Giuseppe Ungaretti
Giuseppe Ungaretti
Giuseppe Ungaretti nasce ad Alessandria d'Egitto il 10 febbraio 1888 da genitori toscani. Ad Alessandria
frequenta le scuole e ambienti dei fuorusciti anarchici; legge le riviste letterarie europee d'avanguardia e
compone le prime poesie. Nel 1912 va a Parigi, dove frequenta l'università e gli ambienti dell'avanguardia
letteraria e artistica. Nel 1915, poco dopo aver pubblicato su rivista le prime poesie, è chiamato in guerra
come soldato : combatte prima sul Carso e poi sul fronte francese. Nel 1916 è intanto uscito, in ottanta
copie, il primo libro: Il porto sepolto (una riedizione del 1923 porta la prefazione di Mussolini,
testimonianza dell'adesione di Ungaretti al fascismo). Nel 1919 viene stampato Allegria di naufragi, che
raccoglie anche le poesie del Porto sepolto; dall'edizione del 1931 il titolo verrà cambiato in L'allegria. Dal
1918 al 1921 vive ancora a Parigi, dove sposa Jeanne Dupoix, dalla quale avrà i figli Ninon e Antonietto.
Quest'ultimo morirà nel 1939, ispirando le poesie di Il dolore (1947). Dal 1921 vive a Roma, lavorando per
lo più come giornalista. Nel 1933 esce Sentimento del tempo. Dal 1937 al 42 vive a San Paolo in Brasile,
dove insegna Lingua e letteratura italiana all'Università. Tornato in Italia, nel 1942 è eletto Accademico
d'Italia e nominato professore di Letteratura italiana contemporanea all'Università di Roma. Riceve
numerosi riconoscimenti e lauree honoris causa da varie università italiane e straniere. Escono altre opere,
tra le quali, per la produzione poetica, La terra promessa (1950) e Il taccuino del vecchio (1960). Fin dal
1942 l'editore Mondadori ripubblica le opere ungarettiane sotto il titolo complessivo di Vita d'un uomo. La
morte lo coglie a Milano la notte tra il 1° e il 2 giugno 1970, all'età di ottantadue anni. L'importanza storica
di Ungaretti non si lega soltanto al valore artistico dei suoi risultati, ma dipende anche dall'influenza
esercitata sulle esperienze letterarie successive. Tale influenza è stata profonda ma anche contraddittoria.
Al suo esordio, negli anni Dieci, l'opera di Ungaretti si presenta assai originale e rivoluzionaria; e tuttavia la
sua evoluzione in senso classicistico e tradizionalista a partire dagli anni Venti ha favorito e accompagnato il
prevalere di tendenze restauratrici e regressive tra gli anni Venti e Quaranta. Il percorso della ricerca
ungarettiana si presenta dunque fortemente legato alla stagione avanguardistica negli anni Dieci e alla crisi
delle avanguardie, con il conseguente ritorno all'ordine, dopo il 1920. La formazione culturale di Ungaretti
risente del contatto con diversi ambienti negli anni della giovinezza: ad Alessandria d'Egitto subisce la
suggestione del sovversivismo anarchico; a Parigi entra in contatto con le avanguardie; in Italia pubblica
numerosi testi sulla rivista futurista «Lacerba», risentendo del clima a essa legato. All'interesse per la poesia
francese contemporanea, fra Simbolismo e avanguardia, si unisce d'altra parte un'attenzione alla tradizione
italiana, incentrata soprattutto su Leopardi letto in chiave classicistica e Petrarca considerato modello di
innocenza e di autenticità espressiva. Ben presto anche alcuni grandi esempi della grandiosa poesia
barocca, da Shakespeare a Góngora, entrano a far parte delle sue frequentazioni. Le due componenti della
formazione di Ungaretti - quella classicistico-simbolista e quella avanguardistica - corrispondono ai due poli
della sua personalità: da una parte c'è la ricerca di equilibrio, di innocenza, di armonia, di rasserenamento,
e dall'altra il bisogno di trasgressione, di peccato, di tensione, di turbamento. Nella prima fase della
scrittura ungarettiana il punto di equilibrio è cercato dentro un paesaggio stilistico e formale segnato in
senso espressionistico e rivoluzionario: la frantumazione della metrica e della sintassi, la quasi sparizione
della punteggiatura e l'analogismo spinto sono i caratteri di questa prima stagione. Nella seconda fase,
inaugurata con Sentimento del tempo, si impone invece un taglio classicistico e armonioso, con il recupero
della metrica tradizionale e di forme stilistiche ed espressive meno estreme. Vi è tuttavia una costante di
poetica che collega i due momenti, ed è il culto della parola. La parola è caricata del massimo di tensione
espressiva al fine di sollecitarne il potenziale di rivelazione. Si esprime così la fiducia nel potere della poesia
quale rivelazione della verità per mezzo della ricerca sulle parole. L'ideale poetico ungarettiano è concepito
quale magico incontro di «memoria» e di «innocenza», di abilità tecnico-compositiva e di autenticità lirica.
La poesia è considerata quale unico tramite di comunicazione tra storia e assoluto, tra individuo e
collettività, tra particolare e universale, fra fenomeno e significato.
L'allegria: la composizione, la struttura e i temi L'esordio poetico di Ungaretti avviene nel 1915 sulla rivista
«Lacerba». Tuttavia i testi più antichi destinati a confluire nell'Allegria risalgono al 1914; mentre i più
recenti appartengono al 1919. Già dal punto di vista cronologico, dunque, al centro del primo libro
ungarettiano sta l'esperienza della Prima guerra mondiale, combattuta dal poeta in trincea per tutta la sua
durata. La vita di guerra e di trincea è dominante anche tematicamente. Prima di giungere al titolo e alla
versione definitiva, la raccolta subisce un'articolata vicenda editoriale e una lunga trafila di correzioni. Un
primo nucleo di testi viene pubblicato nel 1916 a Udine in ottanta esemplari a cura del tipografo Ettore
Serra; il titolo è Il porto sepolto. Di questa raccolta verrà stampata nel 1923 a La Spezia una seconda
edizione assai ampliata, con «Presentazione» di Mussolini. Tuttavia, già nel 1919 al nucleo della prima
raccolta si sono aggiunti nuovi testi per una riedizione fiorentina che muta il titolo in Allegria di naufragi.
Quest'ultima è in sostanza un'edizione definitiva, anche se continuerà a subire in tutte le edizioni successive
ritocchi e aggiustamenti, soprattutto nella punteggiatura e nella suddivisione dei versi. In particolare, a
partire dalla successiva, uscita a Milano nel 1931, il titolo stesso è mutato in L'allegria. E a partire
dall'edizione del 1942, al titolo del libro è soprascritto il titolo generale Vita d'un uomo, entro il quale
Ungaretti volle collocare, come parti di un unico libro, tutte le raccolte che costituiscono la sua opera
poetica. Il titolo dato al primo nucleo di poesie di guerra, Il porto sepolto, allude a una leggenda diffusa in
Egitto sull'esistenza di un antico porto sommerso nei pressi di Alessandria. Tuttavia, dietro il rimando
leggendario si coglie un riferimento alla forma misteriosa e nascosta («sepolto») che assumono il significato
e il valore delle cose (il «porto»). Vi è insomma un indizio della poetica simbolistica di Ungaretti: è infatti la
parola stessa poetica a essere sepolta nel silenzio della vita, e al poeta spetta di evocarne e recuperarne il
mistero, il fascino e il potere di significare un valore. Il successivo titolo, Allegria di naufragi, intende
indicare il tema rovinoso della guerra (i «naufragi»), momento d'altra esemplare della tragedia esistenziale
che coinvolge l'uomo, e in particolare l'uomo moderno. Tuttavia sullo sfondo di tale tragedia e rovina resta
possibile l'espressione della vitalità e dello slancio positivo (l'«allegria»). La poesia diviene il punto di
incontro tra la coscienza della tragedia e il bisogno di positività vitale. L'allegria del naufragio è, come il
porto sepolto, un'immagine di verità profonda che sopravvive alla cancellazione e che si affida alla parola
del poeta per emergere dal mistero. Riducendo infine il titolo a L'allegria, Ungaretti elimina la componente
ossimorica insita in Allegria di naufragi e rende più diretto e assoluto il rimando all'energia vitale,
all'intenzione positiva di valorizzare il fondo di autenticità e di vitalità che può ancora essere colto nella
condizione tragica del uomo moderno. Fin dall'edizione del 1919 la raccolta è organizzata in sezioni, benché
la divisione nei cinque raggruppamenti definitivi risalga solo a quella del 1931. La strutturazione,
nell'edizione ultima è la seguente. La prima sezione (12 testi) s'intitola «Ultime», porta il riferimento a
«Milano 1914-1915» e contiene i testi più antichi, precedenti l'esperienza della guerra; il titolo indica
appunto la conclusione di una fase di ricerca giovanile che precede il ritrovamento della propria ispirazione
più autentica. La seconda sezione (33 testi) s'intitola «Il porto sepolto» e raccoglie gran parte delle poesie di
guerra composte tra dicembre 1915 e il 2 ottobre 1916. La terza sezione (17 testi) s'intitola «Naufragi» (con
un'eco del titolo Allegria di naufragi per l'edizione del 1919) e comprende le poesie di guerra composte sul
fronte italiano, nel Carso, tra dicembre 1916 e agosto 1917. La quarta sezione (5 testi) s'intitola «Girovago»
e comprende poesie composte (fra il marzo e il luglio del 1918) durante l'esperienza di guerra in Francia.
Infine la quinta e ultima sezione (7 testi) s'intitola «Prime», e contiene testi (fra cui quattro prose liriche)
composti dopo la guerra fra Parigi e Milano, nel 1919, momento di passaggio tra la poetica dell'Allegria e
quella che si esprimerà in Sentimento del tempo; il titolo l'aprirsi inaugurale di una nuova fase. Il tema della
guerra domina il libro. Tuttavia attorno a questo nucleo forte si costruiscono vari arricchimenti tematici. La
guerra è rappresentata come la condizione concreta e anonima di un soldato tra tanti e come l'occasione
rivelatrice della propria autentica identità esistenziale. Inoltre essa diviene manifestazione esplicita di uno
sradicamento, di una mancanza di radici e di identità che può divenire esplicita, come nel titolo della quarta
sezione («Girovago»). È però proprio da questa condizione di sradicamento e di anonimato che può
scattare, veicolato dall'espressione poetica, il significato profondo dell'esistenza, con una percezione quasi
sacra del suo mistero e del suo fascino. L'anonimato, la condizione comune di fante in guerra, può
sprigionare l'affermazione più intensa e positiva della propria individualità personale. L'io diviene
parametro della condizione collettiva, ed è sull'io che si misura il possibile valore dell'esperienza di tutti. Si
esprime così l'unanimismo ungarettiano, individuabile in vari testi dell'Allegria. Accanto al tema della guerra
vi è il tema della vicenda biografica del poeta, con i ricordi dell'infanzia egiziana che riemergono a tratti e
con la ricerca di un radicamento e di un'origine. Non meno importante è poi il tema della natura,
riferimento centrale del soggetto anche nei momenti più intensamente travolti dalla furia bellica. E proprio
nella natura, anzi, che all'io è concesso di ancorare il proprio bisogno di significato, rispecchiandosi nelle
forme naturali come in una opportunità di identità per sé e di senso per la condizione umana. Anche da
questo punto di vista Ungaretti conferma la propria appartenenza al filone del Simbolismo europeo. Il
segno più esplicito della natura simbolistica della poetica ungarettiana è ravvisabile soprattutto nella
concezione della parola, considerata veicolo privilegiato e di fatto unico per l'espressione dell'autenticità e
per la definizione di un rapporto con l'assoluto dei valori. La parola poetica consente di riconoscere la
propria identità, di dare senso all'esperienza, di avvertire su di sé il valore collettivo delle vicende e di
riscattarlo a un significato. Non pochi testi del libro affrontano questo tema importantissimo.
La rivoluzione formale dell'Allegria Ciò che ancora oggi colpisce nei testi dell'Allegria è la radicalità delle
soluzioni formali adottate dal poeta. Tanto la disposizione dei versi quanto la sintassi sono travolte da una
sperimentazione che sconvolge i riferimenti tradizionali e si distingue anche dalle innovazioni più vicine al
poeta. I versi sono liberi e in genere brevi e brevissimi, fino alla coincidenza con monosillabi, che in qualche
caso possono essere costituiti da parti scarsamente rilevate di discorso, come articoli e preposizioni. Ciò
determina la tendenza alla verticalizzazione dell'aspetto tipografico dei componimenti, fino a casi limite di
testi formati da un numero di versi che coincide quasi con il numero delle parole. La frantumazione del
verso risponde a un'esigenza di forza e di rilevamento sintattico, con significato espressionistico, e a una
ricerca di valorizzazione simbolistica del particolare e della parola in quanto veicolo di verità. Sul piano
stilistico, le soluzioni non sono meno estreme: vengono aboliti i nessi grammaticali e sintattici e la
punteggiatura. Di quest'ultima resta un'eco nelle iniziali maiuscole che aprono ogni nuova strofa, e nei
punti di esclamazione e di domanda; è tuttavia in parte recuperata nei testi dell'ultima sezione, a indicare
una riscoperta della tradizione che si accentuerà nel Sentimento del tempo. Una funzione sostitutiva dei
nessi sintattici e della punteggiatura assume la divisione dei versi e delle strofe. La paratassi domina la
struttura sintattica, con largo impiego di frasi nominali e verbali. Anche la rima è praticamente abolita.
Viene in questo modo accentuata la rilevanza specifica di ogni parola singola, al di là delle relazioni -
foniche, sintattiche o metriche - che potrebbero congiungere più termini. La preponderanza del presente
indicativo e della prima persona singolare del verbo sancisce il valore di testimonianza concreta ed
esistenziale di cui il poeta investe i componimenti. La rilevanza del soggetto è messa in risalto anche per
mezzo dell'analogismo, con slittamento continuo da un termine di paragone all'altro o con la fusione di
esperienze e fenomeni diversi (in i fiumi). Dietro i versicoli innovativi dell'Allegria numerosi critici, hanno
colto la presenza di metri tradizionali, e soprattutto di endecasillabi e settenari. Questi sarebbero alla base
di molti testi ungarettiani, ma sottoposti a un processo di dissoluzione e di smembramento che li rende
irriconoscibili, così, l'importanza delle pause e dei suggerimenti intonativi predispone potenzialmente
questa poesia alla recitazione o alla declamazione; più profondamente, ne disvela l'intima natura teatrale.
Ciò che conta è la sperimentazione di un ritmo negato al canto e invece propenso alla pronuncia rilevata e
scabra. Questa soluzione, che rompe con i metri tradizionali ma rifiuta anche la versione melodica e
cantabile del verso libero dannunziano, fa dell'Allegria il libro formalmente più sperimentale del Novecento
italiano, benché le sue componenti complessive testimonino, sul piano della poetica, anche una tendenza
tradizionalista che diverrà dominante nelle raccolte successive.
Le fonti del libro e la poetica ungarettiana: tra Espressionismo e Simbolismo I testi più antichi dell'Allegria
sono del 1914, e dunque seguono la pubblicazione di varie raccolte legate al frammentismo espressionista
di stampo vociano. Tra queste spiccano soprattutto i Frammenti lirici di Rebora, usciti nel 1913, subito
prima dell'esordio poetico ungarettiano. Più complessi i rapporti di Ungaretti con l'avanguardia futurista.
Mentre non può essere stato insensibile alla contestazione radicale, da parte dei futuristi, degli istituti
letterari e formali della tradizione, Ungaretti ha tuttavia sempre mostrato scetticismo circa l'autenticità
della rivoluzione futurista. Essa gli pareva un fenomeno di superficie, mentre le novità ungarettiane si
fondano consapevolmente su una ridefinizione profonda e sostanziale della scrittura in versi. D'altra parte i
futuristi esibiscono un disprezzo per la tradizione che Ungaretti non condivide, essendo piuttosto in cerca di
un rapporto nuovo con essa, in grado di superarla ma anche di riprenderla e rivivificarla dall'interno: infatti
la sua poesia rappresenta negli anni Venti uno degli esempi più avanzati del modernismo europeo. La svolta
dell'Allegria si fonda, oltre che sulla rielaborazione personale delle suggestioni provenienti dalle
avanguardie italiane, su una conoscenza diretta della vita culturale parigina degli anni Dieci. Qui Ungaretti
stringe amicizia con Apollinaire, con Picasso e Braque, e frequenta gli ambienti delle avanguardie, venendo
a contatto fra l'altro con la filosofia di Bergson. È soprattutto in questo modo che matura la consapevolezza
di una nuova dimensione espressiva, sottratta alle strutture formali già sperimentate. Gli ingredienti
fondamentali della rivoluzione modernista di Ungaretti sono tre: un rapporto intenso con la tradizione, teso
al rinnovamento ma senza rotture e rifiuti; l'esperienza della vivacissima vita culturale parigina negli anni
Dieci, con la novità delle avanguardie; le trasformazioni profonde operate in Italia, nel primo quindicennio
del secolo, soprattutto dai frammentisti vociani e da alcuni poeti futuristi eccentrici come Palazzeschi. Ma
l'originalità e la specificità dell'Allegria derivano poi dall'impiego di questi ingredienti all'interno di una
poetica sospesa tra Espressionismo e Simbolismo, e cioè tra continuità e rottura. Nell'Allegria convivono
queste due tendenze di poetica. La prima spinge a caricare la parola fino al limite della rottura, secondo
l'intensificazione caratteristica del grido espressionistico. La seconda conduce invece a valorizzare l'alone di
indefinitezza della parola, creandole attorno «isole di silenzi» così da potenziarne le suggestioni e il mistero.
È interessante notare che tanto l'intensificazione espressiva quanto le suggestioni e l'indefinitezza si
affidano, nell'Allegria, alle stesse soluzioni formali. Infatti, la frantumazione del verso e la valorizzazione di
"parole-verso" valgono, da un lato, a potenziare la semanticità del vocabolo singolo, e, d'altra parte,
costruiscono attorno a ogni vocabolo un'eco di mistero e di assoluto. Lo stesso può dirsi per il dissesto
sintattico: la paratassi è la soluzione stilistica cara agli espressionisti per la capacità di scomporre la realtà,
potenziando il vigore dei frammenti e gettando un bisogno di collegamento tra di essi; e tuttavia la
paratassi è anche un modo per dare a ogni frammento un'autonomia individuale, da cui scaturisce il
rimando simbolistico all'universale, ed è un modo per alludere alle segrete corrispondenze che legano ogni
frammento di senso agli altri. Eguale ambivalenza rivela la valorizzazione ungarettiana del particolare. Essa
può configurare il perturbante espressionistico, il frammento privo di significato o il cui significato resta
inconoscibile; e può tuttavia preludere a una apertura di senso, a una rivelazione. È questa seconda
prospettiva che tende a prevalere. A dare un significato ai particolari, a riscattare i frammenti della realtà
introdotti nel discorso poetico con estrema sobrietà è infine la rete di analogie che li lega tra loro e che li
rende disponibili al riconoscimento e alla valorizzazione del soggetto lirico. In I fiumi, il poeta può
identificarsi con una serie di esseri e perfino con oggetti inanimati. In questo modo il poeta unifica le varie e
diverse porzioni di realtà evocate, e le unifica dal punto di vista della propria soggettività. La verità cui i testi
ungarettiani aspirano mira sempre a unire il momento specifico della cronaca all'universalità della
condizione umana, cioè l'attimo individuale e il destino dell'uomo. Anche in questa tendenza alla
generalizzazione L'Allegria conferma la propria appartenenza al filone del Simbolismo europeo. Di questo
legame è un indizio anche il rapporto tra soggetto e natura: è un dialogo sofferto e ridotto a pochi cenni,
ma è tuttavia un dialogo affidabile e intimo. In Soldati per esempio, l'identificazione con la condizione
naturale disegna per il soggetto un'opportunità di abbandono o almeno di riconoscimento e di
condivisione; in Mattina l'esperienza del paesaggio assume senza alcuna mediazione razionale il valore di
una rivelazione, costituendo un embrione di sacralità. In Ungaretti, insomma, persiste lo scambio
confidente tra soggetto e natura che in Italia ha caratterizzato la poesia di Pascoli e di d'Annunzio, benché
l'accesso alla dimensione naturale abbia assunto tratti più inquietanti e perfino tragici.
Sentimento del tempo La riaffermazione della vitalità che si esprime costantemente nell'Allegria attraverso
l'energia espressionistica non viene del tutto meno neppure nella raccolta successiva, Sentimento del
tempo, pure condizionata da scelte espressive più tradizionali, letterarie e uniformi. La prima edizione del
libro è del 1933, ma le edizioni del 1936 e del 1943 ampliano e correggono la prima; la raccolta comprende
infine testi scritti tra il 1919 e il 1936. Il ritorno all'ordine implica in Sentimento del tempo innanzitutto
l'allontanamento dal vissuto e la ricerca di una poesia pura, cioè sublimata nella letterarietà e resa in
qualche modo stilizzata e astratta; in tal modo viene rovesciata proprio la formula dalla quale dipendeva la
riuscita dei testi dell'Allegria. La nuova raccolta presenta una decisa regolarizzazione formale: la metrica
tradizionale domina ovunque è reintrodotto l'uso della punteggiatura. L'originalità della prima raccolta
ungarettiana tende a essere del tutto riassorbita: la normalizzazione espressiva e l'inclinazione classicistica
rientrano nel clima introdotto dalla rivista «La Ronda», come anche il recupero di Leopardi quale modello di
stile. E d'altra parte gli ermetici riconosceranno nell'Ungaretti di Sentimento del tempo un maestro,
operando all'interno delle sue medesime coordinate espressive. I capisaldi della poetica ungarettiana quale
si manifesta nella nuova raccolta sono soprattutto due: il preziosismo aulico, che comporta la ricerca di una
raffinatezza di tipo petrarchista, orientata a una poesia preziosa e sublime, nella quale la vita sia
letterariamente trasfigurata; la libertà analogica. Quest'ultima porta alle estreme conseguenze il principio
simbolistico, mettendo in primo piano le associazioni (soprattutto sensoriali) del poeta anziché gli elementi
realistici. Dominano così l'allusività e l’indeterminatezza. I risultati più convincenti di Sentimento del tempo
non sono quelli dove la sublimazione preziosa è interamente riuscita, ma piuttosto quelli ove sia evidente lo
scontro tra questa e le istanze trasgressive. Nella produzione poetica successiva entro la quale spicca Il
dolore sulla morte del figlioletto e sulla guerra si trovano mescolate, come già nel Sentimento del tempo,
autenticità vitale e ricerca di raffinatezza espressiva.
Opere
Veglia
Quella che segue è una delle poesie più "forti" dell'Allegria. Il poeta resta lungamente accanto al cadavere
di un compagno fino quasi a condividere con lui l'esperienza della morte; rovescia e riscatta la tragica
condizione attraverso un intenso atto vitale: scrivere «lettere piene d'amore». L'attaccamento alla vita
affermato nella conclusione è l'espressione in qualche modo religiosa di un’assunzione, nell'esistenza del
sopravvissuto, della vitalità del morto.
I temi fondamentali della guerra e dell'energia vitale In Veglia Ungaretti ci restituisce un'immagine
emblematica dell'atrocità della violenza. La poesia è composta da due strofe, divise da uno spazio bianco.
La prima strofa di tredici versi descrive una scena raccapricciante: il poeta trascorre tutta la notte accanto
ad un compagno ucciso e sfigurato. I versi 12-13 chiudono questa strofa introducendo una svolta tematica:
di fronte all'orrore e alla morte, l'autore dà mostra di un'ostinata vitalità e scrive «lettere piene d'amore».
La seconda strofa è costituita da tre soli versi ed esprime il senso di una resistenza alla barbarie. A contatto
con la morte il poeta è pienamente consapevole del suo attaccamento alla vita. Nel suo intreccio di vitalità
e senso di morte, Veglia è una poesia esemplare che sembra riassumere i temi principali dell'Allegria. La
prima raccolta di Giuseppe Ungaretti è infatti incentrata sul tema della guerra che si intreccia con quello
dell'energia vitale, sebbene vi compaiano altri motivi, come la rievocazione dell'infanzia egiziana del poeta
o il tema della natura. Orrore e vitalità son espressi in Veglia attraverso due campi tematici contrapposti:
quello relativo al cadavere e alla morte e quello inerente la vita, il riscatto e la redenzione. Le parole
tematiche del primo campo sono termini crudamente espressivi riferiti al corpo, alla bocca e alle mani. Il
corpo del soldato morto è rappresentato come deformato e perturbante. Tuttavia il tema del cadavere
sfigurato e scomposto coesiste con la situazione di concentrazione e di ricomposizione del poeta: le parole
tematiche di questo opposto campo sono «plenilunio», «silenzio», «amore». Il tema del corpo deforme è
tipico della poetica espressionista. Viceversa il tema del riscatto di una condizione tragica attraverso la
parola poetica è tipico del Simbolismo. Dal punto di vista della poetica e delle scelte formali, Veglia lascia
emergere con chiarezza i tratti più appariscenti della rivoluzione formale portata avanti da Ungaretti: la
brevità dei versi, la frantumazione della sintassi e della metrica, la rilevanza assegnata alla singola parola.
Come i simbolisti francesi Ungaretti considera la parola poetica il mezzo per accedere al significato più
autentico delle cose: per questo, ogni singolo termine si carica di risonanze analogiche, allusive e segrete.
Al contempo, la metrica e la sintassi tradizionali nelle sue poesie si frantumano, i versi diventano brevissimi,
si potenzia l'espressività dei particolari più essenziali. Nell'Allegria l'eredità della poesia simbolista si
intreccia con l'influenza dell'Espressionismo. Veglia è il testo dell'Allegria più fortemente caratterizzato da
un registro espressionistico, soprattutto a livello del lessico, caratterizzato da termini violentemente
deformanti, spesso isolati in un solo verso brevissimo. Fortemente energico ed elementare è anche il
sistema delle rime, che insiste in modo martellante sulla desinenza del participio passato -ato/-ata. La
presenza ripetuta di participi passati in luogo degli aggettivi è una scelta stilistica frequente in Ungaretti,
che egli ha desunto dal Simbolismo francese e che gli serve a rendere più allusiva e semanticamente
ambigua l'espressione poetica. Alcuni di questi participi formano da soli un intero verso, e quindi
acquistano un rilievo ancora più spiccato (v. 4 «massacrato», v. 6 «digrignata», v. 10 «penetrata»). A
differenza di quanto accade nei testi di altri poeti espressionisti, anch'essi coinvolti nel trauma della guerra,
Ungaretti nella conclusione di Veglia riscatta il dolore della guerra affidando alla magia della parola un
misterioso bisogno di "redenzione" (come i simbolisti). Accanto al compagno morto, il poeta avverte cioè
uno scatto vitale che dà forza alle parole d'amore delle sue lettere. L'elemento centrale della poesia è la
reazione che la visione terribile del compagno morto innesca nel poeta. Non di disperazione e scoramento,
ma di amore per la vita. Il taglio crudo del testo non comporta una resa all'insensatezza del dolore e della
morte, ma la poesia di Ungaretti esprime piuttosto un bisogno di superiore armonia, da realizzarsi
attraverso l'assunzione, da parte del poeta, delle parti di realtà bisognose di significato e di "redenzione".
Lo scatto positivo finale risponde appunto a questa esigenza di ricomposizione e di armonia, affidata alla
forza dell'’’allegria’’ vitale. La ricomposizione vitale si attua mediante la parola e la scrittura («ho scritto /
lettere piene d'amore»): solo attraverso la scrittura il poeta-soldato trova il modo per rispondere all'orrore
della guerra. Al tema della scrittura si collega il motivo del silenzio: esso è un termine che compare in Veglia
e ne fa una poesia decisiva per interpretare l'intera Allegria. Il silenzio, nella concezione ungarettiana della
parola, non è assenza di comunicazione, bensì quell'intervallo di sospensione in cui, il poeta comunica più
intensamente: lasciar parlare l'assenza di parola consente di aprire dunque un tempo di meditazione più
profonda. Ed è quanto avviene in Veglia sulla scena della trincea, mentre la «congestione» delle mani del
compagno morto «penetra» nel «silenzio» del poeta vivo che si accinge alla scrittura.
Fratelli
Questo componimento si concentra sull'inumanità della guerra e sulla possibilità di resistere al suo orrore,
se ci si tiene fermi al senso di alcune parole che per l'uomo restano fondamentali. La parola «fratelli»,
centrale in tutta la poesia, è una di queste espressioni di cui gli uomini non dovranno mai fare a meno.
ANALISI E INTERPRETAZIONE DEL TESTO Uno degli elementi formali distintivi della poesia è dato dalla
ripetizione, sia all'inizio sia alla fine del testo, della parola-chiave che compare sin dal titolo: «fratelli».
Ungaretti, nella seconda occorrenza della parola, mette in rilievo la pronuncia dell'espressione «Fratelli»
con diversi accorgimenti formali: l'isolamento in una strofa a parte, che tra l'altro conclude l'intera poesia;
l'uso della iniziale maiuscola, invece che minuscola come al v. 2; la forte allitterazione con il vocabolo
«Fragilità» del verso precedente; l'eliminazione di quel punto interrogativo che connotava il primo
«fratelli?» e si ricollegava così al tema della «Parola tremante», cioè della parola incerta e sospesa. Un
ruolo importante nella tessitura ritmica di questa pur breve poesia è giocato dalla rima e dalla
allitterazione. Si pensi alla rima che lega i due participi «tremante»: «spasimante» e all'allitterazione che
mette in contatto sempre questi ultimi con «presente» del verso 8, altra parola-chiave del componimento.
E ancora all'allitterazione tra «FRAgilità» e «FRAtelli». Infine va sottolineato come la scelta della metafora
della foglia, per esprimere la fragilità della parola «fratelli», rimandi alla stessa immagine adoperata dal
poeta in Soldati per raffigurare la condizione di estrema precarietà in cui si trovano a vivere i militari sul
fronte di guerra. Il titolo della poesia ne indica chiaramente il tema principale: il senso di fratellanza e
solidarietà che deve ispirare sempre la condotta degli uomini. Ma a questo tema se ne collega un altro, il
poeta si chiede come fare per riappropriarsi del linguaggio, restituendo un nuovo significato alle parole che,
in un contesto disumano di atrocità terribili come quello della guerra finiscono per perdere la capacità di
dare senso alla realtà. Da questo punto di vista è emblematico l'uso che si fa della parola «fratelli». È da
notare infatti che essa viene ripetuta due volte, ma con diverse sfumature di significato. Se all'inizio
l'espressione sembra affiorare quasi per caso dalla bocca del poeta, all'interno di una "banale" domanda di
natura informativa, nel secondo caso la parola si presenta senza nessun legame sintattico con il discorso, e
quindi con tutta la sua forza semantica, rinviando così con grande forza al tema della universale fratellanza
degli uomini. Alla fine del componimento la semplice pronuncia della parola «Fratelli» è paragonata ad una
istintiva ed eclatante «rivolta» (v. 7) contro la distruzione e la sofferenza imposte agli uomini dalla guerra.
I fiumi
È uno dei testi più importanti e riusciti dell'Allegria e dell'intera opera ungarettiana; una specie di
autobiografia in versi. Il poeta, in un momento di riposo dalla guerra, ha fatto il bagno nel fiume Isonzo, che
scorre lungo il fronte orientale. A sera ripensa a quell'esperienza, e si rende conto che l'acqua dell'Isonzo ha
rievocato e come riepilogato in se stessa quella di altri tre fiumi - Serchio, Nilo, Senna - rappresentativi di
altri momenti della sua vita. L'immersione nell'acqua del fiume comporta due conseguenze: una regressiva
e una purificatrice. La purificazione permette al poeta di sentirsi in armonia con l'universo, di percepire la
propria esistenza come una parte del tutto, alla stregua di un «sasso». La regressione permette invece di
recuperare anche la dimensione temporale, cioè il proprio passato individuale, facendone quasi un
attributo del presente: anche la storia della propria vita diventa per il poeta recuperabile come ricchezza
presente, in nome della generale condizione di «armonia».
ANALISI E INTERPRETAZIONE DEL TESTO La poesia può essere considerata un'autobiografia in versi. Il bagno
nell'Isonzo consente infatti all'autore di "ripassare le epoche della sua vita". Il presente è appunto
rappresentato dal fiume Isonzo, che rimanda al clima di guerra: Ungaretti vi partecipò arruolandosi come
volontario in un reggimento di fanteria inviato a combattere sul Carso. Dal presente dell'esperienza bellica
si passa alle epoche passate. Per primo viene evocato il Serchio, il fiume delle radici, poiché dalla zona
bagnata dalle sue acque deriva la famiglia di Ungaretti. Poi viene il Nilo, il fiume dell'infanzia e della
giovinezza in Egitto e vissute all'insegna della libertà e della spensierata incoscienza. Infine viene ricordata
la Senna, che allude al periodo parigino in cui il poeta raggiunge una letteraria ed artistica consapevolezza
culturale (frequenta l'università ed entra in contatto con gli ambienti dell'avanguardia). La poesia si
compone di sessantanove versi strutturati in quindici strofe di varia lunghezza. Le due strofe più lunghe
sono la prima e l'ultima: il che pare assegnare loro una funzione speciale all'interno della struttura del
componimento, sottolineando il loro carattere di "cornice", ovvero di contenitore generale. D'altra parte,
mentre la prima e l'ultima strofa si riferiscono ad un momento notturno, le strofe dalla seconda alla
quattordicesima narrano di una esperienza mattutina. La prima e l'ultima strofa parlano dunque al presente
di un momento notturno nel quale il soggetto ripensa ad un fatto accaduto la mattina, e narrato nelle strofe
dalla seconda alla quattordicesima. I versi spaziano dal bisillabo all'endecasillabo. A misure imparisillabe si
alternano versi parisillabi. L'alternanza di parisillabi e imparisillabi ostacola ogni facile cantabilità e costringe
a una lettura che conferisca ad ogni verso e parola il massimo di rilevanza espressiva e di importanza
semantica. La sottolineatura della concretezza delle situazioni rappresentate e della presenza puntuale del
soggetto è una delle caratteristiche dello stile ungarettiano nell'Allegria. In questo testo tale sottolineatura
si affida alla insistenza del pronome deittico "questo". Esso ritorna nove volte, rafforzato da «qui» e da
«quelle»/«quel». Un altro mezzo attraverso il quale l'esperienza s'impone nella sua immediatezza, è il
passaggio dai tempi passati della rievocazione al presente. In questo modo, fra l'altro, si introduce l'idea,
centrale nel testo, della reversibilità tra presente e passato e tra luoghi fisicamente diversi e lontani; cioè
s'introduce il tema simbolistico delle correspondances. La presenza, infine, del soggetto è garantita dal suo
denunciarsi in ognuna delle quindici strofe per mezzo di aggettivi o di pronomi personali. La natura è
introdotta in questo testo come il riferimento privilegiato di una ricerca di identità e di significato da parte
del soggetto, secondo i modi della tradizione simbolistica. La difficoltà di relazione inaugurata da Leopardi
con il Canto notturno e ripresa nel Novecento dagli espressionisti, è qui contraddetta: raccolto nella calma
di un paesaggio serale, il poeta s'interroga sul senso della propria esistenza, riuscendo a trovare, una via di
accesso al significato di essa e al reperimento della propria identità. La natura è antropomorfizzata, come
testimonia l'impiego dell'aggettivo «mutilato» a proposito di un albero. E all'antropomorfizzazione della
natura corrisponde, come già in d'Annunzio, la naturalizzazione dell'uomo (il poeta è «come un sasso»).
Inoltre la natura è il teatro di un principio centrale nella poetica del Simbolismo: il particolare contiene in sé
la via d'accesso all'universale. Infatti, a partire dal contatto con l'acqua dell'Isonzo, il poeta ha raggiunto
tutti gli altri fiumi legati alla propria esistenza. Nel luogo puntuale dell'esperienza si è concentrato tutto lo
spazio circostante e nel momento puntuale di essa si è concentrato tutto il tempo. Il particolare presente
diviene per via analogica ogni altro particolare, anche lontano e diverso, grazie allo scorrere del soggetto
lungo somiglianze anche minime. È introdotto così, d'altra parte, un altro aspetto centrale del Simbolismo,
la fiducia nelle correspondances: ogni cosa rimanda ad un'altra, e, anzi, ogni cosa è lo può essere, un'altra.
Sembra valere in questo componimento il principio della "logica simmetrica", quella che caratterizzerebbe il
funzionamento dell'inconscio: mentre la logica razionale e cosciente funziona secondo i principi aristotelici
(identità, non contraddizione e terzo escluso), e cerca pertanto la specificità dei diversi fenomeni e insiste
dunque sulle differenze anche minime tra un dato e l'altro dell'esperienza, al contrario la logica simmetrica
dell'inconscio sarebbe piuttosto attratta dalle analogie, e tenderebbe a formare classi fondate sulla identità
anche di un solo carattere (è per questo che due persone o due fatti diversi possono fondersi, in un sogno,
profittando del fatto di avere, per l'inconscio, qualcosa in comune). Dietro l'affermazione ungarettiana
"questo fiume, l'Isonzo, è un altro fiume, e cioè è il Serchio, il Nilo, la Senna" (non assomiglia ad un altro
fiume, ma è un altro fiume) si vede proprio il funzionamento della logica simmetrica, per la quale due fiumi
possono essere la stessa cosa anche se sono, per la razionalità, diversi e lontani. Come spesso avviene nella
poesia, la razionalità e l'inconscio qui non si escludono ma collaborano nella definizione di una esperienza
profonda e coinvolgente dell'io.
Commiato
È il componimento che chiude la sezione intitolata «| porto sepolto», ed è dedicato, come risulta dal se-
ALLA LETTURA condo verso, al primo stampatore del Porto sepolto. È una dichiarazione esplicita di poetica.
Ungaretti mette in rilievo le due componenti della propria poesia: quella unanimistica e universalizzante
(nella prima strofa), e quella invece lirico-soggettiva e perciò individualizzante (nella seconda strofa). La
poesia è dunque sia un momento di verità generale sia una rivelazione per il singolo uomo. Inoltre, il testo
evidenzia il contrasto tra la chiarezza, la limpidezza e lo stupore cui la poesia dà voce, da una parte, e la
confusa vitalità misteriosa dalla quale la poesia deve originarsi, dall'altra. È infine messa in risalto la
valorizzazione della «parola» quale ritrovamento prezioso ed eccezionale di senso (e di verità) nel «silen-
zio» che caratterizza solitamente la vita. Viene in tal modo teorizzata la necessità di dare risalto, anche
attraverso l'evidenziazione formale dei versi, ad ogni parola, quasi facendo dello spazio bianco che isola
ciascun termine sulla pagina un equivalente del silenzio da cui essi scaturiscono e dell'abisso da cui
emergono.
Soldati
È il testo che chiude la quarta sezione del libro, «Girovago». Viene colta e dichiarata per mezzo di una secca
similitudine la condizione sospesa e minacciata dei soldati durante uno scontro a fuoco. La scelta di
un'immagine tradizionale come quella della foglia che in autunno sta per staccarsi dal ramo è riscattata
grazie alla fulminea incisività del componimento e alla valorizzazione dei singoli elementi per mezzo dei
brevissimi versi.
ANALISI E INTERPRETAZIONE DEL TESTO L'importanza del titolo La comprensione di questo testo richiede di
soffermarsi sulla particolare valorizzazione del titolo, indispensabile alla decifrazione del senso: i soldati
sono in una condizione simile a quella, assai incerta e precaria, delle foglie in autunno. La fragilità dell'uomo
Questo brevissimo componimento si basa sul paragone tra la condizione del soldato in guerra e la fragilità
delle foglie autunnali. Grazie all'uso di alcuni accorgimenti sia retorici - iperbato ed enjambements - sia
metrici, questo confronto tragico acquista uno spessore e una forza del tutto peculiari. Si crea un rapporto
di somiglianza metaforica fra la fragilità umana come tema della poesia e la fragilità inerme di questi
minuscoli versi. Il canto negato Le scelte metriche operate dal poeta in questa poesia dimostrano che il
rapporto da lui instaurato con la tradizione è molto problematico: essa è presente ma negata, come se
fosse divenuto impossibile cantare seguendo le forme liriche tradizionali, e per esempio intonando
endecasillabi e settenari. La poesia si potrebbe considerare formata da un distico di settenari: «Si sta come
d'autunno / sugli alberi le foglie». Questo però trasformerebbe Soldati in un componimento molto diverso
da quello che il poeta ci ha consegnato. Si può parlare quindi di settenari spezzati o "negati". Nella raccolta
dell'Allegria il tipo di rapporto che Ungaretti intrattiene con la tradizione è segnato dalla presenza di una
forte tensione verso di essa, nella forma della ricerca di un contatto che però non perviene a conclusioni di
tipo tradizionale.