GALILEO GALILEI: CHI E’?
Astronomo, fisico, filosofo, matematico, letterato: Galileo Galilei (Pisa, 1564 –
Arcetri, 1642) è considerato il padre della scienza moderna. A lui dobbiamo anche il
perfezionamento del telescopio. Tale intuizione, supportata dal suo metodo
scientifico, gli permise di apportare un fondamentale contributo a sostegno della
teoria eliocentrica, uno dei capisaldi della Rivoluzione Scientifica.
Per Rivoluzione Scientifica si intende una fase di straordinario sviluppo della scienza
che ebbe inizio nel 1543 con la rivoluzione copernicana, e durò fino al 1687, anno di
pubblicazione dei principi matematici della filosofia naturale di Isaac Newton.
Riassumendo, i capisaldi della Rivoluzione furono: la teoria copernicana, il metodo
scientifico e la legge della gravitazione universale di Newton.
Nonostante Galileo sia passato alla storia come uno dei più grandi astronomi e fisici
di sempre, suo padre (Vincenzo Galilei) aveva ben altri progetti per lui. Lo fece infatti
iscrivere nel 1580 alla facoltà di medicina di Pisa.
A venticinque anni di età Galileo cominciò a insegnare matematica presso
l’Università di Pisa ma la svolta della sua carriera avvenne nel 1592 quando ricevette
la cattedra di matematica presso l’università di Padova. Lo scienziato visse nella città
veneta per ben diciotto anni, che definì “li diciotto anni migliori di tutta la mia età”.
Nel suo studio di Padova Galileo creò una piccola officina nella quale eseguiva
esperimenti e fabbricava strumenti che vendeva per arrotondare lo stipendio. Fu
così che tra il 1605 e il 1609 cominciò a lavorare sul cannocchiale, strumento
inventato in Olanda ma mai usato prima di allora per osservare la volta celeste.
Grazie a questo prezioso strumento, Galileo riuscì a osservare, con una precisione
sconosciuta a quei tempi, la superficie della Luna e i suoi crateri, la via Lattea o i
satelliti di Giove. Alla luce di queste scoperte pubblicò nel 1610 un trattato di
astronomia rivoluzionario: il Sidereus Nuncius.
Galileo inviò la sua opera a Cosimo II de Medici che apprezzò molto il lavoro e lo
convocò a Firenze assegnandogli una cattedra per insegnare. L’opera di Galileo
destò scalpore e interesse, tra cui anche quello (poco benevolo) del tribunale della
Santa Inquisizione.
La situazione peggiorò nel 1614 quando a Firenze il frate Tommaso Caccini lanciò
contro i matematici moderni, e in particolare contro Galileo, l’accusa di contraddire
le Sacre Scritture. In particolare la Chiesa riteneva particolarmente blasfema l’idea
che fosse la Terra a ruotare intorno al sole e non viceversa, contrariamente a quanto
affermato dai padri della Chiesa.
Galileo difese a lungo la sua teoria, spiegando che la Bibbia è una guida spirituale e
non un trattato di scienze e che le sue osservazioni erano state condotte con il rigore
del suo metodo scientifico, basato su: formulazione di ipotesi, raccolta di dati,
osservazione, analisi e dimostrazione.
La situazione tuttavia precipitò tra il 1624 e il 1630 quando Galileo pubblicò il
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, opera attraverso la quale confutò,
spiegandone le ragioni, le teorie del sistema tolemaico-aristotelico sostenuto dalla
Chiesa dell’epoca, secondo cui la Terra era al centro dell’Universo e il sole e i pianeti
le ruotavano intorno.
Questo segnò una rottura definitiva con la Chiesa che nel 1633 lo sottopose a
processo e, minacciandolo di tortura lo costrinse ad abiurare le sue tesi. Lo
scienziato pisano si sottopose a questa umiliante procedura che lo salvò dalla pena
capitale ma lo costrinse all’esilio nel piccolo paesi di Alatri. Fu lì che scrisse quello
che è considerata la sua opera più importante: Discorsi e dimostrazioni matematiche
intorno a due nuove scienze, pubblicata nel 1638 in Olanda.
Quattro anni dopo, nel 1642 Galileo morì, ma non il suo contributo allo sviluppo
delle scienze e al modo in cui oggi ammiriamo la volta celeste.
Nel 1992, trecentocinquanta anni dopo la sua morte, Galileo ricevette quelle che
possiamo considerare “scuse ufficiali” da parte della Chiesa Cattolica, grazie a papa
Giovanni Polo II che sottolineò quanto la Chiesa avesse sbagliato nel perseguitare
Galileo