Dies Solis e Dies Domini
Dies Solis e Dies Domini
Pelorias nasce dal desiderio di costituire un luogo pri- Il volume raccoglie i contributi presentati in occasione
vilegiato ed istituzionale in cui possano trovare posto le del Congresso Internazionale che si è svolto a Messina
ricerche che si conducono all’interno del [Link].A.M., e dal 19 al 21 febbraio 2002. È stata quella l’ occasione
le ricerche in cui il [Link].A.M. svolge un ruolo di pro- PELORIAS per ricordare, a due anni dalla morte, Salvatore
tagonista. Ma Pelorias nel contempo vuole rappresenta- 17 Calderone, Maestro di diverse generazioni di studiosi;
re una testimonianza concreta dell’attualità del messag- lo si è fatto non attraverso celebrazioni e discorsi di cir-
gio antico e un atto di fiducia nella validità dei lavori PELORIAS costanza, ma in un modo che a Lui sarebbe piaciuto,
che mirano ad illustrarlo meglio: Pelorias è pertanto
V. Aiello - L. De Salvo
17 quello di raccogliere allievi e amici a discutere su tema-
aperta ad accogliere gli studi di quanti operano nel tiche da Lui attraversate, spesso lasciando un solco
variegato e multiforme campo della tradizione classica. profondo. La scelta della data non è stata casuale, per-
ché proprio il 19 febbraio 1915 Calderone era nato a
1. [Link]., La «parola» delle immagini e delle forme di scrit- Divieto di Villafranca in provincia di Messina. I contri-
tura. Modi e tecniche della comunicazione nel mondo an- buti coprono un arco temporale molto vasto, cha va dal
tico, 1997. mondo assiro alla tarda antichità, attraversando l’età
2. M. CACCAMO CALTABIANO, B. CARROCCIO, E. OTERI, magno greca, quella ellenistica, quella romana, sia di
Siracusa ellenistica. Le monete «regali» di Ierone II della epoca repubblicana che imperiale: un arco temporale
sua famiglia e dei Siracusani, 1997. v. aiello ampio, come ampi erano gli interessi culturali di
3. B. TRIPODI, Cacce reali macedoni. Tra Alessandro I e l. de salvo Calderone. Così nel corso del convegno messinese la
Filippo V, 1997. commozione del ricordo si è strettamente legata al
4. [Link]., Origine e incontri di culture nell’antichità. debito scientifico verso i lavori del Maestro, tutti ricchi
Magna Grecia e Sicilia. Stato degli studi e prospettive di di suggestioni, dalle quali si sono mosse tante ricerche
ricerca, 1999. che hanno conseguito risultati certamente importanti e
5. L. DI PAOLA, Viaggi, trasporti e istituzioni. Studi sul cursus che ora vengono pubblicate per diventare sicuri punti di
publicus, 1999. riferimento nel prosieguo degli studi.
6. S.N. CONSOLO LANGHER, Agatocle. Da capoparte a mo-
narca fondatore di un regno tra Cartagine e i Diadochi,
Il millenario cammino che ha portato alla concezione e al culto del “dies So-
lis” prima e del “dies Domini” poi, sarà ripercorso qui in rapidissima sintesi.
L’eliolatria è una costante delle antiche religioni orientali: essa presenta
caratteristiche di sostanziale omogeneità nei suoi tratti fondamentali sempre
caratterizzati da astrolatria e astralismo.
Nel pantheon babilonese sono adorati non solo gli astri più grandi e ri-
levanti per la vita dell’uomo, come, per es., il sole e la luna, ma anche le più
importanti costellazioni. In esso il posto predominante è occupato da dei so-
lari, tra i quali si distingue il dio Marduk – detto Bel, signore per eccellenza
– divinità verosimilmente solare, come indica il nome “torello del sole”, che
dallo stato primitivo e informe della materia dell’universo (Tiamat) plasma il
mondo1.
* Versione parzialmente modificata (con aggiunta delle note) della relazione letta al Con-
vegno Internazionale su Salvatore Calderone (1915-2000): la personalità scientifica, Messina-
Taormina 19-20 febbraio 2002.
1 Su Marduk, divinità centrale di un notissimo poema babilonese, l’Enuma Elish, trion-
fatore, all’inizio del mondo, su Tiamat che impersona il caos primordiale (G. GARBINI, La re-
ligiosità e il culto, in S. MOSCATI (a cura di), L’alba della civiltà. Società, economia e pensiero
nel vicino Oriente antico, III: Il pensiero, Torino 1976, 405), creatore dell’universo, l’“Onorato
Signore”, il “Lussureggiante del cielo” (P. FRONZAROLI, L’espressione letteraria, in L’alba del-
la civiltà, III cit., 107), venerato particolarmente a Babilonia, cf. J. OPPERT et J. MÉNANT (éds.),
Documents juridiques de l’Assyrie et de la Chaldée, Paris 1877, 90-93; G. FOOT MOORE, Storia
delle religioni. I. Egitto-Babilonia-Assiria-India- Persia-Cina-Giappone-Grecia-Roma, tr. it., Ba-
ri 1962 (1922), 74-80, 105; G. CONTENAU, La Mesopotamia prima di Alessandro, tr. it., Mila-
no 1961 (1950), 193-195, 216-218, 236, 257, 274, 290, 298-300, 305-309, 318-319; S.W. BA-
RON, Histoire d’Israël, I: Des origines au début de l’ère chrétienne, tr. franç., I, Paris 19862
(1952), 141; G. FURLANI, Il diritto nella raccolta assira di scongiuri chiamata “Maqlu–”, in Stu-
di in onore di P. De Francisci, III, Milano 1956, 166; P. MATTHIAE, L’uomo e l’ambiente, in L’al-
ba della civiltà cit. I, 80, 101; F. M. FALES, La struttura della società, ibid., 244; M. LIVERANI,
La struttura politica, ibid., 366-367; R. DE VAUX, Le istituzioni dell’Antico Testamento, tr. it.,
224
Le sorti dell’umanità dipendono dal dio Sole: esso, chiamato con nome
semitico Samas (Shamash), rappresentato in varie fogge ma soprattutto sim-
boleggiato dal disco solare da cui s’irradia la luce della giustizia, affida ai
principi lo scettro splendente2.
Genova 2002 (19773), 124, 279, 285, 483, 494-495; J. A. BRINKMAN, Babylonia in the shadow
of Assyria (747-626 B.C.), in The Cambridge Ancient History, 3, 2: The Assyrian and Babylo-
nian Empires and Others States of the Near East, from the eighth to the sixth centuries B. C.,
Cambridge 19912, 14, 25, 39, 49; A. K. GRAYSON, Assyria: Tiglat-pileser III to Sargon II (744-
705 B.C.) ibid., 99; ID., Assyria: Sennacherib and Esarhaddon (704-669 B.C.), ibid., 116, 118-
119, 134-136; ID., Assyria 668-635 B.C.: the Reign of Ashurbanipal, ibid., 157, 174; ID., Assy-
rian Civilization, ibid., 195, 223-224; D. J. WISEMAN, Babylonia 605-539 B.C., ibid., 232, 237-
239, 241, 247, 249-250; E. REINER, First-millennium Babylonian Literature, ibid., 302-303,
313; T.C. MITCHELL, The Babylonian Exile and the Restoration of the Jews in Palestine (586-
c. 500 B.C.), ibid., 427; J. BOTTÉRO - S. N. KRAMER, Uomini e dei della Mesopotamia alle ori-
gini della mitologia, tr. it., Torino 1992 (1989), 640-722; J. BOTTÉRO, La magia e la medicina a
Babilonia, in L’Oriente antico. Dai Sumeri alla Bibbia, tr. it., Bari 1994 (1992), 197-198; G. DE-
GORGE, Palmyre métropole carovanière, Paris 2001, passim, a giudizio del quale il vocabolo ac-
cadico Bel designa soprattutto il grande Dio di Babilonia Bel-Marduk, a cui spesso si asso-
ciano “patriotiquement” numerosissimi dei; S. M. CHIODI, “Mi scusi: qual è la via per l’al-
dilà?”, in G. PETTINATO (a cura di) I miti degli inferi assiro-babilonesi, Brescia 2003, 30-32.
2 Nell’incessante processo di ipostatizzazione di figure divine in concetti astratti come
la Giustizia e il Diritto, il Sole occupa un posto di assoluto rilievo. Esso è riguardato in ge-
nerale come creatore della sapienza, protettore e promotore della civiltà, supremo giudice
delle regioni, tutore della legge. Nella raccolta assira denominata Maqlu- sono numerose le
allusioni al diritto, rappresentato dal Dio Samas, divinità della luce e del sole, della giustizia
e del diritto (tav. I, rr. 113-114; tav. II, rr. 11, 23-25, 106-107, 127-130: cf. G. FURLANI, Il di-
ritto nella raccolta assira cit., 168-170) come pure la menzione del dio Gud figlio di Samas
nelle “Leggi assire” sta ad indicare la massima autorità della giustizia: v. G. CARDASCIA, Une
justice infaillible. Réflexions sur le § 47 des ‘Lois Assyriens’‚ in Studi in onore di E. Volterra,
VI, Milano 1971, 424; CONTENAU, La Mesopotamia cit., 134, 280; G.R. DRIVER - J.C. MILES
(éds.), The Assyrian Laws, Aalen 1975, 121. Presso i Babilonesi, nel codice di Hammurabi,
il sovrano è presentato come “il re di giustizia al quale Shamash ha affidato la legge” (cf. D E
VAUX, Istituzioni cit., 156); in ambito religioso iranico è da ritenere probabile l’influenza eser-
citata dallo stesso Samas (v. G. GNOLI, Sol Persice Mithra, in V. BIANCHI (a cura di), Myste-
ria Mithrae. Atti del Seminario Internazionale “La specificità storico-religiosa dei Misteri di
Mithra, con particolare riferimento alle fonti documentarie di Roma e Ostia”(Roma e Ostia 28-
31 marzo 1978), Leiden 1979, 732 ss. A ciò si aggiunga che sia il nome di Melchisédech, sia
quello del suo successore Adonisédech (ambedue servitori di Sedek) potrebbero indicare, a
giudizio di Baron (Histoire d’Israël, 1 cit., 60), che il dio supremo era chiamato Sedek (giu-
stizia): sopravviveva verosimilmente ancora la concezione dei Semiti primitivi, per i quali Dio
era la fonte di ogni legge. Ed ancora: nella teologia rabbinica del secondo periodo, al nome
divino Élohim fu associato l’attributo di “giustizia”. Ciò può essere stato determinato dal fat-
to che gli Ebrei, trasmigrati dall’Egitto, avevano verosimilmente mantenuto vivo il ricordo
della riforma enoteistica (cf. BARON, Histoire d’Israël, 1 cit., 60-61). Il sole, in quanto vigile
osservatore e controllore di tutto ciò che avviene nel mondo (Apul. met. 2, 22; 3,7; Philo, de
spec. leg., 4, 7, 3. e 8; 10, 1; 192, 4; 231, 3; 236, 4) in ambiente ebraico talvolta fu associato
simbolicamente al Sol iustitiae (Mal. 3, 20 = Vulgata 4, 2: sul punto v., ultimamente, M. WAL-
LRAFF, Christus verus Sol. Sonnenverehrung und Christentum in der Spätantike, Münster
2001, 21 ss., 48, 51-53, 59, 84, 105, 107, 112 ss., 119, 182, 184 ss., 198), la cui luce spiritua-
le è evidenziata nella tradizione veterotestamentaria: cf. M. GIRARDI, Basilio di Cesarea inter-
prete della Scrittura: lessico, principi ermeneutici, prassi, Bari 1998, 12 n.10, 20 n. 53, 65, 110.
L’esegesi cristiana si spinse a collegare con un accostamento suggestivo il passo di Malachia, in
225
cui l’ebraismo intravedeva il Messia, a Gesù. Questo concetto sarà recepito da grandi inter-
preti del pensiero cristiano, quali Origene nel commento al Cantico dei Cantici, (2, 1, 6-7),
omelie sui Salmi (1, in psal. 36, 6, 5; 3, 9, 49; 1, in psal. 38. 8. 71), omelie sul Cantico dei Can-
tici (1, 6), Cypr. domin. orat. 35, Ambr. hex. 4. 1.2; 5.22, Pseudo-Macario, hom. 34. 1 e da
Asterius Amasenus (in Phot., 8, 505a).
3 A detta di Plin. nat., 2, 79 (188), i Babilonesi determinavano il computo dei giorni dal-
le levate del sole: Ipsum diem alii aliter observavere: Babylonii inter duos solis exortus.
4A determinare la diffusione del culto di Baal in territorio egiziano contribuirono gli im-
migrati semiti che, dopo la seconda metà del XX secolo, insediatisi con flusso costante so-
prattutto nel Delta orientale, identificavano il loro dio Baal con l’egiziano Seth: M. CLAUSS,
L’antico Egitto. Dagli albori della civiltà egiziana alla formazione del primo Impero, il Nuovo
Regno e la grande regina Cleopatra, tr. it., Roma 2002 (2001), 126. Sul sincretismo fenicio-egi-
zio v. GARBINI, La religiosità e il culto, in L’alba della civiltà, 3 cit. 400.
5 Sulla tri-unità di dio (Ra, Ammone e Ptah, caso emblematico di fusione di elementi mi-
tologici, culturali e dottrinari: cf. “I mille canti in onore di Ammone - Ra”, stanza trecentesi-
ma, in E. BRESCIANI, Testi religiosi dell’antico Egitto, Milano 2001 (1974), 200, postulata nel-
l’inno ad Ammone-Ra (scritto su un papiro dell’età di Amenofi II: P. Bulaq.17) e nei canti in
onore di Ammone - Ra, d’epoca ramesside (tracciati sul papiro di Leida: P. Leiden 1.350), v.
A. ERMANN, La religione degli Egizi, tr. it., Bergamo 1908 (1905), 86, 90; E. BRESCIANI, Let-
teratura e poesia dell’antico Egitto. Cultura e società attraverso i testi, Torino 1999 (1969), 405-
410; EAD., Testi religiosi cit., 182-203; F. A. ARBORIO MELLA, L’Egitto dei Faraoni. Storia, ci-
viltà, cultura, Milano 1976, 46-50; S. CURTO, L’antico Egitto, Torino 1981, 145 ss.; E. HOR-
NUNG, Gli dei dell’antico Egitto, tr. it., Roma 1992 (1990), 49-52, 54, 77-78, 112, 134, 196-
197; O. BERLEV, Il funzionario, in S. DONADONI (a cura di), L’uomo egiziano, Bari 1990, 96;
S. PERNIGOTTI, Il sacerdote, ibid., 138-139, 146; C. ZIVIE-COCHE, L’Egitto faraonico, in F. DU-
NAND - C. ZIVIE-COCHE, Dei e uomini nell’Egitto antico (3000 a.C.-395 d.C.), tr. it., Roma
2003 (1991), 80, 161: D. MEEKS - C. FAVARD-MEEKS, La vita quotidiana degli Egizi e dei loro
dei, tr. it., Milano 19952, 22, 219, 225; G. MASI, Lo spiritualismo egiziano antico. Il pensiero
religioso egiziano classico, Bologna 1994, 37; G. HART, Miti egizi, tr. it., Milano 1997, 37-44.
Riguardo alle “interpretative Strafen” divine v., ultimamente, R. MÜLLER-WOLLERMANN,
Vergehen und Strafen. Zur Sanktionierung abweichenden Verhaltens im alten Agypten, Lei-
den-Boston 2004, 237-239.
226
pente, come l’Apophis (Apopi) della tomba di Ramses I6; viene invocato nel-
la “Litania del Sole”7; nel “Libro delle Porte” è rappresentato su una barca
con Sia, suo araldo posto a prua8, mentre, in età ben più tarda, nel noto pa-
piro di Parigi (che contiene la cosiddetta “liturgia mitriaca”), appare nella
sua ascensione cosmica9.
Il sole poi è simbolicamente raffigurato, con motivi di grande effetto dal
punto di vista immaginifico, ora in un bambino che, seduto su un fiore di lo-
to ed emergendo dal fango della materia, diffonde la sua luce nel mondo
mentre crea gli dei e gli esseri10, ora come un pilota che, navigando sulle due
barche del giorno e della notte (Mesktet = Meseketet e Mandet = Menget)
con in mano il timone di tutto il cosmo, genera indivisibilmente le cause pri-
mordiali dei movimenti11.
6 Una serie di formule contro Apofi, incarnazione già da un’epoca assai antica del prin-
cipio del male, forza antagonista di Ra, è contenuta in un testo usato nel tempio di Ammone
a Karnak, Il libro di Apofi (PBrenner-Rhind) del IV secolo a.C. Su questo serpente, simbolo
del disordine, v. A. ERMAN, Die Religion der Ägypter. Irh Werden und Vergehen in vier Jahr-
tausenden, Berlin-Leipzig 1934, 19, 68, 233; HORNUNG, Gli dei dell’antico Egitto cit., 70; S.
DONADONI (a cura di), Testi religiosi egizi, Torino 1977 (19701), 310, 329, 333, 349, 351, 438;
499-514 (gruppo di formule, queste ultime, tratte dal testo rituale “Libro di Apopi”, di epo-
ca tarda); BRESCIANI, Testi religiosi cit., 16-17, 294-295; EAD., Sulle rive del Nilo. L’Egitto al
tempo dei faraoni, Roma-Bari 2000, 63, 114; CURTO, L’antico Egitto cit., 77 ss., 82, 166 ss., 200,
210 ss., 230; MEEKS - FAVARD-MEEKS, La vita quotidiana cit., 36-37, 81, 193-194; B. WATTER-
SON, Alla scoperta degli dei dell’antico Egitto. Origini, enigmi e segreti delle divinità egizie, da
Iside a Osiride, da Ra ad Anubis, tr. it., Roma 20012 49, 103, 107; ZIVIE - COCHE, L’Egitto fa-
raonico, in Dei e uomini nell’Egitto antico cit., 86, 150, 176, 214; F. DUNAND, L’Egitto tolemaico
e romano, ibid., 226, 292, 315; A. GROS DE BELER, Les anciens Égyptiens. Scribes, pharaons et
dieux, Paris 2003, 155, 169.
7 Le “Litanie solari”, presenti in Egitto nei diversi periodi della storia egiziana, raggiun-
geranno il culmine della loro diffusione nel Nuovo Regno in seguito alla realizzazione di una
totale identità fra il re defunto e il sole. Tale equiparazione era frutto, secondo numerosi stu-
diosi, di una concezione propria di panteismo solare o, addirittura, del panteismo egiziano.
Di diverso avviso Hornung, Gli dei dell’antico Egitto cit., 50-51, 112-113, a giudizio del qua-
le il faraone, proclamando triplicemente nelle Litanie solari la identità tra il re defunto e il so-
le (“io sono te, tu sei me; la tua anima è la mia anima, la tua corsa è la mia corsa nel mondo
sotterraneo”), si assimila a Ra: ID., Il re, in L’uomo egiziano cit., 318 ss.
8 Riguardo a Sia che, impersonando l’intelligenza e l’onniscienza, guida la rotta della bar-
ca, cf.: HORNUNG, Gli dei dell’antico Egitto cit., 71, 140-141, 146; WATTERSON, Alla scoperta
degli dei dell’antico Egitto cit., 168; MEEKS - FAVARD-MEEKS, La vita quotidiana cit., 192-193,
196; MASI, Lo spiritualismo egiziano antico cit., 68 n. 44, 123-124, 133, 193, 195, 199; P. VER-
NUS (éd.), Sagesses de l’Égypte pharaonique, Paris 2001, 207 e 215 n. 14.
9 [Link]. IV Sul papiro, conservato nella Biblioteca Nazionale di Francia, v. G.
FOWDEN, Hermès l’Egyptien. Une approche historique de l’esprit du paganisme tardif, tr. franç.
Paris 2000 (1986), 129-132, ove è respinta l’ipotesi, avanzata dal Dieterich, di una “Mithra-
sliturgie”.
10 Circa la iconografia del dio sole bambino posto sul loto primordiale, v. HORNUNG, Gli
dei dell’antico Egitto cit., 128, 130. Del viaggio del dio sole agli inferi, descritto nel “Libro di
Am-Duat”. chiara sintesi in HART, Miti egizi cit., 96-104.
11 Sulla barca solare (notturna e diurna) v. “Inno a Sciu”, in BRESCIANI, Testi religiosi cit.,
227;”Libro dei Morti”, ibid., capp. XXXVIII B. 538; XCVII. 600; XCIX B. 609-611; C-CII.
613-615; CLI A. 704; “Horo nelle paludi di Khemmi”, ibid., 123 n. 11; “Inno a Isi figlia di
227
Nut”, ibid., 230. All’idea egizia della “nave” del sole corrisponde quella greca della “quadri-
ga” del sole: F. MORA, Religione e religioni nelle storie di Erodoto, Milano 1986, 97.
12 Per quanto riguarda la triplice rappresentazione del dio solare v. A. ERMAN, Il mondo
del Nilo. Civiltà e religione dell’antico Egitto, Bari 19502, 43; J. A. WILSON, La civiltà dell’an-
tico Egitto, tr. it., Milano 19652, 343, per il quale solo dopo la fine del movimento amarniano
Amon raggiunse di nuovo l’unità prendendo a prestito le forme degli altri dei; A. GROS DE BE-
LER, Les anciens Égyptiens cit., 156, 162-163. Sul tema cf. n. 5. Circa la cronologia va precisa-
to che le cifre indicate per le datazioni relative ai regni dei faraoni non sono condivise da tut-
ti gli egittologi e vanno quindi valutate con approssimazione.
13 Sulla identificazione egizia del sovrano con Ra e, precedentemente durante le prime
dinastie storiche, con Horus, Osiride e Seth (del cui rapporto la “teologia Menfita” dava in
chiave ‘storica’ una spiegazione eziologica cf. F. CIMMINO, Hasepsowe e Tuthmosis III. Una re-
gina ambiziosa e un grande faraone, Milano 1981, 104), v. CURTO, L’antico Egitto cit., 78 ss.; B.
J. KEMP, Antico Regno, Medio Regno e Secondo Periodo Intermedio (2686 – 1552 a.C. ca.), in
B. G. TRIGGER - B. J. KEMP - D. Ò CONNOR - A. B. LLOYD, Storia sociale dell’antico Egitto, tr.
it., Roma- Bari 20002, 93-95; GROS DE BELER, Les anciens Egyptiens cit., 100.
14 Pyr. 812-814 c. Sui “Testi delle Piramidi”, grande insieme di testi religiosi trovato nel-
la camera funeraria della piramide di Unas, ultimo re della V dinastia (2400 circa a.C.), cf.:
Ermann, La religione degli Egizi cit., 102, 208; S. DONADONI, Storia della letteratura egiziana
antica, Milano 1957, 9-35; 42-44; BRESCIANI, Letteratura e poesia cit., 5-14; HORNUNG, Gli dei
dell’antico Egitto cit., 80, 130-132, 140, 143, 157, 165-166, 184, 206, 208; CURTO, L’antico Egit-
to cit., 74, 198, 213 ss., 227 ss., 282, 327, 608 ss.; N. GRIMAL, Storia dell’antico Egitto, Roma-
Bari 19922, 163 ss.; Zivie-Coche, L’Egitto faraonico, in Dei e uomini nell’Egitto antico cit., 67,
72-73, 81, 90; S. PERNIGOTTI, La letteratura, in L’Egitto antico, Imola, 1992, 82-85, 94; P. DA-
VOLI, Gli usi funerari, ibid., 138-142. Sul viaggio diurno del sole v. MEEKS - FAVARD-MEEKS,
La vita quotidiana cit., 191-195.
15 Sulla fenice, famoso uccello sacro egiziano, sono sorte numerose leggende. Secondo
un antico racconto ogni 500 anni essa portava dall’Arabia nel tempio del sole di Eliopoli la
salma del padre chiusa in un uovo di mirra Hdt. 2, 73 (sulla discussa dipendenza da Ecateo v.
M. DORATI, Le “Storie” di Erodoto: etnografia e racconto, Pisa-Roma 2000, 40 e n. 87, con bi-
bliogr.). Secondo un’altra tradizione la fenice si fabbricava un nido in Arabia dal quale usci-
228
va fuori la nuova fenice che, una volta sollevato un peso di mirra (sulla sua funzione v. E. BAL-
TRUSCH, ‘Regimen morum’. Die Reglementierung des Privatlebens der Senatoren und Ritter in
der römischen Republik und frühen Kaiserzeit, München 1989, 45 n. 42) e fatto un lungo volo
per provare la sua capacità di trasporto, si addossava il corpo del padre, lo portava all’altare
del Sole per bruciarlo e, poi, seppellirlo (Tac. ann. 6, 28: cf. E. KÖBERLEIN, Caligola e i culti
egizi, tr. it., Brescia 19862, 80 (ove il culto della Fenice è visto nel quadro della dottrina sa-
cerdotale egizia) e, soprattutto, J.-P. MARTIN, ‘Providentia deorum’. Recherches sur certains
aspects religieux du pouvoir impérial romain, Rome 1982, 166 ss., 268, che offre un puntuale
esame delle fonti romane sull’argomento con letteratura relativa. Va ricordato che siffatto da-
to fiabesco, riportato da Clem. ep. 1, 25, si trova anche in Ambr. hex. 5, 23, 79. Circa il suo
culto in Egitto si rinvia al lavoro, ancora valido di ERMAN, La religione degli Egizi cit., 36-37,
40-41, 199.
16 Su Hermes p£redroj di Helios = Mithras: Iul. or. 11, 34, 150d, v. FOWDEN, Hermès
l’Egyptien cit., 293 n. 35.
17 La letteratura religiosa e la ritualità egizia sono dominate dalla presenza vivificante del
sole che, durante la giornata, dà alla natura il dono della luce, venendo meno la quale prende
il sopravvento il buio assoluto della notte. Il desiderio comune a tutti di non rimanere privi
della luce si coglie chiaramente nella raccolta “Capitoli dell’uscire di giorno”. Sul “Libro del-
le Caverne”, singolare per la rappresentazione dei destini sotterranei del sole, v. DONADONI
(a cura di), Testi religiosi egizi cit., 336-346; MEEKS - FAVARD-MEEKS, La vita quotidiana cit.,
246-264; ZIVIE-COCHE, L’Egitto faraonico, in Dei e uomini nell’Egitto antico cit., 214; GROS DE
BELER, Les anciens Égyptiens cit., 86.
18 Sul Libro dei Morti, il cui rituale funerario restò in uso fino all’avvento del Cristiane-
simo, v. G. KOLPAKTCHY (a cura di), Il Libro dei Morti degli antichi Egiziani, Milano 1956; B.
DE RACHEWILTZ, Vita nell’antico Egitto, Firenze 1958, 25, 132, 136, 211; BRESCIANI, Lettera-
tura e poesia cit., 223-233; EAD., Testi religiosi cit., 419 ss., ove ricca bibliografia; PERNIGOT-
TI, La letteratura cit., 96; DAVOLI, Gli usi funerari in L’Egitto antico cit., 143-147, 150-155; T.
G. ALLEN, The Book of the Dead, or Going forth by day: Ideas of the Ancient Egyptians con-
cerning the Hereafter as Expressed in their Own Terms, Chicago 1974; CURTO, L’antico Egitto
cit., 161 ss., 200, 214, 429, 609; A.G. MCDOWELL, VillageLife in Ancient Egypt. Laundry Lists
and Love Songs, Oxford 1999, 121, 136.
19 Cf. PChester Beatty IX, per il quale si rinvia a E. BRESCIANI, I canti dell’Egitto per
Ammone alla sera e alla mattina, in Letteratura e poesia cit., 429-432; EAD., Testi religiosi
cit., 204-206, da cui traspare tutta l’esaltazione della luce solare: “il cielo e la terra sono pie-
ni della bellezza” del sole (Ammone-Ra) che “li inonda con l’oro dei suoi raggi”. Sul tema
v. pure n. 17.
229
20 Sulla teologia amarniana (della quale sono documenti fondamentali l’inno ad Aton di
Amenofi IV e la preghiera di Ekhnaton) e sul regno di questo faraone, caratterizzato dal co-
siddetto “colpo di stato” (BERLEV, Il funzionario, in L’uomo egiziano cit., 106), cf. ERMAN,
Die Religion der Ägypter cit., 114, 116; H. KEES, Das Priestertum im ägyptischen Staat vom
neuen Reich bis zur Spätzeit, Leiden-Köln 1953, 84-88; M. BRION, Histoire de l’Égypte, Paris
1954, 268-286; C. W. CERAM, Le secret des Hittites. Découverte d’un ancien empire, tr. fr., Pa-
ris 1955, 31-35; DONADONI, Storia della letteratura egiziana cit., 174, 178, 189; DE RA-
CHEWILTZ, Vita nell’antico Egitto cit., 92, 128, 170-171; A. GARDINER, La civiltà egizia, tr. it.,
Torino 19972, 196-198, 200-214, 216-222; C. BARBAGALLO, Preistoria Oriente Grecia (…-IV
sec. a.C.), Torino 1963, 75-76; BRESCIANI, Letteratura e poesia cit., 411-418, EAD., Sulle rive
del Nilo cit., X, 37, 58; F. A. ARBORIO MELLA, L’Egitto dei Faraoni. Storia, civiltà, cultura, Mi-
lano 1976, 169-180; CIMMINO, Hasepsowe e Tuthmosis III cit., 223; HORNUNG, Gli dei del-
l’antico Egitto cit., 216-221, secondo il quale la ‘rivoluzione’ religiosa di Echnaton era stata
già preparata dai teologi e dai poeti alla corte di Amenofi I (1515-1494) e del suo successo-
re; D. Ò CONNOR, Nuovo Regno e Terzo Periodo Intermedio (1552-664 a.C.), in B. G. TRIG-
GER - B. J. KEMP - D. Ò CONNOR - A. B. LLOYD, Storia sociale cit., 278-282; ZIVIE-COCHE,
L’Egitto faraonico, in Dei e uomini nell’Egitto antico cit., 58-59; P. PIACENTINI, La storia, in
S. PERNIGOTTI (a cura di), L’Egitto antico, Imola 1992, 31-32; DAVOLI, La religione, ibid., 131-
132; EAD., Città e villaggi dell’antico Egitto, Imola 1994, 76-78; GRIMAL, Storia dell’antico
Egitto cit., 286-304; PERNIGOTTI, L’arte, in L’uomo egiziano cit., 211; ID., Dei e templi del-
l’antico Egitto, ibid., 18-19, 66; LOPRIENO, Lo schiavo cit., 213; C. ALDRED, Akhenaton. Il fa-
raone del sole, tr. it., Roma 1996; MCDOWELL, Village Life in Ancient cit., 20, 120; J. BRIGH,
Storia dell’antico Israele. Dagli albori del popolo ebraico alla rivolta dei Maccabei, tr. it., Roma
2002, 126-128; A. K. BOWMAN - E. ROGAN, Agriculture in Egypt from Pharaonic to Modern
Times, in Agriculture in Egypt from Pharaonic to ModernTime, Oxford 20012, 10; CLAUSS,
L’antico Egitto cit., 163, 214-221; M. ZECCHI, Geografia religiosa del Fayum. Dalle origini al
IV secolo a.C., Imola 2001, 181, 191, 196-197; C. FINOCCHI, I Tolomei. L’epopea di una dina-
stia macedone in Egitto, Genova 2002, 21, 34. Intorno all’influenza che l’“unodéisme” di
Akhenaton ebbe verosimilmente su certi salmi israeliti (in particolare i salmi 104, 139 del-
la Bibbia, dove è esaltato lo splendore del creato) e sullo stesso Mosè, v. BARON, Histoire
d’Israel 2, cit., 70.
230
dio Sole nato dall’Uovo cosmico fecondato dagli dei dell’Ogdoade – dottrina
cosmogonica concorrente professata dalla casta sacerdotale di Ermopoli – si
ebbe ancora nel periodo ramesside, anche se con Tutenkhamon si erano avu-
te le prime chiare avvisaglie di un ritorno alla triade Amon/Ra/Ptah21.
Ma al di là della fortuna altalenante di Aton o di Amon, non può non co-
gliersi un dato costante proprio della terra d’Egitto: il frenetico brulicare di
iniziative quotidiane sotto i raggi benefici del dio Sole.
Nell’insieme cosmogonico egizio, dunque, anche dopo la fine della rivo-
luzione spirituale atoniana, e il ritorno all’ortodossia amoniana, il sole è il
cuore del mondo, tutto il sistema siderale gli ruota attorno: il suo circuito
rappresenta il principio dinamico che anima le diverse parti cosmiche.
Tale teoria eliosatellica, fatta propria da Eraclide Pontico22, sarà in se-
guito accreditata dagli stoici23.
Da un crescente riconoscimento del dio Sole nella figura del re, si passa
ad una totale identificazione. Merenptah (1213-1203), per es., è “il disco so-
lare dell’umanità che allontana l’oscurità dall’Egitto”24.
In siffatto diffuso elioteismo, che condizionava la vita terrena, trovavano
posto la coscienza della “unicità del faraone” (“incarnazione del dio”), la
conseguente titolarità di speciali diritti elargiti dalla suprema divinità solare
e la sua finale solarizzazione.
Infatti il faraone, che già durante la quarta dinastia (2575–2465) era sta-
to considerato il “figlio” del dio sole, a partire dal Medio regno fu ritenuto
affine a tutte le divinità, addirittura “immagine” del dio sole Ra.
25 In verità il nesso tra la regalità e il Sole è riscontrabile già nel riferimento di Ennio (ann.
1, 85-91) all’aureus...sol il cui sorgere rappresenta, insieme con gli aves, l’auspicium regni per
Romolo, come giustamente osserva C. Letta nella sua stringata ma esaustiva analisi storico-
iconografica su Helios/Sol, in LIMC 4, 1, Zürich 1988, 592-625, in partic. 593. Va, però, pre-
cisato che la rappresentazione di Ennio – conforme alla tradizione più antica di Roma (Sol In-
diges: cf. Fasti Ostienses, in Inscr. It. 13, 2, 535-536) – è dettata verosimilmente solo dal pro-
posito, tradizionale nella poesia epica, di dare peso all’intervento della divinità nei grandi fat-
ti della storia di Roma. Si ricordi pure che il Sole, considerato mundi oculus (Ov. met. 4, 228)
si palesa esecratore di misfatti, come l’uccisione di Cesare (in seguito alla quale esso manda i
suoi lurida lumina sulla terra sgomenta: Ov. met, 15. 785-786 e, miseratus Romam, copre il suo
fulgido capo obscura ferrugine: Verg. georg, 1. 466-468; cf. L. ALFONSI, Problematica religiosa
e sociale nelle “Georgiche” vergiliane, in Studi in onore di B. Biondi, 1, Milano 1965, 432) o ri-
velatore, per es. in occasione del complotto di Gaio Pisone, di trame nascoste (Tac. ann. 15,
74, 1: l’esecuzione del piano dei congiurati, fissata per il 19 aprile, giorno conclusivo dei ludi
Ceriales, doveva aver luogo nel circo, presso cui si trovava una vetus aedes dedicata al Sol. Su
quest’iltimo punto cf. J.-P. MARTIN, “Providentia deorum” cit. 150 n. 62 e, ultim., ST. BERRENS,
Sonnenkult und Kaisertum von den Severen bis zu Constantin I. (193-337 n. Chr.), Stuttgart
2004, 88 n. 37.
26 L’annessione dell’Egitto è ricordata con ostentata laconicità nelle Res gestae 27, 1:
Aegyptum imperio populi [Ro]mani adieci (sul punto v. A. STEIN, Untersuchungen zur Geschi-
chte und Verwaltung Aegyptens unter römischer Herrschaft, Stuttgart 1915, 94; F. DE MARTI-
NO, Lo stato di Augusto. Introduzione, Napoli 1936, 139-140 n. 102; H. I. BELL, L’Egitto all’i-
nizio del principato, in L’impero di Augusto. 44 a.C.-70 d.C., CAH 10, 1, tr. it., Milano 19682,
145; A. H. M. JONES, Augusto, tr. it., Roma-Bari 1974, 130; M. A. LEVI, Augusto e il suo tem-
po, Milano 1994, 444; K. GALINSKY, Augustan Culture. An Interpretative Introduction, Prin-
ceton, 1996, 66, 84; F. GUIZZI, Augusto. La politica della memoria, Roma 1999, 128; E. LO CA-
SCIO, Il “princeps” e il suo impero. Studi di storia amministrativa e finanziaria romana, Bari
2000, 34 n. 81). Dell’avvenimento si fa menzione nelle iscrizioni dei due obelischi fatti innal-
zare nel Circo Massimo (CIL VI, 701) e sul Campo Marzio (CIL VI, 702). Su queste testimo-
nianze v. E. DE RUGGIERO, v. Aegyptus, in DE, 1, 1895, 276; G.I. LUZZATTO, Il testamento di
Tolomeo Alessandro II re d’Egitto e la posizione di Augusto e dei suoi successori come conti-
nuatori dei Lagidi, in Epigrafia giuridica greca e romana, Milano 1942, 217; D.G. WEINGÄRT-
NER, Die Ägyptenreise des Germanicus, Bonn 1969, 29; J. MODRZEJEWSKI, La règle de droit dans
l’Egypte romaine (Etat des questions et perspectives de recherches), in Proc. of the XIIth Intern.
Congr. of Papyrology, Ann Arbor, Michigan, 12-17 August 1968, Toronto 1970, 325 n.43; F.
FABBRINI, L’impero di Augusto come ordinamento sovrannazionale, Milano 1974, 369 e 370 n.
13; F. DE MARTINO, Storia della costituzione romana, IV, 1, Napoli 19742, 220 n.14, 263 n.2
(a p. 264); V. SALADINO, Iscrizioni del territorio di Cora, Epigraphica 39, 1977, 147; G. GE-
RACI, Genesi della provincia romana d’Egitto, Bologna 1983, 129; F. GUIZZI, Il principato tra
232
“res publica” e potere assoluto, Napoli 1988, 90 n.12; B. LEGRAS, Nêotês. Recherches sur les jeu-
nes grecs dans l’Égypte ptolémaïque et romaine, Genève 1999, 12 n.52; M. MATTER, Privation
de liberté et lieux de détention en Égypte romaine, in Carcer. Prison et privation de liberté dans
l’antiquité classique. Actes du Colloque de Strasbourg (5 et 6 décembre 1997), Paris 1999, 99.
Quanto all’erezione ed alla funzione degli obelischi, ampi ragguagli si trovano in Plin. nat.,
36, 71-72 (su cui cf., ultim., V. NAAS, Le projet encyclopédique de Pline l’ancien, Rome 2002,
353 ss.,) e in Amm. 17, 4, 12 (dove il tono d’ostentata simpatia per l’eliolatria è evidenziato
dalla categorica precisazione ammianea “discant qui ignorant”, secondo cui l’obelisco posto
nel Campo Marzio era stato dedicato Deo Soli speciali munere: cf. G. SABBAH, La méthode
d’Ammien Marcellin. Recherches sur la construction du discours historique dans les “Res Ge-
stae”, Paris 1978, 561 n. 64, che non condivide lo scetticismo di P.-M. CAMUS, Ammien Mar-
cellin, témoin des courants culturels et religeux à la fin du IVe siècle, Paris 1967, 149-151, a giu-
dizio del quale Ammiano era rimasto refrattario al monoteismo solare; sul passo v. pure A. DE-
MANDT, Zeitkritik und Geschichtsbild in Werk Ammians, Bonn 1965, 115 n. 95; J. F. GILLIAM,
Ammianus and the Historia Augusta: The lost books and the period 117-285, in Bonner Histo-
ria - Augusta - Colloquium 1970, Bonn 1972, 126 e 127 n. 4; J. BÉRANGER, L’expression du poi-
voir suprême dans l’Histoire Auguste, in Bonner Historia - Augusta - Colloquium 1971, Bonn
1974, 48 n. 184; V. NERI, Ammiano e il cristianesimo. Religione e politica nelle ‘Res gestae’ di
Ammiano Marcellino, Bologna 1985, 36 n. 68; ID., “Medius princeps”. Storia e immagine di Co-
stantino nella storiografia latina pagana, Bologna 1992, 193. Della redactio dell’Egitto in pote-
statem popoli Romani (Macr. sat. 1, 12, 35) si trova menzione in numerosi altri autori dei qua-
li citiamo soltanto alcuni: Strabone (17, 1, 12: WEINGÄRTNER, Die Ägyptenreise des Germani-
cus cit., 45 n. 74), Svetonio (Aug. 18, 2; G. RICKMAN, The corn supply of ancient Rome, Oxford
1980, 61; M. FESTY, En éditant l’“Epitome de Caesaribus”, in Historiae Augustae Colloquium
Argentoratense, 1996, Bari 1998, 158 n. 16, secondo cui la notizia dell’Epitome, 1, 4 è la com-
binazione di Suet. Aug., 18, 2 e Tac. hist., 1, 11, 1) e, sopratutto, Tacito (hist., 1, 11 e ann., 2,
59: della vastissima bibliografia cito, dell’ultimo quinquennio, soltanto R. KLEIN, Roma versa
per aevum. Ausgewählte Schriften zur heidnischen und christlichen Spätantike, Zürich-New
Jork 1999, 297 n. 6 e S. ESTIOT, Le tyran ‘Saturninus’: le dossier numismatique, in Historiae
Augustae Colloquium Perusinum, 2000, Bari 2002, 240).
27 Tac. ann., 15, 74, 1:... Soli, cui est vetus aedes apud circum... Sul punto cf. CHIRASSI CO-
LOMBO, Sol Invctus o Mithra cit., 657.
28 IGR. 4, 145 = Syll.3 718. Cf. E. KÖBERLEIN, Caligola e i culti egizi cit., 72 ss., 94, 96 e
n.15; A. A. BARRET, Caligola. L’ambiguità di un tiranno, tr. it., Milano 19932, 220; D. WARD-
LE, Suetonius’life of Caligula, Bruxelles 1994, 228. Su Helios, nome del culto adottato da Ca-
233
34 CIL VI, 740 = ILS, 4216: Soli invicto sacrum Titus Pomponius Repentinus nomenclator
tensarius iugaris sua pecunia donum dedit... Il dio Sol nella monetazione di Commodo compa-
re soltanto in un aureo, mentre in un medaglione bronzeo è raffigurato come guidatore della
quadriga che attraversa il cielo sotto il quale si estende la distesa del mare: G. G. BELLONI, Di-
vinità e culti in Roma. Fonti scritte, monumenti e monete, Milano 1983, 36.
35 Sulla presenza costante di tematiche religiose orientali collegate al Sole e sempre più
tendenti, nel III sec. d.C., verso un sincretismo solare v. O. IANOVITZ, Il culto solare nella “X
Regio”, Milano 1972, passim.
36 Epit. de Caes. 23, 2. Della diffusione dei culti orientali improntati di enoteismo solare
sin dai primi tempi dell’Impero sono testimonianza chiara i reperti epigrafici del santuario si-
riano del Lucus Furrinae sul Gianicolo: cf. P. GAUCKLER, Le couple héliopolitain et la triade so-
laire dans le sanctuaire syrien du “Lucus Furrinae” à Rome, MEFRA 29, 1909, 239-268.
37 Il complesso degli atti, dei riti e degli usi mediante i quali si onorava il dio Sole era cu-
rato da un collegio di sacerdoti, la cui sede si trovava verosimilmente al di fuori del pomerium.
Sulla diffusione del culto del Dio Sole cf. CIL VI, 2129 (13 gennaio 201 d.C.); CIL VI, 1603
= ILS. 1346 (201 d.C.); AE 1910, 36, nr. 141 (201-202 d.C.); CIL VI, 708 = ILS. 4329 (202
d.C.); Bull. Arch. 1931, 399, nr. 5 (212 d.C.); CIL XIII, 6754 (213 d.C.); AE. 1910, 442, nr.
133 (214 d.C.). Cf. HALSBERGHE, Le culte de Deus Sol Invictus cit., 2182-2183 e nn. 6-8.
38 Hdn. 5, 5, 3-4 e 7; Dio Cass. 79, 11, 1-3. Sulle danze personalmente eseguite e sul suo
scÁma cf. F. J. STEIN, Dexippus et Herodianus rerum scriptores quatenus Thucydidem secuti
sint, Diss., Bonn 1957, 105-106; W. WIDMER, Kaisertum, Rom und Welt in Herodians Met6
M£rkon basile…aj ƒstor…a, Zürich 1967, 42 n. 198; A. ALFÖLDI, Die monarchische Reprä-
sentation im römischen Kaiserreiche, Darmstadt 1970, 158, 269 ss.; G. ALFÖLDY, Herodians
person, AncSoc 2, 1971, 217 n. 52; F. KOLB, Literarische Beziehungen zwischen Cassius Dio,
235
Herodian und der Historia Augusta, Bonn 1972, 37 n. 194; ID., Herodian in der Historia Au-
gusta, in Bonner Historia-Augusta-Colloquium 1972/1974, Bonn 1976, 146; E. KETTENHOFEN,
Die syrischen Augustae in der historischen Überlieferung. Ein Beitrag zum Problem der Orien-
talisierung, Bonn 1979, 33; R. TURCAN, Héliogabale et le sacre du Soleil, Paris 1985, 82; J. P.
CALLU, Le commentaire de “la vie des Maximins” par A. Lippold: réactions critiques, in Histo-
riae Augustae Colloquium Maceratense 1992, Bari 1995, 119 n. 3.
39 HA, Hel. 3, 4. Sulla decisione imperiale di erigere in onore di Eliogabalo un tempio
e convogliare in esso omnia Romanis veneranda, ne quis Romae deus nisi Heliogabalus cole-
retur, cf. J. STRAUB, Konstantins Verzicht auf den Gang zum Kapitol, in Regeneratio imperii.
Aufsätze über Roms Kaisertum und Reich im Spiegel der heidnischen und christlichen Publizi-
stik, 1, Darmstadt 19722, 111; ID., Historia Augusta, ibid. 2, 103; F. CASSOLA, Livio, il tem-
pio di Giove Feretrio e la inaccessibilità dei santuari in Roma, in Scritti di storia antica. Istitu-
zioni e politica, Napoli 19942, 179-180; A. CHASTAGNOL, Le Capitol dans l’Histoire Auguste,
in Bonner Historia-Augusta-Colloquium 1986/1989, Bonn 1991, 28 n. 14; A. R. BIRLEY, Re-
ligion in the ‘Historia Augusta’, in Historiae Augustae Colloquium Parisinum, 1990, Macera-
ta 1991, 41, 44; L. CRACCO RUGGINI, Elagabalo, Costantino e i culti ‘siriaci’ nella ‘Historia Au-
gusta’ cit., 126-127; F. KOLB, Zur Topographie Roms in der Historia Augusta, in Historiae Au-
gustae Colloquium Genevense, 1991, Bari 1994, 172 n. 90; NERI, “Medius princeps” cit., 285
n. 6, 288.
40 Nonostante la varietà della tematica monetale e la massiccia presenza della figura so-
lare nelle titolature del diritto delle monete Elagabalo non compare mai come Sacerdos Solis
Invicti: BELLONI, Divinità e culti in Roma cit., 66-78, partic. 72. Di questo singolare sacerdo-
zio abbiamo numerose testimonianze epigrafiche: CIL X, 5827: ILS 473 (220-221 d.C.); CIL
XI, 3774 (220-222 d.C.); CIL VII, 585; CIL XVI, 139 = ILS 2008; CIL XVI, 141; CIL III, 1998
= ILS 1528 (221- 222 d.C.). In taluni documenti ufficiali la qualifica di sacerdos Solis precede
quella di pontifex maximus: CIL III, 1997 = ILS 1595 e CIL XVI, 139 = ILS 2008. Sul tema v.
G. HALSBERGHE, Sol Invictus Elagabal tegenover Sol Indiges en Sol Invictus Mithra, PhS 11,
1939-1940, 33.
41 Sulla politica religiosa di Elagabalo abbiamo una ricchissima bibliografia, della quale
ricordiamo: T. OPTENDRENK, Die Religionspolitik des Kaisers Elagabal im Spiegel der Historia
Augusta, Bonn 1969; G.H. HALSBERGHE, Le culte de Deus Sol Invictus cit., 2181-2201; R. TUR-
CAN, Héliogabale et le sacre du Soleil cit.; ID., Héliogabale précurseur de Constantin, BAGB 38,
1988,; M. PIETRZYKOWSKI, Die Religionspolitik des Kaisers Elagabal, in ANRW 2,16, 3 (1986),
1806-1825; M. FREY, Untersuchungen zur Religion und zur Religionspolitik des Kaisers Elaga-
bal, Stuttgart 1989; H. R. BALDUS, Zur Aufnahme des Sol Elagabalus-Kultes in Rom, 219 n.
Chr., Chiron 21, 1991, 175-178; E. VANT’T DACK, Le dieu Soleil d’Élagabal et d’Aurelian d’a-
près l’H.A., in Aevum inter utrumque: mélanges offerts a G. Sanders, Sint-Pieters 1991, 433 ss.;
F. CHAUSSON, Vel Iovi vel Soli: quatre études autour de la Vigna Barberini (191-354), MEFRA
107, 1995, 679-681, 693-705, 711-715; F.M. CHRISTER BRUNN, Kaiser Elagabal und ein neues
Zeugnis für den Kult des Sonnengottes Elagabalus in Italien, Tyche 12, 1997, 1-5; H. BROISE-
Y. THÉBERT, Élagabal et le complexe religieux de la Vigna Barberini: “Heliogabalium in Palati-
no monte iuxta aedes imperatorias consecravit eique templum fecit” (HA, Hel. 3, 4), MEFRA
111, 1999, 746-747; A. FRASCHETTI, La conversione: da Roma pagana a Roma cristiana, Roma
236
1999, 31-43, ove sono sottolineate le enormi differenze tra la forma di religiosità di Elagaba-
lo e quella di Costantino; J. R. CURRAN, Pagan City and Christian Capital: Rome in the fourth
century, Oxford 2000, 11-14, ivi bibl.; R. KRUMEICH, Der Kaiser als syrischer Priester: zur Re-
präsentation Elagabals als “sacerdos dei Solis Elagabali”, Boreas 23-24, 2000-2001, 107-112; T.
BRENDLE, Die Religionspolitik Kaiser Elagabals im Spiegel seiner Münzen, NNB 50 (10), 2001,
411-414; M. WALLRAFF, Christus verus Sol cit., 33 ss. e 39.
42 HA, Gall. 18, 2: Statuam sibi maiorem Colosso fieri praecepit Solis habitu… Gallieno
assimilandosi al dio Sole, suo comes (cf. A. DARBY NOCK, The emperor’ s divine “comes”, JRS
37, 1947, 108 n. 57), si fa alzare una statua a questo rassomigliante: TH. PEKÁRY, Statuen in
der Historia Augusta, in Bonner Historia - Augusta - Colloquium 1968/1969, Bonn 1970, 155.
43 HA, Aur. 31, 7-9: Templum sane Solis... apud Palmyram... ad eam formam volo, quae
fuit, reddi... ego ad senatum scribam, petens ut mittat pontificem qui dedicet templum. Cf. il clas-
sico lavoro di L. HOMO, Essai sur le règne de l’empereur Aurélien (270-275), Paris 1904, 152,
206 e, in partic. 184 ss., con puntuale riferimento alle fonti; H. BRANDT, Die ‘heidnische Vi-
sion’Aurelians (HA, A24, 2-8) und die ‘christliche Vision’Konstantins des Grossen, in Historiae
Augustae Colloquium Maceratense, 1992, Bari 1995, 113; A. LIPPOLD, Kaiser Aurelian (270-
275). Seine Beziehungen zur Stadt Rom und zum Senat im Spiegel der Historia Augusta, ibid.,
202 n. 39.
44Aureliano corroborò la decisione di costruire il tempio del Sole (Zos. 1, 61, 2; HA, Aur.
25, 6) con l’istituzione di un collegio di pontifices incaricati di diffondere in tutto l’impero il
culto solare (HA, Aur. 35, 3: Sacerdotia composuit, templum Solis fundavit et pontifices robo-
ravit) per i quali decretò, verosimilmente, emolumenta (v. S. CALDERONE, Costantino e il cat-
tolicesimo 1, Firenze 1962, 144): Con questi interventi imperiali di natura straordinaria il dio
Sole divenne la più importante divinità dell’impero in quanto Sol dominus imperii Romani. Cf.
A. ALFÖLDI, Costantino tra paganesimo e cristianesimo, tr. it., Roma-Bari 1976, 12; C. COLPE,
Einführung in die Geschichte und neue Perspektiven, in M. J. VERMASEREN (Hrsg.) Die orien-
talischen Religionen im Römerreich (OrRR), Leiden 1981, 17; H. J. W. DRIJVERS, Die Dea Sy-
ria und andere Syrische Gottheiten im Imperium romanum, ibid., 254; HALSBERGHE, Le culte
de Deus Sol Invictus cit., 2195-2200; M. GIEBEL, I culti misterici nel mondo antico, tr. it., Ge-
nova 1993 (1990), 196, per il quale, essendo simili il culto di Mitra e la venerazione del Sole,
a partire dalla fine del III secolo si incontrano dediche al Sol invictus Mithras; BERRENS, Son-
nenkult und Kaisertum cit., 110 e nn. 224, 231, 125 e n. 343.
45 Aureliano fissa al 25 dicembre il Dies Natalis Solis Invicti: K. LATTE, Römische Reli-
gionsgeschichte cit., 350 e n. 2; HALSBERGHE, Le culte de Deus Sol Invictus cit., 2198, secondo
cui la festività del Dies Natalis Invicti coincideva con i giuochi del circo che avevano luogo an-
nualmente il 25 dicembre alla fine dei Saturnali; WALLRAFF, Christus verus Sol cit., 176 n. 12
(con discussione e bibliogr.)
237
Roma-Bari 2002, 92; CH. M. ODAHL, Constantine and the Christian Empire, London-New
York 2004, 94-95 e 314 n. 30.
48 Già nel 307, e ancor più chiaramente nel 310, Costantino si era posto sotto la protezione
del Sol invictus: cf. L. DE GIOVANNI, Costantino e il mondo pagano, Napoli 1982, 106-109; J.
BLEICKEN, Constantin der Grosse und die Christen, München 1992, 56-60 e n. 104; G. BONA-
MENTE, La “svolta costantiniana”, in Cristianesimo e istituzioni politiche. Da Augusto a Costantino,
Roma 1995, 115; A. DE SIMONE, La politica religiosa di Costantino e Massenzio, Napoli 1996, 34,
secondo la quale sulla base di Eus. V. C., 1, 1, 27 (dove però si identificava il deum genitoris sui,
cioè di Costantino, col Dio cristiano) si può ritenere che anche il padre Costanzo seguisse il cul-
to solare; MARCONE, Pagano e cristiano cit., 42-43, 46, 77, 79-80, 180; I. TANTILLO, L’impero del-
la luce. Riflessioni su Costantino e il Sole, MEFRA 115, 2, 2003, 1009 ss., ove accurata analisi del
rapporto fra Costantino e la simbologia solare. Quanto al ritratto nimbato verosimilmente di Co-
stantino sul diritto di una moneta coniata a Siscia con la legenda Soli invicto Comiti SIS, v. P.
BRUUN, Una permanenza del “Sol invictus” di Costantino nell’arte cristiana, in G. BONAMENTE - F.
FUSCO (a cura di), Costantino il Grande dall’antichità all’umanesimo. Colloquio sul Cristianesi-
mo nel mondo antico, Macerata 18-20 dicembre 1990, Macerata 1992, 222 e n. 5. Sulla venera-
zione di Costantino per il Sole come dio e protettore di sé e della sua famiglia v. M. AMELOTTI,
Da Diocleziano a Costantino. Note in tema di costituzioni imperiali, in L. MIGLIARDI ZINGALE (a
cura di), Scritti giridici, Torino 19962, 568 e n. 208; F. AMARELLI, Vetustas-innovatio. Un’antitesi
apparente nella legislazione di Costantno, Napoli 1978, 65 n. 45. Va pure ricordato che le “mone-
te del Sole” ebbero larga fortuna nella parte orientale dell’impero se un aureo di Licinio, emesso
dalla zecca di Alessandria nel periodo 320-324, recava sul rovescio la legenda Soli invicto: A. FOR-
ZONI, La moneta nella storia, 3: Dai Severi a Costantino il Grande, Roma 1995, 365.
49 Cf. TANTILLO, L’impero della luce cit., 986-996. Alle testimonianze sopra ricordate va
aggiunto quanto riferito da Eus. V. C., 4.18.3, secondo cui Costantino volle che tutto l’eserci-
to onorasse con il dovuto impegno il giorno salvifico del Signore, detto anche della luce e del
sole: sull’intero brano 4. 18. 1-3 v. CALDERONE, Costantino e il cattolicesimo cit., 331 n. 1; DE
GIOVANNI, Costantino cit., 123 n. 69; T. HÄGG-PH. ROUSSEAU (eds.) Greek Biography and Pa-
negyric in Late Antiquity, Berkeley-Los Angeles-London 2000, 79 n. 31; WALLRAFF, Christus
verus Sol cit., 98 nn. 38-39.
50 Chr. Min., 1, 234; Eus. V. C., 4. 40. Sulla elevazione di Costante al rango di Cesare, v.
MARCONE, Pagani e cristiani cit., 166; GRÜNEWALD, Constantinus Maximus Augustus cit., 150.
239
51 CTh 2, 8, 1. La costituzione il cui testo appare in parte contaminato in CI 3, 12, 7 (G. RO-
TONDI, Studi sulle fonti del codice giustinianeo [1914-1918], in ID., Scritti giuridici, 1, Milano
1922, 200; L. CHIAZZESE, Confronti testuali. Contributo alla dottrina delle interpolazioni giusti-
nianee, ASGP 16, 1931, 139 n. 1) è destinata a stabilire la domenica, chiamata ancora dies Solis,
come giorno di riposo ufficiale, durante il quale viene vietato lo svolgimento di qualsiasi fun-
zione giudiziale. Cf. (v. CI. 3, 12 2) B. BIONDI, Il diritto romano cristiano, 1, Milano 1952, 163; J.
GAUDEMET, L’Église dans l’empire romain (IVe- Ve siècles), Paris 1958, 660; N.H. BAYNES, Co-
stantino, in CAH 12, 2. Crisi e ripresa dell’impero, 193-324, tr. it., Milano 19702, 857; S. CALDE-
RONE, Costantino cit., 328 ss.; J. MOSSAY, Les fêtes de Noël et d’épiphanie d’après les sources litté-
raires cappadociennes du IVe siècle, Louvain 1965, 52-53; M. KASER, Das römische Zivilprozes-
srecht, München 1966, 446 n. 10; W. HELD, Die Vertiefung der allgemeinen Krise im Westen des
römischen Reiches, Berlin 1974, 144 n. 11; D. V. SIMON, Konstantinisches Kaiserrecht. Studien
anhand der Reskriptenpraxis und des Schenkungsrechts, Frankfurt am Main 1977, 119 e n. 261;
A. CHASTAGNOL, Le septième jour dans l’Histoire Auguste, in Bonner Historia-Augusta Collo-
quium 1975/1976, Bonn 1978, 137-138; DE GIOVANNI, Costantino cit., 108; J. GAUDEMET, Les
constitutions constantiniennes du Code Théodosien, in AARC 5, 1981, Perugia 1983, 153 n. 86;
M. BIANCHINI, Cadenze liturgiche e calendario civile fra IV e V secolo. Alcune considerazioni, ibid.
6, Perugia 1986, 242; GRÜNEWALD, Constantinus Maximus Augustus cit., 131 n. 113; A. S. SCAR-
CELLA, La legislazione di Leone I, Milano 1997, 331 n. 35, 332 n. 36; R. KLEIN, Roma versa per
aevum cit., 259 n. 64; A. MARCONE, Costantino il Grande, Roma-Bari 2000, 61; ID., Pagano e cri-
stiano cit., 91; B. LENDBETTER, Constantine, in The early christian world, 2 cit., 1077. La legge,
mentre dispone la sospensione d’ogni forma di attività giudiziaria, consente di compiere qual-
siasi atto d’emancipazione e manomissione: A. STEINWENTER, Beiträge zum öffentlichen Urkun-
denwesen der Römer, Graz 1915, 52-53; C. DUPONT, Les constitutions de Constantin et le droit
privé au début du IVe siècle, Lille 1937, 166; M. SARGENTI, Il diritto privato nella legislazione di
Costantino. Persone e famiglia, Milano 1938, 60; ID., Il diritto privato nella legislazione di Co-
stantino. Problemi e prospettive nella letteratura dell’ultimo trentennio, AARC 1, 1973, Perugia
1975, 273-274; B. BIONDI, Il diritto romano cristiano 2, Milano 1952, 397; 3, 1954, 54; J. KA-
RAYANNOPULOS, Das Finanzwesen des frühbyzantinischen Staates, München 1958, 230; F. FAB-
BRINI, La “manumissio in ecclesia”, Milano 1965, 103 e n. 120; M. KASER, Das römische Privatre-
cht, II. Die nachklassischen Entwicklungen, München 19752, 81 n. 64, 134 n. 134; H. LANGEN-
FELD, Christianisierungspolitik und Sklavengesetzgebung der römischen Kaiser von Konstantin bis
Theodosius II, Bonn 1977, 27, 31; F. AMARELLI, Vetustas-Innovatio. Un’antitesi apparente nella
legislazione di Costantino, Napoli 1978, 121; E. HERRMANN, Ecclesia in re publica. Die Entwick-
lung der Kirche von pseudostaatlicher zu staatlich inkorporierter Existenz, Frankfurt am Main
1980, 233 ss.; H. GRIESER, Sklaverei im spätantiken und frühmittelalterlichen Gallien (5.-7. JH.),
Stuttgart 1997, 137 n. 397; WALLRAFF, Christus verus Sol cit., 96 n. 32 (a p. 97).
52 Pl. Rep. 6, 19, 508a: tîn ™n oÙranù qeîn toÚtou kÚrion.
53 Bas. hex. 5, 1, 4: …†na kaˆ toà proskune‹n tÕn h “lion, æj aÙtÕn t7n a„t…an tÁj
xwÁj parecÒmenon, oƒ peplanhm2noi paÚswntai.
240
neratore e padre della luce54, anche se viene rievocato il suo splendore55 e so-
no riconosciuti i suoi eccezionali attributi: oculus mundi, iocunditas diei, coe-
li pulchritudo, naturae gratia, praestantia creaturae56.
La corrispondenza del giorno del Sole con il giorno del Signore, la do-
menica, (cioè, il giorno in cui tutti gli abitanti delle città e delle campagne si
radunavano in uno stesso luogo per partecipare alla liturgia) è costatata, sia
pure con distacco per la concezione teologico-filosofica riguardante la gene-
si del mondo, per la prima volta in ambito cristiano da Giustino57.
Quanto all’espressione dies Solis riferita al giorno della settimana consa-
crato al riposo e alla letizia va precisato che essa è usata anche da Tertulliano
che, pur riconoscendo la coincidenza della fede cristiana con quella pagana,
ne sottolinea la diversità degli intenti58.
Per i pagani la domenica era il giorno consacrato al Sole, da cui prende-
va il nome e in onore del quale venivano celebrati riti particolari.
In relazione diretta con il propagarsi del cristianesimo sta il passaggio
graduale dal dies Solis al dies Domini – identificato quest’ultimo con la do-
menica, il giorno del riposo festivo, della frazione del pane, delle celebrazio-
ni cristiane che avevano luogo in un primo tempo la sera e si protraevano ta-
54 Ambr. hex. 6.1.2: …quando hunc (solem) vides, auctorem eius considera.
55 Ambr. hex. 6.1.1: Procedit sol magno iubare diem, magno mundum complens lumine....
56Ai pagani che divinum honorem deputant soli (hex. 3, 6, 27) Ambrogio obietta che il sole,
pur essendo fecunditatis adiutor e meorum (naturae) altor fructuum (4, 1, 4) ed anche ornamen-
tum caeli (4, 2, 5), ha avuto dal creatore assegnato un limite al suo munus (4, 6, 28) che è quello
di essere in potestatem diei (4, 2, 7), di aggiungere fulgorem diurno lumini (4, 3, 8). Analogamen-
te, a Zacharias di Mitilene che nel dialogo Ammonios si chiede se il dio Sole (QeÕj 4 ¼lioj) sia
soltanto un oggetto creato (dhmioÚrghma) e non il demiurgo creatore, vanno aggiunti numerosi
scrittori ecclesiastici che vedono nel sole un simbolo del Cristo “luce del mondo”.
57Iust. apol. 1, 67. Per un’analisi di questo brano sotto il profilo storico-religioso cf. J. DA-
NIÉLOU, Message évangélique et culture hellénistique aux IIe et IIIe siècles, Paris 1961, 33; K.
BILHLMEYER - H. TÜCHLE, Storia della Chiesa, I: L’antichità cristiana, I, tr. it., Brescia 19674,
150, 160 e n. 10, ivi bibliogr.; Histoire du droit et des institutions de l’Église en Occident 2, L’É-
glise dans l’empire romain (IIe – IIIe siècles), 3e partie: Église et cité, par Ch. Munier, Paris
1979, 98-99; L. ALFONSI, La struttura della I “Apologia” di Giustino, in Paradoxos politeia. Stu-
di patristici in onore di G. Lazzati, Milano 1979, 75 e n. 6, ivi bibliogr.; J. QUASTEN, Patrolo-
gia, I, tr. it., Genova 1980, 192; W. RORDORF, s.v. domenica, in DPAC, I, coll. 1007-1012; J. DE
CHURRUCA, Critique chrétienne aux institutions de l’empire chez Justin (vers 150), in Sodalitas.
Scritti in onore di A. Guarino, I, Napoli 1984, 372-373, 377; A. LE BOULLUEC, La notion d’héré-
sie dans la littérature grecque, IIe-IIIe siècles, 1, De Justin à Irénée, Paris 1985, 194; H. R. DROB-
NER, Patrologia, tr. it., Casale Monferrato 20022 (1994) 133; C. MANIAGO, La domenica Pasqua
settimanale, in Il giorno della festa. Origini e tradizioni, Fiesole 1997, 145; WALLRAFF, Christus
verus Sol cit., 89-90.
58 Tert. apol. 16, 9-11: Alii plane humanius et verisimilius solem credunt deum nostrum.
Ad Persas, si forte, deputabimur, licet solem non in linteo depictum adoremus, habentes ipsum
ubique in suo clupeo. 10 Denique inde suspicio, quod innotuerit nos ad orientis regionem pre-
cari. Sed et plerique vestrum, adfectatione aliquando et caelestia adorandi, ad solis ortum labia
vibratis. 11 Aeque si diem solis laetitiae indulgemus, alia longe ratione quam de religione solis,
secundo loco ab eis sumus, qui diem Saturni otio et victui decernunt, exorbitantes et ipsi a Iu-
daico more, quem ignorant. Sul brano v., ultim., WALLRAFF, Christus verus Sol cit., 60, 63, 90-
91. Cf. Act.. 20, 7; Apoc. 1, 10.
241
lora fino a mezzanotte (m2cri mesonukt…ou), come si rileva dagli Atti degli
Apostoli59.
Ciò ha luogo dopo che la designazione giudaica della domenica come pri-
mo giorno della settimana, pur fatta propria dalla primitiva chiesa e mante-
nuta dalle comunità ecclesiastiche di lingua siriaca, cade in disuso, in quan-
to la domenica (e non il sabato) è il giorno per eccellenza del Signore (ku-
riak¾ 3mšra) come veniva designata nell’Apocalisse di Giovanni60, il giorno
più qualificato per la sinassi della “frazione del pane”e dell’azione di grazie
a ricordo della risurrezione di Cristo ed anche, preferito dai più verosimil-
mente per la coincidenza col culto pagano del Sole.
La preminenza della domenica – a cui ormai teologicamente si riferisce
“il precetto del sabato”, giorno anch’esso contrassegnato da sospensione di
attività negoziali e processuali61 – apparirà rafforzata in campo liturgico e re-
59 Act. 20, 7. In ordine alla problematica riguardante il primo giorno della settimana (cioè
la domenica), il luogo del raduno nella sera del sabato o della domenica, nonché il digiuno do-
menicale osservato dai manichei e dai priscillianisti, v. C. W. DUGMORE, Jewish and christian
benedictions, in Paganisme, Judaïsme, christianisme. Influences et affrontements dans le mon-
de antique. Mélanges offerts à M. Simon, Paris 1978, 146; A. DESTRO - M. PESCE, Antropolo-
gia delle origini cristiane, Roma-Bari 19972, 41 e 156 n. 16; A. DE VOGÜÉ, Histoire littéraire
du mouvement monastique dans l’Antiquité. 1, Le monachisme latin 3, Jérôme, Augustin et Ru-
fin au tournant du siècle (391-405), Paris 1966, 114 e n. 159; ID., Histoire littéraire du mouve-
ment monastique dans l’Antiquité, 6, Le derniers écrits de Jérôme et l’oeuvre de Jean Cassien
(414-428), Paris 2002, 41 e n. 172; G. ROSSÉ, Atti degli Apostoli. Commento esegetico e teolo-
gico, Roma 1998, 712 e nn. 39-40; M. TRIMAILLE, “Manger et boire” dans l’oeuvre de Luc, in
Nourriture et repas dans les milieux juifs et chrétiens de l’Antiquité. Mélanges offerts à Ch. Per-
rot, Paris 1999, 136; E. NADET, Les dernières vingt-quatre heures de Jésus, ibid, 160; L. M. WHI-
TE, Architecture: the first five centuries, in The early christian world, 2, London-New York
2000, 707. Per una lucida sintesi dei valori teologico-spirituali della domenica nelle testimo-
nianze testamentarie e patristiche, v. MANIAGO, La domenica Pasqua settimanale cit., 135-152.
Quanto all’espressione m2cri mesonukt…ou cf. Dizionario esegetico del Nuovo Testamento, H.
BALZ - G. SCHNEIDER (a cura di), tr. it., 2, Brescia 1998, col. 343.
60 Apoc. 1, 10. Quanto alla sostituzione del sabato con la domenica significativa è la te-
stimonianza di Atanasio (Omelia sul seminatore. 1), su cui v. TH. C. ODEN - CH. A. HALL (a
cura di), La Bibbia commentata dai Padri, Nuovo testamento, 2, Marco, tr. it., Roma 2003, 327.
Anche in una legge del 425 (CTh 15, 5, 5) la domenica è definita come il primo giorno della
settimana (dominico, qui septimanae totius primus est dies), espressione “tecnica” che sotten-
de, da parte del redattore del testo legislativo, una buona conoscenza della predicazione li-
turgica (come giustamente osserva A. DI BERARDINO, L’immagine del vescovo attraverso i suoi
titoli nel codice teodosiano, in L’évèque dans la cité du IVe au Ve siècle. Image et autorité. Ac-
tes de la table ronde organisée par l’Istituto patristico Augustinianum et l’École Française de
Rome (Rome, 1er et 2 décembre 1995), Roma 1998, 35.
61 La legge di Costantino (CTh 2, 8, 1= CI 3, 12, 2, su cui cf. n. 51) stabiliva che la do-
menica dovesse essere considerata festa religiosa. Il giorno, dedicato dai cristiani al riposo,
presentava in verità una naturale coincidenza con il dies Solis. La scelta operata da Costanti-
no non appare frutto di atteggiamento neutrale; anzi va ritenuta obiettiva l’affermazione di
Eusebio (V. C. 4, 18) secondo cui l’imperatore, emanando la legge con cui consacrava al Si-
gnore la domenica, seguì l’orientamento della cristianità, adusa da tempo a tenere di dome-
nica i propri regolari servizi (cf. ALFÖLDI, Costantino tra paganesimo e cristianesimo cit., 43-
44). Non va peraltro dimenticato che “l’immagine solare di un credo religioso più antico vie-
ne mantenuta solo perché Costantino è membro di una dinastia che comprova il diritto ere-
242
ligioso dall’uso sempre più largo del termine kuriak1 inteso come sostanti-
vo (sia pure talora con l’aggiunta pleonastica della parola kur…ou, come si ri-
scontra nella Didaché62), mentre sul piano politico e normativo, soprattutto
ad opera di Costantino, si ha una vera e propria legittimazione del riposo do-
menicale.
Costantino, infatti, verosimilmente nell’intento di rendersi accetto a tut-
ti i sudditi dell’impero, (secondo la teoria del Dörries), emana una serie di
misure ispirate ad ideali cristiani ma accette pure ai pagani ancora legati alle
concezioni religiose dell’elioteismo.
Ordina a tutti gli abitanti dell’impero di festeggiare il giorno del Signo-
re, provvedimento questo ricordato da Eusebio63 ma non riportato nel Co-
dice Teodosiano; solennizza nella domenica, chiamata dies Solis, il giorno fe-
stivo del Sole, riconfermando verosimilmente una precedente prescrizione
con cui si imponeva ai giudici e alle urbanae plebes et artium officia cunctarum
di sospendere ogni attività nei giorni di domenica64; consente, ancora nel
ditario al trono imperiale”: N. H. BAYNES, Costantino, in CAH 12, 2. Crisi e ripresa dell’impe-
ro 193-324, tr. it., 19702, 849. Anche la Chiesa usava come simbolo didattico il paragone fra
Cristo e il Sole, chiamando Cristo “Sole della verità, Sole di resurrezione, Sole di salvezza”,
ammettendo quasi implicitamente l’influenza del culto solare e con l’intento verosimile di ac-
cattivarsi il sentimento di quanti erano legati a questo culto.
62 Did. 14, 1. Sulla sinassi domenicale (perifrasticamente ricordata in Ca. 7, 30, 1) v. A.
LE BOULLUEC, La notion d’hérésie dans la littérature grecque, IIe- IIIe siècles, 1 cit., 33; F. BEL-
TRANELLI, La Didachè. Dottrina dei dodici Apostoli, in G. BOSIO - E. DAL COVOLO - M. MARI-
TANO, Introduzione ai Padri della Chiesa. Secoli I e II, Torino 1990, 51 n. 74, ove sono ricor-
date le corrispondenti denominazioni in Plin. ep. 10, 96 (stato die), Min. Fel. 9 (solemni die),
Iust. 1 apol., 67, 3 e 8 (dies solis).
63 Eus. V. C. 4, 18: cf. supra n. 61.
64 CI 3, 12, 2. La costituzione con la quale si consente ai contadini di attendere alla col-
tura dei campi se il tempo è il più adatto perché siano affidati frumenta sulcis aut vineae scro-
bibus, pone, quanto alla festività domenicale, alcune limitazioni a cui verranno aggiunte quel-
le contenute nella legge CTh 2, 8, 1 datata anch’essa al 321 (come si evince dall’espresione vi-
debatur ivi usata). Sulla costituzione cf. L. WENGER, Institutionen des römischen Zivilprozes-
srechts, München 1925, 72 n. 8; ID., Die Quellen des römischen Rechts, Wien 1953, 336 n. 17,
339 n. 45; SARGENTI, Il diritto privato nella legislazione di Costantino cit., 20 n. 2, 60 n. 5; ID.,
Il diritto privato nella legislazione di Costantino. Problemi cit., 274 ss., ID., Le strutture ammi-
nistrative dell’Impero da Diocleziano a Costantino, in AARC 2, Perugia 1976, 253; ID., Paga-
nesimo e Cristianesimo nell’opera di Costantino 2, ora in Studi nel diritto del tardo impero, Pa-
dova 1986, 421; BIONDI, Il diritto romano cristiano cit., 1, 163; 3, 379; CALDERONE, Costanti-
no e il cattolicesimo cit., 328 ss.; R. ANDREOTTI, L’imperatore Licinio ed alcuni problemi della
legislazione costantiniana, in Studi in onore di E. Betti 3, Milano 1962, 59 n. 64; C. DUPONT,
La réglementation économique dans les constitutions de Constantin, Lille 1963, 29; P. BONET-
TI, Dies solis e dies dominicus, Boll. Scuola di perf. e spec. in diritto del lavoro e sic. sociale 9,
25, 1963, 14; K. L. NOETHLICHS, Die gesetzgeberischen Massnahmen des christlichen Kaiser des
vierten Jahrhunderts gegen Häretiker, Heiden und Juden, Diss. Köln 1971, 24 e 246 n.153; W.
HELD, Die Vertiefung der allgemeinen Krise im Westen des römischen Reiches, Berlin 1974, 107
n. 2, 144 n. 11; A. M. RABELLO, Giustiniano, Ebrei e samaritani alla luce delle fonti storico - let-
terarie, ecclesiastiche e giuridiche 2, Milano 1988, 774 n. 4; BIANCHINI, Cadenze liturgiche cit.,
242 ss., J. E. GRUBBS, Law and family in late antiquity: the emperor Constantine’s marriage le-
gislation, Oxford 1995, 318-319 e n. 6. In sintonia con questa legge si trova un’iscrizione, non
datata, della provincia di Pannonia (CIL III, 4121 = ILS 704: … provisione etiam pietatis sue
243
(sic) nundinas/ die Solis perpeti anno constituit…: cf. A. PIGANIOL, L’empereur Constantin,
Paris 1932, 128; J. GAUDEMET, La législation religieuse de Constantin, RHE Fr. 33, 1947, 43;
WALLRAF, Christus verus Sol cit., 96 e 97 n. 32.
65 CTh 2, 8, 1. Cf. supra n. 51.
66 Cf. M. SARGENTI, Il diritto privato nella legislazione di Costantino. Problemi e prospet-
tive cit., 275 e n. 73, il quale, sulla base delle prove addotte da M.R. ALFÖLDI, Die Sol Comes-
Münze vom Jahre 325. Neue zur Bekehrung Constantins, in Mullus. Feschrift Th. Klauser, JbAC,
Erg. Bd. 1, 1964, 10-16, ritiene che anche diversi anni dopo la emanazione delle leggi sulla fe-
stività domenicale non fosse scomparso il costume di associare la figura dell’imperatore a quel-
la del dio Sole.
67 In onore del Sole, il cui culto era penetrato nello stesso ambito cristiano attraverso la re-
ligiosità mitriaca, Giuliano dedicò all’amico Secundus Saturninus Salustius PPO il discorso E„j
tÕn basil2a “Hlion (alla cui divinità l’imperatore si sentiva sottomesso per devozione atavica
prÕ trigon…aj: Iul. or. 11.131c). Sull’adesione imperiale alla religiosità mitriaco-solare cf., del-
l’ultimo trentennio, W. BELARDI, Il mitraismo occidentale e i suoi rapporti con il potere politico, in
Mysteria Mithrae cit., 386; G. SFAMENI GASPARRO, Riflessioni ulteriori su Mithrae ‘Dio mistico’,
ibid., 407; M. SIMON, Mitra et les empereurs, ibid., 415-422; P. BESKOW, Branding in the Mysteries
of Mithras?, ibid., 489-490; D. W. MAC DOWELL, Sol invictus and Mithra. Some evidence from the
mint of Rome, ibid., 558-559, 565-566; D. M. COSI, Attis e Mithra, ibid., 634 n. 26; CHIRASSI CO-
LOMBO, Sol invictus o Mithra cit., 670; O. BUCCI, La posizione del Cristianesimo occidentale e quel-
la del Cristianesimo orientale di fronte alla guerra tra Roma e l’impero dei Sassanidi: il conflitto tra
i cristiani e l’imperatore Giuliano e Shahpur II, in AARC 3, 1977, Perugia 1979, 118 n. 35; F. THÉ-
LAMON, Païens et chrétiens au IVe siècle. L’apport de l’“Histoire ecclésiastique” de Rufin d’Aquilée,
Paris 1981, 194; ATHANASSIADI, Giuliano cit., 38-39, 42,66, 84-85, 106, 114, 116, 131, 134, 136-
138, 155-162; M. MAZZA, Filosofia religiosa ed imperium in Giuliano, in Le maschere del potere.
Cultura e politica nella tarda antichità, Napoli 1986, 126-134; ID., Giuliano o dell’utopia religiosa:
il tentativo di fondare una chiesa pagana?, in Giuliano imperatore: le sue idee, i suoi amici, i suoi
avversari. Atti del Convegno intern. di studi (Lecce 10-12 dicembre 1998), Lecce 1998, 32-33; V.
UGENTI, Giuliano imperatore. Alla Madre degli dei, ed. tr. e comm., Napoli 1992, XV-XVI, 76,
comm. a 18, 3; 93 comm. a 32, 16-18; 120 comm. a 48, 5-6; 121 comm. a 48, 11 e 13; P. FORNA-
RO, Giuliano Augusto e i cristiani. Un conflitto lungo i secoli, in Cristianesimo e istituzioni politi-
che. Da Costantino a Giustiniano, Roma 1997, 128; J. BOUFFARTIGUE, Du prétendu parti païen au
prétendu fléau de Dieu: observations sur l’action antichrétienne de l’empereur Julien, in Giuliano
imperatore le sue idee, i suoi amici cit., 85; R. GUIDO, La nozione di filiva in Giuliano impera-
244
tore, ibid., 117-118, 144; C. MORESCHINI, Alcuni aspetti della teologia di Giuliano l’Apostata,
ibid., 150-152; D. MICALELLA, Giuliano e l’“Eudaimonia”, ibid., 179; R. SARDIELLO, Medici e
medicina in Giuliano, ibid., 203-204, 212-213; U. CRISCUOLO, Giuliano nell’Epitafio di Liba-
nio, ibid., 288; L. LUGARESI, Giuliano imperatore e Gregorio di Nazianzo: contiguità culturale
e contrapposizione ideologica nel confronto tra ellenismo e cristianesimo, ibid., 305.
68 CTh 8, 8, 1 = CTh 11, 7, 10, La legge stabilisce la sospensione dei procedimenti ese-
cutivi contro i cristiani nel giorno della domenica (die solis), sia ad opera del fisco sia dei pri-
vati. Cf. J. MAURICE, La terreur de la Magie au IVe siècle, RH 6, 1927, 114 n. 7; R. ANDREOT-
TI, Incoerenza della legislazione dell’imperatore Valentiniano I, NRS 15, 1931, 504 n. 6; A. So-
lari, Il rinnovamento dell’impero romano, 1: L’unità di Roma, 363 - 476, Milano 1938, 36 n.
144; B. BIONDI, L’influenza di Sant’Ambrogio sulla legislazione religiosa del suo tempo, in Scrit-
ti giuridici 1, Diritto romano, Milano 19652, 664; ID., Il diritto romano cristiano 1 cit., 167, 290;
J. R. PALANQUE, Il cattolicesimo religione di Stato, in Storia della Chiesa dalle origini fino ai gior-
ni nostri 3: Dalla pace costantiniana alla morte di Teodosio, tr. it., Torino 19612, 648 n. 136; M.
KASER, Das römische Zivilprozessrecht cit., 446 n. 14; P. R. COLEMAN-NORTON, Roman State
and Christian Church. A Collection of Legal Documents to A.D. 535, I, London 1966, 320; J.
GAUDEMET, Institutions de l’Antiquité cit., 806 n. 5; M. A. DE DOMINICIS, Satura critica sulle
fonti postclassiche, in Studi in onore di E. Volterra 1, Milano 1971, 521.
69 Del diffuso culto mitriaco-solare citiamo alcuni casi paradigmatici. Nel 376 il sena-
tore Sextilius Agesilaus Aedesius è ricordato come pater dei Solis invicti Mithrae (CIL VI,
510 = ILS 4152; cf. PLRE, I, 14-15; CH. VOGLER, Constance II et l’administration impériale,
Strassbourg 1979, 180; G. SANDERS, L’idée du salut dans les inscriptions latines chrétiennes
(350-700), in La soteriologia dei culti orientali cit., 353 e 382 n. 20, secondo il cui giudizio
solo in qualche caso CIL VI, 510: taurobolio criobolioq. in aeternum rinatus si manifestava
sul piano epigrafico “le jeu des influences, des interdépendences” tra le iscrizioni pagane
e quelle cristiane; CL. LEPELLEY, Quelques parvenus de la culture de l’Afrique romaine tar-
dive, in Aspects de l’Afrique romaine. Les cités, la vie rurale, le christianisme, Bari 20012,
157 n. 52; ID., L’aristocratie lettrée païenne: une menace aux yeux d’Augustin (à propos du
sermon Dolbeau 26 = Mayence 62), ibid., 407 n. 37); nel 383 un senatore, Quintus Clodius
Flavianus, riveste la carica di pontifex dei Solis (CIL VI, 501 = 5, 4149: cf. A. P IGANIOL,
L’empire chrétien (325-395), Paris 1947, 235-236 n. 26; E. DEMOUGEOT, De l’unité à la di-
vision de l’Empire romain, 395-410. Essai sur le gouvernement impérial, Paris 1951, 402 n.
248; PLRE, I, 344; BERRENS, Sonnenkult und Kaisertum cit., 233); un anno più tardi, in oc-
245
Anche il rilievo dato al solis die, quem dominicum rite dixere maiores nel-
la costituzione emessa da Valentiniano II nel 386 (con la quale si impone la
cessazione omnium omnino litium, negotiorum, conventionum durante la fe-
stività domenicale)70conferma la continuità di una tradizione cultuale che,
seppure si cerca di attenuare, tuttavia permane sotto forma di “sedimenta-
zione conservativa” a cui si adegua il linguaggio della cancelleria imperiale.
Ancora nella costituzione di Valentiniano II o, meglio, di Teodosio I del
7 agosto 389, il giorno della domenica seguita ad essere ricordato come il dies
solis, pur ritenuto ormai come giorno del Signore, soggetto alla sospensione
delle attività giudiziarie e alla interdizione dei pubblici spettacoli71.
casione di una ascesa al Campidoglio databile verosimilmente al mese di ottobre del 384,
Vettius Agorius Praetextatus è presente in qualità di pontifex Sol[is] (CIL VI, 1779 = ILS
1259: v. PIGANIOL, L’empire chrétien cit., 238 n. 43; A. CHASTAGNOL, Les fastes de la Préfec-
ture de Rome au Bas-empire, Paris 1962, 171 ss.; S. PANCIERA, Iulius Aurelianus, consularis
Bithyniae, consularis Campaniae, in una epigrafe di Formia, RAL 25, 1970, 128; S. MAZZARI-
NO, Problemi e aspetti del Basso Impero, in Antico, tardoantico ed èra costantiniana 1, Bari
19742, 190-191, che sottolinea il contrasto fra i sacerdozi pagani (terrena privilegia) e quelli
cristiani (caelestia); R. VON HAEHLING, Die Religionszugehörigkeit cit., 301 nr. 27; S. RODA,
Commento storico al libro IX dell’epistolario di Q. Aurelio Simmaco, Pisa 1981, 40-41; H. SO-
LIN, Sui graffiti del santuario isiaco sotto S. Sabina, in La soteriologia dei culti orientali cit.,
138 n. 3; R. TURCAN, Salut mithriaque et sotériologie néoplatonicienne, ibid., 183 e 190 n. 97,
PH. BRUGISSER, Symmaque ou le rituel épistolaire de l’amitié littéraire. Recherches sur le pre-
mier livre de la correspondance, Fribourg (Suisse) 1993, 366-367 e n. 41; F. E. CONSOLINO,
Le religioni dell’impero tardantico: persistenza e mutamenti, in Storia di Roma 3, 1 cit., 925;
BERRENS, Sonnenkult und Kaisertum cit., 114-115 e n. 259, 233 n. 36. In antitesi a ciò va ad-
dotta la posizione assunta in ambiente cristiano: il culto solare, infatti, è osteggiato con ri-
solutezza da Basilio (Sulla Genesi. Omelia sull’Esamerone 5, 1, 17-18; 6, 2, 9 ss.; 6, 8, 52 ss.)
e, in particolare modo nella tradizione successiva, da Zacaria Scolastico, vescovo di Mitile-
ne dal 536, che nel dialogo Ammonio (92, 14-98, 3) confuta la dottrina giulianea della divi-
nità solare (sul punto v. TH. NISSEN, Eine christliche Polemik gegen Julians Rede auf den Kö-
nig Helios, ByzZ 40, 1940, 15-22.
70 CTh 2, 8, 18 = 8, 8, 3 = 11, 7, 13. Sulla constitutio trigemina v. BIONDI, Il diritto ro-
mano cristiano 1 cit., 163-164; K. H. ZIEGLER, Das private Schiedsgericht im antiken römi-
schen Recht, München 1971, 178, a proposito dell’inefficacia della sententia arbitri pro-
nunciata in un giorno festivo; M. SARGENTI, Il diritto privato nella legislazione di Costanti-
no cit., 274 ss.; A. BISCARDI, “Costantinopolis nova Roma”, in AARC 2, 1975, Perugia 1976,
32 n. 112; BIANCHINI, Cadenze liturgiche cit., 255 n. 38; R. DELMAIRE, Largesses sacrées et
“res privata”. L’“aerarium” impérial et son administration du IV e au VIe siècle, Rome 1989,
84; E. DOVERE, Sistematica compilatoria e catholica lex in CTh 16, 11, Labeo 40, 1994, 346 n.
75; ID., Ius principale e catholica lex dal teodosiano agli editti su Calcedonia, Napoli 1995, 155
n. 83; T. HONORÉ, Law in the Crisis of Empire 379-455 AD: the Theodosian Dynasty and Its
Quaestors: with a Palingenesia of Laws of the Dynasty, Oxford 1998, 182 n. 24.
71 CTh 2, 8, 19 = CI 3, 12, 6. Anche se la persistenza della locuzione di stampo elio-
teistico non agevola l’assoluta consacrazione terminologica del dies dominicus, l’espressio-
ne dies solis si svuota sempre più del suo originario significato pagano per dare posto alla
concezione cristiana del “Giorno del Signore”. La disposizione (CTh 2, 8, 19) ribadita nel
codice di Giustiniano (CI 3, 12, 6), fissa la regolamentazione dei feriarum dies, tra i quali
occupano un posto principale i dies natalicii di Roma e Costantinopoli, seguiti nell’elenco
calendariale dalle ricorrenze cristiane, quali la Pasqua, il Natale del Signore, l’Epifania, nel
quadro però di una disciplina elastica, diversificata pro provinciarum qualitate, con riferi-
246
mento soprattutto alla raccolta delle messi e alla vendemmia. Sulla legge cf. CHIAZZESE, Con-
fronti testuali cit., 178 n. 4, a giudizio del quale “la necessità di riunire in unam sanctionem
precetti di analogo contenuto” determinò, come nel caso delle due costituzioni in questione,
una fitta serie di contaminazioni; nello stesso senso WENGER, Die Quellen cit., 647 n. 107; G.
PUGLIESE, Una disposizione di Costantino per favorire lo sviluppo edilizio di Costantinopoli, in
ID., Scritti giuridici scelti, 2: Diritto romano, Napoli 19852, 323; GAUDEMET, L’Église dans l’em-
pire romain cit., 246 e n. 5, 642 n. 1, 662 n. 1; ID., Storia del diritto canonico. “Ecclesia et civi-
tates”, tr. it., Milano 19982, 300 n. 7; KARAYANNOPULOS, Das Finanzwesen cit., 231 n. 5; CAL-
DERONE, Costantino e il cattolicesimo cit., 329 n. 1; KASER, Das römische Zivilprozessrecht cit.,
446 n. 11; O. BEHRENDS, Die römische Geschworenenverfassung. Ein Rekonstruktionsversuch,
Göttingen 1970, 169 e n. 75, 178 e n. 117; DE DOMINICIS, Satura critica cit., 506; A. BISCARDI,
“Constantinopolis nova Roma”, in AARC 2, 1975, Perugia 1976, 32 e 113 n. 112; C. PETIT,
Fiadores y fianzas en derecho romano visigodo, Sevilla 1983, 134 e n. 254, per il quale Chinda-
svinto tenne presenti le ferie riguardanti l’attività giudiziaria fissate nell’impero romano in età
tardoimperiale; U. VINCENTI, “Ante sententiam appellari potest”, Padova 1986, 78 n. 128;
BIANCHINI, Cadenze liturgiche cit., 255 n. 38, 256 n. 42; A. LINDER, The Jews in Roman Impe-
rial Legislation, Detroit-Michigan 1987, 301 ss.; G. VISMARA, Edictum Theoderici, in Scritti di
storia giuridica. 1. Fonti del diritto nei regni germanici, 1, Milano 1987, 126 ss., per gli esplici-
ti richiami di CTh 2, 8, 19 relativi a Roma, conservati nel Breviario alariciano; F. MILAZZO, Pro-
fili costituzionali del ruolo dei militari nella scelta del “princeps” dalla morte di Augusto all’av-
vento di Vespasiano, Napoli 1989, 29 e n. 29; DELMAIRE, Largesses sacrées cit., 84, 554 n. 66;
F. CASAVOLA, Il concetto di “urbs Roma”: giuristi e imperatori romani, Labeo 38, 1992, 27; F.
LAMBERTI, “Tabulae Irnitanae”. Municipalità e“ius Romanorum”, Napoli 1993, 182 e n. 135; G.
A. CECCONI, Governo imperiale e élites dirigenti nell’Italia tardoantica. Problemi di storia po-
litico-amministrativa (270-476 d.C.), Como 1994, 104 e n. 86, 106 n. 81; R. KLEIN, Distruzio-
ne di templi nella tarda antichità. Un problema politico, culturale e sociale, in AARC 10, Napoli
1995, 148 n. 76; ID., Roma versa per aevum cit., 247; M. P. BACCARI, Cittadini popoli e comu-
nione nella legislazione dei secoli IV-VI, Torino 1996, 187-188; HONORÉ, Law in the Crisis of
Empire cit., 61 n. 19.
72 CTh 2, 8, 20. Cf. GAUDEMET, L’Église dans l’empire romain cit., 661 n. 1; KASER, Das
römische Zivilprozessrecht cit., 446 n. 11; J. E. SPRUIT, De juridische en sociale positie van de
romeinse acteurs, Assen 1966, 184 n. 14; R. BONINI, Ricerche di diritto giustinianeo, Milano
1968, 120 n. 86; K. L. NOETHLICHS, Die gesetzgeberischen Massnahmen der christlichen Kai-
ser des vierten Jahrhunderts gegen Häretiker, Heiden und Juden, Diss. Köln 1971, 177 e n. 990;
NERI, Ammiano e il cristianesimo cit., 162 n. 8; G. BARONE ADESI, L’età della “Lex Dei”, Na-
poli 1992, 128 n. 19; KLEIN, Roma versa per aevum cit., 259 n. 64.
73 CTh 15, 5, 2:... nullum solis die populo spectaculum praebeat, nec divinam venerationem
confecta sollemnitate confundat. Cf. J.-P. WALTZING, Étude historique sur les corporations pro-
fessionelles chez les Romains depuis les origines jusqu’à la chute de l’Empire d’Occident, 2, Lou-
vain 1895-1900, 139 n. 2; BIONDI, Il diritto romano cristiano 1 cit., 164; 2, 284; A. MOZZILLO,
La convocazione del concilio di Costantinopoli, Labeo 3, 1957, 64 e 65 n. 16; DE MARTINO, Sto-
ria della costituzione romana 5 cit., 261 n. 45; BIANCHINI, Cadenze liturgiche cit., 254 n. 37;
BACCARI, Cittadini popoli e comunione cit., 167.
247
1 aprile 409: Dominica die, quam vulgo solis appellant, nullas edi penitus pa-
timur voluptates...74.
Nella normazione attinente ai giorni festivi, fissata da Leone I nel 46875,
il dies dominicus, definito semper honorabilis e venerandus, è esaltato per la
sua funzione, mentre non è fatta alcuna menzione del dies Solis.
La tradizionale denominazione binomica dies Dominici-Dies Solis scom-
pare anche nelle raccolte di leggi.
A parte l’esclusione ovvia della suddetta locuzione in un testo estrema-
mente epitomato come le Rhopai76, nessun accenno relativo al dies Solis si ri-
scontra nei Basilici che pur contengono una dettagliata lista dei giorni festi-
vi77: è evidente che l’elenco calendariale cristiano delle festività solennizzate
è ormai definitivamente e inequivocabilmente fissato.
74 CTh 2, 8, 25. La legge, che reitera il divieto, dominica die, degli spectacula in civitate
stabilito da Arcadio (CTh 2, 8, 23: I. LANA, Rutilio Namaziano, Torino 1961, 31 n. 80; M. SAR-
GENTI, Rec. a L. DE GIOVANNI, Costantino e il mondo pagano, Napoli 1982, Iura 28, 1977, 247,
a giudizio del quale l’espressione dies solis nella suddetta costituzione per la prima ed unica
volta si trova sostituita da dies dominicus; G. ALBERT, Goten in Konstantinopel. Untersuchun-
gen zur oströmischen Geschichte um das Jahr 400 n. Chr., Paderborn-München-Wien-Zürich
1984, 28 n. 63) è il segno di una manifesta continuità legislativa: BIONDI, Il diritto romano cri-
stiano 1 cit., 164; CHASTAGNOL, La préfecture urbaine cit., 280 n. 1, che, però, attribuisce le
due costituzioni a Teodosio; TH. MAYER- MALY, “Vulgo” und Vulgarism, in Mnemeion Siro So-
lazzi, Napoli 1964, 353 n. 33; NOETHLICHS, Die gesetzgeberischen Massnahmen cit., 177 n. 989;
DE DOMINICIS, Satura critica cit., 506-507; SCARCELLA, La legislazione di Leone I cit., 329 n.
30, 330 e n. 33; HONORÉ, Law in the Crisis of Empire cit., 236 n. 121.
75 CI 3, 12, 9. L’imperatore Leone, deciso a vietare ogni atto giudiziario nei giorni festi-
vi, anche in quelli consacrati maiestati altissimae, e ad impedire qualsiasi pubblico incanto
(preconis horrida vox silescat) con la precisazione respirent a controversiis litigantes... transac-
tiones loquantur, prescrive che scena theatralis aut circense certamen aut ferarum lacrimosa
spectacula etiam si in nostrum ortum aut natalem celebranda solemnitas inciderit, differatur, e
prevede, a carico dei contravventori del disposto legislativo, la pena della proscriptio patrimo-
nii. Cf. C. BERTOLINI, Della transazione secondo il diritto romano, Torino 1900, 23 n. 2; M. RA-
DIN, Detention at Roman Law, in Studi in onore di P. Bonfante nel XL anno d’insegnamento,
3, Milano, 1930, 157, a proposito della locuzione obscaenis voluptatibus; S. SOLAZZI, Il con-
corso dei creditori nel diritto romano 2, Napoli 1938, 106-107; J. GAUDEMET, L’Église dans l’em-
pire romain cit., 661 n. 1, a giudizio del quale la ripetizione delle disposizioni relative ai di-
vertimenti pagani tradizionali prova che esse si imponevano difficilmente: SPRUIT, De juridi-
sche en sociale positie cit., 142 n. 17, 184 n. 14; KASER, Das römische Zivilprozessrecht cit., 446
n. 13; ID., “Controversiam movere”, in Studi in onore di Cesare Sanfilippo, 2, Milano 1982, 246
n. 140; MILAZZO, Profili costituzionali cit., 29 n. 29; C. CASCIONE, “Bonorum proscriptio apud
columnam Maeniam”, Labeo 42, 1996, 452 n. 35, circa il termine proscriptio; BACCARI, Citta-
dini, popoli e comunione cit., 188; SCARCELLA, La legislazione di Leone I cit., 328 ss.
76 3, 7 e 10, 97-98; 6, 2, 101; 9, 2, 104; 14, 8, 114 (ed. F. Sitzia, Napoli 1984).
77 7, 17, 23, 3-4.