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Le tavole neuroanatomiche di Guido da Vigevano

Guido da Vigevano era un medico e ingegnere Italiano vissuto tra il XIII e il

XIV secolo. Fu il primo scienziato ad utilizzare immagini per illustrare

descrizioni anatomiche, sviluppando per la prima volta una stretta relazione tra

studi anatomici ed illustrazioni artistiche, usanza successivamente sviluppata nel

Rinascimento.

Nel suo libro “Anathomia” sono presentate 6 tavole raffiguranti, per la prima

volta, strutture e tecniche di neuroanatomia: dissezione della scatola cranica per

mezzo di trefinazione, meningi, cervello e midollo spinale. Sulla superficie del

cervello raffigurato in una tavola è possibile riconoscere una vaga

rappresentazione delle circonvoluzioni cerebrali. I ventricoli cerebrali sono

anche essi descritti e raffigurati.

Si tratta del primo studio nella storia delle neuroscienze di descrizione di

strutture neuroanatomiche accompagnata da illustrazioni schematiche, per una

migliore comprensione di strutture così complesse.

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“L’anatomia è per il chirurgo ciò che il Sole è per la Terra”
(R.F. Spetzler)

La parola “anatomia” deriva dall’etimo greco “ana temnein”, che significa

“dissezionare”. L’anatomia è un’antica disciplina che ha sempre implicato

diverse controversie.

I primi anatomici della storia (Erasistrato, Erofilo di Calcedonia, ecc.) erano

soliti effettuare molte dissezioni su cadaveri umani, ma per più di 1500 anni la

medicina è stata influenzata delle teorie galeniche, basate sull’ osservazione di

animali, soprattutto scimmie, buoi, maiali e pecore. L’opera più importante di

Galeno, De Anatomicis Administrationibus, si basava su studi anatomici

effettuati soprattutto su scimmie (Macacus Inuus). Le osservazioni anatomiche

sugli animali furono arbitrariamente estese agli esseri umani, suggerendo

descrizioni anatomiche erronee dell’anatomia umana.4

Nel Medioevo le autopsie e le dissezioni su cadavere costituivano una pratica

controversa e limitata, per motivi soprattutto religiosi e di credenze popolari.

Nel periodo delle Crociate, le dissezioni su cadavere erano permesse

esclusivamente per rimuovere gli organi interni per facilitare il loro trasporto in

terra natia (la cosiddetta pratica della “sepultura more teutonico”). Il

consecutivo commercio di reliquie ed ossa umane (soprattutto ad opera dei

navicellari napoletani) costrinse il Papa Bonifacio VIII a promulgare nel 1300 la

bolla papale “De sepolturis”, per proibire la manipolazione dei corpi umani.17
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Ciò a dispetto del fatto che l’Imperatore Federico II aveva promulgato, nel 1240,

un decreto imperiale per cui le dissezioni umane venivano tollerate.

Successivi Papi promulgarono ulteriori bolle che permettevano le dissezioni su

esseri umani, soprattutto nel periodo di Quaresima su donne, in quanto ritenute

prive di anima.10 Durante tale periodo le restrizioni e regolamentazioni religiose

e civili non erano chiare, ma la gente comune poneva limiti, per credenze

popolari, più delle stesse autorità.7

La prima dissezione ufficiale nel Medioevo fu effettuata nell’Università di

Bologna da Mondino de’Liucci (o dei Luzzi) (ca. 1270-1326). Egli completò il

suo libro “Anathomia Mundini” nel 1316. Si tratta del primo libro interamente

dedicato alla descrizione della struttura e funzione del corpo umano, ed è stato

utilizzato per studiare l’anatomia per più di 200 anni.5 Mondino eseguì

personalmente diverse dissezioni su cadavere, allontanandosi dalla moda

dell’epoca per cui le dissezioni venivano effettuate da un “servo”, formalmente

definito “barbiere”, sotto istruzioni dell’insegnante.4

Con la sua opera egli mise in discussione le teorie galeniche. Mondino è stato

quindi considerato “Ristoratore dell’Anatomia”.4 Ad ogni modo, l’Anathomia

Mondini, mancava di rappresentazioni grafiche e disegni per spiegare il testo.

Guido da Vigevano (1280-1349), uno scolaro di Mondino, eseguì dissezioni su

cadavere ed il suo manoscritto“Anathomia”, pubblicato nel 1345, fu la pietra

miliare per l’inizio di una nuova usanza che si diffuse ampiamente nei secoli

successivi: l’uso di illustrazioni anatomiche nei libri.12 Nel suo manoscritto,

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Guido da Vigevano ha incluso sei tavole rappresentanti la testa, il cervello e la

colonna vertebrale. Tali illustrazioni, sebbene schematiche e rudimentali,

possono essere considerate le prime rappresentazioni grafiche neuroanatomiche

nella storia delle neuroscienze.

Gli anni tra il 1280 e il 1349 sono considerati fondamentali nella storia

dell’anatomia medioevale. I disegni anatomici sistematici di Guido da

Vigevano, basati sull’osservazione empirica,3 costituirono una pietra miliare per

lo sviluppo delle successive scienze anatomiche, soprattutto nel Rinascimento,

periodo nel quale il matrimonio tra scienza ed arte raggiunse l’acme, soprattutto

nel 1543, per merito dell’opera “De Humani Corporis Fabrica”, di Andrea

Vesalio. Questo lavoro leggendario fu la sintesi suprema tra lo studio

dell’anatomia umana e la bellezza delle tavole anatomiche.4

Guido da Vigevano (1280-1349), fu un medico ed un ingegnere Italiano.

Nacque a Vigevano, una delle città longobarde più antiche della regione

Lombardia (“petite ville lombarde, qui au XIV siècle faisait partie du diocèse de

Pavia”),17 situata tra Milano e Pavia. Studiò medicina a Bologna, ed imparò

anatomia nella scuola di Mondino. Fu il medico personale dell’Imperatore

Enrico VII fino alla sua morte, nel 1313; in seguito fu un fedele molto stretto al

Re di Francia, Filippo VI, e dal 1335 alla sua morte, nel 1349, fu il medico

personale della Regine di Francia, Giovanna di Borgogna.

Scrisse libri di medicina, anatomia, igiene e sull’arte della guerra”.6,15

4
Nel 1335 Filippo VI, Re di Francia, pianificò una nuova crociata in Terra Santa.

Guido, per rafforzare la sua posizione nei confronti del re come suo medico ed

ingegnere personale, scrisse e dedicò a lui un “libro per la crociata”. In tale libro

sono presenti 9 fogli con suggerimenti per il re su come badare alla propria

salute e cura nel corso delle giornate, e 14 ulteriori fogli con suggerimenti sulla

tecnologia militare.10,14 L’opuscolo, intitolato “Texaurus regis Francie

aquisitionis terre sancte de ultra mare”, include istruzioni per costruire

l’equipaggiamento d’assedio prefabbricato, in considerazione della difficoltà nel

reperire legno in Terra Santa, proposte di armature innovative e schizzi di

attrezzature militari..9 In questo prezioso manoscritto, è possibile trovare

manoscritti di diversi macchinari, come navi da combattimento, ponti

galleggianti, ed anche due “automobili” da battaglia, una a manovella e l’altra

alimentata da un sofisticatissimo mulino a vento montato su un carro di legno.10

Quest’ultimo è considerato il prototipo del primo autoveicolo della storia; la

parola “automobile”, con il significato di “auto-movibile”, fu coniata nel

quattordicesimo secolo dall’ingegnere italiano Martini, che inventò, senza mai

realizzare, un veicolo a quattro ruote a manovella..1,13

Comunque, il re Filippo non partì mai per la Terra Santa e quindi le

meravigliose macchine di Guido non furono mai testate.10

Guido da Vigevano dedicò un ulteriore libro a Filippo VI, intitolato “Anathomia

designata per figures”. Questo libro, scritto nel 1345, includeva 24 tavole

anatomiche, diciotto delle quali sono state perse. Le tavole numerate dalla XI

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alla XVI rappresentano le primi immagini e descrizioni neuroanatomiche nella

storia delle neuroscienze.

Lo scopo di Guido era di dimostrare l’anatomia delle sue dissezioni per mezzo

di tavole schematiche e sistematiche (“… demonstrabo anathomiam corporis

humani patenter et aperte, per figuras depinctas recte …”).16

Il libro è diviso in 4 sezioni:16

1) introduzione;

2) descrizione delle vene utilizzate per il salasso;

3) spiegazione delle immagini;

4) appendice sull’infiammazione dell’uvula e del palato.

Nel terzo libro, sei tavole (XI-XVI) sono dedicate all’anatomia del sistema

nervoso centrale. Cinque tavole (XI-XV) mostrano la testa, le meningi e parti

del cervello, la sesta (XVI) la colonna vertebrale ed i nervi spinali.

La tavola XI (Fig. 1) mostra la trefinazione della testa per mezzo di uno

scalpello e di un martello, per evidenziare il cervello e le due meningi note al

tempo, la dura e la pia mater. Guido definisce le meningi “pellicula” (“strati”),

la stessa definizione ritrovata nell’Anathomia Mundini.17

Le tavole XII- XIII (Fig. 2, sinistra e destra) raffigurano il calvario rimosso, sul

quale è possibile riconoscere le suture fronto-parietali ed interparietale

esagerate,17 nonché lo strato durale esterno (“illa pellicula que vocatur dura

mater”). Nella tavola XIV (fig. 3 sx) la dura mater è stata rimossa, mostrando lo

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strato durale interno, la pia (“… amota illa pellicula que vocatur dura mater,

apparebit alia pellicula que vocatur pia mater, cerebrum cooperiens”).

La tavola XV (Fig. 3, destra; Fig. 4) mostra il cervello “nudo” (“cerebrum

purum et discoopertum”), senza le meningi. Sulla superficie del cervello è

possibile riconoscere alcuni solchi e giri, e cinque orifici, due in regione frontale

anteriore, rappresentanti i nervi olfattori, e tre in regione fronto-parietale,

rappresentanti i tre ventricoli.17 Seguendo le teorie dei predecessori (Galeno,

Avicenna, Mondino)8 Guido scrive che i ventricoli sono la sede dell’anima (“…

ventriculi, in quibus stat anima et spiritus”), e da ciò l’anima, per mezzo dei

nervi, imprime la motilità agli organi periferici e all’intero corpo (“…dantes

sensum et motum toti corpori, mediantibus nervis, et ipsum spiritum portantibus

toti corpori”). Egli descrive il primo ventricolo come la sede

dell’apprendimento e dell’immaginazione (“virtus apresensiva sive fantastica”),

il secondo come la sede del raziocinio (“virtus raciocinativa”), il terzo come

sede della memoria (“virtus memorativa”). In questo paragrafo Guido richiama

alcune teorie fisiopatologiche elaborate da Avicenna, nel Canon Medicine2, al

riguardo delle cause dell’epilessia e dell’apoplessia.17

La tavola XVI (Fig. 5) mostra la colonna vertebrale e l’origine dei nervi spinali

(solo diciotto in numero), che attraversano bilateralmente i forami vertebrali per

raggiungere la periferia e l’intero corpo.16

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La tavola XV (Fig. 4, destra) e XVI (Fig. 5) mostrano una vaga rappresentazione

della struttura corticale della superficie cerebrale; come già notato da Yasargil,

queste figure costituiscono le rappresentazioni più antiche delle circonvoluzioni

cerebrali nella storia delle neuroscienze.18

A dispetto della loro vaghezza, le tavole di Guido sono ritenute un importante

passaggio nella storia dell’anatomia medioevale. Se Mondino de’ Luzzi può

essere giustamente considerato il “Ristoratore dell’anatomia” dall’oscurità dei

dogmi anatomici galenici, le illustrazioni di Guido hanno spinto scienziati ed

artisti a rompere il legame con i “dogmi” di Galeno.12 Il suo lavoro può essere

considerato una pietra miliare nello sviluppo delle illustrazioni anatomiche

artistiche per come le conosciamo oggi.

La tendenza fu successivamente sviluppata da artisti del calibro di Donatello

(1386-1466), il primo artista ad aver dissezionato corpi umani, Leonardo da

Vinci (1452-1519), considerato da Netter come il “fondatore dell’anatomia

fisiologica”,11 Michelangelo (1475-1564), solo per citarne alcuni. Tale tendenza

fu anche riesplorata nei lavori di scienziati come Eustachio (ca. 1500- 1574),

Vesalio (1514-1564), e altri.

Nel Rinascimento, tre elementi sono stati cruciali per lo sviluppo e il

conseguente sviluppo degli studi anatomici su esseri umani: il riconoscimento

dell’anatomia come branca distinta delle scienze mediche, l’accettazione della

dissezione umana come metodo scientifico per l’avanzamento della

8
comprensione delle strutture anatomiche, e l’avanzamento delle tecniche di

stampa che hanno permesso l’inclusione di illustrazioni nei testi descrittivi.12

In tale contesto, la figura di Guido da Vigevano può essere considerata la

connessione tra l’anatomia galenica dell’epoca medioevale pre-Mondino e la

scienza degli studi anatomici esplorata nel Rinascimento, rappresentando così un

passaggio fondamentale nello sviluppo dell’anatomia non solo come materia

filosofica ma come scienza.

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