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Platone

Il documento analizza la dottrina delle idee di Platone, che cerca di superare il relativismo sofistico attraverso una fondazione razionale dei valori morali, sostenendo l'esistenza di un mondo ideale separato da quello sensibile. Platone propone un dualismo ontologico, distinguendo tra idee matematiche, idee concrete e idee valore, e afferma che l'anima è immortale e il vero sé dell'individuo, in grado di accedere alla conoscenza attraverso il ricordo delle idee. Inoltre, presenta quattro prove dell'immortalità dell'anima, tra cui la ciclicità della vita e della morte e la reminiscenza delle idee innate.

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Platone

Il documento analizza la dottrina delle idee di Platone, che cerca di superare il relativismo sofistico attraverso una fondazione razionale dei valori morali, sostenendo l'esistenza di un mondo ideale separato da quello sensibile. Platone propone un dualismo ontologico, distinguendo tra idee matematiche, idee concrete e idee valore, e afferma che l'anima è immortale e il vero sé dell'individuo, in grado di accedere alla conoscenza attraverso il ricordo delle idee. Inoltre, presenta quattro prove dell'immortalità dell'anima, tra cui la ciclicità della vita e della morte e la reminiscenza delle idee innate.

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Dottrina delle Idee

La ricerca del concetto esatto di certi valori, come la virtù o il coraggio, è stata la
preoccupazione principale di Socrate e, Platone in particolare si impegnò a fondo per
superare la crisi prodotta dal relativismo sofistico e per creare una fondazione stabile,
razionalmente dimostrabile e difendibile, dei valori morali. Con il relativismo, infatti,
erano state messe radicalmente in dubbio le certezze in ambito morale e conoscitivo.

Il mondo, come lo conosciamo, lo cogliamo attraverso i sensi che portano ad una


conoscienza soggettiva la quale però può essere, a volte, ingannevole. Per Platone non
possiamo, quindi, affidarci alla conoscienza sensibile ma bensì a quella intellegibile,
presupponendo di conseguenza l’esistenza di entità ideali e assolutamente perfette non
percepibili attraverso i sensi.

Platone si accorge che ci sono contenuti della nostra mente, ossia idee, che non avendo
un corrispondente nella realtà, non possono essere certamente derivate dai sensi ma al
contrario essere innate. Così accade per esempio per concetti astratti quali quelli
logico-matematici di cui un esempio è l’uguaglianza o il triangolo. Platone si chiede allora
da dove derivino tali concetti e risponde a questo enigma sostenendo che i concetti
matematici provengano da un altro mondo diverso e separato da quello sensibile:
l’Iperuranio, il mondo delle idee.

Partendo quindi da un’esigenza gnoseologica, ovvero di spiegare l’esistenza di concetti


innati nella nostra mente, lui giunge ad una conclusione ontologica e dualistica,
recuperando e rielaborando in chiave diversa frammenti del pensiero parmenideo.

La teoria delle idee di Platone viene considerata dualistica perché oltre a intendere le
idee come contenuto della nostra mente, immagina l’idea come in sé e per sé esistente
come realtà a sé stante, al di fuori della nostra mente. Le idee in sé sono dunque le vere
realtà, rispetto alle quali tutte le altre dello stesso genere sono soltanto imitazioni
imperfette, le rispecchiano qundi solo in maniera parziale e derivata.
Per Platone esistono quindi tre tipi di idee:
●​ le idee matematiche ovvero quelle che stanno a sé;
●​ le idee concrete ovvero quelle che hanno un diretto corrispondente in natura;​
(esiste, in un mondo trascendente e metafisico, un’idea come entità a sé stante ​
e gli oggetti sono copie imperfette dell’dea già esistente, secondo un rapporto ​
di mimesi)
●​ le idee valore ovvero che esprimono concetti eticie di virtù;​
(la relazione che si ha tra le idee valore e ciò che rispecchia questi valori è ​
un rapporto di metessi, secondo la quale le cose prendono parte alle idee ​
e traendone quindi il nome e le caratteristiche principali)

Dottrina dell’Anima

In ogni caso la conclusione a cui guinge socrate per ovviare ad alcuni problemi che
presenta la sua teoria è che l’idea non determina o spiega l’esistenza di una determinata
cosa, bensì il perché quella data cosa sia ciò che è e non qualcosa di diverso.

Platone condivide il pensiero orfico-pitagorico dell’immortalità dell’anima, infatti, alla


base della teoria delle idee deve stare la convinzione che l’anima, =psiche, sia immortale. ​
L’anima costituisce il vero sé di ogni individuo. È infatti l’anima il luogo in cui si elaborano
le conoscienze e in cui nascono le decisioni moralmente più rilevanti.

In principio l’anima si trova proprio nell’iperuranio dove entra in contatto con le idee e la
somma conoscienza, quando si reincarna rimane prigioniera del corpo portando con sé
traccia delle idee; l’anima torna libera solo dopo la morte. A questo confuso ricordo
dell’anima della condizione passata, Platone dà il nome di reminescenza, =anamnesis, ed
è sufficiente ad attivare il processo di ascesa conoscitiva.

Infatti lui paragona il conoscere al risvegliare il ricordo di ciò con cui siamo entrati a
contatto durante l’esperienza iperuranica, ricordo latente che viene fatto riaffiorare grazie
all’esperienza nel mondo sensibile.
Platone in vari dialoghi ma soprattutto nel Fedone fornisce quattro prove dell’immortalità
dell’anima.

1.​ la prima prova detta dei contrari, afferma che in natura ogni contrario genera
ciclicamente il prprio contrario, analogamente, se dalla vita si genera la morte,
dalla morte si genera la vita;
2.​ la seconda prova detta della reminescenza, afferma che nella nostra mente
esistono idee innate che non derivano dai sensi ma dal ricordo di una vita
precedente;
3.​ la terza prova detta della somiglianza, afferma che l’anima per riuscire a cogliere le
idee, le quali sono immutabili ed eterne, deve avere la stessa loro natura altrimenti
esse sarebbero al di fuori della sua portata;
4.​ l’ultima prova ossia quella dell’anima come vitalità, è quella secondo la quale
l’anima è fonte di vita e quindi non può accogliere la morte, nonostante la prima
prova sostenga che una cosa può ospitare in sé due contrari è argomentabile che
un contrario non può ospitare il proprio opposto, l’anima essendo principio di vita
non può quindi essere morta che altrimenti sarebbe un’antinomia.

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