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Bissoli Guidaalla Scrittura Creativa

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Elsie Lanni
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SERGIO BISSOLI

GUIDA ALLA SCRITTURA CREATIVA

Insegna i trucchi, le tecniche, le malizie. Indispensabile a tutti gli aspiranti scrittori.

Copyright by Bissoli Sergio

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INDICE

COME SI FA A SCRIVERE UN LIBRO

PARTE PRIMA

GLI STRUMENTI DI LAVORO


IL LOCALE
L’ISPIRAZIONE
LA TRAMA
pag. 6
I GENERI pag. 7
IL SOGGETTO pag. 8
GLI ELEMENTI pag. 8
L’EPOCA pag. 9
L’AMBIENTE pag. 9
I PERSONAGGI pag.10
I DIALOGHI
L’OSSERVAZIONE
IL PUNTO DI VISTA
L’ARCHIVIO pag.13

PARTE SECONDA

LA FRASE pag.14
IL REGISTRO pag.15
LA NARRAZIONE
LE DESCRIZIONI
pag.19
IL TESTO: ROMANZO E RACCONTO pag.20
LA STESURA pag.22
LO STILE pag.22
LA FANTASIA pag.23
L’INVENZIONE pag.24
L’ATMOSFERA pag.25
IL RITMO pag.26
LO STACCO pag.27
SPOSTAMENTI DI SPAZIO E DI TEMPO pag.28
LA SUSPENSE pag.29
FILOSOFIA E PSICOLOGIA pag.31
I CAPITOLI
pag.32
3
LA REVISIONE pag.33
L’OPERA PRIMA
pag.36
IL CAPOLAVORO
LA POESIA pag.37
LO PSEUDONIMO
IL TITOLO pag.38
LA SAGGISTICA pag.39
L’ARTICOLO DI CRONACA pag.39
LA SCENEGGIATURA DEL FUMETTO pag.40
IL RIFACIMENTO
pag.41
TRADUZIONE E PREFAZIONE
L’AUTOBIOGRAFIA
L’AUTORE pag.42
DILETTANTE E PROFESSIONISTI pag.42
L’EDITORE
pag.42
COPYRIGHT O DIRITTI D’AUTORE
pag.44

PARTE TERZA

GRAMMATICA pag.45
STILISTICA
pag.50

PARTE QUARTA

I MEZZI DI ESPRESSIONE pag.59


LA SCRITTURA AUTOMATICA pag.61
IL SURREALISMO
pag.62
LA NARRATIVA FANTASTICA pag.63
LA LETTERATURA SPECULATIVA
pag.
LE CORRENTI LETTERARIE
pag.66
ESTETICA pag.67
LETTORI CRITICI SCRITTORI
LA FUNZIONE DEL ROMANZO
ESPERIENZA E LETTERATURA
LINGUAGGIO E REALTÀ pag.67
I LIBRI SONO NECESSARI
CONCLUSIONE pag.68
4
PARTE I

GLI STRUMENTI DI LAVORO Fino a non molto tempo fa esisteva un solo


mezzo per mettere su carta i nostri pensieri, idee, fantasie. Questo mezzo era la
penna. Usata per secoli dagli scrittori, la penna si è evoluta dalla scomoda penna
d’oca che bisognava intingere nell’inchiostro (Sade si lamentava perché l’inchiostro
gelava d’inverno) fino alla penna a sfera, pratica, leggera e funzionale. Il testo scritto
a penna però non è presentabile agli Editori moderni e deve necessariamente essere
riscritto.
Nel secolo scorso sono arrivate le macchine per scrivere con le quali non era
consentito sbagliare altrimenti bisognava tagliare il foglio contenente l’errore e
incollare una striscia di carta col testo corretto.
Recentemente sono arrivati i computers con programma Word per scrivere e
stampare. Con la videoscrittura le operazioni importanti dello scrivere sono diventate
semplici:
-Variazioni nel testo
-Inserimento di nuove frasi nel testo per mezzo del taglia incolla automatico
-Eliminazione di frasi sbagliate nel testo
-Controllo automatico dell’ortografia
-Caporiga e rientro automatico, impaginazione, numerazione, giustificazione,
ecc.
Ogni mezzo ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi. La penna sta nel taschino e
consente di mettere su carta le nostre idee in qualunque posto e in qualunque
momento. Consiglio di portare sempre la penna con sé. Secondo la mia esperienza le
idee migliori sono arrivate quando mi trovavo lontano da casa e se non le avessi
scritte subito le avrei dimenticate. La penna deve essere leggera per non stancare la
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mano, sottile, scorrevole per scrivere veloce, senza spigoli; ( il callo dello scrittore
compare nell’ultima falange del dito medio).
Quando viaggiate portate con voi una penna, una cartellina con fogli sciolti e
un cartone rigido da usare come ripiano. E’ importante scrivere a righe distanziate su
foglietti staccati. Ciò consente di fare aggiunte al testo. Aggiunte brevi scrivendo
negli spazi bianchi fra le righe; aggiunte lunghe intercalando nuovi fogli. Poi, arrivati
a casa riversate gli scritti nel computer.
Quando avrete finito il vostro testo avrete ottenuto la prima stesura. Ora dovete
rileggere e revisionare tante volte per mesi la p rima stesura prima di considerarla
un’opera finita.
Oltre al computer sono necessari: un buon dizionari da consultare per
l’ortografia, la ricerca della nomenclatura e dei sinonimi; una piccola enciclopedia
generale; una raccolta di libri riguardanti l’argomento che desiderate trattare.

IL LOCALE I locali vanno tutti bene; soffitte, sottoscale, cantine, però devono
avere alcune caratteristiche. Consiglio di installarvi in una stanzetta comoda, areata,
ma soprattutto silenziosa. La stanza deve essere isolata dai rumori esterni; (Proust
scriveva dentro una stanza imbottita di sughero). Senza arrivare a questo notiamo che
esistono rumori più o meno fastidiosi. I rumori dannosi sono quelli che distraggono
l’attenzione: persone che parlano, radio TV, grida di bambini che giocano, musiche
non gradite. Altri rumori non disturbano la nostra attività: rumore del traffico, rumori
monotoni, ronzii… Anche se indesiderabili possono essere facilmente sopportati.
Secondo la mia esperienza è consigliabile lavorare in un ambiente sobrio, con
arredamento scarso e funzionale, senza troppi oggetti o suppellettili che intralciano e
distraggono. Io preferisco un ambiente quieto e uniforme perché favorisce le visioni
interiori. I miraggi si vedono nel deserto, mai in città.
Tenete tutto in ordine per poter trovare subito quello che vi serve quando state
lavorando. Tavolo e sedia devono essere adatti a voi e all’altezza giusta. Trovate la
posizione ideale, non importa se strana, e sedetevi così quando desiderate scrivere.
Evitate la presenza di persone nella stanza.
. In certi momenti potete avere bisogno di musica per ispirarvi. Altre volte avrete
bisogno di silenzio. La musica deve essere quella che va bene per voi, non importa se
classica, pop, rock,… importa che sia quella che vi piace e che vi aiuti a portarvi
nello stato di coscienza creativo. Con la musica esiste il pericolo di sopravvalutare i
vostri testi creati durante l’ascolto musicale. Quindi è necessario rileggere i testi
alcuni giorni dopo, in silenzio.

L’ISPIRAZIONE. L’ispirazione esiste veramente ed è uno stato di coscienza diverso.


Scrive Elizabet Bowen: “Ogni volta che scrivevo un racconto aprivo una porta”.
Sedetevi al vostro posto, con il foglio davanti e la penna fra le dita. State calmi,
rilassati, con la mente svagata, con la testa fra le nuvole e aspettate l’ispirazione.
Quando arriva l’ispirazione i pensieri e le idee entrano nella mente e scrivere diventa
facile.

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Scrivete sempre quando vi sentite ispirati senza interrompere il flusso dei
pensieri. Correggete il testo dopo, nei giorni successivi. Se vi arriva l’ispirazione
mentre siete occupati in altri lavori, lasciate tutto, mettetevi da parte e scrivete.
Il pittore Friedrich scrive: “Il pittore non deve dipingere ciò che vede davanti a
sé, ma anche ciò che vede in sé. Se però in sé non vede nulla, tralasci pure di
dipingere ciò che vede davanti a sé.”
Se non avete l’ispirazione dovete creare le condizioni ideali affinché essa arrivi.
Come quando volete dormire dovete creare le condizioni ideali (il silenzio, il buio,
ecc.) e aspettare che il sonno arrivi.
Le condizioni che favoriscono l’ispirazione variano per ognuno di noi.
Molti scrittori raggiungono l’ispirazione ascoltando la musica; altri si ispirano
passeggiando; quando sono innamorati. Alcuni si ispirano mentre dormono. Uno
scrittore aveva messo un cartello sulla porta della camera da letto con la scritta: “Qui
il poeta lavora”. Significava che le idee gli venivano durante il sonno.
Anche C. Nodier scrive: “Ciò che mi stupisce è che il poeta desto approfitti
raramente, nelle sue opere, del poeta addormentato; oppure che raramente confessi il
suo debito verso di lui.”
Altri ancora si ispirano quando viaggiano; all’arrivo della loro stagione preferita;
ecc.
Non esiste una regola uguale per tutti. Bisogna comunque evitare di mettersi al
lavoro dopo mangiato, quando si è stanchi o peggio malati; quando si dispone di poco
tempo o si hanno altri impegni che distolgono l’attenzione e impediscono di
concentrarsi.
Quando non riuscite a risolvere un problema difficile non sforzatevi di trovare
subito una soluzione. Conviene distrarsi con qualche attività piacevole, o andare a
dormire.
Pensate a lungo a un problema e poi scordatelo momentaneamente; è un vecchio
trucco usato da artisti e inventori. In seguito la soluzione si affaccerà alla mente da
sola, e sarà una soluzione brillante.
Scrive Lewis Carrol: Capitava che un’idea mi venisse di notte, e allora mi
alzavo e accendevo il lume per appuntarmela; talora durante una gelida passeggiata
d’inverno, per cui dovevo fermarmi e, con le dita intirizzite dal freddo,
scarabocchiavo poche parole per evitare che quell’idea appena nata dovesse perire;
ma dovunque e comunque venissero, ciascuna idea veniva da sé. Non sono come un
orologio che, per farlo funzionare, basta caricarlo quando si vuole.
Se l’ispirazione non arriva è inutile perdere tempo davanti alla pagina bianca;
significa che non siete preparati oppure che non è la giornata buona e conviene fare
qualcosa altro, ad esempio una passeggiata.

LA TRAMA. L’idea per la trama di un libro può nascere da un’esperienza che


abbiamo fatto, o da un’esperienza fatta da qualcun altro o da una confidenza
raccontataci da un amico.
Oppure può essere il resoconto di un viaggio in terre lontane, o addirittura
immaginario, su altri mondi o in altre dimensioni.

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L’idea può scaturire perché abbiamo vissuto per tanto tempo dentro un ambiente
particolare, esempio: a bordo di una nave, in un collegio, o in paesi esotici con usi e
costumi di vita diversi dai nostri e per questo motivo attraenti.
A volte anche una semplice famiglia o bottega con i suoi personaggi, i suoi
problemi, le sue situazioni, le sue vicissitudini, può dar vita a un intreccio
interessante.
La trama possiamo ricavarla da una leggenda legata a una località o casa. Dalla
vita di un personaggio, inventore, poeta, criminale, santo o altro purché abbia avuto
una esistenza ricca di peripezie e travagli.
La storia di un amore, di una passione; gli aspetti psicologici oppure le vicende
erotiche o tutte e due le cose insieme.
Un caso di cronaca di cui si siano occupati i giornali o tolto dai vecchi schedari
della polizia.
Il resoconto di una esperienza psichica o parapsicologica.
La trama ce la può suggerire la lettura di libri stimolanti o la visione di films.
La trama può nascere infine da un’idea, un sogno, una leggenda o altro ancora.
Può essere una biografia più o meno romanzata o un’autobiografia.
Ci sono le trame a soluzione positiva, dove le cose finiscono bene; a soluzione
negativa, dove finiscono male; o indefinita.
Le trame sono lineari quando raccontano i fatti in successione; a incastro quando
i fatti vengono intercalati fra di loro.
Quando costruite una trama dovete esaminare tutte le varianti, tutte le
ramificazioni e poi scegliete quelle più appropriate.
Evitate le trame troppo ingarbugliate zeppe di complicazioni.
Evitate di creare nella trama coincidenze forzate e incredibili.
Evitate le lunghe trame secondarie. Le trame secondarie devono essere brevi allo
scopo di non distrarre l’attenzione del lettore dalla trama principale.
Le trame secondarie (quando ci sono) consistono di: divagazioni, varianti,
situazioni parallele.
La lunghezza del libro è sempre proporzionale alla lunghezza della trama. Con
trama breve e molte pagine si ha un testo troppo diluito. Se la trama è lunga e le
pagine poche, il testo è troppo concentrato.
Non inventate completamente una trama: risulterà artificiosa e falsa. Prendete
spunti dalla realtà, inserite avvenimenti reali, mescolate fantasia e realtà.

I GENERI. Leggete, leggete molto e di tutto. “Leggere per vivere” scriveva Flaubert.
Ogni scrittore è prima di tutto un grande lettore di libri e cultore, estimatore di
un genere letterario in particolare.
I gusti, le tendenze fanno prediligere un determinato genere, nel quale
sceglieremo di scrivere.
La prima cosa da fare quando si vuole scrivere un libro è stabilire il genere.
I principali generi sono: Drammatico, Comico, Commedia, Giallo, Orrore,
Fantascienza, Avventura, Psicologico, Erotico, Sentimentale, Thrilling ecc.
Sono classificazioni convenzionali perché in pratica un genere può arricchirsi di
elementi propri di un altro.
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Esempio: Orrore venato di erotismo; Fantascienza avventurosa, sociologica,
parapsicologica, ecc.
Oppure generi si uniscono e si compenetrano.
Esempio: Giallo-comico. Giallo-rosa. Giallo-nero.
Ogni genere letterario corrisponde a un determinato aspetto della realtà e della
vita.
Chi possiede il senso dell’humour e sa scoprire gli aspetti piacevoli di una
situazione, scriverà opere comiche. Chi prova interesse per le vicissitudini degli
uomini si orienterà al drammatico. Chi si sente attratto dal mistero della vita sceglierà
l’insolito e così via.
Il genere è come un contenitore che colora e influenza qualsiasi avvenimento.
Ad esempio: in un romanzo di genere nero, se dobbiamo descrivere una festa, essa
dovrà essere un po’ cupa.
In un romanzo di genere comico, se dobbiamo descrivere un funerale, esso
dovrà apparire un po’ allegro, cioè intonato al genere del romanzo.
L’autore ha l’obbligo di approfondire con ricerche e letture il genere letterario
che intende trattare.
Prima di trattare un argomento è necessario diventare un esperto per poter
disporre di tante nozioni a cui attingere, idee da sviluppare.
Conoscere il lavoro svolto dai predecessori è indispensabile per evitare di
scrivere delle banalità, agli inizi, o cose che sono già state espresse da altri e in modo
migliore.
E non dite , come tanti dilettanti, che così facendo non resta più niente da
scrivere. L’infinito sta davanti a noi, qui come in tutte le manifestazioni della natura.

IL SOGGETTO. La scelta del soggetto (o argomento) dipende dai nostri gusti e dal
nostro bagaglio di esperienze.
Evitate i soggetti banali che non suscitano l’interesse dei lettori.
La letteratura coinvolge il lettore solo se rappresenta emozioni forti. Una cena
fra amici offre emozioni deboli che interessano solo i commensali. Ma un uomo
inseguito da un coccodrillo, l’incontro con un extraterrestre offrono emozioni
talmente forti che arrivano a coinvolgere il lettore (o lo spettatore).
Il lettore desidera soddisfare curiosità, arricchirsi di esperienze, provare
emozioni nuove.
Questo infatti è lo scopo principale della lettura: Aumentare le conoscenze
evitando i pericoli delle esperienze reali.
Il soggetto è valorizzato dal modo di scrivere. Il modo di scrivere, cioè il modo
in cui le parole sono disposte, è importantissimo. Cambiando l’ordine delle parole il
soggetto perde molto del suo fascino.
Il soggetto deve avere: 1) ambientazione; 2) struttura composta di introduzione,
sviluppo, conclusione; 3) pochi e ben definiti personaggi; 4) una serie di eventi
strettamente legati fra di loro da un filo logico.
Il numero delle pagine è proporzionale agli avvenimenti narrati. Attenzione a
non diluire il romanzo con troppe lungaggini. Non comporre un romanzo con una

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lunga sequenza di avvenimenti. Il romanzo ideale è formato da un avvenimento
principale e pochi secondari.

GLI ELEMENTI. Tutti gli elementi o oggetti che entrano a far parte della vicenda
dovranno essere ben conosciuti dall’autore. Egli deve familiarizzare con essi in modo
da potersene servire con facilità e soprattutto per poter trasmettere la sensazione di
competenza di ciò che sta per narrare.
Es. Una grande casa, di quelle come sapevano costruire soltanto al principio del
secolo scorso, con i suoi due piani maestosi in un balzo verso il cielo, le bianche
colonne marmoree dell’atrio, proscenio per il giardino, le lucide tegole rosse e il
solitario comignolo dell’ampio camino, vero cuore della casa, attraverso cui ha
fumato ininterrottamente tutta una vita di intere generazioni, inchiavardate
saldamente tra loro, a formare la colonna dorsale della antiche famiglie patriarcali del
Sud. Max Dave
Prima di scrivere una storia di fantascienza bisogna documentarsi sugli apparati
scientifici, radar, propulsori, tute spaziali, navette, autorespiratori, pannelli di
comando, antenne, ecc.
Ma anche in una semplice commedia l’autore dovrà informarsi degli stili dei
mobili, del nome delle suppellettili presenti nella stanza, il tipo di abiti indossati dai
personaggi e così via.
Es. Alle pareti insieme alle armi erano appesi trofei di caccia: teste di orsi e di cervi
per lo più; ma anche una lince balcanica e un cinghiale dall’aspetto ferocissimo per
via delle lunghe zanne. Un lampadario di ferro battuto con una moltitudine di candele
fiammeggiava e traeva bagliori metallici dalle armi appese al muro: sciabole,
yatagan, spade, antichi fucili turchi, nagaike, pugnali ricurvi del Kurdistan.
Frank Graegorius
Osservate gli oggetti sempre da più punti di vista, in vari momenti del giorno e
della notte, con il buono e il cattivo tempo. C’è da restare sorpresi nel costatare come
essi subiscano delle variazioni a seconda delle condizioni, tanto da sembrare ogni
volta diversi.
L’oggetto inanimato risente inoltre, nelle descrizioni, dello stato d’animo di
colui che lo descrive. Una trave galleggiante sul mare ha un significato diverso per un
turista sulla nave e per un naufrago che sta nuotando.
Non basta quindi descrivere freddamente, ma bisogna investire gli oggetti delle
nostre sensazioni, stati d’animo, speranze, timori ecc. per trarli fuori dall’anonimato
della realtà. Un oggetto poi verrà descritto più o meno minuziosamente a seconda
della maggior o minor importanza che esso riveste per il personaggio.
Perché, vedete, quando siamo molto emozionati, oppure spaventati, o
innamorati, diventiamo ancora più ricettivi, più sensibili, più impressionabili. In
questi momenti, l’ambiente, tutto quello che ci circonda, diventa più intenso, più
penetrante, come se fosse in rilievo. Un albero, una casa, ma anche una piccola crepa
nel muro o un particolare tipo di luce, si imprimono con intensità nella nostra anima.
Gli oggetti assumono grande importanza, si caricano di significati nuovi, di presagi.
In quei momenti noi proviamo sentimenti di amore, odio, avversione o paura verso
oggetti comuni.
10
L’EPOCA. Lo stesso discorso di approfondimento vale anche per l’epoca.
Il periodo storico va studiato insieme al modo di pensare, alle consuetudini, alle
usanze. Bisogna studiare i sistemi di vita, gli oggetti adoperati, i mezzi di
locomozione allora impiegati, cibi e bevande, la moda di quei tempi, i costumi, la
religione, gli sport, il tipo di dimora, i giochi, le armi, gli stili, e tutto ciò che fa parte
dell’ambiente dove si svolge la vicenda. Basta questo a rendersi conto che più l’epoca
è lontana dal presente maggiormente richiede di essere studiata.

L’AMBIENTE. Esiste un rapporto molto stretto fra vicenda e ambiente.


Determinate situazioni possono svolgersi solo in determinati ambienti; e
determinati ambienti possono dar vita solo a determinate situazioni.
L’ambiente è un elemento importantissimo. Si potrebbe quasi affermare che è
l’ambiente a dar vita alla vicenda.
Ad esempio: una storia di spiriti sarà ambientata in una vecchia villa di campagna.
Una storia di gangster richiederà come ambientazione i bassifondi di una grande città.
Soffermiamoci sull’importanza dell’ambiente: con un ambiente ben descritto e
caratterizzato la storia è già scritta per metà. Perché spesso la vicenda è solo una
conseguenza dell’ambiente e può svolgersi solo dove esistono tutte le premesse per il
suo sviluppo.
E’ impensabile voler descrivere un ambiente senza averci vissuto o almeno
senza averlo prima osservato per lungo tempo. E’ anche sbagliato credere di
conoscere un ambiente per averlo osservato solo marginalmente, o in alcune delle sue
parti. Non è possibile in questo caso avere la visione d’insieme.
Negli ambienti nuovi dove non si è mai stati è necessario soggiornare per un
lungo tempo per poterne assorbire l’atmosfera, per restare impregnati dello spirito del
luogo. Solo dopo si sarà in grado di descriverlo con originalità ed efficacia.
La vita frenetica di una stazione, la pace di una casa di campagna, il senso di libertà
che ci dà la strada, lo squallore di un accampamento di nomadi, sono tutte
impressioni che si ricavano dai svariati ambienti. Bisogna sforzarsi di creare
l’atmosfera essenziale dell’ambiente. Il tutto è sempre qualcosa di più della somma
delle sue parti.
Ad esempio: Un bosco con la sua solennità è molto di più che un insieme di alcuni
alberi. Chi non c’è mai stato, chi non ha percepito i suoi profumi, i suoni misteriosi,
chi non ha camminato nella sua luce verde-acqua smarrendosi per i sentieri, chi non
si è riempito le scarpe di foglie e semi. Chi infine non si è rotto il naso inciampando
in una radice...costui non potrà mai descrivere in maniera convincente il bosco.
E’ anche indispensabile osservare l’ambiente da tanti punti di vista e in vari
periodi di tempo. Lo stesso ambiente cambia completamente nelle varie ore del
giorno e della notte, in differenti condizioni meteorologiche, o a seconda delle
stagioni.
Per percepire le caratteristiche proprie di un ambiente è necessario viverci a
lungo. E’ necessario anche frequentare un ambiente diverso, opposto, a quello in
questione. Infatti chi è nato in un determinato luogo si è assuefatto alle sue
caratteristiche fino a ritenerle universali.
11
Ad esempio: Un abitante della campagna può non notare le caratteristiche proprie
della campagna: la quiete, i profumi o l’alternarsi delle stagioni, ecc. Però dopo un
viaggio in città le caratteristiche sopra citate gli appariranno molto più evidenti.
E’ necessario conoscere profondamente i luoghi in cui si intende svolgere la
vicenda. Bisogna imparare i nomi degli alberi, delle erbe, dei fiori, delle pietre, delle
stelle, se è un ambiente campestre. Se invece è una città bisogna imparare gli stili e
fare delle ricerche storiche e di architettura.
Tutto questo servirà per descrivere accuratamente qualche suo elemento tipico, e
comunicare così al lettore la sensazione della realtà.
Raccomandiamo però di non dilungarvi troppo anche quando descrivete cose
originali.
Evitate descrizioni lunghe e particolareggiate di luoghi, ambienti, personaggi.
Evitate descrizioni di cose ovvie e risapute. Il lettore si stanca ed è tentato di saltarle.
Attenzione a non esagerare. Ad es. se descrivete un bosco non fate un trattato di
botanica.
Per la creazione di un ambiente inventato bisogna combinare fra loro elementi
presi da vari paesaggi reali.

I PERSONAGGI. Studiate le caratteristiche fisiche e mentali dei personaggi per


imparare a renderli psicologicamente credibili. Osservate che i personaggi agiscono
secondo la loro indole, seguendo le loro preferenze. L’azione è sempre il risultato
della loro psicologia che va approfondita nei vari momenti di gioia, dolore, ira.
Prendete nota di come si comportano o reagiscono nelle varie circostanze della vita.
I personaggi del tutto positivi o negativi, così comuni nella vecchia letteratura,
in realtà sono rari. Di solito l’uomo è un miscuglio di pregi e difetti; la personalità è
sfaccettata di caratteristiche che alcuni giudicano buone, altri cattive. A volte
predominano qualità positive o negative.
Raccomandiamo di dare ai personaggi una psicologia, dotarli cioè di
caratteristiche, gusti, desideri, debolezze, umori, sentimenti, in modo da sentirli come
delle persone vere e non come dei semplici nomi sulla carta.
Teniamo presente che una personalità è composta di tante facce. Dallo stesso
individuo si ricava un ritratto ogni volta diverso se viene descritto da una amante, un
amico, un collega di lavoro, un nemico, un parente ecc.
L’autore deve far pensare, parlare e agire i propri personaggi come farebbero
uomini e donne vere che si trovano nelle circostanze descritte.
Le reazioni dei personaggi devono sempre essere proporzionate alle cause che le
hanno provocate. Tenendo presente che talvolta un’emozione arrivata al suo sommo
grado assomiglia a quella diametralmente opposta. Un dolore immenso può causare il
riso e si può piangere di gioia. Non è perciò un’incongruenza quella di far agire i
personaggi in maniera apparentemente illogica in situazioni fortemente emotive.
La caratterizzazione dei personaggi femminili richiede particolari attenzioni. La
psicologia femminile è più complicata di quella maschile. La donna è meno logica
nelle sue azioni, è più capricciosa, frivola, imprevedibile. Essa ha inoltre un interesse
più scialbo verso la sessualità. Bisogna analizzare a lungo le donne prima di creare un
personaggio femminile credibile.
12
Il dialogo è in rapporto al ceto sociale, alla professione di chi parla. L’uso di
vocaboli appropriati è tipico dell’intellettuale. A mano a mano che si scende nella
scala sociale le persone parlano in maniera sempre più rozza, talvolta colorita con
espressioni prese dal loro mestiere.
Per dar vita a un personaggio inventato bisogna riunire le caratteristiche fisiche e
psicologiche di due o più personaggi reali.
Lo scrittore Simenon insegna: “Allora mi ricordo di un tale. Lo trasformo. Lo
mescolo con altre persone che ho conosciuto per farne un personaggio del tutto
differente. A un certo punto uno di questi personaggi nuovi mi va bene come un
abito. Sento che sono a mio agio con lui.”
I nomi devono essere abbastanza intonati al personaggio, ma senza esagerazioni.
Cercate i nomi negli indirizzari, calendari, elenchi telefonici internazionali, oppure
inventateli.
I personaggi si dividono in principali e secondari. Per secondari si intende
personaggi che compaiono brevemente o per una sola volta nel libro. Anche questi
devono essere ben caratterizzati con pochi e rapidi tratti di penna, con brevi e
significative frasi.
Quando i personaggi sono molti e il lettore potrebbe confonderne l’identità o
avere incertezze, conviene elencarli in ordine di importanza all’inizio del libro.
Esempio: Il conte Alphonse Wilninson
Lady Alma sua moglie
Arlette la figlia
Thomas fratello del conte
Hugh maggiordomo
Susanne e Katrine cameriere
Arthur Callum amministratore
Fred un playboy
Dott. John Cooper il medico
Roland Bayley investigatore privato
Markham sergente di polizia
Miss Sandy una vecchia zitella
Billy un vagabondo.

I DIALOGHI. Il dialogo è in rapporto al ceto sociale, alla psicologia, allo stato


d’animo di colui che parla.
Le persone accomunate dalla stessa professione, classe, ambiente, età,
condizione, ecc. adoperano un particolare modo di esprimersi chiamato gergo. Esiste
il gergo studentesco, il gergo della malavita, degli sportivi, dei medici, dei politici,
ecc.
E’ importante nei dialoghi riportare il linguaggio convenzionale proprio della
categoria a cui appartiene il personaggio. Inoltre uno stesso personaggio si esprime in
maniera differente (in un diverso registro) a seconda che parli: con un collega di
lavoro, con un bambino, con la propria moglie, con un superiore ecc.

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Es. Una richiesta a un familiare: Dammi quel libro. Richiesta a un amico: Per favore,
dammi quel libro. Richiesta a un estraneo: La prego, vuole essere così gentile da
darmi il libro...
Quando parliamo ci aiutiamo con l’intensità e il tono della voce. Quando
scriviamo è necessario far precedere o seguire il discorso diretto da qualche
indicazione che aiuti a comprendere lo stato d’animo di colui che parla.
Es.: gridò, sussurrò, balbettò, ecc. in tono brusco, autoritario, con dolcezza, ecc.
Sgrammaticature, gergo, parole volgari, dialettali, vanno usate con personaggi
delinquenti, rozzi, per renderli più incisivi. Usate queste parole con moderazione per
non annoiare e diventare incomprensibili. Es.: Sbirri, spifferare, fottuto, bagascia,
stronzo, rompiballe, chiavare, cazzata, casino. I dialoghi devono essere verosimili e
in accordo con la psicologia dei personaggi.
A volte i dialoghi sono formati da parole slegate, sospensioni, ripensamenti.
Vi si trovano parole tipo: Ecco, Oh, Cioè, Già, Beh, Sì, Ma,...
Queste parolette sono frequenti nelle improvvisazioni perché servono a riempire
i vuoti di pensiero. Sono usate quando non si sa cosa dire, quando si è imbarazzati,
per prender tempo a cercare una parola.
Es.: “Vedete, vedete, Miss Barbara, quello che si impara a scuola su questo nostro
paese, ne dà sempre un’idea vaga... Dicono che sia uniforme, monotono... Monotono
un accidente... Oh, scusatemi... E’ il paese più strano della terra!” Paul Carter
Quando un personaggio è in preda a forti emozioni bada meno alla forma e di
conseguenza adopererà un linguaggio sobrio e magari frammentario.
Es.: Un ferito: “La mia gamba - presto, una scheggia”.
In un romanzo bene equilibrato i dialoghi rappresentano il 10-20-30 % del testo
(in media una facciata ogni cinque). Nelle rappresentazioni teatrali i dialoghi
rappresentano il 90% del testo.
Il dialogo non deve essere troppo lungo. Da due o tre righe fino a un massimo di
dieci righe.
Evitate di riportare un dialogo dentro un altro dialogo.
Se ciò fosse necessario usate il discorso diretto più discorso indiretto.
Es. John disse: “Tom dice che non verrà.”
Adoperate sinonimi di <<Dire>> per evitare la monotonia.
Es.: affermare, aggiungere, chiamare, ripetere, sussurrare ecc.
Quando ci sono due interlocutori che parlano alternativamente si può omettere il
verbo Dire (o sinonimi) alla 3° volta.
Es.: 1°) John disse: “Perché hai usato la mia macchina?”
2°) “Ma non l’ho presa io” ribattè Tom.
3°) “L’avevo lasciata dentro al garage e la ritrovo fuori”.
4°) “Non so chi possa avercela messa”.
Quando invece partecipano al dialogo più persone è necessario scrivere tutte le
volte chi sta parlando per evitare incertezze.
Es.: “Hai visto la fiera dell’antiquariato?” chiese John.
“Sì era molto interessante” rispose Tom.
“Ma voi siete stati nel padiglione degli orologi?” domandò Carl.
Tom scosse il capo: “Io non ho fatto tempo perché stavano per chiudere.”
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Riportate solamente i dialoghi importanti. Gli altri bisogna condensarli nel
discorso indiretto. Es. Mi chiese se avevo la chiave e avuta risposta negativa
domandò allo zio.

L’OSSERVAZIONE. Un paesaggio osservatelo in primavera, estate, autunno e


inverno; e all’alba, mezzogiorno, tramonto, sera e di notte. Questo serve per valutarne
bene le differenze.
Una cosa osservatela da varie prospettive: destra, sinistra, lontano, vicino, da sotto, di
sbieco, interno; con vari tipi di luce, alba, mezzogiorno, tramonto, sera, di notte.
Una persona studiatela mentre svolge la sua professione o il suo lavoro tipico. Se
serve un’analisi più approfondita osservatela nelle varie situazioni della vita, quando
ama, quando odia, quando è arrabbiata, quando ha paura, nei momenti di tenerezza,
di sottomissione, esaltazione ecc. per classificarne il carattere.
Un oggetto tenetelo fra le mani per sentire se è liscio, ruvido o spigoloso, pesante,
leggero, duro o molle, sentire l’odore che ha, (il sapore se è un frutto) vedere a cosa
serve, a cosa assomiglia ecc.
Il lavoro di scrittore si svolge dapprima nei più svariati ambienti, a volte pericolosi, e
poi alla scrivania. “Con il mio lavoro rischio quotidianamente la vita” scriveva Van
Gogh.
Osservate fatti reali, situazioni banali o casi rari.
Ascoltate racconti di vita vissuta, di cose accadute o inventate.
Osservate come reagiscono le persone nelle varie circostanze: carestia o
abbondanza, feste o calamità, incendi, terremoti ecc. Studiate usanze, convenzioni,
maniere, abitudini, credenze tipiche di una comunità. Diventate introspettivi,
osservate cioè i comportamenti del vostro animo.
Imparate ad osservare attentamente e liberamente.
Per far ciò conviene prima studiare le consuetudini, le abitudini, i pregiudizi,
degli altri popoli. Questo serve per riconoscere i nostri pregiudizi, le nostre credenze
e opinioni.
Convenzioni, modelli da sempre accettati dall’ambiente o istillatici
dall’educazione appaiono relativi.
Lo scrittore deve uscire dalla gabbia delle credenze sociali per poter osservare la
realtà da punti di vista completamente nuovi.
Così le cose comuni rivelano aspetti inconsueti. E le cose insolite possiamo
descriverle senza doverle inserire nei vecchi schemi.
Lo scrittore dovrà sempre osservare da sé e non fidarsi delle osservazioni degli
altri.
Moltissime persone non sanno osservare e vedono attraverso occhiali sociali
oppure guardano con i paraocchi. Le loro descrizioni hanno scarso valore perché
riflettono solo gusti, tendenze, credenze sociali. Scrive Colin Wilson: “I poeti sentono
che la maggior parte della gente è cieca e sorda verso le cose più importanti della
vita”.
Dopo l’osservazione lo scrittore medita, riflette, valuta, confronta, sceglie.
Il materiale più interessante bisogna scriverlo su un taccuino.

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IL PUNTO DI VISTA Alcune persone percorrono la stessa di via di una città: il
bambino guarda le vetrine dei giocattoli; la ragazza guarda i manichini con i vestiti
alla moda; l’uomo sportivo guarda gli attrezzi di ginnastica; il ragazzo guarda le foto
sexy di cinema e riviste; il professore guarda le copertine dei libri. Alla fine, tutte
queste persone hanno percorso la stessa via, ma hanno visto cose differenti. E ognuno
darà un resoconto differente. Eppure la realtà è una per tutti. Però ognuno vede, è
attratto, guarda con attenzione un solo settore della realtà: quello che gli interessa ,
quello che gli piace.
Il punto di vista è rappresentato dal personaggio principale. E’ facile sapere se
l’autore è un uomo o una donna: il personaggio principale ha lo stesso sesso
dell’autore (con qualche eccezione).
Il punto di vista maschile è poetico, fantasioso. Il punto di vista femminile è pratico e
meticoloso.
Un uomo riesce male a creare un personaggio principale femminile reale; e quando
una donna crea un personaggio principale maschile, noi uomini sentiamo che esso
agisce e pensa in modo effeminato. Questo perché il sesso influisce sulla psicologia,
sul modo di pensare e di agire.
Un autore dovrebbe sempre inventare il personaggio principale del suo stesso sesso.
Un altro fattore che influisce sul punto di vista è l’età. L’età dell’autore influisce sul
modo di pensare, di vedere e giudicare i fatti e le cose. Generalmente l’età dell’autore
coincide con l’età del personaggio principale: giovane, adulto oppure vecchio.
Esistono eccezioni, come ad esempio quando l’autore adopera un bambino come
protagonista. In questo caso l’autore descrive i suoi ricordi di infanzia, perché
evidentemente un bambino non riuscirebbe mai a scrivere un libro.

L’ARCHIVIO. L’autore terrà un registro diviso per argomenti. Qui scriverà


sensazioni, cose viste, fatti o situazioni interessanti, descrizioni di luoghi, nomi di
persone, idee, ricordi, schemi di trame, ecc. Quando scrivete un racconto attingete al
serbatoio delle vostre esperienze. Ma la memoria non può ricordare tutto e allora
sfogliate il registro per trovare trame da sviluppare, descrizioni già pronte ecc.
Ogni annotazione, dopo averla utilizzata, va cancellata.
Bisogna avere sempre con sé il materiale per scrivere anche quando si va a letto
o in viaggio. Le idee migliori spesso arrivano nei momenti più imprevedibili e
bisogna fissarle subito sulla carta altrimenti rischiate di dimenticarle.

PARTE II

LA FRASE. Un romanzo è composto di frasi (In termine tecnico si chiamano


periodi).
Una frase inizia con una lettera maiuscola e finisce con un punto.
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Ogni frase deve essere:
- ben costruita, chiara e corretta.
- legata con la precedente e con la successiva.
Non deve essere:
- troppo lunga
- non deve apparire slegata dalle altre.
In genere con ogni piccolo fatto si costruisce una sola frase.
Es.: John esce di casa.
Se il fatto è molto importante e si vuol richiamare l’attenzione del lettore, con un
solo fatto si costruiscono più frasi. (Visione al microscopio).
Es.: John infila la chiave e fa scattare la serratura. Apre piano la porta. Richiude
dietro di sé e finalmente lascia la casa.
Se i fatti sono poco importanti rispetto al testo, usate due o tre fatti per costruire
una sola frase. (Visione grandangolare).
Es.: John esce di casa, va alla stazione e prende il treno per Londra.
Evitate le frasi troppo lunghe ricche di subordinate.
Es.: I boschi di faggio che avrei dovuto attraversare e dei quali una contadina mi
aveva raccontato strane storie li raggiunsi sul tardo pomeriggio mentre ero affamato e
col cavallo stanco, ma poiché non c’era un ricovero dove sostare decisi ugualmente di
proseguire sperando di arrivare dall’altra parte prima del calar della notte così da
trovare ancora aperta la casa di Jan.
Scrivete frasi di media lunghezza e brevi, quindi alternatele per evitare la
monotonia.
Es.: Raggiunsi i boschi di faggio sul tardo pomeriggio affamato e col cavallo stanco.
Su quei boschi una contadina mi aveva raccontato strane storie, ma poiché non c’era
un ricovero dove sostare decisi ugualmente di attraversarli. Speravo di arrivare
dall’altra parte prima del calar della notte. Avrei trovato ancora aperta la casa di Jan.
Evitate di scrivere frasi staccate le une dalle altre.
Es.: Arrivai alle dieci alla stazione. Non vi trovai Mary. Aspettai per circa due ore
seduto nella sala d’attesa. Decisi di partire senza di lei. In treno ebbi dei rimpianti.
Decisi di scendere alla prima fermata.
Legatele con avverbi, preposizioni o congiunzioni.
Es.: Arrivai alle dieci alla stazione ma non vi trovai Mary. Così aspettai, per circa due
ore seduto nella sala d’attesa. Finalmente decisi di partire senza di lei. Ma in treno
ebbi dei rimpianti, perciò decisi di scendere alla prima fermata.
Scrivete frasi semplici, chiare e non confuse. Scrivere delle belle frasi significa
dunque scrivere un bel testo.
Sostituite le ripetizioni con i sinonimi. Togliete le rime equivoche (rime non volute)
che talvolta si formano creando un senso di ridicolo.
Evitate l’uso di troppe parentesi. Evitate di mettere il verbo lontano dal soggetto.
Mettete la proposizione relativa sempre vicino al suo antecedente.
Es.: Ho visto la statua d’oro della collezione che è stata rubata. (che cosa è stato
rubato, la statua o tutta la collezione?)
Evitate le polemiche. Evitate gli artifici, le verbosità, le lungaggini. Scrivete solo

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quello che è necessario senza voler riempire ad ogni costo le pagine. E se non
avete niente da dire, non scrivete.
Evitate le divagazioni, i lunghi ragionamenti, gli inserti filosofici. Evitate che la
narrazione divenga pretesto per qualcosa altro, ad es. la propaganda.
Quando usate parole che hanno omonimi fate che il significato risulti chiaro.
Evitate come appestati: gli arcaismi; le frasi fatte; i modi di dire; le locuzioni
latine.
Gli arcaismi sono parole morte e antiquate.
I modi di dire sono frasi arcirisapute che hanno perduto l’espressività.
Es.: Cadere dalle nuvole. Scrivete invece: Rimanere sorpreso.
Non lo posso soffrire. Scrivete invece: Mi è antipatico.
Menare il can per l’aia. Scrivete invece: Divagare, temporeggiare.
Averne fin sopra i capelli. Scrivete invece: Essere stufo.
- Ipso facto = lì per lì, improvvisamente
- Ad libitum = a piacere
- Ad Hoc = adatto.
Evitate parole arcaiche e letterarie:
Es.: Guatare = guardare
muliebre = femminile
incedere = camminare
igneo = infuocato
agognare = desiderare.
Evitate di scrivere in maniera complicata. Scrivere in modo semplice è difficile;
scrivere in modo complicato è più facile.
Non scrivete frasi arcirisapute e super ripetute.
Es.: “La neve bianca cadeva a larghe falde...”
Scrivete cose originali. Per scrivere cose originali guardate la cosa da punti di
vista originali.
Es.: La neve. Provate a guardare lo zenit del cielo durante una grossa nevicata.
Vedrete un turbinio, un formicolio disordinato di punti scuri che assomigliano a
sciami di mosche, o stormi di uccelli durante un passo. Adesso provate ad uscire. La
neve vi entra negli occhi facendoli lacrimare, sentirete l’acqua gelida sulla pelle, i
vostri piedi scivolano come se aveste i pattini. Altro che neve bianca da paesaggio in
cartolina. Bisogna provare le cose prima di descriverle!
Evitate di scrivere anticipazioni sulla storia. Non fate troppo spesso lo scrittore
onnisciente. Es.: Marta si sarebbe pentita fra un mese della scelta che stava facendo.
Quando scrivete non pensate a tutto il romanzo contemporaneamente. Mentre
descrivete una azione pensate solo a quella. Se ad esempio state tagliando un albero
pensate alla fatica, al sudore, al legno duro da segare, alla schiena che vi fa male...
Evitate di scrivere citazioni prese da testi di altri autori.
Evitate parole straniere e dialettali.
Fate attenzione agli omonimi. Purtroppo alcune parole non hanno un significato
univoco. Es.: stufa, cerchi, folle, scure, partita, sette, secchi, sole, vite, conti, mente,
danno, ecc.
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Quando usate queste parole fate che non sorgano dubbi, creando il testo
appropriato oppure aggiungendo un sinonimo.
La brutta copia, anzi le molte brutte copie sono indispensabili; esse costituiscono
l’unica strada verso la creazione, il completamento e il perfezionamento di un’opera.

IL REGISTRO. Il registro è il modo che lo scrittore sceglie per esprimersi. Un testo


può venire scritto in differenti forme o registri, a seconda dei particolari narrati, a
seconda del punto di vista, a seconda se ci sono dialoghi.
Es.: 1° John, inseguito da alcuni uomini dentro un treno in corsa, apre lo sportello e si
lancia fuori.
2° Mi stanno inseguendo. Vogliono catturarmi. Sto correndo e quando arrivo a uno
sportello lo apro e mi sporgo fuori. Sono con il corpo sul gradino del treno in corsa.
Con un salto mi lancio giù.
3° L’inseguimento di John sul treno 525 si è concluso con un salto dal treno in corsa.
4° L’anziana signora Totter sta leggendo il giornale nello scompartimento del treno.
Ci sono pochi passeggeri stamattina, il treno è semivuoto e lei può mettersi comoda.
All’improvviso arriva un uomo bruno e spaventato. L’uomo attraversa il corridoio di
corsa. La signora Totter sta per riprendere la lettura interrotta quando vede altri 3
uomini che passano di corsa.

LA NARRAZIONE. Il lavoro di scrittore consiste in:


1 Ricerca nel mondo reale e nei libri.
2 Creazione e stesura dei testi, cioè scrivere annotazioni, riordinarle, legarle insieme e
revisionarle.
3 Relazione con gli editori.
“I poeti, diversamente dagli dei, creano dall’esperienza”. Scrive W. M. Auden.
Ispiratevi sempre alla Realtà. Visitate i luoghi, intervistate persone, osservate
avvenimenti. Poi raccontate i fatti più importanti.
La letteratura è un resoconto di esperienze umane, di avventure fisiche e
spirituali.
Bisogna leggere molto e di tutto per imparare come scrivere. Bisogna fare molte
esperienze e lavori manuali per imparare cosa scrivere.
Le esperienze servono per sapere cosa scrivere e cosa non scrivere, (cioè per
evitare di scrivere stupidaggini).
Prima di scrivere un libro bisogna viverlo con un insieme di esperienze e
ricerche.
E’ importante fare esperienze di svariati lavori manuali. Quando vi capiterà di
descrivere un lavoro o un’attività saprete descrivere le difficoltà, il senso della fatica,
saprete descrivere (se sarà necessario) le fasi del lavoro, gli intoppi, la forza richiesta
ecc.
Gli autori che non hanno mai lavorato, quando descrivono un lavoro manuale
non sono realisti oppure scrivono delle stupidaggini.
Ad es. Un autore descrive un uomo che si scava un cunicolo nella terra e avanza
faticosamente carponi mentre scava.

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Chi di voi si diletta di giardinaggio e ha provato a scavare una buca sa che questo è
impossibile. La terra se secca è dura, piena di sassi, di radici. Ci vuole il piccone per
smuoverla, le palate poi sono pesantissime. Se la terra è bagnata diventa ancora più
pesante ed è appiccicosa come la colla. E’ un’operazione pesante e faticosa per uno
in piedi. Come può un uomo sdraiato dentro a un cunicolo scavarsi la terra per
avanzare? E’ materialmente impossibile.
Quando fosse necessario descrivere operazioni particolari quali ad es.: un’analisi
chimica, trovare le coordinate marine, la messa a punto di un congegno a orologeria,
lo sviluppo di negativo fotografico, un’autopsia, i sintomi di un avvelenamento ecc. è
indispensabile interpellare prima uno specialista.
Descrivere accuratamente una scena non è sufficiente per ottenere un buon
risultato.
La narrazione non è una cronaca noiosa degli avvenimenti, non è un catalogo di
oggetti.
Es.: E’ una sera calda di giugno. C’è un lago. Il sole tramonta oltre il lago. Si vedono
riflessi di luce rossa sull’acqua. A destra ci sono dei salici. Più in là un boschetto di
pioppi. La brezza fa stormire gli alberi e si sente anche sulla pelle. Ci sono dei sassi
piatti sulla riva e c’è l’erba alta. Un uomo sta seduto e pesca. Le rane gracidano. Nel
cielo si vede la mezzaluna. C’è una grande pace tutto intorno.
Bisogna usare bene la sintassi (arte di collegare le parole) e la stilistica (artifici
letterari).
Es.: “Nella sera di giugno il sole tramonta oltre il lago arrossando l’acqua di riflessi
infuocati. La brezza tiepida accarezza la pelle, fa stormire i salici, si perde frusciando
nel boschetto di pioppi più lontano. L’erba alta della riva cresce fra dei sassi piatti su
cui sta seduto un pescatore. Le rane gracidano alla mezzaluna nel cielo. Il senso di
pace stringe la gola come un nodo.
Descrivete velocemente. Stilizzate.
Raccontate senza elencare. Raccontate in modo piacevole e suggestivo,
intrattenendo. Sintetizzate, suggerite.
Le descrizioni devono essere intercalate a resoconti di fatti e dialoghi in modo
che il lettore vi scivoli dentro quasi senza accorgersene.
Soprattutto quando è necessario descrivere minuziosamente l’ambiente, per non
annoiare il lettore, bisogna alternare le descrizioni ai fatti.
Quando scrivete vi rivolgete a persone estranee e lontane impossibilitate ad
avvertirvi se non hanno capito quello che volete dire. Dovete quindi costruire bene le
vostre frasi, scegliendo le parole affinché il vostro messaggio risulti chiaro e
comprensibile per tutti. Attenzione però a non cadere nella pedanteria o
nell’esagerazione.
L’esposizione di fatti importanti non deve essere essenziale e telegrafica e
neppure sovrabbondante esagerata e barocca.
Esempio di un brano troppo povero:
Andai alla stazione e presi il treno per Miner. In treno c’era poca gente. In
viaggio guardavo fuori dal finestrino le case e i campi. Quando arrivai verso sera
andai a un albergo e presi una camera. Sistemai le valige e scesi per la cena...
Esempio dello stesso brano ma troppo particolareggiato e troppo carico:
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Il pomeriggio di agosto era afoso e denso. Questo mese maturo assomiglia alla
maturità dell’uomo nella vita quando sopravviene la stanchezza per aver tutto
provato, e si prova la nausea per ciò che in gioventù avevamo amato. Questi pensieri
mi attraversavano il cervello mentre camminavo per raggiungere la stazione. Onde di
calore riverberavano dai muri di mattoni di questo edificio severo. Qua e là l’intonaco
era scrostato. In una panchina sotto agli oleandri una signora teneva distrattamente il
giornale. Mi appoggiai ai marmi dello sportello e comprai il biglietto da un assonnato
funzionario. Allora improvvisamente il trillo del campanello mi fece sussultare. Mi
affrettai per raggiungere la pensilina dove c’era solo un signore alto ed elegante. Con
una mano reggeva una grossa valigia marrone e con l’altra la giacca che si era tolta
per sentire meno caldo. Il volto serio e scavato da rughe tradiva l’ansia di partire
verso ignoti destini.
Esempio dello stesso brano equilibrato:
Andai alla stazione per partire per Miner in un pomeriggio afoso di agosto. La
stazione era semideserta a sulla pensilina c’ero solo io e un signore con una valigia.
Anche in treno c’erano poche persone. Sistemato nel mio scompartimento passavo il
tempo guardando fuori. Dai finestrini vedevo le case del paese che stavo per lasciare,
poi distese di campi, ancora i tetti rossi delle abitazioni e ancora il verde della
campagna... Raggiunsi Miner stanco e pieno di ansia. Nel cielo serale vedevo brillare
le prime stelle e i lampioni erano già accesi nel viale. Fermai un taxi. Il conducente,
un grassone sudato, mi domandò con voce roca dove volevo andare. “Conoscete un
buon posto dove c’è da mangiare?” gli chiesi...
Lo scrittore sceglie cosa scrivere e cosa non scrivere. Lo scrittore sceglie quali
fatti inserire e quali fatti tralasciare. Lo scrittore sceglie quali particolari inserire e
quali tralasciare.
Scrivete la parti necessarie, facendo in modo che il lettore intuisca le parti
mancanti. Non descrivete tutto meticolosamente. In situazioni evidenti della vita noi
adoperiamo frasi semplificate in stile telegrafico. Es. Una andata a Milano. Che
significa: Mi dia un biglietto ferroviario per Milano e io pagherò l’importo
corrispondente.
Anche in letteratura quando il contesto è chiaro contate sull’intelligenza del
lettore ed evitate esposizioni lunghe e pignole. Evitate però salti eccessivi per non
diventare incomprensibili.
Scrivete in modo particolareggiato gli eventi importanti, quelli caratteristici,
quelli essenziali per il romanzo.
Gli eventi di media importanza scriveteli in modo sobrio, veloce o accennateli.
Gli avvenimenti poco essenziali saltateli o fate che il lettore li intuisca.
Tralasciate le banalità.
Attenzione a non creare vuoti o troppo pieni.
A ogni argomento dedicate uno spazio proporzionato alla sua importanza. Ma
non troppo sproporzionato rispetto allo spazio dedicato agli altri argomenti poiché la
letteratura è equilibrio.
Evitate le lunghe trame secondarie che distraggono il lettore.
Nei romanzi eventuali trame secondarie devono essere brevi. Nei racconti non
c’è posto per trame secondarie.
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Gli avvenimenti di contorno servono a far risaltare maggiormente quello
principale. Attenzione però; non dedicate troppo spazio a eventi secondari,
personaggi di secondo piano, per non distrarre il lettore dalla trama principale.
Che cosa direste se vedeste un uomo con le braccia grosse come tronchi
d’albero? Che è sproporzionato. Ebbene, certi scritti danno proprio questa
impressione.
Es.: Un racconto di 100 pagine che comprende una divagazione di 40 pagine.
Altro esempio preso da un racconto squilibrato: 1 pagina per descrivere i pensieri del
protagonista. 1 sola riga per descrivere un suo viaggio della durata di una giornata
intera!
Non fate un romanzo con pochi fatti per non diluire troppo il testo.
Selezionate gli elementi che entrano nel testo per ottenere un insieme omogeneo.
Es.: In una descrizione campestre, ci sono: mucche, alberi, erba, cielo; qui un palo del
telegrafo risulta stonato, fuori luogo e bisogna eliminarlo anche se esiste nella realtà.
Deve esserci omogeneità anche nel contesto.
Es.: In una storia comica, un fatto doloroso e tragico sarebbe fuori posto.
E’ necessario cogliere l’essenza di un ambiente e poi aggiungere poche
descrizioni particolareggiate per completare il senso della realtà. Accenni,
insinuazioni, dicono molto più che noiose descrizioni dettagliate.
Troppi particolari possono nuocere alla narrazione. Una descrizione un po’ vaga,
indeterminata dà la sensazione che la realtà sia molto più profonda e complessa di
quanto alla penna è consentito descrivere.
Es.: Una creatura orribile; un paesaggio fantastico; una donna divina; dicono molto
più che minuziose descrizioni. Penserà la fantasia del lettore a riempire queste lacune
appositamente lasciate. Di tanto in tanto qualche descrizione accurata servirà ad
accentuare nel lettore la sensazione del vero.
Con le allusioni si suggestiona il lettore perché si fa leva sulla sua fantasia. La
reticenza, usata con moderazione, consente di ottenere effetti superiori a quelli
ottenuti descrivendo tutto.
Es.: Sarebbe barbaro non limitarsi a far comprendere ciò che aveva ucciso Gilman.
Lovecraft.
Es.: Ah, se poteste vedere quello che vedo io! Lovecraft.
Evitate una suspense troppo prolungata, una introduzione troppo lunga; arrivati
al punto culminante evitate di caricare eccessivamente la narrazione per non ottenere
l’effetto opposto a quello desiderato. Se volete suscitare nel lettore la paura,
esagerando si cade nel grottesco e si suscita il riso. Se volete farlo ridere a ogni costo
finirete con l’ottenere l’effetto contrario.
“L’artista è il creatore delle cose belle” scrive Oscar Wilde. Ciò significa che
possiamo scrivere cose originali usando un linguaggio normale. O possiamo scrivere
cose normali usando un linguaggio originale. Ma non bisogna scrivere cose normali
con un linguaggio normale.
Allo scopo di aumentare l’interesse dei lettori scrivete fatti che possono
sembrare autentici. Non importa se scrivete cose irreali, importante è narrarle in
maniera credibile e convincente. La realtà descritta deve apparire verosimile
altrimenti conviene cambiarla.
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Ad es.: Ricordo che una volta insieme a un amico volevo visitare una vecchia villa
abbandonata, ma porte e finestre erano ermeticamente chiuse. Stavamo per rinunciare
quando abbiamo trovato la chiave sull’erba (qualcuno l’aveva evidentemente perduta)
che ci ha permesso di entrare.
Questi i fatti. Se però li descrivessi così apparirebbero poco verosimili e
farebbero sorridere il lettore. Questo perché la realtà talvolta è così strana e
improbabile da sembrare una frottola e a raccontarla non si viene creduti.
In letteratura bisogna sforzarsi di dare una verosimiglianza ai fatti anche a
scapito della verità. Al lettore risulta più facile credere che abbiamo scardinato una
finestra per entrare piuttosto che si sia verificata la circostanza rarissima di trovare la
chiave.
Quando fosse necessario descrivere proprio un evento che appare incredibile
conviene sottolinearne la singolarità.
Ad esempio:
- Caso strano, è capitato proprio a me di...
- Mai visto niente di simile. C’era...
- Per colmo di sfortuna...
Raccomandiamo di scrivere cose credibili e con realismo.
Esempio riassunto da un racconto: Una coppia di naufraghi approdano su un’isola
deserta. Qui conducono una vita libera e felice vivendo di pesca e di caccia,
dormendo in una capanna, vestendosi di pelli, nuotando nella laguna, tuffandosi dalle
alte scogliere.
Questa descrizione è più incredibile del mostro verde che scende da Marte!
Infatti: per nutrirsi devono essere abili cacciatori e pescatori ed è improbabile che una
coppia di turisti lo sia; per non parlare del problema di accendere il fuoco. Per
costruire una capanna bisogna essere carpentieri oppure ci vogliono assi, chiodi,
utensili. Per farsi un vestito di pelli bisogna cacciare l’animale, scuoiarlo, conciare la
pelle, cucirla... Per nuotare e fare tuffi bisogna essere esperti nuotatori. Sulle rocce
poi c’è sempre il rischio di ferirsi un piede, essere morsicati da un granchio.

LE DESCRIZIONI. Le lunghe descrizioni sono noiose e non servono a comunicare


l’atmosfera di un ambiente. Descrivete sommariamente l’ambiente e poi introducete
un particolare tipico per rendere la “tipicità” dell’ambiente.
Es.: In un accampamento di zingheri un bambino sporco e seminudo prende a calci
una scatola di latta sulle dune e pozzanghere del terreno.
Questo dettaglio rende lo squallore dell’ambiente meglio di lunghe descrizioni.
Scrive Henry Barbusse:” Perché non riusciamo a dire quello che abbiamo
veduto? Perché la verità ci sfugge e non riusciamo a essere sinceri anche se lo
vogliamo? Per evocare una casa non basta nominare il suo nome. Le parole, le parole,
crediamo di conoscerle fin dall’infanzia! Invece non sappiamo cosa sono”.
Bisogna descrivere solo situazioni, ambienti, cose, con le quali si ha grande
familiarità.
Evitate assolutamente di descrivere situazioni ambienti o personaggi dei quali
non avete una diretta esperienza. Paesi letti e mai visitati, nozioni solamente
libresche. Es. Uno scrittore che vuole descrivere il deserto del Sahara deve prima
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visitarlo, anzi soggiornarvi un po’ di tempo. Chi descrive il deserto perché lo ha visto
al cinema, descriverà solo banalità, non cose originali e descriverà il deserto visto
attraverso gli occhi del regista.
Non è possibile descrivere in maniera convincente l’Africa senza averci mai
messo piede. Non è possibile riportare il dialogo di un chiromante, un medico, un
ferroviere...se non lo avete sentito parlare a lungo prima.
Il lettore si accorge dell’inesperienza dell’autore da ciò che scrive e da ciò che
non scrive.
E’ impossibile descrivere la guerra, la pesca subacquea, i riti indiani, gli
esorcismi, le piantagioni del caffè, l’eruzione dei vulcani ecc. ecc. se non avete mai
visto queste cose, anzi se prima non avete familiarizzato con esse.
Volendole descrivere ugualmente, magari solo perché le avete lette da qualche
parte, otterrete una prosa insipida, fasulla, piena di banalità, luoghi comuni, lacune e
esagerazioni, ma priva di contenuti originali. Il lettore si accorge che ciò che gli viene
raccontato non è vero, avverte la mancanza di esperienza dell’autore.
Un esempio clamoroso: la Radcliffe, scrittrice inglese che non ha mai visitato l’Italia,
fa una descrizione errata del paesaggio italiano: “Ci sono alberi tropicali, palme con
datteri, banane...”
Una volta dovevo descrivere un calzolaio che aveva un ruolo secondario nel
romanzo che stavo scrivendo. Allora ho visitato tutti i calzolai della zona, ho
trascorso settimane nella bottega di uno di questi per documentarmi sul suo lavoro. E’
stato facile poi descriverlo in maniera realistica e il lettore sentirà che il mio calzolaio
è un personaggio autentico e credibile.
Deve esistere una verosimiglianza e una aderenza al reale tale da coinvolgere il
lettore nell’azione. Se invece la storia è fantastica bisogna rispettare le premesse
fantastiche che si sono impostate. Notiamo però che anche una storia fantastica
contiene molti avvenimenti reali.
Quando si tratta di descrivere avvenimenti mai provati per renderli reali
aggiungete sempre qualche ricordo preso dalla vita vissuta.
Ad es.: se dobbiamo descrivere un fuorilegge che fugge inseguito dalla polizia; per
comunicare l’ansia della fuga dobbiamo descrivere ciò che abbiamo provato noi
durante una fuga vera: quando siamo scappati davanti a un cane, o perché un
temporale minacciava di sorprenderci per strada, o semplicemente una corsa per
prendere il treno. Il lettore non si accorgerà del trucco e sentirà come veramente
autentica la fuga del fuorilegge.

IL TESTO: ROMANZO E RACCONTO. Fare un romanzo è come fare una torta.


Sono necessari gli ingredienti giusti nella giusta misura.
Costruite uno schema (o scaletta) della trama.
Scrivete le parti più significative della trama.
Sviluppate le parti inserendo azioni, descrizioni, atmosfere, suspense, dialoghi.
Raccordate le parti fra loro.
Revisionate.
Un romanzo è composto di parti (o blocchi) che costituiscono fatti, avvenimenti
descrizioni.
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La lunghezza delle parti è proporzionale:
Al tempo trascorso; tempo lungo richiede testo lungo, tempo breve richiede testo
breve.
All’importanza del testo stesso: avvenimento breve ma importante richiede testo
lungo. Avvenimenti lunghi ma insignificanti richiedono testi brevi, o addirittura si
possono sorvolare.
Bisogna scrivere una parte alla volta. Concentrate tutta la vostra attenzione sulla
parte che state scrivendo, senza pensare, al resto del libro.
Solo di tanto in tanto date uno sguardo all’insieme, per verificare che la parte sia
intonata e proporzionata al rimanente del testo.
Quando avrete scritte tutte le parti bisogna concatenarle apportando le piccole
modifiche che si rendono necessarie. Bisogna cioè fare il montaggio.
I principianti pensano di poter scrivere un romanzo dall’inizio alla fine. Questo è
un errore. Facendo così solo le parti iniziali sono vive, ma le parti centrali e finali
risultano stanche e poco accurate.
Scriviamo uno schema, una scaletta, del romanzo che abbiamo in mente.
Es.
1) Frank agiato impiegato 40enne vive con la bella moglie Helen.
2) Un giorno Frank incontra Joanna, una ragazza fuggita di casa.
3) Frank impietositosi cerca di aiutarla: le dà del denaro, le dedica del tempo, cerca di
farla uscire dall’ambiente corrotto nel quale è entrata.
4) Joanna però, anziché risollevarsi trascina Frank più in basso, sempre più in basso.
5) Per seguire Joanna, Frank incomincia a frequentare un mondo pittoresco di
sbandati, artisti falliti, ladri, barboni.
6) Frank perde denaro, stima, salute e per ultimo anche il suo lavoro.
7) Accortosi dell’impossibilità di salvare la ragazza Frank rinuncia e decide di
lasciarla andare.
8) Frank torna da Helen ma la moglie è fuggita con un collega di lavoro.
9) Rimasto solo Frank incomincia a costruire la sua vita partendo da zero.
10) Nella lotta per conseguire una posizione scopre le stesse bassezze, gli stessi
trucchi usati nel mondo dei barboni. Solo che qui, nella società per bene, sono meglio
mascherati.
Naturalmente allo schema possiamo intercalare aggiunte o ampliamenti.
Iniziamo adesso a sviluppare una qualsiasi fase dello schema.
Di solito si comincia a scrivere la fase più importante, es. la 5° o la 6°.
Ogni fase può essere suddivisa in parti più brevi.
Es. La fase centrale n°6, lunga che non si può scrivere in una seduta, conviene
suddividerla in particine brevi, da scrivere una alla volta.
Es.: 6A) Frank viene truffato da un baro; 6B) Frank trascorre con Joanna una notte
all’addiaccio in una casa abbandonata; 6C) Frank viene riconosciuto da un suo
collega di lavoro mentre in un supermercato tenta di rubare del cibo.
Iniziate a scrivere la particina più importante oppure incominciate a scrivere i
pensieri mano a mano che vengono in mente.
E’ un errore imporvi di partire da un punto prestabilito.

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Se in questo momento avete le idee chiare sulla seconda parte di un avvenimento
meglio approfittare e scriverla subito, prima di dimenticarla o di perdere l’ispirazione.
Non importa se manca la prima parte; dovete accontentarvi di scrivere quello che
viene. La parte (o le parti) mancante dovrete scriverla un’altra volta, quando sarete
ispirati.
Esempio: Descrivete i paesaggi, il folklore, l’atmosfera dell’ambiente dove svolgerete
la vicenda. Descrivete le azioni, i fatti. Scrivete i dialoghi. Descrivete i personaggi.
Poi intercalate i fogli e per ultimo fate la revisione.
Questa tecnica è comune e vantaggiosa nei romanzi e nei films. Le varie parti
dovete scriverle separatamente e indipendentemente dall’ordine cronologico.
Scrivete per primi i temi più importanti o quelli verso i quali sentite
maggiormente l’ispirazione, e in seguito i rimanenti.
Sviluppate le parti. Scrivete aggiunte; fate delle composizioni di eventi reali,
modificati o inventati.
Arricchite il testo prelevando frasi o idee appropriate dall’archivio degli appunti.
Mettete nella giusta sequenza le parti, dopo averle numerate in modo da avere
un logico susseguirsi degli avvenimenti.
Per ultimo ricordatevi di ricucire sempre le parti fra loro (cioè apporre quelle
modifiche leggere o aggiunte del testo) in modo che le parti vengano saldate e ne
risulti scorrevole la lettura.
Potete incominciare a scrivere un romanzo partendo da un punto qualunque
senza possedere la visione d’insieme, senza avere le idee chiare, a volte senza sapere
neppure come andrà a finire. Seguite le idee man mano che appaiono mentre svolgete
il lavoro; sviluppate le idee seguendo le conseguenze logiche fino alla conclusione.
Arriva un momento nel quale lo scrittore “sente” che l’opera ha preso forma, è
diventata una cosa a sé, viva.
Adesso inizia il lavoro di revisione: bisogna collegare fra loro le parti e togliere
le incongruenze.
Per scrivere un racconto breve la tecnica è più semplice.
Esempio: Partite da un’idea: Dik si sveglia nel cuore della notte e sente dei passi giù
in salone.
Non preoccupatevi di come andrà a finire! Non tentate di risolvere due problemi
in una volta sola! Cercherete il finale un altro giorno o quando vi verrà l’ispirazione.
Intanto sviluppate il testo. Dik è solo in casa. La casa è isolata. Fuori c’è il temporale.
Dik ha paura.
Quando avrete ottenuto un buon testo dedicatevi alla ricerca del finale. E’ una
fine realistica? In questo caso il rumore è prodotto dai ladri, o dai topi, o dalla moglie
che è ritornata dopo essere fuggita o è un sogno di Dik...
Oppure è una fine soprannaturale: Cioè i passi sono di uno spettro legato a una
maledizione della vecchia casa. O una fine fantascientifica: Presenza di un
extraterrestre. O una fine fantastica: C’è uno spostamento temporale e Dik sente i
passi di se stesso ma quando era bambino...
Il racconto è un testo di lunghezza più breve, che va dalle 2 alle 20 pagine. E’ il
resoconto di un unico evento che crea conseguenze, o problemi. Di solito alla fine il
problema viene risolto.
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Ad esempio: un uomo viene morsicato da un serpente e rischia di morire. Alla
fine viene soccorso, trova l’antidoto, oppure muore.
Se l’evento iniziale non crea conseguenze di nessun tipo, non si può scrivere un
racconto. Esempio: se vengo morsicato da un serpente e non mi succede niente, non
posso scrivere un racconto

LA STESURA. Un errore grandissimo è quello di prendere un quaderno e


incominciare a scrivere dall’inizio, come si fa a scuola.
Prendete una cartella con tanti fogli sciolti. (cm. 15x20)
Scrivete con la penna su una sola facciata del foglio. Scrivete una o due frasi su ogni
foglio. Mentre create, continuate a scrivere senza perdere tempo per cercare
l’aggettivo o la parola appropriata. Dopo, durante la rilettura sostituirete le parole
inappropriate.
In seguito durante la rilettura vi verranno in mente molte aggiunte da fare al
testo. Le aggiunte al testo scrivetele su nuovi fogli e poi intercalate questi fogli nel
punto voluto. Scrivete lasciando spazi bianchi tra le righe. Anche questi spazi
servono per scrivere aggiunte al testo.
Se dovete fare una aggiunta breve in un punto preciso a metà del foglio scritto,
tagliate il foglio in due e incollate una striscia di carta fra i due tronconi. Su questa
striscia scrivete la vostra aggiunta. Con questo sistema il foglio diventerà in po’ più
lungo degli altri.
Se dovete fare una aggiunta lunga proprio a metà del foglio, tagliate il foglio a
metà nel punto necessario. Incollate le due metà su due fogli separati. Adesso avete
più spazio bianco a disposizione. Inoltre potete intercalare nuovi fogli bianchi.
Le aggiunte facoltative inseritele fra parentesi quadre. In seguito deciderete se
conservarle o scartarle.
A lavoro finito numerate i fogli, trascriveteli in bella copia oppure a macchina.
Poi fotocopiateli due o tre volte per avere altrettante copie.
Con un punteruolo fate alcuni buchi lungo il margine sinistro del pacco di fogli.
Usando l’ago passate il filo nei fori e procedete a una sommaria rilegatura.

LO STILE. Lo stile è l’uomo perché esiste una connessione fra personalità e modo di
esprimersi.
Lo stile, emotivo o razionale, sobrio o artificioso, è in relazione al carattere dello
scrittore. E il carattere è un dono di natura che l’uomo con l’esercizio può affinare e
migliorare.
Lo stile varia inoltre con l’età, con l’esperienza e con lo stato d’animo.
All’inizio il principiante non può pretendere di possedere uno stile. E’ bene, in
questo stadio, anziché cercare l’originalità, puntare alla chiarezza, alla limpidezza del
testo e il resto verrà da sé. In seguito quando la personalità si realizza per mezzo delle
esperienze e delle acquisizioni arriverete a possedere uno stile vostro che potrete via
via sempre meglio padroneggiare.
Lo stile non deve essere troppo disadorno da sembrare telegrafico, e neppure
eccessivamente ricco e pieno di fronzoli, denso e sovrabbondante.

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Lo stile è ricco in proporzione all’importanza dell’avvenimento nel contesto. Lo
stile diventa sobrio per avvenimenti poco importanti.
Il passaggio dallo stile sobrio allo stile ricco deve avvenire gradualmente, senza
salti.
La narrazione è scorrevole quando le frasi sono logicamente legate dallo stesso
argomento. Lo stile sciolto, fluido si ottiene evitando di cambiare bruscamente
argomento troppo spesso.
Trattate un argomento (azione, descrizione, luoghi, personaggi, ecc.). Poi
quando dovete passare a un altro argomento create delle connessioni, degli agganci
logici per associazione di idee o per contrasto. In questo modo la narrazione diviene
scorrevole.
Questa regola va rotta, di tanto in tanto, per evitare la monotonia e alla fine dei
capitoli.
Esempio di stile scorrevole: Ho il piacere di presentarmi: sono Jack Buckingam,
l’Ispettore. Forse lo sapete, ma fra tre giorni avrò il dispiacere di compiere
sessantacinque anni. Infatti...non sarei in pensione da più di cinque anni e non dovrei
consolarmi dei vecchi tempi ripescando tra le cianfrusaglie del passato, qualche
misero ricordo di un’età migliore. Oggi... Sapete cosa mi è capitato tra le mani? Un
vecchio ritaglio di giornale, ingiallito e rosicchiato dal tempo. 22 Luglio 1929!!!
Un’epoca lontana! Quasi trent’anni! Bene! Ho deciso di narrarvi questa storia. I
personaggi?...Sono molti. Ricordo ancora, Robert Cunnings, l’astronomo.
Poi...Richard Charlson il suo primo assistente. Samuel Widmark, quello che avrebbe
dovuto essere il secondo assistente. Vediamo...C’era ancora Marylin Churck, la
segretaria e, tra il personale dell’osservatorio il guardiano e il tecnico. Ma certo!
Anche la polizia finì col metterci il naso e così entrammo a far parte di quei
personaggi anche noi. Cioè, con il sergente Bell: quell’addormentato di Monroe,
insieme a un’altra decina tra agenti e funzionari. Il loro nome mi sfugge. Ci finì in
mezzo anche altra gente. Max Dave
Lo stile esprime la personalità e lo stato d’animo dell’artista perché è il modo in
cui l’artista sente il soggetto Con lo stile, e la selezione degli elementi, si crea
atmosfera, ritmo, armonia. Così l’autore fa vedere e sentire le cose dal proprio punto
di vista.
Lo stile pur pervadendo tutto il testo deve rimanere una cosa aerea e invisibile.
Quando esso è troppo marcato non è più stile ma “maniera”.

LA FANTASIA Con la fantasia mescoliamo gli eventi reali per ottenere nuove
combinazioni..
Esempio: A) Jan vende una casa, fa un viaggio, si innamora di una donna.
B) Jan vende una casa, viene truffato, finisce in tribunale.
C) Jan vende una casa, si trasferisce in altra località, impianta un allevamento di
lumache.
Oppure esageriamo persone o azioni.
Esempio: Un uomo bruttissimo diventa un mostro; un uomo fortissimo diventa un
eroe; una donna bellissima diventa una fata; un viaggio in campagna diventa un

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viaggio in Africa, sulla Luna, su Nettuno, nella galassia, nell’Oltremondo… Se ho
provato il freddo posso immaginare un uomo che sta morendo di freddo.
In ogni caso il punto di partenza sono sempre le esperienze reali vissute
dall’Autore.
Nella narrativa realistica lo scrittore prende gli eventi reali senza variarli o
variandoli poco. Poi sceglie quali eventi descrivere, li mette in sequenza, decide quali
si incontrano o scontrano e in che modo; accresce o diminuisce le conseguenze
logiche inevitabili.
Nella narrativa fantastica invece lo scrittore esagera gli eventi prima di lavorarli.
Poi li sceglie, li mette in sequenza come descritto sopra.
Quando lo scrittore esagera solo 1 o 2 eventi lasciando gli altri inalterati, ottiene
una variante molto interessante dove il fantastico non predomina come nelle fiabe
cosicché la storia conserva tutte le caratteristiche della credibilità. Esempio: un giallo,
un dramma, commedia, fantascienza leggera , ma non fantasy.
.La fantasia va stimolata con letture, cinema, teatro, rappresentazioni, giochi,
visite a musei, gallerie d’arte, luoghi storici, paesi stranieri, incontri con persone
nuove, esperienze.
Come fare in pratica per descrivere eventi di pura fantasia?
Esempio: Una esplorazione del pianeta Nettuno.
1° Leggeremo molti libri di fantascienza che parlano di esplorazione dei pianeti.
2° Prenderemo in esame tutte le conoscenze scientifiche d’avanguardia riguardanti
quel pianeta: temperatura, orografia, ecc. Disporremo così di molti dati nei quali ci
immedesimeremo.
3° Prenderemo come modello un paesaggio montano invernale col quale abbiamo
familiarità.
4° Con la fantasia inventeremo, creeremo abbinamenti nuovi di paesaggi,
sommeremo caratteristiche, situazioni, aggiungeremo stranezze, imprevisti, ecc.
E’ ovvio che quando in futuro gli astronauti esploreranno realmente quel pianeta
scopriremo dove abbiamo avuto delle intuizioni geniali e dove invece abbiamo
sbagliato.

L’INVENZIONE. La vita è un romanzo a forti tinte.


La realtà è la base di ogni romanzo. Però non basta descrivere meticolosamente
la realtà per fare un’opera d’arte.
Lo scrittore deve:
1) scegliere quali fatti descrivere.
2) descriverli così come sono oppure esagerarli, sminuirli, distorcerli.
3) ricomporli fra loro, mescolando fatti inventati con fatti realmente accaduti.
“Una storia può essere raccontata in tanti modi, illuminata da diversi scorci,
colorata e decolorata.” Strindberg.
Quando incontrate un luogo suggestivo e provate a descriverlo vedrete che la
descrizione non rende tutta la suggestione. Allora prendete i particolari suggestivi che
appartengono a 2 o 3 luoghi diversi e riuniteli insieme. Così potete creare un luogo
inventato che ha tutte le caratteristiche di un luogo vero.

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Alcune volte la realtà supera la fantasia. Ma molto spesso la realtà quotidiana è
banale, comune, prosaica. E’ necessario allora inventare qualche vicenda che abbia
però tutte le caratteristiche della verosimiglianza per renderla più interessante.
Per costruire una vicenda inventata bisogna:
1) Prendere eventi rari e aumentarne la frequenza.
Esempio: Un’avventura drammatica; molte avventure drammatiche. Una situazione
comica; molte situazioni comiche. Una circostanza erotica; molte circostanza
erotiche.
2) Descrivere i fatti in maniera unilaterale.
Esempio: Una casa che si crede abitata dagli spiriti; scrivete le testimonianze a favore
e tacete o minimizzate quelle contrarie.
3) Mettere insieme eventi comuni e rari per creare nuove connessioni.
Esempio: Una gita in barca, un naufragio, un matrimonio, una rapina e una vincita al
lotto.
Le vicende inventate bisogna arricchirle con particolari autentici pescati fra i
nostri ricordi.
Attenzione a non esagerare!
E’ necessaria tanta abilità per raccontare fatti straordinari. Al principiante
conviene perciò restare molto al di qua della soglia di credibilità dei lettori.
Se carichiamo eccessivamente una storia normale otteniamo una buffonata. Se
raccontiamo fatti troppo straordinari otteniamo una favola.
Non bisogna mai esagerare. C’è un punto al di là del quale i risultati si
invertono. Conviene restare molto al di qua di quel punto. Es. A un funerale se
qualcuno piange, lo spettatore si commuove. Se tutti piangono e si strappano i capelli,
lo spettatore ride.

L’ATMOSFERA. Per creare l’atmosfera bisogna descrivere gli elementi tipici di un


luogo.
Esempio: Una chiesa: la penombra, il silenzio, il profumo di incenso, le fiammelle dei
ceri, il luccichio dei candelieri.
Una stazione: il via vai delle persone, i facchini con le valigie, il gracidare degli
altoparlanti, lo sferragliare dei treni...
La bottega di un orologiaio: il ticchettio degli orologi, le pendole, il banchetto
con sopra le ruote dentate di ottone, ingranaggi, pinzette...
Una scuola: le aule con i banchi, le file degli attaccapanni lungo i corridoi, le
grandi vetrate...
Scegliete gli elementi da descrivere per creare l’atmosfera voluta.
In un thrilling, ad esempio, dovrete purgare la realtà da tutti gli aspetti comici o
semplicemente neutri; dovrete eliminare dialoghi leggeri, facce sorridenti, frasi
scherzose, situazioni ridicole.
Così per gli ambienti: dovrete eliminare gli ambienti frivoli, affollati. Lo stesso
vale per gli oggetti: togliete, cioè non descrivete, tutti gli oggetti che in qualche modo
si adoperano nei momenti gioiosi o burleschi della vita.
Se scrivete un thrilling dovrete descrivere solo ambienti paurosi: brughiere,
castelli in rovina, personaggi che ispirano avversione: vecchi, storpi, oppure presi nel
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loro lato serio; oggetti che servono per scopi sinistri: bisturi, mannaie; locali dove si è
in pericolo: cantine, vecchie case abbandonate; tempo avverso: temporali, di notte o
in inverno; ecc.
Attenzione però a non esagerare per non cadere nel grottesco o nel ridicolo. Evitate
anche le descrizioni troppo lunghe.
Per comunicare al lettore l’atmosfera di un luogo è sufficiente descrivere un
particolare. Esempio: “Sulla mensola del camino c’era un boccale di ceramica. Era
vuoto salvo un grosso ragno peloso che cercava invano di arrampicarsi sulla
superficie interna troppo liscia” F. Graegorius. Da questo piccolo particolare
possiamo comprendere tutta la miseria e lo squallore che regnano nella casupola.
Esempio: Tutto affonda nelle nuvole del fumo. La luce dei lampadari appesi al
soffitto conferisce alla sala l’aspetto di un acquario con molti strani pesci... I tavoli
del bigliardo sembrano altari sui quali si svolgono dei misteri complicati. I sacerdoti
con visi gialli o verdi, con orbite scure, nelle quali gli occhi luccicano febbrilmente si
piegano solennemente sopra i bigliardi; con le stecche danno colpi alle biglie. Poi,
bilanciando il corpo aiutano le biglie a entrare nelle buche. Nell’aria aleggia l’odore
del sudore, della birra e del fumo di tabacco. L’invisibile polvere vibra nell’aria, entra
nella gola, negli occhi. Sergiusz Piasecki.
Nelle descrizioni non fate un elenco slegato di elementi. Collegate fra loro i vari
elementi sforzandovi di creare un nesso.
Esempio: 1) C’è un ubriacone e c’è la luna: un ubriacone guarda la luna.
2) Una strada allagata, un ubriacone, la luna: un ubriacone guarda la luna nella strada
allagata.
3) Un ubriacone, la luna, i cani che abbaiano, la strada allagata: un ubriacone
cammina nella strada allagata, mentre i cani abbaiano alla luna.
4) Un ubriacone, la strada allagata, i lampioni spenti, i cani che abbaiano, la luna: un
ubriacone cammina per la strada allagata appoggiandosi ai lampioni spenti. I cani
abbaiano alla luna.
Notate come con pochi elementi ben legati fra loro si riesce a creare di colpo
un’atmosfera suggestiva.
Gli elementi di atmosfera precedono o fanno da sfondo all’azione:
predispongono l’animo del lettore e danno risalto agli avvenimenti.
La realtà è un insieme caotico di ambienti, oggetti, sensazioni. L’autore deve
scegliere e descrivere ciò che lo interessa .Lo scrittore filtra la realtà. Egli filtra i fatti,
le descrizioni, luoghi, tempo, persone, ambiente, vicende; e così ottiene l’atmosfera.

IL RITMO. Per percepire la realtà occorre tempo; esempio: in cinque minuti entro in
una stanza, accendo il fornello e preparo il caffè. Con la scrittura possiamo allungare
o accorciare questo tempo. La descrizione di un avvenimento è breve quando
descriviamo l’avvenimento sommariamente. La descrizione è lunga quando
descriviamo molti particolari. Il ritmo lento aumenta il realismo della storia; ma
quando è troppo lento finisce per annoiare il lettore.
Esempio: 1) John è partito per Londra.
2) John è andato alla stazione. Ha comprato un biglietto di andata e ritorno per
Londra. E’ rimasto seduto nella sala d’aspetto. E’ salito sul treno.
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3) John si è svegliato presto. Si è lavato. Ha indossato il vestito grigio. E’ sceso al
pianterreno e ha mangiato delle brioches; ha fatto le valige. Verso le sette e trenta ha
chiamato un taxi per recarsi alla stazione.
La lunghezza delle descrizioni e la loro ricchezza di particolari è in proporzione
all’importanza che riveste l’argomento.
Le descrizioni dettagliate sono necessarie nei momenti di grande emotività, di
tensione interiore. (Senza esagerare).
Oppure può esistere la necessità di rivelare un dettaglio e lo si mescola fra tanti
altri affinché non risulti troppo evidente. Esempio: nei gialli. O per ottenere la
suspense, ma in questo caso è meglio non abusarne.
Dal lato opposto può capitare di dover citare periodi di tempo brevi, operazioni
prive di importanza, azioni di routine che non meritano una descrizione ma neppure
possono essere saltate. Adoperate allora frasi che le considerino già trascorse.
(Subordinate o implicite)
Esempio: Dopo che se ne fu andato...
Es.: Quando fu di nuovo solo...
Es.: Appena smise di piovere...
Es.: Dopo la partenza di sua moglie...
Es.: Arrivati a casa vedemmo...
Es.: Dopo molti sforzi riuscì a...
Es.: Era passato un anno. Un lungo interminabile anno. J. Britt.
Es.: Ora per ora, giorno dopo giorno, venne l’autunno e passò. Venne l’inverno e
passò. J. Britt.
Oppure bisogna costruire frasi che considerino i periodi di tempo insignificanti
in svolgimento.
Esempio: Per tutta la notte non riuscì a dormire...
Es.:Durante la sua permanenza in quella casa...
La fantasia del lettore provvederà a riempire questi piccoli spazi vuoti. Ma
devono essere brevi, evidenti, altrimenti diventeranno salti e il lettore stenterà a
ricucire la narrazione. Inoltre non bisogna adoperare questo sistema per comodità,
allo scopo di saltare azioni difficili da descrivere.
Il ritmo veloce si ottiene con l’inserimento di molti fatti o elementi nuovi in
poche frasi.
Al contrario un ritmo lento diluisce gli avvenimenti in descrizioni lunghe che
richiedono molte frasi e parecchie pagine.
Il ritmo deve essere abbastanza uniforme. Più veloce all’inizio, alternato nella
parte centrale e ancora veloce nella parte finale. E’ importante che il ritmo risulti
scorrevole, quasi musicale.
La realtà ha un ritmo lento. Es. Vedo una stanza con mobili e suppellettili, odo il
campanello del telefono e sento odore di caffè. Nella realtà impiego alcuni secondi
per recepire tutto questo. Con la scrittura devo descrivere dettagliatamente e
separatamente queste impressioni e per leggerle sono necessari alcuni minuti. Dunque
il ritmo lento della realtà, con la scrittura diventa un ritmo lentissimo.
In un testo, per accelerare il ritmo: accorciate le descrizioni e i dialoghi.
Sintetizzate i resoconti dei fatti saltando i particolari.
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Per rallentare il ritmo: aumentate le descrizioni, allungate i dialoghi., descrivete
dettagliatamente i fatti.

LO STACCO. Le pause brevissime dentro alla frase sono segnate da virgole e punti e
virgole.
Un pausa più lunga alla fine di ogni frase è segnata dal punto fermo.
Una pausa maggiore e più significativa è il Capoverso: una o più frasi contenute fra
l’inizio di un caporiga e la fine. Lo spazio bianco con il quale inizia il capoverso si
chiama: rientro.
Bisogna andare a caporiga tutte le volte che:
1) Incominciate un nuovo argomento.
2) Desiderate mettere in evidenza una frase di particolare interesse.
Una pausa ancora maggiore è costituita dal: Fine Capitolo, contrassegnata da un
numero o da asterischi.
La narrazione viene interrotta in media ogni 5-10-20 pagine; ciò rende il testo
più agevole e consente al lettore di interrompere la lettura per riposarsi.
Degli “stacchi” sono considerati le parti brevi poco interessanti, prive di
avvenimenti significativi. E’ una narrazione neutra che ha il compito di evidenziare
per contrasto altre parti di elevato interesse. Queste parti, se brevi, servono veramente
a far risaltare il resto, così come in natura il bello risalta maggiormente se accostato al
brutto.
Un periodo di tempo trascorso può essere suggerito senza venire descritto
ponendo fine al capitolo. All’inizio del nuovo capitolo, se fosse necessario, darete
qualche indicazione sul numero di ore, giorni o mesi trascorsi.
Esempio: Due ore dopo. Quella sera a cena...
Es.: La mattina seguente...
Es.: Due mesi più tardi...
Es.: Tre secoli sono lunghi a passare... M. Sidney.
Altro esempio: L’automobile di due amici si ferma e uno tenta di ripararla. “Quando i
due amici ebbero esaurito uno la propria meccanica e l’altro il pacchetto di sigarette e
insieme il comune repertorio di imprecazioni si guardarono in faccia con aria
piuttosto desolata.” Kevin Mc Hynes.
Il passaggio da un argomento all’altro può avvenire in vari modi: la narrazione
di un avvenimento viene conclusa con un punto o con un “fine capitolo” e si va a
caporiga dove si passa a narrare un altro avvenimento.
Oppure una delle ultime parole o immagini di un avvenimento si ritrova
all’inizio dell’avvenimento successivo così da creare una specie di raccordo per
analogia.
Esempio: C’è una sola strada che porta all’inferno. Ma c’è anche una sola strada che
porta a Madison Hill... M. Dave.
Oppure un raccordo per contrasto.
Esempio: Odore di fiori appassiti e di morte. ...odore di vita e di fiori primaverili...
F. Graegorius.
A volte con effetti singolarissimi.

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Esempio: Ma il cumulo sul cadavere, adesso, era compatto e nascosto sotto un
grosso cespuglio sradicato e ripiantato lì. Nessuno l’avrebbe trovato. Il banchetto dei
vermi poteva continuare. Fine Capitolo.
Il pranzo era stato semplice ma saporito; la fantesca del dottor Kelenborg
sapeva il fatto suo come cuoca. P. Carter.

SPOSTAMENTI DI SPAZIO E DI TEMPO. il romanzo può essere scritto in I


persona singolare quando il narratore coincide con il personaggio principale.
La trama è lineare perché segue le vicende di un solo personaggio. In questo
caso i luoghi, le azioni e le altre persone vengono descritte così come li vede il
personaggio principale.
Nei romanzi scritti in I persona il lettore vede con gli occhi dell’Autore e legge i
pensieri dell’Autore.
La trama è in III persona quando i personaggi principali sono più d’uno. Ciò
consente di vedere la stessa cosa dai punti di vista dei personaggi. Inoltre il lettore
può assistere ad azioni che si svolgono contemporaneamente in luoghi separati.
Quando i personaggi principali sono molti e vengono narrate volta per volta le
loro azioni che si svolgono in luoghi diversi, si ha la trama a incastro. Le singole
trame, nel loro sviluppo hanno dei punti di contatto fino a confluire insieme nel
finale.
Come esempio prendiamo lo schema semplificato di un romanzo di Morton
Sidney:
1) Tre amici John, Tip, Rex e una ragazza Dolly partono verso un castello in Scozia.
2) Nel castello John di notte si allontana dal gruppo. Lo seguiamo mentre viene
attirato in una trappola pericolosa.
3) Tip e Rex al mattino scoprono che l’amico è scomparso. Tip parte per cercarlo,
segue le tracce di John in una foresta e poi in un caverna dove non riesce più ad
uscire.
4) Rex e Dolly rimasti al castello vengono attaccati da nemici e lottano per difendersi.
5) Tip, dopo altre avventure, scopre un passaggio che conduce direttamente al
castello.
6) Rex abbandona Dolly e si barrica in una stanza per salvarsi. Sente che qualcuno
vuole entrare e lo ferisce. Si accorge che è Tip.
Esaminiamo un interessante spostamento di spazio in un romanzo di Max Dave
scritto in I persona.
Bob, il narratore, e alcuni suoi amici sono assediati dentro a una villa. Bob di
notte riesce a fuggire e lo seguiamo nelle sue peripezie.
Poi vengono descritte le avventure di quelli che sono rimasti dentro alla villa.
L’Autore precede i fatti con queste parole di Bob: “Ecco intanto cosa succedeva nel
frattempo alla villa. Tutto questo l’ho potuto ricavare in seguito, dai racconti dei miei
amici.”
Ecco ora uno spostamento di tempo.
Lo schema è tratto da un romanzo di Harry Small;

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1) Willy, fratello di Harold, entra in casa e sente una strana conversazione che lo
mette in allarme. Si nasconde e sente che i due conversanti stanno per litigare. Allora
cerca una pistola.
2) Harold rientra in casa più presto del solito semiubriaco e si mette a letto.
3) Edward prende la macchina e si reca a casa di Harold. Pensando che non ci sia
nessuno scassina una finestra ed entra in casa. Qui si incontra con Harold.
4) Edward ed Harold hanno una discussione sempre più accesa nella quale vengono
fuori verità compromettenti. Ad un certo punto Harold tenta di strangolare Edward.
5) Willy che nel frattempo ha trovato la pistola, interviene.
L’ordine cronologico degli avvenimenti sarebbe stato: N° 2 3 4 1 5.
L’Autore ha invece preferito intercalare i fatti.
Lo spostamento di tempo consente di iniziare subito da un avvenimento
interessante in una storia. Successivamente (avvertendo il lettore) si descrivono gli
antecedenti necessari ma meno interessanti.
Esempio tratto da Huber lo squartatore di Morton Sidney:
“C’è lo squartatore”
“Dov’è?”
“Nella cella della morte”
“Perché l’hanno portato qui?”
“Non lo sai? E’ il penitenziario più sicuro, secondo loro, di tutta l’Inghilterra”
Il romanzo prosegue con una descrizione del carcere. Lo stesso pomeriggio i
detenuti durante l’ora d’aria parlano dello squartatore. Poi l’autore focalizza la figura
del personaggio:
“Lo squartatore! Un nome che aveva riempito dei giornali britannici per un anno
intero. Una misteriosa, inafferrabile figura di pazzo omicida che coglieva le sue
vittime per le vie, le derubava e le uccideva con tecnica raffinata e selvaggia. Una
figura senza volto, senza nome, alla quale la polizia aveva dato disperatamente la
caccia per un anno intero. E la sua cattura era stata opera di un caso: una ragazza
paurosa, una ragazza degli equivoci quartieri dei Docks aveva urlato vedendo
avvicinarsi nella nebbia una figura intabarrata. Ed un policeman che si trovava nei
dintorni era accorso subito...”
Il romanzo prosegue con la descrizione della cattura, del processo, della
condanna per poi ritornare al personaggio in cella, in attesa dell’esecuzione.
E’ consigliabile seguire sempre l’ordine cronologico nella narrazione dei fatti.
Tutte le volte che non seguite l’ordine cronologico nella narrazione dei fatti,
rischiate di infastidire il lettore.
Talvolta però è necessario tacere una avvenimento per descriverlo in fondo al
libro allo scopo di aumentarne la sorpresa o la suspense.
Esempio: In un giallo il delitto avviene subito ma la descrizione di come si è svolto e
di chi l’ha compiuto avviene in fondo al libro.
In tutti i casi in cui non potete o non volete riferire i fatti nell’ordine
cronologico, adoperate i seguenti sistemi:
1) Inserimento di testi epistolari il cui contenuto si riferisce a eventi passati.
2) Un personaggio racconta ciò che ha visto o ciò che gli è accaduto nel passato.

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3) Inserimento di flash back, ricordi, brevi rievocazioni del passato che interrompono
l’ordine cronologico dei fatti.
Esempio: “Ora dovete spiegarci...Gustavo...” Il maggiordomo fa cenno di sì
lentamente con la testa mentre fissa con sguardo vuoto la fiamma che arde nel
camino. “Tutto è cominciato in un giorno di aprile di tanti anni fa quando presi
servizio in questa casa come cameriere...” Max Dave.
4) Descrizione separata di vicende simultanee. All’inizio della seconda si avverte il
lettore che le vicende sono contemporanee.
5) Alla fine di un avvenimento l’autore fa una precisazione: esempio: Questo
accadeva due notti prima che Willy Terry partecipasse alla seduta medianica in casa
Sybil. H. Small.
Se dovete descrivere 2 avvenimenti brevi e simultanei dovete necessariamente
descriverne prima uno e poi l’altro. Descrivete per primo l’avvenimento più
importante o significativo e poi l’altro.
Se dovete descrivere 2 avvenimenti lunghi simultanei, descrivetene prima uno e
poi l’altro. All’inizio del secondo premettete avverbi tipo: Contemporaneamente,
Nello stesso tempo, ecc.

LA SUSPENSE. La suspense è un vuoto, un’aspettativa, un’attesa che il lettore


riempie con i propri dubbi e paure.
La suspense si ottiene ponendo dei quesiti e rivelando la soluzione alcune righe
o alcune pagine più avanti. Maggiore è il numero delle pagine fra il quesito e la
soluzione e maggiore è la suspense. Attenti a non esagerare.
Esempio: Fred sollevò la lanterna e proiettò la fioca luce in tutte le direzioni: c’era un
arazzo stinto, alcuni mobili istoriati e una strana bacheca.
“E questo” chiese “cos’è?”
L’albergatore scosse la testa: “Andiamo via, non date retta...”
Ma l’americano si era già avvicinato e illuminava la bacheca. Era un mobile di legno
nero con una copertura di cristallo.
“Guarda!” sentimmo esclamare come fra sé. Roland gli si avvicinò e tentò di
spostarlo: “E’ inutile impressionare le signore” lo sentimmo mormorare. Ma era
quanto bastava invece per farci accorrere a vedere. Morton Sidney.
Es.: “Strane cose succedono questa notte” borbottò “Martin vede tante cose...è
l’acquavite...è l’acquavite, vero?”
“Cosa hai visto?” domandò Douglas, fissandolo.
L’ubriacone si dondolò sulle gambe, con una strana espressione sul volto: “Non
è la prima volta...no, Mr. Douglas, un’altra volta...ho visto...”
La voce gli mancò, ed i suoi occhi si appuntarono sulla strada bianca di luna.
“Cosa hai visto? Parla, su!” ordinò con voce alterata il fisico.
Morton Sidney.
La suspense può essere ottenuta con una descrizione alternata di due o più
avvenimenti che si svolgono in ambienti diversi. E’ la struttura a incastro che consiste
nel narrare alcuni (due o tre) fatti che si svolgono contemporaneamente. Incominciate
dal primo e sospendetelo sul punto culminante o di maggior interesse. Iniziate il
secondo e troncatelo. Poi il terzo. Quindi riprendete a narrare il seguito del primo e
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così via finché i fatti vengono a completarsi in un finale a tutti comune. E’ un artificio
un po’ macchinoso da usare per poco. Alla lunga la narrazione risulta innaturale,
poco scorrevole e rischia di stancare il lettore.
Oppure è possibile iniziare da un avvenimento finale per poi risalire alla cause
che lo hanno provocato. Questo sistema è comune nei gialli dove dalla scoperta del
delitto si risale per gradi all’assassino e poi al movente che lo ha spinto a
commetterlo.
Un romanzo non poliziesco parte da premesse che si sviluppano fino all’azione
drammatica finale.
Esempio: Un dramma della gelosia che culmina con un omicidio. Al contrario in un
giallo l’azione drammatica, ad es. l’omicidio, è descritta subito e si risale a ritroso per
arrivare alle premesse iniziali cioè al colpevole e al movente.
Un altro metodo per ottenere la suspense consiste di descrivere prima le reazioni
e in un secondo tempo l’oggetto che le ha provocate.
Esempio: E il cuore parve cessare di battergli... E la gelida brina di un sudore di
morte si rapprese sulle sue membra irrigidite... Aveva visto...Improvvisamente aveva
visto! P. Carter.
Es.: Quello che vide lo condusse sull’orlo della follia. F. Graegorius.
La narrazione può inoltre venir sospesa nel momento culminante per intrusioni
di nuovi personaggi, accadimenti di fatti nuovi, interruzione da parte di una
ascoltatore che chiede spiegazioni, divagazioni, reticenze, ecc.
Esempio: “Non dovevi tornare ragazzo mio! Proprio non dovevi farlo!”
“E perché?” chiese meravigliato il giovane.
Goodwin si portò un dito di traverso alle labbra, abbassando il tono della voce fino a
un sussurro!
“Domani, sarà il trentuno dicembre!” Si volse in giro con fare circospetto come se
temesse di essere stato udito da qualcuno.
Sammy lo fissò interdetto:
“Ebbene? Cosa c’entra il 31 dicembre?”
“Sst!!” Goodwin sembrava realmente preoccupato. “Sst!” ripeté ancora una volta.
“Allora... Non lo sai proprio?...”
Il giovane sbuffò innervosito:
“Senti! Se ti decidi a raccontare...bene! altrimenti...”
Il vecchio estrasse dalle tasche un gigantesco fazzoletto rosso, soffiandosi
rumorosamente il naso... Max Dave.
Esempio: Il vecchio Dubois interruppe il suo racconto per ricaricare la pipa spenta,
poi i suoi occhi acquosi si volsero a cercare Minou.
“Prendi la bottiglia del cognac” disse il vecchio. “I signori vorranno bagnarsi la gola
dopo tante chiacchiere.”
“E’ tutta qui la storia?!” chiese Gordon.
“Oh no! Questo è soltanto l’inizio” sorrise il vecchio. “Il peggio accadde dopo,
almeno per la povera Henriette, quando i pirati si accorsero della sua presenza.”
“La uccisero?”
L’arrivo di Minou impedì al vecchio di rispondere. La ragazza fermò i piedi nudi
verso i tre uomini e Bob smise di guardare momentaneamente la formosa figura di lei
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per posare la propria attenzione sui bicchieri nei quali il cognac cadeva con un
piacevole gorgoglio.
“Sono impaziente di conoscere la fine” sorrise Gordon, dopo aver vuotato il suo
bicchiere.
Jack Leeder.
Es. Ricordi lo zio Filippo?
La nonna era una piccola vecchietta sempre in nero, con un fazzoletto nero bordato di
bianco sui capelli ancora scuri; aveva un bellissimo viso minuto, tuttora giovanile, e
sotto lo sguardo dei suoi caldi occhi scuri ci si sentiva sempre sereni e contenti.
Ma lo zio Filippo... ah, lo zio Filippo!
Walter Rilla
I momenti che precedono una rivelazione sono i momenti ideali per inserire
precisazioni necessarie, descrizioni di personaggi, luoghi, ecc. Così si ottiene il
doppio risultato di aumentare la suspense e di informare il lettore con un quadro più
completo della situazione.
Sono tutti ottimi espedienti usati per aumentare la suspense e servono a tenere
viva l’attenzione del lettore.
Quando la suspense è troppo lunga può diventare noiosa. Attenzione a non
esagerare con troppe divagazioni, inserimento di avvenimenti superflui, dialoghi o
descrizioni troppo lunghe (oltre una facciata) che stancano il lettore facendogli
perdere l’interesse.

FILOSOFIA E PSICOLOGIA. Ogni libro contiene un sottofondo filosofico che


riflette la mentalità dell’Autore, il suo modo di spiegare le cose, i fenomeni. Oppure
le sue teorie sulla vita, sull’universo.
Questa parte filosofica è presente in misura più o meno rilevante.
Quando è del tutto assente il romanzo è superficiale.
Quando è eccessiva diventa noiosa e nuoce alla narrazione.
Evitate la nuda e noiosa esposizione di una dottrina. In un romanzo, se volete
esporre una teoria dovete farlo in maniera succinta e piacevole da leggere, oppure
dovete modellare i fatti a sostegno della vostra tesi.
Prendete una teoria, meglio se originale.
Esempio: la legge del Karma, reincarnazione, intelligenze extraterrestri, vita dopo la
morte ecc.
1) La tesi può venir esposta in un dialogo da un personaggio.
2) Oppure la trama può venir modellata per dimostrare la tesi.
3) Oppure la tesi può venir citata come conclusione o interpretazione di un evento.
Un pizzico di filosofia è indispensabile per colorire il testo.
Non dilungatevi in dissertazioni; evitate polemiche, disquisizioni, sfoggio di
cultura.
La psicologia riguarda i personaggi nel testo.
Imparate ad essere introspettivi. Poi osservate attentamente come si comportano
le persone nella vita reale.
Imparate a classificare le persone, catalogarle a seconda dei loro caratteri,
pregiudizi, mentalità, gusti, pregi, difetti.
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Cercate un collegamento fra il carattere delle persone e le loro scelte, i loro
ruoli.
Studiate come le persone con un determinato carattere reagiscono in determinate
situazioni o ambienti.
I personaggi immaginari devono essere le copie fedeli dei loro tipi realmente
esistenti.
Anche qui vale ciò che abbiamo scritto riguardo alla filosofia; per non annoiare
il lettore evitate lunghe analisi psicologiche non intercalate dai fatti.
Evitate i personaggi principali psicologicamente piatti. Evitate complesse analisi
psicologiche di personaggi secondari.

I CAPITOLI. Abbiamo visto che un romanzo è composto di molte parti. Queste parti
si possono raggruppare in 3 fasi principali.
1) Inizio: che serve per introdurre il lettore nella vicenda.
2) Il tema: è la parte centrale la quale si sviluppa in crescendo e raggiunge la massima
forza ed espressività a circa tre quarti del libro.
3) La conclusione: è l’ultima parte del libro.
Di solito si scrivono prima i capitoli centrali.
Poi si scrivono l’inizio e la fine. Questi capitoli sono i più delicati e richiedono
grande attenzione.
Il primo capitolo è della massima importanza perché il lettore deve venir
coinvolto fin dalle prime 3 o 4 pagine. Alcuni scrittori prendono il lettore o lo
scaraventano dentro l’atmosfera del racconto fin dalle prime righe.
Esempio: Lui è solo! Nella camera buia come l’inferno. Un immenso silenzio è
intorno.
Sì, ha le braccia strette dietro alla schiena e un grande senso di stanchezza nel
cuore. Però, torna a domandarsi nel buio: perché è accaduto tutto questo? Perché è lì?
E nel suo cervello martellano mille domande, anche stupide a volte. Passa e ripassa
accanto a lui l’immagine di un pugnale che s’immerge in un seno turgido e bianco e
taglia e squarcia.
Max
Dave.
Le parti iniziali scialbe e le lunghe introduzioni non stimoleranno il lettore a
proseguire.
Senza preamboli o noiose premesse, l’inizio dovrà contenere gli elementi che
consentono di entrare direttamente nel vivo della vicenda. Il lettore a partire dalla
prima pagina deve provare attrazione. Compito principale dell’inizio è quello si
suscitare la curiosità e catturare l’attenzione del lettore.
Poi in seguito, quando l’interesse è agganciato passerete ad esporre gli
antecedenti, o le precisazioni necessarie; a dettagliare i personaggi, i luoghi; a
presentare l’ambiente e il tema fondamentale.
Nei capitoli centrali la vicenda prosegue con nuovi sviluppi e colpi di scena. Il
ritmo è più lento, mai uniforme per non stancare ed essere prevedibile.

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I capitoli centrali sviluppano le premesse iniziali in un graduale crescendo di
effetti. Spiegano alcuni problemi sollevando nuovi e più profondi interrogativi.
Proseguono in maniera sempre più incalzante.
La parte centrale è composta di elementi la cui forza cumulativa andrà poi a
sfociare nel finale.
E’ necessario un giusto equilibrio di stile e di trama. La trama non deve essere
troppo complicata per non sembrare forzata; e neppure troppo esile da non trattenere
l’attenzione. Lo stile se è troppo ricco, elaborato, appare formale e poco spontaneo;
se troppo discorsivo diviene sciatto e povero.
L’ultimo capitolo avrà un ritmo più veloce.
La fine deve essere una conseguenza logica. La fine deve essere imprevedibile
ma credibile. Non deve essere esagerata, né forzata, né macchinosa.
Bisogna essere perfezionisti in arte. Non accontentatevi della prima soluzione
che viene in mente, di solito non è mai quella buona.
Conviene aspettare, vagliarne delle altre, lasciar maturare le idee. La
conclusione potrà eventualmente contenere qualche considerazione sui fatti della
vicenda, essere strumento di analisi, di denuncia sociale oppure diffondere qualche
credenza, una teoria. Può consentire al lettore di trarre un insegnamento o stimolarlo
a considerare quel particolare aspetto della vita (comico, misterioso, drammatico,
strano, ecc.) che è stato messo a fuoco.
Un buon libro deve dare sempre qualcosa, deve arricchire spiritualmente, deve
far provare delle emozioni.
Lo scopo finale della narrativa comunque è quello di intrattenere e potrete
affermare di esserci pienamente riusciti solo se il lettore proverà il bisogno, a distanza
di tempo, di rileggere il vostro libro.
A questo punto cucite le parti fra di loro. Si tratta di collegarle apportando
piccole modifiche, spostando o aggiungendo qualche parola qua e là in modo che non
si avvertano salti e che il testo risulti scorrevole. Segnate tutti i caporiga.
Ora potete dire di essere arrivati a metà del vostro lavoro. L’altra metà infatti
consiste nella revisione del testo.
Al libro potete mettere un’epigrafe, cioè una dedica. Potete anche riportare una
frase di un autore famoso posta all’inizio di ogni capitolo. A volte ai capitoli viene
dato un titolo.
Nel 1700 e nel 1800 andavano di moda, i romanzi lunghissimi di 800 e più
pagine. Forse perché si disponeva di molto tempo per leggerli. Oggi il romanzo ideale
ha dalle 100 alle 200 pagine. Un racconto dalle 5 alle 20 pagine (si intende facciate).
Il numero di pagine è proporzionale al numero degli eventi narrati.
Molte pagine con pochi eventi ne risulta un testo troppo diluito e noioso. Con
poche pagine e molti eventi la narrazione corre troppo.

LA REVISIONE. Lavoro faticoso e importantissimo la revisione trasforma i fogli


scritti in un’opera finita e completa. Ricercate la perfezione senza stancarvi. La
perfezione, irraggiungibile nella vita reale, è possibile solo in arte.
Lasciate sedimentare il testo. Rileggetelo dopo alcune settimane.

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Rileggete il testo per cambiare qualche parola; per cambiargli il ritmo
aggiungendo o togliendo parole; rileggete adesso per non avere pentimenti dopo
stampato. Rileggetelo tante volte; scoprirete errori, incongruenze, lacune. Rileggete il
testo anche a voce alta per fare la revisione generale.
Rileggendo l’opera dopo alcuni mesi possono verificarsi due casi:
1) L’opera vi piace meno di quando la scriveste. Poiché quando la scriveste eravate
esaltati ma l’opera ha poco valore.
2) L’opera vi piace più di quando la scriveste. Poiché quando la scriveste eravate
stanchi dalla fatica ma l’opera ha valore.
Consultate il dizionario:
1) per cercare fra i sinonimi parole più appropriate.
Esempio: per rendere più accurato il testo consigliamo di sostituire parole troppo
usate o generiche quali: dire, fare, andare, avere, volere, prendere, bello, grande, ecc.
con i sinonimi;
ad esempio alla voce dire troviamo: accennare, affermare, avvertire, confessare,
confidare, contraddire, indovinare, negare, replicare, sussurrare, ecc.
Bello: attraente, grazioso, meraviglioso, splendido, stupendo, ecc.
Andare: avanzare, camminare, trasferirsi, allontanarsi, correre, girovagare, pedinare,
scappare, svignare, inoltrarsi, dirigersi, ecc.
2) Per cercare i sinonimi. Bisogna evitare che una parola venga ripetuta 2 o 3
volte in una frase; e bisogna evitare che si formino le rime, che creano un senso di
ridicolo.
Esempio: alla voce paura troviamo: allarme, batticuore, inquietudine, spavento,
tremore, terrore, ecc.
3) Per cercare la nomenclatura di macchine o attività.
Esempio: alla voce scultura troviamo: mazzuolo, scalpello, raspa, sgorbia, smeriglio,
squadra, bozzetto, plastilina, cesellare, polire, digrossare, sbalzare, rifinire, ecc. ecc.
4) Per controllare l’ortografia. Esempio: Ciliege. Proficuo. Iniquo.
5) Per conoscere il significato di una parola. Esempio: Conseguire=ottenere.
Consenso=approvazione. Adempiere=compiere, eseguire.
6) Per conoscere tutti gli usi di una parola.
Esempio: Andare = 1 - Muoversi da un luogo verso un altro. John va a casa.
2 - Condurre. Dove va questa strada?
3 - Piacere. Questa minestra non mi va.
4 - Seguìto da un gerundio indica ripetizione di un’azione. John va dicendo a tutti che
è stato in America.
5 - Seguìto da un participio significa: dover essere. I capelli vanno tagliati almeno
due volte all’anno.
Evitate le parole arcaiche. Esempio: codesto, pargolo, maliarda, ecc. Gli
arcaismi nel testo hanno l’effetto di suscitare il riso.
Esempio: C’era una pulzella che faceva l’autostop.
Evitate le frasi fatte; le citazioni; le parole straniere e dialettali.
Evitate gli stereotipi o i modi di dire: sono logori dal troppo uso, hanno perso la
loro efficacia e sono diventati fastidiosi. I modi di dire sono delle frasi cliché usate da
chi non sa esprimersi.
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Esempio:
Non scrivete: Scrivete invece:
Menare il can per l’aia Tergiversare
Piantare in asso Abbandonare
Essere alle prime armi Essere un principiante
Dar filo da torcere Mettere in difficoltà
Darla a bere Raccontar frottole
Ecc.
L’opera finita è piena di errori, imperfezioni e verrebbe voglia di gettarla via.
Adesso il lavoro consiste non più nell’aggiungere, ma nel togliere. Bisogna eliminare
gli errori e rimettere a posto il testo dopo ogni modifica.
Vediamo ora alcuni esempi di errori tipici:
- I due giovani si baciarono con trasporto. Poi la ragazza cercò un mezzo di trasporto
per tornare a casa. Ripetizione.
- Ho letto il libro a letto. Ripetizione.
- Percorse a cavallo la strada che costeggia il vallo. Chiese clemenza con insistenza.
Rima.
- Nella notte completamente buia John camminava spedito. Incongruenza.
- Fuggì saltando dalla finestra della soffitta. Impossibile.
- John andò da Joseph. Lui partì nel pomeriggio. Testo poco chiaro, chi dei due partì?
- La casa era chiusa, John forzò la porta trovò la pistola e andò a buttarla nel fiume.
Testo troppo veloce.
- I cinque amici trascorsero la serata giocando a bridge. Errore, il bridge si gioca in
quattro.
- Tolsi delle bacche squisite in quella calda giornata di primavera. Errore, i frutti
maturano in autunno.
- Quella sera c’era la luna calante. Errore, la luna calante sorge tardi nella notte.
- La macchina si fermò e Mary scese a controllare il motore. Poco plausibile; in caso
di necessità di solito una donna va in cerca di aiuto.
- Trovò subito il numero...la via...l’indirizzo che cercava. E’ improbabile trovare una
cosa fra tante al primo tentativo.
Alcuni principianti tendono all’esagerazione e la prosa risulta densa e barocca.
In questo caso: eliminate la retorica, cancellate i ragionamenti e le elucubrazioni.
Dividete i periodi staccando le proposizioni subordinate. Semplificate le frasi contorte
che risultano difficili da interpretare o possono venir fraintese. Snellite le parti lunghe
e pesanti, togliete aggettivi, abbreviate le descrizioni, cancellate i troppi particolari.
Limate la prosa. Levigate lo stile. Rendete il testo chiaro e pulito.
Altri principianti scrivono in maniera povera e la narrazione risulta scarna, quasi
una cronaca. In questo caso arricchite il testo con descrizioni di paesaggi, ambienti,
personaggi. Aggiungete particolari, inserite elementi secondari o idee nuove. Se le
frasi risultano slegate bisogna unirle con congiunzioni, preposizioni e avverbi.
Presentate i concetti seguendo un filo logico e in ordine di importanza. Narrate
gli avvenimenti seguendo un ordine cronologico. Rimanete coerenti nel vostro stile,
nella trama da seguire, nel genere scelto, senza sbalzi e deviazioni.

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Armonizzate le parti per creare un insieme equilibrato. Per rovinare un’opera
basta poco: un finale malriuscito, una parte che provoca squilibrio.
Bisogna eliminare gli squilibri rappresentati da parti slegate, concetti inutili,
appendici, lunghi resoconti, divagazioni, inserti di brani staccati dal rimanente
contesto.
Per le modifiche usate questi sistemi: adoperate penne di vario colore per le
nuove aggiunte; così il testo risulterà sempre leggibile anche se contiene molte
sovrapposizioni. Scrivete su una sola facciata del foglio. Incollate strisce bianche di
carta per poter scrivere sulle parti sbagliate del testo. Oppure tagliate il foglio dove va
inserita una frase e incollate fra i due tronconi una striscia di carta bianca su cui
scrivere. Scrivete su nuovi fogli che vanno poi intercalati fra gli altri. Alla fine
riscrivete tutto in bella copia e numerate i fogli. Controllate i caporiga.
Ogni volta che modificate qualcosa in un romanzo bisogna rileggere tutto il
romanzo. Controllate se si sono verificate ripetizioni o squilibri, poiché un romanzo si
regge in equilibrio.
Ecco alcuni sistemi adoperati per le modifiche o aggiunte: sottolineate la frase
che va posta prima; mettete un asterisco dove va inserita una parola o frase che avete
scritto in fondo al foglio. Es.
1) Se ci sono le possibilità di salvare l’ambiente conviene sfruttarle con il massimo
impegno = Conviene sfruttarle con il massimo impegno se ci sono le possibilità di
salvare l’ambiente.
2) E’ troppo tardi * per prendere il treno = E’ troppo tardi, se Mary non è ancora
pronta, per prendere il treno.
Bisogna tentare di finire un’opera mentre si è sotto l’effetto dell’ispirazione. I
momenti che l’hanno ispirata non durano sempre. Un autore che lascia a metà la sua
opera e la riprende dopo anni non riuscirà più a sentirla vicina, con la stessa intensità
di quando l’ha iniziata.
Non bisogna però troppo affrettatamente considerare conclusa un’opera. Il testo
finito va messo in un cassetto. Dopo settimane o mesi si scoprono alcuni errori,
vengono in mente aggiunte, modifiche, correzioni.
Ritoccate l’opera per perfezionarla. Ma poi dopo un certo punto bisogna
fermarsi e lasciarle qualche piccolissima imperfezione o ripetizione. Qualche svista
dà al testo un senso di spontaneità, di naturalezza e l’opera sembra essere stata scritta
di getto. Una versione troppo precisa, elaborata, calcolata può apparire fredda,
artificiale, costruita e non sentita.
Continuando a rileggere un’opera troppe volte essa sembra diventare brutta e
assurda. Lo stesso fenomeno si ha quando seguitiamo a ripetere una parola ad alta
voce per almeno cinquanta volte. La parola finisce per perdere la connessione con la
realtà e diventa un puro suono privo di significato.
Prendiamo ad es. la parola Attimo: Attimo Attimo Attimo.....adesso mi viene in
mente ottimo. Attimo Attimo Attimo il timo, la pianta, Attimo...gli atti, quelli degli
apostoli?
Attimo, Attimo, Attimo....azzimo, il pane azzimo, Attimo-attimo....il timone delle
navi, Attimo Attimo, Attimo Attimo, gattino, attimo-attimo...timore, tino Attimo-
a.....Samoa, Attimo-attimo-Attimo...Mattino...la parola perde il significato e diviene
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un suono strano e senza senso.. Se arrivate a questo punto bisogna mettere da parte
l’opera e lasciar passar qualche mese prima di riprenderla.
Attenzione anche al contraccolpo psicologico. Quando ci siamo dedicati per
tanto tempo a una attività arriva la nausea e sentiamo il bisogno di fare un’altra e
differente attività.
Dopo un certo momento lo scrittore sente che l’opera è finita, autonoma e
bisogna trascriverla in bella copia senza più alterazioni.

L’OPERA PRIMA. Arte lunga, vita breve dice il proverbio. Leggete, leggete molto
prima di incominciare a prendere in mano la penna.
“La vita o si vive o si scrive” dice Pirandello volendo sottolineare la quantità di
tempo richiesto per lo scrivere. Scrivete e scartate, rifate, modificate, non siate mai
troppo soddisfatti di voi. Dovete essere critici severi con voi stessi confrontando i
vostri lavori con quelli che hanno fatto gli altri scrittori.
Bisogna essere perfezionisti per raggiungere dei risultati buoni e mai
accontentarsi dei primi tentativi.
Bisogna essere altruisti per desiderare di donare agli altri la ricchezza del nostro
mondo interiore.
Le prime composizioni dei dilettanti spesso hanno solo un merito: sono servite
da addestramento. I primi lavori non hanno valore e bisogna considerarli delle
esercitazioni.
Dopo qualche anno, quando l’autore sarà più smaliziato, perderanno il loro
fascino e probabilmente verranno buttati via. Quello che si fa per la prima volta non
riesce mai bene e modificare un’opera richiede più tempo che non rifarla di nuovo.
Il principiante tende all’imitazione (anche involontaria) di uno o più autori
preferiti. In seguito, quando avrà preso coscienza dei suoi gusti e migliorato le sue
possibilità riuscirà a creare un’opera veramente sua originale e interessante.
Raggiunta la maturità l’autore tenderà a ruotare attorno a temi a lui congeniali e
ad esplorare tutte le possibili varianti. Quando egli vede che si ripete vuol dire che è
arrivato il momento di rinnovarsi e per farlo dovrà tentare nuove strade. Naturalmente
prima di affrontare nuovi temi dovrà studiarli per ottenere una buona preparazione.
Le opere che uno scrittore produce durante la sua vita non sono tutte allo stesso
livello.
Generalmente la produzione migliore sta nella parte centrale. Le opere giovanili
sono ingenue e maldestre. Le opere della vecchiaia sono ripetizioni, varianti oppure
tentativi di inventare temi nuovi.
Le opere che stanno al centro della produzione sono le migliori. Ma anche fra
queste esistono degli aborti.
La riuscita di un’opera dipende da passione, abilità, competenza e da altri fattori
contingenti o sconosciuti che non si possono definire.

IL CAPOLAVORO. Per fare un libro ci vuole molto tempo. Per fare un capolavoro
ce ne vuole moltissimo.
Il Capolavoro è il risultato di: ispirazione e calcolo, fantasia e razionalità,
spontaneità ed esperienza. Scrive Luigi Gualdo: “Qualunque creazione d’arte è un
44
tentativo; l’artista non esterna mai tutto quello che lo agita internamente, non esprime
mai tutto quello che vorrebbe.” Il Capolavoro non è facilmente classificabile. Se
l’autore crede nella sua opera essa può esistere nonostante le critiche negative.
Questo perché le critiche cambiano con i gusti e le mode.
Il Capolavoro è tale quando apre uno spiraglio sul Mondo, quando rappresenta
una esperienza umana unica e irripetibile. Il Capolavoro è il risultato, oltre che delle
regole che abbiamo elencato, della sensibilità dell’autore. In esso non c’è niente da
aggiungere, niente da togliere. Dà l’impressione che sia stato scritto tutto in un fiato e
che il suo autore era destinato a scriverlo.
Esso precorre i tempi. E’ più avanti rispetto ai tempi e viene apprezzato al suo
apparire solo dagli intellettuali. In genere l’opera mediocre viene subito accolta e
presto dimenticata dal grosso pubblico. In seguito, con l’evolversi del gusto il
Capolavoro viene scoperto, viene apprezzato il suo valore e diviene patrimonio delle
generazioni future. Con l’esperienza si impara a giudicare il reale valore di un’opera.
Non bisogna lasciarsi influenzare dalla pubblicità martellante delle opere moderne né
dall’alone di gloria delle opere antiche.
Come si fa per distinguere un’opera ispirata da un’opera costruita? Quando il
suo creatore dice “Non riuscirei più a farlo” significa che quello è un capolavoro.
Scrive Pierre Le Mure: “Non so se arriverò mai a terminare la mia opera e non
so neanche se sarà mai pubblicata. E allora perché lo faccio? Perché non posso farne
a meno. Vedi, l’artista che ha un’idea nel cervello è come la donna che deve avere un
figlio: è costretto a esprimerla, così come la madre è obbligata a mettere al mondo il
bambino. Tutto questo viene definito potenza creatrice. Se non si avverte lo stimolo a
esternare il proprio pensiero sulla carta o sulla tela o in qualunque altra materia
grezza, non si è artisti”.

LA POESIA. La poesia deriva dal greco Pòiesis che significa: creazione. Molto di ciò
che è stato detto in precedenza per la letteratura vale per la poesia, ma in maniera
ancora più rigorosa. Questo perché la poesia è un concentrato di immagini, sensazioni
che vanno poi diluite con la rilettura. La poesia deve perciò possedere una forma
particolarmente accurata e perfezionata.
Evitate: rima, forme dialettali, licenze poetiche, luoghi comuni, concetti
filosofici, denunce sociali, arcaismi, frasi barocche ed esagerate.
Evitate la rima perché suona vuota e falsa, è superata e impedisce una rigorosa
scelta dei termini. Evitate le forme dialettali: un dialetto è povero di vocaboli e serve
solo a comporre delle belle filastrocche. Evitate i concetti, le proteste, le teorie perché
appesantiscono la poesia. Chi vuole diffondere le proprie idee si serva di mezzi più
idonei come per es. dei trattati, ma per favore lasci stare la poesia.
Mettete una cura particolare nella scelta delle parole che entrano nel testo. In
poesia, più che altrove, la forma prevale sul contenuto. Evitate parole volgari, termini
scientifici, idiotismi, parole prese dalla tecnologia e dal gergo. Evitate le parole
arcaiche, le licenze poetiche che spesso risultano incomprensibili e suscitano il riso.
La natura e l’amore sono i temi ideali della poesia, ma bisogna fare attenzione a
scrivere delle cose originali e non ripetere solo delle banalità. Non scrivete sfoghi
personali che non interessano nessuno. Evitate frasi esagerate, barocche,
45
strabocchevoli di sentimento. Evitate i soliti banali rimpianti che assomigliano a dei
piagnistei.
Evitate di scrivere poesie su temi di brutture. A meno che non siate tanto abili da
tramutare il fango in oro, come faceva per es. Baudelaire.
Evitate impostazioni grafiche non convenzionali. Es.: verticali, oblique, come ad
es. in Apollinaire, a forma di fiore ecc. Non sono più una novità e rendono poco
agevole la lettura.
Usate sempre la punteggiatura. Per un certo periodo fu di moda trascurarla ma è
un errore non servirsi di questo ausilio prezioso.
Non scrivete poesie eccessivamente lunghe, non oltre i venti versi. Né troppo
brevi, meno di cinque versi. L’ideale va dai dieci ai quindici versi.
La poesia fa gran uso di metafore originali, cioè di comparazioni riassunte. Esempio
la comparazione: Papaveri rossi come fiammate, diventa più efficace in: Fiammate di
papaveri.
La poesia è essenzialmente invenzione, imprevisto, novità, slancio, stupore.
Dovete creare delle immagini, dovete comporre degli accostamenti originali,
inventare nuove metafore, giocare sulla tastiera dei sentimenti.
Bisogna cogliere attimi fuggevoli e sogni.... Delineate emozioni come in una
filigrana. Sussurrate intuizioni, stati d’animo sottili e complessi servendovi di magie
verbali.
Il suo stile deve essere musicale, stillante, prezioso ed evocativo.
L’incomprensibilità dei testi è dovuta solitamente a una lettura affrettata.
Apprezzare un testo significa avanzare sulla strada delle esperienze percorse dal
poeta.
I principianti scrivono tante filastrocche e poche poesie.
Fare della poesia non è una impresa facile, anche se può sembrare tale. La
poesia è l’espressione più alta del lirismo umano e richiede sensibilità quasi
medianica e grande esperienza.
Scrive Colin Wilson: <<I poeti sentono che la maggior parte della gente è cieca
e sorda verso le cose più importanti della vita>>.
Spesso sento rivolgermi queste domande: Che cosa è la poesia? La poesia è un
distillato di emozioni, sensazioni, atmosfere. E non solo questo.
Fare poesia è una cosa facile? Scrivere filastrocche è facile. Fare poesie è un
lavoro che richiede grande sensibilità e grande esperienza di scrivere.
Quale è il modo ideale per leggere le poesie? Una poesia bisogna leggerla, e
rileggerla per capirla, per apprezzarla, per entrare nel suo tessuto emotivo, per
scoprire richiami e associazioni, per decifrare i suoi simboli. Conviene leggere due o
tre poesie al giorno, non di più.
Il consiglio da dare ai poeti dilettanti? Osservate la vita, prima di tutto, fuori e
dentro di voi. E leggete i grandi Poeti: Baudelaire, Verlaine, Rimbad, Bertrand
Aluysius, Breton, Eluard, Jozsef, che non dovrebbero mai mancare in biblioteca.

LO PSEUDONIMO. Lo pseudonimo viene adottato da uno scrittore principalmente


per:

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1) Motivi estetici: il nome dell’autore può essere brutto o troppo comune, es. John
Smith, Aldo Rossi e conviene cambiarlo.
Esempio: Voltaire pseudonimo di Franco Maria Aronet;
Stendhal pseudonimo di Henry Beyle
Alberto Moravia pseudonimo di Alberto Pincherle
Papus pseudonimo del Dottor Gerard Encausse.
Ellery Queen pseudonimo dei cugini Fredreric Dannu e Manfred B. Lee
Pierre Loti pseudonimo di Louis Marie Julien Viand
Allan Kardec pseudonimo di Hippolyte Leon Denizard Rivail
Giuliano Kremmerz pseudonimo di Ciro Formisano
Sanantonio pseudonimo di Fredric Dard.
2) Motivi di segretezza: quando l’autore desidera restare nell’incognito.
Esempio: Pauvre Leli pseudonimo di Paul Verlaine
Conte di Lautremont pseudonimo di Isidore Ducasse
Gabriele D’Annunzio pseudonimo di Gabriele Rapagnetta.
Notate che nel primo caso lo pseudonimo è un anagramma del nome vero. E’ un
espediente comune adottato spesso quando è possibile.
Oppure: Joe Freeman pseudonimo di Libero Samale, cioè la traduzione del proprio
nome in un’altra lingua.
3) Motivi commerciali. Con uno pseudonimo straniero il libro si vende meglio.
Scegliete in questo caso nomi appartenenti alla nazione con tradizione storico-
ambientale-culturale affine al genere trattato.
Esempio: Steve Cockrane pseudonimo di Pino Belli in storie di gangsterismo
ambientate in USA.
[Link] pseudonimo dello Yogi Ramakaraka per i libri di filosofia indiana
destinati agli occidentali.
La scelta di uno pseudonimo soddisfacente richiede molto tempo e riflessione.
In un libro nuovo ciò che attira subito sono la copertina, il titolo e il nome dell’autore
che deve essere anch’esso bello o intonato.

IL TITOLO. La scelta del titolo è una cosa da meditare bene. Il titolo deve essere
originale, breve, invogliante. Con due o tre parole si deve incuriosire e meravigliare il
lettore tanto da stimolarlo a comprare il libro.
Il titolo può essere il nome di un personaggio principale con un suo attributo o
una sua caratteristica. Può essere il nome di una località; di un oggetto importante al
fine della vicenda; di una sensazione, di una azione, di una situazione. Oppure è la
sintesi di tutta la storia, o si riferisce a un concetto che sottende la storia, o dice di che
genere è la storia narrata. Talvolta è una metafora, una domanda, una frase presa dal
testo, ecc.
Qualche esempio di buoni titoli:
- Persone: L’uomo che visse due volte. Rossa di sera. La carovana dei dispersi.
Bambole di seta. L’angelo sporco.
- Località: Destinazione sedia. Nella morsa del terrore. Dietro la porta chiusa.
Paradiso per le pupe.

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- Cose: Pistole e rotative. Profumo di infinito. Artigli di velluto. Teatrino per
milionari.
- Azioni: Scacco alla morte. In cerca di guai. I sussurri delle streghe. Prendimi tutta.
Fammi cose turche.
- Altri: Tre notti nude. Più verde del previsto. Ecc.

LA SAGGISTICA. Ci sono scritti che hanno lo scopo di intrattenere e in essi


predomina la forma. Di questi fanno parte (lo abbiamo visto) la letteratura, la poesia,
la narrativa.
All’opposto ci sono scritti che hanno lo scopo di istruire, insegnare e qui il
contenuto prevale.
Questa è la saggistica che comprende studi, monografie, esposizioni scientifiche,
filosofiche ecc.
Letteratura e saggistica impiegano differenti registri.
Una delimitazione netta fra i due tipi di scritti non esiste poiché anche la
letteratura insegna qualcosa e anche la saggistica utilizza una forma piacevole.
Consigli a chi deve scrivere degli argomenti:
Acquisite grande familiarità con la materia da trattare; esponete gli argomenti per
sommi capi, a grandi linee in modo da tracciare uno schema. Poi in maniera via via
sempre più approfondita e dettagliata.
La saggistica deve essere chiara, composta di frasi principali o coordinate, con
poche o nessuna subordinata. Non mettete più di una tesi su una frase.
Spesso i concetti vengono in mente con frasi complicate. Dovete allora smontare
i concetti per esporli in una o più frasi.
Esempio: Non ci sono che gli esseri viventi costituiti da un complesso di parti
armonicamente disposte che sono tutti organi i quali a loro volta sono costituiti da
corpiccioli microscopici chiamati cellule...
Solo gli esseri viventi sono costituiti da parti armonicamente disposte chiamate:
organi. Gli organi sono costituiti da corpiccioli microscopici chiamati cellule.
Attenti a non gonfiare le frasi con troppi argomenti. Il testo è chiaro se ogni
frase comprende solo uno o due concetti.
Per alleggerire ulteriormente il testo conviene suddividerlo in capitoli brevi e
dare a ogni capitolo un titolo.
É conveniente restare sempre nel tema trattato. Le fluttuazioni fuori tema sono
consentite purché siano brevi.
Per scrivere un libro di saggistica:
1) Scrivete il materiale che andate raccogliendo alla rinfusa su fogli sciolti.
2) Create un indice, o casellario composto da tante cartelle con i titoli dei
capitoli.
3) Inserite i fogli del testo nelle cartelle con i titoli corrispondenti.
4) Rileggete e revisionate il testo.
Spesse volte (purtroppo) la descrizione di un fatto non è mai obiettiva ma viene
distorta dalla propaganda. La propaganda descrive un fatto usando nomi dispregiativi
per quello che condanna; eufemismi per quello che tollera, e nomi esaltativi per
quello che propone.
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L’ARTICOLO DI CRONACA. La poesia rappresenta il mondo delle emozioni, dei
sentimenti, delle visioni soggettive; la cronaca invece espone i fatti, le azioni, il
mondo della realtà oggettiva.
Ecco come si costruisce un articolo. Recatevi sul posto e scrivete uno schema.
Esempio: - Inaugurazione 10° mostra di pittura
- Nome dei partecipanti. 5 pittori (collettiva)
- Nella galleria Il Fauno dal 10 gennaio al 10 febbraio
- Genere impressionismo e figurativo
- Organizzata dal gruppo Arte e Cultura
- Breve biografia dei pittori
- Giudizio critico - Commento
A casa poi metterete i dati nella giusta sequenza e li svilupperete.
Es. Il gruppo Arte e Cultura di Milano organizza la 10° mostra di pittura. La
manifestazione si svolgerà nella galleria il Fauno dal 10 gen. al 10 feb. ecc.
L’articolo di cronaca è formato da :
1) L’occhiello, che in genere è un complemento di modo, di tempo o di luogo.
2) Il titolo, corto, comprensibile, sintetico e altisonante.
3) Il sommario dell’articolo.
4) Il testo, che riporta i fatti in maniera obiettiva con uno stile conciso, secco,
stringato.
Esempio:
1 - Operava da anni nel centro cittadino
2 - BANDA DI FALSARI SGOMINATA A LONDRA
3 - La tipografia clandestina in uno scantinato. Otto componenti della banda arrestati.
Il
cervello è riuscito a fuggire. Centinaia di mazzette di sterline false pronte per essere
spacciate.
4 - Londra. La polizia ha fatto irruzione stamani all’alba...
Se si parla di un personaggio famoso conviene inserire il suo nome nel titolo.
Es.: Il presidente xxx all’inaugurazione della mostra...

LA SCENEGGIATURA DEL FUMETTO. Essa è formata da:


1 Dialoghi o pensieri
2 Descrizione dell’ambiente
3 Descrizione degli stati d’animo
4 Descrizione delle tavole
Es. TAVOLA 1 Campo Lungo
Leda Sai cosa mi è capitato ieri sera?
Elen No. Raccontami.
(Siamo su una spiaggia, d’estate e due belle ragazze sui 30 anni, in costume
discorrono
sotto l’ombrellone).
TAVOLA 2 Campo Medio
Leda Ero al bar quando è venuto un poliziotto e mi ha chiesto di te.
49
Elen Di me?
(si stupisce Elen puntandosi un dito al petto).
TAVOLA 3 Primo Piano
Leda Sì, non sapeva dove trovarti ed io gli ho indicato il tuo amico Fred.
Elen (pensiero) Stupida che non sei altro.
(Leda spiega con calma. Elen ha una espressione leggermente arrabbiata).

DESCRIZIONE DELLE TAVOLE:


Dettaglio
Primo Piano
Campo Medio
Campo Lungo
Angolazione dal centro
Angolazione dal basso
Angolazione dall’alto
Angolazione obliqua
Tavola grandezza normale
Tavola grandezza ridotta
Tavola grandezza maggiore

L’editore consegna il testo al disegnatore che disegna le tavole.

IL RIFACIMENTO E’ la ricostruzione e il miglioramento di un’opera.


L’opera da rifare può essere:
- Il lavoro di un dilettante il quale ci chiede di revisionarlo.
- Un’opera nostra giovanile, datata o imperfetta.
- Un’opera incompiuta.
Prima di tutto bisogna leggere attentamente e più volte l’opera sottolineando le
parti da
rifare.
Su 100 pagine: se ci sono 20 o 30 pagine da rifare, il lavoro riesce bene. Se ci
sono 50 pagine da rifare è necessario procedere a una riduzione e da un romanzo se
ne ricava un racconto.
Bisogna riscrivere su fogli nuovi le parti sottolineate mettendo il numero della
pagina
a cui corrispondono. Le parti nuove devono essere intonate in stile e ritmo con il
rimanente del testo.
Correggetele e revisionatele finché assumono la forma definitiva. Infine inserite
queste parti nuove nel rimanente del testo.
Può accadere che, nonostante gli sforzi per migliorarla, la nostra opera non
esprima quello che volevamo. In questo caso significa che l’opera non è riuscita e
bisogna buttarla via.
Si chiamano aborti quei lavori malriusciti che l’autore non riesce a sviluppare e
che bisogna scartare. Gli aborti compaiono ogni tanto nella carriera di uno scrittore.
50
TRADUZIONE E PREFAZIONE. Perché la traduzione riesca bene è necessario che
il traduttore ami l’opera che sta per tradurre. E’ importante che il traduttore studi la
biografia dell’autore, che comprenda i suoi gusti, il suo carattere. E’ necessario che
autore e traduttore abbiano le stesse preferenze e tendenze. Una grande affinità
consente al traduttore di comprendere e penetrare l’esperienza umana e letteraria
dell’autore.
Durante le mie letture ho visto traduzioni buone e traduzioni mancanti di intere
frasi o interi capitoli. Ho visto traduzioni che usavano parole arcaiche, modi di dire
banali, espressioni inadeguate che stravolgevano il testo originale. Prendiamo un
brano a caso tratto dal racconto:”Fischia e verrò date “ di M.R. James e diamo 5
versioni di altrettanti traduttori italiani.
I. Cupo e solenne era il panorama al quale diede un’ultima occhiata prima di
avviarsi verso casa. Una luce giallastra a occidente rivelava i campi da gioco, sui
quali si vedevano ancora alcune figure che si muovevano verso al sede del circolo, la
torre campanaria quadrata, i lumi del villaggio di Aldsey, la pallida striscia di sabbia
intersecata a intervalli da neri ciuffi di bosco, il mormorante mare in penombra.
(Traduzione Bruno Tasso, editori Sansoni e Sugar).

II. Nudo e solenne era lo scenario a cui gettò un ultimo sguardo prima di
intraprendere la strada del ritorno. Ad ovest una pallida luce gialla illuminava i campi
da golf, su cui erano ancora visibili alcune figure che si dirigevano verso il circolo, la
tozza torre martello, le luci del villaggio di Aldsey, la pallida striscia di sabbia
intervallata a tratti dai frangiflutti di legno nero, il mare scuro e borbottante.
(Traduzione Donata Marciano, Editore Teoria).

III. Freddo e solenne era lo scenario al quale, prima di dirigersi finalmente verso
la locanda, volle gettare un ultimo sguardo. A ovest, una vaga luce tendente al giallo
cadeva sul campo da gioco, sul quale erano ancora visibili alcune figure che stavano
dirigendosi verso la club-house, la tozza torre martello, le luci del villaggio di Aldsey,
la pallida striscia di sabbia, intervallata a tratti dai lunghi pontili in legno nero, il mare
cupo e brontolante. (Traduzione Attilio Veraldi, Editore Bompiani).

IV. Cupo e solenne era il paesaggio che egli si fermò a contemplare un’ultima
volta prima di prendere la via del ritorno. Il fioco riverbero che ancora veniva da
occidente bagnava di una luce giallognola il campo di golf, sul quale si distinguevano
minuscole figure dirette verso il club, la tozza torre circolare, le case del villaggio di
Aldsey, il nastro chiaro della sabbia, la distesa spettrale del mare. (Traduzione Carlo
Fruttero, Editore Einaudi).

V. Il panorama a cui lanciò un’ultima occhiata prima di prendere la via di casa


era tetro e solenne. Una luce pallida a oriente illuminava i campi da golf sui quali si
potevano distinguere poche figure che si muovevano in direzione della sede del club,
la tozza torre del fortino, le luci del villaggio di Aldsey, la chiara striscia di sabbia

51
intersecata da alberi scuri, il mare mormorante velato di nebbia. (Traduzione Alda
Carter, Editore Garden).
Notiamo lacune e differenze: la torre a volte è quadrata, a volte è rotonda; la
luce a volte è a occidente, a volte a oriente.
Ecco adesso il testo originale inglese, Edizione Penguin Book:
Bleak and solemn was the view on which he took a last look before starting
homeward. A faint yellow light in the west showed the links, on which a few figures
moving towards the club-house were still visible, the squat martello tower, the lights
of Aldsey village, the pale ribbon of sands intersected at intervals by black wooden
groynes, the dim and murmuring sea.
Ma non solo le parole cambiano, nelle traduzioni. Anche i numeri. Esempio:
Daphne du Maurier Gli Uccelli Traduzione di Orazio Viani in I terrori che
preferisco presentati da Hitchcock Editore Feltrinelli 1960:
La notte del 4 dicembre il vento cambiò improvvisamente, e venne l’inverno.
Fino allora l’autunno era stato languido e mite.
Daphne du Maurier Gli Uccelli Traduzione di Marina Vaggi da Non dopo
mezzanotte Editore Sellerio 1996:
Il 3 dicembre durante la notte il vento cambiò e venne l’inverno. Fino a quel
momento l’autunno era stato dolce e tiepido e le foglie avevano indugiato sugli alberi,
di un rosso dorato, le siepi erano ancora verdi e la terra era generosa dove l’aratro
l’aveva rivoltata.
Il discorso delle affinità vale anche per la prefazione. Dobbiamo presentare
solamente autori che apprezziamo e che possiedono un’indole affine alla nostra.
Evitate le lungaggini e le polemiche. Il prefatore dica quello che ha da dire e poi
lasci il posto all’Autore.
La prefazione ideale è breve. Essa contiene una biografia dell’autore. Chiarisce i
pregi dell’opera. Raffronta questa opera con altre che trattano lo stesso tema. Riporta
il giudizio di qualche scrittore autorevole.

L’AUTOBIOGRAFIA. Se giudicate la vostra vita tanto interessante che merita di


venire raccontata potete scrivere una autobiografia.
Per rievocare i fatti è necessaria buona memoria. Poi dovete intervistare amici e
testimoni. Dovete consultare documenti. Rivisitare i luoghi dove si sono svolti i fatti.
Servirvi di eventi importanti come punti di riferimento.
Quando scrivete gli avvenimenti metteteli nel giusto ordine cronologico. Ma non
è sempre possibile nè conveniente narrare i fatti in ordine cronologico. Alcune storie
di genere differente fra loro procedono inestricabilmente unite durante la vita. Allo
scopo di agevolare la lettura conviene narrare separatamente queste storie e mettere la
data per far capire al lettore che le storie si sono svolte contemporaneamente.
Invece tanti piccoli avvenimenti dello stesso genere che sono accaduti in tempi
differenti conviene riunirli e raccontarli tutti insieme. Scrivete poi la data di inizio e la
data di fine di questi fatti affinché il lettore li collochi nel giusto settore di tempo.

L’AUTORE. Lo scrittore è i filo diretto fra il lettore e la Realtà.

52
Fare lo scrittore è un lavoro faticoso e pericoloso perché lo scrittore è sempre in
prima linea. Egli vive negli ambienti, frequenta i personaggi, vede da vicino le
situazioni che descrive.
Lo scrittore non è uno che si è semplicemente documentato sui libri. Se lo
scrittore non ha vissuto in prima persona (o se non ha visto) ciò che racconta, egli non
è degno di chiamarsi così. Scrivere cose lette e mai viste è immorale!
Lo scrittore è uno scienziato che aiuta a capire il mondo. Lo scrittore è un artista
che rende più bello e piacevole il mondo. E il mondo è come una casa che dobbiamo
sforzarci di migliorare per quelli che verranno dopo.
Lo scrittore deve credere nel lavoro che svolge e vederlo come una missione. Lo
scrittore deve imparare anche a superare scoraggiamenti e delusioni. Scrive in
proposito Mike Ashley: “Soffermatevi a pensare quanti capolavori vanno perduti, in
vecchie soffitte, nei bauli, nei cassetti di vecchie scrivanie, e sono destinati a non
vedere mai la luce solo perché un editore li ha trovati inadatti e l’autore si è
demoralizzato.”

DILETTANTI E PROFESSIONISTI. La differenza fra dilettanti e professionisti è


questa: chi ha già un lavoro e fa lo scrittore nei ritagli di tempo resterà sempre un
dilettante.
Per diventare professionista bisogna che lo scrivere sia la nostra attività
principale. Scrivete continuamente, tutti i giorni.
Fare lo scrittore non è un lavoro leggero da sottovalutare. “La penna pesa più
della vanga”. Il lavoro di scrittore è faticoso e richiede impegno, costanza, dedizione.
“Se vuoi diventare maestro in qualsiasi arte devi dedicare tutta la vita a essa” scrive
Erich Fromm.
Scrive Pierre Le Mure: “ Non so se arriverò mai a terminare la mia opera, e non
so neanche se sarà mai rappresentata. E allora perché lo faccio? Perché non posso
farne a meno. Vedi, l’artista che ha un’idea nel cervello è come la donna che deve
avere un figlio: è costretto a esprimerla, così come la madre è obbligata a mettere al
mondo il bambino. Tutto questo viene definito potenza creatrice. Se non si avverte lo
stimolo di esternare il proprio pensiero sulla carta o sulla tela o in qualunque altra
materia grezza, non si è artisti. E’ semplice, ed è tutto qui.”
Eppure per fare questo lavoro non è necessario rinunciare ad avere una vita
soddisfacente con altri interessi. Non dobbiamo dedicarci a troppe attività per non
essere dispersivi. E neppure dobbiamo concentrarci solo sulla scrittura perché le altre
attività arricchiscono la mente e forniscono materiale per scrivere.
Vorrei concludere questo paragrafo riportando una regola buddhista che mi
piace molto: Semina un pensiero e raccoglierai un’azione. Semina un’azione e
raccoglierai un’abitudine. Semina un’abitudine e raccoglierai un carattere. Semina un
carattere e raccoglierai un destino.

L’EDITORE. Finita l’opera il nuovo autore va incontro alla fama? alla gloria?
Neanche per sogno. Lo aspetta invece il calvario di chi vuole farsi pubblicare per la
prima volta.

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Non è impresa facile per un autore nuovo pubblicare le sue opere anche perché
l’offerta dei testi è superiore alla richiesta. Farsi pubblicare significa costringere un
editore a rischiare dei soldi per stampare il vostro libro.
Proviamo a dare qualche consiglio. Tenete presente che: sono necessari molti
tentativi prima di trovare l’editore giusto; l’autore è il miglior manager di se stesso.
I grossi editori pubblicano solamente autori famosi e conosciuti. Gli editore
medi che hanno la distribuzione sono disposti a esaminare e pubblicare a loro spese,
le opere di autori nuovi. Le opere devono essere buone e di genere simile a quelle
pubblicate.
Esaminate i cataloghi di tanti editori. Scegliete editori che abbiano pubblicato
libri di genere simile a quello da voi scritto. Se vi piacciono i libri di un Editore
significa che lui apprezzerà i vostri scritti (avete gli stessi gusti). Gli editori si
specializzano e sarebbe inutile proporre un libro di poesie a un editore che pubblica
solo testi scientifici.
Dopo aver fatto la vostra scelta: mettetevi in contatto con l’editore; descrivete il
vostro testo e chiedete se vuole prenderlo in visione.
Oppure andrete di persona dall’editore, dopo aver preso un appuntamento con
lui. Quest’ultima soluzione sarebbe quella ideale, purtroppo però non sempre è
possibile.
Chi abita troppo lontano dovrà spedire il testo o parte del testo per posta.
Utilizzate sempre le copie per evitare che l’originale vada perduto.
Sull’indirizzo scrivete: Segreteria Letteraria o Segreteria di Redazione o
Segreteria Editoriale.
Possedere un testo è come avere una mucca. L’autore lo può vendere all’editore
o lo può cedere per alcuni anni (contratto a termine).
Gli editori piccoli senza distribuzione stampano a spese dell’autore, oppure
inseriscono brevi opere in antologie. Oppure stampano senza contratto nel qual caso
l’autore cede l’opera in cambio della sola stampa e della pubblicità che ne deriva.
All’autore spetta anche il compito di correggere le bozze. Queste sono delle
tirature tipografiche preliminari che contengono molti errori di stampa o refusi. Per le
correzioni servitevi dei margini bianchi laterali.
Bisogna leggere attentamente ogni parola per trovare gli errori. A volte sono
evidenti es. Pierta invece di Pietra. I refusi più pericolosi sono quelli che cambiano il
senso del testo: es. carta invece di corta; cane invece di pane.
Un regno può diventare un ragno, una bomba invece di una bimba, una perla invece
di una pera, un segno diventa un seno, una barba nera può diventare una bara nera; o
una sfera diventa una sera, porta diventa poeta, ecc. Ho notato che i tipografi con i
loro errori tendono a semplificare le parole e i concetti.
I caratteri tipografici sono di varie dimensioni: corpo 10, corpo 5.... Di varie
forme: bodoniano, neretto, bastone...
La lunghezza di una riga si chiama giustezza. Lo spessore della carta si chiama
grammatura.
Il formato dei volumi è:
altezza fino a cm 15 = 24°
altezza fino a cm 20 = 16°
54
altezza fino a cm 28 = 8°
altezza fino a cm 38 = 4°
oltre a cm 38 = in folio
Se esistono delle fotografie il tipografo compone anche il menabò, dove viene
approntato il testo fra le varie illustrazioni.
Una cartella è una facciata dattiloscritta di 30 righe con 60 battute.
La legatura può essere: in brossura, ottenuta cucendo insieme i quinterni e
incollandoli su un cartoncino floscio. O più economicamente i fogli non sono cuciti
ma sono tenuti uniti da uno strato di colla sul dorso. Nelle edizioni di pregio, o
rilegate, la copertina è in cartone rigido ricoperto in tela, in seta o con sovraccoperta
plasticata.
La tiratura va dalle 1000 copie in su.
L’autore può inviare la sua opera a concorsi patrocinati da enti, circoli culturali.
Può proporla a editori stranieri per traduzioni o riduzioni cinematografiche.
L’opera appena nata è come un bambino che ha ancora bisogno di cure.
L’autore, (oltre che l’editore) deve spedire copie del suo libro a biblioteche, giornali,
riviste per essere recensito.
L’autore deve fare pubblicità. Deve partecipare a fiere del libro, congressi,
presentazioni, interviste. Per farsi conoscere deve scrivere su giornali, riviste,
fanzines.
La creatività (poiché richiede isolamento, solitudine, concentrazione) è l’opposto
dei rapporti sociali. Pure in certi periodi l’autore deve dedicarsi ai rapporti sociali allo
scopo di diffondere la sua opera.

COPYRIGHT O DIRITTO D’AUTORE. E’ disciplinato dagli articoli 118-135 1 22


Aprile 1941 n.633 sul diritto d’autore.
Con il contratto, il titolare del diritto di pubblicazione concede all’editore di
esercitarlo in proprio, dietro compenso, mentre l’editore si impegna a pubblicare
l’opera e a diffonderla.
La legge prevede due tipi di contratto.
“Contratto per edizione” che conferisce all’editore il diritto di eseguire una o più
edizioni entro 20 anni dalla consegna del manoscritto per un determinato numero di
esemplari. (Se mancano queste indicazioni si presume che il contratto riguardi una
sola edizione per un massimo di 2000 copie).
“Contratto a termine” che conferisce all’editore il diritto di eseguire quante edizioni
voglia, durante un periodo di tempo che non può superare i 20 anni, per il numero
minimo di esemplari per edizione che deve essere indicato a pena di nullità.
In mancanza di contratto l’opera è di proprietà dell’editore che l’ha pubblicata.
La registrazione dell’opera alla SIAE (prima della pubblicazione) serve per
garantirne la paternità.
L’apposizione del timbro e bollino della SIAE (Società Italiana autori editori) su
ogni esemplare è facoltativa e comporta il pagamento da parte dell’autore di 10 lire
per ogni copia timbrata.
Il timbro è inutile quando l’autore percepisce un compenso fisso (forfait)
stabilito dal contratto.
55
E’ utile quando il contratto stabilisce che all’autore spetta una percentuale su
ogni copia venduta.
L’autore riceve i soldi direttamente dell’editore, una volta all’anno, al rendiconto
delle vendite.

PARTE III

GRAMMATICA. Chi conosce la grammatica guida la narrazione. Chi non conosce la


grammatica si lascia guidare e non è padrone della narrazione. Per scrivere un buon
libro ci vuole sensibilità e tecnica. Dunque una buona conoscenza grammaticale è
indispensabile.
Studiate gli argomenti grammaticali su 4 o 5 testi di autori diversi per poterla
assimilare meglio. Facciamo ora alcune osservazioni.

Il racconto è scritto in I persona quando il personaggio principale è l’io narrante.


Es.: Sto correndo di notte sull’autostrada e mi sento stanco.
Nel racconto in I persona c’è una forte partecipazione alla vicenda. Gli svantaggi
sono: non si possono descrivere i pensieri degli altri personaggi e neppure le loro
azioni che si svolgono fuori dalla sfera di osservazione del narratore.
Il racconto è scritto in III persona quando lo scrittore racconta le avventure di un
personaggio principale o di più personaggi.
Es.: John sta correndo di notte sull’autostrada e si sente stanco.
Qui c’è una minor partecipazione alla vicenda. I pensieri degli altri personaggi
possono venir descritti e così pure le loro azioni anche se si svolgono lontano e
separatamente.

L’iniziale maiuscola esalta un nome comune conferendogli personalità e dignità.


Es.: la Fortuna, il Caso.
Es.: Jal andava dal Mostro. Dough Steiner
Es.: Veniva dalle infernali profondità, del Male, del Deforme, dello Sbagliato,
dell’Incompleto. Dough Steiner.
56
Qualche volta l’autore può esprimere un brevissimo commento o valutazione
degli avvenimenti narrati.
Evitate lunghe tiritere. Per avere un buon effetto sui lettori i commenti devono essere:
brevi, quasi lapidari, originali e poco numerosi.
Es.: Quell’immenso territorio, antico regno di una privilegiata famiglia patriarcale,
continuò a riposare il sonno della morte coperto dalle acque limacciose, cariche di
malaria. Ad esso fu persino assegnato un nome: la palude di Hood! Rimarrà nei secoli
a testimoniare la fugacità delle ricchezze umane. Max Dave
Es.: Quando però fui all’uscio sconnesso della bicocca ebbi una stretta al cuore.
Come accade ogni volta che ci si reca ad un convegno decisivo, d’amore o di morte.
F. Graegorius.

L’uso della I persona plurale adoperata al posto dell’io parlante può significare
sfarzo, potere. L’io maiestatico dei re, principi, papi.
Es.: Noi ordiniamo...
Al contrario può significare grande modestia. Chi parla si abbassa al livello degli
ascoltatori. Es.: Il professore dice agli allievi: Noi impareremo adesso...

La narrazione al presente comunica il massimo della partecipazione alla vicenda.


Il tempo presente può allora venir impiegato anche per i momenti culminanti di una
narrazione al passato per dare più vivacità e immediatezza.
Es.: Partii un po’ tardi e divertendomi ad ammirare i luoghi romantici di quella
regione, girovagai tanto che la notte mi sorprese fra le montagne e non sapevo dove
mi trovassi. Camminai a caso per parecchio tempo, poi finalmente vidi una luce
molto vicina e la raggiunsi, deciso a chiedere ospitalità. Busso; mi apre un domestico
e, alla mia richiesta, mi introduce in un magnifico salone dove trovo una dama molto
bella, molto elegante, che mi riceve graziosamente e mi invita a sedere accanto a lei.
Charles Nodier
Es.: Quando ebbe terminato di spogliarsi, la Vedova con un lungo velo nero che
ancora le pendeva dai capelli, si avvicinò a Pierre, che non mosse muscolo, se non
quelli delle sue mani agili e nervose. Desiderava quella donna, ma aveva paura. La
Vedova è dietro a lui e gli passa intorno al collo le braccia d’avorio, fredde come la
luna.
Frank Graegorius.

Si chiama enfasi quel fenomeno che attira l’attenzione del lettore. L’enfasi è
presente sulla prima parola all’inizio della frase.
Es.: Io lavoro il ferro = io e non mio fratello o mio cognato.
Il ferro è lavorato qui = il ferro e non il rame o la ceramica.
Qui si lavora il ferro = proprio in questa stanza e non in altri posti.
Ecco qualche bell’effetto ottenuto:
Es.: Le carni. Se le sentiva arroventate. Paul Carter.
Es.: Bruciava. La parte estrema dell’ala destra di Firth Farm, bruciava. Paul Carter.

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La maggior enfasi si trova dunque sulla prima parola all’inizio di una frase.
(Sottolineeremo questa parola due volte.)
Subito dopo, la parola a cui va la maggior enfasi è l’ultima in una frase.
(Sottolineata una volta).
Es.: Sole d’autunno, scialbo e titubante.
Dagli alberi la frutta cade.
Silenzio dello spazio azzurro un lungo pomeriggio invade. G. Trakl.
I posti privilegiati in una frase sono: la prima parola e l’ultima.
Esempio di enfasi sull’ultima parola: (sottolineata)
“Due circostanze ritardarono un poco i miei esordi universitari; una malattia
abbastanza grave che mi colpì...e il Due Dicembre. Cronologicamente avrei dovuto
dire <<il due dicembre e la malattia>>. Con il tocco magico di tutti gli scrittori ho
invertito l’ordine allo scopo di tornire la frase e ottenere una chiusa a effetto.
Minuzie? Cineserie? ma lo scrivere è fatto di queste cose!” P. Verlaine.

La costruzione normale (diretta) della frase è: soggetto, verbo, oggetto, altri


complementi. (Nel periodo: principale, subordinate di 1, 2, 3 grado).
Es.: Tom sega i tronchi nel bosco tutte le mattine.
La costruzione indiretta si adopera per enfasi. Ricordiamo che per valorizzare
una parola bisogna metterla all’inizio della frase.
Es.: Tutte le mattine Tom sega i tronchi nel bosco.
Nel bosco Tom sega i tronchi tutte le mattine.
I tronchi li sega Tom nel bosco tutte le mattine. (Nell’ultima frase è necessario
aggiungere il pronome “li”.
La costruzione indiretta si adopera anche per evitare la monotonia e per rendere
scorrevole lo stile. Il cambio di argomento o l’introduzione di nuovi personaggi
creano stacchi bruschi. Per evitarli si adopera la costruzione inversa la quale crea una
specie di aggancio.
Es.: John lavora nei campi da mattina a sera. Nei campi lavora anche Mary.

Il complemento aggiunge una sfumatura alla frase. Es.: Jim corre via con un
grido.
Quando il complemento esprime un’azione importante può essere messo per
primo.
Es.: Con un grido Jim corre via.
A volte può essere trasformato in una subordinata. Es.: Jim corre via gridando.
O in una coordinata. Es.: Jim corre via e manda un grido.
Un concetto poco importante si esprime con una subordinata implicita.
Es.: Arrivato a Londra sono andato al museo.
Se il concetto è più importante la subordinata diventa esplicita.
Es.: Quando sono arrivato a Londra sono andato al museo.
Se il concetto è importantissimo la subordinata diventa una coordinata.
Es.: Sono andato a Londra e ho visitato il museo.

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Quando il soggetto è più importante lo mettiamo all’inizio di frase e usiamo la
costruzione attiva. Es.: Il gatto mangia il canarino.
Quando l’oggetto è più importante lo mettiamo all’inizio di frase e usiamo la
costruzione passiva. Es.: Il canarino è mangiato dal gatto.
Quando vogliamo far cadere l’enfasi sul verbo mettiamo il verbo all’inizio di
frase trasformandolo in un nome. Es.: A mangiare il canarino è stato il gatto.
Altri esempi di costruzioni passive:
I libri sono rilegati a mano. (dagli operai, si può tralasciare).
Le finestre sono state murate. (dai muratori).
I tappeti si lavano qui. (da noi).
É gradito l’abito scuro. (dalla direzione).
Oppure quando è possibile metteremo un adeguato verbo che tratti l’oggetto
come se fosse una persona vera.
Es.: La mostra apre i suoi battenti tutti i giorni.
Es.: In tavola apparvero lunghe bottiglie di vino del reno. Jean Ray
Es.: Strane dicerie circolavano su quella casa.
Es.:Una dopo l’altra le arcate mi risucchiavano e mi rilasciavano, lenti al mio fianco
trascorrevano i palazzi. G. Meyrink.

Il verbo esprime l’azione della frase. Es.: Parto per Londra. L’impiego di un
verbo servile o di un verbo fraseologico cambia leggermente il significato o aggiunge
una sfumatura. Es.: Voglio partire. Sto per partire.

La congiunzione “E” all’inizio di frase allude alla presenza di un precedente,


sottinteso contesto del quale la frase è una specie di conclusione.
Es.: E il richiamo venne...dapprima un tenue mormorio come il sommesso tono di
una nenia; poi più chiaro, più perentorio: una melopea d’amore tenuta su di una nota
lunga, monocorde, accorata... Paul Carter.
Es.: E il cuore parve cessare di battergli. Paul Carter.
Es.: E quando il destino sospinge l’Uomo in quelle brumose lande al confine tra la
ragione e la follia, tra la vita e la morte, allora esplode l’angoscia. Frank Graegorius.

Per enfasi (per metterli in evidenza) si separano con un punto fermo i


complementi dalla frase.
Es.: Sì, ho deciso di andare in Africa. Per tutta la vita.
Per enfasi si separano con un punto fermo le subordinate dalla principale.
Es.: Hai provveduto proprio a tutto. Eccetto che portare da mangiare.
Es.:Aspetterò. Finché non sarà arrivato.
Per enfasi si separano con un punto fermo due coordinate.
Es.: John scelse la via più corta. Henry la più lunga.
Attenzione a non esagerare per non cadere nell’ambiguità. Altri esempi dove
l’impiego del punto rende le frasi cortissime (formate da una o due parole) che
comunicano al lettore un senso di alta tensione emotiva.
Es.: Urlò. Folle. Invasato. Paul Carter.
Es.: Buio lì. Luridissimo buio. Paul Carter.
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Es.: L’autunno. Una ragazza sola. Uno specchio d’acqua. L’autunno è una stagione di
solitudine. Ma solitudine non vuol dire tristezza. Solitudine vuol dire anche colloquio.
Con se stessi. Da: “Monelle e i suoi ricordi su Playman 1968”.

I punti di sospensione sono una interruzione del testo. Per tacere qualcosa che
non si sa o che è sottinteso. A volte consentono degli effetti suggestivi.
Es.: Qui il vento ulula come i lupi delle foreste, barrisce come i draghi dei lochs,
geme come le vedove sulle tombe dei mariti, sospira come le vergini sul letto di
nozze, mormora come.... Red Schneider.
Es.: E se al di là di quella porta ci fosse qualcosa di talmente spaventoso da fargli
perdere la ragione. E se... Frank Graegorius.
Es.: A destra c’era la solita camera, familiare ed accogliente. A sinistra invece...
Frank Graegorius.

Alcuni nomi designano una persona e nello stesso tempo esaltano o degradano
questa persona. Esempio Commerciante – bottegaio. Operatore ecologico – spazzino.

Gli aggettivi, gli avverbi, i verbi e i nomi alterati si prestano a trasmettere delle
realtà soggettive. Gli oggetti in questi casi vengono fortemente caratterizzati e
investiti dalle sensazioni dell’autore.
Es.: Un poetastro. Una vecchiaccia. Una casupola. John lavoricchia. L’amichetta di
Fred.
Es.: Crepuscolo grigiastro in Sugarburi Street quasi un vicolo fra vecchie case e
squallidi magazzini. Frank Graegorius.
Es.: Jal guardava affascinato l’orrendo omarino che si protendeva brancicando il
vuoto con un braccio. Dough Steiner.

Usando un aggettivo o il suo contrario si possono ottenere delle gradazioni di


significato.
Es.: É probabile che l’uomo vada sul pianeta Giove.
Non è improbabile che l’uomo vada su Giove.
Non è probabile che l’uomo vada su Giove.
É improbabile che l’uomo vada su Giove.

Con pochi aggettivi si descrive in maniera secca e oggettiva la realtà. Così si


fanno le cronache o le esposizioni scientifiche. Una descrizione oggettiva può
comprendere un giudizio soggettivo. Es.: Quella casa era color rosso infernale. Qui la
parola infernale suggerisce che si tratta di una casa malvagia.
Due aggettivi riferiti a un nome sono fortissimi. Tre aggettivi hanno l’effetto di
una cannonata.
Es.: L’urlo di Hella fece rabbrividire perfino le pareti della camera e tremare le
fiamme. Un urlo aspro, lungo, tremulo... Frank Graegorius.

Il plurale dei nomi non numerabili crea un senso di grandiosità e maestosità.


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Es.: Le sabbie del deserto; Le nevi dell’Everest; Il Dio dei cieli: anziché la sabbia, la
neve, il cielo.

Una frase costruita con soggetto, verbo e complemento risulta la più chiara.
Tante frasi uguali così rendono la prosa pesante.
Per snellire la frase o per evitare inutili ripetizioni: la proposizione può essere
ellittica (mancante) del soggetto quando esso non è importante, oppure si intende dar
risalto al predicato.
Es.: Vengo. (sottinteso Io vengo).
Es.: É vostra. (sottinteso Questa cosa è vostra).
Es.: Il mendicante disse che sarebbe andato via subito. Invece restò per tutta la
mattina (sottinteso il mendicante).
La proposizione può essere ellittica (mancante) del predicato quando esso non è
importante oppure si intende dar risalto al soggetto.
Es.: Chi ha il coraggio di affrontare quel bandito? L’uomo senza cravatta. (sottinteso
ha il coraggio di affrontarlo).
Es.: Io prendo la bionda, tu la bruna. (sottinteso prendi).
Es.: Vidi uomini e donne correre e gridare. Dietro di loro i bagliori di un fuoco.
(sottinteso vidi).
Oppure si può fare affidamento a una frase di supporto.
Es.: “vieni a teatro con me stasera?” “Mia moglie non si sente bene”. Cioè non posso
venire perché mia moglie non si sente bene.

Frasi incomplete con il verbo al condizionale servono a esprimere incertezza:


Es.: L’uomo delle nevi sarebbe alto oltre due metri. (mancante di: secondo i giornali,
gli avvistatori, ecc.).

Parole onomatopeiche sono chiamate quelle parole che riproducono le voci degli
animali o i rumori delle cose.
Es.: Chicchirichii = il canto del gallo.
Es.: Toc!....Toc! Due colpi secchi, improvvisi furono battuti alla porta. Max Dave.
Es.: Den Dun scampanavano fesse le campane. Bertrand Aloysius.
Es.: Svish una lama che scende.
Es.: Plan... Plan... rumore di passi giù in salone. Max Dave.
Es.: Frù-frù fruscio delle vesti.
Es.: Pan! Pan! Batte il martello. Jean Ray.
Es.: Hallalì! Hallalì! Il grido di caccia risuonava, incitatore e selvaggio quasi, sotto le
innumeri, immense volte della foresta. Paul Carter.

Le interiezioni sono esclamazioni, grida inarticolate, suoni spontanei per


esprimere meraviglia, ira, paura, disappunto, gioia e qualsiasi sentimento dell’animo
umano.
Es.: Aaaaah = dolore
Uhm = perplessità
Mah = incertezza
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Ehm = imbarazzo
Uff = fastidio
Viva! Urrah! = esultanza
Perbacco! Peccato! Ecc.
Molto comuni nei fumetti, in letteratura vanno usate con moderazione per
ottenere dei bei effetti.

Una qualità può essere descritta in maniera accentuata così che da buona diventa
cattiva. Es.: Uno strano, torpido silenzio che scendeva sulla selva, nell’aria,
ovunque... Un gran manto di pace. Una pace bieca. Una pace da agonizzante. Paul
Carter.

Nel dialogo passando dalla I alla III persona si crea un effetto di rilievo.
Es.: “Non sono certamente una donna magrolina. Quando Evelin Ross è spogliata, c’è
molta Evelin Ross da vedere”.
E viceversa dalla III alla I persona:
“Un medico assistè alla morte di una bambina e questa esperienza lo sconvolse a tal
punto da fargli abbandonare la professione. Ebbene, io sono quel medico.”

Il carattere maiuscolo usato per parole (o intere frasi) serve per evidenziare il
contesto.
Es.: Lui non sa nulla, non sa nulla...non sa nulla...non sa...nulla...NULLA... Frank
Graegorius.
Es.: E la vide. Nel buio pozzo dove si dibatteva il suo terrore, LEI, ROSEA,
LUMINOSA, STUPENDAMENTE FEMMINA NEL TRIONFO SENSUALE DEL
MAGNIFICO CORPO, ORRIDAMENTE RIBUTTANTE NEL CRANIO
SCARNITO, NELLA SORDIDA FISSITÀ DELLE ORBITE VUOTE, NELLA
BEFFARDA CONVULSIONE DEL CEFFO GHIGNANTE! LEI! Paul Carter.

Viene sostenuta una tesi che poi viene smentita dai fatti. Così i fatti assumono
maggior importanza poiché vanno contro le aspettative.
Nell’esempio il personaggio (ospite di un castello scozzese) una notte si sveglia da un
incubo e ride delle sue paure ma.....
Es.: “E di colpo scoppiò a ridere. Nervosamente, istericamente, stupidamente. Nulla!
In fondo cosa diavolo era successo? Nulla! Delle allucinazioni dovute alla sua
ipersensibilità, alla stanchezza, al whisky, alle chiacchiere sui tenebrosi castelli
scozzesi... Nulla! Imbecille; tre volte imbecille! E pensando che, in definitiva, dal
legno della paura si intagliano gli eroi, si cacciò sotto le coperte. E prese sonno che
ridacchiava ancora... Comunque, il lume non lo aveva spento...” Paul Carter.

STILISTICA. Per rendere il linguaggio più efficace e colorito si usano degli artifici o
delle particolari disposizioni delle parole in una frase.
LA METAFORA.
Dick è forte come un leone (paragone)
Dick è un leone (metafora)
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Ecco la metafora. Questa cosa magica e importante è tutta qui: è un paragone
abbreviato. Anziché fare un paragone fra la cosa A e una qualità della cosa B dico: A
è B.
Naturalmente la qualità dell’oggetto che fa da paragone deve essere chiara. Se
scrivo: Questa penna è una piuma. É facile capire che intendo: Questa penna è
leggera come una piuma.
Ma se scrivo: Il mio amico è la torre Eiffel. Qui non è facile intendere: Il mio
amico è alto come la torre Eiffel.
Altri esempi di metafora:
Un mare di guai. Un fiume di parole. Un mondo di felicità (una grande quantità).
L’alba della vita (l’inizio della vita).
Una tempesta di sassi (una sassaiola).
Accecato dall’ira (molto irato).
Il ruggito del motore.
Nel cuore dell’inverno. Ai piedi della montagna.
Es.: Una stradina che moriva fra vecchie querce.
Es.: Allora presi il telefono, ma la linea era andata a pesca. F. Dard.
Es.: Due mandorle di luce nera. F. Graegorius. (gli occhi).
Es: Comparve un uomo piccoletto che indossava una giubba. Ciò che colpiva, di
lui , era la barba, una barba da profeta, inverosimile, un fiume, una cascata, un
Niagara di barba. Maupassant
La metafora è molto importante perché rende la frase più suggestiva dandole
maggior intensità espressiva.
Evitate le esagerazioni in situazioni banali per non cadere nell’insincerità
evidente, nell’artificio. Evitate metafore vecchie, superate e arcirisapute che hanno
perso ormai ogni capacità di stupire.
Es.: Orrida e oscura selva di peli = la barba.
Organo di penne = l’usignolo.
Zecchini ardenti = le stelle.
Dare alla luce = mettere al mondo, partorire.
Il tamburo di Dio = il tuono.
La frittata celeste = la luna.
Ruscelli di lacrime. I dardi del sole. Sudate o fuochi a preparar metalli. Ecc.
Sono immagini vecchie impiegate nel 1600, eccessive e disgustose.

Scrive Folco Tempesti: << La metafora è veramente la regina della poesia. Ma


le metafore non sono giochi della mente, non nascono da associazioni fantasiose. E’
invece il sentimento che le suggerisce, anzi che le offre. Le metafore devono essere
ardite e appropriate; meraviglianti e non barocche; dissociate e tuttavia attinenti. >>
Es. l’umidità fruga nel buio, fa piombo la polvere della strada; la bocca
dell’osteria vomita una luce guasta; la sua finestra ha un riflesso di pozzanghera. A.
Jozsef
Es. Un cane così bagnato, così sudicio, una fiamma gialla sul pelo, scarnito
dalla fame, affilato dalle brame, e il vento umido della notte gli sbatteva lontano i

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fianchi striminziti. Negli occhi gli abitavano dense chiese sospiranti, mentre cercava
croste di pane e qualche altra cosa. A: Jozsef

METONÍMIA. Consiste nell’usare:


1) Il nome della causa per quello dell’effetto es.: guadagnarsi il pane con il
sudore della fronte; invece di con la fatica che è causa del sudore. Partire alle prime
nevi; invece di partire nella stagione invernale, causa delle prime nevi.
2) Il nome del contenente per quello del contenuto es.: Bere un bicchiere; invece
di la bevanda contenuta nel bicchiere. Mangiare un piatto esotico; invece di cibo.
3) La materia invece della cosa di cui essa è fatta es.: Le tele di Monet; invece di
i dipinti. Lucidare gli ottoni; invece di gli oggetti fatti di ottone.
4) L’autore invece dell’opera es.: Ho letto Baudelaire; invece di le opere di
Baudelaire.
5) Il periodo per le persone es.: Il cinquecento inventò la stampa; invece di gli
uomini del cinquecento.
6) L’astratto per il concreto es.: La gioventù ha molti ideali; invece di i giovani
hanno molti ideali.

SINÉDDOCHE. Consiste nell’usare:


1) Il nome della parte per il tutto (o viceversa) es.: Ci vogliono molte braccia;
invece di molti operai.
2) Il particolare per il generale (o viceversa) es.: Le vele solcano i mari; invece
di navi a vela. Il mondo ama il denaro; invece di le persone amano il denaro.
3) Il singolare per il plurale (o viceversa) es.: L’italiano è ingegnoso; invece di
gli italiani.
4) Il numero determinato per l’indeterminato es.: Te l’ho detto cento volte;
invece di moltissime volte. Fare quattro passi; invece di qualche passo.

CATACRÉSI. É l’uso di nomi del corpo umano per designare parti di oggetti
inanimati.
Es.: Il collo della bottiglia. Le gambe del tavolo. Il braccio della gru. I denti della
sega.

ANTONOMÁSIA. Consiste nel sostituire un nome comune con un nome


proprio; oppure un nome proprio con un nome comune.
Es.: C’è uno 007 nella nostra organizzazione = un agente segreto. La luce del nord =
Swedenborg.
ALLEGORÍA. Consiste di una narrazione o descrizione che abbia un senso
nascosto, diverso da quello espresso letterariamente e che bisogna interpretare.
Es.: Le favole di Fedro; le parabole.

SIMILITÚDINE. Paragone. Si chiarisce un concetto paragonandolo a un altro


ben noto.
Es.: Il suo sguardo è violento come un calcio di cavallo. F. Dard.

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Es.: La candela mandò un chiarore dolce e mesto: una goccia d’oro nelle tenebre. F.
Graegorius.
Es.: La zingara cantava una canzone che era simile a una pianura senza orizzonti.
Frank Graegorius.
Es.: Sentiva la sua voce galleggiare nel buio come petali di rose su un laghetto. M.
Sidney.
Es.: Il racconto del vecchio misterioso si perse come il fumo di un camino in una
giornata di vento. M. Sidney.
Notate: la parola che fa da paragone influenza l’atmosfera del testo.
Es.: Un uomo secco come un biscotto (comico).
Un uomo secco come un osso (macabro).

PERÍFRASI. Giro di parole che si usa per evitare di esprimere chiaramente un


concetto.
Es.: Senza vestiti = nudo.
Es.: Era la stagione in cui cadono le foglie. Le Fanu.
Es.: Là dove i giorni e le notti sono molto lunghi, tra i silenzi delle contrade
settentrionali. F. Graegorius.

EUFEMÍSMO. (Una perifrasi) consiste nel sostituire parole o espressioni troppo


crude e realistiche con altre di tono più attenuato.
Es.: É passato a miglior vita; cioè è morto. Donna di strada = prostituta. Uomo di
colore = negro. I meno ricchi = i poveri.

CORREZIONE. Consiste nell’aggiungere a quanto già detto, una nuova


affermazione.
Es.: Nella civiltà moderna esistono moltissimi sprechi. Bene. Cioè male!
Es.: Ecco un penny...no, vedo che è uno scellino. [Link].
Es.: Se un giorno, o una notte, un demone strisciasse furtivo nella più solitaria delle
tue solitudini. Nietzsche.

DUBITAZIONE. Consiste nell’esporre il pro e il contro in una situazione


dubbiosa.

IMPRECAZIONE. Consiste nel prorompere in imprecazioni.

EPIFONEMA. Consiste in una osservazione che serva di conclusione a un


discorso.
Es.: Rimarrà nei secoli a testimoniare la fugacità delle ricchezze umane. M. Dave.

ADÚNATON. Ammette che si verifichi una cosa a condizione che se ne


verifichi un’altra impossibile.
Es.: Gli uomini non faranno più la guerra quando le galline giocheranno a palla. Cioè,
mai.

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OSSÍMORO. Unione di parole o concetti tra loro logicamente opposti.
Es.: Quella donna è ghiaccio bollente.
Es.: Quel giorno divino e infernale. P. Verlaine.

LITÓTE. Consiste nell’affermare un concetto negando il concetto opposto.


Es.: Non nego = ammetto, riconosco.
Es.: Il prodotto non è eccezionale = è scadente.
Es.: Non è un uomo molto sveglio = è stupido, ma con più risalto.

RETICÉNZA. Consiste nell’improvvisa interruzione di una frase come per voler


tacere il peggio, lasciando così il resto all’immaginazione dell’ascoltatore.
Es.: Avvengono cose che... F. Graegorius.
Es.: Stasera, la Rupe della Strega, sembra... F. Graegorius.

PRETERIZIONE. Consiste nel fingere di tacere ciò che in realtà si dice.


Es.: Non ti dico come mi sono divertito.

INTERROGAZIONE RETORICA. Consiste nell’esprimere in forma


interrogativa quello che si potrebbe affermare.
Es.: Ti pare ben fatto questo? Sottinteso questo non è ben fatto.

IRONÍA. Consiste nell’affermare l’opposto di quello che si vuol intendere e nel


farlo capire dal tono della voce.
Es.: Quel figlio di buona donna = quel figlio di donnaccia.
Es.: É proprio un galantuomo quello! = è una canaglia!

APÓSTROFE. Consiste nell’interrompere il discorso per rivolgersi


improvvisamente a persona o cosa assente o lontana.
Es.: Solo pochi percorrono ancora oggi, quella semplice traccia che si addentra
temerariamente nella palude di Hood e posso assicurarvi che si tratta soltanto di
curiosi. Come? Curiosi di trovare cosa? In una palude!! Certamente nulla. M. Dave.

PROLÉSSI. Colui che parla, a un certo momento prevede la risposta


dell’ascoltatore e la dice.
Es.: “É partito senza avvertire prima suo fratello. Non avrà fatto in tempo, dirai tu.
Invece non è andata affatto così” M. Dave.

SINESTESÍA. Collegamento di parole che si riferiscono a percezioni sensoriali


diverse.
Es.: Una melodia blu. Una luce fredda. Dolce sorriso.
Es.: Un giallo fischiante. Kandischy.
Es.: Ho sempre pensato di poter sentire il rumore delle tenebre che invadono
l’orizzonte. Poe.
Es.: Il colore blu è il debole tintinnio di una campanella agitata dal vento. S.
Alexandrian.
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ESCLAMAZIONE. Es.: Che bella casa! C’è più entusiasmo che in: questa casa
è molto bella!

IPÉRBOLE. Consiste in una esagerazione sia in più che in meno di un concetto,


oltre i limiti del vero.
Es.: La mia rivoltella sparò da sola. J. Ray.
Es.: Quanto sperma, la camera ne è piena. De Sade.
Es.: Miss Lamadone è vergine dall’eternità. F. Dard.
Es.: La giovane bellezza si è tolta il vestito e il suo seno è esploso nella camera, ha
sfondato l’impiantito, è straboccato in via Condotti, è rotolato per via Corso fino a
piazza Venezia e ci ha seppellito sotto un diluvio di gigli e di rose. Teophil Gautier.

PROSOPOPÉA. O personificazione, consiste nell’attribuire aspetti umani alle


cose inanimate.
Es.: Il vento ulula.
Es.: “Permette?” La voce era improvvisamente nata alle sue spalle. S. Cockrane.
Es.: Finestre vuote accolgono il silenzio. G. Trakl.

RADDOPPIAMENTO. É la ripetizione immediata di una o più parole.


Es.: Presto saprai tutto, tutto. F. Graegorius.
Es.: Vieni, vieni, Pierre! F. Graegorius.
Es.: Colpi di maglio sul cranio; colpi di maglio. S. Green.
Es.: Io mi ricordo, io mi ricordo delle ore e dei convegni. P. Verlaine.
Es.: Allora l’immagine scomparve e al suo posto comparve una corrente di vapori
mercuriali che fluivano, fluivano... F. Graegorius.
Es.: Era venuto l’inverno, lento e invisibile come la vecchiaia; ieri le guance erano
ancora lisce, oggi sono piene di rughe. Chi avrebbe pensato che sono passati i giorni,
chi avrebbe pensato che sono passati gli anni. Ivan Cankar
Es.: Quando si demolisce una casa è come se morisse qualcuno. Morisse qualcuno…
Come se morisse qualcuno. Zaharia Stancu.

ANÁFORA. É la ripetizione della stessa parola o dello stesso gruppo di parole


all’inizio di due o più periodi.
Es.: Chi ti ha detto di far questo? Chi ti ha detto di prendere l’iniziativa?
Es.: Un viso tutt’occhi. Degli occhi tutta luce, azzurrissimi. S. Green.

PARALLELLISMO. Consiste nella stessa disposizione degli elementi


grammaticali in due frasi vicine. Dà un ritmo lento.
Es.: Ragazze nude su cavalli neri = nome + aggettivo e nome + aggettivo.

CHIÁSMO. Gli elementi sono disposti in ordine contrario, in due frasi vicine.
Dà un ritmo veloce.
Es.: Ragazze nude su neri cavalli = nome + aggettivo e aggettivo + nome.

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ANTÍTESI. É l’accostamento di parole e concetti tra loro opposti per metterli in
risalto.
Es.: I suoi baci erano vita e morte insieme, fiamma e gelo, morso e carezza. W.
Welgren.
Es.: Aveva sperimentato la voluttà e il dolore fino al limite estremo. Al di là c’era il
nulla. F. Graegorius.

BISENSO. Una parola con due significati viene impiegata in due costruzioni
diverse.
Es.: Ad un tratto il conducente gridò: “Siamo sulla strada buona!” La strada buona
era una vasta landa argillosa, di un giallo marcio, sulla quale cadeva con un rumore
sordo una pesante pioggia obliqua. J. Ray.

BISTICCIO. O gioco di parole. Accostamento di parole con suono simile e


significato diverso.
Es.: Essa ha, la tua carne, il fascino oscuro delle cose mature d’estate. Essa ne ha
l’ambra, essa ne ha l’ombra. P. Verlaine.

ALLITTERAZIÓNE. Ripetizione di lettere o sillabe uguali all’inizio di due o


più parole successive.
Es.: Prima primavera.
Il testo è stato tradotto e tradito.

IPOTIPÓSI. É la descrizione con poche parole di un oggetto o evento, come se


l’avessimo davanti agli occhi. Costruzione importantissima.
Es.: E quell’altro imbecille che sta venendo avanti con gli abbaglianti! Ma non
conosce il lampeggiamento? Eppure io vado a cento all’ora e mi bastano le luci basse.
Loro... La luce!!! Leva la luce idiota! Levala!!! La strada! Dov’è la strada? Attento
John. Stai volando... Ecco la botta! Stringi il volante! Tira i piedi!!! M. Dave.

CLIMÁX. O gradazione ascendente. Consiste nel successivo passaggio da un


concetto debole a uno più forte.
Es.: Aspetto la curva...ho tirato giù il finestrino, sono con il corpo fuori... S. Greene.
Es.: Dalle canne d’organo, su un registro basso, uscirono le prime note: una melodia
sinuosa, colorita, esotica. Poi si allargò, fu inghiottita da grida musicali che
irrompevano dal silenzio, scaturivano da maledizioni antiche come il mondo, si
spandevano negli abissi dell’universo, fra nebulosa e nebulosa, nel gelo e nelle
tenebre, là dove Dio confinò i demoni ribelli....
Frank Graegorius.

ANTICLIMÁX. O gradazione discendente. Da un concetto forte si va verso uno


debole.
Es.: L’uomo tese le braccia verso di lei per invitarla a uscire dalla vita e da quella
stanza. J. Britt.

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Es.: I lunghi singhiozzi dei violini d’autunno feriscono il mio cuore con un languore
monotono.
P. Verlaine.

ASÍNDETO. Consiste nella mancanza di congiunzioni. Dà alla frase un ritmo


veloce. Es: Ho visto la luna, le stelle, i pianeti.
Es.: Vide così un balconcino e una ragazza. Martha: bella, dolce, gentile, docile... F.
Graegorius.

POLISÍNDETO. Consiste nell’abbondanza di congiunzioni. Dà alla frase un


ritmo lento.
Es.: Ho visto la luna e le stelle e i pianeti.
Es.: Il fascino dell’Islanda è carico di tanti elementi uno più sconcertante dell’altro:
nevi eterne e vulcani. E paludi, e fiumi, tantissimi, e geyser, e boscaglie, e fiordi a
migliaia; e immense lande deserte… Paul Carter.
Es.: Lea, inginocchiata, lascia vedere un po’ della sua bella coscia bianca...e intorno
ci sono tante foglie morte, e c’é il vento grigio di novembre, e le lacrime di Lea, e la
paura e il rimorso...e...e...e... F. Graegorius.
Es.: E il canale dove l’acqua azzurra tremula e la chiesa ove fiammeggia la vetrata
d’oro e il balcone di pietra su cui i panni asciugano al sole e i tetti, verdi di luppolo.
A. Bertrand.

ELLÍSSI. Consiste nell’omissione di qualche parola che si può facilmente


sottointendere.
Es.: La destra = la mano destra.
Es.: “E Moxon?” “Sepolto ieri”. A. Bierce.
Sottinteso = “E Moxon come sta?” “É stato sepolto ieri”.

PLEONÁSMO. Consiste nell’inserimento nella frase di parole superflue o non


logicamente necessarie per dare maggior efficacia.
Es.: L’ho visto con i miei occhi mentre rubava.
Es.: Lo odio il vento (il pronome “lo” è superfluo).
Es.: Egli la sentì molto la sua mancanza = Egli sentì molto la sua mancanza (pronome
“la” superfluo).

ENDÍADI. Consiste nell’esprimere con due parole coordinate un unico concetto.


Es.: Mi mancano le forze e la giovinezza = Mi mancano le forze della giovinezza.

ZÉUGMA. Consiste nel far dipendere da un unico verbo due costrutti, uno solo
dei quali è adatto.
Es.: Vidi luci e rumori. Vado in campagna per cercare funghi e ispirazione.
Es.: Aveva un abito bianco e un sorriso sul volto. R. Green.
Es.: Nella pianura incontriamo pastori e candide stelle. Trakl.

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DISGIUNZIONE. É il contrario dello zeugma. Consiste nel ripetere il verbo
anche se le parole ad esso collegate non richiedono la ripetizione.
Es.: Io credo nell’amore, credo nell’amicizia, credo nella famiglia = credo nell’amore,
nell’amicizia, nella famiglia.

ENÁLLAGE. Consiste nell’adoperare una forma verbale invece di un’altra, o un


aggettivo per un avverbio.
Es.: Ritorno presto = ritornerò presto.
Es.: Il crepuscolo: una luce violacea che colava stanca da una fessura del cielo. W.
Welgren = colava stancamente.

IPÁLLAGE. Consiste nel riferire un vocabolo a una parola diversa da quella a


cui andrebbe logicamente legato.
Es.: Il guerriero colpì con la crudele spada = il crudele guerriero colpì con la spada.

ANÁSTROFE O IPÉRBATO. O inversione. Consiste in una disposizione non


normale, né abituale delle parole in una frase.
Es.: “Io amo dei tuoi lunghi occhi la luce verdastra” Baudelaire = io amo la luce
verdastra dei tuoi occhi.
Es.: Silenzio dello spazio azzurro un lungo pomeriggio invade. Trakl = Silenzio dello
spazio azzurro invade un lungo pomeriggio.

SILLÉSSI. É una concordanza a senso e non grammaticale degli elementi di una


frase.
Es.: La maggior parte degli amici partirono = la maggior parte degli amici partì.
Es.: Un centinaio di soldati combattevano.

ANACOLÚTO. Consiste di due diverse costruzioni. La prima, con il suo


soggetto rimane incompiuta; segue la seconda con un altro soggetto. É usato
raramente.
Es.: I capolavori della letteratura erotica, gli esteti, gli artisti ne apprezzano in pieno
la bellezza.

LA PRESUPPOSIZIONE. É una tecnica che consiste nel trasmettere


informazioni, messaggi che il lettore ricava al di fuori dell’enunciato. Questa tecnica
viene usata dalla propaganda per influenzare i lettori.
Es.: In questo stato le cose funzionano bene. Lascia capire che all’estero le cose
vanno male.
Es.: Oggi vanno di moda i colori tenui. Suggerisce che i colori violenti sono fuori di
moda.
Es.: Credevo di potermi fidare di Herbert. Suggerisce che Herbert è disonesto.
Es.: Non essere triste, bevi coca cola. Suggerisce che il lettore è triste se non beve
coca cola.
Es.: Lacca Zeta, lacca pulita. Suggerisce che le altre lacche sono sporche.
Es.: Perché l’hai ucciso quell’uomo? Suggerisce che tu hai commesso un omicidio.
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LO STRANIAMENTO. Consiste nel rappresentare un oggetto familiare in
forma insolita e inconsueta.
Es.: Certe case, come certe persone, hanno, chissà come, il potere di manifestare
immediatamente la loro essenza maligna. Forse è il sentore delle sinistre azioni
perpetrate sotto quel tetto (e che ancora aleggia dopo la scomparsa dei protagonisti) a
farci venire la pelle d’oca e rizzare i capelli in capo. Nell’aspetto esteriore di questa
particolare casa non c’era il minimo presagio di quelle tragedie che (secondo la voce
pubblica) si scatenavano nell’interno. Non era isolata né diroccata. Se ne stava
rincantucciata in un angolo della piazza, simile in tutto alle case adiacenti. Uguale era
il numero delle finestre, uguale il balcone sovrastante i giardini, uguali i gradini che
conducevano alla porta d’ingresso. Eppure questa casa sulla piazza, in apparenza così
simile alle sue cinquanta squallide vicine, era in realtà profondamente diversa,
orribilmente diversa. A. Blackwood.

LA SORPRESA. Scrivere una cosa diversa da quella che il lettore si aspettava.


Lo scrittore scrive una frase in maniera da creare un’aspettativa nel lettore che però
viene subito smentita. Lo scrittore sostiene una premessa e poi scrive una conclusione
contraria alla premessa.
Es.: Era pallido, non come un morto... come la morte medesima. D’Aurevilly.
Es.: Ma vi sono cose che non si dimenticano più. Non tante, ma ve ne sono. Ne
conosco tre: la prima uniforme indossata, la prima battaglia sferrata, la prima donna
posseduta. Ebbene! per me quella finestra rappresenta la quarta cosa indimenticabile.
D’Aurevilly.
Es.: Immaginatevi una di quelle belle pesche dalla polpa rossa, in cui si morde a
fondo, o meglio, non immaginatevi nulla... D’Aurevilly.
Es.: Giorgio ebbe la sventura di ritrovare la madre, proprio al compimento dei suoi
quindici anni. Cosa fece?... Non sappiamo se dapprima la strinse tra le braccia, in un
commovente saluto d’incontro! Risulta soltanto quello che riferì il medico legale al
Magistrato! E cioè che la morte della donna era conseguenza certa e immediata delle
dieci martellate che le avevano fracassato il cranio. M. Dave.
Es.: Sam Houston e John Weissdorf. Chi erano questi due? Diamine! É presto
detto! Il primo era un contadino del luogo che aveva saputo accumulare una fortuna,
avviando con pazienza una allevamento di volpi azzurre, ed accantonando centesimo
su centesimo dapprima, poi sterlina su sterlina, fino a riempirne un forziere intero.
Indiscutibilmente lo aveva aiutato anche la fortuna benevola, ma ciò non aveva
modificato il suo carattere scontroso e solitario. Nemico degli altri, forse anche un
poco di se stesso, non gradiva rivolgere la parola a nessun altro, all’infuori delle sue
care bestiole, come era sua abitudine fare prima di spellarle vive. Max Dave

CARICATURA. Personaggi o situazioni sono esagerati per renderli evidenti o


ridicoli.

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PARAFRASI. E’ una frase famosa riscritta con parole differenti, per poterla
capire meglio.
Le frasi famose modificate sono molto usate dalla pubblicità. La pubblicità
prende una frase famosa e la modifica leggermente a vantaggio del prodotto da
vendere. Esempio: il noto proverbio “Anno nuovo, vita nuova” viene modificato in
“Anno nuovo, automobile nuova”.
Altri esempi: Che fine ha fatto Baby Jane? (titolo di un giallo famoso) ricaviamo
la frase Che fine ha fatto Minou Drout?
Es. Via col vento (titolo di un romanzo famoso) modifichiamo la frase in: Via
col vento e con le barche.
La frase famosa serve apriscatole della mente del lettore e permette alla seconda
frase di venire recepita meglio.

Un ultimo consiglio: non seguite le regole meccanicamente, come i pappagalli;


sforzatevi di sentire lo spirito di queste regole per accelerare l’evoluzione. Quando
avrete raggiunto la maturità, potrete modificarle, contraddirle, se necessario. O
crearne di nuove, in conformità a nuove esperienze per avanzare verso un’Umanità
più evoluta, più matura, più consapevole.

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PARTE IV

I MEZZI DI ESPRESSIONE. Il mondo reale sta di fronte a noi: realtà composta di


luci, forme, suoni, profumi, sensazioni, emozioni, pensieri, legami...
Lo scrittore, servendosi del linguaggio, rappresenta e comunica la realtà.
Es.: Ho visto un uomo. C’è la luna. Un ragazzo gioca col cane.
Con il linguaggio possiamo rappresentare anche false realtà. Il lettore (o
l’ascoltatore) a volte può stabilire se sto dicendo il vero, a volte non può.
Es.: Ho conosciuto una ragazza.
Es.: Ho pescato un pesce di 20 Kg.
Es.: Ho visto un cavallo volare.
La prima frase viene creduta. La seconda può venir creduta. La terza non viene
creduta.
Con il linguaggio possiamo anche riferire una realtà distorta per seguire uno
scopo.
Es.: Sono stato a una riunione dove c’erano 10 persone e uscito fuori riferisco:
C’erano 10 persone (esatto).
C’erano moltissime persone (tendenzioso allo scopo di esaltare).
C’erano poche persone (tendenzioso allo scopo di sminuire).
C’erano alcune persone (indeterminato).
Il linguaggio non è il solo mezzo di comunicazione. Esiste anche la pittura, la
fotografia, ecc.
Notiamo che ogni mezzo di comunicazione consente di riprodurre fedelmente
solo un determinato settore della realtà. Osserviamo i mezzi espressivi, i loro
vantaggi e svantaggi e la loro sfera di influenza.
La letteratura è il mezzo ideale per rappresentare pensieri, stati d’animo, visioni
soggettive. Tutto il mondo interiore trova dunque nella letteratura il suo mezzo ideale
di espressione.
La pittura è il mezzo per tradurre immagini più o meno distorte e interpretate
dall’autore.
La fotografia è il mezzo ideale per riprodurre immagini di oggetti, animali,
persone e tutto quanto appartiene alla realtà oggettiva. Non serve per riprodurre
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pensieri o giudizi e adopera le didascalie quando è necessario aggiungere alcune
osservazioni.
La scultura serve per riprodurre volti e corpi.
Il cinema è una combinazione di immagini e parole. Ideale per cogliere la realtà
oggettiva in movimento e i dialoghi. Non è adatto per riferire i pensieri dei
personaggi.
Da qui vediamo che ogni mezzo espressivo rende bene solo per un determinato
tipo di realtà nella quale conviene impiegarlo. Non è conveniente servirsi del
linguaggio, della parola scritta, per descrivere un fiore. Sarebbe necessaria una lunga
descrizione di dati come il colore, l’altezza, la forma delle foglie, dei petali, le
dimensioni, il numero degli stami ecc. Una fotografia dà risultati migliori e in minor
tempo. Tutte le descrizioni letterarie di immagini (facce, case, oggetti) sono distorte
incomplete e inferiori alla fotografia.
É capitato a tutti di leggere la descrizione di una cosa semplice e stentare a
capire il significato.
Come esempio proviamo a descrivere la parte di una macchina. Il blocco della
croce di malta: un disco di acciaio al quale è fissato un nottolino, ruota attorno al
proprio asse. Il nottolino entra in ciascuna di quattro fessure che dividono i bracci
della croce di malta facendola ruotare di 1/4 di giro per ogni intero giro del disco. A
ogni concavità della croce, quando il nottolino lascia la fessura, va ad aderire un
risalto cilindrico solidale col disco...
La descrizione che ne risulta è lunga, ambigua, difficile da interpretare per il
lettore. Un disegno in questo caso è molto più chiaro ed efficace. Eccolo:

Se scrivo: “Vedo una casa.” Il lettore capisce il mio messaggio e immagina una
casa, alta, bassa, grande, piccola, ma sempre una casa. In questo esempio una foto dà
un messaggio più accurato.
Ma se scrivo: “Sono innamorato. Sono triste. Sono felice.” Il lettore comprende
il mio messaggio e in questi esempi una foto non serve a niente.
Un uomo onesto, un uomo avaro, un uomo perfido. Fotografia e disegno NON
riescono a riprodurre queste persone. Con la scrittura invece bastano poche parole.
Una piazza grande, una torre altissima, una macchina potente, un uomo dalla
forza erculea, uno splendido dono......
Sì ma, quanto è grande la piazza? Quanto è alta la torre, 10, 100, 200 m? Quanti
cavalli vapore ha la macchina? Quanti Kg può sollevare l’uomo? Che cosa è il dono,
un orologio, una cravatta, un libro?

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Sarà capitato a tutti di restare delusi dopo aver visto qualcosa precedentemente
descritto dalla pubblicità. É una caratteristica del linguaggio quella di dare immagini
dell’oggetto sempre più o meno incomplete e più o meno soggettive.
Dello stesso oggetto, es. una casa, posso dire infatti le cose più diverse:
1) Una casa alta otto metri e larga quattro, quadrata, di mattoni, stile liberty, color
verde.
2) Una casa.
3) Una casa bella, affascinante, attraente.
4) Una casa brutta, orribile, repulsiva.
La casa è sempre la stessa ma la prima volta viene descritta (con l’ausilio di
cifre e misure) il più oggettivamente possibile. In 2 viene lasciata indeterminata. In 3
e 4 si aggiungono gli apprezzamenti soggettivi, e questa è la letteratura.
Riportiamo adesso la descrizione di una stanza fatta da Baudelaire in “Lo spleen
di Parigi”:
“Una camera che somiglia a un sogno, una camera davvero spirituale dove
l’atmosfera stagnante è lievemente tinta di rosa e d’azzurro. L’anima ci prende un
bagno di pigrizia, aromatizzato dalla nostalgia e dal desiderio. É un che di
crepuscolare, di azzurrastro e di roseo; un sogno voluttuoso durante un’eclissi. I
mobili hanno forme allungate, prostrate, languide. I mobili paiono sognare; si
direbbero dotati d’una vita sonnanbulica, come i vegetali e i minerali. Le stoffe
parlano una lingua muta, come i fiori, come i cieli, come i soli al tramonto...”
Nessuna macchina fotografica riuscirebbe a rendere questo tipo di ambiente!
Perché la foto riproduce solo pareti e mobili, mentre la letteratura ci dà suggestioni,
impressioni, stati d’animo.
Osserviamo anche che una immagine descritta può essere interpretata in maniera
differente a seconda dell’indole dei lettori. Un paesaggio fotografato rimane identico
per tutti quelli che guardano la foto. Invece leggendo la descrizione di un paesaggio,
ogni lettore si fa una rappresentazione mentale differente.
Le lunghe descrizioni in letteratura non servono dunque per riprodurre la realtà
fotografica. Ma un’ immagine descritta, sfruttando la sua ambiguità, può essere
deformata, interpretata, arricchita di emozioni, cosa questa impossibile con il mezzo
fotografico.
Il mezzo letterario con la sua incompletezza è dunque ideale per suscitare e
trasferire immagini soggettive, con parole che agiscono come leve sulla fantasia nella
mente del lettore.
Nella vita non è possibile fare tutte le esperienze. Alcune sono pericolose, altre
sono fuori dalle nostre possibilità. La letteratura ci comunica le esperienze degli altri.
Ma c’è di più.
La letteratura, giunta al suo più alto grado, diviene una vera e propria via alla
conoscenza, come la psicologia e la matematica.
Con le sue ipotesi, a volte azzardate, a volte intuitive, apre uno spiraglio sul
mistero dell’esistenza.
Anche i surrealisti sfruttarono questa capacità con l’impiego di tecniche e
procedimenti talvolta insoliti.

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LA SCRITTURA AUTOMATICA. La scrittura automatica consiste nello scrivere i
pensieri così come vengono in mente, senza renderli coerenti.
Era conosciuta da medium in trance e da poeti precursori. Richiede
anticonformismo, cultura, fantasia per ottenere dei risultati esteticamente validi.
Solitamente infatti, quello che viene in mente sono idee convenzionali, luoghi
comuni, sciocchezze e raramente idee originali.
Si può fare collettivamente: alcune persone scrivono di volta in volta una parola
(gli articoli non contano) su un foglio, a turno, sforzandosi di dare un senso a ciò che
hanno scritto i predecessori. Alla fine si legge ciò che ne risulta.
Il primo esperimento del genere ideato dai surrealisti ha dato la seguente frase:
“Il cadavere squisito berrà il vino nuovo.”
Provate a scrivere quando sentite il desiderio, scrivete anche se non avete le idee
ben chiare in testa, scrivete anche se non sapete cosa scrivere o come finirà.
Scrivete ciò che vi passa per la testa, seguite l’ispirazione, non forzatevi.
Lasciate che l’inconscio vi suggerisca i pensieri, le frasi, la trama, le soluzioni.
Quando non vi sentite o siete stanchi lasciate tutto. Riprenderete quando ve ne tornerà
il desiderio.
Questo procedimento era adoperato anche da Emile Zola che scrive:
“Ecco...come faccio un romanzo. Non lo faccio affatto. Lascio che si faccia da sé. Io
non so inventare dei fatti. Se mi metto a tavolino a cercare un intreccio sto lì anche
tre giorni a stillarmi il cervello con la testa fra le mani, ci perdo la bussola e non
riesco a nulla. Perciò ho preso la risoluzione di non occuparmi mai del soggetto.
Comincio a lavorare al mio romanzo senza sapere né che avvenimenti vi si
svolgeranno, né che personaggi vi avranno parte, né quale sarà il principio e la fine.
Conosco soltanto il mio personaggio. Mi occupo anzitutto di lui, medito sul suo
temperamento, sulla famiglia da cui è nato, sulle prime impressioni che può aver
ricevuto e sulla classe sociale in cui ho stabilito che debba vivere. Questa è la mia
occupazione più importante: studiare la gente con cui questo personaggio avrà a che
fare, i luoghi in cui dovrà trovarsi, l’aria che dovrà respirare, la sua professione, le
sue abitudini, fin le sue più insignificanti occupazioni. Mettendomi a studiare queste
cose mi appaiono subito nella mente una serie di descrizioni che possono trovar luogo
nel romanzo, e che saranno come le pietre miliari della strada che debbo percorrere.”
E. Zola
In sintesi il procedimento consiste in:
- Scegliete un mezzo espressivo, es: letteratura, pittura, scultura.
- Acquisite grande familiarità con il vostro mezzo affinché possiate impiegarlo
automaticamente, senza pensare.
- Entrate in un differente stato di coscienza, di passività e ricettività.
- Le intuizioni che vengono in mente fissatele adoperando il mezzo familiare.
- Dopo fate una revisione.

IL SURREALISMO. É un movimento artistico letterario nato in Francia nel 1923. Il


surrealismo utilizzò: la scrittura automatica, i sogni, le libere associazioni di idee. La
letteratura si arricchì così di nuove possibilità.

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I surrealisti scoprirono che per far risaltare un oggetto, per attirare l’attenzione
su un oggetto ci sono tre modi:
1) variare le proporzioni dell’oggetto, cioè raffigurarlo più grande o più piccolo
rispetto al resto. Es.: un rubinetto grosso come un tubo da stufa.
2) riunire insieme tanti oggetti tutti uguali. Es.: 100 orologi.
3) mettere l’oggetto in un ambiente non consueto, in un posto dove non siamo
abituati a trovarlo. Es.: un rubinetto nella vetrina di un gioielliere attira l’attenzione.
Altro es.: Una scarpa nella bottega di calzolaio passa inosservata. Mettiamo la scarpa
fra le pagnotte allineate sulle pale davanti al forno di un panificio. Notiamo come la
scarpa attira adesso l’attenzione e si carica di significati nuovi.
Il surrealismo mostra le cose in una luce nuova e serve per provocare, stupire,
incantare.
Il surrealismo consiste nell’impiego di analogie fra idee o cose lontane e
apparentemente prive di relazione fra loro; nella creazione di rapporti nuovi, di
metafore impensate.
Lautremont anticipava: “Casuale come l’incontro di un ombrello e di una
macchina per cucire su un tavolo operatorio.”
Ecco la definizione di Andrè Breton:
“L’immagine è una creazione dello spirito. Non può nascere da un paragone, ma
dall’accostamento di due realtà più o meno distanti. Più i rapporti delle due realtà
accostate saranno lontani e giusti, più l’immagine sarà forte e più grandiosa sarà la
sua potenza emotiva e la sua realtà poetica.”
Ecco ora alcuni esempi di frasi surreali:
Es.: La mia donna dalle dita di azzardo e d’asso di cuori. Breton.
Es.: Conosco i paesi piovosi svelati dalle perle. Breton.
Es.: Bei dadi truccati, felicità e infelicità. Breton.
Es.: Nell’angolo comincio a vedere brillare il comò scadente che si chiama ieri.
Breton.
Es.: Tardissimo nei porti percorsi a zig-zag da mazzolini di febbre, ascolta. Breton.
Es.: Una canzone di porcellana batte le mani. Eluard.
Es.: Quei tuoi capelli d’arance nel vuoto del mondo. Eluard.
Es.: Tu la sola e le odo le erbe del tuo riso. Eluard.
Es.: Biondo come l’isterismo. Biondo come il canto degli specchi. Aragon.
Es.: Voli di pappagalli mi attraversano la testa quando ti vedo di profilo. Peret.
Es.: Mi sembrava di aver toccato la luna. F. Graegorius.
Es.: In un latte opalescente folleggiavano grandi farfalle con gli occhi di ragazza. F.
Graegorius.
Es.: Il viso della ragazza era una sinfonia di bellezze opache. Kevin Mc Hynes.
Es.: A proposito, non mi sembra giusto considerare i monti come semplici ammassi
inerti di arenaria rossa e di granito. Sono oggetti divini, sempre vivi e animati;
all’alba danzano, nel pomeriggio fanno la siesta, corrono a tuffarsi nel mare,
piangono, sbadigliano, tessono ragnatele. Stephen Rynne.
Queste frasi sono paragoni e metafore leggermente assurde. Esse descrivono la
realtà percepita con particolari stati d’animo. Quindi descrivono una super-realtà o
surrealtà.
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Con le associazioni non comuni di idee e cose, con i pensieri spontanei la Realtà
non è più descritta in maniera convenzionale e prevedibile.
La Realtà appare così come una cosa nuova, sorprendente e misteriosa.
Non tutto il materiale ottenuto è buono. La maggior parte bisogna scartarlo e
revisionarlo. Scartate le banalità, i luoghi comuni, le frasi strampalate.
Nel surrealismo il linguaggio rivela le sue debolezze. A causa della mancanza di
associazioni convenzionali la presenza di omonimi può creare ambiguità di
interpretazione. Es.: Una pesca di attenuati segreti. Non si comprende qui se si tratta
dell’azione del pescare o del frutto. Nelle costruzioni surrealiste state attenti di evitare
queste ambiguità.
Quando l’iperbole non basta più si ricorre al surrealismo.
Es.: “Man mano che ci si avvicina alle estreme propaggini di Londra ci sembra
che le abitazioni urbane siano più brutte, le strade più abbiette, l’oscurità maggiore e
che gli errori della civiltà si mostrino ancor più evidenti. In quell’istante, un
ponticello di mattoni giallognoli si presenta come una porta d’argento filigranato,
aperta sul paese delle meraviglie. Entriamo in campagna. A destra e a sinistra, per
quanto può spingersi lo sguardo, si estende la città mostruosa. Ma innanzi a noi i
campi cantano la loro antica, eterna canzone. In quei monti il re degli gnomi soffia
ancora nel suo corno. Nelle colline rivolte verso un tramonto di porpora i fragili
profili delle fate, affacciandosi tra le felci, spiano il calar della sera.” L. Dunsany.
In letteratura il surrealismo va usato come le spezie: cioè per rafforzare le
immagini, e va impiegato con moderazione.
Il racconto ideale non è tutto calcolo e ragionamento, e nemmeno tutta
improvvisazione e fantasia. Esso invece è un giusto equilibrio: una miscela di
razionale e irrazionale, proprio come nella vita.

LA NARRATIVA FANTASTICA. Ogni romanzo fantastico contiene un po’ di


realismo e ogni romanzo realista contiene un po’ di fantastico. La letteratura
fantastica ipotizza mondi diversi, amplifica la coscienza e la sensibilità.
Scrive Meyrink: “L’arte è qualcosa di molto più profondo che non il creare un
quadro o un poema. L’arte tende a destare nello stesso artista forme sottili di tatto e di
percezione”.
La vera Letteratura, la grande Letteratura esprime sensazioni, emozioni,
osservazioni… che sono aldilà delle parole. Cioè il significato di una frase letteraria è
maggiore della somma delle parole che la compongono.
Cambiando l’ordine delle parole si perde qualcosa. Sostituendo qualche parola
con sinonimi si perde qualcosa. Perché? Perché a un certo livello il mezzo letterario
dà più di quello che otterremmo se analizzassimo le parole e le regole sintattiche.

LA LETTERATURA SPECULATIVA. La parola speculazione in filosofia significa:


meditazione, teorizzazione, ipotesi. La letteratura speculativa, come la filosofia, offre
risposte originali ai grandi problemi del mondo e dell’umanità.
Scrive G. Meyrink: “ Un ulteriore ingrediente dell’opera d’arte sta nel fatto che,
dietro lo svolgimento, come pure dietro i protagonisti, vi sia un senso più profondo,
cosmico, non individuabile a prima vista. E’ chiaro che tale significato deve
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manifestarsi solo ai lettori più attenti; il senso profondo non deve mai agire in modo
appariscente.”
La letteratura speculativa per mezzo di romanzi e racconti, esemplifica il
problema con personaggi, ambiente, situazione e trama. Poi propone una soluzione al
problema oppure una ipotesi nuova, oppure mette enfasi sul problema allo scopo di
attirarne l’attenzione.
Tutto questo con forma letteraria attraente e piacevole. La letteratura speculativa
è filosofia più estetica.

LE CORRENTI LETTERARIE. Ogni corrente letteraria descrive ed esalta un


particolare settore del Mondo circostante.
Il Romanticismo esalta gli aspetti irrazionali, orridi o misteriosi della realtà.
Il Naturalismo riproduce fedelmente i comportamenti sociali, i drammi, la
psicologia, i vizi, le passioni degli uomini.
Il Decadentismo esalta la bellezza in tutti i suoi aspetti.
Il Surrealismo esalta il sogno, le associazioni insolite fra idee o cose.

ESTETICA. La letteratura è l’arte di evocare immagini ed emozioni con le parole. La


letteratura si serve delle parole come la pittura si serve dei colori, la musica dei suoni
e la scultura delle forme.
Scrive George Simenon: “Il narratore puro è colui che costruisce romanzi come
altri scolpiscono la pietra o dipingono tele. Egli, il più delle volte inconsciamente,
raccoglie documenti umani intorno a sé e li stipa dentro fino a soffocarne, così è
costretto a metter fuori emozioni che sarebbero troppo grandi per un uomo solo.”
L’opera d’arte non deve limitarsi a copiare la realtà!
L’arte non è imitazione ma creazione.
Scrive A. Machen: “L’Artista non è un fotografo diligente della realtà anche
perché quello che chiamiamo “mondo reale” non è affatto vero.”
Un romanzo che elencasse tutte le azioni nella vita di un uomo, anche le più
banali, sarebbe una fedele rappresentazione della realtà ma sarebbe bello?
Sicuramente no. Anzi non si potrebbe neppure chiamare un romanzo. Lo scrittore, lo
abbiamo visto, deve manipolare la realtà, togliendo e aggiungendo, per creare
qualcosa di interessante.
Il pittore non deve riprodurre solo la realtà; gli converrebbe in questo caso fare
delle fotografie. Il pittore deve scegliere quale realtà rappresentare e poi variare,
trasfigurare, interpretare, sminuire o accentuare per dare veramente qualcosa di suo.
Lo scultore non deve copiare esattamente la realtà. Sarebbe tecnica, abilità che
calcola e non crea. Lo scultore deve stilizzare il superfluo e accentuare ciò che gli
interessa.
Copiare la realtà è tecnica, artigianato.
L’arte è invenzione, creazione, composizione, focalizzazione. Arte significa
prendere la realtà e interpretarla aggiungendoci qualcosa di nostro.
L’artista sceglie una realtà e la traduce nel mezzo adatto. Per pensieri ed
emozioni serve la letteratura; per i colori la pittura; per la tridimensione la scultura.

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Spesse volte copiare la realtà significa impoverirla. Perciò bisogna modificarla
affinché il risultato comunichi le emozioni che dava il soggetto reale.
L’artista nel creare l’opera d’arte è spinto non da scopi utilitari, ma da un
bisogno interiore. E l’opera d’arte, se riuscita, ha in se stessa lo scopo della sua
esistenza. Questi scopi vanno dal decorativismo, quando soddisfa il senso estetico e il
bisogno di irrazionale, fino alla conoscenza.
Rappresentare il mondo significa indagare, conoscere, ipotizzare. L’arte (la
letteratura) diviene perciò una vera via alla conoscenza: scopre aspetti segreti della
realtà; aiuta a capire il mistero dell’esistenza; cerca risposte ai grandi problemi quali
la morte, il destino, il caso; fa insorgere stati di coscienza che favoriscono l’intuizione
e l’illuminazione.
La Letteratura è una estensione del Mondo Reale. L’uomo non può fare tutte le
esperienze. La letteratura è un resoconto di esperienze fatte da altri.
I nostri sensi ci danno una visione limitata della realtà. Con gli strumenti
scientifici allarghiamo la nostra visione della realtà. Con la letteratura penetriamo
dentro la realtà invisibile delle esperienze psichiche.

LA FUNZIONE DEL ROMANZO Praticamente un buon scrittore è


una telecamera fedele che riprende la Realtà e poi la proietta davanti
agli occhi dei lettori. Così, con lo scrittore, noi entriamo in ambienti
bizzarri, insoliti, lontani e possiamo conoscere usanze, esperienze,
pensieri, sogni, aspirazioni, progetti, speranze…
Lo scrittore apre un muro e noi vediamo cosa succede dentro una
stanza. Lo scrittore apre un cranio e noi conosciamo i pensieri di una
persona.
Lo scrittore ci porta talvolta indietro nel tempo e questo è un
miracolo ancora più grande. Egli descrive le cose che ha visto e che
ora sono passate e non si trovano più, non esistono più. Luoghi,
oggetti, persone, situazioni passate vengono registrate dallo scrittore
contemporaneo ad esse. E questo patrimonio giunge fino a noi,
cosicché possiamo godere, fruire e imparare la nostra storia.
Oltre alle descrizioni di luoghi, avvenimenti, psicologie, gli scrittori
descrivono anche piccole osservazioni che sono tesori di conoscenza.
Esempio: ”Signore, non bisogna mai andare al primo appuntamento
che una donna concede”.
“E perché?”
“Perché la donna non viene”. Pierre Louys
Esempio: “Avete notato, caro amico, che la gente non osserva mai
nulla di ciò che è interessante? L’anno scorso, sul ponte di Triana, mi
ero fermato in contemplazione davanti al più bel tramonto dell’anno.
Nulla può rendere l’idea dello splendore di Siviglia in un momento
simile. Ebbene, osservai i passanti: se ne andavano per i fatti loro o
conversavano portandosi a spasso la propria noia; non uno che
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volgesse il capo. Quella sera trionfale non la vide nessuno.” Pierre
Louys.
Scrive Colin Wilson <Forse il romanzo è una forma letteraria di
basso livello, inferiore ad un trattato scientifico; tuttavia è in grado di
imbottigliare l’essenza con una capacità al di là della portata
dell’intelletto.>
Sì, spesso la letteratura, romanzi e poesie, riescono a catturare la
realtà ancora meglio di qualsiasi analisi scientifica. Questo
avviene perché lo scrittore non è quello dei ricordi scolastici; egli non
è un monumento al conformismo, alla rispettabilità, alla mediocrità.
Lo scrittore (quello vero) è un esploratore del mondo e della psiche, è
un dissacratore, un critico della società, un innovatore e un
precursore.
Considero immorale inventare storie. Anche se credo sia
impossibile inventare una storia completamente sganciata dalla realtà;
neanche gli scrittori di fantascienza riescono a fare questo.
Dunque la realtà è sempre il punto di partenza. La realtà
complessa, infinita, mai completamente conoscibile e decifrabile.
Esempio: Alcune persone percorrono la stessa via di una città. Il
bambino guarda le vetrine dei giocattoli; la ragazza guarda i
manichini con i vestiti alla moda; lo sportivo guarda gli attrezzi di
ginnastica; il ragazzo guarda le foto sexy dei cinema e delle riviste;
l’uomo qualunque guarda le belle donne. Alla fine tutte queste
persone hanno percorso la stessa via e hanno visto cose differenti. E
ognuno (se interrogato) darà un resoconto differente. Eppure la realtà
è unica per tutti. Però ognuno vede, è attratto, guarda con attenzione
un solo settore della Realtà, quello che più gli interessa.
Inoltre, ogni persona vede la realtà ma la interpreta secondo i propri
gusti, carattere, cultura, condizionamenti, limiti, aspettative. Insomma
la forma mentale dell’osservatore influisce sulla visione della realtà.
Ogni scrittore è un filtro che vede e descrive la realtà dal suo
particolare e unico punto di vista. Il punto di partenza è sempre la
Realtà. Inventare è impossibile; un lattante senza esperienze non
inventa niente. Inventare significa raccontare bugie sulla realtà.
Questo non mi piace e lo considero immorale.
La realtà descritta fedelmente è cronaca. La realtà elaborata dalla
mente umana è letteratura.

LETTORI CRITICI SCRITTORI Al primo gradino c’è il fruitore, l’utente. Non


è facile essere un buon fruitore; il lettore comune è disattento, distratto e percepisce
solo una parte del testo dell’Autore. Il fruitore invece riesce a percepire tutte le
sfumature dell’opera, riesce a penetrare nelle profondità del messaggio, riesce a
coglierne i vari livelli.
81
Al secondo gradino sta il critico; mentre il fruitore assapora tutto
inconsciamente, quasi senza rendersene conto, il critico è consapevole di ciò che
sperimenta e può parlare con competenza della sua avventura spirituale.
Al terzo gradino sta lo scrittore. Egli è un mezzo fra le realtà, palesi o nascoste,
e i lettori. Egli è un interprete, un decifratore delle realtà e inoltre possiede l’abilità, la
capacità linguistica per tradurle nello scritto.
Scrive De Sade: Chi ha deciso di imboccare lo spinoso cammino di scrittore,
non dimentichi che il romanziere è l’uomo della natura, colui che la natura ha creato
per vedersi ritratta. Se lo scrittore non diventa l’amante della propria madre sin dal
momento in cui costei lo ha messo al mondo gli consigliamo di non pubblicare nulla.
L’aspirante scrittore non deve allontanarsi dal credibile; il lettore infatti ha il
diritto di arrabbiarsi quando si accorge che si tenta di ingannarlo; si sentirà offeso e
non crederà più a nulla di quanto va leggendo.
Una volta fissato uno schema di lavoro, tu scrittore devi svilupparlo, ma senza
rinchiuderti negli stretti limiti che lo schema all’inizio presenta; il tuo stile
diverrebbe allora anemico e freddo. Aspettiamo da te degli slanci, non delle regole.
Vai oltre i tuoi piani, variali, scrivi più di quanto ti eri proposto di dire: le idee
prosperano soltanto nel fervore dell’opera. Le idee maturate durante la creazione sono
altrettanto valide delle idee del progetto iniziale.

ESPERIENZA E LETTERATURA La letteratura non smette mai di stupirmi!


Essa non è biologia eppure si occupa di esseri viventi. Non è psicologia eppure
descrive comportamenti umani.
Considero immorale e disonesto lo scrittore che racconta storie inventate mentre
sta seduto alla scrivania. Lo scrittore vero è il testimone delle storie che racconta. Lo
scrittore vero è sempre in prima linea per cercare, per sperimentare e vedere di
persona. Un uomo che lavora, che suda, che fa mille mestieri e che sa anche scrivere
bene. Questo è un vero scrittore! Un uomo che scrive a tavolino è solo un povero
incompetente. Infatti solamente chi ha fatto molte esperienze ha qualcosa da dire e da
insegnare.
Lo scrittore deve adoperare un linguaggio sobrio e moderno. Egli deve evitare
gli artifici, gli eccessi, gli arcaismi, i preziosismi, la sovrabbondanza, le
macchinazioni… Certo, lo scrittore deve usare i trucchi della letteratura, ma con
moderazione e grande naturalezza. La letteratura è un’arte e ogni arte è equilibrio,
buonsenso, intuizione, dedizione, esperienza.
La letteratura consiste nell’esporre i fatti elaborati in modo tale da dare loro una
forma piacevole. Lo scrittore ispirato si sforza di mettersi nella condizione di recepire
il racconto che sembra venire dall’inconscio. Per arrivare a scrivere un buon racconto
sono necessari cumuli di esperienza e di fogli scartati. Pur disponendo della
necessaria competenza, ogni volta la riuscita di un racconto appare come un miracolo
e l’autore teme di non riuscire più a scriverne.

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Un bel libro è sempre il risultato di un atto d’amore. Un sacrificio, uno sforzo,
fatto solo per amore. Nulla va perduto e si trova sempre ciò che l’uomo ha seminato.
Tutto l’entusiasmo che l’autore ha messo nello scrivere si ritroverà poi nel libro.
Il lettore, quando legge un libro, si accorge subito se è stato scritto con passione.
Il lettore sente se l’autore era giovane o vecchio, innamorato, colto, esperto, ingenuo,
esaurito, in malafede; se credeva a quello che scriveva, se scriveva per divertimento,
per obbligo, per guadagno…
Giudizi, premi, etichette, sono sempre relativi. Lo stesso libro può piacere o
dispiacere in relazione al gusto del lettore, alla sua età, carattere, stato d’animo. Ci
sono libri che apprezziamo da giovani, da innamorati, altri da vecchi; ci sono libri che
apprezziamo in primavera, altri in autunno, quando siamo tristi e pessimisti, o siamo
contenti e ottimisti.
Per giudicare correttamente un libro bisogna lasciare passare settimane o mesi. Il
giudizio istantaneo può essere errato. Il giudizio futuro di solito è corretto.
Scrivere è un rito, una operazione di magia, un atto d’amore. Scrivere è anche
una incognita. Lo scrittore non sa mai cosa otterrà. Un capolavoro? Un aborto? Una
cosa mediocre?
Tutte le volte che termino un racconto ben riuscito io mi stupisco come davanti a
un miracolo. Mi sembra che non sia stato mio il merito. Ho paura che non riuscirò
mai più a scrivere altri racconti. Ogni volta provo queste sensazioni e mi domando:
come ho fatto a scriverlo? Io non lo so.
A volte i libri più famosi non sono i migliori. Questa regola è ben conosciuta da
librai e vecchi lettori. Ci sono tanti sconosciuti autori meravigliosi, importanti,
straordinari, mai pubblicizzati, nascosti quasi, che bisogna cercare e scoprire da soli.
Un libro è qualcosa di miracoloso. Esso è un ponte gettato nello spazio e nel
tempo. Esso rappresenta la voce, l’esperienza, l’avventura umana di un essere
lontano, e che forse è già disceso nella tomba.

LINGUAGGIO E REALTÀ. La realtà sta fuori e dentro di noi. Un insieme di esseri,


cose, cambiamenti, spostamenti, relazioni, emozioni.... Il linguaggio è un codice
imperfetto del mondo reale. Il migliore codice che l’uomo ha inventato. Scrive
Kosztolanyi: “ Voi che siete scrittori, sapete che tutto dipende dalle parole: tanto il
valore di un poema quanto il destino di un uomo”.
Scrive Barbellion: “Ho imparato a mie spese di quali agguati, di quali tetre
ribellioni sono capaci le parole e le frasi”.
Scrive Walter Rilla: “Le parole... che forza straordinaria hanno le parole!
Parole profonde e significative, serie ed allegre, luminose, oscure, trasparenti, parole
comuni e rare, umili e superbe, felici e tristi. Non appena le abbiamo create e stabilito
il loro nome e identità, non possiamo più distruggerle. Esse esistono ormai e
costituiscono il mondo. Esse ci sono imposte e regnano sovrane. Non si può più
sfuggire al loro incantesimo; la loro malia ci domina, esse ci limitano e definiscono
per sempre. Le parole hanno il potere del bene e del male, hanno il dominio su di noi,
se per primi non prendiamo l’iniziativa per sapere come avvicinarci a loro.
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Parole adatte e inesatte, parole vere, false, semplici, franche, parole dai molti
significati, complesse, che sono trappole per i profani.”
Il linguaggio non è lo specchio fedele della realtà.
Nel linguaggio differenti parole possono corrispondere a uno stesso oggetto.
Es.: casa, abitazione, dimora, rifugio, catapecchia, villa.
Una parola si può riferire a molti oggetti simili. Es.: casa, situazione, macchina.
Una parola può corrispondere a oggetti differenti. Queste parole si chiamano
omonimi e sono molto più numerosi delle liste elencate nelle grammatiche. Es.: sette
(numero e plurale di setta), porta (verbo e apertura), sole (astro e plurale di sola), letto
(verbo e mobile), amare (verbo e plurale di amara), dei (preposizione articolata e
plurale di Dio), lente (femminile di lenta e vetro ottico), anche (congiunzione e
plurale di anca), fate (verbo e plurale di fata), folle (gente e pazzo), cancello (verbo e
portone), sei (verbo e numero), peste (orme e malattia), bacino (diminutivo di bacio e
osso), bugia (menzogna e portacandele), bucato (verbo e lavaggio), saliva (verbo e
liquido della bocca), pure (congiunzione e plurale di pura), mento (verbo e parte
della faccia), secchi (recipienti e plurale di secco), chiese (verbo e plurale di chiesa),
conti (nobili e resoconti), perdono (scusa e verbo), cerchi (verbo e ruote), grata
(femminile di grato e inferriata) tessere (verbo e plurale di tessera), miti (plurale di
mite e plurale di mito), diligenza (carrozza e scrupolo), nei (preposizione articolata e
macchia sulla pelle), feci (verbo e sterco), eroina (femminile di eroe e droga), era
(verbo e periodo) parco (giardino e avaro), leggere (verbo e femminile di leggera),
fosse (verbo e plurale di fossa), corte (cortile e plurale di corta), fitta (dolore e
femminile di fitto) fine (termine e raffinato), accetta (verbo e mannaia) scure
(mannaia e femminile di scuro), sale (verbo e composto chimico), latte (bevanda e
plurale di latta o lamiera), partita (femminile di partito e gara), stufa (femminile di
stufo e apparecchio per riscaldare), teste (testimonio e plurale di testa), fuso (verbo e
strumento per filare), mostro (creatura anomala e verbo), eccetera.
Alcune parole si riferiscono a persone o cose influenzate da un nostro giudizio
positivo o negativo. Es.: specialità, luminare, marchingegno, brodaglia.
Ci sono parole che esprimono qualità soggettive o che hanno bisogno di una
definizione. Es.: bello, giusto, veloce, utile...Che cosa è utile? Quello che è utile per
uno può essere inutile per un altro.
Ci sono parole che esprimono solamente relazioni. Es.: che, dove, in, per, anche,
dunque.
Ci sono parole alle quali non corrispondono oggetti reali. Es.: draghi, angeli.
É possibile inventare le parole. Es.: Ermolizio, icrafito, atramolio, nipracuso.
Nel linguaggio sono possibili rapporti di parole ai quali non corrispondono
rapporti di realtà. Es.: Il cane mangia le pietre. Il giardino vola. Io sono morto ieri.
Oppure frasi più complesse ma ugualmente false. Es.: L’uomo che definisce
l’interno ha svolto le possibilità del mondo dove aspirano i paralleli essenziali.
Ci sono frasi che contengono poche o nulla informazioni reali; Es: <E’ un
grande artista che libera la mente, risolleva lo spirito e riempie un vuoto>. Questa
frase è solo bella letteratura ma non contiene vera informazione come in: <Luigi
mangia una mela>; qui c’è veramente qualcuno che fa qualcosa.

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Una frase può essere corretta grammaticalmente ma incorretta realmente. Es.: La
luna a fiori mangia il leone elegante. Corretta grammaticalmente ma irreale.
Il zucchero è dolce. Incorretta grammaticalmente ma reale.
La lingua non è logica ma convenzionale. Es: Io vado con i piedi. È sbagliato
perché si dice: io vado a piedi. Eppure la preposizione “con” esprime mezzo;
esempio: vado con il treno. Es: si può dire: “terrorizzare” ma non “orrorizzare”
Si possono usare parole dispregiative per denigrare un oggetto o un evento. Si
possono usare parole elogiative per esaltare un oggetto o un evento; e in questo modo
si influenza il lettore.
Purtroppo la lingua non è lo specchio fedele della realtà e a volte si presta a
fraintendimenti e frodi. Teniamo presente tutto questo quando usiamo le parole per
risolvere i problemi reali.
Paragoniamo il mondo reale a un grande quadro. Il linguaggio è un reticolo a
maglie larghe che, sovrapponendosi al quadro, rileva i vari colori e può così
descriverli ai lettori.
Ma il reticolo è a maglie larghe e non riesce mai a descrivere integralmente la
realtà. Ogni lingua è un reticolo. Se due lingue sono allo steso livello evolutivo, la
larghezza delle maglie sarà uguale. Ma le maglie sono disposte diversamente, così
ogni lingua registra una sfumatura differente di realtà. Perciò nascono le difficoltà di
traduzione fra i linguaggi. La realtà è molto complessa e le lingue sintetizzano,
semplificano, ognuna in maniera differente.
La realtà è multiforme e complessa, fatta di galassie, microbi, persone, luci,
suoni, odori, sensazioni, emozioni. Ogni mezzo serve per acquisire un settore della
realtà: col telescopio vediamo le galassie; col microscopio vediamo i microbi; con gli
occhi vediamo le persone; con le orecchie udiamo i suoni; con il naso fiutiamo gli
odori… La letteratura serve per acquisire i pensieri, le sensazioni e le emozioni, che
sono sensazioni ingigantite, smisurate.
Non è la conoscenza della lingua che fa lo scrittore. Lo scrittore è uno che si è
arricchito interiormente per eccesso di sensibilità. Però lo scrittore è obbligato a
imparare bene il linguaggio per poter esprimere la ricchezza del proprio mondo
interiore. Ed è la conoscenza di un ricco vocabolario che gli dà la possibilità di
esprimere le sottigliezze della realtà e della psicologia.
E’ impossibile comunicare integralmente e fedelmente quello che si prova. La
realtà nella sua interezza è inconoscibile. Ogni osservatore vede un settore della
realtà. Inoltre ogni osservatore interpreta la realtà secondo i suoi condizionamenti
mentali, credenze, convinzioni, dottrine. Ogni osservatore cambia è non è stabile nel
tempo. Il linguaggio è un mezzo imperfetto e consente molti fraintendimenti.
L’ascoltatore interpreta il messaggio secondo i suoi condizionamenti mentali e
secondo il proprio grado di evoluzione.
Il linguaggio viene usato dai poeti come una macchina da corsa. Allora il
linguaggio rivela tutte le sue debolezze, le sue imperfezioni, i suoi limiti.
Imperfezioni che si notano poco quando il linguaggio viene impiegato dalla gente
comune, per i bisogni comuni.

85
I LIBRI SONO NECESSARI

I libri sono la vita, sono lo specchio della vita.

Tutta la cultura, tutta l’umanità passa attraverso i libri.

La cultura si propaga con i libri che rappresentano le esperienze e le osservazioni

di altri che ci hanno preceduto.

Le vie principali alla conoscenza sono: le osservazioni, le esperienze e i libri. I libri

infatti sono le esperienze e le osservazioni reali di un altro uomo che ci ha

preceduto.

I libri sono la via secondaria alla conoscenza. Le vie principali sono le osservazioni

e le esperienze. Ma non tutte le esperienze sono possibili. Dobbiamo quindi

leggere i libri.

Da un altro punto di vista i libri non servono a niente. Chi conosce la realtà non ha

bisogno di libri. Chi non conosce la realtà non la imparerà dai libri, o la imparerà

in maniera parziale.

Molti i libri sono di fantasia. Però anche le fantasie sono realtà psichiche

dell’autore. Questi libri ci permettono di vedere i pensieri dell’autore, le sue

illusioni, i suoi desideri, i suoi gusti.

Ad esempio: i mostri di Lovecraft sono costruzioni mentali, materializzazioni di

paure e pericoli psichici. La mente di Lovecraft è assalita da pericoli e minacce

(pazzia) e la sua mente nei sogni dà corpo a questi pericoli rappresentandoli come

mostri.
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I buoni libri sono difficili da trovare, hanno scarsa distribuzione e scarsa

rinomanza. Perchè, vedete, i libri sono come gli uomini. Ci sono uomini che si

trovano al bar e altri che si trovano solo sulle vette dell’Himalaia, e bisogna andare

lassù per incontrarli. Così è per i libri. Alcuni si trovano al supermercato, altri si

trovano solamente nelle collezioni private di bibliofili e antiquari.

Ci sono libri che si leggono una sola volta nella vita. Ci sono libri che si leggono a

intervalli di mesi o anni. Ci sono libri da consultare. Libri che si leggono solo in

determinate stagioni o con determinati stati d’animo.

La scuola offre una cultura surgelata, minorata, in ritardo di secoli. I libri non

scolastici invece, offrono una cultura viva, calda, fluida, ricca di interscambi.

Quando un futuro lettore legge 4 o 5 libri stupidi, gli passa per molto tempo la

voglia di leggere. A scuola ci propinano circa 100 libri stupidi, e i possibili futuri

lettori scompaiono.

Per scrivere un libro bisogna prima viverlo. Ogni vero libro ben scritto è una

eiaculazione di energia. Un libro è un miracolo. Pochi sanno quanto lavoro, sforzo,

passione c’è dietro.

Credete che il successo di un libro sia proporzionale alla sua qualità? No! La

risposta è no. Per ogni ottimo libro pubblicato ce ne sono almeno altri cento che

non sono riusciti a raggiungere la pubblicazione, la diffusione e di conseguenza i

lettori.

Il libro non è un oggetto statico, estetico, antico e inutile. Il libro è fonte di

conoscenza ed emozioni. Però, lo stesso romanzo, con l’identica traduzione, in


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due edizioni differenti, dà sensazioni differenti. E’ una realtà che tutti i bibliofili

conoscono.

Io ad esempio preferisco le edizioni brossura, tascabili degli anni 60, con disegno

di copertina di erotismo soft. Un giorno ho riletto un romanzo (con la stessa

traduzione) in una edizione anni 90, formato troppo grande, cartonata, rilegatura a

colla (così che le pagine si staccano sfogliandole) disegno di copertina sfacciato o

kitch. Il romanzo mi è sembrato brutto, e non mi ha dato piacere. Ho raccontato

l’esperienza all’amico bibliofilo Riva Ercole e mi ha risposto: “Tutti i bibliofili

provano quello che hai provato tu”.

Ho riletto il romanzo nella edizione anni 60, cercata e pagata il triplo dagli

antiquari, e ho riprovato lo stesso piacere della prima volta. Anche il formato del

libro ha la sua importanza. Perchè il testo è contenuto in quello che teniamo in

mano. Il libro deve essere maneggevole, la copertina, che spesso amo guardare

quando interrompo la lettura, deve essere intonata al testo. Questo vorrei gridarlo

agli editori che spesso fanno libri con formato sbagliato e copertina stonata.

Io sono un letterato, un bibliofilo, un bibliomane, un bibliopatico. Sono un

mangiatore di libri. Che cosa sono per me i libri? Tutto! Famiglia, figli, amante,

Dio.

Un bibliofilo non è un collezionista di libri nè di cartacce. E’ un collezionista di

vite. Perchè dietro ogni libro c’è una vita.

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Affermo che i libri sono gli oggetti più preziosi che esistono al mondo. Al loro

confronto i diamanti sono pezzi di vetro. Invece il libro non è un pezzo di carta,

perchè esso possiede un’anima.

Attenti! Un libro solo è pericoloso, è una prigione. Perchè presenta la realtà da un

solo punto di vista! Molti libri sono altrettante finestre sulla realtà, sono punti di

vista differenti. Esempio: una pendenza vista dall’alto è una discesa; vista dal

basso è una salita.

Chi legge tanti libri espande la sua mente; chi legge un libro solo imprigiona la

sua mente.

Scrive Werner Welgren: “Quale cosa meravigliosa e terribile è il libro! Vi trovate

tutto, dentro: tesori di scienza e false teorie; idee sublimi e storie immorali; o

assurde concezioni.” Werner Welgren da Il Cane Nero pagina 15.

La scrittrice Olga Visentini (che ho conosciuto) scrive: “Di taluni oggetti non

disfatevi mai: dei libri. Sono compagni fedeli. Li ritroverete sempre, ogni volta che

avrete bisogno.”

Con i libri l’uomo esce dallo standard, mette la testa fuori dal gregge, si libera dai

condizionamenti di scuole, chiese, dottrine imposti da educatori, preti e professori.

Attraverso i libri l’uomo si decondiziona, si risveglia e impara finalmente a vedere,

e pensare con la propria testa.

Questo comporta dei pericoli. Ancora la scrittrice Olga Visentini: “Quando voi

ragazzi sarete grandi, comprenderete che l’originalità, l’irregolarità, costano care.

La società degli uomini le teme, perchè rompono i comodi equilibri costituiti.


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Sappiate che essere gelosi della propria originalità (che è libertà) avrà sempre

effetti pericolosi. Ma comporta pure una profonda gioia interiore.”

Scrive Heinrich Heine: “Chi brucia libri, presto o tardi arriverà a bruciare esseri

umani.”

Scrive Marguerite Yourcenar: “Fondare biblioteche è come ammassare granai

pubblici, ammassare riserve contro l’inverno dell’intelligenza.”

Scrive Paul Valery. “I libri hanno gli stessi nemici che l’uomo: il fuoco, l’acqua, le

bestie, il tempo e il loro stesso contenuto.”

Scrive Gaetano Colonnese: “Così come le medicine combattono le malattie, i libri

combattono l’ignoranza e le relative degenerazioni:”

Scrive Bee Ker: “I libri sono le finestre dalle quali l’anima guarda fuori. Una casa

senza libri è come una stanza senza finestre.”

Ho sempre desiderato una confraternita di scrittori e poeti, come quella delle

religioni tradizionali, anche se aborro templi e liturgie. Adesso mi accorgo che

questa confraternita esiste già. Essa è composta da appassionati, collezionisti,

silenziosi e sconosciuti che lavorano per conservare e diffondere nel tempo, il

ricordo degli scrittori e delle loro opere.

CONCLUSIONE. La letteratura (l’arte, la finzione) è una forza della natura, come il


gioco e la magia, ed esisterà sempre.

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La letteratura, servendosi di mezzi imperfetti, ci libera dalla schiavitù del
quotidiano. Allontana la paura della morte, scherzandoci sopra. Arricchisce
l’erotismo, spesse volte scialbo, aumentando l’amore per la vita. Ci riporta nei luoghi
cari, nei momenti segreti, dandoci l’illusione del passato. Aiuta a capire gli uomini
sondandone la psicologia. Investiga il mistero della vita, dell’universo.
Lo scopo della Vita è la crescita spirituale, l’evoluzione.
Più l’uomo sale la scala dell’evoluzione e più diventa creativo.
I nostri mezzi per acquisire dati dal mondo reale sono: i nostri sensi, che ci da
danna informazioni limitate nel tempo e nello spazio;
giornali e Tv, che danno informazioni selezionate da politici, religiosi e
commercianti.
L’unica vera finestra aperta sul mondo reale è rappresentata dai libri. I libri,
molti libri, ci liberano da ignoranza, pregiudizi, disinformazione. I libri sono
indispensabili per allargare la nostra comprensione, per accumulare conoscenza, per
confrontare le nostre esperienze con altre, per capire meglio noi stessi e il mondo
reale.

FINE

1986 - 2004.
Ultima revisione 14 dicembre 2006

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SERGIO BISSOLI GUIDA ALLA SCRITTURA CREATIVA.


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Una guida alla scrittura creativa. Insegna i trucchi, le tecniche, le malizie.
Indispensabile a tutti gli aspiranti scrittori.

L’Autore: SERGIO BISSOLI. Scrittore di professione e per vocazione. Iscritto alla


Spiritualist Association of Great Britain; Society for Psychical Research; Society of
Metaphysicians; Gothic Society; Ghost Club; Pagan Federation; Kinsey Institute.

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