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Igiene 11: Disinfettanti (3)

ALCOL
E’ un gruppo ossidrile legato ad un carbonio saturo, se invece è legato ad
un composto aromatico si parla del Fenolo. L’alcol si ottiene dalla
fermentazione alcolica a partire da un substrato di zucchero e viene
eseguita dal lievito. L’alcol etilico in commercio si trova sotto due forme:
1. Assoluto (quello utilizzato nella produzione casalinga dei liquori),
assoluto al 95% perchè non si riesce a togliere il 5% di acqua, costa
tantissimo perchè nei paesi europei c’è l’aggiunta di una sovrattassa
ed ha potere disinfettante più basso perchè richiama acqua e
nell’ambiente circostante alla cellula batterica avvengono reazioni di
coagulazione, addirittura è come se l’alcol puro con l’acqua andasse a
proteggere la cellula.
2. Denaturato (quello nelle case): questo ha un potere disinfettante
più alto, ha questo potere al 70% perchè aumenta la sua diffusione e
quindi la sua capacità d’interagire con la membrana della cellula
batterica. E’ un battericida che riesce facilmente a diffondere e a
denaturare le proteine della cellula batterica.
Qual è il problema dell’alcol? L’alcol viene metabolizzato, viene
trasformato in acetaldeide e questa subito trasformata in acetato che
entra nel ciclo di Krebs. Riusciamo a metabolizzare l’alcol per la
presenza di un’enzima che è l’alcol-deidrogenasi, il tenore dell’enzima
varia a seconda delle popolazioni (le pop. caucasiche hanno una quantità
di quest’enzima molto bassa), oltre al fatto che esiste una differenza tra i
maschi e le femmine, che ne hanno una quantità più bassa. L’alcol inoltre
è altamente diffusibile, infatti raggiunge il sistema nervoso molto
velocemente -> stato di ebrezza, diminuzione dei freni inibitori e
dell’attenzione (binomio guida-alcol non è ottimale), loquacità: questi
sono i primi sintomi, che dipendono dalla gravità delle situazioni. Il limite
tollerato è 0.5 g/kg.
L’alcol non è un alimento, non presenta principi nutritivi, ma libera molta
energia e kcal (7,1 kcal per 1 g). Per capire quante kcal si ha assunto si
deve far riferimento prima al volume, quindi alla densità dell’alcol,
ricavandoci i grammi.
FENOLO: è una molecola costituita da un gruppo OH legato ad un anello
aromatico. Il fenolo è importante perchè è il primo disinfettante chimico
utilizzato dall’uomo (il primo fisico è stato il calore) su cui tutti gli altri
sono stati confrontati. Si ottiene per distillazione del catrame di carbon
fossile, che avviene tra i 170-230°C, un processo che prevede anche la
formazione della naftalina che viene trasformata in acido felico, che
ulteriormente distillato a 122°, dà il fenolo. Da questo processo si forma
anche un composto grezzo, nero e di cattivo odore, che va sotto il nome
di DERIVATO FENOLICO: la croleina (disinfettante che si metteva nei
panni puliti), i psidenoli (presentano dei gruppi metilici) e il difenolo (due
fenoli legati da un atomo di zolfo, un gruppo metilenico e in più un atomo
di cloro). Il fenolo ha un costo molto elevato, è caustico, non ha la
capacità di eliminare le spore, ma viene utilizzato come disinfettante a
bassissime concentrazioni nei formulati del ..... . Entrambi, il fenolo e i
derivati, agiscono per dissoluzione delle proteine dei lipidi batterici , sono
poco utilizzati perchè hanno un cattivo odore e una scarsa azione
sporicida.
Si calcola il coefficiente fenolico? E’ un rapporto tra la MIC battericida
del disinfettante e la MIC battericida del fenolo -> rapporto tra la più
bassa concentrazione battericida del disinfettante e la più bassa
concentrazione che dà l’azione battericida del fenolo. Permette di
confrontare l’efficacia di un disinfettante rispetto al fenolo. Si è soliti
utilizzare la MIC: Minima Concentrazione Inibente, che si determina
attraverso il metodo del “diffusion”: si utilizza una capsula petri con un
terreno solido, su questo terreno vengono messi degli antibiogrammi,
ovvero dei dischetti di ovatta compattata, che vengono poggiati su
questa capsula. Su ognuno di essi verrà caricato, imbevendolo con una
pipetta, il disinfettante X e il fenolo in diverse concentrazioni. Si aspetta
un certo tempo e si va a misurare l’alone d’inibizione che si è formato, in
quanto il disinfettante o il fenolo si sono diffusi e hanno funzionato da
battericidi rispetto ai batteri, che sono stati spatolati precedentemente
sulla capsula petri (100 microL). Ovviamente tutti i coefficienti fenolici
di ogni disinfettante sono fatti anche in rapporto di ogni specie
batterica, es. con un Gram - o uno + e si avranno dei risultati diversi.
Come si determina? Si fanno due esperienze. Si ottengono diverse
concentrazioni del fenolo e c1 è la concentrazione più bassa. Si è soliti
capire anche la relazione che c’è col tempo, infatti in due tempi diversi
s’osserva dove si forma l’alone. La mic è la più
bassa concentrazione che è capace d’indurre la
formazione di un alone, quindi se c’è l’alone vuol
dire che il disinfettante a
quella concentrazione sta
funzionando da
battericida. Nell’esempio,
il fenolo nel primo tempo,
solo alla concentrazione
massima C5 è capace di
dare un risultato positivo.
Ad un tempo t2, maggiore di t1, la prima
concentrazione che dà un alone invece è C3.
Allora in parallelo si fa lo stesso esperimento
con il disinfettante X da cui si vuole derivare il coefficiente fenolico: ho
ragionato allo stesso modo, si osserva anche qui che al primo tempo solo
la concentrazione più alta dà risultati positivi, al tempo t2 già la
concentrazione x2 produce un risultato inibitorio --> la MIC è C3 del
fenolo, del disinfettante è X2. In questo caso la concentrazione X2 è più
alta rispetto alla C3 del fenolo e quindi per determinare il coefficiente
fenolico si deve semplicemente rapportare i due e possono succedere
due cose: se X2 > C3 ci si aspetta che il valore sarà >1 e se il fattore è
ad esempio 2, l’efficacia del disinfettante X è 2 volte quella del fenolo,
quindi dirò che questo disinfettante è meno efficace rispetto al fenolo,
perchè per ottenere lo stesso risultato, ovvero l’inibizione della crescita
batterica, si deve utilizzare una concentrazione superiore a quella del
fenolo addirittura di 2. Invece se il coeff fenolico è <1, esempio 0,5, la
concentrazione de disinfettante X è molto più bassa rispetto a quella del
fenolo che ha dato inibizione e quindi il disinfettante X è più efficace del
fenolo, perchè serve una concentrazione più bassa per l’inibizione.

I TENSIOATTIVI
Perchè si chiamano così? Perchè “attivo contro la tensione”, la tensione
superficiale di un liquido: la forza che unisce tutte le molecole in
superficie. Le molecole di un liquido sono tenute insieme da forze, che
agiscono in tutte le direzioni e hanno come risultante 0. Le forze che
agiscono sulle molecole di acqua che si trovano in superficie non sono le
stesse, in quanto le forze sono solo verso il basso o lateralmente, verso
l’alto non le ricevono, è un po’ concava, quindi la tensione superficiale è
come se formasse una pellicola che va a comprimere verso il basso. Ce
ne possiamo rendere conto se appoggiamo una graffetta o una lametta
per la barba, ci rendiamo conto che galleggia perchè c’è questa forza
che mantiene unite tutte le molecole tra di loro e il fenomeno si osserva
bene anche con strumenti adatti. Un altro modo per renderci conto della
tensione superficiale è dato dagli animali, ci sono insetti pattinatori
infatti che non affondano perchè hanno tanti peli ricchi di sostanze
oleose, che non combaciando con l’acqua, permette loro di scivolare
sull’acqua. Ci si può rendere ben conto che esiste la pellicola vedendo un
insetto che se sprofonda nell’acqua ha una notevole difficoltà ad uscirne
fuori.
Il tensioattivo abbassa la tensione superficiale, abbassa questa forza,
questi legami perchè è costituito da due componenti: IDROFOBA E
IDROFILA. S’interpone all’interno della membrana e la rompe, ecco
perchè ha un’attività sulla tensione.
Si trovano nei detersivi: contrariamente a quello che si può immaginare,
non è il detersivo che allontana la macchia, ma contiene i tensioattivi,
che abbassando la tensione superficiale aumentano la capacità
dell’acqua di portare via lo sporco. Lo sporco che non va via con l’acqua
è il grasso. Il tensioattivo è formato da una componente idrofoba, che va
ad agire con la macchia di grasso e si crea una forza trainante grazie
alla componente idrofila che interagisce con l’acqua che porta via la
gocciolina di grasso.
Quindi è un detergente, ma perchè è anche un disinfettante?
Il tensioattivo interagisce con la componente lipidica della membrana
plasmatica, con la sua componente idrofoba, mentre la parte idrofila che
è all’esterno va a rompere l’equilibrio della membrana. Va a modificare le
caratteristiche dell’interfaccia tra la parete cellulare e l’acqua, ne
consegue un abbassamento della tensione superficiale, grandi squilibri
nel bilancio osmotico e lisi della cellula. Disgregandosi la membrana,
con più facilità l’acqua passa dall’interno all’esterno con conseguente
disidratazione, con scoppio della cellula.
Com’è costituito il tensioattivo? Una porzione IDROFOBA: generalmente
è una catena idrocarburica lunga da 10-20 atomi di C e non è mai
solubile in acqua. Un tempo venivano classificati in base alla lunghezza e
alle caratteristiche chimiche della componente idrofoba. Uno dei primi
tensioattivi scoperti è l’Auril, uno dei primi detersivi messi in commercio
con i tensioattivi. E una IDROFILA: può essere di vario tipo, ma sempre
solubile in acqua.
I tensioattivi sono tutti molecole neutre (non hanno cariche e quindi c’è
un perfetto equilibrio tra le cariche sulla porzione idrofoba e su quella
idrofila). Tuttavia vengono classificati come ANIONICI E CATIONICI
(interagiscono con anioni e cationi), perchè?
La classificazione viene fatta solo tenendo conto della positività e
negatività delle cariche presenti sulla testa idrofila, cariche
neutralizzate dalla componente idrofoba.
- Tensioattivo ANIONICO: ha un addensamento di cariche negative
sulla porzione idrofila, la porzione idrofoba ha cariche negative. R
rappresenta la catena d’idrocarburi della molecola, la parte idrofoba, la
testa invece è caratterizzata da un gruppo SO3-. Vengono utilizzati
soprattuto come detergenti, sciolgono lo sporco in maniera efficace e
producono molta schiuma, perchè abbassano la tensione superficiale
dell’acqua. La presenza della schiuma che deriva dall’uso smodato che
si fa di questi detergenti nelle case va non solo a creare uno stato
d’inquinamento contaminando l’acqua anche da un punto di vista
chimico, ma abbassando la tensione superficiale dell’acqua, anche
molte specie viventi non riescono più a sopravvivere. Hanno un
coefficiente termico elevato, ma non sono degli ottimi disinfettanti.
- Tensioattivo CATIONICO: hanno una struttura diversa, perchè oltre
alla catena idrofoba sempre presente, la testa idrofilia è caratterizzata
da un atomo di azoto a cui sono legati altri tre gruppi funzionali, c’è
quindi un addensamento di cariche positive. Sono poco efficaci come
detergenti ma hanno una maggiore azione disinfettante. Esempi:
cloreotidixina e i composti di ammonio quaternario.
Perchè hanno la capacità di disinfettare? Vanno ad alterare la struttura
della membrana citoplasmatica, il germe muore in seguito a lisi della
membrana. E’ un battericida, un virocida, fungicida ma non agisce sulle
spore. Il meccanismo d’azione è sempre lo stesso perchè porta a
denaturare le proteine e a destabilizzare la membrana cellulare.

Detersivi: oltre che a contenere i tensioattivi contengono anche dei


sequestranti, dei cheranti -> servono a legare gli ioni calcio e gli ioni
magnesio. Questi rendono l’acqua particolarmente dura, ovvero un’acqua
in cui diventa complicato abbassare la tensione superficiale da parte del
tensioattivo. Se ne rende conto ad esempio negli alberghi.
DISINFESTAZIONE
Un insieme di tecniche, di procedure che possono essere fatte per
eliminare gli organismi pluricellulari, che sono responsabili di effetti
antipatici e nocivi.
S’inquadra il problema solo dal punto di vista di eliminazione di vettori: il
vettore è un insetto che dopo aver assunto il germe dalla sorgente, lo
disperde nel mondo esterno oppure lo inocula direttamente in un
organismo sano. Vettore meccanico e vettore ospite: il vettore
meccanico può essere la mosca perchè semplicemente trasferisce
l’agente eziologico da un individuo all’altro; il vettore ospite è la zanzara
“anopheles” perchè ospita alcuni stadi di sviluppo dell’agente eziologico
prima di trasferirlo all’organismo sano recettivo. Tra i disinfestanti un
ruolo importante è svolto dai PESTICIDI e precisamente dagli
INSETTICIDI.
- Pesticida (antiparassitario): è una qualsiasi sostanza o miscela
utilizzata intenzionalmente per prevenire, distruggere, respingere o
mitigare gli effetti di agenti biologici. Questi vengono sintetizzati per uno
scopo ben preciso ma anche positivo, infatti servono per tenere sotto
controllo la crescita di alcune specie grazie a queste sostanze
sintetizzate che per loro sono tossiche (es: il topo).
Il problema però qual è? Devono essere delle sostanze molto selettive,
dovrebbero avere la capacità di agire solo contro le specie biologiche
per le quali vengono sintetizzate e non devono recare danno ad altre
specie nè all’operatore (l’uomo). Diventano contaminanti se ne fa un
utilizzo esagerato, smodato. Sono sostanze infatti che difficilmente e
lentamente vanno incontro a degradazione e soprattutto hanno una
spiccata affinità per le strutture lipidiche, quindi si accumulano (sono
persistenti nell’ambiente, hanno una biodegradabilità lenta e si
accumulano anche a livello di altri individui e uomo). Es: il mix di
pesticidi utilizzati dagli agricoltori, per ogni pesticida prima che venga
messo in commercio è necessario stabilire la concentrazione soglia,
ovvero la concentrazione massima che si può utilizzare, se se ne utilizza
di più la dose diventa tossica. Però esistono vari tipi di pesticidi (contro
gli insetti, contro le piante infestanti, contro i batteri) che se messi tutti
insieme si verificano fenomeni tossici additivi, addirittura di
potenziamento o sinergici. Tuttavia se quel pomodoro viene analizzato,
nessuno dei singoli pesticidi supera il livello soglia, quel pomodoro non
lo si può togliere dal mercato, ma nel tempo può arrecare una tossicità,
perchè contiene tantissimi pesticidi che possono interagire tra di loro e
provocare non tanto un effetto acuto, ma potrebbe indurre un effetto
cronico.
- Insetticidi: ce ne sono tre grosse categorie:
1. ORGANOCLORURATI: un esempio è il DDT, che non si utilizza più
nei paesi occidentali, perchè? Tra tutti gli insetticidi il DDT è quello
meno tossico, riuscì ad eliminare tutti gli insetti, anche la zanzara
anopheles, infatti ancora oggi viene utilizzato nei paesi
sottosviluppati per tenere sotto controllo la malaria, essendo infatti
una molecola che ha una selettività molto elevata, è stato selezionato
per uccidere gli insetti ed è anche poco tossico per l’operatore. Il
problema per cui è stato ritirato dal commercio è che ha un’ elevata
persistenza ambientale, ha una lentissima capacità di degradarsi (più
di 18 mesi per parlare di dimezzamento della persistenza) ed inoltre è
fortemente lipofilo, ovvero si accumula a livello dei tessuti adiposi. Si
è visto nel suo metabolismo, da DDT si passa a DDE, che ha molti
aspetti negativi: interferisce con il deposito del Ca. Infatti gli uccelli
che si trovano dove la concentrazione del DDT è molto elevata, lo
metabolizzano e diventa DDE per cui l’uccello depone uova con gusci
molto deboli nel contenuto di Ca, così durante la cova, il guscio viene
schiacciato e le specie si estinguono. Nell’uomo è capace d’interferire
con la chiusura e apertura, con la polarizzazione e depolirazzione dei
canali del sodio -> il canale del sodio rimane sempre aperto, non si
depolarizza più e crea grossi danni a livello dei vari apparati. L’elevata
concentrazione a livello ambientale è dovuta anche al fatto che ha
una bassa tensione di vapore: non ha la capacità di passare allo stato
di vapore, ha una lenta evaporazione, è scarsamente solubile in acqua
e ha una limitata reattività nei confronti della luce e delle altre
sostanze chimiche presenti. Non si biotrasforma nè biodegrada,
rimanendo sempre uguale nell’ambiente (ci sono anche zone dove è
stato bandito da tanto tempo, ma lo si può ritrovare a causa dei
movimenti meteorologici).
2. ORGANOFOSFORATI: a differenza degli organoclolurati che hanno
una bassa tossicità e sono molto persistenti nell’ambiente e si
accumulano nei tessuti adiposi, questi sono poco persistenti, molto
tossici per inalazione, per ingestione o per assorbimento cutaneo. Se
quello va ad agire interferendo con l’apertura dei canali del sodio,
sulla deposizione degli ioni calcio, questo agisce
sull’acetilcolinesterasi, che ha il compito di degradare l’acetilcolina
(un neurotrasmettitore che si trova nello spazio sinaptico) e di
scindere questa molecola in maniera tale che poi possa essere di
nuovo assorbita e ricomposta nella porzione pre-sinaptica. Se ciò non
avviene, la concentrazione dell’acetilcolinesterasi aumenta nello
spazio sinaptico e viene meno l’acetilcolina che trasferisce il segnale
e quindi la contrazione muscolare e altre funzioni non si verificano più
(il muscolo può rimanere flesso o contratto e succede che si muore,
perchè il diaframma è un muscolo o anche i muscoli della
respirazione). Sono cattivi da maneggiare (l’operatore può correre
rischi) infatti hanno una spiccata tossicità acuta, per cui hanno una
DL50 molto bassa (dose letale sul 50% degli organismi esposti). [Se
abbiamo due sostanze una con una DL=3 e un’altra =5, qual è la più
tossica? La 3 perchè vuol dire che sul 50% degli organismi ne serve
una quantità più bassa per avere lo stesso effetto. Abbiamo due
sostanze, A e B, la cosa che si vuole vedere in entrambi i casi è la
stessa, ovvero l’effetto che ha -> se una agisce con 5 mg/L, l’altra 3
mg/L per avere un effetto sul 50% della popolazione esposta la più
pericolosa è quella che ne richiede il quantitativo più basso.
Abbiamo accennato a due tossine che hanno questa capacità, di
interferire con l’acetilcolina: la tossina tetanica e del botulino, sono delle
neurotossine, agiscono a livello del sistema nervoso, a livello
dell’acetilcolina e dell’acetilcolinesterasi.
3. OGANOCARBAMMATI: sono derivati dall’acido carbamico, sono stati
sintetizzati e messi in commercio più recentemente degli altri.
Inibiscono l’acetilcolinesterasi, sono facilmente degradabili, non
presentano problemi di persistenza, si accumulano poco a livello del
tessuto adiposo. Questa è la classe di pesticidi più consigliata da
utilizzare, sono meno persistenti, difficilimente si accumulano nel
tessuto adiposo, più degradabili. Tuttavia hanno una DL50 molto
bassa per via orale, ma una DL50 più elevata per via transcutanea. E’
preferibile utilizzare i carbammati, ma l’operatore deve fare molta
attenzione, perchè essendo la DL50 molto bassa si può facilmente
inalare, facendo attenzione alle vie aeree, mentre la può maneggiare
tranquillamente.

SELETTIVITA’: il pesticida deve essere selettivo, deve funzionare bene e


in maniera rapida sugli insetti, non deve recare danni alle altre specie e
all’operatore.
Per capire se un pesticida ha una selettività elevata, si va a fare il
fattore MNRS: rapporto tra la DL50 nei mammiferi e la DL50 negli insetti,
selettivo per gli insetti e non dannoso per l’operatore. I test non sono
stati fatti sugli uomini, ma sono stati utilizzati i topi e si vede che i più
selettivi sono gli organoclorulati -> esempio: il DDT ha un valore di 59 e
quindi la DL del topo è molto elevata, si una una quantità molto elevata
per recare un danno al topo (poco tossica), invece se ne usa pochissima
per dare un danno agli insetti, essendo per essi più tossica. I meno
utilizzabili invece sono i carbammati -> esempio Hardicab, ha un valore di
0,18 quindi la concentrazione necessaria per recare un effetto sul topo è
molto bassa addirittura più bassa di quella che serve ad evocare lo
stesso effetto sull’insetto e quindi il rapporto va a favore del
denominatore. Riguardo le altre caratteristiche i carbammati però non
recano danni a lungo tempo, perchè sono più degradabili, meno
persistenti e si accumulano meno, solo l’operatore deve fare più
attenzione (per queste caratteristiche infatti sono più consigliati).