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.. due ispirazioni…anzi tre.

"La Coppia", un racconto breve di Franceschi Francesco


www.ffranceschi.com/midima/coppit01.html
che francamente mi ha deluso.
Poi vaghi ricordi di un racconto letto tantissimi anni fa' e mai ritrovato,
dove c'era anche qui un gatto ed un topo alieno.
Ma soprattutto l'eco della Favola del Fagiolo Magico quando, giocando
d'astuzia. il protagonista elimina l'Orco Cattivo sfidandolo a
trasformarsi in un topo che il gatto prontamente elimina.
Tornando a "La Coppia" l'alieno invisibile sa' di vecchio e la
spiegazione non regge… un corpo che riflette nello spettro del non
visibile è nero e non invisibile.
Un alieno con quella capacità di riproduzione e distruttiva non
potrebbe evolversi… distruggerebbe tutto prima di riprodursi.. e poi
gli sporangiformi hanno poche capacità di evoluzione dato il tipo di
riproduzione che non favorisce incroci e mutazioni.
Niente di peggio che trovare un bello spunto e poi sprecarlo.
Mi è venuta voglia di riscriverlo alla luce di un ricordo di un racconto
simile letto tanto tempo fa' che non sono riuscito a trovare (era una
raccolta di quelle da edicola di Urania o qualcosa del genere, anni
'70).
Anche sulla Nostromo di Alien mi sembra che Sigurney Weaver avesse
un gatto.. ricordo bene?

Gatto di Bordo
"Sqeeeeaaakkkk… tumph…. crickkk.. squeaaaaakkkk…..thump…. crricckkkk…."
Il ponte di carico e l'intera struttura di titanio della "Amerigo Vespucci" gemeva e
scricchiolava mentre i pesanti container venivano posati sulle ammaccate
rugginose lamiere della stiva.
Gli autorobot lavoravano con il loro flemmatico passo senza interruzioni, nere
gocce di lubrificante colavano dai giunti delle articolazioni e rigavano i loro
impassibili volti come rivoli di sudore.
Armando se ne stava seduto sulla plancia di comando che si protendeva sopra
alla rampa di carico e guardava distrattamente la fila dei robot che entrava con i
container e quella parallela che usciva a prelevare un altro carico.
Aveva sollevato completamente gli scudi di protezione delle vetrate panoramiche
della cabina, l'unica sua finestra sull'alieno mondo esterno, e se ne stava
allungato sulla poltroncina con i piedi appoggiati alla consolle dei comandi,
insolitamente spenta e senza il consueto sfolgorio di luci e di schermi.
Accovacciato in grembo c'era Gervaso… il suo gatto soriano, beatamente
ronfante sotto le lente carezze del padrone.
"Sqeeeeaaakkkk… tumph…. crickkk.. squeaaaaakkkk…..thump…. crricckkkk…."
Il gemito della nave si sgranava come un rosario infinito e gridava al cielo striato
di nuvole verdi il suo lamento per l'ennesimo carico da trasportare fin nel remoto
braccio della Galassia verso quel insignificante pianeta azzurro orbitante attorno
a quel pallido sole giallo.
Per la nave la meta era uno dei tanti insignificanti granelli di polvere
nell'universo, quattro coordinate spaziotemporali nel suo banco memoria, ma
per Armando quella era "CASA", era il pianeta di origine, era la Terra!
"Sqeeeeaaakkkk… tumph…. crickkk.. squeaaaaakkkk…..thump…. crricckkkk…."
La gravita zero dopo il decollo avrebbe sgravato le paratie dal carico e dalle
sollecitazioni dovute al peso ma fino ad allora occorreva tenere d'occhio l''unico
monitor acceso durante il carico.
Su un proiettore olografico al centro della plancia era visualizzata la struttura
tridimensionale della nave disegnata a wireframe, una radiografia precisa al
bullone di tutta la nave.
Lo schema ruotava lentamente su due assi e riportava il segnale emesso da oltre
un miliardo di sensori piezoelettrici annegati nella struttura che rilevavano in
tempo reale le sollecitazioni di trazione del metallo.
Il colore verde voleva dire metallo a riposo, azzurro carico lieve, rosa carico
medio, giallo carico di progetto, rosso carico in eccesso… mai arrivare al viola se
non ci si voleva trovare con la struttura collassata, seduti in mutande mezzo ad
un cumulo di ferramenta, a respirare una salubre atmosfera di cloro…!!!
"Sqeeeeaaakkkk… tumph…. crickkk.. squeaaaaakkkk…..thump…. crricckkkk…."
Il Settore di carico UNO era completo, il DUE era quasi tutto giallo….. Armando
alzò la mano e prese in mano un piccolo palmare e scrisse sopra una breve
istruzione ai robot di carico…
"Iniziare carico Stiva TRE"
Gervaso non gradì il cambio di posizione, si sollevò sulle zampe e si stirò
completamente e pigramente come solo un gatto può fare, la bocca aperta in un
immane sbadiglio e la lingua rosea estesa ed arricciata….
Armando lo grattò dietro le orecchie e gli disse; "Perché non via a far due passi e
ti sgranchisci un po' le zampe… vedi un po' se nella stiva UNO abbiamo dei
clandestini…."
Il gatto era stato imbarcato sulla nave un po' per dare ad Armando una
compagnia biologica di conforto durante i lunghi viaggi, ma soprattutto per
evitare di esportare dalla Terra, oltre ai preziosi manufatti così ambiti in tutta la
Galassia, anche roditori che potrebbero risultare invasori mortali per le ecologie
aliene.
Il Gatto di Bordo era una tradizione che affondava le sue radici nei secoli delle
navi a vela, quando nemmeno tutto il pianeta Terra era stato esplorato e
coraggiosi uomini solcavano gli oceani sfidando le tempeste per scoprire nuove
terre e nuove ricchezze.
Insieme alla campana di bordo ed al simulacro di timone a raggi che troneggiava
in mezzo alla plancia era l'unico resto di una epoca passata ed il legame tra le
fragili navi di legno ed i moderni colossali cargo spaziali.
Ovviamente non c'erano topi su un pianeta miniera con miniere automatiche
gestite da robot ed una atmosfera di cloro… su questo Armando era sicuro e ci
avrebbe giurato…
… ed avrebbe perso!
Non era un topo ma era un organismo superiore. Non aveva un nome ma aveva
una mente ed una intelligenza, era piovuto li' su quel pianeta dallo spazio, sulla
sua navicella spaziale che aveva sbagliato il salto iperspaziale e si era
rapidamente disciolta nel cloro nascente di quel pianeta infernale, lasciandolo
naufrago e privo di ogni strumento.
Ma era un Gork…. Ed un Gork può essere tutto perché è un organismo
metamorfico. Per fortuna su quel pianeta c'era un organismo vivente, una specie
di verme piattiforme a metabolismo a base di cloro, e il Gork l'aveva
immediatamente copiato riuscendo così a sopravvivere.
C'era quel insediamento tecnologico che l'aveva attirato, solo una razza superiore
avrebbe potuto realizzarlo ma non c'erano forme di vita al suo interno. Solo
strumenti meccanici ed elettronici, sofisticatissimi ed efficienti ma lui non li
poteva copiare.. non avevano DNA e non avevano struttura biologica.
Poi era arrivata la nave, aveva spazzato la piazzuola accanto al complesso
industriale con i suoi potenti getti e poi aveva aperto il portello di carico.
Mentre le operazioni di carico iniziavano aveva strisciato fino a quella rampa e
guardato quella enorme nave da carico… doveva intrufolarsi dentro alle sue stive
e poi avrebbe raggiunto senz'altro un pianeta popolato… da chi non aveva
importanza… lui li avrebbe copiati, avrebbe accumulato materia organica fino a
scindersi in una altra entità, e via di seguito fino a sostituire tutta la popolazione
e non solo.
Avrebbe clonato e sostituito ogni organismo vivente, mantenendo così inalterato
il sistema ecologico.
Solo che sarebbe stato un pianeta Gork e nulla più…!

Il Gork sapeva che la forma vivente che aveva gli consentiva di salire a bordo….
Difatti aveva lentamente e cautamente strisciato per la rampa e si era nascosto
nello spazio ristrettissimo tra due container nella stiva UNO, vicino ad un portello
che evidentemente dava sul corridoio che portava all'area equipaggio.
Non poteva stare nelle stiva per tutto il viaggio.. era ovvio che sarebbero state
depresurizzate e non riscaldate e nemmeno lui poteva sopravvivere al vuoto ed
al gelo dello spazio.
Era inoltre consapevole di essere attualmente un organismo vermiforme a
metabolismo a base di cloro e l'ossigeno che percepiva all'interno dei locali della
nave che non fossero le stive era un veleno mortale… inoltre era lento, piatto e
largo, poco occultabile in un ambiente che non avesse spazi ed interstizi.
Doveva trovare qualcosa di diverso… a metabolismo ossigeno, veloce e piccolo,
che gli consentisse di camuffarsi e nascondersi nella zona dell'equipaggio, ma
quale forma…???
Doveva tirare fuori la sua ultima risorsa… la telepatia.. perché il Gork era anche
telepatico….! Non era una telepatia vera e propria, non comunicava ma
semplicemente sondava le menti esterne, ne poteva estrarre informazioni ma
non poteva manipolarle… e funzionava solo con menti superiori con elevato
numero di sinapsi.
Il Gork protese quindi gli invisibili tentacoli della sua mente verso la nave e iniziò
la sua ricerca.
Ecco..! C'era una mente superiore in una stanza al fondo del corridoio….
Una mente considerevole… il Gork non pote' evitare un attimo di stupore nello
scoprire la vastità di quel archivio mnemonico… erano milioni di Terabites di
informazioni… poteva decodificarle grazie al fatto sfruttava gli interfaccia
sensoriali dell'ospite ma erano tante.. troppe…!
Gli occorrevano informazioni su un animale che fosse appartenente
all'ecosistema del pilota di quella nave, un animale piccolo, sfuggente, veloce,
furbo, relativamente innocuo per l'umano in modo che se fosse stato scoperto
non avrebbe sollevato timori o scatenato una feroce caccia.
C'erano molte informazioni su un animale del genere.. ricordi sparsi lungo tutta
la vita dell'uomo e non c'erano sentimenti di paura verso quel animale ma quasi
di simpatia…. Ecco… si sarebbe trasformato così…!
Adesso bastava aspettare che la porta si aprisse… o fare in modo che fosse
aperta… già perché no?

Armando osservava la stiva TRE colorarsi lentamente con un regolarità ed una


geometrica perfezione che solo i robot potevano raggiungere, passando dal
verde al rosa ed al giallo… ancora poche ore e avrebbe chiuso le rampe e
decollato verso casa… prati verdi e mari azzurri, cieli con nuvole bianche e
magari anche un bella pizza…. e … e chissà dove s'era cacciato il gatto…?
Gervaso era sgusciato dalla cabina dalla porta semiaperta e stava esplorando con
attenzione il corridoio che portava alle stive.
Come sempre nessuna traccia di topi… acciderba… si stava persino dimenticando
di che odore avessero e come fosse appassionante la caccia a quei minuscoli
animaletti… come fosse gratificante spezzare la loro spina dorsale con un morso
e poi papparseli ancora caldi e in movimento.
Nulla…. Nessuna traccia, nessun segno di vita….. metallo e un po' di sporcizia
agli angoli ma nulla di vivente e divertente.
Eppure c'era qualcosa, un fremito, una sensazione di presenza, di vicinanza della
preda.. una aura di ansia lo permeava e la tensione della caccia lo spingeva
lungo il corridoio… avanti…. avanti… perché la sensazione si rafforzava via via…
fino ad arrivare davanti al portello della stiva UNO.
Qui Gervaso annusò ancora un poco attorno al bordo della paratia e poi si
sedette immobile di fronte al portello, portò al massimo la sua sensibilità e i suoi
ricettori.. e si mise in attesa

All'interno della stiva UNO il Gork strisciò accanto al portello e lo esaminò con
attenzione.. c'era un dispositivo sul bordo del portello, affacciato ed allineato
esattamente ad un identico dispositivo sulla paratia. Un sensore di posizione?
Probabile…. Un essere logico avrebbe voluto sapere se il portello era chiuso
prima di decollare.
Ci sarà collegato un sistema di allarme…? Possibile, lo sapremo con certezza tra
poco...! Il Gork assottigliò al massimo il bordo del suo corpo e lo interpose tra i
due sensori.
Poi concentrò totalmente la sua mente sulla nuova forma di vita che avrebbe
dovuto assumere in un istante, quando la porta si sarebbe aperta… e si mise in
attesa

Una spia rossa si si accese sulla plancia della Amerigo Vespucci ed un rauco
segnale di allarme iniziò a gracchiare.
Una scritta lampeggiava su tutti i monitor della nave:
"PORTELLO STIVA UNO APERTO!"
"Ma che cazz….. !" sbottò Armando alzandosi di scatto sulla poltrona e
rimediando una pugnalata alla schiena che gli ricordava le sue vertebre lombari
calcificate.
Inizò a martellare la tastiera e più faceva domande e meno le risposte lo
convincevano…
"PORTELLO STIVA UNO APERTO"
"SENSORE PORTELLO STIVA UNO EFFICIENTE"
"SENSORE BLOCCAGGIO PORTELLO STIVA UNO IN POSIZIONE BLOCCO ED
EFFICIENTE"
"PRESURIZZAZIONE STIVA UNO EFFICIENTE"
Ecco…. Pensò… la razza umana finirà così, in un grande coro Galattico di
Allarmi…. Con i sensori che daranno informazioni sbagliate e i sistemi che
reagiranno automaticamente a falsi allarmi... ecco perché ci sono io su questa
carcassa…. Per fortuna… a rimediare ai falsi allarmi ed indagare..!
Rinunciò alle interrogazioni e usci dalla cabina dirigendosi lentamente verso il
portello della stiva UNO, fretta non c'era dato non erano ancora decollati, la
gravità locale era di 1,2 e quindi meglio non scherzare a fare l'atletico e poi era
sicuro che il portello fosse chiuso e ci fosse solo un sensore in avaria.
Le luci del corridoio, pilotate dai rilevatori di presenza, si portavano a piena
potenza al suo passaggio e poi si affievolivano di nuovo alle sue spalle, però
laggiù, accanto al portello c'era luce piena… aguzzò la vista e vide Gervaso
davanti al portello… immobile e con lo sguardo fisso

Quando arrivò accanto a lui, il gatto girò la testa e gli rivolse uno sguardo misto
di compassione e sufficienza che poteva solo dire: "ce ne hai messo del tempo
ad arrivare… te la sei presa comoda?"
Poi lo ignorò completamente e si mise di nuovo in posizione di seduto ma con le
zampe posteriori piegate, tese e leggermente sollevate, la coda e le orecchie ritte
ruotate verso il portello.
L'allarme suonava ancora e Armando azionò con noncuranza il comando esterno
di apertura del portello della stiva UNO.
L'allarme morì in un assordante silenzio.
Appena il portello iniziò ad aprirsi il Gork sfrecciò come un lampo all'interno del
corridoio.. finalmente una atmosfera ricca di ossigeno, calore, luce… un posto
dove stare comodi fino all'arrivo.
Armando vide con la coda dell'occhio solo un guizzo grigio lungo l'angolo del
corridoio diretto verso la zona d'ombra e poi Gervaso schizzare come propulso da
una molla verso quel movimento.
Un velocissimo roteare di artigli e di zanne e poi il muso di Gervaso si girò verso
di lui con una aria soddisfatta e trionfale ed una codina rosa che ancora
debolmente si agitava tra le zanne.
"Gervaso … ma dove cavolo sei riuscito a scovare un topo….??? Ma sei proprio
una macchina da guerra….. micione mio… vieni qui che ti accarezzo… però…
povero topino… deve essere stato il topo che è arrivato più lontano nella storia
della Galassia… tutto per finire in bocca a te!!!"
La codina scomparve e Gervaso emise un soddisfatto e conclusivo "Burp…!"