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PIER EMILIO VALLESE

JONATHAN RILEY-SMITH
Al seguito delle Crociate

I dialoghI
uomo e societ

Propriet letteraria riservata

2000 Di Renzo Editore

2009 e-book
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Jonathan Riley-Smith

Al seguito delle
Crociate
Origine, storia, evoluzione

Di Renzo Editore

Alcune informazioni personali

A differenza forse di altri studiosi, in giovent non ho mai avuto alcuna intenzione di diventare qualcuno. Sono nato in una famiglia che allepoca era molto ricca, cos non ho mai pensato che avrei dovuto lavorare. Da
studente, sono andato prima a Eton e poi a Cambridge ma, dato che non
mi impegnavo molto, non ho conseguito un buon voto di laurea. Fino allet di ventidue anni mi sono lasciato trasportare dagli eventi, sebbene ora sia
in grado di vedere come le esperienze da me vissute mi abbiano spinto verso il sentiero che alla fine ho percorso.
A scuola, intorno ai diciassette anni di et, frequentavo una classe diretta dal preside Robert Birley, un eccellente insegnante di storia. In quegli
anni, gli studenti di Eton non dovevano sostenere alcun esame di ammissione allUniversit, perch lunica ragione per farlo sarebbe stata la possibilit di ottenere una borsa di studio e noi non eravamo nella posizione di
poterne usufruire. In questa classe, dunque, non seguivamo alcun programma di studi e potevamo fare pi o meno ci che volevamo. Birley not
il mio interesse per le problematiche relative allarea del Mediterraneo e per
tale ragione mi assegn una ricerca riguardante la storia bizantina, cosa che
mi permise di conoscere lopera di Steven Runciman e la sua storia delle
crociate, fonte dindubbia ispirazione ma non sufficiente, allora, per farmi
iniziare un qualche lavoro!
Un altro avvenimento che ebbe una certa influenza su di me (sebbene
allora non sembrasse cos) fu una storia damore molto sfortunata che vissi
durante il mio secondo anno da studente. Alla fine dellanno ero terribilmente infelice e mi apprestavo ad affrontare delle lunghe e vuote vacanze
estive. Poich a Cambridge era stato indetto un premio riguardante la storia, decisi di parteciparvi con lunico scopo di occupare il tempo. Ottenni
una tessera per la British Library a Londra, dove trascorsi lintera estate a
studiare riuscendo a vincere il premio.

Al termine dei miei studi universitari accarezzavo lidea di dedicarmi


alla ricerca. La mia votazione non era buona ma, essendo di famiglia agiata,
non avevo bisogno di alcuna borsa di studio e luniversit di Cambridge mi
accett come ricercatore. Poich era mia intenzione occuparmi delle crociate, fui indirizzato dallesperto di Cambridge, R.C. Smail. Per la prima
volta nella mia vita, mi misi a lavorare e mi impegnai sempre di pi in questa
ricerca. Smail mi aveva suggerito di scrivere una tesi sugli Ospedalieri di S.
Giovanni (i Cavalieri di Malta), dalle loro origini fino al momento in cui trasferirono il loro quartier generale sullisola di Rodi, nel 1309. La cosa fantastica di tale argomento era che, in primo luogo, da almeno sessantanni nessuno aveva scritto un libro degno di essere citato e, in secondo luogo, i documenti relativi erano stati pubblicati tutti intorno al 1900 e mai utilizzati.
Poich una tesi per Cambridge consta normalmente di settanta, ottantamila parole e dovrebbe essere scritta nellarco di quattro anni, ovviamente
ogni studente ricercatore desidera un buon argomento e del materiale che
sia facilmente disponibile. Per quanto mi riguarda, sebbene dovessi visitare
degli archivi (per esempio andai a Malta per studiare alcuni documenti),
non fui costretto a impegnarmi nella ricerca del grosso del materiale, che
era stato gi pubblicato.
Poi accadde qualcosa che fu un vero colpo di fortuna. Presso luniversit di St. Andrews in Scozia, il professor Lionel Butler svolgeva ricerche
sullOrdine di Malta nel periodo in cui questo era stanziato sullisola di
Rodi; e coltivava il grande progetto di pubblicare unopera storica in pi
volumi sugli Ospedalieri di S. Giovanni. Quando seppe che a Cambridge vi
era questo studente che stava lavorando su un periodo della storia dei Cavalieri di Malta precedente a quello di cui egli si stava occupando, fece in modo
che i suoi editori mi commissionassero il primo volume della serie. Cos, con
un misero voto di laurea ed essendo stato indirizzato per caso nella ricerca,
mi trovai nellinsolita situazione di essere incaricato dagli editori MacMillan
di Londra di pubblicare la mia tesi di dottorato, persino prima che fosse terminata! Il risultato fu il mio primo libro, The Knights of St. John in Jerusalem and
Cyprus (I cavalieri di S. Giovanni a Gerusalemme e a Cipro).
In seguito, nellinverno del 1963/64, allet di venticinque anni, finita la
mia tesi a Cambridge e non avendo alcuna idea su ci che avrei fatto in seguito, ricevetti una telefonata da parte di Butler, il quale mi chiese se fossi libero
da impegni per iniziare a insegnare alluniversit di St. Andrews entro due
settimane. Con mia grande sorpresa, quindi, e ancor prima di aver consegui-

to il dottorato, mi trovai a essere un lecturer (che il livello base per gli insegnanti universitari), con la mia tesi gi commissionata, e il tutto sotto il patrocinio di Butler. Non posso dire che il modo in cui sono entrato nella vita
accademica contenga consigli utili per i giovani aspiranti accademici.
Butler, un uomo straordinario, non pubblic mai molto di suo e non
fin mai il libro su Rodi (il mio volume rimasto lunico della serie a essere
pubblicato). Egli aveva un modo molto idiosincrasico di scegliere il suo
staff accademico al dipartimento di St. Andrews, come ha dimostrato la
mia nomina. Negli anni Sessanta aveva circa quarantanni e dirigeva un dipartimento composto da dieci persone, sei delle quali sui ventanni; attualmente vi sono, qui a Cambridge, due affermati professori medievalisti
(Barrie Dobson e io), che hanno iniziato nel dipartimento di Butler a St.
Andrews; lo stesso vale per un professore a Durham, per un altro a Birmingham, e per altri professori e lecturer nel paese.
A causa del particolare modo in cui ero entrato nella vita accademica,
dovetti dedicarmi a un gran numero di letture generali per raggiungere il livello di insegnante. Come lecturer a St. Andrews, si richiedeva che insegnassi storia medievale inglese e storia europea, ma non che mi specializzassi
nelle crociate; dopotutto, proprio Butler era lesperto interno di questo
ramo. Da bambino ero stato un lettore molto vorace e, grazie a questo, avevo imparato a leggere e ad assorbire informazioni rapidamente. Quindi,
una volta arrivato a St. Andrews, mi misi a leggere - probabilmente leggevo,
se questo il termine corretto, cinquanta tra libri e articoli al giorno - e queste letture accesero in me linteresse per le opere relative alla storia costituzionale del periodo medievale inglese e mi accorsi che moltissime idee, derivanti dalle mie letture sulla storia inglese, potevano essere applicate anche
al Regno di Gerusalemme.
Di conseguenza, quando terminai il libro sui cavalieri di San Giovanni,
iniziai uno studio sulla costituzione del Regno di Gerusalemme, che si concluse con la pubblicazione del mio importante libro The Feudal Nobility and
the Kingdom of Jerusalem (1973) (La nobilt feudale e il Regno di Gerusalemme).
Fino a quel momento avevo veramente lavorato in una specie di vuoto,
poich per anni non era stata condotta nessuna ricerca seria sui cavalieri
Ospedalieri. Sul tema della costituzione del Regno, invece, vi era stata una
rivoluzione negli anni 50 e 60, associata a tre uomini, Jean Richard in
Francia, Joshua Prawer in Israele e Hans Mayer in Germania. Cos, vi era

una sorta di strada segnata da questi studiosi, anche se di sicuro essi non lavevano percorsa completamente e vi erano ancora molte aree da indagare.
Inoltre, essi si erano occupati soprattutto del XII secolo, mentre io mi stavo occupando del XIII. Quando ero ancora studente, fui invitato da Prawler, a Gerusalemme, per un semestre, perch facesse da supervisore alle
mie ricerche; ma pi tardi, quando iniziai a lavorare in un settore che egli
considerava di sua propriet, sorsero dei problemi, poich era uno di quegli
uomini orgogliosi per i quali cera solo un sentiero dorato. A quel punto,
comunque, io mi consideravo ancora uno studioso di questo filone storico
e, sebbene le mie idee fossero differenti da quelle degli altri storici, sentivo
che, approfondendo il secondo secolo di vita del Regno, avrei continuato a
lavorare dove essi si erano interrotti.
Poco dopo la pubblicazione di The Feudal Nobility, tornai a Cambridge
dove mi era stata offerta la carica di lecturer. In retrospettiva, piuttosto ironico il fatto che io tornassi a Cambridge come insegnante, lo stesso posto
dove avevo lavorato cos male da studente! Il sistema universitario britannico molto diverso dagli altri: vi sono pochissimi professori e la maggior
parte del corpo docente composta da lecturer. A Cambridge, in quegli anni,
i professori se la passavano meravigliosamente, mentre i giovani lettori faticavano fino alla morte. Cos, negli anni 70, ero di nuovo a Cambridge,
impegnato in un gran numero di ore di lezione a settimana e con responsabilit di carattere amministrativo, nel mio College e nella mia facolt, con il
risultato che la mia attivit di ricerca collass. Mosso dalla disperazione,
scrissi e pubblicai il piccolo volume What were the Crusades? (Che coserano
le crociate?), che in verit suscit alcune polemiche. Si trattava di una trascrizione delle mie lezioni, non avendo nullaltro da pubblicare, a sottolineare che stavo attraversando un periodo di sterilit e confusione, di insicurezza sulla via da percorrere. Adesso capisco che, tra le altre cose che avvenivano, il mio interesse si stava spostando dagli stanziamenti dei crociati
in Oriente allo studio delle crociate in se stesse e, in particolare, al pensiero
che ne era alla base. Da allora in poi, tutti i miei libri importanti hanno avuto come oggetto le crociate, le loro origini e le loro motivazioni, sebbene
ora pensi di tornare alla storia degli ordini militari.
A quel tempo tuttavia le mie idee non erano cos chiare e, nel bel mezzo degli eventi, accadde una di quelle strane cose che influenzano la carriera di una persona. Mentre mi trovavo nella biblioteca di Cambridge cercando un libro tra gli scaffali, allimprovviso ne vidi uno che non avevo mai

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notato prima e lo tirai fuori. Si trattava degli scritti dei teologi militanti della
liberazione cristiana in America Latina, tradotti da due gesuiti statunitensi.
Cominciai a sfogliarlo e da allora la mia intera vita cambiata. Notai che la
guerra santa o la ribellione santa erano predicate dai moderni teologi in Colombia, Brasile, Argentina e Per, con un linguaggio molto vicino a quello
della teologia medievale, anche se espresso attraverso un vocabolario differente. Come chiunque altro, ero partito dallassunto che la guerra santa
nel Medioevo rappresentasse un evento concluso, e che i crociati rappresentassero un periodo storico trascorso e, rispetto ai nostri tempi, pi primitivo. Ora, allimprovviso, capivo che la teologia della guerra santa era
rientrata nel pensiero cristiano. Riscrissi completamente la lezione che
avrei dovuto tenere la settimana seguente ad alcuni studenti e ho ancora
presente lo stupore dei loro volti quando citai quei teologi latino-americani. Se a un certo punto si comprende che non si sta trattando di qualcosa
ormai morto, e che persone intelligenti e sofisticate, quali sono i nostri contemporanei, possono condividere certi punti di vista con apologisti medievali riguardo alle crociate, si guarda a questi ultimi, cos distanti nel tempo,
in modo completamente differente, trattandoli pi seriamente.
Con questo, il mio periodo nero ebbe fine e fu allora che decisi di scrivere una storia della guerra cristiana, dalle sue origini ai giorni nostri; ma
naturalmente non lo feci mai! Ad ogni modo a Cambridge lessi e rilessi
SantAgostino, che intorno al 400 aveva fondato la teologia di base della
violenza cristiana. Alla fine, invece di scrivere una storia generale delle
guerre cristiane, mi concentrai sulla prima crociata: cos ho scritto The First
Crusade and the Idea of Crusading (La prima crociata e lidea delle crociate),
pubblicato nel 1986, e in un mio pi recente libro, The First Crusaders (I primi crociati), ho esaminato le motivazioni dei crociati. I cinque libri che ho
citato finora sono i miei lavori pi importanti.
Un giorno - ero a Cambridge dedito alla lettura di SantAgostino, lavoravo duramente e senza avere il tempo di tornare a una produttiva ricerca squill il telefono. Era di nuovo Lionel Butler, che ora presiedeva uno dei
college della London University - i college di Londra non somigliano a
quelli di Cambridge, ma sono come delle piccole universit. Immaginate il
mio stupore quando mi chiese: Ti piacerebbe essere un professore?. Poich la disponibilit dellincarico in questione era stata resa nota attraverso
un bando, dovetti presentare una formale domanda e sostenere un colloquio di lavoro, ma sapevo che Butler avrebbe assegnato a me lincarico.

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Cos, nel 1978, lasciai Cambridge e andai a Londra come professore ordinario e, come tale, tornai a Cambridge nel 1994. Posso onestamente dire
che vinsi i miei due incarichi a Cambridge, come lecturer e come professore,
in un pubblico concorso; ma i miei altri incarichi furono dovuti al patrocinio di Lionel Butler.
Qui a Cambridge insegno a trentaquattro studenti dellultimo anno, in
un corso dettagliato di studi sulla prima crociata, e ho inoltre sette studenti
che si preparano al dottorato di ricerca. Sono sempre stato molto fortunato
con gli studenti che seguono corsi post-laurea: durante gli anni ne ho avuti
alcuni veramente bravi che hanno pubblicato molto - la cosa di cui vado
forse pi orgoglioso - e alcuni hanno intrapreso la carriera accademica.
Essi stanno conducendo delle ricerche sugli insediamenti in Oriente, sulle
crociate e gli ordini militari. La storia delle crociate un argomento cos vasto e che copre un tal lasso di tempo, interessando tanti teatri di guerra, che
i miei studenti si occupano di molti argomenti differenti. Uno di essi sta lavorando sul papato, ma non lo posso seguire perch in realt non mi sento
qualificato a sovrintendere dottorati che esulano dai tre campi di mia competenza.
Fino al 1973 avevo svolto le mie ricerche sugli Ospedalieri per mio conto; poi, quando iniziai quelle sul Regno di Gerusalemme, mi sentii parte di
una scuola, ma, una volta imbarcatomi nel lavoro sulla prima crociata, mi
unii a unenorme folla di storici che certamente non affrontavano largomento alla mia stessa maniera. Il fatto che alcuni ritengono che io sia troppo indulgente nei confronti dei crociati, e penso che essi associno ci al fatto che
mi sono convertito al cattolicesimo. Devo chiarire a questo proposito che mi
sono convertito non a seguito di unesperienza religiosa, ma attraverso una
convinzione intellettuale associata a esperienze infantili. Lho fatto quando
avevo ventunanni, semplicemente perch pensavo che la Riforma fosse stata un errore. Sono sicuro che la principale influenza sulla mia conversione
labbia avuta mia nonna, la quale non fu mai una cattolica, ma era nata nel
1883 ed era una romantica medievale del tardo XIX secolo: per tutta la mia
infanzia instill in me lidea che cera una sola vera Chiesa.
Devo ammettere che vi qui una importante questione per tutti gli
storici, perch il cristianesimo si basa sullinterpretazione di eventi storici e
di conseguenza presente nella storia in un modo particolare. I cristiani
credono che vi sia stato in un determinato momento un intervento fisico di

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Dio negli avvenimenti terreni, dopodich lumanit, redenta, non pi stata nella stessa condizione di prima, anche se i risultati di ci sono pi evidenti in unaltra dimensione rispetto alla nostra. Da allora, il processo di redenzione stato portato avanti dalla Chiesa, il corpo mistico di Cristo. Il
passato non una cosa separata dal presente, ma verr compiuto nel giorno
del Giudizio, quando il cosmo finir, le intenzioni di Dio saranno rivelate e
lumanit sar giudicata. Cos come i marxisti, i cristiani vedono la storia
come un processo dialettico che abbraccia il mondo intero, una forza attiva
che noi assimiliamo prima ancora di rendercene conto. Lanalogia con il
marxismo si impone con rispetto a un cattolico, che appartiene a un organismo caratterizzato da un esclusivo senso del fine ultimo e una tradizione
autoritaria e affermata nel tempo. vero che durante la sua storia di duemila anni, la Chiesa, di fronte ai progressi della scienza, ha dovuto sviluppare
sofisticate risposte. Per esempio, quando centocinquantanni fa dovette affrontare lattacco portato dalla geologia al mito della creazione descritto
nella Genesi, essa riusc a riassorbirlo insieme alla teoria dellevoluzione e a
modificare la propria esegesi biblica, che si era comunque sviluppata in diverse direzioni, compresa quella che poneva in rilievo il ruolo dellallegoria.
Tuttavia, la Chiesa si aspetta che ciascuno dei suoi membri sia il testimone
e lo strumento vivente della sua missione. La sua storia prolifera di esempi
di censura e persecuzione nei confronti di coloro che non si sono allineati.
Oggigiorno essa pi moderata, almeno nei confronti di quanti non appartengono al clero, a ordini religiosi o che non insegnano in istituzioni religiose, e gli storici non si trovano sotto uneccessiva pressione perch si conformino alle indicazioni della Chiesa, ma questa politica pi liberale in vigore da poco tempo. La censura del passato non mai stata sconfessata e
non potrebbe esserlo, dato che la Chiesa giudica la sua missione ordinata
dal volere divino. Essa potrebbe essere facilmente resuscitata se il clima e le
circostanze nelle quali si trovasse dovessero cambiare. In teoria, quindi,
ogni storico cattolico dovrebbe sentirsi vincolato ma, in pratica, di qualsiasi peso si tratti, esso - nel mio caso - posa cos leggermente sulle mie spalle
che non lo sento affatto.
Questo in parte perch la fede e la morale hanno sullo studio della storia un peso minore di quello che si potrebbe supporre: la fede che la Chiesa
sostiene e insegna, e alla quale gli storici sono presumibilmente richiamati,
espressa in una serie di proposizioni. Alcune di queste, quali le dottrine
della fede e quelle dei decreti conciliari o papali, sono abbastanza vincolanti, altre hanno pi il carattere di precetti universali. Quelle che si riferiscono
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alla vita, alla morte e alla resurrezione di Cristo devono presentare a uno
storico delle origini della cristianit (cosa che, grazie a Dio, non sono) autentici problemi, perch richiedono una sospensione della credenza nelle
ordinarie aspettative: un padre umano, un sepolcro occupato. Le fonti
scritte, inoltre, sono considerate ispirate, sebbene paradossalmente questo
le abbia rese oggetto di molte pi ricerche di carattere critico testuale di
quante di solito siano riservate al materiale storico, che contiene sempre
delle contraddizioni. Per la maggior parte degli storici, le proposizioni dottrinali della Chiesa sono o cos generali da non potersi riferire ai casi particolari allo studio, oppure irrilevanti, poich non possono essere confermate o
confutate in termini storiografici. Mentre tutte queste proposizioni devono
essere provate storicamente essendo, almeno in embrione, nel pensiero
degli uomini di Chiesa sin dalle sue origini, nessuna di esse dipende in modo
essenziale dallinterpretazione di eventi storici specifici n da argomenti particolari (se si eccettuano le testimonianze registrate nei Vangeli). La sorte dei
recenti studi critici sulla dottrina dellinfallibilit del papa dimostra quanto sia
duro sfidare un dogma, che cos limitato nel suo campo e cos generalizzato
nella sua definizione che non pu essere vincolato.
Vi , in ogni modo, la pi ampia questione del bene della Chiesa e del
danno che ad essa possono arrecare alcune congetture, specialmente quando
si considera come sono effimere le verit storiche. Aderendo alla Chiesa e
accettando lautorit, come ho fatto io convertendomi quarantanni fa, gli
storici corrono il rischio di un conflitto interno tra le esigenze delle loro ricerche e la propria fede, tra la verit come loro la vedono e il bene della
Chiesa come percepito dai vescovi? Mi sono mai trovato a dover operare
una scelta personale tra lessere uno storico e un cattolico?
Credo di non essere il solo storico a dire di non essersi mai sentito lacerato da tali questioni. Penso di servire nel modo migliore la fede comportandomi da storico il pi onestamente possibile; naturalmente non vi pu
essere uno storico che non porti il proprio bagaglio personale - compresi i
preconcetti e le predisposizioni. Una ricerca, che comunque condotta nel
clima morale che le circonda. La soggettivit inevitabile; ed in realt benefica, se controllata, perch la storia creativa il prodotto del lavorio
dellimmaginazione, alimentata dalle emozioni, dai pregiudizi e dalle intuizioni, consapevoli o inconsapevoli, che ogni individuo ha in s, sulle prove
storiche. Ma, sebbene gli storici cattolici si mostrino comprensivi nei confronti del cristianesimo in generale e della Chiesa in particolare, talvolta

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questo atteggiamento viene esagerato. Il fatto che ogni situazione attuale


di natura morale ha molto meno a che fare con gli imperativi del passato di
quanto si supponga generalmente. La Chiesa ha sempre messo in relazione
le leggi morali universali con le circostanze particolari e, quando queste leggi sono state da essa applicate a determinate situazioni, lenunciazione delle
affermazioni, spesso espresse nei termini pi forti, ci dice di solito molto
sia riguardo al periodo per il quale sono state scritte sia riguardo a ogni sottostante pensiero assoluto; in verit, il modo in cui molte di esse sono state
espresse cos radicato nel loro tempo da farle sembrare oggi piuttosto
aliene e la nostra visione di esse per la loro comprensione non rilevante.
Di maggior importanza per uno storico sono le tendenze della pratica storica in s, che pi che alla religione sono collegate ai complessi sviluppi sociali, dei quali tuttavia egli piuttosto ignaro.
Nel contesto di una recente controversia, sono tra coloro che sostengono che gli uomini del Medioevo potevano essere motivati dagli ideali al
punto da essere pronti ad agire contro il loro stesso interesse. Questa considerazione potrebbe essere attribuita al mio credo, ma in realt i miei alleati professionali hanno differenti retroterra religiosi, o non ne hanno affatto, e tutti sembriamo far parte di un movimento di carattere generale, intellettuale pi che religioso, presente in molti campi della storia, movimento
nel quale la religione viene reintegrata nello scenario storico, dopo diversi
decenni in cui stata studiata al di fuori di esso.
Di conseguenza, quando mi si critica, perch mostro simpatia nei
confronti dei crociati a causa della mia conversione, io rispondo parlando
di empatia, perch penso di aver sviluppato un modo di osservarli simile
a quello di un antropologo. Considerando che ci che essi fecero fu orrendo, cerco di comprenderli: ci significa entrare nella loro mente (cosa che,
in ultima analisi, suppongo sia impossibile), ma anche prendere seriamente
le loro parole ed intenzioni.
In un trattato sullamore cristiano, scritto allincirca nel 1180, lautore
includeva, come miglior esempio di sua conoscenza sul tema in oggetto,
una lunga descrizione dellordine dellOspedale di San Giovanni a Gerusalemme, nel quale dichiarava di aver soggiornato. La data nella quale egli
scriveva significativa: gli Ospedalieri di San Giovanni erano stati in origine fondati per prendersi cura dei poveri, in modo particolare dei malati, ma
nel 1180, come vedremo, avevano aggiunto alle loro attivit originarie an-

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che quelle di carattere militare. La loro istituzione si era sviluppata in un ordine militare, con una classe di confratelli armati che presidiava grandi fortezze; in realt lordine era praticamente andato in bancarotta negli anni intorno al 1160 a causa dellambizioso programma di costruzione di alcuni
castelli. Il suo ospedale aveva ancora una grandissima importanza, naturalmente, ma ora lordine associava gli atti di carit e di cura dei malati poveri,
e del loro seppellimento in caso di morte, con luso delle armi per proteggerli. Il trattato citato fornisce un gran numero di testimonianze riguardo
alle pratiche mediche, allorganizzazione e al personale dellospedale di
Gerusalemme, ma la cosa pi rilevante che lautore, dopo aver scritto che
lospedale si occupava dei poveri di ogni nazionalit, aggiungeva:
Inoltre, questa sacra casa (lospedale), sapendo che il Signore, il quale tutti chiama
alla salvezza eterna, vuole che nessuno perisca, misericordiosamente ammette uomini di
fede pagana (cio musulmani) ed ebrei [] perch il Signore preg per coloro che lo hanno
afflitto, dicendo: Padre, perdonali perch non sanno quello che fanno. In questa casa
benedetta si compie efficacemente la dottrina divina: Ama i tuoi nemici e fai del bene a
coloro che ti odiano; e ancora: Gli amici saranno amati in Dio e i nemici per conto di
Dio.
Lautore continuava poi raccontando che lospedale era pieno e che i
confratelli avevano dovuto dare i propri letti agli ammalati e dormire sul
pavimento. I musulmani e gli ebrei devono aver visitato, come pellegrini,
quei luoghi santi, importanti anche per loro, dal momento che in pochi potevano risiedere a Gerusalemme a causa del bando imposto dai governanti
cristiani. La loro ammissione pu aiutare a spiegare uno statuto degli Ospedalieri in cui si stabiliva che i malati dovessero avere carne tre giorni a settimana: maiale o montone o, se non erano in grado di digerire questi, pollo.
Nel nuovo documento vi sono riferimenti a una seconda cucina, una coquina privata nella quale veniva cotto il pollo. Potrebbe essere che gli Ospedalieri rispettassero le norme alimentari dei pazienti non cristiani.
A un certo livello ci pu essere considerato come un commovente
esempio di amore cristiano messo in pratica; ma allo stesso tempo anche
piuttosto estraneo a noi. La cosa strana non solo che i confratelli di un ordine della Chiesa potessero combattere piuttosto che impegnarsi nella preghiera contemplativa o nel lavoro pastorale, ma anche che le due funzioni
di curare e distruggere con la forza, intesa come azione di misericordia, potessero coesistere senza problemi allinterno di ununica istituzione. Il fra-

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tello che cedeva il proprio letto a un musulmano avrebbe potuto essere un


cavaliere di ritorno dallaver fatto del suo meglio per sterminare i correligionari del paziente: lo scrittore citato ha chiarito che musulmani ed ebrei
erano nemici. Questa non la sola stranezza con cui si confronta uno
storico della mia materia. I pellegrini-guerrieri penitenziali della prima crociata si impegnavano in violenti atti di pulizia etnica ed erano per questo
elogiati. Quasi morti di fame essi stessi per la maggior parte del tempo e riconoscendo limportanza di nutrirsi prima di un intenso sforzo fisico (si
preoccupavano di nutrire i pochi cavalli rimasti loro con razioni extra prima del combattimento), essi digiunavano deliberatamente per tre giorni
prima di ogni importante combattimento. Il tasso delle loro perdite stato
stimato nella proporzione di tre a uno e nellunico studio comparabile eseguito fino ad ora, sulla quinta crociata, il tasso di mortalit tra i crociati era
superiore al trentacinque per cento.
Le prediche cariche emotivamente, le isteriche adunate di reclutamento, la vendita di propriet per sostenere le spese, le visioni, i miracoli, i salassi e le crudelt, insieme ad altre espressioni di intenso sentimento religioso
e violenza associate alla prima crociata, riecheggiarono nei pensieri di altri
crociati nel corso dei secoli successivi. Il mondo sul quale ho lavorato per
quasi quarantanni mi affascina, ma mi appare anche alieno e ripugnante, e
il fascino che ebbe su molti europei questa attivit costosa, sgradevole e
spesso pericolosa e infruttuosa, oggigiorno quasi incomprensibile. Ogni
spiegazione di ci che sembra un comportamento insano adottato dalla
Chiesa e da molti membri della classe militare occidentale per cos tanto
tempo, deve cominciare con lovvia affermazione che ci che a noi sembra
una pazzia era considerato da essi ragionevole e ispirava quegli individui
che avevano dei princpi morali. Tale affermazione, per, ci presenta diversi quesiti. Erano, i crociati e i loro reclutatori, motivati da interessi personali
o da qualcosaltro? In questo secondo caso, si trattava di motivazioni ideologiche? Se s, lideologia era modellata dalla religione? Appartengo al numero di coloro i quali non sono in grado di fornire alcuna spiegazione adeguata che non tenga conto della religione, e non con lintenzione di affermare che tutti i crociati erano altruisti o sani di mente: alcuni erano avidi,
non di denaro, perch vi era poco da guadagnare, ma di prestigio, di promozioni o della possibilit di esercitare il proprio ascendente; altri erano
psicopatici. La maggior parte, come noi tutti, deve essere stata ispirata da
una complessa mistura di motivi materiali e idealistici, ma ogni spiegazione
in merito al reclutamento - sociale, economica, politica, legale - che non
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tenga conto del potere delle idee, cade rapidamente, non ultimo, come mostreremo pi avanti, per mancanza di prove. Si dunque costretti a concludere che la crociata era unattivit dettata dalla devozione, nella quale le comuni regole del buon senso erano applicate fino a un certo livello, e bisogna riconoscere ci e considerare la materia nel contesto di quelli che erano
i valori morali della classe militare. Nel corso dei tempi questi valori sono
cambiati, ma dal momento che non sono mai stati nostri, non possiamo far
altro che trattarli nei loro termini.
Negli ultimi venticinque anni, insieme con altri studiosi, ho cercato di
persuadere i miei colleghi dellutilit di questa impostazione, ma non credo
di esservi riuscito. Un ulteriore problema rappresentato dal fatto che lo
scetticismo degli storici contribuisce ad alimentare le percezioni del pubblico, che romanticizza e demonizza i crociati nello stesso tempo; e il modo
di pensare comune rafforzato da una vecchia teoria, risalente al secolo
scorso e che ovviamente ha perduto la sua ragion dessere, secondo la quale
le crociate erano uno strumento proto-coloniale. Questa spiegazione piena di lacune che illustreremo pi avanti; ma il fatto che gli storici arabi e
israeliani continuino a sostenerla significa che coloro i quali dovrebbero essere i miei alleati naturali, i musulmani - che comprendono ancora il potere
della religione - e gli ebrei - perch il sionismo religioso simile alle crociate
nel suo associare la fede con una particolare area geo-politica - non lo sono,
poich rimangono ancora sedotti da quella teoria.
Vi sono, ad ogni modo, segnali promettenti che altrove tale modo di
pensare stia cambiando. Trenta anni fa la Francia era nella morsa dello scetticismo marxista, anticlericale e analitico, esacerbato dal trauma che aveva
accompagnato la perdita dellimpero. Ora la Chiesa stata reinserita nella
storia francese. In Spagna, dove in seguito alla morte di Franco vi stata la
polarizzazione tra la retroguardia cattolica e i progressisti liberali, i due poli
si stanno riavvicinando. Negli Stati Uniti sta acquistando importanza una
scuola di pensiero storico che studia la religione nel contesto della societ
medievale. Credo che tutti, presto o tardi, dovranno accettare questi sviluppi.
Gli storici, ovviamente, sono sempre alla merc del loro ambiente.
Noi possiamo solamente studiare e descrivere il passato nei nostri termini,
poich altrimenti esso sarebbe per noi incomprensibile; e se passato e presente sono cos intimamente legati tanto che il passato pu essere visto so-

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lamente in termini presenti e il presente cambia in continuazione, allora la


realt del passato cambia ai nostri occhi in sintonia con il presente. Immaginate di essere in piedi al centro di una stanza circolare, con le immagini
del passato che si muovono intorno a voi sul muro e che i muri risultino essere da ogni punto sempre alla stessa distanza da voi. Di sicuro avrete limpressione, voltandovi dal mondo antico alla vostra estrema sinistra verso il
moderno alla vostra estrema destra, dove il passato recente si dissolve in
una linea di materia prodotta in continuazione, che le immagini diventino
pi dettagliate e messe a fuoco, poich le prove si fanno pi numerose. Le
impressioni saranno pi nette lungo la linea moderna che erutta materiale
sulla propria scia, ma voi saprete che esse sono ingannevoli, poich sono
prodotto delle vostre esperienze immediate e delle vostre reazioni a ci che
vedete e sentite nel mondo circostante. Le immagini pi pregnanti saranno
quelle che si riferiscono a eventi di cinquantanni fa, prima che la limitazione di materiale disponibile oscurasse la vostra visione e le passioni e i pregiudizi contemporanei agli avvenimenti si intensificassero. Ci che per vi
colpir maggiormente che tutte le immagini sui muri attorno a voi, dalle
origini della storia ai giorni nostri, cambieranno, talvolta gradualmente, talaltra allimprovviso, singolarmente o in gruppo, e questi cambiamenti saranno correlati in qualche modo allavanzare del nuovo materiale alla vostra destra.
Tendiamo a pensare allo storico come a qualcuno che scruta il passato
da un lungo tunnel o un tubo intersecato da lenti deformanti, ma pi utile
vedere il suo punto di vista nel modo che ho descritto, perch, sebbene gli
eventi diventino ovviamente pi distanti, lo sforzo intellettuale profuso su
ogni argomento deve essere verosimilmente lo stesso, indipendentemente
dal fatto che uno studioso si occupi di eventi che hanno avuto luogo nel
200 a.C., nel 1100 o nel 1900, questo perch lo spazio tra allora e adesso non per noi uno spazio temporale, ma di percezione. Va notato come
la nostra comprensione del passato sia sempre alterata dalle circostanze del
presente; da questo punto di vista la storia rimodella sempre se stessa.
In tal modo gli storici sinteressano non tanto della verit oggettiva,
che non si pu mai conoscere completamente, ma della percezione del reale, il che solleva la domanda se valga la pena scrivere la storia. La parola
storia ha due significati: luno, il pi antico, riguardante la storia dei filosofi e dei teologi, cui spesso collegata la parola tedesca Geschichte, una
forza attiva alla quale noi partecipiamo e con la quale ci mettiamo in rela-

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zione, un flusso di vita sul quale galleggiamo tra il passato e il futuro, vivendo unesperienza storica che assimiliamo ancora prima di rifletterci coscientemente. Il secondo, inteso come historia, la storia degli storici:
usato in origine in relazione al presente verificabile, una scienza, come ricerca e utilizzazione di conoscenza attendibile su un passato che si stende
indietro nel tempo in modo incredibile ed continuamente prodotto sulla
nostra scia, perch noi ci troviamo in questo passaggio nel futuro che non
niente pi che un secondo viaggio transitorio alla velocit della luce.
La pratica della historia, comunque, e linfluenza su di essa delle circostanze presenti, ci costringono a confrontarci con unampia spaccatura,
presente nella nostra cultura, tra due scuole di pensiero, i cui termini di riferimento e modi di ragionamento appaiono inconciliabili. Da un lato vi
sono gli eredi del liberalismo del XIX secolo, i quali presumono che vi sia
una struttura di pensiero stabile e coerente e affermano che lindagine deve
essere una ricerca di verit. Dallaltro lato vi sono quelli - chiamati a volte
genealogisti, dal documento dal quale prendono origine, Sulla genealogia della morale di Nietzsche - i quali sono convinti che la verit in s, o la verit oggettiva, sia unillusione e, al posto di una struttura unificata di pensiero,
questi ultimi vedono una molteplicit di prospettive in competizione, in
ognuna delle quali si pu semplicemente trovare la verit da un punto di
vista o, in parole povere, la verit relativa. Essi credono che il meglio che
noi possiamo ottenere come individui consista in transitorie percezioni
temporanee, che si trasformano sempre quando il nostro punto di vista
cambia. Mille individui che contemplano un oggetto avranno mille differenti visioni di esso, ognuna delle quali cambier marginalmente ogni momento, poich il presente, che fornisce loro le rispettive prospettive, in
moto perpetuo. In ognuno di noi vi sar inoltre un infinito numero di differenti percezioni che si scontrano luna con laltra, mentre lequilibrio tra
loro si sposta continuamente creando nuovi disegni come pezzi di vetro
colorato in un caleidoscopio; ne consegue che ogni oggetto o idea soggetto a una molteplicit schizofrenica di visioni. Non vi pu mai essere un
completo accordo tra noi, e nemmeno allinterno di ognuno di noi, sulla
verit di qualsiasi cosa, si tratti di un oggetto inanimato, di un concetto filosofico o di una legge morale. Il fatto che non possiamo riconoscere la
verit per ci che essa , ma che riusciamo solo a percepire la verit da un
punto di vista, fondamentale per la nostra condizione. Noi abitiamo un
mondo non dissimile da quello descritto dai neoplatonici con il mito della
caverna; un mondo di distorsioni e visioni fratturate nel quale nulla pu
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essere veramente reale perch non abbiamo alcun modo per riconoscere
da soli che cosa sia la realt.
I veri nietzschiani, per i quali il relativismo positivo e liberatorio, affermerebbero che non vi pu essere, quindi, alcun assoluto e il pretendere
che esista equivale a entrare in un mondo di fantasia, nel quale la presentazione di mezze verit, metafore e maschere come se fossero verit intere,
uno strumento di controllo culturale. Se essi hanno ragione anche solo a
met, vi sono serie conseguenze per lo storico. Il passato sar sempre unillusione? Mentre ci convinciamo vanamente che stiamo contribuendo alla
conoscenza, siamo di fatto impegnati in un elaborato gioco culturale, ingannando gli altri, oltre noi stessi, e forse rafforzando uno statu quo con
il proiettare i nostri fantasmi su un passato che abbiamo costruito, pi o
meno consciamente, per soddisfare noi stessi?
Almeno in un punto, ad ogni modo, la nostra esperienza ci dice che i
nietzschiani non possono essere seguiti completamente. Se essi avessero
del tutto ragione, non vi sarebbe alcun significativo accordo sul passato, n
esisterebbe il clima intellettuale adatto ad accogliere nuove idee accettandole come illuminanti. Il fatto che vi in ogni specifico momento un consenso tra gli storici di professione su ci che per loro costituisce la verit,
cosa che suggerisce che, per quanto frammentaria sia la nostra visione, vi
per le differenti opinioni abbastanza terreno in comune perch si incontrino. Peraltro, non necessario accettare tutto quello che dicono i genealogisti per concordare con loro che, essendo i processi del pensiero storico cos
dipendenti da un ambiente instabile, la chiarezza della visione illusoria:
noi pensiamo di vedere le cose chiaramente, quando in realt le stiamo
guardando solo parzialmente, o non le stiamo guadando affatto. Qualsiasi
consenso possa esserci in un dato momento tra gli storici, esso non pu essere chiamato in modo convincente la verit; si tratta piuttosto, come ho
gi sottolineato, di una percezione della realt consona allepoca che lha
generata. Detto ci, tuttavia, ci troviamo di fronte a un paradosso: in pratica non sembra molto importante se la verit che noi cerchiamo sia o non
sia oggettiva, secondo i liberali, o relativa, secondo i genealogisti. La
prova del fatto che non importante fornita da qualsiasi confronto del lavoro effettivamente prodotto dagli storici delle due scuole di pensiero: Michel Foucault, per esempio, segn la sua conversione alla genealogia con
una pirotecnica esibizione di nichilismo critico e di paradosso chestertoniano, ma stato sottolineato che la sua pi recente produzione accademi-

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ca, come il suo History of Sexuality (Storia della sessualit), non si distingueva
in modo particolare per quanto riguarda lapproccio alle fonti originarie e al
metodo. Dal momento che i nietzschiani e i liberali si comportano pressappoco nello stesso modo quando affrontano un progetto di ricerca, sebbene
nessuno di loro sia in grado di spiegarne il perch, mi sembra che ci che
conta non sia una qualsiasi percezione di oggettivit o relativit della verit,
ma in quale misura la verit, qualsiasi essa sia, sembri essere reale, il
che un altro modo per dire che essa soddisfa parimenti lo storico e il
pubblico.
Credo che il ruolo dello storico sia quello di testimone di un importante aspetto della coscienza della societ. Il mio punto di partenza questo:
ogni essere umano autocosciente uno storico e ognuno di noi trascorre
una significativa parte di tempo nel ricordare il proprio passato come individuo, reinterpretando eventi trascorsi e prendendo decisioni alla luce della
propria storia personale, che noi chiamiamo esperienza. Uno spazio relativamente piccolo separa la nostra auto-storia, nella quale siamo impegnati a
studiare il passato delle famiglie o della societ in genere, dallattivit degli
storici di professione, che sono i custodi e gli interpreti dellesperienza collettiva, e che fanno per la societ ci che ciascun individuo fa per se stesso.
Lo studio della storia cos un esame, per conto della societ, della propria
esperienza, e non offre a questultima modelli di comportamento pi di
quanto la mia esperienza mi fornisca in termini generali gli strumenti per
affrontare ci che mi accadr domani. Nondimeno, lesperienza collettiva
per noi cruciale, e ce ne accorgiamo quando manca. Essa ha unimportanza psicologica: perch altrimenti gli psicologi affermano che i bambini
sono pi vecchi dei loro genitori? Ha inoltre un significato emozionale: il
desiderio di storia rivelata in tutte le comunit umane, da quelle pi primitive a quelle pi avanzate, unespressione collettiva delle nostre inquietudini. Le nostre storie personali ci identificano e ci caratterizzano come esseri
umani e allo stesso modo la percezione del passato necessaria a una determinata societ per la comprensione di se stessa e della propria cultura. Se la
storia presentata alla societ deve essere conforme ad un flusso di eventi in
moto perpetuo, essa deve essere costantemente riscritta per accordarsi con
la realt attuale. Foucault lavrebbe chiamato parodia, ma mi sembra che vi
sia qualcosa di molto positivo nellobbligo per tutti gli storici di ripresentare alla societ unimmagine del suo passato. Questa pu essere difficile da
accettare, dal momento che pu implicare la sfida di alcuni dei miti che si
stendono come una patina sulla superficie della visione che ogni societ ha
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di se stessa, ma tale riaggiustamento, comunque difficile, pu essere stranamente confortante perch di nuovo viene dato un senso al passato. Gli storici, approvvigionatori non tanto di verit quanto di realt soggettiva, alimentano la brama di conoscenza del passato e sorvegliano il processo attraverso il quale esso adattato al presente ed reso conforme alle sue necessit. la loro funzione di appagatori che conduce anche i nietzschiani a
sentire lobbligo che avrebbero avuto se fossero stati degli scienziati, perch anche la ricerca della realt come la si vede richiede che ci si conformi
alle prove.
Poich, comunque, un metodo di ricerca veramente oggettivo non
niente di pi che un pio desiderio, impossibile da realizzare, ovvio che dovrebbe esservi una qualche forma di protezione. Noi dovremmo riconoscere il potere del presente e i suoi pericoli, poich questo secolo pieno di
esempi del presente che si sovrappone al passato, abusando di esso per
scopi di natura morale o politica, e dovremmo, quindi, cercare di capire
come ognuno di noi personalmente avanza nel proprio studio della storia.
Naturalmente non possiamo mai percepire pi di una frazione di ci che
in noi stessi, e i pi poderosi elementi del nostro temperamento ci saranno
invisibili proprio a causa della loro importanza, ma ogni storico dovrebbe
conoscere se stesso abbastanza bene da poter identificare almeno alcune
delle forze che lo guidano, presenti dentro e intorno a lui.

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La riscoperta delle crociate

Penso che la prima cosa da dire sia che le crociate sono terminate poco
tempo fa. Ho fissato questo terminus ad quem, in diversi miei libri di carattere
generale, al 1798, con la caduta di Malta ad opera di Napoleone; perch
questo fu il momento in cui lultimo Stato-ordine appartenente a un ordine
di crociata ancora attivo, ossia Malta, cess di esistere. Cos da allora, solo
200 anni fa, le crociate non furono pi in prima linea nella mente della gente, sebbene alcuni elementi rimanessero ancora vivi. Ho ascoltato un resoconto di seconda mano del ballo che si tenne a Bruxelles prima della battaglia di Waterloo nel 1815, fattomi da una donna la cui nonna vi aveva partecipato: questultima sarebbe vissuta nellultimo periodo delle crociate.
Vi stato recentemente un aumento dellinteresse nei confronti della
storia medievale e delle crociate. La crociata un particolare tipo di guerra
santa cristiana, che ha avuto una storia molto lunga e ha sviluppato una particolare e, in termini filosofici, giustificabile ideologia, purch naturalmente ne siano accettate le premesse. Nel XVIII secolo, quando gli intellettuali
e il pubblico persero interesse e la minaccia dellIslam scomparve, non si
sent pi lobbligo delle crociate. Ma ora, nella percezione della gente comune in Europa occidentale, lIslam rappresenta nuovamente una minaccia: non sto dicendo che questa minaccia sia reale, ma che il pubblico legge
della Bosnia, del Libano, dellIran o delle Repubbliche islamiche in Russia,
e allo stesso tempo sa bene che stata resuscitata lidea di jihad, di guerra
santa; e quindi suggerirei che una ragione del crescente interesse per le
crociate il comune senso di una premonizione, o per lo meno di un disagio. Se cos, allora quello in cui io e altri storici delle crociate siamo impegnati di eccezionale importanza, perch questo un argomento che dovr essere preso molto seriamente.
La guerra santa pericolosa e sgradevole: le persone sono trascinate in
essa in maniera sconsiderata; oppure si convincono, con eguale ingenuit,
che la riconciliazione risulta semplice se solo si chiede scusa. Manovrare

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lungo una linea tra aggressione e sottomissione richiede oggettivit, una


mente fredda e una corretta comprensione di ci che in gioco. Penso,
quindi, che il ruolo dei seri storici delle crociate sia oggi importante, perch
altrimenti la gente potrebbe essere trascinata in situazioni che conducono
al disastro.
Una difficolt, in ogni modo, rappresentata dal fatto che gli storici
trovano difficile concordare su ci che effettivamente era una crociata. La
definizione era stata evitata fin di recente e, sebbene si possa dedurre cosa
Ren Grousset negli anni 30, Steven Runciman nei 50 e il gruppo di studio
americano guidato da Kenneth Setton nei 60 pensassero, dal modo in cui
hanno elaborato le loro opere storiche in pi volumi, essi non hanno mai
definito esplicitamente loggetto del loro lavoro. Trovare una definizione
era sempre stato talmente difficile da pensare che la cosa migliore fosse lasciar stare; e in ogni caso vi era una scuola di pensiero, rappresentata da
quelli che sono stati chiamati generalisti, la quale credeva che ogni tentativo
di dare una definizione fosse pi limitativo che utile e riteneva che ogni
guerra di religione cristiana combattuta in nome di Dio, o nel convincimento che la sua prosecuzione avrebbe favorito le intenzioni di Dio nei
confronti dellumanit, fosse una crociata. Il rappresentante pi famoso di
questa scuola fu Carl Erdmann, un nazionalista tedesco che odiava il nazismo e che negli anni 30 scrisse, forse volutamente, uno straordinario studio non ideologico sullo sviluppo dellidea di crociata. Il principale generalista oggi il suo seguace Ernst-Dieter Hehl. Nel frattempo, negli anni 40 e
50, un altro gruppo di studiosi, principalmente francesi, ha proposto che
lessenza della crociata risiede in unesaltazione collettiva profetica ed escatologica che nasce tra il proletariato urbano e quello rurale, e i pi radicali
tra questi studiosi hanno argomentato che lunica vera crociata stata la
prima, sebbene sia adesso chiaro che lapice dei movimenti di massa venuto un secolo dopo.
I generalisti e i popolaristi erano passati piuttosto di moda negli anni
70 e non ebbero una parte importante nella controversia della quale mi occupavo. Questo dibattito venne condotto da due gruppi conosciuti come
tradizionalisti e pluralisti. I tradizionalisti, il cui leader era Hans Mayer, trattano come autentiche solamente le campagne combattute per la riconquista di Gerusalemme o per la sua difesa. Dal momento che per loro Gerusalemme il punto centrale, essi presumono che la storia degli insediamenti
latini in Oriente, la cui raison dtre era il mantenimento o la restaurazione di

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un governo cristiano nella citt, e la storia degli ordini militari, che difendevano gli stessi insediamenti latini, siano parte integrante della storia delle
crociate. I pluralisti, dallaltro lato, sono convinti che una serie di campagne, esaltate come crociate e combattute da uomini (e donne) che avevano
pronunciato i voti e godevano dei privilegi destinati ai crociati, fossero autentiche come quelle combattute per la conquista di Gerusalemme o in
soccorso della citt santa, sebbene molte di questi combattimenti avessero
avuto luogo in altri teatri di guerra - Nord Africa, Spagna, la regione del
Baltico, Europa orientale, Balcani o anche Europa occidentale - e molte venissero predicate molto tempo dopo la scomparsa dalla scena di Gerusalemme. Giles Constable ha fatto notare come i tradizionalisti si chiedono
dove stava andando una crociata []. I pluralisti, dallaltro lato, si chiedono come una crociata aveva origine e come era organizzata. Questo dibattito, che spesso fu piuttosto animato, sembr concludersi con lapparente
vittoria dei pluralisti. Non intendo addentrarmi nei dettagli sullargomento, n pronunciarmi a favore degli uni o degli altri, sebbene mi sia profondamente impegnato come ideologo del pluralismo, ma vorrei sottolineare
le conseguenze del successo del pluralismo negli anni 80 e suggerire che il
suo periodo di fulgore oggi passato.
Con la generale accettazione del pluralismo, la maggior parte degli storici descriverebbe ora le crociate come un movimento che ha avuto origine
nel 1095 ed durato almeno fino alla fine del XVI secolo, forse del XVIII.
La prima crociata fu predicata per strappare il Santo Sepolcro di Gerusalemme dal controllo musulmano, ma era appena stata lanciata che il papa
offr ai nobiluomini della Catalogna pi o meno gli stessi privilegi offerti ai
crociati in Oriente, se fossero rimasti a casa per combattere i mori. Questa
crociata fu dunque organizzata in Spagna e si estese allItalia intorno al
1135, quando ne fu predicata una contro i seguaci di un anti-papa. LItalia
doveva poi diventare un importante teatro di guerra tra il 1250 e il 1350. Le
crociate si estesero allEuropa orientale e ai Balcani nella met del XII secolo, alla Francia meridionale e allInghilterra allinizio del XIII secolo e via di
seguito. In verit, non vi quasi regione dEuropa che non sia stata in un
periodo o in un altro teatro di guerra.
Questo approccio alla storia delle crociate ha conseguenze sorprendenti sulla materia, pi radicali di quanto noi, suoi studiosi, ci siamo resi
conto in un primo tempo, perch la logica della nostra posizione, che non
ci era chiara, stata gradualmente svelata. In primo luogo, lOriente diviene

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uno dei tanti teatri di guerra e il cambiamento di enfasi significa che i musulmani perdono un po della loro importanza nella storia delle crociate. La
crociata per Gerusalemme naturalmente fu, almeno per i primi due secoli e
mezzo del movimento, lunit di misura con la quale vennero valutate tutte
le altre crociate, e i musulmani furono i principali oppositori dei crociati in
Nord Africa, Spagna e, a partire dalla fine del XIV secolo in poi, nellEgeo e
nei Balcani. Ma agli occhi dei pluralisti essi dividono il ruolo con i pagani sassoni orientali, baltici e lituani, gli sciamanisti mongoli, gli ortodossi russi e
greci, gli eretici catari e hussiti e con gli oppositori politici cattolici del papato.
I musulmani si sono spostati leggermente verso il margine proprio nel momento in cui il pubblico, bombardato dagli appelli per la presentazione di
scuse da parte dei cristiani per le crociate, ha rafforzato la propria visione del
movimento come qualcosa di specificamente antislamico.
Vi sarebbe potuta essere una maggiore resistenza a questa marginalizzazione se vi fosse stata la percezione che quei temi della storia islamica che
hanno attinenza con le crociate avevano goduto di una posizione pi viva.
In effetti, i musulmani contemporanei hanno dato grande importanza
alloccupazione cattolica del Levante. Nel 1110, in quella che deve essere
stata una rilevante protesta contro il califfato abbaside, il cad sciita di Aleppo, Ibn al-Kashshab, attacc Baghdad con i suoi sostenitori, nelle due settimane seguenti organizz dimostrazioni durante le preghiere del venerd
nella moschea del califfo e infranse la cerimonia dingresso nella citt della
moglie del califfo. Nello stesso senso, le carriere di Nur ad-Din e del Saladino nel XII secolo e di Baybars nel XIII furono costruite sulla loro abilit
nel persuadere lopinione pubblica che la loro priorit era la liberazione
delle coste dal dominio cristiano. Sebbene vi siano alcune insigni eccezioni,
gli islamisti non hanno trovato le crociate e la resistenza ad esse un argomento particolarmente eccitante, e i tentativi di scrivere una storia delle
crociate dal punto di vista arabo tendono ad essere dei pastiches di storia
occidentale con lintroduzione di alcuni passaggi pro-islamici. Allindifferenza degli islamisti si affiancato il rifiuto di molti storici occidentali delle
crociate di condurre serie ricerche sulla parte islamica della materia. Pochissimi si sono presi il disturbo di imparare larabo e tra coloro che lo hanno fatto - io sono tra questi - pochi hanno effettivamente usato tale lingua
nelle loro ricerche. Il materiale originale considerato limitato, soprattutto
a causa della scomparsa dei documenti e di conseguenza si ritiene che ci si
basi eccessivamente su racconti noti. Non stata nemmeno sentita lesigenza di tradurre i testi narrativi essenziali che avrebbero allargato di molto
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la conoscenza generale degli eventi e delle reazioni registrate del mondo


islamico: penso a resoconti come quelli di Bin Wassail, senza i quali impossibile scrivere una corretta storia delle crociate della prima met del tredicesimo secolo. Tuttavia, questa percezione dello stato del materiale originale falsa. Carole Hillenbrand ha recentemente sollevato il problema
dellabbondanza di materiale inutilizzato e, insieme a Robert Irwin, ha posto in rilievo la particolare importanza della poesia come fonte documentaria; e la tesi tradizionale secondo la quale non vi sono documenti dovrebbe
essere ricusata, come dimostrano lutilizzo delle lettere del cad al Fadl da
parte di Malcolm Lyons e il lavoro di Peter Holt dei Trattati Mamelucchi
del XIII secolo. La classificazione dei molti documenti incorporati nelle
narrazioni storiche iniziata; solo quando sar completata, avremo effettivamente un corpus di nuovo materiale da utilizzare.
La seconda conseguenza di una prospettiva pluralista che la Palestina
e la Siria, terreni delle prime grandi battaglie in cui i crociati combatterono
contro lIslam per attirare lattenzione, ora devono competere con la Spagna centrale e meridionale, la Prussia, gli Stati baltici, i principati in Grecia e
nellEgeo, i Balcani, Rodi, Creta e Malta. piuttosto ironico che a partire
dal XIV secolo gli Stati crociati nel Mediterraneo orientale si siano trovati in territorio cristiano e non musulmano. Ancora peggio, sarebbe ora possibile scrivere una storia delle crociate che non toccasse quasi per nulla gli
stanziamenti nel Levante; in un certo periodo io stesso ho considerato la
possibilit di scriverla. Questo sviluppo stato cos sconvolgente che Jean
Richard, il decano degli studiosi delle crociate, ha recentemente tentato di
riequilibrare la questione con un libro che contiene intelligenti argomentazioni, nel quale egli accetta lapproccio pluralista, ma poi dichiara che il carattere particolare delle crociate in Oriente, contraddistinto, come egli scrive, da un attaccamento viscerale alla Terra Santa, le ha distinte dalle altre
espressioni del movimento, seppur egualmente valide. Caratterizzando le
crociate in Oriente in termini di ethos, egli pu giustificare lassociazione
della storia degli insediamenti latini nel Levante con le crociate e lo sottolinea facendo finire il suo libro nel 1291, lanno in cui gli occidentali vennero
spinti fuori dallentroterra, sebbene egli sia maggiormente noto attualmente come storico del XIV secolo. Nondimeno, ci significativo perch, in
terzo luogo, il 1291 per i pluralisti solo il secondo secolo di un movimento che durato almeno altri quattro. Trentanni fa vi era a malapena qualche scritto di valore sulle tarde crociate ma, dal momento in cui queste
hanno mantenuto per i pluralisti una propria autenticit, anche se lobietti28

vo Gerusalemme era svanito sullo sfondo, il XIV, il XV e il XVI secolo


sono stati messi a fuoco nettamente, un processo questo che stato aiutato
dalla coincidente pubblicazione di un vasto studio sul papato e il Levante
da parte di Kenneth Setton, il quale, pur non essendo un pluralista, ha fornito una guida al materiale degli archivi italiani concernente le tarde spedizioni. Non un caso che il protagonista principale del pluralismo, Norman
Housley, sia oltre che uno storico delle crociate in Italia anche uno studioso
delle tarde crociate.
Il quarto punto, basato sullinteresse verso il modo in cui la crociata
iniziava ed era organizzata, ha spostato nuovamente lattenzione di molti
storici verso lEuropa, al pensiero dei predicatori e del loro pubblico, verso
lazione di reti sociali e lespressione delle idee della base, le discussioni
strategiche e finanziarie a Roma e i mandati spediti ai legati che organizzavano il reclutamento per conto dei papi, in riferimento agli ordini militari.
Linteresse si spostato dallorganizzazione e dalle attivit dei conventi militari in Oriente alla gestione delle propriet e del comando in Occidente,
dove i confratelli fornivano i mezzi necessari allefficienza dei conventi
orientali. La citt di Madrid ora ospita probabilmente pi storici delle crociate di quanti ve ne siano in tutta la Germania, ma quasi tutti lavorano su
aspetti della Reconquista o sugli ordini militari spagnoli. Anche gli storici
dellOriente latino stanno sempre pi ponendo in rilievo le origini dei coloni, gli stretti legami che si mantennero con lEuropa, e il fatto che negli strati sociali pi alti la Palestina latina e la Siria erano integrate in una zona culturale e sociale di tipo occidentale. Questo interesse per lOccidente ci ha
portato a utilizzare per la prima volta vasto materiale, molto del quale gi
pubblicato, che riguarda direttamente le crociate, anche in riferimento ai
secoli XII e XIII in apparenza sin troppo studiati: cartolari, registri, lettere
e libri contabili, documenti legali, amministrativi e curtensi.
Non posso descrivere quanto sia stato meraviglioso cercare di elaborare le basi intellettuali del pluralismo, il senso di sicurezza che si provato
nel raggiungere quella che sembrava una definizione efficace che dava il
senso del movimento delle crociate e lallegria di vedere un vasto panorama
di spazio e tempo aprirsi innanzi, un orizzonte ancor pi vasto di quello
presentato dagli storici pi convenzionali. Ma eravamo, io e gli altri del nostro gruppo, cos sicuri come credevamo di esserlo? E comunque, le circostanze e il clima intellettuali sono a tal punto cambiati che le nostre conclusioni non sono pi cos utili come ci sembrava che fossero?

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Il pluralismo poggia sulla seguente definizione: la crociata era un pellegrinaggio di guerra, di tipo penitenziale, proclamato dal papa per conto di
Cristo e combattuto in difesa della cristianit, vista come una singola entit,
contro nemici esterni e interni, da uomini (e donne) che avevano pronunciato i voti per la crociata, indicati dallindossare la croce, e ai quali si garantivano indulgenze come ricompensa per lesercizio penitenziale nel quale
erano impegnati.
Siffatta definizione comprensiva di tutte le manifestazioni di crociate, autorizzate come tali dal papato, in tutti i teatri di guerra in ogni periodo, ma le definizioni, cos come affrancano, limitano anche, e il pluralismo negherebbe il termine crociata a qualsiasi spedizione che non
fosse descritta come un pellegrinaggio, sebbene fittizio, o che non fosse
autorizzata dal papa per conto di Cristo, sia quale impresa separata sia,
come nel caso delle crociate nel Baltico dopo il 1245, quali azioni continuate, o nella quale i partecipanti non avessero pronunciato voti di un
particolare tipo, non usufruissero di indulgenze o non indossassero la
croce. Ne consegue che le guerre per linvestitura non sono state crociate:
alcune di loro avevano carattere penitenziale e furono autorizzate dai
papi, ma in nessuna di esse sono stati rintracciati voti, indulgenze o la croce. Nemmeno lo fu la spedizione organizzata da papa Gregorio IX nel
1228-29 contro limperatore Federico II nellItalia meridionale: i partecipanti non godettero di alcuna indulgenza e sui loro abiti non recavano la
croce, ma il simbolo delle chiavi.
Sebbene per i criteri di tipo pluralista per la definizione di crociata
possano essere utili, creano, se applicati in maniera troppo rigida, molti
problemi, di cui indichiamo i sei pi rilevanti.
1. Alcuni problemi sono basati sulle dichiarazioni papali e sul diritto
canonico, dal 1200 circa in poi, periodo in cui si era sviluppato il movimento delle crociate, e le formulae nelle encicliche, con cui si comunicava ai fedeli che veniva predicata una crociata, erano state elaborate completamente.
Dal 1200, a ogni modo, il movimento aveva avuto uno sviluppo di un secolo: lindulgenza impieg tutto questo tempo per raggiungere la sua forma
finale. Per gran parte del XII secolo le crociate erano state allo stadio iniziale e comunque mancano le prove di ci che sarebbe accaduto in seguito.
Sappiamo, per esempio, che i voti erano pronunciati sin dallinizio, ma non
abbiamo i primi esempi della loro enunciazione. stato anche possibile

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per uno storico moderno dichiarare, attraverso uneccentrica applicazione


delle proprie regole di definizione, che non vi stata alcuna crociata tra il
1102 e il 1187.
2. Giles Constable ha sollevato la questione dellattrazione delle masse
nei confronti del movimento, la cui partecipazione alle crociate del 1096 e
del 1147 e ai movimenti popolari del XIII e XIV secolo fu generata dalle
prediche di tipo emotivo e, dopo il 1200, fu alimentata dalla frustrazione
derivante dal fatto che, andando i crociati in Oriente per mare, le masse
non potevano pi parteciparvi non essendo in grado di permettersi il pagamento del trasporto. Questo quanto si conosce, ma al contrario sappiamo poco riguardo a ci che i poveri credevano o facevano. Pronunciavano
voti? Sicuramente indossavano la croce e ogni espressione popolare delle
crociate coincideva con la predicazione ufficiale, sebbene nel 1212 la Crociata dei Fanciulli sembri aver preso il via dal reclutamento per una campagna nel sud della Francia contro gli eretici catari, mentre i poveri volevano
riconquistare Gerusalemme.
3. I pluralisti rigorosi argomentano che il termine Stati crociati, spesso usato per gli insediamenti nella regione del Mediterraneo orientale alla
vigilia delle crociate, una definizione non appropriata e che le guerre
combattute dagli occidentali l stabiliti non erano e non avrebbero mai potuto essere crociate. La maggior parte dei coloni non aveva mai preso la croce, sebbene in determinate condizioni potevano diventare crociati come tutti
gli altri; molti di essi, per esempio, presero la croce per le spedizioni che invasero lEgitto nel 1218 e nel 1249, ma in questo non erano diversi dalle altre
reclute provenienti dallOccidente. In Palestina e in Siria, le loro guerre di difesa erano combattimenti di frontiera caratterizzati da particolari toni religiosi dovuti al particolare significato religioso del territorio conteso. Ma non vi
era per essi alcuna autorizzazione papale, n voti n indulgenze.
4. Alcune guerre della Riconquista spagnola possono essere identificate come crociate, ma non altre, semplici scontri di confine, di carattere secolare. Una complessa situazione sorse nel 1213, quando papa Innocenzo
III ritir la propria autorizzazione per le crociate in Spagna e in Francia meridionale, ma permise di andarvi a coloro che avevano gi preso la croce; ci
vollero anni di pressione politica da parte della gerarchia spagnola prima
che venissero inviate di nuovo crociate nella penisola iberica.
5. La crociata era sempre rappresentata come un servizio alla cristiani-

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t in generale, anche quando le sue armate avevano obiettivi limitati ed erano organizzate da un numero relativamente piccolo di paesi. Manifestazioni di interesse nazionale avevano sempre reso questa unutopia e nel 1330
apparve una nuova e pi realistica forma, la lega di crociata, che riconosceva lesistenza del concetto di nazionalit. I partecipanti, o almeno alcuni di
loro, pronunciavano i voti e godevano di indulgenze, e le campagne militari
erano autorizzate dal papato secondo i criteri tradizionali, ma le leghe erano alleanze di un numero limitato di stati, di solito quelli impegnati in prima linea, e con esse il concetto che vedeva coinvolto lintero cristianesimo
venne gradualmente abbandonato.
6. I confratelli degli ordini militari non erano dal punto di vista tecnico
crociati. Essi non godevano di indulgenze. Come religiosi che professavano la propria fede permanentemente, non pronunciavano i voti per le crociate, che per natura erano temporanei; e le promesse dei confratelli di uno
degli ordini pi grandi, quello dellOspedale di San Giovanni, non facevano alcun riferimento alla difesa del cristianesimo. Essi erano, per, profondamente coinvolti in molte manifestazioni in cui si realizzavano le crociate,
sebbene di solito rifiutassero di combattere contro i correligionari cristiani.
Sarebbe ora assurdo, e anche antistorico, separare da ogni trattato sulle
crociate i poveri, la storia interna e le guerre di frontiera degli insediamenti
nel Levante, molte delle lotte svoltesi in Spagna, le leghe di crociata e gli ordini militari. Il pluralismo pu portare a una sorta di pedanteria, sicch io e
gli altri studiosi che seguono la mia linea, siamo stati costretti a trattare
come mutazioni quegli elementi che potrebbero essere dal punto di vista
tecnico qualcosa di diverso dalle crociate, ma che allo stesso tempo sono
stati cos strettamente associati ad esse da non poter essere ignorati e abbiamo usato il termine movimento delle crociate per poterli includere nel
nostro studio. La situazione in cui ci siamo trovati non era, naturalmente,
unica. Il dibattito riguardo alla definizione aveva avuto luogo in un mondo
in cui era tenuto in grande considerazione il generalizzare in merito allideologia. La natura delle teorie sulla giusta guerra era stata discussa sulla
scia del processo di Norimberga, della crescente controversia sul deterrente nucleare, della dottrina del bilanciamento e dellascesa di unala militare
nel movimento di Liberazione Cristiana. Quello che abbiamo fatto senza
rendercene conto stato creare un modello in un periodo in cui i modelli
venivano rappresentati dalla rabbia. Gli storici ne erano innamorati: i marxisti dei loro, gli analisti francesi della mutation fodale, altri della costituzione

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stubbsiana del Regno latino di Gerusalemme proposta da Joshua Prawer e


Jean Richard. Ma la cosa triste che nessun modello ha mai dimostrato di
essere realizzabile: gli esseri umani non sono mai precisi e le loro costruzioni non sembrano mai essere internamente consistenti. stato dimostrato
che troppo facile trovare prove le quali contraddicano qualsiasi proposizione di carattere generale; infatti, durante gli ultimi anni - in particolare
dopo il collasso del marxismo nel 1989 - vi stato un movimento storiografico che ha preso le distanze da teorie onnicomprensive ed stata data
pi enfasi allindividualit delle cose. Nella storia delle crociate questo ha
avuto un riflesso in un interesse per le persone, sia come individui sia come
piccole collettivit, quali i parenti, e in una rinascita dinteresse verso le istituzioni particolari. Siamo passati da un mondo di tipo platonico a uno aristotelico, nel quale singoli argomenti possono essere studiati per il loro interesse intrinseco senza dover essere adattati a un quadro pi grande. Il
pluralismo ci ha permesso di sollevare gli occhi ed espandere il nostro campo in direzioni impreviste, ma non sarebbe mai stato una panacea, perci io
rimango con il ricordo di un successo di cui il mondo ora non si cura.
Il fatto per che gli storici trovino irraggiungibile una definizione soddisfacente delle crociate non diminuisce nemmeno per un momento limportanza del loro lavoro. Al momento gli atteggiamenti popolari nei confronti del movimento delle crociate sono illogici. Noi tutti speriamo che
nessun movimento del genere sorga nuovamente, sebbene una teologia
della violenza molto simile sia stata negli anni 60 predominante nellAmerica latina, prima che gli uomini di chiesa pi anziani se ne spaventassero e
la rigettassero. Se falliremo nel riconoscere che lideale della crociata poteva essere attraente nel Medioevo - sia per gli intellettuali sia per gli assassini
- o se cadremo di nuovo in spiegazioni irreali, oppure se semplicemente
condanneremo senza cercare di comprendere, non impareremo niente e,
se non impareremo, i nostri discendenti potrebbero intraprendere di nuovo un simile percorso.

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Che cosera una crociata?

Nel 1973 una sottocommissione del Concilio Mondiale delle Chiese,


che si trovava al centro di una controversia sulle attivit di un Programma
per la Lotta al Razzismo, registr al suo interno tre posizioni diverse in merito al problema di utilizzare o no la violenza da parte dei cristiani. Alcuni
membri credevano che limpiego della forza fisica non potesse mai essere
giustificato; questi, naturalmente, erano i pacifisti. Altri argomentavano
che, come il minore dei mali, potesse essere perdonata da Dio quando usata come estrema risorsa; costoro seguivano la moderna teoria della giusta
guerra. Un terzo gruppo, a sua volta, dichiarava che in alcune circostanze la
partecipazione con la forza delle armi fosse un imperativo. Il loro atteggiamento pu essere compreso solo sulla base degli sviluppi in America latina,
dove una parte del Movimento Cristiano di Liberazione era diventata unala militante.
Per il Movimento di Liberazione Cristo realmente presente nelle manifestazioni storiche del cammino in avanti delluomo, nel processo politico di liberazione (e in verit questo processo il suo dono per noi), e anche
i protagonisti meno estremisti hanno argomentato - in passaggi che ricordano i vecchi argomenti a favore di misure estreme contro gli eretici - che
nella rivoluzione cristiana lamore mostrato non solo agli oppressi, ma
anche ai nemici, agli oppressori, con il liberarli dalla loro inumana condizione di oppressori. Per i seguaci pi radicali, frustrati dallincapacit di
farsi strada contro ci che consideravano un impedimento alle intenzioni
di Cristo nei confronti dellumanit, lunica soluzione risiede nel ricorrere
alla violenza per conto di Dio contro le forze delloppressione. Si racconta
che Camilo Torres - la figura pi tragica del movimento, un prete e sociologo colombiano che rinunci ai voti, si un alla guerriglia e fu ucciso nel febbraio del 1966 - fosse solito dire che il cattolico che non un rivoluzionario vive in peccato mortale; e il fatto che questa fosse veramente la sua
opinione confermato dalla sua dichiarazione, scritta sei mesi prima di

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morire, secondo la quale la rivoluzione non solo ammissibile, ma obbligatoria per quei cristiani che la vedono come il solo modo efficace e di lunga portata per rendere reale lamore di tutti. Limpegno alla rivoluzione
che la carit cristiana ingiungeva era un tema prominente nei suoi scritti e la
sua morte violenta colp coloro che avevano simpatia per i suoi ideali come
testimonianza del potere del suo amore. Un teologo lo colloc tra i pi
puri, nobili e autentici esponenti e martiri del nuovo cristianesimo.
Direi che vi era poco di nuovo nella teologia della forza di Torres, rappresentando nei suoi elementi essenziali, se non nel modo di espressione,
quella che era stata lopinione della maggior parte dei pensatori cristiani in
merito a tale argomento dal V secolo almeno fino al XVIII e che portava
con s leco degli insegnamenti dei teologi patristici, sopra tutti SantAgostino, il pi grande e il pi influente degli apologisti della violenza cristiana.
Il punto di partenza in ogni discussione sulla tradizione deve essere che la
Rivelazione - le Scritture - , come noto, ambivalente. Sebbene sul Monte
Sinai Mos avesse ricevuto da Dio il comandamento non uccidere, tutti
sapevano quanto spesso questa proibizione, secondo il racconto del Vecchio Testamento della storia di Israele, era stata ignorata anche con lapprovazione divina. Tale comandamento, inoltre, era stato immediatamente modificato nel resoconto degli eventi che seguirono la sua ricezione, riportato nel Libro dellEsodo. Mentre Mos era ancora sul monte, si narra che
Dio chiese la pena di morte per gli assassini, i rapitori, le fattucchiere e coloro che maledicevano i propri genitori, avevano rapporti con animali, possedevano bovini allo stato selvaggio e ferivano mortalmente i loro vicini; e
promise di sterminare quei popoli che sbarravano il passaggio degli israeliti
alla Terra Promessa. Quando Mos discese dal Sinai con le Tavole della
Legge e trov i suoi seguaci in adorazione dellagnello doro, chiese ai figli
di Levi di massacrarli. Il significato di ci per SantAgostino era che i tremila israeliti che morirono avevano incontrato la propria fine per ordine diretto di Dio, eseguito per mezzo di Mos.
Vi era, naturalmente, una distinzione da fare tra il peso dei messaggi
contenuti nel Vecchio e nel Nuovo Testamento, ma lambivalenza stata
percepita anche in questultimo. San Paolo non sembrava essere un pacifista; e mentre da un lato Cristo aveva ordinato ai suoi discepoli lamore per i
nemici cos come per gli amici, la mitezza, la gentilezza e la resistenza passiva ai malvagi, dallaltro sembrava aver accettato tacitamente la necessit
della guerra, avendo scacciato in maniera violenta i mercanti dal Tempio e,

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secondo San Luca, alla fine dellultima cena allapprossimarsi della sua passione, aveva detto agli Apostoli:
Chi non ha spada venda il mantello e ne compri una. Perch vi dico: deve compiersi
in me questa parola della Scrittura. E fu annoverato tra i malfattori. [...] Ed essi dissero: Signore, ecco qui due spade. Ma egli rispose: Basta!
Pi tardi, quella stessa sera, sempre secondo il racconto di Luca, fu una
di queste spade che San Pietro estrasse per tagliare lorecchio a un servitore
del sommo sacerdote. Lo scopo di ci era stato, naturalmente, la realizzazione delle Scritture, e Pietro fu rimproverato da Cristo, ma se Cristo fosse
stato in linea di principio contrario alluso della forza, perch vi erano delle
spade nella sala durante lultima cena e che cosa ci faceva armato con una di
esse il primo dei suoi discepoli mentre camminava al suo fianco? In un tentativo di risolvere le contraddizioni delle Scritture, in un impero romano
divenuto cristiano con un governo cristiano che aveva ora assunto la responsabilit dei suoi predecessori pagani di garantire lordine e la difesa, si
svilupp la teologia morale della violenza. Per Agostino, accentuare le differenze tra le vecchie e le nuove leggi non rappresentava una soluzione. Se
lo stato dellumanit e la relazione delluomo con Dio avevano condotto
questultimo ad autorizzare in una determinata epoca la violenza, il fatto
che egli la proibisse in unaltra - se veramente laveva proibita - non poteva
in alcun modo evitargli di cambiare di nuovo la propria politica, se lo richiedevano le condizioni sulla terra. Era lo stesso ed unico Dio, ricordava Agostino ai propri lettori, che aveva ordinato ai profeti di fare la guerra e nel primo periodo del suo ministero incarnato in terra aveva proibito ai suoi discepoli di usare la violenza. Osare credere che Dio non ordinasse la guerra,
o osare trovare in lui delle mancanze per aver fatto ci, mostrava lincapacit di comprendere la provvidenza divina. Non era compito degli uomini
giudicare che cosa fosse giusto o sbagliato per Dio; luomo virtuoso doveva volere soltanto ci che gli era ordinato. Le contraddizioni presenti nei
racconti del Vangelo vennero alla fine risolte in due modi, nessuno dei quali particolarmente soddisfacente. In primo luogo, si argoment che nel primo periodo del suo ministero Cristo doveva rivelare ai suoi discepoli, che
erano per lo pi non istruiti, una serie di precetti assoluti e solo in un secondo tempo pot presentare loro princpi etici pi sfumati. In un successivo
momento si credette che lordine di Cristo alla resistenza passiva si applicasse a ogni persona intesa come individuo isolato, il quale non aveva nemmeno il diritto allautodifesa, ma non a coloro che erano autorizzati a usare

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la forza da una autorit, come limpero, alla quale Dio aveva dato il diritto
di legittimarla.
Per Agostino era ovvio che la violenza, quando impiegata come mezzo per ottenere la giustizia e il compimento dei comandamenti ad amare
Dio e il prossimo come se stessi, si conformava al disegno divino ed era
gradita a Dio. Le ferite, che fornivano una giustificazione per le reazioni
violente, erano manifestazioni di ingiustizia, che disturbavano lordine terreno, riflesso dellordine divino. Limpero romano doveva difendersi non
solo contro le ferite inflitte dai nemici esterni, ma anche contro lempiet e
leresia interne. Agostino seguiva San Paolo nel trattare tutti i governanti,
compresi quelli pagani, come ministri divini, ma vedeva in modo particolare gli imperatori romani cristiani come rappresentanti di Dio, che li aveva
posti, insieme al potere temporale dellimpero, a disposizione della Chiesa
per la sua difesa. Limperatore cristiano salvaguardava lunit e la predicazione religiosa, preveniva il sacrilegio, puniva il vizio e correggeva gli errori,
collaborando con la Chiesa nella soppressione delleresia. Lamore richiedeva a volte luso della forza ed era un giusto segno dellamore e della misericordia a imitazione di Cristo, per una Chiesa damore in collaborazione
con uno Stato damore, per togliere gli eretici dal loro sentiero di colpa per
il loro stesso bene, cos come nella parabola di Cristo lospite alla festa aveva inviato il suo servo per costringere coloro che erano in strada a partecipare
al banchetto.
Agostino credeva che Dio potesse scavalcare i suoi ministri in terra ordinando luso della violenza direttamente e personalmente. I precedenti da
lui citati in sostegno della sua visione della violenza decretata da Dio venivano in gran parte dal Vecchio Testamento - e il suo pi completo trattato
della materia deve ritrovarsi in una difesa del Vecchio Testamento dalle
opinioni dei manichei - ma, come ho detto, egli si era espresso in favore degli ordini diretti da Dio agli uomini, in base ai comandamenti del Nuovo
Testamento, e perci in due dei suoi ultimi lavori avanz la possibilit che
tale eventualit si manifestasse nella sua epoca. Ne seguiva che luso della
forza, ordinato direttamente da Dio, non doveva essere distinto dalle altre
forme di violenza giusta, se non per il fatto che essa era giusta senza alcun
dubbio, in quanto, se la guerra era intrapresa per obbedire a Dio, che mai
chiedeva cose sbagliate, si doveva ammettere che era giusta. Abramo si era
preparato per autorit divina a sacrificare Isacco e Mos aveva fatto la guerra: Nelle guerre condotte per ordine di Dio, Mos non aveva mostrato fe-

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rocia ma obbedienza, e Dio, ordinandole, non lo fece per crudelt, ma per


dare un giusto castigo. Agostino si chiese anche che cosa fosse, nella guerra, il male in se stesso: il vero male non era rappresentato dalla morte di coloro che sarebbero comunque morti, ma dallamore per la brutalit, la crudelt e lostilit. Era generalmente per punire questi aspetti che gli uomini
buoni intraprendevano le guerre in obbedienza a Dio o a una legittima autorit che ne faceva le veci. Credo sia chiaro che caratteristica definitiva della violenza sacra descritta da Agostino era lessere usata per ordine diretto o
indiretto di Dio. Il fatto che si potesse anche solo immaginare ci presupponeva il credere in un Dio (o Cristo) politico, con ci intendo dire che la
violenza era giustificata dai bisogni di un sistema religioso o di un ordine
politico o dal corso di eventi politici (come nel caso del moderno movimento della Teologia della Liberazione), eventi nei quali le intenzioni di
Dio nei confronti dellumanit erano ritenute intimamente coinvolte. Si
credeva che il mandatario coinvolto in tale violenza stesse svolgendo un
servizio per Dio, idea che appare molto prima di Agostino, quando San
Paolo nella Lettera ai Romani giustifica le sanzioni coercitive impiegate dai
romani:
Poich essa (lautorit) al servizio di Dio per il tuo bene. Ma se fai il male, allora
temi, perch non invano essa porta la spada: infatti al servizio di Dio per la giusta condanna di chi opera il male.
Agostino il primo di una lunga fila di apologisti, cattolici, ortodossi e
protestanti, a favore dellimpiego della violenza per conto di Dio in una
guerra, in una rivoluzione, o per imporre sanzioni temporali. Tutte le loro
giustificazioni sono espressioni del credo secondo cui colui che in quei casi
opera lo fa reagendo a uniniziativa che solo di Dio. La risposta del combattente quella di un servitore obbediente e le sue azioni costituiscono un
atto al servizio di Dio, di cui egli un semplice strumento.
La prima crociata fu proclamata al Concilio di Clermont il 27 novembre 1095. Lultima campagna militare che riun tutti gli elementi che definiscono una crociata fu probabilmente quella dellArmada spagnola del
1588, ma nel frattempo il movimento aveva subto alcuni cambiamenti,
comprese le leghe delle crociate, lultima delle quali fu la Lega Santa, che
inizi la riconquista dei Balcani dai turchi tra il 1684 e il 1699, e gli ordini
militari, uno dei quali mantenne il suo ruolo tradizionale, sebbene in una
forma sempre pi semplicemente coreografica, fino a quando Malta cadde

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nelle mani di Napoleone nel 1798. In settecento anni di attivit i crociati e i


loro alleati combatterono, come ho gi sottolineato, nel vicino Oriente, in
Nord Africa, nella penisola Iberica, nel Baltico, nei Balcani, nellinterno
dellEuropa occidentale e forse anche in America latina. prassi comune
trattare il movimento nel quale essi sono stati impegnati come la manifestazione dellidea di violenza santa cristiana pi impressionante e significativa
da SantAgostino fino a Camilo Torres, ma comincio ad avere la sensazione che si sia trattato di un evento cos caratteristico che dovrebbe essere
trattato a parte.
Ovviamente, la dottrina delle crociate ha attinto al pensiero di Agostino. Non una coincidenza che nei decenni che hanno condotto alla proclamazione della prima crociata un gruppo di intellettuali intorno a Matilde
di Toscana, unaccesa sostenitrice del radicale programma di riforma della
Chiesa che il papato stava portando avanti, si impegnasse a raccogliere e far
rivivere le idee di Agostino. I propagandisti delle crociate si trovarono in
difficolt a conformare i loro argomenti ai criteri della violenza cristiana, derivati dal suo pensiero, e dissertarono a lungo sullidea di guerra al comando
di Cristo mediata dal papa in qualit di vicario di Cristo in terra. Sin dallinizio
le armate crociate erano armate di Cristo o di Dio e i crociati cavalieri di
Cristo. Le gesta della prima crociata, durante la quale unarmata di cavalieri
senza cavalli e bestie da soma - morti quasi tutti nellarco di un anno - e senza
alcun comando generale o sistema di approvvigionamento, ostacolata dalla
presenza di una moltitudine di non combattenti, marci allinterno dellAsia
e dopo tre anni di sofferenze prese Gerusalemme, a duemila miglia di distanza da casa, colpirono coloro che vi presero parte e coloro che erano rimasti in
Occidente come un evento talmente miracoloso da fornire prova dellintervento divino: A parte il mistero della Croce, quale atto vi stato dalla creazione del mondo pi meraviglioso di questo viaggio compiuto in epoca moderna dai nostri uomini di Gerusalemme?.
Quattordici mesi dopo linizio delle operazioni militari, una volta entrati in Siria, i crociati iniziarono a riferire di apparizioni, di segni nel cielo e
di visioni di Cristo, di Nostra Signora, di santi e di spiriti dei propri defunti.
Era come se il sentimento di meraviglia per ci che avevano fatto si stesse
convertendo nella certezza che Dio li stesse aiutando materialmente. Una
volta che questa convinzione si fu fissata nella mente degli uomini e delle
donne in Occidente, nulla, nemmeno un futuro fallimento di dimensioni
catastrofiche, avrebbe potuto scalzarla. Il fallimento poteva sempre essere

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spiegato non come una dimostrazione del fatto che la crociata era contro i
desideri di Dio, ma perch gli strumenti per attuare questo particolare piano divino erano troppo indegni, e questo il motivo per cui i crociati, nel
tardo Medioevo, attrassero allo stesso tempo moltissime lodi e ingiurie da
parte di tutti. Per spiegarne adeguatamente le alterne vicende, dobbiamo
sottolineare il fondamentale lato ideologico della critica nei confronti del
movimento.
La tradizionale idea del servizio militare per Cristo, che era destinata a
essere attuale, fu rafforzata con luso di metafore antropomorfiche dai predicatori, che cercavano di andare incontro alle aspirazioni della societ alla
quale sindirizzavano e descrivevano spesso Cristo come padre di una nobile stirpe che aveva perso il suo patrimonio e chiedeva aiuto ai suoi figli
per recuperarlo.
Mi rivolgo a padri, figli e nipoti. Se un estraneo colpisse uno di voi non lo vendichereste forse? Quanto pi dovreste vendicare il vostro Dio, vostro padre e vostro fratello, che
vedete vituperato, cacciato dalle sue propriet, crocifisso!
In altre parole i crociati erano chiamati a raccolta in un feudo di sangue. Sin dallinizio Cristo fu anche descritto come un signore che esigeva il
servizio militare dai suoi sudditi, ma questa immagine divenne particolarmente popolare intorno al 1200, quando il papa di quel tempo ne fece grande uso e i predicatori svilupparono nei propri sermoni il linguaggio usato
nelle encicliche papali.
In verit il Signore afflitto per la perdita del suo patrimonio. Egli vuole mettere
alla prova i suoi amici e vedere se i suoi vassalli sono fedeli. Se qualcuno possiede un
feudo per concessione di un sovrano e lo abbandona quando egli attaccato e perde la
propria eredit, quel vassallo dovrebbe essere giustamente privato del proprio feudo.
Voi possedete il vostro corpo, la vostra anima, il vostro sangue e ogni altra cosa per concessione del pi alto imperatore. Oggi egli vi ha chiamato a raccolta per correre in suo
aiuto nella battaglia.
Tra i crociati la nozione di servizio armato a favore di Dio entusiasm
coloro gi portati per quelle forme di ostentazione stravagante che erano
una caratteristica della loro vita di tutti i giorni. Vi era sempre stata una tendenza verso la magnificenza, anche durante i pellegrinaggi: sessantanni
prima della prima crociata il duca Roberto di Normandia aveva viaggiato a
Gerusalemme con grande pompa, spargendo elemosine al suo passaggio, e

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si racconta che, in prossimit di Costantinopoli, allora la citt pi grande


dEuropa, il suo mulo fosse ricoperto doro; nel 1064 il vescovo Gunther
di Bamberg si era esposto alle aggressioni dei predoni della Palestina a causa della ricchezza del suo seguito. Certamente anche i crociati amavano lostentazione.
Quando la flotta salp (da Venezia nel 1202) [...] fu la cosa pi bella vista dallinizio del mondo. Poich vi erano almeno duecento paia di trombe, in argento e ottone, che
suonavano alla partenza, e cos tanti tamburi e tamburelli e altri strumenti che era un
amabile prodigio. Quando presero il largo, spiegate le vele e innalzati i loro vessilli a poppa e le loro insegne, sembr come se il mare si scuotesse e si incendiasse a causa delle navi e
dei gioiosi suoni che provenivano da esse.
Lesempio pi famoso di questa sorta di rappresentazione teatrale fu
organizzato dai cavalieri Teutonici nel XIV secolo, per incoraggiare i nobili
europei a combattere nelle guerre da loro condotte contro i lituani pagani.
Essi tenevano dei banchetti nei quali quei cavalieri, che avevano mostrato
pi prodezza in battaglia, sedevano alla Tavola dellOnore e ricevevano segni di distinzione dal Gran Maestro. Ma il fasto, i vessilli, le armature, erano
ornamenti e, sebbene possano aver aiutato a rendere la realt - polvere, fango, atrocit, fame, infezioni e morte - pi sopportabile, non riflettevano, e
mai rimpiazzarono, quegli elementi di carattere penitenziale al centro
delletica della crociata che la resero ci che veramente era. Ai papi non piacevano queste ostentazioni stravaganti, ed emisero una legislazione suntuaria per frenarle, e spesso non esitarono a rivolgersi ai crociati entusiasti
in termini mortificanti, come quelli usati da Innocenzo III quando scrisse
al Duca Leopoldo VI dAustria nel 1208.
Vi molto pi valore nella croce, patibolo di Cristo, che nel tuo piccolo simbolo [...].
Perch tu accetti una croce leggera e dolce; egli ne soffr una amara e pesante. Tu la porti
superficialmente sul tuo abito; egli la sopport nella realt della sua carne. Tu cuci la tua
con fili di lino o seta; egli fu inchiodato alla sua con duri chiodi di ferro.
I crociati non dovevano incamminarsi alla guerra gloriosamente, ma
vestire semplicemente come pellegrini con le armi e le armature trasportate
in sacchi su bestie da soma. Una scultura risalente allinizio del XII secolo,
che una volta si trovava nel chiostro del priorato di Belval nella Lorena e
alla quale faremo riferimento pi avanti, raffigura un uomo e sua moglie, e
ritrae luomo in semplici abiti da viaggio, sebbene il suo bastone e la sua
borsa - i simboli del pellegrinaggio - e la croce cucita sulla parte anteriore

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del suo mantello, mostrino trattarsi di un crociato.


Nel 1099, dopo la liberazione di Gerusalemme, i sopravvissuti alla
campagna militare gettarono in modo plateale le armi e le armature e tornarono in Europa portando solamente le fronde di palma che avevano raccolto come prova del compimento del loro pellegrinaggio. Uno di loro,
Rotrou di Perche, conte di Mortagne, deposit le sue foglie di palma sullaltare della fondazione di famiglia, labbazia di Nogent-le-Rotrou. Le foglie
avevano un gran significato emotivo: lultimo desiderio di un cavaliere morente in Borgogna fu che le palme che aveva raccolto a Gerico dovessero
essere poste sullaltare dellabbazia di Bze, della quale egli era confratello.
Il fatto che sotto un aspetto fondamentale la crociata era diversa da
ogni altra manifestazione di violenza cristiana, perch era e rimaneva un
atto penitenziale. La croce veniva sempre ingiunta a uomini e donne non
come un servizio, ma come una penitenza, la cui associazione con la guerra
era stata fatta per la prima volta dieci anni prima della predicazione della
prima crociata. Lidea della guerra penitenziale era senza precedenti nel
pensiero cristiano, come gli oppositori conservatori del papato sottolinearono allepoca. Si tratt di un evento sensazionale, perch non esagerato
dire che il chiamare alla guerra per la remissione (di tutti) i peccati poneva
il combattere sullo stesso meritorio piano della preghiera, delle opere di
misericordia e del digiuno. Venne attribuito al combattere una dimensione
completamente nuova: la si giudic unesperienza cos dura e spiacevole
per il combattente da costituire unadeguata penitenza.
Una crociata, dunque, era una guerra intrapresa per ordine di Cristo in
difesa del cristianesimo, contro mali esterni e interni, alla quale ogni crociato giurava pubblicamente di partecipare come atto di penitenza individuale; in cambio guadagnava unindulgenza e godeva di alcuni privilegi di carattere temporale, il cui scopo era rendere il compito pi facile. Per esempio, a tutti i crociati veniva assicurato che le loro famiglie, i loro interessi e i
loro beni sarebbero stati protetti fino al loro ritorno.
Vorremmo ricordare, ad ogni modo, che una crociata non comprendeva solo crociati, poich il loro numero, in particolare nelle ultime spedizioni, poteva essere veramente molto piccolo. Vi erano anche molti dipendenti e aiutanti di campo assegnati a unarmata, e divenne prassi comune
sia arruolare un gran numero di soldati professionisti, sia per i crociati viaggiare in Oriente con grandi somme di denaro per pagare i mercenari. Nel

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XIII secolo era anche diventato usuale per molti portare la croce senza
per partire per la guerra: attraverso la pratica della sostituzione o della redenzione, essi inviavano al loro posto un altro o contribuivano alla causa finanziariamente. Non tutte le crociate erano quelle faccende elaborate e organizzate che alimentavano la fantasia popolare, ma potevano anche essere
di piccole dimensioni o formate da piccoli gruppi che partivano in periodi
diversi lungo un certo numero di anni; gli anni intorno al 1170 o la fine del
XIII secolo hanno visto molte crociate di questo tipo.
Nessun argomento storico ha subto mutamenti come la storia delle
crociate negli ultimi trenta anni, trasformazioni cos profonde che la descrizione tratteggiata da sir Steven Runciman, che mi ispir da adolescente,
oggi quasi irriconoscibile. In particolare si era soliti ritrarre i crociati come
animati da crudeli motivazioni materialiste, e cos ancora oggi in Israele e
nel mondo arabo, ma altrove essi sono descritti in termini ideologici, e cercher di spiegarne il perch.
Impero
La credenza che le crociate fossero unimpresa coloniale, il cui scopo
era quello di acquisire terra per gli stanziamenti, era molto diffusa. Allepoca dellimperialismo positivo, intorno al 1900, la prima crociata fu vista
come latto inaugurale dellespansione dellEuropa, cosa che avrebbe
portato, con una frase gradita agli storici francesi, al primo impero francese. Questa idea fu raccolta poi dai britannici, in particolare al tempo delle
vittorie di Allenby sui turchi e del suo ingresso a Gerusalemme. Per ovvie
ragioni essa stata in gran parte abbandonata in Occidente, sebbene la sua
eco si protragga negli scritti di Jean Richard, un allievo di Ren Grousset, il
pi grande tra gli storici del periodo imperiale. Limmagine di una societ
coloniale stabilitasi sulla scia delle crociate ha, per, una particolare attrazione per gli storici arabi e israeliani. Essa fu introdotta nel mondo arabo
dai primi nazionalisti, molti dei quali avevano ricevuto uneducazione di
stampo francese o britannico; ed stata recentemente rafforzata da un magnifico libro scritto da Ronnie Ellenblum, un geografo e storico israeliano,
il quale dimostra che nel XII secolo vi stata una colonizzazione europea
delle regioni rurali della Palestina molto pi intensa di quello che si era supposto e che ci stato contraddistinto da importanti miglioramenti del sistema di irrigazione e di quello stradale, cos come nellamministrazione

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della terra. I suoi argomenti non sono del tutto popolari in Israele, dove si
mantenuto vivo il mito secondo il quale gli ebrei sono stati il primo popolo
ad aver amministrato correttamente la terra, ma si sostiene limmagine di
un Occidente espansionista, spinto dalla crescita demografica a colonizzare e sfruttare la terra ben oltre i suoi limiti.
La prova comunemente portata a sostegno di questa teoria fu fornita
da un monaco tedesco, Ekkehard, che descrisse come si presentava verso
la fine del X secolo un passaggio di poveri emigranti. Egli faceva risalire la
loro situazione disastrosa a unepidemia di ergotismo che stava percorrendo lEuropa occidentale, e alle difficolt economiche, alle quali si fa riferimento anche nel resoconto, scritto dieci anni dopo i fatti, del sermone letto
al Concilio di Clermont durante il quale papa Urbano II chiam a raccolta
per la prima volta i crociati. Diversi anni di siccit avevano sicuramente
provocato in Francia raccolti poveri, scarsit di cibo e anche lergotismo,
una malattia terribile che poteva portare alla pazzia e alla morte, e che era
causata dal mangiare pane fatto con segale non raffinata. Le armate del
1096-1102, 1147-9 e del 1190 erano accompagnate da orde di poveri pellegrini, ai quali non si poteva impedire di prendere parte alla spedizione e di
attaccarsi come patelle ai componenti pi professionali.
Quando le spedizioni di vaste dimensioni si mossero per mare verso
Oriente, i poveri scomparvero dalla scena, poich ora era necessario qualcosa di pi dei piedi e della determinazione: infatti, dovevano pagarsi il
viaggio sulle navi. Intorno al 1100, in ogni modo, possibile che molti di
loro approfittassero della possibilit di farsi una nuova vita, ma in verit
sappiamo assai poco di costoro, a parte le loro idee e aspirazioni. Essi appaiono abbastanza spesso nei resoconti, ma di solito solo come una massa
amorfa, causa di problemi per i comandanti, in particolare al momento di
doverli sfamare. Devono essere stati falcidiati da un alto tasso di mortalit
ed difficile immaginare che i superstiti abbiano avuto i mezzi o le forze di
ritornare a casa alla fine della prima crociata. Certamente alcuni rimasero
nella Siria settentrionale quando le armate marciarono verso sud, altri devono essersi fermati in Palestina mentre i crociati, che potevano permetterselo, fecero ritorno a casa.
Unaltra categoria, oggetto di discussione, quella dei marinai e dei
mercanti delle citt marinare italiane, che stavano gi acquisendo importanza grazie alla rinascita del commercio nel Mediterraneo e che vennero

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coinvolte velocemente nelle crociate: Genova nel 1098, Pisa nel 1099 e Venezia nel 1100. stato spesso sottolineato che la prima crociata forn a Genova e a Pisa lopportunit di affiancarsi a Venezia sulle vantaggiose rotte
del mercato orientale. Alcune persone appartenenti alle tre citt costruirono subito delle fabbriche sulla costa di Levante garantendosi cos dei privilegi commerciali in cambio dellaiuto da loro fornito per la conquista dei
porti. Ma di sicuro n Genova n Pisa, e probabilmente nemmeno Venezia, vi parteciparono di loro iniziativa; esse avevano risposto agli appelli diretti del papa per aiutare lapprovvigionamento delle armate e i loro stessi
resoconti descrivono la loro partecipazione in termini ideologici. I porti del
Levante avrebbero dovuto diventare fonte di grande profitto per esse, ma
negli anni intorno al 1090 non erano allo stesso livello di quelli dellEgitto.
Sarebbero state le modifiche apportate alle vie commerciali asiatiche verificatesi settantanni dopo a rendere i pi grandi porti della Palestina e della
Siria i capolinea delle principali vie delle spezie provenienti dallEstremo
Oriente.
Le prove che gli uomini darme erano intenzionalmente impegnati sin
dallinizio in una avventura coloniale sono ancora pi deboli di quelle concernenti i poveri e i mercanti. Vi un ostile riferimento di quel tempo al
condottiero crociato Boemondo di Taranto nelle Gesta di Goffredo Malaterra, un monaco normanno residente in Italia meridionale nonch sostenitore di Ruggero I di Sicilia, zio e oppositore politico di Boemondo. Questi, che secondo Goffredo aveva preso la croce solo perch voleva ritagliare per s una parte di territorio dellimpero bizantino, era un uomo deluso,
cui il padre aveva lasciato le terre da lui conquistate ai greci, sulla costa
orientale dellAdriatico, poi subito perdute, mentre il suo pi giovane fratellastro aveva ereditato il ducato di Puglia. Boemondo aveva creato per s
un vasto e, nei limiti del possibile, indipendente principato nellestremit
dellItalia meridionale, che comprendeva anche le citt di Bari e Taranto,
ma non aveva il rango che deve aver desiderato con insistenza; un suo ammiratore scrisse che era sempre alla ricerca dellimpossibile. Un altro
uomo che forse era stato mosso dalla ricerca di un principato in altri luoghi
era Baldovino di Boulogne, i cui fratelli maggiori erano il conte di
Boulogne e il duca della Bassa Lorena. Anche egli era stato deluso poich,
destinato in origine alla carriera ecclesiastica, non aveva partecipato alla
spartizione delle propriet terriere della famiglia. Ma gli esempi a sostegno
di questa tesi sono pochi. Anche il clan dei Montlhry, un gruppo di nobili
di rango medio che ebbe pi successo nello sfruttare allinizio il movimen45

to, sembra sia stato spinto a partecipare alla crociata principalmente dai
suoi benefici spirituali.
Dobbiamo ricordare che sebbene la prima crociata abbia dato inizio al
processo con cui gli europei occidentali conquistarono e si insediarono in
molti territori costieri del Mediterraneo orientale, molto improbabile che
ci fosse stato pianificato sin dallinizio. Il papa e i capi militari devono aver
pensato che una volta che le armate avessero raggiunto Costantinopoli essi
avrebbero fatto parte di una forza molto pi grande, sotto il comando
dellimperatore bizantino, del cui impero Gerusalemme aveva una volta
fatto parte, e da allora in poi vi sarebbe stata una campagna militare che, in
caso di successo, avrebbe restaurato il governo greco nel Levante. Fu solo
quando gli occidentali scoprirono che limperatore non era interessato a
guidarli ed era pronto ad affiancare a loro nullaltro che un forza militare
greca relativamente piccola, che essi presero la decisione di aprirsi la strada
da soli: oltre un anno dopo, mentre erano ad Antiochia, speravano ancora
che limperatore e il suo esercito li avrebbero raggiunti. La maggior parte
dei crociati ritorn in Europa alla conclusione della guerra; secondo un resoconto, in ventimila (ovviamente unesagerazione) si riunirono nellautunno del 1099 a Latakia in Siria per far ritorno a casa. Nellestate del 1100
si rifer che vi erano solamente trecento cavalieri occidentali e lo stesso numero di armati a piedi in quelle parti della Palestina meridionale poste sotto
il controllo dei cristiani. Vi erano stati naturalmente anche degli insediamenti in Siria e nellIraq settentrionale e i coloni si stavano muovendo
allinterno della Galilea, mentre i trecento cavalieri includevano il venticinque per cento dei milleduecento che un anno prima si era detto stavano assediando Gerusalemme; ma nel frattempo, in autunno e in primavera, vi
erano stati dei rinforzi. Punto ancor pi essenziale, uno studio dei singoli
individui dei quali si conosce qualcosa conferma che la maggior parte dei
crociati se ne and appena pot.
Ho identificato 549 uomini e donne che sicuramente presero la croce
per la prima crociata e altri 242 che probabilmente fecero altrettanto. Su
queste 791 persone, si sa che al massimo 104 si sono insediati in Oriente.
Di questi 15 sono rimasti solo pochi anni per poi ritornare in Occidente; alcuni di loro possono aver contribuito alla difesa dei nuovi insediamenti
adempiendo a un incarico di carattere religioso. Degli 89 che sembrano essersi insediati stabilmente, 11 erano alle dipendenze di grandi magnati e per
una ragione o per laltra decisero di rimanere, e 21 erano uomini di chiesa.

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Sembra che almeno alcuni dei rimanenti 57 vedessero linsediamento


come un esilio di carattere ideologico, per motivi di fede, mentre gli altri
erano anziani e potevano essere stati attratti da Gerusalemme come un posto adatto per morire. Naturalmente, vi fu anche una colonizzazione su
una scala piuttosto ampia, ma la maggior parte dei coloni non era crociata.
Dei 697 coloni in Palestina e in Siria (da prima del 1131) a me noti, solo
122 - un numero che comprende anche i primi 104 crociati - si sa con certezza abbiano preso la croce. In altre parole, abbiamo prova che solo altri
18 crociati si sono insediati in Oriente tra il 1102 e il 1131.
Saccheggio - il fronte interno
Una seconda spiegazione delle motivazioni alla base delle crociate,
avanzata in questo secolo, che le prime crociate fossero poco pi che spedizioni di saccheggio su larga scala, pratica con la quale i cavalieri occidentali avevano familiarit, grazie alle scorrerie in Spagna e altrove. I vescovi
del Concilio di Clermont si erano certamente preoccupati del fatto che gli
uomini avrebbero potuto partecipare alla crociata per denaro e non vi
dubbio che essa attrasse elementi violenti. Non vi erano mezzi disponibili
per selezionare gli arruolati, al di l del giudizio dei magnati sui propri dipendenti; e in verit non avrebbe potuto esservi selezione, dal momento
che, come forma di pellegrinaggio, le crociate erano aperte a tutti, anche
agli psicopatici. Gli impulsi dei violenti avrebbero anche potuto essere
acuiti dal disorientamento, dalla paura e dalla tensione causati dai saccheggi
che compievano lungo il cammino verso Oriente. Limmorale persecuzione degli ebrei in Francia e Germania, che apr la marcia di alcune armate,
era motivata in gran parte da un desiderio di vendetta, ma allo stesso tempo
era caratterizzata dal saccheggio e dallestorsione, e il passaggio dei crociati
attraverso i Balcani fu punteggiato da episodi di devastazione. Racconti di
testimoni oculari descrivono il fatto che i cavalieri cercassero bottini, come
riportato in un messaggio trasmesso attraverso le linee il 1 luglio 1097, prima della battaglia pi importante dopo quella di Nicea: Oggi, se Dio vuole, tutti voi diventerete ricchi. La stessa Gerusalemme sub un vasto saccheggio due anni dopo e, secondo un contemporaneo, molti uomini poveri divennero ricchi, sebbene si riferisse alloccupazione di alcune case
della citt. Si raccont poi che la vittoria su una forza egiziana di controinvasione un mese pi tardi fosse ricompensata con grandi quantit di botti-

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no. Quanto un esercito proveniente dallEgitto avrebbe potuto realmente


portare con s, quanto di questo bottino sarebbe stato dissipato lungo il
viaggio di ritorno e come un singolo avrebbe comunque potuto trovare i
mezzi per trasportare fisicamente la sua parte in Europa, sono altre questioni. Sembra che pochi tra i crociati che fecero ritorno in Occidente abbiano portato con s tesori e oggetti di valore e si raccont che molti di coloro che parteciparono allesodo dalla Palestina, nellautunno del 1099, al
momento di raggiungere la Siria avevano perso quasi tutto.
La realt che, dal momento che i primi crociati non avevano un adeguato sistema di approvvigionamento, il saccheggio era essenziale per la
loro sopravvivenza. Mentre in territorio cristiano essi dipendevano dalle
concessioni dei governanti locali, un volta entrati in quella devastata terra
di nessuno che stava diventando lAsia Minore, essi si trovarono lontani da
ogni valido punto di contatto con la forza navale europea fino ad Antiochia
dove, in seguito, ricevettero solo una quantit limitata di rifornimenti, sebbene fossero in contatto con Cipro che sembra essere stato un punto di rifornimento piuttosto generoso. Tutti i comandanti, di qualsiasi livello, dovevano convivere con il fatto che i rispettivi seguaci si aspettavano da loro
almeno lapprovvigionamento necessario per mantenerli in vita. Questo
pensiero da solo avrebbe spiegato lossessione per il saccheggio.
Una terza spiegazione popolare riguardante lo stimolo nei confronti
della crociata, che deriva dallinterpretazione storica degli atteggiamenti
giudicati dominanti nelle regioni rurali dEuropa, stata quella di considerare la crociata una valvola di salvezza economica. La crescita della popolazione, si diceva, stava costringendo le famiglie proprietarie terriere ad adottare delle misure per impedire la suddivisione delle loro propriet, sia mediante la pratica della primogenitura, sia attraverso un primitivo controllo
delle nascite, secondo il quale era permesso sposarsi a un solo maschio per
ciascuna generazione. Le strategie di queste famiglie destabilizzarono la societ e portarono a uneccedenza di giovani senza prospettive, attratti dunque dallavventura, dal bottino e dalle terre doltremare. Questi uomini in
soprannumero erano incoraggiati ad andarsene e la crociata era per qualcuno un modo appropriato di ridurre il peso che gravava sulla famiglia. Una
tale spiegazione dellarruolamento stata una supposizione intelligente,
ma niente di pi, e non sostenuta da prove. Ogni stima della somma che
un arruolato avrebbe dovuto stanziare nella primavera del 1096 unipotesi, ma, una valutazione ragionevole indica che un cavaliere di modeste con-

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dizioni economiche avrebbe dovuto trovare almeno una somma quattro


volte pi alta del suo reddito medio annuo. Il doversi procurare questi contanti sarebbe stato molto difficile anche per i pi ricchi, che comunque si
supponeva dovessero sovvenzionare i loro colleghi pi poveri.
Il forte interesse dei parenti dei crociati nella vendita di quella che in
generale era una propriet patrimoniale dimostrato dal fatto che tra gli accordi stipulati con membri della Chiesa, tramandatici dal tempo della prima crociata, il ventidue per cento (sette) dei pegni e almeno il venticinque
per cento (undici, forse tredici) delle vendite riguardarono chiese, decime e
altri beni ecclesiastici, la cui propriet stava diventando precaria nel momento in cui avanzava un movimento di riforma cristiana, il quale disapprovava il possesso di beni ecclesiastici da parte di laici. Almeno lundici
per cento (cinque) delle vendite riguardarono terreni gi impegnati e che
non sarebbero comunque pi stati nelle mani delle famiglie che li avevano
venduti. Se si considerano anche le cessioni di propriet oggetto di dispute,
almeno il quarantatr per cento delle vendite in contanti effettuate al tempo della prima crociata, di cui abbiamo notizia, riguardavano beni di dubbio valore. Cos sembra che quando si arrivava al trasferimento di un bene,
venissero adottate politiche assai prudenti. Nelle espressioni contenute nei
documenti ritroviamo leco delle riunioni familiari tenute per decidere se le
propriet potevano essere salvate e, in caso contrario, quale dare in pegno,
vendere o offrire in dono. Una riunione di questo tipo registrata in un documento bretone: uno dei primi crociati, Tibaldo di Ploasme, inform suo
fratello Guglielmo che, se questi non lo avesse aiutato finanziariamente,
egli avrebbe dovuto vendere la propria eredit. Guglielmo non voleva che
andasse perduta la parte di patrimonio di Tibaldo, cos raccolse il denaro
dai monaci di San Nicola dAngers, vendendo parte della sua propriet di
un mulino che era gi stato impegnato.
Il dieci per cento (tre o forse quattro) dei pegni, inoltre, e almeno il
nove per cento (quattro o cinque) di tutte le vendite non coinvolgevano la
Chiesa, ma i parenti stretti dei crociati. significativo che alcuni di questi
fossero donne, tra cui sorelle, che potevano forse ricorrere ai beni dei mariti nel momento in cui gli uomini della loro famiglia erano a corto di liquidit. I terreni di una famiglia di Savans, vicino ad Auch, che erano stati divisi
alla fine dellundicesimo secolo fra i tre fratelli e le due sorelle, erano stati
poi nuovamente riuniti, intorno al 1140, nelle mani di Bertrando di San
Jean, il figlio di una delle sorelle di nome Saure. Ci era stato determinato

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da una serie di fatti tra i quali la decisione di due suoi zii di andare a Gerusalemme; uno di questi aveva venduto la sua parte di propriet a Saure e laltro le aveva dato la propria in pegno. Gesti di apparente generosit tra familiari possono essere stati compiuti per evitare la degradazione dei patrimoni. In Italia meridionale Tancredi Marchisus fu sovvenzionato dal suo
tutore e cos non dovette vendere la propria eredit. Prima di partire a seguito dellesercito crociato guidato da Erberto di Thouars nel 1101, Fantino e suo figlio Goffredo raggiunsero un complicato compromesso secondo il quale il padre lasciava le propriet a sua moglie e al figlio, il quale
avrebbe poi venduto la sua parte alla madre. Gli zii materni avevano spesso
interesse a proteggere i figli delle proprie sorelle, in contrapposizione agli
zii paterni che erano potenziali rivali. Savary di Vergy compr il feudo di
suo nipote, il crociato Goffredo II di Donzy, e lo impegn poi per non
meno di 8000 solidi, rinunciando allo stesso tempo ai diritti che aveva rivendicato, al fine di raccogliere il denaro per poter pagare il nipote. Il signore di
Amboise, Hugo di Chaumont-sur-Loire, diede in pegno il suo possedimento al marito di una zia paterna e in pi ricevette una sostanziosa somma
di denaro da uno zio materno.
chiaro che i costi dellavventura rappresentavano una preoccupazione per le famiglie dei crociati che perci affrontavano la questione della
vendita delle propriet patrimoniali con cautela. Lidea della strategia familiare incentrata sulla partenza dei maschi indesiderati deve essere considerata un mito, perch avere un crociato in famiglia sarebbe costato molto
pi di ci che si sarebbe speso se lindividuo fosse rimasto a casa; e se anche
tutti fossero stati cos pazzi dal pensare, nel 1096, che la crociata sarebbe
stata unavventura vantaggiosa e relativamente indolore, una tale idea sarebbe stata considerata una follia dopo che le prime armate erano andate in
Asia. Lunica strategia familiare indicata dalle testimonianze scritte quella
che si sviluppava dopo che il crociato aveva preso la sua decisione ed era
pianificata da tutta la famiglia, compresi i parenti della madre, per ridurre il
pi possibile i costi e mantenere la propriet delle terre nelle mani della famiglia stessa.
Motivazione religiosa
Se le crociate erano unesperienza costosa e spiacevole, che cosa spingeva gli uomini (e le donne) a parteciparvi? Per dare una risposta, si deve

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partire con il comprendere un aspetto fondamentale che ho sempre posto


in rilievo. Il crociato era un penitente e la crociata fu allinizio associata al
pellegrinaggio a Gerusalemme, la meta pi importante dal punto di vista
penitenziale, nonch il luogo dove i cristiani devoti andavano a morire:
questo deve essere stato il motivo per il quale molti dei primi crociati - Raimondo di Saint-Gilles, Rodolfo di Gael, Roberto Burgundio di Sable, Rinaldo di Chateau-Gontier, Rodolfo di Aalst - erano uomini anziani.
I crociati sapevano, e in verit lo ripetevano costantemente nei loro
carteggi, di essersi imbarcati in unimpresa militare nella quale il loro dovere, compiuto a ogni costo, avrebbe costituito per ognuno di loro un atto di
giusta autopunizione. La crociata era per loro, come singoli individui, solo
in secondo luogo un servizio armato in favore di Dio o per il beneficio della
Chiesa o del cristianesimo; ma in primo luogo era un atto di autosantificazione e, per questo motivo, i contemporanei arrivarono a vedere lassunzione della croce come, in un certo senso, unalternativa allingresso nella
vita ecclesiastica. Parlando della prima crociata, essi descrissero lesercito
in marcia come unabbazia nomade: i giorni e le notti punteggiati dalla liturgia solenne, i suoi soldati dediti allausterit e alla fratellanza - come nella
chiesa primitiva, quasi tutto era diviso, in comune - la sopportazione di un
esilio religioso (in verit temporaneo) che portava, come scrisse uno di
loro, per quanto riguardava la frugalit, a una vita non di tipo militare,
bens monastico.
Si sarebbe tentati di vedere questa monasticizzazione della guerra
come una conseguenza della razionalizzazione, da parte dei partecipanti e
dei commentatori, dellapparentemente miracoloso trionfo della prima
crociata in unepoca in cui la vita monastica era un metro con il quale si tendeva a misurare ogni cosa, se non fosse per il fatto che almeno tre uomini,
attirati profondamente dalla vita religiosa, cambiarono idea nel sentire le
prediche sulle crociate e si unirono alle armate dirette in Oriente, come se
questo tipo di servizio militare fosse equivalente alla professione religiosa.
Di conseguenza, il paragone tra vita monastica e la crociata venne fatto ancor prima che le armate si mettessero in marcia. Si tratt, quindi, di unevoluzione naturale, sebbene per noi sorprendente, che port, in un quarto di
secolo, al coinvolgimento diretto in atti di violenza di religiosi di professione, i confratelli degli ordini militari.
La chiamata alle armi per la remissione dei peccati fu effettuata ini-

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zialmente dai membri di una societ pervasa dai valori marziali. Alla fine
dellXI secolo e allinizio del XII era quasi impossibile per un laico senza
ricchezze, chiuso in un mondo dove predominava il fare da s e proliferavano le faide di sangue, evitare di commettere peccati gravi. Gli uomini di
chiesa, impegnati in un programma di evangelizzazione, avevano sviluppato delle tecniche per raggiungere la mente di molti degli uomini ai quali si rivolgevano, ma non avevano ancora sviluppato le misure necessarie per alleviare le coscienze che essi stimolavano. Uno dei fatti che seguirono alla
prima crociata fu la distribuzione da parte della Chiesa di palliativi, ma
lEuropa occidentale rimase ancora segnata dallansia del peccato e una
conseguenza di ci fu lattrazione per molti (sebbene assolutamente non
per tutti) verso le crociate, che fornivano lopportunit di rifarsi una vita.
Sebbene nel corso del tempo laspetto penitenziale delle crociate venisse temperato dalla cultura cavalleresca, rimase centrale, come abbiamo
visto, dal punto di vista etico, sicch i preparativi per le crociate furono
sempre circondati da unatmosfera di penitenza. Esempi di questo atteggiamento sono il fatto che, nel 1147, re Luigi VII di Francia pass alcune
ore prima della partenza tra i malati di un lebbrosario, o che re Corrado III
di Germania fu persuaso a unirsi alla crociata dopo che un sermone di San
Bernardo gli aveva ricordato che sarebbe stato soggetto al giudizio divino.
Il linguaggio penitenziale raggiunse il massimo quando il cristianesimo occidentale era in stato di prostrazione a causa della caduta di Gerusalemme
nelle mani del Saladino, nel 1187. Il tono fu definito da unenciclica papale,
la quale proclamava che la nuova crociata era unopportunit per pentirsi
e fare del bene e, una volta iniziata, la crociata venne predicata ovunque in
termini penitenziali. Sessantanni pi tardi, il desiderio di un crociato di
non lasciare alcuno dietro s con rancore mosse re Luigi IX di Francia a
stabilire che frati enquteurs raccogliessero e giudicassero le lamentele nei
confronti degli ufficiali reali e che il suo compagno Giovanni di Joinville
chiamasse a raccolta la sua corte feudale per permettere di rendere pubblico qualsiasi motivo di lagnanza che i suoi vassalli potessero avere nei
suoi confronti. Il linguaggio penitenziale pervadeva un sermone di quel
tempo diretto ai crociati: Noi portiamo la croce quando proviamo piet
per le infermit dei nostri vicini [...]. Noi portiamo la croce attraverso la
mortificazione della carne [...]. Chiunque ascende alla croce penitenziale
non dovrebbe preoccuparsi di discenderne. Era caratteristico di questa
combinazione di piet penitenziale e melodramma il fatto che Luigi, alla
sua seconda crociata, fosse, in punto di morte, adagiato su un letto di ce52

neri davanti a Tunisi. Le sue ultime parole, con un filo di voce, furono:
O Gerusalemme, o Gerusalemme. Il toccante libretto di fra Sabba di
Castiglione dei Cavalieri di Malta contenente dei consigli diretti a un nipote
che era entrato nellordine, edito per la prima volta nel 1549, ha un tono
cos spirituale e penitente come nessun altro lavoro di quel tempo pubblicato ed emanato da un ordine della Controriforma.
La natura penitenziale delle crociate aiuta a spiegare perch, dopo la
violenza spesso rivoltante, laspetto pi caratteristico di ogni spedizione
fosse quello liturgico. I primi crociati iniziavano la nuova tappa della marcia a piedi nudi e digiunavano prima di ogni scontro importante. Nel giugno del 1099 andarono in processione attorno alla citt di Gerusalemme,
ancora nelle mani dei musulmani, visitando i luoghi santi fuori le mura, a
piedi nudi, e portando le croci. Quando nel 1219 lassedio di Damietta in
Egitto stava volgendo al peggio, il clero proclam un digiuno di tre giorni e
decret che ogni sabato larmata andasse in processione a piedi nudi, cantando salmi e litanie.
Trentanni pi tardi la nave di Giovanni di Joinville salp dalla Roche-de-Marseille mentre i preti a bordo intonavano il Veni, creator Spiritus.
La liturgia penitenziale non era confinata alle spedizioni. I crociati sapevano che mentre essi erano in guerra, una colonna di preghiere si sarebbe alzata verso il cielo dallEuropa occidentale, sia per intercedere per loro conto, sia a fini penitenziali, perch il fallimento della guerra di Dio sarebbe
stato il risultato delle colpe degli uomini e delle donne che erano rimasti a
casa, cos come di quelle dei combattenti.
Incombe su noi tutti - scrisse papa Gregorio VIII nel 1187 - riflettere e scegliere di
fare ammenda dei nostri peccati attraverso il castigo volontario e rivolgerci a Dio nostro
Signore con sentimento di penitenza e atti di piet; e dovremmo fare ammenda, dentro di
noi, dei nostri errori e poi rivolgere la nostra attenzione al tradimento e alla malizia del
nemico.
Dal quarto Concilio Laterano allinizio del XIII secolo fino al Concilio di Trento nella met del XVI, ogni Concilio generale della Chiesa fu
ufficialmente convocato sulla base del fatto che nessuna crociata avrebbe
avuto veramente successo senza una riforma della Chiesa e del cristianesimo. Nel 1213 fu introdotto da papa Innocenzo III un nuovo elemento
nel rito della Messa. Prima della Pax tutti gli uomini e le donne dovevano prostrarsi in terra mentre il Salmo 78 (79) - O Dio, i pagani sono en-

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trati nella tua eredit - era cantato o recitato e seguto da una preghiera
per la liberazione della Terra Santa. Verso la fine del Medioevo una delle
preghiere pi popolari, il Gregorio Trigesimo, univa lintercessione per i
morti, il pentimento e la liberazione della Terra Santa in un modo che dimostrava come la crociata si fosse solidamente affermata nel sistema penitenziale della Chiesa.
Predicare le crociate
Tra il 1266 e il 1268 Umberto di Romans, probabilmente dopo San
Domenico il pi grande maestro generale del XIII secolo, appartenente
allordine dei Predicatori, che aveva rassegnato le dimissioni alcuni anni
prima e viveva in ritiro nel convento di Lione, scrisse il De praedicatione sanctae Crucis contra Saracenos, un manualetto per i predicatori della Croce. I frati
mendicanti erano diventati i regolari agenti reclutatori dei crociati, e Umberto deve aver scritto pensando ai suoi confratelli; sebbene, in vista della
stretta associazione dei domenicani con lordine Teutonico in Prussia,
sorprendente che si sia concentrato solo sulla predicazione della guerra
contro i musulmani. Il suo trattato, per, suscit grande interesse: ne sopravvivono numerose versioni manoscritte e venne stampato a Norimberga intorno al 1495, in un periodo in cui si ebbe un ritorno dentusiasmo nei
confronti delle crociate sulla scia delloccupazione di Granada in Spagna
nel 1492 e della discesa dei francesi in Italia due anni pi tardi, descritta
come il preludio allinvasione della Grecia e alla sua riconquista ai danni dei
turchi. Servendomi di questo, di alcuni dei sermoni rimasti e di altro materiale, cercher di descrivere la predicazione della Croce nella parte centrale
del Medioevo.
Un crociato era, o si supponeva che fosse, un volontario, perch egli (o
ella) doveva aver pronunciato un voto che nel diritto canonico era un atto
volontario. Ne conseguiva che, per quanto seria fosse la situazione in un
qualsiasi teatro di guerra, i papi e i loro propagandisti non potevano forzare
gli uomini a prendere la Croce; ma dovevano persuaderli a farlo e ci significava che dovevano esprimere una sofisticata teologia della guerra in termini comprensibili dal loro pubblico, cercando di venire incontro nel
modo migliore alle aspirazioni della societ alla quale si rivolgevano. Si
deve ricordare, in proposito, che andavano in giro a convincere degli uomini a impegnarsi in qualcosa di spiacevole. Come abbiamo visto, sin dallinizio le crociate furono estremamente costose e i costi salirono sempre pi a

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causa dei progressi tecnologici, dellequipaggiamento e delle modalit delle


spedizioni. Nel 1199, lintroduzione da parte di papa Innocenzo III della
tassazione da parte della Chiesa al fine di fornire sussidi e la trasformazione
di questa imposta in un sistema regolare certamente allevi il peso finanziario. In realt, molto dubbio se i crociati avrebbero potuto sopravvivere altrimenti, ma essi dovettero comunque scavare a fondo nelle loro tasche.
Non vi bisogno di dire che la crociata era scomoda e pericolosa e che la
spossatezza, la fame e le malattie potevano provocare altrettante morti, se
non di pi, di quelle causate dai combattimenti, sebbene Umberto di Romans affermasse che erano il pericolo e il disagio a giustificare quello che
faceva un crociato, cos scrivendo:
Signore, tu per un giorno sei stato sulla croce per amor mio, e io sono stato su di essa
per amor tuo per molti giorni e ho sofferto molti tormenti. Per me hai avuto i piedi fissati
sulla croce; per te sono stato su una nave in mezzo a una moltitudine di pellegrini ed ero
cos stretto che non potevo allungare i miei piedi. Per me tu hai bevuto una volta vino andato a male sulla croce; per te, sulla nave per molti giorni ho bevuto acqua putrida, pullulante di vermi []. Sulla croce hai combattuto una volta i miei nemici, e io mi sono esposto con la tua croce per combattere molte volte contro i tuoi nemici.
In un lavoro seguente, lOpusculum Tripartitum, scritto tra il 1272 e il
1273, egli affront con coraggio il problema delle vittime della guerra:
Vi sono altri che dicono che, sebbene non sia necessario risparmiare il sangue musulmano, si devono comunque evitare i morti e il sangue cristiano. vero che in questa
sorta di pellegrinaggio contro i musulmani innumerevoli persone muoiono, a volte a causa
di malattie in mare, a volte in battaglia, a volte per mancanza o per eccesso di cibo; e non
solo persone comuni, ma anche re, principi e uomini che rendono grandi servizi al cristianesimo []. saggio mettere a rischio in questo modo cos numerosi e grandi nostri uomini, esporre cos tanti alla morte per uccidere i musulmani e privare in questo modo il
cristianesimo di tante buone persone? Ma il fine del cristianesimo non quello di riempire
la terra ma il cielo. Perch ci si dovrebbe preoccupare se il numero dei cristiani diminuisce
a causa delle morti sopportate per conto di Dio? Grazie a queste si fanno strada verso il
paradiso persone che forse non lo avrebbero raggiunto attraverso nessun altro sentiero.
La crociata poteva rappresentare un serio pericolo anche per la famiglia che il crociato si lasciava dietro, spesso oppressa dai debiti e a volte
esposta alle minacce dei vicini e dei parenti. Nel 1120, Baldovino di Vern
dAnjou, che si trovava in Palestina, ma che aveva avuto la sfortuna di aver
messo al mondo una figlia, di nome Esteial, raggiunse un accordo accurata-

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mente formulato con suo fratello Rual. Durante la sua assenza, le sue terre
e le sue rendite, che erano descritte in modo esauriente, dovevano essere
divise tra suo fratello da un lato e sua moglie e sua figlia dallaltro. Seguivano poi le clausole che coprivano ogni eventualit inerente a un nuovo matrimonio della moglie o al matrimonio della figlia fino alla morte dello stesso Baldovino. Rual promise che avrebbe trattato sempre Baldovino e le
due donne fedelmente, che non avrebbe cercato di sottrarre le propriet
alle quali avevano diritto e di aiutarle contro chiunque avesse loro nuociuto
anche a costo di combattere egli stesso. Laccordo, che dimostra chiaramente la minaccia rappresentata da un fratello pi giovane, e probabilmente scapolo, nei confronti della moglie e della figlia di un crociato e la necessit di prendere le misure atte a contrastarlo, mentre il crociato si trovava
lontano migliaia di chilometri, fu firmato da dieci testimoni e di esso si fece
garante il diretto signore di Baldovino. Anche in seguito, quando vi furono
leggi pi efficaci a protezione dei possedimenti e delle famiglie dei crociati
assenti, le cose potevano andare malissimo. Sei settimane dopo la partenza
di William Trussel, nel 1190, sua moglie venne uccisa dal di lui fratellastro
illegittimo e il cadavere venne gettato in una cava di marna. Quando, nel
1220 Ralph Hodeng ritorn in Essex, trov la sua figlia ed erede sposata a
uno dei suoi vassalli.
Non sarebbe mai stato facile persuadere qualcuno, a parte gli psicopatici e i disperati, a impegnarsi in qualcosa di cos costoso e arduo, e il compito dei predicatori era reso pi difficile dalle convenzioni della societ alla
quale essi si rivolgevano. LEuropa occidentale restava relativamente insicura e gli uomini e le donne, uniti attraverso i legami della signoria e della
stirpe, non potevano agire efficacemente senza dipendenza reciproca, disciplina interna (per quanto indisciplinati potessero essere al momento di
affrontare gli altri) e cooperazione. La spontaneit era disapprovata. La
crociata condivideva con il matrimonio e con la professione religiosa la caratteristica rappresentata dal fatto che le persone vi aderivano liberamente,
e in teoria la Chiesa tendeva ad affermare la natura volontaria di tali voti,
ma era difficile pretendere che la societ rispettasse lindipendenza di pensiero e azione ad essa aliena. Per esempio, era insolito per un individuo resistere a una decisione collettiva presa dai parenti in materia di matrimonio.
Era pi semplice operare delle scelte relativamente libere per quanto riguardava la religione. Gli uomini di chiesa progressisti disapprovavano la
pratica di consegnare agli istituti religiosi i bambini come offerte e vi sono
molti esempi di adulti che decidevano liberamente di imbarcarsi in partico56

lari forme di vita religiosa; e in verit la fenomenale crescita di queste nellepoca centrale del Medioevo fu dovuta in parte allabilit dei maestri nellattrarre i discepoli. Anche cos, pochi bambini oblati potevano opporre resistenza nei confronti della decisione della famiglia di metterli in una comunit religiosa; sebbene Tommaso DAquino non abbia preso mai i voti
come benedettino, vi sono prove da parte del Limosino, un secolo e mezzo
prima, di un ragazzo dalla mentalit indipendente che aveva reso ai monaci
la vita cos difficile da riuscire quasi a liberarsi. I predicatori della Croce dovevano persuadere i loro ascoltatori a prendere delle decisioni spontanee,
cosa che non riusciva loro naturale, dedicandosi a imprese che avrebbero
potuto distruggere le loro vite, gettarli sul lastrico, mutilarli o anche ucciderli, creare problemi alle famiglie, del cui sostegno essi avevano comunque bisogno per realizzare le loro promesse.
In che modo i predicatori diffondevano il loro messaggio? Normalmente si intraprendeva un viaggio, seguendo lesempio del primo predicatore ufficiale delle crociate, papa Urbano II, che proveniva dalla classe militare francese. Egli, allora sessantenne, si imbarc in un viaggio di un anno
attraverso la Francia (ho calcolato che percorse circa 200 miglia) visitando
posti di campagna i cui cittadini mai avevano visto a memoria duomo un re
o unaltra personalit di tale importanza internazionale, accompagnato da
uno stuolo di cardinali, arcivescovi e vescovi, il cui personale di viaggio
deve essere stato immenso e il cui seguito deve essersi esteso per miglia attraverso le campagne. Il papa cavalcava attraverso le strade indossando la
tiara e consacrava cattedrali e basiliche di monasteri con tutta la scenografia
liturgica del caso.
Egli consacr solennemente la basilica reale (di Saint Martial a Limoges) [...] per
autorit apostolica e la benedisse con acqua santa. Gli arcivescovi (ve ne erano cinque, insieme a sei vescovi) lo accompagnarono in processione dentro e fuori la basilica, spruzzando acqua santa. Poi con le sue stesse mani il papa lav laltare del Signore Salvatore con
acqua benedetta, la unse con crisma e olio santo, vi ripose le reliquie dei santi e quindi
cant messa allo stesso altare, circondato da una grande folla.
In seguito egli predic la Croce. Cinquantanni pi tardi, San Bernardo
di Chiaravalle viaggi in Francia, nelle Fiandre e in Renania. Nel 1188 larcivescovo Baldovino di Canterbury viaggi nel Galles, accompagnato da
alcuni interpreti mentre Enrico di Marcy, cardinale vescovo di Albano, attravers la Germania. Nel 1213 papa Innocenzo III costitu un elaborato

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sistema di reclutatori itineranti in ogni diocesi, che dovevano radunare le


genti di due, tre o anche pi parrocchie per ascoltare la parola di Dio. Oliviero, lo scolastico di Colonia, che era uno di questi reclutatori, arring uditori di migliaia di persone. Lo stesso Innocenzo mor nel corso di un viaggio di predicazione in Italia centrale nel 1216.
Nel suo De praedicatione Umberto di Romans esigeva che i suoi predicatori fossero ben preparati prima di intraprendere i loro viaggi: essi dovevano essere ben edotti sulla geografia del mondo e su quella dei luoghi nei
quali sarebbero andati i crociati, specialmente quelli menzionati nella Bibbia. Inoltre dovevano conoscere lIslam (a tal proposito sugger che leggessero il Corano), la vita di Maometto e le guerre del passato tra cristiani e
musulmani, per le quali dovevano consultare il Gesta Caroli Magni in Hispania (falsamente attribuito a Turpin), lHistoria Antiochena di Walter il cancelliere, che copriva i primi anni del Principato latino di Antiochia fondato in
seguito alla prima crociata, e la Historia Transmarina di Giacomo di Vitry, resoconto degli stanziamenti latini in Oriente fino allinizio del XIII secolo. I
predicatori avevano lobbligo di conoscere tecniche richieste per rispondere alle domande in merito alle lettere papali che proclamavano le crociate,
alle indulgenze, alle assoluzioni e alle dispense, e per consigliare coloro che
prendevano la croce. Al fine di aiutarli nei sermoni, Umberto incluse centotrentotto citazioni dalle Scritture come testi da usare nelle predicazioni,
ricavati dal Nuovo e Vecchio Testamento per fornire un panorama delle
guerre religiose nella storia sacra; una lista di exempla, basati su storie che
servivano ad accendere linteresse del pubblico e comprendevano miracula
associati al segno della croce; leggende dellimperatrice Elena, che si credeva avesse scoperto i resti della vera croce; racconti di Carlo Magno e Rolando e gli altri dalle Chansons de geste; un passo del sermone di papa Urbano II
al Concilio di Clermont che aveva lanciato la prima crociata; storie prese
dai lavori di Gregorio di Tours, il venerabile Beda, papa Gregorio I, Walter
il cancelliere, Fulcher di Chartres, Giacomo di Vitry e le vite dei santi.
Umberto consigliava ai predicatori di incontrare in privato i grandi signori che potevano persuadere un gran numero di propri dipendenti a
unirsi a loro nel prendere la croce. Papa Urbano, San Bernardo, larcivescovo Baldovino ed Enrico di Marcy avevano fatto la stessa cosa. Ma le conversazioni private non erano mai pi di un supplemento ai sermoni pubblici, in quanto il giorno in cui questi dovevano avere luogo era scelto spesso
con premeditazione. Papa Urbano arrivava nelle citt in coincidenza con le

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grandi feste patronali, trovandosi a Saint-Gilles per la festa del santo patrono, a Le Puy, il pi grande santuario mariano del tempo, per la festa dellAssunzione, a Poitiers per la festa di SantIlario. Nel 1188, in occasione del
suo pi importante sermone in Germania, Enrico di Marcy scelse la quarta
domenica di Quaresima, la domenica del Laetare, in cui lintroito della messa inizia cos: Rallegrati, Gerusalemme, e riunitevi tutti voi che la amate.
Rallegratevi con gioia voi che avete sofferto. Nel 1291 larcivescovo di
York, con limpiego di domenicani e francescani di tredici comunit, organizz dei raduni di predicazione che dovevano tenersi contemporaneamente, in trentasette luoghi diversi allinterno della sua diocesi, il 14 settembre, festa dellEsaltazione della Croce.
Anche il luogo era scelto accuratamente ed era spesso allaperto per
poter raggiungere il massimo effetto. La proclamazione di guerra di papa
Urbano II venne effettuata in un campo fuori Clermont, alla fine di novembre, ed egli predic sulla riva della Loira nel seguente mese di marzo.
San Bernardo predic la croce allaperto cinquanta anni dopo, e lo stesso
fece papa Innocenzo III cinquanta anni dopo ancora; e la pioggia contribu a ucciderlo. Era impiegata qualsiasi tecnica per creare un senso di teatralit, unatmosfera nella quale sarebbe stato pi facile assumere impegni in maniera spontanea. Nel 1096 il predicatore errante, Pietro lEremita, portava con s una lettera che asseriva essergli stata inviata dal paradiso. Un secolo e mezzo dopo il sovrano dUngheria, il demagogo che ispir la crociata dei Pastori, portava una lettera che dichiarava essergli stata
consegnata dalla Beata Vergine Maria. Nel 1146 San Bernardo persuase il
re di Francia, che aveva preso la croce in forma privata, a mostrarsi seduto sul trono portando la croce stessa e ad ascoltare il suo discorso. Negli
anni intorno al 1190 i predicatori stavano in piedi davanti a una grande
tela sulla quale erano dipinti alcuni musulmani a cavallo che profanavano
il Santo Sepolcro.
Le riunioni iniziavano con la messa cantata alla presenza del maggior
numero possibile di ecclesiasti anziani della regione. In Frisia, nel giugno
del 1214, Oliviero, lo scolastico di Colonia, riun abati e priori delle locali
comunit cistercensi, premonstratensi e cluniacensi. In seguito veniva letta
e tradotta ogni lettera papale con la quale si chiamavano a raccolta i cristiani
per una particolare crociata: era usuale per i predicatori delle crociate portare copie di esse nelle proprie bisacce. Questo spiega le parole di alto valore emotivo con le quali molte di queste lettere iniziavano.

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Tra tutti i mezzi nel corso degli affari temporali che la divina sapienza ha disposto
per lesercizio dellamore, non facile per noi pensare a qualcosa in cui questo amore possa essere espresso pi gloriosamente in termini di virt e pi vantaggiosamente in termini
di ricompense dellaiuto alla Chiesa dOriente e alla fede cristiana e lo stesso pu dirsi della loro difesa contro il massacro dei pagani, cosicch [] tutti dovrebbero lodare lo splendore della forza della fratellanza. [papa Alessandro III, 29 luglio 1169].
Nellintendere con quale severo e terribile giudizio la terra di Gerusalemme stata
colpita dalla mano divina, noi e i nostri fratelli fummo turbati da un cos grande orrore e
afflitti da un cos grande dolore che non potevamo decidere facilmente cosa fare o dire; in
simile situazione il salmista si lamenta e dice: O Dio, i pagani sono entrati nella Tua
eredit. [papa Gregorio VIII, ottobre-novembre 1187].
Poich in questo momento vi unurgenza, pi obbligatoria che mai, di aiutare la
Terra Santa nel suo grande bisogno e, poich noi speriamo che laiuto inviato ad essa sia
pi grande di quello che lha mai raggiunta prima, ascoltate quando, raccogliendo il vecchio grido, noi gridiamo a voi. Noi gridiamo per conto di colui che morente grid ad alta
voce sulla croce, essendo obbediente a Dio Padre fino alla morte sulla croce, gridando affinch potesse strapparci dalla crocifissione della morte eterna []. Egli ha garantito
(agli uomini) unopportunit per conquistare la salvezza, anzi di pi, uno strumento di
salvezza, affinch coloro che combattono con fede saranno da lui colmati di gioia, ma coloro che rifiutano di prestare a lui il servizio che gli devono in una crisi di cos grande urgenza, meriteranno giustamente la condanna alla dannazione nel Giorno del Giudizio.
[papa Innocenzo III, 19-29 aprile 1213].
Il predicatore si lanciava poi nella sua omelia, che, secondo una prassi
comune, era basata, almeno in parte, sullenciclica che era appena stata letta. Abbiamo visto che attorno al 1190, lasciandosi guidare dalla grande lettera Audita Tremendi del 1187, la crociata era predicata ovunque in tono esageratamente penitenziale e limmagine di Cristo come un re o un signore
feudale, presentata da papa Innocenzo III nella sua lettera Quia Maior del
1213, era stata sviluppata, in un sermone giunto fino a noi, da Giacomo di
Vitry, uno dei suoi predicatori. Era considerato importante raggiungere un
pubblico pi vasto possibile, ma nel periodo centrale del Medioevo ogni
desiderio di raggiungere le masse era controbilanciato dalla paura che queste avrebbero veramente insistito per unirsi alla crociata. Le prime crociate
avevano dimostrato quale problema potevano rappresentare i non combattenti; essi avevano rallentato lavanzata, si erano rivelati anche meno
controllabili dei cavalieri e avevano gravato sui comandanti incaricati di

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sfamarli. Essi dovevano essere tollerati dal momento che le crociate erano
anche dei pellegrinaggi, che tradizionalmente attiravano le donne, gli anziani e i malati, e sarebbe stato impossibile, per il papa o per chiunque altro, limitare la partecipazione ai soli uomini giovani e in salute. Le redenzioni per
le crociate, mediante le quali gli inadatti erano incoraggiati a trasformare i
loro voti in elargizioni in denaro, furono regolarizzate da papa Innocenzo
III e causarono scandalo, sebbene nel quindicesimo secolo, quando la
priorit era diventata la difesa dei Balcani contro i turchi, venissero fatte rinascere le Crociate dei Poveri, e le armate popolari venissero reclutate da
grandi predicatori come Giovanni di Capistrano. In ogni caso, era naturale
per i predicatori insistere su temi ed exempla che avrebbero interessato nobili e cavalieri. Tra le famiglie di questi, inoltre, si era sviluppata una tradizione a parteciparvi che, intorno alla met del tredicesimo secolo, pesava
grandemente su molti uomini darme e li predisponeva a questo impegno.
Giovanni di Joinville, lautore di un famoso resoconto sulla crociata alla
quale partecip, prese la croce e accompagn re Luigi IX di Francia in
Oriente nel 1248, subito dopo aver raggiunto let per il rango di cavaliere.
I valori familiari devono aver contribuito alla sua decisione. Suo nonno era
morto nella terza crociata, due suoi zii avevano partecipato alla quarta e suo
padre era stato un albigese e aveva partecipato alla quinta. Riguardo allo
stesso Luigi IX, suo padre, suo nonno e suo bisnonno erano stati crociati e,
per quanto si opponesse alla sua decisione di partire, sua madre era la figlia
del conquistatore di Las Navas de Tolosa e la zia di Ferdinando III di Castiglia, considerato il crociato di maggior successo della sua generazione.
Questo spiega perch gli exempla di Umberto fossero estratti da fonti come
le Chansons de geste, perch egli consigliasse ai suoi predicatori di invitare i
cristiani a imitare i cavalieri loro predecessori e perch una delle nove consolazioni che egli sugger di offrire a un crociato consistesse nella soddisfazione che questi avrebbe ricavato dal ripetere le azioni degli eroi passati. Secondo Umberto, il sermone doveva essere relativamente breve, e di sicuro
nessuno di quelli che sono rimasti particolarmente lungo. Essi si basano
molto sulle Sacre Scritture, con passaggi di esegesi punteggiati di semplici
aneddoti. I laici del Medioevo avevano molta pi familiarit con le Scritture
di quanto abbia supposto la propaganda protestante negli ultimi quattro
secoli: Eamon Duffy lo ha rilevato riguardo al quindicesimo secolo, e io
sono sicuro che sia stato lo stesso due o trecento anni prima. Una pi attenta lettura di questi passaggi mi ha inoltre convinto che i predicatori si esprimevano in un modo che essi sapevano avrebbe colpito nel segno. Ecco

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Bernardo di Clairvaux, il quale essendo malato non poteva visitare di persona la Boemia, scrivere nel 1147 una lettera, che volle fosse tradotta e letta
ad alta voce come un sermone a unaffollata assemblea.
La terra stata scossa e ha tremato, poich il Signore ha fatto perdere territorio alla
sua terra. La sua terra, ripeto, dove egli fu visto e nella quale visse tra gli uomini per pi
di trentanni; la sua terra, che egli onor con la sua nascita, abbell con i suoi miracoli,
consacr con il suo sangue e arricch con la sua sepoltura; la sua terra, nella quale fu udita
la voce della tortora quando il Figlio della Vergine elogi la vita di castit; la sua terra,
dove apparvero i primi fiori della sua resurrezione.
A prima vista questo passaggio sembra piuttosto convenzionale, ma
quello che colpisce la ripetizione costante (anafora) delle parole terram
suam, che aprono ciascuna frase come un rullo di tamburo. Lelemento pi
importante nella vita dei nobili ai quali Bernardo si rivolgeva era rappresentato dai loro allodi, le loro propriet fondiarie assolute, alle quali i tedeschi
si riferivano tra loro con il termine Eigen. Sono quasi certo che un predicatore che si fosse trovato dinanzi a loro e che avesse tradotto liberamente la
lettera di Bernardo, avrebbe usato le parole seine Eigen al posto di terram
suam, associando nello stesso tempo il possesso della Terra Santa da parte
di Cristo con il possesso da parte dei suoi ascoltatori delle loro propriet, e
questo era ci che Bernardo si prefiggeva.
Acuti nellusare un linguaggio che sapevano avrebbe affascinato, persuaso e forse infiammato i loro ascoltatori, i predicatori adattavano il loro
messaggio al pubblico a cui si rivolgevano. La crociata come atto di carit
fu un tema popolare dalla prima crociata in poi e Umberto di Romans,
come tutti i propagandisti prima di lui (compreso papa Alessandro III, la
cui lettera ho gi citato), accentu la nozione di amore fraterno: i cristiani in
Oriente erano i fratelli di quelli europei e i loro interessi non potevano essere traditi. Umberto, naturalmente, come tutti gli ecclesiastici che toccavano
questidea, sapeva che la carit cristiana implicava lamore per il nemico
come per lamico, ma degno di nota il fatto che lunico sermone rimasto
in cui si d la piena immagine dellamore sia per il nemico che per lamico,
quello pronunciato da Giacomo di Vitry a un pubblico di ecclesiastici. Il
fatto era che la fede laica non avrebbe compreso lamore per il nemico nel
contesto della crociata.
Se la carit rappresentava un problema, lo stesso valeva per un diffuso credo nel martirio dei crociati che morivano in battaglia; questo era

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stato sin dallinizio un solido elemento nella propaganda e nella comprensione popolare. Una cosa era, naturalmente, per il pubblico credere
allopinabile affermazione che un guerriero, le cui intenzioni interiori nella foga della battaglia non potevano essere valutate, dovesse essere collocato insieme a coloro che morivano passivamente per la fede, e unaltra
cosa per la Chiesa includere nei propri calendari coloro che morivano in
battaglia. Sebbene potessero svilupparsi dei culti locali intorno alle tombe dei crociati morti violentemente, non conosco alcun caso in cui il martirio in battaglia sia stato sanzionato ufficialmente in tal modo e sarei
molto sorpreso se uno qualsiasi ne venisse alla luce. Gli uomini di chiesa,
tuttavia, non potevano permettersi di offendere i loro ascoltatori negando tale idea, e le difficolt che anche i pi esperti tra loro si trovavano ad
affrontare sono illustrate da due sermoni che commemorano la morte di
Roberto di Artois, il fratello di re Luigi IX di Francia, e dei suoi compagni
a Mansurah in Egitto nel 1250, pronunciati da Eudes di Chteauroux, legato papale per la crociata e famoso predicatore. Lo stesso re Luigi era
convinto che suo fratello avesse avuto una morte da martire e Giovanni
di Joinville, che lo accompagn nella crociata, era un fermo credente nel
martirio dei crociati, dato che ha fatto riferimento a questo problema in
almeno tre occasioni nelle sue memorie. I sermoni di Eudes di Chteauroux furono pronunciati ad Acri in Palestina, probabilmente l8 febbraio
1251, il primo anniversario della morte di Roberto. Uno sembra essere
stato pronunciato a un pubblico di nobili laici francesi che avevano partecipato alla battaglia, compreso forse Giovanni di Joinville e il re e in esso
Eudes si riferisce effettivamente ai morti come martiri, nel contesto di
differenti tipi di martirio, ma la sua dissertazione venne in seguito ridotta ed egli trov una via di uscita chiedendo il perdono di Dio per coloro che, ostacolati dalla paura della sofferenza, non avevano forse accettato la morte nello stato di devozione nel quale avrebbero dovuto essere. Nellaltro sermone, indirizzato probabilmente al clero, non vi alcun
riferimento al martirio.
Un sorprendente esempio di propiziazione del pubblico rappresentato dal modo in cui i propagandisti acquisirono il concetto di guerra missionaria, che non trova posto nel pensiero cristiano ufficiale, per il quale la conversione forzata di innocenti nati sotto unaltra religione, diversamente da quella
degli eretici, proibita: infatti essi possono essere solamente persuasi con argomenti fondati sulla ragione. Nondimeno lidea di costringere con la forza
gli infedeli a sottomettersi alla fede era molto radicata negli strati pi bassi
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della popolazione e pervadeva la letteratura sulle crociate. In gran parte


dellEuropa non era un pensiero cos forte da persuadere i predicatori a utilizzarlo relativamente alle crociate in Oriente o in Spagna, ma nel Baltico era
unaltra cosa, poich il cristianesimo militante era una caratteristica della piet popolare nella Germania, zona dalla quale proveniva la maggior parte dei
reclutati, e perch nella regione si era creata una tradizione di guerra missionaria fin dal tempo di Carlo Magno. Alcuni famosi ecclesiastici, tra i quali San
Bernardo e Innocenzo III, rasentarono il precipizio nel giustificare al pubblico tedesco le crociate contro i pagani del Baltico.
Con il trascorrere del tempo il messaggio dei predicatori fu adattato
per conformarsi alle idee delle nuove generazioni. Ho gi accennato al
modo in cui limmagine di Cristo presentata ai fedeli cambi da quella di
padre di una famiglia nobile a quella di un signore feudale, riflettendo, questultima, limportanza della propriet terriera nella societ del XIII secolo.
Ho anche sottolineato che laspetto pi radicale della crociata, lessere un
atto personale di penitenza, fu gradualmente smorzato, come risultato di
cambiamenti di carattere teologico che portarono anche allo sviluppo
completo delle indulgenze, e del ricorso a nuovi palliativi, il che comport,
nel XIII secolo, che il peccatore avesse una visione meno disperata di se
stesso. Tali cambiamenti contribuirono anche allo sviluppo della cavalleria, allaumento della popolarit delle crociate in regioni dove non vi era
una tradizione di pellegrinaggio penitenziale verso Gerusalemme e lo spostamento dellobiettivo, dalla liberazione o difesa di Gerusalemme (o un
aiuto alla Terra Santa) alla difesa del cristianesimo in generale. La crociata
cominciava a essere vista come un servizio armato per Cristo, la qual cosa,
come ho sottolineato, era dal punto di vista storico, una nozione molto pi
vecchia e pi convenzionale di quella del combattente impegnato in un
atto di penitenza, che aveva alla base una lunga storia che partiva da SantAgostino di Ippona intorno al 400. Un esempio di quanto, nella met del
XIII secolo, le idee fossero cambiate il fatto che si desse enfasi proprio
allesatto contrario di quello che era stato ritenuto importante intorno al
1100, quando i crociati avevano considerato prioritario laccoglimento della penitenza individuale rispetto al servizio a favore di Cristo. Umberto di
Romans sottoline il fatto che la crociata fosse una forma di servizio a favore di Cristo e che questo poteva essere efficace solo se avesse avuto anche carattere penitenziale, seguendo in ci la convenzione di associare la
crociata al pellegrinaggio; ma Cristo diveniva ora il punto centrale e la penitenza si trasformava in un mezzo per servirlo in modo adeguato.
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Come gi evidenziato, la crociata rimaneva comunque unattivit penitenziale, il che si rifletteva nel linguaggio devoto dei sermoni del XIII secolo, centrati sullattaccamento alla croce. Questo vero per quanto riguarda
i sermoni di Giacomo di Vitry nel primo quarto del secolo, quelli di Eudes
di Chteauroux nel secondo quarto e il De praedicatione di Umberto di Romans nel terzo. Per Umberto era la Croce, il segno della redenzione
delluomo, che distingueva i cristiani dai musulmani e segnava la consacrazione del crociato al servizio di Cristo e il suo impegno a condividerne in
certa misura la Passione, seguendo le parole di Cristo: Se qualcuno vuol
venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua (Matteo, 16,24 e Luca, 14,27).
proprio il fatto che noi indossiamo la sua croce sulle nostre spalle a causa sua, ricevendola non solo nel nostro cuore attraverso la fede o sulla nostra bocca attraverso la confessione, ma anche nel nostro corpo attraverso la sopportazione del dolore.
ovvio che la croce era sempre stata una caratteristica importante del
pensiero delle crociate. Presentandola come un simbolo identificativo del
voto di impegno, Urbano II, come riferirono coloro che lo avevano ascoltato, aveva associato con enfasi il prendere e lindossare la croce ai precetti
di Cristo, riferimento che gi stato fatto: i comandanti dei crociati in Siria,
nello scrivere al papa nel 1098, si riferirono al fatto che egli ci aveva ordinato di seguire Cristo portando le nostre croci. Per i primi otto anni del
movimento, in ogni modo, limmagine della Croce sembra essere stata
meno importante nelle parole dei predicatori e nel pensiero dei crociati
(per quanto possiamo conoscerlo approfonditamente) della realt del Santo Sepolcro. Il trionfo della croce nel pensiero delle crociate, la sua trasformazione, da potente simbolo di autosacrificio a giustificazione che dava significato a ogni cosa avvenne, soprattutto, perch il periodo centrale del
Medioevo fu caratterizzato da una crescente devozione nei confronti della
crocifissione e dallapparizione di un efficace linguaggio figurato a essa
correlato. Lenfasi posta sulla croce rifletteva una religiosit popolare in cui
questa stava diventando sempre pi centrale, e a ci potrebbero aver contribuito anche la perdita della famosa reliquia della Vera Croce nella battaglia di Hattin nel 1187, una perdita dalla quale il cristianesimo latino fu per
un periodo ossessionato, e il crescente pessimismo cristiano sul recupero
del Santo Sepolcro, una volta che Gerusalemme fu nuovamente occupata
dai musulmani.

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Nelle parole dei propagandisti possiamo rintracciare i sottili, e non


sempre cos sottili, mezzi con i quali essi rispondevano allumore dellopinione pubblica (c un che di affascinante nellosservare come le idee venivano modificate nel passare dai teologi al pubblico attraverso i predicatori
e nel tornare poi indietro), ma vi una costante: il bisogno di giustificare gli
appelli a partecipare alle crociate. Umberto di Romans utilizzava i tre criteri
convenzionali che Isidoro di Siviglia aveva distillato dagli scritti di SantAgostino: una giusta causa, legittima autorit e buona intenzione. La guerra
contro lIslam, che Umberto sosteneva essere sempre stata di carattere religioso, dal momento in cui i musulmani attaccavano la fede cristiana, era
combattuta per reazione a unaggressione, per una giusta causa - in questo
caso la giustizia di Dio e la fede - con legittima autorit - qui non semplicemente umana ma divina - e con buona intenzione, perch i soldati che la combattevano manifestavano amicizia a Cristo, un desiderio di gloria celeste e il
bisogno di salvare le loro anime. Umberto scrisse a lungo in merito alla giustificazione, perch nel corso della storia del movimento delle crociate la
gente dovette essere persuasa che il pericolo al quale si esponeva aveva un
valore. La dottrina della jihad, la guerra santa, fu da questo punto di vista un
aiuto, poich secondo lopinione della maggioranza sunnita essa doveva attivare una guerra offensiva che aveva come scopo il dominio da parte del
mondo musulmano. Fu quindi possibile argomentare che non vi sarebbe
mai potuta essere pace con lIslam e che era giustificato colpire preventivamente, come dichiar Umberto intorno al 1270:
Questo il motivo per il quale i cristiani li attaccano nel loro territorio, per indebolire la loro forza, per mezzo della quale essi mirano a colpire i cristiani ovunque possono.
Se i cristiani non avessero agito in questo modo, i saraceni avrebbero gi sopraffatto quasi
lintera cristianit.
Gli argomenti giustificatori potevano qualche volta essere capziosi,
come quello di papa Innocenzo III secondo il quale la crociata in Livonia
era legittima perch l la Chiesa, cio un manipolo di convertiti, viveva
sotto la minaccia dei locali pagani. Il fatto per che la giustificazione fosse
necessaria mostra quanto seriamente i fedeli trattassero questi problemi.
Devono esserci stati, naturalmente, molti che sentivano che la mera esistenza dellIslam, dello sciamanesimo o del paganesimo fornivano giustificazioni pi che sufficienti, ma un numero abbastanza grande di persone
dovette essere convinto, al momento della proclamazione di quasi ogni
crociata, da argomenti in favore del concetto della giusta causa, per impe-

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gnarsi a fondo.
Nel suo De Praedicatione Umberto sugger che ciascun sermone dovesse concludersi con una invitatio, segnata al margine del suo manuale, in cui il
predicatore doveva implorare i suoi ascoltatori a prendere la croce. Egli
forn ventotto esempi, ciascuno dei quali inizia con la parola Ecce o Attendite. Segue la frase dapertura di uno di essi.
Ecco (Ecce) quindi, che risulta chiaro, miei diletti che coloro che si uniscono allesercito del Signore saranno dal Signore benedetti. Essi avranno la compagnia degli angeli e
quando morranno riceveranno ricompensa eterna.
Altri sermoni del XIII secolo rimasti fino a noi contengono simili invocazioni, sebbene siano spesso piuttosto roboanti, presentandosi come
modelli accuratamente scritti. Ma le invitationes devono essere state in gran
parte improvvisate e possiamo farci unidea di quanto passionali potessero
essere dal resoconto di un sermone, pronunciato a Basilea dallAbate Martino di Parigi intorno al settembre del 1201, punteggiato da appelli di
straordinaria emotivit.
Cos, forti guerrieri, correte oggi in aiuto di Cristo, arruolatevi nella cavalleria di
Cristo, affrettatevi a riunirvi in compagnie, sicuri del successo. a voi che oggi io affido la
causa di Cristo, nelle vostre mani che io consegno, per cos dire, Cristo stesso, affinch voi
possiate combattere per restituirlo alla sua eredit, dalla quale stato crudelmente cacciato [] Ora quindi, fratelli, prendete il segno trionfale della croce con animo lieto, affinch nel perseguire fedelmente la causa del Crocifisso, possiate avere la forza di ricevere
grandi ed eterne ricompense in cambio di un piccolo e breve servizio.
Ciascuna delle invitationes di Umberto termina con la parola cantus. Egli
spieg, nella sua introduzione, come uninvitatio dovesse essere accompagnata
da un inno, facendo riferimento al Veni, Creator, al Veni, Sancte Spiritus, al Vexilla Regis e al Salve, Crux Sancta. Aggiunse, inoltre, che poteva esserne impiegato
qualsiasi altro che fosse idoneo: nel 1100 larcivescovo di Milano utilizz una
canzone popolare, Ultreia, Ultreia. Gli inni dovevano essere cantati quando gli
uomini venivano avanti per impegnarsi pubblicamente. Due degli inni di Umberto erano dedicati alla Croce e due allo Spirito Santo, sempre invocato come
fonte di ispirazione dei crociati. Quando un uomo pronunciava il proprio
voto, gli si offriva una croce di stoffa che si presupponeva egli dovesse cucire
subito sui suoi abiti. Questo aspetto delle riunioni doveva essere preparato con
attenzione, altrimenti si sarebbe creata confusione; a Vzelay nel 1146 fu cos

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grande lentusiasmo che la scorta di croci confezionate si esaur e San Bernardo dovette tagliare il suo abito a strisce per fornirne altre. Nel 1463 il Cardinale
Bessarione diede ai predicatori le seguenti istruzioni:
Il modo di attaccare il simbolo (della croce) deve essere identico per tutti [] e deve
avvenire il pi rapidamente possibile. Qualora un simbolo sia stato confezionato con seta
rossa o stoffa, si dovr attaccarlo al petto con uno spillo. Coloro che lo ricevono potranno
in seguito cucirlo saldamente.
Ci si aspettava che i crociati continuassero a indossare le loro croci fino
al momento di ritornare a casa, dopo aver adempiuto ai loro voti: nel 1123 i
vescovi del primo Concilio Laterano emisero un decreto contro coloro
che si erano tolti la croce senza aver abbandonato la crociata. Sembra
che papa Urbano le avesse considerate come un distintivo ed facile dimenticare quanto devono essere state visibili. La scultura del monastero di
Belval nella Lorena, gi menzionato, mostra un crociato che indossa sul
petto una croce formata da due strisce di stoffa larghe quasi sei centimetri,
e la croce sembra grande circa quindici centimetri per quindici. Nel XII secolo, pare che le croci diventassero ancora pi grandi con il passare degli
anni. Si ha limpressione che le riunioni per lassunzione della croce, altamente emotive, anche isteriche e turbolente, fornissero la giusta atmosfera
per il manifestarsi di miracoli. Molti, in gran parte guarigioni, furono collegati al viaggio di San Bernardo attraverso la Francia settentrionale e la Renania. Nel giugno del 1214 Oliviero, lo scolastico di Colonia, rifer di alcune apparizioni miracolose mentre stava predicando in Frisia.
La messa solenne per la Santa Croce venne cantata e il testo del mio sermone fu
Dio impedisca che io mi glori, tranne che nella croce di nostro Signore Ges Cristo
[]. Vi era a malapena un soffio di vento quando da nord apparve una nuvola abbagliante e su di essa una croce bianca [...] poi apparve a sud unaltra croce dello stesso colore e dimensione; per terza apparve tra e sopra queste una grande croce [...] che aveva su di
essa la forma di un corpo umano; cos sembrava, alta come un uomo, nudo con la testa inclinata sulle spalle e le braccia [...] sollevate in alto. Vi erano, chiaramente visibili, dei
chiodi attraverso le sue mani e i suoi piedi, che avevano lo stesso aspetto di quelli dipinti
con maestria in una chiesa.
Si deve ammettere che il modo in cui i predicatori cercavano di indurre
decisioni spontanee mediante lesibizione teatrale e il linguaggio molto colorito, deve aver contribuito alla violenza che sembra essersi manifestata,
ma la loro capacit e la loro ingenuit, insieme alla loro adattabilit, contri-

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buirono al successo e riuscirono a persuadere generazioni di europei a versare tanto sangue e a sacrificarsi in imprese nelle quali spesso erano riluttanti a impegnarsi. Il movimento delle crociate fu un atto di genuina devozione popolare, che fior per cinque secoli e ne impieg altri due per esaurirsi: questo valga come un tributo ai predicatori.

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Crociate militari
I papi, i quali proclamavano le crociate in qualit di vicari di Cristo e garantivano i privilegi derivanti dalla loro partecipazione, pensavano strategicamente in termini transcontinentali e intercontinentali. Nel 1147, le forze
che marciavano su tre separati teatri di guerra - in Asia Minore, attraverso
lElba in Germania e in Spagna - furono viste come elementi di ununica
grande armata. Ci era troppo ambizioso e in futuro i papi avrebbero cercato di non impegnare le crociate in troppe regioni nello stesso periodo.
Essi avrebbero deciso di volta in volta dove impegnare le risorse, scatenando feroci critiche in quei teatri di guerra che avevano deciso di ignorare. Mi
concentrer qui sul teatro orientale, ma se i musulmani generarono lo
scontro, non erano i soli nemici e gli strateghi cristiani li videro sempre
come una parte di un pi ampio disegno.
I propositi delle crociate in Oriente cambiarono nel corso del tempo.
La scopo originario era stato Gerusalemme e, una volta che questa fu liberata, ai crociati si predic di mantenerla in mani cristiane e, dopo che era
stata perduta nel 1187, di riconquistarla (fu tenuta, in modo precario, per
altri quindici anni tra il 1229 e il 1244) e di recuperare la costa levantina, occupata di nuovo dai musulmani. Questi scopi non significavano necessariamente che tutti i crociati fossero inviati in Palestina: lEgitto era la potenza pi forte e ricca della regione e si era sempre creduto che Gerusalemme
avrebbe potuto essere facilmente messa al sicuro una volta che lEgitto fosse stato ridimensionato. La questione era stata discussa durante la prima
crociata e lEgitto era stato invaso dal Regno di Gerusalemme negli anni intorno al 1160. Nel XIII secolo vi furono due importanti invasioni del Delta
del Nilo e molti dei piani del XIV secolo si basarono su una sua nuova invasione.
Da parte musulmana, ci volle molto tempo per lo sviluppo di una qualsiasi coerente controstrategia. I crociati avevano fatto irruzione in un vicino Oriente frammentato dalla divisione tra il califfato sunnita abbaside a
Baghdad, ora sotto linfluenza dei sultani turchi selgiuchidi, e il califfato
sciita fatimida al Cairo. I recenti disastri politici si erano aggiunti al caos,
sebbene in Occidente nessuno ne sapesse niente. Nel 1092 la pi grande figura nella storia selgiuchida, il visir Nizam al-Murk, per oltre trentanni
lautorit dietro i sultani, fu assassinato. Un mese dopo, il sultano di Seljuq,
Malikshah, mor in circostanze sospette, seguto dalla moglie, dal nipote e

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da altre autorevoli figure. Con questo annientamento il sultanato selgiuchida si disintegr in citt-stato spesso di piccole dimensioni, dalle quali i pretendenti, membri della famiglia e generalissimi, si combattevano lun laltro
per il potere. Nel 1094 il califfo fatimida al-Mustansir, che aveva governato
per cinquantotto anni e aveva resistito fieramente ai selgiuchidi, mor. Lo
stesso accadde al suo vizir, Badr al Jamali e al califfo abbaside, al-Muqtadi.
In questo vuoto di potere le vecchie ostilit continuarono: il 26 agosto
1098, mentre la prima crociata si trovava nella Siria settentrionale, i fatimidi
ripresero Gerusalemme. Nel corso del dodicesimo secolo furono alcuni
generali, Zangi, suo figlio Nur ad-Din, e il Saladino, che riuscirono a creare
precarie coalizioni, nella costruzione delle quali la propaganda della jihad
gioc un ruolo importante, affrontando cos i cristiani e iniziando la riconquista delle coste. Il rovesciamento del califfato fatimida nel 1171 signific
lannessione dellEgitto allimpero di Nur ad-Din e, dopo di questi, del
Saladino e dalla sua dinastia. Ci contribu certamente alla riconquista, da
parte musulmana, della maggior parte della Palestina nel 1187, sebbene il
Saladino, che non era un buon generale, non potesse impedire che la terza
crociata riconquistasse una parte della costa, sufficiente ad assicurare la sopravvivenza del regno di Gerusalemme per un altro secolo.
Gi prima del 1187, in ogni modo, si era verificato un importante spostamento della bilancia del potere economico, di cui parleremo pi avanti.
Per la prima met del XIII secolo la prosperit economica dellentroterra
siriano dipese dal transito delle merci verso i porti della costa del Levantino, in mano ai cristiani, cosa che aiuta a spiegare la politica relativamente
pacifica dei successori ayyubidi del Saladino. Anche quando gli ayyubidi
vennero sostituiti dai pi formidabili mamelucchi, vi fu riluttanza a muoversi rapidamente contro i cristiani e a danneggiare la prosperit della regione. Vi era anche unaltra ragione per la quale i mamelucchi, guardiani del
califfato dopo la distruzione di Baghdad da parte dei mongoli nel 1258,
non potevano concentrarsi sulla costa: il loro impero in Egitto e in Siria era
organizzato in modo pi saldo di quanto fosse mai stata la confederazione
ayyubide, nonostante il fatto che molti dei sultani potessero a malapena
parlare arabo. Essi avevano un esercito e i generali migliori, in particolare il
sultano Baybars. Ma ai confini nordorientali, in Siria e in Iraq, dovevano
ora affrontare i mongoli e per gran parte del tempo dovettero combattere
su due fronti. Essi adottarono un approccio metodico per la conquista della costa, sottomettendo le fortezze latine una per una, radendone al suolo
qualcuna, costruendone altre, cosicch i cristiani vennero confinati allin71

terno di un anello di castelli mamelucchi, in uno spazio sempre pi piccolo.


Questo coincise con le modifiche del percorso delle strade commerciali
asiatiche, che ora passavano al nord della regione. Le entrate degli insediamenti latini crollarono e non vi fu pi alcuna ragione per i mamelucchi di
conservarli.
Nel 1291 gli ultimi avamposti cristiani in Palestina e in Siria vennero
sopraffatti e, quindi, per un secolo, la strategia delle crociate fu dominata da
piani per la riconquista della Terra Santa, compito molto pi difficile ora
che le teste di sbarco erano state perdute. Si discussero elaborati schemi
che implicavano lembargo sul commercio con lEgitto e con il Levante per
indebolirne le economie. La maggioranza propose una spedizione preliminare per stancare il nemico e rendere sicuri i mari, seguita da unaltra, o altre
due, e dal colpo finale vibrato da un esercito di grosse dimensioni. Alcuni
suggerirono di stringere alleanze con le potenze che si affacciavano alle
spalle del Levante, in particolare con i mongoli. Questo introdusse una serie di riflessioni concernenti laggiramento dellIslam, che avrebbero portato allo scontro - che aveva a che fare tanto con ragioni commerciali
quanto con la strategia cristiana - tra le flotte portoghese ed egiziana
nellOceano Indiano, e alla ricerca di una via occidentale verso le Indie.
Ma nel XIV secolo iniziava a emergere, tra un gruppo di piccoli principati
turchi di frontiera, una nuova potenza musulmana, lo Stato ottomano,
nel nord ovest dellAsia Minore. Nel 1354 i turchi passarono attraverso i
Dardanelli in Europa e dalla fine del XIV secolo Gerusalemme cominci
a scomparire dalla scena, quando le crociate divennero un esercizio di gestione della crisi, con lo scopo di difendere i rimanenti possedimenti cristiani nella regione orientale del Mediterraneo - Cipro e le isole greche - e
lo stesso continente europeo. Le crociate, che si erano spostate in gran
parte sul mare, furono ora combattute anche dagli eserciti di terra nei Balcani e dalle leghe marinare nel Mediterraneo. La caduta di Granada nel
1492 spinse gli spagnoli a riversarsi fuori della penisola iberica, non solo
verso lAmerica, ma anche in Nord Africa, dove occuparono delle teste di
sbarco verso est fino a Tripoli. I due terzi del XVI secolo furono testimoni di un feroce e infruttuoso scontro per assicurare queste postazioni
contro lavanzata degli ottomani. Nel frattempo i turchi conquistarono
entro il 1481 la maggior parte della Grecia, Rodi nel 1522, Cipro nel 1571
e Creta nel 1669. Raggiunsero Vienna nel 1529 e la assediarono di nuovo
nel 1683, sebbene dal 1684 in poi la Lega Santa iniziasse la riconquista
dellUngheria e dei Balcani.
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Non vi fu, quindi, una sola strategia delle crociate, ma diverse, ciascuna
per conformarsi alle cangianti circostanze e, anche quando si considera il
solo teatro orientale, esse furono operative in una vasta area che si estendeva dai Balcani e dallAfrica settentrionale ad occidente, fino allIraq settentrionale a oriente. In generale, ad ogni modo, le strategie adottate assunsero
tre forme, a seconda delle forze a disposizione degli strateghi: una era principalmente difensiva, le altre due offensive. Il peso principale della prima
ricadeva sulle spalle dei confratelli degli ordini militari, abbandonati in
grandi fortezze, che spesso sopravvivono come magnifici, anche se tristi,
ricordi della giusta causa e che nel XIII secolo rappresentavano il quaranta
per cento della frontiera di Levante con lIslam. In seguito alla crisi che colse il movimento delle crociate dopo il 1291, i Templari furono soppressi e i
cavalieri teutonici si ritirarono nel Baltico, ma nei loro Stati-ordine di Rodi,
dal 1309, e di Malta dal 1530, gli Ospedalieri, mantennero delle postazioni
di frontiera - Rodi, Smirne e Bodrum e in seguito Malta e Tripoli - vigilarono sul Mediterraneo (e diressero le loro operazioni di pirateria), parteciparono alle leghe marinare e agirono come disturbatori, facendo la guerra ai
turchi in Asia Minore e ai corsari berberi. Le operazioni degli ordini militari
erano, come vedremo, molto costose e rappresentavano una perdita anche
per le loro vaste risorse, ma le alte spese furono sostenute durante tutto il
periodo delle crociate; basta visitare Rodi o Malta per avere unidea delle
proporzioni delle operazioni di costruzione in cui i Cavalieri di Malta continuarono ad impegnarsi.
La seconda e pi comune strategia perseguita fu quella degli eserciti di
volontari riuniti per un obiettivo particolare e i cui soldati sapevano che il
servizio sarebbe terminato non appena essi avessero raggiunto il loro scopo o quando fosse stato chiaro che ci non sarebbe stato possibile. Dal
momento che era prassi comune per i vari contingenti essere radunati in
periodi diversi (e il loro arrivo sul campo delle operazioni era scaglionato
nel corso di diversi anni) i risultati di una campagna militare erano spesso
inconcludenti. Il fallimento era, in ogni modo, difficile da digerire e pu essere difficile datare la possibile conclusione di una particolare crociata. La
crociata tedesca del 1197 fu un epilogo della terza crociata (1189-92)? La
crociata del 1228-29 di Federico II fu decisamente latto finale della quinta
crociata, i cui pi importanti combattimenti ebbero luogo tra il 1217 e il
1221. La composizione di un corpo addestrato negli eserciti cristiani dipendeva dal potere trascinante e dalla personalit degli individui che rispondevano agli appelli papali, ma le armate del 1096-1102, 1147-49 e
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1190 erano ingrossate da orde di poveri pellegrini, ai quali non si poteva


impedire di partecipare e di attaccarsi come sanguisughe. Una volta che i
grandi eserciti crociati cominciarono ad andare in Oriente attraverso il
mare, i pi poveri scomparvero dalla scena, come abbiamo visto, e le crociate popolari del XIII secolo che si autorganizzarono - la Crociata dei Fanciulli del 1212 e la Crociata dei Pastori del 1251 - sembrano aver avuto origine dalla frustrazione dei poveri, che non potevano pi permettersi di
unirsi alle forze regolari.
Le prime armate avanzavano via terra e, dal momento che non avevano alcun sistema di approvvigionamento, si presupponeva che, una volta
lasciata lEuropa, si foraggiassero da sole. Lultimo grande esercito ad agire
cos, e anche quello che ebbe pi successo, fu quello guidato dallimperatore Federico Barbarossa nel 1190, sebbene intorno al 1270 venisse progettata una grande spedizione via terra che avrebbe dovuto essere guidata congiuntamente dallimperatore e dal papa. Le crociate si mossero sempre pi
per mare, quando ci divenne possibile grazie agli sviluppi della tecnologia
navale e alla crescita del trasporto commerciale sul Mediterraneo. Giovanni di Joinville ha descritto come nel 1248 lo sportello laterale della nave fu
aperto e vennero caricati tutti i cavalli che dovevamo portare oltremare. Lo
sportello fu poi richiuso e ben sigillato, come si fa quando si tappa un barile, poich una volta che la nave in mare aperto, lo sportello nella sua interezza si trova sotto il livello dellacqua.
Il trasporto marittimo metteva a dura prova le abilit organizzative
delle potenze secolari e in alcuni casi poteva andare veramente male, come
nel 1202, quando si radun a Venezia solo un terzo del numero di crociati
previsto per il quale era stato organizzato il trasporto, e quelli che si presentarono vennero poi ricattati dai veneziani, che avevano costruito una flotta
molto pi grande ed esigevano perci il rimborso. Uno dei benefici che fu
per possibile organizzare fu un sistema minimo di approvvigionamento,
e a tal proposito la conquista di Cipro e delle isole greche forn delle basi intermedie: grosse quantit di materiale vennero immagazzinate a Cipro per
la preparazione della crociata del 1248-54.
Da Antiochia, nel 1097-98, a Vienna, nel 1683, nella guerra prevalsero
gli assedi. Le battaglie, sia in terra (Dorileo, Nicopoli, Kosovo) sia in mare
(Lepanto) rappresentarono eccezioni. La guerra crociata si bas sullacquisizione e sulla difesa del territorio, e il territorio si guadagnava occupando e

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mantenendo i punti strategici. Alcuni dei combattimenti pi famosi - come


le battaglie intorno ad Antiochia nel 1098 e ad Ascalona nel 1099 - furono
vinte dalle forze assedianti che respinsero gli eserciti di soccorso, mentre
altre, come la battaglia che Riccardo dInghilterra condusse, marciando da
Acri ad Arsuf nel 1191, ebbero luogo perch luna parte o laltra stava cercando di raggiungere una fortezza. Fino alla met del XIII secolo i cristiani
si distinsero nella guerra di assedio, ma i musulmani erano in vantaggio per
numero. Gli assedi cristiani in generale si protraevano a lungo, mentre
quelli musulmani tendevano a concludersi pi rapidamente poich essi potevano affrontare con maggior serenit le perdite collegate agli scontri di
massa frontali.
Come detto, non vi era alcun sistema per selezionare i volontari al fine
didentificare i non idonei, che potevano comprendere anche gli psicopatici. Sebbene tale situazione arrecasse meno danno di quanto si potrebbe
supporre - dal momento che i magnati non volevano tra il personale al loro
servizio uomini indisciplinati e si assicuravano che in guerra vi fossero anche elementi specializzati, dai medici ai soldati del genio che si occupavano
degli assedi - il fatto che il comando secolare di ogni crociata consistesse interamente di volontari rese difficile stabilire unadeguata catena di comando. I papi potevano chiamare a raccolta i crociati, tassare la Chiesa per procurare i fondi, organizzare spedizioni, muoversi per stabilire la pace in Europa occidentale per avere il miglior trampolino di lancio e discutere la strategia con i comandanti, ma non potevano fare altro. Questo il motivo per
il quale cos tante spedizioni si persero per strada o finirono con lottenere
risultati molto piccoli. I papi incaricavano propri rappresentanti di viaggiare insieme alle armate, ma dal momento che questi e i loro legati erano preti, non potevano, almeno in teoria, portare armi o comandare fisicamente
armate, il che significava che per la conduzione della guerra essi dipendevano spesso dai laici che avevano preso la croce. Talvolta un legato aveva una
personalit abbastanza forte da far pesare il proprio parere allinterno dei
consigli di guerra o, se alla crociata partecipava un re - e doveva esservene
uno solo - questi era in grado di fornire un comando chiaro e non incerto.
Diversamente, ogni crociata, a meno che non fosse di dimensioni relativamente piccole sotto la guida di un comandante riconosciuto, era diretta da
un comitato formato dai grandi signori e dal legato papale. Era molto difficile convincere questi uomini, spesso orgogliosi e suscettibili, ad accordarsi
su un corso di azioni, in parte perch essi stessi non erano in grado di prendere decisioni impegnative indipendentemente dai loro subordinati, i quali
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erano, come loro, non coscritti o vassalli che svolgevano un servizio feudale, ma volontari i quali, a meno che fossero uniti ai signori di pi alto grado
da legami familiari o di clientela, servivano nei contingenti di questi ultimi
solo per la loro abilit nel provvedere ai propri seguaci. I nobili e i cavalieri
di pi basso rango potevano facilmente passare a un altro signore o persino
abbandonare la crociata, se pensavano di non essere guidati correttamente.
Tutte le prime crociate furono caratterizzate da un caleidoscopico spostamento di fedelt, poich i capi inferiori si muovevano da un contingente
allaltro, e le armate e gli individui andavano e venivano. Prima che potesse
essere presa qualsiasi decisione importante per lintera armata, quindi, i
grandi dovevano convocare i comitati dei loro seguaci per discuterne in
merito. In questo contesto, ci si chiede come fosse veramente possibile
prendere delle decisioni.
Con cos tanti volontari era difficile mantenere la disciplina e lavventatezza mostrata a Nicopoli nel 1396 dai cavalieri occidentali, i quali vollero
caricare sulle alture un esercito ottomano ben trincerato e nascosto, non fu
assolutamente un episodio unico. Latmosfera emotiva che avvolgeva le
crociate, dalle assemblee di reclutamento in avanti, era intensificata dallapprensione, dalla paura e dalle pratiche religiose che punteggiavano la marcia - il digiuno, le processioni, il solenne ambiente religioso - e dallesagerata ostentazione cavalleresca. Lagitato stato danimo di molti crociati rivelato nelle loro visioni di santi e di fantasmi dei propri defunti. I crociati agivano in una specie di mondo di sogno, cosa che probabilmente era necessaria, nel senso che le esperienze paranormali li univano luno allaltro e
rendevano pi tollerabile lambiente estraneo. Il fatto che almeno nelle
crociate pi grandi essi erano esposti alla tensione e allalienazione per lunghissimi periodi di tempo. Sebbene sia difficile trarre lezioni dalla moderna
psichiatria del combattimento e applicarle a situazioni avvenute centinaia
di anni fa, ora sappiamo che i volontari sono pi inclini dei coscritti a commettere atrocit e che una lunga esposizione alla tensione nociva per lefficienza e la disciplina.
Nel XII secolo anche i comandanti musulmani avevano i loro problemi, pur se differenti. La riconquista della costa del Levante aveva bisogno
di grandi eserciti, ma essi poterono radunare solamente delle forze di dimensioni inadeguate, mettendo assieme contingenti raccolti da confederazioni slegate e forniti dai proprietari terrieri, che si sarebbero disintegrate se
tenute sul campo troppo a lungo. I cristiani conoscevano bene questa si-

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tuazione e riconobbero che era nel loro interesse evitare la battaglia, perch
presto o tardi qualsiasi forza di invasione si sarebbe volatilizzata. I musulmani erano quasi pi indisciplinati dei cristiani, perch le armate ad hoc potevano essere tenute insieme solamente per brevi periodi di tempo e i comandanti non avevano alcuna autorit costituzionale, tranne la forza delle
armi e la loro personalit: il Saladino, inoltre, aveva lulteriore svantaggio
della completa sfiducia del califfo di Baghdad. La guerra, nel periodo centrale del Medioevo, era in ogni caso pi brutale di quanto lo sia oggi - il
comportamento dei primi crociati era simile a quello dei turchi durante le
campagne in Armenia dellimpero bizantino, negli anni intorno al 1050 e
nel decennio successivo - e aveva le sue usanze selvagge. Per esempio, una
consuetudine della guerra di assedio era che, mentre la resa aveva come risultato lofferta, alla guarnigione e agli abitanti, di certe garanzie, la resistenza portava al saccheggio della citt in questione. Nel 1099 la Gerusalemme
musulmana resistette ai crociati e fu largamente saccheggiata e lo stesso accadde alla Acri cristiana quando fu conquistata dai musulmani nel 1291; ma
nel 1187 la Gerusalemme cristiana si arrese alle condizioni del Saladino e
agli abitanti fu permesso di lasciare la citt dietro pagamento di un riscatto.
Le atrocit per potevano anche essere incoraggiate dai comandanti che
volevano attuare una data politica, come la pulizia etnica adottata durante
la prima crociata - gli abitanti non cristiani di qualsiasi luogo di importanza
religiosa o strategica vennero deliberatamente terrorizzati con lintenzione
di costringerli ad abbandonare le loro case - o come gli ordini del Saladino
di giustiziare ogni confratello di un ordine militare catturato.
Una caratteristica della guerra di crociata, sia da parte cristiana che musulmana, esemplificata dal modo in cui questi problemi cominciarono a
essere risolti, nel XIII secolo. Dal 1250 in avanti, gli eserciti mamelucchi,
sotto la guida di una classe scelta di ufficiali reclutati dagli schiavi importati,
furono approvvigionati in misura maggiore e vennero meglio addestrati di
quelli precedenti, mentre la decisione del papato di sovvenzionare largamente i comandanti crociati port al miglioramento della disciplina da parte cristiana. Sebbene fosse comune per i sovrani occidentali pronunciare
false dichiarazioni sulle loro intenzioni al fine di mettere le mani sugli stanziamenti, il sistema forn un modo di incanalare i fondi per i crociati attraverso i loro comandanti e di conseguenza di farli dipendere maggiormente
da questi ultimi. I comandanti delle crociate, Riccardo di Cornovaglia nel
1240, San Luigi nel 1248 ed Edoardo di Inghilterra nel 1270, stipularono
dei contratti con i loro seguaci, garantendo ad essi denaro in cambio di uno
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specifico servizio con un determinato numero di uomini. Il sistema dindennizzo, perch di questo si trattava, permise ai volontari di essere pagati
come se fossero stati degli impiegati alle dipendenze dei comandanti.
Ancora pi importante fu lintroduzione dal 1330 in poi di un terzo
tipo di forza militare, la lega di crociata, che complet la strategia cristiana,
perch i singoli stati in questo tipo di alleanza utilizzavano le loro forze regolari (se si pu usare questo termine), unendo i vantaggi di una crociata a
ununit combattente pi professionale e salariata, sicch, quando gli elementi professionisti aumentarono, la debolezza intrinseca negli eserciti di
volontari diminu. Gli eserciti degli imperatori dAsburgo, dei sovrani polacchi, dei principi tedeschi nella Lega Santa e della flotta degli Ospedalieri
nello stesso periodo, sono indistinguibili dalle armate nazionali. Un profondo abisso separa le flotte, cristiana e turca, che combatterono la battaglia di Lepanto o gli eserciti della Lega Santa e dellimpero ottomano che si
disputarono lUngheria, dalle armate cristiane del XII secolo messe insieme in fretta, e dai disperati elementi, spesso antagonisti tra loro, raccolti dal
Saladino in un impero nel quale egli era impopolare e visto con sospetto.
per il primo pi violento periodo a essere pi spesso ricordato, e
linterpretazione delle crociate come un movimento di stampo coloniale
penetrata a fondo. Da parte musulmana si alza un amaro coro, al quale da
parte cristiana si crede, secondo cui gli obiettivi dei crociati e le loro modalit di combattimento avrebbero gettato unombra incancellabile tra il cristianesimo e lIslam. Vi sono stati anche dei tentativi di organizzare un movimento di riconciliazione attraverso il quale i cristiani si sarebbero scusati
collettivamente per le azioni dei crociati. Sebbene per il movimento delle
crociate abbia avuto di sicuro profondi effetti sulle relazioni dei cristiani
con gli ebrei e sugli atteggiamenti dei greci e russi ortodossi nei confronti
della Chiesa cattolica, cristiani e musulmani erano stati in conflitto sin dalle
conquiste musulmane del VII secolo, precedentemente, quindi, alla prima
crociata, e il movimento delle crociate fu un episodio di ostilit continua tra
le due religioni che avevano mostrato di essere estremamente violente e capaci di grande crudelt. I musulmani sembrano aver considerato solo recentemente che le crociate avevano avuto un significativo impatto su questa relazione di antagonismo; nel 1500, in verit, essi sarebbero stati giustificati nel credere che questa particolare serie di guerre si era conclusa a loro
favore: potevano aver perduto la Spagna, ma le conquiste ottomane in Europa avevano di gran lunga superato tutto ci che i crociati avevano otte-

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nuto in Oriente. Ancora fino a trentanni fa la maggior parte degli storici


dellIslam riteneva che gli insediamenti latini nel Levante avessero unimportanza marginale. solo alla fine del XIX secolo che la prima generazione di nazionalisti arabi cominci a esprimere i punti di vista oggi noti, e io
ho gi sottolineato come essi sembrano essere stati influenzati dallassociazione delle crociate con il proto-imperialismo, avanzata in quel tempo dagli
storici europei. Latteggiamento moderno del mondo islamico verso le
crociate , in altre parole, unespressione del suo nazionalismo.
Dallaltro lato, in entrambe le religioni stata ora riportata in superficie
la nozione di violenza santa (nel cristianesimo con i movimenti di liberazione militanti). Concluder con un pensiero terrorizzante. Meno di sette
generazioni fa, il linguaggio delle crociate era ancora utilizzato dagli occidentali che aiutarono linsurrezione greca contro i turchi. Meno di nove generazioni fa le religioni erano ancora tecnicamente in guerra. Meno di 300
anni fa gli eserciti professionisti cristiani, rafforzati da coerenti tradizioni di
violenza ideologica, combattevano nei Balcani. Il cristianesimo, non meno
dellIslam, ha una tradizione violenta che potrebbe risorgere. E in tal caso,
che cosa accadrebbe?

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Gli ordini militari

Con la fondazione degli ordini militari lideale delle crociate fu trasferito su un altro piano. Il modo in cui li ho trattati stato caratterizzato dalla
mia convinzione che essi debbano essere visti prima di tutto come istituzioni religiose. Questi ordini furono espressione di uno sviluppo nella vita
religiosa nel tardo XI secolo, mentre nel XII, lapparizione di comunit impegnate attivamente in opere di carit, considerato il loro ruolo particolare,
e laccettazione di questo da parte della Chiesa, fu sorprendente. Era infatti
senza precedenti nel pensiero cristiano lidea della guerra come atto di penitenza, che aveva preceduto le crociate di quaranta anni e aveva fornito le
basi al loro movimento. San Tommaso dAquino chiar lassociazione tra
violenza penitenziale e ordini militari centocinquantanni pi tardi, quando
difese il ruolo di questi ultimi sottolineando che fare la guerra al servizio di
Dio imposto ad alcuni quale forma di penitenza, come si evince da coloro
ai quali stato ingiunto di combattere in aiuto della Terra Santa. Con i
confratelli degli ordini militari, la guerra come atto temporaneo di devozione (la funzione del crociato) divenne guerra come stile di vita religioso.
Laddove i crociati erano laici che per un certo periodo decidevano di impegnarsi verso una causa santa, i confratelli cavalieri erano dei religiosi in uno
stato di guerra permanente, cos come i loro colleghi di ordini religiosi pi
convenzionali erano in uno stato permanente di preghiera; ma, non diversamente da questi ultimi, anche gli appartenenti agli ordini religiosi erano
motivati dallamore, come sottolineavano con insistenza essi stessi e i loro
apologisti.
Come i veri israeliti e i guerrieri pi versati nella battaglia santa, accesi dalla fiamma
del vero amore, voi realizzate con le vostre azioni le parole del Vangelo, nel quale detto:
Nessuno ha amore pi grande di questo, che uno dia la propria vita per i suoi amici.

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I Templari
I Templari ebbero origine a seguito di una decisione presa a Gerusalemme durante linverno 1119-20, in unatmosfera di crisi generata da una
catastrofica sconfitta subta dai cristiani in Siria nella battaglia del Campo di
Sangue. Un piccolo gruppo di cavalieri, sotto la guida di un nobile di
Champagne di nome Ugo di Payns, assunse la forma di una confraternita
con lo scopo di proteggere le strade dei pellegrinaggi per e dai luoghi santi,
ancora molto pericolose. Questi cavalieri pronunciarono voto di povert,
celibato e obbedienza e la loro fondazione fu approvata dal patriarca di Gerusalemme. Essi attirarono latipico patrocinio di re Baldovino II di Gerusalemme, che aveva reputazione di avaro, ma che diede loro parte del suo
palazzo nel complesso del Tempio, come loro quartier generale, e vennero
probabilmente riconosciuti in un Concilio ecclesiastico che si tenne a Nablus nel gennaio del 1120. La loro fondazione fu ratificata dalla Chiesa in
generale nel 1129, nel corso di un Concilio che si riun a Troyes, presieduto
da un legato papale, il quale, sfruttando la grande abbondanza di esperienza
di vita religiosa utilizzabile per loccasione, redasse per loro una regola.
Vennero subito garantite loro delle propriet in Europa: i confratelli Templari, forse in un primo momento erranti, furono attivi in Provenza probabilmente dal 1124, nelle Fiandre forse dal 1125, in Linguadoca e in Iberia
dal 1128 e in Borgogna e Champagne allincirca dal 1130.
La loro Regola, le difese della loro funzione, scritte da Bernardo di
Chiaravalle, il loro pi eloquente sostenitore, e da Ugo di San Vittore, e il
documento di papa Innocenzo II Omne datum optimum, non possono nascondere il fatto che la fondazione di un ordine religioso, i cui membri professi pronunciavano voti usuali, ascoltavano luffizio e poi montavano a
cavallo per uccidere i nemici, fosse ai pi ripugnante. Ad ogni modo la teoria e la pratica della guerra penitenziale erano state applicate fino ad allora
solo ai laici; lasserzione che il combattimento era per i religiosi unattivit
caritatevole e che poteva essere trattato negli stessi termini della cura dei
malati costituiva proprio unaltra questione. sorprendente che la parte di
opinione clericale in disaccordo non rappresentava la maggioranza; era infatti cos piccola e discreta che non conosciamo nemmeno i nomi dei critici, sappiamo soltanto della loro esistenza dalle reazioni ai loro giudizi contenute nelle apologie.
La ragione di ci pu essere stata che i Templari guadagnarono subito

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un forte sostegno, non solo da parte del re di Gerusalemme e tra coloro che
risiedevano negli stanziamenti orientali, ma anche in Occidente. Lapprovazione di una figura prestigiosa come Bernardo di Chiaravalle rappresent ovviamente un grande vantaggio e i Templari ebbero sin dallinizio il favore dei pi influenti nobili europei. Lethos di un ordine militare si mostr
immediatamente attraente per gli uomini darme occidentali. Sebbene la
maggior parte dei figli di nobili e cavalieri entrasse ancora a far parte del clero secolare o delle comunit monastiche convenzionali, alcuni di loro trovarono nella vita dei Templari un modo per esprimere il proprio desiderio
di una religione in maggior accordo con la cultura della societ dalla quale
essi provenivano, rispetto alla vita monastica tradizionale e alle sue nuove
forme. I Templari abiuravano lostentazione e il fascino mondani, ma nella
loro etica una certa convergenza con i valori terreni, e non solo la prospettiva di combattere per Cristo in Oriente, operava in modo da renderlo attraente. Nel 1138 un signore provenzale di nome Ugo di Bourbouton entr a far parte dellordine e gli don tutte le sue propriet; suo figlio si un a
lui come confratello professo e sua moglie si fece suora. Il possesso delle
propriet di Ugo venne diviso tra diversi rami della sua famiglia, ma la maggior parte fin nel 1147 nelle mani dei Templari. In quellanno al pi tardi,
Ugo era diventato maestro della commenda di Richerenches, ricavata dalla
sua tenuta, che diresse fino alla sua morte nel 1151. La documentazione
straordinariamente ricca della commenda ci fornisce sue fugaci apparizioni
a intervalli cos regolari da renderci certi che, dal momento della sua accoglienza egli difficilmente possa essere andato in Palestina; di sicuro non
pu esservi rimasto per pi di un anno. Egli era relativamente avanti negli
anni quando aveva risposto alla spiritualit dei nuovi cavalieri di Cristo e rimase nella sua vecchia propriet a condurre una vita religiosa, che deve
aver trovato soddisfacente, amministrando le terre a beneficio del convento combattente in Oriente.
I primi due secoli dellordine dellOspedale
Certamente lordine dellospedale di San Giovanni ebbe origine in un
ospedale, o ospizio che fosse, che gi aveva in cura dei pellegrini quando
Gerusalemme fu presa dai primi crociati, il 15 luglio del 1099. molto
meno facile stabilire da quanto tempo questo ospedale fosse esistente. Gli
stessi confratelli finirono con il credere a una storia che lo faceva risalire a

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Giuda Maccabeo, molto prima di Cristo, e anche il papato sembra aver accettato la storia secondo cui il loro ospedale era stato la scena di molti episodi avvenuti a Gerusalemme descritti nel Vecchio Testamento. Sebbene,
per, si fossero verificate a Gerusalemme periodiche fondazioni di ospedali o ospizi - ne fu certificata una alla fine del nono secolo e unaltra nel
1039 - sembra che nessuno di questi sia continuato a esistere fino a quando
una badia benedettina, chiamata Santa Maria dei Latini, lunica fondazione
cattolica allora a Gerusalemme, diede vita a un ospedale da essa dipendente, a sud dellarea del Santo Sepolcro, intorno al 1080.
Allinizio devono aver lavorato nellospedale i monaci della vicina badia, o almeno essi devono averlo amministrato e, dato il loro ruolo, probabile che fossero fratelli laici. Si conosce il nome del loro sovrintendente,
Gerardo, sebbene sia un mistero il luogo della sua provenienza. Egli and
avanti fino a diventare il primo maestro dellordine e in unepoca di fondatori molto originali di nuove istituzioni religiose deve essere annoverato tra
i migliori, perch il carattere particolare dei primi Ospedalieri rappresent
un punto di partenza nel pensiero religioso.
Il loro primo incarico fu il servizio a favore dei santi poveri. Linteresse per i bisognosi, naturalmente, era sempre stata una caratteristica del
pensiero cristiano, ma la sua espressione radicale intorno al 1100 probabilmente rifletteva il fatto che, in seguito ai progressi economici in Europa e
alla crescita delle citt, il proletariato urbano stava diventando pi visibile
di quanto fosse stato nei secoli precedenti. Lamore della povert come intrinseco al precetto evangelico raggiunse la sua pi piena espressione negli
ideali di San Francesco, un secolo pi tardi, sebbene questi implicassero limitazione in se stessi della santa povert, ma nella loro misera umilt e nel
loro amorevole rispetto per i poveri gli Ospedalieri anticiparono i francescani. Le donazioni allOspedale erano destinate ai poveri di Cristo, dei
quali il maestro era servo e guardiano: il moderno gran maestro
dellOrdine di Malta porta ancora il titolo di Custos pauperum. Anche i confratelli erano servi dei poveri; il loro vestiario, secondo la loro Regola risalente allincirca al 1130, doveva essere umile perch i poveri di Nostro Signore, dei quali noi ci riconosciamo servi, vanno in giro nudi e miseramente vestiti. Sarebbe errato e disdicevole per il servo essere superbo e per il
suo signore essere umile.
Per loro luomo o la donna indigente rappresentavano veramente la

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persona di Cristo e dovevano essere come tali venerati, perci sin dallinizio essi misero in pratica una cura premurosa nei confronti dei poveri e, in
particolare, dei poveri pellegrini di Gerusalemme, dal momento che non
avevano molti ospedali altrove, occupandosi di loro quando si ammalavano e seppellendoli in caso di morte. Gerusalemme, citt nella quale la resurrezione finale sarebbe cominciata, era il posto in cui i cristiani devoti volevano finire i loro giorni, e si possono ancora vedere gli ossari della cripta
della chiesa degli Ospedalieri del XII secolo nel loro cimitero di Acheldamach (che una volta venivano riempiti con le ossa dei devoti).
LOspedale a Gerusalemme
In Europa occidentale si erano sempre potute trovare delle forme organizzate di assistenza ai malati, ma per un lungo periodo vi fu un senso di
precariet al riguardo. Gli ospedali vennero fondati occasionalmente dopo
la caduta dellImpero Romano, ma non durarono a lungo, sebbene vi fosse
una lunga tradizione di ospedali privati, come quelli monastici, mentre gli
ospedali pubblici erano pi una caratteristica del mondo orientale (bizantino e islamico). In Europa occidentale lattivit continua degli ospedali pubblici inizi relativamente tardi, ma nel 1100 era gi avviato un movimento
dedito alla cura dei malati. Vennero fondati alcuni ordini, quello di San
Giovanni naturalmente, ma anche altri, come quello di SantAntonio, e
vennero fondati singoli ospedali. LInghilterra del XIV secolo aveva 600
ospedali, molti di questi erano piccoli e contenevano meno di trenta letti,
alcuni per erano molto grandi: quello di San Leonardo a York poteva
prendersi cura di 224 tra ammalati e poveri.
Gli ospedali medievali pubblici erano di due tipi. Il primo non di particolare interesse per noi, sebbene ve ne fossero degli esempi nellOriente
latino, in particolare un lebbrosario di Gerusalemme gestito dai fratelli di
San Lazzaro; significativo che la sola categoria di pazienti che lospedale
di San Giovanni non ammetteva fosse quella dei lebbrosi. Questi ospedali
si occupavano di malattie che erano ritenute incurabili e altamente infettive, e isolavano permanentemente i sofferenti dal mondo esterno, anche se
di solito in modo tollerante e caritatevole. Listituzione era diretta da un
maestro, il quale era quasi sempre un prete ed era assistito da fratelli e sorelle infermieri. Anche i pazienti erano considerati fratelli e sorelle della casa, una piccola comunit religiosa chiusa in se stessa, nella quale tutti gli

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ospiti, come membri a pieno titolo, avevano voce in capitolo nella gestione
degli affari.
Gli ospedali di secondo tipo si occupavano della cura di malattie considerate curabili. Le tecniche chirurgiche e le cure mediche di cui disponevano chirurghi, medici e infermieri erano relativamente semplici. I chirurghi
potevano effettuare interventi superficiali - per esempio per emorroidi, ernie e cateratte, o per la rimozione di polipi nasali. Si conosceva lantisettico
(aceto) che pu essere stato introdotto in Oriente dai crociati. Vi era una
certa comprensione dellutilizzo della trazione nella cura delle fratture. Si
usava un primitivo anestetico: una spugna impregnata di oppio o mandragora e immersa in acqua calda in modo che il paziente inalasse il vapore. Vi
erano vari trattamenti a base di mercurio per le infezioni croniche della pelle. Si procedeva con entusiastica fiducia a salassi in quasi ogni occasione,
anche nei casi in cui una trasfusione non era prescritta. Tutti, ad ogni
modo, sapevano che vi erano dei limiti a ci che si poteva ottenere nel campo della chirurgia o delle cure mediche e la maggior parte degli ospedali occidentali, seguendo gli insegnamenti della pi grande scuola di medicina
del periodo centrale del Medioevo, che si trovava a Salerno, facevano completo affidamento su qualcosaltro. Si comprendeva perfettamente che la
maggior parte dei pazienti sarebbe guarita presto da sola se fosse stata correttamente curata, ben nutrita e mantenuta pulita: si offriva ai malati un
buon bagno appena arrivavano e li si manteneva al caldo e tranquilli; inoltre
alcuni ospedali, come quello di Santa Maria Nuova a Firenze, avevano dei
reparti distinti per i pazienti affetti da delirio. Il metodo funzionava abbastanza bene: lospedale di Saint Jean-en-lEstrs ad Arras ammise tra i duemila e i quattromila pazienti allanno nel periodo 1307-1336. Le morti si aggiravano intorno alle centodue allanno, sebbene un visitatore di Gerusalemme nel XII secolo osservasse con meraviglia che a volte di notte venivano rimossi dallospedale pi di cinquanta cadaveri.
Conosciamo molto riguardo al funzionamento dellospedale di Gerusalemme che, essendo il pi grande di quel tempo, ebbe una notevole influenza sullo sviluppo degli altri, in parte perch vi si fa riferimento negli
statuti di questi ultimi, ma anche grazie alla scoperta, fatta a Monaco, di un
importante manoscritto, un trattato sullamore cristiano composto da un
uomo che scrisse di avervi vissuto per un certo periodo e aver visto di persona quello che poi descrisse. Lautore sembra averlo scritto intorno al
1180, o almeno prima che la notizia della caduta di Gerusalemme nel 1187

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giungesse in Occidente.

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Una caratteristica dellassistenza fornita dagli Ospedalieri era questa:


poich ogni uomo o donna in povert era Cristo, lui o lei non dovevano
avere solo un buon trattamento, ma il migliore e il pi lussuoso possibile.
Ci oltre a essere, naturalmente, un imperativo religioso, era anche lapplicazione del principio di assistenza base secondo il quale il paziente dovrebbe sentirsi a proprio agio e contento.
Lospedale accettava i poveri, qualsiasi fosse la loro malattia (a parte la
lebbra), la nazionalit o il sesso. Se i poveri si ammalavano nelle strade della
citt e non avevano la forza di entrare presentandosi da soli, i servitori degli
Ospedalieri che perlustravano la citt li accompagnavano allospedale. Al
momento dellaccoglienza ogni paziente si confessava e riceveva la comunione; dopo di ci sembra che lui o lei venissero incoraggiati a ricevere il sacramento ogni domenica; inoltre ogni giorno i pazienti e le corsie erano benedetti con acqua santa, portata fino a loro in processione. Vi erano undici
corsie, ma lospedale poteva essere ampliato fino a contenere il doppio dei
pazienti normalmente ammessi. Potevano essere ospitati duemila tra uomini e donne, e lautore del trattato ha raccontato come molte volte, quando accadeva che lospedale era straripante, il dormitorio dei confratelli veniva occupato dai malati e i primi dovevano dormire sul pavimento. Le ammalate avevano le proprie corsie e una cucina a parte ed erano assistite da
inservienti donne; una corsia era riservata allostetricia. Ai neonati si faceva
il bagno subito dopo venuti alla luce e a quelli le cui madri, per malattia o
povert, non potevano nutrirli si procuravano delle balie.
Ciascuna corsia era diretta da un confratello, chiamato maestro di corsia, il cui incarico era quello di assegnare i letti, ed era assistito da dodici servitori pagati, le cui mansioni comprendevano il rifare i letti, badare ai pazienti, dare loro acqua, asciugamani e nutrirli. Due di questi servitori erano
di servizio ogni notte, in ogni coppia di corsie contigue. Essi dovevano accendere tre delle quattro lucerne (oltre le lampade notturne) che mandavano luce in ogni corsia, dal tramonto allalba; ispezionavano i malati, coprivano quelli le cui coperte erano cadute dal letto, mettevano a proprio agio i
pazienti, chiamavano i preti se ve ne era necessit, trasportavano i morti
nella chiesa conventuale. Ogni sera uno dei servitori camminava lungo la
corsia, con una candela allestremit di un bastone nella sua mano sinistra e
una coppa di vino nella destra, esclamando ad alta voce: Signori, vino per
conto di Dio. Il suo compagno lo seguiva con una candela e una caraffa di
vetro esclamando Acqua per conto di Dio. Un servitore portava poi nel-

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la corsia acqua calda dicendo Acqua calda nel nome di Dio. Dopo la
compieta, andava in processione lungo tutte le corsie per un turno di ispezione, guidato da un confratello che portava una lampada, mentre gli altri
avevano delle candele. Due confratelli poi si univano ai servitori durante il
servizio notturno.
Vi erano letti separati per i malati in un periodo nel quale solo i pi
grandi signori avevano il loro letto personale, e nella corsia di ostetricia vi
erano piccole culle affinch i bambini non venissero disturbati dalle proprie madri. I letti avevano materassi di piuma e copriletto, e i pazienti erano
forniti di mantelli e sandali, cos da potersi proteggere quando andavano
alle latrine. Le lenzuola venivano cambiate ogni due settimane. Tutte le settimane, il luned e il gioved, i barbieri al servizio dellordine lavavano i piedi
dei malati con acqua calda, rimuovevano i duroni con pietra pomice e
asciugavano i piedi con soffici asciugamani.
La dieta dei pazienti era abbondante. In un periodo in cui pochissimi
avevano pane bianco a qualunque ora o una dieta a base di carne, nellospedale vi era pane bianco e carne fresca. La domenica venivano serviti maiale
o montone e, in alternativa, se i pazienti non potevano digerirli, pollame. Il
marted e il gioved, e negli altri giorni della settimana, focacce di granturco
e ceci. Vi erano due cucine, una ordinaria sia per gli uomini che per le donne, laltra differenziata. Il cibo grasso, come maiale e montone, veniva
preparato nella prima cucina, ma se un paziente aveva problemi di digestione, era fornita dalla seconda cucina carne di gallo, gallina, piccione, pernice,
agnello e, se erano disponibili, uova o pesce. I confratelli addetti alle corsie
erano incaricati di acquistare il vino e gli alimenti speciali e ogni settimana
ricevevano dalla tesoreria dellordine, denaro con il quale acquistare prodotti di lusso per integrare la dieta dei pazienti come melegrane, pere, prugne, castagne, mandorle, uva, fichi secchi, lattuga essiccata, cicoria, ravanelli, prezzemolo, cetrioli, limoni, zucche e meloni della Palestina. Seguendo la dottrina medica, ad ogni modo, alcuni cibi erano sempre esclusi dal
men; tra questi: fagioli, lenticchie, gamberetti, murene e scrofe da riproduzione, poich secondo una regola medica generale, la carne delle femmine degli animali umidi, paragonata a quella dei maschi, era pi dura, pi
grassa, pi viscosa e pi indigesta.
Nellospedale lavoravano quattro medici e quattro chirurghi, insieme a
un certo numero di salassatori, questo perch gli Ospedalieri non volevano

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affidare i malati a estranei. I medici erano obbligati da un giuramento a fare


tutto il necessario, sia nella diagnosi sia nel prescrivere preparati e altre medicine. Le corsie erano ripartite tra di loro in modo che ciascun medico
avesse la sola responsabilit dei pazienti in cura presso di lui. Il medico era
obbligato a visitarli tutte le mattine e tutte le sere, a esaminare le loro urine e
a sentirne il polso. Durante i suoi giri era accompagnato da due servitori
che operavano nella corsia interessata, luno con il compito di miscelare i
preparati, gli sciroppi, lossimele (aceto e miele) e le altre medicine, laltro
con lincarico di mostrargli le urine dei pazienti e di pulire gli orinali. Ai chirurghi era affidata la cura dei feriti, non solo a Gerusalemme, ma anche al di
fuori della citt, quando le armate cristiane erano impegnate contro i musulmani. Lautore del trattato ha descritto un ospedale mobile da campo,
con medici provenienti da quello di Gerusalemme, nel quale potevano trovare riparo i feriti in battaglia. Se i medici non potevano curarli adeguatamente l, i feriti venivano caricati su bestie da soma e portati allospedale di
Gerusalemme o a quello pi vicino al campo di battaglia. Se non vi erano
sufficienti animali per spostare i feriti, questi montavano i cavalli degli
stessi confratelli cavalieri i quali, anche i pi nobili, tornavano a piedi, dimostrando apertamente che tutto ci che avevano apparteneva ai malati.
Lospedale si assicurava che alcuni salassatori fossero in servizio in ogni
momento; questi operavano dietro consulto medico, ma erano anche responsabili della dieta dei malati.
Lordine forniva anche servizi esterni. Quando vi erano donne con
bambini troppo povere per vestirli, si inviavano ceste di abiti. Se una madre
era troppo povera per allevare un figlio, veniva informato il maestro dellordine e, se la causa di ci era la malattia, questi affidava la custodia del bambino a unaltra donna. Qualora la situazione fosse generata dalla povert, provvedeva allelemosina e, nel caso in cui una madre per povert o malattia abbandonava il proprio figlio, lospedale lo accoglieva, lo cresceva e lo educava.
Avendo pi esperienza degli uomini riguardo alla cura dei bambini, le consorelle ospedaliere erano incaricate di visitare e vegliare su questi bambini adottati, che erano conosciuti come filii beati Johannis. Alle ragazze si insegnava un
mestiere e una volta adulte potevano scegliere tra il servire San Giovanni o
uscire nel mondo esterno. Le balie dei bambini di San Giovanni erano pagate, ma avevano lobbligo di visitare lospedale spesso, al fine di far controllare
i bambini che avevano in affidamento. Le consorelle della casa le visitavano
e, se il loro latte era scarso, affidavano ad altre i bambini.

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Risulta chiaro che lospedale di Gerusalemme, diretto sontuosamente


e ambiziosamente, doveva sostenere spese enormi. Si possono solamente
immaginare i problemi di ordine logistico legati a un ospedale, dove il livello dellassistenza medica doveva essere costato un lavoro molto intenso e
che provvedeva a un numero di pazienti di gran lunga maggiore di quello
che qualsiasi moderno ospedale prenderebbe in considerazione di accogliere. Questi pazienti dormivano probabilmente per la prima volta nella
loro vita in letti separati e di sicuro mai avrebbero mangiato con tale regolarit cibo cos buono o avrebbero avuto una cos stretta sorveglianza spirituale. Nel 1176 lordine diede disposizioni affinch il grano proveniente da
due villaggi della Palestina fosse spedito a Gerusalemme per il rifornimento di pane bianco. Nel 1182 un capitolo generale stabil le responsabilit annuali di alcune provincie in merito allapprovvigionamento diretto dellospedale: cento pezze di tessuto per la confezione di copriletto dai monasteri francesi; duemila ell, antica unit di lunghezza pari a m. 1,143, di tessuto per lo stesso scopo da Antiochia in Siria; duemila ell di fustagno dai
monasteri italiani; duecento mantelli di feltro da Costantinopoli; due quintali di zucchero per la produzione di sciroppi e altre medicine da Tripoli in
Libano e Tiberiade in Galilea.
stato spesso suggerito che lospedale abbia avuto influenze di diversa provenienza; che la sua organizzazione in corsie riflettesse la tradizione
bizantina e la medicina che vi si praticava fosse di scuola araba. I suoi medici, per, sembrano essere stati cristiani latini e non vi sono prove che le norme e la pratica dellospedale di Gerusalemme fossero di altra provenienza
se non occidentale. La forma di assistenza infermieristica sembra essere
stata di tipo salernitano.
Gli ordini religiosi
La data esatta in cui lospedale di Gerusalemme si separ dalla sua
struttura di origine non pu essere stabilita, sebbene la sua autonomia possa essere stata anticipata da donazioni, effettuate da benefattori in Europa a
suo favore come persona giuridica ancor prima della prima crociata. Ad
ogni modo, papa Pasquale II, nel 1113, lo trattava come organismo indipendente. Nel suo documento istitutivo, Pie postulatio voluntatis, che sembra
essere stato redatto insieme a una bolla di ratifica per la badia di Santa Maria
dei Latini, egli scrisse a Gerardo, al quale si rifer come istitutore o fonda-

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tore, che gli ospizi europei dovevano rimanere in perpetuo assoggettati a


voi e a disposizione vostra e dei vostri successori come lo sono oggigiorno. chiaro che il maestro stava gi dirigendo una struttura di carattere
internazionale, che al tempo della Regola, nel 1130 circa, era diventata una
rete di conventi sparsi, diretti da dignitari i quali erano assistiti e limitati dai
loro capitoli e responsabili nei confronti di Gerusalemme. La Regola stabiliva che tutte queste giurisdizioni fornissero ogni anno al governo centrale
un terzo del prodotto delle loro propriet, le responsioni.
Gli Ospedalieri e i Templari difficilmente avrebbero potuto eseguire i
compiti che da soli si erano assegnati se fossero vissuti, come altri religiosi,
in comunit riservate, soggette alle autorit locali e agli interessi dei vescovi
delle diocesi. Gli ordini dovevano essere diretti centralmente e avevano bisogno di poter trasferire uomini e risorse da un capo allaltro del mondo
cristiano, aldil dei confini e dei limiti nazionali ed ecclesiastici. Essi furono
i primi veri ordini religiosi, il che equivale a dire che erano istituzioni internazionali, amministrate da direzioni centrali le quali potevano inviare i propri membri da un luogo a un altro. N i cluniacensi, n i cistercensi, che
probabilmente contribuirono allidea di un capitolo generale, e nemmeno i
certosini, i premonstratensi, gli agostiniani e i benedettini, anche dopo che
il Quarto Concilio Laterano li aveva raggruppati per provincia, erano
membri di veri ordini religiosi. Dallaltro lato, i Templari e gli Ospedalieri
possono rivendicare di essere stati, insieme ai gilbertini, gli ordini originari
di un movimento che avrebbe condotto ai francescani, ai domenicani e ai
gesuiti. I loro ordini si svilupparono precocemente grazie allaiuto dei papi
e questo, unito alle donazioni di terre a loro favore - nel caso dei Templari
la velocit con cui crebbero le loro propriet nel XII secolo fu fenomenale e la relativa efficienza della loro amministrazione, diede loro in teoria un
enorme potere.
Lunit amministrativa di base in Europa fu la commenda o precettoria, che amministrava una propriet di vaste dimensioni o un gruppo di
esse. Si dovrebbe sempre tener presente che in ogni periodo la maggior
parte dei confratelli si trovava in Occidente con una funzione di sostegno.
Al centro della commenda vi era un edificio conventuale, spesso la casa
delloriginario signore feudale, con annessi una cappella e pochi altri edifici
conventuali, nei quali un numero di confratelli, come quelli di Richerenches a cui si gi fatto riferimento, vivevano la vita spirituale e amministravano le propriet che erano sotto la loro direzione. In Inghilterra, e proba-

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bilmente ovunque, i Templari tendevano a coltivare la terra direttamente;


gli Ospedalieri erano pi spesso inclini a darla in affitto. Un gruppo di commende era riunito in una provincia, di solito conosciuta tra i Templari
come dominio e tra gli Ospedalieri come priorato. Mentre gli ordini avevano un ruolo militare in poche zone dEuropa, per esempio in Aragona, lo
scopo delle commende e delle provincie era di solito quello di incanalare
reclute, denaro e rifornimenti verso i conventi combattenti in Oriente.
Esse stesse erano soggette al governo del maestro e del suo capitolo e convento, sito fino al 1187 a Gerusalemme, in seguito, fino al 1291, ad Acri sulla costa palestinese e successivamente a Cipro fino, nel caso degli Ospedalieri, al trasferimento a Rodi nel 1309. Gli Ospedalieri, come vedremo, si
sarebbero pi tardi trasferiti a Malta. Gli ordini erano al loro interno uniti
da un capitolo: nel caso degli Ospedalieri un capitolo conventuale in ogni
casa, che si incontrava una volta a settimana; un capitolo priorale, che si riuniva una volta allanno e un capitolo generale dellintero ordine, che dapprima si incontrava irregolarmente e pi tardi ad intervalli di cinque e dieci
anni. In questi capitoli era amministrata la giustizia in accordo con la Regola
e gli statuti (la legislazione statuaria dei capitoli generali), gli esgart (la giurisprudenza), le usanze (il diritto consuetudinario) e la legislazione papale riguardante lordine interessato. Si poteva ricorrere ai capitoli di tutti i livelli.
Tra il 1135 e il 1154 gli ordini vennero dispensati: la dispensa era un requisito essenziale se unistituzione organizzata a livello internazionale doveva essere libera da interferenze locali. Questo era un privilegio concesso
dal papato e la cui forma completa pu essere riassunta come segue. Labbazia o lordine interessati erano liberati dalla giurisdizione del vescovo
diocesano, il quale non poteva reclamare ospitalit (procurazioni) per s o
per il suo seguito, in occasione di una visita ufficiale alla sua diocesi, e non
aveva il diritto di celebrare messe solenni o tenere ordinazioni nelle chiese
coinvolte. Labate, o capo, dispensato dal giuramento di obbedienza al vescovo, poteva essere autorizzato a essere consacrato nella chiesa dellabbazia piuttosto che nella cattedrale; gli poteva essere concessa la libera scelta
del prelato officiante e, inoltre, la facolt di chiedere la consacrazione direttamente a Roma. Poteva invitare qualsiasi vescovo a operare altre ordinazioni o consacrazioni ed era libero dal partecipare ai sinodi diocesani,
dallosservare i loro decreti o dal pagare qualsiasi tassa diocesana. Aveva il
diritto di indossare alcuni o tutti gli insignia pontificalia, e la casa o lordine
potevano essere esentati dal pagamento di alcune o di tutte le decime. La
dispensa, concedendo, come fece, la libert dal potere del vescovo della
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diocesi, rafforz quello del papato e fu - inutile dirlo - aspramente avversata dai vescovi, con la conseguenza che di solito, a livello locale, si cercava di
raggiungere un compromesso. Tuttavia, la dispensa rendeva lorganismo
interessato libero dal potere della maggior parte dei governatori ecclesiastici provinciali e ci significava che la giustizia (in altre parole, il governo) era
una cosa che riguardava esclusivamente lorganismo in questione. Questo
privilegio era un aspetto relativamente nuovo, ma veniva concesso in maniera sempre pi frequente dai papi alle congregazioni religiose che stavano nascendo, tra cui i monaci cistercensi, ai quali esso fu accordato nel
1152 contro i desideri di San Bernardo.
Come abbiamo visto, gli ordini militari furono i primi a sviluppare una
vera struttura internazionale nella quale i confratelli potevano essere trasferiti, per il mondo, da un ufficio allaltro e da un luogo allaltro. Un esempio di questa mobilit fornito dallo straordinario caso dellospedaliere
Ferrand di Barras, se in verit consideriamo una sola persona e non uno zio
e un nipote con lo stesso nome. Nel 1180 Ferrand, un semplice confratello
del priorato di Saint-Gilles (ma nel 1194 era in servizio in Oriente), era stato senza dubbio uno di quei giovani confratelli mandati a colmare le perdite
che avevano decimato le forze in Palestina, in seguito ai disastri del 1187.
Nel 1214 era castellano del nuovo e importante castello di Selifke in Cilicia
e allincirca dal 1219 fino al 1232 fu maresciallo dellordine, cio suo ufficiale militare in capo durante la quinta crociata e dopo. Nel 1246 fece ritorno in patria come priore di Saint-Gilles e nel 1259 venne nominato Gran
Comandante dOltremare, con la sovrintendenza di gran parte dellEuropa
occidentale, e un questo ufficio al suo incarico di priore. Erano passati quasi
ottantanni dal suo ingresso nellordine e nel 1266 papa Clemente IV lo assolse dallobbligo di visitare il convento in Oriente in considerazione della
sua condizione - forse la sua tarda et? - e questo lultimo anno in cui risulta che era ancora in vita, sebbene pi tardi fosse impegnato in una fiera causa
a favore dei diritti e dei privilegi del suo ordine.
La militarizzazione dellOspedale
Il processo attraverso il quale lospedale di san Giovanni divenne un
ordine militare rimane un mistero. Nessun riferimento a un confratello cavaliere pu essere rintracciato prima del 1148 e quello risalente a questa
data per giunta dubbio. Non prima degli anni attorno al 1160 che nel

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materiale rimasto fino a noi fa la sua apparizione una classe di confratelli


cavalieri, posta sotto il comando del suo balivo conventuale, il maresciallo,
sebbene gi allora debba essere stata di proporzioni piuttosto vaste: il progetto del castello di Belvoir, iniziato alla fine del decennio, una tra le diverse
fortezze di propriet dellordine in quel periodo, prevedeva un vasto muro
di cinta conventuale, che suggerisce lidea di una comunit con un significativo numero di confratelli, sebbene non tutti, naturalmente, cavalieri. Gli
stessi Ospedalieri erano piuttosto riservati, forse a causa della disapprovazione papale, e non introdussero mai nei loro voti di professione un elemento militare; solo dopo il 1160 la loro doppia funzione di assistere i poveri quando erano malati e di difenderli con le armi venne precisata da Gilberto di Assailly, un entusiasta della militarizzazione, la cui autorit fin comunque in un disastro.
Nel 1136 agli Ospedalieri fu donato da re Fulk il castello di Bait Jibrin:
il racconto dellevento del cronista Guglielmo di Tiro non lascia dubbi
sullimportanza strategica del castello. Dopo aver descritto la minaccia rappresentata per la parte meridionale del regno di Gerusalemme dalla guarnigione egiziana di Ascalona, egli narra come Fulk progettasse di costruire un
anello di fortezze, dove i cavalieri potessero essere pi facilmente uniti,
ostacolare da un vicino spazio cintato la forza delle sortite nemiche pi
convenientemente e lanciare attacchi a questa citt pi frequentemente.
Venne costruito un robusto castello che con una deliberazione ordinaria
fu consegnato ai confratelli dellordine dellospedale di Gerusalemme, i
quali difesero con la dovuta diligenza ci che era stato loro affidato. Diversi storici sono stati riluttanti a leggere in ci quello che non c, in quanto per loro - me compreso - lospedale stava cominciando a essere integrato
nella struttura militare del regno, come i vescovi lo erano stati sin dallinizio, ma non ne consegue necessariamente che esso avesse gi una classe di
confratelli cavalieri. Nel 1144, ad ogni modo, con la situazione nella Siria
settentrionale che cominciava a diventare molto pericolosa - Edessa sarebbe caduta in mano a Zangi di Mosul alla fine dellanno - il conte Raimondo
II di Tripoli diede agli Ospedalieri il castello di Crac des Chevaliers e altri
quattro, che comprendevano una sezione importante dal punto di vista
strategico della frontiera della sua contea con lIslam. Nel fare ci egli cre
una marca allinterno della quale essi avrebbero goduto degli usuali privilegi dei signori delle marche, come la possibilit di esprimere il proprio parere nelle deliberazioni di pace o di guerra e il diritto di saccheggio. La maggior parte degli storici hanno visto in questo privilegio, e in altri riferimenti
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datati intorno al 1140, una prova del fatto che si andava formando unala
militare.
Vi sono, in ogni modo, due documenti che registrano donazioni effettuate molto prima a favore dellordine, il 17 gennaio 1126, alla presenza di
sei Ospedalieri, tra i quali un confratello di nome Durand che aveva il titolo
di Hospitalis constabularius. Insieme ad altri storici ho, a suo tempo, affermato che il titolo di conestabile potesse denotare ancora un incarico civile, ma
ora non credo pi che questo sia tutto sommato convincente. Non vi sono
prove che il titolo fosse usato negli insediamenti latini in Oriente in un senso diverso da quello militare. I privilegi del gennaio 1126, inoltre, furono
concessi e firmati da uomini che dovevano essere stati accampati con
unarmata cristiana che stava avanzando, o era sul punto di avanzare, nel
territorio controllato dai musulmani di Damasco. La presenza tra questi
uomini di un conestabile ospedaliere trova maggior senso se lordine stava
dando un contributo militare alla spedizione. Qualcosa, inoltre, doveva essere accaduto nei primi anni dopo il 1120, quando il primo possibile fratello armato, con il titolo di conestabile, fu associato a unarmata di invasione
in territorio islamico. Che cosa fece questi in tale occasione? Quale processo condusse comunque lordine ad avere la possibilit di presidiare castelli
e alla costituzione di una classe di confratelli cavalieri? probabile che alla
fine del XV secolo sia sopravvissuta allinterno dellordine una memoria
collettiva, che non pu fornirci date, ma pu raccontarci qualcosa sul corso degli eventi. Si presenta sotto due forme, in entrambe le quali sono presenti molte sciocchezze, compreso il mito della fondazione biblica dellOspedale e unapparente errata datazione della prima crociata, che potrebbero essere il motivo per il quale sono state ignorate. Una versione, in latino e
in francese, si trova in unintroduzione storica alledizione degli Statuti,
preparata da Guglielmo Caoursin, il vice cancelliere dellOrdine a Rodi,
pubblicata nel 1493.
Un gran numero di devoti in pellegrinaggio si dedicarono al servizio della casa santa
(lospedale) e, indotti da zelo divino, presero le armi per la difesa della fede cattolica e per
proteggere i pellegrini e i santi luoghi dalle invasioni dei barbari. Alla lunga questi uomini, imitando il pi pio Giuda Maccabeo e il pi devoto Giovanni Battista, si impegnarono con tutta la diligenza possibile nel lavoro dellospedale e nel portare le armi in difesa
del culto divino e della fede cattolica.
La seconda versione, correlata in qualche modo alla prima, potrebbe

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di conseguenza essere un po pi recente. Deve essere stata scritta, probabilmente, da un prete ospedaliere, forse inglese, dal momento che il manoscritto, ora andato perduto, si trovava nel XVI secolo in Inghilterra.
Quando [...] le ricchezze di questo santo ordine erano enormemente cresciute, si assunsero a servizio dei cavalieri (conducti milites) [...] per proteggere le propriet dellospedale [...] e per respingere i pagani. Poich gli stessi preti, occupati con i sacri misteri e la
preghiera, non potevano fare ci che i cavalieri praticavano [...]. In seguito in un atto di
totale follia, motivato dalla cupidigia, i cavalieri furono fatti salire fino al punto in cui si
impadronirono dellamministrazione delle ricchezze dellOspedale e i preti furono ignorati. Di conseguenza venne decretato che gli stessi cavalieri dovessero divenire membri
dellospedale e difendere lordine cristiano. Da ci venne stabilito che questi uomini, combattendo in nome di Cristo, dovessero indossare la croce sui loro petti.
Questi racconti recano i contorni della medesima storia, che un secolo
dopo era stata probabilmente dimenticata, poich nella Historia di Giacomo Bosio la creazione di una classe di confratelli cavalieri era uniniziativa
del maestro Raimondo di Le Puy. Secondo una versione, i cavalieri secolari, che erano arrivati in Oriente per servire come atto di devozione per pochi anni, si unirono allOspedale; secondo laltra, da questo vennero assunti
dei mercenari. Secondo entrambe, dopo un indeterminato periodo di tempo questi uomini vennero incorporati nellordine al fine di formare la classe dei confratelli cavalieri; secondo una versione luso della croce venne
istituito per loro. Limportanza dei cavalieri secolari nel soggiorno temporaneo in Palestina per la sua difesa per noi oggi pi evidente di quanto non
lo fosse in precedenza. I primi uomini pronti a dedicare alcuni anni al servizio dellOriente furono dei crociati che nel 1099 prorogarono il loro ritorno a casa. Essi svolsero il proprio servizio come un atto di devozione e,
cos facendo, instaurarono una tradizione che resistette fino a quando dur
il movimento delle crociate. Il loro particolare carattere stato riassunto da
un biografo di Carlo il Buono di Fiandra, il quale scrisse che, dopo che Carlo aveva raggiunto let adulta, allincirca nel 1100, ed era stato eletto cavaliere, aveva fatto voto di andare a Gerusalemme e l, impugnando le armi
contro i nemici pagani della nostra fede, [] combatt vigorosamente per
Cristo il Signore per un considerevole periodo e [] a lui consacr i primi
frutti del suo lavoro e delle sue azioni. Carlo sembra aver passato in Palestina almeno dieci anni, poich ritorn nelle Fiandre poco prima della morte del Conte Roberto II nel 1111. Deve essere stato comune a molti cavalieri come lui offrire i propri servizi a qualche istituzione di Gerusalemme o

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dei dintorni. Vi furono cavalieri secolari assegnati al Santo Sepolcro: prima


del 1127 il cavaliere angioino Roberto Burgundio di Sable era stato associato alla chiesa di Santo Stefano, situata fuori delle mura della citt. Nel 1130
si sapeva che altri, chiamati milites ad terminum, servivano a tempo determinato con i Templari. Vi era una tendenza tra coloro che servivano a tempo
in Oriente a unirsi alla fine a un ordine militare. Ugo I di Troyes pass gli
anni tra il 1104 e il 1108 in Terra Santa e vi and di nuovo in pellegrinaggio
nel 1114 e nel 1125, quando divenne un templare. Roberto Burgundio fin
con il diventare maestro dello stesso ordine. Bernardo V Gros di Uxelles,
che potrebbe essere stato in Palestina tra il 1110 e il 1116, si un alla crociata
del 1147 e divenne un ospedaliere.
Sebbene i laici prestassero servizio presso lospedale di Gerusalemme
sin dai primi anni del XII secolo e i pellegrini nobili continuassero a giungervi per lavorare come volontari nellospedale e nelle sue cucine, dividendo con i confratelli il cibo e le medesime condizioni di vita, non ho trovato
alcuna prova contemporanea che attestasse che milites ad terminum vi prestassero servizio in tempi pi antichi. Ci avrebbe, comunque, avuto senso
se, come altre istituzioni religiose di Gerusalemme, lOspedale avesse tratto benefici dalladesione di cavalieri secolari a servizio dietro pagamento o,
come pi probabile, sotto forma di atto di devozione. Questi sarebbero
stati presenti nellarmata di invasione del territorio di Damasco nel 1126, e
forse anche nella chevauche di re Baldovino II nelle terre intorno ad Ascalona nel 1128, dal momento che il maestro Raimondo di Le Puy, in tale occasione era con il re. La loro necessit spiegherebbe i riferimenti, risalenti
allincirca al 1120, al fatto che i cavalieri in Occidente lasciassero di spontanea volont i loro cavalli e le loro armi allordine, e il conestabile del 1126
avrebbe potuto essere il confratello incaricato di occuparsene, nonch lunico membro dellordine in quel periodo ad avere una funzione militare.
Lo stadio seguente sarebbe stato raggiunto qualche tempo prima che i
primi fratelli cavalieri armati facessero la loro apparizione nei documenti.
La clausola 19 della Regola, la quale formulava che la croce dovesse essere
indossata da tutto lordine, unaggiunta anteriore al 1153. La sua enunciazione suggerisce che questo fosse un antico regolamento, e potrebbe darsi
che il racconto che associa ladozione della croce alla fondazione dei fratelli
cavalieri fosse esatto. solo possibile supporre che nel 1136 lOspedale
potesse aver presidiato Bait Jibrin con mercenari e milites ad terminum, ma
difficile immaginare che nel 1144 esso possa aver assunto la responsabilit

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di Crac des Chevaliers e intrapreso unimportante marcia allinterno della


provincia di Tripoli senza limpiego di confratelli in qualit di comandanti;
e probabilmente non una coincidenza che lingresso nellordine di nobili
influenti sia avvenuto allincirca in questo periodo. La prima recluta proveniente da una famiglia importante, il conte Roberto II di Auvergne, era entrata nellordine nel 1141, quando venne nominato siniscalco, carica, questa, che nel convento centrale non persistette - infatti Roberto fu lunico
confratello nel periodo centrale del Medioevo a occuparla - ma sembra
come se il maestro avesse nominato Roberto suo secondo in comando,
perch Roberto fu registrato subito dopo di lui nel documento che attestava la donazione di Crac des Chevaliers. Nel 1148, come si visto, si un
allordine Bernardo Gros di Uxelles, un importante signore di Borgogna.
Fu sempre negli anni intorno al 1140 che si incontrano i primi confratres nobili: Rainaldo I di Bailleul e il conte Guido II di Forcalquier.
Nel XIII secolo, Giacomo di Vitry, il vescovo di Acri, credeva che lOspedale si armasse a imitazione del Tempio. Ma le memorie del XV secolo,
interne allOspedale, suggeriscono, ad ogni modo, che la sua militarizzazione fu pi il risultato di un processo simile, che non unimitazione dei
Templari, i quali prima del loro riconoscimento da parte della Chiesa nel
1129 erano in una specie di limbo, attirandosi il sostegno dei nobili occidentali, ma anche lostilit di una parte del clero. Gli stessi Templari possono aver avuto origine da un altro gruppo di para-crociati - vi era una tradizione in Palestina verso la fine di quel secolo, secondo la quale i primi fra
loro che avevano aderito alla chiesa del Santo Sepolcro nel 1120 presero la
forma di un corpo indipendente - e lo sviluppo di unala militare allinterno
dellOspedale pu essere stata lulteriore espressione delle aspirazioni religiose dei milites ad terminum, che in un caso condusse alla creazione di un
nuovo ordine e nellaltro, quasi contemporaneamente, alla trasformazione
di uno esistente, gi privilegiato dal papato, la cui funzione era stata esclusivamente pacifica. ovvio che negli anni intorno al 1120 stava avvenendo
in Palestina qualcosa di straordinario e i cavalieri secolari, che servivano l
temporaneamente come atto di devozione, stavano giocando un ruolo importante nel processo che condusse al contributo pi originale fornito dal
movimento delle crociate alla vita religiosa.
Il primo riferimento negli statuti degli Ospedalieri ai confratelli cavalieri cataloga la loro funzione tra gli altri atti caritatevoli compiuti dallordine: in altre parole, come unestensione della cura dei poveri. Si dovrebbe

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inoltre aggiungere che, se la fondazione dei Templari nel 1120 rappresent


un momento rivoluzionario, ladozione di unala militare da parte di un ordine esistente, gi istituito con una funzione completamente pacifica, sorprendente. Ci preoccup sicuramente il papato, il quale negli anni intorno
al 1170 ricordava agli Ospedalieri che il loro primo compito erano i poveri.
Le pressanti necessit della Terra Santa, in particolare dopo i disastri del
1187, posero fine a tali preoccupazioni e il ruolo militare dellOspedale,
condiviso con il Tempio, e in misura minore con lordine Teutonico,
noto. LOrdine degli Ospedalieri, che prese parte alle campagne militari
allinterno e allesterno dei confini degli insediamenti cristiani, aiut a difendere le citt pi grandi, presidi e conserv i castelli, tra i quali alcuni dei
pi grandi dellOriente latino.
I Templari, gli Ospedalieri e la guerra - fratelli e sorelle di San Giovanni
Le funzioni militari degli ordini vennero eseguite in Oriente da un numero relativamente piccolo di confratelli cavalieri e sergenti. Nel XII e nel
XIII secolo la maggior parte dei confratelli, compresi quelli armati, servivano nei conventi che amministravano le propriet in Europa, ed improbabile che in qualsiasi momento vi fossero nellintero Oriente latino pi di
trecento Ospedalieri e poco pi di trecento Templari armati; di conseguenza, gli ordini impiegavano su larga scala mercenari. Castelli come quelli di
Baghras, Belvoir, Crac des Chevaliers, Tartus, Marqab, Safad e Athlit avevano i loro piccoli conventi, dove i confratelli vivevano in religiosa clausura, superati di molto per numero dal resto della guarnigione, che a Crac era
possibilmente di duemila uomini e a Marqab di mille. Ma anche in una posizione sempre pi difensiva, o forse proprio a causa di essa, limpiego di
professionisti e il mantenimento dei castelli era enormemente dispendioso. Quando il castello di Safad venne ricostruito intorno al 1240, i Templari
preventivarono una spesa, superiore alla rendita prodotta dai villaggi vicini,
di 1.100.000 bisanti saraceni, che calcolo corrispondere a una somma tra
88.000.000 e 146.640.000 dollari attuali. Il costo annuale del mantenimento del castello raggiungeva i 40.000 bisanti saraceni, cio tra i 3.200.000 e i
5.280.000 dollari. In quel tempo i Templari possedevano almeno tre castelli, allincirca di uguali dimensioni; lo stesso vale per gli Ospedalieri. Entrambi gli ordini avevano molte fortezze pi piccole e parteciparono alla
difesa delle citt maggiori. Essi avevano, naturalmente, la reputazione di

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essere molto ricchi, e in effetti sulla carta lo erano, in quanto il loro giro di
affari era enorme, e fu ci che permise loro di prestare denaro, diventare
banchieri - come molte altre istituzioni - e anche, nel caso dei Templari, di
amministrare lerario della corona francese. Gli Ospedalieri ebbero un ruolo simile in Inghilterra, anche se in modo pi discontinuo e attenuato. Le
loro ricchezze, per, erano alquanto teoriche. Questo era in parte dovuto al
problema di farle arrivare in Palestina e in Siria, dove erano necessarie; il
denaro, infatti, poteva essere spedito in contanti o sotto forma di verghe
dargento o doro, oppure cambiato in assegni bancari. Poteva essere convertito in armi, armature, cavalli e rifornimenti da inviare in Oriente con
navi mercantili, vascelli noleggiati per loccasione o anche tramite bastimenti di propriet degli ordini stessi. Si deve presumere, per, che in un
mondo dove lattraversamento del Mediterraneo comportava dei pericoli,
dove troppo contante rimaneva attaccato a troppe dita durante un lungo
viaggio e i governi nazionali potevano proibire arbitrariamente le esportazioni e chiudere i porti, una larga parte del denaro raccolto in Europa non
raggiunse mai la sua destinazione. Lorganizzazione logistica richiesta deve
essere stata piuttosto elaborata e altrettanto costosa. Dopo i disastri come
quelli del 1187, del 1244 e degli anni intorno al 1260, fu periodicamente necessario un invio su larga scala dallEuropa di forze fresche. Possono esservi state normali richieste di equipaggiamento e cavalli, in effetti sappiamo
che intorno al 1290 gli Ospedalieri allevavano cavalli da guerra nelle loro
fattorie in Spagna e riunivano gli animali giovani nel nord della Francia,
dove venivano allevati al pascolo e domati prima di essere trasportati per
mare a Cipro. La produzione dei necessari fondi in Oriente e Occidente
deve aver richiesto una politica di gestione e dinvestimento a livello internazionale.
Entrambi gli ordini svilupparono strutture aristocratiche rette dai confratelli cavalieri, i quali dovevano essere figli legittimi di cavalieri. Nel caso
dei Templari, che fin dallinizio fu un ordine militare, non sorprende che le
figure pi influenti dovessero essere selezionate dalla classe militare, ma
lordine dellOspedale si differenziava in quanto era nato come istituzione
puramente pacifica e mantenne sempre la doppia funzione di assistere e
combattere. Di conseguenza, particolarmente interessante la scalata al
potere di un qualsiasi confratello cavaliere.
Nelle prime comunit ospedaliere sembrano esservi state poche distinzioni tra i confratelli, a parte quella tra coloro che erano stati ordinati sa-

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cerdoti e avevano aderito allordine quasi dallinizio, sebbene fossero riconosciuti formalmente dal papato solo nel 1154, e gli altri. Sembra anche che
molte case, compreso il convento di Gerusalemme, ospitassero sorelle e
fratelli. Le sorelle di Gerusalemme degli anni intorno al 1180, che sembrano essere state relativamente anziane - probabilmente gli Ospedalieri preferivano ammettere vedove - si occupavano dei bambini adottati dallordine, lavoravano in cucina ed esaminavano le balie; non vi sono per prove
che allattassero - questo compito era svolto dalle domestiche - o che avessero un qualche ruolo di tipo amministrativo, compresa la sorveglianza
delle corsie femminili, sebbene pi tardi le priore dellOrdine degli Ospedalieri avrebbero avuto importanti funzioni esecutive.
Le donne partecipavano alle nuove forme di vita religiosa, che stavano
nascendo nel periodo centrale del Medioevo, e tra i conventi di monache vi
era la stessa variet osservabile nelle istituzioni maschili. Si trovano suore
tra i benedettini, i cluniacensi, i camaldolesi, i grammontini, i certosini, i cistercensi, i premonstratensi, i domenicani, i francescani e gli Ospedalieri.
Gli ecclesiastici, in ogni modo, erano convinti che non fosse appropriato
per le suore assumere quelli che oggi i maschilisti considererebbero compiti propriamente femminili, come lallevamento e leducazione dei bambini.
Lunica ragione di vita in comunit per le suore era il ritiro e la preghiera e vi
erano poche possibilit per una donna di praticare altre funzioni in una tale
vita di penitenza e contemplazione. Cos, le modifiche alla Regola nascondevano luniformit di compiti: le suore francescane, le Clarisse, per esempio, ricevettero da papa Innocenzo III nel 1216 il privilegium paupertatis, che
le autorizzava a vivere senza una rendita sicura, ma in precedenza era stato
introdotto per loro anche un rigoroso regime di clausura, perch San Francesco non permetteva alle donne di errare per il mondo. Lopinione della
Chiesa sarebbe rimasta coerente: linsegnamento e lallevamento dei bambini non erano per le ecclesiastiche, ma per le laiche, le quali, se lo desideravano, potevano unirsi alle confraternite. Solamente nel XVII secolo le Piccole Sorelle di Carit aggirarono la proibizione con il non pronunciare mai
voti solenni.
Nel XII secolo e allinizio del XIII era opinione diffusa che le comunit miste fossero insoddisfacenti, cos vi fu una reazione contro di esse e
venne compiuto il tentativo, anche da parte degli ordini che le prevedevano, di escluderle. Nel 1137, per esempio, il capitolo generale dei premonstratensi ne decret la separazione: la stessa Prmontr aveva avuto fino ad

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allora un doppio monastero che comprendeva edifici per uomini e per


donne allinterno della stessa cinta, i quali per erano separati da mura,
mentre la chiesa era in comune. Ora le consorelle vennero mandate a Fontenelle, a poca distanza, e anche le altre case vennero divise. Nel 1198 papa
Innocenzo III ratific la decisione del capitolo generale dei premonstratensi di non accettare pi donne e le suore sparirono. Fu una storia leggermente meno triste quella dei cistercensi, il cui capitolo generale decret nel
1228 che non vi sarebbero dovuti pi essere conventi di suore e rifiut alle
suore cistercensi il beneficio della visita e dellassistenza pastorale. Questi
conventi di suore erano popolari tra le famiglie nobili e quelli in grado di
sostenersi da soli economicamente continuarono ad esistere; vennero anche create nuove fondazioni, con lincorporazione, tra il 1220 e il 1240, di
quasi cinquanta conventi per donne.
Nellultimo terzo del XII secolo le consorelle ospedaliere in Aragona,
Inghilterra, Boemia, Italia e Francia vennero riunite in conventi, che in alcuni casi acquisivano ricoveri, ma in essi le consorelle perdevano, se mai le
avevano avute, le funzioni degli Ospedalieri. Sebbene ci fosse voluto un
lungo periodo di tempo perch venissero completamente separate - alcune
consorelle rimasero nei conventi degli Ospedalieri, compreso quello di Cipro nel XIII secolo e la commenda di Genova nel XIV - il processo di creazione di conventi separati per loro come regolari canonichesse, dedite alla
preghiera, inizi nel 1177 e per loro fu scritta nel 1188 la Regola di Sigena in
Aragona, la pi famosa tra le loro comunit. Ciascun convento di suore era
diretto da una superiora, assoggettata per le questioni spirituali e temporali
al priore provinciale, la quale partecipava ai capitoli provinciali annuali e
mandava in Oriente, o al monastero retto dal priore, lequivalente delle responsiones. Per quanto riguarda il convento centrale, entro il 1219 le consorelle erano state alloggiate ad Acri in una comunit separata.
Il catalizzatore di questo sviluppo nel convento centrale potrebbe essere stato la perdita di Gerusalemme nel 1187 e il trasferimento del quartier
generale ad Acri, un po dopo il 1191. Ho limpressione che questo trauma
abbia inoltre interessato anche le relazioni tra altri tipi di membri le cui diverse funzioni erano in corso di definizione. Si sa che un po prima del XIII
secolo i confratelli si erano divisi in confratelli armati, cavalieri, sergenti, e
confratelli sacerdoti. Tutti questi avevano diritto di voto nei capitoli e quindi non erano diversi dai monaci del coro, vi era per anche una sottoclasse di confratelli servitori, il cui ruolo era simile a quello dei conversi cistercen-

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si. Come abbiamo visto, la classe dei confratelli cavalieri era intorno al 1160
visibile e organizzata, ma anche negli anni intorno al 1180, quando sicuramente era presente un elemento di nobilt, non sembra essersi distinta in
modo particolare dalle altre classi dellordine. Sembra che tutti i confratelli,
ad eccezione del maestro che probabilmente aveva gi ottenuto degli alloggi personali, dormissero in un unico dormitorio. Allinizio del XIII secolo
lidea di un dormitorio comune deve essere stata abbandonata, poich il regolamento di Margat (Marqab) prevedeva che i confratelli avessero le loro
celle personali e la creazione di un convento separato, lauberge, per i confratelli cavalieri, risale probabilmente al trasferimanto ad Acri; questo convento esisteva certamente gi nel 1230.
Negli anni intorno al 1180 nelle corsie dellOspedale di Gerusalemme
erano impiegati servitori salariati, ma, allincirca dieci anni dopo, questi cominciarono a essere sostituiti dai confratelli nelle loro funzioni. Di conseguenza, nello stesso periodo in cui la classe dei cavalieri cresceva e si separava dal resto dellordine, cresceva anche la classe dei conversi, probabilmente per assumere allinterno della comunit quei compiti che i confratelli cavalieri erano riluttanti ad adempiere. Il XIII secolo vide, in verit, un irrobustimento del sistema di casta allinterno dellordine. Intorno al 1230, sotto la magistratura di Bertrando di Comps, che in seguito fu detto aver fatto
per i confratelli cavalieri pi di qualsiasi altro maestro, a chi ricopriva questa carica venne data la priorit rispetto ai confratelli sacerdoti, e nella seconda met del secolo la magistratura e le altre alte cariche vennero limitate
per regolamento a coloro che discendevano legittimamente da famiglie di
cavalieri.
La caduta dei Templari
La popolarit del cammino che i Templari e gli Ospedalieri avevano
intrapreso dimostrata dal fatto che presto altri ordini li seguirono. Questi
comprendevano quelli di Calatrava, Santiago, Alcantara, Santa Maria dei
Germani (lOrdine Teutonico), San Tommaso dAcri, Montjoie, San Giorgio, i Confratelli della Spada, Santo Stefano e probabilmente San Lazzaro.
Gli ordini militari possono essere stati vere istituzioni religiose, ma erano al
contempo inusuali per il fatto che non venivano diretti da sacerdoti, ma da
confratelli cavalieri, i quali non erano, e non potevano essere, ordinati sacerdoti, ed erano spesso ignoranti. Una conseguenza di tale fatto era che,

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sebbene sotto molti aspetti le amministrazioni degli ordini fossero particolarmente complesse ed efficienti, esse erano gestite da uomini piuttosto
semplici e rozzi, privi della raffinatezza necessaria per rispondere alla crisi
che ora dovevano affrontare. Verso la fine del XIII secolo gli ordini cominciarono a trovarsi in un clima di critiche sempre pi ostili. Nel 1274 venne
proposto di integrare tutti gli ordini militari in un unico organismo che, si
pensava, sarebbe risultato pi efficiente di quanto lo fossero gli ordini singolarmente. Sebbene lidea venisse lasciata cadere, quando i reali di Spagna si
lanciarono in difesa delle proprie istituzioni nazionali - Santiago, Calatrava,
Alcantara e altre - venne in seguito resuscitata e nel 1291 si trov allordine
del giorno di ogni sinodo arcivescovile. La critica stava avanzando (i Templari e gli Ospedalieri furono accusati di arroganza, avarizia ed egoismo), ma
sebbene vi fosse una parte di verit, questa venne in molti modi esagerata.
Dietro ci si annidava la percezione che Gerusalemme era stata persa per
sempre e che la presa dei cristiani su quanto rimaneva della Palestina latina si
andava progressivamente allentando. I Templari e gli Ospedalieri erano associati dallopinione pubblica alla difesa della Terra Santa, e non sorprende
che essi venissero ora incolpati di quella che sembrava una catastrofe certa.
Non altrettanto sorprendente che nella crisi da cui fu colpito il movimento
delle crociate, in seguito alla perdita degli ultimi punti dappoggio in Palestina
nel 1291, i Templari avrebbero dovuto affrontare un rinnovato attacco, sebbene sotto una forma che nessuno si aspettava.
Una volta scacciati dalla terraferma, i Templari e gli Ospedalieri si ritirarono a Cipro, che da un secolo era in mani occidentali, e i cavalieri teutonici a Venezia. Per circa un decennio i Templari si trastullarono con lidea
di occupare una testa di sbarco sulla costa siriana, usando, come punto di
partenza dellattacco, una piccola isola chiamata Ruad, in vista della spiaggia. Non sembra per esservi alcun dubbio che, al contrario degli Ospedalieri e dei cavalieri teutonici, i quali reagirono alla crisi trasferendo il centro
delle loro operazioni rispettivamente nellisola di Rodi, lontano dalla costa
turca, sulla linea del fronte della guerra contro lIslam, e in Prussia nella regione baltica, i Templari si erano smarriti. Periodi di incertezza e mancanza
di scopi possono colpire, naturalmente, tutte le grandi corporazioni, ma fu
un caso sfortunato che questo coincidesse con uno spietato e violento attacco nei loro confronti. Nella prima mattina del venerd 13 ottobre 1307
tutti i Templari di Francia, compreso il gran maestro Giacomo di Molay,
vennero arrestati dal governo francese. Furono interrogati durante i mesi
di ottobre e di novembre e molti di loro torturati. Quasi tutti, insieme al
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Gran Maestro, ammisero un sorprendente elenco di crimini, compresi il rifiuto di Cristo, ladorazione degli idoli e lomosessualit.
Godendo della dispensa, i Templari erano soggetti solamente alla giurisdizione papale, perci il loro arresto da parte dei funzionari della corona
francese, anche se questi ultimi dichiararono di agire in nome dellInquisizione, era un affronto al papato, ma il papa si trovava dal punto di vista politico in una posizione delicata, e il resoconto delle confessioni lo turb.
Tutto ci che pot fare fu ordinare larresto dei Templari e avviare i procedimenti legali, che divennero inchieste episcopali, in tutta la comunit cristiana. Sebbene Giacomo di Molay, interrogato da due cardinali, ritrattasse
la sua confessione, i suoi confratelli in Francia, che erano ancora sottoposti
a tortura, confermarono le loro.
Quando due sacerdoti iniziarono a organizzare una difesa pi efficace,
la risposta del governo francese fu di mandare al rogo cinquantadue Templari in un campo alla periferia di Parigi, dopodich la difesa croll. Sebbene al di fuori della Francia le inchieste non raccogliessero alcunch di importante, quando nel 1311 si riun a Vienne un Concilio generale, il papa
era convinto che, colpevole o meno, lOrdine del Tempio era talmente
compromesso da non poter pi svolgere unutile funzione. Nella primavera del 1312 esso venne soppresso e le sue propriet furono cedute allOspedale di San Giovanni. Il 18 marzo 1314, Giacomo di Molay e Goffredo di
Charney, comandante di Normandia, che avevano continuato a protestare
la propria innocenza, furono bruciati sul rogo.
Sono certo che lordine non era colpevole dei crimini imputati; non si
trattava infatti di una societ segreta, ma di un grande e noto ordine ecclesiastico, e tali bizzarre pratiche non avrebbero mai potuto aver luogo senza
che trapelasse qualcosa. Le registrazioni letterali delle commissioni dinchiesta suggeriscono che in mezzo al turbine di insinuazioni e chiacchiere
seguite agli arresti, non vi era alcuna seria prova che mettesse in luce altro
che accidentali casi di omosessualit; in un organismo cos grande di maschi celibi sarebbe stato sorprendente se non se ne fossero verificati alcuni.
Il re di Francia era probabilmente un maniaco religioso, sfruttato dai suoi
ministri, che in diverse occasioni inventarono le storie pi strane per farvi
lavorare sopra il suo cervello eccitato. I Templari avevano un ricco patrimonio, mentre il governo francese era a corto di denaro, e il re potrebbe essere stato persuaso del fatto che stava effettuando una unione de facto dei

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grandi ordini militari, perch nello stesso momento in cui i Templari venivano annientati, egli mostrava un certo favore nei confronti degli Ospedalieri. Le accuse contro i Templari sembrano essere state costruite con un
occhio allopinione pubblica, poich si aprivano con articoli concernenti il
preteso rifiuto da parte dei Templari di Cristo come Dio, della crocifissione
e della Croce. Erano accusati di sputare su un crocefisso al momento di essere accolti nellordine, di calpestarlo e di orinarvi sopra. In ogni societ cristiana queste accuse sarebbero state orripilanti, ma esse suggerivano anche
che la dottrina e le tradizioni del movimento delle crociate, secondo le quali
lautorit di Cristo e limmagine della Croce erano centrali, venivano fondamentalmente rifiutate. Le accuse furono largamente pubblicizzate dal
governo francese e allopinione pubblica fu offerta la spaventosa immagine di un prestigioso ordine che rivendicava di incarnare, in una forma religiosa regolare, gli ideali della crociata, ma che in realt ne ricusava i dogmi
fondamentali.
Non vi dubbio, comunque, che quasi tutti i Templari in Francia confessarono. Provenendo da famiglie nobili provinciali di secondaria importanza, la maggior parte dei cavalieri aveva pronunciato i voti nella prima
adolescenza ed era appena capace di leggere e scrivere. Erano esentati dal
recitare il Salterio durante lufficio monastico e al suo posto potevano dire
il Padrenostro, e lo stesso gran maestro ammetteva di essere illetterato.
Sebbene fossero, senza dubbio, dei leoni in battaglia, questi ordinari e piuttosto inadeguati uomini non furono in grado di tener testa allo spietato terrorismo governativo; le medesime reazioni furono discernibili, con poche
onorevoli eccezioni, nelle reazioni degli Ospedalieri inglesi allo scioglimento del loro priorato da parte di re Enrico VIII, nel 1540.
Dopo la repressione la maggior parte dei Templari concluse i propri
giorni come pensionati in altre istituzioni religiose, e le loro propriet, presumibilmente insieme al loro archivio centrale, vennero trasferite agli
Ospedalieri. Da allora gli archivi sono andati perduti e sono sopravvissute
solamente sette documenti originali e una lettera papale anchessa originale. Sei dei documenti si trovano negli archivi centrali dellordine dellOspedale di San Giovanni di Gerusalemme, ora a La Valletta, e uno si trova a
Madrid, dove giunto da una provincia degli Ospedalieri in Navarra; la lettera papale custodita negli archivi della corona di Aragona. Cinque di questi documenti potrebbero essere giunti agli Ospedalieri con gli atti delle
propriet acquisite dai Templari prima del 1291, ma due sembrano non

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aver avuto alcuna associazione con gli Ospedalieri. Altri sei documenti furono copiati dagli Ospedalieri in Provenza nel 1741 e cos, anche se ora
sono perduti, erano in loro possesso in quel periodo, sebbene tutti potrebbero essere stati acquistati da loro prima del 1291. In ogni modo, un documento di straordinaria importanza, la conferma della donazione nel 1157
allordine del castello di Tartus (Tortosa in Siria), fu copiato in Spagna nel
1377 per ordine di Montesa, il quale era succeduto ai Templari nelle propriet in Aragona, e deve essere stato supposto che il documento si riferisse alla citt spagnola di Tortosa. Le lettere papali risalenti al 1191 e al 1219,
che solo i Templari avrebbero trovato utili, furono copiate in un bullarium
degli Ospedalieri assemblato in Francia nel XV secolo, ma non ancora
stata effettuata alcuna analisi del materiale del XIII secolo ivi contenuto,
una gran parte del quale sembra riferirsi ai soli Templari. Altre due lettere
papali, concernenti i Templari in Oriente, sono registrate in una raccolta
del XVI secolo conservata a Poitiers, raccolta che potrebbe essere stata un
inventario dellarchivio locale degli Ospedalieri di Parigi.
Che cosa dobbiamo fare di tutto questo? Prima che nel 1291 giungesse
la fine, molte istituzioni religiose in Terra Santa, con dipendenze in Europa
dove poter spedire i propri documenti per metterli al sicuro, trasferirono
gli archivi oltre il Mediterraneo. I cavalieri teutonici inviarono i loro a Venezia, gli Ospedalieri la maggior parte dei propri in Provenza, dove devono
essere rimasti, dal momento che a Masnosque, nel 1531, fu fatto un inventario; il grosso dei documenti non venne trasferito al quartier generale di
Malta fino al XVII secolo. Sembra che dopo la soppressione dei Templari,
e il trasferimento delle propriet di questi ultimi agli Ospedalieri allinizio
del XIV secolo, gli archivi Templari, o almeno parte di essi, siano finiti in
mano degli Ospedalieri: non si potrebbe infatti spiegare in altro modo la
sopravvivenza fino ai nostri giorni di alcuni documenti, o il fatto che un
considerevole numero di lettere papali venisse copiato nel XV secolo dagli
Ospedalieri in Francia. Rudolf Hiestand, lultimo a scrivere in merito a
questo problema, ha suggerito che gli archivi dei Templari vennero trasferiti a Cipro e infine persi nel 1571 insieme allisola; sembra per pi probabile che essi si trovassero nelle casse rispedite in Europa prima del 1291,
che siano stati inviati in Provenza e quindi siano rimasti in Francia almeno
per tutto il resto del Medioevo.
Sembra che il mito dei Templari - secondo cui lordine sarebbe sopravvissuto come una specie di struttura sotterranea organizzata per sfociare

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poi in associazioni esoteriche come la massoneria - sia stato costruito in


Germania attorno al 1760 da tre ciarlatani: Samuel Rosa, un uomo che viveva sotto falso nome e dichiarava di essere un nobile scozzese, Johann
August Starck e un visionario fanatico che si chiamava Karl Gotthelf von
Hund. Questi uomini crearono le prime false e romantiche associazioni
della massoneria non con i Templari, ma con i crociati in generale e con gli
Ospedalieri. Ci ebbe un tale successo che intorno al 1770 il templarismo era solidamente affermato allinterno della massoneria tedesca. Questo fatto ben conosciuto, ma sorprendente come e quanto spesso si sia
dovuto sottolineare che il mito dei Templari uninvenzione tedesca del
XVIII secolo. La maggior parte delle persone ritiene pi facile credere nel
bizzarro piuttosto che nellordinario, e a molti i Templari forniscono una
soluzione per tutto ci che esoterico e misterioso. I Templari furono
straordinari come membri del primo ordine religioso cristiano combattente e sotto questo aspetto risultano importanti dal punto di vista storico.
Erano dei buoni e disciplinati soldati e relativamente bravi amministratori,
membri di un grande e influente ordine religioso in un periodo in cui la
Chiesa era allacme del suo potere. Riguardo a ogni altro aspetto, per, erano persone estremamente ordinarie: fu la bizzarra natura delle accuse, scagliate contro di loro da uno spietato governo presieduto da un eccentrico
monarca, che contribu a creare il mito.
Da cavalieri ospedalieri a cavalieri di Malta
Nel corso dei secoli i cavalieri ospedalieri di San Giovanni si sono dimostrati straordinariamente adattabili. Dopo la perdita di Acri e durante il
soggiorno a Cipro del quartier generale dal 1291 al 1309, cominciarono a
spostare il campo delle loro operazioni dalla terraferma al mare. Sebbene
possedessero gi prima del 1291 un certo numero di navi da trasporto,
dopo tale data sembra che venne presa la decisione di costruire galere da
guerra, agli ordini del papato, anche se possibile che alcune fossero state
costruite intorno al 1280. In ogni caso, il fatto che sulla scia della perdita di
uomini e materiale subta ad Acri nel 1291 lordine avesse entro il 1300 una
considerevole flotta (non si sa se costruita in proprio o presa in affitto) rappresent unimpresa importante, che dimostrava come le strutture organizzative esistenti erano in grado di rispondere a nuove esigenze. Furono
questa energia e la capacit di adattamento che guidarono lOrdine a Rodi e

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contribuirono alla sua sopravvivenza dopo il 1307.


Gli Ospedalieri governarono Rodi dal 1309 al 1522 e Malta dal 1530 al
1798. Qui e l stabilirono il loro quartier generale e costruirono un importante ospedale: la pianta dellospedale di Acri suggerisce che questo fosse
eccezionalmente grande e anche nel 1523, dopo essere stati cacciati da
Rodi dai turchi e senza un posto dove andare, la loro prima azione fu quella
di edificare un ospedale da campo su una spiaggia dellItalia meridionale. A
Rodi il loro campo di battaglia era diventato il mare e le loro galere battevano le rotte mercantili, proteggendo i commercianti europei e dando il proprio contributo alle leghe navali che combattevano per la supremazia in
mare contro i turchi. I loro soldati conquistarono Smirne e vennero chiamati a difendere la Grecia meridionale contro i musulmani. La stessa Rodi
fu assediata nel 1480 e nel 1522, quando, dopo sei mesi di eroica difesa, furono costretti ad arrendersi. Nel 1530 limperatore Carlo V concesse loro
lisola di Malta, da dove la loro flotta, dotata dopo il Settecento di vascelli di
linea e di galere, combatt i pirati berberi lungo le coste dellAfrica settentrionale e i turchi nel Mediterraneo centrale e orientale, divenendo una famosa scuola di addestramento per i marinai europei. Nel 1565 Malta fu assediata da unimponente forza militare turca di trenta-quarantamila uomini, contro la quale il gran maestro Jean de la Valette aveva a disposizione
solamente otto-novemila difensori, compresi seicento confratelli cavalieri
e sergenti. Quando i turchi si ritirarono, dopo un assedio durato quattro
mesi, solo seicento dei difensori originari erano ancora in grado di impugnare le armi. La progettata citt di La Valletta fu costruita sullo sfondo dei
pi feroci combattimenti e il Gran Porto sotto di essa divenne il pi fortificato del mondo. La riuscita difesa di Malta si guadagn lelogio sia dellEuropa cattolica sia di quella protestante e le quotazioni dellordine rimasero
alte fino al XVIII secolo. Ritrovandosi a governare delle isole dal 1309, i
gran maestri cominciarono a comportarsi come dei principi indipendenti,
coniando proprie monete e scambiando ambasciatori con le corti cattoliche, sebbene solamente nella met del XVIII secolo lordine rivendicasse il
proprio diritto ad essere considerato uno Stato sovrano. In quel periodo,
ad ogni modo, era gi iniziato il declino e lordine fu gravemente indebolito
dalla perdita della maggior parte delle propriet in seguito alla Rivoluzione
francese. La stessa Malta cadde nel 1798 nelle mani di Napoleone e di una
spedizione militare francese, che per una strana coincidenza era diretta in
Egitto.

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Lordine, demoralizzato e vicino alla disintegrazione, dovette trovare


un nuovo ruolo da giocare e linstaurazione del suo quartier generale a
Roma nel 1834 port, nella met del XIX secolo, allapparizione di una delle pi ragguardevoli amministrazioni che abbia mai avuto. In un periodo di
tempo straordinariamente breve il ruolo militare che aveva ricoperto per
sette secoli venne rifiutato e venne adottata di nuovo come attivit principale la cura dei poveri. La struttura provinciale, distrutta dalla Rivoluzione
francese e dai tentativi degli stati europei di assumere il controllo dellordine, venne ricostruita su nuove basi e fu mantenuta la sovranit. Il Sovrano
Ordine Militare e Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, detto di
Rodi e di Malta, (comunemente chiamato il Sovrano Ordine Militare di
Malta) condivide con lOrdine Teutonico la caratteristica di essere sopravvissuto come ordine religioso, e a ci deve la flessibilit con la quale ha reagito al mutare degli eventi.

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Le donne e le prime crociate

Ho gi fatto riferimento alla scultura risalente allinizio del XII secolo,


raffigurante un uomo e sua moglie, che si trovava nel chiostro del priorato
di Belval nella Lorena. Luomo, privo di armatura, indossa dei semplici abiti da viaggio, ma il suo bastone da pellegrino e la sua borsa, insieme con la
croce cucita sulla parte anteriore del mantello, lo mostrano abbigliato allo
stesso modo in cui lo sarebbero stati per molto tempo tutti i crociati al momento di partire. La donna, in un gesto di grande tenerezza, e anche di tormento, lo abbraccia e preme il proprio viso su quello di lui. Il crociato immobile, con lo sguardo fisso in avanti e un po in alto. Sta andando via, con
gli occhi gi fissi verso la prima apparizione di Gerusalemme, o appena
tornato? Sua moglie intenzionata a non lasciarlo andare via, o gli sta dando un appassionato bentornato a casa?
La scultura riecheggia uno dei messaggi pi chiari e diretti trasmessi
dai documenti concernenti il movimento delle crociate, cio che le donne
erano elementi inibitori. Vi furono, naturalmente, donne che presero esse
stesse la croce, alcune delle quali, forse molte, non si misero mai in viaggio,
come per esempio Emirs di Alters, che nel 1096 fu convinta dal suo vescovo a convertire il suo voto nella donazione di un ospizio vicino a Tolosa. Il
numero delle donne nelle armate crociate era per abbastanza significativo
da preoccupare gli uomini di chiesa, non ultimo per la loro credenza secondo la quale i pellegrini dovessero, come penitenti, astenersi da rapporti carnali. Alcune donne probabilmente erano civili al seguito dellesercito, ma
molte venivano genuinamente coinvolte nel movimento. Le sorelle accompagnavano i fratelli e le mogli i propri mariti, le signore di un certo rango viaggiavano con la propria famiglia e i domestici al seguito. Sembra che
poche abbiano combattuto - sopravvive il racconto di un testimone oculare arabo riguardo a una donna arciere, che intorno al 1190 dovette essere
uccisa dai cavalieri musulmani che stava bersagliando - e una o due di loro
guidarono le proprie crociate. La maggior parte deve aver avuto compiti

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ausiliari, come portare lacqua ai soldati in battaglia o aiutare ad assemblare


i macchinari dassedio. Era, in ogni modo, inusuale per le donne prendere
la croce e le testimonianze riguardo a donne-crociate sono di gran lunga superate nel materiale di consultazione dai riferimenti a quelle che rimasero a
casa. A parte uneccezione, da ritrovare nella famosa storia di Adele dInghilterra che persuase il marito Stefano di Blois, il quale era fuggito dalla
prima crociata, a riprendere la strada verso Gerusalemme, commentari,
storie, trattati, sermoni e canzoni popolari raccontano langoscia di queste
donne alla partenza dei crociati, a volte anche i loro tentativi di impedire ai
loro uomini di prendere la croce, e la tristezza degli stessi uomini nel lasciare le loro amate.
Signore Dio mio, se io per te lascio il paese dove risiede colei che io cos tanto amo,
concedi, a me e al mio amore, eterna gioia in paradiso attraverso la tua misericordia, e a
lei la forza per amarmi, cosicch non mi dimentichi durante la mia lunga assenza, perch
io la amo pi di qualsiasi altra cosa al mondo e mi sento cos triste per lei che il mio cuore
si spezza.
Testimonianza di tale comportamento offerta anche dallo straordinario decreto di papa Innocenzo III, che permetteva agli uomini di prendere la croce anche senza il permesso delle proprie mogli, straordinario perch rompeva una regola fondamentale del diritto canonico.
Pensiamo che voi dovreste replicare nel seguente modo a coloro che vogliono prendere
la croce nonostante siano trattenuti dalle proprie mogli: voi siete incerti in merito allopportunit di evitare che essi realizzino le loro intenzioni. Dal momento che il re divino
pi grande di un re terreno e le obiezioni delle mogli non possono impedire la partenza di
coloro che sono chiamati a unirsi allesercito di un re terreno, chiaro che coloro i quali
sono invitati e vogliono unirsi allesercito del re pi alto non dovrebbero essere trattenuti
dal farlo da questa circostanza, poich il legame del matrimonio non viene spezzato da
ci, ma la coabitazione di mariti e mogli soggetta alle esigenze del tempo; questo deve avvenire in molti altri casi.
Il messaggio che si ricava dai documenti non per niente sorprendente, date le esperienze di donne lasciate dietro per molti anni ad amministrare le propriet e a tirar su la famiglia, circondate da vicini rapaci e parenti litigiosi. Spesso stato argomentato che nel 1095 papa Urbano sperava di
convogliare la bellicosit degli uomini darme fuori dallEuropa occidentale e che da questo punto di vista la prima crociata stata uno strumento di
pacificazione interna. Ci non pu essere esatto: tutti devono aver ricono-

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sciuto che lassenza dalla scena dei principali maggiorenti avrebbe avuto un
effetto opposto, e questo pu essere il motivo per il quale la predicazione
della crociata era accompagnata dal rinnovo dei decreti di pace nei concili
ecclesiastici. Le Fiandre soffrirono durante lassenza del Conte Roberto, e
quando Guido di Rochefort ritorn nel 1102 nella sua castellania, venne
accolto da una lista di lamentele, perch, mentre era stato impegnato nella
crociata, quasi nessuno aveva potuto essere processato. I privilegi di
protezione dei papi e i mandati di protezione dei re erano a volte senza valore, e i registri dei tribunali inglesi del XIII secolo contengono un deprimente inventario di ogni tipo di ingiurie subite dalle donne - bigamia, omicidio, furto, raggiri legali - e sebbene conosciamo solo le cause pi chiaramente negative, perch erano queste che giungevano in tribunale, non vi
alcun dubbio che le donne rimaste a casa vivevano in una situazione di ansia e precariet, senza contare le tentazioni alle quali potevano essere esposte e la possibilit che avevano di rimanere vedove con figli orfani di padre.
Poche avrebbero avuto la possibilit di prendere la triste iniziativa di Ida di
Louvain, che nel 1106 and in Oriente alla vana ricerca di suo marito, Baldovino di Mons, conte di Hainault, che si era perso in circostanze misteriose otto anni prima. Limmagine dipinta nel materiale storico della donna
come un elemento inibitore ha un senso.
Sono giunto a credere, comunque, che i documenti ci presentano solo
met della verit, e questo a seguito di una ricerca genealogica effettuata
tramite un progetto computerizzato nel quale sono stato coinvolto. Devo
prima sottolineare che, per quanto imponente fosse la campagna di reclutamento per le crociate, la risposta alle chiamate dei papi rappresentavano,
ovviamente, solo una parte della manodopera disponibile nellEuropa occidentale. Non ci troviamo di fronte a qualcosa caratterizzato da unattrazione
universale, ma a un movimento che attirava determinate categorie di persone. La cosa interessante che molti crociati possono essere identificati con
alcuni gruppi consanguinei. Dalla met del XII secolo in poi ci pu essere
spiegato dalla tradizione di assumere determinati incarichi sviluppatasi allinterno delle famiglie, ma nel periodo in cui si predicarono le prime crociate
tale tradizione, ovviamente, non esisteva. Nella vita quotidiana degli uomini
e delle donne dellXI e XII secolo rivestivano un ruolo centrale i legami di
parentela imposti dalla famiglia e i vincoli feudali, tra i due probabilmente i
primi erano quelli pi forti ed entrambi i tipi di legame venivano vicendevolmente rafforzati grazie allaiuto che i signori feudali davano ai propri vassalli
nellorganizzare matrimoni vantaggiosi per la loro stirpe.
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La maggior parte degli uomini passava il pi del proprio tempo nelle


localit nelle quali erano nati ed erano stati allevati, ma anche le famiglie nobili di medio rango potevano fornire un orizzonte sorprendentemente vasto, una catena sparsa di legami di consanguineit che si stendeva lungo vaste aree dellEuropa occidentale. Uno dei primi crociati, Rotrou di Perche,
per esempio, era imparentato con la nobilt anglo-normanna attraverso
sua nonna Adelina di Bellme e deve essere andato in Oriente con il duca
Roberto II di Normandia. Sua zia materna, per, aveva sposato un membro della dinastia dominante dAragona, la qual cosa spiega le molte visite
di Rotrou in Spagna e la campagna militare da lui col combattuta, e sua sorella si era unita in matrimonio con il crociato limosino Raimondo di Turenne. Sebbene i contratti per il trasferimento delle propriet patrimoniali
fossero ristretti ai parenti relativamente pi vicini, compresi madri, mogli,
fratelli e sorelle (e i loro coniugi), figli, zii e cugini di primo, e possibilmente
secondo grado, sotto altri aspetti le famiglie sembrano essere state molto
estese, e vi fu anche un crescente interesse riguardo alle relazioni verticali
fornite dal lignaggio, che si manifestava nelle iniziative di carattere genealogico di uomini come Goffredo di Vigeois e Lamberto di Ardres. Le relazioni familiari naturalmente alimentavano una violenza sociale che nellundicesimo secolo era ancora endemica, e potevano diventare aspre, ma erano
anche forze positive e fornivano canali per la trasmissione di idee ed entusiasmi, compresa una certa sensibilit nei confronti dellevangelizzazione
dei riformatori della Chiesa.
Nella regione di Limoges si trovavano gruppi dei primi crociati tra le
famiglie di castellani e cavalieri, molti gi imparentati tra loro o che lo sarebbero stati presto: tre da Bernardo di Br e probabilmente da Durnais, e
due ciascuno da Le Breuil, La Chze, Las Gaydias, Les Murs e probabilmente da La Rivire, Lastours e La Vue. Tra quelli provenienti da altre
zone del regno di Francia, il conte Baldovino I di Guines nelle Fiandre partecip alla crociata con i suoi quattro figli. Lo stesso fecero cinque membri
della famiglia Poissy dellIle-de-France e tre ciascuno di quelle dei conti di
Roussillon e dei signori di Toucy in Borgogna, Gal in Britannia, Grandmesnil in Normandia (e Inghilterra) e Tudebode a Poitou. DallImpero
proveniva Cono di Montaigu con due figli, tre membri della famiglia dei
conti di Borgogna e tre della famiglia dei visconti di Marsiglia. Possiedo registrazioni di oltre quaranta altre famiglie in ognuna delle quali almeno due
membri presero la croce durante la prima crociata.

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Pi e pi volte la mia ricerca ha rivelato catene cosmopolite di parenti,


contrassegnate da un incarico assunto precedentemente. Il 31 gennaio
1120 re Baldovino II di Gerusalemme ratific i privilegi del principale santuario mariano di Gerusalemme, labbazia di Santa Maria della Valle di
Giosafatte. Nel suo documento egli si riferisce allabate eletto, Gilduin di
Le Puiset, come a un suo congiunto: questi era infatti un suo cugino di primo grado, arrivato solo di recente in Palestina dalla comunit cluniacense
di Lurcy-le-Bourg, dove era stato priore, unendosi a un certo numero di
membri della sua famiglia gi in Oriente. Suo fratello Waleran era un maggiorente della contea di Edessa, che era governata da un altro cugino di primo grado, Joscelin di Courtenay; un altro cugino ancora era Guglielmo di
Bures-sur-Yvette, il signore di Galilea. Il nipote di Gilduin, Ugo di Le Puiset, era signore di Giaffa.
Questi uomini erano uniti insieme da un avo comune, Guido I di
Montlhry, una autorevole figura dellIle-de-France, e sua moglie Hodierna di Gometz. Quella di Montlhry era una tra le tormentate famiglie di castellani - altre erano quelle di Beaugency, Montfort e Le Puiset - che nellXI
secolo riuscirono a dominare i territori intorno a Parigi a spese del re di
Francia. Tutte allevarono crociati e cos dovettero condividere alcune delle
caratteristiche che predisponevano i parenti a rispondere alla chiamata,
come nel caso dei Montlhry. Una vena di religiosit attraversava la famiglia, ma si pu anche avere lidea di quanto crudeli i suoi membri potevano
essere. Lo stesso Guido, che era stato un devoto attratto dalla vita monastica, aveva fondato il priorato cluniacense di Longpont-sous-Montlhry,
dove aveva finito i suoi giorni come monaco. Due dei suoi figli, i mariti di
due sue figlie, sei nipoti, una nipote con il proprio coniuge, insieme al marito di unaltra nipote, un pronipote e il marito di una pronipote presero parte alla prima crociata. Questo straordinario primato fu dovuto in gran misura alla prole delle quattro figlie di Guido e Hodierna, le leggendarie sorelle Montlhry, la cui capacit di procreare stata menzionata con meraviglia
dal cronista del XII secolo Guglielmo di Tyre. Queste avevano contratto
matrimonio con membri delle famiglie di Saint Valry e di Le Puiset-Breteuil, ciascuna delle quali diede tre crociati alla prima spedizione, quella di
Le Bourcq di Rethel, che ne invi due, e quella di Courtenay che ne forn
uno. La tradizione continu tra i nipoti e i pronipoti delle sorelle Montlhry, tra cui vi furono il crociato Guitier di Rethel nel 1129, Guglielmo Aiguillon II di Trie e Guglielmo di Courtenay nel 1147. Se a ci si aggiunge il contributo fornito da una schiera di famiglie correlate, Chaumont-en-Vexin,
115

Broyes e Pont-Echanfray, due generazioni di questo clan produssero ventidue, forse ventotto fra crociati e coloni in Oriente.
Le prove della concentrazione di crociati in certi gruppi consanguinei
cos sorprendente da essere incline a credere che una certa predisposizione, a
favore del movimento delle crociate da parte di alcune famiglie, potrebbe essere stato un fattore importante nel periodo dei primi reclutamenti. Questa
predisposizione potrebbe essere nata in vari modi. I duchi di Britannia ereditarono la devozione nei confronti della Croce, nata dopo il 1020, verso la fine
del decennio, quando il conte Alan Caignart di Cornovaglia cadde gravemente malato. Nel delirio egli credette di avere la visione di una croce dorata
che scendeva dal cielo verso di lui, e si convinse a tal punto che pose la sua
guarigione in relazione con questa apparizione e per questo motivo invi sua
moglie e suo fratello, il vescovo locale, a Roma per chiedere consiglio al
papa. Papa Giovanni XIX sugger che Alan fondasse un monastero in onore
della Croce e cos, nel 1029, egli eresse labbazia di Saint Croix de Quimperl.
Lanno seguente la Cornovaglia fu invasa da Alan III di Britannia, ma Alan
Caignart lo sconfisse nella battaglia di Gueth-Ronan. Prima del combattimento, egli invoc la forza della gloriosa croce del Signore e implor laiuto
di Saint Ronan. Quindi combatt protetto dal segno della croce guaritrice. In questo racconto possono esservi reminiscenze dellimperatore Costantino a Ponte Milvio, ma Alan sembra anche un precursore dei crociati, e
certamente questo il primo riferimento, che ho trovato, a un uomo che vistosamente indossa la croce in battaglia. I Polignac erano tradizionalmente
devoti a San Giorgio, cosa che diede origine alla confusione tra un Giorgio
che era stato missionario a Velay, il distretto nel quale vivevano, e il santo militare. Nel caso dei Le Puiset, che sembrano aver unito piet e violenza a un
livello esagerato, un evento cruciale pu essere stato rappresentato dalla conversione di Everardo II, avvenuta nel 1073, ventidue anni prima della prima
crociata: egli consegn il titolo di visconte di Chartres nelle mani di un fratello, si sbarazz di tutte le propriet, and in pellegrinaggio nudo e povero
ed entr poi a far parte dellabbazia di Marmoutier. Ci colp i suoi fratelli e,
quando nellinverno del 1095-96 Everardo seppe che suo nipote Everardo
III stava progettando di unirsi alla crociata, ottenne il permesso dalla sua abbazia di andare a trovarlo e lo persuase a sussidiare Marmoutier.
Ho trovato un modello di predisposizione familiare nel casato di Borgogna. Il conte Guglielmo Tte-Hardi di Borgogna ebbe sei figli: Eudes
sembra essere morto in giovane et, Raimondo spos lerede di Leon-Ca-

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stiglia ed emigr in Spagna, un territorio proto-crociato. Gli altri, Rainaldo


II, Stefano I e Ugo parteciparono alla prima crociata, e Guido, come papa
Callisto II, proclam la crociata del 1120. Due nipoti di Guglielmo nel
ramo maschile presero parte alla seconda crociata. Guglielmo ebbe anche
quattro figlie, tre di queste si sposarono prima del 1095 con uomini che poi
sarebbero stati tra i primi crociati: Clemenza a Roberto II di Fiandra, Gisella a Umberto II di Savoia, e Sibilla a Eudes I di Borgogna. La quarta figlia,
Ermintrude, fu madre di uno dei primi crociati, Luigi di Mousson, e lo stesso vale per Sibilla, la cui figlia Florina prese la croce. Tra i figli e i nipoti di
queste sorelle vi furono non meno di otto partecipanti alla seconda crociata, e le loro figlie e i nipoti si sposarono con altri quattro crociati. Cos limpulso del casato di Borgogna al movimento delle prime crociate fu immenso e il contributo pi rilevante venne dai discendenti delle donne della famiglia, straordinarie anche sotto altri aspetti: Clemenza ed Ermintrude furono responsabili della divulgazione dellinflusso cluniacense e della fedelt allordine. Questa famiglia rappresenta un modello perch in essa possono essere rintracciate alcune delle tradizioni che contribuirono a renderla
incline al movimento delle crociate, compreso il pellegrinaggio in Oriente,
il patrocinio della grande abbazia riformatrice di Cluny e ladesione al pontificato gregoriano. Guglielmo era stato un fidelis beati Petri, un impegnato
sostenitore della riforma papale e venne anche coinvolto nei piani di papa
Gregorio VII per una spedizione militare in Oriente nel 1074. Le sue simpatie sono confermate anche dai matrimoni delle figlie con i conti di Savoia, Fiandra e Montbliard, provenienti da famiglie di fideles sancti Petri, e
con il duca di Borgogna, il cui fratello era entrato a Cluny ed era stato considerato suo sostenitore da papa Gregorio VII.
Unaltra famiglia, proveniente questa volta dalla regione di Limoges,
dimostra limportanza di alcune di tali parentele. I Bernard di Br, come abbiamo visto, mandarono tre uomini alla prima crociata. Almeno un congiunto, Aimoin Bernard, era andato in precedenza in pellegrinaggio a Gerusalemme, ed stato dimostrato che la famiglia aveva contribuito alla riforma dellabbazia di Vigeois, della quale ricoprivano probabilmente la carica di abati laici. Dopo un disastroso incendio, che aveva indebolito la resistenza dellabbazia nei confronti dei saccheggiatori, questa venne posta
sotto la direzione della comunit cluniacense di Saint Martial de Limoges,
nel 1082. I Bernard rimasero sostenitori attivi e Vigeois avrebbe occupato
un posto importante nel testamento di Guido di Br, redatto in punto di
morte in Siria nel 1102.
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La famiglia dei conti di Borgogna presenta unaltra caratteristica, in


quanto vi sono forti prove circostanziali che al suo interno, come in molti
altri ambienti familiari, le donne, lungi dallessere un elemento inibitore, influenzarono positivamente la risposta degli uomini alla chiamata alla crociata. Constance Bouchard ha notato che le donne ebbero un ruolo importante nella trasmissione da una famiglia allaltra del sostegno a favore della
riforma monastica, e anchio sono sicuro che lo stesso procedimento era in
funzione rispetto al movimento delle crociate. A volte, naturalmente, esse
si ritrovavano a rafforzare una predisposizione familiare gi presente. Guglielmo III di Warenne, che era gi sposato alla nipote di Sibilla di Borgogna Adelaide, il suo fratellastro Waleran di Meulan e i suoi cugini Ruggero
di Mowbray e Drogo II di Mouchy-le-Chtel presero tutti la croce nel
1147, in occasione della Seconda Crociata. Limpegno di Guglielmo e Waleran pu forse essere fatto risalire allinfluenza esercitata dalla loro madre
Isabella di Vermandois, una figlia del primo crociato Ugo il Grande di Vermandois; anche il fratello di Isabella, Simone, prese la croce. Non si dovrebbe dimenticare per che, come i conti di Borgogna, i Warenne, erano
attratti dal monachesimo cluniacense: Guglielmo I di Warenne aveva fondato il primo priorato cluniacense in Inghilterra a Lewes nel 1078-80, e la
zia di Guglielmo III, Edith di Warenne, madre di Drogo e nonna di Ruggero, aveva sposato a turno due dei primi crociati, Gerardo di Gournay-enBray e Drogo I di Mouchy-le-Chtel, ed era andata inoltre in pellegrinaggio
a Gerusalemme con il primo marito.
Tuttavia, lascendente femminile sembra essere regolarmente in attivit e spesso si trova una donna come punto di congiunzione tra una famiglia, quella di provenienza che genera molti crociati, e unaltra, quella in cui
entrata con il matrimonio, nella quale solo il marito o il figlio partecipano
alla crociata. I possedimenti dei signori di Aalst si trovavano alla frontiera
tra le Fiandre e lImpero. Baldovino di Gand era, come suo padre prima di
lui, difensore di San Pietro di Gand nonch, incidentalmente, nipote di Gisella di Lussemburgo, che lo legava a una delle grandi famiglie dellimpero:
uno dei suoi cugini era lo scervellato crociato Adalberto di Lussemburgo,
arcidiacono di Metz, che venne sorpreso da turchi mentre giocava a dadi
con una bella donna nel sottobosco vicino Antiochia. Baldovino partecip
alla prima crociata con suo fratello Gilberto e suo zio, Rodolfo di Aalst. Lo
stesso fecero i mariti delle sue due sorelle, Engilberto di Cysoing e Arnoldo
II di Ardres, la cui moglie era di fatto una formidabile donna ossessionata
dalla nobilt della propria nascita. Un altro zio paterno di Baldovino si era
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stabilito in Inghilterra, dove aveva il titolo di signore di Folkingham, e sua


sorella era la moglie dello sceriffo di Leicester, che fu uno dei primi crociati:
Ivo di Grandmesnil, i cui due fratelli presero anchessi la croce. Rodolfo di
Beaugency, uno degli eroi della prima crociata, il quale prese la croce insieme al fratello Eudes, era sposato con Matilda figlia del comandante crociato Ugo il Grande di Vermandois, e sua sorella Agnese era la madre dei fratelli Guglielmo II e Roberto che diedero il via alla partecipazione della famiglia dei Never al movimento delle crociate, sebbene in questo caso ella
doveva aver rafforzato una predisposizione gi presente. Avrebbe mai,
Tommaso di Marle, la cui successiva carriera sembra essere stata difficilmente motivata dal punto di vista ideologico, partecipato alla prima crociata - sarebbe divenuto uno degli eroi delle chansons - se non fosse stato sposato con Ida di Hainault, figlia di Baldovino di Mons (a cui ho gi fatto riferimento) e cugina del comandante crociato Roberto di Fiandra? Sarebbe stato il duca Welf di Bavaria cos pronto a guidare in crociata una grande forza
armata se sua moglie non fosse stata la sorella di Roberto di Fiandra?
Quanto fu influenzato il crociato duca Guglielmo II di Aquitania dal proprio matrimonio con Filippa di Toulouse, nipote del grande condottiero
crociato Raimondo IV di Saint-Gilles?
diventato chiaro per me come dietro a molti crociati vi fosse una
moglie, una sorella o una madre entusiasta e persuasiva. Credo che le mie
ricerche genealogiche abbiano fatto luce su uninfluenza che nessuno voleva riconoscere, nemmeno le donne, che sembrano aver gradito tanto quanto gli uomini le canzoni delle crociate che le ritraevano piangenti sulla porta
di casa. Si addiceva alla societ il ritratto delle donne riluttanti a lasciar andare i maschi della famiglia. Nessuno sembra essere stato preparato ad ammettere che in alcuni casi, forse in molti, le donne avevano avuto parte attiva nel reclutamento. In unarea di vita cos riservata impossibile scoprire
ora come esse agivano. Quello in esame era un periodo in cui le madri avevano uninfluenza diretta sui loro figli, e sembra che avessero un reale interesse per lattivit di questi ultimi, ma potrebbe essere che linfluenza si manifestasse in forma pi indiretta, operando cambiamenti nello spirito della
famiglia, forse presentando ai suoi familiari un cappellano di un certo tipo.
Nondimeno, le prove raccolte dalla ricerca genealogica sono schiaccianti:
alcune donne trasmisero lentusiasmo per il movimento delle crociate nelle
famiglie in cui erano entrate con il matrimonio, e questo aiuta a spiegare la
concentrazione di crociati tra determinati parenti.

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Il regno latino di Gerusalemme

Una caratteristica della recente storia medievale stata la popolarit


degli studi di frontiera, ma una critica alla moda storiografica il fatto
che in essi sia raramente citata la frontiera cristiana stabilita sulle coste
del Mediterraneo orientale dalla fine dellXI secolo in poi. Lambiente di
questi insediamenti era, naturalmente, pi esotico della maggior parte degli
altri ed essi non si svilupparono dalla naturale espansione di popoli in terre
che si trovavano dallaltra parte dei loro confini, come in Spagna o lungo
lElba, ma attraverso conquiste di territori che si stendevano tra questi confini e lOccidente; sotto questo punto di vista il paragone pi vicino era rappresentato dalla Livonia (antica Lettonia) e lEstonia sul Baltico, che furono invase dal mare e per un certo periodo tagliate fuori dal resto dellEuropa cattolica da zone pagane. Gli insediamenti orientali costituirono le societ di frontiera che stimolarono linteresse popolare in quel periodo e
causarono, alla classe dirigente dellEuropa occidentale, la maggior preoccupazione, perch avevano un significato sacro; per i contemporanei, in
verit, Gerusalemme non era affatto una frontiera, ma lombelico del
mondo, il centro della terra. La stessa Palestina era una reliquia, perch le
sue vie, strade, edifici e fiumi erano tangibilmente associati alla presenza di
Cristo. Questo spiega lambizioso programma di architettura che venne
avviato subito dopo larrivo dei crociati con lo scopo, da un lato, di dare ai
luoghi santi le abbazie e le chiese che meritavano, decorate dai pi raffinati
artigiani che lEuropa e lOriente potessero fornire, dallaltro di assicurare
il permanente controllo cristiano con la costruzione di fortificazioni inespugnabili. Il culmine di questo primo periodo di costruzione fu rappresentato dalla chiesa del Santo Sepolcro, consacrata il 15 luglio 1149, il cinquantesimo anniversario della presa di Gerusalemme durante la prima crociata. La chiesa stata danneggiata dalle fiamme e da anni di trascuratezza,
esacerbata dalle liti tra le chiese cristiane che occupano diverse parti di essa.
La maggior parte dei visitatori ne rimane delusa, ma se solo essi guardassero oltre le costruzioni successive, sudicie e prive di gusto, la vedrebbero an-

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cora come una profonda e fiduciosa dichiarazione teologica in pietra. Prima che i crociati conquistassero Gerusalemme non vi era alcuna chiesa, per
quel che ne sappiamo. Una cinta racchiudeva diversi santuari separati, il pi
venerato dei quali era la tomba di Cristo, o ci che ne rimaneva dopo gli atti
di vandalismo perpetrati su ordine del califfo fatimida nel 1009, staccata
nel IV secolo dagli ingegneri dellimperatore Costantino dal resto della
cava, nella quale era stata scavata, e rinchiusa in una aedicula, una piccola
cappella indipendente che si trovava sotto una rotonda costruita nella met
dellXI secolo. Assai vicino vi era il luogo della crocifissione, la cappella del
Calvario in cima alla colonna di roccia alla quale era stata ridotta la collina del
Golgota e, un po in disparte, le rovine della basilica di Costantino, costruita
sopra il luogo dove sua madre aveva presumibilmente scoperto nel 320 il legno della vera Croce. Allora, con Gerusalemme sotto dominio latino, i luoghi della morte e della resurrezione di Cristo vennero per la prima volta fisicamente uniti luno allaltro sotto un unico tetto, in un edificio enorme, sontuosamente decorato, che voleva essere lapoteosi delle chiese santuario, un
reliquario in pietra che custodiva la tomba dove il corpo di Cristo era stato
trasformato e la collina del Calvario macchiata con il suo sangue.
Ho gi fatto riferimento alle spese necessarie alla costruzione dei castelli; le chiese non erano meno costose. Sebbene non siano rimaste prove
in proposito, il denaro necessario deve essere stato da principio fornito da
oltremare, poich in Occidente il papato e la popolazione versavano donazioni a favore della Terra Santa. Nella prima met del XIII secolo il commercio procurava enormi profitti, la qual cosa spiega le costruzioni di altissima qualit e gli impressionanti lavori pubblici, compreso un massiccio ed
elaborato sistema di scolatura delle acque, che ora viene riportato alla luce
ad Acri, la capitale del regno dopo la caduta di Gerusalemme, e per un certo
periodo di tempo importante porto della regione del Mediterraneo orientale: nel sottosuolo si conserva il venticinque per cento circa della citt medievale.
Sebbene il regno di Gerusalemme fosse il pi famoso tra gli insediamenti fondati sulla scia delle crociate, di sicuro non fu lunico e nemmeno
quello pi duraturo. Tra il 1098 e il 1153 gli europei occidentali crearono
anche le contee di Edessa e Tripoli e il principato di Antiochia, occupando
lintera costa levantina dal Golfo di Alessandretta a nord fino al confine
con lEgitto a sud: i territori cristiani si stendevano allinterno fino a Edessa
(Urfa), 140 miglia a nord ovest di Antiochia, attraverso il mare di Galilea

121

allinterno della Transgiordania, e fino al Golfo di Aqaba, sebbene non riuscissero mai a impossessarsi delle grandi citt dellinterno, Aleppo o Damasco. Nel 1191 fu occupata Cipro e dopo il 1204 la Grecia e le isole
dellEgeo. Sebbene la costa levantina fosse persa nel 1291, parti della Grecia furono tenute fino al quindicesimo secolo, Cipro fino al 1571 e Creta
fino al 1669. La conquista di cos tanta costa del Mediterraneo orientale significava che, sebbene Gerusalemme e gran parte del territorio interno della Palestina fossero cadute nelle mani dei musulmani nel 1187, confinando
i latini sulla costa, questi ultimi insediamenti nel XIII secolo erano in qualche modo pi sicuri e meno isolati di quanto lo fossero stati nel XII. Si svilupp un certo tipo di civilt comune ed possibile parlare di capitali culturali dellOriente latino: Gerusalemme nel XII secolo, Andravidha nella
Grecia meridionale nel XIII e Nicosia a Cipro nel XIV. La marina mercantile, in particolare quella italiana, che nel XII secolo si era sviluppata rapidamente, un tra di loro i vari insediamenti, senza essere preoccupata dalla
forza navale musulmana, dal momento che erano pochissimi i punti nei
quali le galere egiziane potevano prendere il largo senza pericolo e il loro
raggio di operazioni era limitato a un tratto di mare nel quale, per ragioni
geografiche, le navi da e per lOccidente tendevano a navigare ben lontano
dal delta del Nilo.
Quella che gli occidentali occupavano era un regione prospera, unimportante fonte di prodotti molto richiesti in Occidente, come zucchero e
cotone, e dal 1170 al 1260 costitu la pi importante rotta commerciale verso lEstremo Oriente, dalla quale provenivano merci molto preziose, come
le spezie. NellXI secolo, e per molta parte del XII, la principale rotta marittima verso lIndia e lEstremo Oriente si concludeva al porto di Aydhab,
sulla costa egiziana del Mar Rosso, da dove le merci venivano portate attraverso la terraferma ai porti del delta, in particolare Alessandria. Dopo la
conquista dellEgitto da parte del Saladino, le rotte commerciali asiatiche
cambiarono e, invece di approdare ad Aydhab, le merci venivano sbarcate
sul lato arabo del Mar Rosso, o passavano il golfo persiano fino a Basra. Da
questi due punti di entrata viaggiavano sulla terraferma fino a Damasco, i
cui porti, Acri e Tiro, erano in mano ai cristiani e regolarmente visitati dai
mercanti provenienti dallItalia e da altri paesi, i quali erano in grado di fornire il necessario trasporto verso i pi importanti mercati. Acri divenne per
un certo tempo il pi importante centro commerciale del Mediterraneo,
portando nelle casse del governo del regno enormi entrate attraverso le tasse sulle merci in transito. Il cronista inglese Matthew Paris dichiar che gli
122

era stato raccontato da Riccardo di Cornovaglia, fratello del re Enrico III


dInghilterra, che nel 1240 aveva partecipato alla crociata in Palestina, che
Acri valeva per il suo signore lequivalente delle entrate della corona inglese. I bei tempi non durarono e, con larrivo dei mongoli nel nord est della
regione, lentroterra siriano divenne campo di battaglia tra questi e i nuovi
governanti mamelucchi dellEgitto. Ci rovin il commercio, che si spost
al nord e che ora passava da Hormuz in Iran a Tabriz e dal porto di Trebizond sul Mar Nero o da quello di Ayas nel Mediterraneo fino alla Cilicia armena, oppure si muoveva interamente sulla terraferma attraverso lAsia
Centrale, per arrivare ai porti della Crimea. Acri sub un declino economico
in un periodo in cui la minaccia dellIslam e le conseguenti spese di difesa
aumentarono. Entro il XIV secolo Famagosta a Cipro, distante solo una
breve traversata da Ayas, usata dai mercanti per aggirare lembargo papale
sul commercio diretto con i musulmani, era divenuta il principale centro
commerciale sotto il controllo occidentale, anche se non avrebbe mai raggiunto la posizione eminente di Acri.
Tra il 1170 e il 1260 gli occidentali poterono sfruttare il cambio delle
rotte commerciali a proprio favore poich avevano rilevato, dai loro predecessori musulmani, unorganizzazione burocratica abbastanza sofisticata.
Dopo un primo periodo caratterizzato da violenze, gli occidentali infatti,
come tutti i conquistatori, si stabilirono sul luogo e fecero uso degli strumenti di governo che avevano trovato. Sebbene il Levante avesse attraversato un periodo difficile cinquantanni prima del loro arrivo, lacerato dagli
eserciti contrapposti degli egiziani sciiti e dei turchi sunniti, era sopravvissuto abbastanza dellorganizzazione amministrativa da far poggiare il governo occidentale su una sottostruttura amministrativa musulmana condizionata a uneconomia semi-monetaria. Nelle regioni rurali le entrate continuarono a essere raccolte con metodi tradizionali e gli uffici per lesazione
delle imposte alle porte, ai porti e ai mercati delle citt erano sul livello di
quelli tipici del Mediterraneo orientale, a noi familiari grazie ai modelli bizantini e musulmani. Questi uffici ripartivano e imponevano le tasse doganali e le imposte di mercato con un metodo piuttosto avanzato, con il risultato che in Palestina, che aveva in proporzione un pi alto numero di feudi
rispetto allOccidente, le tasse erano trattenute non sulla terra, ma sul reddito annuale (o su una combinazione di terra e denaro liquido). Gli uffici
portuali erano abbastanza sofisticati da essere in grado di pagare i feudi in
denaro e le donazioni alle case religiose direttamente ai destinatari, e anche
le rendite dei possessori di sub-feudi creati da pi grandi feudi in denaro,
123

cosa che suggerisce lidea di efficienti metodi di calcolo. Sotto un solo


aspetto gli occidentali cambiarono il sistema che avevano trovato. Una caratteristica orientale era una generale distinzione tra lamministrazione della giustizia e quella della finanza, mentre in Europa occidentale queste erano congiunte: lo sceriffo inglese e il prvt francese erano allo stesso tempo
giudici locali ed esattori delle imposte. I coloni si sentivano chiaramente a
disagio rispetto alla separazione dei poteri e trasformarono la dogana e gli
uffici del mercato di Acri in tribunali.
Ogni insediamento aveva caratteristiche uniche. LOriente latino ne
aveva di pi, la qual cosa aiuta a comprendere il motivo per cui gli storici
sono spesso riluttanti a includerlo nei loro studi di frontiera. Nondimeno,
questo condivide alcune delle caratteristiche degli altri insediamenti, in
quanto le famiglie di coloni erano in stretto contatto con i parenti in Occidente. Lopprimente bisogno di protezione significava che, come in Spagna, la Chiesa era in una posizione relativamente debole e dipendente; invero il patriarcato di Gerusalemme del XII secolo ha tutto laspetto di essere la Chiesa meno riformata della cristianit latina. La natura della societ
coloniale, in ogni modo, e il livello di integrazione al suo interno sono argomenti controversi. Per almeno un secolo, a partire dal 1860, lopinione prevalente, formatasi sulla base della visione romantica che gli storici francesi
avevano del concetto di impero, era quella secondo cui in Palestina e in Siria si era sviluppata una societ franco-siriana, nella quale occidentali semi-orientalizzati e indigeni insieme avevano prodotto una cultura in qualche modo unica. Questa idea venne attaccata ferocemente negli anni 50 e
60 da Otto Smail e Joshua Prawer, secondo i quali i franchi, usando le parole di Smail, rimasero la classe dirigente, separata dai suoi sudditi siriani
per lingua e religione, con la forza come ratifica ultima del proprio dominio; Prawer and anche oltre, usando la parola apartheid a proposito
dellordinamento della societ. Ronnie Ellenblum, per, ha ora presentato
una teoria alternativa, sostenendo che il processo di islamizzazione era andato avanti in Palestina molto pi lentamente di quanto si fosse mai supposto e che, mentre le regioni vicine ad Acri e intorno a Nablus erano in gran
parte musulmane, quelle attorno a Gerusalemme e Sebaste, la Transgiordania sud orientale e la bassa Galilea e quella occidentale, erano rimaste in
modo predominante cristiane, quindi i coloni occidentali tendevano a stabilirsi nei distretti gi popolati da una maggioranza cristiana nel cui ambito
si svilupp una societ mista franco-orientale, che Ellenblum chiama una
societ di frontiera, la quale potrebbe essere etichettata come cristiana sot124

to legemonia franca. Egli dimostr le sue teorie con il provare lesistenza


di chiese indigene condivise con i cristiani e di costruzioni franche allinterno di villaggi locali cristiani.
In genere si considera la popolazione del regno di Gerusalemme oltre
il mezzo milione di individui allincirca. La proporzione di coloni occidentali sconosciuta, ma potrebbe essersi aggirata attorno al venticinque per
cento; comincia a essere chiaro che linsediamento fu pi pesante di quello
che si pensava una volta, accompagnato comera da fantasiosi progetti di
bonifica del territorio. Sebbene il grosso della popolazione rurale fosse
composto da indigeni che coltivavano la terra in modo tradizionale e non
erano disturbati dai nuovi signori europei, spuntarono anche villaggi di
modello occidentale, piccoli insediamenti che con le loro strade diritte, i
tribunali, le chiese cattoliche, apparivano molto diversi dai villaggi nativi.
Al numero dei cattolici potrebbero essere aggiunte le conversioni religiose
individuali, e dal 1180 in poi il trasferimento di intere comunit religiose, i
maroniti e parte degli armeni, nello stato uniate. Il grosso della popolazione
indigena, ad ogni modo, pu essere diviso in due categorie. Prima vi erano i
cristiani: greci ortodossi, monofisiti di vario genere, in particolare giacobiti,
armeni, copti e nestoriani. In secondo luogo vi erano i musulmani - sunniti
e sciiti di vario tipo, compresi i drusi - gli ebrei, sia ortodossi di varie scuole
che samaritani, e i seguaci di Zoroastro. Lidea di Ellenblum che vi fosse assimilazione culturale con il primo di questi gruppi, i cristiani, ma non con il
secondo, gli fornisce la spiegazione di una peculiarit notata da altri storici;
cio che, sebbene gli scrittori contemporanei fossero consci delle minacce
esterne, non sembrano aver dato peso alla presenza di una popolazione
musulmana allinterno dei loro confini.
Le prove che Ellenblum fornisce a proposito del coinvolgimento dei
cristiani latini e orientali nelle zone rurali sono principalmente archeologiche, sebbene attiri lattenzione su una gi conosciuta descrizione di una
chiesa vicino Tiberiade condivisa da cristiani latini e siriani. Se, ad ogni
modo, si lavora sui racconti dei viaggiatori musulmani ed ebrei del tempo si
trova molto pi materiale, anche se in questo caso concernente lassociazione dei latini con i non cristiani nella venerazione di reliquari locali. I visitatori musulmani erano colpiti dal modo in cui questi reliquari continuavano a fiorire. Scrivendo a proposito della regione di Nablus, Imad ad-Din
commentava che i franchi non cambiarono alcuna legge o pratica di culto, una frase riecheggiata dal geografo Yaqut, il quale scrisse che i franchi

125

non cambiarono alcunch quando si impossessarono del paese, e dal


viaggiatore Ibn Jubair, nel descrivere il reliquario di Ayn al-Baqar vicino
Acri: nelle mani dei cristiani la sua venerabile natura mantenuta e Dio
lha preservato come luogo di preghiera per i musulmani. Ai non cristiani
era tecnicamente proibito vivere allinterno della citt di Gerusalemme, ma
di sicuro la visitavano in qualit di pellegrini, come gi stato detto. Allinterno delle mura del Tempio di Gerusalemme i musulmani andavano sia al
duomo della Roccia, ora una chiesa cristiana, sia alla moschea di al-Aqsa,
quartier generale dei Templari. La notizia della scoperta nel 1119 da parte
dei canonici agostiniani, recentemente stabilitivisi, di quelle che si supponeva fossero le tombe dei patriarchi sotto il recinto di Erode ad Hebron, si
diffuse nei circoli ebrei e musulmani, e questi poterono ottenere il permesso di accedere alle tombe pagando una mancia al custode. Lo stesso tipo di
accordo si trov a Sebaste, dove il clero benefici di donazioni effettuate
dai musulmani che volevano pregare nella cripta di San Giovanni Battista.
Ad Acri la cattedrale della Croce Santa, che una volta era stata una moschea, aveva al suo interno unarea a parte per la preghiera musulmana e al
di fuori delle mura della citt vi era una chiesa-moschea con un abside
orientale di stile franco, che comprendeva la mashhad (oratorio) di Ali ibn
Abi Talib, il genero del Profeta, a Ayn al-Baqar, usata da musulmani, ebrei e
cristiani, che credevano che questo fosse il luogo dove Dio aveva creato il
bestiame ad uso di Adamo: Il musulmano e linfedele l riuniti, ognuno rivolto al proprio luogo di adorazione. Tali edifici condivisi non erano
inusuali nel Vicino Oriente, perch una caratteristica della conquista musulmana era stata loccupazione di una sola parte delle pi importanti chiese, che lasciava la parte rimanente ai cristiani. A Homs nellXI secolo la
chiesa pi grande era ancora divisa fra cristiani e musulmani. Una conseguenza delle crociate fu che i cristiani furono scacciati da questi luoghi di
culto condivisi. A Gerusalemme i Templari permisero ai musulmani di
pregare in una delle loro chiese, vicina alla moschea di al-Aqsa. Il racconto
di Usamah ibn-Munqidh di questo avvenimento molto noto:
Ogni qual volta ho visitato Gerusalemme sono entrato nella moschea di Aqsa, a
fianco della quale sorgeva una piccola moschea che i franchi avevano convertito in chiesa
[...]. I Templari, che erano miei amici, lasciavano libera la piccola moschea adiacente affinch io vi potessi pregare. Un giorno entrai in questa moschea [...] e mi fermai nellatto
di pregare, quando uno dei franchi si avvent contro di me, mi afferr e, volto il mio viso
verso oriente, disse: Questo il modo in cui dovresti pregare. Un gruppo di Templari lo
raggiunse, lo prese e lo spinse lontano da me. Io ripresi la mia preghiera [dopo di che il
126

franco si scagli di nuovo contro di lui] [...]. I Templari [...] lo espulsero. Essi si scusarono con me, dicendo: uno straniero e non ha mai visto alcuno pregare in una direzione
che non fosse oriente.
Meno conosciuto fu un incidente simile, descritto dal viaggiatore
ebreo, Jacob Nathanel, svoltosi alla tomba di Rav Kahana vicino Tiberiade,
un reliquario di guarigione che attirava pellegrini cristiani ed ebrei.
Un cavaliere proveniente dalla Provenza vide i cristiani accendere molte candele.
Egli disse loro: Chi seppellito qui? Gli riposero: Un ebreo, un santone, e lui guarisce gli ammalati e aiuta le donne sterili. Egli rispose: Siete pazzi a venerare in tal
modo un ebreo. Prese una pietra e la gett in terra, poi un le proprie mani per gettarne
unaltra e, mentre stava a cavallo, cadde e mor allistante. E subito il clero e i vescovi si
riunirono e dissero: Questo accaduto non perch egli un ebreo, ma perch egli (il cavaliere provenzale) ha oltraggiato il maestro Ges. Ci ha irritato Ges ed stato lui che lo
ha ucciso. Ed essi dissero tutto ci davanti ai contadini.
Questo , naturalmente, un tipico miraculum, ma il racconto dellansia
del clero di eludere eventuali problemi con il distorcere in senso cristiano la
storia del cavaliere apoplettico, conferma che questo santuario era il centro
di un culto sincretico.
Tali luoghi di culto e santuari erano una caratteristica della religione
popolare in Palestina e in Siria ed erano tollerati dal clero latino. Alcuni si
trovavano nel profondo delle zone rurali, altri erano nelle citt o vicino ad
esse. Oggigiorno pochissimi storici distinguerebbero la religione di massa
cos nettamente da quella di lite - noi siamo pi inclini a immaginare uno
spettro di fede che si estende senza interruzione dai contadini agli intellettuali, con molti atteggiamenti in comune - e sebbene i gusti, gli atteggiamenti e le preferenze dei principali coloni rimanessero sotto molti aspetti
di tipo fondamentalmente occidentale (i pi intelligenti tra loro frequentavano le scuole europee e la Palestina latina rimase molto provinciale) e gli
insediamenti nellentroterra venissero subito spazzati via, probabile che,
come ha argomentato Jaroslav Folda, si sia sviluppata, almeno nellarte,
una fusione di stili latini, greci e siriani, che condusse a una forma eclettica
che questo storico chiama arte crociata. Tale arte ebbe una lunga storia,
dal momento che sopravvisse alla perdita dellentroterra nel 1291 e and
avanti sviluppandosi nella Grecia latina, dove lassimilazione culturale pu
essere osservata nelle chiese gotiche greco-ortodosse di Famagosta e
Rodi.

127

vero, in ogni modo, che il materiale a nostra disposizione tace quando si tratta degli indigeni, i quali vi entrano ed escono cos fuggevolmente
che difficile giungere a solide conclusioni su di loro. Ci potrebbe essere
dovuto non al fatto che vennero ignorati, ma perch le misure prese dal governo per fronteggiarli erano relativamente efficaci. Tali misure comportarono un adattamento del dhimma musulmano, che era certamente in vigore
nel 1120. A rigor di termini, lo status di un dhimmi (una persona del contratto o dellobbligazione) era nel diritto canonico musulmano accessibile solo
per i popoli delle scritture, cio ebrei, cristiani e sabei (compresi i zoroastriani). Ogni dhimmi adulto, maschio, libero e sano doveva pagare un testatico, la jiziya. I suoi beni immobili potevano, anche se non necessariamente,
passare allintera comunit dellIslam, ma egli poteva conservarne lutilizzo
e comunque doveva pagare sopra essa e sul raccolto una tassa fondiaria (il
kharaj), mentre era soggetto ad altre imposte per il mantenimento degli
eserciti musulmani. Egli si doveva distinguere per abbigliamento dai credenti e non gli era permesso andare a cavallo o portare armi. Gli era proibito testimoniare in tribunale, essere sotto la tutela della legge criminale e
contrarre matrimonio. Egli e la sua famiglia non erano cittadini di uno stato
musulmano, bens membri di una comunit di semi-autogoverno, sotto il
proprio capo responsabile, come un rabbino e un vescovo, sebbene tutti i
casi importanti, insieme a quelli che coinvolgevano membri di diverse fedi
religiose, dovessero essere trattati dai tribunali musulmani competenti.
Dallaltro lato, ai dhimmi era garantita la sicurezza, la protezione nellesercizio della loro religione, sebbene non dovessero causare pubblica offesa, e
la difesa da terzi. Essi potevano riparare o anche ricostruire i luoghi di culto
gi esistenti, ma non potevano erigerne di nuovi.
Vediamo che nel regno di Gerusalemme gli ebrei e i musulmani, ma
non i cristiani, pagavano un testatico, che il kharaj (latinizzato in carragium)
era imposto sulle loro terre (sebbene data lubiquit di tale tassa in Islam ci
non voglia dire molto), che essi dovevano vestire in maniera diversa, che
erano soggetti ad alcune proibizioni, non potendo testimoniare contro i latini, eccetto per provare la loro et o genealogia, o per fornire prove sui
confini delle terre, e che potevano praticare la loro religione. stata menzionata dal viaggiatore Ibn Jubair una moschea a Tiro, e una nuova venne
costruita a Ramallah nel 1176-77. I contadini musulmani di Hanbali
Muslim si riunivano per le preghiere del venerd con il khutba, invocando il
nome del califfo abbaside, nel villaggio di Jammail, vicino a Nablus. A Nablus venne costruita una nuova sinagoga dagli ebrei samaritani allinizio del
128

XII secolo e la magnificenza delle sinagoghe di Meiron vicino Safad fu


commentata da un viaggiatore ebreo allincirca nel 1240. Il muro occidentale del Tempio e le tombe dei re sul Monte Sion erano visitati dagli ebrei e i
santuari locali, venerati sia da questi sia dai musulmani, comprendevano le
tombe di Jonah a Kar Kannah e di Hanona b.Horkenos a Safad. Ebrei e
musulmani avevano i loro tribunali, con competenze limitate, dal momento che tutti i casi che comportavano giustizia suprema dovevano essere
giudicati nei tribunali cittadini latini. Tribunali di rabbini e accademie ebree
sorsero ad Acri e Tiro, e sebbene non vi siano documenti superstiti concernenti un cad in carica nel regno, ve nera uno a Jabala nel principato di Antiochia intorno al 1180. Benjamin Kedar ha sottolineato che lassenza di
ogni riferimento ai cad in Palestina non ci dovrebbe sorprendere, dal momento che non avremmo saputo nulla riguardo ai tribunali rabbinici se non
fossero stati cos prestigiosi da determinare lampia circolazione e la conservazione dei loro responsi. Per molti versi sembra come se i coloni mantenessero il sistema dei dhimmi riguardo agli ebrei e lo imponessero ai musulmani. Per quanto concerne i cristiani non latini sembra che il sistema sia
stato solo parzialmente alleggerito, mentre i non cristiani erano soggetti al
testatico - i non latini non dovevano nemmeno pagare i tributi - ma le proibizioni a cui erano soggetti non vennero rimosse interamente; la loro validit come testimoni era graduata e la loro testimonianza non era mai trattata come autentica allo stesso livello di quella dei latini. Sembra che avessero
anche un certo status di comunit: avevano le loro chiese e comunit monastiche cos come i loro vescovi. Gli ortodossi avevano sicuramente dei
vescovi residenti a Gaza, Acri, Sidone e Lydda, i giacobiti a Gerusalemme e
Acri e gli armeni a Gerusalemme, i quali sembrano essere stati trattati dai
latini come collaboratori, il che significa che erano effettivamente lasciati
alla direzione dei loro greggi.
I coloni, ad ogni modo, introdussero due innovazioni. La prima furono i tribunali per gli indigeni. Nel XIII secolo si pensava che le cours des Syriens fossero state introdotte in tutto il regno di Gerusalemme.
I Siriani si presentarono davanti al re [...] e lo pregarono che egli facesse in modo che
essi fossero giudicati secondo le usanze dei siriani e che vi sarebbe dovuto essere per loro un
tribunale con un giudice e dei giurati e che essi sarebbero dovuti essere giudicati da questo
tribunale secondo le loro usanze [...]. Ed egli autorizz il detto tribunale.
Nei testi laggettivo siriano spesso usato in riferimento a un cristia-

129

no indigeno, ma in questo caso deve aver avuto un significato pi ampio;


nella Acri del tredicesimo secolo i due giurati latini e i quattro indigeni della
cour de la Fonde, il tribunale del mercato che aveva assorbito la locale cour des
Syriens, si occupavano di cause concernenti:
Qualsiasi cosa un siriano, un ebreo, un musulmano, un samaritano, un nestoriano,
un greco, un giacobita o un armeno abbiano fatto. Sappiate bene che il diritto giudica e ci
ordina di giudicare in modo tale che nessuna delle suddette genti dovrebbe far valere le proprie ragioni in alcuno dei tribunali che si occupano di ogni [piccola] causa che sorge allinterno delle loro stesse comunit, eccetto che nel tribunale della Fonde.
Gli appellanti ebrei potevano giurare sulla Torah, i samaritani sui cinque libri di Mos, i musulmani sul Corano, i giacobiti e i greci su unimmagine della Croce e sui propri manoscritti dei libri del Vangelo. Sopravvivono prove di altre cours des Syriens in funzione a Gerusalemme, Nablus, Tiro e
Betlemme. La creazione di tribunali speciali per le piccole rivendicazioni,
operanti accanto ai tribunali supremi del regno, i tribunali rabbinici, quelli
dei cad e, presumibilmente, quelli dei vescovi orientali, rappresent un allontanamento dalla legislazione dhimma, perch in uno stato musulmano
tutte le cause della comunit, e non solo quelle pi importanti, dovevano
essere risolte davanti a un cad. Prawer ha puntualizzato, riguardo agli
ebrei, che questi sarebbero stati cos riluttanti a permettere udienze al di
fuori della loro comunit, che il ricorso ai tribunali governativi si sarebbe
verificato solo quando fossero stati coinvolti gli aderenti a diverse religioni,
ma sebbene i leader delle comunit cristiane ed ebree in Egitto disapprovassero profondamente il fatto che le cause uscissero dal loro arbitrato, i
singoli individui che ritenevano di poterne beneficiare si appellavano ai tribunali musulmani; comunque risaputo che le societ commerciali hanno
spesso coinvolto uomini delle differenti comunit. Un primo motivo per la
creazione della cour des Syriens deve essere stato quello di risolvere le dispute
intercomunitarie, sebbene sia anche possibile che si trattasse dellespressione del presupposto cristiano, e in particolare cattolico, della separazione
dei poteri tra giurisdizione secolare e religiosa, sicch i coloni rafforzavano
la distinzione tra cause secolari, soggette alla cour des Syriens, e spirituali,
che venivano giudicate dai rabbini e dai cad, distinzione che sarebbe stata
incomprensibile per gli ebrei e i musulmani coinvolti.
La seconda innovazione introdotta dai coloni fu rappresentata dalla
consuetudine secondo la quale allinterno del regno di Gerusalemme il bat-

130

tesimo di uno schiavo si risolveva nel suo affrancamento: Poich la terra e


la gente cristiana sono chiamati la terra dei franchi, tutti dovrebbero essere liberi. Per quanto ne sappiamo non vi erano simili precedenti da parte
musulmana e lunica situazione simile in Occidente pu essere trovata in
Catalogna. Non ne conseguiva che tutti i cristiani fossero uomini liberi - i
testi di diritto sopravvissuti ammettono che vi fossero schiavi cristiani e
non cristiani - ma si fornivano ai papi e agli uomini di chiesa argomenti per
veementi lagnanze, contro gli ordini religiosi per aver rifiutato di battezzare i loro schiavi e contro i mercanti italiani per aver fatto passare per pagani
i prigionieri provenienti dai Balcani che parlavano lingue incomprensibili:
Acri aveva un grande mercato di schiavi. Non ne conseguiva nemmeno
che i non cristiani avessero davanti a loro un avvenire di servit; per la maggior parte non era cos, sebbene in molti, in particolare nelle zone rurali,
avessero uno status semi-servile che i coloni equiparavano alla condizione
di vassallo.
Troviamo cos in funzione un sistema dhimmi, modificato in modo tale
da essere imposto ai musulmani e parzialmente alleggerito per i cristiani
orientali, e che, inoltre, presentava due innovazioni: un tribunale per le cause minori e lusanza di affrancare gli schiavi non cristiani che optavano per
il battesimo. La conferma dellutilizzazione da parte dei coloni di un sistema dhimmi che era gi in situ si ritrova nella sopravvivenza, sotto il loro governo, di una stranezza locale, una tassa applicata a Tiro ai macellai di maiali, chiamata tuazo, una parola che sembra la translitterazione di un termine
arabo indicante le abluzioni rituali. Il fatto che i documenti in nostro possesso tacciano riguardo agli indigeni, cristiani e non, pu quindi essere parzialmente spiegato dalladozione del sistema dhimmi da parte dei coloni. Le
prove rimaste - in particolare i testi di diritto e i documenti - riferiscono lattivit dei tribunali latini ai quali gli indigeni non si sarebbero di norma rivolti; invero i capi di questi ultimi avrebbero potuto intraprendere qualsiasi
azione per prevenire la possibilit che essi vi si rivolgessero. Dal momento
poi che i documenti provengono per la maggior parte dagli archivi di istituzioni ecclesiastiche e imprese commerciali che avevano i propri centri operativi in Occidente, da dove poterono essere spediti prima della caduta, nel
1291, delle ultime teste di sbarco in Palestina, le documentazioni riguardanti lattivit di tutti i giorni dei tribunali latini, nelle quali avrebbero potuto essere ritrovati riferimenti agli indigeni, sono andate perdute.
I coloni imposero in Palestina un sistema feudale a diversi gruppi so-

131

ciali: come lInghilterra e la Sicilia, la Palestina fu una conquista dellXI secolo, con il risultato che non vi era propriet fondiaria assoluta; tutta la propriet era in usufrutto, ed era tenuta, in ultima analisi, dalla corona; ma allo
stesso tempo i principali affittuari dei re arrivarono ad avere poteri molto
ampi. I loro possedimenti, che a volte corrispondevano ai vecchi territori
urbani romano-bizantino-musulmani, erano palatinati nei quali esercitavano pieni poteri giurisdizionali, e almeno alcuni di loro avevano il diritto di
stipulare la pace o dichiarare guerra ai propri vicini musulmani senza ricorrere al governo centrale. Questi privilegi erano tipici dei marchesati occidentali e sembra che siano stati deliberatamente garantiti per venire incontro alle esigenze della vita di frontiera. Gli insediamenti in Palestina e in Siria erano sempre esposti alla pressione militare e, nonostante la loro prosperit, i signori nel tempo si impoverirono notevolmente, sicch molto
del territorio facente parte delle loro propriet venne assegnato alla Chiesa
o agli ordini militari.
Nel XII secolo la corona era stata capace di mantenere le sue propriet
a scapito dei magnati. Nel XIII secolo essa era ancora pi ricca di questi ultimi, grazie alle entrate di Acri, e il trono fu oggetto di disputa alla fine del
dodicesimo secolo e ancora nel XIII, e vi fu un lungo periodo di assenza di
potere sovrano, durante il quale la corona pass alle famiglie degli imperatori occidentali dal 1228 al 1268 e in seguito ai sovrani di Cipro. Questo periodo fu testimone dellemergere di uno dei pi curiosi risultati delle crociate: una scuola di eruditi giuristi baronali, che usarono ogni tecnica giuridica
per resistere a quelle che ritenevano essere le improprie richieste della corona e dei suoi rappresentanti, sviluppando una straordinaria teoria costituzionale per sostenere le proprie rivendicazioni, e dichiarando che la conquista di Gerusalemme nel 1099 era stata il risultato di una emigrazione popolare, che aveva in seguito eletto il proprio sovrano con la creazione di
una sorta di contratto di governo. I pi estremisti tra loro sostennero, in
modo del tutto funzionale, che il re non aveva diritto alle regalie e a nessun
altro privilegio, tranne quelli che gli derivavano in qualit di signore supremo attraverso il contratto feudale: il pi grande di questi giuristi, Giovanni
di Ibelin, conte di Giaffa, nel suo lungo trattato non si riferisce mai al re
come roi ma solo come chef seigneur.
Dagli anni 50 agli anni 80 di questo secolo, le opere di giurisprudenza
affascinarono gli storici, descrivendo uno stato nel quale una sorta di feudalesimo puro, se mai possa essere esistita una cosa del genere, era stato

132

imposto al tempo degli insediamenti avvenuti intorno al 1100 e sopravvissuto, arcaico e fossilizzato, per un secolo e mezzo. Negli anni 20, in ogni
modo, uno studioso francese di nome Maurice Grandclaude le aveva passate al setaccio, estrapolando i riferimenti a quelle leggi che riteneva potessero essere datate intorno al XII secolo e, sulla base delle prove da lui portate alla luce negli anni 50, Jean Richard e Joshua Prawer riscrissero la storia di Gerusalemme, poich divenne evidente che lo stato feudale ossificato, descritto nei testi di diritto del XIII secolo, non si accordava con la realt del secolo precedente, e nemmeno con quella del secolo successivo. I testi di diritto sembrarono sempre meno opere erudite e sempre pi trattati
politici, acuti ma faziosi, scritti da autori di parte nel corso della battaglia
costituzionale che infuriava in Palestina nei decenni precedenti al momento in cui furono composti. Perfino il regno di Gerusalemme cominci a
sembrare pi normale, sebbene naturalmente fornito di proprie peculiarit e soggetto a sviluppi politici e costituzionali non dissimili da quelli che
si verificarono altrove. Lapproccio costituzionale alla storia di Gerusalemme, introdotto da Richard e Prawer, ebbe influenza per almeno
ventanni e recentemente stato esteso da Peter Edbury alla storia di Cipro. Alla met degli anni 70, in ogni modo, Hans Mayer apr la strada a un
altro modo di vedere la politica dellOriente latino. In un certo senso ci
rappresent una reazione non dissimile a quella che si era verificata negli
anni 30 tra gli storici dellInghilterra medievale, ossia uno spostamento
dalla visione dallalto tipica dellapproccio costituzionale a quella legata
agli aspetti ordinari e allattivit pratica dellautorit. Tale nuovo approccio
sembra essere stato anche in tono con uno stato danimo che poteva essere
percepito in molte branche della storia e che si manifestava attraverso un
rinnovato interesse per le societ decentralizzate. Una caratteristica del lavoro recente rappresentata dallinteresse per il modo in cui il potere del
sovrano operava in ogni sorta di piccoli, ma sottili ed efficienti modi, e attraverso la frammentata struttura feudale del regno di Gerusalemme. Questo tipo di lavoro di sicuro in antitesi con lapproccio ad ampio raggio degli storici di frontiera, i quali, mentre sono alla caccia di un altro modello, ne
ricercano i comuni denominatori.

133

Cronologia

1095

1096

1097
1098
1099
1101
1107
1108
1109
1113
1114
1118
1119
1120
1123
1124
1125
1128
1129

marzo
luglio - settembre
27 novembre
luglio - dicembre
fino al 1102
fino al 1097
1 luglio
21 ottobre - 3 giugno 1098
10 marzo
28 giugno
15 luglio
22 luglio
agosto - settembre
fino al 1108
settembre
12 luglio

19 dicembre
27 giugno
fino al 1125
marzo - aprile
7 luglio
fino al 1126
fino al 1129
gennaio
novembre

1135

maggio

1139
1144
1145

fino al 1140
24 dicembre
1 dicembre
fino al 1147

1146
1147
1147

134

fino al 1149
13 aprile
24 ottobre

Concilio di Piacenza
Viaggio di predicazione di papa Urbano II
Proclamazione della prima crociata al Concilio di Clermont
Persecuzione degli ebrei in Europa
Prima crociata
Papa Urbano II paragona la Reconquista in Spagna alla crociata
Arrivo della seconda ondata di armate crociate a Costantinopoli
Battaglia di Dorileo
Assedio di Antiochia
Baldovino di Boulogne assume il controllo di Edessa
Battaglia di Antiochia
Gerusalemme cade in mano ai crociati
Goffredo di Buglione viene eletto primo sovrano latino di Gerusalemme
Lultima ondata di armate della prima crociata viene sconfitta dai turchi in Asia Minore
Crociata di Boemondo di Taranto
Boemondo si arrende ai greci
Presa di Tripoli
Primi privilegi papali per lOspedale di San Giovanni
Crociata catalana nelle Isole Baleari
Crociata di papa Gelasio II in Spagna
Saragozza cade in mano ai crociati
Battaglia del Campo di Sangue
Crociata di papa Callisto II in Oriente e in Spagna
Fondazione dellOrdine dei cavalieri templari
Decreto per la crociata da parte del primo Concilio Laterano
Presa di Tiro da parte dei crociati
Incursione di Alfonso I dAragona in Andalusia
Crociata in Oriente di Ugo di Payns
Riconoscimento dei Templari da parte del Concilio di Troyes
I crociati attaccano Damasco
Concilio di Pisa. Indulgenze per la crociata offerte a coloro che prendono le armi contro lanti-papa e i normanni in Italia meridionale
Crociata in Oriente
Edessa cade in mano ai musulmani
Papa Eugenio III proclama la seconda crociata nella bolla Quantum praedecessores
San Bernardo di Chiaravalle predica la seconda crociata
Persecuzione degli ebrei in Renania
Seconda crociata
Papa Eugenio autorizza la crociata in Spagna e oltre la frontiera tedesca nord-orientale
Presa di Lisbona

1148
1149
1153
1154
1157
1158
1163

8-24 luglio
15 luglio
25 aprile
fino al 1184
fino al 1558
fino al 1169

1169
23 marzo
1170
1171
1172
1173
1174
1175
1176
1177
1183
1186
1187
1188
1189
1189
1190
1191
1192
1193
1197
1198
1199
1200
1202

1204

1206
1208
1209

10 settembre
(circa)
15 maggio
28 ottobre
(circa)
11 giugno
3 marzo
4 luglio
2 ottobre
29 ottobre
gennaio
fino al 1192
3 settembre
10 giugno
giugno
12 luglio
7 settembre
2 settembre
fino al 1230
fino al 1198

agosto
24 novembre
dicembre
(circa)
fino al 1204
24 novembre
12-15 aprile
9 maggio
fino al 1205
14 gennaio
fino al 1229
22 luglio

Ritiro dei crociati dallassedio di Damasco


Consacrazione della nuova chiesa del Santo Sepolcro
Crociata in Spagna
Occupazione di Damasco da parte di Nur ad-Din
Serie di appelli papali per la crociata in Oriente, raccolti da alcune spedizioni di piccole e medie dimensioni
Crociata in Spagna
Fondazione dellOrdine di Calatrava
Spedizioni in Egitto di re Amalrico di Gerusalemme
Completamento della decorazione della chiesa della Nativit a Betlemme, patrocinata dallimperatore bizantino Manuele I, da re Amalrico di Gerusalemme e dal vescovo Rodolfo di Betlemme
LEgitto si sottomette al Saladino, rappresentante Nur ad-Din
Fondazione dellOrdine di Santiago
Crociata nel Baltico
Il Saladino proclama in Egitto il califfato abbaside
Fondazione dellOrdine di Montegaudio
Morte di Nur ad-Din
Il Saladino gli succede a Damasco
Crociata in Spagna
Fondazione dellOrdine di Avis (come Ordine di Evora) e Alcantara (come Ordine di San Julian del Peirero)
Crociata in Oriente di Filippo di Fiandra
Aleppo si sottomette al Saladino
Mosul si sottomette al Saladino
Battaglia di Hattin
Gerusalemme conquistata dal Saladino
Papa Gregorio VIII proclama la terza crociata con la bolla Audita tremendi
Imposizione della decima per il Saladino in Inghilterra
Terza crociata
Silves in Portogallo cade in mano ai crociati
Annegamento dellimperatore Federico I in Cilicia
Riccardo I dInghilterra conquista Cipro
Acri si arrende a Riccardo I dInghilterra e a Filippo II di Francia
Battaglia di Arsuf
Trattato di Giaffa
Crociata livoniense
Crociata in Spagna
Crociata tedesca in Palestina
Crociata in Spagna
Fondazione dellOrdine Teutonico
Papa Innocenzo III proclama la quarta crociata
Proclamazione della crociata contro Marcovaldo di Anweiler
Tassazione della Chiesa in favore dei crociati investiti
Fondazione dellOrdine di San Jorge de Alfama
Istituzione dellOrdine dei Fratelli della Spada
Quarta crociata
I crociati conquistano Zara
Papa Innocenzo III autorizza il reclutamento su base regolare per la crociata livoniense
Costantinopoli saccheggiata dai crociati
Baldovino di Fiandra eletto primo imperatore latino di Costantinopoli
Conquista del Peloponneso da parte di Goffredo di Villehardouin e Guglielmo di Champlitte
Crociata danese nellsel
Assassinio di Pietro di Castelnau, legato papale in Linguadoca. Proclamazione della crociata albigese
Crociata albigese
Sacco di Bziers

135

1211
1212

1213

17 luglio
aprile
12 settembre

1215
1216
1217
1218
1219
1221
1225
1226
1227
1228

1229

14 dicembre
28 ottobre
fino al 1229
27 maggio - 5 novembre 1219
30 agosto

fino al 1229
fino al 1233
18 febbraio
12 aprile
fino al 1253
fino al 1231

1231
1232
1236

fino al 1234
fino al 1253
29 giugno

1237

1239

fino al 1240
fino al 1241

1241
1242

1244

5 aprile
16 marzo
11 luglio - 23 agosto
17 ottobre

1245
1248
1249
1250
1251
1254
1255
1256
1258
1259

136

fino al 1254
ottobre
23 novembre
6 giugno
8 febbraio
1250-54

fino al 1258
10 febbraio

Il re dUngheria concede allOrdine Teutonico una marca in Transilvania


Crociata dei fanciulli in Spagna
Battaglia di Las Navas de Tolosa
Papa Innocenzo III proclama la quinta crociata. Le crociate spagnola e albigese perdono importanza a favore del teatro
di guerra orientale
Battaglia di Muret
Ordine dei Predicatori (Domenicani) a Tolosa
Lo statuto Ad liberandam, approvato dal quarto Concilio Laterano, permette la regolare tassazione della Chiesa in favore delle crociate
Re Enrico III dInghilterra prende la croce contro i ribelli inglesi
Quinta crociata
Assedio di Damietta
Crociata danese in Estonia
I crociati impegnati in Egitto vengono sconfitti a Mansurah
LOrdine Teutonico viene invitato in Prussia
Rinnovata la crociata albigese
Autorizzata la crociata contro gli eretici in Bosnia (rinnovata nel 1234)
Crociata dellimperatore Federico II (ultimo atto della quinta crociata)
Guerra civile a Cipro
Gerusalemme restituita ai cristiani in seguito a trattato
La pace di Parigi pone fine alla crociata albigese; lOrdine Teutonico inizia la conquista della Prussia
Crociata in Spagna
Crociata di Giacomo I dAragona a Maiorca
Crociata di Giovanni di Brienne in soccorso di Costantinopoli; crociata di Ferdinando III di Castiglia
Crociata contro gli eretici di Stedinger in Germania
Conquista di Valencia da parte di Giacomo I dAragona
Proclamazione di una nuova crociata in soccorso di Costantinopoli
Ferdinando III di Castiglia conquista Cordoba
LOrdine Teutonico assorbe in Livonia i Fratelli della Spada
Crociata in soccorso di Costantinopoli
Crociate di Tibaldo di Champagne e Riccardo di Cornovaglia
Proclamazione della crociata contro limperatore Federico II (rinnovata nel 1240 e nel 1244); crociata svedese in Finlandia
Proclamazione della crociata contro i Mongoli (rinnovata nel 1243 e nel 1249)
Prima rivolta prussiana contro lOrdine Teutonico
Battaglia sul lago Peipus
Caduta di Montsgur
Gerusalemme cade in mano ai turchi khwarizmiani
Battaglia di La Forbie
LOrdine Teutonico autorizzato a condurre una crociata permanente in Prussia
Prima crociata di San Luigi (re Luigi IX di Francia)
Aachen conquistata dai crociati impegnati contro Federico II
Siviglia conquistata da Ferdinando II di Castiglia
Presa di Damietta
I crociati impegnati in Egitto sconfitti a Mansurah
San Luigi in Palestina
Prima crociata dei pastori
Crociate in Prussia di Ottocaro II di Boemia, Rodolfo di Habsburg e Otto di Brandenburgo; fondazione di Knigsberg
Predicate le crociate contro Manfred di Staufen ed Ezzelino e Alberico di Romano
Guerra di San Saba ad Acri
I mongoli saccheggiano Baghdad
I latini di Achea sono sconfitti dai greci nella battaglia di Pelagonia

1260

1261
1265
1266
1268

3 settembre
23 ottobre
25 luglio
fino al 1266
26 febbraio
18 maggio
23 agosto

1269
1270
1271
1274
1275

fino al 1272
25 agosto
fino al 1272
18 maggio
(circa)

1277

settembre

1282
1283
1285
1286
1287
1288
1289
1290

30 marzo
fino al 1302

1291

1302
1306
1307
1309

4 giugno
18 giugno
26 aprile
18 maggio
luglio
agosto
31 agosto
fino al 1307
13 ottobre
fino al 1310

1310

1311

15 marzo

1312

3 aprile
2 maggio

1314
1314
1317
1319
1320
1321
1323
1325

18 marzo

I Cavalieri Teutonici livoniensi sono sconfitti dai Lituani nella battaglia di Durbe
Seconda rivolta prussiana
Crociata castigliana a Sal in Marocco
Battaglia di Ayn Jalut
Baybars diventa sultano dEgitto
I greci occupano di nuovo Costantinopoli
Crociata di Carlo dAngi in Italia meridionale
Battaglia di Benevento
Antiochia cade in mano ai mamelucchi
Battaglia di Tagliacozzo
Crociata aragonese in Palestina
Seconda crociata di San Luigi
Morte di San Luigi in Tunisia
Edoardo dInghilterra in Palestina
Decreto di crociata Constitutiones pro zelo fidei del secondo Concilio di Lione
Fondazione dellOrdine di Santa Maria de Espaa
Il vicario di Carlo dAngi, il quale aveva comprato la corona di Gerusalemme da un pretendente al trono, arriva ad
Acri; il Regno di Gerusalemme si spacca
I vespri siciliani
Crociata contro siciliani ed aragonesi
Crociata francese contro lAragona
Il regno di Gerusalemme riunito sotto re Enrico II di Cipro
Crociata in Oriente di Alice di Blois
Crociata in Oriente di Giovanni di Grailly
Tripoli cade in mano ai mamelucchi
Crociata in Oriente di Ottone di Grandson e degli italiani settentrionali
Acri cade in mano ai mamelucchi
Cadono Sidone e Beirut
I cristiani evacuano Tartus e Athlit
I musulmani prendono lisola di Ruad dai Templari; probabilmente ha fine il governo latino a Jubail
Trattato di Caltabellotta
Gli Ospedalieri iniziano linvasione di Rodi
Crociata contro i seguaci di fra Dolcino in Piemonte
Proclamata la crociata a sostegno della richiesta di Carlo di Valois in favore di Costantinopoli
In Francia vengono arrestati tutti i Templari
Crociata popolare; lOrdine Teutonico sposta il quartier generale a Marienburg in Prussia
Crociata castigliana e aragonese in Spagna
Crociata contro Venezia
La crociata degli Ospedalieri consolida il controllo su Rodi
Viene stabilito a Rodi il quartier generale degli Ospedalieri
Battaglia di Halmyros (fiume Kephissos)
La Compagnia Catalana assume il controllo di Atene e Tebe
LOrdine dei cavalieri templari viene soppresso
Papa Clemente V concede la maggior parte delle propriet dei Templari agli Ospedalieri
Crociata in Ungheria (rinnovata nel: 1325, 1332, 1335, 1352, 1354)
Lultimo Gran Maestro dei Templari, Giacomo di Molay, viene bruciato sul rogo insieme a Goffredo di Charney
Fondazione dellOrdine di Montesa
Fondazione dellOrdine di Cristo
Seconda crociata dei pastori
Crociata contro Ferrara, Milano e i Ghibellini nella marca di Ancona e nel ducato di Spoleto (estesa nel 1324 fino a Mantova)
Crociata norvegese contro i Russi in Finlandia
Crociata in Polonia (rinnovata nel: 1340, 1343, 1351, 1354, 1355, 1363, 1369)

137

1327
1328
1330
1331
1332
1334
1337
1340
1342
1344
1345
1348
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1353
1354
1359
1360
1365
1366
1374
1377
1378
1379
1383
1386
1390
1394
1396
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1402
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1426
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1432
1440
1443
1444
1453
1454

138

fino al 1334

30 ottobre
fino al 1344
28 ottobre
fino al 1347

fino al 1350
fino al 1357

fino al 1367
10 ottobre
agosto - dicembre

25 settembre
fino al 1403
dicembre
15 luglio
fino al 1431

7 luglio

1 gennaio
19 novembre
29 maggio
30 settembre
17 febbraio

Progettata crociata contro i catari in Ungheria


Proclamata crociata contro re Luigi IV di Germania
Crociata in Spagna
Progettata crociata contro Atene catalana
Proclamata nuova crociata in Oriente
Prima lega di crociata
Le navi della lega di crociata sconfiggono i turchi nel golfo di Adramyttion
Ayas cade in mano ai mamelucchi
Crociata contro gli eretici in Boemia
Battaglia del fiume Salado
Assedio di Algeciras
Progettata crociata nelle Canarie
La lega di crociata occupa Smirne
Crociata di Umberto, delfino di Viennois
Crociata dei genovesi per difendere Kaffa dai Mongoli
Crociata di re Magnus di Svezia in Finlandia (rinnovata nel 1350 e nel 1351)
Assedio di Gibilterra
Crociata per recuperare il controllo dello Stato Pontificio in Italia
Proposta una crociata in Africa; crociata contro Cesena e Faenza
La lega di crociata sconfigge i turchi a Lampsakos
Crociata contro Milano (rinnovata nel 1363 e nel 1368)
Crociata di re Pietro I di Cipro
Alessandria viene presa e tenuta per sei giorni da Pietro di Cipro
Crociata di Amedeo di Savoia nei Dardanelli e in Bulgaria
Gli Ospedalieri subentrano alla difesa di Smirne
Achea data in affitto agli Ospedalieri per cinque anni, che condurranno al governo della Compagnia Navarrese
Cattura del maestro degli Ospedalieri Juan Fernandez de Heredia da parte degli albanesi
La Compagnia Navarrese conquista Tebe
Crociata del vescovo di Norwich contro i clementisti nelle Fiandre
Crociata di Giovanni di Gaunt in Castiglia; unione di Polonia e Lituania; la conversione al cristianesimo della Lituania
Crociata a Mahdia
Proclamata la crociata di Nicopoli
Crociata di Nicopoli
Battaglia di Nicopoli
Proclamata crociata in difesa di Costantinopoli (rinnovata nel 1399 e nel 1400)
Crociata di Giovanni Boucicaut
Smirne cade in mano a Tamerlano
Battaglia di Tannenberg
Crociate ussite
Prima crociata ussita
Seconda crociata ussita
Terza crociata ussita
Battaglia di Khirokitia
Quarta crociata ussita
Quinta crociata ussita
Il despota greco di Morea subentra al governo del principato di Achea
I mamelucchi attaccano Rodi
Proclamata la crociata di Varna
Crociata di Varna
I crociati vengono sconfitti a Varna
Costantinopoli cade in mano ai turchi
Proclamazione di una nuova crociata in Oriente (rinnovata nel 1455)
Festa del Fagiano a Lille

1455
1456

4 giugno
22 luglio

1457
1459
1460
1462
1464
1470
1471
1472
1480
1481
1482
1487
1489
1490
1492
1493
1499

1500

fino al 1460
14 gennaio
15 agosto
31 dicembre
23 maggio - fine agosto
11 agosto
8 aprile
10 settembre
fino al 1492

fino al 1492
2 gennaio

fino al 1510

1 giugno
fino al 1517

1512
1513
1516
1517
1520
1522
1523
1525
1529
1530

26 settembre - ottobre
2 febbraio

1530

23 marzo

1535
1537
1538
1540
1541
1550
1551

giugno - luglio
fino al 1538
27 settembre

1562
1566

fino al 1517
11 novembre
giugno
luglio - 18 dicembre
1 gennaio

ottobre - novembre
giugno - settembre
14 agosto

Crociata genovese per difendere Chios


Crociata di San Giovanni da Capistrano
Atene occupata dai turchi
Difesa di Belgrado da parte dei crociati al comando di Janos Hunyadi e San Giovanni da Capistrano
La flotta papale conquista Samotracia, Thasos e Lemnos
Congresso crociato a Mantova
Fondazione dellOrdine di Betlemme
Proclamazione della crociata da parte di papa Pio II
Lesbo cade in mano ai turchi
Papa Pio II muore in attesa che le forze crociate si radunino ad Ancona
Negroponte cade in mano ai turchi
Viene proclamata la crociata
La lega di crociata attacca Antalya e Smirne
I turchi assediano Rodi
I turchi conquistano Otranto
Proclamata la crociata per riprendere Otranto
Otranto viene riconquistata
Crociata in Spagna
Malaga cade in mano agli spagnoli
Baza, Almeria e Guadix cadono in mano agli spagnoli; fine della monarchia a Cipro
Assedio di Granada
Il congresso di Roma pianifica un nuova crociata
Granada cade in mano ai crociati spagnoli
Crociata in Ungheria
Crociata spagnola in nord Africa (1497 Melilla; 1505 Mers el-Kebir; 1508 Canarie; 1509 Orano; 1510 Rocca di Algeri,
Bougie e Tripoli)
I turchi conquistano Lepanto
I turchi conquistano Coron e Modon
Proclamata la crociata
Il quinto Concilio Laterano discute sulla crociata
Proclamata la crociata in Europa orientale
Gli Ottomani conquistano lEgitto
Proclamata la crociata
Campo del drappo dOro: i re di Francia e dInghilterra si incontrano in preparazione di una nuova crociata
Assedio di Rodi che si conclude con la resa di Rodi ai turchi
Gli Ospedalieri lasciano Rodi
Alberto di Brandenburgo, Hochmeister dellOrdine Teutonico, si converte al luteranesimo
Primo assedio ottomano di Vienna
Proclamata la crociata
Agli Ospedalieri vengono offerte Malta e Tripoli in Nord Africa da parte dellimperatore Carlo V (in qualit di re di Sicilia)
Crociata dellimperatore Carlo V a Tunisi
La lega di crociata nel Mediterraneo orientale
La flotta della lega di crociata viene sconfitta vicino a Prevza
Nauplia e Monemvasia cadono in mano ai turchi
Crociata dellimperatore Carlo V ad Algeri
Crociata dellimperatore Carlo V a Mahdia
Gli Ospedalieri (cavalieri di Malta) si arrendo ai turchi a Tripoli
Gotthard Kettler, Maestro dellOrdine Teutonico in Lettonia, si converte al luteranesimo e diventa duca; fondazione
dellOrdine di Santo Stefano
Grande assedio di Malta da parte dei turchi
Chios cade in mano ai turchi

1570
1571

fino al 1571
9 settembre
5 agosto
7 ottobre

1572
1573
1574
1578
1588
1614
1617
1645
1664
1669
1683
1684
1685
1686
1699
1707
1715
1741
1792
1798

11 ottobre
agosto - settembre
4 agosto

fino al 1669
26 settembre
14 luglio - 12 settembre
fino al 1697
fino al 1687

fino al 1773
13 giugno

Lega Santa (di crociata) (rinnovata nel 1572); Cipro cade in mano ai turchi
Nicosia cade in mano ai turchi
Famagosta cade in manto ai turchi
Battaglia di Lepanto
La flotta della Lega nel Mediterraneo orientale
Unione degli Ordini di San Lazzaro e San Maurizio
Don Giovanni dAustria conquista Tunisi
Tunisi riconquistata dai turchi
Crociata di re Sebastiano di Portogallo in Marocco
Battaglia di Alcazarquivir
LArmada
Malta attaccata dai turchi
Fondazione dellOrdine della Milice Chrtienne
Creta conquistata dai turchi. Difesa da una lega di crociata
Gli Ospedalieri attaccano Algeri
Candia si arrende ai turchi
Secondo assedio ottomano di Vienna
Lega Santa (di crociata)
I Veneziani occupano il Peloponneso
Le forze cristiane occupano Buda
Pace di Carlowitz
Gli Ospedalieri partecipano alla difesa di Orano
Peloponneso occupato di nuovo dai turchi
Manoel Pinto, Gran Maestro degli Ospedalieri, assume i poteri di piena sovranit
Confiscate in Francia le propriet degli Ospedalieri
Malta si arrende a Napoleone

Tripoli

Mar Mediterraneo

Cairo

La Mecca

Gerusalemme

Damasco

Edessa
Konya
(Urfa)
Antiochia

Cipro
Beirut
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M
as
rC

144

Indice

Alcune informazioni personali................................................................................................7


La riscoperta delle crociate.................................................................................................... 24
Che cosera una crociata? ...................................................................................................... 34
Gli ordini militari .................................................................................................................... 79
Le donne e le prime crociate...............................................................................................109
Il regno latino di Gerusalemme..........................................................................................118
Cronologia ............................................................................................................................. 132
Appendice.............................................................................................................................. 141

La conquista della Terra Santa stato uno dei capitoli pi


oscuri della storia cristiana, ma non solo. stata anche lepoca
della nascita dei primi grandi ordini ospedalieri e militari, come
i Cavalieri di Malta e i Templari.
Epoca di inganni e di violenze, ma anche di grande fioritura
economica e commerciale. Cosa si nascondeva dunque dietro il
mistero della Guerra Santa? Perch migliaia di uomini
abbandonavano le loro case per andare a morire nel tempio
della cristianit?
Attraverso unattenta ricostruzione delle fonti storiche, RileySmith riesce a farci entrare, come in un romanzo, nella vita
quotidiana di un crociato descrivendone lambiente familiare e
il contesto sociale.

I libri di questa collana sono il risultato di approfondite discussioni con L'Autore che, stimolato dalle nostre domande,
simili a quelle che Voi avreste voluto porre, sviluppa chiaramente la materia oggetto della sua ricerca.

ISBN 888323243-7

e 5,00

9 788883 232435