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JOHN

M. KELLY LIBDAI2Y

Donated by

The Redemptorists of
the Toronto Province

from the Library Collection of

Holy Redeemer College, Windsor

University of
St.

Michaers College, Toronto

^\BLIOTfyi

.^^
PfiOV.

^^

^enjDATO^

FILOSOFIA
COME SCIENZA DELLO SPIRITO

LOGICA

Digitized
in

by the Internet Archive


with funding from

2009

Ontario CounciI of University Libraries

Iittp://www.arcliive.org/details/logicacomescienz02croc

BENEDETTO CROCE

LOGICA
COME

SCIENZA DEL CONCETTO PURO


QUARTA EDIZIONE RIVEDUTA DALL'AUTORE

BARI
GIUS. LATERZA
1920
&

FIGLI

TIPOGRAFI-KDITOUI-LIBRAI

.<<?

^ ^

LIBRAf^ WINDSOR HOLY REDEEMER

PROPKIBTA I.BTTKUAIUA

KTTXMUHR MCMKX

&050O

AVVERTENZA

Questo volume e non la memoria, che col titolo: fneamenti di una Logica come scienza del concetto puro fu da me presentata all'Accademia Pontaniana nelle tornate dei 10 aprile e 1 maggio 1904 e 2 aprile 1905. e venne inserita nel volume XXXV degli Atti
(estratto, Napoli, Giannini,

1905 in-4, pp. 140). Avrei potuto ripubblicare quella memoria, facendovi alcune correzioni piccole e grandi, e soprattutto am-

pliandola di moltissimi svolgimenti.


parziali e le aggiunte copiose,
la

Ma

le

correzioni

mentre avrebbero rotto compagine del primo scritto, non sarebbero bastate
pi sicura e piena,
riflessioni,

al fine di quell'esposizione

che,

dopo

altri

quattro anni di studi e di

sembi'a di poter fornire della dottritia logica.

mi Onde mi

sono risoluto a scrivere da capo


largo disegno, con

il mio libro con pi nuovo ordine e nuova dicitura, considerando quello precedente come uno schizzo che letterariamente sta da s e accogliendone soltanto, dove cadeva opportuno, qualche pagina o qualche gruppo

di

pagine.

Per

tale relazione,

presente volume con la gi nota

che mi conveniva dichiarare, del memoria accademica.

AVVERTENZA
si

detto,

in quale significato esso si possa dire, e sia seconda edizione una seconda edizione del mio pensiero, piuttosto che del mio libro,

vede

Napoli, novembre 1908.

istampa dopo otto anni il mio trattato di Logica, l'ho riveduto nella forma letteraria, ma non vi ho fatto cangiamenti sostanziali n aggiunte; perch gli svolgimenti ulteriori che ho dati alla parte che tratta la logica della Storiografia, sono stati riuniti, quasi appendice o piuttosto epilogo, in uno speciale volume, che forma ora il quarto della Filosofa
Nel rimettere
in

dello spirito.

Quando questo

libro fu la

prima volta pubblicato,

parve a nSolti che esso fosse in guisa precipua una assai vivace requisitoria contro la Scienza; e pochi vi
scorsero ci che soprattutto era: una

rivendicazione

della seriet del pensiero logico, di fronte non solo all'empirismo e all'astrattismo, ma anche alle dottrine intuizionistiche, mistiche e prammatistiche, e a tutte le altre, allora assai poderose, che travolgevano col positivismo, a giusta ragione avversato, ogni forma
di logicit.

N, a dir vero, la stessa critica che esso faceva della

Scienza favoriva una

filosofia,

come
il

si

suol chiamarla,
di

aborrente dai
critica era
il

fatti:

che anzi

motivo
fatti,

quella
ossei'-

rispetto meticoloso dei


nelle

non

vato

osservabile

costruzioni

empiriche ed

astratte, e nelle
Il

carattere di questa Logica

congiunte mitologie del naturalismo. si potrebbe descrivere


dell'universale concreto, e
in-

del pari
(;orae

come affermazione

affermazione del concreto individuale: come

AVVERTENZA

VII

Veraraento dell'aristotelico Scientia est de universa-

come inveraraento del campanelliano Scientia de singularibus. Sicch ci che nel corso di essa si viene togliendo alla filosofia di generalit vuote, fittizia ricchezza, vi appare, pi che ampiamente, inlibus, e

est

finitamente compensato dalla restituzione che


della schietta sua

le si fa

ricchezza,

di

tutta
lei

la

storia

(la

cosiddetta storia

umana non meno che


nella

la cosiddetta

storia della natura),

quale a

dato
o,

ormai

vivere davvero come in proprio dominio


meglio,
in

per dir

lei, da lei compie della filosofia dalla scienza non distacco da ci che nella scienza verace conoscere, ossia dagli elementi storici e reali della scienza, ma solo dalla forma schematica, nella quale questi elementi vengono compressi, mutilati e alterati; e perci , nel tempo stesso, un ricongiungimento con quanto vi ha di vivo, di

proprio corpo, coestensivo con

indivisibile.

il

distacco che vi

si

concreto e di progressivo nelle cosiddette scienze.


se alla distruzione di qualcosa vi
si

mira, ci non

chiaramente altro che


rica;

la

filosofia

astratta e antisto-

per questo rispetto,

ossia

sempre che come


questa Lopiuttosto che

vera

filosofia si

ponga

la filosofia astratta,

gica dovrebbe, qual

caso mai,

considerarsi,

liquidazione della scienza, liquidazione della filosofia.

punto ribadito dalla polemica che ciril volume contro l'idea di una filosofia generale, che stia di sopra alle filosofie particolari, ossia alla serie dei problemi metodologici del
Il

cola in tutto

pensiero storico.

La

distinzione della filosofia generale

dalle filosofie particolari (che nella loro particolarit

sono la vera generalit) sembra a


seologico
del

me

il

residuo gno-

vecchio dualismo e della vecchia tra-

scendenza: un residuo non innocuo, perch tende pur

Vili

AVVERTENZA
far riguardare
i

sempre a
e volgare
e
il

come opera

inferiore,

comune

pensieri degli uomini sulle cose particolari,


superiore, e sola

come opera

veramente

beatificante,

pensiero della totalit o unit. Per questa via, con-

sapevolmente o no, l'idea della filosofia generale prepara la restaurazione della Metafisica, con le sue pretese di ripensare il gi pensato merc una forma o un concetto suo particolare, che, quando non sia addirittura
la

rivelazione religiosa,

poi

l'arbitrio
i

del

singolo
offerti

metafisico; e ci

ben noto per

tanti

esemp

dalla filosofia postkantiana, nella quale le Metafisiche

imperversarono in cosi violento e malo modo da finir col subissare, con s medesime colpevoli, l'incolpevole Filosofia. E se anche codesta restaurazione della Metafisica non ha luogo, il pericolo latente c' sempre; e se da latente non si fa mai effettivo perch ben vigilato e frenato, rimane che quella filosofia generale,
quella soprafilosofia o sopraintelligenza vagheggiata,

mentre non vale a chiarire i problemi particolari, che sono soli che si riferiscono alla vita concreta, tuttavia in certa misura li scredita, giudicandoli di poco conto e avvolgendoli in una sorta di mistica ironia. Annullare l'idea della filosofia generale insieme annullare il concetto statico del sistema filosofico, surrogandolo col concetto dinamico delle semi

plici

sistemazioni

delle quali ci

probhimi e

le

storiche dei gruppi di problemi, che persiste e sopravvive sono i singoli loro soluzioni, e non gi l'aggregato e

che ubbidisce ai bisogni dei tempi e degli autori e passa con questi, o si serba e s ammira solo per ragioni estetiche, quando pur abbia tal pregio. Ma ai sistemi che ho detto statici si volgono ancora con simpatia quegli animi che ritengono alcuna superstizione di riverenza per la Filol'ordinamento
esterno,

AVVERTENZA
sofia generale

IX

e in ci si comportano non possono sottrarsi del tutto alle richieste di una filosofia definitiva, che sciolga una volta per sempre il cosiddetto e immagi-

Metafisica

>;

in

modo

coerente,

perch

essi

nario

enimma

del

mondo

(immaginario, perch vi

enimmi, che si propongono e sciolgono non gi l'Enimma), e porga il vero si stema o il fondamento, del sistema vero. Nondimeno io spero che alla dottrina da me proposta circa non mancher buona fortuna, il concetto di sistema non solo perch essa mi sembra che rechi la soddisfasono
gli infiniti

via via,

ma

zione,

propria di ogni detto di verit, di riconciliare

con

la realt delle cose,

ma anche

(se cosi

mi
il

si

con-

sente di esprimermi) perch porta seco alcuni


diati e tangibili vantaggi. E, anzitutto, allevia
di
filosofia

immecultore

che non di somministrare la certo io vorrei mai assumere, Verit, l'unica, l'eterna Verit, e di somministrarla in vittoriosa gara con tutti i maggiori filosofi apparsi nei secoli; e poi gli toglie, insieme con la speranza del sistema definitivo, l'ansioso timore del fato mortale che sar per colpire un giorno il sistema stesso da lui amorosamente congegnato, come ha colpito quelli dei suoi predecessori; e ancora lo sottrae alle irridenti aspettazioni dei non-filosofi, che prevedono con sicurezza e quasi calcolano il tempo di quella non lontana morte; e, infine, lo libera dal fastidio della scuola e degli scolari perch scolari e scuola, quali li avevano i vecchi metafisici, che accettino e applichino il principio proprio del sistema del maestro , non sono pi nemmeno concepibili, quando si abolisca l'idea di sistemi che abbiano principi propri Tutti i sistemi dinamici e provvisorie sistemazioni dei sempre nuovi problemi hanno il medesimo principio,
della
terribile

responsabilit,

AVVERTENZA
il

che

Pensiero, perennis philosophia; e per questa

parte non c' nulla,


inventare.

come non
le

c' stato mai nulla, da

E quantunque

molteplici proposizioni e

soluzioni di problemi lottino tra loro per mettersi in

armonia, a ciascuna di esse, se fu realmente pensata

promessa vita eterna, che d e prende vigore dalla


sistemi statici e definitivi,

ita di ciascun'altra: contrariamente a quel che ac-

cade dei

che minano
di

l'uno sull'altro,

sopravanzandone solo alcuni pezzi


filosofo

buon lavoro,
particolari,
alle
tori,

ossia alcune felici trattazioni di problemi

ha sempre commiste sue metafisiche. E quantunque gli scolari ripetiche ogni vero
gli scolari fedeli, arieggianti

ai

fedeli

delle reli-

gioni,

non abbiano pi campo ad esercitare siffatta loro affettuosa virt, un gran campo resta sempre aperto

a quegli altri scolari, a quegli uomini, che ascoltano con seriet e assimilano ci che loro giova dei pensieri altrui, ma procedono a porre e risolvere problemi nuovi e propri. Insomma, la vita della filosofia, nel modo com' concepita e ritratta in questa Logica, somiglia in ci alla vita della poesia: che essa non si attua se non da diverso a diverso, da pensatore originale a pensatore originale (grande o piccolo, ma oi'iginale); come la poesia passa da poeta a poeta, e gli imitatori e le scuole poetiche appartengono certo
anch'essi al mondo,
Settembre
1916.

ma

non

al

mondo

della poesia.

Questa
parole.

quarta

edizione

ha solo

lievi

ritocchi

di

Maggio

1920.

B. 0.

SOMMARIO
PARTE PRIMA
Il concetto puro,
il giudizio

individuale

E LA sintesi a PKIORI LOGICA

SEZIONE PRIMA
Il concetto

puko e gli pseddoconcetti

Affrmazione del concetto

Pensiero e linguaggio Intuizione La scepsi contro concetto Tre forme di scepsi Estetismo Misticismo Empirismo Riduzione alPassurdo delle tre scepsi Affermazione del concetto.
Pensiero
e

rappresentazione

e linguaggio

come presupposti

il

II

Il concueto e gli pseodoconcetti


11 concetto puro come ultra- e Concetto e finzioni concettuali Le finzioni concettuali come rappresentative onnirappresentativo Crisenza universalit, o come universali, vuoti di rappresentazioni tica della dottrina che le considera come concetti errati, o come conPosteriorit delle finzioni cetti imperfetti, preparatori dei perfetti Carattere pratico delle finzioni concettuali ai concetti veri e propri Persistenza delle concettuali Il fine pratico e l'utilit mnemonica Concetti puri e pseudofinzioni concettuali accanto ai concetti

concetti.

iClI

SOMMARIO

III
I

CARATTERI E

IL

CARATTERE DEL CONCETTO

reto, e la formazione degli pseudoconcetti

L'universale-conConcretezza Pseudoconcetti empirici e pseudoconcetti astratti Gli altri caratteri del concetto puro La parvenza della molteplicit e l'unit dei caratteri del concetto Obiezione circa l'irrealt del concetto puro e circa l'impossibilit di dimostrarlo Pregiudizio intorno alla qualit della dimostrazione Pregiudizio circa la rappresentabilit del concetto Proteste dei filosofi contro codesti pregiudizi Ragione del loro risorgere perpetuo.
Espressivit

Universalit

IV
Le
CONTROVERSIE CIRCA LA NATURA DEL CONCETTO

Dispute di provenienza materialistica Il concetto come valore Realismo e nominalismo Critica di entrambi Il realismo vero Risoluzione di altre diificolt sulla genesi dei concetti Dispute aventi

origine dalla trascurata distinzione dei concetti in empirici e astratti Incrocio delle varie dispute Altre dispute logiche L'accompa-

gnamento rappresentativo del concetto Il concetto della cosa e il concetto dell'individuo Ragioni, leggi e cause Intelletto e Ragione L'intelletto astratto e la sua natura pratica La sintesi di

teoretico e pratico e

l'

intuizione intellettuale

L'unicit del pensiero.

Critica delle divisioni dei concetti


B TEORIA della DISTINZIONE E DEFINIZIONE

Gli pseudoconcetti, non suddivisione del concetto Oscurit, chiarezza e distinzione: non suddivisioni del concetto Insussistenza di suddivisioni del concetto come l'orma logica Le distinzioni dei concetti, non logiche, ma reali Molteplicit dei concetti, e difficolt logica che ne consegue. Necessit di superarla Impossibilit <li eliminarla Inadeguatezza del conL'unit come distinzione cetto numerico del molteplice Relazione dei distinti come storia ideale Storia ideale e storia reale La distinzione ideale e la distinzione astratta Altre distinzioni usuali del concetto, e loro significato. Identici, disparati, primitivi u derivati, ecc. Universali, particolari e singolari. Comprensione ed estensione La definizione

logica

L'unit-distinzione come circolo La distinzione negli pseu-


SOMMARIO
doconcetti
rici

XI

ti

La

subordinazione e coordinazione nei concetti empi-

La

definizione nei concetti empirici, e le note del concetto

La

serie nei concetti astratti.

VI
L'OPPOSIZIONK K
I

PRINCIP LOGICI

Diversit di essi dai distinti ConI concetti opposti o contrari Difficolt nascente ferma di ci, fornita dalla Logica delTerapiria Natura degli opposti, dal doppio tipo di concetti, opposti e distinti

quando vengono distinti Impossibilit di distinguere l'un opposto dall'altro, come concetto da concetto Ladialettica Gliopposti non sono concetti, ma l'unico concetto stesso
e loro identit coi distinti,

Affermazione e negazione

11

principio d'identit e contradizione;

significato vero, e interpetrazione falsa di esso

Altra

interpetra-

zione falsa: contrasto col principio di opposizione. Falsa estensione Errori della dialettica estesa alla relaanche di questo principio

riduzione all'assurdo La forma impropria dei principi o leggi logiche. Il principio di ragion sufficiente.
zione dei distinti

Sua

SEZIONE SECONDA
Il giudizio individuale

Il concetto e la fokma verbale Il giudizio uefimitouio

Belazione della forma logica con quella estetica Il concetto come^ Espressioni estetiche ed estetico-logiche e del concetto: proposizioni e giudizi Superamento del dualismo di pensiero e linguaggio Il giudizio logico come definizione L'indstinzione di soggetto e predicato nella definizione. Unit di essenza ed esistenza Pretesa vacuit della definizione Critica della definizione come forinola verbale fissa.
espressione

II

Il concetto e la fokma verbale Il sillogismo

Identit di definizione e sillogismo Connessione di concetti e pensamento del concetto Identit di giudizio e sillogismo 11 termine medio e la natura del concetto Pretesi giudizi logici non de-

Xiy
finitori

SOMMARIO

Il sillogismo come

formola verbale

fissa.

Uso ed abuso

di

questa
cetti

Erroneo distacco di verit e ragione della verit nei conpuri Distacco di verit e ragione della verit negli pseudoIli

concetti.

Ceitica della Logica formalistica

Natura di Impossibilit intrinseca della Logica formalistica Suo errore Sua struttura traSua parziale giustificazione essa Le teorie del Le sue tre forme logiche fondamentali dizionale Le spontanee concetto e del giudizio La teoria del sillogismo

La Logica matema Carattere non matematico di essa Saggio del suo modo di trattazione Identit di natura della Logistica con la Logica formalistica Aspetto pratico della Logistica.
riduzioni all'assurdo della Logica formalistica
tica o Logistica

IV
Il giudizio individuale e la percezione

Rioperamento del concetto sulla rappresentazione Logicizzamento delle rappresentazioni Il giudizio individuale, e la sua difDistinzione di soggetto e predicato ferenza da quello definitorio Ragioni delle variet nel definire il giunel giudizio individuale Il giudizio individuale e V indizio e di alcune divisioni di esso

Identit del giudizio percettivo col giudizio memorativo o storico Erronea distinzione dei giudizi individuali giudizio individuale come forma in giudizi di fatto e di valore ultima e perfetta del conoscere Errore di trattarlo come l'atto iniziale della conoscenza Motivo di tale errore Sillogismo indituizione intellettuale
Il

viduale.

V
Il giudizio individuale e
il

pukdicato

di esistenza

La copula:

sif^nificato verbale e significato logico di essa

stioni circa le proposizioni senza soggetto.

tra forme diverse di giudizi nei

Que Confusione problemi auU'esistenzialit DeterVerbalismo

minassione e suddivisione di questi problemi rispetto ai giudizi indiL'ineviduali Necessit del carattere esistenziale di questi giudizi Il carattere del Pesi sten za sistente assolfito e P inesistente relativo

80MMAKI0
come predicato Critica
fedo
stenza,
dell' esistenzialit

XV
come posizione
e

come

Conseguenze assurde di queste

dottrine

Il

giudizio

come non sufficiente a costituire come la totalit del concetto.

giudizio

predicato di esi11 predicato del

VI
Gli psecdogiuuizI individoali

La

classificazione k la numeuazione

Gli pseudogfudiz individuali

Carattere pratico di

essi

e critica della distinzione tra giudizi di fatto e giudizi di valore

Genesi

Giudizi individuali emImportanza degli pseudogiudiz individuali Processo formativo dei giudizi empipirici e individuali astratti Dipendenza dei giudizi emFondamento esistenziale di essi rici

pirici dai giudizi puri

Classificazione e intelligenza
illusioni percettive e

come classificazione Scambio tra le due, e genesi delle giudicative Concetti astratti e giudizi indivi-

giudizi empirici

Impossibilit di applicazione diretta dei primi ai secondi Intervento dei giudizi empirici come intermedi. Kiduzione dell'eterogeneo all'omogeneo I giudizi empirico-astratti, e la numerazione Numerazione e intelligenza La cosi detta con(misurazione, ecc.) Spazio e tempo matematici, e versione della quantit in qualit
duali

loro astrattezza.

SEZIONE TERZA
Identit del concetto puro e del giudizio individuale La sintesi a priori logica

Identit del giudizio definitorio (concetto pobo)


E DEL giudizio INDIVIDUALE

Bisultato dell'indagine precedente:


individuale

il

giudizio definitorio e quello

due: verit di ragione e verit di fatto, necessarie e contingenti, ecc.; formali e materiali Assurdit sorgenti da queste distinzioni il giudizio individuale come ultralogico; ovvero dualit di forme logiche Difficolt a disfarsi di quelle distinzioni L'ipotesi della reciproca implicanza, e, quindi, dell'identit tra le due forme di giudizio Obiezione l'apparente mancanza di
tra
i

Distinzione

XVI

SOMMARIO

elemento rappresentativo e storico nelle definizioni Ma reale esistenza dell'elemento storico delle definizioni, considerate nella loro concretezza La definizione come risposta a domanda e come soluzione di problema Condizionalit individuale e storica di ogni

domanda

problema

La

definizione

come

giudizio storico. Unit

ragione e verit di fatto Considerazioni a conferma di questa sentenza Critica della falsa distinzione tra verit formali e verit materiali Uomini platonici e uomini aristotelici Teoria dell' applicazione dei concetti, vera pei concetti astratti e
di verit di

falsa pei concetti puri.

II

La

sintesi a prioki logica

L'identit del giudizio definitorio e di quello individuale, attuata

contro la sintesi a priori, proveFalse interpetrazioni della Sintesi a priori in genere e sintesi a priori losintesi a priori La sintesi a priori come sintesi Sintesi a priori non logiche gica La categoria nel giudizio. Difnon gi di opposti, ma di distinti La sintesi a priori, il superaferenza tra categoria e idea innata Potenza mento della trascendenza e l'oggettivit del conoscere della sintesi a priori, rimasta ignota allo stesso suo scopritore.
nella sintesi a priori
nienti dagli astrattisti e dagli empiristi

Obiezioni

Ili

La Logica

k la dottrina dellk catrgouik

La richiesta di una tabella completa delle categorie Bichiesta L'unicit estranea alla logica. Categorie logiche e categorie reali Le altre categorie, non pi lodella categoria logica: il concetto Il sistema hegeliano delle giche, ma reali. I sistemi di categorie L'ordine logico dei predicati o categorie, e altri sistemi posteriori La neIllusione circa la realt logica di quest'oi'dine categorie cessit dell'ordine dei predicati, non fondata nella Logica in partiFalsa distinzione della colare, ma nella Filosofia nella sua totalit

Filosofia in

due

sfere, Metafsica e Filosofia, Filosofia razionale e

Filosofia reale, ecc., proveniente dalla confusione tra Logica e Dottrina delle categorie Filosofia e Logica; superamento del dualismo.

SOMMARIO

XVII

PARTE SECONDA
La
filosofia, la storia e le scienze naturali

e matematiche

Lk forme della conoscenza

e le divisioni del sapere

forme della conoscenza Inamcomposte Identit di forme del conoscere e forme del sapere. Obiezioni contro questa identit Distinzione empirica di forme del conoscere e del sapere, e suoi limiti Enumerazione e determinazione delle forme del sapere, corrispondenti alle forme del conoscere Critica dell'idea di una Logica speciale come dottrina delle forme del sapere e come dottrina dei metodi Qualit della nostra trattazione circa le forme
delle indagini circa le

Somma

missibilit di conoscenze tecniche e di conoscenze

del sapere.

II

La La
filosofia

filosofia

Esclusione delle definizioni materiali della filoso Idealismo di ogni filosofia Carattere sistematico della filosofia Significato filosofico e significato letterario della parola sistema Vantaggi e svantaggi della forma letteraria del sistema Genesi del pregiudizio sistematico e ribellione contro di esso I numeri sacri e numeri filosofici: valore dell'esigenza che esprimono Impossibilit di dividere la filosofia in generale e particolare Erdelle categorie
fia

come concetto puro e le varie definizioni della filoche negano la filosofia Altre che la definiscono come scienza dei supremi principi, delle cause ultime, ecc.; come elaborazione dei concetti, critica, scienza di norme; come dottrina
sofia. Definizioni

rori derivanti dalla concezione

di

una

filosofia

generale, distinta

dalle particolari.

Ili

La
La
storia

storia

come

le fonti storiche:

cerca storica

La

giudizio individuale L'elemento individuale e avanzi e narrazioni La facolt intuitiva nella ri-

facolt intuitiva nell'esposizione storica. Somi-

XVIIX

SOMMARIO

glianza di storia e artp


dei predicati,

elemento logico'nella storia

Differenza di storia e arte. Il predicato o Tentativi vani di eliminarlo Totalit necessaria pel racconto storico Asserita variet ini

richiesta di

superabile delle menti nel giudicare una storia senza giudizio

fatti

storici,

Eestrizione

delle variet

conseguente ed

esclusione di quelle solo apparenti Superamento delle variet merc l'approfondimento dei concetti Soggettivit e oggettivit nella storia e loro significato Giudizi storici di valore e valori normali o

valori neutri. Critica


tro la soggettivit
storici

Significati vari legittimi delle proteste constorica La richiesta di una teoria dei fattori

di dividere la storia secondo gli elementi inche sono inseparabili Empiricit della divisione consueta del processo stoi'ico in quattro stadi Divisioni fondate sull'oggetto storico La divisione logica secondo le forme dello spirito La divisione emijirica del materiale rappresentativo 1 con-

Impossibilit

tuitivi e riflessivi,

cetti empirici nella storia e la falsa teoria circa

il

loro ufficio

Donde

anche

la fallace pretesa di ridurre la storia a scienza naturale e la

tesi del carattere pratico della costruzione storica


fatti storici e fatti

non

storici, e

Distinzione tra suo valore empirico 11 pregiudi-

zio professionale e la teoria del carattere pratico della storia.

IV
Identit, di filosofia k storia

Qualit storica Necessit dell'elemento storico nella filosofia Obiezioni apparenti L'apprenLa perdimento della filosofia come creazione di nuova filosofia Il superamento e progresso continuo della petuit del cangiamento Il concetto della Significato della eternit della filosofia filosofia filosofia spontanea, ingenua, innata, ecc., e il suo valore meramente simbolico La filosofia come critica e polemica Identit di filoDivisioni didascaliche e altre cagioni dell'apparente sofia e storia
della cultura richiesta nel filosofo

dualit.

V
Lb
scibnzb maturali
e

tica

Le scienze oaturali come concetti empirici, Eliminazione di uu equivoco circa codesto

loro

indole pra-

t^arattore pratico

Impossibilit d' introdurvi divisioni riImpossibilit di unificarle Le leggi nelle scienze naturali e la cosi detta previgorose Il postulato Carattere empirico delle leggi naturalistiche sione

dell'uniformit della natura e

mancanza

di

Pretesa genuino significato eccezione nelle leggi naturali Natura o suoi vari
suo

SOMMARIO
significati.

XIX

Natura come passivit

e negativit

Natura come attivit


come metodo
naturali-

pratica

Natura Il

in significato gnoseologico,

stico o empirico

Le

illusioni dei materialisti e dualisti

Natura

una realt inferiore rispetto a una realt metodo naturalistico e le scienze naturali in quanto si estendono alla realt superiore non meno che alla inferiore Richie-

come

distinzione empirica di

superiore

sta di tale estensione ed effettiva esistenza di ci che si richiede

Fondamento
sia base o

storico delle scienze naturali


del pensiero

La questione se la storia
storicit della

coronamento

I
non

naturalisti in quanto ricer-

catori storici

11

pregiudizio sulla

natura

Il

fondamento
rori nella

filosofico delle scienze naturali, e l'efficacia della filosofia

sopra di esse Efficacia delle scienze naturali sulla filosofia, ed erMotivo di questi errori: la concezione di tale rapporto
naturalistica,

filosofia naturalistica

ma

La filosofia come distruggitrice della filosofia non delle scienze naturali Autonomia di queste
VI

scienze.

Le matematiche e la
L' idea di

scienza matematica della

natcba

una scienza matematica della natura Varie definizioni matematiche Il procedere matematico Apriorit dei principi matematici Contradittoriet di questi principi apriori. Non pensabili e non intuibili Identificazione delle matematiche con gli pseudoconcetti astratti Il fine ultimo delle matematiche numerare
delle

per questa viti, servire alla determinazione del singolo Il posto che loro spetta nel sapere Le questioni particolari circa le matematiche Il rigore delle matematiche e il rigore della filosofia. Amori e odi tra le due forme mentali Impossibilit di risolvere le scienze
e,

empiriche nelle matematiche e limiti empirici della scienza matematica della natura Decrescente utilit delle matematiche nelle

sfere pi alte del reale.

VII

La

classificazione delle scienze

La teoria delle forme del sapere e la dottrina delle categorie Il problema della classificazione delle scienze e la sua indole empirica Carattere falsamente filosofico onde si riveste Coincidenza di quel problema, quando sia inteso in modo filosofico, con la ricerca delle categorie Forme del sapere e forme letterario-didascaliche Pregiudizi nascenti da queste ultime I prologhi metodici ai manuali scolastici e la loro mancanza di vigore logico La mol-

tiplicazione cervellotica delle scienze


cattedratici.

Le

scienze e

pregiudizi

XX

SOMMARIO

PARTE TERZA
Le forme
degli errori e la ricerca

della verit
I

L'eerork e le sue forme nkcessarie


L'errore come negativit e impossibilit di una speciale trattaGli errori poGli errori positivi ed esistenti zione degli errori Pratici Atti pratici e non errori pratici sitivi come atti pratici Dottrina dell'errore e dottrina economici e non pratici morali

delle

forme necessarie

dell'errore Natura

logica di tutti gli errori

teoretici

Storia

degli errori e fenomenologia dell'errore

Dedu-

zione delle forme degli errori logici. Forme dedotte dal concetto Errori nascenti del concetto, e forme dedotte dagli altri concetti da errori La professionalit e la nazionalit degli errori.

II

L'estetismo, l'empisismo e

il

matematisho

Estetismo Empirismo Il posiDefinizione di queste forme tivismo, la filosofia fondata sulle scienze, la metafisica induttiva L'empirismo e i fatti La bancarotta dell'empirismo: dualismo, agno-

sticismo, spiritismo e superstizione


e
il

Il positivismo evoluzionistico Matematismo Matematica simbolica Matematica come forma dimostrativa della filosofia Errori di filosofia matematica Dualismo, agnosticismo e superstiziosit
positivismo razionalistico
del

matematismo.

Ili

Il filosofismo

Rottura dell'unit della sintesi a priori Filosofismo, logicismo o panlogismo La Filosofia della storia Le contradizioni nell'assunto di essa La Filosofia della storia e le false analogie Distin-

Filosofia sione tra la Filosofia della storia e i libri cosi intitolati dell natura Sua sostanziale identit con la Filosofia della storia Le contradizioni della Filosofia della natura Le false analogie nella

SOMMAUIO
Filosofia della natura

XXl

libri

che

s'

intitolano dalla Filosofia della


Filosofia della natura e
i

natura

Le odierne

richieste di

una

loro

vari significati.

IV
Il urroLOGisHo

Eottura dell'unit della sintesi a priori. Il mitologismo Natura Problemi concernenti la teoria del mito Mito e religione. Identit delle due formazioni spirituali Religione e filosofia Conversione degli errori l'uno nell'altro. Conversione del mitologismo nel filosofismo (teologia), e del filosofismo nel mitologismo (mitolodel mito

gia della natura, apocalissi storiche, ecc.)

V
Il dualismo, lo scetticismo e il misticismo

Il mistero Ci'itica L'agnosticismo come forma particolare di scetticismo Il misticismo Gli errori nelle altre parti della filosofia Conversione di questi errori tra loro e con gli erIl

dualismo

La

scepsi e lo scetticismo

delle affermazioni del mistero in filosofia

rori logici.

VI
L'ordine degli errori r la ricerca della verit
Carattere necessario delle forme di errori. Numero definito di Loro ordine logico Esemp di quest'ordine nelle varie parti della filosofia Spirito errante e spirito ricercante Immanenza
esse

dell'errore nella verit


della verit

Erronea

distinzione tra possesso e ricerca

La

ricerca della verit nel significato pratico di pre-

Trasfigurazione, nella ricerca cosi intesa, dell'errore in tentativo o ipotesi Distinzione tra l'errore come errore e l'errore come ipotesi Immanenza del
al

parazione

pensiero, e la serie degli errori

tentativo o ipotesi nello stesso errore in quanto errore G' individui e l'errore Il duplice aspetto degli errori Ultima forma del-

l'errore metodologico:

l'

ipotetismo.

XXll

SOMMARIO

VII La Fenomknologia dell'errore


Indivisibilit di

e la Storia uklla filosofia


filosofico

fenomenologia dell'errore e sistema

L'eterno corso e ricorso degli errori


riori e
il

ritorni alle filosofie ante-

loro significato

La

falsa idea di

una

storia della filosofia

come

storia del successivo apparire delle categorie e delle posizioni

erronee nel tempo

Filosofismo

di questa falsa

veduta

e della

for-

mola che

stabilisce l'identit tra filosofia e storia della filosofia

Distinzione tra questa falsa idea di una storia della filosofia e i libri Formola esatta: identit che la assumono a titolo e a programma

di filosofia e storia
fico

La

storia della filosofia e

il

progresso filoso-

La

verit di tutte le filosofie. Critica dell'eclettismo

Le

ri-

cerche sugli autori e sui precursori della verit e ragione delle antinomie cui danno luogo.

Vili

De

consolationk Philosophias

La Logica

la

difesa della Filosofia

L'utilit

della filosofia

e la filosofia della pratica


sit e illusione

Consolazione

del pensiero e del vero. Impossibilit di

Critica del
i

come gioia un piacere nascente da falconcetto di una verit triste Esemp:


della filosofia

la critica filosofica e

concetti di Dio e d'Immortalit

Virt conl'ele-

solatrice, propria di tutte le attivit spirituali

Il

dolore e

vazione del dolore.

PARTE QUARTA
Sguardi storici

La Storia della Logica

r la Storia dklla Filosofia

IneRapporto di questi tre termini Bealt, Penuiero e Logica una Filosofia generale fuori delle scionze filosofiche particolari; e, per conseguenza, di uua Storia della filosofia generale,

sistenza di

fuori delle storio delle soieuze filosofiche particolari

Storie

delle

SOMMARIO
filosofie particolari e

XXIII

valore meramente letterario di

tali divisioni

La

storia della Logica in senso particolare


della Logica.

Lavori

intorno alla storia

II

La

teobia del concetto

Questione circa il padre della Logica Socrate, Platone, AriDispute in Grecia intorno alla natura del concetto. Trascendenza e immanenza Controversie in Platone circa le varie forme del concetto I concetti filosofici, e gli empirici ed astratti, in Aristotele.
stotele

Filosofia, fisica,

Gli universali del sempre e quelli Controversie di Logica nel Medioevo Nomina Nominalismo, misticismo e coincidenza degli opposti Rinascimento e naturalismo. Bacone. L'ideale della scienza esatta e la filosofia cartesiana Avversari del cartesianismo. Vico Logica empiristica e suo dissolvimento. Locke, Berkeley e Hume La scienza esatta e Kant. Il concetto della categoria I limiti della scienza e lo scetticismo kantiano I limiti della scienza e Jacobi Gli elementi positivi nello scetticismo kantiano La sintesi a priori L' intima contradizione del Kant. Principio romantico
matematica

per lo pili lismo e realismo


del

Il

il

il

ed esecuzione classicistica Progresso sul Kant: Fichte, Schelling, La Logica dello Hegel. Il concetto concreto o Idea Identit dell' idea hegeliana con la sintesi a priori kantiana L' idea e le antinomie. La dialettica Le lacune e gli errori della logica hegeliana. Conseguenze di essi Contemporanei dello Hegel: Herbart, Schloiermacher ed altri Positivismo e psicologismo posteriori Eclettici. Lotze Nuova gnoseologia delle scienze. La teoria economica del concetto scientifico Avenarius e Mach Eickert Il Bergson e la nuova filosofia francese Le Boy ed altri Ricongiungimento con le idee romantiche e progresso oltre di esse Filosofie della pura esperienza, dell'intuizione, dell'azione, ecc., e loro insuf-

Hegel

ficienza

La

teoria dei valori.

Ili

La

teoria del giudizio individuale

Trascuranza secolare della teoria della storiografia Concetti mondo greco-romano La teoria della storia nella filosofia medievale e moderna Trattatisti di arte storica nel Cinquecento Trattatisti di metodica La teoria della storia e il Vico L'antistoricismo del secolo decimottavo e il Kant Intrinseco valore storico della sintesi a priori La teoria della storia nello Hegel
sulla storia nel

XXIV

SOMMARIO

G. di Humboldt F. Brentano Le controversie circa la natura della storia Eickert; Xnopol. La storia come scienza dell'individuale La storia come arte Altre controversie circa la storia.

IV
La
teoria delle relazioni tra pensiero e parola

E LA Logica formalistica

Belazione tra la storia della Logica e quella della Filosofa del linguaggio Il formalismo o verbalismo logico. La Logica indiana, libera da esso La Logica aristotelica e il formalismo Il formalismo posteriore Le ribellioni contro la Logica aristotelica. L'opposizione degli umanisti e suoi motivi L'opposizione del naturalismo L'elaborazione semplificatoria del secolo decimottavo. Kant Il rifiuto della Logica formalistica. Hegel; Schleiermacher Persistenza parziale della Logica formalistica per effetto dei falsi concetti circa il linguaggio La Logica formalistica nello Herbart, nello Schopenhauer, nello Hamilton Teorie pi recenti La Logica matematica La falsa idea del linguaggio presso i logici matematici e presso

gli intuizionisti.

V
Di questa Logica
Carattere tradizionale di questa Logica e ricollegamento di essa Sue innovazioni la Logica del concetto filosofico I. Esclusione dei concetti empirici e degli astratti II. Carattere ateoretico di questi concetti e autonomia delle scienze empiriche e matematiche IV. Identit del concetto III. Il concetto come unit di distinzioni col giudizio individuale e della filosofia con la storia V. Impossibilit di definire il pensiero per mezzo delle forme verbali e rifiuto

con

della Logica formalistica

Conclusione.

PARTE PRIMA

IL

CONCETTO PURO
IL GIUDIZIO

INDIVIDUALE

E LA SINTESI A PRIORI LOGICA

SEZIONE PRIMA
Il concetto puro e gli pseudoconcetti

Affrmazione del concetto

resupposto dell'attivit logica, che oggetto della pre-

sente trattazione, sono le rappresentazioni o intuizioni. Se

l'uomo non rappresentasse cosa alcuna, non penserebbe; se non fosse spirito fantastico, non sarebbe neppur loico.
Si suole ammettere che
prio
il

pensiero rimandi,
dottrina,

come a

pro-

antecedente,

alla sensazione:

che non ab-

biamo difficolt di fare nostra, quando per altro vi s'accompagni una duplice intesa. Cio, in primo luogo, che la
sensazione sia concepita
noscitivo,

come qualcosa

di attivo

e di co-

come

atto conoscitivo, e

non gi come qualcosa

d'informe e di passivo, o di attivo bens,


vivente e non teorizzante. E,
in

ma

di attivit
sia

secondo luogo, che

presa nella sua purit, fuori di ogni riflessione ed elaborazione logica:

come semplice sensazione,


si

non come per-

cezione, la quale ultima (e

vedr a suo luogo), non che

essere presupposta, presuppone l'attivit logica o addirit-

IL

CONCETTO PUUO B GLI PSBUDOOONUKTTI


lei.

tura s'identifica con

Con questo duplice schiarimento,


e

la

sensazione attiva, conoscitiva e irriflessa diviene nient'altro

che sinonimo di rappresentazione o intuizione;


il

non
che

qui di certo

caso di disputare sull'uso dei sinonimi


di opportunit pratica

bench vi siano buone ragioni

consiglierebbero la preferenza *dei termini da noi adoperati.

Quel che importa, a ogni modo, ritenere bene in mente


che
l'attivit logica o

pensiero sorge sullo spettacolo variosi

pinto delle rappresentazioni, intuizioni o sensazioni che

dicano, merc
tivo elabora in
Pensiero
e

le

quali

a ogni attimo
il

lo lipirito

conosci-

forma teoretica

corso del reale.

Un
logici:

altro presupposto si trova di frequente introdotto dai

iinguaggrio.

linguaggio; sembrando chiaro che, se non parla, l'uomo non pensa. Anche questo presupposto accettato da noi, con alcuni schiarimenti e col trarne un
quello del
corollario. Gli schiarimenti sono: in

primo luogo, che

il

lin-

guaggio deve essere preso nella sua genuina e completa


realt; cio,

non

ristretto per arbitrio

ad alcune sue forme

in

come le foniche e articolate, n falsificata un complesso di astrazioni, come le classi della grammatica o le parole del vocabolario, quasi macchinismo che
particolari
in

l'uomo metta in moto nel parlare. E,

secondo luogo,

che per linguaggio non da intendere la sequela dei discorsi


cosi alla rinfusa e senza analisi, con tutto ci che portano

seco,

ma

solamente quell'aspetto

di essi discorsi,

onde sono
radicato,

da dire propriamente linguaggio. Errore


e proveniente dal

assai

non avere osservato


in

tale

distinzione,

credere

il

linguaggio costituito di elementi logici, adduogni pi piccolo discorso


quello
,

cendo

in

prova che quasi

si tro

vano

le

parole

questo

essere ,

fare

e via

dicendo, ossia concetti.


fjuesti concetti

Ma

anche nelle proposizioni

in cui
il

effettivamente sono, essi non esauriscono

linguaggio. Ci tanto vero che coloro che cosi credono,^

sono costretti poi a lasciare, come residuo delle loro ana-

I.

AFFRMAZIONE

DEI,

CONCETTO

lisi

logiche, elementi che considerano illogici e

denominano

enfatici, riempitivi, coloritivi o musicali, nei quali


per l'appunto
stratta analisi
si
si

nasconde

il

vero linguaggio, che quell'aIl

lasciata sfuggire.

corollario, infine,
il

che, rettificato a questo

modo

il

concetto di linguaggio,

pre-

supposto che

si

faccia del linguaggio per la logica,

non

un nuovo presupposto,
giA fatto, quando
tuizioni.
Il

ma

identico

con quello che stato

si

parlato delle rappresentazioni e in-

linguaggio, nel significato rigoroso in cui qui

inteso, vale espressione; e l'espressione identica

con

la

rappresentazione, non potendosi concepire n una rappresentazione che non sia in qualche

modo

espressa, n

una

espressione che non rappresenti nulla, e sia perci insignificante.


l'altra

L'una non sarebbe nemmeno rappresentazione, e


non sarebbe nemmeno espressione;
cio,

questa e

quella debbono formare,

come formano,

tutt'uno.
Intnizione e

Ci che presupposto dal pensiero logico non presup-

posto in

filosofia,

la

quale non conosce presupposti e deve


tutti
i

linguaggio come presupposti

pensare e dimostrare

concetti che pone.

Nondimeno,
la

pu essere opportunamente
a trattare, ossia per
la

lasciato

come presupposto per

parte della Filosofia, che prendiamo ora didascalicamente


Logica; e darsi qui come

ammessa

la

forma rappresentativa o intuitiva della conoscenza. La scepsi,


infatti,

non potrebbe
:

in questo caso
il

formulare se non due

sole istanze

o negare

conoscere in genere, o negare quella

forma

di conoscere,

che stata presupposta. La prima istanza


ci si

sarebbe quella dell'assoluto scetticismo; e


la grazia (tanto pi

vorr fare
filosofia

che molte ovvie verit della

saremo

costretti a ricordare nel corso della nostra esposi-

zione) di dispensarci dal ripetere ancora

una volta

il

vecchio

e sempre efficace argomento contro l'assoluto scetticismo,

che

in

bocca a

tutti

principianti delle classi di filosofia;


di

con che non intendiamo sottrarci all'obbligo

mostrare,
la

quando

vi

saremo condotti dall'ordine dell'esposizione,

IL

CONCETTO PURO E GLI PSEUDOCOKCETTI


ragioni profonde e perpetue dello scetticismo in

genesi e

le

genere, e

l'ufficio al

quale esso adempie. La seconda istanza

importa la negazione dell'attivit intuitiva in quanto originale e autonoma, e la risoluzione di essa nelle dottrine
empiristiche, edonistiche, intellettualistiche o altre che siano.

Ma

a garantire l'attivit intuitiva contro

siffatte dottrine,

a dimostrare l'autonomia della fantasia e stabilire un'Estetica, abbiamo rivolto le nostre forze nel precedente volume*;

onde
fica

il

presupposto, che qui lasciamo sussistere,


nient'altro che

si

giusti-

come

un rinvio a cose gi dimostrate


il

altrove.

La scepsi contro il
concetto.

Affrontando dunque senz'altro

problema della Logica,


la

non

lo scetticismo assoluto
il

n quello circa

forma

intui-

tiva sar

primo ostacolo che dovremo rimuovere,

ma uno

scetticismo

in questione le
col

nuovo e meglio circoscritto, il quale non mette due prime tesi, anzi vi si appoggia sopra, negare non gi la conoscenza in genere o l'intuizione,
direttamente la conoscenza logica.
I^a

ma
sta

conoscenza

lo-

gica qualcosa di l dalla semplice rappresentazione: que individualit e molteplicit, quella l'universalit
della individualit, l'unit della molteplicit: l'una intui-

concetto: conoscere logicamente conoscere l'universale o concetto. La negazione della logicit importa l'aflfermazione che non vi ha altra conoscenza se non quella rappresentativa (o sensibile, come anche si suole dire), e che
zione, l'altra
la

conoscenza universale o concettuale un'illusione;

di l

dalla semplice rappresentazione


noscibile.

non

vi

sarebbe nulla di co-

Se cosi fosse, la trattazione alla quale ci siamo accinti non avrebbe materia alcuna e dovrebbe arrestarsi sul limitare, riuscendo chiaramente impossibile ricercare la natura

SI
\'

veda

il

primo voliim'

di <ivi'sta Filoso/id

rome srrnzn

ilrllo spi-

rito:

J^tletica

come ncienza dcWespriDHione.

1.

AFFBRMAZ[ONB DBL CONCETTO


,

di quel

che non

ossia, in

questa ipotesi, del concetto, e

come

esso operi in relazione alle altre forme dello Spirito.


cosi, e

Ma

che la cosa non stia

che

il

concetto abbia realt


si

ed operi e formi oggetto di problemi,

prova indubitabile

nella negazione stessa, pronunciata dallo scetticismo che di-

remo logico,

e che, d'altronde, la sola negazione concepi-

bile in questo punto. Cosicch

potremo presto rassicurarci

circa le sorti della nostra impresa, o, se piace meglio,

dovremo

smettere subito la speranza che

ci si

era fatta balenare in-

nanzi, e sottometterci alla fatica di costruire una Logica:


fatica,

che

lo scetticismo logico,

affermando vera

la sola

forma

della rappresentazione,

sembrava volerci risparmiare.

Lo scetticismo
di cui si

logico o afferma senz'altro che la cono-

scenza rappresentativa tutto, e che l'unit o l'universalit,

pone l'esigenza, parola priva

di significato;

o
;

giudica che l'esigenza dell'unit giustificata,

ma

che trova

soddisfacimento nelle forme non conoscitive dello Spirito


o, infine,

che essa viene soddisfatta bens da queste forme non

conoscitive,

ma

in

quanto rioperano su quelle conoscitive,

cio sull'unica che sia stata


la

ammessa come

legittima e che

forma rappresentativa.

chiaro che, fuori di queste tre

possibilit,

non ve n'ha

altre: o contentarsi della di

conoscenza

non conoscitivo; o combinare le due forme. Nel primo caso, si ha la teoria dell'estetismo (la quale si potrebbe anche dire a giusto titolo del sensismo, se non ci fosse timore d'ingerappresentativa;
o richiedere qualcosa

nerare equivoci); nel secondo, la teoria del misticismo;


nel terzo, quella

dell'empirismo o arbitrarismo.
Estetiimo

Conforme
loicizzare,

al

vedere dell'estetismo, non possibile, n poi


vuol cogliere la verit vera del reale.
di

gioverebbe, pensare per concetti, universalizzare, ragionare,

quando

si

Giova invece trascorrere


sola la verit che

spettacolo in spettacolo; e la
si

serie di questi spettacoli, che


si

accresce all'infinito, essa

brama, e che bisogna guardarsi bene

IL

CONCETTO PURO E GLI PSBUDOCONCETTI

dal trascendere per non cadere nel vuoto. L'attrattiva dal

sub specie cBterni sarebbe n pi n

meno che

quella dello

specchio d'acqua, che ingann Tavidit del cane di Fedro


e gli fece lasciare
il

cibo reale per l'illusorio. Alla fredda,


si

e infeconda ricerca del logicizzante e

contrappone, invito
dell'ar-

ammonimento,

la ricca e

mossa contemplazione

tista: la verit nelle

opere della parola, del suono, del


e sterili filosofemi.
il

colore, della linea, e

non gi nei secchi

Cantiamo, dipingiamo, e non costringiamo


spasmodici e infecondi.
MUticismo.

cervello a sforzi

Si

potrebbe questo atteggiamento

estetico

considerare
si

come
per

quello dello spirito che esce da s stesso e


cose,

sparge
le

le

pur tenendovisi di sopra e a distanza, e


le

guarda e non

penetra.

Ma

di esso

sticismo, che avverte

come a

colui

il

appaga il miquale si abbandoni a


si

non

questa orgia di spettacoli vari

all' infinito

non

sia

dato mai

riposare nella vicenda affannosa, e come, attraverso essa,


gli

sfugga l'intimo di

tutti

quegli spettacoli. Certamente, anil

che pel misticismo una conoscenza logica un'ubbia,


cetto sterile;

con-

ma

l'esigenza dell'unit pur legittima, e

chiede legittimo appagamento. Quale? L'arte parla, e la sua


parola, per bella che suoni,
colori, per attraenti

non contenta; dipinge, e

suoi

che siano, abbarbagliano. Per cogliere

nel suo interno la vita bisogna cercare non la luce


bra,

ma

l'om-

non
ci

la parola

ma ma

il
il

silenzio.

Nel silenzio,
svela
il

la misteriosa

Iside erge verso di noi

capo e

ci

volto; o piuttosto

non

svela nulla,
stessa.

ci

riempie di
si

s, ci

il

sentimento

di s

L'unit, che

ricerca, nell'azione, nella

forma pratica dello Spirito: nel cuore, che palpita, ama,


vuole.

La conoscenza
e ineffabile

conoscenza del singolo, rappresen-

tazione; l'eterno non materia di conoscenza,

ma

d'in-

tima
CnpirUmo.
I

esperienza.
anime

SJ'ttatori dello

scetticismo logicu-csieLizzantc sono ani-

me

urtiHliche; quelli dello scetticismo logico-mistico,

I.

AFPBRMAZION'R DEL CONtJBTTO

5*

sentimentali e agitate, che, pur non partecipando alla vita

con l'azione propriamente

detta, vi partecipano in qualche

modo

col vibrare all'unisono per simpatia e,

secondo

casi,
gli

col soffrire del parteciparvi o del

non parteciparvi.
nelle

Ma

empiristi o arbitraristi
vlti
alla

si

trovano piuttosto tra coloro che,

pratica,

non indugiano

commozioni

e nei

sentimenti e cercano modi di pensare che sembrano

pili di-

rettamente adoperabili nel fare. Perci,


gli estetizzanti e coi mistici nel

affatto'

concordi con
alla cono-

negare ogni valore

scenza logica in quanto forma autonoma di conoscenza, non


si

soddisfano,

dell'arte, n,

come come

primi, negli spettacoli e nelle opere

secondi, sentono la malia e la


essi

mania
operata

dell'Uno e dell'Eterno. La combinazione da


della dottrina
estetizzante, che ripone
il

valore nella rap-

presentazione, e di quella mistica, che lo ripone nell'azione,

non potenzia n l'una n


offre

l'altra,

ma

le fiacca

entrambe; e

in luogo della poesia dei primi e del rapimento dei secondi

un prodotto

assai prosaico, contrassegnato dal prosai-

oissimo
dalla

nome

di

finzione. C'

(essi

dicono) qualcosa di l

mera rappresentazione,

e questo qualcosa

un

atto di

volont, che soddisfa l'esigenza dell'universale con l'elabo-

rare le rappresentazioni singole in schemi generali o simboli,


privi di realt

ma

comodi,

finti

ma

utili.

Gli ingenui filosofi

e logici
e
le

si

sono lasciati trarre in inganno da queste finzioni


sul serio,

hanno prese

come accadde a don

Chisciotte

innanzi ai fantocci moreschi di mastro Pietro. Dimentichi


della qualit dell'operazione compiuta,

hanno continuato a

elaborare, cio a condensare e semplificare, dove non c'

nessuna materia per

tale lavorio,

pretendendo raggruppare

non
le
il

solo queste e quelle serie di rappresentazioni,

ma

tutte

rappresentazioni, e sperando di ottenere a questo

modo
le in-

concetto universale, che accolga nel suo

grembo

finite possibilit del reale.

Per questa via sono pervenuti


di

alla

pretesa

forma nuova e autonoma

conoscenza, che

10

IL

CONCETTO PURO E GLI PSKUDOCONCETTI


le

supererebbe

rappresentazioni, e che un'escogitazione

raffinata bens

ma

alquanto ridicola, come sarebbe quella

di chi volesse foggiare

non solamente
coltello

coltelli di

varia gran-^

dezza e forma,
i

ma un

dei coltelli, di l da tutti

coltelli

che

si

materiano nel ferro e nell'acciaio e che

hanno forme
Siduzione all'assurdo delle tre
scepsi.

e usi determinati.

A
della

suo luogo andremo esaminando cosi gli errori gene-

rati di questi

modi

di risolvere o di troncare

il

problema
che vi

conoscenza,

come anche
il

le

parziali

verit,

sono frammiste e che bisogna far valere nella loro libera


efficacia.

Ma

circa

problema che ora

ci

occupa, e che

l'afiFermazione o negazione della

forma concettuale del coe tre codesti drappelli


il

noscere, basta osservare


di negatori

come

tutti

movano

all'assalto contro

concetto, armati di

concetto. Osservare semplicemente,


e

non affannarci a
assai ce ne vorle

confutare, perch cosa in verit che d subito all'occhio

non richiede troppe parole quantunque


;

rebbero per illustrare


spirito

psicologicamente

condizioni

di

e di
i

cultura, le tendenze naturali


partiti

e acquisite, le

abitudini e

presi,

che rendono possibile tanta e

cosi maravigliosa cecit. Gli estetizzanti affermano che la

verit nella
cetto.

contemplazione estetica e non gi nel con-

Ma, di grazia, codesta loro affermazione forse canto,

pittura, musica, architettura?

ma

Concerne bens l'intuizione, non intuizione; ha per materia l'arte, ma non arte; non comunica uno stato d'animo, ma comunica un penun'affermazione di carattere universale; dun-

siero, ossia

que, un concetto.

Un

concetto,
col salto,

merc cui

si

cerca di
si

negare

il

concetto,

come

che proietta ombra,

cercato, negli aneddoti delle novelle umoristiche, di saltare sulla

propria ombra, o con l'aggrapparsi al proprio


trarsi

codino, di

a salvamento fuori del fiume.

Il

medesi-

HJmo

si

dica dei mistici. Essi inculcano la necessit del

lenzio e di cercare l'Uno, l'Universale, l'Io,

ripiegandosi

I.

AFFBRMAZIONK DKL CONCETTO

11

e chiudendosi in s stessi e lasciandosi vivere (nella quale

mistica esperienza potrebbe, a dir vero, forse accader loro,

come, se mal non ricordo, nel Titano


di ritrovare l'Io in

di

Giampaolo Richter,
in

forma alquanto materializzata,


silenzio,

una

inquieta parte del proprio corpo); ma, nel ci fare, racco-

mandatori come sono del


il

silenzio, e

vanno spiegando

non passano sotto silenzio dimostrando quando sia effi-

cace quella loro ricetta a soddisfare la

brama
ci

dell'universale.

Se tacessero davvero, chiaro che non


fronte,

troveremmo a

come

ci

troviamo, la loro teoria in quanto formola

dottrinale da discutere.

La
si

teoria del silenzio e della tacita

azione ed esperienza interiore nient'altro dunque che un'af-

fermazione con

la

quale

rifiuta, e si

crede di confutare,

altre affermazioni.

Ma affermazione, negazione e confutazione

vuol dire universalit di esigenza e di contenuto; e perci

un concetto: contradittorio quanto si voglia, bisognoso di elaborazione, ma di elaborazione sempre concettuale e non gi sensitiva, sempre teoretica e non gi
quella dottrina importa
pratica, la quale ultima
il

imporrebbe addirittura

ai suoi
i

adepti

tacere.

chi, ai nostri giorni, parla tanto

quanto

mistici?

Anzi, che cosa farebbero essi ai nostri giorni, se non parlassero?

E dove ora si suole incontrarli, nelle solitudini o non piuttosto nei circoli e caff, luoglii nei quali non si tace?

Finalmente,
cano
di

teorici delle finzioni e dei

fantocci, nella

loro amabile satira della logicit e della filosofia, dimenti-

determinare un piccolo particolare, che non privo


la

d'importanza: vale a dire, se

loro teoria dei concetti,

come

finzioni sia, a
si

sua volta, finzione. Perch, se fosse

finzione,

annuncierebbe e confuterebbe da s come priva

di verit; e se di universalit

non

fosse

(come non

),

riterrebbe carattere

verace e non finta; cio non sarebbe sem-

plificazione e simboleggiamento di rappresentazioni,


cetto, e

ma con-

darebbe

il

concetto vero nell'atto stesso che sma-

schererebbe quelli

finti.

La

finzione e la teoria della finzione

12

IL

CONCETTO PURO E GLI PSEUDOCONCKTTI

sono

(e

dovrebbe riuscire evidente) cose diverse; come sono


il

diversi

delinquente e

il

giudice che lo condanna,

il

pazzo

il

medico dei pazzi. Una

finzione, che finga di esser finall'infinito,

zione, apre tutt'al pi


possibile chiudere se
sia finzione e

un processo

che non
quale non

non interviene un
altri

atto,
tutti,

il

renda ragione degli

come

nello

scioglimento di una commedia di equivoci.

Ed

ecco in qual

modo

gli empiristi o arbitraristi si

fanno anch'essi confes-

sori della fede,

che vorrebbero negare. Salus ex inimicis

una verit per la filosofia non meno che per la vita tutta, e riceve bella conferma dall'inimicizia, forse non mai tanto feroce come oggi, contro il concetto, e dagli sforzi, non mai
tanti e

con tanto zelo condotti, per sopprimerlo; giacch

nemici del concetto vengono a trovarsi nella mala condizione di non poterlo sopprimere senza sopprimere, con quell'atto, lo stesso loro principio di vita
AffermKzione del concetto.

mentale.

non rappresentazione n pratico miscuglio o condensamento di rappresentazioni. Sorge dalle


Il

concetto, dunque,

rappresentazioni

deve
grado

farsi esplicito,

come qualcosa che in esse implicito come esigenza o problema, di cui


le

e
le

rappresentazioni pongono
di soddisfare e

premesse,

ma

che non sono


forraolare.

in
Il

non possono nemmeno


si

soddisfacimento dato dalla forma non pi meramente rappresentativa

ma

logica del conoscere; e

effettua in per-

petuo, a ogni istante della vita dello spirito. Negare la forma


logica, introducendo in suo luogo, per dimostrarla illusoria,
altre formazioni spirituali, tentativo

che

si

pi volte

ripetuto e ancora

si
?]

rinnova,
flalla

ma

che

lecito

ormai consi-

derare disperato.
tivi trae
il

dimostrata vanit di questi tenta-

conferma

la necessit, della scienza della Logica, spi-

cui oggetto o

problema per l'appunto quella forma


che
si

rituale, quell'aspetto del reale,

chiama

il

Concetto.

II

Il concetto e gli pskcdoconcetti

jo\ C<

distinguere

il

concetto dalle rappresentazioni stata


e

Concetto

finiioni

riconosciuta, per
di legittimo, e le
spirito

altro, la
si

rappresentazione in quel che ha


il

concettuali.

assegnato

posto nel sistema dello

come forma elementare


il

di conoscenza, antecedente

alla logicit. Col distinguere

concetto dagli stati d'animo,

dai moti di volont, dalle azioni s'intende insieme ricono-

scere la legittimit della forma pratica, della quale, e delle

sue relazioni con la forma conoscitiva, tratteremo altrove per disteso


*.

Ma, col distinguere


di queste ultime

il

concetto dalle finzioni,


sia stata riconosciuta la

sembra che
designarle
si

non

legittimit, anzi che sia stata

negata per ci stesso che a


di significato reprobativo.

adoperato

un nome

Ora

ci conviene chiarire, perch

non

si

potrebbe procedere

oltre nella trattazione della Logica, se si lasciasse

dubbio

e malfermo, ossia insufficientemente distinto,

dai quali
le

il

concetto dev'essere distinto.


falsi

uno dei termini Che cosa sono


che concorrono

finzioni concettuali? concetti


giovano
alla vita dello

e arbitrari, moral-

mente riprovevoli? o produzioni


e

spirituali,

spirito? Errori

da correggere, o

forme necessarie?

Queste relazioni sono indagate nella

Filosofia della pratica, parte

prima.

14

IL

CONCETTO PUIiO E GLI PSBIDOCONCKTTI

Il

concetto

Un

concetto vero e proprio, appunto perch non rap-

puro come
ultra- e on-

presentazione, non pu avere a suo contenuto un singolo

nirappresentativo.

elemento rappresentativo, n
rappresentazioni; sebbene,

riferirsi

a questa o quella rap-

presentazione particolare o a questo o a quel gruppo di


d'altra

parte,

appunto perch
si

universale rispetto all'individuale delle rappresentazioni,


riferisca a tutte e

a ciascuna insieme.

Si consideri qualsiasi

concetto di carattere universale: quello della qualit, per


es., o dello

svojlgimento, o della bellezza, o della finatratto di realt datoci nella


sia, e

lit. Si

pu mai pensare che un

rappresentazione, per ampio che

abbracci pure secoli

e secoli della pi ricca storia o millenni su millenni di vita

cosmica, esaurisca in s la qualit o


lezza
la finalit, in

lo

svolgimento,

la bel-

modo che

si

possa afifermare l'equi-

valenza tra quei concetti e quel contenuto rappresentativo'?

si

consideri per converso

piccolo di vita rappresentabile:


esso, per piccolo,

un frammento quanto si voglia si pu mai pensare che in per atomico che sia, manchi qualit e

svolgimento e bellezza e finalit? Certamente, stato sostenuto che


esse non
le
si

cose non sono qualit,

svolgono,

ma ma permangono

pura quantit; che


immutabili: che
il

criterio della bellezza l'arbitraria estensione alla realt

cosmica delle nostre circoscritte esperienze e sentimenti


morfica, perch legge del reale non
fine

in-

dividuali e storici; e che la finalit concezione antropoil

ma

la causa,

non

la teologia
si

ma

il

meccanismo
si

e determinismo. Tn siffatte

dispute

travagliata e

travaglia la filosofia, n

qui

intendiamo darle come

definitivamente risolute,
i

n fondarci

sopra particolari soluzioni nello scegliere

nostri esemp.

Ma

chiaro che, se anche le tesi ora ricordate, opposte alle


i

prime, fossero vere, fornirebbero esse in ogni caso

concetti

veri e propri, superiori a ogni determinazione rappresentativa e abbraccianti


in

tutte
il

le

rappres(>ntazioni, ossia

ogni euperlenza possibile; e

nostro concetto del concetto

II.

IL

CONCETTO B GLI PSEUDOCONCETTl

15

ne verrebbe non gi mutato,


mento,

ma

confermato.

Il

meccanismo

in luogo della finalit, l'immobilit in luogo dello svolgiil

piacere individuale in luogo del pregio estetico,

sarebbero sempre, in quanto concetti, ultrarappresentativi


e insieme onnirappresentativi. Anche quando,
sovente,
i

si

accogliessero per uno stesso problema

come accade ambedue

concetti opposti, quello di finalit e quello di

meccanismo,

o quello di svolgimento e quello di ente immobile, l'uno e


l'altro

non sarebbero

riferiti

a singoli gruppi di rappresene

tazioni,
realt.
l'altro,

ma

pensati

come elementi
fine

componenti
l'altro;

di

ogni

Ogni realt sarebbe


in s del

per un lato e causa per

immobile per un verso e mutevole per

l'uomo

avrebbe

meccanico e del teleologico;

la

natura sa-

rebbe materia,

ma mossa da una prima


di

causa non materiale,

anzi spirituale e finale, o almeno incognita.

via discor-

rendo.

Quando

un concetto

si

prova che stato suggerito

da

fatti

contingenti, con ci stesso criticato ed espunto

dalla serie dei concetti veri e propri, e gli viene sostituito

un

altro concetto,

che

si

giudica veramente universale, o

anche accade
di pensiero,

di sopprimerlo senza sostituirlo, cio di ridurre

la serie dei concetti veri e propri:

riduzione che progresso

ma

che non pu mai essere spinta sino all'abo-

lizione dei concetti tutti, perch

uno almeno rester sempre


l'abolizione;

ineliminabile: quello del pensiero che pensa

questo concetto, conforme all'esigenza del concetto, sar


ultra- e onnirappresentativo.

Tutt'altra cosa sono

concetti finti o finzioni concettuali,


'^ "^

perch
"^

in

questi o '

il

gruppo di contenuto fornito da un


essi

rappresentazioni, e perfino da una singola rappresentazione,

Le fimioni "cettuaii come rappresentati^*. ***

epper non sono ultrarappresentativi; ovvero ^^


'^'^
'

non hanno
di

universaut,

alcun contenuto rappresentabile, epper non sono onnirappresentativi. Del

primo tipo offrono esemp i concetti


quelli di

casa,

gatto, rosa; del secondo,


libero. Nel pensare
il

triangolo
ci

o di

noto
una

concetto di casa,

riferiamo a

16

IL

CONCETTO PURO K LI PSEUDOCONCKTTI

struttura artificiale di pietre o mattoni o legno o ferro o


paglia,

dove

esseri,

che chiamiamo uomini, sogliono dimo-

rare per alcune ore o per intere giornate e interi anni.

Ma
non

per numerosi che siano


cetto,
il

gli oggetti

compresi sotto quel con-

loro

numero

finito: c' stato

un tempo

in cui

esisteva l'uomo, e perci


altro, in cui

neanche

la

casa dell'uomo; e un

l'uomo esisteva senza

la casa,

vivendo

in ca-

verne o a
il

cielo aperto.

Potremo, senza dubbio, allargare


le tane, abitate
ri-

concetto di casa, comprendendovi anche

dagli animali;

ma non

sar mai possibile segnare con

gore logico

la distinzione tra artificiale e naturale (lo stesso

abitarvi rende l'ambiente pi o

meno
i

artificiale,

modifican,

done, per

es., la

temperatura), o quella tra gli animali

che dovrebbero esserne abitatori, e


vi abitano,

non animali che pure

come

le piante,

che anch'esse cercano a volte

un

tetto;

senza dire che talune piante e animali hanno per

loro casa altre piante e animali.

Onde

nell'impossibilit di

netto e universale carattere distintivo converr ricorrere

un da

capo all'enumerazione, e chiamare case questi e quegli oggetti,


i

quali,

numerosi che siano, saranno anch'essi di nu-

merc l'enumerazione compiuta o possibile a compiere, escluderanno da s altri oggetti. Se si vuole impedire siffatta esclusione, non resta altro che intendere per

mero

finito, e

casa

un universale modo

di vita degli esseri


si

ma

per

questa via la finzione concettuale

viene mutando in con-

cetto puro, vuoto di rappresentazioni particolari, applicabile

cosi alla casa

come ad

infinite altre

determinazioni del reale.

Lo
che

stesso a dire del gatto o della rosa, essendo manifesto


i

gatti e le rose sono apparsi in


in

un certo tempo

sulla

terra e spariranno

un

altro, e che,

durante la loro perma-

nenza, potranno essere considerati come qualcosa di fisso e di preciso solamente se si abbia l'occhio a questo o quel

gruppo

di gatti e di rose, anzi

a questo o quel singolo gatto


gri-

e roHH, in

un certo momento della loro esistenza (gatto

11.

IL,

OONCKTTU E GLI PSKLUOCONCETTl

17

gio o gatto nero, gatto o gattino, rosa bianca o rosa rossa,


fiorente o sfiorita, ecc.), innalzato a simbolo e rappresen-

tante degli

altri.

Un

carattere rigoroso, che valga a distinfiori,

guere
anzi
rosa,

il

gatto dagli altri animali o la rosa dagli altri


altro gatto e
si

un gatto da un non c' e non

una rosa da un'altra

finzioni

pu trovare. Queste e altrettali concettuali sono, dunque, rappresentative, ma non


contengono alcuni oggetti o framrealti,

ultra-rappresentative:

menti della
Difetto

analogo

ma ma

non

la

contengono
le

tutta.

opposto lianno

finzioni

concetesse

come

tuali del triangolo e del


si

moto

libero.

Sembra che con


il

universaU,
vuoti dirap

esca dagli impacci delle rappresentazioni:


il

triangolo

presentazioni.

moto
tempo

libero
e
di

nel

non sono cose che comincino cui non si possano enunciare


moto

e finiscano
caratteri e

confini rigorosi. Fintanto che ci sar pensiero, ossia realt

pensabile,

concetti del triangolo e del

libero serbe-

ranno

validit. Il triangolo dato dall'intersezione di tre

linee rette, includenti spazio e formanti tre angoli, la

somma

dei quali, per vari che essi siano da triangolo a triangolo,

sempre eguale a due angoli


il

retti;

ed impossibile conIl

fondere
libero

triangolo col quadrilatero o col circolo.

moto

un moto che

si

pensa accadere senza ostacoli di

sorta: impossibile confonderlo con

un moto,

in cui vi sia

questo o quell'ostacolo.

sta bene.

Nondimeno,

se codeste

nuove
non

finzioni concettuali lasciano cadere la

zavorra delle

rappresentazioni, fuggono poi in


si

una zona

senz'aria,

dove
la

vive; e acquistano bens l'universalit,

ma

con

perdita della realt.

Un

triangolo geometrico

non c' mai

nella realt, perch nella realt


retti

non sono

linee rette, angoli

due

retti.

somme di angoli retti Un moto libero non

somme

di angoli eguali a

c' mai nella realt, perch

ogni moto reale si effettua in condizioni determinate e necessariamente tra ostacoli. Ora un pensiero, che non abbia per
oggetto niente di reale, non pensiero: e perci quei concetti

non sono
Lcijirci.

concetti,

ma

finzioni concettuali.
2

B. Crock,

18

IL

CONCETTO PURO E GLI PSBUDOCONOBTTI


sussidio di

Critica
de
ttf'-

Chiarito, col

questi esemp,

il

carattere dei

na che le considera
*^ttf
ti,

concetti veri e delle finzioni concettuali, siamo preparati a

ri

risolvere la questione se le finzioni siano legittime o illegit*^^'

rra-

loro

^ meritino il biasimo che sembra sopportato dal nome. Veramente, una scuola o piuttosto una tendenza filosofica, che ha fatto e fa ancora sentire il suo peso, non

dubita di considerare quelle finzioni come nient'altro che

concetti errati,

e indice loro

una guerra

di sterminio in

nome

della verit e del pensare rigoroso. Se


il

da

ci stesso

che abbiamo detto risulta che

gatto o la casa o la rosa

non sono

concetti, e che tali


il

metrico n

moto

libero,

non sono n il triangolo geosembra inevitabile la conclusione


errori, e affermare

che convenga liberarsi da quegli

che

non c' n il gatto n la rosa n la casa, ma una realt tutta compatta (sebbene in s continuamente mutevole), che si svolge ed nuova a ogni istante; che non c' n il triangolo n
il

moto

libero,

ma

le

forme eterne di questa


s,

realt,

che non

si

possono astrarre e fissare per


e a confutare la

privandole
a,

delle condizioni che

ne sono parte integrante. Ma,


giudizio che le
finzioni

infir-

mare questa conclusione


si

premessa su cui
concettuali

appoggia, ossia

il

siano concetti errati, basta una semplice avvertenza.

Un

errore scoperto non pu risorgere, fintanto almeno che non


si

dimentichi la scoperta e non

si

ricada in condizioni di

oscurit mentale, simili a quelle antecedenti alla scoperta.

Giunti che

si

sia a intendere, per esempio,

che

la

moralit

non

lustra dell'egoismo e ha valore proprio, o ad assodare

che Annibale era ignaro del disastro toccato al fratello

Asdrubale presso
dere che
la

il

Metauro, non

si

pu continuare a

cre-

moralit sia egoismo o che Annibale fosse stato

informato dell'arrivo di Asdrubale e l'avesse lasciato sor-

prendere dai due consoli. Ma, nel caso delle finzioni concettuali, simili a quelle dell'esempio, le cose procedono
diversamente.

Quando

ci

siamo persuasi che

il

triangolo e

il

II.

IL

CONCETTO E GLI P8BUDOCONCBTTI


reale, e che la rosa,

19

moto
sale,

libero

non rispondono a nulla di

il

gatto e la casa

non definiscono nulla di veramente univerdobbiamo tuttavia seguitare a valerci delle finzioni di triangoli, di moti liberi, di case, gatti e rose. Possiamo
non possiamo
rifiutarle
;

criticarle e

dunque, non vero che


come con-

esse siano, totalmente e in ogni significato, errori.

Questa indispensabilit delle finzioni concettuali nella


vita dello
spirito

-o

trova riconoscimento in una forma pi

^*".' "1^^^]

temperata della dottrina anzidetta: cio che esse siano bens


errate,

ratori
^^'^

dei

ma

preparazione, e quasi primo passo, verso


e propri.

la for-

mazione dei concetti veri


di

Lo

spirito

non escirebbe

colpo dalle rappresentazioni, entrando nell'universale;


e,

ne escirebbe a poco a poco:


versale rigoroso,
si

prima

di

giungere all'unilejia in altri

softermerebbe per prendere


il

meno
realt

rigorosi,

che avrebbero

vantaggio di sostituire

le

infinite

rappresentazioni dalle infinite sfumature onde la


si

presenta a noi nella contemplazione estetica. Le

finzioni concettuali sarebbero,


e,

dunque, abbozzi di concetti,

come

tutti gli

abbozzi, rivedibili e cancellabili,


essi

ma

pur

utili.

Cosi

rimarrebbe spiegato come


errori che
si

siano errori, e
il

nondimeno
loro uso.

foggiano a bella posta e hanno

Ma anche codesta teoria moderata contrasta

con

l'evidenza. Anzitutto, non vero che lo spirito esca a poco

a poco dalle rappresentazioni, percorrendo una serie di gradi:


assai diverso, anzi proprio opposto in quel caso l'anda-

mento

dello spirito, e

strarlo con

quando i filosofi hanno voluto illuun paragone, sono dovuti ricorrere per l'appunto
si

all'immagine del salto, che

vorrebbe invece escludere.


lo

Lo
che

Spirito (dice, tra gli altri,


si

Schelling) un'isola
giri e rigiri

eterna, a eui non


si

giunge dalla materia per

facciano, senza

un salto. N

le finzioni

concettuali
[)er

sono buoni passaggi


sare con
sentazioni, e pensare

ai concetti rigorosi,

giacch

pen-

rigore, bisogna

ritufCarsi nell'onda delle

rappre-

sulla realt

immediata, sgombrando

20

IL

CONCETTO HUKO E GLI PSEUDOCONCETTI

le

interposte finzioni concettuali.


si

N
li

concetti

rigorosi^

quando

trovano di fronte quegli


li

altri, rivali nello

stessa
affi-

problema,

prendono come

aiuti e

correggono ed
li

nano per
grado di
lo spirito,

serbarli parzialmente,
i

ma

anzi

combattono e

distruggono. Ci solo che


fare,

concetti rigorosi
altri

non sono

in

impedire che quegli


si

risorgano; perch

come

visto,

li

serba o restaura, pure avenli

done riconosciuto
Posteriorit
delle finzioni

la falsit:

serba,

non gi

fusi e inve-

rati nei concetti rigorosi,

ma

fuori e

dopo

di questi.

Insomma, occorre
precedano
j^
j

disfarsi del vecchio pregiudizio

che le

conce te

finzioni concettuali siano o errori o abbozzi di verit, e


i

che

tnaii al concetti veri

concetti rigorosi; e affermare tutt' al contrario

proprt.

ijj^^ioni
li

concettuali
li

anzi

seguono e
cosi, di

i concetti rigorosi, non precedono ^ presuppongono come propria base. Se


'^

non fosse
o
si

che cosa mai sarebbero finzioni? Fingere

imitare qualcosa significa conoscere prima la cosa, che

vuol fingere o imitare; falsificare significa avere notizia

moneta falsa suppone la buona, e pu pensare che l'uomo, da ingenuo poeta che prima era, si sollevi immediatamente al pensiero dell'eterno; ma non si pu pensare che esso costruisca la pi piccola finzione concettuale senz'avere prima immagidel modello genuino: la

non all'inverso.

Si

nato e pensato. La casa,

la rosa, la

il

gatto,

il

triangolo,

il

moto

libero

presuppongono
ferruzzi,

quantit, la qualit,
altri concetti
il

l'esi:

stenza, e

non sappiamo quanti


i

non

finti

sono

lavorati coi ferri e


giati,

che
in

pensare logico ha fogtanta

che vengono messi


si

opera con

maestria

e rapidit che

finisce,

di

solito, col

credere di averne

fatto senza. Colui

che forma

le finzioni

concettuali gi logi-

camente orientato: sa quel che


misura che progrediscono
Hcono
le
i

fa e vi

ragiona intorno;

e,

suoi concetti rigorosi, progredi-

sue finzioni concettuali, che vengono rielaborate di


le

continuo secondo

nuove condizioni
il

nuovi bisogni.

Da

quando

8i

distrutto

concetto di miracolo o di stregoneria.

11.

IL

CONCETTO E OLI PSBUDOCONCBTTI


le finzioni

21

non

si

costruiscono pi

concettuali circa

le

varie
di-

classi e

modi

di casi miracolosi e di atti

da stregone;

strutta la credenza nell'influsso diretto degli astri sui destini

umani, sono cadute

le finzioni

astrologiche e

matema-

tiche che sorgevano su quei presupposti concettuali.

Coloro che hanno veduto, nelle finzioni concettuali, errori

o abbozzi

di verit, qualcosa, certamente,

hanno scorto:
si

per-

ch
fin

(senza anticipare in questo punto la teoria degli errori,


aiuti alia ricerca del vero)
le

n quella degli abbozzi o

pu

da ora ammettere che anche

finzioni concettuali diven-

tino talvolta cosi errori e ostacoli,

come

tentativi e aiuti al

vero.

Ma non

perch un certo prodotto spirituale venga adoal

perato a fine diverso da quello che intrinseco


rarsi (nel quale

suo gene-

adoperamento si fa diverso, ossia diventa una nuova produzione spirituale), si deve dimenticare la ricerca
Il

del fine intrinseco, ossia della sua vera natura e qualit.


ritratto di

una

bella donna, bianca

come

latte e rossa
il

come
il

sangue, tatto trovare

al reuccio dello fiabe sotto


lui di

cuscino
giro

da una
del

fata,

pu servire a
cercare
la

stimolo a imprendere

mondo per

donna

di carne e ossa, che somigli

al ritratto e ch'egli far

sua sposa;

ma

quel ritratto, prima

di essere

galeotto nelle mani della fata, una pittura,

cio un'opera d'arte, uscita dalle mani, anzi dalla fantasia


del pittore; e dev'essere appreso
concettuali, prima che
si

come

tale.

Cosi

le finzioni

tramutino in errori o in espedienti,

in ostacoli o in aiuti alla ricerca della verit,

aver costruita, una verit


esse
si

una verit gi costruita e che esse alla quale non servono, ma


servono.

hanno innanzi perci non possono


di cui

Non

sono, dunque, intrinsecamente, ostaqualcos'altro, cio loro stesse; e che

coli o aiuti al vero,

ma

cosa siano in loro stesse occorre ora determinare.

quest'uopo giova riportare l'attenzione sul loro mocostitutivo, che, '


'

Carattere
^''"!'''. *^"*'

mento

come

si

detto,

non teoretico
fine

ma

finzioni

con-

pratico; e domandarsi in qual

modo

e a qual

lo spi-

cettuaii.

22

IL

CONCETTO PURO B GLI PSBUDOCONCBT TI

rito pratico
cetti

possa intervenire nelle rappresentazioni e conprodotti,


lo

prima

manipolarli e farne finzioni conpratico porga

cettuali.

Che

spirito

nuove conoscenze,

inconseguibili dallo

spirito conoscitivo,

da negare con

risolutezza: lo sprito pratico tale, appunto perch

non

conoscitivo,

e,

in

fatto

di

conoscenza,

del

tutto
e

sterile.

Se dunque esso esegue quelle manipolazioni,


gatto:
<

dice a

tu mi rappresenterai
ti

tutti

gatti, o a
di

un una rosa:
non
ti

ecco,

disegno nel mio trattato

botanica, e tu rap

presenterai tutte le rose; e al triangolo:

vero,

posso pensare n rappresentare,


lo stesso di quello

ma
gli

suppongo che tu

sia

che eseguo con la riga e con la squamisurare


ci

dra, e
goli

mi servo

di te per

approssimativi trian-

della

realt ;

con

riconosce che

non compie
questo caso

nessun atto di conoscenza.

Ma

ne compie
si

in

uno
in

di

ostilit

alla

conoscenza? ossia
i

adopera a porre
pra-

impacci

al

conoscere e a simularne
il

prodotti per trarre

inganno chi cerca

vero? Se cosi fosse,

spirito

tico sarebbe, in quell'atto,

sinonimo di spirito d'inganno;

il

foggiatore di finzioni concettuali meriterebbe la riprosofisti,

vazione che colpisce falsari di documenti,


ciarlatani; laddove, in
effetti,

retori e

riscuote

il

plauso e la graistante,

titudine g<'nerale.

Ognuno

di

noi, a ogni

sarebbe

reo di subdolo attentato contro la verit, perch a ogni


istante
tutti

noi

formiamo e adoperiamo quelle


ci

finzioni;

laddove

la

coscienza morale, pur tanto delicata nelle sue

ripugnanze, qui non


L'atto del
di

rimprovera nulla, anzi c'incoraggia.

foggiare

finzioni intellettuali

non

dunque n
ra-

conoscenza n di anticonoscenza^ non logicamente

zionale e non 6

nemmeno

logicamente irrazionale,

ma

razionale a suo modo,


n flM
ptar

praticamente,
le

Poich

si

conosce per operare, e tutte

nostro coiio-

tioo e l'uti-

amenze debbono via via venire rievocate por via via operare,
sorge l'interesse pratico di provvedere alla conservazione

dIm.

II.

IL

CONCETTO B GLI P8BUDOCONCBTTI

23

del patrimonio delle conoscenze acquistate.

E sebbene

in

senso assoluto tutto


sia

si

conservi nella realt e niente che


o

stato

una volta
la

fatto

pensato sparisca dal grembo


si

del cosmo,
il

conservazione della quale ora

parla ha
al ri-

suo uso, perch propriamente una facilitazione

cordo delle conoscenze possedute e all'opportuno richiamo


di

esse dal

grembo

del

cosmo
tal

o dell'apparenteraente

in-

conscio e dimenticato.

fine si costruiscono

gli stru-

menti delle finzioni concettuali, che rendono possibile, per

mezzo

di

un nome,

di

risvegliare e chiamare a raccolta

moltitudini di rappresentazioni, o
sufficiente esattezza a quale

almeno d'indicare con


di operazione

forma

convenga
conoscere

ricorrere per mettersi in grado di ritrovarle e richiamarle.


Il

gatto

della finzione concettuale


lo

non

ci

fa

nessun singolo gatto, come ce

fa

conoscere un pittore

un biografo

di gatti;

ma,

in

forza di quel

nome, molte
o

immagini
era
stata

di

animali che

sarebbero

rimaste disperse,

ciascuna congiunta e fusa nel quadro complessivo in cui

immaginata

e
in

percepita,

vengono ordinate

in

serie e

sono ricordate

gruppi. Ci. importa poco, anzi


la verit universale;
la

nulla, a chi

sogna da poeta o ricerca

ma

importa assai a colui che, avendo

casa infestata da
di

topi,

deve dare l'incarico per l'acquisto


al ricercatore,

un gatto; e

importa non meno

che

si

faccia a studiare

un determinato gatto e che deve procedere nel suo studio con qualche ordine, sia pure artificiale, salvo ad abbandonare l'artificio nella sintesi finale. Del pari il triangolo
geometrico non serve n alla fantasia n
al pensiero,

che

compiono

il

loro ufficio senza e oltre quell'astrazione;

ma

indispensabile al misuratore di un campo, e pu even-

tualmente anche servire a un pittore negli studi preparatori

per un quadro, o a uno storico, che voglia bene inten-

dere la configurazione di un terreno, sul quale fu combattuta


la battaglia ch'egli si

accinge a narrare.

24

IL

CONCETTO PURO E GLI PSBUDOCONCETTI


le finzioni

Persistenza
delle finzio-

Per questa ragione

concettuali non solo restano

ni

concetai

salde e invincibili nonostante l'affinarsi e perfezionarsi dei


concetti veri e propri,

tuali accanto

ma

anche prendono alimento

e incre-

con-

cetti.

mento

dallo svolgersi dei concetti rigorosi.

Non

dato,

merc

questi, criticarle e risolverle, percli esse sono eterogenee


alla logica,
inferiori,

n possono fungere rispetto


li

ai concetti

da gradi
si

perch

presuppongono. La risposta, che

aveva

l'obbligo di

dare, data, ed tolto ogni dubbio circa la

relazione del concetto con le finzioni concettuali: relazione,

che non d'identit, e


plice
Ck>ncetti puri

nemmeno

di contrariet,

ma

di

sem-

diversit.
la

Rimane
tanza.

questione terminologica, che ha scarsa impor

e pseudo-

concetti.

un modo di dire, e nessuno vorr battagliare contro i modi di dire. Comunque, noi, anche per ragione di brevit, le chiameremo pseudoconcetti, e, per abbondare in chiarezza, chiameremo concetti veri e propri, concetti puri: denominazione che ci sembra anche pi conveniente di quella d'idee (concetti puri) contrapposte a concetti logici (pseudoconcetti), come un tempo si diceva nelle scuole. da tenere tuttavia ben preFinzioni concettuali

sente che gli pseudoconcetti, sebbene nel loro


la

nome
li

entri

parola

concetto

non sono concetti, non ne formano

una
cetti

specie, n litigano con essi (salvo che

non

si

faccia
i
i

litigare, distorcendoli

dal

loro fine proprio); e che


i

conquali

puri non hanno a s accanto

concetti impuri,

non sono veramente concetti. Ogni vocabolo porta seco, in misura maggiore o minore, l'appicco agli equivoci, perch
si

aggira in questo basso mondo, che pieno di tranelli;

e la ricerca di vocaboli che impediscano assolutamente gli equivoci, di quel flssamento dei significati che
il

sospiro

di molte unirne candide, riesce affatto vana, perch bisogne-

rebbe anzitutto tarpare


nella sua

le ali

allo spirito

umano, fermarlo
secondo con-

opera incessante, progressiva e rivoluzionaria.


vocal)ol() all'altro

Possiamo bensi preferire l'un

II.

IL

CONCKTTO E GLI P8KUDOCONCETTI


e,

25

tingenze e opportunit storiche;

per conto nostro, ab-

biamo dichiarato di preferire quelli di pseudoconcetto e di concetto puro, non foss'altro per ricordare la modestia ai foggiatori delle finzioni concettuali e fare

risplendere
di concetto,

sulle loro teste la luce della sola

forma vera

che
rigore.
se,
ai

la

logicit stessa nella

sua universalit e nel suo

Come non
giorni

essere d'avviso che la scelta ben fatta,

nostri,

questa denominazione di concetto

puro

piace ai pochi,

ma

spaventa

molti e irrita

mol-

tissimi,

peggio del panno rosso agitato sugli occhi del toro;

cio, se essa,

come ogni medicina


dell'

efficace, suscita reazione

nell'organismo

infermo ?

Ili
1

CARATTERI E IL CARATTERE DEL CONCETTO

D.a
Espresf'ivita.

quel che

si

detto finora dato raccogliere

carat-

teri del
Il

concetto puro o concetto senz'altro.


il

concetto ha

carattere dell'espressivit, ossia

opera conoscitiva, e come tale espressa o parlata: non gi


atto

muto

dello spirito,

come

sarebbe, per s considerato,


l'effettivo

un

atto pratico.

Per mettere a una prima prova

possesso di un concetto
altra occasione

si pu fare uso dell'esperimento in da noi consigliato: invitare colui che asse-

risce quel possesso a esporlo

con parole e con

altri
si

mezzi
rifiuta

di espressione (simboli grafici e simili). Se colui

e dice che

il

suo concetto cosi profondo che parole non


si

valgono a tradurlo,

pu

star sicuri o che egli

s'

illude di

possedere un concetto e possiede solamente torbidi fantasmi

e mozziconi d'idee, ovvero che

il

profondo concetto solo


si

vagamente da
di noi sa

lui presentito,

o tutt'al pi

comincia appena

a formare, e sar,

ma

non

ancora posseduto. Ciascuno


nel pivi forte della

bene che, quando impegnato


di

meditazione, dell'interiore battaglia, di quella vera ago-

nia (perch morte

una

vita e nascita di un'altra) clie

la formazione di un concetto, pu bens .discorrere del

suo stato d'animo, delle sue speranze e timori, dei barlumi

che

gli

appaiono e delle tenebre che


non ancora enprimibile.

lo

occupano;

ma non

gi& comunicare quel suo concetto, che non ancora tale,


percht''

IH.

CARATTERI E

IL

CARATTERE DEL CONCETTO

27

Se questo carattere dell'espressivit comune

al concetto

Universa""'

e alla rappresentazione, proprio del concetto quello del-

l'universalit, ossia della trascendenza rispetto


gole rappresentazioni, onde- nessuna o nessun

alle sin-

queste mai in grado di adeguare

il

concetto.

numero di Tra l'indi-

viduale e l'universale non ammissibile nulla d'intermedio


di misto: o
il

singolo o

il

tutto, in cui quel singolo rientra

con

tutti

singoli.

Un

concetto, che

venga provato non

universale, per ci stesso confutato

come concetto;
il

e a
tlo-

questo
sofiche.

modo procedono
Per esempio,

nel fatto le nostre confutazioni

la

sociologia asserisce

concetto di

societ come concetto rigoroso


la critica della sociologia di

e principio di scienza; e
il

prende a provare che

concetto
il

societ
di

non universale
taluni enti

ma

qualcosa di generale,

gruppo
altri

che

la

rappresentazione ha messi

innanzi al sociologo e che egli ha isolati arbitrariamente da

complessi di enti coi quali erano legati o

si

potrebbero

legare.

La

teoria della

tragedia pone

il

concetto del tra-

gico
il

da esso deduce questo o quel necessario requisito

della tragedia; e la critica dei generi letterari dimostra che

tragico

non concetto,

ma

anch'esso gruppo mal delimi-

tato di rappresentazioni artistiche, che

hanno

tra loro alcune

estrinseche simiglianze, e perci non pu servire di fonda-

mento a nessuna
del quale

Per converso, stabilire un universale aveva prima piena consapevolezza, il vanto del pensiero veramente scientifico; onde si chiamano
teoria.

non

si

inventori coloro che mettono in luce


sentazioni

le relazioni di

rappre-

o di gruppi

rappresentativi o di concetti, che


si

prima
e

si

consideravano disgregati. Per esempio:


la

creduto

un tempo che
si

volont e l'azione fossero concetti distinti;

compiuto

un progresso con

l'unificarli, stabilendo

il

concetto, veramente universale, della volont che insieme


azione. Cosi anche
si reputava che l'espressione del linguaggio fosse cosa diversa dall'espressione dell'arte; ed

28

IL

CONCETTO PUKO E

(LI

HSEUDOCONCBTTI

Stato progresso universalizzare l'espressione dell'arte, esten-

dendola
all'arte.
Concretezza.

al linguaggio, o quella del linguaggio,

estendendola

Nou meno
scendente

proprio del concetto l'altro carattere della


cio,

concretezza:

che se
alla

il

concetto universale e tra-

rispetto

singola

rappresentazione,
d'altra

presa

nella sua astratta singolarit,

parte

immanente

in tutte le rappresentazioni, e perci anche nella singola.


Il

concetto
si

l'universale

rispetto

alle

rappresentazioni
il
il

e non

esaurisce in nessuna; ma, poich

mondo

della
se
in
si

conoscenza mondo di rappresentazioni,

concetto,

non

fosse

nelle

rappresentazioni stesse,

nessun

luogo:

sarebbe in un altro mondo,

non sarebbe che non

pu pensare e perci non . La sua trascendenza, dunque, insieme Immanenza; come quel tale linguaggio veramente letterario, che Dante vagheggiava e che, rispetto
alle parlate delle

varie parti d'Italia, in

qnalibet
si

redolet

civitate nec cubai in ulla.

Se di un concetto

prova che

inapplicabile alla realt, ossia che


Io
si

manca

di concretezza.

confuta nell'atto stesso, in quanto concetto vero e

proprio. astrazione (si dice), non realt: non ha concretezza. E a questo modo stato confutato il concetto dello Spirito posto come diverso dalla Natura (spiritualismo astratto), o del bene come modello posto di sopra del mondo reale, o degli atomi come componenti la realt,

o delle dimensioni dello spazio, o della varia quantit del


piacere e del dolore, e simili. Tutte cose che non
si
ri-

trovano in nessuna parte del reale, non essendovi n una


realt

meramente

naturalo,

straniera allo spirito,

n un

mondo ideale fuori di quello reale, n uno spazio a una o a due dimensioni, n un piacere o dolore omogeneo con perci maggiore o minore di un altro: coso un altro
<

tutte

che non nascono, dunque, da un pc-nsare concreto e


<

non formano

concetti

III.

CAUATTEUl E

IL

CARATI EHK

DICL

CONCETTO

29

Espressivit, universalit, concretezza


caratteri

sono dunque tre


il

L' universale

del concetto,

il

primo dei quali afferma che

concreto,
degli

e la forma-

concetto atto conoscitivo ed esclude che sia


pratico,

meramente

zione
cetti.

come

si

pretende in vario senso dai mistici e dagli


il

paeudocon-

arbitraristi o finzionisti;

secondo, che esso un atto cono-

scitivo sui generis, l'atto logico, ed esclude

che sia

intui-

zione,
zioni,

come

si

vuole dagli

estetisti, o

che

sia

gruppo

d'intui-

secondo che asserito nella dottrina degli arbitraristi


il

e finzionisti; e insieme

terzo, infine,

che

l'atto logico

universale

pensamento della

realt,

ed esclude che esso possa

essere universale e vuoto, universale e inesistente, secondo

che sostenuto

altres nelle dottrine degli arbitraristi.

Ma
ci

quest'ultimo punto ha bisogno di un chiarimento, che

conduce a enunciare
sione degli

in

modo

diretto

un'importante divi-

pseudoconcetti, accennata bens di sopra


sia dato rilievo.
i

ma
Psetidoconempipeu-

senza che
Gli

le si

pseudoconcetti, falsificando

concetti,

imitarli pienamente, perch, se cosi facessero,

non possono non sarebbero

ct-tti

rici e

pseudoconcetti
stessa imitata.

ma concetti, non imitazione ma la realt Un attore che, fingendo di aramazzare sulle


il

doconcetti
astratti.

scene

il

suo rivale in amore, ammazzasse per davvero

suo collega, realmente suo rivale, sarebbe non pi attore

ma

omicida, cio

uomo

pratico. Se,

dunque, innanzi
formare
gli

alle

rappresentazipni, e nell'accingersi a
concetti, si

pseudo-

pensassero

le

rappresentazioni secondo quella

universalit che insieme concretezza, propria del concetto


vero, secondo quella trascendenza, che insieme
(e

immanenza

che

si

dice perci

trascendentalismo),
trattazioni

si

formerebbero

concetti veri.
si

La qual
in

cosa, infatti, accade sovente,

come

pu vedere

certe

che vorrebbero essere

empiriche e arbitrarie e dalle quali currenti rota non urceus,


sed

amphora

exit.

loro autori, tratti

da profondo e
e

irre-

frenabile

senso

filosofico,
il

lasciano cadere via via,


iniziale,

quasi
degli

inconsapevolmente,

proposito

invece

30

IL

CONCKTTO PURO E GLI PSEUDOCONCETTI

pseudoconcetti promessi elaborano concetti veri e propri,

e sono

filosofi

travestiti

da empirici. Per formare invece


logicit,
;

veri e propri pseudoconcetti bisogna cominciare dal divi-

dere arbitrariamente in due l'esigenza unica della


la

trascendenza immanente o universalit concreta

e fog-

giare perci o

concretezza senza universalit, o universalit senza concretezza. Altro modo non v'ha per
il

falsificare

concetto: chi lo vuole falsificare cosi compiutale,

tamente da rendere l'imitazione irriconoscibile come

non

lo falsifica,

ma

lo

produce; non

si

tiene di fuori,
;

ma
spe-

si lascia afferrare e

trarre dalle spire di esso

non inventa
si si

un congegno
cifica,

pratico,
in

ma

pensa. Quell'unico

modo

dunque,

due modi

particolari, dei quali

sono

gi recati esemp analizzando gli pseudoconcetti della casa,


del gatto, della rosa, che sono concreti senza universalit,

e quelli del triangolo e del moto libero, che sono universali

senza concretezza. Non resta a questo punto se non battezzarli

con separate denominazioni, scegliendo


si

le

pi conve-

nienti e pi chiare tra le parecchie che

adoperano ora
trat-

per l'una ora per

l'altra delle

due forme o indifferentemente

per entrambe; ed attenerci costantemente nella nostra


tazione ai due nomi prescelti.

Onde diremo

primi, ossia

quelli concreti senza universalit, pseudoconcetti

empirici,

secondi, ossia quelli universali senza concretezza, pseudoe,

concetti astratti;

sottintendendo per brevit l'elemento


(

generico della denominazione


rici e
<Mi altri oarattert del
il

pseudo), concetti empi-

concetti astratti.
terzo confluiscono, corno ora
si

Slcch, del tre caratteri del concetto da noi dimostrati,

coticlto

secondo e

il

pu scorgere,
intento

pii

in

uno

solo,

enunciato in duplice
la

modo a semplice

negativo e polemico contro


cetti

duplico unilateralit dei con-

empirici e di quelli astratti. Ma, d'altra parte, sarebbe

facile notare

che

caratteri del concetto

non

si

esauriscono

nei due che cosi resterebbero, ossia nella ospi'essivit o cono-

III.

CARATTERI B IL CARATTERE DEL CONCETTO


nella

31

cibilit, e

trascendentalit o universalit concreta.

Altri se

ne possono addurre come la spiritualit, l'uti-

moralit, sui quali non indugeremo a lungo, perch ai presupposti generali della logica, ossia appartengono o al concetto fondamentale della filosofia come scienza dello
lit, la
spirito,

trovano pi opportuna illustrazione nelle altre


il

parti di questa filosofia. Invero,

concetto ha carattere di

spiritualit e

non

di meccanicit,

perch la realt

spiri-

tuale e non meccanica: per la qual ragione da rifiutare ogni sorta di teoria meccanica o associazionistica della
logica,

come sono da

rifiutare le stesse dottrine nell'estetica,

nell'economica e nell'etica; n di esse fa d'uopo qui speciale


confutazione, perch vengono discusse e negate, ossia superate, in ogni rigo della nostra trattazione.

Del pari,

il

con-

cetto

ha carattere

di utilit,

perch se

la

forma teoretica

dello spirito distinta da quella pratica,

non

meno

vero,

per

la

legge dell'unit dello spirito, cm

il

pensare insieme

atto di volere, e,

come ogni

altro atto di volere, teleologico

e non antiteleologico,

utile e

non gi

inutile.

Ed

ha, infine,

carattere di moralit, perch l'utilit di esso non mera-

mente individuale,
spirito, di guisa

ma

risoluta nell'attivit morale dello


il

che pensare, ossia cercare e conseguire

vero, insieme conferire all'avanzamento e all'inalzamento

dell'uomo e del

mondo

tutto:

un negarsi e superarsi

in

quanto individuo singolo,

e servire Dio.
i,a

La forma, a
stabilire
i

nella quale l'ordine del discorso ci ha portati


caratteri del concetto, e che quella dell'enu-

parvenza

'^"* ">"'*plicit e l'u-

merazione, onde l'un carattere viene connesso con l'altro

nUk

dei

ca-

per mezzo ^
parlare, in

di

un

<

anche, logicamente forma assai rozza, o


'
>

''^*''''

^^^

concetto.

che aspetta di essere affinata e corretta.


plurale, di

gi nello stesso
ci

caratteri del concetto,


di esprimersi, perch

siamo
quel
il

conformati al
il

modo comune

veramente
suo

concetto non pu avere caratteri

ma carattere,

solo carattere che gli proprio.

questo carattere

32
essere

IL

CONCETTO PUKO K

CtLI

PShil

DOCONCKTTI

universale-concreto: due parole che designano

una

cosa sola e possono anche grammaticalmente diventare una


parola sola, quella di

trascendentale

o altra che

si

scelga
altre
affer-

delle gi coniate o che piaccia coniare a nuovo.

Le

determinazioni non sono caratteri del concetto,

ma

mano
di cui

le
il

relazioni

di esso

con

l'attivit spirituale in
le altre
il

genere^

concetto forma speciale, e con

forme speconcetto

ciali di

questa attivit. Nella prima relazione,

spirituale; in relazione con

l'attivit estetica, conoscitivo

o espressivo, e rientra nella generale forma teoretico-espressiva; in relazione con l'attivit pratica,

non

in

quanto

concetto, n utile n morale, ma, in quanto atto concreto


dello spirito,

deve

altres dirsi utile e morale. L'esposizione


si

dei caratteri del concetto, pensata correttamente,

risol-

verebbe in un'esposizione,
filosofia dello spirito,

sia

pure compendiosa, di tutta la


il

nella quale

concetto prende

il

suo

posto col suo unico earattere, ossia con s stesso.


Obiezione

Ma

questo chiarimento, se

ci

salva dalla taccia di aver

circa l'irrealt del


concetto puro e

dato un'esposizione empirica del non empirico

Concetto

del concetto, commettendo un errore giustamente rimproverato


ai logici (che si

circa
dimo-

l'impoBsibillt& di

sono spesso creduti in diritto di

strarlo.

come i custodi dei luoghi sacri per troppa dimestichezza mancano di riverenza alle loro chiese), ci fa cadere sotto una censura assai pi
trattare senza

logica la Logica, quasi

grave, la quale, bench in ultimo

si

provi inoffensiva,

di certo assai ciarliera e strepitosa. I pretesi caratteri del

concetto
altro
rito;

(si

dice),

per vostra stessa confessione non sono


esso con
le altre

che
e
il

le relazioni di

forme dello spi-

solo carattere

che

gli sia
il

proprio quello del-

l'universalit-concretezza, cio

suo essere s medesimo,

l)erch universale-concreto sinonimo di

concetto.

svanisce in

Danque, dopo tanti sforzi, il vostro concetto del concetto una tautologia. Dateci una dimostrazione di <|Uel che affermate e una deterniin.r/Jono non tautologica;

III.

CARATTBRl E

IL

CARATTERE DEL CONCETTO

33

e noi

potremo formarci una qualche idea del vostro conla

cetto puro. Altrimenti, ne potrete discorrere all'infinito; e

per noi rester sempre come


di

proverbiale

araba fenice
lo dite;

metastasiana memoria:

che

vi sia, voi

dove
Pregiudisio
intorno alla

sia,

nessun

lo sa .

In fondo a questo

sentimento d'insoddisfazione e alla

congiunta pretesa persiste un pregiudizio di origine scolastica intorno a quel

quaUt
la

del-

che

si

chiama dimostrazione. S'imirresistibile


e,
il

dimostra-

magina,

cio,

che

la

dimostrazione sia come un


il

rione.

congegno, che
pugnante,

afferri

discente pel collo


egli

nolente e re-

lo trascini

dove

non vuole e

docente vuole,

e lo lasci a bocca aperta innanzi al vero, a lui estraneo e


al

quale deve per forza piegarsi.

Ma

di

siffatte

dimostra-

zioni costrittive

scere, anzi in di vita spirituale: non c' una verit fuori del nostro spirito. Non che la verit presupponga la fede, come si dice comunemente, subordinando la

non ce ne sono nessuna forma

in

nessun campo del cono-

razionalit all'irrazionalit;
in

ma
s

la

verit fede, fiducia


in noi; quelle sequele

medesima, certezza
delle forze interiori.

di

medesima, libero spiegadimostrazioni

mento

La luce
<

di suoni,

che sono

le

cosiddette
i

servono
sguardo;

solamente a sgombrare

velami e a dirigere

lo

ma, per s prese, non hanno potere alcuno


gli

di fare aprire

occhi a chi ostinatamente

li

voglia tenere chiusi. Innanzi


i

a ripugnanze e ribellioni di questa fatta

pedagoghi del

buon tempo antico ricorrevano non gi a dimostrazioni, ma, come si sa, al cavalletto e alle nerbate: tanto erano
persuasi che la dimostrazione della verit vuole
sposti, cio
i
i

ben

di-

disposti a ripiegarsi sopra di s e a cercare


di dimostrare

in s. C'

modo

ad alcuno che neghi

la bel-

lezza del canto di Farinata, e

l'animo in

non voglia n raccogliere quella sublime poesia, n compiere lavori prei

paratori per raggiungere la possibilit di quel raccoglimento,

n d'altra parte umilmente confessare

la

sua personale in-

B. Crock, Logica.

34

IL

CONCETTO PURO E GLI PSBUDOCON'CETTI

capacit o impreparazione,

c' modo

di dimostrargli, co-

strittivamente, che quel canto bello?

La

virt critica di
si

un De
a

Sanctis, innanzi a una disposizione come questa,

sentirebbe disarmata e impotente. C'


chi, di proposito deliberato,

modo

di dimostrare

neghi fede a qualsiasi auto-

rit e

documento, e rompa
al

la tradizione

vinti

passato,

che Milziade vinse a

onde siamo avMaratona o che

Demostene

lott tutta la vita

contro la potenza macedone?

Le pagine di Erodoto e le orazioni di Demostene sarebbero da lui messe in dubbio a capriccio; e nessun ragionamento potrebbe reprimere quello scapricciamento. Che pi? Perfino nell'aritmetica, per la quale esistono macchine calcolatorie, la

dimostrazione costrittiva impossibile. Avrete

un
poi

bel sollevare, a chi ripugna,


il

due dita di una mano, e

terzo e

il

quarto, per mostrargli che due e due fanno

quattro: egli vi risponder che non ne persuaso; n infatti

potr esserne persuaso se non compie quella interiore

onde due volte due e quattro si dimostrano due nomi di una medesima cosa. Chi aspetta, dunque, una
sintesi spirituale

dimostrazione costrittiva dell'esistenza del concetto puro,


aspetta invano.
quello che
gli

Da

nostra parte, non possiamo dargli se non

stiamo dando: un discorso, rivolto a rimuovere

le difficolt e
si

a mostrare come per mezzo del concetto puro


i

rischiarino

problemi

tutti,
s'

concernenti la vita dello spi-

rito,

e senza di esso

non

intenda pi nulla.
si

PregiudUio
elrca la rap-

Ma

a quella idea stravagante circa la dimostrazione


di solito

presentabili ti del concetto.

accompagna

un
si

altro pregiudizio, fors'anche pi

tenace. Adusati

come

a moversi tra le cose, a vederle,

ed ascoltarlo, a toccarle, riHottendo appena e fuggevolmente


ai processi spirituali

che producono quella visione, udizione


si

e taatamento; quando poi


fllofioflca

prende a trattare una (|uostione


(e in ispecie

concepire un concetto
il

quando
si

bisogna concepire addirittura

concetto del concetto),

continua a richiedere proprio ci a cui nella nuova ricerca

III.

CARATTEKI E

IL

CARATTKRB

DHf,

CONCETTO

35

forza rinunziare,

e vi si gi rinunziato pel fatto stesso

che

si

entrati in essa: l'elemento rappresentativo, qualsi

cosa che

veda,

si

oda e

si

tocchi. Press'a

poco come se

un novizio, entrando

in convento,

dopo avere pronunziato


la
si

solenne voto di castit, domandasse per prima cosa nel

prendere possesso della sua cella dove


sar

donna che

gli

compagna
la

nella

nuova

vita: al che

udrebbe rispon-

dere che

sua sposa in quel luogo non pu essere se non

una sposa
Tutti
i

ideale, la santa Religione o la santa


filosoft
si

Madre Chiesa.
Proteste dei

sono

stati costretti

a protestare contro la

richiesta che

sono

sentiti

rivolgere di

una impossibile

dimostrazione estrinseca, e di un qualcosa di rappresentativo in

un dominio
la

in cui la

rappresentazione oltrepassata.
il

Nel nostro sistema (diceva

Fichte), bisogna fare di s

stesso

base

della propria filosofia; e necessariamente,

per conseguenza, quel sistema sembra

senza base a

chi

non
in

in

grado di compiere quell'atto.

Ma costui pu

essere

precedenza assicurato che neanche altrove trover mai


si

alcuna base, se non

procura quella o non se ne vuol


risparmiata
pretesa di andare

contentare. Conviene che la nostra filosofia professi ci a

voce

alta,

perch

le

sia

la

dimostrando agli uomini dall'esterno quello che necessario

creare

in s

medesimi
due

'.

Lo Schelling paragonava
che

l'ottusit filosofica

per l'appunto all'ottusit estetica: Dalla


sole vie di uscita: la poesia,

realt

comune

vi sono

un mondo ideale, e la filosofia, che fa sparire totalmente al nostro sguardo il mondo reale. Non si Tede perch dovrebbe essere pi generalmente diffuso il senso per la filosofia, che non sia quello per la poesia... -.
ci trasporta in

E
al

lo

Hegel, somministrando dilucidazioni che fanno proprio


si

caso nostro: Ci che

chiama l'incomprensibilit

-della filosofia,

nasce in parte da un'incapacit (che in s

System der Sittenlekre (in SUnimtl. Werke), IV,


Idealismo trascendentale, trad. Losacco, p. 19.

p. 26.

36

IL

CONCETTO PURO E GLI P8EUDOCONCETTI

soltanto mancanza di esercizio) a pensare astrattamente,


cio a tenere fermi innanzi allo spirito pensieri puri e moversi
in
essi.

Nella nostra coscienza ordinaria

pensieri sono
;

vestiti e uniti

con la consueta materia sensibile e spirituale

e nel nostro ripensare, riflettere e ragionare mescoliamo


sentimenti, intuizioni e rappresentazioni con pensieri: in

ogni proposizione di contenuto affatto sensibile (per es.i


questa foglia verde), sono
l'essere e l'individualit.
gi,

mescolate categorie

come

Ma

ben altro prendere a proprio

oggetto

pensieri

per s

stessi,

senz'alcun miscuglio.

si

L'altra cagione d'incomprensibilit l'impazienza

onde

pretende avere innanzi

in

forma

di rappresentazione ci

che nella coscienza sta soltanto come pensiero e concetto.

E
in

si

ode dire che non


si

si

sa che cosa

vSi

debba pensare

un concetto concetto stesso. Ma il senso di quel detto , che si vuol avere una rappresentazione nota e ordinaria. Alla coscienza sembra come
un concetto che
c' da
gi appreso: ora, in
il

non

pensare altro che

se, col toglierle la

rappresentazione, le sia tolto

il

terreno

che era suo fermo e abituale sostegno. Quando trasportata


nella pura regione dei concetti,
si

non sa pi in qual

mondo

sia. Si stimano perci meraviglie di comprensibilit,

quegli scrittori, predicatori, oratori, ecc., che ai loro lettori


o ascoltatori offrono cose che questi gi sanno a mente, che

sono loro familiari, e che s'intendono da sc>


Ragione del
loro
tuo.

*.

Tutti

hanno
in

cosi

protestato, e tutti cosi protesteranno

risor-

gere perpe-

ancora

avvenire, perch quella insofferenza, quella inac-

comodabilit, quel recalcitrare innanzi al penosissimo sforzo


di

abbandonare
i)i

(sia

pure per un istante solo e per riconil

quistarlo in

saldo possesso)
i

mondo

sensibile,

si

rin-

noveranno

in

perpetuo. Sono

dolori di parto del Concetto,

che bisogna accettare, perch quella legge del Concetto


(partorirai con dolore) legge della vita tutta.

Enciclopedia, trad. Croce, S

H,

osnerv.

IV

Le controversie

circa la natura del concetto

J_je controversie circa la natura del concetto

hanno avuto

Dispute di

origine talvolta,

segnatamente
usciti,

proyenienla materialUtica.

nel recente periodo di bar-

barie filosofica (che nel pensier rinnova la paura), dal

quale a fatica siamo

da

pregiudizi materialistici,

meccanistici e naturalistici. Onde,

come

si

gi detto,
si

accaduto che

si

sia disputato se

il

concetto

debba con-

siderare logico o psicologico, prodotto di sintesi o di associazione, di associazione individuale o ereditaria: dispute

che, per la ragione altres accennata di sopra, non spende-

remo tempo a illustrare. N daremo attenzione


o anche

all'altra controversia, se

concetti

11

concetto
vaio-

siano valori o fatti, se operino solamente come

norme

come

sione di valori e
Sein,

come forze effettive del reale; perch la divifatti, di norme ed effettualit (di Gelten e come si dice nella terminologia germanica) anch'essa
il

oltrepassata e unificata, espressamente o per sottinteso, in

ogni parte del nostro filosofare. Se


siero) vale,

concetto (ossia

il

pen-

non pu valere se non perch ; se la norma del pensiero opera come norma, ci vuol dire che essa
pensiero stesso,
reale.

il

norma a

s stesso ed elemento costitutivo


si

del

Un

valore che non sia realt, non


di vita spirituale:

trova in

nessuna forma

non

si

trova nell'arte, dove

non

si

conosce altra bellezza se non quella che l'arte

38
Stessa;

IL

CONCETTO PURO K GLI PSBUDOCONCETTl


si

non nella morale, dove non

conosce nessuna bont,

non quella che l'azione stessa indirizzata all'universale; e non si trova neanche nella vita del pensiero. Il concetto
se

vale perch
Realismo
e nominali-

ed perch vale.

Ma
vivi,

il

forte di codesti dissidi, durati per secoli e


la confusione tra concetti e
il

ancora

smo.

ha per sostegno

pseudo-

concetti, e la consecutiva pretesa di definire

concetto col

negare l'una o
delle

l'altra di queste

due scuole opposte


tempi nostri
si

dei

due forme. Qui la genesi realisti e dei nominalisti,


realisti

che

ai

sono chiamate dei razionalisti e degli


I

empiristi (arbitraristi, convenzionalisti, finzionisti).

affermano che
e
i

concetti sono reali, ossia rispondono a realt;

nominalisti, che essi sono semplici

rappresentazioni e gruppi di rappresentazioni,


si

nomi per designare o, come ora

dice, etichette e cartellini, applicati sulle cose per

riconoscerle e ritrovarle. Per gli uni, delle rappresentazioni


altra superiore elaborazione

non

possibile se
altri,

non quella
possi-

concettuale e universalizzante; per gli


bile se

non

non quella che ha luogo nella gi descritta mutilafini

zione e riduzione e finzione, rivolta a


Critica di

pratici.
i

In conseguenza di codeste affermazioni unilaterali

realisti

entrambi.

hanno considerato come concetto, attribuendogli carattere


di universale, qualsiasi pi rozzo pseudoconcetto;
il

non solo

cavallo,

il

carciofo, la
il

montagna,
la

e altre cose naturali,


il

ma

anche

la tavola,

letto,

sedia,

bicchiere, e via
alle sar-

enumerando;
la

si

sono esposti,
si

fin dall'antichit,
il

castiche obiezioni, che


cavallinit, la

conosce bene

cavallo

ma non

tavola

ma non

la tavolinit.
il

In questa

concettualizzazione degli pseudoconcetti

vero e proprio

errore della loro dottrina; e non gi nell'aver dato,


s

asserisce, realt

empirica

ai

concetti, ponendoli

come come

esseri

singoli

accanto a esseri singoli: stravaganza che


sia

da dubitare se

stata

uomo

di

senno, e che, a ogni

mai pronunciata da senno, o da modo, col rendere reali i

IV.

LE CONTROVKR8IE CIRCA LA NATURA DEL CONCETTO

39

concetti in questo significato, verrebbe a renderli nell'atto


stesso irreali, cio singoli e contingenti, e bisognosi di

un

superamento mentale merc concetti veramente universali.


I

nominalisti, d'altra parte,

hanno considerato come

arbitri

meri nomi
il
il

tutti

presupposti della loro vita mentale:

l'essere e

divenire, la qualit e la finalit, la bont e la

bellezza,

vero e

il

falso, lo spirito e

Dio; e sono caduti

senz'avvedersene in contradizioni inestricabili, e nello scetticismo logico.

chiaro oramai che la secolare disputa non si pu risolparti conten-

Il

realiboio

vere in favore dell'una o dell'altra delle due


denti, le quali
e torto
in

vero.

hanno ragione entrambe

in quel

che affermano

quel che negano, ossia hanno ragione e torto

insieme. Le due forme di prodotti spirituali, di cui ciascuna


di

quelle scuole

nelle proprie dottrine mette in luce

una

sola, sussistono tutte

due realmente, n

l'una in antitesi

con

l'altra

come

il

razionale verso l'irrazionale.


il

La vera
nomina-

dottrina del concetto realismo, che non nega


lismo,

ma

lo colloca al

suo posto e stabilisce verso di esso

rapporti chiari e senza equivoci.

questo
'

modo solamente

dato uscire dal

circolo
logici, 15
i

Bisoiuiione
^' ficolt

ha recato ad alcuni vizioso, che tanto travaglio *


.

*''" *|'/" suUa


dei

quali, messisi a spiegare nominalisticamente la genesi dei

(genesi
''"<^*"'-

concetti, erano costretti poi, nel

condurre fino

in

fondo la

loro teoria, ad

ammettere
per la

fondamento

necessit dei concetti come genesi dei concetti; e pensavano


la

cavarsi d'imbarazzo distinguendo due ordini di concetti,

primari e secondari, modelli formativi e formazioni secondo


modelli, e riproducendo per questa via, sotto sembiante di
soluzione,
altri
il

problema medesimo insoluto. Con diverse parole


lo stesso

palesavano
i

imbarazzo, asserendo di voler rica-

vare

concetti dall'esperienza,

ma

riconoscendo

al

tempo

stesso

che

ogni

esperienza

suppone
il

un'anticipazione
i

ideale; ovvero col dire che

concetto fissa

caratteri

40

IL

CONCETTO PURO R GLI PSBUDOCONCKTTI


delle cose, e insieme che
il
i

essenziali
sorgere

caratteri essenziali

sono indispensabili per fissare


i

concetto; o

infine col far

concetti

merc categ-orie,
e

le quali, nella

guisa in

cui erano

da

essi

determinate e intese, non potevano consifunzioni,

derarsi

categorie

ma

esse

stesse

concetti.

Concetti

primari,

modelli formativi, anticipazioni ideali,

concetti essenziali, concetti-categorie e simili,


se

non sono
i

altro

non varianti verbali che designano

nascondono

con-

cetti puri: presupposto necessario, come sappiamo, dei


concetti impuri o pseudoconcetti.
Dispute anediia'tra-

Altre dispute assai polisense e disordinate intorno alla

^^^^^a del concctto Ottengono significato pi preciso, quando


si

scurata

di-

riportino alla gi indicata suddivisione degli pseudocon^^

dei'concenl in empirici
e astratti.

^^^^^

empirici
,.

(o
j..-

rappresentativi) ed astratti.
decidere se

Si

spiega COS

la perplessit nel

concetti siano

^ ii. concreti o astratti, generali o universali, contingenti necessari, approssimativi o rigorosi; se si ricavino a posteriori o a priori, per induzione o per deduzione, per sintesi o per analisi, e simili: sequela di dispute che anch'esse non si risolvono se non col dare

torto e ragione insieme a ciascuna delle parti contendenti,

e col mostrare che gli pseudoconcetti (che soli sono ora in

questione)
e

si

costruiscono per analisi, per deduzione, a priori,


astrattezza, di rigore, di universalit,
si

hanno carattere di di necessit, quando


scono invece per

tratta di pseudoconcetti astratti,

cio di finzioni vuote, fuori dell'esperienza;


sintesi,

si

costrui-

per induzione, a posteriori, e hanno

carattere di concretezza, di approssimazione, di simbolica


generalit, di contingenza,

quando sono pseudoconcetti empirici o rappresentativi, aggruppamenti di rappresentazioni, vale a dire, non superano la rappresentazione o l'esperienza. Anzi, sotto quest'ultimo aspetto, non si aveva torto nel negare ogni ditt'eri'nza tra concetto (rapj)resentatlvo)

rappresentazione generale; ma che

(juesta

IV.

LE CONTROVBRSIK CIRCA LA NATURA DKI. CONCETTO


sia effetto di

41

econda

il

meccanismo psichico o
finalit, falso,

di associazione,

primo invece opera di

perch niente di

meccanico nello

spirito, e la

rappresentazione generale,

se opera dello spirito, teleologica

quanto

l'altro,

anzi

tutt'uno con l'altro: ubbidisce, come quello, alla legge di

economia,

ossia alle gi dette ragioni pratiche di


si

comodo.
l'altra

Ma
<a noi

queste ultime dispute

sono incrociate con

Incrooio
(ielle

esaminata

in

primo luogo tra realismo e nominaliil

varie

dispute.

smo, confondendosi con essa:

che da tenere presente


il

per non ismarrirsi nell'intrigo. Ricercando se


a

concetto

priori o a posteriori, universale o generale, necessario

o contingente, s'intendeva talvolta ricercare semplicemente


se

esso

era

da considerare reale o nominale, verit o

finzione.

Dalla duplice confusione tra concetti e pseudoconcetti,


concetti empirici e concetti astratti, derivano anche alcuni

Altre di Bpute logiche.

minori problemi di logica,


soddisfacente.

nemmeno

essi risoluti in

modo

vero o no che ogni concetto debba avere

come

necessario

appoggio una

rappresentazione indivi-

duale, tolta dal proprio mbito? Sono possibili concetti di

cose, ossia che a ogni cosa corrisponda uno speciale concetto? possibile concetto dell'indi viduo? Domande che
possono ricevere risposta diversa, affermativa, negativa e
affermativo- negativa, secondo che
si

riferiscano al concetto

empirico, al concetto astratto o al concetto puro.


Invero, circa la prima domanda, senza dubbio da negare
L' accompa-

che

il

concetto astratto abbia bisogno di una rappresentail

gnameli to
rappresentativo del
concetto.

zione singola come suo appoggio necessario:

triangolo

geometrico in quanto tale non n bianco n nero, n di


questa o quella grandezza; se
particolare
la

rappresentazione di un
il

triangolo vi

si

unisce nell'immaginazione,
tien

geometra nei suoi ragionamenti non ne


discaccia.

conto o la

Ma

altrettanto risolutamente

da affermare che

un concetto empirico

o rappresentativo ha

sempre un'im-

42

IL

CONCETTO PURO E GLI PSEUDOCONCBTTI


e,

raagine a suo sostegno,

per esempio,

il

concetto del gatto


libro di zoolosi

l'immagine

di

un gatto; tanto vero che ogni

gia accompagnato da figure. L'immagine


riare,

potr va-

non mai sopprimere; e variare dentro certi limiti, oltrepassando i quali il concetto stesso si sforma e dissolve.
Cosi, pel concetto di gatto, si potr rappresentare

ma

un gatta

bianco o nero o rosso, piccolo o grosso;

ma

se al gatto,

che serve da simbolo della finzione,


latto o

si

desse colore scar-

grandezza
gatti

di elefante,

il

concetto zoologico dovrebbe


i

essere mutato,

perch esso ha sotto


sulle quali

suoi ordini

le

im-

magini di

stato

formato e che, come

sappiamo, sono sempre di numero

finito, e

non

le

nuove e

strane variet di gatti che per avventura possano scoprirsi.


In ultimo, riferendosi al concetto puro,

da dire che ogni

immagine,
filo

nessuna immagine, suo simbolo; come ogni

d'erba (secondo la nota espressione del Vanini) rap-

presenta Dio, e un
sia,
Il

numero

di

cose,

per stragrande che

concetto

non basta a rappresentarlo. Similmente, circa la seconda domanda


.^

da rispondere

e a cosa e

concetto deU'indiviIl

^^^

^Qjj(.gj.[Q

cosc, ossia

una o
e che

nou altro se non un concetto di empirico * aggruppamento di un certo numero di cose sotto altra di esse, che funge da tipo; che il concetto
l'

astratto , per definizione, la non-cosa,


il

irrappresentabile;

concetto puro concetto di ogni e di nessuna cosa.


il

circa la terza, che se


all'

concetto astratto affatto ripue


il

gnante
rende

individualit,

concetto puro passa senza

soffermarsi per ogni individualit, e in quanto tutte le pensa^


le

in certo

passa, le
perfino

modo tutte concetto, e in quanto le oltrenega come tali, il concetto empirico pu essere
se nella realt

concetto dell 'individuale. Perch,

l'individuo la situazione dello spirito universale in un

determinato momento, nella considerazione empirica


viduo
si

l'

indi-

cangia

in
si

qualcosa d'isolato, di ritagliato e di chiuso


tal

in H, al quale

d per

modo una

certa costanza rispetto

IV.

LE CONTROVRRSIK CIRCA LA NATURA DEL CONCKTTO

43

alle

vicende della vita che l'individuo vive: vita che viene


le

in

questo caso rappresentata come

determinazioni di un

concetto. Socrate la vita di Socrate, inseparabile dalla vita


tutta del

tempo

in cui quella vita si svolse;


il

ma da essa si

pu,

nel procedere empirico, ricavare

concetto di un Socrate,

polemista, educatore, fornito di calma imperturbabile, del

quale

il

Socrate che mangi, bevve e vesti panni, e visse

tra questi e quegli avvenimenti,

sembra una sorta

di deter-

minazione particolare. Dunque, come delle cose cosi degl'individui dato formare lo pseudoconcetto o, per dirla al

modo che
leggi,
le

ora meglio piace, l'idea platonica.


avvertire che investigare
delle cose e della
;

bene anche
cause
i

le

ragioni,
il

le

Ragioni,

realt,

medesimo
em-

^^^

che stabilirne
stati

concetti

e poich
i

con questo vocabolo sono


cause sono state
riferite

designati a volta a volta

concetti puri e quelli

pirici

ed

astratti, ragioni, leggi e

ora a verit ed ora a finzioni. Sarebbe noterella da vocabolario soggiungere che d'ordinario la parola ragione
si

adoperata solo per le ricerche dei concetti puri e astratti

quella di 'causa pei concetti empirici, e quella di

<

legge

promiscuamente per
confusione delle tre

tutti

e tre, -jna

un po' pi

forse pei

concetti empirici e astratti che

non per

quelli puri.

Ma

alla

forme anzidette di prodotti spirituali


disputato se oltre
i

da riportare

l'essersi

concetti delle
si

cose esistano concetti di leggi: con che


in sostanza, se oltre
i

concetti empirici siano da

domandava, ammettere

concetti astratti e concetti puri.

geri
o

La profonda diversit tra concetti e pseudoconcetti sug(nel tempo in cui si solevano rappresentare le forme gradi dello spirito come facolt) la distinzione tra due
logiche, che
si

intelletto
'"

Cagione,

facolt
letto

dissero Intelletto (o anche Intelalla

astratto) e Ragione:
l'ufficio

prima

delle quali

si

asse-

gn

di

elaborare ci che ora chiamiamo pseudo-

concetti, e alla

seconda

concetti puri.

44

IL

CONCETTO PURO E GLI PSEUDOCONCBTTI

L' intelletto

Ma
il

nel postulare le

due facolt non

si

ferm con esattezza


si

astratto e la

sua natura
pratica.

carattere proprio dell'una e dell'altra, e

cadde nell'errore

gi notato di concepire l'Intelletto, non gih


tica,

come

facolt pra-

ma come

facolt inferiore di conoscenza, che pecchi di


il

arbitrio e tutt' al pi prepari

materiale alla facolt superiore,

fornendole un primo e imperfetto abbozzo del concetto. Se


poi alla

produzione degli pseudoconcetti sia da serbare


>,

il

nome

d' Intelletto
il

o non invece

si

debba ridare a questo


aveva prima,
questione termino-

vocabolo

significato

puramente

teoretico, che
,

e rifarlo cosi sinonimo di


logica
e,

Ragione

come

tale,

di scarso interesse. Si
difficile togliere

pu osservare,
all'

per altro, che sar assai


letto, alle formazioni

ormai

intel-

intellettuali,

all'* intellettua-

lismo

il

sospetto e

il

discredito gettativi sopra dalla grande

storia filosofica della

prima met del secolo deciinonono;


in acconcio

tantoch, solamente dove cada

uno

stile in

certa

misura popolare, sar

lecito

usare* Intelletto e Ragione,

promiscuamente, l'uno per

l'altro.

Con maggiore verit


zione
e
dell'induzione,

la

Ragione venne considerata come

unificatrice di ci che l'Intelletto

aveva diviso: della dedue

dell'analisi

della sintesi,

della

teoria e del fatto.

Ma

la

piena esattezza avrebbe richiesto


si

che non tanto


1*

alla

Ragione

desse

il

potere di unificare

indebitamente diviso, quanto all'Intelletto, cio alla facolt

pratica, quello di dividere estrinsecamente ci che per la

Ragione non mai diviso: potere d'astrazione, che


letto,

l'Intel-

in

quanto facolt pratica, esercita per

diritto e

non

per abuso.
La
ilnteii

L'incompiuta investigazione del cosi detto

Intelletto, al
si

di torelioo

e pratico e
l'intuizione Intellettuale.

quale, pure dandogli significato peggiorativo,

serbava

carattere teoretico, port di conseguenza che alla liagione


stessa
si

fini

con l'assegnare carattere non pi teoretico,

o,

per meglio dire, pi che teoretico. Identificandosi intatti


il

conoscere con

la

forma

dell'Intelletto,

doveva sembrare

IV.

LE OONTROVKR.SiB CIRCA LA NATURA DBL CONCETTO

45

che

il

semplice conoscere fosse inadeguato alla verit, e che


il

a conseguire la verit genuina e piena occorresse

proce-

dere speculativo o la Ragione, sintesi della teoria e della pratica, conoscere che operare e operare che
conoscere.

la stessa

Ragione, cosi accresciuta di potenza,


al line assegnatole,

parve ancora insufficiente

per
le

il

peso

ed impaccio dei procedimenti raziocinativi che

provenifacolt

vano

dall'Intelletto

che essa adoperava: e

la

suprema del vero fu riposta non gi nella logicit ma nelr intuizione: in un'intuizione diversa da quella artistica, in un'Intuizione intellettuale, organo dell'Assoluto. L'intuizione intellettuale venne accusata presto, a dir vero, d'introdurre l'irresponsabilit nel

campo

della

scienza, e di

rendere inconfutabile qualsiasi capriccio individuale;

ma

la

medesima censura

si

poteva rivolgere contro

la

Ragione,

superiore alla conoscenza e sintesi di teoria e di pratica:

sebbene, sotto altro aspetto, all'una e all'altra, all'Intuizione


intellettuale

non meno che


del

alla

Ragione,

si

debba ricono-

scere
la

il

merito di aver fatto valere l'esigenza, e sia anche

mera esigenza,

Concetto puro,

di fronte alle usur-

pazioni dei concetti empirici e astratti.

Da

parte nostra,

non abbiamo bisogno


il

di

abbassare

l'atro.

tivit conoscitiva sotto


ufflcio intellettualistico

livello della verit, attribuendole

^**

L'unicit pensie-

e arbitrario; n poi, per sopperire

alle

deticienze
di
(si

del conoscere,

concepito

oome conoscere

intellettivo,
Il

esaltare

la

Ragione sopra s medesima.


e

pensiero

chiami Intelletto o Ragione o come altro

piaccia)
puri,

sempre pensiero,

pensa sempre per concetti

E come sotto al pensiero non ve n'ha altro ad esso superiore. Le difficolt, che menavano a quelle escogitazioni, ci sembra che siano state da noi tolte via, quando abbiamo
non mai per pseudoconcetti.
altro pensiero, cosi

non v'ha

distinto

concetti dagli pseudoconcetti e dimostrato l'etero-

geneit di queste due formazioni spirituali.

Critica delle divisioni dei concetti

E teoria della distinzione e definizione

Gli

pseu-

/Vppunto
^j.

percli formazioni eterogenee,

concetti puri e

doconc^e^Mi,

pg^^f^^oconcetti

non costituiscono divisione del concetto


troppo diverso da quello di chi dividesse
il

visione del
concetto.

generico di concetto. Assumerli cosi, sarebbe grave scara^.^ ^.


|.gj.j^jj^j^ j^Qjj

(per adottare l'esempio spinoziano)

genere cane nel cane


sul fatto

animale
latra e
Oscurit,
cliiarexza
e
:

e nel cane

costellazione, fondandosi
i

che anche del cane celeste

poeti di

una volta dicevano che


i

morde, quando

il

sole implacabile arde

campi.

poich siamo in sede di logica, nessun conto da fare

di un'altra divisione del concetto, che godette in passato

distinzione

non suddivisioni del


concetto.

molta fama e autorit: quella, cio, in concetti oscuri,

confusi, chiari, distinti e


gradi di

simili, ossia

secondo

vari

perfezione che

il

concetto raggiunge. Tale divi-

sione pu serbare valore empirico e approssimativo, e forse

por (juesto rispetto sar


discorso ordinario;
culativo.
Il

difficile

rinunziarvi del tutto nel

ma non
la

ha valore alcuno logico e spesi

concetto, di cui

parla, ,

com' ovvio,

il

con-

cetto perfetto, e

non gi

tendenza impacciata o sviata

verso

il

concetto. Pure, quella divisione ebbe grande impordi essa si tent di dif-

tanza storica, dappoich per mezzo


ferenziare
il

concetto, sotto

nome

di pensiero

chiaro

e di-

stinto, dall'intuizione, pensiero chiaro

ma confuso,

ed

V.

CRITICA DELLE DIVISIONI DEI CONCRTTI

47

entrambi dalla sensazione, impressione o commozione, che -era detta conoscenza oscura. Si tent, ma non se ne venne

a capo;

si

suscit

il

problema,

ma non

lo si risolse;

perch

la soluzione si

ebbe solamente quando

fu visto che

non

si

trattava in quel caso di tre gradi di pensiero,

come

l'assoluto

logicismo pretendeva,

ma

di tre

forme dello

spirito:

del
e

pensiero o distinzione, dell'intuizione o


dell'attivit pratica,

chiarezza,

oscurit o naturalit. Logicamente, il concetto non d luogo a distinzioni, perch non sussistono pi forme di concetto, ma una sola con:

Insussistensa di
suddivigioiii

clusione analoga in Logica a quella alla quale

giungemmo
espressioni

del con-

neir Estetica con la teoria dell'unicit dell' intuizione espressione, e

cetto

come
logi-

forma

dell'insussistenza di

modi

speciali

di

(salvo

in

senso empirico, nel quale sempre dato stabilire


si

quanti e quali modi o classi

vogliano). Nel distinguere le


principali, teoretica

forme dello
concetto,

spirito, divise le

due forme

e pratica, e suddivisa poi quella teoretica in

intuizione e
di

non v'ha luogo ad

altra suddivisione

forme

teoretiche: intuizione e concetto sono ciascuna forme indivisibili.

se

La ragione di questa indivisibilit non non dall'intero svolgimento della Filosofia


si

si

ha chiara
la

dello spirito;

qui

pu

dir

solo,

in

via

di

accenno,

che

divi-

sione di intuizione e concetto ha a suo fondamento quella

d'individuale e universale. Nella quale,

come non c' un

medium, quid o un ulterius, una forma intermedia o terza

quarta e via dicendo, cosi non c' suddivisione; perch


dal concetto dell'individualit
gola, che
si

passa all'individualit sin-

non concetto,

e dal concetto del concetto all'atto

singolo del pensiero, che non pi la semplice definizione


della logicit,

ma

la logicit stessa effettiva.

Esclusa ogni suddivisione del concetto in quanto forma


logica, la molteplicit dei concetti

non

si

pu

riferire se

non

alla variet degli oggetti che in quella


sati.
11

forma vengono pen-

Le distinoni dei co ncetti,


z
i

non logiche,

concetto di

bont non

quello di

bellezza, ossia

ma

reali.

48

11.

CONCETTO PURO E GLI l'SEUDOCONCBTTI

l'uno e l'altro sono logicamente uno stesso atto,


della realt, che
il

ma

l'aspetto-

primo direttamente designa, non quelaltro

l'aspetto designato dal secondo.


Molteplicit

Si

pu domandare per

come mai, elaborando

nel

concetto la realt in quanto universale, si ottengano invece e^dTncoit logica che ne tante forme varie di realt, ossia tanti concetti distinti
Nece88it1i"di

(P^^ ^*' Passione, volont, moralit, fantasia, pensiero, e


via

superarla.

dicendo),

tanti

universali, laddove

il

concetto do-

vrebbe dare l'universale. Se questa variet fosse insuperata e insuperabile dal concetto, bisognerebbe concludere

che l'universale vero non attingibile dal pensiero, e


scetticismo logico che fa della coscienza dell'unit
di vita vissuta,

tor-

nare allo scetticismo o almeno a quella peculiare forma di

un

atto

logicamente intraducibile (misticismo). La

distinzione dei concetti, priva di unit, separazione e ato-

mismo; e non varrebbe


quella dei concetti.
suscettibile di

al certo la

pena di uscire dalla molcadere in


dell'altra,

teplicit delle rappresentazioni, se si dovesse poi

La quale, non meno


i

sarebbe

un progressus

in infinituni', perch, chi po-

trebbe mai dire che


tutti
i

concetti ritrovati e enumerati siano

concetti? Se sono dieci, perch, osservando meglio,


venti, cento, centomila? pertanti

non potrebbero essere invece ch, addirittura, non saranno


zioni, ossia infiniti?

quante

le

rappresenta-

Lo Spinoza, che enumer, senza mediarli

tra loro,

due
noi

attributi della Sostanza, pensiero ed esten-

sione,
quelli

ammise, con perfetta coerenza, che due sono bens


a
noti,

ma
di

che

gli

attributi della Sostanza si


infinito.

debbono considerare
Imponibili'

numero
si

L'esigenza

del

concetto

richiede,

dunque,

che quella

'"

naria.

moltepHcit sia negata, e


il

affermi in cambio che uno


lo

reale,
il

perch uno

il

concetto col quale

conosciamo;

uno
nel

conu-nuto, perch una la forma drl pensiero. Ma,


(|uesta
si

procurare aoddisfacimcnto a

esigenza, accade

d'incorrere in altro errore, perch

fa getto delle distin-

V.

CRITICA UtLl.K DIVISIONI DEt CONCETTI

49

zioni, e

l'unit

che cosi

si

ottiene

unit vuota, priva

di organismo,

un

tutto senza parti,

rappresentazioni,

perci ineflFabile;

un semplice di l dalle onde si ritorna per


solamente perch
tale

altra via al misticismo. e in

Un

tutto tutto

quanto ha

parti,
,

anzi parti;

un organismo

perch ha, ed

organi e funzioni; un'unit pensabile

solamente in quanto ha in s distinzioni ed l'unit delle


distinzioni.
al pensiero,

Unit senza distinzione altrettanto repugnante

quanto distinzione senza unit.


l'altra

Da
che

ci

consegue che l'una e


del concetto

sono necessarie, e

le

distinzioni

non importano negazione

L'nnit come d8tDEione.

del concetto, e
cetto,

nemmeno
il

qualcosa che cada fuori del con-

ma

sono

concetto stesso inteso nella sua verit,


distinto, e distinto

l'uno- di stinto: uno solamente perch


epper inseparabili.
i

.solamente perch uno. L'unit e la distinzione sono correlative,

Ma

concetti distinti, costituendo con la loro distinzione

Inadeg^ua-

l'unit,

non possono essere


si

di

numero

infinito,

perch

al-

tezca

del

concetto nu-

trimenti

adeguerebbero
bens,

alle

rappresentazioni; n di nu-

merico del
molteplice.

mero

finito

ma

collocati sopra

uno stesso piano e

disponibili in questo o quell'ordine senza alterazione dell'esser loro. In altri termini

ed esemplificando, Bello, Vero,


i

Utile,
merica, per
es.,

Bene non formano


n
il

primi gradi di una serie nua piacere col

si

lasciano distribuire

mettere,

bello

dopo

il

vero, o

il

bene prima

dell'utile, o

l'utile

prima del vero,


si

e via dicendo.

La

loro disposizione
il

necessaria, perch essi s'implicano reciprocamente:

che

pu nemmeno applicar loro la determinazione del numero finito, perch il numero del tutto incapace ad esprimere siffatta relazione. Numerare importa
vuol dire che non

avere innanzi oggetti separati l'uno dall'altro; e in questo


caso invece
dei quali
il

si

hanno innanzi concetti


e

secondo non solamente secondo,


il

modo anche primo,


B. Croce, Logica.

primo non

ma inseparabili, ma in certo solamente primo, ma in


distinti

50

IL

CONCEITTO PURO E GLI PSBUDOCONCBTTI


necessit di discorso, non

certo

modo anche secondo. Per


non

si

pu, nel trattare di questi concetti, astenersi dall'uso delle


voci numeriche e
parlare, per es., delle dieci categorie

dell'intelletto, o dei

tre modi del concetto, o delle quattro

forme dello

spirito.

Ma

numeri, in questo caso, sono meri

simboli;

guai a intendere gli oggetti da essi enumerati,

come
Belaiione
dei
distinti

se fossero dieci pecore, tre buoi e quattro vacche.


distinti nell'unit

Questa relazione dei

da

essi

formata

si

come

storia

pu paragonare
diverso bens

allo spettacolo della vita, in cui


il

ogni fatto

ideale.

in relazione con tutti gli altri, e

fatto

che viene dopo

da quello che

lo

antecede,

ma

anche

il

medesimo; perch il fatto seguente contiene in s il precedente, come, in certo senso, il precedente conteneva virtualmente in s il seguente, ed era quello che era appunto
perch fornito della
si

virtii

di

produrre

il

susseguente. Ci

chiama storia; e per conseguenza (continuando nella


il

denominazione

paragone)
si

il

rapporto dei concetti distinti


stato chiamato,

nell'unit del concetto

pu chiamare, ed

storia ideale; e la teoria logica di siffatta storia ideale,


teoria dei
ria reale viene concepita

gradi del concetto, al modo stesso che la stocome serie dei gradi di civilt.

poich la teoria dei gradi del concetto la teoria della

distinzione, e la distinzione

non cosa diversa dall'unit, chiaro che soltanto per comodo didascalico siffatta teoria
quale sostanzialmente fa tutt'uno.

pu essere separata dalla dottrina generale del concetto, con


la
Storia Ideale

Metafore e paragoni (ripetiamo) sono metafore e paragoni;


e la loro efficacia ai
fini

storia

del

discorso accompagnata,

reale.

come sempre
virt di quei
ci:

nel parlare, dal gi dichiarato pelicelo delil

l'equivoco. Per evitare

quale, senza fare rinunzia alla

modi

di

espressione, sar bene insistere su

che

la

serie storica,

onde appaiono

legati

concetti

distinti, ideale, cio fuori dello spazio e del tempo ed

eterna; e perci sarebbe erroneo concepire che in qualsiasi

V.

CRITICA DELLE DIVISIONI DKI CONCETTI

51

pi piccolo frammento della realt, in qualsiasi pi fuggevole


istante di essa, si trovi

uno dei gradi senza


primo
e
il

l'altro,

il

primo
terzo.

senza

il

secondo, o

il

secondo senza

il

Anche qui bisogna tener conto


liche, che, al fine di

delle convenienze didascain-

mettere bene in luce la distinzione,

ducono

talvolta a parlare di

un grado

rispetto all'altro

come

di esistenze distinte; quasi che l'uomo pratico esista real-

mente accanto all'uomo

teoretico, o

il

poeta accanto

al filo-

sofo, o l'opera d'arte stia

da

sola,

separata dal lavoro di

riflessione; e via discorrendo.


in

Ma

se

un

fatto storico

si

pu,

certa guisa, considerare

come esistenzialmente

distinto

nel

tempo

e nello spazio,
(e

gradi del concetto non sono esidistinti.


i-a distia
*

stenzialmente

temporalmente e spazialmente)

Errore opposto,
cepire
i

ma non

pi lieve, sarebbe quello di con-

gradi del concetto

come

distinti

solo

astratta-

,'^

distin*

mente, e fare La distinzione


cui qui
si

cosi, dei concetti distinti, concetti astratti.

iionetrat-

astratta irreale, laddove la distinzione, di

u.

tratta, reale; e la

sua realt per l'appunto

(parlandosi qui del concetto) l'idealit, non l'astrazione.

In ogni pi piccolo frammento di vita, nel cosi detto atomo


tsico dei fisici o

psichico degli psicologi,


le

si

ritrova l'uniil

versale e perci tutte


e p(!rci tutti
i

forme dell'universale;

concetto,

concetti distinti.

Ma ciascuno
le

di essi sta

come

distinto in quell'unione; e a quel modo che


in

l'uomo uomo

quanto afferma tutte

sue attivit e la

sua intera umanit, e nondimeno ci non pu fare se non

come scienziato, politico, poeta, e via dicendo, il pensatore non pu pensare la realt se non negli aspetti distinti di essa, e solo per tal modo la pensa veramente nella sua unit. Un'opera d'arte e un'opera di filocon
lo specificarsi
sofia,

un

atto di pensiero e

un

atto di volont,

non sono

di

certo afferrabili con le

mani

o indicabili col dito; e sola-

mente

in significato pratico e

approssimativo possiamo dire

che questo libro

poesia e quest'altro filosofia, che que-

52

IL

CONCETTO PURO E GLI PSEUDOCONCK TTI

st'azione atto teoretico o atto pratico, atto utilitario o atto

morale. S'intende bene che quel libro anche


anzi,

filosofia e,

anche atto pratico, come quell'atto


anche teoretico;
e all'inverso.

utile

anche mo-

rale, e

Ma, per l'appunto,

pensare questo o quel

fatto, e riconoscerlo
si

come affermacol

zione di tutto lo spirito, non

pu

se

non
es.,

pensarne

distintamente
di

gli aspetti.

Ci fonda, per

la possibilit

una
o

critica d'arte, condotta col rigoroso criterio dell'estedi

tica,

un giudizio morale, che consideri puramente

l'azione morale dell'individuo, e via dicendo. Perci anche,


in questo caso

come

nel precedente, bisogna guardarsi dallo


il

spingere tropp'oltre

paragone con

la storia,

introducendo

in questa divisioni altrettanto rigorose

quanto nel concetto.


le esistenze

Se

concetti distinti

non sono esistenze,


si
si

non

sono concetti distinti: un fatto non


all'altro fatto, in

pu porre, rispetto
pone un grado del

quel rapporto in cui

concetto rispetto all'altro, appunto perch in ogni fatto sono


tutte le determinazioni del concetto, e

un

fatto

non

ri-

spetto all'altro,

una determinazione concettuale.


i

Senza dubbio,

concetti distinti possono convertirsi in

semplici astratti,

ma

solamente quando vengono presi

in

modo

astratto, staccati l'uno dall'altro e coordinati e parai-

lelizzati,

per un atto d'arbitrio mentale che


I

si

esercita anin tal

che sui concetti puri.


questi ultimi,

concetti distinti
il

si

cangiano

caso in pseudoconcetti, e

carattere di astrazione di

non dei

distinti in

quanto

tali,

che nel loro

essere distinti sono sempre insieme uniti, e perci concreti.


AltrtMlHtin-

Nelle
(juali

Logiche,

s'incontrano

altre

forme
(e

di

concotti,

zioni usuali

del concetto,

sarebbero quelli denominati identici

che chiara-

e loro mII

(Cn

flcato.
(iri-

Identici, dlHpiiratl,

tnitlvi o de-

rivati, ei'C.

mente non possono essere se non sinonimi ossia parole); e distinti stessi in (guanto si concetti disparati (che sono prendono in una relazione che non luella propria della distinzione stessa, ed perci arbitraria, sicch quei coni
i

cetti,

presentati senza gl'intermedi necessari, riescono incon-

V.

CRITICA DFAA.K DIVISIONI DEI CONCETTI

53

giun^ibili e disparati); e la doppia classe dei concetti

primisemplici e dei derivati e composti (divisione che non ha luogo pei concetti puri, sempre semplici e primitivi e non mai composti o derivati). Ma qualche parola merita la distinzione dei concetti in universali, particolari e singolari, circa la quale da osservare anzitutto che concetti
tivi e
'

Universap*'*'*'-

'^

lari e singo-

lari.

Coni-

che siano soltanto universali, o soltanto particolari, o


tanto singolari, o a cui
nazioni,

sol-

prensione
ed estensione.

manchi qualcuna

di queste determi-

se

non sono pensabili. Universalit non significa altro non che il concetto distinto insiememente il concetto
concetto distinto in una de-

unico, del quale distinzione e che dalle sue distinzioni


costituito; particolarit, che
il

terminata relazione con un altro concetto distinto; e singolarit, che esso, in questa particolarit e in quella universalit,

insieme s stesso. Onde


e

il

concetto distinto
il

sempre singolare,

perci universale e particolare; e

concetto universale sarebbe astratto, se non fosse insieme


particolare e singolare. In ogni concetto c' tutto
il

concetto,

e perci

gli altri concetti tutti;

ma

esso

pur tuttavia, quel


intuitivo

determinato concetto. Per esempio,

la bellezza spirito (uni-

versalit), spirito teoretico (particolarit), spirito

(singolarit); ossia tutto lo spirito in

quanto intuizione. Che


particolare e
si

poi in forza della distinzione in

universale,

singolare

la

comprensione e l'estensione stiano, come


che s'intende da
s,

dice, in ragione inversa, cosa

perch
il

ripete in altra

forma che l'universale universale,


il

par-

ticolare particolare e

singolare singolare.
La
zione
ca.
defini-

L'interesse della distinzione di universalit, particolarit


e singolarit in ci, che sopra essa
della
si

fonda

la

dottrina

logi-

definizione, non potendosi

definire, cio pensare

un

concetto, se non pensandone la


peculiarit),

singolarit

(originalit o

n questa se non determinandola come pargli altri distinti), e

ticolarit (relazione con

universalit

(relazione col tutto). Per converso, non possibile pensare

54

IL

CONCETTO PURO E

GI.l

PSKUDOCONOETTI
la particolarit e la
I

l'universalit se

non determinandone

singolarit; altrimenti sarebbe universalit vuota.


si

distinti

definiscono per

mezzo dell'uno

e l'uno

per mezzo dei


si

distinti: dottrina che, intesa

a questo modo,

riduce an-

ch'essa a quella della natura del concetto.


L'unitdistinzione

Ma

la teoria dei concetti distinti e della loro unit


'

sembra
i

come
lo.

circo-

presentare ancora qualcosa d'irrazionale. Se vero che "^


distinti costituiscono

una

storia ideale o

una

serie di gradi,

anche vero che, in questa


c'
il

storia e serie, c'

un ultimo,

il

concetto a, che apre la serie,


il

un primo e e, poniamo

concetto d, che la chiude. Ora, perch


si

concetto sia unit

nella distinzione e

possa comparare a un organismo,

necessario che esso non abbia altro cominciamento che s


stesso e che nessuno dei suoi singoli termini distinti sia co-

minciamento assoluto. Nell'organismo,


bro ha priorit sugli
altri, e

infatti,

nessun

mem-

ciascuno reciprocamente primo


il

ed ultimo.

Ma

il

vero che

simbolo della serie lineare


il

inadeguato al concetto, al quale meglio conviene

cir-

colo, in cui a e d fungono, a volta a volta, da primo e da


ultimo.
1

concetti distinti sono, in quanto storia ideale eterna,


ricorso, in cui

un eterno corso e
b o e
d,

da d risorge

a, h, e, d,

senza

possibilit di arresto o di tregua, e in cui ciascuno, sia a o

pur non potendo cangiare

ufficio e posto,

desi-

gnabile, a volta a volta,

come primo

come
si

ultimo.

A mo'

d'esempio, nella Filosofia dello spirito


ragione o torto che
il

pu dire con pari


perch,
in

il

fine o

termine finale dello spirito sia


o
la filosofia;

conoscere o l'operare,

l'arte

realt,

nessuna di questo forme


la totalit di esse
il

in

particolare,

ma

solail

mente
flcolt,

fine,

ossia solo lo Spirito

fine dello Spirito.

Con che

si

toglie via la ragionevole dif-

che ancora potrebbe sorgen; per questa parte.


tolt,

L diminiion!

Meglio ancora viene

l'intera

dottrina che ab-

neKii

piteudocon
cetti.

biamo
b

svolta della distinzione e definizione dei concetti puri

rischiara e risalta con pi netti contorni,

quando

si

os>

V.

CRITICA DELLB DIVISIONI DEI CONCETTI

55

servi l'alterazione (che

non diremo n inversione n persi

versione), con la quale essa

rifrange nella dottrina degli

pseudoconcetti.
In questa trovano
il

loro proprio diritto ed uso alcune

delle distinzioni, che nella dottrina dei concetti puri sono


state rifiutate

come

contrarie alla logica o prive d'impor-

tanza. Per esempio, s'intende


di

come

e perch vi

si

discorra

concetti

identici, potendosi, nel campo dell'arbitrio,


cosa, o

una medesima

una medesima non-cosa,

definire in
1

modo
Il

diverso e dar luogo a due o pi concetti,

quali,

per effetto dell'identit della loro materia, sono identici.


concetto di figura che abbia tre angoli e quello di figura
lati

che abbia tre


trambi
al

sono concetti identici,


il

riferendosi

en-

triangolo;

concetto di 3

X4

e quello di 6

X2

sono identici, essendo entrambi definizioni del numero 12;


il

concetto di animale felino domestico, e quello di animale


topi,

domestico che mangia


discorra
concetti
l'arbitrio,

sono identici, essendo entrambi


si

definizioni del gatto. Parimenti


di

spiega

primari
altri,

come e perch derivati, semplici


porre
i

si

composti:
primitivi
si
i

foggiando certi concetti e di questi


viene
a-

servendosi a foggiare

come

semplici e

primi rispetto ai secondi,

quali a loro volta

considerano composti o secondari.

Che
si

il

concotto arbitrario, diversamente da quello puro,


di necessit nel

La

subor-

gemini

doppio arbitrio dell'empiricit e

dinazione e
coordinasio-

della vacuit, e dia luogo a

due

tipi diversi di

formazioni,

ai concetti empirici e agii astratti,


I

abbiamo gi mostrato.
di proprio,

ne nei concetti empirie!.

concetti empirici

hanno questo
fosse, e le

che in essi

l'unit fuori della distinzione e la distinzione fuori del-

l'unit;

il

che se non

due determinazioni

si

com-

penetrassero, quei concetti sarebbero,


strato,

come

si

anche modia

non gi

arbitrari

ma

necessari e veri. Posta la distinsi

zione fuori dell'unit, ogni divisione che di essi


al pari dei concetti

medesimi, arbitraria; e arbitraria ogni

J)6

IL

CONCETTO PURO B GLI P3EUDOCONCKTTI


al-

enumerazione, perch quei concetti sono moltiplicabili


l'infinito.

In cambio delle distinzioni razionalmente detergli

minate e compiutamente unificate dei concetti puri,


pseudoconcetti offrono molteplici gruppi,
formati, e talvolta anche unificati in

arbitrariamente

abbraccia l'intero
altri infiniti

scibile,

ma

in

un gruppo solo, clie modo tale che non esclude

modi.
i

In questi gruppi

concetti empirici simulano l'ordinail

mento
sale,

dei concetti puri, riducendo

particolare all'univer-

cio
si

un

certo

numero

di concetti sotto

un

altro.

Ma
si

non

possono a niun patto pensare codesti concetti subor-

dinati

come

attuazioni del concetto fondamentale,

che
si

svolgano l'una dall'altra e ritornino in s stesse; onde


costretti

a lasciarli l'uno accanto all'altro, semplicemente

coordinati.

Lo schema
una

di

subordinazione

coordina-

zione

il

relativo simbolo spaziale (simbolo classificaretta su cui

torio), che

cade nel mezzo perpendisi

colarmente un'altra retta e da cui

dipartono in gi altre

rette perpendicolari e perci parallele, porge, in contrasto

col circolo,

la

pi evidente e oculare dimostrazione della

profonda diversit dei due procedimenti. Sar sempre impossibile disporre


classificatorio

un nesso

di concetti puri in quello

schema
sar

senza

falsificarli;
i

ma,

analogamenU^,

sempre impossibile trasformare


La

concetti empirici in

una

serie di gradi, senza distruggerli.


deflnizio-

In Conseguenza dello
^^iq

schema
i

classificatorio la definizione,

ne nei concetti empirici.


!

nei Concetti puri ha

tre

momenti

dell'universalit,
i

le

note

particolarit e singolarit,

nei concetti empirici ha

soli
si

del concetto.

^^^
fa,

^,^^ ^j

dicono del g(Miere e della specie; ed essa


la

secondo comanda

regoletta,

pel

genere prossimo

e per la

differenza specifica. Suo


il

ufficio infatti ricor-

dare, e non gi pensare e intendere, una. determinata for-

mazione empirica;

che

si

conseguo con l'assegnarle


le sta

il

posto merc l'indicazione di ci che

sopra e di ci

V.

OHITICA DBbCK DIVISIONI UBI CONCETTI

57

he

le sta

a lato. Le
fin

cinque voci

poi,

con

le

quali

si

procurato

dall'antichit di meglio determinare l'oggetto

definiendo, genere, specie, differenza, proprio, accidente, sono nient'altro che arbitri aggiunti ad arbitri, o sottigliezze ed inezie, su cui non giova spendere parole. E,

come sarebbe barbarico applicare


classificatorio, barbarico
cetti

ai concetti puri lo

schema
i

sarebbe all'inverso definire

con-

puri per

mezzo
si

di

note, ossia

di caratteri

meccaniLa

camente aggregati.

Quando
nalmente

poi

dimentica quale sia

l'ufficio

vero dei con-

serie nei
a-

cetti empirici, e si presi dalla

brama di svolgerli raziosuperare l'atomismo dello schema classificatorio


si

concetti
Btratti.

e dei definire estrinseco,

condotti ad assottigliarli

in di

concetti astratti,

nei quali quello

schema

e quel

modo

definizione sono veramente superati, e la classificazione di-

venta serie (serie numerica, serie delle forme geometriche, ecc.), e la definizione
si

fa

genetica. Senonch questo


i

perfezionamento non solo dissolve


perci non perfezionamento

concetti

empirici, e
alla

ma

morte (simile

morte
si

che
cit

essi

trovano nel conoscere vero, quando da essi


si

ri-

torna e
il

risale al

pensare puro);

ma

sostituisce all'empiri-

vuoto.

La

serie, la definizione

genetica rispondono
pratico;

senza dubbio a esigenze dello

spirito

ma, come
quella

sappiamo, non forniscono nessuna verit,

nemmeno

che pur giace

in

fondo a un concetto empirico ossia a una

mutilata e falsificata rappresentazione. Onde, qui

come
il

al-

trove, concetti empirici e concetti astratti scoprono la loro

opposta unilateralit e fanno meglio intendere


dell'unit da essi infranta:
il

valore

valore della distinzione, che


il

non
il

classificazione,

ma

circolo e unit;

valore della

definizione, che

non meccanico aggregato


che serie piena;
genesi astratta

di dati intuitivi;
il

valore della serie,

valore della

genesi, che

non

ma

ideale.

VI
L'opposizione e
i

principi logici

I concetti

Kje

il

carattere

dei

concetti

distinti,

cio

l'unit

nella

opposti
contrari.

distinzione e la distinzione nell'unit,


in
le

sembra determinato

modo

soddisfacente dalle cose dette di sopra, e tolte cosi


il

dubbiezze circa l'unit che

concetto afferma non gi

nonostante ma mediante
ficolt
cetti,
Diversit
di

la distinzione,

una nuova

dif-

proviene dalla considerazione di quell'ordine di con-

che
gli

si

chiamano opposti o contrari.


i

Che

opposti non siano

distinti

si

riducano sensi

essi

dai

distinti.

z'altro ai distinti, si

mostra evidente non appena

richiasi-

mino esemp
stema dello

degli uni e degli altri. Distinta sar, nel

spirito, l'attivit pratica rispetto a quella teo-

retica, e suddistinte nell'attivit pratica l'attivit utilitaria

e quella etica.
tivit pratica,

Ma
il

il

contrario dell'attivit pratica l'inatil

contrario dell'utilit la nocivit,

con-

trario della moralit l'immoralit.


la bellezza,

Saranno concetti

distinti

la

verit,
si

l'utile,

il

bene morale;

ma

facile

avvertire che non

possono aggiungere o

inserii'e tra essi

la bruttezza, la falsit, la disutilit, la

malvagit.
la

basta:

considerando pi attentamente,
cui la seconda serie non
alla prima,
al
si

si

scorge che

ragione per

pu aggiungei'o o frammischiare

che ciascuno dei termini contrari inerisce gi bene perch

suo contrario e l'accompagna come l'ombra la luce. La


il

bellezza tale perch nega la bruttezza,

VI.

l'opposizionh; k

pkincip logici

59

nega,

il

male; e via dicendo. L'opposto non positivo


e,

ma
Conferma
di

negativo,

corno tale,

accompagna

il

positivo.
ai distinti si

Questa diversa natura degli opposti rispetto


riflette

anche nella logica dell'empiria, nella teoria degli


;

ci,

for-

nita dalla
Log'icH del-

pseudoconcetti
cetti distinti

perch questa logica, sebbene riduca


si

con-

a specie,

rifiuta

per altro a trattare nello

l'empiria.

stesso modo gli opposti. Onde non dir mai che il genere cane si divida nelle specie dei cani vivi e dei cani morti, o che il genere uomo morale si divida nelle specie di uomo morale e immorale; e, quando si sono fatte divisioni di questa sorta, si commesso un errore, che tale anche
di quella logica, perch la specie non pu mai negazione del genere. Anche la logica empirica, dunque, sembra confermare a suo modo che i con-

nell'Ambito
esser

cetti opposti

sono diversi dai

distinti.

Senonch

altrettanto evidente

che noi non possiamo


in sede

DifticoltH

contentarci di enumerare accanto ai concetti distinti gli


opposti; perch a questo
sofica

nascente
dal doppio
tipo di concetti,
sti

modo adopereremmo
filosofici
e,

filo-

procedimenti non

nella teoria filosofica

oppo-

e distin-

della Logica,

cadremmo

nell'illogica ossia

nell'empirismo.

Come

autodistinzione, quella medesima unit ha parallelamente


mai, se l'unit del concetto insieme la sua
un'altra sorta di divisione o di autodistinzione, che l'au-

topposizione? Se
cetti opposti,

inconcepibile risolvere

l'una nell'al-

tra e fare degli opposti concetti distinti o dei distinti con-

non
i

meno

inconcepibile lasciare, nell'unit

del concetto,
stificati.

distinti e gli opposti

non mediati e non giuNatura de;cli

risolvere questa difficolt giova preliminarmente apI

profondire la diversit dei due ordini di concetti.


distinti
essi e

concetti

opposti
coi

e loro iden-

sono distinguibili nell'unit:


la loro distinzione.

la realt

l'unit di

tit

di-

insieme

L'uomo

pensiero e azione:

stinti,

quan-

do vengono
distinti.

forme
pensa,

indivisibili
si

ma

distinguibili, tanto che, in

quanto
si

si
il

nega

l'azione, e in

quanto

si

opera,

nega

60
pensiero.

IL

CONCiSTTO

PL'IIO

GM

PSKUDOCONCETTI

Ma gli opposti non sono distinguibili a questo modo: l'uomo che fa una cattiva azione, se fa realmente qualcosa, fa non gi una cattiva azione, ma un'azione a lui utile; l'uomo, che pensa un pensiero falso, se compie qualcosa di reale, non pensa il pensiero falso, anzi non
pensa punto,

ma

invece vive e provvede

al

proprio comodo,

o in genere a
si

vede che

distinti,

un bene che in quell'istante gli preme. Donde quando sono presi come momenti sono non pi opposti ma distinti e solamente per
gli opposti,
;

metafora serbano in quel caso denominazioni negative, lad-

dove a rigore

le

meriterebbero positive. Perch la consisi

derazione dell'opposizione non

converta innanzi all'occhio

poco attento in quella della distinzione, bisogna non iscambiarla per

una distinzione
astratta,

nel seno del concetto, cio bisogna

combattere ogni distinzione dell'opposizione, dichiarandola

meramente
impoasibiiit di
(li-

Questo tanto vero che, non appena


gQpQ presi come
'^

termini opposti

tin^uere
l'un opposto
daii

distinti, l'uno

diventa l'altro ed entrambi

altro,
con-

come
*^"**"

cettoiUcon-

nel nulla. Sono celebri, a tal proposito, le dispute di essere e non essere hanuo dato luogo ^ " l'opposizione e l' Unit di entrambi nel divenire. Ed noto che l'essere, pensato come puro essere, stato riconosciuto il medesimo

sfumano
^^j

'

che

il

non-essere o
il

il

niente; e

il

niente,

pensato come

puro niente,
rit

medesimo che

l'essere puro. Cosicch la venell'altro,

non stata riposta n nell'uno n

ma

nel

divenire, in cui entrambi sono,


indistinguibili:
il

ma come

opposti e perci
il

divenire l'essere stesso, che ha in s

non essere ed quindi insieme non essere. Non si pu pensare l'essere rispetto al non-essere come si pensa una
forma
dello spinto, o della realt, rispetto a un'altra forma.

Qui

si

ha unit nella distinzione; col, unit

rettificata

restaurata, cio riaffermata contro il vuoto: contro la vuota unit del mero essere e del mero non essere, o C(mtro la

mera somma

dell'essere e del

non essere.

VI.

l'opPOSIZIONK e

PRINCIPI LOGICI

61

due momenti debbono certamente essere sintetizzati quando si polemizza contro il pensiero astratto che li diI

La
tica.

dialet-

vide; ma, presi in s, non sono due

momenti congiunti
dei

in
il

un

terzo,

ma

un

solo,

il

terzo (e anche in questo caso


l'indistinguibilit

numero
si

simbolo),
(e sia

cio

momenti.
appa-

Perci accadde

detto di passata) che lo Hegel, al quale


il

deve

la

polemica contro

vuoto essere, non

si

gasse, in questo incontro, n delle parole unit e identit,

n di quella stessa di

sintesi,

n dall'altra di

triade; e indicasse pi volentieri l'opposizione nell'unit


l'oggettiva
si

come
la
si

dialettica del reale.

Ma, quale che

sia

parola che

preferisca adoperare, la cosa quella che

detta: l'opposto

non

il

distinto del suo opposto, sib

bene l'astrazione dalla realt vera.


Se
la

cosa sta cosi,


e

la

dualit e parallelismo di concetti

Gli opposti

distinti

concetti
il

opposti non

ha pi alcun luogo. G
i

non sono

concetti, ina

opposti sono

concetto stesso, e perci


s,

distinti

stessi

runico concetto stesso.

ciascuno di essi in
cetto e in

in

quanto determinazione del con


concetto,
le

quanto concepito nella sua realt vera. La realt


il

della

quale

pensiero logico elabora

il

non
forme

essere immobile o essere puro,


della realt, che
il

ma

opposizione;

concetto pensa per pensare la realt nella


in s stesse: altrimenti

sua pienezza, sono opposte


rebbero forme
J^air is foul

della

realt,
is

ossia

non sanon sarebbero punto.


ha
falso,

and

foul
il

fair: la bellezza tale perch


il
il

in s la bruttezza,

vero perch ha in s
il

perch ha in s

il

male:

bene camminare (come diceva Gian


il

Paolo) un cadere continuo. Si tolga


tivo,

termine nega-

come
il
il

si

usa fare nel procedimento astratto, e sparisce

anche
tolto

positivo;

ma

appunto perch,

col negativo,

si

positivo stesso.

Quando

si

parla di termini negativi,

ossia di non-valori, e quindi di non-esseri,


si

come

di esistenti,

parla in realt di esistenti, aggiungendo all'asserzione

di

un

fatto

l'espressione

di

un desiderio, del desiderio

62

IL

CONCKTTO PURO E GLI PSEUDOCONGKTTI

cio che sopra quell'esistenza sorga un'altra esistenza.

Sei

disonesto

>,

vuol dire: sei

uomo provvido

del tuo piacere


pi. giudizio,

(giudizio teoretico);

ma devi essere
>
.

(non

ma
fini

espressione di desiderio) qualcos'altro, cio piegarti ai


universali della Realt
:

vorr dire, per esempio


riposarti, cio hai

Hai scritto un brutto verso Hai provveduto a far presto e a

compiuto un

atto

economico

(giudizio

ma devi ancora compiere un atto estetico (non pi giudizio, ma espressione di desiderio). E via esemplilcando. Ma ciascuno ha in s il male, perch ha in s il bene;
teoretico);

Satana non una creatura estranea a Dio, e neppure


stro di Dio, Satana, in s, sarebbe

il

mini-

ma

Dio stesso. Se Dio non avesse Satana


sale,

un cibo senza

un ideale

astratto,

un

semplice
inutile.

dover essere che non , e perci impotente e Non senza profondo significato il poeta italiano, che
e

aveva cantato Satana, ribellione


ragione,
si

forza vindice della

fini

con

l'esaltare Dio,

la pi alta visione

a cui

levino

popoli nella forza di lor giovent, sole delle


.

menti sublimi e dei cuori ardenti


pienezza del vero.
l

Egli corresse e integr

l'una astrazione con l'altra, e raggiunse cosi, inconsapevole,


la
AffermaBione e ne
catione.

pensiero, in quanto anch'esso vita (quella vita che

pensiero, e perci vita della vita), ed anch'esso realt (quella


realt che pensiero,
e perci realt della realt),

ha

in

s l'opposizione; e per questa ragione insieme

zione

negazione; non afferma

se

affermanon negando e non

nega se non affermando.

Ma non

afferma e nega se non

distinguendo, perch pensiero distinzione; e distinguere

pu (distinguere veramente, non gi separare a un dipresso, come si usa negli pseudoconcetti) se non unifi-

non

si

cando. Chi mediti sui nessi di affermazione-negazione e di unit-distinzione ha innanzi il problema della natura del
pensiero, anzi della natura della realt; e finisco col ve-

dere che

(luci

(lue nessi

non sono

paralleli o disparati,

ma

VI.

L OPPOSIZIONB E

PRINCIPI LOOICI

63

i unificano

a loro volta nell'unit-distinzione, intesa non


o desiderio o dover essere,

come semplice possibilit astratta ma come realt effettuale.


Se ora
si

voglia porre questa natura del pensiero in quanto

Il

principio

realt sotto

forma

di

legge (forma che sappiamo


si

essere

(l'identit e

contradizioiie;

tutt'una con quella del concetto, bench

soglia di pre-

signift-

ferenza adoperarla per


dire se

gli

pseudoconcetti),

non

si

potr

uato vero,

interpetrazione. faUa
(li

non che

la

legge del pensiero legge di unit e


si

distinzione, e perci che essa


inola: che

esprime nella doppia

for-

esso.

(unit), e

che

non

(distinzione): la
si

quale doppia formola per l'appunto ci che

chiama

legge o principio d'identit e co utradizione. Formola


assai

impropria o piuttosto assai equivoca, percli lascia


la

anzitutto supporre che

legge o principio stia fuori o


il

sopra del pensiero come freno e guida, laddove essa

pensiero stesso; e che ha inoltre l'inconveniente di non

metter bene in chiaro l'unit della identit e distinzione.

Ma
gli

codesti

non sarebbero mali troppo grandi,


ci

sia

perch

equivoci possono essere chiariti, sia per l'altra ragione

(la

quale non

stancheremo

di ripetere)

che tutte

le for-

mule, anzi tutte-le parole, porgono qualche Iato agli equivoci.

Male assai maggiore


gnificato che

si

ha quando

il

principio d'identit
si-

Altra inter-

e contradizione viene formolato e inteso, non gi nel

pe trasione
falsa: con-

A non B, ma in quello che A sia A solamente e non gi anche non-A, ossia il suo opposto; perch, inteso a questo modo, esso mena diritto a porre il momento
il

trasto

col

principio di

negativo fuori del positivo,


all'essere, e

non essere

fuori o di fronte

op posixione. Falsa estensione

anche
cipio.

di

quindi all'assurda concezione della realt come

questo prin-

ssere immobile e vuoto.

Contro questa perversione del


si

principio d'identit e contradizione

escogitata e fatta

valere un'altra legge o principio, la cui formola :

insieme non-A; ossia ogni cosa

si

contradice in s stessa.

Reazione necessaria e provvida contro l'unilateralit del

modo

in cui

veniva interpetrato

il

principio precedente.

Ma

64

IL

CONCETTO PURO E GLI PSEUDOCONCBTTl

essa reca a sua volta l'inconveniente di tutte le reazioni^

perch sembra sorgere di fronte alla prima legge come


conciliabile rivale,

in-

destinata a
di

soppiantarla.
principi,
la

Nella prima
quale,

formola,
si

si

ha una dualit
la

come
un

detto,

logicamente insostenibile; nella seconda,

difetto

in senso opposto,

perdita totale del criterio di

distinzione. Alla falsa estensione del principio d'identit e

contradizione segue la falsa estensione del principio

dialettico.
Questa falsa estensione
che in una guisa, che
in quanto cio
cetti
si
si
si

manifestata, a dir vero, an-

potrebbe dire due volte arbitraria;


i

son presi a trattare dialetticamente


gli

con-

empirici e

astratti,

ai

quali la dialettica inapstaticit

plicabile,

perch antidialettismo e

sono la stessa

loro ragion d'essere.

Onde

si

assistito al giuoco del diail

lettizzamento del vegetale che nega


ciet che
la Grecia,

minerale, della so-

nega

la famiglia, o addirittura di

Roma

che nega

Germania che nega Roma, e della superficie che nega la linea, del tempo che nega lo spazio, e del numero due che nega il numero uno. Ma tale errore appartiene all'altro pi generale, di cui renderemo ragione
e della

a suo luogo, discorrendo del filosofismo.


Errori della

A questo punto c' importa contrassegnare solamente quella


faij^j^

diaiettici estesa alla

estensione della dialettica che tende a risolvere in s


i

reiaeione
dei distinti.

e perci a distruggere

concetti distinti,
tali

trattandoli

come
;

opposti.

distinti

come

sono

distinti e

non opposti

opposti non possono essere perch recano gi in s mede-

simi l'opposizione: la fantasia estetica ha in s


posto, la passivit fantastica, che
il

il

suo op-

brutto; e perci essa

non l'opposto del pensiero,


s
il

il

quale, a sua volta,


il

ha

in

suo opposto,

la passivit logica, l'antipensiero,


si

falso.

Certamente (come

notato) chi non produce

il

bello, in

quanto fa qualcosa

(e gli impossibile

non

fare (lualcosa),

produc<* effettivamente un altro valore, per esempio, l'utiU^;

VI.

l'opposizione K

PKINCIP LOGICI

65

e chi
e,

non pensa, se

fa qualcosa,

produce un altro valore,

per esempio,

fantastica e crea un'opera d'arto.

Ma a
esse

questo

modo

si

esce da quelle determinazioni considerate

in loro stesse, dall'opposizione che in esse e

che

stesse; e dal considerare l'opposizione


considerare la distinzione. Concepito

eflTettiva si

passa a

come

reale, l'opposto

non pu essere
Si dir

se

non

il

distinto;

ma

l'opposto per l'ap-

punto l'irreale nel reale, e non gih forma o grado di realt.


che se l'un distinto non opposto all'altro distinto,

non

si

vede come dall'uno

all'altro

si

abbia passa gj^io.


i

Ma

codesta confusione tra concetto e fatto, tra


le

momenti

ideali, e perci eterni del reale, e

manifestazioni esi-

stenziali
filosofo se

di esso. Esistenzialmente

non quando nel suo

spirito
si

un poeta non diventa si formi una contradimo-

zione alla sua poesia, e cio egli

senta insoddisfatto del-

l'individuale e dell'intuizione individuale; e in quel

mento
essere

egli

non passa,

ma

gi filosofo, perch passare,

eflfettivo, diventare sono sinonimi. Allo stesso modo, un poeta non passa da un'intuizione all'altra, da un'opera d'arte all'altra, se non gli si forma interiormente una contradizione, per cui l'opera precedente non lo soddisfi pi; ed egli passa, cio diventa, cio veramente, altro poeta.
Il

passaggio la legge della vita tutta, e perci in tutte


determinazioni esistenziali e contingenti di ciascuna di

le

queste forme.

Da un

verso di una poesia

si

passa all'altro,

perch

il

primo verso soddisfa


ideali,

e insieme

non soddisfa.

momenti

invece, non passano l'uno nell'altro, per-

ch sono eternamente l'uno nell'altro, ciascuno distinto e uno con l'altro.


Del resto,
stinti

la violenta

estensione della dialettica


distorsione
7

ai

di-

sua
Bardo.

ridu-

la

loro

illegittima

ad opposti, mossa rr-

*<>*''-

da un'elevata

ma mal

diretta

brama

di unit, punita
Il

dove
nesso

pecca: cio, col non ottenere quell'unit che cercava.

del distinti circolare, e perci unit vera: l'estensione degli

B. Crock, Logica

66

IL

OONCBTTO PURO E GLI l'SEUOOCONCBTTI

opposti alle forme dello spirito e della realt darebbe luogo

invece non al circolo, che la vera infinit,


se l'opposizione determina
all'altro,

ma

al pr-

gressus in infinitum, che la falsa o mala infinit. Infatti,


il

passaggio da un grado ideale

da una forma all'altra, ed carattere unico e legge suprema del reale, con qual diritto si pu fissare una forma ultima, in cui quel passaggio non avrebbe pi luogo? Con qual diritto lo spirito, che, a mo' d'esempio, muove dalla impressione o commozione e passa dialetticamente all'intuizione, e, per un nuovo passaggio dialettico, al pensiero
logico, dovrebbe, in questo, alfine acquetarsi?
si

Perch (come

vuole in

tali filosofie)
il

il

pensiero dell'Assoluto o dell'Idea

dovrebbe fornire
forme dello

termine della Vita? In ubbidienza alla


le

eterna legge di opposizione, malamente introdotta tra


spirito,

bisognerebbe che

il

pensiero,
;

il

quale

nega

l'

intuizione, fosse a sua volta negato


all'infinito.

e la

negazione,
all'infi-

negata ancora; e cosi


nito e' , in effetto,

Questa negazione

ed

la vita stessa,

veduta nella rappreinfinit della

sentazione;

ma

appunto perci da questa mala


si

rappresentazione non

esce se non con la infinit vera,


il

che pone l'eterno in ogni attimo,


stinzione.

primo nell'ultimo e

l'ul-

timo nel primo, cio pone in ogni attimo l'unit che

di-

Che

la falsa estensione della dialettica

abbia prodotto per

.accidens l'ottimo effetto di mostrare l'instabilit di


titudine di concetti

una mol-

da profittare

da concedere; come della devastazione e dello sconvolgimento che


distinti,

malamente

essa ha recato in pregiudizi secolari.

Ma

quella dialettica

erronea ha promosso altres l'abito dell'inesattezza, negli-

genza

rozzezza nei concetti, e inc(Taggiato talvolta

il

ciarlatanesimo di pensatori poco solidi che hanno ridotto


la filosofia

a una danza e contradanza di vuote astrazioni:


sia prr accidens rispetto al

sebbene anche ci

vigoroso motivo

iniziale della poleiniea dinhttica.

VI.

l'opposizione e

PRINCIPI LOGICI

67

indurre in

siffatta

confusione ha contribuito la forma


i

La forma
ni

di legge, data al concetto del concetto: forma impropria

propri a

dei principi

e tutta guasta dall'uso che se ne fa nel procedere empirico.

leggi logiclie. Il

Posta la legge d'identit e contradizione, e posta accanto

prin-

cipio di ra-

a essa quella di opposizione o dialettica, sorge inevitabile la parvenza di una dualit, quando non si avverta che le

gion sufficiente.

due

leggi sono nient'altro che unilaterali


Il

forme di esprescarattere

sione dell'unica natura del concetto.


del concetto
si

proprio

potrebbe vedere espresso piuttosto in un'altra

legge o principio, in quella di

ragion sufficiente,
la

la

quale

si

suole riferire d'ordinario al concetto di causa os-

sia agli pseudoconcetti,

ma, cosi per


si

sua tendenza intima

come per
si

la

sua origine storica,

riferisce

veramente

al

concetto di fine o di ragione, e afferma che le cose non

possono dire conosciute con l'addurre di esse una causa


e che perci la ragion sufficiente.
la ragion sufficiente delle cose,

qualsiasi, dovendosi addurre invece quella sola causa che

insieme

il

fine,

Senonch, cercare
s'altro vuol dire se
pirle nella loro

che coconce-

non pensarle

nella loro verit,


il

universalit e porne

concetto?

questo

il

pensiero logico stesso in quanto distinto dalla rapprele

sentazione o intuizione, la quale offre


ragioni, l'individuale e

cose e non

le

non

l'universale.

Degli

altri cosi detti principi logici

non giova

trattare,

perch o se n' discorso gi implicitamente o sono inezie,


prive di qualsiasi interesse.

SEZIONE SECONDA
Il giudizio individuale

Il concetto e la

forma verbale.

Il giudizio definitorio

/ol

salire dall'intuizione-espressione al

concetto e tener
saliti

Relaiione

fiso in

questo l'occhio della mente, siamo


dello spirito a quella

dalla forma
logica.

forma logica con


della

puramente fantastica

puramente

quella estetica.

Dobbiamo

ora,

per cosi dire,

iniziare la discesa :

cio

considerare pi in particolare la forma ragg^iunta per intenderla in tutte le sue condizioni e relazioni. Se ci non
facessimo,

avremmo

dato del concetto un concetto che pec-

cherebbe di astrattezza.
Il

concetto, al quale siamo saliti dall'intuizione,

non vive
to

concete-

non esiste come mero concetto, come qualcosa di astratto mail suo aere spirabile l'intuizione stessa, dalla quale esso si distingue e nel cui ambiente tuttavia permane. Se queste immagini sembrano discordanti
nel vuoto spirituale,
;

come

8pres8one.

o poco rappresentabili, se ne scelgano altre, e, per esempio,

quella gi altra volta da noi adoperata del secondo gradino,

70

IL GIUDIZIO

INDIVIDUALE
sul

che per essere secondo poggia

primo ed
il

in

certo

modo anche
ha realt
se

il

primo. E, fuori d'immagini,

concetto

non
o,

non

nelle

forme intuitive ed espressive,

come
lo

si

dice, nel linguaggio.

Pensare insieme parlare, e

il suo concetto, non presume o spera di possederlo. Non solo non c' mai realmente una rappresentazione inespressa, una visione pittorica non dipinta e un canto non cantato; ma nemmeno c' un concetto che sia semplicemente pensato senz'essere insiememente tradotto in parole.

chi non esprime e

non sa esprimere
pi,

possiede:

tutt'al

Questa

tesi stata

gi difesa da noi altra volta contro

le obiezioni

che

le

si

sogliono
gli

muovere
ci

^
;

ma

per abbon-

danza, e per evitare


dalle

equivoci che potrebbero nascere


serviremo,
sar bene

formolo abbreviate di cui


il

ripetere che

concetto non

si

esprime soltanto nelle cosi


ci

dette forme foniche o verbali, e che, se


ste di preferenza, sar

riferiremo a que-

per sineddoche, chiamandole cio a


le altre.

rappresentanti di tutte
concetto
sulle
si

Pu

l'affermazione, che

il

esprima anche in forme non verbali, destare


si

prime maraviglia; e

dir che la stessa geometria,


sottin-

in

quanto disegna figure geometriche, adopera o


si

tende la parola; e

proporr la sfida ironica di provarsi


la

a mettere

in

musica

Critica della ragion

pura

o a co-

struire in pietra la Filosofa naturale del

Newton.

Ma

bi-

sogna guardarsi accuratamente dal frangere l'unit dello


spirito intuitivo,

perch

gli errori

sorgono e persistono

osti-

nati

appunto a causa

di

siffatto

frazionamimto. Parole e

toni e colori e linee sono astrazioni tsiche, e solo per astra-

zione

si

riesce a disgiungerli. Nella realt, chi


gli occhi,

guarda un
spirito la

quadro con

lo

parla anche verbalmente con s

stesso; chi canta un motivo,

ha insieme nel suo

parola; chi edifica un palagio o una chiesa, parla, suona

SI

veda

Rutetii-a*, p.

I,

e. H.

I.

lU

CONCETTO E LA FOKMA VERBALE

71

e canta; chi
costruisce.
in musica, rale

le^ge una poesia, canta, dipinge, scolpisce,


Critica della ragion

La

pura non
:

si

pu mettere

perch ha gk la sua musica la Filosofa natunon pu essere edificata in pietra, perch gi architettonica proprio allo stesso modo che non si pu ridurre
:

a sinfonia in quattro tempi la Trasfigurazione, o a serie di


(juadri
i

Promessi sposi. La sfida che

si

vorrebbe proporre
i

testimonia, dunque, della irriflessione degli sfidanti,

quali

scambiano
Per

le

distinzioni fisiche con l'atto reale e concreto

dello spirito intuitivo.


effetto dell'incarnazione

che

il

"concetto o la logicit
il

Espressioni estetiche

ha nell'espressione e nel linguaggio,


l'affermazione
gi

linguaggio tutto
si

ed estetico-

pieno di elementi logici; onde facilmente


(di

traviati al-

logiche
del

cui

che

il

linguaggio sia

messa in chiaro l'erroneit *), opera logica. Tanto varrebbe chiamare


si

concet-

to: proposi-

sioni e biadisi.

vino l'acqua, perch dentro l'acqua stato versato vino.


altro
il

Ma

linguaggio come linguaggio, ossia come mero fatto


il

estetico, e altro

linguaggio come espressione del pensiero

logico, nel qual caso esso

rimane bens sempre linguaggio

e soggetto alla legge del linguaggio,

ma

insieme pi che

linguaggio. Se
oTinavTixi;,
,s(ve

il primo si denomina mera espressione, Xyog come diceva Aristotele, o iudicium, cestheticum sensitivum, come la scuola baumgartiana, il secondo

da dire invece affermazione, ^yo?

;totpavTixg, iudiciiim lo-

gicnm o

(esthetico-logicum.

tale distinzione si riduce an-

che, se rettamente intesa, quella tra

proposizione
quanto
tal
si

dizio, distinguibili tra loro solo


la

in

e giuassuma che
la

seconda forma sia dominata dal concetto, laddove


dominio.

prima posta come ancora libera da

Ma invano

ci si

chiederebbero

fatti

in

prova di espresperch non poli

sioni appartenenti all'una o all'altra forma,

tremmo darne
*

se

non avvertendo insieme che

intendiamo

Si

veda

sez. I, e. 1.

72

IL GlUiJIZlO

INDIVIDUALE

nel significato dell'una o dell'altra forma. Presi per s,


giri di parole,

che

si

recano o

si

possono recare in prova,

sono indeterminati e perci polisensi.

L'amore

la vita

pu essere il detto di un poeta che noti un'impressione onde agitata la sua anima e la significhi enfaticamente o solennemente, e pu essere un'affermazione logica di chi
filosofi

sull'essenza della vita.

Chiare, fresche e dolci ac-

que... >

una proposizione

estetica nell'invocazione petrar-

chesca;

ma le stesse

parole diventano giudizio logico, quando

rispondano, per esempio, alla domanda, quale sia la pi


celebre canzone amofosa del Petrarca; o pseudologico, nelle
distinzioni di

un naturalista circa
si

la

materia
lo

acqua

La
sot-

parola non ha pi significato o (eh'


determinato, quando

stesso)

significato

prescinda dalle circostanze, dai

tintesi, dall'enfasi, dal gesto,

con cui stata pensata, atteg-

giata e pronunziata. L'oblio di questo elementare canone

ermeneutico, pel quale

la

parola parola solo sul terreno


stato

che r ha prodotta e a cui bisogna riportarla,


in

cagione

Logica

di dispute interminabili sulla

natura logica di que-

sto o quel giro di parole, staccato dal

complesso cui apparte-

neva

e reso astratto. Assai

meno equivoco sarebbe addurre,


le

a documento di proposizioni estetiche,


il

poesie (i sepolcri,
(esteti-

canto a Silvia, ecc.), e di giudizi o proposizioni


i

co-logiche
litici).

trattati filosofici (p. e., la Metafisica o gli

Ana

Senonch anche qui bisognerebbe aggiungere:

la

poesia considerata

come poesia

la filosofia

considerata

come

filosofia

essendo chiaro che una poesia prosa nelrifletta sopra, e

l'animo di chi vi

l'animo di uno scrittore, nell'atto in cui

una prosa poesia nella viene compoI

nendo, vibrante di entusiasmo e di commozione.


costituiscono
interpetrati

fatti

non

prove in

filosofia

se

non quando vengano


nel

per mezzo della filosofia:

qual caso poi

diventano meri (esempi, che aiutano a formare l'attenzione


su quel che
si

vuol dimostrare.

1.

IL

OONCKTTO E
si

I-A

FORMA

VKUBAhlfl

73

Concepito,
,
.

come
.

da noi concepito,
.

il
. ,

rapporto tra

Superamento del duali-

lingiiag"gio e pensiero,

non pu aver luogo

il

rimprovero,

^^^^ ^. siero e

giustamente mosso a coloro che coordinano e parallelizzano


i

Un-

due concetti,
se

di

aver foggiato un dualismo insuperabile.


linguaggio come fatto acustico, e
il

*''"**f'-

Per ottenere una certa unit, non restava a costoro altro

mezzo

non presentare

il

dichiarare unica realt psichica


fisico del

pensiero, e l'altro, lato

nesso psico-fisico.

Ma

nessuno ormai vorr ripeil

tere l'errore (per

non chiamarlo blasfema), che

linguag-

gio, che sinonimo di

fantasia e di

poesia,

si

riduca
le

a un fatto fisico-acustico, aderente al pensiero. Tra


forme, pur nella loro netta distinzione, non
si

due

ha paralle-

lismo e dualismo,

ma

rapporto organico di connessione nella

distinzione, d'implicazione dolla


di precipitazione della

prima forma nella seconda,


data la teoria.

seconda nella prima, in conformit


si

del ritmo stesso dei concetti del quale

E
il

perci anche alla

domanda

se

il

prius della Logica sia


il

concetto o

il

giudizio,

da rispondere che

giudizio,

inteso

come proposizione

estetica,

certamente un prius;
i\

ma, inteso come giudizio logico, non


rispetto al concetto, perch
eff'ettualit.
il

prius n posterius

concetto stesso nella sua

Questa pura espressione del concetto, che


logico, costituisce ci

il

giudizio

giudiiio

che

si

chiama giudizio definitorio


non d luogo
apparsa

"f^''^"

ome

o definizione. La quale, considerata nel suo aspetto verbale, ossia

come

sintesi di pensiero e parola,

a nessuna speciale teoria logica

in

aggiunta a quella che

abbiamo gi affermata quando


tutt'uao con
tuale;
la distinzione,

la definizione ci

ossia col

pensamento concetsi

n d luogo ad alcuna speciale dottrina estetica,


estende an-

perch la dottrina generale altrove esposta

che ad essa.

La disputa,

se

la

deiinizione sia verbale o

reale, si risolve nel

rapporto sopra stabilito tra pensiero e

parola, onde la definizione

da dire verbale perch

reale,

74

IL GIUDIZIO

INDIVIDUALE

e all'inverso; e, nell'altro sig-niflcato della questione, se cio


il

definire sia

nominale

reale, convenzionale o risponpseudoconcetti

dente

al vero, risoluta dalla distinzione tra


i

e concetti,
solo in

primi dei quali, com' chiaro,

si

definiscono

modo

nominalistico o convenzionale, perch essi sono,

nel fatto, nominalistici e convenzionali.


L'indistinzionedi soggetto e pre-

Maggiore importanza ha
definitorio sia

l'altra

disputa,

se

il

giudizio

da analizzare
si

in soggetto, predicato e copula;

dicato nella
definizione.

per esempio, se la definizione:


tica dello spirito

la

volont la forma pratermini

Unit di 68senzaed esistenza.

scomponga

nei

volont

(soggetto),

forma pratica dello

spirito

(predicato),

ed
qui
pre-

(copula).

Ma

la differenza di soggetto e predicato


si

illusoria,

perch predicato significa l'universale che


il

dica di un individuale, e qui tanto


il

preteso soggetto quanto


il

preteso predicato sono due universali, e


il

secondo, non
stesso.

che essere pi ampio del primo,


air ,

primo
e

Quanto
che do-

poich mancano

due termini

distinti

vrebbe copulare, esso non copula;


valore di predicato,

non ha neppure
un
fatto in-

come

nel caso in cui di

dividuale

si

asserisce che esso , vale a dire che ac-

caduto realmente ed esistente. L', nel caso della


definizione,

non esprime

altro se

non
si

l'atto stesso del pen-

siero che pensa, perch quel che

pensa

in

quanto
si

si

pensa: se non fosse, non


sasse,

si

penserebbe, e se non

pen-

non sarebbe. Il concetto d l'essenza delle cose, e, nel concetto, l'essenza involge l'esistenza. Proposi-

zione, che stata talvolta contestata,

ma

solamente a ca-

gione della confusione fatta tra l'essenza che esistenza^


cio concetto, e l'esistenza che non essenza, cio lo

mere

rappresentazioni,

come

si

vedr meglio pi
<>

oltre.

Liberata

contestabile, ed la base da questa confusione, essa non stessa di ogni pensamento logico, del quale conviene esaminare la concepibilit, ossia l'essenza, ossia l'interiore necessit e coerenza, e, stahilit; <iuesta, stabilita con essa

I.

IL

CONCETTO E LA FORMA VERBALE

75

l'esistenza.
;

Se

il

concetto di virt concepibile, la virt

se

il
il

concetto di

Dio

concepibile, Dio
la

Al concetto,

che

perfettissimo,

non pu mancare

perfezione del-

l'esistenza senza che esso

manchi a s medesimo.
la definizione,

Sembrerebbe tuttavia che


cetto, sia

sebbene affermi

Pretesa y.
definiio*ne*

l'essenza e l'esistenza insieme, e quindi la realt del con-

forma vuota

e giudizio tautologico, per l'avveril

tenza gi fatta che in ogni definizione


dicato sono
tologica;
il

soggetto e

il

pre-

medesimo. Certamente,

la definizione tau-

ma

di
si

vacuit che

una tautologia sublime, affatto diversa dalla suole condannare con quella parola. La tauil

tologia della definizione significa che

concetto pari soaltro o

lamente a s stesso e non pu

essere risoluto in

spiegato da altro. Nella definizione, la verit incessa patet;


e,
il

se la

Dea non

si

rivela con la semplice presenza, invano


al le

sacerdote tenter di schiarirla


lei inferiore,

volgo, contaminandola

con ci che a

con

cose sensibili, che sono

sue manifestazioni particolari.

Come,

rispetto al concetto, la definizione

non da

rite-

Critica dei-

nere da esso distinguibile, cosi, nel suo aspetto espressivo


o verbale,

non bisogna intenderla come formoletta che

si

*comefrmoia verbale fissa.

stacchi sul fondo del discorso, e sia quasi veste ufficiale


della verit, la sola

degna incastonatura

di quella
la

L'intenderla a questo

modo ha ingenerato
la

gemma. pedanteria
ri-

definitoria, e suscitato poi l'odio e


bellione

conseguente

contro

le

definizioni. Quella pedanteria, come

tutte le pedanterie,

aveva per

altro qualcosa di

buono, per-

ch poneva l'energica esigenza dell'esattezza; e purtroppo


assai spesso accaduto che la ribellione contro di essa, ne-

gando, come tutte

le

ribellioni,

non

solo

il

male

ma

anche

quel che nella cosa avversata poteva esser di buono, ha,

per odio alle formolette, messa in non cale l'esattezza del


pensiero.

Comunque,

la definizione,

verbalmente intesa, non


libro o di

formoletta, periodo o parte di

un

un discorso;

76

IL

GIUDIZIO INDIVIDUALE

ma

rintero libro o l'intero discorso, dalla

prima

all'ul-

tima parola, compreso tutto ci che in questo sembra accidentale o superficiale, compresi perfino l'accento,
l'enfasi e
i
il
il

calore,

gesto della parola

viva, le

note,

le
si

parentesi,

punti e

le

virgole della scrittura.

E neppure

pu

distin-

guere una speciale forma letteraria definitoria, come a dire


il

trattato o
il

il

sistema

il

manuale, perch

la defini-

zione, ossia

concetto,

si

esplica del pari in opuscoli e

in dialoghi, in prosa

e in verso, in satira e in lirica, in


sotto l'aspetto
le

commedia

e in tragedia. Definire,
il

verbale,

vuol dire esprimere

concetto; e tutte

espressioni del
i

concetto sono definizioni. Ci poteva turbare

retori

che

avevano bisogno

di dedicare

uno

speciale capitolo alla forma

della trattazione scientifica;


il

ma non

turba

il

buon senso,

quale riconosce tranquillamente che la cosa sta proprio


e

cosi,

che un epigramma pu fornire quella precisa ed

efficace definizione alla quale l'ampio e scolastico di

volume

un dotto

si

era sforzato invano.

II

Il concetto e la

forma verbale.

Il sillogismo

in L.

definizione

non

solo

non formoletta separabile o

Identit di

distinguibile dal tessuto del discorso,

ma non

si

pu nemquali

definizione
e

sUok.

meno

separare o distinguere dalle forme raziocinative o


si

8 in

dalla dimostrazione, secondo che


alla dottrina della

usa dai

logici,

dimostrazione fanno seguire quella della

definizione o delle forme

Costoro immaginano che

il

sistematiche, come le chiamano. pensiero, dopo essersi abbaruffato


e,

con
e

gli
il

avversari, e avere asserito, gridato e fatto valere

alfine

proprio diritto, salga in cattedra,


si

calmo ormai

sicuro del fatto suo,

metta a definire.

Ma

pensare

combattere continuamente, senza tregua alcuna, sebbene


nella battaglia stessa
e
si

abbia sempre, a ogni attimo, pace

sicurezza; e
si

il

definire indistinguibile dal dimostrare,

perch

trova in ogni attimo del dimostrare e coincide


la

con esso. Definizione e sillogismo sono


Il

medesima

cosa.
di
Connessione di concetti e pen-

sillogismo, infatti,

non

altro se

non connessione

concetti; e
cosi o
di

bench

si

sia disputato se bisogni considerarlo

non piuttosto quale connessione di proposizioni logiche giudizi, sta per noi che appunto perch il sillogismo
i

samento del
concetto.

connessione di concetti, e
in

concetti

non esistono
il

se

non

forme verbali, cio in proposizioni o giudizi,

sillogismo

insieme connessione di giudizi. Ci serve a ribadire che,

78
se

IL GIUDIZIO

INDIVIDUALE
nell'atto logico l'effettiva

non bisogna mai disconoscere


forma
verbale,
si

presenza della

bisogna
ricerca
la
il

poi

dimenticarla

quando

si

costruisce la Logica e

carattere proprio

della logicit e del concetto.

Ma

connessione dei concetti

non rappresenta niente


concetto, perch,

di

nuovo
si

rispetto al

pensamento del
il

come

gi

veduto, pensare

concetto

significa pensarlo nelle sue distinzioni, metterlo in relazione

con

gli

altri

concetti e unificarlo con essi nell'unico confuori delle sue relazioni, indi-

cetto:

un concetto, pensato

stinto, cio nient'afiatto pensato; e


si

per questa ragione non


ossia
il

pu concepire la connessione dei concetti, gizzare, come un nuovo e pi complesso atto


gizzare
e

sillo-

logico. Sillo-

pensare

sono
il

sinonimi:

quantunque,

nell'uso

ordinario del discorso,


il

termine

sillogizzare

rappresenti

risalto dato all'aspetto verbale del pensare, e pi propriaal carattere


il

mente
poi

dinamico

dell'esposizione verbale, che

carattere stesso di questa esposizione,

malamente

o solo empiricamente distinta in statica e dinamica, in defi-

nizione e dimostrazione.
Identit di
p^ia<lizio

Se a giusta ragione

il

sillogismo da noi identificato

col concetto stesso, potrebbe

sembrare nondimeno che esso


quanto
il

sillogrismo.

debba venire

distinto dal giudizio definitorio, in

sillogismo forma di pensiero logico e di conseguente espres-

sione verbale, assai spiccata e inconfondibile con ogni altra:

connessione di tre giudizi, di due che


e del terzo che
dalla
si

si

dicono

premesse

conclusione, saldamente cementati forza sillogistica, che riposta nel termine medio.
dice
triplicit di

Questa

termini carattere incancellabile


si

e,

per

quel che a primo aspetto

vede, affatto proprio del sillogi-

smo
un

nella sua differenza dal giudizio. Senonch questo carattere viene messo in questione da
altro

carattere,

anche concordemente riconosciuto


le

al

sillogismo:
altri

cio

che

suo premesse sono conclusioni di


conclusione diventa a sua volta

sillogismi,

come

la

II.

IL,

COXCETTO E

I.A

FORMA VPJKBALB

79

premessa. Donde sembra che


verit che
il

si

debba dire con maggiore,


il

sillogismo

il

sillogizzare, ossia

pensare

e poich questo infinito,

anche

le proposizioni, di cui il

sillogismo

si

compone, sono

infinite. D'altra parte,

non

vi

ha giudizio che non


o

sia sillogismo,

essendo chiaro che chi


suo spirito, se anche

afferma un giudizio lo afferma per qualche ragionamento


sillogismo, presente

attivo

nel

pili

meno
di essi

sottinteso nelh^ parole.

E non

si

sottintendono

torse

anche nei sillogismi


che
si

altre proposizioni,

n gi solo nelle

forme

dicono abbreviate (inferenze immediate,

entimemi,

ecc.),

ma

anche

in tutte le altre forme, posto

che

ciiiscun sillogismo,

come

si

ricordato or ora, ne presup-

pone
al

nitri

precedenti, anzi infiniti altri? Si risponder che,


la differenza

termine della catena, bisogner pure trovare

tra giudizio e sillogismo, ossia

due primi giudizi che non


le

siano prodotti di sillogismo e costituiscano


quali
si

colonne sulle

assider l'architrave della prima conclusione.

Ma

questa risposta (se qualcosa di meglio dell'assurda immaginazione che


il

pensare abbia cominciamento, e perci

anche termine, nel tempo) vorr significare che giudizio e


sillogismo

sono

distinti

da un carattere intrinseco, che


Ora,

fa

dell'uno

la

coudizione necessaria dell'altro.

siffatto

intrinseco carattere distintivo appunto ci che


a,

non riesce

trovare, perch

non c';
al

e, se

non c'

in ogni anello,

vano andare a cercarlo


ficazione

capo immaginario della catena.


quell'eremo, quella uniIl

Certamente, quella venato medii,

termine

della triplicit, cosa di molta importanza.

Ma

medio e la natura del


concetto.

donde

la

sua importanza, se non dall'essere espressione della

forza sintetica del pensiero, del pensiero che unifica e distin-

gue, e distingue perch unifica e unifica perch distingue?

E
si

la

triplicit

poi veramente triplicit, uno, due e tre,

a,ritraeticamente enumerabili?

E come

mai, se cosi, non

riesce a contare quei tre, ciascuno dei quali,


si

appena

toc-

cato,

moltiplica in

una

serie di termini simili, ossia di

80
altre
si

IL GIUDIZIO

INDIVIDUALU

proposizioni

concetti? Considerando attentamente


il

scorge che anche qui

numero

tre simbolico, e

non

designa altro se non la distinzione che unifica ossia che pensa

singolare nell'universale attraverso il particolare, e determina l'universale attraverso il particolare, facendolo concetto singolare; nel che resta ben fermo che il rapporto delle tre determinazioni non numerico. Questa operazione logica, essendo non gi qualcosa
il

concetto

di

speciale

ma

la

logicit stessa,

si

ritrova, di necessit,

anche nel giudizio.


Pretesi
ZI
jfin-

Un'obiczione possibile a questo punto che, se l'unit


^j giudizio e sillogismo n
si

o>c'
defin-

non
tori.

deve ritenere dimostrata per r

le

definizioni e

sillogismi che fondano definizioni,


le altre

non poi
logici

dimostrata per

forme di sillogismi e giudizi

che non sono


sono
logici,

definitori.

Ma

se codesti giudizi e sillogismi


definitori, ossia
<

non possono non essere

non

avere per loro contenuto affermazioni di concetti.


gli

Tutti

uomini sono mortali

definizione del concetto di

uomo,

si mette in risalto verbalmente la mortalit o si nega l'immortalit: definizione incompleta, senza dubbio,

nel quale

perch avulsa dalla trama dei pensieri e dei discorsi

di cui

faceva parte, e che, anche in quella trama, rester sempre


incompleta, ossia completabile all'infinito per mezzo di nuove
affermazioni
e
di

nuove negazioni. Ma, nella sua incom-

piutezza, essa pur completa, perch afferma

un concetto
discorrendo:

della realt, della vita e della morte, del finito e dell'infinito, della spiritualit e delle sue forme, e via

tutte determinazioni presupposte, e quindi esistenti e operanti, nei concetti di

uomo

mortalit. Caio uomo

(che la seconda premessa del sillogismo tradizionalmente

recato in esempio) non cortamente definizione (quantun(]ue

presupponga e contenga parecchie definizioni), per la ragione appunto clu' non puro giudizio logico. Donde accade che
f)

la

conclusione Htcssa:

<

duii(|ue. Caio

mortale

sia pili

che

II.

IL

CONCETTO H LA FOKMA VERBALE


logica,

81

una pura conclusione


elemento

perch contiene anche un

storico, la

persona di Caio,
si

Ma

di codesti giudizi
oltre; e allora

individuali

storici

discorrer

pili

si

vedr anche in quale relazione siano con quelli universali

o logici puri, e se sia veramente possibile distinguerli da


questi, salvo

che per ordine e comodo didascalico.

ogni

modo,
e

la ci

distinzione, a questo punto, anche a noi

comoda

non

nuoce

in nulla, e perci (ossia per ragioni dida-

scaliche) la lasceremo correre per qualche

tempo ancora.
tefinizioni,
Il

Al pari che per l'espressione verbale delle


da
in

sllogi-

notare che quella del sillogismo non


forraoletta
in
,
,

una

vane, e

apparenza

pu fissarla d'obbligo, perch assume le forme pi .... .,


si

snio

nino

forinola ver-

baie fssa.

le

pi lontane dal

comune
si

sillogizzare,

Uso
^j.

abuso

q^^^ta.

Del sillogismo inteso come formoletta tempi moderni nonostante

abus per

secoli,

segnatamente nella medievale scolastica,

proseguita

nei

le ribellioni della

Rinascenza, e

della quale ultima manifestazione cospicua fu l'elaborazione

didascalica della filosofia leibniziana, ossia

il

volfianismo.

Sono rimaste famose alcune dimostrazioni


quella del suo

del Wolfi",

come
teo-

Manuale di

architettura intorno alla costruil

zione delle finestre*, in cui, dopo essersi stabilito

rema
sone

che

una

finestra dev'essere tanto larga

che due peraccanto

possano comodamente appoggiarvisi

l'una

all'altra , si
Infatti, si

continuava a questo modo:


alla finestra

Dimostrazione.

costuma porsi

con un'altra persona

per guardare.

Ma

l'architetto deve soddisfare in tutto ai

bisogni del padrone. Dunque, egli deve fare anche la finestra tanto larga che
all'altra.

due persone possano starvi l'una accanto

Q.

e.

d. .

Ai giorni nostri, codeste pedanterie sillogistiche sono


sparite
;

ma

(come

si

gi osservato a proposito della pedan-

Ricordata in Hkgel, Wiss.

d. Logik-, III,

370 n.

B. Crock, Loyica.

82

IL GIUDIZIO

INDIVIDUALE

teria definitoria) troppo spesso, disprezzando la formoletta,


si

trascorso

a disprezzare la correttezza
si

medesima

del

ragionamento. Cosicch
gliare

stati costretti talvolta a consi-

un bagno

fortificante di scolastica; e di alcune civilt

nuove (della cultura russa, per esempio, o del poco matematico popolo giapponese)
avuto,
si

lamentato

che non abbiano

come

la

cultura occidentale, un periodo scolastico,

che frenasse

la

pendenza

al ragionare molle, scorretto e


for-

per surrezioni passionali e fantastiche. Che altres la

moletta, l'esercizio del disputare hi forma, la logica scholastica

utens, reca qualche vantaggio, e bisogna sapersene


il

valere nel caso, e mettere

pensiero nelle sentenze brevi

e perspicue del sillogismo, del sorite o del dilemma. Sotto

questo aspetto finanche


si

nuovi metodi, intorno a cui parecchi

affaticano, di

Logica matematica o Logistica, e finanche


di cui stata ideata la costruzione,

le

macchine logiche,

gioverebbero, se giovassero; ossia niente da obiettare in


principio a quei tentativi di nuovi espedienti e strumenti,

ma

si

vuol tener fermo che essi debbono provare

la loro

utilit

non con raziocini


le

ma

col farsi accettare per merito

del risparmio che procurano di


tutte

tempo e

di fatiche.

Come

invenzioni tecniche, quei prodotti debbono essere


il

portati sul mercato; e

mercato solamente decide del loro

valore e assegna

il

loro prezzo.

Ora come

ora,

non sembra
e a suo

che

metodi
circoli
si

logistici
ristretti

abbiano valore e prezzo se non per


di

alcuni

gente che, a quel


il

modo

modo,
Krroneo dUtacco di
verit e ra-

diverte e passa

tempo.

Dalla scissione indebitamente introdotta tra dimostrazione


e definizione prendono origine alcune dottrine erronee, e,

Ione
veri l

lolla

prima

delle altre, quella che

pone un divario
'

di

grado tra

nel eoucDttl pu
ri.

yej.j;t,

ragione "
verit
> si

della verit, e

ammette

di

conseguenza "
la ragione,

che una
la

possa 8ai)ere
verit, di cui

senza che se ne conosca


si

ragione.

Ma una

non

conosca

non neppure

verit, o verit solo in preparazione e in

II.

IL,

CONCETTO B LA FORMA VKRBALB

83

ipotesi. Si

celebra l'intito del quale gli uomini geniali

sono

forniti, e

che rende loro possibile andare

difilati alla

quando non possono pel momento dimostrarla. Ma quest'intito, quando non sia quella verit in preparazione ossia quell'orientamento verso una verit affatto ipotetica, di necessit pensamento >, e perci nell'atto stesso
verit anche

dimostrazione della verit, verit e insieme ragione della


verit:
cosi
in
si

pensamento e ragionamento, eseguito

in

modo,
si

se

vuol dire, rapidissimo o fulmineo, e che

esprime

brevi

proposizioni e ha bisogno di essere ripercorso e

rimuginato, per dare luogo a pi ampia e didascalicamente

meglio persuasiva esposizione;

ma

che pur sempre

pen-

samento

e
si

ragionamento.
parla perfino di

Talvolta

un'indifferenza

della dimo-

strazione rispetto alla verit, affermando che di

una mede-

sima verit molte o

infinite

dimostrazioni sono possibili.

volesse dire semplicemente che una medesima un medesimo concetto, considerato nella sua generalit o astrattezza, pu assumere infinite forme verse con ci
si

verit

ossia

bali o espressive, e per

dimostrazione
,

s'

intendesse

!'

espres-

sione

esposizione la cosa potrebbe passare.

Ma quando
si

dimostrazione vale veramente quel che in logica

designa
il

con questo nome, cio

il

processo del pensiero che

pensiero stesso, la dottrina dell'indifferenza

mena

alla nega-

zione della verit, perch rende la dimostrazione, ossia la


verit stessa,
sione. Chi

una

sofistica

parvenza per captare

la persua-

ha pratica dei tribunali sa che molto spesso un

magistrato, presa la decisione e stabilita la sentenza, incarica

un suo pi giovane collega di ragionarla , ossia di apporre una parvenza di ragionamento a ci che non intrinsecamente o puramente prodotto
di logica,

ma

voluntas di
il

un
suo
in

determinato provvedimento. Questo procedere, che ha


uso nella cerchia pratica e giuridica, non
quella della logica e della scienza.

ammesso

84
Distacco di
rerit e ra-

IL GIUDIZIO

INDIVIDUALE

Com'
e

ovvio, le cose sinora dette intorno alla definizione

gione della
verit negli

al sillogismo si riferiscono tutte al

concetto vero e proprio,

ossia al concetto puro. Negli pseudoconcetti, che sono deter-

pseudoconcetti.

minati da motivi pratici, la definizione semplice


(definizione nominalistica), e la dimostrazione

comando

non ha luogo

se

non per
in

gli

elementi di essi desumibili dal puro concetto:


il

poste le definizioni,

ragionamento deve correre logica-

mente
le

un determinato modo. Negli pseudoconcetti, dunque,


distaccano veramente dalle dimostrazioni:

le definizioni si

prime non nascono dalle seconde e non fanno tutt'uno


esse, le

con

seconde presuppongono

le

prime

non

le

prodi-

ducono;

e di quelle definizioni

sono possibili

infinite

mostrazioni appunto perch nessuna possibile, essendo


infinite le definizioni stesse; e

quando

si

svolge una dimo-

strazione, ci

si

fa

soltanto pr

forma, come lustra per

nascondere una comodit pratica o come un ragionamento


che
si

adopera a chiarire

motivi di quella comodit. Le


di

stesse definizioni

sembrano col ottenute per virt


medesimo,
ci che

di fede nell'irrazionale; e fede significa in tal caso

un atto non la

fiducia del pensiero in s


virt, accettando
tale. Nel

ma

il

fare di necessit
si

come vero

non

conosce come
si

rimanente, pseudoconcetti e concetti

compor;

tano con la stessa indifferenza verso la forma verbale


tutti
si

cio

esprimono nel modo pi vario e non


letteraria di carattere logico.

v'

ha nessuna
Codice

formola obbligatoria di linguaggio che sia lecito considerare

forma
civile,
stile

Lo

stile del

che meritava l'ammirazione dello Stendhal, non lo


le

eterno delle leggi,

quali

un tempo
si

si

mettevano

persino in carme; e in quei tempi, che


in

dicono barbari,

metro

si

usava mettere

le scienze.
si

Nella vita della parola,

concetti e pseudoconcetti

adeguano per modo, che col


i

dentro vano di andar cercando

loro caratteri distintivi.

Ili

Critica della Logica formalistica

ra, se

vero che nella forma verbale tutte

le

fondamensecH della lorch foriiiallsticH.

tali distinzioni (concetti

puri e concetti empirici e astratti,


opposti) sono
indiscernibili, e

concetti distinti

concetti

che

tutte le identit

(come quella di concetto, definizione


chiaramente impossibile costruire una
di

e dimostrazione) vi appaiono per converso differenziate o


differenziabili, torna

scienza della logica merc l'analisi della forma verbale,


ossia conviene

abbandonare ogni pensiero

una Logica
denominata
i

formalistica.
Questa Logica stata anche variamente
aristotelica, peripatetica, scolastica, secondo
trina che ne forma

suoi

autori e rappresentanti storici; sillogistica, per la dotil

corpo principale; formale, per


filosofica;

le

sue pretese alla purezza


clie
si

empirica, da
sia

coloro
e,

provarono a ricacciarla

al

posto che le spetta;


giusta,

bench quest'ultima denominazione


dirla,

meglio

come noi l'abbiamo

detta,

formalistica, e meglio

ancora sarebbe chiamarla addirittura verbalistica, per


indicare di quale sorta principalmente sia l'empirismo dal

quale essa

si

origina.

Perch, se l'empirismo qualificato dall'attenersi alle


rappresentazioni singole col raggrupparle in
in classi,
tipi

e ordinarle
trattazione

non v'ha dubbio che empirica

sia

una

86

IL GIUDIZIO

INDIVIDUALE

che coglie
di

l'attivit logica

non gi nell'eterno suo carattere

pensamento dell'universale,
le

ma

nelle sue varie traduzioni

manifestazioni particolari e noi caratteri contingenti che

da queste

provengono; e verbalistica, perch queste manidi l e di

festazioni particolari sono forme verbali. Per effetto del ver-

balismo accaduto altres che, concependosi

sopra

le

grammatiche delle singole lingue una Grammatica generale^ razionale e logica, tale ibrida scienza si sia configurata
in

modo da non

potersi sostanzialmente distinguere dalla

Logica empirica.
Sua parziale {^iustiticazione.

Come mero empirismo,


rita

questa cosi detta Logica non melo

certamente condanna; e non del tutto a torto


di

Hegel
di

diceva che, poich la gente prende interesse a discernere

sessanta specie
veronica, non
si

pappagalli

centotrentasette
di

vede per qual ragione sarebbe

minore
sil-

interesse stabilire le forme o specie del giudi/io e del

logismo.
casi

a ognuno pu tornare comodo servirsi in certi

della terminologia

come
sale,

positiva o

onde un'affermazione qualificata meramente negativa, particolare o univer-

strato,

come giudizio che aspetta di essere ragionato e dimocome inferenza immediata, entimema o sorite, come

sillogismo concludente o inconcludente, corretto o scorretto,


e via discorrendo.

s'intende anche

come questa Logica


e sia stata

abbia assunto facilmente carattere


ridotta a

normativo

regolette: regolette, che valgono quel che posle altro regole.


i

sono valere, n pi n meno di tutte


Suo
errore,

Ma

l'error

suo nasce, come sempre, dall'oltrepassare

confini di semplice descrittiva empirica e di semplice tecnica

del disputare,

usurpando diverso

e pi alto ufficio.
utili

Come

la Rcttorica e la

Grammatica, innocue ed

in

quanto

comodi aggruppamenti e comode terminologie, diventano inutili e nocive quando si gonfiano a scienze di valori assoluti,

e
la

sono allora contrastate o negate dall'Estetica, del

pari

Logica empirica o verbalistica

falsifica s stessa

11 r.

CRITICA DKL.LA LOGICA FOUMALISTICA


di assegnare le leggi del pensiero,

87

quando y)re8ume
cetto

il

con-

del concetto, la

forma

logica; in luogo della quale

non d se non le forme verbali empiricamente o grammaticalmente determinate, e si attiene all'estrinseco, e perci formalistica: denominazione,
poi in effetto

dunque, peggiorativa, che indica per qual ragione e sotto


qual aspetto questa Logica da noi rifiutata.

Gi

ci

accaduto d'imbatterci in alcune delle distinzioni

sua

strut-

che essa ha proposte o favorite, come son quelle tra pensiero

,joj,g

principi del pensiero, verit e ragione


sillogismi, e additarne
insostenibili.
si

della

verit, giudizi e

di passata l'infon-

datezza; e altre ne incontreremo pi oltre, che

mostre-

ranno non meno


secondo cui

Ma

qui giova piuttosto deli-

neare rapidamente la struttura e configurazione generale,


la logica

formalistica stata per tanti secoli

esposta nelle scuole e nei trattati, e ancora, a


si

un dipresso,
Le sue
.t'*"^
tre

suole insegnarla.

In questa sua

comune

sistemazione,
presi,

concetti anzitutto

vengono presentati come, perse


altro

veri n falsi >:

"^,4]

cosa giustissima, perch quei pretesi concetti non sono poi

mentnu.

che

le

parole sezionate dalla grammatica e deposte

nei vocabolari.

vere o false sarebbero invece

le

connessioni

di parole o giudizi;

ma

questa determinazione resa posdiscerne dalla mera espressione

sibile solo dall'introduzione, ingiustificata in quella cerchia,

del criterio

onde

il

giudizio

si

o proposizione. Tale duplicit o ibridismo di criteri, ora

verbale ora logico, fa oscillare continuamente la Logica


formalistica tra la filosofia e l'empiria, e conferisce alterna

apparenza

di verit e di falsit alle

sue distinzioni. La terza


il

forma fondamentale, che


presentata

in essa si distingue,

sillogismo,
la quale,

come

la

connessione di tre giudizi;

per altro, se sembra affermare una singolare virt e spiccare e dominare sulle connessioni di due giudizi o su quelle
seriali di

quattro e pi, ci accade perch nella sua defini-

88

IL GIUDIZIO

INDIVIDUALB

zione s'insinua e frammischia l'idea logica del concetto

come
Le
teorie

triunii di universale, particolare e singolare.


tre

Le

forme fondamentali, concetto, giudizio e sillogismo,


'

del concetto e del giudizio.

^^^^ state da alcuui logici ridotte a due, e da altri ampliate ^ a quattro o a cinque con l'aggiungervi la forma percettiva
o quella definitoria e sistematica: restrizioni e ampliamenti

che hanno incontrato sempre resistenza, avvertendosi in


confuso che a questo modo si mescolava una qualit di empirismo con un'altra, l'empiria verbalistica con distinzioni empiriche tratte

da diversi presupposti.

Ma anche

nello

svolgere la determinazione delle tre forme fondamentali, la

Logica formalistica non

si

saputa tenere stretta alla distin-

zione delle parole e proposizioni, messe estrinsecamente in

rapporto col puro concepito, e ha fatto via via ricorso ad


tre fonti;

al-

onde

accaduto

che

concetti siano stati da essa

identici, equipollenti,

come equivoci, anonimi e sinonimi; ora sotto l'aspetto logico, come distinti, disparati, contrari o contraddittori; ora sotto quello psicologico, come incompleti e completi, oscuri e chiari; intesi tutti e sempre come nomi, sicch, per esempio, i concetti
variamente
classificati,

ora sotto l'aspetto grammaticale,

distinti
sofici

sono per essa, indifferentemente, cos


i

distinti filo-

come distinti empirici, i contrari cosi quelli filosofici come gli altri che empiricamente si chiamano con questo nome. Il medesimo ha avuto luogo nella classificazione dei giudizi, per la quale ora si sono tolte a fondai mento le
determinazioni del concetto, distinguendo
i

giudizi in unil'intrinseca

versali,

particolari e individuali;
e

ora,

natura dialettica del concetto, distinguendoli in affermativi,

negativi

indeterminati

o infiniti; ora,

gradi

che percorre

la ricerca defila verit, distinguendoli in


in

cateforme

gorici, ipotetici e disgiuntivi, ovvero

apodittici,
(queste

assertori e problematici;
sono state intese verb.ilnKMitc^

sempre

i)0i

Universalit

la

totalit

III.

CRITICA DELLA LOGICA FORMALISTICA

89

empiricamente designata dalla parola, e non gi l'universalit vera; e, per converso, individualit > non solamente
l'

individualit

rappresentabile,

ma anche
affermativo
>

la

peculiarit

singolare del concetto distinto;

diCFerenziato

da

negativo
si

per l'accidentale forma grammaticale, e non

gi perch

riesca

veramente a scindere

in

due

il

pensiero,

che un unico atto di affermazione e negazione

allo stesso

modo che
amore e Degno

la

volont insieme tendenza e aborrimento,

odio.

riscontro alle precedenti forme la classificazione

La
del
sino.

teoria
Killoifi*

dei sillogismi, fondata por l'appunto sulla concezione empirica del giudizio

come copulazione

di

un soggetto con un

predicato; intendendo soggetto e predicato in modo grammaticale, onde essi vengono ritrovati anche in quelle affermazioni verbali in cui non sono distinguibili perch chiaramente s'identificano, com' il caso del giudizio definitorio.
la
*

Per

la

Logica empirica, nel giudizio: la volont


spirito

forma pratica dello


,

, volont

soggetto,

forma pratica
Pietro

predicato; n pi n

uomo

Pietro

soggetto,

meno che e uomo


si

in quello:

predicato.
le

Dalla distinzione tra soggetto e predicato

ricavano

quattro figure, ricercandosi, nelle tre proposizioni in cui


il

sillogismo viene

analizzato, quale sia la posizione del

termine medio nelle due premesse

Se

il

termine medio
seconda;

soggetto nella prima proposizione e predicato nella seconda,


si

ha

la

prima figura; se

predicato in
la terza;

entrambe,

la

se

soggetto in

entrambe,

se predicato nella

prima

e soggetto nella seconda, la quarta figura {* sub-prae,

tiim prae-prae,
i

tum

sub-sub,

tnm prae-sub
si

).

Ma

per dedurre

modi

di

ciascuna figura

ricorre poi all'altro criterio,

anzi a due altri criteri: cio alle empiriche distinzioni dei


giudizi in universali e particolari, e in affermativi e negativi,

con

le

quattro conseguenti determinazioni di giudizi


(a),

universali-affermativi

universali-negativi

(e),

particolari

90

IL GIUDIZIO

INDIVIDUALE
Nella prima figura,

affermativi

(i),

particolari-neofativi

(o).

due premesse universali affermative costituiscono il primo modo, e la conclusione universale affermativa (barbara); due premesse, universali si, ma una affermativa e l'altra
negativa, costituiscono
il

secondo, e la conclusione univeraffer-

sale negativa (celarent);

due premesse, una universale


il

mativa e

l'altra particolare affermativa, ci)Stituiscono

terzo

modo, e

la conclusione particolare affermativa

{dar/'i)-^

due

premesse, una universale negativa e una particolare


mativa, costituiscono
il

affer-

quarto modo, e la conclusione

particolare-negativa {feria).
Le spontanee
siirdo

via discorrendo.
altri suoi
le

Non

il

caso di andare esponendo negli

par-

ridu-

zioni all'as-

^i^Qi^ri la dottrina formalistica,

bastando per *

nostre consi-

deUa

derazioni
^.^^j^^

il

saggio che

si

dato; n mette conto di critifalse le basi stesse

Loifica for-

perch se ne sono gi mostrate


vanti razionale

e chiarita la genesi ibrida. Si osservi piuttosto

come

tale

verbalismo, sebbene

si

porti in s

mede-

simo

la

propria caricatura, che l'escogitazione dei sofismi;

perch, ponendo quella Logica la forza del pensiero nelle


parole,

non pu impedire

all'abilit sofstica di servirsi

sua volta delle parole per foggiarne a capriccio pensieri o

parvenze di pensieri. Di guisa che, per combattere


costretta ad abbandonare in fretta e furia
le

sofismi,

semplici

connessioni verbali e a rifugiarsi nei concetti e connessioni


di concetti, pensati nelle parole; cio, n pi n

meno, a

rinnegare

il

presupposto formalistico. E, con analoga auto-

ironia, rinnega quel

punto

di la

vista e dissolvo s

medesima

quando

si

prova a ricusare

quarta figura del sillogismo,

o a ridurre la seconda, terza e quarta alla prima,

come

alla sola reale, e questa a connessione di tre concetti; per

non

dire che autoironia permanente, e patente dimostrazione

di falsit, la logica deduzione,

che

lo

accade di

fare, dalle

figure

del sillogismo, di

una

serie

di

modi che essa

poi

riconosce

non concludenti.

III.

CKITICA DKLLA LOGICA FORMALISTICA

91

La Logica

formalistica stata fatta seguo a molti colpi

La Logica
matematica
o Logistica.

violenti, infertigli dai critici

che

le si

levarono contro nel

corso del Rinascimento e di tratto in tratto nei secoli seguenti;


vitale,

ma

non

si

pu dire che
si

sia stata colpita nel

punto

perch non

mai mirato al suo principio stesso


le

ossia un'incoerenza

da cui essa prende

mosse.

E anche

non sono mancati,


stri,

tentativi di

non mancano nemmeno riformarla, che hanno tutti


e

ai giorni noil

medesimo

vizio, di volere

riformare la Logica formalistica senza uscire

dalla sua cerchia e senza rigettarne l'intimo presupposto:


la

pretesa di cogliere
Il

il

pensiero nelle parole,

concetti

nelle proposizioni.
e

tentativo pi solenne in questo genere,


la gi ricordata

che conta oggi molti e zelanti seguaci,

Logica matematica, denominata anche calcolatoria, algt.'brica, algoritmica, simbolica, nuova analitiea, calcolo logico o Logistica.

Che essa non abbia nulla


(per matematici che siano
i

di

comune con
la

le

matematiche
sia,

Carattere

pi dei suoi cultori, e mate-

non
essa

mate-

matica
certe

la

sua terminologia, e verso

matematica

matico di

per

sue intenzioni pratiche, orientata), nulla, diciamo,


stessi

d'intrinsecamente matematico, ammesso da coloro

che la professano, ed chiaro subito dalle definizioni che

ne sono state date. La Logistica scienza che

si riferisce,

non

alle sole quantit,

sieme; scienza delle universale, comprendente


matematiche propriamente
queste:

quantit cose in generale;


alle

ma

qualit in-

matematica
le

sotto di s

anche

scienze

dette,

ma non

coincidente con

vuole essere, dunque, non gi matematica, ma scienza generale del pensiero.

Ma

il

pensiero

della Logistica
,

nient'altro che la

SatfKo del

proposizione verbale

la quale, infatti, le

il

principio.

suo

iiiotlo

di

Che cosa
la

trattazione.

sia la proposizione; se si
si

possa distinguere davvero


verbale
>

proposizione che

chiama

dalle altre tutte,

poetiche, musicali, pittoriche; se la proposizione verbale non

92

IL

GIUDIZIO INDIVIDUALE

porti in s indistinte molte e assai diverse formazioni spirituali, dalla

poesia alle matematiche, dalla storia e


:

filo-

sofa alle scienze naturali

che cosa

sia

il

linguaggio e che

cosa
alle

il

concetto;

queste e tutte

le altre

questioni attinenti

forme dello

spirito e alla natura del pensiero, restano

non la turbano nell'opera Le proposizioni (rimanendo il concetto della proposizione un non chiarito presupposto) si possono indicare con p, q, ecc.; il rapporto d'implicazione di una proposizione in un'altra si pu indicare col segno o; onde una proposizione
affatto estranee alla Logistica e

sua.

isolata

ci

che implica s stesso

(p o q). In conformit

di ci

vengono dichiarate

false e abolite

molte distinzioni
in

della Logica formalistica tradizionale;

ma

compenso
si

se

ne aggiungono di nuove, coprendo,

le

vecchie che

ser-

bano e

le

nuove che

si

aggiungono, di nuova fraseologia.


il

La

somma

logica, a-{-b,
^,
il

concetto minimo, che consi

tiene gli altri due, a e

che prima

diceva
il

sfera del

concetto;

il

prodotto
.

logico,
&,

X ^
in

indica

maggiore
prima
si

concetto contenuto in a e in

e risponde a ci che

diceva
novate,

comprensione
la legge

Vi hanno anche leggi nuove e


in

rin-

come

d'identit,

forza della quale in


-{-

Logica (diversamente che


che
si

Algebra) a

-{-

= a;

con

vorrebbe significare questo profondo vero, che

la ri-

petizione di un medesimo concetto, quante volte si voglia, d sempre il medesimo concetto; la legge di commutazione, per cui ab = ba; o quella di assorbimento, per cui a (a -f- 6) = a; o (convenuto che la negazione di un concetto si segni col porgli accanto una lineetta verticale)
le

altre belle leggi e formole:


\

-\-

= a;

{n

= a;

aa
idiiticii<ii

0.
si

Per chi

vi

prende gusto, buon divertimento.


le

Come

vede, se le parole e

formole sono alquanto

nniiiriKiciiR

jiverse, niente di sostanzialmente diverso nella Logica

con la LoKic formali-

matematica
j^

rispt^tto

a quella formalistica
all'antica,

in
si

genere.

Dove

nuova Logica contradice

non

pu dire quale

ni.

CRITICA DELLA LOGICA FORMALISTICA

93

delle

due abbia ragione; come

nino runa accanto all'altra

due persone che cammisopra un terreno malfermo,


di

non
stata

si

pu dire quale

dottrina della

nulla

come il il modo

delle due vada sicura. La stessa quantificazione del predicato (che lievito della cosidetta riforma) non muta in

tradizionale di concepire

il

giudizio e

il

con-

giunto

modo

arbitrario di distinguere soggetto e predicato;

ma

stabilisce

semplicemente una convenzione

al fine di

sim-

boleggiare col segno di eguaglianza la relazione del soggetto col predicato:


il

soggetto, essendo incluso nel pre

dicato, parte di questo:

gli

uomini sono mortali vale:


;

gli

uomini sono alcuni mortali

epper, indicato uomini


giudizio
si

con a e

alcuni mortali

con

b,

il

pu esprimere:
i

a
o

=
i

b.

Per

noi, a dir vero, indifferente


i

che

modi del

sillogismo siano

G4 o
i

19 validi della Logica tradizionale,

12 affermativi e

24 negativi della Logica hamiltoniana,


di

che distingue quattro classi


quattro di negative.

proposizioni affermative e
i

indifferente che

metodi

di conver-

sione siano tre, due o uno.

indifferente che le leggi o

principi logici siano enumerati in due, tre, cinque o dieci.

Non

accettato

il

punto
lo

di partenza, impossibile,

non che
si

ammettere, discutere

svolgimento: salvo che ci non

faccia per mostrare che dall'arbitrio viene fuori l'arbitrio,


la

qual cosa stata gi a sufficienza messa in luce nel

di-

scorrere della Logica formalistica. Di questa, la Logica

mari-

tematica nuova manifestazione, che compie bens un

volgimento grande nelle formole tradizionali,

ma

nessuno

nel carattere intrinseco della vecchia disciplina.

Se come scienza del pensiero la Logistica cosa


sibile,

ri-

Aspetto pratiCO
(telili

degna veramente dei cervelli che l'hanno costruita e che sono i medesimi i quali vanno vagheggiando una nuova Filosofia del linguaggio, anzi una nuova Estetica,
nelle loro insulse teorie della

Lo-

gisticn.

Lingua universale, non

poi nostro assunto esaminarla in quanto formulario prov-

94
visto di

IL GIUDIZIO

INDIVIDUALE

pratica utilit; e su questo punto ci restringiamo a insistere sopra una sola e assai semplice osservazione. Al tempo del Leibniz; cinquant'anni dopo, ai tempi ultimi del volfianesimo; un secolo fa, ai tempi dell'Hamilton; quarant'anni addietro, ai tempi del Jevons e soci e finalmente ora, che il bel tempo dei Peano, dei Boole, dei
;

Couturat, questi nuovi congegni sono stati


cato:
e
tutti,

oflFerti

sul

mere

sempre,

li

hanno stimati troppo

costosi

complicati, cosicch

non sono

finora entrati n punto n

poco nell'uso. Vi entreranno nell'avvenire? La cosa non

sembra probabile,

e,

a ogni modo, fuori della competenza

della filosofia e appartiene a quella della pratica riuscita:

da raccomandarsi, se mai, a commessi viaggiatori che persuadano


dell'utilit della

nuova merce
la loro

e le acquistino clienti
i

e mercati. Se molti o alcuni adotteranno


logici, questi
lit.

nuovi congegni
uti-

avranno provato

grande o piccola

Ma

la loro nullit filosofica

rimane, sin da ora, pie-

namente provata.

IV
Il giudizio individuale e la percezione

vyose ben altrimenti importanti che non siano codesti


giochetti
formalistici aspettano di essere meglio ricercate

Riopera'."","g^,jy ^*,'.

dalla Scienza della Logica.

qui,

continuando quella che

larnppresen***'**"*

abbiamo detta

discesa dall'universale verso l'individuale,


la relazione
il

conviene anzitutto, determinata

che corre tra

concetto e forma espressiva, considerare

modo onde

il

concetto riopera sulle rappresentazioni, da cui sembrava


essersi di colpo e totalmente distaccato.

In termini pi precisi:
sato solo in quanto
si fa
si

il

concetto senza dubbio pen-

concreta in una forma espressiva e


un'afiTer-

per questo rispetto rappresentazione, talch

mazione pu essere riguardata cosi sotto l'aspetto logico

come

sotto

quello estetico;

e sar ben pensata e perci

ottimamente espressa, perfettamente estetica perch perfettamente logica; o anche ottimamente espressa,

ma non

veramente pensata, e perci logica solo in apparenza, e


in

effetto

sentimentale,

passionale e fantastica. L'espresil

sione-rappresentazione in cui vive

concetto

(e

che

a
lo

mo' d'esempio,
stile,

il

tono, l'accento,

la

forma personale,
la

col quale in questo libro io

vengo esponendo

Lo-

gica)

una nuova rappresentazione, condizionata dal con-

96

IL GIUDIZIO

INDIVIDUALK
carattere (che stato

cetto. Si

domanda

ora,

non gi

il

sufficienza chiarito) di questa rappresentazione nuova,

ma

che cosa accada di quelle


sopra
le

altre, in

occasione delle quali e


si

quali

il

pensamento del concetto

acceso. Ki-

mang-ono esse

in disparte, escluse dalla luce del concetto^


Il

oscure come prima, cio logicamente oscure ?


rischiarerebbe solo s stesso,

concetto

come

in

una sorta

di egoistica

soddisfazione, senza irraggiare le rappresentazioni sopra le


quali
Logicizzasi

innalzato? distruttiva
j

Questa separazione e indifferenza sarebbe


bell'unit dcllo Spirito, e perci rr

mento
tazioni.

rappreseli-

invece l'opposto; che, cio,

il

non ha luogo, e ha luogo t> & sorgere del concetto tra-

sfigura le rappresentazioni su cui sorge e le fa altre

da

quelle che prima erano: da indiscriminate discriminate, da


fantastiche logiche, da chiare

ma

indistinte

(come

si

diceva

un tempo), chiare e distinte. Poniamo che io mi trovi in uno stato d'animo, che mi riesca cantare o verseggiare e rendere oggettivo innanzi a me, ma oggettivo appunto come fantasma, in modo che non saprei dire, nel momento di quell'effusione poetica e musicale, che cosa avvenga realmente
in

me, se

io vegli

o sogni, se veda o intraveda o

traveda.

Quando

dalla variet di quella e delle altre rapsi

presentazioni che vi

congi ungono, passo a domandarmi

la verit di tutte esse e salgo al concetto, quelle rappre-

sentazioni stesse, in forza del concetto raggiunto, sono ri-

vedute bens,

ma non

pi con gli occhi di prima, anzi non


e

pi semplicemente

vedute

contemplate, ma,
d'animo
si

orraai^
logi-

pensate. Cosi quel mio


camente, e
(e io

stato

determina

sar in grado di dire: Ci che ho sentito

cantato e poetato) era un desiderio assurdo; era un cozzo

di tendenze diverse,

che doveva essere superato e compoalto proposito, e


si

sto; era

un rimorso; era un

via esemdi quelle

plificando. In forza del concetto

fa,

insomma,

rappresentazioni un giudizio.

IV.

IL GIUDIZIO INDIVlDUALIfi

B LA PKUCEZIONB

97

Abbiamo
cctto, '

g-i

studiato

il

^'udizio che proprio del con


definitorio o
si

iijfiudiiiio

denominandolo giudizio "^

definizione;
in quel

"^'^"^"'e;

e sua diffe-

6 mostrato

come

in esso

non

ritrovi
si

vera distinzione

renaa da
'*"''"
*^*'^^'

di soggetto e predicato, tanto

che

pu dire che

caso non
tit dei

ci sia

n soggetto n predicato,

ma

la

piena iden-

due: un predicato o universale, che soggetto di


il

medesimo. Senonch

giudizio, di cui ora si discorre,


col

non semplice definizione, n coincide


zione, contiene qualcosa di
tativo o individuale,
pi,

primo;

e,

seb-

bene abbia a fondamento un concetto, ossia una


che nel venire trasfigurato

dttni-

un elemento rappresenin

fatto

logico

non perde

l'individualit, anzi la riafferma con pi


si

netta distinzione. Esso perci

lega bens con la prima

forma
tuale o

di giudizio,

ma

rispetto a questa
il

una forma

ulte-

riore; e, se la

prima forma
la

gi detto giudizio concetsi

definitorio,

nuova

pu denominare giudizio
vi

individuale.
Per l'accennato elemento nuovo che
si

contiene

ri""^

Distinxio
'''

spetto al definitorio, nel giudzio individuale dato ritrovare

****'

Kt't'o e pre-

con piena verit quella distinzione tra soggetto e predicato,

aicato
f'"*^'*'

nei
'""

che malamente
in tutte le

la

Logica verbalistica pretende ritrovare

dividuale.

forme

di giudizio, e nelle definizioni

non meno
si

che nelle semplici proposizioni, per modo che essa finisce


col conferire a

una

distinzione, della quale meglio

vedr

in sguito la capitale importanza, valore e significato pu-

ramente grammaticale, ossia verbale. Ma soggetto e predicato possono essere con ragione e giustificazione distinti

solamente in quanto l'uno non universale e


l'uno non concetto e l'altro
s:

l'altro si,

vale a dire, solamente in


l'altro concetto.

quanto l'uno rappresentazione e


cetto di quelli che
il

Un

cones.,

si

dicono particolari o singolari (per

concetto di volont) sempre insieme concetto univer-

sale, e disadatto

dunqut! a fungere da soggetto cui


il

si

ap-

plichi

un predicato, perch

predicato gi in

modo
f

B. Croce, Logica.

98

IL G1UD1.7IO

INDIVIDUALE

esplicito nel preteso soggetto, che

non

pensabile se

non

in

virt di esso. Solo la

rappresentazione pu
il

essere

veramente soggetto, e solo


dicato, come
si

concetto, veramente prePietro

osserva nel giudizio individuale, che conIl

giunge

due elementi.

giudizio individuale:
il

buono
e
il

pone e media, ossia congiunge,

soggetto

Pietro

predicato buono, l'uno inconfondibile con l'altro;


la volont

laddove nella definizione:


spirito >,
Ragioni delle

forma pratica dello

forma pratica e volont sono sinonimi. Nei molteplici tentativi che si sono fatti di differenziare
'

il

variet nel
il

of[|i(j2io
"^

definire
alcune

dal concetto 6 Euche dalla definizione, ci che consi

giniiizio e di

fusamente

aveva

di

mira era

il

giudizio individuale, e tale


;

divi-

intenzione giustificava la ricerca

ma

perci anche sono

sioni di esso.

da tenere
dizio

false le definizioni,

variamente proposte, del giu-

come relazione

di rappresentazioni o

come
un

relazione

di concetti (sussunzione di

un concetto

in

altro, ecc.),

perch chiaro che

il

giudizio individuale invece rela-

celebri divisioni del giudizio trovano

zione di rappresentazione e concetto. Ed alcune il loro motivo o uno


si

dei loro motivi nella distinzione che


(e che,

da noi introdotta
,

giova ripetere ancora una volta,

a questo punto,

introdotta in

modo

provvisorio, salvo a cercarne pi oltre


tra giudizio del concetto e giudizio

la forinola definitiva)

della rappresentazione,

tra definizione e giudizio


il

indivi-

duale. Al
definito

lume

di questa distinzione

giudizio analitico,
si ri-

come

quello in cui dal concetto del soggetto


si

cava
che
e
il

il

concetto di predicato,

direbbe essere nient'altro

il

giudizio definitorio, identit di soggetto e predicato;

giudizio sintetico, che aggiunge al soggetto qualcosa


vi

che non

era prima, sarebbe

il

giudizio individuale, penintuita solamente e

samento logico dell'intuizione, prima

non

distinta o pensata.

Mu

altres di codesta diade di


oltre
il

ana-

litico

e sintetico

assegneremo pi

contenuto vero e
*

l'uso proprio.

IV. IL

GIUDIZIO INDIVIDUALE B LA PERCEZIONE

99

Rifiutare la forma del giudizio individuale e

ammettere
che

ii

giudizio

quella sola del concetto e della definizione, pretesa


si

^ i'iuuzo-

mostra

talvolta,

a guisa di tendenza, in coloro che di


e

ne imeiiet-

tutto

cercano definizioni
il

vorrebbero solo

sillogizzare,

laddove
si,

conoscere,

il

conoscere concreto e vero, importa,

pensare,

ma

insieme guardare, ossia pensare guardando

e guardare pensando: conoscere conoscere la realt, e la conoscenza della realt, sono le rappresentazioni penetrate
dal pensiero.

La famosa intuizione intellettuale, concome un conoscere a cui l'uomo aspira ma che non possiede, e, tal'altra, come facolt superiore
siderata talvolta
stesso

allo

conoscere, dovrebbe,

a rigore di lettera e di

concetto, essere collocata

nel giudizio individuale, che

veramente intuizione

intellettuale ossia intellezione intuita.

Ma
la

il

giudizio individuale pu prendere anche

assai pi noto e famihare, quello di

nome percezione; come

identit
iu,,i*t'|ju*',"

percezione dovrebbe essere. detta sinonimicamente gi-

coniapereei'i'"o^"r^etl
livo,

dizio individuale, o
la

almeno giudizio percettivo. Perch


si

percezione non

ottiene

con l'aprire
sentire:

gli

occhi, tensensi,

dere l'orecchio e disserrare qualsiasi degli


in

altri

genere con l'abbandonarsi

al

la

realt

non
N,

entra nel nostro spirito per queste larghe porte, e credere


altrimenti
effetto

consueto

di

scarsa

riflessione.

d'altra parte,

la

percezione semplice intuizione,

come

quella del poeta che intuisce e non sa che cosa intuisce,


anzi non sa

nemmeno

di

non sapere. Percepire vale aptal'altra


la

prendere una cosa come avente tale o


perci pensarla e giudicarla.

qualit, e

Nemmeno

pi lieve im-

pressione, l'atto pi fuggevole, la cosa pi insignificante

da noi percepita se non in quanto pensata. Donde la dignit suprema del giudizio individuale, che effettua tutta
la

conoscenza da noi in ogni istante prodotta, e pel quale

solamente

possediamo

il

mondo,

anzi pel quale sola-

mente un

mondo

100

IL GIUDIZIO

INDIVIDUALE
giudizi

eioipiH-

Nei giudizi percettivi sono compresi anche


-u ^ ^ che da taluni

iizio
,.

memo^
.

rtivo o storico

denominano memorativi o storici: quelli cio pei quali si afferma che un fatto accaduto nel passato. Riconoscimento che non si pu fondare mai
t
,

si

..

sopra altro che sopra intuizioni presenti, della nostra vita


presente, che porta in s la passata e ci d certezza e per-

suasione circa la verit del passato e circa

la

veridicit
i

di questa o quella testimonianza. E, per converso, tutti

giudizi percettivi sono in qualche


rici,

modo memorativi
medesimo

e sto-

perch

il

presente, nell'atto

in cui lo fer:

miamo
getto,

innanzi al nostro spirito, diventa un passato

og-

come
i

si

suol dire, di

memoria

e di storia.
si

Erronea
iiH^^Iudili
individiiaii

Erroneo sarebbe anche dividere, come di frequente


^ tentato,
dz di
gjj^

giudizi individuali in giudizi di fatto e giuil

valorc, asserendo che

giudizio:

Pietro

uomo

inKiuduidi
t.itto

^1 natura diversa dall'altro:

di

Pietro buono. Oerni *^

valore.

giudizio di fatto, in quanto attribuisce


soggetto, gli

versale o di

un predicato a un d un valore, dichiarandolo partecipe dell'uniuna determinazione dell'universale. E, per conattribuire altro se

verso, ogni giudizio di valore, in quanto attribuisce un valore,

non pu
non

non l'universale o una


fuori
dell'

determinazione dell'universale, perch


sale

univer-

c' valore. Perfino

giudizi di forinola negativa,

come: Pietro non buono, o non-buono, o Pietro


cattivo, sono attribuzioni di universalit e di valore;
perch,

come sappiamo, non affermano


una determinazione
questi che

altro se

non che

Pietro ha

spirituale diversa dalla bont

(per es., utilitario, non ancora morale). Snza dubbio, a

giudizi

come

abbiamo
si

tolti

in

esempio aderisce
quale in que-

(secondo che in altro luogo


ricordo) l'espressione di
sto

notato e qui basta farne


il

un dover essere,

caso

si

fa

vivo nell'adoperata formola negativa;

ma

l'espressono di un dover essere o di un desidci'io non

giudizio n

(li

fatto

di valore; anzi,

non giudizio del

IV. IL

aiUDIZIO INDIVIDUALE K LA PERCEZIONE


i)roposizione, log-o semantico che

101

tutto:

mera

fantico, forinola ottativa o desiderativa,


rito,

non apolirismo dello spi*.

indirizzato all'ideale o all'avvenire


il

Oltre

giudizio

individuale

percezione non vi

ha
individuale

altro atto conoscitivo

da conoscere. In
il

esso, ultimo e persi

come

fo r

fettissimo degli atti conoscitivi,

giro della conoscenza

ma
e

ultima

chiude.

La oscura

sensibilit,

diventata gi chiara intui-

perfetta

del coiiosce-

zione, e fattasi dipoi

pensamento dell'universale, viene nel


ossia
della realt
la

giudizio individuale logicamente pensata, ed ormai co-

noscenza del
effettuale.
Il

fatto

o dell'accadimento,

giudizio

individuale

adegua pienamente

realt.

Senonch, appunto perch essa compimento del conoscere, la percezione dev'essere collocata,

Krrore

di

non gi

all'inizio,

trattarlo co-

me

il

fallo

ina al termine della vita conoscitiva. Metterla all'inizio

come

inizialo dulia conoiiceii-

mera

sensibiliti e far

derivare da essa

concetti, sia per

Ea.

effetto di

meccanismo psicologico
all' inizio,
i

sia per atto d'arbitrio,

l'errore dei sensisti

ed empiristi. Concepirla come giudizio,


e

e tuttavia metterla razione fare uscire


intellettualisti.

da essa per ulteriore elabobisogna tener fermo

concetti, l'errore dei razionalisti e


i

Contro

quali tutti

che

il

primo momento della conoscenza intuitivo e non


i

percettivo; e che

concetti

non derivano

dall'atto intel-

lettivo della percezione,

ma

entrano come costituenti in

quell'atto stesso. Cominciare dalla percezione, intesa


giuilizio percettivo,

come

cominciare dalla

fine, ossia
il

dal som-

mamente complesso. La percezione


della gnoseologia,
totale,

, si,

problema unico
il

ma

solamente perch ne
tutti gli altri.

problema

che racchiude

Ed

anche, se cosi si

vuole, la forma

prima

dello spirito conoscitivo,

ma non

perch sia

la

pi semplice, sibbene perch l'ultima: quel-

Si

veda sopra

sez. I, e.

t.

102

IL GIUDIZIO

INDIVIDUALA
tutto,

l'ultimo, che, essendo insieme

il

si

pu dire
sensisti,

primo

in senso assoluto.
Motivo
tale
di

Non
e

da nep^are che l'equivoco dei

e quello

errore.

opposto dei razionalisti, abbiano qualche motivo di verit,

che

si

possano addurre concetti che effettivamente


la

si

svolgono dalla percezione e


codesti concetti

presuppongono. Senonch
;etti

non sono
i

cor

veri e propri, dei quali

ora trattiamo,

ma

gi definiti pseudoconcetti, che, svolgen-

dosi dalla percezione,

producono non pi giudizi


oltre,

ma

pseuchia-

dogiudiz,
rire
la

come

si

vedr pi

quando sar dato


l'erronea
teoria

genesi dell'equivoco, cio

verr

superata come equivoco e determinata come verit. Nella


differenza di giudizi individuali e pseudogiudiz individuali,
di percezioni e pseudopercezioni,
si

trover un altro dei

motivi (e forse

il

pi profondo) che hanno indotto a gemi-

nare
Sillogismi
individuali.

giudizi in giudizi di fatto e giudizi di valore.

S'intende poi che, come sono da ammettere giudizi individuali, cosi


glio,

anche sillogismi individuali;


possibile distinguere

o,

per dir me-

che,

come non
non

nella

Logica

filosofica giudizi e sillogismi,


sibile, cosi

che formano un tutto indivii

lecito distinguere

sillogismi individuali

dai giudizi individuali o lecito solamente in guisa verbalistica.

Caio mortale gi conclusione di sillogismo, non affermandosi che sia nortale senzi\ qu;ilche ragione,
sia

come, per esempio, che


sicch
il

uomo

o animale o essere finito;

sillogismo:

Gli

uomini sono mortali, Caio uomo


solo verbalmente diverso dal

dunque Caio mortale,

giudizio: Caio mortale.

Non

gi che la differenza di

parole sia proprio nulla, perch una differenza di significato spirituale c' sempre; e c' pn'sino quando, invece di

Caio mortale,
tale, o

si

dice:

Colui che chiam Caio mor-

quando

si

traduce quel giudizio stesso in latino

in tedesco.

Ma

la differenza nulla in

quanto differenza.

di atto logico, perch nell'una e nell'altra forma verbale

c' nient'altro che l'unica forma della logicit.

V
Il giudizio individuale

e il predicato di esistenza

^jogo^etto S
torio, '

e predicato,
distinguibili "

indistinguibili

nel

giudizio defini'

Lh

collu-

sono

e distinti

in

quello individuale: ^

** *"^" ," cato verbale


e si^niHcato ^*
'

ma

Tatto della distinzione (che insieme unione) tra sog-

getto e predicato, rappresentazione e concetto, nel gidizio

"^"^"

'

individuale

il

medesimo

dell'atto
il

di

distinzione

e"

unione onde nell'altro viene definito


caso e nell'altro
il

concetto. Nell'uri

pensiero essenzializza ci che pensa. Per


le

questo rispetto non vi ha differenza tra


giudizio che

due forme

di

abbiamo analizzate e

finora,

per ragione di

chiarezza espositiva, tenute distinte; e uno stesso atto di


pensiero distingue l'una e l'altra dalla mera rappresentazione in cui
quell'

manca

1'

(logico

non gi verbale):

, che c' nel giudizio cosi


di

definitorio

come

indi-

viduale, e che, in questo secondo,


il

nome

assume pi propriamente copula, perch congiunge due elementi di-

stinti,

l'uno rappresentativo, l'altro logico.

Anche qui conil

viene fare attenzione a non lasciarsi trarre in inganno dal verbalismo. L'essenzializzamento, la copula,
pensiero non
consistono in una parola, che, astratta dal comples.so, di-

venta semplice suono, e come suono pu assumere qualsiasi


altro significato. Nella

mera rappresentazione

si

ritrova so-

vente r ,

ci

che verbalmente e grammaticalmente

104

IL GIUDIZIO

INDIVIDUALE

si
<^

chiama copula;

ma non

vi ritiene valore di atto logico.

Nane

est

bibeiidam, ntinc pede libero pulsaiula tellus>,

una proposizione che ha 1' , ma con valore meramente semantico e non di atto di pensiero: quella frase poetica del vecchio Orazio non altro se non l'espressione di un
sentimento di giubilo. Per converso,
parola,
si

pu sopprimei-e
l'atto

la

ma

non per

ci

si ,

sopprime

di

pensiero.

L'esclamazione:

bello!

che prorompe innanzi a

un

quadro, pu essere una semplice espressione ammirativa,

ma pu

essere anche un giudizio individuale, avente per

soggetto la rappresentazione del quadro e per predicato


l'universale estetico che
(e lo stesso soggetto)
si

dice bello, nel quale la copula

verbalmente sottintesa, e nondimeno

logicamente esistente e perci sempre, anche verbalmente,


reintegrabile.
si

La quale reintegrazione non

si

pu fare quando
tratterebbe
si

abbia innanzi una mera rappresentazione od espressione

di

uno

stato d'animo; perch in questo caso


di reintegrazione

si

non gi

ma

d'integrazione, cio
si

ese-

guirebbe quell'atto di pensiero, e


dizio individuale, che
Questioni
circa le pro-

produrrebbe quel giu-

prima non era stato pensato.


il

Nei movere, dunque, un'uliima questione circa


dizio

giu-

posiiioni

individuale, cio se esso sia sempre esistenziale,

enza

tog-

conviene, come sempre, trasportare la ricei'ca dall'analisi

Ketto. Verbaligmo.

verbale a quella logica, e non stare a speculai'e vanamente


intorno a parole o a pezzetti di proposizioni arbitrariamente
ritagliati,

perci insignificanti o equivoci. Soprattutto,

assai
getto,

si

disputato sulle cosiddette proposi/.ioni senza sogsimili;

come: piove, e
il

ma

jioi,

pur non intendendo

negare

frutto

che

si

ricavato o

si

pu ricavare da coall'infinito

deste dispute, non accetteremo la via che esse tengono e

che rondo
insolubile.
gnilichen'i:

il

problema agitabile e discutibile


grazie al cielo, piovo

ed

Piove, detto con sorriso



;

di soddisfazione, si-

con animo contrariato:


di

maledetta pioggia, che m'impedisce

andare a passeggio

V,

II.

PREDICATO

DI

ESISTENZA

105

in risposta
vetri:
il

adii domanda che cosa sia

il

rumore che s'ode

sui

tradire chi asserisce clie

rumore che s'ode rumore il tempo bello:

di pi'ggH

per conil

tu o dici

falso

o non

ti

sei

dato la pena di osservare: piove, ossia la

correzione di un errore percettivo o storico.


licando. Si

via esempli-

vede da ci che

fiato

perso prendere a dispu-

tare intorno alla natura logica di quella proposizione, se

prima non se ne determina


si

il

preciso significato:

e,

quando
propo-

procede effettivamente a determinarlo (anche

le

sizioni

da noi surrogate possono, prese astrattamente, apparire polisense e dare luogo ad equivoci), si gi abbandonata la materialit del verbalismo e si passati al pensamento

degli atti spirituali, considerati in loro stessi.

La controversia dell'esistenzialit
1

nell'atto
1.

giudica^

Confusione
tra fonnt di^,^^^^
^j,

tivo, oltre

^ 1^ ^ che per questo verbalismo, stata stranamente


>.

g.,
pro-

avviluppata per non essersi tenuti distinti


nitorio e
il

il

giudizio deli-

aiti nei

giudizio individuale, e, quel ch' peggio, iiem-

^.j^te^J^'n,,^'

meno

il

concetto e lo pseudoconcetto.

Onde

si

mossa

alla
defi-

pari la questione dell'esistenza innanzi a

un giudizio

nitorio, come: l'Idea >, e innanzi a un giudizio indi-

viduale,

come: Pietro . Ma, nel primo caso, come gi

sappiamo, l'esistenza coincide con l'essenza, e quel giudizio


dice soltanto che l'Idea si pensa e perci ; laddove il secondo non dice soltanto che Pietro rappresentabile e perci
,

ma

che esso

esiste: Pietro

potrebbe essere rappresenta-

bile e

non

esistere; l'Ippogrifo rappresentabile e

non

esistente.

Impropriamente poi sono


pensa,
si

stati recati

come esemp

di giudizi definitori quelli desunti

rendosi che il triangolo


o che il genere

si

da pseudoconcetti, assema non ha esistenza,

mammifero

pensa,

ma non
*

esiste,

se

non come singolo animale


dire invece che

perch
e

in questi casi

bisognava

triangolo

mammifero
e

sano punto

ma

si

costruiscono,

non si penperci non hanno n


all'esi-

essenza n esistenza. Per noi la questione intorno

106

IL GIUDIZIO

INDIVIDUALE

stenzialit
torio puro,

non pu nascere, dunque, n pel giudizio definiche concetto che ha esistenza come concetto, n
pel giudizio definitorio degli psoudoconcetti,

cio essenza,

che non

nemmeno

pensiero;

ma

essa nasce solamente pel

giudizio individuale, nel quale ha parte

presentativo, ossia alcunch d'individuale e di finito.

un elemento rapPer

l'individuale e finito l'essenza non coincide con l'esistenza:

cangevole a ogni istante, pur essendo in ogni istante l'universale, lo


Determi""?'.*'"*'.

adegua solamente

all'infinito.
al

Ricondotta la controversia
duale, nel quale essa ha
il

caso del gindizio indivi-

suo proprio significato, possiamo


tre questioni particolari: 1." se
il

ne

di questi

opportunamcnte dividerla in
il

iirobiwiu ri-^

giudizio individuale importi sempre che


il

soggetto del

giudizi In.iiviiiuaii.

giudizio sia esistente; 2. che cosa sia


zialit; 3.^ se

carattere di esisten-

questo carattere basti a costituire giudizio.

Xecessitii
lei

E, per quel che concerne la prima, diciamo subito che

cuatte-

re esistei!ziaied qiieKii ;fuidizi.

facciamo nostra la risposta affermativa dei


"^

logici "

che hanno

asscrito 6 insistentementc difeso la necessit del carattere

esistenziale nel giudizio,

recando con questa loro

teoria,

non piccolo contributo

al

progresso della scienza logica.

Se ci che viene rappresentato esista o no, senza dubbio


cosa indifferente per l'uomo intuitivo, pel poeta, per
sta,
l'arti-

che per l'appunto non esce,

in

quanto

tale, dalla

cerchia

rappresentativa.

Ma

per l'uomo logico, per colui

che*

forma

un giudizio individuale, non pi verit, egli non pu giudicare di

indifferente: perch, in
ci

che non

esiste.

Malamente stato obiettato che il giudizio logico resta sempre il medesimo, o che io abbia cento talleri in tasca
o che
li

abbia solamente nella fantasia; che una montagna


lo

d'oro soggetto di giudizi, quantunque, per

meno
in

fin

oggi, nessuna l'abbia trovata in nessuna parte della terra;

che Pamela donna virtuosa (checch giudicasse


trario
il

con-

Barctti),

quantunque non

sia

stata

inni

altrove

che nell'immaginazione del Uichardson o del Goldoni.

V. IL

PREDICATO

DI

ESISTENZA

107

cento

talleri,

a una montagna d'oro e a Pamela, che non


si

esistono,

non

pu attribuire predicato alcuno;

e,

se

si

dir che quei cento talleri sono esattamente divisibili per

due o per cinque; o che quella montagna d'oro, immaginata di una determinata base e altezza, misurabile in
tanti metri cubi e

ha sul mercato un valore

di tanti e tanti

milioni e miliardi; o che

Pamela degna

di stima e di

premio; bisogna
giudicano n
niscono
i

avvertire che con questi giudizi

cento talleri fantastici, n la

non si fantastica mon-

tagna, n la fantastica Pamela,


i

concetti aritmetici del

ma semplicemente si definumero, dei numeri primi

e della divisibilit, o quelli geometrici del cubo ed econo-

mici dell'oro come merce, o quelli morali della virt, della

stima e del premio.


Si
dirA,
si

che nondimeno

di

quegl' inesistenti

si

parla, e

L'incsistcn*^

perci

giudica a ogni istante.

Ma

qui

si

badi a non con-

ssoluto

fondere l'inesistente assoluto col relativo, che inesistente


solo
di

stente
''^''

nia

nome. L'inesistente assoluto


nella

ci

che escluso

dal giudizio, implicitamente

formola affermativa ed

esplicitamente nella negativa.

chi parla della

d'oro, dei cento talleri posseduti e di


esistenti, si

montagna Pamela come di realt


non
perch

risponde negando quelle esistenze, cio neganassoluto; e di quelle esistenze negate


e

dolo in

modo

possibile giudicare,

nemmeno

parlare, appunto

sono state affatto negate. Si tratta insomma in questo caso


del giudizio individuale, che esclude
dittorio,

da s

il

suo contra-

come accade

del resto

anche

nel giudizio di definisi fa

zione.

Ma
in

in quell'affermazione e

negazione assoluta

anche
talleri

modo

esplicito o implicito un'afifermazione o nega-

zione relativa; e dicendo che la


o Pamela

montagna
si

d'oro,

cento

non esistono,

dice insiememente che

esistono fantasmi, prodotti dalla fantasia o dall'immagi-

nazione, di

una montagna

d'oro, di cento talleri, di

una

virtuosa Pamela. In questa seconda accezione, montagna,

108

IL GIUDIZIO

INDIVIDUALE

talleri

determinati

Pamela non sono pi l' inesistente assoluto, ma fatti, soggetti di giudizio, il cui predicato

espresso dalla parola

inesistente , che

ha

in questo caso
.

senso positivo e vale: esistente


stente assoluto
l'inesistente
il

come fantasma
il

L'inesi-

contradittorio,
si

vero e proprio nulla;

relativo (di cui

fa

uso nel giudizio indiviin

duale) un'esistenza

diversa da quella che


in

un deter-

minato giudizio individuale affermata.

Certamente l'inesistente relativo, e


colare analisi, dalla quale forse
inesistente
si

genere tutto

il

contenuto del concetto di esistenza, richiederebbe pi partisi

vedrebbe che

il

cos detto

risolve in talune cat<'gorie di atti pratici, e


le

designa a volta a volta


si

costruzioni arbitrarie onde


altro intento, e
i

combinano immagini per gioco o per


possibilit del
reale.

desideri, che accompagnano ogni atto volitivo e sono


infinite

le

si

vedrebbe
i

altres

che

l'inesistenza nel secondo significato, ossia

desideri,

quando

vengono rappresentati

dall'arte,

non

si

distinguono, nella
effettive, richie-

cerchia di questa, dalle volizioni e azioni

dendosi- per distinguerli un concetto della volont e dell'azione, laddove


l'arte

in

quanto
ci

tale

scevra di ogni

concetto.
del

Ma

questa indagine

trarrebbe fuori non solo

problema che ora abbiamo innanzi,


la

ma

anche della
',

Logica, menandoci ad altra regione della Filosofia

che

sebbene abbia stretta attinenza con


con essa), deve formare oggetto

Logica (come

la

Logica
cose in

di speciale trattazione, se
le

non

si

vuole confondere
sola.

le

menti offrendo tutte

una volta

sommo
1

Giambattista Vico, che in


in in

libri,

Era codesto, a dir vero, il procedere del un libro metteva tutti un capitolo tutta l'opera, e spesso in una paun periodo
tutta la sua filosofia e la sua sto-

gina o

riografia;

e chi scrive,

pure onorandosi di chiamarsi

vi-

Si

veda

la Filoiiofia della pratica,

]>.

I,

s.

II, e. U.

V. IL

PREDICATO DI KSISTBNZA
procedere didascalico, non

109

chiane, vede in quel


dello,

un moin

ma un ammonimento.
problema che ora
ci

Pel

occupa, basti aver messo

chiaro che ogni giudizio individuale importa l'esistenza di


ci di cui
si

parla, ossia delhi cosa che data nella rap-

presentazione, anche
atto

quando questa cosa consista


tale esistenzializzato.

in

un

d'immaginazione, purch quest'atto


tale e in

sia riconosciuto in

quanto

quanto
il

perci vige
si

in siffatti

giudizi

concetto di una realt, che

gemina

in realt effettuale e in realt possibile, in esistenza e inesi-

stenza o mera rappresentabilit. Alcuni dei moderni indagatori della cos detta teoria dei valori, ondeggiando tra

psicologia e filosofia (e tra

una

filosofia

antiquata e un'altra

che ha per s l'avvenire), hanno


un'esistenza.

asserito che
si

non

si

pu pro-

nunziare giudizio di valore, quando non

abbia innanzi

poich per noi giudizio di valore qualsiasi

giudizio individuale,

dobbiamo accogliere questa


che
essi

loro tesi,
alle

ma

liberarli dagl'imbarazzi

provano innanzi

immagini
frono
estetici),

irreali (che pure, a loro stessa confessione, ofa giudizi di valore, quali sarebbero
i

campo
la

giudizi

facendo notare che in quel caso c' l'effettua-

lit,

realt

o,

in

breve, l'esistenza

d'immagini,
lUtrati."^^

aventi a loro contenuto l'ineffettuale e inesistente.


Ci siamo aperti a questo

modo

la

strada a risolvere la
al

seconda questione enunciata, che volge intorno

carattere

iaeoine

da assegnare

all'atto esistenzializzante del giudizio.

esso

predicato,

un atto di pensiero, cio un soggetto, o invece un


o

l'attriluzione di

un predicato a

atto sui generis, che

non trova

riscontro neijli altri atti di pensiero? L'esistenza,

insomma,

no predicato?

Le

spiegazioni,

che abbiamo avuto


ci

occasione di dare circa la prima domanda,


di

pernettono

concludere che l'esistenza, nel giudizio individuale,


nel giudizio individuale , perch in

predicato. Diciamo

quello definitorio non predicato per la ragione gi espo-

110

IL lUDlZlO INDIVIDUALE)

Sta,

che

in quel giudizio

non

vi

ha distinzione

tra soggetto

e predicato, e l'esistenza vi coincide con l'essenza.


Critica deli

La

risposta tradizionale suona all'opposto, che cio l'esi-

esistenMa-

Ita

come
e
fede.

g^g^gia nel " giudizio esistenziale

non

predicato, '^
'

ma

cono-

posizione

scenzH SUI

generis', e

questa conoscenza detta talvolta una

come

posizione , tal'altra

una credenza o fede. Che poi

come

dire lo stesso; perch, concepito l'essere

come esterno

allo spirito

umano

e la conoscenza

come

separabile dal suo

oggetto,

tantoch

l'oggetto

potrebbe essere senza essere

conosciuto, evidente che l'esistenza dell'oggetto diventa

una posizione,
di

ossia qualcosa di

posto

innanzi allo spirito,

dato
si

allo

spirito, di estraneo a esso, e

che

lo spirito

non

approprierebbe mai, se non facesse animo e coraggio,


il

trangugiando

duro boccone con un irrazionale atto

di fede.

Ma

tutta la filosofia che

nulla vi ha di
fronte a esso
di
<

andiamo svolgendo comprova che esterno allo spirito, e perci non vi sono di
posizioni

di

sorta

e che

concetti stessi
posi-

mondo

esterno, meccanico o naturale

non sono gi

zioni dall'esterno,

ma
*

posizioni dello spirito stesso, che fog-

gia quel cosiddetto

esterno

perch

gli

giova foggiarlo,

salvo a riannullarlo quando non gli giova pi.

ci

stato

mai possibile ritrovare, nella cerchia dello


misteriosa e inqualificabile facolt che
si

spirito, quella

chiama

fede, e che

sarebbe un'intuizione che intuirebbe l'universale o un pen-

samento dell'universale senza


Tutto ci che
si

il

processo logico del pensiero.


mostrato, sempre che

chiama fede

ci si

l'abbiamo esaminato da vicino, o come atto di conoscenza

come

atto di volont,

come forma

teoretica o

come forma

pratica dello spirito.

indubbio perci che l'esistenza, se qualcosa che viene

affei'mato o negato,

non pu essere

se

non predicato; e

sosia,

lamente

si

potrebbe ricercare quale sorta di predicato


il

cio quale sia

contenuto o

il

concetto preciso dell'esi-

stenza:

il

che

si

gi assegnato, o

almeno abbozzato,

nelle

V.

IL

PKKDIOAIO

DI

ESISTENZA

111

spiegfnzioni

precedenti. Obiei^ioni

come quella che

stata

mossa

al

carattere concettuale e predicativo dell'esistenza

con l'aildune che, se essa fosse predicato, bisognerebbe, nel giudizio A , poter pensare separatamente i due termini, ossia

e l'esistenza, e che, nel pensare A, questo

gi esistenzializzato,
fuori del giudizio,

si

dimostrano

sofstiche,

perch A,

non pensabile,

ma

solamente rappre-

sentabile, e perci privo di esistenzialit, predicato che

esso acquista nell'atto stesso del giudizio.

che incontrano coloro che conce.... ..... piscono l'esistenzialit nel giudizio individuale come cosa
Del
resto, le difficolt

consejruenze assurde di

....

q,,^,,^
trine,

j^jj.

sul generis, sono documentate dalla

teoria

a cui essi

si

trovano condotti di un

doppio genere

di giudizi, l'esi-

categorico. Dualit che torna impossibile giustiticare logicamente, e che in effetti non se non l'intro<iuzione o la manifestazione di un dualismo metafisico,
stenziale e
il

pi o

meno consapevole, che pone

l'oggetto estraneo allo

spirito, e fa che lo spirito lo apprenda per atto di fede e vi ragioni {)oi sopra per atto di pensiero. Perch non continuare sempre con l'atto di fede? o perch non esten-

dere anche

al

giudizio iniziale l'atto del pensiero?


il

con-

tinuare nella stessa via o cangiarla affatto: ecco

dilemma
ii
'

che qui, come in

altri casi,

s'impone.
predicato
*""* '^"*''

Ma

nel rigettare la

doppia forma del giudizio individuale,


'

l'altra, e nel risolverle enl'una e categorica " come non sur-, trainbe nell'unica forma che quella categorica, facendo ficientoaco-

esistenziale

dell'esistenza

un predicato ^

tra

predicati, '^

'

dobbiamo anche

^'"""''^
dizio.

^'""

spiegare per quale ragione (e con ci rispondiamo alla terza


delle questioni nelle quali stata divisa la trattazione dell'esistcnzialit) si

afferma ora che


il

il

predicato dell'esistenza

non basta a

costituire
io

non basta? Se

dico

Come mai (si obietter) che Pietro ,o che l'Egeo >,


giudizio.

non ho
zio

forse innanzi

meramente

esistenziale?

un giudizio perfetto? e non giudiMa anche qui da inculcare

112

IL GIUDIZIO

INDIVIDUALE

il

solito cave, di

guardarsi cio dai tranelli del verbalismo


sulle parole,

e di pensare

non

ma
si

sulle cose

che esse desi-

gnano.

giudizi recati in esempio sono tanto poco sempliesistenziali,

cemente
Pietro

che

vi

parla

dell'

Egeo

di
si

, e,

poich

si

parla di queste cose, chiaro che

un mare, e che cosa sia il mare, e via dicendo; e che Pietro un uomo, e un uomo cosi e cosi fatto, italiano e non boschimano, di trent'anni e non di un mese, e via dicendo. L'elemento meramente rappresentativo non pu nel giudizio essere ritrovato col fissarlo in una parola, la quale, in quanto fa parte del giudzio, , come tutto il resto, compenetrata di logicit; e quando si dice che Pietro soggetto ed rappresentasa che l'Egeo, per esempio,
zione, ed

esistente

>

predicato,
si

si

discorre grossamente

e quasi per simboli. Se


dizio
il

chiedesse la formola di un giu-

meramente

esistenziale ossia di

un giudizio che

lasci

soggetto intatto da ogni altro predicato che non sia quello

di esistenza, la formola potrebbe essere solamente:

Qual-

cosa . Ma questa

forinola, a pensarci bene,

non sarebbe

pi giudizio individuale, perch ogni elaborazione logica


dell'individuale o determinazione individuale dell'universale

ne sarebbe stata esclusa; ed essa corrisponderebbe n pi n meno che a un giudizio definitorio, col quale si asserisse

tautologicamente che

qualcosa

(un qualcosa in ge

nere, indeterminato)
Il

ossia che

la realt,

reale

predicato
Kiudiiio
la to-

Per altro, la nostra teoria circa rindispensabilitfi di altri


p,.g(jicati ^

.lei

a costituire

il

i-oiiie

giudizio non da intendere ^


qualsiasi, e

come
gli si

t.iiitii

del

atfermazione della necessit che al predicato esistenziale se


j^g

.oucetto.

aggiunga un altro
tutti
gli

nemmeno che
dualit
di

aggiungano

altri

possibili. Nel

primo caso
predicati:

avremmo sempre
p a compiere
il

un'ingiustificabile

quello dell'esistenza, e quello necessario a essenzializzaro


giudizio; nel secondo, di certo, la dualit
il

sarebbe evitata, perch a costituire

giudizio tutti

pre-

V. IL

PREDICATO DI ESISTENZA

113

dicati

sarebbero

necessari,

senza distinzione di essi in

duplice ordine, e tutti sarebbero predicati qualitativi;

ma

resterebbe tuttavia l'idea di una successiva aggiunzione di


predicati. Nella

quale ipotesi non s'intende che cosa mai


atti pei
il

sarebbero quegli
primo,
il

quali

si

verrebbe ad attribuire
il

il

secondo,

terzo, e

insomma

penultimo predi-

cato, senza

conseguire ancora con

siffatte attribuzioni la

piena totalit del vero. Rappresentazioni, non pi; giudizi,

di

non ancora: sarebbero, dunque, qualcosa d'insufficiente e monco, la cui esistenza non potrebbe essere ammessa se
arbitrio

non per

(come

si

fa nella psicologia), e in filosofa

perci sarebbe inammessibile.

Non
i

resta

dunque

se

non

concludere che nel giudizio

tutti

predicati possibili sono

dati in

un solo

atto: cio che

il

soggetto viene predicato

come

esistenza, e per ci

appunto determinato cosi e cosi;


predica nel giudizio

determinato cosi e cosi, e per ci appunto come esistenza.


In altri termini,
il

concetto che

si

individuale non e non pu essere mai un pezzo o una

scheggia di concetto,

ma

tutto

il

concetto,

come univer-

sale, particolare e singolare, nella

sua indivisibile unit.


la

E se

l'esistenza

sembra un primo predicato,


il

ragione sar forse

in ci, clie

concetto di esistenza

nella sua

distinzione dalla

fondamentali! del reale,

come attualit e azione, mera possibilit, il concetto bench non sia pensabile davvero

se non come determinato nelle forme particolari della realt; onde quel primo predicato primo solamente in quanto

contiene l'ultimo, cio non c' n l'ultimo n


il

il

primo,

ma
si

tutto.

Chiarire questi enunciati a ogni modo,


Filosofia

come

detto, ufficio dell'intera


la

non gi della sola


le

Logica;

quale deve ora appagarsi della dimostrazione


importa, cio
i

attinente al punto che pi strettamente


all'

impossibilit di separare tra loro nel giudizio

predicati,

che sono necessari a determinare


(junli

la realt del fatto, e dei

qualunque manchi,

il

giudizio stesso reso impossibile.

B. Croce, Logica.

VI
Gli PSEUDOGiUDizt individuali.

La classificazione e la numerazione

Gli

pseu-

V^ome
imitati
tali

gli

pseudoconcetti imitano

concetti puri e
di essi,

cor-

dogiudiz
individuali.

relativi giudizi definitori, cosi, col


i

mezzo

vengono

giudizi individuali, e
si

si

ottengono formazioni men-

che

possono acconciamente chiamare pseudogiu-

diz individuali.
Carattere

Anche
carattere

questi pseudogiudiz ritengono, com' ormai ovvio,

pratico
essi.

di

non conoscitivo,
di

ma

pratico o

mnemonico che

si

dica. E, per

fermare l'attenzione sopra alcuni esemp, se

pronunziamo

una scimia

platirina>, se di

un animale che un chirottero o che una casa che alta trenta


Trasfigurazione che
>

metri e lunga quaranta, se della

un quadro sacro

o della

logico

o dei Promessi sposi

Danae che un quadro mitoche sono un romanzo storico >

che cosa abbiamo appreso sul reale essere di quegli animali,


di quella casa, e della Trasfigurazione e della

Promessi sposi?

ben

riflettere,

prio nulla. Gii animali sono stati

Danae e dei non abbiamo appreso promessi in una o altra casella

o vetrina; la casa stata paragonata, quanto a dimensione,

con altro case o con un oggetto arbitrariamente assunto

come unit
piede,
il

di misura,

che
i

il

metro e potrebbe essere

il

palmo e

altrettali;

due quadri

e l'opera lettera-

VI.

GLI PSBUDOGIUDIZ INDIVIDUALI

115

ria

sono

stati

considerati arbitrariamente secondo


si

il

concetto

mitologico o religioso o storico a cui zione riferire.


del

possono per astra-

Ma

di ci

che queste cose veramente sono,


loro

modo
si

in cui sono nate e vivono e della loro relazione

con

le altre

cose e col Tutto,

si

taciuto.

Il

valore,
Genesi e
critica della

come

dice,

rimane ignoto.
qualsiasi
la

Da

codesta mancanza, che propria degli pseudogiudiz


di

individuali,

determinazione

circa

il

valore,

prende alimento
sono
essi

distinzione tra giudizi di fatto (come

distinzione tra giudizi

chiamati talvolta) e giudizi di valore: distinsi

gi^nzi
valore,

di

zione nella quale

manifesta l'esigenza di ci che

primi

giudizi non forniscono, del significato o valore delle cose.

Ma

poich
si

gli

pseudogiudiz individuali non sono per noi,


fatto,

quali

vantano, giudizi di
il

noi per nostro conto


i

non sentiamo

bisogno di compierli con giudizi di valore,

quali poi, concepiti estrinseci alla determinazione di fatto,

riuscirebbero anch'essi arbitrari. I veri giudizi individuali

sono

giudizi puri, nei quali l'universale compenetra l'in-

dividuale e la determinazione del valore confluisce con


quella del fatto. Negli pseudogiudiz ha luogo

non questa
di

compenetrazione,

ma

la

meccanica applicazione

un

predicato a un soggetto; tanto che per essi veramente


il

caso di adoperare vocaboli che designino accostamento


o aggregazione
del

estrinseco, riunione
dicato.

soggetto col pre-

Messo

ci in chiaro, sarebbe superfluo ripetere che

non

Importanza
degli

s'intende da noi togliere, e

nemmeno

scemare, Timportanza

pseu-

dogiudiz
indivdunll.

debita agli pseudogiudizi individuali,


tolta

come non l'abbiamo


definirli

n scemata agli pseudoconcetti col

per quel

che sono.
di

E come negare
ogni istante
li

la loro

importanza, se ciascuno

noi
si

foggia e adopera? se ciascuno di


il

noi

sforza di tenere ordinato,

meglio che pu,

il

pa-

trimonio delle proprie cognizioni?

pi tacile che uno stu-

dioso lavori senza schede e appunti di quel che

un uomo

116

IL GIUDIZIO

INDIVIDUALE

si

astenga da pseudogiadiz individuali. Se passo mentalin rassegna


il

mente

materiale che deve entrare a far parte

della storia della pittura o della letteratura italiana,


di necessit disporlo in opere

debbo

maggiori o minori, in drammi


ad abban-

e novelle, in quadri sacri e paesaggi, e via dicendo; salvo


poi,

quando vorr intendere storicamente quei

fatti,

donare quelle partizioni ossia a prescinderne.


donarle in quell'atto di comprensione,

Ad abban-

ma

a ripigliarle subito

risultato della mia ricerca storica; mi sar impossibile non dire che il Manzoni, dopo aver composto cinque inni sacri e due tragedie, si accinse a un romanzo storico, o che, nel Seicento, si svolse la pittura di paesaggio: parole che

dopo, se vorr esporre

il

nella quale esposizione

sono strumenti necessari alla comunicazione e


genza, e che solamente un pedante della

all'intelli-

filosofia si

potrebbe

proporre di mettere in bando. Parimenti, se voglio comperare

una casa, ne
secondo
teri,
il

visiter parecchie e le ordiner nella

memoria

luogo, la disposizione, la grandezza e altri caratI

formolati in altrettanti pseudogiudiz.

quali dovr

tutti

abbandonare come
la

insufficienti nell'atto della scelta,

perch allora

casa che sceglier, avr un carattere solo:

di essere quella che serve ai miei bisogni, vale a dire tiuella

che mi piace. Ma dovr

poi valermi

di

nuovo

di

quei

caratteri astratti nel discorso che far con colui che

me

la

cede e nel contratto che mi accadr di stendere; dove parler

non pi soltanto del mio piacere


anche
di

e della

mia volont,

ma
e

una casa

alta trenta metri e larga quaranta,


Il

via determinando.

medesimo

si

dica dei chirotteri e

delle scimie platirine o catarine, che

non potr ottenere

di

vedere in un museo o in un giardino zoologico, se non chia-

mandole a quel modo; e

cosi seguiter a chiamarle, sebbene

quelle determinazioni astratte

non valgano n a farmi ben


l'ulficio
ilei

dipingere quegli animali, n a farmene intendere


nell'universo, ossia nella storia

cosmo.

VI.

QIA PSEUDOGIUDIZl INDIVIDUALI

117

Sononch, per procedere oltre e andare divisando


caratteri
difiFerenziali

gli altri
ri-

Giudizi in-

che

gli

pseudogiudizi presentano

'^!

."."

spetto ai giudizi individuali, necessario considerarli anche

individuali

secondo
la

la

doppia forma che assumono


la

gli

pseudoconcetti,

forma empirica e

forma

astratta, e distinguerli cosi

in giudizi individuali empirici e in giudizi individuali astratti. Paragonando i giudizi individuali empirici con quelli

Processo

_ puri

per
>,

esempio, questi due:

i.-

* la

Trasfigurazione e qua-

j>

formativo
^g.
-jujjjjj

dro sacro

giudizio empirico, e la Trasfigurazione opera

empirici,

estetica , giudizio puro,


il

la

prima cosa da notare


gli

che

giudizio individuale empirico presuppone quello indivi-

duale puro. Sappiamo gi che

pseudoconcetti, empirici

astratti,
si

presuppongono l'idea del concetto puro;


di giudizi empirici, quella idea
si

ma

per-

ch

formino particolari concetti empirici adoperabili come

predicati

non basta, ed
effettivo di

necessario non solo che


tali

abbia

il

pensamento
fosse,

e tali concetti puri,

ma

anche che questi siano tradotti

in

giudizi individuali. Se ci

non

donde
>

concetti

empirici trarrebbero la materia loro? Aftinch questo giudizio:

La Trasfigli razione
che
si

quadro sacro
il

sia pronunziato,

occorre

abbia,

anzitutto,

concetto empirico di

stare che

quadro sacro. Ora, questo concetto empirico (lasciando presuppone altri concetti empirici, dei quali qui non si tiene conto, perch si verrebbe ora a complicare il
problema senza giovamento per
presuppone, a sua volta,
tica
;

la dilucidazione richiesta)

il

concetto puro di
si

opera este-

e solamente

quando
o

siano riconosciute
di

come

tali

un
cio

certo
si

numero pi
i i

meno grande

opere artistiche,

siano formati

relativi giudizi individuali puri, se

ne possono astrarre
saggi,

caratteri e passare alla formazione

degli pseudoconcetti: quadri sacri, storici, mitologici, paee via discorrendo.

Ottenuti

quali,

allora e sola-

mente

allora, offerendocisi innanzi

un'opera estetica

per

118

IL GIUDIZIO

INDIVIDUALE

esempio, la

T'ras figurazione,

forraolandosi

da capo W
tale (la

giudizio individuale puro che la riconosca

come
il

Trasfigurazione opera estetica


di

), si in

grado finalmente
giudizio

applicare lo pseudoconcetto, e pronunziare

empirico:
Fondamento

La

Trasfigurazione quadro sacro

>.
si

Conseguenza del qui indagato processo onde


i

formano

esisten-

ziale di essi.

giudizi individuali empirici, e in virt del quale essi lianna


i

a loro fondamento

giudizi puri, che anche

giudizi

em-

pirici si sostengono, in
zialit.

ultima analisi, sul concetto di esisten-

Non
utile
si

si

costituiscono pseudoconcetti di possibilit,

perch

le possibilit

sono

infinite, e
i

vano sarebbe,
tipi;
e,

ossia di

nessun

mnemonico, formarne
costituiscano

quando sembra

talora che

siffatti tipi

fuori di ogni esistenza,

la costruzione serve,

non gi a scopo mnemonico,

ma

a quella

di ricerca;

come

il

il

caso delle ipotesi e di altre escogitazioni


si

provvisorie.

Ma

giudizio empirico

riferisce al giudizio

individuale, ossia esistenziale, e adopera insieme pseudoconcetti di provenienza esistenziale. Per questa ragione, nel

dare esemp (nel capitolo precedente) di giudizi esistenziali,


ci

siamo valsi senza scrupolo anche


essi, nel

di giudizi empirici,

obbe-

dendo

riguardo dell'esistenzialit, alla medesima

legge di quelli. Questo animale un chirottero


l'esistenza

importa

giudizio,

non solamente dell'animale preso a soggetto del ma anche di quella serie di animali dai quali
il

stato astratto

carattere o

il

complesso di caratteri, che

con nome di chirottero funge da predicato.


che non
esista, e

Un

anininle

una

classe di animali che

non esistano,
e

non sono
Dipendenza
dei
giudliti

riducibili a soggetto e predicato,

non danno
con-

luogo a giudizio di sorta.


Altra conseguenza del descritto
cetti e giudizi

processo che

empirici sono continuamente promossi e mo-

empirici dai
giudizi puri.

dificati dai giudizi individuali puri. Ufficio dei concetti e dei

giudizi empirici serbni'ci

il

possesso e procurarci

il

facile

maneggio

delle nosti'e cognizioni; e ci

non ad

altro fine

VI.

GLI PSEUDOGIUDIZ INDIVIDUALI

119

che di porgere

il

fondamento
di

alle nostre azioni, e

perci

anche all'acquisto
si

nuove cognizioni. Le nuove cognizioni


i

esprimono in nuovi giudizi individuali puri,

quali a loro

volta porgono materia all'elaborazione di nuovi concetti e


giudizi empirici.
pirici si

questo

modo
si

concetti e

giudizi eratuf-

debbono rinnovare, e

rinnovano di continuo,

fandosi nelle onde dei giudizi individuali puri, veri giudizi


di realt; e

da quelle acque riemergono con nuova giovi-

nezza. Se ci non fanno, peggio per essi: ammalano, deperiscono e muoiono. Accadendo, per ipotesi, un profondo e

rapido rivolgimento di pensiero,


trasvalutazione di tutti
i

o,

come anche

si

dice,

una
si

valori della vita e della realt,

avrebbe

al

tempo

stesso
tutti
i

una non meno rapida


che, se

e profonda

trasformazione di

concetti e giudizi empirici, prima

posseduti e adoperati.

Il

non proprio

in aspetto di

cataclisma, certamente in aspetto pi modesto, accade di

continuo nella vita spirituale. Chi, per esempio, adopera pi


il

concetto empirico di flogisto e forma pi

corrispon-

una volta che non pi ammessa l'esistenza di questo fattore della combustione? Chi dice pi (fuori che per gioco) che il tale sillogismo in hramantip o in fresison,
denti giudizi,
o che la tale parte delia orazione
posis,
cetti

un ornatum

una

ipoty-

quando non

si

crede pi ai

fatti

sui quali questi con-

della vecchia Logica e Rettorica erano fondati? Chi


i

discern ancora

destini degli

uomini secondo

le

congiunnell'astro-

zioni degli

astri

che hanno proseduto alla loro nascita,


si

come
logia,

si

faceva un tempo quando

aveva fede

meglio, l'astrologia era scienza ed era filosofia?


i

Il giudizio empirico, in quanto applica un predicato a un soggetto determinato dal " giudizio individuale puro, fa "" ^ rientrare quel soggetto in quel predicato, che un tipo
'

giudi*!
classih-

''"'P'"'^' ^'^^

me

cazione.

o classe, e perci classifica


viduali. Cosicch
i

soggetti dei giudizi indisi

giudizi empirici

possono denominare
il

anche giudizi

di

classificazione; e

ci rischiara

motivo

120

IL GIUDIZIO

INDIVIDUALE
giudizio in genere
11

che ha spinto alcuni logici a definire

il

come

nient'altro che rapporto di subordinazione.

giudi-

zio empirico, infatti, subordina

una rappresentazione (che

stata prima logicamente qualificata nel giudizio individuale)

a un concetto (empirico), ossia la colloca in una classe.


Classidca-

Se

il

classificare per le ragioni gi dette e

che sarebbe
dello

zione e intelligenza.

fastidioso ripetere, risponde a


spirito,

un bisogno essenziale

classificare non poi intelligere, intendere,


comprendere; onde, non meno che
mentale
le

capire,

gli spiriti disor-

dinati, aborrenti dal classificare, sogliono essere notati di

fallace abito

perpetui classificatori, che

si

stanno

paghi a collocare

cose nelle classi,

quando occorre invece


Errore assai cocosa, e risoluti

penetrarne la qualit e

l'ufficio peculiari.

mune
i

credere di avere intesa a fondo


si

una

problemi intorno a essa, quando la

solamente riposta
cri-

sopra una scansia, ossia in una classe. Cosi la vecchia


tica accademica, invece di ricercare e determinare se
i

Pro-

messi sposi fossero o no opera bella e quale moto di spirito


e disposizione se essi fossero

d'animo quel libro rappresentasse, ricercava

romanzo
>,

novella

>, <

romanzo

storico

didascalico

storico di personaggi , o

storico

d'am-

biente, e via discorrendo.

vecchi zoologi, invece d'in-

dagare
vita e

la storia e la
il

trasformazione degli animali, la loro


si

loro abito,

restringevano volentieri ad aggiun-

gere un individuo raro a una variet, o una variet a una


sottospecie, o

una sottospecie a una


doveri della scienza.

specie, e

reputavano

di

avere con

siflTatte

operazioni, necessariamente estrinseche,

adempiuto
Scambio
le

ai

tra

L'abuso dei giudizi empirici o


nore in rapporto alle percezioni,

classificatori

non mi-

due, e geil-

le quali,

come sappiamo,

nesi delle

luvioni per-

sono nient'ultro che

giudizi individuali stessi; perdio ac-

cettive

RiudlcAtire.

cade sovente che, nel! 'accingersi a percepire ossia a formare giudizi di realt, la mente, preoccupata da pseudoconcotti,

forma invece giudizi empirici e

li

lascia insinuare al posto

VI.

GLI PSBUDOGIUDIZ INDIVIDUALI

121

dei giudizi individuali puri.

Da

codesti equivoci sono sorte

controversie famose circa la verit della percezione,


quella che
si

come
inte-

appoggia

sul noto

esempio del bastone immerso

nell'acqua, storto e spezzato alla vista dell'occhio,


g<"o e diritto nella realt.

ma

Sul qual proposito

si

suole rispon-

dere che l'errore del giudizio, perch la percezione, in

quanto percezione, non erra mai;

ma

la risposta

non del
il

tutto corretta, perch la percezione giudizio, e, se

giu-

dizio erra, erra anch'essa. Bisognerebbe piuttosto dire che


l'errore

non nel giudizio

ma

nel pregiudizio, nel pregiudi-

zio che quel bastone sia in realt diritto, e che,

nell'acqua, la realt
fattore:

reale

immerso venga turbata da un estraneo

quasi che

il

bastone fuori dell'acqua abbia mag-

giore o migliore realt di quella che esso ha, immerso nell'acqua. L'errore,

insomma, proviene dalla costruzione del

concetto empirico di

bastone

scambiata per costruzione

sembra che il bastone, immerso nell'acqua e che appare spezzato, non risponda
di concetto vero e proprio, e pel quale
al

suo vero concetto. Parlando a rigore,

la

percezione del

bastone spezzato, o

come

altro

si

atteggi,

non meno

vera di quella del bastone diritto; e l'assurdo occasionato


dal concetto empirico consiste nel cercare, tra le varie percezioni, la percezione vera,

da porsi a fondamento

misura

delle
di

altre, dichiarato

illusorie.

l'errore
si

sembrer forse

poco conto, almeno fintanto che


consimili errori
si

tratti di

un bastone:

ma
di

esso tira seco conseguenze gravissime, giacch a furia


si

venuti a porre le Cose fuori dello

Spirito, e

giunti

n pi n meno che alla solenne


s.
gli astratti
*="

quanto misteriosa Cosa in

Diversamente dai concetti empirici,

presup:

concetti astratti e iu-

pongono bens
e,

il

concetto puro

ma non

giudizi individuali

dizi
.luaii.

iiidT-

per esempio, non necessario rappresentarsi cose sini

gole per formare

concetti della serie

numerica o

quelli

delle figure geometriche,

che sono

astratti

appunto perch

vuoti di ogni contenuto rappresentativo.

122

IL GIUDIZIO INDIVIDUALE

Impossibilit di ap-

Da

ci

consegue che

concetti astratti, presi

da

soli^

plcazione
diretta dei primi ai secondi.

non danno luogo a pseudogiudiz individuali,


giudizi definitori, astratti anch'essi.
delle figure geometriche

ma
dei

solo

La

serie

numeri
giudizi

non

si

pu Immediatamente api

plicarla ai fatti individualmente determinati, che

individuali affermano, e che sono distinti e pur congiunti


tra loro per

modo che

nell'uno sempre in qualche


si

ma-

niera l'altro; e perci

dice che le cose qualitativamente


si

diverse sfuggono alla matematica, e non

sommano una
le

vacca, una quercia e una poesia.

sebbene tutte

cose

abbiano almeno questo di comune, di essere cose, basta a render possibile quell'applicazione, perch
rabili, ossia la serie delle

ci
le

non
cose

in quanto semplici cose in genere sono infinite cio innurae-

cose in genere nient'altro che

la serie stessa dei

numeri. L'espressione: giudizi indiviresto, la contradizione,

duali astratti

mostra chiara, del

poich l'individuale concretamente inteso non pu essere

mai
Intervento
dei
giudizi

astratto,

l'astratto

mai individuale, nemmeno per


si

pratica finzione.

Affinch

concetti astratti
si

applichino ai giudizi indi-

empirici co-

viduali (come certamente

applicano), deve aversi dun-

me
di.

intermeRiduzio-

ne dell'eterogeneo ali'omo(;eneo

que un intermedio, che renda possibile l'applicazione. E questo intermedio sono i giudizi individuali empirici, che
riducono l'eterogeneo all'omogeneo e preparano cosi
dei corrispondenti pseudogiudiz, ai quali spetta
il

ter-

reno all'applicazione dei concetti astratti e alla formazione

dunqur

il

nome non
1

d' individuali-astratti,

ma

di

empirico-astratti.

giudizi empirici p gli empirico-astratti

non sono da con-

come due classi coordinate del pseudogiudizio individuale, ma come due forme, delle quali la seconda si
cepire

fonda sulla prima.

La riduzione dell'eterogeneo a omogeneo


per mezzo del
gi}\

si si

compie
costrui-

descritto procedimento onde

scono

le elussi e, sul

fondjtmento di esse,

si classifica,

ossia

VI,

GLI PSEUDOGIUDIZ INDIVIDUALI

123

si assume mune. Per

il

particolare nel generale,

il

singolare nel co-

tal via le variet individuali,

che sfuggirebbero
si

a ogni applicazione di numero, vengono debellate e

otten-

gono

una medesima classe: per esempio, querce, vacche, uomini, aratri, drammi, quadri, e via discorrendo. Cose in numero finito (come gi sappiamo
in in

cambio cose rientranti

per l'analisi da noi fatta delle rappresentazioni che sono racchiuse in un determinato concetto empirico), e perci numerabili.

cosi finalmente dato pronunziare

giudizi

em>;

pirico-astratti,

che suonano: Queste vacche sono cento

queste querce sono trecento; le case di questo villaggio sono quattrocento;


gli uomini che vi abitano sono

duemila; gli aratri di questo campo sono due; e via

Ovvero ellitticamente 100 vacche 300 querce, 400 case, 2000 abitanti, 2 aratri, e via enumerando, come si usa nelle statistiche e negli inventari.
discorrendo.
:
,

Se
. .

il

procedimento dei giudizi individuali empirici


'

giudizi

come classificazione, questo dei ariudiz empirico-astratti pu togliere nome di numerazione, comprendendosi in esso anche la cosi detta misurazione. La quale resa possibile dall'altra, e sta all'altra come i constato designato
'

t''P''''co-astratti, e la

numerazio"''

uni8"ra

zione, ecc.).

cetti

geometrici verso
si

gli aritmetici;
il

e per essa, con pochi

ritocchi,
alla

potrebbe ripetere

gi detto per l'altra. Anzi

stata proposta dallo

numerazione in genere da estendere la definizione che Hegel come propria della misurazio-

ne, cio che essa sia la


tit

quantit qualitativa:

la

quan-

applicata alla qualit,

ma

alla qualit resa

omogenea

dal procedimento classificatorio; nel qual senso


pirico-astratti sono tutti e

i giudizi emsempre qualitativo-quantitativi.

E
le

se

il

classificare
il

non

in alcun

cose e assegnare

loro valore,

modo un intendere nemmeno il numerare


una mamisura

Numerazione
e
in-

tellKenza.

intelligenza e comprensione, restringendosi esso a

nipolazione delle cose,


loro qualit.

aff"atto

estrinseca e indifferente alla

Che

dati oggetti siano numerabili o

134

IL

GIUDIZIO INDIVIDUALE

bili

con 100, con 1000, con 10000, non insegna nulla in-

torno all'esser loro.


si

E
il

solo per effetto di grossa illusione

crede talvolta che

valore sia in funzione del numero,


il

e che, accrescendo o diminuendo

numero,
si

si

accresca
il

o diminuisca
detto
La
ta
cosi det-

il

valore: illusione cui ben


il

contrappone

comune, che

numero non

qualit.

Fin dall'antichit stato avvertito un processo, che


stato pi tardi descritto
alla

converdella
in

sione

come passaggio
i

dalla

quantit

quantit
qualit.

qualit, o conversione della quantit in qualit; e


giochetti logici, onde, strapla concessione, in

sono risaputi e quasi popolari

pando

apparenza legittima quanto tenue,

che col togliere un capello dal capo di un individuo ben

chiomato costui non diventi calvo, o col togliere un granello

da un cumulo
togliere

di

grano

il

un

capello dopo l'altro o


si

il

chiomato

alfine scorgere

muta in nudo il suolo. Ma


di

cumulo non sparisca, si viene a un granello dopo l'altro, calvo e il mucchio di grano lascia
l'errore in questi casi

iniziale e sta tutto nella

prima concessione.

Un uomo

chio-

mato o un mucchio
che niente
si

grano sono quello che sono fintanto


il

muti in loro; e

mutamento

di quantit si
il

traduce in mutamento di qualit non perch


cetto sia costitutivo del secondo,

primo conil

ma

all'inverso perch

secondo costitutivo del primo.


prendere

La quantit

stata otte-

nuta, la numerazione o misurazione stata compiuta, col


le

mosse dalla qualit determinata nel giudizio

individuale puro e resa

omogenea nel
il

giudizio empirico,

fondamento del giudizio nuraeratorio


ch
la

e misuratorio; cosic-

qualit ci che fornisce

solo contenuto reale


il

all'astratto concetto quantitativo.

Togliendo

capello o

il

granello,

si

viene attraverso

la

forinola

quantitativa a

in qualit,

qualit stessa; e perci non la quantit passa ma una qualit passa in un'altra qualit. La quantit per s presa, ossia come determinazione astratta,
mutare
la
il

Impotente a penetrare

reale.

VI.

GLI PSEUDOGIUDIZ INDIVIDUALI

125

Un'ultima osservazione, alla quale porge materia


ferenza tra
i

la dif-

Spazio e

giudizi individuali puri (o giudizi


i

di

realt

tempo

mae

tematici,

e di valore, se cosi piace chiamarli) e


tivi

giudizi quantita-

loro astrat-

empirico-astratti, che tutta la concezione delle cose

tezza

come occupanti varie porzioni di spazio, e succedentisi in modo discontinuo, Tuna distaccata dall'altra, nel tempo,
si

origina dall'ultimo tipo

di

pseudogiudiz,

dai giudizi

quantitativi, ed
_ cetto della realt,

un'alterazione dell'ingenuo e vero conche


noi,
si

ha nel percepire puro. Mostrare,


la genesi dei giudizi quantitativi,

come

si

fatto

da

e perci dello spazio e

tempo matematici, vale assegnare

come mere escogitazioni di astrattezze, che non bisogna confondere col pensamento reale. La medesima verit contela natura e la definizione di queste idee, e scoprirle

nuta nella dottrina kantiana dell'idealit del

tempo

dello spazio, che tra i maggiori avanzamenti tlosofci che si siano mai compiuti, ed ogni filosofia, consapevole della
storia del pensiero,

deve accettarla. Accettandola dunque


la glossa (giustificata dulie

anche

noi,

aggiungiamo soltanto

dimostrazioni svolte di sopra), che quel carattere del tempo


e dello spazio matematici

non

si

dovrebbe chiamare

idealit,

(perch l'idealit la vera realt),


lit

ma

piuttosto

irrea-

idealit astratta,

o,

come per

nostro conto ab-

biamo

preferito dire semplicemente,

astrattezza.

SEZIONE TERZA
Identit

del concetto puro e del giudizio individuale

La

sintesi a priori logica

Identit del giudizio definitorio

(concetto puro)
e del giudizio individuale

IJa

discesa dal

concetto

puro verso l'intuizione, ossia


si si

Risultato

l'esame delle relazioni che


e le intuizioni, ottenuto

stabiliscono tra
sia
il

il

concetto

dell'indagine precedente:
il

che

primo, e delle con-

giudi-

seguenti trasformazioni cui vanno

sofferette le

seconde, p- "
rio

definitoe

quello

trebbe sembrare g-iunta ormai


concetto, considerato
strato

al

suo termine.

Infatti,

il

individuale,

dapprima astrattamente,

stato

mo-

pi in concreto in quanto s'incarna nel linguaggio

ed

esiste come giudizio definitorio; e poi, csi concretamente posseduto, in quanto riopera sulle intuizioni da cui

128

IDENTIT DEL CONCETTO E DEL GIUDIZIO INDIVIDUALE

uscito, 0,

come
il

si

dice comunemente,

si

applica ad esse,

producendo

giudizio individuale o percettivo. Dalle in-

tuizioni al concetto, e quindi alla espressione del concetto

o giudizio definitorio, e da questo al giudizio individuale,


il

passaggio stato seguito e mostrato nella sua logica

insiememente prima condizione e fondamento della seconda, con nesso tale che sembra perfetto. Il giudizio definecessit; cosicch le
distinte sono

due forme

unite, essendo la

nitorio

non giudizio individuale,

ma

il

giudizio individuale

un precedente giudizio definitorio. Che si pensi il concetto di uomo, non vuol dire che l'uomo Pietro esista;
implica

ma, per affermare che l'uomo Pietro


quel concetto.
Distinzio-

esiste, si

deve prima

aver affermato che esiste l'uomo, ossia aver prima pensato

La
solo si

distinzione tra le due forme del giudizio definitorio

ne tra

due:

e del giudizio individuale generalmente

verit di ra-

gione e veritii

pu

ritrovarla,

come

si

gi detto, in
intesi
i

ammessa; e non uno almeno


distin-

di

fatto,

necessarie e

dei significati nei quali


sintetici,

vengono

giudizi analitici e

contingenti,

ma

espressa

anche pi chiaramente nella

ecc

for-

mali e materiali.

zione ben nota tra verit di ragione e verit di fatto, tra verit necessarie e verit contingenti, tra verit

a priori e verit a
e ci che
si

posteriori, tra ci che

si

afferma logice

afferma historice. Anzi sembra che solamente


si

in virt di questa distinzione

possa dare un qualche con-

tenuto alla dottrina logica, che asserisce la possibilit di


proposizioni

formalmente

vere e

materialmente
che
la verit

false.

Per ogni
si

altro verso, inammissibile

formale

distingua mai da quella effettiva, sempre che


filosofico

forma

s'intenda nel significato

non

in

quello della

Logica formalistica, dove designa un'esteriorit arbitrariamente fissata e, come tale, n vera n falsa. Ed inammissibile che

una

stessa proposizione possa esser vera per

un
sia

rispetto e falsa per l'altro, quasi che

una proposizione non quello del

mai giudicabile

sotto altro rispetto che

I.

IDENTIT DEI GIUDIZ DEFlNlTOUIO E INDIVIDUALE

129

SUO univoco significato e valore. Ma, posta la distinzione


tra

verit di ragione e verit di fatto, da concedere


si

che ben

potrebbero trovare incorporate in una stessa

proposizione verbale affermazioni dell'uno e dell'altro genere,


le

une
la

verie

e le altre false.

Che
si

il

detto del Carabronne:

Guardia muore e non


,

arrende

sia

un detto su-

blime
(di

formalmente (razionalmente) vero e materialmente


falso,

fatto)

perch

il

Cambronne non pronunzi mai


che l'Assedio di
libro,

quelle

parole.

All'inverso,

Firenze del
di

Guerrazzi sia

un bellissimo

perch infiamm
>,

amore

per la patria molti animi giovanili


(di fatto) vero,

sar materialmente

ma

formalmente (razionalmente) falso, per-

ch

l'eflFetto

indicato non prova della bellezza di

un

libro,

che non consiste nella sua pratica od oratoria


Pure, nonostante
il

efficacia.
Assurdit
^"'"'f^""
<*

fulgore che la distinzione di giudi-

zio definitorio e giudizio individuale, di verit di ragione " "

queste
stinrioni:

diii

e verit di fatto

sembra possedere, nonostante


la

la secolare

sua tradizione e

conferma che riceve nel consenso uni-

'"'!'*' '"

uIVidu

il 1

versale e nell'uso comune, questa distinzione urta contro

come

uitr-

una
tutto

difficolt

grave. Per intendere la quale bisogna anzisi

logico;

determinare con esattezza ci che propriamente


al
il

viene ad affermare, quando


di ragione
(li

giudizio definitorio o verit


giudizio individuale o verit

si

fa

che segua

fatto.

Una

distinzione di questa sorta conosciamo gi tra

intuizione e concetto, e siamo stati consapevoli che in tal

modo distinguevamo due forme fondamentali


la

dello Spirito:

forma rappresentativa o fantastica, e

la

forma logica.

Nel porre ora come distinti giudizio definitorio e giudizio


individuale, s'intende forse affermare qualcosa di analogo
V

distinguere la forma logica (concetto o definizione) da

un'altra forma
s la logicit

non pi

logica,

quantunque contenente in

come superata

e subordinata, nel

modo

stesso

che
il

il

concetto contiene in s l'intuizione? In altri termini,

giudizio individuale qualcosa di

ultralogicoV Certa-

B. Cuoce, Logica.

130 IDENTIT DKL CONCRTTO K DSL GIUDIZIO INDIVIDUALE

mente si assevera che esso non mera definizione; ma pu asseverare che esso non sia logicit? Se nel giudizio individuale il soggetto una rappresentazione, ansi

che vero che questa rappresentazione non

si

trova in esso

come

si

troverebbe nella contemplazione estetica,

soggetto di giudizio, e perci non

ma come come rappresentazione


chi

pura e semplice,
logicit.

ma come

rappresentazione pensata ossia


volte che

Lo Hegel ha notato pi
di individuale
ai giudizi

mette in
escono

dubbio l'unit
fatto

e universale

non deve aver


gli

mai attenzione

che a ogni istante

di bocca, nei quali,

merc

la copula, egli

afferma risoluta(il

mente che Pietro uomo,


getto)

ossia che l'individuale

sog-

l'universale (predicato); non gi qualcosa

di diverso,

n un pezzo o frammento,

ma

proprio quello, l'universale.


di ra-

poi, le

verit di fatto

non sono anch'esse verit

gione? Non sarebbe irrazionale pensare che un fatto non


sia quel fatto

che stato? L'esistenza di Cesare e di Napo-

leone forse

meno razionale

di quella della qualit e del


le

divenire?
si

E non

sono altrettanto necessarie


si

cose che

dicono contingenti quanto quelle che

dicono necessa-

rie?

buon

diritto ci
le

facciamo beffa di coloro che vogliono


e Cesare e

pensare che

cose potevano succedere diversamente da

come sono succedute;


rit,

Napoleone sono,
il

in ve-

tanto necessari quanto la qualit e


si

divenire,

ovvero duallt di

Queste considerazioni
evidenza
di

potrebbero agevolmente molti-

forme

logiche

plicare e ne risulterebbe con


chtj
il

sempre

pili

inoppugnabile

giudizio individuale non


le

meno logico

quello definitorio, e

verit di fatto, contingenti e a


di quelle di ragione, necesla
di-

posteriori,

non meno logiche


tra
le

sarie

a priori. Ma, posto ci e volendo pur serbare

distinzione

due forme, questa non sarebbe pi

stinzione tra forme dello spirito,


stinzioni nella

ma una
spirito,

di quelle sottodi-

forma logica dello

che abbiamo gi

tutte negate nel loro stesso assunto. E, in effetto,

neanche

I.

IDENTIT DEI GIUDIZ DEFINITORIO R INDIVIDUALE

131

qui

si

vede come
l'altro di

il

pensamento

logico, ossia

il

pensamento
l'uno di un

dell'universale, possa essere

due pensamenti,

modo,

un

altro; l'uno universale dell'universale,

l'altro universale dell'individuale. Intuizione e concetto si

distinguono come individuale da universale;


versale
si

ma

che l'uni-

distingua dall'universale con l'introdurre

come

elemento di differenziazione l'individualit, cosa inconcepibile.

La

difficolt resa
*^

pi ardua dall'altra non

meno

forte

DifHcoU
* ^'sfarsi di quelle distimioni.

inconcepibilit e impossibilit di
otteiiuta di sopra, per la quale

abbandonare
il

la

conclusione
si

giudizio individuale

dimostrato possibile solo col presupposto di un concetto o


giudizio definitorio. Ogni sforzo che
<iu('l

si

faccia per cancellare


al

presupposto e per concepire di nuovo,


il

volta usava,

giudizio individuale o percettivo

modo che una come antemera

riore al concetto, privo del tutto di carattere logico,

asserzione di fatto, senza lume di universalit, riesce vano.

Se non possiamo ammettere dualit di forme logiche, meno

ancora possiamo ammettere che


alogico, inferiore alla logicit.

il

giudizio individuale sia

Una
la

sola

via sembra che

si

apra tra queste

difficolt;

L'ipotesi

e sarebbe quella di serbare

la

conclusione ottenuta, ossia

*^*"*

^^*^''

necessit del giudizio definitorio

come presupposto

del

proca iinpiicama e,
*i"'"**''
^*^'-

giudizio individuale,

ma

affermare insieme la necessit del


del definitorio. Fa-

giudizio individuale

come presupposto

cendo dapprima quest'atfermazione a guisa d'ipotesi, vediamo che cosa essa importerebbe e a quali conseguenze
condurrebbe nella presente indagine. Presupponendo l'un
giudizio l'altro, ed essendo perci la presupposizione reci-

l'identit tra le due forme di


giudizio.

proca, non
giudizi,
la

si

potrebbe pi parlare di distinzione tra

due

ma

di unit

pura e semplice, d'identit,

in cui

distinzione s'introdurrebbe poi solamente per astrazione

e atto di arbitrio, col dividere ci che non pu essere se non

come

indivisibile.

D'altra

parte,

la

distinzione,

sebbene

132 IDENTIT DEL CONCETTO E DEL GIUDIZIO INDIVIDUALE


astratta, riterrebbe

pur sempre valore come buon espediente


g-iustificati

didascalico a chiarire la piena natura dell'atto logico; e ver-

rebbero a questo modo

tanto
il

il

procedimento da
il

noi seguito finora di svolgere prima


definitorio e poi
il

concetto e

giudizio

giudizio individuale, quanto la riserva che

abbiamo sempre usata circa quel che v'era di provvisorio in tale distinzione, e di conseguenza l'ulteriore questione che ora abbiamo mossa e stiamo esaminando circa l'unita) dell'atto.

Cadrebbero, in quella

ipotesi,

tutte le difficolt sor-

genti dalla parvenza di

una dualit
verit

di
di

forme logiche

delini-

zioni e giudizi individuali,


fatto,

ragione e verit di
si

necessarie e contingenti, a priori e a posteriori,

mostrerebbero come unico atto e unica verit;


si

e insieme
come
(j

mostrerebbe praticamente legittimo parlarne

di

atti distinti,

perch nell'esprimere quell'unica verit e


si

nel-

l'unico giudizio

pu mettere verbalmente o letterariamente


predicato.

in risalto ora la definizione e ora l'asserzione di fatto, ora


il

soggetto e ora

il

Obiezione:

Questa via, che offrirebbe tanti vantaggi e sarebbe vera


^-^^ ^j

apparente

mancanza
di

uscita,
'

impedita dal sembra peraltro ^ ^


S

fatto

che nelle

elemento

definizioni
^^^q

nou

scorgc traccia del giudizio individuale


osse.
,

rappresentativo e sto-

dovrebbe csservi contenuto e fare tutt'uno con


la

rico

nelle

Se diciamo: la volont
ovvcro:
(si

forma pratica dello Spirito


azioni

definizioni,

la

virt
il

abito

di

morali, dov' mai

domander)

giudizio individuale e l'elemento rappre-

sentativo? Vi ha, senza dubbio, la forma verbale, espressiva e

rappresentativa, necessaria al concetto per la sua


la richiesta

concreta esistenza; ina non gi


fatto.

afFermaziono di

Cosicch l'ipotesi, che


di
tutti
i

si

proposta, sar assai iiigo


si

gnosa e ricca
gettare,

vantaggi che

sono detti; ma,


ri-

non sembrando confermata dall'indagine, parrebbe da


qualche altra migliore,
e, se

anche a rischio di doverne andare escogitando

non

si

trova, rinunziare oonit^

disperati a risolvere la difficolt.

I.

IDENTIT DEI GIUDIZ DEFINITORIO E INDIVIDUALE


fretta

133

Senonch giova non avere


piccolo particolare che
la
si

dare attenzione al

Ma

reale

accennato di volo: che cio


in

esiste II ZH
deU'elemento

forma verbale o letteraria pu mettere

risalto un

storico
apprere-

momento
ricordare

del giudizio e gettare nell'ombra e far quasi di-

nelle definizioni,

menticare,
il

ma non

perci sopprimere, l'altro.

Anche

(per

se nella lo-

caso inverso) nei giudizi percettivi o di fatto,

ro

conc

tezza.

in ispecie nelle

forme di

essi

che

si

sono chiamate me-

ramente

esistenziali e in quelle

chiamate impersonali, pa-

reva alla prima non esservi traccia di concetti; e nondimeno


un'analisi, che

non
le

si

lasciata arrestare dalle

apparenze ed
d'esi)resso

ha esaminato
modo), ve
definizione

forme verbali in quel che

hanno

e in quel che hanno di sottinteso (espresso anch'esso a suo


li

ha ritrovati, confermando che nessun giudizio


il

possibile senza

fondamento del concetto. In

verit,

una
si

non

esiste cosi in aria,

come potrebbe sembrare

dagli esemp che se ne recano nei trattati e nei quali

prescinde dal
dalle
altre

zione

quando e dall'individuo e circostanze di fatto, tra le quali la definistata pronunciata. In una definizione cosi vagameYite
dove
e dal
si

presentata non

rinviene elemento rappresentativo e giu-

dizio individuale;

ma appunto
si

perch definizione mutilata,

resa astratta e indeterminata, e che viene poi determinata


solo
col significato che

compiacer
si

di attribuirle chi la

riceve nella sua mente. Se invece


zione nella sua concreta realt, vi
si

considera

la defini-

minandola con cura, giudizio individuale.

sempre, l'elemento rappresentativo


trover

esa-

il

Ogni definizione
zione di
ciarla

se

la risposta a una domanda, la soluun problema; e non vi sarebbe luogo a pronunnoi non facessimo domande e non ci proponesci

La
zione

defini-

come
a

risposta

simo problemi. Perch


bisogno
ci

costringerebbe?

daremmo quell'incomodo? quale Come ogni atto dello spirito, la


un
travaglio,

domanda e come soluzione di pro-

blema.

definizione sorge da

un

contrasto, da

da una

guerra che invoca pace, da una oscurit che cerca luce,

134 IDENTIT

DEL CONCETTO E DEL GIUDIZIO INDIVIDUALE

ossia,

sposta.
tale

alla

come abbiamo detto, una domanda che chiede riN solamente la risposta suppone la domanda, ma risposta, tale domanda. La risposta deve essere intonata domanda, perch altrimenti non sarebbe risposta, ma
Il

elusione di risposta.

che torna a dire che

la

natura della

domanda

colora di s la risposta, e che una deiinizione,

considerata nella sua concretezza, appare determinata dal

problema che
Condizionalit indi-

la

fa sorgere.

Variando

il

problema, varia

l'atto definitorio.

Ma

la

domanda,
il

il

problema,
il

il

dubbio sempre indi-

viduale storica

e
di

vidualmente condizionato:
quello dell'adulto,

dubbio del bambino non

dubbio dell'uomo incolto non quello


di un italiano non quello di un teun tedesco dell'anno 1800 non quello

ogni doman-

da e problema.

dell'uomo
dottrinato,

colto,
il

il

dubbio del novizio non quello dell'addi

dubbio

desco, e

il

dubbio

di un tedesco dell'anno 1900; ^mzi, il dubbio formolato da un individuo in un determinato momento non quello che lo stesso individuo formola un momento dopo. Semplificando, si suole affermare che una stessa domanda stata mossa tal quale da molti uomini in vari paesi e in vari tempi; ma, col dire ci, si fa per l'appunto una sempli-

ficazione, ossia

un'astrazione. In
e

realt;\,

ogni

domanda
che

diversa

dall'altra,

ogni

definizione,

per costante

suoni e circoscritta da certe determinate parole, in realt


diversa dall'altra, perch le parole,

anche quando semche


le

brino materialmente

le stesse,

sono effettivamente diverse


pronunciano,
in circo-

secondo
i

la diversit spirituale di coloro


si

quali sono individui e

trovano perci sempre

stanze individuali e nuove.

La

virt

abito

di

azioni

morali una formola che pu essere stata pronunciata


migliaia di volte; ma, so ciascuna di quelle volte stata

pronunciata sul serio per definire

la virt,

risponde ad

al-

trettante situazioni psicologiche, pi o


in realt

meno

diverse, ed

non una,

ma mille

mille

definizioni.

I.

IDENTIT DEI GIUDIZI DKFINITOHK) K INDIVIDUALE


il

135

Si dir che, attraverso tutte codeste definizioni,

con-

cetto

medesimo, come un uomo che indossi a volta a volta vestimenti vari ed pur lo stesso uomo. Ma (lasciando di osservare che neppure l'uomo del pararimane sempre
il

finone

rimane del
il

tutto

il

medesimo
il

in quel suo vestirsi e

rivestirsi)

fatto poi,

che

rapporto tra concetto e dele

finizione
cetto

non quello

tra

l'uomo e

sue vesti. Ogni con-

non

esiste altrimenti che in quanto pensato e chiuso

in parole, ossia in

quanto

definito, e, se le definizioni va-

riano,

anche

il

concetto varia. Certamente, sono esse varia-

zioni del concetto, ossia dell'identico per eccellenza; sono


la vita del concetto e
il

non gik della rappresentazione:


fuori

ma
mai

concetto non

esiste

della sua vita e ogni pensa-

mento di esso il superamento


si

una

fase di questa vita e

non ne
si

definitivo,

non

potendo^si mai, per lungi che


o,

vada, nuotare fuori dell'acqua

per alto che

salga,

volare fuori dell'aria.

Ammessa
pensamento ^
zionalit

la

condizionalit individuale e storica di o:^ni

La

deflni-

definizione (condidel concetto ossia di ogni o \


si

donde

origina

il

dubbio,
si

il

problema,

la

domanda
altres

cui

la

definizione risponde), " ^

deve ammettere
la risposta e

'' *^"* insiememente giudizio ^"'' !!**"'';


ta delle

ve-

che la definizione, la quale contiene


il

afferma ntdiragio",*^"*7'
rita di fatto.

concetto, nel
'

fare ci illumini insieme quella condizio*


di
fatti

nalit

individuale e storica, quel gruppo

da cui

essa sorge.
lo

Lo illumina, ossia lo qualifica per quel che , apprende come soggetto dandogli un predicato, lo giue,

dica;

poich

il

fatto

sempre individuale, forma un


ossia ogni definizione insieme

giudizio individuale;
giudizio individuale.
pra, e l'assunto, che
Il

che risponde all'ipotesi fatta di sorisulta pro-

sembrava disputabile, ora

vato:

verit

di ragione e verit di fatto, giudizi analitici

e giudizi
distinti
il

sintetici, giudizi definitori e giudizi individuali,

gli

uni dagli

altri,

sono astrazioni. L'atto logico,


unico, ed identit di

pensamento del concetto puro,

definizione e giudizio individuale.

136

IDENTIT DEL CONCETTO E DEX^ GIUDIZIO INDIVIDUALE


teoria,

Conside-

Questa

che senza dubbio scomoda l'abito ordi-

razioni a
conferma
tenza.
di

nario del pensare (sebbene questo soffra a sua volta l'in-

questa sen-

comodo
sibile

delle proprie contradizioni),


al

pu essere resa plaul'

anche

pensiero ordinario, con

indurlo a riflettere

sulle

vicende dei giudizi definitori che sogliamo pronun-

ciare.
tal

Le nostre

definizioni

altro

avversario;

mutano

hanno in vista sempre col tempo e con altre


il

tale o

circo-

stanze;

quelle che sentivamo

bisogno di dare in uno

stadio del nostro svolgimento mentale,

vengono da noi

in

un

altro

stadio abbandonate,

erronee,

ma

perch

ci

non perch le giudichiamo sembrano ormai triviali o per altra


I

ragione inopportune e non calzanti.

quali adattamenti e
di con:

cangiamenti non avrebbero luogo se non intervenisse


tinuo
il

nostro giudizio sulle determinate situazioni di fatto


si

giudizio, che

pu tentar

di

porre come precedente o


atti definitori,

susseguente a ciascuno di quegli


effetti

ma

che in

non

n precedente n susseguente e
o,

si

dimostra

invece contemporaneo
identico con
l'atto

per meglio dire,

coincidente e

stesso definitorio.
e,

a una verit concettuale,

Ognuno che giunga per esempio, a una determinata


che forma quei concetti,

dottrina sull'arte o sulla morale, avverte immediatamente


in
s

stesso

che

egli, nell'atto
il

conosce meglio non solo

regno dei concetti,

ma
si

anche
fa pi

quello delle cose, e che un concetto, non appena

limpido, rende ipso facto pi limpide

le

cose dal cui turil

bine e tumulto s'innalza. Colui, che guarda

cielo e di-

mentica
sofo;

la

terra, sar

astronomo,

ma non

di certo filo-

perch nell'atto del pensiero, nel


sono tutt'uno, e chi
affisa

mondo
bene
il

delle idee,
cielo,

cielo e terra

vede

pi nettamente

configurata la terra.

Del resto, l'identit di definizione e giudizio individuale, che abbiamo dimostrata coi vari procedimenti che si sogliono dire negativi, ipotetici, di osservazione e induttivi,
confermata anche dal

procedimento che

si

chiama do-

I.

IDENTIT DEI GIUDIzt DEFINITORIO E INDIVIDUALE

137

duttivo. Giacch se

il

pensamento del concetto un grado


inferiore, nel concetto si

superiore alla pura rappresentazione, e nei gradi dello spirito


il

superiore contiene in s
di necessit

l'

deve ritrovare

non

solo

relemento concettuale
e congiunti
e
fusi

ma anche

quello

rappresentativo,

in

guisa tale che non sia dato distinguerli se non per astrazione. L'atto logico bens parlato, rappresentato, indivi-

duato; ma, ove


duale,

lo si

scinda in concetto e giudizio indivi-

non gi con distinzione puramente empirica ma con pretesa di distinzione reale, si foggiano due mostri: un concetto non individuato, e perci inesistente in modo
concreto;
e

un giudizio non pensato,

e perci inesistente

come

giudizio.

Come dunque

era provvisoria la nostra distinzione di

Critica deig*

definizione e giudizio individuale, cosi provvisoria deve essere considerata la parziale giustificazione che, fondandoci

tra

inzfone verit

sopra quella, abbiamo data innanzi delle proposizioni for-

r^""*,nateriaii.

malmente (logicamente) vere e materialmente (individuaimente o storicamente) false. Se anche quella distinzione pu aver uso nel discorso per designare certe classi di
errori

certi

abiti

mentali contrapponendoli ad

altri,

in

istretta logica

inammissibile, perch in ogni errore di


di concetto, e in ogni
fatti.

fatto

c'

sempre qualche oscurit

oscurit di concetto qualche oscurit nel giudizio dei

Similmente qualcosa vorr ben significare, in senso empirico, l'altra

comune sentenza
in

degli

errori di fatto che

si

commettono per uso o abuso


significato

di concetti puri;

ma

nessun

dove da tenere l'opposta sentenza: che ogni approfondimento e affinamento di conlogica,


cetti

essa ha

giova alla migliore cognizione dei


di coloro,

fatti. Si
'

parla corau-

Uomini

yia"*'"

nemente

che coltivano idee,

in

contrapposto di ^'^

*"'f' *, aristorami
telici,

coloro, che coltivano fatti, degli

uomini platonici e degli

uomini aristotelici.
ideo, sono
aristotelici,

Ma

platonici, se coltivano sul serio

perch insieme con esse coltivano

138

IDENTIT DEL CONCETTO E DKL GIUDIZIO INDIVIDUALE


coltivano sul serio
fatti,

fatti; e gli aristotelici, se

sono pla-

tonici,

perch insieme coltivano idee. La differenza neanche


si

qui sostanziale: tanto che spesso


alla singolare

rimane

stupiti innanzi

chiaroveggenza e penetrazione delle situazioni

di fatto della quale

danno prova

gli spirituali coltivatori


si

delle idee, o innanzi alla profonda filosofa che

scopre

nei materiali
Teoria dell'apphcazio-

cultori di fatti

E
j^gjig^

se

nou

deve pedantescamente perseguitare ogni frase


i

quale ritorni la metafora dell'applicare


in

concetti.

ne
pei

dei

con-

cetti,

vera perch le metafore

quanto
'

tali

sono innocue, ancho


'

concetti
pei

astratti e fai-

metafora, convertita in dottrina, ingenera y^^o che quella ^


^

sa

con-

un grave errore di scienza logica: contro


ribadire che
il

il

quale conviene

cetti puri.

concetto non

si

applica

all'intuizione, perch

non
il

esiste

nemmeno

per un attimo fuori dell'intuizione, e


dello spirito, ossia lo spi-

giudizio atto

primitivo

rito logico stesso.

Gioverebbe per altro investigare l'occa-

sione di

quell'errata dottrina, cio


dei concetti
si

donde

il

concetto del;

l'applicazione
nella quale

all'

intuizione sia stato desunto

indagine

vedrebbe, anzitutto, che non pu

essere stato desunto dai concetti empirici, perch costruire

un concetto empirico
che
nata classe, e
i

fare un'induzione, ossia pronunziare

gli oggetti a, b, e, d, ecc.

appartengono a una determicostruzione della classe e del


re:ilt

due

atti della

giudizio classificatorio

sono

in

un

solo, e solo

per

comodo
tempi.

didascalico se n' discorso di sopra in due diversi

la fonte di

quel concetto dell'applicazione

si

tro-

verebbe
di

alfine dov'

veramente, nei concetti

astratti, vuoti

ogni contenuto rappresentativo, e per s incapaci di


ai

produrre giudizi individuali; onde bisogna applicarli

giudizi individuali, dopo che (luesti sono stati elaborati in

pseudogiudiz nel

zione dell'omogeneo.

modo che si detto, ossia con la formaN solo la dottrina dell'applicazione,


tra giudizi analitici e sintetici, tra

ma

anche

le distinzioni

definizioni

percezioni, tra verit di ragione e di fatto,

I.

IDENTIT DEI GIUDIZ DEFINITORIO K INDIVIDUALE

139

necessarie e contingenti, hanno


astratti; e in essi

il

loro sostegno nei concetti

anche, infine, la teoria delle proposizioni


e
false

vere
grifl

formalmente

materialmente. (Due
tre

ippo-

pi tre ippogrifl fanno cinque ippogrifl: cosa formal-

mente vera, perch vero che due pi


cinque,

uguale a

ma
e

materialmente
di

falsa,

perch

g' ippogrifl

non

esistono). Verit
analitici

ragione,

necessarie, a priori, giudizi


i

pure definizioni sarebbero

numeri e

le loro

leggi; verit di fatto, contingenti, a posteriori, giudizi sintetici

e individuali sarebbero le verit provenienti dall'espe-

rienza.

Ma, se

ci

ben ammissibile nel dominio

dell'astra-

zione nel quale non regnano n pensiero propriamente detto

n verit, nel dominio della verit e del pensiero


di

termini

ciascuna di quelle due serie

si

trovano nei termini cor-

rispondenti dell'altra; e l'analisi fuori della sintesi tanto

impensabile quanto

la sintesi fuori dell'analisi.

Allo stesso
distin-

modo,

nello

spirito pratico, si

pu empiricamente

guere intenzione e azione; e nondimeno una pura intenzione fuori dell'effettiva azione non

nemmeno
pratico,

intenzione,

perch nulla, e nulla un'azione fuori e senza dell'intenzione.


Spirito
teoretico
e
spirito

anche sotto

questo aspetto, hanno tra loro compiuta rispondenza.

II

La

sintesi a priori logica

L'identit
del giudizio
definitorio e
di

s.e

l'analisi fuori della sntesi, l'apriori fuori dell'aposte-

riori, inconcepibile, e se

inconcepibile del pari la sin-

quello in-

tesi fuori dell'analisi e l'aposteriori fuori dell'apriori, l'atto

di vidu.'ile,
Attuata nella sintesi a
priori.

vero del pensiero sar un'analisi sintetica, una sintesi analitica,

un

aposteriori-apriori, o, se piace meglio,

una sintesi
tra

a priori.

Per

tal

modo

l'identit

da noi

stabilita

giudizio

definitorio e giudizio individuale finisce

con l'assumere un
e,

nome

celebre negli annali della filosofia moderna;


afl'ermare nel

assu-

mendolo a questo punto, pu


per averla gi dimostrata,
e determinarne esattamente
Obiezioni
il

tempo

stesso,

la verit della

sintesi a priori,

contenuto.
obiezioni che quel concetto

Non
anche

il

caso di riandare

le

ontro la
intesi
priori,

kantiano suscit, e ben doveva suscitare: obiezioni che


in Italia

pro-

come

altrove dettero origine a tentativi di

venienti dagli uatratti-

confutazione assai acuti, convertitisi in parziali e talvolta


inconsapevoli acccttazioni da parte dei confutatori. Basti
dire che tutte le obiezioni contro la sintesi a priori, ricer-

ti

dagli

mpirlstl.

cate nelle loro ultime sorgenti,


del resto ineluttabile, dalle

si

vedono provenire, come


unilaterali,
il

due dottrine

che

quel concetto supera: dal doinmatismo o astrattismo,

quale,

non scorgendo
bile
il

altro se fuori

concetto

o sopra

non l'elemento logico, stima pensadei fatti (mera analisi); e

II.

LA SINTESI A PRIORI LOGICA

141

dairempirismo, che, scorgendo solo l'elemento rappresentativo, pretende ricavare il concetto per induzione dai fatti
bruti (mera sintesi).

Dommatici ed empiristi non sono


il

in

grado
i

di spiegare la percezione ossia

giudizio individuale;
e

primi facendola nascere per contatto esterno,


i

quasi

accidentale, tra concetti puri e dati di fatto;

secondi, ora
la

presupponendola senza spiegarla, ora confondendola con

pura intuizione, se non

addirittura con

la

sensibilit

ed

emozionalit. Si pu dire che chi non accetta la sintesi a


priori fuori della strada della filosofia
filosofia senz'altro,

moderna anzi
,

della

e deve sforzarsi di trovarla o di ritrosdilin-

varla, se

non vuole bamboleggiare con l'empirismo,

quire col misticismo o annaspare nel vuoto dello scolasti-

cismo.

Anzich

riferire

ed esaminare per minuto tutte

le

obiezioni

False

iii-

mosse contro

la sintesi a priori (che, del resto,

sono state

terpetraxioni della sintesi

gi sostanzialmente mentovate e discusse negli svolgimenti


dati finora alla nostra trattazione), sar

a prio-

bene aggiungere

alcuni chiarimenti ad impedire fallaci interpe trazioni di quel


concetto.

Le quali interpetrazioni

fallaci s'insinuarono,

come

accade, anche nel pensiero di quel filosofo che la scoperse


e conferirono forza e autorit a talune delle obiezioni contro
la dottrina stessa.

E
nere,

in

primo luogo,
di sintesi a

compiendo

la

forinola

gi

data,

Sintesi

converr parlare in Logica non di sintesi a priori in ge-

priori in ge-

nere e sintesi

ma

priori logica. La

sintesi

a priori

priori

delle forme tutte dello Spirito, perch lo Spirito, consi-

***^'*^'''

derato in genere, nient'altro che sintesi a priori


si

e questa

esplica nell'attivit estetica e nella pratica,

non meno

che in quella logica.

Come mai un

poeta creerebbe una

pura intuizione, se non movesse da un suo stato passionale,


cosi e cosi condizionato, cio cosi o cosi costituito? senza

qualcosa da intuire e da esprimere, sarebb'egli mai poeta?


e sarebbe poeta, se riproducesse

materialmente quel qual-

142

IDENTIT DEL CONCETTO E DEL GIUDIZIO INDIVIDUALE

cosa senza trasformarlo in intuizione pura? Nella intuizione

pura c' e non c' quella materia: non c' come materia
bruta, c'

come materia formata,


si

ossia

come forma; cosicch

a ragione

dice che l'arte pura forma, o che materia

e forma, contenuto e forma, fanno in arte tutt'uno (sintesi


a priori estetica). N,
sibile volere

accennando

all'attivit pratica, pos-

senza una materia del volere, o volere fuori

della materia data.


fatto e

L'uomo

pratico accetta le condizioni di

insieme

le

trasforma col suo atto volitivo, creando

qualcosa di nuovo in cui quelle condizioni sono e non sono:


sono, perch l'azione
'

compiuta

corrispettiva a esse;

non
at-

sono, perch essendo nuova, le ha trasformate. Sintesi a


priori

vale,

dunque, in genere,

attivit

spirituale;

tivit ^spirituale

non

astratta

ma

concreta, cio lo spirito

stesso,

il

quale a s medesimo sola condizione e da

medesimo solamente
definitorio

condizionato. La
non

sintesi

a
del

priori,

che costituita dalla coincidenza o identit


col giudizio individuale,
,

giudizio

dun-

que, sintesi a priori in genere,


sintesi
Sintesi a

ma una

forma particolare,

a priori logica.

L'avere fermato
|>j^|jj.q^
j^

chiaramente questo punto giova, tra


si

priori

non
col recare,

dissipare le confusioni nelle quali

incorsi

come

esemp di giudizi sintetici a priori logici,

formazioni spirituali non rispondenti alla vera logicit.


questo
il'

Ed

caso del famoso: 5


si

12, intorno al

quale a lungo
priori

contrastato se sia giudizio sintetico a

semplicemente analitico, ritrovandosi in esso o


gli aspetti sotto

non ritrovandosi, secondo


l'elemento sintetico.
di
Il

cui

si

guardava,

medesimo

accaduto per altri esemp

diversa natura,
si

come
Il

quello del

giudizio: la

neve

bianca, che

disputato se sia sintetico a priori, o sem-

plicemente sintetico.

vero che in nessuno di questi

due

casi

si

ha

sintesi

a priori logica, perch

il

giudizio

54-7

12

espressione di concetti astratti o numerici,

II.

LA SINTESI A PRIORI LOGICA

143

la

neve bianca
vale

espressione di concetti empirici o

classificatori;

a dire,

l'uno e l'altro non hanno in-

dole propriamente logica,

ma, come sappiamo, empirica abbiamo negato, in pura pratica; onde astratta, ossia od Logica, l'ammissione di giudizi meramente analitici o di

meramente

sintetici.

spirituali del

Per un altro verso, cosi le formazioni primo come quelle del secondo tipo sono vespiatti

ramente sintesi a priori, perch, come formazioni


rituali
(e

sia pure d'indole pratica), sono anch'esse

creativi (sintetici) dello spirito.

Da

ci

il

loro sembrare, a

volta a volta, sintesi a priori o cosa affatto diversa dalla


sintesi a priori, con contrasto

apparentemente inconciliabile,

laddove basta solamente aggiungere nella risposta affermativa l'aggettivo pratica , e in quella negativa l'aggettivo

logica

per ottenere la conciliazione, che conciliazione

nella verit.

Importanza non minore ha


priori logica (e
si

la

questione se la sintesi a
la

La

sintesi

potrebbe dire

sintesi a priori

in ge-

a priori co-

me

sintesi
di

nere) sia da concepire

come

sintesi di opposti; o, in altri

on i

termini, se intuizione e concetto, materia e forma, stiano


nella sintesi a priori a quel

di'TistlntT*

modo che
il

l'essere

il

non

essere stanno nel vero Essere, che


il

Divenire, e

come

bene e

il

male,

il

vero e

il

falso e via dicendo, stanno

nelle

forme speciali dello Spirito. La risposta affermativa


hegeliana
e

a questa domanda data segnatamente, com' noto, dalla


filosofia
;

non

si

vuol negare

il

contributo di

verit che apportava siffatta dottrina, in quanto col consi-

derare la sintesi a priori come sintesi di opposti insisteva


sul

punto essenziale, che intuizione e concetto, materia e


si

forma, non
separabili
e

trovano nell'atto logico come due elementi


estrinsecamente
esiste

solo
il

collegati;

che fuori
e
il

della sintesi

soggetto non

come soggetto

pre-

dicato

non

esiste in

niun modo, e conviene perci bandire

qualsiasi interpetrazione della sintesi a priori

come racco-

144 IDENTIT DEL CONCETTO K DEL GIUDIZIO INDIVIDfJALB

stamento di due

fatti

separatamente

esistenti.

Ma, ricono-

sciuto l'aspetto vero della dottrina, da correggere quello


fallace,
il

che ha origine nella confusione gi schiarita onde

rapporto degli opposti veniva indebitamente esteso ai con-

cetti distinti e l'unit della effettiva distinzione

scambiata

con l'unit

dialettica,

che appariva sintetica solamente in


^.

quanto polemica contro un'astratta distinzione

La

sintesi

a priori unit di distinti e non di opposti: quel che


materia della sintesi logica, e fuori di essa non ha alcun
carattere logico (non soggetto), tuttavia, in
inferiore grado spirituale,
e
si

un

altro e

forma essa stessa e non materia,


il

chiama intuizione. Donde

rapporto di distinzione e

unit insieme: la forma non senza la materia,

ma

la

nuova

materia fu gi forma ed ebbe perci

la

sua propria materia.

La

sintesi

a priori logica presuppone una sintesi a priori

estetica, la quale, considerata nella sfera logica,

non

pi e

sintesi

ma

elemento inseparabile dalla nuova

sintesi,

fuori della sfera logica

ha

la

sua propria relativa autonoil

mia. L'intuizione, nell'atto logico, cieca senza


cetto,

con-

come questo

vuoto senza

quella;

ma

l'intuizione
il

pura non cieca, perch ha


concetto contiene l'intuizione,

la propria

luce, intuitiva:

ma

l'intuizione trasfigurata,

ed

sintesi

non gi
da
s,

di s e del suo opposto,

ma

di s

del distinto

indistinguibile

da

lei

fuorch per atto

di astrazione.

questo

nella formola della sintesi

modo si soddisfa l'esigenza che come unit di opposti, e al tempo


in

stesso so ne reprime la tendenza esagerata o panlogistica.

Tendenza che conduce a scacciare


filosofa

forza del

concetto
e per
la

della sintesi logica quello della sintesi estetica,

a negare

l'arte,

non

solo nella cerchia filosofica

(dove la negazione certamente giustificata),

ma

in

tutta

Si

veda sopra,

sez. I, e. 6.

II.

LA SINTESI A PHIORI LOGICA

145

la

cerchia spirituale; e che, passando a ulteriori usurpa-

zioni, e, per la

brama

di

con

la sintesi logica tutte le altre sintesi,

una malintesa unit surrogando produce un deche


lo

serto

spirituale, in cui

c' rischio

stesso pensiero

logico

muoia d'inedia.
il

L'elemento logico,

concetto puro o giudizio definitorio,


si

La categroria nel giudicio. Diffe-

considerato da solo, quello che

designa nella sintesi

a priori logica col


poi altro se

nome
ci

di

categoria: nome, che non


della parola
Si

non l'equivalente greco


siamo
serviti.
si

predi-

renza tra categoria e i-

dea innata.

cato, di cui finora

discusso se la

categoria sia ci che una volta

chiamava idea innata;


infatti,

e bisogna rispondere che lo stesso e insieme qualcosa di

profondamente diverso. L'idea innata,


tegoria,

era la ca-

come posseduta e pensata prima dell'esperienza, al modo di quella scuola che abbiamo chiamata degli astrattisti o dei dommatici. Prima la musica,
posta
poi le parole;

ma

prima

le

definizioni,

poi

giudizi

indivi-

duali o percezioni.

La categoria invece non la madre o il primogenito, ma nasce a un parto col giudizio individuale, e neppure come gemella di esso, ma come quel
giudizio stesso; e sotto quest'aspetto la categoria o l'apriori
l'innato,

non
che
la

ma
se

il

perpetuo neonato.

Da

ci

si

ricava
il

domanda

il

prius logico

sia

il

giudizio o

con-

cetto,

vana, non solo nella relazione gi esaminata del

concetto con la

forma verbale (giudizio

definitorio),

ma

anche nella relazione del concetto col giudizio individuale.


Si

pu dire indifferentemente, che pensare concepire,

o che

pensare
al

giudicare, perch
il

le

due formole

si

riducono

medesimo. Del pari vana


giudizio o
lo
si

la questione, se le

categorie precedano

ricavino da esso; per-

ma non si ricavano neppure dal giudizio, e dal giudizio non si esce fuori mai, come non si esce mai fuori dalla realt e dalla
ch non solamente esse non precedono,
storia.

B. Croce, Logica.

146

IDENTIT DEL CONCETTO K DEL GIUDIZIO INDIVIDUALE

La

Sintesi
I

L' importanza della sintesi a priori log-ica fu diminuita

priori,

supera
to della tra-

^^j g^^

e ripetitori, che

medesimo scopritore, e peffario ancora daffli scolari non si trovarono in grado d' intendere le

scendenza

l'oggettiT

ragioni di quel concetto, la sua genesi e ideale e storica.


E,

t del cono
scere.

per restaurarla nella sua pienezza, qui diremo che,


il

quando
cendo
si

concetto era posto fuori e prima dell'elemento


il

rappresentativo e

pensiero prima e fuori del


si

mondo

(fa-

applicasse poi al secondo), il mondo doveva apparire come qualcosa d'inferiore al concetto, una deturpazione o un contatto impuro che il pensiero
che
il

primo

era costretto a soffrire.

E quando,

d'altra parte, l'elemento

rappresentativo era collocato fuori e prima del concetto,

questo gli appariva inferiore, e quasi povero e inadeguato


espediente per cogliere la verit del

mondo senza

potervi

davvero riuscire; epper una diversa


zione o inquinamento del reale.

ma

analoga deturpail

Donde

sospiro

che

si

ode gi nell'antichit, e pi forte e frequente nei tempi mo-

parole (cio i concetti, perch i concetti, si chiamavano parole) non ci facessero ostacolo, come apprenderemmo direttamente- le cose! oh se l'intermedio del pensiero non si frammettesse, come possederemmo in diretto e vigoroso abbraccio la realt genuina! Infederni:
le

Oh se

riore nel

primo caso

la realt al concetto, e inferiore nel


i

secondo questo a quella,

due elementi erano per

altro

mantenuti sempre estranei, e


bile; tanto

la verit reputata inattingi-

che l'una e

l'altra

tendenza unilaterale andavano

a Unire, e vanno ancor sempre a finire, nel trascendente e


nel mistero. Secondo la prima scuola,
il

mondo
la

creato

un Dio
lui

fuori del

mondo

e sar da lui disfatto


l'altra,

da quando a

sembrer opportuno; secondo

verit delle

cose 6 avvolta in un buio impenetrabile. Ma, posta l'idea


della sintesi a priori, n la realt inferiore al pensiero

il

pensiero alla realt, n l'uno estraneo all'altra


al

le

rappresentazioni sono docili

pensiero e

il

pensiero copre

II.

LA SINTESI A PKIORI LOGICA

147

le

rappresentazioni
coprisse
la

meno

assai che

il

vel suttile e rado

noti

belt di

Alcina

la

compenetrazione dei

duo elementi cosi perfetta da convertirsi nella pi fluente


e pura unit.

La

falsa

credenza di una esteriorit ed

ete-

roj^eneit tra realt e pensiero

non pu rispuntare se non

quando

al concetto

puro e
i

alla sintesi a priori si sostitui-

scano inavvedutamente

concetti astratti con gli annessi

giudizi analitici, vuoti di

contenuto rappresentativo, o

concetti empirici con gli annessi giudizi


tici,

meramente

sinte-

privi di

forma

logica.

sintesi

a priori:
ai

refltcacia

Questo il gran valore della cio che essa possiede a porre


la

termine

dubbi circa l'oggettivit del pensiero e


realt, e a fare trionfare la

conoscibilit della
scere s medesimo.

potenza

del pensiero sul reale, che la potenza del reale a cono-

Ma, come abbiamo


sintesi

detto, questa potenza


allo

appunto della
essa
(o
si

Potenza
***"*

a priori rimase oscura

scopritore di

""^
i-

a priori,

oscurissima ai suoi ortodossi seguaci): di guisa che anche


al
al

rimasta

Kant parve che la categoria fosse non " gi immanente reale e pensamento della realt di questo, ma aggiunta

"<* ""**
stesso suo
scopritore.

estrinseca bench necessaria, alterazione inevitabile intro-

dotta nella realt per poterla pensare, rinunzia anticipata


alla

conoscenza della realt genuina,


categoria e giudizio,
la

la

quale resterebbe
s.

fuori di ogni

come Cosa in
e

Anla

che nel Kant

sintesi a priori

si

confuse talora con

mera

analisi o

con

la

mera

sintesi;

come queste sono

manipolazioni del reale, estrinseche e non intrinseche, pratiche e


tesi

non logiche,
si

utili

ma

prive di verit, cosi la sin-

a priori gli

configur quasi espediente a cui l'uomo


ricorrere, e che

ricorro e

non pu non

segna non gi

la
il

potenza,

ma

la

debolezza della mente umana.


ideale della

Kant vagheggi un
sintesi a priori

Anche conoscenza, che era non

la

ma

l'intuizione intellettuale, l'adegua-

zione perfetta del pensiero e della realt, inconseguibile

148 IDENTIT DEL CONCETTO E DRL GIUDIZIO INDIVIDUALE

dallo spirito
lettuale,

umano.

sospirata

E non s'avvide che l'intuizione intelma tenuta impossibile, era appunto la


sintesi a priori
;

continuamente effettuantesi
tivo, e

non pens che


difet-

ci che necessario e insuperabile

non pu essere

che

la sintesi
il

a priori da

lui

scoperta essa proprio


il

ed essa solamente
effettua perci|in
sintesi e dalla

vero concetto e

vero giudizio, e

si

modo profondamente
analisi, IC/ quali

mera

diverso dalla mera non sono n concetto

n giudizio; e che, finalmente, se queste ultime postulano necessariamente una cosa in s, la sintesi a priori non

pu postularla per

la

semplice ragione che l'ha in s.

Ili

La Logica e la dottrina delle categorie

Wuando
si

si

pervenuti

alla

definizione della categoria,


(e si

La
j^

richieBt

saol fare alla Scienza logica


essa)

far anche alla nostra

""ompieu

trattazione di

la richiesta di

determinare q.uante e
tra loro, e di for-

delie catego-

quali sono le categorie, e

come connesse

marne

la

tabella.
ri-

nostro avviso, la Logica deve respingere questa


,
.

Richiesta

e-

chiesta, che

si

tonda sulla confusione tra pensiero


_
1

,.

..

stranea

alla

in g-

LoKica.

ca-

nere e pensiero come scienza del pensiero. Nel giudizio

tegorie logi-

mdividuale sono certamente affermate

le

categorie,

ma

che e catego^.^
j.^^^,.

la

Logica, in quanto scienza del pensiero e del giudizio, non

assume
con
vere
le

di

forraolare giudizi per


i

affermare quali siano

termini predicabili,
quali
s
si

concetti ultimi o puri, le categorie


la realt;
alle altre

pensa

n pu pretendere di

so-

stituire
i

medesima
tutti

scienze filosofiche e risolsi

problemi

che

il

pensiero

viene proponendo

intorno alla natura della realt. Suo uflacio definire categorie e iormolare giudizi solo

Realt, che
gersi alla
<ietti

sopra quell'aspetto della Pensiero logico; e perci deve restrinquestione se vi siano categorie logiche, conil

supremi o supremi predicabili della


questione circa

logicit,

e,

nel

caso affermativo, determinarle e dedurle.

Ma

la

le

categorie della logicit stata

L'unicit
della catego^ja logica:

gi da noi considerata e risoluta in

modo negativo per un


si

verso ed affermativo per

l'altro.

Cio,

negata

la

mol-

concetto.

150

IDENTIT DEL CONCETTO K DEL GIUDIZIO INDIVIDUALE

teplicit delle categ^orie della logicit,

perch

le

tre

fon-

damentali, comunemente enumerate, concetto, giudizio e


sillogismo,
le altre,
si

sono dimostrate identiche

e queste stesse e

elaborate o escogitate dalla Logica formalistica

(classi di concetti,

forme di giudizi e figure di sillogismo),


e,

sono apparse empiriche e arbitrarie;

finalmente, quelle che

avevano

il

loro

fondamento nella gnoseologia degli pseudo-

concetti, sono state chiarite estranee alla Logica pura.

si

affermata la categoria

della logicit, l'unica categoria,

cui la logica dia luogo, ed stata definita

come concetto
sia

puro, giudizio definitorio e individuale insieme, sintesi a


priori logica;

n per questa parte sembra che vi

da

aggiungere
Le
altre ca-

altro.

Che

le

categorie enumerate

come categorie

logiche

si

tej?orie,

non
I

pi logiche,

riducano a varianti verbali di questa unica del Concetto


puro, ovvero appartengano agli altri aspetti dello spirito,
distinti dal pensiero logico in
si

ma

reali.

sistemi
categorie.

di

quanto

tale, si

scorge tosto che

dia
si

uno sguardo spregiudicato


almeno
o,

alle

tabelle di categorie

che

posseggono, a cominciare da quella di Aristotele, che


tra le cospicue, e a finire a quella dello

la prima,

Stuart

Mill,

se

piace meglio, alla Kategorienlehre di


l'ultima o tra le ultime.
il

Eduardo von Hartmann, che


qualit, denotano in qualche

Nella tabella aristotelica, se l'ovoia e

jtoiv, la

sostanza e
il

la

modo

il

soggetto e

predicato

del giudizio, cio gli elementi astratti della sintesi a priori,,


il

jtoov

richiama invece
il :n;o

il

procedimento numerativo e

rai-

suraiivo,

e e

il il

note la determinazione dello spazio e del ndoxeiv


i

tempo,

il Jtoieiv

principi dell'attivit pratica, e


la tabella

via discorrendo.
riferirsi

E quantunque

kantiana sembri

volersi riferire piti particolarmente al pensare


si

logico,

pure

vedono

in essa tracce dei principi dei proaltri:

cedimenti matematico, naturalistico, euristico e


dire che nella filosofia kantiana
il

senza

sistema compiuto delle


trascen-

categorie da desutnere non

dalla sola Logica

in.

LA LOGICA K LA DOTTRINA DELLK CATEGORIE

151

dentale,

ma anche

dall'Estetica trascendentale

(spazio e

tempo), e dalla Critica della Ragion pratica e del Giudizio,

che tutte mettono capo a funzioni o forme operatrici di


sintesi spirituali, le quali

ricompaiono come categorie nei


le

giudizi; e

non bisognerebbe nemmeno trascurare

kan-

tiane categorie metafisiche della Fisica.

Ci diventa assai pi chiaro nella dottrina hegeliana,

Il

sistema

dove

le

categorie sono non solamente quelle del pensiero

hef^el iiino delle categorie, e altri

logico o pensiero soggettivo, Concetto, Giudizio, Sillogismo,

ma
il

anche

la

Qualit, la Quantit e la Misura, l'Essenza,


e la Realt,

sistemi
steriori.

po-

Fenomeno

con

le loro

sottoforme e passaggi,
e

e quelle del concetto oggettivo.

Meccanismo, Chimismo

Teleologia, e quelle della idea, Vita, Conoscere e Jdea assoluta. L'hegeliano

Kuno

Fischer, condotto nella sua Logica

dalla coerenza interna di quella ricerca e dall'esempio del

suo maestro a includere tra

le

categorie

il

Conoscere e

il

Volere, fa talune avvertenze, che giova ascoltare: Potr


(egli dice)

sembrare strano a primo

tratto

che

il

Conoscere

il

Volere compaiano qui come concetti logico-metafisici,


categorie.

come
,

La conoscenza ha d'uopo

di categorie:

ma

essa stessa, categoria?

sia

pure che

il

conoscere rientri
volere?
Il

nella Logica;

ma

che cosa ha da vedervi

il

volere

appartiene alla psicologia e alla morale, non alla logica


e alla metafisica.

Sembra dunque che

le

categorie a volta

a volta

si

disperdano nella
quelli di

concetti

come

psicologia e nell'etica,
volere.

fisica e nella fisiologia merc meccanismo e organismo, o nella merc i concetti del conoscere e del

di questo genere sono state mosse soabbiamo mostrato che il concetto deve essere pensato come oggetto, e che il concetto dell'oggetto esige quello di meccanismo; e in questa prova gi la

Obiezioni
ma
noi

vente;

giustificazione della cosa. Che, in effetto,

il

conoscere e
si

il

volere sono categorie; e se l'esperimento onde

ricono-

scono

le

categorie

che esse valgano

non solamente

152 IDENTIT DKL CONCETTO E DEL GIUDIZIO INDIVIDUALE

per certi ogg^etti

ma per

tutti, e che

debbano espridifficile
il

mere runiversale natura delle


vedere in quale profondo significato
lere

cose, non
il

Conoscere e
L'

Voe

escano

trionfanti

da

siffatto

esperimento.

uno

l'altro

non appartengono

solo

alle

cosiddette facolt dello

spirito

umano,
e

mondo;
sere
volere,

inteso

condizioni stesse del se il mondo viene inteso come fine, deve esanche come volere, perch il fine, senza il
invero alle
il

ma

niente... Se

conoscere e

il

volere fossero so-

lamente una piccola provincia umana nel mondo, di certo

non sarebbero categorie; non alla metafisica, ma


universali,

il

loro concetto apparterrebbe

alle

scienze antropologiche.

Ma
del

poich l'uno e l'altro sono invece principi cosmici, concetti

senza

quali

il

concetto

degli

oggetti

mondo non pu
per
rie; tal

essere pensato a fondo e conosciuto, essi

ragione hanno necessariamente valore di categoin

quanto coronano e compiono


le

il

concetto

del

mondo, sono

categorie supreme

K Questo ragionamento

torna a dire che sempre che un concetto sia veramente universale (non gi ristretto a questa o quella classe di
manifestazioni della realt, ossia empirico), sempre che un
concetto sia concetto

puro,

categoria: dottrina esattisla ricerca

sima,

ma

dalla

quale lecito concludere che

delle categorie sconfina dalla


i

concetti o

il

concetto della realt,


si

mera Logica, che non elabora ma solo il concetto


il

del concetto. E
abbracciare

noti

che se

tentativo hegeliano di

la totalit delle
si

categorie non fu inteso nel suo

vero spirito, e taluni

attennero di nuovo kantianamente

alle sole categorie dello spirito teoretico e pratico-teoretico


(lo

Hartmann

le

offre nella tripartizione

generale di cate-

gorie della sensibilit, del pensiero rifiettente e del pensiero


speculativo), la tendenza alla totalit ricomparve in

modo

Logik', pp.

5;i2-8.

111.

LA LOGICA E LA DOTTRINA DELLE CATEGORIE


Mill,

153

ingenuo nello Stuart


trappose
la sua,

che alla tabella aristotelica con-

ripartita nelle tre classi dei

(sensazioni, pensieri, emozioni, volizioni),

delle

sentimenti sostanze
i

(corpi e spiriti), e degli attributi (qualit, relazione, quantit):

che

o vuol essere,

una tabella

di

tutti

concetti
nel

supremi, quantunque,
proposito, dia

nell'esecuzione non

meno che

una

filosofia infantile.
L' ordine
loj^ico

La
non
tesa,

dottrina delle categorie stata serbata nella Logica

solo a cagione dell'accennata confusione tra pensiero

dei
o

predicati

del pensiero e pensiero in genere,

ma
i

anche per una preconcetti stessi del

categorie.

che conviene esaminare. Perch, pure concedendo


le

che

categorie non sono altro che

reale, si 6 affermato
dicati,
si

che questi concetti, fungendo da pre-

presentano nella logicit in un ordine necessario,


scienza logica dedurre. Nel determinare

che

ufficio della

col pensiero la realt, si comincia da un primo predicato, che sar, per esempio, l'essere, giudicandosi che la realt
.

Ma

questo giudizio

si

dimostra subito insufficiente, onde

conviene determinarlo con un secondo predicato e giudicare che la realt e non insieme, ossia divenire.

sua volta, questo predicato del divenire

si

dimostra vago

e astratto, e bisogna determinare la realt

come qualit,

e cos via

come quantit, misura, essenza, esistenza,


vita, riflessione, volont,
tutti
i

meccanismo, teleologia,
idea: dandole
il

consecutivi predicati che esauriscono

suo concetto.

Ma
,

di quest'ordine, di questa

immaginaria successione

illusione

logica noi gi conosciamo l'inganno e sappiamo che nel


predicato, verbalmente espresso o messo in evidenza, sono

circaiarcaita lopica di

questordi"^"

condensati e sottintesi
giudizio
si

tutti

predicati,

perch in ogni

predica del soggetto la piena realt K Ci


altres

comprovato

dalla

dottrina stessa sopra

ricordata,

Si

veda sopra

sez. II, e. 5.

154

IDENTIT DEL CONCETTO E DEL GIUDIZIO INDIVIDUALE

la

quale a suo

modo considerava
isolato e astratto,
il

dimostrava insufficiente

un predicato
totalit

e sufficiente solamente la

dei

predicati,
Si

concetto pieno del Reale,

dello

Spirito o dell'Idea.

potr,

senza dubbio, venire espodello


;

nendo

il

concetto della Realt,

spirito

o dell'Idea

nella sua unit e nelle sue distinzioni

ma
il

la

Scienza

lo-

gica in quanto tale ha per oggetto non

concreto pensa-

mento
cetto
La
necesIl
sit dell'or-

dell'unit e distinzione del reale,


'della unit e distinzione.
si

ma
ai

solo

il

con-

vario or^namento, che

suol

dare

predicati col

dine dei predicati,

graduarli secondo la loro maggiore o minore adeguazione


alla realt,

non

ha

la

sua origine in

ci,
si

che nelle controversie

fondata nella

Logica in
nella Fi-

filosofiche sul concetto del

Reale

propongono affermazioni

particolare,

unilaterali di questo o quel predicato o

gruppo

di predicati,

ma

losofia nella

si

trascurano o negano

altri

non meno necessari.

nel

sua totalit-

prendere a polemizzare contro codeste unilateralit e ad affermare


la totalit inscindibile dei predicati,
i

singoli predi-

cati, oggetti delle

affermazioni unilaterali, vengono scruti-

nati

l'uno dopo l'altro per dimostrarne l'insufficienza,


si

per ci stesso

conferisce loro un certo ordinamento, che


le

non arbitrario, perch


determinate e
si

possibilit

degli

errori

sono

deducono dalla

dialettica stessa delle di-

stinzioni nelle quali solamente l'unit del Reale vive.

Ma
;

appunto per ci l'ordinamento non pu essere fornito dalla


sola Scienza logica, sibbene
e,

da

tutta la concezione del Reale


il

per esempio, non basta pensare

concetto del concetto


quello
dell'attivit

(Scienza logica),

ma

occorre pensare

etica (Scienza etica) per determinare quali siano le unilateralit possibili, e

quale la successione di esse, nella inal principio della

dagine critica intorno

morale. Dal conricava, o, meglio,

cetto del concetto questa dialettica


si

non

si

ricavano solo quelle guise erronee, che derivano dal


il

pensare unilateralmente

concetto del concetto,

come

ve-

dremo a suo

luogo.

Con

altre parole, l'ordine delle catego-

HI.

LA LOGICA E LA DOTTRINA DBLLK CATEGORIE

155

non certamente qualcosa di mero comodo, un semplice ordinamento didascalico, un jtQTEQov jiQq TitAg e potr ben dirsi un jtQxeQov (puoei; ma questo
rie

nell'uso indicato

primo per natura, come non diverso dal concetto integrale


della Realt, cosi

non

si

esaurisce nel concetto della logicit.


Falsa dine i II z i della Filos t

Se
tra
il

la

confusione tra Logica e Dottrina delle categorie, o


altre

pensamento della categoria logica e quello delle

categorie,

non avesse avuto

altra

conseguenza che d'introla

sofia in
sfere,
fisica

durre nei volumi di Logica una trattazione

quale esubera

due Metae Fi-

da

essi,

il

male non sarebbe grande

e toccherebbe pi che

losofia,

Fi-

altro

l'euritmia letteraria e la chiarezza didascalica.


stato ingenerato

Ma
fi-

losofia razionale e Filosofia


le, ecc.,

da quella confusione

un errore propria-

rea-

mente

filosofico,

che ha sdoppiato l'unit della scienza

pr-

veniente
dalla confu-

una dualit di gradi, variamente designati ora come Metafisica e Filosofia, ora come Filosofia razionale e Filosofia reale, ora come Gnoseologia e Antropologia (o Cosmologia), ora come Logica e Sistema filosofico, ora come Filosofia generale e Filosofie particolari, e via dicendo. La concezione della Realt , per tal modo, pensata due volte: una volta, come parte
losofica in

sione

tra Logrica e

Dottrina
delle categorie.

della Logica (Dottrina delle categorie, Ontologia, ecc.), e


un'altra,
si

come

Filosofia effettiva o applicata

e la Filosofia

scinde in Prologo alla filosofia e Filosofia,

ovvero in

Filosofia e Conclusione della filosofia.

Ma

la Filosofia, seb-

bene

si

distingua dialetticamente in filosofie (Estetica, Lo-

gica, ecc.), questa distinzione stessa, ossia l'unit immanente in esse, e non d mai luogo a dualit di gradi: non mai un prologo, uno svolgimento o una conclusione,

essendo in ogni suo punto prologo, svolgimento e conclusione.


l'

Come

dalla Logica empirica e formalistica proviene

idea di una Logica che non sia filosofia


filosofia,

ma

organo o

strumento o regola o norma della


l'idea di

cosi dalla con-

fusione della Logica con la Dottrina delle categorie nata

una Logica,

di

una

Metafisica,

di

una

Filosofia

156 IDENTIT

DEL CONCETTO E DEL GIUDIZIO INDIVIDUALE


altro si

generale, o

come

chiami che

stia

innanzi

o sola

pra

la

restante filosofia.

Ma
il

la

Scienza del pensiero,


il

Logica, insieme pensiero e filosofia effettiva:


siero stesso, che

pen-

pensando

Eeale pensa s medesimo, e


logica, l'ufficio che gli spetta

prende da

s,

come scienza

nella dialettica del Reale.


Filosofa

Potrebbe sembrare che col distinguere pur sempre

la
si

Logica;

superamento'del dualidtno.

Logica

dall' Estetica

dalle

altre
il

scienze

filosofiche

scinda tuttavia in qualche

modo

pensiero e la realt,

serbando un certo dualismo metafisico;


proprio l'opposto.

ma

il

vero qui

Quando

si

divide la Filosofia in generale

e particolare, in razionale e reale, in

pura e applicata, in

Logica-Metafisica e in Filosofia della natura e dell'uomo,


la scissione

veramente insanabile, e solo

si

pu ingegno-

samente attenuarla o larvarla.


trascendenza,
s
stesso,
e,

Ma quando

invece, abolito

quel falso doppio grado, che una vera e propria reciproca


si

fa

che

il

pensiero, pensando

il

reale, pensi

costruendo la Filosofia, costruisca nell'atto


si

stesso la Filosofa della Filosofia, che


il

chiama
si

la Logica,
il
il

dualismo vinto intrinsecamente. Quel pensamento


delle

pensamento
reale;
si

distinzioni

nelle

quali

dialettizza

e pensare le distinzioni e pensare l'unit ,

come

gi dimostrato,

una

sola e

medesima

cosa.

PARTE SECONDA

LA FILOSOFIA, LA STORIA
E LE
SCIENZE

NATURALI

E MATEMATICHE

Le forme della conoscenza e le

divisioni

del sapere

ie L.

indagini precedenti intorno alla costituzione dello spiconoscitivo possono essere compendiate, ad uso della
le

somma

dei-

rito

circa" le lor-

memoria, a questo modo: che due sono tiche pure, l'intuizione e il concetto,
quali
si

forme teoreseconda delle

me

delia co-

la

suddivide nel giudizio definitorio e nel giui

dizio individuale; e due


cetti,

modi

di elaborazione

pra-

tica delle conoscenze, ossia di formazione degli pseudocon-

concetto empirico e il concetto astratto, dai quali discendono le due sotto forme del giudizio classificatorio e del giudizio di numerazione. Se fossero
il

ancora in onore
in pochi

procedimenti delle scuole medievali o di

quella di Port-Royal,

potremmo chiudere queste


le

divisioni
facil-

versetti memoriali, che


e divulgabili.
intelligibili e,

renderebbero

mente adoprabili
Divulgabili,
intese,

ma non
lo

quel ch' peggio, mal

perch cosi

schema

classificatorio ora adoperato,

come

la

determinazione aritmetica di due o pi forme non


al

sono pensamenti davvero logici e adeguati


reale e del pensiero.
Il

processo del

compendio formato per la memoria dev'essere perci interpetrato con gli svolgimenti offerti in

160

LA FILOSOFIA, LA STORIA E LE SCIENZE NATURALI

precedenza, e corretto non solamente,

ma

affatto
il

risoluto
si

in essi. In quegli svolgimenti, l'intuizione e

concetto

sono mostrati come due forme non gi coordinabili,


distinte insieme

ma
giu-

ed unite
l'aspetto

il

giudizio definitorio e

il

dizio individuale, come logicamente identici, e solamente


divisibili

sotto

estrinseco o letterario
risalto

(secondo,
si

cio,

il

maggiore o minore

che a volta a volta

dia al predicato o al soggetto); e la formazione degli pseudoconcetti,

sebbene fondata sopra elementi


si

teoretici,

come

extrateoretica, e tale che

genera nello

spirito pratico; e,

se necessaria la suddivisione di essi in concetti empirici e


astratti, di

una necessit derivante da ci, che in quei due modi soli pu essere praticamente elaborato il concetto, quando se ne spezzi la sintetica unit; e, in fine, le stesse
due forme fondamentali dello spirito, la teoretica e la pratica, come tali che non stanno in rapporto di coordinazione
e

non sono due,

aritmeticamente numerabili,

ma

runa
Inammiseibilit
tecniche,
di

nell'altra,
l'altra.

Tuna

correlativa all'altra, perch l'una

suppone
di

Altre forme conoscitive o pratico-conoscitive o altre sot-

Conoscenze
e

toforme, oltre quelle che abbiamo definite, non dato concepire.

Le conoscenze tecniche,
trattato
di

delle

quali

si

discorre

conoscen-

ze

compo-

anche in qualche

Logica,

fanno tutt'uno col

ste.

conoscere stesso, che in certo senso tutto e sempre tecnico,

perch precede e condiziona


utile est

la

pratica della vita: nisl


dica
il

quod cogltamus, stulta


conoscenze

est gloria. Si

medesi

simo

delle

normativa,

col

qual

nome

suole nell'uso corrente del linguaggio designare di preferenza il complesso degli pseudoconcotti; e non bene, ove
si

creda che queste conoscenze formino


in

il

vero precedente

immediato dell'azione, perch

realt gli pseudoconcetti

debbono essere da fondamento

ritradotti in giudizi individuali per servire

all'azione, per la
si

quale,

come

altra co-

mune

sentenza,

richiede la conoscenza concreta, la per-

I.

FORME DELLA CONOSCENZA E

DIVISIONI

DEL SAPERE

161

cezione diretta delle situazioni di


astrazioni giovano
solo

fatto,

e gli schemi e le
sussidiaria

come

via indiretta e

alla percezione stessa.

Sono anche da rigettare le cosiddette forme combinate ocoraposte, in cui due o pi forme originarie vengono raccostate: per la ragione gi detta che nel pensiero
logico puro non hanno luogo concetti composti, n di conseguenza possono averlo nella Scienza della Logica, che scienza di quel pensiero. Forma composta > sta a designare

un'apparenza, come quando, per esempio,

si

parla di

un

concetto empirico filosofico, ossia dell'unione o del miscuglio


(che poi successiva o alternata enunciazione) di
cetto empirico e di

un conidentit di
o""*ree for^
dei sape

un concetto filosofico. Passando ora a domandare che cosa siano e quante e quali le cosiddette forme del sapere, si deve rispondere
che
le

forme del sapere

(la Storia,

per esempio, o

le

Scienze me

naturali)

non possono essere


tali

se

non identiche

alle

forme
Vero

^ntro^'uste identit,

del conoscere, e

tante quante sono queste.

che nel pensiero comune, per esempio, si mette gran divario tra l'uomo volgare e lo scienziato, il profano volgo
e
il il

filosofo,

il

non poeta e

il

poeta, l'ignorante e

il

dotto,

laico

il

chierico, e tra conversazione e scienza, effufatti

sione d'animo e arte, semplice ragguaglio di

e storia,

tutti

buon senso e filosofia. La conoscenza (si dice) di tutti: casi propri comunicano i loro sentimenti, narrano
i

e degli altri, ragionano, classificano e calcolano.


la
filosofia, la

Ma

l'arte,

storia, la

scienza sono invece di pochi; e

ci

soltanto

merita quei nomi solenni, che prodotto di

momenti
per
lo

eccezionali, nei quali l'uomo pi che

uomo, o
Distinzione
^'

meno non

pi volgo
in

ma

aristocrazia.

E certamente giova
crazia di

pratica
'

circoscrivere un'aristo-

^'"f"*"''-* divario tra la parola cose e di uomini, e porre ^ -^ forme del cobisbiglia all'orecchio serva noscere e dei di una d'amore che un sergente

un sonetto

una sinfonia,

tra

il

proverbio di Sancio
*

s"?^**"'
limiti.

B. Croce, Logica.

Il

162

LA FILOSOFIA, LA STORIA B LE SCIKNZP} NATURALI


e

Panza

un

trattato di Etica, tra

il

rapporto di un delegato

di pubblica sicurezza e la storia di

Roma

o d'Inghilterra,

tra la classificazione dei bicchieri e delle scodelle che arre-

dano

la nostra

casa e la Mineralogia o la Zoologia, tra


il

il

conto delle spese quotidiane e


tra Tizio, Caio e

calcolo dell'astronomo:

Sempronio, brava ed oscura gente, ed


lavori a

Eschilo, Platone, Tucidide, Ippocrate ed Euclide, h'odi pro-

fanum vulgus
dolo,

un motto che chiunque

promovere

la vita del pensiero e dell'arte, fa suo,

pur accompagnan-

come

si

deve, con l'ariostesca postilla:

di volgo io voglio fuore.

N dal nome Eccetto l'uom prudente, trar

persona

Nondimeno, ammesso
vita,

tutto ci, conviene altres ricono-

scere che siffatte distinzioni, consigliate dalla pratica della

non ritengono

in filosofia valore alcuno, e che l'in-

t'rodurvele, se pi o
fessionali,

meno

scusabile effetto di abiti pro-

anche ostacolo che preclude l'intelligenza cosi


di quelle del conoscere.

delle

forme del sapere come


intero in ciascun
e in

L'uomo
Il

uomo
tutto

uomo
(il

e in ogni istante; lo spirito

sempre

in

ogni individuazione di s stesso.


filosofo

filosofo

senso eminente

potrebbe definire un suscitatore di


di difficolt,

degno del nome) si dubbi, un raccoglitore


problemi
si

un formolatore

di problemi, intento a spazzare


;

dubbi, ad appianare
l'artista
si

difficolt, a risolvere

come

potrebbe definire un

uomo che

sofferma a

guardare e a significare ci che ha guardato: laddove l'uomo

comune sarebbe
n
si

colui che

non urta

in difficolt teoretiche,

avvede

di spettacoli degni di contemplazione. Tutta-

via anche l'uomo volgare forinola a s stesso problemi e


li

risolve,

guarda

lo

spettacolo del reale e lo esprime; e

perci quelle divisioni hanno valore solamente nella psicologia descrittiva, che passa a rassegna
gli
i

tipi della realt


si

organi perfezionati, per cosi dire, che la realt

forma

nei filosofi e nei poeti in significato eminente; e (lucl che

I.

FORME DKLLA CONOSCENZA E

DIVISIONI

DEL SAPERE

163

l'empiria in perpetuo divide, la filosofa deve in perpetuo


riunire. Meravigliarsi

quando

si

ode parlare della poesia,

della filosofa, della scienza, della matematica che in ogni

parola che

ci

esca di bocca; irridere gli unificatori e iden-

tificatori; appellarsi al

senso

comune

e accusare di strava-

gante chi in ci lo oltrepassa; sono cose che denotano


pedanteria molta,
"il

ma

umanit poca.

E non ha fondamento
si

timore che con l'identificazione proposta

scemi imporinge-

tanza alle forme del sapere e


l'alta Filosofia, la

si trivializzi la

divina Poesia,
l'

severa Storia, la seria Scienza e

gnosa Matematica.

ma

colui in cui

si

modo che eroe non l'extrauomo assomma e potenzia l'anima popolare,


quel

cosi poesia e filosofia e scienza e storia, aristocraticamente


distinte,

sono

le

manifestazioni pi cospicue delle medesime


;

forme elementari del conoscere


fossero tutt'uno con quelle,

e tali
le

come

non sarebbero se non montagne non sarebbero

se

non
Si

fosse la terra sulla quale s'innalzano e della quale

sono pur formate.


potrebbe dire che
le

forme del sapere sono manifestaspirito

zioni

ricche e complesse dello


la via

umano,

se

questa

dicitura non aprisse


pel

a un altro comune pregiudizio,

quale

si

crede che in ciascuna di quelle forme (per

esempio, nell'Arte, nella Storia, nella Filosofia) concorrano


parecchie attivit spirituali insieme. Se cosi fosse,
si

avrebbe

innanzi un miscuglio e non gi una formazione con carattere unitario e originale, qual' invece un'opera d'arte,
filoisofema,

un

un racconto, un teorema. Per


tutte le

la

legge dell'unit

dello

spirito

forme dello

spirito

sono implicite in

ciascuna, e l'opera compiuta da tutte condiziona ciascuna


nel suo atto.
le

Ma

ciascuna esplicitamente s stessa e non

risultati delle altre, non li i come elementi estranei, e li trasforma e li fa suoi propri risultati. La forza di ciascuna di quelle forme del sapere appunto in codesta purit, che si manaltre,
e,

sebbene accolga

lascia

dentro di s

164
tiene

LA FILOSOFIA, LA STORIA E LE SCIENZE NATURALI

anche nella pi ricca complessit.

Un

gran poema
o
i

omogeneo quanto una brevissima lirica un sistema filosofico quanto una definizione;
tanto

un verso;
calcoli pi
>.

complicati quanto l'addizione


Enumerazione determina
(

due
le

due fanno quattro

Se

le

forme del conoscere e

forme del sapere sono


tanti e tali sono le

identiche, resta

anche dimostrato che


le

lione

delle

seconde quante e quali


yg^oude,
'

prime, e che non vi ha nelle


'

orme del
sapere, cor-

come non

vi

ha

nelle prime, ^

forme combinate o
l'in-

rispondenti
aile

compostc. Epper a noi non tocca ora d'imprendere


basta

forme

del conoscere.

(j^gine sulla qualit e l'ufScio delle varie forme del sapere: o n r


ci

nominarle, mettendole

in corrispondenza coi

nomi gi

dati alle forme della conoscenza, e in quest'atto

stesso saranno distinte, definite e

compiutamente enumerate.
tutto

La denominazione
spettata, perch

stessa
si

non riuscir del


trova

nuova

e ina-

essa

come
e qui

anticipata e prevista

negli esemp dei quali ci siamo valsi di sopra, e anche in

qualche accenno terminologico

non
la

c'

da

far altro

che renderla manifesta

e,

per cosi dire, pronunziarla a voce

spiccata. L'intuizione pura,

adunque,
si

forma teoretica

dell'Arte (o della Poesia, se

voglia estendere all'intera

produzione estetica
e l'arte
Il

il

nome

dato a una parte di questa);

non

si

definisce altrimenti che

come

intuizione pura.

pensamento del concetto puro,


astrazione,

ossia del concetto sen-

z'altro, dell'universale

che veramente universale e non


la

mera generalit o
non
si

Filosofia;

la

quale
o con-

definisce in altro

modo che come pensamento

cepimento
in prevalente

concetto puro.

poich

il

concetto puro

pu6

essere esposto ora in prevalente forma di definizione e ora

forma

di giudizio individuale,
la distinzione delle

a questa gemi-

nazione corrisponde
la

Filosofia in senso stretto


rappresentativi

due forme di sapere, la Storia. Degli pseudoo classificatori

concetti, quelli

o empirici

costituiscono

il

empirica

modo di trattazione che si chiama Scienza Scienza naturale, e pi spesso, ai tempi

I.

FORME DELLA CONOSCENZA E

DIVISIONI

DEL SAPERE 165

nostri, la

e misurativi,

Scienza senz'altro; quegli astratti, numerativi le Scienze matematiche; e l'applicazione


mezzo dei primi,
ai

dei secondi, col

giudizi individuali

nient'altro che la cosiddetta

Scienza matematica della


si

naturaLa trattazine
nella

delle

forme del sapere


trattati

suole presentare o o

Critica'

maggior parte dei

Logica applicata, che

segue alla Logica

come Logica speciale generale

dell'idea di

una Logica
speciale co-

pura, la quale ha per oggetto le sole forme del conoscere, o, come si dice, le forme elementari del conoscere. Ma per le cose test discorse noi non possiamo ammettere
il

me
del

dottrina

delle

forme

sape-

re;

diritto di

una Logica

siffiitta:
si

le

forme logiche, elemenle sole

tari o

fondamentali che

chiamino, sono

forme con-

cepibili e realmente sussistenti, e in esse la Scienza logica


si

esaurisce

tutta.-

Come per

la
si

Filosofia

in

genere, cosi
;

nemmeno
non
cosi

per

la

Scienza logica

ha dualit

di gradi

e,

come

c' un'Estetica speciale di fronte a un'altra generale,

un'Etica o un'Economica speciale di fronte a una generale,

un'altra speciale. Inammessibile anche la Logica speciale, quando viene presentata come dottrina dei metodi, e propriamente dei metodi dimostrativi o intrinseci. Il metodo di una forma del sapere, e in genere di una forma dello spirito, non
c'
e

non

una Logica generale

come

dottrina dei

metodi.

qualcosa di diverso e

nemmeno
il

di distinguibile

da questa
il

forma stessa:
della
la
filosofia

il

metodo

della poesia la poesia,

metodo

la filosofia,

metodo

della

matematica

matematica, e cosi
il

via. Solo in forza dell'astrazione

empi-

rica
si

metodo viene distaccato


questa dualit,
si

dall'attivit stessa, e, poich,

foggiata

un terzo termine, che

Ma, come
rito

il

metodo

si condotti ad aggiungervi chiama l'oggetto di quella forma. la forma stessa, cosi forma e metodo

le forme dello spihanno un comune oggetto, che la Realt; ma questo accade non perch la realt sia staccata da esse, ma perch

sono l'oggetto stesso. Certamente, tutte

166

LA FILOSOFIA, LA STORIA E LE SCIENZE NATURALI

esse

sono

la

realt:

non hanno, dunque,

ma sono

que-

st'oggetto. Cosi le
teoretico,
la

forme del sapere non hanno un oggetto


concetto puro:
la

ma

lo

creano, ossia sono esse stesse tale oggr^tto:


il

filosofia

ha per metodo e per oggetto


la

l'arte,

l'intuizione;

scienza,

il

concetto empirico;

matematica, l'astrazione. Se volessimo trattare dei metodi


in

una Logica
il

speciale,

non potremmo fare


le

altro

che ripe-

tere
Qualit
della nostra

gi detto intorno alle singole forme.

Tutto ci valga ad avvertire che


discorrendo circa
tese
le

cose che

andremo

trattazione
circa lo for-

varie forme del sapere non sono in-

come Logica

speciale,

quantunque siano aggruppate


le

me

del

sa-

pere.

per ragioni didascaliche in una seconda parte. Nella quale

esamineremo a una a una


confermare
e per
si

varie forme del sapere per


le
si

la loro identit
i

con

forme della conoscenza


sogliono addurre di esse
le altre, e le difficolt

mostrare che

caratteri che

riducono a quelli gi chiariti per


si

che hanno suscitate


quali
si

dirimono con

gli stessi principi dei

fatto

uso per

le difficolt suscitate dalle altre. le dot-

ci

sar dato al tempo stesso di chiarire meglio

trine gi

da noi esposte circa


lo

le

forme elementari, col

volsi

gere cio

sguardo

alle manifestazioni di queste

che

presentano, per cosi dire, in una scala maggiore.

chi

dimentichi o neghi resistenza dell'intuizione, del concetto

puro o del concetto astratto giova, nel dargli


speculativa di quelle forme, additare
della Filosofia e della
la struttura.
i

la

deduzione

capolavori dell'Arte,

Matematica e invitarlo a esaminarne


sguardo dalle manifestazioni cospicue
alle rozze e malcerte: dall'arte

Assai ai nostri tempi place l'opposto procedi-

mento
e

di stornare lo

luminose per riportarlo


ai
graffiti

di Michelangelo

dei

selvaggi, dalla

spiegata e

spiccata filosofia dei tempi civili a qu(;lla che ancora

come

involta e confusa nella religione e nel costume; da ci eh '6

classicamente arte e

filosofia

a qualcosa che non

si

sa sem-

pre con sicurezza che cosa

sia per insuftcienza di docu-

I.

FOHME DELLA CONOSCENZA E DIVISIONI DEL SAPERE 167

menti e di mezzi ermeneutici.


all'inverso delle

E sembra che

cosi

si

operi

scienze di osservazione, le quali


il

hanno

foggiato telescopi e microscopi per ingrandire

piccolo e

avvicinare
ciolire
il

il

lontano; e qui

si

cercano strumenti per impicil

grande e allontanare

vicino. Strana distorsione


si

e caricatura del procedere filosofico, per la quale


al

surroga

concettualmente fondamentale

il

cronologicamente remoto,

a quello che logicamente semplice quello che bens

materialmente piccolo,

ma non

perci semplice e molto

meno

trasparente. Per nostro conto (e sia detto di passata) teniamo


che, a fornire esemp da fermare l'attenzione nelle indagini
logiche, offrano sufficiente provvista le menti di
tele e di

un

Aristo-

un Kant, e non

vi sia

urgente bisogno di ricor-

rere alla

psiche dei lattanti o a quella dei cretini; quanla verit del

tunque, senza dubbio, per conoscere

concetto

non

basti

guardare n ad Aristotele n

al

Kant, e convenga

ritrovare in s

medesimo

e in tutti gli esseri, di qualsiasi

grado
eterne.

importanza,

lo Spirito

universale nelle sue forme

poich della prima e pi ingenua forma del sapere,

abbiamo gi trattato in un volume speciale, cominceremo il nostro esame dalla seconda delle forme, dalla
dell'Arte,
Filosofa; e, anzitutto, dalla Filosofa in

senso stretto.

Il

La filosofia

La filosofa come concetto

che

la filosofia sia

il

Concetto puro o (se piace dire la stessa

puro,
varie

cosa con pi parole e minore esattezza) quella scienza che

le

ha per suo
filosofia.

criterio

il

concetto puro, pensiero che


si

si

pu

definizioni
della filosofia.

ritrovare in tutte le definizioni che

sono mai date della

Defini-

In tutte, escluse beninteso quelle che, negando


la filosofia, e

zioni che ne-

gano
sofia.

la filo.

n concetto puro, negano

che perci non sono


sebbene, contradi-

propriamente definizioni della

filosofia,

cendosi nel loro intrinseco, implichino anch'esse in qualche

modo

e sottintendano la definizione della filosofia


il

come conanche
del

cetto puro. Tale


l'estetismo,

caso delle dottrine gi esaminate del-

del misticismo e dell'empirismo (e

matematismo), sulle quali tutte torneremo


qaesta trattazione. La
l'arte,
astratto),
il

ai loro

luoghi in

filosofia
il

(dicono esse a volta a volta)


il

sentimento,
un'arto che

concetto empirico (o
differenzia in qualche

concetto
dalla

ma

si

modo

restante arte, un sentimento che acquista un valore speciale,

un concetto empirico o

astratto che

si

solleva e guarda sulle

teste dogli altri, e perci anch'esso (lualcosa di speciale,

un modo di riflessione sui generis; ossia un'arte che non arte, un sentimento che non sentimento, e un concetto
empirico che non empirico: espressioni tutte negative o
indeterminato con
le

quali pur

si

tende verso

il

concetto

puro. L'empirismo mostra aperta questa sua intima centra-

II.

LA FILOSOFIA

169

dizione quando propugna una filosofia

come sistemazione

sintesi dei risultati off'erti dalle scienze empiriche, perch,

nell'atto

che asserisce una

filosofia

empirica, chiede qualcosa

che esso confessa non

ottenibile dalle scienze empiriche, le

quali se lo fornissero sarebbero gi sistematizzate e sintetizzate per s stesse, e l'ulteriore elaborazione richiesta torne-

rebbe affatto superflua.


Esplicitamente, sebbene in varia forma, affermano l'unico
carattere del

concetto puro tutte

le altre definizioni che


filosofia.

Altre che la definiscono

come
za
cipi,

sciensu-

riconoscono l'autonomia ed originalit della

Tali

dei

sono quelle della

filosofia,

scienza dei

supremi principi

premi prin-

del reale, scienza delle cause ultime, scienza dell'ori-

delle cause ultime, ecc.

gine delle cose,


schemi vuoti,
tima, essendo

e altrettali.

Dove

supremi principi sono,


del reale; le cause

evidentemente, non gi cose reali o gruppi di cose reali o

ma

generatori ideali
l'effetto

ultime non sono pi cause, perch la causa non mai ul-

sempre

di

ma
rica

sono
di

principi

ideali; l'origine

una causa antecedente, non l'origine sto-

questo o quel fatto singolo,

ma

la

deduzione

ideale del
Il

fatto dei fatti ossia della realt onnipresente.

medesimo pensiero

espresso dal detto

immaginoso che
perch che

la filosofia

contemplazione della morte:


il

cosa muore se non

singolo? e la contemplazione della

morte del singolo non perci stesso quella dell'immortalit


dell'universale,
porge
il

la

contemplazione dell'eterno?

Il

che

motivo

all'altra forinola definitoria della filosofia

come
Il

visione delle cose sub specie oeterni.

carattere del concetto

puro anche affermato nella

come elaborazione
dei
ti,

definizione della filosofia

come elaborazione dei con-

concetcritica,
di

cetti, che

le altre

scienze lascerebbero imperfetti e tra loro


il

contradittori.

Perch

vero che nessun'attivit


il

umana

scienz.'i

nonne.

ha a suo
imperfetti

fine l'imperfetto e
si

contradittorio, e se le altre

scienze di necessit
e

aggirano tra concetti che sembrano

contradittori, vuol dire che esse

non mirano

170

LA FILOSOFIA, LA STORIA E LE SCIENZE NATURALI

a costruire concetti veri e propri, concetti coerenti e non


contradittor, che sono assunto dalla sola filosofia.

altra

volta
della

si

detto che la filosofia

non

scienza,

ma

critica
e poich

scienza; e critica importa mettersi di sopra dell'og-

getto criticato in virt di

un concetto superiore,
di concetto.

qui
si

si

tratta dei concetti tutti della scienza, chiaro

che

esige

una forma superiore

ancora la

filosofia stata definita

scienza di

E altra volta norme e di


le loro

valori, che non potendo essere estranei


sono norme e valori,
idee o concetti puri.
si

alle cose di cui

svelano come nient'altro che

come dottrina

Se la

filosofia

il

concetto puro, essa insieme le dii

delle

categorie.

stinzioni del concetto puro, ossia tutti

concetti puri atti

a fungere da predicati nei giudizi individuali, cio da categorie.


la

Ed ecco
la

chiarita un'altra definizione delhi filosofia:

filosofia

dottrina delle categorie, gi da


alla sola

noi

accettata

quando, invece di assegnare

Logica la

determinazione delle categorie, l'abbiamo considerata come


l'assunto proprio di tutta la filosofia. Nella quale la Logica
sta

come Categoria della categoria o Filosofia della sembra che sia al tempo stesso dentro e sopra
perch
la

filosofia

la Filo-

sofia,

compie superandola
al pari di

e la supera

compienfilo-

dola,

bench veramente,
sia

ogni altra scienza


la Filosofia, cosi

sofica, essa
(se
ci
si

dentro e non fuori


il

come

concede

paragone)

lo

specchio d'acqua, che

riflette il
KscliiBione
delle dclinicloni riali

paesaggio, esso stesso parte del paesaggio.

Le
del

definizioni, che

abbiamo voluto ricordare


al

e interpe-

matedella

trai'e (e altre

che lasciamo

ricordo e all'interpetrazione

lettore),

sono tutte formali nel significato legittimo


l'eterna

flotofla.

della parola:' definiscono

natura delia

filosofia

non determinano esplicitamente nessuna particolare soluzione degli altri particolari problemi filosofici quantunque
;

implicitamente, com' naturale, ne determinino una, cio

non

si

possano accordare se non con una soluzione

sola.

II.

LA FILOSOFIA

171

per omaggio a questo carattere formale non abbiamo tenuto e non terremo conto delle definizioni che importano la soluzione esplicita dei problemi
costruita
nella
filosofici,

ossia la Filosofia

sua

totalit.
il

Tale,

per esempio, quella


si

che

la Filosofia sia

conoscere s stesso, come


il

disse

gi negli albori del pensiero ellenico;

ritorno della inil

teriorit dove abita

la

verit,

secondo

detto agosti-

niano; la scienza dello Spirito,


sta definizione offre qualcosa di

come diciamo noi. Quepi dell'aspetto meramente


Dio

logico della Filosofia; dal quale ora esclusivamente guar-

dando dobbiamo dire che


o o del

la Filosofia sar la scienza di

del Diavolo, dello Spirito o della materia, della finalit

meccanismo

di

qualunque altra cosa venga pro-

posta per ipotesi alla ricerca, sotto condizione che questa

qualunque cosa
quella
filosofia,

sia pensabile

come concetto puro o Idea.


veduto, la filosofia stessa, a

Chi negasse tale condizione, non negherebbe gi questa o

ma, come

si

beneficio dell'arte, dell'azione o di altro che sia.

Ma

se la Filosofia nella
filosofia,

sua logica natura concetto


la

puro o idea, ogni

quale che sia

conclusione

idealismo """'
'

'

iofia.

cui mette capo, quali che siano gli errori nei quali s'impiglia, , nel suo carattere essenziale e nella

sua profonda

tendenza, idealismo.

Il

qual punto stato riconosciuto

da

filosofi delle

pi diverse ed opposte scuole (dallo Hegel,

per esempio, e dallo Herbart); ed verit da inculcare a


coloro che la ignorino e da ricordare agli altri che l'abbiano
obliata.

La

filosofia

deterministica nega

il

fine e

afferma la

causa;

ma

la causa,

che essa pone come principio, non poi


il

questa o quella causa, sibbene l'idea della causa;


rialismo nega
il

mate-

pensiero e afferma la materia,

ma non
lo spi-

questa o quella materia, che componga questo o quel corpo,


sibbene l'idea della materia;
rito e
il

naturalismo nega

non questa o quella manifestazione della natura, sibbene la natura come idea. Perafferma la natura,

ma

172

LA FILOSOFIA, LA STORIA E LE SCIENZE NATURAI^!


si

sino quando sembra che


della realt

ponga a principio esplicativo


questo fatto idea-

un particolare

fatto naturale,

lizzato e vale

gli

altri

come l'idea tutti: l'acqua

di s stesso,

generante s stesso

di Talete ( stato pi volte no-

tato),
pili

per ci stesso* che assunta come principio, non

l'acqua empiricamente data,


allo

ma

un'acqua metafisica e
di Pitagora

ideale;

stesso

modo che

numeri

non

sono quelli della tavola pitagorica,


idee.
Il

ma

principi cosmici e

teismo non crede che


della
realt se

si

possa avere ragion suf-

ficiente

non
;

si

ponga un Dio personale,

sopra e fuori del mondo

ma

questo Dio, per quanto possa

essere involto in rappresentazioni sensibili e collocato sul

Sinai o sull'Olimpo, sempre qualcosa di non rappresentabile: l'idea di

una

divinit personale, l'idea di

un Geo va

di

un Giove. La

filosofia,

che

si

dice idealistica nel senso

stretto (e meglio si direbbe attivistica o finalistica o spiri-

tualistica

assoluta), intende

a provare, per esempio, che


e

causa,
simili
in

materia, natura,

numero, acqua, Geova, Giove

non siano pensabili come concetti puri


tali

e svolgano

quanto

contradizioni, epper che quelle filosofie

non

siano

sufficienti. Il

che vuol dire che essa reputa che l'idea-

lismo
al loro

di quelle filosofie sia

insufficiente, cio che quelle


s

filosofie

non siano pari a


intrinseco assunto;

medesime
fosse,

e restino inferiori
il

ma

non gi che

loro assunto

non
Carattere

sia idealistico.

Se

tale

non

non sarebbe assunto


critica.
si

filosofico, e

non

si

potrebbe sottoporlo a
filosofia col

Dalla identit della


jj,jj.jjg

concetto puro

deduce

litematico
delift iiloBO-

\^ necessit del suo carattere

sistematico.

a.

Pensare un determinato concetto puro significa pensarlo


nella sua relaziono di unit e distinzione con gli altri tutti;

sicch quel che


singolo,

si

pensa non mai in realt un concetto


dei
concetti,
il

ma

il

sistema
il

Concetto. All'in-

verso, pensare

concetto in universale non possibile se

non per

arbitraria astrazione: pensarlo

davvero

in uni ver-

II.

LA FILOSOFIA

173

sale, vale

pensarlo insieme

come

particolare e singolare;
distinti.

cio pensare l'intero sistema dei concetti

Coloro

che vogliono pensare filosoficamente un concetto isolato


senza por mente agli
altri,

sono simili

ai

medici che vo-

gliono curare un organo senza badare all'organismo-: con quella cura c' caso che l'organo guarisca,

ma

l'organismo
tutto.
Il

muoia, e l'organo guarito muoia anch'esso col vero


filosofo, nel

recare anche la pi piccola modificazione

a un concetto, ha sempre l'occhio all'intero sistema; per-

ch sa che quella modificazione, piccola e circoscritta che


sembri, modifica in qualche
Il

modo

il

tutto.

carattere

sistematico

della

filosofia,

inteso

nel

suo
to

Significafilosofico

valore logico, spetta a ogni singola proposizione filosofica,

e B;cnifcato

che sempre un cosmo filosofico, come ogni goccia d'acqua l'oceano, anzi il mondo tutto, contratto in quella goccia d'acqua. appena necessario distinguere da esso il sistema in significato letterario, che il nome dato
a certe forme di esposizione
le

letterario
della parola

sistein.

quali abbracciano gruppi di

problemi, considerati tradizionalmente


della filosofia o
la

come proprio oggetto


storico. Sic-

che un particolare pensatore considera come

somma

dei problemi vivi nel suo

momento

ch quando molti o alcuni di quei gruppi non ricevono


esplicita

trattazione letteraria,

si

suol dire che


di

manca

il

sistema.

E manca

infatti

l'adempimento
il

un compito

let-

terario o didascalico;

ma

sistema tuttavia c', perch c'


di

anche nella trattazione monografica


sofica ossia

un problema

partifilo-

colarissimo, sempre che esso sia investito con energia

con energia sistematizzante o sistematica. Che


ri-

poi lo stesso pensatore, passando ad altro problema, lo

solva male e contradica alla soluzione precedentemente data,


(luesto

prova non gi che

egli

sistema,

ma

che innanzi alla nuova


filosofo, e

non possedesse prima un difficolt lo ha smarrito:

prima, stato
stanza

perci sistematico; dopo, non abba-

filosofo, e perci

non abbastanza sistematico.

174

LA FILOSOFIA, LA STORIA E LE SCIENZE NATURALI

Vantaggi
e svantaggi
della forma

Gli

aggruppamenti tradizionali dei problemi


la loro utilit (tutto quel

e la costru-

zione del sistema nel significato letterario e pedagogico

letteraria
del sistema.

hanno certamente

che esiste ha

proprio ufficio e valore), perch serbano e promuovono la


cultura acquistata, costringendo ad esaminare difficolt,
le

quali, se venissero trascurate, potrebbero riuscire inaspet-

tatamente di grave impaccio e danno. Di qui l'amore pel


sistema o per la forma letteraria del sistema: amore che

anche l'autore

di queste

pagine nutre nell'animo e di cui

ha cercato di dare qualche prova, scrivendo un sistema, dopo un pezzo che non se ne scrivevano pi, almeno in Italia (se tali non si vogliano chiamare i manuali scolastici)
e

sfidando

il

ridicolo dell'impresa, che

non piccolo metal-

rito.

Ma hanno

anche qualche svantaggio, inducendo

volta a riesporre fastidiosamente problemi esauriti, le cui


soluzioni sono passate nella

comune cultura

e la cui trat-

tazione pu essere opportunamente sottintesa, con


di

tempo

e di spazio per problemi pi urgenti.


i

di qui

guadagno una

cagione di fastidio contro


teria che

sistemi, ossia contro la pedandi esposizione: fastidio

pu aderire a quella forma

legittimo,

ma

che,

come
il

quello contro la forma definitoria,

non pu distruggere
dei cosiddetti

sistema nel suo intrinseco, dovendosi


si

tener per fermo che anche quando


sistemi
>
,

componessero, invece
i

saggi e magari aforismi,

saggi e gli

aforismi, posto che fossero filosofici, sarebbero pur

sempre
motivo

intimamente sistematici.
Genesi del
pregrlndlsio

La

rivolta

contro

il

sistematico

ha anche

altro

Isteniatico

pi grave,

meno

letterario e pi filosofico, perch talvolta

e
0,

rivolta
di es-

l'esigenza sistematica diventa

pregiudizio sistematico:
mu-

eontro

parola che richiede spiegazione, suonando alla prima paradossale che l'esigenza intrinseca a un'operazione possa
tarsi in pregiudizio,

ossia in ostacolo a quella operazione.

E, detta in questi termini, la cosa certamente inconcepibile, e si fa chiara e

ammessibile solo quando

si

ricordi

II.

LA FILOSOFIA

175

che

la

ricerca filosofica induzione e deduzione insieme,


e

pensamento della distinzione


distinzione, e dei
solo,

pensamento dell'unit nella

due procedimenti, che confluiscono in un nessuno dei due deve opprimere o sopprimere l'altro.
il

Per pensare, per esempio,


cio
il

concetto di moralit, bisogna

metterlo in relazione e dedurle dalle altre forme dello spirito,

dall'unit,

ma

insieme bisogna pensarlo in s


dell'atto

stesso;

pensamento della vera qualit


isolato e atomico,
il

morale

non pu rimanere non pu assegnare

ma
fa

per converso l'unit

carattere dell'atto morale, se quell'atto

non
che

presente allo spirito e


.

non

si

conoscere per quel


le altre

Nel procedere della ricerca, considerando


spirito, si

forme dello
caso
e

potr dedurre o postulare l'atto mo-

rale senza, per cosi dire, pensarlo


si

veramente
si

ma

in

questo

usa un procedimento euristico,

fa

un'ipotesi,

l'ipotesi

deve poi

verificarsi,
il

perch diventi pensiero

effettivo e concetto. Ora,

pregiudizio sistematico consiste


le distinzioni,

appunto nel pensare l'unit senza pensare


senza averla seriamente verificata. Donde

nel dedurre senza indurre, nel cangiare l'ipotesi in concetto


le

costruzioni

analogiche
e
il

(o

falsamente analogiche, epper metafisiche


si

e fantastiche), che

surrogano

alle distinzioni filosofiche:

pregiudizio sistematico, che nient'altro che una falsa


di

idea di sistema. Contro

che la rivolta giustificata;

quantunque tale rivolta si metta di solito nel torto col rigettare a una con l'esigenza falsa l'esigenza vera, o col rifiutare
l'utilit del

procedere analogico, che biasimevole in quanto

conclusione,

ma non

in

quanto mezzo di ricerca.


I

Un

altro aspetto della diffidenza antisistematica si rivolge

numeri
i

contro l'ideale della


concetti
siffatti

simmetria, contro
diadi, triadi,

le

disposizioni dei
in
altri

sacri e

nu-

meri
fici;

filoso-

filosofici

in

tetradi o

valore

numeri, esprimenti per l'appunto la simmetria

nel-

dell' esigen-

za cheespri-

l'ordinamento di quei concetti.

chi ricordi gli eccessi che


le puerilit

monu.

cagion l'amore della simmetria, e

a cui anche

176

LA FILOSOFIA, LA STORIA E LE SCIENZE NATURALI


in

filosofi altissimi

forza della prevenzione a favore di certi

numeri

si

lasciarono andare (la pedanteria delle costruzioni


triadi, e le triadi hegeliane,

kantiane per tetradi e

che

gli

scolari ridussero talvolta a esercizio

da prestigiatori), giudichia-

dicher perfino salutare, o almeno naturale, che per reazione


si

cercasse di proposito l'asimmetrico, e


i

si

rasse che

concetti

ottenuti

non

si

possono disporre in

bell'ordine, anzi

mutano

tipo di ordine

da una sfera all'altra,


sono
i

ma
ma

che pur tuttavia quelli e non

altri

concetti della

realt, indocili al giogo del ritmo


giusti.

ma

schietti,

asimmetrici

Pure, se la reazione spiegabile e la diffidenza

giustificabile, ingiustificabile l'ostilit per principio. Per-

ch, se

concetti distinti costituiscono unit,

debbono neces-

sariamente costituire ordine o simmetria, della quale certi

numeri, che

si

possono dire regolari, sono l'espressione o

simbolo.

concetti di

una scienza empirica potranno essere


quanti piaccia e coi

trentasette, ottantatr, centotredici o

munque

disposti;

ma

concetti della filosofia saninno sem-

pre diadi, triadi e tetradi e simili, cio unit organica di


distinzioni e corrispondenza di parti.

necessit
religioni

logica

il

genere
sacri,

E per questa riposta umano ha sempre riverito nelle


e,

numeri
Il

nelle filosofie,

sofici. Chi vuol riderne, rida pure;


rida

numeri filoma non " detto che


di

bene.

criterio della

simmetria non deve diventare


riscontro alla
stesso che esso giova assai, in

pregiudizio,

ma

deve tuttavia servire

ricerca compiuta, al

modo

quanto procedimento

euristico, alla ricerca

da compiere. Gli
che a

astronomi sono lodati quando, sorretti nei loro calcoli dal


criterio della proporzione e simmetria,
tal

fanno

l'ipotesi

posto del cielo

si

debba trovare un
line
il

astro, che

non

si

vede

dapprima,

ma

che

alla
il

telescopio scopre. Perch


il

non

lodare egualmente

filosofo,

quale deduce dovervi essere

nello spirito, per ragioni di simmetria,

una forma che non


si

6 stata ancora

l)cne osservata o alla

quale non

data

II.

LA FILOSOFIA

177

sufficiente attenzione, o clie per le stesse ragioni, si

debba
che

eliminare una forma, che sembra non eliminabile,


intanto

ma

rompe

la

simmetria? Lo

spirito,

dunque, sar meno

ritmico e

meno simmetrico del Concepito a questo modo il


si

cielo stellato?

carattere sistematico della

Itn possi-

tlosofla,

vede che

il

sistema non qualcosa di sopragsi

bilit

ili

difi-

videre la

giunto, quasi

un

filo

che

adoperi a legare tra loro

le

varie parti ed estrinseco agli oggetti collegati, tanto che


si

losofi a in generale e
particolare.

possano considerare separatamente


il

gli oggetti e

il

filo,

le parti e

sistema. Nella filosofia non sono parti fuori del


il

tutto, e

non

tutto

fuori delle parti;

il

che, tradotto in

altre

parole, significa che

non

vi

sono scienze filosofiche

particolari, come non v' una


posizione della quale
ci

filosofia

generale. Proalla filoso-

siamo giovati innanzi per confutare

l'usuale concezione della Logica


fia,

come prologo
(il

mostrare come in questo errore

quale, nel caso

della Logica, sussidiato da particolari motivi) sia la fonte

principale di altri errori simili, onde viene collocata prima

o dopo

le

scienze filosofiche speciali,

come prologo o

epilogo,

una

Metafisica, un'Ontologia o altra scienza, che


le

dovrebbe

dare l'unit del reale, di cui

scienze filosofiche speciali


verit che la filosofia

darebbero

le

sole

distinzioni.
le

La

generale non altro se non


e queste sono quella:
il

scienze filosofiche speciali,


il

plurale e

singolare non possono


il

essere separati nel concetto puroy in cui


rale del singolare, e
il

plurale plu-

singolare singolare del plurale.

L'abolizione di questa erronea idea di


rale

una

filosofia

gene-

Errori derivanti dalla concezio-

ha

diretta

importanza pratica; perch, costituita quella

pretesa scienza merc

un gruppo

di

problemi arbitraria-

ne di una
filosofa ge-

mente messi insieme


scienze che
stere
il

ma

effettivamente rientranti nelle varie


si

nerale, distinta dalle


particolari.

si

dicono particolari,

indotti a far consi-

filosofare

vero e j^roprio in un guazzabuglio, che

viene bens agitato e scosso,


si

ma

con l'agitazione e

le

scosse

fa

sempre pi degno di

s stesso, cio

sempre pi guaz-

B. Croce, Logica,

178

LA FILOSOFIA, LA STORIA E LB SCIENZE NATURALI


di

zabuglio. I problemi
della

Dio e del mondo, dello


e

spirito e

materia, del pensiero e della natura, del soggetto e


dell'universale, della vita e

dell'oggetto, dell'individuo

della morte, avulsi dalla Logica, dall'Estetica, dalla Filosofa


della pratica, diventano
insolubili o solo

apparentemente
;

(cio verbalisticamente e fantasticamente) risolubili

e,

seb-

bene molti novizi

li

afifrontino

quasi siano
si

il

primo passo
avevano
al

della filosofia, molti

vecchi professori

trovano alla fine

della vita con la stessa confusione mentale che

principio, anzi con confusione accresciuta e ormai inestri-

cabile a causa della falsa strada per tanti anni battuta. Essi

non hanno

rispettate la

logica

della filosofia nelle


;

prime

relazioni che

hanno avuta con questa

e sono

come quegli

uomini, che non ameranno mai davvero una donna, per

avere nell'adolescenza mancato di rispetto alla donna. D'altro canto, le cosiddette scienze filosofiche particolari, pri-

vate di alcuni dei loro organi, fatte cieche o sorde o in


altro

modo

storpie,

cadono in balia dello psicologismo e


dell'Estetica,
e

dell'empirismo: donde le trattazioni empiriche e psicolo-

giche

della Morale,
siffatto

della

Logica stessa.
che mai negli
filo-

Contro

danno, che

infierisce ora pi

studi filosofici,
sofia

bisogna rammentare che la storia della


il

insegna come

progresso

filosofico

non

si

sia

mai

avuto dalla pretesa filosofia generale,


scoperte effettuate in

ma

sempre da

una

altra

delle pretese
il

scienze
concetto

filosofiche speciali. Sono scoperte di logica


di

Socrate e la dialettica dello Hegel; una scoperta di


il

etica

concetto della libert del Kant; una scoperta di


il

estetica

concetto dell'intuizione; una scoperta di Filo-

sofia del linguaggio la critica della

Logica formalistica; e
tennero paghi

via discorrendo.

Il

vecchio Dio stato ucciso da quegli


si

uomini (modesti e pur grandissimi), che


volont, sull'arte o sulla storia, a definire

formolare una nuova proposizione sul sillogismo o sulla


l'

intelletto astratto

II.

LA FILOSOFIA
la

179

o a circoscrivere la fantasia. Se

cosa

si

fosse

dovuta

aspettare dai cultori della solenne e vuota


rale
>
,

Filosofia g^ene-

a quest'ora egli sarebbe pi vivo di prima.


i

E
;

vivo

, in effetto, presso

filosofi ai

ch dal guazzabuglio che


risorge sempre, ora col

essi

abbiamo alluso permaneggiano il Dio mitologico


quali

nome

d'Inconoscibile, ora con altre

circonlocuzioni, ora col suo proprio vecchio nome.

Ili

La storia

La
come
xio

storia giudi-

/ome Ce

tutti

caratteri che

si

assegnano

alla Filosofia
il

sono
con-

indivi-

varianti verbali dell'unico carattere di essa, che


cetto puro, cos tutti
si
i

duale.

caratteri della Storia o Storiografia

riducono alla definizione e identificazione della Storia

col giudizio individuale. E, in


la storia sintesi di

quanto giudizio individuale,

soggetto e predicato, di rappresenta-

zione e concetto: l'elemento intuitivo e l'elemento logico

sono in
L'elemento

lei

inseparabili.

L'esigenza del

soggetto
si

dell'elemento intuitivo imcol

indivie
le

duale
fonti

porta che la storia non


nio,

pu costruire

puro razioci-

stori-

ma
le

richiede la visione del fatto accaduto, che l'unica

che: avanzi e narrazioni.

fonte
dere

storica. I trattati di
fonti

metodica storica sogliono divi-

in

avanzi

narrazioni, intendendo per


rimane come traccia del
lettera,

avanzi (Ueberreste) quel che

fatto

accaduto (un contratto, una


e per narrazioni,
i

un arco

trionfale, ecc.),

ragguagli del fatto accaduto, tramandati


di

da testimoni pi o meno
in tanto

presenza o da coloro che hanno

riferito le notizie dei testimoni di presenza.

Ma

le

narrazioni
in

hanno valore

in

quanto

si

presume che mettano


genere

diretto rapporto col fatto accaduto, e lo facciano rivivere

traendolo dall'oscuro fondo dei ricordi che

il

umano

III.

LA STORIA

181

porta seco. Se non avessero questa virt, sarebbero del tutto


inefficaci
;

come

inefficaci

sono
si

le

narrazioni alle quali per

una ragione o per un'altra

ricusa fede. Cento o mille


il

narrazioni senza autenticit non valgono


;

pi misero do-

cumento autentico e una narrazione autentica ha insieme carattere di documento e di avanzo la realt di fatto, quale fu vissuta e quale vil)r nello spirito di colui che vi assistette. La ricerca della veridicit e la critica del
:

valore delle fonti

si

riducono, in ultima analisi, a isolare

codesta risonanza genuina del fatto, liberandola dagli ele-

menti perturbatori, dalle

illusioni, dai falsi giudizi, dai presi

concetti e passioni del testimone. Solo in quanto

riesce
la

a ci, e nella misura in cui vi

si

riesce,

si

raggiunge

prima condizione della


trasformabile in

storia

come

atto conoscitivo: che

qualcosa venga intuito, e perci che qualcosa vi sia di

soggetto

di giudizio individuale, cio di

racconto storico.

Sopra
o

tale esigenza si

fonda anche l'importanza che

si

d, nel far giudizio degli storici, all'intuizione, al tatto, al


fiuto

La facolt intuitiva
nella
ricer-

come

altro

si

chiami
in

cio alla capacit (in parte


esercizio
e

ca storica

disposizione

naturale e

parte

pratica)

di

intuire direttamente l'accaduto,

superando

gli ostacoli del

tempo
o dalle

e dello spazio e delle alterazioni prodotte dal caso

umane

passioni.

Uno

storico,

privo di facolt in-

tuitiva, o pi

esattamente (poich nessun

uomo ne

mai
/

privo del tutto), con iscarsa facolt intuitiva, condannato


all'infecondit, per dotto e ingegnoso ragionatore che egli
sia, e
lui,

rimane inferiore ad

altri

meno

dotti e

meno

loici di
si

inferiore perfino agli indotti e sragionatori,

quando

tratti di risentire ci

che di sotto

alle parole e ai segni,


il

ossia di riprodurre in s
la stessa

medesimo

fatto accaduto.

Per

ragione avviene talvolta che un

uomo
il

esperto in
dotto stodei quali

un

particolare mestiere stupisca nell'ascoltare

rico

da tavolino descrivere

certi ordini di

fatti,

182

LA FILOSOFIA, LA STORIA E

LB3

SCIENZE NATURALI

non ha esperienza e

di cui discorre

come
di

il

cieco dei colori.

Un
di

sergente o un furiere pu intuire una marcia meglio

un Thiers, e ridere dei milioni

uomini che Serse

avrebbe condotti in Grecia, domandando semplicemente

un imbroglione politico, intendere un intrigo di corte e di ministero assai meglio di un onest'uomo (per esempio, di un Ludovico Antonio Muratori); un artefice, ricostruire le successive pennellate e le tracce di pentimenti che sono in una pittura, meglio
in qual

modo

riuscisse a vettovagliarli;

dello storico d'arte, erudito o esteta che sia. Libri di storia,

che per

altri

riguardi

si

tacciano

come

difettosi o sba-

gliati,

piacciono talvolta per la freschezza d'impressioni

che comunicano e che pu servire d'incremento alla conoscenza dei


tori stessi
si

fatti

e a rettificare gli errori in cui

loro au-

cadono.

uno

storico della Rivoluzione, francese

potr ])erdonare perfino lo scambiare un personaggio per


altro,

un

e gli anni,

un fiume per una montagna e confondere i mesi quando nell'insieme della sua narrazione egli
le

abbia rivissuto meglio d'altri l'anima giacobina,


zioni di spirito della plebaglia di Parigi o
il

condi-

diverso atteg-

giamento dei contadini della Borgogna e della Vandea.


cosiddetto
spetti

Un
ri-

romanzo storico ha alcune volte maggior valore storico di una storia,


l'

e per alcuni se nel

romanzo
si

ben

clto lo spirito di un'epoca, di cui nella storia

ha

solamente
La
facolt

inventario.

In tui tiva
nell'esposi-

La facolt intuitiva, indispensabile nella ricerca, non meno indispensabile nella esposizione, essendo necessario
il

zione

stori-

intuire
tratti,

fatto

che

si

narra non

gi,

fuggevolmente e a
fissare

ca. SoniiKliansa di
stori e arte.

ma
Da

cosi

fermamente da poterlo esprimere e


forza artistica che
storici

nella parola e trasmettere negli altri hi vita genuina di


esso.

ci

la

debbono possedere

posseggono

gli

veri

per

la

(juale somigliano ai

puri artisti, al pari di essi dipingendo quadri,

componendo

poemi, dialogizzando tragedie. Certamente, ogni pensiero,

III.

LA STORIA
filosofo e
lo storico

183

anche quello del pi astruso


creta in forma artistica;

matematico,

si

con-

ma

(nel significato al-

quanto empirico della parola), dando prevalenza letteraria al soggetto sul predicato, pi si approssima a coloro che
elaborano pure intuizioni.
Il

che stato
si

generalmente

riconosciuto cosi dagli storici, che


lentieri

sono presentati voc' n per la

come aedi
n per
i

di

lor

gente,
storia

invocando quella Musa

che c' sul Parnaso per


Filosofia
la

la

ma non

Matematica n per la Scienza, come hanno mosso insistentemente la questione se la storia sia arte. Arte sembra, infatti, quando il predicato o elemento logico celato cosi bene, che quasi non
dai teorici,
quali
ci si

pensa pi.
se

Quasi; perch,
l'arte resterJi,

non

ci

si

pensa pi del

tutto, se la
di

DifferenzH
storia

rappresentazione artistica soppianta la riflessione logica,

arte. Il pre-

ma la storia se ne sar ita: un libro di storia non somiglier pi solamente a un poema o a un romanzo, ma sar poema e romanzo. Che cosa diversifica, a primo
una visione fantastica e un racconto storico? Se, aprendo la Divina commedia o le Rime del Petrarca, leggiamo In mezzo del cammin di nostra vita Mi ritrovai per una selva oscura... , ovvero: Levommi il mio pensiero in parte ov'era Quella ch'io cerco e non ritrovo in terra... >
aspetto,
: :

dicatooeio-

meuto
ria.

logi-

co nella sto-

se

poi,

aprendo a caso

le

storie

di

Livio,

leggiamo:

Consules satis exploratis itinerbus sequentes Poenum, ut

ventum ad Cannas est, ubi in conspectu Poenum habebant, bina castra communiunt*, niente sembrer, alla prima,
mutato: racconti sono
legge Dante o
gli

uni e racconto l'altro;

epin cui

pure, ogni cosa mutata.


si
il

Leggendo Livio

al

modo
al

Petrarca, la battaglia di

Canne

modo

stesso del viaggio di

Dante all'Inferno o del trasporto dello


Livio non pi Livio

spirito del Petrarca al terzo cielo,

ma un
favole,

libro di favole; e, parimenti,


i

leggendo un libro di

Beali di Francia o

il

Guerin Meschino, nel modo

184

LA FILOSOFIA, LA STORIA E LB SCIENZE NATURALI


li

in cui
il

legge l'incolto popolano che vi cerca la storia,


si

libro di favola

trasforma in libro di storia; se anche


fatta

di

una

storia

cosi

che dovr essere,

in

un grado

superiore di cultura, sceverata o rigettata.

ci basta a

mostrare l'importanza del predicato, che viene sottinteso


talvolta nelle parole,

ma

la cui

presenza

effetti va

la forza

che converte l'intuizione pura in giudizio individuale, e


di
Tentativi

una poesia
si

fa

una storia.

Pi volte stata contestata la necessit dell'elemento


logico e
detto che lo storico deve lasciar parlare le

vani di
minarlo.

eli-

cose e non mettervi nulla di proprio. Bella sentenza, e che

pu anche avere riferimento a una certa


di'emo pi innanzi;
sione

verit,

come

ve-

ma

che,

intesa

che sia come esclu-

dell'elemento logico a favore della pura intuizione


volesse escludere anche questa,
il

(se poi si

si

avrebbe ad-

mutismo), annunzia la morte della storia. Senza l'elemento logico non possibile affermare nemmeno che il pi piccolo, il pi volgare caso, pertinente alla nostra vita individuale e quotidiana, accaduto: che io mi sono levato stamane alle otto o che ho fatto
dirittura

colazione alle dodici,


proposizioni
storiche

perch (per non dir

altro)

queste

importano

il

concetto dell'esistenza

o effettualit, e l'altro correlativo della inesistenza o possibilit,

onde nell'affermarle

si

nega insieme che


alle
si

io

abbia

solamente

sognato

di

levarmi

otto o di fare cola-

zione alle dodici. Tutti ammetteranno che non


di

pu parlare

un

fatto

storico,
di

se

non

si

sa che quello
le

un fatto,

una qualcosa
di storia in
lit

accaduto: anche
si

favole sono rese oggetto

quanto

attribuisce loro esistenza nella qua-

appunto

di favole.

Una

favola, narrata senza sapere o

determinare se sia o non sia favola, poesia; ma, apperTotHiit del

cepita 6 narrata

come
il

favola, mitografla, cio storia.


il

n'ciiBaH
pel

Nondimeno, a

costituire

racconto storico non basta,

raccon-

coiiic alcuni tciigono,

solo criterio dt-ll'csistcnzialit; per-

tu Htorlco.

ni.

LA STORIA
il

185

che quale racconto storico sarebbe mai


accaduto? Che
istante,

dire solamente

cho qualcosa accaduto, senza dire insieme che cosa


qualcosa sia accaduto e accada in ogni non forma, come gi sappiamo, oggetto di racconto

storico,

perch equivale all'affermazione che l'essere o


.

che

il

divenire

Quel che
e
si

si

avvertito del giudizio ini

dividuale, che ad esso concorrono tutti


l'intero

predicati insieme,
dell'esistenza

concetto
altri,

non

il

solo

predicato

avulso dagli
il

deve ripetere del racconto storico;


gli por-

quale veramente tale quando l'intuizione, che


la

geva

materia bruta, stata in ogni sua parte investita dal

concetto
soli,
il

come

universale, particolare e singolare.


le

Che

con-

dopo avere a sufficienza esplorato

strade seguendo

cartaginese, giunti a

Canne e

vistosi innanzi l'esercito

di Annibale piantarono e fortificarono gli

accampamenti

(come suona

il

racconto di Livio), importa una moltitule

dine di concetti, tanti quanti sono


riassunte in quel periodo
:

affermazioni storiche

non sa che cosa sia uomo, guerra, esercito, inseguimento, strada, campo, fortificazione, sogno, realt, amore, odio, patria e via enumerando, non
chi

in grado di
racconto non
ignora
il

pensare un
si

periodo

come
sia

quello.

basta
il

che uno solo dei concetti enumerati


possa formare; al
delia
significato ci

oscuro, perch
stesso

modo
di
il

che chi

parola castra, non in grado


quella

d'intendere

che forma argomento


si

narra-

zione di Livio. Se

cangiano

le fonti,
si

racconto storico
i

cangia;
circa
i

ma

cangia non

meno

se

cangiano

convincimenti

concetti.

La

stessa materia viene diversamente atstorie diverse,

teggiata, e

d luogo a

secondo che

la narri

un selvaggio o un europeo colto, un anarchico o un conservatore, un protestante o un cattolico, se la narro io in questo momento o io stesso tra dieci anni. Posto che tutti abbiano innanzi gli stessi documenti, ognuno vi legge un accadimento diverso.

186

LA FILOSOFIA, LA STORIA E LE SCIENZE NATURALI


fatta

Asserita

Senonch per l'appunto l'osservazione ora


indurre a disperazione circa
circa
le

variet

in-

superabile
nel giudica-

le sorti della storia, o

sembra almeno
all'ele-

sorti

di
ai

essa

sempre che restino legate


i

re e presentare
i

fatti

mento
che
i

logico,

convincimenti circa
fatti

concetti.

Notando

storici, e conseguente richiesta

medesimi

sono narrati nei modi pi diversi,

e che per gli uni opera di Dio quello che per altri

di

una

sto-

opera del demonio, per


tuali quello

gli

uni esplicazione di forze spiri-

ria

senza

giudizio.

che per

altri

prodotto di moti materiali del

cervello
tutto ci

mal

nutrito o troppo nutrito, per gli uni bene


gli
altri
ci-

che esplosione di rivolta, e per

solo che ordinato lavoro sotto la tutela di leggi rigoro-

samente osservate e severamente

fatte

osservare,

sembra

ineluttabile pervenire alla conclusione dello scetticismo sto


rico: che la storia, quale si suole narrare, sia nient'altro

che una favola, tessuta dalle opinioni e passioni degli uomini.

Ed

unica salvezza sarebbe

il

ritorno alla riproduzione


alla

pura e semplice del documento, o almeno


zione che non introduca nessun elemento

pura

intui-

giudicativo o

(come

si

dice)

soggettivo;

ma

salvezza per

modo

di dire,

perch la pura intuizione poesia e non

istoria, e tornare

a essa tanto varrebbe quanto abolire la storia: abolizione

apertamente impossibile, perch

il

genere

umano ha sempre
le

narrato quel che ha fatto e patito, e non c' alcuno che

possa esimersi dal chiarire in ogni istante come

cose

siano andate e in quali condizioni di fatto, ossia in quali


condizioni storiche, egli, individuo,
Restriziosi

ritrovi.

Lo
si

scetticismo storico,

del

resto,

tanto impreciso

ne

(tulle

va-

riet

ed 6solo

unilaterale nell'osservazione del male che lamenta, quanto

clusione di
iliicllu

dimostra puerile nell'escogitazione del rimedio. Che di


vi

niiparenti.

certo
fatto;

sono divergenze

nei

racconti di

un medesimo
piuttointeres-

sto

ma, senza dire che molte divergenze sono apparenti che effettive e nascono dal vario
si

samento che
che
si

prende a un determinato

fatto e dal rilievo

d a uno

o altro aspetto di esso, non bisogna pei

III.

LA STORIA

187

disaccordi effettivi dimenticare gli accordi


fettivi.

non meno
e
il

ef-

In

virt

dei

quali

il

protestante

cattolico,

per esempio, ammettono di comune intesa che Lutero e

Leone

ebbero esistenza e che l'uno inizi una


difesa,

ribel-

lione e l'altro ricorse a misure di

e perfino

rico-

noscono (almeno
corruttela degli

ai

tempi nostri), protestanti e


ecclesiastici al

cattolici, la

ordini

cominciamento del

secolo
i

decimosesto, o gl'interessi mondani e politici che

principi tedeschi portarono nelle guerre di religione. Cosi

del

pari nessuno, sia rivoluzionario o conservatore, met-

ter in dubbio le cattive condizioni delle finanze francesi


alla vigilia della Rivoluzione,
gli

n che Luigi
la

XVI convoc

Stati generali,

n che tent

fuga e fu arrestato a
il

Varennes, n che fu ghigliottinato

21

gennaio 1793; e
il

nemmeno che
quale mut in

la

Rivoluzione francese fa avvenimento


la vita politica, sociale e in

modo profondo

momol-

rale di tutta Europa.


tissimi

Per questo accordo sostanziale


tra
gli

punti,

anzi nella massima parte,


si

storici,

accade sovente che


alterate

possano leggere con frutto storie


si

da passioni partigiane, purch


le alterazioni
;

badi a corregsi

gere mentalmente

cosi

come

pu adope-

rare con utilit uno strumento di misura difettoso, purch


si

tenga conto del coefficiente di aberrazione.

Per quel che concerne


scendo
diz, le

il
i

rimedio,
concetti

chiaro che,

na-

superamen' ^^^^^^ ^*'

divergenze circa

da ignoranze, pregiu-

negligenze, illegittimi interessi privati o nazionali e da

altre passioni turbative, ossia *^

dall'insufficiente concep^
il

lapprofondimenio de
concetti.

mento dei concetti,


non

dal pensare inesatto,

rimedio vero

da cercare nell'impossibile abbandono dei concetti

e del pensiero,

ma

nella correzione e nel perfezionamento


Isciti dall'Eden dell'intuizione
storia,

di quelli e di questo.

ed entrati nel campo della

pura non dato torcere indietro il cammino; alla beata e ingenua ignoranza non si torna; l'innocenza perduta per sempre e si deve cercare non

J88

LA FILOSOFIA, LA STORIA E LE SCIENZE NATURALI

pi essa,

ma

la virt,

che non n innocente n ingenua.

sembra bene, al cattolico sembra male? Chiaramente, per, la diversa concezione che l'uno e l'altro si fanno circa il mondo e il sopramondo, la
Perch mai ci che
al protestante

vita e la morte, la rag-ione e la rivelazione, la critica e


l'autorit, e via discorrendo.

Su queste cose
discussione
e

tutte bisogna

di

conseguenza portare

la

l'indagine per

determinare se
tolicismo o in

la verit sia nel

protestantesimo o nel catoltrepassi quelle

una terza concezione che

unilaterali dell'uno e dell'altro; e, ci determinato, la perplessit

cessa in colui almeno che ha raggiunta tale deil

terminatezza, e

racconto

gli si

configura con quella cer-

tezza che le fonti storiche disponibili consentono.

La via

indicata parr ardua,

ma

la sola, perch chi vuole stare

alle proprie opinioni accolte


al

senza

critica,

provveder forse
pel futuro,

proprio comodo,

ma
si

far getto della storia e della verit.

Del resto, qui non


si

delinea

un programma

ma

enuncia quel che


svolge.
Gli

la storia nella

sua vera natura, e per


in ogni

conseguenza quale
pre
si

si

sempre effettivamente svolta e sem-

uomini hanno discusso

tempo

intorno ai concetti coi quali s'interpetra la realt storica,

e su molti
parla pi.

si

sono messi d'accordo, tanto che non se ne


cattolici e protestanti, rivoluzionari e con-

Anche

servatori, sono ora.

come
l'

si

accennato, pi concordi di

quel che fossero per


penetrato negli
altri, si

innanzi, perch qualcosa degli uni


e l'umanit, eh' negli uni e negli

altri,

Lo scetticismo compie una facile impresa, ma adopera un argomento illusorio, in istoria come in filosofia, quando forma o mette sott'occhio il catalogo
elevata.
dei punti di dissenso. Questi attraggono l'attenzione proprio

perch rappresentano

problemi che occorre risolvere. Non

varrebbe

la

pena

di tenere presenti con eguale rilievo punti


gli

gi& risoluti, e ricordare, per esempio, che

storici

tutti

ormai sono persuasi che Anchise non dormi con Afrodite,

III.

LA STORIA

189

che
Teli

la

lupa non allatt Romolo e Remo, e che Guglielmo


la libert dei

non fond

cantoni svizzeri. Tra breve,

non sar

facile trovare apologisti e negatori dell'

immacolata
negatori

concezione di Maria; e gi sono rari

gli scrittori cattolici,


i

che insistano sopra dispute di questa sorta, come

sono confinati nei giornaletti anticlericali


ossia
il

d' infimo genere,

gusto non eccellente.


Soggettivit
il

Scacciare dalla storia la soggettivit per conseguire

l'oggettivit non pu

significare,

dunque, scacciare

og-

gettivit
nella storia,
e loro significato.

pensiero per attenersi all'intuizione, o alla inespressa ed


inesprimibile materia bruta;
la passionalit

ma

scacciare

il

falso pensiero,

che tiene
ci

il

posto della verit, e salire al

pensiero vero. Se

attenessimo all'intuizione, anzich sal-

varci dalla passionalit

arderemmo

nelle sue

fiamme; per-

ch l'intuizione non dice altro se non quel che noi, in

quanto individui, sentiamo, soffriamo, desideriamo. Proprio


essa,

quando venga indebitamente introdotta


il

nella storia,

la soggettivit in cattivo senso; laddove

pensiero la

soggettivit legittima, quella dell'universale, che insieme la vera oggettivit. Con che abbiamo implicitamente avviato a soluzione il problema (assai dibattuto ai giorni nostri) circa il criterio

Giudist
storici di valore, e valo-

valutativo

nella storia, e se allo storico spettino, oltre


I

i
i

ri

normali
Critica.

giudizi di fatto, quelli di valore.

veri giudizi di fatto,

o valori neutri.

giudizi individuali, sono nient'altro che giudizi di valore,

determinazione della qualit propria, epper del significato


e valore del fatto;
il

n c' altro criterio di valore se non

concetto stesso.
fatto e

Onde bisogna

rifiutare la distinzione tra

storia del

critica (valutazione del fatto stesso). Ogni storia insieme critica, e ogni critica storia: dire

che cosa quel

fatto
il

che

si

chiama

la

Divina commedia,

dire quale ne sia

valore, cio farne la critica.

L'escodiverse

gitazione dei valori


le

normali

o neutri, nei quali (secondo

pi

moderne

teorie

storiologiche)

uomini

di

190

LA filosofa, la storia B

LH3

SCIENZE NATURALI

concezioni sarebbero tenuti a convenire, pu valere tutt'al

pi come mero

simbolo
e

di quell'accordo

che

gli

uomini

vanno cercando
piuto, perch

attuando nella soggettivit-oggettivit

del pensiero, e che

non sar mai un fatto bello e comun fieri perpetuo, e non si pu aspettare

dall'avvenire, perch sar dell'avvenire allo stesso

modo

che del presente e che fu del passato.


Significati

La
ficato

protesta contro r introduzione della soggettivit nella

^"d
teste

,'f^'"'

storia, se

logicamente non pu avere altro legittimo signiletterariamente anche una pu importare ^


'^

contro a soggetti-

che di una polemica contro la falsa soggettivit a


della vera,
'

vita storica.

fg^yQj.g

questione di opportunit; per esempio, che nell'opera


d'arte storica
dei fatti e
si

dia accento e risalto alla rappresentazione


alla discussione

non gi

teorica dei concetti, e

che non
sofia.

si

trasformi

un

libro di storia in

un

libro di filo-

Ma,

in fondo, quel

male

ci

sarebbe se uno storico,


invece

cominciando dal narrare una

storia, finisse col fornire

un
in

trattato filosofico?
filosofo,

Non maggiore
il

di

quello che accafatti

drebbe se un

appassionandosi pei

che adduce

esempio, abbandonasse via via

primo proposito e pro-

ducesse una storia invece di un sistema: nessun male, o assai


piccolo, supposto che quella filosofia,

come

quella rappresen-

tazione storica, sia buona,

il

che da vedere caso per caso.


la

Un

significato

pi opportuno della polemica contro

soggettivit della storia la raccomandazione che, nel nar-

rare la storia, ai giudizi logici, che sono in quanto


giudizi di valore,
si

tali

accompagni

il

meno

possibile di quelle

forme enfatiche, negative e desiderative, che innanzi


al presente o passato

prossimo hanno la loro ragione, come

presentimento e invocazione del futuro,

ma

che innanzi

al

passato remoto riescono di solito ridondanti e fastidiose.


Infatti,

imprecare contro Mario o contro

Siila,

contro Ce-

sare o contro Pompeo, contro Federico Barbarossa o contro


i

borghesi di Lombardia, sarebbe un affannarsi a vuoto.

III.

LA STORIA

191
in generale, in-

perch quei personaggi

storici

non serbano,

teresse prossimo e pratico.

Ma un

qualche interesse pros-

simo e pratico hanno pur sempre; opper, in qualche misura, non si pu impedire che la storia anche del passato

remoto

sia

interrotta,

qua e

l,

dagli accenti del nostro


il

presente e del nostro avvenire. Ancora pi legittimo


significato di quella polemica,

mare

il

mal vezzo

di coloro che, innanzi


storici,
si

quando essa intenda a biasinon ad individui


arrogano
al
l'ufficio di loda-

ma
il

ad avvenimenti
condannatori
;

tori o

plaudono

paganesimo, maledicono

cristianesimo, piangono la caduta dell'Impero romano,


la

deplorano

formazione dell'islamismo, lamentano che


si

il

buddismo non
la

diffondesse in Europa, simpatizzano con


il

Riforma o riprovano
si

cattolicesimo post-tridentino. Conil

tro costoro

foggiato
si

detto che la storia

non

si

giu-

dica,

masi
si

narra; e

dovrebbe dire pi esattamente che


categorie con cui
dialettizzabili in
si

non

giudica con

le

giudicano

le

azioni degli individui,

buone e

cattive,

perch altro l'azione dell'individuo e altro l'avvenimento


storico,
il

quale va oltre

le

volont singole.

Ma

la

defini-

zione dell'individualit e dell'avvenimento esce dalla gnoseologia della storia, e rientra pi propriamente nella Filosofia della pratica
*.

La persuasione che
la

si

acquistata circa la necessit

La
sta

richiedi

dell'elemento logico, dei concetti, dei criteri, dei valori per

una
dei
sto-

teoria
fattori
rici.

formazione del racconto, ha indotto parecchi a richielo

dere non soltanto che di volta in volta


chiari in
li

storico abbia

mente

concetti che adopera e l'intento per cui


si

adopera,

ma

che

costruisca dai metodologisti

una teo-

ria dei fattori storici, una tabella di valori, da servire di fondamento alla narrazione storica in genere.

La

richiesta affatto simile a quella di chi, considerando che

Si veda, infatti, Filosofia della pratica, p. I,

s.

II, ce. 5-6.

192

LA FILOSOFIA, LA STORIA E LE SCIENZR NATURALI


i

gli elettricisti o

fonditori
di

adoperano forze
teoria
fisica

fisiche,

domandi

dasse la costruzione

una

da servire

base all'industria: quasi che la Fisica non esista gi e non


serva di base all'industria, o che
tura secondo
il

le

scienze cangino na-

vario mestiere di coloro che se ne valgono.

La
si

teoria dei fattori storici, o la tabella dei valori c', e

chiama Filosofia,

la quale definisce
fatti,

appunto

gli

uni-

versali, che sono fattori e non

e d la tabella dei
si

valori, che sono categorie. Tutt'al pi,


quella
richiesta

potrebbe con

desiderare una filosofia popolare,

a uso

degli storici di professione;

ma

anche questa

c',

ed

il

naturale
circa
i

buon senso. Uno

storico,

che entri in dubbi

dettami del buon senso, comincia a filosofare (nele,

l'accettazione ristretta e professionale della parola),

se

entra in tale

crisi, la filosofia

popolare o a buon mercato


di

non
libri

gli

giova e

lo

confonde poggio:

che sono prova

di propedeutica storica, onde ricca la letteratura

odierna,

codesta letteratura pi o
le disquisizioni

meno

dilettantesca apla

partengono

sulla

predominanza o

fon-

da mentalit da riconoscere
storici; sul

all'uno o all'altro dei fattori

qual punto dovrebbe essere evidente che, come

ogni fatto della realt dipende da ogni altro, cosi anche ogni fattore (ossia ogni elemento costitutivo dello spirito e
della realt) tale solo in unione con gli altri fattori ed

elementi, e nessuno di essi predominante,

perch nes-

suno pu
perch
Impossibilit di divide-

soverchiare gli altri, e nessuno fondamentale,

tutti

sono fondamentali.

L'elemento rappresentativo e l'elemento concettuale non


possono nel giudizio storico separarsi, e neppure propria-

re 1 storia

secondo elementi

kI
in-

mente

distinguersi,

salvo che non

si

voglia dissolvere

il

racconto storico per tornare alla


corollario discende anch'esso

pura intuizione. Questo che


si

tuitivi e riflessivi, elle

da

ci

detto di sopra

sono Inseimrabill.

circa

il

giudizio individuale. Bisogna

dunque considerare

come priva

di verit ogni divisione della storia, condotta se-

IH.

LA STORIA

193

condo

la

presenza o l'assenza dell'uno o dell'altro elemento;

un tempo ha avuto fortuna, della storia pittoresca e della storia riflettente o pensante, e che non designa gi due specie di storia, ma, da una parte, il

come

quella, che

ritorno all'intuizione indiscriminata,


storia,

e,

dall'altra,

la

vera

intuizione pensata o riflessa.


talvolta
coi

La

stessa falsa divi-

sione viene espressa

termini di

cronaca

storia, o di storia narrativa e storia filosofica. Fuori del giudizio individuale, non c' n soggetto n
predicato; e fuori del racconto che sintetizza rappresenta-

Empiricit
^^""^^^g^g"^
dei proces

zione e concetto, e rappresentando esistenzializza e gidica,

non c'

storia.

I
il

manuali di metodica sogliono divi


processo della costruzione storica
:

storico in
quattro
dt
sta-

dere in quattro stadi


il

primo, consistente nella eurisi o raccolta del materiale


il

storico (euristica);

secondo, nella crisi o sceveramento

di esso (critica);

il

terzo, nella

prensione;
traggono
il il

il

quarto, nella

interpetrazione o comesposizione o racconto.


ri-

Queste distinzioni, praticamente non prive di pregio,

metodo con
fruga

cui lavora lo storico di professione;


gli

quale

prima

archivi e le biblioteche, poi esa-

mina

l'autenticit dei documenti trovati,

poi ancora cerca


i

d'intenderli, e, in

ultimo, mette

in carta

suoi pensieri

e cura la bella forma dell'esposizione.


che, fino a

Ma

giova avvertire

quando non

si

hanno

fonti storiche,

manca
il

la

condizione stessa del sorgere della storia; onde


stadio

primo
a

non appartiene
di

al

lavoro storico,
ricerca di

ma

simile

quello

chi
Il

vada

alla

un qualsiasi oggetto

materiale.

secondo stadio, invece, gi per s un comperch porta a stabilire se accadde che


si

piuto lavoro storico,

quel determinato
cera; e
il

fatto,

chiama testimonianza

sin-

il

terzo logicamente coincide col secondo, essendo


il

medesimo accertare
il

valore di una testimonianza e pro-

nunciare la realt e
niati.
Il

carattere dei fatti da essa testimo-

quarto, infine, coincide col secondo e col terzo,

B. Croce, Logica.

IS

194

liA

FILOSOFIA, LA STORIA B LH SCIENZE NATURALI

perch non
Se

si

ossia senza dargli


Divisioni

la storia

pu pensare un racconto senza esprimerlo, forma letteraria o, in genere, artistica. non divisibile sul fondamento della pre-

fondate sul-

r oggetto
storico.

senza o assenza dell'elemento riflessivo o rappresentativo,


essa pu ben essere divisa secondo la divisione dei concetti

che determinano la costruzione storica e secondo

il

materiale rappresentativo.
La
divi-

Il

primo modo di distinzione rigoroso, perch

si

fonda

sione logica

secondo
spirito.

sul

carattere di unit-distinzione, che proprio del con-

le

forme dello

cetto puro; cosicch la


storia complessiva se

mente umana non pu pensare la non distinguendola in istoria del fare


filosofico, e

e storia del conoscere, in istoria dell'attivit pratica e storia della

produzione estetica, del pensiero

via

dicendo; come, d'altra parte, non pu pensare nessuna di


codeste distinzioni se non mettendola in relazione con le
altre nella storia integrale. Certamente, questo distinguere,
affatto interiore e logico,

non ha che vedere

coi libri che

s'intitolano storie dell'arte, della filosofia, della politica e


simili,

dove diventa estrinseco e approssimativo e

si

con-

giunge con motivi pratici e didascalici.


zione storica,
reale
tro

Ma

ogni proposiil

come ogni
o
lo

giudizio individuale, qualifica

secondo un
e

aspetto del concetto, ed esclude


qualifica

un

al-

aspetto;

secondo

tutti

gli

aspetti,

ma
nel-

distinguendoli,
l'altro.

perci

impedendo che l'uno

entri

La

divisione, per empirica clie sia, dei libri di stofilosofica,

ria

pratica,

artistica e simili si
si

appoggia sulla
si

distinzione rigorosa che

detta, e sulla quale

fondano

altres le attitudini varie degli storici e gl'interessi vari dei


lettori.

La

divi-

Il

secondo modo del tutto empirico, e non pu ese-

stone empirica del materiale

guirsi se

non introducendo concetti empirici, senza


possibile

quali

rap-

non sarebbe
zione
le

tenere separate nella rappresenta-

presentati-

varie parti della realt, che formano serie con-

tinua e compatta. Col mezzo dei concetti empirici la storia

III.

LA STORIA

195

si

divide in istoria dello stato, della chiesa, della societ,

della famiglia, del culto religioso; in istoria dell'idealismo,

del materialismo, dello scetticismo; in istoria della pittura,


della poesia, del

della Grecia, di

Riforma, e via

dramma, del romanzo; in istoria dell'Oriente, Roma, del Medioevo, del Rinascimento, della discorrendo. Anche Grecia, Roma, Medioevo,
rappresentazione individualit,
di costante e
e,

e altrettali sono da dire concetti empirici e non rappresentazioni,


si

perch

la

quando
tra-

prende come qualcosa

di generale,

sformata in concetto dell'individuale ossia in riassunto e simbolo di pi rappresentazioni. Ognuna di tali divisioni

buona, quando serve;

e,

sempre

sotto questa condizione,


le altre

'

sono buone a volta a volta tutte


o che
si

finora escogitate

possono via via escogitare.


i concetti

Ma
la
ria,

l'introduzione dei concetti empirici al fine di dividere


fatti storici e

massa dei

raggrupparli a uso della

memoil

^'"P""'^' "*'' Ih storitf 6 ili

non essendo
le

stata intesa nel suo vero ufficio,

ha turbato

faiaa teoria
*"*
Ij'j^^^*^"

gravemente
rico
il

idee dei teorici della storiografia.


il

Come

giudizio individuale non presuppone n

concetto empi-

il

giudizio classificatorio n

il

concetto astratto n

giudizio di numerazione, laddove tutte queste formazioni


il

presuppongono
presuppone n
pratiche, n le

giudizio individuale;

cosi la storia

non

le

classificazioni condotte

secondo ragioni
quali tutte,
trovarle fuse nei

enumerazioni e

statistiche, le
Il

per converso, presuppongono la storia.


libri di storia

(che

si

giovano largamente di codesti aiuti


di-

per la memoria) non deve trarre in inganno n far

menticare che

il

loro ufficio

tutivo. L'idea astratta

susserviente e non costidell'uomo greco non si ha, senza


uomini
trecento
o Alcibiade;

che prima
i

si

sia conosciuta la vita individuale di

quali

si

chiamavano Pericle
i

delle Termopili o

trecento di Cremer poterono essere

numerati, se non in quanto furono guardati ciascuno nella

sua individua fisonomia e

classificati

come

cittadini

di

196

LA FILOSOFIA, LA STORIA E LE SCIENZE NATURALI


o

Sparta

romani della gente Fabia. Giovarsi

di

queste
gi

semplificazioni

non importa narrare

la

storia (che

presente allo spirito),


nicarla agli altri in
del resto, se

ma

fissarla nella

memoria
altri,

e
i

comuquali
fatto
il

modo

pi agevole: agli
la capacit di

non avranno

risentire

individuo sotto quei concetti di classi e quei numeri, non

intenderanno nulla della storia siffattamente semplificata


e ischeletrita per la comunicazione.

Donde

an-

Dall'avere malamente interpetrato


rio degli

il

carattere sussidia-

che la fallace pretesa di ridurre


la

pseudoconcetti nella storia, e cangiatolo in ca-

rattere costitutivo, nasce la fisima positivistica di


la

ridurre

storia

scienza naturale;

storia a scienza (scienza naturale, s'intende bene),


fare ch'essa sia in

cio di

modo

perfetto quello che ora

sarebbe solo in

modo

imperfetto: classificazione e staI

tistica della realt.

molti conati pratici di tale ridu-

zione hanno danneggiato non poco la storiografia odierna,


sostituendo alla narrazione della realt individua l'esibi-

zione di pallidi schemi e di vuote astrazioni, che

si

adat-

tano a tutte o a parecchie et insieme. La medesima ten-

denza

si

nota nel cosiddetto sociologismo, e nella po-

lemica che esso conduce contro la storia psicologica o

individuale, come
stiche

la

chiama, e in favore di quella istinaturalile

tuzionale o sociale. Contro codeste riduzioni


della
storia

spiegano efficacia e serbano valore


o delle

dottrine del caso,

bero

gli

effetti

delle

piccole cause che svierebcause grandi, e simili, alle quali


filo-

spetta l'ufficio di ridurre all'assurdo quella falsa riduzione.

e
re

la tesi

Dalla stessa interpetrazione erronea sorta, presso


sofi

del caratte-

pratico
Htori-

non

positivistici, la teoria della storia

come costruzione

della cOBtrur.ione

mentale che sarebbe resa possibile soltanto dall'intervento


dello
spirito

ca.

pratico,

il

quale, stabilendo valori pratici,

ordinerebbe sotto di essi l'amorfa materia e la configurerebbe a racconto storico.

Ma

lo spirito pratico, nel

campo

della conoscenza, impotente a produrre cosa alcuna, e

III.

LA STORIA
il

197

pu soltanto adoperarsi a custodire o amministrare


spirito pratico,
si

gi

prodotto. Sicch la teoria ora accennata, che fa ricorso allo


risolve in

una negazione radicale del va-

lore della storia in


tabile,

quanto conoscenza: negazione inelut-

se

anche non prevista n voluta dai propugnatori


teoria,

di quella teoria.
Si

anche affermata, nella stessa


tra

l'importanza

Distinzio*.'^'!

della

distinzione

avvenimenti
personaggi

storici

avvenimenti
storici,
te-

*^|!"'

f storici e
ti

fat-

non degni

di storia,

storici e

non

leologici e ateleologici; e di essa

anche

si

sostenuto che

non stori ", esuovaco.

posta dallo spirito pratico.


sta,

Il

che, sebbene sia vero, ba-

per la ragione gi detta, a toglierle valore conoscitivo.

Praticamente, per economia di lavoro, per assegnare temi


di

ricerche o per chiarezza di discorso giova parlare di

questi

o quelli avvenimenti o individui

come

di

cose e

persone non degne di storia.


tal

modo

quegli individui e

da credere che in avvenimenti vengano soppressi,

in

Ma non

non diciamo nel campo della realt (che sarebbe troppo manifestamente assurdo),

ma

quello del
si

racconto della
sottintende fa ben
ci

realt, ossia della


parte di quel che
si

storia.

Quel che
e se

dice;

mentalmente non

rife-

rissimo pur sempre anche agli uomini dichiarati volgari e ai


fatti

dichiarati insignificanti, che sono stati esclusi pi o


dalle parole, gli

meno

uomini grandi e
il

fatti

significanti
sottintesi

perderebbero anch'essi

loro

significato.

Quei
al

sono tanto poco eliminati ed eliminabili, che,

momento
si

propizio, al sorgere di certi nuovi interessi storici,

fanno

innanzi e diventano anche verbalmente espressi. Cosi ab-

biamo veduto
vecchi
storici,

la vita

domestica e sociale, trascurata dai

non

solo acquistare a
le

poco a poco

rilievo,

ma
le

gettare nell'ombra

guerre e

negoziati diplomatici;

cosiddette

niale,

riavanzarsi
gli

grembo

masse, trascurate a pr dell'individuo gefacendo quasi sparire nel loro ampio eroi (il che non vuol dire che questi non pren-

198

LA FILOSOFIA, LA STORIA B LE SCIENZE NATURALI


la loro rivincita); e

deranno

nomi, prima appena mentovati,


altri,

diventare luminosi e popolari, e


scolorirsi e dileguare.

celebri

un tempo,

Esemp

di codeste fluttuazioni offre

anche

la recente storiografia italiana,

che nel periodo del

Risorgimento giudic sommamente importanti, e per eccellenza storici, la formazione delle nazionalit,
delle borghesie e dei
il

costituirsi

comuni,
i

le ribellioni delle

popolazioni

contro
del

gli stranieri o

contro

tiranni; e ora, sotto l'eflicacia

moto

socialistico, si volta di preferenza ai fatti eco-

nomici, alle lotte di classe, alle ribellioni proletarie.


Il

pregiu-

Le considerazioni pratiche sono


di chi esercita

cosi urgenti nell'animo

dizio professionale e
la teoria del

carattere
pratico della storia.

un particolare mestiere (e sia pure il mestiere di scrittore di libri storici) da suggerire quasi inevitabilmente la strana dottrina del carattere pratico della
storia,

ossia del carattere ateoretico di quella


il

forma che
conoscenza

il

risultamento e

coronamento dello

spirito teoretico e

sola ci

la

piena verit;

se

la verit la

della realt, e se la realt Storia

problemi della conoscenza storica, ossia del vero e concreto


di

conoscere, sono ripresi di proposito e portati pi innanzi nel quarto-

volume

questa Filosofia dello

spirito, nella

Teoria e storia della

Storiografia.

IV
Identit di filosofia e storia

Ija condizionalit

della filosofia per la storia stata resa

evidente dalle considerazioni che precedono.


cessario afitermare, con

Ma

ora ne-

non minore nettezza, la condizionalit della storia per la filosofia. Se storia non possibile senza l'elemento logico ossia filosofico, filosofia non possibile

senza l'elemento intuitivo ossia storico.


efl'etto,

In

una proposizione
in

filosofica o definizione o si-

stema (come l'abbiamo chiamata) nasce


un determinato individuo,
tempo

nella

mente

di

un determinato punto del


Senza
le

e dello spazio, e tra condizioni determinate; ed

perci, sempre, storicamente condizionata.


zioni storiche, che

condi-

pongono
.

la

domanda,

il

sistema non sasi

rebbe quello che

La

filosofia

kantiana non

poteva

avere al tempo di Pericle, perch presuppone, per non


dir altro, la scienza esatta della natura,
svoltasi dal Ri-

nascimento in
dustria,

poi,

come questa

le

scoperte geografiche, l'ine via discor-

la civilt capitalistica

o borghese,

rendo; e presuppone ancora


il

lo scetticismo di
il

Davide Hume,

quale a sua volta presuppone


che,

deismo dei principi del


secoli

secolo decimottavo,

sua volta, rimanda alle lotte

religiose d'Inghilterra e

d'Europa tutta nei

decimo-

sesto e decimosettimo, e via discorrendo. D'altra parte, se

Emanuele Kant

rivivesse ai tempi nostri,

non potrebbe

seri-

200

LA FILOSOFIA, LA STORIA E LE SCIENZE NATURALI


la

pura senza modificazioni tanto profonde da farne non solo un libro, ma una filosofia aff'atto nuova, sebbene comprendente in s la sua vecchia filovere
Critica della ragion
sofa. Egli,

nell'irrigidimento della tarda et, pot ancora

respingere le interpetrazioni e gli svolgimenti del Fichte


e ignorare lo Schelling;

ma

non potrebbe ora ignorare n

quello n questo, n lo Hegel, n lo Schleiermacher, n lo

Herbart, e

nemmeno

lo

Schopenhauer; anzi, nemmeno

rappresentanti del medioevo speculativo, succeduto al periodo classico della filosofia moderna: gli autori di miti
positivistici,
gli

scolastici

kantiani ed hegeliani,

nuovi

combinatori del platonismo con l'aristotelismo, cio della


filosofia

prekantiana con la postkantiana,


i

nuovi

sofisti e

scettici,

nuovi pltiniani e mistici, e

gli stati

d'animo

e gli

avvenimenti che hanno condizionato


resto,
il

tutte queste cose.

Del

Kant

rivive

veramente

ai

tempi nostri, mutato

nome
se

(e

che cosa l'individualit contrassegnata dal


di sillabe?); ed
il

nome
tempo

non un accozzo
si

filosofo

del

nostro, in cui

continua quel pensiero


il

filosofico,

tempo

prese, tra gli altri,

nome

scoto-tedesco di

il

filosofo del

tempo nostro, voglia o non voglia,


di lui

che un Kant . non pu

saltar fuori dalle condizioni storiche in cui vive, o fare che

ci ch'

avvenuto prima

non

sia

avvenuto: quegli

avvenimenti sono nelle sue ossa, nella sua carne e nel suo
sangue, e deve tenerne conto, cio conoscerli storicamente;
e,

secondo l'ampiezza a cui


si

si

estende questa sua conofilosofia.

scenza storica,

estende l'ampiezza della sua


li

Se

non

li

conoscesse, e

portasse solamente in s

come
quanto

fatti

di vita, sarebbe in condizioni

non diverse da un qualsiasi


in
esaffatto

animale
seri

(o di noi stessi in

quanto animali,

che sono o piuttosto sembrano


(i

immersi nella

volont

nella pruticn): ranimale,

per l'appunto, con-

dizionato da tutta la natura e da tutta la storia,


sa.

ma

noi

Si richiede,

dunque, per

la

verit della risposta, che

IV.

IDENTIT DI FILOSOFIA E STORIA


della

201

s'intenda

il

significato
si

domanda,
la

e,

per la verit

della filosofia, che

conosca

storia.
il

Questa richiesta

si

suole esprimere col dire che

filo-

Qualit
^ui"ura*ri* chiesta nel

solo deve essere colto, erudito o addottrinato; sebbene poi

non

si

sia in chiaro sulla qualit della dottrina e cultura


ai
fi-

che vien posta come requisito. Alcuni, in particolare

tempi
sico,
le

nostri,

vorrebbero che
si

il

filosofo
il

fosse fisiologo,

matematico, cio

riempisse

cervello di astrazioni,
(tutto utile a sa-

quali certamente
il

non sono

inutili

pere, anche

pettegolezzo della donnicciuola,


e

parte andiretta

ch'esso della vita


relazione con
la

della realt),
di

ma non hanno

forma

conoscenza che propriamente

dev'essere condizione del suo filosofare, e che invece per

l'appunto la storia. 0, come piace anche dire, con deno-

minazione a potiori,
di necessit, in

la

storia della filosofia:

la

quale

quanto storia di un momento dello

spirito,

chiude in s tutta la storia, secondo che abbiamo mostrato di sopra nel criticare le divisioni della storia.
Bi-

sogna conoscere

il

significato

dei

problemi

del

proprio

tempo;

il

che importa conoscere anche quelli del passato


altri e

per non iscambiare gli uni con gli


pervia confusione.

produrre un' imi

in certa misura,

secondo

vari dati

dei problemi, bisogner conoscere anche le scienze naturali,


fisiche,

matematiche;
tali,

ma non

in

quanto

tali,

per isvol-

gerle in quanto

sibbeue anch'esse in

quanto conofilosofici

scenze storiche
fisica,

circa lo stato delle scienze naturali, della


i

della matematica, per intendere

problemi

che concorrono a suscitare.

Vana obiezione contro

tale

esigenza addurre

il

caso
obie-

di filosofi grandi e storicamente incolti;

come vana

zione contro la necessit delle cognizioni storiche per


la critica estetica
storia,
il

caso di uomini, che, digiuni di ogni

fondi che

hanno pur dato giudizi d'arte assai pi veri e pronon uomini eruditi. Se quei giudizi sono veri,

202

LA FILOSOFIA, LA STORIA E LE SCIENZE NATURALI


il

vuol dire che

cosiddetto ignorante di storia non igno-

rante, perch ha in qualche

modo

fiutato nell'aria, indovile

nato con rapida percezione, succhiato senz'avvedersene


notizie di fatto, che occorrevano; e, nel caso inverso,
il

co-

siddetto erudito

non da dire uomo

colto,

perch non pos-

siede l'erudizione in

modo

sintetico e vivo. Il

medesimo
Che
si

ac-

cade in quegli acuti

filosofi,

pretesi ignoranti del


filosofi.

mondo e
possa

della storia e dei pensieri degli altri

apprendere

storia,

poca o molta

storia, fuori delle vie con-

suete dell'insegnamento e del manuale e del possesso mne-

monico ordinato, non


zione
l'utilit

si

nega; bench anche qui l'eccela

pedagogica confermi
generale
del

regola,

cio
di

non escluda

modo consueto

apprendimento.

D'altra parte, se colui che empiricamente vien detto igno-

rante di storia, e tale non nel caso singolo dell'esempio,


si

trova poi davvero ignorante in

altri

casi,

dove
anche

la via

inconsueta dell'apprendimento
filosofia

gli preclusa,
filosofi,

la

sua

ne

soffrir; e perci

ignoranti di storia,

cadono in errori che sono


sfondano usci aperti, non
trascurano
in certi
altri,
si

stati

molte volte lamentati:

giovano di acquisti importanti,

difficolt e obiezioni gravi,

danno troppo poco

problemi e troppo
via

d' insicuro e di superficiale in

discorrendo.
si

Cosi
essi
;

l'apprendimento consueto

della storia

vendica di

ed Erberto Spencer, che

volle mai leggere n Platone n Kant, messo da banda dopo alcuni anni di voga, e lo Schelling e lo Hegel, che seppero la storia del loro mestiere, tornano nelle mani

non

degli studiosi.
L'apprendi-

Cangiando
poich
la

la

storia,

la

filosofia

cangia

anch'essa;
filosofia
,

mento della
flloiofla

storia

cangia a ogni istante, la


si si

co-

me

creaslo-

ogni istante, nuova. Ci


della comunicazione

pu osservare nel caso stesso


effettua

n di nuova
flloiofi*.

che

della filosofia

da un
scrit-

individuo
tura.

all'altro,

per mezzo della parola o della


il

Anche

in quella trasmissione

cangiamento

intor-

IV.

IDENTIT DI FILOSOFIA E STORIA

203

viene subito; perch, quando abbiamo semplicemente


fatto in noi
il

ri-

pensiero di un filosofo, siamo nelle condicolui


il

zioni

stesse

di

che ha gustato

un sonetto

una
esta-

melodia e adeguato

suo spirito a quello del poeta o del


filosofia

compositore; e ci in
siarci

non

soddisfa.

Possiamo

ricantando una poesia e rieseguendo una musica,


,

quale essa

senza ritoccarla in nulla;

ma una

proposi-

zione filosofica non ci pare di possederla se non quando

l'abbiamo tradotta, come


gio; ossia, in
effetto,

si

dice,

nel nostro linguagnuovi

quando, fondandoci sopr'essa, abfilosofiche e risoluti

biamo formato nuove proposizioni


problemi, sorti nel nostro

animo. Perci nessun libro confinita o nel


di

tenta mai del tutto; ogni libro spegne una sete solamente

per darne una nuova. Tanto che, a lettura


della lettura, si

corso

prova spesso

il

rammarico
le

non potere
tratti,

dialogare a viva voce con l'autore; e siamo

come

Socrate nel Fedro,


alle pitture,

a giudicare

orazioni scritte simili


alle

perch non rispondono


*
;

domande,

ma

ri-

petono sempre cose gi dette


zienza,

o magari a perdere la padel secolo decimo-

come quel professore padovano


il

quinto

quale,

comentando

il

giureconsulto Paolo, stizzito


< Iste

per

le difficolt nelle quali

urtava, usciva nel grido:

maledictus Paulus tam obscure loquitur ut, si haberem


in manibus,

eum
un
il

eum per capillos


ci fosse

interrogarem!

Ma

se poi

invece del libro muto

innanzi un

uomo

vivo,

Paolo afferrato pei capelli e costretto a parlar chiaro,


processo sarebbe
il

medesimo: la parola di lui verrebbe tradotta nella nostra, il problema di lui sveglierebbe nel
il

nostro spirito

problema nostro.
di

Senonch l'autore stesso

Una proposizione
che
il

filosofica
il

La

perpe-

sempre insoddisfatto,

e sente

suo discorso o

suo

*""^^'<^'"

giamento.

scritto basta

appena per un

istante, e subito poi si

dimostra

Phcedr., 275.

204

LA FILOSOFIA, LA STORIA E LE SCIENZE NATURALI

meno insufficiente. Epper a ogni filosofo, come a ogni poeta, non piacciono davvero dei propri libri se non quelli che egli far; e, come Carlo Marx, nell'ultimo
dal pi al

anno

di

sua vita, a chi

gli

proponeva
al pari

di

dare un'edi

zione completa delle sue opere rispondeva di doverle

an-

cora scrivere, cosi ogni


vero,
fatto

filosofo,

di ogni artista

ne saurait se plaire e muore insoddisfatto. Soddi

solamente

colui
si

il

quale,

un

certo

momento,

cessa dal pensare, e


cio
cure,
il

mette ad ammirare s medesimo,


pensatore; e fa oggetto delie sue
la propria

suo cadavere

di

non pi l'arte o la filosofia, ma quantunque nemmeno questa sia per pagamento che immagina, perch la
pensiero, vorace e insaziabile.
sfarsi

persona:

dargli in fine l'apvita,

non meno

del

ogni modo, per soddi-

filosoficamente,

l'autore

deve immobilizzarsi nella


il
li

formola,
sieri

e della formola contentarsi

lettore,

e
il

penLeib-

diventare ottusi e sordi, come

definiva

niz,

che chiamava

siffatta

condizione di spirito psittaci-

smo. Chi non s' immobilizza, non ha altra consolazione se non quella di pensare, come Socrate, che suoi discorsi non resteranno sterili, ma saranno fecondi e altri discorsi ne rampolleranno nel proprio animo e in quello degli altri, nei quali egli ha gettato la buona sementa *. Si consoler
i
;

pensando che

tiiiuo
(Iella

la vita infinita, e infinita la filosofia.


il

L'infinit della filosofia,

suo continuo cangiare, non

un

fare e disfare,

ma un

continuo superarsi: la nuova

proposizione filosofica possibile solamente merc l'antica,


e l'antica vive eterna nella

nuova che
gli

la

segue e

in quella

nuova che

la seguir

ancora e che render antica


animi,
facili

l'altra

nuova. Ci basta a rassicurare


e a piangere sulla

a smarrirsi

vanit delle cose.

Dove ogni cosa

vana, niente vano; la pienezza costituita appunto da

F/ivedr., 276-7.

IV.

IDENTIT DI FILOSOFIA E STORIA


il

205

quel perpetuo vanificarsi, che


realt,
il

nascere perpetuo della

divenire eterno. Nessuno rinunzia ad amare, per-

ch l'amore passa; e nessuno cessa dal pensare, perch


il

suo pensiero ceder

il

luogo ad

altri

pensieri.
il

L'amore
pensiero

passa,

passa,

ma ma genera
genera

altri

esseri,

che ameranno:

altri pensieri,

che moveranno ancora a


si

pensare.

Anche
:

nel

mondo

del pensiero

sopravvive nei

propri figliuoli

nei figliuoli che ci contrariano, ci sostitui-

scono e

ci

seppelliscono (e non sempre con la debita piet).


altro significato fuori di questo si

Nessun

pu trovare

SignitcHt

nella celebrata eternit della filosofia, nella sua superiorit ^^ d'iella ^fl"ol al tempo e allo spazio. L'eternit di ogni proposizione filo- soAh.
sofica
le

da affermare contro coloro che considerano

tutte

proposizioni

come
di

prive di valore e fuggevoli senza


sola permar-

traccia,

fenomeni

una brutale materia, che


le
effetti

rebbe costante; perch

proposizioni filosofiche, sebbene


deterministica-

storicamente condizionate, non sono

mente prodotti
siero,

di tali condizioni, sibbene creazioni del pen-

che

si

continua in esse e per esse.

Ma

l'eternit

stessa da negare quando s'intenda come fantastico isolamento dalle condizioni storiche, e affermare bisogna invece la relativit di ogni filosofia, badando solo a che questo concetto

di

relativit

materialismo storico e di

non assuma l'erronea veste di determinismo economico. Al ma-

terialismo e al determinismo, nella loro forma


riscente che lo psicologismo,
tare la storia della filosofia
le
si

meno appa-

riduce la pretesa di trat-

psicologicamente, risolvendo

idee

nelle

condizioni dei tempi e nei casi individuali

dei filosofi, nella storia sociale e nella biografia.

L'eternit della filosofia


.

,
,.

dunque,

la

e nient altro

che simbolo di questa verit da dire


volte
fatta

...

sua stessa verit; , T


1

concetto

ilelUtilosofla

l'esco-

spontanea

gitazione pi

una filosofia spontanea o ingenua, iningenua o innata o nascosta (abdita), che sarebbe sola ^^^ valore permanente nel variare delle opinioni filosofiche o a cui lo meramente
di
j,

simbolico.

206

LA FILOSOFIA, LA STORIA E LB SCIENZE NATURALI

spirito,

dopo molti erramenti, tornerebbe. Nella quale esco-

gitazione rientra la

reminiscenza

(dvdp,vTiais)

platonica,

onde

il

vero sapere viene spiegato come ricordo di uno


nostro Leo-

stato originario; e quell'altra reminiscenza o piuttosto re-

stituzione dell'anima fanciullesca, della quale

il

pardi cosi discorre:

Ed

imparar cred'
sia, se

io

che

le

pi volte

Altro non

ben

vi si guardasse,

Che un avvedersi di credenze stolte Che per lungo portar l'alma contrasse,

E
11

del fanciullo racquistar


il

con molte

Cure

saper, che a noi l'et sottrasse;

qual gi pi di noi non sa n vede.


di

Ma

veder n

di

saper non crede.

Senonch quella

vano poi come cosa reale

questa reminiscenza non si tronon in proposizioni storicamente condizionate; sicch filosofia ingenua e conoscenza primitiva sembrano non essere altro che modi simbolici e poetici di designare la filosofia stessa, la quale, conforme alla
filosofia e

se

sua propria natura,


filosofie particolari.

si

attua sempre in tutte e in nessuna delle

La reminiscenza

platonica (spiegava lo

Schelling)

il

ricordo di quello stato, in cui eravamo tutt'uno

con

la

natura

ma, poich con

la

natura

ci

facciamo

tutt'uno in ogni nostro atto, ogni nostro atto richiede

una

speciale reminiscenza, ossia

un nuovo pensiero. Alla

stessa

guisa

lo

stato di natura, celebre nelle dottrine intorno


era uno stato di perfezione, che
in

alla morale e al diritto,

non

si

riusci

mai a trovare

nessuna parte del mondo


della virt,
della

e in nessun

momento
un

del

tempo, appunto perch esprigiu-

meva
stizia.

il

concetto stesso del bene,

Socrate, in

altro dialogo platonico, parlava delle

credenze vere

(6|ai d^TiOelg),

che sono simili

alle statue
le

di

Dedalo e sfuggono dagli animi se alcuno non

lega

IV.

IDENTIT DI FILOSOFIA B STORIA

207

per mezzo di ragionamenti, e che, solo quando sono cosi legate, da credenze si assodano in conoscenze '. E tale
la filosofia

ingenua, che nella realt esiste solamente legata

e non mai sciolta e ingenua,


filosofia

addita e non mai

come vorrebbe il nome, come come abdita. Certamente alla co-

scienza degli addottrinati, resa oscura da troppo travaglio,

possiamo opporre talvolta la coscienza ingenua, e alla pedanteria dei trattati scolastici la verit dei proverbi, del

buon senso, dei fanciulli, del popolo o dei popoli primitivi. Ma, insomma, non bisogna dimenticare che l'ingenuit,
in tutti

questi casi,

metafora che vale a designare

la

schiettezza del vero.

Come per comodo modo


dotta, per simile motivo
sofia
si

di dire e utile espediente di-

Lafiiosoti*^poi'eI

dascalico sorge la divisione tra filosofia ingenua e filosofia


suole a volte distinguere la
filo-

mie.

propriamente detta o sistema dalla critica della


e
si

filosofia,

fa dell'una la parte solida e

permanente e
tempi e
ai luo-

dall'altra quella variabile,

da adattare

ai

ghi, avente a suo oggetto la difesa del vero contro le insidie e gli assalti degli errori.
pirico,
della

Ma, fuori

di quest'uso
filosofia

em-

nella concreta e
filosofia

verace realt,

critica
affer-

sono la cosa medesima, perch ogni

mazione negazione e ogni negazione affermazione, e


l'aspetto critico o negativo inseparabile

dal positivo,
si

ogni

filosofia

sempre polemica, come


filosofica.

pu osservare
si

analizzando qualsiasi scrittura


la

Frequente
di

ode

raccomandazione da parte degli uomini

umori

pacifici

o piuttosto

indifferenti di astenersi dal polemizzare, e star

paghi ad esprimere in
il

modo positivo
il

le

proprie idee.

Ma

vero che solamente l'artista pu esprimersi senza pole-

mica, appunto perch egli esprime

suo animo e non ra-

Meno^

97-8.

LA FILOSOFIA, LA STORIA E LE SCIENZE NATURALI


giona idee. Le idee sono sempre armate di lancia e scudo,
e chi vuole farle valere tra gli

uomini deve

lasciarle guer-

quando per davvero ha estinto in s il momento polemico e parla come se effondesse il proprio animo, non pi o non ancora filosofo; ovvero, dopo aver filosofato in certi problemi, fa, come Platone, atto di rinunzia innanzi ad altri, sentendosi immaturo o impotente
reggiare.
filosofo,

Un

a formolarli e a risolverli logicamente, e


poesia e nel vaticinio.
Identit
di filosofia e
storia.

si

effonde nella

La

filosofia,
si

dunque, non n fuori n a capo o a

ter-

mine, n

ottiene in

particolari della storia;

un momento o in alcuni momenti ma, ottenuta in ogni momento,


al

sempre e

tutta

congiunta

corso dei

fatti

condi-

zionata dalla conoscenza storica. Nondimeno, questa conclusione alla quale siamo pervenuti
e

che

forma pieno
di

riscontro all'altra circa la condizionalit della filosofia per


la storia,
sorio.

deve tenersi ancora come qualcosa

provvi-

Perch, se la considerassimo definitiva,

filosofia

e
si

storia

sarebbero per noi due forme dolio spirito che


si

condizionano a vicenda, o che, come


licemente, stanno in azione reciproca.

suol dire poco fefilosofia

e storia

non sono gi due forme, sibbene una forma


condizionano a vicenda,
sintesi a
priori,

sola, e

non

si

ma

addirittura s'identificano.

La

che

la

concretezza del giudizio indivila

duale e della definizione, insieme


filosofia e della storia; e
lifica l'intuizione
il

concretezza della

pensiero, creando s stesso, qua-

e crea la storia.

la storia

precode

la

filosofia

la filosofia la storia: l'una e l'altra


si

nascono a
vuole ac-

un

parto. E, se alcuna precedenza o primato


filosofia, si

cordare alla

pu solamente nel senso che l'unica


il

forma, la filosofia-storia, prende


perci di togliere
ci che trasfigura
sofia.
il

suo carattere, e merita


dall'intuizione

nome, non
l'intuizione:

gi,

ma

da
filo-

dal pensiero e dalla

IV.

IDENTIT DI FILOSOFIA E STORIA

209

Per fini didascalici filosofia e storia, come sappiamo, vengono bens distinte col considerare filosofia quella forma
di esposizione in cui dato risalto al concetto o sistema,

Diyisioni

didascaliche, e altre
ca(i;ioni del-

e storia quella in cui

il

risalto del giudizio individuale


il

l'apparente
dualit.

o racconto.
concetto,

Ma, per ci stesso che


per converso,

racconto include

il

ogni

racconto vale a chiarire e risolvere proe,

blemi

filosofici,

ogni sistema di concetti


si-

getta luce sui fatti; onde la conferma della bont del

stema nella potenza di cui esso d prova nell'interpetrare


e narrare la storia: la pietra di

paragone della

filo-

sofia la storia.

Per diverse che

le

due cose sembrino a

cagione della diversit estrinseca e letteraria delle scritture


o libri nei quali l'una o l'altra viene trattata, e
la divisione didascalica
si

quantunque

valga di attitudini diverse che

l'esercizio a
si

sua volta concorre a determinare, l'intima unit

fa chiara

sempre che

si

vada
Il

al

fondo di una proposizione

sia filosofica sia storica.

caso,
si.

che

si

suole opporre, di

contrasti tra filosofia e storia

risolve nel contrasto tra

due

filosofie,

l'una vera e l'altra fallace, o entrambe varia-

mente! miste di verit e di fallacia. Se taluno, a mo' d'esempio, idealista nel narrare la storia e materialista nella teo-

ria che professa, vuol dire che nel suo

animo, senza ch'egli

ne

sia del tutto consapevole,

due

filosofie coesistono non

armonizzate.

E non
si

accade sovente che in una stessa esporitrovino proposizioni che


si

sizione filosofica

contradi-

cono e sistemi divergenti arbitrariamente accozzati?


Dall'intuizione, che individuazione indiscriminata,
si

sale all'universale, che individuazione discriminata; dall'arte alla filosofia,

che

storia. Il

secondo grado, appunto


;

perch secondo, pi complesso del primo


plessit

non importa che esso


s'

sia
Il

nori gradi, filosofia e storia.


d'ala, afferma s stesso e

ma questa comcome spezzato in due miconcetto, con un sol colpo

impadronisce della realt tutta,


lui stesso.

che non diversa da

lui,

ma

B. Croce, Logica.

14

210

LA FILOSOFIA, LA STORIA E LE SCIENZE NATURALI

Postilla.
(e,

Mi si permetta un chiarimento, che


la critica) del

concerne

la storia

per la dimostrata unit,

fa, esordii

negli studi filosofici


il

mio pensiero. Sedici anni con una memoria intitolata La Storia


quale sostenni, non

ridotta sotto

concetto generale dell'Arte (1893), nella

gi che la storia sia arte (come da altri stato presentato sovente


il

mio pensiero),

ma

(come del resto


il

il

titolo diceva chiaro) dell'arte.

che la
sedici
filo-

storia si riduca sotto

concetto

generale

Dopo

anni, sostengo invece che la storia filosofia, anzi che storia e


sofia

sono

la

medesima

cosa.

Le due

teorie sono certamente diverse,

assai di quanto sembri all'apparenza, e, a ogni modo, la seconda svolgimento e perfezionamento della prima. Elle a hien chang sur la rotile^ senza dubbio ma si cangiata senza disconti;

ma meno

nuit e

salti. Infatti,
1.

gl'intenti della

mia giovanile
le

scrittura erano

anzitutto:

combattere la risoluzione che

scienze naturali ten;

tavano, allora pi che ora, della storia nei loro schemi


il

2.

affermare

seriet dell'arte, che il positivismo allora dominante considerava come cosa di piacere 3. negare che la storicit sia una terza forma dello spirito teoretico, diversa dalla forma estetica e da quella intellettiva. Queste tre tesi sono da me mantenute intatte anche ora, e sono entrate a far parte della mia Estetica e della mia Logica. Senonch,in quel tempo, non mi era chiaro il carattere proprio della filosofia, profondamente diverso da quello delle scienze empiriche e astratte, e la diversit tra la Logica filosofica e la Logica classificatoria. Per tale deficienza non potevo risolvere interamente il problema che mi ero proposto. Confondendo, allora, in un sol gruppo l'universalit vera della filosofa e quella falsa delle scienze (che o mera generalit o astrattezza), la concretezza della storia mi parve non potesse rientrare se non nel gruppo dell'arte, inteso nella sua maggiore estensione (perci dicevo concetto generale dell'arte). Nel quale la differenziai merc il fallace metodo della subordinazione e coordinazione, come rappresentazione del reale, collocandola senza mediazione accanto alla rappresentazione del possibile (arte in senso stretto). Quando nel progresso del mio pensiero (progresso lento e faticoso, perch lento e faticoso stato per gli uomini della mia generazione ripigliare coscienza di quel che sia veramente Filosofa) intesi la vera relazione tra filosofa e scienze, e insieme mi venni liberando dalle scorie del metodo intellettualistico e naturalistico, anche la storia mi si rischiar alquanto nella sua vera natura; e, iieW Estetica, la considerai com
carattere
e la
;
:

teoretico

uasoente dall'intersezione della

filosofia e

dell'arte; nei Lineamenti

IV.

IDENTIT DI FILOSOFIA B STORIA.

211

di Logica, feci ancora

un passo

avanti, e la storia
il

mi apparve come
il

conclusione dello spirito teoretico,


dell'arte, ingrossato

mare

in cui sboccava

fiume

da quello della

filosofia.

L'identit completa,

per altro, della storia e della filosofia mi restava sempre a mezzo


celata, perch persisteva in

me

il

pregiudizio che la filosofia potesse

avere in certo
tuire, rispetto

modo forma sciolta dai vincoli della storia, e costia questa, un momento precedente e indipendente dello

astratto.

mia idea della filosofia, perdurava qualcosa di anche questo pregiudizio e questa astrattezza sono stati, a poco a poco, vinti e a vincerli mi hanno aiutato grandemente,
spirito; ossia, nella

Ma

non soltanto
d'identit da

miei studi sulla Filosofia della pratica col rapporto

me

ritrovato tra intenzione ed azione,

ma

anche, e

soprattutto, gli studi del

quale assai

altri aiuti e

mio carissimo amico Giovanni Gentile (al stimoli deve la mia vita mentale) intomo
di filosofili

alla relazione tra filosofia e storia della filosofia (cfr. ora, in ispecie.
Critica,

VII, pp.

142-9),

che io ho allargata nel rapporto

e storia in genere.

cretezza, che la

Insomma, dall'accentuazione del carattere di constoria ha rispetto alle scienze empiriche e astratte,
il

sono passato via via ad accentuare


filosofia; e,
le

carattere di concretezza della

condotta a termine la critica della duplice astrattezza,

e quella che
in ultimo,
z'altro,

due concretezze (quella che avevo rivendicata dapprima alla storia, ho rivendicata poi alla filosofia) mi si sono dimostrate,

una

sola.

Cosicchn ora non potrei pi n accettare sen-

n senz'altro rifiutare, la mia vecchia teoria, che non la

nuova,
nuova.

ma

che pure, per cosi stretti legami,

si

congiunge con

la

Questa

stata la via

da

me

percorsa, e ho voluto descriverla di

proposito, per non lasciare equivoci che potessero indui-re altri, per

mia negligenza,

in errore.

Le scienze naturali

Le
ze

scien-

Jue scienze naturali non sono


concetti, e

altro che edilzi di

pseudo-

naturali

come
cetti rici;

conempipra-

propriamente di quella forma

di pseudoconcetti,

che abbiamo denominati empirici o rappresentativi.

e loro

indole
tica.

La qual cosa vengono a


nizioni che
di
si

confessare a lor

modo

le

defi-

sogliono dare delle scienze naturali

come

scienze di fenomeni (in contrapposto alla scienza dei noumeni, che sarebbe la filosofia), o di scienze di fatti
(in

contrapposto altres alla


il

filosofia,

scienza di valori).

Ma

puro fenomeno, ingenuamente puro, rappresentai


i

zione dell'arte;

noumeni,

in

quanto conosciuti, sono


i

in-

sieme fenomeni;

concreti valori sono fatti;


di

fatti,

presi

senza alcuna determinazione


si risolvono in puri

valore e di universalit,
quelle scienze, in verit,
fatti,

fenomeni.

non offrono puri fenomeni o meri presentativi, un qualcosa di mezzo


concetto, che
Eliminazione di un
si

ma

concetti rap-

tra rappresentazione e

elabora per ragioni pratiche.


la

Pronunziata
via
(o

parola

pratico

>,

giova subito toglier

equivoco
circa

code-

to caratte-

re pratico.

un errore, pel quale si tiene che le scienze naturali scienze senz'altro, come anche s chiamano) siano pratiche perch mirano ai fini dell'azione. Gi il Bacone, voce sonora dell'iniziato movimento naturalistico dei tempi moderni, era tutto pieno di questa fallace opinione, e ripe

teva fino alla saziet che

meta scientiarum non alia

est

V. l.E

SCIENZE NATURALI

213
et copiis

quam

ut dotetur vita
si

humana
;

novis inventis
et

che esse

propongono tpotentice
vitce

ampUtudinis humance
*.

fines in latius proferre

e che, per loro mezzo, la realt

<ad usus

humance subigitur*

Ma
Ci,

anche

ai

nostri

giorni parecchi teorici aflfermano spesso e volentieri che le

scienze sono

*.ordonnes l'action*.
le

anzitutto,

non

varrebbe a qualificare

scienze naturali, perch qualsiasi

conoscenza rivolta all'azione: la conoscenza compiuta o


storica,

che forma l'immediato precedente dell'operare*;

la filosofia,

che a sua volta condiziona

la

conoscenza

sto-

rica; l'arte stessa o la fantasia,

che condiziona

la filosofia.

il

pregiudizio che assegna una sorta di primato di pra-

ticit alle scienze naturali

nasce dall'idea volgare che la


bere, ve-

sola pratica della vita sia quella del mangiare,


stire e abitare,

dimenticando che l'uomo non vive di solo


il

pane, e che anzi

pane stesso cibo spirituale se accresce

forza alla vita spirituale.


turali

Ma

v'ha di pi:

le

scienze na-

appunto perch composte di concetti empirici (che non sono vere conoscenze), non servono direttamente
all'azione,
e

per operare necessario tornare da quegli

schemi
fatto,
le

alla

conoscenza
si

della

individuata

situazione

di

come

dice

comunemente, mettere da banda

astrazioni e vedere
le cose.
Si

come
il

realmente e propriamente
il

stiano
non
la

cura

malato,

singolo

malato,

malattia;

Socrate o Calila (diceva gi Aristotele)

non l'uomo in generale: OeQcutevTv t xaQ'lxounov; la co-

noscenza della materia

medica non

basta:

si

richiede

l'occhio clinico.
pratiche non
nel

Ma

le

scienze naturali sono dette da noi

significato
si

che siano dirette all'azione


nell'altro che sono esse stesse

meglio di altre conoscenze,


dizioni,

^ pratiche dunque in modo intrinseco e costitu-

Nov. org.,
Si

I,

81, 116; e II, in fine.

veda

la Filosofia della pratica, p. I, sez. I.

214

LA FILOSOFIA, LA STORIA E LE SCIENZE NATURALI

tivo.

appunto perch azioni, sono primamente dirette


all'azione,

non gi

ma

ad aiutare

lo spirito conoscitivo,

all'azione, ossia all'ulteriore azione, solo in

secondo tempo

e in via indiretta: chiaro, per dirla in

altri termini,

che

se quell'azione che la scienza, se un'azione in genere,

non
Impossibilit

si

traduce in nuova conoscenza, non pu dare luogo

a nuova azione.
11

carattere empirico

pratico

delle

scienze

naturali

di uni-

ficarle.

comunemente ammesso per quelle di esse che si presentano come semplici classificazioni di fatti: la zoologia, la

botanica,

la

mineralogia,

e e

anche

la

chimica in quanto
in

enumera specie chimiche,


classi di

la fisica

quanto enumera

fenomeni o forze

fisiche.

L'universale di ciascuna
di-

di

queste scienze arbitrario,


il

non potendosi porre

stinzione rigorosa tra

concetto di animale (l'universale

della zoologia) e quello di vegetale (l'universal della bo


tanica);
e

nemmeno
il

tra

il

vivente e

il

non vivente, tra

l'organico e

materiale; sicch perfino la cellula, che ,


il

almeno provvisoriamente,
biologiche,
si

sommo

concetto delle scienze

differenzia dai fatti chimici in guisa mera-

mente
per
lo

esteriore,

per caratteri empirici. Si obietter che


tentativi

meno non mancano


i i

di

determinare con

rigore

concetti supremi delle scienze,

come

nell'escogi-

tazione degli atomi,

quali variamente aggregandosi da-

rebbero luogo

ai singoli fatti e alle particolari loro classi;

e nelle altre escogitazioni dell'etere o dell'energia, onde


i

singoli fatti sarebbero nient'altro che

forme varie

di etere

e di energia; o, infine, in quelle dei vitalisti, che ricono-

scono irriducibili

concetti di teleologico e di meccanico,

di organico e d'inorganico, di vita e di materia, o all'uno

non meno che

all'altro fanno ricorso per ispiegare


si
i

Ma

in tatti codesti casi


si

perch

abbandonano

il mondo. esce dalle scienze naturali, fenomeni pei noumeni e si porgono

spiegazioni speculative, che valgono certamente quel che

V.

LE SCIENZE NATURALI

215

possono valere cio assai poco,

ma

che naturalisticamente

non sono
atomi

di

alcun uso, e tutt'al

pili

procurano a qualche
e

dottrinario l'insipido

piacere di chiamare

complesso di

un animale,
la cellula.

forma di energia

il

calore, e forza

vitale

Come

le

scienze naturali non sono


il

unificabili in

un

Impossibilit
d' in-

concetto (donde

loro incancellabile plurale),

e restano

trodurvi divisioni rigorose.

perci asistematiche,
relazione, del pari

ammasso

di scienze senza intrinseca


possibili

non sono scuna distinzioni logiche, e non sar dato mai provare che i generi e le specie di alcuna di esse debbano essere tanti
all'interno
di
cia-

non

pi,

enunciare
si

il

carattere veramente originale

onde un genere
cie

distingue da un altro genere e una spefin

da un'altra. Le specie animali

oggi descritte sono


di zoologia) a

state calcolate

(come leggo

in

un manuale
si

oltre quattrocentomila,

e quelle che

potrebbero ancora

descrivere, a quindici milioni: numeri, che esprimono per

l'appunto l'impotenza delle scienze empiriche a esaurire


le

infinite

e individuali

forme del reale, e

la

necessit

nella
siasi,

quale sono messe di arrestarsi a un numero qualdi

alcune centinaia, di alcune migliaia o di alcuni

milioni. Quelle specie, molte o poche che siano, fluiscono

l'una nell'altra, per l'innegabile concepibilit di forme in-

termedie graduali, anzi

continue,

che

rendono evidente
fatto reale

l'arbitrariet del taglio netto

che

si

compie nel

quando

si

distacca

il

lupo dal cane o la pantera dal leopardo.


la

Ma

qualche dubbio circa

giustezza di attribuire alle

scienze naturali carattere empirico e pratico sembra nascere allorch dalla classificazione, dalla descrizione o dalla

sistematica (come con curioso paradosso verbale si chiama r asistematica delle classificazioni naturalistiche) si passa a considerare le leggi, che quelle scienze pongono
o (secondo che

comune credenza)

ritrovano. Si osserva

allora che la classificazione certamente semplice lavoro

216

LA FILOSOFIA, LA STOIMA E LE SCIENZE NATURALI


arbitrario,
di

preparatorio,

comodo
il

nominalistico;

che
la

il

vero fine delle scienze naturali non la classe

ma ma

legge, e che nella legge


tanto che per

rigore di verit indubi-

tabile,

mezzo

delle leggi che si scoprono

possbile,

nientemeno,

formare previsioni di quel che

sar per accadere. Miracoloso potere, in vero, che mette-

rebbe

le

scienze naturali di sopra a ogni altra forma di


le

conoscenza, anzi
la

doterebbe di forza quasi magica, merc

quale l'uomo, non pago di conoscere ci che accade


conoscere, perfino, ci che non accaduto ancora,

(che pure tanto arduo a conoscere), sarebbe in grado


di
il

fatturo o futuro!

Prevedere

(bisogna rendersi chiaro conto

dei concetti) tanto vale quanto

antivedere

profetare;

il

naturalista sarebbe in questo caso n pi n


lo scientifico e la

meno
a
far

che
Carattere

metodico erede degli antichi veggenti.


del

Basterebbe

miracolosit

vantato
le

potere

empirico
delle

leggi

dubitare che la legge innalzi davvero


a

scienze naturali
al

naturalistiche.

scienze di

verit,

sia

qualcosa di superiore

semIn

plice concetto empirico,


realt,
la

alla descrizione e alla classe.

legge la stessa cosa del concetto empirico,


si

della descrizione, classe o tipo, dei quali

discorso or

ora; perch in filosofia legge sinonimo di concetto puro,

nelle

scienze

naturali

sinonimo di concetto empirico,


naturali

onde

le leggi

delle scienze

vengono dette talora


si

empiriche
strato, nel

o di esperienza.

se

non fossero empiriche,

sarebbero universali speculativi, impropri, come

mo-

campo

delle scienze naturali.

La legge

del lupo

il

concetto empirico del lupo: posto che nella realt sia

data una parte della

rappresentazione

corrispondente a

quel concetto, da concludere (ecco la legge) che dato

anche

il

resto. Cosi

il
i

Cuvier (per adoperare un esempio


tipi

assai trito),

ponendo

degli animali, e perci le leggi

delle correlazioni degli organi, era in

grado

di ricostruire

da'un osso superstite

l'intera configurazione di

un

fossile.

V.

LE SCIENZE NATURALI

217

Cosi,

posto
realt
-,

il

concetto chimico dell'acqua,


di
i

0,

e dati

nella
e
la

tanto

ossigeno

il

doppio

d'

idrogeno,

e sottomessi

due corpi

alle altre condizioni


si

che

chimica stabilisce, da concludere che


Tutte
le leggi

vedr appa-

rire l'acqua.
tipo.

naturalistiche sono di questo

ragione alcuni naturalisti e raetodologi delle scienze

naturali, protestando contro la divisione delle scienze naturali

in

descrittive

ed esplicative, scienze di

classifica-

hanno mantenuto che unico il Ma ci non perch la legge sia superiore alla classe o concetto empirico, si bene perch le due cose sono identiche: la legge naturale concetto emzioni e scienze di leggi,

carattere di esse: la legge.

pirico, e

il

concetto empirico legge.


Il

A
lato

fondamento delle leggi o concetti empirici il postudella costanza o uniformit della natura: cosa an-

postulato

dell'unifor-

mit della

ch'essa alquanto misteriosa e alla quale molti sono disposti a


chinarsi non senza brivido di religiosa riverenza. Ma quel postulato non nemmeno un'ipotesi, concepibile in certo modo, quantunque non ancora chiarita e dimostrata: il pensiero

natura,

suo genuino
significato.

comune,

al pari di

quello filosofico, sa bene che la realt

non

n costante n uniforme, e che anzi in perpetua


postula (e che
tiene poi falsamente

trasformazione, evoluzione e divenire. Quella costanza e

uniformit che

si

si

realt oggettiva) nient' altro che la stessa

come opportunit
il

pratica onde
stulato

si

delibera di trascurare
il

le
il

differenze e con-

siderare uniforme

difforme, costante

mutevole;

po-

dell'uniformit della natura la richiesta di


della realt,

una
facit

trattazione

resa uniforme per ragioni di cosignifica


si

modo;

e natura

non

facit saltus

mens non

saltus in naturte cogitatione, o meglio (se

prende gusto a
Pretesa
Ineceepibilit delle
leggi
rali.

questi barbarici latini), intellectus saltus natu7'ce cohibet.

Consegue da

ci

anche l'inversione della sentenza, che


di natura.

tanto rifulge nella rettorica delle scienze naturali, circa

l'inesorabilit e ineccepibilit delle leggi

natu-

218

LA FILOSOFIA, LA STORIA E LE SCIENZE NATURALI

Appunto perch queste leggi sono nostre costruzioni arbitrarie e danno come fisso il mobile, non solamente esse non sono
ineccepibili e patiscono talvolta eccezioni,

ma

addirittura
alla
si

non
un
e

vi

ha fatto reale che non


il

sia

eccezione

sua

legge naturalistica. Accoppiando un lupo a una lupa,


lupacchiotto,
le

avr

quale, dopo

un

po', diventer

un nuovo

lupo con

sembianze,

le forze e gli abiti dei suoi genitori;

perch, altrimenti,

nondimeno quel lupo non sar identico ai suoi genitori, come mai i lupi si evolverebbero con
si

l'evolversi della realt tutta di cui sono parte inseparabile?

Analizzando chimicamente un bicchiere d'acqua,

ottiene

H'
si

0; ma, ricombinando chimicamente

'^

0,

l'acqua che

riottiene , per

modo

di dire, la stessa di

prima; perch
mutazioni

quel combinare e ricombinare qualche modificazione deve

avere prodotta (ancorch non percepita da

noi), e

sono avvenute intanto nella realt


niente separabile e

tutta, dal cui

complesso

nemmeno

quell'acqua, la quale dunque,


si

presa nella sua particolarit e concretezza,


modificata.

anch'essa

Onde

si

potrebbe definire:

le leggi

inesorabili

della natura sono leggi che a

ogni attimo vengono viosono quelle che ven-

late;

e,

per converso,

le leggi filosofiche

gono in ogni attimo osservate. Ma in qual modo vengano osservate non conoscibile se non merc la storia;
epper
la

conoscenza vera non sa nulla


fatti

di previsioni,

non

conosce se non
si

realmente accaduti, e del futuro non

d conoscenza. Le scienze naturali, che non forniscono


diritto (se lecito

conoscenze vere, hanno ancora minore


esprimersi cosi) a parlare di previsioni.

Pure

(si

obietter) sta di fatto che tutti noi

formiamo

previsioni, e che senza di esse

non potremmo n cuocere

Certaun uovo n movere un passo fuori dell'uscio. mente; senoncli quelle pretose previsioni non sono altro che il compendio di quanto per esperienza conosciamo

essere accaduto e secondo cui

ci

risolviamo per la nostra

V.

LB SCIENZE NATURALI

219

azione. Che cosa sia accaduto, sappiamo che cosa accadr, non sappiamo, n, in fondo, c'importa sapere. Chi volesse davvero saperlo, non si moverebbe pi, e sarebbe preso da
;

tale perplessit

innanzi al da fare da ammazzarsi per di-

sperazione o morire di ambascia. L'uovo, che di solito ha


bisogno, poniamo, di cinque minuti per cuocersi nel

modo
come
, tal-

che a

me

piace,

qualche volta mi procura la sorpresa di


passo fuori dell'uscio

presentarsi al mio palato, dopo quei cinque minuti,

troppo o troppo poco cotto


volta,

il

una caduta

sull'uscio. Tuttavia, sapere ci

non m' im-

pedisce n di uscire di casa n di far cuocere uova, perch

debbo pur camminare


individuale,
delle

e nutrirmi.

Le

leggi del
delle

mio essere
attitudini,

del

mio temperamento,

mie

mie

forze,

ossia la conoscenza del

mio passato, mi

fanno risolvere a riprendere un viaggio, come venti anni


fa,

fa.

la lavorazione di una statua, come dieci anni Ahim! non avevo considerato che, nel frattempo, le gambe hanno perduto parte della loro forza e il braccio

a iniziare

divenuto tremulo. Si dicano pure previsioni vere o false


quelle che sono in opera in questi casi;
tichi

ma non
storici.

si

dimen-

che esse non sono altro se non concetti empirici, cio

schemi mnemonici, desunti da giudizi


utili,

Che siano
si

non

si

revoca in dubbio; anzi, quel che qui


utili,

so-

stiene

appunto che sono

e,

perch

utili,

non vere.

Se hanno qualcosa di vero,


del fatto; ossia

la

verit nell'osservazione

non gi nella previsione o legge,


il

ma

nel

giudizio storico che a questa fornisce Chiarita per tal


rici e
il

sostrato.

modo

la coincidenza tra concetti

empi-

Natura, e
suoi vari
gnificati.
si-

scienze naturali, necessario determinare esattamente


,

significato della parola naturale

che

si

adopera come

Natura

co-

qualificativo di codeste scienze e che a noi,

pur dandone

me

passivi-

t e negativit.

un sinonimo nella parola

empirico

non

parso oppor-

tuno cangiare, tanto l'uso ne radicato. Che cosa natura? In un primo significato, natura l'opposto di

220

LA FILOSOFIA, LA STORIA E LE SCIENZE NATURALI


e designa

spirito

spetto a quello

momento naturale o materiale rispirituale, il momento meccanico rispetto a


il
il

quello teleologico,

negativo rispetto

al positivo. Cosi, nel

passare da una forma all'altra dello spirito, la forma inferiore, nel travaglio del passaggio,

come

la

materia e

la

zavorra e

l'

impaccio, e perci la negazione della forma


ci si

superiore; onde la realt


forze,

configura

come

la lotta di

due

una

spirituale e l'altra materiale o naturale.

super-

fluo ripetere

che

le

due forze non sono due


fosse,
il

ma

una, e che,
il

se

il

momento negativo non


colomba (diceva

non sarebbe nemmeno


se

positivo: la

Kant), che s'innalza a volo,

pu credere che volerebbe assai meglio

non dovesse vinvi

cere la resistenza dell'aria; ma, senza quella resistenza, essa

cadrebbe di peso a terra. In questo significato non

ha

scienza della natura

(della materia, della passivit, della

negazione, ecc.), distinguibile da quella dello Spirito, che


scienza di s stesso e del suo opposto, e di s stesso solo
in
Natura
co-

quanto insieme scienza del suo opposto.


In un secondo e diverso significato la

natura non

pi

me

attivit

pratica.

l'opposto,

ma

qualcosa di distinto nello spirito, e distinto

propriamente dallo spirito conoscitivo come quella forma di


spiritualit e attivit,

che non per s conoscitiva, cio come


si

forma pratica o volont. L'uomo


fare, e dal volere e

fa

natura

a ogni istante,

perch, a ogni istante, dal conoscere passa al volere e al


fare torna al conoscere, che fonte di

nuova volont
natura

e azione. In questo significato, scienza della

(o filosofia della

natura) non potrebbe essere se non

la scienza filosofica della volont, la filosofia della pratica. Natnra in


sifrnificato

Ma
vedere

con

la

conoscenza
la
filosofia

filosofica della

natura in quanto

Knoaeologi-

volont, con
le

della pratica, niente

hanno che

co, come metodo naturnllNtlcoo

scienze naturali.

Non conoscenza

di volenti^

ma

volont,

non v(Tt
i

ma

utilit,

abl)racciano ogni

forma

empirico.

del reale,

prodotti dello spirito teoretico

non meno che

quelli dello spirito pratico, che esse

manipolano e schematiz-

V.

LE SCIENZE NATURALI
si

221

zano con pari indifferenza, nel modo che


si

visto.

Non

distinguono dunque

per

la

particolarit dell'og-

getto,

ma

per la particolarit del

modo

di tratta-

zione; non trattano dell'aspetto materiale e meccanico del


reale,

n di quello ateoretico, pratico, volitivo (irrazionale,


si

come mano

suole anche chiamarlo, e malamente),


il

ma

trasfor-

in pratico

teoretico, e,

uccidendone

la vita teore-

tica, lo

rendono morto, materiale, meccanico. La natura,


il moto ab extra, l'atomo inerte, non sono realt e concetti, ma la stessa

la materia, la passivit,

e via dicendo,

scienza naturale in azione.


siderato,
fatto,

Il

meccanismo, lgicamente con-

non

n un

fatto

ma

un

non-fatto,

n un modo di conoscere il un modo di non-conoscere crea:

zione pratica, che reale solo in quanto diviene anch'essa

oggetto della conoscenza. Tale

il

significato

gnoseolo-

gico o gnoseopratico della parola natura, che bisogna guardarsi dal confondere coi due precedenti. E quando si dice che la materia o la natura non esiste, s'intende riferirsi solamente all'idolo, allo schema foggiato dai naturalisti,

che

gli stessi naturalisti

filosofi

del naturali-

smo, obliandone
reale, se

la

genesi,

scambiano talvolta per cosa


il

non viva. La materia (diceva


la

Berkeley) un

astratto;

materia o la natura un concetto empirico


i

(diciamo noi): e chi sa che cosa siano

concetti

astratti

ed empirici non pretender che


esistano, sol perch se ne parla.

la

materia e la natura
di avere risoluto
Ili

Con queste spiegazioni non intendiamo


compiutamente
il

Le

iiiusio

problema circa

il

dualismo o

il

materiali

dei

ma-

terialisti e
dualisti

smo
le

del reale, in sede di logica, perch (ripetiamo) la sosi

luzione non

pu aspettare se non dal concorso


cio
si

di tutte

scienze filosofiche,

dalla

totalit del sistema.


ai dualisti

Ma
ma-

gi in sede di logica
terialisti

pu vedere che

non

dato sottrarsi all'impegno di dimostrare

che

la

natura o materia, che essi innalzano a principio del

222

LA FILOSOFIA, LA STORIA R LE SCIENZE NATURALI


a uno dei due principi del reale, diversa da
(il

reale o

ciascuna delle tre cose da noi chiarite


dello spirito;

mero negativo
l'astrazione
di concepi-

una forma

dello spirito stesso;

delle scienze naturali), e risponde


bile

ad alcunch

ed esistente fuori o sopra dello Spirito. La Logica per


oltre,

questa parte pu passare


dualisti

dicendo dei materialisti e


noi lasciammo lor cosi im-

come Dante
.

dei diavoli combattenti e dibattentisi


:

insieme nel lago di pece


pacciati
Natura
co-

me

distin-

zione empirica di

La parola natura ha ancora un quarto significato (ma questa volta .non filosofico), che dato dalle comuni
distinzioni tra vita naturale e vita sociale,

una

uomini

di na-

realt inferiore rispet-

tura (Naturmenschen) o selvaggi, e uomini civili; e ancora,


esseri naturali e

to

una

umani, animali

uomini, e simili. Natura,

realt saperiore.

in questo quarto significato, contrapposta a civilt o


nit, ripartendosi l'unica realt in

uma-

naturali e gli enti

umani

(i

quali

due ordini di enti, gli enti si chiamano anche talsi

volta spirituali rispetto ai primi, che sarebbero materiali).

La

qualit affatto pratica di tale distinzione

avverte su-

bito nella impossibilit di tracciare confini chiari e rigorosi


tra civilt e naturalit,

umanit

e animalit;
si

perch solo

nella rappresentazione empirica l'uomo

stacca dall'ani-

male, l'animale dal vegetale,


ganici,

vegetali dagli esseri inor-

organici
si

a loro modo.

se

organiche non sono


es.,

quelle che

chiamano cose, una montagna, por


che non sono individui
;

una

zappa,

gli

reali,

ma

aggregati,

come organica per l'appunto non una foresta, bench composta di vegetali, n una folla, bench composta di uomini. Quando si tratta delle cose
ossia concetti empirici

nel significato predetto,

il

caso di ripetere con taluni


le

matematici che non esistono

cose,

ma

solamente

le loro

relazioni. Che se ancora

vi

ha

dualisti disposti ad aftVr-

mare

la realt delle

due

classi

di enti,

naturali e umani,

fondata sulla realt di due diverse sostanze e dedotta dal va-

V.

LE SCIENZE NATURALI

223

rio

preponderare di ciascuna di queste in ciascuna delle due


il

classi,

carico di provare la pensabilit delle due sostanze,


le

e di mostrare

varie dosi dei composti, tocca ad essi.


II

L'indole meramente empirica della distinzione ora esa-

metodo

minata rende ragione del


significato

fatto

che

le

scienze naturali (nel

naturalisti-

eoe le scienze naturali,

gnoseologico o gnoseopratico nel quale diamo

loro questo

nome) non

si

restringono all'elaborazione delle

come

esten-

dentisi alla

conoscenze attinenti alla cosi detta realt inferiore, dall'animale in gi, lasciando alle scienze dello spirito
le co-

realt supe-

riore non

meno che
all'inferiore.

noscenze attinenti
ossia all'uomo,

alla realt superiore, dall'animale in su,


si

ma

estendono anche

alle

cose umane.

Scienze della natura e scienze dello spirito, globus naturalis e globus intellectualis, sono, in questo caso, partizioni

ed aggruppamenti anch'essi di comodo, che designano la cosa medesima, cio una medesima guisa di elaborazione
pratica della conoscenza.

Perci da giudicare ragionevole l'esigenza molte volte

Bichiesta
di tale e-

proposta (segnatamente nella seconda met del secolo de-

stensione,
ed effettiva
esistenza di

cimonono), che

si

trattino
il

anche

le

scienze dello spirito o

scienze morali, anche

globus intellectualis, col

metodo

ci

che

si

delle scienze naturali, elaborando naturalisticamente


le

richiede.

produzioni del linguaggio e dell'arte, della vita politica,

sociale e religiosa;

onde

si

psicologia,

un'estetica,

un'etica,

augurano o s'inaugurano una una sociologia, methodo

naturali demonstratce. Senonch a codesti programmisti e

raccomandatori conviene, in ogni caso, far notare la superfluit di quel loro richiedere, e

ammonirli con

la vec-

chia formola forense:

Quod petis

in marni habes.

Da quando

l'uomo

forma pseudoconcetti e scienze empiriche, queste formazioni naturalistiche sono sempre andate oltre

uomo
le

gli animali,

piante e

minerali, oltre
le

fenomeni

fisici,

chimici e biologici, investendo

opere umane.

logica e

psicologia e linguistica e sociologia ed etica, coltivate con

metodo

naturalistico,

non hanno aspettato

il

secolo deci-

224

LA FILOSOFIA, LA STORIA E LE SCIENZE NATURALI


fuori
i

monono per metter


(Politica)

loro germogli,

ma

(senza rifarsi

troppo indietro) dettero gi e


di

fiori e frutti

con la sociologia

Aristotele,
le

con
e

la

grammatica degli alessandi

drini,

con

poetiche

rettoriche

Aristotele

stesso,

di

Ermagora,
Il

di Cicerone e di Quintiliano, e via

enume-

rando.

nuovo dei tempi

nostri

si

riduce assai spesso a

chiamare pomposamente Fisica sociale per esempio, o


Scienza fisico-acustica del linguaggio, e in
altri simili

modi, quelle discipline che una volta

si

chiamavano con

vocaboli pi semplici e forse di gusto migliore. Con che non


si

vuole negare che ai tempi nostri codesti lavori naturaoffrano pi copiosi e afiinati che

listici si

non

nella Grecia,

e che

metodi naturalistici siano


di

stati

in alcuno di

quei
il

campi

studio

trattati

con singolare acume: com'

caso particolarmente della Linguistica e di quelle leggi

to

Fondamenstorico

delle scien-

fonetiche ond'essa, fra le sue compagne, va tanto altera. Le scienze naturali e i concetti empirici che le compongono sorgono, dunque, come trascrizione tachigrafica
sulla realt viva e mutevole,
trascrivibile conipiutaraento

ze naturali.

solo in termini di rappresentazioni individuali.

Ma

su quale

realt? sulla realt del poeta, o su quella, rischiarata e esistenzializzata, dello

storico?

Come

giudizi classificatori

presuppongono

giudizi individuali, cosi da dire che gli

schemi delle scienze naturali hanno a loro presupposto la


storia: altrimenti
il

loro ufficio

economico mancherebbe
valerci del facile

di

materia sulla quale esercitarsi. Per

esem-

pio gi adoperato, niente gioverebbe allo zoologo costruire


tipi e
tipi

schemi

di animali, concepibili

si,

ma

inesistenti.

Quei
e

e schemi,

mentre distrarrebbero dal compito

utile

urgente di compendiare la realt storicamente data e conosciuta,


nite.

se talvolta

non esaurirebbero le possibilit, che sono infisembra che si classifichino animali imha luogo non pi nella Zoologia,

maginari, ippogrifi, centauri, pegasi e sirene, facile avvertire che ci

ma

in

V.

LE SCIENZE NATURALI

225

un'altra scienza naturalistica, la


nella quale

Mitologia comparata,

non

si

classificano
fatti

veramente animali,

ma

im-

maginazioni dell'uomo:

storici

anche queste, perch

sono immaginazioni o fantasie storicamente date, e non gi

combinazioni d'immagini che nessun popolo ha mai sognate


e

nessun poeta rappresentate, la cui rassegna ad inflnitum

porgerebbe semplice materia di trastullo.

La
ci,

storia,

che ha a suo fondamento la

filosofia,

funge

La

que-

a sua volta, nelle scienze naturali, da fondamento; e per-

stione se la

storia sia
base
coro-

accanto alla controversia se la storia sia scienza o arte,

sorta l'altra in apparenza inestricabile: se la storia sia

namento del
pensiero.

base della scienza, o la scienza base della storia. Questione

che tuttavia

si

spiana, risolvendo l'anfibologia del termine


si

scienza

che

suole prendere equivocamente nel

si-

gnificato ora di filosofia ora di scienze naturali. Intesa la

scienza

come

filosofia,

la storia

non ne

la base,

anzi la

filosofia la

base della storia, ed entrambe poi, nel signisi

ficato gi chiarito,

compenetrano e identificano. Intesa


se di certo

come scienza

la

scienza naturale, la storia base o pre-

cedente necessario.

anche

le

classificazioni

naturalistiche entrano a loro


esse,

volta

nel racconto storico,


in tal caso ufficio co-

come

si

mostrato,

non hanno

stitutivo,

ma

semplicemente sussidiario.
I naturalisti in

Poich la storia base delle scienze naturali, e la peculiare elaborazione che queste eseguono del materiale percettivo

quan-

to ricercatori

ha valore non gi teoretico ma di schematizzazione e di comodo, chiaro che tutto il contenuto di verit delle scienze naturali (tutto quanto esse pordei dati storici

storici.

tano nel loro fondo di vero e di reale) storia. Con felice

uso di vocabolo le scienze naturali, o alcune di esse, erano chiamate un tempo storia naturale. La storia , infatti,
la

massa calda e

fluente che

il

naturalista raffredda e so-

lidifica,

tipi:

il

colandola nelle forme schematiche delle classi e dei che vuol dire che l'uomo, prima che da naturalista,

B. Grocb, Logica.

16

226

LA FILOSOFIA, LA STORIA R LE SCIENZE NATURALI


storico.

deve pensare da
solidificata

la

materia, cosi raffreddata e

per la conservazione e pel trasporto, non ha


si

valore teoretico se non in quanto

possa

renderla

di

nuovo calda
gli

e fluida;

come, d'altra parte, a impedire che


fissi

schemi foggiati rimangano


intuizioni

e perdano di utilit,

necessario rinnovarli continuamente tornando all'osserva-

zione dei

fatti,

alle

percezioni ingenue,

in-

somma

alla considerazione storica del reale.

Lo scopritore
sono sem-

naturalista,
storico; e

in

quanto scopritore

di verit, scopritore

le rivoluzioni nelle scienze naturali

pre avanzamenti di concetti e cognizioni storiche, come pu

darne esempio

il

lamarckismo o

il

darvinismo.

naturalisti

(nel significato corrente, ossia coloro

che indagano questa


il

bella d'erbe famiglia e d'animali , e in genere

cosidsi

detto

mondo

fisico) si

sentono alquanto umiliati, quando

odono definire costruttori

di schemi, incuranti della verit;


le

ma

se

questa costruzione quel che


di peculiare,
i

scienze naturali

hanno
mini e

naturalisti, per altro, in

quanto uodelle scienze

classi di
ufficio. Il
si

uomini, esercitano ben pi sostanziale e

fecondo
naturali

fondamento storico nella vita


ci,

scorge anche da

che

il

mutare

delle condi-

zioni storiche rende talora, se

non

inutili del tutto, certa-

mente meno

utili

alcuni schemi, foggiati gi per dominare

condizioni di vita da noi remote e per ordinare concezioni

ora abbandonate. Cosi accaduto per

gli

schemi

dell'al-

chimia e dell'astrologia, o anche (passando ad esemp di


altre scienze empiriche)
diritto feudale.

per la descrittiva e casistica del


il

Quando

libro non

si

legge pi, natu-

rale che
Il

anche l'indice cada

in disuso.

preifiu-

Dalla dimenticanza del fondamento storico delle scienze


naturali, dall' ignorare che da questo proviene loro
il

disio

Bulla

solo

tk della na-

elemento

di

vero che contengono, dall'indebito valore teo-

*"*"

retico dato agli schemi, cui spetta valore solamente pratico,

consegue

la strana affermazione

che la natura

non abbia

V.

LE SCIENZE NATURALI

227

Storia:

la

natura, cio, in questo caso, quella realt dal-

l'uomo
feriore,

in gi,

che empiricamente

si

considera realt in-

E come
tesi

mai, se essa realt, priva di storia?


si

come mai,
siffatta

se realt,

sottrae al divenire? Del resto,


stesso

confutata nello

campo empirico da

qualsiasi osservazione
inferiore; gi

un po' attenta sulla cosiddetta realt un secolo prima del Darwin l'acuto intelletto
il

dell'abate Galiani scoteva

pregiudizio circa l'immobilit

degli -animali, notando in certe sue curiose pagine intorno


ai gatti
:

A-t-on des iaturalistes hien exacts qui nous disent

que

les chats, il

y a

trois mille ans,

prenaient

les souris,

pr-

servaient leurs petits, connaissaient la verta medicinale de

quelqves herbes, ou, pour mieux dire, de l'herbe,


font present ...
TYi'ont

comme

ils

Mes

recherch.es

sur

les

mceurs des chattes

donne des soupgons

trs forts qu'elles soni perfectibles,

mais au bout d'une longue


ce

trane de sicles. Je crois que tout

que

les

chats savent est l'ouxyrage de quarante cinquante

mille ans.
relle
est
:

Nous n'avons que quelques


le

sicles d'histoire
ce

natutemps,

alasi

changement qu'
*
*.

ils

auront subi dans

imperceptible
il

quel pregiudizio ha invero confe-

rito (oltre

considerare

come
il

reale la fissit che

efifetto

degli schemi naturalistici)

poco rilievo che hanno per

noi

mutamenti
lo

attinenti alla natura o realt inferiore, sia

per

scarso interesse che prendiamo alle sfumature di


la

quei fenomeni sia per

difficolt

della
,

precisa osserva-

zione; onde la natura sembra, e non


solo
il

immobile.

E non
che
>,

non

immobile,

ma neppure pu
Il

con verit

dirsi

suo camminare sia cosi lento


la

che sembra stare

ome suona
realt

parola del poeta.

turale rapido o lento,

cammino della realt nan pi n meno che quello della

umana, secondo

la varia e arbitraria costruzione dei

Lettera alla D'Epinay, del 12 ottobre 1776.

228

LA FILOSOFIA, LA STORIA E LE SCIENZE NATURALI


si

concetti empirici che

adoperano e secondo
si

la varia e ar-

bitraria misura che loro

applica. Si suole seguire con


il

occhio vigile ogni moto sociale, che possa far variare

prezzo del grano o

il

valore dei

titoli di

borsa;

ma non

con

eguale occhio

si

spiano

le rivoluzioni
il

che

si

preparano nel

profondo seno della terra o tra


erbe.
Il

verdevestito popolo delle

fondafilo-

Se base delle scienze naturali


base una

la

storia,

l'ulteriore
alla loro
sia,
si

mento
sofico

delle

conseguenza che quelle scienze hanno sempre


filosofia:
il

scienze

na-

naturalista,

per naturalista che


di filosofia
le

turali, e l'ef-

anzitutto

ficacia della
filosofia

uomo, e un uomo privo


Il

non

so-

ancora trovato.
turali
la

che non vuol dire che


filosofia:
si

scienze

na-

pra

di esse.

coincidano con la

fine loro particolare

schematizzazione, nella quale

affermano tanto indi

pendenti e autonome quanto


la filosofia

l'altra

incompetente.
i

Ma
i

competente in

filosofia, e
i

perci

naturalisti,

disciplinati in essa,

scansano

pregiudizi, gli errori e


i

tentativi assurdi delle cattive filosofie alle quali

volgari

naturalisti sogliono dar fede. Se

il

chimico prof. Ostwald

pi diligentemente
filosofici,

si

fosse provveduto di elementari studi


la

non abbandonerebbe

sua certa chimica per


e filosofia

quell'incerto guazzabuglio, che la sua

della nale ricer-

tura

n Ernesto Haeckel avrebbe mai tralasciato


gli

che sui microrganismi per risolvere


verso
>,

enimmi

dell'uni-

riuscendo talvolta a veder falso nelle stesse scienze

naturali.

Fermiamoci a questi esemp, perch


le discipline

la vita

odierna

ne

offre

innumerevoli di scienziati-filosofanti, perniciosi a


cbe mescolano e confondono. L'ancui molti parlano, tra scienza e filosofia,

entrambe
titesi,

di

un

sogno:

l'antitesi

tra filosofia e filosofia, tra la filosofia

addottrinata e (luella assai imperfetta, e pure assai audace,

che

si

agita nelle teste di molti scienziati e che non ha

niente che vedere con le scoperte compiute nei gabinetti

o negli osservatori.

V. LF5

SCIBNZB NATURALI

229

L'efficacia della filosofia sulle scienze naturali ,

dunque,
delle
ze

Efficacia
delle scien-

non gi

costitutiva,

ma

preparatoria;

l'efficacia

naturali

scienze naturali sulla filosofia

non

nemmeno

preparatoria,

sulla tiloso'
fia,

raa solo strumentale e sussidiaria, diretta a scopi di semplificazione

ed errori

nella conce-

espositiva

nella esposizione storica.

memorativa non altrimenti che errore assai comune, e conseforme della vita spirituale,
che
sia alle

zione di tale

rapporto.

guenza
derate

di affrettata analisi delle

quello onde le scienze empiriche e naturali vengono consi-

preparazione
lei,

alla filosofia. Giunti

si

scienze naturali, la filosofia stata lasciata dopo


e,

le spalle,

per ritornare a

bisogna

rifarsi dalla

pura intuizione,

unico e necessario precedente del pensiero logico.

Un
rali

errore pi grave nel concepire le scienze natusolo preparazione,

non

ma

addirittura primo abbozzo


la filosofia ridurr

e sgrossatura del blocco di

marmo, che
si

a statua. In questa concezione

sacrifica,

senz'avvederfilosi

sene, o l'autonomia delle scienze naturali o quella della


sofia;

secondo che come unico metodo a volta a volta


filosofico o
il

ponga o quello
Infatti,

naturalistico.
naturali, concepite

nel primo caso, le scienze

come
che

filosofiche di lor

natura e rappresentanti una prima

approssimazione alla
sia questa, nella
al

filosofia,

dovrebbero sparire, svolta


il

guisa che
la

provvisorio sparisce in-

nanzi

definitivo,

bozza

di

stampa innanzi
le

al

libro

stampato. La qual cosa importerebbe che


rali,

scienze natu-

in

quanto

tali,

non avrebbero

realt alcuna, e solo la

filosofia

realmente sarebbe. Nel secondo caso, attribuendosi

alla filosofia l'indole

medesima

delle scienze naturali, l'ulte-

riore elaborazione del

primo abbozzo dovrebbe essere opera


affinato

pur sempre del metodo naturalistico, per


tenziato che
si

po-

voglia immaginarlo. Cosicch ci che esila


filosofia,

sterebbe effettivamente sarebbe, non mai

ma

sempre
dunque,

le
si

scienze

naturali.

Quella concezione

erronea,

riduce a una negazione o delle scienze naturali

230

LA FILOSOFIA, LA STOUIA K LE SCIENZE NATURALI

o della filosofia (o degli pseudoconcetti o dei concetti puri):

negazione che non fa d'uopo confutare, perch tutta

la pre-

sente esposizione della Logica ne espressa confutazione.


Motivo di questi errori: fia

La genesi
-^q

di

tale illusione psicologica nel fatto

che

la filoso-

dall'anelito verso scienze naturali sembrano travagliate "^

naturali-

la verit

piena e reale, e la

filosofia, d'altra parte,

intenta
delle
di

stica.

unicamente a correggere

le storture e le inesattezze

scienze empiriche e naturali. Si tratta,

per

altro,

un
che

sembrare o
rit

di

una parvenza, perch


gli

l'anelito verso la ve-

non

delle scienze naturali,

ma

della

filosofia,

vive in

tutti

uomini,

e di necessit

anche nell'uomo
in
di

naturalista; e le storture e le inesattezze filosofiche da cor-

reggere non sono delle scienze naturali


tali,

(le quali,

quanto
quella

non affermano n

il

vero n

il

falso),

ma

filosofia

che l'uomo naturalista viene formando, e in cui


i

introduce
La
fia

pregiudizi propri del suo particolare mestiere.


che la filosofia,
i

filosodi-

come

straggitrice della filosofia

La riprova della teoria qui difesa anche quando impegna la lotta contro
ralistici,
pgp^jjj^^

pregiudizi natu-

dissolve bens quei pregiudizi,


^qj^ potrebbe, le scienze

ma non

dissolve,

naturali-

che

li

avevano suggeriti;
naturalista, riallo stesso

delle
ze

scien-

anzi l'uomo filosofo, facendosi da capo

uomo

naturali.

Autonomia di queste
scienze.

prende a coltivare accuratamente quelle scienze,

modo

(si

conccda

il

paragone) che

il

suo starsene a meditare


vieta di scendere poi

nello studiolo o frontisterio

non

gli

in giardino a inaffiare e potare le piante.

Le scienze natura

listiche del linguaggio e dell'arte, della morale, del diritto

e dell'economia (per togliere esempi dal


tuale

globo

intelletfilo-

che sembra avere pi

stretti

rapporti con la

sofia),

non sono solamente

il

cosiddetto stadio

empirico

delle corrispondenti discipline filosofiche,

ma

persistono e

persisteranno sempre accanto alle filosofiche, perch ren-

dono servigi non surrogabili. Non c' filosofia del linguaggio e dell'arte, che possa scacciare dal seggio che loro spetta (sebbene le scacci dal suo proprio seggio) la gramma-

V.

LE SCIENZE NATURALI

231

tica, la fonetica, la
le loro

morfologia, la sintassi e la metrica, con


utili alla

categorie empiriche,
di eliminare le

memoria o che
;

sia in

grado

classificazioni dei generi artistici e

letterari e quelle delle arti

secondo

cosiddetti mezzi di
i

espressione, onde
scaffali, le statue e

si
i

rende possibile ordinare


quadri nei musei e
le

libri

negli

cognizioni di sto-

ria artistico-letteraria nella nostra ritentiva.

La

Psicologia,

scienza empirica e naturale, certamente non fa intendere


la dialettica dello spirito,

ma

permette una veduta panora-

mica

di moltissime manifestazioni dello spirito,

merc

le

specie dei fatti rappresentativi (sensazioni, intuizioni, percezioni, immaginazioni, illusioni, concetti, giudizi, ragiona-

menti, poemi, storie, sistemi, ecc.) e dei


volitivi (piacere, dolore, attrazione,

fatti

sentimentali e

repugnanza, sentimenti

misti, desideri, velleit, nostalgie, volont, moralit, doveri,

virt,

vita

familiare,

giuridica, economica, politica, religli

giosa, ecc.);

dispone

stessi fatti

secondo

la qualit

degli individui (psicologia degli animali, dei fanciulli, dei

selvaggi, dei criminali, dell'uomo fisiologico e dell'uomo patologico, ecc.).

Per

tale guisa affatto estrinseca di considesi

razione, che ora viene prevalendo nella Psicologia,

dice

che questa

si

elevata (o abbassata?) al

grado
La

di scienza

naturale, e che, finalmente, procede con

metodo meccanico,
Sociologia, in-

deterministico, positivo, antiteleologico.


tesa

come scienza non gi


di famiglia e

filosofica

ma

empirica, classifica

forme

forme di produzione, forme di religione forme o


generali della

e di scienza e di arte, forme politiche e sociali, costruendo


serie di
civilt

schemi per disegnare

le

tipi

filosofia,

umana. Il' filosofo espelle tutti codesti schemi dalla come elementi intrusi, che ingenerano processi pa-

tologici;

ma

quel filosofo stesso, in quanto

uomo

intero, in
al

quanto provvede all'economia della sua vita interiore e


l'empirico e valersene;

pi facile comunicare coi suoi simili, deve pur foggiare


e,

dopo avere

distrutto idealmente

232

I.A

FILOSOFIA, LA STORIA K

I.E

SCIENZE NATURALI

l'aggettivo e l'avverbio,
la virt del

il

genere epico e

il

genere tragico,

coraggio e quella della prudenza, la famiglia


e la poligamica,
il

monogamica
parlare,

cane e

il

lupo, deve pure

dove occorre, di aggettivi e di avverbi, di epopee


della specie

e di tragedie, di coraggio e di prudenza, di famiglie cosi

e cosi costituite,

cane

>

come

se

si

distin-

guesse nettamente dalla specie

lupo

Cosi resta confermata l'autonomia e la propria natura


delle scienze empiriche o naturali, insostituibili dalla
sofia
filo-

come

la filosofia

da

esse.

VI

Le matematiche
e la scienza matematica della natura

.Ila dottrina che riconosce Al

il

necessario fondamento storico

L'idea di

delle scienze naturali, e alle conseguenze che

ne derivano,

una sciensa matematica


della
ra.

forma contrasto

la la

concezione

della natura,
naturali e
dice,
la
il

una scienza matematica quale, esprimendo l'ideale delle scienze


di

natu-

fine cui

tendono, attesterebbe, a quel che

si

vera indole di quelle, non empirica

non

sintetica

ma

analitica,

non induttiva

ma astratta, ma deduttiva.
i

La concezione matematica
rebbe
il

delle scienze naturali importe-

meccanismo

perfetto, la riduzione di tutti

feno-

meni a quantit senza qualit, la rappresentazione di ciascun fenomeno merc una formola matematica, che ne sarebbe
la definizione

adeguata.

Ma

l'indole genuina delle

matematiche non pu nean-

Varie
nizioni
le

defi-

ch'essa considerarsi, ai tempi nostri,


nel mistero.

come ancora avvolta

del-

matema-

zia pari alla verit)

mai di

La matematica ( stato scritto test con argu una scienza nella quale non si sa che cosa si parli, n se ci di cui si parla sia
il

tiche.

vero;

che in varia forma ripetono

tutti

matematici
la-

consapevoli dei propri procedimenti.

a qual titolo un
sifiFatte,
si

voro mentale, che pu meritare definizioni

do-

vrebbe chiamare scienza?

Una

scienza, che

non affermi

234

LA FILOSOFIA, LA STORIA E LB

SCIENZB5

NATURALI

verit alcuna, non appartiene allo spirito teoretico, perch

non nemmeno poesia;


a nessuna cosa, non
si riferisce

una

scienza, che

non

si

riferisca

nemmeno

scienza empirica, la quale

di

sempre a un gruppo determinato di cose ossia rappresentazioni. Per queste ragioni altri inclinano a

considerare la matematica ora come una sorta di linguag-

gio ora come una logica.


linguaggio, n

Ma

la

matematica non

il

il

un linguaggio: non

linguaggio in ge-

nere, coestensivo con l'espressione e con l'arte, n

un

lin-

guaggio storicamente dato, che sarebbe cosa transeunte;


e

non una

classe di linguaggio (linguaggio fonico, pit-

un gruppo empiricamente deperch di logica ve n'ha una sola, e il pensiero pensa sempre come pensiero. Che se poi si dica che lo spirito umano ha anche una speciale logica che il matematizzare, si ritorna al problema da
torico, musicale, ecc.), cio

limitato.

E non

una

logica,

risolvere: che cosa sia

il

matematizzare, che cosa questa


logica del pensiero perch

forma di logica che

non

non

Il

proce-

d verit, e non logica delle scienze empiriche perch non si fonda sopra percezioni. Del procedere matematico pu valere come esempio qualsiasi

dere

mate-

matico.

operazione dell'aritmetica, e sia la moltiplicazione:


4:

=
-i

16,

dove

il

segno

(eguale) designa l'identit;

e 4

identico a 16
siffatte,

formolo
finizioni.

come identico a infinite altre perch ogni numero pu avere infinite desiffatta

Ora, che cosa mai da


le

eguaglianza

si

ap-

prende circa

cose reali, circa l'eterno essere o

le contin-

genti sue determinazioni nella storia? Nulla di nulla.

Ma

ben

si
:

apprende a
2,

sostituire 16 a 8

2,

a 9

7,

a 21

5,
al-

a 32

a 4^ a y'256, e cosi via: ciascuna delle quali


i

sostituzioni utile secondo

casi,

per

modo che ove

cuno

ci

prometta di somministrarci 4

lire al

giorno, e noi

vogliamo sapere

la totalit di lire, ossia l'oggetto

che avre-

mo

disponibile dopo quattro giorni, eseguiamo l'operazione

VI.

LA SCIENZA MATEMATICA DELLA NATURA


e se

235

4X4 = 16;
tra noi e

abbiamo 32
in

lire

da dividere in parti eguali


:

un

altro,

ricorriamo all'altra formola: 32

2 == 16.

La matematica,

quanto matematica, non conosce,


gi conosciuto.

ma

stabilisce formole di eguaglianza, e

non serve a conoscere,


si

ma

a contare e a calcolare

il

Per contare e calcolare,


mole,
e,

la

matematica

vale di for-

Apriorit
dei principi

per comporre queste, di certi principi supremi,

matematici.

chiamano a volta a volta definizioni, assiomi e postulati. Cosi l'aritmetica ha bisogno della serie numerica,
che
si

la quale,

movendo
al

dall'unit,

si

ottiene con l'aggiungere


la

sempre un'unit

numero precedente;
si

geometria ha

bisogno della concezione dello spazio a tre dimensioni e


dei postulati che vi

connettono;

la

meccanica, di alcune

leggi fondamentali,

corpo in

com' quella d'inerzia, che cio un movimento, non sottomesso all'azione di altre
tempi eguali spazi pguali.

forze, percorre in

stato molto

disputato se questi principi siano a priori o a posteriori,


puri

sperimentali;

ma

la disputa si

dovrebbe ormai

dii

chiarare chiusa, perch perfino gli empiristi distinguono

principi matematici dai principi naturali o aposteriori, se

non altro come esperienze (per valerci della loro parola) elementari, come esperienze che l'uomo compirebbe nel
proprio spirito, isolandosi dalla natura esterna; cio, anch'essi, vogliano

no,

li

distinguono profondamente dalle


Il

cognizioni a posteriori o sperimentali.


rit dei

carattere di aprio-

principi

matematici rifulge a ogni contradizione

onde venga assalito o tentato.

Nondimeno, con l'escludere che


ed empirici, e col riconoscerli a
assai singolari, che

essi

siano a posteriori
le difficolt

Coutradit-

priori,

non

toriet

di

questi principi apriori.

cessano; perch la loro apriorit presenta altri caratteri


li

rendono dissimili dalle cognizioni a

Non

pensabili;

priori della filosofia, dalla coscienza degli universali e dei

valori (per esempio, dai principi logici e morali).

infatti

impossibile pensare che

concetti del vero e del

buono non

236

LA FILOSOFIA, LA STORIA E LE SCIENZE NATURALI

siano veri;
i

ma

per contro impossibile

pensare che

principi delle matematiche siano veri. Anzi, considerati rigorosamente, essi si mostrano tutti e del tutto
falsi.

La

serie

numerica

si

ottiene

movendo

dall'unit e

ag-giungendo sempre un'unit;

ma

nella realt

non

vi

ha

alcuna cosa che possa fungere, da caposerie, e nessuna


cosa distaccabile dall'altra per
serie discontinua.

modo da generare una


il

se la

matematica abbandona
irrazionale, che

discon-

tinuo pel continuo, esce da s stessa, perch abbandona


la quantit per la qualit,
l'

il

suo do-

minio, pel razionale; e se resta,

come deve,
dimensioni;

nel disconti-

nuo, pone alcunch d'irreale e impensabile. Lo spazio dato

come
offre

costituito

da

tre o pi

ma

la realt

non
lit

uno spazio,

cosi costituito, aggregato di

dimen-

sioni,

sibbene la spazialit, cio la pensabilit, l'intuibiorganica,

in genere, l'estensione viva e


il

non meccadove

nica e aggregata,

cui carattere non di avere tre ditre,

mensioni,

una,

due,

ma

di essere spazialit,

nell'una sono tutte

le altre

dimensioni, epper non vi ha

dimensioni distinguibili ed enumerabili.


riescono
le tre

se impensabili

o pi dimensioni
la linea

come

attributi dello spazio,

il

punto inesteso, e

senza superficie, e la superdi

ficie

senza solidit, impensabili sono anche


i

conseguenza

tutti

concetti derivati,

che, nessuno dei quali

come quelli delle figure geometriha o pu avere realt nessun trian:

golo ha o pu avere la
retti,

somma

dogli angoli eguale a

due

perch nessun triangolo ha esistenza. Onde,

diver-

samente dai concetti speculativi, che sono tutti in ogni quei conistante e non si esauriscono in nessun istante,

cetti

geometrici non

si

esauriscono in nessun fatto reale,


Il

perch non sono in nessuno.


della meccanica: nessun corpo
delle
tutti,

medesimo

dei principi

pu

essere sottratto all'azione


gli
altri

forze estranee,

perch ogni corpo sta con

nell'universo; onde la legge d'inerzia impensabile.

VI.

LA SCIENZA MATEMATICA DELLA NATURA


sono pensabili, cosi
i

237

Come non
tiche
definiti

principi delle

non sono immaginabili;


entit

e perci

matemamalamente vengono

non

in-

tuibili.

immaginarie, nel qual modo cesserebbero finanche di avere validit in quanto a priori. Essi sono a
priori,

ma

senza carattere di verit: contradizioni orga-

nizzate. Se la
rire

matematica (diceva

lo

Herbart) dovesse mo-

per le contradizioni di cui contesta,


*.

sarebbe morta
si

da lunga pezza

Ma

essa non ne muore, perch non

prova a pensarle; come un animale velenoso non muore


del proprio veleno, perch

non

se lo inocula. Se

preten-

desse pensarle e darle

come

vere, quelle contradizioni di-

venterebbero tutte

falsit.

Un modo

dello spirito

che metta insieme contradizioni


(e

Identifica-

teoretiche senza pensarle

perci senza veramente cateoretico

zione

delle

matematiche con gli

dere in con tradizione), un


tico,

noi gi familiare

modo non come quella


si

ma

pra-

particolare opera-

pseudoconcetti astratti.

zione dello spirito pratico che foggia pseudoconcetti.

Ma

poich
e

le

contradizioni di cui ora

discorre sono a priori


le

non

aposteriori, pure e

non rappresentative,

matema-

compongono di quegli pseudoconcetti, che conosciamo come rappresentativi o empirici. Resta, dunque, che si compongano dall'altra forma di pseudoconcetti, che abbiamo chiamati astratti, vuoti di verit e insieme vuoti
tiche

non

si

di rappresentazione, analitici a priori e


steriori.

non

sintetici

a po-

Come sappiamo,

nella

falsificazione

o riduzione

pratica del concetto puro, se ai concetti empirici tocca la

concretezza senza universalit, cio la mera generalit, ai


concetti astratti tocca l'universalit senza concretezza, che
l'astrazione.

Tali sono, infatti, le finzioni della matematica: universalit

senza concretezza, epper finta universalit. Al con-

trario delle scienze naturali,

che assegnano per conven-

Introd. alla

filos.,

trad. Vidossich, p. 272.

238

LA FILOSOFIA, LA STORIA E LE SCIENZE NATURALI

zione valore di concetto alle immagini del singolo, le mate-

matiche assegnano valore

di singolarit ai concetti,

facendo
la

uso anch'esse di convenzioni.

questo

modo dividono
il

spazialit in dimensioni, l'individualit in numeri,

movi-

mento
trattati

in

moto

e riposo, e foggiano entit fittizie, che

non

sono n rappresentazioni n concetti,

ma

piuttosto concetti

come rappresentazioni. Devastazione, mutilazione, flagello, che sembra imperversare sul mondo teoretico, e che, in fondo, non niente di tutto ci, anzi cosa affatto
innocua, perch non afferma nulla circa la realt e
stringe ad operare al
si

re-

modo
noto

di
lo

un semplice
si

artifizio pratico.

Del quale

artifizio

scopo generale, che di por-

gere sussidio alla memoria, e

vede subito

lo

scopo mne-

monico pi particolare, che


di

di aiutare

a richiamare serie
a dire,

rappresentazioni,

raggruppate primamente in concetti

empirici rese per tal

modo omogenee. Vale


astratti,

le

matematiche forniscono concetti


sibile
il

che rendono pos-

giudizio

nuraeratorio;

costruiscono gl'istrumenti
di

per contare e calcolare,


tnta sintesi

per compiere quella sorta

a priori, che la numerazione degli oggetti

singoli.
Il fine ul-

Cosicch, applicando alle matematiche quanto

si

detto

timo delle

matematiche: numerare e, per

del giudizio numeratorio, ora chiaro che esse servono,


in conclusione, al facile

maneggio
2")

delle

conoscenze circa
1")

questa via,
servire alla

la realt individuale. Il calcolo infatti

presuppone:

le

percezioni (giudizi individuali);

le classificazioni

(giu-

determinazione del
ain^folo.
Il

dizi classificatori); e solam(>nto col passare attraverso queste seconde, perviene alle prime.

posto che
loro spetta
ii*;l

venire, perch,
alla mente,
il

Ma alle prime deve perdove non fossero cose singole da richiamare


La quantificazione
ulti-

sapere.

calcolo sarebbe vano.

sarebbe uno sterile armeggiare, se non riuscisse, in

mo,

alla

qualificazione.
state talvolta considerate strumenti

Le matematiche sono

propri delle scienze naturali, appendix

magna

alle scienze

VI,

LA SCIENZA MATEMATICA DELLA NATURA


le

239

naturali,

come

chiamava Bacone; sebbene, per

le

cose

dette innanzi, scienze naturali e matematiche, prese insieme

perch cooperanti, formino in verit un'appendix magjia,

o un index locupletissimus,
noscenza piena del reale.
alla filosofia e alle scienze,

alla Storia,

che essa la co-

ogni modo, affatto erroneo

presentarle quasi prologo a tutta la conoscenza del reale,

confondendo
con

la

coda col capo,

Vappendix

V index

col testo e

la prefazione.

Non
gando
sia la

entra nel nostro disegno andare pi oltre investila costituzione delle

Le
ni

questio-

matematiche, e determinare se
derivate; se

partico-

lari circa le

di scienze

matematiche ve n'abbia una sola o pi; se una


le altre
il

matematiche.

fondamentale e
in s la

Calcolo com-

prenda
la

Geometria e

la

Meccanica, o tutte tre siano


;

coordinabili e unificabili in

una matematica generale

se

Geometria e

la

Meccanica siano pura matematica o non

introducano elementi rappresentativi e percettivi (come sem-

bra indubitabile nel caso della Fisica matematica); e via


discorrendo. Ci basti avere stabilito la qualit della scienza

matematica e fornito
di

il

criterio

secondo cui

si

pu

discer-

nere se una certa formazione mentale di matematica o


scienza naturale,
se
di

matematica pura o applicata

(concetto o giudizio numeratorio,


colo in atto).

schema

di calcolo o cal-

come

quelle circa

N entreremo a il numero

risolvere particolari questioni,


delle possibili operazioni fonla natura- del calcolo in-

damentali dell'aritmetica, o circa


finitesimale, e se in questo

abbiano o no luogo concetti non

matematici

(l'infinito filosofico,

non quantitativo), o circa

il

numero
stiere,

delle dimensioni dello spazio. Rispetto all'uso delle


al

matematiche, tocca

matematico, che conosce


gli

il

suo me-

determinare quali dimensioni

convenga arbitratanto queste

riamente introdurre, e quali unificazioni arbitrariamente


produrre, per conseguire certi
unificazioni
fini.

Pel

filosofo,

quanto quelle distinzioni sono tutte prive di

senso, se trasportate in filosofia, e tutte

hanno

la loro legit-

240

LA FILOSOFIA, LA STORIA E LE SCIENZE NATURALI

timit, se adoperate in

matematica. Se

le

tre

dimensioni

dello spazio sono arbitrarie


le quattro, le

ma

comode, arbitrarie saranno


si

cinque e

le

n dimensioni, e
utili

potr discutere

solamente se per avventura siano


qual cosa
il

comode;
dell'altra,

della

filosofo

non sa

nulla,

come

cio

della loro arbitrariet, sicuro per logica.


Il

rigore

La Comodit
^^^^
'

pratica

impone

alle

matematiche

postu-

inatlcheen
rigore della

^^ purit degli elementi, coi quali lavorano, con-

ferisce alle loro dimostrazioni rigore ossia forza di verit,

mori
tra
"'^"'

e
le

odi

^^^'^^sa forza, che


la

ha per punto di appoggio una debolezza,


si

due

non-verit del postulato, e che


si

risolve in

una per-

petua tautologia, onde

ricorda monotonamente, che ci6

che stato concesso stato concesso. Nondimeno, rigore


di dimostrazioni e arbitrariet di fondamenti sono caratteri atti

a spiegare come

filosofi

siano stati a volta a volta

e attratti e ripulsati dalla

forma che propria della matesimia

matica.

La

quale, operando con concetti puri, vera simia

Philosophce

(come
i

il

diavolo fu detto dai teologi

Dei); e perci

filosofi

hanno traveduto

talvolta in essa l'as-

solutezza del pensiero e l'hanno salutata sorella o primo-

genita della filosofia; tal'altra,

riconoscendo sotto quella


rivolto le poco oneste

forma divina

il

diavolo, le

hanno

parole che asceti e santi usavano in simili evenienze.

l'hanno accusata di non potere, nonostante


dere rigoroso, giustificare
forinole
i

il

suo procecostruire

propri principi;
la

di

vuote e vuota lasciare

mente; di promuovere
di a])parire
fa-

la superstizione,

perch dai suoi schemi rimane fuori tutta

la realt concreta
alle
cile

come mistero

inattingibile

menti
'.

alte troppo difficile,

appunto perch troppo

Giambattista Vico confessava che, messosi allo studio

Una

curiosa raccolta

di giudizi

contro

le

matematiche

si

pu ve-

dere nello Hamilton, Frayment philoaophiquea, trad. Peisse, Parigi,


1840, pp. 288-870.

VI.

LA SCIENZA MATEMATICA DELLA NATURA

241

della geometria,

non era andato

oltre la

quinta proposi-

zione di Euclide, perch


fatte universali,

alle menti, gi dalla Metafisica

non

riesce agevole quello studio, proprio


>

degli ingegni minuti

^ Accuse, che non sono accuse, e


la natura propria di quelle for-

confermano semplicemente
mazioni
spirituali,

eterna

come

eterna la natura della

filosofia e la

natura dello spirito.


si

Chiarita la qualit delle matematiche,


gliare
il

pu ora
sia

ripi-

Impossibilit di ri-

filo

lasciato sospeso, e scorgere

quanto
fine,

inam-

missibile la pretesa di
tura,
stessa,
la

una scienza matematica


il

della nae l'anima

solvere le scienze empiriche nelle

quale dovrebbe formare


delle

vero

matemaempirici

scienze

empiriche e naturali. Si dice che

tiche, e limiti

quella scienza matematica stia


le

come

ideale di sopra a tutte

della scien-

particolari

scienze della natura;

ma

converrebbe ag-

za matematica

giungere,
tosto

come

ideale inattuato e inattuabile, epper, piut-

della

natura.

l'ideale

che ideale, illusione e miraggio. Si dice che quelsi parzialmente attuato e che niente vieta che

in sguito possa

compiutamente
attuato

attuarsi

ma

chi

ben guardi

vede che non


le

si

nemmeno
fatti

parzialmente, perch

formole matematiche dei

naturali sono sempre af-

fette dal carattere

empirico e approssimativo dei concetti

naturalistici che vi si adoperano, e dal carattere rappresen-

tativo delle percezioni che

permangano
si

in fondo a questi.

Quando

si

cerca di descrivere rigorosamente l'ideale della


costretti

scienza matematica della natura,

ad assumere

come punto

di partenza elementi distinti

ma

perfettamente

identici, e perci impensabili: quantit senza qualit,

sono nient'altro che

le finzioni

che matematiche delle quali si

finora discorso. Per tal

modo l'idea di una scienza matematica della natura si risolve nell'idea stessa delle matematiche; e l'universalit, che si suole vantare di
quella scienza, nient'altro che l'universale applicabi-

Autob., in Opp., ed. Ferrarla, IV, p. 336.

B. Crocb, Logica.

242

LA FILOSOFIA, LA STORIA E LE SCIENZE NATURALI


delle

lit

matematiche, dovunque siano cose e


e misurare.

fatti
si

da
fac-

numerare, calcolare
naturali

Per progressi che


le

ciano nel calcolo e nell'applicazione del calcolo,

scienze

non

si

libereranno mai del loro necessario fondae storico.


si

mento
(e

intuitivo

Kesteranno, com' stato detto

questa volta

detto bene,

perch

si

voluto a queil

sto

modo non

lasciare

senza considerazione
si

materiale

di esperienza del quale


Decrescente
utilit

valgono), scienze descrittive.

La

gi illustrata scarsa percettibilit delle differenze, o

delle

gcarso interesse che noi prendiamo per le differenze individuali via via chc
S

raatematiche nelle sfere pi alte del


reale.

discenda nella cosi detta natura o realt


spiega anche
al

inferiore (nel quale scarso interesse riposta l'illusione che


la

natura sia invariabile e priva di


le

storia),

perch

matematiche sembrino applicabili

globus nanello stesso

turalls meglio che al globus

inteUectualis, e,

globo naturale, alla mineralogia meglio che alla zoologia,


e alla fisica

meglio ancora che alla mineralogia. Senonch,

sta di fatto

che

le

matematiche sono applicabili

altres al

globus inteUectualis, e di ci possono dare prova l'Economia


e la Statistica; e sono, d'altra parte, inapplicabili all'uno e all'altro,

quando l'uno

e l'altro

loro effettiva verit e unit,

vengano considerati nella come storia della natura


si

o storia della realt, in cui niente

ripete

perci

niente pu affermarsi eguale e identico. Sotto quella dif-

ferenza di applicabilit non vi ha, dunque, altro se non


il

riconoscimento di una utilit; cio, che se

granelli di

sabbia che calpestiamo possono essere considerati (bench

non siano) eguali


giova fare
il

tra loro,

pi diffcilmente e di rado

ci

medesimo

rispetto agli

uomini che sono nostri

prossimi amici e avversari. Di qui la

decrescente utilit
umana,
e,

delle costruzioni naturalistiche (e del calcolo matematico),

via via che ci avviciniamo alla vita

nella cer-

chia di questa vita, alla situazione storica determinata nella

quale

ci

tocca operare. Decrescente,

ma non mai

nulla;

VI.

LA SCIENZA MATEMATICA DELLA NATURA

243

altrimenti, n quelle scienze empiriche (grammatiche, libri


di

doveri, tipi psicologici, ecc.), n quei calcoli (statistisi

che, calcoli economici, ecc.)


costruttore di

terrebbero in uso.

A un

macchine abbisogner poca finezza


;

d'intui-

zione e molta sicurezza di fisica e meccanica

a un ma-

neggiatore di uomini, pochissima matematica, poca scienza

empirica e molta capacit

d' intuire e

percepire

vizi e

il

valore degli individui, coi quali egli ha da fare e che gli

Le quali ultime cose si possono ben dire in cui le abbiamo dette, a patto che non si dimentichi che anche il poco e il molto, di cui qui si parla, sono semplici modi di dire e determinazioni empiriche;

danno da nel modo

fare.

perch

lo Spirito,

che tutto

lo Spirito in

ogni

uomo

par-

ticolare e in ogni particolare istante della vita,

non mai

un composto

di elementi misurabili.

VII

La classificazione delle

scienze

La

teoria

XJe spiegazioni

fornite circa le varie

forme del sapere sona


concetto, la storicit,
la qualit,

delle forme

del sapere e
la

a un tempo chiarimenti delle categorie dello spirito teoretico e teoretico-pratico


il
:

dottrina

l'intuizione,

il

delle categorie.

tipo,

il

numero, e via via particolareggiando,


il

la quantit, la quantit qualitativa, lo spazio,

tempo,

il

movimento; e fanno parte dunque


categorie, nella quale
si

di quella dottrina delle

assolve la Filosofia in senso stretto.


le

Domandare che cosa


porta ricercare
le

siano

matematiche o

la storia

im-

categorie corrispondenti;

sia la relazione tra storia e

domandare quale matematiche, e in genere come

stiano tra loro le varie forme del sapere, importa svolgere

geneticamente tutte queste forme, che ci che noi abbiamofinora tentato.


11

problema

La non

facile

indagine delle forme del sapere in quanta

della classifi

CRzione
scien-

categorie non stata in fiore nei tempi ultimi, nei quali

delle

ha acquistato voga invece un altro problema, che parso


pi agevole

ze, e la

sua

indole
pirica.

em-

ma non

perch sostanzialmente

si

riporta a

quello precedente. Invece di porre la

domanda nell'ardua
domansapere, una

modo

indicato di sopra,

si

in tono pi modesto,

data una classificazione delle varie forme del

classificazione delle
fatto si che,

scienze. La fiducia scarsa nel


bisogno di domi-

pensiero fllosoflco ed eccessiva nei metodi naturalistici ha-

non potendosi sopprimere

il

VII.

CLASSIFICAZIONB DELL SCIENZE

245

Ilare in certo

modo

il

caos delle scienze varie e concorrenti,

e non volendosi ricorrere alla intrinseca e dialettica sistemazione filosofica, si cercato di classificare le scienze,

come

si

usa pei minerali, vegetali e animali. Vi sono, ora,


di

perfino scrittori e copritori


specialisti
tale

cattedra che
di

si
i

professano

in

classificazione
si

scienze

>;

volumi di

argomento
liete.

moltiplicano con frequenza e abbondanza

non

Se codesti

scrittori e cattedratici

procedessero in

modo

carattere

affatto empirico e corrispondente alle professate intenzioni,

^'?!**^"^

non

ci

sarebbe nulla da ridire: salvo a dubitare talvolta

onde
**^"

si

rive-

delia pratica utilit dei loro lavori e a consigliare pur sem-

pre di non giudicarli come

filosofici,

perch
fatto,

si

cadrebbe in
essi

equivoco circa
i

la loro natura.

Ma, nel

nessuno di

contiene nei limiti empirici, e ciascuno d un qualche


filosofico
si

fondamento
propone. Ci
scienze

razionale alla classificazione che

presentano

per

tal

modo

bipartizioni

di

concrete

e astratte,

storiche e teorematiche
e scienze del

(o noraotetiche), scienze del

successivo
di

coe-

sistente, reali e formali; o tripartizioni di scienze di


fatti, di leggi e di valori,

scienze

fenomeniche,

genetiche

sistematiche,
ed
altre

e simili; delle quali talune

sono nostre vecchie conoscenze, perch richiamano a distinzioni gi eseguite,

confondono forme diverse in uno

stesso

nome

e separano con

nomi

diversi forme uniche; e

tutte poi, vere o false, traggono di necessit fuori dell'em-

pirico e riportano ai problemi della Logica e della Filosofia


teoretica.

Darne

la critica

non da questo luogo; perch

nel sostanzale stata gi data via via nel corso della nostra
trattazione, e nel resto
errori,
si

ridurrebbe a una critica di minuti


trattati

che trova sede opportuna, meglio che nei


recensioni che
si

filosofici, nelle

scrivono dei

libri del

giorno

tanto pi che quei sistemi classificatori trapassano veramente


col giorno che
li

vede spuntare.

246

LA FILOSOFIA, LA STORIA E

LE3

SCIENZE NATURALI

Coincidenza di quel

Ci

preme

solo mostrare in

modo

pi chiaro che l'esigenza

problema,
quando
sia

intrinseca a codesti tentativi la


stabilire

medesima che conduce a


un sistema due
filosofico.

una dottrina

delle categorie o

inteso in modo filosofico,

Infatti, nella richiesta di

una

classificazione delle scienze,


richieste,

con la

agevole scorgere, di volta in volta, profilarsi

ricerca delle
categorie.

runa pi ristretta, l'altra pi ampia. La prima si volge a domandare una classificazione delle forme del sapere, come

il

caso del sistema classificatorio baconiano e degli


il

altri

che ne ripetono

tipo, in cui le scienze

sono divise secondo

le tre facolt della

memoria

(storia naturale e civile), della

immaginazione (poesia narrativa, drammatica e parabolica)


e della

ragione (teologia,

filosofia

della

natura e

filosofia

dell'uomo). L'altra tende a


le sole
tutti
i

una

classificazione

non secondo
secondo

forme gnoseologiche,

ma

secondo
;

gli oggetti,

principi reali dell'essere

come

il

caso del sistema


classifica-

comtiano e dei suoi molteplici derivati. Ora una


teoretiche, e

zione del primo genere coincide con la teoria delle forme


i

problemi che suscita non

si

possono ben
di

for-

molare e risolvere se non penetrando nei problemi


forme: senza di che non
la classificazione
si

queste

pu, per esempio, giudicare se


sia esatta o no, e in quali punti

baconiana

debba, se mai, essere corretta.


l'oceano,

Ma

si

passa dal mare

al-

quando
gli

si

considera l'altro genere di classificazione


i

secondo

oggetti o

principi

reali

dell'essere,

perch

questa coincide addirittura con l'intero sistema

filosofico.

La

classificazione, per esempio, del

Comte

lo stesso posi-

tivismo di quel filosofo; n dato accettare o rifiutare o

solamente esaminare l'una senza accettare, rifiutare o

al-

meno

sottomettere ad esame

l'altro.

C' gente che ingenua-

tarsele sopra

mente immagina un

di potere intendere le coso col rappresenfoglio di carta, in

forma

di albero

genea-

logico o di tabella ricca di


esclusione.
Hi

segni grafici d'inclusione ed

Ma, quando

si

accinge sul serio a questo lavoro,


la tabella

avvede che, per disegnare l'albero e costruire

Vlt.

LA CLASSIFICAZIONE DELLK SCIENZE


anzitutto

247

delle

cose, occorre

averle intese;

e la

penna

casca di
tazione,

mano

e la testa costretta a chinarsi alla meditogliersi la noia

quando non preferisca


il

svagandosi

in altre faccende.

qui anche

luogo di chiarire di proposito la distintra

Forino del

zione, pi volte

da noi adoperata,
libri.

forme del sapere e

sapere e for-

me

lettera-

forme

letterarie o didascaliche del sapere, tra

ordini di
libri

rio-didascaliche.

conoscenze

La composizione

dei

non

sempre determinata dall'unica esigenza della trattazione rigorosa di un determinato problema; e assai di frequente
il

motivo di

essi

dato dal comodo pratico di trovare rac-

colte insieme certe cognizioni disparate, senz'andarle cer-

cando
per
tal

in

pi luoghi, cio nei loro veri luoghi. Si hanno


ai

modo accanto
le

trattati

scieatifci
i

propriamente
le geografie,

detti le
le

compilazioni scolastiche e
enciclopedie

manuali,

pedagogie,

giuridiche o filologiche,

le

storie naturali, e via discorrendo. Altre volte,

anche

fuori

degl'intenti pi strettamente scolastici, gli autori stimano

opportuno ora d'isolare ora


conoscenze, e battezzare
le

di

congiungere

certi ordini di

loro

trattazioni con

un nome
evidente

particolare. Dinanzi a questi vari

aggruppamenti
scienze, che

che

il

filosofo e lo storico delle

non cercano
di

libri

ma

idee, debbano eseguire una serie di analisi e

sintesi, di dissociazioni e associazioni,

non lasciandosi sviare


Preg'iiidizi

dall'autorit degli scrittori o dalla forza della tradizione.

non facile, perch quegli aggruppahanno sovente, per menti lunga consuetudine, acquistato saldezza nelle menti, e i motivi pratici che prima li determinarono non serbano pi la loro bella trasparenza sicch sopra di essi sorta una folta selva di filosofemi, di distinzioni cer-

La

cosa, per altro,

nascenti

dii

queste

ulti-

vellotiche, di definizioni arbitrarie, di scienze immaginarie,


di

pregiudizi d'ogni sorta.

colui che,
si

dopo essere

riuscito

a discernere le connessioni genuine,


i

prova a districare
a mostrarne
le di-

rami intrecciati, a isolare

gli alberi e

248

LA FILOSOFIA, LA STORIA E LE SCIENZE NATURALI

verse radici, o pone l'accetta in quella vegetazione inselvatichita, spaventato


di quelli

da

gridi e

da pianti non meno


severitc\

forti
Il

che respinsero Tancredi dalla selva incantata.

tradizionalista lo
gli

ammonisce con

a non scindere
il

aggruppamenti naturali per introdurvi

proprio ar-

bitrio, a non impoverire l'antica

ricchezza

delle scienze:
ric-

senz'avvedersi che chiama, cosi, naturale l'arbitrario e

chezza
il

la confusione.

Come?

(ha esclamato di recente

professor Wundt, esterrefatto innanzi ai concetti della nuova gnoseologia) per la bella ragione che la ricerca dell' individuale ricerca storica, la Geologia dovrebbe essere

considerata
stare
I

come

storia, e l'indagine dell'epoca glaciale re-

abbandonata all'amabile interessamento dello storico?


al njale della

prologhi

Per ovviare
State

confusione e al difetto di chia-

metodici ai manuali scolastici,

pg^za sulla diversa natura delle varie ricerche che sono

la

commiste in una, molti autori usano premettere


^

ai loro

loromancanza di vigore
logico.

teorici, metodiche, come le chiamano, prologhi r o delle loro scienze; e si suole perci affermare che la logica

yQJmjji

speciale delle singole discipline da rimandare ai libri che

trattano di ciascuna di queste. Particolarmente


in lingua tedesca osservano tale rito, preceduti

manuali

come sono

da prologhi pesantissimi, che occupano gran parte del volume o dei volumi dell'opera; e fanno contrasto anche per
tal rispetto ai libri francesi e inglesi,

che preferiscono
il

sal-

tare

subito

in

medias

res.

dir vero,

tipo che chia-

meremo

tedesco ha di contro la sennata osservazione del


di libri basta
si

Manzoni: che
d'avanzo. Chi
dervi

uno

alla volta,

quando non

rivolge ad

un

libro di storia per appren-

i particolari di un avvenimento, o a un libro di economia per apprendervi il funzionamento di un istituto economico, non dovrebbe essere costretto a passare attraverso

alla teoria degli

avvenimenti

storici e alle disquisizioni sul

posto che compete all'Economia nel sistema delle scienze.


TI

s'ngit

d'un chapon,

et

non point d'Aristote

come diceva

VII.

LA CLASSIFICAZIONE DELLE SCIENZE

249

il

giudice dei Plaideurs all'avvocato che risaliva col discorso

ai testi aristotelici. Alla

contaminazione letteraria

si

aggiunge

in questo caso l'inconveniente sostanziale, che, essendo la

scienza e la teoria della scienza operazioni diverse le quali

richiedono attitudini e preparazione diverse, lo specialista,

competente nella prima,


voco di omonimia. Non
essere pratico nella

di solito

non punto competente

nella seconda, sebbene tale sia creduto per grossolano equivi

ha nessuna ragione perch un

valente conoscitore dei fenomeni bancari e borsistici debba

gnoseologia

della scienza

economica:

l'affermazione dell'una competenza in forza dell'altra

un

vero e proprio sofisma a dicto simpliciter ad dictum secun-

dum

quid.

Inoltre, lo specialista
fare ci

ha

la

sua boria che

lo

porta a gon-

La

moiti-

che egli pratica e a disconoscerne


confini.

la

vera qualit

ce'rveUo'tica

logici

Non da

altro deriva ai giorni nostri la


il

delie

scten-

vertiginosa moltiplicazione di scienze, alla quale


assiste

filosofo

ammirato, e che rammenta

il

miracolo dei sette pani

e dei cinque pesci.


di

ogni ideuzza che passi pel cervello

un

professore, ecco nascere


stati allietati

una scienza nuova; e cosi

siamo

da Sociologie, Psicologie sociali,

Etnopsicologie, Antropogeografie, Criminalogie, Letterature comparate e via discorrendo, tutte con annesse metodiche. Anni dietro, un egregio storico tedesco, avendo avvertito che qualche utile si pu cavare anche
dagli studi genealogici e araldici, abbandonati d'ordinario
ai

provveditori

dell'aristomania e titoloinania, invece di

restringersi a quest'avvertimento e a metter fuori le osser-

vazioni particolari da lui notate, annunzi senz'altro una

Genealogia come scienza


il

die Genealogie als Wissetischaft,


il

elaborandone

relativo

manuale;
le

quale,
il

immaginare, comincia col determinare


Genealogia, e studia poi
Storia, con
le

come si pu ben concetto della


la

relazioni di questa con la

Scienze naturali, con

Zoologia,

250

LA FILOSOFIA, LA STORIA E LE SCIENZE NATURALI


la

con
Le scienze
ei pregiudizi

Fisiologia, con

la

Psicologia, con la Psi-

chiatria, e con l'universo scibile.

Finalmente,

lo

specialista di solito

insegnante, e uso

cattedra-

perci a identificare la scienza eterna e ideale con la sua

tici.

cattedra reale e contingente, e l'organismo del sapere con


quello delle facolt universitarie; donde

un modo, dive-

nuto consueto nel


e la cerchia di

mondo accademico,
e,

di concepire la qualit

una

scienza, e che consiste nel

ficare

la scienza,

personicomandando a codesta persona imil

maginaria, assegnarle
assegnazioni

da

fare,

senza badare poi se

le

si

accordino o no con la natura

dell'uficio.

La Logica si occuper di questo, ma non trascurer neppure quest'altro; si benigner di gettare lo sguardo anche su questa terza cosa, estranea
al

al

suo compito,

ma non

suo interessamento; n mancher, coi dovuti riguardi,

di

aiutare

Io

studioso
se

suggerimenti,
scientifici

di una materia affine, dandogli non proprio norme. Chi legge i libri

dei tempi nostri, riconoscer in quest'esempio,

non una caricatura,

ma uno schema

costantemente ripetuto

e applicato. Del poeta Aleardo Aleardi fu detto che, rivol-

gendosi nei suoi carmi in ogni istante alla Musa per chiederle qualcosa, la trattava
Il

come

se fosse la sua cameriera.


la

professore

finisce

col
la

trattare

Scienza come

il

suo
la

bidello, o

almeno come

sua rispettabile consorte, con

quale prende bonariamente accordi sulle pietanze che do-

vranno comporre

il

desinare del giorno, e sulle altre parti

del governo della famiglia.

PARTE TERZA

LE FORME DEGLI ERRORI


E LA RICERCA DELLA VERIT

L'errore e le sue forme necessarie

IJ errore
tutti al

privazione o

negativit, e comunemente
altri

si

L'errore co^j,^
^
,^,.

suole definirlo

come pensamento
il

del falso, difformit del

pensiero dal suo oggetto, o in

modi

simili

che tornano
suo

possibilit

medesimo, perch

pensiero difforme dal suo og-

ciaJeTratusione
*'^'"-

getto pensiero falso e che non

raggiunge

il

fine,

degli

perci

non pensiero

ma

privazione di

pensiero

ossia

negativit.

In quanto

tale, l'errore

d luogo a un concetto negativo,


;

rispondente al concetto positivo della verit


verit

e vero e falso,

ed errore, stanno tra loro come concetti opposti.


i

Ma

noi sappiamo dalle dottrine logiche gi svolte che

concetti opposti

non

solo

non sono separabili

ma neppure

propriamente distinguibili, e che la loro distinzione nient'

altro

che l'astratta divisione del concetto puro, dell'unico

concetto, sintesi o dialettica di opposti.


filosofia

E sappiamo

dalla
il

tutta,

che

la

Realt svolgimento, nel quale

termine negativo, intrinseco al positivo, come la molla


del progresso.

Se dunque l'errore negativit, non si pu trattarlo come qualcosa di positivo, perch altra positivit o realt non gli spetta se non appunto la negativit, che momento
della sintesi dialettica e fuori
della
sintesi nulla.

Una

254

LE FORME DEGLI ERRORI E LA RICERCA DELLA VERIT


si ha gi nella mancherebbe materia

trattazione dell'errore in questo significato

trattazione della verit logica; e qui

ad

ulteriore discorso.

Come forma

dello spirito, distinguibile

dalle

forme positive e

reali, l'errore

non

; e, intorno a

Gli errori
positivi
sistenti.

ed

, la filosofia non trova da filosofare. Nondimeno, sembra che tutti conosciamo errori distinguibili dalle verit ed esistenti per s. L'evoluzionista, per

quel che non

esempio, afferma la formazione biologica dell'apriori;


litarista risolve
il

l'utiil

dovere nell'interesse individuale;

cri-

stiano dice che Dio padre invi


gli

Ges suo

figliuolo a

redimere

uomini dalla perdizione in cui erano caduti pel peccato


il

di

Adamo; Non sono,


stati

buddista predica l'annullamento della volont.


codesti, errori veri e propri? e

tutti

non sono

espressi, ripetuti, ascoltati, creduti? Si vorr forse,


alla

in

omaggio

definizione

irrealt, sostenere

che

quanto verit,
Gli errori
positivi

ma

dell'errore come negativit e non siano? Non esisteranno in esistono bene in quanto errori.
essi

Quest'antitesi tra l'inconcepibilit dell'errore


stente e
errori

come

esi-

co-

me

atti pra-

tici.

r impossibilit di negare non si risolve se non nel modo che gi abbiamo avuto occasione pi volte di accennare. Quell'errore che ha esistenza, non errore e negativit, ma qualcosa di positivo, un prodotto dello spirito. E poich quel prodotto dello spirito privo di verit, non pu essere opera dello spirito teoretico; e poich, oltre la forma teoretica dello spirito, non vi ha da considerare se non la forma pratica, l'errore
clie

l'esistenza di determinati

incontriamo come qualcosa di esistente dev'essere pro-

dotto, a suo

modo

razionale, dello spirito pratico.

In

effetti,

colui che

commette un errore non ha nessun


il

potere di torcere o snaturare o inquinare la verit, che


il

suo pensiero stosso,

pensiero che opera in lui


egli

come

in tutti, e anzi,

non appena

tocca

il

pensiero, ne
il

toccato
tico
(li

pensa e non erra. Egli ha solamente


al

potere pra-

passare dal pensiero

fare; e un fare e non gi

I.

l'errore b le sue forme necessarie

255

un pensare l'aprire la bocca o l'emettere suoni ai quali non corrisponda un pensiero, o, che lo stesso, non corrisponda un pensiero che abbia valore, precisione, coerenza, verit; imbrattare una tela, cui non corrisponda alcuna immagine; rimare un sonetto, combinando frasi altrui che simulino la genialit assente. L'errore teoretico, quando
veramente tale, inscindibile dalla vita del pensiero, che
in tanto in

quanto supera perpetuamente quel momento


s, ci

negativo, sempre rinascente. Ma, quando dato scinderlo

e considerarlo per
teoretico,

che

si

ha innanzi non pi errore

ma

atto pratico.
Atti pratlci
e

Atto pratico abbiamo detto, e non gi errore pratico.

perch quell'atto pratico non punto irrazionale. Chi dubiti


di ci, rivolga

non

errori pratici

uno sguardo a coloro che producono

errori;

si

persuader subito che essi operano con una loro par-

ticolare

ma

piena razionalit. L'imbrattatele produce un

oggetto che richiesto sul mercato da gente che vuole avere


in casa quadri

purchessia da coprire

le pareti e attestare

per mezzo di

essi la

propria agiatezza o ricchezza,

ma

che

del tutto indifferente al significato estetico di quegli oggetti


;

il

rimatore vuole procurarsi un facile successo presso

coloro che considerano la poesia


il

come un gioco

di societ;

chiacchierone, che emette suoni in luogo di pensieri, rac-

coglie assai di frequente, con quella emissione, gli applausi

e gli onori che al pensatore serio sono negati:


toujours

un

sot trouve

un plus

sot qii l'admire.


si

Se dunque, .per mezzo

dei cosi detti errori,

provvede

alla casa, al fuoco, al cibo

e alle vesti o al contentamento dell'amor proprio, delle


bizioni e dei capricci, chi vorr dire che
irrazionali?

am-

essi siano atti

di pane; e se per

L'uomo non vive di solo pane, ma vive anche mezzo di quegli atti ottiene il pane ossia
e,

soddisfa
dirsi

bisogni della propria individualit, essi debbono

ben indirizzati, avveduti, fecondi, namente razionali.

insomma,

pie-

256

LE FORME DEGLI ERRORI E LA RICERCA DELLA VERIT

Pratici
economici, e non pratici morali.

Ma
il

sono razionali sotto l'aspetto economico, non gi sotto


produttori di errori
sottrag-

l'aspetto etico; perch la moralit richiede che l'uomo pensi

vero, e a quel dovere


o,

si

gono

per dir meglio, non ancora s'innalzano. Intenti

all'esigenza pratica della vita individuale qiia talis,

non

attuano in s la vita universale, n

si

fanno, in conformit

di essa, volont di bene e volont di vero.


la dialettica dello spirito,

Ma
li

poich, per

non

dato persistere in siffatta

condizione, negli animi loro e di coloro che


l'opera

vedono

al-

non tarda a sorgere


l'esigenza, che
il

il

desiderio di un'altra e supealla


si

riore attivit, che


Si

sopraggiunga
pane,

precedente e la compia.
viva,

pone
si

non solo

ma
non

si

viva bene;

che

cerchi non solo

ma

quel

pan degli angeli,

del quale,

come

dice

il

divino poeta,
si

si

vien

mai
il

satollo; e questo desiderio


la

manifesta con

lo

scontento,

riprovazione, l'angoscia, e col tacciare d'irrazionale


si

razionale inferiore che

superato, e denominare errore

teoretico quello che,


Dottrina
dell'errore,

in s considerato, era,

ed stato

da.

noi riconosciuto, semplice atto

economico.
;^

La

dottrina qui esposta compendio di dimostrazioni gi.

dottrina delle forme

date di sopra o in altra parte della Filosofia dello spirito

epper non
fatto, sul

ci

distenderemo sulla immanenza del valore nel


vitale e concretezza del bene,^
s, sul carattere pratico del-

necessarie
dell'errore.

male come stimolo male per


sulla
teoretico,

sull'inesistenza del
l'errore

responsabilit

morale

di

siffatto-

errore, sul desiderio

negativi che

come accompagnano

unico contenuto degli enunciati


i

giudizi di valore, e su altre

cose gi a sufficienza chiarite.


tico

La genesi

dell'errore teore-

potrebbe essere lasciata da parte nell'esposizione della


ai fini di

Logica, bastando

questa una qualsiasi tra

le

comuni

definizioni che dicono l'errore

pensamento del

falso.

Di pi stretta pertinenza della Logica indagare i modi nei quali le determinazioni delle varie formo del conoscere
e del sapere po.ssono essere accostate e miste
:

ossia,

poich

1.

l'errore e le sub forme necessarie


il

257

l'errore,

come diceva

Vico,

altro
le

non

che

sconcia

combinazione d'idee, dedurre


nale la teoria dell'errore entra

forme generali e nedottrina dei sofismi


ha,

cessarie di codeste false combinazioni. Nella Logica tradizio-

come

o delle

confutazioni sofistiche, ed

come

tutto

il

resto, carattere formalistico o verbalistico;

ma

nella nostra

deve assumere carattere

filosofico e fondarsi sulle

forme gi
le

distinte dello spirito teoretico,

donde

si

traggono

neces-

sit delle stesse combinazioni arbitrarie, gli errori formal-

mente

possibili.

Ma
(e ^

da avvertire che, quantunque comunemente si usi abbiamo usato anche noi) parlare di errori estetici, na' ^

'

Naturalo
k"='^ !"""'

gli errori
teoretici,

turalistici,

matematici e

simili, oltre di quelli

propriamente

filosofici o logici, l'errore


,

teoretico, ogni

errore teoretico,

in fondo,

sempre errore
la cervice

logico. L'atto di

congiungere
il

al

capo umano

equina o di dipingere

cipresso in

mezzo
non
vi

al

mare non

per s quell'atto che, guardato dalla


si

coscienza estetica,

dice bruttezza o errore estetico, se

acceda
ossia
s,

la falsa

affermazione che
vi

esso sia opera


logica.

estetica,

se

non
col

acceda

un'afifermazione

Presa per

l'unione del capo

umano con un

collo di ca-

vallo o del cipresso

mare

un qualsiasi gioco d'im-

maginazione, come se ne fanno nell'ozioso fantasticare e


nel sogno.
di

Anche

del tutto innocente l'estrinseca unione

una

figura e di

un

concetto,

come

nel caso dell'allegoria:

unione che, per s presa, non arte sbagliata,


diventa solo quando
si

ma

tale

afi"ermi

che quei due elementi ne

fanno un

solo, e allora, piuttosto

che arte sbagliata, cat-

tivo giudizio sull'arte, ossia cattiva filosofia. Parimenti

un

errore aritmetico, per esempio che

4X4

sia

eguale a 20,

per s preso un flatus vocis, come se ne sogliono emettere

per ischerzo o per isciogliere


rore solo quando vi
si

la lingua; e si
il

cangia in erili o-

aggiunga

pensiero che quel fiato

di voce designi un'effettiva moltiplicazione. Persino le

B. Croce, Logica.

17

258

LE PORMB DEGLI ERRORI E LA RICERCA DELLA VERIT


filosofici

giche combinazioni di concetti


tali errori logici e filosofici,

non sono

in

quanto

potendo

farsi

a prova per vedere


si

cio se due

concetti

concordino; e a renderle erronee

richiede l'aggiunta di uno speciale atto di giudizio, asserito

per arbitrio. Arbitrio che un mentire agli

altri e talvolta

anche a

s stessi (

il

miser suole Dar facile credenza a quel

ch'ei vuole) per procurarsi

come
si

si

dice, un'agevolezza e

un giovamento individuale o, un piacere; e mentire non

pu

se

non adoperando

o storcendo un'affermazione, che

prodotto logico.
Storia depli

Perci la determinazione degli errori teoretici secondo


le gi distinte

errori e

fenoinenolo(jfia

forme del sapere,

si

restringe a quella delle


alle varie

dell'er-

varie

forme degli errori

logici in relazione

rore.

forme del sapere, cio alle forme necessarie degli errori


filosofici. Certo, ciascuno erra a suo

modo secondo

le

condizioni in

cui

si

trova,

come ogni individuo, secondo

quelle condizioni, trova a suo


sofia in senso stretto

modo

la verit;

ma

la filo-

non pu esaurire l'esame e


il

far la cri-

tica di tutti gli errori individuali, che


le filosofie gli

lavoro di tutte
tutti

che

si

svolgono nei secoli e del pensiero di


stati,

esseri

pensanti che sono


la

sono e saranno. Essa

deve lumeggiare solamente


ossia dare la
si

storia ideale eterna deldegli errori filosofici;

l'errore, che la storia ideale eterna della verit,

fenomenologia

quali

deducono brevemente come segue.


Il

delle

Deduzione forme
errori

concetto puro, che la

filosofia,

pu essere sconciaforma precedente

mente combinato e scambiato o con


della

la

defili
lottici.

For-

pura rappresentazione

(arte), o

con quella susseguente

me
del
to,

dedotto
concete forme daultricon-

dal concetto

del concetto

empirico e astratto (scienze naturali e mate-

matiche); ovvero malamente scisso nella sua unit di concatto e rappresentazione (sintesi a priori), e

dedotte

malamente poi

kH

ricombinato come o concetto che


o rappresentazione che
si

si

d per rappresentazione

ctll.

fondamentali

degli

errori;

d per concetto. Di qui le forme denominare lo quali giover

l'errore e le sub forme necessarie

259

estetismo, empirismo, matematismo, filosofismo e storicismo (o mitologismo). Parimenti, le particolari


forme del concetto o concetti
ciamente combinate tra
zioni,
distinti

possono essere scon-

loro, in

una

serie di false

combina-

che rispondono alla serie delle altre particolari scienze

filosofiche; e di qui le

forme degli

altri errori filosofici.

Ma
mo-

di queste ultime forme d'errori baster, nella Logica,


strar la genesi
e

recare alcuni casi

in

via
si

d'esempio,

perch, per determinarle compiutamente,


quell'esposizione intera di tutto
il

richiederebbe

sistema

filosofico,

che in

sede di sola Logica non dato fornire.

Finalmente, non essendo possibile che una forma qualsiasi

di

questi errori, cosi specificamente logici


filosofici,

genere
e

appaghi

la

mente,

la

come in quale brama il vero"

Errori na^entidaer-

non

si

acconcia a lasciarsi ingannare, ciascuna di queste

forme, per effetto della sua arbitrariet e insostenibilit,

tende a convertirsi nell'altra, e tutte

si

combattono e

di-

struggono a vicenda.
t'

E quando

si

procura di serbare

tutil

insieme

la

forma vera e quella inadeguata, ha luogo


invece, l'animo
si

dualismo gnoseologico; quando,


nella dissoluzione compiuta,
si

adagia

entra nell'altro errore dello

scetticismo o agnosticismo; e se, riconducendosi di fronte alla vita senza alcun lume di concetto che la rischiari, alla vita come mistero, si pone l'affermazione che in quel
mistero teoretico, nel vivere la vita senza pensarla, sia la
verit,
(o
si

ha l'errore del misticismo. Dualismo, scetticismo


si

agnosticismo) e misticismo

estendono cosi

ai

problemi

strettamente logici (alla possibilit in genere di conoscere


la realt),
sofici;

come a

tutti

gli

altri

particolari problemi

filo-

di

onde si pu parlare altres di un dualismo uno scetticismo o misticismo estetico o etico.

pratico, e

Tale,
la

sommariamente

anche oscuramente enunciata,


che verremo esaminando

La

profe-

deduzione degli errori

filosofici,

^^"naz'iona^
iitdes?ii errori.

a parte a parte. Sulle forme di essi, che danno origine ad

260

LE FORME DEQLI ERRORI E LA RICERCA DELLA VERIT

altrettante

tendenze

psichiche,

si

fonda anche ci che colsi

pisce di frequente l'osservatore e che


la

potrebbe chiamare

professionalit degli errori. Ciascuno tratto a usare in altri campi di attivit gli strumenti che ha familiari nel campo a lui pi proprio; e il poeta sogna e fantastica anche quando dovrebbe ragionare, il flosofo ragiona anche quando dovrebbe poetare, lo storico cerca l'autorit anche quando dovrebbe ricercare la necessit della mente umana,
l'uomo pratico
si

domanda a che cosa una cosa

giovi ansia,

che quando dovrebbe domandarsi che cosa una cosa


il

naturalista costruisce

schemi anche quando dovrebbe


il

toglierli

via per pensare direttamente sulle cose reali,


si

matematico
c'
nulla

ostina a scrivere formole anche


stata

quando non

da calcolare. Se

denunziata l'angustia
angustie: non

degli esprits mathmatiques,

non

da credere che le altre


le

professioni

non abbiano anch'esse

loro

esclusa
i

nemmeno

quella del flosofo, che dovrebbe superare


li

pregiudizi,

ma non sempre

supera, perch altro dire

e altro fare, e l'uomo

avvisato

del proverbio

mozzo

ma non
che
si

tutto salvato. Questa professionalit dell'errore,


si

osserva presso gl'individui,


i

osserva anche in pi
parla di popoli antiar-

larga scala presso


tistici,

popoli; onde

si

antifilosoflci,

antimatematici: della Germania specu-

lativa, della

Francia intellettualista e astrattista, dell'In-

ghilterra empirista, dell'Italia artista nel centro e nel set-

tentrione o di quella filosofa del mezzogiorno.

Ma

popoli,

come

gl'individui, sono
il

mutevoli ed educabili: tanto che

ai nostri giorni

secolare empirismo anglosassone cede a

poco a poco innanzi all'educazione speculativa, compiuta


per effetto del pensiero classico tedesco;
astrattista,
la

Francia, da

d segni
lo

di voler diventare intuizionista e mi-

stica;

la

Germania
e filosofa

lascia

il

vasto dominio dei

cieli,

che

gi

le

assegnava

Heine, per quello delle industrie e dei

commerci,

ormai alquanto bassamente;

l'Italia,

I.

l'errorb b le sub forme necessarie


artisti,

261

ch'era nella sua maggior parte paese di


litici,

poeti e po-

oggi percorsa per ogni verso

da correnti religiose
in-

filosofiche.

Se questa

fl.essibilit

ed educabilit degli
e
il

dividui e dei popoli non fosse, la storia

non sarebbe libero


;

svolgimento,

ma
la

determinismo e meccanismo
nel continuo

verreb-

bero

meno

fede

progresso e

coraggio

nel propugnarlo.

II

L'estetismo, l'empirismo e il matematismo

Definizio-

estetismo L'.
al

l'errore filosofico che surroga l'intuizione


il

ne

di queste

concetto e assegna a quella l'ufficio e


l'analoga surrogazione

valore di questo.
la

forme.

L'empirismo

merc

forma del

concetto empirico, onde alle scienze empiriche e naturali

vien dato ufficio e valore di

filosofia.

Il

matematismo

l'asserzione del concetto astratto


della
Estetismo.

come concetto concreto


ci

matematica come

filosofia.

Con l'estetismo e con l'empirismo


sull'inizio della nostra esposizione, e

siamo incontrati
l nel

ancora qua e

suo corso; e dell'uno e dell'altro abbiamo a sufficienza determinata l'indole e messe in luce
dizioni.
il

le intrinseche contra-

In effetto,

essi

presuppongono a ogni

lor

moto
vapori

concetto puro e la

filosofia,

che vorrebbero surrogare f


i

ma

quella presupposta filosofia rimane soffocata tra

delle intuizioni o affogata nel lago gelido dei concetti


pirici.

em-

sono dunque non effettivo pensiero,

ma

adultera-

zione del pensiero per introduzione di elementi eterogenei.

L'estetismo puro ha scarsi rappresentanti, perch l'astensione completa dalla riflessione e dal ragionamento di

troppo palese contradittoriot; sicch anche quando,


nell'et romantica, l'arte

come

fu

affermata vero e proprio or-

gano

della fllosofla,
col

gi fini di solito

non mancarono segni di perplessit e distinguere intuizione da intuizione, arte

II.

l'estetismo, l'empirismo e il matematismo

263

da

arte: distinzione

che era un radicale mutamento e un


tesi iniziale.

tacito

abbandono della
si

Ai tempi nostri,

l'este-

tismo

anche

di

non

di

nome di intuizionismo, o esperienza pura; la quale esperienza, essendo l ma di qua da ogni categoria intellettuale, non
visto risorgere col

differisce in nulla dalla

pura intuizione.

Molti sono invece, ora

come

pel passato,

rappresentanti

Empirisino.

dell'empirismo,
della
filosofia,

talch
la

questo

sembra
di

il

solo
gli

avversario

cagione suprema

tutti

erramenti

filosofici;

ed certo che

la filosofia costretta a difendersi,

pi che da ogni altro pericolo, dai suoi assalti e insidie


incessanti. Alla confusione tra concetti puri e concetti
pirici
la

em-

aperta facile la via, perch

gli

uni e gli altri hanno

salit sia finta), e al concetto

forma dell'universalit (quantunque, nei secondi, l'univerperch gli uni e gli altri fanno appello
(quantunque, nei secondi,
il

concetto sia sem-

plicemente un gruppo d'intuizioni, arbitrariamente tenuto


insieme.

L'ultimo cospicuo esempio storico di empirismo, quello

Il

positifl-

che da Augusto Comte prese

nome

di

positivismo, profess
filosofia

vismo, la
losofla

fon-

chiaramente

il

disegno di ridurre la

a nient'altio

data sulle
scienze,
la

che a una classificazione,


sificazioni,

la quale, al pari di tutte le clasal

metafisica
induttiva.

sarebbe andato dal pi povero


via via al

pi ricco, dal-

l'astratto

meno
Il

astratto,

senza mai per altro

attingere

il

concreto.
sui

positivismo pareva non avvedersi

che

fatti,

quali

pretendeva lavorare e che stimava

materiale bruto di esperienza, erano gi

determinazioni
potevano essere

filosofiche, e solo in virt della

filosofia

ammessi come

fatti

positivi o storicamente accertati.

Positivismo anche lo

psicologismo; un

positivismo, cio,

pi propriamente desunto dalla serie delle cosiddette scienze

mentali o morali. Col positivismo, infine, s'identifica quasi


del
tutto
il

abbiano di

solito

neocriticismo, quantunque una qualche notizia di

suoi difensori

storia filosofica,

264

LB FORME DEGLI ERRORI E LA RICERCA DELLA VERIT

che manca del tutto

ai positivisti puri, e

perci siano in

grado di dare
siva.

alla loro dottrina


il

un'apparenza pi persuail

poich

neocriticismo tende a depurare

criticismo

kantiano di ogni elemento speculativo, non da maravigliare che dal


di

campo

dei neocritici sia partito

il

pensiero

una filosofia fondata sulle scienze, o di una metafisica induttiva: riduzione pura e semplice della filosofia alle scienze, perch una filosofia scientifica o una metafisica induttiva non speculazione ma classificazione, o, come ingenuamente dicono coloro che la propugnano, f sistemazione dei risultati raggiunti dalle scienze
>.

qui s'accen;

dono

pili

comici

litigi

tra

scienzati

filosofi

perch,

quando non si tratta d'altro che di classificare e di sistemare quei risultati, lo scienziato sente a ragione di non
aver bisogno del soccorso dei
lamente, che ha ottenuto
i

filosofi, e, anzi,

che

egli

so-

risultati,

conosce quali

essi pre-

cisamente siano e come


deformarli.
vista e

convenga maneggiarli per non


facendosi empirista e positi-

E
si

il

filosofo, che,

psicologista

neocritico,

ha rinunziato

alla

sua

autonomia,

mette allora attorno agli scienziati, offrendo

poco decorosamente servigi, che quelli ricusano; elaborando


esposizioni
e
scientifiche,

che quelli chiamano compilatorie

dilettantesche;
irrise

proponendo aggiunto e correzioni, che


superflue e insulse. Tuttavia
si
il

vengono

come
si

filosofo

neocritico

non

stracca n

adonta per codeste ripulse

e beffe, e torna insistente all'accattonaggio, anzi, se alcuno

vuole redimerlo dalla volontaria servit e abiezione, allora


soltanto
si

rivolta inferocito, e risponde che la filosofia


afflatata

deve

vivere

bene

con

le scienze.

Come
La

se le relazioni,

che or ora abbiamo fedelmente

ritratte, fossero relazioni di


veritjl

reciproco rispetto e di affiatamento!

che

la

maggior parte dei


e filosofi

filosofi
i

empiristi sono scienziati mancati

non

arrivati,

quali la loro duplice debolezza in(se altre occorressero)

nalzano a teoria logica: altra prova

II.

l'estetismo, l'empirismo e il MATEMATiSMO

265

s.

stro,

conferma dell'origine pratica degli errori. Dal canto noriconosciamo che l'accusa di parassitismo rivolta alla
:

filosofia (nel significato predetto) giustificata

daremmo

volentieri
intrusi,
filosofia,

una buona mano


il

agli

scienziati

contro quegli

che, secondo

nostro giudizio, fanno torto alla


il

non meno che, secondo


la

giudizio loro, alle scienze.


L'empiri-

L'empirismo attinge

sua maggiore forza sugli animi

dal continuo richiamarsi alla realt e ai fatti;

onde
e

^'"' *"'

nasce la credenza che la

filosofia

speculativa voglia procela

dere in senso opposto e trascurare


fabbricare,
filosofia

realt e

fatti,

come

si

suol
si

dii*e,

sulle nuvole.

Ma non
fatti

solo la

speculativa
il

fonda anch'essa sui

ed ha per

punto di partenza
gere, che
fatti,

mondo fenomenico: conviene aggiunspeculativa


si

la

filosofia

fonda veramente sui


i

e l'empirismo no: la

prima considera

fatti

nella loro

infinita variet e nel loro

continuo svolgimento;

la

seconda,

un

certo

numero pi o meno
certi
i

ristretto di fatti, raccolti in

certe

epoche e presso
tutti

popoli, e sia pure in tutte le

epoche e presso
sorta

popoli empiricamente noti.

La

filo-

speculativa,

movendo

dal puro fenomeno, trasforma

questo

in fatto (storico)

ed veramente una filosofia del

fatto; l'empirismo, invece, presupponendo senz'accorgersene


i

fatti

gi storicamente accertati, non pu dare se non


i

una filosofia di schemi,

quali solo l'irriflessione con-

sueta riesce a scambiare e venerare

come

fatti. Alla

richiesta e al vanto dell'empirismo di fondarsi sui fatti, la


filosofia

speculativa pu dunque rispondere ammettendo la

richiesta,

ma negando

di

riconoscere

quel

vanto perch
^* bancarotta
rtel-

usurpato.

Ma

il

fallimento dell'empirismo in tutte le sue forme e ^


i

sotto tutti

suoi sinonimi chiaro nel

dualismo,

a cui la

l'enipirismo:
''"i'""''
*-

tendenza empiristica mette capo, dualismo di apparenza ed


essenza, di
altro

gnosticismo,

fenomeno e noumeno; perch professare che non vi abbia di conoscibile se non il fenomeno im-

spiritismo

supe^stizio-

266

LE FORME DEGLI ERRORI E LA RICERCA DELLA VERIT

porta postulare un'essenza, un noumeno, qualcosa che di


l dal

fenomeno ed
rimane

inconoscibile. sottratto

Vero

che codesto ine


alla
filosofa;

conoscibile

alla scienza

ma

con l'allontanarlo dalla scienza e dalla

filosofia

non
e

escluso dal

campo

del reale. Perci ogni


i

empirismo riconosce
del

accanto a quelli del pensiero


lascia spezzato in
verit.

diritti
il

sentimento,

uno o pi punti
si

circolo razionale della

E quando
tentativi

vuol continuare a lavorare empiristi-

camente pur sul residuo inconoscibile, sorgono quei molteplici

che

si

possono designare
allora
la

tutti

col

nome

di

spiritismo; cercandosi
di
spirito a

nascosta realt per

mezzo
lo

esperimenti di tipo naturalistico e riducendosi

materia

pili o

meno

leggiera e sottile. L'emsi

pirismo finisce nella superstizione, come

vede nella desi

cadenza della

civilt antica

quando

filosofi

andarono

mutando

in

taumaturghi, e alla vigilia della Rivoluzione


sorta di fanatici e d'imbroglioni

francese quando, dopo un secolo di empirismo e di sensismo, comparvero ogni

(dai Mesiuer ai Cagliostro), favoriti

da una societ di cre-

dulissimi materialisti; e
cui
pili
i

come

si

rivede al giorni nostri, in

positivisti e gli ex-positivisti


positivistici)

(segnatamente nei paesi

coltivano volentieri le scienze occulte e

le
Il

esperienze spiritiche.

positivi-

Certamente, non a dire che l'empirismo non abbia cer^^^^ P^^ volte di medicare
le

zioni8Uco" il positivin'aii8ti'^"''

proprie infermit,

come

nel

caso del positivismo evoluzionistico, che volle correg-

gere

il

carattere antistorico della dottrina e offrire quasi


realt.

una

storia della

Ma

questa storia

si

fondava sempre su

presupposti empiristici, ed era dunque storia di schemi, non


della realt concreta: caricatura stravagante della filosofia

del

divenire, dal cui seno esce la storia vera e propria.

Altro tentativo quello del


col quale si cercato e
si

positivismo razionalistico,
cerca d'infrenare l'avviamento
il

del

positivismo verso

il

dualismo,

sentimentalismo e

la

II.

l'estetismo, l'empirismo e il matematismo


diritti assoluti della

267

superstizione, rivendicando

ragione.

Ma

questa ragione pur sempre

la

ragione empiristica,

ristretta

ad alcune serie di

fatti,

estrinseca, classificatoria,

inintelligente; alla quale si

assoluto,
la

ma

col

pu ben dare a parole imperio darglielo a quel modo non le si conferisce


libera-

forza di esercitarlo. Tale sorta di positivismo incontra

ai nostri giorni

grande favore nella cultura della


>

muratoria o

massoneria

(almeno di quella gallo-italiana),

che una setta fastidiosa specialmente perch, indifferente


alle

cose, serba e diffonde l'abito di appagarsi di forraole

e di parole, e

con

la

persecuzione contro
di

le vesti talari e

con l'enfatico discorrere

una vuota

libert si

d a

cre-

dere di adoprarsi validamente a distruggere superstizione


e oscurantismo, a conquistare la libert e a far trionfare
la

Ragione.

Meno frequente dell'empirismo


ch
la

il

confusione

tra

il

pensare e
il

matematismo, peril calcolare meno


il

Matematismo.

agevole che non sia quella tra

pensare e
il

classificare.

per la sua rarit e paradossalit

matematismo

ritiene

una certa aria

aristocratica, e somiglia

per questa parte


in-

all'altro errore estremo, all'estetismo:

laddove l'errore

termedio, l'empirismo, appunto per la sua


popolare, anzi triviale.

mediocrit,

Ma
tichit

giova qui avvertire che non da considerare come


di filosofia che,

Matematica
lica.

matematismo quella forma


col

apparsa nell'an-

simbo-

nome

di

pitagorismo
tempi
nostri

ricomparsa anche
perch nel caso
boli, e
I
i

ai

rapporti matematici dell'universo e


di essa
i

neopitagorismo, come dottrina circa l'armonia del mondo;


i

numeri non sono numeri

ma
non

sim-

rapporti numerici non sono aritmetici


filosofi

ma

estetici.
filo-

cosiddetti

matematici

di codesto tipo,

sofi

veramente n matematici, e nemmeno contaminatori

dei

due diversi procedimenti, meglio

si

direbbero poeti o

semipoeti.

268

LE FORME DEGLI ERRORI E LA RICERCA DELLA VERIT

Matematica

Neanche
da alcuni
essi

da considerare matematismo
di esporre le proprie

il

modo

tenuto

come

forma dimostrativa della filosofia.

filosofi

idee

con metodo
quelle che

aritmetico, algebrico

o geometrico, perch, se
il

espongono sono idee e non gi numeri,


matematico che

metodo

al

quale ricorrono rimane necessariamente estrinseco, senz'altro carattere


il

verbale compiacimento di

adoperare formole di definizioni, assiomi, teoremi, lemmi,


corollari, e simbolica di
si

numeri. Si potr disputare, come


o cattivo gusto letterario e della
di questo

disputato, del

buono

maggiore o minore opportunit didascalica


d'esposizione;
si

modo

potr condannarlo, com' stato condan-

com' caduto; ma la qualit esposto rimane inalterata mai in calcolo matematico o in misura e non si cangia geometrica. N il sistema dello Spinoza, che profess il menato, e farlo cadere in disuso,
del vero speculativo a quel

modo

todo geometrico, n quello del Leibniz, che vagheggi

il

calcolo universale, sono sistemi matematici; che se tali fossero, la filosofia

moderna non dovrebbe a quei due pensatori


da
trattati e

alcuni dei suoi concetti idealistici pi importanti.


Errori di
filosofia m:iteiiiatisticH.

Gli esemp del matematismo, piuttosto che

da sistemi

svolti in

conformit di esso,
di
siff"atti

si

possono ricavare

da programmi non eseguiti


anche
dalla

trattati e sistemi, o

trattazione

matematistica di taluni problemi


l'infinit del

filosofici.

Tale quello circa

mondo

nello spa-

zio e nel

tempo, problema che nel modo matematistico di

trattazione diventa insolubile,


l'infinito

non essendo
che
si

possibile

merc

matematico, per
e dargli

isforzi

facciano, comprenfine o ne-

dere

il

mondo

un cominciamento e una

gargli cominciamento e fine.

Donde

le

esclamazioni di terrore

innanzi a quell'infinito, e

il

senso di sublimit che sembra*


si

sorgere nella lotta impegnata tra esso, che


mabile, e la mente umana, che
si

dimostra indo-

prova a domarlo. Senon-

ch fu gi osservato (dallo Hegel) che codesta sul)limit

non solamente prossima

al ridicolo,

ma

vi

cade dentro

II.

l'estetismo, l'empirismo e

il

matbmatismo

269

di tutto peso, e che quel terrore

non dovrebbe essere


di

altro,

in verit, che terrore della

noia

dover contare e contare

e poi contare, a vuoto e all'infinito. L'infinito matematico

non niente

di

reale, e la

parvenza della sua realt

l'ombra proiettata dalla potenza matematica dello spirito

umano, che in grado di aggiungere sempre a qualsiasi numero un'unit. Il vero infinito tutto innanzi a noi in ogni pensiero reale; e solamente quando l' uno-continuo della realt viene spezzettato, e lo spazio e il tempo resi
astratti e matematici,

solamente allora, ove

si

dimentichi

l'operazione compiuta, sorge quel problema disperante, ac-

compagnato dall'angoscia

di

non poterlo mai

risolvere. Altro

e pi attuale esempio di siffatte trattazioni raatematistiche


offerto dalla dottrina sulle dimensioni dello spazio; nella

quale, dimenticando che lo spazio a tre dimensioni


nulla di sperimentabile e di reale
stessa matematica, e trovando

non

ma

costruzione della

opportuno d'altro canto, e

per ragioni matematiche, costruire spazi a


tre
tali

meno
si

o pi di

dimensioni o a
costruzioni

7i

dimensioni,
realt

si

finisce col considerare

come

concepibili, e

discorre sul

serio di esseri bidimensionali


sionali .

o di

mondi quadrimenDualismo,

dal pensiero e di spazi reali

Con affermazioni come queste d'infiniti inapprensibili ma non sperimentabili, il mail

agnostici-

smo

Bu-

tematismo foggia
e di realt

suo dualismo, un dualismo di pensiero


il

perstizoiit del niate-

superiore al pensiero, o (eh'

medesimo)
e

di

matisino.

pensiero

che trova riscontro

nell'esperienza,

pensiero

senza esperienza corrispondente.

l'Inconoscibile sta in
filosofo

agguato e piomba addosso


tista,
il

all'

imprudente

matemasu-

quale rimane come smarrito innanzi al secondo,

terzo, quarto e infiniti

mondi da

lui escogitati,

mondi

periori o inferiori a quelli dell'uomo, sottomondi e sopra-

mondi

e soprasopramondi.

qualche volta diventa anche

lui spiritista,

domandandosi

col

ZoUner perch mai

la vita

270

LE FORME DEGLI ERRORI E LA RrCBRCA DELLA VERIT

spiritica

non potrebbe avere realt e prodursi

nella quarta

dimensione, preclusa all'uomo, dello spazio? La contradizione dell'assunto matematistico,

come

di quelli estetico

ed

empiristico, appare manifesta nelle conseguenze dualistiche,

agnostiche e mistiche, alle quali essi

tutti,

come vedremo

meglio pi

oltre,

necessariamente riescono.

ni
Il filosofismo

T
i

tre

modi

di sopra esaminati di errori esauriscono le pos-

sibili

combinazioni

del concetto

puro con

le

forme dello
accennato,

Rottura dell'unit
della sintesi

spirito teoretico o teoretico-pratico, a lui anteriori o posteriori.

a priori.

Ma
dei

altri

modi

di errori nascono,

come

si

dalla scomposizione dell'unit del concetto,

dalla separa-

zione

suoi

elementi

costitutivi:

ciascuno

dei

quali,

astratto dall'altro e trovandosi l'altro di fronte, invece di

riconoscerlo

come parte organica


la

di s

medesimo,

lo annulla,

surrogandogli

propria astratta esistenza.

Se

il

concetto sintesi a priori logica, unit di soggetto

e predicato, unit nella distinzione e distinzione nell'unit,

affermazione del concetto e giudizio del


ria insieme, nel

fatto, filosofia e stoi

puro ed

effettivo

pensare

due elementi

for-

mano un organismo
fatto
fatto: la

inscindibile.
si

Non

si

pu affermare un

senza pensarlo, non

pu pensare senz'affermare un
il

rappresentazione senza

concetto cieca, pura

rappresentazione, sfornita di lume logico, non soggetto di


giudizio;
il

concetto, senza la rappresentazione, vuoto.

Nell'atto

che

si

chiama errore

e in cui le proposizioni
il

Filosofi-

esprimenti la verit sono combinate non gi secondo


nesso teoretico

loro

smo, logicismo panlogismo.

ma

ad arbitrio di chi

fa la .combinazione,

quella unit pu essere praticamente scissa.


in

accade

alil

primo luogo, che

si

abbia un concetto vuoto,

Iora,

272

LB FORME DEGLI ERRORI E LA RICERCA DELLA VERIT


si

quale, privo perci di ogni interna regola,

riempie di un

contenuto che non quello che


e d a s

gli spetta e

che solamente

dal congiungimento con la rappresentazione potrebbe avere,

medesimo un falso soggetto. E accade,

in se-

condo luogo, l'inverso, cio (come vedremo pi innanzi)


che
ora
si

ponga un

al

falso predicato o concetto. Fermandoci per primo caso, e osservando come esso consista nel-

l'abuso dell'elemento logico, potremo chiamare quel


di

modo

errore,

logicismo

panlogismo,

o anche

(essendo

l'abuso dell'elemento logico identico all'abuso dell'elemento


filosofico) f i 1 o s o f i s

mo
compie
sulla storia col pretendere

La

Filosofia

II

logicismo, panlogismo o filosofismo l'usurpazione che

della storia.

la filosofia in senso stretto

di dedurre,

come

si

dice, la

storia a priori.

Usurpazione
filosofia e

logicamente impossibile
filosofia

per la gi dimostrata identit di


storia cattiva

e storia,

onde cattiva

all'inverso; e quantunque possa darsi che

lo stesso indivi-

duo
(e

il

quale in un determinato momento

fa

ottima

filosofia

ottima storia insieme), nel

momento

successivo fiiccia
altro se

cattiva storia (e cattiva filosofa), ci

non importa

un momento pu filosofare male ed errare nel momento dopo, e non gi che le due cose siano possibili nel medesimo atto. Senonch l'usurpazione,

non che chi ha ben

filosofato in

logicamente impossibile,

si

effettua praticamente; nel qual

caso non veramente usurpazione, quantunque venga considerata e denominata tale sotto l'aspetto logico.
richiesta
dell'apriori

Anche

la

nella

storia

perfettamente

giusta,
si

perch affermare un

fatto vale pensarlo, e

pensare non

pu senza trasformare
sintesi a priori, e

la rappresentazione per

mezzo

del

concetto e perci dedurla dal concetto.

Ma

questa deduzione
induzione;

come

tale nell'atto stesso


la storia

laddove la protesa di dedurre


essere

a priori vorrebbe

essa stessa filosofia),

una deduzione senza induzione, non una storia (che ma una Filosofia della storia.

Ili,

IL

FILOSOFISMO

273

Bisogna porre bene


concedere che una

in chiaro l'assurdit intrinseca dell'as-

Le contrail'*'""'
"''Ir

sunto, perch quelli che lo


filosofia

propongono sogliono
della storia
si

di solito

debba fondare

essa,

sui dati di fatto e avere a base un'induzione. In realt, se

quei dati di fatto fossero documenti da interpetrare, non


si

otterrebbe la filosofa della storia, che coloro domandano,


la

ma

storia
i

senz'altro. Nell'assunto
di
fatto,

della

filosofia

della

storia,

dati

la

pretesa

materia

informe, sono
i

tutt'al pili storie gi costruite,

che non contentano

filosofi

della storia; e

non

li

contentano non perch


dei

essi le giudi-

chino

false

interpetrazioni

documenti

(nel

qual caso
la storia,

non
ch
8i

ci

sarebbe se non da correggere


il

la storia

con

proseguendo
il

lavoro medesimo degli storici


li

tutti),

ma

per-

metodo stesso della storia non


fitti

contenta ed essi

son

in capo altro.

La

storia

da loro disprezzata

come mera narrazione e considerata non come forma del pensiero ma come materia bruta, ammasso caotico di rappresentazioni.
filosofia della

Vera forma del pensiero sarebbe invece


storia,

la

che sorge sulla storia narrata e non


i

sui

documenti.

sorge come? Recisi

documenti,

la sintesi

a priori non pi possibile. Sorge, dunque, per parteno-

genesi dell'astratto concetto puro, che pretende ritrovare


in s la storia,

senza aspettarla dal congiungimento coi docu-

menti; onde

la storia si

deduce a

priori,

non pi nel pieno,


i

ma
sto,

nel vuoto. Quali che siano le dichiarazioni che

filosofi

della storia

aggiungono

al loro

programma,

la natura di que-

che riposta nelle sue logiche premesse, non pu esserne

cangiata.

se quelle dichiarazioni fossero fatte sul serio,

e accettassero tutte le conseguenze che da loro discendono,

non

si

avrebbe pi ragione di sostenere, accanto e

oltre la

storia,

una
lo

filosofia

della storia; le

due cose s'identifichegiudichiamo


si

rebbero, e l'assunto stesso verrebbe annullato, cosi per coloro

che

propongono come per noi che


il

lo

contradittorio. Ecco, infatti,

dilemma dal quale non

B. Crock, Logica.

18

274

LE FOKMB DEGLI ERRORI E LA RICERCA DELLA VERIT

esce:

la filosofia

della storia iiiterpetrazione dei do-

cumenti, e in questo caso sinonimo di storia e non pone

nuova

esig'enza;

essendo pi interpetrazione
via pensare
i

pone questa nuova esigenza, e non di documenti e volendo tuttavuol pensare senza documenti e
si

fatti, li

trarli

dal vuoto concetto, e allora


il

ha

la filosofia della storia,

filosofismo,

il

panlogismo.
la filosofia della storia ricorre all'anail

La
ria

Filoso

Per prendere corpo,


^'^S^^'

eie

fai-

pi'ocedimento legittimo del pensiero,


la

quale, ricerlegittimo,

se analogie,

cando

verit,

pone analogie

e armonie.

Ma

come a

noi gi noto, solamente a condizione che quel-

l'analogia

non rimanga mera


storia

ipotesi

euristica
i

sia

poi

effettivamente pensabile e pensata.


filosofia

Ora,

concetti che la
effettiva-

della

deduce non possono essere

mente

pensati, perch vuoti:

presentazioni,

ma

non concetti puri n pure raparbitrario miscuglio delle due forme e

perci contradizione e vacuit. Cosicch le analogie, di cui


si

vale la filosofia della storia, sono false


e

analogie, ossia
negazione della

metafore

paragoni,

trasformati in analogie e concetti.


il

Essa dir, per esempio, che


civilt antica e

Medioevo

la

che l'epoca moderna

la sintesi degli op-

posti.

Ma

la civilt antica nient'altro

che una sterminata

serie di fatti, ciascuno dei quali sintesi di opposti e reale

solamente in quanto
tica e
il

sintesi di opposti; e tra la civilt an-

Medioevo c' continuit assoluta, non meno che


I fatti

tra

il

Medioevo e l'epoca moderna.

tra loro

come

concetti opposti, perch


il

non possono stare non sono opponibili

come
che
si

positivo e negativo:

fatto,

die viene chiamato povia di

sitivo, positivo e

negativo insieme; e cosi parimenti quello


in

chiama negativo. Dir ancora (sempre


il

esempio) che la Grecia fu


il

Pensiero e

Roma

l'Azione, e

mondo moderno
la vita

unitA di Pensiero e Azione. Ma, in realt,

la

vita greca fu pensiero e azione,

come

quella di

Roma,

come

moderna

ogni epoca, ogni popolo, ogni indi-

III.

IL

FILOSOFISMO

275

viduo, Ogni attimo della vita pensiero e azione, in virt


dell'unit dello spirito le cui distinzioni

mai

in

esistenze

separate.

non si dirompono Le affermazioni proprie della


debbono
essere, tutte di questa

Filosofa della storia sono, e


fatta; altrimenti,

saranno bens vere


osserva sovente

ma non avranno
nei
libri

nulla

che giustifichi
L'ultimo
questo modo,
confutati,

la qualificazione di filosofia della storia.


si

caso
i

intitolati a

Distinzio-

quali

non

si

possono certamente considerare


il

ne tra

la Fi-

losotia della

quando

stato

confutato
il

concetto di
'

quella

storia e ili"'
'^^^^

scienza. Altro la scienza e altro


della falsa scienza tentata, e altro

libro: e altro l'errore

titolati.

il

valore dei

libri,

che

di solito (specie nei grandi pensatori e scrittori)


tivi

hanno mo-

pi profondi e parti pi pregevoli che


titolo

il

programma
di
si

il

non comporterebbe. Tra


si

libri di filosofia della

storia si

annoverano capilavori del genio umano: sorgenti


sono dissetate, e a cui

verit a cui pi generazioni

ritorna in perpetuo. Essi infatti sono stati sovente mirabili


libri

di

storia, di

vera storia, sorti per reazione mentale

contro

storie

superficiali; e

hanno per primi

descritto

il

carattere

vero di certe epoche, di certi avvenimenti, di


*:

certi individui

la sterile

forma della dualit


e

e opposizione

tra filosofia
essi la

della storia

semplice storia celava in

una
che

di una storia migliore contro peggiore. E le formole stesse che venivano falsamente atteggiate come deduzioni di concetti (per esempio,

feconda polemica

storia

il

Medioevo
la

la

negazione dell'antichit e

il

Rinasci-

mento

negazione del Medioevo, o che

lo spirito

germa-

nico, dalla

Riforma

al

Romanticismo, l'aflFermazione della


l'

libert interiore, o

che

Italia del
o.

Quattrocento rappresenta

l'Arte e la Francia lo Stato,

via dicendo) erano in fondo

espressioni vivaci di

caratteri

dominanti, con

le
:

quali

si

procurava ritrarre

le

varie epoche e avvenimenti

espres-

Si

veda

il

mio saggio sullo Hegel,

e.

9.

276

LE FORME DEGLI ERRORI E LA RICERCA DELLA VERIT

sioni e verit accettabili,

senza che faccia d"uopo presup-

porre nette e rigide opposizioni e distinzioni o naturalizzare


l'

extratemporalit delle forme spirituali. Oltre codeste

caratteristiche storiche, in quei libri apparvero per la prima

volta idee filosofiche


solo
i

importanti; onde vi

si

trovano non

primi lineamenti di una Logica della storiografia (Lo-

gica del giudizio individuale),

ma

anche, sotto veste imma-

ginosa, determinazioni di aspetti eterni dello Spinto prima


ignoti o
di

mal noti. Tale , per esempio, progresso e di provvidenza, che

il

caso del concetto

valse a togliere alla

storia l'aspetto di contingenza e d'irrazionalit: o dell'altro

concernente l'autonomia spirituale del linguaggio e dell'arte,


il

quale

si

present la prima volta come scoperta del-

l'epoca storica in cui l'uomo, tutto senso e fantasia, privo di

generi intelligibili o concetti, avrebbe parlato e poetato senza


ragionare.

Con modo parimente immaginoso,

la
si

costanza
espresso,
e
ri-

dello spirito che conserva in eterno s stesso


in

quelle filosofie, nella legge del perpetuo


delle varie

corso

corso

forme

di civilt.

Queste verit

filosofiche,

al pari di

quelle caratteristiche storiche, debbono


le

essere

depurate,

prime dalle rappresentazioni che impropriaseconde dagli improvvidi


rifiutarsi senz'altro,
logisi

mente

vi si congiunsero, le

cizzamenti;

ma non

possono

se

non

vuol buttar via l'oro per non darsi la fatica di liberarlo


dalla scoria. Questa depurazione, di cui
si

pone

la necessit,

conferma per

altro l'errore del filosofismo, perch vuol essere


filosofia e

depurazione della
Altra

della storia appunto dalla


filosofismo,

filosofia della storia.

manifestazione

del

alquanto diversa

dalla precedente, la scienza che ha preso

nome

di

Filo-

sofia della natura, e che

si

propone

di costruire a priori,
i

non gi propriamente
siderare, danque,

fatti storici,

ma

concetti generali,

che formano l'ordito delle scienze naturali: ossa da con-

come

l'errore inverso dell'errore empiri-

III.

IL

FILOSOFISMO

277

stico,

perch prende a dedurre a priori

concettr empirici,

come
durre

quello s'illude di potere, procedendo a posteriori, inle

categorie filosofiche.
il

Senonch, non essendo, come sappiamo,

contenuto teo-

Sua sostanziale identi-

retico dei concetti empirici e delle scienze naturali altro

t con la Filosofia della


storia.

che percezioni e
in

storia, la
filosofia

filosofa della

natura

si

riduce

ultima analisi a

della storia (estesa alla realt

inferiore o sub-umana),

cio al
il

medesimo vano conato

di

produrre nel vuoto quello che

pensiero pu produrre solafilosofia

mente
della

nel pieno.
storia,
si

che essa tenda a diventare una

vede anche dalle titubanze che ha avuto


ai concetti astratti e alle scienze

non

di

rado innanzi

ma-

tematiche, e dall'avere sovente


zioni dell'intelletto

ammesso che
tali e

le

pure astra perci

debbono restare

non sono altrimenti


natura
si

deducibili e flosofabili.
ristretta di solito al

La campo

filosofia della

delle scienze fisiche e naturali,

includendo alcune parti della meccanica

ma

rifiutandosi di

dedurre

teoremi della geometria o

le

operazioni del calcolo.

Come

la filosofia della storia, la filosofia della

natura

si

profusa in proteste circa la necessit del

metodo

storico

Lecontradidella Filosofi a
cioni

ed empirico, ed ha affermato che


rali

le

scienze fisiche e natu-

della
ra.

natu-

sono

il

suo presupposto o antecedente, e che essa con-

tinua e compie l'opera loro.

Ma

compierla non

le

dato,

perch quell'opera va all'infinito; e continuarla non potrebbe


se

non facendosi

fisica e scienze naturali,

lavorando come
che l'ha fatta

queste nei gabinetti, osservando, classificando, legiferando.

Ora

la filosofia della

natura

(se si sta all'idea

nascere) non vuole adoperare consimili procedimenti,

ma

introdurre nello studio della natura un metodo nuovo; e

poich metodo nuovo e nuova scienza sono

il

medesimo,

vuol essere non


naturali,

continuazione

della fisica e delle scienze

ma scienza

nuova; e poich scienza nuova im-

porta oggetto nuovo, vuol dare un

nuovo oggetto, l'idea


filosofica della na-

filosofica della natura. Questa idea

278

LE FORME DEGLI ERRORI E LA RICERCA DELLA VPJRIT

tura
e

si costruirebbe adunque con metodo che non avrebbe non potrebbe avere intrinsecamente nulla di comune con

quello delle scienze empiriche. Senonch, d'altra parte, la


filosofia della
pirici,

natura non sa fare di meno dei concetti emin ci la


il

che s'industria di dedurre a priori; e

contradittoriet, del suo assunto.

da ripetere per essa

dilemma gi posto

alla filosofia della storia:

o continuare
si

l'opera delle scienze fisiche e naturali, e in questo caso

avr avanzamento nelle scienze


filosofia della

fisiche e naturali e

non gi

natura

costruire la filosofia della natura

(delle scienze fisiche e naturali)

con una deduzione a priori


filo-

dell'empirico, e
sofismo.
Le false ana ojfie nedella
'**

si

cadr nell'errore del panlogismo o

Come
^j

la

filosofia

della storia,

cosi

quella della natura


i

concreta in false analogie; e dir, per esempio, che

poli

natu-

del

magnete sono
il

momenti opposti

del concetto, resi estri n-

seci e apparenti nello spazio, o

che la luce l'idealit della

natura, o che
l'elettricit alla

magnetismo corrisponde alla lunghezza, larghezza e la gravit al volume; o ancora


filosofi)

(come pi antichi
o
il

che l'acqua o
di tutti
i

il

fuoco o

il

solfo

mercurio sono l'essenza

fatti naturali.

Ma

questi
fatti

fenomeni, che vengono dati per essenze, quelle classi di


naturali, che
dello spirito,
i

vengono date come momenti del concetto e non sono pi n i fenomeni delle scienze n
spirituali

concetti e le forme

della
i

filosofia.

fenomeni

sono intuizioni e non categorie,


intuizioni
;

concetti categorie e non

e appunto perch

cosi

nettamente

distinti tra

loro

si

compenetrano nella

sintesi a priori. I concetti della


tali,

filosofia della

natura sono, invece, categorie che, come


si

nella loro vacuit,


nella loro cecit,
Si
si

danno per intuizioni, e intuizioni che, danno per categorie: pensieri repugnanti.
possi-

pu parlarne o piuttosto vociferarli, perch

bile combinare fonicamente proposizioni repugnanti,


ni

ma non

pu pensarli. E,

in quelle combinazioni, nasco spesso

III.

IL

FILOSOFISMO

279

la

sorpresa e lo stupore, che l'ingegnosit sa produrre;


si

ma

non

ottiene mai la soddisfaziono mentale, perch la mente

viene in esse eccitata insieme e delusa. D'altro canto, la


filosofia della

natura, in codesto lavorio d'ingegnosit, urta

in limiti,

che perfino l'ingegnosit non giunge a sorpassare;

e si

odono allora affermazioni che sono aperte confessioni circa l'impossibilit dell'assunto: com' quella che la natura contiene in s il contingente e l'irrazionale e non pu
essere

mai completamente razionalizzata; o che


Similmente
le filosofie
fatti

la natura,
il

per la sua esteriorit, impotente a effettuare


e lo spirito.

concetto

della storia finiscono col

confessare che vi sono

che

si

narrano e non

si

dedu-

cono, perch piccoli, contingenti, fortuiti, materia di cro-

naca. Cosicch, dopo avere annunziato nell'assunto la razionalit della natura e della storia, nell'esecuzione
si

rico-

nosce

il

contrario; e

si

nega, nientemeno, la razionalit del

mondo, per non


Infine,

volersi risolvere a negare razionalit alle

pseudoscienze del filosofismo.

anche pei

libri

di filosofia della natura

sono da

i libri

che

ripetere le riserve fatte per quelli di filosofia della storia:

j,'"ia'*Fu"osofia ticiia

anche

in essi c'

qualcosa di pi e di diverso delle

sterili

esercitazioni analogiche che


filosofi

abbiamo

criticate.

Alcuni dei
si

natura.

della natura,

perseguendo
scoperta

le loro illusioni,

sono
stesso

incontrati in qualche

scientifica, al

modo

che

gli alchimisti,

cercando

la pietra filosofale, fecero scofisica

l)erte di

chimica; e sebbene quelle scoperte di scienza

e naturale

sofia della natura,

non giovino ad avvalorare l'indirizzo dalla filocome la chimica non avvalora l'alchimia,
ai libri intitolati della filo-

nondimeno conferiscono pregio


sofia

della

natura, e fanno onore ai loro

autori. Sotto

il

rispetto filosofico, quei libri

hanno avuto

il

merito di afler-

mare, sia pure con modi immaginosi e simbolici, l'unit e


spiritualit della natura,

aprendo

la via all'unificazione di

essa con

la

storia

dell'uomo. E, merito anche maggiore,

280

LE FORME DEGLI ERRORI E LA RICERCA DELLA VERIT


conferito efficacemente, nella battaglia
le

hanno

da loro imil

pegnata contro

scienze, a mettere
il

in

luce

carattere

empirico dei concetti naturalistici e


quelli matematici;

carattere astratto di

sebbene traessero da queste verit gnoseo-

logiche conseguenze illegittime, e proseguissero nel territorio

confinante una guerra di conquista, che

si

deve reputare
natura hanno,
alla filosofia,

ingiusta. Per le loro parti schiettamente filosofiche e schiet-

tamente naturalistiche

libri di filosofia della

dunque, dato impulso cosi


le

alle scienze

come

une e

l'altra

guaste e straziate invece in quelle parti di

esse che volevano essere ed erano propriamente filosoficonaturalistiche.

Le
di

odier-

Ai tempi

nostri, le richieste di

una

Filosofia della storia

ne richieste
sofa

una Filodella
i

sono rare ed accolte con iscarso favore;


Filosofia della natura

ma

quelle di

una

sembrano riacquistare fortuna. Consicircostanze di questo fatto,


si

natura, e

loro vari si{j^nificati.

derando

le particolari

scorge,

per altro, che molti richieditori di una

filosofia della

natura

sono empiristi,
elaborata in

quali

vagheggiano una scienza naturale

filosofia,

e perci

non tanto una

filosofia della

natura, quanto un prospetto di scienze naturali che surroghi


la filosofia. Altri,

che similmente propugnano


il

la

filosofia

della natura, riecheggiano solo

concetto generico di essa

quale fu proposto dallo Schelling e dallo Hegel;

ma si

dichia-

rano affatto scontenti delle attuazioni che ne tentarono e


Schelling e Hegel e gli scolari dell'uno e dell'altro: scontenti,

ma non
tere in

in

grado

di

procedere a una nuova attuazione, e che

insieme privi del coraggio intellettuale necessario per met-

dubbio e riesaminarne

la concepibilit,

, ai

loro

occhi, garantita

da cosi grandi autori

sembra
lo

plausibile al

loro giudizio. Perch, infatti, che cosa c' di pi plausibile,

a prima udita, dell'affermazione che

scienze empiriche

debbano essere
tale

elevate alla filosofia? Trop{)a libert men-

pare che bisogni per intendere, e per distnguere dalla


la

precedente,

proposizione, che sola 6 vera: cio che l'em-

III.

IL

FILOSOFISMO

281

pirismo
filosofia

(la filosofia

empiristica) deve essere,

si,

elevata a

non empiristica,

ma

che

le

bisogna lasciarle in pace, coi loro

scienze empiriche propri metodi, e non

pretendere di perfezionare con aggiunte estrinseche ci che

ha in s6 medesimo tutta la perfezione della quale capace. Troppo pi acume che d'ordinario non s'incontri sembra
che faccia d'uopo per riconoscere che quest'ultima proposizione

non

stabilisce gi

un dualismo

di spirito e natura,

di filosofia e scienze naturali,

ma

distrugge per sempre ogni

dualismo, facendo delle scienze naturali una mera formazione pratica dello spirito, la quale non ha voce nell'assem-

blea delle scienze filosofiche, perch l'oggetto da

lei

foggiato
nel
il

non ha

realt. Un'altra

tendenza dato

scorgere

complesso moto odierno verso una Filosofia della natura:


riconoscimento sempre pi chiaro che
la

realt di

qua

dagli schemi delle scienze naturali, e perci che le scienze


naturali

debbono essere

ritradotte in istoria

merc

la con-

siderazione storica (concreta e non astratta) dei


si

fatti

che

dicono naturali.
il

Ma

questa tendenza non qualcosa che

conseguir

suo fine in un avvenire prossimo o lontano,

perch
e
di
si

si fa valere anche oggi, pu raccomandarla e promoverla, ma n pi n meno come si raccomanda e promove ogni altra forma legit-

si

fatta valere sempre e

tima di lavoro spirituale. Gli schemi sono schemi

e ci che

l'uomo realmente indaga, ci che


le

di continuo arricchisce

scienze empiriche, sempre la storia della natura, ordine

di fatti che,

come sappiamo, solamente

in via

empirica

si

che, unito con questo, costituisce la

umana, e Storia senza genitivo o aggettivo, la quale, a rigore, non si pu chiamare nemmeno storia dfcUo spirito, senza commettere un pleonasmo, perch lo spirito esso medesimo storia, come la storia
pu distinguere dall'ordine dei
fatti della storia

spiritualit.

IV
Il mitologismo

Rottura dell'

Usuando, Q.
getto,
telligibile,
la

nella scissione del soggetto dal predicato,

il

sogin-

unit del-

la sintesi
priori. Il

che rimane semplice rappresentazione senza lume

mi-

usurpa valore

di predicato,
si

o,

in altri

termini,

tologismo.

storia vuotata di pensiero


di errore,

atteggia a filosola, nasce la

forma

che l'inversa di quella test esaminata e


il

che meriterebbe

nome

di

storicismo,

se

non

ci

paresse

pi opportuno e perspicuo lasciarle

l'altro,

pi usuale, di

mitologismo.
Il

processo di questa forma di errore, oscuro alquanto


si

ncU'enunciazione che ne abbiamo data,


fetto del

rischiara per ef-

nome
il

stesso che porta; perch tutti

hanno presenti

esemp

di miti (per es.,

Urano

e Gea, le sette giornate della

Creazione,
tutti

Paradiso terrestre, Prometeo, Dafne, Niobe); e


a dire, di una teoria scientifica, quando in-

sono

soliti

troduce cause non dimostrabili per esperienza e per logica,

che quella non teoria


fico

ma
il

mitologia, non concetto scienti-

ma

mito.
,

Natura
mito.

del

Che cosa

dunque,

mito? Non gi una semplice


arte e mito

fantasia poetica o artistica: la confusione tra

appartiene all'estetica intellettualistica, ottusa alla schietta

natura

dell'arte.

Nel mito

si

trova sempre,

come

carattere
si

essenziale,

un'affermazione o giudizio logico, che non

trova nell'arte; e per ciuesto elemento logico appunto esso

IV.

IL

MITOLOGISMO

283

va soggetto
tastica

alla critica,

errore.

che lo tratta come verit semifanPerch l'elemento logico non sta nel mito

come qualcosa di estrinseco, al modo di un concetto rivestito di un'immagine o di una favola, nel qual rivestimento rimane chiara la diversit dei due termini e il carattere arbitrario o convenzionale della loro relazione, che
si

dice allegoria;

ma

si

compenetra con
:

la

rappresentazione,

acquistando pretesa di verit


e che

pretesa logicamente infondata

non dimostra

medesima, come ha luogo invece nella


vuole spiegare la

sintesi a priori e nel giudizio storico. Si

formazione di cielo e terra, mari e fiumi, piante e animali,

uomini
di

linguaggio?

Ed

ecco

le

narrazioni del matrimonio

Urano con Gea,

della nascita di

Crono

e degli altri titani,

del Dio che trae in sette giornate le cose tutte

dal caos e
delle cose.

plasma l'uomo con

l'argilla e gli

apprende

nomi

Similmente, per ispiegare l'origine dell'umano incivilimento,


si

narra di Prometeo, che ruba


alle arti, o di

il

fuoco e istruisce

gli

uoil

mini intorno

Adamo

ed Eva che mangiano

frutto proibito e, cacciati dall'Eden, sono costretti a lavorare


la terra,

bagnandola

del loro sudore; e, per ispiegare

fe-

nomeni dell'aurora o dell'inverno, si narra di Febo che insegue Dafne o dello stesso dio che ammazza l' un dopo l'altro Agli di Niobe (le interpetrazioni naturalistiche di questi i
miti ritengono
il

loro uso

come esemp, per


i

contestabili e

antiquate che possano giudicarsi in iscienza mitograflca). Ai


concetti, che

dovrebbero rischiarare

fatti, si

surrogano dun-

que rappresentazioni, che formano


fia

falsi predicati.

La

filoso-

diventa raccontino, novelletta, favola; e favola diventa


quale non pi veramente storia, perch stata

la storia, la

resa priva dell'elemento logico necessario a costituirla.

La

dottrina filosoficamente razionale sar, nei casi ricordati,

quella di uno spirito immanente, di cui astri e cielo, terra


e mare, piante e animali rappresentino le contingenti
nifestazioni; del

ma-

male

e del bene, e della necessit del la-

284

LE FORME DEGLI ERROIU E LA

RlCIfiRCA

DELLA VERIT

voro, intesi non gi quali

effetti di furti fatti agli di o di

violazioni dei loro comandi,


realt; e del linguaggio,

ma come

categorie eterne della


di

un dio agli uomini, ma come determinazione essenziale dell' umanit, anzi della spiritualit, che tale non davvero se non favella e non si esprime. Saranno anche, se cosi piace, le
;

non come insegnamento

dottrine filosofiche del materialismo e dell'evoluzionismo

ma

queste, per essere razionalmente assentite, dovranno provare,

come
il

la precedente, di

non surrogare rappresentazioni a con-

cetti, di

fondarsi rigorosamente sul pensiero e di adoperarne


di essere, cio, filosofia e

metodo:

non mitologia. Perci

nella polemica filosofica sovente le filosofie avversarie sono

come pi o meno mitologiche; e si ode parlare di mitologia degli atomi, mitologia del caso, mitologia dell'etere, delle due sostanze, delle monadi, della volont
tacciate

cieca, dell'inconscio, o se cosi piace (perch

tali

accuse

Problemi concernenti
la teoria del

non mancano nemmeno alla filosofia da noi difesa o ad alcune forme di essa) mitologia dello Spirito immanente. La trattazione particolare dei problemi che concernono -^ ^^^^ ^ ^^ oucsto dovc importa soltanto deterluogo, ^ ^
j^.
'

mito.

minare
rendo
il

la

propria natura di questa formazione spirituale.

Si suole, per es., distinguere tra


il

mito

leggenda,

rife-

primo nome

alle favole di

contenuto universale, e

secondo

alle favole di

contenuto individuale e storico; ed

partizione analoga a quella tra filosofia in senso stretto e


storia, e,

pratica,

come quella, bench le spetti non poca importanza non ha valore filosofico, perch, corno si accenstoria si fa

nato, nel mito l'universale diventa storia e la

leggenda.

soltanto leggenda dell'avvenuto,

ma

perfino
il

dell'avvenire; e sorgono per tal

modo l'apocalissi,
si

mil-

lenarismo, l'escatologia. Cosi anche


guere
i

sogliono distin-

miti in fisici ed etici: partizione che a sua volta


filosofia del

analoga a quella tra

mondo

esterno e filosofa del

mondo

interno, filosofia della natura e filosofia dello spirito,

IV.

IL

MITOLOGISMO

285

e sta
le

cade con essa, come con


i

la critica di essa si risolvono


gli etici o all'

dispute se

miti

fisici

precedano

inverso, se
simili.
siitoereii'"e- iden-

l'origine del mito sia o


Il

no antropomorfistica, e

mito pu prendere un altro nome, che rende anche

meglio trasparente la conoscenza dell'errore logico del quale ^ ^ " ^ si data l'analisi, il nome di religione; e il mitologismo
s'

identificher
si

in

questo senso con l'errore religioso.

t delle due forma""' ^p'"'


ti

E sebbene
non

soglia obiettare talora che la religione cosa

teoretica

ma

pratica e perci

non ha che vedere

col

mito, e tal'altra, che cosa sui generis, e tal'altra ancora

che essa non


tutte le

si

esaurisce nel mito, confluendo nella religione


spirito,

forme dello

bisogna mantenere che

la reli-

gione forma teoretica, non essendovi nessuna religione

senza affermazione:
che
si

l'attivit pratica,

per nobilissima

pensi,

sempre un operare, un
oltre

fare,

un produrre
della scienza

muto

e alogico. Si dir che, per altro, la religione afferi

mazione sui generis, che va

confini

umana: cosa
dano
sofia,

verissima,

le

scienze empiriche,
la filosofia

perch

quando per scienza umana s'intenma non vera se s'intende la filova anch'essa oltre, ossia fuori delle
dir

astrattezze delle scienze empiriche. Si

che ogni

reli-

gione

si

fonda sopra una rivelazione, laddove la


altra rivelazione se

filosofia

non ammette
fa a s

non quella che


Il

lo spirito

medesimo come pensiero.

che altres verissimo;

ma

la rivelazione della

religione, in

quanto non quella

dello spirito

come

pensiero, esprime per l'appunto la con:

tradizione logica del mitologismo

l'aff^ermazione dell'uni-

versale

come mera rappresentazione,


un

e questa asserita

come

verit universale per virt di

fatto, di

una comunica-

zione, che dovrebbe essere provata e pensata, e invece

assunta arbitrariamente a principio di prova, equivalente


superiore a un atto di pensiero.
religione

La

teoria, infine, della

come miscuglio non

richiede confutazione, perch

queir intreccio delle attivit dello spirito metafora dello

286

LE FORME DEGLI ERRORI E LA RICERCA DELLA VERIT

spirito nella

sua totalit; cio, non offre una teoria della


stesso,

religione,

ma una nuova denominazione dello spirito problema inesauribile della speculazione filosofica.
Poich dunque
gj

Religione e
filoso
a.

la religione identica al mito, e

il

mito non

distingue dalla filosofia per nessun carattere positivo

ma

solo

come una

filosofia fallace si distingue dalla


si

vera e

l'er-

rore dalla verit che lo rettifica e contiene,

deve affermare
alla filosofia o,

che

la religione, in
si

quanto verit, identica

come anche
ligione.
antico e

potrebbe dire, che la filosofia la vera reil

questa conclusione mette capo tutto

pensiero
si

moderno

circa le religioni, le quali sempre

sono
la

disciolte nelle filosofie; e, poich la filosofia coincide


storia, e religione e storia religiosa

con

sono

il

medesimo, e mito
si

e leggenda sono a rigore indistinguibili,

vede da ci
i

la

vacuit del tentativo, che


stri occhi, di

si

viene oggi facendo sotto

no-

serbare una religione, ossia una verit mito-

logica, accanto a

una

storia delle religioni, che si vorrebbe

poi condurre con piena libert mentale e con


fatto critico. Codesto,

metodo

af-

che uno dei concetti del cosi detto

modernismo,
esser

merita,

come

contradittorio e illogico, di
filosofia

condannato da parte della


^.

non meno che


la storia

della Chiesa cattolica

La

storia delle religioni appartiene

alla storia delle filosofie, e

ne inseparabile come

dell'errore dalla storia della verit.


Conversione
f'u^o neiT'aU
tro.

Quando
Persistere

la religione

non

si

scioglie nella filosofia, e vuole


il

accanto a questa o prenderne


effettivo errore: cio

luogo,

si

sco-

Convcr-

prc

come

come conato d'immagina-

sione

ilei mi ^ione 6 di arbitrio, che il sentimento individuale o tradi' to i o t^ s m o nel nioson- zionale adopera contro la verit. propria di ogni forma
t

Ma

modeoiogm)
e del
(1-

^j errore l'impossibilit di ^

perdurare innanzi ^

alla
il

luce

losofliino nel

del vefo; donde

il

continuo cangiar di tattica e

passag-

mltolo^rlsmo
(in
i

ic

a
j

(lolla

natura,

gj

yg^^

apocalissi
.torlcUe.ec.).

^r*t*ca,

Jq proposito G. Gentili:, 208-229. VI, pp. nnonna

Il

vioderniamo e

l'enciclica,

in

IV.

IL

.MIT0LOGI8MO

287

gio di Ogni errore Dell'errore da cui


stare dapprima, o a cui

si

era voluto discol'este-

non vorrebbe giungere. Cosi


a

tismo, snidato dalle sue posizioni, si rifugia in quelle del-

l'empirismo, e l'empirismo o ridiscende

puro sensualismo
e
cosi

ed estetismo ovvero
(nel caso

si

volatilizza

nel

misticismo;
il

che abbiamo ora innanzi)

mitologisrao, che
la

vorrebbe essere l'inverso del filosofismo e lavorare con


fantasia cieca anzich
coi

concetti vuoti, costretto, per


al

salvarsi dai colpi della critica, a ricorrere

filosofismo:
filo-

la religione diventa allora teologia. La teologia


storico ed empirico e trasforma

sofismo, perch opera con concetti vuoti di ogni contenuto


il

mito in
il

domina:

il

mito

della cacciata dal Paradiso diventa

originale: quello del figlio di Dio,

il

domma del peccato domma dell'Incarnail

zione e della Trinit.

N bisogna credere che


il

filosofismo,

da sua parte, non compia


ramente ogni
apocalissi,
di

passaggio inverso, perch ve-

filosofia della

natura finisce con l'atteggiarsi


filosofia della storia

a mitologia della natura, ogni


e a volte

ad

ricorre

in esse

persino una sorta

rivelazione,

asserendosi

volentieri

che

le

impensabili
si

connessioni di concetti, onde quelle pseudofilosofie strano intessute,


virt di
si

mo-

ottengano e
vista,

si

comprendano

solo in

una seconda

per effetto di una illuminazione


filosofi-

mentale, che sarebbe di pochi privilegiati. Infine,

smo

e mitologismo,

come

si

richiamano l'un

l'altro

si

abbracciano, cosi ricascano insieme abbracciati nell'empi-

rismo e nelle altre forme di errori anteriormente descritte.

Questo perpetuo passaggio da una forma di errore


l'altra

al-

La

scepsi,

apre l'adito alla scepsi, che promuove la dissolue,

zione reciproca degli errori,


confusioni, rende sensibile
il

sfatando

le

illusioni e le

vuoto mentale. La

scepsi
in-

adempie dunque un
nanzi a
lei

ufficio di

somma importanza: che

non durano gl'inganni dell'estetismo, dell'em-

pirismo, del materialismo, del filosofismo, del mitologismo:

288

LE FORME DEGLI ERRORI E LA RICERCA DELLA VERIT

castelletti di parole

vengono rovesciati;
contro
il

le

ombre

fanta-

stiche, fugate. Particolarmente


si

mitologlsmo, che

pu dire

in certo senso la

negazione popolare del penper la resistenza oppostale

siero, la scepsi benefica; e,

qui pi che altrove dalle passioni e dalle tradizioni, riveste assai spesso la

forma

di satira violenta. L'ultima


si

epoca di questa lotta quella che


rianismo:
nella sua

grande chiama deirAufkld-

riing, del rischiaramento, dell'enciclopedismo, o del volte-

ribellione

contro

il

cristianesimo, segnatamente
restrizioni

forma

cattolica.

Troppe
non

dovremo

fare

in sguito intorno all'atteggiamento illuministico, enciclo-

pedistico e volteriano, perch

ci

corra l'obbligo di no-

tarne qui, espressamente, l'aspetto serio e fecondo.

V
Il dualismo, lo scetticismo e il misticismo

A>Ila
lisrao,

scepsi totale
il

non

si

g'iunge se

non attraverso

il

duagene-

it

duaiiino.

quale, oltre a presentarsi corno particolare errore

in questo o quel
rale, in

problema
di

filosofico, errore logico

quanto tentativo

affermare

tutt'

insieme due me-

todi:

il

metodo
secondo

filosofico e quello

non

filosofico,

comunque
sarebbe

questo

poi
i

si

configuri.

Tentativo che

somma

verit, se

diversi metodi venissero collocati ciaufficio suo;

scuno nel posto ed

ma

il

suo errore nel conall'unico che

siderarli tutti filosofici, collocandoli

accanto

veramente

tale.

Errore prediletto dei

conciliatoristi

che, per non affaticarsi a cercare criticamente dove stia la

ragione,

danno ragione a

tutti

insieme e
il

si

argomentano

di spartire fra tutti, in

parti eguali,

dominio del vero.

Onde sorgono

quelle dottrine logiche che per la soluzione

dei problemi filosofici chiedono la successiva o simultanea

applicazione del procedimento naturalistico, di quello matematico, dell'indagine storica, e via discorrendo; o, per lo

meno,

la

combinazione del metodo naturalistico (empirismo)


l'uso,

come dicono, del doppio causalit, cio della doppia causalit; e all'interrogazione sul che cosa sia la realt, rispondendo con l'offerta di due metodi, rispondono in efcon quello speculativo, e
criterio (iella finalit e della
fetti

con l'asserzione

di

due realt concorrenti

e parallele.

B. Croce, Logica.

19

290

I.K

FORME DEGLI ERRORI E LA RICERCA DELLA VERIT

Sotto specie di trattazione e risoluzioae, questo vero e

proprio abbandono del problema filosofico,


di

pei'cli,

invece

pensare e concepire,
si

si

prende a descrivere, e
il

la descri-

zione

spaccia per concetto e


il

concetto per descrizione;

e di qui

ben

giustificato intervento della scepsi.

La
e
lo

scepsi
scetti-

Ma

la scepsi,

che sgombra

il

terreno da tutte

le

forme

cismo.

dell'afifermazione

logica erronea, negazione dell'errore,

negativit della negativit, e la negativit della negativit


afifermazione; sicch la scepsi vera,

come ogni vera

ne-

gazione, chiude sempre nella vei'bale forma negativa un

contenuto positivo, che


verbalmente.

solo

si pu svolgere come tale anche quando questo contenuto positivo, in-

vece di essere svolto, soffocato in germe, solo quando,


invece della negazione che insieme affermazione,
si

una mera negazione, una negazione


senza costruire, e
in
si

astratta che distrugge

pretende farla passare per verit, solo

questo caso

si

ottiene l'ulteriore
scepsi,

forma

di errore,

che

si

chiama, non pi
II

ma scetticismo.
come
tale,

mistero.

Lo scetticismo
in

affermazione del mistero, pronunciata

nome

del pensiero, e,

contradizione palmare,

che gi un antico dilemma, usuale nelle scuole, stringe e

Nondimeno, poich una singolare tenerezza sembra avere preso il mondo contemporaneo per l'idea di mistero, conviene non lasciare in quest'argomento nessun appiglio
scopre.

a equivoci, e perci aggiungiamo che

il

mistero c' senza


pel pensiero,
il

dubbio, la vita stessa, eterno

problema

ma
pari

problema che non sarebbe neppure problema so


eternamente non
lo risolvesse;
il

pensiei'o

e che perci sono del

nel torto coloro che reputano

mistero definitivamente pe-

netrato dal pensiero e quegli altri che lo reputano impenetrabile.

Conosciamo gi
e

primi,

ftlosofisti,

quali, rom-

pendo

la sintesi a priori

e trascurando l'elemento storico


priori,

sempre nuovo

che assume forme non determinabili a

risolvono la realt in puri termini di astratto pensiero, e

V.

IL

DUALISMO, LO SGKTTICISMO K

IL

MISTICISMO

291

cosi in un atto solo (e sia pure in


filosofico)
pei*

un

particolare
il

sistema
Essi,

pretendono rinchiudere per sempre

mondo.

troppo

amore

dell'infinito,

rendono

finito

l'infinito; e

sole e terra

e gii astri tutti e le

forme storiche della vita


di pensiero e solidificano

la cosi detta vita

umana, quale da alcune migliaia d'anni

ci nota,

tramutano in categorie

e considerano eterne. Concezione, che, almeno come ten-

denza,

si

scorge in alcune parti della

filosofia

hegeliana,
tutte

ed angusta e soffocante, perch


le

lo spirito

supera

sue manifestazioni particolari ed ha potenza infinita.


potr bens mai superare s stesso, ossia
le

Non

sue eterne
teologi-

categorie,

come Dio (secondo


la

le

migliori

dottrine

che) pu distruggere cielo e terra,


il

ma non
o

gi
II

il

vero e

bene che sono


si

sua essenza medesima.

mondo, che
costante,

nell'astrazione
tutto
in

atteggia

come pi

meno

moto e divenire; e quali mondi usciranno da questo mondo nostro, sapranno coloro che saranno via
via chiamati a pensarli, e non possiamo sapere noi, che dobbiamo per intanto pensare questo che esiste nel momento nostro e, nelle condizioni di questo, oper.ire l'opera
nostra.

Ma

se

filosotsti si
'

fanno colpevoli di una sorta di pre'

Critica dei'*'

potenza, gli scettici, assertori del mistero, cio della realt *^ " come impenetrabile dal pensiero, si accasciano nell'avviliniento; perch innanzi ai problemi del reale (risolubili per
ci stesso
cie

*^''""*'

ioni del mi-

stero iniio'**^*'

sono problemi), schivando

il

duro lavoro

di dominarli e approfondirli, si

chiudono nell'astratta ne-

gazione e ripetono che c' mistero. C' mistero, senza

dubbio; e ci vuol dire che c' problema, c' qualcosa che

invoca luce di pensiero. Bella soluzione quella dei misteriosi e degli scettici,

che afi'erma

il

problema, lasciandolo

intatto! Cosi innanzi a

trebbe reputare di

un uomo che domandi aiuto si poaverlo aiutato quando si fosse notato

che c' qualcuno che domanda aiuto. Carit correre a

292

LB FORME DEGLI ERRORI E LA RICERCA DELLA VERIT


gii

porgere aiuto effettivo, e non


aiuto,

avvertire che

si

domanda
il

volgendo
il

le spalle;

e pensare

rompere

mistero
e'

e risolvere

problema, e non gi riconoscere che

pro-

blema

e mistero, e rinunziare alla ricerca e alla soluzione,

come

se

si

fosse gi fatta e data in

quel riconoscimento.
il

Seppure
s'insinui

in quel
il

gran bisogno
sogno

di

affermare

mistero non

bisogno eudemonistico di sottrarsi alla realt


di

della vita e cullarsi nel

qualcosa di dolcemente

ignoto e d'ignotamente dolce, un sogno che non tanto cerca

invano

la luce

quanto piuttosto non vuol essere messo

in

fuga dalla luce, giusta l'epigramma del Goethe:


Ist's

denn so grosses Geheimnis, was Gott und der Mensch


[und die Welt sei?

Nein Doch niemand hort's gern


!

da bleibt es geheim.

Sembrerebbe che non


cos evidenti
ai

fosse

il

caso

d' insistere

su cose

come
si

quelle ora dichiarate;

ma

certo che
intelletti,

tempi nostri

sono alquanto ottenebrate negli

per cagioni storiche che sarebbe lungo dire.


entrati nei discorsi dell'ovvio,
tire

E poich siamo non sar inopportuno avveril

che inculcare

il

coraggio dell'affrontare o risolvere


il

problema

e vincere

mistero, non importa consigliare la

trascuranza delle

difficolt, la
ci

leggerezza e la baldanza.
di

misteri ci coprono, e

debbono coprire
ci

continuo delle

ombre
tare,

loro;

problemi

tormentano e

ci

debbono tormen-

perch solamente attraverso quelle tenebre e quei tormenti si giunge al momentaneo riposo nel vero, e sola-

mente per
in ozio,

qu<'l risorgere del misttfro

il

riposo non

si

cangia

opera com ristoro di forze per ripigliare l'eterno viaggio. Leggerezza, baldanza, incuria d(;lle diflficolt sono
si

ma

proprie degli scettici, che

stordiscono con

le

parole e cerI

cano

di adagiarsi e riposare nelle astratte negazioni.

veri

pensatori soffrono,
ecce turbatio

ma non {sfuggono (geme sant'Anselmo tra

il

dolore.

Et

tentin

le

affannose vicende

V.

IL

DUALISMO, LO SCETTICISMO K IL MISTICISMO

293

delle sue meditazioni), ecce iterum obviat moeror et luctus


ijiuerenti

gaudium

et Icetitiam.

Sperabat iam anima

mea

sa-

tietatem, et ecce

iterum obruitur egestate. Conabar assurgere


in tenebras meas:

ad lucem Dei,

et recidi

immo non modo


eis...

'.

cecidi in eas, sed sentio

me involutum

in

Parole

come queste sono

la lirica del pensatore, e gli scettici

non

cantano questo canto travaglioso e sublime, perch hanno


tagliato dalle radici

Dello scetticismo forma che vorrebbe parere critica ed


affinata quella che

uno scetticismo ristretto alle cose ultime, alla realt prfonda, all'essenza del mondo, ai
sofici.

ir
i

il

desiderio.
L'asrnosti^'*'"

prende nome

di

agnosticismo, o
supremi

'

che

tonila

pardi

ticoiare

principi

scetticismo.
tilo-

Ora, poich

principi filosofici sono tutti parimente

supremi, l'affermazione di mistero dello scetticismo agnostico investe

n pi n meno che tutta


i

la filosofia e perci

tutta la

conoscenza umana, e

limiti, di cui esso parla,

lasciano fuori l'ambito intero del conoscere.

perci l'a-

gnosticismo professione di fede volentieri accettata da


quanti negano filosofia e pensiero,
piristi,

estetisti,

matemalisti, em

da

questi ultimi segnatamente,


il

tutti

agnostici

L'errore scettico, che afferma


<'

problema come soluzione

pu cedere il posto a un altro modo di errore, nel quale si nega l'affermazione dello scetticismo e si i-iconosce che il pensiero non pu affermare il non pensiero o il mistero. Ma tale riconoscimento, che paril

mistero

come

verit,

rebbe restaurare l'autorit del pensiero, poi combinato

con

la

pi cruda negazione di questa autorit; perch viene

a togliere di
la vita,

mezzo

il

pensiero stesso, serbando solamente


di

non pi problema n soluzione


si

problema,

ma

vita senz'altro, vita che

vive, attuale.

affermare che la

verit la vita attuale, la realt direttamente sentita in noi

come parte

di noi e noi parte di essa, la tesi del

misti-

Froslog., e. 18.

294

LE FORME DEGLI ERRORI E LA RICERCA DELLA VP^RIT


si

cismo: ultima forma generale che


l'errore e la cui contradizione
si

possa escogitare del-

dimostra chiara nello stesso


Il

processo

genetico

ora accennato.

misticismo aiferma,

quando nessuna affermazione gli sarebbe lecita; ed anche pi gravemente contradittorio dello scetticismo, il quale,
inibendosi
ossia
le le

affermazioni logiche, non s'inibisce la parola,

espressioni estetiche. Al misticismo

nemmeno

le

parole sarebbero lecite, perch misticismo, essendo vita e

non contemplazione, pratica

non

teoria,

per definizione
jrvendo
di toc-

mutismo. Ma

del

misticismo non diremo altro,

avuto occasione (come per l'estetismo e l'empirismo)

care di esso sul principio di questa trattazione della Logica.


Gli errori

Che dualismo, scetticismo


solo tra le

e misticismo

s'

introducano non

nelle
parti

altre
della

forme del pensiero, nella


in
tutti

filosofia

come Logica,
filosofici,

filosofia.

ma

anche

gli

altri

particolari problemi

distinti

da quelli propriamente
si

logici, e negli errori

che a
Dei

proposito di ciascuno di essi

teorizzano, agevole vedere,


errori.

quando

si

considerino
si

pili

da vicino codesti

quali (come

gi avvertito) la completa

enumerazione

e la concreta determinazione richiederebbero lo svolgimento


dell'intero sistema filosofico, e perci
il

non possono formare


prendono nome non

nostro oggetto presente.

infatti essi
le

pi dalle forme dello spirito con

quali la forma logica

viene confusa o dalle mutilazioni interne della forma logica,

ma

dalla confusione o dalla mutilazione delle altre forme

spirituali; e

non

si

chiamano pi estetismo, matematismo

o filosofismo,

ma

utilitarismo etico, astrattismo morale, lo-

gicismo, edonismo e sensismo estetici, intellettualismo pratico,

dualismo o pluralismo metafisico, ottimismo e pessisiffatti

mismo, e via discorrendo. In


coloro che,
sofia stessa,

errori cadono,

non
la

gi.
filo-

come

nelle posizioni precedenti,

negano

ma

quelli che,

ammettendola, errano variamente

trattandone

gli aspetti particolari.

Senza rammissione
si

del

metodo

del pensare filosofico, e senza che

ponga un con-

V. IL

DUALISMO, LO SCETTICISMO E

IL MISTICISMO

295

cetto,

non

possibile concepire usurpazioni logiche nel do-

minio di un altro concetto, non meno necessario del primo


alla

pienezza e unit del reale.

Per esempio: l'utilitarismo


dell'attivit pratica utilitaria,

etico pensa
la

il

concetto

ma

sua fallacia sta nel so-

stenere arbitrariamente che


affatto quello

il

concetto dell'utile esaurisca

dell'attivit pratica,

negando per

tal

modo

moL'astrattismo morale commette l'errore inverso, affermando l'attivit morale, ma negando quella utilitaria. Il logicismo estetico bene afferma la realt della forma
l'altro concetto, distinto

da quello,

dell'attivit pratica

rale.

mentale logica;

ma

a torto disconosce

la

forma mentale
logica.
Il

intuitiva e la considera risoluta nella

forma

sen-

sismo

estetico, rivolgendo l'attenzione alla sensazione bruta

o inespressa,

assegna
fii

il

precedente necessario dell'attivit


il

estetica;

ma

poi della condizione

condizionato, defi-

nendo
o

come sensazione. L'edonismo, utilitarismo praticismo estetico vero in quanto addita l'invol'arte

lucro pratico ed edonistico dell'attivit estetica;


al falso in

ma

riesce

quanto scambia l'involucro col contenuto e tratta

come mero sentimento di piacere e dolore. L'intellettualismo pratico s'avvede che la volont non possibile senza fondamento di conoscenza; ma, esagerando,
l'arte

finisce col distruggere l'originalit

della

forma spirituale

pratica, riducendola a

complesso di concetti e raziocini.


si

Parimenti
tra
il

il

dualismo metafisico
come

vale della difiTerenza

concetto della realt

spirito e quello della realt

come natura, proveniente l'uno dal pensiero


concetti di
rito e

logico, l'altro

dalla trattazione empirica e naturalistica, per tramutarli in

due forme distinte della realt

stessa,

come

spiIl

materia,
o
la

mondo

interno e

mondo

esterno, e simili.

pluralismo
gli atti

monadismo, confondendo l'individualit desostanzialit che del soggetto universale,

con

entifica gli atti singoli e

ne fa una molteplicit di sostanze

296

LE FORMB DEGLI ERRORI E


Il

I,A

UICBROA DELLA VERIT


cia-

semplici.

pessimismo

l'ottimismo, valendosi

scuno di un elemento astratto della realt, che unit di


opposti, sostengono che la realt tutta
tutta

male e dolore o
concetti

bene

e gioia. L'esemplificazione potrebbe proseguire,

e diventerebbe,

come

si

vede, una silloge di tutti

e di tutti gli errori filosofici.


Conversione di questi
errori tra lo-

Ora, ciascuna di queste fallaci soluzioni, obbedendo alla

legge degli errori, costretta, per sostenersi, a passare in


quella da cui
si

ro e con gli
errori
losi-

era distinta, e a ripassare da quella in


si

questa: l'utilitarismo

cangia in morale astratta, e

la

mo-

rale astratta in utilitarismo.


il

Donde, l'opera della

scepsi, e

conseguente apparire dello scetticismo particolare di


o

questo

quel concetto.

L'etica,

dopo essersi vanamente


l'estetica, tra

dibattuta nelle negazioni ora dell'utile ora della moralit,

termina nello scetticismo etico;


con

sensismo

e utilitarismo e logicismo e altri errori, dissolvendo gli uni


gli altri nella scepsi,

termina nello scetticismo este-

tico; la metafisica, tra materialismo, spiritualismo astratto,

dualismo, pluralismo, pessimismo, ottimismo e altre concezioni erronee, termina nello

scetticismo metafisico. E
si

a questi errori di scetticismo particolare non tardano a succedere errori di


bene, non

misticismo particolare. Onde

ode

affermare che del bello, diversamente che del vero o del


si

d concetto,

ma

che esso

si

sente solamente
la

e si vive; o ancora,

che di quel che sia


finalmente, che

moralit non
al

po.ssibile definizione, trattandosi di cosa da lasciare

sentimento e alla vita;


lore nei limiti in cui
alla
in

o,

il

pensiero ha va-

ha valore l'astrazione,
la

ma

che, innanzi
la

piena realt, esso impotente, perch solo


di

vita

grado

comprendere

realt, accogliendola

nel suo

grembo.
D'altra parte, non possibile che un estetismo, empiri-

smo, matematistno, filosofismo, mitologismo o dualismo


sia,

ciie

resti

circoscritto a

un determinato concetto

filosofico

V. IL

DUALISMO, LO SCETTICISMO B IL MISTICISMO


altri;

297

senza toccare gli

perch quelle forme di errori con-

cernoiio la forma stessa logica del pensiero, e perci tutti


1

concetti filosofici insieme e alla pari. L'empirista etico o

estetico

deve logicamente affermare un generale empirismo


se

filosofico,

non vuole correggersi contradicendosi


le

(ipotesi

da trascurare
mentali,

e sottintendere nella presente considerazione,

che ha per oggetto


ossia

forme semplici, elementari, fonda-

necessarie, dell'errore). Colui il quale, commettendo in un particolare problema uno scambio di concetti, entra in uno scetticismo e misticismo particolare,

tratto, in forza del carattere sistematico e unitario della


filosofia,

ad allargare quel misticismo e scetticismo da par;

ticolare a generale

e dal misticismo e scetticismo generale


al

a ripassare via via

mitologismo,

al filosofismo,

all'empifilosofia.

rismo e

alle altre

negazioni della forma logica della

Tutto

si

connette nella verit, e tutto, analogamente, nel-

l'errore,

che

la

sua negazione.

il

VI
L'ordine degli errori e la ricerca della verit

Carattere

T
J..

utto

si

connette negli errori: l'errore ha forme necessale

necessario (Ielle forme di errori.

rie.

Ci importa, in primo luogo, che


le

forme possibili
e

di

errori,

forme logiche
le

dell'illogico,
i

sono tante
si

non

Numero
se.

de-

pi; e invero

forme dello spirito o

concetti della realt,

tinito di es-

che

si

possono arbitrariamente combinare,


si

noverano (ove

a esse
finito,

applichi

il

procedimento numeratorio) in un numero


finito si

e in

numero
le

debbono noverare anche


errori,

le

com-

binazioni arbitrarie o errori, che ne risultano. Infinite sono

solamente

forme individuali di
le

per la ragione

giil

nota che infinite sono


i

forme

individuali della verit, cio

problemi e

le

soluzioni sono sempre storicamente condi-

zionati, e le stesse false soluzioni sono determinate

da sen-

timenti, passioni e interessi che variano storicamente.


Loro ordine logico.

In secondo luogo, e
gli

errori

come corollario, le forme possibili depresentano un ordine necessario; perch le


spirito o
i

forme dello

concetti della realt stanno tra loro in


si

ordine necessario, n

possono posporre, anteporre o com-

mutare ad

arbitrio.

poicht'-,

come sappiamo, quest'ordine


le

necessario ordine genetico o di gradi,


gli errori costituiscono
si

forme

possibili de-

anch'esse una serie di gradi. L'errore,

dice comunemente,
si

ha la sua logica;
si

e pi correttaer-

mente

deve dire che esso non

pu concretare come

rore se non togliendo a

prestito dalla verit la logicit.

VI.

l'ordine degli errori

299

La qual cosa

si

vede chiara nell'esposizione che


gi detto,

si

si

data delle forme dell'errore logico, e pi chiara ancora

vedr ove, ripercorrendo rapidamente


sideri

il

si

con-

che

lo

spirito

nel
il

ribellarsi

al

concetto,

devo per

ci stosso affermare

termine che distinto dal concetto,

la rappresentazione, intuizione o

pura sensazione, o com'aldella

tro

si

chiami: donde

la necessit

forma dell'errore
la ve-

(in certo

senso prima),

l'estetismo, che ripone


lo

rit nella

pura sensazione. Di sotto a essa


il

spirito

pu

scendere, annullando

problema nel dualismo, abbando-

nando l'affermazione stessa e cadendo nello scetticismo, o abbandonando finanche l'espressione e cadendo nel mutismo o misticismo, grado infimo. Di sopra all'estetismo si pu sollevare tentando rifugiarsi nell'empirismo, col quale si pone bens un universale ma un univei-sale meramente rappresentativo, un falso universale. Che il secondo passo; n altro se ne pu concepire come secondo, non vedendosi altro partito che o di dare valore illegittimo
alla

pura rappresentazione (estetismo),

o,

movendo

il

se-

condo passo, di darlo

alla rappresentazione e al concetto inIl

sieme, al concetto empirico (empirismo).

terzo passo la

liberazione disperata dall'insufficienza del concetto


rico

empi-

merc

il

concetto astratto, che garantisce bens l'uni-

versalit di cui l'altro privo,

ma

un'universalit che

si

scopre vuota

(matematismo).

Sicch,

non trovandosi nella


le

vacuit del concetto astratto salvezza contro


degli avversari e le proprie
difficoltai,
si

obiezioni

costretti, final-

mente, a entrare nella


entrato in

filosofia.

Ma

lo spirito
e,

errante convi

tinua l'opera sua nella stessa filosofia;

una volta che mezzo, ne abusa. Ed abusarne non pu


si

se

non riducendola o a concetto senza intuizione, che


tuizione senza concetto, che, a sua volta,
si

spacci

per sintesi di concetto e intuizione (filosofismo), o a inspacci per la

predetta sintesi

(mi tologismo).

Il

risultamento di tutto

300

LK FOKME DEGLI ERRORI K LA RICKRCA DELLA VERIT


si

questo processo sempre la rinunzia che


filosofico,

fa al

problema

larvandola con l'ammissione del doppio metodo


la ridiscesa di sotto la

(dualismo), e perci

forma logica,

sia con l'afiFermazione che nega s stessa (scetticismo), sia ancora con quella che nega finanche l'effabilit (misticismo) e ritorna alla vita, che non pi problema di pen-

siero

ma

vita vissuta.

Lo

stesso accade

degli altri

errori, riferentisi agli altri

concetti del reale o dello

potremmo dare

la

serie

quantunque di essi non completa se non compendiando


spirito,
il

tutta la nostra trattazione della filosofia:

che riuscirebbe

oscuro per eccessiva condensazione, e sarebbe per dippi


saperfluo. Basti dire in via d'esempio che
il

problema

etico

oltre che nelle erronee soluzioni sensistiche, empiristiche,

mitologistiche e via discorrendo (alle quali va incontro


tutti
i

come

problemi

filosofici),

negato nell'intellettualismo pra-

che non sa di altro problema che teoretico e la virt riduce a conoscenza, e si conflgnra come intellettualitico,

smo

alle obiezioni, si

etico. L'intellettualismo etico, non potendo reggere vede costretto a introdurre almeno il pi
risolvendo in esso la moralit,
pre-

tenue elemento pratico che sia dato concepire, quello dell'utile individuale, e,
si

senta

come utilitarismo
l'utile

etico. Questo, a sua volta, en-

trando in contradizione col carattere proprio della moralit

che sorpassa

individuale,

si

acconcia a riconoscere
il

e a surrogare al primo un utile soprindividuale, che


valore universale pratico o moralit, e perci,

negando

pel

il primo concetto, si presenta come moralismo o astrattismo etico. L'impossibilit della negazione cosi del primo come del secondo, e la necessit dell'alfermazione di entrambi, spingono all'ulteriore forma del dua-

se