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Il dorico era parlato nel Peloponneso sudorientale (in Laconia, Messenia, Argolide e nella zona di

Corinto), nonché nella parte nordoccidentale di Creta, nell'isola di Rodi e in genere nel
Dodecanneso, e anche nelle colonie doriche dell'Asia minore (regione della Doride) e dell'Italia
meridionale, in particolare in Calabria, nella zona di Taranto (l'unica colonia fondata da Sparta),
nella Sicilia (nella parte orientale, a Gela ad Akragas, specialmente a Siracusa). Piccole enclavi
doriche erano presenti nella Grecia Centrale, fra Focide ed Etolia, nonché nella penisola Calcidica
(la città di Potidea).

Col tempo, durante l'età ellenistica, il dorico tende a essere sorpassato dal greco comune, la
cosiddetta διάλεκτος κοινή, a base esclusivamente ionico-attica. Sopravvive a lungo nel
Peloponneso, nelle sedi originarie, tanto da evolvere, nell'età moderna, nel dialetto tsaconico, che
ancora si sente parlare da minoranze ridottissime nell'entroterra del Peloponneso sudoccidentale.

Il dorico ebbe tuttavia un ruolo fondamentale nella letteratura greca. Forte patina dorica, al di sotto
della componente linguistica ionico-omerizzante, era presente nell'elegia di Tirteo. Il dorico era il
dialetto di Epicarmo, autore di farse, ma soprattutto era la lingua della lirica corale di Alcmane,
Stesicoro, Simonide, Bacchilide, Pindaro. In dorico erano inoltre scritti i cori della tragedia e della
commedia, mentre i dialoghi erano scritti in attico, talora con lieve presenza di ionismi epici.

Il dorico è inoltre il dialetto delle musicali bucoliche di Teocrito, Mosco, Bione di Smirne.
L'influsso e la canonicità del dorico siceliota di Teocrito sono tali che perfino le Bucoliche di
Virgilio mostrano nomi greci e grecismi di patina dorizzante (nomi come Bianor e Hylas).