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Capitolo primo
Elementi costitutivi degli ordini architettonici antichi
1.1 Componenti strutturali e fun:
Riprendendo la definizione di ordine architettonico che avevamo precedentemente
formulato, @ utile sottolineare come immagine di questo quale trasposizione formale del
sistema trilitico sia di aiuto per una prima distinzione, all'interno dell'ordine, tra gli
Fig. 1 - Coo, Asklepieion, prospetto del tempio “*B" con indicazione dei principali elementi componenti
Vordine architettonico,6 Guida all tettura degli ondind architettonict antiehi 1
Fig, 2 Solurione del bordo peti
| imeteate delia falda del tetio con
fnecia e antefisve
lementi portanti, siano essi colonne, pilastri o ante, ¢ "elemento portato, la trab
All'interno di questa prima pid generale
delle specificita dei due ordini fondamentali
Ferto numero di clementi strutturali ¢ funzionali dall'insieme di quelli ormamentali, i quali
Fispondono, anche nella loro decorazione, ad una ben determinata logiea aggrezativa
{I tempio B dell"Asklepicion di Coo (fig. 1) pud facilitare la comprensione, in questa
[2 iniziale, delt’articolazione elementare dell’ordine architettonico. L’elemento vertica-
ke Portante pu infatti essere suddiviso in tre componenti principali: base (lat. spira, gr.
Praiea), Fusto (lat. scapus) e capitello (lat. capitulum, er. énikpavov © kiovéxpavov). La
base, assente nell’ordine dorico, raccorda il piano di posa delle colonne, lo stilobate (at,
splobates, gr. arviopiaens), con il fusto, che assolve al compito di sostegno verticale ed &
ia us Volta raccordato alla trabeazione dal capitello. Similmente alla base, la quale, al di
{2 di possibili reminiscenze di pitt antiche soluzioni costruttive, sembra volta ad ampliare
area dello stilobate su cui si scarica il peso delPordine, il capitello appare prevalente-
mente destinato a fornire un pit ampio piano di appoggio a quella parte della trabeazione
Posta a diretto contatto con le colonne; dunque il fusto che assolve la funzione primaria
i elemento verticale portante.
Che appartenga alla colonna (lat. columna,
oe caapaords) 0 all’anta (lat. anta, gr. napactds)’, il fusto presenta comungue una pro.
Sressiva rastremazione verso V’alto (lat. contractura, gr. pefaaic), talché Pampiezza alla
sua base, all'imoscapo (lat. imus scapus), ¢ sempre maggiore di quella alla soma a, ciok
al sommoscapo (lat. summus scapus); & possibile quindi in linea di massima assimilare il
fusto di una colonna ad un tronco di cono e quello di un pilastro ad un troneo dt. piramide
anche se, come vedremo in seguito, si tratta in realta di semplificazion,.
L’elemento orizzontale portato, la trabeazione, pud essere a suia volta scomposto in
tre componenti principali: V’architrave o epistilio, il fregio e la cornice. L’architrave (at.
epistylium, gr. éxtorshiov), che costituisce elemento orizzontale di raccordo tra i soste.
gni verticali, svolge conseguentemente una funzione statica fondamentale, raccogliendo
tutti carichi delle strutture superiori, comprese le coperture, ¢ trasmettendoli alle struttu-
re verticali portanti. Al di sopra & posto il fregio (lat. zophorus, gr. 5idfoua) ovvero
quella parte della trabeazione dove si concentra la componente decorativa e figurativa di
maggior spicco. II {regio poi & sormontato dalla cornice (lat. corona, gt. yeiaov), a sua
volta scomponibile in sottocornice, in cui si ravvisa il ricordo delle originarie componenti
costruttive della copertura, e gocciolatoio, nel quale si deve Ticonoscere quell’elemento
funzionale destinato, con il suo aggetto ¢ il suo Particolare profilo, a proteggere le
‘one.
inzione, pur senza addentrarsi nell’esame
il dorico ¢ lo ionico, & possibile isolare un
BF. atWAo¢ 0 Kiev), al pilastro (at. pila,
“E significativo che la lingua greca non distinguesse tra “‘anta” e “pilastro”
con napaards; la distinzione infatti non era probabilmente percepita neanche
sembra suggerire la sostanziale identificazione tra capitello d’
indicando entrambi i termini
a livello architettonico, come
‘anta ¢ capitello di pilastro,Fig. 3 Solus
netrale del
| jm
| Seghidt
strutture sottostanti allontanando Macqua piovana dalt
A coronamento dell'intera struttura éinfine la sima
sronda dell’edificio, che in origine era ricavata nelle stone
(fig. 2) ma che successivamente fu sempre pili spesso lavorsens Perimett
marmo o pietra, quando non direttamente ricavata dallo seve oly
sua funzione principale era di convogliare l'acqua raccolta dalla ony
attraverso appositi doccioni che si aprivano, a intervalli ool
delledificio. II profilo esterno della sima, la sua decorazione e quella dr gy, Ue
sempre rivestito, sin dall'eté arcaica, una rlevante Funzione decorate, oro Hanno
all'uso di material ili riceamente ornati di motivi vegetal soomy te ts SP
accentuati dall’uso di colori vividi Occidente la presence gan
per tuto il perimetro del tetto era ampiamente diffusa gia dalleta area, neal cans
templari della madrepatria, ancora nell’eta classica, spesso era presente'la la ane,
obliqua, ovvero ta sima che coronava il frontone e che si concludeva con wn accent
posto su di un breve risvolto lungo i lati delledificio; la sima orizzontale eva tae,
sostituita da una bassa fascia decorata ricavata dal bordo esterno delle teyole, che rasan,
dava le antefisse (lat. antefixa, gr. xaluntip dvdcuurtds) poste in cortispondenn: dete
terminazione dei coppi’ (fig. 3). Ad ogni modo, gia dal IV secolo a.C., anche in Grecia la
sima estesa per tutta la lunghezza dei lati dell'edificio con la regolare succescione di
doccioni, ornati con protomi animali (lat. sima, gr. fveuciv Aeoveoxépatos), divenne la
regola generalizzata a cui solo pochi edifici fecero eccezione’.
Trovandosi nella condizione di dover analizzare un ordine architettonico antico, @
conveniente adottare un criterio che consenta di identificare immediatamente un certo
numero di linee di riferimento in grado di facilitarne la lettura; si tratta di un metodo ben
consolidato ¢ di antica tradizione che individua nove linee, sufficienti a suddividere
Pordine negli elementi costitutivi fondamentali. Le nove linee rispecchiano perd l'atten-
zione che gli studiosi del passato dedicavano all’architettura dell’etd ellenistico-romana,
trascurando in parte quella della Grecia di eta arcaica e classica per la quale solo otto linee
sono sufficienti a schematizzare I’intero ordine.
Dalla tav. I si rileva facilmente la correlazione tra le nove linee e le diverse componen-
ti degli ordini: 1a prima identifica, infatti, il piano dello stilobate ¢ quindi lo spiccato
stesso dell’ordine, la seconda, che nel dorico greco @ assente, la separazione tra base ¢
fusto, la terza la separazione tra fusto e capitello mentre la quarta linea segna la superficie
le superfici decorate,
(lat. sima, wr. xupactic), ovvero la
ali del tetto,
Parte, in blocchi di
eco della cornice. La
ertura ¢ farla defluire
° Differentemente dalla Grecia continentale, nell’area ionica ¢ in Italia meridionale gia in ‘etd arcaica era
presente Ja sima orizzontale continua.
* In pitt di un’occasione, soprattutto nel IV secolo a.C., si trova la sima con protomi ar naa
con le antefisse, secondo una tendenza, in questo periodo gia ben definita, verso un progressivo accresci
to della componente decorativa a discapito del rigore compositivo (cfr. figg. 48, 49 € 51)
nimali combinata18 Guida atta lertura degli ordin| architettonicl antieht F
ma e la quarta linea determina
Ho, [interval fra a prima ¢ a quarts ee
di contatto tra architrave e capi |
sesta il fregio dalla sottocornice; In settima line: eS
Vottava segna la conclusione del gocciolatoio, quind Nene ee wasierminandoy coal
delia ima; la. nona infine evidenzia il limite superione della sima, determina cos)
insieme alla quarta Ia dimensione complessiva della trabenstone A ins a Pine
Paltezza totale dell’ordine. Bisogna perd sottdtineare che il Frew! eee ati co
asiatico mentre lo ionico attico ¢ privo della sottocornice, ridueendo cos pe een
per il dorieo, che abbiamo git vislo privo di base, i! numero totale dele inte ad O10.
Leuso di quente tinee si rvela grande aiuto ogni qual volta davai ad un orn
architettonico si pone il problema della sua rappresentazione: jn a Sean
una corretta documentazione consiste in una resttuzione schematizzata degli element
principali dell’ordine stesso tale che, omettendo i dettagli dei vari profili e motivi d
tivi, concentri l’attenzione sulla riproduzione degli clementi strutturali € sui rapporti
proporzionali che li legano. Una rappresentazione schematica di un e¢ Le antico &
spesso sufficiente a leggere le ragioni compositive ¢ le proporzioni generali del progetto;
la rappresentazione particolareggiata degli clementi minori, dei profili, della decorazion:
pud essere rimandata a disegni di dettaglio e comunque a restituzioni in una scala pi
elevata. . "
Tutti gli elementi prima identificati non erano perd indipendenti tra loro, né dimen-
sionati autonomamente, ma piuttosto progettati in maniera fortemente interdipendente,
molto spesso rispettando nelle loro aggregazioni precise interrelazioni. | rapporti propor-
zionali, che armonizzavano tra loro le diverse parti, rispecchiavano regole, certamente in
et arcaica meno determinate, che poi, con il tardo arcaismo ed il primo classicismo,
andarono progressivamente consolidandosi. La tendenza classificatrice e la volonta ra-
zionalizzatrice dell’eta ellenistica favorirono un’ampia diffusione della trattatistica che si
rivolse, in piit di un caso, anche all’architettura e quindi a forme e modi degli stessi ordini
architettonici. B in questo periodo che si afferma una pitt precisa formulazione delle
regole che presiedono al proporzionamento delle varie parti tra loro. Viene cost introdot-
to il modulo, minimo comun denominatore delle dimensioni relative dei vari elementi,
identificato nel trattato di Vitruvio con la misura del raggio alla base del fusto della
colonna. Pur essendo il modulo, in quanto manifestazione di una mentalita ordinatrice e
classificatrice tipica del mondo ellenistico, molto distante dalla mentalita progettuale dei
pit antichi architetti greci, la sua fortuna fu enorme. Riproposto in eta augustea da
Vitruvio fu, per suo tramite, recuperato prima dalla trattatistica umanistica e cinquecen-
{esca e, successivamente, dalla cultura neoclassica oltre ad essere stato in seguito ripreso
anche da tutti coloro che ancora oggi rivolgono la loro attenzione allo studio degli ordini
architettonici.
Non dobbiamo perd conseguentemente credere che il “modulo”
to in maniera significativa alle architetture dell’etd arcaica e clas
rispondono a metodologie progettuali affatto diverse e per mol
chiarite. Il proporzionamento delle parti di un edificio rispondeva
€ regole ben determinate‘, che vedevano 1’
Parti dell’edificio in un sistema di reciproci
do un sistema modulare, sembrano perd i
Possa essere applica-
ssica le quali, invece,
Iti aspetti ancora non
comunque a procedure
architetto impegnato nel correlate le diverse
Proporzionamenti che, pur non presupponen-
mpostati sull’applicazione di rapporti propor
_ * L’argomento & stato sempre oggetto battiti ¢ non di rado ha d
gaat che on tngono conto de contest storia incu gilervenl sf penton
allo stato delle conoscenze su i archi
necesaramene idee ots! prooraonalleurenste te ac ene TCLS, Si deve
apporti numerici basati su frazioni ‘semplics |
progettazione nel mondo classico tr
Segesta el'architetiura occidentale di etd classiea (Der
des griechischen Westens in klassischer Zeit, DAI RoneTav.t |
GLI ORDINI ARC) | VONICL A
‘ICT ANTICHT
‘Atene, Acropoli Atene Priene Magnesia al Meandro Roma
(447-442 4.0) (450-440 a.C.) (330 a.C. ca) (175.4. ca) (120 AC. ea)
Partenone “Tempio sulllisso ‘Tempio di Athena Tempio di Artemide Pantheon
Polias
ee20 Guida alte lertura dealt ordink architettoniel antichs 1
emplici ricorrenti © su di un dimensionamento relativo delle parti, a partire
eet dell'elevato, che suggerisce I’uso ‘di un sistema
mile da quello proposto da Vitruvio per
Ieurhynteria sino alle parti superio
enti suuccessivi non troppo
1on si deve credere che uso del “modulo” in eta ellenistica abi
nonici”” tra le parti: anzi, i monu-
altri versi
contribuito a consolidare dei valori proporzionali
pervenut attestano una varieta di soluzioni tale da rispecchiare la diffusione
di un celettismo stilistico che sfocia, non di rado, in manifestazioni di neoarcaismo e
"pont Ad oan ad, tener con del ato ce ele metodologle pogetuali delle
«14 arcaica ¢ classica si prestavano pitt facilmente a sperimentazioni © variazioni, la
ricerca era peri orientata verso un modello di canone che in un sistema multipolare, quale
cra quello del mondo greco, determinava diversita locali ma anche ampie arce di omoge-
neita. Diversamente, il mondo ellenistico era si caratterizzato da forti spinte all’omologa-
zione culturale, ma anche da una pit accentuata permeabilita, favorita dal superamento
della polis, alle influenze provenienti da altri centri del mondo ellenico e al tempo stesso a
forme ¢ motivi assunti sia pure filtrati, da culture anelleniche, soprattutto dove queste si
configuravano in forme localmente radicate. Conseguentemente Vattivita progettuale,
pure nell’adozione di metodologie pitt rigorose € tendenti all’affermazione di modell,
canonici determinati, era esposta ad influenze eclettiche che conducevano inevitabilmente
ad una libertad ageregativa tale da pregiudicare tanto il mantenimento di un’unita stilistica
quanto il consolidarsi di precisi rapporti proporzionali tra le parti.
Nella tav. I si possono vedere a confronto, riportati ad un comune diametro di base
delle colonne, un ordine dorico greco di eta classica, un ordine ionico attico sempre di eta
classica, un ordine ionico asiatico tardo classico, un ordine ionico ellenistico del II sec.
2.C. ed un corinzio romano del II sec. d.C. Si tratta di architetture che, in qualche modo,
Possono essere identificate ciascuna con un momento particolarmente significativo all'in.
terno del processo di progressive modificazioni morfologiche e proporzionali che earatte.
Tizza lespetto degli ordini in epoche diverse; & Vimmagine pit “‘canonica’”, o meglio
ancora “‘classica’’, che si é voluta privilegiare,
Un'attenzione particolare merita l'ordine ionico, qui rappresentato nella variabilita di
forme che pi desi altri lo contraddistingue: a fianco di uno “ionico asiatica”” revise,
infatti uno “ionico attico”” € uno “ionico ellenistico”. Ciascuno di questi rispecchia modi
& regole consolidatisi, in un determinato ambito geografico e in un motmenee storico
Particolare, come ‘‘canone”” ¢ conseguentemente deve essere considerato, nel proprio
seangstO: un ‘'modello classico”’. B infatti significativo che si tratti di tre opere ascritte a
sand architert 7 passat, come Piteo eri tempo ra Priene, Callicrate per il tempio
Propose dt loro autor esucesivamente considerate ta nan ne tse sla
Gdn quanto tal onsers ae naseamene considerate git nel mondo antico, “modelli”
Clasicisti che pure sitave aa rtazione e di imitazione, nelle ricorrenti fasi di veviva
ite eairOne con frequenza la cultura ellenistica e romana,
Dalla tav. 1 8 subito evidente il sostanziale contrasto tral
* Chr. sull’'argomento J.J. Coul ton, To Te 'eneral Considera-
ton,
ms in BSA, 97S, po. Sigg” TOMO Understanding Oreck Temple Design: General Considera-Pig, 4- Tebe (Ato Feito), tempio i
phis 11 (XVI dinastia, capitettod pile
profilo a cavetto, decorate n faplin dee
Inicerchio di base e abaco m tnccig |
MING
0. La decorazione in alla colanan,
quarto, nello ionico ellenisti ;
arricchita dalla presenza di una base modanata ¢ la a ete
trabeazione, dove assume spesso una tale tilevanza da wenel® feeamente ornato, al
lettura della stessa articolazione interna degli cement) rate fificile un'immediats
stesse osservazioni si applicano al corinzio, al quale sappiamn cats Sostanzialmente le
scere lo status di ordine a sé stante. Né Padozione, come sas! BOS ricono-
“cornice modiglionata”” ci consente di considerarlo come a een Seauito, della
variante dell’ordine ionico ellenistico. fe qualcosa di diverso da una
Una pit completa comprensione dell’ordine architettonico non pu
dere dall’analisi di quelle componenti decorative accessorie che conn et e¥i8 Prescin-
elementi gid identificati, a determinare Vaspetio complessivo delfeg ey ee aah
indicate, nell’insieme, come modanature. sWPordine € che sono
@ struttura: dalla colonna,
1.2 Componenti decorative: le modanature
Una modanatura 2 un elemento ornamentale architettonico caratterizato da un
particolare profilo, cui é spesso associato un preciso motivo decorativo. L’origine delle
modanature @ assai antica, costituendo la forma decorativa peculiare dell'architettura
trilitica; le troviamo dunque in Egitto, dove ebbero un grande sviluppo e dove é possibile
distinguere due forme principali, il “cavetto’” 0 “gola egizia” e il “‘semicerchio”. Questi
elementi appaiono quasi sempre in combinazione tra loro, con il secondo alla base del
primo, andando a formare il gruppo fregio-cornice delle trabeazioni o il capitello di ante
¢ pilastri (fig. 4), ma anche a coronamento dell'architrave dei portali o ancora dei piloni
posti all’ingresso dei santuari. Il semicerchio appare, inoltre, anche isolatamente a riqua-
drare specchiature decorate 0 a bordare gli angoli degli edifici
Trapporti tra antica Grecia ed Egitto erano frequenti e di grande portata ¢ la stessa
nascita di un’architettura litica in Grecia deve forse molto alle influenze egizie; non
dubbio comungue che il cavetto ¢ il semicerchio furono presto assimilati dalla cultura
decorativa ellenica che da queste prime due presto sviluppd altre cinque modanatute, St
completa cosi il repertorio usuale della decorazione architettonica che, quasi senza wlte,
riori innovazioni, ha caratterizzato Paspetto degli ordini architettonici fino ai nosttt
giorni.
La presenza del cavetto e del semicerchio é comunque documentata nell architeuss
greca, dalla fine dell’ VIII secolo a.C., tanto in ambiente dorico che in ambien'® fai,
due ambiti culturali del tutto diversi che, per strade separate, andavano ponendo le =
dell’architettura monumentale greca. Entrambe queste modanature st mantennero du22 Guida alta tettura degli ordini architettonict anticht I
ue in uso, il cavetto soprattutto nella sua originaria funzione di coronamento della parte
alta degli edificie il semicerchio in due forme prineipali: il “toro”? (lat. forus, gr. onéipa),
posto alla base delle colonne e dei muri, ¢ il “tondino"* (lat. astragalus, gr. doepdyahos),
di dimensioni piuttosto ridotte, spesso abbinato a modanature di maggior rilievo, soprat-
Va comunque sottolineato che,
tutto nella sua pit comune variante, I'‘astragalo"™. 4
malgrado la diretta derivazione del toro dal semicerchio, il suo profilo nella quasi genera-
Tita dei casi se ne discosta, propendendo, to che per archi di cerchio, per andamenti
eliittici, paraboloidici 0 pid spesso ancora iperbol ‘come accade per quasi tutti i
profili di eta greca. Le cinque modanature che gli architetti dorici ¢ ionici trassero dal
cavetto e dal semicerchio divennero poi peculiari dei rispettivi ordini architettonici. In
ambiente dorico si svilupparono dal cavetto il “becco di civetta”” ¢ la ‘‘gola diritta’”’ che &
attestata sin dal primo arcaismo anche in Tonia, dove dallo stesso profilo a cavetto venne
elaborata anche la “‘scozia” (lat. scotia, gr. oxorla 0 tpédxthos) (tav. H1.e-); gli toni
svilupparono inoltre dal semicerchio, assai diffuso in area microasiatica, sia I'*‘ovolo’
che la “‘gola rovescia” (tav. III.b-c). A queste cinque modanature bisogna poi aggiungere
la “fascia” (lat. fascia 0 corsa, gr. kdpan) € il “listello”” (lat. taenia, gr. varvia) (tav.
IL.e-f), caratterizzati entrambi da un semplice profilo piano, per lo pitt rilevato, che
{feriscono tra loro solo per la dimensione’, allo stesso modo del semicerchio ¢ del
tondino.
Dovendo tracciare un quadro, per quanto schematico, delle modanature, va inoltre
evidenziato come ai diversi profili corrispondessero specifici motivi ornamentali, al punto
che scindere il profilo dalla relativa decorazione appare una forzatura interpretativa
finalizzata ad esigenze analitiche estranee alla mentalita degli antichi, per i quali profilo e
decorazione finirono per identificarsi’. Ogni modanatura va dunque ricondotta ad un
particolare profilo cui si lega un preciso motivo ornamentale, quasi sempre di carattere
vegetale, che poteva essere intagliato e successivamente dipinto, come era comune in Asia
Minore dove il marmo, che forniva un’ottima materia prima al lavoro degli scalpellini,
dobbiamo presumere fosse abbondantemente disponibile, non sappiamo se attraverso
consistenti forniture dalle isole o direttamente sul posto. In alternativa i profili potevano
essere semplicemente stuccati e dipinti (tav. IX.1), come pitt spesso accadeva in ambiente
dorico, dove il materiale da costruzione era prevalentemente poros o pietra calcarea,
* In antico il termine “‘astragalo” era riferito genericamente a tutte le varianti del profilo a tondiho mentre
attualmente é piuttosto comune I’identificazione dell’astragalo con la versione di questo decorata con perle e
rocchetti; la ragione va ricercata nella tendenza, ben attestata presso gli antichi, a non distinguere il profilo
dal motivo decorativo che Paccompagna (cfr. nota 9). A questo proposito va ricordato come l’astragalo
‘possa essere considerato la forma ornamentale per eccellenza del profilo a tondino: infatti, dopo essere stato
per un lungo periodo la sola forma decorativa di questo profilo in ambiente ionico, si diffuse ampiamente in
tutto il mondo ellenizzato, favorito dalla crescente predilezione per le forme riccamente ornate. Al contrario,
decorazioni piii semplici, come il motivo a “‘gallone”’, a “‘rettangoli alterni’”’ o a “‘cordone’’, che pure erano
diffuse sin dall’eta arcaica in ambiente dorico, non ebbero un seguito significativo nell’architettura dei
periodi successivi.
* La gola diritta, cosi come il cavetto da cui deriva direttamente, si presenta sempre come una modanatura
composta, essendo necessariamente accompagnata da un listello che completa il bordo esterno del profilo. Va
inoltre sottolineato come, a partire dalla fine del IV secolo, la gola diritta vada diffondendosi sempre pid
come sima degli edifici non solo dorici, ma anche ionici e successivamente corinzi, affermandosi definitiva-
mente come la soluzione canonica per questo elemento dell’ordine.
Teoricamente si tratta di fascia se la sua ampiezza & pari o mag,
diversamente dovra essere considerato listello.
* Non écasuale che Ja terminologia latina ¢ greca a noi pervenuta, relativamente ai profili, sia assai povera
‘mentre quella rferita ai vari motivi decorativi sia al contrario abbastanza completa. E probabile infattiche gli
antichi non distinguessero il profilo dal relativo motivo ornamentale; & owvio allora, che facessero tiferimen,
to alPinsieme profilo-decorazione con il termine della stessa decorazione. In genere i profili in senso lato,
quali la gola rovescia, ovolo, il becco di civetta, ma anche il toto alla base della colonna o 'echino del
capitello dorico, erano tutti indicati con il termine cymatium o xuidnoy, ovvero ‘‘onda”, mentre
distinzione terminologica tra loro era data dalla definizione del motivo ornamentale che a ciaseuno di eset
accoppiava; abbiamo cost il cymatium lesbium, il cymatium ionicum e il cymatium doricum,
re delle modanature che la racchiudono,Tav I
LE MODAN ORE |
IL PROFILO A Cayprrc,
ELE MODANATURE DA QUESTO DERIVATE
4 nl a-Caverro,
CQ
IAI
1 -Pogliadacqpa etreccia 2-foplinsimcusara bifida
Oo 1
= b-BEcco pi civerra
Te ADovoLe
oe 2- Fog doa
\ c- BECCO DICIVETTA
AGOLA ROVESCIA,
- GOLA DIRITTA
CL
2- Foglia d’acqua
e- SCOZIAIONICA
1,2 - Semplici, con gole diversamente profilate
= 3 £- SCOZIASAMIA
1,2 - Scanalate, con gole diversamente profiatelativa decorazione, ma anche nella loro stessa
terno dellordine architettonico. Dal V secolo a.C., inoltre, apparve-
portazione ionica ad ari contri-
buendo ad aumentare ulteriormente la ricchezza decorativa dell’ordine stesso. Nonostan-
icolta nell’esame di questi fenomeni, proprio attraverso un’atten-
conseguen-
ianza della foglia ionica e di
ermogli le lancette. Non
sola rovescia dipini con kymata ionici e vieversa,
‘nell ordine dotico sono co che nella ionica
in dal oii exrinonn con una iechena ees
‘che al mondo ine : eva lesaPv tt
LE Mopanaripy ll |
CORON WUE © GoLARoviscia,
ese cece
@ DXOMOM MEMS COE d-ToNDINo
oe
LA FASCIA E IL LISTELLO
| Bi] FT Ri
S e- FASCIA
1 -Meandeo
0 Gee G=E6SS Ea S> ¢- sro
1+ Meandeo 2- Seacchira 3-Galloneta analisi delle vat lel profilo, della decorazione 0 della collocazione delle
‘modanature che si pud giungere a identificare e datare
senta in uno stato di conservazione molto framment \ dunque, di
“ui approfondita conoscenza sirivela molto spesso fondamentale per lo studio
rchitettura
Le combi
fregio e Parchitrave,
Ne consegue che
in tre fasce separate da
raccordo, inoltre, &
it delle volte si presenta-
no associati a modanature maggiori: Pastragalo posto alla base di gola rovescia e ovolo,DISTRIB! 3
ser LL MopDANATU! as
INCIPALT EB Si jy RDINATE ce
MAGNESIA AL MEANDRO
‘Trabeazione del tempio di Zeus Sosipolis
(inizio del II secolo a.C.) =—(incurvature dees
veil o sul varasone aims ome
oncmiraa ors unasuprice she pas
ione di un prisma, che ha per base l pee saee
igs. 8-9. L’enita del grado di curvaturat ah cen eee,
inversamente proporzionale al raggio della sfea teorica dt sateen
con una freecia massima, proporzionae alla lunghezza del lato rela
ordine di lineare. Questo particolare intervento, volts yuna a
a quale piano di posa delle cok
rento" che si verificherebbe qualora la superficie i pera
delle colonne fosse perfettamente piana’; a questa interpretazione sf eifuncs wees
ne dell'enasise della curvatura dello stilobat (L. Hasclbrg, H. Seybold, Setkurve oder E
“ung antiker Kurvaturen nach dem Zeugnis der didymeischen Kurvenkonstruktion in NA, |
(Qui adottiamo la terminologiaproposta da Vitruvio, ma deve essere tent presen
i adlecto.
demonstrat erit descripta». ‘a
spiegazioni cui si fa riferimento nel testo e questa mancanza,
Provocato numer
1
la nota 15, pp. 139-147.
ad libellam dirigetur, alueolatum oculovideitur.conservazione dell’edificio ne consenta la verifica,
clementi a questo sovrappost la stessa curvatura del
‘monumento e da periodo a periodo, dal tempio di Hera 1 a Poseidoni
seconda meta dl VI secolo a.C., dove misura citca 5,4 em, pati a 1/120 d
colonna, al Partenone, dove misura solo 1,75 em, ovvero 1/597 della stessa
anche se non ériconoscibile
al primo. Va inoltre notatoibuisce anche in questo caso un
‘a compensare ’effetto di assottigliamento al centro chest
sua stessa altezza, ma
(0, dove il profilo delle colonne presenta un fenoms
froniabile con quello dellentass" neg ee arcaciehe, anche in cnsdeazone del
» ctr. Vitruvio, op.
adiciunturerasiudinianni
(Cult ata texrury eg ondintarehtetn
uunentale grec,
to nella nasclta dellarchiteltura
ed una solusione simile
0 altribuire ala ba contrazione angolare che Plage
La prima é un Intervento airettamente connesso alla
pazetio di un pit dettagliates
mole che ta cultura eplela hn sv
Pottebbe aver supgerito Pade
Alla seconda tipoloaia poss
mento della colonna d'angolo.
Configurazione stessa del freglo dorlew e in quate tale sath
Csame nel capitolo successive, dope che sari stata fornita una deserizlone degtl element
Componenti Mordine dorieo e, pit! in partivolare, delle problematiche connesse alla com
un‘alterazione che inter
Posizione stessa della trabeazione. I secondo Invece costitushic
(¢ sulle colonne angolarl del templl © conniste nell'ingrossamento del
viene frequentemer
loro diametro rispetto a quello delle rextuntl colonne della periatasl, Lav ragione detla
correzione é ricondotta al tentative di contrastare Hf fenomeno sitieo che sh manifestereb:
che, prive dello sfondo della cella, pit delle altre
be appunto nelle colonne angola
appaiono assottighiate dalla luminosita nolare””. Una confertn di questi
Arebbe ravvisata nell’assenza di questa correzione nel templi proslill, dove Ia presenza
della cella anche alle spalle della colonna angolare avrebbe reno non necessario tale
accorgimento, Alla spiegazione ottica vengono di alcuni associate anche esigenze statiche
che vedono nell'ingrossamento della colonna angolare nei templi peripteri’' wn espediente
er consolidare la struttura portante dell’edificio dove il earico ¢ maggiore. L.‘apparizione
di questa particolare correzione deve comunque essere necessaslamente successiva all’ab.
bandono della convenzione arcaica di differenziare il diametro delle colonne sulla fronte
€ sui lati ed & documentata infatti tra la fine del VI Vinizio del V secolo a.C
ia infine fanno riferimento quegli interventi volti alla deviazione dal
i rocchi delle colonne della peristasi dei
per correggere le
nclinazione delle
tenzione an
Alla terza tipoloy
Ia verticale dell’alzato del tempio. In parti
templi presentano pia i ispetto al piano orizzontale,
deformazioni indotte dalla curvatura dello stilobate, sia per oltenere un’
colonne tale che le semirette coincidenti con il loro asse non siano parellele tra loro ma
convergano in un punto tcorico, al di sopra del tempio, situato sull’asse passante per il suo
centro geometrico, In sostanza, le colonne della peristasi non sono disposte ortogonalmen-
teal loro piano di posa, ma lievemente inclinate verso l’interno del tempio (fig. 13) a con-
trastare l’effetto ottico di incombenza e quasi di rovesciamento che queste ¢ la soprastante
trabeazione avrebbero nei confront di un osservatore posto in prossimita dell’editicio.
Necessariamente, le colonne angolari, in quanto partecipi dell inclinazione di due lati tra
loro ortogonali, presentano una doppia pendenza che si concretizza
inclinazione nella direzione della risultante, ovvero secondo la diagonale dell’edificio.
Questo particolare accorgimento appare gia nella tarda eta arcaica in edifici quali il
tempio di Aphaia Il ad Egina, ma applicato solo alle colonne dei lati lunghi dell"edificio;
Veffetto di rastremazione dei prospetti ¢ conseguentemente limitato solo ai lati brevi'. Si
tratta di una soluzione adottata anche in altri importanti terspli peloponnesiaci di eta
successiva, quali quelli di Zeus ad Olimpia, Athena a Tegea ¢ Zeus a Nemea, e che trova
riscontro nello stesso testo vitruviano”. L’entita dell’inclinazione delle colonne, negli
una pitt accentuata
* Chr. Vitruvio, op. cif, M.ii11; «Etiamque angulares columnae crassioresfaciendae sunt ex suo diame-
tro quinguagesima parte, quod eae ab acre circumeiduntur et graciliores videntur esse aspicientibus. Ergo
quod oculus fallit, raticinatione est exaequandumo,
° Cir. D. Robertson, Handbook of Greek and Roman Architecture, Cambridge, 1943, p. 117, A.
Orlandos, ‘A ‘Apxrtextovny, r00 Mapdevavoc, Athenai, 1977, pp. 147-150 ¢ in particolare J.J. Coulton,
Ancient Greek Architects at Work, New York, 1977, p. 131, che mette in evidenza come un ingrossament
delta colonna si manifesti anche nell'angolo interno della sfod del santuario di Artemis a Brauron dove non st
puo in alcun modo fare appello a giustficazioni ottiche.
* B interessante rilevare che nel tempio di Athena ed Ephaistos ad Atene, dove Vinclinazione delle colonne
appare coinvolgere tutti quattro i lati dell’eificio, le colonne dei lati corti presentano un'ulteriore inclina.
Zione verso I'asse longitudinale, incrementando I'effetto di rastremazione delle front est ed ovest e attestando
in qualche modo la ricerca di un effetto prossimo a quello riscontrabile ne! tempio di Egina.
” Vitruvio, op. cif., Il.v.4 «..., columnae sunt medianae in pronao et postico ad perpendiculum medii
centri conlocandae ; angulares autem, quaeque € regione earum futurae sunt in lateribus aedis dextra ac
sinistra, uti partes interiores quae ad parictes cellae spectant ad perpendiculum latus habeant conlocatum,ent costtutied death ordini
See oe i ordini architettonil anticht
presentarione esagerata delia ra
Mremazione ¢ dell'enzasis detin |
Colonna, con indicazione della
progressiva deviazione del profilo )
Feale dalla generatrice del tronco
Girgone teorieo.
edifici dell’eta classica ¢ assai contenuta, inferiore comunque a quella suggerita da Vitru-
Vio, con deviazioni angolari comprese tra 0'24’ del Partenone, che presenta un fuori
piombo di circa 7,4 cm, € i 0°33’dei Propilei, dove il fuori piombo é intorno agli 8,5 cm.
"Anche la trabeazione naturalmente é inclinata rispetto al piano verticale dei prospetti;
nel Partenone riscontriamo infatti un’inclinazione verso l'interno dell'architrave ¢ del
fregio prossima a quella delle colonne (fig. 12), mentre gocciolatoio ¢ antefisse present:
no vun'inelinazione inversa, verso Vesterno, € con una pili marcata incidenza (224).
Diversamente, Vitruvio™, che riferisce peraltro delPinclinazione della trabeazione solo a
proposito dell'ordine ionico, suggerisce un’inclinazione dell’intera trabeazione verso Pe
Rerne con valori peraltro molto pitt elevati (circa 4°48’) di quell riscontrati negl edifici
exteriores autem parts, uti dictum ante] de earum contractur. Sic enim erunt {NGS compostons
aedium, contractura (cus) tai ratione, exactae» (versione con integrazione proposta da C. Lorenuts
Lelong, 187. V. Rose, ed. Leipz, 1899), Per un commento sul passo elt. P. Gros, op. ‘Ere “9 “do ‘ouanina
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wa) O'sanb Jad auodosd ayo BIjanb “ordusaso
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SE HpHUD PMoHaMpsH HIpAE HAEp HHH)tw
LORDINE DORICOCapitolo secondo
L’ordine dorico,
2.1 Generalita
Lordine dorico fa la sua appat
ecolo a.C.., tanto or
del Mediterraneo occidentale’. Questa arc
‘0 da una grande liber
luabili neta colonna
1 essenziali ed equilibrate
Bio discontinuo, ein
+ meglio ascora, nella
tun rigore non comune nell’articolazione interna de
loro reciproca correlazione
tav. V & rappresentato lordine dorico del templo di
us ad Olin
Periptero esastilo datato al primo classicismo, che esprime pienamentelo stade ay
‘maturita raggiunto dall’architettura dorica del Peloponneso durante la prim mux
secolo, un periodo a giusto merito riconosciuto come let della massima espresso de
dorico. Non @ questa la sede per un'analisi approfondita del tempio di Zeus nel suo
quelle
jieme sottocornice-gocci proporsond —
ipiche della prima meta del secolo e, volendole esprimere in mo
: rizioni sporadiche sono documentate in eta arcaica anche in ambito font Nesual
tempo Athena Aso in Misia poco sucesso ala nt dl V1 sal 00Sico del
‘auto conto dell’assenza della base della
obliquo del
tenendo conto della
sguendo la pendenza de
vfastigium, gr. derds), come & d’altronde compren:
sua prevalente funzione di gronda.
La presenza della sima e il raddoppi
rispondono ad un’esigenza precisa lega
‘mo, nel timpano (lal. tympanum, gt. wyavor
che andavano in ogni modo pi all'acqui
doccioni,
particolare profilo c-eava un vano profondo ¢ riparato.
2.2 La colonna
ine & necessario
1e 1o compongono.
fusto, che
base, dopo essersi mantenuto pressoché costante:
ela meta del fusto, smente rastremando fino a raggiungere il diametro minimo
al sommoscapo, ovvero alla sommiTL CAPITELLO: DoRICOia ma viene regolarment
stra, gr. s. pafb0s) quest,
tezza, mentte il loro particolare profilo,
» dona alla superficie curva quasi un ef
decorativo che pud essere considerato co
colonna dorica (tav. V),
scomponibile in pit
echinus, gr. axivos)
no. L'abaco, 1a paral
della trabeazione alla quale:
sottoposto Parchitrave.
la cui schematizzazione lo assimila ad un tronco di
non é rettilineo’ ma, come appare dal nostro
et greca, & riconducibile ad un
funzione & quella di raccordare
pill modesta superficie circolare del
la base dell’echino sono alcuni anelli
funzione non é del tutto chiara ma
tua dalla superficie del fusto (fig,
ivamente come la parte terminal
ato tramite una serie di incisioni a sezione
di hypotrachelion (lat. hypotrachelium, gr
ma & possibile che rievochino la tracey
nel senso delle fibre,
L’echino possiede una forma pecu
cono, anche se il suo profilo in real
esempio cosi come dalla gran parte d
andamento di tipo iperboloidico. La
i (at. an
che potrebbero servire da goce
Subito sotto gli anuii il collarino ch
fusto, dal quale ¢ comunemente separ:
riangolare conosciute con il
o-
ir Si Presenta comunemente decorata con
i fusto (tav. VI), anche se in eta arcaica,
bilmente ¢ presentandosi nel corso
isare che le modificazioni nel
© della convessita.a tutto
ct ellenistca, a profit effettvamente
“More usa il termine Aypotrackelion in senso estensivo,vvanta nei loro confronti
ndo fornire una defi
Ambiente simile al pronao e posto specularmet
pistodomo si presentano, dungue, come ambi
fo lato, dovela separazione avviene per mezzo
in corrispondenza delle test
imetria dell’anta dori
‘cosi come risulta anche dalla
iterno del muro che trovar
ito dall’allineamento con
mente si presenta pit ampio del risvolto &s
‘eventuale legame con le colonne della Pe
sve ek temp esis a
+ 1 partcolare fenomeno, notocon il nome dt galegamento dt as en HEP be
amn captello ana
{ presenta priva di base ment
Si iffusero forme semplificate
Fist del apt enistiea, quando
che progesvamentesunsero a mitae completamente profil stesso. Alla base del k).
tna dorzo#un'arpia fascia rievta spn aricchita da tll in pesenca inane
ions i astragl se non addiitura dun kymaionco (ig. 1)
2.4 La trabeazione
ate parte della trabeazione di
pili chiara la descrizione che la co
ee orizzontali delle quali ci
‘one dell’ordine e, pitt precisamente, delle line
tuno dei lati lunghi; per
o alla petistas, & ben conosciuto ed ampiamente
umento preciOV COV LLAVS UW
OOMOG,he di Ercol
commemorate la eo
‘Lo spazio tra la quintae la ses
fascia di base e da un piano c
na linea, consiste di
tun kyma dorico, un profilo a becco di
sua parte inferiore pres
os
come appare dalla tav, VI
funzione primaria & quella di imped
cui margine
to a cavetio per formare un becco la cui
‘equa piovana di scorrere lungo gli elementiLA TRAD: AZION)
Ouimera (168-460 2.6.)
‘Tempio di Zeus46, Curdo alla lervara degli ordini architettonics antihi 1
tempio di Zeus, prospetto € serione parriale del fromtone
Fie. 18 Obs
sottostanti della trabeazione, danneggiando cosi la decorazione scultorea ¢ pittorica delle
varie componenti.
Un discorso a parte merita il gocciolatoio obliquo, quel particolare elemento che si
distacca dal gocciolatoio orizzontale in corrispondenza degli angoli dell’edificio ¢ risale
lungo i lati del frontone a racchiudere il timpano. Come il gocci Jatoio orizzontale,
questo si presenta composto da una fascia coronata da un becco di civetta, ma & Privo
perd di sottocornice e, di conseguenza, Ia sua faccia inferiore ¢ conformata diversamente
(fig. 18). L’elemento, che si presenta naturalmente con lo stesso forte aggetto della
cornice orizzontale, segue inferiormente un profilo a cavetto, per impedire all’acqua di
Faggiungere il timpano, mentre il suo raccordo con il piano di fondo di quest’ultimo &
costituito, secondo una consuetudine invalsa sin dall’eta arcaica, ancora una volta da un
kyma dorico. Appare ad ogni modo importante tenere conto della compresenza in uno
stesso edificio dorico di due gocciolatoi conformati diversamente, anche in considerazio-
ne della frequenza con cui, nello studio di un monumento antico, si viene in contatto con
Strutture allo stato di rudere il cui aspetto, il pit delle volte, va restituito fondando
unicamente sull’analisi dei frammenti architettonici sopravvissuti.
L'intera trabeazione termina, infine, con la sima che nel nostro edificio corre non
solo lungo le falde del frontone, ma anche sui lati lunghi a delimitare le tegole di bordo
del tetto, in questo caso realizzato interamente in marmo; a intervalli regolari, nella sima
dei lati lunghi si aprono i doccioni, ornati con protomi leonine lavorate in altorilievo. La
sima riveste grande interesse per lo studio dell’architettura antica, essendo un elemento
idoneo, proprio per la sua variabilita nel profilo ¢ nella decorazione, ad un’analisi
stilistica volta ad identificarne datazione e provenienza. In questo caso si tratta di una
cosiddetta ‘‘sima corinzia”’ (fig. 19), caratterizzata da un profilo ad ovolo® posto su di
un’alta fascia e coronato da un astragalo; la decorazione, tipica della sima corinzia,
consiste di un motivo ad anthemion che riveste tanto l’ovolo che parte della fascia, la
meta inferiore della quale @ occupata invece da un motivo a meandro. Si trata di una
tipologia di sima, ampiamente diffusa in quest’area tra la seconda meta del VI secolo ela
prima meta del V a.C., la quale ben si colloca su di un tempio che @ uno dei massimi
esempi del primo classicismo del Peloponneso.
“ Adottiamo in questo caso il termine ovolo per un profilo che in qualche modo si approssima a quello
dell’ovolo ionico, ma che si sviluppa autonomamente in ambiente peloponnesiaco; in ogni caso si tratta di un
profilo composto, dove l’ovolo ¢ la fascia di base formano un'unica modanatura. A volte nella stessa area di
sviluppo é presente una variante nella quale il confine tra ovolo e fascia ¢ pid sfumato, al punto che l'insieme
si presenta come un unico profilo a gola rovescia. In entrambi i casi, comungue, la decorazione ad esso
associata é I'anthemion e non il motivo ad ovoli ¢ lancette o la foglia lesbia, confermando cosi l"estrancita di
questa tipologia ad influenze di ambiente ionico.Vordine dorieo 41
Re. 19
"plo di Zeus, prospeto e sezione della sim
Per la completezza dell’ordine architet
nente, l'epicranitis (gr. émxpavieic), ovver:
a coronamento delle pareti o della fac.
Zeus ad Olimpia questa risulta compost
classica, da un profilo a becco di civett
tonico va inol
Ire segnatata un’
0 una particol ati
‘ulteriore compo-
modanature poste
zione stessa. Nel tempio di
altestato nel dorico dellera
fa, secondo uso
‘con un'ampia fascia alla base.
2.5 Il colore nell’ordine dorico
Un altro aspetto che merita di essere preso i i :
che, per Ia stessarilevanza del fenomeno, contribuisce non poco alle deen reset
spetto architettonico complessivo, oe
Sin dalla meté dell Ottocento, in [Link] Vopinone correne ancora fortememte
condizionata dall'ereditneoclassca, Hittorf’affrontavail tema del colo wens
con riscontri oggettivi una restituzione del templo ““B” di Selinunte fortemetteecewen
zata da un vistoso eromatismo’. A questa prima, decisa presa di posdone sees
accese discussioni, ma anche numerosi altri contributi solidamente docursentag dan
denze archeologiche che aiutarono a vincere le resistenze residue da parte degli sed 4
pit conservatori ¢ a consolidare un’immagine meno idealizzata degit anticht edifnt
La policromia non 2 un carattere specifio dellordine dorico, ben interessa ttl
ordini senza distinzioni e, pit in generale, interessa Parchitetura antica nel suo complex
$0, ma se abbiamo scelto di estrapolarne la trattazione dal precedente capitolo. per
affrontare separatamente il problema del colore nel dorico, é perché coinvolge problema.
tiche in parte specifiche, che richiedono comunque la conoscenza seppute superficale
delle principali componenti dell’ordine.
La presenza del colore nelle architetture doriche si manifesta infatti in due forme ben
* La presenza di tracce di colore e di decorazioni dipinte fu in verita registrata gid nella seconda meta det
XVIII secolo da J. Stuart a N. Revett (Antiquities of Athens, 1, London, 1762) ¢ successivamente da E.D.
Clarke (Travels in Various Countries of Europe, Asia and. Africa, London, 1814), E. Dodwell (A Classical
and Topographical Tour through Greece during the Years 1801, 1805 and 1806, London, 1819), J.P. Gandy
(The Inedited Antiquities of Attica, London, 1817) ¢ C.R. Cockerell (On the Aegina Marbles, in The
Quarterly Journal of Literature, Science and the Arts, VI, pp. 327-341 ¢ VII, pp. 229-235, 1819), per citare
Solo i pitt noti, ma ad Hittorff si deve il primo contributo di insieme sulla policromia nell’ ‘architettura, ae
"UL torff, De l'architecture polychrome chez les Grecs, ou restitution complete du temple d’Empée of
cle, dans acropolis de Selinunte, in Annali dell'Ist. Cortisp. Arch., 11, 1830, pp. 263-284, La avert
dell'architetto francese, oltre ad alcuni errori di interpretazione archeologica del monumento, becca ioe
Per eccesso di decorativismo e suggerisce un prevalere delle integrazioni su riscontri oggetivi, ma rapp
'a ad ogni modo un contributo fondamentale sull’argomento.atte texte degli ordindarcitettonies andi F
diverse, ma che contribuiscono congiuntamente
che vedremo essere comune
fla detinizione dell'immagine finale, La prima di queste, 9 eascra cor
pea ‘Sun aspetto complementare della decorazione architettonica in
cite, che ticorre in pi parti all'interno detordine e che abbiamo visto identifi
Ie ne era pa coinvolyendo perd naturalmente anche fa sima
quel che riguarda te modanatur
listinte tra loro che rispondono a Togiche
anche agi alt
ieee art se
femme, neonate dori, dint sulin superfick sei del rfl e comundue nei rari
cher in cui, alla manicra ioniea, questi venivano realizzati a rilievo Maggiunta del colore
contibuiva ad avcentuare i risalti ¢ a completare nei dettagli il motivo stesso (tav. XI)
Vineidenza della decorazione dipinta nell ord tettonico era naturalmente
assai significativa negli edifiei arenici di Magna Giecia e Sicilia, dove lampio uso di
‘estiment itil offriva una pit ampia superficie al ricco cromatismo che caratterizzava
ie terrecotte atchitettoniche. Ma Puso della decorazione dipinta non si fimitava natural-
mente agli clementi fitili-delledificio: erano infatti parimenti decorati tutti profil,
fossero essi realizzati in pietra, poros o marmo, anche se la policromia si & preservata solo
in rari casi a causa del’azione degli agenti atmosferici.
T colori utlizzati erano, in etd araica, i toni caldi del bruno e delle ocre, ma anche it
rosso, il verde ¢ il blu, oltre al bianco ¢ al nero destinati prevalentemente al disegno
senerale ed alle bordature dei vari motivi; successivamente prevalsero largamente il rosso
¢ il blu affiancati dal bianco, dal nero e spesso dal giallo oro, a richiamare gli elementi in
bronzo dorato che pure a volte erano direttamente applicati sui profili.
11 cromatismo appare perd nel dorico ancte in contesti non riconducibili all’aspetto
pid esplicitamente decorativo, in ampie campiture cromatiche che marcano i diversi
clementi dell’ordine (taw. XII e XII). Se infatti alcuni elementi quali colonne e architra-
vi non erano colorati o erano semplicemente imbiancati, gli altri erano, del tutto o in
ne dei colori la cui singolarita risiede nella
costanza degli abbinamenti tra questi ei diversi clementi, una costanza che si preservata
immutata dall’esordio dell’arcaismo sino al mondo romano’.
E difficile dire se la scelta di preservare l'espetto naturale, materico, delle strutture
portanti sia stata frutto della scelta cosciente di accentuare la sensazione di solidita
dell’edificio; probabile invece che la colorazione di parte della trabeazione dovesse
rispondere ad una logica volta ad accentuare risalti ea sottolineare corrispondenze, oltre
ad attenuare le ombre portate che la forte luminosita solare avrebbe creato sulla superfi-
cie chiara del marmo o della pietra stuccata.
1 colori utilizzati si riducono sostanzialmente al rosso e all’azzurro; in rosso erano in
genere colorati la tenia sull’architrave, la fascia posta alla base della sottocornice, spesso
Pimtaglio del gocciolatoio, che formava una fascia rilevata subito sopra i mutuli, e rara-
mente il gocciolatoio stesso, che solitamente conservava un colore naturale come Varchi-
trave ¢ le colonne; in azzurro, salvo rare eccezioni", erano le regulae dell’architrave, i tri-
slifi ¢ i mutuli, ¢ ancora i fondali dei complessi scultorei nel timpano e, talvolta, nelle
metope; poteva accadere che le gocce e altri paticolari minuti dell’ordine fossero dorati,
‘mentre motivi decorativi come palmette e pili raramente rosette potevano decorare le viae.
Quello su cui vorremmo attirare l'attenzione perd la volonta evidente di sottolinea-
re, anche attraverso una studiata dstribuzione dei colori, quelle cortispondenze tra aleani
¢lementidellordine che gia avevamo avuto modo di segnalare, Regula, ttglito ¢ mutulo
nell’ord
net eapato caso della integsitura in azzutro del trig, documentaa sin dalla prima meta del Vt secolo
eg edt Ahata ad Ein Eek Schwandner, Der Altere Porostempel der Aphaia auf
‘eine; Berlin, 1985) riproposta ancora in etd augustea da Vitruvio nel suo trattars (c i,
ne, Ren 10 (oft. IV, fi, 2).
a Neltempod ries ptr Kalydon, mnie alent element della trabeazione esterna attestano una
licionale, i trig ronao ¢ dell’opistodomo present Dn cl
‘ono una dstribusione dei colori invert rispetto alla norma TaS%* A colore rosso che suggersono dunque correlati ty
di uno stesso ase, ma
Vimpressione di interre
elemento ¢ colore che veuinn
un tema sul quate torneren
zioni nella disposizione vette
Vale infine ta pena di sora
in stretta alternanza secondo s
nella colorazione dei dive
simultanei"”
anche da
lavione 4,
Sole a, woe
na a
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dalla disposizione
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NeaE Muti ya, eek g ane
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'Mentari disposti
ativi dec
‘orativi che
concreta nell’accentuazione dey
rell’ac blasticismo, dat
Varticolazione interna dellording 8°? tall
Il complesso regula-triglifo-mutulo,
un allineamento assiale", nel mondo gre
cezione solo alcuni sporadici edifici ai
© conseguentemente la te
di ogni colonna e sull'asse di
Sccezioni nel mondo greco
sivamente, quando tratteremo il problema delle origini ste
oltre ad essere strettamente correlati al colonnato della
samente vincolati, nella loro disposizione,
Sse dell’ ordine dorico. I triglifi,
Peristasi, sono altrettanto rigoro-
ad occupare l’angolo dell’edificio, il che com-
" Cfr. sull’argomento il commento di Ferri a Vitruvio [Link].2 (Vitruvio, Architettura, a cura di S. Ferri,
Roma, 1960, pp. 150-155).
* Perché non si verifichino fraintendimenti, va ricorda:o che il mutulo, oltre che in corrispondenza di til
foe regula, appare disposto al di sopra delle metope, altemato con le vie in un ritmo doppio rispetto a quello dh
triglifi e regulae,
Tra questi, a parte il tempio di Apollo a Siracusa, che costituisce un caso a sé stante del quale: siparlera pit,
ampiamente nel capitolo successivo, vogliamo qui ricordare il tempio a Kardaki nell'isota di Corfa, che con le
sue patcoarta si pone in qualche modo al di fuori della cultura architetionie dor in seas set
Zion delle regoleaggregative sono pero present anche nl tempio di Apollo Ales Crimi, eterno dary
4i Loeri Epizefiri, nel tempio di Hera Ie di Athena a Poseidoni, nl tempio di Hera sla Toc del Sele
altri ancora sempre in Magna Grecia; qui le fort influenze ionche si fondono con autonom sup ose
conducono a soluzioni architettoniche original che non possono estere semplicsicamente soit cons
Cecentrcta, ma che certamente costituiscono qualcosa di verso, difslmentercanduct is
chitetwonica della madrepatra, che si manifesta invece in una rigida logicacompositiva daa
tutto estranea una rigorosa distinzione tra gli ordini. Vainoltre ricordato che inin eth avsit TO
ancora formativo per lordne stesso, non era inconsueteIadozione di cornci pve di TNT A
The Origin of the Doric Order on the Mainland of Greece. Form and Function of We ve cain
Period, Ann Arbor, 1991), L’utlizzo di questi element sembra attestare come sy Mr eras
ambito dorico convivessero modell costruttivi differendati ecome soloin wi mormon ts
$= il modelo “dorico” che conosciamo con il conseguente progressvo abbanny A each
“ Tra quest segnaliamo la tholos arcaica di Delf (er. per una bibliograte ST ST 9. 241-28.
diD. Laroche, M.D. Nenna, Le Trésor de Sycione et ses fondations,urs sompau soumenoi Wait09 sipow wr ye squwun
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