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ITMAR EVEN ZOHAR

LA POSIZIONE DELLA LETTERATURA TRADOTTA ALL’INTERNO DEL


POLISTISTEMA LETTERARIO

Come risulterà chiaro, uso l’espressione “letteratura tradotta” non solo come
un’etichetta convenzionale per tagliare la lunga circonlocuzione “il gruppo delle opere
letterarie tradotte”, ma come indicazione per un corpus di testi che è strutturato e
funziona come un sistema. Qual è la base per tale ipotesi? È possibile rintracciare entro
un gruppo spesso arbitrario di opere tradotte lo stesso tipo di coerenza culturale e
verbale di quella che sembrerebbe sussistere all’interno del corpus della letteratura
originale? Si potrebbe argomentare, dopo tutto, che le opere letterarie originali, scritte
in un idioma accettato da una certa letteratura nazionale, sono in correlazione le une
con le altre, e c’è una lotta costante, per chi otterrà la posizione centrale.
Le opere tradotte sono in correlazione in almeno due modi: (a) nel modo in cui esse
sono selezionate dalla letteratura di arrivo, i principi di selezione non essendo mai
incorrelabili con i co-sistemi della stessa letteratura di arrivo (per porlo nel modo più
moderato); e (b) nel modo in cui esse adottano specifiche norme, comportamenti e linee
di condotta che sono il risultato delle loro relazioni con gli altri co-sistemi. Tali
caratteristiche non appartengono solamente al livello linguistico, ma caratterizzano allo
stesso modo ogni livello di selezione. Così, la letteratura tradotta può possedere
principi propri di modellizzazione che entro certi limiti potrebbero persino essere
esclusivi.
In altre parole, considero la letteratura tradotta non solo come un sistema a pieno diritto,
ma come un sistema che partecipa pienamente alla storia del polisistema come parte
integrante di esso, in rapporto a tutti gli altri co-sistemi. Il mio compito ora è cercare
di analizzare quali tipi di relazioni si ottengono.
L’ipotesi del polisistema può incrementare la nostra conoscenza non solo perché ci
mette in grado di osservare le relazioni laddove difficilmente erano state cercate in
precedenza, ma perché aiuta a spiegare il meccanismo di tali relazioni, e di
conseguenza la posizione specifica e il ruolo dei generi letterari nell’esistenza storica
della letteratura.
Si possono osservare una molteplicità di modelli letterari, uno dei quali occupa la
posizione al vertice mentre gli altri attendono il proprio turno. Oppure si potrebbe porre
l’attenzione alle lotte tra forze, tendenze, generi e modelli innovativi e conservatori
entro la struttura complessiva della letteratura. Essenzialmente noi non abbiamo più a
che fare con una stratificazione letteraria a priori, ma con posizioni assunte da vari
generi o sistemi che ammettono certe caratteristiche. Quando la posizione più elevata
è mantenuta da un genere letterario la cui natura è innovativa, troveremo generi
conservatori scendendo progressivamente la scala delle stratificazioni; ma quando la
posizione più elevata è mantenuta da un genere cristallizzato, allora il livello più basso
tenderà a iniziare il rinnovamento. Quando, nel secondo caso, l’ordine delle posizioni
non cambia, l’intera letteratura entra in uno stato di stagnazione.
Alla luce di queste osservazioni, il problema maggiore sembra essere non tanto la
ricerca di quali generi siano stratificati in alto o in basso, ma la ricerca delle condizioni
per le quali certi generi partecipano al processo di cambiamento entro il polisistema.
Per questo motivo ho suggerito le nozioni di attività primarie vs. secondarie, l’attività
primaria rappresentando il principio di innovazione, l’attività secondaria quello di
mantenimento del codice stabilito.
Qual è la posizione della letteratura tradotta in questa costellazione: è elevata, bassa,
innovativa, conservatrice, semplificata, stereotipata? In quale modo essa partecipa o
meno ai cambiamenti? La mia risposta alla prima di queste domande è che la letteratura
tradotta può essere ognuna di queste cose. Essa non è inamovibile per principio. Se
diventa primaria o secondaria dipende dalle circostanze specifiche che operano nel
polisistema. Ciò non significa necessariamente che la sua posizione sia sempre in
movimento: certe condizioni durevoli possono confinarla per un tempo piuttosto esteso
a una posizione soltanto.
Dire che la letteratura tradotta mantiene una posizione primaria significa dire che
partecipa attivamente alla modellizzazione del centro del polisistema. In tale situazione
essa è di gran lunga parte integrante delle forze innovative, inoltre, in tali situazioni,
quando nuovi modelli letterari stanno emergendo, la traduzione diventa probabilmente
uno dei mezzi per elaborare questi nuovi modelli. Attraverso le opere straniere vengono
introdotte nella propria letteratura elementi che prima non esistevano.
Queste includono non solamente un nuovo possibile modello di realtà per rimpiazzare
convenzioni non più in vigore, ma anche una serie complessiva di altri elementi, come
un nuovo linguaggio poetico, nuove matrici, tecniche, intonazioni e via dicendo. È
chiaro che i principi per selezionare le opere da tradurre sono determinati dalla
situazione che regola il polisistema: i testi sono scelti a seconda della loro compatibilità
con i nuovi approcci e del ruolo presumibilmente innovativo che essi possono assumere
entro la letteratura di arrivo.
Quali sono allora le condizioni che rendono possibile una situazione di questo tipo? Mi
sembra che possano essere isolati tre casi principali: (a) quando un polisistema non si
è ancora cristallizzato, cioè quando una letteratura è “giovane”, in fase di formazione;
(b) quando una letteratura è o “periferica” o “debole”, o entrambe le cose; (c) quando
ci sono punti di svolta, crisi o vuoti in una letteratura.
Nel primo esempio, la letteratura tradotta semplicemente soddisfa i bisogni di una
letteratura giovane per mettere in pratica il suo linguaggio rifondato (o rinnovato) in
tutti i generi letterari possibili, allo scopo di renderlo funzionale come linguaggio
letterario e utile per il suo pubblico emergente. Poiché una letteratura giovane non può
immediatamente creare i testi più importanti in tutti i generi e tutti i tipi, essa può
beneficiare dell’esperienza di altre letterature, e la letteratura tradotta diventa in tal
modo uno dei suoi sistemi più importanti.
Lo stesso risulta vero anche per il secondo esempio, quello delle letterature
relativamente consolidate, le cui risorse sono limitate e la cui posizione entro una
gerarchia letteraria più ampia è generalmente periferica.
Nel terzo caso, la dinamica all’interno del polisistema crea punti di svolta, cioè
momenti storici in cui i modelli stabiliti non sono ulteriormente accettabili per una
generazione più giovane. In questi periodi la letteratura tradotta può assumere una
posizione primaria persino nelle letterature centrali.

L’ipotesi che la letteratura tradotta possa essere un sistema primario o un sistema


secondario non implica che essa sia sempre interamente l’una o
l’altra cosa. In quanto sistema, la letteratura tradotta è essa stessa stratificata, e dal
punto di vista dell’analisi polisistemica si situa nella posizione vantaggiosa dello strato
centrale, da cui si osservano tutte le relazioni all’interno del sistema. Questo significa
che mentre una parte della letteratura tradotta può assumere una posizione primaria,
un’altra può restare secondaria.
la traduzione non è più un fenomeno la cui natura e i
cui limiti sono dati una volta per tutte, ma un’attività dipendente dalle relazioni entro
un certo sistema culturale. Di conseguenza, tali concetti- chiave come adeguatezza ed
equivalenza non possono essere trattati complessivamente, a meno che le implicazioni
delle posizioni polisistemiche siano prese in considerazione. Andrei avanti fino a
sostenere che questa negligenza è uno dei maggiori errori delle teorie contemporanee
della traduzione, che si appoggiano troppo pesantemente su modelli linguistici statici
o su teorie della letteratura non sviluppate.