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Durante il V secolo d.C.

il popolo dei franchi occupò la zona nord della Gallia, e allargò in breve
tempo il proprio dominio cacciando i Visigoti verso la Spagna e occupando la maggior parte del
paese. Clodoveo, primo sovrano merovingio, dal nome del leggendario capostipite Meroveo,
unificò le tribù franche scegliendo come capitale Lutetia Parisiorum, antico insediamento celtico,
oggi Parigi. Avviò il più solido dei regno romano-barbarici convertendosi al cattolicesimo e
promuovendo l’integrazione fra i franchi e l’elemento romano della popolazione. Alla sua morte i
figli si divisero il regno secondo la concezione patrimoniale propria dei franchi, e si andarono
consolidando tre regni: Austrasia, Neustria e Borgogna. In seguito ad altre spartizioni la forza del re
si indebolì e sempre maggior potere si accentrò nelle mani dei maggiordomi di palazzo, funzionari
del re e amministratori di corte. Alla fine del VII secolo alla corte di Austrasia si era fatto spazio
Pipino II di Heristal, riuscendo ad imporsi su Borgogna e Neustria, operando una sorta di
riunificazione dei tre territori. Il figlio di Pipino II, Carlo Martello, riuscì ad arrestare l’avanzata
musulmana a Poitiers nel 732, ed espanse il territorio. Divise il regno tra i suoi figli come fosse un
vero re. Il legittimo re merovingio Childerico III fu deposto solo nel 743, ed il potere passò nelle
mani di Pipino il Breve, che ottenne la legittimazione dal papa intervenendo in Italia contro Astolfo,
re longobardo che aveva occupato Ravenna e la Pentapoli. Chiamato dal papa, Pipino lo costrinse a
consegnare quelle terre al papato con il trattato di Pavia nel 754, ricevendo il titolo di patrizio dei
romani. Carlo, detto Magno, figlio di Pipino, viene a sua volta chiamato in Italia da papa Adriano I,
dopo che il longobardo Desiderio aveva invaso lo stato della Chiesa. Nel 774 pose fine al regno
longobardo d’Italia, e venne proclamato Rex francorum et langobardorum. Nell’anno 800 fù giudice
di fronte a papa Leone III, accusato di immoralità e spergiuro, e ne promosse l’assoluzione,
ricevendo la nomina di imperatore a Roma, nella notte di Natale, nella chiesa di San Giovanni in
Laterano. Questo atto diede formalmente inizio al Sacro Romano Impero. Durante il suo regno,
Carlo, effettuò importanti conquiste raddoppiando le dimensioni del regno: nel regno longobardo
d’Italia e in Germania. La sua campagna contro i musulmani nella penisola iberica termina con la
rotta di Roncisvalle senza avere grande fortuna. In Italia attuò una politica antibizantina acquisendo
Istria e Benevento. L’impero di Carlo si proponeva come restaurazione dell’impero romano. Il
regno fu diviso in contee amministrate da un conte, mentre le terre di confine erano dette marche, in
mano ai marchesi, soprattutto per quanto riguarda giustizia ed esercito. La giustizia era di tipo
assembleare. Il re inviava dei missi dominici itineranti, che sorvegliavano alla corretta
amministrazione. Alla corte di Carlo furono ospitati grandi letterati come il maestro Alcuino da
York e il longobardo Paolo Diacono, l’uso di documenti scritti subì un’impennata, furono redatti
capitolari, diplomi, placiti, lettere, e fu introdotta la minuscola carolina. Il territorio vasto di questo
regno copriva una discreta parte d’Europa, ma i carolingi non svilupparono una vera idea di Europa.
Alla morte di Carlo nell’814 gli succedette l’unico figlio superstite, Ludovico il Pio, il quale,
preoccupato per l’integrità del regno, fece pubblicare la Ordinatio Imperii, nella quale affermava
che l’impero era res sacra voluta da dio e consacrata dal papa, e non era componibile. Cercò quindi
di organizzare la sua successione mettendo i suoi tre figli a capo delle principali regioni del regno,
sottoponendoli però al potere del maggiore, Lotario che avrebbe ereditato il titolo di imperatore. Il
difficile equilibrio però si incrinò con la nascita di un quarto figlio, Carlo, al quale fu assegnata una
porzione destinata a Lotario. Alla morte di Ludovico i tre figli superstiti, Carlo, Lotario e Ludovico,
si scontrarono a Fontenoy nell’841, e Lotario ne uscì sconfitto. L’anno successivo giurarono a
Strasburgo, ciascuno nella lingua dell’altro: Carlo in lingua germanica e Ludovico in lingua franca.
Questo giuramento è considerato l’atto di nascita del volgare francese e di quello tedesco. Nell’843
i tre si spartirono l’impero: a Carlo, detto il Calvo, andò la parte occidentale, a Ludovico il
germanico la parte tedesca, a Lotario il titolo imperiale e la fascia centrale, dal Reno all’italia, fino a
Benevento escluso. Con la morte di Lotario, Ludovico prese la corona imperiale, quindi nell'875 gli
successe Carlo il Calvo, sostenuto da papa Giovanni VIII, che vedeva in lui un possibile alleato
contro il principe di Spoleto e i Saraceni, insediati alla foce del Garigliano. Carlo il Calvo morì
nell'877 con l'impero carolingio ormai in dissoluzione. Gli successe il figlio Carlo il Grosso,
incoronato da Giovanni VIII sempre in cerca di protezione, ma l'imperatore non riuscì a impedire
l'assassinio del papa nell'882, durante una delle frequenti guerre civili combattute a Roma
dall'aristocrazia locale. La minaccia di incursioni esterne, normanni e saraceni in prima linea,
avevano messo in dura difficoltà Carlo il Grosso, assediato dai normanni nella stessa Parigi. In
questa situazione fu costretto ad abdicare da un'aristocrazia che si rifiutava ormai di obbedirgli
(888). Trascorse gli ultimi anni della sua vita in prigionia, senza alcun successore sul trono.