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numero 35 anno IV 17 ottobre 2012


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L.B.G. NDRANGHETA, APPALTI, EXPO. QUALCOSA DI NUOVO? Franco DAlfonso REGIONE: COSA DOPO IL CELESTE Maurizio Tucci LINFINITA ADOLESCENZA SOCIALE Massimo Cingolani COTTIMO FIDUCIARIO E TANGENTI Maurizio Spada DALLA CASA BENE RIFUGIO ALLA CASA SOCIALE Giovanni Agnesi COSA SERVE ALLA FAMIGLIA DEL TERZO MILLENNIO Marco Ponti UNA NUOVA AUTARCHIA ALLE VISTE: LA SACRA TERRA ITALIANA Ilaria Li Vigni C. M. MARTINI E IGNAZIO MARINO: CRESCERE E CONOSCERE Jacopo Gardella PIAZZA DEL CARMINE E DEI DEHORS FUORI CONTROLLO Eleonora Poli OPPURE VENDOLA. LA POLITICA DAL VOLTO UMANO Franco Berrino EXPO, ALIMENTAZIONE E SALUTE: UN FLOP? Gaetano Nicosia MILANO E LO SPACCIO DEGLI INNOCENTI VIDEO PHILIPPE DAVERIO: NUOVE ARCHITETTURE MILANESI TRA ORGOGLIO E MALINCONIA 7 NOTE un suggerimento A SONG FOR YOUcanta Danny Hathaway

Il magazine offre come sempre le sue rubriche di attualit MUSICA a cura di Paolo Viola ARTE a cura di Virginia Colombo LIBRI a cura di Marilena Poletti Pasero TEATRO a cura di Emanuele Aldrovandi CINEMA Marco Santarpia e Paolo Schipani www.arcipelagomilano.org

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NDRANGHETA, APPALTI, EXPO. QUALCOSA DI NUOVO? Luca Beltrami Gadola


Ricordate il giochetto della Settimana Enigmistica, ma anche di certi album di divertimenti per bambini, unisci i punti e vedrai limmagine? Si pu fare anche con gli avvenimenti milanesi dellultima settimana. Per fare il ritratto di Milano oggi ecco i primi tre punti, altri verranno: Assessore Zambetti/ndrangheta affermazioni di Costantino Passerino - inchiesta su Infrastrutture Lombarde per lappalto Expo. Primo punto: lassessore Zambetti paga i voti in contanti e promettendo il suo intervento per favorire le cosche negli appalti. Secondo punto: Costantino Passerino - direttore amministrativo della Maugeri - dice sistemavamo noi le delibere della Regione in modo che calzassero a pennello per poter finanziare la Maugeri. Terzo punto: la magistratura indaga su Infrastrutture Lombarde - la societ della Regione che gestisce gli appalti - con lipotesi di reato di turbata libert del procedimento di scelta del contraente per lappalto della piastra aggiudicato con lo sconto del 41%. Cominciamo da questultimo punto e comunque stiamo parlando per il momento solo di ipotesi di reato. Per i profani ci vuole qualche chiarimento: cosa la turbata libert del procedimento? il reato che sanziona una vecchia abitudine delle stazioni appaltanti disoneste che, approfittando delle norme di legge volte a tutelarle dallaffidare i lavori a ditte incapaci, consentono di predisporre griglie di valutazione le cui maglie sono cos strette e ben congegnate da far s che le imprese in grado di partecipare allappalto siano pochissime - magari in accordo tra di loro - o, meglio ancora, una sola. Laltro sistema diffuso quello di indire le gare dando limiti strettissimi di tempo per parteciparvi prediligendo il mese di agosto per bandirle, quando tutti sono in ferie, anchesso un vecchio trucco che, sommato al primo, rende laffidamento allimpresa amata una quasi assoluta certezza: cintura e bretelle. Nota finale sul tema: tutto poi si pu fare in materia di appalti se scatta il meccanismo della emergenza. LAquila insegna, ultima ma non minore emergenza con contorno di scandali. Secondo punto: le affermazioni di Passerino. Ovviamente il sistema diffuso in edilizia, i bandi ad personam o meglio ad aziendam, ci sono ovunque nella pubblica amministrazione. Avanti il prossimo. Veniamo al primo punto: lassessore Zambetti promette appalti. Come fa? Labbiamo descritto ai punti precedenti, con un non trascurabile dettaglio: ha bisogno della connivenza di molti. Connivenza che se ripetuta configura lassociazione a delinquere. Nella vicenda per la quale indaga la magistratura c qualcosa che per non torna: ma se per aggiudicarsi un appalto si ricorre a turbare la libert del procedimento, perch fare anche uno sconto sullelenco prezzi del 41%, che ha messo in allarme tutti? Ancora cintura e bretelle? Ma questultima circostanza ci costringe a una precisa constatazione: visto e considerato che questi prezzi a base dasta o sono frutto di specifiche elaborazioni delle stazioni appaltanti o sono oggetto di listini standard elaborati delle stesse o da amministrazioni dello Stato, e questi sconti sono ormai consuetudine, detto questo, o chi ha elaborato questi prezzi un incapace e va mandato a casa perch non conosce n il mercato n le sue dinamiche e dunque eventuali sconti ragionevoli porterebbero a indebiti arricchimenti, o c un vizio di fondo nella legislazione dello Stato in materia di appalti o quantomeno la stessa contiene buchi e falle. A detta di molti questi buchi si potrebbero turare e in questi buchi si infiltra la criminalit organizzata e lo si denuncia da tempo. Cambiare lintero impianto legislativo in materia di appalti cosa lunga ma turare i buchi cosa di poco momento. La cassetta degli attrezzi legislativi ha gi oggi gli strumenti necessari, perch non farlo? Se non ora quando?

REGIONE: COSA DOPO IL CELESTE Franco DAlfonso


Avrei dovuto dedicare questo intervento alle primarie nazionali del centro sinistra, ma l'avvio della fase finale della Gotterdmmerung del Celeste impone un urgente ritorno a riprendere il filo di un discorso iniziato gi mesi fa e riguardante la necessit di una rinascita civile e politica per la Lombardia. Un recente e affidabile sondaggio dice che l'elettore sceglier avendo come elemento discriminante questi primi tre argomenti: per il 52% del campione l'affidabilit delle candidature, per il 35% per le scelte di tutela del lavoro e per il 26% per la speranza di taglio delle tasse (risposta multipla possibile). Si tratta del miglior scenario potenziale possibile per una proposta innovativa del centrosinistra in Lomn. 35 IV 17 ottobre 2012 bardia: l'esperienza della Giunta arancione di Milano ha il suo indiscusso punto di forza nell'affidabilit personale e nella capacit di mantenere la coalizione di governo anche in situazioni difficili; sul tema del lavoro il centrosinistra considerato, nonostante le molte battute a vuoto e la insopportabile tendenza al conservatorismo in materia, pi rassicurante; la novena del tagliamo le tasse collegata al tagliamo la spesa e anche i servizi, che pure effettua un incomprensibile richiamo ancora su buona parte del Pd, non pi avvertita come insopprimibile esigenza individuale da perseguire magari anche con un pizzico di evasione tollerata, ma un problema di "sistema" e non il pi importante. Trasformare queste potenzialit in possibilit concrete di vittoria in Lombardia possibile a condizione di sfruttare adeguatamente i propri punti di forza e focalizzando molto bene la proposta politica, evitando di correre dietro alle parole d'ordine della destra sostenendo che le scelte politiche di Formigoni e la Lega sono giuste ma l'applicazione sbagliata e noi lo faremmo meglio, come il centro sinistra a trazione politica Penati in Regione Lombardia ha fatto fino a poco tempo fa. Occorre quindi prima di tutto valorizzare in questa chiave l'esperienza "arancione" milanese, intendendo l'intero processo dalle primarie alla formazione della Giunta senza delegazioni e bilancini di partito. E quindi nessun dubbio e nessuna 2

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scusa su tempi e modi, le primarie per il candidato Presidente si dovranno fare e si faranno, dovranno avere la caratteristica di allargare il campo delle proposte politiche, evitando di dare seguito allo spettacolino buono per qualche articolo sul giornale da far vedere ai parenti e agli amici di candidature di "bandierina". Candidature serie, che incarnino per propria storia personale e per arricchimento da realizzarsi in corso di campagna delle ipotesi politiche che possano essere ricomposte dopo il risultato e la scelta, attraverso la formazione di una coalizione e un programma elettorale che coinvolga e mobiliti l'elettorato. del tutto evidente poi che l'esperienza milanese, intesa come ben sintetizzato qualche settimana fa dall'assessore del Pd Majorino con l'espressione "l'arancione appartiene a tutti coloro i quali vogliono indossarlo", deve spendersi in prima persona per rendere credibile la riscossa civica che sola potr permetterci di uscire con pochi danni dalla rovinosa caduta di un sistema politico cui stato fatale l'insopportabile ombra della peggiore criminalit ma che in questi venti anni ha pervaso in profondit le istituzioni, soprattutto attraverso l'incredibile grado di occupazione quasi militare del sistema sanitario pi grande del mondo alimentato da 17,5 miliardi di euro pubblici e 6,5 miliardi di pagamenti privati governati da una ferrea

struttura di potere in mano a pochissime persone, fatto che anche solo dal punto di vista organizzativo non ha riscontro da nessuna parte del mondo. Una lista "arancione" in grado di raccogliere le energie civiche e politiche di persone, associazioni, iniziative che non si riconoscono o non rientrano nell'alveo inesorabilmente sempre pi ristretto dell'iniziativa dei partiti una condizione indispensabile per sperare nella vittoria, certamente in Lombardia e probabilmente anche oltre: sar bene che dirigenti grandi e piccoli di partiti e partitini della galassia del centrosinistra se ne facciano una ragione senza abbandonarsi a pericolose illusioni, per esempio, sull'asse risolutore Bersani-Vendola. Solo ripetendo l'alleanza civica in grado di valorizzare l'apporto plurale del mondo del centro sinistra, riconoscendola da subito come qualcosa che non va contro ma va oltre lo schieramento partitico, sar possibile provare con qualche possibilit di successo a strappare la Lombardia a un centrodestra che ne ha fatte ormai di ogni, ma che sarebbe grave considerare morto. C' infine "last but not least" la scelta della o del candidato che, seppure a mio parere in misura inferiore rispetto al Comune, resta l'aspetto fondamentale e pi evidente della campagna elettorale che dovremo affrontare. Le candidature avanzate

o ventilate fino a oggi, al netto della ricerca dei cinque minuti di notoriet di qualcuno, sono legittimamente soprattutto concentrate nel mondo dei partiti delle opposizioni regionali di questi ultimi anni. Candidature legittime non per questo vogliono dire convincenti (non vincenti, categoria inseguita a lungo e del tutto priva di significato: ricordate quanti definivano Pisapia uno che non poteva vincere ), almeno fino a questo momento. Io credo che manchi ancora una candidatura arancione intesa non certo come appartenenza a un movimento che, proprio perch tale, ha confini difficili da individuare, bens come espressione di quel vasto movimento civico composto da gente che non ha paura di mettere la faccia in politica, che si affaccia allimpegno dando e non chiedendo. La sfida sar tale, gi a partire dalle primarie, da richiedere lingresso in campo di qualcuna o qualcuno che abbia incarnato, in questi ultimi due anni, in maniera visibile lesperienza milanese, che sia disponibile a rimettersi ancora e sempre in gioco, moltiplicando ancora il proprio impegno. Io penso, sono convinto, che dovremo chiedere a qualcuna o qualcuno che molto ha dato in questi ultimi mesi di dare ancora qualcosa in pi.

LINFINITA ADOLESCENZA SOCIALE Maurizio Tucci*


Esistono, e oggi le differenze tra luna e laltra sono particolarmente evidenti, due adolescenze: ladolescenza biologica, che il passaggio dallo sviluppo puberale alla completa maturazione fisica e psichica dellindividuo, e ladolescenza sociale, ovvero lo status in cui vive un individuo che non pi, fisicamente e psichicamente, un bambino, ma che non ha ancora assunto un ruolo sociale tipico dellet adulta. Se ladolescenza biologica , grosso modo, una invariante del genere umano, ladolescenza sociale assume caratteristiche peculiari e dilatazioni temporali spesso molto significative, essenzialmente legate al tipo di contesto socio-economico nel quale viene vissuta. In molte parti del mondo, generalmente quelle economicamente meno avanzate, ladolescenza sociale molto breve, fino a restringersi a un simbolico rito iniziatico dal quale si passa immediatamente a uno stile di vita e a una assunzione di responsabilit tipiche delladulto: dal lavorare al procreare. Alle nostre latitudini, invece, nelladolescenza sociale ci si attarda sempre di pi e spesso ben oltre i pi ragionevoli confini di quel processo biologico di completa maturazione fisica e psichica prima citato. Non solo: mentre in un passato non lontano il modello sociale adulto rappresentava per gli adolescenti uno sprone alla crescita, se non altro per il desiderio di cambiarlo anche drasticamente, oggi il modello adolescenziale a rappresentare una fortissima suggestione per gli adulti che cercano in ogni modo di emularlo. Non un caso se un tempo era la figlia adolescente a desiderare di indossare i vestiti della mamma, mentre oggi sono le mamme a cercare di entrare a tutti i costi nei jeans o nelle T-shirt delle figlie. In questo scenario osserviamo una adolescenza, per altro sovraesposta alle sollecitazioni di nuovi e sempre pi potenti strumenti di comunicazione, in cui tutti gli indicatori relativi ai comportamenti che noi consideriamo a rischio peggiorano di anno in anno e, soprattutto, fanno registrare una significativa anticipazione. L dove iniziare prima a fumare, a bere, ad avere comportamenti sessuali slegati dalla componente affettiva, dannoso soprattutto perch, essendo inevitabilmente minore il livello di maturit e il conseguente senso di responsabilit, il rischio sottoso a tali comportamenti risulta accresciuto. Non si pu dire, daltra parte, che in questi anni non si siano tentati da parte delle istituzioni e dellassociazionismo volontario interventi per intercettare questi comportamenti a rischio e cercare di prevenirli o correggerli. per questo che con le

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persone che sarebbero state poi i Soci Fondatori di Laboratorio Adolescenza ci siamo chiesti a lungo se in un mondo dove tutto manca meno che le Associazioni (solo a Milano ce ne sono centinaia, e decine che si indirizzano verso ladolescenza) avesse senso crearne una in pi. Alla fine abbiamo pensato che un contributo culturale e progettuale significativo avremmo potuto darlo a due condizioni: che Laboratorio Adolescenza facesse della multidisciplinariet la propria connotazione distintiva e che lavorasse non sugli adolescenti, ma con gli adolescenti. Credo che la presenza, tra i fondatori di Laboratorio Adolescenza, gi solo di Silvano Bertelloni, Presidente della Societ Italiana di Medicina dellAdolescenza, di Carlo Buzzi, Direttore del Dipartimento di Sociologia dellUniversit di Trento e gi Direttore di Ricerca dello storico Istituto IARD di Milano, di Fulvio Sca-

parro, psicologo dellinfanzia e fondatore dellAssociazione Genitori Ancra, di Michele Del Vecchio, dirigente dellIstituto Varalli di Milano, di Marina Picca, Presidente della Societ Italiana di Cure Primarie Pediatriche, di Riccardo Renzi, giornalista del Corriere della Sera e cofondatore e poi direttore di Corriere Salute, di Massimo Tafi, esperto di comunicazione, di Emanuela Duina, membro della Commissione Educazione del Consiglio di Zona 5 del Comune di Milano ma soprattutto, come lei stessa si definisce, madre di due meravigliosi figli adolescenti, sia una buona garanzia di multidisciplinariet. Quanto al metodo di lavoro, la prima iniziativa in programma Adolescenza et di confine, (che sar presentata a Milano gioved 20 ottobre alla ore 10.00 presso la Sala conferenze Spazio del Sole e della Luna in Via Ulisse Dini 7) un progetto di educazione alla salute globale dellado-

lescente destinato a pediatri, medici di famiglia, operatori socio psicopedagogici dellet evolutiva, insegnanti e genitori, ma progettato con gli adolescenti. Saranno infatti quattro gruppi di studenti dellIstituto Varalli che definiranno, sulla base delle loro esigenze formative e informative, gli argomenti da trattare nelle giornate formative e gli stessi adolescenti parteciperanno ai lavori con un question time rivolto ai relatori. Naturalmente, Laboratorio Adolescenza aperta al contributo di idee e allimpegno di chiunque condividendone finalit e statuto sia interessato alladolescenza, vuoi per motivi professionali vuoi per motivi personali. Grazie, quindi, ad ArcipelagoMilano, per questa importante vetrina che ci ha messo a disposizione. *Presidente Laboratorio Adolescenza

COTTIMO FIDUCIARIO E TANGENTI Massimo Cingolani


Il precipitare della situazione in Lombardia, in particolare con il coinvolgimento della criminalit organizzata nel voto di scambio evidenziano una vera e propria emergenza democratica. Il meccanismo praticamente funziona cos: io ti finanzio la campagna elettorale attraverso il voto, dove servono le preferenze, oppure attraverso il pagamento delle spese relative alla competizione elettorale. Successivamente, come in tutte le operazioni finanziarie, quanto investito viene restituito attraverso interessi o partecipazioni azionarie, in questo caso la monetizzazione di ci, viene fatta attraverso gli appalti. questo lo schema che sembra emergere dalle ultime inchieste relative alla gestione delle pi importanti amministrazioni lombarde. Ma cosa genera e permette tutto questo? Penso che un ruolo importante lo svolge listituzione del cottimo fiduciario che da un punto di vista giuridico : Nell'ordinamento italiano il cottimo fiduciario una modalit di acquisizione di beni e servizi da parte della pubblica amministrazione, rientrante tra le cosiddette procedure in economia, semplificate rispetto alle procedure ordinarie in relazione al modesto valore del contratto o all'urgenza di provvedere. Pu essere utilizzato per l'affidamento di un appalto pubblico di lavori, forniture o servizi a un imprenditore o, pi in generale, a un operatore economico (il cottimista); ci lo distingue dall'altra modalit di acquisizione in economia, l'amministrazione diretta, in cui le acquisizioni sono, invece, effettuate con materiali e mezzi propri o appositamente acquistati o noleggiati e con personale proprio della stazione appaltante, o eventualmente assunto per l'occasione, sotto la direzione di un funzionario della stessa (il responsabile del procedimento). Ci sono dei limiti negli importi, in particolare nei servizi, che per non vengono quasi mai rispettati, perch c sempre una deroga dovuta alleccezionalit. La poca trasparenza nei contratti pubblici molto frequente, ma non mi sembra che associazioni imprenditoriali e professionali siano sollecite nel denunciare queste storture, solo lo SNA (Sindacato Nazionale Agenti di Assicurazione) durante unaudizione presso lAutorit per la Vigilanza dei Contratti Pubblici, ha ribadito la necessit di favorire la massima concorrenza indicando, come procedura da privilegiare, quella della gara pubblica, e ci con lobiettivo di garantire la massima trasparenza nella scelta del soggetto aggiudicatario, prendendo spunto anche dalle sollecitazioni dellAutorit Garante della Concorrenza. Soltanto qualche giorno fa i giornali titolavano relativamente allExpo, Pi poteri a Giuseppe Sala su appalti e contratti. entrata in una fase operativa, la macchina di Expo. Ed per questo che il manager ha chiesto e ottenuto dal Consiglio di Amministrazione della societ di gestione maggiori margini di manovra. Obiettivo: velocizzare il pi possibile scelte e passaggi. la necessit di correre, la motivazione con cui il board di Expo spa ha di fatto aumentato i poteri dell'amministratore delegato. Come? stato innalzato limporto massimo entro cui baster solo la firma del manager per dare il via libera ad appalti per i lavori (il tetto sale da 5 a 10 milioni) e per l'acquisto dei cosiddetti "beni e servizi" (in questo caso si passa da 1 a 3 milioni). Una possibilit che riguarda anche le sponsorizzazioni. Ora in questo caso specifico, la seriet dellAmministratore una garanzia, ma non sempre cos e dobbiamo prevenire possibili storture. Non si pu sempre limitare le situazioni degenerative con appelli di tipo moralistico o alla vigilanza, che senza reali poteri e strumenti giuridici rimane fine a se stessa. Un maggiore ordinamento delle gare, in particolare sui servizi, importante, perch spesso su importi non altissimi, ma sempre nel campo del-

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www.arcipelagomilano.org le centinaia di migliaia di euro, dove c molto valore aggiunto, o per lo meno si fa finta ci sia, pi facile linterferenza malavitosa, che si propaga come tante monadi. Un aspetto da molti sottovalutato che in questo momento di crisi di liquidit e di impossibilit di rivolgersi al credito, le banche comprano i titoli di stato per salvare il paese e negano laccesso a finanziamenti alle medie e piccole imprese, molto frequente per unazienda prendere, come socio di capitali qualche insospettabile. A questo punto necessario che la politica, anche se limitata e screditata, si ponga il problema di riformare il sistema degli appalti. Non si pu delegare alla magistratura tutto questo, una magistratura che in una situazione di declino del paese costretta a supplire anche alla politica industriale e ambientale, vedi Taranto. Magari il Comune di Milano, invece di appelli al rigorismo morale potrebbe cominciare a cambiare qualche regola.

DALLA CASA BENE RIFUGIO ALLA CASA SOCIALE Maurizio Spada


Parto da questa notizia riportata dal Corriere della Sera di venerd 5 ottobre: a Milano 80.000 alloggi sfitti e una notevole fascia di popolazione senza casa, soprattutto giovani. Abitare condizione dellesistere, diceva Heidegger, tuttavia sembra che nella nostra citt questa verit esistenziale non sia valida. A parte i popoli migranti come i Rom tutti gli altri hanno bisogno di una casa: ora osserviamo che a questo bisogno fondamentale si risponde nei modi pi disparati. Nella citt vi sono diverse opzioni tra edilizia del libero mercato, edilizia convenzionata e edilizia sociale: la prima appannaggio dei privati che vogliono guadagnare, le societ immobiliari, la seconda in genere quella delle cooperative edilizie e la terza quella dellente pubblico. Questa diversificazione dovrebbe risolvere la richiesta in ragione delle possibilit economiche ma non cos. Il mattone diventato un bene rifugio per gli investimenti di denaro, quello che rende di pi. Le grandi ricchezze negli ultimi sessanta anni si sono accumulate con la cosiddetta speculazione edilizia perch il valore sempre in crescita, salvo brevi periodi, perch la domanda di investire risparmi in una casa sempre alta, vedi i Fondi Pensione delle banche, Assicurazioni e via dicendo, salvo nei momenti di crisi come questo e allora tutto si ferma. Ricordo per inciso che lattuale crisi economica nasce dalla bolla speculativa sulle case negli Stati Uniti che si sgonfiata, leconomia dunque condizionata dalledilizia abitativa come abbiamo visto anche nel redazionale di Beltrami Gadola della scorsa settimana. Cos abbiamo una situazione di questo tipo: si continua a costruire per il libero mercato e quindi per la fascia di popolazione che ha denaro da investire e che acquista pi di una casa, ma che oggi sta a guardare, e invece non si risponde alla domanda di una parte notevole di societ che non ha i soldi per lacquisto o laffitto di una casa del n. 35 IV 17 ottobre 2012 mercato edilizio. Dunque abbiamo un continuo squilibrio tra una fascia di popolazione che possiede pi di una casa e una che non possiede nemmeno la prima e non ha abbastanza reddito per affittarla. Poi vi ledilizia sociale, o popolare, quella costruita dallente pubblico ma oltre che essere insufficiente, non accessibile alla fascia intermedia perch non ha i requisiti economici, che non sono cos bassi. In questa situazione si ritiene che a qualcuno interessi che le case siano costruite a regola darte seguendo principi di sostenibilit energetica e sociale? Un po diverso stato loperare del mondo cooperativo, almeno nella prima met del secolo scorso, infatti sono di quegli anni progetti di citt giardino e dinterventi edificatori che prevedevano la propriet indivisa, prezzi daffitto calmierati congiuntamente a una vita di relazione diversa e una filosofia che voleva alcuni servizi in comune e molta solidariet, come ad esempio i quartieri della Societ Umanitaria dei primi del 900. Purtroppo nel secondo dopoguerra la cooperazione, che intanto sceglie la propriet divisa seguendo le mode, finisce per operare come le immobiliari: anche se allinizio si costruisce per i soci che le abitano, dopo qualche anno le case possono essere vendute entrando cos nel libero mercato e generando notevoli affari. La condizione migliore per abitare dal punto di vista sociologico e urbanistico che nel quartiere dove si risiede vi sia un mix di ceti che impediscano i ghetti e i non luoghi, secondo la definizione di Marc Aug, ma questo, bench teoricamente sia predicato, non facile da raggiungere nelle condizioni su esposte perch dipende da diversi fattori tra cui la scelta delle aree e la presenza dinfrastrutture costose, senza le quali si ha il degrado, che non sempre una caratteristica delledilizia popolare, Santa Giulia ne un esempio. Ma tornando al problema iniziale delle fasce di popolazione senza casa si pu solo affermare che, perdurante la crisi economica attuale e stante cos le cose del libero mercato, il numero dei senza tetto non potr che aumentare e si aggiungeranno anche gli esodati, i separati, vedi lethnofiction di Marc Aug appunto, e quanti altri comuni mortali in situazione precaria nonch gli anziani con pensioni basse. Ora credo che vi siano pi strade per risolvere il problema o quantomeno diminuirne la drammaticit. In primo luogo quella di costruire pi edilizia sociale, cambiando le regole di accesso, ma questo richiede anni e avverr soltanto con una politica della casa seria da parte di un governo forte. In secondo luogo lHousing Sociale di enti senza fini di lucro, come a Milano la Fondazione Cariplo, se infatti introduciamo nel mercato della casa il principio del costruire bene in zone non degradate, secondo criteri ecosostenibili, a prezzi modici per le fasce di popolazione che non hanno casa, questo potrebbe determinare circoli virtuosi che potrebbero abbassare i prezzi del libero mercato che per concorrere dovr adeguarsi. Naturalmente perch ci avvenga necessario che la quota di questa edilizia sia abbastanza elevata e di alto livello qualitativo perch la bellezza attrattiva. Terza e ultima strada quella di un fondo comunale di garanzia per aiutare chi non ce la fa con laffitto del libero mercato. Questo aiuterebbe anche i proprietari ad avere pi fiducia nella locazione perch saprebbero che saranno pagati o dagli inquilini o, nel caso peggiore di perdita del reddito, dallintervento del Comune. Nella situazione attuale invece noi abbiamo case brutte e costruite male ma molto costose che consumano molte risorse, abitate ovviamente da una sola categoria di persone o addirittura vuote, con un gap notevole fra il costo di costruzione e il prezzo di vendita, abbiamo la certificazione energetica, vero, un segnale positivo ma non basta. In questo modo la citt non risponde ai

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senza tetto ma si struttura per distretti separati dal censo, cosa opposta a quel mix cui si accennava, con un patrimonio immobiliare vuoto mentre aumenta il numero degli sfrattati.

PS. Che in questa situazione gli Enti senza fine di lucro con un patrimonio immobiliare affittino case ai prezzi di mercato scandaloso. Altro che considerare scandaloso il contrario cio che non facciano il prezzo di mercato. Sarebbe giusto

invece che praticassero prezzi calmierati con trasparenza nella selezione degli inquilini, che dovrebbero essere quelli che realmente hanno bisogno e non i soliti raccomandati della politica.

COSA SERVE ALLA FAMIGLIA DEL TERZ0 MILLENNIO Giovanni Agnesi


Dall800 al 900 ci sono stati due passaggi epocali per quanto riguarda la famiglia: il primo stato il passaggio dal modello patriarcale legato al mondo agricolo, alla famiglia mononucleare urbanizzata trasferitasi dal lavoro agricolo al lavoro industriale in fabbrica. Il secondo, dalla vecchia economia povera, legata allo scambio dei prodotti agricoli, alleconomia di mercato con il movimento della moneta. La famiglia resse alla crisi della vecchia societ patriarcale e affront la nuova situazione autorganizzando le leghe operarie e i sindacati nel mondo del lavoro, le cooperative di consumo per controllare il mercato dei consumi alimentari, le casse di risparmio per gestire e proteggere il proprio denaro, le mutue e le universit popolari per una maggiore emancipazione e democrazia. Arriviamo cos sintetizza Aldo Bonomi sociologo fondatore dellIstituto di Ricerca A.A.S.T.E.R. alla classica famiglia italiana del secondo dopoguerra incentrata nel maschio adulto capofamiglia con moglie e figli. Infatti larchitrave del Welfare basato su quella figura garantita da lavoro, pensione, mutua, ecc. ... . A favore di questa famiglia lo Stato interviene come elemento di mediazione nei conflitti tra lavoro e capitale, ridistribuendo le risorse tramite il Welfare. Oggi quel modello tradizionale che vedeva il padre lunico sostegno della famiglia, con il proprio lavoro e la madre attenta ad accudirla gratuitamente, stato superato per lintervento di nuovi fattori socio/ economici quali: notevole aumento delloccupazione femminile, eccessiva presenza di forme di precariet e nuove tensioni nel mondo del lavoro, notevole invecchiamento della popolazione con aumento della domanda di cura, forte denatalit, aggravio della crisi economica che rende sempre pi difficile le scelte di vita, reale depotenziamento dello Stato Sociale. Il cambiamento del ruolo femminile nella societ e il suo inserimento nel mondo del lavoro crea problemi di natura relazionale e gestionale allinterno della famiglia, da qui la necessit di trovare nuovi equilibri. Un processo non indolore che deve essere accompagnato da una serie di interventi di sostegno a livello nazionale, regionale e comunale atti a facilitare il nuovo passaggio epocale verso nuovi modelli capaci di non dimenticare la caratteristica distintiva della famiglia che un patto esistenziale di relazioni in grado di legare tra loro le generazioni. Se la famiglia non sar abbandonata e lasciata nellisolamento, riuscir sicuramente come nel passato a rinnovarsi adattandosi al meglio allattuale contesto sociale continuando in questo modo a umanizzarlo. necessario innanzitutto sostituire lattuale Welfare, ancora incentrato sulla figura del maschio capofamiglia, con un sistema che prenda in considerazione, in responsabile cura, linsieme dei componenti della famiglia lungo larco della vita (bambini, giovani, anziani, non autosufficienti, disabili, ecc.) superando gli attuali interventi assistenziali. Ben vengano pertanto: una seria riforma dellISEE nazionale rivedendone i parametri, la verifica della proposta del Fattore Famiglia Lombardo gi in fase di sperimentazione in quindici Comuni Lombardi, una revisione delle tariffe per accedere ai servizi sociali comunali che tengano conto della situazione familiare nella sua globalit e al relativo reddito. Occorrerebbe inoltre agevolare e promuovere tutte le iniziative legate alla cooperazione, al No-Profit, al volontariato, ai gruppi autogestiti, ai GAS (Gruppi di Acquisto Solidale), alle Banche del tempo, ecc. e a ogni iniziativa capace di creare relazioni di autoaiuto. Un esempio illuminante la realizzazione da parte del precedente Arcivescovo di Milano, Cardinal Tettamanzi, del Fondo Famiglia e Lavoro che, in collaborazione con la Caritas Diocesana, sostiene quanti vi si rivolgono senza alcuna discriminazione (religiosa, di provenienza e di stato civile). Come ultima considerazione assistiamo in Italia al paradosso che a fronte di una forte esaltazione della famiglia (spesso strumentalizzata se non ideologizzata dai diversi schieramenti politici) le politiche sociali sono tra le pi deboli rispetto a tutti i Paesi Europei.

UNA NUOVA AUTARCHIA ALLE VISTE: LA SACRA TERRA ITALIANA Marco Ponti
Mi occupo di trasporti, ma ho lavorato tredici anni in paesi poverissimi, dove il trasporto dei prodotti agricoli era fondamentale per le loro economie, quindi ho dovuto occuparmi indirettamente anche di agricoltura, specialmente in relazione alle politiche protezionistiche europee e americane. Comunque sar prudente, per rispetto ai veri esperti del n. 35 IV 17 ottobre 2012 settore, e mi limiter a sollevare alcuni dubbi sul tema. Un nuovo spettro si aggira per lItalia: la distruzione del suolo agricolo (si veda in particolare larticolo di Petrini sulla Repubblica del 25 luglio, ma molti altri sono sullo stesso tono). Veniamo ai numeri principali deducibili da tali articoli, e a loro volta derivati da un recente rapporto ministeriale: i terreni coltivati in Italia sono diminuiti del 28% negli ultimi quaranta anni, e abbiamo in totale 5 milioni di ettari in meno, con una perdita media dunque di 125 mila ettari allanno (5.000.000 : 40). Di questi, 35 mila ettari allanno sono stati trasformati per uso urbano o industriale (e, come noto, case e fabbriche non servono a nessuno

www.arcipelagomilano.org ), cio meno di un terzo, mentre gli altri sono stati lasciati tornare alla natura. Forse (orrore!) sono addirittura diventati boschi. Ma la fame incombe, e questo il vero pericolo: infatti la produzione agricola italiana (altro orrore!) oggi soddisfa solo l80% dei nostri fabbisogni alimentari. Visto che abbiamo perso in media lo 0,5% della nostra produzione alimentare allanno (20% : 40), e la cementificazione ha contribuito a questa perdita per un terzo, cio circa lo 0,2% allanno, se questa cementificazione continua con lattuale ritmo infernale, nei prossimi cinquanta anni perderemo un altro 10% di produzione alimentare! Dovremo importare pi riso, o pi carne, dai paesi poveri! (Per il petrolio degli sceicchi per nessuno eccepisce). Due cose si dimenticano tuttavia in questo drammatico scenario: la prima che la produzione agricola italiana gi oggi del tutto artificiale: se non ci fossero i sussidi europei (che sono ancora soldi nostri, lEuropa certo non fa regali, ridistribuisce quanto gli stati gli versano), lagricoltura italiana sarebbe gi in buona parte scomparsa. invece sussidiata per circa 6 miliardi di euro allanno, e questo in proporzione a tutta lagricoltura europea. La ragione di questo fiume di sussidi la protezione degli agricoltori europei, una piccola minoranza incomparabilmente pi ricca dei contadini dei paesi poveri, che senza questi sussidi che tengono artificialmente alti i prezzi, ci venderebbero il loro riso, zucchero ecc. a costi molto pi bassi (altro orrore!) per i consumatori italiani. Sussidiamo cio i benestanti per affamare i poveri, che tra laltro, producendo di pi a casa loro per lesportazione verso i paesi ricchi, premerebbero meno sui nostri confini. Questo scandalo per fortuna incomincia a far traballare questa forsennata e reazionaria politica europea. Si pensi che fino a pochissimi anni fa lItalia sussidiava molto generosamente anche le coltivazioni di tabacco (magari a kilometri zero, per salvaguardare lambiente)! Si pensi anche a quali servizi sociali dobbiamo rinunciare in questo periodo, date le ristrettezze finanziarie dello stato. Ma i santi sussidi non si toccano, e negli articoli richiamati non si nominano la fame incombe, e magari, se diminuisse la superficie coltivata, saremmo anche circondati da buie foreste. la nuova, ipocrita autarchia, sostenuta anche da molti, e speriamo ingenui, urbanisti e ambientalisti, oltre che ovviamente da molto solidi interessi costituiti. Peccato che, dulcis in fundo, lagricoltura, oltre a occupare poche persone, sia anche molto inquinante, per le emissioni climalteranti (ossidi di azoto, CO2) ma soprattutto per lacqua, che consuma in enormi quantit, riversando nei fiumi, e nel mare poi, liquami e fertilizzanti di ogni tipo. A quando una nuova fascistissima battaglia del grano in piazza del Duomo a Milano?

CARLO MARIA MARTINI E IGNAZIO MARINO: CRESCERE E CONOSCERE Ilaria Li Vigni


Abbiamo ancora negli occhi le immagini dei funerali del cardinale Carlo Maria Martini e le file sotto la pioggia dei cittadini accorsi per due giorni in Duomo a salutarlo. Si vuole, con queste poche righe, rendere un dovuto omaggio a un uomo di fede, di alto spirito, di cultura che ha sempre dialogato con tutte le componenti della societ, con spirito illuminato. In tutti i sensi. Tantissimi sono gli spunti, critici e intellettuali, che Carlo Maria Martini ha fornito alla comunit dei cittadini in questi anni, soffermiamoci su uno, piccolo, ma molto significativo che tratta quel rapporto stridente, ma cos interessante tra scienza e fede che da Kant in avanti ha costituito una delle basi della filosofia moderna. Mi piace ricordare quel raffinato dialogo avvenuto tra Carlo Maria Martini e Ignazio Marino, riassunto nel libriccino agile, pubblicato da Einaudi, Credere e conoscere. Partendo dallanalisi di unopera letteraria, sar pi facile tenere lontano aspetti di qualunquismo e di retorica, di certo facili nel ricordo di personaggi storici di tale livello. Scienza e fede non si escludono reciprocamente, a patto che a professare luna e laltra siano intelligenze aperte e capaci di coltivare il dubbio. Un saggio breve, ma dallaltissimo peso specifico, vista la complessit dei temi che vi sono trattati e il tono divulgativo ma mai superficiale con cui i due conducono il discorso. Carlo Maria Martini non ha certo bisogno di presentazioni. In lui, molti hanno visto un esponente di punta di quella parte della Chiesa che senza chiusure aprioristiche o atteggiamenti dogmatici cerca un dialogo autentico con la societ laica, confrontandosi sui temi complessi che la contemporaneit propone. Ignazio Marino, dal canto suo, ha un curriculum di primo piano nellambito della chirurgia. stato il primo chirurgo a eseguire un trapianto di fegato da babbuino a uomo, e parallelamente alla sua carriera di respiro internazionale, ha sviluppato una attivit fervida di divulgatore, pubblicando diversi libri a carattere civile e scientifico. Nel corso di un dialogo durato anni, i due hanno affinato un rapporto speciale, e sulla scorta della stima reciproca hanno saputo costruire una piccola ma solida cattedrale (laica, beninteso) di ottime ragioni per cui positivismo e spiritualit dovrebbero sempre tenere aperte le proprie porte luno allaltra. E, anzi, forse questa apertura arricchente a essere la nuova scommessa sia per la scienza sia per la religione. Contraccezione, omosessualit, Chiesa e sessualit, nuove frontiere della genetica: nodi delicatissimi e importanti, che non consentono riflessioni svogliate o risposte ambigue. Temi al centro del dibattito contemporaneo, piuttosto, che esigono un esercizio continuo della propria capacit di ascoltare le ragioni dellaltro e farne propria almeno una parte. In questo senso lo scienziato Marino che spesso solleva le questioni cui poi Martini sar chiamato a pronunciarsi, ed bello leggere come lanziano uomo di fede risponda sempre alla chiamata, forte delle sue buone letture, per cos dire, e soprattutto della sua intelligenza. Forse, con tutta la prudenza del caso, questo stato proprio il pi grande merito di Carlo Maria Martini: pur nellaltezza del suo magistero, rimanere uomo fra gli uomini e appassionarsi ritenendo fondamentali i problemi degli uomini. Che, in prospettiva cristiana, sono anche i problemi di Dio. Verso la fine del libro si arriva a parlare anche di eutanasia e rifiuto dellaccanimento terapeutico: capitolo questultimo che acquista una luce di verit ancora pi forte in seguito alla dignit e alla coerenza con cui il Cardinal Martini ha affrontato lultima parte della sua vita.

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PIAZZA DEL CARMINE E DEI DEHORS FUORI CONTROLLO Jacopo Gardella


Piazza del Carmine, che si affaccia su via Ponte Vetero, coincide con il sagrato della Chiesa gotica di Santa Maria del Carmine. Vedendola oggi ci si domanda se sia ancora una piazza a disposizione dei comuni cittadini; in certi momenti del giorno, soprattutto vicino allora dei pasti, si direbbe che luso della piazza sia ormai del tutto vietato alluomo della strada, al passante qualunque. Occupata da tavolini, ingombra di sedie, suddivisa da transenne, attraversata da filari di cespugli, oggi la piazza non pi un luogo pubblico, un centro aperto a tutti i passanti, ma diventata una colonia privilegiata, occupata da gestori privati e frequentata da avventori esclusivi. diventata la espansione incontrollata di ristoranti, bar, caff, pizzerie, e di vari esercizi che dal piano terreno delle case circostanti sono debordati sui marciapiedi e su ampie porzioni del sagrato. Lo spettacolo non del tutto spiacevole; suscita allegria, esercita una certa attrazione: potrebbe sembrare quasi divertente se non ci si accorgesse che i passaggi lasciati liberi tra le zone occupate da tavolini, e rimaste a disposizione dei comuni passanti, sono sempre pi ristrette ed esigue; e i punti da cui i turisti possono fotografare la facciata della Chiesa, meticolosamente restaurata, ormai sono diventati rari e poco reperibili. Se poi locchio si posa sulle schiere di motociclette ammucchiate disordinatamente negli angoli della piazza diventa del tutto impossibile apprezzare il carattere serio e raccolto che un tempo conservava questo particolare luogo della vecchia Milano. Si deve riconoscere che il drammatico e incalzante problema, il vero male diffuso, consiste in una progressiva e crescente degenerazione del senso civico, in una sua preoccupante scomparsa che si constata sia nella coscienza degli amministratori che nella educazione degli amministrati, sia nel ruolo dei politici che nella disciplina di chi li vota. Di fronte alle incalzanti e pressanti richieste dei singoli privati, si assiste a una indecorosa ritirata dellEnte pubblico, a un suo riprovevole calo di autorit. un fenomeno non facilmente avvertibile, poco apparente, a stento riscontrabile; un processo subdolo, strisciante, nascosto. Ma inesorabile. Ne risulta una concezione della Societ non tanto alimentata dalla iniziativa individuale fondata sulla Legge di mercato (il che sarebbe lecito), quanto disposta a concedere ai privati ogni beneficio e privilegio, anche se contrario allinteresse della collettivit. Si di fronte allincalzante sgretolamento delle difese che lEnte Pubblico dovrebbe garantire alla intera popolazione. Si nota una continua, capillare, costante prevaricazione dei singoli a danno della cittadinanza. Corso Matteotti, aperto prima della guerra in pieno Centro Storico, e progettato in uno stile monumentale volutamente semplificato, una arteria non di grande valore urbano, ma di aspetto unitario, composto, ordinato. Con un intervento di inaudita violenza (e di incalcolabile danno per la futura circolazione urbana), il Corso stato orribilmente mutilato, sia in lunghezza che in larghezza, e amputato di una sua intera met per effetto della doppia rampa carraia di un grande parcheggio sotterraneo. Il bene pubblico che esso, come tante strade di Milano rappresenta, viene impunemente deturpato e sfigurato: dimostrazione di un umiliante cedimento dellAmministrazione Comunale di fronte alla espropriazione di un suolo appartenente alla Citt. Analoga critica merita un diffuso e consolidato costume, da tempo esteso in ambito non pi locale ma territoriale: la posa di cartelloni pubblicitari lungo le arterie stradali. Oltre a essere un pericolo per chi guida, perch distrae lattenzione e confonde la vista, la pubblicit anche una offesa al patrimonio ambientale, che di tutti, un insulto al panorama paesaggistico che appartiene a tutti, e che, in questo modo, a tutti viene tolto, nascosto, cancellato. Il male sempre lo stesso: sopruso da parte del privato; debolezza da parte delle Autorit pubbliche; oppure loro cecit; o anche loro connivenza. Nella gestione della citt spetta al Comune la cura dellarredo urbano: la posa delle panchine; la formazione di angoli tranquilli, riparati, protetti dallinquinamento acustico e atmosferico. Oggi, se una persona invalida, anziana, affaticata, desidera sostare e riposarsi, dove mai si dirige? Dove trova un posto accogliente e ospitale? Dove trova da sedersi su una panchina comoda e confortevole? Non possono certo dirsi confortevoli le gelide lastre di marmo, che in piazza San Fedele e in largo Croce Rossa congelano le natiche di chi si siede: prive di schienale, esse diventano una tortura per chi ha dolori alla spina dorsale; sprovviste di fessure nel sedile, esse rimangono bagnate e diventano inutilizzabili nei giorni di pioggia. Piazza Meda, raccolta, centralissima, circondata da edifici dignitosi e austeri, potrebbe essere un piccolo e accogliente luogo di sosta, di conversazione, di ristoro. Non cos, il misero appezzamento di verde che ne occupa la zona mediana; le brutte scale di sicurezza che ne ostruiscono il porticato; la disadorna rampa di uscita che chiude limbocco di via Verri; la goffa cabina in vetro che contiene lascensore al parcheggio sotterraneo; tutto un insieme di errori costruttivi e di volgarit architettoniche ha fatto di questo luogo, che per sua collocazione urbana potrebbe essere invitante e attraente, uno dei pi infelici spazi aperti della nostra citt. Cos come non bastava il Torso dello scultore Mitoraz a risollevare il sagrato del Carmine, non basta la Ruota dello scultore Pomodoro a riscattare Piazza Meda. Le colpe di una Amministrazione non capace (o non intenzionata) a farsi rispettare sono sotto gli occhi di tutti.

OPPURE VENDOLA. LA POLITICA DAL VOLTO UMANO Eleonora Poli


O si ama o si odia, si vota senza se e senza ma, oppure mai per nessuna ragione. Difficilmente ci sono vie n. 35 IV 17 ottobre 2012 di mezzo. Chi si lascia trascinare dalle sue narrazioni e chi le etichetta come un espediente retorico: in ogni caso la persona, il personaggio, viene prima della politica. Nichi Vendola candidato alla Prima8

www.arcipelagomilano.org rie del centrosinistra fa tappa a Milano per lapertura della sua campagna elettorale; sala piena, toni accesi, parole che ricamano sui concetti, perch spesso la scelta di un termine cambia la sostanza del discorso. Grande oratore, poca ironia (che lironia da parte di molti politici spesso una maschera dietro cui si nasconde il vuoto), pochi riferimenti e critiche agli avversari delle propria e dellopposta parte (meglio parlare per affermazioni piuttosto che per negazioni del pensiero altrui), tante storie (che le storie della gente devono essere al centro del pensiero di chi governa o aspira a governare): cos si presenta Vendola, molto uguale a se stesso, molto diverso dagli altri nonostante tutti i limiti che gli si possono trovare. Ed proprio cos che lo si ama o lo si odia. Perch, per rispondere a Giacomo Marossi e al suo articolo della scorsa settimana su ArcipelagoMilano, anche i quarantenni generazione alla quale appartengo tutto sommato ragionano ancora romanticamente per ideali e credono che i cambiamenti debbano passare per grandi idee. Quella di Vendola non solo come una visione politica, ma piuttosto una visione del mondo; a mio parere laspetto che pi lo distingue dagli altri. Cosa rara, in questepoca di specializzazione in ogni campo, che qualcuno provi a offrire unimmagine unimmaginazione - omnicomprensiva della realt; difficile e rischioso, affrontare la pluralit dei problemi, pratici ed economici, partendo da unidea globale, da una valutazione e interpretazione complessiva dellattuale situazione e del contesto che lha originata. Eppure il politico dovrebbe ancora forse avere la responsabilit - anche il privilegio - di essere un tuttologo prima che uno specialista. Ecco allora che a noi quarantenni non rottamatori piace soprattutto questo, di Vendola, questo sguardo a 360, questetica che regge i pensieri e le parole. Ci piace come affronta il tema del lavoro, e la sua convinzione (nientaffatto ovvia di questi tempi) che per avere diritto a unoccupazione retribuita non si debba essere necessariamente dei geni, n accettare per forza flessibilit e precariet come un dato di fatto, o farsi spuntare una vocazione imprenditoriale se non la si ha. Ci fa piacere che qualcuno si accorga che non siamo tutti manager e non tutti aspiriamo a diventarlo; e che desiderio e diritto di ciascuno quello di avere un riconoscimento nella societ, indipendentemente da un valore economico desunto dal reddin. 35 IV 17 ottobre 2012 to annuo. Ancora riesce a stupirci, un aspirante premier che immagina una collettivit in cui non sia tutto monetizzato e monetizzabile, dalla scuola alla cultura, dalla salute alla dignit delle persone. Scontato, populista? Il giudizio dipende ancora una volta da quanto si aderisce a questinterpretazione. Qualcuno che suggerisce, o almeno presuppone, unalternativa - almeno vagliabile, almeno ipotetica - alla stringata logica per cui non rende, quindi lo elimino; non quindi detto, forse, che un terreno non edificato debba essere visto come una sottrazione di ricchezza e che con la cultura non si mangia. Forse ci sono possibilit alternative. In agguato la solita domanda: ma le penser veramente Vendola tutte queste cose? Come si comporterebbe se fosse dallaltra parte, lontano dalla libert che pu dare il fatto di stare allopposizione? Trovo che gi parlare in termini diversi, disegnando altre prospettive e programmi, rappresenti unenorme differenza; gi chiedersi di che cosa avrebbe bisogno la gente, e non darlo per scontato, un grande passo avanti. Lempatia - mi sembra di notare ascoltandoli tutti - non una caratteristica molto diffusa tra i politici del centrosinistra, giovani o meno giovani che siano. Non detto che vi sia una soluzione e che questa sia a portata di mano, ma spesso viene da chiedersi se leconomia non possa risollevarsi con un sistema che non sia basato esclusivamente sullincremento della produzione e dei consumi. Possibile considerare le persone prima consumatori che cittadini, possibile che lunica via duscita sia produrre e spendere (aumentando la frustrazione in chi non pu permetterselo), spingere a investire, a costruire nuove case, proporre una scelta illimitata e spaesante sugli scaffali dei supermercati? Una scelta illimitata di qualunque articolo, salvo poi non esserci pi soldi per comprare. Si giustificano le colate di cemento con la scusa che tutti devono avere una casa da abitare, e chi gi ce lha stia zitto per favore, vuole forse negare questo diritto agli altri? Salvo poi scoprire che ci sono migliaia di appartamenti vuoti (non dimessi, ma nuovi!) perch i costi al metro quadrato sono troppo alti e le famiglie trovano soluzioni alternative; magari condividere un appartamento con i genitori o trasferirsi in unaltra citt. C chi obietta che il benessere sociale comunque aumentato rispetto a trenta quaranta anni fa e questo a livello generale non si pu negare; ma quella in cui viviamo anche una societ con lati oscuri sempre meno percettibili, la povert e il disagio non traspaiono. Ciascuno li pu cogliere osservando il proprio campo dinteresse o ambito professionale, attraverso storie personali o raccontate. Il benessere si dimostra cos soltanto apparente, le persone vivono al di sopra delle proprie possibilit, vogliono essere ci che non sono. Chi come noi abita nelle metropoli ha per una visione parziale e in un certo senso distorta di quanto accade. Libert e modernit, sostiene Vendola, sono due concetti mistificati dalle classi dirigenti a proprio uso e consumo; la crisi antropologica non meno grave di quella economica, un esasperato individualismo ha preso il posto della solidariet: uno dei cavalli di battaglia di Vendola che, finito Berlusconi, non finito il berlusconismo. Ci si domanda sempre e ossessivamente dove vanno, che cosa vogliono i mercati, ma la questione dovrebbe essere invertita, invece, sarebbero i mercati a doversi chiedere dove vanno le persone. Dalle nebulose urbane che crescono senza forma ai margini delle nostre citt ai siti archeologici di Pompei ed Ercolano che perdono pezzi, alle proposte di innovazione che non fanno i conti con carenze pi radicate della volont di cambiamento (vedi la condizione attuale della scuola pubblica): attraverso tanti esempi, quella evidenziata da Vendola la mancanza di un progetto, di un disegno alla base del fare. A questo caos generalizzato pu porre rimedio la buona politica? Che dovrebbe essere poi unidea per cambiare il mondo, bene comune contrapposto a uno stato di natura dove chi parte svantaggiato - economicamente, fisicamente o per qualche altro motivo - non ha tutele, n reti di protezione ed quindi destinato in partenza a perdere. Ci piace pensare, con Vendola, a una comunit civile tenuta insieme da un forte collante, nella quale prevalgano solidariet e cooperazione, in cui lefficienza e le prestazioni elevate non siano lunico motore di sviluppo e neppure lunica forma di realizzazione del singolo. Le differenze tra destra e sinistra esistano, dopotutto, sono ancora abbastanza chiare; e Vendola dice qualcosa di sinistra.Pensare a destra significa usare la vita per appropriarsi degli uomini e delle cose; pensare a sinistra significa usare le cose, stare con gli uomini per conquistare la vita: lo affermava nel 2000 Roberto Vecchioni al congresso degli allora Ds; 9

www.arcipelagomilano.org e a volte, si sa, gli artisti sintetizzano meglio dei politici.

EXPO, ALIMENTAZIONE E SALUTE: UN FLOP? Franco Berrino


LExpo dei padiglioni dunque si far, celebrando il grande spreco in tempo di crisi nel supermercato del futuro. Le multinazionali del cibo esporranno i loro alimenti sempre pi tecnologici - funzionali e nutraceutici e i loro integratori, la Lombardia esporr i suoi formaggi e salumi DOP in percorsi enogastronomici, i nutrizionisti celebreranno il loro storico fallimento per la prevenzione dellobesit e i pedologi e gli economisti agrari il loro fallimento per contrastare la fame, la scienza ci spiegher come lunica speranza per lumanit siano i semi geneticamente modificati e nei padiglioni sar difficile trovare qualcosa da mangiare che non sia tossico. Quel che colpisce leggendo sui giornali le notizie relative allExpo che non si parla mai del contenuto culturale di questa manifestazione nutrire il pianeta, energia per la vita come se tutto fosse ovvio, come se tutte le iniziative fossero di per s funzionali a questo obiettivo. Siamo tutti buoni, contro la fame nel mondo, contro lesaurimento delle risorse del pianeta ma ci siamo dimenticati completamente del monito di Carlin Petrini agli stati generali dellExpo, applauditissimo e ignorato: che non un ettaro di terreno agricolo sia cementificato, che non un Kilowatt della manifestazione provenga da energie non rinnovabili. Il 14 Settembre del 2011 lOrganizzazione Mondiale della sanit ha annunciato che le malattie cronico - degenerative le malattie dellabbondanza hanno superato le malattie infettive le classiche malattie della povert come problema sanitario mondiale: su 58 milioni di morti 36 milioni sono dovuti a malattie non trasmissibili, soprattutto cardiovascolari (48%), tumorali (21%), polmonari croniche (12%), diabete, e il maggior numero di morti lo si conta nei paesi poveri. Le cause sono il tabacco, lobesit, la vita sedentaria, lipertensione, liperglicemia . la globalizzazione della dieta occidentale. Lo sapevamo anche prima ma un bene che lOMS ce lo ripeta perch i responsabili della sanit pubblica non sembrano essersene accorti: lo stesso messaggio riconosce che i costi per gestire queste patologie stanno diventando insostenibili e che i sistemi sanitari nazionali sono al collasso. Laggiornamento al 2011 della revisione sistematica degli studi epidemiologici su alimentazione e cancro promossa dal Fondo Mondiale per la Ricerca sul cancro (WCRF) conferma che i tumori dellintestino, che sono oggi i tumori pi frequenti nella nostra popolazione, riconoscono come fattori causali le carni conservate (che il WCRF raccomanda di non mangiare proprio), le carni rosse (che il WCRF raccomanda di moderare), e la carenza di alimenti ricchi di fibre (cereali integrali, legumi e verdure, che il WCRF raccomanda di mangiare quotidianamente). Nutrire il pianeta, dunque, ma con cosa? A fine gennaio 2012 il ministero dellagricoltura americano (USDA) ha emesso una direttiva per la ristorazione scolastica che impegna tutto il paese a eliminare i cereali industrialmente raffinati dalla ristorazione scolastica (35 milioni di utenti): entro due anni tutti i prodotti a base di cereali dovranno avere come primo ingrediente un cereale integrale. Lamministrazione americana ha recepito il messaggio degli studi epidemiologici prospettici, che hanno concordemente confermato lipotesi che il consumo di fibre di cereali, non come integratori ma come cibi, associato a minore rischio di obesit e a minore mortalit per malattie cardiovascolari, diabete, cancro, malattie dellapparato respiratorio, dellapparato digerente, e anche malattie infettive, queste ultime verosimilmente perch il buon funzionamento del sistema immunitario dipende dalla salute dellintestino. Nel 2010 e 2011 sono stati portati a termine due grandi studi prospettici su centinaia di migliaia di persone sul rapporto cibo e obesit. I cibi pi associati ad aumento di peso sono le patatine, le patate, le carni conservate, le carni fresche, le bevande zuccherate, i dolciumi, i cereali raffinati, i succhi di frutta, mentre i cereali integrali, i semi oleaginosi e lo yogurt sono risultati protettivi. Il 2 febbraio 2012 la rivista Nature pubblica un commento sugli effetti tossici dello zucchero aggiunto, definito come qualunque dolcificante che contiene la molecola di fruttosio, sostanzialmente il saccarosio (lo zucchero) e lo sciroppo di glucosio e fruttosio, che sta sostituendo lo zucchero nelle bevande e nei prodotti di pasticceria. Larticolo ricorda che nella storia dellumanit i nostri antenati mangiavano zucchero solo sotto forma di frutta, che un tempo era disponibile solo nei pochi mesi dellanno in cui giungeva a maturazione, e di miele, che per era ben protetto dalle api. La natura ha reso questi zuccheri ben difficili da ottenere, ma lindustria alimentare li ha resi onnipresenti: negli Stati Uniti si mangiano pi di 600 chilocalorie di zucchero a testa al giorno, da noi quasi 400 (pari a 100 g), e queste quantit sono uno dei fattori della sindrome metabolica (gli altri sono troppe proteine, troppi grassi saturi e trans, troppo sale e troppo alcol, oltre alla vita sedentaria). Buona parte di questa enorme quantit di zucchero proviene dalle bevande zuccherate, che il WCRF raccomanda di evitare del tutto per la prevenzione dei tumori. La cosiddetta sindrome metabolica, che riguarda oggi quasi un terzo della popolazione adulta, una condizione definita dalla presenza di tre o pi dei seguenti fattori: pressione alta, glicemia alta, trigliceridi alti, colesterolo HDL basso, adiposit addominale (definita da una circonferenza vita superiore ad 85 cm nelle donne e 100 cm negli uomini). Altre componenti della sindrome metabolica sono la resistenza insulinica, lo stato infiammatorio cronico, liperuricemia, lobesit, e, nelle donne, leccesso di ormoni maschili. Si tratta del principale problema di salute pubblica del mondo occidentale. Chi ha la sindrome metabolica si ammala di pi di diabete, di infarto, di ictus, di steatosi e di cirrosi epatica, di cancro, di Alzheimer. Ci sono sempre pi indicazioni che la sindrome metabolica e i suoi determinanti influenzino negativamente anche la prognosi dei malati di cancro (in particolare di chi ha avuto un cancro della mammella o dellintestino). La prevalenza di queste patologie in continuo aumento anche a causa dellinvecchiamento progressivo della popolazione, reso possibile dalla scomparsa della fame e delle malattie infettive come causa principale di morte, e dai successi della medicina per tener in vita gli anziani affetti da malattie croniche. Ne consegue un quadro di crescente domanda di prestazioni sanitarie che, accoppiato alla crescente offerta di tecnolo-

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www.arcipelagomilano.org gie diagnostiche e terapeutiche sempre pi avanzate e costose, prefigura un quadro di progressiva insostenibilit economica della sanit. Le malattie sono come la monezza: non basta preoccuparci di come farla sparire, occorre produrne meno. E tutte le malattie croniche che caratterizzano il mondo occidentale sono prevenibili. Che fare dunque per lExpo? perch non sia un flop totale? e perch non travolga nel suo fallimento la giunta Pisapia che peraltro sta facendo cose egregie per la citt? Pensiamo a una Expo senza patatine: proibite per tutta la durata della manifestazione su tutto il territorio lombardo. UnExpo senza bevande zuccherate e senza carni conservate, o con una tassa che ne raddoppi il prezzo in tutta la Lombardia. UnExpo senza sciroppo di glucosio fruttosio. UnExpo senza farina 0 e 00. UnExpo senza cibi spazzatura. UnExpo dove non avveleniamo i bambini.

MILANO E LO SPACCIO DEGLI INNOCENTI Gaetano Nicosia


Milano ha tre grossi problemi: il clima, il traffico ma soprattutto quello pi importante per cui famosa in tutto il mondo e per cui tanta gente muore linquinamento. Sono le 8 di sera del dieci settembre, una serata fresca, piacevole. Due uomini su un motorino percorrono una via nel pieno centro di Milano, via Muratori. una strada piena di locali, pizzerie, ristoranti, bar, come tutta la zona intorno. Ma luned sera. La Milano notturna chiusa e la via semideserta, come qualsiasi via della citt a quellora della sera. I Milanesi o sono rientrati dal lavoro e stanno cenando o sono ancora in ufficio. La via Muratori una via della vecchia Milano, appena fuori dalla cerchia dei navigli ma pur sempre in pieno centro. Pav fatto di grossi pietroni, palazzi molto belli, balconi fioriti. Qui gli appartamenti, nonostante la crisi, costano ancora molto, sia in affitto sia da comprare . una di quelle sere tranquille, in cui Milano si appena risvegliata dalle vacanze. Si tutti al lavoro ma con la testa ancora altrove. Anche Massimiliano, 43 anni e sua moglie, che stanno percorrendo a piedi la via sotto i lampioni che gettano una luce arancione sui loro passi, stanno pensando ad altro. Lei ha in braccio la bambina di un anno. di origine sudamericana, bella, carnagione scura, fisico prorompente, 22 anni, si chiama Carolina. Marito moglie hanno la testa altrove. Ma non un altrove bello se, come lei scrive su Facebook, erano assillati da gente mandata dal diavolo. Ma torniamo ai nostri due uomini sul motorino, non sono l per caso, hanno un obiettivo. Avvistate le prede, marito e moglie, li raggiungono allaltezza di un passo carraio, pochi metri oltre una enoteca molto frequentata. I coniugi capiscono immediatamente di cosa si tratta. I killer scendono dal motorino, Massimiliano scappa verso il centro della citt, la moglie nella direzione opposta, con la bimba in braccio. Fanno in tempo a fare qualche metro prima di essere raggiunti dai colpi mortali dei due assassini che, indisturbati, risalgono sullo scooter e si dileguano in pochi istanti. Massimiliano muore sul colpo, Carolina qualche ora dopo in ospedale. La bambina sopravvive, la madre lha protetta col corpo. In casa dei due coniugi la polizia trover, nei giorni successivi, modesti quantitativi di coca. La citt scossa. I giornali si tuffano nella vicenda, le televisioni pure. Non si tratta di unemergenza si affretta a dichiarare il Prefetto il delitto legato al mondo del traffico di stupefacenti. Acuta osservazione, davvero. Passati poco pi di venti giorni Milano non ci pensa pi. Si adegua alla propria normalit. Con un vago rossore ha dissimulato lo stupore, la vergogna, lindignazione. Poi pi nulla. Come sempre ha fatto. E cos mi sono permesso di parafrasare la pellicola di Roberto Benigni. Perch quello che era il sud e che ci faceva ridere nelle parole dellavvocato che prelevava Benigni allaeroporto era la palese negazione della realt che ci circonda, la surreale ricostruzione del reale. Tutti ci aspettavamo che dicesse che il problema della Sicilia fosse la mafia. E invece, in un crescendo spettacolare, questa evidenza veniva negata per tre volte. Ma in questo film ci siamo finiti anche noi. Un film che per non pi una commedia ma la tragica rappresentazione di una realt che cambiata, da tanto tempo. Massimiliano e Carolina erano due persone normali. E da persone normali sono venuti in contatto con il traffico internazionale di droga. Per fare soldi, per sopravvivere in tempi di crisi, per tirare avanti la baracca nel sogno dellessere benestante. Non lo sappiamo, n sono qui per giudicarli. Solo constato che quella dei coniugi Spelta una prassi ormai consolidata. Le forze dellordine lo sanno. Sono sempre di pi le persone normali, che di giorno fanno un lavoro normale, liberi professionisti, imprenditori, commercianti, e decidono di giocarsi il jolly. La criminalit sfrutta il fatto che sono incensurati per far gestire loro una partita di droga, li usa come corrieri o come basi per la distribuzione. Pi sono normali meglio . Alcuni lo fanno una volta, prendono i soldi e scappano (sempre per rimanere in ambito cinematografico). Altri si fanno prendere la mano perch i guadagni facili fanno gola a chiunque. Non so a quale categoria appartenessero i due coniugi uccisi in via Muratori. So per certo per che chi paga sempre il meno esperto, quello che con le dinamiche di questo tipo non ha troppa familiarit. Che pensa di entrarci per il proprio guadagno non considerando che sta consegnando nelle mani della organizzazione pi pericolosa il bene pi prezioso, la propria libert, in questo caso la vita, per pochi danari. A Milano sta succedendo quel che al sud successo da tempo. La criminalit organizzata sta rubando linnocenza alla popolazione normale, ai cittadini, con il miraggio del guadagno facile, del niente sporco o con la scusa del ma dai lo fai una volta sola. Questa la vittoria culturale della mafia. Al sud come al nord. Pensare che la mafia sia normale. Pensare che se ci guadagno anche io la mia parte va bene lo stesso. Nel vuoto della politica i colletti bianchi lo hanno imparato da tempo. La cittadinanza si sta attrezzando.

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Scrive Carlo Geri a Eleonora Poli


Enucleo dall'articolo in oggetto la seguente frase: Una miriade di micro costellazioni che spesso danno limpressione di non dialogare tra loro: perch?. Direi che non unimpressione, bens un dato di fatto, anzi un ossimoro. Le ragioni, e spiegazioni, del "dato di fatto" vengono ben presentate nell'elaborato della Poli. Spiego invece l'"ossimoro". Nei lavori di preparazione per il decennale del Ciessevi, la priorit top, a detta delle varie Organizzazioni di Volontariato della Provincia di Milano, stata: fare rete. Capovolgendo il titolo di una canzone di tanti anni fa, sostanzialmente "si dice, ma non si fa"! Il tema del fare rete mi molto caro e, a dire il vero, ho avuto il piacere di partecipare a un'iniziativa (Pane e Salute) rientrante nello spirito del fare "vera" rete e che si riusciti a portare in porto! Questo sempre nello stesso contesto del decennale di cui sopra, e questa iniziativa rappresenta la fatidica eccezione che conferma la regola. ancora in essere. Sar un caso? A supporto della regola, che non quella benedettina, non c' che l'imbarazzo della scelta, anche per quanto riguarda i ComitatiXmilano, non solo ora, e veltronianamente, "ma anche" dai tempi delle Officine. Concordo con quanto si auspica nell'articolo, ovvero di non disperdere le potenzialit e le energie. Da cittadino-persona ritengo che sia un problema di cultura e metodo, da ex-manager: son tematiche e problematiche da affrontare con processi sia top down e sia bottom up. Ancora complimenti per l'articolo.

Scrive Alessandra Tedeschi a Eleonora Poli


Ho letto l'articolo in oggetto stanchissima, tutto d'un fiato, il tema per me caldissimo! Tornata ad avvicinarmi alla politica dopo anni di distanza dalla politica prima e da Milano poi, sono entrata in un ComitatoXmilano, ma, dopo la prima emozione di trovare persone che la pensano come me - che resta vera - e quella di scoprire con quanta difficolt cerchino di passare i concetti di una democrazia partecipativa - lo immaginavo - la delusione stata grande proprio per i temi cos ben espressi nell'articolo: siamo troppo piccoli, troppo soli, isolati dagli altri per poter essere efficaci e anche riconosciuti dai cittadini. forse troppo arcipelago e poco rete. Sono d'accordo su tutto quello che ho letto l'ho percepito sulla mia pelle, sar felice di riflettere con tutti su come costruire ponti fra un'isola e l'altra e farci passare sopra tante persone!

Scrive Giorgio Franchina a LBG


Sono d'accordo con lo scorso editoriale. Aggiungerei una considerazione: con area C aumentata la percezione dei cittadini che i mezzi pubblici sono un servizio fondamen. tale, molti soprattutto i giovani hanno rinunciato alla macchina e non hanno alternative. In questo contesto quel tipo di sciopero sbagliato e anacronistico. Forse sarebbe bene che il sindaco e i sindacati trovino altre modalit per affermare altrettanti sacrosanti diritti come il rinnovo del contratto

Scrive Giorgio Goggi a Maurizio Mottini


Mi spiace molto dover contraddire quanto scritto dallamico Maurizio Mottini sul numero scorso di ArcipelagoMilano, quando afferma che: Sicuramente con scelte di localizzazione che sono state calate sulla citt senza un minimo di coinvolgimento, non dico dei cittadini ma degli stessi organi di rappresentanza del Comune. Ma non dimentichiamo che allepoca del Sindaco Commissario Straordinario perfino i tracciati delle linee 4 e 5 del metr sono stati decisi senza che il Consiglio comunale fosse informato. In realt sia il Piano Parcheggi del 1987, sia i successivi aggiornamenti fino al sesto, che contengono la quasi totalit dei parcheggi avviati e tutti quelli ora contestati, sono stati approvati dal Consiglio Comunale. Solo il settimo aggiornamento, lultimo, fu approvato nel 2003 dal Commissario. Ma, soprattutto, i tracciati delle metropolitane 4 e 5 erano ampiamente trattati, e ne era dimostrata lefficacia, nel Piano della Mobilit del 2001, regolarmente discusso e approvato dal Consiglio Comunale. Nello stesso 2001 il Consiglio Comunale approv linserimento di queste opere nel Bilancio e nel Programma triennale delle opere pubbliche. Non mi ricordo che siano emerse obiezioni sui tracciati. Il commissariamento inizi a operare solamente nel gennaio 2002 e non riguard quindi nessuna delle opere inserite nel PUM. Peraltro, anche durante il Commissariamento, tutti gli atti significativi riguardanti i trasporti furono da me portati in commissione consiliare trasporti, prima della loro approvazione da parte del Commissario. pur vero che il Commissario avrebbe potuto approvarli comunque, ma i consiglieri ne furono informati, li poterono discutere e mi ricordo pochissime obiezioni di merito sugli atti di pianificazione e programmazione (praticamente solo nel caso del tunnel Garibaldi-Certosa). I consiglieri che hanno fatto parte di quella commissione lo possono confermare. passato molto tempo e la memoria talvolta pu ingannare, ma utile ristabilire la verit.

Replica Maurizio Mottini


Caro Goggi, posso aver esagerato ma certamente durante molti anni la discussione sulle scelte stato un fatto molto per addetti ai lavori e forse neanche per tutti questi. inn. 35 IV 17 ottobre 2012 dubbio che la partecipazione non stata la regola per la definizione delle scelte per molti anni. In ogni caso sarebbe utile un tuo intervento su questo tema dei parcheggi, anzitutto per la conoscenza che hai del tema e del ruolo che hai avuto. Anche per avere un tuo contributo sul da farsi ora.

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Scrive Vincenzo Casone a Giacomo Marossi


Ho letto l'articolo in oggetto, segnalatomi da mia figlia che lavora e vive a Milano, (io sono di Brindisi in Puglia), che mi ha colpito per la acutezza delle analisi, la saggezza delle argomentazioni e delle conclusioni (ma su queste ultime confesso di essere di parte) del giovane autore. Complimenti a lui e grazie alla redazione per il contributo a un'analisi politica ragionata e non urlata come troppo spesso accade da tantissimi anni a questa parte.

Scrive Enrico Borg a Lamberto Bertol


Grande merito va al Consiglio comunale di Milano per la seduta straordinaria svoltasi all'interno del carcere di San Vittore. Con questo atto si voluto affermare non solo l'attenzione alle condizioni delle nostre carceri ma il diritto di tutti i detenuti a considerarsi cittadini di Milano e rappresentati dal suo Sindaco. Come scrive giustamente Lamberto Bertol " una questione che riguarda la citt e i diritti civili, sociali e politici dei detenuti al pari di tutti i cittadini". Cos com' pienamente condivisibile la volont di richiamare alcuni principi costituzionali quali la riabilitazione del condannato e la non afflizione della pena. Da ci ne dovrebbero conseguire un maggior ricorso a istituti previsti ma poco attuati come le misure alternative alla detenzione che, come ampiamente dimostrato, hanno un tasso di recidiva assai pi basso e interventi legislativi di tipo deflattivo quali la revisione di leggi criminogene (immigrazione clandestina e uso di sostanze stupefacenti). pertanto lodevole l'intento di agire su tutte quelle misure alternative e di reinserimento sociale attraverso una cabina di regia pubblica e l'istituzione del garante per vigilare sulle condizioni dei detenuti e rendere esigibili i loro diritti. Tuttavia vi una questione centrale a cui non si pu sfuggire e consiste nel fatto che lo Stato italiano, nell'esercizio di una sua funzione essenziale quale il rispetto della legalit, si trova in palese flagranza di reato come ripetono da anni non solo i radicali ma la Corte europea di giustizia e la Corte dei diritti dell'uomo. La condizione di illegalit del sistema carcerario italiano, che il presidente Napolitano defin di prepotente urgenza ormai 15 mesi fa, non pi procrastinabile. Oggi se si vuole realmente incidere sull'insopportabile sovraffollamento carcerario non vi che una scelta: l'indulto. Unito all'altra misura necessaria per deflazionare la macchina della giustizia carica di quasi 10 milioni di processi pendenti: l'amnistia. Ricordiamo che ogni anno vanno in prescrizione circa 180/190.000 procedimenti giudiziari (di fatto un'amnistia di classe), che i dati sull'indulto del 2006 segnalano una caduta della recidiva di oltre il 50%, che statisticamente circa la met dei quasi 30.000 detenuti in attesa di giudizio risulteranno innocenti. Quasi la met della popolazione carceraria in attesa di giudizio a fronte di una media europea del 24%! Sarebbe sufficiente questa cifra della patologia del sistema giustizia in Italia per considerare indulto e amnistia necessit imposte dal dettato costituzionale oltrech dal buon senso e non solo misure di carattere umanitario n tantomeno ideologico. Una questione di prepotente urgenza appunto, se non ora quando? (consigliere gruppo PD provincia di Milano)

MUSICA questa rubrica curata da Palo Viola rubriche@arcipelagomilano.org La terza Sinfonia di Brahms
Nella storia della musica la Sinfonia occupa un posto del tutto particolare: una sorta di monumento che i grandi musicisti erigono pi per i posteri che per il loro pubblico (il pubblico contemporaneo spesso poco considerato dagli autori) ma soprattutto lo erigono a loro stessi, consapevoli che si tratti della polizza pi affidabile per puntare alleternit. La moderna Sinfonia nasce verso la met del settecento - come sviluppo dellouverture (detta appunto sinfonia) dellopera italiana - fra Milano (Giovan Battista Sammartini, 17001775) e Mannheim (Johann Stamitz, 1717-1757), e anche grazie allopera dei due (fra i venti) pi dotati figli di Johann Sebastian Bach: il quarto (Carl Philipp Emanuel, 17141788) e lundicesimo (Johann Chrin. 35 IV 17 ottobre 2012 stian, 1735-1782) vissuti rispettivamente in Germania e in Inghilterra. La Sinfonia nasce allora ma si consolida nella sua definitiva forma classica soltanto con limmane lavoro di Franz Joseph Haydn (17321809), che ne scrive ben 104, e di Wolfgang Amadeus Mozart (17561791) che si limita a scriverne 41 oltre a due concertanti. Il vero grande salto verso la monumentalit, per limportanza che assumer nellopera complessiva e nella stessa vita dei musicisti, la Sinfonia lo far, come noto, con Ludwig Van Beethoven (1770-1827) che ne scriver solo nove ma concepite come pilastri della sua intera produzione musicale. Dopo di lui tutti i musicisti ebbero lincubo del confronto con le nove celeberrime Sinfonie beethoveniane e divennero molto parchi e non vollero superare il fatidico numero nove: Franz Schubert (1797-1828) ne complet otto e altre ne lasci incompiute, Felix Mendelssohn-Bartholdy (18091847) ne scrisse cinque, Robert Schumann (1810-1856) quattro e una incompiuta, Johannes Brahms (1833-1897) quattro, Anton Bruckner (1824-1896) arriver a nove ma lultima non riuscir a finirla, Gustav Mahler (1860-1911) ne lascer nove e una decima incompiuta fino a quando Dmitrij ostakovi (19061975) ne scriver ben quindici! (Le date di nascita e di morte degli autori aiutano a farsi unidea dello sviluppo nel tempo di questa fondamentale forma musicale). Tutto questo abbiamo raccontato per introdurre qualche riflessione sulla terza Sinfonia di Brahms che 13

www.arcipelagomilano.org nei giorni scorsi stata eseguita allAuditorium da una smagliante Orchestra Verdi diretta da Gaetano dEspinosa cui avevamo dedicato lultima nostra nota. Questa grandiosa opera, composta durante lestate del 1883 nella tonalit solare del fa maggiore, rappresenta una grande svolta nella storia della Sinfonia: prima di essa il modello era sempre e solo quello delle ultime sinfonie beethoveniane (il grande direttore dorchestra Hans von Blow defin la prima sinfonia di Brahms "la Decima di Beethoven"!), con essa cambia tutto, nasce la Sinfonia postromantica e moderna e si avvier un percorso senza ritorno. Nella Terza si stenta a riconoscere la forma sonata, lorganico relativamente modesto, manca un tempo lento (fra lAllegro con brio iniziale e lAllegro finale vi sono un Andante e un Poco allegretto); il tema dolente in do minore del terzo movimento, affidato in apertura ai violoncelli fra gli arpeggi di viole e violini e il pizzicato dei violoncelli, una delle pagine pi commoventi scritte da Brahms, sembra di riconoscervi un muto singhiozzo, quasi una voglia di piangere, mentre il cupo tema in fa minore che introduce lAllegro finale (che non affatto allegro ma al contrario pervaso da profondo pessimismo) non ha alcun risvolto consolatorio. una sinfonia che chiameremmo tragica, come la quarta di Schubert e la sesta di Mahler, e come la famosa Ouverture dello stesso Brahms, se non sapessimo che lautore non volle che si desse alcun nome di fantasia alle sue opere. Dobbiamo purtroppo dire che il direttore palermitano non ha dato segno di comprendere a fondo n il contenuto innovativo della Sinfonia n la sua tragicit; eseguita dopo una insignificante breve opera del siracusano Orazio Sciortino (scritta questanno e in prima esecuzione) e un bel Concerto n. 2 per violino e orchestra (I Profeti, del 1933) di Mario Castelnuovo-Tedesco - in cui non ha brillato il pur bravo Domenico Nordio, con manifesti problemi di intonazione del suo violino - questa Terza brahmsiana ci apparsa scolorita, un po routinire. Peccato, perch dal diligente DEspinosa che si appena sobbarcato il non lieve onere di sostituire allultimo momento la titolare Zhang Xian in due difficili concerti, che un direttore giovane e un musicista appassionato e anche per il fatto che si accinge a debuttare alla Scala con due opere verdiane - avevamo diritto ad aspettarci qualche emozione in pi.

Da non perdere Gioved 25 ottobre, nella Sala Verdi del Conservatorio, alle ore 21, concerto dellOrchestra Sinfonica del Conservatorio in onore del grande oncologo Gianni Bonadonna; nel ricco men della serata segnaliamo il Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in do minore, opera 37, di Beethoven eseguito al pianoforte da Alice Baccalini e diretto da Amedeo Moretti (ingresso libero, informazioni presso Fondazione Michelangelo, tel. 02.2390.3067, email fmichel@istitutotumori.mi.it) Per i pochi fortunati che hanno trovato posto, marted 30 ottobre lOrchestra della Scala rinforzata dallOrchestra Mozart e finalmente diretta da Claudio Abbado - che torna al suo teatro come un eroe da un lungo esilio, acclamato non meno di quanto lo fu Toscanini subito dopo la fine della guerra! - eseguir il Concerto n. 1 in mi minore opera 11 di Frederyk Chopin (al pianoforte Daniel Barenboim che festeggia il suo imminente settantantesimo compleanno) e la Sinfonia n. 6 in la minore, la Tragica, di Gustav Mahler.

ARTE questa rubrica a cura di Virginia Colombo rubriche@arcipelagomilano.org Cadaveri in mostra - Body Worlds
Body Worlds il titolo della mostra che ha dato, e continuer a dare scandalo e suscitare perplessit. In pratica, si tratta di unesposizione di cadaveri, o di parti di essi, completamente ridotti nelle loro parti pi essenziali: muscoli, ossa, vasi sanguigni ecc. Sembra la descrizione di un film dellorrore, in realt una mostra che vuol essere scientifica e didattica. E perch no, anche un poco artistica. Body Worlds - Il vero mondo del corpo umano, gi stata visitata da oltre trentaquattro milioni di persone nelle sessanta citt del mondo in cui ha fatto tappa, di cui solo 200.000 a Roma e Napoli. La mostra celebra il corpo umano, facendo luce sui segreti della sua anatomia e del suo funzionamento, spiegando con parole semplici e comprensibili a tutti informazioni e questioni scientifiche sui temi della salute, delle malattie, del benessere e della vita in generale. Come possibile tutto questo? Lidea di questo circo dei morti del Dr. Gunther von Hagens, che dal 1977 ha inventato e continuamente modernizzato la tecnica della plastinazione, attraverso la quale si sostituiscono ai liquidi corporei polimeri di silicone, rendendo perfettamente conservabili nel tempo tessuti e organi umani e animali. Il fine della mostra assolutamente medico, come precisano gli organizzatori, allinizio questi esperimenti servivano soprattutto per gli studenti di medicina, ma col tempo si estesa la possibilit di questa particolare materia anche al grande pubblico, per mostrare, in modo ravvicinato, come funziona davvero il corpo umano, con tutti i suoi segreti e le sue risorse, per permetterne davvero una piena comprensione. La domanda sorge spontanea. Chi sono-erano queste persone che oggi, alla Fabbrica del Vapore, ritroviamo letteralmente a pezzi dentro delle vetrine o impiegate in strane pose plastiche? Le tante mostre che Body Worlds ha creato dagli anni 80 a oggi sono state possibili grazie a specifici programmi di donazione del corpo, nel quale i donatori dispongono esplicitamente che i loro corpi possano essere esposti a Body Worlds dopo il decesso. A oggi i registri dellistituzione contano pi di 13.000 donatori registrati, tra viventi e deceduti. Oltre a vedere nel dettaglio organi, in salute e affetti da patologie, ossa, sezioni di tessuto ecc, c anche spazio per lestetica. In mostra infatti sono presenti corpi posizionati in atteggiamenti e pose varie, per mostrarne a pieno il funzionamento dei muscoli, dei nervi ecc. Tra gli altri ricordiamo una toccante coppia di ballerini, un giocatore di basket, uno sciatore, tre ironici giocatori di poker e addirittura un cavaliere su cavallo.

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www.arcipelagomilano.org Tutti, ovviamente, fatti di scheletro e tessuti muscolari ben in vista. Ma non c niente di macabro o di cattivo gusto, come spiega lideatore, Gunther von Hagens: "L'esposizione Body Worlds un luogo destinato alla divulgazione e alla riflessione intima, un luogo dedicato all'autoconsapevolezza filosofica e religiosa. Non un cimitero illegale, n un salone di bellezza postmortem. Mostra il corpo quale miglior rappresentante dell'anima, che si porge al visitatore di mentalit aperta". Una mostra per stomaci forti. Gunther von Hagens Body Worlds Milano, Fabbrica del Vapore via Procaccini 4 fino 17 febbraio 2013 biglietti: intero 15,00 euro, ridotto over 62, studenti, 14 euro La mostra aperta tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 20.00 con orario continuato. Il gioved e il sabato lorario dalle 10.00 alle 23.00 con orario continuato.

Gli omini equilibristi di de Braud


Alberto de Braud ritorna al Museo Diocesano. Dopo aver fatto volteggiare nel chiostro lopera Unexpected, due enormi mele sospese nellaria, estate 2008, de Braud ritorna al Museo per presentare, e forse terminare, un tema che lo ossessiona da anni. Fine del gioco infatti il titolo della personale dellartista, in cui quaranta opere, per lo pi sculture, mostrano e ci fanno vivere due decenni costellati di piccoli omini. S perch sono proprio degli omini, piccoli, a volte paffuti, a volte piatti e stilizzati, i protagonisti dellopera artistica di de Braud, che li declina in ogni variazione. Linee, piramidi, grappoli, accumuli precari, totem, che fanno di questi omini i protagonisti assoluti della mostra. Ci si accorge subito di quali sono i temi affrontati da de Braud in queste opere: la ripetizione, laccumulazione, lincertezza e la ripetizione delle forme, il modulo, che ritorna costantemente. Lequilibrio precario di questi omini, veri e propri equilibristi che si sfidano lun laltro a raggiungere la cima di una metaforica piramide, che si accalcano in code che sembrano protrarsi allinfinito, mentre altri ancora lottano per cercare di non precipitare nel vuoto sottostante, metafora delluomo moderno. Stretto, spintonato, fragile come non mai e schiacciato dalla societ e dai suoi simili, preso da mille impegni e da obbiettivi sempre pi ambiziosi, che siano di vita o di carriera. Questa sensazione di soffocamento nulla porter di buono, lo spazio sulla Terra, cos come le risorse, non sono inesauribili, ci sembra suggerire de Braud, che nella sua opera sembra voler far riflettere, o almeno far suggestionare, su temi come il futuro prossimo e la globalizzazione, con tutti i problemi economici e ambientali che questa comporta. Perch intitolare tutto questo Fine del gioco? Perch questa mostra dovrebbe liberare lartista dalla sua ossessione per lomino-feticcio, portare a conclusione largomento uomo e riuscire quindi a sviluppare altri temi di ricerca, che gi aveva portato avanti egli anni. Non detto per che questa ne sia davvero la conclusione. Luomo, daltra parte, rimane centrale nellarte come nella filosofia, ed motore e fine di (quasi) ogni cosa. Alberto de Braud Fine del gioco Museo Diocesano, corso di Porta Ticinese, 3 ottobre 11 novembre 2012, Orari: dal marted alla domenica, 10-18, luned chiuso. Ingresso: intero: 8 Euro; ridotto 5 Euro

Dal 1953 a oggi: Picasso a Milano


Picasso torna a Milano. I capolavori del genio spagnolo arrivano in citt con una grande ed emozionante retrospettiva. Le opere, pi di 200, arrivano dal museo pi completo e importante per quanto riguarda la produzione dellartista: il Muse Picasso di Parigi che, chiuso per restauri fino al 2013, ha deciso di rendere itineranti le sue collezioni e di presentarle in tutto il mondo. Prima della tappa milanese infatti le opere sono state esposte in America, in Russia, Giappone, Australia e Cina. Certo non la prima volta che Picasso arriva a Milano. Oltre alla grande mostra del 2001, ci fu unaltra kermesse, che fece la storia delle esposizioni museali in Italia, la grande mostra del 1953. Una mostra dalla duplice tappa italiana, prima Roma e poi Milano, ma che ha avuto nei suoi sviluppi meneghini una risonanza e unimportanza non paragonabile a quella romana. Voluta fortemente dal senatore Eugenio Reale, la mostra romana si presentava ricca s di opere, ma parzialmente oscurata per motivi politici. Ad esempio non compariva il Massacro in Corea (presente oggi in mostra). Ledizione milanese, organizzata dallinstancabile Fernanda Wittgens e dai suoi collaboratori, fu invece ancora pi ricca di opere, scelte dallo stesso Picasso, con addirittura larrivo, a mostra gi iniziata, di Guernica, celeberrimo dipinto del 1937, e manifesto contro la guerra franchista. Dipinto che per la sua importanza fu sistemato, su richiesta di Picasso, nella sala delle Cariatidi, che per contratto non doveva essere restaurata dopo le devastazioni della guerra, proprio per creare un connubio e un monito fortissimo a memoria degli orrori e delle devastazioni belliche. Proprio da questa stessa sala prende avvio oggi la mostra Picasso. Capolavori dal Museo nazionale di Parigi, che racconta in un percorso cronologico e tematico la vita e le opere dellartista. Insieme alle fotografie che ci mostrano attimi di vita, amori, amici e ateliers dellartista spagnolo, in mostra dipinti, sculture e opere grafiche create durante la sua lunghissima vita. La mostra, curata da Anne Baldassari, presidente del museo parigino, illustra le varie fasi e gli stili che Picasso us, spesso in contemporanea, durante la sua carriera. Si inizia con lapparente classicismo e malinconia dei periodi blu e rosa, di cui sono memorabili opere come La morte di Casagemas, dipinto dedicato allamico morto suicida, la misteriosa Celestina e I due fratelli. Ma gi dal 1906 si intuisce linfluenza che larte primitiva, africana e iberica, avranno su Picasso. Sono questi gli anni che vedono la nascita dei tanti disegni preparatori per il capolavoro assoluto, Les Demoiselles dAvignon, 1907 (conservate al MoMA di New York). Lautoritratto nudo, gli studi di donna, sono tutti dipinti in cui il Cubismo inizia a prender forma, semplificando e rendendo impersonali volti e sessi. Ma la rivoluzione vera arriva intorno al 1912, quando Braque e Picasso inventano i collage, e la forza dirompente delle loro sperimentazioni porta alla nascita del Cubismo, analitico e poi sintetico, in cui la figura viene prima scomposta, resa irriconoscibile, come nel Suonatore di 15

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www.arcipelagomilano.org chitarra e Il suonatore di mandolino, per poi tornare a inserire elementi di realt, come lettere, numeri, scritte o veri e propri elementi oggettuali. Ma Picasso non solo Cubismo. Negli anni 20 segue, a suo modo, il Ritorno allordine dellarte, con le sue Bagnanti e le sue donne enormi, deformate, possenti e monumentali, omaggi agli amici impressionisti come Renoir. Sono gli anni in cui conosce anche Breton e i Surrealisti, e in cui crea figure disumane e contorte, mostri onirici che ci mostrano le pulsioni sessuali e le ossessioni del pittore. La guerra per, sconvolge tutto. Oppositore della dittatura franchista, Picasso non pu far altro che denunciare gli orrori e la violenza della guerra con sculture e dipinti dai toni lividi, come Guernica, o nature morte popolate di crani di tori, capre e candele dalla fiamma scura. Non mancano i ritratti dei figli e delle donne amate: Fernande, Dora Maar, Marie Therese, Francoise, Jacqueline e la bellissima Olga in poltrona, dipinto che Picasso conserver fino alla propria morte, appeso sopra il letto. Ritratti ma anche autoritratti dellartista, dipintosi davanti al cavalletto, o con una modella nello studio, tema prediletto per dipingere la Pittura, il vero amore della sua vita. Picasso dipinse fino a poco prima di morire. Degli ultimi anni sono i dipinti che riprendono i maestri a lui pi cari, Matisse, Velazquez, Delacroix, ma anche un lucido autoritratto in cui lartista si rappresenta sempre pittore ma con un volto che sembra gi un cranio dalle orbite vuote (Il giovane pittore, 1972). Morir lanno seguente. Una mostra completa, che prende origine dallincredibile collezione del Museo Picasso di Parigi, forte di pi di 5.000 opere, donate in vari nuclei da Picasso stesso e in seguito, direttamente dagli eredi. Ieri come oggi le opere di Picasso potranno ancora insegnarci qualcosa, monito e delizia dei tempi moderni.

Picasso. capolavori dal Museo Picasso di Parigi Palazzo Reale, fino al 6 gennaio 2013, orari: luned, marted e mercoled: 8.30-19.30 gioved, venerd, sabato e domenica: 9.30-23.30; biglietti: 9,00 intero, 7,50 ridotto

Peter Lindbergh. Tra moda e cinema fantascientifico


Durante la Vogue Fashions night out ha inaugurato la personale del fotografo tedesco Peter Lindbergh, presso la galleria Carla Sozzani in Corso Como 10. Non cera location migliore per proporre questa mostra fotografica se non proprio una galleria darte legata a doppio filo col mondo della moda e del glamour, vuoi per la parentela tra Carla e Franca Sozzani, direttrice di Vogue Italia, o vuoi per il grande store di lusso al piano terra, 10 Corso Como, appunto. Ma soprattutto Lindbergh nasce come fotografo di moda, come autore di alcune fotografie che hanno fatto un po la storia di giornali internazionali come Vanity Fair, Rolling Stone, Harpers Bazaar e naturalmente, Vogue America. Una carriera lunga, che nasce in Germania, si sposta in Svizzera, in Spagna, a Parigi e sbarca poi in America, dove, nel 1988, Anna Wintour, super direttrice di Vogue, mette Lindbergh sotto contratto. Da l al successo mondiale il passo breve. La mostra divisa in due sezioni. La prima, intitolata Known-Images of women, una selezione di quaranta immagini tra le pi significative della carriera di Lindbergh, e che sono comparse sui pi importanti giornali di moda internazionali. Grandi fotografie in bianco e nero che ci restituiscono immagini di donne bellissime come Kate Moss, Naomi Campbell e Linda Evangelista, e che evidenziano quella ricerca formale e quellallure glamour che solo le foto di alta moda, e di grandi fotografi, sanno offrire. La seconda parte, intitolata The Unknown, pi innovativa, e mostra un taglio creativo inaspettato. The Unknown fa parte di un progetto di ricerca personale dellartista, che dopo averlo presentato nel 2011 a Pechino, prosegue e aggiunge immagini a questo percorso a s, senza ordine temporale o logico, e che richiama da vicino il mondo del cinema, altra passione di Lindbergh. Queste fotografie mostrano modelle e attrici famose, Kate Winslet, Amber Valletta ma soprattutto Milla Jovovich, che non sono pi solo modelle inarrivabili ma donne che devono vedersela addirittura con catastrofi planetarie. Lo scenario fantascientifico, con richiami ai film del compatriota Fritz Lang, in cui incendi, disastri e caos sono disseminati nelle grandi metropoli americane, e davanti alle quali le affascinanti protagoniste di Lindbergh restano sconvolte e confuse, alcune catatoniche, ma sempre armate di rossetto rosso, in questo improbabile Armageddon. Gli elementi per creare suspance ci sono tutti: pericoli e minacce ambientati nei deserti californiani, alieni che rapiscono lattore Fred Ward e la sua compagna, ma anche spiragli di set hollywoodiani non troppo nascosti allobiettivo della macchina fotografica. Immagini che sembrano davvero fotogrammi di un film, in un continuum sempre pi indissolubile tra queste due arti predilette da Lindbergh. Peter Lindbergh. Known and "The Unknown" - Galleria Carla Sozzani. Fino al 4 novembre Orari: Luned ore 15.30 - 19.30 Marted, mercoled, gioved, venerd, sabato ore 10.30- 23 Domenica ore 10.30 19.30 Ingresso libero

LIBRI questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero rubriche@arcipelagomilano.org Guido Morselli: immagini di una vita
a cura di V. Fortichiari Rizzoli, 2001 pp143, euro 24

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www.arcipelagomilano.org vicino, senza carta. Per inciso unepoca, quella odierna, alla quale Morselli difficilmente si sarebbe adeguato. Eppure viviamo in un periodo delleditoria che porta al successo a volte planetario, sfornando fenomeni editoriali capaci di toccare cifre di tiratura e soprattutto di diffusione davvero straordinarie (si pensi ai libri dellamericana James, Cinquanta sfumature di nero/grigio/rosso), si pensi in Italia al nostro Massimo Gramellini che a fine anno probabilmente toccher con Fai bei sogni il milione di copie, la Tamaro con Va dove ti porta il cuore arriv a due milioni). A quali fattori si devono questi record? Alla televisione, alla rete Internet, ai social network. A un abnorme passaparola, che un tempo non ci si sognava neppure. Allo scrittore Guido Morselli, il quale si trovava nella condizione apparentemente perfetta per essere personaggio e scrittore ideale, tutto questo stato negato. Negata la pubblicazione e lincontro con una comunit di lettori che ne avrebbe decretato il successo (solo postumo, invece), negata (ma forse non sarebbe stata desiderata o accolta) una esposizione mediatica al pubblico, la reazione della critica, dei giornali, le passerelle televisive, le apparizioni allestero. Guido Morselli avrebbe schivato tutto questo, per indole, ma avrebbe continuato a produrre i suoi libri stando nellombra. Inutile ricordare laneddoto di una visita milanese durante le famose peregrinazioni editoriali presso la Mondadori, quando volle nascondersi dietro a una colonna per sottrarsi alla vista di Giorgio Mondadori che era stato suo compagno di studi. Morselli rifiutava le raccomandazioni, i contatti con quanti potevano favorirlo. Era anche lievemente spazientito con funzionari ed esponenti del mondo editoriale, amato e in parte disprezzato, che trattenevano troppo a lungo i suoi dattiloscritti senza emettere un parere, un giudizio. E ne pretendeva la restituzione, scaduti certi limiti temporali che egli stesso si piccava di fissare. Eppure Morselli sapeva come entrare in contatto con quel mondo, al

mercoled 17, ore 18.30 presso Palazzo Sormani, sala del Grechetto, parleranno dell'Autore, in occasione del Centenario della sua nascita, Romano Oldrini, Valentina Fortichiari, Giulio Giorello, a cura di Unione Lettori Italiani e in collaborazione con Associazione Amici di Piero Chiara. La solitudine dello scrittore. Se, tra gli altri, Orhan Pamuk ne ha magnificamente descritto la condizione esistenziale (Per diventare scrittore pazienza e fatica non bastano: si deve anzitutto provare limpulso irresistibile a fuggire la gente, la compagnia, la quotidianit, e a chiudersi in una stanza), Guido Morselli ne stata lincarnazione esemplare, anzi ha pienamente realizzato i consigli del Nobel turco. Da un certo periodo della sua vita, durante la giovinezza, dopo divertimenti, balli, viaggi in Europa, ha fuggito i suoi simili e si ritirato nelleremo di Santa Trnita di Gavirate, vicino a Varese, come noto. Tale scelta avveniva a partire dallinizio degli anni Cinquanta, anni di dopoguerra, durante i quali leditoria italiana consolidava il processo di industrializzazione, rinnovando i canali distributivi e rafforzando le vendite, diffondeva i tascabili, diversificava i generi, affiancando una nuova saggistica alla preminente narrativa. Era una editoria di carattere ancora prevalentemente artigianale, dove forte e predominante - tra i grandi conduttori (Mondadori, Rizzoli, Bompiani, per citare solo i principali) - era il rapporto autore/editore, in molti casi un vero e proprio sodalizio personale, fatto di lavoro ma anche di amicizia (vedi la vicenda Bompiani/Zavattini, per esempio). Numerose allora le figure di intellettuali assoldati da questi grandi editori e molto spesso scrittori in proprio oltre che pregevoli direttori editoriali (Pavese, Vittoriani, Sereni, Calvino, Fruttero ecc). Editoria umana? Vogliamo dire, rispetto alla rivoluzione spersonalizzante di questi ultimi anni (sia detto senza toni di inutile nostalgia), la rivoluzione tecnologica e digitale, e un futuro che si prospetta, lontano o

quale aspirava con tutte le forze: ci sono rimaste lettere significative e tra laltro ricche di dettagli di storia editoriale e del clima degli anni in cui furono scritte. Esemplari le lettere a Italo Calvino. Al di l del sostanziale rifiuto editoriale e la querelle che pass tra i due sul romanzo Il comunista in particolare, qualcosa evidentemente li accomunava, per certi aspetti: pi giovane Calvino di oltre un decennio, taciturno, avaro di parole, curioso di se stesso senza possedere un io, senza ostentarlo (sono parole di Pietro Citati), come del resto lo scrittore varesino. Ogni volta che scriveva un libro Calvino cominciava ex novo: Scrivo ogni libro come se fosse il primo, come se non avesse rapporto con nessuno degli altri (inutile ricordare la variet dei temi e degli ambienti toccati nei romanzi di Morselli: la storia, Divertimento 1889, la politica, Il comunista, la teologia, Fede e critica, la fantateologia, Roma senza papa, la controstoria, Contropassato prossimo). E dunque tra i due pass alla lontana una corrente sotterranea di umanit autentica e i due si conobbero pi profondamente che se mai si fossero incontrati. Basta leggere le parole di un accorato invito che quasi un autoritratto intimo, domestico: Caro Calvino: qui da me, a Santa Trnita, non ho n aspirapolvere n frigorifero (destate, ci ho un bosco vicino, metto le bottiglie al fresco nel bosco). Non ho nemmeno la TV! In cambio ho un discreto cavallo da sella, col quale esploro la montagna che incombe subito dietro la mia casetta. Ho potato questautunno certi rosseggianti pini di Scozia, i cui rami ricchi di materie resinose dallaroma profumato, ho messo da parte (potati da me, si capisce) da bruciare sul caminetto nelle grandi occasioni. Lei mi venga a trovare, e il pino di Scozia arder in Suo onore. E Calvino gli scrisse: Sono contento dessere entrato in corrispondenza con Lei. Il Suo invito allettante, e mi riservo di approfittarne molto volentieri. Nel caso mi trovassi da quelle parti, posso telefonarLe?. (Valentina Fortichiari)

TEATRO questa rubrica a cura di Emanuele Aldrovandi rubriche@arcipelagomilano.org In cerca dautore Studio sui Sei personaggi di Luigi Pirandello
regia Luca Ronconi assistente alla regia Luca Bargagna n. 35 IV 17 ottobre 2012 17

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con M. Odierna, L. Mascolo, S. Putignano, L. Guidone, F. Falco, P. Minnielli, E. Misasi, A. Pagotto, D. Gagliardini, E. Mandalari, R. De Donato, E. Zoccoli, R. Stella, L. Mascolo, M. Odierna, A. Volpetti, A. Sorrentino direttore di scena Francesco Russo elettricista Luna Mariotti produzione Centro Teatrale Santacristina, in collaborazione con Accademia Nazionale dArte Drammatica Silvio DAmico e Piccolo Teatro di Milano Teatro dEuropa

Ronconi torna a collaborare con lAccademia Silvio DAmico di Roma dove, pi di cinquantanni fa, si formato come attore. Lo fa conducendo un work in progress con attori neo-diplomati e diplomandi, iniziato nel 2010, portato avanti attraverso varie sessioni laboratoriali, presentato in estate al Festival dei due mondi di Spoleto e ora in scena al Piccolo Teatro Studio. Il testo scelto uno fra i pi noti di Pirandello: un gruppo di personaggi abbandonati dal proprio autore, si presenta a un regista/capocomico che sta allestendo una commedia con i proprio attori, chiedendogli di mettere in scena la loro storia; la storia cio di un uomo che ha spinto la moglie a lasciarlo per un suo sottoposto, salvo poi, dopo la morte di questultimo, ritrovarsi in difficolt nel gestire il rapporto con lei e con i tre figliastri, in particolare con la pi grande che, costretta a prostituirsi, lo incontra in una casa dappuntamenti.

Ronconi trasforma lopera in una storia di malattia famigliare, dando meno spazio alla tematica metateatrale del rapporto regista / attori / personaggi (gi ampiamente esplorata da numerosissime messe in scena precedenti del testo) e accentuando lattenzione sul rapporto morboso padrigno/figliastra. La figura della figliastra, in particolare, sembra la pi distante dallimmaginario Pirandelliano: Ronconi la trasforma in una ragazza turbata che offre se stessa a tutti (anche al regista) e sembra colpevole anche della morte dei due fratellini. La scena, bianca e rettangolare come la corsia di un ospedale psichiatrico, molto suggestiva e nella sua semplicit contribuisce a disattendere il clich che ci si attenderebbe dal testo, e cio la sala prove (o al massimo il palco) dove il regista e gli attori allestiscono lo spettacolo. Gli attori, molto bravi e promettenti, non sembrano sempre avere quella libert espressiva che alcuni (solo

alcuni!) loro colleghi pi esperti riescono a ricavarsi allinterno del linguaggio ronconiano, per dimostrano ottime capacit nel fare proprio e nel riprodurre con buoni risultati uno stile interpretativo cos riconoscibile e a volte ingombrante. Uno spettacolo che incuriosisce e stupisce, e offre lopportunit di vedere il lavoro di un indiscusso maestro che sinterseca con una delle prime esperienze di coloro che, sicuramente, saranno fra i protagonisti delle scene dei prossimi anni. Piccolo Teatro Studio dal 2 al 14 ottobre In scena Al Teatro Filodrammatici dal 9 al 28 ottobre Push-up di Roland Schimmelpfenning, regia di Bruno Fornasari. Al Teatro Elfo Puccini dal 10 al 28 ottobre Rosso di John Logan, regia di Francesco Frongia. Al Teatro Verdi il 19 e 20 ottobre Bastard! di Duda Paiva.

CINEMA questa rubrica a cura di M. Santarpia e P. Schipani rubriche@arcipelagomilano.org Ted di Seth MacFarlane [ U.S.A., 2012, 106'] con Mark Wahlberg, Mila Kunis, Seth MacFarlane, Joel McHale
In una notte di Natale degli anni 80, John Bennett (Mark Wahlberg), un bambino di otto anni, esprime un desiderio bizzarro: vorrebbe che Ted (voce di Seth MacFarlane), il regalo dei suoi genitori, riuscisse a muoversi e parlare come lui. John ha semplicemente bisogno di un amico, i suoi coetanei lo relegano a una solitudine che sembra irrimediabile fino alla miracolosa trasformazione del suo inconsueto nuovo amico. Con un salto temporale che ci catapulta ai nostri giorni, Seth MacFarlane ci mostra i due protagonisti di Ted appollaiati sul divano di casa di John, rivelandoci cos che linossidabile amicizia non mutata. Sono cambiati, per, gli atteggiamenti del non pi tenero orso di pelo, che si trasformato in unirriverente e scurrile zavorra per la vita di John. Il creatore dei Griffin esordisce dietro la macchina da presa con un personaggio che somiglia molto al neonato della famiglia che lo ha reso celebre. Ted ha un umorismo dissacrante e spesso denigratorio, passa le sue giornate a inseguire ragazze, consumare droga e idolatrare miti commerciali degli anni 80. Non accettando la crescita del suo amico, ormai adulto, lo costringe alla pi classica delle sindromi di Peter Pan. Il cinema americano ha ormai abusato della figura delleterno ragazzino e Seth MacFarlane non riesce a uscire dallo stereotipo. Nonostante il tentativo, a volte divertente, di dar vita a un orso provocatore e politicamente scorretto, il regista non riesce a impossessarsi delle dinamiche cinematografiche, rendendo cos Ted una puntata mancata dei suoi programmi pi noti. Marco Santarpia In sala a Milano: The Space Cinema Odeon, Ducale, Colosseo, Orfeo, Arcobaleno, Plinius, UCI Cinemas Bicocca, UCI Cinemas Certosa.

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PHILIPPE DAVERIO: NUOVE ARCHITETTURE MILANESI TRA ORGOGLIO E MALINCONIA http://www.youtube.com/watch?v=c3loQZrKcMU

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