Daniele Boschetti
Matricola N°
Evento di disseminazione storica
TITOLO DELL’EVENTO
FUTURism/O osservare l’oggi viaggiando nel domani
PREMESSE DELL’AUTORE SUL PROGETTO E OBIETTIVI
Guardando fuori dalla finestra, meglio se da un edificio sopraelevato, mi ha
sempre colpito una cosa: c’era qualcosa di così ipnotizzante nel guardare così
tante persone muoversi nella città, un insieme, attenzione, non indefinito, non
un marasma di corpi e volti, ma tanti spiriti unici e singolari (ognuno con una
propria famiglia, amici, sogni, speranze, ma anche rammarichi e sofferenze),
che spinti dal desiderio di essere, continuano a muoversi per le sue vie; è
proprio in quei momenti che mi sento parte, e mi sembra di sentire, quello che
si può descrivere solo come “tutto”: quella sensazione, che non ti rende
insignificante di fronte alle immensità cosmiche, ma che al contrario, ti rende
parte di esso, un frammento di quella grandezza, di quel “flusso”, che le nostre
menti faticano a comprendere. Ho imparato così ad amare la città, le persone
che la abitano, i suoi odori, i suoi rumori, il suo essere sporca, e allo stesso
tempo, stupefacente perché intrinsecamente umana, e quindi anche bella. Ho
rivisto quel “tutto”, nel Futurismo, nel suo obiettivo di mostrare quello che gli
occhi non vedono, ma che la mente percepisce come quell’eterno movimento
di quel “tutto”, in cui ogni tanto ci sembra di essere immersi. Quello stesso
movimento Futurista figlio e padre dell’era, e dell’arte, moderna, che spesso
tendiamo a denigrare come inutile e senza valore, ma che comunque ci dice
qualcosa di noi e del nostro posto.
Nello studiare il Futurismo mi sono chiesto, cosa ha portato l’arte italiana a
divenire moderna? Chi sono stati i suoi padri? Cosa hanno cercato di
comunicarci quell’originale trittico di uomini dai panciotti sgargianti? Qual è
stato il loro lascito? E soprattutto, Cos’è il futurismo, una corrente pittorica e di
pensiero altrettanto indecifrabile quanto le menti che l’hanno prodotto, e cosa
può dirci della società-veloce nella quale oggi viviamo?
Queste sono alcune delle tante domande che non ho potuto fare a meno di
pormi dinanzi ad un movimento pittorico così eccentrico, brutale, visionario,
genuino, che cercò di trasformare l’uomo in quell’Icaro metallico descritto da
Marinetti nella propria opera “Mafarka il futurista”. Il Movimento non era
l’espressione di un pensiero di pochi intellettuali destinato a restare confinato
nelle sale da te, aperto al dibattito per pochi eletti, e nei libri polverosi delle
biblioteche, esso puntava, al contrario, alla totale trasformazione della società,
un’avanguardia artistica, sociale e politica, che avrebbe aperto la mente,
dell’Italia e del mondo, alla presa di coscienza, con anche un’eccessiva
tendenza positivistica, ma non senza autocoscienza di ciò, di un’era moderna,
che con sempre maggiore velocità stava travolgendo la società, lasciando nella
disperazione coloro che venivano lasciati indietro. Un’era moderna, che l’Italia,
una società nella quale si poteva, allora, come adesso, vivere l’essenza stessa
del passato, che non era stata ancora in grado di fare propria; un obiettivo, che
i Futuristi avevano auspicato con tutte le loro forze. Ho intenzione, grazie a
questa mostra-viaggio di rispondere a questi quesiti, di narrare lo sviluppo del
Futurismo nel corso del XX secolo, dalla sua nascita in Italia, ai suoi primi anni,
al suo rapporto, ambiguo e deleterio con il regime fascista, e con il mondo
intero, e soprattutto di far: appassionare lo spettatore di fronte a quelle opere
così “mosse”, illeggibili ed enigmatiche, e lasciare che esse possano riempirlo,
anche se poco, di quella coscienza di cui ci rendiamo conto solo osservando
fuori dalle finestre delle nostre case, il “tutto”, sempre in movimento pieno di
forza travolgente. Tutto questo verrà fatto attraverso una mostra, che cercherà
nei limiti possibili della materia, (e perché no, cercando anche di superarla) di
accompagnare lo spettatore in un viaggio, non solo visivo, ma anche sensoriale
del mondo, della storia e delle opere che il Futurismo ci ha lasciato, nella
speranza di riempire di quel tutto gli uomini del domani.
LA MOSTRA
lo spettatore avrà quindi non solo modo di osservare le opere, proiettate sui
muri e mostrate su pannelli retroriflettenti (nell’era della tecnica le cornici sono
cosa passata), ma la “corsa” verrà accompagnata da rumorismi e odori di ogni
genere nel tentativo di risvegliare nello spettatore la consapevolezza di essere
di fronte a