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CAPITOLO 3 – I MESTIERI DELLA SEMIOSI TRADUTTIVA

È difficile conoscere a fondo tutte le sfaccettature del mestiere del traduttore o


dell’interprete.
Le 20 maggiori imprese a livello mondiale fornitrici di servizi di traduzione
impiegano oltre 10.000 persone e hanno un introito annuo di 1.200 milioni di euro.
Questa stima si riferisce solamente agli occupati nelle principali imprese di
traduzione, ma coloro che hanno abilità nella semiosi traduttiva e conoscenza delle
lingue sono molti di più.
Infatti, la definizione delle professioni linguistiche sta via via assumendo contorni più
sfumati. Abbiamo qualcosa come due cerchi concentrici: al centro le professioni
propriamente linguistiche e attorno a esse altri lavori legati al possesso di competenze
linguistiche.
I profili di formazione e le figure professionali da considerare non si caratterizzano
per il fatto di conoscere una o più lingue naturali ma per il fatto di saper mediare fra
esse.

Purtroppo è difficile mantenersi con la sola traduzione in Italia specialmente con la


progressiva scomparsa dell’occupazione a tempo pieno e garantita fino alla pensione.
La vera sfida consiste nel trovare il giusto grado di definizione per il profilo del
traduttore o dell’interprete bilanciando le regioni centrali e periferiche della semiosi
traduttiva: ossia da una parte le competenze specifiche che servono a svolgere la
professione, dall’altra lo sviluppo di abiti mentali generici e vaghi.

CAPITOLO 4 – I TRUCCHI DEL MESTIERE

Abbiamo visto nel capitolo precedente che chi impara a fare semiosi traduttiva ha una
vasta gamma di sbocchi professionali davanti a sé, prime fra tutte le professioni
linguistiche tradizionali. Moltissimi praticanti e studiosi della traduzione e
del’interpretazione si lamentano di non ricevere il rispetto dovuto da parte della
società, del mondo del lavoro e, nel caso degli studiosi, degli ambienti accademici e
intellettuali. Cercheremo delle ri- sposte osservando la situazione da tre punti di vista:
quello dei traduttori, degli interpreti e dei traduttologi.
Cominceremo dalla tipologia di traduttori in assoluto più numero- sa: i free-lance sul
libero mercato legati a una o più agenzie. Chi riceve traduzioni in appalto da
un’agenzia di intermediazione di solito ha tre motivi per lamentarsi: denaro, tempo e
informazioni.
Fra gli interpreti invece la lamentela più ricorrente ha a che fare con i testi delle
relazioni. Sembra che pochi organizzatori di convegni, conferenze e altro si rendano
conto che basta dare agli interpreti una certa quantità di documentazione e il tempo di
studiarla per ave- re un servizio molto migliore e dei collaboratori più sereni.
Siamo costantemente circondati dalla traduzione ma non ci facciamo caso, anche
quando non sarebbe affatto difficile accorgersene. È naturale misconoscere la
traduzione perché si risparmiano energie cognitive che non porterebbero poi un
grande vantaggio. Infatti, ci accorgiamo dell’esistenza della traduzione
principalmente quando qualcosa va storto, per esempio quando il doppiatore della
telenovela argentina perde la sincronia con le labbra dell’attore sullo schermo. In
questi altri casi è vantaggioso chiedersi se non ci sia per caso un problema con la
traduzione.
Si parla spesso dell’invisibiltà del traduttore. Si tratta di un fenomeno molto studiato
nei translation studies, in par- ticolare grazie all’opera di Lawrence Venuti. La
traduzione è stata trattata tradizionalmente con gli strumenti della linguistica che
propongono un’idea meccanica di equivalenza ignorando ogni contributo attivo e
creativo del traduttore come uno degli agenti che plasma e sviluppa la propria cultura.
Per quanto riguarda la traduttologia invece, abbiamo visto il tentativo ormai
trentennale di fondare una disciplina autonoma dedicata interamente ai translation
studies. Accanto ai numerosi progressi ottenuti nel corso del tempo e un’esplosione di
interesse verso la traduzione, si deve aggiungere che ormai i translation studies
europei hanno riconosciuto la loro natura interdisciplinare ma ciò non chiarisce se la
traduttologia debba rimanere un problema di altre discipline o diventare essa stessa
una disciplina.

L’invisibilità del traduttore esiste nel momento in cui non si è consapevoli del ruolo
sociale che si ricopre. Dunque il percorso di formazione dei traduttori deve sposare il
mestiere con la coscienza del mestiere. Come fare? Denunciare una situazione di
scarso riconoscimento, di subalternità, di mancanza di considerazione o rispetto. Per
questo motivo annunciamo quelli che sono definiti trucchi del mestiere.
Un primo trucco è quello di dichiarare le proprie competenze e di non accettare per
forza i rigidi termini e condizioni di un lavoro, se essi non rispettano o mettono in
secondo piano le nostre competenze allora perché non proporre alternative o opporsi.
Un secondo trucco è quello di presentare sul mercato il possesso di sensibilità.
Tradurre non equivale a sostituire materiale linguistico specialmente quando un
processo semiotico deve applicarsi a segni non linguistici. In questo caso bisogna
avere una certa conoscenza e sensibilità per prevedere l’effetto che la traduzione avrà
nell’ambiente di destinazione.
Un’altra strategia è la cosiddetta “strategia del salmone” che consiste nel precedere la
posizione del traduttore ad esempio all’interno della catena di produzione di un testo.
Generalmente il traduttore è l’ultimo elemento del processo in quanto il testo viene
prima discusso e scritto da una serie di membri che discutono su un argomento e poi
al traduttore spetta esprimere lo stesso testo in lingue diverse cercando però di non
urtare la sensibilità delle culture dell’ambiente di destinazione. Chiaramente questo
lavoro risulterebbe meno complesso se i traduttori avessero la possibilità di
partecipare innanzitutto alla composizione del testo.

Altre caratteristiche fondamentali per un traduttore sono ovviamente la conoscenza di


diverse lingue a livello elevato, ma anche l’abitudine alla mobilità che permette poi di
guadagnare anche una migliore competenza linguistica.
Lo studio intelligente e la pratica della traduzione sviluppano dei cosiddetti abiti
mentali. Il primo è l’abitudine a un’interpretazione particolari: una lettura finalizzata
alla traduzione sarà molto più minuziosa di una lettura di piacere. Inoltre i traduttori
col tempo tendono a diventare eclettici, in quanto in via preliminare a una tradizione,
essi devono informarsi sull’originale e dare il via a una serie di ricerche. Perciò si
parla di “assorbimento istantaneo” poiché in poco tempo i traduttori diventano
magazzini di conoscenze. Ciò implica il pragmatismo, dato che tra tutte le
interpretazioni possibili il traduttore deve poi scegliere quella più pertinente. Tuttavia
le traduzioni sono provvisorie in quanto possono essere sempre sostituite o
modificate.

CAPITOLO 5 – TECNOLOGIA E TRADUZIONE

La tecnologia estende le capacità della specie che la utilizza. Nel campo della
traduzione sono secolari i salti tecnologici a cui si è potuto assistere, basti pensare
alla messa a punto dell’alfabeto più antico per le lingue slave da parte del teologo e
linguista Cirillo (IX sec.) oppure all’introduzione del libro o la rivoluzione
tecnologica della stampa a caratteri mobili.
Vediamo quindi che la rivoluzione del’informazione è solo l’ultima di una serie di
grandi movimenti storici. Innanzitutto dalla fissità della pagina a stampa si passa alla
fluidità dei testi elettronici. Tale rivoluzione ha chiaramente degli effetti, in primo
luogo sulla comunicazione. Un traduttore può ricevere una commissione da qualsiasi
punto del mondo, almeno in teoria. Non esiste più alcuna ragione di ordine pratico
che limiti il mercato potenziale di un tra- duttore alla città o al paese in cui risiede. In
pratica, però, sembra che ciò non avvenga. Il miglior rapporto professionale fra un
traduttore e il suo cliente è ancora quello nato da un incontro di persona e lo
strumento di marketing più efficace è ancora la buona reputazione che un
professionista si costruisce nel tempo e che passa di bocca in bocca. La seconda
conseguenza della diffusione delle comunicazioni elettroniche riguarda la sicurezza.
Un’agenzia di traduzione deve essere in grado di garantire ai committenti che lo
richiedono la protezione dei dati e della loro trasmissione con protocolli e sistemi di
autenticazione, crittografia e incapsulamento. La terza e ultima conseguenza consiste
nel fatto che le comunica- zioni elettroniche consentono di distribuire con maggiore
facilità grandi commesse attraverso una rete di intermediari.

Traduzione automatica
La traduzione automatica è certamente la tecnologia linguistica che più colpisce
l’immaginazione della gente comune. L’idea di un sistema che traduca al posto degli
esseri umani esercita un fascino irresistibile. I primi tentativi concreti di realizzare un
sistema di traduzione automatica risalgono alla fine degli anni quaranta quando gli
Stati Uniti e l’Unione Sovietica si trovavano in piena guerra fredda. Qual è lo stato
della traduzione automatica oggi? Il sistema Systran è di gran lunga il sistema più
popolare costituendo la base del servizio di traduzione gratuita offerto da alcuni siti
web. Accanto ai sistemi di traduzione automatica per il grande pubblico esistono
macchine che possono produrre traduzioni di altissima qualità e che sono di proprietà
di imprese commerciali oppure di organizzazioni di altro tipo. Un metodo per
aumentare la qualità di questi sistemi è quello di inviare testi “predigeriti”, ovvero
preparati da operatori umani per il trattamento da parte di una macchina. Si tratta a
ben vedere di una logica pa- radossale: per facilitare la vita di una macchina che
traduce non c’è ancora alternativa rispetto a quella di chiedere agli esseri umani di
servirla.

Le memorie di traduzione
Le memorie di traduzione sono dei programmi che generano e gestiscono una base di
dati. La caratteristica è che questi dati sono coppie di segmenti di testo: da una parte
l’originale, dall’altra la sua traduzione in una lingua diversa. Tutti i segmenti tradotti
sono il prodotto della traduzione umana. Sono progettati per riutilizzare con grande
facilità la corrispondenza che un traduttore umano stabilisce fra due frasi. Idealmente,
quindi, non si dovrà mai tradurre due volte la stessa frase.
Strumenti come questi sono di grandissima utilità quando si devono tradurre testi
ripetitivi. L’impiego delle TM ha ridotto i tempi e i costi dei progetti di traduzione
proprio nei settori della comunicazione elettronica dove si è registrato un forte
aumento della domanda. le TM non tolgano lavoro ai traduttori, o almeno questo non
è il loro effetto principale. Idealmente esse sottraggono al traduttore quella parte del
lavoro che una macchina può fare meglio lasciandogli quindi più tempo per le
decisioni interpretative che solo un organismo intelligente può prendere.
Come funziona una TM in dettaglio? Per prima cosa il programma suddivide il testo
fonte in tanti segmenti che il professionista tra- duce in modo convenzionale. Questi
segmenti, che corrispondono normalmente a una frase o a frammenti ancora più
brevi, vanno a costituire la base di dati. Si ottengono così tanti record comprendenti
una coppia di campi principali (uno per la frase fonte e un altro per la frase tradotta) e
altri campi che contengono informazioni di contorno. Quando si vuole tradurre un
secondo documento, il programma divide anche questo in segmenti e li confronta uno
per uno con i segmenti fonte già presenti nella base di dati. Se trova un campo uguale
o simile, il programma richiama automaticamente la traduzione già presente nella
base di dati. Se non lo trova allora sarà tradotto ex novo e inserito nella memoria.
Questa nuova modalità di produzione è certamente vantaggiosa in termini di
efficienza e consente volumi di produzione inimmaginabili. Tuttavia essa presenta
anche degli inconvenienti. 1. Mancanza di coerenza e coesione testuale. 2. Il
traduttore non ha nessun incentivo a farsi un’idea di ciò che sta producendo. Non c’è
dubbio che la situazione cambierà ancora con il diffondersi delle TM on line, ovvero
delle basi di dati che si trovano fisicamente in un computer centrale e alle quali si può
accedere tramite la rete. c’è il rischio che con l’affermarsi di questa tecnologia i
traduttori vengano spinti in una posizione ancora più subalterna perché possono
perdere in ogni momento l’accesso alle traduzioni che loro stessi producono. Saranno
solamente i project manager a decidere quali informazioni e quale materiale di
riferimen- to un traduttore avrà a disposizione per un dato progetto.