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Il monastero di Jarrow, dove Beda trascorse l'ultima parte della sua vita, possedeva un'eccellente

biblioteca: sia Benedetto Biscop che Ceolfrid avevano acquistato libri in Continente, e al tempo di
Beda l'abbazia era un rinomato centro di cultura.[6]

Per il periodo precedente l'arrivo di Agostino di Canterbury in Inghilterra (597), Beda si basò su
autori antichi, come Paolo Orosio, Eutropio, Plinio il Vecchio e Gaio Giulio Solino.[3][7] Usò la Vita
Germani di Costanzo di Lione come fonte per la visita di Germano d'Auxerre in Britannia.[3][7] Il
resoconto dell'invasione anglosassone della Britannia è tratto in larga parte da Gildas, De Excidio
Britanniae.[8] Beda avrà avuto familiari anche opere più vicine a lui, come la Vita Sancti Wilfrithi di
Stefano di Ripon, e le Vitae di Gregorio Magno e di Cutberto di Lindisfarne, di autore anonimo.[7]
Si appoggiò anche sulle Antichità giudaiche di Flavio Giuseppe, sugli scritti di Cassiodoro[9], e nel
monastero esisteva certamente una copia del Liber Pontificalis.[10]

Beda poteva anche contare su corrispondenti che lo rifornivano di materiale di studio, e che sono
menzionati nella prefazione: Albino, abate a Canterbury, gli inviò molte informazioni riguardo alla
Chiesa del Kent, e con l'assistenza di Nothhelm di Canterbury, al tempo sacerdote a Londra, ottenne
copie delle lettere di Gregorio Magno riguardanti la missione di Agostino[3][7][11]; quasi tutte le
informazioni di Beda al riguardo sono tratte da queste lettere[3] ed includono il Libellus
responsionum inserito come capitolo 27 del I libro.[12] Era in contatto anche con Daniel, arcivescovo
di Winchester, per la storia della Chiesa nel Regno del Wessex, e scrisse al monastero di
Lastingham per informazioni su Cedda e Chad di Mercia; menziona anche un certo abate Esi come
fonte per le questioni della Chiesa dell'Anglia orientale, e il vescovo Cynibert per informazioni sul
Regno di Lindsey.

Lo storico Walter Goffart sostiene che Beda abbia basato la struttura della Historia su tre altre
opere, usandole come schema attorno cui costruire le tre sezioni principali del proprio lavoro. Per la
prima parte, fino alla missione ordinata da Gregorio Magno, Goffart afferma che Beda abbia usato
il De excidio di Gilda; la seconda sezione, che dettaglia la missione e l'operato di Agostino di
Canterbury, sarebbe stata costruita sull'anonima Vita Graegorii scritta a Whitby; l'ultima parte, che
descrive gli eventi successivi, secondo Goffart sarebbe stata modellata sulla Vita Sancti Wilfrithi di
Stefano di Ripon.[13]

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