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Presocratics

Fragments

ILIESI Digital Edition

Presocratics

http://presocratics.daphnet.org

ILIESI-Daphnet 2009

The famous collection of Presocratic thinkers in ninety chapters edited by H. Diels and W. Kranz, with the parallel Italian translation edited by G. Giannantoni.

I. LA PIÙ ANTICA POESIA COSMOLOGICA

1. ORFEO A. VITA E SCRITTI

1 A 1. SUID. s.v. Orfeo di Lebetra in Tracia (è la città che si

trova sotto la Pieria), figlio di Eagro e di Calliope; Eagro, a sua

volta, era il quinto discendente da Atlante, tramite Alcione, una delle figlie di questi. Nacque undici generazioni prima della guerra troiana; dicono che fu discepolo di Lino e che la sua vita durò 9, o, secondo altri, 11 generazioni. * 1 Scrisse: Triagmi (si dice però che siano di Ione, il poeta tragico [cfr. cap. 36]); di questi facevano parte : un poema Sulle sacre vesti, litanie cosmiche. Sulla costruzione dei templi. Discorsi sacri, in 24 rapsodie (ma si dice che siano di Teogneto tessalo o, secondo altri, di Cercope pitagorico [cfr. cap. 15]). Oracoli che sono attribuiti anche ad Onomacrito [cfr. A 1 b. B 11. 2 A 5. B 20 a].

Iniziazioni (anche queste da alcuni sono attribuite ad Onomacrito). <Lapidari>: tra i quali vi è uno scritto che concerne l'incisione delle pietre e che è intitolato l'Ottantesima pietra. Cose salutari, che vengono attribuite anche a Timocle

di

Siracusa o a Persino di Mileto. Crateri [1 A 1 b. 2 A 7], che

si

dice siano di Zopiro. Insediamenti materni sul trono e

Bacchiche, che si dice siano di Nicia di Elea. Discesa nell'Ade, che è di Erodico di Perinto [cfr. cap.15]. Peplo e Rete [cfr. B 10 a], che alcuni attribuiscono a Zopiro di Eraclea e altri a Brotino [cap.17, 4]. Onomastico, in 1200 versi. Teogonia, in 1200 versi. Astronomia, Ammoscopia, Intorno ai sacrifici, Dei sacrifici con le uova o Presagi tramite le uova, in stile epico. Cinture sacre. Inni, Coribantico, Fisica, che si dice sia di Brotino [Lobone, fr. 7 Crönert in Χριτες für Leo]. Orfeo di Crotone, poeta epico, che fu in rapporti stretti con il tiranno Pisistrato, secondo quanto dice Asclepiade nel sesto libro dei suoi Scritti grammaticali. Dodecaeteridi, Argonautiche e altri scritti. Orfeo di Camarino, poeta epico, di cui si dice essere la Discesa nell'Ade. * 2

1 A 1 a. SUID. s.v. ππος

che Nisa si trova nell'Eretria.

1 A 1 b. CLEM. ALEX. strom. I 131 [II 81]. Gli Oracoli che

sono attribuiti a Museo [2 B 20 a-22] si dice che siano di Onomacrito, che il Cratere di Orfeo sia di Zopiro di Eraclea e

la Discesa nell'Ade di Prodico di Samo* 3 . Ione, ecc. [cfr. 36 B

2].

1 A 2. ALCAEUS fr. 80 Diehl.

Νella Rete Orfeo dice

Al destino Orfeo fece violenza

mostrando agli uomini, che non sono più, come fuggire la morte, lui che era in ogni senso sapiente e per acuta mente eccelleva. Insensato! neppure un capello cade contro il destino di Zeus!

1 A 2 a. IBYC. fr. 17 Diehl. Orfeo dall'inclito nome* 4 .

1 A 3. AESCH. Agam. 1629. Contraria a quella di Orfeo è la tua parola;

A. ANFÄNGE

I. KOSMOLOGISCHE DICHTUNG DER FRÜHZEIT

1[66]. ORPHEUS

[I 1. 5 App.] A. LEBEN UND SCHRIFTEN

1 A 1. SUID. Ορφες Λειβθρων τν ν Θρικηι (πλις δ

στιν πτι Πιεραι), υἱὸς Οἰάγρου καΚαλλιπης˙ δΟαγρος πμπτος ν πὸ Ἄτλαντος, κατὰ Ἀλκυνην μαν τν θυγατρων ατο. γγονε δπρι̅α̅γενεν τν Τρωικν˙ καφασι μαθητν γενσθαι ατν Λνου, βιναι δγενες θ,̅οδι̅α̅φασν. [I 1. 10 App.] γραψε˙ Τριαγμος γονται δεναι ωνος τοτραγικο[vgl. c. 36])˙ ν δτοτοις τεροστολικκαλομενα, κλσεις κοσμικα. Νεωτευκτικ. ερος λγους ν αψωιδαις κ̅δ̅ γονται δεναι Θεογντου τοΘεσσαλο, οδΚρκωπος τοΠυθαγορεου [c. 15]). Χρησμος, οἳ ἀναφρονται ες νομκριτον. [s. A 1 b. B 11. 2 A 5. B 20 a] Τελετς (μοως δφασι κατατας νομακρτου). [I 1. 15 App.] Λιθικ˙ ν τοτοις δ' στι περλθων γλυφς, τις

γδοηκοντλιθος πιγρφεται. Σωτρια˙ τατα Τιμοκλους τοΣυρακουσου λγεται Περσνου το[I 2. 1 App.] Μιλησου. Κρατρας [1 A 1 b. 2 A 7]˙ τατα Ζωπρου φασν. Θρονισμος μητριους καΒακχικ˙ τατα Νικου τοῦ Ἐλετου φασν εναι. Ες ιδου κατβασιν˙ τατα ροδκου τοΠερινθου [vgl. c.15]. Ππλον καΔκτυον [vgl. B 10 a]˙ κατατα Ζωπρου τοῦ Ἡρακλετου, οδΒροτνου [c.17, 4]. [I 2. 5 App.] νομαστικν, πη α̅σ.̅Θεογοναν, πη α̅σ.̅στρονομαν, μμοσκοπαν [?], Θυηπολικν, ιοθυτικὰ ἢ Ὠιοσκοπικ, πικς. Καταζωστικν, μνους, Κορυβαντικν, καΦυσικ, Βροτνου φασν [Lobon fr. 7 Crönert in Χριτες für Leo]. ρφες Κροτωνιτης ποποις, ν Πεισιστρτωι συνεναι τι τυρννωι [I 2. 10 App.] σκληπιδης φησν ν τι κτωι βιβλωι τν Γραμματικν˙ Δωδεκαετηρδας. ργοναυτικκαὶ ἄλλα τιν. ρφες Καμαριναος ποποις, οφασιν εναι τν Ες ιδου κατβασιν.

1 A 1 a. SUID.ππος Νισαος

ν δΔικτωι ρφες

λγει, τι Νσα τπος στν ν ρυθρι κεμενος.

1 A 1 b. CLEM. str. I 131 (II 81, 7 St.) [I 2. 15 App.] τος μν ναφερομνους ες Μουσαον [2 B 20 a-22] νομακρτου εναι λγουσι, τν Κρατρα δτν ρφως Ζωπρου τοῦ Ἡρακλετου, τν τε Ες ιδου κατβασιν Προδκου τοΣαμου. ων κτλ. s. 36 B 2.

1 A 2. ALCAEUS fr. 80 Diehl

[I 2. 20 App.] τγρ μμρμενον ρ φευς βισδετο v. s.

πρφ αις νδρεσι τος γεινο μνοισιν θνατον φγην ,

[I 3. 1] απνται σφος ι καφρσι πκνα ισι

κεκσμενος . νπιο ς, παρμοραν Δος οδτρχες ρρυεν .

1 A 2 a. IBYC. fr. 17 Diehl νομακλυτν ρφν.

1 A 3. AESCH. Ag. 1629

[I 3. 5 App.] ρφεδγλσσαν τν νανταν χεις˙

Questi infatti tutto trascinava con l'incanto che sgorgava dalla sua voce. Cfr. SIMON. fr. 27 Diehl. EURIP. Bacch. 561; Iph. A. 1211.

1 A 4. PAUS. X 30, 6 [quadro di Polignoto sugli Inferi]. Per chi

guardi di nuovo verso la parte bassa del quadro vi è, subito dopo Patroclo, Orfeo seduto sopra un'altura: con la destra regge la cetra

e dalla parte della mano sinistra vi sono rami di salice, che egli

tocca; e si appoggia ad un albero. Il bosco sacro sembra essere di

Persefone, dove, ad opinione di Omero [Od. X 509] nascono

pioppi e salici. L'abbigliamento di Orfeo è greco e né la veste né il λσος οικεν εναι τς Περσεφνης, νθα αγειροι κα

copricapo traci.

μν γρ γε πντ' πφθογγς χαρι Vgl. Simon fr. 27 D. Eur. Bacch. 561. Iph. A. 1211

1 A 4. PAUS. X 30, 6 [Polygnots Unterweltsbild] ποβλψαντι δαθις ς τκτω τς γραφς στιν φεξς μεττν Πτροκλον οα πλφου τινς [I 3. 10 App.] ρφες καθεζμενος, φπτεται δκατι ριστερι κιθρας, τι δὲ ἑτραι χειρὶ ἰτας κλνς εσιν ν ψαει, προσανακκλιται δτι δνδρωι˙ τδ

ται δξηι τι μρου [Κ 509] πεφκασιν. λληνικν δτσχμά ἐστι τι ρφεκαοτε ἡ ἐσθς οτε πθημά ἐστιν πτι κεφαλι Θρικιον. 1 A 5. PROCL. Schol. Hesiod. Opp. p. 631, 6 Gaisf.: [I 3. 15

1 A 5. PROCL. in Hesiod. opp. 631, 6. Ellanico nella

Foronide [F. Gr. Hist. 4 F 5 a I 109] dice che Esiodo è <della App.] λλνικος δ' ν Φορωνδι [F. Gr. Hist. 4 F 5 I 109]

decima generazione> dopo Orfeo. [Contro questa opinione, prevalente a lungo anche in seguito (cfr. per es. ARISTOPH. Ran. 1030 sgg.; 86 B 6; PLAT. apol. 41 A) cfr. ] HERODOT. II 53. Ritengo che Esiodo ed Omero siano più

δκατον πὸ Ὀρφως φησν εναι τν σοδον. Gegen

solche, auch später durchaus herrschende (vgl. z. B. ARISTOPH. Ran. 1030 ff., Hippias 86 B 6; PLAT. apol. 41 A) Anschauung HERODOT. II 53. σοδον γρ καὶ Ὅμηρον λικην τετρακοσοισι τεσι δοκω μευ [I 3. 20 App.] πρεσβυτρους

antichi di me di quattrocento anni e non più

che si dice siano vissuti prima di costoro, io ritengo che siano γενσθαι καοπλοσι

vissuti dopo

ad Esiodo e ad Omero* 5 [HERODOT. II 81; cfr. cap. 14, 1].

quanto ai poeti

οδπρτερον ποιηταλεγμενοι

le ultime di tali narrazioni io dico che spettano

τοτων τν νδρν γενσθαι στερον μοιγε δοκεν γνοντο τδὲ ὕστερα τὰ ἐς σοδν τε καὶ Ὅμηρον χοντα γλγω. HERODOT. II 81 s. c. 14, 1.

1 A 6. EURIP. Alc. 357.

Se avessi la voce e il canto di Orfeo,

sì da poterti trarre fuori dall'Ade, ammaliando con le melodie e la figlia di Demetra o il suo sposo, ebbene io scenderei là sotto* 6 [cfr. supra A 3, EURIP. Med.

543].

1 A 7. EURIP. Alc. 962.

1 A 6. EURIP. Alc. 357

εδ' ρφως μοι γλσσα καμλος παρν,

[I 3. 25 App.] στ' κρην Δμητρος κενης πσιν

μνοισι κηλσαντσ' ξ ιδου λαβεν, κατλθον ν. [Vgl. oben A 3; Med. 543].

1 A 7. EURIP. Alc. 962

Io,

grazie alle Muse

γκαδιμοσας

mi

sollevai in alto

καμετρσιος ιξα κα

e dopo aver saggiato la maggior parte dei ragionamenti più forte della Necessità nulla

trovai, né alcun rimedio, sulle tavole di Tracia, che la voce orfica scrisse,

e nulla in ciò che Febo donò agli Asclepiadi

recidendo erbe come antidoti per i mortali che molto soffrono.

1 A 8. EURIP. Hippol. 952 [Teseo a Ippolito].

Ed ora va pieno di orgoglio e con preda vegetale

falsifica i cibi, e Orfeo avendo a tuo signore baccheggia, onorando il fumo di molte scritte.

[I 3. 30 App.] πλεστων ψμενος λγων

-- 965 κρεσσον οδν νγκας ηρον, οδτι φρμακον Θρισσαις ν σανσιν, τς ρφεα κατγραψεν -- 970 [I 3. 35 App.] γρυς, οδ' σα Φοβος σκληπιδαις δωκε φρμακα πολυπνοις ντιτεμν βροτοσιν.

1 A 8. EURIP. 952 [Theseus zu Hippolytos] δη νυν αχει καδι' ψχου βορς

[I 4. 1 App.] στ' κκαπλευ', ρφα τ' νακτ' χων

βκχευε πολλν γραμμτων τιμν καπνος.

1 A 9. EURIP. Cycl. 646.

1 A 9. EURIP. Cycl. 646

λλ' οδ' πωιδν ρφως γαθν πνυ,

[I 4. 5] ς ατματον τν δαλν ες τκρανον

στεχονθ' φπτειν τν μονπα παδα γς.

Ma conosco un magico canto di Orfeo, certo buono

a far sì che un tizzone che da sé al capo

sollevandosi bruci il figlio della terra dall'unico occhio.

1 A 9 a. EURIP. Hypsipyle [P. Oxy. VI n. 852 fr. 1 col. 3, 8 p. 36 Hunt; 51 Arnim]. Ipsipile. presso l'albero di mezzo d'Asia una triste elegia intonò la tracia cetra d'Orfeo ai rematori delle navi dai lunghi piedi cantando gli ordini, ora una veloce navigazione, ora una pausa del remo di abete.

1 A 9 a. EURIP. Hypsipyle [Ox. Pap. VI n. 852 fr.

1 col. 3, 8 p. 36 Hunt; 51 Arnim]

Ψ(ιπλη)

[I 4. 10 App.] σις λεγον ἰήιον Θρισσ' βα κθαρις ρφως μακροπδων πιτλων ρτηισι κε- λεσματα μελπομνα, τοτμν ταχ-

μσωι δπαρ' στι

1 A 9 b. EURIP. Hypsipyle [fr. 64 col. 2 p. 70 Hunt; 66

πλουν τοτδ' ελατνας νπαυμα πλτας. 1 A 9 b. EURIP. Hypsipyle [fr. 64 col. 2 p. 70 Hunt; 66 Arnim]

Arnim].

[I

4. 15 App.]

Euneo. Argo portò me e costui alla città dei Colchi. Ipsipile. Tormento del mio petto. Eu. Dopoché, o madre, morì Giasone mio padre. Ips. Ohimè, cose tristi dici e lacrime agli occhi miei tu dai, o figlio. Eu. Orfeo condusse me e costui in terra tracia. Ips. In che modo allo sventurato padre compiacendo ? Dimmelo, o figlio. Eu. A me il suono della cetra Asiana insegna, costui ammaestra alle armi della battaglia di Ares* 7 .

1 A 10. EURIP. Rhes. 943 [Muse, madre di Reso, ad Atena].

Di arcani misteri la luce

svelò Orfeo, cugino di questo cadavere che tu uccidi; e Museo

il tuo santo cittadino che unico

su tutti si innalzò,

Febo e noi sue sorelle educammo.

Υ(νεως) ργμε κατνδ' γαγ' ες Κλχων πλιν

Ψ(ιπλη) πομαστδιν γ' μν στρνων. ΕΥ πεδ' Ἰάσων θαν' μς, μτερ, πατρ, ΥΨ ομοι κακλγεις, δκρυτ' μμασιν,

[I 4. 20 App.] τκνον, μος δδως -

ΕΥ ρφες με κατνδ' γαγ' ες Θρικης τπον, ΥΨ τνα πατρι ποτχριν θλωι

τιθμενος; νεπμοι, τκνον. ΕΥ μοσν με κιθρας σιδος διδσκεται,

[I 4. 25 App.] τοτον δ' ς ρεως πλ' κσμησεν μχης.

1 A 10. EURIP. Rhes. 943 [Muse, Mutter des Rhesos, zu Athene] μυστηρων τε τν πορρτων φανς δειξεν ρφες, ατανψιος νεκροτοδ' ν κατακτενεις σ: Μουσαῖόν τε σν

[I 4. 30] σεμνν πολτην κππλεστον νδρ' να

λθντα Φοβος σγγονοτ' σκσαμεν.

1 A 11. ARISTOPH. Ran. 1032.

1 A 11. ARISTOPH. Ran. 1032 [I 5. 1 App.]

Orfeo infatti ne mostrò i misteri e il precetto

di astenersi dalle uccisioni, e Museo rimedi dei

mali e vaticini.

1 A 12. ARISTOPH. Av. 693 [coro degli uccelli].

In principio vi era il Caos e la Notte e il nero Èrebo e l'ampio

Tartaro,

e non vi era la Terra né l'Aere né l'Oceano; negli infiniti recessi Γδ' οδ' Ἀὴρ οδ' Ορανς ν: ρβους δ' ν περοσι

di Èrebo

genera per primo la Notte dalle nere ali un uovo senza seme,

dal quale, con volgere delle stagioni, germoglia Eros desiderato ξ οπεριτελλομναις ραις βλαστεν ρως ποθεινς

ρφες μν γρ τελετς θ' μν κατδειξε φνων τ' πχεσθαι, Μουσαος δ' ξακσεις τε νσων καχρησμος.

1 A 12. ARISTOPH. Av. 693 [Chor der Vögel]

[I 5. 5] Χος ν καΝξ ρεβς τε μλαν πρτον κα

Τρταρος ερς,

κλποις τκτει πρτιστον πηνμιον Νξ μελανπτερος ιν,

splendente nella schiena per le ali dorate, simili a vortici

tempestosi

Questi unendosi all'alato Caos, di notte nel vasto Tartaro

procreò la nostra stirpe e per prima la condusse alla luce. Non esisteva la stirpe degli immortali, prima che Eros mescolasse ogni cosa. Ma quando l'una cosa con l'altra fu mescolata, nacque Urano e

l'Oceano

e la Terra e la stirpe immortale di tutti gli dèi beati* 8 .

στλβων ντον πτεργοιν χρυσαν, εκς νεμκεσι δναις.

[I 5. 10 App.] οτος δΧει πτερεντι μιγες νυχωι κατ

Τρταρον ερν νεττευσεν γνος μτερον καπρτον νγαγεν ες φς. πρτερον δ' οκ ν γνος θαντων, πρν ρως ξυνμειξεν παντα:

ξυμμειγνυμνων δ' τρων τροις γνετ' Ορανς κεανς τε καΓπντων τε θεν μακρων γνος φθιτον.

1 A 12 a. TIMOTH. Pers. 234 Wilamowitz.

1 A 12 a. TIMOTHEUS. Pers. 234 Wilamowitz [I 5. 15 App.]

Per primo la lira costruì Orfeo dal variato canto, figlio della pieria Calliope e dopo di lui Terpandro in dieci canti ordinò la musica.

πρτος ποικιλμουσος ρ- 235 φες χλ υν τκνωσεν υἱὸς Καλλιπας Πιερας πι. Τρπανδρος δ' πτι δκα

[I 5. 20 App.] τεξε μοσαν ν ιδας.

1

A 13. CLEM. ALEX. strom. VI 15 [II 434, 19] [da Ippia: 86

1 A 13. CLEM. ALEX. Strom. VI 15 (II 434, 19 St.) aus

B

6]. Di queste cose forse alcune si trovano dette in Orfeo, altre HIPPIAS [86 B 6]

in

Museo; in breve, alcune qua altre là; alcune in Esiodo, altre

τοτων σως ερηται τμν ρφετδΜουσαωι κατ

in

Omero.

βραχὺ ἄλλωι λλαχο, τδὲ Ἡσιδωι τδὲ Ὁμρωι.

1 A 13 a. OLYMPIOD. ap. PHOT. bibl. c. 80 p. 61 a 31.

[Oasi] Erodoto [III 26] la chiama «isole dei beati», Erodoro * 9 invece, che scrisse la storia di Orfeo e di Museo, la chiama

Feacida.

1 A 14. PLAT. symp. 179 d. Rimandarono invece dall'Ade,

senza risultato, Orfeo, figlio di Eagro, mostrandogli un fantasma della donna per la quale era venuto, e non già

1 A 13 a. OLYMPIODOR. b. PHOT. bibl. c. 80 p. 61 a 31

(Oasis) τατην καλε[I 5. 25 App.] ρδοτος [III 26] 'μακρων νσους', ρδωρος δὲ ὁ τν ρφως κα

Μουσαου συγγρψας στοραν Φαιακδα τατην καλε.

1 A 14. PLATO. Symp. 179 D ρφα δτν Οἰάγρου τελ

ππεμψαν ξ ιδου, φσμα δεξαντες τς γυναικς φ' ν κεν, ατν δοδντες, τι μαλθακζεσθαι δκει, τε ν

restituendogli la donna stessa, poiché sembrò essere di animo molle, da citaredo qual era, e non avere il coraggio di morire per amore come Alcesti, ma anzi aver macchinato per entrare vivo nell'Ade. Cosicché per questo gli inflissero una pena e fecero in modo che la morte gli toccasse per mano di donne* 10 .

1 A 14 a. PLAT. Ion 536 b. Da questi primi anelli alcuni poeti

sono sospesi e si ispirano ad alcuni, altri ad altri; alcuni da Orfeo, altri da Museo; ma la maggior parte sono invasati e

presi da Omero.

κιθαρωιδς, καοτολμν νεκα τοῦ ἔρωτος ποθνισκειν σπερ [I 5. 30 App.] λκηστις, λλδιαμηχανσθαι ζν εσιναι ες ιδου. τοιγρτοι διτατα δκην ατι πθεσαν, καὶ ἐποησαν τν θνατον ατοῦ ὑπγυναικν γενσθαι.

1 A 14 a. PLATO. Ion 536 B κ δτοτων τν πρτων

δακτυλων, τν ποιητν, λλοι ξ λλου αὖ ἠρτημνοι εσκαὶ ἐνθουσιζουσιν, ομν ξ ρφως, οδ' κ Μουσαου,

οδπολλοὶ ἐξ μρου κατχοντατε καὶ ἔχονται.

1 A 14 b. ISOCR. 11, 38. Essi [i poeti] hanno pronunciato sugli 1 A 14 b. ISOCR. XI, 38 [I 5. 35 App.] τοιοτους δλγους

dèi discorsi tali che nessuno avrebbe osato pronunciarli nei confronti di nemici; infatti li oltraggiarono non soltanto rinfacciando loro furti, adulteri e lavori servili presso uomini ma anche di aver divorato i figli, di aver mutilato i padri e di

aver incatenato le madri, e molte altre azioni empie narrano di loro. (39) Di ciò la giusta pena non pagarono, che anzi

scamparano impuniti, ma alcuni

soprattutto aveva toccato questi discorsi, terminò la vita

sbranato.

[Omero, Esiodo], Orfeo che

1 A 15. DIODOR. V 64, 4. Alcuni narrano - e fra questi vi è

περατν τν θεν ερκασιν [nämlich die Dichter] οους οδες ν περτν χθρν επεν τολμσειεν˙ ο[I 6. 1 App.] γρ μνον κλοπς καμοιχεας καπαρ' νθρποις θητεας ατος νεδισαν, λλκαπαδων βρσεις καπατρων κτομς καμητρων δεσμος καπολλς λλας νομας κατ' ατν λογοποησαν. (39) πρ ν τν μν ξαν δκην οκ δοσαν, ομν τιμρητογε διφυγον,

λλ' ομν

μλιστα τοτων τν λγων ψμενος διασπασθες τν βον τελετησεν.

[Homer, Hesiod], [I 6. 5 App.] ρφες δ'

1 A 15. DIOD. V 64, 4 νιοι δ' στοροσιν, ν στι κα

anche Eforo [F. Gr. Hist. 70 F 104 II 68] - che i Dattili Idei si trovavano presso il monte Ida nella Frigia e che passarono in Europa sotto la guida di Migdone; essendo incantatori, cominciarono a fare incantamenti, riti sacri e misteri, e, soggiornando in Samotracia, avevano non poco stupito gli abitanti di quel luogo. Nello stesso tempo anche Orfeo, che per natura eccelleva nella poesia e nel canto, divenne discepolo di costoro e per primo introdusse tra i Greci le cerimonie sacre e i misteri.

1 A 16. THEOPHR. charact. 16, 11. Quando [il superstizioso]

ha un sogno, va dagli interpreti di sogni, dagli interpreti di

sacrifici, dagli àuguri, chiedendo quale dio o dea debba pregare νειροκρτας, πρς τος μντεις, πρς τος ρνιθοσκπους

e va ogni mese a fare le iniziazioni dagli Orfeotelesti con la moglie (e se questa non ha tempo, con la balia) e con i figli.

φορος [F. Gr. Hist. 70 F 104 II 68], τος δαους Δακτλους γενσθαι μν καττν δην τν ν Φρυγαι, διαβναι δμετΜυγδνος ες τν Ερπην˙ πρξαντας δγητας πιτηδεσαι τς τε πωιδς κατελετς καμυστρια, καπερΣαμοθρικην διατρψαντας [I 6. 10] ομετρως ν τοτοις κπλττειν τος γχωρους˙ καθ' ν δχρνον κατν ρφα, φσει διαφρωι κεχορηγημνον πρς ποησιν καμελωιδαν, μαθητν γενσθαι τοτων καπρτον ες τος λληνας ξενεγκεν τελετς καμυστρια.

1 A 16. THEOPHR. char. 16, 11 καὶ ὅταν νπνιον δηι [der δεισιδαμων], πορεεσθαι [I 6. 15 App.] πρς τος

ρωτσων τνι θεν θει εχεσθαι δε, κατελεσθησμενος πρς τος ρφεοτελεστς κατμνα πορεεσθαι μεττς γυναικς (ἐὰν δμσχολζηι γυν,

μεττς ττθης) κατν παδων. Vgl. Demosth. d. cor. 129.

259

B. FRAMMENTI DI ANTICA ATTESTAZIONE

B. ALTBEZEUGTE FRAGMENTE

1 B 1 [14 Kern]. PLAT. Phil. 66 C [dopo la enumerazione dei cinque beni]. Alla sesta generazione - dice Orfeo - cessate l'ordine del canto,

giacché può darsi che anche il nostro discorso termini alla sesta sentenza* 11 .

1 B 2 [15]. PLAT. Cratyl. 402 B-C. Come anche Omero

«Oceano generatore degli dèi» dice «e Teti madre» [Il. XIV 201]. E così penso anche Esiodo [theog. 337]. E anche Orfeo dice in qualche luogo che Oceano dalla bella corrente per primo dette inizio alle nozze, egli che sposa la sorella di eguale madre Teti* 12 .

1 B 2 a [0]. PLAT. Phaedr. 252 B. Recitano

, a quel che

credo, certi Omeridi due versi su Eros, traendoli dai loro carmi segreti; di tali versi il secondo è certamente insolente e non del tutto corretto dal punto di vista metrico; recitano infatti così:

1 B 1 [14 Kern]. PLAT. Phileb. 66 C (nach Aufzählung der

fünf Güter) [I 6. 20 App.] 'κτηι δ' ν γενει', φησν ρφες, 'καταπασατε κσμον οιδς', τρ κινδυνεει καὶ ὁ ἡμτερος λγος ν κτηι καταπεπαυμνος εναι κρσει.

1 B 2 [15]. PLAT. Cratyl. 402 BC σπερ αὖ Ὅμηρος '

κεανν τε [I 6. 25] θεν γνεσν' φησιν 'καμητρα Τηθν'

[Ξ 201]. ομαι δκαὶ Ἡσοδος [Theog. 337]. λγει δπου καὶ Ὀρφες τι

κεανς πρτος καλλρροος ρξε γμοιο, ς α κασιγντην μομτορα Τηθν πυιεν.

1 B 2 a [0]. PLATO Phaedr. 252 B λγουσι

δοματινες

μηριδν κ τν ποθτων πν δο πη ες τν ρωτα, ν τὸ ἕτερον βριστικν πνυ καοσφδρα τι μμετρον˙ μνοσι δὲ ὧδε - [252c]

Lui i mortali chiamano Eros che vola

e gli dèi l'Alato, perché fa crescere le ali* 13 .

τν δ' τοι θνητομν ρωτα καλοσι ποτηνν, θνατοι δΠτρωτα, διπτεροφτορ' νγκην.

Daß diese 'Homeriden' in ihren πθετα πη einen orphischen Gedanken wiedergeben, ist deutlich (vgl. P. Friedländer, Platon I 222); die Verwendung der νγχη beweist es ebenso wie die Namenerklärung, die ganz denen in B 3 und 13 entspricht.

1 B 3 [8]. PLATO Cratyl. 400 BC [I 7. 1 App.] καγρ σμα

τινς φασιν ατεναι τς ψυχς [nämlich, τσμα], ς τεθαμμνης ν τνν παρντι˙ καδιτι ατοτσημανει

1 B 3 [8]. PLAT. Cratyl. 400 B-C. E dicono alcuni che esso

[cioè il corpo = σμα] sia il σμα [segno, tomba] dell'anima, quasi che essa vi sia sepolta nella vita presente; ed anche per

questa ragione, che con esso l'anima significa ciò che significhi ἃ ἂν σημανῃ ἡ ψυχ, κατατμα' ρθς καλεσθαι.

e perciò è giustamente chiamato σμα. Tuttavia a me sembra

che questo nome sia stato dato piuttosto dai seguaci di Orfeo, quasi che l'anima, pagando la pena di quelle cose di cui deve pagarla, abbia questa custodia, simile ad una prigione, affinchè

σζηται [sia conservata, sia salvata]. E dunque il corpo è, come lo stesso nome esprime, σμα [custodia] dell'anima, finché questa non abbia pagato tutto il dovuto; e non c'è da mutare neppure una lettera. Cfr. l'indicazione di Filolao [44 B 14]. Confermano anche gli antichi teologi e indovini che per

come in una prigione è sepolta nel

corpo* 14 [cfr. anche 44 B 15].

una qualche pena l'anima

δοκοσι μντοι μοι μλιστα θσθαι οἱ ἀμφὶ Ὀρφα [I 7. 5 App.] τοτο τὸ ὄνομα, ς δκην διδοσης τς ψυχς ν δὴ ἕνεκα δδωσιν, τοτον δπερβολον χειν, να σζηται, δεσμωτηρου εκνα. εναι ον τς ψυχς τοτο, σπερ

ατὸ ὀνομζεται, ως ν κτεστὰ ὀφειλμενα, [τ] 'σμα', καοδν δεν παργειν οδ' ν γρμμα. Vgl. das Zeugnis des Philolaos (44 B 14) μαρτυρονται δκαο[I 7. 10 App.] παλαιοθεολγοι τε καμντιες ς διτινας

τιμωρας ψυχ

καθπερ ν σματι τοτι

σματι) τθαπται. Vgl. auch 44 B 15.

1 B 4 [4]. PLAT. resp. II 363 C. Museo e il suo figliuolo da

parte degli dèi dispensano beni ancora più splendidi ai giusti di quanto non facciano costoro [Esiodo e Omero]: conducendoli infatti con il canto nell'Ade, li fanno giacere e preparando il banchetto dei beati li incoronano e fanno loro trascorrere tutto

il tempo nell'ebrezza, ritenendo che la più grande ricompensa

della virtù sia un'eterna ebrezza. Altri distribuiscono premi

ancora più ampi da parte degli dèi: e dicono che colui che è pio

e fedele ai giuramenti lascia dopo di sé i figli dei figli e tutta una schiatta; questi ed altri simili elogi essi dispensano alla giustizia; gli empi invece e gli ingiusti li immergono in una palude nell'Ade e li costringono a portare acqua in un setaccio

e ancora mentre vivono danno loro cattiva fama.

1 B 4 [4]. PLATO resp. II 363 C Μουσαος δτοτων

[Hesiod und Homer] νεανικτερα τγαθκαὶ ὁ ὑὸς ατοπαρθεν διδασιν τος δικαοις˙ ες ιδου γρ γαγντες τλγκακατακλναντες κα[I 7. 15 App.] συμπσιον τν σων κατασκευσαντες στεφανωμνους ποιοσιν τν παντα χρνον δη διγειν μεθοντας, γησμενοι κλλιστον ρετς μισθν μθην αἰώνιον. οδ' τι τοτων μακροτρους ποτενουσιν μισθος παρθεν˙ παδας γρ παδων φασκαγνος κατπισθεν λεπεσθαι τοῦ ὁσου καεὐόρκου. τατα δκαὶ ἄλλα τοιατα [I 7. 20 App.] γκωμιζουσιν δικαιοσνην˙ τος δὲ ἀνοσους ακαὶ ἀδκους ες πηλν τινα κατορττουσιν ν ιδου κακοσκνῳ ὕδωρ ναγκζουσι φρειν τι τε ζντας ες κακς δξας γοντες.

1 B 5 [3]. PLAT. resp. II 364 E. Esibiscono poi una grande

1 B 5 [3]. PLATO resp. II 364 E ββλων δὲ ὅμαδον

quantità di libri di Museo e di Orfeo, discendente di Selene e delle Muse, a quel che dicono, sui quali fanno i loro sacrifici; e

persuadono non solo singoli individui ma anche città intere che πεθοντες ομνον διτας λλκαπλεις, ς ρα λσεις

non solo per i vivi ma anche per i defunti vi sono assoluzioni e purificazioni dalle ingiustizie per mezzo di sacrifici e di piacevoli giochi che chiamano iniziazioni, che ci liberano dalle pene dell'aldilà, mentre castighi terribili attendono coloro che non hanno compiuti sacrifici.

παρχονται Μουσαου καὶ Ὀρφως, Σελνης τε καΜουσν κγνων, ς φασι, καθ' ς [I 7. 25 App.] θυηπολοσιν

τε κακαθαρμοὶ ἀδικημτων διθυσιν καπαιδις δονν εσ[I 8. 1 App.] μν τι ζσιν, εσδκατελευτσασιν, ς δτελετς καλοσιν, ατν κεκακν