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Nellincendio di una Nuova Preistoria

In viaggio da Casarsa a Roma con la poesia di Pier Paolo Pasolini

Indice

Bibliografia
1. Una provincia senza purezza
2. Una melodia infinita
3. La patria chi lama
4. Neocapitalismo e Tv
5. Iscritti in unanagrafe che da ogni storia li vuole ignorati
6. La luce di chi ci che non sa

3
4
7
8
9
11
14

Bibliografia

Opere di Pier Paolo Pasolini


P.P.Pasolini, Bestemmia. Tutte le poesie, 2 voll., Milano, Garzanti, 1993
P.P.Pasolini, La nuova giovent, Torino, Einaudi, 1975
P.P.Pasolini, Le ceneri di Gramsci, Torino, Einaudi, 1981
P.P.Pasolini, Lettere, 2 voll., Torino, Einaudi, 1986
P.P.Pasolini, Saggi sulla letteratura e sullarte, 2 voll., Milano, Mondadori, 1999
P.P.Pasolini, Saggi sulla politica e sulla societ, Milano, Mondadori, 1999
Opere su Pier Paolo Pasolini
Franco Fortini, I poeti del Novecento, Bari-Roma, Laterza, 1980
Alberto Asor Rosa, Scrittori e popolo. Il populismo nella letteratura italiana
contemporanea, Torino, Einaudi, 1988
Nico Naldini, Pasolini, una vita, Torino, Einaudi, 1989
Filippo La Porta, Pasolini. Uno gnostico innamorato della realt, Firenze, Le Lettere,
2002
Stefano Agosti, La parola fuori di s, Lecce, Manni, 2004
Andrea Cortellessa, Grandezza e miseria di un luterano corsaro, in Micromega,
6/2005, pp. 140-162
Gianni DElia, Leresia di Pasolini. Lavanguardia della tradizione dopo Leopardi,
Milano, Effigie edizioni, 2005
Antonio Tricomi, Sullopera mancata di Pasolini. Un autore irrisolto e il suo
laboratorio, Roma, Carocci, 2005
Vincenzo Cerami, Le ceneri di Gramsci di Pier Paolo Pasolini, in Alberto Asor
Rosa (a cura di), Letteratura italiana. Le opere, Torino, Einaudi, formato .pdf

1. Una provincia senza purezza

Tra le ragioni che indurranno Pasolini a scrivere Poesie a Casarsa, c quella di porsi
al centro di quella comunit umana e divenire cantore della gente friulana senza
rivoluzione, farsi voce della muta plebe contadina1. Tale operazione di regresso al
mondo senza storia delle contrade romanze di una terra di confine, richiama quella
intrapresa da Giovanni Verga, quando, nella Milano di Capuana e Sacchetti,
unatmosfera di Imprese e di Banche industriali2 lo induce a regredire al narrato di
contadini, pescatori, raccoglitrici di olive, carrettieri e contrabbandieri. Una civilt primaria
che, immemore di se stessa, era vissuta fino ad allora nella ripetizione immobile del
tempo dei padri e che, ora, minacciava di sparire sotto lincalzare incessante del
progresso. Con lopera narrativa verghiana assistiamo alleclissi dellautore al livello della
vita e della mentalit dei suoi personaggi, con Pasolini lassoluto dellio poetico che tutto
in s riassume e rigenera, il respiro e la dolcezza del cuore friulano.
La Dedica di Poesie a Casarsa apre lo sguardo allacqua del paese materno, da
cui comincia il viaggio del poeta: Fontana dacqua del mio paese. Non c acqua pi
fresca che nel mio paese. Fontana di rustico amore 3. E da questacqua che il poeta
nasce al vivo amore per la sua terra (amore di contadini, amore per i contadini): O me
giovinetto! Nasco nellodore che la pioggia sospira dai prati di erba viva nasco nello
specchio della roggia. Identit antropologica e geografica, efficacia di un cronotopo,
lidillio triste: il fanciullo che scoperta la propria diversit, pu viversi soltanto come
lontananza infinita, incolmabile assenza: L sotto io vivo di piet, lontano fanciullo
peccatore, in un riso sconsolato 4. Limmagine di s che lo specchio dacqua gli rimanda,
non coincide con quella della famiglia e del paese.
Sempre il mito delle origini, del paese natio fonte di struggente richiamo. Pensiamo
al romantico Heine: giunto a Brema il viandante pu finalmente riposare, lasciatosi alle
spalle il mare e le tempeste, al caldo buono della taverna del porto5. E il viaggio delleroe
che ritorna a casa (il cammino che sempre ci riporta a casa, immer zu Haus).
Ma non cos per il poeta di Casarsa: Il mio viaggio finito. Dolce odore di polenta
e tristi gridi di buoi. Il mio viaggio finito6. Non caldo focolare, non ragazza amante c ad
attenderlo, perch il viaggio terminato, prima di incominciare. E le campane (di
pascoliana memoria) gli ricordano che egli l, non ci pu pi stare7: Suona Rosario, e si
sfiata per i prati: io sono smarrito al canto delle campane8.
Incalza il tempo che ci separa dal mondo dellincoscienza di chi non sa, anche nella
sezione Suite furlana: Batte una campana. Io sono morto. Per non dimenticare, ancora
la triste campana gli ricorda che egli ritornato dallErebo, dai fantasmi di un mondo a lui
1

Alberto Asor Rosa, Scrittori e popolo. Il populismo nella letteratura italiana contemporanea, Torino, Einaudi, 1988, p.
287.
2
Giovanni Verga, Prefazione a Eva, 1873.
3
P.P.Pasolini, La meglio giovent (1941-53) Parte prima I. Poesie a Casarsa. Casarsa, Dedica, in id., La nuova
giovent, Torino, Einaudi, 1975, p. 7. Le citazioni sono quelle della versione in lingua in calce alle poesie in friulano.
4
P.P.Pasolini, id.: O me donzel, p. 11.
5
Heinrich Heine, Buch der Lieder, Mnchen, Deutscher Taschenbuch Verlag, 1983: Im Hafen p.209: Glcklich der
Mann, der den Hafen erreicht hat / Und hinter sich lie das Meer und die Strme, / Und jetzo warm und ruhig sitzt / Im
guten Ratskeller zu Bremen.
6
P.P.Pasolini, id.: Tornant al pas, p. 18. Con efficace foderamento!
7
Si veda Ntoni Malavoglia, quando ritorna al paese, dopo lasciato il carcere, dove nemmeno il cane lo riconosce pi,
come uno straniero: Anchio allora non sapevo nulla, e qui non volevo starci, ma ora che so ogni cosa devo
andarmene, Giovanni Verga, I Malavoglia, Milano, Principato, 1985, p. 295.
8
P.P.Pasolini, id.: Ciant da li campanis, p. 19.

non pi accessibile: E io resto fuori, sulla neve9. E veramente un altro, ormai, il


ragazzo che correva al Tagliamento, che si aggirava tra rogge e pioppeti della Bassa, di
qua e di l da laga. Per diventare adulti, occorre lasciarsi dietro le spalle le spoglie del
sogno dellinfanzia adolescente.
E il quarantacinque: mentre i tedeschi fuggono verso le brume amare del
Settentrione, torna sul borgo a squillare la campana del Mattutino, gi per Codroipo,
Casale, lungo il Tagliamento, con i capelli rasati di fresco, i giovani vanno sulle loro
biciclette, le bambine sciamano: la vita torna ai giorni di prima (pare gi uninquadratura
da film neorealista)10.
La speranza di ricominciare ad essere come eravamo, innocenti e appassionati,
muore per nel componimento successivo e conclusivo, eponimo della raccolta, La
meglio giovent, appunto. Se in Quaranta cinque Cristo ancora speranza del ritorno a
Casarsa, una presenza lontana, forse, ma certa11, nella Meglio giovent, Cristo ci ha
abbandonati, a lui indifferenti12. Dopo lorrore e langoscia della guerra, non c pi
redenzione possibile13: allosteria, i giovani comandano litri di vino e le ragazze, da un
canto, ormai silenti, piangono14. La meglio giovent che va qua e l, dispersa per il
mondo, con linnocenza, ha perduto anche la sua allegria: i ragazzi annegano nel vino lo
straniamento da un mondo che non intendono pi, le ragazze piangono sulla loro piet.
Il Friuli, tace. Quei paesi, quelle stalle, quei giovinetti, quelle ragazze non hanno pi
una parola per il poeta. Linverno che splende nei cortili a Casarsa, non riscalda pi il suo
cuore: Meglio questa vita nuova e morta, questo breve inverno chio vivo15. Il Friuli non gli
appartiene pi, di un altro, morto con i suoi morti16.
Nel 1949, limpegno nel PCI significa per Pasolini la scoperta di Gramsci e un ruolo
di spicco nel partito friulano, accanto ai progetti per la scuola di Valvasone17. La sua
poesia invece, in crisi. La provincia lo annoia: Tornato a Casarsa la mia vita solita mi ha
ingoiato. Come un sasso caduto nellacqua ho sollevato qualche onda concentrica, poi la
superficie si completamente distesa18.
I fatti sono noti: in un ambiente sempre pi ostile, fatto di insinuazioni e oscure
minacce, che forse spingono il poeta alla sfida, il 22 ottobre, viene denunciato ai
carabinieri di Casarsa per corruzione di minori e atti osceni in luogo pubblico. Espulso
dallinsegnamento, abbandonato dal partito al suo destino, la famiglia distrutta, il poeta
precipita in un abisso19.
9

P.P.Pasolini, La meglio giovent (1941-53) Parte prima II. Suite furlana. Linguaggio dei fanciulli di sera, Ciants di un
muart, pp. 39-40.
10
P.P.Pasolini, La meglio giovent. Parte seconda. Romancero (1953). Il vecchio testamento, Il quaranta sinc, p. 150.
11
P.P.Pasolini, id., p. 151: Il Signore ci ha vestiti di allegria e piet, una corona di amore ha messo sul nostro capo. Il
Signore ha voluto [] fare uguale tutto il mondo, perch il suo popolo contento cammini per la quieta terra del suo
quieto destino. Il Signore lo sapeva che nel nostro cuore, dietro il nostro scuro, cera il Suo chiarore.
12
P.P.Pasolini, id.: Signore, siamo soli, non ci chiami pi! [] per il nostro male non hai n collera, n compassione.
13
P.P.Pasolini, id., La miej zoventt, p. 152: ma il nostro male male di ognuno di noi, e spartire male e bene lo sai
solo Tu!.
14
P.P.Pasolini, id., p. 152-153: Un poco ubriachi cantano, alla mattina presto, coi fazzoletti rossi stretti intorno alla gola,
poi comandano rauchi quattro litri di vino, e caff per le ragazze, che ormai tacciono piangendo.
15
P.P.Pasolini, La meglio giovent (1941-53) Parte prima. Appendice (1950-53), Il luzur, p. 90.
16
P.P.Pasolini, id.,De loinh, p. 96: Adesso s che scoppia un pianto di morte, perch il calore e la freschezza dellalta
pianura del Friuli si sono mescolati in un azzurro di giorni non perduti, ma divenuti di un altro, nudi dentro un tempo
silenzioso come la luce.
17
P.P.Pasolini, Il sogno del centauro. Incontri con Jean Duflot, Roma, Editori Riuniti, 1983, in id., Saggi sulla politica e
sulla societ, Milano, Mondadori, 1999, p. 1415: in quegli anni 48-49, scoprivo Gramsci. [] attraverso Gramsci, la
posizione dellintellettuale piccolo borghese di origine o di adozione la situavo ormai tra il partito e le masse [] e
soprattutto verificavo sul piano teorico limportanza del mondo contadino nella prospettiva rivoluzionaria. La risonanza
dellopera di Gramsci fu per me determinante.
18
P.P.Pasolini, Lettere, 2 voll., Torino, Einaudi, 1986, vol. 1, lettera a Silvana Mauri, p. 353.

La sua diversit di comunista diverso, se ci si passa il gioco di parole, che ha tradito


la sua classe borghese, ora ne fa un capro espiatorio20. Il grande amore che il poeta
aveva nutrito in s per quel mondo, ora gli ritornava cambiato in male e ripulsa.
Testimoniava bene Paolo Volponi questa impossibilit: Era amato da tutto il paese,
considerato veramente un piccolo profeta. Ma improvvisamente esploso il dramma della
sua vita. Allora tutto il paese, che lo aveva amato moltissimo, insorse sconvolto e furente
contro di lui 21.
Dopo i fatti di Ramuscello, Pasolini non appartiene pi alla madre terra friulana:
quella terra non esiste pi. Con quel fanciullo che lui era, muore anche il Friuli contadino,
ora che i giovani hanno abbandonato le loro terre, e hanno accettato la logica borghese
del lavoro salariato, procedendo cos verso la coscienza di s come classe, verso la storia
e il progresso.
Lalterit del giovane poeta, insieme alla coscienza di s, lo sottrae, ipso facto, alla
casa materna, al luogo nato. Non soltanto la violazione di una presunta moralit cattolica
e contadina: per divenire cantore di quel mondo, occorre pagare un prezzo altissimo,
separarsene22.

19

P.P.Pasolini, Lettere, cit., lettera a Ferdinando Mautino, p. 368: Non mi meraviglio della diabolica perfidia
democristiana; mi meraviglio invece della vostra disumanit; capisci bene che parlare di deviazione ideologica una
cretineria.
20
P.P.Pasolini, id., p. 369: Cos continua la lettera a Mautino: Vi auguro di lavorare con chiarezza e passione; io ho
cercato di farlo. Per questo ho tradito la mia classe e quella che voi chiamate la mia educazione borghese; ora i traditi si
sono vendicati nel modo pi spietato e spaventoso. E io sono rimasto solo col dolore mortale di mio padre e mia
madre.
21
Nico Naldini, Pasolini, una vita, Torino, Einaudi, 1989, p. 136
22
P.P.Pasolini, La meglio giovent (1941-53) Parte prima. Appendice (1950-53), Cansin, p. 99: Non puoi
perdonare, tu, Friuli cristiano, a uno che la tua lingua schiava liberava in un cuore caldo di peccato.

2. Una melodia infinita

In quale lingua scrivere, senza pagare un debito usurario allermetismo novecentista?


A questa domanda Pasolini cerca di rispondere da tre anni, quando nel 1945, scrive al
poeta friulano goriziano Franco De Gironcoli: Leggendo i suoi libriccini ho ripassato
ardentemente tutte le idee che da tre anni mi occupano il cuore. [...] Credo che siano
considerazioni di ordine inferiore il considerare il friulano come un dialetto greco o
cristiano, vicino al momento in cui Adamo ha pronunciato le prime parole. Pasolini ha in
mente unipotesi che guardi al filone musicale del simbolismo: Per me ormai lo scrivere in
friulano il mezzo che ho trovato per fissare ci che i simbolisti e i musicisti dell800
hanno cercato (e anche il nostro Pascoli, per quanto malamente), cio una melodia
infinita, o il momento poetico in cui si sente linfinito nel soggetto 23. Nonostante le sue
riserve, proprio verso Pascoli, il debito maggiore di Pasolini24. Ma mentre lautore di
Myricae, mette in atto una sperimentazione formale notevole, aperta a soluzioni nuove,
lautore di Poesie a Casarsa, tende a far coincidere unit metrica e composizione della
frase o dei sintagmi, ritornando alle forme chiuse e alla regolarit delle strutture, puntando
ad un isomorfismo regolarizzante. E il risultato pu essere proprio quello di una raggiunta
musicalit, quella melodia infinita indicata come meta del suo poetare, proprio nella
citata lettera a De Gironcoli. E aggiunge Pasolini nella Nota a La meglio giovent del 1954
(quindi, oltre un decennio successivo a queste riflessioni): le versioni in italiano a pi di
pagina fanno parte insieme, e qualche volta parte integrante,del testo poetico: le ho perci
stese con cura e quasi, idealmente, contemporaneamente al friulano25. Pasolini si volge
ora, oltre lorizzonte della lingua regionale, per poter essere letto come autore bilingue,
evitando lisolamento provinciale, a cui fatalmente lo relegherebbe il dialetto friulano (tra
laltro, cos eccentrico rispetto ai dialetti italiani pi illustri della tradizione poetica e canora
italiana, quale il napoletano, il veneziano, per esempio). Convivono in Pasolini due anime
poetiche: una, che ricerca nel friulano una lingua assoluta, pura e inarrivabile, sulla scia
dellermetismo; unaltra, pi fluida, che tende al realismo, bassa e prosastica26. Infatti, testi
come Myricae, i Canti di Castelvecchio, i Poemetti (si pensi ad Italy), echeggiano in tutta
la produzione posteriore allUsignolo, fino a Trasumanar e organizzar27.

23

P.P.Pasolini, Lettere, cit., lettera a Franco De Gironcoli, pp. 209-10.


Pascoli il modello al quale si rif [] per il suo essere ponte tra Otto e Novecento, secondo Antonio Tricomi,
Sullopera mancata di Pasolini. Un autore irrisolto e il suo laboratorio, Roma, Carocci, 2005, p. 16.
25
P.P.Pasolini, La meglio giovent (1941-53) Parte prima I. Poesie a Casarsa. Nota (1954), p. 157.
26
Antonio Tricomi, id., p. 19.
27
Un po tutta la tradizione ottocentesca ritroviamo in reminiscenze da Carducci, Leopardi; Foscolo, Nievo e Tommaseo.
Mentre per i primi romanzi Verga, lautore di riferimento (Antonio Tricomi, id., p. 17).
24

3. La patria chi lama

Pochi anni dopo la morte del poeta, scriveva Franco Fortini che Pasolini seppe
cogliere alcuni nessi storici fondamentali e farne il fondo oggettivo della recitazione
perpetua del proprio vitalismo. [] In un primo tempo stato quello del passaggio dalle
illusioni della Resistenza (o dallillusione rivoluzionaria) allabiezione restaurativa; in un
secondo tempo, la caduta della societ intera nella completa rinuncia alla tradizione e alla
storia, degenerazione del popolo nella societ dei consumi28.
La riflessione civile di Pasolini non mai andata disgiunta dalla sua vocazione
intellettuale. E il dolore del mondo che la guerra annuncia quotidianamente, di cui
scriveva Pasolini ventenne: La nostra ricerca non ci si propone in un senso di avventura,
di epopea o retorico progresso, che risuona amaramente al nostro orecchio, ma ridotta al
solo pensiero, ci si presenta piuttosto come memoria che sinfutura nel dolore. [] Cos
hanno riacquistato valore quegli antichi attributi del vivere umano che sembravano esausti
dal lunghissimo uso: la solidariet, il progresso, la carit, i costumi29. Pasolini vorrebbe
recuperare il fondo autentico delle parole, consunte dalla retorica fascista. Bench la sua
riflessione si svolga ancora allinterno di un ermetismo esistenzialista, se cos si pu dire,
forte di accenti foscoliani e leopardiani (dovr io esortare gli italiani alla storia?), gi
intravede la via su cui incamminarsi. Lo slancio del poeta va alla patria che egli ama,
anche se ancora di un astratto desiderio (La patria chi lama: e in questo pensiero la
fede non mi acceca) e alla vita di quegli strati sociali che non coincidono con i letterati e il
loro impegno (il riferimento a certe affermazioni della rivista di Bottai Primato): E mai
venuto in mente a qualcuno di giustificare, o per lo meno precisare, la situazione degli
operai o degli impiegati?. Lo stesso nome di intellettuale diventato un brutto nome. Il
discorso deve diventare pi serio, mettere da parte la funzione propagandistica
dellimpegno intellettuale, per qualcosa di nuovo che sta maturando: da essi, come dai
notai o dai muratori, lecito pretendere che manifestino la loro fede in nessun altro modo
se non intensificando il lavoro che di loro competenza. E non detto che ora, in Italia,
questo non stia accadendo, o, almeno, maturando 30.
Si percepisce nelle parole di Pasolini unaura di attesa, ma anche di gentile
impotenza dei letterati. Lesito della guerra mondiale travolger il piccolo mondo elegiaco
degli intellettuali italiani.

28

Franco Fortini, I poeti del Novecento, Bari-Roma, Laterza, 1980, p. 171.


P.P.Pasolini, Ragionamento sul dolore civile, Il Setaccio, III, 2, dicembre 1942, in id., Saggi sulla politica e sulla
societ, Milano, Mondadori, 1999, pp. 22-23.
30
P.P.Pasolini, Ultimo discorso sugli intellettuali, Il Setaccio , III, 5, marzo 1943, in id., Saggi op. cit., pp. 25-23.
29

4. Neocapitalismo e Tv

Pasolini lasci il Friuli nel gennaio 1950. Negli anni precedenti aveva scritto le poesie
confluite in La meglio giovent (1941-53) e in Lusignolo della Chiesa Cattolica (1943-49)
e le prose che daranno vita a Il sogno di una cosa e due romanzi brevi, Amado mio e Atti
impuri, postumi (Garzanti, 1982). Venne a Roma perch nella capitale trovava un
ambiente letterario pi vicino alla sua vocazione popolare, terreno elettivo della sua
volont di farsi scrittore. Nei rioni della periferia romana, Pasolini incontra quei ragazzi di
vita, che subito gli paiono gli eredi dei fanciulli e delle famiglie di Casarsa, un mondo
incorrotto e ancora vitale che in Friuli invece, stava scomparendo, facendosi piccolo
borghese e reazionario31.
Alcune delle sue tesi pi pregnanti, vengono esposte su Officina. In uno di questi
saggi32, fatto di formule ideologiche (opposizione marxista, neocomunismo,
neocapitalismo, ecc.), di espressioni sociologiche (aree depresse italiane), di stilemi
ottocenteschi (nel cuore della nazione), composito e personalissimo, Pasolini sostiene
che ora, di fronte alle sempre maggiori ingiustizie e povert, generate dallincipiente
boom economico, il partito comunista di Togliatti dovr diventare il partito dei poveri:
il partito, diciamolo pure, dei sottoproletari33.
La riflessione dellautore parte da un dato di fatto: lideologia marxista che sta
uscendo dalla guerra fredda, dopo il XX Congresso del PCUS, non ce la fa a rigenerarsi.
Non si profila allorizzonte un neocomunismo rinnovato, bens minaccioso il
neocapitalismo, rinvigorito e sicuro di s, che ha subdolamente conquistato strati proletari
e piccolo borghesi alla sua egemonia sociale: lopposizione marxista deve ora lottare
contro una forma nuova di capitalismo, un capitalismo sotto certi aspetti illuminato, e
quindi pi duro. Occorre ripensare la dislocazione degli intellettuali e la loro riflessione
sociale e ideologica.
Anche se Pasolini ripete di non averne gli strumenti, propone egualmente unanalisi
politica della situazione della cultura e dei letterati, della loro posizione nello scacchiere
sociale. Allintellettuale, spetta il compito di rifondare una sua condizione eletta, di una
sostanziale aristocraticit, mettendo da parte quei letterati e marxisti dilettanti che,
per troppi anni, si erano compromessi con un partito irrigidito su presupposti stalinisti 34.
Ma, allo stesso tempo, Pasolini cerca di salvare la carica rivoluzionaria del marxismo,
proprio nellottica da lui indicata (secondo lequazione partito comunista = partito dei
poveri), rifiutando in letteratura una nuova ondata populista, rivedendo, in primo luogo, i
modi di una riassunzione del sottoproletariato come oggetto di letteratura per strade
diverse che non sia il vecchio populismo e il documentarismo, comunque populistico,
dellultimo dopoguerra.
31

Antonio Tricomi, op. cit., p. 100. Poco comprensibile appare laffermazione dellautore, quando sostiene che forse la
sua [di Pasolini] persona e la sua vocazione contano pi delleffettiva riuscita delle opere, e queste non vanno giudicate
di per s ma in quanto documenti di unaltissima e prepotente volont autoriale. Forse che gli altri scrittori non hanno
vocazione autoriale? La tesi di fondo di Tricomi che Pasolini si d una norma, per trasgredirla, ma senza mai obliarla
del tutto: appena istituita una norma formale, proprio perch sentita come vincolo castrante, essa deve essere
perentoriamente trasgredita. Mai cancellata, per (p. 105). Quale altro autore, che non sia un pedissequo epigono, non
trasgressore di norme, se vuole dire qualcosa di nuovo nella letteratura? Un poco pi accettabile pare la tesi di
Tricomi, quando sostiene che la violazione degli schemi metrici (sotto lalto magistero di Pascoli) risponde alla logica
della disobbedienza al Padre, alla logica dellet adulta e borghese, in nome di una verit plurima e non definitiva (pp.
108-09).
32
Marxisants, in Officina, n.s., 2, maggio-giugno 1959 in id., op. cit., pp. 85-91.
33
id., op. cit., p. 86.
34
id., op. cit., p. 87.

Occorre poi, liberarsi dal nuovo tipo di alienazione che incombe sullintellettuale 35,
ad opera di una borghesia spietata, volta soltanto alla razionalit dello scopo, alla quale il
marxismo da pi noia che paura. In questo contesto, se fede, populismo, impegno sono
dati superati36, moduli invecchiati dellazione dellintellettuale, cos da respingere la
tentazione di fare del letterato un intellettuale organico alla borghesia, cio uno specialista
di stile. E necessario, invece, convincere linterlocutore borghese che lo scrittore non
uno specialista, un tecnico di stile, ma qualcosa che il lui stesso, nelluomo pratico e
producente, il meglio di lui, e quindi, in definiva, lui, nellatto di pensare, lui, uomo: ivi
compreso il pi povero della terra pi povera, sul punto di essere eliminato, da lui, dal
mondo, di non esistere pi37.
Allorigine della protesta pasoliniana contro la societ dei consumi, sta uno dei suoi
bersagli polemici preferiti, la televisione. In unintervista del 1958, Pasolini analizza gli
effetti della televisione sulla societ38. Lo scrittore intanto divide il tema tra un prima e un
dopo. Prima dellavvento della televisione, lesistenza dei ragazzi di vita era dal punto di
vista dei divertimenti, squallida e vuota, Dopo, con la televisione, la societ non offre al
giovane lavoro, ma infiniti modi di dimenticare il presente e di non pensare al futuro. Negli
strati piccolo borghesi, amanti dellordine, il conformismo televisivo trova un terreno
propizio, incidendo in misura ancora maggiore39.
Cos, la televisione un potente mezzo di diffusione ideologica, e proprio della
ideologia consacrata della classe egemone (le idee dominanti sono le idee della classe
dominante)40.
Il mezzo audiovisivo rende conformisti coloro che lo subiscono, a causa della
funzione livellatrice della Tv 41, ingenerando negli umili con una tradizione culturale pi
povera, un senso di sottomissione. Pur con trasmissioni culturali pregevoli (la prosa), la Tv
non solo non concorre ad elevare il livello culturale degli strati inferiori, ma determina in
loro un senso dinferiorit quasi angosciosa. La Tv un prodotto del neocapitalismo,
poich tende a elevare un po il grado di conoscenza in coloro che sono a un livello
superiore, ma a precipitare ancora pi in basso chi si trova a un livello inferiore42.

35

id., op. cit., p. 89.


id., op. cit., p. 90.
37
id., op. cit., p. 91.
38
P.P.Pasolini, Neocapitalismo televisivo, in Vie Nuove, XIII, 51, 20 dicembre 1958 in id., op. cit., pp. 1553-55.
39
id., op. cit., p. 1554.
40
id., op. cit., p. 1555.
41
id., op. cit., p. 1554.
42
id., op. cit., p. 1555. Su questa linea si dispone anche Gianni DElia, quando sostiene che il canone ideologico
dominante [] vale forse ancora per la borghesia colta, mentre il popolo omologato ha la sua tiv (Gianni DElia,
Leresia di Pasolini. Lavanguardia della tradizione dopo Leopardi, Milano, Effigie edizioni, 2005, p. 34)
36

10

5. Iscritti in unanagrafe che da ogni storia li vuole ignorati

Con la raccolta confluita in Le ceneri di Gramsci, la scrittura di Pasolini sembra


disporsi tra due orizzonti linguistici e culturali, un sostrato materico, grezzo, primigenio,
quello dellItalia di un tempo immemore, da un lato; dallaltro, un superstrato, letterario e
dotto, fatto della pi illustre tradizione poetica e intellettuale. Fin dal titolo, un richiamo a
ci che defunto, consunto, ormai. Un elemento mortuario e luttuoso, di cui non
possiamo sgravarci ecco, la PASSIONE. Dallaltro, lo sguardo aereo, cinematografico,
come una mappa dellItalia ideale, quella che sta a cuore al poeta, ma che gli uomini
hanno colpevolmente dimenticato ecco, lIDEOLOGIA. Un po come stare al di qua e al
di l della storia.
Gli eventi tragici che, con la guerra, avevano lasciato il segno nella vicenda umana e
letteraria di Pasolini, la Resistenza, luccisione proditoria del fratello Guido, la prigionia e il
deperimento del padre ufficiale, la povert, quella materiale, in certi momenti, di lui e della
famiglia, confluiscono nellimmagine dello scrittore che, ai margini della societ, reietto e
vilipeso, ricalca il modello raimbaudiano, caro a Pasolini fin dal liceo43; gli umili, archetipo
originario di unesistenza autentica, perch inconscia della sua propria vicenda (e quindi
immune dalla cultura decadente e corrotta, perch borghese), fuori dalla storia, soffocante
e necessaria - il popolo, soltanto, innamorato della libert. Scrittore e popolo, sono i due
poi intorno a cui si incardina la poesia racconlta in Le ceneri di Gramsci.
LAppennino44 uno spazio ideale, un luogo attraverso cui raccontare la Grande
Illusione del dopoguerra. Ecco i motivi ricorrenti: dossi [] calcinati, muta luna, vele
rattrappite, morta festa / di luci, grigia luce, superstite / sua perfezione, pietre /
raggelate, morto ardore, muta origine si tratta di un mondo sepolcrale45, quello della
nobile tradizione umanistica italiana, sentita come ormai defunta. Nella societ del nuovo
benessere, essa non ha pi parole per gli italiani. Marmi, pietre, tufo, mura, porte delle
citt dItalia, raccontano tutti la stessa storia: lassenza, la rassegnazione, il sonno
dellitalica sera che si spegne nella sua morte incolore46.
Epifania della storia della nazione, tra le mura di Lucca, dorme il suo sonno
immemore, Ilaria del Carretto, monumento dell Italia / perduta nella morte, precoce e
ingrata, proprio quando / la sua et fu pi pura e necessaria (come la Silvia
leopardiana).
Dopo la morte della patria fascista, con i primi anni Cinquanta tramonta il sogno della
nuova Italia. Le periferie della capitale, i suoi quartieri pi degradati, ascoltano battere le
ore del mille / novecento cinquantuno. Al motivo sterile della pietra, subentra quello del
disfacimento, fatto di immagini di sporcizia, di malattia, di oscura deiezione nei versi della
IV strofa: ride / tra i pidocchi il mammoccio, spossanti / attese, terree latrine, infetta
membrana, odori / di stracci caldi, provincia viziosa47. DellItalia resta la sua morte
marmorea, stroncata sul nascere la sua speranza (la brulla / sua giovent interrotta),
muta, alla presenza silente della Luna, che forse ne conosce il perch, ma tace48.

43

Vedi Il sogno del centauro, in P.P.Pasolini, op. cit., p. 1415.


Pubblicato in Paragone-letteratura, n. 36 (dicembre 1952).
45
P.P.Pasolini, Le ceneri di Gramsci, Torino, Einaudi, 1981: LAppennino, I, p. 5.
46
id., op. cit., III, p. 7.
47
id., op. cit., IV, p. 8.
48
Ricorre cinque volte limmagine della luna, nelle prime quattro strofe: I, 1; 4; 6; II, 1; IV, 14.
44

11

Alla condizione del popolo, fa da sfondo un cromatismo di miniature, espressione di


una cultura impotente e inutile, relegata a libri e musei polverosi, in fondo alla provincia
pi buia e, allo stesso tempo, testimone dellavvento di una nuova fase della storia dItalia.
Versi che illustrano il ritratto di una plebe rurale in bilico tra estinzione e inurbamento:
lungo le rive dellAniene un assassino e una puttana, i lungoteveri battuti dalle
prostitute, voci di giovanotti / caldi, ironici e sanguinari e motti // di vecchie voci
meridionali sodono nei bar salaci / delle periferie cittadine, mentre tra le fratte riposa
il pastore con le membra contratte, insieme al suo umido, annerito gregge.
In una breve indagine su Elettra, secondo libro delle Laudi dannunziane, alla prima
sezione dedicata alle Citt del silenzio, troviamo materiali poetici che Pasolini avr forse
preso in considerazione, per il poemetto appenninico49.
Nella prima sezione, Ferrara fonte della sua ispirazione laudativa, il poeta alcyonio
indica le donne morte, i chiostri ove tacque / luman dolore e il sogno di volutt che sta
sepolto / sotto le pietre nude; Pisa la presenza della luna (il filtro della luna oblivioso),
con le parole-rima vesta, festa, tempesta. Di queste tre, troviamo, nella quarta terzina
della prima strofa dellAppennino, festa, in rima con questa.
Nella seconda sezione, Lucca la donna del Guinigi dorme nel suo bel sepolcro,
nel quale un tempo si specchi la citt con le sue rive, sul Serchio50. Ma la citt che fu
dIlaria del Carretto, oggi signoreggiata da un pellegrino dagli occhi grifagni, immagine
del plebeo, che ha preso il luogo della nobilt e della bellezza.
Insieme al dannunziano sepolcro, Pasolini ricorre a parole pi corporali, alle palpebre
dIlaria, chiuse nel loro marmo rassegnato51.
Nella Roma pasoliniana, non troviamo gli spazi dannunziani, papalini e barocchi,
splendidi della decadenza umbertina, di Andrea Sperelli e di Giorgio Aurispa. Qui, hanno
luogo soprattutto le borgate della capitale del dopoguerra: un esercito di immigrati assedia
la citt sacra, aspettando di farsi cristiano, mentre trova ricovero in disfatte borgate /
irreligiose, sparso per una marcita distesa // derba sozza, dove pi forte la vitalit
popolana e pi acuto lodore dellorina 52: insieme al Pincio e allAventino, San Paolo e
San Giovanni, il Tevere e lAniene, Ciampino e il monte Soratte. E pi vasto lorizzonte, su
verso Luni, il Tirreno e lAdriatico, Orvieto, Pisa, la Lucchesia
LAppennino, scende poi, verso il Meridione, Gaeta e Sperlonga, verso il golfo /
affricano di Napoli, nazione // nel ventre della nazione53. Come il volo dellaquila
dantesca54, cos la catena montuosa, si fa vettore deternit, verso unumanit futura, dal
cuore antico, l dove la vita pi vera: sono i Ragazzi romanzi [] della specie / dei
poveri rimasta sempre barbara, gli esclusi tanto dal cristianesimo (le vicende / segrete
della luce cristiana) che dal socialismo (il succedersi necessario dei secoli), coloro che
posseggono lItalia, nel loro dialetto (perch, litaliano non la lingua dei poveri, in Italia,
come scrive Luchino Visconti, nelle didascalie di testa del suo La terra trema, tratto nel
49

Gabriele DAnnunzio, Tutte le poesie. 2. Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi, Maia Elettra Alcyone Merope
Canti della guerra latina, a cura di Gianni Oliva, Roma, Newton Compton editori, 1995, p. 270 sgg.
50
Il Serchio, insieme ad altri fiumi dellItalia centrale, indicato da Pasolini nella seconda parte del poemetto, alla strofa
V: nei solchi secolari / delle vene del Serchio, p. 10.
51
Ma in DAnnunzio, Ferrara socchiusa i cigli, riposa in un pallido [] sopore, mentre il suo sogno muore (id., p.
271).
52
id., op. cit.,: LAppennino, V e VI, p. 10.
53
id., op. cit.,: LAppennino, VII, p. 11. Allusione testuale al Ventre di Napoli della Serao, pubblicato a partire dal 1884.
Nel 1953, Anna Maria Ortese pubblicher Il mare non bagna Napoli, struggente descrizione delle condizioni di vita della
pi grande metropoli del Sud, dopo le distruzioni della guerra, tra speranze piccolo borghesi e rassegnazione plebea.
54
Dante Alighieri, La Divina Commedia. Paradiso, canto VI. Mentre in Dante, luccel di Dio incarna laspirazione al
ritorno di Giustizia in terra, fede certa nel futuro, in Pasolini, lAppennino si profila come monumento informe, pre-storico
di quellumanit che aspetta giustizia, ma ancora non sa.

12

1948, dai Malavoglia), nella loro vitalit biologica, evenemenziale, fatta di sole e di sesso,
sua sola misura55. Nellossimoro degli ultimi versi, Pasolini racchiude il senso immemore
della scena popolare: un popolo / il cui clamore non che silenzio56. In termini storici, la
DC rappresenta gli interessi retrivi della gerarchia ecclesiastica e dei nuovi affaristi,
arricchitisi con la ricostruzione del dopoguerra, mentre il PCI guarda alla classe operaia,
interlocutore privilegiato della prospettiva rivoluzionaria. Entrambi i partiti hanno
abbandonato a se stesso il sottoproletariato, i nuovi poveri delle periferie e dei rioni pi
provinciali.

55
56

id., VII, p. 12.


id., VII, p. 13.

13

6. La luce di chi ci che non sa

Le Ceneri di Gramsci57, ci portano in un luogo liminare della capitale, il quartiere di


Testaccio, gi edificato di case popolari e piccolo borghesi, dove si trova il cosiddetto
Cimitero degli Inglesi, in cui hanno sepoltura, tra gli altri, illustri letterati, come Keats e
Shelley. Qui ha pure il suo sepolcro il segretario del PCI, Antonio Gramsci, morto nel
1937, una lapide su cui si legge semplicemente CINERA GRAMSCI58.
Nella desolazione del presente, capolinea del decennio in cui ci appare / tra le
macerie finito il profondo / e ingenuo sforzo di rifare la vita, il segretario comunista non
un Padre, ma un fratello, non padre, ma umile / fratello59. In questimmagine non
possiamo non scorgere un altro morto, il fratello Guido, caduto innocente della
Resistenza60, al quale si allude nel poemetto Comizio61: in silenzio al fianco mi si scopre //
un compagno62, che volge lo sguardo sul poeta e gli sorride, uno spirito che fa pensare
al Manfredi dantesco, storpiato dalle ferite63. Il fratello Guido sta l a ricordarci il nostro
compito storico, la nuova nostra storia, a chiederci piet non per il suo destino, / ma per
il nostro64. Per che cosa sono morti, i nostri morti? Sembra questa la domanda implicita
nel componimento del 1954.
Un archetipo sepolcrale, efficace nellincontro con le ceneri di Gramsci, pu essere
quello illustre di Foscolo, qui aleggiante con il sonetto in morte del fratello Giovanni: Un
d, sio non andr sempre fuggendo / di gente in gente, mi vedrai seduto / su la tua pietra,
o fratel mio, gemendo / il fior de tuoi gentili anni caduto. Nel poemetto pasoliniano, lo
scrittore a colloquio con la vittima del fascismo, nel sonetto foscoliano la madre che
parla del figlio con il cenere muto del fratello scomparso. Come Foscolo, anche Pasolini
autore esiliato, anche lui ha dovuto lasciare la patria friulana (e sol da lunge i miei tetti
saluto) e solo la morte, di tanta speranza, gli resta, in questo tempo avverso65. Come si
vede, la figura di Gramsci e la propria che si confonde con quella del fratello Guido, sono
un poco la stessa cosa.
Questa terra di Testaccio un luogo privilegiato, dal quale trasudano storie diverse:
quella dei patrizi nordici, annoiati nei piaceri, qui sepolti per loro capriccio, gente laica,
miliardari di nazioni / pi grandi, principi e quella di un umile fratello, Antonio Gramsci,
in questo sito / estraneo, ancora confinato. Intorno la citt, con la sua vita quotidiana,
oscura, inconsapevole: misere tettoie, nudi / mucchi di latta, ferrivecchi. In mezzo a
questi due spazi la tregua, in cui non siamo 66, limbo della storia dove sta il poeta,
sperduto (come se Dante avesse smarrito il suo Virgilio67).

57

Pubblicato in Nuovi Argomenti, nn. 17-18 (novembre 1955 - febbraio 1956).


Vedi Johan Beck-Friis (a cura di), Il cimitero acattolico di Roma, Malm, Casa editrice Allhem, 1956, rist., Roma,
Grafica san Giovanni, 2000. La tomba di Antonio Gramsci la n. 145.
59
id., op. cit., p. 63.
60
Il fratello era stato ucciso nel febbraio 1945.
61
Pubblicato con il titolo Notte a Piazza di Spagna, in Botteghe oscure, quaderno 14 (1954).
62
id., op. cit., p. 36.
63
Vincenzo Cerami, Le ceneri di Gramsci di Pier Paolo Pasolini, in Alberto Asor Rosa (a cura di), Letteratura italiana.
Le opere, Torino, Einaudi, formato .pdf, p.15.
64
id., op. cit., p. 37.
65
Ugo Foscolo, Le poesie, Milano, Garzanti, 1974, p. 37. Naturalmente va ampiamente considerata anche la memoria
poetica dei Sepolcri.
66
id., op. cit., p. 64.
67
Di atmosfera purgatoriale parla Vincenzo Cerami, a proposito di Comizio, in Vincenzo Cerami, op. cit., p. 15.
58

14

Lo scrittore viandante avvicina, un po per caso, tra speranza / e vecchia sfiducia, la


tomba gramsciana, nella quale sembra specchiare il proprio personale senso di
frustrazione, di magra esistenza: ed ecco qui me stesso povero, vestito / dei panni che
i poveri adocchiano in vetrine // dal rozzo splendore, poeta accanto agli umili, ma a loro
estraneo, lui, borghese, anche se siede sui tram e frequenta le vie popolari dellUrbe. In
questo stato di sospensione, egli non sceglie, si limita a vivere nel non volere / del
tramontato dopoguerra, ancora attaccato al mondo borghese, che gli ha dato cultura,
contezza di se stesso, sguardo consapevole sul mondo, ma che lo ha rifiutato. Lo scaldalo
della contraddizione, feconda dialettica di un tempo nuovo, in cui ripensare le prospettive
di una rivoluzione fatta dal basso, dal cuore e dalle viscere, che non passa per le vie
della ragione, ma dell estetica passione. Religione del poeta sar dunque una vita
proletaria / a te anteriore, fatta di unallegra vitalit, forza anteriore alla millenaria / sua
lotta; la natura, non la coscienza 68, al popolo estranea, proiezione della cultura
borghese, che invece quella propria, come s detto, del poeta: ma come possiedo la
storia, / essa mi possiede; ne sono illuminato: // ma a che serve la luce?69, che per non
pu soddisfare la sua sete di conoscenza, anzi, sempre pi in crisi, io, vivo, eludendo la
vita70.
Sul far della sera, il poeta, esce dal cimitero protestante, abbandona il mondo
dellideologia, della cultura, e si immerge nella vita popolare del rione, nella quale soltanto
si invera lo spirito della nazione, corporea, collettiva presenza71, come un mondo
primitivo che vive solo nel presente, loperare quotidiano, fuori di ogni prospettiva storica.
Ormai, la storia non pi un percorso lineare, tragico e necessario, bens un vuoto inane,
(in questo vuoto della storia), la civilt, come labbiamo conosciuta fino ad ora, ha
perduto ogni legittimit a guidare le umane sorti e la storia si risolta in una ronzante
pausa in cui la vita tace 72.
Ora sul quartiere scende dolce la sera, spira il vento su piazza Testaccio, e ancora
una volta, rinasce il mito della vita, ardente e ignota a se stessa Solo, in disparte, sta il
poeta, con il cuore cosciente // di chi soltanto nella storia ha vita, ma che sente come
una profonda ferita la sua inappartenenza, ora che sa che la nostra storia finita73.

68

id., op. cit., p. 67. Si noti la frequenza della deissi, a voler presentificare luoghi e persone.
id., op. cit., p. 68.
69
id., op. cit., p. 69.
70
id., op. cit., p. 70.
71
id., op. cit., p. 72.
72
id., op. cit., p. 73.
73
id., op. cit., p. 74.

15