Sei sulla pagina 1di 13

Igiene 15: Sistema immunitario (2)

ORGANI E TESSUTI DEL SISTEMA IMMUNITARIO


Questi organi e tessuti sono interconnessi da due sistemi, quello circolatorio e quello
linfatico grazie ai quali le cellule del sistema immunitario “pattugliano” tutti i tessuti,
cercando d’identificare e quindi d’intervenire se sono presenti segni d’infezione.
I tessuti e gli organi del sistema immunitario sono:
• Organi e tessuti PRIMARI: Timo e Midollo Osseo, in essi avviene la
formazione a maturazione delle cellule del sistema immunitario.
• Organi e tessuti SECONDARI: Milza e Linfonodi, favoriscono
l’incontro delle cellule dell sistema immunitario con i rispettivi
antigeni, infatti in questi organi e tessuti abbiamo maggiori probabilità
di trovare l’antigene.
La milza è il nostro organo interno che filtra tutto il sangue quindi tutto
ciò che può penetrare all’interno dell’organismo e che circola nel sangue
di sicuro passerà nella milza. I linfonodi sono tessuti che si paragonano a
delle capsule che sono distribuite nel nostro organismo soprattuto nelle
zone dove ci sono le articolazioni e in queste zone il linfonodo va a
filtrare, a scansionare tutto ciò che è presente nella linfa = tessuto dove
non è presente il fibrinogeno, quindi le proteine ed è il liquido che passa
negli spazi interstiziali dei tessuti e degli organi, all’interno della linfa
possono essere presenti dei microrganismi, delle sostanze che devono
essere debellate, che devono essere riconosciute, infatti passano nel
sistema linfatico (nei linfonodi), dove la linfa viene passata al setaccio e
nota tutto ciò che è presente ma che non è riconosciuto come self dai
linfociti localizzati in maggiore quantità a livello dei linfonodi. Questo è il
perchè essi sono definiti organi e tessuti secondari, organi e tessuti dove
c’è la maggiore probabilità che il linfocita incontri qualcosa non self.
MIDOLLO OSSEO: si trova nelle ossa lunghe, non da subito è capace di
formare e di produrre cellule ematopoietiche ma acquisisce questa
capacità a partire dal quinto mese di gestazione. Si distinguono due
componenti: Midollare e Vascolare -> all’interno del midollo osseo
troviamo i seni vascolari, ovvero delle vene che si trovano nel midollo
osseo e che coinvolgono in quella che è la vena centrale; le cellule che
vengono prodotte all’interno del tessuto, specialmente nel
compartimento ematopoietico, partendo dalle cellula staminale
pluripotente, vengono poi trasferite in questi seni vascolari nelle quali
tutte le cellule vengono confluite nella vena centrale ed entrano in
circolo.
TIMO: il timo è importante perchè i linfociti non maturano nel midollo
osseo, non si trovano nella forma matura, ovvero sulla membrana non
hanno recettori e cofattori, nè il CD-4 nè il CD-8. Queste strutture
fondamentali per la loro funzione (riconoscere la cellula che devono
attaccare e con la quale devono interagire) si vengono a formare nel
timo. E’ localizzato alla base del collo e si distingue una regione esterna
(corticale) dove abbiamo un maggiore addensamento di cellule e una
regione interna (midollare) dove l’addensamento cellulare è minore. I
precursori dei linfociti entrano nel timo dove proliferano e si
differenziano e poi fuoriescono dalla corticale ed entrano nel circolo
sanguigno dove vanno a sostare nei linfonodi e della milza.
MILZA: è un organo dove confluiscono i linfociti, c’è un elevato
addensamento dei linfociti; è la sede delle risposte immunitarie nei
confronti degli genti patogeni veicolati dal sangue. Possiede due funzioni
e le esplica in due diverse zone -> la polpa rossa = filtra il sangue da
agenti patogeni e cellule morenti o danneggiate, più irrorata e la polpa
bianca = bianca perchè è la zona della milza dove c’è un forte
addensamento di linfociti (all’interno di questa zona vediamo che il
sangue vi arriva attraverso l’arteria che si dirama in tante arteriole e
intorno ad esse si trovano i linfociti) e dove i linfociti sono disposti a
formare una specie manicotto intorno alle arteriole. Lo scopo della milza
è quello di captare i patogeni o germi estranei che sono presenti: lo fa
perchè intorno alle arteriole, che sono di calibro più piccolo e la
diffusione è maggiore, sono addensati i linfociti, che riconoscono la
presenza dell’estraneo e subito incominciano a mandare i segnali a tutte
le altre cellule e si verifica la risposta immunitaria. In più c’è la zona
marginale (puntini), che separa la zona bianca da quella rossa. Una volta
che linfociti hanno riconosciuto l’agente estraneo, il sangue filtrato poi
fuoriesce dalla milza attraverso le vene spleniche.
SISTEMA LINFATICO (LINFONODI): all’interno di essi circola la linfa. Il
linfonodo ha lo scopo di controllare la presenza di agenti estranei che
vengono trasportati attraverso la linfa. Hanno la forma di una capsula e
sono il punto in cui convergono i due sistemi: linfatico, attraverso il quale
giunge l’antigene, e il circolatorio, attraverso il quale giungono i linfociti
T. Si trovano in diverse parti del corpo e sono caratterizzati, partendo
dall’esterno verso l’interno da tre zone: Corticale (massima
concentrazione di linfociti B), Paracorticale (presenza dei linfociti T) e
Midollare (ricca di plasmacellule che producono gli anticorpi). La linfa
che contiene antigeni estranei entra nel linfonodo attraverso i vasi
linfatici, attraversa tutto il linfonodo per interagire con le cellule T e B
per poi fuoriuscire attraverso il vaso linfatico efferente.
Il linfonodo e la milza sono due organi nei quali c’è una possibilità
maggiore che un antigene (sost. estranea) incontri il linfocita; nella milza
l’agente estraneo è veicolato dal sangue e lì può incontrare il linfocita.
Nel linfonodo si tratta della possibilità di trovare un antigene presente
nella linfa e che viene riconosciuto a livello di questa particolarità nel
linfonodo, ovvero dove c’è strutturalmente un addensato di linfociti,
partendo dall’esterno abbiamo linfociti T, B e nell’interno anche
plasmacellule che producono anticorpi.
SANGUE: un tessuto formato da una componente liquida (plasma, dove
sono presenti proteine che facilitano e favoriscono la coagulazione,
come il fibrinogeno) e da una corpuscolata (diversa varietà di cellule). E’
tessuto connettivo caratterizzato dalle cellule emopoietiche, il plasma,
ma un’altra componente del sangue è quella delle proteine -> la classe
più importante di queste sono gli ANTICORPI: sono presente soprattutto
nel tratto respiratorio, gastrointestinale e urogenitale e hanno la
capacità di interagire in maniera molto specifica e di formare
l’immunocomplesso con la sostanza estranea, l’antigene. Nel sangue
circolano gli anticorpi, prodotti dalle plasmacellule, che derivano dai
linfociti B, la cui attivazione deriva dalle citochine, quindi dai linfociti T
helper o dal BCR. (Un anticorpo quindi può essere un BCR stesso)

L’ANTIGENE: definito come una qualsiasi sostanza estranea riconosciuta


come non-self, nei confronti del quale l’organismo sviluppa una risposta
immunitaria.
Perchè è necessario scrivere “sviluppa una risposta immunitaria”? Ci
sono delle situazione in cui la sostanza estranea è capace di non
sviluppare una risposta? Non è vero per quanto riguarda le cellule dalle
memoria, anzi eccome se scatenano una risposta immunitaria, ma
l’unica cosa che differisce è il tempo (la risposta primaria richiede un
tempo più lungo rispetto a quella secondaria, ma è molto più potente
perchè tutta la differenziazione dei linfociti B per formare gli anticorpi è
già avvenuta ed è un processo che va dai 7-20 giorni, nella risposta
secondaria l’antigene viene già riconosciuto dal sistema immunitario, la
plasmacellula già è presente, perchè c’è la cellula di memoria e gli
anticorpi vengono subito rilasciati per attaccare l’antigene).
Per cui, una sostanza estranea è sufficiente a scatenare la risposta
immunitaria? NO -> bisogna distinguere tra ANTIGENICITA’ e
l’IMMUNOGENICITA’: una sostanza per scatenare una risposta
immunitaria dev’esser un immunogeno, non è sufficiente che sia un
antigene, infatti non tutte le sostanze estranea possono scatenare una
risposta immunitaria. Affinchè una sostanza possa farlo ed essere quindi
definita immunogeno, deve avere diverse caratteristiche:
- Estraneità : condizione non sufficiente;
- Complessità chimica: si parla di peptidi che vengono riconosciuti,
quindi di una componente proteica, per cui una struttura complessa
proteica equivale ad una sua organizzazione complessa, non dev’essere
una proteina semplice, altrimenti il sist imm non la riconosce. Più è
complessa, più risulta immunogenica.
- Peso molecolare elevato: > 10.000 dalton perchè altrimenti non
viene scatenata una risposta.
E’ sempre un antigene, una sostanza estranea ma non scatena una
risposta immunitaria, perchè non è un immunogeno.

Esiste quindi un anticorpo strutturalmente fatto per riconoscere


perfettamente quello specifico antigene. Può facilitare a capire la stretta
interazione tra antigene e anticorpo il modello chiave-serratura (si può
aprire quella porta solo se si ha la chiave giusta, solo se essa di adagia
perfettamente alla serratura) -> legame altamente specifico.
Tutta la risposta immunitaria ha inizio dalle presenza di un agente
estraneo, l’antigene, che viene processato dalle cellule APC -> esse lo
espongono come peptide sulla membrana -> riconosciuto dalle linfocita
T, sia citotossici che helper, quest’ultimi vanno a costituire un segnale di
attivazione dei linfociti B. Lo scopo è quello di eliminare l’antigene e
ristabilire una situazione di omeostasi, un perfetto equilibrio.
Un’altra definizione di antigene è: sostanze che penetrate naturalmente
o introdotte artificialmente per via parenterale nell’organismo di un
vertebrato inducono l’organismo a produrre sostanze specificamente
antagoniste (anticorpi), con i quali possono combinarsi, dando luogo alla
reazione antigene-anticorpo. L’antigene ha quindi importanti proprietà:
quella di stimolare la produzione di anticorpi specifici e quella di
interagire con l’anticorpo; quindi l’antigene non solo stimola la
produzione di Ab, la risposta immunitaria, ma esso ha anche un’elevata
affinità per l’Ab, è capace di interagire e di formare l’immunocomplesso.
Via parenterale? Tutte le vie di penetrazione che non sono
gastroenteriche, che non sono per via orale: perchè? Es: l’uovo è
un’unica grossa proteina, se si mangia l’uovo cotto, non ci sono problemi,
anche se viene da un’altra specie, ma le sue proteine hanno subito una
denaturazione, non rappresentano un problema, se invece si mangia
crudo, durante la digestione tutte le proteine vengono frammentate e
quindi si formano i peptidi, si formano singoli aa , si ha un assimilazione
e quindi non si scatena una risposta immunitaria, infatti ala fine si
assimilano gli amminoacidi e quelli sono sempre gli stessi, anche se
varia la specie. Ecco perchè la proteina, l’uovo, anche assunta cruda,
non stimola il sist. imm., non essendo infatti introdotta per via
parenterale. Diverso è se si introduce qualcosa per via venosa, la
reazione è immediata, perchè nel sangue ci sono tutte le cellule del sist.
immunitario (i macrofagi, i linfociti) che circolano e essi subito captano
le sostanze estranee che sono penetrate.
La comunicazione tra le varie componenti cellulari avviene in tempi
rapidissimi, nel giro di una decina di ore si ha una situazione di
infiammazione che ha allertato tutto il sist. imm., non si hanno gli
anticorpi o meglio si hanno quelli relativi agli antigeni con cui si ha già
avuto contatto in circolo. Se penetra nel sangue un qualcosa che il mio
organismo non ha mai visto, di sicuro non ci sono gli anticorpi, devono
prima capire cos’è e poi come stadio ultimo si producono anticorpi. Se
penetra però nel mio organismo una dose infettante molto elevata, la
difesa imm non riesce a combatterla, di sicuro s’instaura uno stato di
malattia, che riesco a superare solo se quella adattiva è in grado di farlo.
Perchè il farmaco che ha una complessità chimica e un peso notevole
non ha una ripercussione sul sistema immunitario? Il farmaco è una
sostanza chimica che agisce sulle delle cellule ben precise, il loro tempo
di azione è piuttosto lungo, tale che il sist. immunitario ha tutto il tempo
di attivarsi, ma il tempo è lungo, anche se si assumono più dosi di uno
stesso farmaco e dai più tempo all’organismo di capire che la sostanza
entrata non è una contro la quale bisogna scatenare una reazione. La
concentrazione del farmaco non è mai tanto elevato da scatenare una
reazione, infatti questo si scatena soprattutto contro la componente
proteica.
L’antigene è tale da non venire mai a contatto direttamente e in tutta la
sua grandezza con i recettore, ma soltanto una piccola porzione
dell’antigene reagiscono con il recettore e questa componente va sotto il
nome di EPITOPO o DETERMINANTE ANTIGENICO. Inoltre la
conformazione dell’antigene varia se è un TCR o un BCR: la sostanza
estranea è una molecola piuttosto grossa (altrimenti è un antigene ma
non un immunogeno), quando questa viene riconosciuto da un TCR o da
un BCR è necessario che ci sia un’interazione specifica -> non tutta la
molecola nella sua complessità interagisce con il recettore, ma solo
alcune porzioni (epitopi). L’interazione TCR-antigene o BCR-antigene
sono leggermente diverse: con il TCR il peptide deve avere una struttura
lineare, così che una sua porzione interagisce con il TCR del linfocita e
un’altra con l’MHC della cellula che lo ha processato; con il BCR invece
l’antigene ha una conformazione tridimensionale perchè il BCR può
ospitare una molecola molto più grossa rispetto all’altro.
L’anticorpo è l’immunoglobulina che è il BCR del linfocita B, ed esso non
riesce ad interagire con tutta la struttura dell’antigene ma solo con punti
di esso (epitopi). Quest’epitopo nel caso del peptide antigenico, è più
piccolino, perchè si tratta di frammenti e allora il TCR riesce ad
interagire con una maggiore superficie dell’antigene, perchè l’antigene è
frammentato e un peptide; nel caso del BCR l’interazione riguarda tutta
la molecola, ma in realtà non può interessare tutta la struttura della
molecola estranea ma solo alcuni siti.
Da ciò dipende l’affinità di legame antigene-anticorpo: bassa affinità ->
l’anticorpo cmq lega l’antigene ma in maniera abbastanza limitata,
interessa solo alcune sue porzioni, quindi per far scatenare la reazione
immunitaria è necessario che l’antigene si trovi in grandi concentrazioni,
altrimenti essa non viene indotta perchè l’interazione antigene-anticorpo
è piuttosto limitata, facilmente le due strutture si possono separare e il
segnale non viene internalizzato nel linfocita; alta affinità ->
complementarietà perfetta, quindi è sufficiente anche una bassa
concentrazione di antigene per scatenare una risposta immunitaria,
perchè il legame è saldo, difficilmente si rompe, c’è il tempo necessario
affinchè il segnale venga internalizzato.

ANTIGENICITA’: capacità di un antigene di combinarsi con l’anticorpo


IMMUNOGENICITA’: la capacità dell’antigene d’indurre una risposta
immune -> dipende dal peso molecolare, dalla composizione chimica,
dalla carica dell’antigene e ovviamente dipende anche dalla
predisposizione organica dell’individuo che riceve la cellula estranea.
Landstainer nel 1920 ha scoperto il concetto di immunogeno, ha avuto
un’intuizione: ha sintetizzato circa 20 piccoli composti organici che da
soli non erano capaci di stimolare la produzione di anticorpi, erano
piccoli e estranei ma non suscitavano la produzione di anticorpi.
Successivamente questi stessi frammenti li ha legati a delle molecole
più grandi, continuavano ad essere estranei, ma stimolavano la risposta
immunitaria e venivano prodotti anticorpi anche contro quel singolo
pezzettino che in precedenza non era stato capace di attivarla. Aveva
capito che non è sufficiente che una sostanza sia estranea, ma che sia
complessa e che abbia un peso molecolare elevato -> stimolazione di
anticorpi. Allora ha introdotto nel mondo dell’immunologia due termini
importanti:
- l’APTENE: una sostanza estranea, ma da sola non è capace a
stimolare la produzione di anticorpi, acquisisce questa capacità e nei
suoi confronti vengono sintetizzati anticorpi solo nel momento in cui è
appoggiata su un supporto proteico (altrimenti non sono atte a
combinarsi con gli anticorpi stessi dando luogo al complesso antigene-
anticorpo).
- il CARRIER: è una struttura che quando combinata con l’aptene che
sono immunologicamente inattivi, gli conferiscono la capacità i
immunogenicità all’aptene stesso.
Grazie a questa intuizioni possiamo distinguere:
- Antigeni completi: sono quelli che per la loro struttura sono tali da
provocare una risposta immunitaria.
- Antigeni incompleti: sono delle sostanze estranee ma che per
stimolare una risposta immunologica hanno bisogno di un carrier.
L’antigene dev’essere riconosciuto come non self, quindi deve derivare
da un organismo di specie diversa. La complessità è importante perchè
l’antigene deve assumere una forma tale da interagire con
l’immunoglobulina di membrana e allo stesso tempo dev’essere
processato -> si deve avere l’attivazione del linfocita B, che avviene in
due modi, in particolare il BCR interagisce direttamente con l’Ag e di
conseguenza questa molecola deve essere molto grande altrimenti non
riesce ad interagire con il recettore; inoltre dev’essere anche complessa
perchè altrimenti non viene ad essere digerita dall’APC e quindi non si
avranno i diversi frammenti che vanno ad inserirsi nella tasca dell’MHC e
riconosciuta dall’APC.

La risposta immunogenica è condizionata dalla dose e dalla


somministrazione. Le risposti immuni raggiungono il massimo grado
quando lo stimolo è presente ad una determinata concentrazione
antigenica. Se un antigene è presente ad un concentrazione non
ottimale, si può avere una paralisi della risposta immunitaria, ogni
antigene deve essere presente in una concentrazione ottimale, nè più
alta nè più bassa, se la sua concen. varia blocca la risposta imm. ->
paralisi immunitaria. Spesso richiede anche dosi multiple di antigeni per
rendere ottimali l’immunogenicità - es: vaccino contro l’epatite B = è un
vaccino di cui sono necessarie 3-4 dosi per indurre una risposta
immunitaria.
Le vie di somministrazione e di penetrazione di un antigene sono per via
naturale (via orale, via gastrica..), attraverso le varie vie d’ingresso;
oppure per via artificiale come la vaccinazione, avendo l’attivazione del
sit imm attraverso i vaccini.
Nel caso in cui l’antigene sia scarsamente immunogeno, si possono
aumentare le sue caratteristiche immunogeniche andando ad utilizzare
degli ADIUVANTI: quello più utilizzato e aggiunto nei formulati vaccinali è
l’ALLUME: un derivato da composti contenenti alluminio complessato
con fosfati e idrossidi. In questo modo l’adiuvante altera la distribuzione
dell’antigene, nel suo assorbimento su precipitato salino, aumentando la
permeabilità dell’ospite permettendo un’interazione prolungata con i
linfociti. Faccio in modo che l’antigene legato all’adiuvante, una volta
all’interno del mio organismo, venga liberato lentamente nel tempo. E’
un’immunizazzione artificiale che si sta facendo, in questo modo il
sistema immunitario, con una dose non eccessiva (condizione
importante è la concentrazione) perchè ci stiamo autoinducendo
un’infezione, ma faccio in modo che assorbito ad un substrato
(adiuvante), la risposta immunitaria si attivi, rallentando la diffusione
dell’antigene. Così non si gioca sulla sua concentrazione, ma sulla
disponibilità nel tempo.

STRUTTURA DI UN ANTICORPO
Gli anticorpi sono gli effettori specifici delle risposta immunitaria
adattiva e umorale. Ne esistono due diverse forme: quelli inseriti sulla
membrana dei linfociti B e quelli che vengono liberati dalle plasmacellule
direttamente nel liquido dell’organismo. Sono delle proteine che troviamo
nel sangue e se le troviamo vuol dire che siamo venuti a contatto con
una antigene e rappresentano circa il 16-18% delle proteine del plasma.
Ogni uomo giornalmente produce circa 3 g di anticorpi che si trovano
soprattutto nelle vie aeree, nelle vie gastrointestinali e nelle vie
urogenitali, infatti sono le principali vie di penetrazione, non essendoci la
cute, che rappresenta un grosso ostacolo alla penetrazione del germe,
invece le vie qui sopra rappresentano i sistemi attraverso cui il nostro
ambiente interno comunica con l’esterno.
Come hanno scoperto che gli anticorpi sono proteine? in particolare
appartengono alle immunoglobuline? (Scoperta fatta verso l’inizio del XX
sec.)
Hanno inoculato in un animale immunocompetente (coniglio) dei
polisaccaridi, hanno visto che avveniva la formazione di anticorpi, hanno
prelevato il siero e sono andati ad evidenziare attraverso una
centrifugazione la formazione dell’immunocomplesso. A questo punto
attraverso una reazione di immuno-precipitazione hanno capito che
l’immunocomplesso era costituito dal polisaccaride e da una
componente proteica, che era l’anticorpo formatosi. Questi anticorpi si
trovano nel siero, infatti attraverso un elettroforesi, vengono evidenziate
l’albumina e le immunoglobuline. L’elettroforesi consente di osservare la
migrazione delle proteine sfruttando il loro punto isoelettrico neutro, ma
nel momento in cui sono inserite in un tampone con un pH diverso si
caricano positivamente o negativamente e quindi migrano sul gel. Questi
esperimenti hanno evidenziato la formazione di un grosso picco (quelle
che viaggiavano con una maggiore velocità verso il polo positivo) che
consiste nelle albumine, poi hanno scoperto una classe di proteine a cui
è stato dato il nome d’immunoglobuline. Però nel cromatogramma che è
venuto fuori, mentre il picco delle albumine era un unico picco largo e
alto (ce n’erano tante), le immunoglobuline hanno dato tanti altri piccoli
picchi: quindi ce ne sono di diverse specie -> alfa1, alfa2, beta1, beta2 e
quelle la cui banda elettroforetica fu evidenziata per ultima, gamma-
globuline, con un picco molto più slargato, capendo che esistevano più
specie anche all’interno delle gamma-globuline.
Dopo 10 giorni, aspettando che il sistema immunitario rispondesse,
hanno prelevato il siero e facendo una corsa elettroforetica, hanno
evidenziato una situazione diversa (...la prima a sinistra, vedi slide...) --->
questo ha fatto capire loro che l’anticorpo, non solo è una proteina, ma
una gamma-globulina. Hanno avuto la conferma di ciò perchè a quel
siero hanno aggiunto l’antigene che avevano inoculato nel coniglio per
stimolare la risposta immunitaria e si è formato l’immunocomplesso,
l’hanno centrifugato, si è avuto il precipitato e hanno rifatto la corsa
elettroforetica, ripresentandosi la situazione di prima. Lo scopo è stato
quello di dimostrare che gli anticorpi sono di natura proteica e sono
gamma-globuline.
Si chiamano immunoglobuline, perchè hanno aggiunto al siero il solfato
di ammonio al 45%, che rende solubili le albumine. Tutte le globuline non
solubilizzano all’interno di questo solfato di ammonio, sono immuni dal
passare in soluzione -> chiamate quindi immunoglobuline (Ig).
L’albumina viene prodotta dagli epatociti nel fegato, se l’epatocita è
danneggiato, ad esempio nella cirrosi epatica, il livello di albumina
diminuisce rispetto all’altra componente proteica, se il livello di
albumina in condizioni normali ha una percentuale superiore a quella
delle globuline, per cui il loro rapporto sulle analisi è superiore a 1. Se
invece questo rapporto si inverte vuol dire che il quantitativo di albumine
presente nel sangue è più basso, per cui si ha un problema epatico
perchè è prodotta dagli epatociti, cellule che hanno molti ribosomi, se si
danneggiano, diminuisce l’albumina. Allora nelle persone malate di
cirrosi epatica si danno le dosi di albumina: un tempo si dava l’albumina
bovina, che col passare del tempo però provocava dei danni, perchè è
estranea, è eterologa; recuperare quella umana è complicato, non è
facile da reperire, costa tanto e le hanno per lo più le farmacie
ospedaliere.

Struttura dell’anticorpo: è formato da due catene, formate a loro volta da


due pesanti (H) e due leggere (L) ognuna delle quali ha una parte
costante (nell’ambito della stessa classe di immunoglobuline quella
porzione è sempre uguale, la sequenza amminoacidica è uguale
dappertutto) e una variabile (è quella che varia, che ha una composizione
amm. diversa ed è quella grazie ala quale l’anticorpo riesce a
riconoscere antigeni diversi, a seconda di quello che lo ha stimolato).
Esiste una regione N-terminale e una C-terminale; le due catene hanno
una struttura a forma di Y, le due H sono le più lunghe, quelle L sono più
corte. Le catene L e quelle H sono tenute insieme da ponti disolfuro. La
zona dove le catene H cambiano direzione per formare quelle leggere
sono flessibili, perchè esiste una zona in cui gli aa hanno la possibilità di
spostarsi, di ruotare e prende il nome di CERNIERA: è fondamentale
perchè questo è anche un BCR, un recettore di membrana e il fatto che
ha una struttura flessibile facilita l’interazione con l’antigene.
Quando si utilizzano degli enzimi, specialmente delle proteasi, queste
vanno a tagliare la struttura dell’anticorpo a livello delle cerniere, quindi
si identificano due strutture:
1. FAB: frammento FAB, la parte superiore dell’anticorpo, formata a
sua volta da due strutture, quella di destra e quella di sinistra, ma in
realtà insieme costituiscono un’unico frammento FAB. E’ la parte
variabile, quello che lega l’antigene, che costituisce il sito
combinatorio.
2. FC: frammento FC è quello costante nell’ambito della stessa classe
dell’immunoglobuline, grazie al quale è possibile ancorarsi al linfocita
B, ma soprattutto ha la possibilità di interagire con altre cellule
perchè esistono recettori specifici sulle varie cellule del sist,. imm.
Infatti non dimentichiamo, che l’anticorpo si deve legare con l’antigene,
ma deve anche eliminarlo e per fare ciò si devono innescare una serie di
reazioni, se rimangono in sospeso l’anticorpo che ha reagito con
l’antigene, l’anticorpo come fa ad uccidere l’antigene? Una qualche
reazione deve avvenire ed è necessario che entrino in gioco anche altre
cellule del sistema immunitario, che vanno a facilitare la situazione
(Esempio: il complemento). Inoltre quando un Ig ha legato l’antigene, il
frammento FC cambia conformazione e attiva il complemento.
Ci sono 5 classi di anticorpi, classificate in base alle caratteristiche
della catena H (esistono catene H alfa, beta, gamma, epsilon e mu) e
svolgono funzioni diverse, hanno anche forme diverse, alcune sono
monomeriche (classica struttura dell’anticorpo), altre sono dimeriche
(come le IgA), altre sono addirittura pentameriche, vuol dire che il
singolo monomero è collegato tra di loro a formare un dimero oppure un
pentadimero:
1. IgA: si trovano in due forme, come monomeri (unità di base) e come
dimeri (due monomeri legati da una catena j ). Esse sono molto
numerose, si trovano oltre che nel siero anche nei liquidi secreti
(latte, colostro, saliva, sudore, lacrime, muco etc). Nel siero si trovano
sotto entrambe le forme, mentre nelle secrezioni solo sotto forma di
dimeri. Le IgA nei liquidi secreti legano l’antigene (batteri e virus)
impedendo la penetrazione a livello delle cellule intestinali per evitare
il formarsi di infezioni. A differenza delle IgG non sono capaci di
attivare il complemento.
2. IgD: sono poco presenti nel siero, lo sono soprattutto sulle
membrane dei linfociti e funzionano da BCR, da recettore.
Incominciano ad essere espresse sulla membrana nel passaggio da
linfocita B immaturo a quello maturo. La loro presenza nel siero è
abbastanza bassa e hanno una struttura molto flessibile.
3. IgE: sono responsabili delle reazioni allergiche, la loro porzione
costante FC si lega ai recettori presenti sui mastociti, quando entrano
nell’organismo i loro antigeni specifici, si legano e ciò provoca la lisi
della cellula con rilascio di istamina. Le IgE si trovano anche in
organismi non allergici, ovvero che non presentano manifestazioni
locali o cutanee di allergie, questo perchè questi organismi hanno una
predisposizione organica tale da no produrle in eccesso. Chi ha invece
questa predisposizione ha una concentrazione di IgE nel suo
organismo molto elevata, tanto che non sono solo in circolo, ma visto
che hanno questa componente FC costante che interagisce con il
recettor epresente sui mastociti, si legano ai mastociti. Quando
entrano di nuovo, nel soggetto allergico, l’antigene si lega
all’anticorpo (già presente perchè prodotto in una precedente
occasione). Le IgE a differenza delle altre sono solo monomeri.
4. IgG: gli anticorpi maggiormente presenti nel nostro organismo,
sono dei monomeri e si conoscono 4 sottoclassi, che si distinguono
per la loro emivita (le Ig3 sono quelle che durano di meno, le altre
hanno invece un’emivita più lunga, intorno ai 23 giorni, sono delle
proteine e quindi vanno incontro a degradazione). Costituiscono il 70-
80% delle Ig circolanti, sono le uniche capaci di passare la barriera
placentale -> sono gli anticorpi che vengono trasferiti dalla madre al
feto attraverso la placenta. Il frammento FC fa sì che si va a legare
l’anticorpo alle cellule anche del sangue della madre, così essere
veicolate all’interno del bambino, in questo modo il bambino è
immunizzato nei confronti di tutti gli antigeni che ha incontrato la
mamma nella propria vita, questi anticorpi passano all’interno del
bambino. Ciò è una cosa fondamentale: il sistema immunitario del
bambino diventa attivo e capace di rispondere solo dopo 3-5 mesi
dalla nascita (infatti non si vaccinano mai appena nati, è inutile, il
sist. imm. non è ancora attivo) e quindi queste IgG immunizzano il
bambino in questo tempo. Sono delle proteine, si degradano, ma lo
fanno in un tempo sufficiente che il sist. imm. del bambino diventi
attivo, diventando quindi immunocompetente, capace di rispondere ad
uno stimolo estraneo. Il potenziamento dell’immunizzazione del
bambino è anche strettamente legato all’allattamento materno,
perchè queste proteine, anticorpi, hanno anche la capacità di essere
trasferiti attraverso il colostro e il latte materno, ovvero per via orale.
Le cellule epiteliali dell’intestino del bambino hanno dei recettori per
la porzione costante FC dell’anticorpo, conferendogli immunità. Questi
anticorpi hanno la capacità di agglutinare (formano un complesso
stretto con l’antigene), ovvero formano un’interazione molto stabile
per cui nel complesso l’anticorpo reagisce con l’antigene e lo tira giù,
lo fa agglutinare, riesce a immobilizzare batteri dotati di ciglia o di
flagello, riesce a neutralizzare le tossine o i virus e attiva il
complemento.
5. IgM: sono il primo tipo di anticorpo prodotto dal sistema
immunitario. Nel siero umano sono circa il 10%, nel liquido si trovano
sotto forma pentamerica, sono presenti anche sul linfocita B e quindi
funzionano anche da recettore BCR. Fissano benissimo il
complemento ma non passano attraverso la placenta. Quando si va a
fare il titolo anticorpale (= determinare nel siero la concentrazione di
anticorpi), ci dà due importanti informazioni: 1) ci fa capire se il
nostro organismo è mai venuto a contatto con l’antigene relativo a
quell’anticorpo, trovare un anticorpo all’interno del siero vuol dire che
c’è qualcosa penetrato dall’esterno e che ha scatenato una risposta
immunitaria -> posso capire facendo una siero-diagnosi che tipo di
antigene è, ipotizzo che sia l’antigene X se si forma
l’immunocomplesso e precipita; 2) controllare il titolo anticorpale nel
tempo, ci permette di capire a che fase della malattia si è, se sono in
una fase dove il titolo aumenta, non si è sicuramente in una fase di
guarigione (sono delle proteine, col tempo si degradano).

Risposta immunitaria primaria e una secondaria


Il grafico --> sull’asse x il tempo, sull’asse y vi è la concentrazione degli
anticorpi. Quando penetra l’antigene vi è un tempo dove il livello di
concentrazione degli anticorpi si mantiene a zero, nullo, perchè devono
attivarsi, devono accadere tutti i meccanismi precedenti e che
impiegano circa 7-10 giorni. (Risposta primaria) Poi vediamo che Vs
comincia ad aumentare, le plasmacellule si sono differenziate dal
linfocita B e cominciano a immettere anticorpi in circolo e la velocità
con cui vengono sintetizzati è maggiore rispetto a quella di degrado (Vs
> Vd) ; ad un certo punto si avrà un equilibrio con Vs = Vd, ciò è dovuto al
fatto che ci sono tante plasmacellule che hanno tutte l’origine comune
nel linfocita B che si è differenziato a partire dall’antigene che lo ha
stimolato. Pian piano vanno incontro a degradazione, ma nel momento in
cui lo stesso antigene penetra di nuovo nell’organismo, la fase di latenza
iniziale non c’è più e si ha una sintesi di nuovo immediata di anticorpi,
una situazione in la Vs degli anticorpi è molto elevata (risposta
secondaria = immediato rilascio di anticorpi già precisi a livello dei
liquidi).
I primi anticorpi sono le IgM, poi lasciano il posto alle IgG; nell’altra fase
di latenza breve, nella risposta secondaria, si ha una grande produzione
di IgG.
- Risposta primaria: latenza dura da 3-4 fino ad un massimo di due
settimane, dipende dal tipo, dalla concentrazione, dalla complessità
dell’antigene; l’incremento esponenziale richiede diversi giorni; nella
fase stazionaria il processo di degradazione degli anticorpi aumenta in
modo costante; la fase di declino con una diminuzione graduale.
- Risposta secondaria: tempo di latenza dimezzato; l’incremento
esponenziale molto più rapido; la fase stazionaria è raggiunta più
rapidamente e dura più a lungo; la fase di declino con una diminuzione
molto più lenta
-> motivo per cui è necessario il richiamo del vaccino, ovvero iniettare
una seconda dose.

GRAFICO: