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Metodologia

dell'insegnamento
strumentale
Il ruolo educativo e formativo del docente di sassofono

L'insegnamento e l'apprendimento sono due dimensioni dello stesso processo educativo. Una condizione di insegnamento
efficace si può verificare quando l'insegnante mette in gioco una serie di caratteristiche professionali e personali che siano in
grado di promuovere l'apprendimento nello studente e la sua autonomia nell'attività educativa.
Il docente si serve di un metodo didattico per svolgere le lezioni e accompagnare lo studente nel suo percorso formativo. Un
metodo può essere definito come un modo di operare per arrivare ad ottenere uno scopo e rinvia all'idea di procedura. È una
sorta di manuale, un insieme dei precetti o istruzioni pronto-uso, che hanno come unico scopo il raggiungimento di una meta
prestabilita attraverso un iter, un percorso formativo che riesca ad ottimizzare il più possibile gli sforzi per ottenere il maggior
risultato con il minore sforzo possibile. È un percorso basato su varie tappe da superare sistematicamente e gradualmente
aumentando di pari passo il livello di difficoltà. La cosa importante è quella di non sovraccaricare lo studente con esercizi o
brani di elevata difficoltà ma accompagnarlo passo dopo passo dalle cose più semplici fino a quelli più complesse.
L'insegnante e l'allievo durante le ore di lezione condividono lo stesso repertorio e la stessa tradizione culturale del sassofono.
L'insegnante ha il compito di trasmettere la propria passione e di motivare il più possibile l'allievo nel suo percorso didattico,
di fornire tutti i consigli, i metodi e le tecniche necessarie per il suo apprendimento e accrescere il suo livello, poiché lo studio
del sassofono all'interno delle scuole o nei conservatori è finalizzato al raggiungimento della professione.
Durante la prima fase delle lezioni al docente spetta principalmente la formazione tecnica e solo successivamente, quando
i problemi legati alla postura e alla tecnica saranno risolti, si procederà verso un affinamento espressivo ed interpretativo.
Il docente inoltre sa di trovarsi di fronte personalità molto diverse a livello musicale ed extramusicale. E proprio per questo
deve essere in grado di valutare i punti deboli e i punti di forza di ciascun allievo e saper lavorare con questi ultimi senza
appesantire lo studente, ma al contrario, deve cercare di sviluppare i problemi tecnici e la velocità dell'apprendimento. Gli
obiettivi principali della lezione oltre allo sviluppo didattico del sassofono, sono l'autonomia, l'autostima e la motivazione
individuale.
Lo strumento musicale rappresenta un mezzo attraverso il quale possiamo esprimere i nostri sentimenti
e le nostre emozioni. Attraverso le attività con lo strumento, vengono coinvolti diversi piani dell'individuo, quali la comunicazione,
corporeità e sensorialità. Ciò si verifica nelle lezioni individuali così come in quelle di gruppo. La lezione collettiva si configura come
un ottimo ambiente per incoraggiare gli alunni alla costruzione della propria autostima, incoraggiando l'autocritica e l'autovalutazione.

"L'autostima nasce dalla nostra percezione di quello di cui ci crediamo capaci e di quello che temiamo non sia alla nostra portata"
(Jerom Bruuner,1997).

Confrontarsi con le proprie attitudini, i propri limiti e i propri desideri, affrontando e risolvendo compiti sempre più complessi sviluppa
negli studenti la capacità di autorganizzazione ed accresce il loro senso di responsabilità, soprattutto quando il risultato complessivo
dipende dall'attenzione e dall'impegno di ciascuno.
Il docente di strumenti a fiato, come in questo caso il docente di sassofono, deve in tutti i modi rimediare alla prima difficoltà che si
presenta con un neo studente nella mancanza di un approccio naturale con lo strumento. Infatti il sassofono non si presenta come uno
strumento immediato nell'approccio didattico, ma ha bisogno di quelle nozioni che sono alla base del suo apprendimento. La necessità
di acquisire una buona tecnica di emissione dell'aria nello strumento per riuscire a produrre i suoni è il primo reale problema che, in
qualche modo, tende ad irrigidire i ragazzi; L'imboccatura nella fase iniziale di studio richiede una cura molto attenta e assidua e allo
stesso tempo delicata per permettere allo studente di raggiungere il successo senza doversi necessariamente scontrare con
mortificazioni legate alle difficoltà iniziali.
La produzione sonora è poi legata alla postura dello studente, ogni tipo di rigidità muscolare incontrollata può pregiudicare il risultato;
quindi la meta iniziale per un docente e per un neo studente di sassofono sarà proprio la conoscenza del proprio corpo (in particolar
modo dell'apparato respiratorio) e l'acquisizione di naturalezza nell'emettere una colonna d'aria costante all'interno dello strumento.
Certamente non è facile ma questo processo di acquisizione dovrà essere curato dell'insegnante in modo spontaneo senza che questo
diventi però l'unico obiettivo didattico.
L'apparato
respiratorio
e i tre tipi di
respirazione
Possiamo distinguere tre tipi di respirazione: la respirazione addominale
o diaframmatica, toracica e clavicolare. L'unione delle tre poi costituisce
la respirazione completa.

La respirazione addominale utilizza principalmente la parte inferiore dei


polmoni. Durante l'inspirazione, il diaframma si abbassa, la gabbia
toracica si dilata, la parte inferiore dei polmoni si distende riempiendosi
d'aria e l'addome si riempie senza sforzo; durante l'espirazione il
diaframma si rilassa alzandosi e creando pressione nella gabbia toracica
che tende a svuotare i polmoni.

La respirazione toracica utilizza principalmente la parte media dei


polmoni. Durante l'inspirazione si effettua un allungamento delle costole
mediante i muscoli intercostali. La cassa toracica si dilata ed espande i
polmoni consentendo all'aria di penetrare. Durante l'espirazione i muscoli
intercostali si contraggono diminuendo il volume toracico e spingendo
l'aria fuori dal torace.

La respirazione clavicolare utilizza la parte superiore dei polmoni, l'aria


entra nei polmoni mediante il movimento in alto delle clavicole e delle
spalle. Questa respirazione è la meno usata per suonare o cantare poiché
con questo tipo di respirazione si alzano le spalle per immagazzinare
ossigeno e così facendo si vengono ad irrigidire collo, braccia e spalle.
Durante la didattica, prima ancora di iniziare a suonare lo strumento è bene conoscere e sviluppare
la giusta tecnica respiratoria che funge da sostegno per un buon suono equilibrato e costante.
Conoscere, o meglio riconoscere, le differenze tra vari modi di respirare, che automaticamente
utilizziamo, è necessario per utilizzare al meglio ed al massimo delle nostre possibilità il controllo
dell’aria che incameriamo quotidianamente respirando. Il ruolo dell'insegnante consiste
nell'indicare allo studente alcuni esercizi che possano aiutarlo a conoscere e sviluppare la corretta
respirazione e utilizzarla nell'esecuzione.

1. Il primo esercizio respiratorio per sviluppare la respirazione diaframmatica richiede che lo


studente si metta in una posizione comoda ( ad esempio sdraiato), e metta la mano sulla

Esercizi pancia. Fatto ciò inspiri tenendo rilassate le spalle concentrandosi solo sulla pancia,
l'addome si estende verso l'esterno e in questo modo si potrà sentire lo spostamento del
diaframma contro la mano .Questo esercizio viene anche eseguito ponendo sopra la pancia
un oggetto ( per esempio un dizionario) e si deve cercare di sollevare la pancia, e quindi il

respiratori 2.
diaframma, per esercitare tale muscolo.
Il secondo esercizio consiste nell'inspirare e trattenere il fiato per qualche secondo tra un
respiro e l'altro secondo questo schema: INSPIRO-APNEA-ESPIRO-APNEA. Sempre allo
stesso modo, usando il muscolo del diaframma, estendiamo inspirando il più possibile
l'addome verso l'esterno per poi rilasciarlo nella fase dell'espirazione. Questo esercizio va
limitato soltanto a pochi minuti perché tende a provocare iper ventilazione e capogiri.

3. Il terzo esercizio consiste nel tenere la mano destra sullo stomaco e la sinistra sul petto;
inspirando molto lentamente ci si deve concentrare dapprima sulla respirazione
diaframmatica con la quale si sentirà sollevarsi leggermente lo stomaco grazie all'azione
del diaframma e successivamente quella costale, con la quale si sentirà dilatarsi le costole
superiori. Attraverso questo esercizio lo studente può acquisire la consapevolezza e il
controllo della respirazione voluta.
Tecnica della
respirazione
circolare
La tecnica della respirazione circolare o fiato continuo, è una tecnica che ci permette di suonare uno
strumento a fiato per l'intera durata di un brano musicale, senza che vi siano interruzioni
nell'emissione del fiato legate alla necessità di respirare.

È stata utilizzata, sin dal passato, per suonare strumenti musicali nell’ambito della musica etnica,
oggi viene utilizzata anche con strumenti moderni, in contesti che vanno dalla musica contemporanea
al jazz. Come abbiamo già detto, questa tecnica permette di prolungare un suono oltre la normale
lunghezza di un singolo respiro, senza interrompere l’esecuzione. Consiste nel prendere il fiato con il
naso e contemporaneamente spingere con le guance l’aria stipata nella bocca. Nonostante venga
considerata da molti come una tecnica impossibile da utilizzare, in realtà dovrebbe essere vista, da
parte dei musicisti, nello stesso modo di altre tecniche, come ad esempio: il vibrato, lo staccato o
qualsiasi altra tecnica si pratichi per raggiungere una più alta qualità del suono. Ovviamente, come
tutte le altre tecniche menzionate, deve essere praticata con molta determinazione prima di
raggiungere i risultati desiderati. La tecnica consiste nello sfruttare la cavità della bocca come riserva
d’aria da rilasciare nel momento in cui si inspira nuovamente aria dal naso per riempire i polmoni.
Deve essere considerato come un’estensione del respiro normale, l’unico problema sta nel coordinare
il processo e nel convincere la mente ad accettare che il nostro sistema respiratorio può espellere ed
allo stesso tempo inalare l’aria.
L'apprendimento della respirazione circolare può essere schematizzato in tre fasi attraverso degli
esercizi:
Prima fase

• Gonfiare le guance, con quanta più aria possibile, tenere le labbra serrate e contrarre i muscoli delle guance, fino a sentire un lieve dolore
dovuto alla pressione che si è creata all'interno della bocca.
• Tenendo le guance sempre gonfie inspirare ed espirare regolarmente tramite il naso

Questo esercizio va eseguito per alcuni minuti e ripetuto molte volte durante la giornata, in modo da rinforzare i muscoli delle guance e delle
labbra, che non possiedono il tono muscolare sufficiente, per eseguire correttamente la tecnica del fiato continuo.
Seconda fase Terza fase
• Introdurre tra le labbra una cannuccia da bibita, tenuta ben stretta tra pollice Quando si riesce a soffiare con la cannuccia dentro il bicchiere d'acqua,
e indice, in modo tale che non fuoriesca aria dall'altra estremità e continuare ininterrottamente per qualche minuto, è giunto il momento di passare allo
a respirare normalmente dal naso, come nella prima fase. strumento.
• Allentare, lievemente, la pressione delle dita sulla cannuccia in modo tale che
una piccolissima quantità d'aria riesca a passare, ma che la pressione La resistenza offerta dall'aria è però inferiore a quella che oppone l'acqua, quindi
all'interno della bocca sia sempre alta, tenendo i muscoli delle guance in tutti i movimenti vanno svolti in un tempo minore poiché l'aria fuoriesce
contrazione forzata. dalla bocca con più facilità rispetto a quando viene soffiata nel bicchiere.
• Per regolare la fuoriuscita dell'aria, immergere la cannuccia in un bicchiere E' questa la fase che scoraggia la maggior parte degli allievi che, non avendo
d'acqua, colmo solo per metà, al fine di evitare gli schizzi, ed osservare la incontrato difficoltà inizialmente, pensano di aver già imparato. Dopo
comparsa delle bolle che aumenteranno in quantità proporzionale al flusso qualche giorno di tentativi andati a vuoto molti allievi rinunciano. Come per
dell'aria le fasi precedenti bisogna dare ai muscoli delle guance e delle labbra il tempo
di adattarsi alle maggiori prestazioni richieste, come avviene in un'attività
• Tenere la punta della lingua sul palato come per pronunciare il suono della sportiva.
lettera N ed inspirare col naso, mentre l'aria continua ad uscire dalla
cannuccia ed il gorgoglio delle bolle rimane inalterato. Innanzitutto non è consigliabile utilizzare lo strumento completo ma è preferibile
procedere per gradi, come con la cannuccia.
Si procede soltanto con il bocchino avendo cura di scegliere e utilizzare un'ancia
Finché la cannuccia viene tenuta abbastanza stretta, non vi è difficoltà per che richieda poco fiato possibile.
eseguire la respirazione circolare, in quanto il tempo che l'aria contenuta nella
bocca impiegherebbe per passare completamente nel bicchiere attraverso la Quando si riesce a eseguire correttamente la tecnica del fiato continuo con il
cannuccia, è superiore a quello impiegato nell'atto respiratorio per riempire d'aria bocchino si passa allo strumento completo. Ogni fase richiede diversi giorni di
i polmoni. prove. Se lo strumento non viene serrato con forza, tra le labbra, l'aria riuscirà a
passare tra strumento e labbra, vanificando ogni tentativo di gestione corretta
Le prime due fasi di questa tecnica non presentano alcuna difficoltà e possono dell'aria tenuta in bocca; e questo problema si verificherà, puntualmente, al
essere apprese in breve tempo da chiunque. Per poter passare alla fase successiva minimo segno di stanchezza dei muscoli interessati.
però occorre avere più forza nei muscoli delle guance; sono necessari alcuni
giorni di allenamento continuo, smettendo non appena subentrano i crampi Da questo momento in poi gli esercizi verranno svolti con lo strumento,
muscolari alle guance ed alle labbra. eseguendo i passi del ciclo della respirazione circolare, emettendo suoni
continui di singole note o brevi frasi musicali.
L'allenamento con il bicchiere d'acqua deve procedere finché si riesce a eseguire
la respirazione circolare senza stringere la cannuccia. La durata delle prime due
fasi è molto soggettiva e dipende soprattutto dalla quantità di tempo che vi si
dedica.