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7 Intercomprensione
Il termine intercomprensione (d’ora in poi InC) designa una situazione comunicativa in cui gli interlocutori si
esprimono in lugne diverse pur comprendendosi, sia scritto/orale, che sincrono/asincrono, sia in presenza che a
distanza; allo stesso tempo designa anche un approccio didattico che permetta questo tipo di comunicazione.
La rappresentazione della comunicazione linguistica diretta è basata sulla condivisione di un codice da parte dei
parlanti, che producono e comprendono enunciati nella stessa lingua. Se non si condivide la stessa lingua possono
nascere situazioni comunicative completamente diverse da quella prototipica: possono nascere nuove lingue (es. creole),
si può avere ibridazione (es. pidginizzazione), ricorso ad una lingua veicolare (es. lingua franca, lingua che si usa in
molti contesti d'uso, molto semplificata, es. l'inglese nella nostra società). La condivisione parziale o frammentaria di
questo codice, soprattutto nello sviluppo delle attivitàricettive, può dare origine anche a una forma di comunicazione
plurilingue, in cui si ricorre a due codici distinti. Chi partecipa all'EC capisce la lingua degli altri e si esprime in una
lingua diversa, che si aspetta possa essere compresa anche dagli interlocutori.
Gli studi sull'intercomprensione sono partiti proprio dall'osservazione di questa pratica comunicativa, usata
spontaneamente sia nel passato che nel presente. Ad esempio, Eco nel Nome della Rosa descrive la comunicazione nei
conventi medioevali che avveniva mischiando il latino, lingue germaniche, romanze etc. mentre Claire Blanche
Bienveniste, fondatrice dell'approccio intercomprensivo, nel 1997 descrive il processo di InC tra i navigatori e i
commercianti del mediterraneo basandosi sulle memorie di C. Colombo.
È quindi possibile citare l'InC come pratica che può essere messa in atto tra parlanti che usano lingue appartenenti alla
stessa famiglia senza ricorrere ad una lingua franca. La comunicazione e l'InC ricorrono alle stesse strategie cognitive
usate da parlanti che condividono lo stesso codice. Questo avviene in virtù dei tratti in comune delle lingue (a tutti i
livelli), sia delle competenze variabili degli individui.
Secondo Simone, l'InC si basa sul riconoscimento di attese e di un sistema di regolarità che presuppongono una
predisposzione mentale alla ricostruzione linguistica, una specie di grammatica comparata ricostruita in maniera
induttiva. A parte l'osservazione del fenomeno di InC nella comunicazione spontanea, sono stati predisposti
sperimentazioni che hanno permesso identificazione di modelli opeartivi e metodologie didattiche.
Dobbiamo inserire l'InC tra quegli approcci che hanno il merito di operare sia in direzione del plurilinguismo
dell'individuo sia in chiave di ecologia linguistica in favore della preservazione del plurilinguismo.
Nell'ambito intercomprensivo ci sono molte metodologie., strumenti e risorse che privilegiano la ricezione dello scritto
che hanno come target le lingue romanze, ma ci sono anche altre metodologie che privilegiano altre abilità linguistiche
o altre famiglie linguistiche.,
I principi che costituiscono il mcd della didattica dell'InC sono l'approccio plurilingue, il ricorso alle competenze
parziali, l'attenzione alla comprensione, la riflessione sulla lingua, sviluppo di conoscenze strategiche e metacognitive.
L'InC può essere sviluppata in più lingue nel contesto di un unico programma di insegnamento e per questo si inserisce
nel quadro degli approcci all'insegnamento plurali, definiti dal CARAP come “approcci didattici che mettono in atto
metodi che coinvolgono allo stesso tempo più varietà linguistiche e culturali”.
Tali approcci culturali sono:
– L'InC
– La sensibilizzazione alle lingue
– Approccio interculturale
– Didattica integrata delle lingue, che sfrutta ciò che si è imparato in L2 per studiare una L3.
Questi quattro filoni hanno direzioni che vengono esplicitate e applicate anche all'interno della sola InC. La InC rafforza
la inclinazione al plurilinguismo presente in tutti i documenti europei, mettendo in discussione le concezioni tradizionali
riguardanti l'apprendimento linguistico, a compartimenti stagni, perché riflettono e inisitono sull'importanza di
valorizzare l'affinità trale lingue e la trasversalità delle lingue. Infatti l'insegnamento simultaneo i più lingue permette di
moltiplicare le occasioni di confronto tra i vari sistemi linguistico-culturali e, sfruttando il principio del transfer
positivo, valorizza l'uso della L1.
I vantaggi del valorizzare la lingua madre dell'apprendente nel corso del processo di apprendimento sono rappresentati
dal fatto che l'uso della lingua madre rassicura l'apprendente, facilitando l'accesso alle altre lingue e permettendo di
riflettere in senso metalinguistico sulla stessa lingua madre attraverso l'apprendimento delle altre lingue.
Un altro principio fondativo dell'InC è quello di competenze parziali: essa si basa sulla possibilità di isolare le diverse
abilità linguistiche (es. comprensione orale VS produzione orale VS comprensione scritta VS produzione scritta), es. un
parlante italofono che andrà in Spagna avrà generalmente una buona competenza ricettiva dello spagnolo. Questo mette
in crisi l'idea del monolinguismo. Non sempre dobbiamo avere competenze complete di una lingua, es. studente che
deve studiare su fonti in lingue diverse. Questa competenza può essere raggiunta in tempo molto breve se ci si
concentra sulle abilità ricettive.
Un altro principio chiave dell'InC è quello di valorizzare l'abilità della comprensione. Ci sono molti lavori scaturiti dalla
ricerca che hanno permesso di identificare e classifciare le strategie sia cognitive che metacognitive che permettono
l'accesso al testo: va sottolineata l'importnaza delle tecniche di lettura e ascolto incentrando l'attenzione non solo sul
prodotto ma anche sul processo → quali strategie sono state messe in atto dal parlante? L'importante è che si sviluppino
le riflessioni dell'apprendente sulle strategie messe in atto, aumentando la consapevolezza del modo in cui ci si deve
esprimere, del funzionamento delle lingue, delle tipologie testuali.
Adesso delineiamo quali contributi ha offerto l'Italia alla definizione di InC come metodo didattico. A partire dagli anni
'70 la corrente di EL italiana ha creato un terreno favorevole per InC; si è sviluppata una riflessione sul ruolo della
lingua nella formazione degli individui e che ha pertanto permesso di definire il concetto di educazione linguistica,
culminato con la redazione delle 10 tesi GISCEL del 1975, che mettevano al centro la bussola della funzionalità
comunicativa, l'importanza della valorizzazione del repertorio linguistcio dell'individuo e l'importanza delle riflessioni
cognitive e metacognitive. La linguistica educativa è stata definita da De Mauro come quella branca della linguistica
che analizza la lingua in funzione didattica.
In Italia, il plurilinguismo degli anni '70 e, diversamente, quello di oggi, ha fatto sì che esistano molte iniziative dal
basso di promozione del plurilinguismo, ad esmepio l'educazione pluri-o bilingue in certe regioni, il metodo CLIL,
creazione di équipe di ricerca sulla formazione al plurilinguismo attraverso progetti basati sull'InC.

In che modo l'approccio intercomprensivo si può trasformare in un approccio didattico? → elaborazione del concetto di
intercomprensione educativa che considera l'InC in funzione dell'apprendimento linguistico, definendo approcci,
metodi, tecniche, etc. L'InCE parte quindi dall'assunto che, se la nostra capacità di comprendere malgrado le differenze
è spontanea, possiamo potenziare questa capacità attraverso un atto didattico → il processo riguarda una competenza in
costruzione. Sfruttando i processi cognitivi e psico-affettivi, nonché la dimensione testuale ed extralinguistica della
comunicazione, si possono attivare le strategie di comprensione soprattutto per quanto riguarda le lingue romanze.
I presupposti epistemologici da cui si parte per affermare questo si basano sul costruttivismo sociale e culturale, che si
basa sui seguenti principi:
– L'apprendimento è un processo attivo, che presuppone che noi individui “impariamo ad imparare” proprio
mentre impariamo. Questo ci è permesso grazie alla possibilità di appoggiarci a strutture di conoscenze
pregresse, che coinvolgono altre facoltà e i sensi;
– L'influenza che il linguaggio ha sull'apprendimento visto come attività sociale, ossia in relazione al modo in
cui ci rapportiamo con gli altri;
– La riflessione che possiamo realizzare mentre apprendiamo basandoci sulle nostre conoscenze e credenze;
– Motivazione come componente fondamentale dell'apprendimento.
Dimensione metacognitiva e metalinguistica favoriscono l'autonomia dello studente, integrando i naturali processi InC e
giungendo a quella che chiamiamo InC Educativa (InCE).

L'InCE si pone quindi come luogo di scambio tra campi teorici e applicativi; i primi fondano le azioni didattiche, dalle
azioni didattiche forniscono materiale per migliorare gli assunti teorici.
Tornando al concetto di riflessione, diamo importanza delle competenze procedurali, ossia quelle competenze che
permettono lo svolgimento dei compiti e la risoluzione del problema. Per stimolare questa capacità riflessiva
nell'apprendente l'InCE propone l'uso di schede di autoosservazione, che stimolano quindi una riflessione e sviluppano
la consapevolezza dei processi da parte dell'apprendente. Uno dei campi di applicazione dell'InC è quello applicato al
Content Languaging Integrated Learning (metodologia CLIL), che ha l'obiettivo di sviluppare competenze linguistico-
comunicative in L2 e metodologico-didattiche nelle discipline. Le ricadute didattiche di questi due approcci nel contesto
classe sono: rapidità dell'apprendimento, incremento della motivazione, acquisizione di strategia di lettura e ascolto di
cui l'apprendente è consapevole, la valorizzazione delle conoscenze e competenze già possedute in L1 degli apprendenti
(fa riferimento già all'interno delle 10 Tesi GISCEL), reciprocità linguistico-culturale fra parlanti, sviluppo di
competenza interculturale.
Perché Intercomprensione e CLIL si compenetrano così bene e vengono proposti insieme? Perchè se gli obiettivi del
CLIL sono quelli di mettere gli apprendenti in contatto con nozioni insegnate in una lingua che non controllano
perfettamente l'attivazione di comparazioni, anticipazioni, formazione di ipotesi (strategie sviluppate dall'approccio
intercomprensivo, es. expectancy grammar), tutte queste strategie si rivelano indispensabili per accedere al senso.
Contemporaneamente InCE e CLIL sfruttano quindi le stesse strategie al fine di migliorare l'accesso al senso da parte
degli apprendenti.
InCE e materiali didattici: i materiali didattici legati all'InCE sfruttano una serie di similitudini, ad esempio le relazioni
interlinguistiche che si possono sitematizzare a diversi livelli linguistici, in particolare vengono accompagnati l'interesse
spontaneo dei parlanti per l'apprendimento con l'aumento del grado di InC tra le lingue (fattori semiotici, psico-affettivi
legati al processo di apprendimento della lingua).
Lo scritto è privilegiato dagli approcci InC perché nello scritto possiamo trovare maggiori tracce della stessa origine
nelle parole. Molto spesso, se vogliamo evidenziare la trasparenza lessicale, le vocali iniziali sono identiche; a livello di
grammatica si possono evidenziare similarità morfo-sintattica nelle costruzioni negative o nella creazione di prefissi;
possiamo fare riferimento ai processi che sottostanno all'apprendimento della lingua attraverso la creazione di
consapevolezza nell'apprendente.
Possiamo osservare inoltre il modo in cui si invita l'apprendente a riflettere attraverso una scheda di autoosservazione
che cerca di far emergere le strategie cognitice e d'apprendimento del parlante.
In ambito InC sono stati realizzati i seguenti progetti dal 1994 ad oggi: i progetti Ariadna 1,2 e Minerva sono stati i
pionieri nel campo, più recente è Redinter, che mette l'accento sul valore della comprensione e fa riferimento al
concetto di plurilinguismo contenuto nel QCER, oltre che al valore delle competenze delle abilità parziali,
consapevolezza linguistica, transfer, valorizzazione della dimensione pragmatica della lingua, sviluppo di un'attitudine
affettiva.
Dal punto di vista dell'analisi degli approcci e dei metodi nell'ambito InC, dobbiamo dire che ci sono alcuni aspetti
riconducibili agli approcci umanistico-affettivi, come la valorizzazione del ruolo della prima lingua e delle conoscenze
pregresse dell'apprendente, che mettono l'apprendente al centro del processo di apprendimento.
Il docente, quindi perde il suo ruolo centrale, è un facilitatore, e promuove in classe un apprendimento euristico e
autonomo; la classe si trasforma in una comunità comunicativa all'interno della quale il senso viene costruito e
negoziato.
L'InC sicuramente favorisce l'applicazione di alcune idee contenute nei documenti europei che fanno parte della visione
dell'Europa che si è formata nel tempo, riguardanti i concetti di aggregazione e formazione del cittadino europeo. Per
queste finalità (idea di creare una maggior coesione sociale nell'ambito europeo e formare il cittadino europeo sulla base
del plurilinguismo) sono stati adottati e finanziati progetti sull'InC. Nel mondo aumentano sempre di più i cittadini
plurilingui essendo tramontata l'idea politica dello Stato-Nazione ed affermandosi sempre di più l'idea di un'identità
plurale.