Sei sulla pagina 1di 2

Adorazione comunitaria – Roma 6 aprile 2018

Canto

Dal Vangelo secondo Marco (16,1-8)

Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salòme comprarono oli aromatici
per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al
levare del sole. Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall'ingresso del
sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché
fosse molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una
veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù
Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano posto. Ma andate, dite ai
suoi discepoli e a Pietro: «Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto»». Esse
uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore. E non dissero
niente a nessuno, perché erano impaurite.

Vivere il mistero pasquale

Il mistero pasquale è una verità dogmatica di somma importanza. Se Gesù non avesse risuscitato
noi non saremmo stati redenti. La liturgia pasquale non si stanca di proclamare che lo stesso
Gesù che fu appeso alla croce è il risultato della tomba. Separare la croce dalla Risurrezione è
distruire il mistero centrale della nostra fede.

Il mistero pasquale possiede anche il massimo significato pratico poiché chi crede in questo
mistero vive in maniera diferente. La vita quotidiana si trasforma. Impariamo a non sprecare la
sofferenza perché può dare molto frutto se la vediamo in connessione con la passione di Gesù. È
molto significativo il fatto che molte volte chiamiamo “croce” alla sofferenza. L'esperienza di
molte generazioni esprime in questo modo un affinità tra il nostro dolore e il dolore di Gesù. Egli
non ci offre nè un modo di fuggire dalle avversità della vita nè una spiegazione che ci permetta
capire il suo significato. Tuttavia sì che viene a riempire con la sua presenza i nostri dolori; non ci
lascia soli nella disgrazia ma si unisce a noi, lui che sperimentò un patimento così profondo; ci
mostra che il nostro dolore può unirsi al suo e in questo modo sfociare con la sua passione nella
gloria della Risurrezione. Quello che spontaneamente consideriamo senza senso - e con ragione
perché in sé stesso lo è - può diventare creativo attraverso il mistero Pasquale che ci protegge
dell'auto-commiserazione e amarezza e ciò è di enorme importanza.

Inno di Pasqua

Giorno di risurrezione! Risplendiamo, popoli. Pasqua, Pasqua del Signore. Dalla morte alla vita e dalla
terra al cielo Cristo, Dio nostro, ci conduce cantando l’inno di vittoria.
Purifichiamo i sensi e vedremo nella luce inaccessibile della risurrezione il Cristo sfolgorante che ci
dice: rallegratevi! Lo udremo chiaramente, cantando l’inno di vittoria.
I cieli esultino in modo degno, la terra si rallegri; festeggi l’universo intero, visibile ed invisibile: Cristo
è risorto! Eterna esultanza.
Venite beviamo una bevanda nuova miracolosamente sgorgata non dalla pietra sterile ma dal sepolcro
di Cristo, fonte di incorruttibilità : in esso stiamo saldi.
L’universo intero di luce si ricolma: cielo e terra, e tutte le profondità ! Festeggia tutta la creazione il
risorgere di Cristo: in esso stiamo saldi.
Ieri ero sepolto con te, o Cristo, oggi io risorgo con te che sei risorto; crocifisso ieri con te, glorificami,
Salvatore, nel tuo regno.