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L'eredit latina .

Un po di Storia della Lingua Italiana Il latino autoctono, cio quello che si suppone fosse usato e parlato in Italia verso la fine dell'Impero, rappresenta la base di partenza per l'esame del lessico italiano attuale, la gran parte del quale infatti composta da termini di uso comune, le cosiddette parole panromanze, che si trovano cio in tutte le lingue neolatine. Alcuni esempi: terra < lat. Trra (fr. Terre; sp. Tierra) cielo < lat. Caelum (fr. Ciel; sp. Cielo) acqua < lat. Aqua (fr. Eau; sp. Agua) fuoco < lat. Fcus (fr. Feu; sp. Fuego) cane < lat. Canis (fr. Chien; sp. ant. Can) morire < lat. Mri (fr. Mourir; sp. Morir) La composizione del latino autoctono, tuttavia, enumera anche termini greci del tutto assimilati dal latino: lat. Gubernare < gr. Gubernare oltre che voci del latino cristiano e del greco non tradotte, come ad esempio: gr. ecclesia (> lat. Ecclesia; ita. Chiesa; fr. glise; sp. Iglesia) Infine, le lingue romanze contengono anche termini gallici o celtici, come ad esempio: Cambiare (it. cambiare; fr. Changer; sp. Cambiar) Camisia (it. camicia; fr. Chemise; sp. Camisa) Parlando di latino autoctono non si pu sicuramente sorvolare sul complesso problema delle differenze tra latino classico elatino parlato. Di quest'ultimo non abbiamo una conoscenza completa, ma solo parziale e imperfetta, in quanto purtroppo si tratta di una lingua poco attestata, a differenza del latino classico, cio letterario, per il quale disponiamo di un corpus documentale vasto. Tuttavia, possibile notare come sia stata una pratica comune quella di sostituire lessemi del latino classico con altri corrispondenti del latino parlato: lat. class. Equus > lat. parl. Caballus (da cui: it. Cavallo, fr. Cheval, sp. Caballo) lat. class. Domus > lat. parl. Casa o Mansio in Francia(da cui: it. Casa, fr. Maison, sp. Casa) lat. class. Ignis > lat. parl. Fcus (da cui: it. Fuoco, fr. Feu, sp. Fuego) Alcune di queste modifiche sono state motivate dalla poca resistenza al logorio fonetico delle parole del latino classico o da una loro deficienza semantica che le rendeva inadeguate all'uso. Non sempre si trattato, per, di modifiche passate inosservate perfino all'epoca in cui sono state introdotte. Abbiamo, ad esempio, una testimonianza di Lattanzio (Divinae Institutiones 4,14) che commenta cos la sostituzione di un termine classico: "... vulgus appellat extractum foco torrem." a ulteriore testimonianza di come l'italiano, insieme con le altre lingue neolatine, abbia conservato il termine del latino parlato (it. Tizzone, fr. Tison, sp. Tisn). Da questo breve esame e guardando agli esempi precedenti, risulta chiaro come il latino autoctono sia presente nell'italiano attuale grazie alle modificazioni intervenute nella lingua e all'inserimento di tali modifiche nel codice linguistico. Tuttavia, questa presenza dovuta anche all'inserimento di prestiti nell'italiano, poich il latino autoctono rappresenta una delle maggiori fonti di prestiti linguistici, se non la pi importante in assoluto per le lingue neolatine. Queste ultime, pur allontanandosi sempre pi dal latino fino a diventare lingue indipendenti, con una propria struttura, hanno comunque mantenuto un legame con la lingua di origine, in particolare nella prima fase del mutamento, quando i parlanti non erano ancora coscienti di scrivere una lingua e parlarne un'altra, cio la fase che Giacomo Devoto definisce di bilinguismo inconscio'. In tale fase, i parlanti non percepiscono ancora il latino scritto e il latino parlato come due lingue diverse e gli scambi osmotici tra le due lingue consentono un arricchimento reciproco: la lingua colta resta viva' grazie all'uso dei parlanti, mentre quella volgare' cerca di nobilitarsi facendo ricorso a termini colti e letterari. Si tratta di un processo che continua ancora oggi ed anche evidente se prestiamo attenzione a come le parole che esprimono concetti astratti, filosofici o artistici siano, parzialmente o completamente, prese dal latino o dal greco, che, pur se definite lingue morte', continuano a essere una fonte di lessico non concreto. Diacronia e sincronia utile, a questo punto, accennare al concetto di diacronia e sincronia linguistica. Se immaginiamo i due concetti come due assi che si incrociano, la sincronia coincide con la simultaneit, mentre la diacronia con la successione, cio il fluire delle relazioni linguistiche. In altri termini, se guardiamo ai prestiti dal latino

dall'angolo sincronico, essi ci appaiono come un'altra lingua, mentre da quello diacronico rappresentano semplicemente prestiti da una fase precedente della stessa lingua. Questi prestiti sono noti come voci dotte o latinismi, e non sono dei semplici prestiti da una lingua a un'altra, bens sono caratterizzati da alcune peculiarit e possiedono caratteristiche fonetiche e semantiche proprie: poich hanno saltato alcune fasi evolutive organiche, presentano una fonetica diversa e spesso il loro significato pi vicino a quello latino. Dal punto di vista sincronico, cio dei parlanti, questa distinzione non ha senso e non viene rilevata; essi, infatti, considerano le voci dotte come parte del lessico attuale. Come gi accennato in precedenza, i prestiti dal latino, iniziati a partire dall'Umanesimo, continuano ancora oggi, a sottolineare che non abbiamo mai perso il contatto con quella lingua, e il nostro lessico mostra i segni pi immediatamente evidenti di tale processo. A riprova di ci, basti pensare a parole modernissime come turboreattore, atomizzare, nucleare ecc. Oltre al criterio fonetico, siamo in grado di differenziare le parole mutuate dal latino da quelle modificate attraverso l'evoluzione autoctona anche usando il criterio semantico, che presenta vari aspetti, dei quali due sono i pi comuni: in presenza di allotropi, altrimenti detti doppioni, quello colto mantiene il significato pi vicino a quello della parola-etimo latina (ad es., Vezzo e Vizio < lat. Vtium); al contrario, quello popolare mantiene il significato pi vicino al latino (ad es.,Raggio e Radio < lat. Radius) Questo spiega perch i doppioni colti hanno sviluppato un significato astratto usato nel linguaggio scientifico. Litaliano una lingua romanza, basata sul fiorentino letterario usato nel Trecento, appartenente al gruppo italico della famiglia delle lingue indoeuropee. L'italiano modello ampiamente usato dalla popolazione italiana, in parallelo alle varianti regionali dell'italiano, alle lingue regionali e ai dialetti, e per molti italiani sia la lingua materna sia la lingua per tutti gli scambi della vita quotidiana. L'italiano modello inoltre la lingua di riferimento per i mezzi di comunicazione italiani, per l'editoria e per l'amministrazione dello Stato. L'italiano una delle ventitr lingue ufficiali dell'Unione europea ed lingua [4] [5] [6] ufficiale dell'Italia , di San Marino , della Svizzera , della Citt del Vaticanoe del Sovrano Militare Ordine di Malta. seconda lingua ufficiale, dopo il croato, nella Regione Istriana (Croazia) e, dopo lo sloveno, nelle citt di Pirano, Isola d'Istria e Capodistria in Slovenia. inoltre diffuso in alcune aree dei paesi mediterranei e nelle comunit di origine italiana nei diversi continenti.
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Storia

L'italiano una lingua neolatina, cio derivata dal latino. Pi in particolare, deriva dal latino volgare parlato in Italia nell'antichit e trasformatosi profondamente nei secoli. L'italiano moderno ha come base il fiorentino letterario usato nel Trecento da Dante, Petrarca e Boccaccio, a sua volta influenzato dal volgare siciliano illustre elaborato dalla Scuola siciliana di Jacopo da Lentini(1230-1250) e dal modello latino.

Dal latino volgare ai volgari italiani

Pensare all'italiano come a una filiazione diretta dal latino pu risultare semplicistico e approssimativo: l'italiano di fatto la stessa "lingua parlata" dei Romani, che attraverso una lunga evoluzione, diventata l'italiano odierno. In altre parole, gi in epoca classica esisteva un latino "volgare", pervenutoci attraverso testi non letterari, graffiti, iscrizioni non ufficiali o testi letterari attenti a riprodurre la lingua parlata, come [7] accade spesso nella commedia. Esisteva poi un latino "letterario", quello adottato dagli scrittori classici e legato alla lingua scritta, ma anche alla lingua [7] parlata dai ceti socialmente pi rilevanti e pi colti. A partire dal III secolo d.C., il Cristianesimo introdusse nella lingua latina nuovi significati e nuove esigenze pratiche. Queste nuove prospettive significarono anche un deciso passo verso l'incontro di lingua parlata e lingua scritta: autori come Ambrogio, Girolamo eAgostino adottarono nei loro scritti la lingua del popolo, la lingua di uso quotidiano, [8] introducendo cos, e con maggiore forza che in passato, altri elementi dialettali. Con la caduta dell'Impero romano e la formazione dei regni romano-barbarici, si assiste a una sorta di sclerotizzazione del latino scritto (che diviene lingua amministrativa e scolastica), mentre il latino parlato si fonde sempre pi intimamente con i dialetti dei popoli latinizzati, [8] dando vita alle lingue neolatine, tra cui l'italiano. Gli storici della lingua etichettano le parlate che si svilupparono in questo modo in Italia durante il Medioevo come volgari italiani, al plurale, e non ancora lingua italiana. Le testimonianze disponibili mostrano infatti marcate differenze tra le parlate delle diverse zone mentre manca un comune modello volgare di riferimento. Il primo documento di uso di un volgare italiano invece un placito notarile, conservato nell'abbazia di Montecassino, proveniente dal principato longobardo di Capua e risalente al 960: il Placito cassinese (detto anche Placito di Capua), che in sostanza una testimonianza giurata di un abitante circa una lite sui confini di propriet tra il monastero benedettino di Capua afferente ai Benedettini dell'abbazia di Montecassino e un piccolo feudo vicino, il quale aveva ingiustamente occupato una parte del territorio dell'abbazia: Sao ko kelle terre per kelle fini que ki contene trenta anni le possette parte Sancti Benedicti. una frase soltanto, che tuttavia per svariati motivi pu essere considerata ormai volgare e non pi latina: i casi (salvo il genitivo Sancti Benedicti, che riprende la dizione del latino ecclesiastico) sono scomparsi. Fine prima parte

Inizio seconda parte. Sono presenti la congiunzione ko ("che") e il dimostrativo kelle ("quelle"), morfologicamente il verbo sao(dal latino sapio) prossimo alla forma italiana ecc. Questo documento seguito a brevissima distanza da altri placiti provenienti dalla stessa area geografico-linguistica, come il Placito di Sessa Aurunca e il Placito di Teano. Uno dei primi casi di diffusione sovraregionale della lingua la poesia della scuola siciliana, scritta verosimilmente in volgare siciliano da numerosi poeti (non tutti siciliani) attivi prima della met del Duecento nell'ambiente della corte imperiale. Alcuni tratti linguistici con questa origine vennero adottati anche dagli scrittori toscani delle generazioni successive e si sono mantenuti per secoli nella lingua poetica italiana: dalle forme monottongate come core e loco ai condizionali in -ia (saria per sarebbe).

Dal volgare fiorentino all'italiano


... del bel paese l dove 'l s suona (Dante Alighieri, Inferno, canto XXXIII, v. 80)

L'assetto attuale dell'italiano discende in sostanza da quello del volgare fiorentino trecentesco, ripulito dei tratti pi [9] marcatamente locali. Tra i numerosi tratti che l'italiano riprende dal fiorentino trecentesco, e che erano invece estranei a quasi tutti gli altri volgari italiani, si possono citare per esempio, a livello fonetico, cinque elementi discriminanti individuati [10] da Arrigo Castellani : i "dittonghi spontanei" ie e uo (piede e nuovo invece di pede e novo); l'anafonesi (tinca invece di tenca); la chiusura di e protonica (di invece di de); l'evoluzione del nesso latino -RI- in i invece che in r (febbraio invece di febbraro); il passaggio di ar atono a er (gambero invece di gambaro).

Gi dalla fine del Trecento la lingua parlata a Firenze si distacca per da questo modello, che successivamente viene codificato da letterati non fiorentini, a cominciare da Pietro Bembo nelle Prose della volgar lingua (1525), e usato come lingua comune per la scrittura in tutta Italia a partire dalla seconda met del Cinquecento: nelle parole di Bruno Migliorini, Se leggiamo una pagina di prosa, anche d'arte, degli ultimi anni del Quattrocento o dei primi del Cinquecento, ci di solito abbastanza facile dire da quale regione proviene, mentre per un testo della fine del Cinquecento la cosa assai [11] malagevole. A partire da questo periodo tutti gli storici della lingua parlano quindi ormai di lingua italiana in senso moderno, e non pi di volgare fiorentino.

Diffusione dell'italiano nell'uso quotidiano


L'italiano rimasto per lungo tempo soprattutto la lingua scritta della parte pi istruita della popolazione italiana, mentre per l'uso quotidiano erano in pratica usate solo le lingue regionali. Nelle ricostruzioni dei linguisti, fino alla seconda met dell'Ottocento solo fasce molto ridotte della popolazione italiana [12] erano in grado di esprimersi in italiano. Nel 1861, secondo la stima di Tullio De Mauro , era in grado di parlare in italiano solo il 2,5% della popolazione italiana. Secondo la stima di Arrigo Castellani alla stessa data la percentuale [13] era invece del 10% . In seguito, fattori storici quali l'unificazione politica e la prima guerra mondiale hanno contribuito a una diffusione graduale dell'italiano. Nella seconda met del Novecento in particolare, la diffusione della lingua stata rapida anche grazie al contributo della televisione.

Uso in Italia nell'et contemporanea


L'italiano oggi usato da un'ampia maggioranza della popolazione italiana. Inoltre, la lingua usata da diverse fasce della popolazione in tutte le situazioni comunicative, sia informali (conversazione in famiglia o tra amici) sia formali (discorsi pubblici, atti ufficiali). Nelle situazioni comunicative informali (e occasionalmente in quelle formali) l'uso dell'italiano alterna in alcune aree geografiche e in diverse fasce della popolazione con l'uso di un dialetto, di una lingua regionale o di una lingua di minoranza.

Percentuali di parlanti in Italia


Secondo un'indagine ISTAT condotta nel 2006 su un campione di 24.000 famiglie residenti in Italia (corrispondenti a circa 54.000 individui), nella conversazione con estranei il 72,8% dei residenti dichiara di parlare solo o prevalentemente italiano mentre il 19% dichiara di parlare sia italiano che dialetto. Parla invece solo o prevalentemente dialetto il 5,4% dei residenti, e unaltra lingua l1,5% (la somma delle quattro voci porta al 98,7%). Almeno il 91,8% dei residenti (somma delle percentuali relative alle prime due scelte) dichiara quindi di essere in [14] grado di parlare italiano . Commentando i dati della stessa indagine, Gaetano Berruto riassume la situazione dicendo che all'inizio del XXI secolo in Italia esiste "una piccola minoranza (di entit difficile da quantificare, forse attorno al 5%, e da cercare prevalentemente fra coloro che sono privi di qualunque titolo di studio), soprattutto nelle generazioni pi [15] vecchie e in Italia meridionale, di persone che parlano solo dialetto" .

Secondo i dati del Ministero dell'Interno il 95% degli italiani ha come lingua madre l'italiano e il 5% degli italiani non ha come lingua madre l'italiano ma una lingua minoritaria: questi parlanti compongono le minoranze linguistiche.

Uso in situazioni informali


La diffusione dell'italiano nella comunicazione informale avvenuta soprattutto nella seconda met del Novecento, e l'uso effettivo quindi strettamente collegato all'et dei parlanti. Secondo un'indagine ISTAT condotta nel 2006 le persone che nel parlavano "solo o prevalentemente italiano" sono per esempio state stimate al 72,8 % con gli estranei e al 45,5 % in famiglia, con questa distribuzione nelle fasce d'et [16] estreme : da 6 a 10 anni: 68,2% da 11 a 14 anni: 62,4% da 65 a 74 anni: 31,9% 75 e pi: 28,2%

Uso nei mezzi di comunicazione di massa


L'uso dell'italiano generalizzato nei mezzi di comunicazione di massa diffusi in Italia (giornali, radio, cinema, televisione). In Italia i film stranieri sono di regola presentati con un doppiaggio in lingua italiana e le trasmissioni radiofoniche e televisive in lingua diversa dall'italiano sono molto rare.

Variet di italiano
L'italiano non una lingua del tutto uniforme. Il linguista Gaetano Berruto ha distinto per esempio nove variet di [17] italiano : 1. italiano standard letterario (dei libri come Se Questo e un uomo di Primo Levi) 2. italiano neo-standard (= italiano regionale colto medio) (il linguaggio dei giornali in genere) 3. italiano parlato colloquiale (il linguaggio che parliamo giornalmente) 4. italiano regionale popolare (il linguaggio che parla un lavoratore o un pescatore o un manovale nel suo ambito) 5. italiano informale trascurato (un tipo di linguaggio che anche noi , a volte, usiamo anche con gesti) 6. italiano gergale (un tipo di linguaggio con un lessico molto particolare legato a gruppi o realt locali) 7. italiano formale aulico (un tipo di linguaggio che si rif ai testi del Sette-Ottocento in prosa) 8. italiano tecnico-scientifico (un tipo di linguaggio molto tecnico e legato ad ambiti tecnico-scientifici precisi) 9. italiano burocratico (un tipo di linguaggio presente nelle richieste burocratiche o nelle domande in genere)

Fonologia Grammatica
La morfo-sintassi dell'italiano conforme agli standard delle lingue romanze in generale, possedendo un ricco sistema flessivo e configurandosi come lingua SVO (sogg-verbo-oggetto). I nomi non possiedono distinzioni di caso, mentre per i pronomi personali esiste un sistema casuale a due casi (nominativo e obliquo che funge da accusativo e dativo). Ci sono due generi (maschile e femminile) e due numeri (singolare e plurale). I nomi, gli aggettivi e gli articoli si flettono e si accordano per entrambe le categorie. Il verbo flesso per modo (indicativo, congiuntivo, condizionale, imperativo, infinito, participio e gerundio), tempo (presente, imperfetto, passato remoto, futuro, passato prossimo, trapassato prossimo, futuro anteriore, trapassato remoto), diatesi (attiva e passiva), persona e numero (anche genere nel participio passato); spesso i pronomi soggetto sono omessi, poich sono espressi dalla flessione verbale.

Lessico
Il lessico della lingua italiana descritto oggi da numerosi dizionari, impostati secondo criteri moderni, che includono circa 160.000 parole di uso consolidato. Alcuni dizionari includono fino a 800.000 lemmi (Vocabolario Treccani); d'altro canto, secondo gli studi diTullio De Mauro, la lingua di comunicazione quotidiana fondata su una base di circa 7.000 parole. Il Corpus lip (Lista Italiano Parlato) contiene un elenco delle parole che sono comunemente utilizzate nella comunicazione verbale. Nel corso dei secoli, il lessico dell'italiano ha accolto numerosi prestiti e calchi linguistici da altre lingue e culture.

Prestiti da lingue prelatine


Alcune parole dell'italiano derivano da lingue parlate in Italia prima dell'avvento del latino. Hanno questa origine, per esempio, persona(proveniente dall'etrusco PHERSU) , bufalo (proveniente dall'osco-umbro BUPHALUS ) , bifolco (sempre dallo.umbro BUBULCUS) e ottobre (sempre dallo.umbro ATTUPHRE) Attraverso la mediazione del latino, queste parole sono entrate nell'italiano e in altre lingue e dialetti d'Italia.

Inizio terza parte Latinismi


Il lessico italiano deriva in massima parte dal latino volgare. Il lessico con questa origine non quindi considerato prestito; in alcuni casi, per, parole modellate su parole del latino letterario sono state reintrodotte nei volgari italiani prima e nell'italiano poi, fino all'et contemporanea. Questo a volte ha creato coppie di parole con la stessa origine ma significato diverso. Dal latino VITIUM hanno origine per esempio sia la parola vezzo, per tradizione ininterrotta, sia la parola vizio, reintrodotta sulla base dell'uso latino classico. Altri latinismi sono stati reintrodotti anche attraverso la mediazione di altre lingue: per esempio le parole sponsor e media, venute dall'inglese, e la parola fazzoletto, che deriva dal latino fascia attraverso il diminutivo greco medievale faskiolon ().

Grecismi
Dal greco sono entrati in italiano molti termini tecnici scientifici (come aritmia, pneumologia, nosocomio), politici e religiosi, questi ultimi dovuti alla diffusione della Vulgata (la traduzione della Bibbia dalla versione in greco detta Septuaginta, da cui parabola, angelo, chiesa, martire etc.); dai bizantini deriva lessico marinaresco (galea, gondola, molo, argano) o botanico (basilico, bambagia), con alcune altre parole (zio, tapino).

Ebraismi
Dall'Ebraico derivano parole usate nei riti cristiani come sabato, satana, osanna, alleluia, pasqua e altre come manna, cabala, sacco.

Arabismi
Numeroso il lessico che proviene da parole arabe, tra cui vegetali (spinaci, carrubo), animali o di caratteristiche d'essi (cammello,fennec, ubara, ubro), alimentari (sciroppo, "sorbetto", zucchero, caff, albicocca, zibibbo), di suppellettili (materasso, zerbino), o di prodotti (garbo, coffa, ghirba, probabilmente valigia), termini commerciali, amministrativi e giuridici (dogana, fondaco, magazzino, tariffa, fattura, sultano, califfo, sceicco, ammiraglio, alfiere, harem, assassino), ludici (azzrdo), scientifici (alchimia, alambicco, elisir, calibro, zenit, nadir, azimut), matematici (algebra, algoritmo, cifra, zero), altri aggettivi o sostantivi (meschino, tarsia, intarsiato,assassino) e recentemente termini come intifada, burqa e kefiah.

Persiano
Dal persiano derivano parole come arancia, limone, asparago, candito, scacchi (da cui anche il matto di "scacco matto"), mago, sci,satrapo, divano, pasdaran.

Sanscrito
Negli ultimi decenni sono diventate d'uso comune alcune parole provenienti dal sanscrito. Fra le pi usate: guru, maharaja, karma, mahatma, mantra, pandit.

Francesismi
Dal francese medievale o dal provenzale provengono moltissimi termini, ad esempio: burro, cugino, giallo, giorno, mangiare, manicaretto, saggio, savio, cavaliere, gonfalone, usbergo, sparviere, levriere, dama, messere, scudiero, lignaggio, liuto, viola, gioiello...; oltre il Medioevo i prestiti dall'area francese si riducono, per riprendere in occasione dell'occupazione della Lombardia nel XV secolo (maresciallo, batteria, carabina, ma anche bign, besciamella, rag). In epoca illuministica e quindi con Napoleone si insedieranno ad esempio rivoluzione, giacobino, complotto, fanatico, ghigliottina, terrorismo. Nell'Ottocento entrano ancora parole come: ristorante, casseruola, maionese, men, pat, pur, crpe, omelette, croissant (cucina);boutique, dcollet, plisse, griffe, prt--porter, fuseaux (moda); boulevard, toilette, sarcasmo, cinema, avanspettacolo, soubrette, boxeur (anglismo passato al francese), chassis. Il termine informatica entra rapidamente dopo la nascita del neologismo informatique nel 1962.

Germanismi
Numerosissimi sono in italiano i termini di uso comune che hanno un'origine germanica, sopra tutto longobarda o franca, in minor misura gotica. Per esempio: aia, albergo, banca, banda, corto, elmo, garantire, gramo, grinfia, guardare, guardia, guarnre, guasto, guercio, guerra, guidare, guitto, guizzo, lanca, landa, risparmio, sapone, sgraffignare, spola, stambecco, stamberga, schiena, snello, stanga, trincare, vanga, zanna. Alcuni prestiti sono scandinavi, come renna e sci.

Anglismi
I prestiti dall'inglese sono relativamente recenti, indicativamente dalla fine del Novecento, ma considerevoli. Secondo Tullio De Mauro gli anglismi entrati nell'italiano si attestano attorno all'8% del lessico complessivo. Dopo la seconda guerra mondiale, si insediano stabilmente termini relativi allo sviluppo tecnologico ed economico; alcuni sono prestiti di necessit, ovvero non traducibili con lemmi gi esistenti: kit, jeans, partner, okay, puzzle, scout, spray, west, punk, rock; lessico finanziario come budget (esso stesso un prestito dal francese), marketing, meeting, business;

informatico come click, cliccare, computer, formattare, hardware, software, mouse, blog (da web-log); sportivi come goal, corner, cross, assist, baseball, basket.

Iberismi
Tramite lo spagnolo, prima e durante l'occupazione asburgica, sono giunti nell'italiano termini esotici quali amaca, ananas, brio, cacao, cioccolata (originariamente nahuatl), condor (originariamente quechua), creanza, etichetta, guerriglia, lama (originariamente quechua),lazzarone, mais (originariamente taino), parata, patata (originariamente quechua), nonch parole queste si' castigliane quale posata, puntiglio, sfarzo, sussiego, zaino ... Dal portoghese derivano parole come, banana, cocco, mandarino (originariamente cinese), pagoda (originariamente cinese)... Tra questi, molti hanno origine dai nuovi referenti provenienti dalla scoperta dell'America. Fra le lingue iberiche minoritarie che ebbero una certa influenza sull'italiano, va senz'altro menzionato il catalano, parlato, [senza fonte] insieme altoscano od alle lingue e dialetti locali, in alcune corti medievali (in Sicilia, fra il XIII e il XV secolo, in Sardegna fra la prima met del XIV e la prima met del XVII secolo, e a Napoli nel corso del XV secolo).

Tutela della lingua italiana


La lingua italiana attualmente priva di organismi ufficiali di normazione. Nonostante vi siano numerose istituzioni dedicate al suo studio e alla sua promozione, nessuna di questi ufficialmente deputato alla elaborazione attiva di regole linguistiche, per esempio unagrammatica normativa, sul modello della Real Academia Espaola, dell'Acadmie franaise, delle accademie portoghesi (lusitana ebrasiliana) o altre. Non vi sono nemmeno organismi linguistici semi-ufficiali, sul [22] modello svedese . A differenza di questi e altri paesi, inoltre, non si trovano riferimenti alla lingua italiana nei principi [23] fondamentali della Costituzione nazionale : l'unico riferimento esplicito nella carta costituzionale emerge all'articolo 99, [24] a cui si aggiungono riferimenti normativi di fonti subordinate (art. 1 l. 482.1999, codici di procedura civile e penale) .

Accademia della Crusca


LAccademia della Crusca si propone in particolare lobiettivo di fare acquisire e diffondere nella societ italiana, specialmente nella scuola e allestero, la conoscenza storica della lingua nazionale. inoltre membro fondatore della Federazione Europea delle Istituzioni Linguistiche Nazionali (EFNIL). Come evidenziato nello statuto, l'accademia si occupa di promuovere lo studio della lingua italiana a fini storico-linguistici, lessicografici ed etimologici. L'attivit scientifica dell'Accademia si svolge in tre campi principali: 1. il Centro studi di filologia italiana, che promuove lo studio e l'edizione critica degli antichi testi e degli scrittori italiani; 2. il Centro di studi di lessicografia italiana, che si occupa di studi sul lessico italiano e della compilazione di opere lessicografiche; 3. il Centro di studi di grammatica italiana, addetto allo studio della grammatica storica, descrittiva e normativa della lingua italiana.

Opera del Vocabolario Italiano


L'Opera del Vocabolario Italiano l'istituto del CNR che ha il compito di elaborare il Vocabolario Storico Italiano. membro fondatore della Federazione Europea delle Istituzioni Linguistiche Nazionali (EFNIL).