Bissoli Guidaalla Scrittura Creativa
Bissoli Guidaalla Scrittura Creativa
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INDICE
PARTE PRIMA
PARTE SECONDA
LA FRASE pag.14
IL REGISTRO pag.15
LA NARRAZIONE
LE DESCRIZIONI
pag.19
IL TESTO: ROMANZO E RACCONTO pag.20
LA STESURA pag.22
LO STILE pag.22
LA FANTASIA pag.23
L’INVENZIONE pag.24
L’ATMOSFERA pag.25
IL RITMO pag.26
LO STACCO pag.27
SPOSTAMENTI DI SPAZIO E DI TEMPO pag.28
LA SUSPENSE pag.29
FILOSOFIA E PSICOLOGIA pag.31
I CAPITOLI
pag.32
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LA REVISIONE pag.33
L’OPERA PRIMA
pag.36
IL CAPOLAVORO
LA POESIA pag.37
LO PSEUDONIMO
IL TITOLO pag.38
LA SAGGISTICA pag.39
L’ARTICOLO DI CRONACA pag.39
LA SCENEGGIATURA DEL FUMETTO pag.40
IL RIFACIMENTO
pag.41
TRADUZIONE E PREFAZIONE
L’AUTOBIOGRAFIA
L’AUTORE pag.42
DILETTANTE E PROFESSIONISTI pag.42
L’EDITORE
pag.42
COPYRIGHT O DIRITTI D’AUTORE
pag.44
PARTE TERZA
GRAMMATICA pag.45
STILISTICA
pag.50
PARTE QUARTA
IL LOCALE I locali vanno tutti bene; soffitte, sottoscale, cantine, però devono
avere alcune caratteristiche. Consiglio di installarvi in una stanzetta comoda, areata,
ma soprattutto silenziosa. La stanza deve essere isolata dai rumori esterni; (Proust
scriveva dentro una stanza imbottita di sughero). Senza arrivare a questo notiamo che
esistono rumori più o meno fastidiosi. I rumori dannosi sono quelli che distraggono
l’attenzione: persone che parlano, radio TV, grida di bambini che giocano, musiche
non gradite. Altri rumori non disturbano la nostra attività: rumore del traffico, rumori
monotoni, ronzii… Anche se indesiderabili possono essere facilmente sopportati.
Secondo la mia esperienza è consigliabile lavorare in un ambiente sobrio, con
arredamento scarso e funzionale, senza troppi oggetti o suppellettili che intralciano e
distraggono. Io preferisco un ambiente quieto e uniforme perché favorisce le visioni
interiori. I miraggi si vedono nel deserto, mai in città.
Tenete tutto in ordine per poter trovare subito quello che vi serve quando state
lavorando. Tavolo e sedia devono essere adatti a voi e all’altezza giusta. Trovate la
posizione ideale, non importa se strana, e sedetevi così quando desiderate scrivere.
Evitate la presenza di persone nella stanza.
. In certi momenti potete avere bisogno di musica per ispirarvi. Altre volte avrete
bisogno di silenzio. La musica deve essere quella che va bene per voi, non importa se
classica, pop, rock,… importa che sia quella che vi piace e che vi aiuti a portarvi
nello stato di coscienza creativo. Con la musica esiste il pericolo di sopravvalutare i
vostri testi creati durante l’ascolto musicale. Quindi è necessario rileggere i testi
alcuni giorni dopo, in silenzio.
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Scrivete sempre quando vi sentite ispirati senza interrompere il flusso dei
pensieri. Correggete il testo dopo, nei giorni successivi. Se vi arriva l’ispirazione
mentre siete occupati in altri lavori, lasciate tutto, mettetevi da parte e scrivete.
Il pittore Friedrich scrive: “Il pittore non deve dipingere ciò che vede davanti a
sé, ma anche ciò che vede in sé. Se però in sé non vede nulla, tralasci pure di
dipingere ciò che vede davanti a sé.”
Se non avete l’ispirazione dovete creare le condizioni ideali affinché essa arrivi.
Come quando volete dormire dovete creare le condizioni ideali (il silenzio, il buio,
ecc.) e aspettare che il sonno arrivi.
Le condizioni che favoriscono l’ispirazione variano per ognuno di noi.
Molti scrittori raggiungono l’ispirazione ascoltando la musica; altri si ispirano
passeggiando; quando sono innamorati. Alcuni si ispirano mentre dormono. Uno
scrittore aveva messo un cartello sulla porta della camera da letto con la scritta: “Qui
il poeta lavora”. Significava che le idee gli venivano durante il sonno.
Anche C. Nodier scrive: “Ciò che mi stupisce è che il poeta desto approfitti
raramente, nelle sue opere, del poeta addormentato; oppure che raramente confessi il
suo debito verso di lui.”
Altri ancora si ispirano quando viaggiano; all’arrivo della loro stagione preferita;
ecc.
Non esiste una regola uguale per tutti. Bisogna comunque evitare di mettersi al
lavoro dopo mangiato, quando si è stanchi o peggio malati; quando si dispone di poco
tempo o si hanno altri impegni che distolgono l’attenzione e impediscono di
concentrarsi.
Quando non riuscite a risolvere un problema difficile non sforzatevi di trovare
subito una soluzione. Conviene distrarsi con qualche attività piacevole, o andare a
dormire.
Pensate a lungo a un problema e poi scordatelo momentaneamente; è un vecchio
trucco usato da artisti e inventori. In seguito la soluzione si affaccerà alla mente da
sola, e sarà una soluzione brillante.
Scrive Lewis Carrol: Capitava che un’idea mi venisse di notte, e allora mi
alzavo e accendevo il lume per appuntarmela; talora durante una gelida passeggiata
d’inverno, per cui dovevo fermarmi e, con le dita intirizzite dal freddo,
scarabocchiavo poche parole per evitare che quell’idea appena nata dovesse perire;
ma dovunque e comunque venissero, ciascuna idea veniva da sé. Non sono come un
orologio che, per farlo funzionare, basta caricarlo quando si vuole.
Se l’ispirazione non arriva è inutile perdere tempo davanti alla pagina bianca;
significa che non siete preparati oppure che non è la giornata buona e conviene fare
qualcosa altro, ad esempio una passeggiata.
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L’idea può scaturire perché abbiamo vissuto per tanto tempo dentro un ambiente
particolare, esempio: a bordo di una nave, in un collegio, o in paesi esotici con usi e
costumi di vita diversi dai nostri e per questo motivo attraenti.
A volte anche una semplice famiglia o bottega con i suoi personaggi, i suoi
problemi, le sue situazioni, le sue vicissitudini, può dar vita a un intreccio
interessante.
La trama possiamo ricavarla da una leggenda legata a una località o casa. Dalla
vita di un personaggio, inventore, poeta, criminale, santo o altro purché abbia avuto
una esistenza ricca di peripezie e travagli.
La storia di un amore, di una passione; gli aspetti psicologici oppure le vicende
erotiche o tutte e due le cose insieme.
Un caso di cronaca di cui si siano occupati i giornali o tolto dai vecchi schedari
della polizia.
Il resoconto di una esperienza psichica o parapsicologica.
La trama ce la può suggerire la lettura di libri stimolanti o la visione di films.
La trama può nascere infine da un’idea, un sogno, una leggenda o altro ancora.
Può essere una biografia più o meno romanzata o un’autobiografia.
Ci sono le trame a soluzione positiva, dove le cose finiscono bene; a soluzione
negativa, dove finiscono male; o indefinita.
Le trame sono lineari quando raccontano i fatti in successione; a incastro quando
i fatti vengono intercalati fra di loro.
Quando costruite una trama dovete esaminare tutte le varianti, tutte le
ramificazioni e poi scegliete quelle più appropriate.
Evitate le trame troppo ingarbugliate zeppe di complicazioni.
Evitate di creare nella trama coincidenze forzate e incredibili.
Evitate le lunghe trame secondarie. Le trame secondarie devono essere brevi allo
scopo di non distrarre l’attenzione del lettore dalla trama principale.
Le trame secondarie (quando ci sono) consistono di: divagazioni, varianti,
situazioni parallele.
La lunghezza del libro è sempre proporzionale alla lunghezza della trama. Con
trama breve e molte pagine si ha un testo troppo diluito. Se la trama è lunga e le
pagine poche, il testo è troppo concentrato.
Non inventate completamente una trama: risulterà artificiosa e falsa. Prendete
spunti dalla realtà, inserite avvenimenti reali, mescolate fantasia e realtà.
I GENERI. Leggete, leggete molto e di tutto. “Leggere per vivere” scriveva Flaubert.
Ogni scrittore è prima di tutto un grande lettore di libri e cultore, estimatore di
un genere letterario in particolare.
I gusti, le tendenze fanno prediligere un determinato genere, nel quale
sceglieremo di scrivere.
La prima cosa da fare quando si vuole scrivere un libro è stabilire il genere.
I principali generi sono: Drammatico, Comico, Commedia, Giallo, Orrore,
Fantascienza, Avventura, Psicologico, Erotico, Sentimentale, Thrilling ecc.
Sono classificazioni convenzionali perché in pratica un genere può arricchirsi di
elementi propri di un altro.
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Esempio: Orrore venato di erotismo; Fantascienza avventurosa, sociologica,
parapsicologica, ecc.
Oppure generi si uniscono e si compenetrano.
Esempio: Giallo-comico. Giallo-rosa. Giallo-nero.
Ogni genere letterario corrisponde a un determinato aspetto della realtà e della
vita.
Chi possiede il senso dell’humour e sa scoprire gli aspetti piacevoli di una
situazione, scriverà opere comiche. Chi prova interesse per le vicissitudini degli
uomini si orienterà al drammatico. Chi si sente attratto dal mistero della vita sceglierà
l’insolito e così via.
Il genere è come un contenitore che colora e influenza qualsiasi avvenimento.
Ad esempio: in un romanzo di genere nero, se dobbiamo descrivere una festa, essa
dovrà essere un po’ cupa.
In un romanzo di genere comico, se dobbiamo descrivere un funerale, esso
dovrà apparire un po’ allegro, cioè intonato al genere del romanzo.
L’autore ha l’obbligo di approfondire con ricerche e letture il genere letterario
che intende trattare.
Prima di trattare un argomento è necessario diventare un esperto per poter
disporre di tante nozioni a cui attingere, idee da sviluppare.
Conoscere il lavoro svolto dai predecessori è indispensabile per evitare di
scrivere delle banalità, agli inizi, o cose che sono già state espresse da altri e in modo
migliore.
E non dite , come tanti dilettanti, che così facendo non resta più niente da
scrivere. L’infinito sta davanti a noi, qui come in tutte le manifestazioni della natura.
IL SOGGETTO. La scelta del soggetto (o argomento) dipende dai nostri gusti e dal
nostro bagaglio di esperienze.
Evitate i soggetti banali che non suscitano l’interesse dei lettori.
La letteratura coinvolge il lettore solo se rappresenta emozioni forti. Una cena
fra amici offre emozioni deboli che interessano solo i commensali. Ma un uomo
inseguito da un coccodrillo, l’incontro con un extraterrestre offrono emozioni
talmente forti che arrivano a coinvolgere il lettore (o lo spettatore).
Il lettore desidera soddisfare curiosità, arricchirsi di esperienze, provare
emozioni nuove.
Questo infatti è lo scopo principale della lettura: Aumentare le conoscenze
evitando i pericoli delle esperienze reali.
Il soggetto è valorizzato dal modo di scrivere. Il modo di scrivere, cioè il modo
in cui le parole sono disposte, è importantissimo. Cambiando l’ordine delle parole il
soggetto perde molto del suo fascino.
Il soggetto deve avere: 1) ambientazione; 2) struttura composta di introduzione,
sviluppo, conclusione; 3) pochi e ben definiti personaggi; 4) una serie di eventi
strettamente legati fra di loro da un filo logico.
Il numero delle pagine è proporzionale agli avvenimenti narrati. Attenzione a
non diluire il romanzo con troppe lungaggini. Non comporre un romanzo con una
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lunga sequenza di avvenimenti. Il romanzo ideale è formato da un avvenimento
principale e pochi secondari.
GLI ELEMENTI. Tutti gli elementi o oggetti che entrano a far parte della vicenda
dovranno essere ben conosciuti dall’autore. Egli deve familiarizzare con essi in modo
da potersene servire con facilità e soprattutto per poter trasmettere la sensazione di
competenza di ciò che sta per narrare.
Es. Una grande casa, di quelle come sapevano costruire soltanto al principio del
secolo scorso, con i suoi due piani maestosi in un balzo verso il cielo, le bianche
colonne marmoree dell’atrio, proscenio per il giardino, le lucide tegole rosse e il
solitario comignolo dell’ampio camino, vero cuore della casa, attraverso cui ha
fumato ininterrottamente tutta una vita di intere generazioni, inchiavardate
saldamente tra loro, a formare la colonna dorsale della antiche famiglie patriarcali del
Sud. Max Dave
Prima di scrivere una storia di fantascienza bisogna documentarsi sugli apparati
scientifici, radar, propulsori, tute spaziali, navette, autorespiratori, pannelli di
comando, antenne, ecc.
Ma anche in una semplice commedia l’autore dovrà informarsi degli stili dei
mobili, del nome delle suppellettili presenti nella stanza, il tipo di abiti indossati dai
personaggi e così via.
Es. Alle pareti insieme alle armi erano appesi trofei di caccia: teste di orsi e di cervi
per lo più; ma anche una lince balcanica e un cinghiale dall’aspetto ferocissimo per
via delle lunghe zanne. Un lampadario di ferro battuto con una moltitudine di candele
fiammeggiava e traeva bagliori metallici dalle armi appese al muro: sciabole,
yatagan, spade, antichi fucili turchi, nagaike, pugnali ricurvi del Kurdistan.
Frank Graegorius
Osservate gli oggetti sempre da più punti di vista, in vari momenti del giorno e
della notte, con il buono e il cattivo tempo. C’è da restare sorpresi nel costatare come
essi subiscano delle variazioni a seconda delle condizioni, tanto da sembrare ogni
volta diversi.
L’oggetto inanimato risente inoltre, nelle descrizioni, dello stato d’animo di
colui che lo descrive. Una trave galleggiante sul mare ha un significato diverso per un
turista sulla nave e per un naufrago che sta nuotando.
Non basta quindi descrivere freddamente, ma bisogna investire gli oggetti delle
nostre sensazioni, stati d’animo, speranze, timori ecc. per trarli fuori dall’anonimato
della realtà. Un oggetto poi verrà descritto più o meno minuziosamente a seconda
della maggior o minor importanza che esso riveste per il personaggio.
Perché, vedete, quando siamo molto emozionati, oppure spaventati, o
innamorati, diventiamo ancora più ricettivi, più sensibili, più impressionabili. In
questi momenti, l’ambiente, tutto quello che ci circonda, diventa più intenso, più
penetrante, come se fosse in rilievo. Un albero, una casa, ma anche una piccola crepa
nel muro o un particolare tipo di luce, si imprimono con intensità nella nostra anima.
Gli oggetti assumono grande importanza, si caricano di significati nuovi, di presagi.
In quei momenti noi proviamo sentimenti di amore, odio, avversione o paura verso
oggetti comuni.
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L’EPOCA. Lo stesso discorso di approfondimento vale anche per l’epoca.
Il periodo storico va studiato insieme al modo di pensare, alle consuetudini, alle
usanze. Bisogna studiare i sistemi di vita, gli oggetti adoperati, i mezzi di
locomozione allora impiegati, cibi e bevande, la moda di quei tempi, i costumi, la
religione, gli sport, il tipo di dimora, i giochi, le armi, gli stili, e tutto ciò che fa parte
dell’ambiente dove si svolge la vicenda. Basta questo a rendersi conto che più l’epoca
è lontana dal presente maggiormente richiede di essere studiata.
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Es. Una richiesta a un familiare: Dammi quel libro. Richiesta a un amico: Per favore,
dammi quel libro. Richiesta a un estraneo: La prego, vuole essere così gentile da
darmi il libro...
Quando parliamo ci aiutiamo con l’intensità e il tono della voce. Quando
scriviamo è necessario far precedere o seguire il discorso diretto da qualche
indicazione che aiuti a comprendere lo stato d’animo di colui che parla.
Es.: gridò, sussurrò, balbettò, ecc. in tono brusco, autoritario, con dolcezza, ecc.
Sgrammaticature, gergo, parole volgari, dialettali, vanno usate con personaggi
delinquenti, rozzi, per renderli più incisivi. Usate queste parole con moderazione per
non annoiare e diventare incomprensibili. Es.: Sbirri, spifferare, fottuto, bagascia,
stronzo, rompiballe, chiavare, cazzata, casino. I dialoghi devono essere verosimili e
in accordo con la psicologia dei personaggi.
A volte i dialoghi sono formati da parole slegate, sospensioni, ripensamenti.
Vi si trovano parole tipo: Ecco, Oh, Cioè, Già, Beh, Sì, Ma,...
Queste parolette sono frequenti nelle improvvisazioni perché servono a riempire
i vuoti di pensiero. Sono usate quando non si sa cosa dire, quando si è imbarazzati,
per prender tempo a cercare una parola.
Es.: “Vedete, vedete, Miss Barbara, quello che si impara a scuola su questo nostro
paese, ne dà sempre un’idea vaga... Dicono che sia uniforme, monotono... Monotono
un accidente... Oh, scusatemi... E’ il paese più strano della terra!” Paul Carter
Quando un personaggio è in preda a forti emozioni bada meno alla forma e di
conseguenza adopererà un linguaggio sobrio e magari frammentario.
Es.: Un ferito: “La mia gamba - presto, una scheggia”.
In un romanzo bene equilibrato i dialoghi rappresentano il 10-20-30 % del testo
(in media una facciata ogni cinque). Nelle rappresentazioni teatrali i dialoghi
rappresentano il 90% del testo.
Il dialogo non deve essere troppo lungo. Da due o tre righe fino a un massimo di
dieci righe.
Evitate di riportare un dialogo dentro un altro dialogo.
Se ciò fosse necessario usate il discorso diretto più discorso indiretto.
Es. John disse: “Tom dice che non verrà.”
Adoperate sinonimi di <<Dire>> per evitare la monotonia.
Es.: affermare, aggiungere, chiamare, ripetere, sussurrare ecc.
Quando ci sono due interlocutori che parlano alternativamente si può omettere il
verbo Dire (o sinonimi) alla 3° volta.
Es.: 1°) John disse: “Perché hai usato la mia macchina?”
2°) “Ma non l’ho presa io” ribattè Tom.
3°) “L’avevo lasciata dentro al garage e la ritrovo fuori”.
4°) “Non so chi possa avercela messa”.
Quando invece partecipano al dialogo più persone è necessario scrivere tutte le
volte chi sta parlando per evitare incertezze.
Es.: “Hai visto la fiera dell’antiquariato?” chiese John.
“Sì era molto interessante” rispose Tom.
“Ma voi siete stati nel padiglione degli orologi?” domandò Carl.
Tom scosse il capo: “Io non ho fatto tempo perché stavano per chiudere.”
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Riportate solamente i dialoghi importanti. Gli altri bisogna condensarli nel
discorso indiretto. Es. Mi chiese se avevo la chiave e avuta risposta negativa
domandò allo zio.
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IL PUNTO DI VISTA Alcune persone percorrono la stessa di via di una città: il
bambino guarda le vetrine dei giocattoli; la ragazza guarda i manichini con i vestiti
alla moda; l’uomo sportivo guarda gli attrezzi di ginnastica; il ragazzo guarda le foto
sexy di cinema e riviste; il professore guarda le copertine dei libri. Alla fine, tutte
queste persone hanno percorso la stessa via, ma hanno visto cose differenti. E ognuno
darà un resoconto differente. Eppure la realtà è una per tutti. Però ognuno vede, è
attratto, guarda con attenzione un solo settore della realtà: quello che gli interessa ,
quello che gli piace.
Il punto di vista è rappresentato dal personaggio principale. E’ facile sapere se
l’autore è un uomo o una donna: il personaggio principale ha lo stesso sesso
dell’autore (con qualche eccezione).
Il punto di vista maschile è poetico, fantasioso. Il punto di vista femminile è pratico e
meticoloso.
Un uomo riesce male a creare un personaggio principale femminile reale; e quando
una donna crea un personaggio principale maschile, noi uomini sentiamo che esso
agisce e pensa in modo effeminato. Questo perché il sesso influisce sulla psicologia,
sul modo di pensare e di agire.
Un autore dovrebbe sempre inventare il personaggio principale del suo stesso sesso.
Un altro fattore che influisce sul punto di vista è l’età. L’età dell’autore influisce sul
modo di pensare, di vedere e giudicare i fatti e le cose. Generalmente l’età dell’autore
coincide con l’età del personaggio principale: giovane, adulto oppure vecchio.
Esistono eccezioni, come ad esempio quando l’autore adopera un bambino come
protagonista. In questo caso l’autore descrive i suoi ricordi di infanzia, perché
evidentemente un bambino non riuscirebbe mai a scrivere un libro.
PARTE II
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quello che è necessario senza voler riempire ad ogni costo le pagine. E se non
avete niente da dire, non scrivete.
Evitate le divagazioni, i lunghi ragionamenti, gli inserti filosofici. Evitate che la
narrazione divenga pretesto per qualcosa altro, ad es. la propaganda.
Quando usate parole che hanno omonimi fate che il significato risulti chiaro.
Evitate come appestati: gli arcaismi; le frasi fatte; i modi di dire; le locuzioni
latine.
Gli arcaismi sono parole morte e antiquate.
I modi di dire sono frasi arcirisapute che hanno perduto l’espressività.
Es.: Cadere dalle nuvole. Scrivete invece: Rimanere sorpreso.
Non lo posso soffrire. Scrivete invece: Mi è antipatico.
Menare il can per l’aia. Scrivete invece: Divagare, temporeggiare.
Averne fin sopra i capelli. Scrivete invece: Essere stufo.
- Ipso facto = lì per lì, improvvisamente
- Ad libitum = a piacere
- Ad Hoc = adatto.
Evitate parole arcaiche e letterarie:
Es.: Guatare = guardare
muliebre = femminile
incedere = camminare
igneo = infuocato
agognare = desiderare.
Evitate di scrivere in maniera complicata. Scrivere in modo semplice è difficile;
scrivere in modo complicato è più facile.
Non scrivete frasi arcirisapute e super ripetute.
Es.: “La neve bianca cadeva a larghe falde...”
Scrivete cose originali. Per scrivere cose originali guardate la cosa da punti di
vista originali.
Es.: La neve. Provate a guardare lo zenit del cielo durante una grossa nevicata.
Vedrete un turbinio, un formicolio disordinato di punti scuri che assomigliano a
sciami di mosche, o stormi di uccelli durante un passo. Adesso provate ad uscire. La
neve vi entra negli occhi facendoli lacrimare, sentirete l’acqua gelida sulla pelle, i
vostri piedi scivolano come se aveste i pattini. Altro che neve bianca da paesaggio in
cartolina. Bisogna provare le cose prima di descriverle!
Evitate di scrivere anticipazioni sulla storia. Non fate troppo spesso lo scrittore
onnisciente. Es.: Marta si sarebbe pentita fra un mese della scelta che stava facendo.
Quando scrivete non pensate a tutto il romanzo contemporaneamente. Mentre
descrivete una azione pensate solo a quella. Se ad esempio state tagliando un albero
pensate alla fatica, al sudore, al legno duro da segare, alla schiena che vi fa male...
Evitate di scrivere citazioni prese da testi di altri autori.
Evitate parole straniere e dialettali.
Fate attenzione agli omonimi. Purtroppo alcune parole non hanno un significato
univoco. Es.: stufa, cerchi, folle, scure, partita, sette, secchi, sole, vite, conti, mente,
danno, ecc.
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Quando usate queste parole fate che non sorgano dubbi, creando il testo
appropriato oppure aggiungendo un sinonimo.
La brutta copia, anzi le molte brutte copie sono indispensabili; esse costituiscono
l’unica strada verso la creazione, il completamento e il perfezionamento di un’opera.
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Chi di voi si diletta di giardinaggio e ha provato a scavare una buca sa che questo è
impossibile. La terra se secca è dura, piena di sassi, di radici. Ci vuole il piccone per
smuoverla, le palate poi sono pesantissime. Se la terra è bagnata diventa ancora più
pesante ed è appiccicosa come la colla. E’ un’operazione pesante e faticosa per uno
in piedi. Come può un uomo sdraiato dentro a un cunicolo scavarsi la terra per
avanzare? E’ materialmente impossibile.
Quando fosse necessario descrivere operazioni particolari quali ad es.: un’analisi
chimica, trovare le coordinate marine, la messa a punto di un congegno a orologeria,
lo sviluppo di negativo fotografico, un’autopsia, i sintomi di un avvelenamento ecc. è
indispensabile interpellare prima uno specialista.
Descrivere accuratamente una scena non è sufficiente per ottenere un buon
risultato.
La narrazione non è una cronaca noiosa degli avvenimenti, non è un catalogo di
oggetti.
Es.: E’ una sera calda di giugno. C’è un lago. Il sole tramonta oltre il lago. Si vedono
riflessi di luce rossa sull’acqua. A destra ci sono dei salici. Più in là un boschetto di
pioppi. La brezza fa stormire gli alberi e si sente anche sulla pelle. Ci sono dei sassi
piatti sulla riva e c’è l’erba alta. Un uomo sta seduto e pesca. Le rane gracidano. Nel
cielo si vede la mezzaluna. C’è una grande pace tutto intorno.
Bisogna usare bene la sintassi (arte di collegare le parole) e la stilistica (artifici
letterari).
Es.: “Nella sera di giugno il sole tramonta oltre il lago arrossando l’acqua di riflessi
infuocati. La brezza tiepida accarezza la pelle, fa stormire i salici, si perde frusciando
nel boschetto di pioppi più lontano. L’erba alta della riva cresce fra dei sassi piatti su
cui sta seduto un pescatore. Le rane gracidano alla mezzaluna nel cielo. Il senso di
pace stringe la gola come un nodo.
Descrivete velocemente. Stilizzate.
Raccontate senza elencare. Raccontate in modo piacevole e suggestivo,
intrattenendo. Sintetizzate, suggerite.
Le descrizioni devono essere intercalate a resoconti di fatti e dialoghi in modo
che il lettore vi scivoli dentro quasi senza accorgersene.
Soprattutto quando è necessario descrivere minuziosamente l’ambiente, per non
annoiare il lettore, bisogna alternare le descrizioni ai fatti.
Quando scrivete vi rivolgete a persone estranee e lontane impossibilitate ad
avvertirvi se non hanno capito quello che volete dire. Dovete quindi costruire bene le
vostre frasi, scegliendo le parole affinché il vostro messaggio risulti chiaro e
comprensibile per tutti. Attenzione però a non cadere nella pedanteria o
nell’esagerazione.
L’esposizione di fatti importanti non deve essere essenziale e telegrafica e
neppure sovrabbondante esagerata e barocca.
Esempio di un brano troppo povero:
Andai alla stazione e presi il treno per Miner. In treno c’era poca gente. In
viaggio guardavo fuori dal finestrino le case e i campi. Quando arrivai verso sera
andai a un albergo e presi una camera. Sistemai le valige e scesi per la cena...
Esempio dello stesso brano ma troppo particolareggiato e troppo carico:
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Il pomeriggio di agosto era afoso e denso. Questo mese maturo assomiglia alla
maturità dell’uomo nella vita quando sopravviene la stanchezza per aver tutto
provato, e si prova la nausea per ciò che in gioventù avevamo amato. Questi pensieri
mi attraversavano il cervello mentre camminavo per raggiungere la stazione. Onde di
calore riverberavano dai muri di mattoni di questo edificio severo. Qua e là l’intonaco
era scrostato. In una panchina sotto agli oleandri una signora teneva distrattamente il
giornale. Mi appoggiai ai marmi dello sportello e comprai il biglietto da un assonnato
funzionario. Allora improvvisamente il trillo del campanello mi fece sussultare. Mi
affrettai per raggiungere la pensilina dove c’era solo un signore alto ed elegante. Con
una mano reggeva una grossa valigia marrone e con l’altra la giacca che si era tolta
per sentire meno caldo. Il volto serio e scavato da rughe tradiva l’ansia di partire
verso ignoti destini.
Esempio dello stesso brano equilibrato:
Andai alla stazione per partire per Miner in un pomeriggio afoso di agosto. La
stazione era semideserta a sulla pensilina c’ero solo io e un signore con una valigia.
Anche in treno c’erano poche persone. Sistemato nel mio scompartimento passavo il
tempo guardando fuori. Dai finestrini vedevo le case del paese che stavo per lasciare,
poi distese di campi, ancora i tetti rossi delle abitazioni e ancora il verde della
campagna... Raggiunsi Miner stanco e pieno di ansia. Nel cielo serale vedevo brillare
le prime stelle e i lampioni erano già accesi nel viale. Fermai un taxi. Il conducente,
un grassone sudato, mi domandò con voce roca dove volevo andare. “Conoscete un
buon posto dove c’è da mangiare?” gli chiesi...
Lo scrittore sceglie cosa scrivere e cosa non scrivere. Lo scrittore sceglie quali
fatti inserire e quali fatti tralasciare. Lo scrittore sceglie quali particolari inserire e
quali tralasciare.
Scrivete la parti necessarie, facendo in modo che il lettore intuisca le parti
mancanti. Non descrivete tutto meticolosamente. In situazioni evidenti della vita noi
adoperiamo frasi semplificate in stile telegrafico. Es. Una andata a Milano. Che
significa: Mi dia un biglietto ferroviario per Milano e io pagherò l’importo
corrispondente.
Anche in letteratura quando il contesto è chiaro contate sull’intelligenza del
lettore ed evitate esposizioni lunghe e pignole. Evitate però salti eccessivi per non
diventare incomprensibili.
Scrivete in modo particolareggiato gli eventi importanti, quelli caratteristici,
quelli essenziali per il romanzo.
Gli eventi di media importanza scriveteli in modo sobrio, veloce o accennateli.
Gli avvenimenti poco essenziali saltateli o fate che il lettore li intuisca.
Tralasciate le banalità.
Attenzione a non creare vuoti o troppo pieni.
A ogni argomento dedicate uno spazio proporzionato alla sua importanza. Ma
non troppo sproporzionato rispetto allo spazio dedicato agli altri argomenti poiché la
letteratura è equilibrio.
Evitate le lunghe trame secondarie che distraggono il lettore.
Nei romanzi eventuali trame secondarie devono essere brevi. Nei racconti non
c’è posto per trame secondarie.
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Gli avvenimenti di contorno servono a far risaltare maggiormente quello
principale. Attenzione però; non dedicate troppo spazio a eventi secondari,
personaggi di secondo piano, per non distrarre il lettore dalla trama principale.
Che cosa direste se vedeste un uomo con le braccia grosse come tronchi
d’albero? Che è sproporzionato. Ebbene, certi scritti danno proprio questa
impressione.
Es.: Un racconto di 100 pagine che comprende una divagazione di 40 pagine.
Altro esempio preso da un racconto squilibrato: 1 pagina per descrivere i pensieri del
protagonista. 1 sola riga per descrivere un suo viaggio della durata di una giornata
intera!
Non fate un romanzo con pochi fatti per non diluire troppo il testo.
Selezionate gli elementi che entrano nel testo per ottenere un insieme omogeneo.
Es.: In una descrizione campestre, ci sono: mucche, alberi, erba, cielo; qui un palo del
telegrafo risulta stonato, fuori luogo e bisogna eliminarlo anche se esiste nella realtà.
Deve esserci omogeneità anche nel contesto.
Es.: In una storia comica, un fatto doloroso e tragico sarebbe fuori posto.
E’ necessario cogliere l’essenza di un ambiente e poi aggiungere poche
descrizioni particolareggiate per completare il senso della realtà. Accenni,
insinuazioni, dicono molto più che noiose descrizioni dettagliate.
Troppi particolari possono nuocere alla narrazione. Una descrizione un po’ vaga,
indeterminata dà la sensazione che la realtà sia molto più profonda e complessa di
quanto alla penna è consentito descrivere.
Es.: Una creatura orribile; un paesaggio fantastico; una donna divina; dicono molto
più che minuziose descrizioni. Penserà la fantasia del lettore a riempire queste lacune
appositamente lasciate. Di tanto in tanto qualche descrizione accurata servirà ad
accentuare nel lettore la sensazione del vero.
Con le allusioni si suggestiona il lettore perché si fa leva sulla sua fantasia. La
reticenza, usata con moderazione, consente di ottenere effetti superiori a quelli
ottenuti descrivendo tutto.
Es.: Sarebbe barbaro non limitarsi a far comprendere ciò che aveva ucciso Gilman.
Lovecraft.
Es.: Ah, se poteste vedere quello che vedo io! Lovecraft.
Evitate una suspense troppo prolungata, una introduzione troppo lunga; arrivati
al punto culminante evitate di caricare eccessivamente la narrazione per non ottenere
l’effetto opposto a quello desiderato. Se volete suscitare nel lettore la paura,
esagerando si cade nel grottesco e si suscita il riso. Se volete farlo ridere a ogni costo
finirete con l’ottenere l’effetto contrario.
“L’artista è il creatore delle cose belle” scrive Oscar Wilde. Ciò significa che
possiamo scrivere cose originali usando un linguaggio normale. O possiamo scrivere
cose normali usando un linguaggio originale. Ma non bisogna scrivere cose normali
con un linguaggio normale.
Allo scopo di aumentare l’interesse dei lettori scrivete fatti che possono
sembrare autentici. Non importa se scrivete cose irreali, importante è narrarle in
maniera credibile e convincente. La realtà descritta deve apparire verosimile
altrimenti conviene cambiarla.
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Ad es.: Ricordo che una volta insieme a un amico volevo visitare una vecchia villa
abbandonata, ma porte e finestre erano ermeticamente chiuse. Stavamo per rinunciare
quando abbiamo trovato la chiave sull’erba (qualcuno l’aveva evidentemente perduta)
che ci ha permesso di entrare.
Questi i fatti. Se però li descrivessi così apparirebbero poco verosimili e
farebbero sorridere il lettore. Questo perché la realtà talvolta è così strana e
improbabile da sembrare una frottola e a raccontarla non si viene creduti.
In letteratura bisogna sforzarsi di dare una verosimiglianza ai fatti anche a
scapito della verità. Al lettore risulta più facile credere che abbiamo scardinato una
finestra per entrare piuttosto che si sia verificata la circostanza rarissima di trovare la
chiave.
Quando fosse necessario descrivere proprio un evento che appare incredibile
conviene sottolinearne la singolarità.
Ad esempio:
- Caso strano, è capitato proprio a me di...
- Mai visto niente di simile. C’era...
- Per colmo di sfortuna...
Raccomandiamo di scrivere cose credibili e con realismo.
Esempio riassunto da un racconto: Una coppia di naufraghi approdano su un’isola
deserta. Qui conducono una vita libera e felice vivendo di pesca e di caccia,
dormendo in una capanna, vestendosi di pelli, nuotando nella laguna, tuffandosi dalle
alte scogliere.
Questa descrizione è più incredibile del mostro verde che scende da Marte!
Infatti: per nutrirsi devono essere abili cacciatori e pescatori ed è improbabile che una
coppia di turisti lo sia; per non parlare del problema di accendere il fuoco. Per
costruire una capanna bisogna essere carpentieri oppure ci vogliono assi, chiodi,
utensili. Per farsi un vestito di pelli bisogna cacciare l’animale, scuoiarlo, conciare la
pelle, cucirla... Per nuotare e fare tuffi bisogna essere esperti nuotatori. Sulle rocce
poi c’è sempre il rischio di ferirsi un piede, essere morsicati da un granchio.
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Se in questo momento avete le idee chiare sulla seconda parte di un avvenimento
meglio approfittare e scriverla subito, prima di dimenticarla o di perdere l’ispirazione.
Non importa se manca la prima parte; dovete accontentarvi di scrivere quello che
viene. La parte (o le parti) mancante dovrete scriverla un’altra volta, quando sarete
ispirati.
Esempio: Descrivete i paesaggi, il folklore, l’atmosfera dell’ambiente dove svolgerete
la vicenda. Descrivete le azioni, i fatti. Scrivete i dialoghi. Descrivete i personaggi.
Poi intercalate i fogli e per ultimo fate la revisione.
Questa tecnica è comune e vantaggiosa nei romanzi e nei films. Le varie parti
dovete scriverle separatamente e indipendentemente dall’ordine cronologico.
Scrivete per primi i temi più importanti o quelli verso i quali sentite
maggiormente l’ispirazione, e in seguito i rimanenti.
Sviluppate le parti. Scrivete aggiunte; fate delle composizioni di eventi reali,
modificati o inventati.
Arricchite il testo prelevando frasi o idee appropriate dall’archivio degli appunti.
Mettete nella giusta sequenza le parti, dopo averle numerate in modo da avere
un logico susseguirsi degli avvenimenti.
Per ultimo ricordatevi di ricucire sempre le parti fra loro (cioè apporre quelle
modifiche leggere o aggiunte del testo) in modo che le parti vengano saldate e ne
risulti scorrevole la lettura.
Potete incominciare a scrivere un romanzo partendo da un punto qualunque
senza possedere la visione d’insieme, senza avere le idee chiare, a volte senza sapere
neppure come andrà a finire. Seguite le idee man mano che appaiono mentre svolgete
il lavoro; sviluppate le idee seguendo le conseguenze logiche fino alla conclusione.
Arriva un momento nel quale lo scrittore “sente” che l’opera ha preso forma, è
diventata una cosa a sé, viva.
Adesso inizia il lavoro di revisione: bisogna collegare fra loro le parti e togliere
le incongruenze.
Per scrivere un racconto breve la tecnica è più semplice.
Esempio: Partite da un’idea: Dik si sveglia nel cuore della notte e sente dei passi giù
in salone.
Non preoccupatevi di come andrà a finire! Non tentate di risolvere due problemi
in una volta sola! Cercherete il finale un altro giorno o quando vi verrà l’ispirazione.
Intanto sviluppate il testo. Dik è solo in casa. La casa è isolata. Fuori c’è il temporale.
Dik ha paura.
Quando avrete ottenuto un buon testo dedicatevi alla ricerca del finale. E’ una
fine realistica? In questo caso il rumore è prodotto dai ladri, o dai topi, o dalla moglie
che è ritornata dopo essere fuggita o è un sogno di Dik...
Oppure è una fine soprannaturale: Cioè i passi sono di uno spettro legato a una
maledizione della vecchia casa. O una fine fantascientifica: Presenza di un
extraterrestre. O una fine fantastica: C’è uno spostamento temporale e Dik sente i
passi di se stesso ma quando era bambino...
Il racconto è un testo di lunghezza più breve, che va dalle 2 alle 20 pagine. E’ il
resoconto di un unico evento che crea conseguenze, o problemi. Di solito alla fine il
problema viene risolto.
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Ad esempio: un uomo viene morsicato da un serpente e rischia di morire. Alla
fine viene soccorso, trova l’antidoto, oppure muore.
Se l’evento iniziale non crea conseguenze di nessun tipo, non si può scrivere un
racconto. Esempio: se vengo morsicato da un serpente e non mi succede niente, non
posso scrivere un racconto
LO STILE. Lo stile è l’uomo perché esiste una connessione fra personalità e modo di
esprimersi.
Lo stile, emotivo o razionale, sobrio o artificioso, è in relazione al carattere dello
scrittore. E il carattere è un dono di natura che l’uomo con l’esercizio può affinare e
migliorare.
Lo stile varia inoltre con l’età, con l’esperienza e con lo stato d’animo.
All’inizio il principiante non può pretendere di possedere uno stile. E’ bene, in
questo stadio, anziché cercare l’originalità, puntare alla chiarezza, alla limpidezza del
testo e il resto verrà da sé. In seguito quando la personalità si realizza per mezzo delle
esperienze e delle acquisizioni arriverete a possedere uno stile vostro che potrete via
via sempre meglio padroneggiare.
Lo stile non deve essere troppo disadorno da sembrare telegrafico, e neppure
eccessivamente ricco e pieno di fronzoli, denso e sovrabbondante.
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Lo stile è ricco in proporzione all’importanza dell’avvenimento nel contesto. Lo
stile diventa sobrio per avvenimenti poco importanti.
Il passaggio dallo stile sobrio allo stile ricco deve avvenire gradualmente, senza
salti.
La narrazione è scorrevole quando le frasi sono logicamente legate dallo stesso
argomento. Lo stile sciolto, fluido si ottiene evitando di cambiare bruscamente
argomento troppo spesso.
Trattate un argomento (azione, descrizione, luoghi, personaggi, ecc.). Poi
quando dovete passare a un altro argomento create delle connessioni, degli agganci
logici per associazione di idee o per contrasto. In questo modo la narrazione diviene
scorrevole.
Questa regola va rotta, di tanto in tanto, per evitare la monotonia e alla fine dei
capitoli.
Esempio di stile scorrevole: Ho il piacere di presentarmi: sono Jack Buckingam,
l’Ispettore. Forse lo sapete, ma fra tre giorni avrò il dispiacere di compiere
sessantacinque anni. Infatti...non sarei in pensione da più di cinque anni e non dovrei
consolarmi dei vecchi tempi ripescando tra le cianfrusaglie del passato, qualche
misero ricordo di un’età migliore. Oggi... Sapete cosa mi è capitato tra le mani? Un
vecchio ritaglio di giornale, ingiallito e rosicchiato dal tempo. 22 Luglio 1929!!!
Un’epoca lontana! Quasi trent’anni! Bene! Ho deciso di narrarvi questa storia. I
personaggi?...Sono molti. Ricordo ancora, Robert Cunnings, l’astronomo.
Poi...Richard Charlson il suo primo assistente. Samuel Widmark, quello che avrebbe
dovuto essere il secondo assistente. Vediamo...C’era ancora Marylin Churck, la
segretaria e, tra il personale dell’osservatorio il guardiano e il tecnico. Ma certo!
Anche la polizia finì col metterci il naso e così entrammo a far parte di quei
personaggi anche noi. Cioè, con il sergente Bell: quell’addormentato di Monroe,
insieme a un’altra decina tra agenti e funzionari. Il loro nome mi sfugge. Ci finì in
mezzo anche altra gente. Max Dave
Lo stile esprime la personalità e lo stato d’animo dell’artista perché è il modo in
cui l’artista sente il soggetto Con lo stile, e la selezione degli elementi, si crea
atmosfera, ritmo, armonia. Così l’autore fa vedere e sentire le cose dal proprio punto
di vista.
Lo stile pur pervadendo tutto il testo deve rimanere una cosa aerea e invisibile.
Quando esso è troppo marcato non è più stile ma “maniera”.
LA FANTASIA Con la fantasia mescoliamo gli eventi reali per ottenere nuove
combinazioni..
Esempio: A) Jan vende una casa, fa un viaggio, si innamora di una donna.
B) Jan vende una casa, viene truffato, finisce in tribunale.
C) Jan vende una casa, si trasferisce in altra località, impianta un allevamento di
lumache.
Oppure esageriamo persone o azioni.
Esempio: Un uomo bruttissimo diventa un mostro; un uomo fortissimo diventa un
eroe; una donna bellissima diventa una fata; un viaggio in campagna diventa un
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viaggio in Africa, sulla Luna, su Nettuno, nella galassia, nell’Oltremondo… Se ho
provato il freddo posso immaginare un uomo che sta morendo di freddo.
In ogni caso il punto di partenza sono sempre le esperienze reali vissute
dall’Autore.
Nella narrativa realistica lo scrittore prende gli eventi reali senza variarli o
variandoli poco. Poi sceglie quali eventi descrivere, li mette in sequenza, decide quali
si incontrano o scontrano e in che modo; accresce o diminuisce le conseguenze
logiche inevitabili.
Nella narrativa fantastica invece lo scrittore esagera gli eventi prima di lavorarli.
Poi li sceglie, li mette in sequenza come descritto sopra.
Quando lo scrittore esagera solo 1 o 2 eventi lasciando gli altri inalterati, ottiene
una variante molto interessante dove il fantastico non predomina come nelle fiabe
cosicché la storia conserva tutte le caratteristiche della credibilità. Esempio: un giallo,
un dramma, commedia, fantascienza leggera , ma non fantasy.
.La fantasia va stimolata con letture, cinema, teatro, rappresentazioni, giochi,
visite a musei, gallerie d’arte, luoghi storici, paesi stranieri, incontri con persone
nuove, esperienze.
Come fare in pratica per descrivere eventi di pura fantasia?
Esempio: Una esplorazione del pianeta Nettuno.
1° Leggeremo molti libri di fantascienza che parlano di esplorazione dei pianeti.
2° Prenderemo in esame tutte le conoscenze scientifiche d’avanguardia riguardanti
quel pianeta: temperatura, orografia, ecc. Disporremo così di molti dati nei quali ci
immedesimeremo.
3° Prenderemo come modello un paesaggio montano invernale col quale abbiamo
familiarità.
4° Con la fantasia inventeremo, creeremo abbinamenti nuovi di paesaggi,
sommeremo caratteristiche, situazioni, aggiungeremo stranezze, imprevisti, ecc.
E’ ovvio che quando in futuro gli astronauti esploreranno realmente quel pianeta
scopriremo dove abbiamo avuto delle intuizioni geniali e dove invece abbiamo
sbagliato.
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Alcune volte la realtà supera la fantasia. Ma molto spesso la realtà quotidiana è
banale, comune, prosaica. E’ necessario allora inventare qualche vicenda che abbia
però tutte le caratteristiche della verosimiglianza per renderla più interessante.
Per costruire una vicenda inventata bisogna:
1) Prendere eventi rari e aumentarne la frequenza.
Esempio: Un’avventura drammatica; molte avventure drammatiche. Una situazione
comica; molte situazioni comiche. Una circostanza erotica; molte circostanza
erotiche.
2) Descrivere i fatti in maniera unilaterale.
Esempio: Una casa che si crede abitata dagli spiriti; scrivete le testimonianze a favore
e tacete o minimizzate quelle contrarie.
3) Mettere insieme eventi comuni e rari per creare nuove connessioni.
Esempio: Una gita in barca, un naufragio, un matrimonio, una rapina e una vincita al
lotto.
Le vicende inventate bisogna arricchirle con particolari autentici pescati fra i
nostri ricordi.
Attenzione a non esagerare!
E’ necessaria tanta abilità per raccontare fatti straordinari. Al principiante
conviene perciò restare molto al di qua della soglia di credibilità dei lettori.
Se carichiamo eccessivamente una storia normale otteniamo una buffonata. Se
raccontiamo fatti troppo straordinari otteniamo una favola.
Non bisogna mai esagerare. C’è un punto al di là del quale i risultati si
invertono. Conviene restare molto al di qua di quel punto. Es. A un funerale se
qualcuno piange, lo spettatore si commuove. Se tutti piangono e si strappano i capelli,
lo spettatore ride.
IL RITMO. Per percepire la realtà occorre tempo; esempio: in cinque minuti entro in
una stanza, accendo il fornello e preparo il caffè. Con la scrittura possiamo allungare
o accorciare questo tempo. La descrizione di un avvenimento è breve quando
descriviamo l’avvenimento sommariamente. La descrizione è lunga quando
descriviamo molti particolari. Il ritmo lento aumenta il realismo della storia; ma
quando è troppo lento finisce per annoiare il lettore.
Esempio: 1) John è partito per Londra.
2) John è andato alla stazione. Ha comprato un biglietto di andata e ritorno per
Londra. E’ rimasto seduto nella sala d’aspetto. E’ salito sul treno.
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3) John si è svegliato presto. Si è lavato. Ha indossato il vestito grigio. E’ sceso al
pianterreno e ha mangiato delle brioches; ha fatto le valige. Verso le sette e trenta ha
chiamato un taxi per recarsi alla stazione.
La lunghezza delle descrizioni e la loro ricchezza di particolari è in proporzione
all’importanza che riveste l’argomento.
Le descrizioni dettagliate sono necessarie nei momenti di grande emotività, di
tensione interiore. (Senza esagerare).
Oppure può esistere la necessità di rivelare un dettaglio e lo si mescola fra tanti
altri affinché non risulti troppo evidente. Esempio: nei gialli. O per ottenere la
suspense, ma in questo caso è meglio non abusarne.
Dal lato opposto può capitare di dover citare periodi di tempo brevi, operazioni
prive di importanza, azioni di routine che non meritano una descrizione ma neppure
possono essere saltate. Adoperate allora frasi che le considerino già trascorse.
(Subordinate o implicite)
Esempio: Dopo che se ne fu andato...
Es.: Quando fu di nuovo solo...
Es.: Appena smise di piovere...
Es.: Dopo la partenza di sua moglie...
Es.: Arrivati a casa vedemmo...
Es.: Dopo molti sforzi riuscì a...
Es.: Era passato un anno. Un lungo interminabile anno. J. Britt.
Es.: Ora per ora, giorno dopo giorno, venne l’autunno e passò. Venne l’inverno e
passò. J. Britt.
Oppure bisogna costruire frasi che considerino i periodi di tempo insignificanti
in svolgimento.
Esempio: Per tutta la notte non riuscì a dormire...
Es.:Durante la sua permanenza in quella casa...
La fantasia del lettore provvederà a riempire questi piccoli spazi vuoti. Ma
devono essere brevi, evidenti, altrimenti diventeranno salti e il lettore stenterà a
ricucire la narrazione. Inoltre non bisogna adoperare questo sistema per comodità,
allo scopo di saltare azioni difficili da descrivere.
Il ritmo veloce si ottiene con l’inserimento di molti fatti o elementi nuovi in
poche frasi.
Al contrario un ritmo lento diluisce gli avvenimenti in descrizioni lunghe che
richiedono molte frasi e parecchie pagine.
Il ritmo deve essere abbastanza uniforme. Più veloce all’inizio, alternato nella
parte centrale e ancora veloce nella parte finale. E’ importante che il ritmo risulti
scorrevole, quasi musicale.
La realtà ha un ritmo lento. Es. Vedo una stanza con mobili e suppellettili, odo il
campanello del telefono e sento odore di caffè. Nella realtà impiego alcuni secondi
per recepire tutto questo. Con la scrittura devo descrivere dettagliatamente e
separatamente queste impressioni e per leggerle sono necessari alcuni minuti. Dunque
il ritmo lento della realtà, con la scrittura diventa un ritmo lentissimo.
In un testo, per accelerare il ritmo: accorciate le descrizioni e i dialoghi.
Sintetizzate i resoconti dei fatti saltando i particolari.
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Per rallentare il ritmo: aumentate le descrizioni, allungate i dialoghi., descrivete
dettagliatamente i fatti.
LO STACCO. Le pause brevissime dentro alla frase sono segnate da virgole e punti e
virgole.
Un pausa più lunga alla fine di ogni frase è segnata dal punto fermo.
Una pausa maggiore e più significativa è il Capoverso: una o più frasi contenute fra
l’inizio di un caporiga e la fine. Lo spazio bianco con il quale inizia il capoverso si
chiama: rientro.
Bisogna andare a caporiga tutte le volte che:
1) Incominciate un nuovo argomento.
2) Desiderate mettere in evidenza una frase di particolare interesse.
Una pausa ancora maggiore è costituita dal: Fine Capitolo, contrassegnata da un
numero o da asterischi.
La narrazione viene interrotta in media ogni 5-10-20 pagine; ciò rende il testo
più agevole e consente al lettore di interrompere la lettura per riposarsi.
Degli “stacchi” sono considerati le parti brevi poco interessanti, prive di
avvenimenti significativi. E’ una narrazione neutra che ha il compito di evidenziare
per contrasto altre parti di elevato interesse. Queste parti, se brevi, servono veramente
a far risaltare il resto, così come in natura il bello risalta maggiormente se accostato al
brutto.
Un periodo di tempo trascorso può essere suggerito senza venire descritto
ponendo fine al capitolo. All’inizio del nuovo capitolo, se fosse necessario, darete
qualche indicazione sul numero di ore, giorni o mesi trascorsi.
Esempio: Due ore dopo. Quella sera a cena...
Es.: La mattina seguente...
Es.: Due mesi più tardi...
Es.: Tre secoli sono lunghi a passare... M. Sidney.
Altro esempio: L’automobile di due amici si ferma e uno tenta di ripararla. “Quando i
due amici ebbero esaurito uno la propria meccanica e l’altro il pacchetto di sigarette e
insieme il comune repertorio di imprecazioni si guardarono in faccia con aria
piuttosto desolata.” Kevin Mc Hynes.
Il passaggio da un argomento all’altro può avvenire in vari modi: la narrazione
di un avvenimento viene conclusa con un punto o con un “fine capitolo” e si va a
caporiga dove si passa a narrare un altro avvenimento.
Oppure una delle ultime parole o immagini di un avvenimento si ritrova
all’inizio dell’avvenimento successivo così da creare una specie di raccordo per
analogia.
Esempio: C’è una sola strada che porta all’inferno. Ma c’è anche una sola strada che
porta a Madison Hill... M. Dave.
Oppure un raccordo per contrasto.
Esempio: Odore di fiori appassiti e di morte. ...odore di vita e di fiori primaverili...
F. Graegorius.
A volte con effetti singolarissimi.
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Esempio: Ma il cumulo sul cadavere, adesso, era compatto e nascosto sotto un
grosso cespuglio sradicato e ripiantato lì. Nessuno l’avrebbe trovato. Il banchetto dei
vermi poteva continuare. Fine Capitolo.
Il pranzo era stato semplice ma saporito; la fantesca del dottor Kelenborg
sapeva il fatto suo come cuoca. P. Carter.
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1) Willy, fratello di Harold, entra in casa e sente una strana conversazione che lo
mette in allarme. Si nasconde e sente che i due conversanti stanno per litigare. Allora
cerca una pistola.
2) Harold rientra in casa più presto del solito semiubriaco e si mette a letto.
3) Edward prende la macchina e si reca a casa di Harold. Pensando che non ci sia
nessuno scassina una finestra ed entra in casa. Qui si incontra con Harold.
4) Edward ed Harold hanno una discussione sempre più accesa nella quale vengono
fuori verità compromettenti. Ad un certo punto Harold tenta di strangolare Edward.
5) Willy che nel frattempo ha trovato la pistola, interviene.
L’ordine cronologico degli avvenimenti sarebbe stato: N° 2 3 4 1 5.
L’Autore ha invece preferito intercalare i fatti.
Lo spostamento di tempo consente di iniziare subito da un avvenimento
interessante in una storia. Successivamente (avvertendo il lettore) si descrivono gli
antecedenti necessari ma meno interessanti.
Esempio tratto da Huber lo squartatore di Morton Sidney:
“C’è lo squartatore”
“Dov’è?”
“Nella cella della morte”
“Perché l’hanno portato qui?”
“Non lo sai? E’ il penitenziario più sicuro, secondo loro, di tutta l’Inghilterra”
Il romanzo prosegue con una descrizione del carcere. Lo stesso pomeriggio i
detenuti durante l’ora d’aria parlano dello squartatore. Poi l’autore focalizza la figura
del personaggio:
“Lo squartatore! Un nome che aveva riempito dei giornali britannici per un anno
intero. Una misteriosa, inafferrabile figura di pazzo omicida che coglieva le sue
vittime per le vie, le derubava e le uccideva con tecnica raffinata e selvaggia. Una
figura senza volto, senza nome, alla quale la polizia aveva dato disperatamente la
caccia per un anno intero. E la sua cattura era stata opera di un caso: una ragazza
paurosa, una ragazza degli equivoci quartieri dei Docks aveva urlato vedendo
avvicinarsi nella nebbia una figura intabarrata. Ed un policeman che si trovava nei
dintorni era accorso subito...”
Il romanzo prosegue con la descrizione della cattura, del processo, della
condanna per poi ritornare al personaggio in cella, in attesa dell’esecuzione.
E’ consigliabile seguire sempre l’ordine cronologico nella narrazione dei fatti.
Tutte le volte che non seguite l’ordine cronologico nella narrazione dei fatti,
rischiate di infastidire il lettore.
Talvolta però è necessario tacere una avvenimento per descriverlo in fondo al
libro allo scopo di aumentarne la sorpresa o la suspense.
Esempio: In un giallo il delitto avviene subito ma la descrizione di come si è svolto e
di chi l’ha compiuto avviene in fondo al libro.
In tutti i casi in cui non potete o non volete riferire i fatti nell’ordine
cronologico, adoperate i seguenti sistemi:
1) Inserimento di testi epistolari il cui contenuto si riferisce a eventi passati.
2) Un personaggio racconta ciò che ha visto o ciò che gli è accaduto nel passato.
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3) Inserimento di flash back, ricordi, brevi rievocazioni del passato che interrompono
l’ordine cronologico dei fatti.
Esempio: “Ora dovete spiegarci...Gustavo...” Il maggiordomo fa cenno di sì
lentamente con la testa mentre fissa con sguardo vuoto la fiamma che arde nel
camino. “Tutto è cominciato in un giorno di aprile di tanti anni fa quando presi
servizio in questa casa come cameriere...” Max Dave.
4) Descrizione separata di vicende simultanee. All’inizio della seconda si avverte il
lettore che le vicende sono contemporanee.
5) Alla fine di un avvenimento l’autore fa una precisazione: esempio: Questo
accadeva due notti prima che Willy Terry partecipasse alla seduta medianica in casa
Sybil. H. Small.
Se dovete descrivere 2 avvenimenti brevi e simultanei dovete necessariamente
descriverne prima uno e poi l’altro. Descrivete per primo l’avvenimento più
importante o significativo e poi l’altro.
Se dovete descrivere 2 avvenimenti lunghi simultanei, descrivetene prima uno e
poi l’altro. All’inizio del secondo premettete avverbi tipo: Contemporaneamente,
Nello stesso tempo, ecc.
I CAPITOLI. Abbiamo visto che un romanzo è composto di molte parti. Queste parti
si possono raggruppare in 3 fasi principali.
1) Inizio: che serve per introdurre il lettore nella vicenda.
2) Il tema: è la parte centrale la quale si sviluppa in crescendo e raggiunge la massima
forza ed espressività a circa tre quarti del libro.
3) La conclusione: è l’ultima parte del libro.
Di solito si scrivono prima i capitoli centrali.
Poi si scrivono l’inizio e la fine. Questi capitoli sono i più delicati e richiedono
grande attenzione.
Il primo capitolo è della massima importanza perché il lettore deve venir
coinvolto fin dalle prime 3 o 4 pagine. Alcuni scrittori prendono il lettore o lo
scaraventano dentro l’atmosfera del racconto fin dalle prime righe.
Esempio: Lui è solo! Nella camera buia come l’inferno. Un immenso silenzio è
intorno.
Sì, ha le braccia strette dietro alla schiena e un grande senso di stanchezza nel
cuore. Però, torna a domandarsi nel buio: perché è accaduto tutto questo? Perché è lì?
E nel suo cervello martellano mille domande, anche stupide a volte. Passa e ripassa
accanto a lui l’immagine di un pugnale che s’immerge in un seno turgido e bianco e
taglia e squarcia.
Max
Dave.
Le parti iniziali scialbe e le lunghe introduzioni non stimoleranno il lettore a
proseguire.
Senza preamboli o noiose premesse, l’inizio dovrà contenere gli elementi che
consentono di entrare direttamente nel vivo della vicenda. Il lettore a partire dalla
prima pagina deve provare attrazione. Compito principale dell’inizio è quello si
suscitare la curiosità e catturare l’attenzione del lettore.
Poi in seguito, quando l’interesse è agganciato passerete ad esporre gli
antecedenti, o le precisazioni necessarie; a dettagliare i personaggi, i luoghi; a
presentare l’ambiente e il tema fondamentale.
Nei capitoli centrali la vicenda prosegue con nuovi sviluppi e colpi di scena. Il
ritmo è più lento, mai uniforme per non stancare ed essere prevedibile.
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I capitoli centrali sviluppano le premesse iniziali in un graduale crescendo di
effetti. Spiegano alcuni problemi sollevando nuovi e più profondi interrogativi.
Proseguono in maniera sempre più incalzante.
La parte centrale è composta di elementi la cui forza cumulativa andrà poi a
sfociare nel finale.
E’ necessario un giusto equilibrio di stile e di trama. La trama non deve essere
troppo complicata per non sembrare forzata; e neppure troppo esile da non trattenere
l’attenzione. Lo stile se è troppo ricco, elaborato, appare formale e poco spontaneo;
se troppo discorsivo diviene sciatto e povero.
L’ultimo capitolo avrà un ritmo più veloce.
La fine deve essere una conseguenza logica. La fine deve essere imprevedibile
ma credibile. Non deve essere esagerata, né forzata, né macchinosa.
Bisogna essere perfezionisti in arte. Non accontentatevi della prima soluzione
che viene in mente, di solito non è mai quella buona.
Conviene aspettare, vagliarne delle altre, lasciar maturare le idee. La
conclusione potrà eventualmente contenere qualche considerazione sui fatti della
vicenda, essere strumento di analisi, di denuncia sociale oppure diffondere qualche
credenza, una teoria. Può consentire al lettore di trarre un insegnamento o stimolarlo
a considerare quel particolare aspetto della vita (comico, misterioso, drammatico,
strano, ecc.) che è stato messo a fuoco.
Un buon libro deve dare sempre qualcosa, deve arricchire spiritualmente, deve
far provare delle emozioni.
Lo scopo finale della narrativa comunque è quello di intrattenere e potrete
affermare di esserci pienamente riusciti solo se il lettore proverà il bisogno, a distanza
di tempo, di rileggere il vostro libro.
A questo punto cucite le parti fra di loro. Si tratta di collegarle apportando
piccole modifiche, spostando o aggiungendo qualche parola qua e là in modo che non
si avvertano salti e che il testo risulti scorrevole. Segnate tutti i caporiga.
Ora potete dire di essere arrivati a metà del vostro lavoro. L’altra metà infatti
consiste nella revisione del testo.
Al libro potete mettere un’epigrafe, cioè una dedica. Potete anche riportare una
frase di un autore famoso posta all’inizio di ogni capitolo. A volte ai capitoli viene
dato un titolo.
Nel 1700 e nel 1800 andavano di moda, i romanzi lunghissimi di 800 e più
pagine. Forse perché si disponeva di molto tempo per leggerli. Oggi il romanzo ideale
ha dalle 100 alle 200 pagine. Un racconto dalle 5 alle 20 pagine (si intende facciate).
Il numero di pagine è proporzionale al numero degli eventi narrati.
Molte pagine con pochi eventi ne risulta un testo troppo diluito e noioso. Con
poche pagine e molti eventi la narrazione corre troppo.
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Rileggete il testo per cambiare qualche parola; per cambiargli il ritmo
aggiungendo o togliendo parole; rileggete adesso per non avere pentimenti dopo
stampato. Rileggetelo tante volte; scoprirete errori, incongruenze, lacune. Rileggete il
testo anche a voce alta per fare la revisione generale.
Rileggendo l’opera dopo alcuni mesi possono verificarsi due casi:
1) L’opera vi piace meno di quando la scriveste. Poiché quando la scriveste eravate
esaltati ma l’opera ha poco valore.
2) L’opera vi piace più di quando la scriveste. Poiché quando la scriveste eravate
stanchi dalla fatica ma l’opera ha valore.
Consultate il dizionario:
1) per cercare fra i sinonimi parole più appropriate.
Esempio: per rendere più accurato il testo consigliamo di sostituire parole troppo
usate o generiche quali: dire, fare, andare, avere, volere, prendere, bello, grande, ecc.
con i sinonimi;
ad esempio alla voce dire troviamo: accennare, affermare, avvertire, confessare,
confidare, contraddire, indovinare, negare, replicare, sussurrare, ecc.
Bello: attraente, grazioso, meraviglioso, splendido, stupendo, ecc.
Andare: avanzare, camminare, trasferirsi, allontanarsi, correre, girovagare, pedinare,
scappare, svignare, inoltrarsi, dirigersi, ecc.
2) Per cercare i sinonimi. Bisogna evitare che una parola venga ripetuta 2 o 3
volte in una frase; e bisogna evitare che si formino le rime, che creano un senso di
ridicolo.
Esempio: alla voce paura troviamo: allarme, batticuore, inquietudine, spavento,
tremore, terrore, ecc.
3) Per cercare la nomenclatura di macchine o attività.
Esempio: alla voce scultura troviamo: mazzuolo, scalpello, raspa, sgorbia, smeriglio,
squadra, bozzetto, plastilina, cesellare, polire, digrossare, sbalzare, rifinire, ecc. ecc.
4) Per controllare l’ortografia. Esempio: Ciliege. Proficuo. Iniquo.
5) Per conoscere il significato di una parola. Esempio: Conseguire=ottenere.
Consenso=approvazione. Adempiere=compiere, eseguire.
6) Per conoscere tutti gli usi di una parola.
Esempio: Andare = 1 - Muoversi da un luogo verso un altro. John va a casa.
2 - Condurre. Dove va questa strada?
3 - Piacere. Questa minestra non mi va.
4 - Seguìto da un gerundio indica ripetizione di un’azione. John va dicendo a tutti che
è stato in America.
5 - Seguìto da un participio significa: dover essere. I capelli vanno tagliati almeno
due volte all’anno.
Evitate le parole arcaiche. Esempio: codesto, pargolo, maliarda, ecc. Gli
arcaismi nel testo hanno l’effetto di suscitare il riso.
Esempio: C’era una pulzella che faceva l’autostop.
Evitate le frasi fatte; le citazioni; le parole straniere e dialettali.
Evitate gli stereotipi o i modi di dire: sono logori dal troppo uso, hanno perso la
loro efficacia e sono diventati fastidiosi. I modi di dire sono delle frasi cliché usate da
chi non sa esprimersi.
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Esempio:
Non scrivete: Scrivete invece:
Menare il can per l’aia Tergiversare
Piantare in asso Abbandonare
Essere alle prime armi Essere un principiante
Dar filo da torcere Mettere in difficoltà
Darla a bere Raccontar frottole
Ecc.
L’opera finita è piena di errori, imperfezioni e verrebbe voglia di gettarla via.
Adesso il lavoro consiste non più nell’aggiungere, ma nel togliere. Bisogna eliminare
gli errori e rimettere a posto il testo dopo ogni modifica.
Vediamo ora alcuni esempi di errori tipici:
- I due giovani si baciarono con trasporto. Poi la ragazza cercò un mezzo di trasporto
per tornare a casa. Ripetizione.
- Ho letto il libro a letto. Ripetizione.
- Percorse a cavallo la strada che costeggia il vallo. Chiese clemenza con insistenza.
Rima.
- Nella notte completamente buia John camminava spedito. Incongruenza.
- Fuggì saltando dalla finestra della soffitta. Impossibile.
- John andò da Joseph. Lui partì nel pomeriggio. Testo poco chiaro, chi dei due partì?
- La casa era chiusa, John forzò la porta trovò la pistola e andò a buttarla nel fiume.
Testo troppo veloce.
- I cinque amici trascorsero la serata giocando a bridge. Errore, il bridge si gioca in
quattro.
- Tolsi delle bacche squisite in quella calda giornata di primavera. Errore, i frutti
maturano in autunno.
- Quella sera c’era la luna calante. Errore, la luna calante sorge tardi nella notte.
- La macchina si fermò e Mary scese a controllare il motore. Poco plausibile; in caso
di necessità di solito una donna va in cerca di aiuto.
- Trovò subito il numero...la via...l’indirizzo che cercava. E’ improbabile trovare una
cosa fra tante al primo tentativo.
Alcuni principianti tendono all’esagerazione e la prosa risulta densa e barocca.
In questo caso: eliminate la retorica, cancellate i ragionamenti e le elucubrazioni.
Dividete i periodi staccando le proposizioni subordinate. Semplificate le frasi contorte
che risultano difficili da interpretare o possono venir fraintese. Snellite le parti lunghe
e pesanti, togliete aggettivi, abbreviate le descrizioni, cancellate i troppi particolari.
Limate la prosa. Levigate lo stile. Rendete il testo chiaro e pulito.
Altri principianti scrivono in maniera povera e la narrazione risulta scarna, quasi
una cronaca. In questo caso arricchite il testo con descrizioni di paesaggi, ambienti,
personaggi. Aggiungete particolari, inserite elementi secondari o idee nuove. Se le
frasi risultano slegate bisogna unirle con congiunzioni, preposizioni e avverbi.
Presentate i concetti seguendo un filo logico e in ordine di importanza. Narrate
gli avvenimenti seguendo un ordine cronologico. Rimanete coerenti nel vostro stile,
nella trama da seguire, nel genere scelto, senza sbalzi e deviazioni.
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Armonizzate le parti per creare un insieme equilibrato. Per rovinare un’opera
basta poco: un finale malriuscito, una parte che provoca squilibrio.
Bisogna eliminare gli squilibri rappresentati da parti slegate, concetti inutili,
appendici, lunghi resoconti, divagazioni, inserti di brani staccati dal rimanente
contesto.
Per le modifiche usate questi sistemi: adoperate penne di vario colore per le
nuove aggiunte; così il testo risulterà sempre leggibile anche se contiene molte
sovrapposizioni. Scrivete su una sola facciata del foglio. Incollate strisce bianche di
carta per poter scrivere sulle parti sbagliate del testo. Oppure tagliate il foglio dove va
inserita una frase e incollate fra i due tronconi una striscia di carta bianca su cui
scrivere. Scrivete su nuovi fogli che vanno poi intercalati fra gli altri. Alla fine
riscrivete tutto in bella copia e numerate i fogli. Controllate i caporiga.
Ogni volta che modificate qualcosa in un romanzo bisogna rileggere tutto il
romanzo. Controllate se si sono verificate ripetizioni o squilibri, poiché un romanzo si
regge in equilibrio.
Ecco alcuni sistemi adoperati per le modifiche o aggiunte: sottolineate la frase
che va posta prima; mettete un asterisco dove va inserita una parola o frase che avete
scritto in fondo al foglio. Es.
1) Se ci sono le possibilità di salvare l’ambiente conviene sfruttarle con il massimo
impegno = Conviene sfruttarle con il massimo impegno se ci sono le possibilità di
salvare l’ambiente.
2) E’ troppo tardi * per prendere il treno = E’ troppo tardi, se Mary non è ancora
pronta, per prendere il treno.
Bisogna tentare di finire un’opera mentre si è sotto l’effetto dell’ispirazione. I
momenti che l’hanno ispirata non durano sempre. Un autore che lascia a metà la sua
opera e la riprende dopo anni non riuscirà più a sentirla vicina, con la stessa intensità
di quando l’ha iniziata.
Non bisogna però troppo affrettatamente considerare conclusa un’opera. Il testo
finito va messo in un cassetto. Dopo settimane o mesi si scoprono alcuni errori,
vengono in mente aggiunte, modifiche, correzioni.
Ritoccate l’opera per perfezionarla. Ma poi dopo un certo punto bisogna
fermarsi e lasciarle qualche piccolissima imperfezione o ripetizione. Qualche svista
dà al testo un senso di spontaneità, di naturalezza e l’opera sembra essere stata scritta
di getto. Una versione troppo precisa, elaborata, calcolata può apparire fredda,
artificiale, costruita e non sentita.
Continuando a rileggere un’opera troppe volte essa sembra diventare brutta e
assurda. Lo stesso fenomeno si ha quando seguitiamo a ripetere una parola ad alta
voce per almeno cinquanta volte. La parola finisce per perdere la connessione con la
realtà e diventa un puro suono privo di significato.
Prendiamo ad es. la parola Attimo: Attimo Attimo Attimo.....adesso mi viene in
mente ottimo. Attimo Attimo Attimo il timo, la pianta, Attimo...gli atti, quelli degli
apostoli?
Attimo, Attimo, Attimo....azzimo, il pane azzimo, Attimo-attimo....il timone delle
navi, Attimo Attimo, Attimo Attimo, gattino, attimo-attimo...timore, tino Attimo-
a.....Samoa, Attimo-attimo-Attimo...Mattino...la parola perde il significato e diviene
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un suono strano e senza senso.. Se arrivate a questo punto bisogna mettere da parte
l’opera e lasciar passar qualche mese prima di riprenderla.
Attenzione anche al contraccolpo psicologico. Quando ci siamo dedicati per
tanto tempo a una attività arriva la nausea e sentiamo il bisogno di fare un’altra e
differente attività.
Dopo un certo momento lo scrittore sente che l’opera è finita, autonoma e
bisogna trascriverla in bella copia senza più alterazioni.
L’OPERA PRIMA. Arte lunga, vita breve dice il proverbio. Leggete, leggete molto
prima di incominciare a prendere in mano la penna.
“La vita o si vive o si scrive” dice Pirandello volendo sottolineare la quantità di
tempo richiesto per lo scrivere. Scrivete e scartate, rifate, modificate, non siate mai
troppo soddisfatti di voi. Dovete essere critici severi con voi stessi confrontando i
vostri lavori con quelli che hanno fatto gli altri scrittori.
Bisogna essere perfezionisti per raggiungere dei risultati buoni e mai
accontentarsi dei primi tentativi.
Bisogna essere altruisti per desiderare di donare agli altri la ricchezza del nostro
mondo interiore.
Le prime composizioni dei dilettanti spesso hanno solo un merito: sono servite
da addestramento. I primi lavori non hanno valore e bisogna considerarli delle
esercitazioni.
Dopo qualche anno, quando l’autore sarà più smaliziato, perderanno il loro
fascino e probabilmente verranno buttati via. Quello che si fa per la prima volta non
riesce mai bene e modificare un’opera richiede più tempo che non rifarla di nuovo.
Il principiante tende all’imitazione (anche involontaria) di uno o più autori
preferiti. In seguito, quando avrà preso coscienza dei suoi gusti e migliorato le sue
possibilità riuscirà a creare un’opera veramente sua originale e interessante.
Raggiunta la maturità l’autore tenderà a ruotare attorno a temi a lui congeniali e
ad esplorare tutte le possibili varianti. Quando egli vede che si ripete vuol dire che è
arrivato il momento di rinnovarsi e per farlo dovrà tentare nuove strade. Naturalmente
prima di affrontare nuovi temi dovrà studiarli per ottenere una buona preparazione.
Le opere che uno scrittore produce durante la sua vita non sono tutte allo stesso
livello.
Generalmente la produzione migliore sta nella parte centrale. Le opere giovanili
sono ingenue e maldestre. Le opere della vecchiaia sono ripetizioni, varianti oppure
tentativi di inventare temi nuovi.
Le opere che stanno al centro della produzione sono le migliori. Ma anche fra
queste esistono degli aborti.
La riuscita di un’opera dipende da passione, abilità, competenza e da altri fattori
contingenti o sconosciuti che non si possono definire.
IL CAPOLAVORO. Per fare un libro ci vuole molto tempo. Per fare un capolavoro
ce ne vuole moltissimo.
Il Capolavoro è il risultato di: ispirazione e calcolo, fantasia e razionalità,
spontaneità ed esperienza. Scrive Luigi Gualdo: “Qualunque creazione d’arte è un
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tentativo; l’artista non esterna mai tutto quello che lo agita internamente, non esprime
mai tutto quello che vorrebbe.” Il Capolavoro non è facilmente classificabile. Se
l’autore crede nella sua opera essa può esistere nonostante le critiche negative.
Questo perché le critiche cambiano con i gusti e le mode.
Il Capolavoro è tale quando apre uno spiraglio sul Mondo, quando rappresenta
una esperienza umana unica e irripetibile. Il Capolavoro è il risultato, oltre che delle
regole che abbiamo elencato, della sensibilità dell’autore. In esso non c’è niente da
aggiungere, niente da togliere. Dà l’impressione che sia stato scritto tutto in un fiato e
che il suo autore era destinato a scriverlo.
Esso precorre i tempi. E’ più avanti rispetto ai tempi e viene apprezzato al suo
apparire solo dagli intellettuali. In genere l’opera mediocre viene subito accolta e
presto dimenticata dal grosso pubblico. In seguito, con l’evolversi del gusto il
Capolavoro viene scoperto, viene apprezzato il suo valore e diviene patrimonio delle
generazioni future. Con l’esperienza si impara a giudicare il reale valore di un’opera.
Non bisogna lasciarsi influenzare dalla pubblicità martellante delle opere moderne né
dall’alone di gloria delle opere antiche.
Come si fa per distinguere un’opera ispirata da un’opera costruita? Quando il
suo creatore dice “Non riuscirei più a farlo” significa che quello è un capolavoro.
Scrive Pierre Le Mure: “Non so se arriverò mai a terminare la mia opera e non
so neanche se sarà mai pubblicata. E allora perché lo faccio? Perché non posso farne
a meno. Vedi, l’artista che ha un’idea nel cervello è come la donna che deve avere un
figlio: è costretto a esprimerla, così come la madre è obbligata a mettere al mondo il
bambino. Tutto questo viene definito potenza creatrice. Se non si avverte lo stimolo a
esternare il proprio pensiero sulla carta o sulla tela o in qualunque altra materia
grezza, non si è artisti”.
LA POESIA. La poesia deriva dal greco Pòiesis che significa: creazione. Molto di ciò
che è stato detto in precedenza per la letteratura vale per la poesia, ma in maniera
ancora più rigorosa. Questo perché la poesia è un concentrato di immagini, sensazioni
che vanno poi diluite con la rilettura. La poesia deve perciò possedere una forma
particolarmente accurata e perfezionata.
Evitate: rima, forme dialettali, licenze poetiche, luoghi comuni, concetti
filosofici, denunce sociali, arcaismi, frasi barocche ed esagerate.
Evitate la rima perché suona vuota e falsa, è superata e impedisce una rigorosa
scelta dei termini. Evitate le forme dialettali: un dialetto è povero di vocaboli e serve
solo a comporre delle belle filastrocche. Evitate i concetti, le proteste, le teorie perché
appesantiscono la poesia. Chi vuole diffondere le proprie idee si serva di mezzi più
idonei come per es. dei trattati, ma per favore lasci stare la poesia.
Mettete una cura particolare nella scelta delle parole che entrano nel testo. In
poesia, più che altrove, la forma prevale sul contenuto. Evitate parole volgari, termini
scientifici, idiotismi, parole prese dalla tecnologia e dal gergo. Evitate le parole
arcaiche, le licenze poetiche che spesso risultano incomprensibili e suscitano il riso.
La natura e l’amore sono i temi ideali della poesia, ma bisogna fare attenzione a
scrivere delle cose originali e non ripetere solo delle banalità. Non scrivete sfoghi
personali che non interessano nessuno. Evitate frasi esagerate, barocche,
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strabocchevoli di sentimento. Evitate i soliti banali rimpianti che assomigliano a dei
piagnistei.
Evitate di scrivere poesie su temi di brutture. A meno che non siate tanto abili da
tramutare il fango in oro, come faceva per es. Baudelaire.
Evitate impostazioni grafiche non convenzionali. Es.: verticali, oblique, come ad
es. in Apollinaire, a forma di fiore ecc. Non sono più una novità e rendono poco
agevole la lettura.
Usate sempre la punteggiatura. Per un certo periodo fu di moda trascurarla ma è
un errore non servirsi di questo ausilio prezioso.
Non scrivete poesie eccessivamente lunghe, non oltre i venti versi. Né troppo
brevi, meno di cinque versi. L’ideale va dai dieci ai quindici versi.
La poesia fa gran uso di metafore originali, cioè di comparazioni riassunte. Esempio
la comparazione: Papaveri rossi come fiammate, diventa più efficace in: Fiammate di
papaveri.
La poesia è essenzialmente invenzione, imprevisto, novità, slancio, stupore.
Dovete creare delle immagini, dovete comporre degli accostamenti originali,
inventare nuove metafore, giocare sulla tastiera dei sentimenti.
Bisogna cogliere attimi fuggevoli e sogni.... Delineate emozioni come in una
filigrana. Sussurrate intuizioni, stati d’animo sottili e complessi servendovi di magie
verbali.
Il suo stile deve essere musicale, stillante, prezioso ed evocativo.
L’incomprensibilità dei testi è dovuta solitamente a una lettura affrettata.
Apprezzare un testo significa avanzare sulla strada delle esperienze percorse dal
poeta.
I principianti scrivono tante filastrocche e poche poesie.
Fare della poesia non è una impresa facile, anche se può sembrare tale. La
poesia è l’espressione più alta del lirismo umano e richiede sensibilità quasi
medianica e grande esperienza.
Scrive Colin Wilson: <<I poeti sentono che la maggior parte della gente è cieca
e sorda verso le cose più importanti della vita>>.
Spesso sento rivolgermi queste domande: Che cosa è la poesia? La poesia è un
distillato di emozioni, sensazioni, atmosfere. E non solo questo.
Fare poesia è una cosa facile? Scrivere filastrocche è facile. Fare poesie è un
lavoro che richiede grande sensibilità e grande esperienza di scrivere.
Quale è il modo ideale per leggere le poesie? Una poesia bisogna leggerla, e
rileggerla per capirla, per apprezzarla, per entrare nel suo tessuto emotivo, per
scoprire richiami e associazioni, per decifrare i suoi simboli. Conviene leggere due o
tre poesie al giorno, non di più.
Il consiglio da dare ai poeti dilettanti? Osservate la vita, prima di tutto, fuori e
dentro di voi. E leggete i grandi Poeti: Baudelaire, Verlaine, Rimbad, Bertrand
Aluysius, Breton, Eluard, Jozsef, che non dovrebbero mai mancare in biblioteca.
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1) Motivi estetici: il nome dell’autore può essere brutto o troppo comune, es. John
Smith, Aldo Rossi e conviene cambiarlo.
Esempio: Voltaire pseudonimo di Franco Maria Aronet;
Stendhal pseudonimo di Henry Beyle
Alberto Moravia pseudonimo di Alberto Pincherle
Papus pseudonimo del Dottor Gerard Encausse.
Ellery Queen pseudonimo dei cugini Fredreric Dannu e Manfred B. Lee
Pierre Loti pseudonimo di Louis Marie Julien Viand
Allan Kardec pseudonimo di Hippolyte Leon Denizard Rivail
Giuliano Kremmerz pseudonimo di Ciro Formisano
Sanantonio pseudonimo di Fredric Dard.
2) Motivi di segretezza: quando l’autore desidera restare nell’incognito.
Esempio: Pauvre Leli pseudonimo di Paul Verlaine
Conte di Lautremont pseudonimo di Isidore Ducasse
Gabriele D’Annunzio pseudonimo di Gabriele Rapagnetta.
Notate che nel primo caso lo pseudonimo è un anagramma del nome vero. E’ un
espediente comune adottato spesso quando è possibile.
Oppure: Joe Freeman pseudonimo di Libero Samale, cioè la traduzione del proprio
nome in un’altra lingua.
3) Motivi commerciali. Con uno pseudonimo straniero il libro si vende meglio.
Scegliete in questo caso nomi appartenenti alla nazione con tradizione storico-
ambientale-culturale affine al genere trattato.
Esempio: Steve Cockrane pseudonimo di Pino Belli in storie di gangsterismo
ambientate in USA.
[Link] pseudonimo dello Yogi Ramakaraka per i libri di filosofia indiana
destinati agli occidentali.
La scelta di uno pseudonimo soddisfacente richiede molto tempo e riflessione.
In un libro nuovo ciò che attira subito sono la copertina, il titolo e il nome dell’autore
che deve essere anch’esso bello o intonato.
IL TITOLO. La scelta del titolo è una cosa da meditare bene. Il titolo deve essere
originale, breve, invogliante. Con due o tre parole si deve incuriosire e meravigliare il
lettore tanto da stimolarlo a comprare il libro.
Il titolo può essere il nome di un personaggio principale con un suo attributo o
una sua caratteristica. Può essere il nome di una località; di un oggetto importante al
fine della vicenda; di una sensazione, di una azione, di una situazione. Oppure è la
sintesi di tutta la storia, o si riferisce a un concetto che sottende la storia, o dice di che
genere è la storia narrata. Talvolta è una metafora, una domanda, una frase presa dal
testo, ecc.
Qualche esempio di buoni titoli:
- Persone: L’uomo che visse due volte. Rossa di sera. La carovana dei dispersi.
Bambole di seta. L’angelo sporco.
- Località: Destinazione sedia. Nella morsa del terrore. Dietro la porta chiusa.
Paradiso per le pupe.
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- Cose: Pistole e rotative. Profumo di infinito. Artigli di velluto. Teatrino per
milionari.
- Azioni: Scacco alla morte. In cerca di guai. I sussurri delle streghe. Prendimi tutta.
Fammi cose turche.
- Altri: Tre notti nude. Più verde del previsto. Ecc.
II. Nudo e solenne era lo scenario a cui gettò un ultimo sguardo prima di
intraprendere la strada del ritorno. Ad ovest una pallida luce gialla illuminava i campi
da golf, su cui erano ancora visibili alcune figure che si dirigevano verso il circolo, la
tozza torre martello, le luci del villaggio di Aldsey, la pallida striscia di sabbia
intervallata a tratti dai frangiflutti di legno nero, il mare scuro e borbottante.
(Traduzione Donata Marciano, Editore Teoria).
III. Freddo e solenne era lo scenario al quale, prima di dirigersi finalmente verso
la locanda, volle gettare un ultimo sguardo. A ovest, una vaga luce tendente al giallo
cadeva sul campo da gioco, sul quale erano ancora visibili alcune figure che stavano
dirigendosi verso la club-house, la tozza torre martello, le luci del villaggio di Aldsey,
la pallida striscia di sabbia, intervallata a tratti dai lunghi pontili in legno nero, il mare
cupo e brontolante. (Traduzione Attilio Veraldi, Editore Bompiani).
IV. Cupo e solenne era il paesaggio che egli si fermò a contemplare un’ultima
volta prima di prendere la via del ritorno. Il fioco riverbero che ancora veniva da
occidente bagnava di una luce giallognola il campo di golf, sul quale si distinguevano
minuscole figure dirette verso il club, la tozza torre circolare, le case del villaggio di
Aldsey, il nastro chiaro della sabbia, la distesa spettrale del mare. (Traduzione Carlo
Fruttero, Editore Einaudi).
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intersecata da alberi scuri, il mare mormorante velato di nebbia. (Traduzione Alda
Carter, Editore Garden).
Notiamo lacune e differenze: la torre a volte è quadrata, a volte è rotonda; la
luce a volte è a occidente, a volte a oriente.
Ecco adesso il testo originale inglese, Edizione Penguin Book:
Bleak and solemn was the view on which he took a last look before starting
homeward. A faint yellow light in the west showed the links, on which a few figures
moving towards the club-house were still visible, the squat martello tower, the lights
of Aldsey village, the pale ribbon of sands intersected at intervals by black wooden
groynes, the dim and murmuring sea.
Ma non solo le parole cambiano, nelle traduzioni. Anche i numeri. Esempio:
Daphne du Maurier Gli Uccelli Traduzione di Orazio Viani in I terrori che
preferisco presentati da Hitchcock Editore Feltrinelli 1960:
La notte del 4 dicembre il vento cambiò improvvisamente, e venne l’inverno.
Fino allora l’autunno era stato languido e mite.
Daphne du Maurier Gli Uccelli Traduzione di Marina Vaggi da Non dopo
mezzanotte Editore Sellerio 1996:
Il 3 dicembre durante la notte il vento cambiò e venne l’inverno. Fino a quel
momento l’autunno era stato dolce e tiepido e le foglie avevano indugiato sugli alberi,
di un rosso dorato, le siepi erano ancora verdi e la terra era generosa dove l’aratro
l’aveva rivoltata.
Il discorso delle affinità vale anche per la prefazione. Dobbiamo presentare
solamente autori che apprezziamo e che possiedono un’indole affine alla nostra.
Evitate le lungaggini e le polemiche. Il prefatore dica quello che ha da dire e poi
lasci il posto all’Autore.
La prefazione ideale è breve. Essa contiene una biografia dell’autore. Chiarisce i
pregi dell’opera. Raffronta questa opera con altre che trattano lo stesso tema. Riporta
il giudizio di qualche scrittore autorevole.
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Fare lo scrittore è un lavoro faticoso e pericoloso perché lo scrittore è sempre in
prima linea. Egli vive negli ambienti, frequenta i personaggi, vede da vicino le
situazioni che descrive.
Lo scrittore non è uno che si è semplicemente documentato sui libri. Se lo
scrittore non ha vissuto in prima persona (o se non ha visto) ciò che racconta, egli non
è degno di chiamarsi così. Scrivere cose lette e mai viste è immorale!
Lo scrittore è uno scienziato che aiuta a capire il mondo. Lo scrittore è un artista
che rende più bello e piacevole il mondo. E il mondo è come una casa che dobbiamo
sforzarci di migliorare per quelli che verranno dopo.
Lo scrittore deve credere nel lavoro che svolge e vederlo come una missione. Lo
scrittore deve imparare anche a superare scoraggiamenti e delusioni. Scrive in
proposito Mike Ashley: “Soffermatevi a pensare quanti capolavori vanno perduti, in
vecchie soffitte, nei bauli, nei cassetti di vecchie scrivanie, e sono destinati a non
vedere mai la luce solo perché un editore li ha trovati inadatti e l’autore si è
demoralizzato.”
L’EDITORE. Finita l’opera il nuovo autore va incontro alla fama? alla gloria?
Neanche per sogno. Lo aspetta invece il calvario di chi vuole farsi pubblicare per la
prima volta.
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Non è impresa facile per un autore nuovo pubblicare le sue opere anche perché
l’offerta dei testi è superiore alla richiesta. Farsi pubblicare significa costringere un
editore a rischiare dei soldi per stampare il vostro libro.
Proviamo a dare qualche consiglio. Tenete presente che: sono necessari molti
tentativi prima di trovare l’editore giusto; l’autore è il miglior manager di se stesso.
I grossi editori pubblicano solamente autori famosi e conosciuti. Gli editore
medi che hanno la distribuzione sono disposti a esaminare e pubblicare a loro spese,
le opere di autori nuovi. Le opere devono essere buone e di genere simile a quelle
pubblicate.
Esaminate i cataloghi di tanti editori. Scegliete editori che abbiano pubblicato
libri di genere simile a quello da voi scritto. Se vi piacciono i libri di un Editore
significa che lui apprezzerà i vostri scritti (avete gli stessi gusti). Gli editori si
specializzano e sarebbe inutile proporre un libro di poesie a un editore che pubblica
solo testi scientifici.
Dopo aver fatto la vostra scelta: mettetevi in contatto con l’editore; descrivete il
vostro testo e chiedete se vuole prenderlo in visione.
Oppure andrete di persona dall’editore, dopo aver preso un appuntamento con
lui. Quest’ultima soluzione sarebbe quella ideale, purtroppo però non sempre è
possibile.
Chi abita troppo lontano dovrà spedire il testo o parte del testo per posta.
Utilizzate sempre le copie per evitare che l’originale vada perduto.
Sull’indirizzo scrivete: Segreteria Letteraria o Segreteria di Redazione o
Segreteria Editoriale.
Possedere un testo è come avere una mucca. L’autore lo può vendere all’editore
o lo può cedere per alcuni anni (contratto a termine).
Gli editori piccoli senza distribuzione stampano a spese dell’autore, oppure
inseriscono brevi opere in antologie. Oppure stampano senza contratto nel qual caso
l’autore cede l’opera in cambio della sola stampa e della pubblicità che ne deriva.
All’autore spetta anche il compito di correggere le bozze. Queste sono delle
tirature tipografiche preliminari che contengono molti errori di stampa o refusi. Per le
correzioni servitevi dei margini bianchi laterali.
Bisogna leggere attentamente ogni parola per trovare gli errori. A volte sono
evidenti es. Pierta invece di Pietra. I refusi più pericolosi sono quelli che cambiano il
senso del testo: es. carta invece di corta; cane invece di pane.
Un regno può diventare un ragno, una bomba invece di una bimba, una perla invece
di una pera, un segno diventa un seno, una barba nera può diventare una bara nera; o
una sfera diventa una sera, porta diventa poeta, ecc. Ho notato che i tipografi con i
loro errori tendono a semplificare le parole e i concetti.
I caratteri tipografici sono di varie dimensioni: corpo 10, corpo 5.... Di varie
forme: bodoniano, neretto, bastone...
La lunghezza di una riga si chiama giustezza. Lo spessore della carta si chiama
grammatura.
Il formato dei volumi è:
altezza fino a cm 15 = 24°
altezza fino a cm 20 = 16°
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altezza fino a cm 28 = 8°
altezza fino a cm 38 = 4°
oltre a cm 38 = in folio
Se esistono delle fotografie il tipografo compone anche il menabò, dove viene
approntato il testo fra le varie illustrazioni.
Una cartella è una facciata dattiloscritta di 30 righe con 60 battute.
La legatura può essere: in brossura, ottenuta cucendo insieme i quinterni e
incollandoli su un cartoncino floscio. O più economicamente i fogli non sono cuciti
ma sono tenuti uniti da uno strato di colla sul dorso. Nelle edizioni di pregio, o
rilegate, la copertina è in cartone rigido ricoperto in tela, in seta o con sovraccoperta
plasticata.
La tiratura va dalle 1000 copie in su.
L’autore può inviare la sua opera a concorsi patrocinati da enti, circoli culturali.
Può proporla a editori stranieri per traduzioni o riduzioni cinematografiche.
L’opera appena nata è come un bambino che ha ancora bisogno di cure.
L’autore, (oltre che l’editore) deve spedire copie del suo libro a biblioteche, giornali,
riviste per essere recensito.
L’autore deve fare pubblicità. Deve partecipare a fiere del libro, congressi,
presentazioni, interviste. Per farsi conoscere deve scrivere su giornali, riviste,
fanzines.
La creatività (poiché richiede isolamento, solitudine, concentrazione) è l’opposto
dei rapporti sociali. Pure in certi periodi l’autore deve dedicarsi ai rapporti sociali allo
scopo di diffondere la sua opera.
PARTE III
L’uso della I persona plurale adoperata al posto dell’io parlante può significare
sfarzo, potere. L’io maiestatico dei re, principi, papi.
Es.: Noi ordiniamo...
Al contrario può significare grande modestia. Chi parla si abbassa al livello degli
ascoltatori. Es.: Il professore dice agli allievi: Noi impareremo adesso...
Si chiama enfasi quel fenomeno che attira l’attenzione del lettore. L’enfasi è
presente sulla prima parola all’inizio della frase.
Es.: Io lavoro il ferro = io e non mio fratello o mio cognato.
Il ferro è lavorato qui = il ferro e non il rame o la ceramica.
Qui si lavora il ferro = proprio in questa stanza e non in altri posti.
Ecco qualche bell’effetto ottenuto:
Es.: Le carni. Se le sentiva arroventate. Paul Carter.
Es.: Bruciava. La parte estrema dell’ala destra di Firth Farm, bruciava. Paul Carter.
57
La maggior enfasi si trova dunque sulla prima parola all’inizio di una frase.
(Sottolineeremo questa parola due volte.)
Subito dopo, la parola a cui va la maggior enfasi è l’ultima in una frase.
(Sottolineata una volta).
Es.: Sole d’autunno, scialbo e titubante.
Dagli alberi la frutta cade.
Silenzio dello spazio azzurro un lungo pomeriggio invade. G. Trakl.
I posti privilegiati in una frase sono: la prima parola e l’ultima.
Esempio di enfasi sull’ultima parola: (sottolineata)
“Due circostanze ritardarono un poco i miei esordi universitari; una malattia
abbastanza grave che mi colpì...e il Due Dicembre. Cronologicamente avrei dovuto
dire <<il due dicembre e la malattia>>. Con il tocco magico di tutti gli scrittori ho
invertito l’ordine allo scopo di tornire la frase e ottenere una chiusa a effetto.
Minuzie? Cineserie? ma lo scrivere è fatto di queste cose!” P. Verlaine.
Il complemento aggiunge una sfumatura alla frase. Es.: Jim corre via con un
grido.
Quando il complemento esprime un’azione importante può essere messo per
primo.
Es.: Con un grido Jim corre via.
A volte può essere trasformato in una subordinata. Es.: Jim corre via gridando.
O in una coordinata. Es.: Jim corre via e manda un grido.
Un concetto poco importante si esprime con una subordinata implicita.
Es.: Arrivato a Londra sono andato al museo.
Se il concetto è più importante la subordinata diventa esplicita.
Es.: Quando sono arrivato a Londra sono andato al museo.
Se il concetto è importantissimo la subordinata diventa una coordinata.
Es.: Sono andato a Londra e ho visitato il museo.
58
Quando il soggetto è più importante lo mettiamo all’inizio di frase e usiamo la
costruzione attiva. Es.: Il gatto mangia il canarino.
Quando l’oggetto è più importante lo mettiamo all’inizio di frase e usiamo la
costruzione passiva. Es.: Il canarino è mangiato dal gatto.
Quando vogliamo far cadere l’enfasi sul verbo mettiamo il verbo all’inizio di
frase trasformandolo in un nome. Es.: A mangiare il canarino è stato il gatto.
Altri esempi di costruzioni passive:
I libri sono rilegati a mano. (dagli operai, si può tralasciare).
Le finestre sono state murate. (dai muratori).
I tappeti si lavano qui. (da noi).
É gradito l’abito scuro. (dalla direzione).
Oppure quando è possibile metteremo un adeguato verbo che tratti l’oggetto
come se fosse una persona vera.
Es.: La mostra apre i suoi battenti tutti i giorni.
Es.: In tavola apparvero lunghe bottiglie di vino del reno. Jean Ray
Es.: Strane dicerie circolavano su quella casa.
Es.:Una dopo l’altra le arcate mi risucchiavano e mi rilasciavano, lenti al mio fianco
trascorrevano i palazzi. G. Meyrink.
Il verbo esprime l’azione della frase. Es.: Parto per Londra. L’impiego di un
verbo servile o di un verbo fraseologico cambia leggermente il significato o aggiunge
una sfumatura. Es.: Voglio partire. Sto per partire.
I punti di sospensione sono una interruzione del testo. Per tacere qualcosa che
non si sa o che è sottinteso. A volte consentono degli effetti suggestivi.
Es.: Qui il vento ulula come i lupi delle foreste, barrisce come i draghi dei lochs,
geme come le vedove sulle tombe dei mariti, sospira come le vergini sul letto di
nozze, mormora come.... Red Schneider.
Es.: E se al di là di quella porta ci fosse qualcosa di talmente spaventoso da fargli
perdere la ragione. E se... Frank Graegorius.
Es.: A destra c’era la solita camera, familiare ed accogliente. A sinistra invece...
Frank Graegorius.
Alcuni nomi designano una persona e nello stesso tempo esaltano o degradano
questa persona. Esempio Commerciante – bottegaio. Operatore ecologico – spazzino.
Gli aggettivi, gli avverbi, i verbi e i nomi alterati si prestano a trasmettere delle
realtà soggettive. Gli oggetti in questi casi vengono fortemente caratterizzati e
investiti dalle sensazioni dell’autore.
Es.: Un poetastro. Una vecchiaccia. Una casupola. John lavoricchia. L’amichetta di
Fred.
Es.: Crepuscolo grigiastro in Sugarburi Street quasi un vicolo fra vecchie case e
squallidi magazzini. Frank Graegorius.
Es.: Jal guardava affascinato l’orrendo omarino che si protendeva brancicando il
vuoto con un braccio. Dough Steiner.
Una frase costruita con soggetto, verbo e complemento risulta la più chiara.
Tante frasi uguali così rendono la prosa pesante.
Per snellire la frase o per evitare inutili ripetizioni: la proposizione può essere
ellittica (mancante) del soggetto quando esso non è importante, oppure si intende dar
risalto al predicato.
Es.: Vengo. (sottinteso Io vengo).
Es.: É vostra. (sottinteso Questa cosa è vostra).
Es.: Il mendicante disse che sarebbe andato via subito. Invece restò per tutta la
mattina (sottinteso il mendicante).
La proposizione può essere ellittica (mancante) del predicato quando esso non è
importante oppure si intende dar risalto al soggetto.
Es.: Chi ha il coraggio di affrontare quel bandito? L’uomo senza cravatta. (sottinteso
ha il coraggio di affrontarlo).
Es.: Io prendo la bionda, tu la bruna. (sottinteso prendi).
Es.: Vidi uomini e donne correre e gridare. Dietro di loro i bagliori di un fuoco.
(sottinteso vidi).
Oppure si può fare affidamento a una frase di supporto.
Es.: “vieni a teatro con me stasera?” “Mia moglie non si sente bene”. Cioè non posso
venire perché mia moglie non si sente bene.
Parole onomatopeiche sono chiamate quelle parole che riproducono le voci degli
animali o i rumori delle cose.
Es.: Chicchirichii = il canto del gallo.
Es.: Toc!....Toc! Due colpi secchi, improvvisi furono battuti alla porta. Max Dave.
Es.: Den Dun scampanavano fesse le campane. Bertrand Aloysius.
Es.: Svish una lama che scende.
Es.: Plan... Plan... rumore di passi giù in salone. Max Dave.
Es.: Frù-frù fruscio delle vesti.
Es.: Pan! Pan! Batte il martello. Jean Ray.
Es.: Hallalì! Hallalì! Il grido di caccia risuonava, incitatore e selvaggio quasi, sotto le
innumeri, immense volte della foresta. Paul Carter.
Una qualità può essere descritta in maniera accentuata così che da buona diventa
cattiva. Es.: Uno strano, torpido silenzio che scendeva sulla selva, nell’aria,
ovunque... Un gran manto di pace. Una pace bieca. Una pace da agonizzante. Paul
Carter.
Nel dialogo passando dalla I alla III persona si crea un effetto di rilievo.
Es.: “Non sono certamente una donna magrolina. Quando Evelin Ross è spogliata, c’è
molta Evelin Ross da vedere”.
E viceversa dalla III alla I persona:
“Un medico assistè alla morte di una bambina e questa esperienza lo sconvolse a tal
punto da fargli abbandonare la professione. Ebbene, io sono quel medico.”
Il carattere maiuscolo usato per parole (o intere frasi) serve per evidenziare il
contesto.
Es.: Lui non sa nulla, non sa nulla...non sa nulla...non sa...nulla...NULLA... Frank
Graegorius.
Es.: E la vide. Nel buio pozzo dove si dibatteva il suo terrore, LEI, ROSEA,
LUMINOSA, STUPENDAMENTE FEMMINA NEL TRIONFO SENSUALE DEL
MAGNIFICO CORPO, ORRIDAMENTE RIBUTTANTE NEL CRANIO
SCARNITO, NELLA SORDIDA FISSITÀ DELLE ORBITE VUOTE, NELLA
BEFFARDA CONVULSIONE DEL CEFFO GHIGNANTE! LEI! Paul Carter.
Viene sostenuta una tesi che poi viene smentita dai fatti. Così i fatti assumono
maggior importanza poiché vanno contro le aspettative.
Nell’esempio il personaggio (ospite di un castello scozzese) una notte si sveglia da un
incubo e ride delle sue paure ma.....
Es.: “E di colpo scoppiò a ridere. Nervosamente, istericamente, stupidamente. Nulla!
In fondo cosa diavolo era successo? Nulla! Delle allucinazioni dovute alla sua
ipersensibilità, alla stanchezza, al whisky, alle chiacchiere sui tenebrosi castelli
scozzesi... Nulla! Imbecille; tre volte imbecille! E pensando che, in definitiva, dal
legno della paura si intagliano gli eroi, si cacciò sotto le coperte. E prese sonno che
ridacchiava ancora... Comunque, il lume non lo aveva spento...” Paul Carter.
STILISTICA. Per rendere il linguaggio più efficace e colorito si usano degli artifici o
delle particolari disposizioni delle parole in una frase.
LA METAFORA.
Dick è forte come un leone (paragone)
Dick è un leone (metafora)
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Ecco la metafora. Questa cosa magica e importante è tutta qui: è un paragone
abbreviato. Anziché fare un paragone fra la cosa A e una qualità della cosa B dico: A
è B.
Naturalmente la qualità dell’oggetto che fa da paragone deve essere chiara. Se
scrivo: Questa penna è una piuma. É facile capire che intendo: Questa penna è
leggera come una piuma.
Ma se scrivo: Il mio amico è la torre Eiffel. Qui non è facile intendere: Il mio
amico è alto come la torre Eiffel.
Altri esempi di metafora:
Un mare di guai. Un fiume di parole. Un mondo di felicità (una grande quantità).
L’alba della vita (l’inizio della vita).
Una tempesta di sassi (una sassaiola).
Accecato dall’ira (molto irato).
Il ruggito del motore.
Nel cuore dell’inverno. Ai piedi della montagna.
Es.: Una stradina che moriva fra vecchie querce.
Es.: Allora presi il telefono, ma la linea era andata a pesca. F. Dard.
Es.: Due mandorle di luce nera. F. Graegorius. (gli occhi).
Es: Comparve un uomo piccoletto che indossava una giubba. Ciò che colpiva, di
lui , era la barba, una barba da profeta, inverosimile, un fiume, una cascata, un
Niagara di barba. Maupassant
La metafora è molto importante perché rende la frase più suggestiva dandole
maggior intensità espressiva.
Evitate le esagerazioni in situazioni banali per non cadere nell’insincerità
evidente, nell’artificio. Evitate metafore vecchie, superate e arcirisapute che hanno
perso ormai ogni capacità di stupire.
Es.: Orrida e oscura selva di peli = la barba.
Organo di penne = l’usignolo.
Zecchini ardenti = le stelle.
Dare alla luce = mettere al mondo, partorire.
Il tamburo di Dio = il tuono.
La frittata celeste = la luna.
Ruscelli di lacrime. I dardi del sole. Sudate o fuochi a preparar metalli. Ecc.
Sono immagini vecchie impiegate nel 1600, eccessive e disgustose.
63
fianchi striminziti. Negli occhi gli abitavano dense chiese sospiranti, mentre cercava
croste di pane e qualche altra cosa. A: Jozsef
CATACRÉSI. É l’uso di nomi del corpo umano per designare parti di oggetti
inanimati.
Es.: Il collo della bottiglia. Le gambe del tavolo. Il braccio della gru. I denti della
sega.
64
Es.: La candela mandò un chiarore dolce e mesto: una goccia d’oro nelle tenebre. F.
Graegorius.
Es.: La zingara cantava una canzone che era simile a una pianura senza orizzonti.
Frank Graegorius.
Es.: Sentiva la sua voce galleggiare nel buio come petali di rose su un laghetto. M.
Sidney.
Es.: Il racconto del vecchio misterioso si perse come il fumo di un camino in una
giornata di vento. M. Sidney.
Notate: la parola che fa da paragone influenza l’atmosfera del testo.
Es.: Un uomo secco come un biscotto (comico).
Un uomo secco come un osso (macabro).
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OSSÍMORO. Unione di parole o concetti tra loro logicamente opposti.
Es.: Quella donna è ghiaccio bollente.
Es.: Quel giorno divino e infernale. P. Verlaine.
CHIÁSMO. Gli elementi sono disposti in ordine contrario, in due frasi vicine.
Dà un ritmo veloce.
Es.: Ragazze nude su neri cavalli = nome + aggettivo e aggettivo + nome.
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ANTÍTESI. É l’accostamento di parole e concetti tra loro opposti per metterli in
risalto.
Es.: I suoi baci erano vita e morte insieme, fiamma e gelo, morso e carezza. W.
Welgren.
Es.: Aveva sperimentato la voluttà e il dolore fino al limite estremo. Al di là c’era il
nulla. F. Graegorius.
BISENSO. Una parola con due significati viene impiegata in due costruzioni
diverse.
Es.: Ad un tratto il conducente gridò: “Siamo sulla strada buona!” La strada buona
era una vasta landa argillosa, di un giallo marcio, sulla quale cadeva con un rumore
sordo una pesante pioggia obliqua. J. Ray.
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Es.: I lunghi singhiozzi dei violini d’autunno feriscono il mio cuore con un languore
monotono.
P. Verlaine.
ZÉUGMA. Consiste nel far dipendere da un unico verbo due costrutti, uno solo
dei quali è adatto.
Es.: Vidi luci e rumori. Vado in campagna per cercare funghi e ispirazione.
Es.: Aveva un abito bianco e un sorriso sul volto. R. Green.
Es.: Nella pianura incontriamo pastori e candide stelle. Trakl.
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DISGIUNZIONE. É il contrario dello zeugma. Consiste nel ripetere il verbo
anche se le parole ad esso collegate non richiedono la ripetizione.
Es.: Io credo nell’amore, credo nell’amicizia, credo nella famiglia = credo nell’amore,
nell’amicizia, nella famiglia.
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PARAFRASI. E’ una frase famosa riscritta con parole differenti, per poterla
capire meglio.
Le frasi famose modificate sono molto usate dalla pubblicità. La pubblicità
prende una frase famosa e la modifica leggermente a vantaggio del prodotto da
vendere. Esempio: il noto proverbio “Anno nuovo, vita nuova” viene modificato in
“Anno nuovo, automobile nuova”.
Altri esempi: Che fine ha fatto Baby Jane? (titolo di un giallo famoso) ricaviamo
la frase Che fine ha fatto Minou Drout?
Es. Via col vento (titolo di un romanzo famoso) modifichiamo la frase in: Via
col vento e con le barche.
La frase famosa serve apriscatole della mente del lettore e permette alla seconda
frase di venire recepita meglio.
72
PARTE IV
Se scrivo: “Vedo una casa.” Il lettore capisce il mio messaggio e immagina una
casa, alta, bassa, grande, piccola, ma sempre una casa. In questo esempio una foto dà
un messaggio più accurato.
Ma se scrivo: “Sono innamorato. Sono triste. Sono felice.” Il lettore comprende
il mio messaggio e in questi esempi una foto non serve a niente.
Un uomo onesto, un uomo avaro, un uomo perfido. Fotografia e disegno NON
riescono a riprodurre queste persone. Con la scrittura invece bastano poche parole.
Una piazza grande, una torre altissima, una macchina potente, un uomo dalla
forza erculea, uno splendido dono......
Sì ma, quanto è grande la piazza? Quanto è alta la torre, 10, 100, 200 m? Quanti
cavalli vapore ha la macchina? Quanti Kg può sollevare l’uomo? Che cosa è il dono,
un orologio, una cravatta, un libro?
74
Sarà capitato a tutti di restare delusi dopo aver visto qualcosa precedentemente
descritto dalla pubblicità. É una caratteristica del linguaggio quella di dare immagini
dell’oggetto sempre più o meno incomplete e più o meno soggettive.
Dello stesso oggetto, es. una casa, posso dire infatti le cose più diverse:
1) Una casa alta otto metri e larga quattro, quadrata, di mattoni, stile liberty, color
verde.
2) Una casa.
3) Una casa bella, affascinante, attraente.
4) Una casa brutta, orribile, repulsiva.
La casa è sempre la stessa ma la prima volta viene descritta (con l’ausilio di
cifre e misure) il più oggettivamente possibile. In 2 viene lasciata indeterminata. In 3
e 4 si aggiungono gli apprezzamenti soggettivi, e questa è la letteratura.
Riportiamo adesso la descrizione di una stanza fatta da Baudelaire in “Lo spleen
di Parigi”:
“Una camera che somiglia a un sogno, una camera davvero spirituale dove
l’atmosfera stagnante è lievemente tinta di rosa e d’azzurro. L’anima ci prende un
bagno di pigrizia, aromatizzato dalla nostalgia e dal desiderio. É un che di
crepuscolare, di azzurrastro e di roseo; un sogno voluttuoso durante un’eclissi. I
mobili hanno forme allungate, prostrate, languide. I mobili paiono sognare; si
direbbero dotati d’una vita sonnanbulica, come i vegetali e i minerali. Le stoffe
parlano una lingua muta, come i fiori, come i cieli, come i soli al tramonto...”
Nessuna macchina fotografica riuscirebbe a rendere questo tipo di ambiente!
Perché la foto riproduce solo pareti e mobili, mentre la letteratura ci dà suggestioni,
impressioni, stati d’animo.
Osserviamo anche che una immagine descritta può essere interpretata in maniera
differente a seconda dell’indole dei lettori. Un paesaggio fotografato rimane identico
per tutti quelli che guardano la foto. Invece leggendo la descrizione di un paesaggio,
ogni lettore si fa una rappresentazione mentale differente.
Le lunghe descrizioni in letteratura non servono dunque per riprodurre la realtà
fotografica. Ma un’ immagine descritta, sfruttando la sua ambiguità, può essere
deformata, interpretata, arricchita di emozioni, cosa questa impossibile con il mezzo
fotografico.
Il mezzo letterario con la sua incompletezza è dunque ideale per suscitare e
trasferire immagini soggettive, con parole che agiscono come leve sulla fantasia nella
mente del lettore.
Nella vita non è possibile fare tutte le esperienze. Alcune sono pericolose, altre
sono fuori dalle nostre possibilità. La letteratura ci comunica le esperienze degli altri.
Ma c’è di più.
La letteratura, giunta al suo più alto grado, diviene una vera e propria via alla
conoscenza, come la psicologia e la matematica.
Con le sue ipotesi, a volte azzardate, a volte intuitive, apre uno spiraglio sul
mistero dell’esistenza.
Anche i surrealisti sfruttarono questa capacità con l’impiego di tecniche e
procedimenti talvolta insoliti.
75
LA SCRITTURA AUTOMATICA. La scrittura automatica consiste nello scrivere i
pensieri così come vengono in mente, senza renderli coerenti.
Era conosciuta da medium in trance e da poeti precursori. Richiede
anticonformismo, cultura, fantasia per ottenere dei risultati esteticamente validi.
Solitamente infatti, quello che viene in mente sono idee convenzionali, luoghi
comuni, sciocchezze e raramente idee originali.
Si può fare collettivamente: alcune persone scrivono di volta in volta una parola
(gli articoli non contano) su un foglio, a turno, sforzandosi di dare un senso a ciò che
hanno scritto i predecessori. Alla fine si legge ciò che ne risulta.
Il primo esperimento del genere ideato dai surrealisti ha dato la seguente frase:
“Il cadavere squisito berrà il vino nuovo.”
Provate a scrivere quando sentite il desiderio, scrivete anche se non avete le idee
ben chiare in testa, scrivete anche se non sapete cosa scrivere o come finirà.
Scrivete ciò che vi passa per la testa, seguite l’ispirazione, non forzatevi.
Lasciate che l’inconscio vi suggerisca i pensieri, le frasi, la trama, le soluzioni.
Quando non vi sentite o siete stanchi lasciate tutto. Riprenderete quando ve ne tornerà
il desiderio.
Questo procedimento era adoperato anche da Emile Zola che scrive:
“Ecco...come faccio un romanzo. Non lo faccio affatto. Lascio che si faccia da sé. Io
non so inventare dei fatti. Se mi metto a tavolino a cercare un intreccio sto lì anche
tre giorni a stillarmi il cervello con la testa fra le mani, ci perdo la bussola e non
riesco a nulla. Perciò ho preso la risoluzione di non occuparmi mai del soggetto.
Comincio a lavorare al mio romanzo senza sapere né che avvenimenti vi si
svolgeranno, né che personaggi vi avranno parte, né quale sarà il principio e la fine.
Conosco soltanto il mio personaggio. Mi occupo anzitutto di lui, medito sul suo
temperamento, sulla famiglia da cui è nato, sulle prime impressioni che può aver
ricevuto e sulla classe sociale in cui ho stabilito che debba vivere. Questa è la mia
occupazione più importante: studiare la gente con cui questo personaggio avrà a che
fare, i luoghi in cui dovrà trovarsi, l’aria che dovrà respirare, la sua professione, le
sue abitudini, fin le sue più insignificanti occupazioni. Mettendomi a studiare queste
cose mi appaiono subito nella mente una serie di descrizioni che possono trovar luogo
nel romanzo, e che saranno come le pietre miliari della strada che debbo percorrere.”
E. Zola
In sintesi il procedimento consiste in:
- Scegliete un mezzo espressivo, es: letteratura, pittura, scultura.
- Acquisite grande familiarità con il vostro mezzo affinché possiate impiegarlo
automaticamente, senza pensare.
- Entrate in un differente stato di coscienza, di passività e ricettività.
- Le intuizioni che vengono in mente fissatele adoperando il mezzo familiare.
- Dopo fate una revisione.
76
I surrealisti scoprirono che per far risaltare un oggetto, per attirare l’attenzione
su un oggetto ci sono tre modi:
1) variare le proporzioni dell’oggetto, cioè raffigurarlo più grande o più piccolo
rispetto al resto. Es.: un rubinetto grosso come un tubo da stufa.
2) riunire insieme tanti oggetti tutti uguali. Es.: 100 orologi.
3) mettere l’oggetto in un ambiente non consueto, in un posto dove non siamo
abituati a trovarlo. Es.: un rubinetto nella vetrina di un gioielliere attira l’attenzione.
Altro es.: Una scarpa nella bottega di calzolaio passa inosservata. Mettiamo la scarpa
fra le pagnotte allineate sulle pale davanti al forno di un panificio. Notiamo come la
scarpa attira adesso l’attenzione e si carica di significati nuovi.
Il surrealismo mostra le cose in una luce nuova e serve per provocare, stupire,
incantare.
Il surrealismo consiste nell’impiego di analogie fra idee o cose lontane e
apparentemente prive di relazione fra loro; nella creazione di rapporti nuovi, di
metafore impensate.
Lautremont anticipava: “Casuale come l’incontro di un ombrello e di una
macchina per cucire su un tavolo operatorio.”
Ecco la definizione di Andrè Breton:
“L’immagine è una creazione dello spirito. Non può nascere da un paragone, ma
dall’accostamento di due realtà più o meno distanti. Più i rapporti delle due realtà
accostate saranno lontani e giusti, più l’immagine sarà forte e più grandiosa sarà la
sua potenza emotiva e la sua realtà poetica.”
Ecco ora alcuni esempi di frasi surreali:
Es.: La mia donna dalle dita di azzardo e d’asso di cuori. Breton.
Es.: Conosco i paesi piovosi svelati dalle perle. Breton.
Es.: Bei dadi truccati, felicità e infelicità. Breton.
Es.: Nell’angolo comincio a vedere brillare il comò scadente che si chiama ieri.
Breton.
Es.: Tardissimo nei porti percorsi a zig-zag da mazzolini di febbre, ascolta. Breton.
Es.: Una canzone di porcellana batte le mani. Eluard.
Es.: Quei tuoi capelli d’arance nel vuoto del mondo. Eluard.
Es.: Tu la sola e le odo le erbe del tuo riso. Eluard.
Es.: Biondo come l’isterismo. Biondo come il canto degli specchi. Aragon.
Es.: Voli di pappagalli mi attraversano la testa quando ti vedo di profilo. Peret.
Es.: Mi sembrava di aver toccato la luna. F. Graegorius.
Es.: In un latte opalescente folleggiavano grandi farfalle con gli occhi di ragazza. F.
Graegorius.
Es.: Il viso della ragazza era una sinfonia di bellezze opache. Kevin Mc Hynes.
Es.: A proposito, non mi sembra giusto considerare i monti come semplici ammassi
inerti di arenaria rossa e di granito. Sono oggetti divini, sempre vivi e animati;
all’alba danzano, nel pomeriggio fanno la siesta, corrono a tuffarsi nel mare,
piangono, sbadigliano, tessono ragnatele. Stephen Rynne.
Queste frasi sono paragoni e metafore leggermente assurde. Esse descrivono la
realtà percepita con particolari stati d’animo. Quindi descrivono una super-realtà o
surrealtà.
77
Con le associazioni non comuni di idee e cose, con i pensieri spontanei la Realtà
non è più descritta in maniera convenzionale e prevedibile.
La Realtà appare così come una cosa nuova, sorprendente e misteriosa.
Non tutto il materiale ottenuto è buono. La maggior parte bisogna scartarlo e
revisionarlo. Scartate le banalità, i luoghi comuni, le frasi strampalate.
Nel surrealismo il linguaggio rivela le sue debolezze. A causa della mancanza di
associazioni convenzionali la presenza di omonimi può creare ambiguità di
interpretazione. Es.: Una pesca di attenuati segreti. Non si comprende qui se si tratta
dell’azione del pescare o del frutto. Nelle costruzioni surrealiste state attenti di evitare
queste ambiguità.
Quando l’iperbole non basta più si ricorre al surrealismo.
Es.: “Man mano che ci si avvicina alle estreme propaggini di Londra ci sembra
che le abitazioni urbane siano più brutte, le strade più abbiette, l’oscurità maggiore e
che gli errori della civiltà si mostrino ancor più evidenti. In quell’istante, un
ponticello di mattoni giallognoli si presenta come una porta d’argento filigranato,
aperta sul paese delle meraviglie. Entriamo in campagna. A destra e a sinistra, per
quanto può spingersi lo sguardo, si estende la città mostruosa. Ma innanzi a noi i
campi cantano la loro antica, eterna canzone. In quei monti il re degli gnomi soffia
ancora nel suo corno. Nelle colline rivolte verso un tramonto di porpora i fragili
profili delle fate, affacciandosi tra le felci, spiano il calar della sera.” L. Dunsany.
In letteratura il surrealismo va usato come le spezie: cioè per rafforzare le
immagini, e va impiegato con moderazione.
Il racconto ideale non è tutto calcolo e ragionamento, e nemmeno tutta
improvvisazione e fantasia. Esso invece è un giusto equilibrio: una miscela di
razionale e irrazionale, proprio come nella vita.
79
Spesse volte copiare la realtà significa impoverirla. Perciò bisogna modificarla
affinché il risultato comunichi le emozioni che dava il soggetto reale.
L’artista nel creare l’opera d’arte è spinto non da scopi utilitari, ma da un
bisogno interiore. E l’opera d’arte, se riuscita, ha in se stessa lo scopo della sua
esistenza. Questi scopi vanno dal decorativismo, quando soddisfa il senso estetico e il
bisogno di irrazionale, fino alla conoscenza.
Rappresentare il mondo significa indagare, conoscere, ipotizzare. L’arte (la
letteratura) diviene perciò una vera via alla conoscenza: scopre aspetti segreti della
realtà; aiuta a capire il mistero dell’esistenza; cerca risposte ai grandi problemi quali
la morte, il destino, il caso; fa insorgere stati di coscienza che favoriscono l’intuizione
e l’illuminazione.
La Letteratura è una estensione del Mondo Reale. L’uomo non può fare tutte le
esperienze. La letteratura è un resoconto di esperienze fatte da altri.
I nostri sensi ci danno una visione limitata della realtà. Con gli strumenti
scientifici allarghiamo la nostra visione della realtà. Con la letteratura penetriamo
dentro la realtà invisibile delle esperienze psichiche.
82
Un bel libro è sempre il risultato di un atto d’amore. Un sacrificio, uno sforzo,
fatto solo per amore. Nulla va perduto e si trova sempre ciò che l’uomo ha seminato.
Tutto l’entusiasmo che l’autore ha messo nello scrivere si ritroverà poi nel libro.
Il lettore, quando legge un libro, si accorge subito se è stato scritto con passione.
Il lettore sente se l’autore era giovane o vecchio, innamorato, colto, esperto, ingenuo,
esaurito, in malafede; se credeva a quello che scriveva, se scriveva per divertimento,
per obbligo, per guadagno…
Giudizi, premi, etichette, sono sempre relativi. Lo stesso libro può piacere o
dispiacere in relazione al gusto del lettore, alla sua età, carattere, stato d’animo. Ci
sono libri che apprezziamo da giovani, da innamorati, altri da vecchi; ci sono libri che
apprezziamo in primavera, altri in autunno, quando siamo tristi e pessimisti, o siamo
contenti e ottimisti.
Per giudicare correttamente un libro bisogna lasciare passare settimane o mesi. Il
giudizio istantaneo può essere errato. Il giudizio futuro di solito è corretto.
Scrivere è un rito, una operazione di magia, un atto d’amore. Scrivere è anche
una incognita. Lo scrittore non sa mai cosa otterrà. Un capolavoro? Un aborto? Una
cosa mediocre?
Tutte le volte che termino un racconto ben riuscito io mi stupisco come davanti a
un miracolo. Mi sembra che non sia stato mio il merito. Ho paura che non riuscirò
mai più a scrivere altri racconti. Ogni volta provo queste sensazioni e mi domando:
come ho fatto a scriverlo? Io non lo so.
A volte i libri più famosi non sono i migliori. Questa regola è ben conosciuta da
librai e vecchi lettori. Ci sono tanti sconosciuti autori meravigliosi, importanti,
straordinari, mai pubblicizzati, nascosti quasi, che bisogna cercare e scoprire da soli.
Un libro è qualcosa di miracoloso. Esso è un ponte gettato nello spazio e nel
tempo. Esso rappresenta la voce, l’esperienza, l’avventura umana di un essere
lontano, e che forse è già disceso nella tomba.
84
Una frase può essere corretta grammaticalmente ma incorretta realmente. Es.: La
luna a fiori mangia il leone elegante. Corretta grammaticalmente ma irreale.
Il zucchero è dolce. Incorretta grammaticalmente ma reale.
La lingua non è logica ma convenzionale. Es: Io vado con i piedi. È sbagliato
perché si dice: io vado a piedi. Eppure la preposizione “con” esprime mezzo;
esempio: vado con il treno. Es: si può dire: “terrorizzare” ma non “orrorizzare”
Si possono usare parole dispregiative per denigrare un oggetto o un evento. Si
possono usare parole elogiative per esaltare un oggetto o un evento; e in questo modo
si influenza il lettore.
Purtroppo la lingua non è lo specchio fedele della realtà e a volte si presta a
fraintendimenti e frodi. Teniamo presente tutto questo quando usiamo le parole per
risolvere i problemi reali.
Paragoniamo il mondo reale a un grande quadro. Il linguaggio è un reticolo a
maglie larghe che, sovrapponendosi al quadro, rileva i vari colori e può così
descriverli ai lettori.
Ma il reticolo è a maglie larghe e non riesce mai a descrivere integralmente la
realtà. Ogni lingua è un reticolo. Se due lingue sono allo steso livello evolutivo, la
larghezza delle maglie sarà uguale. Ma le maglie sono disposte diversamente, così
ogni lingua registra una sfumatura differente di realtà. Perciò nascono le difficoltà di
traduzione fra i linguaggi. La realtà è molto complessa e le lingue sintetizzano,
semplificano, ognuna in maniera differente.
La realtà è multiforme e complessa, fatta di galassie, microbi, persone, luci,
suoni, odori, sensazioni, emozioni. Ogni mezzo serve per acquisire un settore della
realtà: col telescopio vediamo le galassie; col microscopio vediamo i microbi; con gli
occhi vediamo le persone; con le orecchie udiamo i suoni; con il naso fiutiamo gli
odori… La letteratura serve per acquisire i pensieri, le sensazioni e le emozioni, che
sono sensazioni ingigantite, smisurate.
Non è la conoscenza della lingua che fa lo scrittore. Lo scrittore è uno che si è
arricchito interiormente per eccesso di sensibilità. Però lo scrittore è obbligato a
imparare bene il linguaggio per poter esprimere la ricchezza del proprio mondo
interiore. Ed è la conoscenza di un ricco vocabolario che gli dà la possibilità di
esprimere le sottigliezze della realtà e della psicologia.
E’ impossibile comunicare integralmente e fedelmente quello che si prova. La
realtà nella sua interezza è inconoscibile. Ogni osservatore vede un settore della
realtà. Inoltre ogni osservatore interpreta la realtà secondo i suoi condizionamenti
mentali, credenze, convinzioni, dottrine. Ogni osservatore cambia è non è stabile nel
tempo. Il linguaggio è un mezzo imperfetto e consente molti fraintendimenti.
L’ascoltatore interpreta il messaggio secondo i suoi condizionamenti mentali e
secondo il proprio grado di evoluzione.
Il linguaggio viene usato dai poeti come una macchina da corsa. Allora il
linguaggio rivela tutte le sue debolezze, le sue imperfezioni, i suoi limiti.
Imperfezioni che si notano poco quando il linguaggio viene impiegato dalla gente
comune, per i bisogni comuni.
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I LIBRI SONO NECESSARI
preceduto.
I libri sono la via secondaria alla conoscenza. Le vie principali sono le osservazioni
leggere i libri.
Da un altro punto di vista i libri non servono a niente. Chi conosce la realtà non ha
bisogno di libri. Chi non conosce la realtà non la imparerà dai libri, o la imparerà
in maniera parziale.
Molti i libri sono di fantasia. Però anche le fantasie sono realtà psichiche
(pazzia) e la sua mente nei sogni dà corpo a questi pericoli rappresentandoli come
mostri.
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I buoni libri sono difficili da trovare, hanno scarsa distribuzione e scarsa
rinomanza. Perchè, vedete, i libri sono come gli uomini. Ci sono uomini che si
trovano al bar e altri che si trovano solo sulle vette dell’Himalaia, e bisogna andare
lassù per incontrarli. Così è per i libri. Alcuni si trovano al supermercato, altri si
Ci sono libri che si leggono una sola volta nella vita. Ci sono libri che si leggono a
intervalli di mesi o anni. Ci sono libri da consultare. Libri che si leggono solo in
La scuola offre una cultura surgelata, minorata, in ritardo di secoli. I libri non
scolastici invece, offrono una cultura viva, calda, fluida, ricca di interscambi.
Quando un futuro lettore legge 4 o 5 libri stupidi, gli passa per molto tempo la
voglia di leggere. A scuola ci propinano circa 100 libri stupidi, e i possibili futuri
lettori scompaiono.
Per scrivere un libro bisogna prima viverlo. Ogni vero libro ben scritto è una
Credete che il successo di un libro sia proporzionale alla sua qualità? No! La
risposta è no. Per ogni ottimo libro pubblicato ce ne sono almeno altri cento che
lettori.
conoscono.
Io ad esempio preferisco le edizioni brossura, tascabili degli anni 60, con disegno
traduzione) in una edizione anni 90, formato troppo grande, cartonata, rilegatura a
Ho riletto il romanzo nella edizione anni 60, cercata e pagata il triplo dagli
antiquari, e ho riprovato lo stesso piacere della prima volta. Anche il formato del
mano. Il libro deve essere maneggevole, la copertina, che spesso amo guardare
quando interrompo la lettura, deve essere intonata al testo. Questo vorrei gridarlo
agli editori che spesso fanno libri con formato sbagliato e copertina stonata.
mangiatore di libri. Che cosa sono per me i libri? Tutto! Famiglia, figli, amante,
Dio.
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Affermo che i libri sono gli oggetti più preziosi che esistono al mondo. Al loro
confronto i diamanti sono pezzi di vetro. Invece il libro non è un pezzo di carta,
solo punto di vista! Molti libri sono altrettante finestre sulla realtà, sono punti di
vista differenti. Esempio: una pendenza vista dall’alto è una discesa; vista dal
Chi legge tanti libri espande la sua mente; chi legge un libro solo imprigiona la
sua mente.
tutto, dentro: tesori di scienza e false teorie; idee sublimi e storie immorali; o
La scrittrice Olga Visentini (che ho conosciuto) scrive: “Di taluni oggetti non
disfatevi mai: dei libri. Sono compagni fedeli. Li ritroverete sempre, ogni volta che
avrete bisogno.”
Con i libri l’uomo esce dallo standard, mette la testa fuori dal gregge, si libera dai
Questo comporta dei pericoli. Ancora la scrittrice Olga Visentini: “Quando voi
Scrive Heinrich Heine: “Chi brucia libri, presto o tardi arriverà a bruciare esseri
umani.”
Scrive Paul Valery. “I libri hanno gli stessi nemici che l’uomo: il fuoco, l’acqua, le
Scrive Bee Ker: “I libri sono le finestre dalle quali l’anima guarda fuori. Una casa
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La letteratura, servendosi di mezzi imperfetti, ci libera dalla schiavitù del
quotidiano. Allontana la paura della morte, scherzandoci sopra. Arricchisce
l’erotismo, spesse volte scialbo, aumentando l’amore per la vita. Ci riporta nei luoghi
cari, nei momenti segreti, dandoci l’illusione del passato. Aiuta a capire gli uomini
sondandone la psicologia. Investiga il mistero della vita, dell’universo.
Lo scopo della Vita è la crescita spirituale, l’evoluzione.
Più l’uomo sale la scala dell’evoluzione e più diventa creativo.
I nostri mezzi per acquisire dati dal mondo reale sono: i nostri sensi, che ci da
danna informazioni limitate nel tempo e nello spazio;
giornali e Tv, che danno informazioni selezionate da politici, religiosi e
commercianti.
L’unica vera finestra aperta sul mondo reale è rappresentata dai libri. I libri,
molti libri, ci liberano da ignoranza, pregiudizi, disinformazione. I libri sono
indispensabili per allargare la nostra comprensione, per accumulare conoscenza, per
confrontare le nostre esperienze con altre, per capire meglio noi stessi e il mondo
reale.
FINE
1986 - 2004.
Ultima revisione 14 dicembre 2006
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