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23 - Dentature A Evolvente

Il documento tratta della nomenclatura e delle proprietà delle ruote dentate ad evolvente, descrivendo dettagliatamente i termini come addendum, dedendum e passo. Viene spiegata la geometria dell'evolvente e come essa consenta la trasmissione del moto rotatorio con un rapporto di trasmissione costante. Infine, si evidenziano le caratteristiche delle ruote dentate, inclusa la legge dell'ingranamento e il comportamento delle ruote in relazione all'angolo di pressione e al rapporto di trasmissione.

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Il documento tratta della nomenclatura e delle proprietà delle ruote dentate ad evolvente, descrivendo dettagliatamente i termini come addendum, dedendum e passo. Viene spiegata la geometria dell'evolvente e come essa consenta la trasmissione del moto rotatorio con un rapporto di trasmissione costante. Infine, si evidenziano le caratteristiche delle ruote dentate, inclusa la legge dell'ingranamento e il comportamento delle ruote in relazione all'angolo di pressione e al rapporto di trasmissione.

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Alberto Doria

Ruote dentate ad evolvente


Nomenclatura
E’utile ricordare la nomenclatura relativa alle ruote dentate ad evolvente.

Nella sua proiezione in un piano ortogonale all’asse di rotazione un dente è delimitato di lato da due
archi di evolvente che sono chiamati fianchi. Il contorno del dente è interrotto internamente dalla
circonderenza di piede, concentrica con la circonferenza primitiva. Il contorno del dente è interrotto
esternamente dalla circonderenza di testa, concentrica con la circonferenza primitiva.
La distanza radiale tra la circonferena primitiva e la circonferenza di testa viene detta addendum. La
distanza radiale tra la circonferena primitiva e la circonferenza di piede viene detta dedendum. La
somma di addendum e dedendum è l’altezza del dente.
Si dice passo la distanza tra due profili omologhi consecutivi misurata lungo la primitiva ed è espressa
dalla relazione:
2𝜋𝑅
𝑝=
𝑍
Dove 𝑍 è il numero di denti. Per poter ingranare due ruote devono avere lo stesso passo 𝑝, pertanto il
rapporto di tramissione può essere calcolato usando anche il numero di denti:
𝑝𝑍1 𝑝𝑍2
𝑅1 = 𝑅2 =
2𝜋 2𝜋
𝑅1 𝑝𝑍1 2𝜋 𝑍1
𝜏21 = ∓ =∓ =∓
𝑅2 2𝜋 𝑝𝑍2 𝑍2
Le ruote dentate vengono proporzionate in base al modulo, che è definito come il rapporto tra il
diametro primitivo ed il numero di denti (passo diametrale).
2𝑅
𝑚=
𝑍
Inserendo l’espressione numero di denti in funzione del passo:
2𝑅 𝑝
𝑚= =
2𝜋𝑅 ⁄𝑝 𝜋
Alberto Doria

Esistono sostanzialmente due famiglie di ruote dentate: le ruote dentate normali e le ruote dentate
corrette. Nelle ruote dentate normali addendum 𝑎 e dedendum 𝑑 sono uguali per le due ruote e
valgono rispettivamente

𝑎=𝑚 𝑑 = 1.25 𝑚
Anche lo spessore del dente è uguale al vano tra due denti.
Nelle ruote dentate corrette addendum e dedendum sono diversi per le due ruote.
Geometria dell’evolvente
L’evolvente è il luogo geometrico tracciato dall’estremità di una corda tesa quando essa viene svolta
da (o avvolta su) una circonferenza rigida che prende il nome di circonferenza di base di raggio 𝑅𝑏 .

Dopo che la corda è stata svolta di un angolo , essa è tangente alla circonferenza di base nel punto
Q e la sua estremità occupa il punto P. Valgono queste proprietà:

• Il segmento QP è lungo quanto l’arco di cui è stata svolta al corda: |𝑄𝑃| = 𝑅𝑏 ⋅ 𝛾


• Il segmento QP coincide con il raggio di curvatura dell’evolvente in P.

Si dimostra ora che i profili ad evolvente soddisfano la legge dell’ingranamento, quindi consentono
la trasmissione del moto rotatorio con rapporto di trasmissione costante.
Si considera dapprima l’operazione mediante la quale una corda sottile ed inestensibile viene svolta
da una circonferenza (1) e avvolta su un’altra circonferenza (2) mantenendola costantemente tesa. I
raggi delle due circonferenze sono Rb1 e Rb2, esse sono collegate al telaio tramite due coppie rotoidali
ed hanno interasse 𝐼. La corda è avvolta sopra la ruota 1 e sotto la ruota 2, così la rotazione antioraria
di 2 produce la rotazione oraria di 1.
Alberto Doria

La parte della corda non aderente alle circonferenze (in rosa nel disegno) è diritta e tangente ad
entrambe le circonferenze, i punti di tangenza T1 e T2 non si spostano mai durante il moto. Si consideri
un punto P apparenente al tratto diritto della corda.
Rispetto al telaio P si muove lungo il segmento T1 T2 .
Per calcolare la traiettoria di P rispetto ad 1 si opera un’inversione cinematica, ovvero si impone a
tutto il sistema (telaio compreso) una rotazione con velocità -1 intorno alla coppia O1. In questo
modo la ruota 1 rimane ferma. A causa della rotazione del telaio e dalla ruota 2 ora il punto P
appartiene ad una corda che si svolge dalla circonferenza di base 1 e traccia una curva che è
l’evolvente della circonferenza 1.

Operando in maniera speculare si ottiene che il punto P appartiene ad una corda che si avvolge sulla
circonferenza di base 2, quindi anche la traiettoria di P rispetto a 2 è un arco di evolvente.
Alberto Doria

Pertanto nel passaggio dalla ruota 1 alla ruota 2 il punto P della corda descrive nel sistema fisso il
segmento T1 T2 mentre si muove simultaneamente su due archi di evolvente rispetto alle
circonferenze 1 e 2. I due rami di evolvente sono sempre in contatto nel punto P.
Si pensi ora di aggiungere materialmente alle circonferenze due denti profilati come i due rami di
evolvente aventi come circonferenze di base 1 e 2 e di togliere la corda (si materializzano i luoghi
geometrici e si trasforma la corda in un luogo geometrico).
Fino a che i profili ad evolvente si manterranno in contatto, il moto delle circonferenze non cambierà,
infatti al moto rotatorio delle circonferenze corrisponde il moto di P lungo gli archi di evolvente.

Per ogni posizione di P valgono le seguenti proprietà:

• I due archi di evolvente hanno tangente e normale comune in P, infatti sono generati entrambi
simultaneamente dal moto dallo stesso punto P.
• La normale in P passa per i punti T1 e T2, infatti per le proprietà dell’evolvente T1P è il raggio
di curvatura dell’evolvente di 1 in P e T2P è il raggio di curvatura dell’evolvente di 2 in P.
Alberto Doria

La retta T1T2 è quindi la linea di contatto o di azione.


Poiché i punti T1 e T2 sono fissi la linea di contatto interseca la linea dei centri sempre nello stesso
punto C12, perciò il centro di istantanea rotazione non si muove rispetto al sistema fisso ed è
soddisfatta la legge dell’ingranamento.

Proprietà delle ruote dentate ad evolvente


1. L’evolvente esiste solo all’esterno della circonferenza di base, quindi se il piede del dente è
interno alla circonferenza di base il prolungamento del dente entro di essa non può essere
cinematicamente attivo, ma costituisce solo un vano che permette il movimento
dell’addendum del dente coniugato
2. L’intero fianco del dente è un unico tratto di evolvente quindi è coniugato con l’intero fianco
del dente dell’altra ruota.
3. La ruota limite che si ottiene facendo tendere ad infinito il raggio primitivo della ruota 2 ha
fianchi dritti, che si accoppiano correttamente con i fianchi curvi di una normale ruota. Essa
viene chiamata cremagliera o dentiera.

La ruota limite ha una primitiva rettilinea. Il rapporto di velocità tra traslazione 𝑣 della
cremagliera e velocità di rotazione 𝜔1 della ruota si ottiene dalla condizione di rotolamento
senza strisciamento delle primitive:
𝑣
𝑣 = 𝜔1 𝑅1 = 𝜏 = 𝑅1
𝜔1

Le ruote dentate devono essere anche costruite con processi tecnologici precisi ed economici.
Il fatto che una dentiera con denti diritti ingrani correttamente con una ruota con normali denti
curvi ad evolvente permette di usare un utensile a denti diritti con vantaggi dal punto di vista
tecnologico.
4. Il contatto tra una coppia di denti avviene sempre lungo la retta T1T2 che è detta linea di
contatto o di azione. Ciò succede perché i profili vengono generati proprio quando il punto P
si muove lungo T1T2.
5. La velocità di strisciamento cresce al crescere della distanza del punto di contatto dal centro
di istantanea rotazione.
6. In assenza di attrito la forza di contatto tra due denti è diretta lungo la normale comune. Si
definisce angolo di pressione l’angolo η compreso tra la tangente comune alle primitive nel
centro di istantanea rotazione e la direzione della normale comune.
Alberto Doria

L’angolo di pressione è quello compreso tra la forza di contatto e la sua componente utile, che
è tangente alle primitive. Nelle ruote ad evolvente la linea di contatto o azione è fissa, quindi
l’angolo di pressione per una coppia di ruote montata con un certo interasse è costante. Ciò
significa che la forza di contatto al procedere dell’ingramento cambia modulo ma non
direzione.
7. Il rapporto di trasmissione dipende solo dai raggi delle circonferenze di base, quindi è costante
per una certa coppia di ruote dentate, indipendentemente dal valore dell’interasse che può
subire piccole modifiche in fase di montaggio.

Il rapporto di tramissione è =-R1/R2 . E’ possibile esprimere R1 e R2 in funzione dei raggi delle


circonferenze di base usando i triangoli O1T1C12 e O2T2C12 rispettivamente. Considerando che gli
angoli ai vertici O1 ed O2 sono uguali all’angolo di pressione, perchè compresi tra lati mutuamente
ortogonali, si ottiene:
Alberto Doria

𝑅b1 𝑅b2
𝑅1 = 𝑅2 =
cos(𝜂) cos(𝜂)
Da cui, inserendo nella formula del rapporto di trasmissione:
𝑅b1 cos(𝜂) 𝑅b1
𝜏=- 𝜏=-
𝑅b2 cos(𝜂) 𝑅b2
Se le due ruote vengono installate con un errore di interasse, le circonferenze di base si allontanano,
ma non cambiano i loro raggi, dato che sono materialmente legati alla dentatura. Si modificano i punti
di tangenza, che diventeranno 𝑇′1 e 𝑇′2, l’angolo di pressione, che diventa 𝜂′, e i raggi delle primitive
che diventano 𝑅′1 e 𝑅′2 .
Ma applicando la stessa costruzione geometrica si ottiene:
𝑅b1 𝑅b2
𝑅′1 = 𝑅′2 =
cos(𝜂′) cos(𝜂′)

𝑅b1 cos(𝜂′) 𝑅b1


𝜏′=- 𝜏′=- =𝜏
𝑅b2 cos(𝜂′) 𝑅b2

Nota
Si disegna l’ingranaggio partendo dalle circonferenze di base, poi si disegna la tangente comune alle
circonferenze di base che definisce i punti T1 e T2, l’intersezione della tangente comune con la linea
dei centri detemina il centro di istantanea rotazione e quindi i raggi delle due primitive.

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