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Sensazione e Percezione

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Psicofisica e Vista - Lezione 9 Differenze tra sensazione e percezione Si tratta di due termini spesso associati e che nel linguaggio comune vengono utilizzati come sinonimi. In psicologia essi sono invece chiaramente distinti. Per sensazione si intende l’attivazione degli organi di senso a seguito di una sorgente di energia fisica. La percezione riguarda invece Vorganizzazione, Vinterpretazione, V’analisi e l'integrazione dell’energia fisica 0 dello stimolo da parte sia degli organi di senso sia del cervello. Lo stimolo pud essere proprio considerato quella quantita di energia fisica in grado di provocare una risposta negli organi di senso. Lo studio delle sensazioni e delle percezioni fa riferimento alla psicofisica, che é proprio lo studio fra le caratteristiche fisiche degli stimoli e la nostra esperienza psicologica degli stessi. Soglie assolute e soglie differenzi Quando uno stimolo diventa percepibile? Per rispondere a questa domanda bisogna fare riferimento al concetto di soglia assoluta che corrisponde alla minore intensita di uno stimolo necessaria affinché questo sia percepibile. La soglia corrisponde quindi al limite che esiste tra gli stimoli non percepibili (valori infraliminari) e quelli che Vindividuo riesce a cogliere (valori sovraliminari). La soglia assoluta iniziale ¢ il limite inferiore della stessa a partire dal quale lo stimolo é appena percepibile, la soglia assoluta terminale é invece il limite superiore oltre il quale non c’é pid percezione o si percepisce soltanto dolore. Il sistema sensoriale umano é molto sensibile, tuttavia riesce a percepire solamente alcune forme di energia fisica per le quali 'uomo possiede specifici recettori, altre non sono captabili dagli organi di senso (radiazioni ultraviolette). Occorre poi precisare che la soglia assoluta é influenzata anche dalla presenza di un rumore che pué essere definito come quella stimolazione di fondo che interferisce con la percezione di altri stimoli. Non si tratta soltanto di stimoli di carattere uditivo, possono essere considerati rumore anche una forte nebbia che impedisce la visione, ad esempio, o una spezia molto piccante che nasconde il sapore di base di un cibo. Altro concetto fondamentale é quello di soglia differenziale o Just NoticeableDifference (JND), si pud definire come Vincremento minimo dellintensita di uno stimolo necessaria per percepire la differenza rispetto a uno stimolo di confronto. Questo concetto fu individuato da Weber, il quale si occupava della discriminazione di stimoli sensoriali come, per esempio, due pesi presentati insieme alla mano destra e sinistra. Nel corso dei suoi esperimenti si accorse che la differenza fra uno stimolo di riferimento (standard) di 1000 grammi € uno stimolo di confronto (test) di 1010 grammi non viene mai percepita, mentre quella con 1100 grammi é percepita sempre. Ci sono poi pesi intermedi la cui differenza con lo stimolo standard viene percepita soltanto alcune volte. Concluse quindi che la soglia differenziale per un peso di 1000 grammi é di circa 20 grammi, in altre parole una persona, in media, é sensibile a una differenza di tale entita ma non a differenze pith piccole. A partire da questi esperimenti Weber formulé la legge cui ha dato il nome (legge di Weber) che afferma la sensibilita La meditazione E una forma di alterazione della coscienza che aiuta a migliorare la conoscenza di sé ¢ il benessere, raggiungendo uno stato di profonda tranquillita. Si basa sull'utilizzo di un mantra (un suono, una parola, una sillaba che occorre ripetere continuamente ma anche un’immagine, una fiamma o una specifica parte del corpo su cui é necessario focalizzare l’attenzione). La concentrazione deve essere totalmente su di esso finché il soggetto diventa inconsapevole di qualsiasi altro stimolo esterno e raggiunge un diverso tipo di coscienza. Esistono due differenti forme di meditazione: concentrativa, in cui la persona regola il proprio respiro, assume determinate posizioni corporee, minimizza gli stimoli esterna, genera immagini mentali ¢ libera la mente dai pensieri e mindfulness, oggi molto di moda in cui lindividuo impara a lasciare che i ricordi ¢ i pensieri gli attraversino la mente senza reagire ad essi. La meditazione pué avere anche effetti positivi sulla salute in quanto produce cambiamenti biologici, diminuisce il consumo di ossigeno, il battito cardiaco € la pressione sanguigna e varia ’andamento delle onde cerebrali. Alcuni ricercatori per verificare l'ipotesi che la meditazione porti a variazioni positive sul cervello hanno individuato due gruppi di soggetti: 20 persone esperte di meditazione e 15 che non l'avevano mai praticata e furono sottoposti a una risonanza magnetica. I soggetti esperti di meditazione mostravano una corteccia cerebrale pit: spessa nelle aree uditive e somatosensoriali. A partire da questi risultati é possibile ipotizzare che la meditazione sia in grado di contrastare la naturale diminuzione di neuroni che si presenta con I’eta. A questo fine uno studio ha confrontato 13 persone con almeno 3 anni di esperienza nella meditazione e 13 soggetti di controllo. In questo gruppo si é registrata una correlazione negativa tra eta e spessore della corteccia cerebrale che non é invece stata rilevata nel gruppo sperimentale. I risultati di questa ricerca sembrano quindi confermare che la meditazione pué contrastare il fenomeno dello sfoltimento neuronale. In chiusura occorre mettere in evidenza due ulteriori punti chiave della nuova psicofisica: il primo riguarda il fenomeno dell’adattamento sensoriale, vale a dire Tadattamento delle capacita dei sensi dopo un’esposizione prolungata a stimoli fissi. Per esempio, se si viene esposti a lungo a un forte vento dopo un certo periodo gli organi di senso si abituano e sentono meno freddo rispetto all'inizio, questo perché i nervi sensoriali recettori non possono mandare messaggi al cervello senza sosta, essi sono infatti maggiormente sensibili alle variazioni degli stimoli che a stimoli fissi. Il secondo punto riguarda influenza del contesto sensoriale sul giudizio relativo agli stimoli, i giudizi che si é chiamati a compiere infatti non avvengono in una condizione di isolamento da altri stimoli che influenzano quindi le percezioni del soggetto. IL proceso visivo La radiazione elettromagnetica che stimola Vocchio é la luce. L’occhio, perd, riesce @ percepire soltanto alcune radiazioni luminose, quelle comprese tra i 400 ¢ i 700 nanometri, € cioé quelle di ampiezza superiore alla luce ultravioletta ¢ inferiore a quella infrarossa. Questa forma di energia fisica viene trasformata dall’occhio per poter essere utilizzata dai neuroni che portano i messaggi al cervello. Liocchio é costituito da diverse strutture che concorrono al processo visivo: la cornea é la parte pit estera, si trata di una protezione trasparente che grazie alla sua curvatura mette a fuoco la luce che V'attraversa, essa passa in seguito alla pupilla, un buco nero che si colloca nell’area centrale dell'iride, la parte colorata dell’occhio. La pupilla si dilata (buio, migliore visione anche se con pochi dettagli) e restringe (molta luce, vista pitt acuta e maggiormente dettagliata) per ottimizzare la visione. Il viaggio della luce attraverso l’occhio continua nel cristallino, che si trova direttamente dietro alla pupilla e consente un’adeguata curvatura della luce per adattarla alla parte posteriore dell’occhio, questo € possibile attraverso un processo di accomodazione, il cristallino modifica cioé il Suo spessore: si appiattisce quando si guardano oggetti distanti e si arrotonda quando si osservano oggetti pit vicini, limmagine viene inoltre rovesciata. In seguito, la luce raggiunge la retina, l'energia elettromagnetica in questa sede si é trasformata in energia nervosa per essere inviata al cervello. La retina é costituita da un sottile strato di neuroni che si trovano sul retro del bulbo oculare, essa contiene due tipologie di cellule reattive alla luce che hanno caratteristiche e forme diverse: si tratta di coni e bastoncelli. I conihanno la forma di un cono e sono sensibili alla luce ma soprattutto sono responsabili della messa a fuoco dettagliata e della percezione del colore. I bastoncelli hanno invece una forma sottile e cilindrica e sono fortemente sensibili alla luce, hanno una funzione nella visione periferica e notturna. La maggiore concentrazione di coni si trova nella fovea, una piccola area molto sensibile della retina, i bastoncelli sono invece collocati all’esterno della fovea. Siccome la fovea p piccola, il numero di coni é inferiore a quello dei bastoncelli (i primi sono compresi tra i 5 ¢ 7 milioni e i secondi fra 100 e 125 milioni). Entrambe queste cellule ricettive contribuiscono ai processi di adattamento al buio e alla luce. La stimolazione nervosa che é prodotta in questa sede viene trasmessa ad altre cellule nervose all’interno della retina, le cellule bipolari e le cellule del ganglion. Le prime ricevono informazioni direttamente dai coni e dai intesa come capacita di rilevare la differenza fra due stimoli, non é costante ma é inversamente proporzionale allintensita fisica dello stimolo di riferimento, la soglia differenziale quindi diventa sempre pitt alta, ¢ la sensibilita sempre meno buona, al crescere dell’intensita dello stimolo standard: K = Al/I. Al é la soglia differenziale, | é lintensita dello stimolo e K una costante di proporzionalita. A partire dalle scoperte di Weber, Fechnercontinud a svolgere esperimenti in questo campo ed osservé che le relazioni fra gli stimoli percepiti e le corrispondenti variabili fisiche possono essere rappresentate da una funzione in cui a uguali incrementi in termini di soglie differenziali (variabile psicologica) corrispondono uguali rapporti nelle unita della variabile fisica. Formulé in questo modo la relazione S = c log | in cui S rappresenta l'intensita percepita, c é una costante ¢ I é lintensita dello stimolo fisico (legge di Fechner). Fra i metodi individuati da Fechner quello piti importante é il metodo dei limiti il quale si basa sul giudizio discriminativo del confronto fra uno stimolo standard una serie di stimoli maggiori e minori, (dal piti intenso al meno intenso serie discendenteo viceversa serie ascendente). F offerta la possibilita di dare la risposta “uguale” consentendo di stimare con precisione lintervallo di incertezza. La nuova psicofisica All'inizio degli anni ’60 si misero in evidenza alcuni limiti dei tradizionali approcci alla psicofisica, nello specifico si sottolined il ruolo attivo dei soggetti che valutano lo stimolo e che adattano le proprie sensazioni all’ambiente. Il metodo della stima di grandezza Allinterno di questo nuovo approccio Stevens sostenne che le persone sono in grado di valutare direttamente lntensita di una sensazione associandola ad un numero. Formulé quindi la relazione W = Kl*secondo cui la grandezza soggettiva della sensazione é proporzionale allintensita dello stimolo elevata a una certa potenza. ¥ rappresenta infatti il giudizio sensoriale del soggetto e lintensita dello stimolo. Quando n é inferiore a 1 la sensazione aumenta sempre pitt lentamente all’aumentare dello stimolo mentre quando n é superiore a 1 la sensazione aumenta sempre pitl velocemente all’aumentare dello stimolo. La teoria della detenzione del segnale Questa teoria, appartenente ai nuovi approcci della psicofisica sostiene che la rilevazione dell’esistenza o meno di uno stimolo da parte del soggetto dipende dall’influenza dei processi di presa di decisione. La persona ha 4 possibilita: 1 dire che c’é un segnale quando realmente esiste (detenzione corretta DC) 2 dire che c’é un segnale quando esso non esiste (falso allarme FA) 3 dire che un segnale non c’é quando realmente esiste (omissioneO) 4 dire che un segnale non c’é quando realmente non esiste (rifiuto corretto RC) Secondo questa teoria la scelta dipende da due fattori: la sensibilita di discriminazione dellorganismo e i criteri soggettivi di decisione. Per quanto riguarda il secondo fattore ci sono persone pitt propense al rischio, gamblers, che svolgeranno maggiori detenzioni corrette ma anche numerosi FA ¢ soggetti pith conservative che identificheranno maggiori rifiuti corretti ma anche diverse O. Due sistemi visivi Allo stato attuale di ricerca sono state identificate circa 30 aree corticali visive che sono organizzate secondo due vie: la via ventrale e la via dorsale, che collegano rispettivamente l'area visiva primaria del lobo occipitale ed alcune aree del lobo temporale e parietale. Tradizionalmente a partire dagli studi di Ungerleider e Mishkin, si ritiene che le due vie facciano riferimento a informazioni di tipo diverso: la via ventrale é la via del cosae ha a che fare con la percezione degli attributi del soggetto mentre la via dorsale é la via del dove e si occupa dell’analisi della posizione degli oggetti nello spazio. Pitt recentemente, Milner e Goodale hanno proposto un'interpretazione diversa: mentre la via ventrale si occupa della guida dell’esperienza consapevole dell’oggetto, la via dorsale attraverso l’analisi delle caratteristiche degli oggetti guida in maniera inconsapevole le azioni con essi. Sembrano differire di conseguenza anche gli output dei due sistemi: mentre la via ventrale manda le informazioni alla memoria a lungo termine per un riconoscimento consapevole, la via dorsale offre un sistema di guida online del movimento immagazzinato nella memoria di lavoro. Il danneggiamento di queste due vie provoca alcuni problemi visivi: se é danneggiata la via ventrale si verifica Yangoscia visiva, cioé lincapacita di riconoscere volti familiari ¢ discriminare consapevolmente forma, dimensione e orientamento di un oggetto, esso pero viene ancora riconosciuto inconsapevolmente e si riesce ad agire con esso in maniera adeguata. Una persona affetta da angoscia visiva non riuscira a descrivere la forma, la dimensione e il colore di una tazza ma sara in grado di afferrarla adeguatamente. Se ad essere danneggiata é invece la via dorsale si pud verificare l’atassia ottica, che si manifesta con errori di direzione e prensione quando si muovono gli arti superiori e/o gli occhi sugli oggetti. Riprendendo Tesempio precedente una persona affetta da atassia ottica riuscirebbe a descrivere compiutamente la tazza, il suo colore, le sue dimensioni e la sua posizione sul tavolo ma non sarebbe in grado di afferrarla correttamente utilizzando solo le informazioni visive. Se aiutata con suggerimenti uditivi o tattili, tuttavia, potrebbe portare a termine adeguatamente il compito. Si tratta quindi di ‘un disturbo di tipo visivo-motorio e non motorio. bastoncelli e le mandano alle seconde che sintetizzano le informazioni visive raccolte e le inviano al cervello attraverso una fascia di assoni gangliari chiamata nervo ottico. Ogni occhio possiede il suo nervo ottico ed essi si incontrano in un punto collocato a meta tra i due occhi, il chiasma ottico. A questo punto gli impulsi nervosi provenienti dalla meta destra della retina sono inviati alla parte destra del cervello e quelli provenienti dalle meta sinistra della retina alla parte sinistra del cervello. Come detto in precedenza l’immagine sulle retine pero é rovesciata quindi le immagini che provengono dalla parte destra di ciascuna retina sono originate dalla parte sinistra del campo visivo e viceversa. Lelaborazione finale delle immagini awviene nella corteccia visiva del cervello che le codifica e organizza. La corteccia contiene neuroni altamente specializzati che si attivano soltanto in presenza di stimoli visivi fortemente specifici (processo noto come estrazione delle caratteristiche). La percezione del colore Sulla percezione dell’ampissima gamma di colori si sono confrontate due teorie: la teoria tricromatica della visione sostiene che nella retina ci sono tre tipi di coni, ciascuno dei quali corrisponde ad una specifica varieta di lunghezza d’onda (una piu sensibile al blu/viola, una al verde e una al giallo/rosso). La percezione del colore dipende dall’intensita con cui ciascuno dei tre tipi di coni é attivato. Se si osserva, ad esempio, un bel prato verde saranno attivati i coni sensibili al verde. Questa teoria spiega il daltonismo, una difficolta a distinguere i colori che dipende dal malfunzionamento di uno dei tre tipi di coni. Esistono infatti differenti tipologie di daltonismo: in quella pit comune le persone vedono il rosso e il verde come giallo. Ci sono poi delle forme maggiormente rare, ad esempio il daltonismo del blu-giallo che impedisce all'individuo di distinguere questi due colori. La teoria tricromatica della visione non riesce peré a spiegare il fenomeno dell’immagine residua. (se si osserva per un minuto un quadrato rosso su una pagina bianca e poi si guarda la parte accanto del foglio si vede un quadrato verde). Per cercare di spiegare tale fenomeno é stata formulata un’altra teoria circa la percezione del colore: la teoria dei processi opponenti di colore, la quale sostiene che le cellule ricettive sono legate a coppie e lavorano in opposizione. Nello specifico le coppie giallo-blu, rosso-verde e bianco-nero. Questa teoria spiega il fenomeno dell’immagine residua perché se si fissa a lungo, ad esempio, un quadrato rosso, le cellule ricettive del rosso saranno molto affaticate da non riuscire pit adeguatamente a rispondere agli stimoli del rosso, invece i ricettori dell’altra coppia (in questo caso il verde) sono a riposo e quindi rispondono. Quando si fissa una superficie bianca la luce riflessa in condizioni normali stimolerebbe entrambe le componenti della coppia (nell’esempio il rosso e il verde) Il rosso non riesce pero a rispondere a causa del precedente eccessivo affaticamento e di conseguenza la luce appare verde. Questa condizione dura poco e presto la visione torna alla sua modalita tradizionale.

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