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Progetto caf sociale

Il progetto

L’idea consiste nel creare una rete di soggetti informale costituita da un team di operatori e
professionisti in grado di erogare da un lato servizi al cittadino e dall’altra consulenze
specialistiche e tutoraggio individuali ai soggetti più fragili.
La rete è costituita da un centro di assistenza fiscale, un patronato, un gruppo di
professionisti esperti in animazione territoriale, politiche attive del lavoro e dell’inclusone
sociale e un esperto in mentoring. Il team opera fornendo prestazioni di assistenza e servizi
specifici a favore dei soggetti più vulnerabili finalizzati all’empowerment del soggetto
presto in carico e al suo inserimento sociale o lavorativo. Il progetto ha una forte valenza
territoriale, agisce nel contesto sulle reti del territorio e attraverso il coinvolgimento
dell’ecosistema sociale, valorizzando la presenza del volontariato strutturato.
Le attività del gruppo si svolgono secondo due modalità complementari, una itinerante, a
sportello nei luoghi di aggregazione del territorio dove si strutturano le reti di relazione di
prossimità, una residenziale nella sede del CAF partner di progetto. Gli sportelli sono
localizzati nelle strutture ospitanti a titolo gratuito.
I servizi offerti dagli sportelli vengono pubblicizzati nei principali presidi territoriali. I CAF
si impegnano ad offrire i loro servizi a prezzi molto calmierati, o in casi di particolare
difficoltà del cittadino a titolo gratuito, e a cooperare con un team di mentoring disposto a
prendere in carico il soggetto debole e ad affiancarlo ai fini di un efficace inserimento
sociale.
Gli interlocutori del progetto sono le municipalità o le circoscrizioni, in altri termini le unità
locali dei comuni di medie e grandi dimensioni dove il problema del disagio e
dell’esclusione è particolarmente sentito. L’attivazione della rete di sostegno va pensata
perchè diventi patrimonio del territorio anche dopo l’attuazione del progetto. In questa
ottica l’azione di mentoring e attivazione della rete di sostegno ha una valenza di
rigenerazione urbana, attraverso un percorso di valorizzazione delle risorse del territorio
stesso.
Gli attori del progetto sono una struttura di CAF e Patronato, un associazione di volontariato
e promozione sociale in grado di attivare un rete di mentoring interdisciplinare e una rete di
scuole e di associazioni del territorio, preferibilmente quelle sportive e ricreative, un
soggetto in grado di progettare, valutare l’impatto del progetto sul territorio e curare gli
aspetti normativi e burocratici, un soggetto in grado di seguire la parte di animazione
sociale, networking e comunicazione istituzionale.
Il progetto è naturalmente cofinanziato nella parte dell’erogazione dei servizi dal caf. Le
coperture da attivare o cofinanziare attraverso beni, servizi e rimborsi economici consistono
nella ricerca e nell’assegnazione degli spazi dove operare con lo sportello, nel rimborso
delle spese sostenute per il mentoring, nella gestione della rete dei soggetti coinvolti e nella
comunicazione del progetto e nella valutazione dell’impatto generato.
Il CAF mette a disposizione una partnership nel progetto ed una collaborazione fattiva in
una fase di avvio del progetto nell’erogazione del servizio.
L’ente locale di prossimità può favorire una rete di interlocutori territoriali e la concessione
in uso gratuito di spazi per gli sportelli.
Ai soggetti finanziatori compete l’onere della copertura di parte delle spese per il mentoring
e per la gestione dell’operatività del progetto.

Luogo
Il progetto avrà sede in una prima fase ad Alessandria nel quartiere “Cristo” ed in seguito a
Torino nei quartieri di San Donato e San Paolo, aree in cui si ripropone il tema della
redistribuzione del reddito nelle aree urbane e della marginalità sociale. Studi recenti hanno
certificato che l’aspettativa di vita media nei quartieri della periferia di Torino è inferiore di
5 anni rispetto ai quartieri più ricchi (dati Rapporto Giorgio Rota, Fondazione Luigi
Einaudi). La scelta dei territori è motivata da un lato dalla somiglianza tra le due realtà: sia
Alessandria che Torino hanno subito i contraccolpi della crisi economica del 2008 e della
crescente polarizzazione sociale conseguente ai fenomeni di deindustrializzazione.
Subiscono una progressiva marginalizzazione infrastrutturale e geografica e faticano a
determinare nuove vocazioni industriali ed economiche, nonostante in termini assoluti siano
due realtà ricche dal punto di vista economico. La differenza di dimensione consente inoltre
di contestualizzare un esperimento a forte impatto sociale, in particolare su realtà medio-
piccole, che può accompagnare politiche di contrasto alla povertà ed all’esclusione oggi
all’ordine del giorno in Italia ed in Europa.

Come funziona
Il progetto è pensato all’interno di una rete di soggetti che operano nel territorio.
Nell’ambito del terzo settore e dell’impresa sociale, della formazione, delle politiche del
lavoro e dell’inclusione sociale. All’interno di questa rete vengono coinvolti anche i soggetti
che si occupano di assistenza fiscale e patronato, che di fatto sono l’ultimo miglio delle
politiche pubbliche e la porta d’accesso per i cittadini ai sevizi di welfare pubblico.
Il CAF o Patronato partner del progetto ospita al suo interno un team di professionisti
esperti di dinamiche di inclusione sociale e di politiche attive del lavoro, il quale agisce da
sportello prendendo in carico i soggetti che necessitano di percorsi individuali di
empowerment. L’attività del CAF resta uguale a quella che solitamente svolge, e la
presenza di un team di consulenti all’interno dela struttura consente percorsi di inserimento
e indirizzo personalizzati ed efficienti ai fini della riattivazione del soggetto e del
reinserimento sociale e lavorativo attraverso reti sociali di prossimità e opportunità
lavorative accessibili.
Il percorso dal punto di vista dell’inclusione lavorativa è fortemente orientato
all’empowerment e all’apprendimento delle dinamiche di ricerca e inclusione attiva da parte
dell’utente, e garantisce un rapporto immediato tra servizi di pubblica utilità e mercato del
lavoro, coinvolgendo e valorizzando il ruolo dei soggetti in rete. Dal punto di vista sociale
la funzione della rete e del territorio è fondamentale, perché consente al soggetto preso in
carico di ricostruire relazioni ed ecosistemi positivi per accedere alle opportunità di cui si
trova sprovvisto.
La funzione della rete inoltre consiste nel diffondere il progetto, in particolare tra quei
soggetti che sfuggono ai servizi di welfare classici, pur trovandosi in condizioni di difficoltà
oggettive, o a quei soggetti che si trovano in condizioni di Working Poor.
In Italia, secondo rilevazioni condotte sul mercato del lavoro negli ultimi anni, il 3% delle
persone in cerca di occupazione ha trovato lavoro attraverso un Centro per impiego, il 6%
attraverso una APL, il restante attraverso canali informali. Il dato va considerato la media
nazionale, compatibilmente con gli scostamenti dei diversi contesti territoriali. La funzione
delle reti di relazione nell’accesso alle opportunità ha un peso sempre maggiore nelle
dinamiche di esclusione e inclusione sociale e lavorativa. Uno dei motivi principali per cui
una buona parte delle persone aventi diritto non usufruisce di sgravi, agevolazioni e
detrazioni consiste nella scarsa conoscenza o nella difficoltà di gestire la burocrazia
necessaria.

Operatività
Progettazione e found raising
Definizione del progetto e sensibilizzazione.
Definizione dei costi e delle partnership.
Definizione delle linee di found-raising e di co-finanziamento attivabile.
Esecuzione del progetto.
Monitoraggio e valutazione.

Fase uno
Attivazione della rete dei soggetti che operano all’interno del territorio: APS, terzo settore,
istituti scolastici, associazioni sportive o religiose, enti e istituzioni filantropiche.
Definizione e condivisione del progetto.
Individuazione dei ruoli e delle competenze

Fase due
Attivazione dello sportello presso il CAF o Patronato partner del progetto e definizione del
team di soggetti esperti di politiche di inclusione sociale e di di inclusione nel mercato del
lavoro.

Fase tre
Individuazione dei soggetti beneficiari del progetto attraverso il coinvolgimento della
comunità locale, dei media di riferimento, delle associazioni e degli enti coinvolti.

Fase quattro
Avvio del percorso di presa in carico e di mentoring da parte del team, in collaborazione
con le strutture che erogano assistenza fiscale burocratica e di patronato.

Fase cinque
Monitoraggio e valutazione delle azioni effettuate in itinere e nella fase immediatamente
successiva al percorso.
Monitoraggio e valutazione dell’impatto conseguito.

Costi e coperture
I costi e le coperture prevedono una parte in servizi e una parte in risorse economiche.
La parte in servizi è garantita dal coinvolgimento delle associazioni del territorio e del CAF.
Una parte in servizi e risorse riguarda la diffusione del soggetto sul territorio attraverso
media, Opinion Leader e Stake-Holder.
La parte in risorse riguarda il rimborso dei membri del team di mentoring sociale che si
occupa della pra in carico dei soggetti svantaggiati, la struttura di progettazione,
rendicontazione, di monitoraggio e di valutazione dell’impatto sociale del progetto.

Obiettivo
Lo scopo del progetto consiste nella riattivazione sociale e lavorativa dei soggetti con
difficoltà, in condizione di esclusione lavorativa o marginalità sociale.
L’obiettivo consiste nell’accesso a opportunità lavorative, nel reinserimento in reti di
prossimità e di relazioni, nell’empowerment del soggetto preso in carico, mediante cui
ridare autonomia e produttività.

Il campione
Si prevede un campione di 20 soggetti beneficiari, selezionati dal territorio e dalle
associazioni del terzo settore coinvolte. Il campione predilige soggetti ai margini del
welfare, e punta ad una piena accessibilità ed integrazione di quei soggetti nei servizi
pubblici.

Il processo e il risultato: costi e ROI sociale


Il costo della prestazione relativo alle politiche di inclusione lavorativa è riferito ai costi
standard delle politiche per il lavoro e per la formazione. I costi relativi ai percorsi di
inclusione sociale sono esclusivamente a processo e si valutano secondo dinamiche di
impatto sociale.
Si ritiene che un percorso di reinserimento efficace abbia un costo di 4500 Euro a persona e
un durata media di 6 mesi (DUL Regione Lombardia fascia 3Plus).
Si ritiene inoltre che la valutazione del percorso debba comprendere una valutazione del
processo oltre che del risultato. Parlando di soggetti svantaggiati il risultato, così come la
tipologia e la durata del percorso, varia secondo le difficoltà del soggetto e il contesto
sociale e economico di riferimento.
L’analisi ROI di percorsi di inclusione tiene conto di dinamiche e variabili contestuali, in
generale i benefici superano di molto i costui sostenuti, anche nei casi di riattivazioni solo
temporanee o assistite.
Il costo del progetto su un campione selezionato di 20 soggetti prevede una raccolta di fondi
pari a 90mila euro.
I costi stimati per la progettazione, il monitoraggio era valutazione equivalgono a 10mila
euro, i costi per la comunicazione, l’animazione territoriale e l’attivazione della rete
equivalgono a 10mila Euro.
La rendicontazione prevede costi unitari a soggetto nel processo di mentoring e presa in
carico. Prevede costi aggregati nei processi di valutazione e rendicontazione e di
comunicazione e animazione territoriale.
Povertà e lavoro povero

In Italia ci sono secondo i dati ISTAT tre milioni di poveri e 5 milioni di lavoratori che pur
lavorando non arrivano a superare con i proventi della loro attività la soglia di povertà.
Il tema del lavoro povero è relativamente recente ed è legato in parte alle dinamiche
dell’economia globale caratterizzata oggi da una progressiva digitalizzazione dei processi di
produzione e dalla sostanziale incapacità di redistribuire le risorse e la crescita generata
dall’aumento della competitività. Le dirette conseguenze sul mercato del lavoro, oggi
evidenti dall’analisi dei dati disponibili in tutto il mondo occidentali sono in particolare
quella della progressiva e crescente polarizzazione, che in Italia si innesta sulla
segmentazione tipica dell’economia dell’industria della manifattura. I fenomeni diffusi non
solo nell’ambito dei processi industriali generano disparità evidenti per quanto riguarda le
risorse e le opportunità cui si ha accesso e nuove forme di meccanismi di esclusione, a
partire a partire da processi economici e culturali di straordinaria velocità e portata.
La crisi del 2008 ha allargato la forbice tra lavoro di qualità e lavoro informale,
marginalizzato, impoverito. Il nuovo ciclo economico positivo ha di fatto consolidato questa
tendenza. Il “Working but Poor” oggi si compone di molteplici aspetti, dalla
parcellizzazione del lavoro in un pluralità di piccole prestazioni al lavoro nero, dalla Partita
Iva priva di tutele e di accesso al welfare al precariato dei lavoratori temporanei e al mondo
dei lavori part-time “involontari”. Il profilo dei lavoratori poveri è differenziato e
frammentato, in genere oggi ancora poco studiato e conosciuto rispetto a temi più classici
nella letteratura accademica ed interseca gruppi sociali diversi.

Il mercato del lavoro

Dai dati INPS e ISTAT del mercato del lavoro e rielaborati nel XX Rapporto CNEL del
Dicembre 2018, emerge che in Italia ci sono circa 5 milioni di lavoratori poveri, di questi 2
milioni ha un contratto a tempo determinato, altri due milioni un contratto tempo
indeterminato e 1 milione ha una partita IVA.
Nell’ultimo anno il numero degli occupati è aumentato di circa 450mila unità, di questi solo
un decimo ha un contratto a tempo indeterminato, aumentano le partite IVA tra i nuovi
occupati, a fronte di un calo strutturale di imprese individuali legate alla chiusura di piccole
attività artigiani e commerciali, e la maggior parte ha un contratto tempo determinato o in
somministrazione.
L’entrata in vigore del decreto dignità e della flat tax potrebbe consolidare una tendenza già
evidente negli ultimi anni al lavoro in proprio.
Se inoltre si confermano corrette le previsioni sulla crescita si prefigura una nuova fase di
stagnazione nel paese cui potrebbe seguire una nuova fase di contrazione dello stock degli
occupati in Italia e di domanda di lavoro, contrazione di cui si rilevano i primi segnali. Una
rilevazione recente effettuata da Assolombarda sulle provincie di Milano e Monza Brianza
mostra un calo di 58mila somministrati nel trimestre analizzato e un aumento del part-time
involontario.

Le reti di prossimità e gli hub sociali

Il Lavoro Povero innesca anche un forte meccanismo di riproduzione delle proprie


condizioni, tende cioè a produrre e generare nuovo ed altro lavoro povero, a causa di una
sostanziale carenza di strumenti e competenze personali per migliorare la propria condizione
lavorativa e, più in generale, sociale ed economica.
Tende inoltre a configurarsi come fenomeno tipico delle grandi città.
Nei centri urbani questi meccanismi sono particolarmente evidenti sia per la pressione
migratoria sia per la disgregazione progressiva delle reti di solidarietà tipiche dei quartieri
delle gradi città che dal dopoguerra ad oggi hanno garantito un sostegno determinante ai
meccanismi di welfare pubblico. Il “secondo” welfare, così come il primo, ha cambiato
forma in un quadro di progressiva erosione delle risorse pubbliche, configurandosi
sostanzialmente come la capacità di generare meccanismi di compartecipazione e di
partenariato tra pubblico e privato. Le risorse generate dal terzo settore sono sempre più
strategiche, in un quadro che punta all’innovazione sociale nel metodo e nel merito.

Innovazione sociale e sostenibilità

Tra i vari strumenti messi i campo per contrastare la povertà e favorire una distribuzione
delle risorse compatibile con modelli di sviluppo economico “sostenibilii” ci sono quelli di
integrazione al reddito. L’Italia ha solo recentemente introdotto una misura di integrazione
del reddito, già sperimentata in lacune Regioni del paese in questi anni, che prevede
meccanismi di inclusione nel mercato del lavoro, immaginando percorsi paralleli di
politiche per il lavoro e politiche per l’inclusione. Non si prevedono allo stato attuale
percorsi di empowerment per quanti lavorano in situazione di fragilità sia economica che
sociale o per quanti hanno un lavoro che n consente di arrivare a superare la condizione di
povertà e di precarietà.
In generale le migliori pratiche riguardanti politiche di contrasto alla povertà e finalizzate
all’inclusione sociale tendono a configurarsi come politiche integrate di sistema e a fare leva
su un ecosistema di operatori sociali sia pubblici sia privati in grado di attivare reti efficaci
nelle quali valorizzare competenze e risorse di ciascun attore. Le politiche di sistema
presuppongono e rendono necessaria una seria valutazione sull’impatto sociale e una attenta
definizione degli obiettivi, ma consente la crearne di reti la cui funzione è strategica
nell’agevolare e consolidare percorsi di inclusione.
La rete degli operatori nelle relazioni di prossimità

Tra le azioni di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale più efficaci sostenute negli
ultimi anni nell’ambito dell’innovazione sociale sia dall’ente pubblico sia dagli enti
filantropici ci sono le misure di reinserimento al lavoro e le politiche di sistema per
l’inclusione sociale che partono dalla rigenerazione dei territori sia dal punto di vista dello
spazio pubblico, sia dal punto di vista delle reti sociali.
Ripensare i meccanismi di rigenerazione economica e sociale urbana nell’ottica delle
politiche di contrasto alla povertà significa ripensare i centri di aggregazione sia fisici che
virtuali che hanno una funzione strutturale nel prevenire il disagio sociale e ricreare reti di
relazione e mutuo soccorso fondamentali nel garantire coesione sociale e meccanismi di
accesso alle risorse, e alle opportunità.
Le migliori esperienze europee in materia di contrasto alla povertà e di inclusione lavorativa
passano dalla creazione di HUB sociali che offrono servizi, luoghi di incontro e network,
ripensando questi stessi servizi secondo principi di sostenibilità e replicabilità,
immaginando azioni che generano network stabile ma aperto e inclusivo e immaginando un
riposizionamento dei servizi nell’ottica dell’efficienza e del coinvolgimento del volontariato
strutturato e della cittadinanza attiva.
Le progettualità che puntano alla prossimità, intesa sia come contesto sia come misura entro
la quali attuare le politiche, hanno portato a risultati incoraggianti che possono avere
impatto ancora maggiore allargando la rete degli operatori, in particolare nell’ambito
dell’offerta dei servizi alla persona. In questa ottica CAF e patronati possono avere un ruolo
ancora non esplorato nell’ambito delle politiche sociali di inclusione e di contrasto alla
povertà, ruolo del resto non del tutto inedito e che in parte queste strutture già esercitano
nell’ambito dei sevizi.
In questa ottica è possibile affiancare alla tradizionale assistenza fiscale offerta dai CAF e
dai Patronati percorsi innovativi che siano in grado di fornire all’utenza più fragile per
competenze e condizione socio-economica e lavorativa gli strumenti concreti di
empowerment necessari a favorire percorsi inclusivi attraverso servizi customizzati, pensati
nell’ambito di un nuovo hub che all’assistenza fiscale affianchi l’accompagnamento sociale.
L’accompagnamento nella sostanza rafforza il ruolo di “presa in carico” attraverso il
miglioramento dell’accessibilità ai servizi tramite meccanismi di mentorship.

Un Hub sociale

Il nuovo hub è quindi composto da una struttura di assistenza e patronato cui si affianca un
facilitatore che ha la funzione di rendere accessibili i servizi per l’utenza più fragile e una
rete di attori radicati nel territorio che mette a sistema le proprie risorse e competenze per
agevolare percorsi di inclusione. È contraddistinto da una serie di caratteristiche:
Multidisciplinarità ed interdisciplinarietà dell’offerta: diverse competenze professionali
concentrate in un unico spazio per supportare l’utenza sotto tutti i punti di vista
Forte radicamento territoriale grazie alla rete con le agenzie e le risorse del territorio intese
in senso ampio: dal Servizio Sociale pubblico all’associazionismo diffuso nel territorio con i
suoi servizi.
Un servizio di segretariato fiscale tradizionale cui si aggiungono servizi customizzati per gli
utenti più fragili attraverso l’attivazione di percorsi di mentoring individualizzato e di
gruppo.
La figura del “mentoring” va intesa come facilitatore per l’utenza e generatore di
opportunità. Lavora in team e attiva specifiche competenze del territorio sulla base delle
caratteristiche specifiche dei bisogni dei soggetti presi in carico. Opera secondo una
metodologia relazionale di empowerment della persona con percorsi individuali o di gruppo
E favorisce processi di Peer-mentoring attraverso il coinvolgimento di utenti “empowered”,
che restano all’interno della rete per offrire a loro volta supporto orizzontale a nuovi utenti.
Questo progetto di mentoring si rifà ai modelli di sostegno sociale illustrati dal TEA (Dolan
e Brady, 2012) che offre infatti sostegno a 360° offre riconoscimento positivo e incentiva
l’empowerment sui tre asset: Tangible- aiuto pratico- Emotional- sostegno emotivo-- Avice-
consiglia. Punta ad u supporto efficace della persona attraverso la vicinanza, lo sviluppo del
senso critico costruttivo, la reciprocità nella relazione e la continuità. (Metodo “CARD”:
Closeness, Admonishment, Reciprocity e Durability, Dolan e Brady, ibidem) e consiste in
un rapporto fiduciario, costante e continuativo.
Ne consegue un percorso individualizzato, mediato con le risorse del territorio, e finalizzato
ad aumentare l’accessibilità alle risorse offerte dal territorio.

I CAAF (centri autorizzati di assistenza fiscale) svolgono attività di servizi per privati
cittadini a prezzi teoricamente contenuti o gratuitamente.
I principali servizi sono di tipo fiscale:
Invio dichiarativi predisposti dal contribuente
Predisposizione dichiarativi (730 – unico)
Calcolo tassazione sugli immobili (imu)
Rilasciano certificazioni reddituali utili al riconoscimento di benefici (ISEE) e modelli red
per i pensionati
Generalmente i centri caaf non svolgono attività di formazione, ma si limitano a consegnare
al cittadino contribuente un elenco di documenti da presentare allo sportello. Non seguono il
contenzioso con l’amministrazione pubblica e non si occupano delle problematiche legate
all’agenzia della riscossione.
La componente sociale delle attività svolte dai caaf risiede quasi esclusivamente nel
contenere i prezzi per l’utente.
I patronati sono gli unici interlocutori abilitati della Pubblica Amministrazione per le
problematiche di tipo previdenziale ed assistenziale.
Svolgono le seguenti attività:
presentazione domande in ambito previdenziale (esplorative, domande di pensioni,
reversibilità )
presentazione di domande o autorizzazioni in ambito assistenziale (assegni familiari, naspi)
dimissioni volontarie dei dipendenti
I patronati non fanno consulenza, quindi non svolgono analisi della situazione previdenziale
durante la vita attiva del contribuente, né accompagnano il contribuente all’utilizzo degli
strumenti base per monitorare la propria posizione previdenziale. Non gestiscono le
eventuali implicazioni fiscali. Non gestiscono i lavoratori autonomi o quelli atipici con
l’eccezione dei servizi di patronato per le domande di pensione.
La qualità dei servizi erogati sia dai caaf che dai patronati è legata alla capacità
dell’operatore, in generale i servizi erogati si limitano alla parte burocratica amministrativa.

Mentorship sociale

In generale, il mentoring è una metodologia relazionale che si utilizza sia nei contesti
lavorativi, per accelerare e migliorare l’inserimento di nuove risorse attraverso
l’affiancamento di colleghi più esperti, sia nell’ambito socio-assistenziale con persone in
condizioni di fragilità o a rischio di marginalità dovuta a fattori diversi.
Essa è finalizzata all’empowerment del mentee grazie ad una relazione duratura, costante e
fiduciaria con un mentor esperto. Più articolata e approfondita di altre metodologie, il
coaching e il counseling, ne condivide alcune caratteristiche fondamentali: un approccio
concretamente relazionale, la pratica dell’ascolto attivo, la flessibilità intesa come capacità
di adattare il percorso di accompagnamento alla singolarità dei bisogni.
Nell’ambito sociale, il mentoring si configura come uno strumento di empowerment e
inclusione nell’ambito della comunità che valorizza le reti di prossimità e il radicamento
territoriale del progetto: sfrutta i vantaggi che derivano dai legami sociali e dalla fiducia tra
persone ( Field, 2008) ed è uno strumento importante per ampliare la rete dei legami sociali
delle persone in difficoltà ( cd. Bridging del capitale sociale), con una ricaduta positiva sulla
capacità delle stesse di affrontare gli eventi.
Può essere dunque considerato una metodologia molto efficace per fornire un tipo di
sostegno sociale che, finalizzato all’empowerment, si differenzia dalla tradizionale pratica
assistenziale poiché accompagna le persone ad acquisire strumenti, conoscenze,
competenze, legami sociali necessari a percorsi di l’autonomia.
Esso inoltre interviene a potenziare e prolungare l’azione del più tradizionale “segretariato
sociale” conseguendo un miglioramento concreto e misurabile delle competenze e
dell’inclusione sociale dei “mentee”.