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Al centro di questa disciplina che è l’igiene c’è l’uomo.

Essa si propone di
conservare uno stato di salute del singolo cittadino e della comunità. La
sua occupazione è quella, quindi, di mantenere la tipologia di interventi
che interessano anche l’ambiente sociale, fisico, biologico nel quale
l’uomo vive. Esistono una serie di determinanti che possono andare ad
inficiare lo stato di salute di un individuo (uno stato di benessere fisico
mentale e sociale, non indica soltanto un’assenza di malattia): quelli
modificabili (come le abitudini di vita, che si possono modificare perchè
sono in qualche modo siamo noi stessa responsabili) e quelli non
modificabili (sesso, età e patrimonio genetico). I grafici in cui vengono
rappresentati sono formati da una serie di cerchi in cui man mano che ci
si allontana dal nucleo centrale i fattoti determinanti diventano meno
modificabili.
microbi -> malattie infettive

La cellula batterica viene classificata per la loro struttura, precisamente


a seconda dello spessore della parete cellulare, dovuta alla quantità di
peptidoglicani (GRAM + e GRAM -). I virus sono microrganismi non
visibili a occhio nudo, non sono delle cellule, a volte definiti come un
pezzo di proteine che racchiude tante brutte notizie, non sono capaci di
vita autonoma, organismi parassiti intracellulare obbligati, che non
hanno entrambi gli acidi nucleici e quindi devono sfruttare l’apparato
metabolico e tutti i sistemi delle cellule ospiti, come ad esempio le
cellule eucariotiche.
I batteri invece sono cellule di dimensioni di 1 micron (gli eucarioti 10-
100 micron) sporulazione e germinazione...

Igiene lezione 3: PRINCIPI DI EPIDEMIOLOGIA DI


MALATTIE INFETTIVE

EPIDEMIOLOGIA: è una scienza che studia la frequenza e la


distribuzione delle malattie, tutte le malattie all’interno di una
popolazione. Lo scopo è quello di capire le cause che inducono
l’insorgenza di una malattia, come questa malattia si diffonde e una
volta vista la causa, la profilassi o prevenzione (un’insieme di tecniche,
di metodiche che permettono di ostacolare, di rallentare la diffusione di
una malattia in seno di una popolazione). Ad esempio nella malattie
cardiovascolari, si è visto che nelle persone obese o in quelle che hanno
una sbagliata alimentazione, ricca di grassi, c’è un maggiore rischio di
avere problemi alle arterie e coronarie e questo può provocare malattie a
livello dell’apparato cardiocircolatorio.
Alla base dell’epidemiologia ci sono tre parole importanti: osservazione,
individuazione e programmazione. L’epidemiologo, infatti, osserva come
una malattia si distribuisce nella popolazione, individua quelli che posso
essere i fattori che facilitano la distribuzione della malattia, ma anche i
fattori limitanti nella sua diffusione e quindi programma gli interventi
preventivi da mettere in atto. Lo studio è fatto da vari strumenti,
attraverso le interviste che vengono fatte alle persone che manifestano
determinati sintomi, procurandosi tutte queste informazioni in ospedale
o attraverso il censimento, in cui vengono aggiunte tutte le famiglie ogni
10 anni, con le relative informazioni sanitarie, lavorative e demografiche
(distinzione tra residenza e domicilio, per gli ospedali, le farmacie, le
scuole) da cui si deducono le varie strade da intraprendere per
mantenere sempre un buono stato di salute dell’individuo.
L’epidemiologia è nata alla fine dell‘800 grazie ad uno studioso
osservatore, Snow, ostetrico londinese, che all’epoca in cui viveva si
manifestarono a Londra picchi epidemici di colera e si credette che
questa malattia fosse veicolata dall’aria, non dall’acqua come poi si
dedusse. Iniziò a mettere in dubbio questo, perchè aveva osservato che
in un determinato quartiere c’erano delle persone che si ammalavano e
altre no, soprattutto c’era anche il fatto che i medici che erano a stretto
contatto con i malati non venivano infettati. Constatò, quindi, che la
causa diretta era un agente eziologico, che non veniva trasmesso per via
aerea né tanto meno attraverso i liquidi biologici. Inoltre notò che quelle
persone che si approvvigionavano da una determinata fontana si
ammalavano mentre quelle che non lo facevano, non si ammalavano: capì
che forse il mezzo di trasmissione, il veicolo, poteva essere l’acqua.
Purtroppo non venne creduto da nessuno.
Il secondo epidemiologo fu un ricercatore italiano, Pacini, il quale aveva
identificato all’interno dei cadaveri di colera un germe, che secondo lui
era responsabile dell’infezione, ma anche egli non fu creduto, perchè
tutti erano convinti che il mezzo di trasmissione fosse l’aria, quindi come
s’immaginavano che la causa era questo germe?
Dobbiamo arrivare alla fine dell’‘800 quando Koch riuscì a prendere
questo germe dall’intestino dei morti di colera e a coltivarlo in
laboratorio: quando venne inoculato di nuovo anche negli animali, la
malattia si manifestò e quindi capì che l’agente eziologico del colera era
il “Vibrio cholerae” e che viene veicolato nell’uomo, non attraverso l’aria,
ma acqua contaminata. Koch ha enunciato anche diversi postulati che
permettono di comprendere e di poter definire qual è l’agente eziologico
di una malattia: solo se l’agente risponde a tutti i postulati è possibile
affermare che quel germe è responsabile della malattia. Ci sono dei
postulati, dei passaggi che devono essere rispettati per poter dire che
questa malattia X è dovuta a tale germe:
1. quel germe deve essere osservato in tutti i soggetti che
manifestano la malattia, che presentano gli stessi sintomi, non nelle
persone sane (in uno studio epidemiologico, si deve avere sempre una
popolazione di controllo che quell’effetto non lo presenta, così da
avere un punto di riferimento, un confronto e l’unica variabile tra le
due popolazione è l’esposizione o meno a quella sostanza, questa
variazione è quindi dovuta a quella sostanza)
2. il germe deve poter essere isolato nei malati e coltivato in
laboratorio;
3. il germe, una volta isolato, deve essere capace di riprodurre i
sintomi di una malattia se inoculato in un animale da esperimento
4. deve essere reisolato dall’animale, ricoltivato e inoculato
nuovamente per manifestare la stessa malattia
Così quindi si può attribuire a una determinata malattia (infettiva) il suo
agente eziologico.

MALATTIE INFETTIVE: sono patologie determinate da organismi


patogeni, dovute all’ingresso nel nostro organismo di microrganismi
patogeni. Perchè si possa avere una malattia, è una condizione
necessaria, ma non sufficiente quella di avere un agente eziologico,
infatti si può anche venire a contatto con l’agente eziologico, ma non
presentare mai la malattia.
A far si che questo avvenga è necessaria quindi la presenza dell’agente
eziologico, ma anche altre tre concause: la carica infettante, la virulenza
(due caratteristiche tipiche del germe) e la predisposizione organica
(propria di ogni organismo ospitante). Non si può mai parlare di malattia
se c’è solo l’agente eziologico, affinché infatti si possa manifestare, si
devono fare determinate cose che dipendono da questi tre fattori.
Predisposizione organica: quando si fa un colpo di tosse, si espande
molto probabilmente il virus dell’influenza, questo non significa che tutti
coloro che sono vicino prenderanno l’influenza, ma solo forse quelli che
possiedono delle predisposizioni tali per cui il virus attecchisce, ha
condizioni per moltiplicarsi, quindi da quella che era una semplice
infezione, poiché il germe si è moltiplicato, si passa alla malattia vera e
propria. Gli altri presenti nonostante il contatto con il virus, non
manifesteranno mai la malattia perchè hanno una predisposizione
organica personale tale che quel germe non riuscirà ad attecchire.
La malattia è una conseguenza dell’agente eziologico, l’agente
eziologico, quindi, è una condizione necessaria affinchè si sviluppi la
malattia, ma non è sufficiente perchè si necessitano diverse concause,
due delle quali sono da imputare all’agente stesso e un’altra invece che
dipende dall’individuo (uomo), detto anche organismo recettivo.

La mortalità era molto da imputare alle malattie infettive nei secoli


scorsi, mentre oggi non si muore più per queste malattie, in quanto sono
migliorate le nostre condizioni di vita, conoscenze e tecniche
diagnostiche.
Molte malattie sono a decorso oro-fecale: l’agente patogeno, veicolato o
meno, si ingerisce attraverso il cibo, entra nel suo sistema preferenziale,
perchè presenta un tropismo per quello che è l’apparato enterico e poi
vengono espulsi attraverso le feci. Oggi queste malattie sono
abbastanza controllate grazie alla rete fognaria (cosa diversa per i paesi
in via di sviluppo, in cui la probabilità che l’acqua che utilizzano nel
quotidiano sia contaminata è alta). Da noi invece le cause di mortalità
sono altre, i tumori, quelle cardiovascolari etc. La cosa importante è che
la sanità pubblica non abbassi mai la guardia, purtroppo come nel caso
del virus Zica che causò in Germania un caso di 24 morti con gravi danni
renali.

Quali sono le cause dirette e indirette della malattia, come il patogeno


entra nell’organismo e come viene eliminato (per comprendere bene
anche come sconfiggerlo)?
Molte malattie, abbiamo detto, sono per via aerea, o oro-fecali... Ad
esempio il tetano si può definire come una malattia CHIUSA, perchè
quando un individuo si ammala, viene inserita nell’organismo una spora
del “Clostridium tetani” che non si può veicolare a nessun altro, il germe
rimane localizzato nel mio organismo e la tossina provoca la malattia. La
rosolia invece è una malattia APERTA, in quanto l’individuo può
tramettere all’esterno l’agente eziologico e a quel punto si diventa
sorgente d’infezione.

• Cause di malattia (infettive e non) DIRETTE: la presenza dell’agente


eziologico, ma anche traumi, ustioni, determinate carenze (modificano
le barriere di prima difesa che favoriscono la penetrazione dell’agente
eziologico).
• Cause di malattia INDIRETTE, che favoriscono l’attecchimento
della causa diretta e concorrono al manifestarsi dell’evento morboso,
sono:
1. AMBIENTALI: il luogo (dove l’individuo vive, se vive in condizioni
migliori ovviamente c’è meno probabilità di venire a contatto con
agenti eziologici trasmessi per via oro-fecale, mentre c’è più rischio di
contrarre la malaria ad esempio nei luoghi dove è presente la zanzara
del genere Apholes) e le condizioni meteorologiche (ad esempio,
l’influenza è un virus la cui diffusione e moltiplicazione è fortemente
favorita dalle basse temperature, in dicembre, gennaio, febbraio).
2. SOCIALI: le guerre, l’alimentazione, in quanto l’alimento molto
spesso è veicolo dell’agente eziologico (ma può essere considerata
anche come causa diretta, perchè l’individuo si può trovare a vivere in
una zona dove i nutrienti non ce ne sono, ipoalimentazione, e quindi il
sistema immunitario viene indebolito e facilita l’attecchimento
dell’agente eziologico, ma c’è anche la possibilità di una
iperalimentazione, che rovoca grossi problemi, non tanto per malattie
infettive, ma legate alla malattie cronico-degenerative, come diabete,
circolatorie), le abitazioni (come quelle umide, senza luce solare), il
lavoro (malattie professionali, i veterinari, i minatori, i contadini),
l’ignoranza popolare e l’educazione sanitaria (il non conoscere le
norme igieniche può contribuire all’insorgenza di malattie)
3. ORGANICHE (predisposizione organica): le tre caratteristiche in cui
l’infezione si può trasformare in malattia.
L’agente eziologico entra nel nostro organismo attraverso varie vie, lo
può penetrare nel nostro organismo e una volta giunto dentro lo deve
invadere -> se si verifica, si parla di INFEZIONE: risultato finale
dell’interazione tra l’agente infettante (l’agente eziologico) e l’ospite
recettivo, che è rappresentato dell’individuo.

Una volta che l’agente è entrato nel nostro organismo, ha tre possibili
destini:
1. può essere subito depennato da parte del nostro sistema
immunitario (macrofagi e fagociti che lo vanno a digerire), non avrà il
tempo necessario per moltiplicarsi e quindi invadere -> si parla di
CONTAGIO, ma non di’infezione, perchè anche se siamo venuti a
contatto con l’agente, questo non ha provocato nulla all’interno
dell’organismo grazie all’immunità innata, che l'ha bloccato.
2. esso si moltiplica, ma viene riconosciuto prima dal sistema
immunitario innato e poi da quello normale, scatenandone la risposta,
quindi non ha il tempo di localizzarsi a livello di nessun distretto del
nostro organismo, per cui non si registra alcun sintomo. In questo
caso si è moltiplicato, ma il sistema immunitario è riuscito a
bloccarlo, non avendo il tempo di localizzarsi e provocare danni
(nessun sintomo). Ci accorgiamo dell’avvenuto contatto con l’agente,
facendo il titolo, ovvero vedendo nel siero dell’individuo se c’è la
concentrazione di anticorpi specifici contro quell’agente.
3. supera entrambi i sistemi immunitari, ha avuto la possibilità di
moltiplicarsi, di localizzarsi a livello di uno specifico distretto, si
manifestano quindi dei sintomi -> si parla di MALATTIA.

Per cui non è sufficiente la presenza dell’agente eziologico, ma la sua


carica infettante e virulenza e la predisposizione organica. Ad esempio
nelle infezioni alimentari, per contrarre l’infezione è necessario che
all’interno dell’alimento ci sia un quantitativo di germi elevato, per cui si
avranno i sintomi, non potendo essere bloccata nè dai fagociti nè
dall’attività immunitari (se sono pochi questi verranno bloccati
dall’attività immunitaria, senza nessun sintomo).
La carica infettante, quindi, ha un ruolo fondamentale nel determinare il
passaggio dall’infezione alla malattia: esempio del latte, che è fresco o a
lunga conservazione, subendo i rispettivi processi di pastorizzazione e di
sterilizzazione (non esiste un alimento sterile, la sterilizzazione porta
solo a ridurre ai minimi termini quella che è la carica saprofitaria, ma
non è detto che sia un processo che porta ad avere un latte che non si
contaminerà mai). Nel primo processo ha subito un trattamento di
bonifica, in cui si ottiene un latte che ha una qualità nutritiva maggiore
rispetto all’altro, con un contenuto di proteine più elevato perchè non si
sono denaturate tutte, essendo stato sottoposto ad un trattamento
termico con temperature più basse (72°C per un tempo ridotto) rispetto
al secondo processo, sterilizzazione (121°C). Il primo provoca anche un
contenuto saprofitario maggiore, che si tiene a bada mettendolo nel
frigo, rallentando la loro attività metabolica a basse temperature,
rispetto al secondo, in cui si eliminano la maggior parte dei saprofiti.
La carica infettante è importate quando raggiunge un livello elevato, nel
caso del latte si vedono quelle che sono le caratteristiche dell’alimento,
nel caso delle malattie infettive è necessario che la carica infettante sia
di un certo livello, altrimenti il germe non provocherà mai la malattia,
non sarà mai capace di trasformare l’infezione in malattia, perchè
combattuto dai sistemi di difesa, l’immunità innata e il sistema
immunitario propriamente detto.

Quando il germe è venuto a contatto con l’organismo recettivo, si può


instaurare l’infezione, che può essere estinta oppure grazie a tre
concause si può arrivare ad avere una malattia. E’ possibile anche che
s’instauri uno stato di latenza, una forma quiescente (esempio: i virus
erpetici, che rimangono localizzati nel nostro organismo in una forma di
latenza tranquillamente, fino a quando ritornano le condizioni favorevoli
e si manifestano nuovamente). Ovviamente non si sta parlando di un
saprofita, ma di un patogeno annicchiato; un’altra caratteristica che
distingue i saprofiti dai patogeni è il loro numero, (nel latte non si
troveranno mai i patogeni, ma solo saprofiti, infatti attraverso la bonifica
dell’alimento, si riduce il numero dei saprofiti, per cui si azzera quasi
sicuramente il numero dei patogeni). Pensiamo alle E.Coli che si trova
nel nostro intestino a numeri elevatissimi e noi ne traiamo dei vantaggi,
come la produzione della vitamina K e serve a mantenere l’equilibrio a
livello intestinale, ma se questo abbandona questa distretto per
subentrare in un altro, diventa patogeno (ad esempio se entra nella
vescica, provoca la cistite nelle donne).

I fattori che influenzano il passaggio dall’infezione alla malattia.


Ora ci focalizziamo sulle caratteristiche che riguardano il germe e altre
che riguardano l’ospite. Per l’agente infettivo: carica microbica, la
patogenicità e la virulenza. Di queste, quelle più preoccupanti e più
responsabili del passaggio infezione -> malattia sono la carica microbica
e la virulenza (la patogenicità è in parte intrinseca nella virulenza).

PATOGENICITA’: esprime la capacità di un virus d’invadere i tessuti


dell’individuo recettivo e di moltiplicarsi danneggiando l’ospite anche
con eventuali liberazioni di tossine. Più è elevata la patogenicità di un
germe, maggiore è la probabilità di contrarre e manifestare la malattia,
arrivando ad avere una carica infettante tale che è in grado di bypassare
il sistema immunitario. La patogenicità invade e si moltiplica --> grafico
dove il cerchio più grande riguarda gli infetti, ovvero il germe è già
penetrato nell’organismo, quindi già c’è l’infezione, diventa malattia se il
germe ha un elevata patogenicità.
Questo non lo riesce a fare in tutti gli organismi che ha invaso, perchè
dipende anche dalla predisposizione organica, ovvero ogni individuo è
diverso per la nostra individualità biochimica, ognuno reagisce in modo
diverso agli stimoli esterni (ad esempio l’influenza). Questo spiega
perchè di tutte le persone infettate, solo alcune si ammalano: non solo
perchè si ha una predisposizione organica diversa, ma molto
probabilmente perchè verrà raggiunto da un germe con una carica
infettante, una patogenicità è una virulenza diversa.
(La varicella, il morbillo e la poliomielite sono dei virus che hanno una
infettività e patogenicità molto elevata.)

VIRULENZA: è la sua aggressività, la cosa più negativa che si può


attribuire al germe. Nell’ambito di una stessa specie di patogeni esistono
germi diversi perchè hanno virulenza diversa. Si esprime in percentuale,
facendo esperimenti in laboratorio su cavie, che consistono
nell’inoculare nei topi ceppi differenti, A e B. Si va a determinare la
quantità di germi affinchè il 50% degli organismi esposti vengono portati
a morte, così da capire l’aggressività del ceppo. Da cosa si definisce se
il ceppo A sia più aggressivo del B? Il ceppo A si definisce tale perchè
probabilmente servirà un quantitativo di cellule infettanti minore per
provocarne la morte, mentre per il ceppo B ne servono maggiori quantità
avendo un’aggressività minore.
La virulenza del ceppo eziologico è fondamentale per far manifestare la
malattia, più il germe è virulento, aggressivo, tanto maggiore è la
probabilità di ammalarsi --> nel grafico riguardante la virulenza, si passa
dalla cerchio dei malati a quello dei morti.

CARICA INFETTANTE: capacità invasiva dell’ospite, quella di superare


la barriera immunitaria. Quanto più è forte la carica infettante tanto più
è probabile che dall’infezione si passi alla malattia.

PREDISPOSIZIONE ORGANICA: è individuale, si parla di individualità


biochimica.
A livello dell’età scolari infatti ci sono bambini che puntualmente si
ammalano perchè hanno un sistema immunitario ancora non troppo
sviluppato o sono particolarmente recettivi per quel tipo di agente
eziologico (a dispetto di quelli invece più refrattari). Dipende dall’età, ad
esempio il neonato è molto protetto, perchè specialmente nei primi
giorni di vita è corperto quanto meno da tutte le malattie infettive che ha
preso la madre, che ha trasferito i suoi anticorpi attraverso il sangue e la
placenta o anche attraverso il colostro (il primo latte dell’allattamento
materno, ricco di anticorpi).
L’anziano invece ha un sistema immunitario molto debilitato, infatti è
molto comune per loro ammalarsi anche negli ospedali, in particolare per
lo pneumococco, che è un saprofita delle vie aeree, che, quando la
predisposizione organica si abbassa, può diventare patogeno.
La predisposizione organica può inoltre essere compromessa da altri
fattori, come la razza (quelli di colore hanno una maggiore
predisposizione ad ammalarsi di tubercolosi, rispetto ai bianchi), il sesso
(le femmine sono più forti dei maschi), la costituzione, il distretto dove il
germe si va ad annidare (esempio dell’ E.Coli).