DIRITTO PUBBLICO
Il diritto è un fenomeno sociale e storico ed è un insieme di regole (norme giuridiche) poste dallo Stato,
necessarie per regolare l’organizzazione dello stato e laddove vi sono interazioni e rapporti tra individui. La
massima latina dice “ubi societas ibi ius” (locuzione latina), ossia “Lì dove vi è una società, vi è il diritto”:
esso esiste nel momento in cui vi è una società, in cui vi sono più esseri umani (e viceversa).
Il diritto si evolve, le regole mutano si adegua nel tempo (la storicità) -> nel 1776 le 13 colonie d’America
proclamarono la loro indipendenza (in quel periodo proclamare la libertà non riguardava gli schiavi).
Una caratteristica del diritto è l’imperatività: le regole si applicano, si impongono indipendentemente dal
volere del destinatario, la sua volontà è irrilevante rispetto al diritto. Coloro che hanno l’autorità della
legislatura stabiliscono le regole (il diritto è il prodotto, l’estensione della politicità, cioè occuparsi della
società, selezionare beni, bisogni ed elevarli nell’interesse pubblico). Le norme giuridiche sono
caratterizzate dalla coercibilità, sono imposte dagli individui.
Tra ‘880-‘900 emerse il quarto stato, dalla società sono emerse delle esigenze, tramontate in diritto, la
società dell’Ottocento è una società in cui le scelte politiche venivano imposte da una cerchia ristretta di
persone. Si inizia ad avvertire il bisogno di istruzione (fondano le scuole per soddisfare l’interesse pubblico).
Il diritto pubblico è figlio del costituzionalismo francese del potere e del costituzionalismo inglese della
libertà (entrambi non coesistono).
Il diritto esiste per creare ordine e gestire le società attraverso le regole: la prima crisi fu quella intra
familiare, difatti il primo nucleo di regole giuridiche riguardava il diritto alla successione. Tutti i passaggi
sono momenti di crisi, perciò si utilizzano le norme per stabilire l’ordine. Pertanto, è fondamentale
garantire la pace sociale, la convivenza (in assenza del diritto l’unica possibile soluzione è la violenza con la
legge del più forte).
FUNZIONI DEL DIRITTO
●Reprimere le rivolte antisociali-> sanzionando chi agisce ai danni della società;
●Allocazione di beni e risorse tra individui e gruppi-> Il diritto si assicura che le risorse vengano distribuite
in maniera efficiente per ridurre la conflittualità ed evitare così sia la crisi di risorse che di richieste. Ciò
significa tenere unita la società in quanto, se non ci fossero le risorse ed i beni per tutti, ognuno lotterebbe
contro l’altro per ottenere quella risorsa ( Vi sono le crisi politiche se si combatte per le risorse, le quali sono
limitate e poche in proporzione alle richieste);
●Istituzione dei poteri pubblici-> creare istituzioni che sanzionino le condotte anti-sociali e che insegni per il
bisogno dell’istruzione. Chi detiene i poteri pubblici ha il compito di imporre il diritto (il diritto è coercibile,
in quanto può essere imposto).
La parola diritto ha due significati opposti:
-Diritto in senso oggettivo-> è un insieme di regole di condotta imposte dallo stato, ossia ordinamento
giuridico: esso non è fatto solo dal diritto in senso stretto, non è solo costituito da regole, ma è
un’istituzione che ha una comunità, delle regole e un’autorità di governo. Sono regole precettive, dicono
cosa DEVE essere, sono i doveri. Quando qualcuno riesce a far prevalere la sua volontà sugli altri, si dice che
esercita un potere sociale, ossia influenza il comportamento degli altri individui;
-Diritto in senso soggettivo-> è il potere di far valere un proprio interesse, è una pretesa. È una situazione
giuridica soggettiva nella quale il singolo agisce per far valere un proprio interesse. Es. Diritto di proprietà->
Diritto di un bene.
Il diritto è un sistema coerente e completo poiché è sempre in grado di rispondere alle domande di
giustizia, le regole coesistono fra di loro. I sistemi sono molteplici, ogni comunità si basa su un ordinamento
sempre più vasto, si chiamano comunità di diritto. I 3 ordinamenti sono: Ordinamento Statale,
Ordinamento dell’Unione Europa e Ordinamento Regionale.
Il diritto si crea continuamente, si evolve attraverso le fonti di produzione del diritto, tra esse vi sono gli atti
normativi, ossia atti giuridici scritti, frutto di una manifestazione della volontà del potere politico (qualcuno
che pone il diritto, decide con una manifestazione della volontà), sono tanti e hanno a loro interno delle
preposizioni linguistiche di senso compiuto, vi sono delle disposizioni normative. Alcuni emendamenti non
sono mai stati toccati ma, basandoci su tali norme, viene applicata una disposizione normativa (es. la corte
di cassazione assolve un assassinio con prove trovate nello Smartphone dell’omicida, perché? Perché il
quinto emendamento dice che senza l’autorizzazione del giudice non puoi osservare dati personali di un
soggetto, lo Smartphone rappresenta me e se violi lo Smartphone violi anche me). L’Atto normativo o
giuridico è frutto di volontà politica, ma non ce ne facciamo nulla del testo scritto se lo interpretiamo in
quanto l’interpretazione è una cosa tecnica, deve rispettare regole precise, interpretando il testo noi
ricaviamo il significato. La differenza fra principio e regola è che la regola funziona in modo binario, è
applicabile in vero o falso, allo stesso tempo non puoi applicare due regole; i principi invece devono
coesistere, trovare un pinto di equilibrio, di bilanciamento con gli altri (es. diritto alla salute e diritto alla vita
possono entrare in contrasto, nonostante siano forti, uno può essere più recessivo dell’altro), nessun diritto
è assoluto, cioè non ammette il bilanciamento con gli altri, non vi è uno più importante dell’altro, tutti
coesistono [nulla è assoluto nell’ordinamento costituzionale, quel diritto che è assoluto è tiranno in quanto
si impone in tutto il resto].
ORDINAMENTO GIURIDICO-> tutti gli ordinamenti giuridici sono caratterizzati da un elemento
soggettivo, ha una pluralità di soggetti come una comunità, un elemento oggettivo, come l’istituzione di
governo, e l’elemento normativo, un insieme di regole di condotta.
Tutti sono accomunati dal:
Principio di esclusività, ossia non vi può essere un altro sistema di regole, sarà punito chi aderisce ad
un altro sistema di regole. Un ordinamento giuridico pretende di essere l’unico in grado di regolare la
condotta degli individui che appartengono a quell’ordinamento; l’ordinamento giuridico pretende di
individuare da sé le norme di riconoscimento (tutti gli ordini giuridici);
(Clausola di giustizia-> la famiglia è un ordinamento giuridico, vi sono delle regole)
esso definisce da sé quali sono le norme di riconoscimento, ossia quelle norme che, all’interno di un
ordinamento, stabiliscono e individuano gli strumenti e le fonti che consentono di produrre nuove
forme di diritto (non riconosce nulla al di sopra di sé), il diritto stabilisce come si crea il diritto (il diritto
crea nuove norme). Nel 1648 avvenne la fine della Guerra dei Trent’anni che si concluse con la fine del
sistema dell’ordine giuridico medievale (il quale è fondato sull’idea che vi era un sistema universale,
tutti erano all’interno di esso e vi era sempre qualcuno al di sopra degli altri). Il trattato di Westfalia
segna la fine di esso e la nascita degli Stati, come soggetti che non hanno nulla al di sopra di essi.
Dagli atti normativi vengono emanate le norme, si possono introdurre nuove norme di riconoscimento o
cambiarle, le norme di riconoscimento individuano le fonti di produzione, da esse si ricava il nuovo diritto, il
quale può cambiare le norme di riconoscimento.
Le sanzioni per la violazione delle regole degli ordinamenti giuridici che non hanno una valenza generale,
sono ordinamenti settoriali (la famiglia, associazione sportiva, comunità religiosa), l’unica sanzione è
l’esclusione, ossia la possibilità di escludere colui che ha dei comportamenti antisociali. Ciò vale per tutti
tranne che per lo Stato, in quanto esso detiene la sovranità, caratteristica che lo distingue dagli altri
ordinamenti. Lo Stato è un ordinamento giuridico sovrano (sovranità esterna e interna): ha “ius excludendi
alios”, ossia il diritto di escludere gli altri dalla propria sfera di applicazione, lo stato nel suo spazio di
operatività, nel territorio in cui è sovrano, non ammette altri ordinamenti giuridici, tranne che
l’ordinamento giuridico statale li voglia tollerare. Inoltre, ha il monopolio della forza legittima, è l’unico che
può usare la forza per imporre le proprie regole. In quasi tutti gli ordinamenti costituzionali vi è una regola
che vieta l’esclusione (art. 22 “nessuno può essere privato dalla cittadinanza”, ogni stato ha le proprie
regole e in Italia la regola fondamentale è “ius sanguinis”, ossia essere cittadino attraverso la linea di
sangue).
Esiste un istituto, il Referendum Abrogativo, previsto dall’art. 75, il corpo elettorale è chiamato a decidere
se abrogare o non abrogare una legge. Il referendum ha una condizione di validità: deve votare la metà + 1
dei componenti elettorali, tuttavia molti cittadini, nonostante possiedano la cittadinanza, non votato perché
non vivono in Italia. L’amministrazione è particolarmente rigida per concedere la cittadinanza (dalla
comunità però non può non essere escluso), vi è una regola che consente a coloro che risiede in Italia 10
anni di chiedere la cittadinanza, una volta divenuto cittadino non si può essere escluso. Mentre per
qualunque ordinamento giuridico la sanzione è l’esclusione, per l’ordinamento giuridico statale vi è la
privazione della libertà, ma non vi è l’esclusione perché è l’unico che può usare la forza. Questa particolare
organizzazione del potere politico è abbastanza recente, prima che lo stato nascesse vi erano altre forme di
organizzazioni del potere politico e, come tutti i fenomeni giuridici, ha una sua fine, lo stato moderno è
tributario di qualcosa di antico.
Il 29 maggio 1453 il sultano degli ottomani va a Costantinopoli, muore Costantino XI Paleologo e cambia
veste l’Impero Romano d’Oriente. Un pezzo della comunità culturale, i pensatori, gli studiosi, si rifugia in
occidente e riporta con sé una conoscenza che durante il medioevo si era persa, come i classici greci e la
teoria dello Stato (come si era formato l’impero d’Oriente).
ORDINAMENTI GIURIDICI A CARATTERE GENERALE-POLITICO-> ordinamenti sempre esistiti, esercitano il
potere politico, quindi possono stabilire delle regole, apparati che gestiscono, risolvono le controversie che
insorgono tra i membri di una comunità. Successivamente questi ordinamenti hanno assunto una
particolare conformazione: Stato, il quale si distingue dagli ordinamenti generali e settoriali per la sovranità,
non ammette l’efficacia di altri ordinamenti giuridici e ha il monopolio della forza. Questo ordinamento non
ha fini predeterminati, si può occupare di qualunque cosa, le finalità tuttavia sono limitate. Ogni regola ha
bisogno di effettività, ossia di vivere (es. se violi una regola sei escluso). Lo stato non può escludere, non
può espellere ma può limitare la libertà di colui che compie atti antisociali.
Lo stato, nel corso dei vari secoli, ha assunto varie forme e lo studio delle forme di stato riguarda il rapporto
tra potere e l’individuo. La società (ancien regime), prima della Rivoluzione francese (1789), era una società
per ordini o stati generali (parlamento), previo rivoluzionario era una rappresentanza corporativa degli
organi sociali (clero, nobiltà), ogni ordine aveva le sue regole e si nasceva in un ordine sociale non si poteva
volontariamente passare ad un altro. L’esigenza economica e commerciale, gli interessava favorire il
commercio. Successivamente si sente il bisogno di essere tutti uguali, era un’esigenza prevalentemente
economica, le società, con la rivoluzione, diventano borghesi e commerciali-> si applicano le stesse regole
per favorire i commerci. Introducendo un nuovo modello, ossia la società per classi (si passa da un ordine
all’altro), nel corso dei due secoli successivi progressivamente la base sociale, che all’origine era formata
dalla nobiltà e dalla borghesia (chi detiene il potere di decidere) si è allargata e si estende il suffragio, si
riconosce che gli individui sono oggetti politicamente attivi, di poter partecipare alle decisioni-> votare.
Attraverso il voto si scelgono i rappresentanti, ossia coloro che fanno le regole (se sono l’immagine della
nobiltà faranno leggi funzionali per la nobiltà) e, allargando la base sociale, ricevevano rappresentanza
anche componenti della società diversi, la base sociale non è omogenea e vi sono interessi conflittuali.
Lo stato moderno subisce una trasformazione alla fine del ‘700, si supera l’ordine precedente, lo stato
aveva ereditato quello che esiste prima dello “stato” (fino al 1999 la camera era formata da nobili che si
tramandavano il titolo e il seggio di padre in figlio), emerge la borghesia che vuole regole uniformi per
favorire il commercio e, quindi, la ricchezza.