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Igiene 13: Cellule dell’immunità innata

Cellule dell’immunità innata


Come le cellule si rendono conto che esiste la presenza di un invasore
all’interno di un organismo? Il tutto dipende dalla presenza di recettori
che sono in grado di recepire i segnali che lo stesso microbo emette.
Questi segnali sono segnali di pericolo e sono costituiti da tessuti
danneggiati che riescono ad inviare il segnale a quelli che sono le cellule
dell’immunità innata, i prodotti metabolici degli stessi germi e anche le
strutture molecolari presenti sulla superficie del germe e o da quelle che
il germe mette in circolo nell’ambiente circostante. Tutte le cellule del
sistema immunitario innato sono caratterizzate dalla presenza di
recettori che ricevono segnali che provengono dalla zona in cui è
avvenuta l’invasione, in cui si sta formando l’infezione. Dietro a questa
interazione recettore-segnale di pericolo esistono una serie di
meccanismi anche abbastanza complessi, ma è sufficiente sapere che le
cellule reagiscono a dei segnali che ricevono dal germe o dall’ambiente
dove il germe si è localizzato e che fungono da richiamo. Inoltre queste
cellule reagiscono non solo al richiamo ma ricevono una dritta nel
percorso migratorio che devono seguire per raggiungere il sito
d’invasione e per questo entrano in gioco altre sostanze, come le
CITOCHINE che emettono dei segnali chemio-statici, che richiamano
queste cellule. Quali sono le cellule? Tutte queste cellule hanno un
progenitore comune, che è la cellula staminale pluripotente che si trova
a livello del midollo osseo da cui si originano due altri progenitori:
un precursore della linea MIELOIDE: dà origine a tutte le cellule della
linea mieloide che sono i LEUCOCITI , i fagociti, ovvero i GRANULOCITI,
le cellule che presentano l’antigene, i MONOCITI, che si differenzia in
macrofago o in cellule dendritiche. Si origina anche la linea eritroide, da
cui si originano gli eritrociti + il megacariocita da cui si formano le
piastrine.
un precursore LINFOIDE: si originano i linfociti B, T e le cellule Natural
Killer (NK).
Esistono delle molecole che coordinano il differenziamento e la
produzione di questi tipi di cellule, ovvero i FATTORI DI CRESCITA (le
citochine). Tutte queste cellule, soprattutto i granulociti, le cellule che
presentano l’antigene e le NK, svolgono un ruolo importante a livello
dell’immunità innata. I linfociti B e T sono i protagonisti dell’immunità
adattativa. I linfociti T sono chiamati così perchè il loro processo di
maturazione è completato a livello del timo.
Granulociti: costituiscono nei leucociti il 60-70%, che circolano nei vasi
sanguigni, ma hanno anche la possibilità attraverso un processo che va
sotto il nome di diapedesi, di fuoriuscire dal vaso sanguigno e di
raggiungere determinati distretti -> hanno lo scopo di eliminare
l’invasore. Avvengono quindi dei fenomeni per cui le cellule epiteliali del
vaso si allargano, si fanno spazio l’una rispetto all’altra, in modo che le
molecole e le cellule riescono facilmente ad uscire e a raggiungere il
distretto che interessa. I granulociti hanno una vita breve, sopravvivono
diverse ore nel sangue fino a un massimo di qualche giorno nei tessuti,
sono quindi delle cellule che hanno una capacità replicativa molto
elevata. Si chiamano granulociti perchè presentano dei granuli, si
dividono in base al caratteristico colorante che colora i granuli, alla loro
percentuale, in base alla loro struttura, in base al motivo che induce
l’aumento della loro percentuale.
NEUTROFILO: colorante neutro, i granuli hanno un colore azzurro chiaro.
Rappresentano circa il 70% dei granulociti, hanno un nucleo polilobato, i
lobi vanno da 2 a 100 e sono mantenuti insieme da estroflessioni
nucleari. Un loro aumento è indice d’infezione batterica o di un’infezione
da parte di funghi. Ha una vita media nella cellula di 3 gg, nei tessuti di 6
ore; hanno un diametro di 12-13 micron. Hanno la funzione di eliminare le
cellule invecchiate o danneggiate. Sono le prime cellule che accorrono
nel sito dov’è presente l’invasione del germe, avendo i recettori per i
segnali di pericoli. Hanno il compito di catturare e distruggere i microbi
extracellulari, come è possibile? Arrivano nella zona in seguito ai segnali
di pericolo e ai fattori chemiotattici, che sono dei fattori che vengono
prodotti dalle cellule che si trovano in sito (ad esempio i linfociti T) e
funzionano da segnali di richiamo, indirizzando la loro migrazione,
favorendo l’attivazione di queste cellule e del complemento. Bloccano i
microbi:
per fagocitosi -> riescono a riconoscere il germe da eliminare, lo
inglobano e lo digeriscono grazie alle molecole, agli enzimi (lisozimi,
peptidi antimicrobici etc) che sono presenti nei loro granuli.
per secrezione di reti -> unica dei neutrofili; possono immettere una serie
di reti, di fibre molecolari che vanno ad intrappolare i microbi che si
trovano intorno, come se fosse una ragnatela (effetto Spiderman).
per degranulazione -> emette all’esterno i granuli e quindi le molecole
enzimatiche, così la digestione avviene in ambiente extracellulare. Ma
queste molecole non hanno la capacità di identificare la cellula che deve
essere eliminata o se ci sono altre cellule costitutive: queste cellule
vengono comunque attaccate e distrutte, infatti sulle ferite si forma il
pus. Si modifica quindi anche il neutrofilo stesso, andando a trovare un
miscuglio tra cellule dell’organismo, tra cellule che devono essere
eliminate e il neutrofilo stesso, e questo è il materiale purulento (pus)
che si forma in seguito ad una ferita. Perchè la cellula non si distrugge?
Perchè si trovano delle vescicolette, tutte queste molecole che hanno la
capacità enzimatica, capacità di eliminare le altre cellule, non
autodistruggono i neutrofili perchè loro si trovano in particolari strutture
che sono i lisosomi.
EOSINOFILO: colorante acido (eosina) con un colore tendente al rosso.
Rappresentano il 2-4%, hanno un nucleo bilobato, in cui i due lobi sono
separati. Un loro aumento è dovuto soprattutto quando si ha un’infezione
da parte di parassiti extracellulari, come gli alimenti. Gli eosinofili hanno
una vita media più lunga rispetto ai neutrofili, 18 ore nel sangue e giorni
o diverse settimane nei tessuti. Sono meno numerosi dei neutrofili, gli
eosinofili degradano gli organismi per degranulazione, la capacità
fagocitaria è piuttosto limitata.

BASOFILO: colorante basico (ematossilina) con un colore blu intenso.


Rappresentano lo 0,2%, hanno anch’essi un nucleo bilobato, i cui lobi
però sono uniti da estroflessioni nucleari. Un loro aumento è indice di un
problema allergico. Hanno la caratteristica di chiamarsi così fino a
quando rimangono nel nucleo e nel sangue, quando fuoriescono e
raggiungono i tessuti prendono il nome di Mastociti. Queste due tipi di
cellule sono differenziate solo dal sito dove si trovano. Contengono
all’interno dei granuli, oltre ai diversi enzimi, delle particolari sostanze
quali l’istamina, la ciclossigenasi e le prostaglandine: hanno un ruolo
nello spiegare il fenomeno delle allergie -> hanno una caratteristica
comune, ovvero la presenza di particolari recettori che riconoscono e
legano le IgE, che sono delle proteine, specialmente degli anticorpi che
vengono prodotti dal sistema immunitario adattativo, sono l’ultimo anello
della differenziazione delle cellule dell’immunità innata, i linfociti B che
si differenziano in plasmacellule, che danno origine a 4 diverse classi di
anticorpi, e cellule della memoria. Le IgE hanno un ruolo importante a
livello dei fenomeni allergici: il funzionamento del sistema immunitario
avviene perchè esiste un perfetto equilibrio tra i diversi processi, lo
scopo è quello di riconoscere l’invasore sia esso molecola o cellula
batterica o virale, reagire nei suoi confronti e se possibile conservare il
ricordo di questo attacco. Tuttavia questo perfetto equilibrio che deve
esistere tra ricevere uno stimolo e reagire può essere in qualche modo
alterato, per cui può succedere che se anche il sistema immunitario
identifica come estraneo una sostanza reagisce nei suoi confronti anche
se non è nociva. Esempio: la sostanza allergica. Qualcuno di noi può
avere delle reazioni allergiche, infatti a favorire o meno la reazione è la
predisposizione organica, come il polline, che non è una sostanza
tossica, ma viene a contatto con ognuno di noi, a qualcuno provocherà
una reazione ad altri no. Quando il polline penetra nelle vie aeree e
riesce a penetrare la prima linea di difesa, riesce anche a superare la
seconda linea di difesa, perchè è presente in grosse quantità ad
esempio, arriverà ad interessare le cellule dell’immunità adattativa, i
linfociti. I linfociti si differenzieranno per quel particolare tipo di polline e
produrranno gli anticorpi: tra le varie classi di anticorpi ci sono le IgE. Le
IgE nelle persone che hanno una particolare esposizione verranno
prodotti in notevoli quantità rispetto ad un’altra. Anche se però non
abbiamo questa grande reazione e quindi una grande produzione di IgE
non significa che il nostro organismo non abbia riconosciuto che si è
venuti a contatto con qualcosa che non appartiene al nostro organismo.
Queste IgE essendo delle proteine rimangono in circolo a livello dei
liquidi però parte di esse vanno ad interagire con queste cellule perchè
esse hanno particolari recettori per queste proteine, i recettori delle IgE
-> si legano a questi recettori e se un antigene si lega al recettore, va a
costituire l’IMMUNOCOMPLESSO, a sua volta legato al Mastocita o al
Basofilo. Se poi si viene a contatto in un secondo momento con quel
polline, esso si va subito a legare con l’IgE e si va a formare
l’immunocomplesso: le molecole si attivano a cascata a livello del
complemento, che va a formare un poro, il complesso MAC che provoca
la lisi della cellula, in questo caso del mastocita oppure a volte il
complesso MAC del complemento non sempre riesce a funzionare perchè
si ha il fenomeno opsonizzazione -> la cellula si lisa, i basofili, che hanno
l’istamina e altri mediatori e se il rilascio dell’istamina e mediatori non è
eccessivo quello che si genera è l’infiammazione, che rimane localizzata
dove il processo è avvenuto (rossore, gonfiore) oppure se avviene a
livello delle vie aeree si ha un solletico fastidioso, un’iperproduzione di
muco, starnuti. Se questo problema interessa non solo un distretto ma
più distretti si ha uno stato di shock anafilattico: l’istamina è un
vasodilatatore che viene rilasciato in un determinato distretto e va ad
agire su quelli che sono i vasi sanguigni, aumentando la dilatazione del
vaso e quindi la pressione deve aumentare per garantire la distribuzione
del sangue in tutte le parti del corpo, questo a lungo andare può
provocare problemi a livello cardio-respiratorio. Nel nostro specifico
esempio l’istamina va ad aumentare il calibro dei vasi sanguigni e quindi
la quantità di sangue che verrà pompata in questo distretto è maggiore,
aumentandone infatti anche il volume, arrivando più sangue, con quindi
tutte queste cellule dell’immunità innata che si concentrano in questa
zona e fuoriescono facilmente dal vaso perchè la vasodilatazione ha
anche portato le cellule dell’epitelio del vaso a distanziarsi l’una rispetto
all’altra. Avremo quindi un maggiore apporto di molecole e cellule nel
distretto dove c’è stata l’invasione, questo porta una situazione
d’infiammazione caratterizzata anche dalla formazione di edema, perchè
abbiamo anche un maggiore afflusso di sangue dal vaso sanguigno al
distretto.

A partire dal precursore mieloide, si forma anche il MONOCITA che ha la


capacità di differenziarsi in MACROFAGO e in cellule dendritiche. Il
monocita è una cellula che come i basofili ha un doppio nome a seconda
del distretto in cui si trova: nel sangue monocita, nei tessuti macrofago.
Il monocita ha un diametro di 10-18 micron, ha una vita che va dalle 8
alle 80 ore nel sangue e rappresenta circa il 6% di tutti i leucociti
circolanti. Quando abbandona il circolo sanguigno per i distretti
tessutali, si parla di macrofago che ha una sopravvivenza di alcuni mesi.
È la cellula che maggiormente troviamo a livello tessutale. A seconda del
distretto prende un nome diverso, ma in realtà le sue caratteristiche
citologiche e istologiche sono sempre le stesse, hanno avuto nomi
diversi perchè sono state scoperte storicamente in tempi diversi, non si
sapeva che in effetti erano le stesse cellule con le stesse funzioni.
Hanno conservato questo nome per cui si parla a livello polmonare di
macrofagi alveolari, a livello di fegato di cellule di Kupfer, nel sistema
nervose di cellule della microglìa e nelle ossa di osteoclasti, sono
sempre le stesse cellule ma scoperte in tempi diversi e gli sono stati
attribuiti nomi diversi. Il macrofago ha delle funzioni molto importanti a
livello del sistema immunitario innato: ha un duplice ruolo, quella di
fagocitare ma rappresenta l’anello di congiunzione tra l’immunità innata
e quella adattativa. Le tre linee di difesa (involucro, immunità innata,
immunità adattativa) si susseguono però i tempi che le separano e la
cooperazione che avviene tra le varie cellule è fondamentale, in qualche
mode le cellule dell’immunità innata devono comunicare con quelle
dell’adattativa e l’anello di congiunzione è proprio il macrofago. E’ lo
spazzino del nostro organismo perchè riconosce e va ad eliminare le
cellule morte, ad esempio i globuli rossi, le cellule non più funzionali,
quelle danneggiate; d’altra parte però funziona anche per la difesa,
infatti ha la capacità di riconoscere un microrganismo e di eliminarlo ->
elimina per fagocitosi, ma può anche agire andando ad inviare dei
segnali ad altre cellule dell’immunità innata, in particolare ai linfociti T
in modo da reclutarle in quel particolare distretto in maniera da
combattere l’infezione. I macrofagi sono delle cellule sentinella, è come
se perlustrassero tutti i distretti cercando di eliminare le cellule da
eliminare e riconoscere anche la presenza di un microrganismo
estraneo. La fagocitosi è un processo molto semplice: prevede che il
macrofago che è caratterizzato dalla presenza di un lisosoma con
all’interno le molecole enzimatiche (proteasi, peptidi antimicrobici)
presenta sulla propria membrana dei recettori che sono capaci di
riconoscere il microbo. I recettori vanno a riconoscere ad esempio la
presenza di uno zucchero presente sulla parete dei batteri, che invece
non c’è sulle altre cellule (es: il mannosio); oppure riconosce particolari
strutture come esempio: l’LPS; funziona anche da spazzino e come fa a
riconoscere la cellula interna che dev’essere eliminata? Sempre
attraverso i recettori, che saranno diversi, sulla cellula ci sono migliaia e
migliaia di recettori, ognuno dei quali risponde ad uno stimolo diverso;
nel caso delle cellule dell’organismo che ospita il germe esistono i
cosiddetti antigeni di membrana, in alcuni casi come nelle NK succede
che gli antigeni di membrana (frammenti proteici) non ci sono più perchè
la cellula si può essere danneggiata, si è riprodotta molto velocemente e
ha perso alcuni antigeni di membrana. Il macrofago (ma anche le NK)
riesce a riconoscere questo cambiamento strutturale delle cellule
oppure può capitare che come non è presente l’antigene può comparire
sulla membrana un altro frammento, tutto ciò queste cellule lo riescono
a discriminare, riescono a capire che quella cellula non è normale ha
subito dei cambiamenti perchè non ha mantenuto la classica struttura
delle cellule, qualcosa è cambiato e il macrofago o la NK interviene.
FAGOCITOSI: La formazione dei PSEUDOPODI o filopodi va a costituire
intorno al batterio che deve essere fagocitato, viene ingerito nel
macrofago e si forma questa struttura che prende il nome di “fagosoma”;
i lisosomi si fondono con esso e abbiamo uno stato di fusione e tutti
questi enzimi e proteine dei lisosomi vanno a frammentare e a digerire il
batterio -> il fagosoma che alberga il microrganismo frammentato si
fonde nuovamente con la membrana del macrofago e questi frammenti
peptidici vengono espulsi all’esterno.
ANELLO DI CONGIUNZIONE TRA L’IMMUNITA’ INNATA E ADATTATIVA: le
cellule dell’immunità adattativa sono altamente specifiche, significa che
si vengono a differenziare e la differenziazione dipende da quella
particolare struttura che è presente nell’organismo, le cellule
dell’immunità innata agiscono in toto sulla cellula estranea, il linfocita
(immunità adattativa) sono specifici per ogni tipo di patogeno che
penetra all’interno dell’organismo, quindi ogni patogeno deve essere
caratterizzato in maniera diversa rispetto all’altro. Cos’è che fa capire al
linfocita che quello è un frammento appartenente al patogeno X e non un
frammento di un altro? Questo è il ruolo che ha il macrofago: nel digerire
il microrganismo lo frammenta attraverso la fagocitosi, ma al suo interno
esistono delle strutture che prendono il nome di “complesso maggiore di
istocompatibilità” nella cui tasca si è formato un legame con uno dei
peptidi in cui il microrganismo è stato frammentato e viene posto sulla
membrana del macrofago. La presenza di questa struttura sul macrofago
va a spingere il linfocita T specifico che nel frattempo si è differenziato (i
due processi avvengono contemporaneamente), che interagisce con
questo frammento. Il linfocita T dopo manderà dei segnali al linfocita B
che si differenzierà ma sarà un linfocita B specifico per questo tipo di
frammento il quale è stato ottenuto dalla digestione dei macrofagi, che
infatti sono detti cellule APC (cellule che hanno la capacità di
processare e di presentare l’antigene) -> si formano così gli anticorpi
specifici per quest’antigene e le cellule della memoria specifiche.
Questo è un fenomeno fondamentale perchè ci permette di passare
dall’immunità innata aspecifica all’immunità adattativa che è altamente
specifica, perchè tutto ciò che verrà dopo questo riguarderà cellule
attive solo ed esclusivamente nei confronti di quel particolare
microrganismo che è stato digerito. Le cellule dell’immunità innata
reagiscono allo stesso modo nei confronti di ogni organismo, le cellule
dell’immunità adattativa quindi sono specifiche per un particolare
microrganismo e lo sono grazie all’attività del macrofago, che ha la
funzione di sentinella, di spazzino e di difenderci dall’invasione e di
trasmettere il segnale alle cellule dell’immunità adattativa inducendo la
loro differenziazione.

Il fatto che abbiano un nucleo bilobato è molto importante per le cellule


perchè così riescono facilmente a fuoriuscire dai vasi sanguigni e ad
entrare nei tessuti, entrando negli spazi lasciati liberi tra le cellule
epiteliali del vaso.
Le percentuali possono variare all’interno della cosiddetta FORMULA
LEUCOCITARIA: una conta che si calcola con il Coulter, che è il contatore
elettronico; è un rapporto di proporzioni rispetto a tutti i leucociti
presenti ed esistono degli standard in condizioni ottimali nei rapporti di
neutrofili, eosinofili e basofili, variazioni di queste percentuali che si
determinano in base al numero totale di leucociti presenti nel sangue
prelevato ci dà indicazioni del tipo di invasione, d’infezione che può
essere in atto.
Queste cellule hanno anche una loro durata programmata di vita per cui
superato l’arco di tempo, vanno incontro ad una morte programmata,
l’apoptosi.

Cellule NATURAL KILLER: cellule che originano dal precursore linfoide,


svolgono ancora un ruolo importante nell’immunità innata, pur avendo un
diverso precursore. Sono delle cellule dove il nucleo occupa gran parte
del volume, un po’ come i monociti, sono comunque presenti dei granuli
nel citoplasma, rappresentano il 10-15% dei linfociti del sangue, hanno
un unico grande nucleo e dopo la maturazione si vanno a localizzare a
livello della milza, nei linfonodi, nei polmoni, nella mucosa intestinale e
sono poche il numero di cellule che rimangono in circolo, nel sangue.
Funzione: controllano le infezioni virali e la crescita tumorale, riescono a
riconoscere anomalie nelle cellule. La cellula tumorale è una cellula che
per qualche motivo ha modificato la sua capacità replicativa,
potenziandola di molto ed è una cellula che ha subìto delle mutazioni. La
NK si rende conto di ciò proprio perchè cambia qualcosa a livello della
membrana, ovvero gli antigeni di membrana, infatti nella proliferazione
incontrollata gli antigeni di membrana possono perdersi -> è capace di
riconoscere questa malformazione, variazione morfologica e funzionale a
livello della cellula. Dopo l’attivazione, mentre il macrofago funziona
perchè fagocita, le NK non hanno questa capacità, ma hanno la
possibilità di liberare delle sostanze che si chiamano “perforine” e
“granzimi”: le perforine nella cellula che deve essere eliminata vanno a
fare dei fori, vanno a bucare la cellula così da facilitare la penetrazione
di un complesso proteico con una forte attività enzimatica che si trova
ancora nelle NK = granzimi, che degradano la cellula infettante.
Quindi quasi tutte le cellule di cui abbiamo trattato hanno una capacità
fagocitaria molto elevata, hanno la possibilità di fagocitare il germe o la
cellula che dev’essere eliminata, riconosciuta grazie a segnali di
pericolo o a recettori.

Tutte le cellule e molecole collaborano tra di loro, l’obiettivo finale è


cercare di eliminare l’invasore. Come è dimostrata questa cooperazione?
Attraverso il processo infiammatorio: il tutto inizia a livello delle
molecole che si trovano nel circolo ematico, insieme tentano di opporsi
alla diffusione del germe, cercando di mantenere le tre concause che
seguono la penetrazione del germe e favoriscono il passaggio da
infezione a malattia, tra le quali appunto la carica infettante, quindi
bisogna evitare che si moltiplichi. Chi è che contribuisce a mantenere
sotto controllo la capacità replicativa del germe? Il sistema immunitario
con tutti i suoi passaggi. Se è penetrato vuol dire che già la prima linea
di difesa è stata superata e quindi è arrivato nei tessuti dove entrano in
gioco le cellule della seconda linea di difesa: in primis le molecole che
agiscono in pochi secondi e dopo qualche ora le cellule, che sono i
monociti, i granulociti, che contengono granuli all’interno dei quali si
trovano le molecole (le stesse che si trovano in circolo) -> lo scopo delle
cellula è infatti quello di portare nel sito d’infezione molecole, in maniera
tale che quando si lisano e degradano o fagocitano riescono ad uccidere
ed eliminare l’invasore con queste molecole.
Esempio: ci siamo feriti, quindi del materiale estraneo è penetrato
nell’organismo; quali sono le prime cellule che si rendono conto di
questo? Le cellule del tessuto, le cellule che normalmente troviamo in
maggiore quantità a livello tessutale, e quali sono? I MASTOCITI: le
prime cellule che si rendono conto che qualcosa è penetrato in una
ferita. Lo riconoscono perché sono presenti dei recettori e quindi
interagiscono con i segnali di pericolo; sappiamo che il mastocita è
caratterizzato dalla presenza di istamina che agisce sul vaso sanguigno,
che si vasodilata e così arriva più sangue; all’interno di tale vaso ci sono
le molecole e le cellule dell’immunità innata, le quali all’inizio aderiscono
perfettamente alla parete del vaso però dopo è come se dessero la
priorità alle molecole di fuoriuscire, e successivamente saranno proprio
loro, le cellule, ad uscire (escono perché tutte le cellule epiteliali del
vaso sono state vasodilatate e per questo si sono distanziate, è
aumentato lo spazio intracellulare); tra queste cellule vi sono i
GRANULOCITI, i più abbondanti dei quali sono i NEUTROFILI, i quali
hanno il ruolo di fagocitare, di eliminare il microrganismo che incontra,
non solo ma tali cellule richiamano anche le altre perché c’è uno
scambio d’informazioni, le quali informazioni arriveranno ai MACROFAGI,
i quali anch’essi partecipano all’eliminazione del germe ma nello stesso
tempo espongono sulla propria superficie, grazie alla presenza del
complesso maggiore dell’istocompatibilità, un frammento del
microrganismo che ha digerito => il macrofago darà il via alla risposta
adattativa, perché il complesso che si è formato verrà riconosciuto dal
LINFOCITA T e quest’ultimo (precisamente il complesso linfocita T- MCH-
antigene- macrofago) darà i segnali di trasmissione al LINFOCITA B, che
si differenzierà per quello specifico antigene.
Tempi della reazione dell’immunità innata: in seguito alla penetrazione di
una cellula estranea entrano immediatamente in gioco per prime le
molecole, sempre presenti in circolo per cui la loro azione è immediata,
grazie ai segnali e ai recettori; successivamente entrano in gioco le
cellule (-> reazione infiammatoria), dopo circa 4-6 ore; dopo 8-10 ore
dall’entrata del germe oppure da una ferita, alcune citochine prodotte
dai macrofagi (IL-1 e IL-6) agiscono sull’ipotalamo inducendo un aumento
della temperatura; dopo circa 12 ore le stesse interleuchine agiscono
anche sugli epatociti stimolando l’attivazione della proteina C reattiva,
che a sua volta attiva il complemento, e tutto ciò porta all’eliminazione
del germe. La proteina C reattiva è uno degli esami che normalmente
viene fatto quando si fa un controllo ematico, ed un incremento dei livelli
di tale proteina è indice d’infiammazione acuta (es. per chi ha l’artrite
reumatoide, ovvero uno stato cronico d’infiammazione a livello
soprattutto delle articolazioni, la proteina C reattiva è un parametro che
viene costantemente valutato).

[Capitoli del libro immunologia, infezione, immunità di Pier e le difese


immunitarie di Quaglino]