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Vita di Pascoli

Giovanni pascoli nasce nel 1855 a San Mauro di Romagna, gli muore il padre e l’anno successivo muore la
madre, poi la sorella e 2 fratelli. Con le sorelle Ida e Mariù, costruisce quel nucleo familiare che aveva perso
da ragazzo, da cui la sorella Ida riesce a scappare sposandosi, vinse 13 volte il prestigioso premio
internazionale di composizione poetica in lingua latina indetto dalla Regia accademia di Amsterdam e alla
fine muore il 1912 a Bologna.

Canti di castel vecchio

Pubblicati nel 1903, dedicata in memoria alla madre, tratta dalle bucoliche di Virgilio, descrivendo l’umile
vita campagnola e il mondo della natura.

Presta attenzione al mondo naturale, usando come simbolo il valore delle cose semplici e umili, che ti
proteggono dai lutti e i dolori del mondo, come un universo protetto dove ricostruire il proprio “nido
familiare”.

Qui si privilegia il ciclo naturale delle stagioni, si contrappone il tema pascoliano della morte e l’angoscia
della vita individuale.

Il poeta si rifugia nella dimensione del ricordo e della giovinezza.

Il compito della poesia assegnatoli da Pascoli è quello di esorcizzare il pensiero della morte o consolare il
dolore individuale.

La sintassi e il lessico puntano a distaccarsi dal linguaggio quotidiano, ricorrendo ad un ampio panorama di
figure retoriche e soluzioni metriche e fonico-lessicali.

Poesie:

Valentino:
Oh! Valentino vestito di nuovo,
come le brocche dei biancospini!
Solo, ai piedini provati dal rovo
porti la pelle de’ tuoi piedini;

porti le scarpe che mamma ti fece,


che non mutasti mai da quel dì,
che non costarono un picciolo: in vece
costa il vestito che ti cucì.

Costa; chè mamma già tutto ci spese


quel tintinnante salvadanaio:
ora esso è vuoto; e cantò più d’un mese,
per riempirlo, tutto il pollaio.
Pensa, a Gennaio, che il fuoco del ciocco
non ti bastava, tremavi, ahimè!,
e le galline cantavano. Un cocco!
ecco ecco un cocco un cocco per te!

Poi, le galline chiocciarono, e venne


Marzo, e tu, magro contadinello,
restasti a mezzo, così, con le penne,
ma nudi i piedi, come un uccello:

come l’uccello venuto dal mare,


che tra il ciliegio salta, e non sa
ch’oltre il beccare, il cantare, l’amare,
ci sia qualch’altra felicità.

Parafrasi e Analisi:

Componimento di sei quartine in rima alternata con qualche figura retorica. 

Valentino, il piccolo contadinello della poesia pascoliana; la mamma lo aveva vestito a nuovo con tanti
sacrifici con i soldi incassati dalla vendita delle uova, ma il bambino era rimasto senza le scarpe perchè a
primavera le galline avevano smesso di fare le uova. Valentino non ha le scarpe, infatti sua madre, avendo
dovuto risparmiare con fatica e amore per comprargli il vestito nuovo, non ha più soldi. L’impressione
generale non è gradevole, ma alla fine il poeta tempra l’atmosfera, invidiando l’ingenuità del bambino,
sottratta all’uomo dalle esperienze della vita.

La Guazza
Laggiù, nella notte, tra scosse
d’un lento sonaglio, uno scalpito
è fermo. Non anco son rosse
le cime dell’alpi.

Nel cielo d’un languido azzurro,


le stelle si sbiancano appena:
si sente un confuso sussurro
nell’aria serena.    

Chi passa per tacite strade?


Chi parla da tacite soglie?
Nessuno. È la guazza che cade
sopr’aride foglie.

Si parte, ch’è ora, nè giorno,


sbarrando le vane pupille;
si parte tra un murmure intorno
di piccole stille.

In mezzo alle tenebre sole,


qualcuna riluce un minuto;
riflette il tuo Sole, o mio Sole:
poi cade: ha veduto.

Parafrasi:

In lontananza, nel buio della notte, un cavallo è fermo in una stalla, mentre le mucche dondolando
pigramente fanno risuonare il loro campanaccio. Le cime dei monti non si sono ancora arrossate (per
l'alba). Le stelle iniziano a scomparire nell'azzurro chiarissimo del cielo. Nell'aria tersa si sente un brusio
indistinto. Chi cammina per le strade ancora silenziose? Chi chiacchiera sulle soglie di case in cui le persone
stanno ancora dormendo? Nessuno: è solo la rugiada che si posa sulle foglie riarse.
È ora di partire, anche se ancora non si è fatto giorno e non si vede nulla pur spalancando gli occhi. Si parte
tra un mormorio di piccole gocce. In mezzo al buio qualche goccia di rugiada brilla per un istante riflettendo
la luce del sole nascente. E dopo aver visto, cade a terra.

Analisi:

Lirica composta da 20 versi (quasi tutti novenari tranne il verso che chiude ogni strofa che è un senario)
divisi in 5 strofe. I versi rimano secondo uno schema regolare ABAB CDCD EFEF ecc...
La punteggiatura, le pause e i frequenti enjambements conferiscono alla poesia un ritmo lento, che ben si
accorda con il contenuto e il paesaggio descritto.

Il Viatico
O ferito laggiù nel valloncello,
tanto invocasti
se tre compagni interi
cadder per te che quasi più non eri.
Tra melma e sangue
tronco senza gambe
e il tuo lamento ancora,
pietà di noi rimasti
a rantolarci e non ha fine l’ora,
affretta l’agonia,
tu puoi finire,
e nel conforto ti sia
nella demenza che non sa impazzire,
mentre sosta il momento
il sonno sul cervello,
lasciaci in silenzio
grazie, fratello.

Parafrasi

O ferito in fondo alla piccola valle, avrai chiesto aiuto con molta insistenza se tre compagni di guerra integri
morire per te che quasi più non eri vivo. Tra melma e sangue come un albero abbattuto e il tuo lamento
straziante continuava, senza pietà per noi rimasti in vita a contorcerci perché non vedevamo l'ora che
finisse, velocizza la tua morte, tu solo puoi mettere fine a questa sofferenza, e ti sia di conforto nelle tue
condizioni di demenza ma ancora cosciente in questo momento di attesa della morte l’intorpidimento della
sensibilità, ma ora devi attendere quel momento in silenzio - grazie, fratello.

Analisi:
Versi liberi.

La poesia rientra nell'ampia produzione letteraria che si riferisce al primo conflitto mondiale; ma il suo tema
più vero e profondo è costituito dall'orrore provocato dalla guerra, sul piano dello strazio fisico e del
tormento spirituale. A differenza di altre poesie, qui la realtà non vuole essere a qualcosa di profondo o
addolcita, ma viene mostrata ai nostri occhi con un linguaggio crudo e violento: il corpo di un soldato,
ridotto a un tronco senza gambe, che giace morente e supplicante tra melma e sangue e tre suoi
commilitoni che cercano di salvarlo dal fuoco nemico e nel tentativo muoiono.
Le frasi brevi e spezzate servono ad aggiungere ulteriore drammaticità alla situazione già critica per il
linguaggio espresso.

Per viatico s'intende tutte le cose necessarie per il viaggio, ma anche il conforto, la consolazione per la
durezza del cammino e, qui, il saluto e il congedo estremo. Nel linguaggio cattolico il "viatico" è la
comunione che il sacerdote dà al fedele in punto di morte.