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Laura Anania • Davide Delfino

All’Alba della Civiltà


Archeologia e antropologia del Rojava

a cura di
Pier Luigi Cavalchini

2019
Collana Cognitio Temporibus Si ringraziano:

Direttore di Collana:
Davide Delfino

Curatore:
Pierluigi Cavalchini

I testi e le immagini sono di completa responsabilità degli autori.

ISBN: 978-88-XXXXXX-XX

© Cordero Editore S.r.l.s. 2019


Via Galliano 24 r. - 16153 Genova
www.corderoeditore.com

Stampato da Creative Digital Printers


via Antonio Scopelliti - 89135 Reggio Calabria
nel settembre 2019
Un nuovo scenario per Cognitio Temporibus
Dopo aver trattato, con le precedenti pubblicazioni, di argomenti storico-archivistici con Azioni di guerra di Antonio
Martino, storico-iconografici con Arte e simboli celtici. Il legno racconta la storia di un popolo di Andrea Fiorina e ar-
cheologico-antropologici con Il cavallo e il toro dalla Preistoria alla Storia a cura di Fernando Coimbra, ora la collana
Cognitio Temporibus si affaccia su un triplice terreno. Il primo, quello di un’opera specifica per il pubblico scolare di
Scuola Superiore; il secondo quello della promozione del Patrimonio culturale di una regione, il Rojava, che é culla della
civiltá moderna e nel contempo terreno di rischio per il suo Patrimonio culturale; il terzo, la collaborazione con Docenti
Senza Frontiere nell’intento di dare uno strumento di conoscenza per le giovani generazioni di argomenti tanto poco
conosciuto quanto importanti.
Di fatto la regione del Rojava ospita siti chiave per la Preistoria e la Protostoria non solo del Vicino Oriente, ma dell’in-
tero continente eurasiatico. Si trova nella macro regione nella quale per millenni si sono incontrate culture diverse, e in
epoca storica religioni diverse, a volte convivendo. Addirittura vi hanno “camminato” specie umane diverse (Neander-
thal e Sapiens) e probabilmente vi sono transitate le specie umane durante le ultime uscite dall’Africa (Heidelbergensis
e Sapiens).
La proposta di un simile strumento didattico è fondamentale per una collana che vede il suo senso di esistere nel
diffondere conoscenza. E nel dare consapevolezza di ciò che eravamo e di ciò stiamo diventando, in funzione della
conoscenza del passato del genere umano. La scommessa, con All’alba della civiltà. Archeologia e antropologia del Roja-
va vuole essere quella di iniziare a parlare, tramite un linguaggio alla portata di tutti, di argomenti sconosciuti ai più,
specie di regioni a noi lontane; nella consapevolezza che la conoscenza di questi contribuisce a far avere, specialmente
ai più giovani, una visione d’insieme delle manifestazioni del comportamento del genere umano, per favorire in loro
la coscienza di essere da un lato cittadini del mondo e dall’altro più responsabili del proprio futuro in quanto meglio
informati sul passato.

Davide Delfino
Direttore scientifico della collana Cognitio Temporibus
Funzionario Archeologo al Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Ricercatore per il Centro de Geociências da Universidade de Coimbra - Grupo Quaternário e Pré-História
Segretario della Commissione Scientifica Metal Ages in Europe - Unione Internazionale di Scienze Preistoriche e Protostoriche (U.I.S.P.P.)

I
Un doveroso ringraziamento
Le persone che tengo a ringraziare per aver reso possibile questo progetto sono:
Luca Rafanelli, esperto di tappeti orientali e caucasici; Mazlum Şahin, fotografo kurdo; Şoreş Baran, giovane kurdo
appassionato, collaboratore entusiasta a ogni iniziativa mirata a far conoscere la cultura del proprio popolo; Selim
Fırat Sağlam, studente kurdo-arameo; Zanyar Omrani e Barış Balseçer, fotografi e giornalisti kurdi; Roxane, fotogra-
fa francese con anni di esperienza di fotografia in Kurdistan; Gérard Valck, fotografo francese; Dilbirin Remo, fotogra-
fo kurdo, autore della splendida e toccante fotografia in evidenza; Partow Hooshmandrad, Roshan Cultural Heritage
Institute Endowed Faculty, Associate Professor, Department of Music, Middle East and Persian Language & Culture
Studies Coordinator, California State University Fresno; Baqer Kurdo e i gestori della pagina Facebook “Kurdistan au
féminin” per l’aiuto determinante fornito, mettendomi in contatto con fotografi e giornalisti kurdi e non in Rojava e in
Europa.
Laura Anania

II All’alba della Civiltà


Parte I
Antropologia dei Rojava
C’era una volta la Mezzaluna Fertile...
C’era una volta la Mezzaluna Fertile, antico giardino dell’Eden, terra irrigua compresa tra i due grandi fiumi biblici, il Tigri
e l’Eufrate; il luogo dove, più di diecimila anni fa, ebbe origine la coltura del grano e dell’orzo; dove Zarathustra, il pro-
feta dei kurdi, seicento anni prima di Cristo predicava l’amore per la natura, per gli armenti e la carità verso gli uomini.
Terra di miti e di leggende care ai poeti e ai trovatori. Adesso, da Siria e Iraq arrivano cronache di siccità, desolazione e
guerre.
Vari siti in Medio Oriente hanno fatto la storia dell’umanità: ci raccontano la nascita delle prime civiltà urbane, dei po-
poli che lì, a lungo, hanno vissuto, delle loro imprese, delle culture e delle religioni che li hanno permeati.
La stupenda Hasankeyf, antica, orgogliosa, dall’alto dei suoi dodicimila anni di storia, oggi destinata a scomparire sot-
to la massa d’acqua della mastodontica diga di Ilisu, che raccoglierà in trecento chilometri quadrati le acque del Tigri,
cancellando ogni traccia della valle che ha visto nascere la storia, l’alfabeto, i primi traffici sulla Via della Seta. Là dove
si svolsero le avventure di Gilgamesh, là dove gli Assiri lasciarono il passo ai Romani, ai Bizantini, ai Mongoli, agli Arabi,
ai Turchi, ai Persiani, il villaggio scavato nella roccia sarà sommerso dalle acque del Tigri, costringendo settantotto mila
kurdi ad abbandonare le loro case per diventare profughi nella propria terra, così come già avvenuto a Zeugma e ai
suoi mosaici, sommersi dalle acque della diga Atatürk, sul fiume Eufrate.
La piana di Harran, luogo mitico della storia della civiltà, con le caratteristiche case ad alveare, già citata nella Genesi:
qui sorgeva il leggendario “Tempio del peccato”, scomparso anch’esso sotto le acque della diga Atatürk, che sommerse
più di seicento villaggi, i cui abitanti sono stati deportati.
Diyarbakır, in kurdo Amed, compare all’improvviso al visitatore, superata un’ansa del Tigri, con le sue mura ciclopiche di
basalto nero, la più grande fortificazione al mondo dopo la grande muraglia cinese: antiche chiese armene, bizantine,
ortodosse, simboli di antica tolleranza, e, al centro, l’antico quartiere di Sur, con le sue caratteristiche case in legno di
epoca ottomana, oggi quasi completamente distrutto dalla furia genocida dei militari turchi.
Il lago di Van è particolare, ha dei colori che riempiono gli occhi, strisce d’acqua con tutte le sfumature del blu, dell’az-
zurro, del verde; ed è immenso, una superficie d’acqua grande come un mare, con al centro, sull’isola di Akdamar,

2 All’alba della Civiltà


un’antica chiesetta armena ricca di mosaici.
Questi sono i luoghi che narrano, con i loro siti archeologici, la storia dei primi gruppi umani stanziali della Terra, delle
culture plasmate dal principio femminile della vita, delle antiche religioni animiste, della vita comunitaria dei villaggi,
della nascita delle prime città-stato, dell’invenzione della scrittura cuneiforme. In questi luoghi dell’antica Mesopota-
mia, sorgevano le prime civiltà umane, aveva inizio quello che noi chiamiamo Storia.
Questo libro, unico e prezioso nel suo genere, ci racconta tutto questo.

Per l’associazione Verso il Kurdistan


Antonio Olivieri

Parte I • Antropologia dei Rojava 3


Un piccolo tassello al grande mosaico
dell’educazione globale
Lo studio del Medio Oriente rappresenta un contenuto fondamentale del percorso scolastico per le sue connessioni
con la storia, con la cultura, con i valori della civiltà occidentale, ma anche per approfondire fenomeni ed eventi che
caratterizzano lo scenario mondiale attuale. In particolare, il riferimento a uno Stato quale la Siria porta con sé inevita-
bilmente l’immediato richiamo al sanguinoso conflitto che dal 2011 stravolge il Paese mediorientale.
Il testo nasce proprio dal tentativo di dare ordine e significatività agli studi sinora realizzati attraverso una lettura antro-
pologica degli eventi, così da fornire una vera e propria proposta didattica a disposizione per insegnanti e giovani degli
Istituti Secondari di Secondo Grado.
Docenti Senza Frontiere onlus sostiene questo strumento di lavoro come opportunità di conoscenza del passato di una
civiltà diversa, ma per tanti motivi legata alla nostra storia, come contesto per esercitarsi alla diversità, acquisendo una
flessibilità intellettuale in grado di aprirsi (e di far aprire la scuola) al mondo, all’inclusione dell’altro, ai suoi valori, alla
sua cultura.
Un sentito ringraziamento a Pier Luigi Cavalchini che ha coinvolto l’associazione Docenti Senza Frontiere Onlus nella
realizzazione di un intervento di restauro della pace nella zona del Rojava, nel nord della Siria. Aprendo le attività in
un’area che purtroppo resta di emergenza umanitaria, attraverso la sinergia di azioni, crediamo si sia riusciti ad aggiun-
gere un piccolo tassello al grande mosaico dell’educazione globale, rinforzando l’idea che la solidarietà contribuisce a
costruire conoscenza, sapere significativo, condizione indispensabile per capirci e per realizzare un nuovo umanesimo.
Per l’associazione Docenti Senza Frontiere Onlus
Danila Buffoni

4 All’alba della Civiltà


Suggerimenti per approfondimenti liberi
Permettetemi un primo pensiero sul perché di questo lavoro; un “lavoro” di antropologia applicata, di conoscenza di
popoli, culture, tradizioni, religioni diverse (ma a ben vedere con molti aspetti “simili” alle nostre). Tutto nasce da una
serie di visite (sia mie, sia – molto più lunghe e approfondite - di Laura Anania) in dioverse aree del vicino Oriente.
Colpiti dalla bellezza dei luoghi, dalla schiettezza e “modernita’” delle popolazioni locali e, soprattutto, dal loro anelito di
libertà e democrazia. Non ho certo la pretesa di poter rendere le immense varietà del patrimonio culturale di un intero
subcontinente, ma l’ambizione di far conoscere una vivacità di proposte, di modi di vita, di interpretazione del “bello” e
di ciò che conta veramente nella vita. Questo sì, può essere alla nostra portata. E, oltre alla descrizione di popoli, fatti,
luoghi, mi sta a cuore anche un altro aspetto, che è un po’ di sfondo a tutto lo sforzo. Da noi, infatti, si tenta di isolare e
di rendere “autosufficienti” sessanta milioni di italiani nella loro penisola, evitando che ci siano contatti con altri mondi,
con altre mentalità, con “altri colori” diversi da noi. Un’operazione che sappiamo bene essere perdente e “a tempo”,
data l’ineluttabilità del processo di globalizzazione che, oltre che economico, si andrà a configurare sempre più come
un “meltingpot” complessivo.
Una nuova futura - ma nemmeno troppo lontana - condizione, che vedrà l’umanità intera di fronte ad una sostanziale
omologazione generale, determinata da quello che un tempo era l’“american way of life” e che, piano piano, sta condi-
zionando tutto il mondo, noi, come il Vicino Oriente. Tutti con il mito dell’auto, della famiglia sorridente “da popcorn”,
del conto in banca sicuro, delle assicurazioni su tutto, dell’intoccabile fine settimana e, di fatto, della convinzione che ci
possa essere uno sviluppo senza fine, con conseguente utilizzo di risorse e territorio senza filtri di sorta.
Esattamente il contrario di quanto prescriveva la forma più pura dello “yazidismo”, attenta ad un equilibrio continuo di
forze presenti nella natura, nel cielo e nel profondo di ogni donna e ogni uomo. Un po’ quello che è stato ripreso nella
prima forma statuale dell’entità politica autonoma del Rojava (nord Siria). Vi viene infatti adottata una Costituzione
esattamente il 9 gennaio 2014 che trae fondamento dalla “Dichiarazione del confederalismo democratico in Kurdi-
stan”, ispirata da testi chiave nella produzione saggistica di Ocalan come “L’ecologia della Libertà” e “Urbanizzazione
senza città”. Il contenuto di questi testi prevede l’istituzione di una grande confederazione del popolo curdo, un’entità
sovrannazionale che riunisca tutti i membri dell’etnia sparsi tra Siria, Turchia, Iraq e Iran e sia saldata da pochi ma im-

Parte I • Antropologia dei Rojava 5


prescindibili valori basilari come la difesa dell’ambiente, il rispetto del pluralismo religioso, l’eguaglianza di diritti tra
tutti i componenti della società, l’istruzione universale. In nuceciò che veniva proposto dalla “religione dei sette angeli”
e che veniva / viene attuato giornalmente, anche forzando le indicazioni delle varie gerarchie religiose.
Sono stato testimone nel settembre 2015, per esempio, di un impegno per la scolarizzazione dei più piccoli, nella siria-
na Qamislo, che ha riguardato indifferentemente allievi cristiani e musulmani, sia sunniti che sciiti. Un’organizzazione
scolastica di fortuna, basata sul volontariato di maestri/maestre ma anche di genitori, con migliaia di bambini inte-
ressati dal servizio scolastico, in un certo senso, di emergenza. Anche tra i cristiani, molte “varianti”, comunque senza
problemi di sorta fra “caldei”, “maroniti” e “cattolici romani” o “ortodossi”. Un superamento degli steccati che è sempre
avvenuto in questi ultimi secoli e che una scriteriata divisione forzata, imposta dall’alto (non solo dai dirigenti dell’ISIS),
ha tentato di modificare in peggio. Questo è infatti il fondamentale messaggio che si vuole dare: conoscere, informarsi
per superare gli steccati, di qualsiasi tipo.

Come utilizzare questo strumento


Avete di fronte un repertorio etnografico storico-geografico che vi permetterà di spaziare in moltissimi modi, secondo-
gli obiettivi prefissati da ciascuno di Voi.
Procedo per esempi per rendere più chiare le possibilità di utilizzo.
Per il secondo ciclo della Scuola Primaria sarà possibile utilizzare alcune parti, specie quelle più a carattere geografico e
con immagini di abbigliamento, di strumenti musicali, di cibi, per denotare una “cultura differente dalla nostra”. Inizian-
do a far capire che il concetto di “cultura” stesso va relativizzato. Deve infatti essere inserito in un continuum storico,
a volte millenario, collegato alle sue specificità e ai particolari ambienti in cui si è sviluppato. Quindi… un’operazione di
informazione, approfondendo di quello che già viene normalmente fornito dal programma di studio.
Sempre per il secondo ciclo della Scuola Primaria, potrebbe essere utile sfruttare la presenza (sicuramente di un certo
rilievo) di rappresentanti di altre aree geografiche del mondo o dell’Europa. Cinesi, arabi marocchini, berberi, egizia-
ni, turchi, a volte curdi, pakistani, indiani, russi, ukraini, ecc. tutti portatori di enormi bagagli culturali, a volte molto
differenti dai nostri canoni occidentali. Con loro, una volta compreso il messaggio di fondo del volume in oggetto, si
potrà operare una “ricerca”, in una qualche forma, delle proprie caratteristiche originali, dalla lingua, al cibo, al modo

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di vivere ecc. Una esperienza già provata in più istituti e in più periodi storici (per quanto mi riguarda, essendo stato
anche “maestro” nella mia lunga carriera scolastica, risaliamo agli anni Settanta dello scorso secolo) e che dà sempre
ottimi risultati: di conoscenza reciproca dei giovanissimi, di “apertura” rispetto a stereotipi e ad “approcci” decisamente
eurocentrici, di “libertà” nella sua accezione migliore. Al proposito il mio pensiero va ad una ricerca fatta, con tanto di
pennarelli e cartelloni 70x100, in una quarta elementare di un sobborgo di Alessandria, la mia città: gli autori erano tre
“novenni” nati in Calabria e da poco in Piemonte. Operazione pienamente riuscita: si è scoperta una cultura contadina
diversa dalla “padana”, ci si è avvicinati a astorie importanti e solitamente affrontate in modo “libresco”, quella bizanti-
na e quella risorgimentale (o meglio preSabauda), si so0no trovate occasioni di intreccio e, parola magica, di inclusione,
fondamentali. Ciò permise, tra l’altro, la reiterazione della stessa operazione con bimbi provenienti dal Veneto e, due,
dalla Somalia.
Iniziative simili possono essere pienamente valide anche per il triennio della Scuola Secondaria di Primo Grado, in cui
– però – ci si può spingere anche oltre, arrivando – di fatto – alle proposte utili anche per gli Istituti Superiori (Scuole
Secondarie di Secondo Grado).
Prima di tutto la proposta che sentirei di caldeggiare, è quella della “sistematizzazione” delle informazioni, con oppor-
tuni strumenti di rappresentazione e visualizzazione delle varie aree linguistiche attuali, delle realtà etniche differenti
attuali insistenti su questo antichissimo territorio, sulle diverse realtà politiche post Prima Guerra Mondiale, passando
poi – con calma – ad ulteriori informazioni riguardanti lo stesso territorio ma in periodi precedenti. Come esemplifica-
zione, se prendoin considerazione l’area delle quattro province del nord Siria al confine con la Turchia e una fascia di
cento chilometri di profondità al di là del confine siro-turco, andando indietro nel tempo, mi ritroverei addirittura al
10.000 a.C. con le strutture monumentali di GorekliTepe, con i primi insediamenti rurali, basati sull’agricoltura e con
una vegetazione ed un ambiente complessivo nettamente diverso dall’attuale. Mi troverei anche popolazioni presume-
re, con caratteristiche proprie. E il “bello” sarebbe proprio intervenire sul “profilo” di queste antiche culture. Poi, anche
solo procedendo di 500 in 500 anni, si avrebbero in continuazione variazioni sostanziali: costruzioni di città, di fortezze,
distruzioni improvvise, irruzione di nuovi popoli con altre tradizioni e lingue, altri costumi, altri modi di vita, cambia-
menti continui. E via di seguito.
Un’attività che si può svolgere, evidentemente, con più “step” e con approfondimenti diversi a seconda dei protagonisti
(gli alunni) e dei fini del lavoro.

Parte I • Antropologia dei Rojava 7


Più specifica, ma altamente istruttiva e culturalmente validissima, è poi l’opzione l’opzione artistica, con l’analisi compa-
rata dei resti architettonici, scultorei, della magnifica ceramica e degli altri prodotti di manifattura, anche tappeti e filati.
Una messe inesauribile di spunti di riflessione e di “aggiornamento” di ciò che si intravvede di sfuggita sui libri e che si è
provato a riproporre qui in alcune immagini. La “storia del cibo”, la “storia di essenze e profumi”, la “storia dell’agricoltu-
ra”, del modo di costruire e istoriare vasi e tappeti, trova in quest’area del pianeta alcune delle sue prime massime rap-
presentazioni. Riprese, reinterpretate, reinventate nei tempi successivi con originalità e tecnica – a volte – sopraffina.
Infine, per concludere, nel fascicolo, vengono fatti a più riprese, riferimenti ai sistemi di organizzazione tribali, alla
divisione dei compiti fra uomo e donna, alle stesse complesse cerimonie di iniziazione, di matrimonio, di festa, di se-
poltura. Una finestra sull’“antropologia sociale” che trova nei libri di Abdullah Ocalan citati prima una formale rappre-
sentazione. Una realtà, comunque, fatta di complessità e di intrecci che hanno permesso la convivenza di popoli anche
diversissimi, praticamente negli stessi territori. Secondo i principi della tolleranza e della collaborazione. Quelli su cui si
poggia il presente lavoro.

Il Curatore
Pier Luigi Cavalchini

8 All’alba della Civiltà


La diversità culturale nel Rojava
“Le Terre Occidentali”
Sono sanciti, quali principi fondamentali nella Carta del Rojava, la pari
dignità e il diritto alla rappresentatività nel governo del territorio di
ogni popolo che vi sia stanziato, a prescindere da qualsiasi distinzione,
in una forma di democrazia diretta «dal basso» (Fig.1) e in completa
parità di genere.
Nei tre cantoni (Afrin, Kobanê, Jazira) in cui è suddiviso il territorio del
Rojava vivono fianco a fianco Kurdi, Arabi, Siriaci - Assiri, Turkmeni, Ar-
meni, Circassi, Ceceni, Nawar e comunità etno-religiose di musulmani,
cristiani, yezidi, alawiti, ebrei, aleviti, yarsan, Bab’i, yazdani.
In questo sussidio grande spazio sarà dato al popolo kurdo, perché
molti degli aspetti che lo caratterizzano si ritrovano anche nelle altre
popolazioni che vivono in Rojava.
Quindi verranno illustrati nello specifico quegli aspetti della cultura degli altri popoli che si differenziano rispetto alla
cultura kurda.

SISTEMA DEMOCRATICO DELLA SIRIA DEL NORD


ORGANI DI GOVERNO SETTORI AMMINISTRATI La co-Presidenza del Movimento per una
Consiglio Democratico Siriano - Condizione delle donne Società Democratica (TEV-DEM) regge l’orga-
Assemblea cantonale - Economia nizzazione dell’Autonomia Democratica del
Assemblea cittadina - Difesa
Assemblea di quartiere - Educazione Rojava.
ÒComuneÓ - Giustizia
- Ci˜ che si renda necessario nel tempo

Parte I • Antropologia dei Rojava 9


Sul territorio del Rojava, dislocato nel Nord della Siria (Fig.1) si sono avvicendati nel corso del tempo, diversi popoli.
Ancora oggi questa regione conserva una grande varietà di culture, legate a popoli con differenti origini, religioni,
lingue, etnie.

TURCHIA Derik
Qamishlo
Kobane cantone di Cizre
afrin Serekaniye
Manbej cantone di Kobane
Afrin
IRAQ
Aleppo

Raqqa
SIRIA

Cantoni del Kurdistan occidentale Cantone reclamato dal Kurdistan occidentale


(Rojava) ma ad oggi sotto controllo dei curdi

10 All’alba della Civiltà


I Kurdi
Ed eccolo (Fig.2) il territorio del Kurdistan, che
non corrisponde a uno stato, ma alla regione
geo-politica, in prevalenza montuosa, attra-
versata dai confini di quattro Paesi: Turchia,
Siria, iran e Iraq, che i Kurdi occupano e nella
quale sono storicamente insediati.

Il territorio e le risorse
Il popolo kurdo, il più numeroso nel mondo
senza uno stato, conta più di 40 milioni di per-
sone. Il loro territorio d’insediamento storico
è attraversato dai confini di quattro Paesi:
Turchia, Siria, Iraq e Iran.
Nel territorio del Kurdistan, per lo più mon-
tuoso (Fig.4), alternato con aree steppose, si
trova la culla della civiltà, la Mesopotamia, fra
i due fiumi Tigri (Fig.3, dalla rocca di Hasan-
keyf, Kurdistan turco) ed Eufrate. Molto ricco
di minerali, tra le risorse del territorio è anche
il petrolio, soprattutto nel Kurdistan iracheno
e turco sudorientale (Fig.5, un impianto nel
Kurdistan turco, provincia di Batman).
Nonostante le grandi ricchezze della regione,
comprese le risorse idriche, la popolazione
vive spesso in condizioni economiche preca- Fig. 2
rie (Fig.7, provincia di Batman).

Parte I • Antropologia dei Rojava 11


Fig. 3 Fig. 4

Fig. 5 Fig. 6 Fig. 7

12 All’alba della Civiltà


Fig. 8
Il modo di vivere e di abitare
L’economia rimane per lo più legata alle attività tradiziona-
li dell’agri­coltura e dell’allevamento e alla produzione arti-
gianale, anche se negli ultimi anni si stanno diffondendo
prodotti industriali di bas­sa qualità. In origine i Kurdi erano
nomadi; oggi sono per lo più sedentari. Molti hanno dovuto
prendere la via dell’esilio a causa delle persecuzioni da par-
te dei governi dei territori che abitano.
Ma è ancora possibile, sulle montagne, incontrare qualche
tenda di pastori che praticano la transumanza e un semi
nomadismo stagionale, spostandosi con le tende (Figg. 8 e
9) tra pascoli estivi in quota e pascoli invernali a valle, dove
alcuni abitano in semplici case, nei villaggi, spesso costruite
con le proprie mani (Fig. 10).
Fig. 9

Parte I • Antropologia dei Rojava 13


Fig. 10
In ambito rurale le abitazioni sono ancora costruite
come millenni fa, con muri di pietra o mattoni di fan­
go impastati con paglia e asciugati al sole, intonacati
con fango lisciato. Il tetto è piano, sorretto da tronchi
sui quali è sistemato un canniccio di sostegno della
terra di copertura e utilizzato come se fosse una gran­
de stanza in più, spessocorredato di una piattaforma
rialzata di metallo o legno, mobile, con panche su tre
lati, ricoperta di tappeti ecuscini, dove, secondo il bi­
sogno, si può mangiare e dormire (Fig.6). Queste case
necessitano di una costante manutenzione, essendo
soggette a dilavamento, ma sono molto confortevoli,
fresche d’estate e facili da riscaldare in inverno.
Fig. 11

Per effettuare la necessaria manutenzione al tetto,


ri­coperto di terra, si utilizza uno strumento realiz-
zato perforando un grosso cilindro di pietra, attra-
versato da un tondino di metallo, foggiato in modo
da formare un manico per poter far rotolare il ci-
lindro sulla superficie del tetto e così ricompattarlo
dopo le piogge (Fig.11).
Il forno è sempre presente, se non per ogni casa,
come bene collettivo al servizio di un certo numero
di fami­glie, spesso anche con la funzione di luogo
di ritrovo per le donne, che impastano e preparano
il pane insieme.

14 All’alba della Civiltà


I forni, in terracotta (Fig.12), possono trovarsi in superficie, riparati da una struttura con pareti di fango impastato e/o in
pietra (Figg.13 e 14), coperti da un coperchio, oppure interrati. L’impasto per il pane viene attaccato alle pareti del forno
(Fig.15). Quando il pane è cotto si stacca dalla parete e cade sul fondo, da cui viene recuperato (Fig.16).
Fig. 13

Fig. 12 Fig. 14
Fig. 15 Fig. 16

Un altro tipo di pane, più largo


e sottile (Fig.19), si prepara sul
saç, una piastra di ferro conves-
sa posta direttamente sul fuoco
(Figg.17 e 18).

Parte I • Antropologia dei Rojava 15


I pasti si consumano seduti per terra (Fig.20), su una stuo-
ia ricoperta da un tessuto, e spesso una tovaglia che co-
pre le ginocchia viene condivisa fra tutti i commensali, per
non sporcarsi gli abiti.
Il cibo viene posto al centro della stuoia, o su un tavolino
basso, in grandi piatti o vassoi dai quali ciascuno attinge a
piacere con le proprie posate. Il pane fresco, sempre ab-
bondante, viene distribuito a ciascuno. Non manca mai il
cacik, yogurt diluito con cetriolo tagliato a fettine sottilissi-
me, aglio, sale e menta sminuzzata.

Fig. 17

Le be­vande comprendono sempre acqua e


ayran (yogurt diluito con acqua, condito con
sale e a volte con menta essiccata). In genere i
bambini mangiano tutti insieme, su una stuoia
vicina a quella degli adulti.

Fig. 18

16 All’alba della Civiltà


Tanto nei villaggi quanto nelle città gli uomini trascorro-
no sovente molto tempo nella çay ocağı (“posto dove si
prepa­ra il tè”, Fig. 22), chiacchierando, bevendo caffè e tè,
giocan­do a carte o a backgammon, fumando (il tabacco
prodotto in molte zone del Kurdistan è di ottima qualità,
utilizzato pure nella preparazione di sigarette di marche
molto note, Fig.23) o semplicemente sgranando tra le dita
il tespih, una sorta di “rosario” con 99 perle, corrisponden-
ti ai 99 nomi di Allah.
In ambito rurale, dove la legna scarseggia, il riscaldamento
è fornito dal combustibile organico ottenuto impastando
il letame degli animali in pani tondeggianti poi lasciati es­
siccare al sole, che non producono cattivo odore, bruciano
lentamente e forniscono molto calore (Fig.24).
Figg. 21 (sopra) e 22 Fig. 23

Parte I • Antropologia dei Rojava 17


Figg. 24, 25 e 26
In diversi centri del Kurdistan sono state avviate iniziative per dare alle donne l’opportunità di procurarsi una minima
indipendenza economica, tramite la creazione di cooperative di produzione in cui lavorano in un clima di parità, com-
prensione e solidarietà, con entusiasmo e talvolta, come nel caso della realizzazione di tappeti (annodati) e, soprattut-
to, della tessitura di kilim (tappeti piani tessuti), recuperando un patrimonio culturale, anche iconografico, di estrema
importanza, tramandato da madre a figlia (Figg.25,26,27 e 28).
Una volta quest’attività era più
diffusa, perché la produzione era
di utilità pratica (sacche, conteni-
tori vari, basti, tende, giacigli, por-
te, coperte, etc.) ma la tradizione
continua comun­que nei villaggi e
a volte anche in città in ogni casa
(Figg. 29, 29bis e 30).
A fianco: figg. 27 e 28

18 All’alba della Civiltà


Figg. 29 (sopra), 29 bis (sotto) e 30 (a lato)

Parte I • Antropologia dei Rojava 19


L’abbigliamento e il Newroz

Fig. 31 Fig. 32 Fig. 34

Figg. 35 (sopra) e 33 (a destra)

20 All’alba della Civiltà


Gli abiti tradizionali delle donne kurde sono molto elaborati, a più strati, luccicanti e vivacemente colorati (Figg.31, 32 e
33). I più belli ed eleganti vengono indossati durante la celebrazione del Newroz, il capodanno kurdo.
I capelli di solito sono lasciati scoperti, oppure coperti da un leggero velo bianco. Gli abiti maschili sono più omogenei:
una tuta con pantaloni dal cavallo molto basso, o camicia e pantaloni, sempre a cavallo basso, in tinta unita in tonalità
dal nero al grigio al verde scuro, stretti in vita da una fusciacca decorata, tessuta talvolta a kilim, avvolta in sette giri
(Fig.34 e 35). Questo abbigliamento costituisce anche l’uniforme dei peshmerga, i guerriglieri del Kurdistan iracheno.

Fig. 36 Fig. 37 Fig. 38

Parte I • Antropologia dei Rojava 21


Il 21 marzo, ovunque si trovi una co-
munità kurda, si celebra il Newroz, il
nuovo anno kur­ do, come per molti
popoli iranici, con l’inizio della prima-
vera: è il momento più importante del
calendario kurdo, con un forte signi-
ficato politico di affermazione identi-
taria (Figg.36 e 40). Anche i più piccoli
indossano gli abiti più belli (Figg.37 e
38), si suona, si danza, si discu­te; si ac-
cendono fuochi, attorno ai quali si av­
volgono interminabili halay (Fig.41), le
danze tradizionali in cerchio, i giovani
saltano i falò.
Fig. 40

Fig. 39

Ma la celebrazione del Newroz ricorda anche la


sconfitta degli Assiri, sanguinari tiranni, da parte
dei Medi (in cui i Kurdi riconoscono i propri ante-
nati), guidati da Ciassare, il 21 marzo del 612 a.C.
Questo avvenimento cruciale viene ricordato nel
mito di fondazione del popolo kurdo, del fabbro
Kawa che riesce a liberare il suo po­polo dal mo-
struoso tiranno-serpente Dahok (o Zohak). Per
annunciare la vittoria, venne­ro accesi fuochi su
ogni cima del Kurdistan (Fig.39).

22 All’alba della Civiltà


Fig. 41 - La celebrazione del Newroz 2015 a Roma, presso il Centro Ararat

Parte I • Antropologia dei Rojava 23


L’economia
L’economia nei territori del Kurdistan varia molto
spostandosi dal contesto cittadino a quello di vil-
laggio. In città, benché il tasso di disoccupazione
sia più elevato fra i Kurdi che tra la popolazione del
paese ospitante, vi è integrazione lavorativa.
Trova spazio ancora, anche in molte città, l’artigia-
nato, soprattutto la lavorazione dei metalli (fabbri,
ramai, stagnatori, Figg.42 e 43), che lavorano spes-
so con molta creatività. In ambito rurale attività
predominanti sono la produzione agricola e la pa-
storizia. Tra le produzioni più pregiate ed esportate
abbiamo albicocche e fichi seccati al sole (Fig.44).
Figg. 42 (sopra), 43 (a sinistra) e 44 (in basso)

24 All’alba della Civiltà


La musica e la letteratura
La cultura kurda è antichissima e molto
ricca, con un’importante produzione lette-
raria. La lingua è stata a lungo vietata, dif-
ficile usarla ancora oggi, quindi gran parte
del patrimonio culturale e letterario si
è tramandato oralmente, all’interno delle
famiglie e tramite l’opera dei dengbej, can-
tastorie che si spostavano tra i villaggi rac-
contando in forma melodica, con un uso
della voce molto particolare, gli avvenimen-
ti, le storie, la letteratura, le leggende. Uno
dei poemi più amati, conosciuto da tutti i
Kurdi, che Ahmad Khani ha fissato con la

Figg. 45 (sopra) e 46 (a sinistra)

scrittura alla fine del XVII sec., è la drammatica storia dell’amore


impossibile tra Mem e Zin, che vede sullo sfondo una storia più
grande e le dinamiche sociali kurde. La tomba di Mem û Zin, ad
Hakkari, è meta di costante pellegrinaggio e venerazione. Le don-
ne scrivono sulla parete di fondo i nomi degli uomini amati lontani
o in pericolo, chiedendo protezione ai due amanti. Nell’immagine,
la tomba di Mem e Zin, con due donne intente a scrivere i nomi dei
loro uomini sulla parete di fondo (Fig.45). Recentemente la tomba,
guardata a volte da maestosi Kangal, i cani pastori delle montagne
kurde (Fig.46), è stata ristrutturata e l’interno è stato intonacato.

Parte I • Antropologia dei Rojava 25


Il tatuaggio
Il tatuaggio appartiene alla cultura kurda più autentica, anche se oggi nei contesti cittadini tende a perdersi e soprattut-
to a veder svanire la propria connotazione identitaria. Le donne kurde affermano in genere di tatuarsi per una questio-
ne estetica, ma il significato profondo del tatuaggio, su mani, piedi, caviglie, polsi, seno, collo, viso, oltre a una funzione
estetica, costituisce un importante mezzo di identificazione con la propria comunità (Figg.47, 47bis, 47ter).

Fig. 47 Fig. 47 bis Fig. 47 ter

Ogni famiglia ha il suo repertorio di motivi, trasmessi da madre a figlia, i medesimi motivi simbolici che si ritrovano nei
kilim, i tappeti tessuti, di utilizzo più corrente e versatile, che conservano quindi più fedelmente repertori iconografici
tradizionali, in quanto non contaminati dalla committenza, soprattutto straniera, che ormai caratterizza molta della
produzione di tappeti annodatiIl Deq (il tatuaggio kurdo) è eseguito utilizzando una miscela di latte materno fre­sco pro-
veniente da donne che abbiano dato alla luce una femmina, latte, bile animale e nerofumo. La miscela viene applicata
sulla pelle, che viene forata in precedenza. I simboli riprodotti nei tatuaggi sono diversi tra donne e uomini.

26 All’alba della Civiltà


Gli Yezidi
Il gruppo etno-religioso degli Yezidi è indigeno del Medio Oriente. Essi parlano kurdo kurmanji, ma si considerano per
talvolta come un gruppo etnico autonomo, benché molti Kurdi li riconoscano come i titolari della più autentica cultu-
ra kurda. Sono stati sempre perseguitati a causa del carattere sincretico della loro religione, monoteista, che accoglie
elementi dello Zoroastrismo, dell’Ebraismo, del Cristianesimo, dell’Islam. Non credono nella dannazione eterna per i
peccatori, ma alla trasmigrazione delle anime attraverso un processo di graduale purificazione in cui le anime dei pec-
catori rinascono sotto le sembianze di animali per vivere un periodo di prova, al termine del quale potranno assumere
nuovamente la forma umana.
Anticamente lo Yezidismo era più simile a una filosofia piuttosto
che a una religione ed era la fede originaria dei Kurdi. Ha as-
sunto un carattere più religioso nei secoli, sotto l’influenza dell’I-
slam e delle alte religioni dell’area. Essendo stati perseguitati
per millenni, la loro cultura e i fondamenti del loro credo sono
stati tramandati quasi del tutto oralmente (Shengal, Fig. 50).

Figg. 48 (a sinistra) e 49 (sopra)

Parte I • Antropologia dei Rojava 27


La sua essenza ruota intorno alla figura di Taus Melek, l’Angelo
Pavone (Fig.49), ma ci sono anche altre figure di angeli, presenti
anche nella Bibbia, come Gabriele e Michele. Non è necessario
recarsi in un luogo speciale per pregare. E la preghiera non è ob­
bligatoria, non è un dovere, ma, come del resto tutto nello Yezi­
dismo, è volontaria. Ciascuno può pregare dove e quando vuole,
rivolto nella direzione del Sole all’alba. Tra i suoi seguaci ci sono
anche gli Yarsan (o Kaka’i) in Iran e Iraq e gli Aleviti della regione di
Dersim (Tunceli), in Turchia (v. più avanti le pagine dedicate a que-
ste due comunità etnico-religiose). Molti i punti di contat­to con il
Cristianesimo e con lo Zoroastrismo (Fig.51, il simbolo dello Zoroa-
strismo; fig.52, l’Angelo-Pavone, simbolo dello Yezidi­smo). Ma per
gli Yezidi non esiste il dualismo Bene/Male,come in quest’ultimo,
soltanto il Bene; e neppure un Inferno e un Paradi­so, come per il
Cristianesimo. L’anima non muore mai, è soltanto il corpo che va
incontro ai cambiamenti fisici che lo fanno torna­re terra. La vita è
una continua tensione verso il Bene, in ogni sua forma. Gli Yezidi
hanno due sacre scritture: il Libro della Rivela­zione e il Libro Nero.
Se è possibile, almeno volta nella vita vanno in pellegrinaggio al
santuario di Lalish, dove risiede un Consiglio yezida, con funzioni
simili a quelle di un governo. Sono permessi e benvisti riforme e
cambiamenti, per i quali è sufficiente che metà della popolazione
sia favorevole, anche se oggi è molto difficile riuscire ad applicare
questo diritto. L’originaria filosofia yezida riconosceva la centralità
della donna nella società. Il TAJE ((Tevgera Azadiya Jinên Êzidxanê
-TAJÊ), Movimento per la libertà delle donne yezide, oggi ha un
ruolo importante e dispone anche di un braccio militare, le Unità
delle Donne di Shengal (YJS), così come sono state istituite le Unità
di Difesa degli Yezidi (YBS).
Fig. 50

28 All’alba della Civiltà


Fig. 55 Fig. 56 Fig. 57

Le festività più importanti sono: l’inizio del nuovo anno (nel mese di aprile) e la Festa dei sette Giorni (nei primi giorni
di ottobre). Tra gli eventi del Capodanno c’è la parata dell’Angelo Pavone, che vede portare trai villaggi yezidi lampa-
de di bronzo sormontate dall’effigie del Pavone, normalmente conservate nella sede della comunità (Figg.55,56 e 57:
abbigliamento tradizionale). Durante le celebrazioni si scambiano uova decorate. Si crede che durante la Festa dei
sette Giorni tutti gli Angeli, compreso Taus Melek, visitino il santuario di Lalish (Fig.48), il centro religioso yezidi, in Iraq
settentrionale nei pressi di Duhok e del confine con la Turchia, che Daesh ha notevolmente danneggiato durante i suoi
sanguinosi attacchi, e che rappresenta per gli Yezidi ciò che per i Musulmani è la Mecca.

30 All’alba della Civiltà


Tutti gli Yezidi appartengono a una delle tre caste in cui è suddivisa la società: la più elevata comprende gli Sheikh (sa-
cerdoti); ci sono poi i Pir (anziani) e i Murid (discepoli), comprendenti la
maggior parte degli Yezidi. L’appartenenza alla casta sheikh e ai pir è ere-
ditaria, e si fa discendere spesso da doti particolari: le famiglie cui appar-
tengono, per esempio, possiedono capacità di guarigione, oppure pos-
sono curare morsi di serpenti, varie malattie e disturbi, ecc. All’interno
della casta degli Sheikh si trovano i Kochek (“veggenti”), con speciali doti
spirituali come la chiaroveggenza, la capacità di diagnosticare le malattie
o di conoscere il destino di un’anima una volta che abbia abbandonato il
corpo. Al culmine della struttura sociale yezida si trovano il Mir (il princi-
pe), investito del potere temporale, e il Baba Sheikh, il capo religioso della
comunità, entram-
bi appartenenti alla
casta degli Sheikh, i
cui membri discen-
dono dai Sei Gran-
di Angeli che han-
no assistito Melek
Taus nel suo lavoro Figg. 53 (a sinistra) e 54 (sopra)
di riordino del Creato e che praticano circoncisioni, matrimoni, fu-
nerali, battesimi e feste religiose.

I tatuaggi
In genere le donne yezidi non ammettono che i loro tatuaggi abbiano funzioni magiche, tendendo a dire che li fanno
per zina (decorazione) o per hilwa (bellezza); è indubbio però che questi segni siano praticati in quanto viene ricono-
sciuto loro un potere magico, in grado di tenere lontani sofferenza e dolore e di preservare la buona salute.Durante
gli anni 1930 Henry Field documentò alcuni tatuaggi che rimandano all’antica religione mitraica: il dio del Sole Mitra
uccide il toro del paradiso e dal suo sangue nasceranno un serpente e un cane, i simboli delle forze bilanciate del
bene e del diavolo.

Parte I • Antropologia dei Rojava 31


Questa immagine non ha un numero. E merita una pagina tutta per sé. Dilbirin, fotografo kurdo, me l’ha inviata, diret-
tamente da Kobane. È una donna kurda yezidi che ha perso un figlio durante gli scontri per difendere non soltanto la
loro terra, ma anche l’ideale, divenuto realtà in Rojava, di una vita e di una società libera e giusta, in cui ciascuno sia
importante per ciò che è. Anche per noi. Gelek spas. Grazie.

32 All’alba della Civiltà


Gli Assiri e i caldei
Gli Assiri, oggi identificati anche con i Siriaci o Aramei, sono un popolo
semitico,originariamente nomade, aramaico cristiano (Fig.58 e 59), aderente
a diverse chiese della tradizione assira d’Oriente e d’Occidente, menzionato
più volte nella Bibbia, stanziato in Mesopotamia (Bayn Naharaim, “Tra i due
fiumi”, o Aram-Naharaim, “i fiumi degli Aramei”, in Aramaico). Costituiscono
il 10-12% della popolazione siriana e, per lo più assimilati ormai alla popo-
lazione araba, parlano l’Arabo piuttosto che l’Aramaico come lingua madre.
Circa un milione di Assiri vive fuori dalla Siria e circa 400.000 ne sono fuggi-

Figg. 58 (a sinistra) e 59 (sopra)

ti negli ultimi anni. Affermano di essere


autoctoni, discendenti degli Assiri arche-
ologicamente documentati fin dal 2000
a.C. circa. Fin dalla prima islamizzazione
dell’area, gli Assiri hanno conosciuto l’op-
pressione e la persecuzione, tanto che
oggi solo poche centinaia di migliaia di
persone parlano la loro lingua madre.

Parte I • Antropologia dei Rojava 33


Gli Assiri possiedono un’identità in quanto nazione, non soltanto come
comunità religiosa. La città di Dêrîk è abitata a Nord in gran parte da
kurdi musulmani, a Sud da Assiri cristiani (circa 500 famiglie) che parlano
l’Aramaico, insegnato anche nelle scuole. L’Autonomia Democratica del
Rojava riconosce interessi comuni e uguaglianza dei popoli della regione,
rappresentati democraticamente ed equamente; in tutta la loro storia in
Siria gli Assiri non hanno mai visto riconosciuti i loro diritti come ora in
Rojava e per la prima volta le loro lingue sono ufficialmente riconosciute.

La lingua
Si possono individuare tre suddivisioni principali di ordine religioso
all’interno del popolo assiro: i Caldei (Assiri Cattolici), gli Assiri e gli Ara-
mei, che aderiscono a diverse Chiese, parlano tutti la lingua siriaca (una
variante orientale della lingua aramaica), con diversi dialetti, recipro-
camente intelligibili, ma si tratta etnicamente dello stesso popolo, gli
Assiri e tutti questi gruppi si definiscono Suraya, che originariamente
Fig. 60
significava “Assiro”.
Dopo l’esilio babilonese, il nome Caldei divenne sinonimo di Babilonesi,
Gli Aramei attualmente hanno accettato di indicando anche i sapienti, specialmente astrologi e divinatori (astrologia
fondersi con gli Assiri (Fig.60), divenendo un e divinazione nell’antico Oriente erano considerate vere scienze). I resti
unico popolo: le loro lingue e le loro culture dell’antica scienza dei Caldei si possono ritenere contenuti nella lettera-
sono molto simili e hanno vissuto insieme tura babilonese scritta in caratteri cuneiformi, dove però non si distingue
per secoli, ma originariamente non si tratta- più ciò che può far capo a Babilonia da ciò che fu caldeo.
va di un unico popolo.
La maggior parte degli Assiri parla una versione moderna del Siriaco,
conosciuto nella propria lingua come Suryoyo, ma un buon numero parla un dialetto della lingua neo-aramaica detta
Turoyo.Come gli Assiri dell’antichità, anche quelli odierni usano (con un proprio alfabeto) una lingua semitica, quindi
della stessa famiglia dell’Arabo e dell’Ebraico: la lingua neo-aramaica assira, una moderna evoluzione dell’Aramaico,
parlato 2000 anni fa da Gesù e dagli apostoli, una lingua molto antica, già diffusa fra le popolazioni dell’Impero Assiro

34 All’alba della Civiltà


Sommario
Un nuovo scenario per Cognitio Temporibus . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I
Un doveroso ringraziamento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . II

Parte I • Antropologia del Rojava


C’era una volta la Mezzaluna Fertile... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2
Un piccolo tassello al grande mosaico dell’educazione globale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4
Suggerimenti per approfondimenti liberi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
La diversità culturale nel Rojava . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9
“Le Terre Occidentali” . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9
I Kurdi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11
Gli Yezidi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27
Gli Assiri e i caldei . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 33
I Circassi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 37
I Ceceni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 38
I Turcomanni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 39
Gli Armeni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 40
Gli Arabi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 42
Gli Ebrei . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 44
Gli Aleviti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 45
Gli Alawiti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 46
I Nawar . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 47
Gli Yarsan . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 48

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