'altro, anche intensamente, creando in loro la convinzione che quell'amore sarebbe stato eterno e infrangibile. In realt non era un "unico" amore, ma due amori, l'uno di fronte all'altro che si scambiavano reciprocamente. Finch i due amori non diventeranno un "unico" amore attraverso il dono di s in un'intima comunione di vita, non si realizza quell'unit del matrimonio che fondamento della stabilit della famiglia. Quando sarete sposati, vi accorgerete, col passare del tempo, che anche dopo tanti anni non vi conoscete ancora pienamente. Anno dopo anno andrete scoprendo nel coniuge aspetti nuovi della sua personalit che non conoscevate. Spesso sono limiti e difetti che subito non apparivano tali, ma che col passare del tempo rivelano tutto il loro peso e la loro gravit. Ora, anzich costituire un ostacolo o un motivo di pessimismo, la difficolt a capirsi diventa un'ulteriore provocazione a maturare come persone e come sposi.

54 - Unicit dell'amore coniugale Il dono di s possibile solo mediante l'amore. La persona, infatti, nell'ordine dell'essere, inalienabile e impartecipabile. Per sua natura - un assoluto - la persona non pu appartenere a nessun altro, solo a se stessa e a Dio. Non pu dunque alienarsi per farsi dono ad un'altra persona. sul piano della vita e non dell'essere che una persona relativa ad un'altra persona e pu farsi dono ad essa in una intima comunione di vita. appunto questo l'amore. Per cui Ges poteva dire: "Non c' amore pi grande di chi d la vita per la persona amata" (e si potrebbe dire anche alla persona amata). E San Paolo affermava: "Non sono pi io che vivo, ma Cristo che vive in me". La vita amore e perci pu farsi dono, un dono cos pieno e intimo che i due sposi non sono pi due vite parallele che camminano insieme, ma una intima comunione di vita che realizza l'unit dell'amore. Ricordate l'analogia su cui abbiamo riflettuto all'inizio tra la famiglia e la Trinit Beata: in Dio le Persone sono distinte, l'una non l'altra, e tuttavia circola in esse un'unica vita divina; le unisce un unico amore. L'uomo e la donna sono nella loro individualit persone distinte, ma attraverso l'unit dell'amore possono tendere a una piena comunione di vita. Questa unit dell'amore ci aiuta anche a capire la "unicit" dell'amore coniugale: nel matrimonio si uniscono un solo uomo e una sola donna. Il dono di s include tutto ci che di coniugabile possiede una persona. Il "saranno due in una sola carne" esclude la pluralit del vincolo coniugale. Unica la persona, unica la vita, unico l'amore coniugale. Questo non esclude che gli sposi vivano altre forme di amore e di dedizione in seno alla Chiesa e alla societ, impegnando i propri valori umani di uomo e di donna, ma queste forme hanno una natura diversa dall'amore coniugale e, semmai, possono fare riferimento ad una sponsalit trascendente. Pensiamo, per citare l'esempio a noi pi vicino, alla dedizione totale della propria vita e della propria femminilit verginale di Madre Teresa di Calcutta, come, del resto, la praticarono in passato San Vincenzo de Paoli e mille altri santi e sante che hanno vissuto il dono di s nelle forme pi diverse ed eroiche.

55 - Il dono di s nella reciprocit dell'amore Questa unicit dell'amore coniugale conseguenza anche della "reciprocit". Farsi dono potrebbe essere espresso in altro modo; si potrebbe dire che consiste nell'aprire il nostro io per ospitare dentro di noi la persona amata; fargli posto dentro il nostro cuore, nei nostri pensieri, nei nostri progetti, farla entrare con pienezza nella nostra vita. La stessa cosa, per, deve potersi dire della persona amata: essa deve aprire il suo "io" e far posto a "me"; devo anch'io poter entrare nella sua vita con pienezza, essere ospitato a pieno titolo nel suo cuore, nei suoi pensieri, nei programmi della sua vita. questa la reciprocit dell'amore che realizza quell'unit coniugale di un cuor solo e un'anima sola. Come segno visibile, possiamo pensare allo sposo che introduce la sposa nella propria casa, o alla stanza della sposa che diventa un tutt'uno con la stanza dello sposo. L'amore coniugale non pu essere unilaterale n pu limitarsi allo scambio di due amori. Se cos fosse, gli sposi finirebbero col dubitare l'uno dell'altro, e non potrebbero dirsi reciprocamente e con verit: "Tu sei il mio uomo" - "Tu sei la mia donna", non con significato possessivo, ma nel senso complementare e unico. Inoltre essi non sarebbero pi sicuri del loro amore che andrebbe pian piano spegnendosi o rimarrebbe pericolosamente superficiale, quando non prenderebbe direzioni di egoismo e di pura utilit reciproca. Allora gli sposi resterebbero uniti da esclusivo interesse soggettivo di tipo sessuale o di tipo affettivo. L'amore coniugale uno e unico solo nella re-ciprocit, e solo nella reciprocit acquista il carattere della certezza e della stabilit. Scrive Giovanni Paolo II: "Perch nasca il 'noi', il solo amore bilaterale non basta, perch in esso, malgrado tutto, ci sono due 'io', sia pur gi pienamente disposti a diventare un solo 'noi'. la reciprocit che, nell'amore, decide della nascita di questo 'noi'. Esso prova che l'amore maturato, diventato qualcosa tra le persone, ha creato una comunit ed cos che realizza pienamente la sua natura". La stabilit della famiglia poggia dunque sulla reciprocit di un amore coniugale uno e unico che sa farsi dono gratuito e totale in una comunione di vita sempre pi profonda, frutto di una maturit umana mai pienamente raggiunta, e tuttavia sempre umilmente cercata e conquistata sul campo delle varie circostanze della vita e nelle piccole situazioni di ogni giorno. 56 - L'amore "vero" L'amore non pu essere dato per scontato, e il dono di s non pu essere fatto "una volta per sempre", anche se si ha sempre l'intenzione di donarsi. Frasi come: "Fra noi tutto finito" - "Ormai non abbiamo pi nulla da dirci" - "Non sento pi niente per lui (o per lei)" - "Non ce la facciamo pi a sopportarci" , rivelano un grave errore di impostazione dei problemi o superficialit nella loro valutazione, superficialit che spesso va unita a povert morale e spirituale, quando non gretto egoismo. Sono comunque segno di una avvilente immaturit della persona. Non ci sono difficolt o sacrifici che siano pi importanti o valgano di pi dell'amore e della famiglia. Certo, vivere con una moglie depressa o eternamente insoddisfatta non un bel vivere, o convivere con un marito poco espansivo o prepotente o latitante all'ambiente familiare non una convivenza facile n gratificante. Ma l'amore e la famiglia valgono di pi e, salvo situazioni estreme per le quali pu essere consigliabile una temporanea o parziale separazione a scopo medicinale, l'a-more sa andare oltre le difficolt, sdrammatizza le situazioni, sa dare tempo alle cose, spinge a cambiare prima se stessi perch cambino gli altri, non vede solo gli ostacoli o gli aspetti negativi delle vicende, ma cerca di ricavare il bene da ogni circostanza; spesso una litigata dovuta a incomprensione o a divergenza di opinioni pu essere utile per chiarirsi meglio, per rinnovare l'amore e capirsi di pi in avvenire. Farsi dono reciprocamente vuol dire che ognuno pensa alla felicit dell'altro. una felicit che l'amore vero costruisce gior-no per giorno con tanti piccoli gesti che sono come piccoli fiori freschi e profumati, che vi offrite l'un l'altro. L'amore vero porta ciascuno di voi a dimenticarsi di se stesso, delle proprie comodit, dei propri gusti, dei propri criteri. L'amore vero ama la persona integralmente, anche con i suoi limiti e i suoi difetti.

E d'altra parte l'amore vero spinge a lottare e superare i propri difetti per rendersi amabile alla persona amata. Come gi abbiamo ricordato, l'amore vero non tiene in tasca l'elenco dei torti e delle ragioni, non umilia, non rinfaccia le manchevolezze e gli in-successi, non ricorda il male ricevuto, ma perdona di cuore mille volte. L'amore vero si fa sorriso nei momenti di stanchezza, si fa silenzio nei momenti di tensione e di insofferenza, si fa servizio gioioso quando il momento del sacrificio, si fa umile pazienza nelle piccole contrariet della vita. Ancora, l'amore sa addolcire con un sorriso o una carezza i momenti di tensione o di rimprovero, e sa dire tante cose con il linguaggio del cuore e con parole di silenzio. Il dono di s, quando vero e autentico, conosce l'allegria e la gioia, diffonde serenit e ottimismo. Due sposi che si amano hanno lo sguardo limpido, si guardano l'un l'altro senza timore e leggono nei loro occhi il segreto dell'anima che ormai non ha pi segreti. L'amore vero conosce anche la risata e l'amabile ironia perch sa prendersi in giro quando minacciato dall'inquietudine o dall'ira. L'amore coniugale diventerebbe tremendamente noioso se non conoscesse l'umorismo e non illuminasse la routine quotidiana con le invenzioni creative del buon umore. La strada del dono di s non finisce mai, perch la famiglia un'impresa che impegna per tutta la vita.

57 - La famiglia: un'impresa C' una frase popolare che pu aiutarci a capire quest'ultima affermazione e che ci dice quale spirito due fidanzati devono acquisire e poi dovranno coltivare per tutta la vita coniugale, di fronte al matrimonio. Di due che si sposano la gente dice che "mettono su famiglia" o "mettono su casa". Ci significa che costruire una famiglia come mettere mano a un'impresa. Cio, voi sposi, se volete muovervi con l'atteggiamento giusto quando pensate alla famiglia, dovete fomentare in voi uno "spirito imprenditoriale". Siete "imprenditori" di un'impresa che non ha eguali per importanza, dignit e valore, con nessun'altra impresa terrena. Potreste mettere su un impero economico, una istituzione gigantesca a livello mondiale o un monumento meraviglioso che possa sfidare i secoli, saranno sempre imprese che finiranno, diventeranno nel migliore dei casi ruderi per archeologi o turisti, ma ci che la famiglia pu dare non finir mai, ogni essere umano che sboccia in una famiglia e in essa cresce e matura qualcosa di eterno, va oltre il tempo e la vita terrena, si immerge nell'eternit perch ogni essere umano partecipazione all'Essere di Dio. Le energie e le risorse impiegate per crescere un figlio in una famiglia che sia secondo il disegno di Dio, sono l'investimento pi duraturo, pi redditizio e pi gratificante che si possa fare; per tutta l'eternit quel figlio sar per voi "gaudio e corona". Come ogni impresa, anche la famiglia non si improvvisa; richiede tempo, dedizione, sacrificio, ri-chiede soprattutto fiducia e volont di farcela, una volont che non si arrende, non si scoraggia, non ce-de alla fatica o alla stanchezza o all'insuccesso, che sempre apparente e provvisorio, perch il tempo e l'aiuto di Dio vi renderanno giustizia: s, l'aiuto di Dio, perch col sacramento del matrimonio Dio si impegnato con voi. Per costruire una famiglia, devono prima di tutto crederci gli sposi e crederci fino in fondo. Come per ogni impresa, il fallimento si ha quando non si mettono i mezzi e ci si lascia intimorire dal dubbio, dalla paura, dalla incertezza; quando cio viene a mancare agli sposi la convinzione di chi ci crede seriamente. Purtroppo, oggi, gli sposi che vogliono "mettere su famiglia" non possono contare molto sull'aiuto dello Stato e sulla considerazione da parte della cultura attuale. La mentalit dominante sfacciatamente secolarizzata e, in Italia, leggi inique penalizzano la famiglia, la minano nella sua natura e nella sua stabilit e ne svalorizzano i compiti e la missione. Vi dico questo non per scoraggiarvi ma semmai per stimolare la vostra volont e le vostre risorse interiori perch sappiate, se necessario, andare contro corrente, sfidare il nichilismo di una societ che ha smarrito e tradito i valori perenni dell'uomo, e perch vi convinciate che alla fine ci che vale veramente, ci che di Dio, risulter vincente.

Voi siete i protagonisti della famiglia e voi dovete difenderla, perch nessuno oggi ve la difender, tranne la Chiesa. lei, oggi, l'unica voce nel mondo che difende l'uomo nella sua dignit di persona e nella sua missione di "essere sociale", l'unica che promuove una societ umana che sia conforme al progetto di Dio, societ di cui la famiglia radice e cellula fondamentale. Non abbiate dunque paura di mettervi dalla parte di Dio e della Chiesa. 58 - I protagonisti della famiglia Certo, la famiglia un'impresa tutta particolare: in essa tutti sono "soci" e tutti sono protagonisti. Vale la pena che passiamo ora brevemente in rassegna i vari protagonisti della famiglia e il loro ruolo. Il primo protagonista colui che comunemente viene chiamato "Capo famiglia". Il Capo-famiglia insieme marito e padre. Queste due dimensioni, sebbene siano in se stesse ben definite come ruoli e come realt antropologiche, per il fatto di coesistere nella stessa persona possono presentare qualche difficolt a chi le deve gestire. Questo per imputabile non alla coabitazione dei due ruoli, ma a difficolt o immaturit psicologiche dell'uomo; in generale colui che sa essere un buon marito sa essere anche un buon padre, e chi sa ben gestire il ruolo di padre sa anche vivere positivamente il suo ruolo di marito. Tutto dipende dal suo equilibrio e dalla sua maturit umana. Il capo-famiglia deve saper armonizzare i due ruoli di marito e di padre secondo le circostanze e secondo l'et. Quando in una famiglia fa la sua apparizione un figlio, tutto cambia, l'equilibrio dei rapporti di coppia si sposta; si avverte subito che un figlio non un soprammobile o un oggetto in pi in famiglia. Un figlio una presenza determinante nella vita della coppia e nell'ambiente familiare ed importante che il capo famiglia si renda conto che questo equilibrio deve spostarsi senza entrare in crisi o subire tensioni pericolose. Innanzitutto l'uomo deve rispettare il rapporto madre-figlio, specialmente nella prima infanzia del bambino. Nei primi anni di vita il bambino ha un rapporto fisico con la madre, un rapporto tattile e olfattivo, sente l'odore della madre, il profumo e il velluto della sua pelle. Il rapporto col padre invece uditivo. Ci che del padre il bambino percepisce dapprima la voce, e solo a poco a poco scopre il suo volto. Certe intemperanze vocali del padre possono provocare un sussulto nel bambino e possono creare nella sua esperienza associazioni negative. Se il padre non capisce e non rispetta questo rapporto "madre-figlio" si espone inconsciamente a crisi di gelosia; dovrebbe invece capire che, nel suo immaginario materno, la donna vede in lui pi il padre del proprio figlio che non il marito. Col passare degli anni, il bambino vede nel padre la "norma", cio con termine pi crudo la "legge". A questo punto deve corrispondere nel pa-dre la scoperta dell'autorit o acquisire di essa una consapevolezza pi chiara. allora infatti che comincia il periodo pi delicato e importante del ruo-lo paterno. Da come viene gestita, da quel momento in avanti, l'autorit paterna, si pu valutare la maturit dell'uomo come padre di famiglia. Naturalmente ha la sua importanza, come vedremo, il comportamento della donna come madre e come sposa, ma non c' dubbio che il ruolo pi difficile quello del padre e il peso maggiore dell'autorit sulle spalle dell'uomo. Per due motivi soprattutto diventa pi difficile il ruolo paterno: primo, perch occorre possedere la non facile virt della prudenza per gestire opportunamente l'autorit e saper prendere le decisioni pi giuste nelle singole circostanze della vita dei figli; secondo, perch in questo periodo il padre pu trovarsi al centro di un fuoco incrociato, cio tra la contestazione dei figli e l'incomprensione o le critiche della moglie. Nel primo caso, quando fa difetto la prudenza, il padre diventa facile preda dell'ambiguit, oscilla tra autoritarismo e permissivit, e finisce miseramente travolto nelle proprie contraddizioni. L'alternativa a questo dilemma la fuga, sottrarsi alla propria autorit e rifugiarsi nell'assenteismo. La tentazione forte e purtroppo molto diffusa, anche perch trova come alleate la timidezza e la vigliaccheria. Nel secondo caso, quando prevale il timore per le critiche o le contestazioni, il padre tentato all'ammutinamento rifiutando ogni dialogo o all'irrigidimento usando forme di violenza verbale e di durezza comportamentale.

Ora, non possibile educare senza l'autorit, e il padre di famiglia deve affrontare la "fatica" dell'autorit per non venir meno non solo al suo ruolo e alla sua responsabilit, ma anche alla piena realizzazione di se stesso come persona, da cui discende la gioia di essere padre. 59 - La "fatica" dell'autorit Per affrontare positivamente e gioiosamente la fatica dell'autorit, possono servire alcuni suggerimenti da tenere presenti nel gestire il ruolo di padre. Innanzitutto l'uomo deve ricordarsi della sua adolescenza, di come ha vissuto lui i problemi di quell'et, e valutarli alla luce della sua maturit di adulto e di padre. Questo lo aiuter a capire il figlio adolescente, e a non disunirsi con reazioni sproporzionate o con ostinate discussioni che lo danneggerebbero nel suo prestigio di padre. Secondo, non impedire al figlio di dire le cose anche se questi usa un linguaggio impertinente salvo poi usare la severit necessaria per richiamar-lo al rispetto delle persone, e non stroncare mai le sue argomentazioni anche se superficiali e sciocche, favorendo invece tutto ci che pu facilitare il dialogo personale, dialogo che condizione essenziale per qualsiasi intervento educativo. Ancora, saper dire di no nelle cose che hanno importanza o in cose che rispondono a puri capricci. Perci i "no" non saranno molto frequenti e possibilmente saranno motivati, perch il padre, nel lessico familiare, non diventi il "signor no" e neanche il "signor ni" per l'incertezza o l'insicurezza del-le decisioni. I "no" paterni dovranno essere concertati con la moglie e da lei condivisi perch l'autorit non si presenti divisa in se stessa e perci fragile e inefficace dal punto di vista educativo. Nei loro "no" padre e madre condividono l'autorit e non devono temere le contestazioni. Sappiamo che l'adolescente vive un momento importante anche se scomodo e difficile della sua vita. Egli sta scoprendo il suo "io", la sua individualit personale, e soffre un imperioso bisogno di autonomia. Ora, il primo legame dal quale tende a rendersi indipendente il legame con le persone pi vicine, i genitori. Egli, per realizzare la coscienza di se stesso e la sua autonomia, spinto a prendere le distanze da loro, pur sentendosi ancora confuso e insicuro di s. Perci l'adolescente, mentre contesta l'autorit, ne sente contemporaneamente un assoluto bisogno, e guai se in quel momento l'autorit paterna fosse latitante. Il passaggio all'adolescenza segna il momento del vero taglio del cordone ombelicale. Il rapporto con la madre, che fino a quel momento era stato privilegiato dal figlio, entra in crisi, ed in questa crisi che la presenza del padre ha un'importanza decisiva. Ed anche in questo momento che il padre si gioca tutta la sua credibilit. A partire dall'adolescenza dei figli, l'autorit paterna sul piano di interventi decisionali va mano a mano diminuendo, e acquista invece sempre pi importanza la sua autorit morale. L'autorit morale il padre se la conquista con l'esemplarit della vita, con l'integrit della condotta e con la coerenza con i principi. Gli adolescenti sono giudici spietati, soprattutto del padre, e difficilmente accettano giustificazioni. questo il momento in cui, spesso, si assiste alla "Caduta degli dei". La figura mitica del padre forgiata nell'immaginario infantile rischia di andare a pezzi appena il figlio scopre una incoerenza o peggio una doppia vita nel padre. In quel momento l'autorit morale paterna pu dirsi tramontata. C' infine un modo molto gratificante e pedagogicamente vincente di esercitare l'autorit paterna: la gestione collegiale dell'autorit. Quando si devono prendere decisioni che riguardano tutta la famiglia - e sono tante - estremamente utile rendere partecipi della decisione tutti i membri della famiglia, anche i bambini. Si tratta di instaurare una specie di "Consiglio di famiglia" al quale, "democraticamente", tutti si sentono vincolati con l'obbligo di rispettarne le decisioni. un modo elegante per impedire al padre di cadere nell'autoritarismo con la conseguenza di sentirsi addosso da parte di tutti l'etichetta di padre-tiranno.

60 - I compiti educativi dell'autorit paterna Ci sono tre compiti educativi particolarmente importanti nei quali l'autorit paterna e, come vedremo, la presenza materna hanno un ruolo decisivo; essi sono: l'educazione sessuale (la pi delicata), l'educazione alla libert (la pi difficile), la trasmissione della Fede (la pi importante).

La famiglia il luogo dove si viene iniziati al mistero della vita, dove si scopre l'amore e dove si impara cosa vuol dire essere uomo e donna che si amano, si rispettano e si donano l'una all'altro. Non dovete aver paura di parlare apertamente, con naturalezza e con tempestivit dell'amore umano con i vostri figli, ed essi scopriranno cosa significa l'amore fra l'uomo e la donna da come sapete volervi bene voi. Nulla pi rassicurante per un bambino del vedere pap e mamma strettamente uniti che si scambiano gesti d'affetto. Da voi, poi, impareranno il pudore come sentinella dello spirito, come delicato custode dell'intimit della propria persona e come espressione del rispetto profondo dovuto alla propria e all'altrui dignit. La famiglia poi il luogo dove ci si educa alla libert. La conquista della libert la pi difficile e la pi scomoda. La "fatica" dell'autorit trova qui il terreno pi impegnativo, e costringe a partire da lontano. Innanzitutto il padre deve avere idee chiare e precise sulla libert per trasferirle efficacemente ai figli. La libert un fatto interiore, una prerogativa della nostra intelligenza e della nostra volont. Si liberi veramente se si nella verit e se si vuole ci che bene. La libert "condizionata" da due soli legami: la verit e il bene, legami che, lungi dal condizionare l'uomo, lo rendono veramente e pienamente libero. Non quindi l'istinto, la comodit, il capriccio, l'interesse egoistico, non la moda corrente, la mentalit dominante, il consenso degli amici, il comportamento massivo del gruppo, e nemmeno i luoghi comuni del "Tutti fanno cos", "Tutti la pensano cos", "Ormai convinzione comune di tutti " ecc., non in queste cose c' libert; c' semmai plagio, dipendenza, schiavit. La conquista della libert passa attraverso l'emancipazione interiore da tutte queste cose, emancipazione che porta ad essere se stessi con sincerit e fermezza, quando si leali verso la verit e responsabili verso il bene. Ecco appunto: lealt e responsabilit, sono i due atteggiamenti che un padre deve esigere se vuol aiutare i figli nella conquista della libert. E lui, il padre di famiglia, deve essere per primo libero di questa libert, se no la sua autorit paterna rischia il fallimento. Per educare alla libert bisogna essere liberi, e un figlio lo nota dal comportamento dei genitori e dagli stessi discorsi che sente fare in casa. Lealt e responsabilit. Un padre deve far capire al figlio che si fida di lui, anche quando sente che lo sta ingannando. Sar, in questo campo, molto esigente e prender, se necessario, le opportune decisioni, ma continuer a fidarsi di suo figlio. Inoltre, per educare alla libert occorre dare libert, anche se in proporzione alla responsabilit, cio alla capacit di rendere ragione delle proprie azioni e di assumersene il peso. La lealt gi un segno di responsabilit e perci di maturit. questo un binomio di fondamentale importanza non solo nell'esercizio dell'autorit paterna in vista dell'educazione dei figli, ma in ogni campo dei rapporti umani. In particolare, essenziale nel rapporto marito-moglie. Due sposi devono potersi guardare negli occhi senza timore, senza alcuna esitazione, perch non c' doppiezza nei loro sentimenti, e non c' nulla di nascosto nella loro vita dal momento che esiste tra loro pieno rispetto della libert di coscienza nella fedelt alla verit e all'amore.

61 - Trasmissione della fede La famiglia, infine, il luogo dove si trasmette la fede. La fede , con la vita, il dono pi prezioso che abbiamo ricevuto da Dio. Per questi doni i nostri genitori sono stati collaboratori con Dio: quanto al dono della vita naturale con il loro amore, quanto al dono della fede chiedendo per noi alla Chiesa il Battesimo. Nel Battesimo, infatti, insieme alla grazia che ci fa figli di Dio, riceviamo anche la fede, e i ge-nitori diventano della fede i primi testimoni e i primi educatori. Per educare bisogna insegnare, ed essere poi testimoni coerenti di ci che si insegna. Ora, per vivere la fede bisogna conoscerla anche nel suo contenuto dottrinale; da qui la necessit dell'insegnamento. Tale insegnamento prende il nome di catechesi, nome usato da sempre nella Chiesa fin dai tempi apostolici. Occorre oggi una catechesi che dia una conoscenza progressiva, chiara, completa e organica degli elementi fondamentali della nostra fede, tenendo conto dell'ambiente culturale secolarizzato in cui viviamo. Quanta "catechesi" secolarizzata da ideologie (materialismo, sociologismo, edonismo, evoluzionismo, scientismo ) viene distribuita silenziosamente e proditoriamente dai mass-media e perfino dai testi scolastici che diffondono concezioni distorte sull'uomo, sulla vita, sul mondo, sulla religione !

Il compito di testimoni e di educatori della fede compete indistintamente al padre e alla madre, ma con modalit e tempi diversi. Nel periodo dell'infanzia prevalente il ruolo della madre; lei che al bambino fa conoscere Ges, la Vergine, l'Angelo Custode; lei che insegna le prime preghiere e i primi gesti di devozione. Possiamo dire che la fede tutti noi l'abbiamo succhiata col latte materno. Nell'infanzia e nella fanciullezza la fede tutta "ricevuta", e di solito non presenta particolari problemi perch il bambino crede tranquillamente quello che dicono e in cui credono i genitori. In questo periodo ha una straordinaria importanza la preghiera in famiglia. Non basta infatti ricordare al bambino che deve dire le preghiere, egli ha bisogno di vedere il pap e la mamma che per conto loro si inginocchiano a pregare Le cose si complicano e il compito dei genitori diventa pi difficile nell'et dell'adolescenza: il momento in cui il figlio ha bisogno di passare da una fede "ricevuta" a una fede "voluta". In questo compito il ruolo principale passa al padre, anche se rimane sempre necessario l'esempio dei due genitori. Un figlio infatti si rende conto che la Messa domenicale importante pi di ogni altra cosa quando vede che il pap e la mamma , nonostante la stanchezza, la malavoglia, il brutto tempo e qualche leggera indisposizione o altri impedimenti, fanno di tutto per non mancare a questo "dovere". Chiamiamolo pure cos, senza paura: un dovere. Nei suoi comandamenti Dio ci chiede non solo di non mentire, di non rubare, di non fare male al prossimo, di non compiere cose oscene o usare linguaggi offensivi, ma ci chiede anche di santificare il "Suo" giorno, il "Giorno del Signore", recandoci ad ascoltarlo (la Parola di Dio) e a ringraziarlo attraverso Ges di tutto il bene che ci fa e che ci vuole. Troppo facilmente oggi la gente, e i ragazzi in particolare, pensano che la religione, la preghiera, la Messa, siano un optional per chi ha tempo, o voglia, o per chi se la sente, cos che la fede appartiene all'opinabile, e andare o no in Chiesa una cosa facoltativa, alla quale si pu impunemente sottrarsi. Perci il padre non deve temere di esigere dal figlio, anche nei primi anni dell'adolescenza, quando il figlio per prendere le distanze dai genitori li contesta perfino sul piano religioso, di santificare la festa come dovere di obbedienza non tanto ai genitori, ma a Dio, perch la buona educazione e il comportamento corretto esigono che uno risponda quando una persona lo chiama, e sappia ringraziare quando viene beneficato. Dopotutto, Dio non l'ultimo arrivato che incontriamo per strada e possiamo permetterci di ignorarlo o di non salutarlo. un'esigenza che il padre di famiglia deve condurre con fermezza ma in modo amabile e suasivo, senza ricatti e soprattutto dando motivazione. Naturalmente arrivato alle soglie della giovinezza il figlio deve essere lasciato totalmente libero, restando chiaro per che se egli non frequenta la chiesa perch non "vuole", e non per altri motivi. sempre un problema di sincerit, cio di lealt e responsabilit con se stessi e con la propria coscienza. Semmai ci che i genitori devono evitare di rendere sgradevole, se non odiosa, la fede con com-portamenti goffi e bigotti al limite della stranezza, come anche di pesare sui figli con insistenti e ripetute raccomandazioni moralistiche. La fede qualcosa di solare, gioioso e promozionale dei valori belli e nobili della vita. Un cristianesimo inibitorio, ripiegato su se stesso, e che conosce solo la fatica e la rinuncia, o addirittura intriso di tristezza e melanconia non per niente vendibile, e oltretutto non risponde a verit, un cristianesimo noioso e falso. Il Vangelo un "lieto annuncio", e Ges venuto a portare la gioia, la gioia di essere salvati e di diventare figli di Dio. La lotta interiore, forte ed esigente che il Signore ci chiede, il sacrificio generoso per seguire con fedelt Ges Cristo, esigono un atteggiamento sportivo, e quando, con l'aiuto di Dio, coronato da vittoria - penso alle tante piccole vittorie nelle circostanze ordinarie del-la vita quotidiana - libera la nostra anima da egoismi, pigrizie, malumori, intenzioni o sentimenti poco limpidi, e apre il cuore a una vita nobile e pulita, fatta per la gioia e per l'amore.

62 - Famiglia e lavoro Per concludere le riflessioni sul ruolo del padre nella famiglia indispensabile un accenno al rapporto del capo famiglia con il proprio lavoro. un rapporto che tende ad essere gestito dall'uomo in modo esclusivo e solitario, al di fuori cio dei rapporti familiari. In tempi non molto lontani, nella societ a regime artigianale in cui la famiglia partecipava al lavoro del padre e i figli imparavano da lui il mestiere che spesso continuavano poi loro stessi, oggi nella nostra societ

industrializzata e super-orga-nizzata i famigliari non sono presenti al lavoro paterno che diventa una sorta di mistero, di oggetto sconosciuto che interessa solo al padre. Di conseguenza l'uomo portato a vivere molto fuori casa, in un ambiente diverso e lontano dall'ambiente familiare che spesso viene tenuto vo-lutamente fuori dal lavoro paterno. Ci nonostante la vita professionale del capo famiglia ha una risonanza inevitabile nell'ambiente familiare. I successi e gli insuccessi professionali si percuotono in maniera a volte pesante nel comportamento dell'uomo all'interno della famiglia. perci molto importante che l'uomo viva un rapporto sereno e, per quanto possibile, positivo col proprio lavoro, e comunque non deve portare le tensioni e i problemi di lavoro all'interno della vita familiare. un problema delicato e a volte difficile che l'uomo deve affrontare misurandosi con la propria maturit e con la propria fede in Dio. Semmai ne parler con la moglie; la donna, oltre a una innata fiducia nella vita, ha talvolta intuizioni illuminanti che sfuggono alla razionalit maschile. Altro aspetto che l'impegno professionale pu presentare dato dal pericolo di un eccessivo attaccamento o un'eccessiva preoccupazione del padre di famiglia per il proprio lavoro, che viene privilegiato rispetto alla vita familiare. Quando la sete di guadagno o l'ambizione professionale il movente di questo disordine, allora il lavoro diventa un serio pericolo per l'unit della famiglia, per la sua stabilit e per la crescita ordinata dei figli. Quando un padre di famiglia riserva ai figli i ritagli di tempo nei quali indossa la divisa del garante dell'ordine che impone la pace tra i componenti della famiglia, oppure si ricorda della moglie solo per il suo appagamento fisico, questo padre sta pagando i suoi successi e le sue ansie professionali ad un prezzo troppo alto che pu diventare fallimentare sul conto di valori ben pi importanti e preziosi. Il lavoro, anche il pi redditizio o il pi gratificante, non vale pi della famiglia. Un uomo sposato prima di tutto marito, poi padre, e poi professionista. Certo, in una societ competitiva, governata dalla legge del profitto, dove conta la produttivit, il mercato e la concorrenza, il lavoro pu subire la tirannia di criteri estranei alla volont del professionista, ma proprio per questo necessario che l'uomo difenda il pi possibile la sua libert per i ruoli familiari, e curi la qualit del tempo dedicato alla famiglia. Se poi all'attivit professionale si aggiungono impegni sociali, culturali, o religiosi, la vita del padre di famiglia dovr inventarsi ritmi e percorsi che esigeranno generosit e sacrificio, ma anche faranno emergere le sue doti di fantasia e di spirito sportivo. necessario comunque che il marito trovi la comprensione della moglie che egli cercher di rendere partecipe della sua attivit e delle sue vicende, soprattutto di quelle belle e positive, cos come la moglie deve poter contare sulla comprensione del marito nelle sue attivit e nei suoi impegni familiari. Quando un marito non si sforza di capire la moglie nelle sue preoccupazioni per i figli e per la casa, e la moglie non cerca di capire il marito nei suoi impegni di lavoro, il rapporto dei due rimane sfasato e corre un serio pericolo, e comunque quegli sposi hanno ancora molti passi da compiere sulla strada del vero amore. Gli sposi possono compiere un passo decisivo verso questo traguardo se capiranno che il loro lavoro non semplicemente un mezzo per mantenere la famiglia o per procurarsi i mezzi e le comodit della vita, ma , insieme al loro amore, la materia prima per la loro santificazione, il luogo dove incontrare Dio e servirlo con gioia e con spirito di figli, cercando il bene di tutte le anime.

63 - Il ruolo della donna Altro protagonista della famiglia, protagonista fondamentale e non secondo per importanza, la donna, colei che normalmente viene chiamata "madre di famiglia", termine che esprime la generale convinzione che "chi fa la famiglia" la donna. Anche lei chiamata a gestire il doppio ruolo di sposa e di madre, due ruoli che non sempre coesistono serenamente e spesso mettono chi li gestisce in una condizione conflittuale. la donna stessa che, come sposa-madre, si sente in mezzo tra i figli e il marito, e non sempre riesce ad armonizzare i due piatti della bilancia. Il motivo scritto nella natura: la donna sente il figlio come parte di se stessa, qualcosa che la riempie e la gratifica esistenzialmente, mentre non cos del marito. La riprova l'abbiamo, ad esempio, nel diver-so comportamento che essa ha nei confronti dei figli e del marito: una donna disposta a perdonare qualsiasi cosa a un figlio, mentre portata a non perdonare nulla al marito. Nel suo pensiero, un figlio sempre un figlio, e va capito, protetto e ricuperato a qualsiasi prezzo, per cui le offese che riceve da un

figlio non le sente come offese o per lo meno non bruciano, mentre il marito un uomo fat-to, magari grande e grosso, comunque con la testa sulle spalle e responsabile, e perci non scusabile; le offese del marito sono offese, e bruciano perch umiliano. Il diverso comportamento, abbiamo detto, comprensibile, va capito e in parte giustificato; ci che non deve accadere che venga esasperato fino a rovinare l'armonia familiare o a compromettere la serenit interiore della donna che rischia cos di vivere in permanente conflitto con se stessa. Per evitare questo pericolo, la donna deve realizzare una grande chiarezza interiore, deve capire che la maternit e la nuzialit sono due realt completamente diverse e si appoggiano su sentimenti e comportamenti che sono propri. I rapporti col marito e gli eventuali problemi che ne derivano vanno risolti sul piano dell'amore coniugale, quello vero e profondo che abbiamo gi descritto nei numeri precedenti, mentre il rapporto con i figli va risolto sul piano della responsabilit: un figlio un essere umano che le viene affidato per farne un uomo libero e responsabile. I due ruoli non vanno confusi, soprattutto sul piano dei sentimenti, ma devono restare distinti per poter collaborare efficacemente tra loro. I conflitti interiori della donna nascono non soltanto da difficolt all'interno della famiglia, nel rapporto con i figli o col marito, ma anche dalla sua posizione sociale. La donna vive tra la famiglia e la societ. Purtroppo l'ideologia marxista, che ha contagiato non solo i paesi socialisti ma ormai tutti i paesi a qualsiasi regime, ha tolto alla famiglia ogni rilevanza sociale che stata invece attribuita tutta al lavoro. sintomatico che nelle Carte Costituzionali delle (cosiddette) democrazie occidentali si decreti che lo Stato fondato non sulla famiglia, ma sul lavoro. E si ha un bel dire che la Societ civile e lo Stato non sono la stessa cosa, e che la famiglia pilastro e fondamento non dello Stato, ma della Societ; sta di fatto che sia negli Stati socialisti che nelle Democrazie la famiglia non viene considerata nemmeno come soggetto sociale. Di conseguenza il lavoro in casa a servizio della famiglia non viene considerato socialmente rilevante e la qualifica di casalinga rimasta "squalificata", tanto da non essere socialmente tutelata n retribuita. Tutto questo ha portato la donna a sentirsi socialmente esclusa ed economicamente dipendente (se moglie, considerata un "carico" del marito), e perci ha spinto la donna a cercarsi un lavoro extra-familiare, a volte per necessit economiche, spesso per il bisogno di una sua qualifica sociale.

64 - Le ambiguit del femminismo Su queste problematiche si scatenato il populismo radical-marxista attraverso i movimenti femministi i quali, lungi dal risolvere degnamente i problemi della situazione femminile, hanno falsificato l'identit della donna e impedito il suo vero in-serimento nella societ. Accanto a questo femminismo acido e arrabbiato, che si squalifica da solo e finisce vittima della propria rabbia e della propria stupidit, si aggiunto - provocando forse un danno ancora maggiore - un femminismo soffice, strisciante, che si manifesta paludato di seriet e di solidariet verso la presunta inferiorit in cui tenuta la donna, eternamente condannata ad essere "l'angelo della casa" e a vivere, rassegnata, la sua sottomissione all'uomo. Questo tipo di femminismo, che ha fatto leva sugli aspetti pi vulnerabili della femminilit, ha creato, soprattutto nelle giovani generazioni, uno stuolo di donne insoddisfatte, che mal sopportano di essere donna. Purtroppo, una campagna che risponde a un preciso disegno eversivo; sanno che, corrotta la donna, viene a crollare l'istituzione "borghese" della famiglia e del matrimonio. Quando una donna non felice di essere donna, diventa facilmente vittima di strumentalizzazioni maschili; si lascia attirare da forme di compensazione illusorie come quella di esibirsi scioccamente con superficiale leggerezza, o di svendere la propria femminilit su rotocalchi ga-leotti, negli spogliarelli televisivi, o nelle stravaganze provocatorie della moda. Ebbene, la donna deve ribellarsi all'immagine di donna che la cultura edonistica e secolarizzata di questo ultimo secolo ha vo-luto imporle; essa ha pi che mai bisogno di liberarsi dai condizionamenti ideologici che l'hanno spiritualmente e psicologicamente violentata, derubandola dei suoi valori e della sua dignit. Non dunque un problema di "lavoro s o lavoro no"; la donna deve riappropriarsi di se stessa, perch solo cos potr dare alla societ, a partire dalla famiglia fino ai pi diversi ambienti della vita sociale, ci che proprio e specifico della sua femminilit. Quando la donna sa essere se stessa, con la sua dignit e i suoi valori, diventa un elemento umanizzante dell'ambiente dove vive e dove lavora, e potr portare nel lavoro lo spirito e

l'aria di famiglia. Il lavoro esterno non dovrebbe comunque essere mai a tempo pieno, ma a mezzo tempo e possibilmente anche meno. La donna dovr dunque liberarsi dal complesso della casalinga. Il lavoro domestico riveste una dignit e un valore che nessun'altra occupazione possiede. Abbiamo gi detto che non esiste al mondo impresa pi grande e duratura di quella di "costruire uomini". E la famiglia il luogo dove l'uomo viene al mondo e dove si realizza come persona. Perci la qualifica di "casalinga" quella a pi alto contenuto sociale, e la donna dovrebbe portare questa sua qualifica a testa alta, senza timori verso la mentalit corrente o complessi di inferiorit verso "colleghe" socialmente pi riverite. Va detto, inoltre, che oggi governare la casa non affatto un lavoro di poco conto; richiede non solo dedizione e pazienza, ma anche conoscenze scientifiche di base, capacit tecniche e organizzative, e poi fantasia, gusto, inventiva, e anche forza fisica. Una casalinga che si dedichi alla famiglia e alla casa con questa consapevolezza e con queste disposizioni d'animo arriver ad acquisire tra l'altro due prerogative: il gusto della vera libert personale e il godimento della "poesia delle cose". In una casa, chi d di pi la donna, ed quella che meno riceve. Questo lo dico perch venga recepito e considerato opportunamente sia dall'uomo che dalla donna. Non lo dico per i figli, perch un figlio abituato fin dal grembo materno ad avere la madre sempre e totalmente disponibile, quasi a nutrirsi di lei, del suo sangue e della sua carne, difficilmente si rende conto di quanto ha ricevuto e riceve gratuitamente; gli manca sul piano dell'esperienza un ter-mine di confronto. Del resto un figlio mai potr restituire quello che ha ricevuto da sua madre. Questo la donna lo capisce e lo accetta. Quello che invece la ferisce e la umilia, vedere che "l'amore non amato", l'amore che lei dona non trova amore in chi lo riceve.

65 - Il bisogno di amare Quest'ultima considerazione ci aiuta a capire l'altro aspetto della natura della donna, che spesso causa di sofferenza e di crisi esistenziali: il bisogno profondo che la donna ha di amare e di essere amata. un bisogno che si nasconde in ogni essere umano, ma nella donna si configura come un dato esistenziale; in gioco la sua vita interiore e il suo essere nel mondo. Cio, amare ed essere amata sono come le coordinate della sua esistenza; rappresentano nella vita della donna ci che la diastole e la sistole del cuore rappresentano nell'organismo umano. Il punto debole di questa esigenza, che pu diventare fonte di conflitti interiori, la convinzione, che spesso diventa pretesa, di essere amata allo stesso modo con cui lei ama. La donna getta nel suo amore tutto il peso e la ricchezza della sua femminilit: instancabile generosit di donazione, ricchezza di sensibilit e di affetto, tenerezza e delicatezza di sentimenti, cura dei tanti piccoli gesti di attenzione, di considerazione e di affetto, nessun risparmio nel dono di s fino ad avere un senso di colpa per non aver fatto di pi, o per non essersi data to-talmente, senza dire l'amabilit e la pazienza con cui affronta le fatiche e le difficolt. Questo modo appassionato di amare e di donarsi pu non trovare risposte ugualmente vibranti o che esprimano una pari corrispondenza emotiva e una pari consapevolezza; mancate risposte che la donna interpreta come egoismo o indifferenza. Il che pu spingere la donna ad avvilirsi, a chiudersi e a considerare inutili i suoi sacrifici. Essa invece deve capire che il suo modo di amare unico, deriva dal privilegio di sperimentare il mistero della vita dall'interno e di gioirne in prima persona, un modo di amare che la rende partecipe della assoluta gratuit dell'amore di Dio, il quale si dona a lei in maniera unica e speciale proprio nell'essere umano che le viene affidato e di cui essa si prende cura; deve anche capire che l'amore paga di per se stesso, gi esso stesso un dono perch l'amore fecondit, trasfondere la propria vita nella persona amata, come prolungare la propria esistenza verso l'eternit. Inoltre, su questa terra, amare gioire e soffrire per la persona amata, e l'amore non mai pienamente compreso n totalmente corrisposto. Infine, nel suo modo appassionato di darsi, la donna portata a non pensare a se stessa, e rischia cos di trascurarsi. Invece, la donna deve trovare il tempo per se stessa e per la sua persona, per la sua formazione

culturale e professionale, per la sua vita spirituale, e anche per le sue "chiacchiere". Le chiacchiere hanno un effetto sedativo sulla psiche della donna e, in fondo, esse altro non sono che l'espressione del bisogno di comunicare insito nella donna. Voi donne siete una rivelazione di Dio all'uomo perch siete depositarie del mistero della vita. Perci non c' gesto pi triste e assurdo, pi brutalmente offensivo della vostra dignit e della vostra missione del crimine dell'aborto. Respingere la creatura che Dio ha fatto sbocciare in voi, col vostro consenso o senza la vostra volont, attraverso un atto d'amore o un atto di violenza o altre circostanze, uccidere il bambino dentro il vostro grembo, quel grembo che Dio ha creato perch fosse il "giardino della vita", come l'assurda pretesa di uccidere Dio, il Dio della vita. Ma Dio non muore e non muore nessuna creatura concepita. Gli occhi di quel bambino, ai quali fu negato di vedere la luce di questo mondo ma vedono eternamente la luce di Dio, gli occhi di quel bambino vi seguiranno per tutta la vita. Nessuna autorit di questa terra pu farli tacere, nemmeno l'autorit dello Stato. Lo Stato, compreso quello italiano, mentre persegue la criminalit organizzata, diventa esso stesso criminale quando autorizza e finanzia coloro che uccidono con l'aborto un essere umano innocente nel grembo materno. Vedete fino a che punto pu arrivare l'ipocrisia dello Stato e la sua menzogna! Ma voi non lasciatevi ingannare. Il mistero della vita che portate dentro di voi la vostra forza. Per questo Dio vi ama con amore di predilezione. Quando ha inviato il suo Figlio sulla terra ha escluso completamente l'uomo e ha fatto tutto per mezzo vostro, lo ha affidato al vostro grembo e la vostro seno. Perci ha dato a voi la capacit di avvertire in modo quasi sensibile la sua divina presenza nel mondo e nell'intimo del vostro cuore. Voi conoscete Dio e lo percepite in maniera molto pi immediata, diretta e intima dell'uomo. Perci potete rivelarlo a lui. Soprattutto all'uomo freddo e razionale della nostra civilt secolarizzata dovete insegnare la saggezza della fede, il dovere, che giustizia, di aprirsi a Dio e di riconoscere la propria identit di creatura. Sapete che l'uomo fa fatica a inginocchiarsi; lo ritiene poco virile e poco consono alla sua presunzione di demiurgo del creato e della storia. L'uomo, nella sua superbia, tentato di imitare Lucifero, voi lasciatevi sedurre dall'umilt della Madonna; attraverso di lei che venne agli uomini il Salvatore. Infine, voi donne, dovete riappropriarvi della famiglia. lo spazio naturale della vostra persona e della vostra missione. E dovete "costringere" gli uomini a difendere e proteggere questa realt cos umana e cos divina, perch di Dio. E voi siete le pi efficaci alleate di Dio. Non vi scoraggiate se vi sembra una battaglia perduta; con la "cocciutaggine" che vi contraddistingue, state davanti al mondo col vostro impegno e davanti a Dio con la vostra preghiera: la vittoria sar vostra. Non a caso stata una Donna a schiacciare la testa al Serpente.

66 - Gli altri protagonisti della famiglia Ci siamo dilungati a parlare dei due principali protagonisti della famiglia: gli sposi; sono essi l'asse portante dell'edificio familiare. Non possiamo per concludere le nostre riflessioni senza accennare agli altri personaggi che possono essere presenti nella famiglia. Innanzitutto i figli. Riguardo ad essi, la prima considerazione fondamentale questa: i figli sono un dono, un dono di Dio e un dono che gli sposi si fanno reciprocamente. I figli non possono essere n oggetto di pretesa, n considerati un peso, quasi un male da evitare o da limitare. Nel primo caso il figlio considerato una propriet, una gratificazione all'egoismo affettivo materno, che una contraffazione della nobile e naturale aspirazione alla maternit. Se poi il figlio voluto a tutti i costi e con qualsiasi mezzo non sar mai un figlio dell'amore, ma un orfano di laboratorio. Nel secondo caso, il figlio "sopportato", accudito "per dovere", facilmente causa di fastidio e di litigi. Sono i bambini accontentati nei loro capricci perch non diano fastidio e non condizionino pi di tanto la vita dei genitori, soprattutto della madre. Le conseguenze sulla loro psicologia sono disastrose. Seconda considerazione: sommamente auspicabile che un figlio faccia anche l'esperienza della fraternit. Un figlio dovrebbe realizzare la duplice condizione: di figlio e di fratello. Ges stesso, pur essendo l'Unigenito

del Padre, ha voluto prendere la nostra natura per farsi Primogenito di una moltitudine di fratelli. nota a tutti la sindrome del figlio "unico", che stato l'unico oggetto dell'attenzione di tutti, che non ha mai avuto la necessit di far posto ad altri nel territorio vitale da lui occupato, non ha mai avuto il problema di condividere, di spartire, di misurarsi con altri accanto a lui, di litigare o picchiarsi per un giocattolo, per una fetta di dolce, o per un dispetto ricevuto, di doversi arrangiare perch pap e mamma erano impegnati con i figli pi piccoli La famiglia numerosa l'ideale per una educazione equilibrata, completa, realistica dei figli. Oserei dire che la vera famiglia comincia col terzo figlio. Non possiamo proseguire su queste considerazioni che del resto potrete trovare ampiamente sviluppate in una abbondante letteratura sulla famiglia. Quello che vorrei suggerirvi di richiamare frequentemente alla memoria quello che dentro di voi avete provato nel momento in cui avete avuto per la prima volta fra le vostre mani il figlio appena nato: avete sentito che tenevate in mano un miracolo, l c'era il dito di Dio; quello che tenevate tra le mani superava enormemente le vostre forze e le vostre possibilit. Siete stati collaboratori di Dio, avete messo le condizioni perch lui misteriosamente e silenziosamente agisse. S, misteriosamente, perch la scienza pu spiegarmi tutto ci che biologicamente accade nel silenzio del ventre materno, ma non pu dirmi chi interviene e come, perch quell'essere che si sta formando nel silenzio delle leggi biologiche una persona, un essere umano, biologicamente ed ontologicamente unico e irrepetibile, che non appartiene a nessuno se non a se stesso e a quel Principio che lo ha immesso nel mondo. Siete voi sposi a prendere le vostre decisioni davanti a Dio sulla consistenza numerica della vostra famiglia, tuttavia lasciatevi consigliare dalla Paternit di Dio, dalla sua immensa generosit di creatore e di padre! Non siate tirchi e paurosi di fronte alla vita! La provvidenza di Dio ha mani grandi, e la sua grazia non conosce ostacoli. Una famiglia numerosa richiede certamente maggiori sacrifici, ma offre in proporzione gratificazioni e gioie ben pi grandi, oltre ad essere pegno di fedelt e oggetto di copiose benedizioni di Dio. Non private i figli della esaltante esperienza della fraternit. Certo, dai tempi di Caino e di Abele il rapporto tra fratelli non mai stato facile: si nasce fratelli, ma poi bisogna imparare a vivere da fratelli. Ed questo uno dei compiti pi delicati e anche pi urgenti di voi genitori. Cominciate educandoli alla responsabilit degli uni verso gli altri, e insieme al rispetto della libert di ciascuno perch possa fare le proprie scelte e intraprendere la propria strada. Instillate poi nei figli un grande amore, fatto di solidariet e di rispetto, verso la propria famiglia, unito a un nobile orgoglio di appartenervi.

67 - Il clan familiare Sugli altri personaggi che s'incontrano nella famiglia diremo solo un breve cenno a mo' di conclusione. I nonni: da sempre hanno rappresentato, nella famiglia, la tradizione e la saggezza, e venivano trattati con grande rispetto e venerazione. Emarginati dalla famiglia alla fine del millennio, vengono oggi ripescati come baby-sitters. stato, s, rivalutato il loro ruolo sociale, ma sono venuti meno il loro peso e la loro figura morale. La distruzione della famiglia ha travolto anche la secolare sacralit del "Vecchio", grande bandiera e assoluto riferimento per le generazioni. Cognati e cognate, suocera e nuora, zii e nipoti: costituivano un giorno il clan familiare, oggi la parentela. Tanti caratteri, tanti gusti, tante opinioni, diverse provenienze, diversi percorsi educativi ; fondamentale che tutto questo venga considerato dai vari componenti della parentela non come un ostacolo ai buoni rapporti, o peggio, come motivo di divisione e di conflitto, ma come una ricchezza, un patrimonio che arricchisce tutti. Nulla di pi facile dell'insorgere di sentimenti di invidia, di gelosia, di rivalit quando all'interno della parentela ci si guarda gli uni gli altri come avversari, o addirittura come nemici. Tutto dipende dall'atteggiamento interiore di ciascuno. Occorre un cuore grande, magnanimo, ospitale, disponibile alla fraternit. Il pericolo maggiore viene dalla successione di eredit o dalla ripartizione dei beni. In questo caso vale la pena di tener presente che i beni acquisiti ingiustamente restano come motivo di condanna, e spesso vanno in cancrena. E vale anche la pena ricordare l'avvertimento del Signore: "Se uno pretende la tua tunica, tu dagli anche il mantello", cio la concordia e l'amore fraterno valgono pi di tutti i guadagni di questo mondo. In pratica il

Signore ci dice che piuttosto di perdere l'armonia e la carit fraterna, meglio perdere qualche vantaggio economico. Del resto, San Paolo ammonisce che la cupidigia - l'attaccamento al denaro - la radice di tutti i mali, anche di molte sofferenze nell'avaro stesso, fino alla perdita della fede. Infine, qualche suggerimento per gli altri personaggi del clan familiare. Le cognate dimentichino di essere cognate e pensino piuttosto ad essere zie; zie che apprezzano, amano e si compiacciono dei figli della cognata, astenendosi da ogni intervento, soprattutto da giudizi e da considerazioni negative. L'invidia e la gelosia sono sempre in agguato, e sono sottili e perniciose. Suocere e nuore. Una regola d'oro per la suocera: silenzio, disponibilit sorridente, preghiera. Una regola d'oro per la nuora: parlare bene del marito, non pretendere una suocera secondo i propri desideri, "perdonarle" affettuosamente l'et. Per le zie, soprattutto nubili, e in genere per tutti i componenti della parentela: non cercare compensazioni ai propri ideali o desideri mancati, o alle proprie frustrazioni, essere felici del successo e del bene dei vari parenti, infine, dedicare tutto il tempo possibile a opere di volontariato assistenziale e sociale. In una famiglia, tutti dobbiamo rinunciare a qualcosa e tutti dobbiamo cercare di dare molto. Alla fine, la concordia e la pace sono beni che ripagano ampiamente; ci renderemo conto che nella famiglia, se essa rispetta il disegno di Dio, si riceve molto di pi di quello che si dona.

68 - La casa Nella famiglia l'importanza fondamentale l'hanno i personaggi che la vivono e la interpretano, ma non pensabile la famiglia senza il luogo, l'abitazione dove scorre la vita e dove si snodano i destini, dei vari protagonisti. necessario cio dire una parola sulla casa o sull'ambiente fisico dove dimora la famiglia. Ogni essere vivente, anche il pi nudo come i vermi, hanno un luogo dove "abitano"; alcuni, come molti molluschi, si portano la casa appresso, altri se la fabbricano di volta in volta, altri se la adattano dove la natura lo permette. Per l'uomo la casa molto di pi che una abitazione o un rifugio. La casa per la famiglia quello che il vestito per la persona. Come esiste una intimit della persona, che va custodita e difesa, cos esiste una intimit della famiglia che esige un luogo che la difenda e la custodisca, un luogo dove ognuno gode dell'intimit dell'altro, secondo le leggi proprie della convivenza familiare, e tutti rispettano e difendono l'intimit di ciascuno. Come l'abito rivela il gusto, la fantasia, le propriet della persona, anche la casa esprime la personalit di una famiglia. E poich la casa soprattutto l'habitat della donna, la personalit della donna che emerge dall'aspetto interno della casa. L'ordine, la pulizia, l'arredo, la distribuzione dei mobili e degli oggetti non sono particolari insignificanti e banali, hanno un loro linguaggio, quello della fantasia, della sensibilit, del gusto, ma soprattutto dell'amore alle persone, che una madre di famiglia ha saputo coltivare. E non si tratta di quantit o preziosit degli oggetti; spesso pochi oggetti e niente affatto costosi, ma ordinati con semplicit e grazia, ben curati e ben disposti, rendono la casa ridente e accogliente, espressione della serenit e della disponibilit all'accoglienza della padrona di casa. Questo aspetto positivo ha per il suo rovescio che pu disturbare e pu trasformare la casa in un luogo faticosamente vivibile, a volte anche opprimente: il morboso attaccamento della donna alla sua casa. un attaccamento che rischia di mettere in castigo gli abitanti di quella casa, che non si sentono pi membri di una famiglia, ma inquilini mal sopportati; viene messa in pericolo quella simbiosi gioiosa della famiglia con la casa che garanzia dell'unit familiare e della crescita serena delle persone che vi abitano. Non dobbiamo dimenticare che la casa per l'uomo e non l'uomo per la casa. Questo significa che la casa per tutti, ma anche che ognuno deve avere il "suo" posto. Evidentemente il luogo pi intimo e delicato della casa la stanza nuziale. il "grembo" della famiglia, il luogo di cui la donna deve essere estremamente gelosa. Perfino la famiglia nomade riservava una parte del-la tenda all'intimit, ed era un luogo rispettato da tutti come sacro e inviolabile. Sappiamo che il matrimonio un sacramento che accompagna gli sposi per tutta la loro vita; perci quando essi si uniscono nel loro dono d'amore come se celebrassero il sacramento. Ecco perch al-cuni santi,

come il Beato Josemaria Escriv, paragonavano il letto nuziale a un altare, e profanare il matrimonio come profanare un sacramento. Vengono poi i figli. La casa deve offrire un posto anche per loro. fondamentale che i figli, fin da piccoli, abbiano un luogo tutto per loro, dove godano una loro libert, dove la parola "ordine" abbia un significato sommario e approssimativo, e dove trovino posto i loro riferimenti infantili. L dovranno imparare a gestirsi, a espletare le loro prime responsabilit e a svolgere i loro primi incarichi. Gi, perch tutti in famiglia dovrebbero essere titolari di incarichi personali, incarichi che siano per il bene di tutti in famiglia, perch nessuno in casa deve considerarsi "a carico" degli altri, ma compartecipe e protagonista della vita familiare. E finalmente veniamo alla sala da pranzo: il luogo che esprime l'unit familiare, la condivisione, l'amore fraterno, e nello stesso tempo il luogo dove vengono rispettati e accettati pacificamente i ruoli dei vari protagonisti della famiglia. Contiene l'arredo pi significativo di tutta la casa: la tavola. Gli altri luoghi della casa sono per l'intimit di ciascuno, la sala da pranzo di tutti. La visibilit della famiglia come comunione di persone trova la sua espressione pi perfetta nel momento in cui tutta la famiglia riunita intorno alla tavola. La tavola, da sempre, ha rivestito nella simbologia umana una grande ricchezza di significati: essere a tavola partecipare alla intimit di una famiglia, condivisione di sentimenti, di affetti, di legami profondi; segno di gioia, di festa, di particolari celebrazioni che segnano momenti importanti nella vita familiare. Ges stesso ha paragonato il Regno dei cieli a un banchetto nuziale. Purtroppo la vita frenetica, efficientista, industrializzata dei nostri giorni, e soprattutto la perdita del senso della famiglia, hanno inferto un duro colpo al ruolo della tavola e al suo significato. Fast-food, self service, snack bar, e altre anonime invenzioni sono i tristi surrogati della tavola; essi tolgono alla vita familiare uno dei momenti pi intensi nei quali la famiglia ritrova s stessa e si riconosce nei suoi valori di unit, di condivisione, di accoglienza intorno al dono della vita. Spetta a voi genitori ricuperare il senso umano e cristiano della tavola; ricuperatelo almeno nei giorni festivi nei quali pi facilmente la famiglia si ritrova al completo. Pensate quale impatto fortemente educativo pu avere il gesto del padre di famiglia che, nel giorno del Signore, con tutta la famiglia riunita a tavola, benedice la mensa e prega insieme con tutti il "Padre nostro", con l'atteggiamento di doverosa riconoscenza verso Dio che, nel pane quotidiano, rivela la sua amorosa provvidenza di Padre. Infine, la madre di famiglia deve cercare di essere non solo la regina della casa, ma anche la regina della tavola; attraverso le "invenzioni" dei suoi men essa pu conquistarsi tutta la famiglia, pu tenere tutti per la gola; nelle sue mani tiene un mezzo formidabile per fomentare in tutti, in maniera sempre pi efficace, il senso della famiglia. 69 - Esperienza del dolore Nella famiglia si nasce, si cresce e ci si forma come persone; un giorno in famiglia ci si ammalava, si veniva assistiti e in famiglia si concludeva la propria vita. Si imparava cos a condividere la sofferenza e si scopriva il valore del dolore. Oggi per queste cose ci sono gli ospedali. Motivi di ordine pratico: necessit di terapie specialistiche, di attrezzature adeguate, impossibilit di assistenza domiciliare ecc. fanno s che esperienze di cos importante spessore umano e spirituale come la malattia, la sofferenza e la morte stessa vengano, nella maggioranza dei casi, dislocate negli ospedali, nelle case di cura o simili, lontano comunque dalle pareti domestiche e dalla famiglia. La nostra civilt edonistica ha sviluppato nell'animo dell'uomo moderno un forte senso di rigetto del dolore e della morte fino a cercare di sottrarli con ogni mezzo alla vista e all'esperienza diretta delle persone. Se la difesa dal dolore e la ripugnanza della morte sono moti istintivi della nostra natura e perci pienamente comprensibili, resta per vero che l'esperienza del dolore, che rimane un ingrediente inevitabile dell'esistenza umana, ha sempre forgiato anime forti e generose di fronte alla vita.

La scuola della sofferenza insegna e fa capire molte cose, spesso trasforma completamente il cuore dell'uomo, lo rende certamente pi profondo e pi saggio, capace di valutare con sapienza gli avvenimenti di questo mondo e di capire il vero senso del vivere. *** La famiglia: "via della Chiesa", l'ha chiamata Giovanni Paolo II. Ma anche la via della societ, la via dell'intera umanit e del suo futuro. A conclusione dei nostri incontri, vorrei ora richiamare alla vostra memoria, perch resti scolpito nel vostro cuore, quello che fu il disegno iniziale di Dio nella creazione: la famiglia la via dell'uomo. perci la via di voi genitori che siete chiamati a realizzare attraverso le vie della famiglia la vostra vocazione umana e cristiana, in altre parole la vostra vocazione alla santit. Vedere la famiglia in prospettiva vocazionale, come cammino di santit, aiuter voi sposi a risolvere positivamente e nella pace tutti i problemi e le difficolt che la vita familiare potr presentarvi. Tutto quello che farete perch la vostra famiglia sia "un focolare luminoso e allegro" (Beato Escriv), vi ripagher ampiamente, e la via della famiglia sar la via della vostra felicit, una felicit che qui sulla terra potr avere "le radici in forma di croce" (Beato Escriv), ma che in cielo esploder in un canto corale senza fine, con i vostri figli e con tutti i protagonisti della vostra famiglia. BIBLIOGRAFIA: DOCUMENTI DEL MAGISTERO DELLA CHIESA: Concilio Vat. II "Gaudium et spes" nn. 47-52. Pio XI - Lett. ecum. "Casti connubii". Paolo VI - Lett. ecum. "Humanae vitae" Giovanni Paolo II - "Familiaris Consortio" Giovanni Paolo II - "Mulieris Dignitatem" Giovanni Paolo II - "Lettera alle famiglie" CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE: Orientamenti educativi sull'amore umano. Rispetto della vita nascente e dignit della procreazione. AUTORI: J. Guitton: L'Amore umano Ed. Rusconi - Milano 1989. Tettamanzi: La chiesa domestica Ed. Dehoniane, Napoli 1979. Cormac Burke: La felicit coniugale. Ed. Ares, Milano G.Battista Torello: La famiglia: personaggi & interpreti. Ed. Ares, Milano, 1997 G.Cottini - A.Zani: Fidanzamento, matrimonio & dopo. Ed. Ares, Milano, 1997 Arturo Cattaneo: Matrimonio d'amore Ed. Ares, Milano, 2000

INDICE

PRESENTAZIONE

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DIO ESISTE: SCOPRIAMOLO INSIEME Appendice alla prima lezione

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pag. pag.

6 27

AMORE E MATRIMONIO NEL PROGETTO DI DIO

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35

IL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO

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70

LA FAMIGLIA

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97

(cenno biografico da apporre sulla parte posteriore della copertina)

Don Ferdinando Rancan nato a Tregnago, Verona, il 14 giugno 1926. Dopo aver conseguito la maturit classica, si laurea in Scienze Naturali nel 1955 presso l'Universit La Sapienza di Roma. Tornato a Verona e completati gli studi teologici, riceve l'Ordinazione Sacerdotale e si dedica per parecchi anni all'insegnamento nel Seminario diocesano e nei Licei della citt. Dal 1980 svolge il suo ministero pastorale presso la Pieve dei Santi Apostoli, in Verona.

Altri suoi scritti: Il senso del vivere - Uomo - Tempo Eternit Ed. Ares Mi invocherete e io vi esaudir La preghiera e la Messa nella vita del cristiano Non presentarti a mani vuote davanti al Signore - Come santificare il tempo Fiori melograno Poesie Ed. Athesis

Ed. Segno Ed. Segno

PER ORDINAZIONI RIVOLGERSI A: DON ENZO BONINSEGNA Via Polesine, 5 - 37134 Verona Tel.: 0458201679 * Celi.: 338-9908824 DON FERDINANDO RANCAN Via Risorgimento, 25 - 37126 Verona Tel.: 3492134621