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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI NAPOLI “PARTHENOPE”


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Corso di Laurea in Scienze Motorie Corso di Laurea in Scienze Motorie

IL MOVIMENTO UMANO IL MOVIMENTO UMANO


L’educazione dell’uomo al movimento non puo’ essere ridotta
ad un insieme di esercizi fisici che valorizzano solo risultati ed
effetti di tipo esclusivamente fisico-motorio.
Il movimento umano rappresenta una delle funzioni organiche

/0

/0
indispensabili
Lo studio delle attivita’ motorie deve integrare le conoscenze di
•per l’evoluzione dell’uomo
diverse scienze umane quali

07

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•per il mantenimento del benessere psico-fisico
¾Anatomia
•per la prevenzione verso alcune patologie
¾Fisiologia
•per ritardare i processi legati all’invecchiamento
¾Biologia
¾Biochimica

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¾Biomeccanica
¾Psicologia
¾Pedagogia
¾Sociologia

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IL CORPO UMANO
M

M
 Regioni e parti
 TESTA testa

 
 
cranio, tempia, fronte, nuca,
D

D
  collo, faccia, occhio,
orecchio, zigomi, guancia,
 
TM

TM
naso, mento bocca, gola


   



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IL CORPO UMANO IL CORPO UMANO


Regioni e parti Regioni e parti
testa testa

/0

/0
ARTO SUPERIORE arto arto tronco
superiore superiore

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spalla, braccio, gomito,
avambraccio
MANO mano
polso, dorso, palmo, dita

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IL CORPO UMANO IL CORPO UMANO
M

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Regioni e parti Regioni e parti
testa testa
D

D
TRONCO arto tronco arto tronco
superiore superiore
TM

TM
torace (petto e dorso),
addome e regione lombare,
bacino, regione glutea e anca mano

ARTO INFERIORE arto


coscia, gamba, polpaccio, inferiore
ginocchio

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IL CORPO UMANO IL CORPO UMANO


Regioni e parti I termini di direzione
testa
Per indicare la collocazione di una parte del corpo e’ rispetto ad

/0

/0
un’altra e’ necessario usare termini che indicano le direzioni in
arto tronco maniera specifica
superiore

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07
Mediale: verso la linea mediana del corpo
mano

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arto Laterale: si allontana dalla linea mediana del corpo
inferiore

PIEDE piede

o
caviglia, tallone, pianta, dorso, avampiede
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IL CORPO UMANO IL CORPO UMANO
M

M
I termini di direzione I termini di direzione

Per indicare la collocazione di una parte del corpo e’ rispetto ad Per indicare la collocazione di una parte del corpo e’ rispetto ad
D

D
un’altra e’ necessario usare termini che indicano le direzioni in un’altra e’ necessario usare termini che indicano le direzioni in
maniera specifica maniera specifica
TM

TM
Anteriore: che sta davanti al corpo Prossimale: piu’ vicino al centro del corpo o
verso un punto di attacco
Posteriore: che sta dietro al corpo Distale: piu’ distante dal centro del corpo o si
allontana da un punto di attacco

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IL CORPO UMANO IL CORPO UMANO


I termini di direzione Posizione anatomica

Per indicare la collocazione di una parte del corpo e’ rispetto ad La posizione anatomica è una posizione utilizzata come punto

/0

/0
un’altra e’ necessario usare termini che indicano le direzioni in di riferimento per stabilire le relazioni tra le diverse parti del
maniera specifica corpo.

07

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Superficiale: piu’ vicino alla superficie del corpo Una persona che si trova nella posizione anatomica e’:
9in piedi,
9in posizione eretta

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Profondo: piu’ lontano dalla superficie 9con la testa eretta
9sguardo e palmi delle mani rivolti in avanti
9braccia lungo i fianchi
9dita delle mani estese

o
9piedi in avanti e perpendicolari al corpo
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IL CORPO UMANO IL CORPO UMANO
M

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I termini di direzione Assi e piani

Il corpo umano nella posizione anatomica in piedi e’ suddiviso


Per indicare la collocazione di una parte del corpo e’ rispetto ad
da linee di orientamento chiamate assi
D

D
un’altra e’ necessario usare termini che indicano le direzioni in
maniera specifica
TM

TM
Asse longitudinale: congiunge la testa ai piedi
Craniale: verso la testa
Asse trasversale: congiunge i vertici delle spalle

Caudale: verso il coccige Asse sagittale o antero-posteriore: attraversa il


corpo dal petto al dorso

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IL CORPO UMANO IL CORPO UMANO


Assi e piani Assi e piani
Dalla combinazione degli assi a due a due si originano i piani Dalla combinazione degli assi a due a due si originano i piani

/0

/0
07

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Piano sagittale: determinato dall’asse Piano trasversale o orizzontale:
longitudinale e da quello sagittale; divide determinato dall’asse trasversale e da
il corpo nella sezione destra e nella quello sagittale; divide il corpo nella

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sezione sinistra sezione superiore e nella sezione
inferiore

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IL CORPO UMANO L’APPARATO LOCOMOTORE
M

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Assi e piani
L’apparato locomotore e’ costituito dalle ossa, riunite a formare
Dalla combinazione degli assi a due a due si originano i piani
lo scheletro da dispositivi giunzionali, le articolazioni, e dai
D

D
muscoli.
TM

TM
Piano frontale o coronale: determinato Questa struttura definisce la morfologia generale esterna del
dall’asse longitudinale e da quello corpo e funziona da dispositivo che stabilizza l’uomo e le sue
trasversale; divide il corpo nella sezione parti negli atteggiamenti delle varie posture e ne esegue gli
anteriore e nella sezione posteriore spostamente attivi o passivi nell’ambiente.

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L’APPARATO LOCOMOTORE FATTORI CHE INFLUENZANO LA STRUTTURA OSSEA

Ogni atteggiamento o postura viene mantenuto ed ogni


movimento eseguito per la continua cooperazione dell’apparato Nel corso dell’esistenza le ossa dello scheletro subiscono una

/0

/0
neurosensoriale con l’apparato locomotore. continua trasformazione




07

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Non bisogna dimenticare che le prestazioni funzionali
dell’apparato locomotore richiedono un’intensa attivita’ 
 

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metabolica.


  

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LE OSSA EFFETTI DEL MOVIMENTO SULLE OSSA
M

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Le ossa sono classificate in Nei primi anni di vita le ossa sono soggette ad un processo di
•Ossa brevi: hanno forma cubica irregolare (es. ossa delle accrescimento ad opera degli osteoblasti, cellule responsabili
mani e dei piedi) dell’ossificazione
•Ossa lunghe: prevalenza della lunghezza longitudinale (es.
D

D
Dai 20 ai 40 anni il processo di ossificazione e’ bilanciato da
femore, radio, ulna e falangi)
quello contrario degli osteoclasti, cellule demolitrici delle ossa
•Ossa piatte: (es. cranio e coste)
TM

TM
In eta’ adulta si ha una maggiore perdita di tessuto osseo
rispetto a quello prodotto
Tutte le ossa sono avvolte in superficie da una membrana
fibrosa, densa e scollabile, detta periostio, che separa e L’attivita’ motoria puo’ rallentare i processi degenerativi in
protegge le ossa dai tessuti circostanti. quanto favorisce la produzione di osteoblasti:
Questo involucro e’ assente solo sulle aree durante l’esecuzione di esercizi di potenziamento muscolare si
• impegnate nelle giunzioni articolari (rivestimento di producono forze che agiscono nei punti di inserzione dei muscoli sulla
cartilagine) superficie ossea; questi stimoli di tipo meccanico sono trasformati in
stimoli elettrici che favoriscono la produzione di osteoblasti e la
• dove si inseriscono legamenti e tendini
deposizione del calcio nelle ossa
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QUALI FORZE AGISCONO SULLE OSSA? CARATTERISTICHE MECCANICHE DELL’OSSO


Punto di rottura dell’osso

osso secco osso fresco

/0

/0
   
trazione 10 Kg/mm2 12,4 Kg/mm2

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compressione 12 Kg/mm2 16,5 Kg/mm2

   

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se il modulo di elasticità è di 2000 Kg,
l’osso prima di rompersi si allunga di 1/200

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CARATTERISTICHE MECCANICHE DELL’OSSO LE ARTICOLAZIONI
M

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L’articolazione e’ un punto di contatto tra due o piu’ ossa
  
  


   
   adiacenti che permette l’esplicazione del movimento insieme
alla contrazione dei muscoli
D

D
Forza necessaria per raddoppiare la Le articolazioni sono classificate in base al tipo di contatto a
lunghezza di un corpo alla funzione
TM

TM
Il contatto puo’ avvenire con
•tessuto fibroso (sinartrosi)
Nell’osso è pari a 2.000 Kg/mm2 •tessuto cartilagineo (anfiartrosi)
•liquido sinoviale (diartrosi)

La funzione di un’articolazione dipende dalla sua liberta’ di


movimento

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LE ARTICOLAZIONI LE ARTICOLAZIONI
Sinartrosi Diartrosi o Articolazione sinoviale
Tutte le sinartrosi sono virtualmente immobili o semimobili Le diartrosi sono articolazioni che consentono l’esecuzione di
ampi movimenti caratteristici degli arti superiori e inferiori.

/0

/0
Nella classificazione delle sinartrosi si distinguono le
•Suture (art. fibrosa nelle ossa piatte del cranio) Le estremita’ delle ossa lunghe
di arti sup. e inf. sono rivestite

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07
•Sindesmosi (art. con fasci di tessuto connettivo fibroso che
collegano i capi articolari) di una cartilagine articolare e
•Gonfosi (forma di sutura della radice dei denti con le cavita’ racchiuse all’interno della
alveolari che li accolgono) capsula articolare

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•Sincondrosi (tessuto cartilagineo ialino tipico dello sterno
con la prima costa) Nella parte esterna la capsula e’
costituita da fibre collagene
particolarmente resistenti ed e’

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rinforzata dai legamenti
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LE ARTICOLAZIONI LE ARTICOLAZIONI
M

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Anfiartrosi Liquido sinoviale
Le anfiartrosi sono articolazioni semimobili che permettono All’interno della capsula si trova la membrana sinoviale che
movimenti limitati secerne il liquido sinoviale necessario per lubrificare
D

D
l’articolazione e assorbirne i traumi.
Un esempio di anfiatrosi e’ data dalle sinfisi, dove le ossa sono
separate da un cuscinetto di tessuto fibrocartilagineo •L’attrito tra le superfici articolari é un decimo di quello esercitato
TM

TM
•articolazioni tra i corpi delle vertebre da un pattino che corre su una superficie ghiacciata
•articolazione tra le parti pubiche delle due ossa dell’anca
Il liquido sinoviale ha anche una funzione nutritiva per le cellule
cartilaginee.

Il liquido sinoviale è in continuo scorrimento dentro


l’articolazione: a seconda dei movimenti e dei carichi viene
assorbito o rilasciato dalle cartilagini e dalle membrane presenti,
che funzionano come delle spugne
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LE ARTICOLAZIONI LE ARTICOLAZIONI
Liquido sinoviale Cartilagine articolare
Il liquido sinoviale è composto in larga parte da acqua (98%),
La cartilagine articolare riduce l’attrito fra le superfici dei due
proteine e da glicosamminoglicani costituiti per il 98% da acido

/0

/0
capi articolari
ialuronico.
In seguito alle sollecitazioni cui viene sottoposta, la cartilagine

07

07
Le proprietà meccaniche del liquido sinoviale sono articolare si gonfia temporaneamente perche’ assorbe alcune
strettamente correlate alle caratteristiche biochimiche sostanze dal liquido sinoviale
•Es.: si osserva ispessimento dopo un periodo di esercizio
dell’acido ialuronico ed alle sue interazioni con le proteine. A
muscolare; il fenomeno scompare in pochi minuti dalla fine
causa di invecchiamento o di patologie si osserva una

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dell’attivita’.
diminuzione delle proprietà meccaniche del liquido sinoviale, •Un allenamento prolungato ne fa aumentare le dimensioni per
come conseguenza di una diminuzione di concentrazione e di iperplasia delle cellule cartilaginee
peso molecolare dell’acido ialuronico. Il deterioramento della cartilagine articolare a causa di tensioni
forti o disomogenee puo’ provocare una grave riduzione del

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movimento articolare
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LE ARTICOLAZIONI LE ARTICOLAZIONI
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Funzione nutritiva del liquido sinoviale Cartilagine articolare: Reazioni al carico

meccanismo di assorbimento e spremitura durante il movimento


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TM

TM
Se l’articolazione è ferma lo stress agisce su una
superficie ridotta ma che si distribuisce come un onda
di pressione
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LE ARTICOLAZIONI LE ARTICOLAZIONI
Caratteristiche meccaniche del tessuto cartilagineo Diartrosi o Articolazione sinoviale

Carichi di rottura

/0

/0
Le diartrosi si suddividono in
•Artrodie
•Enartrosi
Tensione 0,17 Kg/mm2

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•Condiloartrosi
Pressione 1,57 Kg/mm2 •Articolazioni a sella
•Ginglimi (trocoide e troclea)

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Torsione 0,24 Kg/mm2
Scivolamento 0,35 Kg/mm2

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LE ARTICOLAZIONI LE ARTICOLAZIONI
M

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Borse Diartrosi: Artrodie
In alcune articolazioni sono presenti strutture, dette borse, che Le superfici articolari contrapposte sono
contengono liquido sinoviale e che hanno la stessa struttura piane, a contorno ed estensione varia
D

D
delle capsule articolari Queste superfici scivolano su di un piano e
NON consentono l’esecuzione di movimenti
9Fungono da cuscinetti di scorrimento con attrito molto basso
TM

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angolari
9Prevengono l’usura delle strutture che scorrono l’una
es.: processi articolari delle vertebre
sull’altra
9Producono liquido sinoviale se collegate ad una articolazione
Poiche’ la capsula di un’articolazione a superfici piane e’ sempre
Es.: borsa sovrapatellare situata tra il femore e i muscoli tesa, il movimento concesso e’ limitato ma multidirezionale
estensori del ginocchio (multiassiale)
se il ginocchio e’ sottoposto ad una tensione elevata la borsa
produce liquido sinoviale; il ginocchio dolente e tumefatto impedisce
ulteriori stress
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LE ARTICOLAZIONI LE ARTICOLAZIONI
Diartrosi: Enartrosi Diartrosi: Articolazioni a sella
Le superfici articolari contrapposte sono a Le superfici articolari contrapposte sono
anch’esse biassiali, convesse in una direzione

/0

/0
forma di segmenti di sfera, rispettivamente,
piena e cava. e concave in quella ortogonale, creando un
I capi articolari ruotano reciprocamente incastro reciproco.

07

07
consentendo i movimenti angolari su tutti i piani I movimenti sono biassiali accompagnati da un
es.: articolazioni della spalla e dell’anca certo grado di rotazione
es.: articolazioni delle dita

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LE ARTICOLAZIONI LE ARTICOLAZIONI
M

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Diartrosi: Condiloartrosi Diartrosi: Ginglimi laterali
Le superfici articolari contrapposte sono a Le superfici articolari contrapposte rappresentano un segmento
contorno ellissoidale, l’una concava (cavita’ di cilindro cavo ed uno pieno
D

D
glenoidea) l’altra convessa (condilo) •Si definisce ginglimo laterale o trocoide l’articolazione in cui
Ognuna delle due superfici ha un diverso l’asse dei cilindri contrapposti e’ parallelo all’asse longitudinale
TM

TM
raggio di curvatura nei due assi ortogonali delle due ossa
dell’ellissoide consentendo movimenti angolari
limitatamente ai due piani ortogonali Il movimento delle ossa e’ rotatorio
corrispondenti ai due assi principali sul proprio asse
es.: articolazione del polso tra il radio e le es.: articolazione fra la 1°vertebra
ossa del carpo cervicale atlante e la 2°

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LE ARTICOLAZIONI LE ARTICOLAZIONI
Diartrosi: Ginglimi angolari Diartrosi: Legamenti
™Una muscolatura periarticolare ben sviluppata e’ fondamentale
•Si definisce ginglimo angolare o troclea l’articolazione in cui

/0

/0
nel proteggere le articolazioni dai traumi
l’asse dei cilindri contrapposti e’ perpendicolare all’asse
longitudinale delle due ossa ™Un’attivita’ fisica intensa puo’ provocare diversi tipi di lesioni

07

07
muscolari, quali stiramenti, rotture parziali o complete.

™Lo stiramento ripetuto di un medesimo legamento puo’


Il movimento delle ossa e’ angolare e condizionarne una lassita’ e un deficit funzionale

20

20
si svolge su di un piano
perpendicolare all’asse dei cilindri ™Una lassita’ legamentosa puo’ derivare anche da continue e
stessi ripetute fasciature utilizzate per proteggere un legamento
es.: articolazione del gomito indebolito o strappato
Per un’atleta la fasciatura e’ giustificata dopo un trauma o per

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impedire una lesione se c’e’ un’alto rischio (allenamento intensivo)
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LE ARTICOLAZIONI LE ARTICOLAZIONI
M

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Diartrosi: Legamenti Diartrosi: Legamenti

™Nelle diartrosi i rapporti tra i capi angolari sono garantiti dalla


D

D
capsula e dalla presenza di legamenti (cordoni di tessuto
connettivale e fibroso)
TM

TM
™Capsula e legamenti consentono di evitare l’allontanamento
dei capi articolari riducendo le possibili lussazioni

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LE ARTICOLAZIONI LE ARTICOLAZIONI
Diartrosi: Menischi Movimenti intorno all’asse trasversale

™Se i due capi articolari non combaciano perfettamente, la







 


/0

/0
congruenza viene assicurata da strutture fibrocartilaginee
(menischi o dischi)

07

07
™La ridotta distanza fra i capi articolari permette di ammortizzare Nella FLESSIONE la parte in movimento
meglio i traumi e aumentare la stabilita’ dell’articolazione si allontana dal piano frontale in cui giace
durante i movimenti complessi l’articolazione

20

20
™I menischi consentono il reciproco scarico gravitazionale dei
capi articolari, non solo nel punto diretto di contatto, ma sulla
piu’ ampia estensione possibile
Si ottiene una distribuzione piu’ vantaggiosa delle sollecitazioni

o
meccaniche con una minore usura
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LE ARTICOLAZIONI LE ARTICOLAZIONI
M

M
La direzione dei movimenti Movimenti intorno all’asse trasversale
La direzione dei movimenti e’
•dipendente dalla forma delle superfici articolari 




 


D
•indicata dall’asse (trasversale, longitudinale o sagittale)
intorno al quale essi hanno luogo
TM

TM
Nella ESTENSIONE la parte in
Per ogni articolazione esistono assi di movimento che possono movimento si avvicina al piano frontale
essere in cui giace l’articolazione
•Unici (es. troclea)
•Duplici (es. condiloartrosi)
•Triplici (es. enartrosi)

Nel descrivere i movimenti si fa riferimento alla persona in


posizione anatomica
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LE ARTICOLAZIONI LE ARTICOLAZIONI
Movimenti intorno all’asse sagittale Movimenti intorno all’asse sagittale

   



 

 
 

/0

/0

  


07

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Nella ABDUZIONE la parte in movimento
si allontana dal piano sagittale mediano

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LE ARTICOLAZIONI LE ARTICOLAZIONI
M

M
Movimenti intorno all’asse sagittale Movimenti intorno all’asse longitudinale

 

 
 
 

D
 
TM

TM
Nella ADDUZIONE la parte in Se il movimento rotatorio e’ diretto
movimento si avvicina al piano verso il piano frontale posteriore si
sagittale mediano parla di ROTAZIONE ESTERNA o
LATERALE o EXTRAROTAZIONE

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LE ARTICOLAZIONI LE ARTICOLAZIONI
Movimenti intorno all’asse longitudinale Movimenti intorno all’asse longitudinale

 

/0

/0


07

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Se il movimento rotatorio e’ diretto
verso il piano frontale anteriore si
parla di ROTAZIONE INTERNA o Il movimento di rotazione dei segmenti piu’ distali dell’arto superiore

20

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MEDIALE o INTRAROTAZIONE (avambraccio e mano) prende il nome di PRONAZIONE (c) se diretto
all’interno e SUPINAZIONE (d) se diretto all’esterno

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LE ARTICOLAZIONI LE ARTICOLAZIONI
M

M
Movimenti intorno all’asse longitudinale Gomito

! 

D
"

TM

TM

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LE ARTICOLAZIONI LE ARTICOLAZIONI
Movimenti del ginocchio Schema riassuntivo I
L’articolazione del ginocchio e’ Classificazione delle articolazioni

/0

/0
costituta da dall’associazione
di un trocoide e di una troclea Categoria Tipi Funzioni

07

07
Sinartrosi Suture Mov. Ridotto
I movimenti consentiti sono di
flesso-estensione e di Sindesmosi Nessun mov.
rotazione interna esterna della attivo

20

20
gamba (ma solo a ginocchio
flesso)   
 
 Gonfosi Nessun mov.

Sincondrosi Mov. Ridotto

o
Anfiartrosi Sinfisi Mov. Ridotto
an

an
m

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LE ARTICOLAZIONI LE ARTICOLAZIONI
M

M
Movimenti delle dita Schema riassuntivo II

Le articolazioni metacarpofalangee sono delle


Classificazione delle articolazioni (continua)
enartrosi modificate, in quanto i legamenti
D

D
Categoria Tipi Funzioni
capsulari impediscono la realizzazione di
alcuni i movimenti. Inoltre non esistono Diartrosi Artrodie Mov. Limitato a scorrimento
TM

TM
muscoli per la rotazione delle dita
Enartrosi Abduzione, adduzione, flessione,
estensione, rotazione circonduzione
Condiloartrosi Abduzione, adduzione, flessione,
estensione
Articolazioni a sella Abduzione, adduzione, flessione,
estensione
ginglimi Trocoide: mov. Rotatorio
Troclea: flessione estensione
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APPARATO MUSCOLO-TENDINEO

La funzione dei Tendini è quella di attaccare il muscolo


all’osso e di trasmettere forze di trazione dal muscolo all’osso
stesso, aiutando così ad eseguire il movimento

/0
dell’articolazione, e a mantenere la postura del corpo.

07
I tendini e i muscoli formano l’unità Muscolo-Tendine, che
agisce come un vincolo dinamico.
Il Tendine fa sì che il Muscolo si trovi ad una distanza ottimale

20
dall’articolazione sulla quale esso agisce senza richiedere
una eccessiva lunghezza di muscolo tra l’origine e
l’inserzione.

o
an
m
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ov
APPARATO MUSCOLO-TENDINEO

M
Attorno a molte articolazioni del corpo umano, non c’è spazio
sufficiente per attaccare più di uno o due muscoli. Questo
richiede che uno o più muscoli devono sopportare forti carichi

D
TM con intensità di sforzo anche maggiori in regioni più vicine agli
innesti ossei dove le aree della sezione trasversale dei
muscoli sono piccole.

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APPARATO MUSCOLO-TENDINEO STRUTTURA BASE DEI TENDINI

I tendini sono più rigidi dei muscoli, hanno maggiore


resistenza alla trazione, e quindi possono sopportare sforzi Ogni muscolo ha il proprio tendine distale e prossimale
maggiori con deformazioni molto piccole.

/0

/0
Questa proprietà dei tendini rende capaci i muscoli di Giunzione miotendinea:
trasmettere forze alle ossa senza sprecare energia per stirare tendine-muscolo

07

07
Giunzione osteotendinea:
i tendini. tendine-osso
Al punto di origine:
I tendini sono abbastanza forti per sostenere le elevate forze unita’ tendine prossimale-osso

20

20
di trazione della contrazione muscolare durante il movimento Al punto di inserzione:
dell’articolazione eppure sono sufficientemente flessibili per unita’ tendine distale-osso
formare angoli intorno alla superficie dell’osso e per piegarsi

o
in modo da variare la direzione finale del tiro del muscolo.

      

an

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I TENDINI STRUTTURA MACROSCOPICA DEI TENDINI
9Sono costituiti di un tessuto fibroelastico composto
M

M
da collagene ed elastina immersi in una matrice di 9Muscoli in grado di esercitare una grande forza
acqua e proteoglicani (sostanza fondamentale) sono dotati di tendini corti ed ampi (es. quadricipiti)
D

D
9Sono sintetizzati da tenociti e tenoblasti 9Muscoli che effettuano movimenti di precisione
sono dotati tendini lunghi e sottili (es. flessori delle
TM

TM
9Sono di un colore bianco brillante dita)

9Hanno forme variabili

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TENDINI vs LEGAMENTI CARATTERISTICHE MOLECOLARI DELLA


STRUTTURA DEL COLLAGENE
      
  
   α
   α(struttura secondaria)

/0

/0
    
    (struttura terziaria)

07

07
 

20

20
- questa organizzazione a tripla elica
fornisce elevata resistenza alla
trazione
     
     (strutt. quaternaria)

o
an

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TENDINI vs LEGAMENTI CARATTERISTICHE MOLECOLARI DELLA
Composizione percentuale STRUTTURA DEL COLLAGENE
M

M
 
    
D

D
  
Collagene 70-80 75-85 56-70
TM

(prevalenza di tipo I)
TM
Elastina 10-15 <3 5-10
            
Proteoglicani 1-3 1-2 2-4
- l’allineamento parallelo delle singole molecole di
Tropocollagene, nel quale ciascuna molecole si sovrappone
all’altra per circa ¼ della sua lunghezza, risulta in un modulo a
bande della fibrilla di Collagene che si ripete identicamente a se
stesso.

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CARATTERISTICHE MOLECOLARI DELLA CARATTERISTICHE MECCANICHE DELLA


STRUTTURA DEL COLLAGENE STRUTTURA DEL COLLAGENE

/0

/0
07

07
20

20
Sebbene forti a trazione, le fibrille di Collagene
offrono scarsa resistenza a compressione poiché il
Alcune molecole di Collagene sono aggregate parallelamente
loro grande rapporto di snellezza tra lunghezza e
in un insieme ordinato.
Questo ordinamento crea zone di vuoto e zone di diametro le rende facile preda del fenomeno

o
sovrapposizione. dell’instabilità a compressione.
an

an
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CARATTERISTICHE MECCANICHE DELLA MICROARCHITETTURA DEL TENDINE
STRUTTURA DEL COLLAGENE
M

M
D

D
TM

TM
Le proprietà meccaniche più importanti delle fibre di Collagene
EM= microscopia elettronica
sono la rigidezza e la resistenza a trazione.
SEM= microscopia
I Tendini, per esempio, sono costituiti all’80% di Collagene (peso elettronica a scansione
anidro) ed hanno OM= microscopia ottica
– rigidezza a trazione = 103 MPa
– resistenza a trazione = 50 MPa.

L’Acciaio, per confronto, ha una rigidezza a trazione Ѧ 220×103 MPa. Kastelic J, Galeski A, Baer E, 1978, The multi-composite structure of tendon, Connective Tissue Research 6, 11-23

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MICROARCHITETTURA DEL TENDINE MICROARCHITETTURA DEL TENDINE

La struttura quaternaria

/0

/0
prevede l’organizzazione
ordinata di 5 strutture di
tropocollagene per formare la

07

07
microfibrilla. Le microfibrille
sono poi organizzate in
subfibrille, e queste in fibrille

20

20
o

o
(From “Human Tendons” by Józsa and Kannus)
Kastelic J, Galeski A, Baer E, 1978, The multi-composite structure of tendon, Connective Tissue Research 6, 11-23
an

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MICROARCHITETTURA DEL TENDINE MICROARCHITETTURA DEL TENDINE
M

M
Le fibrille sono poi disposte
con allineamento parallelo a
D

D
formare i fascicoli.
TM

I fascicoli sono saldati fra loro


TM
da tessuto connettivo che
permette movimenti lungo
l’asse longitudinale e consente
la presenza di vasi sanguigni,
linfatici e nervosi.

Kastelic J, Galeski A, Baer E, 1978, The multi-composite structure of tendon, Connective Tissue Research 6, 11-23
(From “Human Tendons” by Józsa and Kannus)

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STRUTTURA GERARCHICA STRUTTURE CHE CIRCONDANO IL TENDINE


Borsa
Strutture che proteggono il tendine da compressione o logoramento
Il concetto di struttura gerarchica o di livelli multipli a causa di sporgenze ossee durante il movimento

/0

/0
di organizzazione strutturale e’ tipica dei tessuti 9Fungono da cuscinetti di scorrimento con attrito molto basso
muscoli-scheletrici 9Prevengono l’usura delle strutture che scorrono l’una sull’altra
™unita’ molecolari di base si combinano per dare

07

07
9Producono liquido sinoviale se collegate ad una articolazione
luogo a strutture altamente ordinate e complesse
determinando proprieta’ uniche nei differenti La funzione della borsa retrocalcaneare è

20

20
tessuti (ossa, cartilagine articolare, legamenti e principalmente quella di lubrificare il tendine
tendini) d’Achille durante la marcia e la corsa, quando
riceve sollecitazioni che sono 6-8 volte
superiori al peso corporeo

o
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STRUTTURA DEL TENDINE STRUTTURA ONDULATA DEL TENDINE
M

M
¾All’interno delle fibre, i tendini a riposo presentano una struttura
ondulata
¾Si pensa che sia determinata dalla presenza dei proteoglicani che si
intercalano fra le catene di tropocollagene
D

D
¾Questa struttura scompare quando il tendine e’ teso e ricompare
quando il tendine ritorna in una fase di riposo
TM

TM
(From “Human Tendons” by Józsa and Kannus)

Il sistema di fibre che si osserva sulla superficie del


tendine forma un angolo di 60° con l’asse longitudinale
in uno stato di riposo, mentre diminuisce a circa 30°
quando il tendine e’ allungato
(From “Human Tendons” by Józsa and Kannus)

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TENDINE: ALTRI COMPONENTI TENDINE: ALTRI COMPONENTI


Elastina Proteoglicani

ƒA differenza del collagene,

/0

/0
l’elastina non presenta una
elevata organizzazione
strutturale in condizioni di

07

07
riposo del tendine.
ƒLe diverse molecole sono fra
di loro connesse da legami

20

20
chimici.
ƒQuando il tendine e’ teso,
l’elastina si dispone in una
conformazione lineare.

o
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TENDINE: ALTRI COMPONENTI TENDINE: ALTRI COMPONENTI
Funzioni dei proteoglicani
M

M
Glicosoamminoglicani (GAG) del tendine: •Trattengono acqua
•Le regioni del tendine che si allungano hanno circa 0.2% GAG •Partecipano alla fibrillogenesi del collagene
D

D
•Le regioni del tendine che si comprimono hanno circa 5% GAG •Cementano le fibrille di collagene
•La presenza nelle diverse regioni del tendine varia
TM

TM in funzione del carico meccanico (trazione vs.


Glicoproteine del tendine (funzione adesiva): compressione)
•fibronectina (coinvolta nei processi di riparazione)
)Quelli di piccole dimensioni sono localizzati
•trombospondina (coinvolta nei processi di adesione cellula-
matrice) nelle regioni sottoposte a trazione (90%)
•laminina (osservata nelle giunzioni miotendinee) )Quelli di maggiori dimensioni sono
preferenzialmente localizzati nelle regioni
sottoposte a compressione (50%)

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CARATTERISTICHE BIOMECCANICHE DEL COMPORTAMENTO MECCANICO DEI TESSUTI


TENDINE CONNETTIVI
Resistenza alla rottura
determinata dall’organizzazione molecolare e supramolecolare
del collagene

/0

/0
Elastina
Adeguata flessibilita’
determinata dalle fibre di elastina GAG

07

07
Inestensibilita’ (Stabilita’ fisica)
efficiente trasmissione della forza dai muscoli alle ossa Collagene
Resistenza minore contro forze di taglio e di

20

20
compressione
Capacita’ di adattamento
se la tensione e’ applicata in tutte le direzioni: fibre intrecciate Nei tessuti connettivi i GAG hanno la capacità di legarsi alle catene
se la tensione e’ applicata lungo un solo asse: le fibre si proteiche di Collagene e di Elastina costituendo una sorta di matrice

o
dispongono parallelamente del tessuto.
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COMPORTAMENTO MECCANICO DEI TESSUTI CURVA “SFORZO-DEFORMAZIONE” DEI
CONNETTIVI TESSUTI CONNETTIVI
M

M
Collagene+Elastina

Elastina
D

D 
GAG
TM

TM
Collagene

L’arrangiamento strutturale delle fibre di Collagene e di Elastina ed i


loro rapporti quantitativi sono responsabili di molte proprietà dei
tessuti connettivi quali la densità, l’elasticità, l’anisotropia, etc.
   
   
 

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CURVA “SFORZO-DEFORMAZIONE” A TRAZIONE CURVA “SFORZO-DEFORMAZIONE” A TRAZIONE


DI UN TENDINE DI UN TENDINE

 !  

/0

/0
La curva sforzo-deformazione Vi è poi una zona
a trazione per tessuti ricchi di caratterizzata da un tratto
abbastanza lineare in cui si ha

07

07
Collagene quali i Tendini ed i
Legamenti è di tipo il massimo valore della
nonlineare. pendenza della curva; in

20

20
questo tratto la maggior parte
delle fibre vengono deformate
lungo il loro asse.

o
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CURVA “SFORZO-DEFORMAZIONE” A TRAZIONE CURVA “SFORZO-DEFORMAZIONE” A TRAZIONE
DI UN TENDINE DI UN TENDINE
M

M
  
   
D

D
• La prima parte della curva
rappresenta l’allineamento L’ultima parte della curva,
TM

TM caratterizzata da una
delle fibre di Collagene nella
direzione di applicazione del progressiva riduzione di
carico. pendenza, rappresenta la
rottura di singole fibre fino
alla completa rottura del
tendine.

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CURVA “SFORZO-DEFORMAZIONE” A TRAZIONE CURVA IDEALE SFORZO-DEFORMAZIONE A TRAZIONE


DI UN TENDINE PER UN TENDINE IN CONDIZIONI FISIOLOGICHE

™Il valore massimo della Si noti che la forma della curva sforzo-
pendenza della curva è di circa deformazione è tale che l’area sottesa

/0

/0
dalla curva è considerevolmente
1 GPa, valore che coincide con piccola. In altre parole, l’energia
il modulo di elasticità di una immagazzinata nel Tendine per stirare

07

07
fibra di Collagene. il Tendine stesso ad un certo livello di
sforzo è molto minore dell’energia
™Si consideri anche che a immagazzinata per stirare un
causa delle proprietà materiale elastico lineare (con un

20

20
viscoelastiche del Collagene, il diagramma sforzo-deformazione che è
una linea retta) al medesimo livello di
suo modulo di elasticità sforzo.
aumenta con la velocità di Il tendine ha una resilienza (elasticita’)

o
deformazione. più alta rispetto ai materiali elastici
lineari.
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CURVA IDEALE SFORZO-DEFORMAZIONE A TRAZIONE ALLUNGAMENTO A VELOCITA’ DI DEFORMAZIONE
PER UN TENDINE IN CONDIZIONI FISIOLOGICHE COSTANTE SU UN TENDINE DI CONIGLIO
M

M
¾La regione (1) della curva carico-
Per basse deformazioni (fino a circa 5 %), allungamento(%) è rivelatrice di una
dominano le fibre elastiche meno rigide e la risposta “soffice”.
D

D
struttura ondulata delle fibre di collagene
viene stirata: la forza richiesta per stirare il ¾L’allungamento e’ dovuto a
Tendine è molto modesta. modificazioni nelle modalità di
TM

TM
ondulazione delle fibre di Collagene
Il Tendine diventa più rigido allorché la disposte in una configurazione di
struttura ondulata è del tutto stirata. rilassamento.
La sostanza fluida in cui sono immerse le
fibre di Collagene tende a fluire. ¾In questa regione, il tessuto si stira
Per deformazioni più alte, pertanto, la natura facilmente, senza molta forza, e le
rigida e viscoleastica delle fibre di Collagene fibre di Collagene diventano rettilinee
comincia a prendere una porzione crescente e perdono la loro apparenza ondulata
del carico applicato. al crescere del carico.

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ALLUNGAMENTO A VELOCITA’ DI DEFORMAZIONE ALLUNGAMENTO A VELOCITA’ DI DEFORMAZIONE


COSTANTE SU UN TENDINE DI CONIGLIO COSTANTE SU UN TENDINE DI CONIGLIO
™Al crescere del carico, la rigidezza
del tessuto aumenta e una forza Una volta che sia stata superata la
regione lineare, il collasso delle

/0

/0
progressivamente maggiore è
richiesta per produrre un fascine di fibre avviene in maniera
allungamento specifico d’eguale impredicibile.

07

07
valore (2). Con il raggiungimento del carico
massimo che riflette la resistenza
™Al crescere della deformazione ultima a trazione del campione, il
collasso completo si manifesta

20

20
(1.5÷4%), al tratto “soffice” fa
seguito una regione lineare più rapidamente, e la capacità del
rigida, caratterizzata da un Tendine o Legamento si sostenere
improvviso aumento della pendenza carichi è sostanzialmente ridotta.
della curva.

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ALLUNGAMENTO A VELOCITA’ DI DEFORMAZIONE PROVA A TRAZIONE MONOTONICA SU LIGAMENTUM
COSTANTE SU UN TENDINE DI CONIGLIO FLAVUM UMANO
M

M
™Per grandi allungamenti specifici,
la curva carico-allungamento(%) può
interrompersi bruscamente o Il Ligamentun flavum umano, che
D

D
puntare verso il basso, come connette longitudinalmente due archi
risultato di cambiamenti irreversibili vertebrali adiacenti nella porzione
TM

(rottura).
TM
posteriore della spina dorsale, presenta
™Quando la curva diventa parallela una curva carico-allungamento molto
all’asse dell’allungamento(%), il diversa da quelle tracciate nelle figure
corrispondente valore del carico è precedenti, che invece si applicano a
indicato col simbolo Plim. Tendini e a Legamenti delle estremità.
™Il punto in corrispondenza del
quale si raggiunge questo valore è il
punto di plasticizzazione per il
tessuto.

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PROVA A TRAZIONE MONOTONICA SU LIGAMENTUM ISTERESI NEI LEGAMENTI


FLAVUM UMANO Isteresi nella prova di trazione ciclica su legamenti del ginocchio

¾Nella prova di trazione di un

/0

/0
Ligamentum flavum umano,
l’allungamento(%) può raggiungere il 50% La proporzione di proteine elastiche nel
prima che la rigidezza aumenti Legamenti e nelle Capsule è

07

07
apprezzabilmente. estremamente importante per la piccola
deformazione elastica che essi devono
¾Oltre questo punto, la rigidezza cresce sopportare durante gli allungamenti e
per l’immagazzinamento e la perdita di

20

20
vistosamente al crescere del carico ed il
Legamento si rompe bruscamente, una energia.
volta raggiunto Pmax, con poca
deformazione ulteriore.

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CARICO FISIOLOGICO NEI TENDINI E NEI LAGAMENTI ISTERESI NEI LEGAMENTI
Isteresi nella prova di trazione ciclica su legamenti del ginocchio
M

M
In condizioni fisiologiche normali (in vivo) Tendini e Legamenti sono
9Durante il carico e lo scarico di un
soggetti a sforzi la cui intensità è appena un terzo o addirittura un
Legamento tra due limiti di
quarto del valore della resistenza ultima a trazione:
allungamento, le fibre elastiche
ıphys = 1/4 ÷ 1/3 ıult
D

D
consentono al materiale di ritornare alle
sue forma e dimensione originali dopo
Il limite superiore per la deformazione fisiologica in Tendini e
TM

TM
essere stato deformato.
Legamenti (nella corsa e nel salto, per esempio) è da 2 a 5%:
İphys = 2 ÷ 5 %
9Nel frattempo, parte dell’energia
spesa è immagazzinata; ciò che rimane
I Legamenti si deformano elasticamente fino a deformazioni di circa
rappresenta l’energia persa durante il
İy=0.25 (circa 5 volte la deformazione di plasticizzazione dei Tendini) e
ciclo, detto di isteresi: l’area racchiusa
sforzi di circa ıy=5 MPa:
dal ciclo rappresenta l’energia
İy (Legamenti) = 25 % Ѧ 5 İphys(Tendini),
dissipata.
ıy = 5 MPa

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VISCOELASTICITA’ DI TENDINI E LEGAMENTI VISCOELASTICITA’ DI TENDINI E LEGAMENTI


Comportamento bifasico al carico

 
 
 
 

/0

/0
 
  6IRU]LPRGHVWL 'HIRUPD]LRQHFRQVLVWHQWH


07

07
6IRU]LHOHYDWL 5LJLGLWDಬ
5LJLGLWDಬ

20

20



 





 












 


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CURVE SFORZO-DEFORMAZIONE IDEALIZZATE PER
VISCOELASTICITA’ DI TENDINI E LEGAMENTI TENDINE O LEGAMENTO PER DIFFERENTI VELOCITA’
M

M
DI DEFORMAZIONE SOTTO CARICO MONOTONICO

Ø&RPSRUWDPHQWR
&RPSRUWDPHQWR
&RPSRUWDPHQWRELIDVLFR DOFDULFR
D

D
Le curve idealizzate sforzo-deformazione
Ø9HORFLWD
9HORFLWDಬ
9HORFLWDಬ GLFDULFR illustrano la risposta idealizzata di un
TM

TM
Ø)HQRPHQL
)HQRPHQL GL VFRUULPHQWR &5((3  H GL
GL Legamento o Tendine ad un carico
monotonamente crescente entro
ULODVVDPHQWRGHOORVIRU]R /2$'5(/$;$7,21 l’intervallo fisiologico di carico al variare
Ø(IIHWWR
(IIHWWR
(IIHWWRಯPHPRULDರ
PHPRULDರ della velocità di deformazione.

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CURVE SFORZO-DEFORMAZIONE IDEALIZZATE PER COMPORTAMENTO VISCOELASTICO DI TENDINI E


TENDINE O LEGAMENTO PER DIFFERENTI VELOCITA’ LEGAMENTI
DI DEFORMAZIONE SOTTO CARICO MONOTONICO
$Si noti la peculiare forma nonlineare

/0

/0
delle curve caratterizzate da una regione
di bassa rigidezza vicino all’origine.

07

07
$La regione suddetta è attribuita al
raddrizzamento dallo stato di riposo delle
fibre di collagene increspate.

20

20
Durante una prova di scorrimento, il carico è arrestato in condizioni di
$Fuori dalla regione in questione la sicurezza al di sotto della regione lineare della curva sforzo-deformazione e
risposta è praticamente lineare. lo sforzo è mantenuto costante per un lungo periodo di tempo. La
DEFORMAZIONE dapprima aumenta rapidamente (in senso relativo) e poi

o
sempre più lentamente. Quando questa prova è ripetuta ciclicamente,
l’aumento della deformazione diventa meno pronunciato.
an

an
m

m
U

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ov

ov
CURVE SFORZO-DEFORMAZIONE IDEALIZZATE PER COMPORTAMENTO VISCOELASTICO DI TENDINI E
TENDINE O LEGAMENTO PER DIFFERENTI VELOCITA’ LEGAMENTI
M

M
DI DEFORMAZIONE SOTTO CARICO MONOTONICO
Quando Tendini e Legamenti sono
D

D
soggetti a velocità di deformazione (o
di carico) crescenti, la porzione lineare
della curva sforzo-deformazione
TM

TM
diventa più ripida, segnalando una
maggiore rigidezza del tessuto alle più
alte velocità di deformazione.
Durante una prova di rilassamento dello sforzo, il carico è arrestato in
Con più elevate velocità di condizioni di sicurezza al di sotto della regione lineare della curva sforzo-
deformazione, Legamenti e Tendini deformazione e la deformazione è mantenuta costante per un lungo periodo
immagazzinano più energia, richiedono di tempo. Lo SFORZO dapprima decresce rapidamente e poi più
più forza per rompersi, e subiscono lentamente. Quando la prova di rilassamento dello sforzo è ripetuta
maggiori allungamenti. ciclicamente, la diminuzione dello sforzo diventa meno pronunciata.

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COMPORTAMENTO VISCOELASTICO DI TENDINI E CURVE SFORZO-DEFORMAZIONE DI CARICO E SCARICO


LEGAMENTI PER TENDINE O LEGAMENTO SOTTO CARICO CICLICO

Microfratture possono manifestarsi entro


Il comportamento viscoelastico di Legamenti e l’intervallo fisiologico se si impone un carico

/0

/0
Tendini si manifesta nel fatto che una parte frequente su una struttura già danneggiata
dell’energia fornita per stirarli si dissipa nel dove la rigidezza è diminuita.

07

07
provocare il flusso della sostanza
Il ciclo di isteresi è una caratteristica chiave
fondamentale, mentre la restante parte è
della risposta di un materiale viscoelastico e
immagazzinata nel tessuto stirato indica pure la capacità del materiale di

20

20
dissipare l’energia immagazzinata. Questa
dissipazione di energia si manifesta in vari
modi, incluse la generazione di calore e
l’accumulo di danno.

o
an

an
m

m
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ov

ov
CURVE SFORZO-DEFORMAZIONE DI CARICO E SCARICO COMPORTAMENTO VISCOELASTICO DI TENDINI E
PER TENDINE O LEGAMENTO SOTTO CARICO CICLICO LEGAMENTI
M

M
Effetto memoria
Durante prove cicliche di Legamenti e
Tendini, nel caso in cui i carichi siano
applicati e rimossi ad intervalli precisi, la
D

D
curva sforzo-deformazione è traslata verso
destra lungo l’asse della deformazione con
TM

ciascun ciclo di carico, rivelando la


TM
presenza di una componente non elastica
(plastica).

L’ammontare della deformazione permanente (non recuperabile) è


progressivamente maggiore con ogni ciclo di carico.
Al progredire del carico ciclico, il campione mostra anche un aumento nella
rigidezza come risultato della deformazione plastica (dislocazione
molecolare).

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COMPORTAMENTO VISCOELASTICO DI TENDINI E MECCANISMI DI DANNO E COLLASSO
LEGAMENTI Tendini
Meccanismi di danno e collasso
4Quando un Legamento è sottoposto in
vivo ad un carico che supera il limite Ø&ROSLQHWWL
&ROSLQHWWL

/0

/0
fisiologico, ha luogo un microcollasso
anche prima che sia raggiunto il punto di Ø,O
,O PXVFROR VL FRQWUDH UDSLGDPHQWH LQ VHJXLWR
VHJXLWR
plasticizzazione (Plim). Quando si supera DGXQFDULFRHFFHVVLYR

07

07
Plim, il Legamento comincia a subire un
collasso globale e contemporaneamente il
Ø//ಬDUWRVLPXRYHEUXVFDPHQWHGDXQDSRVL]LRQH
DUWRVLPXRYHEUXVFDPHQWHGDXQDSRVL]LRQH
giunto comincia a spostarsi in maniera GXUDQWHXQDIRUWHFRQWUD]LRQHPXVFRODUH

20

20
abnorme. Ø/DWHQVLRQHH
/DWHQVLRQHHಬ
/DWHQVLRQHHಬ DSSOLFDWDYHORFHPHQWH
4Questo spostamento può anche
provocare il danno delle strutture limitrofe, Ø/DWHQVLRQHH
/DWHQVLRQHHಬ
/DWHQVLRQHHಬ DSSOLFDWDEUXVFDPHQWH
come la capsula articolare, i legamenti Ø,O
,O WHQGLQH Hಬ
Hಬ JLD LQ WHQVLRQH HG Hಬ Hಬ SRL
SRL

o
adiacenti, e i vasi sanguigni che
riforniscono queste strutture.
VRWWRSRVWRDGXQFDULFRHFFHVVLYR
an

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ov

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COMPORTAMENTO VISCOELASTICO DI TENDINI E INVECCHIAMENTO DEI TENDINI
LEGAMENTI   
M

M
La curva carico-spostamento per il  
Legamento Crociato Anteriore del    
ginocchio umano è divisa in tre regioni:   !
D

D
–(1) carico applicato durante prove
   
cliniche,

 "
 
TM

–(2) carico agente durante l’attività


TM 

 
" 
fisiologica, e
–(3) carico provocante danno a partire dal  

 
 
microcollasso fino ad arrivare alla rottura

completa.
.DVWHOLF -
-'HIRUPDWLRQ LQ
LQWHQGRQ FROODJHQ 
FROODJHQ  
  6\PS 6RF ([S %LRO
%LRO
Il microcollasso comincia anche prima che il limite di carico fisiologico sia
superato e può avvenire durante tutto l’intervallo fisiologico. (IIHWWLGHOOಬ
(IIHWWLGHOOಬHWDಬ
HWDಬ VXOOHFXUYHVIRU]R
VXOOHFXUYHVIRU]R
Il carico ultimo a trazione varia da 340 a 390N.
I Legamenti si rompono ad uno sforzo di circa 20MPa. GHIRUPD]LRQHGHOWHQGLQHGLFRGDGLUDWWR

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IMMOBILITA’ DEI LEGAMENTI

/0
07
20
o
(IIHWWLGLVHWWLPDQHGL
(IIHWWLGLVHWWLPDQHGLLPPRELOLWDಬ
LPPRELOLWDಬ VXOOHJDPHQWRFROODWHUDOHPHGLDOH
VXOOHJDPHQWRFROODWHUDOHPHGLDOH
GLFRQLJOLR
an
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M
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TM

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TESSUTO MUSCOLARE: CLASSIFICAZIONE
IL TESSUTO CARDIACO
‰Muscolo scheletrico striato (componente attiva apparato locomotore)

/0

/0
07

07
‰Muscolo cardiaco striato

20

20
‰Muscolo liscio ØE’ altamente vascolarizzato: 1 capillare per ogni cellula.
ØHa la proprietà di contrarsi spontaneamente, in maniera
autoritmica (contrazione involontaria).

o
an

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ov

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IL TESSUTO CARDIACO IL TESSUTO CARDIACO
M

M
dischi intercalari
cellule cardiache
Le cellule cardiache sono unite
D

D
Tanta
tra loro da dischi intercalari,
segmenti che presentano una
TM

bassa resistenza per la


TM
propagazione dell’onda di
depolarizzazione

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IL MUSCOLO LISCIO IL MUSCOLO LISCIO

/0

/0
07

07
20

20
ØResponsabile della motilita’ degli organi preposti alle
funzioni vegetative.
ØL’idrolisi di ATP è più lenta: le contrazione involontarie
sono lente, progressive e più efficienti (meno ATP richiesto).

o
an

an
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m
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IL MUSCOLO LISCIO IL MUSCOLO SCHELETRICO STRIATO
M

M
D

D
TM

TM

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IL MUSCOLO SCHELETRICO STRIATO IL MUSCOLO SCHELETRICO

¾Il muscolo e’ l’elemento dell’apparato locomotore


‰Componente attiva dell’apparato locomotore
cui spetta la realizzazione della fase esecutiva del

/0

/0
movimento
•fornisce la potenza necessaria per muovere le

07

07
‰Tessuto maggiormente rappresentato nell’uomo leve

¾I muscoli hanno la proprieta’ di contrarsi sotto

20

20
‰Trasduttore biochimico l’influenza di uno stimolo

o
an

an
m

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ov

ov
IL MUSCOLO SCHELETRICO STRIATO IL MUSCOLO SCHELETRICO
M

M
Altre proprieta’ del muscolo sono:


ESTENSIBILITA’
D

D
• Acqua •il muscolo può allungarsi (entro certi limiti….) se tirato da
due forze opposte
• Proteine
TM

proteine miofibrillari
TM ELASTICITA’
proteine funzionali •il muscolo ritorna alla lunghezza originaria dopo la
• Glicogeno, trigliceridi contrazione
• Potassio (K+), calcio (Ca2+), magnesio (Mg2+) TONO MUSCOLARE
•i muscoli mantengono sempre uno stato di contrazione,
anche a riposo. Questo permette la contrazione immediata
in seguito ad uno stimolo, con risparmio di energia e
tempo.

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STRUTTURA ANATOMICA DEL MUSCOLO SCHELETRICO STRUTTURA DEL MUSCOLO SCHELETRICO

Le fasce di tessuto connettivo


•conferiscono elasticita’

/0

/0
•proteggono da insulti esterni
Muscolo e/o interni
•garantiscono l’integrita’

07

07
Fascio muscolare dell’organo
•fungono da “guida” per vasi e
nervi deputati all’irrorazione

20

20
sanguigna e allo stimolo
nervoso

Fibra muscolare

o
an

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ov

ov
STRUTTURA DEL MUSCOLO SCHELETRICO CELLULA MUSCOLARE O FIBRA
Ogni muscolo e’ composto da
M

M
fibre muscolari il cui numero
dipende da
•la grandezza del diametro
D

D
trasverso
•l’orientamento delle fibre
TM

Diverse fasce di tessuto connettivo


TM
avvolgono il muscolo e le sue fibre
suddividendo la struttura globale
in gruppi e sottogruppi.

La fascia piu’ esterna e’ detta epimisio, seguono il perimisio


(fascicoli) e l’endomisio (fibra)

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CELLULA MUSCOLARE O FIBRA MIOFILAMENTI SPESSI E SOTTILI


6Ogni cellula e’ delimitata dalla
membrana plasmatica (sarcolemma).
6Ogni cellula contiene piu’ nuclei

/0

/0
localizzati immediatamente sotto il
sarcolemma
6I mitocondri sono presenti sotto la

07

07
membrana plasmatica
(subsarcolemmatici) e fra le
miofibrille in una disposizione molto

20

20
ordinata (intermiofibrillari).
Attivita’ delle pompe di membrana, reticolo

 
sarcoplasmatico, sintesi proteica
I miofilamenti spessi e sottili sono intercalati ordinatamente fra
Attivita’ contrattile, meccanismi di captazione e loro in modo da conferire alla cellula muscolare il tipico aspetto

o

   
rilascio di Ca2+ striato.
an

an
m

m
U

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ov

ov
CELLULA MUSCOLARE O FIBRA STRUTTURA DEL MUSCOLO SCHELETRICO
6Gli elementi strutturali tipici della cellula muscolare sono i
M

M
filamenti contrattili o miofibrille
•Costituiscono fino al 90% del volume cellulare
•Sono disposti lungo l’asse di contrazione della fibra
D

D
•Hanno un diametro di 1-2 μm
•Sono composti di MIOFILAMENTI
TM

TM

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ULTRASTRUTTURA DEL MUSCOLO SCHELETRICO ULTRASTRUTTURA DEL MUSCOLO SCHELETRICO

/0

/0
07

07
20

20
o

o
an

an
m

m
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ov

ov
ULTRASTRUTTURA DEL MUSCOLO SCHELETRICO SARCOMERO
Segmento che si estende fra le due linee dense (Z)
M

M
L’aspetto striato del muscolo scheletrico e’ determinato da un di due bande chiare successive
alternarsi di bande scure (A) e bande chiare (I).
Banda I Banda A Banda I
 Banda H
D

D
Actina
E’ ottenuta dalla sovrapposizione dei
miofilamenti SPESSI con quelli SOTTILI,
TM

ad eccezione della zona centrale (banda


TM
H) dove sono presenti solo miofilamenti Linea Z Linea Z
spessi.
μm (miofil.SPESSO)
L=1,6μ

E’ ottenuta dai miofilamenti SOTTILI non  
   

   
 

   
sovrapposti a quelli SPESSI, e  
   



 

  
 



 

  
dimezzata da una linea densa (linea Z).
L’ampiezza della banda I varia in funzione della contrazione  
   
 

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SARCOMERO CELLULA MUSCOLARE O FIBRA


    

ÆSistema a rete di canalicoli che

/0

/0
circondano le miofibrille

ÆConfluiscono

07

07
in un tubulo
trasversale piu’ grande in
prossimita’ delle linee Z (cisterna
terminale).

20

20
Nel muscolo a riposo
ØNon si hanno miofilamenti sottili nella banda H

o
ØNon si hanno miofilamenti spessi nelle bande I
an

an
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ov

ov
CELLULA MUSCOLARE O FIBRA PROTEINE MIOFIBRILLARI
M

M
 
  
 


ÆE’ formato da canalicoli che si ‰Proteine contrattili


D

D
originano dal sarcolemma e
attraversa i sarcomeri a livello delle
TM

linee Z
TM
ÆHa il compito di mantenere un ‰Proteine regolatrici
diverso ambiente fluido fra interno
ed esterno della cellula
•Sistemi proteici che controllano i
gradienti responsabili dei
cambiamenti dei potenziali di ‰Proteine strutturali
membrana

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MIOFILAMENTI SPESSI: MIOSINA MIOFILAMENTI SPESSI: MIOSINA
interazione con actina

sede attivita’ ATPasica


Costitutita da due Nel miofilamento spesso circa 400 molecole di miosina sono

/0

/0
catene pesanti (200KDa) raggruppati in fasci dove le catene pesanti sono unite “coda
e due coppie di catene N-εε-metilistidina contro coda”
leggere (15-27 KDa)

07

07
Catena pesante:
•regione N-terminale a
conformazione globulare Punti di “snodo”

20

20
•regione C-terminale a Le coppie di teste protrudono ad intervalli regolari con ordine
conformazione elicoidale estesa elicoidale e lasciano uno spazio centrale di 1500Å scoperto
(banda H)

o
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MIOFILAMENTI SPESSI: MIOSINA
MIOFILAMENTI SOTTILI: ACTINA
M

M
Catene leggere Mg2+
•regolano la velocita’ di accorciamento del sarcomero n ATP (ADP)n +n Pi
D

D
G-actina-ATP F-actina-ADP
Catene pesanti
TM

•Allineamento testa-testa/coda-coda
TM F-actina
•N-term: contiene sito di interazione con actina e attiv. ATPasica •Polimero costituito da 13-14 unita’ di G-actina disposte in
•C-term: si distinguono 2 tratti non avvolti a spirale (punti di sequenza a doppia elica allungate
snodo) che consentono la ripiegatura e l’accorciamento della •Interagisce con le teste di miosina
molecola di miosina •Stimola l’attivita’ ATPasica della miosina (aumenta di circa 200
volte la velocita’ di idrolisi)
Attivita’ ATPasica muscoli rapidi > Attivita’ ATPasica muscoli lenti

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PROTEINE STRUTTURALI DEL SARCOMERO
MIOFILAMENTI SOTTILI: PROTEINE REGOLATRICI
α-actinina
β-actinina componenti della linea Z
desmina

/0

/0
nebulina uniscono due linee Z opposte per evitare

07

07
connettina (titina) SFIBRAMENTO MUSCOLARE
TROPOMIOSINA
•due catene (αα e β) avvolte ad α-elica
•si dispone nei solchi formati dai proteina C lega Miosina

20

20
filamenti di F-actina
•interagisce con la Troponina per
regolare l’interazione actina-miosina proteine della linea M mantengono in registro filamenti spessi

o
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PROTEINE STRUTTURALI DEL SARCOMERO
MIOFILAMENTI SOTTILI: PROTEINE REGOLATRICI
M

M
D

D
subunita’ T – lega tropomiosina
TM

TM
subunita’ I – inibisce interazione actina/miosina
TROPONINA
ed ATPasi miosinica
(Tn)
subunita’ C – lega Ca2+ e regola interazioni proteiche
(4 Ca2+/proteina)

Tn-T Tn-I Tn-C

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BASI FISIOLOGICHE DEL MOVIMENTO PLACCA NEUROMOTRICE

La placca neuromotrice e’
Il sistema nervoso centrale riceve continuamente informazioni costituita dalla sinapsi, un
sia endogene che esogene, che elabora e trasmette a sua volta organulo nervoso che contiene

/0

/0
attraverso impulsi diretti alla periferia vescicole sinaptiche, e da una
•una struttura sofisticata chiamata sinapsi neuromuscolare membrana presinaptica (parte

07

07
consente di trasmettere tale impulso al muscolo terminale del neurite)

La sinapsi e’ in contatto con la


Il muscolo che riceve lo stimolo, grazie alla sua particolare suola della placca motrice

20

20
struttura e grazie alla conversione di energia chimica in energia mediante lo spazio presinaptico
meccanica si accorcia determinando la comparsa del
movimento

o
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ov

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SINAPSI NEUROMUSCOLARE PLACCA NEUROMOTRICE
M

M
Lo stimolo simil-elettrico della
terminazione sinaptica si
D

D
converte in energia chimica
nello spazio presinaptico
TM

TM
Successivamente l’energia
chimica e’ convertita in energia
meccanica nelle miofibrille

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PLACCA NEUROMOTRICE POTENZIALE DI AZIONE

La conversione di stimolo
™A riposo una fibra muscolare +40
elettrico in energia chimica e’
presenta una carica elettrica
determinata da alcune molecole

/0

/0
rispetto all’esterno di -90mV.
che possono sia stimolare Na+ K+
(acetilcolina, noradrenalina) In Out

07

07
che inibire l’azione dei muscoli. ™Quando la fibra e’ stimolata
da un segnale nervoso,
colinacetilasi
l’ingresso di ioni Na+ fa
  diminuire il potenziale di

20

20


 membrana (depolarizzazione)

acetilcolinesterasi

o
Senza inattivazione di ACh si
avrebbe il blocco muscolare
an

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ov

ov
ACCOPPIAMENTO ECCITAZIONE-CONTRAZIONE POTENZIALE DI AZIONE
™Al raggiungimento di un certo
M

M
valore critico (threshold), altri
+40
canali che permettono
L’ACh rilasciata l’ingresso di ioni Na+ si aprono
D

D
•diffonde nella regione di e l’afflusso addizionale di ioni Na+ K+
carichi positivamente porta ad In Out
contatto fra l’assone e la fibra
TM

•lega i suoi recettori sulla


TM
una inversione della polarita’ di
membrana muscolare membrana (+40mV).
•causa un’aumento della
permeabilita’ della membrana ™Si genera un potenziale di
al Na+ azione che si propaga lungo la
fibre muscolare.

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POTENZIALE DI AZIONE POTENZIALE DI AZIONE

+40
ÆAllo scopo di prevenire una stimolazione continua, l’ACh e’
rapidamente scissa in acido acetico e colina, e il canale dello
™Dopo un breve intervallo di

/0

/0
ione Na+ si richiude.
tempo (ms), l’uscita di ioni K+, Na+ K+
ripristina la polarizzazione In Out
ÆIl fenomeno della depolarizzazione/ripolarizzazione e’

07

07
corretta (ripolarizzazione) ma la
fibra sara’ refrattaria ad altri completato in meno di 1 ms in muscoli scheletrici di
stimoli per un certo periodo mammifero a 37°C.

20

20
ÆIl potenziale di azione si propaga lungo la fibra muscolare
con una velocita’ di 5-10 m/s.

o
an

an
m

m
U

U
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ov

ov
POTENZIALE DI AZIONE ONDA DI DEPOLARIZZAZIONE
ÆIl potenziale di azione non viaggia solo lungo la membrana
M

M
 ma entra anche nella cellula attraverso le invaginazioni del
sarcolemma che si collegano al sistema dei tubuli trasversi.
ÆIn questo modo l’onda di depolarizzazione raggiunge il
D

D
reticolo sarcoplasmatico e ioni Ca2+ sono rilasciati nel
sarcoplasma.
TM

TM

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LA CONTRAZIONE MUSCOLARE: RUOLO DEL CA2+ (2)
RUOLO DEL Ca2+
Lo ione Ca2+ rappresenta l’interruttore del sistema
di regolazione “Troponina/Tropomiosina”

/0

/0
Quando Ca2+ si lega a Tn-C
Øsi annulla l’attivita’ inibitoria di Tn-I

07

07
Øsi osserva un movimento di scivolamento
della tropomiosina lungo la scanalatura del
filamento di actina

20

20
Øsi liberano i siti dell’actina per l’interazione
con la miosina
Durante il processo della contrazione muscolare si
Quando Ca2+ viene rimosso, avviene il movimento osserva un accorciamento dei sarcomeri transitorio e

o
opposto e il muscolo torna allo stato di riposo reversibile
an

an
m

m
U

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ov

ov
MODIFICAZIONI CONFORMAZIONALI DEI MIOFILAMENTI
RUOLO DEL Ca2+ Modello Barca a remi o Teoria dei Filamenti scorrevoli
M

M

,QQHVFRGHOSURFHVVR

0LRILODPHQWR
VRWWLOH
D

D
GLFRQWUD]LRQH

0LRILODPHQWR 0LRILODPHQWR
VSHVVR
VSHVVR
TM

PLRVLQD
PLRVLQD
TM
7URSRPLRVLQD

0LRILODPHQWR
7URSRQLQD

0LRILODPHQWR

VRWWLOH
DFWLQD
DFWLQD
VRWWLOH
6LWRDWWLYR
DFWLQD
DFWLQD
0LRILODPHQWR
VSHVVR

6LWRDWWLYRHVSRVWR ,QWHUD]LRQH

,QWHUD]LRQHDFWLQD
DFWLQD
0XVFRORDULSRVR PLRVLQD

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MODIFICAZIONI CONFORMAZIONALI DEI MIOFILAMENTI MODIFICAZIONI CONFORMAZIONALI DEI MIOFILAMENTI
Modello Barca a remi o Teoria dei Filamenti scorrevoli Modello Barca a remi o Teoria dei Filamenti scorrevoli

 0LRILODPHQWR
™Ogni testa miosinica agisce CICLICAMENTE
•Si attacca, ruota e si stacca
VRWWLOH

/0

/0
™Ogni ciclo comporta uno slittamento di circa 10nm verso la
0LRILODPHQWR linea M del sarcomero

07

07
VSHVVR
 ™Durante una contrazione rapida si svolgono circa 5 cicli/s
0LRILODPHQWR
VRWWLOH

20

20
™Le teste di miosina situate ai due lati della zona centrale del
0LRILODPHQWR sarcomero ruotano in senso opposto (accorciamento del
VSHVVR sarcomero)

™Il rilasciamento avviene per richiamo del Ca2+ nel reticolo

o
endoplasmatico (Tn-C si desatura)
an

an
m

m
U

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ov

ov
MODIFICAZIONI CONFORMAZIONALI DEI MIOFILAMENTI MODIFICAZIONI CONFORMAZIONALI DEI MIOFILAMENTI
Modello Barca a remi o Teoria dei Filamenti scorrevoli Modello Barca a remi o Teoria dei Filamenti scorrevoli
M

M
D

D
0LRILODPHQWR
VRWWLOH
TM

TM
0LRILODPHQWR
VSHVVR

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MODELLO MECCANICO MUSCOLARE


Relazione fra fibra muscolare e sue strutture elastiche
Una fibra muscolare comprende
•una componente attiva contrattile (actina-miosina)

/0
•una componente passiva elastica (tessuto connettivo)

Nel muscolo le strutture elastiche possono essere

07
disposte in serie (Es) o in parallelo (Ep)
Es= tendine e suoi prolungamenti all’interno del muscolo

20
•Funzione: ammortizzare le sollecitazioni prodotte da
stiramenti e contrazioni durante l’attivita’ contrattile
Ep= membrane connettivali (sarcolemma, perimisio, endomisio)
•Funzione: attutire le sollecitazioni prodotte da stiramenti

o
riducendo le resistenze

an
m
U
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ov
MODELLO MECCANICO MUSCOLARE
Relazione fra fibra muscolare e sue strutture elastiche

M
Se il muscolo si contrae

D
•Es si allungano
Se il muscolo si allunga
TM •Es si allungano
•Ep si allungano

Se mancasse Es nello stiramento, il muscolo si allungherebbe di


piu’ ma richiederebbe poi energia supplementare per ritornare allo
stato di riposo

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UNITA’ MOTORIA
UNITA’ MOTORIA
Precisione dei movimenti


  
     

 Il grado di precisione dei movimenti di ogni muscolo dipende

/0

/0
dal rapporto
L’unita’ motoria consiste di
•un neurone motore Fibre muscolari

07

07
•una fibra nervosa (assone, neurite) Neuroni motori
•un numero variabile di fibre muscolari da essa innervate
Maggiore e’ il numero di neuroni motori rispetto alle fibre

20

20
Ogni nervo motore puo’ destinare ciascuno dei propri neuriti muscolari che innervano (basso rapporto), piu’ preciso sara’ il
ad un numero piu’ o meno ampio di fibre muscolari movimento.
da poche unita’ (5-6) fino a 1000-2000 •Es.: Grande gluteo vs Muscoli delle dita

o
an

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m
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ov

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UNITA’ MOTORIA
UNITA’ MOTORIA
Precisione dei movimenti
M

M
Muscolo 1 Muscolo 2
D

D
10,000 fibre  10,000 fibre
 

100 neuroni motore 200 neuroni motore
TM

TM   
 
Fibra nervosa  
ù

100 unita’ motorie 200 unita’ motorie
100 fibre/um 50 fibre/um


  
     



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UNITA’ MOTORIA UNITA’ MOTORIA


Legge del tutto o nulla Classificazione

E’ possibile classificare le UM in base alla diversita’ di soglia

/0

/0
ØUM I: a bassa soglia (con rapida salita della frequenza di scarica)
soglia

07

07
Voltaggio

Voltaggio
ØUM II: a bassa soglia (con lenta salita della frequenza di scarica)

intensita’
20

20
ØUM III: ad alta soglia (con rapida salita della frequenza di scarica)

ØUM IV: ad alta soglia (con lenta salita della frequenza di scarica)
NULLA TUTTO

o
tempo
an

an
m

m
U

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ov

ov
UNITA’ MOTORIA UNITA’ MOTORIA
Legge del tutto o nulla Frequenza di scarica
M

M
Questa legge descrive il fenomeno secondo il quale lo stimolo
nervoso genera una contrazione muscolare in dipendenza da La frequenza di scarica rappresenta la frequenza con la quale le
D

D
1.l’intensita’ dello stimolo UM sono attivate
2.il tempo in cui lo stimolo e’ mantenuto
¾Per ogni muscolo esiste un valore di “soglia” (bassa o alta)
TM

TM Poiche’ la forza muscolare esprimibile (TENSIONE) dipende dal


che consente il passaggio dello stimolo
•numero di UM attivate
Per ogni singola UM non sempre si osserva la legge del tutto o •frequenza di scarica
nulla il valore di soglia determina il numero di UM, e quindi di fibre
•non sempre tutte le fibre innervate da uno stesso nervo si muscolari, da reclutare per lo sforzo muscolare richiesto
contraggono in toto
¾Tale andamento e’ determinato da valori di soglia diversi per
fibre della stessa UM

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UNITA’ MOTORIA RECLUTAMENTO DELLE FIBRE MUSCOLARI IN
Principio di Hennemann o della dimensione FUNZIONE DELL’INTENSITA’ DELL’ATTIVITA’ FISICA
6Per un’attivita’ motoria verranno reclutati prima i motoneuroni
100

 $ %& "'& (


piu’ piccoli che
•sviluppano tensioni modeste 

/0

/0
•hanno una bassa velocita’ di conduzione 80
•sono resistenti alla fatica
•provocano contrazioni deboli  

07

07
60
UM di tipo S (SLOW)
6Poi verranno reclutati i motoneuroni intermedi che
40
•producono contrazioni un po’ piu’ forti delle precedenti

20

20
UM di tipo FR (FAST, FATIGUE RESISTANT) 
20
6Infine verranno reclutati i motoneuroni piu’ grandi che
•producono contrazioni rapide e intense per un breve periodo
di tempo
0 20 40 60 80 100

o
UM di tipo FF (FAST, FATIGABLE) 
! "#
an

an
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ov

ov
UNITA’ MOTORIA
FIBRE DI TIPO I
Principio di Hennemann o della dimensione
Rosse o Lente
M

M
Una dinamica di reclutamento che segue un ordine preciso
correlato con la dimensione dei motoneuroni permette ÆAlta concentrazione di mioglobina.
all’organismo di
D

D
6Minimizzare la fatica (si utilizzano inizialmente le fibre piu’ ÆContrazione e rilasciamento più lenti.
resistenti; quelle piu’ affaticabili entrano in gioco solo in caso
TM

do necessita’)
TM ÆResistenti nel tempo.
6Controllare la forza sviluppata in ogni movimento
ÆSfruttano prevalentemente l’energia proveniente dai
meccanismi aerobici.

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FIBRE DI TIPO IIb FIBRE MUSCOLARI


Bianche o Rapide

ÆMaggiore velocità di contrazione.

/0

/0
ÆSi affaticano più rapidamente.

07

07
ÆPresenti in maggior quantità enzimi che sfruttano in
prevalenza i meccanismi anaerobici

20

20
o

o
an

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m
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ov

ov
FIBRE INTERMEDIE O MISTE UNITA’ MOTORIA
6Alla nascita, le fibre muscolari sono tutte lente (o rosse)
M

M
6Nel corso dello sviluppo e’ il sistema nervoso centrale che
ÆSono fibre rapide- resistenti, dette di tipo intermedio o IIa, con
suddivide le fibre in rosse o bianche in risposta alle necessita’
tensione leggermente inferiore alle precedenti: esse reagiscono
D

D
funzionali dell’organismo (UM lente e UM veloci per ogni
con variazioni delle loro caratteristiche in base proprio al tipo
muscolo)
allenamento.
TM

TM Muscolo soleo: Muscolo gastrocnemio:


ÆL’allenamento quindi, se specifico e adeguato, determina delle compiti posturali compiti dinamici
variazioni nelle fibre di tipo intermedio.

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FIBRE MUSCOLARI VELOCISTI O FONDISTI?

/" 
 * +!# ÆIl numero e la percentuale di fibre rosse o bianche cambia da
,-'
,-'  -'
 -' # -
# -'
 -' !.
!.

/0

/0
individuo a individuo: e’ parte del proprio patrimonio genetico.
)#' *#" $  (
ÆL’allenamento permetterà di sfruttare al meglio le proprie

07

07
predisposizioni.
'' #"    &%

20

20
" $   %$


!"#    

o
From: Multiple Muscle Systems, Winters and Woo
an

an
m

m
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ov

ov
CARATTERISTICHE DELLO STIMOLO NERVOSO
Coinvolgimento dei tipi di fibre muscolari in attivita’sportive
M

M
Uno stimolo nervoso determina la contrazione muscolare se si
Attivita’ sportiva Tipo I Tipo II verificano le seguenti condizioni

100-m Basso Alto 9Intensita’ adeguata all’applicazione (valore di soglia)


D

D
800-m Alto Alto 9Durata sufficiente dell’applicazione (tempo minimo
TM

Maratona Alto Basso


TM necessario a realizzare una risposta contrattile)

Sollevamento pesi Basso Alto 9Modalita’ peculiare di raggiungimento dell’intensita’ (una


Calcio Alto Alto modalita’ rapida di raggiungimento del valore di soglia consente
una maggiore efficacia di contrazione; se non adeguata, si ha una
Hockey Alto Alto contrazione modesta o insufficiente)
Pallacanestro Basso Alto
Ciclismo Alto Basso

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CARATTERISTICHE DELLO STIMOLO NERVOSO CARATTERISTICHE DELLO STIMOLO NERVOSO
Scossa muscolare semplice o Single twitch
In un elettromiogramma, che valuta la conduzione degli stimoli
nervosi al muscolo, si considerano le seguenti caratteristiche: ØSe applichiamo un singolo stimolo al
nervo, un singolo potenziale di azione
9PENDENZA: modalita’ di raggiungimento dell’intensita’ raggiungera’ il muscolo e, dopo un

/0

/0
ritardo di circa 5msec, il muscolo si
9ALTEZZA: intensita’ raggiunta contrarra’.

07

07
ØLa tensione nel muscolo arriva
9AMPIEZZA: durata velocemente al massimo (40msec per
dell’applicazione una fibra veloce; >200msec per una
fibra lenta) e poi ritorna alla condizione

20

20
9FREQUENZA: quantita’ iniziale in circa 50-100msec.
di UM attivate ØLa singola scossa dura circa 100
volte di piu’ del potenziale di azione.

o
an

an
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ov

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CARATTERISTICHE DELLO STIMOLO NERVOSO
POTENZIALE DI AZIONE
Scossa muscolare semplice o Single twitch
M

M
 ØNei muscoli scheletrici veloci una
scossa muscolare semplice dura circa
80-100msec
D

D
6Fase iniziale o di latenza
meccanica (10msec) [intervallo i cui lo
TM

TM stimolo e’ effettuato]
Fase di contrazione (40msec)
6

Fase di rilasciamento (50msec)


6

ØIn una single twitch di una


contrazione isometrica la fase di
contrazione e quella di rilasciamento
hanno pendenza e ampiezza maggiore
rispetto a quella isotonica

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CARATTERISTICHE DELLO STIMOLO NERVOSO CARATTERISTICHE DELLO STIMOLO NERVOSO
Frequenza di scarica
Le modalita’ attraverso le quali e’ possibile realizzare diversi livelli
di forza (da scossa semplice a contrazione massima) dipendono La frequenza di scarica degli stimoli puo’ variare da
da:

/0

/0
•La frequenza di scarica degli stimoli nervosi •Successione di scosse semplici
•I periodi di refrattarieta’ delle fibre muscolari
•Stato di tetano incompleto o clono

07

07
ÆAumento delle frequenze da 20 a 40Hz
Il periodo di refrattarieta’ che si verifica nella fase di latenza ÆOgni stimolo successivo si realizza nella fase di rilasciamento
meccanica e’ suddiviso in del muscolo
•Refrattarieta’ assoluta: non si hanno contrazioni anche con

20

20
stimoli nervosi massimali •Stato di tetano completo
•Refrattarieta’ relativa: il valore soglia delle fibre e’ aumentato ÆUlteriore aumento delle frequenze
e si ha contrazione solo con stimoli piu’ intensi del normale ÆOgni stimolo successivo si realizza nella fase di contrazione
del muscolo

o
an

an
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ov

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CARATTERISTICHE DELLO STIMOLO NERVOSO
POTENZIALE DI AZIONE
Successione di scosse semplici
M

M
+40
D

D
Na+ K+
In Out
TM

TM

Ogni contrazione e’ seguita da un rilasciamento completo


Sviluppo di forza ridotto

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CARATTERISTICHE DELLO STIMOLO NERVOSO CARATTERISTICHE DELLO STIMOLO NERVOSO
Stato di tetano incompleto o clono
Se un muscolo viene stimolato, e
un secondo stimolo viene
applicato prima che il
rilassamento venga completato,

/0

/0
c’è una seconda contrazione, che
sviluppa una tensione maggiore.

07

07
Questo può essere dovuto al Ca2+
della prima contrazione che va a
sommarsi con la seconda onda di
Ca2+. Se lo stimolo viene ripetuto

20

20
a una frequenza elevata il
muscolo non riesce a rilassarsi,
ma rimane in uno stato di
Risposta meccanica a stimolazioni ripetute con intervalli più brevi del contrazione. Questo stato si

o
ciclo del Ca++ : Rilasciamento incompleto e maggiore sviluppo di forza chiama tetano muscolare.
an

an
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ov

ov
CARATTERISTICHE DELLO STIMOLO NERVOSO CARATTERISTICHE DELLO STIMOLO NERVOSO
Stato di tetano completo o fuso
M

M
Nell’uomo il tetano incompleto rappresenta
D

D
la modalita’ piu’ frequente con cui si
TM

Non avviene
TM
rilasciamento e lo realizzano le contrazioni muscolari
sviluppo di forza (o
l'accorciamento) è
massimo

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CARATTERISTICHE DELLO STIMOLO NERVOSO CARATTERISTICHE DELLO STIMOLO NERVOSO
Asincronia di stimolazione Aumento della forza contrattile

Nel corso di una serie di movimenti


sommazione sommazione sincronizzazione

/0

/0
spaziale temporale
es.: flessioni del gomito per sollevare un carico non
eccessivo

07

07
le diverse UM si attivano in maniera alternata garantendo una
contrazione fluida e continua

20

20
Solo per l’impiego di grandi quantita’ di forza la frequenza di
stimolazione aumenta fino a generare uno stato di tetano La legge del tutto o nulla si realizza realmente solo quando
completo l’intensita’ degli stimoli determina il massimo della contrazione

o
an possibile con l’attivazione di tutte le fibre di un muscolo

an
m

m
U

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ov

ov
CARATTERISTICHE DELLO STIMOLO NERVOSO CARATTERISTICHE DELLO STIMOLO NERVOSO
Aumento della forza contrattile Scosse semplici e fibre muscolari
M

M
La componente nervosa del sistema neuromuscolare agisce
mediante

•Reclutamento (sommazione spaziale): attiva un numero


D

D
crescente di UM al crescere del carico
TM

•Sommazione (temporale): aumenta la frequenza di


TM
stimolazione

•Sincronizzazione: attivazione contemporanea di UM


asincrone (tetano completo)

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MODALITA’ DI CONTRAZIONE MUSCOLARE TIPO DI CONTRAZIONE MUSCOLARE
Contrazione isometrica o statica
La forza espressa dalle fibre muscolari e’ UGUALE
La maggiore o minore tensione dipende da
alla resistenza opposta dai segmenti ossei

/0

/0
¾FATTORI NERVOSI

07

07
¾TIPO DI CONTRAZIONE MUSCOLARE Non e’ visibile una modificazione
¾FORMA E DIAMETRO DEI MUSCOLI della lunghezza del muscolo ma
in realta’ si ha un accorciamento
¾CONDIZIONE DI ACCORCIAMENTO, ALLUNGAMENTO E VELOCITA’
della componente contrattile e un

20

20
DI CONTRAZIONE
¾POTENZA E RESISTENZA (MOMENTO DELLE FORZE) allungamento di quella elastica
¾ANGOLO DI INSERZIONE DEL MUSCOLO DURANTE LE ESCURSIONI
Dal punto di vista meccanico, il lavoro compiuto e’

o
NULLO
an

an
m

m
U

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ov

ov
MODALITA’ DI CONTRAZIONE MUSCOLARE TIPO DI CONTRAZIONE MUSCOLARE
Contrazione isotonica concentrica
M

M

 
 
  La forza espressa dalle fibre muscolari e’ MAGGIORE
della resistenza opposta dai segmenti ossei

 
 

 
 
D

D

 
 

  
TM

TM Si osserva un accorciamento
e i due segmenti ossei si
Ogni tipo di contrazione produce tensione spostano (si avvicinano)
(forza) sia sull’origine che sull’inserzione dei
segmenti corporei che partecipano all’azione
Dal punto di vista meccanico, il lavoro compiuto e’
POSITIVO

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TIPO DI CONTRAZIONE MUSCOLARE TIPO DI CONTRAZIONE MUSCOLARE
Contrazione isotonica eccentrica Valutazioni energetiche
La forza espressa dalle fibre muscolari e’ MINORE
Qual e’ la contrazione piu’ vantaggiosa in termini di energia spesa?
alla resistenza opposta dai segmenti ossei

/0

/0
07

07
CONTR. ISOTON. CONTR. ISOTON.
Si osserva un allungamento e
i due segmenti ossei si ECCENTRICA > CONTR. ISOMETR. > CONCENTRICA
spostano (si allontanano)

20

20
Dal punto di vista meccanico, il lavoro compiuto e’

o
NEGATIVO
an

an
m

m
U

U
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ov

ov
TIPO DI CONTRAZIONE MUSCOLARE TIPO DI CONTRAZIONE MUSCOLARE
Valutazioni energetiche
M

M
CONTRAZIONE ISOMETRICA (lavoro nullo)
ØL’energia spesa per la contrazione muscolare e’ tutta
utilizzata per bilanciare la resistenza delle leve ossee
D

D
CONTRAZIONE ISOTONICA CONCENTRICA (lavoro positivo)
ØL’energia spesa per la contrazione muscolare e’ utilizzata
TM

TM in parte per bilanciare la resistenza delle leve ossee e in


parte per accorciare il muscolo
A parita’ di energia consumata, la forza sviluppata da
CONTR. ISOTON. CONC. e’ 80% CONTR. ISOMETR.

CONTRAZIONE ISOTONICA ECCENTRICA (lavoro negativo)


ØNon c’e’ energia spesa per la contrazione muscolare ma
solo un controllo sullo stiramento della componente
contrattile (minima contrazione) con la componente elastica

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TIPO DI CONTRAZIONE MUSCOLARE FORMA E DIAMETRO DEI MUSCOLI
Contrazione isocinetica
La notevole varieta’ di movimenti consentiti al corpo umano e’
dovuta alle diverse forme e dimensioni dei muscoli
La contrazione isocinetica non esiste nel movimento umano ma

/0

/0
e’ resa possibile da particolari macchine riabilitative Muscoli a fibre con inserzioni oblique sul tendine

Muscoli semipennati (penniformi) Muscolo tibiale anteriore

07

07
La sua caratteristica principale e’ la resistenza autoadattante
•si applica una resistenza crescente a carico
dell’articolazione interessata, in base alle capacita’ reale di

20

20
muovere l’articolazione ad una velocita’ prefissata

In natura non si trovano resistenze autoadattanti

o
an

an
m

m
U

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ov

ov
FORMA E DIAMETRO DEI MUSCOLI FORMA E DIAMETRO DEI MUSCOLI

La notevole varieta’ di movimenti consentiti al corpo umano e’ La notevole varieta’ di movimenti consentiti al corpo umano e’
M

M
dovuta alle diverse forme e dimensioni dei muscoli dovuta alle diverse forme e dimensioni dei muscoli

Muscoli a fibre parallele o fusiformi Muscoli a fibre con inserzioni oblique sul tendine
D

D
Muscolo sartorio Muscolo bicipite brachiale Muscoli semipennati (penniformi) Muscolo retto del femore
TM

TM
Muscoli pennati (bipenniformi)

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FORMA E DIAMETRO DEI MUSCOLI FORMA E DIAMETRO DEI MUSCOLI

La notevole varieta’ di movimenti consentiti al corpo umano e’ La notevole varieta’ di movimenti consentiti al corpo umano e’
dovuta alle diverse forme e dimensioni dei muscoli dovuta alle diverse forme e dimensioni dei muscoli

/0

/0
Muscoli a fibre con inserzioni oblique sul tendine Muscoli con fibre disposte a piu’ fasci

Muscoli semipennati (penniformi) Muscolo grande gluteo

07

07
Muscoli pennati (bipenniformi) I muscoli dentati posteriori agiscono
sulle coste avendo come altro punto
Muscoli multipennati

20

20
di inserzione le vertebre. Si dividono
in: dentato posteriore superiore e
dentato posteriore inferiore

o
an

an
m

m
U

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ov

ov
FORMA E DIAMETRO DEI MUSCOLI FORMA E DIAMETRO DEI MUSCOLI

La notevole varieta’ di movimenti consentiti al corpo umano e’ La notevole varieta’ di movimenti consentiti al corpo umano e’
M

M
dovuta alle diverse forme e dimensioni dei muscoli dovuta alle diverse forme e dimensioni dei muscoli

Muscoli con fibre disposte a ventaglio o triangolari Muscoli con fibre interrotte da inserzioni
D

D
tendinee o segmentali
Muscolo pettorale
TM

Muscolo media gluteo


TM Muscolo retto addominale
Muscolo digastrico

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FORMA E DIAMETRO DEI MUSCOLI CONDIZIONE DI ACCORCIAMENTO, ALLUNGAMENTO E
VELOCITA’ DI CONTRAZIONE
La notevole varieta’ di movimenti consentiti al corpo umano e’
dovuta alle diverse forme e dimensioni dei muscoli
Il muscolo esprime particolari proprieta’ meccaniche nel corso
dell’attivita’ contrattile

/0

/0
Muscoli con fibre quadrilatere o quadrati

STIFFNESS o rigidita’

07

07
Muscolo quadrato dei lombi
Aumento della tensione applicata
Allungamento che la fibra subisce

20

20
™reazione del muscolo, dovuta alla componente attiva e
passiva Es, a seguito del suo stesso allungamento

o
an

an
m

m
U

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ov

ov
FORMA E DIAMETRO DEI MUSCOLI CONDIZIONE DI ACCORCIAMENTO, ALLUNGAMENTO E
VELOCITA’ DI CONTRAZIONE
La notevole varieta’ di movimenti consentiti al corpo umano e’
M

M
dovuta alle diverse forme e dimensioni dei muscoli VISCOSITA’

Muscoli con piu’ tendini (bicipiti, tricipiti,


D

D
™reazione del muscolo dovuta alla velocita’ con la quale si
quadricipiti) compiono contrazioni e allungamenti
TM

TM Attrito a carico dello scorrimento dei filamenti sottili su quelli


spessi
Tricipite brachiale
Quadricipite

La viscosita’ determina la dissipazione dell’energia utilizzata per


l’azione muscolare

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FORMA E DIAMETRO DEI MUSCOLI FORMA E DIAMETRO DEI MUSCOLI
Organizzazione dei sarcomeri
La disposizione obliqua delle fibre in un muscolo pennato
consente di inserire + fibre rispetto ad un muscolo fusiforme di
egual volume
Il numero di sarcomeri disposti in serie o in parallelo

/0

/0
i muscoli pennati sono potenzialmente piu’ forti
determina le proprieta’ di un muscolo
I muscoli fusiformi esprimono minore forza ma possono
( # 
  ( # 
 ##"""

07

07
contrarsi di piu’ (fibre piu’ lunghe)

In genere la forza espressa da un muscolo varia da 30 a 50N


per cm2 di sezione trasversa (alcuni autori indicano fino a

20

20
100N/cm2)

L’ipertrofia muscolare determinata dall’allenamento

o
corrisponde ad un aumento del diametro trasverso delle fibre
an

an
m

m
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ov

ov
FORMA E DIAMETRO DEI MUSCOLI FORMA E DIAMETRO DEI MUSCOLI
Organizzazione dei sarcomeri e Forza muscolare Organizzazione dei sarcomeri e Forza muscolare
M

M
¾! *
! *
! * 8 % 9 +! * 7  7
0
0
0
D

D
3334'#24'

'#1#

3334'#24'
'#1# ¾' / *
' / *
' / * #
+"2#
TM

##'#
TM
   7

 
    


 
    

  
  Ø7 
7 ’
7  /’
/ +' * 
 
 
  5 

6

 
 
  5 

6

6   




Ø  ## *
  ## *
  ## * /’
/ * 7

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FORMA E DIAMETRO DEI MUSCOLI CONDIZIONE DI ACCORCIAMENTO, ALLUNGAMENTO E
Organizzazione dei sarcomeri e Forza muscolare VELOCITA’ DI CONTRAZIONE
Curva tensione vs lunghezza
La FORZA DI CONTRAZIONE dipende anche dalla posizione di
partenza del muscolo rispetto alla lunghezza di riposo

/0

/0
1 3 sarcomeri 3 sarcomeri
sarcomero in serie in parallelo Quando un muscolo viene

07

07
allungato, la tensione inizia alla sua
Forza 1N 1N 3N lunghezza di riposo (LdR) e
l’allungamento puo’ arrivare fino al

20

20
ROM 1 cm 3 cm 1 cm 90% LdR.
oltre questo valore il muscolo si rompe
Tempo 1 sec 1 sec 1 sec
Velocita’ 1 cm/sec 3 cm/sec 1 cm/sec

o
an

an
m

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ov

ov
FORMA E DIAMETRO DEI MUSCOLI CONDIZIONE DI ACCORCIAMENTO, ALLUNGAMENTO E
Organizzazione dei sarcomeri e Forza muscolare VELOCITA’ DI CONTRAZIONE
M

M
Curva tensione vs lunghezza
La FORZA DI CONTRAZIONE dipende anche dalla posizione di
partenza del muscolo rispetto alla lunghezza di riposo
D

D
La tensione puo’ avere inizio
TM

TM anche a LdR/2 ma per valori


inferiori il muscolo perde la
capacita’ di contrarsi

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CONDIZIONE DI ACCORCIAMENTO, ALLUNGAMENTO E CONDIZIONE DI ACCORCIAMENTO, ALLUNGAMENTO E
VELOCITA’ DI CONTRAZIONE VELOCITA’ DI CONTRAZIONE
Curva tensione vs lunghezza Curva tensione vs lunghezza – Contr.tetanica isometrica
La FORZA DI CONTRAZIONE dipende anche dalla posizione di
partenza del muscolo rispetto alla lunghezza di riposo ¾Lo sforzo attivo è prodotto dai

/0

/0
componenti contrattili del muscolo,
mentre lo sforzo passivo è prodotto
Un allungamento del 120-130% LdR

07

07
dai componenti elastici Es e Ep,
e’ determinato dal contributo della
quando il muscolo è stirato oltre la
componente attiva contrattile e da
sua lunghezza di riposo.
quella passiva elastica
¾Maggiore è l’entità dello stiramento,

20

20
maggiore è il contributo del
Per valori superiori, solo la componente elastico allo sforzo totale
componente passiva elastica
partecipa all’allungamento fino al

o
punto di rottura
an

an
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ov

ov
CONDIZIONE DI ACCORCIAMENTO, ALLUNGAMENTO E CONDIZIONE DI ACCORCIAMENTO, ALLUNGAMENTO E
VELOCITA’ DI CONTRAZIONE VELOCITA’ DI CONTRAZIONE
M

M
Curva tensione vs lunghezza Curva tensione vs lunghezza – Contr.tetanica isometrica

¾La forma della curva attiva è


D

D
generalmente la stessa in muscoli
diversi e rispecchia la curva delle
TM

TM singole fibre, mentre la curva passiva,


e quindi anche la curva totale, varia in
funzione della quantità di tessuto
connettivo (componente elastico) che
il muscolo contiene.

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CONDIZIONE DI ACCORCIAMENTO, ALLUNGAMENTO E CONDIZIONE DI ACCORCIAMENTO, ALLUNGAMENTO E
VELOCITA’ DI CONTRAZIONE VELOCITA’ DI CONTRAZIONE
Curva tensione vs lunghezza Curva tensione/lunghezza del sarcomero

/0

/0
Le condizioni di allungamento ottimali del
muscolo che determinano la migliore
risposta muscolare allo stimolo nervoso

07

07
sono circa del 120-130% LdR

20

20
Lunghezza maggiori o minori riducono la tensione esistente e
quindi anche la validita’ della contrazione

o
an

an
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ov

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CONDIZIONE DI ACCORCIAMENTO, ALLUNGAMENTO E CONDIZIONE DI ACCORCIAMENTO, ALLUNGAMENTO E
VELOCITA’ DI CONTRAZIONE VELOCITA’ DI CONTRAZIONE
Curva tensione/lunghezza del sarcomero
M

M
Sia nelle attivita’ sportive che riabilitative si ØØ
Ø
D

D
deve allungare il muscolo prima di effettuare la
contrazione se si vogliono migliorare le
TM

TM
prestazioni muscolari Ø Ø

E’ stato anche dimostrato che occorre uno stimolo nervoso di


intensita’ minore per ottenere lo stesso tipo di contrazione se il
muscolo e’ preventivamente allungato

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CONDIZIONE DI ACCORCIAMENTO, ALLUNGAMENTO E CONDIZIONE DI ACCORCIAMENTO, ALLUNGAMENTO E
VELOCITA’ DI CONTRAZIONE VELOCITA’ DI CONTRAZIONE
Curva carico/velocita’ Curva carico/velocita’

/0

/0
07

07
20

20
velocità del moto del braccio di leva del muscolo

o
in funzione del carico esterno.
an

an
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CONDIZIONE DI ACCORCIAMENTO, ALLUNGAMENTO E CONDIZIONE DI ACCORCIAMENTO, ALLUNGAMENTO E
VELOCITA’ DI CONTRAZIONE VELOCITA’ DI CONTRAZIONE
M

M
Curva carico/velocita’ Potenza muscolare
•Quando il carico esterno applicato al
muscolo è trascurabile, il muscolo si
La massima potenza muscolare in condizioni di massima
contrae concentricamente alla massima
D

D
funzionalita’ con il minimo dispendio di energia (cond.
velocità.
ergonomiche) si ottiene a velocita’ e accorciamenti non elevati
•Al crescere del carico il muscolo si
TM

accorcia più lentamente.


TM ma intermedi
•Quando il carico esterno eguaglia la Potenza = Forza x Velocita’ di esecuzione
forza massima che il muscolo può
esercitare, il muscolo non riesce ad P=FxV
accorciarsi (cioè, ha velocità nulla) e si
contrae isometricamente.
•Quando il carico è ulteriormente Con piccoli carichi, la V puo’ essere elevata
aumentato, il muscolo si allunga Con grandi carichi, la V deve essere piu’ modesta
eccentricamente

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CONDIZIONE DI ACCORCIAMENTO, ALLUNGAMENTO E
VELOCITA’ DI CONTRAZIONE
Potenza muscolare
P=FxV

/0
Se F e’ alta e V e’ alta

07
•e’ richiesto l’intervento di un ECCESSIVO
numero eccessivo di UM DISPENDIO
Se F e’ bassa e V e’ bassa ENERGETICO

20
•si deve mantener la tensione
applicata per tempi troppo lunghi

o
an
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ov

CONDIZIONE DI ACCORCIAMENTO, ALLUNGAMENTO E


VELOCITA’ DI CONTRAZIONE
M

Adattamenti all’allenamento

Gli adattamenti che si osservano in seguito ad allenamento


muscolare a medio-lungo termine sono
D

•Aumento dei filamenti di actina/miosina (aumentano il


numero di legami crociati e la velocita’ di contrazione)
TM

•Ipertrofia delle fibre muscolari


•Aumento delle placche neuromuscolari che facilitano la
trasmissione degli impulsi nervosi al muscolo

Il riscaldamento muscolare all’inizio della seduta di


allenamento porta ad un incremento delle reazioni chimiche
che realizzano l’attivita’ contrattile

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GRUPPI FUNZIONALI RUOLI MUSCOLARI

Ogni muscolo puo’ assolvere a compiti diversi nel limite dei


movimenti consentiti dall’articolazione interessata

/0

/0
¾Muscoli AGONISTI

07

07
Muscoli ANTAGONISTI
Muscoli FISSATORI

20

20
Muscoli NEUTRALIZZATORI

Muscoli DI SOSTEGNO

o
an Muscoli SINERGICI

an
m

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RUOLI MUSCOLARI RUOLI MUSCOLARI
Muscoli AGONISTI (motore, attivatore)
attivatore)
M

M
Ogni muscolo puo’ assolvere a compiti diversi nel limite dei
movimenti consentiti dall’articolazione interessata E’ il muscolo responsabile di una specifica funzione
(generalmente attraverso una contrazione isotonica concentrica)
D

D
Muscoli AGONISTI Ogni atto motorio non e’ determinato dall’intervento di un solo
TM

TM muscolo, ma dall’azione di un gruppo muscolare; cio’


Muscoli ANTAGONISTI determina la classificazione dei muscoli agonisti in
Muscoli FISSATORI
Motore principale: senza il quale l’atto
Muscoli NEUTRALIZZATORI motorio non verrebbe eseguito
•Muscolo psoas e retto del femore per la
Muscoli DI SOSTEGNO
flessione dell’anca
Muscoli SINERGICI

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RUOLI MUSCOLARI RUOLI MUSCOLARI
Muscoli AGONISTI (motore, attivatore)
attivatore) Muscoli AGONISTI (motore, attivatore)
attivatore)

E’ il muscolo che esegue la propria funzione specifica Esistono muscoli con piu’ di una funzione specifica (multiple
(generalmente attraverso una contrazione isotonica concentrica) agonist actions) che tentano di eseguire tutte le azioni motorie

/0

/0
quando si contraggono perche’ non conoscono a priori quale
Ogni atto motorio non e’ determinato dall’intervento di un solo sara’ l’azione realmente appropriata allo scopo

07

07
muscolo, ma dall’azione di un gruppo muscolare; cio’
determina la classificazione dei muscoli agonisti in L’atto motorio che sara’ realmente eseguito dipendera’ da
¾Numero di UM attivate
¾Posizione dell’articolazione

20

20
Assistenti motori: non direttamente ¾Lunghezza del muscolo
responsabili dell’azione da eseguire, ma ¾Stato di contrazione o rilasciamento relativo degli altri
decisivi per l’obiettivo da raggiungere in muscoli che agiscono sull’articolazione
alcune situazioni

o
•Muscolo sartorio per la flessione dell’anca
an

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ov

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RUOLI MUSCOLARI RUOLI MUSCOLARI
Muscoli AGONISTI (motore, attivatore)
attivatore)
M

M
Ogni muscolo puo’ assolvere a compiti diversi nel limite dei
E’ il muscolo che esegue la propria funzione specifica movimenti consentiti dall’articolazione interessata
(generalmente attraverso una contrazione isotonica concentrica)
D

D
Ogni atto motorio non e’ determinato dall’intervento di un solo Muscoli AGONISTI
TM

muscolo, ma dall’azione di un gruppo muscolare; cio’


TM
determina la classificazione dei muscoli agonisti in ¾Muscoli ANTAGONISTI
Muscoli FISSATORI
Motori di emergenza: partecipano all’atto
motorio solo se c’e’ necessita’ di un grande Muscoli NEUTRALIZZATORI
sforzo muscolare Muscoli DI SOSTEGNO
•Movimenti contro resistenza
•Paralisi-paresi di altri muscoli piu’ importanti Muscoli SINERGICI
per uno specifico movimento

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RUOLI MUSCOLARI RUOLI MUSCOLARI
Muscoli ANTAGONISTI Considerazioni su muscoli AGONISTI/ANTAGONISTI
Ruoli muscolari nel calciare una palla
E’ il muscolo che si oppone al movimento degli agonisti
(generalmente attraverso una contrazione isotonica eccentrica)

/0

/0
•Muscoli agonisti sono quelli che permettono la flessione
dell’anca (Psoas iliaco, sartorio, tensore della fascia lata, pettineo,
Nella sua azione, inizialmente frena l’azione del muscolo retto del femore; assistenti motori: adduttore lungo e breve, retto

07

07
agonista per evitare un danno (stiramento delle fibre muscolari interno) e l’estensione del ginocchio (quadricipite femorale)
o della componente elastica passiva, lacerazioni, lussazioni,
etc…) •I muscoli ischiocrurali (bicipite femorale, semitendinoso,

20

20
semimembranoso) sono antagonisti e il loro allungamento
Successivamente, consente alle proprie fibre di rilassarsi e
consente la calciata
allungarsi permettendo l’esecuzione del movimento agonista
•La precisione del calcio dipende dal coinvolgimento di molti
altri muscoli

o
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RUOLI MUSCOLARI RUOLI MUSCOLARI
Considerazioni su muscoli AGONISTI/ANTAGONISTI Considerazioni su muscoli AGONISTI/ANTAGONISTI
M

M
Supponiamo di sollevare da terra un'asta Ogni muscolo può essere,
d'acciaio con entrambe le mani poste in
supinazione.
alternativamente,
D

D
Poi portiamola al petto con un movimento agonista od antagonista.
lento e controllato.
TM

Il muscolo che compirà lo sforzo maggiore,


TM Sarà un muscolo agonista se effettuerà una contrazione
primaria, antagonista se, alla medesima contrazione, farà
(quello che si sta opponendo alla forza di opposizione
gravità) sarà il muscolo che si trova nella
parte anteriore del braccio: il bicipite Questo meccanismo è prezioso: ci permette di compiere, con la
(muscolo agonista). massima precisione, ogni genere di movimento e,
contemporaneamente, fa si che i due muscoli antagonisti non tendano
Dall'altra parte dell'articolazione, quindi nella parte posteriore del braccio, si a superare le loro possibilità di allungamento: si eviteranno, cosi, danni
trova il tricipite (muscolo antagonista) che tenderà ad opporsi, in qualche anche molto gravi a tendini, legamenti, fibre muscolari
modo, al movimento del muscolo bicipite.

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RUOLI MUSCOLARI RUOLI MUSCOLARI
Muscoli FISSATORI (stabilizzatori)
Ogni muscolo puo’ assolvere a compiti diversi nel limite dei La cuffia del rotatore e’ costituita da un gruppo di muscoli che
movimenti consentiti dall’articolazione interessata lavorano a livello del cingolo omero-scapolare per fissare

/0

/0
l’omero nella posizione corretta.

Muscoli AGONISTI I muscoli critici che determinano la stabilita’ della spalla sono:

07

07
•Piccolo Rotondo
Muscoli ANTAGONISTI •Infraspinato
¾Muscoli FISSATORI •Sopraspinato

20

20
•Sottoscapolare
Muscoli NEUTRALIZZATORI

Muscoli DI SOSTEGNO

o
Muscoli SINERGICI
an

an
m

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ov

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RUOLI MUSCOLARI RUOLI MUSCOLARI
Muscoli FISSATORI (stabilizzatori)
M

M
Ogni muscolo puo’ assolvere a compiti diversi nel limite dei
E’ il muscolo che stabilizza unsegmento corporeo movimenti consentiti dall’articolazione interessata
(generalmente attraverso una contrazione isometrica) rispetto a
D

D
•Forza di gravita’ Muscoli AGONISTI
TM

TM
•Azione prodotta da altri muscoli che si contraggono Muscoli ANTAGONISTI
isotonicamente per eseguire un atto motorio
Muscoli FISSATORI
•Movimenti violenti o molto veloci ¾Muscoli NEUTRALIZZATORI

Muscoli DI SOSTEGNO

Muscoli SINERGICI

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RUOLI MUSCOLARI RUOLI MUSCOLARI
Muscoli NEUTRALIZZATORI Muscoli DI SOSTEGNO

E’ il muscolo che agisce per evitare un certo movimento E’ una forma di muscolo stabilizzatore che agisce contro
mentre se ne sta eseguendo un’altro l’azione di gravita’ per sostenere un segmento corporeo

/0

/0
quando un altro segmento esegue un movimento
Abduzione eseguita dal muscolo deltoide laterale

07

07
•I fasci anteriori e posteriori di questo muscolo lavorano in Gioco del calcio
sincronia per effettuare il blocco degli altri movimenti (es.: •Movimento principale: arti inferiori
rotazione interna) •Muscoli di sostegno: tronco e arti superiori

20

20
Lancio del peso
•Movimento principale: arti superiori
•Muscoli di sostegno: tronco e arti inferiori

o
an

an
m

m
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ov

ov
RUOLI MUSCOLARI RUOLI MUSCOLARI
M

M
Ogni muscolo puo’ assolvere a compiti diversi nel limite dei Ogni muscolo puo’ assolvere a compiti diversi nel limite dei
movimenti consentiti dall’articolazione interessata movimenti consentiti dall’articolazione interessata
D

D
Muscoli AGONISTI Muscoli AGONISTI
TM

TM
Muscoli ANTAGONISTI Muscoli ANTAGONISTI
Muscoli FISSATORI Muscoli FISSATORI
Muscoli NEUTRALIZZATORI Muscoli NEUTRALIZZATORI

¾Muscoli DI SOSTEGNO Muscoli DI SOSTEGNO

Muscoli SINERGICI ¾Muscoli SINERGICI

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RUOLI MUSCOLARI MUSCOLI POLIARTICOLARI
Muscoli SINERGICI
Sono muscoli che attraversano due o piu’ articolazioni
ÆIl movimento simultaneo di due articolazioni si realizza in
Definiscono gruppi muscolari che lavorano insieme ad altri molti atti motori:
nello stesso ruolo

/0

/0
Camminare
Correre
Flessione del gomito Salire le scale

07

07
•Azione sinergica del muscolo bicipite brachiale e del Lanciare
muscolo brachiale Calciare

20

20
Sono caratterizzati da co-contrazioni che hanno la funzione di
proteggere le articolazioni e le ossa

o
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ov

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RUOLI MUSCOLARI MUSCOLI POLIARTICOLARI
L’azione dei muscoli poliarticolari si accoppia con quella di altri
M

M
gruppi muscolari con effetti sinergici sul movimento

™Es.: I muscoli ischiocrurali e il quadricipite femorale


D

D

 agiscono insieme per ottenere maggiore potenza in attivita’ di
 

 sprint o nel salto
TM

TM
I muscoli biarticolari possono essere allungati immediatamente
prima di essere impiegati per il movimento dell’articolazione
 
™Es.: Il muscolo gastrocnemio si allunga durante l’estensione

     del ginocchio prima di essere impiegato pr la flessione plantare
(camminare, correre, saltare)

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MUSCOLI POLIARTICOLARI MUSCOLI POLIARTICOLARI
I muscoli poliarticolari possono modificare i movimenti di una Il muscolo gastrocnemio
qualsiasi delle giunzioni che attraversano e’ attivo sia nella flessione
del ginocchio che nella
Bicipite Femorale flessione plantare

/0

/0
Capo lungo – Partecipa
alla flessione del

07

07
ginocchio e all’estensione
dell’anca. I muscoli ischiocrurali
sono attivi sia nella

20

20
flessione del ginocchio
Capo breve – Partecipa che nell’estensione
solo alla flessione del dell’anca.
ginocchio.

o
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ov

ov
MUSCOLI POLIARTICOLARI MUSCOLI POLIARTICOLARI
Deficit articolare
M

M
Il muscolo retto del L’ampiezza della traiettoria del
femore e’ attivo sia movimento che ogni singola
D

D
nell’estensione del articolazione consente varia in base
ginocchio che nella alle diverse posizioni assunte dai
TM

TM
flessione dell’anca. segmenti vicini

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MUSCOLI POLIARTICOLARI MUSCOLI POLIARTICOLARI
Deficit articolare Deficit articolare

I muscoli poliarticolari esercitano una trazione sia sull’origine La contrazione incompleta e’ definita

/0

/0
che sull’inserzione determinando un accorciamento sia distale STATO DI INSUFFICIENZA ATTIVA
che prossimale

07

07
Giunzione miotendinea:
tendine-muscolo
Giunzione osteotendinea:
Lo stiramento incompleto e’ definito

20

20
tendine-osso
Al punto di origine:
STATO DI INSUFFICIENZA PASSIVA
unita’ tendine prossimale-osso
Al punto di inserzione:
unita’ tendine distale-osso

o
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ov

ov
MUSCOLI POLIARTICOLARI MUSCOLI POLIARTICOLARI
Deficit articolare Deficit articolare
M

M
Dal punto di vista dei muscoli agonisti, si osserva un eccesso Es.: stato di insufficienza passiva del muscolo gastrocnemio
di accorciamento •A ginocchio esteso, la tensione nel muscolo gastrocnemio
D

D
riduce l’intervallo del movimento di dorso-flessione della
Dal punto di vista dei muscoli antagonisti si osserva un caviglia
TM

eccesso di stiramento
TM •A ginocchio flesso, il muscolo gastrocnemio non limita piu’
l’escursione articolare della caviglia
Se un muscolo poliarticolare puo’ svolgere due funzioni, esso
non riuscira’ a svolgerle entrambe in maniera compiuta Stato di insufficienza attiva del muscolo retto del femore e
di insufficienza passiva dei muscoli ischiocrurali
•A ginocchio esteso, si ha parziale flessione dell’anca, e
Es.: Muscoli estensori e flessori delle dita e del polso viceversa
•Il pugno a polso flesso presentera’ le dita parzialmente flesse
•La flessione del polso a pugno chiuso sara’ incompleta

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MUSCOLI POLIARTICOLARI MUSCOLI POLIARTICOLARI
Meccanismo controcorrente Meccanismo concorrente
Il meccanismo CONCORRENTE realizza, a livello articolare, in
Il contemporaneo stato di maniera alternata, le tensioni in accorciamento e in stiramento

/0

/0
insufficienza attiva e passiva presente
in due gruppi muscolari fra loro Nella deambulazione, questo meccanismo permette di muovere
prima un arto e poi l’altro per trasferimento delle diverse

07

07
antagonisti e’ detto “meccanismo
tensioni elastiche e muscolari dall’antagonista all’agonista e da
controcorrente”
un’articolazione all’altra con notevole risparmio energetico
rispetto ai muscoli monoarticolari

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MUSCOLI POLIARTICOLARI MUSCOLI POLIARTICOLARI
Meccanismo concorrente Meccanismo concorrente: deambulazione
M

M
Fase che precede l’
l’appoggio del tallone

Alternativamente, se per realizzare in

concorrente
Arto inferiore destro: M. Retto del femore: allungamento al

Movimento
maniera compiuta un movimento, si ginocchio e accorciamento all’anca
D

D
posizione avanzata
agisce preventivamente rimuovendo ginocchio e anca flessi
le possibili cause di insuccesso, si M. Ischiocrurali: accorciamento al
TM

parla di “meccanismo concorrente”


TM ginocchio e allungamento all’anca

concorrente
M. Retto del femore: accorciamento al

Movimento
Es.: Per poter ottenere una flessione completa delle dita, si Arto inferiore sinistro ginocchio e allungamento all’anca
estende preventivamente il polso posizione arretrata
ginocchio e anca estesi M. Ischiocrurali: allungamento al
ginocchio e accorciamento all’anca

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MUSCOLI POLIARTICOLARI
Meccanismo controcorrente: deambulazione
Fase di appoggio del tallone

controcorrente
Arto inferiore destro: M. Retto del femore: accorciamento al

Movimento

/0
posizione avanzata ginocchio e all’anca
ginocchio esteso
anca flessa M. Ischiocrurali: allungamento al

07
ginocchio e all’anca

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o
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ov

MUSCOLI BIARTICOLARI
Diverso braccio di forza
M

Si considerano le lunghezze e il peso dei segmenti ossei rispetto


all’articolazione (centro di rotazione) che permettera’ il
movimento
D

ØSe i due segmenti ossei hanno lo stesso peso e la stessa


lunghezza
TM

entrambi i segmenti si sposteranno per effetto della


contrazione concentrica

ØSe i due segmenti ossei NON hanno lo stesso peso e la stessa


lunghezza
il segmento piu’ corto e piu’ leggero si spostera’
maggiormente
La differenza nei bracci di forza privilegia
certi movimenti rispetto ad altri

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BIOMECCANICA Grandezze vettoriali

Scienza che applica le acquisizioni e le leggi della meccanica •le cui caratteristiche possono essere
agli organismi viventi rappresentate da un vettore, che implica
l’indicazione di una direzione: forza, velocità,

/0

/0
STATICA accelerazione ecc…
si occupa degli elementi che condizionano l’equilibrio

07

07
dei corpi e delle forze che determinano i movimenti

DINAMICA
Cinetica: studio del movimento dal punto di vista

20

20
delle forze che lo determinano
Cinematica: descrive la geometria e gli aspetti spazio-
temporali del movimento

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ov

ov
Grandezze scalari Grandezze vettoriali
M

M
• Direzione
•il cui valore è esprimibile con un numero che ne – (orientamento spaziale)
rappresenta la misura: massa, tempo, volume,
D

D
superficie, energia, temperatura ecc. • Verso
– (ordine di percorrenza)
TM

TM
• Modulo
– (valore)
• Punto di applicazione

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Grandezze vettoriali Grandezze fisiche



/0

/0
07

07
 


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ov

ov
Grandezze fisiche FORZA
M

M
• SPOSTAMENTO Grandezza fisica (derivata) che può influire su
– vettore che unisce due di un corpo
posizioni diverse di un corpo • con un effetto statico (deformandolo o
D

D
in movimento mantenendone lo stato attuale)
• SPAZIO • con un effetto dinamico (variandone lo
TM

TM stato di quiete o di moto)


– grandezza scalare che
rappresenta la reale
percorrenza di un corpo in
movimento Nei movimenti umani le forze che più
frequentemente si incontrano sono la forza
muscolare e la gravità

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FORZA FORZA
     
Il Newton (N) e’ l’ Unità di misura delle forze,  
 
definito come FORZA che applicata ad una MASSA   
  
  

/0

/0
di 1 Kg ne provoca un’accelerazione di 1m/s2 
 

 

07

07
Peso di 1 Kg di massa

20

20
1 Kg = 9,8 N

1 N = 0,102 Kg

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ov

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FORZA
COMPOSIZIONE DELLE FORZE
M

M
Direzione   ’
    !  
!  
Verso   ’ 
    
    
     
Intensità
D

D
Retta di applicazione
"#$#$ %  #&""
TM

TM
     
 
    
   
   
   
 '  (

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COMPOSIZIONE DELLE FORZE
COMPOSIZIONE DELLE FORZE
Regola del coseno
• calcolo della risultante delle forze che non
giacciono sulla stessa linea

/0

/0
Muscolo bicipite brachiale c = a + b (vettori)
c = a2 + b2 + 2ab cosϕ

07

07
1.Capo lungo
2.Capo breve

Con la costruzione del

20

20
parallelogramma delle forse si ottiene
la risultante dell’azione dei due capi

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ov

ov
COMPOSIZIONE DELLE FORZE
COMPOSIZIONE DELLE FORZE
Teorema di Pitagora
M

M
• calcolo della risultante
D

D
Muscolo deltoide tra due forze poste a
90°tra di loro
TM

1.Fascio posteriore
TM
2.Fascio intermedio
3.Fascio anteriore

Con la costruzione del poligono delle


forse si ottiene la risultante

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COMPOSIZIONE DELLE FORZE COPPIA DI FORZE
Momento

• il momento si misura in (N x m) e viene definito

/0

/0
come il prodotto fra l’intensità della forza e la
distanza fra le due forze che formano la coppia.

07

07
20

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o

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ov

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COPPIA DI FORZE
• due coppie
M

M
• sistema formato da forze
parallele e discordi, la cui diverse
risultante può essere pari a producono gli
D

D
zero, ma che determinano stessi effetti se
una rotazione del corpo su hanno lo stesso
TM

TM
cui vengono applicate, momento
secondo una grandezza fisica
detta momento

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SCOMPOSIZIONE DELLE FORZE SCOMPOSIZIONE DELLE FORZE NEI MUSCOLI

• Procedimento per ottenere da una risultante le


forze che la hanno determinata, a patto di
Fr

/0

/0
conoscerne la direzione

07

07
Fa

20

20
,
   
,
   - ,
  -
    

   
 
 -   )
-   ) 
-   ) 
- 
-  
-   
-  
-  

o
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ov

ov
SCOMPOSIZIONE DELLE FORZE NEI MUSCOLI SCOMPOSIZIONE DELLE FORZE NEI MUSCOLI
Analisi dell’
dell’intervallo articolare per l’
l’attivita’
attivita’ muscolare
M

M



  

  




  

  


F = forza risultante
D

D
   
•    Fr = Componente rotatoria

 ’  


  

TM

TM
 
 

 
 
 Fa = componente assiale
    !
    !
     ) *
     ) * α = angolo fra il vettore F e l’asse
’! 
 ! ’   +
!     +
   + dell’avambraccio

β = angolo fra l’asse


dell’avambraccio e l’asse del
braccio

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SCOMPOSIZIONE DELLE FORZE NEI MUSCOLI SCOMPOSIZIONE DELLE FORZE NEI MUSCOLI
Analisi dell’
dell’intervallo articolare per l’
l’attivita’
attivita’ muscolare Angolo di inserzione



  

  




  

  


/0

/0
Se β e’ prossimo a 180°,
α e’ acuto (<90°) Fr=F

07

07
Fa=0
Se α aumenta (ma sempre
<90°), β si avvicina a 90°

20

20
Se α = 90°
α = 15° α = 30° α = 45°
Se α e’ >90°, β e’ <90° S = 95,6 N S = 86,6 N S = 70,7 N

o
R = 25,6 N R = 50 N R = 70,7 N
an

an
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ov

ov
SCOMPOSIZIONE DELLE FORZE NEI MUSCOLI SCOMPOSIZIONE DELLE FORZE NEI MUSCOLI
Analisi dell’
dell’intervallo articolare per l’
l’attivita’
attivita’ muscolare Angolo di inserzione
M

M


 
  


 
  
α  
 
 

  
 
 

D

D

    

    

 
TM

TM
 


 
 α
 


 
 α


°




   
  
   
  


 α =75° α =90° α =120°

 
!       

!        S = 25,9 N S=0N S = 50 N
  
! 
 R = 96,6 N R = A = 100 N R = 86,6 N

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BARICENTRO BARICENTRO

Il centro di massa (centro di gravità o baricentro) costituisce il


punto di un corpo su cui agisce la risultante delle forze di
gravità che rappresenta il peso dell’intero corpo esaminato

/0

/0
07

07
Corrisponde al centro esatto
(geometrico) della massa di un
oggetto nel caso in cui la

20

20
massa sia omogenea e
distribuita simmetricamente.

o
Posizione dei centri di gravita’ nei vari segmenti corporei
an

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ov

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BARICENTRO BARICENTRO
M

M
Nel corpo umano, in cui la massa è distribuita in maniera
asimmetrica rispetto al piano orizzontale, il centro di gravita’ si
sposta verso la parte più pesante
D

D
Il centro di gravità nel corpo umano si trova anteriormente al
rachide a circa il 56% dell’altezza totale da terra.
TM

TM
Varia in base alla distribuzione del peso, all’altezza, all’età e al
sesso:
6 nella donna è più basso
6nel bambino piccolo è più alto

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BARICENTRO BARICENTRO
Le variazioni di posizione del busto e degli arti
modificano la posizione del centro di gravità

/0

/0
07

07
20

20
Se una persona effettua un salto verso l’alto, il baricentro resta
sempre alla stessa altezza rispetto al terreno, ma la posizione

o
rispetto al corpo cambia
an

an
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BARICENTRO BARICENTRO
M

M
D

D
Se si considera una
persona in posizione eretta
TM

normale, il baricentro si
TM
eleva da 4 a 10cm nelle
altre diverse posizioni
assunte

Es.: per raggiungere una palla alta con la mano e’ meglio


saltare con un arto superiore alzato e l’altro lungo il fianco

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BARICENTRO CONDIZIONI DI EQUILIBRIO

L’equilibrio del corpo umano viene realizzato grazie alle


strutture sensoriali (tatto, udito, vista, recettori propriocettivi)
che apportano gli stimoli necessari alla realizzazione dei riflessi

/0

/0
posturali

07

07
Equilibrio statico
Capacità di un oggetto o del corpo o di un suo segmento di
mantenere una posizione statica

20

20
Equilibrio dinamico
Capacità di mantenere i segmenti corporei in condizioni di
Es.: per toccare una palla con la testa e’ meglio saltare con stabilità durante l’esecuzione di gesti
entrambi gli arti superiori abbassati

o
an

an
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ov

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BARICENTRO CONDIZIONI DI EQUILIBRIO
M

M
La stabilita’ di un corpo e’ determinata da fattori principali e
fattori secondari
D

D
Fattori principali
TM

TM ØAltezza del centro di gravita’


ØAmpiezza e forma della base di appoggio
ØPosizione relativa fra linea di gravita’ e base di appoggio
ØQuantita’ di moto del corpo

Es.: per superare un ostacolo in corsa e’ utile, dopo il suo


superamento, mantenere alta la gamba in posizione arretrata e
alzare le braccia per favorire il piu’ rapido contatto a terra della
gamba in posizione avanzata

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CONDIZIONI DI EQUILIBRIO CONDIZIONI DI EQUILIBRIO

La stabilita’ di un corpo e’ determinata da fattori principali e La stabilita’ di un corpo e’ determinata da fattori principali e
fattori secondari fattori secondari

/0

/0
Fattori principali Fattori principali

07

07
¾Altezza del centro di gravita’ ØAltezza del centro di gravita’
ØAmpiezza e forma della base di appoggio ¾Ampiezza e forma della base di appoggio
ØPosizione relativa fra linea di gravita’ e base di appoggio ØPosizione relativa fra linea di gravita’ e base di appoggio

20

20
ØQuantita’ di moto del corpo ØQuantita’ di moto del corpo

o
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ov

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CONDIZIONI DI EQUILIBRIO CONDIZIONI DI EQUILIBRIO
Ampiezza del centro di gravita’
gravita’ Ampiezza e forma della base di appoggio
M

M
Il corpo è tanto più stabile quanto minore è l’altezza del CdG Allargare la base di appoggio fino all’ampiezza del bacino
rispetto all’altezza del soggetto aumenta la stabilità, oltre questo limite intervengono forze
laterali che possono facilitare uno scivolamento
D

D
Es.:
In un soggetto in posizione eretta, la
TM

•Durante l’esecuzione di un atto motorio in movimento


TM
(lottatore, giocatore di rugby) la posizione piu’ stabile si base di appoggio e’ data da un
ottiene abbassando il busto e flettendo le gambe poligono di forma trapezoidale
•profilo laterale dei piedi e due linee
che uniscono la parte anteriore e
•Percorrendo l’asse di equilibrio, la sensazione di perdere
posteriore dei piedi
l’equilibrio comporta l’esecuzione di un’azione istintiva,
quella di abbassarsi

89
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CONDIZIONI DI EQUILIBRIO CONDIZIONI DI EQUILIBRIO
Ampiezza e forma della base di appoggio Posizione relativa fra linea di gravita’
gravita’ e base di appoggio

Il soggetto e’ piu’ stabile se la proiezione del centro di


gravita’e’ vicino al centro del poligono di appoggio

/0

/0
Nella riabilitazione, obiettivi importanti sono quelli di

07

07
•favorire l’allargamento della base di appoggio in posizione
eretta
•controllare che il bacino sia posizionato sopra i piedi

20

20
•controllare che il busto non si pieghi

La diversa posizione di appoggio a terra di ausilii (stampelle,


bastoni, tripodi e tetrapodi) permette una maggiore stabilita’

o
durante la deambulazione
an

an
m

m
U

U
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ov

ov
CONDIZIONI DI EQUILIBRIO CONDIZIONI DI EQUILIBRIO
M

M
La stabilita’ di un corpo e’ determinata da fattori principali e La stabilita’ di un corpo e’ determinata da fattori principali e
fattori secondari fattori secondari
D

D
Fattori principali Fattori principali
TM

ØAltezza del centro di gravita’


TM ØAltezza del centro di gravita’
ØAmpiezza e forma della base di appoggio ØAmpiezza e forma della base di appoggio
¾Posizione relativa fra linea di gravita’ e base di appoggio ØPosizione relativa fra linea di gravita’ e base di appoggio
ØQuantita’ di moto del corpo ¾Quantita’ di moto del corpo

90
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CONDIZIONI DI EQUILIBRIO CONDIZIONI DI EQUILIBRIO
Quantita’
Quantita’ di moto del corpo
La stabilita’ di un corpo e’ determinata da fattori principali e
Massa (Kg) x Velocita’ (m/s) fattori secondari

/0

/0
A parita’ di velocita’, soggetti piu’ robusti sono piu’ stabili Fattori secondari

07

07
(maggior resistenza all’impatto) ¾Orientamento della base di appoggio rispetto alla linea di
forza
A parita’ di massa, chi e’ piu’ veloce e’ piu’ stabile ØCondizioni del vincolo

20

20
ØOrientamento dello sguardo
ØStato fisico ed emozionale del soggetto

o
an

an
m

m
U

U
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ov

ov
CONDIZIONI DI EQUILIBRIO CONDIZIONI DI EQUILIBRIO
Orientamento della base di appoggio rispetto alla linea di
M

M
La stabilita’ di un corpo e’ determinata da fattori principali e forza
fattori secondari
D

D
Disporre il corpo verso la forza da contrastare favorisce una
maggiore stabilita’
Fattori secondari
TM

ØOrientamento della base di appoggio rispetto alla linea di


TM
Es.:
forza
•L’impatto di una palla che si riceve o di un corpo al quale si
ØCondizioni del vincolo
deve fare opposizione si ammortizza meglio se si dispone un
ØOrientamento dello sguardo
piede avanti rispetto all’altro
ØStato fisico ed emozionale del soggetto
•Lo spostamento di un oggetto, il dare un pugno, l’affondo di
un fioretto sono eseguiti in maggiore stabilita’ se i piedi
sono orientati nella direzione dell’oggetto o del corpo da
colpire

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CONDIZIONI DI EQUILIBRIO CONDIZIONI DI EQUILIBRIO

La stabilita’ di un corpo e’ determinata da fattori principali e La stabilita’ di un corpo e’ determinata da fattori principali e
fattori secondari fattori secondari

/0

/0
Fattori secondari Fattori secondari

07

07
ØOrientamento della base di appoggio rispetto alla linea di ØOrientamento della base di appoggio rispetto alla linea di
forza forza
¾Condizioni del vincolo ØCondizioni del vincolo

20

20
ØOrientamento dello sguardo ¾Orientamento dello sguardo
ØStato fisico ed emozionale del soggetto ØStato fisico ed emozionale del soggetto

o
an

an
m

m
U

U
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ov

ov
CONDIZIONI DI EQUILIBRIO CONDIZIONI DI EQUILIBRIO
Condizioni del vincolo Orientamento dello sguardo
M

M
Un corpo e’ vincolato quando la presenza di altri corpi ne
impedisce lo spostamento
Durante l’esecuzione di atti motori e’ importante non osservare
D

D
Corpo sospeso in un punto (incernierato) punti mobili o disturbanti per non compromettere l’esercizio
soggetto appeso ad un corda o ad anelli
Riferimenti fissi (all’altezza degli occhi) facilitano il controllo del
TM

L’equilibrio sara’ stabile se il baricentro


TM movimenti
cade sotto il punto di cerniera
Corpo appoggiato ad un piano liscio
soggetto in piedi o appoggiato ad un pavimento in
presenza di attrito
L’equilibrio sara’ stabile quanto maggiore
sara’ l’attrito

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CONDIZIONI DI EQUILIBRIO MACCHINE SEMPLICI
Leva Potenza
La stabilita’ di un corpo e’ determinata da fattori principali e o
fattori secondari Forza motrice
resistenza

B A

/0

/0
Fattori secondari

07

07
ØOrientamento della base di appoggio rispetto alla linea di SEGMENTO RIGIDO
forza
ØCondizioni del vincolo

20

20
ØOrientamento dello sguardo
¾Stato fisico ed emozionale del soggetto
A Braccio della potenza fulcro

o
B Braccio della resistenza
an

an
m

m
U

U
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ov

ov
CONDIZIONI DI EQUILIBRIO MACCHINE SEMPLICI
Stato fisico ed emozionale del soggetto Leva
M

M
Segmento rigido = parte del corpo (braccio, avambraccio,
tronco, collo, testa, ….)

Disturbi psico-emozionali possono influenzare negativamente Potenza = vettore che indica la linea d’azione del muscolo che
D

D
la capacita’ di mantenere posizioni stabili ha la sua inserzione in un punto del segmento rigido
TM

TM Resistenza = peso del segmento rigido

Fulcro = perno o asse attorno al quale il segmento puo’ ruotare


(articolazione)

Braccio della Potenza = distanza del fulcro dalla potenza


Braccio della Resistenza = distanza del fulcro dalla resistenza

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COPPIA DI FORZE MACCHINE SEMPLICI
Tipi di leve

INTERFULCRALE (leva di I classe)


sistema formato da forze
Il fulcro e’ posto fra la potenza P e la resistenza R

/0

/0
parallele e discordi, la cui
risultante può essere pari a zero,
ma che determinano una

07

07
INTERRESISTENTE (leva di II classe)
rotazione del corpo su cui La resistenza R e’ posta fra la potenza P e il fulcro
vengono applicate, secondo una
grandezza fisica detta momento

20

20
INTERPOTENTE (leva di III classe)
La potenza P e’ posta fra il fulcro e la resistenza R

o
an

an
m

m
U

U
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ov

ov
MACCHINE SEMPLICI MACCHINE SEMPLICI
Leva Leve: Vantaggio meccanico
M

M
MOMENTO della Potenza = prodotto del bP
mP braccio della potenza per il modulo della VANTAGGIO MECCANICO
bR
potenza
D

D
Braccio di P > braccio di R Braccio di P < braccio di R
MOMENTO della Resistenza = prodotto del LEVA VANTAGGIOSA LEVA SVANTAGGIOSA
TM

mR braccio della resistenza per il modulo della


TM
resistenza bP bP
>1 <1
bR bR
mP = mR    
 !



- velocita’ + velocita’
La direzione in cui una leva si muove dipende dalle
dimensioni del bP, bR e dalle intensita’ dei vettori
Potenza e Resistenza.

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MACCHINE SEMPLICI MACCHINE SEMPLICI
Leve di prima classe Leve di terza classe

resistance applied force resistance arm


resistance force

/0

/0
arm arm force resistance
arm applied force

07

07
20

20
fulcrum
fulcrum

o
Le leve di prima classe possono essere vantaggiose o svantaggiose Le leve di terza classe sono sempre svantaggiose
an

an
m

m
U

U
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ov

ov
MACCHINE SEMPLICI MACCHINE SEMPLICI
Leve di seconda classe Leve: esempi
M

M
force arm

resistance resistance I classe


D

D
arm applied
force
TM

TM
II classe

fulcrum
III classe
Le leve di seconda classe sono sempre vantaggiose

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MACCHINE SEMPLICI MACCHINE SEMPLICI
Leve di I classe nel corpo umano Leve di I classe nel corpo umano

MUSCOLO TRICIPITE BRACHIALE


MUSCOLO GASTROCNEMIO

/0

/0
Ftriceps MUSCOLO SOLEO
elbow

07

07
Fweight

20

20
shoulder

o
an

an
m

m
U

U
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ov

ov
MACCHINE SEMPLICI MACCHINE SEMPLICI
Leve di I classe nel corpo umano Leve di I classe nel corpo umano
M

M
ESTENSIONE DEL CAPO Fagonist
D

D
I muscoli spleni e i semispinali Fantagonist
hanno inserzione (P) alla base
TM

del cranio, fulcro nella


TM
articolazione atlo-occipitale e
la resistenza (R) nel peso del
capo

Le coppie di muscoli agonisti/antagonisti


agiscono come leve di I classe

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MACCHINE SEMPLICI MACCHINE SEMPLICI
Leve di II classe nel corpo umano Leve nel corpo umano
La maggior parte delle leve muscolari umane sono
svantaggiose (bP<bR)

/0

/0
“… si deve pensare che la funzione prioritaria della muscolatura
non sia quella di esprimere FORZA ma SPOSTAMENTO, ossia,

07

07
R VELOCITA’
Qualcuno ritiene che il muscolo Se valutassimo, da questo punto di vista, il vantaggio delle leve
FM gastrocnemio agisce come una leva di II vedremmo che se ne avrebbe l’inversione dal punto di vista
DRA classe quando si effettua un salto o ci si alza funzionale, ossia le leve di 2° classe risulterebber o

20

20
sulle punte dei piedi svantaggiose e quelle di 3°classe vantaggiose
(altri ritengono che si tratti di una leva di I classe
Poiche’ i muscoli si contraggono mediamente del 50% della loro
perche’ il peso del corpo si sposta anteriormente)
lunghezza di riposo, le leve muscolari devono essere
svantaggiose per pagare in termini di forza quello che
DFA

o
guadagnano in termini di spostamento
fulcrum
an

an
m

m
U

U
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ov

ov
MACCHINE SEMPLICI MACCHINE SEMPLICI
Leve di III classe nel corpo umano Leve nel corpo umano
M

M
Le leve di 3°classe rappresentano quindi uno svanta ggio per la
forza ma un vantaggio per spostamento e velocita’ di movimento
D

D
Sebbene il Vantaggio
Meccanico (bP/bR) favorisca
FM
TM

TM il braccio della Resistenza,


FRO
nel tempo in cui l’inserzione
del muscolo percorre una
B
certa distanza (freccia
rossa), la resistenza
percorre una distanza piu’
grande (freccia blu).

bP A
R
bR
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MACCHINE SEMPLICI MACCHINE SEMPLICI
Leve nel corpo umano Forza vs. Velocita’
Velocita’ nei muscoli scheletrici

Similarmente si puo’

/0

/0
affermare che Durante una contrazione
l’estremita’ del muscolare che
determina il movimento

07

07
segmento rigido della
B leva su cui agisce la di un arto (contrazione
Resistenza si muove ad isotonica), la Resistenza
θ

20

20
una velocita’ maggiore compie lo stesso
rispetto all’estremita’ spostamento angolare
su cui agisce la (θ) del punto di
Potenza (inserzione del inserzione del muscolo

o
A muscolo)
an

an
m

m
U

U
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ov

ov
MACCHINE SEMPLICI MACCHINE SEMPLICI
Forza vs. Velocita’
Velocita’ nei muscoli scheletrici Forza vs. Velocita’
Velocita’ nei muscoli scheletrici
M

M
Supponiamo bP=3cm Nel compiere un certo
bP =1/10
bR=30cm spostamento angolare (θ θ),
bR
la velocita’ della Resistenza
D

D
e della Potenza si calcolano
Se P e R sono vettori entrambi perpendicolari al con le seguenti equazioni
TM

TM
segmento rigido della leva, allora P deve essere 10 vR=ωω x bR
volte piu’ grande di R per bilanciare la leva (contrazione θ vP=ωω x bP
isometrica)
vR bR
vP = bP
bP =1/10
bR vR=10vP

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MACCHINE SEMPLICI
Leve di 3°
3° classe vs. Leve di 2°2° classe

Le leve di 3°classe hanno quindi il vantaggio

/0
9di permettere una escursione articolare maggiore
(ROM),
9di esercitare una maggiore velocita’ all’estremita’

07
del segmento da spostare,
9e conseguentemente di garantire una maggiore
stabilita’ dell’articolazione interessata

20
o
an
m
U
ov
M
D
TM

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BIOMECCANICA CINEMATICA
Sistema di riferimento per il corpo umano
Scienza che applica le acquisizioni e le leggi della meccanica
agli organismi viventi Coordinate cartesiane con origine

/0

/0
nel baricentro:
STATICA asse y - longitudinale o verticale
si occupa degli elementi che condizionano l’equilibrio asse x - trasversale

07

07
dei corpi e delle forze che determinano i movimenti asse z - sagittale

DINAMICA
Cinetica: studio del movimento dal punto di vista

20

20
delle forze che lo determinano
Cinematica: descrive la geometria e gli aspetti spazio-
temporali del movimento

o
an

an
m

m
U

U
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ov

ov
CINEMATICA CINEMATICA
Sistema di riferimento Tipi di moto
M

M
Coordinate cartesiane:
(tre rette poste a 90° l’una ØRettilineo uniforme
dall’altra) ØRettilineo uniformemente accelerato
D

D
Consentono di descrivere la ØParabolico
posizione dei diversi punti che
ØRettilineo armonico
TM

compongono lo spazio, e le
TM
variazioni che si osservano ØRettilineo non uniformemente accelerato
quando si verificano degli ØCircolare uniforme
spostamenti (moto) ØCircolare vario
ØCurvilineo vario

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CINEMATICA
Movimento Umano
Moto rettilineo
•Moto traslatorio Moto rettilineo uniforme uniformemente accelerato
•Moto rotatorio
#$   $  

/0

/0
•Moto umano naturale

07

07
20

20
o

o
an

an
m

m
U

U
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ov

ov
CINEMATICA CINEMATICA
Moto traslatorio Moto rotatorio
M

M
tutti i punti del corpo percorrono lo stesso angolo, nello
stesso verso e nello stesso tempo
D

D
tutti i punti di un corpo percorrono nello stesso tempo le stesse
distanze nelle stessa direzione (identico vettore spostamento)
TM

TM

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CINEMATICA CINETICA
Moto umano naturale Leggi di Newton
Parte della meccanica che studia il movimento dei corpi dal
punto di vista delle cause (forze) che lo determinano

/0

/0
combinazione di moto traslatorio e rotatorio Le modalita’ attraverso le quali le forze influenzano il movimento
sono regolate dalle leggi di Newton

07

07
I legge di Newton o Legge d’inerzia

20

20
II legge di Newton o Legge dell’accelerazione

III legge di Newton o Legge di azione e reazione

o
an

an
m

m
U

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ov

ov
%$#& CINETICA
I legge di Newton o Legge d’
d’inerzia
M

M
Un corpo mantiene il suo stato di
quiete o di moto rettilineo uniforme
$'()*& *
D

D
fino a che non agiscano su di esso
forze esterne
TM

Moto parabolico
TM
In realta’, forze d’attrito (della terra, dell’aria, dell’acqua) riducono
la naturale tendenza dei corpi a muoversi in linea retta con
velocita’ costante

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CINETICA CINETICA
II legge di Newton o Legge dell’
dell’acceralazione II legge di Newton o Legge dell’
dell’acceralazione

Quando su un corpo puntiforme F = ma


agisce una forza, il corpo subisce

/0

/0
La massa dei corpi e’
un’accelerazione con la stessa
•invariabile nello spazio e nel tempo
direzione e verso della forza e ad

07

07
•additiva
essa proporzionale.

20

20
F = ma

o
m = massa del corpo an

an
m

m
U

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ov

ov
CINETICA CINETICA
II legge di Newton o Legge dell’
dell’acceralazione II legge di Newton o Legge dell’
dell’acceralazione
M

M
F = ma
F = ma
Le rotazioni intorno ad un centro di massa sono governate da
D

D
A parita’ di forza, l’accelerazione e’ inversamente proporzionale una legge simile alla II legge di Newton
alla massa
TM

TM M = Iaω
Se a due oggetti di massa m1 e m2 si applica la stessa forza, si
osserveranno due accelerazioni diverse a1 e a2 M = risultante dei momenti

I = momento di inerzia
F = m1a1 =m2a2
dipende dalla massa e dal modo in cui la massa e’ distribuita intorno
al centro di massa
m1 a2
m2 = a1
aω = accelerazione angolare

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CINETICA CINETICA
III legge di Newton o Legge di azione e reazione III legge di Newton o Legge di azione e reazione
Nei corridori, l’intensita’ della forza
Per un’azione (A) esercitata da un di reazione del pavimento e’ pari a
circa 3.5 volte il peso corporeo

/0

/0
corpo su un altro, quest’ultimo
esercita sul primo una forza di

07

07
reazione (R) di eguale intensità, di
direzione e verso contrario e applicata
sulla stessa retta

20

20
A
R
A
A A

o
R
R
an

an
m

m
U

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ov

ov
CINETICA CINETICA
III legge di Newton o Legge di azione e reazione III legge di Newton o Legge di azione e reazione
M

M
Se la falcata e’ troppo lunga, la forza di reazione che si genera
Durante il cammino, per effetto delle diverse angolazioni avra’ una componente orizzontale significativa che ritarda il moto
dell’asse dell’arto inferiore rispetto all’appoggio del suolo, le
forze di reazione saranno maggiori durante la fase di spinta,
D

D
seguite, in termini di forza, dalla fase di inizio dell’appoggio e
poi dalla fase di pieno appoggio
TM

TM
Fase di inizio Fase di pieno Fase di spinta
dell’appoggio appoggio

Fx Fx

R Fy R Fy

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CINETICA CINETICA
Impulso Impulso
La velocità assunta da un corpo in un dato istante dipende m (pallone da calcio) = 0.43kg
dall’intensità della forza e dal tempo in cui questa forza agisce. v1 = 0 v2 = 26m/s (93.6 km/h)
•il prodotto della forza per il tempo prende il nome di Δt = 0.003s

/0

/0
Impulso:
I = Ft Qual e’ la forza che agisce sulla palla?

07

07
sapendo che
F = ma Δt = mΔ
FΔ Δv = mv2 – mv1
equivalente a

20

20
F = m*(v/t)
si ottiene Δt = mΔ
FΔ Δv = mv2 – mv1 0.43 * 26 – 0 = 11.18 Ns
Ft = mv F = 11.18 Ns / 0.003s = 3727 N § 370kg

o
quantità di moto (o momento)
an

an
m

m
U

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ov

ov
CINETICA CINETICA
Impulso Impulso
M

M
Quando una forza F costante sollecita un corpo puntiforme di I = Ft = mv
massa m per un intervallo di tempo t la quantità di moto si
modifica di: 6Quantità di moto uguali possono essere impresse ad un corpo
D

D
di una data massa, sia da una forza intensa che agisca per un
Δt = mΔ
FΔ Δv = mv - mv0 tempo breve, che da una forza debole che agisca per un tempo
lungo
TM

TM
Questa formula permette di calcolare le forze in gioco dagli 6“Accompagnare” una palla lanciandola, serve ad aumentare
effetti che esse determinano il tempo di contatto (e quindi di applicazione della forza) e
della sua velocità finale
6Per respingere una palla, dobbiamo applicare una forza,
eguale e contraria, per un breve periodo
6Per ridurre la forza dell’impatto e’ necessario aumentare il
tempo di contatto

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CINETICA CINETICA
Lavoro Potenza
Una forza costante che agisce su di un corpo puntiforme La potenza e’ data dal rapporto tra il lavoro compiuto e tempo
determinandone uno spostamento compie un lavoro L, che si impiegato a compierlo.
misura moltiplicando la forza F per lo spostamento prodotto L’unità di misura è il Watt (W) pari ad un Joule al secondo:

/0

/0
nella direzione della forza stessa W = J/s

07

07
L = F*s
se L = F*s
L’unità di misura del lavoro è il Joule (J) che corrisponde al L/t = (F*s)/t
lavoro che una forza di 1 Newton compie spostando un corpo

20

20
di un metro nella stessa direzione e verso della forza applicata:
J = 1N*1m
P = L/t = F*v
(Innalzamento di 1 etto per 1 metro)

o
an

an
m

m
U

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ov

ov
CINETICA MOTI TRASLAZIONALI E ROTAZIONALI
Lavoro Formule analoghe sono riscontrabili per i moti traslazionali (moti di
M

M
corpi considerati come punti materiali percorrenti traiettorie
L = F*s continue) e rotazionali (moti di corpi solidi che, nel caso più semplice,
sono vincolati a ruotare attorno ad un asse).
Nel caso in cui la forza e lo spostamento non abbiano la stessa
D

D
direzione, si moltiplica lo spostamento per la componente della Δs/Δ
v=Δ Δt ω=Δ
ω Δθ/Δ
Δt
forza che agisce nella direzione dello spostamento Δv/Δ
a=Δ Δt Δω/Δ
α=Δ Δt
TM

L = F*s*cosαα
TM m I=momento d’inerzia
α = angolo tra le due direzioni)
(α F=ma α (momento della forza)
M=I*α
Quantita’ di moto = mv ω (momento angolare)
L=I*ω
Nel caso in cui lo spostamento avvenga ortogonalmente alla
direzione della forza considerata, il lavoro risulta nullo Principio di
Principio di
conservazione
della quantita’ di Σmvi=cost conservazione del ΣL=Σ
=ΣI*ω
=Σ ωi=cost
momento angolare
Se la forza si oppone allo spostamento il lavoro risulta negativo moto

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MOMENTO ANGOLARE CINETICA
Legge di conservazione del momento angolare
ω (momento angolare)
L=I*ω ω = costante
L = I*ω ΔL = 0
prodotto del momento d'inerzia per la velocità angolare
I pattinatori sul ghiaccio usano la stessa tecnica per determinare un

/0

/0
avvitamento attorno ad un asse verticale

Si tratta di una grandezza vettoriale che

07

07
ha direzione coincidente con l'asse di
rotazione, verso definito all'avanzamento
di una vita destrorsa che segue la

20

20
rotazione e intensità pari al valore indicato
dalla formula precedente

o
an

an
m

m
U

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ov

ov
CINETICA CINETICA
Legge di conservazione del momento angolare Legge di conservazione del momento angolare
M

M
ω = costante
L = I*ω ΔL = 0
Per un sistema isolato di punti materiali si conserva la
quantità di moto totale se un pattinatore allarga le braccia, la sua velocità angolare di
rotazione diminuisce, mentre se le chiude, la velocità aumenta. Ciò
D

D
Analogamente, per un tale sistema si conserva anche la dipende dal fatto che il momento d'inerzia di un corpo dipende dalla sua
somma di tutti momenti angolari. Più semplicemente, massa e da come essa è distribuita (ovvero se la massa è più distante
TM

per un corpo solido ruotante attorno ad un asse fisso, in


TM dall'asse di rotazione il momento d'inerzia aumenta) per cui, quando il
assenza di momenti di forze esterne (o se la sommatoria pattinatore allarga le braccia, il suo momento d'inerzia aumenta, mentre
di tali momenti intesi come vettori è nulla), si conserva il quando le chiude diminuisce.
momento angolare: Per la legge di conservazione del momento angolare, quando il
pattinatore allarga le braccia il suo momento d'inerzia aumenta e quindi
la velocità angolare diminuisce. Viceversa, quando egli stringe le
ω = costante
L = I*ω ΔL = 0 braccia, il suo momento d'inerzia diminuisce così che la velocità
angolare deve aumentare perché il momento angolare rimanga ancora
costante.

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CINETICA
Legge di conservazione del momento angolare
ω = costante
L = I*ω ΔL = 0

Es.: Salto mortale all’indietro

/0
ØPosizione di partenza (1)
ØDopo essersi accovacciata con le braccia all’indietro, l’atleta scatta verso
l’alto portando le braccia in avanti, poi verso l’alto e poi leggermente

07
all’indietro (2,3,4). Ha inizio il movimento di rotazione (l’asse di rotazione
passa per il suo centro di massa).

20
1 2 3 4 5 6 7-8-9 10 11

o
an
m
U

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ov

CINETICA
Legge di conservazione del momento angolare
M

ω = costante
L = I*ω ΔL = 0

ØGiunta al punto piu’ alto, l’atleta raccoglie braccia e gambe (verso il centro
di massa): DIMINUISCE IL MOMENTO ANGOLARE, AUMENTA LA VELOCITA’
D

(5,6,7,8)
TM

ØSubito dopo l’appoggio, l’atleta comicia a stirare le braccia in alto e


leggermente in avanti: RALLENTAMENTO DELLA VELOCITA’ DI ROTAZIONE
(9,10,11)
1 2 3 4 5 6 7-8-9 10 11

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MOTI TRASLAZIONALI E ROTAZIONALI MOMENTO ANGOLARE
Formule analoghe sono riscontrabili per i moti traslazionali (moti di
corpi considerati come punti materiali percorrenti traiettorie ω (momento angolare)
L=I*ω
continue) e rotazionali (moti di corpi solidi che, nel caso più semplice, prodotto del momento d'inerzia per la velocità angolare
sono vincolati a ruotare attorno ad un asse).

/0

/0
Δs/Δ
v=Δ Δt ω=Δ
ω Δθ/Δ
Δt
Δv/Δ
a=Δ Δt Δω/Δ
α=Δ Δt
Si tratta di una grandezza vettoriale che

07

07
m I=momento d’inerzia ha direzione coincidente con l'asse di
F=ma α (momento della forza)
M=I*α rotazione, verso definito all'avanzamento
di una vita destrorsa che segue la
ω (momento angolare)

20

20
Quantita’ di moto = mv L=I*ω rotazione e intensità pari al valore indicato
dalla formula

o
an

an
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ov

ov
CINETICA CINETICA
Principio della conservazione della quantita’
quantita’ di moto Legge di conservazione del momento angolare
M

M
In un sistema di corpi isolato, la quantità di moto rimane costante: Per un sistema isolato di punti materiali si conserva la
per ogni forza che si crea all’interno del sistema se ne crea un’altra quantità di moto totale
uguale e contraria:
D

D
m1v1 = m2v2 Analogamente, per un tale sistema si conserva anche la
somma di tutti momenti angolari. Più semplicemente,
TM

TM per un corpo solido ruotante attorno ad un asse fisso, in


Principio di assenza di momenti di forze esterne (o se la sommatoria
Principio di
conservazione Σmvi=cost conservazione ΣL=Σ
=ΣI*ω
=Σ ωi=cost di tali momenti intesi come vettori è nulla), si conserva il
della quantita’ momento angolare:
del momento
di moto
angolare
ω = costante
L = I*ω ΔL = 0

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CINETICA CINETICA
Legge di conservazione del momento angolare Legge di conservazione del momento angolare
ω = costante
L = I*ω ΔL = 0 ω = costante
L = I*ω ΔL = 0

I pattinatori sul ghiaccio utilizzano questo principio per determinare Es.: Salto mortale all’indietro

/0

/0
un avvitamento attorno ad un asse verticale ØPosizione di partenza (1)
ØDopo essersi accovacciata con le braccia all’indietro, l’atleta scatta verso
l’alto portando le braccia in avanti, poi verso l’alto e poi leggermente

07

07
all’indietro (2,3,4). Ha inizio il movimento di rotazione (l’asse di rotazione
passa per il suo centro di massa).

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1 2 3 4 5 6 7-8-9 10 11

o
an

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m
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ov

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CINETICA CINETICA
Legge di conservazione del momento angolare Legge di conservazione del momento angolare
M

M
ω = costante
L = I*ω ΔL = 0 ω = costante
L = I*ω ΔL = 0
se un pattinatore allarga le braccia, la sua velocità angolare di ØGiunta al punto piu’ alto, l’atleta raccoglie braccia e gambe (verso il centro
rotazione diminuisce, mentre se le chiude, la velocità aumenta. Ciò di massa): DIMINUISCE IL MOMENTO D’INERZIA, AUMENTA LA VELOCITA’
D

D
dipende dal fatto che il momento d'inerzia di un corpo dipende dalla sua (5,6,7,8)
massa e da come essa è distribuita (ovvero se la massa è più distante
TM

dall'asse di rotazione il momento d'inerzia aumenta) per cui, quando il


TM ØSubito dopo l’appoggio, l’atleta comicia a stirare le braccia in alto e
pattinatore allarga le braccia, il suo momento d'inerzia aumenta, mentre leggermente in avanti: RALLENTAMENTO DELLA VELOCITA’ DI ROTAZIONE
quando le chiude diminuisce. (9,10,11)
Per la legge di conservazione del momento angolare, quando il 1 2 3 4 5 6 7-8-9 10 11
pattinatore allarga le braccia il suo momento d'inerzia aumenta e quindi
la velocità angolare diminuisce. Viceversa, quando egli stringe le
braccia, il suo momento d'inerzia diminuisce così che la velocità
angolare deve aumentare perché il momento angolare rimanga ancora
costante.

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LA DEAMBULAZIONE LA DEAMBULAZIONE

  
  



  

  

Successione di movimenti ritmici alternati 


/0

/0
degli arti inferiori, bacino, tronco, arti
superiori e capo che, determinando uno
spostamento in avanti del CdG, producono,
 

07

07
attraverso una serie di rototraslazioni di tutti i
segmenti articolari interessati, la
progressione in avanti del corpo  
 

20

20
°


 

o

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m

m
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ov

ov
LA DEAMBULAZIONE LA DEAMBULAZIONE

 
M

M




  

  


D

D
1.Passo (Stride)
TM

TM

2.Semipasso 
(Step)
!
!
" 

" 


  

   
    


    
  
   
 
 
   
   
 
   

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# 
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' CINEMATICA DELLA DEAMBULAZIONE
     


  

  
 

    


    

 
 
 
 
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07

07
 )  

       


       


20

20
     
 
 
 

  
  

 

 


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ov

ov
LA DEAMBULAZIONE CINEMATICA DELLA DEAMBULAZIONE
M

M


 
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CINEMATICA DELLA DEAMBULAZIONE CINEMATICA DEL CAMMINO

Piano Trasversale: piede •Piede


Forma sul piano orizzontale un
angolo di 15° rispetto alla linea di

/0

/0
progressione
•Coscia e Gamba
Nella sospensione ed inizio

07

07
appoggio ruotano internamente 15°
poi ruotano esternamente.
•Bacino
°

20

20

Ruota verso il lato dell’appoggio
•Tronco
Ruota in direzione opposta al
#
  bacino, il rachide subisce due
torsioni lombare e dorsale di senso

o
opposto
an

an
m

m
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ov

ov
CINEMATICA DEL CAMMINO CINEMATICA DEL CAMMINO
bacino, tronco,rachide e capo Piano Sagittale per Caviglia, Ginocchio e Anca
M

M

   $    
 

4
   $    


   $    



D

D
4
  


  


  
 
  

 

TM

TM   $$




  
 

  
4
  
 



  
 


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5    

5    6
6

  

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CINEMATICA DEL CAMMINO CINEMATICA DEL CAMMINO
Piano Sagittale per Caviglia, Ginocchio e Anca Piano Sagittale per Caviglia, Ginocchio e Anca

/0

/0
07

07
20

20
o

o
an

an
m

m
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ov

ov
CINEMATICA DEL CAMMINO CINEMATICA DEL CAMMINO
Piano Sagittale per Caviglia, Ginocchio e Anca Piano Sagittale per Bacino, Busto, Capo e Arti superiori
M

M
Ø3
3
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D

D
Ø3
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TM

TM
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BIOMECCANICA DEL CAMMINO BIOMECCANICA DEL CAMMINO
Il cammino si realizza attraverso perdite di equilibrio dovute allo
La reciprocita’ dei movimenti articolari di caviglia, ginocchio ed anca
spostamento in avanti e in alto del CdG e al recupero dello stesso.
consente di evitare eccessive variazioni dell’altezza del CdG.
Il dispendio energetico dovuto al lavoro muscolare e’ minimo
(fase di spinta dell’avampiede, fase di arresto)

/0

/0
07

07
20

20
o

o
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ov

ov
BIOMECCANICA DEL CAMMINO BIOMECCANICA DEL CAMMINO
Forze di attrito
Quando le forze muscolari del piede posteriore effettuano la spinta Per agevolare il cammino la componente verticale del carico trasmesso
M

M
sull’avampiede, il tronco si flette leggermente in avanti facendo perno sul al terreno deve essere maggiore di quella orizzontale (evitare
piede anteriore. scivolamenti)
La linea di gravita’ di sposta in avanti e stimola lo spostamento dell’arto La rigidita’ del suolo influenza l’efficacia della controspinta
inferiore oscillante verso avanti.
D

D
Il recupero dell’equilibrio comincia nella fase di mid stance/mid swing
TM

TM

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CINETICA MUSCOLARE DELLA DEAMBULAZIONE
LA CORSA
La corsa si differenzia dal cammino nei seguenti parametri
Tibiale ant.
™


/0

/0
Tricipite surale ™ 
  $
 
  $
™) 
) ’
) 

07

07
™   
 
   
 
Quadricipite
™ 
  
 
  
™



20

20
Ischiocrurali
™


o
an

an
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ov

ov
LA CORSA LA CORSA
Fasi della corsa
M

M
Successione di passi,
effettuata ad una velocita’
D

D
superiore a quella
deambulatoria, in cui, a
TM

TM
momenti di appoggio del
singolo piede a terra, si
alternano fasi di volo in
cui nessun piede rimane
vincolato a terra

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LA CORSA CORSA vs. CAMMINO
Fasi della corsa
Cammino
Reazione col terreno
™L’impatto al suolo e’ piu’

/0

/0
violento e aumenta la
reazione di spinta del

07

07
terreno (aumenta la componente
verticale);
™L’appoggio del piede al Corsa

20

20
suolo e’ meno avanzato
1. Il piede di appoggio si trova avanti al CdG (la caviglia ammortizza il contatto rispetto al CdG (diminuisce la
del tallone al suolo)
componente orizzontale)
2. Il piede si trova in asse con il CdG

o
3. Il piede si trova dietro il CdG (lavoro muscolare finalizzato a proiettare in
avanti il corpo)
an

an
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ov

ov
CORSA vs. CAMMINO CORSA vs. CAMMINO



 
2/

2/ 
     
    
    
    
M

M



 ' 5
' 5
™ Durata
La durata delle due fasi di appoggio semplice è pari a
D

D
circa 2/3 delle due fasi di doppia sospensione
TM

™ Velocità
TM
La lunghezza del passo e la frequenza sono
aumentati

  

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CORSA vs. CAMMINO LA CORSA
Cinematica e Cinetica

ØLunghezza del passo

/0

/0
Uguale o maggiore
ØLarghezza del passo

07

07
Ridotta
ØDispendio energetico

20

20
Più elevato e proporzionale alla
velocità
Fase di spinta:
¾Aumenta la flessione plantare
¾Si estendono gamba e ginocchio

o
an

an
m

m
U

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ov

ov
LA CORSA LA CORSA
Cinematica e Cinetica Cinematica e Cinetica
M

M
D

D
TM

TM
Fase di sospensione:
Inizio dell’appoggio: ¾Anca prima estesa e poi in flessione
¾il piede e’ a contatto con tutta la pianta e nelle corse veloci con il ¾Ginocchio prima molto flesso e poi in estensione per anticipare
solo avampiede; la fase di appoggio
¾la gamba e’ verticale o leggeremente flessa;
¾la coscia e’ piu’ flessa che nel cammino.

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LA CORSA IL SALTO
Cinematica e Cinetica

™Maggiormente interessati i muscoli intrinseci del

/0

/0
piede, i flessori delle dita, il tricipite surale, il
quadricipite e gli ischiocrurali
%  
 

%  
 

 '   $
 '  
 '   $
 '  

07

07
™G. Gluteo e lo psoas assumono un ruolo maggiore
rispetto al cammino ''      

''      

  1  


20

20
o

o
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ov

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   IL SALTO
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IL SALTO IL SALTO

In ognuna delle fasi del volo e’ necessario: 2.Spinta


Vincere l’inerzia che si oppone al movimento Si realizza l’estensione di

/0

/0
Utilizzare adeguatamente le forze muscolari degli anche e ginocchia e la
arti inferiori flessione plantare di piedi e

07

07
Coordinare gli altri segmenti corporei per avere il dita
massimo risultato Si raggiungera’ la massima

20

20
altezza tenendo le braccia
allineate lungo i fianchi, e la
minima altezza tenedo l’anca e
il ginocchio flesso di uno o

o
entrambi gli arti
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IL SALTO IL SALTO
M

M
1.Raccolta 3.Volo
Scopo: realizzare uno In questa fase il CdG e’
D

D
stiramento dei muscoli influenzato dai movimenti
estensori di anche e ginocchia segmentari degli arti
TM

TM
e dei muscoi flessori plantari di
piedi e dita
Gli altri segmenti corporei
sono atteggiati in posizioni che
preparano l’esecuzione del
movimento

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IL SALTO IL SALTO
Salto in alto e Salto in lungo
4.Atterraggio Rincorsa
Scopo: ammortizzare l’arrivo Scopo: far acquisire al CdG sufficiente Ec che nella

/0

/0
e mantenere l’equilibrio (terreno fase di stacco sara’ trasformata in velocita’
morbido, scarpe adeguate, buona

07

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forza e capacita’ coordinative)
E’ piu’ determinante nel salto in lungo che nel salto
in alto

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IL SALTO
IL SALTO
Salto in alto e Salto in lungo
M

M
%  
D

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TM

TM
%  

Nel salto NON da fermo, la fase di raccolta e’ sostituita con


quella di rincorsa

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LA COORDINAZIONE MOTORIA
•L’oggetto vero e proprio di una teoria del movimento è costituito dai movimenti
che vengono eseguiti nello sport (atti motori) in quanto azioni.

/0
•L’azione motoria sportiva richiede l’attuazione di una serie di processi (di natura
motoria, sensoriale, mentale) che sono intrecciati tra loro.

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NATURA E FUNZIONI DELLA COORDINAZIONE MOTORIA
Concetto di coordinazione motoria

M
Educazione fisica e sportiva
La coordinazione motoria è generalmente riferita a “fasi del movimento” o ad

D
“azioni parziali” che si collegano in un certo ordine nell’esecuzione motoria.
Fisiologia
La coordinazione motoria è generalmente riferita al lavoro muscolare.
TM Anatomia funzionale
La coordinazione motoria è generalmente riferita all’attività dei gruppi muscolari.
Biomeccanica
La coordinazione motoria è generalmente riferita ai vari impulsi di forza che
devono essere relazionati nell’azione motoria.
Attività umana
La coordinazione motoria è generalmente riferita alla sintonia di tutti i processi
parziali dell’atto motorio rispetto all’obiettivo.

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NATURA E FUNZIONI DELLA COORDINAZIONE MOTORIA II


La complessità dei compiti coordinativi
Ad ogni atto motorio, anche il più semplice, contribuiscono una molteplicità di fattori
(“gradi di libertà”). In conclusione, la COORDINAZIONE MOTORIA è

/0

/0
•i gradi di libertà del sistema articolare (riferito sia alle articolazioni attivamente definita come l’ordinamento delle azioni motorie in
coinvolte nell’azione sia a quelle non “palesemente” attive ma che comunque sono vista di uno scopo, dove per ordinamento si intende

07

07
sotto il controllo del sistema nervoso/muscolare) l’accordo di tutti i parametri del movimento durante il
•i gradi di libertà (elasticità) di muscoli, tendini e legamenti processo di interazione tra l’atleta e l’ambiente.

20

20
Nel caso dei muscoli, molti hanno un braccio di forza molto corto, inserendosi
poco dopo l’articolazione.

Minime variazioni nella lunghezza del muscolo provocano una deviazione

o
significativa del movimento (es. tennis).
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NATURA E FUNZIONI DELLA COORDINAZIONE MOTORIA II TATTICHE DELLA COORDINAZIONE MOTORIA
La complessità dei compiti coordinativi
M

M
Se si esamina come un atleta esegue lo stesso movimento in condizioni diverse si può
•i gradi di libertà “ambientali” o delle “forze esterne”: forza di gravità, inerzia, osservare che:
attrito, resistenza dell’aria o dell’acqua
D

D
•in alcuni sport, c’è variazione relativamente scarsa dei parametri motori (GRANDE
E’ importante ricordare che queste forze possono essere molto variabili (nella COSTANZA).
grandezza, nella direzione, nel punto di applicazione) e rendono quindi il
TM

problema coordinativo ancora più difficile.


TM
•in altre discipline la maggior parte dei parametri motori varia in modo
significativamente maggiore.
•i gradi di libertà relativi a sport di combattimento o di squadra, dove l’avversario o il
proprio compagno introducono variabili non prevedibili

Bisogna considerare inoltre il MANTENIMENTO DELL’EQUILIBRIO (compito di


mantenere il corpo in una certa posizione rispetto al campo gravitazionale terrestre)
Particolari difficoltà si presentano quando la superficie di appoggio è ridotta
(sci, esercizi alla trave, ecc.).

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TATTICHE DELLA COORDINAZIONE MOTORIA II MODELLO TEORICO DELLA COORDINAZIONE MOTORIA


Lo scopo dell’azione, che deve essere raggiunto attraverso la coordinazione motoria,
può essere garantito attraverso due percorsi diversi strettamente combinati tra loro: In generale, per risolvere dei problemi complessi di coordinazione che ci sono nell’atto
motorio si devono realizzare più funzioni parziali.

/0

/0
1) Mantenere costante il decorso del movimento compensando le •L’esecuzione del movimento da parte degli organi motori.
interferenze.

07

07
•La ricezione e l’elaborazione delle informazioni (afferenza o reafferenza).
2) Variare il decorso del movimento per poter raggiungere l’obiettivo
dell’azione anche in presenza di influenze di disturbo (non previste). •La programmazione del comportamento motorio.

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•Il confronto tra valore reale (risultato) e il valore richiesto (programma).

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TATTICHE DELLA COORDINAZIONE MOTORIA III MODELLO TEORICO DELLA COORDINAZIONE MOTORIA
M

M
Esecuzione del movimento da parte degli organi motori
Es.: salto in lungo o salto in alto.

Il saltatore varia di poco il movimento di stacco, mentre una maggiore dispersione c’è
D

D
nel movimento di rincorsa. TUTTE LE FUNZIONI CITATE VENGONO REALIZZATE NEL
SISTEMA NERVOSO
TM

TM
•I PARAMETRI MOTORI ESSENZIALI

•I PARAMETRI MOTORI NON ESSENZIALI

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MODELLO TEORICO DELLA COORDINAZIONE MOTORIA MODELLO TEORICO DELLA COORDINAZIONE MOTORIA
Ricezione ed elaborazione delle informazioni Ricezione ed elaborazione delle informazioni

Un atto motorio può essere eseguito in forma utile ad uno scopo solo se il centro di Il sistema motorio umano non funziona come una macchina guidata da un

/0

/0
controllo dispone delle informazioni necessarie. programma senza variazioni. Al contrario, avvengono continue correzioni ed
aggiustamenti (“regolazione” del movimento).
Il processo di assunzione delle informazioni da parte degli organi di senso e la loro

07

07
trasmissione alle centrali di controllo si definisce AFFERENZA. Questa regolazione è possibile solo attraverso informazioni di ritorno,
fisiologicamente espresse (REAFFERENZA).

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MODELLO TEORICO DELLA COORDINAZIONE MOTORIA MODELLO TEORICO DELLA COORDINAZIONE MOTORIA
Ricezione ed elaborazione delle informazioni Ricezione ed elaborazione delle informazioni
M

M
Negli istanti che precedono un’azione motoria vengono trasmesse sia le Nella pratica dello sport è importante sapere quali sono i recettori (ovvero, i sensi)
informazioni che provocano l’azione (afferenze attivanti) sia quelle sullo stato che partecipano prevalentemente all’afferenza e alla reafferenza motoria.
D

D
attuale degli organi motori e dell’ambiente (afferenze situazionali) rendendo
possibile una programmazione adeguata allo scopo. Ogni componente parziale del sistema sensoriale si definisce ANALIZZATORE.
TM

La trasmissione delle informazioni sensoriali sulla situazione è necessaria sia negli


TM
Nella coordinazione motoria sono importanti 5 analizzatori:
atti motori standardizzati (costanza elevata raggiunta con numerose ripetizioni del •analizzatore CINESTETICO
movimento, es.: salto in alto) che in quelli non standardizzati (es.: nelle discipline •analizzatore TATTILE
dello sci alpino c’è una “programmazione mobile” del movimento). •analizzatore STATICO-DINAMICO
•analizzatore OTTICO
•analizzatore ACUSTICO

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MODELLO TEORICO DELLA COORDINAZIONE MOTORIA ANALIZZATORE CINESTETICO


Ricezione ed elaborazione delle informazioni
L’analizzatore CINESTETICO è quello che percepisce il movimento.
L’analizzatore CINESTETICO e quello STATICO-DINAMICO sono relativi
I suoi recettori (PROPRIOCETTORI) si trovano in tutti i muscoli, i tendini, i

/0

/0
a circuiti regolatori interni
legamenti e le articolazioni dell’apparato motorio umano.

Le fibre nervose sensibili trasmettono i segnali che hanno ricevuto al sistema

07

07
nervoso. Rispetto agli altri analizzatori, la velocità di conduzione è elevata.
il canale attraverso il quale passano le informazioni
si trova esclusivamente all’interno dell’organismo

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L’analizzatore TATTILE, OTTICO e ACUSTICO fanno parte di circuiti
regolatori esterni

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MODELLO TEORICO DELLA COORDINAZIONE MOTORIA ANALIZZATORE CINESTETICO
Ricezione ed elaborazione delle informazioni
M

M
L’analizzatore cinestetico supera gli altri analizzatori anche come capacità
percettiva.
I 5 analizzatori partecipano in percentuale
D

D
Infatti le informazioni cinestetiche sono la fonte più importante delle componenti
diverse al processo di informazione, ma spaziali e temporali della percezione umana.
sono tutti essenziali al processo di
TM

TM
controllo e regolazione dell’atto motorio

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ANALIZZATORE TATTILE ANALIZZATORE OTTICO


I recettori dell’analizzatore TATTILE sono localizzati nella cute e sono sensibili agli Nel caso dell’analizzatore OTTICO (e di quello ACUSTICO) i recettori sono
stimoli meccanici (senza considerare quelli del dolore e della temperatura). definiti “recettori della distanza” perché rendono possibile la ricezione di segnali il
cui trasmettitore non è in contatto immediato: le onde luminose (o sonore) fanno da

/0

/0
Questo analizzatore permette di assumere informazioni sulla forma e sulla canali di trasmissione.
superficie degli oggetti, sulla resistenza che l’acqua o l’aria oppongono ai
movimenti. Poiché l’analizzatore ottico consente di ricevere informazioni anche sull’esecuzione

07

07
dei movimenti di altri individui, esso occupa un ruolo particolare
In alcune pratiche sportive, questo analizzatore permette di verificare “la saldezza nell’apprendimento dei movimenti.
della presa”.

20

20
Ma è anche importante ricordare che l’informazione ottica sui propri movimenti
talvolta è solo parziale (limitatezza del campo visivo) e questo comporta notevoli
difficoltà di coordinazione nel processo di apprendimento (es.: movimento delle
gambe nel nuoto).

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ANALIZZATORE STATICO-DINAMICO ANALIZZATORE OTTICO II
M

M
(o analizzatore vestibolare)

L’analizzatore STATICO-DINAMICO è quello meno considerato tra i 5 sensi. L’analizzatore ottico riporta anche i segnali che riflettono l’ambiente circostante
(informazione indiretta) e permette di valutare il proprio comportamento motorio
D

D
I recettori vestibolari inviano, in continuo, informazioni sulla posizione della testa in relazione ai mutamenti della situazione in corso (es. giochi di squadra).
nel campo gravitazionale della terra, e in più registrano la direzione e
TM

l’accelerazione dei movimenti.


TM

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ANALIZZATORE ACUSTICO MODELLO TEORICO DELLA COORDINAZIONE MOTORIA


Programmazione del comportamento motorio
L’analizzatore acustico elabora segnali acustici il cui contenuto informativo è
relativamente limitato per la coordinazione motoria (es. canottaggio). Dopo che sono state recepite ed elaborate le informazioni è necessaria una decisione

/0

/0
sull’atto motorio che deve essere eseguito:
In alcune discipline con la palla è importante il segnale acustico del rimbalzo (es. “previsione” o “anticipazione” del movimento (e delle forme in cui si
tennis da tavolo). manifesta)

07

07
L’analizzatore acustico assume importanza nella ricezione e trasmissione di impulsi Anticipazione: sulla base delle percezioni e delle condizioni che precedono l’esecuzione
dinamici di incitamento e nelle informazioni verbali (es. giochi di squadra). di un determinato movimento, ne viene costruito (anticipato) il successivo
svolgimento.

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MODELLO TEORICO DELLA COORDINAZIONE MOTORIA MODELLO TEORICO DELLA COORDINAZIONE MOTORIA
Programmazione del comportamento motorio
M

M
Dal modello si ricava che per risolvere dei problemi complessi di coordinazione che ci Esempio: salto in alto prima che il saltatore inizi la fase preparatoria (rincorsa), lo
sono nell’atto motorio si devono realizzare più funzioni parziali. scopo della sua azione (superamento dell’asticella) gli è presente in modo molto
D

D
chiaro, impegnandone tutti i movimenti parziali.
•L’esecuzione del movimento da parte degli organi motori.
TM

TM
•La ricezione e l’elaborazione delle informazioni (afferenza o reafferenza).
IL RISULATATO DELL’AZIONE VIENE
•La programmazione del comportamento motorio. ANTICIPATO E DETERMINA LA
•Il confronto tra valore reale (risultato) e il valore richiesto (programma). STRUTTURA DELL’ATTO MOTORIO

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MODELLO TEORICO DELLA COORDINAZIONE MOTORIA MODELLO TEORICO DELLA COORDINAZIONE MOTORIA
Programmazione del comportamento motorio Programmazione del comportamento motorio

NELLE COMBINAZIONI DI MOVIMENTI (es. presa e lancio) LA L’ANTICIPAZIONE DEL PROGRAMMA AVVIENE SULLA

/0

/0
FORMA DEL MOVIMENTO CHE PRECEDE FA INTUIRE BASE DELLE ESPERIENZE MOTORIE REGISTRATE,
QUELLA DEL MOVIMENTO SUCCESSIVO. RIELABORANDO OGNI VOLTA LE AFFERENZE DI
SITUAZIONI ESISTENTI.

07

07
Nel caso di giochi di squadra o sport di combattimento l’anticipazione
attraverso la capacità di intuire il programma previsto dagli avversari o dai

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compagni di gioco riveste una particolare importanza per la coordinazione
motoria.

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MODELLO TEORICO DELLA COORDINAZIONE MOTORIA MODELLO TEORICO DELLA COORDINAZIONE MOTORIA
Programmazione del comportamento motorio
M

M
LA PROGRAMMAZIONE DEGLI ATTI MOTORI TIENE Dal modello si ricava che per risolvere dei problemi complessi di coordinazione che ci
CONTO ANCHE DELLE REAZIONI AMBIENTALI sono nell’atto motorio si devono realizzare più funzioni parziali.
D

D
PREVEDIBILI.
•L’esecuzione del movimento da parte degli organi motori.
TM

Es.: tuffi.
TM
Nel programma del movimento è necessario inserire il movimento autonomo
della superficie d’appoggio (trampolino). Gli atleti inesperti eseguiranno un •La ricezione e l’elaborazione delle informazioni (afferenza o reafferenza).
movimento molto scoordinato ed uno stacco meno efficace.
•La programmazione del comportamento motorio.

•Il confronto tra valore reale (risultato) e il valore richiesto (programma).

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MODELLO TEORICO DELLA COORDINAZIONE MOTORIA MODELLO TEORICO DELLA COORDINAZIONE MOTORIA
Valore reale vs Valore richiesto Valore reale vs Valore richiesto
Perché si raggiunga il risultato che è stato anticipato occorre che continuamente
anche i più piccoli progressi parziali dell’atto motorio siano confrontati con il suo
In molte discipline sportive avvengono solo leggere variazioni del

/0

/0
obiettivo generale, con gli obiettivi parziali e con lo svolgimento pratico dell’atto programma; in altre sono necessari cambiamenti continui a causa di fattori
motorio (decorso del movimento). naturali che non è possibile prevedere con esattezza (vento, onde,
condizioni del terreno,..).

07

07
Nella coordinazione motoria degli atti motori sportivi si possono riconoscere
correzioni costanti (una continua regolazione) che presuppone un confronto tra
valore richiesto e valore reale.

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MODELLO TEORICO DELLA COORDINAZIONE MOTORIA MODELLO TEORICO DELLA COORDINAZIONE MOTORIA
Valore reale vs Valore richiesto Valore reale vs Valore richiesto
M

M
Come si attua il meccanismo di controllo?
Uno dei più importanti elementi di controllo dell’atto motorio è il VALORE
REALE DELLA VELOCITÀ.
D

D
1) La divergenza tra valore reale e valore richiesto determina gli impulsi di
correzione (MECCANISMO DI COMPENSAZIONE).
In alcune discipline (sci, pattinaggio, ginnastica artistica) è importante non
TM

2) L’informazione che è stato raggiunto un obiettivo parziale del programma


TM considerare soltanto gli spostamenti del baricentro che si verificano. Si deve tener
conto sia della rapidità con la quale avvengono gli spostamenti sia della tendenza
provoca la commutazione al valore richiesto dell’obiettivo successivo
con la quale la rapidità di spostamento varierà ulteriormente.
(MECCANISMO DI REGOLAZIONE PROGRAMMATA).
Un atleta allenato ed esperto percepirà le deviazioni e le variazioni di velocità
quando sono ancora relativamente piccole.
3) L’informazione su “disturbi” nello svolgimento del movimento, che non
permettono di eseguire il programma motorio originale attraverso impulsi di
correzione, o che possono essere superati solo con un aumento dell’energia
impiegata, provoca un CAMBIAMENTO ADATTIVO DEL PROGRAMMA
(MECCANISMO DELL’AUTOREGOLAZIONE).

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MODELLO TEORICO DELLA COORDINAZIONE MOTORIA


Valore reale vs Valore richiesto

La regolazione precisa dell’attività

/0
motoria sportiva si svolge specialmente
attraverso le informazioni cinestetiche,

07
cioè attraverso il circuito regolatorio
interno.

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LE CARATTERISTICHE GENERALI DEL MOVIMENTO LE CARATTERISTICHE GENERALI DEL MOVIMENTO


Espressione della coordinazione motoria La struttura degli atti motori sportivi
Vi sono molteplici possibilità di caratterizzare la forma nella
quale viene eseguito un movimento. Nei movimenti che vengono eseguiti nello sport è possibile

/0

/0
distinguere una articolazione in tre fasi che rappresenta la
1. LA STRUTTURA DEGLI ATTI MOTORI SPORTIVI struttura fondamentale di ogni atto motorio sportivo.
2. IL RITMO DEI MOVIMENTI

07

07
3. L’ACCOPPIAMENTO DEI MOVIMENTI fase di preparazione: si predispone il corpo all’esecuzione
4. LA FLUIDITÀ DEL MOVIMENTO del movimento

20

20
5. LA PRECISIONE DEL MOVIMENTO
6. LA COSTANZA DEL MOVIMENTO fase principale: il compito motorio viene svolto
7. L’AMPIEZZA DEL MOVIMENTO
8. IL “TEMPO” DEL MOVIMENTO fase finale: lo svolgimento del movimento viene concluso

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9. LA FORZA DEL MOVIMENTO
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LE CARATTERISTICHE GENERALI DEL MOVIMENTO LE CARATTERISTICHE GENERALI DEL MOVIMENTO
M

M
La struttura degli atti motori sportivi La struttura degli atti motori sportivi

La fase principale ha per funzione lo svolgimento del compito


motorio attraverso 2 possibilità:
D

D
La struttura degli atti motori sportivi è intesa
come la composizione del movimento attraverso a) Il compito da eseguire è quello di imprimere un impulso di
TM

processi parziali (o fasi) che sono collegati tra


TM movimento a tutto il corpo ed utilizzarlo razionalmente.
loro. Es.: movimenti di locomozione che vengono eseguiti spostando
tutto il corpo (deambulazione, corsa, salti, nuoto).

b) Una componente della catena articolare del corpo viene accelerata


con un impulso di forza di tutto il resto del corpo, trasmettendo
così un impulso di movimento ad un attrezzo o ad un avversario.
Es.: movimenti di lancio, spinta o colpo.

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LE CARATTERISTICHE GENERALI DEL MOVIMENTO
LE CARATTERISTICHE GENERALI DEL MOVIMENTO La struttura degli atti motori sportivi
La struttura degli atti motori sportivi L’azione del contromovimento può essere giustificata dal punto
La fase di preparazione ha la funzione di creare le premesse di vista fisiologico e meccanico.
ottimali perché la fase principale possa essere eseguita •Il contromovimento crea una traiettoria ottimale di lavoro per

/0

/0
efficacemente ed economicamente. la muscolatura interessata (es. rapporti angolari favorevoli per
le articolazioni).

07

07
Di solito questo si realizza attraverso un
CONTROMOVIMENTO. •Secondo il principio biomeccanico della traiettoria ottimale di
Es.: Per lanciare una palla, si porta indietro il braccio di accelerazione, quanto più è ampio il contromovimento, tanto

20

20
lancio con la palla stessa. In un tuffo di partenza, le maggiore sarà il rendimento di accelerazione che può fornire la
braccia vengono slanciate all’indietro e viene abbassato muscolatura nella fase principale, e tanto maggiore sarà il
tutto il corpo con un piegamento delle articolazioni del risultato.

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piede, del ginocchio e del bacino
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LE CARATTERISTICHE GENERALI DEL MOVIMENTO
LE CARATTERISTICHE GENERALI DEL MOVIMENTO La struttura degli atti motori sportivi
M

M
La struttura degli atti motori sportivi
Es.: differenza fra tiro a parabola e tiro diretto nella
Una caratteristica del contromovimento è la sua
pallanuoto.
direzione.
D

D
Il tiro diretto è più teso perché l’ampio contromovimento
permette di avere più tempo per esercitare un’azione di
Il contromovimento è eseguito in direzione contraria
TM

TM accelerazione sulla palla e perché la muscolatura può


a quella del successivo movimento principale.
lavorare con maggiore efficacia, essendoci una posizione
più favorevole delle articolazioni all’inizio della fase
principale.

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LE CARATTERISTICHE GENERALI DEL MOVIMENTO
LE CARATTERISTICHE GENERALI DEL MOVIMENTO La struttura degli atti motori sportivi
La struttura degli atti motori sportivi
ØIn molte azioni motorie, nella fase di preparazione troviamo anche
Il contromovimento permette una maggiore FORZA INIZIALE un movimento di rincorsa, di oscillazione preliminare, di

/0

/0
che viene raggiunta frenando il movimento contrario scivolamento (Es.: salti e lanci con rincorsa, il lancio del peso, i lanci con
rotazione, il salto con gli sci)
• con l’arresto del contromovimento il muscolo accumula ØPer rincorsa si intende il movimento di corsa che NON viene

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energia meccanica. eseguito come movimento di locomozione (e’ subordinato all’obiettivo del
salto o del lancio)
• secondo una legge fisiologica muscolare, con un lavoro ØI movimenti di rincorsa, di oscillazione preliminare e di

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muscolare negativo (lavoro cedente o frenante) possono scivolamento sono eseguiti nella stessa direzione del movimento
essere raggiunte tensioni muscolari più elevate che con principale e determinano che il corpo sia già in movimento all’inizio
il lavoro positivo (lavoro di accelerazione). della fase principale. Questo permette di amplificare la forza che il

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corpo esprime nel movimento di salto, di lancio o di getto.
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LE CARATTERISTICHE GENERALI DEL MOVIMENTO
LE CARATTERISTICHE GENERALI DEL MOVIMENTO La struttura degli atti motori sportivi
La funzione generale della fase finale è quella di raggiungere
M

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La struttura degli atti motori sportivi
una posizione statica in quanto la fase principale termina
Il contromovimento prepara all’utilizzazione ottimale delle forze mentre il corpo è ancora in movimento o in uno stato labile di
esterne nella fase principale. equilibrio.
D

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Per alcune discipline, la fase finale rappresenta uno stadio di
Es.: forza di gravità (ginnastica artistica)
TM

TM passaggio verso ulteriori atti motori.


resistenza dell’acqua (movimento delle gambe nella rana) La fase finale viene eseguita per assorbire l’energia (quantità
forza d’attrito (sci di fondo) di moto) precedente e per frenare il corpo:
il corpo svolge un lavoro notevole attraverso
l’azione delle forze muscolari (lavoro attivo di
arresto).
Es.: lanci nell’atletica leggera. Con la fase finale si deve evitare
di superare il limite della pedana.
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LE CARATTERISTICHE GENERALI DEL MOVIMENTO
MOVIMENTI ACICLICI E CICLICI Movimenti aciclici e reiterazione del contromovimento

Movimento Aciclico: atto motorio nel quale lo scopo del La reiterazione dei contromovimenti è una forma particolare
movimento può essere raggiunto con una sola fase principale. di preparazione “sensomotoria”: gli analizzatori cinestetici

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consentono la corretta attivazione neuromuscolare dei
Movimento Ciclico: atto motorio costituito da più cicli singoli movimenti.

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della stessa struttura base perché lo scopo del movimento può
essere raggiunto solo attraverso la ripetizione ciclica (marcia, Al contrario, se l’esecuzione di vari contromovimenti tende a
corsa, nuoto, ciclismo). frenare l’avvio della fase principale dell’atto motorio (per

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paura, insicurezza), ne deriva che il contromovimento non
La struttura in 3 fasi dell’atto motorio sportivo si trova in tutti produce né la concentrazione né la forza necessarie
i movimenti aciclici . all’esecuzione.

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LE CARATTERISTICHE GENERALI DEL MOVIMENTO
Movimenti aciclici e reiterazione del contromovimento LE CARATTERISTICHE GENERALI DEL MOVIMENTO
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Movimenti aciclici e repressione del contromovimento
In una serie di movimenti sportivi, la fase di preparazione
presenta un doppio contromovimento (o contromovimento La struttura dell’atto motorio sportivo (3 fasi) può essere
reiterato). modificata per necessità tattiche o regole di gara, fino al punto
D

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che il contromovimento viene soppresso.
Es.: movimenti ginnici che devono essere iniziati
TM

TM
completamente da fermo. Il contromovimento deve Un esempio ne sono i giochi sportivi e gli sport da
sviluppare un notevole impulso di forza, per cui una sua combattimento.
preparazione adeguata rende più semplice la sua
esecuzione. Nel gioco del calcio, un ampio contromovimento prima di
un tiro in porta permette al portiere di intuire la direzione
del tiro e dà la possibilità di intervenire con successo.

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LE CARATTERISTICHE GENERALI DEL MOVIMENTO
LE CARATTERISTICHE GENERALI DEL MOVIMENTO Varianti nella struttura dell’atto motorio
Movimenti aciclici e repressione del contromovimento Nell’esecuzione dell’atto motorio di alcune discipline sportive è
possibile che le 3 fasi in cui si ripartisce la struttura del
Un contromovimento visibile manca, in parte o
movimento si suddividono ulteriormente.

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completamente, anche nei movimenti di partenza con
comando. Consideriamo i movimenti con fasi di volo (tuffi, salti

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dell’acrobatica, uscite dagli attrezzi nella ginnastica):
Es.: la partenza nel nuoto. L’abbreviazione della fase durante il volo si presentano dei movimenti che sono
preparatoria è determinata dal tuffarsi il più rapidamente autonomi (rotazioni sull’asse trasversale e/o longitudinale

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possibile dopo il colpo di partenza. Nella partenza della del corpo).
staffetta il tipo di esecuzione è più favorevole
(contromovimento più ampio). Es.: Un salto mortale e mezzo con successivo avvitamento è la
combinazione di 3 movimenti aciclici: tuffo a capofitto, salto

o
mortale, avvitamento.
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LE CARATTERISTICHE GENERALI DEL MOVIMENTO
LE CARATTERISTICHE GENERALI DEL MOVIMENTO
Movimenti Ciclici
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Movimenti aciclici e repressione del contromovimento
Negli atti motori ciclici (movimenti di locomozione) la continua
ripetizione dello stesso ciclo strutturale permette la chiara
Una repressione del contromovimento determina che la fase distinzione di due fasi:
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principale non può essere eseguita in modo ottimale sia dal • fase principale
punto di vista biomeccanico che sensomotorio. • fase intermedia: nella prima parte svolge la funzione di
TM

TM
fase finale, nella seconda parte quella della fase di
La repressione consapevole del contromovimento è ottenuta preparazione
attraverso un allenamento specifico in quanto esso è una
componente stabile della struttura dell’atto motorio. Fusione delle fasi: l’atleta pensa e programma i movimenti
necessari alla fase finale come preparazione alla successiva