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L’ETICHETTA IN CAMPO TESSILE

Strumento di comunicazione tra


produttori e consumatori.
In questo momento particolarmente critico per le aziende che
operano nel settore tessile – abbigliamento si vuole offrire un
piccolo strumento di lavoro, utile sia ai produttori che ai
consumatori, che metta in evidenza quali sono gli obblighi
sull’etichettatura di un prodotto tessile circa la sua
composizione e la sua manutenzione.
La diffusione delle norme che tutelano il mercato è parte
integrante di un sistema nato per combattere la contraffazione
e affrontare preparati la competitività internazionale
assicurando una concorrenza leale.
La chiara indicazione del prodotto fornisce al consumatore la
chiave di lettura indispensabile per un corretto orientamento
sulla scelta di un capo e quindi del suo acquisto, così come
una corretta manutenzione consente di prolungare nel tempo
le sue caratteristiche iniziali.
L’opuscolo, concepito in modo chiaro e sintetico, riassume le
informazioni necessarie a garantire la trasparenza nella
commercializzazione di un prodotto tessile di abbigliamento
che, abbinato ad un elevato standard qualitativo , hanno reso
celebre il “made in Italy” nel mondo.

Il Presidente
ETICHETTA DI COMPOSIZIONE
COSA SI INTENDE PER PRODOTTO TESSILE?

Si definisce prodotto tessile un prodotto che, indipendentemente dalla


tecnica di produzione e dalla fase di lavorazione, è composto
esclusivamente da fibre tessili.

Sono assimilati ai prodotti tessili i prodotti contenenti almeno l’80% in


peso di fibre tessili, le parti tessili destinate a rivestimenti, che
costituiscono almeno l’80% in peso e tutti i prodotti tessili incorporati in
altri prodotti di cui siano parte integrante, qualora ne venga specificata la
composizione.

QUALI SONO LE FIBRE TESSILI RICONOSCIUTE PER


LEGGE?

Attualmente sono 44 e sono indicate nell’allegato I, D.Lgs. 22 maggio


1999, n. 194 - Attuazione della direttiva 96/74/CE relativa alle
denominazioni del settore tessile, con integrazioni apportate dal Decreto
del Ministero dell’Industria del Commercio e dell’Artigianato 19 ottobre
1999.

E’ pertanto indispensabile attenersi alla nomenclatura in allegato 1!

90% Fibra Poliammidica


10% Elastan

50% Lana/Lambswool
50% Cotone

80% Poliestere
20% Fibra metallica
90% Poliammide
10% Lycra

50% Lambswool
50% Cotone

80% Poliestere
20% Lurex

COSA DEVE ESSERE ETICHETTATO?

I prodotti tessili devono essere etichettati o contrassegnati all’atto di ogni


operazione di commercializzazione attinente al ciclo industriale e
commerciale: l’etichetta e il contrassegno possono essere sostituiti o
completati da documenti commerciali di accompagnamento, unicamente
quando questi prodotti non sono offerti al consumatore finale.

All’atto dell’offerta in vendita e della vendita ai consumatori, e


particolarmente nei cataloghi, nei prospetti, sugli imballaggi, sulle
etichette e sui contrassegni, le denominazioni, i qualificativi ed i dati
relativi alla composizione in fibre tessili previsti dalle disposizioni del
decreto legislativo 194/1999 devono essere indicati con gli stessi
caratteri tipografici facilmente leggibili e chiaramente visibili. Le
indicazioni e le informazioni non previste dal suddetto decreto devono
essere nettamente separate.
PRODOTTI TESSILI (E LORO PARTI) NON ASSOGGETTATI
AD ETICHETTATURA

L’allegato III del D.Lgs 194/1999 riporta l’elenco dei prodotti che non
possono essere assoggettati all’obbligo di etichettatura o di
stampigliatura.
Nell’etichettatura di composizione di prodotti tessili le percentuali in
fibre vengono determinate senza tener conto degli elementi indicati nella
norma appresso specificata quali, ad esempio: bottoni e fibbie ricoperte
di materie tessili, ornamenti, accessori, materie grasse, leganti, appretti,
prodotti ausiliari di tintura e di stampa e così via.
Così, in altre parole, un prodotto tessile costituito da 100% poliestere ed
un altro formato da 80% Poliestere e 20% resina poliuretanica,
l'identificazione in etichetta sarà la stessa ovvero 100% Poliestere.
La dicitura "con resina poliuretanica" può essere aggiunta per fornire
maggiori informazioni sul prodotto tessile.

SOGGETTI TENUTI ALL’OSSERVAZIONE DELLA LEGGE

Sono tenuti ad osservare la normativa relativa all’etichettatura dei


prodotti tessili tutti coloro che commercializzano prodotti tessili dalle
materie prime al prodotto finito sul mercato italiano.

Si possono quindi ricomprendere i produttori di fibre tessili, gli


importatori di articoli tessili di produzione estera (destinati ad essere
posti in commercio sul territorio italiano), i commercianti sia all’ingrosso
che al dettaglio, organizzazioni o negozi singoli che vendono al
consumatore finale

Sono invece esonerati dall’osservanza a tale norma le lavorazioni di


trasformazione effettuate per conto terzi (terzisti).

Sono inoltre esonerate le merci in transito nel nostro paese ma con


destino verso mercati esteri, le merci importate temporaneamente per
effettuare lavorazioni e i prodotti destinati alla vendita in paesi extra Cee,
per i quali devono essere rispettate le norme in uso nel paese di
destinazione.
I PRODOTTI TESSILI VENDUTI PER CORRISPONDENZA
DEVONO ESSERE ETICHETTATI?

Sono considerate offerte in vendita e, pertanto, soggette all’obbligo di


etichettatura anche le merci offerte in vendita per corrispondenza, quelle
offerte in vendita su campione o con altri analoghi sistemi di
distribuzione, compresa l’offerta al pubblico di cui all’art. 1136 del
codice civile.

I PRODOTTI TESSILI VENDUTI A METRAGGIO DEVONO


ESSERE ETICHETTATI?

Per i prodotti tessili venduti a metraggio l’etichettatura può figurare


soltanto sulla pezza o sul rotolo presentati alla vendita.

Deve essere comunque assicurata al consumatore finale la possibilità di


prendere effettiva conoscenza della composizione di detti prodotti.

COME DEVE ESSERE APPLICATA L’ETICHETTA?

L’etichetta (in cartone, tessuto o altro materiale) deve essere applicata al


prodotto tessile mediante cucitura, graffatura, adesivi, allacciatura con
cordoncino fissato da apposito sigillo o cappio ovvero mediante
inserimento dell’etichetta stessa nell’involucro che lo contiene o in altri
modi idonei.

Il contrassegno è applicato direttamente al prodotto tessile o


sull’involucro contenente il prodotto tessile, mediante stampa,
stampigliatura, ovvero tessitura in cimosa o altrove.

In ogni caso l’etichetta deve essere posta in modo da non essere


facilmente staccabile e le scritte devono resistere ai trattamenti di
manutenzione previsti nella vita del capo.
COSA DEVE RIPORTARE L’ETICHETTA?

L’etichetta deve essere redatta in lingua italiana in modo chiaro e ben


leggibile, deve contenere la ragione sociale del venditore o il marchio
registrato del prodotto messo in vendita e la denominazione delle fibre
componenti il tessile in ordine decrescente di composizione.

Non è ammesso l’utilizzo di codici meccanografici (sigle di fibre tessili)


senza legenda e di nomi commerciali, poiché si deve utilizzare
esclusivamente la nomenclatura dettata dalle normative vigenti.

80% cotone (CO) 80% CO


10% lana (WO) 10% WO
10% poliestere (PL) 10% PL

80% CO 10% lana


10% WO 80% cotone
10% PL
(CO) cotone, (WO) lana (PL) poliestere

QUANDO UN PRODOTTO TESSILE PUÒ ESSERE DEFINITO


“PURO”?

Unicamente un prodotto tessile composto da una stessa fibra può essere


qualificato con il termine “100%” o “puro” o, eventualmente “tutto”
esclusa qualsiasi altra espressione equivalente.

PURA LANA VERGINE: QUANDO?

Un prodotto di lana può essere qualificato “lana vergine” o “lana di


tosa” (o altri termini similari così come indicato nella norma) solo
quando è composto esclusivamente da una fibra mai precedentemente
incorporata in un prodotto finito e che non ha subito altre operazioni di
filatura o di feltratura che quelle richieste per la fabbricazione del
prodotto, né trattamento o impiego che abbia danneggiato la fibra stessa.

Sono quindi escluse le lane rigenerate da processo di recupero di stracci o


riciclaggio e le lane meccaniche recuperate con vari procedimenti chimici
o meccanici da animali macellati.

TOLLERANZE APPLICABILI

Per quanto riguarda la composizione la legge ammette alcune tolleranze


nella sua dichiarazione.

Per prodotti dichiarati “100%” ovvero “tutto” o “puro” (ad


esclusione della lana vergine o lana di tosa)

2% per presenza non sistematica, giustificata da motivi tecnici, di


fibre non dichiarate per prodotti di pettinatura.
5% per presenza non sistematica di fibre non dichiarate per
prodotti da ciclo cardato.
7% per presenza di fibre ben visibili ed isolabili presenti ad
effetto puramente decorativo.

Per prodotti dichiarati “100% lana vergine” o “lana di tosa”

0.3% sulla percentuale di lana vergine o di tosa per presenza


accidentale di fibre estranee non dichiarate in etichetta
2% per presenza di fibre per effetto antistatico
7% per presenza di fibre visibili ed isolabili: fibre a scopo
decorativo

Per prodotti misti composti di lana vergine o lana di tosa in misura


non inferiore al 25 % rispetto al peso totale del prodotto quando la
suddetta lana è in mista con una sola altra fibra.

0.3% di fibre estranee non dichiarate in etichetta


2% per presenza di fibre per effetto artistico
7% per presenza di fibre visibili ed isolabili presenti ad effetto
puramente decorativo.
3% per tolleranza di fabbricazione (rispetto al peso totale delle
fibre dichiarate in etichetta) tra le percentuali delle fibre dichiarate e
quelle risultanti in analisi

Per prodotti misti composti da due o più fibre.

• 5% per presenza non sistematica di fibre non dichiarate per


prodotti derivati dal ciclo cardato.
• 2% per presenza non sistematica di fibre non dichiarate per
prodotti da ciclo pettinato.
• 2% per presenza di fibre ad effetto artistico.
• 7% per presenza di fibre visibili ed isolabili presentii ad effetto
puramente decorativo.
• 3% per tolleranza di fabbricazione (rispetto al peso totale delle
fibre dichiarate in etichetta) tra le percentuali delle fibre dichiarate e
quelle risultanti dalle analisi.

DENOMINAZIONE DEI MISTI (DUE O PIÙ FIBRE)

Per etichettare un misto composto da almeno una fibra che


raggiunga l’85% sono previste le seguenti possibilità:
a) denominazione della fibra seguita dalla percentuale in peso;
b) denominazione della fibra seguita dalla dicitura“minimo 85%”;
c) composizione percentuale completa del prodotto.

Esempio:

Cotone 85%
Cotone minimo 85%
Cotone 85% poliestere 15%

Per etichettare un misto composto da due o più fibre che non


raggiungano singolarmente l’85% è necessario:
a) indicare in ordine decrescente la denominazione e la percentuale di
almeno due delle fibre presenti in maggiore percentuale
b) indicare le denominazioni delle altre fibre in ordine decrescente di
peso, con o senza l’indicazione delle loro rispettive percentuali in peso.

Esempio:

40% fibra acrilica 30% poliestere, lana


elastam
40% fibra acrilica 30% poliestere 15% lana
15% elastam

ALTRE FIBRE. L’espressione “altre fibre” può essere usata quando un


prodotto tessile è composto da due o più fibre, ognuna delle quali
costituisca meno del 10%. Tale dicitura deve essere seguita da una
percentuale globale

Esempio:

90% cotone 10% altre fibre

Se vogliamo nominare un componente di peso inferiore al 10% si rende


necessario evidenziare nomi e percentuali di tutti i componenti e non può
essere in alcun modo utilizzata la dicitura “altre fibre”.

Esempio:

80% viscosa 8% lana 7% seta 5% cotone

FIBRE VARIE. L’espressione “fibre varie” o “composizione tessile non


determinata” può essere utilizzata per qualsiasi prodotto a cui
composizione sia difficile da precisare quando questo viene fabbricato.

MISTO LINO. I prodotti che comportano un ordito di puro cotone ed


una trama di puro lino e nei quali la percentuale di lino non è inferiore al
40% del peso totale del tessuto sbozzimato, possono essere designati con
la denominazione “misto lino”, completata obbligatoriamente
dall’indicazione della composizione “ordito puro cotone e trama puro
lino”.

Misto lino
ordito puro cotone-trama puro lino

Misto lino-cotone 70% lino 30%

ETICHETTATURA DI PRODOTTI COMPOSTI DA


TESSILI DIVERSI

Quando vengono messi in commercio manufatti tessili realizzati con


l’abbinamento di due o più tessuti (esempio lana cotone) è necessario
etichettare ogni componente in modo distinto. Se però una delle parti è
inferiore al 30% del peso totale del prodotto non è obbligatorio
etichettarla separatamente.
Fa eccezione a questa regola la fodera che va sempre etichettata a parte.

ENTI PREDISPOSTI AL CONTROLLO

L’ente preposto alla verifica dell’applicazione della legge è il Ministero


dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato, con l’ausilio delle
Camere di Commercio, oltre che delle varie forze dell’ordine, Guardia di
Finanza, Carabinieri, Polizia

I delegati dal Ministero, possono prelevare i campioni da esaminare, sia


dagli stabilimenti di produzione sia dai negozi destinati alla vendita
finale. Accompagnati da un apposito verbale vengono inviati presso
laboratori autorizzati.
Oltre a pesanti sanzioni amministrative per chi violi la legge, è fatta salva
la possibilità del compratore di adire ad azione legale civile nei confronti
del venditore o del fornitore.
ETICHETTE DI MANUTENZIONE

E’ OBBLIGATORIA L’ETICHETTA DI MANUTENZIONE


SUI PRODOTTI TESSILI?

Il D.M. 8 febbraio 1997, n. 101 (contenente le disposizioni attuative della


sopra citata legge), all’art. 12 così recita:
“1. Ai sensi dell’art. 1, comma 1, lett. e), della legge, devono essere
fornite al consumatore chiare ed esaurienti istruzioni per l’uso del
prodotto, qualora, tenuto conto della sua natura e delle altre indicazioni
fornite in base al presente regolamento, esse siano necessarie per la sua
corretta fruizione. Dette istruzioni, ove possibile, devono essere
accompagnate da disegni ed esemplificazioni pratiche.
2. Devono essere indicate al consumatore le limitazioni o cautele
particolari da seguire nell’uso cui il prodotto può essere
ragionevolmente destinato, derivanti dai materiali o dai metodi di
lavorazione impiegati, qualora esse non siano, tenuto conto delle
normali conoscenze del consumatore, chiaramente desumibili dalla
indicazione effettuata ai sensi dell’art. 10, comma 1.”

Il Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato, con


circolare n. 1251027 del 7 febbraio 2001, ha ritenuto che le sopra citate
disposizioni siano applicabili, dato il carattere generale della disciplina e
lo specifico riferimento alle informazioni per il consumatore, anche per
la manutenzione, compreso quindi il lavaggio, dei capi di abbigliamento.
In tal senso, la suddetta circolare segnala che l’etichettatura di
manutenzione dei capi di abbigliamento possa essere realizzata in
conformità alle disposizioni della Norma Tecnica Europea EN 23758/93
di recepimento della norma internazionale ISO 3758/91 che, peraltro,
trova già largo impiego tra gli operatori del settore tessile.
PERCHÉ UNA ETICHETTA DI MANUTENZIONE?

Non tutte le fibre che compongono il capo o il loro trattamento si


comportano alla stessa maniera se sottoposti a reagenti di lavaggio,
sbianca, ecc.

Ad esempio, se cercassimo di lavare un maglione di lana con candeggina


per cercare di renderlo bianco, ciò che otterremmo sarebbe unicamente la
dissoluzione della fibra, poiché questa è solubile in ipoclorito…
Se volessimo lavare a 60°C una camicia di seta per levare una macchia,
avremo un pulito “profondo” e una camicia da buttare!!!

Per dare immediatezza e facilità di consultazione sulla manutenzione dei


capi, sono stati adottati dei simboli grafici riconosciuti e descritti in una
normativa europea (EN 23758/93) .

Tali simboli forniscono precise indicazioni nel piccolo spazio di una


etichetta, utilissime poiché possono permettere di eliminare contenziosi a
seguito del danneggiamento dei capi.
E’ ovvio che sia il produttore che il consumatore devono essere istruiti
sulla definizione e l’interpretazione dei simboli.

QUALI SONO I SIMBOLI ADOTTATI?

I simboli obbligatori sono cinque, con una sequenza ben precisa:


lavaggio ad umido, candeggio con cloro, stiratura, lavaggio a secco,
asciugatura.
Il tessile non sopporta Il tessile non Il tessile non sopporta Il tessile non sopporta il Il tessile non
il lavaggio in acqua. sopporta il la stiratura lavaggio a secco sopporta
Allo stato umido trattamento con cloro l’asciugatura in
trattare con cura tamburo ad aria
calda

Lavaggio a mano, Possibilità di trattare Stirare con Lavabile solo con Asciugatura in
temperatura massima con prodotti a base di temperatura massima idrocarburi e tamburo
40°C, muovere cloro unicamente in 110°C; il trattamento trifluorotricloroetano. rotativo a
delicatamente, senza soluzione fredda e a vapore è rischioso Severa limitazione temperatura
strofinare, tirare o diluita dell’aggiunta di acqua, moderata
torcere dell’azione meccanica e
della temperatura

Temperatura Stirare con Asciugatura in


massima di lavaggio Lavabile solo con
temperatura massima tamburo
30°C. Agitazione, idrocarburi e
di 150°C; umidificare rotativo a
risciacqui e trifluorotricloroetano
il tessuto temperatura
centrifugazione normale
ridotti

Stirare con
Temperatura Lavabile con
temperatura massima
massima di lavaggio tetracloroetilene,
di 200°C; umidificare
40°C. Agitazione, monofluoro
il tessuto
risciacqui e triclorometano ed
centrifugazione molto idrocarburi. Severa
ridotti. Non torcere limitazione dell’aggiunta
di acqua, dell’azione
meccanica e della
temperatura

Temperatura
massima di lavaggio Lavabile con
40°C. Agitazione, tetracloroetilene,
risciacqui e monofluoro
centrifugazione triclorometano ed
ridotti. idrocarburi.

Temperatura
massima di lavaggio Lavabile con tutti i
40°C. Agitazione, solventi normalmente
risciacqui e usati nel lavaggio a
centrifugazione secco.
normali.
Esempi:
Maglione color amaranto dichiarato 25% Kashmir, 35% Seta, 40% Viscosa
Etichetta
consigliata
Lavaggio a mano, Il tessile non Stirare con Lavabile con tetracloroetilene, Il tessile non
temperatura massima sopporta il temperatura monofluoro triclorometano ed sopporta
40°C, muovere trattamento con massima 110°C; idrocarburi. Severa l’asciugatura in
delicatamente, senza cloro il trattamento a limitazione dell’aggiunta di tamburo ad aria
strofinare, tirare o vapore è acqua, dell’azione meccanica calda
torcere rischioso e della temperatura

Pantalone color panna dichiarato 100% Lana:


Etichetta
consigliata
Il tessile non Il tessile non Stirare con Lavabile con tetracloroetilene, Il tessile non
sopporta il lavaggio sopporta il temperatura monofluoro triclorometano ed sopporta
in acqua. Allo stato trattamento con cloro massima di 150°C; idrocarburi. Severa l’asciugatura in
umido trattare con umidificare il limitazione dell’aggiunta di tamburo ad aria
cura tessuto acqua, dell’azione meccanica calda
e della temperatura

Jeans color blu dichiarato 100% Cotone:


Etichetta
consigliata
Temperatura
Il tessile non Stirare con Lavabile con tetracloroetilene, Asciugatura in
massima di lavaggio
sopporta il temperatura monofluoro triclorometano ed tamburo rotativo a
40°C. Agitazione,
trattamento con massima di idrocarburi. temperatura
risciacqui e
cloro 150°C; moderata
centrifugazione
umidificare il
normali.
tessuto

Slip color bianco dichiarato 100% Cotone:


Etichetta
consigliata
Temperatura Possibilità di trattare Stirare con Lavabile con tetracloroetilene, Asciugatura in
massima di lavaggio con prodotti a base temperatura monofluoro triclorometano ed tamburo rotativo a
60°C. Agitazione, di cloro unicamente massima di 150°C; idrocarburi. temperatura
risciacqui e in soluzione fredda umidificare il moderata
centrifugazione e diluita tessuto
ridotti.

Giubbotto color pesca dichiarato 65% Viscosa, 35% Cotone e fodera interna
100% Poliestere:
Etichetta
consigliata

Il tessile non Il tessile non Il tessile non Lavabile con Il tessile non
sopporta il sopporta il sopporta la tetracloroetilene, sopporta
lavaggio in trattamento con stiratura monofluoro l’asciugatura in
acqua. Allo stato cloro triclorometano ed tamburo ad aria
umido trattare idrocarburi. Severa calda
con cura limitazione dell’aggiunta
di acqua, dell’azione
meccanica e della
temperatura.
LA LEGGE
Legge 883 del 26/11/73: "disciplina delle denominazioni e della
etichettatura dei prodotti tessili"
• Legge 669 del 4/10/86: "modifiche ed integrazioni alla legge 883 sulla
disciplina delle denominazioni e della etichettatura dei prodotti tessili"
• Legge 126 del 10/4/91: "norme per l'informazione del consumatore" e
relativo regolamento di attuazione n.101 del 8/2/97
• Direttiva 97/37/CE: "adattamento al progresso tecnico degli allegati 1
e 2 della direttiva CE 96/74
• Decreto legislativo n. 194 del 22/5/99: Attuazione delle direttive
96/74/CE, relativa alle denominazioni del settore tessile
• Decreto del 19/10/99 attuazione della Direttiva 97/37/CE
• Decreto Ministeriale n.101 dell'8 Febbraio 1997:"Regolamento di
attuazione della legge n.126 del 10/4/91;
• Nota n. 008458 del 3 Luglio 2000 della Commissione Europea;
• Sollecitazione della Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della
piccola e media impresa (CNA) del 6 Febbraio 2001;
• Risoluzione Ministeriale n. 1251027 del 7 Febbraio 2001
Per informazioni:

Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Biella

Via Aldo Moro, 15 – 13900 Biella

Tel. 015/3599340 – 015/3599323 – fax 015/2522215

Sito internet: www.bi.camcom.it

e-mail: marchi.brevetti@bi.camcom.it