0 valutazioni Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti) 348 visualizzazioni 19 pagine Apprendimento Coppie Di Parole
Il documento analizza la memoria verbale a lungo termine, evidenziando le differenze tra memoria a breve e a lungo termine e le loro sotto-componenti, episodica e semantica. Viene discusso l'impatto di diverse condizioni cliniche, come amnesia globale, afasia e demenza, sui processi mnestici e si propone la taratura di tre test clinici per valutare la memoria verbale in soggetti normali. Infine, il lavoro presenta i materiali e i metodi utilizzati per l'analisi dei risultati, considerando variabili come età, livello educativo e sesso.
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G. NOVELLI*** — C. PAPAGNO*** EE. CAPITANI**
M..LAIACONA*** —S. F. CAPPA* GG. VALLAR***
TRE TEST CLINICI
DI MEMORIA VERBALE A LUNGO TERMINE
TARATURA SU SOGGETTI NORMAL!’
INTRODUZIONE
Lesioni cerebrali occorse in eta adulta sono molto frequentemen-
te associate a disturbi della memoria verbale. Gia ZANGwrt (1946)
aveva osservato che pazienti afasici hanno una prestazione scadente
sia in compiti di memoria immediata (span per cifre, ripetizione di
frasi) che in compiti di apprendimento, mentre pazienti amnesici m
strano uno span di memoria immediata normale, associato a gravi
deficit di apprendimento. Questi dati, pur presentati come osserva-
zioni qualitative, prefigurano una concezione dei processi mnestici
non unitaria, bensi modulare. La memoria umana, infatti, é costiti
ta da componenti funzionali discrete ed @ oggi comunemente accetta-
ta una distinzione tra una componente a breve (Memoria a Breve
Termine), che permette la ritenzione di quantita limitate di informa-
zione per brevi periodi di tempo (sec), ed una a lungo termine (Me-
moria a Lungo Termine), che consente il ricordo di quantita di in-
formazioni molto ampie per intervalli di tempo assai lunghi (mesi,
anni). La dicotomia Memoria a Breve Termine/Memoria a Lungo
Termine non é limitata alle caratteristiche funzionali dei due sistemi,
ma interessa anche i loro correlati anatomici: strutture anatomiche
diverse sono impegnate nei processi di memoria a breve ¢ a lungo
termine e lesioni cerebrali organiche possono selettivamente compro-
mettere o uno o Paltro sistema (vedi VALLAR € PAPAGNO, 1985).
La Memoria a Lungo Termine, a sua volta, é stata frazionata in sotto-
componenti funzionalmente distinte. TuLvine (1984) ha proposto una
distinzione tra: a) Memoria Episodica, un sistema che immagazzina
informazioni relative ad eventi temporalmente datati ¢ alle loro rela
zioni spazio-temporali, che contribuisce a formare il vissuto biogra~
fico di un individuo; e b) Memoria Semantica, la memoria orga-Tre test clinici di memoria verbale a lungo termine 219
nizzata per l’uso del linguaggio, un thesaurus mentale, la conoscenza
che un individuo possiede riguardo alle parole ¢ agli altri simboli
verbali.
A differenza della dicotomia Memoria a Breve Termine/Memo-
ria a Lungo Termine, la distinzione Memoria Episodica/Memoria Se-
mantica @ assai pil controversa (BADDELEY, 1984; TuLvina, 1985)
ei dati empirici non dimostrano in modo del tutto convincente la
separazione funzionale dei due sistemi. L’argomento neuropsicologi-
co pill chiaro a favore della distinzione tra i due sistemi é fornito
dall’osservazione che i pazienti affetti da amnesia globale (e.g., si
drome di Korsakow, lesioni temporali mesiali) cadono in prove «epi-
sodiche», ma non in prove «semantiche» (e.g., prove di vocabolario
¢ di ragionamento) (ad es., DRACHMAN ¢ ARBIT, 1966). La dissocia-
zione opposta, tuttavia, @ stata fino ad oggi dimostrata in un solo
caso, il paziente E.M., probabilmente affetto da demenza pre-senile
tipo Alzheimer, il quale ha una prestazione scadente in un compito
di memoria semantica (definizione di parole), mentre il suo rendi-
mento a prove episodiche, (rievocazione libera, apprendimento di li-
ste di parole) é nei limiti di norma (CouGHLAN € WARRINGTON, 1981).
Inoltre, Pinformazione appresa mediante test «episodici» quali l'ap-
prendimento di liste di parole é codificata in Memoria a Lungo Ter-
mine in modo prevalenteriente semantico (BADDELEY, 1966; anche
McKtoskey e SaNTEE, 1981): cid suggerisce un’intima connessione
tra i due sistemi,
Infine, CERMAK € O’ConNoR (1983) hanno osservato che un amne-
sico post-encefalitico, $.S., non @ in grado di inserire nuove infor-
mazioni in una Memoria Semantica apparentemente preservata per
quanto concerne le conoscenze acquisite nel passato pre-morboso:
questo pud significare che il continuo aggiornamento del contenuto
della Memoria Semantica mediato dalla componente episodica. Que-
sto insieme di dati, che suggerisce una stretta connessione funzionale
tra i due sistemi, ¢ compatibile con la conclusione che la dicotomia
memoria episodica/memoria semantica facia riferimento, pit che a
sistemi funzionalmente (ed anatomicamente) distinti, ad aspetti di-
versi di un unico sistema. Infatti, mentre i test comunemente utiliz-
zati pet esaminare la memoria episodica (apprendimento di liste di
parole, di racconti) richiedono V'acquisizione di nuove informazioni,
le prove impiegate per indagare la memoria semantica (verifica di
frasi, definizione di parole, prove di fluenza verbale categoriale) sag-280 G. Novelli coll.
giano conoscenze apprese da lungo tempo. Considerando l'impor-
tanza della codificazione semantica nei compiti di apprendimento ver-
bale (BappetEy, 1966), pare quindi di poter concludere che tali test,
spesso considerati prove di memoria episodica (CouGHLAN e WAR-
RINGTON, 1981), saggino anche fattori semantici. L’interpretazione
dei risultati di prove di Memoria a Lungo Termine verbale deve esse-
re consapevole della possibile sovrapposizione tra i due sistemi.
Prove standardizzate e tarate di Memoria a Lungo Termine ver-
bale hanno un’ampia applicabilita clinica: disordini di questa com-
ponente dei processi mnestici sono stati descritti in pazienti amnesi-
ci, afasici, dementi e nei traumatizzati cranici.
Nell’amnesia globale, associata a lesioni bilaterali diencefaliche
© temporali mesiali (VALLAR € PAPAGNO, 1985), la gravissima diffi-
colta ad apprendere materiale sia verbale che non verbale (amnesia
anterograda, vedi DRACHMAN ¢ ARzIT, 1966; BUTTERS ¢ MILIOTIS,
1985) appare evidente ad un esame clinico ed & di regola associata
ad amnesia retrograda (BUTTERS e MiLiotis, 1985). Non vi sono di-
fetti afasici e il deterioramento intellettuale, se presente, & comunque
molto modesto, comparato con la severita del deficit mnestico
(DRACHMAN e ARBIT, 1966; BUTTERS e Miuioris, 1985). L’interpreta-
zione psicologica dell’amnesia anterograda é problema molto con-
troverso e numerose ipotesi si contendono il campo, suggerendo de-
ficit in fasi diverse (codificazione, immagazzinamento, richiamo del-
Pinformazione) (vedi, per revisioni recenti della vasta letteratura de-
dicata a questo argomento, Bappetey, 1982; Butters e Mmuoris,
1985; VALLAR € PAPAGNO, 1985). La situazione é resa ulteriormente
complessa dal fatto che gli amnesici globali costituiscono un insieme
eterogeneo di pazienti, diversi per etiologia, sede ed estensione delle
lesioni cerebrali (VALLAR ¢ PAPAGNo 1985). E quindi possibile che
il deficit mnestico sia interpretabile in modo differenziato in sotto-
gruppi di pazienti amnesici.
Nei pazienti resi afasici da lesioni dell’emisfero sinistro non si os-
servano segni di amnesia clinicamente evidenti. Tuttavia, studi speri-
mentali hanno ripetutamente dimostrato difetti di apprendimento ver-
bale (WyKE, 1966; CARSON e coll., 1968; ETTLINGER e MorFert, 1970;
Tikorsxr, 1971; CouGHLAN, 1979). L’osservazione che Veffetto di va-
riabili come il valore associativo (CARSON e coll., 1968; TIKOFSKI,
1971) la frequenza d’uso ¢ la concretezza (COUGHLAN, 1979) influen-
zano in modo simile sia la prestazione degli afasici che quella deiTre test clinici di memoria verbale a lungo termine 281
soggetti normali ha fatto ritenere che la memoria verbale di questi
pazienti sia compromessa in modo «quantitativo» pitt che qualitati-
vo, € che quindi operi ad un livello di efficienza minore. In linea
con questo tipo di interpretazione, secondo CERMAK e MorEINEs (1976)
gli afasici sono in grado di analizzare semanticamente il materiale
verbale da ricordare, ma il processo si svolge piti lentamente che nei
normali, CoucHLAN (1979) riscontrando negli afasici una significati
va correlazione del rendimento alle prove mnestiche con quello a test
di vocabolario, di comprensione e di denominazione, ma non con
prove di discriminazione fonemica e di agilita articolatoria, suggeri
che la compromissione della memoria verbale é interpretabile come
un deficit nell’immagazzinamento, nell’ organizzazione ¢/o nel richia-
mo dell’informazione verbale e non pud essere attribuita a disordini
periferici dell’espressione (articolazione) o della comprensione (ana-
lisi fonemica). In accordo con queste osservazioni W¥KE (1966) ave-
va proposto che i problemi di apprendimento degli afasici sono attri-
buibili ad un deficit semantico, che si manifesta nell’incapacita a for-
mare associazioni significative.
Nella demenza tipo Alzheimer i disordini mnestici sono tra i se-
gni pit precoci (McKHANN, DRACHMAN, FoLsTEIN e coll., 1984). A
differenza che nell’amnesia globale, il disordine mnestico, pur pre-
coce ed importante, non é selettivo, ma interessa sia le component
a breve (Morris, 1984) che quelle a lungo termine (e.g., MARTIN,
Browers, Cox e FEpI0, 1985) ed @ associato a un deterioramento
cognitivo generalizzato, anche se le capacita di analisi semantica ap-
paiono pili compromesse di quelle fonologiche e sintattiche (.g., Bay-
tes e Boone, 1982)
Infine, disordini mnestici a carico della Memoria a Lungo Termi-
ne verbale sono stati ripetutamente riscontrati in pazienti traumatiz-
zati cranici, esaminati dopo Vuscita dalla transitoria amnesia globale
post-traumatica, cioé in un periodo in cui non sono evidenti difetti
clinici di memoria (e.g., Brooxs, 1975).
Il presente lavoro si propone di fornire la taratura di tre test cli-
nici di Memoria a Lungo Termine verbale (vedi Brstact, CAPPA €
VaLLaR, 1983), ispirati a prove oggi ampiamente utilizzate a scopi
diagnostici, ma di cui non sono disponibili dati normativi adeguati
su un campione della popolazione italiana: 1) memoria di un breve
tacconto (¢.g., ZANGWILL, 1946; De Renzi, 1977); 2) apprendimento:
di coppie di parole (¢.g., SUNDERLAND e coll., 1983); 3) apprendi-282 G. Novelli ¢ coll.
mento di liste di parole (¢.g., CouGHLAN, 1979). L’analisi dei risulta-
ti ha tenuto conto di due variabili di cui é ben noto V’effetto sulla
prestazione a prove di memoria verbale, l’etd e il livello educativo
(e.g., Craik e Byrp, 1982) e di un terzo fattore, il sesso, fonte assai
pid controversa di possibili differenze in compiti cognitivi (vedi
McGtone, 1980).
MATERIALI E METODI
Soggetti. Sono stati esaminati 320 soggetti residenti in Lombardia (170
maschi € 150 femmine) in un periodo compreso tra il maggio 1983 e il
marzo 1985. I soggetti non erano affetti da malattie neurologiche ¢ psichia-
triche, ovvero non presentavano lesioni cerebrali al di sopra del livello mi:
dollare cervicale. I campione é stato suddiviso in gruppi in base all’eta:
si sono cosi ottenute 6 classi di eta, ciascuna di 10 anni [20-29 (28 uomini
€ 23 donne), 30-39 (27 uomini e 28 donne), 40-49 (38 uomini e 30 donne),
50-59 (38 uomini € 29 donne), 60-69 (29 uomini ¢ 22 donne), 70 ¢ oltre
(10 uomini e 18 donne)]. La suddivisione operata in base al livello di istru-
zione ha permesso di ottenere 4 gruppi: da 3 a 5 anni di scuola (67 sogget-
ti), da 5 a8 anni di scuola (93), da 8 a 13 anni di scuola (98), oltre 13
anni di scuola (62).
Test. Sono state effettuate tre prove di apprendimento verbale: breve
racconto, apprendimento di coppie di parole, apprendimento di 3 liste di
parole.
Breve racconto: Viene letto al soggetto un brano, costituito da 28 ele-
‘menti (vedi Appendice). L’esaminatore spiega la prova al paziente con queste
parole: «Ora le leggerd un breve racconto, dopodiché dovrebbe ripetermi
tutto cid che si ricordan. Bisogna specificare che non & necessario ripetere
tutto il racconto parola per parola, ma che vanno rievocati quanti pid ele-
menti 2 possibile.
Alla fine della rievocazione spontanea si incoraggia per una volta il sog-
getto a ricordare altri elementi; poi si procede con la seconda parte della
prova, dicendo «Ora le leggerd una seconda volta il raccontino: questa vol-
ta non deve ripetermelo subito, ma fra 10 minuti». Dopo la seconda lettu-
ra si distrae il paziente, impegnandolo o in una conversazione distraente
© in altre prove (non di memoria verbale) ¢ dopo 10 minuti gli si chiede
di rievocare nuovamente il raccontino. Il punteggio é costituito dalla media
del numero degli elementi correttamente rievocati nelle due ripetizioni (somma
degli elementi ricordati nelle due rievocazioni / 2); ha quindi un range daTre test clinict di memoria verbale a lungo termine 283
0 a 28 (prestazione perfetta).
“Apprendimento di coppie di parole: Vesaminatore legge al soggetto 10
coppie di parole nell’ordine fissato, al ritmo di una coppia di parole ogni
‘due secondi con I'intervallo di un secondo tra ogni coppia. L’esaminatore
spiega la prova al paziente con queste parole: «Ora le leggerd 10 copie
di parole, poi le dird il primo membro della coppia e lei dovra ricordarsi
il secondo: ad esempio se la coppia & «cane-gatto», io dird «cane» e lei
dovra ricordarsi che la parola associata ¢ «gatton; tuttavia non tutte le coppie
presentano un’associazione cosi ovvia». Dopo la presentazione lesamina-
tore legge il primo membro della coppia, mentre il paziente deve risponde-
re con il secondo membro della coppia. La rievocazione delle coppie avvie-
ne in ordine diverso da quello di presentazione. La procedura viene ripetu-
ta 3 volte, variando lordine delle coppie per ciascuna delle 3 presentazioni
e ripetizioni (appendice). Per cinque coppie le associazioni sono «facili»
(ad esempio: mese-anno) e per cinque coppie sono «difficili» (ad esempio:
arco-nome)..
Punteggio. Si assegna un punto se il soggetto risponde correttamente
nel caso di coppie «difficilin; si assegna mezzo punto per ogni risposta esatta
in caso di coppie «facilin. Il punteggio va da 0 a 22,5 (prestazione perfetta),
“Apprendimento di liste di parole. \’esaminatore presenta verbalmente
al soggetto la prima lista di 10 parole, al ritmo di una parola ogni due
secondi. L’esaminatore spiega il test al paziente con queste parole: «Le leg-
‘gerd tre liste di 10 parole ciascuna. Ripeterd ogni lista per 3 volte; al termi:
ne della terza lettura di ogni lista, la impegnerd in un compito molto sem-
plice e poi lei dovra ripetermi le 10 parole che le ho letto, nell’ordine che
preferisce». La lista viene presentata per tre volte consecutive; successiva-
mente il paziente viene distratto per 35 secondi, mediante un compito arit-
metico semplice: aggiungere una cifra a numeri dal’! al 15 presentati su
cartoncini, Sono concessi 75 secondi per la rievocazione delle parole, in
ordine libero. La procedura viene ripetuta per ciascuna delle tre liste.
Punteggio. Si assegna un punto per ogni parola esatta ricordata. Il pun-
teggio va quindi da 0 a 30 (prestazione perfetta).
Metodi statistici, La taratura dei test @ stata effettuata secondo la pro-
cedura descritta da Caprrant e coll. (1986), che consiste anzitutto nelle se-
‘guenti fas
@) studio del modello lineare migliore: scelta delle variabili da inserirvi
(eta, scolarita, sesso), e individuazione del modello che meglio descrive l’ef-
fetto di ogni variabile;
b) correzione de! punteggio originario di ogni test, ottenuta sottraendo-
vi @ppure aggiungendo) il contributo dato dalle variabili il cui effetto nel
modello fosse risultato significativo.28 G. Novelli coll.
1 punteggi corretti cosi ottenuti per ogni paziente non si possono perd
considerare posti su una scala intervallare o ordinale, perché la presenza
di punteggi massimi e minimi ottenibili pud, dopo la correzione, produrre
degli artefatti: infatti un soggetto giovane e scolarizzato, per esempio, non
potra mai ottenere il punteggio corretto massimo, perché al massimo pun-
teggio originario effettivamente ottenibile verrebbe comunque sottratto il
contributo di eta ¢ scolarita. Per questo é stato necessario adottare un pun-
teggio che fosse invariante rispetto a questo artefatto; a questo scopo i pun-
teggi possibili sono stati limitati a 5 valori (Punteggi Equivalenti), tali che
Vincertezza sulla reale posizione dei soggetti sulla scala delle abilita da mi-
surare non influenza la classificazione. I valori soglia tra 3 ¢ 4 ¢ tra Oe
1 sono la mediana dei punteggi corretti ed il limite di tolleranza inferiore
(ad una coda) per il 5% della popolazione, con il 95% di confidenza: si
é verificato infatti che sottraendo il massimo correttivo al miglior punteg-
gio ottenibile non si portava mai il punteggio corretto sotto la mediana
dei punteggi corretti. Nel caso in cui invece il punteggio originario fosse
zero, aggiungendo il correttivo caratteristico per soggetti anziani e poco
scolarizzati, si é talora ottenuto un punteggio corretto che superava il limi-
te di tolleranza sopra indicato (cio’ il valore del 5% inferiore della popola-
zione (vedi tabella Il, Breve racconto ¢ tabella IV, Apprendimento di liste
di parole); in questi casi é inevitabile concludere che il test non é applicabi
le, Infatti si dovrebbe considerare normale che tali soggetti conseguano un
punteggio originario di zero; cid rende insensato applicare il test in que-
stione. In pratica, per avere i punteggi corretti, si pud applicare la semplice
regola che all’estremo superiore della scala consegue sempre il Punteggio
Equivalente massimo (=4) e, viceversa, per lo zero originario, il Punteggio
Equivalente sara zero (sempre che non si cada nel caso di non applicabilita
del test),
I Puntegei Equivalenti intermedi tra zero e quattro sono stati fissati
cercando di ricavare il massimo di intervallarita. Per questa ragione, sup-
ponendo che la distribuzione dei punteggi corretti ai vari test oscilli attorno
alla forma’della meta sinistra di una Normale, ed avendo Pesigenza di fis-
sare per la distribuzione di frequenza una partizione che fosse identica per
tutti i test, si é deciso @) di dividere lintervallo di ascissa della deviata
Normale compreso tra la mediana ed il limite di tolleranza per il 5% in
tre parti uguali, b) di calcolare quindi in che modo ne risultasse divisa
la distribuzione Normale; c) di fissare infine con queste percentuali i valori
limiti tra Puntegei Equivalenti, in modo che nelle classi con Punteggio Equi-
valente rispettivamente di 1, 2, 3 ci fossero tanti soggetti quanti erano atte-
si in base alla sopra descritta divisione della Normale. Poiché in alcuni casi
per un singolo punteggio vi era una sovrapposizione di molti soggetti, Ia
scelta della soglia per i puntegei equivalenti é stata tale da rendere minimoTre test clinici di memoria verbale a lungo termine 285
Verrore rispetto alla divisione teorica.
Per i limiti di tolleranza si é scelto di adottare il metodo non-parametrico
(Wixs, 1941), ¢ di attribuire i valori corrispondenti a diverse combinazio-
ni della % di popolazione voluta (8) con diversi valori di confidenza (@.),
calcolati a partire dai ranghi della distribuzione dei punteggi corretti per
ogni test. I limiti di tolleranza’sono ad una coda. Nella costruzione dei
Punteggi Equivalenti abbiamo scelto come soglia discriminante tra 0 ¢ 1
i valore dell’osservazione con rango piit alto per cui si possa affermare
che tra essa ¢ I’estremo superiore della distribuzione sia compreso almeno
i1 95% della popolazione con un rischio di errore del 5%. Tuttavia, il valo-
re soglia pud essere riferito al 90%, al 97,5% ¢ al 99% della popolazione
con una confidenza ancora del 95% oppure del 99%, qualora situazioni
particolari lo richiedano.
‘Si pud osservare a questo punto che i Punteggi Equivalenti offrono la
possibilita di confrontare direttamente la prestazione di un soggetto a di-
versi test, tenendo conto per ciascuno di essi dell’influenza delle variabili
concomitanti. Si potra quindi, per ogni soggetto, avere un «profilo» multi-
variato. Va comunque ricordato che solo per il punteggio equivalente di
0 si ha un valore controllato inferenzialmente, mentre i valori di 1, 2 €
3 sono punteggi intermedi tra 0 ¢ la mediana scelti in modo da ottimizzare
Pintervallarita, anche se in modo dichiaratamente approssimativo.
Nei risultati verranno riportati per ogni test il modello migliore con le
relative significativita ed una griglia di correzione, per facilitare la costru-
zione dei punteggi corretti per alcune combinazioni di eta e scolarita. Per
i valori intermedi, non riportati nella tabella, sara necessario interpolare
tra i dati riportati, oppure costruire direttamente il correttivo in base al
modello che viene riportato. In Appendice vengono riportati degli esempi
di correzione.
L’attendibilita dei tre test & stata calcolata mediante il metodo della Re-
liability per forme parallele, definibile come la correlazione dei punteggi
a due forme equivalenti, ma diverse, della stessa prova. Quarantun sogget-
ti del campione appartenenti a diverse classi di eta ¢ scolarita sono stati
sottoposti a forme equivalenti dei tre test (un racconto di diverso contenu-
to, diverse coppie o liste di parole) a distanza variabile da tre giorni a sei
mesi dalla somministrazione del test tarato.
RISULTATI
I punteggi medi dei 320 soggetti, suddivisi per classi di eta, nei
tre test (Breve racconto, Apprendimento di Coppie di Parole ¢ Ap-
prendimento di Liste di Parole) sono esposti in tabella I.286 G. Novelli ¢ coll.
Questa tabella indica che la prestazione dei soggetti declina con
Vaumentare dell’eta. Nel caso del Breve Racconto la tabella I mostra
dati dissociati per maschi e femmine, dato che la prestazione di que-
ste é risultata significativamente migliore (v. oltre).
Per visualizzare l’effetto della scolarita scisso da quello dell’eta,
si rimanda alle griglie di correzione riportate nelle tabelle I, III, IV,
dove, per le eta indicate, sono specificati i punti da aggiungere o
togliere in relazione alla scolarita: risulta evidente che la prestazione
dei soggetti aumenta con gli anni di scuola in quanto o aumenta con
essi il correttivo da togliere o diminuisce il correttivo da aggiungere.
Nello stesso modo si pud anche ricavare in modo piii corretto l’ef-
fetto dell’eta al netto della scuola. In queste stesse tabelle, inoltre,
sono riportati anche gli altri risultati relativi all’elaborazione statisti-
ca dei tre test.
Per ogni test viene riportato anzitutto il modello lineare migliore,
comprendente i fattori risultati significativi in presenza degli altri (¢
quindi con gradi di liberta diversi a seconda del numero di fattori
effettivamente inclusi nel modello finale).
Il fattore eta é risultato sempre altamente significativo e, tra quelle
tentate, una relazione puramente lineare senza trasformazioni si é
dimostrata la pit efficace.
Il fattore scolarita é sempre risultato significativo, ma 'andamento
migliore é stato ottenuto con trasformazioni che ne diminuivano I’ef-
fetto al salire dei valori di scolarita: le trasformazioni pit efficaci
sono state il reciproco per il Breve Racconto, la radice quadrata per
V’Apprendimento di Coppie di Parole ed il logaritmo per 'Apprendi-
mento di Liste di Parole: ovviamente, dopo la trasformazione nel
reciproco il segno de! coefficiente di regressione diventa negativo.
Per quanto riguarda il sesso, invece, esso é risultato significativo
solo nel caso del Breve Racconto, ove la prestazione dei soggetti di
sesso femminile @ migliore di quella dei soggetti di sesso maschile.
Tale risultato, peraltro inatteso, é interpretabile come effetto di te-
maticita: il racconto parla delle triste vicenda di una madre e dei
suoi figli. Questa interpretazione, dichiaratamente ad hoc, é suggeri-
ta dall’osservazione indipendente che non sono state osservate diffe-
renze legate al sesso (CaPrrant, comunicazione personale), in un rac-
conto di comparabile lunghezza e complessita, ma di argomento di-
verso (un’alluvione, Dz RENzi 1977), tarato su un diverso campione
con metodica analoga a quella utilizzata qui.Tre test clinici di memoria verbale @ lungo termine
ABELLA I
287
Punteggi medi (x) e deviazione standard (ds) di 320 soggetti, suddivisi in 6 classi
di et2, in tre test di memoria verbale
Ba
20-29 | 3039 | 40.49 | 50-59 | 60.69 | > 70 | TOT
Breve racconto
Maschi
x | 1518 | 15,33 | 1405 | 13,31 | 1241 | 11,73 | 13,85
ds | 457 | 3,68 | 3,98 | 4a1 | 3,28 | 416 | 4,08
Femmine
x | 17,56 | 17,37 | 1685 | 14,57 | 12,63 | 11,12 | 15,32
as | 437 | 34s | 453 | 321 | 405 | 472 | 4,58
Apprendimento di copie di parole
x | 1456 | 13,44 | 12,60 | 11,96 | 11,73 | 10,16 | 12,57
as | 378 | 448 | 341 | 41 | 3,46 | 2,86 | 3,98
Apprendimento di tre liste di parole
x | 1349 | 172s | 1476 | 13,72 | 12,35 | sour | 14,77
ds | 405 | 495 | 444 | 453 | 3,90 | 3,59 | 4,99
Maschi N=170 eld media = 47,46 scolarta media
Femmine N=150 eth media = 47,60 scolarith media288 G. Novelli ¢ coll.
TABELLA II
Breve racconto
Tabella di Correzione
eta 25 35 45 55 65 15
seuola [60" 7,0" 75" [80% 19, 95 lo
3 6.0" 7.5% |9
5 20 35
8 05 10
B 2,0 05
1” 25 “1,0
Limiti di Tolleranza non-Parametrici
oe 990 95 950 900
99>8,>.95 [~1* osserv, | 4 oserv. | 10" osserv. | 24° osserv.
2,5 65 8,0 9,5
8.2.99 3° osserv, | 8 osserv. | 21° osserv.
5,0 145 95
Punteggi O= da 0a 7,5 25%)
Equivalenti 1= da 8,0 a 10,0
2= da 10,5 a 12,0
3= da 12,5 a 14,0 —campione
4= da 14,5 oltre
40,9%)
25,6%)
7 (49,19)
20 (100%)
* Applcabilta discuttile. ** Non applicable
Modellolineare migliore: 14,541 ~ 06 (ei
47,525) - 30,73, (/seolarita - 119) +
Significatvitt: tA FCL,316)= 19,960, p<.0001
sevola FU,316)= $0,880, p<.0001
sesso F(,316)= 24,762, p<.0001
Devierione standard aggiustata per il modelloTre test clinici di memoria verbale a lungo termine
ABELLA IIL
Apprendimento di copie di parole
289
Tabella di Correzione
eta 25 35 45 55 65 15
scuola
3 1,50 2,00 2,50 3,00 3,50 4,00
z 0,5 1,00 1,50 2,00 2,50 3,00
8 0,5 0 0,5 1,00 1,50, 2,00
13 2,00 1,50 -1,00 05 0 05
7 -3,00 -2,50 2,00 1,50 1,00 0,5
Limiti di Tolleranza non-Parametrici
Bt 990 975 950 900
.9>8,2.95 | 1" osserv. | 4* osserv. | 10% osserv. | 24% osserv.
4,00 4,50 6,50 7,50
82.99 3° osserv. | 8 osserv. | 21" osserv.
4,50 6,00 7,00
= da 02600 Frequenze =8 (2,5%) Densita
44a 6,50 2 8,00 Cumulative =39 (12,2%)
= da 8,50 a 10,00 nel = 89 (27,8%)
da 10,50 2 12,00 campione 157 (49.1%)
da 12,50 alte 320 (100%)
Modello lineare miglioe = 12,569,047 (td - 47,525) +1,69 (colarita- 3,114)
Significatvitd: eta F317)
seolartt F(L,317)
Deviazione standard aggiustata peril modello = 3,622.
1,040, p<.001
9,314, P<.0001
sss00 F318) = <1 yp
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