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atsuig ùip erpmes onaliM anu reP - enotnoP aizraM Per gli anziani che vogliono
vivere a casa propria

in foto Marzia Pontone durante la distribuzione delle Palme all'istituto del Panigarola nel 2019

Vivere da anziani a casa propria a Milano non è semplice, ma senz’altro è il


sogno di molti. Spesso, però, si resta da soli e non si vuole gravare sui propri
figli, che magari lavorano, hanno una propria famiglia, abitano lontano.
Insieme però possiamo contribuire a trasformare in realtà questo legittimo
desiderio di tanti anziani della nostra città. Perché l’autunno della vita non è
un peso ma una ricchezza per tutta la comunità cittadina!

È indispensabile riuscire ad avvicinare gli anziani ai


sevizi dedicati sul territorio. Troppo spesso, infatti, il
ricovero è l’unica scelta possibile perché non si
conoscono alternative. Occorre impegnarsi in un’attività
più capillare di conoscenza delle situazioni di fragilità nei
quartieri, anche attraverso la stabilizzazione dei progetti
di monitoraggio telefonico e la mediazione attiva delle
reti di territorio, a partire dai custodi sociali negli stabili di
edilizia popolare.

Inoltre, resta fondamentale rendere facilmente accessibili a tutti le


informazioni relative ai servizi per anziani e alle procedure per accedervi,
attraverso le pagine internet del Comune di Milano e una app dedicata, ma
anche attraverso guide a stampa da distribuire attraverso biblioteche e
centri civici di zona.
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Le famiglie, spesso uniche care-givers per gli anziani, devono essere


supportate in questo loro pesante impegno di ogni giorno, potenziando ad
esempio servizi di sollievo per care-givers come centri diurni, badanti
occasionali a ore ecc.
In tale ottica, suggerirò di istituire
anche presso i Consigli di Municipio
albi di badanti che possano offrire i
propri servizi presso le famiglie che ne
Registro
hanno bisogno, sulla base di canoni certi
delle
e concordati.
badanti in A chi sceglierà di intraprendere questo
ogni percorso si potrà pensare di offrire
Municipio
corsi di formazione specifici, sia dal
punto di vista sanitario sia dal punto di
vista linguistico (nel caso di lavoratori
di origine migrante).

Tutte le forme di residenzialità


protetta (come co-housing,
condomini protetti, comunità alloggio)
andranno sostenute a livello
territoriale, sia in termini economici,
sia diffondendo una nuova cultura
della coabitazione tra anziani, e in foto il logo dell'iniziativa "Prendi in casa uno
promuovendo forme di progettazione studente" di Meglio Milano, che porta a mediare
coabitazioni fra studenti fuorisede ed anziani soli.
partecipativa da parte degli stessi
anziani.

Infine, il tempo della pandemia ha costretto di colpo tutta la città a


confrontarsi con il grande e difficile discorso degli istituti per anziani. A Milano
sono censite 60 Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) vigilate da ATS
Milano Città Metropolitana, che alla fine di febbraio 2020 ospitavano 7238
assistiti.
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Il Covid-19, nonostante l’impegno spesso esemplare di molti operatori, ha


mostrato l’intrinseca debolezza di questa opzione di vita: alle tante morti
della prima ondata pandemica hanno fatto seguito le difficoltà di garantire la
relazione e il contatto tra dentro e fuori l’istituto. Ancor più che in passato, le
RSA si sono rivelate luoghi dove – talvolta per scelta, spesso per necessità –
uomini e donne trascorrono in solitudine gli ultimi anni della loro vita, anni che
a volte possono essere anche molti. Sarebbe bello che nessuno fosse più
costretto ad andarci, ma a volte non è proprio possibile fare diversamente.
Possiamo però lavorare insieme perché le condizioni di vita negli istituti
migliorino di giorno in giorno per tanti anziani della nostra città.

Mi impegnerò dunque perché il Comune di Milano


eserciti controlli più attenti e ravvicinati su
indicatori quali la socialità in attuazione dei
bandi a offerta economicamente più
vantaggiosa per la gestione delle proprie RSA.
Mi adopererò inoltre perché gli istituti per anziani
non siano mai un ghetto ma una presenza positiva
nei quartieri, favorendo l’apertura al territorio
delle RSA attraverso specifiche azioni di
inclusione sociale (feste, attività occupazionali
anche per chi vive nelle vicinanze, integrazione
con i servizi territoriali, in particolare di medicina
RSA aperte alla città
ambulatoriale).
Andrebbe anche valutata seriamente l’ipotesi di affidare la gestione delle
cinque RSA comunali a una società partecipata cittadina, magari la stessa
che gestisce ancora in parte le farmacie comunali, perché sia garantita la
vigilanza piena sui servizi offerti e possano essere attuate in modo snello
alcune possibili innovazioni, a partire dalla trasformazione di alcuni servizi
residenziali a servizi domiciliari e di cura nel territorio.

Infine, rilancerò la proposta di istituire


un Garante dei diritti degli Anziani e
un tavolo tra tutte le RSA cittadine,
Garante perché tutti i nostri cittadini più anziani
dei diritti possano trovare ascolto e tutela
degli
anziani Tavolo delle RSA nell’autunno della vita.