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II INNO ALLA VERGINE

1. Canterò per la tua grazia, o Signore,

inni eletti

alla Vergine, la quale divenne

madre in modo prodigioso,

la quale è vergine e pur madre.

Lode a colui che la prescelse!

2. Nel casto stuolo

verginalmente ella sta:

il frutto delle madri

silenziosamente ella porta:

la vergine ha un bimbo,

chi non ne stupirà?

3. Le femmine non hanno

insiem col latte i lor segni di verginità,

perché ove è il latte

non sono i segni di verginità:


in Maria avvenne il prodigio,

che partorì verginalmente.[1]

4. Ella è il campo che giammai

non conobbe chi lo seminasse,

eppur da essa germogliò

il manipolo di benedizione

ed ella dette senza seme

il frutto al mondo[2].

5. Ella è la nave onusta

del tesoro dei tesori,

e portò ai poverelli

le ricchezze del cielo:

i morti s’arricchirono da lei

ch’era onusta di vita.

6. Di Maria, di lei si vantano

tutte quante le vergini,

perché ella è la Vergine che divenne

la causa del bene,

e da lei spuntò la luce

per coloro che sedevano nelle tenebre.


7. Per lei si sollevò il capo

di Eva rimasto abbattuto;

perché Maria recò il bambino

che afferrò il serpente,

e le foglie della nudità

si trasmutarono in gloria[3].

8. Due vergini

ebbe l’umanità:

una cagione della vita,

l’altra cagione della morte;

da Eva spuntò la morte,

ma la vita da Maria.

9. La madre[4] ch’era caduta,

fu sorretta dalla figlia sua:

e poiché quella si era rivestita

delle foglie della nudità,

questa intessé e dette a lei

una stola di gloria.[5]


10. Per Maria ebbe speranza

il sesso femmineo;

poiché l’onta era entrata nelle loro orecchie[6]

e l’ignominia sul loro volto,

essa le liberò

sì che rimasero senza colpa.

11. Ecco, s’allietano oggi

tutte quante le spose:

poiché, a loro somiglianza, ella porta

il frutto, il quale comunica

la vita ai loro figli.

Gloria a colui che lo ha inviato!

12. Per Maria spuntò la luce,

la quale scacciò le tenebre

che s’erano diffuse per mezzo di Eva

offuscando l’umanità:

e per mezzo di Maria fu illuminato

il mondo già tenebroso.[7]

Tratto (con aggiunte) da: G.


BOSIO, Iniziazione ai Padri, vol.
II, La dottrina della Chiesa negli
scritti dei Padri postniceni, SEI,
Torino 1964, 189-192.

[1] Cfr. Inno IV, 7:

Portava ella nelle mani il bambino,

e vedeva i segni verginali nel proprio corpo:

il latte nelle sue mammelle rigurgitava,

e non fu scossa nella sua verginità:

tutta di stupore ella era ripiena.

Nei Commenti al Diatessaron, opera sicuramente autentica, sant’Efrem dice: “Gabriele non venne a
Giuseppe, perché Maria era l’unica genitrice dell’Unigenito”. (Versione lat. AUCHER-MOESIGER,
Evangelii concordantis expositio in latinum translata, Venetis, 1876, pag. 8).

[2] Cfr. Inno V, 1:

In Maria la natura fu superata e vinta:

ella infatti concepì vergine,

e vergine partorì.

Per tale via non è possibile

che la natura proceda.

Inno VIII, 3:

Beata colei che concepì, senza uomo,

e gioì di prole, senza seme;

a lei non s’avvicinarono le doglie delle maritate,


ed ella esultò pel frutto delle madri.

[3] Cfr. Inno I, 13-14:

Eva e il serpente scavarono la fossa e vi fecero cadere Adamo:

ma s’oppose Maria insieme col Re suo figlio;

ed estrassero il caduto, facendolo risalire dal baratro,

per mezzo d’un ascoso mistero, che quando fu rivelato die’ vita ad Adamo.

La vite della Vergine produsse un grappolo il cui vino è dolce,

e per esso furono consolati dalle tristezze

Eva ed Adamo che erano mesti:

gustarono essi il farmaco della vita e da questo furono consolati dalle loro tristezze.

Inno IV, 2:

La vostra madre Eva aveva egli sedotta,

ed essa aveva mangiato il frutto mortale;

la vostra sorella Maria devastò

l’albero ch’avea dato la morte,

ed ella dette il frutto che vivifica tutto.

[4] Cioè Eva fu sorretta da Maria.

[5] Cfr. Inno I, 12:

Maria intessé una stola di gloria e la dette al padre suo

ch’era stato denudato tra gli alberi:

se ne vestì egli castamente ed acquistò decoro.

Sua moglie lo fe’ cadere, ma sua figlia lo sorresse, ed ei risorse eroe!

[6] Quando Eva assentì alle parole del serpente. Cfr. Inno XVII, 18:

Io temo, o signore, d’assentire a te:


poiché anche la madre mia Eva quando assentì

al serpente, che le parlava come fosse amico,

dalla sua gloria fu strappata via.

[7] Cfr. Hymni de instaurazione ecclesiae, IV, in LAMY, S. Ephraem Syri himni et sermones, III, 974 e
segg.: “Adamo, per insinuazione del serpente, contrasse il debito con la giustizia divina, e la pena
del peccato fu trasmessa a tutte le generazioni. L’angelo Gabriele e la fanciulla Maria ebbero un
colloquio: parlarono, ascoltarono e sciolsero il debito… Il mistero fu affidato a due, cioè a uno di
ciascuna parte: tra i celesti fu scelto un angelo, tra i terreni una vergine, perché contrattassero e
facessero la riconciliazione. Discese l’angelo dall’alto, e la vergine parlò con lui, e si cominciò a
trattare di riconciliazione, e fu sancito un patto di pace, per cui gli espulsi potessero ritornare
nell’Eden. Al posto del serpente avemmo Gabriele; e al posto di Eva, Maria Vergine. Eva
sottoscrisse il chirografo del debito e la Vergine pagò il debito”.

(Si noti come l’insegnamento di S. Efrem sia in perfetta sintonia con gli altri Padri Ortodossi, per
cui ad essere trasmesso alle future generazioni non fu il “peccato originale” di Adamo bensì “la
pena” di quel peccato, ossia le conseguenze di esso: la natura decaduta e malata che i figli di
Adamo ereditarono dal padre, natura restaurata in Cristo nuovo Adamo, con il suo avvento, con la
sua incarnazione nel grembo della Vergine Madre, la nuova Eva) (ndr).

(S. Efrem il Siro)