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SACERDOZIO ED ESOTERISMO

Lo ammetto! C’è stata qualche espressione nella mia ultima lettera su “Esoterismo in casa cattolica” un
po’ pesante e, come promesso, vengo a chiedere scusa pubblicamente a Sua Ecc.za il Vescovo e a quei
sacerdoti che me lo hanno fatto notare con una certa malcelata indignazione.
Indignazione che, sinceramente, avrei desiderato fosse rivolta almeno in egual misura anche nei
confronti di chi ha ceduto la sala cattolica a gruppi esoterici, piuttosto che a una semplice fedele laica
che, a nome di altri fedeli ugualmente indignati, ha avuto il coraggio di segnalare il fatto increscioso con
toni accesi! “Ormai era tutto già organizzato e pagato”, hanno detto, ma ci auguriamo che per il futuro
queste ed altre scelte non vengano compiute frettolosamente all’insegna del motto “pecunia non olet!”
perché altrimenti la “Provvidenza” cioè le benedizioni di Dio sul nostro operato, sulle giuste scelte che un
vero cattolico deve valutare alla luce dello Spirito Santo, insomma la Provvidenza chiude i suoi battenti
lasciandoci in miseria e pieni di debiti.
E se ho parlato di “cimitero degli elefanti” è perchè ne sono convinta per i seguenti motivi:
• Il “cimitero degli elefanti” per un sacerdote innamorato di Gesù Cristo e della sua vocazione
che si sente ancora in grado di lavorare per la Chiesa e le anime, non è solo il canonicato, o
Casa Perez, o la Casa del Clero, ma potrebbe essere anche un qualunque appartamento anche
bello nel quale il “poveretto” viene confinato e spesso dimenticato, purtroppo.
• Il “cimitero degli elefanti” per un sacerdote è il fatto di venire drasticamente, anche se
diplomaticamente, emarginato ed escluso dalla vita pubblica della Chiesa, dalla possibilità di
continuare ad esercitare il ministero ufficiale solo per aver compiuto i 75 anni, poca cosa al giorno
d’oggi in cui si vive più a lungo e col bisogno che abbiamo di preti! Perché volerli emarginare
proprio nell’età in cui l’esperienza accumulata, la raggiunta pace dei sensi e la santità di vita, si
spera, darebbero ai sacerdoti la capacità di essere ancor più efficaci, autentici, credibili apostoli di
Cristo fino all’ultimo respiro? Forse a qualche Vescovo, obbligato ad andare in pensione a 75
anni non pare giusto che i sacerdoti possano invece continuare! O forse la massoneria infiltratasi
dentro la Chiesa, di cui nessuno fa più mistero, dopo aver ottenuto molti “successi”, purtroppo,
arriva ad esigere anche queste sottomissioni sapendo che, eliminato l’ultimo baluardo
rappresentato dalla forza dei preti e delle Messe, ormai tutto è nelle mani del principe delle
tenebre che vuole instaurare un “Nuovo Ordine Mondiale” all’insegna della falsa pace.
Noi fedeli laici ci permettiamo di offrire questi spunti di riflessione anche grazie all’incoraggiamento avuto
a suo tempo dalla “Lumen Gentium” laddove al n. 37 recita: “I laici secondo la scienza, competenza e
prestigio di cui godono hanno la facoltà, anzi talora il dovere di far conoscere il loro parere su cose
concernenti il bene della Chiesa”. Pertanto, alla luce di quanto sopra e della nostra esperienza personale,
non possiamo tacere il nostro sconforto nel vedere come questi nostri sacerdoti che amiamo con tutto il
cuore e la cui presenza ci è di tanto conforto, siano talvolta preda di grandi sofferenze fino alla
depressione per il fatto che si sentono spesso considerati delle povere “pedine” in mano a chi può
decidere del loro destino esigendo continui spostamenti, in nome di santa obbedienza al Vescovo, da
una parrocchia all’altra senza la possibilità di conoscere, affezionarsi e aiutare la gente loro affidata. Alle
volte viene da chiedersi in virtù di quale criterio pedagogico o di quale incomprensibile finalità “spirituale”
vengono fatte certe scelte se si arriva a scontentare un po’ tutti! Oppure ci si chiede se questa nostra
società civile che agisce solo in nome dell’efficientismo pragmatico senza usare cuore e intelligenza non
abbia contagiato anche certe autorità ecclesiastiche col rischio di confondere il sacerdozio con la leva
militare. C’è una bella frase in proposito su un libretto scritto da Victor Frankl e G.Battista Torellò dal titolo
“Sacerdozio e senso della vita” che dice così: “Quando viene meno il senso sacerdotale di chi ha
ricevuto la chiamata, viene meno anche l’uomo!”
Un esempio lampante di come siano purtroppo ormai realtà queste affermazioni è la recente
istituzione delle cosiddette “Unità pastorali”, cioè l’unione in una sola canonica di più parroci al fine di
essere più efficienti, dicono le autorità, ma che invece hanno scontentato un po’ tutti.
• Sono scontenti i laici nel vedere che non possono più affidarsi a un solo Padre, alla tanto cara
figura del “Buon Pastore” che conosce e guida le sue pecore, le chiama per nome ad una ad
una, e le cura ciascuna secondo le proprie necessità, ma a una “girandola” di preti che, alla
stregua di pubblici amministratori, prestano frettolosamente il loro servizio, salutano con
gentilezza formale e se ne vanno. Un po’ come nelle scuole elementari con più maestri dove
nessuno di essi si sente il vero responsabile degli alunni! Il primo risultato negativo che si sta
ottenendo è la diminuzione drastica del numero delle Sante Messe, nonostante le proteste dei
parrocchiani. Se un prete non difende con forza lo scopo primario e soprannaturale della sua
missione che è la celebrazione dell’Eucaristia, anche fosse per poche persone, per privilegiare
invece altri compiti che possono essere svolti anche da laici impegnati, ha perso del tutto la
consapevolezza della sublimità del suo mandato! Adesso molti preti non tengono in alcun conto
il parere dei parrocchiani o del Consiglio ma si sentono autorizzati a fare sempre di testa loro.
• Sono scontenti anche i preti perché si sentono desautorati del loro compito ministeriale che
prevede, oltre che la cura spirituale delle anime, anche una ben definita giurisdizione territoriale
sulla quale esercitare la loro autorità e impegno sacerdotale, come prevede il Codice di Diritto
Canonico per la figura del parroco, il quale deve rispondere di un mandato e territorio ben preciso
sia davanti a Dio che davanti agli uomini. Questa deresponsabilizzazione unita al fatto che il prete
è ormai oberato da mille compiti di carattere civile che lo allontanano dal suo territorio di
competenza, cioè dai suoi parrocchiani, oltre che dall’esercizio del suo ministero sacerdotale,
cioè dall’amministrazione dei Sacramenti, porta a delle conseguenze assai più gravi di quello che
possono sembrare in apparenza, sia per i fedeli che per gli stessi preti, sia dal punto di vista
umano che soprannaturale.
Infatti, davanti a queste prospettive realistiche, anche se con le solite edificanti eccezioni, la gente non
riesce più a trovare un prete con cui parlare, con cui sfogarsi, a cui chiedere consiglio, conforto,
luce, fede, aiuto, perdono dei propri peccati, come si trovava una volta in tutte le chiese, quel prete
tanto amato col breviario in mano che passeggiava su e giù per la chiesa adorando nel frattempo il
Santissimo dal quale traeva luce, forza e grazia egli stesso per poterla dare agli altri! Adesso assistiamo
per lo più alla figura del prete “mordi e fuggi” che arriva di corsa, celebra la Messa di corsa e fugge di
corsa perché si deve occupare di molte altre cose che potrebbero svolgere i laici. E quei preti anziani che
potrebbero sedere tranquilli accanto al confessionale o al Santissimo ad attendere le anime.. vengono
invitati a ritirarsi nel… “Cimitero degli elefanti!”.
C’è quindi da meravigliarsi se la gente, in momenti di disperazione come ce ne sono tanti al giorno d’oggi
in questa società di alieni e pazzi, trova più facilmente le porte aperte dai maghi o fattucchieri di turno,
piuttosto che dai sacerdoti, anche se i primi si fanno pagare profumatamente per vendere negatività?
Oppure si sfoga e litiga davanti alle telecamere, o si affida a psicologi o psichiatri di dubbia provenienza e
formazione che possono peggiorare la loro situazione a forza di esasperanti introspezioni, come si usa
oggi, col rischio di aumentare la loro insicurezza e angoscia fino ad arrivare a stati di vera schizofrenia.
Capisco che noi laici facciamo male il nostro mestiere che dovrebbe portare a famiglie cattoliche con vari
figli e vocazioni sufficienti per avere un prete disponibile in chiesa per l’aiuto personale, e pertanto non
possiamo protestare troppo se i preti corrono o si organizzano in modo diverso dal passato. Forse
sarebbe bello trovare accoglienza delle nostre lamentele e noi capire meglio quello che possiamo fare
per il bene della nostra chiesa locale. E’ vero anche che il mio stile è piuttosto combattivo e so che devo
moderarmi, ma devo dire che c’è poca disponibilità al dialogo anche da parte dei sacerdoti che
dovrebbero capire di più il disagio di alcuni laici che non hanno tutti i torti.
Esiste pertanto un solo rimedio per combattere il male nei suoi aspetti più inverosimili, ed è la
preghiera cristiana e il ricorso al “medico” per eccellenza, Gesù Cristo e ai ministri voluti da Lui
che sono i sacerdoti, veri mediatori tra Dio e gli uomini, anche con le loro miserie e debolezze, perché
sono gli unici che hanno ricevuto da Cristo stesso il potere di sanare le ferite, e perdonare e ricreare
l’anima per mezzo dei sacramenti. Mai un mago o un cosiddetto “santone” potrà sostituire un sacerdote,
anche se l’ignoranza è grande, assolutamente mai! Per il semplice fatto che il mago agisce con le arti
occulte in diretto rapporto col diavolo, mentre Gesù Cristo è venuto sulla terra proprio per cacciare il
diavolo, nemico dell’uomo e di Dio. (Andrea Gemma, “Io, Vescovo, esorcista”, Ed Mondadori).
E Laddove non ci fossero sacerdoti, possiamo sempre contare su un aiuto formidabile, il più efficace
dopo Gesù Cristo e la Santa Messa che è la Vergine Maria e il Santo Rosario, preghiera umile, semplice
ma efficacissima, anche quando ci dovessimo trovare da soli in un deserto a combattere il dragone. Una
sola Avemaria recitata col cuore ha il potere di dare all’anima gioia e pace.
patrizia.stella@alice.it