Sei sulla pagina 1di 1

Simonide nacque nel piccolo centro di Iuli, sull'isola di Ceo, nelle Cicladi.

Dopo essersi distinto


come poeta nella sua terra natale, fu chiamato ad Atene dal tiranno Ipparco, figlio di Pisistrato: egli,
facendosi promotore di una politica di "mecenatismo", aveva infatti favorito la riunione attorno a sé
di numerosi artisti. Nella città dell'Attica Simonide si trattenne fino al 514 a.C.: dopo l'assassinio di
Ipparco da parte dei tirannicidi Armodio e Aristogitone, iniziò a girovagare spostandosi da una
località all'altra della Grecia. Giunse così in Tessaglia, presso la corte degli Scopadi e degli Alevadi,
e fece poi ritorno ad Atene nel periodo delle guerre persiane (490-479 a.C.).[2]

Dopo la fine del conflitto, Simonide si spostò in Sicilia, dove la permanenza di governi tirannici
favoriva la pratica del mecenatismo e "offriva una dimora adatta alla personalità"[2] del poeta lirico.
Qui operò presso la corte di Gerone I di Siracusa e di Terone di Agrigento. Morì in età molto
avanzata nel 468 a.C. ad Agrigento, dove fu pure sepolto (almeno a quanto riferisce Callimaco nel
fr. 64 Pf.).[2]

Le tecniche di memoria

Sulla figura di Simonide, caratterizzata da elementi di forte novità, fiorì già in età antica una ricca
aneddotica: al lirico fu attribuita l'invenzione di una tecnica mnemonica che permettesse di
imprimere i dati nella memoria tramite la fissazione di alcuni punti di riferimento visivi. Tale
notizia deriva da un aneddoto ambientato al tempo della permanenza di Simonide presso il re
tessalo Skopas: questi avrebbe rimproverato il lirico di aver dedicato troppo spazio all'esaltazione di
Castore e Polluce in un suo componimento, e lo avrebbe di conseguenza invitato a esigere dalle due
divinità la metà del compenso che egli stesso avrebbe dovuto dargli. Nello stesso momento, a
Simonide sarebbe stato comunicato che due giovani lo attendevano fuori dal palazzo: mentre egli
andava ad accoglierli, il palazzo sarebbe crollato, seppellendo tra le macerie lo stesso Skopas con i
suoi commensali. Mentre sembrava impossibile riconoscere i morti, i cui volti erano rimasti
sfigurati, Simonide sarebbe stato l'unico a identificarli, avendo perfettamente memorizzato il posto
che essi occupavano attorno alla tavola.[3]