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Programma Immunologia Canale A e canale B AA 2013/2014

01/10/2013
Universit degli Studi di Bologna
Facolt di Medicina e Chirurgia

CORSO DI IMMUNOLOGIA

Canale A e Canale B: Prof. Federico Licastro

Programma del corso integrato anno 2013-2014

1. Propriet generali del Sistema Immunitario
1.1 Nomenclatura
1.2 Propriet generali
1.3 Componenti: organi e cellule

2. Limmunit innata
2.1.1 Le diverse strategie dellimmunit innata e della immunit addattativa nella risposta ai patogeni (virus, batteri
e parassiti)
2.1.2 Componenti dellimmunit innata
2.1.3 Le barriere epiteliali
2.1.4 I fagociti: neutrofili e monociti/macrofagi. Fagocitosi, autofagia, attivit battericida
2.1.5 Le cellule Natural Killer
2.1.6 Il sistema del complemento
2.1.7 Le citochine dellimmunit innata
2.1.8 Sistemi di interazione e riconoscimento con i patogeni. Opsonine e molecole Toll-like
2.1.9 Meccanismi di evasione dallimmunit innata da parte dei patogeni
2.1.10 Ruolo dellimmunit innata nello stimolare le risposte dellimmunit adattativa

3. Riconoscimento, processazione e presentazione degli antigeni
3.1 La funzione delle APC (cellule presentanti lantigene)
3.2 Struttura e funzione del Complesso Maggiore di Istocompatibilit nelluomo (HLA)
3.3 Processazione degli antigeni proteici

4. Struttura dei recettori linfocitari per lantigene e sviluppo dei recettori immunitari
4.1 Gli anticorpi. Struttura e funzione delle varie classi di immunoglobuline
4.2 Il T Cell Receptor (TCR, Recettore dei T linfociti). Struttura e funzione del TCR
4.3 Maturazione e selezione dei B linfociti
4.4 Maturazione e selezione dei T linfociti

5. La risposta dei linfociti agli antigeni
5.1 Costimolazione.
5.2 Espansione clonale.
5.3 Differenziazione e Sviluppo di linfociti effettori e memoria
5.4 Citochine e Chemochine

6. I meccanismi effettori dellimmunit
6.1 Migrazioni dei linfociti nella sede dinfezione
6.2 Attivazione dei macrofagi
6.3 Il ruolo dei linfociti T helper e dei linfociti T citolitici e meccanismi di citotossicit
6.4 Lapoptosi
6.5 Resistenza dei patogeni allimmunit cellulo-mediata

7. Limmunit umorale e la formazione degli anticorpi
7.1 Stimolazione dei B linfociti da parte dellantigene
7.2 Cooperazione tra linfociti B e linfociti T helper
7.3 La commutazione di classe e la maturazione dellaffinit degli anticorpi
7.4 La risposta anticorpale verso antigeni T indipendenti
7.5 Meccanismi effettori dellimmunit umorale (opsonizzazione, citotossicit anticorpo-dipendente e attivazione del
sistema del complemento)
7.6 Immunit neonatale e immunit mucosale
7.7 Meccanismi di evasione dei patogeni dallimmunit umorale

8. Tolleranza immunitarie e autoimmunit
8.1 La tolleranza nei linfociti T: tolleranza centrale e tolleranza periferica (anergia, delezione, soppressione)
8.2 La tolleranza nei linfociti B: tolleranza centrale e tolleranza periferica
8.3 Fattori genetici nellautoimmunit
8.4 Ruolo delle infezioni nellautoimmunit

9. Immunologia dei trapianti
9.1 Basi molecolari e cellulari del riconoscimento degli alloantigeni
9.2 Meccanismi effettori del rigetto dei trapianti
9.3 Immunosoppressione e prevenzione del rigetto
9.4 Il trapianto di midollo osseo e la reazione del trapianto verso lospite (GVHD)

10. Malattie causate dalle risposte immunitarie
10.1 Ipersensibilit immediata
10.2 Malattie da immunocomplessi
10.3 Malattie da autoanticorpi e da immunocomplessi
10.4 Ipersensibilit ritardata

11. Una visione integrata delle risposte immunitarie: limmunit ai patogeni e i vaccini
11.1Le strategie di risposta immunologica ai virus e le basi immunologiche dellimmunodeficienza acquisita da HIV
11.2 Le strategie di risposta ai batteri patogeni
11.3 Le startegie di risposta verso i parassiti


Altri argomenti non essenziali di immunologia potranno essere trattati sui seguenti libri di testo:
F. Licastro, Immunologia e Immunopatologia, Ed. CLUEB, 1998, Bologna.
C. Caruso e F. Licastro, Compendio di Patologia Generale, 2007, Casa Editrice Ambrosiana.
C. Janeway, P Travers, M. Walport e M. Shlomichic, Immunobiology, 2006, The immune system in health and disease,
Ed. Piccin, Padova. (Edizione Italiana tradotta).
A.K. Abbas e A:H: Lichtman, 2008 (sesta edizione), Immunologia Cellulare e Molecolare, Ed. Elsevier-Masson.
F. Licastro e M. Chiappelli, 2008, Quik review-Immunologia, Ed. EdiSES.
D. Male, J. Brostoff, D. B. Roth e I. Roitt, Immunologia 2008 (settima edizione), Ed. Elsevier-Masson.





































INTRODUZIONE
La parola immunologia deriva dalla parola immunos che significa essere liberi da malattie. Nasce come disciplina medica
circa 250 anni fa, dove le malattie prevalenti erano quelle infettive. Limmunologia poi si visto che non difende solo dalle
malattie infettive, ma anche interviene nei tumori, nelle malattie autoimmuni, nelle allergie, nelle aterosclerosi. Limmunologia
quindi quella branca che studia tutti i meccanismi difensivi che si sono evoluti nel corso di milioni di anni che fanno si che ci
troviamo liberi dalle malattie. Viene inteso questo sistema come sistema omeostatico, come il sistema endocrino e nervoso, e
comunica con essi. Infatti il sistema immunitario non solo sensibile ad ormoni e neurotrasmettitori, ma anche alcuni linfociti
sono in grado di produrre degli ormoni o dei neurotrasmettitori per comunicare in tutte e due le direzioni sia con il sistema
endocrino sia con quello nervoso (centrale e periferico). importante che il sistema endocrino funzioni continuamente perch noi
non viviamo in un ambiente sterile, ma viviamo in un ambiente contaminato da microrganismi alcuni dei quali molto pericolosi
per la nostra salute: quando mangiamo e cuciniamo il cibo la carica di microrganismi cala, ma comunque presente. Quando
respiriamo, immettiamo aria che non sterile, ma contaminata: non solo dagli agenti inquinanti, ma anche da virus, batteri; che
scelgono la via aerea come via di trasmissione e infettano la via respiratoria dando linfluenza o altre patologie. Quindi noi
condividiamo lambiente con microrganismi che possono essere pericolosi o meno. Basti pensare alla flora batterica del nostro
organismo (sulla cute e nellintestino) che ha una funzione utile: compete con gli organismi patogeni che li rende pi difficili da
aggredire, permette lassorbimento di alcune vitamine e sintetizza delle sostanze (ad esempio vitamine K).
Il sistema immunitario evolve e si evoluto nel corso di milioni di anni e, mentre agli inizi era un sistema molto semplice e
rudimentale, diventato un sistema molto complesso che si articola non solo su cellule molto specializzate ma anche su organi e
tessuti, di cui parleremo con il tessuto linfatico. Se prendete le spugne (organismi semplici) nel loro sistema immunitario troviamo
solo delle cellule che sono in grado di inglobare lagente estraneo, se saliamo nella scala evolutiva e andiamo nei molluschi
troviamo i primi linfociti (T e B); infine nei vertebrati troviamo organi linfatici specializzati nella produzione di cellule e
molecole. Noi apparteniamo ai vertebrati e ai mammiferi superiori, quindi nellhomo sapiens sapiens il sistema immunitario
raggiunge il massimo dello sviluppo e della complessit.
Analizzando organismi diversi si pu ripercorrere a ritroso la filogenesi: nei vermi troviamo delle molecole difensive (anticorpi:
immunoglobuline di tipo M); negli anfibi troviamo due categorie di immunoglobuline M e G che riescono ad identificare
lantigene ed ucciderlo; infine nelluomo troviamo tutte e 5 le classi delle immunoglobuline.

TI PI DI I MMUNI T:
Limmunit innata o naturale: chiamata cosi perch gi pronta alla nascita, non c bisogno di ulteriori maturazioni. Ci sono
delle cellule particolari protagoniste ed ha dei sistemi che ci mettono pochissimo tempo ad agire.
Limmunit adattativa: non ha cellule gi differenziate e gli organi primari sono in via di sviluppo: perch limmunit adattativa
ci mette qualche anno a completare lo sviluppo (prima era chiamati immunit acquisita o antigene specifica, adesso per dare pi
senso al concetto di individualit del proprio sistema immunitario, infatti ognuno di noi ce lha diverso e ha un repertorio
immunitario particolare che dato dallo sviluppo del sistema immunitario adattativo e dallincontro di antigeni). Dal primo
incontro con il microrganismo ci vogliono da 7 a 10 giorni per avere la risposta immunitaria. Naturalmente se lasciamo da 7 a 10
giorni per la risposta immunitaria saremmo tutti assenti oggi (un microrganismo si duplica in una 20ina di minuti).

I MMUNI T I NNATA:
Questa branca dellimmunit costituita da una serie di meccanismi di difesa sia molecolari che cellulari. Da un punto di vista
evoluzionistico la branca pi antica, quella che si evoluta prima e che troviamo anche negli organismi pi semplici. Il sistema
gi pronto alla nascita, costituisce la prima barriera difensiva che noi mettiamo in atto quando siamo sotto attacco da organismi
patogeni, quindi la prima linea di difesa. Tra le componenti dellimmunit innata ci sono le barriere: strato epiteliale (cute, le
mucose che ricoprono gli organi che vengono in contato con lesterno come quella respiratoria, intestinale). Queste cellule
epiteliali hanno una funzione difensiva. La cute un tessuto impermeabile ai microrganismi: c lo strato corneo, lo strato
pluristratificato e in pi le cellule producono delle molecole a basso peso molecolare che sono le defensine (polipeptidi di 18/20
amminoacidi) molto idrofobici che vanno ad infilarsi nella membrana del microrganismo e disturbano gli scambi osmotici, per cui
il microrganismo muore perch non compensa lingresso e luscita di sali e acqua. Le defensine ci proteggono da virus e da
batteri. Al di sotto dellepitelio ci sono delle stazioni linfatiche che contengono linfociti, monociti, macrofagi, che si trovano
pronti ad agire. Quindi anche epiteli e mucose hanno azione difensiva: la mucosa dellapparato respiratorio isola dallesterno e fa
da barriera. Lepitelio bronchiale presenta le ciglia che si muovono e le stesse cellule ciliate producono del muco che riempie la
superfice. Questo viene spostato continuamente ed eliminato: cosi vengono eliminati i microrganismi. Ci ci spiega perch le
malattie influenzali del tratto respiratorio sono pi comuni dinverno: il freddo rallenta il movimento delle ciglia (quindi il muco si
muove con difficolt), la funzione di trasporto rallenta, i microrganismi hanno pi tempo per aderire.
Il tubo gastrointestinale ci difende dagli attacchi dei microrganismi (a parte il primo tratto, il digiuno). Questo fa delle secrezioni
che impediscono lattacco da parte di microrganismi, produce le difensine e svolge altre funzioni con unazione difensiva. Per
esempio se pensiamo alla secrezione gastrica non serve solo a digerire il cibo, ma anche per sterilizzarlo avendo un pH di 1.
Poi abbiamo anche la mucosa che ricopre lapparato riproduttivo sia nelluomo che nella donna: lepitelio che ricopre gli organi
sessuali producono secrezioni e molecole che impediscono lattacco dei microrganismi. Molte malattie si trasmettono per via
venerea come lAIDS e tante altre sia batteriche sia virali.
La cute unottima difesa, per se avvengono dei traumi come un taglio pu permettere lingresso di virus e batteri. Per questo la
ferita va disinfettata e suturata. La continuit dellepitelio pu essere causata anche: 1) dalla puntura di insetti: linsetto punge
prende sangue, ma spesso rilascia doli non graditi, come ad esempio la malaria con la zanzara anopheles (zanzara che trasmette la
malaria se non ci fosse la zanzara non ci sarebbe la patologia, infatti con le bonifiche delle paludi scomparsa dallItalia). 2)
dalle punture di zecca: la zecca punge gli animali selvatici, acquisisce dei virus, poi se punge anche luomo la tramette; per
esempio una specie di lesmaniosi. Molte malattie sono causate da punture degli insetti.

CELLULE DELLIMMUNIT:
Le cellule protagoniste della risposta dellimmunit innata sono i polimorfo nucleati o granulociti che si dividono in diverse
categorie: neutrofili, monociti (che lasciano il sangue, vanno nei tessuti e si differenziano in macrofagi), cellule NK (natural killer:
uccidono i microrganismi). Parleremo anche di alcuni complessi molecolari come il complemento; parleremo delle proteine della
fase acuta che vengono prodotte durante il momento iniziale dellinfiammazione che le produce il fegato (quindi anche il fegato
risponde allimmunit). Queste proteine sono abbastanza importanti perch regolano la funzione immunitaria e regolano
linfiammazione (linfiammazione infatti deve avere un inizio, uno sviluppo, ma anche essere in grado di regredireregolano
linfiammazione). Infine le citochine che sono molecole prodotte dal nostro organismo e servono per far comunicare le cellule tra
di loro; alcune di queste sono prodotte dal sistema immunitario e mettono in contatto il sistema immunitario (dette interleuchine).
Questi sono gli aspetti pi importanti dellefficacia della risposta immunitaria naturale.
Gli epiteli svolgono quindi un azione difensiva:
meccanica (difficili da passare),
chimica (producono acidi grassi, la sudorazione fa abbassare la temperatura e il pH
della cute e sfavorisce lattecchimento dei microrganismi, producono peptidi
antibatterici come le defensine),
microbiologica (la flora che ospitiamo sia sulla cute sia sulle mucose (cio quella che
noi chiamiamo flora saprofita) ha unazione competitiva contro i patogeni
scoraggiando la loro crescita.

CELLULE E TESSUTI DELLIMMUNIT NATURALE:
I globuli bianchi che si trovano nel sangue (chiamati cosi perch appaiono bianchi in analisi istologica) derivano da cellule
progenitrici che si trovano nel midollo osseo (che si trova nelle ossa lunghe, nelle vertebre, nelle ossa del cranio); queste
progenitrici permettono lo sviluppo delle cellule della serie bianca e rossa (eritrociti). Due grandi gruppi di progenitori della serie
bianca:
1) linfoide: d origine a tutti i linfociti (immunit adattativa).
2) mieloide: prendono origine i precursori pi differenziati che poi daranno sviluppo alle cellule dellimmunit naturale.
Quindi si formeranno i polimorfi nucleati (che possono essere di 3 categorie dipendentemente dalla colorazione dei
granuli citoplasmatici neutrofili, eosinofili e basofili), i monociti (che si differenziano in macrofagi); e i mastociti (cellula
granulosa basofila, produce i mediatori dellinfiammazione).

Granulociti: presentano dei granuli citoplasmatici e hanno un nucleo polimorfo, lobato e segmentato. Sono fagociti.
Monocita: quando lascia il sangue e va nei tessuti si differenzia in macrofago. Sono fagociti.
Cellule dendritiche: si mettono sotto le mucose o i vasi e captano sostanze estranee.
Cellula NK: una cellula linfoide chiamata anche LGL (linfocita con granulazioni citoplasmatiche grandi).

Se si prende una goccia di sangue e si striscia su un vetrino si fa lesame emocromo citometrico: si vedranno eritrociti e cellule
nucleate (globuli bianchi). Il numero assoluto per mm
3
4000/6000; se i numeri in termini assoluto sono sballati significa che c
qualcosa che non va. Se il numero alto potrebbe essere in atto uninfiammazione, se invece basso potrebbe essere
unimmunodeficienza acquisita quindi ha un rischio elevato di infezione (con lAIDS i leucociti scendono sotto 1500).

Rappresentazione percentuale (adulto sano):
Granulociti neutrofili (55%): cellule con emivita breve (72ore); (un aumento di questi potrebbe essere dato da
uninfezione batterica). Presenta un nucleo irregolare, lobato e segmentato. Il nucleo basofilo quindi appare blu scuro e
il citoplasma abbondante, ricco di granuli (che non hanno una colorazione evidente). Le granulazioni del citoplasma
sono lisosomi.
Granulociti basofili(1%): nel citoplasma troviamo delle granulazioni molto evidenti che appaiono blu. Anche questi sono
lisosomi che per sono in grado di captare la parte blu del colorante e quindi ci appaiono di questo colore. Questi granuli
sono meno numerosi per pi grandi rispetto ai neutrofili. I basofili rimangono poco nel sangue, vanno nei tessuti e
diventano cellula granulosa basofila o mast cellula.
Granulociti eosinofili (1%): (un aumento potrebbe essere dato da allergia nel nostro paese; in africa si pensa pi
probabilmente ad una parassitosi. Questi ci difendono infatti dai grandi microrganismi). Polibatura e segmentazione del
nucleo. I granuli captano la parte rossa del colorante e quindi ci appaiono di questo colore.
monociti (3%)
linfociti (20%) (un aumento potrebbe essere dato da un infezione virale)
linfociti nk (20%)

Laltra volta vi ho fatto vedere la morfologia al microscopio ottico e elettronico, di quelle che sono le cellule protagoniste
dellimmunit nativa o naturale.
Fra queste abbiamo visto il monocita, che costituisce non pi del 5% (in condizioni normali)dei globuli bianchi circolanti nel
sangue.
Il monocita lascia il sangue e va nei tessuti dove si differenzia, come vedete in questo schema, in macrofago.
Quindi fa tutta la storia delle altre cellule che abbiamo visto fino adesso: nasce nel midollo osseo, circola nel sangue, esce dal
sangue e va nei tessuti periferici dove non si chiamer pi monocita ma si chiamer macrofago.
A seconda poi del tessuto dove va, assumer nomenclature diverse e quindi nomi diversi e anche a volte morfologie
microscopiche diverse.
Tra laltro dal monocita deriva anche la cellula di Langerhans, detta anche cellula dendritica, che invece va a collocarsi
prevalentemente sotto i tessuti epiteliali e le mucose, quindi sotto la cute e soprattutto nelle sottomucose.
Che cosa fa questa cellula dendritica( che come vedete morfologicamente molto diversa dal monocita e dal macrofago tissutale:
ha queste propaggini, queste appendici citoplasmatiche a forma di stella)?
Questa una cellula che ha particolari marcatori di superficie ed in grado di captare molto bene sostanze estranee (quelle che noi
impareremo a chiamare pi avanti antigeni).
Una volta che ha captato gli antigeni e ha fatto il carico di sostanze estranee ed stata attivata, questa cellula migra dalla cute o
dalla sottomucosa e tramite la linfa va negli organi linfatici secondari dove svolger delle funzioni importanti che vedremo
quando parleremo dellimmunit adattativa.
Per cui serve a far comunicare limmunit nativa con quella adattativa.
Queste sono due branche dellimmunit che per il momento teniamo distinte ma tra di loro comunicano in maniera molto ampia
tramite cellule e molecole, ormoni e neurotrasmettitori e quantaltro.
Abbiamo detto che i macrofagi, a seconda dei tessuti dove si trovano, assumono morfologie e anche nomi diversi.
In questa tabella vengono messi i principali istotipi di macrofagi presenti nei tessuti.
- alcuni rimangono e si differenziano in macrofagi nel midollo osseo e vengono chiamati MACROFAGI CROMALI.
Questi hanno una funzione importante perch producono fattori di crescita in grado di regolare per esempio lattivazione,
la proliferazione e la differenziazione delle cellule pluripotenti (da cui derivano poi tutte le popolazioni leucocitarie).
- nel fegato il macrofago viene denominato CELLULA DI KUPFFER.
Di solito queste cellule si localizzano dove ci sono le lacune venose e arteriose del fegato.
Svolgono una funzione importante nelleliminare proteine invecchiate, immunocomplessi ecc
- nella milza, i macrofagi si trovano sia nella polpa bianca che nella polpa rossa.
Quelli localizzati nella polpa bianca hanno una funzione prevalentemente immunitaria, mentre quelli localizzati nella
polpa rossa hanno la funzione molto importante di eliminare gli eritrociti invecchiati (i globuli rossi hanno una emivita di
120 giorni).
- nei linfonodi, nel tessuto linfatico secondario, troviamo oltre ai linfociti T e B, anche monociti e macrofagi che servono
a far comunicare (come abbiamo detto)limmunit naturale con quella adattativa.
Poi troveremo anche cellule dendritiche che dal sottocutaneo e dalla sottomucosa sono migrate negli organi linfatici
secondari, nei linfonodi o noduli linfatici e cos via.
- si trovano moltissimi macrofagi nella lamina propria al di sotto della sottomucosa del tubo gastroenterico e svolgono
unimportante funzione di acchiappare i microrganismi che stanno cercando di attraversare la mucosa del tubo
gastroenterico e di entrare attraverso i vasi, nei tessuti.
- i macrofagi che si localizzano lungo lalbero respiratorio vengono invece chiamati MACROFAGI ALVEOLARI.
Di solito stanno nei bronchi, nei bronchioli e anche negli alveoli e captano il materiale estraneo che noi continuamente
introduciamo con la respirazione; le particelle inquinanti che arrivano con il respiro vengono captate da questi macrofagi.
- nel cervello i macrofagi migrano precocemente, o meglio i monociti del sangue migrano precocemente durante la
differenziazione del SNC e costituiscono una particolare categoria di cellule residenti sia nellencefalo sia nel midollo
spinale e vengono chiamati MICROGLIA.
Hanno un particolare aspetto stellato (ricordano un po le cellule di Langerhans) e sono le cellule immunitarie
specializzate del SNC.
- nella cute abbiamo gi visto le cellule del Langherans e abbiamo capito che sono cellule stellate che stanno l finch non
hanno fatto il carico di antigeni, che poi trasportano al tessuto linfatico secondario.
- anche nelle ossa ci sono dei macrofagi (non nel midollo osseo, ma proprio nella matrice delle ossa)che si differenziano in
2 categorie: OSTEOBLASTI e OSTEOCLASTI.
Gli osteoblasti sono deputati a formare continuamente la matrice proteica dellosso, che serve poi per il deposito di calcio
e quindi losso poi si modifica tranquillamente. Questa matrice viene poi riassorbita dallosteoclasta.
Quindi losteoblasta e losteoclasta rimodellano continuamente losso.
Losso infatti non un tessuto statico ma viene rimodellato, anche nella parte minerale e proteica, continuamente e si
modifica inoltre anche a seconda dei carichi di stress a cui viene sottoposto.
Questa modifica dovuta allazione dellosteoblasta e dellosteoclasta, che sono i macrofagi specializzati nel remodeling
delle ossa.

Facciamo vedere alcune foto: queste sono cellule della microglia di un cervello di topo.
Come vedete tutte queste propaggini, tutte queste cellule che appaiono come stelle marine, sono macrofagi che sono migrati
precocemente nel SNC e si sono differenziati a microglia.
E queste saranno cellule immunitarie del SNC che poi dialogano con lastrocita, che la cellula accessoria del neurone, ma
dialogano anche direttamente con il neurone.
Abbiamo 3 tipi cellulari nel nostro cervello, che dialogano continuamente.

RECETTORI
Come fanno queste cellule dellimmunit nativa a svolgere le loro funzioni?
Intanto devono essere attivate perch il monocita che sta l e guarda il tessuto senza fare niente o un macrofago che sta l e non fa
niente , non serve.
Quando arrivano i microrganismi patogeni , il macrofago si deve attivare e deve svolgere la sua funzione immunitaria.
Per fare questo esistono numerose molecole sula superficie di queste cellule, che sono in grado di fargli capire che il macrofago
tissutale o il monocita (che si trova per esempio nel tessuto linfatico secondario), sta fronteggiando un microrganismo, una
particella estranea, un detrito tissutale e cos via.
Una volta si conoscevano poche molecole sulla superficie del macrofago in grado di attivarlo.
Oggi si sa che esistono numerose famiglie di recettori che svolgono appunto la funzione di far capire al macrofago che si trova di
fronte a una situazione, per esempio, di un microrganismo patogeno, o di un detrito cellulare o di un danno tissutale, e quindi si
deve attivare.
Quali sono questi recettori?
Abbiamo detto che ce ne sono numerose famiglie e ne vedremo alcuni esempi dei pi importanti; non vi parler di tutti perch
senno dovremmo fare 3 lezioni solo su questargomento.
Per il concetto generale vi deve rimanere perch magari quando vi laurerete usciranno dei farmaci che vanno a modulare proprio
lazione di questi recettori.
Queste molecole recettoriali sono innanzitutto recettori diversi da quelli che incontreremo sulle cellule dellimmunit adattativa:
infatti i recettori dei linfociti T e B sono recettori che riconosceranno una sola sostanza estranea; ogni cellula riconoscer una
sostanza estranea, che chiameremo antigene.
Ogni cellula sar quindi antigene specifica.
Questo non il caso invece delle cellule dellimmunit naturale: i recettori presenti sui monociti, sui macrofagi, sulle cellule di
Langerhans, sulla microglia ecc ecc, sono recettori che riconoscono pattern (o motivi) molecolari condivisi da proteine,
glicoproteine, glicolipidi molto svariati presenti prevalentemente sui patogeni.
Questi recettori riconoscono quindi dei motivi molecolari e non una struttura specifica.
I motivi molecolari sono comuni a molte sostanze presenti sulla superficie dei microrganismi patogeni perch il sistema
immunitario si evolve per difendersi dai patogeni.
(Quando eravamo australopitechi , non avevamo il problema del tumore ma quello di sopravvivere ad un attacco da un patogeno.
A 20 anni si moriva gi e quindi il tumore non cera.
Quindi in sistema immunitario si evoluto per difendersi e quindi le molecole che ha imparato a riconoscere sono quelle
prevalentemente presenti sulla superficie dei patogeni.)
Il riconoscimento, abbiamo detto, non specifico per una sostanza particolare, ma riconosce questi gruppi di sostanze, che
formano dei motivi molecolari condivisi da molti microrganismi (virus, batteri, protozoi , funghi e cos via).
Adesso vi faccio vedere alcuni esempi (la struttura semplificata altrimenti andremmo nel dettaglio e non il caso) delle famiglie
pi importanti di recettori che sono presenti sulla superficie delle cellule dellimmunit naturale.
- RECETTORI TOLL-LIKE: toll era un recettore scoperto per altre cose e questi recettori hanno similitudini forti con
questo recettore toll e per questo sono stati chiamati toll-like.
Ne abbiamo di vari tipi, ce ne saranno 12-15.
Queste 2 sono le forme principali:
-una famiglia di toll-like che prevede una proteina che si infila nel bilayer lipidico ma non ha una propaggine
intracitoplasmatica
-altre famiglie che hanno, oltre la parte extracellulare che dovr riconoscere il motivo molecolare, una parte
intramembranaria idrofobica e una propaggine intracitoplasmatica.
Immaginiamo che questo sia il patogeno che esprime strutture di superficie: una di queste strutture ha dei motivi comuni
con altri patogeni che possono essere riconosciuti da uno o pi recettori della famiglia toll-like. Ce ne sono almeno una
dozzina oggi che hanno strutture un po diverse uno dallaltro, ma non scendiamo nel dettaglio. Mi interessa che rimanga
il concetto sulla funzione, su cosa fanno questi recettori.
- RECETTORI N-FORMIL METIONINA: famiglia di recettori abbastanza peculiari.
Hanno una glicoproteina che attraversa varie volte il bilayer lipidico (come un serpente che si snoda allinterno della
membrana citoplasmatica del macrofago).
Questo un altro recettore che riconosce motivi molecolari diversi dal toll-like; riconosce strutture presenti su
glicoproteine, su glicolipidi, su lipoproteine della parete o della membrana dei microrganismi.
- RECETTORI DEL MANNOSIO: sono recettori transmembrana.
ununica glicoproteina di superficie che esprime il macrofago, il monocita, la cellula dendritica ed in grado di
riconoscere residui oligosaccaridici presenti sulle glicoproteine esposte nei microrganismi.
Glicoproteine vuol dire che hanno la componente proteica e una glicidica. La componente glicidica, cio di zuccheri,
viene riconosciuta da questi recettori del mannosio.
Questa famiglia stata cos chiamata perch uno dei residui oligosaccaridici riconosciuti il mannosio, che uno
zucchero particolarmente presente sulle glicoproteine dei microrganismi e molto pi raro sulle glicoproteine che
esprimiamo noi sulle cellule del nostro organismo.
Tutti questi recettori della famiglia del mannosio, sono anche delle lectine.
Cosa si intende per lectine? Si intende una struttura recettoriale o comunque una struttura della cellula, in grado di legare
residui oligosaccaridici. Tutte quelle proteine del nostro organismo, o anche in natura, che sono in grado di legare
zuccheri, vengono chiamate lectine.
I recettori del mannosio sono una sottofamiglia di lectine che riconosce questi zuccheri presenti sula superficie dei
patogeni.
- RECETTORI SCAVENGER (spazzini, che puliscono): questa famiglia stata studiata per altri motivi e poi si
capito che serve anche al macrofago per riconoscere questi motivi molecolari.
Furono originariamente studiati perch nel danno ossidativo si producono delle proteine ossidate che vengono legate da
questi scavenger receptor.
Si visto poi che il macrofago e altre cellule dellimmunit nativa, li utilizzano per andare a riconoscere questi motivi
molecolari presenti sui patogeni ma anche sulle cellule del nostro organismo quando vengono colpite da insulti ossidanti
(per esempio se si producono dei ROS che vanno a ossidare le proteine, queste proteine ossidate vengono riconosciute da
questi organismi; siano essi di natura del microrganismo siano essi di natura endogena).
Queste sono le 4 principali categorie di recettori che vengono espressi sulle cellule dellimmunit nativa e che servono a far
capire al macrofago che si deve dare una mossa perch c qualcosa che non va.
Quindi la cellula verr attivata o comunque modulata nella sua funzione.
Il concetto fondamentale che c il macrofago, che esprime migliaia di questi recettori appartenenti a queste 4 categorie che gli
servono per capire se nel microambiente in cui posta questa cellula, c qualcosa che non va.
Se il recettore viene impegnato nel legame, il macrofago inizia a ricevere dei segnali per cui comincia ad attivarsi.
Come vedete, essendo lo stesso recettore in grado di riconoscere pattern molecolari espressi su microrganismi diversi, non c una
specificit di riconoscimento solo con il microrganismo, ma vengono riconosciuti pattern condivisi da microrganismi.
Che succede a questo punto?
Giusto per rimanere sulla famiglia dei recettori per il mannoso, vedete che ce ne sono vari sottogruppi ma tutti riconoscono dei
residui oligosaccaridici.
Qua abbiamo gli scavenger, di vari tipi, che riconoscono le proteine ossidate, le glicoproteine ossidate e i lipidi ossidati presenti o
sui microrganismi o sulle nostre cellule.
Quindi un pattern di riconoscimento condiviso anche se il singolo recettore diverso allinterno della famiglia degli scavenger.
Una volta che il macrofago incomincia a impegnare i propri recettori con questi microrganismi che cosa succede?
Qui ci sono sulla superficie del macrofago i toll-like receptors, che sono diffusi lungo tutta la superficie del macrofago. Cosa
succede se 3-4 o 5 recettori toll-like cominciano a legarsi su strutture riconosciute come pattern molecolari provenienti dalla
superficie di un microrganismo?
Succede che i recettori impegnati nel legame vengono clusterizzati, migrano tutti a un polo del macrofago, cio vengono reclutati
(clusterizzati) su una determinata piccola area della superficie del macrofago.
Quindi prima i recettori vengono accumulati tutti su un polo, quindi le propaggini intracitoplasmatiche dei recettori sono una
vicino allaltra e sono in grado di attivare delle proteine che stanno allinterno del citoplasma (di solito subito sotto il bilayer
lipidico). Queste proteine possono essere attaccate o in vicinanza alla parte citoplasmatica di questi recettori.
Queste proteine servono a trasmettere il segnale.
Quindi il recettore serve come organo di senso, dice al macrofago che c qualcosa che non va; i recettori vengono quindi
reclutati, ammassati tutti su un polo della cellula e questo reclutamento dei recettori serve ad attivare le proteine
intracitoplasmatiche coinvolte nella trasmissione del segnale, che deve arrivare al nucleo.
La catena deve quindi trasmettere il segnale dalla superficie al nucleo.
Se il nucleo riceve il segnale, verranno attivati determinati geni che prima erano silenti e quindi la cellula comincer a fare quello
che deve fare.
Di catene di trasmissione del segnale ce ne sono tante: qui per esempio c lattivazione delle chinasi che porta alla modifi cazione
di altre proteine citoplasmatiche, allattivazione di fattori di trascrizione che stanno nel citoplasma e che dormivano e che vengono
svegliati e i fattori di trascrizione entrano nel nucleo, vanno a legarsi su determinate proteine e cominciano ad attivare alcuni geni
che prima erano silenti e quindi a far sintetizzare proteine che prima non venivano sintetizzate.
Quindi il macrofago inizier fare il suo mestiere di macrofago attivato.
Per esempio in questo caso, cosa fa lattivazione del recettore che ha attivato la catena di trasmissione che arrivata al nucleo e
ha acceso la trascrizione genica?
Va a ad esempio a produrre delle citochine infiammatorie come IL-1, TNF oppure fa produrre delle chemochine. Questultime
vengono rilasciate dai macrofagi e servono ad attivare gli endoteli.
Comincia a mettersi in comunicazione tutto quel network cellulare che ritroverete quando studierete linfiammazione. Non c
solo la cellula immunitaria, ma ci sono i vasi, i tessuti ecc ecc.
C tutto un corredo di tessuti che colloquiano continuamente tra di loro per ottenere la risposta infiammatoria.
Visto che stiamo parlando dei patogeni, per esempio, lattivazione mediata da questi recettori di superficie fa esprimere proteine
antivirali (interferoni).
Gli interferoni sono molecole antichissime che servono da una parte a rendere le cellule non infettate resistenti allinfezione,
dallaltra hanno unazione antivirale in quanto impediscono o comunque rallentano la replicazione virale allinterno della cellula
infettata.
Gli interferoni vengono usati come farmaci nelle terapie per esempio della sclerosi multipla.
Quindi, ripetendo: le catene di trasmissione del segnale possono essere le pi varie, dipende dal recettore che stato atti vato, o
meglio dalla famiglia recettoriale che stata attivata perch ogni famiglia recettoriale ha le sue vie di trasmissione preferenziale
attraverso il citoplasma.
Cosa fa il macrofago attivato?
Abbiamo gi parlato della produzione di citochine (IL-1, TNF)
Per se il macrofago viene attivato in maniera comoda da questi recettori, produce tutta unaltra serie di molecole che
incontreremo nel corso delle prossime lezioni.
-Per esempio comincia a produrre radicali attivati dellossigeno.
Questi non fanno solo male ma fanno anche bene, quando li produciamo noi con le nostre cellule immunitarie. A chi devono far
male? Al patogeno
Questi ROS vengono rilasciati e hanno la funzione di uccidere il microrganismo (specialmente quando questo stato fagocitato
dal macrofago).
-oppure vengono prodotti altri radicali, non derivati direttamente dallossigeno ma dallazoto.
Sono derivati dellossido nitrico.
-Altra funzione importante: quando il macrofago viene attivato da questi recettori, produce fattori che non sono n citochine n
derivati dellossigeno, ma sono o fattori di crescita o fattori angiogenici o fattori che intervengono nella riparazione. Perch?
Perch se uno si fa un taglio, questo si deve chiudere e il tessuto si deve riparare. Chi induce la riparazione? I macrofagi,
attraverso la produzione di questi fattori angiogenici. Per avere la riparazione, per prima cosa bisogna che i vasi proliferino e
arrivino a chiudersi luno con laltro, a fare anastomosi.
Quindi ci vogliono i fattori angiogenici; il macrofago produce lendothelial growth factor(altro farmaco usato nei tumori).
Una volta che si sono riformati i vasi nella zona della lesione, il tessuto pu proliferare e cicatrizzare pi o meno completamente
(dipende da tipo di tessuto).
Ma per fare questo i fibroblasti devono ricevere lordine di proliferare, di formare la matrice. Questi ordini glieli d il macrofago
producendo fattori di crescita.
Quindi il tessuto viene rimodellato, ripara e si forma la cicatrice.
La riparazione tissutale quindi mediata da queste cellule, che sono s immunitarie, ma servono anche per far fare altre cose.
Quindi la riparazione delle ferite avviene tramite questa catena di eventi che vi ho detto.

Parliamo di questultimo concetto: RECETTORI PER LE OPSONINE
Questi sono recettori per alcuni componenti del sistema del complemento .
In particolare, il componente del complemento che viene riconosciuto dai recettori presenti sulle cellule macrofagiche, dendritiche
ecc, il componente C3b.
Esiste quindi sulla superficie del monocita, del macrofago, della cellula dendritica, un recettore che riconosce un component e del
complemento che va a legarsi ad esempio sulla parete dei microrganismi.
Un altro recettore opsoninico molto importante il recettore per una parte particolare della molecola dellanticorpo, delle
immunoglobuline.
Le immunoglobuline sono delle molecole intelligenti che vanno a legarsi sui microrganismi; una parte di questa molecola viene
riconosciuta da questi recettori presenti sui macrofagi.
In particolare riconoscono il frammento cristallizzabile Fc delle immunoglobuline di due categorie: IgG e IgM (che sono due
classi di anticorpi).
Questi sono molto importanti per svolgere la funzione di fagocitosi. Sono i due recettori principali che attivano la funzione
fagocitaria del macrofago.
Immaginiamo che questo sia il microrganismo, che stato ricoperto di molecole C3b, derivate dallattivazione del complemento;
poi stato anche legato lanticorpo.
Dato che ci sono recettori specifici per il C3b e per la porzione cristallizzabile dellanticorpo, il macrofago pu ancorarsi al
microrganismo.
Linsieme di questi recettori importante perch legando pi molecole contemporaneamente, fa s che si ottiene un fenomeno che
viene chiamato IMMUNOADERENZA: il macrofago pu attaccarsi al microrganismo.
Questa non una cosa banale perch sappiamo che la superficie esterna delle cellule carica negativamente e quindi sia la
superficie del macrofago che quella microrganismo .
Due cariche uguali si respingono e quindi bisogna annullare questo respingimento naturale.
A questo provvedono questi recettori che vi ho nominato, che permettono limmunoaderenza, cio laderenza del macrofago al
microrganismo (che altrimenti si respingerebbero).
Grazie allimmunoaderenza che si ottiene grazie a questi recettori, pu essere attivata quella che chiamiamo la funzione di
fagocitosi, che vedete schematizzata in modo molto elementare.
Il macrofago, il polimorfonucleato neutrofilo, eosinofilo, basofilo ,sono in grado di fagocitare, cio di captare una particella
estranea.
Allora il primo momento per fare questa funzione di fagocitosi limmunoaderenza, laderenza del macrofago al microrganismo.
La prossima volta vedremo in dettagli il processo della fagocitosi.

Lo sviluppo dei recettori stato in parte guidato dalla pressione evolutiva che i microrganismi hanno operato sui sistemi
immunitari, nella continua lotta fra chi attacca e chi deve difendersi.
- Recettori per le opsonine
Sono stati caratterizzati per primi dal punto di vista storico.
OPSONIZZARE: significa ricoprire
OPSONINE: quindi sono sostanze che vanno a ricoprire, formando un rivestimento molecolare, la superficie dei microrganismi.
Queste molecole sono riconosciute da specifici recettori presenti sulla superficie di:
- Monociti
- Macrofagi
- Polimorfonucleati
- Linfociti T e B
Le opsonine principali sono:
- DERIVATI DI ATTIVAZIONE DEL SISTEMA DEL COMPLEMENTO
Il sistema del complemento un sistema complesso di pronto intervento molecolare, che mette in funzione limmunit nativa, ed
ha lo scopo di uccidere i microrganismi.
Man mano che il sistema viene attivato, vengono prodotti dei componenti secondari. Un esempio C3b, che aderisce alla
superficie dei microrganismi.
- ANTICORPI (immunoglobuline)
Prodotti dai LINFOCITI B attivati, aderiscono ai microrganismi riconoscendo entit molecolari specifiche, gli ANTIGENI.
Gli anticorpi sono divisi in 5 classi; due di queste (IgG e IgM) espongono, una volta legati al microrganismo, il FRAMMENTO
CRISTALLIZABILE ( stato cristallizzato per primo negli 60/70).
Sulla superficie di monociti, macrofagi e polimorfonucleati, esistono dei recettori in grado di riconoscere questo frammento.
Sulla cellula presente unampia gamma di recettori che possono mediare molte funzioni.
In questo schema sono presenti un monocita, e recettori di superficie: come il recettore per il frammento cristallizzabile
dellimmunoglobuline IgM (FC receptor). Oppure FC receptor se lega il frammento cristallizzabile dellIgG.
Nello schema abbiamo anche un recettore con funzione del complemento C3b che si attacca alla superficie del microrganismo.
Inoltre ci sono recettori lectinici che riconoscono residui oligosaccaridi (come mannosio) di cui sono ricche le glicoproteine della
superficie del microrganismo.
I recettori, attaccandosi alla strutture presenti sulla superficie del microrganismo, mediano la prima delle funzioni importanti che
lIMMUNOADERENZA. In questo modo, il monocita, macrofago, polimorfonucleato pu aderire alla superficie del
microrganismo. Tutte le cellule tendono ad avere superficie carica negativamente, quindi monocita e batterio si respingerebbero.
La prima cosa da fare annullare la carica elettrica repulsiva e poi determinare unaderenza stabile fra microrganismo e superficie
del monocita (o macrofago o polimorfonucleato). Questa funzione di immunoaderenza viene mediata dai recettori. Una volta che i
recettori hanno fatto aderire il microrganismo alla superficie del macrofago, si possono attivare altre funzioni importanti svolte
dalle cellule dellimmunit nativa:
FAGOCITOSI: capacit delle cellule (fagociti) di captare materiale estraneo.
I principali fagociti sono: polimorfonucleati, monociti e macrofagi. Le cellule leucocitarie non fagocitano (al massimo possono
fare pinocitosi).
Affinch avvenga fagocitosi necessario avvenga limmunoaderenza. In seguito:
In questo schema (slide da 40 a 43 anno 2012) abbiamo un recettore per il frammento C3b, un frammento per la porzione
cristallizzata dellanticorpo. I recettori aderiscono ai rispettivi ligandi e fanno aderire il microrganismo al polimorfonucleato (nello
schema neutrofilo).
Al di sotto della zona in cui i recettori sono stati impegnati nel legame con ligando, vengono attivate le proteine del citoscheletro:
la tubulina che polimerizza e lactina in grado di frazionare elementi formati da tubulina. Si forma un trabecolato di proteine
contrattili al di sotto dei recettori, che cominciano a tirare la membrana del polimorfonucleato, fino al formarsi di una tasca. Nella
tasca cade il microrganismo cui sono legati i recettori per limmunoaderenza. I due lembi del fagocita si fondono, grazie alla
funzione contrattile delle proteine del citoscheletro. Il microrganismo alla fine si trover ad essere contenuto in una vesci cola,
allinterno del citoplasma del polimorfonucleato.
Si forma la vescicola, il fagosoma. Il fagosoma contiene i recettori che hanno mediato limmunoaderenza pi il microrganismo
che stato imprigionato nella vescicola. Alla vescicola aderiscono i granuli citoplasmatici del polimorfonucleato, che sono
lisosomi. Si forma cos il FAGOLISOSOMA. Nel fagolisosoma viene riversato il contenuto dei lisosomi. Il contenuto che viene
riversato importante, poich o viene ucciso il microrganismo oppure la cellula soccomber. Ci sono proteine che attivano
funzioni che innescano lattivit battericida per uccidere il microrganismo. Esistono tuttavia microrganismi che hanno sviluppato
resistenza alla fagocitosi, esponendo delle cere che li rendono indigesti. Un esempio il microbatterio tubercolare.
Il microrganismo fagocitato deve ora essere ucciso.
- Meccanismi di uccisione dei patogeni
Sono tre in particolare:
- MECCANISMI OSSIGENO-DIPENDENTI
Lossigeno deve essere attivato, trasformato in radicale ossidante e da qui si generano delle sostanze in grado di perossidare le
macromolecole dei microrganismi. Lossigeno molecolare grazie allintervento di enzimi (quali NADPH ossidasi) pu essere
trasformato in qualcosa di diverso, lo ione superossido. Questo un derivato dallossigeno estremamente reattivo dal punto di
vista chimico, ha una vita breve, in seguito deve unirsi ad altre molecole poich ha un elettrone spaiato. Pu reagire con
macromolecole del microrganismo. Il processo di perossidazione derivato da questo ione superossido viene reso ancora pi
efficiente grazie allintervento di altri sistemi enzimatici, superossido dismutasi (ne esistono 2 tipi, uno a rame nei mitocondri e
laltro a manganese nel citoplasma) che dismuta lossigeno singoletto in H2O2. Si genera quindi acqua ossigenata. Questa in parte
va direttamente a perossidare le macromolecole del microrganismo fagocitato, ma in parte viene utilizzata dal sistema enzimatico
dalla mieloperossidasi che usa H2O2
insieme ad alogeni (cloro, fluoro) che aumentano lattivit perossidasica del perossido di idrogeno stesso. Viene tagliata la
superficie delle macromolecole del microrganismo, come fosse una forbice biologica. Il microrganismo cos tagliato non riesce,
ad esempio, a mantenere gli equilibri osmotici e poi muore. Queste sostanze sono molto pericolose, dunque esistono sistemi che
cercano di attenuarne la tossicit, come la CATALASI, che trasforma H2O2 in acqua e ossigeno. Poich queste sostanze sono
molto reattive e prodotte in grande abbondanza, il polimorfonucleato una volta fagocitato morir anchesso. Questa cellula ha una
vita di 72 ore circa.
Oltre al perossido didrogeno, molto importanti sono i radicali ossidrilici, che sono altamente reattivi e perossidano proteine e
glicoproteine presenti sulla superficie del microrganismo.
- MECCANISMI AZOTO-DIPENDENTI
Lazoto un gas presente nella miscela che respiriamo. Lazoto viene utilizzato formando ossido nitrico, da cui si formano
radicali (perossidonitriti) che vanno ad ossidare le macromolecole dei microrganismi. Dellazoto, soprattutto dellossido nitrico,
viene utilizzato lossigeno. Si formano radicali tramite lossigeno legato allazoto, i perossidonitriti che vanno a perossidare le
macromolecole di superficie. Se i vasi non irrorano bene i tessuti sede dellinfezione (cio in condizioni di ipossia o anossia) il
polimorfonucleato che giunge in sede della lesione pu ancora svolgere la sua funzione battericida, attraverso i meccanismi
ossigeno-indipendenti.
- MECCANISMI OSSIGENO-INDIPENDENTI
Agiscono quando c un danno tissutale, in caso di ipossia non sono disponibili n ossigeno, n azoto. Agisce dunque quando la
circolazione vascolare inefficiente e non permette sufficiente apporto di gas.
Questi meccanismi sono svolti da proteine ed enzimi che il lisosoma ha riversato nel fagosoma, formando il fagolisosoma. Ne
sono esempi:
1. Proteine cationiche: sono proteine altamente reattive in grado di penetrare nella membrana dei microrganismi
2. Defensine: sono polipeptidi di 20-24 amminoacidi che entrano nella membrana del microrganismo. Sono proteine ad azione
battericida.
3. Lisozima: enzima in grado di svolgere azione blandamente battericida. Si trova anche nella saliva.

Vi sono poi sostanze BATTERIO-STATICHE, cio che impediscono la proliferazione batterica. Principali sostanze batterio-
statiche:
1. Lattoferrina: contenuta nei lisosoma, viene riversata nel fagolisosoma. La lattoferrina lega il ferro biologicamente
disponibile nel citoplasma e lo rende non utilizzabile dai microrganismi. Il ferro importante come fattore coinvolto nella
proliferazione dei microrganismi.
2. Fosfolipasi A2: attiva i fosfolipidi di superficie e forma dallacido arachidonico dei metaboliti in grado di attivare
linfiammazione: trombossani, leucotrieni e prostaglandine.

MICRORGANISMI RESISTENTI ALLA FAGOCITOSI
Sono resistenti poich hanno sostanze sulla loro membrana, che impediscono la formazione del fagolisosoma. Fanno si che non
avvenga in modo efficace la fusione di lisosoma e fagosoma, dunque non vengono riversate le sostanze del lisosoma nella
vescicola. Il sistema immunitario ha sviluppato meccanismi per uccidere questi microrganismi resistenti. Tali meccanismi sono
sviluppati soprattutto nel monocita e nel macrofago, che sono i fagociti di 2 livello, che intervengono per controllare i
microrganismi che hanno sviluppato contromisure difensive.
ESEMPIO: cellule plurinucleate di Laghans, sono cellule multinucleate, grandi, con citoplasma abbondante. Queste cellule sono
monociti che si sono fusi assieme. Servono a combattere meglio linfezione da microbatterio tubercolare.
Il macrofago attivato dallingestione del microrganismo, attiver altre funzioni, soprattutto secerner:
- TNF
- INTERFERONE: importante contro la difesa da virus.
Linterferone di tipo , viene prodotto da monociti, macrofagi attivati e da linfociti. Ha la funzione di rendere pi efficace il
monocita nel fagocitare e uccidere anche i microrganismi che hanno sviluppato resistenza, poich produrr sostanze ancora pi
lesive.
Quindi i recettori presenti sulla superficie delle cellule dellimmunit naturale, mediano molte funzioni:
- FAGOCITOSI
- PRODUZIONE DI CITOCHINE: una volta che il macrofago stato attivato secerner varie sostanze, tra cui le interleuchine che
regolano lattivit immunitaria.
- CHEMIOTASSI: movimento dei cellule leucocitarie. Sono le uniche cellule che possono migrare dai sangue ai tessuti e si
muovono allinterno del tessuto stesso fino a raggiungere la sede della lesione.

CHEMIOTASSI
La chemiotassi lo spostamento dei leucociti.
Esistono meccanismi che affinano questa funzione, che solitamente non attiva, e guidano la migrazione dal sangue ai tessuti. La
cellula bianca di solito nella parte centrale del flusso sanguigno, dove c il cosiddetto flusso laminare, ma si dovr spostare,
attaccarsi alla parete del vaso, attraversarla e recarsi nel tessuto. Questa serie complessa di eventi e fenomeni, viene riassunta col
termine di chemiotassi.
Solitamente la chemiotassi si attiva quando c un processo infiammatorio. Per altre cellule la migrazione da sangue a tessuti
avviene anche senza un processo infiammatorio. Noi ci focalizzeremo sulla chemiotassi infiammatoria.
Dal sito di infiammazione vengono prodotti mediatori chimici che dovranno attivare le cellule protagoniste della chemiotassi, che
sono di due tipi:
- Leucociti
- Endoteli: se questi non si attivano, non possibile la fuoriuscita di leucociti dal vaso. Gli endoteli vengono modificati sia dal
punto di vista metabolico, sia morfologico - strutturale.
Questa serie di eventi porter alla fuoriuscita del polimorfonucleato dal vaso. La cellula leucocitaria attraversa la parete vasale e
migra nel tessuto. Il trasferimento a livello del tessuto sempre guidato da processi chemiotattici.
Affinch avvenga questa serie di fenomeni, nel sito infiammatorio devono essere prodotti MEDIATORI. Questi vengono prodotti
da:
- In parte dai microrganismi stessi
- Cellule sentinelle tissutali, che si erano trasferite precedentemente nel tessuto. Sono le cellule granulose basofile (mastociti o
mast-cell). Ogni volta che c una lesione al tessuto queste cellule si attivano e producono mediatori dellinfiammazione e attivano
inoltre la chemiotassi.
- Macrofagi tissutali, quando attivati producono molte sostanze che attivano a loro volta la chemiotassi.
Esistono tipi di chemiotassi infiammazione-indipendenti, per esempio la migrazione delle cellule mastocita rie, avviene
continuamente senza stimolo infiammatorio.
La fuoriuscita dei linfociti sia T che B dal circolo ematico e la loro migrazione nel tessuto linfatico secondario un tipo di
chemiotassi che non richiede stimoli infiammatori e avviene continuamente. Questo tipo di chemiotassi svolta dai linfociti viene
definita homing. I linfociti T e B stanno nel sangue/linfa per poco tempo, poi si trasferiscono negli organi linfatici secondari.
- CHEMIOTASSI E MOLECOLE DI ADESIONE
La chemiotassi un fenomeno complesso che viene definito come la capacit delle cellule del circolo sanguigno di migrare dal
sangue alla sede di un processo infiammatorio in atto o in un sito di infezione.
Il reclutamento dei leucociti nel sito di infezione avviene attraverso meccanismi che richiedono lintervento di numerose
molecole.
E un fenomeno complesso di cui sono protagonisti solo i leucociti, sono le uniche cellule del nostro organismo che sono in grado
di spostarsi dal sangue ai tessuti e allinterno dei tessuti stessi. E un meccanismo infiammazione-dipendente.
Il significato biologico di questa serie di eventi di trasferire leucociti con attivit difensiva. Per ottenere lattivazione del
meccanismo serve linnesco di meccanismi multipli e la produzione di molte sostanze.
Ci sono molecole protagoniste dellattivazione della chemiotassi. Queste molecole sono denominate molecole di adesione, poich
servono a far aderire i leucociti allendotelio.
Le molecole di adesione costituiscono unampia famiglia di molecole, che mediano molte funzioni:
Le molecole di adesione, quindi sono presenti sulla superficie delle cellule. Oggi ci interessano solo leucociti e gli endoteli. Per
le molecole di adesione sono presenti anche nella matrice tessutale, dove guidano la migrazione dei leucociti. Le molecole di
adesione quindi svolgono funzioni di regolazione e contribuiscono alla adeguata interazione fra cellule.
Per ottenere lattivazione della chemiotassi necessario che si producano nella sede della lesione, le sostanze chemiotattiche, cio
le sostanze che attivano la chemiotassi. Si distinguono:
- Sostanze chemiotattiche esogene: non prodotte dallorganismo

ESEMPIO: lipopolisaccaride (LPS) presente sulla superficie di molti microrganismi. E una endotossina (rilasciata anche da
microrganismi come E. Coli) che attiva linfiammazione generale e la chemiotassi.
- Sostanze chemiotattiche endogene: prodotte dal nostro organismo. Ne sono esempi: il macrofago che produce TNF,
interleuchine (in particolare la 8). La cellula granulosa basofila tissutale produce delle sostanze chemiotattiche: i derivati
dellacido arachidonico.
Le sostanze chemiotattiche vanno ad attivare da una parte gli endoteli che irrorano la zona di tessuto sede della lesione e dallaltra
parte attivano i leucociti. I vasi che vengono attivati sono le venule post-capillari (arterie e grandi arterie sarebbero impermeabili
al fenomeno di migrazione). Gli endoteli attivati cambiano morfologia, da piatte a globose (si contraggono), si aprono gli spazi
interendoteliali, attraverso cui passano i liquidi e le proteine. Il tessuto si gonfia, si forma edema infiammatorio.
Per avere attivazione di endoteli e leucociti devono essere prodotte molecole chemiotattiche che fanno esprimere agli endoteli e ai
leucociti le molecole di adesione (che prima non era presenti).
Fanno eccezione gli endoteli delle venule post-capillari che irrorano i tessuti linfatici secondari (come milza, linfonodi) questi
sono endoteli ALTI, sono cuboidi, ed esprimono gi in condizioni fisiologiche molecole di adesione, che permettono per solo il
passaggio dei linfociti. Lhoming avviene perch sullendotelio delle venule post-capillari del tessuto linfatico secondario
vengono espresse molecole di adesione particolari, che permettono adesione e uscita solo di linfociti T e B. (i polimorfonucleati
non fanno homing).
MOLECOLE DI ADESIONE
- SELECTINE
Lectine: riconoscono residui oligosaccaridici presenti sulla superficie di microrganismi.
Le selectine riconoscono carboidrati presenti sulla superficie dei leucociti. Sono molecole transmembrana con estremit terminale
NH2, dove si trova un sito di legame per i carboidrati. Sono lectine che riconoscono e mediano il legame con altre strutture di
superficie espresse da leucociti. Le selectine sono la prima categoria di molecole di adesione presenti sugli endoteli attivati.
Qualora gli endoteli non siano attivati queste molecole non sono espresse, dunque i leucociti non passano.
- ADDRESSINE
Sono molecole transmembrana a singola catena. Le addressine riconoscono altre parti della molecole delle L-selectine (e non la
parte oligosaccaridica). La molecola pi importante Cd34 (Cd: cluster of differentiation). Altre addressine sono: GlyCAM e
MAdCAM, presenti solo su endoteli attivati.
- INTEGRINE
Sono pi complesse, sono due catene che devono essere espresse contemporaneamente sulla superficie dellendotelio attivato. Il
prototipo di integrina questa molecola LFA1, composta da catena alfa e catena beta che si devono coesprimere sullendotelio.
LFA1 espresso anche sui linfociti in maniera costituiva.
Esempi: VLA4, VLA5
- SUPERFAMIGLIA DELLE IMMUNOGLOBULINE
CD2 prototipo della molecola di adesione presente nella superfamiglia delle immunoglobuline. CD2 costitutivamente espresso
sui leucociti. Lega soprattutto VCAM-1 e ICAM presenti sugli endoteli attivati. Queste molecole sono presenti anche sugli epiteli.
Queste molecole di adesione mediano anche ladesione fra popolazioni leucocitarie differenti.
Queste sono le 4 categorie principali di molecole di adesione.
- DIFFERENTI FASI DELLADESIONE DEI LEUCOCITI ALLA PARETE DEL VASO
Le sostanze chemiotattiche rendono i vasi impermeabili, siamo negli spazi interendoteliali, escono liquidi. Ora il flusso sanguigno
rallenta, ci facilita lo spostamento dei leucociti dal centro del flusso (flusso laminare) verso la periferia. Cambia inoltre la
viscosit del sangue, man mano che il flusso rallenta e
fuoriescono liquidi e proteine. La viscosit del sangue aumenta. Il leucocita facilitato nello spostamento, arriva pi facilmente
vicino allendotelio.
1. ROTOLAMENTO
Il leucocita comincia ora la fase di rotolamento sullendotelio, spinto dal flusso che sta rallentando.
2. ARRESTO
Dovuto alla presenza di molecole di adesione, sia del leucocita sia quelle espresse da endotelio attivato. Il leucocita ora aderisce
allendotelio.
3. ADESIONE STABILE
Avviene grazie alle molecole di adesione. Quindi i leucociti si ancorano saldamente sulla superficie di una delle cellule endoteliali
attivate.
4. DIAPEDESI
A questo punto il leucocita emette pseudopodi, grazie ai quali comincia ad attraversare la parete endoteliale (diapedesi). Porter il
leucocita a fuoriuscire dal vaso ed entrare nel tessuto.
Affinch si abbia extravasazione bisogna che avvengano queste quattro fasi.
Tutte le volte che si innesca un processo infiammatorio, interviene la chemiotassi stimolata da molecole chemiotattiche.
RECLUTAMENTO DEI LEUCOCITI
Le molecole di adesione permettono lo spostamento del leucocita, grazie alla presenza di altre molecole di adesione presenti sulla
matrice tissutale. Il leucocita si sposta nella giusta direzione poich guidato da molecole chemiotattiche (endogene e esogene). Il
leucocita ha capacit di movimento contro gradiente. Ci significa che grazie ai recettori di superficie (sensori molecolari) si
muove verso la zona in cui le sostanze chemiotattiche sono pi concentrate (si muove contro gradiente) cio nel focolaio
infiammatorio. Viene guidato dal gradiente di concentrazione. Il leucocita ha anche una capacit di movimento ameboide. Il
leucocita emette un pseudopodo e si attacca alla matrice. I leucociti dunque grazie a queste capacit di movimento possono andare
nella sede di infiammazione. Tutte le sostanze chemiotattiche riescono a far svolgere le funzioni che abbiamo visto.
Esempi di sostanze chemiotattiche sono:
- Prodotte dalla cellula granulosa basofila:
istamina: prodotta nella malattia allergica. Alle persone affette da allergia viene data istamina. Questa ha tuttavia unazione di
breve durata, in seguito necessario somministrare composti che blocchino sintesi e rilascio dei derivati dellacido arachidonico, i
cortisonici. Il cortisone blocca la ciclossigenasi.
- Prodotte da eosinofili:
contengono granuli contenenti varie sostanze che vengono formate al momento dellattivazione, come:
proteine cationiche
proteine basiche
Azione: uccidono vermi, parassiti, protozoi
Inoltre leosinofilo produce degli enzimi che guidano il rimodellamento tissutale e la riparazione del tessuto.
Altre sostanze che favoriscono la migrazione leucocitaria appartengono alla famiglia delle citochine. Una molto importante,
prodotta dal macrofago, linterleuchina 8. Inoltre la chemiotassi guidata dalle chemochine, che attivano lendotelio.

Oggi continuiamo a parlare dellimmunit innata. Abbiamo visto alcuni degli aspetti cellulari pi importanti, abbiamo visto i
leucociti -quali sono e cosa possono fare-;abbiamo visto che hanno la possibilit di muoversi e di arrivare dove sono richiesti con
la chemiotassi.
Oggi cominciamo a parlare del sistema molecolare del complemento. un sistema molecolare molto complesso che ci permette
di difenderci dai microrganismi e che fa parte delimmunit innata. un sistema molecolare molto esemplificativo
dellimportanza biologica dellimmunit innata.
Il sistema del complemento stato individuato per la prima volta da Charles Bordet nella prima met del 900 e per questa
ragione egli ricevette anche il premio Nobel per la medicina. Questo complesso stato chiamato del complemento perch
Boerdet vide che nel siero del sangue di vari animali e anche nelluomo cera qualcosa in grado di inibire la crescita dei batteri.
Venne chiamato sistema complementare perch si pensava fosse secondario e che complementava altre molecole che cerano nel
sangue, ossia gli anticorpi.
Con il continuare delle ricerche fu scoperto che questo sistema di molecole molto complesso presente in forma inattiva nel
sangue. Ci sono circa una ventina di molecole, 9 di queste sono quelle che vengono attivate tutte le volte che c bisogno
dellintervento di molecole capaci di uccidere i microrganismi. La funzione principale quella di indurre la lisi dei microrganismi.
Ci sono unaltra decina di proteine che invece servono a regolare il sistema di attivazione e il sistema stesso delle proteine del
complemento. Queste proteine si comportano come zimogeni, cio una attiva quella successiva, a cascata.
La nomenclatura relativamente complessa: questi componenti si scrivono con una C maiuscola seguita da un numero; ogni
numero identifica un componente diverso. Si mette poi una barretta sopra quando si intende che quel particolare componente
attivato, se non c la barretta vuol dire che non attivato dal punto di vista biologico.
PRINCIPALI FUNZIONI DEL SISTEMA DEL COMPLEMENTO:
Una delle principali attivit biologiche linduzione della lisi cellulare. La membrana cellulare di molti batteri, protozoi
e virus sono sensibili allazione del complesso di attacco alla membrana, una delle ultime componenti che si forma
quando si attiva questo sistema. Questo complesso induce la formazione di pori, di buchi sulla membrana della cellula
bersaglio e questa non riesce pi a regolare gli scambi osmotici, entra acqua e si avr una lisi osmotica.
Altre componenti del sistema hanno il compito di regolare la funzione infiammatoria. Alcuni componenti a basso peso
molecolare che vengono rilasciati nei fluidi biologici vengono chiamate anafilatossine e hanno lazione di attivare
linfiammazione, di reclutare i leucociti e di attivare la chemiotassi (avevamo gi visto tra le sostanze chiemiotattiche il
C3a e il C5a, che sono appunto due componenti a basso PM che fanno parte del sistema del complemento, sono
anafilatossine).
Ultima funzione importante lavevamo gi vista ed la capacit di alcuni componenti di opsonizzare i microrganismi,
di facilitare la fagocitosi. Abbiamo parlato ci C3b che si attacca alla parete dei microrganismi e trova un recettore
specifico sul macrofago, sul polimorfonucleato, che appunto il recettore per il C3b (questi recettori si chiamano CR1,
CR2 ecc poich ce ne sono diversi).

LE VIE DEL COMPLEMENTO
Il sistema del complemento ha tre vie diverse di attivazione. Ha un significato biologico interessante poich il sistema diventato
pi complesso man mano che sono passati milioni di anni tenendo conto che esiste anche laltra branca dellimmunit che
limmunit adattativa; per cui questo tipo di sistema molecolare dialoga anche con alcuni componenti dellimmunit adattativa.
Queste tre vie di attivazione sono filogeneticamente pi antiche o pi recenti.
La pi recente la prima che la via classica, questa via ce lhanno i mammiferi, in particolare i mammiferi superiori.
Questa via attivata da alcune classi di immunoglobuline, le IgG e le IgM. Quindi questa via di attivazione fa dialogare
limmunit adattativa che produce gli anticorpi con limmunit naturale che quella del sistema del complemento.
Le altre due sono invece vie pi antiche filogeneticamente e le ritroviamo anche in organismi pi semplici che non hanno ad
esempio capacit di sintetizzare gli anticorpi. Queste vie sono:
La via alternativa, la pi antica di tutte. Questa usa come attivatori, quindi come innesco della miccia che accende il
sistema del complemento, alcuni componenti delle pareti dei microrganismi. quindi lo stesso microrganismo che
determina lattivazione del sistema del complemento.
La via lectinica (le lectine sono dei recettori che riconoscono residui oligosaccaridici) ha come primo componente di
innesco una proteina che riconosce degli zuccheri presenti su glicoproteine della superficie dei microrganismi (batteri,
virus, protozoi, funghi..).



Che cosa cambia in queste tre vie? Cambia chi accende la miccia per poi innescare lattivazione a cascata dei 9 componenti del
sistema del complemento. Le tre vie partono distinte, poi c un momento di convergenza tra le tre e dal C3 in poi le tre vie sono
identiche. (Ricordiamo che le attivit biologiche pi importanti sono l uccisione dei patogeni per lisi, lopsonizzazione che
facilita la fagocitosi e il reclutamento dei leucociti perch attiva linfiammazione, attiva i vasi e quindi la chemiotassi e fa
migrare i leucociti nel sito dinfiammazione grazie alle componenti a basso peso molecolare che sono prodotte.)

In questo altro schema (pag. seguente)si vede pi in dettaglio le tre vie di attivazione che convergono verso un unico fattore che
C3. Quello che cambia nelle tre vie la C3 convertasi, quella sostanza che attiver il C3. Quindi ogni via ha una C3 convertasi
particolare che arriver ad attivare la stessa C3; dopodich il sistema identico, si arriva fino a MAC (complesso di attacco alla
membrana o membrane attack complex); la via proseguir identica. A partire dal C3 in poi i componenti sono comuni alle tre vie
di attivazione. Si rilasceranno dei componenti ad alto peso molecolare o a basso peso molecolare che svolgeranno le funzione gi
precedentemente elencate: C3b un componente che si attacca sulla superficie dei microrganismi ed un componente che media
lopsonizzazione; componenti a basso peso molecolare come il C5a derivato dalla proteolisi del C5, che viene diviso in due- e
come il C3a che sono in grado di attivare linfiammazione (quindi il reclutamento dei leucociti e la chemiotassi).

Studieremo le tre vie in
maniera analitica fino a
capire come si forma la
C3 convertasi,
componente che si deve
attivare in maniera
diversa nelle tre vie, cio
lenzima che convertir il
C3 inattivo in C3 attivo.
Avremo quindi tre C3
convertasi in parte
diverse per la via
classica, lectinica e
alternativa.

Gi nel grafico che vi
presento trovate delle
componenti che ci sono
in una via e non
nellaltra: per esempio il
C1 c solo nella via
classica che il primo componente dattivazione; non lo trovate nella via alternativa n il quella classica. LMBL (mannose
binding lectin o MBP: mannose binding protein) la prima proteina della via lectinica e non presente nelle altre due. La via
alternativa vero che la pi antica filogeneticamente ma anche la pi astuta poich utilizza un componente del sistema del
complemento che si chiama C3 e che intrinsecamente instabile. La sua instabilit lo rende inattivo e lo rende in grado di
autodistruggersi (normalmente si autodistrugge se non c lattivazione). Non si autodistrugge solo se ci sono componenti della
parete batterica, per esempio il lipopolisaccaride che attiva la chemiotassi ( uno dei fattori chemiotattici esogeni). Questo
lipopolisaccaride presente sulla membrana di molti batteri che sono stato
chiamati gram-negativi (es.: le. coli che noi abbiamo nel tubo gastroenterico a
palate, centinaia di miliardi di batteri). Essi rilasciano questo LPS
(LipoPoliSaccaride) e il sistema dellimmunit ha inventato un modo per sfruttare
queste molecole rilasciate dal microrganismo per attivare il complemento che va
poi ad uccidere il microrganismo stesso. Quindi un sistema antico ma molto
astuto. Per esempio ci sono i fattori B e D che devono attivare la via alternativa
che sono presenti solo l e non nelle altre due vie. Quindi ogni via ha un modo
dinnesco particolare che porter alla formazione della C3 convertasi, che poi
determiner lattivazione della C3 fino ad arrivare al C9.
Verranno descritte le tre vie, per la prima (via classica) arriveremo fino in fondo
(da C1 a C9), per le altre due arriveremo solo fino alla formazione di C3 poich
il resto comune alle tre vie.


LA VIA CLASSICA
Linnesco che accende la miccia per lattivazione di questa via limmunocomplesso. Se non c limmunocomplesso la via
classica non viene attivata. Limmunocomplesso lanticorpo che ha legato il proprio antigene. Quando lanticorpo lega
lantigene si scopre una zona nella porzione FC (frazione cristallizzabile) dellanticorpo che solitamente resta coperta; in questa
zona si pu legare il C1. In particolare in questa porzione si lega il primo componente del complesso molecolare del C1 che viene
chiamato C1q e che in figura rappresentato come quelle 6 componenti che sembrano un mazzo di fiori rovesciato con le teste
dei fiori in basso e i gambi in alto (in giallo). Questa una proteina molto complicata fatta da queste 6 subunit che presente in
forma inattiva nel sangue. Se arriva limmunocomplesso pu legare queste teste globulari perch si scoperta quella zona degli
anticorpi solitamente coperta ma che se si forma limmunocomplesso si apre, arriva sulla superficie della molecola e pu legare
una o pi teste globulari del C1q. A questo punto il C1q viene
catturato dallimmunocomplesso, smette di essere un componente
inattivo e diventa un componente attivo del sistema del
complemento. Il C1q fa un sacco di cose perch una molecola
molto complessa. Ha sia funzioni di legame che funzioni enzimatiche
quando viene attivato. Il C1q capta dal sangue altri due componenti
che formeranno il C1 completo: il C1r e il C1s, in particolare sono
due C1r e due C1s e quindi in tutto 4 sottocomponenti che si vanno a
infilare sotto le gambe del C1q (=dentro la molecola di C1q attivata).
A questo punto abbiamo il C1 completo biologicamente attivo.
Una volta che si formato il complesso del C1 completo questo si va
a depositare sulla superficie del microorganismo o della cellula dove
era legato limmunocomplesso (in immagine: si vede la membrana di
una cellula bersaglio, il C1 va a legarsi sulla superficie di questa cellula). C1 ha unattivit enzimatica che viene acquisita grazie
all intervento di C1r e C1s.
A questo punto il C1 completo capta il componente successivo del
sistema del complemento dai fluidi biologici (sangue, liquido
interstiziale); questo componente stato denominato C4. Il C4 una
volta captato da C1 viene attivato e viene tagliato dalla componente
enzimatica del complesso che soprattutto dovuta allazione dei due
C1s attivati. Il C1s svolge la sua azione di proteasi e si generano due
frammenti: uno ad alto peso molecolare, pi grande che il C4b e che
si deposita sulla membrana del microrganismo o della cellula bersaglio;
uno a basso peso molecolare, pi sottile, chiamato C4a che invece
viene rilasciato nei fluidi biologici. Quindi il C4 viene captato, attivato,
tagliato, diviso in due componenti di cui il C4b si deposita e il C4a
viene rilasciato. Questo meccanismo lo rivedremo per quasi tutti i
componenti.
Con il deposito del C4b, viene attivato sempre dal C1 il componente
successivo che si chiama C2. Il C2 viene captato dai fluidi biologici,
passa attraverso il C1r e s e viene tagliato dai due C1s che di nuovo
formano una componente pi grande che si deposita sulla superficie della
cellula bersaglio, vicinissimo (praticamente attaccato) al C4b. Questa
componente pi grande stata chiamata C2b, invece la componente pi
piccola stata chiamata C2a e viene liberata nei fluidi biologici.
Arrivati a questo punto ci troviamo ad avere sulla superficie di questa
nostra ipotetica cellula il primo componente del sistema, C1, che a sua
volta ha attivato C4 e C2 le cui componenti che abbiamo chiamato con la
sigla b si sono depositati anchessi sulla superficie di tale cellula
bersaglio.
Quella che vediamo adesso raffigurata come C4b-C2b la C3 convertasi
della via classica del complemento. Si formato un complesso
molecolare nuovo, che prima non cera formato dal C4b e dal C2b che ha
funzione enzimatica: la C3 convertasi della via classica. Questo complesso cos formato riesce a fare due cose: raccattare il
componente successivo che si chiama C3 che era presente in forma inattiva nei liquidi biologici (nel sangue), questo comincia ad
andare verso il complesso molecolare e si deposit in superficie e infine viene tagliato perch il complesso C4b-C2b diventato un
enzima proteolitico in grado di determinare il taglio del C3.
Il C3 a questo punto, dopo essere stato tagliato, avr una componente pi grande che ancora una volta si deposita sulla superficie
della cellula (il C3b) a fianco del complesso che avevamo visto prima; invece la componente a basso peso molecolare C3a viene
liberato nel sangue o nei liquidi intercellulari ed una delle anafilatossine in grado di reclutare i leucociti perch hanno un
recettore per questo frammento del C3, ma soprattutto di attivare gli endoteli e la
chemiotassi leucocitaria (gli endoteli cominceranno ad esprimere molecole di adesione e
via dicendo).
Arriviamo quindi alla formazione di un complesso nuovo che si formato sulla
superficie di questa ipotetica cellula data dal C4b, C2b e C3b. Questo complesso la
vera C3 convertasi finale, in grado di amplificare il sistema. Questa C3 convertasi
definitiva della via classica in grado di captare e tagliare centinaia di molecole di C3. Il
sistema subisce a questo punto unaccelerazione enzimatica, molecolare molto
importante. Le C3b avranno la funzione di opsonine, aiuteranno la fagocitosi mentre i
componenti a basso peso molecolare di C3a verranno liberati nei fluidi biologici e
attiveranno linfiammazione acuta (perch sono a centinaia).
Vi riassumo ci che ho detto fino ad adesso: quello che mi interessa che quando si
formano i complessi lattivit biologica della proteina cambia completamente per cui il
C1 diventa capace di legare il C4 ma anche di tagliare il C4. La stessa cosa il
complesso molecolare dato dal C4b-C2b che in grado di captare il C3 e di tagliarlo. Quindi quando si formano questi
complessi molecolari hanno anche unattivit di captazione e enzimatica poich tagliano i componenti successivi. Queste attivit
non si riscontrano nei precursori molecolari presenti in forma inattiva nel sangue. Le altre componenti della via classica con la
loro funzione biologica sono nuovamente riassunte nelle slide 18 e 19.
A questo punto andiamo avanti: abbiamo visto che si formato il complesso C4b-C2b-C3b; questo che era il complesso della C3
convertasi che agiva come enzima che amplificava il sistema poich tagliava centinaia di migliaia di C3 che in parte si
depositavano e in parte si liberavano svolgendo la loro funzione biologica. Questo complesso riesce anche, per, attivare il
componente successivo e per questo anche chiamato C5 convertasi (poich in grado di richiamare questo componente
successivo e tagliarlo). La parte ad alto peso molecolare, sempre chiamato C5b, si deposita sulla superficie della cellula bersaglio
mentre la parte pi piccola chiamato C5a verr ad essere liberato nei fluidi biologici. Questa laltra anafilatossina in grado di
attivare lendotelio e di indurre la chemiotassi, linfiammazione, il reclutamento cellulare e cos via.
Il sistema ancora va
avanti, dopo C5
vengono attivati in
maniera sequenziale,
grazie alla presenza
del C5b che si
depositato sulla
superficie della
cellula bersaglio, il
C6 e il C7. C6 e C7
cominciano a formare
un complesso
molecolare che va a
infilarsi sulla
superficie della
cellula bersaglio del
microrganismo. A
questa si affianca in
maniera molto
veloce- dopo che si
sono attivati il C6 e il
C7- il componente C8 che funge da ancora per ancorare il complesso C5b-C6 e il C7 che insieme al C8 va a infilarsi nel bilayer
lipidico della membrana e lo stabilizza. Infine interviene lultimo componente attivato dal complesso C5b-C6-C7-C8-sulla
superficie che il C9. Il C9 una glicoproteina presente nel sangue e nei fluidi biologici che, una volta attivato, polimerizza. 9
componenti del C9 si attaccano luno allaltro e dato che ha una componente idrofilica e una idrofobica va a infilarsi nella
superficie cellulare; attaccandosi al C8 infatti perfora la membrana di questa cellula formando questo polimero di numerose
molecole di C9 che praticamente forma un canale, un poro. Tutte le volte che buchiamo un palloncino vediamo che si sgonfia; pi
o meno alla cellula succeder una cosa simile. Questo poro ha caratteristiche fisse perch dovuto alla polimerizzazione di varie
molecole di C9 e quindi possiamo dire che ha unaltezza di 15 nm, un diametro di 10 nm e ha funzione di determinare lo
scompaginamento delle membrane delle cellule su cui si forma. Le cellule bersaglio non presentano un solo poro, ma migliaia di
pori che determineranno una conseguenza metabolica precisa: la cellula non riuscir pi a conservare lequilibrio osmotico e
quindi si indurr la lisi osmotica. La cellula bersaglio, sia essa virus o batterio ecc, morir per lisi osmotica o citolisi. In che cosa
consiste questa lisi osmotica? Se si formano centinaia di buchi sulla membrana cellulare il Na per gradiente di concentrazione
tender a entrare; poich un sale disciolto in unacqua che si chiama acqua di solvatazione si porter dietro questa acqua e
quindi la cellula si rigonfier. Dato che c molto pi Na di quanto ci sia K dentro, le entrate di sodio non si compensano. La
cellula quindi alla fine si gonfier tanto che scoppier. Le pompe sodio-potassio infatti non riescono pi a compensare questa
entrata massiva di sodio: la cellula morir per lisi osmotica.

Una volta che si sono formati i complessi e soprattutto si sono formati i canali (sono centinaia), questi rendono inutile la funzione
di barriera osmotica della membrana facendo uscire il potassio ed entrare il sodio secondo i loro gradienti di concentrazione (
[K]> all interno ; [Na]> allesterno) . Ma il sodio molto pi concentrato fuori dalla cellula di quanto lo sia il potassio all
interno, perci di fatto entrer una maggior quantit di sodio sottoforma di NaCl sciolto in acqua la quale verr trascinata all
interno della cellula insieme al soluto determinando un rigonfiamento della cellula e successivamente la sua esplosione.

Ricordare che: i fattori generati nei liquidi biologici come il C3a e il C5a hanno un azione anafilotossina, si comportano come
sostanze chemio tattiche in grado di attivare gli endoteli e quindi di innescare la chemiotassi e il processo d infiammazione acuta.
Il complemento quindi uno degli induttori dell infiammazione acuta.
Altri fattori come C3b una volta attaccati alla superficie dei batteri aiutano la fagocitosi.

VIA ALTERNATIVA
Normalmente nel nostro sangue e nei fluidi biologici una piccola quantit di C3 si auto-scinde per la presenza di un legame
tioestere all interno della molecola molto instabile, per cui si genera una piccola quantit di C3b e di C3a. per in assenza di
infiammazione, batteri o microrganismi il C3b e il C3a vengono idrolizzati dalle proteasi plasmatiche.
La via alternativa si attiva solo se questa piccola quantit di C3b localizza la presenza di superfici permissive, cio quelle dei
microrganismi, su cui si pu attaccare grazie a delle specifiche sostanze che non permettono pi la sua idrolisi, rendendolo
insensibile alle proteasi.
A questo punto il C3b in grado di innescare il fattore B che viene reclutato e attivato, il quale si legher al C3b sulla superficie
del microrganismo.
Successivamente interviene il fattore D, indispensabile per stabilizzare il complesso fattore B-C3b, che taglia il fattore B in Ba (
porzione pi piccola che viene liberata) e Bb ( porzione pi grande che aderisce in maniera stabile al C3b). si quindi formato un
nuovo complesso sulla superficie del microrganismo in grado di svolgere un azione catalitica, cio la C3 convertasi della via
alternativa che capta numerose molecole di C3 dai fluidi biologici legandole e tagliandole in C3a ( anafilotossine nei fluidi) e C3b
( aderiscono alla superficie).
Il complesso C3b-Bb svolge anche la funzione di C5 convertasi , quindi in grado di attivare anche il C5 e poi il sistema procede
come nella via classica: C6, C7, C8, C9, il MAC e i pori.
il sistema pi antico dal punto di vista filogenico , ed vantaggioso perch basta la presenza di microrganismi per attivare la via
alternativa.
Sostanza P : proteina plasmatica importante perch stabilizza il legame nel complesso C3b-Bb e contribuisce all attivit
proteasica.

VIA LECTINICA
Ha come attivatori i microrganismi, in particolare gli zuccheri presenti sulle glicoproteine di questi.
L attivazione avviene grazie alla presenza nel plasma di MBL ( lectina legante il mannosio) la cui struttura simile al fattore
C1q, con 6 teste globulari per riconoscere i residui oligosaccaridici. Se sono presenti questi zuccheri l MBL si attiva e capta altre
2 componenti di attivazione della via lectinica che sono MASP1 e MASP2 che si legano alle estremit filiformi di MBL , in
particolare 2 MASP1 e 2MASP2.
Il complesso formatosi, legato alle glicoproteine di membrana della capsula del microrganismo, attiva i componenti successivi
identici a quelli attivati dalla via classica: C4 che viene tagliato in C4a e C4b, C2 che viene anch esso tagliato in C2a e C2b.
A questo punto MBL-MASP-C4b-C2b formano la C3 convertasi e il processo procede in modo analogo agli altri 2 fino ad
arrivare al MAC.
Ancora una volta basta la presenza di microrganismi con residui oligosaccaridici ad attivare questa via lectinica.
Le componenti a basso peso molecolare che si generano nel sistema del complemento svolgono una funzione di anafilotossine,
cio attivano la risposta infiammatoria, attivano gli endoteli e favoriscono la chemiotassi dei leucociti.
Se per prodotte in grandi quantit possono determinare un attivazione indiscriminata della vascolarizzazione periferica per cui la
pressione arteriosa cala e si pu avere anche uno shock.
Le anafilotossine facendo uscire i liquidi dai vasi contribuiscono alla formazione di edemi infiammatori, inoltre promuovono la
contrazione della muscolatura liscia in particolare nei bronchi e bronchioli, mentre quella dei vasi al contrario si rilassa e ci a
causa della presenza di 2 recettori diversi sulla muscolatura dei bronchi e dei vasi, H1 e H2.
C5a attiva il neutrofilo e il monocita ( che diventa macrofago) e degranula le mast cell.

PROTEINE DI CONTROLLO
Evitano che il sistema del complemento si attivi sulle cellule del nostro organismo. Dirottano l attivazione del complemento sui
microrganismi.
- Inibitore del C1: lega C1r e C1s impedendo la formazione e l attivit del complesso C1 completo, un inibizione
iniziale nel processo della via classica.
- C4BP ( C4 binding protein) : lega il C4 impedendo l attivazione e il legame con il C2, perci blocca sia la via classica
che quella lectinica.
- CR1 : un recettore presente sulle cellule del nostro organismo, anche i neuroni, che lega il C4b evitando l attivazione
di C2 oppure agisce sulla via alternativa legando C3b.
- Fattore H: regola la via alternativa, lega C3b impedendo la formazione di Bb, agisce pi a valle.
- Fattore I: proteasi che idrolizza e digerisce C3b e C4b.
- MPC ( proteina cofattore di membrana) : coopera con il fattore I inattivando C3b e C4b.
- CD59 (protectina) : inibisce la formazione del MAC impedendo quindi la lisi osmotica, interviene tardi nel caso gli altri
falliscano.
Vi sono alcuni batteri in grado di esprimere sostanze simili a queste proteine del controllo che perci sono in grado di inibire la
via del complemento,sono quindi resistenti alla lisi indotta dai 3 diversi sistemi. (es: microbatterio tubercolare).
Su queste agiscono fagocitosi e opsonizzazione attivate comunque dal sistema del complemento, dal C3b depositato
Il sistema del complemento un sistema litico di pronto intervento che impedisce la proliferazione batterica agendo in pochi
minuti e innesca linfiammazione acuta.
Aumenta anche l attivit fagocitante dei fagociti.

NATURAL KILLER
NK (natural killer) sono dei linfociti ma fanno parte dellimmunit nativa perch non hanno i recettori di superficie tipici dei
linfociti T o B (fino a poco tempo fa questi NK erano detti non T e non B).Sono il 20% dei linfociti circolanti (quantit
rilevante).Un sinonimo anche large granular linphocytes (LGLcon grandi granulazioni nel citoplasma). Detti natural killer a
causa di un osservazione di un ricercatore (Rosemberg) che prese queste cellule dal sangue periferico e le coltiv con cellule
tumorali, e queste ultime morivanogrande entusiasmo nelle pi grandi riviste scientifiche ma dur molto poco perch dopo
alcuni mesi di studi da parte di altri oncologi si vide che in realt questi NK uccidevano solamente alcuni linage tumorali, per
rimase il nome a loro attribuito in quella occasione. uno dei sistemi di difesa classico nel nostro organismo contro lo sviluppo di
alcune cellule potenzialmente neoplastiche. Queste cellule per non sono nate per difenderci dai tumori, ma queste vanno a
scovare e uccidere le cellule infettate dai microrganismisono i virus che non riescono a sopravvivere per molto tempo al di
fuori delle cellule essendo parassiti obbligati endocellulari.
Quando il virus entra nella cellula molte delle molecole difensive non possono pi operare (il sistema del complemento x esempio
non si attiverebbe in numerose situazioni), quindi molti meccanismi difensivi non riuscirebbero a difenderci. Molti dei sistemi
classici di difesa infatti sono inefficaci quando il virus entra nella cellula, e allora per sopravvivere la pressione evolutiva ha fatto
in modo di far emergere dei sistemi per risolvere questa problematicaecco quindi che entrano in gioco i NK (sistema quindi
inventato per distruggere le cellule gi infettate dai virus, evitando quindi la proliferazione di questi ultimi). Individuano le cellule
infettate dai virus e le neutralizzano lasciando illese le cellule sane. Come agiscono i NK? un sistema abbastanza complesso.
Prima di tutti il NK in grado di comunicare con le altre cellule immunitarie, quindi non opera da sola ma cooperano (come
tutti i sistemi complessi). Con chi comunica la cellula NK? Essenzialmente con le altre cellule dellimmunit nativa (sia col
macrofago tissutale sia col neutrofilo, circolante ma soprattutto quello che ha gi fatto chemiotassi ed andato nei tessuti sede
dellinfiammazione acuta). Comunica attraverso la produzione di molecole informazionali come le citochine (molecole importanti
nella risposta contro i microrganismi)
- Prima fra tutte INF- (interferone ).
- IL-12 prodotta dal macrofago attivato che manda cos informazioni ai NK i quali a loro volta diventano pi operativi; se
noi blocchiamo queste molecole (con farmaci, inibitori molecolari che vanno ad inibire la sintesi di queste) la funzione
degli NK diventa pi difficilealcuni microrganismi infatti agiscono alla stessa maniera producendo molecole simili per
bloccarli.
Le cellule NK fanno parte dell immunit innata anche perch possono agire in poco tempo (in qualche ora al massimo possono
essere reclutate). Perch importante uccidere le cellule infettate da virus? perch cos il virus non si replica pi dato che un
parassita obbligato.Come fa a capire quale cellula infetta?? Fino a pochi anni fa si pensava che le cellule NK interagissero in
maniera grossolana; si era gi capito per che vi era una serie di recettori che sono stati studiati ed analizzati pi attentamente nel
corso degli anni.Vi sono quindi delle molecole recettoriali sulla superficie del NK che possono riconoscere una cellula infettata.
Alcune di questi recettori sono detti attivatori perch se impegnati nel legame col ligando sulla superficie della cellula infettata
allora attivano lazione dei NK, altrimenti se la inibiscono sono degli inibitori. Le mol principali sono:
- Sulla superficie del NK abbiamo il recettore per la porzione FC delle immunoglobuline IgGse la cellula infettata
stata marcata da anticorpi allora viene riconosciuta da questo recettore.
- Unaaltra serie di attivatori dei NK sono recettori lectiniciriconoscono residui oligosaccaridici espressi sulla cellule
infettata da virus (dato che il virus tende a far lavorare la cellula a proprio vantaggio tende a produrre queste sostanze poi
riconosciute dai NK).
Vediamo alcuni esempi:
- KIR2DSrecettore complesso dal punto di
vista molecolare (ha omologie con domini
immunoglobulinici, quindi appartiene alla
superfamiglia delle immunoglobuline); va a
riconoscere alcune molecole dette HLA (presenti su
tutte le cellule nucleate del nostro organismo); se il
recettore reagisce con il ligando allora andr ad
attivare NK la quale uccider il bersaglio (quindi un
recettore attivatore).
- ILT2 recettori inibitori che riconoscono altre
molecole HLA normalmente presenti nelle nostre
cellule. Quando per questo recettore reagisce con le
cellule NK, queste ultime non fanno nulla perch la
cellula con la quale hanno reagito non viene
riconosciuta come infetta (esprimendo quindi
molecole di superficie normale). Quando per i virus
(come quello dellherpes) arrivano nella cellule, essi
modificano la struttura dei recettori esterna e introdurranno altre molecole sulla superficie che innescheranno lattivazione dei NK.
Quindi sulla superficie della cellula NK vi sono numerosi recettori in base a questi recettori presenti la cellula NK capace di
valutare la condizione dellaltra cellula e eventualmente mobilitarsi. Parassiti obbligati sono solitamente virus ma anche alcuni
batteri parassiti obbligati.Vi saranno altri meccanismi ancora pi efficaci che fanno parte dellimmunit adattativa (linfociti T
citotossici) che hanno per sistemi di attivazione diversi.Cosa avviene una volta che la cellula infettata deve essere uccisa?I
sistemi di uccisione del bersaglio sono comuni a tutte le cellule citotossiche, cio alla NK e ai linfociti T CD8 (quello che
diverso il metodo di riconoscimento delle cellule infette e di decidere se ucciderle o meno).Nella zona di contatto tra le due
cellule (NK e la cellula bersaglio) vengono rilasciati dei granuli (spinti verso la membrana cellulare dellNK grazie al
citoscheletro e quindi rilasciati in questo piccolo spazio di contatto).Vengono rilasciate due sostanze principali:
- Perforina proteina rilasciata nella zona di contatto tra linfociti e bersagli (zona sinaptica immunologica) che una volta
fuoriuscita forma dei polimeri di solitamente 9 componenti che si vanno ad infilare nella membrana delle cellule
bersaglio andando a dare dei pori sulla superficie della cellula attaccata, ma non dar lisi osmotica perch sono pochi e
piccoli (e in una zona limitata della cellula bersaglio), ma sono la porta di ingresso delle altre sostanze prodotte dai
NK.
- Le altre sostanze sono principalmente i granzimi che entrano attraverso i pori sono proteasi che entrano e vanno ad
attivare le caspasi (8-9 che sono delle proteasi specifiche per lapoptosi, le quali formano poi i corpi apoptotici che
evitano la propagazione dell infiammazione).
Quello che induce maggiormente lapoptosi della cellula sono per FAS e FAS-L (FAS ligando), che vanno ad attivare
lapoptosi (possedendo il DD con il quale si provvederanno lattivazione di altre caspasi).
In questo modo quindi la cellula bersaglio verr eliminata in maniera silenziosa, evitando la proliferazione del virus in
essa contenuto.
CITOCHINE E CHEMOCHINE
La parola citochina deriva dal greco antico (citos=cellula, kinos=discorso) e vuol dire comunicazione tra le cellule. Queste
molecole servono essenzialmente per mettere in comunicazione i leucociti tra loro e con il resto del nostro organismo.
Le chemochine invece, di pi recente scoperta, sono molecole che si sono specializzate nella comunicazione dei leucociti con gli
endoteli (soprattutto) e quindi svolgono la funzione di reclutare i leucociti nei tessuti, quindi di attivare la chemiotassi in modo che
i leucociti possano uscire dal sangue. Molti dei meccanismi immunitari che vedremo nelle prossime lezioni vanno sotto il nome di
funzioni effettrici del sistema immunitario. Questi meccanismi vengono mediati da messaggi che devono viaggiare continuamente
tra le cellule. Questi messaggi in parte sono dati dalle citochine, molecole che vengono rilasciate dai leucociti ma anche da cellule
diverse (alcune sono prodotte in maniera peculiare dal macrofago, altre sono prodotte pi dai linfociti). La funzione delle
citochine quella di accordare i meccanismi del sistema immunitario in modo che la difesa immunitaria sia difensiva e non
dannosa. Tutte le volte che questo sistema non orchestrato correttamente si ha un danno tissutale. Il sistema immunitario uno
dei grandi sistemi omeostatici e comunica con gli altri grandi sistemi omeostatici (nervoso ed endocrino):
Il sistema immunitario comunica con il sistema nervoso producendo dei neuromediatori: i leucociti sono capaci di
produrre neuromediatori e allo stesso tempo sono sensibili ai neuromediatori prodotti dal sistema nervoso perch
presentano dei recettori.
I leucociti sono anche in grado di produrre degli ormoni, e allo stesso tempo sono sensibili allazione di ormoni. Questa
componente ormonale/sessuale ci spiegher perch certe malattie colpiscono quasi esclusivamente le donne e non i
maschi.
CLASSIFICAZIONE
A seconda della cellula che produce la citochina possiamo distinguere:
Monochine, cio quelle prodotte esclusivamente o prevalentemente dai monociti/macrofagi.
Linfochine, quelle prodotte prevalentemente dai linfociti.
Chemochine, ossia citochine che vengono prodotte sia dai globuli bianchi sia da altre cellule del nostro organismo ma
hanno la funzione quasi esclusiva di indurre il reclutamento cellulare ( chemiotassi).
La nomenclatura attuale le ha definite tutte come interleuchine, contrassegnandole con la sigla IL seguita da un numero.
AZIONE
Le interleuchine possono avere azione:
Autocrina: viene prodotta una citochina che ha una azione sulla cellula stessa che l'ha prodotta.
Ma queste sostanze hanno generalmente una azione paracrina, cio locale. Servono a regolare le cellule del focolaio
infiammatorio o al massimo ad attivare gli endoteli per avviare la chemiotassi.
Alcune interleuchine hanno un'azione anche a distanza, specialmente se l'infiammazione di una certa rilevanza: quindi
entrano nel sangue e vanno a stimolare organi distanti e diversi dal sistema immunitario. Si parla di una funzione simil-
endocrina o endocrina, in quanto simulano le funzioni degli ormoni.
EFFETTO BIOLOGICO
Per quanto riguarda l'effetto biologico possiamo categorizzare diverse funzioni:

Effetto pleiotropico: la stessa citochina avr effetti diversi a seconda della cellula bersaglio perch sulla cellula
bersaglio ci saranno recettori parzialmente diversi che attiveranno differenti catene metaboliche.


Effetto ridondante: esistono pi citochine che hanno la stessa funzione anche su bersagli diversi (funzione di
attivazione, inibizione, ecc).


Effetto sinergico: servono pi citochine insieme per avere un effetto additivo o addirittura moltiplicativo.


Effetto antagonista: alcune citochine hanno funzioni opposte tra loro, in quanto alcune accelerano il sistema mentre
altre lo decelerano.

LE PRINCIPALI INTERLEUCHINE
La scoperta della prima interleuchina avvenuta negli anni 70. Coltivando i leucociti in vitro, si vide che i sovranatanti di queste
colture cellulari avevano un effetto biologico sia sui linfociti stessi sia su altre cellule dellorganismo (sempre colti vate in vitro o
appartenenti ad animali da laboratorio): si cap quindi che cerano delle sostanze rilasciate dai linfociti che avevano una funzione
biologica.
IL1
La prima interleuchina ad essere isolata e caratterizzata stata linterleuchina 1 (IL1), e uno dei pi importanti ricercatori che ha
contribuito in questo campo un italoamericano chiamato Charles Minarello (?).
IL1 un esempio di molecola piuttosto complessa perch ne esistono due istotipi diversi:
IL1-: viene secreta dai leucociti, ma viene prodotta anche da altre cellule tipo gli endoteli, i fibroblasti, gli astrociti.
Questa va a legarsi ad un recettore e svolge la funzione di modulazione della risposta immunitaria.
IL1-: origina da uno split enzimatico alternativo. E molto simile allIL1- ma non viene secreta, si inserisce nella
membrana. Le sue funzioni sono ancora poco chiare: sembra che svolga una funzione recettoriale, ma gli studi sono
ancora abbastanza limitati.
L'interleuchina1 secreta dalle cellule dell'immunit nativa (monociti, macrofagi, cellule dendritiche, polimorfonucleati), ma
viene prodotta anche dagli endoteli attivati, dai fibroblasti attivati, da cellule microgliali, e alcune volte anche da alcuni sottotipi di
cellule epiteliali durante linfiammazione acuta. E uno dei grandi attivatori dellinfiammazione tissutale.
IL2
IL2 viene secreta prevalentemente dai linfociti, in particolare dai linfociti T-helper o coadiuvanti. La funzione prevalente di IL2
quella di far proliferare le cellule: un fattore mitogenico, quindi manda prima in mitosi poi in proliferazione le cellule linfocitarie
(un linfocita solo non serve a niente quindi il clone deve espandersi). Essa una delle poche interleuchine ad azione autocrina: per
esempio il linfocita T attivato secerne IL2, che si attacca sulla superficie dello stesso linfocita e lo manda in mitosi, quindi si
espande il clone di questo linfocita; IL2 per ha anche azione paracrina.
TNF (tumor necrosis factor)
Ne esistono due tipi, o isotipi, diversi:
TNF-, prodotto dalle cellule dellimmunit nativa (monociti, macrofagi, polimorfonucleati, dendrociti).
TNF-, prodotto prevalentemente dai linfociti.
Questa molecola porta questo nome perch nel momento della sua scoperta ha suscitato un grande entusiasmo (che poi
notevolmente calato, cos come successo anche per le cellule NK): quando il TNF fu messo su cellule tumorali si scopr che
poteva indurre la necrosi di alcune linee tumorali coltivate in vitro. Successivamente si visto che non ammazzava tutte le linee
tumorali, ma in compenso se iniettato in certe dosi ammazzava gli animali su cui era sperimentato , quindi meglio non usarlo.
Il TNF- ha molti effetti, paracrini e non.
Come principali effetti paracrini ha:
Attivazione degli endoteli ( chemiotassi).
Azione sulle cellule dell'immunit nativa, stimolando in esse l'espressione di molecole di superficie importanti per la
risposta immunitaria, cio delle molecole del complesso maggiore di istocompatibilit (MHC o HLA).
Attivazione del macrofago, che diventa efficiente nella fagocitosi e nell'attivit battericida.
Oltre a queste funzioni paracrine, il TNF- presenta attivit simil-endocrine condivise con IL6 e IL1-. Quando l'infiammazione
di una certa entit, queste citochine entrano nel circolo ematico e vanno ad attivare altri organi ed altri apparati che non sono
strettamente catalogabili nel sistema immunitario. Le azioni simil-endocrine che queste interleuchine hanno sono molteplici:
Un esempio la febbre; la febbre un rialzo della temperatura corporea, che da 37 pu arrivare a 41. Le tre citochine
vanno nel sangue, arrivano nellipotalamo e qui trovano dei recettori sulle cellule termoregolatorie: quando questi
recettori vengono impegnati da queste citochine le cellule dellipotalamo, che sono come un termostato, vengono settate
ad una temperatura pi alta la termogenesi viene regolata in modo che il calore prodotto non venga dissipato, quindi la
temperatura, sia interna sia di superficie, aumenta.
Questa una delle pi antiche strategie difensive che gli organismi hanno messo in atto: molti microrganismi infatti
stanno bene a 36-37 gradi perch le loro attivit metaboliche funzionano a questa temperatura, quindi se la temperatura
aumenta a 38-39 gradi i sistemi enzimatici dei batteri (e anche dei protozoi) funzionano meno linfezione rallenta gi
solo per laumento della temperatura.
Se la temperatura sale troppo necessario abbassarla. Alcuni dei farmaci (antipiretici) pi usati sono:
o La tachipirina (paracetamolo): inibisce le cicloossigenasi con cui si producono le prostaglandine, le quali
settano la temperatura corporea ad un valore pi alto del normale.
o Laspirina (acido acetilsalicilico): stato uno dei primi antipiretici e antinfiammatori prodotti; inibisce la
COX1, ossia la cicloossigenasi-1. Questa solo una delle funzioni dellaspirina: infatti l'aspirinetta, ossia
laspirina a basse dosi e con una composizione leggermente diversa, ha anche una funzione antiaggregante e di
prevenzione dell'infarto del miocardio.
La risposta ad un antipiretico va valutata attentamente perch pu dare ulteriori informazioni sulla diagnosi: se date un
antipiretico e questo funziona male, pu essere che la patologia sia determinata da un batterio; di solito infatti sono le
malattie virali quelle che rispondono meglio agli antipiretici. Al contrario, gli antibiotici sono molto utili per le malattie
batteriche ma non per quelle virali.
Altro target di queste citochine il fegato: l'epatocita quando stimolato da una o pi di queste citochine comincia a
produrre le proteine della fase acuta dell'infiammazione, tra cui, ad esempio, la proteina C reattiva, le molecole della
famiglia delle pentraxine e l'-1-chimotripsina. Esse hanno la funzione di regolare e modulare l'infiammazione, quindi
anche il fegato ha un ruolo nella risposta immunitaria.
Un'altra azione che hanno queste citochine quella di attivare le ghiandole surrenali, che stanno come un cappuccio
sopra i reni. Le ghiandole surrenali producono mineralcorticoidi, che vanno a regolare lassorbimento si liquidi e soluti, e
altri corticosteroidi (da cui abbiamo estratto il cortisone) utili per bloccare la risposta immunitaria. La risposta
immunitaria infatti deve essere innescata, deve raggiungere un apice e infine deve regredire: questultima azione svolta
anche da derivati dei corticosteroidi, che hanno azione antinfiammatoria.
Il cortisone viene usato in grandi quantit in tutti i reparti sia di medicina sia di chirurgia perch una delle sue funzi oni
quella di regolare linfiammazione, un freno molto potente dellinfiammazione. Viene quindi usato in tutte le malattie
cronico-degenerative, in tutti gli stati infiammatori cronici, in tutte le malattie in cui inizialmente non si capisce bene la
diagnosi ecc.
IFN
Un altro esempio interessante di interleuchina l'interferone (sigla: IFN + una lettera greca). Esse sono molecole molto importanti
sia dal punto di vista immunitario sia dal punto di vista terapeutico di alcune malattie.
Esistono molti tipi di interferone ma noi per semplificare li dividiamo in tre sole categorie:
IFN-
IFN-
IFN- (detto anche immunointerferone)
I primi due, IFN- e IFN-, sono prodotti da tutte le cellule nucleate del nostro organismo e costituiscono un meccanismo
ancestrale che le cellule hanno messo in atto per difendersi dai virus. Questi interferoni sono rilasciati nei liquidi extracellulari, si
legano a recettori e rendono le cellule non ancora infettate dai virus pi resistenti all'infezione.
Gli IFN- sono prodotti quasi esclusivamente da leucociti, in particolare da macrofagi e cellule NK (cellule dellimmunit innata),
ma anche dai linfociti T (cellule dellimmunit acquisita). IFN- ha mantenuto la funzione che hanno anche le altre due categorie,
sebbene pi blanda, ma ha sviluppato anche funzioni che gli altri non hanno; ad esempio, sul macrofago, sul monocita e sul
polimorfonucleato aumenta l'espressione delle molecole del sistema maggiore di istocompatibilit. L'espressione di queste
molecole essenziale perch esse costituiscono un sistema di lettura fondamentale per attivare particolari vie di risposta
immunitaria.
IFN- rende anche il macrofago pi efficace nella fagocitosi e nella attivit battericida. Avevamo detto infatti che alcuni batteri
erano in grado di resistere alla fusione del fagosoma con il lisosoma, ma con IFN- questa resistenza del batterio viene sconfitta.
IL10 un esempio di interleuchina che svolge unazione antagonista. Essa, insieme ad IL17 e IL25, in grado di
regolare in maniera negativa la risposta immunitaria: man mano che l'infiammazione avanza, viene prodotta IL10, che
frena la risposta immunitaria e fa tornare in quiescenza il sistema. LIL10 un freno della risposta immunitaria, ossia una
interleuchina soppressoria.
IL4 e IL5 sono prodotte prevalentemente da cellule linfoidi dell'immunit adattativa ed hanno un ruolo importante nel
guidare la differenziazione del linfocita B attivato: questo infatti differenzia e diventa plasmacellula (cellula terminale).
La plasmacellula una cellula con grande citoplasma che produce grandi quantit di anticorpi, i quali poi verranno
rilasciati nei liquidi biologici e circoleranno come missili intelligenti.
IL3 e IL7 Alcune intrleuchine hanno anche funzione di fattori di crescita, come IL3 e IL7. Hanno una azione negli
organi ematopoietici, cio nel midollo osseo, e sono fattori che contribuiscono alla proliferazione dei precursori ematici.
IL6 una interleuchina molto importante e studiata, anche per la sua azione simil-endocrina. Viene prodotte sia dalla
cellule dell'immunit nativa sia da quelle dell'adattativa. Ha un ruolo molto importante nellattivazione della risposta
immunitaria e anche in parte nellemopoiesi. Durante linfiammazione questa molecola viene prodotta anche dai neuroni
del SNC: una dei maggiori regolatori dellinfiammazione, sia locale sia sistemica (va ad attivare il fegato, lipotalamo e
le ghiandole surrenali).
IMMUNITA' ADATTATIVA
E' l'Immunit pi complessa, meccanismi sofisticati da un punto di vista sia cellulare che molecolare. Il contributo che d alla
difesa questo secondo sistema certamente maggiore perch grazie alla presenza dell'immunit adattativa che abbiamo non solo
la specificit di risposta ( il sistema viene attivato in modo specifico, non pi aspecifico come faceva il sistema dell'immunit
naturale) , ma soprattutto dotato di memoria immunitaria , per cui ogni volta che il sistema immunitario incontra per la prima
volta l'antigene , un patogeno, conserva il ricordo di quest'incontro e gli incontri successivi saranno pi efficaci da un punto di
vista difensivo. Questa la base logica per cui si sono sviluppate le vaccinazioni. Se non ci fosse la memoria immunitaria esse
non funzionerebbero.
Con un piccolo numero di geni( che noi possediamo) il sistema immunitario ha dovuto far fronte all'esigenza di riconoscere
milioni di specificit antigeniche : 10^9, 10^10. Quindi la natura si inventata un sistema di amplificazione della diversit per
arrivare ad avere un numero di recettori specifici per il possibile repertorio antigenico che noi incontreremo nella nostra vita, che
raggiunge almeno (come minimo) 1x 10^9, 10^8.

SISTEMA MAGGIORE DI ISTOCOMPATIBILITA'
E' uno dei sitemi molecolari importanti che regolano l'immunit, soprattutto adattativa ma lo riprenderemo anche per alcuni
concetti dell'immunit nativa.
Lo incontrerete nei testi con la sigla MHC= major histocompatibility complex . Alcuni autori usano come sinonimo
intercambiabile HLA , ma non cos. HLA human leukocyte antigen. Sono le strutture di superficie che stanno sui leucociti
umani che determinano il sistema HLA . Ma a parte le sigle, concettualmente sono proprio diversi. L'MHC lo possiamo
considerare come un grande universo di strutture di superficie che regolano la compatibilit tissutale; un sottinsieme dell'MHC
l'HLA, quindi usarli come due sinonimi non corretto. Vi faccio degli esempi : nel sistema dell'MHC oltre che l'HLA potremmo
far rientrare il sistema dei gruppi sanguigni che serve ad identificare strutture di superficie che sono particolarmente presenti sui
globuli rossi. Quindi l'MHC un universo pi grande che comprende anche l'HLA.
Come si scoperto che esisteva questo sistema? Perch stato chiamato di istocompatibilit?
stato scoperto subito dopo la seconda guerra mondiale quando si cominciarono a fare esperimenti cercando di trapiantare dei
tessuti in animali sperimentali come poteva essere un topo, un coniglio.. e si cominci con delle cose semplici, per esempio il
trapianto di cute; se voi prendete un topolino nero e un topolino bianco e fate il trapianto di cute bianca sul nero o vicevresa , dopo
dieci, quindici giorni il tessuto trapiantato veniva inevitabilmente rigettato. Quindi un sistema che riconosceva e che si faceva
riconoscere dal sistema immunitario. Questa fu la porta che apr questo grande cammino che ha portato all'identificazione
dell'MHC. C'era qualcosa sui tessuti che serviva per dare una targa istotipica ad ogni tessuto, e ogni individuo aveva la sua targa
istotipica. Se noi tentavamo di passare questa barriera data dalla targa istotipica trapiantando un tessuto da un individuo ad un
altro, il tessuto non veniva accettato ma veniva riconosciuto come estraneo e inevitabilmente rigettato. Le strutture che stanno
sopra le cellule dei nostri tessuti e compongono questa targa di istocompatibilit sono sotto la codifica dei geni dell' MHC.
In partcolare si cap che anche nel sistema immunitario operava un sistema in analogia col pi grande MHC che serviva per far
distinguere le cellule l'una dall'altra e anche d un'individualit a ognuno di noi. Questo sistema di strutture di superficie ,
particolarmente presenti sui leucociti (quasi esclusivamente rappresentati su di essi), fu chiamato HLA.
Come si fecero queste osservazioni?
Si fecero degli esperimenti molto semplici mettendo in cultura i linfociti provenienti da un soggetto A con i linfociti provenienti
da un soggetto B. Si vedeva che queste cellule proliferavano e rispondevano ognuna contro le altre. Quindi c'era un sistema di
superficie che veniva identificato, attivava i leucociti e determinava una risposta immunitaria persino visibile in vitro. Queste
furono chiamate le colture miste linfocitarie e furono usate per tanti anni per studiare alcune strutture di superficie del sistema
MHC.
Tant' vero che dagli anni 60 ogni anno si teneva un workshop in cui si riunivano tutti i ricercatori che studiavano queste strutture
di superficie e ogni anno si scoprivano nuove strutture, gli veniva dato un nome e si aggiornava la tabella di tutte queste strutture
che stavano sui leucociti e se ne scoprivano centinaia di queste strutture HLA.
Come si fecero ad identificare?
Usando la fantasia, perch in generale nella ricerca scientifica bisogna usare la fantasia, bisogna ragionare su quello che si sa per
cercare di trovare quello che non si sa. Allora che cosa si sapeva? Vi parlo degli anni 50. Si sapeva ad esempio che i figli hanno
met patrimonio paterno e met materno, alcuni leucociti durante la gravidanza vanno in circolo, quindi questi leucociti del feto si
trovano in un ambiente estraneo , almeno per il 50%. Il sistema immunitario della madre li riconosce come estranei e forma
anticorpi e cellule che possono riconoscere e aggredire questi leucociti, che infatti vengono distrutti passando in circolo durante la
gravidanza.
La conseguenza pratica qual ? che nel sangue delle donne poligravide ci sono anticorpi in grado di riconoscere alcune di queste
strutture cellulari, e quindi stato chiesto a queste signore di donare il loro sangue, da cui stato separato il siero e da questo gli
anticorpi, e hanno cominciato a far mappare queste strutture di superficie.
Un altro metodo stato quello delle colture miste linfocitarie in vitro, oppure si sono usati anche i sieri di soggetti politrasfusi
ovvero che devono fare trasfusioni ogni due, tre mesi perch hanno determinate malattie; anche questi ricevono s globuli rossi
compatibili, ma anche globuli bainchi non compatibili e formavano anticorpi che riconoscevano e distruggevano i leucociti
ricevuti, e quindi dopo un po' di tempo questi soggetti avevano un buon tasso di anticorpi che riconoscevano strutture di superficie
di leucociti. Poi negli anni 80 arriv la biologia molecolare, modelli animali e cos via, e il modo di studiare divent sempre pi
sofisticato e si ebbe una grande accelerazione che port alla totale mappatura del sistema HLA nell'uomo. Nel topo si chiama
sistema H2. E quindi si potuto capire un sacco di cose: quali sono i geni che codificano queste strutture dell'HLA, dove sono
localizzati nell'uomo, nel ratto ecc. e vi presento quindi la fotografia di circa 40 anni di studio.
Che cosa si capito?
Intanto che la regione HLA occupa un piccolo spazio sul braccio corto del cromosoma 6 nell'uomo. Quindi essendo una ragione
molto piccola, improbabile che subisca crossing over e quindi praticamente viene ereditata per il 50% dal padre e 50% dalla
madre. I geni ereditati sono tutti CODOMINANTI sia quelli paterni che quelli materni.
Come si organizza il sistema?
Possiamo dividere le strutture del sistema HLA in 3 grandi categorie: classe I, classe II e classe III.
CLASSE I: Sono state identificate usando probabilmente i sieri delle donne poligravide, i sieri dei soggetti trasfusi.
CLASSE II: queste strutture sono state principalmente individuate tramite le colture miste linfocitarie in vitro.
CLASSE III: le nominiamo solo, ma dal punto di vista del sistema HLA per noi hanno un interesse molto piccolo.
CLASSE I
Se noi andiamo dall'estremit 3' all'altra estermit del filamento troviamo i loci di questa classe, di essi noi ne memorizziamo
essenzialmente 3 che sono i pi importanti da un punto di vista pratico: HLA-A,HLA-B e HLA-C. Sono i tre locus principali che
codificano per alcune delle strutture che troviamo espresse sui leucociti. Come vedete ce ne sono tanti altri, J,F,X... e non che
non svolgono una funzione, svolgono una funzione ma noi non ne parliamo.
CLASSE II
Ci troviamo all'altra estremit del filamento e anche qui la sistuazione piuttosto complessa: ci sono anche dei sub-loci, dei loci di
minor importanza dal punto di vista della regolazione della risposta immunitaria. Anche qui ce ne ricordiamo essenzialmente 3:
DP, DQ e DR. Poi ce ne sono tanti altri ma per il momento noi li tralasciamo per semplicit.
Qual la grande differenza tra queste due classi?
C' una grande differenza dal punto di vista di cosa codificano:
quelli di classe I vedremo codificano per una singola glicoproteina che chiameremo catena alfa. Quindi ognuno di noi ha
tre loci, HLA-A,B e C, che codificano tre catene alfa diverse.
Quelli di classe II, DP, DQ e DR, ciascun locus codifica per 2 catene glicoproteiche che sono state chiamate catena alfa e
catena beta. Questo avr delle conseguenze anche strutturali, la struttura che troveremo sulla superficie delle cellule sar
abbastanza diversa.
CLASSE III
Alcuni di questi loci li abbiamo gi trovati e descritti, per esempio sono componenti del sistema del complemento, troviamo il
C4d, C4a, il fattore D che tipico della via alternativa, il C2 che insieme a C4 troviamo sia nella via lectinica che nella via
classica. I componenti del complemento stanno dentro questo locus genico del sistema HLA. Poi troviamo anche delle heat shot
protein, soprattutto le hsp70 e troviamo anche alcune citochine che abbiamo gi menzionato nel corso delle lezioni precedenti, per
esempio il TNF-alfa e anche la linfotossina sia alfa che beta. Ve ne ho nominato i principali e non ne riparleremo pi perch non ci
interessano ai fini del sistema HLA.
Dal punto punto di vista genetico abbiamo visto che i loci sono codominanti, si ereditano dal padre e dalla madre e vengono
espressi entrambi. Ma il sistema estremamente POLIMORFO, uno dei sistemi antigenici pi polimorfo che si conosca in
natura. Che cosa vuol dire? Che per ogni locus nella specie umana esistono molte varianti alleliche. Quindi per il locus A di classe
I, ad esempio, avremo decine di varianti alleliche, altrettanto si pu dire per il locus B e per il locus C. Quindi molte varianti
alleliche. Ma queste le troviamo nella specie umana. Nel singolo individuo per il locus A, ad esempio, l'individuo pu avere solo
due possibilit: o omozigote (ha ereditato due loci uguali dal padre e dalla madre) oppure eterozigote. Questo per il locus A, B,
C, DQ, DP, DR!
Il singolo soggetto pu essere o omozigote o eterozigote; nella specie umana invece troviamo, specialmente per quanto riguarda i
loci di classe II, centinaia di varianti alleliche.
Allora mettendo assieme che abbiamo tre loci di classe I che sono polimorfi, tre loci di classe II che sono estremamente polimorfi,
la conseguenza pratica che quasi impossibile trovare un individuo nella specie umana che abbia tutto il sistema HLA identico
ad un altro individuo. Ci sono dei casi ovvero quelli dei gemelli monoovulari, gemelli identici, in quel caso l il sistema HLA dei
due fratelli identico, ma al di fuori di questo caso estremamente improbabile, non capita quasi mai di trovare un individuo
identico all'altro. Questo ha delle conseguenze pratiche per la medicina moderna che vuole fare il trapianto di organi: non si trova
mai un donatore perfettamente compatibile con il ricevente! E quindi bisogna far delle pratiche piuttosto complesse se si vogliono
far dei trapianti che resistano un certo numero di anni.
Qual il significato di questo polimorfismo allelico?
I sistemi polimorfici ci parlano della nostra storia evolutiva. Voi sapete che noi deriviamo da progenitori comuni che stavano tutti
in una ristretta regione dell'Africa nera. Com' che anche noi non siamo neri? Perch a un certo punto qualcuno dei nostri
progenitori cominci a dire che quel villaggio l non che gli andava molto bene e cominciarono cos le migrazioni: decennio
dopo decennio questi soggetti cominciarono a migrare. Dall'Africa andarono a Est, Ovest, Nord e a Sud; man mano che andavano
a Est e a Nord, trovavano dei climi diversi. Pensate and esempio alla differenza che c' tra lo Zambia, come clima, e il Nord
Europa, cos' che cambia soprattutto? La temperatura e l'insolazione. Cos' che ci d il sole che indispensabile per la vita? La
vitamina D! Quindi se si andava a Nord bisognava scolorirsi, se no non si produceva vitamina D sufficiente che serve per gli
ormoni, per le ossa, ecc. Quindi man mano che i nostri progenitori migravano verso Nord si scolorivano; quindi il razzismo una
grande sciocchezza.
Ma come mai c' tutto questo polimorfismo?
Non ci dovrebbe essere, visto che deriviamo da progenitori comuni! Ma ancora una volta il sistema HLA una fedele fotografia di
quello che avvenuto nei centinaia e centinaia di anni che ci hanno preceduto. Quindi abbiamo detto che tutti deriviamo da
progenitori comuni, poi c' stata la migrazione ma, man mano che questi si spostavano, andavano in zone che non solo avevano un
clima diverso, ma avevano anche un MICROCLIMA MICROBICO diverso: parassiti, virus, batteri, erano diversi dal centr'Africa
rispetto al Medio Oriente, rispetto all'Italia o rispetto alla Norvegia..e quindi il sistema immunitario si dovuto adattare e
cambiare continuamente per ottenere il massimo della risposta a quello che era il microbiota prevalente in quella zona. Poi l e
persone si spostavano mica tanto, a piedi si potevano fare in tutta la vita, che so, 200km, tra andata e ritorno passavano un po' di
anni, no? Quindi il clima determinava, pi o meno nel raggio di 500km era sempre quello, anche la prevalenza dei batteri e
microrganismi con cui il sistema immunitario si doveva confrontare. Quindi dato che il microambiente era diverso, non so, a
Roma rispetto al Sud Africa, il sistema immunitario si dovuto diversificare per rispondere in maniera ottimale a flore batteriche
diverse.
Poi sono cominciati i tempi moderni: ecco che le persone si spostano velocemente, si incrociano tra di loro, e questi patrimoni si
intrecciano, si mescolano, si ricombinano e quindi questo estremo polimorfismo non nient'altro che il risultato di tutta questa
storiella che vi ho ricordato.
Quindi sistema molto polimorfo perch i nostri progenitori pi recenti provengono da zone geografiche diverse in cui il
microclima e soprattutto la flora microbiotica erano diversi e quindi il sistema estremamente polimorfo.
Il sistema si era differenziato nelle diverse zone per ottenere il massimo della difesa; parliamo di tempi in cui la mortalit infantile
era elevatissima: su 10 figli nati, 8 morivano e 2 sopravvivevano, e sopravvivevano soli quelli pi forti, e i pi forti avevano
selezionato un sistema immunitario particolarmente efficace.
COSA CODIFICANO I LOCI DI CLASSE I?
In questo schema voi vedete una rappresentazione banale a sinistra e una un po' pi complessa( ma la stessa cosa) sulla vostra
destra.
Cominciamo a sinistra.
Allora abbiamo detto HLA di classe I A, B e C, codificano per tre catene glicoproteiche che abbiamo chiamato catene alfa: una
glicoproteina transmembrana con una corta estremit COOH terminale all'interno del citoplasma, una zona idrofobica
transmembrana e poi una lunga struttura extracellulare. Questa glicoproteina ha un dominio immunoglobulinico che questa zona
globosa e poi si ripiega in maniera piuttosto complessa verso l'estremit NH2 terminale. Per ottenere questo ripiegamento
molecolare bisogna che alla struttura alfa si associ sempre una seconda pi piccola glicoproteina che stata chiamata beta2
microglobulina; questa piccola glicoproteina non codificata dai loci HLA, ma il gene sta addirittura su un altro cromosoma.
Comunque a livello del sistema reticolo endoteliale, man mano che si forma la catena alfa viene formata la beta2 microglobulina e
insieme vengono assemblate nel sistema reticolo endoteliale. La formazione di questo dimero permette 2 cose :
la stabilizzazione della catena alfa che senn verrebbe riassorbita e distrutta
il completo folding, cio ripiegamento, della catena alfa che, oltre a questa zona globulare, ha questa zona particolare che
forma una una specie di tasca.
Identifichiamo 3 zone : dominio alfa1 e dominio alfa2 che contribuiscono a formare questa specie di insenatura molecolare,
questa sella, questa tasca; il dominio alfa3 in cui ho il dominio globulinico e tutta la struttura che si inserisce in membrana. Tutto
questo possibile perch abbiamo il folding completo quando si attacca la beta 2 microglobulina, poi tutto il complesso catena
alfa e beta 2 microglobulina viene trasportato in superficie e esposto sulla membrana della cellula.
Quali cellule esprimono le strutture codificate dal sistema HLA di classe I?
Tutte le cellule nucleate del nostro organismo: i leucociti, gli epatociti, gli endoteli, gli epiteli, le cellule nervose ecc. Quindi come
vedete non tipico solo dei leucociti, ma viene condivisa questa struttura di classe I da tutte le cellule nucleate del nostro
organismo. Non ce l'hanno gli eritrociti, perch non sono cellule nucleate.
Nella tasca che si forma c' sempre un peptide di 8-10 AA e il peptide ci deve essere SEMPRE, non esistono molecole HLA di
classe I che abbiano la tasca vuota, altrimenti non arriverebbero in membrana e verrebbe distrutto tutto il complesso. Quindi il
pepetide c', viene montato quando la molecola ancora nel sistema del RER, occupa la tasca, un peptide abbastanza piccolino
perch questa tasca piuttosto stretta, poco profonda, ed indispensabile per il completo finale folding della molecola e il suo
trasporto in superficie: se il peptide non entra la molecola viene distrutta, non va in superficie.
Quindi i loci HLA di classe I A,B e C codificano per tre diverse catene alfa: se il soggetto omozigote queste catene saranno tutte
identiche, ma se il soggetto eterozigote avremo tre catene alfa ereditate dalla madre e tre ereditate dal padre per un massimo di 6
strutture diverse.
MOLECOLE HLA DI CLASSE II
Dove sono espresse queste molecole?
In condizioni fisiologiche esse si trovano solo sui leucociti, quindi sui globuli bianchi. Quindi queste sono le strutture HLA a
esclusivo appannaggio dei leucociti. Per in condizioni non fisiologiche, in cui ad esempio ci sono degli stimoli infiammatori,
anche altre cellule del nostro organismo possono cominciare a esprimere molecole HLA di classe II, ad esempio gli endoteli, i
fibroblasti e altre cellule. Quindi in condizioni fisiologiche vero che esse stanno solo sui leucociti, per in condizioni particolari
di attivazione tissutale, di stress, di infiammazione, anche altre cellule possono esprimere, ma con pi bassa densit, le molecole
HLA di classe II.
Come sono fatte queste molecole?
Ogni locus DP, DQ e DR codifica contemporaneamente per 2 molecole di superficie: una stata chiamata catena alfa, l'altra
catena beta. Sono tutte e due glicoproteine, entrambe hanno un dominio globulinico, globulare.
Qui individuiamo soltanto due domini, sia sulla catena alfa che sulla catena beta: il dominio alfa1 che quello pi esterno che
porta l'estremit NH2 terminale, e il dominio alfa2 che quello che contiene il dominio globulinico e la porzione che entra nella
membrana e nel citoplasma con l'estremit COOH terminale.
Queste due catene sono sempre assemblate insieme, ci sono naturalmente dei ponti disolfuro intracatenari e intercatenari che
tengono assieme queste due glicoproteine.
Per ottenere il trasporto in superficie della molecola HLA di classe II c' bisogno che:
venga assemblata la catena alfa con la catena beta
si formi la tasca
in questa tasca sia contenuto un peptide, che pi grande rispetto a quelli che erano contenuti nella tasca delle molecole
HLA di classe I, qui ci pu entrare un peptide che lungo fino a 20-30 AA. pi grande perch la tasca pi grande.
Abbiamo detto che sia le molecole HLA di classe I che quelle di classe II sono polimorfe, quindi esistono nella specie
umana numerose varianti alleliche. Ma dov' che si esprime il polimorfismo di questo sistema?
Si esprime soprattutto nelle zone ( soprattutto queste ad alfa elica) che formano la tasca per il peptide. Questo vale sia per quelle
di classe I che per quelle di classe II, quindi i polimorfismi allelici si esprimono soprattutto qui, e la presenza di un AA diverso
dall'altro cambia la conformazione della tasca. Se cambia in base al polimorfismo la conformazione della tasca, cambieranno l e
famiglie di peptidi che potranno essere legate all'interno della tasca. Quindi il polimorfismo ha un effetto notevole sulla capacit
di contenere famiglie di peptidi diverse ; ogni individuo sar pi o meno bravo a contenere determinate famiglie di peptidi nelle
sue tasche di classe I o di classe II e questo spiega l'efficienza diversa che il sistema immunitario di ognuno di noi ha. Quando
arriva ad esempio un'epidemia di influenza, mica tutti ci ammaliamo, no? Un X% si ammala, gli altri no. Non che gli altri non
siano stati esposti al virus influenzale, ma l'efficienza con cui rispondono verso quel determinato virus in quell'anno cos elevata
che non si ammalano, e gli altri che invece hanno un'efficienza pi bassa, si ammalano e poi sviluppano una risposta immunitaria,
si riprendono e guariscono. Quindi la capacit di legare i peptidi condiziona anche la capacit dell'efficienza della risposta
immunitaria. Quindi una delle grandi caratteristiche di questo sistema quella di condizionare l'efficienza della risposta
immunitaria in quanto diverse sono le categorie, le famiglie peptidiche che formeranno pi o meno legami all'interno della tasca.
Questo peptide vedremo sar molto importante per determinare l'attivazione dei linfociti T. Lo vedremo pi avanti.
Dato che questo sistema ha tre loci, ma ognuno codifica 2 catene, alfa e beta, ciascuno di noi, dipende se omozigote o eterozigote,
pu avere il doppio di strutture diverse rispetto a quelle di classe I perch la catena non una sola, ma sono 2. Quindi un sistema
pi eterogeneo,quello di classe II, anche per questa ragione : perch ci sono 2 glicoproteine di superficie codificate dai loci di
classe II.
CARATTERISTE MOLECOLARI DEL SISTEMA HLA.
Alcune le abbiamo dette, altre le diciamo adesso.

Per quelle di classe I abbiamo detto che c' una catena alfa, il cui peso molecolare intorno a 45-50 mila Dalton, che si
assembla sempre con una piccola beta2 microglobulina da 12 kD.
Invece per quelle di classe II troviamo sempre una catena alfa e una catena beta ed entrambe hanno un peso molecolare
intorno ai 32-34 kD.
Sono tutte glicoproteine, contengono dei residui oligosaccaridici, delle catene laterali di zuccheri.

Il polimorfismo, abbiamo detto, per quanto riguarda la classe I si localizza soprattutto nei domini alfa1 e alfa2, ovvero in
quelli che formano la tasca.
Per la classe II lo troviamo nei domini alfa1 e beta1 che insieme formano quella specie di insenatura molecolare che
rappresenta la tasca per il peptide.

La porzione non polimorfa data dai domini alfa2 e beta2 ,per quanto riguarda la classe II , e alfa 3, per quanto
riguarda la classe I, serve anche a legare delle strutture che sono presenti sui linfociti. Legano delle strutture che
troveremo sulla superficie dei linfociti T che sono state chiamate CD8 e CD4.
CD8 (cluster of differentiation numero 8) va a legare il dominio alfa3 della catena alfa di classe I
CD4 (cluster of differentiation 4) sempre presente sui linfociti T, vedremo di categoria diversa, lega la
regione beta2 sulla catena beta della struttura di classe II.
La lunghezza della tasca, l'abbiamo detto, varia nelle due molecole, questo mi d come conseguenza che i
peptidi legati alla classe I sono molto pi piccoli rispetto a quelli legati alla classe II. 8-11 AA classe I, 10-30 AA classe II
(nella quale la tasca pi profonda e pi larga).
Nomenclatura:
HLA-A, B, C: classe I
DP, DQ, DR: classe II
l'ultima riga(della tabella) si riferisce al sistema HLA equivalente del topo che viene chiamato H2. E quindi classe I si chiama
H2 K, B ed L , mentre classe II si chiamano IA e IE. Ma insomma, per chi non far il medico sperimentale queste cose
non sono molto importanti.

Abbiamo detto che i siti polimorfici, per darvi un'idea dell'importanza dei polimorfismi, cambiano alcuni amminoacidi, per quanto
riguarda la molecola di classe I dei domini alfa1 e alfa 2 , e invece per quanto riguarda la classe II dei domini alfa1, ma soprattutto
dei domini beta1.
Questo vuol dire che, a seconda della variante allelica che c', ci troveremo un residuo amminoacidico diverso nella parete che
costituisce la tasca per il peptide, sia per la classe I , che per la classe II. E questo ha come rilevanza biologica, quella di cambiare
l'affinit di legame della tasca per intere famiglie di peptidi. Io sar pi bravo a legare certi peptidi, qualcuno di voi sar pi bravo
a legare altri peptidi e questo ci esporr a una diversa, differente efficienza di una risposta immunitaria verso un determinato
microrganismo: c' chi pi bravo e chi meno bravo.
Questo il frutto dell'evoluzione, perch i nostri predecessori si trovarono in situazioni ambientali che dovevano esporli a
determinati microrganismi; poi si sono mescolate tutte le carte e noi siamo portatori di questi polimorfismi che abbiamo ereditato
generazioni dopo generazioni.
Qual una delle funzioni principali del sistema HLA?
Abbiamo detto che quella di legare il peptide, quindi di esporre sulla superficie del leucocita una struttura, di classe I o di classe
II, che contenga il peptide. Questo complesso molecolare dato, da una parte, dalla molecola SELF che noi produciamo, HLA di
classe I o di classe II, dall'altra, dal peptide che, vedremo, un peptide ESTRANEO ai fini della risposta immunitaria, un
peptide che deriva dalla degradazione dei microrganismi.
Tutto questo complesso che vedete qui raffigurato(immaginiamo che questo sia HLA di classe II o di classe I che presente sulla
superficie dei leucociti, pi il peptide) verr riconosciuto da un recettore presente sulla superficie dei linfociti T; quindi i linfociti
T riconosceranno le sostanze estranee al nostro organismo in questa cornice molecolare molto precisa: peptidi estranei, contenuti
nella molecola autologa HLA. Il linfocita T al di fuori di questa cornice molecolare non pu riconoscere niente; o lo riconosce
cos, o non lo riconosce e non risponde.
Quindi la conseguenza pratica che il sistema HLA serve (un'altra funzione importante biologica) a presentare l'antigene alle
cellule T.
Fino ad adesso non avevamo mai visto questo concetto, avevamo visto dei pattern di riconoscimento, adesso ci troviamo invece
di fronte a dei recettori che riconoscono o quella struttra o nient'altro. Quindi molto restrittiva la cosa. Per i linfociti T il
recettore, che stato scoperto da (non riesco a capire il nome!) professore della Harvard Medical School che si beccato anche il
premio Nobel per la medicina, si chiama T cell receptor , ovvero recettore della cellula T. Questo recettore poi si capito che
riconosce un peptide incastrato nella tasca della molecola HLA.
Se il riconoscimento avviene il linfocita T sar attivato e si avr l'espansione clonale: molti linfociti T identici verranno prodotti.
Se il riconoscimento non avviene il linfocita T non potr essere attivato ; quindi qui siamo di fronte a una restrizione biologica
molto forte, infatti questo per il linfocita T si chiama RICONOSCIMENTO MHC RISTRETTO. Se non c' il sistema MHC con
l'antigens presenting cell il linfocita T non riconosce niente! Diventa cieco, muto e sordo, dal punto di vista biologico.
Le cellule che esprimono le molecole HLA con il peptide e lo presentano ai linfociti T si chiamano antigen presenting cells;
sappiamo che sono i monociti, i macrofagi, le cellule dendritiche e anche, vedremo, i linfociti B. Queste categorie di leucociti
presentano l'antigene al linfocita T che quindi, cominciamo a capire, una cellula molto schizzinosa, ovvero se non gli viene
presentato in maniera formale e corretta l'antigene lui non fa nulla, molto schizzinoso dal punto di vista molecolare. Poi, se
invece gli viene presentato in maniera corretta fa molto, far tante cose il linfocita T, una cellula molto importante.
Il peptide come fa a infilarsi e a rimanere dentro la tasca?
Perch trover dei residui amminoacidici con cui pu complementare il legame, sono legami a bassa affinit, sono legami fra le
proteine: ponti a idrogeno, dipoli e cos via. Per tanti legami assieme fanno s che alla fine il peptide sia stabilmente contenuto
all'interno della tasca. Il polimorfismo mi cambia alcuni AA della tasca e quindi mi cambia l'affinit di legame finale che la tasca
pu avere per determinate famiglie di peptidi (che sono tutti simili tra di loro per diversi dal punto di vista della struttura
primaria).


A questo punto, finita la parte strutturale, vediamo a cosa servono le molecole HLA.
Gi abbiamo capito che servono a contenere i peptidi, ma adesso dobbiamo capire come ci arrivano questi peptidi dentro la tasca,
da dove arrivano, e qual il significato biologico finale.
Tutto questo si chiama:
PROCESSAZIONE DEGLI ANTIGENI PROTEICI
La processazione di questi antigeni proteici estranei ( ci interessano sostanze estranee) generer dei peptidi che si andranno a
infilare nella tasca delle molecole HLA.
Allora, abbiamo gi detto che le molecole di classe II le troviamo solo sui leucociti, quindi saranno solo essi che potranno
presentare il peptide ai linfociti T, mentre per la classe I ce l'hanno tutte le cellule nucleate, quindi potenzialmente tutte le cellule
nucleate del nostro organismo possono presentare determinate categorie di peptidi ai linfociti T.
E vedremo che sono i linfociti T che hanno una finzione ben precisa: uccidono i bersagli, sono cellule citotossiche. Vedremo
anche perch queste devono essere presenti ( le HLA di classe I) su tutte le cellule nucleate del nostro organismo.
Chi riconosce classe I e classe II con il peptide in esse contenuto?
La classe I viene riconosciuta da un recettore, che il T cell receptor, che sta sopra la superficie delle cellule che hanno il co-
recettore CD8. Avere questo co-recettore, vedremo che si acquisiscono nel timo l'uno o l'altro di questi co-recettori, determina il
destino funzionale dei linfociti T. Il 90% dei linfociti T CD8 saranno citotossici , cio uccideranno i bersagli cellulari e
riconosceranno il peptide presentato su HLA di classe I.
Invece, le cellule T che hanno l'altro co-recettore CD4 riconosceranno il peptide montato sulle molecole HLA di classe II e
saranno i regolatori: linfociti T helper che aiutano la risposta immunitaria. Quindi la funzione sar diversa tra le due categorie di
linfociti.
Qual la fonte dei peptidi? Come si generano i peptidi che saranno attaccati alla tasca di classe I e II?
La fonte molecolare diversa.
I peptidi che si andranno a infilare nella tasca delle molecole HLA di classe I vengono da proteine citosoliche. C' un
grande sistema all'interno del citosol delle nostre cellule nucleate che si chiama PROTEASOMA che taglia le proteine e genera
peptidi. Questi peptidi dovranno raggiungere la tasca, e vedremo come, della molecola HLA di classe I.
i peptidi che andranno a infilarsi nella tasca delle molecole di classe II non vengono generati nel citosol, ma vengono
generati nelle vescicole endosomiali lisosomiali, quelle che abbiamo gi chiamato FAGOLISOSOMA.
Quindi per la classe I il peptide genarato dal sistema dei proteasomi nel citoplasma, ce ne sono diversi, quello pi importante ai
fini immunologici si chiama immunoproteasoma.
Mentre invece per classe II i peptidi vengono generati dalle proteasi contenute nelle vescicole endosomiche e nei fagolisosomi,
per esempio la (non si capisce) ma ce ne sono tanti altri. Tagli di proteine fagocitate generano peptidi di lunghezza appropriata,
10-30AA e si vanno a infilare nella tasca della molecola HLA di classe II.
Dove vengono caricati questi peptidi? Dov' che raggiungono le molecole HLA?
Per quanto riguarda le molecole HLA di classe I, i peptidi che sono stati generati nel citoplasma dal proteasoma, vengono
captati da delle proteine di trasporto TAP 1 e TAP 2, sono dei trasportatori che non abbiamo nominato, stanno dentro il locus HLA
di classe II (?) e codificano per due trasportatori la cui funzione proprio quella di trasportare i peptidi dal citoplasma al RER.
Quindi prendono questi peptidi di 8-10 AA, li trasportano dentro il RER dove si sta formando la catena HLA di classe I e li
infilano nella tasca. A questo punto la molecola HLA di classe I subisce il folding completo e viene trasportata attraverso il Golgi
sulla superficie. Quindi ci vogliono dei trasportatori che trasportano i peptidi generati dal proteaoma dal citoplasma al RER.
Non c' bisogno di trasportatori per i peptidi che veranno ad occupare la tasca HLA di tipo II, perch la molecola HLA
di classe II che raggiunger le vescicole endosomiali lisosomiali dove vengono generati i peptidi che poi saranno infilati dentro la
tasca.
Il peptide ci DEVE essere, per c' una fase della vita della molecola HLA in cui il peptide non c' ancora, ma abbiamo detto che
la tasca deve essere comunque occupata.
Per le molecole HLA di classe I,finch non arriva il peptide, qui nel RER, la tasca sar temporaneamente occupata da una
porzione di proteina che si chiama calnexina . Quando arriva il trasportatore che porta il peptide la calnexina viene tolta e entra il
peptide; a questo punto l'HLA viene trasportata sulla superficie.
Per quanto riguarda le molecole HLA di classe II, anche qui, finch non arriva il peptide la tasca occupata da una
porzione di molecola che stata chiamata catena invariante. Entra dentro la tasca questa molecola invariante e accompagna
l'HLA di classe II finch non raggiunge le vescicole endosomiali, poi sotto l'azione delle proteasi anche la catena invariante viene
degradata, quindi la tasca viene liberata e il peptide pu entrare nella tasca HLA di classe II.
Presentazione dei residui proteici alle cellule T CD8.
Quindi seguiamo la via delle molecole HLA di classe I. Questa via di presentazione degli antigeni estranei si evoluta per
presentare i peptidi di derivazione virale. I virus, abbiamo detto, sono parassiti endocellulari obbligati, infettano tutte le cellule
nucleate del nostro organismo ed per questo motivo che esse hanno un sistema molecolare in grado di legare i peptidi virali,
montarli sulla superficie e segnalare ai linfociti T citotossici che quella cellula l infetta e va eliminata.
Quindi, mettendo insieme le cose, capiamo perch tutte le cellule nucleate del nostro organismo hanno HLA di classe I: perch
tutte possono essere infettate dai virus.
Il virus infetta la cellula, fa produrre le proteine virali, del capside, della parete, alcune di queste proteine verranno tagliate del
proteasoma e genereranno dei peptidi che andranno ad occupare molecole HLA che si stanno formando nel sistema reticolo
endoteliale. Questi peptidi verranno quindi esposti sulla superficie della cellula B e potranno essere riconosciuti dai linfociti T
CD8 e opportunamente attivati e co-stimolati andranno in espansione clonale, diventeranno cellule T effettrici in grado di uccidere
la cellula infettata. Questi peptidi generati dal proteasoma verranno trasportati da TAP1 e TAP2 dal citoplasma al RER, dove
stata sintetizzata la molecola HLA di classe I. Finch non arriva il peptide questa tasca occupata dalla proteina calnexina,
quando arriva il peptide la calnexina viene tolta e finalmente nella tasca ci entra il peptide. La molecola HLA di classe I completa,
a questo punto, attraverso l'apparato del golgi viene trasportata sulla superficie della cellula e pu essere, o non pu essere,
riconosciuta dai linfociti T CD8.
Adesso facciamo un passo indietro e una riflessione generale:
noi mica siamo sempre infettati da virus, giusto? Normalmente non siamo infettati da virus, per le proteine invecchiate vengono
comunque degradate del proteasoma, le nostre proteine, raggiunta la loro emivita, vengono degradate dal sistema del proteasoma,
quindi si generano peptidi che occupano la tasca della molecola HLA che vengono poi esposti sulla superficie della cellula.
Quindi normalmente noi abbiamo delle molecole HLA che espongono peptidi SELF derivati dalle nostre proteine; il risultato
immunitario ZERO, perch non ci sono i linfociti T in grado di riconoscere i peptidi self,sono stati eliminati durante la
maturazione all'interno del timo.
Quindi normalmente non succede nulla dal punto di vista della risposta immunitaria: le molecole HLA sono occupate dai peptidi
self, i peptidi self non stimolano niente e nessuno e la risposta immunitaria quiescente. Ma, se interviene un virus o un parassita
endocellulare (il batterio deve stare dentro la cellula), ecco che si generano a questo punto proteine estranee, che generano a loro
volta peptidi estranei che vengono presentati dalla molecola HLA. Essendo questo peptide estraneo, allora s che c' la cellula
CD8+ sar in grado di riconoscere il peptide e di dare una risposta immunitaria difensiva.
Vediamo che succede invece per HLA di classe II
Qui le proteine non vengono generate dal proteasoma, ma sono endocitate dalla cellula, o fagocitate se si tratta di un fagocita,
quindi le proteine vengono captate, messe in una vescicola, questa vescicola viene fatta fondere con un lisosoma e il lisosoma
riversa dentro delle proteasi in grado di tagliare la proteina endocitata o fagocitata. Mentre avviene questo fenomeno, vengono
generate le molecole HLA di classe II, sempre nel RER, nelle quali c' la proteina invariante o proteina I, e tutto questo complesso
trimolecolare (catena alfa, catena beta, proteina invariante) viene trasportato in una vescicola che si fonde con quest'altra. Le
proteasi, che si erano attivate per degradare le proteine estranee, tagliano via la proteina invariante, si libera la tasca e il peptide
pu andare finalmente ad occupare la tasca. Questo peptide di 10-30 AA occupa la tasca della molecola HLA di classe II e questa
vescicola continua il suo viaggio trasportando la molecola HLA completa fino ad essere esposta sulla superficie cellulare e
avremo cos alcune cellule del nostro organismo che espongono molecole HLA di classe II con il peptide.
Abbiamo detto che le molecole HLA di classe II le esprimono solamente i leucociti, e in particolare quei leucociti che sono anche
antigen presenting cell, che sono cio specializzati nella presentazione dell'antigene ai linfociti T e che sono i monociti, i
macrofaci, le cellule dendritiche e i linfociti B.
Anche qui, normalmente che succede? Succede che vengono fagocitate proteine endogene, derivate dal catabolismo delle nostre
proteine, sia per fagocitosi che per endocitosi. Si generano peptidi self, tutto il peptide self viene introdotto dentro la molecola
HLA di classe II, viene esposto sulla superficie, risultato immunitario: ZERO, perch non ci sono linfociti T CD4+ in grado di
riconoscere il peptide self, perch sono stati eliminati durante la maturazione linfocitaria.
Ma se questa proteina una proteina eterologa o estranea, derivata da un batterio, da un microrganismo virale o da un protozoo,
questi peptidi sono non self, cio sono estranei, e allora il peptide non self viene riconosciuto da un linfocita T CD4 specifico.
Questo riconoscimento viene poi seguito da una co-stimolazione, il linfocita T CD4 + entrer in proliferazione, si autostimola,
diventer un clone numeroso, centinaia di cellule, e poi svolger un'azione di regolazione. Sono linfociti T helper, che vengono
attivati solo attraverso questa via di presentazione dell'antigene.
Quindi, quando noi diciamo che la risposta dei linfociti T ristretta dall'HLA, diciamo una cosa giusta, perch i linfociti T, o
riconoscono il peptide dentro l'HLA o non lo riconoscono.
Questo il significato di risposta ristretta dal sistema HLA.
Per i linfociti B questa restrizione, lo vedremo pi avanti, non esiste; essi sono molto meno schizzinosi nel riconoscimento, e
possono riconoscere antigeni in forma nativa e solubile, mentre i linfociti T riconoscono un antigene non in forma solubile (deve
stare su una superficie cellulare) e non in forma nativa ( deve essere degradato e processato o dall'immunoproteasoma o dalle
proteasi). I linfociti T hanno una modalit di riconoscimento della struttura estranea molto particolare e molto stringente, ristretta
dal sistema HLA.

Come fa il proteasoma a scegliere le proteine da degradare?
L'ubiquitina quando si lega a una proteina d il segnale al proteasoma di degradarla. Si generano i peptidi, vengono trasportati da
TAP 1 e TAP 2, vengono montati finalmente su HLA di classe I, trasportati attraverso il golgi sulla superficie e qui riconosciuti, se
sono peptidi estranei, da linfociti T citotossici CD8.
Quindi fino ad adesso abbiamo gi nominato due delle grandi funzioni che il sistema HLA svolge all'interno del sistema
immunitario.
1. Seleziona categorie di peptidi da presentare
2. processa e presenta l'antigene ai linfociti CD8 o CD4 che senza quella cornice molecolare non possono riconoscere
l'antigene.
Ma vedremo, pi avanti, che ha altre funzioni: quella di guidare lo sviluppo dei linfociti T all'interno del timo. In questo modo il
sistema HLA importantissimo nella risposta immunitaria perch: condiziona il tipo di peptidi che si legano, fa presentare il
peptide ai linfociti T e guida la maturazione del linfocita T quando siamo giovani, giovanissimi, bambini, nel timo. Quindi il
sistema HLA ha una funzione chiave nella risposta immunitaria.
IMMUNITA' SPECIFICA E ANTICORPI
[La lezione di oggi sar sugli anticorpi. Voi avreste dovuto fare tutto quello che riguarda l'immunit innata: fagociti, fagocitosi,
complemento, cellule NK (natural killer) e sistema HLA. Cos si conclusa la branca dell'immunit innata e oggi iniziamo
l'immunit specifica e in particolare gli anticorpi, cio le molecole principali prodotte dai linfociti B]
L'immunit specifica specifica perch agisce in senso specifico, cio per ogni stimolo abbiamo una risposta specifica soltanto
per quello stimolo. Questo ha dei vantaggi e degli svantaggi. L'immunit innata invece agisce in modo stereotipato (non importa
che antigene si trova davanti) attivando fagociti e complemento, e cellule NK intervengono in caso di infezione da virus in
particolar modo; questa risposta indipendente dal tipo di antigene ed immediata, queste cellule non pensano all'antigene che si
trovano davanti. L'immunit specifica invece specifica per ogni antigene. Lo svantaggio di questa immunit che impiega pi
tempo, viene dopo l'altra. I vantaggi sono che per ogni antigene c' una risposta diversa, quindi pi efficace, essendo specifica per
quell'antigene (inoltre si evitano le risposte non necessarie). Un'altra caratteristica importante della risposta immunitaria specifica
la memoria. Il sistema del complememento, i fagociti, le cellule NK non hanno memoria, non si ricordano che antigene ,
mentre l'immunit specifica ha una memoria, in modo che a un secondo contatto con quell'antigene la risposta pi veloce e pi
efficace. La risposta specifica prevede l'intervento di linfociti T e B.
Distinguiamo, a seconda del tipo di linfociti utilizzati:
immunit umorale, mediata da anticorpi e dunque da linfociti B che, dopo essere entrati in contatto coll'antigene,
diventano plasmacellule e li secernono.
immunit cellulo-mediata, mediata dai linfociti T che cooperano anche con i B. La maggior parte delle risposte
immunitarie specifiche sono cellulo-mediate perch prevedono la cooperazione tra i due tipi di linfociti che molto importante,
mentre sono in percentuale abbastanza bassa le riposte mediate solo da linfociti B.
GLI ANTICORPI
STRUTTURA E FUNZIONI
Gli anticorpi sono le molecole prodotte dai linfociti B in riposta ad un'antigene. I linfociti B riconoscono l'antigene, si trasformano
in plasmacellule (la maturazione dei linfociti sar affrontata nelle prossime lezioni, complessa), e cominciano a secernere i loro
prodotti che sono gli anticorpi, glicoproteine appartenenti alla famiglia delle globuline.
Com' fatto un anticorpo? Vediamo l'immagine.
Questo un anticorpo nella sua forma standard. Sono tutti formati pi o meno
da questa struttura detta di base, e ci sono alcuni tipi di anticorpi composti
dalla ripetizione di pi strutture di base. Abbiamo due catene pesanti, in blu, e
due catene leggere, in verde. Tutti gli anticorpi hanno questa struttura (2
catene pesanti e 2 leggere). Le catene pesanti e le leggere sono tenute unite
attraverso ponti disolfuro che troveremo tra catena pEsante e leggera e tra le
due catene pesanti. C' un punto, in rosso, importante, la porzione cerniera.
Questa, formata da ponti disolfuro, fa in modo che le due braccia
dell'immunoglobulina possano muoversi. Questo fa s che, se facciamo un
taglio virtuale nella regione cerniera, possiamo dividere l'anticorpo in due
parti, due parti chiamate "parti funzionali" dell'anticorpo. La parte superiore,
formata dalla catena leggera e da un pezzettino della pesante, detta
frammento Fab e serve per legare l'antigene, quindi responsabile del
riconoscimento dell'antigene, mentre il frammento inferiore sotto, formato
dalla porzione rimanente delle due catene pesanti, viene chiamato frammento
Fc o frammento cristallizzabile. La prima suddivisione dell'anticorpo dunque quella tra due catene pesanti e due leggere, le
seconda divisione funzionale, ossia un frammento Fab, superiore, formato dalle braccia, responsabile del legame dell'antigene e
la parte Fc che a seconda del tipo di anticorpo avr funzioni diverse. Noi gi sappiamo che la via classica del complemento si
attiva quando si ha un immunocomplesso (complesso antigene-anticorpo) e quando la proteina C1q (la prima del sistema del
complemento) riconosce e lega il frammento Fc. Inoltre conosciamo Fc perch abbiamo fatto fagocitosi, macrofagi e recettori e
sappiamo che sui macrofagi ci sono gli importanti recettori per le Fc, il frammento Fc talvolta chiamato anche opsonina, ossia
aiuta i macrofagi presentando loro l'antigene, quindi aiuta la fagocitosi. Recettori per il frammento Fc, in particolare Fc-3 sta
sulle cellule NK. Le cellule NK riconoscono le cellule infettate da virus o perch mancano di sistema HLA o perch hanno questo
recettore.
Quindi le immunoglobuline (o anticorpi, la stessa cosa) hanno due funzioni principali: legare l'antigene e tutte queste funzioni
effettrici (opsonina, attivare il complemento e come recettore delle NK). Queste strutture sono tutte uguali pi o meno, le due
catene pesanti e leggere, e hanno un peso di 150 KD (kiloDalton). Ogni catena pesante pesa 50 KD e ciacuna leggera 25 KD.
Nelle catene pesanti e nelle leggere abbiamo una terza modalit di denominazione. Ogni catena, sia pesante sia leggera, presenta
parti chiamate domini variabili o costanti, a seconda che mantengano costante la loro sequenza genica o invece siano soggetti a
mutazione e ricombinazione. Ogni catena leggera (verdina) presenta una porzione variabile VL (V=variabile, L=light, leggera) e
una porzione costante CL (C=costante). Le catene pesanti invece possiedono una porzione variabile VH (H= heavy, pesante) e due
o tre porzioni costanti, CH. La porzione che lega l'antigene la porzione variabile della catena pesante e della catena leggera.
GLI ANTICORPI
CLASSI E SOTTOCLASSI
Esistono due tipi di catene leggere: (kappa) e (lambda). In ogni individuo ogni catena si assocer a un certo tipo di catena
pesante e ogni catena pure. Quindi qualsiasi tipo di catena leggera si pu combinare con qualsiasi tipo di catena pesante, per le
catene pesanti e le leggere di uno stesso individuo sono dello stesso tipo [ sulla slide dice che IN OGNI IG sia le catene pesanti
che quelle leggere sono dello stesso tipo ]
Esistono 5 tipi, o meglio classi, di immunoglobuline. Ogni immunoglobulina ha una funzione specifica, un nome, porzioni
variabili e porzioni costanti differenti e il nome e la funzione dell'immunoglobulina (e anche carartteristiche chimico- fisiche,
biologiche e sierologiche) dipendono dalla struttura primaria della porzione costante della catena pesante ossia dal framment o Fc,
questo perch esso ha tutte quelle funzioni effettrici. A seconda del tipo di catena pesante espressa a livello genetico avremo
determinati classi di anticorpi:

frammento (gamma) dar immunoglobuline G
frammento (alfa) dar immunoglobuline A
frammento (mu) dar immunoglobuline M
frammento (delta) dar immunoglobuline D
frammento (epsilon) dar immunoglobuline E

Queste immunoglobuline avranno strutture differenti (pur rimanendo nella struttura di base, 2 catene pesanti, 2 leggere) e funzioni
differenti l'una dall'altra. Ora vediamo tutte queste funzioni. La prima cosa da dire che tutte le imunoglobuline da un lato legano
l'antigene dall'altro hanno funzioni effettrici, chi pi chi meno e diverse fra loro. Le uniche imunoglobuline che non hanno queste
2 funzioni sono le immunoglobuline D perch non possono essere secrete
(o comunque secrete in bassissime concentrazioni) ma stanno sul
plasmalemma dei linfociti B e fungono da recettori. Non si sa bene cosa
facciano a parte questo.

Le IgG, sono le immunoglobuline per eccellenza e hanno la struttura di
base come la standard.

Hanno una porzione variabile per ogni catena, sia
leggera sia pesante, e hanno una porzione costante nella catena leggera e
tre porzioni costanti nella catena pesante. Esse sono le pi rappresentate
nel sangue (70-75 %) si presentano come monomeri (sia sulla membrana
come recettori sia una volta secrete) e hanno un peso di circa 150 KD.
Come prima funzione legano l'antigene, e come funzioni effettrici si
legano a un gran numero di cellule, tra cui macrofagi, granulociti (quindi
cellule in grado di fare fagocitosi) e NK. Sono in grado di attivare il
complemento attivando la via classica. Presentano 4 sottoclassi (Ig1, Ig2,
Ig3, Ig4) con pi o meno tutte la stessa funzione, tranne la 4 che non
in
grado di attivare il complemento (ha le altre funzioni comunque). Un'altra funzione importantissima delle IgG che specifica
solo per loro, che sono in grado di attraversare la placenta e sono duqnue le uniche immunoglobuline trasferite da madre a
feto e danno la cosiddettta immunit fetale. Sono una prima linea di difesa per il feto perci, perch esso non pu produrre Ig
non essendo ancora entrato in contatto coll'antigene.

Le IgM sono un po' diverse dalle precedenti. Possiamo ritrovare le IgM
secrete sotto forma di pentamero: cinque strutture standard si uniscono
insieme a formare il pentamero dove i frammenti Fc sono legati insieme
dalla catena J che in grado di convogliare 5 IgM insieme.
Questa struttura molto importante perch mentre una IgG in grado di
legare 2 antigeni, una IgM in grado di legarne dieci quindi la sua
funzione 5 volte pi potente di quella di una IgG. Anche le IgM nella
loro struttura primaria possiedono due catene leggere e due pesanti. In
questo caso abbiamo un frammento variabile nella leggera e nella pesante,
uno costante nella leggera e fino a 4 costanti nella catena pesante. Questo
perch deve essere un po' pi grande per consentire alla catena J di legare
tutti i frammenti Fc.

Le troviamo in forma pentamerica una volta che sono secrete e in
forma monomerica sul plasmalemma del linfocita B (come recettori).

Le IgM insieme alle IgD sono le prime ad essere prodotte (dopo
che il linfocita entrato in contatto coll'antigene ed maturato in plasmacellula).

Si trovano in percentuale minore rispetto alle IgG (8-10-12%).

Hanno il compito (oltre a legare l'antigene) di attivare il sistema del complemento tramite la via classica. L'attivazione del
complemento tramite le IgM pi efficace (rispetto a quella tramite IgG) perch avremo la concomitante formazione di
pori e quindi il concomitante tentativo di lisi cellulare di dieci antigeni anzich due.
Le IgA sono un'altra
componente dell'immunit
specifica. Come le IgM non sono
monomeriche ma sono due
strutture di base unite insieme
tramite il frammento Fc.
Come succedeva per le IgM il
frammento Fc delle due strutture
immunoglobuliniche tenuto
insieme da un frammemnto
chiamato J. Le IgA sono
importanti perch facendo un
dosaggio delle immunoglobuline, quelle sieriche di tipo A sono in concentrazioni abbastanza basse. Le IgA noi le ritroviamo in
concentrazioni altissime nelle secrezioni e nelle mucose perch sono responsabili dell'immunit mucosale, mucose dell'apparato
respiratorio e digerente. Ci importante in quanto il 95% dei patogeni entra nel nostro corpo attraverso queste due vie. Le
ritroviamo in forma monomerica nel plasmalemma del linfocita B (quindi a livello recettoriale), ma poi si incontrano per formare
il dimero una volta secrete.
Nell'immagine vediamo un riassunto
dell'immunit mediata da IgA.
Questa un' IgA, un dimero, colla
catena J che lega le due strutture.
Esistono dei recettori, detti poli-Ig, sulle
cellule delle barriere epiteliali, che sono
in grado di riconoscere la struttura J, di
internalizzare l'Ig formando una
vescicola e di trasportare la vescicola al
di l degli epiteli e quindi di secernere
le IgA nelle secrezioni. In che modo?
Una volta che la vescicola raggiunge la
parte opposta della barriera, (il
recettore, presumo) si rompe a met
rilasciando una componente secretoria,
cio un suo pezzo attaccato all'IgA.
Questo importante perch nello stomaco ci sono succhi gastrici che potrebbero distruggere l'anticorpo e pertanto rimane
adesa all'immunoglobulina una componente secretoria che la protegge dall'intervento di succhi gastrici o altre molecole che la
potrebbero attaccare. Le IgA le ritroviamo nelle secrezioni di tutti i tipi (lacrime, saliva, sudore), anche nel latte materno.
Quindi insieme alle IgG, conferiscono immuit neonatale, perch sono trasferite da madre a figlio attraverso il latte.

- Le IgE sono molto importanti perch sono responsabili delle ipersensibilit, ossia delle allergie. Hanno una struttura semplice,
essendo formate da 2 catene pesanti e 2 leggere, hanno una porzione variabile e una costante nella leggera e una variabile e 3
costanti nella pesante [stessa immagine delle IgG]. Hanno regione a cerniera e legano solo 2 antigeni per volta. Sono present i in
concentrazioni bassissime, praticamente inesistenti, non le abbiamo, praticamente, nel siero. Se per caso si ha un'elevata
concentrazione di IgE o si allergici a qualcosa o si ha un'infezione di tipo parassitario, di solito infezione da elminti (vermi). Le
IgE, in particolare con la loro porzione Fc, sono in grado di legarsi ai mastociti o ai granulociti basofili che possiedono un
recettore specfico chiamato Fc-R e una volta che l'antigene viene legato, la porzione Fc d avvio alla degranulazione, cio i
granuli contenuti in granulociti basofili o mastociti si aprono e vengono liberate tutte le sostanze presenti all'interno dei granuli, in
particolare l'istamina (potentissimi mediatore chimico delle allergie di primo tipo). Vengono anche liberate altre molecole
associate all'istamina e all'infiammazione acuta, come prostaglandine, leucotrieni e trombossani, dando origine alle ipersensibilit
di primo tipo o reazioni allergiche diciamo classiche. Se non si allergici, alte concentrazione di IgE sono indice di infezioni
parassitarie.

-
IgD sono le immunoglobuline sfigate perch non si sa a cosa servono. Fungono solo da recettore, trovandole in forma
monomerica sui linfociti B e non vengono praticamente mai secrete.
Ora potrebbe sorgere una domanda pi o meno spontanea. Abbiamo parlato di cinque tipi di immunoglobuline, con le IgG che
hanno le sottoclassi.
Ma quanti antigeni esistono? Non certo cinque, ma si parla di 10^9. Quindi come fa il nostro organismo e il nostro genoma, che d
origine a un numero limitato di tipi di immunoglobuline, a riconoscere un repertorio altissimo di antigeni? Ci sono state tantissime
teorie (fin da fine 800-inizio 900) che hanno provato a spiegare come questo potesse essere possibile; la risposta che sembra
essere semplicissima, la pi ovvia, stata una risposta sudata. Sono serviti molti anni di esperimenti e molti studiosi geniali che
hanno individuato e scoperto come il nostro DNA fosse in grado di provvedere ad una diversit altissima quale il numero di
antigeni cui siamo sottoposti tutti i giorni. Quindi noi riusciamo ad avere un numero di immunoglobuline, seppur divise nei cinque
tipi, cos alto, cos differenziato, perch il nostro genoma effettua due fenomeni importantissimi: ricombinazione somatica e
mutazione. Questi due meccanismi genetici consentono un' altissima differenziazione di quelli che sono i 5 tipi di anticorpi.
Riarrangiamento della catena pesante e della catena leggera
La prima cosa che avviene a livello genetico la ricombinazione e il riarrangiamento della catena pesante. Nella catena pesante
abbiamo una porzione variabile e tante porzioni costanti. Per creare la porzione variabile della catena dobbiamo attuare processi di
ricombinazione genica all'interno della porzione. All'interno di questa porzione (quella variabile) abbiamo segmenti genici.
Esistono 3 tipi di segmenti genici chiamati frammenti V (=variabile), frammenti D (=diversity) e frammenti J (=join, legame).
Quindi la ricombinazione dei frammenti V, D e J determina la porzione variabile della catena pesante. Dovremo avere una
ricombinazione di questi tre framemnti per formare la porzione variabile della catena pesante. Una volta successo ci, avremo un
legame con la porzione costante C. [Vedremo il riarrangiamento delle porzioni costanti quando faremo lo scambio di classi,
successivamente]
Tutti i geni responsabili della catena pesante si trovano sul cromosoma 14. Il riarrangiamento della catena pesante obbligatorio e
indispensabile per il riarrangiamento delle catene leggere. Se non si ha la produzione di una catena pesante produttiva, non ci pu
essere una ricombinazione e un'espressione della catena leggera. Quindi la formazione e il riarrangiamento della catena pesante
il primo step a livello genico. Uno dice: Facile, un frammento V, un frammento D e uno J, facciamo un pezzettino variabile e lo
attacchiamo alla porzione costante. Per abbiamo 10^9 antigeni! Si visto che, per fare la porzione variabile, non esiste un solo
frammento genico V, non esiste un solo frammento genico D e non esiste un solo frammento genico J. Per quanto riguarda la
catena pesante abbiamo da 38 a 45
frammenti V. Quindi nella sequenza
genica abbiamo tanti pezzettini che
codificano per V1,V2, V3, V4 e V5
fino a V45. Dopodich non esiste
un frammento D. No, ce ne
mettiamo anche 23 (D1, D2, D3
ecc.). Quindi questo pezzo di DNA
ce lo immaginiamo bello lungo. Poi ci mettiamo anche 6 pezzettini J. Quindi a questo punto capiamo quante possono essere le
ricombinazioni possibili con un frammento V, uno D e uno J che casualmente vengono assemblati fino a formare un pezzo di
DNA consecutivo formato da un frammento casuale V, un frammento casuale D e un frammento casuale J. Si chiama
ricombinazione VDJ. A questo gene, chiamato VDJ, che rappresenta la porzione variabile della catena, si deve combinare un
segmento costante (la ricombinazione e quale frammento costante va attaccato al VDJ lo vedremo collo scambio di classe). Oltre
alla ricombinazione casuale VDJ esiste un'altra variabilit aggiunta che lo splicing alternativo. Sappiamo che prima il DNA
copiato, poi si forma l'RNA messaggero, poi tagliata la parte che non interessa e viene tradotta la proteina; conosciamo
benissimo lo splicing alternativo, ossia delle alternative di presa in considerazione di esoni, esoni che vengono ricombinati
casualmente quindi. Inoltre aumentiamo questa diversit perch durante la ricombinazione VDJ abbiamo l'intervento di enzimi
particolari (chiamati TDT) che inseriscono nucleotidi a caso, fino a 20 nucleotidi a caso, dove vogliono, quindi la variabili t alla
fine altissima (considerato tutto, cio ricombinazione di 45+23+6 segmenti, splicing alternativo che abbastanza casuale e
l'intervento di questi enzimi).
Una volta che la catena pesante viene formata (una volta unite le parti costante e variabile), inizia l'espressione e la
ricombinazione della catena leggera. Anche qui abbiamo una porzione variabile e una costante. La costante la lasciamo perdere
per ora, per quanto riguarda la variabile abbiamo la scomparsa del frammento D. Quindi a seconda del tipo di catena leggera, o
(anch'esse espresse in maniera pseudo-casuale, il locus della prima sul cromosoma 2, della seconda sul cromosoma 22)
abbiamo differenti segmenti V e J. Facciamo l'esempio della prima (kappa): possiamo avere da 31 a 35 frammenti V e da 1 a 5
frammenti J. Questa della catena leggera pertanto una ricombinazione VJ , casuale (i frammenti D non ci sono, come detto).
Anche in questo caso, avvenuta la ricombinazione, avremo la porzione variabile, che dovr essere attaccata a quella costante per
terminare la catena.
COME AVVIENE QUESTA
RICOMBINAZIONE?
In che modo un frammento V si lega a un
frammento J o a un D? Qual' il segnale
biochimico che fa il modo che si abbia il
legame, per esempio tra V1 e J4? Ok la
casualit, ma ci sono meccanismi genetici
specifici che sono sempre quelli che
consentono la ricombinazione tra i due
frammenti.
Facciamo finta di dover ricombinare la
catena pesante, parliamo di catena pesante
che pi complicata, avendo anche il
frammento D. Abbiamo frammenti V, D,
J. Ciascun frammento, sia V che D, che J possiede delle sequenze sia a valle che a monte (il DNA di solito viene letto da 5' a 3'),
sequenze particolari chiamate RSS (sequenze segnale per la ricombinazione). Queste sequenze sono di due tipi diversi, cio
ciascun frammento possiede due sequenze di DNA specifiche, sia a monte che a valle, e sono un eptamero, sette nucleotidi (che
sono sempre quelli ma non vanno saputi), e un nonamero, nove nucleotidi. Queste sequenze sono separate tra loro da sequenze
spaziatrici che sono lunghe 12 o 23 nucleotidi. La ricombinazione dei framemnti casuale ma ci devono essere qeuste condizioni.
Se i frammenti V, D e J non possiedono queste sequenze, la ricombinazione non avviene. Perch? Perch queste sequenze devono
essere riconosciute da proteine che fanno in modo che il DNA venga tagliato e riattaccato nei posti precisi e prestabiliti. Se
abbiamo una ricombinazione sbagliata la catena o non produttiva o sbagliata e qui si apre un campo enorme, quello delle
malattie genetiche o dell'iperproduzione di Ig o la mancanza di esse. Vediamo l'immagine.
Abbiamo il frammento V, l'eptamero, lo spazio,
il nonamero e poi probabilmente un altro
frammento V che avr eptamero, spazio,
nonamero e poi un altro frammento V ecc. fino
ad arrivare al punto in cui avremo i frammenti
D. Essi avranno: nonamero, spazio (questa
volta di 12 nucleotidi), eptamero, frammento,
eptamero ecc. fino a incontrare altro
frammento D e poi i frammenti J. Quindi prima
e dopo ogni frammento abbiamo queste sequenze. Stessa cosa per le catene leggere, dove per non abbiamo i frammenti D.
A questo punto intervengono due proteine chiamate RAG1 e RAG2 (= geni attivanti la ricombinazione) che riconoscono le
sequenze da sette, da nove e gli spazi e sono in grado di tagliare il DNA nei punti di spazio e sono in grado di rompere il DNA a
doppio filamento in queste regioni di spazio. Sono in grado di tagliare e togliere il DNA che casualmente viene tolto, di
eliminarlo, e fare in modo che i frammenti di DNA da una parte e dall'altra (togliendo il pezzo in mezzo che stato tagliato) si
riuniscano e si possa formare un filamento di DNa dove mancano un pezzo casuale di frammenti V, D e J. Questo meccanismo
casuale ma forzato dalla presenza delle sequenze di riconoscimento. Senza queste sequenze non avverrebbe riconoscimento n
taglio. Cos per esempio oggi il frammento V25 si legher al frammento D3 e questo al J1. Domani il V45 si lega ad un altro D,
che si lega ad un altro J. Questo comporta che la catena pesante che ho fatto ieri diversa da quella di oggi, e questa Ig mi
riconosce un antigene ieri diverso da quello di oggi.
La casualit di ricombinazione praticamente tutta qui, ma viene aumentata dall'azione della desossiribonucleotidiltrasferasi
terminale, quella TDT di prima, che inserisce nucleotidi
durante la trascrizione e quindi aumentare il repertorio
della differenziazione dell Ig.
Vediamo uno schema su come avviene la
ricombinazione:
I triangolini verdi sono i frammenti V colle loro
sequenze a monte e a valle (eptameri, nonameri e
spazi). Stessa cosa per i frammenti J. Qui i D non ci
sono, sar una catena leggera. RAG-1 e RAG-2
scelgono a caso due frammenti, non necessariamente
attaccati, anche distanti, si forma un complesso fra il
frammento V e il frammento J, il DNA viene tagliato,
col DNA tagliato si forma un anello che viene eliminato
da enzimi, e un frammento V qualsiasi attaccato a un J
qualsiasi. Si forma il frammento variabile della catena
(in questo caso leggera, ma, mi raccomando, prima
quella pesante).
Questa una spiegazione di come i cromosomi 14 e 2
(o 22) sono in grado, colla ricombinazione, di offrire un
repertorio altissimo di Ig, sui testi il concetto pi
sostanzioso ma noi dobbiamo sapere questo.

MUTAZIONE SOMATICA
Abbiamo un secondo metodo di diversificazione dell Ig, la mutazione somatica che rivedremo meglio quando faremo lo scambio
di classe. La mutazione somatica la possibilit che viene data ai linfociti B di inserire mutazioni casuali nelle regioni V
(variabili) delle catene pesanti e leggere. Le mutazioni non sono eventi comuni e spesso non danno problemi, ma se sono in
regioni particolari, regioni codificanti, possono dare origine a malattie genetiche, quindi a inattivazione di geni. Nel caso di
mutazioni delle regioni variabili delle catene pesanti e leggere, esse portano solo a una maggiore possibilit di riconoscere
antigeni differenti. Si parla di una mutazione, un nucleotide differente, ogni 1000 bp, che tantissimo, e questo aumenta la
possibilit di riconoscere antigeni differenti. Vedremo quando la mutazione somatica avviene nei linfociti B e che cosa comporta;
la mutazione delle regioni ipervariabili del linfo. B prende il nome di maturazione dell'affinit, ossia il linfo. B che entra a contatto
coll'antigene, in cooperazione coi linfo. T, oltre a effettuare lo scambio di classe (che vedremo, attacco di una porzione C
differente) fa anche la maturazione dell'affinit, cio inserisce queste mutazioni casuali nelle regioni ipervariabili delle Ig, sia
catene pesanti che leggere.

MATURAZIONE DEI LINFOCITI B
Ricapitolando un attimo, noi stiamo seguendo quello che succede al linfocita
B in maturazione.
Dalla cellula totipotente nel midollo (stem cell) si generano precursori
linfoidi e per quanto riguarda la linea B, viene formato il pro-linfocita B.
Il pro-linfocita B un linfocita che, dal punto di vista immunitario, non
esprimendo ancora il recettore per lantigene, non in grado di riconoscere
antigeni.
Ma gi succedono delle cose in questa cellula: vengono accesi dei geni che verranno accesi solo nei linfociti mentre in tutte le
altre cellule dellorganismo non verranno mai attivati.
- Sono i geni che attivano la ricombinazione e sono i geni RAG1 e RAG2: questi geni sono quindi solo attivati nei
linfociti B e nei linfociti T durante la maturazione.
Lespressione dei geni RAG1 e RAG2 avviene durante il passaggio dal Pro-B al Pre-B e poi, nellultima fase di
maturazione che porter al linfocita B immaturo, dopodich vengono spenti e quindi non saranno pi attivi.
- Inoltre nel passaggio da Pro-B a Pre-B viene acceso un altro gene: la nucleotidil-trasferasi terminale (TdT), che avr il
compito di attaccare corte sequenze di nucleotidi nelle zone dove i segmenti genici vengono ricombinati, allo scopo di
aumentare la variabilit del sito di combinazione dellantigene.
Questo gene viene acceso solo nella fase di maturazione che porta dal Pro-B al Pre-B, poi viene spento.
Man mano che le ricombinazioni procedono (abbiamo gi visto la ricombinazione per la catena pesante e oggi vedremo quella per
la catena leggera), la configurazione del DNA del linfocita cambia: passa dalla configurazione germline (tipica di tutte le cellule
nucleate del nostro organismo) alla configurazione definitiva, che sar diversa da linfocita B a linfocita B perch saranno diverse
le ricombinazioni casuali che avranno interessato ogni singolo linfocita.
Alla fine della ricombinazione , se tutto andato bene, il linfocita dovr formare un recettore per lantigene, che lanticorpo di
superficie.
Le ricombinazioni possono essere produttive o improduttive: non detto che tutto questo processo che porta a uno scorrimento dei
segmenti genici variabili D e J delle catene pesanti vada a buon fine, che la TdT attacchi bene gli oligonucleotidi nella zona di
fusione dei segmenti.
Qualcosa pu andar storto e quindi la ricombinazione pu non essere produttiva perch non porta ad un trascritto funzionale.
Allora cosa pu fare il linfocita B? il linfocita B pu tentare la ricombinazione della catena pesante sullaltro filamento, sullaltro
allele.
Se la ricombinazione produttiva la maturazione andr avanti. Se invece anche in questo caso la ricombinazione improduttiva, il
linfocita B, avendo acceso un programma di apoptosi, non riuscir pi a spegnere il processo di apoptosi e andr incontro a morte.
Quindi o il linfocita esprime il recettore sulla superficie (abbiamo quindi ricombinazioni produttive) o muore.
Ci sono altri marker di superficie che vengono attivati o disattivati, a seconda degli stadi di maturazione.
Ve ne ho messi qualcuno: la cellula Pro-B esprime CD43, CD19, CD10.
Il CD19 e CD10 poi scompaiono quando da Pro-B passa a Pre-B.
Il CD43 viene mantenuto fino allo stato di linfocita B maturo, che esprime una IgM di superficie.
RICOMBINAZIONE PER LA CATENA PESANTE
Per quanto riguarda la catena pesante, le ricombinazioni le avete gi viste: si deve far in modo che delle possibili varianti V, D e J,
una combini con laltra correndo lungo il filamento, fino a formare questo neogene.
La prima ricombinazione la DJ, poi si ha la ricombinazione per un segmento V fino a formare questo neogene che prima non
cera, in quanto frutto dello scorrimento dei 3 segmenti che si vanno poi a saldare.
Questo VDJ va a saldarsi con un segmento costante C.
Quindi tutto

.
La porzione costante della catena sar di isotipo mu e quindi si former una catena pesante che poi caratterizzer lisotipo IgM.
Il neogene che si forma il frutto della ricombinazione VDJ che poi si ricombina con il segmento costante.
Questo neogene comincer a formare il trascritto primario che a sua volta former un mRNA e il linfocita B, nel passaggio da Pro-
B a Pre-B, capace di formare una catena pesante di isotipo IgM completa nella sua porzione variabile e nella sua porzione
costante.
A questo punto alla catena pesante viene attaccata una proteina provvisoria, un corecettore provvisorio e tutto viene trasportato in
superficie. Il trasporto in superficie di questa catena pesante attaccata ad un corecettore provvisorio, dar il segnale di inizio
ricombinazione per la catena leggera.
RICOMBINAZIONE PER LA CATENA LEGGERA
Di catene leggere abbiamo solo 2 isotipi: k e .
Il locus che codifica per la catena k sul cromosoma 2, mentre il locus che codifica per la catena sul locus 22.
A caso, k o vengono attivate: solitamente lisotipo prevalente nelluomo k, quindi pi spesso viene attivato il locus k rispetto a
, ma comunque casuale.
Quindi se tutta la ricombinazione che porta alla catena pesante completa andata bene, viene accesa la ricombinazione che
porter alla formazione di una catena leggera completa, che consta di due segmenti che devono ricombinare: V e J.
quindi possibile una sola ricombinazione tra uno dei possibili segmenti V, che sono circa una 40ina nelluomo, e uno dei
possibili dei segmenti J, che sono7-8.
Cosa deve avvenire per avere questa ricombinazione?

Deve avvenire
che uno
segmenti V
deve scivolare
lungo il
segmento DNA
e si forma un
loop che
avvicina il
segmento V al
segmento J.
Tutto il DNA
che viene
contenuto nel
loop (che si
forma per
permettere
lavvicinamento di V a J) viene tagliato dallendonucleasi e quindi il DNA dei linfociti cambia man mano che le ricombinazioni
avvengono perch vengono persi dei pezzi di DNA.
Quindi il DNA dei linfociti B che hanno completato la maturazione (e anche quello dei linfociti T che hanno completato la
maturazione), diverso dal
DNA di tutte le altre cellule
dellorganismo perch le altre
cellule non ricombinano.
I linfociti B e T devono invece
ricombinare.
Nella prima ricombinazione
quindi uno dei possibili
segmenti V scivolato lungo il
segmento di DNA
dallestremit 5 a 3 e si
saldato ad un J (nel grafico
stato ricombinato V2 con J1).
Se la prima ricombinazione
stata produttiva, si ha la
seconda ed ultima
ricombinazione, che vede lo
scivolamento di V2J1 che va a
saldarsi con

.
Quindi si forma un neogene
che prima non cera, il quale
codificher per un trascritto
primario che trascriver
2


e quindi poi si former un
mRNA che poi subir degli
splicing opportuni fino a tradurre il messaggio di una proteina, che la nostra catena leggera, la quale avr il segmento
2
,
1

.
A questo punto 2 catene leggere andranno ad attaccarsi a due catene pesanti e si former il recettore completo di isotipo IgM.
Avendo una zona idrofobica nellultimo dominio delle porzioni di catena pesante, il recettore andr a inserirsi nella membrana del
linfocita B e funger da IgM di superficie.
A queste IgM si associano sempre dei corecettori chiamati Ig e Ig (ce ne sono 2 per ogni immunoglobulina di superficie), che
servono per stabilizzare tutto il complesso molecolare delle immunoglobuline di superficie e per trasmettere il segnale una volta
che lanticorpo di superficie ha legato il proprio antigene.
Come lega lantigene? Lo lega con le porzioni variabili sia della catena pesante che della catena leggera.
Quindi il sito di combinazione dellanticorpo dato da 2 regioni molecolari: la porzione variabile della catena pesante e la
porzione variabile della catena leggera.
Perch la natura ha dovuto inventare tutto questo processo delle ricombinazioni geniche?
Perch aveva un problema da risolvere: pochi geni e un numero immenso di antigeni da riconoscere.
Il repertorio che la nostra cellula deve riconoscere di 10
8
- 10
9
antigeni.
La ricombinazione delle zone variabili della catena pesante e della catena leggera permette di fornire un numero sufficiente di
linfociti B che possono affrontare luniverso antigenico.
Quindi questi numeri elevati di 10
8
si raggiungono grazie ai fenomeni di ricombinazione, che sono a carico del segmento VDJ
della catena pesante e del segmento V e J nella catena leggera.
Questa variabilit dovuta alla ricombinazione, aumentata da altri meccanismi che contribuiscono a raggiungere il numero di
10
9
.
- Uno di questi meccanismi dato dalla TdT, che ha il compito di aggiungere corte sequenze di nucleotidi nelle zone dove
si stanno saldando i segmenti V, D e J per la catena pesante e V e J per la catena leggera.
Linserzione di questi nucleotidi (2,3,4 o 5) aumenta la variabilit della porzione varabile.
Linserzione di questi nucleotidi si tradurr infatti in una sequenza amminoacidica che sar diversa.
Questo quindi un altro meccanismo che aumenta la variabilit del sito di combinazione dellanticorpo.
- C un altro meccanismo, che un meccanismo di diversificazione giunzionale.
Quando vanno a saldarsi segmenti V, D o J per la catena pesante o V e J per la catena leggera, nel saldo pu essere
eliminato un nucleotide (questa eliminazione ancora compatibile con una ricombinazione produttiva).
Il salto di questo nucleotide crea unulteriore variabilit perch la sequenza nella produzione della proteina finale sar
diversa.
Il risultato che questa regione variabile sar la pi diversa possibile.
- lultima frazione di variabilit data dal fatto che il sito di combinazione per lantigene il frutto di due regioni
molecolari diverse: la porzione variabile della catena pesante e la porzione variabile della catena leggera.
Questo aggiunge unulteriore variabilit.
Questi 4-5 meccanismi ci assicurano che il nostro repertorio di linfociti B che andr a completare la maturazione raggiunger i
numeri di 10
9
.
Quando avviene tutto questo fenomeno che abbiamo descritto?
La maturazione dei linfociti B inizia subito dopo la nascita e continuer in maniera rigogliosa durate i primi anni di vita (infanzia)
dopodich inizier a rallentare.
Tuttavia i linfociti B si possono formare durante tutta let adulta, poi il sistema entra in una relativa quiescenza, ma non va mai in
quiescenza completa.
Anche nella persona anziana infatti matura un piccolo numero di linfociti B.
Di conseguenza un neonato non ha anticorpi circolanti nel sangue perch li sta ancora formando, ma ha IgG che gli sono state
donate dalla madre e che hanno passato il filtro placentare.
Quindi per le prime 4-5 settimane di vita, il neonato protetto da anticorpi che la madre gli ha fatto passare durante la gravidanza
attraverso la placenta e sono di isotipo IgG, perch sono le uniche in grado di attraversare il filtro della placenta.
Man mano che il bambino comincer a formare i propri anticorpi, i primi anticorpi che possiamo misurare nel sangue alla sesta-
settima settimana sono di isotipo IgM.
I primi anticorpi che compariranno saranno quindi le IgM.
Se torniamo alla maturazione dei linfociti B, c un passaggio importante che avviene sempre nel midollo osseo ed il passaggio
che caratterizza la fase di maturazione da linfocita B immaturo a linfocita B maturo.
Abbiamo detto che il linfocita B immaturo esprime numerosi recettori di superficie tutti identici tra di loro, sia per quanto riguarda
lidiotipo della porzione variabile sia lisotipo di classe IgM.
Nel midollo osseo ci sono cellule particolari che sono cellule dendritiche che hanno attaccate proteine autologhe, le quali verranno
fatte riconoscere ai linfociti B che hanno raggiunto questo stadio di maturazione.
Il linfocita B va a interagire con questi antigeni molto grandi che sono attaccati alle cellule dendritiche; sono con epitopi ripetuti
tante volte e sono antigeni autologhi.
Se il linfocita B con il suo recettore riconosce questi antigeni autologhi, viene considerato un linfocita B potenzialmente
autoreattivo e quindi il programma di apoptosi non verr spento e il linfocita B morir.
In questo modo la natura ha inventato un meccanismo di selezione che permette di ridurre il numero di linfociti B potenzialmente
in grado di riconoscere antigeni autologhi.
In questa fase vengono persi circa il 30-35% dei linfociti B che hanno completato questa fase di maturazione.
Vedremo che per i linfociti T la fase di selezione molto pi stringente: il 95% dei linfociti T che comincia la maturazione nel
timo va incontro a morte.
Quindi nel timo si perder oltre il 95% dei linfociti B che ha cominciato la maturazione.
Vedremo quali sono i meccanismi
responsabili di questo paradosso
biologico in cui la stragrande
maggioranza delle cellule che entra in
maturazione non completa la
maturazione ma muore.
Solo meno del 5% completer la
maturazione.
Per i linfociti B il sistema pi di larghe
maniche perch il 75% completa la
maturazione, raggiunge lo stadio di
linfocita B maturo.
COESPRESSIONE DI IgM E IgD A
questo punto questo linfocita B
esprimer un altro isotipo di superficie;
fa una cosa abbastanza caratteristica di
questa fase della maturazione:
conserver lidiotipo, cio tutto quello
che stato ricombinato per quanto riguarda la regione variabile non viene ritoccato in questa fase (questo un processo che
riguarda solo la catena pesante).
Lidiotipo verr fatto scorrere su un diverso segmento costante, immediatamente a valle di C, che C.
Quindi il linfocita B completa la maturazione e diventa linfocita B maturo perch esprimer due diversi isotipi anticorpali sulla
superficie: uno IgM e uno IgD.
Tutti e due questi anticorpi hanno lo stesso idiotipo, cio la stessa porzione variabile e quindi riconosceranno lo stesso antigene.
Il linfocita B maturo esprime 2 isotipi: IgM e IgG e ha completato la fase detta antigene-indipendente, in quanto tutta questa fase
avviene senza che lantigene svolga un ruolo di rilevanza.
A questo punto il linfocita B maturo diventato una cellula immunocompetente perch ha dei recettori che gli fanno riconoscere
lantigene estraneo; esce dal midollo, entra nel sangue e comincia a popolare il tessuto linfatico (milza, linfonodi, noduli linfatici
ecc).
Qui rimarr per un certo tempo finch non incontrer la sostanza estranea per cui specifico.
Ovviamente il linfocita pu incontrare o non incontrare lantigene.
Se non incontra lantigene, il linfocita rimane l per un po di tempo, per qualche giorno dopodich entra nel circolo linfatico e
tramite il dotto toracico ritorna alla circolazione sistemica e si sposta in unaltra stazione del tessuto linfatico, dove risiede
aspettando di incontrare lantigene.
Se non lo incontra continuer a spostarsi finch in una stazione qualunque incontrer la sostanza che i suoi recettori sono in grado
di riconoscere.
A questo punto se lantigene viene riconosciuto dai recettori di superficie del linfocita, entrer nella fase di maturazione definita
fase antigene-dipendente: necessario lantigene per effettuare lultima fase di maturazione che porter il linfocita B maturo,
attivato dallantigene e opportunamente co-stimolato dai linfociti T, ad andare incontro ad espansione clonale e diventare:
-linfocita B di memoria
-plasmacellula
Le plasmacellule sono caratterizzate da un abbondante citoplasma perch devono secernere anticorpi.
Gli anticorpi smetteranno di essere sulla superficie della plasmacellula e verranno secreti, entreranno nel sangue e nei liquidi
biologici, circoleranno per tutto lorganismo e da soli potranno attaccare lantigene (senza che ci sia pi la cellula da portarsi
dietro).
La plasmacellula una cellula terminale: una volta che ha fatto il suo mestiere e ha prodotto una quantit rilevante di anticorpi,
morir. Non esistono plasmacellule di memoria.
Esistono linfociti B di memoria che poi, al terzo, quarto incontro con lantigene, potranno diventare plasmacellule che
produrranno anticorpi.
Questa fase di maturazione da linfocita B maturo attivato dallantigene a plasmacellula, avviene sotto influenza dellantigene
estraneo che viene incontrato nel tessuto linfoide periferico.
Questa ultima fase della maturazione detta antigene-dipendente.
A questo punto il linfocita B ha completato la sua maturazione
SCAMBIO DI CLASSE
Il linfocita B, una volta attivato dallantigene, pu ancora cambiare il suo recettore di superficie.
Finora abbiamo parlato di isotipi IgM e IgG, ma noi sappiamo che ne esistono 5.
Quindi durante lattivazione indotta dallantigene estraneo e solo per gli antigeni timo-dipendenti, si potr avere lo cambio di
classe: da IgM si passer a IgA, IgG oppure IgE
(le IgG non vengono mai secrete; solo le IgM vengono secrete)
Quale il vantaggio di avere classi diverse? Ogni isotipo ha le sue caratteristiche funzionali, le sue specializzazioni
-IgM: pentavalente. Da un punto di vista dei siti di ricombinazione dellantigene ce ne sono 10 nella IgM secreta pentavalente.
un ottimo attivatore della via classica del complemento
-IgG: bivalente dal punto di vista dei siti di combinazione dellantigene. un ottimo attivatore della via classica del
complemento. la sola che attraversa la placenta.
-IgA: sono le uniche che ritroviamo nelle secrezioni (succo gastroenterico, secrezioni salivari, lacrime, liquidi che ricoprono le
superfici dellalbero respiratorio).
Sono attivatori del complemento per la via alternativa
La madre dona le IgA al neonato allattandolo: le IgA materne passano nel latte e dal latte vengono donate al neonato e quindi
difendono la mucosa gastroenterica contro virus e batteri che cominciano a popolare lintestino del neonato
-IgE: sono le uniche che lasciano il sangue e vanno ei tessuti che vanno ad armare le cellule granulose basofile.
Lo scambio di classe avviene solo quando il linfocita B maturo incontra lantigene e comincia il dialogo con il linfocita T.
Questo per quanto riguarda la porzione costante.
AUMENTO DELLAFFINITA DELLA RISPOSTA ANTICORPALE
Anche la porzione variabile, una volta che si avvenuto lincontro con lantigene, pu ancora variare.
C un fenomeno noto come aumento dellaffinit della risposta anticorpale.
Gi parecchi decenni fa si osservava che se prendevamo un topo e iniettavamo un antigene e osservavamo il tipo di anticorpi che
venivano prodotti dal punto di vista della capacit di legare lantigene (quindi la loro affinit), laffinit degli anticorpi aumentava
nelle settimane successive.
Le cose erano ancora pi chiare se si faceva un richiamo iniettando lo stesso antigene nellanimale gi immunizzato.
Laffinit della risposta secondaria era molto pi alta dellaffinit anticorpale nella risposta primaria.
Quindi cambiava qualcosa nel sito di combinazione per lantigene.
Durante le risposte secondarie cambia la regione V sia della catena pesante che della catena leggera.
Il risultato che si formano anticorpi di affinit crescente, cio in grado di legare sempre meglio lantigene.
Questo intuitivo che serve perch man mano che lantigene viene eliminato, la sua concentrazione cala e servono anticorpi di
affinit maggiore per legare una quantit di antigene che progressivamente decresce.
Maturazione dei linfociti T
Abbiamo visto gli aspetti salienti della maturazione dei linfociti B e adesso cominceremo a vedere qualche aspetto importante
della maturazione dell'altra linea linfoide che sono i linfociti T.
Vedremo che le cose sono pi complesse da molti punti di vista per i linfociti T. Anche questi dovranno esprimere un recettore, il
TCR (T-Cell-Receptor), il recettore della cellula T specifico per l'antigene. Dopo qualche decennio di studi e a seguito
dell'impegno decine di laboratori coinvolti in questa impresa di capire come faceva il linfocita T ad interagire con l'antigene si
capito che la cellula T esprime un recettore di superficie la cui struttura raffigurata in maniera abbastanza semplificata nel
grafico che vedete sulla lavagna luminosa. Consta di 2 catene la cui forma prevalente del tipo - (quindi ci sono una catena alfa
ed una catena beta) espressa dal 95 % dei linfociti T che hanno completato la maturazione. Il restante 5 % esprime invece un
dimero diverso chiamato -. I linfociti T che esprimono questo istotipo diverso del recettore hanno delle funzioni non ancora ben
chiarite. Per molto tempo, per decenni, non si capiva come il linfocita T potesse riconoscere l'antigene. La difficolt nella
comprensione di questo processo era dovuta a vari fattori, primo che questo recettore non viene mai secreto, rimane solo e sempre
ancorato alla superficie. Al contrario di una immunoglobulina che viene secreta in grandi e grandi quantit, il recettore TCR
rimane sempre attaccato alla membrana, era quindi difficile procurarsene quantit discrete per l'analisi, biochimica e genetica,
dello stesso. Mentre i linfociti B secernono le immunoglobuline, che possono essere estratte dal siero e dai liquidi biologici, per il
linfocita T ci non era possibile e questo ha reso molto pi difficile lo studio sia della struttura che della genetica di questo
recettore. Due studiosi hanno contribuito allo studio della struttura del TCR e dei meccanismi di riconoscimento dell'antigene (...)
[il prof cita il nome di due ricercatori, un americano ed un giapponese, entrambi docenti presso l'Harvard Medical School,
vincitori del Premio Nobel per la Medicina l'uno per lo studio dell'HLA e l'altro per lo studio del TCR, brusio e difficolt nella
comprensione dei nomi dei suddetti mi impediscono di scriverli] Vedremo che il riconoscimento dell'antigene per questo recettore
particolare perch l'antigene non pu essere riconosciuto n in forma nativa n in forma solubile ma per il linfocita T "antigene"
vuol dire un peptide che deve essere processato dalle cellule che presentano l'antigene, inserito nella molecola HLA e finalmente
esposto sulla superficie dell'APC (Antigen-Presenting-Cell). Anche questo rendeva difficile la comprensione di che cosa
riconoscesse il TCR, perch non c'era un antigene solubile che si attaccava al recettore del linfocita, e quindi il recettore non
poteva essere isolato usando qualunque antigene in forma naturale. Come vedete dallo schema anche queste due catene e
hanno una porzione costante ed una porzione variabile.Quindi, come accadeva per gli anticorpi, queste sono proteine che fanno
eccezione rispetto alle altre proteine del nostro organismo. Ad esempio, ogni singola catena presenta una porzione costante
condivisa con tutte le altre catene dello stesso tipo ed una porzione variabile che invece esclusiva del singolo clone linfocitario
,che per esprimere la porzione variabile dovr ricombinare il proprio DNA. Stessa cosa vale per la catena , che ha un dominio
costante ed un dominio variabile, quindi anche per la catena il linfocita T dovr ricombinare dei geni. Il sito per il
riconoscimento dell'antigene del recettore TCR composto dalle due porzioni variabili sulla catena e sulla catena ed entrambe
contribuiranno a formare il sito di riconoscimento che interagir con il peptide esposto sulla molecola HLA. Quindi oggi vedremo
quali sono gli aspetti salienti che portano all'espressione sul linfocita T in via di maturazione di questa struttura di superficie.
Sia la catena che la catena sono glicoproteine transmembrana la cui parte extracellulare presenta residui oligosaccaridici
attaccati ad entrambe le catene, ogni catena presenta inoltre:
due domini globulari IgC simili (appartengono anche questi alla superfamiglia delle globuline)
una piccola porzione idrofobica per l'inserzione in membrana
una corta coda citoplasmatica che non pu permettere, da sola, nessuna trasmissione intracellulare del messaggio ma
necessaria la sua interazione con altre molecole che vedremo in seguito.
Come fa il linfocita T ad esprimere questo recettore sulla superficie? Dobbiamo partire anche in questo caso dalla cellula
progenitrice totipotente che sta nel midollo osseo. Nel midollo osseo si dividono la linea B e la linea T, quindi il protimocita T si
trova ancora all'interno del midollo osseo. Lo abbandona precocemente, entra nel circolo sanguigno per migrare nel secondo
organo linfoide primario oltre al midollo osseo: il timo, organo linfoepiteliale che si trova nel mediastino anteriore. Quindi a
ondate questi prolinfociti, che non hanno ancora nessuna caratteristica della linea T, escono dal midollo osseo attraverso il circolo
ematico, attraverso le venule post-capillari del timo giungono alla porzione corticale del timo (la porzione pi esterna dell'organo)
e qui subiscono una serie di eventi molto complessi. La prima cosa che devono fare proliferare. Da un singolo protimocita T se
ne ottengono tanti e mentre proliferano si accende un processo di ricombinazione genica parallelo ad uno di morte
programmata cellulare. I protimociti T una volta entrati nel timo esprimeranno i due geni che presiedono alla ricombinazione
genica: RAG1 e RAG2. Nel momento in cui questo linfocita pro-T inizia ad esprimere RAG1 e RAG2 entra in una fase della
maturazione diciamo semi-definitiva e diventa pre-linfocita T, perch comincia a riarrangiare la porzione variabile del recettore
TCR. Inoltre viene acceso anche l'enzima che abbiamo gi incontrato per i linfociti B : la nucleotidiltransferasi terminale (dntt).
Il compito di questo enzima quello di aggiungere corte catene oligonucleotidiche ai segmenti variabili che si stanno
ricombinando. A questo punto il linfocita pro-T diventato gi un pre-T, comincia a riarrangiare i geni e infatti il suo DNA
passer dalla configurazione tipica della linea germinale alla configurazione tipica del linfocita T che ha riarrangiato i geni per la
catena e per la catena . Man mano che il linfocita procede nella maturazione acquisisce anche dei marcatori di superficie che
sono stati chiariti successivamente, per esempio nella fase precoce di maturazione il pro-linfocita T era CD44
+
e CD25
+
, poi
conserva questi due marcatori anche nella fase di pre-T ma perder sia CD44 che CD25 quando comincer a passare alla fase di
maturazione successiva,al termine della quale diventer un linfocita T maturo. Quindi nella cellula si spengono molecole che
vengono espresse sulla superficie a seconda dello stato di maturazione. Tutto questo avviene nel timo. Possiamo considerare
questa fase di maturazione dentro il timo "antigene-indipendente" se per "antigene" intendiamo una sostanza estranea: in realt
nel timo sono presenti antigeni, ma sono antigeni ontologhi che giocheranno un ruolo importante nella maturazione dei singoli
linfociti. Quindi, una volta che sono stati accesi RAG1 e RAG2 comincia la ricombinazione.
Ricombinazione della catena
La prima catena ad essere sottoposta a ricombinazione la catena . La catena quella che viene espressa per prima. Il gene
per la catena si trova sul cromosoma 7, mentre quello per la catena si trova sul cromosoma 14. Il linfocita pro-T in via di
maturazione per diventare linfocita pre-T comincia ad esprimere i geni che codificano per la catena e soprattutto comincia a
riarrangiare i segmenti variabili. In analogia con quanto abbiamo visto per la catena pesante dell'immunoglobulina, anche qui
abbiamo 3 gruppi di segmenti variabili: V, D e J. Per la catena abbiamo un numero limitato di segmenti J, circa una decina, ma
possono essercene fino a 20 (la nomenclatura convenzionale prevede che ogni segmento variabile per la catena venga indicato
con N
beta
n, dove "N" indica il gruppo di appartenenza (V, D o J), al pedice e "n" indica il numero del segmento variabile
considerato. Stesso dicasi per i segmenti variabili della catena alfa). Poi abbiamo i segmenti variabili del gruppo D, meno di una
decina. Il gruppo pi numeroso quello dei segmenti V, che sono circa 70. La prima ricombinazione quella tra uno dei possibili
segmenti D e uno dei possibili segmenti J. Quindi questi loci vengono fatti scorrere sul filamento di DNA fino a che uno dei
segmenti D scelto a caso viene ad attaccarsi ad uno dei segmenti J scelto casualmente. Tutto ci che stava in mezzo a questi due
loci variabili forma un cappio che viene tagliato via dall'endonucleasi, le elicasi saldano assieme il segmento D e il segmento J e
la nucleotidiltransferasi terminale inizia ad attaccare alcune brevi catene oligonucleotidiche vicino alla zona di giunzione, dove si
forma il neogene. Alla fine, le ricombinazioni possono essere produttive o non produttive. Se la ricombinazione non produttiva,
il nostro linfocita pro-T deve tentare una ricombinazione sull'altro filamento di DNA. Anche qui la ricombinazione pu essere
produttiva o no, se ancora una volta non produttiva il linfocita pro-T morir perch non riesce a spegnere il processo di apoptosi,
e quindi scomparir, verr sacrificato all'interno della corticale. Se invece le ricombinazioni sono produttive, segue la seconda
ricombinazione: un segmento V scelto a caso scorre sul filamento di DNA per andare a saldarsi l dove si gi creato il neogene
DJ. Questa seconda ricombinazione porta alla formazione di un neogene VDJ. Anche a V vengono attaccate sequenze
oligonucleotidiche dalla nucleotidiltransferasi terminale e questo aumenta il grado di variabilit del segmento variabile per la
catena . Poi ci sono anche in questo caso dei saldi di oligonucleotidi a livello della giunzione dei diversi segmenti V, D e J:
anche questo contribuisce ad aumentare la variabilit. Se tutto andato bene e le ricombinazioni sono state produttive il nostro
linfocita in maturazione riesce a formare questo neogene VDJ. Il neogene deve scorrere poi ancora una volta sul filamento di
DNA per andarsi a saldare al segmento che codifica per la porzione costante, C
beta
, presente in due isoforme: C
beta
1 e C
beta
2, scelte
casualmente. Tutto il DNA che stava in mezzo viene tagliato via dall'endonucleasi e finalmente si forma un neogene che viene
trascritto, si forma il trascritto primario che poi maturer attraverso il processo di splicing in mRNA da cui verr finalmente
tradotto il messaggio di questo neogene formato da una porzione costante ed una porzione variabile, a partire dal quale verr
sintetizzata all'interno del reticolo endoplasmatico rugoso la catena completa. A questo stadio della maturazione il linfocita T
pu produrre una catena completa. A questo punto, la manda in superficie, assemblata con una catena invariante che sostituisce
per il momento la catena che non stata ancora sintetizzata. Nel momento in cui la catena raggiunge la superficie della
cellula, d il segnale per partire con la ricombinazione e la sintesi della catena .
Ricombinazione della catena
Ha quindi inizio la ricombinazione dei segmenti variabili per la catena che, come vedete dallo schema qui sulla lavagna
luminosa, ha solo i segmenti J e i segmenti V, in analogia se ricordate con la catena leggera delle immunoglobuline. In questo
caso i geni J sono un po' pi numerosi rispetto alla catena , sono circa una sessantina, mentre i segmenti V sono poco meno di
una cinquantina. Avviene quindi la prima ricombinazione: uno dei segmenti V scelto casualmente scivola lungo il filamento di
DNA fino a portarsi vicino ad uno dei possibili segmenti J. Cambia quindi la configurazione anche per la catena , si forma un
grande cappio che contiene tutto il DNA compreso tra uno dei segmenti V ed uno dei segmenti J e questo cappio viene eliminato
dalle endonucleasi. In questo loop contenuto il gene che codifica per la catena , quindi la ricombinazione della catena esclude
la possibilit di esprimere l'altra forma alternativa del recettore, perch il gene per la catena viene addirittura deleto. Quindi
quella minoranza di linfociti T che invece esprimeranno l'altro eterodimero (-) dovranno attivare subito la ricombinazione di
in modo da bloccare la ricombinazione di e da distruggere il gene che codifica per la catena ( va incontro a questo processo
solo il 5 % dei linfociti T, il restante 95% accende la catena , poi la catena , per esprimere poi l'eterodimero -). Allora,
come abbiamo gi detto, il locus per la catena si trova sul cromosoma 14. Se tutte le ricombinazioni sono state produttive e
sono avvenute in maniera congrua, si ha un aumento della variabilit tramite l'aggiunta di oligonucleotidi nella zona di giunzione
tra il segmento variabile V e quello J e a questo punto se la ricombinazione stata produttiva il segmento variabile VJ viene fatto
scivolare fino al locus della porzione costante: si forma il neogene, viene trascritto, si forma il trascritto primario, viene
processato, l' mRNA cos ottenuto traduce per la catena che verr sintetizzata. A questo punto nel RER si formano sia la catena
che la catena , che vengono assemblate. Entrambe le catene vengono trasportate in superficie attraverso l'apparato del Golgi.
Molecole corecettoriali; Selezione positiva e selezione negativa
Nell'apparato del Golgi vengono associate al recettore TCR cos formatosi e poi trasportate insieme ad esso sulla membrana le
molecole co-recettoriali. Una di queste viene chiamata molecola CD3. E' un complesso molecolare formato da almeno 3, se non
4, catene diverse, si associa sempre al recettore della cellula T e serve per trasmettere il segnale dentro la cellula una volta che il
recettore si impegna nel legame. Le altre molecole corecettoriali che vengono espresse e montate in vicinanza del TCR sono, le
abbiamo gi incontrate, CD4 (Cluster of Differentiation 4) e CD8. Quindi il linfocita quando ha completato questa fase di
maturazione, cio in grado di esprimere il TCR e le molecole corecettoriali, si sposta dalla corticale verso la midollare del timo.
Cosa succede ai linfociti che sono riusciti ad esprimere il TCR,CD3,CD4 e CD8? Continueranno la maturazione. Gli altri, o che
hanno mal ricombinato o che non sono riusciti ad associare le molecole corecettoriali al recettore, sono gi morti e si perde cos
circa il 20-25 % dei linfociti in maturazione. A questo punto il linfocita entra nella parte midollare del timo, cio nella parte pi
profonda, e come vedete l nello schema viene sottoposto ad un processo di selezione. Processo di selezione che possiamo
immaginare in due tempi: una prima fase, chiamata "selezione positiva", ed una seconda fase chiamata "selezione
negativa".Cosa c' nella midollare del timo? Ci sono le cellule accessorie timiche, in particolare cellule mioepiteliali,macrofagi e
cellule dendritiche particolari del timo che provvedono a questo processo di selezione dei timociti in maturazione. In cosa consiste
questo processo di selezione? La prima fase, detta di selezione positiva, fa in modo che il timocita vada a legare una delle
molecole HLA che sono presenti sulla superficie delle cellule mioepiteliali, delle cellule dendritiche, dei macrofagi della
midollare del timo. In questo legame con l'HLA giocano un ruolo importante le molecole CD4 e CD8 perch sono molecole
corecettoriali che servono a stabilizzare il legame del TCR con la molecola HLA nella sua parte invariante, dove non ci sono i
polimorfismi. A questo punto, casualmente, il timocita pu andarsi a legare ad una molecola HLA di classe 1
a
o di classe 2
a
. Se
di classe 1
a
giocher un ruolo importante il CD8, se di classe 2
a
giocher un ruolo importante per stabilizzare il legame CD4, che
serve proprio per l'interazione con la molecola HLA di classe 2
a
. A questo punto a seconda dell'interazione con una delle due
classi di HLA il linfocita T in maturazione comincia a spegnere uno dei due corecettori. Quindi se il linfocita ha interagito con una
molecola HLA di classe 1
a
manterr il CD8 e spegner il CD4, se invece ha interagito con una molecola HLA di classe 2
a
spegner
CD8 e terr acceso il gene per la molecola CD4, ossia continuer a esprimere in superficie solo il CD4. Quindi da doppio
positivo, per quanto riguarda il CD4 e il CD8, il linfocita in maturazione diventer una cellula singola positiva, divenendo CD4
+
CD8
-
o, al contrario, CD8
+
CD4
-
. Oltre alla selezione positiva, in cui ci si assicura che il linfocita T vada ad interagire in maniera
congrua con la molecola HLA, che una cornice molecolare importante, viene fatta anche una seconda selezione che stata
definita selezione negativa. Positiva perch vengono selezionati solo i linfociti che interagiscono bene con la molecola HLA, tutti
quelli che interagiscono male vengono fatti morire. Poi c' questa seconda fase, detta selezione negativa. A questo punto, quando
il linfocita T sta interagendo con la molecola HLA deve anche riconoscere il peptide: in qualche modo deve interagire con la
molecola che l'HLA contiene. Questo peptide derivato da proteine ontologhe, perch la maturazione dei linfociti T inizia gi
durante la vita intrauterina: si tratta di proteine che i macrofagi e le cellule mioepiteliali processano all'interno del timo ma sono
proteine ontologhe, dell'organismo stesso. Quindi questi peptidi sono tutti di derivazione endogena, sono proteine "self". Se il
linfocita T interagisce con alta affinit di legame con il peptide self, viene ritenuto una cellula potenzialmente autoreatti va, e
quindi il processo di apoptosi non viene spento e la cellula muore. Perci questo tipo di selezione stata denominata "selezione
negativa". I linfociti che invece riconoscono con bassa affinit il peptide, continuano la maturazione: entrano nella parte pi
profonda della midollare, sono diventati o CD4
+
o CD8
+
(quindi esprimono solo uno dei due corecettori). Il loro destino sar poi
quello di entrare nelle venule post-capillari, circolare nel sangue ed andare a finire negli organi linfatici secondari (milza,
linfonodi) e qui aspetteranno l'incontro con l'antigene estraneo. Quindi circoleranno tra i diversi tessuti linfatici finch non
incontreranno l'antigene. L'incontro con le molecole HLA, che come abbiamo detto avviene nel timo, decide quale dei due
corecettori viene mantenuto: o CD4 o CD8. Il mantenimento di uno dei due corecettori decide anche quello che il destino
funzionale del linfocita T. Un linfocita T CD4
+
, per il 95% diventer un linfocita T Helper, che regola le risposte immunitarie,
mentre quei linfociti che hanno mantenuto solo il corecettore CD8 per il 95% saranno linfociti T citotossici, in grado di
riconoscere una cellula infettata e ucciderla. Questo processo comincia durante la quarta-quinta settimana di vita intrauterina,
continua anche nei primi anni di vita in maniera rigogliosa tanto vero che il timo un organo molto sviluppato nel bambino,
per comincia precocemente ad andare incontro ad un'involuzione istologica e funzionale , tanto vero che gi all'inizio
dell'adolescenza riduce di volume, produce meno cellule e gi intorno ai trentanni il timo fatto per il 95 % di cellule del tessuto
adiposo. E' quasi una vestige istologica, produce pochi linfociti T e intorno ai quarant'anni questo processo di involuzione
praticamente completato e l'organo non svolge pi quella funzione che svolgeva negli anni della fanciullezza e della giovent.
Linfociti T CD8
-
CD4
-

C' una popolazione linfocitaria, che vedete in basso nel grafico, che ha espresso nel timo l'eterodimero -. Qui le cose si fanno
pi nebulose, non si sa se e come il 5% di linfociti che ha espresso l'eterodimero -venga selezionato tramite l'interazione con gli
antigeni autologhi. Non si sa se questa selezione avvenga, e nel caso avvenga non se ne conoscono i meccanismi. Ci sono studi in
corso, e probabilmente chi risponder a queste domande vincer un Nobel per la Medicina. Questi linfociti T che hanno espresso
l'eterodimero - una volta completata la loro maturazione vanno a colonizzare tessuti linfatici secondari che sono quelli al di
sotto delle superfici cutanee e al di sotto delle superfici mucose. La funzione di questi linfociti non ben nota. Intanto si sa che
sono CD4
-
CD8
-
, ossia non esprimono nessuno dei due corecettori che sono importanti per l'interazione con la parte invariante
della molecola HLA (esprimono per CD3, necessario per la trasmissione intracellulare del segnale). Non si conosce, in
definitiva, la modalit con cui riconoscano l'antigene. Anche la funzione non ben definita, non si sa se siano cellule regolatorie,
che regolano la risposta immunitaria come fanno ad esempio i linfociti T CD4
+
, oppure se siano cellule in grado di riconoscere ed
eliminare bersagli particolari, ad esempio cellule infettate. Gli studi su questa classe di linfociti sono difficoltosi sia perch queste
cellule sono presenti in piccola quantit sia perch si localizzano in aree anatomiche difficili da studiare. Abbiamo visto quindi le
tre popolazioni di linfociti T al termine della loro maturazione: 2 popolazioni di linfociti T, i CD4
+
e i CD8
+
esprimono il TCR
nella sua forma -, mentre la terza popolazione, presente in una percentuale del 5%, comprende linfociti che esprimono il TCR
nella sua forma - e sono CD4
-
CD8
-
. Tutto questo processo di ricombinazione genica, di selezione positiva, di selezione negativa
fa si che si perdano pi del 95 % delle cellule che cominciano la maturazione nel timo. Questo stato un paradosso per tanti anni,
non si capiva perch la natura avesse scelto un processo in cui sprecava 97 cellule su 100, poich queste morivano e non
raggiungevano la maturazione. Poi si capito che la modalit con cui il linfocita T deve riconoscere l'antigene che costringe la
natura a passare attraverso questo stretto imbuto: poich ci deve essere interazione con la molecola HLA, che una molecola self,
questa deve essere un'interazione congrua e questo porta all'eliminazione dei linfociti T potenzialmente autoreattivi. Quindi
vengono eliminati tutti i linfociti che riconoscono antigeni self (o almeno la stragrande maggioranza di loro) e questo abbassa in
maniera significativa la probabilit di sviluppare malattie autoimmuni.Quindi i linfociti T sono selezionati in maniera
particolarmente lunga proprio per ridurre la probabilit dell'insorgenza di una malattia autoimmune. Alla fine del corso, quando
parleremo di malattie autoimmuni, vedremo che ci sono delle cose che non vanno come dovrebbero, o all'interno del timo o in
periferia e purtroppo il soggetto si ammaler di una malattia autoimmune. Come gi vi avevo detto prima, affinch il linfocita T
sia in grado di riconoscere e rispondere verso quello che un peptide proprio, deve essere provvisto di questa struttura
recettoriale, il TCR e di molecole ad esso associate. Come vedete dall'immagine, da una parte c' o CD4 o CD8, che serve per
legare la parte invariante della molecola HLA, ma legate strettamente al recettore ci sono queste strutture formate di fatto da 5
molecole, che formano CD3. CD3 serve a trasmettere il segnale di attivazione una volta che il linfocita T si impegnato nel
legame con il peptide riconosciuto sulla molecola HLA. Quindi il CD3 ha la funzione di trasmettere il segnale in analogia con
quanto avevamo visto per i corecettori immunoglobulinici, che affiancano l'immunoglobulina sulla superficie del linfocita B.
Quindi una volta che i linfociti T hanno completato la maturazione sono diventati cellule immunocompetenti, perch si sono
forniti di un recettore che le abilita a riconoscere l'antigene. Ogni popolazione linfocitaria acquista un recettore che permette alla
cellula di riconoscere la struttura estranea. Il linfocita B riconosce l'antigene in forma nativa e solubile, cio l'antigene non ha
bisogno di essere trasformato in qualcosa d'altro, perch interagisce direttamente con l'anticorpo. La storia del linfocita T molto
diversa perch l'antigene deve essere degradato, ridotto a peptide, inserito all'interno della molecola HLA e quindi presentato
dall'APC (Antigen Presenting Cell) al linfocita T, il quale, ribadiamo, non riconoscer mai l'antigene in forma nativa e solubile ma
lo riconoscer soltanto nel momento in cui, dopo essere stato processato, l'antigene gli viene presentato da una cellula
specializzata in questa funzione. A questo punto, avendo capito aspetti importanti dell'immunit adattativa, procediamo nel nostro
argomento e in questa rappresentazione osserviamo quante molecole ci vogliano affinch il linfocita T possa non solo riconoscere
la sostanza estranea, ma anche rispondere e dare una risposta immunitaria. Il recettore assicura quella che viene chiamata
"specificit clonale". Un singolo linfocita riconosce una singola struttura estranea. Questo il motivo per cui abbiamo un alto
numero di cellule linfocitarie: 10
8
per i linfociti T e 10
9
per i linfociti B. Ma la specificit solo uno dei passi importanti che la
cellula deve presentare per diventare immunocompetente, deve infatti esprimere sulla superficie molte altre molecole oltre al
recettore specifico per un antigene:
il CD3, che serve per trasmettere il segnale una volta che il recettore si impegnato
la molecola corecettoriale, che alla fine della maturazione pu essere o CD4 o CD8, che serve per l'interazione con la
molecola HLA e per stabilizzarne il legame con il TCR, che altrimenti sarebbe troppo labile
molecole di adesione
molecole di costimolazione
A questo punto vedremo che ci sono tutta un'altra serie di molecole sulla superficie della cellula che diventata una cellula
immunocompetente, per esempio vediamo qui molecole di cui abbiamo gi parlato nell'ambito della chemiotassi, che sono
molecole di adesione. Abbiamo gi detto che le molecole di adesione non sono importanti solo per la chemiotassi, ma anche per
l'adesione in generale di una cellula ad un'altra cellula. Quindi, se il linfocita T deve aderire alla cellula che presenta l'antigene, ha
bisogno di molecole d'adesione perch questo contatto tra diverse cellule avvenga. Stessa cosa per il linfocita B quando deve
cooperare con un linfocita T. Altre molecole importanti sono le cosiddette "molecole di costimolazione", ad esempio CD28
(Cluster of Differentiation 28). Queste molecole sono importanti perch assicurano un corretto dialogo tra i linfociti T e i linfociti
B e tra entrambe le linee linfocitarie e le APC (macrofagi, cellule dendritiche e cos via). Il corretto dialogo fra le due diverse
popolazioni linfocitarie assicurato da una parte dalle molecole di costimolazione, dall'altro dalla produzione di citochine, che
hanno la funzione di regolare le risposte immunitarie.
Tessuti ed organi del sistema immunitario
A questo punto parliamo dei tessuti che compongono il sistema dell'immunit adattativa, che abbiamo gi detto pu essere anche
definita immunit acquisita. Quali sono le cellule proprie del tessuto linfatico? Ormai l'abbiamo gi capito, sono i linfociti T e i
linfociti B. Ricordate che i linfociti B nascono e maturano all'interno del midollo osseo, mentre i linfociti T nascono s all'interno
del midollo osseo ma devono passare attraverso il timo per completare la loro maturazione. Una volta che hanno completato la
loro maturazione per vie diverse e in modi diversi, sia i linfociti T che i linfociti B migrano nel tessuto linfatico secondario, che
si configura con una complessit architettonica e tissutale piuttosto rilevante nel sistema immunitario. Questo tessuto cont err
ovviamente linfociti B, linfociti T, ma anche tutte le cellule accessorie necessarie ad una sua corretta funzionalit: le APC, i
macrofagi, le cellule dendritiche e cos via. Il tessuto linfatico secondario si organizza in strutture molto ben evidenziabili. Dove si
localizza il tessuto linfatico? Possiamo dividere gli organi linfatici in primari,che abbiamo gi visto sono midollo osseo e timo,
dove i linfociti maturano, e secondari, o periferici, dove invece il linfocita incontrer l'antigene e dar una risposta immunitaria. Il
sangue serve solo per il trasferimento, non avviene nient'altro, nel sangue non si incontra nessuno perch tutti vanno molto veloce:
l'antigene si incontrer nel tessuto linfatico secondario. Il midollo osseo, deputato alla formazione dei linfociti e degli altri
leucociti, si trova all'interno della cavit midollare delle ossa lunga o all'interno delle ossa piatte del cranio e delle vertebre.
All'interno del midollo osseo maturano solo i linfociti B, mentre i linfociti T migrano nel timo. Il timo ben evidenziabile,
situato nel mediastino anteriore, praticamente dietro alla tiroide, in una cavit delimitata lateralmente dai due apici polmonari. Il
timo un organo di tessuto "linfoepiteliale", cos definito perch ha una componente linfatica ma anche una componente
epiteliale, costituita da cellule accessorie. Com' fatto il timo? Questa una rappresentazione molto schematica che serve ad
evidenziare gli aspetti pi importanti della struttura del timo. Il tessuto del timo abbastanza rigoglioso durante l'infanzia, dopo va
incontro ad involuzione precoce. Presenta una capsula esterna che ricopre tutta la superficie dell'organo e che manda delle
propaggini all'interno del parenchima. I sepimenti di tessuto connettivo inviati dalla capsula all'interno del parenchima timico
sono detti "trabecole" e al loro interno decorrono vasi che giungono quindi fin nella porzione pi profonda dell'organo, la
porzione midollare. La porzione pi esterna dell'organo, appena sotto la capsula, viene chiamata porzione corticale, quella pi
profonda viene chiamata porzione midollare. Abbiamo visto che i timociti entrano (attraverso queste trabecole che si dipartono
dalla capsula e in cui decorrono i vasi) nella parte corticale, e qui cominciano la loro maturazione. Man mano che maturano e
riescono a superare gli step che questa maturazione prevede, passano nella parte pi profonda del timo che la parte midollare.
Solo i timociti che avranno completato la maturazione divenendo linfociti T immunocompetenti lasceranno il timo e
raggiungeranno gli organi linfatici secondari. La parte corticale del timo formata da cellule con propaggini astrocitiformi, cellule
accessorie molto importanti perch assistono la maturazione dei timociti, non solo presentando molecole HLA di classe 1
a
e di
classe 2
a
, ma anche producendo dei fattori di crescita che sono importanti per la proliferazione dei timociti. Vengono prodotte
citochine, ad esempio IL3 ed IL7, che sono importanti per assistere al processo di proliferazione a cui i linfociti in via di
maturazione devono sottostare. Questo avviene anche grazie al microambiente timico che ricco di alcune citochine (come IL3 e
IL7) che provvedono ad assistere alla proliferazione del linfocita in maturazione. Queste cellule mioepitaliali producono anche
delle sostanze a basso peso molecolare che sono state definite "ormoni timici". Gli ormoni timici sono stati scoperti intorno agli
anni '70, fanno parte di una numerosa famiglia e svolgono l'importante funzione di assistere alla differenziazione del timocita.
Man mano che questo si differenzia, questi ormoni danno dei segnali per far s che la differenziazione avvenga in maniera
congrua. Gli ormoni timici hanno natura peptidica (tra di essi figurano la timosina, l'alfa1-timopoietina...), hanno basso peso
molecolare ed entrano nel circolo sistemico svolgendo la loro funzione anche in periferia. Agiscono principalmente su componenti
del sistema immunitario, perch assistono alla differenziazione dei linfociti T e B anche all'interno degli organi linfatici secondari
una volta avvenuto l'incontro con l'antigene, ma mettono anche in comunicazione il timo con altri organi, ad esempio con la
ghiandola surrenale oppure con il sistema nervoso centrale. Quindi il timo comunica attraverso gli ormoni, ma comunica anche in
altri modi. Il timo infatti un organo riccamente innervato: il sistema nervoso invia al timo numerose terminazioni nervose che
attraverso la capsula giungono fino in profondit nel parenchima timico, raggiungendone la porzione midollare. Il timo
innervato sia dal sistema nervoso simpatico che dal parasimpatico e la comunicazione del timo con il SNC assicurata anche
durante la fase di maturazione dei timociti. Qui possiamo vedere una microfotografia del timo al microscopio ottico. Che cosa
notiamo? Notiamo nella corticale piccole cellule basofile e tantissimi linfociti in proliferazione. Man mano che dalla corticale si
passa alla midollare il numero dei linfociti diminuisce perch vengono persi durante i processi di selezione precedentemente
descritti. Notiamo le venule post-capillari da dove i linfociti che hanno completato la maturazione entreranno nel circolo sistemico
per migrare in periferia. Nella midollare del timo si ritrovano delle formazioni particolari, i cosiddetti "corpuscoli di Hassal". Sono
delle cellule che hanno un aspetto tondeggiante, si dispongono a formare degli strati, hanno un citoplasma intensamente basofilo e
sono cellule mioepitaliali che stanno andando incontro a senescenza. Osservando la microfotografia al microscopio ottico di un
timo anziano potete vedere come sia quasi interamente costituito da tessuto adiposo: il tessuto linfatico ridotto a ben poco
rispetto ad un timo giovane. Con il progredire dell'et infatti aumenta sensibilmente la componente adiposa a scapito di quella
linfocitaria (il timo adulto quindi essenzialmente atrofico, poich composto prevalentemente da tessuto adiposo e presenta solo
una piccola parte di tessuto linfatico ancora attivo). Completata la descrizione dei due organi linfoidi primari (midollo osseo e
timo) parliamo del tessuto linfatico secondario, che si distribuisce lungo tutti i tessuti del nostro organismo. Abbiamo delle
strutture principali, ad esempio la milza, che contenuta a sinistra nella cavit addominale e poi abbiamo altre strutture
secondarie molto pi piccole che sono i linfonodi, che troviamo in tutto il nostro organismo: lungo l'albero respiratorio, lungo
tutto il canale digerente, attorno ai vasi e ai nervi. Poi abbiamo i noduli linfatici, sono delle strutture linfatiche associate alle
mucose, quasi non provviste di capsula (al contrario dei linfonodi) e poi abbiamo le placche di Peyer che sono invece delle
strutture ancora pi "vaghe" dal punto di vista tissutale ed istologico che sono disseminate al di sotto della mucosa del tubo
mesenterico, dell'esofago, si ritrovano poi attorno all'apparato genitale e attorno ai vasi pi piccoli, come le arteriole. [insomma
grande confusione del prof. Licastro sulla classificazione del MALT, ma chi siamo noi per giudicare] Quindi tutti i distretti del
nostro organismo hanno numerosissime aree che contengono strutture tissutali che accolgono i linfociti e vanno quindi a formare
il tessuto linfatico secondario. Ricordiamo poi le adenoidi, che si trovano al di sotto della mucosa nasale, e le tonsille, che sono
due grosse strutture linfatiche secondarie che si trovano nella gola, all'inizio della faringe. Questa la struttura istologica della
milza, in cui distinguiamo due componenti che si colorano in maniera diversa: la polpa bianca e la polpa rossa. Nella polpa
bianca troviamo linfociti e cellule accessorie come i macrofagi, mentre la polpa rossa ricca soprattutto di eritrociti, che
all'interno della milza vanno a terminare la loro carriera. La milza infatti l'organo deputato all'eliminazione degli eritrociti
invecchiati. Osserviamo ora la struttura di un linfonodo. Il linfonodo presenta una struttura ben evidenziabile sia dal punto di vista
macroscopico che dal punto di vista microscopico. Il linfonodo presenta una capsula esterna che racchiude tutto l'organello, un ilo,
dove entrano i vasi arteriosi ed escono quelli venosi e da cui esce anche il cosiddetto "vaso linfatico efferente". La zona centrale
del linfonodo viene chiamata "midollare", mentre la zona sottocapsulare viene chiamata "corticale". Nella zona corticale
risiedono soprattutto i linfociti B e i linfociti T; nella midollare abbiamo cellule in maturazione che hanno gi incontrato
l'antigene, quindi linfociti che hanno incontrato l'antigene, monociti, macrofagi e cellule accessorie. Alla capsula arrivano i vasi
linfatici afferenti, cio i vasi che drenano la linfa dai tessuti. Attraverso i vasi linfatici afferenti arrivano al linfonodo le cellule
dendritiche tissutali che hanno captato l'antigene oppure l'antigene in forma solubile, e quindi gli antigeni attraversano tutto il
linfonodo dando la possibilit ai linfociti B di incontrare il proprio antigene in forma solubile e nativa, mentre gli antigeni che
sono stati captati dai macrofagi, dai monociti attivati e dalle cellule dendritiche possono essere presentati ai linfociti T. Se il
linfocita incontra il proprio antigene, comincer la seconda fase di differenziazione, che vedremo pi avanti, che appunto la fase
di "differenziazione antigene-dipendente". L'incontro tra il linfocita ed il suo antigene avviene solo all'interno dei tessuti linfatici
secondari. I linfociti B proliferano in maniera intensa una volta incontrato il loro antigene (un linfocita solo pu fare ben poco, ce
ne vogliono da diecimila fino ad un milione per una risposta immunitaria efficace) e formano questre strutture secondarie che
sono chiamate "follicoli primari". Nel follicolo primario abbiamo una zona che si colora in maniera pi tenue, che il "centro
germinativo" dove i linfociti B iniziano a proliferare producendo numerosissime cellule figlie, tutte specifiche per lo stesso
antigene. I linfociti T e B che non hanno incontrato l'antigene risiedono per un certo tempo nel linfonodo ma poi lo lasciano e
attraverso la linfa efferente e il dotto toracico e attraverso la succlavia entrano nella circolazione sistemica per poi andare a
raggiungere qualche altra stazione linfatica secondaria o di periferia. Bene, abbiamo una zona corticale una zona paracorticale ed
una zona midollare. Abbiamo gi descritto gli aspetti salienti della struttura istologica del linfonodo, osservabile al microscopio
ottico. Distinguiamo molto bene i follicoli linfatici, vedete queste zone in cui si formano queste strutture tondeggianti in cui i
linfociti B proliferano intensamente. Questa la corticale, questa la paracorticale dove ci sono i follicoli linfatici, qui invece
vediamo la zona pi profonda che la zona midollare, dove arrivano i vasi e da cui si diparte il vaso linfatico efferente, mentre i
vasi linfatici afferenti arrivano lungo tutta la zona corticale. Quindi in queste strutture avviene l'incontro con l'antigene, sia per i
linfociti B che per i linfociti T, che in seguito a questo incontro verranno attivati. Quindi solo in queste strutture periferiche che
abbiamo definito "tessuto linfatico secondario" pu avvenire l'incontro con l'antigene, sia per quanto riguarda i linfociti B che per
quanto riguarda i linfociti T. Una volta che i linfociti B e T hanno incontrato l'antigene vedremo che ha inizio tutta una serie di
fenomeni. Se l'incontro ed il riconoscimento avvengono in modo congruo, il singolo linfocita (sia esso B o T) prolifera,quindi la
prima cosa che avviene la proliferazione cellulare, si forma un clone cellulare o di linfociti B o di linfociti T tutti uguali tra loro
e specifici per lo stesso antigene. Alcune delle cellule figlie cos prodotte lasceranno i linfonodi mentre una parte di queste cellule
smetter di proliferare, diventerrano cellule di memoria che entreranno in funzione in seguito all'incontro successivo con
l'antigene. Una parte dei linfociti attivati entrer invece attraverso la linfa nel vaso efferente, entrer in circolazione e si
differenzier in linfocita T o B allo stadio finale della maturazione, che per il linfocita T una cellula effettrice e per il linfocita B
una plasmacellula. L'ultimo stadio di differenziamento di un linfocita B attivato una plasmacellula, che former quantit
discrete di anticorpi. Plasmacellula che solitamente ha gi subito lo scambio di classe e former quindi diversi anticorpi. Il
linfocita B in via di maturazione in grado di produrre solo IgG ed IgM, quando incontrer l'antigene, se la situazione congrua,
sar in grado di formare gli altri istotipi: IgD, IgA, IgE (quindi le plasmacellule formeranno questi istotipi diversi). Per quanto
riguarda i linfociti T, parte dei linfociti T diventeranno cellule di memoria, altri lasceranno il linfonodo divenendo cellule
effettrici che andranno a svolgere una funzione a distanza in altri organi, dove si trova il sito infiammatorio e di infezione
(linfociti CD4
+
diventeranno linfociti T Helper, che moduleranno la risposta immunitaria di monociti, macrofagi e linfociti B;
linfociti CD8
+
diventeranno linfociti T citotossici, in grado di eliminare cellule infettate da virus o da batteri intracellulari
obbligati). Questi aspetti verranno poi approfonditi nelle prossime lezioni.
Risposta immunitaria adattativa
Questa risposta una volta veniva definita anche antigene-specifica o risposta immunitaria acquisita.
Il termine antigene-specifica relativo al fatto che ci deve essere un attivatore che fa partire la risposta immunitaria e l'attivatore
l'antigene, quindi parliamo oggi dell'antigene, il quale l'altro protagonista della risposta immunitaria, ci che attiva tutti quei
linfociti che abbiamo visto, della linea B o della linea T, che hanno superato la differenziazione, la selezione e sono diventati
cellule immunocompetenti. Per ogni antigene abbiamo almeno un linfocita B e un linfocita T, naturalmente
per lui l'antigene sar un pezzettino del peptide presentato dalla cellula APC.
Come definiamo gli antigeni? Li possiamo definire come tutte le sostanze che sono riconosciute come estranee dal sistema
immunitario. Quindi non devono essere necessariamente sostanze esterne al nostro organismo, ma basta che siano riconosciute
come estranee, quindi non-self. Possono anche essere costituenti propri del nostro organismo, a volte capita che succeda nelle
malattie autoimmuni. Quindi questa la definizione funzionale che definisce sostanza antigenica tutte quelle sostanze che
vengono riconosciute come non-self dal sistema immunitario.
Possiamo dividere gli antigeni in due grandi categorie per cui le conseguenze dell'incontro con l'uno o con l'altra delle classi di
antigeni ha conseguenze sulla risposta immunitaria molto profonde(?):
la stragrande maggioranza degli antigeni sono di natura proteica, quindi sono delle proteine, delle glicoproteine pi o
meno complesse, di un certo peso molocolare superiore sicuramente a 7 kDa e li mettiamo negli antigeni timo
dipendenti, che la categoria pi numerosa di antigeni. Sono stati chiamati cos, gli antigeni timo dipendenti, perch per
avere una risposta immunitaria verso questa categoria di antigeni ci deve essere una cooperazione fra i linfociti B e i
linfociti T.
Se fossimo in un'universit moderna potremmo andare nello stabulario a prendere un topolino e iniettargli l'antigene e dopo 7/10
giorni fare un prelievo nella camera (non capisco)se no si ammazza il topo, un piccolo prelievo di sangue in cui separa il siero e si
vede se ci sono o non ci sono (si fa proprio concretamente cos) gli anticorpi verso questo antigene: vedremo in un primo
momento che compaiono gi le IgM e poi in un secondo momento, dopo 15/20 giorni compariranno le IgG e le IgA. Questa
risposta anticorpale con i vari isotipi che compaiono in tempi successivi (lo vedremo in dettaglio pi avanti) il frutto di una
stimolazione che noi abbiamo indotto nel nostro fantomatico topolino virtuale inducendogli una risposta immunitaria perch gli
abbiamo iniettato per esempio la sieroalbuminoglobina che un'albumina del bue e quindi nel topo un antigene riconosciuto
come estraneo.
Questo un classico esempio di antigene timo-dipendente dove c' bisogno della cooperazione T e B per avere la risposta. Questa
avviene attraverso la formazione di anticorpi per cui ci vuole un certo tempo: dopo una settimana compaiono le IgM, poi
compariranno le IgG e poi anche le IgA. Tutto questo se c' una cooperazione T e B, infatti se nel nostro topolino, con delle
tecniche particolari, noi facciamo fuori tutti i linfociti T vedremo che se introduciamo l'antigene non succede un bel niente, perch
se non c' cooperazione T e B non c' la risposta anticorpale verso questo tipo di antigene. Quindi c' necessit (lo si visto da
tutti i modelli sperimentali) in tutta questa categoria di antigeni che i linfociti T e i linfociti B dialoghino in maniera profonda tra
loro. Quando parleremo della cooperazioen della .. capiremo dal punto di vista molecolare e cellulare in che cosa consiste questo
dialogo fra linfociti T e B. Ci sono anche degli altri partecipanti al dialogo, abilitati a far parte dell'orchestra che sono sicuramente
le cellule dendritiche, i macrofagi, i monociti attivati e tutte le cellule che presentano l'antigene. Anche questi sono importanti nel
dialogo.
La conseguenza di questo dialogo fra i diversi componenti della risposta immunitaria che si sviluppa la risposta immunitaria
adattativa nella sua completa interezza, quindi si svilupperanno le cellule di memoria, che sono importanti soprattutto per gli
incontri successivi con lo stesso antigene, si formeranno gli isotipi immunocorpali di tutte le classi che abbiamo descritto, dalle
IgM alle IgE e aumenter progressivamente durante la risposta immunitaria l'affinit degli anticorpi contro questi antigeni. Tutti
questi fenomeni che descriveremo in dettaglio (li rielenca ma non capisco) sono conseguenza del dialogo fra linfociti T e B.
L'altra categoria di antigeni sono gli antigeni timo indipendenti, sono antigeni che per esempio si trovano spesso sulla
parete dei patogeni, uno il lipopolisaccaride LPS. Esso un buon esempio ed un antigene complesso fatto di lipidi e
di glucidi con epitopi antigenici ripetuti tante volte tutti uguali. Questa la caratteristica molecolare che permette di poter
attivare direttamente alcuni cloni di linfociti B, senza che ci sia il dialogo fra i linfociti T e i linfociti B, per cui sono stati
chiamati antigeni timo indipendenti. Quindi i linfociti B verranno attivati direttamente, prolifereranno e produrranno
anticorpi, ma solo di isotipo IgM. Non ci saranno cellule di memoria, non ci sar maturazione dell'affinit degli anticorpi
prodotti. Questa una delle ragioni per cui molto difficile produrre vaccini contro questo tipo di antigeni perch non ci
sono le cellule di memoria e se non ci sono queste la nostra vaccinazione non serve proprio a niente. Infatti il senso della
vaccinazione simulare la malattia e far sviluppare cellule di memoria che proteggeranno l'individuo vaccinato verso i
patogeni che poi arriveranno nella realt, questo il significato di vaccinarsi. Per gli antigeni timo indipendenti bisogna
fare dei trucchi particolari perch molto difficile ottenere dei vaccini che funzionino. Esempi di antigeni timo
indipendenti che creano problemi sono i componenti della capsula dello stafilococco, che d problemi anche gravi, per
esempio negli infanti, i bambini molto piccoli, e non si riesce a fare un vaccino efficace per proteggerli nei primi mesi di
vita o durante tutto il primo anno, quindi lo stafilococco pu dare infezioni anche gravi in bambini che magari sono
anche un po' compromessi nella capacit di rispondere del sistema immunitario.
Esempi di antigeni timo dipendenti, per essere pi concreti, sono proteine, glicoproteine, alcuni glicolipidi abbastanza complessi
come conformazione molecolare e le tossine. Non ci dimentichiamo che molti microrganismi producono delle sostanze che ci
fanno non bene (per questo sono state chiamate tossine). Le tossine possono essere endotossine e esotossine. Le endotossine
fanno parte della capsula dei microrganismi, mentre le esotossine vengono secrete e sono attive anche a concentrazioni molto
basse. Per fortuna il sistema immunitario riconosce queste sostanze e forma anticorpi (cellule specifiche) e neutralizza le tossine.
Facciamo un esempio concreto, operativo: tutti voi o comunque molti di voi avranno fatto la vaccinazione antitetanica contro il
tossoide del tetano, che una tossina resa inattiva, perch quello che importa in un'infezione tetanica la tossina, non il batterio.
Quindi avete sviluppato degli anticorpi che legano la tossina e la inattivano, non la fanno legare ai recettori cellulari posti sulle
placche neuromuscolari altrimenti i danni sarebbero molto gravi, si pu morire.
In genere, quindi, gli antigeni timo dipendenti sono molecole complesse con peso molecolare superiore ai 10 kDa. Tornando alla
realt, siccome noi siamo immersi in quest'ambiente contaminato e non asettico in quanto conviviamo con batteri, virus, protozoi,
funghi, ecc.
come ci possiamo immaginare un microrganismo dal punto di vista antigenico? Un microrganismo complesso (questa
microbiologia sempre sconosciuta ovviamente) come per esempio un batterio pu avere la capsula esterna, poi c' la membrana
cellulare come in tutte le cellule, poi ci sono tutte le proteine che produce al suo interno (enzimi ecc. ecc.). Bene ciascuna di
queste componenti: componenti della parete, proteine della capsula, enzimi, tossine e proteine che stanno dentro al citoplasma,
ognuno di questi pu essere un antigene, quindi quando parliamo di un patogeno parliamo di un mosaico di antigeni per il sistema
immunitario, un singolo patogeno attiver decine di cloni cellulari perch possiede un mosaico di antigeni uno diverso dall'altro.
Quindi quando di un patogeno non che ha un solo epitopo antigenico, ma ne ha centinaia, migliaia di differenti epitopi
antigenici, ciascuno riconosciuto da un clone T e un clone B, i quali poi coopereranno fra di loro e produrranno una risposta
immunitaria complessivamente difensiva verso il patogeno. Ciascun linfocita quindi ha recettori specifici per un solo antigene, o
meglio per un solo epitopo antigenico. Infati anche il singolo antigene, se prendiamo una proteina di peso molecolare di 50000
che ha una struttura primaria, secondaria, terziaria e quaternaria, con una struttura cos ha parecchi epitopi antigenici, uno diverso
dall'altro, quindi anche la singola proteina un mosaico di antigeni dal punto di vista della risposta immunitaria. Verr
riconosciuto contemporaneamente da diversi cloni cellulari.
Quindi quando parliamo di antigene, in fondo, noi ci riferiamo all'epitopo antigenico riconosciuto dal singolo clone, ma una
proteina pu avere decine di epitopi antigenici diversi fra loro. Ed meglio cos perch attiver decine di cloni linfocitari diversi.
I recettori per l'antigene come fanno a legare? Come fa per esempio un anticorpo a legare? Abbiamo detto con la porzione
variabile, con i siti di legame dati dalla porzione variabile della catena pesante e della catena leggera. Le interazioni che si
instaurano con l'epitopo antigenico ce le dobbiamo immaginare come interazioni chimiche fra proteine: il recettore una prot eina
e l'antigene una proteina, quindi sono tutti legami deboli,ma essendo multipli il legame complessivo che si instaura fra il
recettore e l'antigene sufficientemente forte, stabile. I legami che si instaurano fra il sito di combinazione del recettore e gli
epitopi antigenici, i pi frequenti, sono dati dalle forze di Van der Waals, dai legami H e dai legami idrofobici, che sono l e tipiche
interazione fra proteina e proteina. Non ci sono legami covalenti, ma solo legami deboli (le interazioni tipiche fra proteina e
proteina). Per essendo legami multipli quelli che si instaurano fra il singolo recettore e il singolo epitopo antigenico il legame che
si instaura sufficientemente stabile, ma anche reversibile; noi possiamo staccare l'antigene dall'anticorpo proprio grazie alla
presenza di questi legami che sono deboli, se fossero legami covalenti ci vorrebbe una bomba chimica per staccarli. Quindi il
legame dell'antigene con il proprio anticorpo o con il recettore TCR (T cell receptor) stabile ma reversibile, quindi rispetta le
equazioni chimiche che hanno due versi, vanno in una direzione dall'antigene all'anticorpo ma pu tornare anche indietro e si pu
staccare per esempio l'antigene dall'anticorpo.
Adesso andiamo a definire due propriet essenziali di cui fin'ora non abbiamo ancora parlato. Abbiamo capito che tutti gli antigeni
hanno la propriet di essere riconosciuti come estranei dal sistema immunitario e questa l'antigenicit. Questa una condizione
necessaria ma non sufficiente per avere la risposta immunitaria, infatti il sistema immunitario pu riconoscere ma non rispondere.
Quindi gli antigeni per indurre anche la risposta oltre che essere riconosciuti devono avere un'altra propriet importante dal punto
di vista funzionale che l'immunogenicit, (devono essere anche immunogenici) che la propriet, appunto, di attivare la risposta
immunitaria. Facciamo degli esempi di sostanze che hanno una propriet, ma non hanno l'altra, per esempio gli apteni, piccole
sostanze peptidiche (si pu fare sempre negli esperimenti con un ipotetico topolino) che vengono riconosciuti dai recettori del
sistema immunitario, dai linfociti T o dai linfociti B, ma non inducono una risposta immunitaria: non si ha la formazione di
anticorpi, la maturazione delle cellule di memoria, ecc. perch non sono sufficientemente complessi per avere la propriet di
indurre la risposta immunitaria quindi sono immobili (?). Noi possiamo fare sempre dei trucchi perch poi i ricercatori si fanno
delle domande e si cercano anche le risposte e cosa hanno fatto ormai tanti anni fa? Hanno preso gli apteni, li hanno legati a delle
sostanze pi complesse e hanno visto che si forma l'anticorpo proprio verso l'aptene una volta che noi lo iniettiamo combininato
con una sostanza pi complessa, per esempio una proteina di peso molecolare di 30000. Non solo si formano anticorpi verso la
proteina, ma anche verso gli apteni , che iniettati da soli non erano capaci di attivare la risposta immunitaria. Quindi con questi
esperimenti si pu verificare e si capito che esistono sostanze estranee che vengono riconosciute ma non attivano la risposta
immunitaria perch mancano della capacit di immunogenicit.
Quindi un antigene dal punto di vista funzionale ai fini della risposta immunitaria deve avere queste due propriet: deve essere
antigenico e immunogenico. Quindi il nostro patogeno deve essere antigenico e immunogenico, non una sola perch non
indurrebbe la risposta immunitaria, quindi speriamo di non incontrare mai un patogeno che ci faccia questo scherzo!
Adesso ci addentreremo in quelli che sono i concetti della risposta adattativa, la risposta antigene specifica. Voi avete capito
ormai il significato dei due termini: adattativa quando il sistema immunitario si deve adattare ad esprimere un repertorio
immunitario sufficiente per l'incontro con gli antigeni, mentre antigene specifica vuole dire che questo repertorio sar cont ro le
sostanze estranee importanti che sono gli antigeni che devono essere riconosciuti, in particolare quelli dei patogeni. Sono gli
antigeni che hanno modellato il nostro sistema immunitario come lo abbiamo oggi, stata la pressione evolutiva nel corso di
centinaia e migliaia di anni che ha determinato la topografia attuale che noi abbiamo. Se avessimo la possibilit di prendere il
treno del tempo e tornare, per esempio, a 150000 anni fa ed andare a studiare il sistema immunitario dell'ominide o del
neanderthal troveremmo un sistema immunitario completamente diverso dal nostro perch il suo universo antigenico era
sostanzialmente diverso da quello che stato poi in 150000 anni che hanno fatto seguito alla sua esistenza.
[Quindi quello che sar il sistema immunitario dei vostri pro-pro-pronipoti chi lo sa? Io (Licastro) non lo so, non so neanche se ci
sar ancora il sistema immunitario. Voi pensate di andare a fare i medici agli umani, ma dovrete curare, invece, i post-umani,
quindi cominciate a pensare con le vostre rotelline che fra vent'anni non ci saranno solo gli esseri umani, ma ci saranno anche gli
esseri che sono entrati nel post-umano, i cyborg. Non mica fantascienza, questa realt; quelli che hanno le valvole cardiache
meccaniche cosa sono? Quelli che hanno organi impiantati che sono meccanici ed elettronici che cosa sono? Sono cyborg..e poi
c' troppo rumore e non capisco pi niente, ma mi sembra che continui a sottolineare sempre questi concetti.
Quindi il sistema immunitario nel post-umano sar sicuramente diverso da quello attuale, chi di voi far l'immunologo studier
queste cose, io sar morto seppellito a meno che non inventino la pillola dell'eterna giovinezza e allora la situazione cambia,
perch non detto che non cambi, anzi probabile. Voi sapete qual il nostro maximum life span (aspettativa di vita massima)?
La speranza di vita della specie umana 120 anni, quindi quelli che muoiono prima sono da considerare morti prematuri. In
questo secolo c' stato un aumento strepitoso dell'aspettativa di vita media, un legionario romano campava 45-46 anni se non
veniva ammazzato prima. Quindi la speranza di vita di un romano o di una romana durante l'impero (quando c'avevamo l'impero!)
era di 45-50 anni, c'erano alcuni che arrivavano anche a 70-80 anni, ma la speranza di vita o la vita media (?) era quella. La vita
media oggi cambia a seconda del sesso: per una bambina che nasce oggi la speranza di vita di 78 anni. Quindi la medicina
moderna e soprattutto quella che si occuper del post-umano cercher di colmare questo gap dal minimo al maximum life span.
Poi ci saranno i dottor Faust che cercheranno di andare oltre... chi vivr, vedr.]
Adesso e nelle prossime lezioni vedremo le caratteristiche della risposta adattativa, che profondamente qualitativamente di versa
dalla risposta dell'immunit naturale perch ha delle propriet che fino ad adesso non avevamo mai visto. Quindi capiremo che
grazie alla cooperazione dei linfociti B e T, che solo per per gli antigeni timo-dipendenti, oltre ad esserci la specificit di
risposta c' il riconoscimento antigene specifico e ci saranno lo sviluppo delle cellule di memoria e lo sviluppo degli altri isotipi
anticorpali. Infatti noi abbiamo lasciato il nostro linfocita B, che era diventato cellula immunocompetente, che riusciva a farne
solo di due tipi di anticorpi: le IgM e le IgD (le IgD non vengono mai secrete). Capiremo quali sono i meccanismi molecolari e
cellulari che permettono la formazione e la secrezione degli altri isotipi.
Negli anni '80 e '90 si sono fatti degli studi per capire un altro sistema immunologico che avevano gi evidenziato gli immunologi
italiani, ma poi si capito in seguito. Si visto che gli anticorpi, se voi prendete sempre il nostro ipotetico topolino e gli iniettate
l'antigene, dopo 7-10 giorni forma anticorpi, poi gli riiniettiamo una seconda volta l'antigene dopo 15 giorni e osserviamo che la
risposta pi veloce e ci mettono solo 2 o 3 giorni a compariregli anticorpi che, inoltre, sono a tassi molto pi elevati nel sangue.
Per di pi questi anticorpi sono di isotipi diversi: IgG, IgA e IgE. Questo un fenomeno evidente soprattutto con la risposta
secondaria. Poi vediamo che la capacit di legare antigeni degli anticorpi aumenta progressivamente non solo durante la risposta
primaria, ma soprattutto nella risposta secondaria, cio la forza di legame degli anticorpi prodotti aumenta in maniera
considerevole. Quindi aumenta l'affinit della risposta anticorpale nei confronti dell'antigene e questo si capito sempre facendo
degli esperimenti negli animali, soprattutto topi e ratti, e si sono scoperti dei fenomeni cellulari e molecolari che governano lo
scambio di classe, che porta agli isotipi diversi, e la maturazione dell'affinit anticorpale che fa produrre anticorpi di affinit
progressivamente pi alta. La specificit non cambia perch tutti gli anticorpi sono specifici per l'antigene, ma la loro forza di
legame aumenta in maniera progressiva durante la risposta immunitaria.
Questi fenomeni: memoria, scambio di classe, maturazione dell'affinit avvengono solo per gli antigeni timo-dipendenti e
vedremo che c' bisogno di questo dialogo fra i protagonisti cellulari: i linfociti B, i linfociti T e anche le APC. Se questo dialogo
congruo abbiamo tutti i fenomeni che vi ho appena enunciato e che vedremo in dettaglio: lo sviluppo delle cellule di memoria, lo
scambio di classe di isotipo anticorpale e la maturazione dell'affinit degli anticorpi. Questi sono i fenomeni tipici della risposta
adattativa.
La risposta adattativa si divide in due grandi settori, non perch siano separati in natura, ma perch pi facile dividere i concetti.
Quindi quando parleremo di produzione di anticorpi parleremo prevalentemente di immunit umorale perch gli anticorpi sono
delle molecole che vengono secrete e vanno negli umor, cio nei liquidi, da soli senza che ci sia il linfocita B attaccato. Per questo
si adottato il termine di immunit umorale cio perch gli anticorpi li troviamo in tutti i liquidi biologici nel nostro organismo
(siero, sangue, saliva, lacrime, secrezione sebacea, secrezione gastro-enterica, secrezione dell'albero respiratorio, liquido
cefalorachidiano, ecc.). Frutto dell'immunit umorale anche la difesa del feto attraverso il passaggio placentare degli isotipi
anticorpali IgG, se non ci fossero queste caratteristiche di base il feto sarebbe esposto ad infezioni molto pi frequentemente di
quanto lo sia normalmente.
L'altra branca dell'immunit adattativa quella cellulo-mediata, in questo caso giocano un ruolo preponderante le cellule, in
particolare monociti e macrofagi da una parte e dall'altra i linfociti T. i protagonisti sono prevalentemente questi e i linfociti B non
vengono chiamati in causa e non ci sono anticorpi che svolgono un ruolo importante, ci sono le cellule T e le loro cellule
accessorie che sonoi monociti-macrofagi e le cellule dendritiche. Vedremo che alcune risposte del sistema immunitario sono
prevalentemente cellulo mediate e altre sono prevalentamente umorali, per non pensate ad uno schema rigido perch le due cose
cooperano e vanno insieme.
Voi dovreste aver fatto tutto quella che la parte dellimmunit specifica, la maturazione dei linfociti B, la presentazione
dellantigene attraverso le molecole HLA e abbiamo fatto la ricombinazione della parte variabile delle catene pesanti e avevamo
lasciato in sospeso la porzione costante. Quello che manca questultimo passaggio per completare la maturazione dei linfociti B
rappresentato dalla stimolazione e dallo scambio di classe. Avete fatto anche il TCR.
Una volta che avete ben chiaro tutti questi concetti soprattutto il recettore T e la presentazione dellantigene da parte delle
molecole HLA di classe I e II possiamo parlare della co-stimolazione e dello scambio di classe. La presentazione dellantigene da
parte delle cellule APC molto importante perch i linfociti T non riconoscono lantigene in forma nativa ma hanno bisogno
appunto della presentazione da parte delle APC. I punti fondamentali della co-stimolazione e della risposta immunitaria T-
dipendente, quindi dove i linfociti sono coinvolti tanto quanto i B e le altre cell del sistema immunitario come i macrofagi e le cell
NK, abbiamo diversi punti che devono essere ben chiari , importanti e controllati altrimenti la risposta immunitaria scappa da un
controllo fine e pu dare origine alle malattie autoimmuni o la tollenza e altri problemi. Prima cosa da ricordare che ci sono
diversi tipi di cell che presentano lantigene ai linfociti T: macrofagi (monociti che si trasformano in macrofagi una volta che
entrano nei tessuti), i linfociti B e anche le cell dendritiche. Una volta che abbiamo la presenza di una APC ci sono dei
meccanismi importanti per cui intervengono le molecole HLA che,o attraverso la processazione che riguarda il gruppo I o II,
queste molecole sono in grado di sminuzzare in maniera indifferente e di portarlo sulla superficie dove deve essere riconosciuta
dal TCR e da tutte le molecole co-stimolatorie e co-recettorie del linfocita T, sia esso citotossico o helper. Il riconoscimento del
TCR e il suo complesso con lantigene non sufficiente per fare in modo che si abbia una risposta del linfocita T perch manca
secondo segnale dato da molecole co-stimolatorie, ossia molecole presenti sulla superficie dei linfociti T che APC espresse anche
con i rispettivi recettori che stanno ovviamente sulla cellula opposta, sono responsabili dellattivazione e del completamento della
risposta immunitaria T-dipendente. Lultimo punto il ruolo delle mol di adesione e delle citochine (questultime durante la
presentazione dellantigene e durante il secondo segnale hanno un ruolo importante: modulano il differenziamento delle cell T e
B, a seconda della citochina prodotta e a seconda della cell su cui questa agisce abbiamo ad esempio una differente produzione di
anticorpi). Questo un riassunto: abbiamo il linfocita T che riconosce lantigene, linterazione NHC, la presenza di molecole co-
stimolatorie e il rilascio di citochine. Non sono solo i macrofagi in grado di presentare lantigene, ma tutta una serie di molecole
chiamate APC tra cui monociti, che si trasformano nel tessuto nervoso in astrociti o cell della Glia, le cell dendritiche e le cell B
(per endocitosi e utilizzo di molecole HLA). Qui ad esempio (SLIDE) abbiamo un macrofago che internalizza i patogeni con
fagocitosi e presenta antigene con mol HLA II o attraverso i recettori per la porzione Fc dellimmunoglobulina possono
riconoscere lantigene e presentarlo oppure anche attraverso altri recettori non specifici (mannosio etc) presenti sulla superficie
del macrofago. Le cell B possono fungere da APC perch abbiamo le immunoglobuline di membrana o B Cell Receptor legato al
linfocita B che dello stesso tipo dellanticorpo che poi verr secreto, attraverso questo recettore pu riconoscere un antigene e
presentarlo alle cell T oppure anche le cell dendritiche che internalizzano soprattutto con pinocitosi e sono in grado attraverso dei
recettori e mol HLA di presentare lantigene ai T, di solito helper. Vi ricordo come questi antigeni devono essere presentati ai T:
mol HLA processano in maniera differente a seconda che parliamo di peptidi endogeni (MHC I attraverso la frammentazione
con proteasoma e ubiquitina, trasportate con molecole TAP, reticolo, montate su una mol MHC e poi presentate e riconosciute dai
T citotossici) ed esogeni ( modo vescicolare , MHC II: le vescicole si fondono con lisosomi, Golgi, reticolo e poi presentate
sulla superficie e riconosciute dai T helper). Quando T riconosce con TCR e co-recettori (CD4 per gli helper e CD8 per i
citotossici) e molecole accessorie (CD3, catenza Z) il petide presentato da APC devono essere espresse altre molecole importanti
(= mol co-stimolatorie) che devono dare un secondo stimolo al T per proseguire la sua trasformazione; se i secondi segnali non ci
sono, il linfocita non prosegue la maturazione e va incontro a quella che viene chiamata anergia clonale ossia il T l ma non
funzione. Sapete che esiste un controllo attuato durante la maturazione del linfocita T e B che se non sono produttivi vanno
incontro ad apoptosi, su 100 linfociti che vengono prodotti soltanto una decina poi continuano la maturazione; qui per non
abbiamo morte cellulare ma unanergia cio un non funzionamento del linfocita. Prima cosa che deve quindi accadere il
riconoscimento del TCR- antigene con adesione dell APC con linfocita T, attivazione (quindi il riconoscimento dei co-recettori),
la co-stimolazione con queste molecole che fungono da secondo segnale e ultimo la stimolazione citochinica che portano a
modificazione del linfocita T e B ( se il B la cell che presenta lantigene). La prima cosa da guardare ladesione che il primo
processo: le molecole che intervengono nelladesione tra cell APC e linfocita T si dividono in tante categorie ma le pi importanti
che intervengono sono le ICAM e in particolare ICAM1 (chiamate anche CD54) e che presentano un recettore specifico LFA1.
Una volta che il T riconosce la cell APC abbiamo unadesione che non stabile, un po come nella chemiotassi (il linfocita nel
sangue rotola e continua a rotolare per il flusso), poi quando MHC riconosce specificatamente il proprio TCR si ha variazione
conformazionale della molecola di adesione LFA1 che fa in modo che il legame con ICAM sia veramente stabile e a quel punto la
stabilit tra APC e T talmente forte che il peptide presentato da MHC non si pu pi staccare dal TCR. Cosi il linfocita T ha il
tempo per proliferare e differenziarsi e daltra parte nel caso che lAPC sia un linfocita B, questultimo ha il tempo per proliferare
e differenziarsi e magari effettuare lo scambio di classe. Abbiamo una cell T e in basso abbiamo una cell APC, probabilmente un
macrofago, che presenta due importanti molecole di adesione che sono ICAM1 e LFA3. Da parte sua il TCR possiede dei recettori
per queste mol che sono LFA1 per ICAM1 e CD2 per LFA3 (la cosa importante che voi vi ricordiate ICAM1 e LFA3 perch
quello che cambia la conformazione di LFA1 che rende saldo il legame tra APC e il linfocita T). Qui ci sono tutte le molecole
accessorie. A questo punto una volta che viene riconosciuto e si creato un legame forte tra la APC e il linfocita comincia ad
essere prodotte citochine sia da cell APC che da linfocita T stesso, le pi importanti sono IL12, IL1 , IL6(1 e 6 perch se vi
ricordate sono le pi importanti per quanto riguarda le infiammazioni, sono le molecole infiammatorie per eccellenza e
naturalmente quando si ha riconoscimento tra cell che presenta lantigene e linfocita T necessaria che ci sia la produzione di
queste molecole dellinfiammazione per richiamare macrofagi o altre APC). Da parte del linfocita T si producono altre citochine
(interferone gamma, IL4 e TNF beta) che sono importanti non tanto per richiamare altre cell o per aumentare linfiammazione, ma
perch sono responsabili di un eventuale scambio di classe del linfocita B una volta che l APC sia un linfocita B. a seconda della
citochina che viene prodotta dal T avremo una classe di anticorpi differenti prodotti dai B. Abbiamo il linfocita T legato alla APC
attraverso mol di adesione e TCR, ora abbiamo bisogno di secondi segnali, ossia di tutte quelle molecole indispensabili per fare in
modo che il differenziamento del T possa andare avanti, se mancano questi segnali la cell T diventa non responsiva e si va in un
stato chiamato ANERGIA ossia stato di non responsivit da parte della cell T ( non una morte o uneliminazione della cell).
Tutto linsieme delle mol che rappresentano questi secondi segnali vengono chiamati co-stimolatori quindi quando allesame ci
sar la domanda co-stimolazione ecco voi prendete queste slide e cacciatele nellesame, vogliamo sapere queste cose e non
linterazione tra i linfociti B e T (capita spesso che gli studenti descrivono cosa succede quando una cell T incontra un B che
importante per quello che vogliamo sapere limportanza di questi secondi segnali che servono per lattivazione e il
differenziamento dei linfociti T).La molecola co-stimolatoria pi importante B7, sono proteine membre della famiglia delle
immunoglobuline, si dividono in due sottoclassi B7-1 (o CD80) e B7-2 (o CD86). Queste proteine sono espresse sulle cell
dendritiche in particolare ma si possono trovare anche nei monociti , macrofagi , cell B e su tutte le cell APC; queste mol hanno
co-recettori che sono appunto i ligandi, che fanno parte anche questi della superfamiglia delle immunoglobuline; i recettori di B7-
1 e B7-2 sono CD4 e CTLA4. Differenza tra CD28 e CTLA4: sono entrambi recettori per la stessa mol (B7), possono essere
espressi entrambi sui linfociti T, hanno due funzioni opposte cio quella di attivare (CD28) o inattivare (CTLA4 espresso quasi
sempre dopo attivazione delle cell T per linattivazione perch non sempre buono segno che la cell sia perennemente attivat a, la
cell deve essere spenta per non aumentare troppo la risposta immunitaria) il linfocita. In rosso c la mol co-stimolatoria dove
B7-1 e 2 viene espressa dalle APC e il suo recettore CD28 viene espresso dai linfociti T. Limportanza dellespressione e del
legame tra B7 e CD28 molto grande perch senon c il riconoscimento tra le due mol co-stimolatorie il linfocita T va incontro
ad anergia. Il riconoscimento di B7 e CD28 in grado di far produrre una citochina importante da parte del linfocita che lIL2
che importante perch previene la tolleranza. CD28 e CTLA4 sono gli stessi recettori della mol B7 ma hanno funzioni differenti:
CTLA4 chiamato anche ligando alternativo perch viene espresso dopo attivazione delle cell T: una volta che B7 riconosce
CD28 il linfocita T si attiva, a un certo punto quando linfocita T raggiunge il massimo della sua attivit deve essere spento
perch non pu continuare ad avere unattivazione cos forte a continuare a produrre citochine , indurre linfociti B, si deve un
attimo fermare perch altrimenti la risposta sarebbe fuori controllo. Allora agisce CTLA4 che in grado di legarsi a B7 e questo
legame in grado di inattivare il linfocita T. Questa una figura che riassume tutto il discorso ossia qui ci sono le due mol co-
stimolatorie: una volta che B7 e CD28 si legano abbiamo attivazione del linfocita; quando il linfocita ha finito il suo ruolo deve
essere inattivato e viene fatto con espressione di un altro recettore omologo a CD28 (= riconosce la stessa mol) che CTLA4 e
quando si lega a B7 il linfocita T viene inattivato. Le cell T non sono in grado di rispondere senza le molecole co-stimolatorie, la
costimolazione non impedisce il riconoscimento tra APC e linfocita (le mol di adesione , TCR e HLA fanno il loro lavoro) ma se
non esiste B7 e CD28 il linfocita non pu continuare la sua maturazione e differenziamento: senza le molecole i linfociti vanno
incontro ad anergia e vanno incontro a una specie di tolleranza immunologica . Solitamente lanergia clonale riguarda solo le cell
T helper e non i citotossici, la co-stimolazione di per se un meccanismo che per il 99.9% coinvolge soltanto i T helper sia Th1 e
Th2 ( i linfociti T helper si dividono in Th1 e Th2 che sono sottopopolazioni cellulari prodotte da linfocita T a seconda del tipo di
citochina che viene espressa e hanno un ruolo ovviamente differente). Le cell Th sono le uniche cell T che vanno incontro a questa
anergia, che non morte cell ma una non responsivit. Questo il riassunto grafico di quello che vi ho detto: c una cell APC, la
presentazione dellantigene, i corecettori e avete CD28 che libero e non viene legato con nessuna mol, quindi non abbiamo
linterazione dell mol CD28 con la sua mol di riferimento che B7, in questo caso il linfocita va incontro ad anergia; sotto invece
abbiamo il caso di una cell self che presenta il proprio ligando B7 con CD28, ovviamente non abbiamo nessun effetto perch non
abbiamo il legame tra una mol HLA o MHC con il T Cell Receptor, quindi il linfocita non ha nessun segnale; sotto abbiamo i due
casi dove CD28 riconosce B7 o in alternativa B7 viene riconosciuto da CTLA4: sopra vedete da prima lMHC che presenta
lantigene al TCR con co-recettore e con B7 che interagisce con CD28, quindi tutto al suo posto e si ha attivazione del linfocita
T, una volta che il linfocita T viene attivato esplica tutte le sue funzioni (produce citochine, va incontro a differenziamento..) e
deve essere spento: B7 si stacca da CD28 e si lega a CTLA4 e si ha linattivazione del linfocita. Lultimo punto da affrontare
(interazione, produzione e riconoscimento delle mol co-stimolatorie..) era il ruolo delle mol di adesione e delle citochine. Per
quanto riguarda le mol di adesione ne abbiamo parlato perch sono le mol che intervengono nei primi istanti del riconoscimento,
consentono ladesione e il riconoscimento tra il linfocita T e cell APC; il ruolo delle citochine invece non tanto primario
quanto secondario: una volta che il linfocita T riconosce il peptide presentato dalle cell APC, dopo che mol di adesione hanno
fatto unadesione stabile, abbiamo lintervento di altre citochine prodotte dai linfociti T, ma anche da APC, in conseguenza del
legame tra cell APC e linfocita T. I linfociti T producono citochine, cosi come i macrofagi e i linfociti B, per sotto stimolazione i
linfociti B producono un certo set di citochine che agiscono su altre cell o sul linfocita stesso. La citochina pi importante prodotta
dai T una volta che abbiamo il riconoscimento e che sono intervenute le mol co-stimolatorie, linterleuchina 2 che un
fortissimo attivatore del linfocita; altre citochine importanti prodotte sia dai linfociti T che le cell APC sono IL6, IL1 e IL15 e
TNF prodotte soprattutto dalle cell APC e hanno il compito di aumentare, sono i mediatori dellinfiammazione, i segnali
infiammatori ma altre citochine come IL4 e interferone gamma e TGFbeta sono espresse dai linfociti T e hanno il compito di agire
sulla cell APC e linfocita B e sono responsabili dello scambio di classe. B7 e CD28 non sono le uniche mol co-stimolatorie, ci
sono anche altre mol stimolatorie che noi principalmente troviamo tra linfocita T e la cell APC quando questa di solito una cell
dendritica o un macrofago. Pero noi sappiamo anche che esistono risposte cellulari T-dipendenti ossia quando linfocita B e T
cooperano, esiste una sorta di cooperazione e di secrezione di mol co-stimolatorie che intervengono non tanto tra macrofago e cell
dendridica e T ma tra linfocita B e T? la risp si: hanno visto che sei voi prendete dei linfo B e li mettete in una piastra, fate dei
cloni e mettete tanti linfociti B e T, questi cominciano ad avvicinarsi formando aggregati cell, questo ha fatto pensare che ci
potessero essere dei segnali e degli stimoli che venivano prodotti da un tipo cell e un altro che portava queste due cell ad
avvicinarsi e a interagire tra di loro quindi hanno dimostrato come il linfo B pu essere in persona responsabile a presentare
lantigene al linfo T. cos come per il linfo T, tantissime molecole di adesione che sono in grado di far avvicinare e fare attaccare
il linfo B che sono le stesse che permettono lattacco del macrofago al linfo T, di fatti presenta allo stesso modo delle mol HLA di
tipo 1 e di tipo 2, quindi il linfo B sar riconosciuto dal T con il TCR e con le mol co-recettoriali. Quello che cambia la mol co-
stimolatoria, con il macrofago la mol era B7 che veniva riconosciuto da CD28, in caso in cui sia il linfo B che presenti lantigene
al linfo T, la mol co-stimolatoria importante si chiama CD40 che localizzata sul linfo B e sul recettore CD40L che sta sul linfo
T. Esiste la possibilit che anche sulla cell B esista lespressione di B7 e il linfo T presenta comunque sulla superficie la mol
CD28. A differenza di B7, CD40 membro della famiglia TNF la cui struttura differente dalla famiglia delle immunoglobuline,
se voi prendete la fam delle immunoglobuline fatta con i domini alfa e beta. Il ruolo del legame del secondo segnale CD40-
CD40L importante perch permette al linfocita B di essere indirizzato nel ciclo cell e permette ai T di esprimere tutte quelle
citochine dette prima (TGFbeta, INFgamma e IL4) che consentono al linfocita B di effettuare lo scambio di classe, voi pensate a
un linfocita B che si lega, presentando lantigene, a un linfocita T, quindi abbiamo il riconoscimento peptide-recettore, abbiamo
un secondo segnale quindi il legame tra CD40 e CD40L , abbiamo l espressione da parte del linfocita T delle citochine necessarie
per lo scambio di classe del linfocita B, il quale riceve stimoli a seconda si leghi a un Th1 o Th2 (avremo espressione di citochine
diverse) avremo espressione e produzione di anticorpi diversi dovuti appunto alla condizione di scambio di classe. Questa
differenza di Th1 e 2 importante: il linfociti CD4+ (=Thelper) possono essere differenziati in due sottogruppi a seconda della
citochina che producono, i CD4+ che producono IL2 e INFgamma ma non IL4 sono responsabili di un tipo di ipersensibilit di
tipo ritardato (esistono 4 tipi di ipersensibilit che si differenziano a seconda del tipo di citochina e del tipo di risposta
immunitaria) e portano a produzione di IgG da parte del linfocita B che effettua lo scambio di classeTh1 mentre i Th2
producono IL4,5,13,10 ma non IL2 e INFgamma e portano alla produzione di IgE, quindi in base a quello che producono avremo
diversi meccanismi di stimolazione, di differenziamento e differenti cell su cui le citochine agiscono; i Th0 sono quindi i linfociti
non differenziati. Voi sapete che il centro germinativo molto importante e fornisce un micro-ambiente in cui le cell B che non
sono ancora differenziate completamente possono andare incontro a determinate circostanze che portano alla loro maturazione
completa (saranno poi infatti cell della memoria) e portano alla loro trasformazione perch in questi centri che le cell B possono
fare tanti cambiamenti conformazionali e funzionali: dapprima possono proliferare, permutazione somatica delle regioni variabili
(se vi ricordate la ricombinazione VDJ quindi della porzione variabile delle catene pesanti e delle leggere, oltre alla
ricombinazione tra n frammenti V, n frammenti D e n frammenti J vi avevo detto che uno dei meccanismi che aumentano il
differenziamento e la specificit dellantigene era lipermutazione somatica attraverso lutilizzo della TDT quindi di quellenzima
che inseriva nucleotidi a caso allinterno della regione ipervariabile che se vi ricordate erano i pezzi pi in alti nella porzione
variabile; se voi prendete un immunoglobulina qualsiasi, la ricombinazione VDJ avveniva nella porzione variabile delle catene
pesanti e leggere ma nelle leggere non ci sono frammenti D, vi avevo detto che esisteva questenzima che inseriva tanti nucleotidi
a caso per aumentare la differenziazione), possiamo avere modificazione del recettore, lo scambio di classe, la maturazione
dellaffinit e la selezione positiva di quelli che sono i linfociti utilizzati. Lo scambio di classe: le cell che producono anticorpi
sono le cell B ed esistono 5 classi di anticorpi (M,D,A,E,G), esistono anche sottoclassi (per le G esistono 4 sottoclassi e per le A
esistono 2 sottoclassi). Sapete che le prime cell B producono IgM e IgD sulla superficie perch sul frammento VDJ viene
attaccato un frammento Cmu o delta. Quello che cambia nella produzione di diversi anticorpi sono le citochine prodotte dai
linfociti T a seguito dei secondi segnali dati, ma quello che varia non pi la porzione VDJ che gi stata ricombinata attraverso
enzimi RAG1 e 2, quindi lediting sulla porzione variabile gi stata effettuata, ma cambia un pezzo della porzione costante della
catena pesante. La catena leggera ha gi fatto ricombinazione VJ e aveva attaccato una porzione costante (catena lambda e kappa),
la catena pesante invece aveva ricombinato porzione Cmu o Cdelta (porzioni costanti espresse quando B inizia lo sviluppo),
quindi la porzione VDJ e la catena leggera non intervengono in questo passaggio, non coinvolta la porzione variabile della
catena leggera. Come avviene lo scambio di classe: cosi come per la porzione VDJ, dove gli enzimi RAG1 e 2 sceglievano
pezzettini a caso di frammenti per legarli, ora abbiamo VDJ ricombinato e il frammento costante mu, vogliamo cambiare questo
pezzo, vogliamo fare esprimere la porzione costante che mi codificher per esempio per IgG ( es. subito prima di ogni pezzo C
esiste un pezzo di DNA, che non lettamero o nona mero della ricombinazione delle catene pesanti, detto regione di scambio che
servono come riconoscimento da parte degli enzimi i quali sanno che l iniziano un pezzo di regione costante e che devono
eventualmente tagliare e riavvicinare. Queste regioni di scambio esistono prima di ogni frammento costante tranne per il
frammento D, la sequenza di scambio manca a monte del frammento Cdelta ( non lo sa nessuno, forse perch il significato delle
IgD non esiste). Come avviene scambio: simile alla ricombinazione VDJ ossia ci sono enzimi che riconoscono queste sequenze
di scambio che vengono avvicinate formando un loop in cui DNA si arrotola e si forma ruota dove le due sequenze di scambio
risultano essere adiacenti, si forma una sorta di DNA circolare che viene tagliato ed eliminato, insieme al ricongiungimento del
frammento VDJ, della porzione di scambio e il frammento costante che vogliamo esprimere. Questo importante perch consente
di far esprimere tutti i tipi di immunoglobuline, ma ci che fa cambiare o fa esprimere una immunoglobulina piuttosto che unaltra
sono appunto le citochine espresse da linfo T dopo lattacco dei secondi segnali. Una volta che abbiamo il legame TCR-antigene,
il legame con mol di adesione, il legame con mol co-stimolatorie (B7-CD28,CD40-CD40L) abbiamo una produzione da parte di
Th1 o 2 di diverse citochine. I Th2 fanno IL4, una volta che linfo B si lega a TCR presentando lantigene a linfo T e abbiamo tutto
quello detto prima,l IL4 favorisce scambio di classe verso IgE ( in grado di agire su enzimi facendo in modo che sequenze di
scambio che si trovano vicine siano la regione M e E si crea loop di DNA con tutto questo pezzo che verr tagliato ed
eliminato) quindi avremo lespressione della porzione VDJ e della nostra porzione costante di tipo E. Allo stesso se citochina che
viene espressa INFgamma (dalle Th1) si avr riconoscimento delle sequenze di scambio tra porzione M e G. Il TGFbeta invece
responsabile dello scambio verso IgA . la cosa importante che queste citochine non sono prodotte soltanto da linfociti T, altre
citochine vengono prodotte (IL12, IL10, IL1, IL6) il cui compito aumentare la risp infiammatoria e quando risp aumenta
vengono reclutati i leucociti, macrofagi, cell NK e tutte le cell dellimmunit innata e queste cell (in particolare macrofagi e cell
NK) sono in grado di produrre citochine (INFgamma, IL12); lINFgamma prodotto dalle cell NK un attivatore dello scambio di
classe verso IgG. La ricombinazione coinvolge solo porzione costante della catena pesante, perch la porzione variabile delle
catene pesanti e catene leggere vengono ricombinate prima.
AUMENTO DELLATTIVIT DEGLI ANTICORPI DURANTE LA RISPOSTA IMMUNITARIA
Questo fenomeno dipende dalla natura dellantigene e dalla presenza obbligata di costimolazione, che richiede la presenza di
molecole sulla superficie della cellula che presenta lantigene e di ligandi accoppiati sia sui linfociti B che sui linfociti T; poi ci
sono le citochine, che aumentano la complessit del numero di segnali che la cellula riceve. Se c solo lattivit dellanti gene
senza tutto il resto, c lallergia.
Prendiamo un topo e gli iniettiamo lantigene, che per lui una sostanza estranea: se aspettiamo 7-10 giorni, vedremo che nel
sangue si pu misurare una certa concentrazione di anticorpi verso lantigene iniettato. La comparsa di anticorpi il frutto di una
serie di eventi molecolari e cellulari: c la presentazione dellantigene, la cooperazione tra linfociti T e linfociti B, la
cooperazione tra mastociti e linfociti T e la produzione di citochine. Tutto questo richiede alcuni giorni. Dopo 7-10 giorni
abbiamo gi una produzione discreta di anticorpi con prevalenza di IgM e una piccola parte di IgG.
Contemporaneamente a questa attivazione di cellule T e B e alla produzione di anticorpi, avviene anche la maturazione di alcune
cellule a cellule della memoria; sia alcune cellule T che alcune cellule B diventano cellule della memoria e non partecipano alla
prima risposta.
Se prendiamo lo stesso topo e gli iniettiamo lo stesso antigene osserveremo una serie di eventi diversi, in parte, da quelli osservati
durante la risposta primaria: questa la risposta secondaria.
Risposta secondaria:
Il periodo di latenza per osservare tassi di anticorpi svelabili dallanalisi del sangue molto pi breve (2-3 giorni);
La concentrazione di anticorpi molto pi elevata rispetto alla risposta primaria;
Il tipo di anticorpi prodotti diverso: nella risposta primaria sono prevalentemente IgM; nella risposta secondaria sono
prevalentemente IgG, ma ci saranno anche IgA e IgE.
Se al topo viene iniettato un antigene diverso dal primo, avremo una risposta primaria. La risposta secondaria si ha solo quando
lantigene in questione lo stesso.
Tra la risposta primaria e secondaria si sviluppano le cellule della memoria, responsabili della maggior quantit di anticorpi
prodotti e della maggior attivit di questi (diminuisce il periodo di latenza). Inoltre cambia lisotipo di anticorpi perch molte
cellule hanno fatto scambio di classe e sono diventate cellule della memoria.


CAMBIAMENTO DELL AFFINIT DEGLI ANTICORPI
Gi dagli anni 50 si era capito che non solo fra la risposta primaria e secondaria cambia lisotipo degli anticorpi, ma anche la loro
capacit di legare lantigene. In particolare laffinit dellanticorpo per il proprio antigene aumenta nel corso della risposta
secondaria, terziaria, quaternaria ecc...
Questo aumento di affinit avviene nei dotti linfatici, negli organi linfatici secondari, che abbiamo chiamato follicoli linfatici. Qui
i linfociti B vengono costimolati, entrano in attiva proliferazione e formano il centro germinativo del follicolo linfatico. Nei centri
germinativi, infatti, troviamo centinaia o migliaia di cellule in attiva proliferazione che vengono definite centrociti. I centrociti
sono linfociti B che stanno proliferando e che diventeranno plasmacellule o cellule della memoria. Durante questa proliferazione
dei centrociti, vengono indotti fenomeni di mutazioni somatiche puntiformi. Si tratta di mutazioni puntiformi casuali in zone ben
delimitate delle regioni geniche tipiche dei recettori dei linfociti B; queste zone sono chiamate CDR1, CDR2 e CDR3 e si trovano
sia nella porzione variabile della catena pesante, sia nella porzione variabile della catena leggera.
Se noi avessimo la possibilit di seguire la risposta immunitaria nel tempo, provocando poi un richiamo (ovvero una risposta
secondaria), potremmo osservare cosa succede a livello della catena pesante e di quella leggera.
Porzione variabile della catena pesante: Le mutazioni somatiche interessano soprattutto la regione V e la regione I della porzione
variabile. Dopo 7 giorni si vedono mutazioni puntiformi soprattutto nella regione CDR3. Se aspettiamo 14 giorni, le mutazioni
coinvolgono anche le regioni CDR1 e CDR2. Quando induciamo una risposta secondaria, vediamo che queste mutazioni
puntiformi avvengono con pi frequenza ed interessano sia la CDR1 sia la CDR2. Se induciamo anche una risposta terziaria, le
mutazioni avvengono con ancora pi frequenza ed interessano tutte e tre le regioni.
Porzione variabile della catena leggera: Avvengono fenomeni analoghi. Durante la risposta primaria le mutazioni interessano
soprattutto la regione CDR1 (primi 7-8 giorni). Se induciamo un richiamo (risposta secondaria o anche terziaria), anche qui le
mutazioni diventano pi frequenti ed interessano soprattutto le regioni CDR1 e CDR2.
Il risultato di queste mutazioni puntiformi che cambiano sia il nucleotide sia la sequenza, quindi cambia il sito di combinazione
dellanticorpo per lepitopo antigenico. Essendo casuali, il risultato funzionale pu essere che laffinit dellanticorpo per
lantigene rimanga uguale, che aumenti o che diminuisca.
Quindi come spieghiamo laumento di affinit?
Le tre regioni CDR 1, CDR 2 e CDR 3 sono le pi esterne, quindi sono quelle che influenzano di pi laffinit di legame
per il sito di combinazione per lantigene.
Le mutazioni interessano tutte e tre le regioni, ma in particolare la CDR3 (la regione cambia al cambiare dellantigene e
in base alla specie animale).
Ci sono fenomeni di cooperazione e di competizione, che rendono ragione dellaumento di affinit. Nel centro
germinativo sono importanti le cellule follicolari dendritiche, che si attaccano sulla superficie dellantigene. I centrociti,
in cui sono state indotte le mutazioni, devono passare attraverso queste cellule follicolari dendritiche. Il centrocita avr il
proprio anticorpo che ha subito le mutazioni, il quale legher lantigene a sua volta attaccato alla cellula follicolare
dendritica. I centrociti che hanno subito una mutazione favorevole, ovvero quelli in cui laffinit per lantigene
aumentata, avranno pi possibilit di legarsi a questo; quelli che hanno subito mutazioni svantaggiose avranno meno
possibilit di vincere in questa competizione. Nei centrociti, come abbiamo detto, ci sono processi di proliferazione,
differenziazione e mutazione, ma ci sono anche processi di morte cellulare (apoptosi). Solo i linfociti che riescono a
legare lantigene riceveranno il segnale per spegnere lapoptosi; gli altri andranno incontro a morte cellulare. Infatti le
interazioni fra i linfociti B e i recettori esposti sulla cellula dendritica (recettori della componente del complemento)
danno alla cellula B dei segnali che fanno spegnere il programma di apoptosi. Cos ci spieghiamo perch gli anticorpi
prodotti hanno unaffinit maggiore nel tempo: i linfociti con affinit pi bassa muoiono, quindi rimangono solo quelli
con affinit pi alta.
A questo processo di attivit contribuiscono i linfociti T e le cellule follicolari dendritiche. I linfociti T contribuiscono in primo
luogo allo scambio di classe. Inoltre, la cooperazione di linfociti T helper e CD4+ che producono citochine importante per
ottenere la maturazione dellaffinit. Alcune citochine attivano enzimi nei centrociti che vanno a indurre mutazioni casuali nella
catena leggera e pesante.
Saranno poi le cellule follicolari dendritiche a discriminare i linfociti ad alta affinit da quelli a bassa affinit. Il risultato finale
la risposta anticorpale con affinit sempre pi elevata. Questo importante perch col tempo gli antigeni vengono eliminati,
quindi diminuisce la concentrazione di antigeni e servono anticorpi con affinit sempre pi alta per catturare gli antigeni restanti.
Una volta avvenuta la risposta immunitaria, il nostro sistema immunitario deve rientrare in quiescenza. A questo provvedono l e
plasmacellule, che sono cellule terminali e dopo aver prodotto anticorpi vanno incontro a morte cellulare. I linfociti T e B
smetteranno di essere attivati quando lantigene non c pi. Rimangono solo i linfociti T e B di memoria che sono in uno stato di
quiescenza ed interverranno in tempi successivi solo quando lantigene sar immesso di nuovo nellorganismo. Le cellule che
sono diventate T e B effettrici sono cellule a vita relativamente breve che poi andranno incontro ad apoptosi. Quindi le uniche che
rimangono sono le cellule della memoria, che rendono efficaci le vaccinazioni. Infatti ci sono alcune componenti dei batteri verso
cui molto difficile indurre una memoria, come ad esempio gli antigeni timo-indipendenti. Grazie alla tecnica delle vaccinazioni,
otteniamo lestensione della vita media. Il miglioramento della dieta, il miglioramento delle condizioni socio-ambientali, la
tecnica delle vaccinazioni e la scoperta degli antibiotici hanno allungato la durata media della vita, che passata da 50 anni nel
600 a 70-80 anni di oggi. Una bambina che nasce oggi ha una speranza di vita di 82 anni circa, un bambino di 79. La biologia ci
dice che la speranza di vita massima di un essere umano di 120 anni, quindi sarebbe un successo cercare di raggiungere questo
limite. Tuttavia non detto che la vita media cresca col passare del tempo; essa dipende dalle condizioni economiche, sociali ed
ambientali e anche in paesi cosiddetti sviluppati, come gli USA, stata osservata negli ultimi 5 anni una regressione della vita
media. Lo stesso fenomeno stato osservato in seguito al crollo del cosiddetto Impero Sovietico, poich nei 4-5 anni dopo lo
scioglimento dellUnione Sovietica in Russia avvenuta una regressione della speranza di vita. Quindi difendere le condizioni
socio-economiche fondamentale per garantire un miglioramento della speranza di vita.
Abbiamo illustrato tutti gli aspetti pi importanti della maturazione dellaffinit, per cui abbiamo un po completato quello che il
quadro della risposta umorale. Abbiamo visto che grazie alla cooperazione e alla costimolazione si possono ottenere dei fenomeni
che sono tipici della risposta immunitaria adattativa che sono soprattutto lo sviluppo della memoria, lo scambio di classe e la
maturazione dellattivit anticorpale. Dobbiamo parlare adesso dellaltro versante, della risposta cellulo-mediata: cosa succede ai
linfociti T una volta che hanno completato la maturazione nel timo. Parlando dei linfociti T, esistono due tipi di recettori, due
eterodimeri: e . I linfociti che esprimono leterodimero sono la stragrande maggioranza dei linfociti, sono oltre il 95% di
quei pochi linfociti che riescono a completare la maturazione allinterno del timo e saranno distinti dalla presenza di un
corecettore alla fine di questo tragitto e saranno o CD4+ oppure CD8+. La presenza di questo recettore determiner anche in
modo piuttosto preciso quale sar la specializzazione funzionale dei linfociti T in periferia: i CD4 saranno prevalentemente cellule
T regolatorie, quindi saranno soprattutto T helper, in grado di cooperare con altre cellule del sistema immunitario (linfociti B,
macrofagi, leucociti); invece la presenza del recettore CD8 determiner prevalentemente la funzione di cellule citotossiche, cellule
in grado di riconoscere un bersaglio cellulare infettato da un microrganismo endocellulare, di legarlo e di ucciderlo.
Laltra popolazione immunitaria, circa il 5%, completa comunque la maturazione, ma ancora non stato capito che tipo
esattamente di maturazione avviene nel timo: sono le cellule che esprimono leterodimero recettoriale . Queste per non hanno
n il recettore CD4, n il recettore CD8, quindi sono CD4 e CD8 negative. La funzione ancora sotto studio, si sa che si
localizzano prevalentemente nel tessuto linfatico sotto le mucose e sotto la cute e sembra che abbiano funzione di cellule T
regolatorie. Il linfocita T che ha completato la maturazione si trova ora provvisto di una serie di recettori di superficie: oltre al T-
cell receptor, che assicura la specificit di riconoscimento, abbiamo una serie di molecole corecettoriali che hanno funzioni
diverse: CD4 e CD8, oltre che a determinare la specificit funzionale di una cellula, determinano anche la stabilizzazione del
legame con la molecola HLA o di classe I o di classe II. CD3, invece, serve a trasmettere il segnale di attivazione allinterno della
cellula, una volta che il recettore per lantigene sia impegnato. Poi, naturalmente, la cellula T esprimer tutta una serie di molecole
lungo la superficie, come molecole di adesione che servono per aderire al macrofago o alla cellula B, servono per innescare quei
fenomeni di costimolazione e di cooperazione che non possono avvenire a distanza, ma, affinch avvengano, le cellule devono
aderire luna allaltra. Anche la presentazione dellantigene favorita dalle molecole di adesione. Poi, ovviamente, ci sono le
molecole costimolatorie, ad esempio CD28, che una delle tante, una molecola costimolatoria che provvede allattivazione
funzionale del linfocita T nave, che incontra per la prima volta lantigene. Una volta che si sono generate le cellule di memoria,
questa costimolazione diventa meno pregnante e le cellule effettrici non hanno pi bisogno di costimolazione. Che cosa possiamo
dire delle cellule T CD4+? Si sa che esistono due grandi popolazioni, anzi le possiamo dividere in tre popolazioni. Una volta che
il linfocita T CD4 ha completato la maturazione nel timo, esce, va nel sangue, ed entra negli organi linfatici secondari e ci entra
come linfocita T nave, detto anche TH0. un linfocita CD4+ che potr diventare, una volta che ha incontrato lantigene, TH1
oppure TH2. Questa scelta dipende anche dalla natura dellantigene, ma soprattutto dalle citochine che intervengono nel
contribuire ad attivare il linfocita T che ha incontrato lantigene in periferia. Questo linfocita T nave, che un TH0, quando
incontra un antigene in periferia, entra nella fase di attivazione antigene-dipendente e a seconda del tipo di microambiente in cui si
trova, del cocktail citochinico che viene rilasciato nelle sue vicinanze, pu diventare un TH1 o un TH2. In questo schema vediamo
una cellula che presenta lantigene, potrebbe essere un macrofago o una cellula dendritica che ha presentato lantigene con una
molecola di classe due, ma produce anche discrete quantit dinterleuchina 12. Questa interleuchina fa fare lultimo step di
maturazione funzionale a questo linfocita T CD4 nave, che stato attivato e costimolato, e diventer una cellula effettrice TH1.
Le cellule T CD4+ TH1 sono particolarmente efficaci nel produrre determinate citochine, per esempio linterferone . Questo
importante perch ha parecchie funzioni: una di queste quella di attivare, per rendere pi efficaci i macrofagi nella funzi one di
uccidere i microrganismi fagocitati, quindi lattivit battericida diventa pi efficace.
Costimolazione Attivazione cellula T CD4+Diventa un TH1Produce interferone Va a legarsi sulla superficie della
cellula macrofagicaDiventa pi efficace nelluccisione dei microrganismi.
I TH1 sono definiti anche cellule T pro-infiammatorie, proprio per questa capacit di cooperare in maniera molto stretta con i
monociti, i macrofagi e le cellule dellinfiammazione sia acuta, sia cronica. Il linfocita CD4 TH0 nave costimolato e alla
presenza di IL-12 si differenzia a TH1, il quale in grado di produrre una citochina, interferon che attiva a sua volta il
macrofago. Il linfocita che si differenziato, TH1, produce anche citochine che gli permetteranno di cooperare con altre cellule
della risposta immunitaria, non solo il linfocita e il macrofago, ma anche i polimorfo nucleati, che costituiscono la maggioranza
dei globuli bianchi circolanti nel sangue, per esempio i polimorfo nucleati neutrofili che sono i protagonisti della risposta
infiammatoria acuta. il TH1 che in qualche modo coordina e coadiuva quella che la risposta infiammatoria dovuta
allattivazione di polimorfonucleati neutrofili. La via di differenziamento che induce il passaggio del T CD4 nave a TH1, mediata
da queste citochine, e una di queste lIL-12, avviene attraverso la via di STAT-4, che una via di trasmissione del segnale
classica, che viene attivata durante la risposta infiammatoria. IL-12 fa attivare questa via di trasduzione del segnale nel linfocita
TH0 in via di attivazione, e questo si differenzia in un clone di cellule TH1 che andranno poi a coordinare la risposta
infiammatoria.
SE il linfocita T, invece, si trova in un ambiente un po diverso e deve riconoscere lantigene, costimolato e coopera con il
macrofago o una cellula accessoria che si trova, per, in un ambiente in cui rilasciata una quantit discreta di altre citochine,
come lIL-4, allora pu subire una differenziazione diversa. attivata la via di trasduzione del segnale mediata da STAT-6 e
questo linfocita CD4+ TH0 pu differenziarsi in un linfocita T effettore che chiamato TH2. Il TH2 una cellula che
prevalentemente coopera con i linfociti B e li aiuta nella risposta antigene dipendente a fare lo scambio di classe, nella
maturazione dellaffinit e nello sviluppo delle cellule di memoria. una cellula che prevalentemente coopera con il linfocita B.
TH1 coopera prevalentemente con cellule tipo macrofagi, monociti, cellule dendritiche e polimorfo nucleati, mentre TH2 coopera
prevalentemente con i linfociti B. Questo non vuol dire che TH1 non in grado di dialogare con i linfociti B e viceversa TH2 non
capace di cooperare con altre cellule: vedremo che ci sono dei modelli che ci permettono di capire che anche queste cellule
possono dialogare con bersagli diversi, per il loro bersaglio cellulare prevalente per TH1 le cellule infiammatorie e per TH2 i
linfociti B. Queste cellule hanno dei marcatori di superficie che solo in parte possono distinguerli: ad esempio, se guardiamo qui
possiamo vedere che c unespressione diversa di recettori per le IL su TH1 e TH2. Per esempio il recettore per questa
chemochina CC4 prevalentemente espresso sul TH2, molto meno sui TH1, oppure questaltra molecola CXCR-3 (recettore per
CXC-3) espressa prevalentemente sulla superficie di TH1 e molto meno su TH2. Possiamo avere anche recettori che sono
espressi da una parte e non dallaltra: il caso del recettore per IL-12 e del recettore per IL-18 che vediamo espressi soprattutto
sui linfociti TH1.
Quello che chiaramente li distingue dal punto di vista funzionale la capacit differenziale di produrre citochine. Vediamo quali
sono le citochine che producono prevalentemente i linfociti CD4 che si differenziano in cellule TH1 pro-infiammatorie. Abbiamo
gi visto che linterferone viene prodotto solo dalle cellule TH1, mentre TH2 producono altre citochine che servono appunto per
la cooperazione con il linfocita B, quindi IL-4 e IL-5 che sono importanti per lo scambio di classe Ig tipico (?): da IgM si pu
passare a IgG o a IgE. IL-10 che invece una citochina soppressiva, cio che spegne la risposta immunitaria, viene prodotta
soprattutto dal TH2, meno dai TH1. Entrambi i cloni funzionali sono in grado di produrre citochine che promuovono leritropoiesi
come IL-3 e il colon stimulating factor. Entrambi producono questo tipo dinterleuchina. Abbiamo visto il risultato finale che il
TH1 abilitato in maniera direi cos professionale a cooperare con il macrofago e contribuisce allattivazione del monocita e del
macrofago, mentre il TH2 soprattutto coopera con il linfocita B e lo aiuta nello scambio di classe producendo queste citochine che
appartengono alla categoria dellIL-4 dellIL-5 e cos via.
Ora abbiamo un esempio che mette un po alla luce che quello che abbiamo detto vero fino ad un certo punto: qui abbiamo dei
TH1 che sono in grado di cooperare anche con i linfociti B, perch, come abbiamo visto quando abbiamo parlato dello scambio di
classe, linterferone, prodotto quasi prevalentemente dal TH1, in grado di assicurare lo scambio di classe. Il linfocita ha quattro
sottoclassi delle IgG: IgG1, IgG2, IgG3, IgG4; linterferone (dipende poi dalla specie animale) in grado di promuovere lo
scambio di classe a IgG2, nelluomo promuove IgG1. Le altre citochine prodotte da TH2 promuovono lo scambio di classe a
isotipi diversi.
Inoltre i TH1 producono anche altre citochine che fino ad adesso non abbiamo nominato, come la linfotossina e il tumour necrosis
factor e , che sono il grado di fare cooperare i TH1, ad esempio, con i polimorfonucleati, soprattutto i neutrofili, che, grazie
allattivazione determinata da queste citochine (linfotossina e TNF) aumentano la propria capacit battericida, producendo pi
reattivi derivati dallossigeno attivato e dallazoto attivato. Per esempio, il macrofago pi efficace nelluccisione dei
microrganismi fagocitati, perch ad esempio produce pi derivati dellO e quindi radicali ossidanti che sono importanti sia per la
perossidasi, sia per indurre lattivit battericida mediata dai reattivi dellossigeno, oppure dai derivati dellN attivato. Inoltre, sotto
linfluenza dellinterferone , il macrofago in grado di esprimere una maggior densit di molecole HLA sulla superficie e quindi
presenta meglio il peptide antigenico ai linfociti T nave, e aumenta anche la densit di molecole costimolatorie, quindi la capacit
di questa cellula accessoria di attivare, dal punto di vista funzionale, i linfociti T nave. Poi il macrofago attivato produrr tutta
una serie di citochine, il TNF, IL-1, IL-12 che hanno lazione di promuovere, ad esempio, la chemiotassi e di attivare
linfiammazione acuta anche a distanza. Abbiamo detto, quindi, che linterferone in grado di attivare i macrofagi, ma anche
in grado di attivare i linfociti B che fanno scambio di classe a sottoclassi delle IgG.
I linfociti CD4 TH2 sono in grado di produrre citochine diverse dai TH1, ad esempio IL-4 e IL-5. Abbiamo gi nominato IL-4
quando abbiamo parlato dello scambio di classe, in grado di promuoverlo fra due sottoclassi di IgG (IgG4 nelluomo), oppure
verso lisotipo IgE, che poi andr ad armare le cellule granulose basofile tissutali, le quali sono le sentinelle dei tessuti e attivano
linfiammazione. IL-5, oltre a promuovere la maturazione dei linfociti B che sono stati attivati dallantigene a fare scambio di
classe, permette ai TH2 di dialogare con alcune popolazioni di polimorfonucleati, in particolare con gli eosinofili. Gli eosinofili
sono quei polimorfonucleati che hanno delle colorazioni rosso-arancio nel citoplasma e sono molto bravi nel determinare
luccisione di parassiti extracellulari, piuttosto grandi (in questo caso, ad esempio i vermi intestinali), perch sono in grado di fare
la fagocitosi inversa, cio di riversare allesterno il contenuto di granuli citoplasmatici che vanno a uccidere questi vermi. Poi i
TH2 producono altre citochine come IL-10, che soppressiva e diminuisce lattivazione del macrofago. Anche IL-4 diminuisce o
sopprime la risposta del macrofago verso i microrganismi. Questo si deve fare perch la risposta immunitaria deve avere un inizio,
unacme, poi deve rientrare in quiescenza: per questo vanno prodotte citochine che iniziano, a un certo punto, a frenare la risposta
immunitaria. Tenete presente che IL-4, prodotta dai linfociti TH2, ha funzioni multiple: da una parte promuove la proliferazione e
il differenziamento dei linfociti B e lo scambio di classe, dallaltra inibisce o sopprime la risposta attivatoria dei macrofagi. Si
producono meno derivati dellO, i quali verranno anche secreti in minor quantit, quindi si riduce il danno tissutale, o la
probabilit di indurre il danno tissutale stesso da parte di cellule pro-infiammatorie attivate come il macrofago o il
polimorfonucleato neutrofilo.
Ci rimane da dire qualcosa sullaltra linea di linfociti T che emerge dal timo, che sono le cellule T CD8. Abbiamo detto che questi
sono prevalentemente linfociti T che si differenzieranno a cellule effettrici citotossiche, cio cytotoxic T lymphocyte (CTL).
Dovranno incontrare lantigene, dovranno essere costimolate e solo a quel punto l potranno diventare cellule o di memoria oppure
effettrici, in grado di andare ad uccidere il bersaglio cellulare infettato da un microrganismo endocellulare, per esempio un virus.
Specializzazione funzionale del linfocita CD8 che diventato cellula effettrice: in grado di andare a riconoscere una cellula
bersaglio infettata da un virus o da un microrganismo batterico endocellulare obbligato e la sua funzione di uccidere il bersaglio
cellulare e di indurne lapoptosi. I linfociti CD8 aderiscono alle cellule bersaglio e sono in grado di ucciderle, di determinarne la
morte programmata cellulare. Come avviene? Il meccanismo condiviso con le cellule NK, simile. La cellula effettrice CD8+
che diventata citotossica aderisce alla cellula bersaglio e in vicinanza della zona di adesione fra le due membrane si forma quella
che chiamata sinapsi immunologica. In questa zona riversato il contenuto dei granuli citoplasmatici. Contengono perforine,
proteine in grado di polimerizzare, di inserirsi nella membrana della cellula bersaglio e di formare dei pori, in maniera molto
simile a quello che fa il C9. Attraverso questi pori passano poi i granzimi: sono delle proteasi, in grado di andare a tagliare e
attivare altre sostanze allinterno della cellula bersaglio, per esempio le caspasi. Una volta che le caspasi sono state atti vate, si
attiva quello che il programma di morte, la cellula bersaglio va incontro ad apoptosi. molto conveniente attivarla piuttosto che
indurre la necrosi di cellule tissutale perch questultima induce sempre una risposta infiammatoria e quindi danni indiretti, dovuti
alla produzione di sostanze derivate dallossigeno attivato e dallazoto, mentre lapoptosi non induce infiammazione. quindi
sempre conveniente leliminazione dei bersagli per morte apoptotica. Ci sono, naturalmente, altre vie di segnalazione che possono
attivare la morte programmata cellulare, per esempio il ligando del FAS e il FAS sono due molecole che segnalano, appunto
questo programma di morte cellulare: una presente sulla superficie della cellula CD8 citotossica, laltra sar presente sulla
cellula bersaglio. Quando queste due strutture di superficie vengono in contatto, si attiva dentro la cellula bersaglio un programma
di morte cellulare programmata in cui viene attivata la caspasi 8 che attiva il programma di morte cellulare, quindi la cellula va in
apoptosi. FAS espresso sulla superficie della cellula citotossica.
Esiste unaltra popolazione allinterno delle cellule T e alcune possono essere CD4, alcune CD8. una minoranza di cellule di
queste due grandi popolazioni linfocitarie che ha funzione di soppressione della risposta immunitaria. Questi linfociti svolgono
funzione regolatoria e sono in grado di frenare la risposta immunitaria. Lo fanno in parte producendo delle citochine (tipo IL-10,
ma ce ne sono altre come IL-17) che hanno funzione di freno sulla risposta immunitaria che deve regredire man mano che il
patogeno eliminato. Questo rientro della risposta immunitaria avviene, quindi, grazie anche alla funzione soppressoria mediata
dai linfociti T che possono essere CD4 e CD8 e vengono chiamate cellule T regolatorie. Si ottiene, quindi, questo risultato finale,
cio innesco della risposta grazie al riconoscimento dellantigene, alla costimolazione e alle citochine che poi contribuiscono
allespansione della risposta immunitaria fino a che raggiunge un apice. Sono poi generate le cellule di memoria sia T sia B che
saranno importanti per le risposte successive, rendendole pi rapide, pi efficaci. A un certo punto la risposta immunitaria deve
regredire e il sistema deve rientrare in equilibrio. Questo avviene perch intervengono fenomeni di soppressione immunitaria che
hanno bisogno di cellule in grado di fermare la risposta immunitaria. Sopravvivranno solo le cellule di memoria che assicureranno
la risposta immunitaria agli incontri successivi con lo stesso antigene.
Grazie alla presenza della risposta immunitaria sia naturale sia adattativa, ognuno di noi fornito di numerosi e potenti strumenti
per affrontare certamente un mondo ostile dal punto di vista della possibilit di contrarre malattie infettive. Nonostante il sistema
immunitario sia un sistema efficace, che si evoluto in centinaia di migliaia di anni, a partire da sistemi semplici fino ad arrivare
ad un insieme di sistemi complessi, e luomo ha un grande sistema omeostatico, deputato alla difesa contro i microrganismi,
daltra parte non si pu dimenticare che c sempre la coevoluzione dei nostri avversari, e quindi la capacit di indurre malattie.
{considerazioni a caso sul fatto che ha preso le slide da un libro di economia che racconta la storia dItalia nei suoi primi 150
anni}
Questa, ad esempio, la mortalit generale indotta da una malattia che oggi sembrerebbe banale, che linfluenza. Oggi non si
muore pi come una volta dinfluenza, infatti, questa curva, se nel 1870 era su valori abbastanza elevati, ora, come vedete,
regredita a livelli molto bassi. La mortalit indotta per influenza, che una malattia virale, per 1000 abitanti era intorno al 36-37%
negli anni dellunit dItalia. Poi ci sono stati dei picchi, anzi, ci sono state due grandi pandemie, una a cavallo della prima guerra
mondiale, lepidemia della spagnola, che ha determinato a livello mondiale qualcosa come venti milioni di morti, un numero
notevole, ed anche in Italia questa ha fatto salire notevolmente il picco di mortalit, lha riportato indietro di parecchi decenni: qui
siamo nel 1918-1919, la mortalit ha raggiunto picchi che si osservavano molti decenni precedenti, intorno al 1870. Poi la curva,
fortunatamente ha continuato a decadere, si verificato un altro picco intorno alla seconda guerra mondiale, con effetti meno
devastanti e poi la mortalit per 1000 abitanti progressivamente andata calando.
Come mai calata la mortalit? Sono migliorate le condizioni socio-ambientali generali: quasi tutti noi viviamo in abitazioni col
riscaldamento, abbiamo una dieta adeguata, abbiamo una medicina che sta diventando sempre pi sofisticata nelluso di farmaci
anche potenti contro anche le malattie infettive e soprattutto stata introdotta quella che la pratica della vaccinazione. una
pratica che usa la capacit del sistema immunitario di sviluppare cellule di memoria. Grazie alle vaccinazioni, quella che era la
mortalit generale nel 1700-1800, crollata fino ai livelli dei nostri giorni. La mortalit molto elevata in due parti della curva:
nei primi anni di vita e negli anziani. La mortalit infantile ci rendeva ragione, soprattutto, della mortalit generale, perch nei
bambini il sistema immunitario va incontro a una serie di maturazioni, non essendo ancora pronto completamente, quindi
lorganismo suscettibile a subire danni anche mortali sia da parte di virus, ma anche da batteri. La mortalit era quindi molto
elevata, e la mortalit generale si spiegava soprattutto con una mortalit infantile molto elevata. Poi anche le persone anzi ane
erano pi sensibili alle malattie infettive, quindi un altro picco di mortalit era fra quelli che riuscivano a raggiungere unet
adulta avanzata. La mortalit generale era soprattutto legata alla mortalit infantile, che era molto significativa, tant vero che le
famiglie erano molto numerose una volta, non era infrequente osservare famiglie in cui erano 6, 7, 8, 10 fratelli e sorelle. Di
questi, per, meno della met sopravvivevano, raggiungevano let adulta, perch la mortalit infantile era molto alta. SE, infatti,
voi andate a vedere quella che era la speranza di vita e la sopravvivenza media nel 700 era molto diversa da quella di oggi. Qual
, per esempio, la speranza di vita di una bambina che nasce oggi? Fra 78 ed 82, questa la speranza di vita oggi, ment re la
speranza di vita di una bambina che nasceva nel 700, forse era intorno ai 35. SE prendiamo le epoche precedenti, come limpero
romano, ancora inferiore. A cosa era dovuta una speranza di vita cos ridotta? Era dovuta allelevatissima mortalit infantile.
Modificando la mortalit infantile, aumentata la speranza di vita, quindi oggi per la prima volta, nel 900, stiamo osservando un
fenomeno di invecchiamento della popolazione significativo: sempre pi persone raggiungono e sorpassano i 60 anni, poi
qualcuno va anche verso i 70 e gli 80. un fenomeno prevalentemente sociale dovuto, appunto a un miglioramento delle
condizioni generali, a una dieta molto pi soddisfacente e anche alle medicine moderne e alle vaccinazioni. Labbassamento della
mortalit infantile sta determinando questo grande numero di anziani che vivono nelle nostre societ. Non che una volta non ci
fossero i settantenni e gli ottantenni, ma erano una minoranza molto ristretta, tant vero che erano considerati grandi saggi,
venivano usati come delle enciclopedie viventi, avevano questa grande esperienza che avevano raccolto dalla tradizione orale.
Oggi abbiamo i computer, tra le altre cose, non abbiamo pi bisogno delle persone anziane, soprattutto da questo punto di vista. Si
trasforma anche il perch si muore, la causa della morte. Andando a modificare la mortalit infantile, che era prevalentemente
dovuta a malattie infettive, modifichiamo anche le cause di morte. Infatti, se noi andiamo a vedere le cause di morte e qui ci
focalizziamo solo sulle malattie infettive, che il grafico tratteggiato, sulle malattie cardiovascolari e sulle neoplasie. Il grafico
rappresenta il primo decennio dopo lunit dItalia, intorno al 1880. La mortalit (calcolata in morti per 100000 abitanti) era
dovuta prevalentemente alle malattie infettive, come si vede nel grafico: pi di 800 casi per 100000 abitanti erano dovuti a
malattie infettive, quindi polmoniti, broncopolmoniti, malattie virali, batteriche e cos via erano la causa preminente di morte nella
popolazione ed erano soprattutto concentrate nellet infantile. SE andiamo a vedere le malattie cardiovascolari rappresentavano
circa 200-250-280 casi per 100000 abitanti. Le neoplasie erano abbastanza basse come cause di morte: meno di 50 casi per
100000.
Che cosa succede se ci spostiamo in unepoca molto recente, allestremit di questo grafico? [I dati sono riferiti al 2001] Il grafico
che si riferisce alla causa di morte malattie infettive praticamente scomparso, non troviamo pi listogramma tratteggiato, non
c pi, praticamente scomparsa la mortalit dovuta a malattie infettive. Questo dovuto a cause multiple, direi soprattutto il
miglioramento generale delle condizioni di vita, ma anche le vaccinazioni e le terapie mediche, lintroduzione degli antibiotici, ad
esempio, i sulfamidici allinizio e gli antibiotici dopo che hanno determinato, in pratica, la scomparsa delle malattie infettive, o
comunque le hanno ridotte a livelli trascurabili. Nel frattempo le malattie cardiovascolari (grafico rosso) sono aumentate molto
come causa di morte, sono in pratica quasi raddoppiate e sono aumentate di molto come causa di mortalit quella indotta da
neoplasie, cio da tumori maligni: sono in pratica aumentate di tre volte, se non quattro addirittura. Le cause prevalenti di
mortalit nella popolazione ai giorni nostri sono completamente diverse se noi le confrontiamo con le cause di mortalit della
popolazione italiana 150 anni prima. Abbiamo una scomparsa di malattie infettive e la fanno da padrone, come causa di mortalit
le malattie cardiovascolari e i tumori. Questo trasformarsi delle cause di mortalit dovuto alla scomparsa delle malattie infettive
e se noi andiamo a vedere le principali malattie infettive che danno mortalit nel 1881 abbiamo la tubercolosi (tratteggiata), la
difterite (in rosso), il morbillo (malattia virale), scarlattina (malattia virale), pertosse (virale). Erano piuttosto pesanti, incidevano
pesantemente sulla mortalit dieci anni dopo lunit dItalia: la tubercolosi era una delle prime cause di morte per quel che
riguarda le malattie infettive. Anche la malaria contava molto, perch non erano ancora state fatte le bonifiche per esempio in
Romagna, quindi era una causa di morte rilevante. Come vedete queste malattie infettive nel 1971 non cerano pi: la tubercolosi
in pratica era quasi inesistente; scompare la malaria grazie alle bonifiche che tolgono la zanzara, veicolo di trasmissione del
plasmodio della malaria e si riducono moltissimo queste malattie virali, in parte grazie allintroduzione di vaccinazioni specifiche.
Scompaiono, quindi, queste malattie. Questo non vuol dire che non esistono pi queste malattie, ma si riducono in maniera molto,
molto rilevante. La trasformazione quindi delle cause che inducono la mortalit e la scomparsa o comunque la notevole
diminuzione della mortalit infantile determina la ricomposizione di queste curve di mortalit. Questa la percentuale di morte
divisa per classi det fra maschi (rosso) e femmine (grigio) relativa al 1872. Come vedete, c una notevole mortalit nelle classi
det molto precoci: la mortalit infantile rilevante sia nei maschi, sia nelle femmine. Andiamo a vedere cosa succede molti anni
dopo, nel 2006: la mortalit infantile scompare, infatti non c pi questa base del grafico, e la curva di questo istogramma di
mortalit per fasce det si completamente trasformata perch sono scomparse le morti precoci dovute alla mortalit infanti le. La
mortalit generale si concentra in fasce det pi elevate, comincia a essere rilevante dai 45-50 anni in poi. Questo un altro
prodotto sociale dovuto ai fenomeni descritti prima. Fra i fenomeni che hanno avuto sicuramente una rilevanza notevole nel
cambiare le curve di sopravvivenza, ma soprattutto per eliminare la mortalit infantile, troviamo la pratica della vaccinazione. Le
vaccinazioni sono nate gi molti anni fa, qualche secolo fa, addirittura. La prima vaccinazione che ebbe rilevanza medica fu fatta
da un medico contro il vaiolo. Intanto cosa avevano osservato, in generale, i medici, tant vero che fu coniato il termine
immunologia, che vuol dire essere libero da malattie? Avevano osservato che quando arrivavano le epidemie di malattie
infettive, una parte della popolazione veniva colpita e fra questi molti morivano, altri guarivano, altri non venivano interessati. Fra
quelli che si erano ammalati, ma non erano morti, se riuscivano a sopravvivere ed entravano in unaltra epidemia della stessa
malattia, spesso questi non si ammalavano pi, diventavano immuni. Questa era stata unosservazione fatta addirittura durante
Ippocrate, dai medici dellantichit. Quello che fece questo medico sul vaiolo fu questo ragionamento: la malattia ha due forme,
una che colpisce luomo, il vaiolo umano che una malattia grave e mortale e unaltra forma di vaiolo che colpisce invece i
bovini e non mortale per luomo e difficilmente si trasmette. Allora lui ragion cos: ma se io uso del materiale tratto dalle
pustole che si formano sulla cute dei bovini, per ottenere una stimolazione di quelle che si pensava fossero le difese
dellorganismo, posso ottenere una protezione dal vaiolo umano? Fece in modo di estrarre dei liquidi dalle pustole di questi
animali che utilizz per iniettarli in volontari che infatti non si ammalavano quando arrivavano le epidemie di vaiolo. Questa fu la
prima vaccinazione con successo contro una malattia rilevante per lessere umano, che era il vaiolo. Poi sintrodussero tante altre
vaccinazioni e la vaccinazione divent una pratica di ruotine, addirittura diventarono obbligatorie. Nella nostra societ moltissime
vaccinazioni sono, infatti, obbligatorie e si fanno in et prescolare e scolare: tutti quanti noi siamo stati vaccinati.
Osserviamo i principi cui ci si deve attenere una volta che si pensa di approntare un vaccino verso una determinata malattia. Ci
che noi vogliamo iniettare o somministrare per via orale alle persone allo scopo di vaccinarle e quindi di proteggerle dalla
malattia, deve comunque stimolare limmunit adattativa. Dobbiamo sempre raggiungere questobiettivo, altrimenti il vaccino non
funziona, perch se stimoliamo solo limmunit naturale, non ci sono le cellule di memoria, tipiche dellimmunit adattativa. Lo
scopo del vaccino sar di attivare ed espandere le cellule di memoria specifiche per quel determinato microrganismo. Oggi si
pensa di sviluppare vaccini anche per altre malattie che non sono infettive, come i tumori. Lo scopo sempre quello di sviluppare
cellule di memoria in grado di proteggerci dai microrganismi, per le malattie infettive, e cellule citotossiche in grado di uccidere
selettivamente le cellule tumorali. Il vaccino deve quindi saper simulare la malattia per il sistema immunitario senza indurre
sintomi clinici. Quando saremo esposti allagente infettivo, avremo numerosissime cellule di memoria, quindi limmunit che
viene indotta dallagente infettivo veloce e vigorosa e quindi il soggetto non si ammaler grazie a questa immunit adattativa
protettiva che noi abbiamo stimolato con il vaccino. Poich la vaccinazione una pratica che ha senso e ha successo sui grandi
numeri (non ha senso vaccinare 100 persone in una popolazione come quella italiana, non proteggerebbe la popolazione generale),
quindi vaccinare centinaia di milioni di persone, fare campagne di vaccinazione, il vaccino che noi andiamo a somministrare deve
essere innocuo, non deve fare male, non possiamo fare male a centinaia di milioni di persone, deve essere innocuo. Gli effetti
collaterali, se ci sono, devono essere statisticamente ridottissimi. Per fare la vaccinazione si possono usare tante fonti, per esempio
si possono usare microrganismi che sono stati uccisi con radiazioni o con sostanze chimiche. Si visto che per quanto riguarda,
per esempio, i virus e anche alcuni batteri preferibile inoculare il ceppo non ucciso, ma attenuato. Limmunit che cos sinduce,
pi duratura e di maggiore entit. Bisogna per saperlo e poterlo ottenere, questo microrganismo attenuato: ci sono delle
tecniche codificate per ottenere dei microrganismi (batteri, protozoi o virus) che siano attenuati, che abbiano perso una delle
propriet principali dei microrganismi patogeni, la virulenza, la capacit di indurre danni rilevanti allorganismo. Spesso si
possono somministrare componenti dei microrganismi, basta somministrare una miscela di proteine di superficie per ottenere
anticorpi bloccanti e cellule in grado di uccidere microrganismi. In alcuni casi non necessario somministrare il microrganismo,
perch in s scarsamente pericoloso, quello che pericoloso il prodotto, le sostanze prodotte dal microrganismo. Un esempio
il microrganismo del tetano che, di per s non produce grandi danni tissutali, ma produce la tossina tetanica che molto
pericolosa. Allora stato sviluppato un vaccino iniettando la tossina modificata, che ha perso il potere patogeno, ma conserva
quello immunogeno. Si chiama tossoide. Spesso con i vaccini, oltre alla sostanza che vogliamo inoculare, sia esso il
microrganismo ucciso o un derivato del microrganismo, bisogna dare delle sostanze che inducono unattiva risposta immunitaria e
che la stimolano, insieme ai fenomeni di cooperazione e costimolazione. Questobiettivo si raggiunge inoculando, insieme alla
sostanza vaccinogena principale, delle sostanze che sono state chiamate sostanze adiuvanti, in grado di aumentare la risposta
immunitaria. Altro requisito indispensabile del vaccino, oltre al fatto che deve essere innocuo, sicuro, non deve indurre lesioni ed
effetti collaterali non desiderati in modo statisticamente significativo, che deve essere economico, deve costare poco perch
dobbiamo somministrarlo a centinaia di milioni di persone. Non si pu fare un vaccino che costa 1000 euro a dose, perch
altrimenti lo somministreremmo solo ai ricchi. Deve costare di fatto pochi centesimi, anche perch bisogner somministrare pi
dosi nel tempo, quindi bisogner che costi poco per poterlo inoculare sui grandi numeri, soprattutto se lo vogliamo inoculare in
popolazioni che non hanno una base economica notevole, come ad esempio la popolazione africana o alcune asiatiche, quindi
bisogna proprio che costi poco. Il risultato che vogliamo ottenere somministrando il vaccino di produrre unimmunit di massa,
quindi proteggere la stragrande maggioranza dei membri di una popolazione. In questo modo si pu eradicare addirittura la
malattia per periodi anche molto lunghi. Abbiamo degli esempi di vaccini che sono stati usati e sono ancora in uso, che usano
microrganismi vivi. Uno di questi il vaccino contro una malattia esantematica dellinfanzia, che gli anglosassoni chiamano small
pox (morbillo), un altro quello contro una malattia storica che la poliomielite. Contro questultima si usarono due tipi di
vaccino: il primo fu sviluppato dal dottor Salk che utilizz il virus della poliomielite ucciso, ma si vide che questa protezione non
era completa, per cui Sabin, un altro medico americano, svilupp un altro tipo di vaccino in cui il virus non era pi ucciso, ma era
attenuato. Questo secondo vaccino, che poi quello che stato usato per decenni, in grado di indurre una protezione duratura
contro la poliomielite. Questa una malattia che oggi lOrganizzazione Mondiale della Sanit considera eradicata nelle nostre
popolazioni europee e nord americane, per cui si discute la possibilit di non vaccinare pi contro la poliomielite, essendo
praticamente il virus scomparso dalla nostra popolazione (c ancora in Africa). Ci sono, naturalmente dei pro e dei contro quando
si sviluppa un vaccino con microrganismo ucciso oppure con uno attenuato: un microrganismo ucciso non resuscita, non pu dare
dei danni, anche se la protezione pu essere non completa. Il microrganismo attenuato, essendo vivo, pu tornare di nuovo
virulento, quindi bisogna stare attenti alle pratiche che si usano per attenuare il microrganismo, sia esso virale o batterico. C il
rischio, anche se di bassissimo livello, che il microrganismo, in determinati individui possa revertare e ridiventare virulento.
Questo un problema che, di solito, viene risolto durante le pratiche sperimentali di sviluppo del vaccino. Il vaccino di Sabin che
era somministrato per via orale, in pratica si scioglievano delle gocce che contenevano il virus attenuato su una zolletta di
zucchero che poi veniva data al bambino. Inoltre questo virus si stabiliva nellintestino e dava uninfiammazione locale in grado
di sviluppare una risposta immunitaria, poi veniva ucciso dalla risposta indotta protettiva. Bisognava fare dei richiami, per tutti i
vaccini non basta una dose sola, ma bisogna fare somministrazioni multiple di vaccino spalmate in mesi o anni per ottenere una
protezione di lunga durata. Altri esempi di microrganismo attenuato sono quelli contro gli orecchioni, la rosolia e il virus herpes
zoster che induce disturbi piuttosto notevoli, come il cosiddetto fuoco di SantAntonio. Anche il vaccino sviluppato contro la
tubercolosi, che il vaccino di Calmette-Gurin, il BCG, usa un ceppo attenuato del micro batterio tubercolare. Non sempre
possibile ottenere il microrganismo attenuato, per cui bisogna iniettare il microrganismo ucciso, ed il caso, per esempio, del
colera e della pertosse. Oggi c un vaccino diverso, per in molti paesi si continua a dare il vaccino con il batterio della pertosse
ucciso. Quando possibile, meglio passare a un vaccino che usa componenti del microrganismo, cos si evitano i rischi di
revertazione e di riattivazione. Per esempio ci sono alcuni vaccini che usano come sostanza per indurre la risposta effettiva
protettiva una miscela di polisaccaridi della capsula del microrganismo. Questo il caso del vaccino sviluppato contro lo
pneumococco, un microrganismo che d polmoniti, e il meningococco che pu dare anche meningiti e lHaemophilus influenzae.
Tutti e tre di solito sono componenti che vengono miscelati assieme e si d ununica somministrazione che in grado di
proteggere verso i 3 microrganismi (pneumococco, meningococco ed haemophilus). Anche il primo vaccino dellepatite B fu
sviluppato usando delle glicoproteine del capside virale, per dare una protezione contro il virus che produce la malattia a carico
del fegato.
In alcuni casi si pu addirittura somministrare la sostanza che il microrganismo produce e a cui si pu attribuire tutta la
sintomatologia clinica: il caso, ad esempio, del tetano e della difterite. Esaminiamo il caso del tetano: la tossina tetanica
unesotossina che viene rilasciata dal microrganismo e che va ad interferire con la trasmissione della placca neuromuscolare e
induce paralisi. Si sviluppato un vaccino che usa la tossina modificata, che ha perso il potere patogeno, ma che conserva
limmunogenicit e la patogenicit. Quando si trasforma la sostanza tossica in sostanza non tossica, cio in tossoide lo si fa
modificandola chimicamente: si possono usare dei reagenti acidi, delle basi, di modo da far perdere il potere patogeno alla tossina.
Limportante per che conservi sia lantigenicit sia limmunogenicit, in modo da indurre una risposta protettiva, anche perch
con il tetano bisogna fare una prima somministrazione, ma poi bisogna anche fare dei richiami (2-3), dopo qualche tempo per
avere una risposta protettiva che duri parecchi anni.
Recentemente si cominciato a cercare di sviluppare dei vaccini usando delle metodiche derivate dalla biologia molecolare: si
sono clonati i geni di interesse dei microrganismi a cui vengono fatte produrre le proteine e le sostanze importanti per, ad esempio,
lepatite B o altri microrganismi, e vengono poi iniettate queste sostanze prodotte da metodiche di biologia molecolare. Sono
anche in studio dei vaccini in cui addirittura sinietta il DNA del microrganismo. In questa cosa molto strana si possono iniettare
gli acidi nucleici dei batteri, il DNA del nucleo e si vede che si ottiene comunque, sul modello sperimentale (topo, coniglio, ratto)
una risposta immunitaria verso la proteina che viene codificata dallacido nucleico del microrganismo. Almeno a livello
sperimentale, basta, quindi, iniettare il DNA del microrganismo o un pezzo di DNA per ottenere una risposta immunitaria verso le
proteine prodotte da questo acido nucleico. Queste tecniche sono in corso di sperimentazione e si visto che anche iniettando
lRNA, perch molti virus sono a RNA, si pu ottenere una risposta immunitaria protettiva.
Oggi sono numerose le vaccinazioni che usano il microrganismo attenuato ma vivo: abbiamo parlato del virus della poliomielite,
ma lo stesso discorso vale per la rosolia ed importante per la protezione del bambino, perch la rosolia, se viene contratta
durante la gravidanza, pu indurre alterazioni notevoli nel feto. Poi abbiamo gli orecchioni (mumps) o parotite, che una malattia
virale e sinietta il microrganismo attenuato anche per indurre la protezione contro la febbre gialla, che una malattia importante
nel sudest asiatico e in alcuni Paesi del Sudamerica. Si usa il microrganismo attenuato anche per la protezione contro lherpes
zoster che induce una malattia che attiva le terminazioni sensitive dei nervi, ed molto dolorosa. La stessa cosa col vaccino
dellepatite A (sempre virus attenuato). Per la tubercolosi si usa il vaccino di Calmette-Gurin, stato ottenuto coltivando il micro
batterio tubercolare in condizioni particolari, in modo che perdesse la virulenza, ma conservasse sia limmunogenicit, sia
lantigenicit.
Abbiamo visto che esistono vaccini che possono utilizzare microrganismi uccisi oppure
microrganismi attenuati. Quando possibile sempre conveniente passare dal microrganismo
ucciso a quello attenuato perch i vaccini ottenuti con i microrganismi attenuati sono piu efficaci
nel dare una protezione di pi lunga durata. Ci sono naturalmente dei rischi perch il
microrganismo s attenuato, cio ha perso la virulenza, per essendo vivo pu riacquisire la
capacit di indurre danni ai tessuti, cosa che avviene molto raramente. I principali vaccini che sono
stati sviluppati usando il microrganismo attenuato li trovate in questa tabella.
Il secondo vaccino contro la poliomielite fu sviluppato da Sabin partendo dal primo,che era invece
stato fatto dal dottor Salk a San Diego: si vide che il primo vaccino dava una protezione buona ma
non completa, per cui Sabin, grazie a delle metodiche di coltivazione del virus della polio su cellule
particolari riusc ad attenuare il virus, quindi si pot utilizzare il virus attenuato per la vaccinazione,
quindi praticamente il virus veniva conservato in soluzioni poi messe nelle provette; il vaccino
veniva ingerito e dava un' infiammazione localizzata alla mucosa dell' intestino, che durava circa un
paio di settimane, poi la risposta immunitaria lo conteneva e lo eliminava; poi si faceva i richiami
necessari e si otteneva cos una protezione duratura e completa. La vaccinazione diventata
obbligatoria in tanti Paesi, compreso il nostro. Questa vaccinazione fu introdotta alla fine degli anni
'50 ed durata fino agli inizi del Duemila; la OMS adesso sta pensando di eliminare il vaccino nei
Paesi occidentali perch sembra che la polio sia stata eradicata. Anche contro altre malattie virali,
come la rosolia e la parotite vengono preparati vaccini usando i virus attenuati che sono molto
efficaci nel dare una protezione di lunga durata. Quello per la rosolia in un primo momento era stato
dato solo alle donne perch le donne che non avevano contratto la malattia, se la contraevano in
gravidanza, esponevano il feto a gravi alterazioni del sistema nervoso simpatico, poi
successivamente in molti Paesi stato introdotto per entrambi i sessi. Altra vaccinazione, che viene
usata soprattutto negli Stati Uniti, ma si pu fare anche in Italia, la vaccinazione contro l' Herpes
Zoster, responsabile non soltanto della varicella ma anche di una malattia che interessa le
terminazioni sensitive periferiche, molto dolorosa, che viene chiamata Fuoco di Sant' Antonio.
Anche il virus dell' epatite A, che causa un' infiammazione grave del fegato, stato attenuato e puo
essere usato per la vaccinazione contro la malattia che endemica in alcune zone, come India e
Africa. Esiste anche un vaccino per l' epatite A pi antico, che utilizza il virus ucciso ed ancora in
uso in alcuni Paesi per i costi ridotti. Un esempio di vaccino contro batteri che utilizza bacilli
attenuati stato sviluppato da medici francesi nel 1921 contro la tubercolosi perch riuscirono a
coltivarlo in condizioni in cui il microrganismo perdeva il potere patogeno ma conservava l'
antigenicit e l' immunogenicit che sono requisiti indispensabili per stimolare l' immunit
adattativa protettiva. Si vide che questo vaccino dava anche una protezione parziale contro la
lebbra, malattia indotta da un batterio diverso da quello della TBC, ma c' una grossa reattivit di
alcuni antigeni di superficie per cui questo vaccino in alcuni casi protettivo anche contro la lebbra.
Non ci sono molti vaccini che usano microrganismi attenuati di natura batterica perch difficile
ottenere protozoi che hanno perso il potere patogeno, per cui solitamente i vaccini usano un
microrganismo ucciso.
Esistono ogni anno vaccini che vengono introdotti in commercio e che usano ceppi virali dell
influenza dell anno precedente e vengono consigliati per soggetti anziani e per soggetti debilitati: l'
influenza, per una persona con seri problemi al sistema immunitario, pu diventare anche una
malattia mortale;comunque per questi vaccini si usano ceppi virali uccisi. Per i batteri le
vaccinazioni in uso sono quelli contro la pertosse(batteri uccisi): vi sono delle controindicazioni per
alcuni tipi di vaccini: quello della pertosse stato chiamato in causa per i potenziali danni che pu causare all' encefalo in alcuni
casi molto ristretti, ma questo dato ancora in discussione, non tutti
sono d' accordo, e comunque un rischio che pu essere corso perch la percentuale di soggetti che
eventualmente hanno alterazioni molto bassa; il vaccino contro la febbre tifoide usa il
microrganismo ucciso e d una protezione intorno al 70%; anche contro il colera si sviluppato un
vaccino che utilizza il microrganismo ucciso. E' stata purificata la subunit B della tossina, che
poi quella che induce il danno, e la coordinazione del batterio ucciso piu la subunit B danno una
protezione alta contro il colera. Anche il vaccino per la febbre Q(endemica in alcuni Paesi dell'
Africa e dell' Asia) usa il microrganismo ucciso. Abbiamo detto che in alcuni casi il microrganismo
in s non pericoloso per il nostro organismo, sono i suoi prodotti a causare danni gravi dal punto
di vista clinico: il batterio responsabile del tetano di per s poco pericoloso, perch cresce poco,
ma produce una tossina che anche a dosi molto basse estremamente attiva e blocca le placche
neuromuscolari producendo paralisi. E' stato sviluppato un vaccino che utilizza il tossoide: la
tossina stata isolata e inattivata lasciandola in soluzione con la formalina;poi viene lavata e il
vaccino si prepara con questo tossoide;viene anche iniettato con sostanze che sono in grado di
aumentare la risposta immunitaria e sono definite adiuvanti: quindi il tossoide tetanico viene
somministrato con l'allume,che un metallo derivato dall' alluminio che fa da sostanza adiuvante;
questo vaccino d un' ottima protezione, si fanno due richiami e dalla somministrazione protettivo
fino a 10 anni di distanza. Anche per il batterio della difterite si pu usare la tossina e di solito si
associa con il tossoide del tetano per cui si fa una vaccinazione bivalente.
Della corea abbiamo gi parlato, e si pu usare il vaccino che prevede l' inoculo della subunit beta
della tossina: la tossina di questo microrganismo ha una subunit beta che si attacca alla cellula e
una subunit alfa che svolge il potere tossico: se noi usiamo la beta, questa non ha potere tossico di
per s e produce anticorpi che bloccano l' entrata della tossina all' interno della cellula. Anche per il
clostridium perfringens si utilizza il tossoide. E' sempre conveniente quando possibile,ma non
sempre possibile, passare a vaccini che utilizzano subunit, importanti dal punto di vista dell'
antigenicit e immunogenicit del microrganismo: questo obiettivo stato raggiunto per alcune
malattie virali: per esempio contro il virus dell' epatite B, che una malattia piuttosto grave, si
preparato un vaccino che usa componenti del capside virale, purificate oppure sviluppate da
soggetti che avevano contratto la malattia con metodi biochimici oppure oggi si fa produrre la
proteina di interesse attraverso le tecnologie del DNA ricombinante in vitro. Molte categorie
professionali sono obbligate a fare questo tipo di vaccinazione(chi lavora in ospedali,mense ecc).
Le subunit diamicrorganismi di origine batterica sono state preparate per malattie indotte dalla
Neisseria Meningitidis: questo un batterio che pu dare meningiti anche gravi nel bambino: si
sono preparati dei vaccini grazie all' isolamento e alla purificazione di polisaccaridi della capsula
del batterio, che vengono iniettati e danno una protezione di lunga durata.
Lo Streptococcus Pneumoniae un microrganismo che solitamente d una polmonite ma pu dare
anche meningite, encefalite ecc. e pu essere pericoloso soprattutto in soggetti che non hanno un
funzionamento al 100% efficace del sistema immunitario. Di streptococco ne esistono tantissimi,
sono una famiglia di batteri molto numerosa. Un vaccino si prepara utilizzando componenti della
membrana dello streptococco focalizzato sui tre genotipi prevalenti.
L' haemophilus influenzae, anche questo batterio d broncopolmoniti,polmoniti e pu dare anche
meningiti ed encefaliti: componenti della capsula sono stati isolati e vengono coniugati con delle
sostanze adiuvanti in grado di aumentare la risposta immunitaria e il vaccino induce una buona
protezione per la malattia.
Abbiamo gi visto che i vaccini spesso, soprattutto quando usiamo componenti del microrganismo,
vengono iniettati assieme a sostanze che stimolano una risposta immunitaria pi potente: queste
sostanze sono state chiamate adiuvanti perch aiutano nell' azione protettiva della sostanza o del microrganismo scelto per
vaccinare; sono numerose le sostanze che possono essere usate: nel
campo sperimentale ce ne sono tante, nel campo della pratica umana invece il numero si restringe
perch non si possono iniettare troppe sostanze in un soggetto: quelli pi usati sono derivati dall'
alluminio, questo idrossido di alluminio, oppure fosfati di alluminio; questo metallo, insieme alla
sostanza iniettata antigenica, attiva le cellule accessorie del sistema immunitario nel punto di
inoculo, per esempio le cellule dendritiche o i macrofagi, e aumenta la co-stimolazione, per cui la
risposta adattativa diventa pi efficace.
Si possono usare anche dei microrganismi uccisi allo scopo di aumentare la risposta verso
componenti di altri virus o altri microrganismi, e uno fra i microrganismi uccisi pi frequentemente
usati il batterio che induce la pertosse(Bordetella Pertussis): viene ucciso, mescolato con la
sostanza(ad esempio il virus dell' epatite A) e questo d una co-stimolazione molto efficace e viene
usato anche quando si vaccina contro la tossina del tetano o quella della difterite e questo d una
risposta immunitaria protettiva di lunga durata. Oggi si sta valutando la
possibilit(sperimentalmente lo si gi fatto) di iniettare assieme alle sostanze del vaccino delle
citochine che sono importanti nell' indurre la co-stimolazione: per esempio l' interferone gamma
pu essere aggiunto alle proteine di interesse.
A volte nella pratica ci si resi conto che c' erano degli effetti collaterali per cui si sono modificati
anche i vaccini: vi sono alcuni vaccini, per esempio quelli che usano i microrganismi attenuati, che
hanno una pericolosit intrinseca; vi sono alcuni vaccini ottenuti coltivando microrganismi attenuati
su uova di pollo: questi vaccini possono dare una risposta di ipersensibilit, una risposta allergica,
perch le proteine dell' uovo sono, nei soggetti predisposti, fortemente allergizzanti. Non vanno dati
vaccini con microrganismi attenuati a soggetti con immunodeficienza o debilitati per malattie in
corso o malnutriti.
Poi ci sono anche degli incidenti, e qui apro una parentesi,la vaccinazione antipolio:quando si pass
dal vaccino di Salk a quello di Sabin, che prevedeva la somministrazione del virus attenuato, capit
un incidente di cui ci si rese conto solo a posteriori: per ottenere questo vaccino di Sabin, il virus fu
coltivato su cellule di rene di scimmia(Macacus Rhesus) coltivate in vitro; purtroppo per gli anni
che vanno dagli inizi del '50 alla met del '60, il vaccino preparato in queste condizioni era
contaminato e conteneva un virus, che l' HSV40: H perch diventato umano, prima si chiamava
SV40, Simian Virus, era un virus della scimmia. Questo virus era presente nel vaccino inoculato per
molti decenni, passato nell' uomo, si scoperto poi per altre ragioni che questo virus un virus
trasformante e oncogenico, uno dei principali virus utilizzato per trasformare le cellule in coltura e
produrre linee tumorali; la brutta notizia che tutti quelli che hanno ricevuto il vaccino durante
quegli anni hanno ricevuto il virus. Questo virus mutato, si adattato all' uomo e lo si riscontra
nella popolazione umana. Oggi si stanno facendo degli studi che stanno mostrando dei dati, ancora
in discussione ma piuttosto interessanti, che rivelano che questo virus associato a molti tumori
umani, quello della prostata, quello della mammella ecc.
Sul potere oncogenico del virus non c' discussione, ci sono prove sperimentali che sia un virus in
grado di trasformare la cellula, qualunque cellula di mammifero pu venire trasformata e si
generano cloni tumorali. La discussione : quanto conta questo virus nella cancerogenesi umana?
Gli studi sono aperti, si vedr a cosa ci porteranno. L' altra brutta notizia che, come altri virus a
DNA, ha la capacit di integrarsi nel DNA umano: praticamente inserisce il proprio DNA virale nel
DNA umano, quindi pu essere trasmesso in via verticale dai genitori ai figli, per cui viene
trasmesso anche per via ereditaria.
La poliomielite, comunque, con l' introduzione del vaccino di Salk e poi di Sabin, scompare come
malattia significativa dai Paesi occidentali. Si possono sviluppare vaccini anche con la tecnologia del DNA ricombinante: si isola
il gene di
interesse, che codifica per la proteina importante per il microrganismo dal punto di vista antigenico
e immunogenico, lo si mette in un vettore, di solito un plasmide, questo plasmide lo si inserisce in
una cellula di mammifero coltivata in vitro, che comincia a far produrre la proteina di interesse. Poi
viene purificata e usata per il vaccino.
Oggi si possono preparare anche dei vaccini isolando un pezzo di acido nucleico del microrganismo
e inocularlo direttamente nell' animale: io posso isolare un pezzo di genoma di un virus, preparare
una soluzione, inocularla nel topo e osservo dopo alcune settimane la comparsa di anticorpi e
cellule specifiche contro quel determinato virus; come questo avvenga ancora un mistero,
comunque stato visto che funziona.
Esiste anche un' altra pratica che pu proteggere verso le malattie infettive che l' immunizzazione
passiva: la vaccinazione un' immunizzazione attiva, con l' immunizzazione passiva invece si
danno prodotti della risposta immunitaria nei soggetti esposti; facciamo degli esempi: contro il
tetano, se un soggetto non vaccinato si procurato una ferita piuttosto estesa, con grandi zone di
ipossia e anossia, e si sospetta che possa essere una ferita che esponga il soggetto al tetano, lo si pu
proteggere iniettandogli soluzioni che contengono anticorpi preformati contro la tossina tetanica:
questi circoleranno nel sangue del soggetto e bloccheranno l' eventuale tossina prodotta; stessa cosa
la si pu fare contro la tossina della difterite.
Anticorpi preformati contro il virus Herpes Zoster si danno anche ai soggetti immunodeficienti: ci
sono dei bambini il cui sistema immunitario non funziona bene che possono fare dei cicli con questi
anticorpi preformati in modo da attenuare la sintomatologia clinica se questi bambini presentano l'
infezione da Herpes Zoster.
Ci sono altre tossine importanti che possono contaminare i cibi in scatola, come la tossina del
botulino: anche contro il botulino si possono iniettare nel soggetto anticorpi preformati. Stessa cosa
si fa per i veleni dei serpenti.
La protezione con l'immunizzazione passiva si pu fare anche contro altri microrganismi, per
esempio contro il virus della rabbia, dell' epatite A e dell' epatite B.
Il primo trapianto eseguito stato quello di cute tra due topi di colore diverso e, anche se il trapianto allinizio sembrava essere
andato a buon fine, non essendo i topi consanguinei dopo circa una settimana/10 giorni il tessuto trapiantato veniva rigettato;
questo semplice esperimento ha posto le basi per la comprensione della biologia dei trapianti e ha fatto presuppore che il sistema
immunitario fosse coinvolto nel rigetto del tessuto trapiantato e che quindi delle sostanze venissero recepite come non self
determinando il rigetto.
Per confermare il coinvolgimento del sistema immunitario nel rigetto del tessuto trapiantato venne eseguito, sullo stesso topo, un
secondo trapianto di cute sempre del ceppo del primo donatore e si not che la velocit di rigetto al secondo tentativo di trapianto
era notevolmente pi alta rispetto al primo tentativo, ci sugger la presenza di una risposta primaria e di una risposta secondaria
che grazie alla memoria risultava molto pi rapida rispetto alla prima. Per capire quali cellule del sistema immunitario fossero
coinvolte nel rigetto del tessuto trapiantato negli anni 50/60 si fecero altri esperimenti in cui un topo riceveva i linfociti del sangue
periferico prelevati dal topo che aveva gi subto e rigettato il trapianto, la presenza di linfociti determinava un rapido rigetto di
trapianto gi in 2/3 giornata permettendo di capire che le cellule responsabili del rigetto del trapianto erano i linfociti del sangue
periferico. Laccettazione o il rigetto del trapianto erano dovuti ad un riconoscimento del sistema immunitario quindi si cerc di
capire quali delle strutture di superficie dei tessuti trapiantati potessero essere riconosciute e accettate o rigettate dal sistema
immunitario; si cap che la risposta al tessuto trapiantato seguiva i canoni della risposta immunitaria adattativa con una risposta
primaria e secondaria e, che le prime cellule coinvolte in questo tipo di trapianti erano i linfociti, solo in seguito si cap che si
trattava precisamente dei linfociti T; con altri esperimenti si scopr che ogni soggetto ha un mosaico di strutture di superficie che
determina la sua isto-identit o isto-compatibilit e quindi, ognuno di noi ha una targa di strutture di superficie identificate da geni
che formano la nostra targa di isto-identit; si cap che gran parte dei geni che controllava il riconoscimento e il rigetto del
trapianto erano localizzati nel sistema maggiore di isto-compatibilit che fu scoperto grazie a questo tipo di esperimenti; lMHC
fu individuato prima nel topo dove venne chiamato H
2
e poi nelluomo dove venne chiamato sistema HLA.
Le tecniche sperimentali si affinarono dopo la 2 guerra mondiale e vennero condotti esperimenti per capire cosa ci fosse nel
sistema MHC, quali erano i loci importanti e quali le strutture di superficie; questi esperimenti furono eseguiti usando topi
congenici perch negli acongenici i trapianti venivano rigettati a causa della diversit delle strutture di superficie del sistema H
2
di
un topo di ceppo A e di ceppo B; manipolando diverse generazioni di topi si ottene un ceppo contenente sia i loci del ceppo A sia
quelli

del ceppo B e in questo caso, trapiantando un pezzo di tessuto cutaneo proveniente dal topo B sullA il trapianto veniva
permanentemente accettato perch i linfociti del timo durante la maturazione erano stati selezionati per tutti e due gli H
2
mentre
erano sono stati eliminati i linfociti T potenzialmente reattivi verso queste strutture. Per dimostrare che il riconoscimento era
antigene specifico e che attivava limmunit adattativa venne eseguito un esperimento di controllo e si not che trapiantando da un
topo congenito che ha sia H2A sia H2B in un topo che ha solo H2B si verifica il rigetto perch il locus A viene riconosciuto come
estraneo; si dedusse che il trapianto unidirezionale con un riconoscimento specifico e mediato da H2.
In alcuni casi il trapianto, anche se riuscito, dopo mesi veniva rigettato e ci port a supporre lesistenza del complesso minore di
istocompatibilit che pu essere riconosciuto come estraneo dal sistema immunitario e che alla lunga porta al rigetto del trapianto.
Esistono diversi tipi di trapianti:
isotrapianti o autotrapianti: trapianto di tessuti provenienti dallo stesso individuo; avviene spesso in caso di ustioni; essendo un
trapianto autologo non si possono verificare rigetti perch gli MHC sono identici;
omotrapianti: trapianti tra individui identici e quindi solo tra gemelli omozigoti; molto raro e la possibilit di questo tipo di
trapianto ha aperto la sperimentazione sulla clonazione di tessuti partendo dalle cellule staminali;
allotrapianto: il pi frequente e si realizza tra un donatore ed un ricevente che non sono individui identici ma sono allogenici
dal punto di vista del sistema HLA; in questo caso vanno rispettati criteri di compatibilit minima altrimenti il trapianto viene
rigettato; rappresenta il 90% della clinica dei trapianti; il tessuto da trapiantare viene tipizzato in base al MHC e quindi ogni
tessuto ha la sua targa, in caso di necessit di trapianto il ricevente viene tipizzato per HLA di classe 1 e di classe 2 per trovare
il tessuto pi compatibile ma se unaffinit completa impossibile;
xenotrapianti: tra individui di specie diverse; occupa una branca della medicina sperimentale che riguarda la crescita in vitro di
cellule staminali o la modificazione di animali come il maiale per far si che abbiano il sistema HLA umano in modo da
ottenere fegato e reni che non danno grandi problemi per il trapianto sulluomo;
Nella pratica clinica i trapianti pi frequenti sono:
cornea: se eseguito bene e senza provocare danni e infiammazioni non da mai problemi di rigetto neanche tra soggetti
allogenici; la cornea non vascolarizzata e quindi non raggiunta dai linfociti che non possono riconoscere il sistema HLA
allogenico e quindi non si ha risposta; se in seguito al trapianto si verifica neo-vascolarizzazione anche la cornea pu essere
rigettata;
reni
cuore
polmone
cuore-polmone
fegato
midollo osseo: soprattutto a livello pediatrico in caso di leucemie e linfomi; si esegue mediante omotrapianto: si preleva il
midollo del soggetto prima della chemioterapia, lo si pulisce dalle cellule neoplastiche e dopo il trattamento chemioterapico il
soggetto viene trapiantato con il suo midollo osseo pulito per riformare il sistema immunitario ed ematico; a volte non si pu
fare lomotrapianto e si ricorre allallotrapianto possibilmente tra consanguinei e se non possibile si ricorre alle banche di
midollo;
cute: mediante isotrapianto e allotrapianto; la cute il primo tessuto ottenuto mediante la clonazione.
Le strutture riconosciute sulla superficie delle cellule che compongono il tessuto del trapianto sono le molecole del MHC ed in
particolare dellHLA; la struttura stessa della molecola HLA contenuta nelle cellule del trapianto allogenico estranea ai tessuti
del ricevente e quindi tutta la molecola HLA pu essere riconosciuta come estranea; la molecola di HLA deve subire tutto il
meccanismo per gli antigeni complessi e quindi deve essere rilasciata dalle cellule del tessuto, captata dalle accessorie del sistema
immunitario del ricevente, processata, vengono generati dei peptidi e questi vengono presentati al MHC self e i peptidi generati
dalle molecole di HLA allogeniche vengono captati dagli attivatori dei linfociti T sia CD4 sia citotossici che possono uccidere le
cellule del trapianto.
Si visto in studi sperimentali in vitro e in vivo che le cellule T del ricevente riconoscono a bassa affinit le molecole MHC
allogeniche, questo riconoscimento sufficiente a determinare lattivazione di molti globuli linfocitari; pi del 20% dei linfociti
circolanti nel sangue sono in grado di rispondere contro antigeni allogenici quindi, il riconoscimento allotipico molto diffuso
nelle cellule del sistema immunitario ed dovuto: al riconoscimento con bassa affinit delle strutture HLA allogeniche che
vengono riconosciute come estranee attivando le cellule T CD4 e CD8 inoltre, le cellule allogeniche e quindi le strutture MHC
presenti sulle cellule del trapianto sono in grado di presentare peptidi derivati dalle cellule dellospite e attivare quindi alcuni cloni
di linfociti T presenti nel donatore; le cellule T riconoscono una bassa affinit ma vengono attivati da una struttura HLA estranea,
le cellule del tessuto trapiantato possono captare e presentare peptidi self e quindi tutta la struttura diventa un antigene per il
linfocita del ricevente. Esistono due modalit di attivazione delle cellule responsabili del rigetto del trapianto:
1) riconoscimento diretto degli alloantigeni e quindi i linfociti T sia CD4 sia CD8 riconoscono la bassa affinit e vengono attivate
le strutture molecolari MHC di classe prima e seconda che sono presenti sul tessuto trapiantato;
2) riconoscimento indiretto: le molecole HLA di classe 1 e 2 presentano peptidi derivati dal tessuto del ricevente e tutta la nuova
struttura che si forma (peptide+HLA) viene riconosciuta come incompatibile da alcuni cloni di T che possono essere CD4 o
CD8.
Coltivando linfociti in vitro e isolandoli dopo un prelievo ematico periferico possono essere studiate queste reazioni: si fa un
prelievo di sangue da due individui, si separano i linfociti mediante un gradiente di densit e in seguito si uniscono, essendo i
linfociti alloincompatibili ogni tipo di linfocita riconosce laltro come non compatibile perch non riconosce le strutture HLA di
classe 1 e 2, vengono attivati e proliferano dando una reazione mista leucocitaria; per studiare il dettaglio del riconoscimento
cellulare si pu bloccare una delle cellule provenienti da uno dei due donatori, ad esempio i linfociti del donatore X vengono
bloccati con raggi gamma che ne danneggiano il DNA in modo da non poter proliferare, una volta mischiati agli altri linfociti solo
i linfociti del soggetto Y prolifereranno riconoscendo incompatibili quelli del donatore X e si realizzer cos una reazione mista
unidirezionale che permette lo studio dei meccanismi di riconoscimento coinvolti, le citochine prodotte, le sostanze di attivazione
ecc perch vengono prodotte da un solo soggetto.
Attraverso questi esperimenti si capito che la reazione mista linfocitaria una simulazione di ci che avviene quando si fa un
trapianto: il sistema del ricevente riconosce le strutture MHC sul tessuto donato, i linfociti CD4 riconoscono in maniera diretta o
indiretta le molecole di HLA di classe 2 del donatore, i linfociti CD8 riconoscono in maniera diretta o indiretta le molecole di
classe 1 del donatore e vengono attivate, si ha poi unespansione polare grazie alla quale da pochi linfociti si genereranno migliaia
di linfociti identici in grado di svolgere o unazione regolatoria e quindi produrre citochine, attivare macrofagi oppure uccidere
direttamente la cellula allogenica mediante meccanismi di citotossicit della cellula CD8+ effettrice.
I rigetti possono essere:
1) iperacuto: avviene entro pochi minuti o al massimo dopo poche ore dal momento del trapianto di tessuto; non si verifica pi a
meno che il ricevente non sia gi stato sensibilizzato nei confronti delle strutture HLA del tessuto che deve essere trapiantato;
si verifica ad esempio in soggetti che hanno ricevuto trasfusioni multiple compatibili per sistemi AB0 ed RH ma non per HLA
che non viene controllata in caso di trasfusioni, in tal caso il ricevente ha formato gi gli anticorpi per lHLA estraneo e se
riceve tessuti questi vanno a legare le molecole di classe 1 presenti sugli endoteli dei vasi del tessuto trapiantato, si avr la
chiusura dei vasi con rigetto del tessuto; gli anticorpi non solo uccidono le cellule endoteliali attivando il sistema del
complemento ma rilasciano anafilatossine richiamando altre cellule;
2) rigetto acuto: da 6/10 giorni ad alcune settimane; si ha unattivazione dell cellule T CD4 e 8 e la formazione di anticorpi che
colpisono le strutture HLA di classe 1 e 2 del tessuto trapiantato; ci vogliono da alcuni giorni ad alcune settimane per il rigetto
perch le CD8 riconoscono come estranee le strutture HLA presenti sugli endoteli quando si formano le anastomosi vascolari
tra i vasi del tessuto trapiantato e il ricevente e quindi le cellule endoteliali vengono uccise; si attivano anche i CD4 che hanno
recuperato i linfociti per formare anticorpi che riconoscono le HLA di classe 1 e 2 sulle cellule endoteliali delle anastomosi
che si sono formate, ci causa vasculiti, chiusure dei vasi, necrosi e rigetto del trapianto;
3) cronico: si verifica anche dopo molti anni; le responsabili di questo rigetto sono le cellule T CD4; dopo mesi o anni dal
trapianto alcuni cloni di queste cellule riconoscono le strutture HLA di classe 2 ma sulle cellule endoteliali lisce e non
sullendotelio, vengono attivate, stimolate e producono delle citochine, una di queste citochine induce la proliferazione delle
cellule muscolari lisce dei vasi, questa proliferazione restringe il vaso causando ipossia cronica del tessuto che causa una
diminuzione funzionale del tessuto che aumenta fino al rigetto soprattutto quando si ha attivazione dei macrofagi che svolgono
unattivit citotossica sia sulle cellule muscolari lisce sia sullendotelio.
Per diminuire il rischio di rigetto di trapianto ci si deve attenere a delle regole codificate nei regolamenti sanitari:
1) ci deve essere una completa compatibilit nei gruppi sanguigni AB0 ed Rh tra donatore e ricevente;
2) ci deve essere una certa compatibilit nel sistema HLA dei loci di classe 1 e 2; la compatibilit tra tutti e 6 i loci non
raggiungibile per cui, nella pratica clinica, si cerca di rispettare la compatibili dei loci di classe 1 A/B/C; spesso la
compatibilit si limita ad 1 o 2 dei loci di classe 1; pi elevato il numero di non compatibilit (missmatch) pi elevata la
probabilit di rigetto anche a lungo termine;
Il sistema HLA ha una grande influenza sulla riuscita del trapianto, la situazione ideale quella di assenza totale di missmatch e la
completa compatibilit almeno per i loci di classe 1 tra ricevente e donatore; se la corrispondenza dei loci di classe prima
completa il 90% dei trapiantati in buona salute ancora 5 anni dopo il trapianto; la presenza di un solo missmatch nei loci di 1
classe riduce la sopravvivenza dal 90% all80%; se i missmatch sono 2 la sopravvivenza si riduce intorno al 70%; se i missmatch
sono 3 la sopravvivenza si riduce ancora ma da questa situazione, la presenza di ulteriori missmatch non peggiora ulteriormente
laspettativa di sopravvivenza del soggetto. La pratica clinica si localizza generalmente tra la presenza di 0 o 1 missmatch.
Se il soggetto trapiantato tollera lo stress chirurgico dopo circa 10 di giorni viene iniziata la terapia immunosoppressiva del
sistema immunitario per aumentare la sopravvivenza a lungo termine del trapianto. Esistono molti farmaci immunosoppressivi (il
primo usato fu il cortisone ed i derivati dei corticosteroidi) che frenano il sistema immunitario nella sua possibilit di rispondere al
tessuto trapiantato; tra i farmaci immunosoppressivi c la ciclosporina che stata introdotta recentemente (met degli anni 80)
nella pratica clinica ed ha aumentato la percentuale di sopravvivenza dei trapiantati di circa il 40%; essendoci degli incovenienti
durante la somministrazione di farmaci immunosoppressivi dovuti alla riduzione di tutta la risposta immunitaria questi non vanno
somministrati ininterottamente ma secondo cicli di 1/2 settimane perch sopprimono anche la risposta verso agenti patogeni come
virus batteri e protozoi e per questo i soggetti immunosoppressi vanno sempre considerati a rischio di malattie infettive e vanno
monitorati spesso, vanno prescritte terapie antibiotiche intense in caso di febbre o influenza perch il sistema immunitario a causa
dellimmunosoppressione non efficace al 100%. La ciclosporina non ha gli effetti collaterali dei corticosteroidi che sono stati i
primi farmaci introdotti come immunosoppressivi e hanno effetti collaterali su reni ed ossa quindi, sono state create delle famiglie
derivate dal cortisone ma con effetti collaterali limitati o assenti su ossa e reni e che non sono iperglicemizzanti; altri farmaci
introdotti per i trapianti sono i citostatici che interferiscono con la proliferazione cellulare, per avere una risposta immunitaria ci
vuole una selezione clonale e quindi da uno o pi linfociti viene creata una progenie linfocitaria, questi farmaci citostatici
impediscono o rendono meno efficente lespansione clonale (metotrexati rallentano la sintesi di acidi nucleici e quindi
impediscono la proliferazione dei linfociti t e b).
A lungo termine, intorno ai 10/15 anni, il trapianto viene rigettato e il soggetto dovr essere ritrapiantato.
Un altro tipo di risposta che si osserva spesso soprattutto in caso di trapianto di midollo osseo allogenico la reazione del
trapianto verso lospite che una reazione immunitaria a tutti gli effetti ma, in questo caso, sono le cellule del sistema
immunitario del tessuto trapiantato a rispondere verso gli antigeni dellospite; molto frequente nel trapianto di midollo perch
questo contiene i linfociti, tutti i precursori delle cellule linfoidi e i precursori delle serie ematica; la graft versus host una
malattia autoimmune indotta dalle cellule immunitarie del tessuto trapiantato che cominciano ad attaccare i tessuti del ricevente
come rene surrene cute e tiroide; per evitare la comparsa della graft versus host nei casi di trapianto di midollo osseo si cerca di
eseguire un omotrapianto invece di un allotrapianto; talvolta anche nel caso di trapianti di reni e fegato si sono verificati casi di
graft versus host a distanza di anni dal trapianto.
Oggi entriamo nel campo dell'immunopatologia in cui la risposta immunitaria non ha pi aspetto difensivo ma purtroppo induce
delle lesioni.
Parliamo in particolare della IPERSENSIBILITA' , ovvero un gruppo di risposte immunitarie che inducono danni tissutali.
Questo tipo di risposta la incontriamo in numerose malattie cliniche nella pratica medica, sia nelle allergie che sono il tipo pi
comune di ipersensibilit, che in molte malattie autoimmuni che dopo i 50-60 anni sono piuttosto frequenti ed in alcuni tipi di
infezione. Non ci sono moltissime classificazioni della ipersensibilt, alcuni testi addirittura non la trattano pi, comunque una
classificazione ancora valida quella fatta da due medici inglesi Gell e Coombs che divide l'ipersensibilit in 5 tipi , uso questa
perch d una buona idea dei diversi tipi di risposta che si possono avere nei confronti dei tessuti :
Tipo 1. Reazione di ipersensibilit immediata o allergia, il nome deriva dal fatto che il tempo di latenza della presentazione della
sintomatologia allergica rispetto all esposizione
allantigene molto breve, dopo pochi minuti si
ha gi la sintomatologia tipica della malattia
allergica.
Tipo 2. reazione di tipo citotossico, vede come
protagoniste sostanze e cellule del sistema
immunitario in grado di uccidere bersagli cellulari.
Tipo 3. anche detta reazione da immunocomplessi.
In questo caso si formano complessi tra antigeni e
anticorpi, gli antigeni di solito sono auto antigeni
che si depositano in sede anomala e inducono
danni tissutali.
Tipo 4.anche definita ipersensibilit ritardata, in
contrapposizione con quella di tipo I perch il
tempo di latenza che trascorre tra lesposizione
allantigene e la manifestazione tipica
dellipersensibilit di questo tipo richiede almeno 48-52 h.
Tipo 5. autostimolatorio, la troviamo in alcune malattie autoimmuni.
Nel tipo I vedremo che svolgono un ruolo importante le IgE e che i protagonisti cellulari prevalenti sono le granulose basofile.
Capiremo l'importanza delluno e dellaltro nellambito delle malattie allergiche.
IPERSENSIBILITA di TIPO I
Detta anche ATOPIA ed i soggetti che ne soffrono sono soggetti atopici. Il tempo di latenza che occorre tra l esposizione
allantigene, in questo caso detto allergene, e la manifestazione della sintomatologia allergica di pochi minuti.
Le malattie allergiche sono molto frequenti nella popolazione umana, pi del 10%, circa il 12-15 % della popolazione dei paesi
sviluppati soffre di questo tipo di malattie.
Le malattie allergiche sono indotte da allergeni. Sono stati chiamati cos alcuni antigeni esogeni, solitamente innocui, che non
danno nessun tipo di reazione nella popolazione generale, mentre nei soggetti atopici scatenano la sintomatologia.
C' una base famigliare nelle malattie allergiche. Questo stato osservato gi parecchi anni fa, quando raccogliendo lanamnesi di
diversi pazienti ci si era accorti che nelle famiglie dei soggetti allergici cerano altri famigliari che soffrivano della stessa allergia
o di allergie diverse. In particolare se uno dei genitori allergico, la probabilit che i figli soffrano di malattie allergiche del 30%
circa. Se entrambi i genitori sono atopici allora la probabilit dei figli di presentare questo tipo di malattia sale fino al 50%.
Negli ultimi tre decenni c' stata unintensa ricerca sui fattori genetici associati alla malattia allergica e si scoperto che esistono
aplotipi o alleli HLA fortemente associati alle malattie allergiche, soprattutto quelli di classe 2. Poi vi sono polimorfismi allelici di
molte citochine pro infiammatorie prevalentemente associate nei soggetti atopici rispetto ai non atopici, quindi favoriscono
l'insorgenza della malattia. La genetica delle malattie atopiche comunque in generale complessa, poligenica, come quella di tutte
le malattie degenerative. Sono quindi coinvolti pi geni ed alcuni geni hanno effetto additivo, altri moltiplicativo. Vi sono
polimorfismi HLA che anno effetti additivo o moltiplicativo con altri polimorfismi presenti in geni che codificano per alcune
citochine, per fattori di regolazione del sistema immunitario eccetera.
La parte(?) esatta per ciascuna malattia non ancora nota, per ci sono intensi studi che stanno portando a capire l'ampia base
genetica di queste malattie.
Abbiamo detto quindi che gli antigeni che attivano questa ipersensibilit di tipo I sono detti allergeni : sono proteine eterologhe
senza alcun effetto sul sistema immunitario dei soggetti non atopici, mentre attivano questo tipo di reazioni di ipersensibilit nei
soggetti atopici.
Possono essere di natura diversa, ad esempio di natura vegetale : proteine contenute nei pollini, di solito inalate durante la
stagione della fioritura e nei soggetti atopici si possono avere manifestazioni varie, dalla rinite alla laringofaringite, fino allasma
allergico.
Molti allergeni sono di natura alimentare, tra questi importanti sono le proteine delluovo, del latte, quelle contenute nei crostacei
e alcuni frutti tipo fragole ecc. Ogni alimento comunque pu contenere sostanze che in un soggetto atopico causano allergia.
Inoltre anche alcuni farmaci possono dare malattie allergiche, tra questi i pi frequenti sono gli antibiotici, l aspirina e i suoi
derivati, ed i mezzi di contrasto coinvolti in radiologia. Bisogna quindi sempre conoscere l'anamnesi del paziente prima di iniziare
una terapia ex novo in un soggetto che non ha mai ricevuto quel determinato farmaco, per capire se magari se ci sono stati casi di
allergia in famiglia. Per i mezzi di contrasto radiologici sono obbligatori dei test cutanei per escludere che ci siano fenomeni di
ipersensibilizzazione.
Altre sostanze che non sono di per s innocue ma che non danno
reazioni allergiche normalmente, sono le tossine contenute nelle
punture di insetto. Di solito danno gonfiore e dolore ma nei
soggetti atopici sono pericolose, perch essendo introdotte per via
sistemica in quanto linsetto punge e introduce queste proteine
direttamente nel circolo venoso, possono dare shock anafilattico :
ovvero caduta della pressione artero-venosa, perdita dei sensi e si
pu anche compromettere la vita del soggetto.
Lo stesso vale per i farmaci quando vengono iniettati per via
parenterale : intramuscolo o endovena, bisogna stare
particolarmente attenti perch si pu indurre nei soggetti atopici
uno shock generalizzato che pu mettere a rischio la vita dei
pazienti.
Vediamo quindi alcuni esempi di sostanze allergeniche che sono
state caratterizzate dal punto di vista della provenienza e delle
propriet molecolari:
La pi frequente lallergia verso la polvere di casa,
che contiene dei parassiti, degli acari, tra questi di grande
importanza la dermatophagoides pteronyssimus, che produce
delle proteine contenute nelle feci che compongono delle
particelle in cui sono contenute proteine dal peso molecolare da
10 a 25 mila che hanno una azione fortemente allergizzante e hanno una notevole omologia con le proteasi cisteina. Molti
soggetti si possono sensibilizzare verso queste proteine e poi scatenare una reazione allergica. Di solito questi acari stanno
nelle lenzuola, nelle coperte perch si nutrono delle cellule di sfaldamento della nostra cute : quindi condividiamo lambiente
con loro. I soggetti atopici devono seguire delle pratiche particolari per cercare di diminuire la carica allergenica a cui
vengono sottoposti.
Altro allergene molto comune la forfora contenuta nel pelo di gatto che contiene proteine di un peso di circa 35 000 che d
in alcuni soggetti forte sensibilizzazione. Un soggetto allergico se entra in una stanza dove c un gatto o del pelo di gatto
iniziano a starnutire, gli si arrossano gli occhi eccetera.
Anche il pelo di ratto, soprattutto nei soggetti che li devono maneggiare per scopi professionali in laboratorio ecc., pu dare
sensibilizzazione con delle proteine di basso peso molecolare.
Poi ci sono i pollini che sono numerosi, ci sono i pollini della fioritura dell'erba verso cui i soggetti possono essere allergici, o
pollini caratterizzati oltre che dal punto di vista molecolare, anche dal punto di vista del soggetto atopico, cio quali sono i
polimorfismi allergici HLA associati all'allergia. Ad esempio nella ambrosia che una pianta che fiorisce in autunno, ci sono
parecchi allergeni con peso molecolare da 40 000 a 5 000. I soggetti che hanno questi tipi di polimorfismi di classe I ma
soprattutto di classe II del sistema HLA hanno un rischio molto elevato di fare allergie.
Gli ultimi tre polimorfismi (riferimento alla tabella sopra) sono molto pi frequenti nei soggetti atopici che non, in particolare il
DR2 e il DR3 sono additivi e aumentano il rischio di sviluppare atopia verso alcune proteine contenute nel polline dellambrosia.
Cose analoghe per il lilium, anche questa una pianta che fiorisce e da polline. Sono state identificate almeno 3 proteine principali
verso cui i soggetti atopici si sensibilizzano, la presenza di DR3 come allele del sistema HLA di classe due aumenta fortemente il
rischio di atopia, tant che i soggetti atopici hanno una pi frequente presenza di questo polimorfismo rispetto ai soggetti non
atopici.
Uno dei fulcri dellallergia sono le IgE . Le prime osservazioni hanno portato a capire che nei soggetti allergici una volta che
avvenuta la sensibilizzazione e si instaurata la sintomatologia allergica ciclica, periodica a seconda del tipo di allergene, ci sono
livelli elevati di IgE ematiche. Di solito le IgE sono presenti in quantit minime nel sangue perch passano velocemente nei
tessuti, invece nei soggetti allergici le IgE ematiche sono molto pi elevate. Le IgE lasciano il sangue e, sia nei soggetti atopici
che non, si localizzano sulle granulose basofile, l altro protagonista, questa volta cellulare, della malattia allergica.
Quindi durante la sensibilizzazione nel soggetto atopico si producono livelli elevati di IgE verso un allergene. Alla seconda
esposizione dato che le IgE hanno aderito alle cellule granulose basofile si ha l'attivazione dei mastociti che liberano mediatori
chimici che inducono infiammazione tissutale.
In questo grafico a sinistra ci sono i livelli di normalit, le
IgE espresse in ml arrivano fino circa a valori di 200, ma se
guardiamo nella hay fever molti soggetti hanno livelli
anche 100 volte pi elevati, idem per la rinite allergica. I
livelli sono ancora pi elevati nei soggetti che soffrono di
asma allergico, con livelli medi che sono anche il doppio
triplo, ma possono arrivare anche fino a 10 volte di pi e
nelleczema atopico che una manifestazione cutanea
dellallergia i livelli di IgE ematiche sono i pi elevati,
anche 100 volte superiori ai livelli normali.

In questo grafico(SOTTO) riassunta la complessa
patogenesi responsabile della sintomatologia allergica. In
primis abbiamo l'incontro con l'allergene, sostanza solitamente innocua che invece nei soggetti atopici riconosciuta come
estranea e induce una cooperazione tra linfocita T H2 cd4+ e i linfociti B il cui frutto che il linfocita B attivato far uno scambio
di classe IgE e diventer una plasmacellula che produce elevati quantitativi di Ig di questo isotipo. Quindi il soggetto allergico
ogni volta che esposto alla sostanza allergenica innesca questo circuito che porta alla produzione continua ed elevata di IgE. Se
lallergene un polline avr questo
innesco durante la fioritura, se
lallergene un acaro questo circuito
attivo continuamente, il risultato
comunque una iper produzione IgE
che lasciano il sangue e vanno nei
tessuti. Ogni soggetto atopico avr un
organo di shock, chi ha la rinite ce lha
perch le IgE si localizzano nei
mastociti che stanno sotto la mucosa
dei vasi del naso, chi ha la dermatite
anomala ce lha perch le IgE si
localizzano nei mastociti di un distretto
cutaneo, chi ha la sintomatologia
asmatica ce lh perch le IgE si
localizzano nei mastociti della
sottomucosa dell albero respiratorio.
II risultato delladesione delle IgE ai
mastociti che i mastociti tissutali
saranno ricoperti da IgE e questa
adesione tra le IgE e i mastociti avviene
perch sui mastociti ci sono i recettori
FC epsilon R1 , ovvero recettori ad alta affinit per la porzione Fc epsilon delle IgE.
Queste Ig E sono quasi tutte dirette verso uno o due epitopi dell'allergene, perci quando lallergene capiter di nuovo e il
soggetto verr esposto si legher a queste IgE sui mastociti tissutali e determiner lattivazione del mastocita.
La cellula mastocitaria a questo punto rilascer entro pochi minuti dallattivazione i mediatori preformati dellinfiammazione,
contenuti nei granuli citoplasmatici del mastocita e che contengono soprattutto istamina, principale responsabile dellinnesco
dellattacco allergico. Entro poco (30-40 minuti) listamina viene degrata dalle istaminasi tissutali e dalle istaminasi prodotte dagli
eosinofili che intervengono per modulare l infiammazione del distretto tissutale. Per lattacco allergico si prolunga per anche pi
di unora, perch vengono prodotti altri mediatori: i mediatori della fase tardiva o mediatori di neosintesi. Sono derivati dai
fosfolipidi di membrana da cui si forma lacido arachidonico tramite la fosfolipasi A2 e poi vengono ciclizzati dalla ciclo
ossigenasi. I mediatori importanti sono soprattutto i leucotrieni, alcune prostaglandine ed alcune classi di trombossani. Il mastocita
quindi ha un effetto duplice: attiva immediatamente l infiammazione e poi la sostiene con i mediatori di neosintesi.

Qui vediamo il circuito di cooperazione tra cellula TH2 e linfocita B. Nei soggetti atopici la cellula TH2 produce una citochina
importante per produrre uno scambio ad IgE che linterleuchina 4. Nel circuito in cui avviene il riconoscimento congiunto
dellallergene con unazione paracrina locale si introducono notevoli quantit di interleuchina 4 da parte di TH2 che favorisce lo
scambio isotipico da IgM a IgE. Inoltre sempre con un azione paracrina c un deficit relativo della interleuchina 10 prodotta in
quantit minori e che sarebbe in teoria capace di frenare questo scambio di classe. Pare che in molti soggetti atopici per ci siano
deficit paracrini di questa citochina, per cui lo scambio non viene
frenato. Il risultato la produzione di molte IgE.
L azione della interleuchina 4 quello di favorire lo scambio di
classe. A monte di ogni segmento costante ci sono delle cosiddette
regioni di scambio. L interleuchina 4 attiva la regione che fa fare lo
scambio da c
a c epsilon, per cui tutta la regione variabile diretta verso lepitopo
dellallergene viene fatta scivolare verso c epsilon, per cui si forma
la Ig di isotipo IgE che riconoscer quellepitopo. Se questo
scambio di classe potesse essere deviato ad esempio verso le Ig
gamma non ci sarebbe pi allergia perch le Ig gamma non sono
capaci di legare il mastocita, quindi non attiverebbero il circuito
vizioso che si instaura in un soggetto atopico. Alcuni tentativi
terapeutici vengono fatti tentando di deviare lo scambio di classe da
un isotipo all altro.
Questa(sopra) una fotografia di un mastocita prima dellattivazione, ci sono
molti granuli citpolasmatici che contengono mediatori preformati : istamina ,
eparina, sostanze chemiotattiche, eosinofili ed altre.
Laltra invece il risultato dopo lattivazione del mastocita avvenuto per cross
linking alle IgE, la maggior parte dei granuli hanno rilasciato il contenuto
allesterno.Questa(sx) unaltra fotografia di un mastocita al microscopio
ottico, si vedono delle masse blu che son i granuli citoplasmatici.
Il mastocita dotato un recettore ad alta affinit per le IgE, ed questo il motivo per cui le IgE si localizzano ed attivano la
granulosa basofila che normalmente funge da sentinella tissutale tranne se le IgE che fungono da sensori molecolari e percepisce
cosa non va nei tessuti, se arrivato un patogeno, una tossina ecc.
Questo recettore chiamato anche FC epsilon R1 un recettore ad alta affinit per la porzione FC delle IgE ed ha caratteristiche
un p diverse degli altri recettori FC. Infatti mentre gi altri recettori legano la Ig solo quando questa ha formato l immuno
complesso, nel caso del recettore per la porzione FC delle IgG o delle IgM, questaltro recettore lega le IgE che non hanno ancora
fatto l immunocomplesso. Quindi le IgE libere appena uscite dal sangue vengono legate dalla catena alfa recettoriale a cui sono
sempre associate due altre unit: una catena beta che attraversa pi volte il doppio strato lipidico e due catene gamma. La catena
beta e le due gamma servono a trasmettere segnali di attivazione quando la Ig e lega un allergene. Quando la IgE legata
allallergene determina lattivazione di tutto il complesso recettoriale e le catena beta e gamma trasmettono i segnali di attivazione
allinterno della cellula granulosa basofila, come vedete in questo schema. (immagine seguente)
Qui ho le IgE che hanno legato lallergene, c il cross linking e i vari recettori FC epsilon R1.
Le chinasi associate alle molecole co - recettoriali cominciano a trasmettere i segnali di attivazione, questo permette una ri
organizzazione del citoplasma, quindi un attivazione delle proteine contrattili del citoscheletro della granulosa basofila che fanno
s che per esocitosi si abbia il rilascio dei contenuti dei granuli.
Contemporaneamente si attivano altri fenomeni con il culmine un ora pi tardi circa, si attiva la fosfolipasi A2 che libera acido
rachidonico dai fosfolipidi di membrana, che con le cicloossigenasi viene ossigenato e si formeranno i mediatori della fase
tardiva: i leucotrieni di varie categorie c4, d 4, e 4 e alcune prostaglandine classe d e delle citochine che amplificano
linfiammazione tissutale, in questo caso vediamo la sintesi di come TNF alfa, ma ci sono anche altre citochine come
linterleuchina 5 o l interleuchina 1 che vengono prodotte dal mastocita.
I mediatori chimici che mediano le
reazioni allergiche sono i mediatori
chimici che si trovano in tutte le
infiammazioni acute perch latopia non
altro che una manifestazione di
infiammazione acuta che viene
organizzata in un organo di shock.
Abbiamo detto che ci sono dei mediatori
preformati contenuti nei granuli
citoplasmatici dei mastociti e di questi il
principale mediatore chimico e l
istamina, insieme ad altre ammine vaso
attive come l eparina e fattori
chemiotattici per gli eosinofili.
Tutto ci terminerebbe entro la prima
per perch grazie all azione delle
istaminasi, listamina e le altre ammine
vaso attive vengono degradate. Entrano
per in azione i mediatori di neosintesi,
derivati dall acido arachidonico,
soprattutto alcune categorie di prostaglandine e di leucotrieni, ed anche alcune categorie di citochine.
Tutto questo avviene una volta che avvenuta la sensibilizzazione, cio quando il mastocita stato ricoperto di IgE. La differenza
tra un mastocita con le IgE di un soggetto normale e di un soggetto atopico che nellorgano bersaglio, di shock, questi mastociti
nel soggetto atopico hanno delle IgE dirette verso epitopi dellallergene, quindi facilmente avr il cross linking e lattivazione del
mastocita quando avviene il secondo incontro con allergene.
Nei soggetti non atopici invece la popolazione di IgE che vanno a ricoprire i mastociti tissutali molto eterogenea e sono diretti
verso epitopi di antigeni molti diversi, per cui difficile ottenere il cross linking di queste IgE e soprattutto non sono gli allergeni
che inducono questo fenomeno. Sono prevalentemente IgE che riconoscono epitopi antigenici di micro organismi patogeni, altri
parassiti verso cui solitamente i mastociti svolgono una
funzione di sentinella tissutale.
L effetto della degranulazione da parte del mastocita: la cellula si attivata e ha rilasciato i mediatori, mediatori chimici che
hanno vari effetti. Queste (immagine sopra) sono cellule granulose basofile che sono state attivate e hanno rilasciato il contenuto
dei granuli e si chiamano ammine vaso attive perch uno degli effetti indurre una vasodilatazione, un aumento del calibro dei
vasi, quindi del circolo sanguigno per cui spieghiamo il rossore con la manifestazione cutanea. Questi vasi sono anche
permeabilizzati gli endoteli si contraggono e aprono gli spazi interendoteliali per cui il liquido del sangue fuoriesce va nel tessuto
che si rigonfia e si forma ledema infiammatorio, che un essudato. Quindi il tessuto appare rigonfiato, nella si forma il ponfo, nel
respiratorio la presenza di liquidi rende i bronchioli con un lume pi ristretto. A seconda del distretto tissutale interessato le
ammine vasoattive possono svolgere azioni diverse.
Una delle azioni dei fattori chemio tattici rilasciati da proteine cationiche presenti allinterno dei granuli del mastocita quella di
richiamare per chemiotassi gli eosinofili che hanno un nucleo lobato segmentato, molto basofilo e molti granuli rosso arancio nel
citoplasma. La funzione degli eosinofili quella di produrre citochine con azione soppressiva sulla infiammazione e di rilasciare
istaminasi in modo da degradare le ammine vasoattive che sono state rilasciate con la degranulazione.
Questa la cute di un ratto in cui stata indotta una reazione allergica, ci sono molti mastociti e molti eosinofili che sono queste
cellule con il citoplasma rosso richiamati per chemiotassi in quanto le ammine vasoattive attivano l endotelio e fanno esprimere
molecole di adesione che favoriscono la migrazione ---
li troviamo infiltrati fino alla cute e contribuiscono alla regolazione dell infiammazione innescata dalla reazione allergica.
Infatti uno dei segni che va sempre ricercato in clinica laumento della percentuale e del numero degli eosinofili nel sangue dei
soggetti atopici. Soprattutto durante lattacco allergico il numero di eosinofili circolanti raddoppia o triplica addirittura.
Qui abbiamo le due fasi dellatopia, con la fase
immediata indotta dal rilascio dei mediatori
chimici preformati che dura circa 30-40 min e
poi la fase pi tardiva dovuta alla produzione di
derivati dellacido arachidonico, questa pu
durare anche per uno o due giorni. Quindi
lattacco allergico si pu prolungare nel tempo.
Dato che ci sono due fasi ben distinte, i farmaci
che possono agire nelle due fasi sono diversi :
gli anti istaminici agiscono solo durante la fase
acuta o immediata perch listamina gioca un
ruolo nella prima fase, sono totalmente inutili
nella fase tardiva perch non pi prodotta
listamina ma vengono prodotti derivati
dellacido arachidonico, quindi nella seconda
fase devo usare corticosteroidi che inibiscono
la fosfolipasi A2 e quindi la liberazione
dellacido arachidonico.
Listamina ha una funzione diversa a seconda dei distretti tissutali in cui rilasciata, esistono due tipi di recettori per listamina
H1 e H2 :
I tipo. presente sulla muscolatura : determina vasodilatazione, permeabilizzazione, attivazione dellendotelio e chemiotassi
leucocitaria.
II tipo. E nellalbero respiratorio generale e sulla muscolatura dei bronchioli. Ha una funzione diversa, quando viene legato
allistamina, ovvero determina una costrizione della muscolatura liscia dell albero respiratorio. Per cui se lorgano di shock
lalbero respiratorio, i bronchi e bronchioli, avr contrazione dei muscoli bronchiali. Leffetto combinato che per edema del
tessuto e per contrazione dei bronchioli avr asma, difficolt respiratorie soprattutto in fase espiratoria perch le vie si sono
ristrette. Se organo di shock nel tubo gastrointestinale avr vomito e diarrea per infiammazione di questo distretto. Poi
intervengono i mediatori di neosintesi, soprattutto prostaglandine e leucotrieni e la sintomatologia si prolungher perch
continueranno ad agire come attivatori dellinfiammazione nellorgano che nel soggetto atopico lorgano bersaglio.
Si possono avere anche un certo livello di danno tissutale per il rilascio di enzimi che degradano il tessuto connettivo.
Giungono per chemiotassi gli eosinofili che rilasciano il contenuto
dei granuli nel citoplasma e cercano di modulare la reazione di
infiammazione. Nei granuli sono presenti proteine cationiche, la
proteina basica maggiore e istaminasi cio proteine in grado di
tagliare l istamina. Questo circuito normalmente si attiva nei
soggetti non atopici ogni volta che un patogeno cerca di entrare nei
tessuti profondi, nei soggetti atopici invece viene innescato da
antigeni solitamente innocui : gli allergeni.
Esempio di allergia che d il senso anche dellorgano di shock,
questa una dermatite, ho un ponfo localizzato soprattutto
nellarcata orbitaria in una sola parte, mentre laltro organo
completamente indenne.
Quest altro paziente ha una orticaria localizzata alla cute
soprattutto del collo e della schiena, probabilmente lallergia di
origine alimentare : latte, uova, crostacei ecc.
Dato che le malattie allergiche sono piuttosto frequenti nella
popolazione di tutte le et, si sono sviluppati molti test per la
diagnostica di questo tipo di malattie :
- test cutanei per vedere se il soggetto allergico a determinate sostanze, si comincia con iniezioni sottocute di miscele di
allergeni, il soggetto potr manifestare la reazione cutanea localizzata a una o pi miscele di queste sostanze iniettate.
- oggi ci sono anche le cerotto reazioni, non inietto ma applico un cerotto con l allergene e vedo se ho formazione del ponfo, cio
della reazione cutanea locale.

Se il soggetto gi sensibilizzato verso una o pi delle sostanze contenute nella soluzione dopo pochi minuti ho un ponfo , la cute
appare arrossata gonfia, edematosa e dar sintomatologia di prurito perch le basofile sono state attivate, hanno prodotto le
ammino vasoattive e ho avuto vasodilatazione, chemiotassi, edema e attivazione delle terminazioni nervose nella zona ini ettata
Esempio pratico di come si fa liniezione cutanea, questo il ponfo che si manifesta, il gonfiore appare dopo pochi minuti
dalliniezione c un controllo negativo nel braccio controlaterale iniettando fisiologica e un controllo positivo iniettando
istamina. Poi confronto la reazione allistamina con la reazione alla sostanza iniettata e do la quantizzazione delle reazione perch
si sa quanta istamina si iniettata nel braccio contro laterale.
C' un altro tipo di reazione, che difasica: il ponfo che si manifesta dopo pochi minuti e una reazione di indurimento cutaneo
che si manifesta dopo alcune ore. In questo caso la reazione dovuta la prima parte alle IgE e ai mastociti, la seconda parte
dovuta alla presenza di cellule T regolatorie che infiltrano e producono citochine nella cute che stata esposta all iniezione.

Riassumo i mediatori importanti nellattivare il circuito fisiopatologico nellatopia: oltre alle ammine vaso attive ho i leucotrieni, i
trombossani alcune prostaglandine alcune citochine: interleuchina 4, 5 e tnf alfa.
Gli antistaminici possono regolare la fase acuta della reazione ma dopo 30-40 minuti non sono pi attive, devo dare dei farmaci in
grado di interferire con la formazione dei leucotrieni. Questi sono di due tipi: i cortico steroidi che sono i pi usati per via atopica
se ho manifestazione cutanea o per via orale o iniezione se ho una manifestazione che interessa altri organi. Oppure un altro
farmaco di recente introduzione il cromolin che inibisce la ciclizzazione dell acido arachidonico e quindi la produzione di
leucotrini e prostaglandine.
Per cercare di modulare la bronco costrizione che pericolosa nei soggetti che soffrono di asma si possono dare epinefrina e
tiofiline che inducono un rilassamento della muscolatura liscia bronchiale che quindi alleviano il sintomo che definisco dispnea
infiammatoria.

Oggi si pu tentare la desensibilizzazione come terapia per le malattie allergiche. Un tempo si facevano test cutanei, poi si
restringeva selezionando dalle miscele i singoli componenti per capire a che cosa il soggetto era realmente allergico. Dopodich
questa sostanza veniva iniettata in piccole dosi sottocute ciclicamente per 2/3 mesi, per cercare di indurre nel soggetto la
formazione di TH2 di diversa natura. in modo da indurre lo switch di classe verso le IgG. Produrre IgG verso lallergene molto
utile perch se bloccano lallergene prevengono il suo legame alle IgE tissutali. Quindi si faceva questa terapia che si fa ancora
che per ha dei rischi perch bisogna iniettare lallergene quindi si rischia di innescare lattacco allergico.
Oggi si possono fare per alcuni tipi di allergene delle desensibilizzazioni che non hanno questi rischi perch non si inietta
lallergene ma lo si d come vaccino orale, per esempio per gli atopici alle graminacee (piante che fioriscono in primavera) in
inverno si pu somministrare una soluzione che il soggetto deve prendere per via orale tutte le mattine per diverso tempo. Il
vantaggio che le sostanze introdotte per via gastro- enterica spesso non danno una immunizzazione del soggetto, cio una
risposta verso quella determinata sostanza, ma possono indurre una tolleranza cioe una non risposta specifica. Quindi, dando
questo allergene per via orale si vuole indurre una paralisi funzionale delle cellule T e B responsive in modo che il soggetto
diventi tollerante. B e T ci sono ancora ma diventano non responsivi. Spesso questo approccio terapeutico funziona, i sintomi si
attenuano e se lo faccio per 2-3- stagioni di seguito possono anche scomparire per lunghi periodi di tempo. Le ipersensibilit
possono essere di vari tipi, abbiamo visto quella immediata di tipo primo che trovo come meccanismo fisiopatologico delle
malattie atopoiche ma poi ci sono altri tipi :
TIPO 2: citotossico.
Qui intervengono meccanismo che inducono un danno nel tessuto perch attivano risposte effettrici immunitarie in grado di
uccidere bersagli cellulari.
In questa figura vengono riassunti i meccanismi di citotossicit mediata dagli anticorpi, in molte malattie autoimmuni si ha un
riconoscimento e una risposta verso alto antigeni e si producono auto anticorpi, che legano gli antigeni self presenti sulla cellula
bersaglio e possono indurre un danno tissutale almeno in due modi diversi:
1. attivando il complemento, la via classica, attivazione del complemento, formazione del complesso di attacco alla membrana,
che uccider per lisi osmotica la cellula del tessuto.
2. attivare cellule in grado di riconoscere la porzione FC delle Ig prodotte, dipende dall isotipo prodotto. Se sono IgG per
esempio le cellule NK hanno recettori per la porzione FC delle IgG quando queste hanno formato limmuno complesso, quindi
possono aderire alla cellula bersaglio tramite le IgG e produrre fattori citotossici, perforine, granzimi e uccidere per apoptosi il
bersaglio cellulare.
Anche altre cellule sono in grado di svolgere azione cito tossica, possono aderire al bersaglio cellulare via l FC dellanticorpo,
per esempio i macrofagi lo possono fare o i neutrofili, soprattutto se la Ig un IgM per esempio, il macrofago svolge unazione
tossica perch produce reattivi dellossigeno e altre sostanze che possono uccidere un bersaglio cellulare.
3. La terza via per cui si induce nella patogenesi delle malattie autoimmuni un danno tissutale lattivazione di cellule che
possono esser direttamente citotossiche x il tessuto : le cellule T cd8 + i cosiddetti linfociti t citotossici effettori possono
riconoscere un bersaglio sulla cellula del tessuto, rilasciare perforine e granzimi ed indurre l apoptosi delle cell bersaglio. In molte
malattie autoimmuni il danno tissutale pu essere indotto da questa ipersensibilit di tipo 2, con leffetto di ottenere un danno del
tessuto bersaglio che pu essere per esempio la tiroide: tiroidite di HASCIMOTO con la ipofunzione della ghiandola, o la malattia
di Edison che colpisce le ghiandole surrenali, quindi comporta la ipoproduzione di ormoni della surrenale, o a livello delle
articolazioni come nell artrite reumatoide, o nel diabete di tipo 1 in cui le cellule citotossiche uccidono le cellule che producono
linsulina.
Riprendiamo dallipersensibilit di tipo 2 (o citotossica) : essa usa i meccanismi di effettori per indurre un danno alle cellule di
citotossicit. La citotossicit pu essere indotta da anticorpi, si formano degli anticorpi che riconoscono auto-antigeni e quindi si
legano sulle cellule dellorganismo, come potrebbe essere la cellula tiroidea, la cellula della mucosa gastrica, ecc.
Lanticorpo adeso pu indurre citotossicit per la via del complemento, attivato attraverso la via classica: si attiva fino a dare il
MAC e quindi si ha una lisi della cellula mediata dal complemento. Oppure ci sono le cellule che hanno recettori per le
immunoglobuline, tipo le cellule NK, le quali individuano il bersaglio e rilasciano perforina e altri enzimi che inducono lapoptosi
della cellula bersaglio. Naturalmente non dobbiamo dimenticare che esistono delle cellule che non hanno bisogno della
mediazione degli anticorpi per essere citotossiche: i linfociti T citotossici, che direttamente possono riconoscere dei target cellulari
e ucciderli rilasciando il contenuto dei loro granuli e inducendo nel bersaglio lapoptosi. In alcune malattie autoimmuni vedremo
che il meccanismo di citotossicit cellulare mediato proprio da cellule T citotossiche che rispondono ad auto-antigeni presenti
sulla membrana cellulare di alcuni tessuti (per esempio la tiroidite di Hashimoto che comporta una disfunzione della tiroide
indotta da meccanismi di citotossicit di tipo cellulare mediata proprio dalle cellule T citotossiche).
Il terzo tipo di ipersensibilit viene chiamato anche ipersensibilit da immuno-complessi. stata cos definita perch la
patogenesi del danno tissutale indotta di fatto da una deposizione in sede anomala di complessi antigene-anticorpo. Nella
maggioranza dei casi lantigene un auto-antigene, per esempio nel lupus eritematosi sistemico, gli auto-antigeni sono dei
frammenti di DNA. Di solito gli immuno-complessi vengono eliminati dal circolo ematico o dai fluidi biologici dei tessuti, perch
vengono captati dal sistema reticolo-endoteliale. Il sistema reticolo-endoteliale composto da tante sedi di macrofagi specializzati
che si associano in maniera diversa a seconda del tessuto, ad esempio il sistema che sta nel fegato quello delle cellule del
Kupffer, oppure la microglia nel sistema nervoso. Normalmente, quindi, gli immuno-complessi vengono captati dal sistema
reticolo-endoteliale (di cui fa parte anche la milza) e vengono eliminati. Nel caso in cui gli immuno-complessi sono responsabili
di un danno tissutale, e quindi inducono questo tipo di ipersensibilit, siamo in presenza di un deficit del sistema reticolo
endoteliale che non li riesce a captare (questi complessi hanno caratteristiche chimico-fisiche particolari, sono molto piccoli,
altamente solubili), oppure la quantit degli immuno-complessi eccessiva e non si riesce ad avere un completo smaltimento.
Per cui gli immuno-complessi si depositano in sedi anomale. Le sedi di deposizione sono numerose: possono depositarsi lungo la
parete dei vasi, e allora danno delle arteriti (se sono coinvolte le arterie) e in generale delle vasculiti infiammatorie; oppure nel
glomerulo renale, in questo caso si ha una glomerulonefrite infiammatoria; unaltra sede frequente di deposito la cute dove si
manifesta con la presenza di una reazione cutanea infiammatoria; nelle articolazioni, nel corso di artrite reumatoide, si ha deposito
di immuno-complessi nei vasi della sinovia articolare, che poi d uninfiammazione molto dolorosa. Questo tipo di ipersensibilit
lo troviamo in molte malattie autoimmuni, soprattutto quelle di tipo sistemico: il lupus eritematoso sistemico, oppure lartrite
reumatoide, che sono due malattie autoimmuni piuttosto frequenti. Come si induce il danno tissutale dovuto al deposito di
immuno-complessi? Nel caso di una vasculite (deposito sulla parete di un vaso) essi richiamano cellule dellinfiammazione,
perch limmuno- complesso pu attivare il complemento (per la via classica per esempio) che porta al rilascio di anafilatossine
C3a e C5a, che sono due componenti a basso peso molecolare derivate dal clivage proteolitico di C3 e C5. Il C3a e il C5a
richiamano, essendo anafilatossine, le cellule infiammatorie, ma soprattutto i polimorfonucleati neutrofili, che sono quelli pi
numerosi nel sangue (pi del 70%), che arrivano dove c il deposito di immuno-complessi che ha attivato il complemento e
liberano il contenuto dei granuli inducendo unazione citotossica sulle cellule del tessuto, in questo caso le cellule endoteliali che
vengono uccise dagli enzimi proteolitici rilasciati dai neutrofili. Durante una vasculite si pu avere una distruzione di endoteli che
scopre la membrana basale e questo pu attivare la coagulazione, per cui si formano dei trombi allinterno del vaso, perch si ha
unazione l dove si scoperta la membrana basale. Quindi questo vaso sar infiammato, in parte distrutto, con la formazione di
microtrombi che possono occludere parzialmente o totalmente il vaso, con determinazione di ipossia o addirittura di infarti.
Sperimentalmente di possono indurre nel topo condizioni simili a quelle che si verificano in caso di un eccesso in circolo di
immuno-complessi. Si vede che man mano che si formano gli immunocomplessi in circolo, diminuisce la quantit di antigeni
verso cui sono diretti gli anticorpi, cala la quantit di fattori del complemento, e compare la sintomatologia, e tutto ci richiede
parecchie ore, allincirca 12-16 ore.
Abbiamo detto che si pu avere un deposito anche nella cute, e quindi nella sostanza connettivale che in gran parte costituisce il
derma. Anche qui il deposito degli immuno-complessi attiva il complemento, provoca il rilascio di anafilatossine che richiamano
cellule infiammatorie (sia polimorfonucleati che macrofagi) e questi, rilasciando il contenuto dei loro granuli nel tessuto,
provocano un danno tissutale, digerendo, per esempio, la matrice del tessuto connettivo, e provocando uninfiammazione. Il
meccanismo sempre lo stesso.
Nel caso di una glomerulonefrite si pu avere accumulo di immuno-complessi sulla superficie dei podociti, con conseguenti difetti
di assorbimento di liquidi e una sintomatologia a livello renale.
Un altro tipo di ipersensibilit quella di tipo 4 o ritardata (in contrapposizione con quella di tipo 1 che invece immediata).
Questo tipo di ipersensibilit, che si manifesta di solito dopo circa 48-72 ore dallesposizione allantigene, anche chiamata
cellulo-mediata perch i protagonisti sono cellule infiammatorie e tra queste ricordiamo: macrofagi, monociti, linfociti Th1 e T
citotossici (CD8+).
Le cellule T citotossiche sono le responsabili del danno tissutale insieme ai macrofagi attivati. Uno dei meccanismi principali
mediati da questo tipo di ipersensibilit ritardata il riconoscimento di antigeni tissutali come sostanze estranee si ha la
presentazione di questi antigeni ai linfociti T CD4+ h1 e questi sono in grado di cooperare sia coi macrofagi attivati che con le
cellule T CD8+. Questo meccanismo di attivazione del macrofago e di induzione delle cellule T effettrici CD8+ citotossiche
induce poi il danno tissutale. Possono anche essere sostanze derivate da microorganismi presenti nei tessuti che inducono
ipersensibilit di tipo 4, infatti stato scoperto questo tipo di ipersensibilit in corso di tubercolosi o di sifilide.
unipersensibilit indotta da alcuni componenti del batterio tubercolare o del treponema pallidum della sifilide. Ma si trova anche
in altre malattie che non hanno niente a che fare con le malattie infettive che sono gli eczemi o reazioni cutanee da contatto. Di
solito sono i metalli pesanti contenuti in braccialetti, orologi ecc. che a contatto con la cute in soggetti particolarmente sensibili
determina una reazione proprio nel punto di contatto, ovvero la cute. Nelleczema da contatto se andiamo a vedere la cute che ha
formato la reazione eczematosa, appare dolente, arrossata, ulcerata, anche, troviamo linfociti, soprattutto CD4+ Th1, CD8+,
macrofagi attivati, e di solito sono i metalli pesanti tipo il nikel o il cadmio che possono provocare questo tipo di reazione sulla
cute, ma anche la plastica pu dare reazione nei soggetti molto sensibili, o anche una particolare specie di edera tossica. Per avere
queste reazioni cutanee ci vogliono 48-72 ore.
Come spieghiamo lipersensibilit da contatto? Qual il ruolo dei metalli? Il metallo funge da aptene: vengono rilasciate
particelle da parte del metallo, e queste particelle vanno a legarsi su proteine della cute che vengono modificate formando dei neo-
antigeni (hanno cambiato conformazione, sono diverse) e quindi vengono captate dalle cellule di Langerhans dellepidermide,
trasportate al linfonodo, processate e presentate ai linfociti T CD4+, e T CD8, che migreranno nel tessuto insieme ai macrofagi
attivati e daranno la reazione cutanea, che si concretizza nelleczema cutaneo.
Le cellule epiteliali possono cooperare con la produzione di citochine. Vengono prodotti livelli notevoli di interleuchine 1 e 6 che
hanno azione paracrina locale, il macrofago viene poi attivato grazie alla secrezione di interferone gamma (IFN-) e interleuchina
2 (IL-2) e altre citochine da parte del linfocita T e a sua volta il macrofago produce sia citochine che derivati dellacido
arachidonico come le prostaglandine. Leczema si cura applicando a livello topico cortisone che blocca la sintesi di alcune
citochine, ma soprattutto il rilascio delle prostaglandine che derivano dallacido arachidonico per azione di una cicloossigenasi,
blocco della fosfolipasiA2. Le pomate a base di cortisone hanno lazione di indurre il blocco della produzione di prostaglandine.
Alcune reazioni indotte dai meccanismi di ipersensibilit ritardata richiedono addirittura molti giorni prima di svilupparsi: in
questo caso le reazioni tissutali che si formano sono chiamate granulomi. Compaiono delle cellule giganti plurinucleate che sono
dovute alla fusione di vari macrofagi, compaiono alcune cellule che si vanno a disporre a palizzata, e ci sono linfociti T,
macrofagi attivati e si possono trovare queste formazioni sia in corso di tubercolosi che in corso di sifilide.

Dal macrofago attivato si formano anche le cellule epitelioidi, che sono cellule che hanno la capacit di fagocitare i
microorganismi, ma si formano anche le cellule plurinucleate giganti. Entrambi questi tipi di cellule derivano dallattivazione del
macrofago in un ambiente particolare.
Lultimo tipo di ipersensibilit quella di tipo 5. un tipo peculiare che si trova solo in alcune malattie come quella di
Basedov-Greaves, che un ipertiroidismo autoimmune, cio la ghiandola tiroidea funziona troppo, produce pi ormoni tiroidei,
una malattia chiamata anche tireotossicosi. In questo caso si formano degli auto-anticorpi che riconoscono come estranei alcuni
antigeni di superficie della cellula tiroidea. Questi anticorpi sono di solito di isotipo IgG, che per hanno la caratteristica di non
svolgere azione citotossica, cio non uccidono il tireocita ma vanno a legare il recettore per il TSH e stimolano lazione
dellormone TSH. Le cellule della tiroide quindi iniziano a produrre ormoni tirioidei perch ricevono messaggi analoghi a quelli
che avrebbero ricevuto dal legame con il vero TSH. Il TSH circolante nel sangue aumenta moltissimo perch non viene pi
captato dalla tiroide. La tiroide viene quindi slegata dal controllo del TSH perch ci sono questi anticorpi. Vengono prodotti alti
livelli di ormoni tiroidei, T3 e T4, con tutti i sintomi ad essi legati: occhi gonfi che protrudono, aumento della temperatura
corporea, disturbi cardiovascolari. Tutto dovuto alla presenza di questi auto-anticorpi che iperstimolano la tiroide.
Questo uno dei pochi casi in cui si riscontrata in pratica clinica la presenza dellipersensibilit di tipo 5 o stimolatoria. In
questo caso quindi gli anticorpi non distruggono, ma attivano. il caso inverso di unaltra malattia in cui gli anticorpi legano i
recettori presenti sul muscolo allestremit della placca muscolare. Qui inibiscono il legame dellacetilcolina che non pu pi
stimolare il muscolo, ed induce quindi una paralisi. il caso della miastenia grave.
Oggi parliamo di un argomento in cui il sistema immunitario risponde(non sono riuscita a capirlo) per un ruolo che arreca danni
ai tessuti. Noi abbiamo capito fino ad adesso che tutte le volte che arriva una sostanza che contemporaneamente antigenica e
immunogenica, si ha una risposta verso questa sostanza; la risposta consiste nellattivazione di cloni linfocitari in grado di
riconoscere e di rispondere verso lantigene, lamplificazione del clone e una differenziazione verso le cellule immunocompet enti
capaci di dare una risposta immunitaria. Talvolta la sostanza che ha caratteristiche molto simili allantigene, invece di indurre una
risposta immunitaria, pu indurre una non responsivit specifica: in questo caso le sostanze si definiscono tolerogene. Il
tolerogeno una sostanza che ha tutte le propriet di antigenicit perch viene riconosciuta dal sistema immunitario, ma invece di
indurre una risposta, induce una non-risposta selettiva( solo verso quella sostanza). La non risposta si pu ottenere con due
modalit:
-si pu avere unanergia ovvero non si pi in grado di rispondere alla sostanza
-viene indotta lapoptosi e quindi si perde
Il risultato finale la non risposta selettiva verso questa determinata sostanza e solo verso questa che noi ad oggi chiamiamo
tolerogeno.
La tolleranza verso sostanze proprie o estranee un fenomeno molto pi frequente di quanto si possa credere allinterno del
sistema immunitario, tant vero che di tolleranze o non risposte antigeno-specifiche ne esistono altri due grandi tipi:
-tolleranza centrale
-tolleranza periferica
Le caratteristiche dei due tipi di tolleranze sono diverse per qualit di induzione, per durata, per celluleche vengono rese tolleranti
e cos via;
in linea generale possiamo dire che la tolleranza centrale ha le caratteristiche di essere permanente o di lunga durata( dura per tutta
la vita dellanimale o per molti anni)
la tolleranza periferica invece, sempre transitoria: si ha non risposta per alcune settimane o alcuni mesi dopodich il sistema
immunitario riprende la capacit di rispondere verso quella sostanza.
-TOLLERANZA CENTRALE
Come si scoperta la possibilit di indurre la tolleranza e quindi di manipolare il sistema immunitario e rendere tolleranti le
cellule del sistema immunitario? Alcuni esperimenti sono stati fatti su modelli di cui abbiamo gi parlato con i trapianti: noi
sappiamo che se facciamo un trapianto da un topo di ceppo A a uno di ceppo B, inevitabilmente questo trapianto( in questo caso
di cute) viene rigettato in 10-15 giorni. Noi possiamo manipolare il topo che riceve il trapianto e far si che possa essere accettato il
trapianto. Come si pu fare? Si pu ad esempio indurre la tolleranza centrale: supponiamo di disporre di ceppi di topo B e
linduzione alla tolleranza la si pu fare durante la vita intrauterina, si possono prendere degli eritrociti di sangue periferico dai
ceppi di topo A (donatore) e iniettarli in un topo di ceppo B in vita intrauterina ossia durante la gravidanza del topo femmina,
oppure nel periodo perinatale( subito dopo la nascita) e dopo un po di tempo dalliniezione si fa il trapianto dal topo A al topo B;
si vede che il trapianto( di cute in questo caso)non viene rigettato: il trapianto viene accettato in forma definitiva. Ma se noi
facciamo un trapianto proveniente da un topo C, il trapianto viene rigettato, quindi questa una tolleranza solo verso il ceppo A e
non verso il ceppo C, quindi abbiamo reso lanimale immuno-tollerante verso quella determinata struttura antigenica e non verso
tutte le strutture antigeniche.
Questo tipo di accettazione del trapianto con una manipolazione precoce del sistema immunitario in et pre-natale o peri-natale ha
le caratteristiche di una tolleranza centrale perch dura per tutta la vita e il topo continuer ad accettare trapianti dal ceppo b , ma
non accetter trapianti da altri ceppi.
Quali sono le caratteristiche della tolleranza centrale? cosa successo con la manipolazione del sistema immunitario che vi ho
mostrato prima? E successo che gli antigeni, in caso di istocompatibilit come abbiamo visto nel topo di ceppo B, sono andati a
finire nel timo, sono stati presentati e durante la maturazione dei timociti anche indotta lapoptosi verso i timociti
potenzialmente responsivi nei confronti di quelle determinate strutture di superficie, per cui si ha la perdita dei cloni cellulari per
induzione di apoptosi. E questa la caratteristica della tolleranza centrale, cio di lunga durata, perch i cloni vengono persi per
apoptosi.

-TOLLERANZA PERIFERICA
La tolleranza periferica ha caratteristiche transitorie perch non si basa sulla perdita per apoptosi di cloni reattivi, ma sulla loro
paralisi funzionale che pu durare settimane o mesi, ma viene poi superata dal sistema immunitario; quindi cloni reattivi non
vengono persi, bens paralizzati. Avvengono meccanismi di immuno-regolazione per cui questi cloni non rispondono a una
determinata sostanza che funge da tolerogeno.
Come possiamo spiegare la tolleranza periferica? Sono molti i meccanismi da tenere in considerazione. Mentre la tolleranza
centrale la si pu studiare e indurre manipolando il sistema immunitario in et precoce( durante la genesi del sistema), la
tolleranza periferica la si pu indurre anche nellanimale adulto, per ha le caratteristiche di essere transitoria. Sono stati fatti
alcuni esperimenti negli anni 60, dai ricercatori inglesi Mitchison che studiava molto questo tipo di interazioni a livello del
sistema immunitario e si scopr che una stessa sostanza antigenica pu fungere da tolerogeno, manipolando la dose della sostanza
che viene iniettata e si scopre che la tolleranza legata alla dose dellantigene in particolare una tolleranza in alta zona e unaltra
in bassa zona. Con questo tipo di esperimenti si scopr che un animale adulto aveva un atteggiamento diverso da punto di vista del
sistema immunitario a seconda della dose dello stesso antigene che si iniettava.
Esperimento: animali dello stesso ceppo venivano iniettati con dosi diverse di sostanza antigenica( supponiamo che in un topo si
iniettava la serotonina che un ottimo antigene per il topo) e si visto che esisteva una dose ottimale dellantigene, in grado di
indurre la risposta immunitaria, ma se si iniettava una dose molto bassa o molto alta della stessa sostanza, il topo non produceva
anticorpi, cio non rispondeva verso questa sostanza. Se nello stesso topo che era diventato meno responsivo, noi mettevamo dopo
3 giorni la dose giusta dello stesso antigene, il topo continuava a non formare anticorpi e solo verso quella sostanza perch se si
aveva un antigene diverso, lui regolarmente faceva anticorpi. Dunque una tolleranza che si pu ottenere con la stessa sostanza
antigenica, ma iniettata in quantit molto molto basse tolleranza in bassa zona
C anche una tolleranza in alta zona, cio dosi molto alte dello stesso antigene inducono una non risposta ossia una tolleranza
verso lantigene. Se della serotonina mettiamo 1 mg o 2 o 10mg che sono dosi molto alte, non si ottiene la risposta immunitaria.
La tolleranza si dimostra iniettando dopo qualche giorno, dosi ottimale dello stesso antigene e il topo continua a non fare
anticorpi.
Come spieghiamo la tolleranza periferica( transitoria + paralisi immunitaria)?
Nella tolleranza in bassa zona importante il deficit di co-stimolazione, ovvero non c una sufficiente co stimolazione perch le
antigen presenting cells(APC) non inducono molcole costimolatorie sufficienti per indurre lattivazione dei cloni responsivi che
riconoscono lantigene, ma non avendo la co stimolazione sufficiente, diventano non responsivi;
oppure vengono addirittura espresse delle molecole di co-stimolazione che hanno unattivit negativa come ad esempio il CTLA-4
che, quando interagisce col ligando sul linfocita T che ha riconosciuto lantigene, in grado di indurre una anergia transitoria dei
cloni T ossia una non responsivit della cellulaT, quindi una molecola co stimolatoria viene sostituita da unaltra che inibitoria, e
viene inibito il linfocita T( CD28), pur essendoci stato il riconoscimento dellantigene.
La tolleranza in alta zona si basa appunto su uninduzione di molecole inibitorie sulla superficie dei cloni T responsivi.
Un altro tipo di tolleranza indotta dalle propriet chimico-fisiche dellantigene, ovvero una stessa sostanza che sicuramente
antigenica e immunogenica, a seconda della modalit con cui viene introdotta allinterno del sistema immunitario, pu fungere da
immunogeno o tolerogeno. Un esempio dato dagli esperimenti fatti sul topo con liniezione di immunoglobuline umane(
proteine eterologhe) riconosciute dal topo che forma anticorpi anti-immunoglobuline umane. Separiamo le immunoglobuline da
siero umano e le iniettiamo in concentrazioni adeguate nel topo, ma se questa soluzione di anticorpi umani la sonichiamo con dei
sonicatori, in modo da disgregare tutti gli aggregati molecolari che si formano tra le diverse immunoglobuline umane, iniettiamo
una soluzione di molecole completamente disaggregate e questa soluzione in grado di indurre la tolleranza del topo che
riconoscer le immunoglobuline, ma non risponder verso di esse. Se dopo 4-5 giorni iniettiamo la soluzione immunogenica, il
topo continuer a non formare anticorpi. Se iniettiamo un altro antigene(immunoglobuline di coniglio), il topo former anticorpi,
quindi una tolleranza antigeno-specifica. Pertanto anche le caratteristiche chimico-fisiche con cui un antigene incontra le cellule
del sistema immunitario importante per ottenere una risposta o una non risposta.
Un altro meccanismo su cui si basa la tolleranza per esempio verso gli antigeni self del nostro sistema immunitario la presenza
di cellule immuno-regolatorie di cui abbiamo gi accennato in altre lezioni, ovvero i linfociti T regolatori con attivit
soppressoria, ovvero in grado di tenere a freno i cloni responsivi verso quella determinata sostanza che diventer quindi un
tolerogeno.

MALATTIE AUTO-IMMUNI
Perch importante aver capito i meccanismi della tolleranza? Perch non esiterebbero le malattie auto-immuni se non ci fosse,
dal punto di vista clinico, la rottura della tolleranza verso ad esempio gli autoantigeni: noi normalmente non rispondiamo verso i
nostri costituenti antigenici( strutture delle cellule, dei tex, della matrice cellulare e cos via)perch abbiamo imparato,
attraverso i meccanismi della tolleranza centrale e periferica, a riconoscere e non rispondere verso queste strutture. Purtroppo ci
sono malattie in cui ci sono rotture della tolleranza e quindi il sistema immunitario non riconosce pi come self le strutture
proprie, ma risponde ad alcuni autoantigeni e induce un danno tissutale, quindi la rottura della tolleranza un meccanismo
patogenetico che ritroviamo nelle malattie autoimmuni= malattie in cui la risposta immunitaria aggredisce il tessuto e causa il
danno tissutale. Ci sono malattie abbastanza frequenti.
La risposta immunitaria induce un danno tissutale perch si estrinseca in uninfiammazione cronica che poi induce danno tissutale
e a seconda dellorgano/tessuto interessato si avranno diverse malattie auto-immuni.
Quali sono i meccanismi importanti che determinano linsorgenza delle malattie auto-immuni?
Sono numerosi, sono malattie complesse:

- ci sono certamente delle componenti intrinseche e in questo caso si parla di suscettibilit genetica delle malattie auto-immuni:
gi si era visto tanti anni fa che queste malattie avevano una frequenza pi elevata in determinate famiglie rispetto alla
popolazione generale c una base familiare e tutte le volte che c una familiarit bisogna svelare i fattori genetici che vengono
trasmessi e condizionano la patogenesi della malattia. Le malattie autoimmuni sono state le prime con cui si capito che alcuni
fattori genetici con funzione regolatoria del sistema immunitario giocavano un ruolo importante. Oggi ci sono studi molto int ensi
sulla genetica delle malattie autoimmuni che sono malattie sono plurigeniche o poligeniche in cui molti geni sono
contemporaneamente interessati.
- Questi fattori intrinseci rendono il soggetto pi suscettibile ad una malattia, ma non basta la presenza della sola component e
genetica, ci vuole sempre unaltra componente estrinseca, la componente ambientale che metter sotto stress il sistema
immunitario, far emergere queste debolezze intrinseche del sistema e si potr sviluppare la malattia.
Questo background genetico serve a proteggere bene un individuo da determinati patogeni, e a volte questo background genetico
si ritorce contro lindividuo.
Alcuni geni coinvolti nelle malattie autoimmuni sono noti e sono:

particolari polimorfismi del sistema HLA in cui alcuni loci sono pi frequenti nei pazienti con malattie autoimmuni
rispetto a pazienti che non soffrono di questo tipo di malattie e quindi la presenza di questi loci pu permettere il calcolo
della probabilit di ammalarsi di una determinata malattia e questi studi hanno aperto la strada alla genetica preventiva:
oggi possibile, attraverso la presenza di determinati geni, calcolare il rischio di avere una determinata malattia che ha
una componente genetica.
Altri geni sono la componente C4 del complemento e questo antigene che serve a indurre la tolleranza il CTLA-4
Polimorfismi del complesso Fas/Fas Ligando necessario per indurre apoptosi
Polimorfismi dellinterleuchina 2, importante per avere lespansione clonale sia dei B che T
Polimorfismi del recettore dellinterleuchina 2
Polimorfismi di altre citochine pro-infiammatorie che sono interleuchina10, il TNFalfa...
Dunque la componente genetica molto complessa e non ancora caratterizzata del tutto.

LOCI HLA
Uno dei primi fattori genetici scoperti sono stati i loci dellHLA: si visto che nei soggetti con malattie autoimmuni alcuni loci
erano presenti con una frequenza pi elevata, per esempio:
- lartrite reumatoide che una malattia autoimmune che colpisce le grandi articolazioni si visto che DR4 pi frequente nei
pazienti e d un rischio relativo 4 volte superiore la presenza di questo locus rispetto a chi non ce lha.
- il diabete mellito di tipo I, in cui la presenza contemporanea di due loci DR3 e DR4 aumenta il rischio relativo di 25 volte(effetto
additivo).
-Il lupus eritematoso sistemico una malattia autoimmune in cui la presenza contemporanea di DR2 e DR3 d un rischio 5 volte
superiore rispetto ai non portatori.
Sono tutti loci di classe seconda, ma ci sono anche loci di classe prima che fungono da fattori di rischio: questo un caso
eclatante, la spondilite anchilosante, malattia autoimmune in cui la presenza dellHLA-B27 d rischio relativo di 90, cio
praticamente in tutti i pazienti che hanno questa malattia c questo locus HLA di classe prima, ma non sufficiente la presenza di
questo locus per sviluppare la malattia.
Qui ci sono altre malattie autoimmuni di cui si sono studiati i loci HLA come:
Malattia di Addison, linsufficienza delle gh.surrenali, c unassociazione con HLA-B8 che d un rischio relativo 4
volte superiore, ma anche D3 che d un rischio relativo di 7.
La miastenia gravis una malattia in cui la risposta immunitaria interferisce con quella della placca neuromuscolare per
cui si ha la debolezza muscolare(paralisi),in cui DR3 d rischio relativo 5 volte superiore.
La sclerosi multipla unaltra malattia autoimmune in cui abbiamo il DR2 che d un rischio relativo 4 e il DQ6(locus di
classe 2) la cui presenza d rischio relativo 12 volte superiore ai non portatori.
Quindi come vedete I loci di classe seconda soprattutto, ma anche alcuni di classe prima costituiscono la parte della targa genetica
delle malattie autoimmuni.

Come si calcola il rischio relativo? E un calcolo molto semplice che si pu usare per tutte le malattie in cui ci sono componenti
genetiche e non solo per quelle autoimmuni. Si fanno studi, i cosiddetti casi controllo, in cui si fanno studi su centinaia di pazienti
e centinaia di controlli e si va a vedere in quanti pazienti presente un determinato fattore genetico, in quanti assente e nei
controlli quanti ce ne avevano e quanti non ne avevano e si calcola il rischio relativo con questa semplice frazione: la frequenza di
pazienti con un determinato locus x lassenza di quello stesso locus nei controlli/ la assenza del locus nei pazienti x la presenza di
quel locus nei controlli.
Il risultato di questa frazione d un numero che pu essere inferiore, uguale o superiore a 1:
Se il rischio inferiore a 1, il fattore genetico addirittura protettivo perch pi frequente nei controlli rispetto ai
pazienti quindi esistono anche fattori genetici associati a una minore probabilit di sviluppare una malattia.
Se il rischio uguale a 1, il fattore genetico ininfluente perch equamente distribuito tra i pazienti e i controlli
Se il rischio superiore a 1, il fattore genetico gioca un ruolo di associazione positiva con la malattia: pi grande il
numero e pi forte lassociazione, la probabilit di avere quella malattia.
Eclatante il risultato visto con la spondilite anchilosante in cui il 90%dei pazienti ha questo locus HLA.

Oltre ai loci HLA esistono altri fattori genetici che sono importanti nelle malattie autoimmuni e oggi ci sono numerossissimi studi
che stanno cercando di definire le altre componenti genetiche anche di altre malattie oltre alle autoimmuni che aprono la strada
alla medicina preventiva che non curer i malati, ma i sani perch non far la diagnosi della malattia, bensi predizione, usando
questo strumenti della genetica per cui si cercher di ridurre il rischio intrinseco: non che si modifica la genetica perch quella la
ereditiamo, ma modifichiamo i fattori ambientali che se non agiscono sul background genetico, non hanno effetto. Un esempio di
medicina preventiva la si ha nellaterosclerosi, in cui ci sono controlli di colesterolo, la dieta con lo scopo di diminuire i fattori
ambientali che scatenano la formazione della placca aterosclerotica. Ma in tante altre malattie si pu fare di meglio.
Classificazione delle malattie autoimmuni.
Ho scelto quella suggerita negli anni 60 da Ivan Roitt ma ancora molto valida che divide le malattie autoimmuni in due grandi
gruppi:
-organo specifiche
-non organo specifiche/sistemiche
Nelle organo specifiche, il bersaglio della risposta immunitaria un organo o un tex ben individuabile.
Molte altre malattie invece non sono organo specifiche, ovvero non c un solo organo/tex interessato, ma pi organi/tex aggrediti
contemporaneamente.
Le malattie autoimmuni sono molto numerose sia quelle organospecifiche che non.
Alcuni esempi di malattie autoimmuni organospecifiche:
La tiroidite di hashimoto una malattia in cui il bersaglio la tiroide e il risultato distruzione del tex e ipofunzione
della ghiandola con tutta la sintomatologia legata allipotiroidismo.
La tireotossicosi o malattia di Basedow in cui gli autoanticorpi non distruggono la tiroide ma la iperstimolano con tutta la
sintomatologia delliperfunzione della ghiandola.
La gastrite autoimmune, in cui colpita la mucosa gastrica: se colpita la mucosa del fondo o delcorpo si ha anche
minore produzione del fattore intrinseco utile allassorbimento della vitamina b12(una volta detta fattore estrinseco) e si
ha anemia perniciosa.
Morbo di Addison linsufficienza delle gh. Surrenali che producono ormoni corticosteroidi, quindi si ha una
sintomatologia legata a uninsufficiente produzione di corticosteroidi soprattutto a livello del rene
Diabete mellito di tipo I detto anche diabete giovanile in cui sono colpite le isole langherans del pancreas che producono
insulina, fondamentale per il metabolismo del glucosio per cui sintomi legati a iperglicemia e difettoso assorbimento del
glucosio allinterno dei tex.
Miastenia gravis labbiamo in parte gi vista ed dovuta a una risposta che interferisce con il legame dellacetilcolina ai
recettori della placca neuromuscolare per cui debolezza muscolare( i pazienti fan fatica a camminare, a far le scale...)
Alcuni casi di infertilit maschile o femminile sono dovuti a una risposta molto aggressiva verso gli spermatozoi o verso
gli ovociti per cui non si producono queste cellule in quantit sufficiente.
Anemia emolitica autoimmune, in cui gli autoanticorpi legano e distruggono gli eritrociti per cui anemia
Porpora trombocitopenica idiopatica una malattia in cui risposta molto aggressiva verso le piastrine per cui meno
piastrine circolanti e tendenza a fare emorragie poich piastrine formano il tappo tutte le volte che si ha una lesione.
Cirrosi primitiva una malattia autoimmune in cui la risposta si estrinseca verso le prime vie biliari che si formano dagli
spazi fra gli epatociti e quindi si ha fibrosi e poi cirrosi del fegato
Epatite cronica attiva una malattia in cui la risposta autoimmune verso lepatocita e distrugge progressivamente parte
del parenchima epatico
Questi sono solo alcuni esempi pi frequenti delle malattie autoimmuni organo specifiche.

Alcuni esempi di malattie autoimmuni non organospecifiche/ sistemiche:
Artrite reumatoide in cui infiammazione cronica a livello delle grandi articolazioni e viene distrutta la cartilagine
articolare per cui il paziente oltre a del gonfiore articolare ha anche dolore nel movimento
Lupus eritematoso sistemico una malattia in cui colpiti anche altri tessuti oltre alla cartilagine articolare, come la cute, a
volte locchio, il rene per cui i sintomi sono vari.
Altre malattie sistemiche come la ????( ne dice due)

Tornando un attimo indietro, quali sono altri fattori importanti nle determinare il rischio di una malattia?

-Allora abbiamo i fattori genetici(loci HLA, polimorfismi delle citochine, molecole immunoregolatorie) , ma esistono anche
fattori genetici legati al sesso, infatti quasi tutte le malattie autoimmuni sono pi frequenti nelle donne rispetto ai maschi con una
prevalenza molto disuguale; per esempio il lupus eritematoso sistemico ha una frequenza di 9 volte maggiore nelle donne rispetto
ai maschi, quindi anche i fattori ormonali , in questo caso, sono implicati nella patogenesi delle malattie autoimmuni e questo ha
fatto crescere tutta una parte che si chiama neuro immunoendocrinologia perch si capito che gli ormoni, soprattutto quelli
sessuali, condizionano in parte la risposta immunitaria.

-Altro fattore importante let: alcune malattie autoimmuni si osservano gi in et giovanile, altre sono caratteristiche
dellinvecchiamento, ad esempio il diabete mellito di tipo primo tipico dellet giovanile, mentre il diabete mellito di tipo II
tipico dellet senile ed una pseudo malattia autoimmune, si controlla molto bene con la dieta.

-Altri fattori implicati sono i fattori ambientali. E difficile studiare i fattori ambientali e per molti anni si avuto uno scarso
interesse per questi fattori. Ci possono essere sostanze in grado di turbare il funzionamento del sistema immunitario.
Pensiamo ai mutageni: i linfociti devono proliferare, differenziarsi e sostanze che interferiscono con il metabolismo degli acidi
nucleici possono essere importanti nella patogenesi. Alcuni esempi:
radiazioni ionizzanti: dopo lincidente di Chernobyl aumentata lincidenza delle malattie autoimmuni come quella della
tiroide, ma era noto gi dai tempi di Nagasaki e Hiroshima.
Mutageni chimici: la benzina verde cos chiamata solo per il colore, ma fortemente cancerogena perch oltre a tutti gli
idrocarburi che genera, stato visto che contiene il benzene che il pi noto cancerogeno che si conosca negli ultimi 80
anni, implicato nei tumori, nelle leucemie dei bambini, ma in alcuni Paesi invece del benzene si pu mettere letanolo
che si ottiene dalla fermentazione alcolica, ma in Europa i petrolieri hanno influenzato questa scelta economica che ha
ripercussione sulla salute pubblica.
Altri fattori ambientali che possono interferire con la risposta immunitaria sono le infezioni (sia batteriche che virali), grandi
concorrenti del sistema immunitario. Alcuni esempi:
molti anni si fece presente, in era pre-antibiotica, che c una relazione tra una malattia tipica dellinfanzia, la cosiddetta
malattia reumatica, in cui il bambino si ammalava di tonsillite dovuta in realt allo streptococco che era demolito dalla
risposta immunitaria, ma in alcuni casi i bambini tornavano in ospedale per problemi cardiocircolatori(stenosi, prolasso
delle valvole cardiache) e si poi scoperto che alcune componenti della capsula dello Streptococco Beta emolitico di
gruppo A era molto simile alla cardiolipina che una sostanza che riveste la camera cardiaca per cui si ha endocardite
autoimmune(prima la risposta immunitaria eliminava lo streptococco, ma dopo aggrediva il rivestimento della camera
cardiaca). Questo stato un primo esempio di mimetismo molecolare tra sostanze contenute in un microrganismo e
sostanze self, antigeni autologhi.
Altro esempio di malattie indotte da agenti infettivi la relazione tra malattie virali e autoimmunit. Alcuni virus sono
addirittura mutageni e comunque sono degli agenti in grado di determinare infiammazione cronica, altri sono capaci di
rimanere latenti e sfuggire alla risposta immunitaria e comunque quando infettano delle cellule alterano la componente di
espressione di superficie degli antigeni anti-self e quindi possono essere responsabili delle malattie autoimmuni e questo
il caso di alcuni virus che iniziano a essere studiati come lEpstein-Barr virus che oltre a indurre tumori importante
nella patogenesi di malattie come la tiroidite di Hashimoto e altri virus influenzali, virus a Rna possono essere
fondamentali nella patogenesi di malattie autoimmuni. In questo caso si pu ancora pensare una volta o che il virus abbia
un effetto mutagenico, quindi muti lespressione di antigeni self e quindi vengono riconosciuti come estranei dal sistema
immunitario, oppure ci sia un mimetismo molecolare tra antigeni virali e antigeni dei nostri tex; questo mimetismo
molecolare stato ricercato e ritrovato sia per virus e batteri; esempi:
-proteina IE2 del Citomegalovirus che frequentemente infetta lessere umano( l80% della popolazione portatore di
questo virus) e questa proteina ha un mimetismo, cio una grossa reattivit, con alcuni loci del sistema HLA-DR umano.
- proteina EVP2(non sono sicura si chiami cosi) del poliovirus( come quello della poliomielite, ma anche altri) ha una
grossa reattivit con il recettore per lacetilcolina, quindi stato implicato nella patogenesi della miastenia gravis.
- proteina E2 del virus del papilloma, implicato anche nel tumore del collo dellutero nella donna, ha una forte
similitudine antigenica cin il recettore per linsulina.
-Proteina P3 del virus del morbillo, molto diffuso nella popolazione umana, ha una grossa reattivit verso la
corticocortina(ormone) e la proteina basica della mielina che parte del rivestimento delle guaine dei nervi, quindi
implicata nella sclerosi multipla e in altre malattie neurodegenerative.
-Proteina p24 del virus HIV ha reattivit molto forte per il recettore TCR quindi interferisce con la risposta immunitaria

Quindi questi sono gli esempi di mimetismo molecolare studiati e trovati tra virus e componenti
autologhe del nostro organismo.

Quando vi ho detto che possiamo classificare le malattie autoimmuni in sistemiche e organo specifiche, non dimentichiamo che
c un gruppo intermedio che ha le caratteristiche di entrambi i tipi.
La cosa interessante dal punto di vista medico( meno da quello dei pazienti) che pi malattie autoimmuni possono presentarsi
nello stesso paziente, in parte per la patogenesi comune a diverse malattie autoimmuni. E il caso per esempio tra gastrite cronica
autoimmune e tiroidite: si visto che pazienti con tiroidismo di Hashimoto, presentano con elevata incidenza lanemia perniciosa
e la gastrite cronica. Questo vale anche per il lupus infiammatorio sistemico che poi si pu complicare con la tiroidite, quindi
bisogna tenere sotto controllo i pazienti con questo tipo di malattie.

MECCANISMI PATOGENETICI DELLE MALATTIE AUTOIMMUNI
Alcuni li abbiamo gi visti: i mutageni che agiscono su loci e danno mutazioni di antigeni self che sono riconosciuti come non-
self.
Rilascio di antigeni sequestrati. Anche in questo caso la patogenesi complessa: la natura ha dovuto creare dei trucchi in alcuni
casi per separare il sistema immunitario da particolari tex.
il caso del cristallino che non vascolarizzato per cui non si mai potuta acquisire la tolleranza verso le proteine del
cristallino perch queste proteine non sono mai giunte nel timo, essendo non vascolarizzato, i linfociti non ci arrivano
per in seguito a traumi, malattie, si pu indurre infiammazione oculare e quindi il paziente ha uninfiammazione
cronica perch le cellule non tolleranti del sistema immunitario sono arrivate l e hanno dato una risposta cronica
infiammatoria.
E anche il caso per esempio dellotite autoimmune, che si pu osservare in caso di parotite negli adulti, gli orecchioni
nei bambini non danno problemi di per s , ma se vengono a un soggetto adulto maschio, possono complicarsi con un
otite autoimmune in quanto il virus della parotite d infiammazione delle gh. salivari, determina risposta infiammatorie,
le cellule infiammatorie eliminano il virus, per ci sono reattivit tra questi virus e alcuni antigeni contenuti nelle cellule
del Sertoli che sono quelle nutrici degli spermatozoi, per cui in un secondo tempo si ha otite autoimmune.
Le gonadi sono un altro esempio di antigene sequestrato che non viene mai visto dal sistema immunitario perch noto
come la pubert avvenga quando il sistema immunitario ha completato la maturazione , per cui la tolleranza viene in
parte ottenuta con una separazione funzionale ristretta tra sistema immunitario e le gonadi, infatti i vasi che irrorano i
testicoli hanno un endotelio particolare che non permette il passaggio di linfociti. Anche qui, infiammazioni, traumi
possono far arrivare i leucociti e provocare otite autoimmunerottura della sequestrazione anatomo-funzionale

Tra gli altri meccanismi patogenetici importanti vi la diminuita attivit soppressoria della regolazione indotta da cellule
regolatorie, per esempio i linfociti T CD4+ e CD25+ che hanno questi due claster sono cellule che tendono a sopprimere cloni
autoreattivi; anche altre popolazioni sono state identificate, per esempio il Th17 sono linfociti CD4+ e CD17 con attivit
soppressoria. Lattivit soppressoria pu essere esplicata su altre popolazioni linfocitarie, per esempio il Th1 e il Th2, che se
sfuggono al controllo, possono aiutare cloni potenzialmente autoreattivi.
Unanomala produzione di citochine pu essere importante per linduzione della malattia autoimmune, con conseguente
terapeutiche importanti, infatti alcune malattie autoimmuni vengono curate con farmaci che interferiscono con la produzione di
citochine.
Lespressione HLA su cellule non abilitate alla presentazione dellantigene, indotta da stimoli infiammatori sia di origine virale
che batterica, alcune cellule che non sono quelle APC, possono esprimere geni HLA per esempio di tipo 2 e presentare un altro
antigene che normalmente non viene presentato.
Un esempio interessante sono i super antigeni, attivatori policlonali( del mimetismo molecolare abbiamo gi parlato quindi
parliamo di questi attivatori policlonali di linfociti T che ancora ci portano a parlare della relazione tra infezioni e malattie
autoimmuni. Cosa sono i super antigeni? Sono sostanze che esistono nel mondo vegetale, sono rilasciate da batteri, da virus e
praticamente hanno la capacit di attivare pi cloni linfocitari contemporaneamente, in quanto legano la componente del T Cell
receptor (TCR) della molecola HLA non polimorfa per cui attivano pi cloni linfocitari T contemporaneamente. Questi super
antigeni sono componenti della capsula batterica o della capsula virale e possono turbare la risposta immunitaria, attivando cloni
che normalmente silenti e di cui alcuni possono essere ad attivit autoimmune.
Di attivatori policlonali di linfociti B invece, ne esistono numerosi e sono stati caratterizzati e molti sono prodotti da
microrganismi:
-uno lo conosciamo molto bene, il lipopolisaccaride LPS che una componente della capsula di batteri gram negativi e viene
rilasciata e pu attivare linfociti B autoreattivi.
-Altre proteine presenti nel microbatteri tubercolari che viene usato per la reazione alla tubercolina, un attivatore policlonale dei
linfociti B.
-Un altro potente attivatore policlonale dei B la proteina dello stafilococco.
-antigeni della capsula del virus di Epstein-Barr che possono attivare linfociti B
- antigeni sia della capsula sia della proteina interna del virus del morbillo
-protozoi tipo antigene del Plasmodium, agente della malaria e Tripanosoma della tripanosomiasi che invece una malattia
tropicale, frequente in Africa.
Del mimetismo molecolare abbiamo gi parlato, quindi c una forte associazione fra malattie infettive e autoimmuni; oggi si
stanno riprendendo parecchie osservazioni che erano state abbandonate tempo fa ed possibile che in futuro alcune malattie
autoimmuni possano essere prevenute o addirittura curate negli stadi precoci, curando lagente infettivo associato.
Questo un esempio di risposta infiammatoria che avviene nellartrite reumatoide, in cui si ha un infiammazione dei vasi e in
parte si ha lattivazione di cellule autoreattive che vanno a distruggere la cartilagine, i 2 componenti portano a dolori articolari e a
una funzione difettosa dellarticolazione.
Farmaci per curare malattie autoimmuni
Farmaci immuno-soppressivi: tentano di frenare la risposta infiammatoria fuori controllo. Tra questi ricordiamo i derivati
del cortisone, molto usati in generale in clinica, soprattutto quando la malattia in stato avanzato e sintomatologia
elevata;
sono usati in particolare i farmaci citostatici che impediscono la produzione dei cloni autoreattivi;
Farmaci anti metaboliti, per esempio il methotreaxate che viene usato in molte malattie autoimmuni e interferisce col
metabolismo degli acidi nucleici per cui impedisce espansione clonale;
Si possono iniettare anticorpi diretti verso i linfociti B, infatti si fanno infusioni di anticorpi anti-B per indurre distruzione
di linfociti autoregolativi
Farmaci antagonisti delle citochine, di cui il pi conosciuto e introdotto per prima sono quelli anti TNF, alcuni sono
anticorpi monoclonali che bloccano il TNFalfa
Effetti ottenuti in clinica su tre popolazioni di pazienti:
-quelli trattati con effetto placebo che comunque c sempre
-quelli che hanno avuto 4-5 iniezioni di anti-TNFalfa( retta blu), la sintomatologia regredita e si avuto miglioramento stabile
della malattia
-quelli che hanno ricevuto sia anti-TNFalfa sia methotrexate, effetto sinergico con riduzione dei sintomi molto significativa e la
stabilizzazione della malattia per lungo tempo per cui una delle cure pi usate per malattie autoimmuni.
Il grosso dellimmunologia finito. Questanno abbiamo un pochino di tempo e possiamo fare quello che in pratica
lapplicazione di quella che limmunologia, nello specifico lapplicazione dellutilizzo degli anticorpi e di tutto quello che
coinvolge il legame fra antigene e anticorpo legato alla pratica quindi alla diagnostica di laboratorio e a quello che si pu fare in
laboratorio utilizzando limmunologia.
Voi sapete che gli anticorpi sono i prodotti dei linfociti B, ce ne sono di tanti tipi, le IgG, le IgM, le IgE, le IgA e le IgD,
di cui delle IgD non sappiamo cosa fanno, se non fare il recettore. La caratteristica strutturale degli anticorpi, che sono
formati dalle due catene pesanti, dalle due catene leggere e dallo stelo a Y, consente un utilizzo a livello diagnostico
molto ampio.
Poi unaltra caratteristica importante la discriminazione, la differenza fra immunit specifica e immunit innata perch
limmunit specifica in grado di essere specifica, di discriminare, non soltanto il self dal non self ma discriminare anche
un antigene piuttosto che un altro, cosa che invece le cellule, le molecola dellimmunit aspecifica non fanno. Una
citochina non discrimina che cosa ha davanti, discriminer a livello recettoriale, mentre invece un anticorpo riconosce un
particolare epitopo di un determinato antigene.
Gli anticorpi sono molecole molto stabili e che possibile utilizzare in diversi modi, in diverse condizioni, infatti li
possiamo ritrovare sia a livello di sospensione (pensate al plasma, gli anticorpi circolano nel plasma, quindi come se il
plasma fosse una sospensione di anticorpi) oppure sono talmente facili da utilizzare che possiamo immobilizzarli in delle
strutture solide per poter poi fare degli esperimenti particolari.
Grazie agli anticorpi noi possiamo misurare un determinato antigene, possiamo quantificare oppure possiamo determinare la
presenza o lassenza. Questi sono due tipi di test molto diversi ma molto importanti.
1) Per esempio se voi volete sapere se avete il colesterolo alto, vi serve un numero, vi serve sapere quantitativamente quant o
colesterolo avete, non vi importa sapere se ce lavete o non ce lavete, che ce labbiamo lo sappiamo tutti ma quello che
vi importa sapere quanto ce n. Quindi gli anticorpi permettono un dosaggio quantitativo, quindi a livello matematico
di sapere il numero preciso di un determinato antigene, in questo caso il colesterolo.
2) Gli anticorpi possono essere utilizzati anche per avere un aspetto qualitativo (c o non c). Un esempio banale ma che
rende lidea lHIV, non vi importa sapere quanto virus avete, vi importa sapere se c o non c, la conta dei CD4 un
altro discorso ma il fattore presenza/assenza qui gioca un ruolo pi importante.
Quindi gli anticorpi permettono questi due tipi di dosaggi, qualitativi (si/no) o quantitativi (il numero fisico di molecole che voi
andate a cercare). Inoltre, possono essere usati in procedure diagnostiche sia in vitro che in vivo quindi se voi volete fare un
esperimento laboratoristico con delle cellule, con dei tessuti, a livello di esperimento, di esercitazione in laboratorio lo potete fare
ma lo potete fare anche in vivo perch ci sono dei trattamenti con gli anticorpi che possono essere fatti in vivo. Quali sono i
vantaggi di utilizzare questi metodi?
1) Tutti questi metodi si basano sullutilizzo degli anticorpi perch sono molto specifici, di conseguenza il test che andate a
fare utilizzando gli anticorpi sar molto specifico, perch il legame antigene-anticorpo uno solo e sar sempre quello,
anche se esistono delle cross reazioni per cui un anticorpo pu riconoscere pi antigeni o un antigene pu essere
riconosciuto da pi anticorpi, comunque rimane il fatto che il complesso antigene-anticorpo di norma uno solo. Quindi
possiamo usare diversi tipi di campione qualsiasi, qualsiasi fluido del nostro organismo (siero, urina, sudore, saliva, latte,
mucose) pu essere utilizzato per fare una determinazione, ma pu essere utilizzato anche un qualsiasi tessuto solido.
Facciamo un esempio, se voi prendete una fettina di carne potete andare a vedere se per esempio c lo streptococco,
negli istituti zooprofilattici viene misurata la carica batterica sia con test specifici per le cariche batteriche, sia utilizzando
gli anticorpi. Oppure le piante, per andare a vedere la presenza di OGM, pesticidi, parassiti. Quindi possono essere
utilizzati sia tessuti fluidi che solidi. Va da s che lutilizzo di tessuti fluidi (saliva, sangue) molto pi semplice perch
non dovete trattare il campione. Se voi invece prendete un pezzetto di bistecca e volete vedere cosa c dentro, non potet e
sperare che, se mettiamo un anticorpo l, abbiamo la fortuna, a meno che non sia in superficie, di trovare ci che
cerchiamo, dovrete trattare il tessuto in modo tale da poterlo far diventare fluido o omogenato.
2) Un altro vantaggio lautomazione del processo: esistono oggi degli strumenti o delle macchine che vi consentono di
fare dosaggi multipli sullo stesso campione o di fare dosaggi singoli su centinai di campioni alla volta. Questo succede
per esempio nei centri trasfusionali dove arrivano 100, 200, 300 sacche di sangue e loro devono fare tutti i giorni i
dosaggi dai globuli rossi ai globuli bianchi, alle piastrine, agli ormoni, al colesterolo, a vedere se c lepatite quindi
questi metodi consentono sia la detection di un singolo antigene su tanti campioni che la detection di tanti antigeni nell o
stesso momento sullo stesso campione. E oggi come oggi sia i tempi che i costi per fare queste analisi si sono dimezzati.
Per fare un dosaggio per HIV, HVC, per fare 40 soggetti ci vogliono 700, a livello di materiale il costo questo, circa
20 a testa e il test per HIV abbastanza complicato, non la conta dei globuli rossi per cui ci vogliono 5 minuti perch
basta un goccino di sangue. Nel 2002 un test per HIV costava 2000, ora meno della met.
Su cosa si basano questi test? Tutti questi test si basano sul concetto degli immunocomplessi, ossia sulla possibilit reversibile
del legame antigene-anticorpo e il modello del legame antigene-anticorpo il concetto di chiave-serratura: a un antigene
corrisponde il riconoscimento specifico di un anticorpo. Per limmunocomplesso oltre a questo legame specifico chiave-serratura
presenta di solito altri tipi di legame (legame a H, forze di Van der Waals, legame idrofobico): questi sono i legami che devono
esserci tra antigene e anticorpo. La cosa importante di tutti questi test che il legame antigene-anticorpo sempre (o
eccezionalmente pu non esserlo) reversibile. Voi potete mettere un antigene e un anticorpo, questi si attaccheranno e formeranno
limmunocomplesso, voi attraverso reazioni particolari sarete sempre in grado di tagliare il legame antigene-anticorpo e questo
molto importante perch se il legame non si potesse tagliare molte cose non potrebbero essere viste.
Bisogna ricordarsi di alcune caratteristiche particolari degli anticorpi.
1) La prima la formazione dell'immunocomplesso (vedi sopra), la specificit ossia la capacit di un anticorpo di reagire
contro un solo determinante antigenico, ossia un pezzettino di antigene che viene presentato da un APC oppure
direttamente un antigene che viene riconosciuto prima da un linfocita.
2) La seconda laffinit ossia la forza di legame fra lantigene e
lanticorpo. Se voi pensate a un antigene e allanticorpo che viene
riconosciuto, lanticorpo eserciter delle forze contro lantigene, lantigene
eserciter delle forze contro lanticorpo per mantenere saldo questo legame.
Laffinit la sommatoria di tutte le forze di legame che interagiscono
durante la formazione dellimmunocomplesso. Pi forte laffinit, pi sar
specifico il legame fra antigene e anticorpo.
(Ha detto che non sa se queste cose saranno materie desame. Lesame probabilmente sar una domanda a tema pi alcune, 10,15
crocette e forse questi argomenti non ci saranno.)
3) La terza caratteristica del complesso antigene- anticorpo lavidit.
possibile, soprattutto nel caso delle IgM che secrete hanno una forma
pentamerica, che un antigene possa riconoscere pi anticorpi. 5 delle strutture
che formano lIgM riconoscono lo stesso antigene. Se voi prendete per esempio
una IgG, la IgG riconosce 2 antigeni uguali e ha unavidit di 10
6
. La IgM che
in grado di riconoscere 10 antigeni ha unavidit molto pi alta quindi pi
lavidit e pi laffinit pi forte il legame antigene-anticorpo.
Unaltra
caratteristic
a importante
degli
anticorpi
la cross
reazione o
reazione incrociata. Questo quando si verifica? Se prendete un
anticorpo x e un antigene y la specificit, laffinit e lavidit
faranno in modo che x e y si incontrino, si uniscano e formino
un legame che si chiama immunocomplesso. per possibile
che lo stesso anticorpo riconosca un altro antigene, ma non
perch lanticorpo sia sbagliato, bens perch lanticorpo
riconosce quello che si chiama determinante antigenico, ossia
un piccolo peptide che potrebbe essere presente anche sulla
superficie di un altro patogeno. Quindi lo stesso anticorpo pu
riconoscere lo stesso epitopo ma di un antigene differente.
(Riferendosi allimmagine) Questo anticorpo A riconosce questo antigene B che per ha lo stesso epitopo dellantigene A. Ci pu
essere anche una terza opzione: lanticorpo riconosce un epitopo differente che per simile: per esempio, lanticorpo che
riconosce un epitopo lungo 6 aa pu riconoscere benissimo un epitopo lungo 3 aa (come quello dellantigene C) che per ha la
stessa sequenza dellantigene a. Il pezzettino verde della figura un pezzettino contenuto nellantigene B, che viene comunque
riconosciuto dallo stesso anticorpo.
Quindi possiamo avere un riconoscimento altamente specifico, che la stragrande maggioranza dei casi, un riconoscimento a
causa di un epitopo condiviso, quindi un riconoscimento con un antigene differente, oppure un riconoscimento con un altro
antigene, che per non presenta lo stesso epitopo ma un epitopo molto simile perch magari pi piccolo dellepitopo
riconosciuto. E qui si parla di cross reazioni cio lo stesso anticorpo reagisce con pi antigeni differenti.
Il saggio pi importante e pi utilizzato in diagnostica si chiama
ELISA (Enzyme-Linked Immunoabsorbant Assay) ossia un
saggio che consente la misurazione di un antigene presente per
esempio nel plasma perch vengono inseriti degli anticorpi i quali
formeranno degli immunocomplessi. Questi anticorpi saranno
riconosciuti da una seconda molecola che emetter fluorescenza e la
misura della fluorescenza proporzionale al quantitativo di antigene
che noi volevamo andare a misurare.
Funziona cos: una piastra per fare ELISA un rettangolino dove ci
sono 96 mini piastrine, buchetti. Vogliamo vedere, ad esempio,
lIL2 perch al nostro paziente non si differenziano i linfociti e
quindi vogliamo vedere se questa persona produce IL2. Il nostro
antigene, quello che noi vogliamo andare a misurare IL2. Allora
prendiamo il siero di questa persona, lo mettiamo in questa piastra,
in tutti questi pozzetti, poi mettiamo dentro un anticorpo specifico
contro lIL2 (si comprano). A questo punto succeder che tutto lantigene presente si legher agli anticorpi che noi abbiamo
messo. Lantigene lIL2 che nel plasma, ma nel plasma non c solo IL2, c anche IL1, IL6, IL10, IL12, TNF, Interferone,
ecc per noi mettiamo un anticorpo specifico per IL2. In teoria tutte le molecole di IL2 saranno legate al nostro anticorpo contro
IL2. Per a questo punto abbiamo solo fatto degli immunocomplessi! Come facciamo a vedere a livello visivo e a misurare quanta
IL2 c? Mettiamo un altro anticorpo contro questo anticorpo. Di solito questi anticorpi sono fatti nella scimmia, nel coniglio, nel
ratto, nel topo. Immaginiamo di usare un anticorpo fatto in topo contro IL2
umana, ovviamente i topi vengono trattati apposta per fargli produrre
anticorpi contro IL2 umana, anche se sono fatti in topo. A questo punto
abbiamo IL2, un anticorpo fatto in topo contro IL2. Il secondo anticorpo,
chiamato anticorpo secondario, dovr essere un anticorpo anti-topo.
Attaccato alla porzione Fc di questo anticorpo (la porzione Fc la
porzione pi importante dellanticorpo in quanto quella che esplica tutte
le funzioni dellanticorpo, mentre il frammento Fab solo quello che
riconosce lantigene) vi un enzima particolare, di solito una perossidasi
che in grado di far cambiare colore a un substrato, quindi a seconda
dellintensit del colore noi avremo pi o meno IL2. Per esempio, se
lintensit molto bassa, significa che ho modificato poco substrato ma
modificare poco substrato significa che c poco di questo enzima e se c
poco di questo enzima significa che si attaccato poco anticorpo e se si
attaccato poco anticorpo significa che c poco antigene e quindi poca IL2.
Ci sono degli strumenti ottici che leggono lintensit. Come faccio ad avere un dosaggio preciso? Posso vedere a occhio che una
persona ha poca IL2 mentre unaltra ne ha molta ma come faccio a sapere quanta ce n? Per fare questo, perch lELISA
consente un dosaggio quantitativo (qualitativo si vede a occhio), dovete fare una curva standard cio occupare dei pozzetti in cui
voi sapete esattamente quanto antigene avete messo e dove il vostro campione ignoto il paziente a cui volete misurare IL2.
Faccio un esempio: voi potreste fare il primo pozzetto dove sapete che avete messo (dico numeri a caso) 100ng di IL2, nel
secondo pozzetto 50, nel terzo 25, poi 12.5, poi 6, 3, 2, 1 e niente. Quindi avete una curva che decrescer a livello colorimetrico:
pi colorata e pi ce n. Per in questo caso il pi colorato voi sapete esattamente quanta IL2 avete messo. Tutti questi colori
poi vengono letti attraverso un lettore, si crea una curva, una retta. Andando poi a misurare la densit ottica di questo pozzetto e
interpolando i dati con la curva standard che avete fatto trovate la concentrazione di IL2 del vostro pozzetto. Con questo metodo
voi potete misurare qualsiasi cosa in qualsiasi fluido, che sia plasma, che sia siero, che sia urina, saliva, nelle mucose. Potete farlo
anche dalle cellule o dai tessuti per quello che dovete fare non metterci le cellule, perch IL2 ad esempio non una molecola di
superficie, sta dentro la cellula. Se voi prendete tanti linfociti non che IL2 sta sulla membrana del linfocita. Quindi se voi avete
dei tessuti li dovete omogenare, centrifugare, spaccare.

Ci sono due tipi di ELISA, uno che abbiamo visto ora dove nella piastra abbiamo legato lantigene. Un secondo metodo che
nella piastra noi non mettiamo lantigene ma attacchiamo lanticorpo. Questo cambia un po ma il concetto di base rimane sempre
quello. C sempre la piastra con i pozzetti e noi facciamo attaccare alla piastra degli anticorpi contro IL2, mettiamo il plasma del
soggetto, questo IL2 del plasma si attaccher allanticorpo, mettiamo un altro anticorpo uguale a questo perch deve riconoscere
lo stesso antigene, lanticorpo deve essere marcato con lenzima che trasformer il substrato. Questo si chiama diretto perch non
c un altro anticorpo marcato, lanticorpo solo uno. Nel caso di prima invece avevamo due anticorpi completamente differenti,
un anti-IL2 fatto in topo e un anti-topo che aveva lenzima. In questo caso non avremo un anti-topo, avremo un anti-IL2 fatto in
topo, marcato che far modificare il substrato. Questo pi semplice perch un anticorpo solo, ma meno specifico perch pu
essere che questo anticorpo possa poi non legarsi specificatamente perch questo antigene gi legato a un altro anticorpo. pi
semplice, pi diretto, pi economico perch utilizzate un anticorpo solo, ma meno specifico rispetto allaltro. A livello pratico,
c la piastra a cui si attaccano gli anticorpi, mettiamo dentro il siero, mettiamo un tracciante colorato ossia lanticorpo che ha il
tracciante che fa colorare diversamente il substrato, viene lasciato l un paio dore, la nostra IL2 si legher agli anticorpi, vengono
lavate con un po dacqua tutte le cose che non sono attaccate, si aggiunge il substrato che di solito bianco e poi diventa giallo,
verde o blu a seconda del tipo di enzima che viene utilizzato. Una volte che si aggiunge il substrato questo enzima agisce con il
substrato e gli fa cambiare colore, quello che noi vediamo un cambiamento colorimetrico misurabile con uno strumento che
rileva la densit ottica.
Un altro utilizzo dellimmunologia e degli anticorpi in diagnostica lutilizzo dellimmunofluorescenza e della citofluorimetria.
Sono due tecniche che consentono anche qui la separazione e la misurazione di particolari popolazioni cellulari o linfiltrazione di
una particolare molecola allinterno di un tessuto.
Cominciamo con limmunofluorescenza: permette di fare due cose, prendere una cellula e andare a vedere se sulla membrana
cellulare ci sono delle molecole che voglio andare a ricercare oppure mi permette in un tessuto di andare a ricercare una porzione
di cellula che voi volete andare a cercare. Nella cellula potete andare a identificare lespressione di una molecola, ad esempio se
prendete un pool di linfociti T e volete sapere se il linfocita che avete sulla piastra un Tc o Th voi potete andare a ricercare CD8
(marcatore principale del Tc) attraverso lutilizzo di un anticorpo contro CD8 oppure CD4 attraverso un anticorpo contro CD4.
Quindi su una cellula potete andare a identificare una molecola di membrana, oppure in un tessuto, anche nel sangue, voi potete
andare a ricercare quelle che sono le sottopopolazioni cellulari. Per esempio, potete andare a vedere nel plasma i granulociti, i
linfociti, gli eosinofili, i macrofagi, i polimorfonucleati, i mastociti. Quindi lo potete fare su una cellula cercando una proteina di
membrana, oppure una popolazione cellulare per identificare le sottopopolazioni che ne fanno parte.
Come si fa? Si prendono degli anticorpi contro la molecola o il marcatore specifico per la popolazione cellulare che voi volete
andare a ricercare, si marcano non p con un enzima che fa cambiare substrato, ma con una sostanza fluorescente. Marchiamo
questo anticorpo con una sostanza fluorescente, quindi un anticorpo, una sostanza fluorescente, quindi il rapporto
dellimmunofluorescenza 1:1. possibile utilizzare per lo stesso campione fino a 4 marcatori differenti.
Ad esempio, il linfoma di Burkitt un tumore che colpisce i linfociti B della memoria. I marcatori principali dei linfociti B sono
per esempio CD19, 20, 21, 22 e 81. Nel linfoma di Burkitt ci sono dei linfociti B della memoria che esprimono questi marcatori
ma ne esprimono anche altri specifici del linfoma di Burkitt. Come faccio a sapere se quel linfocita un linfocita mutato che mi
d il linfoma di Burkitt? Prendo 4 anticorpi e li marco tutti differenti, per CD22, CD21, CD19 e quello specifico per il linfoma di
Burkitt. Tutti questi marcatori fluorescenti sono marcati con un fluorocromo differente. Questo mi consente di visualizzare le
popolazioni cellulari marcate con colori diversi. Io vedr una cellula marcata con un po di verde se lo marco con la fluorescina,
un po di arancione se lo marco con la rodammina, un po di arancione tendente al rosso se lo marco con la fitoeritrina e un po di
rosso se lo marco con il texas red.
Nei libri di istologia si vedono immagini con colori sovrapposti: questo significa che sono presenti entrambi gli antigeni per cui
voi avete messo gli anticorpi marcati con colori differenti. Ovviamente voi dovrete marcare anticorpi differenti con colori
differenti! Non potete marcare lanticorpo antiCD19 di verde e lanticorpo antiCD20 di verde perch poi vedete tutto verde e non
sapete qual la porzione di cellula che andata a riconoscere la parte del CD19 e la parte del CD20. Se uno deve vedere solo una
cosa, sceglier un solo colore, se uno deve vedere due cose, sceglier un verde e un rosso perch il contrasto molto alto, se
bisogna vedere tre cose allora si va a giocare sulle gradazioni del rosso, per evidente che se devo vedere due cose non prendo
un arancione e un giallino perch senn non si capisce niente! Questo il concetto, abbiamo un tessuto che presenta lantigene
che noi vogliamo andare a vedere, ad esempio CD8, mettiamo un anticorpo marcato con un fluorocromo, quello che vado a vedere
lemissione della fluorescenza da parte di questo legame. Pi colorato e pi vedo di rosso, pi ce n.
Come per lELISA, anche qui abbiamo un saggio diretto dove abbiamo solo un anticorpo marcato, ma possiamo avere
unimmunofluorescenza indiretta in cui metto un primo anticorpo e
un secondo contro il primo anticorpo e il secondo marcato.
(Descrive una figura) Questo per esempio un linfonodo dove
hanno marcato di verde un anticorpo contro larea B e di rosso un
anticorpo contro larea T. Al microscopio si vede una parte verde,
che rappresenta la parte B, e una parte rossa che rappresenta la
parte T. Il colore casuale, non importa, limportante che voi
sappiate chi e cosa avete colorato e con quale colore. Si possono
utilizzare fino a 4 colori differenti.
Unaltra tecnica la citofluorimetria. Va da s che per vedere un
vetrino di questo tipo serve un microscopio a fluorescenza con un
costo relativamente basso. Il citofluorimetro invece costa molto di
pi ma uno strumento con cui si possono fare cose molto pi
interessanti. Cos come per limmunofluorescenza, anche qui
possiamo ricercare antigeni che sono sulla membrana
delle cellule oppure andare a ricercare qualcosa
allinterno dei tessuti. Cosi come per
limmunofluorescenza, dobbiamo marcare un
anticorpo con un fluorocromo ma mentre per
limmunofluorescenza noi potevamo vedere 4 colori,
il citofluorimetro permette di discriminare fino a 8
traccianti diversi per lo stesso campione.
Come facciamo a utilizzare il citofluorimetro? uno
strumento dove noi possiamo prendere un pool di
cellule, le facciamo incubare con degli anticorpi
marcati. Ad esempio, noi abbiamo una miscela di
linfociti, monociti e granulociti che abbiamo preso
con un prelievo. Esistono degli anticorpi antiCD14
che riconoscono specificatamente la porzione dei monociti (CD14) e anticorpi antiCD45 che riconoscono un marcatore (CD45)
che presente su tutte le cellule bianche. CD45 un marcatore della linea linfatica, la troviamo sui monociti, sui linfociti e sui
granulociti. Marchiamo questi due anticorpi uno di rosso e uno di verde. Prendiamo questo pool cellulare, inseriamo questi
anticorpi marcati, si fanno incubazioni, lavaggi, procedimenti che comunque richiedono del tempo e delle temperature specifiche
perch gli anticorpi si legano e si staccano a determinate temperature, poi servono delle sostanze che aumentano la possibilit di
legame, noi marchiamo questi due anticorpi e li facciamo reagire col nostro pool cellulare e li sottoponiamo a questa macchina.
Succede che questi anticorpi si legheranno agli antigeni, in questo
caso granulociti, monociti, polimorfonucleati e succede che queste
cellule passano attraverso un laser che eccita i fluorofori che
emettono un segnale fluorescente che viene rilevato da un sistema
ottico che trasforma il segnale luminoso in un numero e si ottengono
degli schemi di questo tipo (la figura che vi ho messo non quella
che ha usato lei per fare lesempio, perch non lho trovata, qui ci
sono solo 2 picchi invece di 3 e non sono riferiti agli stessi
marcatori che ha considerato lei per i picchi che si vedono sono di
questo tipo) in cui noi abbiamo marcato di verde un anticorpo
contro CD45 e otteniamo 3 picchi che rappresentano lintensit della
fluorescenza e quindi il numero delle cellule. Noi sappiamo che i
linfociti presentano pi CD45, i monociti un po di meno, i
granulociti sono quelli che ne presentano meno. I 3 picchi
rappresentano le 3 popolazioni linfocitarie che presentano tutte il marcatore CD45 nella superficie. Per noi non sappiamo quali di
questi sono i monociti. Per fare questo abbiamo colorato di rosso un altro marcatore che CD14 quindi abbiamo messo un
anticorpo contro CD14 colorato di rosso e questa rappresenta soltanto la popolazione di monociti allinterno del nostro pool.
Questo un altro modo di leggere lo stesso grafico, che rappresenta in rosso i monociti marcati con anti-CD14. Cos vediamo che
la parte dei granulociti ha meno CD45. difficilissimo leggere un citofluorimetro, questo a grandi linee.
Una evoluzione del citofluorimetro uno strumento che si chiama cell sorter. Il cell sorter una specie di citofluorimetro che
permette non soltanto la visualizzazione delle particolari popolazioni cellulari o la visualizzazione della presenza di un marcatore
che voi volete andare a vedere. Il cell sorter un citofluorimetro che oltre a farle vedere in grado di separarle. Facciamo un
esempio: noi vogliamo i CD8 e i CD4 quindi facciamo un pool linfocitario, marchiamo di rosso un antiCD8 e di verde un
antiCD4, mettiamo questi due anticorpi dentro i linfociti, li facciamo reagire e li sottoponiamo a questo citofluorimetro particolare
che si chiama cell sorter. Il cell sorter ha un laser che eccita i fluorofori, poi emette una fluorescenza che viene rilevata da un
computer ma invece che farlo vedere su un video, separa le cellule che vengono colorate di rosso, le incanala in un tubino per cui
possono essere raccolte e separa le cellule che sono colorate di verde in un altro canale per cui possono essere raccolte. Per cui se
io voglio una particolare popolazione cellulare allinterno di un pool basta individuare specificatamente questa popolazione
cellulare con un marcatore di superficie specifico solo per quella determinata popolazione (non posso fare il gioco di prima perch
se uso CD45 ho 3 popolazioni, non solo una) e attraverso questo citofluorimetro speciale riesco a ottenere in soluzione soltanto
questo tipo di cellule. E la reazione antigene-anticorpo reversibile! Quindi se mi ritrovo i CD8 marcati di rosso, posso attraverso
delle reazioni togliere questi anticorpi marcati di rosso e ottenere la mia popolazione di linfociti pulita e senza contaminazioni su
cui io posso andare a fare ulteriori esperimenti.
Questo invece a livello pratico, tangibile, lutilizzo degli anticorpi in laboratorio, per esempio per conoscere il proprio gruppo
sanguigno. Esistono 4 tipi di gruppi sanguigni, il gruppo A, B, AB e 0. Questi gruppi sanguigni sono differenti luno dallaltro
perch presentano dei residui differenti sugli eritrociti e presentano degli anticorpi differenti a seconda del gruppo. Il gruppo 0 per
esempio presenta anticorpi antiA e antiB; il gruppo A presenta degli anticorpi antiB; il gruppo B presenta degli anticorpi antiA; il
gruppo AB non presenta nessun anticorpo. Allopposto, il gruppo 0 non presenta nessun antigene, il gruppo AB presenta antigeni
A e B, il gruppo A presenta antigeni A, il gruppo B presenta antigeni B.
Ci sono dei kit che vendono in farmacia con cui possibile determinare il proprio gruppo sanguigno. Si basa su una reazione
antigene-anticorpo. Si prende una goccia di sangue, su un vetrino, piatto, pezzo di vetro, retro di un bicchiere e si versa sopra un
po del contenuto di 2 boccette che contengono anticorpi
antiA e antiB. Se prendete una boccetta che contiene anticorpi
antiA, se nel sangue presente lantigene A si formeranno gli
immunocomplessi, se sono presenti gli antigeni B non si
former nulla. Quindi bisogna prendere 2 goccine di sangue e
mettere in una lanticorpo antiA e nellaltra lanticorpo antiB.
Se voi, fisicamente (perch si vede siccome incomincia a fare un grumo) vedete che sia nella goccina di antiA che in quella con
antiB si formano dei grumi, il vostro gruppo sanguigno sar AB. Se avete un gruppo A, vedete che la goccina dove avete messo
lanticorpo antiA si aggrumata, mentre quella con antiB rimane liquida. Se al contrario si aggruma la parte dove c lantiB siete
di gruppo B, mentre se non si aggruma nessuno dei due siete di gruppo 0. Questa una spiegazione semplicissima di come
possiamo utilizzare gli anticorpi per determinare il gruppo sanguigno.
Lultima metodica il western blot, che consente di identificare una determinata proteina da una miscela di proteine. Prendete i
vostri linfociti oppure un tessuto qualsiasi, lo omogenate e allinterno di questo tessuto ci sono centinaia di proteine (IL1, IL6,
IL10, fattori di crescita, la proteina per fare il colesterolo, il trasportatore di colesterolo, lemoglobina, la miosina), a seconda del
tessuto ci sar un mix di proteine che non conoscete.
Consideriamo per esempio un tessuto muscolare e vogliamo vedere se presente la miosina; prendiamo il sangue, i linfociti. C
la miosina nei linfociti? Voglio saperlo. Come faccio a sapere se in un pool di proteine c la proteina che voglio andare a cercare?
Si usa questa tecnica chiamata western blot che in grado di riconoscere una proteina allinterno di un pool di proteine perch noi
separiamo tutte le proteine in base alla loro carica. Tutte le proteine hanno una carica differente, un peso specifico differente luna
dallaltra. Attraverso dei procedimenti, delle modificazioni, queste proteine vengono prima separate in base alla carica e poi in
base al peso. Poi attraverso lutilizzo degli anticorpi andremo a marcare questo anticorpo e potremo visualizzare la proteina che
andiamo a cercare. Come si fa? Per un western blot fatto per bene ci vogliono 2 giorni, oggi come oggi ci sono dei kit che
permettono di fare tutto in una mezza giornata. Comunque, facciamo un esempio sempre del nostro pool linfocitario. Si prendono
dei linfociti, si trattano, le proteine vengono denaturate attraverso dei detergenti e caricate su un gel di acrilammide, uno zucchero
che fa una rete pi o meno stretta, per cui vengono fatte migrare tutte le proteine attraverso un campo elettrico. Quindi le proteine
si separeranno per la loro carica e per il loro peso perch le proteine pi grosse se la maglia pi stretta faranno pi fatica a
migrare in questa fitta rete di zuccheri. Quindi noi facciamo dei quadratini di zucchero, acrilammide, che si solidificano e
diventano tipo gel per capelli, colla di pesce. Vengono montati in particolari supporti che consentono la semina dei vostri
campioni.
Questi supporti sono attaccati a un generatore di corrente che fa passare la corrente dal polo negativo al polo positivo. Quindi
sopra abbiamo il polo negativo e sotto il polo positivo. Abbiamo quindi una maglia strettissima di zucchero attraverso la quale le
proteine scendono dallalto verso il basso. Ovviamente le proteine si fermeranno, si separeranno in base alla loro carica e al loro
peso, in diversi punti di questo gel. Ma non si vede nulla! Quindi bisogna prendere questo gel, mettervi le cellule, denaturare le
proteine con dei detergenti, caricarle sul gel, attaccare la corrente, aspettare 2 ore poi prendere il gel in cui non si vede nulla.
Si prende un foglio di nitrocellulosa, una plastica particolare, la si appoggia sopra questo gel, si mette in un altro supporto, si
applica un altro tipo di corrente, in modo tale che quello che era sul gel viene trasferito sulla plastica. Mentre prima avevamo il
passaggio delle proteine dallalto verso il basso e la divisione delle proteine in base alla carica e alla dimensione, questo secondo
passaggio, che si chiama trasferimento, un trasferimento fisico delle proteine dal gel alla plastica. Adesso in un paio dore questo
procedimento si pu fare. A questo punto ci ritroviamo con un pezzettino di plastica che non si deve toccare con le mani (questo
procedimento si fa con le pinze perch altrimenti si vedono le impronte digitali) che contiene la copia del gel, quindi delle
proteine che sono migrate a seconda della carica e del peso.
A questo punto che si fa? cosa centrano gli anticorpi? A questo punto questo pezzettino di plastica viene fatto reagire con
lanticorpo contro quello che uno vuole andare a vedere. Volete andare a vedere la miosina? Si prende un anticorpo contro la
miosina e si mette a contatto con questo pezzettino di plastica. Voi non sapete dov, se c, come facciamo noi a vedere e sapere
se la proteina che siamo andati a cercare c o non c e se c quanta ce n? Come al solito si prende un anticorpo secondario
che va ad agire contro lanticorpo primario che abbiamo messo e anche qui lanticorpo secondario
legato a un enzima che in questo caso non fa cambiare il colore del substrato, ma coniugato con una
sostanza autoradiografica. Quindi si prende questo pezzettino di carta dove stato messo prima
lanticorpo contro la proteina che volevamo andare a vedere, un altro anticorpo coniugato con una
molecola autoradiografica, si fa la fotografia, si prende una lastra come quella della Polaroid, al buio, si
mette sopra il pezzettino di plastica, si mette in una camera oscura, si mettono sopra i liquidi di
sviluppo e di fissaggio, si aspettano 5-10-15 minuti, il tempo necessario per lo sviluppo, si prende la
lastra dove non si vede ancora nulla, si mette la lastra nel liquido per fare le fotografie, poi la si lava e
la si mette in un altro liquido, adesso ci vogliono 4 ore e mezzo, fino a 5-6 anni fa ci volevano due
giorni.
Si vedono delle righe che rappresentano la presenza della proteina. La riga sar a una determinata altezza che rappresenta un
determinato peso. A monte c una scala di pesi dove si mettono dei pesi noti quindi si fa una specie di scala come nellELISA. A
seconda di dove la riga verr collocata nella lastra, noi sapremo il peso della proteina. Se io vado a ricercare le IgG (che pesano
150kD), se io metto un marcatore di pesi dove avremo la riga dei 200, 150, 100, 50, 25 kD ma vedo una riga che sta allaltezza dei
25kD anche se io avevo messo un anticorpo contro le IgG la logica mi dice che c qualcosa che non ha funzionato perch le IgG
pesano 150 kD! Quindi una prova del buon funzionamento di questo esperimento il controllo con il peso dalle banche dati che
indicano il peso di tutte le proteine. Quindi oltre allanticorpo la specificit dellesperimento deve essere data anche dal controllo
del peso della proteina che noi andiamo a cercare. Questo importante perch potete andare a ricercare qualsiasi proteina in
qualsiasi tessuto e potete differenziare lespressione di una proteina rispetto a unaltra. Ci saranno proteine pi espresse in un
tessuto e meno in un altro.
Si pu andare a vedere soprattutto nel caso in cui uno debba andare a fare un esperimento fra sano e trattato. Parliamo di
esperimenti con le cellule, prendiamo delle cellule e le trattiamo con un farmaco e vediamo se questo farmaco abbassa
lespressione di una determinata proteina che responsabile di una determinata malattia. Quindi ci troviamo ad avere cellule
trattate e non trattate. Per esempio andiamo a vedere se un farmaco va ad agire sullattivazione della beta-catenina o della caspasi,
che la molecola responsabile dellattivazione dellapoptosi, o se invece questo farmaco non fa niente. Allora noi prendiamo le
nostre cellule, le trattiamo, facciamo tutto questo lavoro sia per le cellule trattate che per quelle non trattate e arriviamo a vedere
se otteniamo la banda di espressione della caspasi nelle cellule trattate e non trattate e a questo punto poi si traggono le
conclusioni. Se vediamo la banda della caspasi nelle cellule trattate, quel farmaco fa attivare le caspasi e fa andare in apoptosi le
cellule e di conseguenza potrebbe essere un antitumorale perch induce lapoptosi delle cellule tumorali. Oppure, non c nessuna
differenza fra le cellule trattate e le cellule non trattate, posso avere due conclusioni: o questo farmaco non fa nulla, o non
farmaco necessario per bloccarmi o attivarmi questa determinata proteina. Quindi questa attivazione prende tutto un altro
significato.
Lultimo il RIA (Radio Immuno Assay). una specie di ELISA,
dove per gli anticorpi non sono marcati con enzimi che cambiano
colore ma sono marcati con un composto radioattivo, quindi il
principio lo stesso, quello che si va a misurare non pi il
cambiamento colorimetrico, ma il quantitativo di radiazioni che
vengono emesse ossia vengono emesse delle radiazioni nel momento
in cui lanticorpo marcato si lega allantigene, quindi la quantit di
radiazioni proporzionale alla quantit di antigene che noi volevamo
andare a misurare. Va da s che questo un esperimento, una tecnica
che viene utilizzata poco essenzialmente per due motivi, perch
costosa e perch utilizza materiale radioattivo. Oggi come oggi se si
pu evitare di utilizzare materiale radioattivo si evita, anche se questo
metodo molto pi specifico di un ELISA perch con un ELISA si
misura un cambiamento colorimetrico che pu essere pi o meno
soggettivo, anche se lanalisi la fa un computer. Il dosaggio di un composto radioattivo , invece, molto specifico, basta pensare
che col carbonio si fanno le datazioni e non si sbagliano di molto, di qualche giorno! Quindi quando voi dovete fare un dosaggio
con un materiale radioattivo sapete benissimo che quello che vedete per il 99% il quantitativo reale. Avete uno scarto e un errore
molto pi basso rispetto a quello che pu essere un ELISA o un citofluorimetro. Per i costi sono abbastanza alti e comunque
dovete usare dei materiali radioattivi, per i quali c il problema dello smaltimento.
LE IMMUNODEFICIENZE
Oggi parliamo di difetti di risposta immunitaria. Abbiamo visto che leccesso di risposta, lipersensibilit alle malattie
autoimmuni pu dare dei danni ai tessuti, per allaltra estremit un deficit di risposta immunitaria purtroppo si associa a delle
situazioni che poi si ritrovano in clinica. E infatti c tutto un inquadramento di malattie dovute alla presenza di uno scarso
funzionamento del sistema immunitario: questi difetti vengono chiamati immunodeficienze. Queste condizioni si caratterizzano
per il fatto che la risposta immunitaria non efficiente quanto dovrebbe, per cui il prezzo che si paga quello di un aumento delle
malattie infettive. I bambini di solito vanno dal pediatra pi frequentemente perch hanno incidenze pi elevate di bronchiti,
broncopolmoniti, focolai, ecc se limmunodeficienza non grave, altrimenti se grave ci vanno per motivi molto pi gravi e
anche soprattutto ci vanno precocemente.
Infatti le immunodeficienze possono essere primitive o congenite e sono quelle che vengono trasmesse per difetto immunitario
con i geni coinvolti nella formulazione della risposta immunitaria, che hanno una trasmissione di solito dominante, o autosomica
dominante o recessiva.
Poi abbiamo tutto un altro insieme di immunodeficienze che invece sono secondarie o acquisite, non sono dovute a difetti
genetici, ma possono presentarsi anche nel corso della vita adulta. Alcune per esempio sono acquisite perch c malnutrizione:
nei paesi poveri in cui i bambini mangiano poco e male limmunodeficienza pi frequente quella della malnutrizione che
anche il caso epidemiologico pi frequente del mondo. Ci possono essere immunodeficienze secondarie acquisite da cause
chimiche, inquinanti ambientali che interferiscono con la risposta immunitaria, fisiche, esposizione ai raggi gamma o ai raggi x;
anche la somministrazione di farmaci pu interferire con la risposta immunitaria. Inoltre le immunodeficienze possono essere
anche indotte o secondarie allinsorgenza di malattie infettive, un caso importante lAIDS, immunodeficienza secondaria
associata allinfezione di HIV, in cui c una immunodeficienza acquisita.
Le immunodeficienze possono colpire limmunit innata, limmunit adattativa o entrambe, dipende dallalterazione, dove il
deficit immunitario si localizza, che cellule interessa e cosi via.
1) IMMUNODEFICIENZE CHE COLPISCONO LIMMUNITA NATURALE
Ci sono dei difetti dellimmunit naturale che si appalesano anche clinicamente, di solito non sono molto gravi, per danno
unaumentata incidenza di malattie infettive, soprattutto in et pediatrica.
Per esempio, abbiamo difetti nel sistema del complemento, non vengono sintetizzati sufficienti quantit di alcune componenti del
sistema del complemento.
Ad esempio possiamo avere una deficienza del C1q che importante perch il primo componente che inizia
lattivazione della via classica.
Ci possono essere difetti di sottocomponenti, C1r, C1s o entrambi
Ci possono essere deficienze parziali di sintesi del c2 e del c4
Questi sono difetti che di solito si trasmettono in modo autosomico recessivo e a volte si manifestano non tanto solo con
unaumentata incidenza di malattie infettive, ma con la presenza dellipersensibilit di tipo III, cio con la disposizione di
immunocomplessi in sede anomala. Gli immunocomplessi che si formano con antigeni per non vengono eliminati come
dovrebbero perch c un difetto nel sistema di attivazione del complemento. Quindi ci possono essere casi che si presentano con
una glomerulonefrite o con una vascolite e poi si scopre che c un deficit relativo ad alcuni componenti del sistema del
complemento.
Sono stati descritti difetti di proteine che regolano lattivazione del complemento, ce ne sono molte, almeno 10 proteine diverse
che regolano lattivazione del complemento.
Per esempio, stato ben descritto un difetto di un inibitore del c1, che una proteina che regola lattivazione nella via
classica del complemento. Questo un difetto autosomico dominante, quindi si manifesta anche nei soggetti eterozigoti,
mentre nei recessivi i soggetti devono essere omozigoti per far avere il difetto clinicamente manifesto. La malattia in
questo caso si manifesta con un angioedema, che una malattia pericolosa perch pu interessare la glottide e il soggetto
ha sintomi di soffocamento.
Poi abbiamo difetti relativi agli altri componenti del complemento, per esempio C3, oppure proteine di regolazione come
il fattore H o il fattore I che regolano lattivazione del complemento, sia della via classica che della via alternativa:
questi sono tutti difetti autosomici recessivi e si manifestano con unaumentata incidenza di malattie infettive, soprattutto
da batteri biogeni come stafilococco, streptococco che sono quelli che danno infiammazioni purulente.
Altri difetti possono interessare altri componenti del complemento, come C5, C6, C7, C8 oppure proteine che servono
per la stabilizzazione dellattivazione del complemento della via alternativa come la properdina o il fattore D. Questi,
tranne quello della properdina, sono tutti difetti autosomici recessivi, mentre il difetto di properdina legato al
cromosoma X quindi si manifesta soprattutto nei maschi, che hanno un solo cromosoma X. Qui si ha un aumento di
incidenza di malattie infettive, che pu dare anche malattie importanti, come la polmonite o la meningite.
stato descritto anche un difetto relativo di C9, questo un difetto autosomico recessivo e di solito asintomatico, i
soggetti non hanno una sintomatologia rilevante.
Ci possono essere anche difetti di alcune funzioni cellulare dei fagociti, che fanno parte dellimmunit naturale. I fagociti pi
numerosi sono i polimorfonucleati neutrofili. stato descritto, per esempio, un deficit di NADPH ossidasi. La deficienza di
questo enzima comporta che si formano meno radicali derivati dallossigeno e quindi la funzione battericida difettosa. Per
svelare la presenza di questo deficit in vitro, si aggiunge un colorante, il nitroblu di tetrazolio che, dopo essere indotto in casi di
deficienza dellNADPH ossidasi, fa si che le cellule appaiano poco colorate. Questo deficit quindi comporta minore attivit della
via battericida ossigeno-dipendente e in parte anche per lazoto-dipendente. Quindi i batteri vengono fagocitati ma vengono uccisi
pi lentamente o con maggior difficolt. E quindi le malattie infettive da batteri extracellulari si manifesteranno con unaumentata
incidenza in questi soggetti che non hanno una sufficiente quantit di NADPH ossidasi. una via metabolica per cui una
deficiente funzione dellNADPH ossidasi alla fine porta a un deficit di formazione dellossigeno singoletto che la molecola
fondamentale da cui si forma lH
2
O
2
e i radicali ossidanti. Quindi un deficit di questo enzima comporta una diminuita attivit
battericida. Un deficit di NADPH ossidasi comporta anche infezioni cutanee che i dermatologi possono osservare: la sindrome
di Giobbe, gi descritta nellantico testamento, in cui Giobbe fu punito con questa malattia per cui si grattava continuamente
perch i batteri gli davano queste infezioni cutanee.
2) IMMUNODEFICIENZE CHE COLPISCONO LIMMUNITA ADATTATIVA
Pi numerose e soprattutto pi gravi sono le conseguenze dovute alle immunodeficienze che colpiscono limmunit adattativa.
Quindi i deficit funzionali si appalesano soprattutto a carico dei linfociti T o dei linfociti B o di entrambi, sia la branca T che la
branca B dellimmunit.
Abbiamo immunodeficienze che colpiscono prevalentemente i linfociti B, che sono primitive, nel senso che sono malattie che si
trasmettono in senso ereditario. Sono malattie sempre gravi che si manifestano in et precoce. Le principali sono:
lagammaglobulinemia legata al cromosoma X: in questo caso i soggetti colpiti non riescono a sintetizzare quantit
sufficienti di immunoglobuline e quindi manifesteranno unaumentata incidenza di malattie infettive, perch non si
formano anticorpi in maniera sufficiente, non vengono attaccati i microrganismi, i batteri ed unimmunodeficienza
grave che si manifesta nei primi mesi di vita.
Unaltra immunodeficienza, di entit clinica pi lieve ma di frequente osservazione, il deficit relativo alle IgA: anche
qui c un difetto, soprattutto nello switch di classe, difetto nei geni che controllano lo scambio di classe da IgM a IgA.
Quindi non si formano sufficienti quantit di immunoglobuline di tipo A quindi le mucose gastroenteriche, le mucose
dellalbero respiratorio, sono meno protette da queste immunoglobuline e i soggetti manifesteranno malattie infettive pi
frequenti soprattutto a carico dellalbero respiratorio o del tubo gastroenterico.
Abbiamo poi un deficit di sottoclassi di IgG, abbiamo 4 sottoclassi di IgG, IgG1, IgG2, IgG3, IgG4 e ci sono difetti
genetici che comportano il deficit di sintesi di una di queste sottoclassi e i soggetti manifesteranno pi frequentemente
malattie infettive sia virali che batteriche, soprattutto batteriche.
Si hanno poi delle immunodeficienze pi rare come limmunodeficienza con aumento di IgM, una sintesi maggiore di
IgM. Il sistema immunitario non funziona bene come dovrebbe e questi soggetti comunque manifestano malattie
infettive. Quando si va a fare un dosaggio di immunoglobluline, si vede che c un aumento notevole dei livelli di IgM,
mentre c un deficit delle altre immunoglobluline.
Unaltra immunodeficienza abbastanza frequente limmunodeficienza comune variabile (CVID): anche qui si ha un
deficit di sintesi di alcune classi, isotipi di immunoglobluline. Questa a volte si risolve nel tempo, gli individui poi
cominciano a sintetizzare queste immunoglobuline man mano che crescono, comunque vanno tenuti in osservazione in
maniera particolare perch frequentemente presentanto malattie infettive. Questo quello che si vede soprattutto
nellipogammaglobulinemia transitoria dellinfanzia. Noi sappiamo che nelle prime 4 settimane di vita, tutti gli
infanti hanno solo le IgG materne, poi cominciano a formare le proprie, compaiono le IgM, poi compariranno le IgA. In
alcune casi, queste immunoglobuline non vengono sintetizzate dopo la quarta, quinta, sesta settimana dalla nascita e si ha
unipogammaglobulinemia che per transitoria, di solito si risolve nel primo anno di vita, gli individui cominciano a
sintetizzare le immunoglobuline, per bisogna che vengano curati in maniera appropriata perch manifestano malattie
infettive pi frequenti, poi hanno problemi con le vaccinazioni, le vaccinazioni non funzionano finch questi soggetti non
sono in grado di produrre le immunoglobuline proprie.
Descriviamo ora i difetti a carico dei linfociti B che abbiamo descritto prima:
nellimmunodeficienza legata al cromosoma x la cellula interessata al difetto genetico la cellula pre-B e quindi poi il
difetto si manifesta nelle altre cellule perch la cellula pre-B il precursore di tutti i linfociti B.
Invece, il deficit di sintesi di IgA si manifesta perch non si ha lo scambio di classe quindi si manifesta in una fase di
maturazione del linfocita pi tardivo, quando gi diventato cellula B matura, incontra lantigene per essere costimolato
e attivato dal linfocita Th e a quel punto compare il deficit perch non si ha lo scambio di classe, non ci sono i
meccanismi che permettono lo scambio di classe da IgM a IgA e quindi il soggetto non former quantit sufficienti di
IgA. Quindi il difetto si manifesta nel linfocita B maturo.
Nella CVID ci possono essere deficit di IgM o deficit di IgA associati a deficit di IgG. Il difetto che vediamo interessa
sempre la cellula B matura e il problema che non si ha uno scambio di classe da IgM agli altri isotipi. Questo un
difetto perch le regioni di scambio non funzionano come dovrebbero e quindi il soggetto pu sintetizzare soprattutto
IgM e invece quote meno importanti di IgA, IgG e IgE. A volte nella CVID abbiamo tassi pi bassi di sia di IgG che di
IgA contemporanemante e a volte anche di IgE.
Abbiamo molte immunodeficienze legate al cromosoma x, sono tutte malattie rare fortunatamente. Nel cromosoma x ci sono i
geni che subiscono mutazioni e che sono responsabili di alcune immunodeficienze anche gravi.
Per esempio, sul cromosoma x, abbiamo la malattia cronica granulomatosa legata al cromosoma x. Qui il deficit un
difetto di formazione dei radicali ossidanti.
Una malattia rara la malattia di Diskott-Aldrich che interessa sia limmunit nativa che limmunit adattativa.
Fortunatamente una malattia rara.
Esistono poi delle malattie legate al cromosoma x che possono essere molto gravi, si manifestano precocemente e
compromettono la vita del soggetto. il caso della SCID (Severe Combined Immunodeficiency):
unimmunodeficienza che interessa sia i linfociti T che i linfociti B per cui tutta la immunit adattativa difettosa e il
gene difettoso sul cromosoma X: in questo caso i bambini devono essere trattati con un trapianto di midollo perch
altrimenti non sopravvivono ai primi mesi di vita.
Anche lagammaglobulinemia e limmunodeficienza con iperIgM sono legati a difetti di geni presenti sul cromosoma
X.
Quindi pi frequentemente queste malattie si manifestano nei maschi che hanno un solo cromosoma X, le femmine devono essere
omozigoti perch si abbia la manifestazione clinica del difetto. Anche limmunit adattativa pu essere interessata da difetti di
funzione che possono interessare i linfociti B (vedi sopra), ma ci sono alcuni difetti che interessano prevalentemente i linfociti T
oppure che interessano tutte e due le branche dellimmunit adattativa, sia T che B. il caso della SCID, in questo caso i linfociti
T helper non funzionano per cui anche i linfociti B non riusciranno a fare tutto quello che devono fare, ossia lo scambio di classe,
non si ha la maturazione della memoria, non si ha la maturazione dellaffinit, che sono tutti fenomeni che dipendono dalla
cooperazione T-B. Quindi se i T sono difettosi anche i B in questo caso funzionano poco e male.
Ci sono altre malattie, come la malattia di Di George: una malattia grave in cui non c lo sviluppo del timo: i bambini
non manifestano lombra timica, alla radiografia del torace non si vede il timo, non c e quindi i linfociti T non riescono
a maturare. Anche questi devono essere trattati con trapianti di midollo e cosi via.
Latassia telangiectasa una malattia con unimmunodeficienza grave che si manifesta con un deficit sia dei linfociti T
che dei linfociti B, ma soprattutto sono i T che non funzionano. I soggetti per presentano altri segni al di fuori del
sistema immunitario. Atassia significa incoordinamento dei movimenti quindi movimenti che non riescono a coordinare
e la telangectasia si manifesta con delle dilatazioni dei vasi che irrorano il bulbo oculare: una malattia complessa
poligenica, i cui geni sono stati scoperti qualche decennio fa.
Questi sono difetti di maturazione sia della linea T che della linea B. Dove si localizza il difetto? In alcune malattie che sono state
studiate in maniera pi approfondita si riuscito a scoprire il difetto metabolico responsabile dellimmunodeficienza. Nella
agammaglobulinemia in cui non si formano le immunoglobuline legata al cromosoma x, si possono avere difetti di enzimi che
sono importanti e colpiscono il passaggio da linfocita pro-B a pre-B. I difetti che inducono questa malattia possono essere
numerosi, per esempio un deficit di attivazione di RAG1 e RAG2 che sono ricombinasi. Questo lo si trova per esempio nella
immunodeficienza severa combinata (SCID). Si possono avere altri difetti in altri enzimi quali ADA e PNP: a questo punto
per il difetto precede la maturazione, si sposta pi avanti della maturazione del linfocita B e colpisce un passaggio di
maturazione fra la cellula totipotente e il pro-B. il risultato complessivo che il linfocita B non riesce a formare le
immunoglobuline, per cui si ha lagammaglobulinemia. Per quanto riguarda i linfociti T, nellimmunodeficienza severa combinata
(SCID) il difetto per i linfociti B era in RAG1, RAG2, per i linfociti T soprattutto una deficienza di riarrangiamento che riguarda
il recettore per lantigene per cui i linfociti pro-T non riescono a esprimere il recettore per lantigene e quindi non maturano a pre-
T e muoiono precocemente nel timo. Nella sindrome di Di George il difetto molto complesso, mancano le cellule accessorie
nel timo, mancano le cellule mioepiteliali, le cellule nutrici del timo che non possono assistere la differenziazione dei linfociti T
per cui i linfociti T non riusciranno a maturare e il soggetto non avr linfociti T circolanti. Oppure si possono avere difetti tardivi,
pi avanti nella maturazione del linfocita T. In alcuni casi in cui si manifesta questa sindrome, deficienza immunitaria combinata,
il difetto dovuto non proprio ai linfociti T ma alle cellule che nel timo devono presentare lantigene, le cellule accessorie. Infatti
si pu avere una deficienza di classe II, cio le cellule mioepiteliali, i macrofagi del timo non riescono a presentare sulla superficie
una quantit sufficiente di HLA di classe II per cui tutti i linfociti T rimarranno doppi positivi, non si avr il singolo positivo CD4
o CD8 e quindi andranno incontro ad apoptosi. Oppure in alcuni casi rari si descritta una deficienza dei trasportatori di peptidi
TAP1 e TAP2 per cui non si ha il peptide che riempie la tasca con la molecola di MHC e lMHC non viene trasportato sulla
superficie. In questo caso sono le molecole HLA di classe I che saranno deficienti, comunque il risultato sempre un timocita
doppio positivo che non pu diventare singolo positivo e muore nel timo.
DIFETTI NELLA RISPOSTA IMMUNITARIA LEGATI A DIFETTI NELLA COSTIMOLAZIONE
Abbiamo gi visto che se il soggetto non esprime quantit sufficienti di molecole costimolatorie il prezzo che si paga una
anergia cellulare. Quindi possono avere anche immunodeficienze legate a deficit di costimolazione nel caso
dellimmunodeficienza comune variabile. In questo caso i linfociti T e B sono maturati normalmente, il problema che non si ha
una sufficiente costimolazione. Infatti si hanno deficienze nellespressione del CD40 e del ligando per il CD40: non semplice
una costimolazione, lunica cosa che pu fare il linfocita B formare IgM per cui si ha il caso dellimmunodeficienza comune
variabile con iperproduzione di IgM con un aumentato livello di IgM circolante. Non ci sar lo scambio di classe e quindi non ci
saranno IgG e IgA.(?) Quindi il soggetto con un difetto nella costimolazione potr formare solo IgM. Questo un soggetto colpito
dalla malattia di DiGeorge, che fu il primo medico che descrisse questa malattia fortunatamente rara. I soggetti non hanno il timo
ma hanno anche altri difetti di accrescimento, nella crescita, e neurologici. Oggi la sindrome di DiGeorge pu essere trattat a in
epoche molto precoci con trapianti di timo, per esempio, se possibile, in modo da ricostituire il sistema immunitario perch questi
soggetti colpiti da immunodeficienze gravi sono a rischio nei primi anni di vita di morte per malattie infettive gravi.
Spesso nelle immunodeficienze si instaurano le cosiddette infezioni da germi opportunisti, quelli che normalmente nei soggetti
che hanno un sistema immunitario funzionante non danno malattie, vivono come saprofiti della mucosa o della cute: il caso della
Candida Albicans. Tutti noi ospitiamo la Candida sulla cute, sulle mucose dellapparato sessuale o anche in bocca ma la Candida
non d nessun segno patologico. Nei soggetti invece con immunodeficienza, soprattutto quelli con immunodeficienze gravi, pu
dare infezioni diffuse. Le candide possono portare anche a polmoniti, anche gravi, che non si riescono a trattare.
Altre infezioni virali diventano gravi nei soggetti che hanno un sistema immunitario difettoso, soprattutto se a funzionare male
sono i linfociti T che sono le prime cellule coinvolte nella difesa contro i virus.
Avevamo gi definito cosa sono le immunodeficienze, e avevamo visto limmunit innata e limmunit acquisita, ma abbiamo
parlato solo soprattutto di immunodeficienze congenite, cio quelle ereditarie, trasmesse in modo autosomico dominante o
recessivo.
Ci rimangono da trattare le immunodeficienze acquisite, definite anche come secondarie. Infatti non solo avendo avendo dei geni
sfortunati ci si pu ammalare di quelle malattie che definiamo immunodeficienze, perch possono esserci soggetti sani che in
particolari situazioni presentano unimmunodeficienza secondaria o acquista; secondaria rispetto a cosa, rispetto alle cause che
possono indurre immunodeficienza, le quali possono essere varie. Le principali sono chimiche, fisiche e biologiche.
Tra le cause fisiche le pi importanti che possono indurre unimmudeficienza acquisita sono le radiazioni, soprattutto le
radiazioni ionizzanti, che hanno unenergie sufficientemente forti per avere effetti distruttivi in particolare con il midollo osseo e
alterare i livelli di produzione dei leucociti. Voi sapete che in un soggetto adulto sano i leucociti circolanti hanno dei limiti di
normalit piuttosto rigidi anche se variano un po da laboratorio a laboratorio per es. in un soggetto sano i leucociti totali
circolanti devono essere 6.000-8.000 [/mcl o mm^3], e devono rimanere intorno a quei valori. Che cosa succede a una persona
quando, per es. a causa di un incidente sul lavoro, subisce unirradiazione con radiazioni ionizzanti? Emblematico stato un
esperimento, sfortunato, fatto a Chernobyl parecchi anni fa quando uno dei tre reattori della centrale nucleare rischi di andare in
fusione [per la cronaca, i reattori erano 4 e il 4 inizi realmente la propria fusione, ndr] quindi si dovette cercare in poche ore di
interrompere quel processo irreversibile che altrimenti avrebbe comportato una catastrofe di notevole proporzioni, comunque tutti
soccorritori che si misero al lavoro nei primi due o tre giorni, finch non riuscirono a fare quella specie di sarcofago di cemento
che racchiudesse il nocciolo, morirono tutti, e morirono proprio di una immudeficienza secondaria acquisita acuta, dovuta a una
dose eccessiva di radiazioni ionizzanti, che interferiscono con la normale proliferazione delle cellule totipotenti nel midollo osseo,
quindi non si formano in maniera sufficiente i globuli bianchi di cui il nostro sistema immunitario ha bisogno. In particolare, se
ricordate, i globuli bianchi neutrofili che costituiscono il 60% dei globuli bianchi circolanti hanno una emivita breve, di al
massimo qualche giorno, e quindi se non vengono adeguatamente riformati in 24 ore il numero dei globuli bianchi circolanti cala,
cala soprattutto il livello neutrofili, in maniera drammatica, e il soggetto esposto a infezioni batteriche gravi. Calano poi i
linfociti, sia T che B, quindi subentrano infezioni batteriche e virali, che neanche gli antibiotici possono controbilanciare. Quindi i
soggetti che andarono a Chernobyl nei primi giorni morirono in 3-4 giorni in seguito a infezioni batteriche non trattabili neanche
con antibiontici; alcuni morirono di emorragia gastroenterica, perch altro apparato che deve continuamente riformare cellule,
quelle della mucosa gastroenterica (che sono miliardi, su 12 metri di tubo digerente). Quindi la morte dovuta a infezioni o
emorragie gravi. Purtroppo questo esperimento stato ripetuto a Fukushima pochi anni fa, dove i primi soggetti che sono dovuti
intervenire, che sono stati irradiati, o sono morti non sono stati per niente bene.
E poi si hanno anche cause a lungo termine perch a seconda della dose che si assume possiamo avere effetti acuti, come quelli
descritti prima, o effetti cronici se in seguito ad una bassa esposizione. Tenete conto che le razioni, come i metalli pesanti, hanno
una sfortunata caratteristica, e cio che che ogni assunzione si addiziona alle precedenti, quindi hanno un effetti cumulativo
biologico. A lungo andare qual leffetto di una assunzione subletale: aumenta lincidenza di malattie della tiroide, soprattutto
tumori della tiroide e malattie autoimmuni della tiroide. Infatti anche dopo Hiroshima e Nagasaki, quelli che riuscirono a
sopravvivere alle bombe sganciate alla fine della seconda guerra mondiale ebbero una incidenza di queste malattie molto elevata,
o comunque molto maggiore che in altre parti del Giappone. Altra conseguenza a lungo termine laumento generalizzato
dellincidenza e della prevalenza dei tumori e delle malattie autoimmuni.
Quindi le radiazioni ionizzanti hanno un forte impatto sullo stato di salute, e tra i sistemi pi colpiti c il sistema immunitario.
Oltre alla radiazioni ionizzanti cio quelle dotate di sufficiente energia da penetrare i tessuti profondi, non dobbiamo dimenticare
le radiazioni eccitanti, per es. la radiazione ultravioletta. Addormentarsi sotto il sole ad agosto come unaragosta dovuto a
una forte irradiazione che causa quello che viene chiamato eritema solare. Anche la radiazione ultravioletta pi avere effetti non
solo sulla cute, ma anche sul sistema immunitario; comunque leffetto prevalente quello sullepitelio cutale, avendo questa
radiazione una energia,una lunghezza donda, molto diverse dalle radiazioni ionizzanti, scarica la sua energia sulla barriera
epiteliale, ed importante per lincidenza di epiteliomi e melanomi infatti i soggetti che hanno una familiarit positiva con
questo tipo di malattie dovrebbero evitare di esporsi troppo a sorgenti solari.
Cause chimiche: sono tante, e siamo bravissimo a inventare continuamente nuove sostanze chimiche che in natura non sono
presenti, e molte di queste sono cangerogeni; un esempio la benzina verde, che verde grazie a coloranti ma non per niente
ecologica, perch al posto del piombo, che era naturalmente tossico, contiene benzene, per motivi prettamente economici, che
uno dei pi noti cangerogeni studiati da 40 anni a questa parte. Andando su PubMed e cercando benzene ci sono pi di cinquemila
note bibliografiche, quindi non uno sconosciuto, ma anzi uno dei pi noti cancerogeni chimici, in grado di andarsi ad intercalare
con il DNA e determinare mutazioni sia a carico del sistema immunitario che di altri apparati e organi; in particolare sul sistema
immunitario aumenta lincidenza di leucemie e linfomi.
Poi ci sono tanti altri cancerogeni chimici derivati dal petrolio; ad es. sono noti e sono stati eliminati alcuni coloranti derivati
dellanilina che provocavano cancro alla vescica nei lavoratori che lavoravano in questi settori [vernici e coloranti].
In generale sono molte le sostanze, introdotte nei processi industriali, possono essere concerogene o mutagene, e potrebbero
interferire con la risposta immunitaria e indurre addirittura tumori nei globuli bianchi e leucemie.
Interferenti biologici
Poi abbiamo tutta unaltra categoria, che far chi far medicina del lavoro e che sono gli interferenti biologici. Essi sono una
categoria un po a parte, perch pare che non siano di fatto cancerogeni per un effetto biologico rilevante. Conosciuti per il
momento sono ad oggi gli interferenti biologici che derivano dalla plastica, quindi sempre dal petrolio, e sono molecole molto
piccole, simili ad estrogeni e androgeni, per cui vanno ad interferire con i normali processi controllati dagli ormoni sessuali. E
quindi tutti i soggetti che fin dalla tenera et assumo queste sostanze rilasciate dagli oggetti di plastica (si pensi ai biberon e a ogni
bottiglia di plastica) possono andare incontro a conseguenze che ancora non sono state ben valutate. Alcuni di questi interferenti
biologici vengono scaricati in quantit massive nei fiumi e negli oceani, e hanno conseguenze anche su flora e fauna locale (forse
anche gli spiaggiamenti delle balene sono causati da queste sostanze che possono interferire con il loro modo di comunicare o con
il sistema polmonare o altro). Quindi non solo noi ma tutto lecosistema subisce, passivamente, quello che noi scarichiamo nelle
acque.
Le ultime cause che vale la pena evidenziare come cause di immunodeficienze acquisite o seconarie sono le cause biologiche, cio
le infezioni, che possono essere batteriche, da protozoi, e virali. Possiamo fare alcuni esempi. Era noto gi da tanti anni che
alcune delle cosiddette malattie infettive croniche che non si riuscivano a curare prima dellera antibiotica, tipo tubercolosi, sifile
e lebbra, producevano immunodeficienze per cui i soggetti ammalati di queste malattie erano tendenti ad ammalarsi anche di altre
malattie e spesso morivano per la seconda infezione che contraevano.
Stessa cosa si pu dire per i protozoi, di cui emblematico il caso della malaria, che induce una immudeficienza secondaria che
espone i soggetti ad altre malattie, tipo lepatite C, e se vivevano abbastanza a lungo anche ad altri tipi di malattie, come
lepatocarcinoma.
E poi ci sono i virus, forse gli agenti biologici pi noti con potere mutageno e cancerogeno. Forse vi ho gi ricordato un incidente
nelle vaccinazioni (perch ogni tanto ne capita qualcuno) il caso dellSV40: tutti quelli che sono stati vaccinati per lantipolio nei
primi dieci anni, con il vaccino Sabin, sono stati anche infettati con il virus dellSV40 che un noto cancerogeno.
(Quindi ad es. la mia generazione ha ricevuto una bella dose di questo virus, e poi ci lamentiamo se aumenta lincidenza di
malattie autoimmuni e neoplastiche)
LSV40 un virus a DNA, molto studiato come virus con il potere di interferire con la replicazione delle cellule dei mammiferi,
indurre mutazioni, far esprimere oncogeni e oncosoppressi, in pratica dallo studio dellinterazione SV40 con le cellule umane
nata la moderna biologia cellulare e soprattutto la moderna conoscenza degli oncogeni; quindi un notissimo virus con potere
cancerogeno.
Ci sono molti altri virus con questo potere, come il virus dellepatite C, che oltre che indurre la malattia cronica che lepatite C,
ma espone anche allaumentata incidenza di epatocarcinomi quindi c una relazione abbastanza stretta tra virus dellepatite C e
sviluppo di carcinoma del fegato.
Altri virus in questa categoria sono poco diffusi, altri ancora sono invece molto diffusi, come lherpes, una famiglia vasta, che
molti di noi hanno in qualche forma. Molti di questi virus si sa da molti anni che sono mutageni e cancerogeni; per es. il [???]
dato dal virus di Epstein-Barr (EBV). LEBV lo abbiamo quasi tutti, e in alcuni induce la mononucleosi infettiva, un specie di
influenza pi pesante; in altri apparentemente non d alcun segno clinico, ma se si vanno ad usare anticorpi anti-EB o addirittura i
DNA circolanti del virus lo si trova, ed diffuso nell80-90% della popolazione nella nostra societ. Il virus di Epstein-Barr
associato anche con i tumori, per es. il linfoma di Burkitt, che fu studiato in africa da un medico inglese che riusc ad associare
questo linfoma con le diffusiona endemica in alcune zone dellEBV. LEBV associato anche con i tumori nasofaringei e i tumori
di testa e collo. Dallo studio dellinterazione di questo virus con le cellule umane sono state chiariti alcune dinamiche di oncogeni,
oncosoppressori e oncoregolatori.

Si pensa oggi che almeno il 30% dei tumori umani sia causato da virus e agenti infettivi, quindi se si studier bene questo settore
si potr fare una buona prevenzione primaria e secondaria di molti tumori, come il tumore della tiroide, della mammella, del tubo
gastroenterio, ecc. solo per dire quelli pi diffusi nella nostra popolazione.
Tra le immunodeficienze indotte da sostanze chimiche non bisogna dimenticare che anche i farmaci possono indurle. In questa
tabella [vd slide] viene mostrato cosa succede quando somministriamo un farmaco tra i pi usati: dopo la somministrazione di una
singola dose per es. di glucocorticoidi, per es. corticosteroidi, cala notevolmente il numero di alcune popolazioni leucocitarie: i
neutrofili aumentano (dopo circa 6 ore dalla somministrazione) mentre i linfociti calano drammaticamente (del 75%, da 2000 a
500); calano anche eosinofili, monociti e basofili. Quindi i glucorticoidi, soprattutto se somministrati intramuscolo o per via
endovenosa, hanno un forte impatto sulla concentrazione si percentuale che assoluta di leucociti circolanti, soprattutto vanno ad
interferire con linfociti e monociti. Leffetto comunque trasitorio, perch una singola simministrazione ha effetto per 6-8 ore e
quindi il giorno dopo i valori sono gi normalizzati. Comunque molti farmaci hanno un impatto sul sistema immunitario, pi il
farmaco e pi forte limpatto, e di ci bisogna tenere conto, quindi anche del fatto che pi lunga la terapia con lo stesso farmaco
e maggiori possono essere i rischi di impatto sul sistema immunitario.
Altro esempio, una serie di farmaci che si danno per le malattie autoimmuni, in cui c unalterata risposta immunitaria e bisogna
quindi cercare di regolarla in maniera pi fisiologica: la somministrazione di ciclosporine, uno dei farmaci oggi pi utilizzato per
il trattamento delle malattie autoimmuni, determina la riduzione della secrezione di molte citochine, per esempio interleuchina 2,
ma anche IL-4, IL-6 e interferone gamma (IFN); viene anche soppressa, o diminuite, lespressione di molti recettori di superficie
per es. il recettore per lIL-2, e quindi la risposta immunitaria si riduce, cosa che va bene, ma poich spesso queste terapie vanno
protratte per molte settimane e mesi c il rischi di indurre una immunideficienza secondaria.
Oggi si cerca di tratta le malattie autoimmuni con farmaci che hanno meno effetti aspecifici, come appunto le ciclosporine o,
ormai introdotti da 5 anni, farmaci che bloccano le citochine, per es. lanti-TNFalfa, che viene usato per lartrite reumatoide, per il
lupus eritematoso sistemico, per il morbo di Crohn e la colite ulcerosa, e che blocca la secrezione di TNFalfa e ha un effett o
modulante positivo in queste malattie autoimmuni, senza avere effetto collaterali che anno altri farmaci.
Unaltra tipo di immunodeficienza acquisita quella causata dallinfezione da un altro virus, il virus dellHIV, che causa quella
che forse limmunodeficienza pi nota, lAIDS.
Quali sono gli effetti di questo virus. Intanto lHIV un virus a RNA (mentre lEpstein-Barr un virus a DNA, ad es.),
relativamente semplice, composto da una capsula esterna, una membrana interna di proteine che poi racchiude lRNA. lHIV si
contrae per via sessuale, sia eterosessuale che omosessuale. Ha una lenta progressione nel soggetto. Il virus agisce fondendo il suo
capside con la membrana cellulare, e fa entrare il suo RNA nella cellula, quindi si attiva una trascrittasi inversa che decodifica il
messaggio dellRNA e lo traduce in DNA, che si andr ad integrare nel DNA originario della cellula, e che servir a trascrivere le
proteine e lRNA necessarie a formare nuove particelle virali che usciranno dalla cellula per infettarne altre. Effetti dellinfezione
da HIV sul sistema immunitario. Intanto ci devono essere dei recettori sulle cellule bersaglio, perch sulla superficie del virus
esistono delle proteine che possono legarsi a questi recettori; e quali sono le cellule che danno accesso allHIV: monociti e
linfociti T CD4 positivi. Queste infatti esprimono i recettori che permettono allHIV lancoraggio sulla cellula, in particolare una
delle proteine pi diffuse sul capside del virus andr a legare il corecettore CD4. Altri recettori importanti per lancoraggio del
virus sono alcuni recettori per le chemochine, che sono espressi sui linfociti T helper CD4+ e sui monciti, perci lHIV va ad
infettare linfociti T e monociti.
Quali sono le conseguenze dellinfezione e che relazione c con limmunodeficienza? Le proteine del virus che si legano a CD4
sono due e ben note: GP41 e GP120, ovvero glicoproteina 41 e 120 (i numeri si riferiscono al peso molecolare, in kiloDalton).
Esse sono in grado di legarsi stabilmente al corecettore CD4 presente sui linfociti T Thelper, e cos il virus pu aderire saldamente
alla cellula bersaglio, per poi fondere il capside e iniettare il suo RNA virale. Il virus ha una fase citolitica, che vuol dire che il
virus infetta la cellula, gli fa produrre tanti virus, e per diffonderli la cellula viene sacrificata (ovvero v citolisi del linfocita T).
Questo ciclo di infezione, citolisi, infezione, citolisi, alla lunga causa una cadua drammatica del numero di linfociti T circolanti.
Come fa questo virus a sfruttare in maniera cronica lospite? Sfuggendo con successo alla caccia di altri linfociti specializzati
nella risposta virale, quindi in particolare i linfociti T CD8+ e cellule NK; lHIV riesce a interferire con le risposte di questi due
linfociti, che non sono cos efficienti da riuscire a eliminarlo. La permanenza del virus causa nel tempo una deficienza cronica di
linfociti T CD4+. Tutto questo processo richiede mesi e anni, per cui il soggetto infetto apparentemente non soffre di grossi
disturbi, finch il numero dei CD4+ circolanti non raggiunge una soglia critica: quando questa soglia passata, comincia a
manifestarsi la sintomatologia di quella malattia detta AIDS. La malattia si manifesta perch la carenza di linfociti T CD4+ manda
in crisi tutte le risposte cellulo-mediate dellimmunit acquisita, perch non c sufficiente cooperazione tra le cellule T, i
macrofagi e i linfociti B, quindi delle cellule timodipendenti (ad es. la cooperazione tra linfociti T CD4 e macrofagi rende i
macrofagi pi aggressivi, riescono a fagocitare meglio e a demolire
meglio i batteri fagocitate, e quindi sono pi efficienti); quindi calando il numero delle cellule CD4 cala lefficienza delle risposte
immunitarie.
In questo grafico [vd. slide] cosa si mostra: in blu scuro il numero dei CD4 circolanti. Passano le settimane, il virus si stabilizza
nellorganismo, il numero CD4 cala gi notevolmente da 2000-3000 va a finire a 500-600 per microlitro e questo il periodo
di latenza clinica facendo lesame del sangue si vece che c qualcosa che non va, si scopra la carenza di linfociti CD4 e la
presenza del virus, ma i sintomi clinici sono contenuti. Quando la soglia dei CD4 cala ancora e raggiunge la soglia dei 200 per
microlitro, ecco che cominciano a presentarsi i sintomi dellimmunodeficienza secondaria acquisita, cio dellAIDS: il soggetto
soffrir di altre infezioni, soprattutto di agenti opportunisti, come candida albigans e altri batteri e virus che di solito non danno
grossi problemi nei soggetti sani, e che possono compromettere non solo la salute la anche la vita del soggetto. Tutto questo
quadro oggi cambiato, in maniera significativa, grazie alla introduzione di farmaci antivirali, in particolare antiretrovirali
perch lHIV un retrovirus a RNA che sono inibitori di quellenzima che serve a convertire lRNA virale in DNA, e quindi i
soggetti che sono ancora infettati da HIV oggi non presentano pi questo quadro clinico perch tanti [???] riescono a stabilizzare
il numero di CD4 e la malattia ha un andamento subclinico, il soggetto ha una vita apparentemente normale. Ma adesso che
abbiamo circa 20 anni di esperienza di farmaci antiretrovirali si sta vedendo che il virus non scompare del tutto, ma i suoi livelli
nel soggetto si abbassano soltanto, viene tenuto a bada, tramite la somministrazione del farmaco in cicli continui; si visto che il
virus va finire nel sistema nervoso centrale, e spesso causa neurodegenerazione, quindi i soggetti trattati dopo alcuni anni con
questi farmaci cominciano ad avere sintomi di alterazione cognitiva dovuta allnfezione cronica del virus allinterno del sistema
nervoso centrale, quindi la malattia sta assumendo una nuova fenomenologia.
Poi abbiamo le immunodeficienze legate allinvecchiamento del sistema immunitario. Con linvecchiamo dellorganismo, in
particolare c un invecchiamo specifico sistema immunitario. Abbiamo gi visto un esempio abbastanza importante data
dallinvoluzione precoce del timo, che gi a 20 anni si riduce a una vestigia anatomofunzionale di quello che era nei primi anni di
vita.
Si visto che con passare degli anni la risposta immunitaria diminuisce di efficacia e di efficienza, e questo ha delle conseguenze
notevoli, come laumento negli ultra-sessantenni, settantenni, ottantenni di malattie infettive. Pi diminuisce lefficacia del
sistema immunitario e pi aumenta lincidenza delle malattie infettive.
Unaltra conseguenza importante dellinvecchiamento del sistema immunitario unaumentata incidenza di tumori, perch
limmunosorveglianza viene meno.
Di teorie per spiegare linvecchiamento e la senescenza ce ne sono molto, sono tutte su base teorica. Comunque noi ci limitiamo a
parlare dellinvecchiamento del sistema immunitario: si osserva, in una qualunque semplice osservazione di una popolazione
sopra i 60 anni, una caduta dellefficienza della risposta immunitaria. Questo ha anche conseguenze pratiche, perch ad es. negli
anziani le vaccinazioni funzionano meno; si consiglia una vaccinazione antivirale, ma questo funziona molto poco nei soggetti
settantenni, e che ne avrebbero pi bisogno, perch sono pi esposti allincidenza di influenze, che si possono complicare in
polmoniti e broncopolmoniti, che sono poi spesso la causa del decesso per gli ultrasettantacinquenni.
Sicuramente linvoluzione della risposta immunitaria coinvolta nella patogenesi di molte malattie, che osserverete in clinica
facendo le malattie autoimmuni, dove c una alterata risposta immunitaria. Ci sono due tipi di prevalenza di malattie
autoimmuni: le malattie autoimmuni dellet giovanile, per es. il diabete di tipo uno, e un altro picco di malattie autoimmuni nella
popolazione dopo i settantanni, come artrite reumatoide, lupus eritematoso sistemico, malattie della tiroide, che anno un picco di
incidenza pi avanti nel tempo perch il sistema immunitario funziona gi meno efficacemente a causa degli anni.
C anche unassociazione tra deterioramento del sistema immunitario e malattie cronico degenerative, che sono quelle tipo della
terza et (insieme alle malattie cardiovascolari e altre).
Linvecchiamo del sistema immunitario ha come prezzo da pagare le infezioni pi frequenti e soprattutto persistenti, che non
vengono eliminate in maniera definitiva dallorganismo. Queste infezioni persistenti probabilmente sono anche una delle cause
dellinvecchiamento del sistema immunitario.
Cosa si sa oggi dellinvecchiamento della risposta immune: si sanno tante cose, di cui vedremo lo pi semplici. Noi sappiamo che
esistono le cellule T regolatorie, come CD4+ che sono cellule help che vengono in aiuto alla risposta immunitaria e sono
sicuramente cellule regolatorie oggi vengono chiamate Tregs (regulatory T cells); si scoperto che esistono anche cellule
regolatorie per i CD8, per cui abbiamo CD8 Treg, e poi ci sono anche cellule NK con la capacit di regolare alcuni aspetti della
risposta, per cui abbiamo anche le NK Treg.
Studi recenti sullinvecchiamento della risposta immunitaria hanno fatto vedere che alcune cellule Treg aumentano mentre altre
diminuiscono, in particolare con let calano le cellule iTregs, cellule regolatorie inducibili: durante la risposta immunitaria
vengono indotte queste cellule T regolatorie che devono regolare la risposta stessa, cio devono dare unaccelerata allinizi o e una
frenata alla fine perch la risposta si esaurisca. La diminuzione di queste cellule T Tregs stata vista in sistemi sperimentali nel
topo a 26 e 34 mesi, o nelluomo, in un confronto tra settantenni e ventenni; si visto che queste cellule T regolatorie inducibili
calano. Queste T Tregs esprimono sulla superficie (quindi il loro fenotipo ) CD4, CD25 e unaltra proteina di membrana chiama
FOXP3.
Per vi mostro anche altre popolazioni di cellule T regolatorie, che non sono solo CD4, diminuiscono ad es. anche le cellule T
regolatorie CD8+, che sono una popolazione pi piccola, quantitivamente meno espansa delle CD4+ per esistono, sono CD8+,
CD44+, CD62L e hanno anche un recettore per le chemochine, CCR7: anche queste [CD8+, CD44+, CD62L] sono cellule
regolatorie che diminuiscono con let. Adesso si sta studiando cosa succede nella popolazione che ha il recettore gammadelta (il
5% dei timociti esce dal timo non con leterotipo alfabeta ma con il gammadelta), e si sono scoperte anche le cellule NK
regolatore, le NK Tregs, ma siamo agli inizi di questi studi.
Quindi le cellule T regolatorie diminuiscono con il passare del tempo; in particolare abbiamo due compartimenti, uno si espande e
laltro si contrae. Le cellule regolatore inducibili diminuiscono con il passare del tempo, dallaltra parte invece aumentano altre
cellule regolatorie, dette NTregs (natural T regulative cells), che non hanno il fenotipo T-Tregs, e che hanno funzioni diverse: non
sono inducibili, ma persistenti, persistono per lungo tempo, non c bisogno di indurle.
Quali sono le conseguenze se si attivano un sistema immunitario giovane e uno anziano, quali sono le differenze maggiori?
Sembra che le cellule T regolatorie nel loro dialogo con le altre cellule persistano normali durante linvecchiamento. La
proliferazione di queste CD4 Tregs non alterata nei soggetti anziani. La produzione di interferone gamma (INF-gamma), che
limmuno-interferone, abbastanza simile durante lattivazione della risposta immunitaria nei soggetti giovani e negli anziani. Le
differenze eclatanti che si sono riscontrate che c una diminuita o assente produzione di IL-17 nel circuito immunitario anziano
e una scarsa produzione di IL-2. E queste sono modificabili: se si capisce come riattivare queste produzioni, si potrebbe
ringiovanire il sistema immunitario, e rendere pi efficaci anche le vaccinazioni nellanziano.
Quali sono le cause che possono spiegare perch alcune popolazioni di cellule T regolatorie diminuiscono, anche in maniera
consistente, con il passare degli anni? Probabilmente si perdono quelle che sono le cellule T naive, cio che non hanno ancora
trovato lantigene; esse si esauriscono, man mano che le cellule incontrano il loro antigene diminuisce il serbatoio delle cellule
naive, naturalmente; abbiamo un numero elevato di cellule T naive che vengono mandate fuori dal timo durante la maturazione
ma non un numero infinito, ma definito, e man mano che queste cellule incontrano lantigene diventano cellule effettrici, o
memoria; quindi diminuiscono le cellule naive, e tra esse soprattutto le cellule naive con funzione regolatoria.
Inoltre, cambia la capacit di fare homing delle cellule T regolatore, per cui vanno a finire
probabilmente in compartimenti in cui non sono molto utili, e di compartimenti linfatici ne abbiamo una marea (si pensi solo ai
linfonodi associati al tubo gastroenterico, migliaia e migliaia). Quello che si visto che c una alterata capacit di fare homing,
cio di rientrare dopo lattivazione del sistema immunitario, delle cellule Treg, soprattutto delle CD4+, ma non si capisce bene
cosa succede, forse cambia semplicemente il microbioma del tubo gastroenterico, che causerebbe un reshaping complessivo
dellhoming delle cellule del sistema immunitario (il microbioma la normale flora batterica che sfruttiamo nellintestino, il cui
numero superiore al numero di cellule di tutto il nostro organismo, quindi sono fantastiliardi), e il microbioma pu cambiare
durante linvecchiamento, cambiano il tessuto, la capacit di digestione, la dieta, e quindi anche il microbioma.
Ancora, c una aumentata conversione delle cellule TC4 effettrici, quelle che di solito danno lhelp, sia con le cellule B che con i
macrofagi, per durante linvecchiamento questo fenotipo cambia, perch le cellule T effettrici invece di fare molto help vanno a
differenziarsi soprattutto in cellule T CD4 soppressore, cio che regolano la risposta immunitaria. Questo praticamente il
contraltare del primo, la perdita delle cellule naive perch si ha unespansione delle cellule T CD4+ Tregs che sono state attirate
dal timo; e le cellule T CD4 con attivit Tregs soprattutto soppressoria hanno una lunga ??? quindi persistono nel tempo.
Ma come mai queste cellule CD4 effettrici, che dovrebbero dare help, spesso diventano soppressorie? Vedremo dopo quando
parleremo di infezioni e invecchiamo del sistema immunitario.
Quali sono le conseguenze di una alterata funzione durante linvecchiamento. Se viene alterata la capacit di risposta delle cellule
T regolatorie ci aspettiamo un aumento dellincidenza di tumori, dato che queste cellule sono importanti nella difesa antitumorale;
abbiamo un declino della risposta immunitaria quindi un aumento delle infezioni, un aumento delle malattie autoimmuni e un
aumento della degenerazione tissutale (i tessuti invecchiamo, vengono riparati di meno).
Ma cosa pu indurre questa alterazione? Non credo tanto lalimentazione. Purtroppo, linterazione che si instaura tra lambiente,
interno ed esterno, e il sistema immunitario, e nellambiente ci sono microrganismo che possono aumentare le difficolt, come
batteri e virus. Oggi ci sono molti studi focalizzati sullinterazione tra virus, sistema immunitario e invecchiamento, in particolare
alcuni tipi di virus, come quelli della famiglia herpes, che hanno la capacit di infettarci nei primi anni di vita e ci accompagnano
per tutta la vita (sono il parassita perfetto), o lHIV, adesso che linfezione cronicizzata grazie allintroduzione dei farmaci
antiretrovirali; questi studi cercano di capire quali sono le conseguenze di queste infezioni sul sistema immunitario.
Parliamo dellinfezione da citomegalovirus. L80% e pi dei soggetti ne affetta. CI infetta nei primi mesi di vita e non ci molla
pi. Questo virus si visto che determina una espansione delle cellule T regolatorie che rispondono a questo virus, specifiche per
il citomegalovirus, il quale per non viene eliminato; anzi, il virus va incontro a cicli di attivazioni e latenza, ???. Ma mano che il
soggetto invecchia, aumentano queste cellule di memoria, che sono poche nel soggetto giovane e molte di pi nel soggetto
anziano. C unassociazione tra la quantit di virus che il soggetto ospita e linvecchiamento del soggetto ospite, la sua efficacia
di risposta immunitaria. Limpatto di questa infezione da un punto di vista clinico moderato perch un parassito perfetto, che ci
accompagna per tutta la vita, per contribuisce ad interferire con la risposta immunitaria.
Saltiamo lHIV, perch fortunatamente poco diffuso, e andiamo invece al virus dellEpstein-Barr, che il 90% di noi ha, un altro
virus a DNA; anche questo virus determina unespansione delle cellule Treg e virus-specifiche, quindi pi il virus permane
nellorganismo e pi si ha lespansione di quelle cellule T regolatorie, che per non riescono ad eliminare il virus, quindi la
risposta parzialmente inefficace, e quindi il virus interferisce con la risposta verso altre minacce, perch man mano che si
espandono le cellule specifiche per quel virus, diminuiscono le cellule disponibili verso altre sostanze, altri antigeni; siamo in
quella situazione che gli immunologi chiamano occupazione dello spazio immunitario da parte di questi virus, che persistono e
non vengono eliminati; la loro persistenza interferisce con la risposta immunitaria verso gli altri antigeni e determina un
invecchiamento del sistema immunitario.
Poi ci sono anche altri virus, meno studiati, sempre della famiglia herpes: il virus della varicella, lherpes zoster, e lHSV-1, che
causa la lesione mucosa che tutti noi abbiamo una volta nella vita, e sono virus che hanno la capacit di sfuggire alla risposta
immunitaria, perch si nascono nel sistema nervoso periferico; per es. lHSV-1 ha cicli di infezione e di latenza, e quando
latente si nasconde nei gangli nervosi, quindi il sistema immunitario ha difficolt a scovarlo, e quindi si riattiva d lherpes labiale.
Quindi questi sono virus che persistono per tutta la vita dellospite e interferiscono fortemente con il sistema immunitario
espandendo le cellule T regolatorie dirette contro queste virus, che per non sono in grado di eliminare il virus; nel tempo, questi
virus contribuiscono a determinare linvecchiamo della risposta immunitaria.
Invecchiando, diminuiscono la risposta adattativa, la plasticit della risposta e la riserva immunitaria. Mentre aumentano le molto
specializzate, per es. le cellule CD4 CD8 Treg, e in particolare dirette verso particolari antigeni (per es. antigeni virali), aumenta
linfiammazione, soprattutto cronica, e aumenta la fragilit complessiva dellorganismo anziano.
Come idea conclusiva, abbiamo capito che linvecchiamento della risposta immunitaria qualcosa su cui possiamo intervenire dal
punto di vista medico, perch se capiamo quali sono le cause interferenti esterne potremo ringiovanire la risposta immunitaria, e
cos forse vivere gli ultimi anni di vita in maniera pi efficace di quanto non facciamo oggi.

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