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Igiene 19: Sieri e immunizzazione passiva

L’immunità artificiale attiva ci dà le celule della memoria, ma questa


risposta richiede un certo arco di tempo e questo tmepo può andare ad
inficiare sulla malattia. Ecco perchè in alcuni casi quando si è venuti a
contatto con una tossina non si può aspettare questo tempo e quindi ci
torna utile l’immunizzazione passiva.
IMMUNIZZAZIONE ACQUISITA PASSIVA: consiste nell’andare sa
somministrare ad un organismo direttamente gli anticorpi che hanno il
ruolo principale di combattere la colonizzazione del nostro organismo di
un agente eziologico. Passiva perchè non viene stimolata alcuna risposta
immunitaria. Si distingue in:
- artificiale: quella che si induce attraverso la somministrazione di
anticorpi.
- naturale: è esclusiva del feto, che riceve in maniera passiva il
trasferimento di anticorpi (IgG) dalla madre.
Si basa sulla somministrazione di anticorpi preformati, questi una volta
prodotti vengono subito assorbiti nel punto di inoculo e sono
immediatamente utilizzabili. Si ricorre alla profilassi immunitaria passiva
in casi di emergenza, l’inconveniente grosso è che non danno memoria
ed essendo proteine nel tempo subiscono denaturazione, tuttavia hanno
il grosso vantaggio: quello di riuscire subito ad attaccare e riconoscere
l’antigene formando l’immunocomplesso e innescano tutte le altre
reazioni che portano ad eliminare l’agente eziologico o la struttura
antigenica. Conferiscono quindi una protezione immediata, tuttavia
danno immunità di breve durata a causa della denaturazione di queste
proteine. Normalmente viene attuata mediante somministrazione di
immunoglobuline (sieri omologhi) oppure di sieri immuni di origine
animali (sieri eterologhi).
Si è soliti distinguere una siero-profilassi e una siero-terapia: in entrambi
i casi si parla si somministrazione di anticorpi, ma c’è una differenza
sostanziale. La profilassi è una tecninca o un inseme di interventi che
servono a prevenire, quindi quando ancora non c’è la malattia, ma ci si
vuole proteggere da un eventuale agente eziologico -> tecnica di
prevenzione. La siero terapia: terapia farmacologica quando c’è la
malattia, è una somministrazione di anticorpi che hanno lo scopoo di
anadre a bloccare l’invasore che già esiste, non si vuole bloccarlo
quando questo penetra, ma è già penetrato e ha già trovato delle
condizioni favorevoli al suo sviluppo in infezione e malattia in alcuni casi
-> somministrazione di anticorpi. Da questi due concetti scaturiscono
due diverse tipologie di sieri, siero terapeutico e siero profilattico, uno si
utilizza per prevenire e l’altro quando già eiste un problema e si vuole
rimediare: differiscono da quantità di anticorpi, un siero profilattico
conterrà una quantità di anticorpi più bassa, perchè ci si vuole solo
proteggere, non c’è già il problema; diverso è invece il siero terapeutico,
dove si deve attuare una terapia, per cui la quantità di anticorpi è più
elevata. Hanno una differenza di almeno uno o due ordini di grandezza,
nella concentrazione di anticorpi.
SIERO: si riferisce al siero che si riesce a separare dal sangue di un
animale. Il sangue è un tessuto connnettivo costituito da porzione
corpuscolata e una liquida che è il plasma: quando dal plasma si elimina
tutte le proteine che sono coinvolte nella coagulazione, il fibrinogeno,
quello che rimane è il siero. In quesot siero ci sono gli anticorpi quando
vengono prodotti dalle plasmacellule.
SIERO ETEROLOGO: il siero si ottiene dalla sollecitazione del sistema
immunitario di un animale di grossa taglia (normalmente sono i cavalli),
andandolo a stimolare attraverso il vaccino o con dosi crescenti di
antigene. Se ne preleva il sangue, si separano le due componenti, si
lascia decantare il plasma privato del fibrinogeno, accelerando anche
con una centrifugazione e si ottiene il siero, concentrato di anticorpi.
Gli animali di grossa taglia sono utili perchè nel momento in cui vengono
stimolati si ottiene una grossa quantità di siero e di anticorpi. Es. il siero
del coniglio viene soprattutto utilizzato negli esperimenti di laboratorio o
anche per gli accertamenti perchè nel serve un quantitativo minore. Tra i
vari animali che vengono maggiormente utilizzati, il cavallo è il
principale: è un animale grande con una grossa quantità di sangue e di
siero, è una animale che ha un sit imm molto sensibile, ma ciò che si
interessa di più è che è esente da malattie che interessano l’uomo, non
ci sono malattie che accomunano il cavallo e l’uomo: ha meno differenze
con l’uomo e quindi scatena un numero più basso di reazioni
indesiderate. Inoltre il cavallo ha anche il vantaggio di poter essere
sollecitato in tempi diversi non troppo lunghi anche da diversi antigeni,
nonostante questo conserva una grande sensibilità e il suo sitema
immunitario riesce a rispondere in maniera eccellente a diverse
stimolazioni antigeniche che si verificano in tempi brevi.
Requisiti fondamentali: deve essere attivo, innocuo e sterile (la sterilità
la si ottiene attraverso una sierie di passaggi e di purificazioni allo
scopo di eliminare la componente proteica che il nostro sist imm
riconoscerebbe come non-self). La somministrazione di un siero
eterologo avviene per via intramuscolare, la massima attività viene
raggiunta in 2-3 giorni con un prtoezione che dura per circa 2 settimane.
Utilizzo di un siero eterologo dà dei problemi, perchè provenendo da
un’altra specie, è un siero che conterrà anticorpi, ma anche proteine
(nella purificazione del siero non si riesce ad eliminarle tutte) che
vengono riconosciute dal nostro sistema immunitario come non-self, si
ha quindi una reazione contro esse. Da qui si scatenano una serie di
problematiche quando questo siero viene utilizzato una seconda volta, il
nostro sistema immunitario, già sollecitato, con le cellule di memoria,
attacca con una reazione immunitaria molto massiccia. Questo problema
nel caso di un siero omologo non c’è.
-> Effetti collaterali: lo svantaggio grosso che si può avere dall’utilizzo di
un siero eterologo è la possibilità di avere in seguito alla seconda
somministrazione dello stesso siero dallo stesso animale
immunocompetente una reazione non voluta, estremamente dannosa e
pericolosa. Un esempio è la malattia da siero, ma la più preoccupante è
lo shock anafilattico -> sono la conseguenza della presenza nel siero di
proteine riconosciute come non-self, si scatenano in tempi diversi, lo
shock anafilattico può provocare una broncocostrizione e anche un
collasso cardiocircolatorio e alla morte e può comparire da pochi minuti
a due ore dopo la seconda somministrazione nelle persone che si sono
sensibilizzate per una precedente dose di siero.
Quelli ancora attualmente utilizzati sono il siero antibotulinico, il siero
antiofidico (contro i serpenti), anticancrena gassosa.

Tutto ciò sta portanto sempre di più ad indirizzare verso l’utilizzo di sieri
omologhi.
SIERO OMOLOGO: sono delle immunoglobuline che derivano da un pull di
plasma che è prelevato da organismi umani, dal persone convalescenti
che hanno da poco superato la malattia infettiva o da donatori
recentemente vaccina, perchè bisogna trovare nel loro siero una
condizione di elevata concentrazione di anticorpi.
Nel siero omologo la problematica grossa potrebbe essere dovuta alla
presenza di proteine che derivano da altri germi con i quali si è venuti a
contatto, quindi all’interno dell’organismo si possono trovare proteine
che sono cmq capaci di sollecitare il sistema immunitario oppure si
possono trovare anche altri microrganismi o una parte dell’agente
eziologico che ha un potere antigenico nel siero che si vanno ad
inoculare nella persona, innescando una reazione di malattia --> questi
sieri devono essere sicuramente purificati, resi quasi sterili e devo
essere allontanati i virus dell’Epatite C, B e il virus dell’HIV.
Anche la somministrazione di questo siero è intramuscolare, la dose
dipende dal peso della persona e la massima concentrazione del sangue
si raggiunge 2-4 gironi dopo l’inoculo. Il dimezzamento si raggiunge dopo
25 giorni e la protezione rimane da 4 a 6 settimane -> grossa differenza
tra un siero omologo e eterologo: nell’eterologo il dimezzamento della
concentrazione di anticorpi somministrati si raggiunge nel giro di pochi
giorni e la degradazione totale degli anticorpi avviene nel giro di 2
settimane; il siero omologo invece conferisce una protezione più lunga
nel tempo perchè il dimezzamento avviene dopo 25 giorni e ciò allunga il
tempo della risposta immunitaria fino ad un massimo 4-6 settimane.
(vantaggio)
Effetto collaterali: non ce ne sono tanti, se il siero è ben purificato e un
effetto collaterale possibile riguarda soltanto la sede in cui è stato
inoculato.
Oggi utilizzati sono i sieri omologhi contro la tossina tetanica, contro il
morbillo e contro la rosolia.

La scienza, vedendo svantaggi e vantaggi dei sieri, con l’avvento delle


biotecnologie, sta portando sempre più a sostituire i sieri eterologhi e
omologhi con i cosiddetti ANTICORPI MONOCLONALI. Entrambi i sieri
vengono ottenuti per la stimolazione di un organismo immuncompetente,
animali o uomo, e da qui c’è un grosso svantaggio: l’individuo va avanti
nel tempo, passano gli anni, si invecchia, si diventa più deboli e anche gli
anticorpi che viene prodotto dietro sollecitazione è un anticorpo che si
modifica, perchè si sta modificando il sistema immunitario. Di
conseguenza può succedere che l’anticorpo muta nel tempo, diventa
meno specifico e il cambiamento avviene sul sito combinatorio, sulla
regione FAB, non riesce più ad essere molto specifico per quell’antigene,
oppure ci possono essere delle variazione anche sul frammento Fc per
quanto costante.
Se invece si potessero avere degli anticorpi sempre uguali, che non
subiscono variazioni e soprattutto prodotti nella maggiore quantità
possibile, ottenuti in atri modi non stimolando il sistema immunitario,
questo problema con i sieri non si avrà più -> è una tecnica che permette
anche di andare a conservare la plasmacellula che ha prodotto
quell’anticorpo. Una volta infatti che si ha sensibilizzato quella
plasmacellula a produrre il determinato anticorpo, essa si può congelare
a -80°C e prenderla in caso di necessità, ovvero produrre anticorpi contro
uno specifico antigene, che ha permesso alla plasmacellula di
differenziarsi.
Come si ottengono? Sono anticorpi tutti uguali, originati da un’unica
plasmacellula. Viene usata una plasmacellula tumorale: una cellula che
produrrà anticorpi per un lungo periodo di tempo indistintamente.
Prelevarono quindi una plasmacellula tumorale, definita “impazzita”,
perchè non ha limiti nella sua attività replicativa, si divide e si replica
molto velocemente. Però questa plasmacellula deve produrre l’anticorpo
voluto e allora l’intuizione è stata quella di far avvenire una fusione tra la
plasmacellula tumorale con un linfocita B, che è stato precedentemente
sensibilizzato a produrre una particolare categoria di anticorpi, perchè
esso si è differenziato e speciliazzato per un solo antigene, producendo
tutti anticorpi uguali -> questa fusione prende il nome di IBRIDOMA.
Questa fusione ha la capacità di replicarsi e di formare tanti ibridomi,
ognuno dei quali libererà gli stessi tipi di anticorpi, così da avere una
quantità notevole di anticorpi uguali, saranno sempre conservate le
caratteristiche del loro sito combinatorio Fab, sempre costante nella
classe di anticorpi il frammento Fc e possono essere prodotti
nuovamente in qualsiasi momento.
Come avviene: viene usato il topo, che viene stimolato con la
somministrazione di un vaccino, essendo un organismo
immunocompetente produce anticorpi e questi linfociti differenziati per
quell’antigene vengono accumulati soprattutto nella milza. Dopo
l’uccisione del topo, viene prelevata la milza e la sua porzione bianca e
quindi i linfociti. Nel frattempo si fanno anche crescere delle
plasmacellule tumorali, che hanno una caratteristica di sopravvivere ma
non riescono a moltiplicarsi, infatti si replicano perfettamente e con una
notevole velocità quando sono nelle loro condizioni naturali, quandoi
invece si vogliono mantenere in cultura, riesco a lasciarle vive ma non si
riesce a farle moltiplicare -> non si moltiplicano perchè manca una
componente cellulare responsabile dell’attività replicativa e che viene
conferita facendo avvenire la fusione tra il linfocita B differenziato per
un determinato antigene e la plasmacellula. La fusione è l’ibridoma con i
suoi vantaggi: il linfocita B fornisce all’ibridoma la capacità di vivere nel
terreno e di produrre anticorpi, mentre la plasmacellula conferisce
all’ibridoma la capacità di proliferare in maniera indefinita, perchè
fornisce l’apparato cellulare necessario -> grande produzione e quantità
di anticorpi.
Una volta avvenuta la fusione, gli ibridomi vengono distribuiti in singoli
pozzetti: lo scopo è quello di ottenere anticorpi monoclonali per cui ogni
ibridoma è distribuito in ogni pozzetto. Ora le cellule proprio perchè
hanno ricevuto dal linfocita B la parte necessaria per moltiplicarsi,
cominciano a farlo e queste cellule essendo tutte uguali, originano dalla
stessa cellula, sono monoclonali. Per ottenere una maggiore produzione
di anticorpi si può anche decidere di distribuire questi ibridomi in
compartimenti più grandi per avere un’iperproduzione di anticorpi tutti
uguali, mantengono costanti le caratteristiche del sito combinatorio.
Cosa rende gli anticorpi monoclonali così importanti rispetto a quelli
naturali, tanto che li vogliono usare nelle siero profilassi o terapie?
- Sono tutti uguali
- riconoscono un antigene che può essere riconosciuto con
precisione, perchè il sito combinatorio non si modifica nel tempo
- non variano con il tempo
- vengono utilizzati nella diagnostica, molti kit diagnostici si basano
sull’utilizzo di questi anticorpi
- molti anticorpi monoclonali vengono utilizzati come cura di diverse
malattie e tumori.

Differenza tra l’immunità passiva (siero) e immunità attiva (vaccino)? La


prima è immediata, quella degli anticorpi e del siero, la seconda invece
per quanto dà molti altri vantaggi, perchè dà la memoria immunologica e
ci rene immuni a quell’agente eziologico in molti casi per tutta la vita, ha
però bisogno di più tempo. Per cui è utile la vaccinazione, ma in un caso
come quello del tetano ad esempio, se andando in campeggio, bisogna
fare un richiamo se già si è fatto un vaccino da piccoli (stiamo parlando
quindi di vaccini) , se in campeggio si ha un problema, la prima cosa da
fare è il siero, e in questo caso neanche un siero profilattico, ma uno
terapeutico.
L’immunità attiva si manifesta con u certo ritardo, mentre quella passiva
si instaura immediatamente, con anticorpi già pronti, mentre nell’altra si
devono sintetizzare da soli. La concentrazione dell’anticorpi nell’imm.
attiva aumenta progressivamente, mentre in quella passiva il più alto
titolo anticorpale viene raggiunto in tempi brevi, così come anche in
tempi brevi diminuiscono e si denaturano, tant’è che il siero deve essere
ripetuto
(Es. rosolia -> se non siamo mai venuti a contatto con questo virus e si è
incinta l’unica cosa da fare è una siero profilassi, non è necessario fare
una siero terapia perchè non si ha il germe, si vuole solo prevenire. Il
titolo anticorpale in seguito a questa profilassi dopo un paio di settimane
diminuisce, l’unica cosa da fare è una nuova somministrazione di
anticorpi. Nel caso della rosolia si fa un siero omologo, quindi stiamo
parlando di 4-6 settimane, ma il periodo di gestazione non dura questo
tempo, per cui si deve ripetere ad intervalli precisi). Cosa invece che
non succede negli anticorpi prodotti in seguito a stimolazione perchè le
plasmacellule continuano a liberare anticorpi per un lungo periodo di
tempo e questo è il motivo per cui riusciamo a difenderci da un agente
eziologico per quasi tutta la durata della vita insieme anche alle cellule
della memoria.

REAZIONI DI IPERSENSIBILITÀ
Il sistema immunitario evita che l’invasore si possa moltiplicare e
instaurare uno stato di malattia. Tuttavia il sistema immunitario non
sempre riesce a discriminare il non-self, ma il sist imm stesso attuando
gli stessi meccanismi riesce anche ad eliminare le cellule self che non
sono più funzionali, perchè sono invecchiate o mutate o stressate.
I meccanismi che regolano le azioni contro l’invasore o le cellule self
sono gli stessi, ad un certo punto questi possono andare incontro a delle
alterazioni, possono comportarsi in maniera anomale. Sono scatenate da
un cattivo funzionamento dell’anticorpo, che è il prodotto ultimo
dell’intero processo, che ha la funzione di interagire con l’antigene,
formare l’immunocomplesso e ha lo scopo di eliminare l’antigene; spesso
può capitare però che questo anticorpo così positivo, in alcuni casi può
generare effetti anomali e avversi -> l’anticorpo perde la capacità di
legarsi con l’antigene o di eliminare la cellula malata, ma comincia a
destare interesse per bersagli che non sono anomal, ma molecole
comuni e innocue.
Gli studiosi hanno cercato di capire cosa stava succedendo
nell’organismo, queste razioni anomale, avverse sono di quattro tipi e
vengono dette REAZIONI DI IPERSENSIBILITA’:
- Danno causato dagli anticorpi
1. Tipo I: il danno è dovuto ad un’iperproduzione di IgE (ipersensibilità
immediata)
2. Tipo II: sono dovuti agli IgG (ipersensibilità intermedia)
3. Tipo III: sono dovuti agli IgG (ipersensibilità intermedia)
- Danno causato dai linfociti T
4. Tipo IV: dovuto al cattivo funzionamento dei linfociti T
(ipersensibilità ritardata)
Vengono definite immediata, intermedia e ritardata perchè si riferisce al
tempo necessario affinchè si manifesti la conseguenza di questo danno:
Immediata -> la reazione si manifesta nel giro di pochi minuti e scompare
al massimo nel giro di un paio di ore, però non sempre il problema è
stato risolto e superato, una ipersensibilità immediata può portare anche
alla morte (Es. lo shock anafilattico)
Intermedia -> hanno un tempo di manifestazione che va da qualche ora e
il superamento avviene o in 24 o in 48 ore. La IgG nel tipo III va a
riconoscere l’antigene tessutale che è in circolo e si forma
l’immunocomplesso che si addensa in determinati distretti e provoca in
questi distretti degli stati infiammatori (es. artrite reumatoide). Le IgG
nel tipo II invece riconoscono gli antigeni che sono in circolo, ovvero
degli antigeni specifici che sono sulle cellule del sangue, la conseguenza
è la lisi di queste cellule e quindi l’insorgenza di anemie autoimmuni o
dell’eritroblastosi fetale.
Ritardata -> il fenomeno si manifesta almeno dopo 24-48 ore dalla
penetrazione della sostanza estranea, perchè ovviamente ci vuole il
tempo per l’anticorpo e le sue reazioni.

IPERSENSIBILITA’ IMMEDIATA o ALLERGIE o ATOPIE


Queste reazioni sono dovute all’ingresso nell’organismo di molecole
innocue, tuttavia quando penetrano suscitano al risposte immunitarie
perchè vengono riconosciute come estranee. Il problema subentra
quando queste stesse sostanze penetrano per una seconda volta, in
soggetti che si dicono IPERSENSIBILIZZATI (non tutti sono soggetti
ipersensibilizzati, dipende dalla predisposizione genetica). La sostanza
che ha la capacità di scatenare fenomeni avversi quando penetra per
una seconda volta nell’organismo ipersinsibilizzato viene detta
ALLERGENE. L’allergene è una proteina, ha un peso molecola piccolo,
abbastanza stabile, molto solubile, che può penetrare all’interno
dell’organismo o per via inalatoria o per via alimentare, per ingestione, o
in seguito ad una iniezione. Quelli più comuni sono rappresentati dal
polline o sono contenuti in alcuni cibi o in alcuni veleni di insetti o nel
pelo di alcuni animali o anche in farmaci. Sono sufficienti concentrazioni
bassissime, anche solo un milionesimo di grammo è già sufficiente a
scatenare una reazione di ipersensibilità immediata.
La maggior parte di questi allergeni penetrano per via inalatoria, l’effetto
che si manifesta dipende dal sito in cui riescono a localizzarsi. Quando
inaliamo l’aria entrano anche tantissime diverse particelle, dai
componenti virali, al polline, agli acari della polvere ed arrivano a livello
della trachea: qui entra in gioco il muco dove sono già presenti le IgA e
anche le ciglia vibratili, che riescono ad espellere attraverso lo starnuto
le molecole più grandi. Solo le molecole più piccole passano prima nei
bronchi, poi nei bronchioli e poi negli alveoli, diminuendo sempre di più le
dimensioni degli organi, come le proteine degli acari o dei peli di animali
e sono responsabili della reazione allergica, l’asma.
Quelle più grandi invece rimangono, paralizzate, nella parte superiore
dell’apparato respiratorio: sono soprattutto i pollini, ovvero quelli
maggiormente responsabili della cosiddetta febbre da fieno. La presenza
del polline dipende fortemente dall’aerea geografica e dall’affermarsi
delle stagioni e dalle condizioni meteorologiche (---> grafico nelle slide)
Tutto ciò ci porta a capire che la predisposizione di un individuo per un
determinato allergene dipende oltre che dalla costituzione genetica
anche dall’ambiente in cui si vive. In particolare la reazione agli allergeni
che entrano per via inalatoria può essere:
- Esterna: espone soprattutto ai pollini. Questi allergeni subiscono
molto l’influenza stagionale, infatti la tipologia dell’allergene esterno
cambia (es. verso giugno non è più polline, ma è fieno e foraggio). Le
condizioni climatiche influiscono sulla stagione delle allergie, perchè se
la primavera è piovosa, la germinazione e la fioritura delle piante è
molto intensa, e se a seguire un periodo di pioggia ce n’è uno di siccità
o di vento, quei pollini, già tanti, vengono distribuiti dal vento
dappertutto.
- Domestica: essere esposti agli animali, ai peli di gatto o cane, una
mancanza di pulizia, case ricche di polveri.

Meccanismo di una reazione di uno allergene: reazione di ipersensibilità


di tipo I. Prevede che l’allergene sia già entrato una prima volta e che
non abbia provocato alcun disturbo, ha semplicemente sensibilizzato
l’organismo a quella sostanza. Si è scatenata quindi una risposta
immunitaria, si sono prodotti tanti diversi tipi di anticorpi, tra cui le IgE.
L’allergene entra nel nostro organismo, viene subito riconosciuto dalle
cellule APC e processato, e va ad attivare i linfociti T, perchè si forma il
complesso MACH II che espone il peptide. Questo complesso viene
riconosciuto dal recettore TCR presente sul linfocita T, che libera
citochine che vanno a trasferire informazioni al linfocita B, che si
differenzia in plasmacellule e produce gli anticorpi, le IgE. Quando
l’allergene penetra per la seconda volta, questo va ad interagire
direttamente con le IgE. In questo caso la quantità di IgE è
estremamente elevata: queste non rimangono solo in circolo, ma vanno a
legarsi con il frammento Fc con il recettore Fc presente sui mastociti e
sui basofili. Questi sono dei granulociti, al loro interno contengono una
notevole quantità di sostanze con ruoli ben precisi, una di queste è
l’istamina.
La formazione dell’immunocomplesso antigene-IgE che è legato al
recettore fa sì che modifichi la sua conformazione, il segnale viene
internalizzato. Tutto ciò porta ad una lisi della cellula con conseguente
degranulazione e vengono liberati i granuli con l’istamina.

Esempio: puntura di una zanzara -> la zanzara si nutre di sangue e questa


quando punge inietta nell’organismo tutta una serie di proteine (da 13 a
16 diverse proteine) il cui scopo è quello di impedire la coagulazione del
sangue, non riuscendo altrimenti a succhiarlo. Queste proteine vengono
riconosciute come estranee da sistema immunitario e quindi reagisce
contro di esse. Quando si è avuto una prima puntura di zanzara non si è
manifestato nulla, perchè il sist. imm. in quel momento stava
conoscendo quelle particolari proteine e scatenando un risposta
immunitaria nei confronti di esse, si sono prodotte IgE. Quando la
zanzara ci punge nuovamente, c’inietta di nuovo quelle proteine verso le
quali si è sensibilizzati, esse si legano alle IgE, si libera l’istamina e si
forma la bolla: l’istamina è un vaso dilatatore e distanzia le cellule l’una
dall’altra a livello dell’epitelio del vaso sanguigno con un maggiore
afflusso sangue, portando fuori tutte le molecole dell’immunità innata.
Ciò forma un edema e la bolla. L’istamina va anche a sollecitare i nervi
che si trovano in quella zona e la prima sensazione è quella di dolore e di
prurito. Più ti gratti, più istamina viene rilasciata e più la bolla diventa
grande.
E’ una reazione di ipersensibilità di tipo I, nel giro di un paio d’ore
scompare, al massimo rimane la crosta o la cicatrice.
L’entità della manifestazione che si ha dipende dalla quantità di IgE che
sono in circolo (dipende dalla predisposizione genetica), dalla via di
introduzione dell’antigene e dalla concentrazione di antigene e di
allergene che entra nell’organismo.

La forma più grave dell’ipersensibilità di tipo I è l’anafilassi sistemica


(shock anafilattico) -> il problema più grosso è quando l’allergene riesce
ad entrare e a diffondere attraverso le vie sistemiche, diffondesi in tutti i
distretti dell’organismo perchè entra nel circolo sanguigno, di
conseguenza le IgE sono in tutto l’organismo e si legano con i mastociti
presenti ovunque in circolo, soprattutto nelle zone di probabile
penetrazione delle sostanze estranee. Se quello che è avvenuto con la
zanzara in un punto, avviene in tutto il corpo, si va incontro ad una
vasodilatazione, ad un affaticamento cardiaco, ad un collasso
cardiocircolatorio e se non si corre ai rimedi, può portare anche a morte.
La cosa immediata da fare per tamponare la conseguenza dello shock è
la somministrazione di epinefrina o di adrenalina, perchè va a bloccare la
contrazione della muscolatura liscia provocando la vaso costrizione,
cercando di ripristinare la pressione arteriosa contro la vaso dilatazione
del collasso circolatorio.
-> Nel caso in cui l’allergene penetrato per via inalatoria rimane
localizzato in una zona dell’apparato respiratorio, le conseguenze
possono essere le congiuntivite, la produzione di muco, ma il problema
rimane lì. Se invece l’allergene penetra per via digerente, ovvero si è
allergici ad un alimento, come la frutta secca, le mandorle, gli arachidi,
le nocciole, provoca le razioni precedenti nelle cellule dell’apparato
digerente con conseguente vasodilatazione degli enterociti, con delle
feci più acquose e dei fenomeni di vomito. In questi casi uno dei primi
sintomi è anche il rigonfiamento delle labbra perchè entrano in contatto
con l’allergene, poi nausea, vomito, prurito, gonfiore diffuso.
Test per le allergie: RAST TEST che consiste nella titolazione delle IgE, si
fa un prelievo di sangue per vedere il titolo anticorpale, se si è allergici,
il titolo delle IgE è elevatissimo. Lo SKIN BRICK TEST: consiste
nell’andare ad inoculare diversi allergeni su un braccio, si attende del
tempo e si va ad osservare la reazione di arrossamento.... reazione con i
mastociti e basofili, istamina, degranulazione e vaso dilatazione.
Terapia: per proteggersi da un’allergia non si deve venire a contatto con
l’allergene perchè nei suoi confronti si è sensibilizzati, quindi evitare
l’esposizione ad esso; oppure la desensibilizzazione con alte dose di
allergeni = questa tecnica consiste nell’inoculare dosi crescenti un
determinato allergene in maniera che il sist. imm. non produca troppe
IgE ma anche altre classi di anticorpi, così che il livello di IgE rimane
basso controllando almeno le reazioni sistemiche; utilizzo di peptidi che
vanno a inibire il legame dell’IgE con il recettore dell’Fc delle IgE, infatti
il problema allergico si manifesta solo quando l’IgE si lega con il
recettore sul mastocita, non quando sono in circolo.
Terapia sintomatica: tecniche che consentano di impedire l’insorgenza
dell’allergia, quando invece l’allergia è già in atto bisogna usate tutto il
kin set :
- Antistaminico: bloccano il legame dell’istamina al suo recettore.
- Disodiocromoglicano: blocco della granulazione.
- Epinefrina o l’adrenalina: alza la pressione sanguigna.

TOSSICITA’ DEI BATTERI


La patogenicità di un germe può non essere dovuta solo al germe stesso,
ma a prodotti che un germe libera che sono de veleni, delle tossine. Le
tossine possono essere:
Esotossine: di natura proteica, che viene lberato all’esterno dalla cellula
batteric aed capace di andare ad ostacolare un’attività enzimatica. Sono
trasformabili in anatossine, utilizzate nei vaccini, diventano quindi non
tossiche.
Endotossine: di natura lipidica, non viene liberata all’esterno, ma si trova
sulla parete cellulare di alcuni germi dove troviamo una componente
lipopolisaccaridica, sono quindi i Gram -. il core ed una porzione saccaridica
dove vi sono unità che si ripetono. Questa deriva dalla frammentazione del
lipide A del’LPS e per essere liberata esso si deve frammentare e ciò
comporta un disfacimento della cellula. Gli anticorpi non hanno effetto sul suo
potere; non sono detossificabili.
Mentre l’esotossina è tipica di tutti i batteri, maggiormente di Gram +,
l’endotossina è prodotta esclusivamente dei Gram -, l’LPS infatti non è
presente sui Gram +.
Il batterio che libera esotossine rimane vivo, mentre l’altro muore. [vedi
tabella slide]
La necessità è quindi di rendere anatossiche le tossine, con il metodo 4
4 4. La tossina la si ottiene dalla coltura batterica, in un brodo ed è
sufficiente che si filtri il brodo, il terreno dove sono cresciuti e si riesce
ad isolare la proteina, l’esotossina -> metodo di Ramon 4 4 4 , rendendola
anatossica. I sieri sono dei preparati di anticorpi, esistono sieri
antitossici, cioè vanno a limitare la tossicità di queste tossine. Mentre
nel siero in cui gli anticorpi sono prodotti contro un determinato agente
eziologico si parla di titolo anticorpale, di concentrazione, nel caso in cui
l’anticorpo è prodotto per sconfiggere la tossicità di una tossina non si
parla di concentrazione ma di unità immunizzante. [Qual è l’unità di
misura di un siero? La concentrazione di anticorpi, che può essere
diversa se si parla di un siero terapeutico o profilattico; qual è l’unità di
misura di un siero antitossico? Si parla di unità immunizzante]
L’unità immunizzante è la concentrazione di anticorpi capace di
neutralizzare 100 dosi minime letali.
Dose minima letale: è l’unità di misura delle tossine e indica la quantità
di tossina capace di indurre la morte di una cavia di 250 g in 4 giorni.
Quindi se l’unità immunizzante è 1, essa può uccidere 100 cavie di 250 g
in 4 giorni.
DML50: quantità di tossina capace di indurre la morte sul 50% degli
organismi esposti. (diverso da DL50).
Dal momento in cui una tossina la rendo anatossina con il metodo di Ramon, va ad
aumentare la diffusibilità della esotossina => diminuisce la risposta immunitaria, tant’è che
di solito, per i vaccini che contengono le tossine, si usa un adiuvante che si lega alla
tossina così da rallentare il suo percorso a livello dell’organismo e in modo da dare al
sistema immunitario di riconoscerla e innescare la risposta immunitaria. Strutturalmente
un’esotossina è formata da due subunità, A e B, mantenute insieme da un ponte disolfuro;
la subunità A è responsabile della tossicità, mentre la subunità B interagisce con dei
recettori presenti sulla cellula e consente l’internalizzazione della subunità A, divenendo
attiva. Esistono tante esotossine, ognuna esplicante un’azione diversa; le più comuni
sono: l’esotossina che agisce inibendo la sintesi proteica cellulare (tossina difterica),
quella tetanica e botulinica (entrambe tossine neurotrope, cioè affini al sistema
immunitario). Inoltre, l’esotossina viene prodotta dalla cellula ed espulsa all’esterno; è
neutralizzata da un anticorpo specifico.