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MARIA VALTORTA

(Il poema dell'Uomo-Dio)


Nuovo titolo:
L' EVANGELO COME MI E' STATO RIVELATO
Edizione 2000
Per speciale concessione del
CENTRO EDITORIALE VALTORTIANO
20 % ON LINE
Volume I

La preparazione

Volume II

Il primo anno di vita pubblica

Volume III

Il secondo anno di vita pubblica: parte prima

Volume IV

Il secondo anno di vita pubblica: parte seconda

Volume V

Il terzo anno di vita pubblica:

parte prima

Volume VI

Il terzo anno di vita pubblica:

parte seconda

Volume VII

Il terzo anno di vita pubblica:

parte terza

Volume VIII

Preparazione alla passione

Volume IX

La passione

Volume X

La glorificazione

Presentazione da :
'La MADONNA negli scritti di Maria Valtorta'
di P. Gabriele Maria ROSCHINI: Centro Editoriale Valtortiano 1996
[Professore della Pontificia Universit Lateranense,
Professore nella Pontificia Facolt teologica ''Marianum'',
Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede
Consultore della Congregazione per le Cause dei Santi]
E' da mezzo secolo che mi occupo di Mariologia: studiando, insegnando, predicando e scrivendo.
Ho dovuto leggere perci innumerevoli scritti mariani, d'ogni genere: una vera 'Biblioteca mariana'.
Mi sento per in dovere di confessare candidamente che la Mariologia quale risulta dagli
scritti, editi ed inediti, di Maria Valtorta, stata per me una vera rivelazione. Nessun altro scritto
mariano, e neppure la somma degli scritti mariani da me letti e studiati, era stato in grado di darmi,

del Capolavoro di Dio, un'idea cos chiara, cos viva, cos completa, cos luminosa e cos
affascinante: semplice insieme e sublime.
Tra la Madonna presentata da me e dai miei colleghi e la Madonna presentata da Maria
Valtorta, a me sembra trovare la stessa differenza che corre tra una Madonna di cartapesta e una
Madonna viva, tra una Madonna pi o meno approssimativa e una Madonna completa in ogni sua
parte, sotto tutti i suoi aspetti.
.......
E' bene inoltre, che si sappia che io non sono stato un facile ammiratore della Valtorta.
Anch'io infatti, sono stato, un tempo, tra coloro che, senza un'adeguata conoscenza dei suoi scritti,
hanno avuto un sorrisino di diffidenza nei riguardi dei medesimi. Ma dopo averli letti e ponderati,
ho dovuto -come tanti altri- lealmente riconoscere di essere stato troppo corrivo; e ho dovuto
concludere: "Chi vuol conoscere la Madonna (una Madonna in p e r f e t t a sintonia col Magistero
ecclesiastico, particolarmente col Concilio Vaticano II, con la S.Scrittura e la Tradizione
ecclesiastica), legga la Mariologia della Valtorta!".
A chi poi volesse vedere, in questa mia asserzione, uno dei soliti iperbolici 'slogan'
pubblicitari, non ho da dare che una sola risposta: "Legga, e poi giudichi..." .
.......
N.B.
Nello stesso libro Padre G.M Roschini spiega la differenza tra
'Rivelazioni pubbliche' come l'Antico e il Nuovo Testamento, e
'rivelazioni private'.
Tra queste, nelle 'principali mistiche mariane', elenca, in ordine di tempo :
1) S. Ildegarda di Bingen (benedettina 1098-1179)
2) S. Matilde di Hefta (cistercense 1241-1299)
3) S. Geltrude la Grande (cistercense 1256-1302)
4) Beata Angela da Foligno (T. Francescana 'la maestra dei teologi' 1246-1309)
5) S. Brigida di Svezia ('la Mistica del Nord 1309-1373)
6) S. Caterina da Siena (terziaria domenicana 1347-1380; Dottore della Chiesa)
.....
.....
.....
18) Maria Valtorta (terziaria dell'Ordine dei Servi di Maria 1897-1961)
///
Centro coordinamento Volontari:

' volontari.m.valtorta.roma@gmail.com '

Club Amici di Maria Valtorta :


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moderatore tel: 333 2992852
' clubamicivaltortiani@yahoo.group.com '
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Indice del Volume Primo


NASCITA E VITA NASCOSTA DI MARIA E DI GESU'
* = in linea
l. Pensiero d'introduzione. Dio volle un seno senza macchia.
2. Gioacchino e Anna fanno voto al Signore.
3. Alla festa dei Tabernacoli.
Gioacchino e Anna possedevano la Sapienza.
4. Anna con un cantico annunzia di esser madre.
Nel suo seno l'anima immacolata di Maria.
5. Nascita di Maria.
La sua verginit nell'eterno pensiero del Padre.
6. Purificazione di Anna e offerta di Maria, che la
Fanciulla perfetta per il regno dei Cieli.
7. La piccola Maria con Anna e Gioacchino.
Sulle sue labbra gi la Sapienza del Figlio.
8. Maria accolta nel Tempio.
Ella, nella sua umilt, non sapeva di essere la Piena di Sapienza.
9. La morte di Gioacchino e Anna fu dolce,
dopo una vita di sapiente fedelt a Dio nelle prove.
10. Cantico di Maria. Ella ricordava quanto il suo spirito
aveva visto in Dio.
11. Maria confida il suo voto al Sommo Sacerdote.
12. Giuseppe prescelto come sposo della Vergine.
13. Sposalizio della Vergine con Giuseppe, istruito dalla
Sapienza ad essere custode del Mistero.
14. Gli Sposi arrivano a Nazareth.
15. A conclusione del Prevangelo.
16. L'Annunciazione.
17. La disubbidienza di Eva e l'ubbidienza di Maria.
18. Maria annuncia a Giuseppe la maternit di Elisabetta
e affida a Dio il compito di giustificare la sua.
19. Maria e Giuseppe alla volta di Gerusalemme.
20. Partenza da Gerusalemme. L'aspetto beatifico di Maria.
Importanza della preghiera per Maria e Giuseppe.
21. L'arrivo di Maria a Ebron e il suo incontro con Elisabetta.
22. Le giornate ad Ebron.
I frutti della carit di Maria verso Elisabetta.
23. Nascita di Giovanni Battista.
Ogni sofferenza si placa sul seno di Maria.
24. Circoncisione di Giovanni Battista.
Maria Sorgente di Grazia per chi accoglie la Luce.
25. Presentazione di Giovanni Battista al Tempio e partenza di Maria.
La Passione di Giuseppe.
26. Giuseppe chiede perdono a Maria.

Fede, carit e umilt per ricevere Dio.


27. L'editto del censimento.
Insegnamenti sull'amore allo sposo e sulla fiducia in Dio.
28. L'arrivo a Betlemme.
29. La nascita di Ges.
Efficacia salvifica della divina maternit di Maria.
30. L'annuncio ai pastori, che diventano i primi adoratori del
Verbo fatto Uomo.
31. Visita di Zaccaria. La santit di Giuseppe e l'ubbidienza ai sacerdoti.
32. Presentazione di Ges al Tempio.
La virt di Simeone e la profezia di Anna.
33. Ninna-nanna della Vergine.
34. Adorazione dei Magi. E' "vangelo della fede".
35. Fuga in Egitto.
Insegnamenti sull'ultima visione legata all'avvento di Ges.
36. La sacra Famiglia in Egitto. Una lezione per le famiglie.
37. Prima lezione di lavoro a Ges, che non usc dalla regola dell'et.
38. Maria maestra di Ges, Giuda e Giacomo.
39. Preparativi per la maggiore et di Ges e partenza da Nazareth.
40. L'esame di Ges maggiorenne al Tempio.
*
41. La disputa di Ges nel Tempio coi dottori.
L'angoscia della Madre e la risposta del Figlio.
42. La morte di Giuseppe.
Ges la pace di chi soffre e di chi muore.
43. A conclusione della vita nascosta.
PRIMO ANNO DELLA VITA PUBBLICA DI GESU'
44. L'addio alla Madre e partenza da Nazareth.
Il pianto e la preghiera della Corredentrice.
45. Predicazione di Giovanni Battista e Battesimo di Ges.
La manifestazione divina.
46. Ges tentato da Satana nel deserto.
Come si vincono le tentazioni.
47. L'incontro con Giovanni e Giacomo.
Giovanni di Zebedeo il puro fra i discepoli.
48. Giovanni e Giacomo riferiscono a Pietro il loro incontro con il Messia.
49. L'incontro con Pietro e Andrea dopo un discorso nella sinagoga.
Giovanni di Zebedeo grande anche nell'umilt.
50. A Betsaida nella casa di Pietro.
L'incontro con Filippo e Natanaele.

51. Maria manda Giuda Taddeo ad invitare Ges alle nozze di Cana.
52. Le nozze di Cana.
Il Figlio, non pi soggetto alla Madre, compie per Lei il primo miracolo.
53. La cacciata dei mercanti dal Tempio.
54. L'incontro con Giuda di Keriot e con Tommaso.
Simone Zelote sanato dalla lebbra.
55. Un incarico affidato a Tommaso.
56. Simone Zelote e Giuda Taddeo uniti nella sorte.
57. A Nazareth con Giuda Taddeo e con altri sei discepoli.
58. Guarigione di un cieco a Cafarnao.
59. L'indemoniato guarito nella sinagoga di Cafarnao.
60. Guarigione della suocera di Simon Pietro.
*
61. Ges benefica i poveri dopo aver detto la parabola
del cavallo amato dal re.
62. Ges cercato dai discepoli mentre prega nella notte.
63. Il lebbroso guarito presso Corazim.
64. Il paralitico guarito a Cafarnao.
65. La pesca miracolosa e l'elezione dei primi quattro apostoli.
66. Giuda di Keriot al Getsemani diviene discepolo.
67. Il miracolo delle lame spezzate alla porta dei Pesci.
68. Ges, nel Tempio con l'Iscariota, ammaestra.
69. Ges istruisce Giuda Iscariota.
70. Al Getsemani con Giovanni di Zebedeo.
Un paragone tra il Prediletto e Giuda di Keriot.
71. Giuda Iscariota presentato a Giovanni e a Simone Zelote.
72. Verso Betlem con Giovanni, Simone Zelote e Giuda Iscariota.
73. A Betlem, nella casa di un contadino e nella grotta della Nativit.
74. All'albergo di Betlem e sulle macerie della casa di Anna.
75. Ges ritrova i pastori Elia e Levi.
76. A Jutta dal pastore Isacco. Sara e i suoi bambini.
77. A Ebron nella casa di Zaccaria. L'incontro con Aglae.
78. A Keriot. Morte del vecchio Saul

41. La disputa di Ges nel Tempio coi dottori.


Langoscia della Madre e la risposta del Figlio.
28 gennaio 1944.
Vedo Ges. E adolescente. Vestito di una tunica che mi sembra di lino candido, lunga sino ai piedi.
Su questa si posa e si drappeggia un drappo rettangolare dun rosso pallido. E a testa nuda, coi
capelli lunghi sino a met orecchie, pi carichi di tinta di quando lo vidi bambino. E un fanciullo
robusto e molto alto per la sua et che, come dimostra il viso, molto fanciulla.
Mi guarda e sorride tendendomi le mani. Un sorriso per che somiglia gi a quello che gli vedo da
uomo: dolce e piuttosto serio. E solo. Non vedo altro per ora. Sta appoggiato ad un muretto su una
stradellina tutta a sali e scendi, sassosa e con una fossa verso il centro che certo in tempo di pioggia
si muta in rigagnolo. Ma ora asciutta perch giornata serena.
Mi pare di accostarmi io pure al muretto e di guardare intorno e in basso come fa Ges. Vedo un

agglomerato di case. Un agglomerato disordinato. Le case sono quali alte, quali basse, e vanno in
tutti i sensi. Sembra, con un paragone molto povero ma molto somigliante, una manciata di ciottoli
bianchi gettata su un terreno scuro. Le vie e viette sono come vene di quel biancore. Qua e l delle
piante sporgono dai muri. Molte sono in fiore e molte sono gi coperte di foglie novelle. Deve
essere primavera.
A sinistra, rispetto a me che guardo, vi un grande agglomerato, fatto a tre ordini di terrazze
coperte di fabbricati, e torri e cortili e porticati, al centro del quale si alza un pi alto, maestoso,
ricchissimo fabbricato a cupole tonde, splendenti al sole come fossero coperte di metallo: rame od
oro. Il tutto recinto da una muraglia merlata: dei merli fatti cosi (M) come fosse una fortezza.
Una torre pi alta delle altre, posta a cavalcioni di una via piuttosto stretta e che in salita, domina
nettamente quel vasto agglomerato. Sembra una sentinella severa.
Ges guarda fissamente quel luogo. Poi torna a voltarsi, riappoggiando la schiena al muretto, come
era prima, e guarda un monticiattolo che sta in fronte allagglomerato. Un monticiattolo assalito
dalle case sino alla base, poi lasciato nudo. Vedo che una via termina l con un arco, oltre il quale
non c che una via lastricata a pietre quadrangolari, irregolari e sconnesse. Non sono troppo grandi,
non come le pietredelle strade consolari romane; sembrano piuttosto le classiche pietre dei vecchi
marciapiedi viareggini (non so se ne esistano ancora) ma messe senza connessione. Una stradaccia.
Il volto di Ges si fa tanto serio che io mi fisso a cercare su quel monticiattolo la causa di questa
malinconia. Ma non trovo nulla di speciale. E unaltitudine nuda. E basta. In cambio perdo Ges,
perch quando mi volgo, non pi l. E mi assopisco con questa visione.
...Quando mi risveglio col ricordo della stessa nel cuore, dopo esser tornata un poco in forze e in
pace, perch tutti dormono, mi trovo in un posto che non ho mai visto. Vi sono cortili e fontane e
porticati e case, ossia padiglioni, perch hanno pi la caratteristica di padiglioni che di case. Vi
molta folla vestita allebraica antica, e molto vociare. Guardandomi intorno comprendo d'essere
dentro a quellagglomerato che Ges guardava, perch vedo la muraglia merlata che lo cinge, la
torre che lo vigila e limponente fabbricato che si erge nel centro e contro il quale si stringono i
porticati, molto belli e vasti, e sotto i quali vi molta folla intenta chi a una cosa, chi ad unaltra.
Comprendo di essere nel recinto del Tempio di Gerusalemme. Vedo farisei in lunghe vesti
ondeggianti, sacerdoti vestiti di lino e con una placca preziosa al sommo del petto e della fronte e
altri punti luccicanti sparsi qua e l sulle diverse vesti molto ampie e bianche, strette alla vita da una
cintura preziosa. Poi altri che sono meno ornati, ma devono sempre appartenere alla casta
sacerdotale, e che sono circondati da discepoli pi giovani. Comprendo che sono i dottori della
Legge. Fra tutti questi personaggi mi trovo spersa, perch non so proprio che ci sto a fare.
Mi accosto al gruppo dei dottori dove si iniziata una disputa teologica. Molta folla fa la stessa
cosa.
Fra i dottori vi un gruppo, capitanato da uno chiamato Gamaliele e da un altro, vecchio e quasi
cieco, che sostiene Gamaliele nella disputa. Costui, che sento chiamare Hillel (metto l'h perch
sento un aspirazione in principio al nome) mi pare maestro o parente di Gamaliele, perch questo lo
tratta con confidenza e rispetto insieme. Il gruppo di Gamaliele ha vedute pi larghe, mentre un
altro gruppo, ed il pi numeroso, diretto da uno che chiamano Sciammai, ed dotato di
quellintransigenza astiosa e retriva che il Vangelo tanto bene ci illustra.
Gamaliele, circondato da un folto gruppo di discepoli, parla della venuta del Messia e,
appoggiandosi alla profezia di Daniele, sostiene che il Messia deve ormai essere nato, perch da una
decina danni circa, le settanta settimane profetate sono compiute da quando era uscito il decreto di
ricostruzione del Tempio. Sciammai lo combatte asserendo che, se vero che il Tempio stato
riedificato, anche vero che la schiavit di Israele aumentata, e la pace, che avrebbe dovuto
portare seco Colui che i Profeti chiamavano Principe della pace, ben lontana dessere nel mondo
e specie a Gerusalemme, oppressa da un nemico che osa spingere la sua dominazione fin entro il
recinto del Tempio, dominato dalla Torre Antonia piena di legionari romani, pronti a sedare con la
spada ogni tumulto di indipendenza patria.
La disputa, piena di cavilli, va per le lunghe. Ogni maestro fa sfoggio di erudizione, non tanto per
vincere il rivale, quanto per imporsi allammirazione degli ascoltatori. E palese questo intento.

Dal folto gruppo dei fedeli esce una fresca voce di fanciullo: Gamaliele ha ragione.
Movimento della folla e del gruppo dottorale. Si cerca linterruttore. Ma non occorre cercarlo. Non
si nasconde. Si fa largo da s e si accosta al gruppo dei rabbi. Riconosco il mio Ges adolescente.
E sicuro e franco, con due sfavillanti occhi pieni di intelligenza.
Chi sei? gli chiedono.
Un figlio di Israele venuto a compere ci che la Legge ordina.
La risposta ardita e sicura piace e ottiene sorrisi di approvazione e benevolenza. Ci si interessa del
piccolo israelita.
Come ti chiami?
Ges di Nazaret.
La benevolenza si smorza nel gruppo di Sciammai. Ma Gamaliele, pi benigno, prosegue il dialogo
insieme ad Hillel. Anzi proprio Gamaliele che con deferenza dice al vecchio: Chiedi al fanciullo
qualcosa.
Su che cosa fondi la tua sicurezza? chiede Hillel.
(Metto i nomi in testa alle risposte per abbreviare e rendere chiaro.)
Ges: Sulla profezia che non pu errare nellepoca e sui segni che lhanno accompagnata quando
fu il tempo del suo avverarsi. E vero che Cesare ci domina. Ma il mondo era tanto in pace e la
Palestina tanto in calma quando si compirono le settanta settimane, che fu possibile a Cesare
ordinare il censimento nei suoi domini. Non lo avrebbe potuto se la guerra fosse stata nelllmpero e
le sommosse in Palestina. Come era compto quel tempo, cos si sta compiendo laltro delle
sessantadue pi una dal compimento del Tempio, perch il Messia sia unto e si avveri il seguito
della profezia per il popolo che non lo volle. Potete avere dubbi? Non ricordate che la stella fu vista
dai Savi dOriente e che and a posarsi proprio sul cielo di Betlemme di Giuda e che le profezie e le
visioni, da Giacobbe in poi, indicano quel luogo come il destinato ad accogliere la nascita del
Messia, figlio del figlio del figlio di Giacobbe, attraverso Davide che era di Betlemme? Non
ricordate Balaam? Una Stella nascer da Giacobbe. I Savi dOriente, che la purezza e la fede
rendevano occhi e orecchi aperti, hanno visto la stella e compreso il suo nome: Messia, e sono
venuti ad adorare la Luce scesa nel mondo.
Sciammai, con sguardo livido: Tu dici che il Messia nacque nel tempo della stella a Betlemme
-Efrata?
Ges: Io lo dico.
Sciammai: Allora non vi pi. Non sai, fanciullo, che Erode fece uccidere tutti i nati di donna, da
un giorno a due anni di et, di Betlemme e dintorni? Tu, tanto sapiente nella Scrittura, devi sapere
anche questo: Un grido s sentito nellalto.... E Rachele che piange i suoi figli. Le valli e le cime
di Betlemme, che hanno raccolto il pianto di Rachele morente, sono rimaste piene di pianto, e le
madri lhanno ripetuto sui figli uccisi. Fra esse era certo anche la Madre del Messia.
Ges: Ti sbagli, o vecchio. Il pianto di Rachele s volto in osanna, perch l dove essa ha dato alla
luce il figlio del suo dolore, la nuova Rachele ha dato al mondo il Beniamino del Padre celeste, il
Figlio della sua destra, Colui che destinato a riunire il popolo di Dio sotto il suo scettro e a
liberarlo dalla pi tremenda schiavit.
Sciammai: E come, se Egli fu ucciso?
Ges: Non hai letto di Elia? Egli fu rapito dal cocchio di fuoco. E non potr il Signore Iddio aver
salvato il suo Emmanuele perch fosse Messia del suo popolo? Egli, che ha aperto il mare davanti a
Mos perch Israele passasse a piede asciutto verso la sua terra, non avr potuto mandare i suoi
angeli a salvare il Figlio suo, il suo Cristo, dalla ferocia delluomo? In verit vi dico: Il Cristo vive
ed tra voi, e quando sar la sua ora si manifester nella sua potenza. Ges, nel dire queste parole,
che sottolineo, ha nella voce uno squillo che empie lo spazio. I suoi occhi sfavillano pi ancora e,
con mossa dimperio e promessa, Egli tende il braccio e la mano destra e li abbassa come per
giurare. E un fanciullo, ma solenne come un uomo.
Hillel: Fanciullo, chi ti ha insegnato queste parole?
Ges: Lo Spirito di Dio. Non ho maestro umano. Questa la Parola del Signore che vi parla
attraverso le mie labbra.

Hillel: Vieni fra noi, che io ti veda da presso, o fanciullo, e la mia speranza si ravvivi a contatto
della tua fede e la mia anima si illumini al sole della tua.
E Ges viene fatto sedere su un alto sgabello fra Gamaliele e Hillel, e gli vengono porti dei rotoli
perch li legga e spieghi. E un esame in piena regola. La folla si accalca e ascolta.
La voce fanciulla di Ges legge: Consolati, o mio popolo. Parlate al cuore di Gerusalemme,
consolatela perch la sua schiavit finita... Voce di uno che grida nel deserto: preparate le vie del
Signore... Allora apparir la gloria del Signore....
Sciammai: Lo vedi, o nazareno! Qui si parla di schiavit finita. Mai come ora siamo schiavi. Qui si
parla di un precursore. Dove egli? Tu farnetichi.
Ges: Io ti dico che a te pi che agli altri va fatto linvito del Precursore. A te e ai tuoi simili.
Altrimenti non vedrai la gloria del Signore n comprenderai la parola di Dio, perch le bassezze, le
superbie, le doppiezze ti faranno ostacolo a vedere ed udire.
Sciammai: Cos parli ad un maestro?
Ges: Cos parlo. E cos parler sino alla morte. Poich sopra il mio utile sta linteresse del
Signore e lamore alla Verit di cui sono Figlio. E ti aggiungo, o rabbi, che la schiavit di cui parla
il Profeta, e di cui Io parlo, non quella che credi, come la regalit non sar quella che pensi. Ma
sibbene per merito del Messia verr reso libero luomo dalla schiavit del Male che lo separa da
Dio, e il segno del Cristo sar sugli spiriti, liberati da ogni giogo e fatti sudditi delleterno Regno.
Tutte le nazioni curveranno il capo, o stirpe di Davide, davanti al Germoglio nato da te e divenuto
albero che copre tutta la terra e si alza al Cielo. E in Cielo e in terra ogni bocca loder il suo Nome e
piegher il ginocchio davanti allUnto di Dio, al Principe della Pace, al Condottiero, a Colui che con
Se stesso avr inebriato ogni anima stanca e saziato ogni anima affamata, al Santo che stipuler una
alleanza fra terra e Cielo. Non come quella stipulata coi Padri dIsraele quando Dio li trasse
dEgitto trattandoli ancora da servi, ma imprimendo la paternit celeste nello spirito degli uomini
con la Grazia nuovamente infusa per i meriti del Redentore, per il quale tutti buoni conosceranno il
Signore e il Santuario di Dio non sar pi abbattuto e distrutto.
Sciammai: Ma non bestemmiare, fanciullo! Ricorda Daniele. Egli dice che, dopo luccisione del
Cristo, il Tempio e la Citt saranno distrutti da un popolo e da un condottiero che verr. E Tu
sostieni che il Santuario di Dio non sar pi abbattuto! Rispetta i Profeti!
Ges: In verit vi dico che vi Qualcuno che da pi dei Profeti, e tu non lo conosci e non lo
conoscerai, perch te ne manca la voglia. E ti dico che quanto ha detto vero. Non conoscer pi
morte il Santuario vero. Ma come il suo Santificatore, risorger a vita eterna e alla fine dei giorni
del mondo vivr in Cielo.
Hillel: Ascolta me, fanciullo. Aggeo dice: ...Verr il Desiderato delle genti... Grande sar allora
la gloria di questa casa, e di questultima pi della prima. Vuol forse parlare del Santuario di cui Tu
parli?
Ges: S, maestro. Questo vuol dire. La tua rettezza ti porta verso la Luce ed Io te lo dico: quando
il Sacrificio del Cristo sar compiuto, a te verr pace, perch sei un israelita senza malizia.
Gamaliele: Dimmi, Ges. La pace di cui parlano i Profeti come pu sperarsi se a questo popolo
verr distruzione di guerra? Parla e d luce anche a me.
Ges: Non ricordi, maestro, cosa dissero coloro che furono presenti la notte della nascita del
Cristo? Che le schiere angeliche cantarono: Pace agli uomini di buona volont. Ma questo popolo
non ha buona volont e non avr pace. Esso misconoscer il suo Re, il Giusto, il Salvatore, perch
lo spera re di umana potenza, mentre Egli Re dello spirito. Esso non lo amer, dato che il Cristo
predicher ci che a questo popolo non piace. Il Cristo non debeller i nemici coi loro cocchi e i
loro cavalli, ma i nemici dellanima, che piegano a possesso infernale il cuore delluomo creato per
il Signore. E questa non la vittoria che Israele attende da Lui. Egli verr, Gerusalemme, il tuo Re,
cavalcando lasina e lasinello, ossia i giusti di Israele e i gentili. Ma lasinello, Io ve lo dico, sar
a Lui pi fedele e lo seguir precedendo lasina e crescer nella via della Verit e della Vita. Israele
per la sua mala volont perder la pace e soffrir in s, per dei secoli, ci che far soffrire al suo Re,
che sar da esso ridotto il Re di dolore di cui parla Isaia.
Sciammai: La tua bocca sa insieme di latte e di bestemmia, nazareno. Rispondi: e dove il

Precursore? Quando lo avremmo?


Ges: Egli . Non dice Malachia: Ecco io mando il mio angelo a preparare davanti a Me la strada;
e subito verr al suo Tempio il Dominatore da voi cercato e lAngelo del Testamento, da voi
bramato? Dunque il Precursore precede immediatamente il Cristo. Egli gi come il Cristo. Se
anni passassero fra colui che prepara le vie del Signore e il Cristo, tutte le vie tornerebbero
ingombre e contorte. Dio lo sa e predispone che il Precursore anticipi di unora sola il Maestro.
Quando vedrete questo Precursore, potrete dire: La missione del Cristo ha inizio. A te dico: il
Cristo aprir molti occhi e molti orecchi quando verr a queste vie. Ma non le tue e quelle dei tuoi
pari, che gli darete morte per la Vita che vi porta. Ma quando pi alto di questo Tempio, pi alto del
Tabernacolo chiuso nel Santo dei santi, pi alto della Gloria sostenuta dai Cherubini, il Redentore
sar sul suo trono e sul suo altare, maledizione ai deicidi e vita ai gentili fluiranno dalle sue mille e
mille ferite, perch Egli, o maestro che non sai, non , lo ripeto, Re di un regno umano, ma di un
Regno spirituale, e suoi sudditi saranno unicamente coloro che per suo amore sapranno rigenerarsi
nello spirito e, come Giona, dopo esser gi nati, rinascere, su altri lidi: quelli di Dio, attraverso la
spirituale generazione che avverr per Cristo, il quale dar allumanit la Vita vera.
Sciammai e i suoi accoliti: Questo nazareno Satana!
Hillel e i suoi: No. Questo fanciullo Profeta di Dio. Resta con me, Bambino. La mia vecchiezza
trasfonder quanto sa al tuo sapere e Tu sarai Maestro del popolo di Dio.
Ges : In verit ti dico che, se molti fossero come tu sei, salute verrebbe ad Israele. Ma la mia ora
non venuta. A Me parlano le voci del Cielo e nella solitudine le devo raccogliere finch non sar
la mia ora. Allora con le labbra e col sangue parler a Gerusalemme, e sar mia la sorte dei Profeti
lapidati e uccisi da essa. Ma sopra il mio essere quello del Signore Iddio, al quale Io sottometto
Me stesso come servo fedele per fare di Me sgabello alla sua gloria, in attesa che Egli faccia del
mondo sgabello ai piedi del Cristo. Attendetemi nella mia ora. Queste pietre riudranno la mia voce e
fremeranno alla mia ultima parola. Beati quelli che in quella voce avranno udito Iddio e crederanno
in Lui attraverso ad essa. A questi il Cristo dar quel Regno che il vostro egoismo sogna umano,
mentre celeste, e per il quale Io dico: Ecco il tuo servo, Signore, venuto a fare la tua volont.
Consumala, perch di compierla Io ardo.
E qui, con la visione di Ges col volto infiammato di ardore spirituale alzato al cielo, le braccia
aperte, ritto in piedi fra i dottori attoniti, mi finisce la visione.
(e sono le 3,30 del 29).
29 gennaio 1944.
Avrei qui da dirle due cose che la interessano certo e che avevo deciso di scrivere non appena
tornata dal sopore. Ma siccome c dellaltro pi pressante, scriver poi.
[...].
Quello che volevo dirle allinizio questa cosa.
Lei oggi mi diceva come avevo potuto sapere i nomi di Hillel e Gamaliele e quello di Sciammai.
E la voce che io chiamo seconda voce quella che mi dice queste cose. Una voce ancor meno
sensibile di quella del mio Ges e degli altri che dettano. Queste sono voci, glielo ho detto e glielo
ripeto, che il mio udito spirituale percepisce uguali a voci umane. Le sento dolci o irate, forti o
leggere, ridenti o meste. Come uno parlasse proprio vicino a me. Mentre questa seconda voce
come una luce, una intuizione che parla nel mio spirito. Nel non al mio spirito. E una
indicazione.
Cos mentre io mi avvicinavo al gruppo dei disputanti e non sapevo chi era quellillustre
personaggio che a fianco di un vecchio disputava con tanto calore, questo che interno mi disse:
Gamaliele - Hillel. S. Prima Gamaliel e poi Hillel. Non ho dubbi. Mentre pensavo chi erano
costoro, questo indicatore interno mi indic il terzo antipatico individuo proprio mentre Gamaliel lo
chiamava a nome. E cos ho potuto sapere chi era costui dal farisaico aspetto.
[...].

22 febbraio 1944..
Dice Ges:
[...].
Torniamo indietro molto, molto. Torniamo al Tempio dove Io dodicenne sto disputando. Anzi
torniamo nelle vie che conducono a Gerusalemme e da Gerusalemme al Tempio.
Vedi langoscia di Maria quando, riunitesi le schiere degli uomini e delle donne, Ella vede che Io
non sono con Giuseppe.
Non alza la voce in rimproveri aspri verso lo sposo. Tutte le donne lavrebbero fatto. Lo fate per
molto meno, dimenticando che luomo sempre il capo di casa. Ma il dolore che traspare dal volto
di Maria trafigge Giuseppe pi dogni rimprovero. Non si abbandona Maria a scene drammatiche.
Per molto meno lo fate, amando desser notate e compatite. Ma il suo dolore contenuto cos
palese, dal tremito che la prende, dal volto che impallidisce, dagli occhi che si dilatano, che
commuove pi dogni scena di pianto e clamore.
Non sente pi fatica, non fame. E il cammino era stato lungo e da tante ore non sera preso ristoro!
Ma Ella lascia tutto. E il giaciglio che si sta preparando e il cibo che sta per essere distribuito. E
torna indietro. E sera, scende la notte. Non importa. Ogni passo la riporta verso Gerusalemme.
Ferma le carovane, i pellegrini. Interroga. Giuseppe la segue, la aiuta. Un giorno di cammino a
ritroso e poi laffannosa ricerca per la citt.
Dove, dove pu essere il suo Ges? E Dio permette che Ella non sappia per tante ore dove cercarmi.
Cercare un bambino nel Tempio era cosa senza giudizio. Che ci doveva fare un bambino nel
Tempio? Al massimo, se sera sperduto per la citt ed era tornato l dentro, portato dai suoi piccoli
passi, la sua voce piangente avrebbe chiamato la mamma ed attirato lattenzione degli adulti, dei
sacerdoti, i quali avrebbero provveduto a ricercare i genitori con dei bandi messi alle porte. Ma non
cera nessun bando. Nessuno in citt sapeva di questo Bambino. Bello? Biondo? Robusto? Eh! ce
ne sono tanti! Troppo poco per poter dire: Lho visto. Era l e l!
Poi, dopo tre giorni, simbolo di altri tre giorni di angoscia futura, ecco che Maria esausta penetra nel
Tempio, scorre i cortili e i vestiboli. Nulla. Corre, corre, la povera Mamma, l dove sente una voce
di bimbo. E fin gli agnelli col loro belare le paiono il pianto della sua Creatura che la cerca. Ma
Ges non piange. Ammaestra. Ecco che Maria sente, oltre una barriera di persone, la cara voce che
dice: Queste pietre fremeranno.... Ella cerca di fendere la calca e vi riesce dopo molto stento.
Eccolo, il Figlio, a braccia aperte, ritto fra i dottori.
Maria la Vergine prudente. Ma questa volta laffanno soverchia la sua riservatezza. E una diga
che abbatte ogni altra cosa. Corre al Figlio, lo abbraccia levandolo dallo sgabello e posandolo al
suolo ed esclama: Oh! perch ci hai fatto questo? Da tre giorni ti andiamo cercando. La tua
Mamma sta per morire di dolore, Figlio. Il padre tuo sfinito di fatica. Perch, Ges?
Non si chiedono i perch a Chi sa. I perch del suo modo dia agire. Ai vocati non si chiede
perch lasciano tutto per seguire la voce di Dio. Io ero Sapienza e sapevo. Io ero vocato ad una
missione e la compivo. Sopra il padre e la madre della terra vi Dio, Padre divino. I suoi interessi
superano i nostri, i suoi affetti sono superiori ad ogni altro. Io lo dico a mia Madre.
Termino linsegnamento ai dottori con linsegnamento a Maria, Regina dei dottori. Ed Ella non se
lo pi dimenticato. Il sole le tornato nel cuore avendomi per mano, umile e ubbidiente, ma le
mie parole le sono pure nel cuore. Molto sole e molte nubi scorreranno nel cielo durante quei
ventuno anni in cui sar ancora sulla terra. E molta gioia e molto pianto si alterner nel suo cuore
per altri ventuno anni. Ma Ella non chieder pi: Perch, Figlio mio, ci hai fatto questo?.
Imparate, o uomini protervi.
Ho istruito e illuminato Io la visione, perch tu non sei in grado di fare di pi.
[...].
42. La morte di Giuseppe.
Ges la pace di chi soffre e di chi muore.

5 febbraio 1944, ore 13,30.


Prepotentemente, mentre sono dietro a correggere il fascicolo, e precisamente quel dettato sulle
pseudo-religioni di ora, entra in me questa visione. La scrivo mentre la vedo.
Vedo un interno di laboratorio da falegname. Ma sembra che due delle pareti di esso siano formate
da pareti di roccia, come se si fosse approfittato di grotte naturali per formare vani di casa. Qui sono
precisamente i lati nord e ovest quelli che sono di roccia, mentre le altre due pareti, sud e est, sono
di intonaco come le nostre.
Nel lato nord, in uninsenatura della roccia, stato ricavato un focolare rudimentale, sul quale un
pentolino con della vernice o colla, non capisco bene. Le legna, bruciate da anni in quel posto,
hanno tinto la parete che pare incatramata tanto nera. Un buco nella parete, sormontato da una
specie di grosso tegolone ricurvo, vorrebbe fare da camino aspirante il fumo delle legna. Ma deve
aver fatto male il suo compito, perch anche le altre pareti sono molto annerite dal fumo, e una
nebbia fumosa anche in questo momento sparsa nella stanza.
Ges lavora ad un tavolone da falegname. Sta piallando delle tavole che poi addossa al muro dietro
a S. Poi prende un specie di sgabello, stretto ai due lati in una morsa, lo libera dalla stessa, guarda
se il lavoro esatto, lo squadra in tutti i sensi, poi va al camino, prende il pentolino e vi fruga dentro
con un bastoncino o pennello, non so; io vedo solo la parte che sporge e che simile a un
bastoncino.
Ges vestito di nocciola scuro e ha la tunica piuttosto corta, le maniche rimboccate oltre il gomito
e una specie di grembiule davanti, nel quale si sfrega le dita dopo aver toccato il pentolino.
E solo. Lavora assiduamente ma con pacatezza. Nessuna mossa disordinata, impaziente. E preciso
e continuo nel suo lavoro. Non si infastidisce di nulla, n di un nodo nel legno che non si lascia
piallare, n di un cacciavite (mi pare) che gli cade due volte dal banco, n del fumo sparso che gli
deve andare negli occhi.
Ogni tanto alza il capo e guarda verso la parete sud, dove una porta chiusa, come ascoltando. A un
dato momento si affaccia, aprendo una porta che nella parete est e che d sulla via. Vedo uno
squarcio di viuzza polverosa. Sembra che attenda qualcuno. Poi torna al lavoro. Non triste, ma
serio. Rinchiude luscio e torna al lavoro.
Mentre occupato a fabbricare qualcosa che mi sembrano pezzi di cerchio di ruota, entra la
Mamma. Entra da una porta della parete meridionale. Entra affrettatamente e corre verso Ges. E
vestita di azzurro cupo e senza nulla sul capo. Una semplice tunica tenuta stretta alla vita da un
cordone duguale colore. Chiama con affanno il Figlio e gli si appoggia con ambo le mani ad un
braccio con mossa di supplica e di dolore Ges la carezza passandole il braccio sulla spalla e la
conforta, poi si avvia con Essa lasciando subito il lavoro e levandosi il grembiule.
Penso che lei voglia sapere anche le parole dette. Ben poche da parte di Maria: Oh! Ges! Veni,
vieni. Sta male! Vengono dette con labbra che tremano e con un luccichio di pianto negli occhi
arrossati e stanchi. Ges non dice che: Mamma! ma vi tutto in quella parola.
Entrano nella stanza accanto, tutta ridente di sole che entra da una porta spalancata su un orticello
pieno di luce e di verde, nel quale svolazzano dei colombi fra uno sventolio di panni stesi ad
asciugare. La stanza povera ma ordinata. Vi un giaciglio basso, coperto di materassini (dico
materassini perch sono certe cose alte e morbide ma non un letto come il nostro). Su esso,
appoggiato a molti cuscini, Giuseppe. E morente. Lo dice chiaramente il volto di un pallore
livido, locchio spento, il petto ansante, e labbandono di tutto il corpo.
Maria si mette alla sua sinistra, gli prende la mano rugosa, e livida nelle unghie, la strofina, la
carezza, la bacia, gli asciuga con un pannilino il sudore che fa righe lucide alle tempie incavate, la
lacrima che si invetra nellangolo dell'occhio, gli bagna le labbra con un lino intinto in un liquido
che pare vino bianco.
Ges si mette a destra. Solleva con sveltezza e cura il corpo che si affossa, lo raddrizza sui cuscini
che accomoda insieme a Maria. Carezza aulla fronte lagonizzante e cerca di rianimarlo.
Maria piange piano, senza rumore, ma piange. I lacrimoni rotolano lungo le guance pallide sino
sulla veste azzurro cupo e sembrano zaffiri lucenti.

Giuseppe si rianima alquanto e guarda fisso Ges, gli d la mano come per dirgli qualcosa e per
avere, al contatto divino, forza nellultima prova. Ges si china su quella mano e la bacia. Giuseppe
sorride. Poi si volge a cercare con lo sguardo Maria e sorride anche a Lei. Maria si inginocchia
presso il letto cercando di sorridere. Ma le riesce male e curva il capo. Giuseppe le mette la mano
sul capo con una casta carezza che pare una benedizione.
Non si sente che lo svolazzio e il tubare dei colombi, il frusciare delle foglie, un chioccolio dacqua
e, nella stanza, il respiro del morente.
Ges gira intorno al letto, prende uno sgabello e fa sedere Maria, chiamandola ancora e unicamente:
Mamma. Poi torna al suo posto e riprende nelle sue la mano di Giuseppe. E cos vera la scena,
che piango per la pena di Maria.
Poi Ges curvandosi sul morente gli mormora un salmo. So che un salmo ma ora non vi posso
dire quale ( il Salmo 15). Comincia cos:
Proteggimi, o Signore, perch in Te ho posto la mia speranza...
A pro dei santi che sono sulla terra di lui, ha compiuto mirabilmente tutti i miei desideri...
Benedir il Signore che mi d consiglio...
Io tengo sempre dinanzi a me il Signore. Egli mi sta alla destra perch io non vacilli.
Per questo si rallegra il mio cuore ed esulta la mia lingua, anche il mio corpo riposer nella
speranza.
Perch Tu non abbandonerai lanima mia nel soggiorno dei morti, n permetterai che il tuo santo
veda la corruzione.
Mi farai conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia colla tua faccia .
Giuseppe si rianima tutto e con uno sguardo pi vivo sorride a Ges e gli stringe le dita.
Ges risponde con un sorriso al sorriso e con una carezza alla stretta, e continua dolcemente, curvo
sul suo padre putativo:
Quanto sono amabili i tuoi tabernacoli, o Signore,
Lanima mia si consuma di desiderio verso gli atrii del Signore.
Anche il passero si trova una casa e la tortorella un nido per i suoi nati. Io desidero i tuoi altari,
Signore.
Beati coloro che abitano la tua casa... Beato luomo che trova in Te la sua forza. Egli ha disposte nel
suo cuore le ascensioni dalla valle delle lacrime al luogo eletto.
O Signore, ascolta la mia preghiera...
O Dio, volgi il tuo sguardo e mira la faccia del tuo Cristo... .
Giuseppe con un singhiozzo guarda Ges e fa il moto di parlare come per benedirlo. Ma non pu. Si
comprende che capisce, ma ha la parola impedita. E per felice e guarda con vivacit e fiducia il
suo Ges.
Oh! Signore continua Ges Tu sei stato propizio alla tua terra, hai liberato dalla schiavit
Giacobbe...
Mostraci, o Signore, la tua misericordia e donaci il tuo Salvatore.
Voglio sentire quel che dice dentro di me il Signore Iddio. Certo Egli parler di pace al suo popolo
per i suoi santi e per chi di cuore torna a Lui.
S, la tua salute vicina... e la gloria abiter sulla terra... La bont e la verit si sono incontrate, la
giustizia e la pace si sono baciate. La verit spuntata dalla terra e la giustizia ha guardato dal
Cielo.
S, il Signore si mostrer benigno e la nostra terra dar il suo frutto. La giustizia camminer dinanzi
a Lui e lascer nella via le sue impronte.
Tu lhai vista questora, padre, e per essa ti sei affaticato. Tu hai aiutato questora a formarsi, e il
Signore te ne dar premio. Io te lo dico aggiunge Ges, asciugando una lacrima di gioia che scende
lenta sulla guancia di Giuseppe.
Poi riprende: O Signore, ricordati di Davide e di tutta la sua mansuetudine.
Come egli giur al Signore: io non entrer dentro alla mia casa, non salir sul letto del mio riposo,
non conceder sonno agli occhi miei, non riposo alle mie palpebre, non requie alle mie tempie
finch non ho trovato un posto al Signore, una dimora per il Dio di Giacobbe...

Sorgi, o Signore e vieni al tuo riposo, Tu e lArca della tua santit (Maria comprende e ha uno
scoppio di pianto).
Sian rivestiti di giustizia i tuoi sacerdoti e faccian festa i tuoi santi.
Per amore di Davide tuo servo non negarci il volto del tuo Cristo.
Il Signore ha giurato a Davide la promessa e la manterr: Porr sul tuo trono il frutto del tuo seno.
Il Signore lha scelta a sua dimora...
Io far fiorire la potenza di Davide preparando una fiaccola accesa pel mio Cristo.
Grazie, padre mio, per Me e per la Madre. Tu mi sei stato padre giusto e te ha posto lEterno a
custodia del suo Cristo e della sua Arca. Tu fosti la fiaccola accesa per Lui, e per il Frutto del seno
santo hai avuto viscere di carit. Va' in pace, padre. La Vedova non sar senza aiuto. Il Signore ha
predisposto perch sola non sia. Vai sereno al tuo riposo. Io te lo dico.
Maria piange col volto curvo sulle coperte (sembrano mantelli) stese sul corpo di Giuseppe che si
raffredda. Ges affretta i suoi conforti, perch lanelito si fa pi affannoso e lo sguardo torna a
velarsi.
Felice luomo che teme il Signore e pone nei suoi comandamenti ogni diletto...
La giustizia di lui rimane nei secoli dei secoli.
Fra gli uomini retti sorge fra le tenebre come luce il misericordioso, il benigno, il giusto...
Il giusto sar ricordato in eterno... La sua giustizia eterna, la sua potenza si alzer fino alla
gloria....
Tu lavrai questa gloria, padre. Presto verr a trarti, coi Patriarchi che ti hanno preceduto, alla gloria
che ti attende. Esulti il tuo spirito nella mia parola.
Chi riposa nellaiuto dellAltissimo vive sotto la protezione del Dio del Cielo.
Tu vi sei, padre mio.
Egli mi liber dal laccio dei cacciatori e dalle aspre parole.
Ti coprir colle sue ali e sotto alle sue penne troverai rifugio.
La sua verit ti circonder come scudo, non temerai i notturni spaventi..
Non si avviciner a te il male.. perch ai suoi angeli ha dato lordine di custodirti in tutte le tue vie.
Ti porteranno sulle loro palme, affinch il tuo piede non urti nei sassi.
Camminerai sopra laspide e il basilisco e calpesterai il dragone e il leone.
Perch hai sperato nel Signore, Egli ti dice, o padre, che ti liberer e ti protegger.
Perch hai alzato a Lui la tua voce ti esaudir, sar teco nella tribolazione ultima, ti glorificher
dopo questa vita, facendoti vedere gi da questa la sua Salvezza, e nellaltra facendoti entrare, per
la Salvezza che ora ti conforta e che presto, oh! presto verr, te lo ripeto, a cingerti di un abbraccio
divino e a portarti Seco, alla testa di tutti i Patriarchi, l dove preparata la dimora del Giusto di
Dio che mi fu padre benedetto.
Precedimi per dire ai Patriarchi che la Salvezza nel mondo e il Regno dei Cieli presto sar a loro
aperto. Va', padre. La mia benedizione ti accompagni.
La voce di Ges si elevata per giungere alla mente di Giuseppe che sprofonda nelle nebbie della
morte. La fine imminente. Il vecchio ansima a fatica. Maria lo carezza, Ges si siede sulla sponda
del lettuccio e cinge e attira a S il morente, che si accascia e si spenge senza sussulti.
La scena piena di una pace solenne. Ges riadagia il Patriarca e abbraccia Maria, che in ultimo si
era avvicinata a Ges nello strazio che la angosciava.
Dice Ges:
A tutte le mogli che un dolore tortura, insegno ad imitare Maria nella sua vedovanza: unirsi a
Ges.
Quelli che pensano che Maria non abbia sofferto per le pene del cuore, sono in errore. Mia Madre
ha sofferto. Sappiatelo. Santamente, perch in Lei tutto era santo, ma acutamente.
Coloro che pensano che Maria amasse di un amore tiepido lo sposo, poich le era sposo di spirito e
non di carne, sono parimenti in errore. Maria amava intensamente il suo Giuseppe, al quale aveva
dedicato sei lustri di vita fedele. Giuseppe le era stato padre, sposo, fratello, amico, protettore.
Ora Ella si sentiva sola come il tralcio di vite al quale viene segato lalbero a cui si reggeva. La sua

casa era come colpita dal fulmine. Si divideva. Prima era una unit in cui i membri si sostenevano a
vicenda. Ora veniva a mancare il muro maestro, primo dei colpi inferti a quella Famiglia segnacolo
del prossimo abbandono del suo amato Ges.
La volont dellEterno, che laveva voluta sposa e Madre, ora le imponeva vedovanza e abbandono
della sua Creatura. Maria dice fra le lacrime uno dei suoi sublimi S. S, Signore, si faccia di me
secondo la tua parola. E per aver forza in quellora, si stringe a Me.
Sempre si stretta a Dio, Maria, nelle ore pi gravi della sua vita. Nel Tempio chiamata alle nozze,
a Nazaret chiamata alla Maternit, ancora a Nazaret fra le lacrime della vedovanza, a Nazaret nel
supplizio del distacco dal Figlio, sul Calvario nella tortura del vedermi morire.
Imparate, voi che piangete. E imparate voi che morite. Imparate voi, che vivete per morire. Cercate
di meritare le parole che dissi a Giuseppe. Saranno la vostra pace nella lotta della morte. Imparate,
voi che morite, a meritare daver Ges vicino, a vostro conforto. E, se anche non lavete meritato,
osate ugualmente di chiamarmi vicino. Io verr. Le mani piene di grazie e di conforti, il Cuore
pieno di perdono e damore, le labbra piene di parole di assoluzione e di incoraggiamento.
La morte perde ogni asprezza se avviene fra le mie braccia. Credetelo. Non posso abolire la morte,
ma la rendo soave a chi muore fidando in Me.
Il Cristo lha detto per tutti voi, sulla sua Croce: Signore, confido a Te lo spirito mio. Lha detto
pensando, nella sua, alle vostre agonie, ai vostri terrori, ai vostri errori, ai vostri timori, ai vostri
desideri di pendono. Lha detto col cuore spaccato di strazio, prima che per la lanciata, e strazio
spirituale pi che fisico, perch le agonie di coloro che muoiono pensando a Lui fossero addolcite
dal Signore e lo spirito passasse dalla morte alla Vita, dal dolore al gaudio, in eterno.
Questa, piccolo Giovanni, la lezione di oggi. Sii buona e non temere. La mia pace rifluir in te
sempre, attraverso la parola e attraverso la contemplazione. Vieni. Fa' conto dessere Giuseppe, che
ha per guanciale il petto di Ges, ed ha per infermiera Maria. Riposa fra noi come un bambino nella
cuna.

43. A conclusione della vita nascosta.


10 giugno 1944.
Dice Maria:
Prima di consegnare questi quaderni unisco la mia benedizione.
Ora, solo che lo vogliate con un poco di pazienza, potete avere una collana completa della vita
intima del mio Ges. DallAnnunciazione al momento che esce da Nazareth per la predicazione,
avete non solo i dettati ma anche lillustrazione dei fatti che accompagnarono la vita famigliare di
Ges.
Linfanzia, la fanciullezza, ladolescenza e la giovent del Figlio mio hanno solo brevi tratti nel
quadro vasto della sua vita descritto dai Vangeli. In essi Egli il Maestro. Qui lUomo. E il Dio
che si umilia per amore delluomo. E che pure opera miracoli anche nellannichilimento di una vita
comune. Li opera in me, che sento portata alla perfezione la mia anima a contatto col Figlio che mi
cresce in seno. Li opera nella casa di Zaccaria santificando il Battista, aiutando il travaglio di
Elisabetta, rendendo parola e fede a Zaccaria. Li opera in Giuseppe, aprendogli lo spirito alla luce di
una verit talmente eccelsa che egli non la poteva da solo comprendere. nonostante fosse un giusto.
E, dopo di me, il pi letificato da questa pioggia di divini benefici Giuseppe.
Osserva quanto cammino fa, spirituale cammino, da quando viene nella mia casa sino al momento
della fuga in Egitto. Allinizio non era che un uomo giusto del suo tempo. Poi, per fasi successive,
diviene il giusto del tempo cristiano. Acquista la fede nel Cristo e si abbandona a questa fede sicura,
tanto che dalla frase detta allinizio del viaggio da Nazareth a Betlem: Come faremo?, frase in cui
vi tutto luomo che si disvela coi suoi timori umani e le sue umane preoccupazioni, passa alla
speranza. Nella grotta, avanti la nascita, dice: Domani andr meglio. Ges che si avvicina lo
fortifica gi con questa speranza, che fra i doni di Dio uno dei pi belli. E da questa speranza,

quando il contatto con Ges lo santifica, passa allardimento. Si sempre lasciato dirigere da me,
per il rispetto venerabondo che per me nutriva. Ora dirige lui, e le cose materiali e quelle superiori,
e decide, da capo della Famiglia, quando vi da decidere. Non solo, ma nellora penosa della fuga,
dopo che mesi di unione col Figlio divino lo hanno saturato di santit, lui che conforta il mio
penare e mi dice: Anche non dovessimo avere pi niente, avremo sempre tutto perch avremo
Lui.
Li opera, il mio Ges, i suoi miracoli di grazia nei pastori. LAngelo va l dove il pastore che il
fugace incontro con me predispone alla Grazia, e lo porta alla Grazia perch Essa lo salvi in eterno.
Li opera l dove passa, esiliato o tornato alla sua piccola patria di Nazareth. Perch, dove Egli era,
la santit si espandeva come olio su un lino e fragranza di fiori nellaria, e chi nera tocco, se non
era un demonio, ne usciva ansioso di santit. Dove questansia radice di vita eterna, perch chi
vuole esser buono raggiunge la bont, e la bont porta al Regno di Dio.
Voi ora avete, vista per punti che vi riflettono momenti diversi, la santa Umanit del Figlio mio.
Dalla sua alba al suo tramonto. E, se il Padre M. lo crede, pu farne una ordinata riunione dei punti
in modo da formarne un complesso senza lacune. Questo se trova sia utile farlo.
Avremmo potuto dare tutto insieme. Ma la Provvidenza giudic esser bene fare cos. Per te, anima
mia. In ogni dettato ti abbiamo dato la medicina per le ferite che ti dovevano esser inflitte. Te
labbiamo data in anticipo per prepararti. Sembra, durante la gragnola, che nulla faccia riparo. Ma
non cos. La tempesta fa affiorare lumanit che dorme sepolta sotto le acque spirituali, ma porta a
galla anche le gemme di una dottrina soprannaturale che sono cadute nel vostro cuore e che
attendono proprio quellora di tempesta per riaffiorare e dirvi: Ci siamo anche noi. Ricordateci.
Vi inoltre, anima mia, una ragione di bont oltre che di Provvidenza. Come avresti potuto,
nellattuale accasciamento, vedere e udire certe visioni e certi dettati? Ti avrebbero ferito sino a
renderti incapace della tua missione di portavoce. Li abbiamo perci dati prima, evitando di
frantumarti il cuore, perch in Noi bont, con visioni e parole troppo consone al tuo soffrire e
perci acutizzanti questo sino allo spasimo. Non siamo crudeli, Maria. E agiamo sempre in modo
che voi da Noi abbiate conforto, non sgomento e accresciuto dolore. Ci basta che di Noi vi fidiate.
Ci basta che diciate con Giuseppe: Se mi resta Ges, tutto mi resta perch Noi si venga coi doni
celesti a consolare il vostro spirito.
Non ti prometto doni e consolazioni umane. Ti prometto le stesse consolazioni che ebbe Giuseppe:
soprannaturali. Perch, lo sappiano tutti, i doni dei Magi, nellusura che stringe alla gola un povero
fuggiasco, dileguarono rapidi come il baleno per lacquisto di un tetto e di quel minimo di
masserizie necessarie alla vita, di quel cibo che era pur necessario e che solo da quel cespite venne,
sinch non trovammo lavoro.
La comunit ebraica si sempre molto aiutata. Ma la comunit raccolta in Egitto era quasi tutta
composta di profughi perseguitati, poveri perci come noi, che venivamo ad aggiungerci a loro. E
un poco di quella ricchezza, che volevamo tenere per Ges, per il nostro Ges adulto, salvatasi dalle
spese della sistemazione in Egitto, fu provvida per il ritorno e appena sufficiente a riorganizzare
casa e laboratorio a Nazareth al nostro ritorno. Perch gli evi cambiano, ma lavidit umana
sempre uguale, e dellaltrui bisogno se ne serve per succhiare la sua parte in maniera esosa.
No. Laver con noi Ges non ci procur beni materiali. Molti di voi pretendono questo quando
appena appena sono un poco uniti a Ges. Dimenticano che Egli ha detto: Cercate le cose dello
spirito. Tutto il resto un sovrappi. Dio provvede anche il cibo. Agli uomini come agli uccelli.
Perch sa che di cibo avete bisogno sinch la carne armatura intorno alla vostra anima. Ma
chiedete prima la sua Grazia. Chiedete prima per lo spirito vostro. Il resto vi sar dato per giunta.
Giuseppe dallunione con Ges ebbe, umanamente parlando, affanni, fatiche, persecuzioni, fame.
Altro non ebbe. Ma, poich tendeva a Ges solo, tutto questo si cambi in spirituale pace, in
sovrannaturale letizia. Io vorrei portarvi al punto in cui era lo sposo mio quando diceva Anche non
dovessimo avere pi niente avremo sempre tutto, perch abbiamo Ges.
Lo so, il cuore si spezza. Lo so, la mente si offusca. Lo so, la vita si consuma. Ma, Maria!.... Sei di
Ges? Vuoi esserlo? Dove, come morto Ges? Bambina a me cara, piangi, ma persevera nella
fortezza. Il martirio non nella forma del tormento. E nella costanza con cui il martire lo sopporta.

Perci martirio unarma come una pena morale, quando sopportata per uno scopo uguale. Tu
sopporti per amore del mio Figlio. Quanto fai per fratelli sempre amore per Ges che li vuole
salvi. Perci il tuo martirio. Persevera in esso. Non volere fare da te. Basta -perch la stretta
troppo forte perch tu possa avere ancora tanta forza da guidarti da te e dominare anche la tua
umanit impedendole di piangere- basta che tu lasci che il dolore ti torturi senza ribellarti. Basta che
tu dica a Ges: Aiutami!. Quello che non puoi fare tu, Egli lo far in te. Sta' in Lui. Sempre in
Lui. Non volerne uscire. Se tu non vuoi, non ne esci, e anche se il dolore, tanto forte, ti impedisce
di vedere dove sei, tu sarai sempre in Ges.
Io ti benedico. Di' con me: Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto. Sia sempre il tuo grido. Sinch
lo dirai in Cielo. La grazia del Signore sia sempre in te.
IL PRIMO ANNO DI VITA PUBBLICA
44. Laddio alla Madre e partenza da Nazareth.
Il pianto e la preghiera della Corredentrice.
9 febbraio 1944, ore 9.30.
(iniziata durante la S. Comunione)
Vedo l'interno della casa di Nazareth. Vedo una stanza, pare un tinello dove la Famiglia prenda i
pasti e sosti nelle ore di riposo. E una stanzetta molto piccina e con una semplice tavola
rettangolare contro una specie di cassapanca, addossata ad una parete. Questo il sedile di un lato.
Contro le altre pareti vi un telaio e uno sgabello, e due altri sgabelli e una scansia con sopra dei
lumi ad olio e altri oggetti. Una porta aperta sullorticello. Deve essere verso sera, perch non vi
altro che un ricordo di sole sulla cima di un alto albero, che appena verzica con le prime foglie.
Alla tavola seduto Ges. Mangia e Maria lo serve andando e venendo da una porticina, che
suppongo conduca al posto dove il focolare, del quale si vede il bagliore dalla porta socchiusa.
Ges dice due o tre volte a Maria di sedere... e di mangiare Essa pure. Ma Lei non vuole, scuote il
capo sorridendo mestamente e porta, dopo le verdure lessate, che mi pare abbiano il ruolo di
minestra, dei pesci arrostiti e poi un formaggio piuttosto molle, come un pecorino fresco, di forma
appallottolata come una di quelle pietre che si vedono nei torrenti, e delle ulive piccole e scure. Il
pane, in piccole forme tonde (larghe quanto un piatto comune) e poco alto, gi sulla tavola. E
piuttosto scuro, come non fosse privato del cruschello. Ges ha davanti unanfora con dellacqua e
una coppa. Mangia in silenzio, guardando la Mamma con doloroso amore.
Maria, lo si vede visibilmente, in pena. Va, viene, per darsi un contegno. Accende, e vi ancora
luce sufficiente, una lucerna e la mette presso a Ges, e nellallungare il braccio carezza la testa del
Figlio furtivamente, riapre una bisaccia, che mi pare di quelle stoffe tessute a mano di lana vergine
e perci impermeabile, color nocciola, vi fruga dentro, esce nellorticello e va in fondo ad esso, in
una specie di ripostiglio, ne esce con delle mele piuttosto vizze, certo conservate dallestate, e le
mette nella bisaccia, poi prende un pane e una formaggella e unisce anche questa, per quanto Ges
non voglia, dicendo che basta ci che ha.
Poi Maria si accosta alla tavola di nuovo, dal lato pi stretto, alla sinistra di Ges, e lo guarda
mangiare. Se lo guarda con struggimento, con adorazione, con il volto ancor pi pallido del solito e
che la pena rende come invecchiato, con gli occhi pi grandi per unombra che li segna, indizio di
lacrime gi versate. Sembrano anche pi chiari del solito, come lavati dal pianto che gi
nellocchio, pronto a cadere. Due occhi dolorosi e stanchi.
Ges, che mangia adagio e palesemente contro voglia, tanto per fare contenta la Madre, e che
pensieroso pi del solito, alza il capo e la guarda. Incontra uno sguardo pieno di lacrime e curva il
capo per lasciarla libera, limitandosi a prenderle la manina sottile che Ella tiene appoggiata allorlo
del tavolo. Gliela prende con la sinistra e se la porta alla guancia, vi appoggia sopra la guancia e ve
la strofina un momento per sentire la carezza di quella povera manina che trema, e poi la bacia sul
dorso con tanto amore e rispetto.
Vedo Maria che si porta la mano libera, la sinistra, alla bocca, come per soffocare un singhiozzo, e

poi si asciuga con le dita un lacrimone che traboccato dal ciglio e riga la guancia.
Ges riprende a mangiare e Maria esce svelta svelta nellorticello, dove ormai poca luce, e
scompare. Ges appoggia il gomito sinistro sul tavolo, e sulla mano appoggia la fronte e si immerge
nei suoi pensieri, smettendo di mangiare.
Poi ascolta e si alza. Esce anche Lui nellorto e, dopo essersi guardato intorno, si dirige verso
destra, rispetto al lato della casa, ed entra, per una spaccatura, in una parete rocciosa, dentro a quello
che riconosco per il laboratorio del falegname, questa volta tutto ordinato, senza assi, senza trucioli,
senza fuoco acceso. Vi il bancone e gli utensili, tutti al loro posto, e basta.
Curva sul bancone, Maria piange. Sembra una bambina. Ha il capo sul braccio sinistro ripiegato e
piange senza rumore, ma con molto dolore. Ges entra piano e le si accosta cos leggermente che
Ella capisce che l solo quando il Figlio le posa la mano sulla testa china, chiamandola:
Mamma! con voce di amoroso rimprovero.
Maria alza la testa e guarda Ges fra un velo di pianto e si appoggia a Lui, con le due mani
congiunte, contro al suo braccio destro. Ges le asciuga il volto con un lembo della sua larga
manica e poi labbraccia, traendosela sul cuore e baciandola sulla fronte. Ges maestoso, sembra
pi virile del solito, e Maria sembra pi bambina, fuorch nel volto che il dolore segna.
Vieni, Mamma le dice Ges e, tenendola stretta a S col braccio destro, si incammina tornando
nellorto, dove si siede su un banco contro il muro della casa. Lorto silenzioso e ormai oscuro. Vi
solo un bel chiaro di luna e la luce che esce dal tinello. La notte serena.
Ges parla a Maria. Non intendo in principio le parole appena mormorate, alle quali Maria assente
col capo. Poi odo: E fatti venire le parenti. Non rimanere sola. Sar pi tranquillo, Madre, e tu sai
se ho bisogno desser tranquillo per compiere la mia missione. Il mio amore non ti mancher. Io
verr sovente e ti far avvertire quando sar in Galilea e non potr venire a casa. Tu verrai da Me,
allora. Mamma, questora doveva venire. Si iniziata qui, quando lAngelo ti apparve; ora scocca e
noi dobbiamo viverla, non vero, Mamma? Dopo verr la pace della prova superata e la gioia.
Prima bisogna valicare questo deserto come gli antichi Padri per entrare nella Terra Promessa. Ma il
Signore Iddio ci aiuter come aiut loro. E ci dar il suo aiuto come manna spirituale per nutrire il
nostro spirito nello sforzo della prova. Diciamo insieme al Padre nostro... E Ges si alza e Maria
con Lui e alzano il volto al cielo. Due ostie vive che lucono nelloscurit.
Ges dice lentamente, ma con voce chiara e scandendo le parole, la preghiera dominicale. Appoggia
molto sulle frasi: adveniat Regnum tuum, fiat voluntas tua distanziando molto queste due frasi
dalle altre. Prega con le braccia aperte, non proprio a croce, ma come stanno i sacerdoti quando si
volgono a dire Dominus vobiscum. Maria tiene le mani congiunte.
Poi tornano a casa e Ges, che non ho mai visto bere vino, versa in una coppa, da unanfora presa
sulla scansia, un poco di vino bianco e la porta sulla tavola, prende per mano Maria e la obbliga a
sedersi vicino a Lui e a bere di quel vino, in cui intinge una fettina di pane che le fa mangiare.
Linsistenza tale che Maria cede, Ges beve il rimanente vino. E poi si stringe la Mamma al
fianco e se la tiene cos, contro la persona, dalla parte del cuore. N Ges n Maria stanno sdraiati,
ma seduti come noi. Non parlano pi. Attendono. Maria carezza la mano destra di Ges e le sue
ginocchia. Ges carezza Maria sul braccio e sul capo.
Poi Ges si alza e Maria con Lui e si abbracciano e si baciano amorosamente pi e pi volte.
Sembra che sempre si vogliano lasciare, ma Maria torna a stringere a s la sua Creatura. E la
Madonna, ma una mamma infine, una mamma che si deve staccare dal suo figlio e che sa dove
conduce quel distacco. Non mi si venga pi a dire che Maria non ha sofferto. Prima lo credevo
poco, ora pi affatto.
Ges prende il mantello (blu scuro) e se lo drappeggia sulle spalle e sul capo a cappuccio. Poi si
passa a tracolla la bisaccia, di modo che non gli ostacoli il cammino. Maria lo aiuta e mai finisce di
accomodargli la veste e il manto e il cappuccio, e intanto lo carezza ancora.
Ges va verso luscio dopo aver tracciato un gesto di benedizione nella stanza. Maria lo segue e
sulluscio ormai aperto si baciano ancora.
La via silenziosa e solitaria, bianca di luna. Ges si incammina. Si volta ancora per due volte a
guardare la Mamma, che rimasta appoggiata allo stipite, pi bianca della luna e tutta lucente di

pianto silenzioso. Ges si allontana sempre pi per la viuzza bianca. Maria piange sempre contro la
porta. Poi Ges scompare ad una svolta della via
E cominciato il suo cammino di Evangelizzatore, che terminer al Golgota. Maria entra piangendo
e chiude la porta. Anche per Lei cominciato il cammino che la porter al Golgota. E per noi...
Dice Ges:
Questo il quarto dolore di Maria Madre di Dio. Il primo, la presentazione al Tempio; il secondo,
la fuga in Egitto; il terzo, la morte di Giuseppe; il quarto, il mio distacco da Lei.
Conoscendo il desiderio del Padre, ti ho detto ieri sera che affretter la descrizione dei nostri
dolori perch siano resi noti. Ma, come vedi, gi ne erano stati illustrati di quelli di mia Madre. Ho
spiegato prima la fuga che la Presentazione, perch vi era bisogno di farlo in quel giorno. Io so. E tu
comprendi e dirai il perch al Padre. A voce.
E mio disegno alternare le tue contemplazioni, e le mie conseguenti spiegazioni, coi dettati veri e
propri, per sollevare te e il tuo spirito dandoti la beatitudine del vedere, e anche perch cos palese
la differenza stilistica fra il tuo comporre ed il mio.
Inoltre, davanti a tanti libri che parlano di Me e che, tocca e ritocca, muta e infronzola, sono
divenuti irreali, Io ho desiderio di dare a chi in Me crede una visione riportata alla verit del mio
tempo mortale. Non ne esco diminuito, ma anzi reso pi grande nella mia umilt, che si fa pane a
voi per insegnarvi ad essere umili e simili a Me, che fui uomo come voi e che portai nella mia veste
duomo la perfezione di un Dio. Dovevo essere Modello vostro, e i modelli devono essere sempre
perfetti.
Non terr nelle contemplazioni una linea cronologica corrispondente a quella dei Vangeli. Prender
i punti che trover pi utili in quel giorno per te o per altri, seguendo una mia linea di
insegnamento e di bont.
Linsegnamento che viene dalla contemplazione del mio distacco, va specialmente ai genitori e ai
figli, che la volont di Dio chiama alla rinuncia reciproca per un pi alto amore. In secondo luogo
va a tutti coloro che si trovano di fronte ad una rinuncia penosa.
Quante ne trovate nella vita! Esse sono spine sulla terra e trafiggenti il cuore, lo so. Ma a chi le
accoglie con rassegnazione -badate, non dico: a chi le desidera e le accoglie con gioia, ci gi
perfezione; dico: con rassegnazione- si mutano in eterne rose. Ma pochi le accolgono con
rassegnazione. Come asinelli restii, recalcitrate al volere del Padre e vi impuntate, se pur non
cercate colpire con spirituali calci e morsi, ossia con ribellione e bestemmie al buon Dio.
E non dite: Ma io non avevo che questo bene e Dio me lo ha tolto. Ma io non avevo che questo
affetto e Dio me lha strappato. Anche Maria, donna gentile, amorosa alla perfezione, perch Tutta
Grazia anche le forme affettive e sensitive erano perfette, non aveva che un bene e un amore sulla
terra: il Figlio suo. Non le rimaneva che Quello. I genitori morti da tempo, Giuseppe morto da
qualche anno. Non cero che Io per amarla e farle sentire che non era sola. I parenti, per cagione di
Me, di cui non sapevano lorigine divina, le erano un poco ostili, come verso una mamma che non
sa imporsi al figlio che esce dal comune buon senso, che rifiuta le nozze proposte, le quali
potrebbero dare lustro alla famiglia, e aiuto anche.
I parenti, voce del senso comune, del senso umano -voi lo chiamate buon senso, ma non che senso
umano, ossia egoismo- avrebbero voluto queste pratiche svolte nella mia vita. In fondo cera sempre
la paura di dover un giorno passare delle noie per causa mia, che gi osavo mettere fuori delle idee
troppo idealiste, secondo loro, le quali potevano urtare la sinagoga. La storia ebraica era piena
dinsegnamenti sulla sorte dei profeti. Non era una facile missione quella del profeta, e dava
sovente morte allo stesso e noie al parentado. In fondo cera sempre il pensiero di dovere, un
giorno, occuparsi di mia Madre.
Perci il vedere che Ella non mi ostacolava in nulla e pareva in continua adorazione davanti al
Figlio, li urtava. Questo urto sarebbe poi cresciuto nei tre anni di ministero, sino a culminare nei
rimproveri aperti quando mi raggiungevano in mezzo alle folle e si vergognavano della mia,
secondo loro, mania di urtare le caste potenti. Rimprovero a Me e Lei, povera Mamma!

Eppure Maria, che sapeva lumore dei parenti -non tutti furono come Giacomo, Giuda e Simone, n
come la loro madre Maria di Cleofa- e che prevedeva lumore futuro, Maria, che sapeva la sua sorte
durante quei tre anni e quella che lattendeva alla fine degli stessi e la sorte mia, non recalcitr
come voi fate. Pianse. E chi non avrebbe pianto davanti ad una separazione da un figlio che lamava
come Io lamavo, davanti alla prospettiva dei lunghi giorni, vuoti della mia presenza, nella casa
solitaria, davanti al futuro del Figlio destinato a dare di cozzo contro il malanimo di chi era
colpevole e che si vendicava desser colpevole offendendo lIncolpevole sino ad ucciderlo?
Pianse perch era la Corredentrice e la Madre del genere umano rinato a Dio, e doveva piangere,
per tutte le mamme che non sanno fare, del loro dolore di madri, una corona di gloria eterna.
Quante madri nel mondo, a cui la morte svelle dalle braccia una creatura! Quante madri a cui un
soprannaturale volere strappa dal fianco un figlio! Per tutte le sue figlie, come Madre dei cristiani,
per tutte le sue sorelle, nel dolore di madre orbata, ha pianto Maria. E per tutti i figli che, nati da
donna, sono destinati a divenire apostoli di Dio o martiri per amore di Dio, per fedelt a Dio, o per
ferocia umana.
Il mio Sangue e il pianto di mia Madre sono la mistura che fortifica questi segnati a eroica sorte,
quella che annulla in loro le imperfezioni, o anche le colpe commesse dalla loro debolezza, dando,
oltre al martirio, comunque subto, la pace di Dio e, se sofferto per Dio, la gloria del Cielo.
Le trovano i missionari come fiamma che scalda nelle regioni dove la neve impera, le trovano come
rugiada l dove il sole arde. Sono (lacrime) spremute dalla carit di Maria e sono sgorgate da un
cuore di giglio. Hanno perci, della carit verginale le sposate allAmore, il fuoco, e della verginale
purezza la profumata frescura, simile a quella dellacqua raccolta nel calice di un giglio dopo una
notte rugiadosa.
Le trovano i consacrati in quel deserto che la vita monastica bene intesa: deserto perch non vive
che lunione con Dio, e ogni altro affetto cade divenendo unicamente carit soprannaturale: per i
parenti, gli amici, i superiori, gli inferiori.
Le trovano i consacrati a Dio nel mondo, nel mondo che non li capisce e non li ama, deserto anche
per questi, in cui essi vivono come fossero soli, tanto sono incompresi e derisi per amor mio.
Le trovano le mie care vittime, perch Maria la prima delle vittime per amore di Ges, ed alle
sue seguaci Ella d, con mano di Madre e di Medico, le sue lacrime che ristorano e inebbriano a pi
alto sacrificio.
Santo pianto della Madre mia!
Maria prega. Non si rifiuta di pregare perch Dio le d un dolore. Ricordatelo. Prega insieme a
Ges. Prega il Padre. Nostro e vostro.
Il primo Pater noster stato pronunciato nellorto di Nazareth per consolare la pena di Maria, per
offrire le nostre volont allEterno nel momento che si iniziava per queste volont il periodo di
sempre crescente rinunzia, culminante a quella della vita per Me e della morte di un figlio per
Maria.
E per quanto noi non avessimo nulla da farci perdonare dal Padre, pure per umilt noi, i Senza
Colpa, abbiamo chiesto il perdono del Padre per andare perdonati, assolti anche di un sospiro,
incontro alla nostra missione degnamente. Per insegnarvi che pi si in grazia di Dio e pi la
missione benedetta e fruttuosa. Per insegnarvi il rispetto a Dio e lumilt. Davanti a Dio Padre
anche le nostre due perfezioni di Uomo e di Donna si sono sentite nulla e hanno chiesto perdono.
Come hanno chiesto il pane quotidiano.
Quale era il nostro pane? Oh! non quello impastato dalle pure mani di Maria e cotto nel piccolo
forno, per il quale tante volte avevo formato fastelli e fascine. Anche quello necessario finch si
sulla terra. Ma il nostro pane quotidiano era quello di fare giorno per giorno la nostra parte di
missione. Che Dio ce la desse ogni giorno, perch fare la missione che Dio d la gioia del nostro
giorno, non vero, piccolo Giovanni? Non lo dici anche tu che ti par vuoto il giorno, ti pare non
stato, se la bont del Signore ti lascia un giorno senza la tua missione di dolore?
Maria prega insieme a Ges. E Ges che vi giustifica, figli. Sono Io che rendo accettevoli e
fruttuose le vostre preghiere presso il Padre. Io lho detto: Tutto quello che chiederete al Padre in
mio nome, Egli ve lo conceder, e la Chiesa avvalora le sue orazioni dicendo: Per Ges Cristo

Signor nostro.
Quando pregate, unitevi sempre, sempre, sempre a Me. Io pregher a voce alta per voi, coprendo la
vostra voce di uomini con la mia di Uomo-Dio. Io metter sulle mie mani trafitte la vostra preghiera
e lelever al Padre. Diverr ostia di pregio infinito. La mia voce fusa con la vostra salir come
bacio filiale al Padre, e la porpora delle mie ferite far prezioso il vostro pregare. Siate in Me se
volete avere il Padre in voi, con voi, per voi.
Hai finito la narrazione dicendo: E per noi..., e volevi dire: per noi che siamo cos ingrati verso
questi Due che hanno montato il Calvario per noi. Hai fatto bene a mettere quelle parole. Mettile
ogni volta che ti far vedere un nostro dolore. Sia come la campana che suona e che chiama a
meditare e a pentirsi.
Basta, ora. Riposa. La pace sia con te.

45. Predicazione di Giovanni Battista e Battesimo di Ges.


La manifestazione divina.
[...].
Lo stesso 3 febbraio 1944, a sera.
Vedo una pianura spopolata di paesi e di vegetazione. Non ci sono campi coltivati, e ben poche e
rare piante riunite qua e l a ciuffi, come vegetali famiglie, dove il suolo nelle profondit meno
arso che non sia in genere. Faccia conto che questo terreno arsiccio e incolto sia alla mia destra,
avendo io il nord alle spalle, e si prolunghi verso quello che a sud rispetto a me.
A sinistra invece vedo un fiume di sponde molto basse, che scorre lentamente esso pure da nord a
sud. Dal moto lentissimo dellacqua comprendo che non vi devono essere dislivelli nel suo letto e
che questo fiume scorre in una pianura talmente piatta da costituire una depressione. Vi un moto
appena sufficiente acci lacqua non stagni in palude. Lacqua poco fonda, tanto che si vede il
fondale. Giudico non pi di un metro, al massimo un metro e mezzo. Largo come lArno verso
S.Miniato-Empoli: direi un venti metri. Ma io non ho occhio esatto nel calcolare. Pure dun
azzurro lievemente verde verso le sponde, dove per lumidore del suolo una fascia di verde folta e
rallegrante locchio, che rimane stanco dallo squallore petroso e renoso di quanto gli si stende
avanti.
Quella voce intima che le ho spiegato di udire e che mi indica ci che devo notare e sapere, mi
avverte che io vedo la valle del Giordano. La chiamo valle, perch si dice cos per indicare il posto
dove scorre un fiume, ma qui improprio di chiamarla cos, perch una valle presuppone dei monti,
ed io qui di monti non ne vedo vicini. Ma insomma sono presso il Giordano e lo spazio desolato,
che osservo alla mia destra, il deserto di Giuda. Se dire deserto per dire un luogo dove non ci
sono case e lavori delluomo giusto, non lo secondo il concetto che noi abbiamo del deserto. Qui
non le arene ondulate del deserto come lo concepiamo noi, ma solo terra nuda, sparsa di pietre e
detriti, come sono i terreni alluvionali dopo una piena. In lontananza, delle colline.
Pure, presso il Giordano, vi una grande pace, un che di speciale, di superiore al comune, come
quello che si nota sulle sponde del Trasimeno. E un luogo che pare ricordarsi di voli dangeli e di
voci celesti. Non so dire bene ci che provo. Ma mi sento in un posto che parla allo spirito.
Mentre osservo queste cose, vedo che la scena si popola di gente lungo la riva destra (rispetto a me)
del Giordano. Vi sono molti uomini vestiti in maniere diverse. Alcuni appaiono popolani, altri dei
ricchi, non mancano alcuni che paiono farisei per la veste ornata di frange e galloni.
In mezzo ad essi, in piedi su un masso, un uomo che, per quanto la prima volta che lo vedo,
riconosco subito per il Battista. Parla alla folla, e le assicuro che non una predica dolce. Ges ha
chiamato Giacomo e Giovanni i figli del tuono. Ma allora come chiamare questo veemente
oratore? Giovanni Battista merita il nome di fulmine, valanga, terremoto, tanto impetuoso e
severo nel suo parlare e nel suo gestire.

Parla annunciando il Messia ed esortando a preparare i cuori alla sua venuta estirpando da essi gli
ingombri e raddrizzando i pensieri. Ma un parlare vorticoso e rude. Il Precursore non ha la mano
leggera di Ges sulle piaghe dei cuori. E un medico che denuda e fruga e taglia senza piet.
Mentre lo ascolto -e non ripeto le parole perch sono quelle riportate dagli Evangelisti, ma
amplificate con irruenza- vedo avanzarsi lungo una stradicciola , che ai bordi della linea erbosa e
ombrosa che costeggia il Giordano, il mio Ges. Questa rustica via, pi sentiero che via, sembra
disegnata dalle carovane e dalle persone che per anni e secoli lhanno percorsa per giungere ad un
punto dove, essendo il fondale del fiume pi alto, facile il guado. Il sentiero continua dallaltro
lato del fiume e si perde fra il verde dellaltra sponda.
Ges solo. Cammina lentamente, venendo avanti, alle spalle di Giovanni. Si avvicina senza
rumore e ascolta intanto la voce tuonante del Penitente del deserto, come se anche Ges fosse uno
dei tanti che venivano a Giovanni per farsi battezzare o per prepararsi ad essere mondi per la venuta
del Messia. Nulla distingue Ges dagli altri. Sembra un popolano nella veste, un signore nel tratto e
nella bellezza, ma nessun segno divino lo distingue dalla folla.
Per si direbbe che Giovanni senta una emanazione di spiritualit speciale. Si volge e individua
subito la fonte di quellemanazione. Scende con impeto dal masso che gli faceva da pulpito e va
sveltamente verso Ges, che si fermato qualche metro lontano dl gruppo, appoggiandosi al fusto
di un albero.
Ges e Giovanni si fissano un momento. Ges col suo sguardo azzurro tanto dolce. Giovanni col
suo occhio severo, nerissimo, pieno di lampi. I due, visti vicino, son lantitesi luno dellaltro. Alti
tutti e due - lunica somiglianza- sono diversissimi per tutto il resto. Ges biondo e dai lunghi
capelli ravviati, dal volto di un bianco avoriato, dagli occhi azzurri, dallabito semplice ma
maestoso. Giovanni irsuto, nero di capelli che ricadono lisci sulle spalle, lisci e disuguali in
lunghezza, nero dalla barba rada che gli copre quasi tutto il volto non impedendo col suo velo di
permettere di notare le guance scavate dal digiuno, nero negli occhi febbrili, scuro nella pelle
abbronzata dal sole e dalle intemperie e per la folta peluria che lo copre, seminudo nella sua veste di
pelo di cammello, tenuta alla vita da una cinghia di pelle e che gli copre il torso scendendo appena
sotto i fianchi magri e lasciando scoperte le coste a destra, le coste sulle quali , unico strato di
tessuti, la pelle conciata dallaria. Sembrano un selvaggio e un angelo visti vicini.
Giovanni, dopo averlo scrutato col suo occhio penetrante esclama: Ecco lAgnello di Dio. Come
che a me viene il mio Signore?
Ges risponde placido: Per compiere il rito di penitenza.
Mai, mio Signore. Io sono che devo venire a Te per essere santificato, e Tu vieni a me?
E Ges, mettendogli una mano sul capo, perch Giovanni sera curvato davanti a Ges, risponde:
Lascia che si faccia come voglio, perch si compia ogni giustizia e il tuo rito divenga inizio ad un
pi alto mistero e sia annunciato agli uomini che la Vittima nel mondo.
Giovanni lo guarda con occhio che una lacrima fa dolce e lo precede verso la riva, dove Ges si
leva il manto e la tunica, rimanendo con una specie di corti calzoncini, per poi scendere nellacqua
dove gi Giovanni, che lo battezza versandogli sul capo lacqua del fiume, presa con una specie di
tazza che il Battista tiene sospesa alla cintola e che mi pare una conchiglia o una mezza zucca
essiccata e svuotata.
Ges proprio lAgnello. Agnello nel candore della carne, nella modestia del tratto, nella mitezza
dello sguardo.
Mentre Ges risale la riva e dopo essersi vestito si raccoglie in preghiera, Giovanni lo addita alle
turbe, testimoniando di averlo conosciuto per il segno che lo Spirito di Dio gli aveva indicato quale
indicazione infallibile del Redentore.
Ma io sono polarizzata nel guardare Ges che prega, e non mi resta che questa figura di luce contro
il verde della sponda.
Dice Ges:
Giovanni non aveva bisogno del segno per se stesso. Il suo spirito, presantificato sin dal ventre di
sua madre, era possessore di quella vista di intelligenza soprannaturale che sarebbe stata di tutti gli

uomini senza la colpa di Adamo.


Se luomo fosse rimasto in grazia, in innocenza, in fedelt col suo Creatore, avrebbe visto Dio
attraverso le apparenze esterne. Nella Genesi detto che il Signore Iddio parlava familiarmente con
luomo innocente e che luomo non tramortiva a quella voce, non si ingannava nel discernerla. Cos
era la sorte delluomo: vedere e capire Iddio proprio come un figlio fa col genitore. Poi venuta la
colpa e luomo non ha pi osato guardare Dio, non ha pi saputo vedere e comprendere Iddio. E
sempre meno lo sa.
Ma Giovanni, il mio cugino Giovanni, era stato mondato dalla Colpa quando la Piena di Grazia
sera curvata amorosa ad abbracciare la gi sterile ed allora feconda Elisabetta. Il fanciullino nel suo
seno era balzato di giubilo, sentendo cadere la scaglia della colpa dalla sua anima come crosta che
cade da una piaga che guarisce. Lo Spirito Santo, che aveva fatto di Maria la madre del Salvatore,
inizi la sua opera di salvazione, attraverso Maria, Vivo Ciborio della Salvezza Incarnata, su questo
nascituro destinato ad essere a Ma unito non tanto pel sangue, quanto per la missione che fece di noi
come le labbra che formano la parola. Giovanni le labbra, Io la Parola. Egli il Precursore
nellEvangelo e nella sorte di martirio. Io, Colui che perfeziona della mia divina perfezione
lEvangelo iniziato da Giovanni ed il martirio per la difesa della Legge di Dio.
Giovanni non aveva bisogno di nessun segno. Ma alla ottusit degli altri il segno era necessario. Su
cosa avrebbe fondato Giovanni la sua asserzione, se non su una prova innegabile che gli occhi di
tardi e le orecchie dei pesanti avessero percepita?
Io pure non avevo bisogno di battesimo. Ma la sapienza del Signore aveva giudicato esser quello
lattimo e il modo dellincontro. E traendo Giovanni dal suo speco nel deserto a me dalla mia casa,
ci un in quellora per aprire su Me il Cieli e farne scendere Se Stesso, Colomba Divin, su colui che
avrebbe battezzato gli uomini con tal Colomba, e farne scendere lannuncio, ancor pi potente di
quello angelico perch dal Padre mio: Ecco il mio Figlio diletto col quale mi sono compiaciuto.
Perch gli uomini non avessero scuse o dubbi nel seguirmi e nel non seguirmi.
Le manifestazioni del Cristo sono state molte. La prima, dopo la Nascita, fu quella dei Magi, la
seconda nel tempio, la terza sulle rive del Giordano. Poi vennero le infinite altre che ti far
conoscere, poich i miei miracoli sono manifestazioni della mia natura divina, sino alle ultime della
Risurrezione e Ascensione al Cielo.
La mia patria fu piena delle mie manifestazioni. Come seme gettato ai quattro punti cardinali, esse
avvennero in ogni strato e luogo della vita: ai pastori, ai potenti, ai dotti, agli increduli, ai peccatori,
ai sacerdoti, ai dominatori, ai bambini, ai soldati, agli ebrei, ai gentili. Anche ora esse si ripetono.
Ma, come allora. il mondo non le accoglie. Anzi non accoglie le attuali e dimentica le passate.
Ebbene, Io non desisto. Io mi ripeto per salvarvi. per portarvi alla fede in Me.
Sai, Maria, quello che fai? Quello che faccio, anzi, nel mostrarti il Vangelo? Un tentativo pi forte
di portare gli uomini a Me. Tu lo hai desiderato con preghiere ardenti. Non mi limito pi alla parola.
Li stanca e li stacca. E una colpa, ma cos. Ricorro alla visione, e del mio Vangelo, e la spiego
per renderla pi chiara e attraente.
A te do il conforto del vedere. A tutti do il modo di desiderare di conoscermi. E se ancora non
servir, e come crudeli bambini getteranno il dono senza capirne il valore, a te rester il mio dono e
ad essi il mio sdegno. Potr ancora una volta fare lantico rimprovero: Abbiamo suonato e non
avete danzato; abbiamo intonato lamenti e non avete pianto.
Ma non importa. Lasciamo che essi, gli inconvertibili, accumulino sul loro capo i carboni ardenti, e
volgiamoci alle pecorelle che cercano di conoscere il Pastore. Io son quello, e tu sei la verga che le
conduci a Me.
Come vede, mi sono affrettata a mettere quei particolari che per la loro piccolezza mi erano sfuggiti
e che lei ha desiderato avere.
[...].

46. Ges tentato da Satana nel deserto. Come si vincono le tentazioni.


24 febbraio 1944. Gioved dopo le Ceneri.
Vedo la solitudine petrosa gi vista alla mia sinistra nella visione del battesimo di Ges al
Giordano. Per devo essere molto addentrata in essa perch non vedo affatto il bel fiume lento e
azzurro, n la vena di verde che lo costeggia alle sue due rive, come alimentata da quellarteria
dacqua. Qui, solo solitudine, pietroni, terra talmente arsa da essere ridotta a polvere giallastra, che
ogni tanto il vento solleva con piccoli vortici, che paion fiato di bocca febbrile tanto sono asciutti e
caldi. E tormentosi per la polvere che penetra con essi nelle narici e nelle fauci. Moto rari, qualche
piccolo cespuglio spinoso, non si sa come resistente in quella desolazione. Sembrano ciuffetti di
superstiti capelli sulla testa di un calvo. Sopra, un cielo spietatamente azzurro; sotto, il suolo arido;
intorno, massi e silenzio. Ecco quanto vedo come natura.
Addossato ad un enorme pietrone, che per la sua forma sembra una C che fa un embrione di grotta
e seduto su un sasso trascinato in quellincavo, sta Ges. Si ripara cos dal sole cocente. E linterno
ammonitore mi avverte che quel sasso, su cui ora siede, anche il suo inginocchiatoio e il suo
guanciale quando prende le brevi ore di riposo, avvolto nel suo mantello, al lume delle stelle e
allaria fredda della notte. Infatti l presso la sacca che gli ho visto prendere prima di partire da
Nazareth. Tutto il suo avere. E dal come si piega floscia, comprendo che vuota del poco cibo che
vi aveva messo Maria.
Ges magro e pallido. Sta seduto con i gomiti appoggiati ai ginocchi e gli avambracci sporti in
avanti, con le mani unite ed intrecciate nelle dita. Medita. Ogni tanto soleva lo sguardo e lo gira
attorno e guarda il sole alto, quasi a perpendicolo, nel cielo azzurro. Ogni tanto, e specie dopo aver
girato lo sguardo attorno e averlo alzato verso la luce solare, chiude gli occhi e si appoggia al masso
che gli fa da riparo, come preso da vertigine.
Vedo apparire il brutto ceffo di Satana. Non che si presenti nella forma con cui noi ce lo
raffiguriamo, con corna, coda, ecc.ecc. Pare un beduino avvolto nel suo vestito e nel suo mantellone
che pare un domino da maschera. Sul capo il turbante, le cui falde bianche scendono a far riparo
sulle spalle e lungo i lati del viso. Di modo che di questo appare un breve triangolo molto bruno,
dalle labbra sottili e sinuose, degli occhi nerissimi e incavati, pieni di bagliori magnetici. Due
pupille che ti leggono in fondo al cuore, ma nella quali non leggi nulla, o una sola parola: mistero.
Lopposto dellocchio di Ges, tanto magnetico fascinatore anchesso, che ti legge in cuore, ma nel
quale leggi anche che nel suo cuore amore e bont per te. Locchio di Ges una carezza
allanima. Questo come un doppio pugnale che ti perfora e brucia.
Si avvicina a Ges: Sei solo?
Ges lo guarda e non risponde.
Come sei capitato qui? Ti sei sperduto?
Ges lo guarda da capo e tace.
Se avessi dellacqua nella borraccia te la darei. Ma ne sono senza anchio. M morto il cavallo e
mi dirigo a piedi al guado. L berr e trover chi mi d un pane. So la via. vieni con me. Ti
guider.
Ges non alza pi neppure gli occhi.
Non rispondi? Sai che se resti qui, muori? Gi si leva il vento. Sar bufera. Vieni.
Ges stringe le mani in muta preghiera.
Ah! sei proprio Tu, dunque? E tanto che ti cerco! Ed ora tanto che ti osservo. Dal momento che
sei stato battezzato. Chiami lEterno? E lontano. Ora sei sulla terra e in mezzo agli uomini. E negli
uomini regno io. Pure mi fai piet e ti voglio soccorrere, perch sei buono e sei venuto a sacrificarti
per nulla. Gli uomini ti odieranno per la tua bont. Non capiscono che oro e cibo, e senso.
Sacrificio, dolore, ubbidienza, sono parole morte per loro pi di questa polvere. Solo il serpe pu
nascondersi qui attendendo di mordere e lo sciacallo di sbranare. Vieni via. Non merita soffrire per
loro. Li conosco pi di Te.
Satana si seduto di fronte a Ges e lo fruga col suo sguardo tremendo, e sorride con la sua bocca
di serpe. Ges tace sempre e prega mentalmente.

Tu diffidi di me. Fai male. Io sono la sapienza della terra. Ti poso essere maestro per insegnarti a
trionfare. Vedi: limportante trionfare. Poi, quando ci si imposti e si affascinato il mondo,
allora lo si conduce dove si vuole noi. Ma prima bisogna essere come piace a loro. Come loro.
Sedurli facendo loro credere che li ammiriamo e li seguiamo nel loro pensiero.
Sei giovane e bello. Comincia dalla donna. E sempre da essa che si deve incominciare. Io ho
sbagliato inducendo la donna alla disubbidienza. Dovevo consigliarla per altro modo. Ne avrei fatto
uno strumento migliore e avrei vinto Dio. Ho avuto fretta. Ma Tu! Io tinsegno perch c stato un
giorno che ho guardato a Te con giubilo angelico e un resto di quellamore rimasto, ma Tu
ascoltami, ed usa della mia esperienza. Fatti una compagna. Dove non riuscirai Tu, essa riuscir. Sei
il nuovo Adamo, devi avere la tua Eva.
E poi, come puoi comprendere e guarire le malattie del senso se non sai cosa sono? Non sai che l
il nocciolo da cui nasce la pianta della cupidit e della prepotenza? Perch luomo vuole regnare?
Perch vuole essere ricco, potente? Per possedere la donna. Questa come lallodola. Ha bisogno
del luccichio per essere attirata. Loro e la potenza sono le due facce dello specchio che attirano le
donne e le cause del male nel mondo. Guarda: dietro a mille delitti dai volti diversi, ce ne sono
novecento almeno che hanno radice nella fame del possesso della donna o nella volont di una
donna, arsa da un desiderio che luomo non soddisfa ancora o non soddisfa pi. Vai dalla donna se
vuoi sapere cosa la vita. E solo dopo saprai curare e guarire i morbi dellumanit.
E bella, sai, la donna! Non c nulla di pi bello nel mondo. Luomo ha il pensiero e la forza. Ma la
donna! Il suo pensiero un profumo, il suo contatto carezza di fiori, la sua grazia come vino che
scende, la sua debolezza come matassa di seta o ricciolo di bambino nelle mani di un uomo, la sua
carezza forza che si rovescia sulla nostra e la accende. Si annulla il dolore, la fatica, il cruccio,
quando si posa presso una donna, ed essa fra le nostre braccia come un fascio di fiori.
Ma che stolto che sono! Tu hai fame e ti parlo della donna. La tua vigoria esausta. Per questo,
questa fragranza della terra, questo fiore del creato, questo frutto che d e suscita amore, ti pare
senza valore. Ma guarda queste pietre. Come sono tonde e levigate, dorate sotto al sole che scende.
Non sembrano pani? Tu, Figlio di Dio, non hai che dire: Voglio, perch esse divengano pane
fragrante come quello che ora le massaie levano dal forno per la cena dei loro familiari. E queste
acacie cos aride, se Tu vuoi, non possono empirsi di dolci pomi, di datteri di miele? Satollati, o
Figlio di Dio. Tu sei il Padrone della terra. Essa si inchina per mettere ai tuoi piedi se stessa e
sfamare la tua fame.
Lo vedi che impallidisci e vacilli solo a sentir nominare il pane? Povero Ges! Sei tanto debole da
non potere pi neppure comandare al miracolo? Vuoi che lo faccia io per Te? Non ti sono a paro.
Ma qualcosa posso. Star privo per un anno della mia forza, la raduner tutta, ma ti voglio servire
perch Tu sei buono ed io sempre mi ricordo che sei il mio Dio, anche se ora ho demeritato di
chiamarti tale. Aiutami con le tue preghiere perch io possa...
Taci. Non di solo pane vive luomo, ma di ogni parola che viene da Dio.
Il demonio ha un sussulto di rabbia. Digrigna i denti e stringe i pugni. Ma si contiene e volge il
digrigno in sorriso.
Comprendo. Tu sei sopra le necessit della terra e hai ribrezzo a servirti di me. Lho meritato. Ma
vieni , allora, e vedi cosa nella casa di Dio. Vedi come anche i sacerdoti non ricusano di venire a
transazioni fra lo spirito e la carne. Perch infine sono uomini e non angeli. Compi un miracolo
spirituale. Io ti porto sul pinnacolo del Tempio e Tu trasfigurati in bellezza lass, e poi chiama le
coorti di angeli e di' che facciano delle loro ali intrecciate pedana al tuo piede e ti calino cos nel
cortile principale. Che ti vedano e si ricordino che Dio . Ogni tanto necessario manifestarsi,
perch luomo ha una memoria tanto labile, specie in ci che spirituale. Sai come gli angeli
saranno beati di far riparo al tuo piede e scala a Te che scendi!
Non tentare il Signore Iddio tuo detto.
Comprendi che anche la tua apparizione non muterebbe le cose e il Tempio continuerebbe ad
essere mercato e corruzione. La tua divina sapienza lo sa che i cuori dei ministri del Tempio sono
un nido di vipere, che si sbranano e sbranano pur di predominare. Non sono domati che dalla
potenza umana.

E allora vieni. Adorami, Io ti dar la terra. Alessandro, Ciro, Cesare, tutti i pi grandi dominatori
passati o viventi, saranno simili a capi di meschine carovane rispetto a Te che avrai tutti i regni
della terra sotto il tuo scettro. E coi regni tutte le ricchezze, tutte le bellezze della terra, e donne, e
cavalli, e armati e templi. Potrai alzare dovunque il tuo Segno, quando sarai Re dei re e Signore del
mondo. Allora sarai ubbidito e venerato dal popolo e dal sacerdozio. Tutte le caste ti onoreranno e ti
serviranno, perch sarai il Potente, lUnico, il Signore.
Adorami un attimo solo! Levami questa sete che ho di essere adorato! E quella che mi ha perduto.
Ma rimasta in me e mi brucia. Le vampe dellinferno sono fresca aria del mattino rispetto a questo
ardore che mi brucia linterno. E il mio inferno questa sete. Un attimo, un attimo solo, o Cristo. tu
che sei buono! Un attimo di gioia alleterno Tormentato! Fammi sentire cosa voglia dire essere dio
e mi avrai devoto, ubbidiente come servo per tutta la vita, per tutte le tue imprese. Un attimo! Un
solo attimo, e non ti tormenter pi!.
E Satana si butta in ginocchio supplicando.
Ges si alzato, invece. Divenuto pi magro in questi giorni di digiuno, sembra ancora pi alto. Il
suo volto terribile di severit e potenza. I suoi occhi sono due zaffiri che bruciano. La sua voce
un tuono che si ripercuote contro lincavo del masso e si sparge sulla sassaia e la piana desolata
quando dice: Va' via, Satana! E scritto Adorerai il Signore Dio tuo e servirai Lui solo!.
Satana con un urlo di strazio dannato e di odio indescrivibile scatta in piedi, tremendo a vedersi
nella sua furente, fumante persona. E poi scompare con un nuovo urlo di maledizione.
Ges si siede stanco, appoggiando indietro il capo contro il masso. Pare esausto. Suda. Ma esseri
angelici vengono ad alitare con le loro ali nellafa dello speco, purificandola e rinfrescandola. Ges
apre gli occhi e sorride. Io non lo vedo mangiare. Direi che Egli si nutre dellaroma del Paradiso e
ne esce rinvigorito.
Il sole scompare a ponente. Egli prende la vuota bisaccia e, accompagnato dagli angeli che fanno
una mite luce, sospesi sul suo capo mentre la notte cala rapidissima, si avvia verso est, meglio verso
nord-est. Ha ripreso la sua espressione abituale, il passo sicuro. Solo resta, a ricordo del lungo
digiuno, un aspetto pi ascetico nel volto magro e pallido e negli occhi rapiti in una gioia non di
questa terra.
Dice Ges:
Ieri eri senza la tua forza, che la mia volont, ed eri perci un essere semivivo. Ho fatto riposare
le tue membra e ti ho fatto fare lunico digiuno che ti pesi: quello della mia parola. Povera Maria!
Hai fatto il Mercoled delle Ceneri. In tutto sentivi il sapor della cenere, poich eri senza il tuo
Maestro. Non mi facevo sentire. Ma cero.
Questa mattina, poich lansia reciproca, ti ho mormorato nel tuo dormiveglia: Agnus Dei qui
tollis peccata mundi, dona nobis pacem e te lho fatto ripetere molte volte e tante te le ho ripetute.
Hai creduto che parlassi su questo. No. Prima cera il punto che ti ho mostrato e che ti commenter.
Poi questa sera ti illustrer questaltro.
Satana, lo hai visto, si presenta sempre con veste benevola. Con aspetto comune. Se le anime sono
attente, e soprattutto in spirituale contatto con Dio, avvertono quellavviso che le rende guardinghe
e pronte a combattere le insidie demoniache. Ma e le anime sono disattente al divino, separate da
una carnalit che soverchia e assorda, non aiutate dalla preghiera che congiunge a Dio e riversa la
sua forza come da canale nel cuore delluomo, allora difficilmente esse si avvedono del tranello
nascosto sotto lapparenza innocua e vi cadono. Liberarsene , poi, molto difficile.
Le due vie pi comuni prese da Satana per giungere alle anime sono il senso e la gola. Comincia
sempre dalla materia. Smantellata e asservita questa, d lattacco alla parte superiore. Prima il
morale: il pensiero con le sue superbie e cupidigie; poi lo spirito, levandogli non solo lamore
-quello non esiste gi pi quando luomo ha sostituito lamore divino con altri amori umani- ma
anche il timore di Dio. E allora che luomo si abbandona in anima e corpo a Satana, pur di arrivare
a godere ci che vuole, godere sempre di pi.
Come Io mi sia comportato, lo hai visto. Silenzio e orazione. Silenzio. Perch se Satana fa la sua

opera di seduttore e ci viene intorno, lo si deve subire senza stolte impazienze e vili paure. Ma
reagire con la sostenutezza alla sua presenza, e con la preghiera alla sua seduzione.
E inutile discutere con Satana. Vincerebbe lui, perch forte nella sua dialettica. Non c che Dio
che lo vinca. E allora ricorrere a Dio, che parli per noi, attraverso a noi. Mostrare a Satana quel
Nome e quel Segno, non tanto scritti su una carta o incisi su un legno, quanto scritti e incisi nel
cuore. Il mio Nome, il mio Segno. Ribattere a Satana unicamente quando insinua che egli come
Dio, usando la parola di Dio. Egli non la sopporta.
Poi, dopo la lotta, viene la vittoria, e gli angeli servono e difendono il vincitore dallodio di Satana.
Lo ristorano con le rugiade celesti, con la Grazia che riversano a piene mani nel cuore del figlio
fedele, con la benedizione che accarezza lo spirito.
Occorre avere volont di vincere Satana e fede in Dio e nel suo aiuto. Fede nella potenza della
preghiera e nella bont del Signore. Allora Satana non pu fare del male.
Va in pace. Questa sera ti letificher col resto.

47. Lincontro con Giovanni e Giacomo.


Giovanni di Zebedeo il puro fra i discepoli.
25 febbraio 1944.
Vedo Ges che cammina lungo la striscia verde che costeggia il Giordano. E tornato su per gi al
posto che ha visto il suo battesimo. Presso il guado che pare fosse molto conosciuto e frequentato,
per passare allaltra sponda, verso la Parea. Ma il luogo, dianzi tanto affollato di gente, ora appare
spopolato. Solo qualche viandante, a piedi o a cavallo di asini o cavalli, lo percorre. Ges pare non
accorgersene neppure. Procede per la sua strada risalendo a nord, come assorto nei suoi pensieri.
Quando giunge allaltezza del guado, incrocia un gruppo di uomini di et diverse che discutono
animatamente fra loro e che poi si separano, parte andando verso sud e parte risalendo a nord. Fra
quelli che si dirigono a nord vedo esservi Giovanni e Giacomo.
Giovanni vede per primo Ges e lo indica al fratello e ai compagni. Parlano fra loro un poco, e poi
Giovanni si d a camminare velocemente per raggiungere Ges. Giacomo lo segue pi piano. Gli
altri non se ne occupano. Camminano lentamente, discutendo.
Quando Giovanni presso a Ges, alle sue spalle, lontano appena un due o tre metri, grida:
Agnello di Dio che levi i peccati del mondo!
Ges si volge e lo guarda. I due sono a pochi passi luno dallaltro. Si osservano. Ges col suo
aspetto serio e indagatore. Giovanni col suo occhio puro e ridente nel bel viso giovanile che pare
una fanciulla. Gli si danno s e no ventanni, e sulla gota rosata non vi altro segno che quello di
una peluria bionda, che pare una velatura doro.
Chi cerchi? chiede Ges.
Te, Maestro.
Come sai che sono maestro?
Me lo ha detto il Battista.
E allora perch mi chiami Agnello?
Perch ti ho udito indicare cos da lui un giorno che Tu passavi, poco pi di un mese fa.
Che vuoi da Me?
Che Tu ci dica le parole di vita eterna e che ci consoli.
Ma chi sei?
Giovanni di Zebedeo sono, e questo Giacomo mio fratello. Siamo di Galilea. Pescatori siamo.
Ma siamo pure discepoli di Giovanni. Egli ci diceva parole di vita e noi lo ascoltavamo perch
vogliamo seguire Dio e con la penitenza meritare il suo perdono, preparando le vie del cuore alla
venuta dl Messia. Tu lo sei. Giovanni lha detto, perch ha visto il segno della colomba posarsi su di
Te. A noi lha detto: Ecco lAgnello di Dio. Io ti dico: Agnello di Dio che togli i peccati del
mondo, dacci la pace, perch non abbiamo pi chi ci guidi e lanima turbata.

Dove Giovanni?
Erode lha preso. In prigione , a Macheronte. I pi fedeli fra i suoi hanno tentato di liberarlo. Ma
non si pu. Torniamo di l. Lasciaci venire con Te, Maestro. Mostraci dove abiti.
Venite. Ma sapete cosa chiedete? Chi mi segue dovr tutto lasciare: e casa, e parenti, e modo di
pensare, e vita, anche. Io vi far miei discepoli e miei amici, se volete. Ma Io non ho ricchezze e
protezioni. Sono, e pi lo sar, povero sino a non avere dove posare il capo, e perseguitato pi di
sperduta pecora dai lupi. La mia dottrina ancora pi severa di quella di Giovanni, perch interdice
anche il risentimento. Non tanto allesterno si volge, quanto allo spirito. Rinascere dovete se volete
essere miei. Lo volete voi fare?
S, Maestro. Tu solo ai parole che ci dnno luce. Esse scendono e, dove era tenebra di desolazione
perch privi di guida, mettono chiarore di sole.
Venite, dunque, e andiamo. Vi ammaestrer per via.
Dice Ges:
Il gruppo che mi aveva incontrato era numeroso. Ma uno solo mi riconobbe. Colui che aveva
anima, pensiero e carne limpida da ogni lussuria.
Insisto sul valore della purezza. La castit sempre fonte di lucidit di pensiero. La verginit affina,
poi, e conserva la sensibilit intellettiva ed affettiva a perfezione, che solo chi vergine prova.
Vergine si in molti modi. Forzatamente, e questo specie per le donne, quando non si stati scelti
per nozze di sorta. Dovrebbe esserlo anche per gli uomini. Ma non lo . E ci male, perch da una
giovent anzitempo sporcata dalla libidine non potr che venire un capo famiglia malato nel
sentimento e sovente anche nella carne.
Vi la verginit voluta, ossia quella di coloro che si consacrano al Signore in uno slancio
dellanimo. Bella verginit! Sacrificio gradito a Dio! Ma non tutti sanno poi permanere in quel loro
candore di giglio che sta rigido sullo stelo, teso al cielo, ignaro del fango del suolo, aperto solo al
bacio del sole di Dio e delle sue rugiade.
Tanti restano fedeli materialmente al solo fatto. Ma infedeli col pensiero che rimpiange e desidera
ci che ha sacrificato. Questi non sono vergini che a met. Se la carne intatta, il cuore non lo .
Fermenta, questo cuore, ribolle, sprigiona fumi di sensualit, tanto pi raffinata e riprovata quanto
pi creazione del pensiero che accarezza, pasce, e aumenta continuamente immagini di
appagamenti illeciti anche a chi libero, pi che illeciti a chi votato.
Viene allora lipocrisia del voto. Lapparenza c, ma la sostanza manca. Ed in verit vi dico che fra
chi viene a Me col giglio spezzato dallimposizione di un tiranno e chi vi viene col giglio non
materialmente spezzato, ma sbavato dal rigurgito di una sensualit accarezzata e coltivata per
empire di essa le ore di solitudine, Io chiamo vergine il primo, e non vergine il secondo. E al
primo d corona di vergine e duplice corona di martirio per la carne ferita e per il cuore piagato
dalla non voluta mutilazione.
Il valore della purezza tale che, tu lo hai visto, Satana si preoccupa per prima cosa di convincermi
dellimpurit. Esso lo sa bene che la colpa sensuale smantella lanima e la fa facile preda alle altre
colpe. La cura di Satana si vlta a questo punto capitale per vincermi.
Il pane, la fame, sono le forme materiali per lallegoria dellappetito, degli appetiti, che Satana
sfrutta ai suoi fini. Ben altro il cibo che esso mi offriva per farmi cadere come ebbro ai suoi piedi!
Dopo sarebbe venuta la gola, il denaro, il potere, lidolatria, la bestemmia, labiura alla legge
divina. Ma il primo passo per avermi, era questo. Lo stesso che us per ferire Adamo.
Il mondo schernisce i puri. I colpevoli di impudicizia li colpiscono. Giovanni Battista una vittima
della lussuria di due osceni. Ma se il mondo ha ancora un poco di luce, ci si deve i puri del mondo.
Sono essi i servi di Dio e sanno capire Dio e ripetere le parole di Dio. Io ho detto: Beati i puri di
cuore perch vedranno Dio. Anche dalla terra. Essi, ai quali il fumo del senso non turba il
pensiero, vedono Dio, e lodono e lo seguono, e ladditano agli altri.
Giovanni di Zebedeo un puro. E il Puro fra i miei discepoli. Che anima di fiore in un corpo di
angelo! Egli mi chiama con le parole del suo primo maestro e mi chiede di dargli la pace. Ma la
pace lha in s per la sua vita pura, ed Io lho amato per questa sua purezza, alla quale ho affidato

gli insegnamenti, i segreti, la Creatura pi cara che avessi.


E stato il mio primo discepolo, il mio amante dal primo momento che maveva visto passare lungo
il Giordano e maveva visto indicare dal Battista. Se anche non mi avesse incontrato poi, al mio
ritorno dal deserto, mavrebbe cercato tanto da riuscire a trovarmi, perch chi puro, umile e
desideroso di istruirsi nella scienza di Dio e viene, come va lacqua al mare, verso quelli che
riconosce maestri nella dottrina celeste.
Dice ancora Ges:
Non ho voluto che tu parlassi sulla tentazione sensuale del tuo Ges. Anche se la tua interna voce
ti aveva fatto comprendere il movente di Satana per attirarmi al senso, ho preferito parlare Io. E non
vi pensare oltre. Era necessario parlarne. Ora passa avanti. Il fiore di Satana lascialo sulle sue
sabbie. Vieni dietro a Ges come Giovanni. Camminerai fra le spine, ma troverai per rose le stille di
sangue di Chi le sparse per te, per vincere anche in te la carne.
Prevengo anche unosservazione. Dice Giovanni nel suo Vangelo parlando del suo incontro con
Me: E il giorno seguente Sembra perci che il Battista mi indicasse il giorno seguente al
battesimo e subito Giovanni e Giacomo mi seguissero. Cosa che contrasta con quanto dissero gli
altri Evangelisti circa i quaranta giorni passati nel deserto. Ma leggete cos: (Avvenuto ormai
larresto di Giovanni) un giorno in seguito i due discepoli di Giovanni Battista, ai quali egli mi
aveva indicato dicendo: Ecco lAgnello di Dio, rivedendomi mi chiamarono e mi seguirono.
Dopo il mio ritorno dal deserto.
E insieme tornammo sulle rive del lago di Galilea, dove Io avevo preso rifugio per iniziare da l la
mia evangelizzazione, e i due parlarono di Me -dopo esser stai con Me per tutto il cammino e per
unintera giornata nella casa ospitale di un amico di casa mia, del parentado- agli altri pescatori. Ma
liniziativa fu di Giovanni, al quale la volont di penitenza aveva reso lanima, gi tanto limpida per
la sua purezza, un capolavoro di limpidit su cui la Verit si rifletteva nitidamente, dandogli anche
la santa audacia dei puri e dei generosi, che non temono mai di farsi avanti dove vedono che vi
Dio, e verit e dottrina e via di Dio.
Quanto lho amato per questa sua semplice ed eroica caratteristica!

48. Giovanni e Giacomo riferiscono a Pietro il loro incontro con il Messia.


12 ottobre 1944.
Una serenissima aurora sul mar di Galilea. Cielo e acqua hanno bagliori rosati, di poco dissimili a
quelli che splendono miti fra i muri dei piccoli orti del paesello lacustre, orti da cui si elevano e si
affacciano, quasi rovesciandosi sulle viuzze, chiome spettinate e vaporose di alberi da frutto.
Il paesello si desta appena, con qualche donna che va alla fonte o a una vasca da lavare, e con dei
pescatori che scaricano le ceste di pesce e contrattano vociando con dei mercanti venuti da altrove ,
o che portano del pesce alle case loro. Ho detto paesello, ma non tanto piccolo. E piuttosto
umile, almeno nel lato che vedo io, ma vasto, steso per la pi parte lungo il lago.
Giovanni sbuca da una stradetta e va frettoloso verso il lago. Giacomo lo segue, ma molto pi
calmo. Giovanni guarda le barche gi giunte a riva, ma non vede quella che cerca. La vede ancora a
qualche centinaio di metri dalla riva, intenta alle manovre per rientrare, e grida forte, con le mani
alla bocca, un lungo: Oh-! che deve essere il richiamo usato. E poi, quando vede che lo hanno
sentito, si sbraccia in grandi gesti che accennano: Venite, venite.
Gli uomini della barca, credendo chiss che, danno di piglio ai remi, e la barca va pi veloce che
con la vela che essi ammainano, forse per fare pi presto. Quando sono a un dieci metri dalla riva,
Giovanni non attende oltre. Si leva il mantello e la veste lunga e li butta sul greto, si scalza i sandali,
si alza la sottoveste tenendola raccolta con una mano quasi allinguine, e scende nellacqua incontro
a quelli che arrivano.

Perch non siete venuti voi due? chiede Andrea. Pietro, imbronciato, non dice nulla.
E tu perch non sei venuto con me e Giacomo? risponde Giovanni ad Andrea.
Sono andato a pescare. Non ho tempo da perdere. Tu sei scomparso con quelluomo...
Ti avevo fatto cenno di venire. E proprio Lui. Se sentissi che parole!... Siamo stati con Lui tutto il
giorno e a notte sino a tardi. Ora siamo venuti a dirvi: Venite .
E proprio Lui? Ne sei certo? Lo abbiamo appena visto allora, quando ce lo indic il Battista.
E Lui. Non lo ha negato.
Chiunque pu dire ci che gli fa comodo per imporsi ai creduloni. Non la prima volta... borbotta
Pietro malcontento.
Oh! Simone! Non dire cos! E il Messia! Sa tutto! Ti sente! Giovanni addolorato e costernato
dalle parole di Simon Pietro.
Gi! Il Messia! E si mostra proprio a te, a Giacomo e ad Andrea! Tre poveri ignoranti! Vorr ben
altro il Messia! E mi sente! Ma, povero ragazzo! I primi soli di primavera ti hanno fatto male. Via,
vieni a lavorare. Sar meglio. E lascia le favole.
E il Messia, ti dico. Giovanni diceva cose sante, ma questo parla da Dio. Non pu, chi non il
Cristo, dire simili parole.
Simone, io non sono un ragazzo. Ho i miei anni e sono calmo e riflessivo. Lo sai. Poco ho parlato,
ma ho molto ascoltato in queste ore che siamo stati con lAgnello di Dio, e ti dico che veramente
non pu essere che il Messia. Perch non credere? Perch non volerlo credere? Tu lo puoi fare
perch non lo hai ascoltato. Ma io lo credo. Siamo poveri e ignoranti? Egli ben dice che venuto
per annunciare la Buona Novella del Regno di Dio, del Regno di Pace, ai poveri, agli umili, ai
piccoli prima che ai grandi. Ha detto: I grandi hanno gi le loro delizie. Non invidiabili delizie
rispetto a quelle che Io vengo a portare. I grandi hanno gi modo di giungere a comprendere per
sola forza di coltura. Ma Io vengo ai piccoli di Israele e del mondo, a coloro che hanno fame della
vera Manna, n vien dai dotti data a loro luce e cibo, ma solo pesi, oscurit, catene e sprezzo. E
chiamo i piccoli. Io sono venuto a capovolgere il mondo. Perch abbasser ci che ora in alto
tenuto ed alzer ci che ora sprezzato. Chi vuole verit e pace, chi vuole vita eterna venga a Me.
Chi ama la Luce, venga. Io sono la luce del mondo. Non ha detto cos, Giovanni? Giacomo ha
parlato con pacata, ma commossa maniera.
S. Ha detto: Il mondo non mi amer. Il gran mondo, perch si corrotto con vizi e idolatrici
commerci. Il mondo anzi, non mi vorr. Perch : figlio della Tenebra, non ama la Luce. Ma la terra
non fatta solo del gran mondo. Vi sono in essa coloro che, pur essendo mischiati nel mondo
perch vi sono stati imprigionati come pesci nella rete, ha detto proprio cos, perch parlava sulla
riva del lago ed Egli accennava a delle reti che venivano trascinate a riva coi loro pesci. Ha detto,
anzi: Vedete. Nessuno di quei pesci voleva cadere nella rete. Anche gli uomini, intenzionalmente,
non vorrebbero cadere preda di Mammona. Neppure i pi malvagi, perch questi, per la superbia
che li accieca, non credono di non avere diritto di fare ci che fanno. Il loro vero peccato la
superbia. Su esso nascono tutti gli altri. Ma coloro, poi, che non sono completamente malvagi,
ancor pi non vorrebbero essere di Mammona. Ma vi cascano per leggerezza e per un peso che li
trascina in fondo, e che la colpa dAdamo. Io sono venuto a levare quella colpa e a dare, in attesa
dellora della Redenzione, una tale forza a chi creder in Me, capace di liberarli dal laccio che li
tiene e renderli liberi di seguire Me, Luce del mondo .
Ma allora, se ha proprio detto cos, bisogna andare da lui, subito. Pietro, coi suoi impulsi cos
schietti e che mi piacciono tanto, ha subito deciso, e gi eseguisce affrettandosi a ultimare le
operazioni di scarico, perch intanto la barca giunta a riva e i garzoni lhanno quasi tratta in secco,
scaricando reti, corde e velame. E tu, stolto Andrea, perch non sei andato con questi?
Ma... Simone! Tu mi hai rimproverato perch non avevo persuaso questi a venire con me.... Tutta
la notte hai brontolato, e ora mi rimproveri di non essere andato?!...
Hai ragione... Ma io non lo avevo visto.... tu s,,, e devi aver visto che non come noi... Qualche
cosa di pi bello avr!....
Oh! s. dice Giovanni. Ha un volto! Ha degli occhi! Vero, Giacomo, che occhi?! E una
voce!.... Ah! che voce! Quando parla ti par di sognare il Paradiso.

Presto, presto. Andiamo a trovarlo. Voi (parla ai garzoni) portate tutto a Zebedeo e dite che faccia
lui. Noi torneremo questa sera per la pesca.
Si rivestono tutti e si avviano. Ma Pietro, dopo qualche metro, si arresta e afferra Giovanni per un
braccio e chiede: Hai detto che sa tutto e che sente tutto...
S. Pensa che quando noi, vedendo la luna alta, abbiamo detto: Chiss che far Simone? Egli ha
detto: Sta gettando la rete e non si sa da dar pace di dover fare da solo, perch voi non siete usciti
con la barca gemella in una sera di cos buona pesca... Non sa che fra poco non pescher pi che
con altre reti e che non far che altre prede.
Misericordia divina! E proprio vero! Allora avr sentito anche... anche che io gli ho dato poco
meno che del mentitore... Non posso andare da Lui.
Oh! tanto buono. Certo sa che tu cos hai pensato. Lo sapeva gi. Perch quando lo abbiamo
lasciato, dicendo che venivamo da te, ha detto: Andate. Ma non lasciatevi vincere dalle prime
parole di scherno. Chi vuole venire con Me deve sapere tener testa agli scherni del mondo e alle
proibizioni dei parenti. Perch Io sono sopra il sangue e la societ, e trionfo su essi. E chi con Me,
pure trionfer in eterno. E ha detto anche: Sappiate parlare senza paura. Colui che vi udr verr,
perch uomo di buona volont.
Cos ha detto? Allora vengo. Parla, parla ancora di Lui mentre andiamo. Dove ?
In una povera casa; devono essere persone a Lui amiche.
Ma povero?
Un operaio di Nazareth. Cos ha detto.
E come vive, ora, se non lavora pi?
Non lo abbiamo chiesto. Forse lo sovvengono i parenti,
Era meglio portare del pesce, del pane, della frutta..., qualche cosa. Andiamo a interrogare un
rabbi, perch come e pi di un rabbi, a mani vuote!... I nostri rabbini non vogliono cos...
Ma Lui vuole. Non avevamo che venti denari fra me e Giacomo e glieli abbiamo offerti, come
consuetudine ai rabbini. Non li voleva. Ma poi che insistevamo, ha detto: Dio ve li renda nelle
benedizioni dei poveri. Venite con Me e subito li ha distribuiti a dei poverelli che Egli sapeva dove
abitavano, e a noi che chiedevamo: E per Te, Maestro, non serbi nulla? ha risposto: La gioia di
fare la volont di Dio e di servire la sua gloria. Noi abbiamo detto anche: Tu ci chiami, Maestro.
Ma noi siamo tutti poveri. Che ti dobbiamo portare? Ha risposto con un sorriso che proprio fa
gustare il Paradiso: Un grande tesoro voglio da voi; e noi: Ma se nulla abbiamo?; e Lui: Un
tesoro dai sette nomi, e che anche il pi meschino pu avere e il re pi ricco non pu possedere, lo
avete e lo voglio. Uditene i nomi: carit, fede, buona volont, retta intenzione, continenza, sincerit,
spirito di sacrificio. Questo Io voglio da chi mi segue, questo solo, e in voi c. Dorme come seme
sotto la zolla invernale, ma il sole della mia primavera lo far nascere in settemplice spiga. Cos ha
detto.
Ah! questo mi assicura che il Rabbomi vero, il Messia promesso. Non duro ai poveri, non
chiede denaro... Basta per dirlo il Santo di Dio. Andiamo sicuri.
E tutto ha termine.

49. Lincontro con Pietro e Andrea dopo un discorso nella sinagoga.


Giovanni di Zebedeo grande anche nellumilt.
13 ottobre 1944.
[...].
Alle 14 vedo questo:
Ges viene avanti per una piccola stradetta, un sentiero fra due campi. E solo.. Giovanni procede
verso di Lui da tuttaltro viottolo fra i campi, e lo raggiunse alfine, passando per un vano fra la
siepe.

Giovanni, tanto nella visione di ieri come oggi, tuttaffatto giovanetto. Un volto roseo e imberbe
di uomo appena fatto, e biondo per giunta. Perci non un segno di barba o di baffi, ma solo il rosato
delle guance lisce e delle labbra rosse e la luce ridente del suo bel sorriso e dello sguardo puro, non
tanto per il suo colore di turchese cupa, quanto per la limpidit dellanima vergine che vi traspare. I
capelli biondo castani e soffici, ondeggiano nel passo veloce quasi quanto una corsa.
Chiama, quando sta per passare la siepe: Maestro!
Ges si arresta e si volge con un sorriso.
Maestro, ti ho tanto desiderato! Mi hanno detto, nella casa dove stai che eri venuto verso la
campagna... Ma non dove. E temevo di non vederti. Giovanni parla lievemente curvo per il
rispetto. Eppure pieno di confidente affetto nella sua attitudine e nello sguardo che, stando col
capo lievemente piegato sulla spalla, eleva verso Ges.
Ho visto che mi cercavi e sono venuto verso di te.
Mi hai visto? Dove eri, Maestro?
L ero. e Ges accenna ad un ciuffo dalberi lontani che, per la tinta della chioma, direi ulivi. L
ero. Pregavo e pensavo a quanto dir questa sera nella sinagoga. Ma ho lasciato subito non appena
ti ho visto.
Ma come hai fatto a vedermi se io appena vedo quel luogo, nascosto come dietro quel ciglio?
Eppure lo vedi? Ti sono venuto incontro perch ti ho visto. Ci che non fa locchio, fa lamore.
S, fa lamore. Mi ami dunque, Maestro?
E tu mi ami, Giovanni, figlio di Zebedeo?
Tanto, Maestro. Mi pare di averti sempre amato. Prima di averti conosciuto, prima ancora, lanima
mia ti cercava, e quando ti ho visto essa mi ha detto: Ecco Quello che cerchi. Io credo che ti ho
incontrato perch la mia anima ti ha sentito.
Tu lo dici, Giovanni, e dici giusto. Io pure ti sono venuto incontro perch lanima mia ti ha sentito.
Per quanto mi amerai?
Per sempre, Maestro. Non voglio amare pi altri che Tu non sia.
Hai padre, madre, fratelli e sorelle, hai la vita, e con la vita la donna e lamore. Come farai a
lasciare tutto per Me?
Maestro... non so... ma mi pare, se non superbia dirlo, che la tua predilezione mi terr posto di
padre, madre e fratelli e sorelle e anche della dona. Di tutto, s, di tutto mi terr sazio se Tu mi
amerai.
E quel giorno che Io avessi a morire...
No!, sei giovane, Maestro... Perch morire?
Perch il Messia venuto per predicare la Legge nella sua verit e per compier la Redenzione. E il
mondo aborre la Legge n vuole la Redenzione. Perci perseguita i messi di Dio.
Oh! ci non sia! Non lo dire a chi ti ama, questo pronostico di morte!... Ma se Tu avessi a morire,
amer ancora Te. Lascia che io ti ami. Giovanni ha lo sguardo supplice. Pi chinato che mai,
cammina a fianco a Ges e pare che mendichi amore.
Ges si ferma. Lo guarda, lo trapana collo sguardo del suo occhio profondo, e poi gli pone la mano
sul capo chino. Voglio che tu mi ami.
Oh! Maestro! Giovanni felice. Per quanto la sua pupilla sia lucida di pianto, ride con la bocca
ben disegnata, e prende la mano divina e la bacia sul dorso e se la stringe al cuore.
Riprendono il cammino.
Hai detto che mi cercavi...
S, per dirti che i miei amici ti vogliono conoscere... e perch, oh! come avevo voglia di stare con
Te ancora! Ti ho lasciato da poche ore... ma non potevo gi pi stare senza di Te.
Sei stato dunque un buon annunziatore del Verbo?
Ma anche Giacomo, Maestro, ha parlato di Te in modo da... convincere.
In che modo che anche chi diffidava -n colpevole, perch prudenza era causa del suo riserbo- si
persuaso. Andiamo a farlo del tutto sicuro.
Aveva un poco paura...
No! Non paura di Me! Sono venuto per i buoni e pi per chi in errore. Io voglio salvare. Non

condannare. Con gli onesti sar tutto misericordia.


E coi peccatori?
Anche. Per disonesti intendo quelli che hanno la disonest spirituale e ipocritamente si fingono
buoni mentre fanno opere malvagie. E tali cose fanno e in tal modo per avere utile proprio e
ricavare utile dal prossimo. Con questi sar severo.
Oh! Simone, allora, pu star sicuro. E schietto come nessun altro.
Cos mi piace e voglio siate tutti.
Vuol dirti tante cose, Simone.
Lo ascolter dopo aver parlato nella sinagoga. Ho fatto avvisare poveri e malati oltre che ricchi e
sani. Tutti hanno bisogno della Buona Novella.
Il paese si avvicina. Dei bambini giuocano sulla strada e uno, correndo, viene a sbattere fra le
gambe di Ges e cadrebbe, se Egli non fosse sollecito ad afferrarlo. Il bambino piange lo stesso,
come se si fosse fato male, e Ges gli dice tenendolo in braccio: Un israelita che piange? Che
avrebbero dovuto fare i mille e mille bambini che sono divenuti uomini valicando il deserto dietro a
Mos? Eppure pi per loro che per gli altri -perch lAltissimo ha amore degli innocenti e provvede
ai passeri del bosco e della gronda- proprio per questi ha fatto scendere la manna tanto dolce. Ti
piace il miele? S ? Ebbene, se sarai buono mangerai un miele pi dolce di quello delle tue api.
Dove? Quando?
Quando, dopo una vita di fedelt a Dio, andrai a Lui.
Io so che non vi and se non viene il Messia. La mamma mi dice che per ora noi di Israele siamo
come tanti Mos e moriamo in vista della Terra Promessa. Dice che stiamo l ad aspettare di
entrarvi e che solo il Messia ci far entrare.
Ma che bravo piccolo israelita! Ebbene Io ti dico che quando tu morrai entrerai subito in Paradiso,
perch il Messia avr gi aperto le porte del Cielo. Per devi essere buono.
Mamma! Mamma! Il bambino scivola dalle braccia di Ges e corre incontro ad una giovane
sposa, che rientra con unanfora di rame. Mamma! Il nuovo Rabbi mi ha detto che io andr subito
in Paradiso quando morir e manger tanto miele... ma se sono buono. Sar buono!
Lo voglia Dio. Scusa. Maestro, se ti ha dato noia. E tanto vivace!
Linnocenza non d noia, donna. Dio ti benedica, perch sei una madre che alleva i figli nella
conoscenza della Legge.
La donna si fa rossa alla lode e risponde: A Te pure la benedizione di Dio e scompare col suo
piccolo.
Ti piacciono i bambini, Maestro?
S, perch sono puri... e sinceri... e amorosi.
Hai dei nipoti, Maestro?
Non ho che una Madre... Ma in Lei c la purezza, la sincerit, lamore dei pargoli pi santi,
insieme alla sapienza, giustizia e fortezza degli adulti. Ho tutto in mia Madre, Giovanni.
E lhai lasciata?
Dio sopra anche alla pi santa delle madri.
La conoscer io?
La conoscerai.
E mi amer?
Ti amer perch Ella ama chi ama il suo Ges.
Allora non hai fratelli?
Ho dei cugini da parte del marito di mia Madre. Ma ogni uomo mi fratello e per tutti sono
venuto. Eccoci davanti alla sinagoga. Io entro, e tu mi raggiungerai coi tuoi amici.
Giovanni se ne va e Ges entra in una stanza quadrata col solito apparato di lumi a triangolo e di
leggii con rotoli di pergamena. Vi gi folla in attesa e in preghiera. Anche Ges prega. La folla
bisbiglia e commenta dietro a Lui, che si curva a salutare il capo della sinagoga e poi si fa dare a
caso un rotolo.
Ges inizia la lezione. Dice:
Queste cose lo Spirito mi fa leggere per voi. Nel capo settimo del libro di Geremia si legge:

Queste cose dice il Signore degli eserciti, Dio dIsraele: Emendate i vostri costumi e i vostri
affetti e allora abiter con voi in questo luogo. Non vi cullate nelle parole vane da voi ripetute: c
qui il Tempio del Signore, il Tempio del Signore, il Tempio del Signore. Perch se voi migliorerete
i vostri costumi e i vostri affetti, se renderete giustizia fra luomo e il suo prossimo, se non
opprimerete lo straniero, lorfano e la vedova, se non spargerete in questo luogo il sangue
innocente, se non andrete dietro a di stranieri, per vostra sventura, allora Io abiter con voi in
questo luogo, nella terra che Io diedi ai vostri padri per secoli e secoli .
Udite, o voi dIsraele. Ecco che Io vengo ad illuminarvi le parole di luce che la vostra anima
offuscata non sa pi vedere e capire. Udite. Molto pianto scende sulla terra del Popolo di Dio e
piangono i vecchi che ricordano le antiche glorie, piangono gli adulti piegati al giogo, piangono i
fanciulli che non hanno avvenire di futura gloria. Ma la gloria sulla terra nulla rispetto ad una
gloria che nessun oppressore, che non sia Mammona e la mala volont, possono strappare.
Perch piangete? Come lAltissimo, che fu sempre buono per il popolo suo, ora ha girato altrove il
suo sguardo e nega ai suoi figli di vederne il Volto? Non pi il Dio che aperse il mare e ne fece
passare Israele e per arene condusse e nutr, e contro nemici o difese e, perch non smarrisse la via
del Cielo, come diede ai corpi la nuvola, diede alle anime la Legge? Non pi il Dio che addolc le
acque e fece venire manna agli sfiniti? Non il Dio che vi volle stabilire in questa terra e con voi
strinse alleanza di Padre a figli? E allora perch ora lo straniero vi ha percossi?
Molti fra voi mormorano: Eppure qui il Tempio!. Non basta avere il Tempio e in quello andare a
pregare Iddio. Il primo tempio nel cuore di ogni uomo, e in quello va fatta preghiera santa. Ma
santa non pu essere se prima il cuore non si emenda e col cuore non si emendano i costumi, gli
affetti, le norme di giustizia verso i poveri, verso i servi, verso i parenti, verso Dio.
Ora guardate. Io vedo ricchi dal cuore duro che fanno ricche offerte al Tempio, ma non sanno dire
al povero :Fratello, ecco un pane e un denaro. Accettalo. Da cuore a cuore, e non tavvilisca laiuto
come a me non dia superbia il dartelo. Ecco: Io vedo oranti che si lamentano con Dio che non li
ascolta prontamente, ma poi, al misero, e talora loro sangue, che gli dice: Ascoltami, rispondono
con cuore di selce: No. Ecco, Io vedo che voi piangete perch la vostra borsa spremuta dal
dominatore. Ma poi voi spremete sangue a chi odiate, e di far vuoto un corpo di sangue e vita non
avete orrore.
O voi di Israele! Il tempo della Redenzione giunto. Ma preparatene le vie in voi con la buona
volont. Siate onesti, buoni, amatevi gli uni con gli altri. Ricchi, non sprezzate; mercanti, non
frodate; poveri, non invidiate. Siete tutti di un sangue e di un Dio. Siete tutti chiamati ad un destino.
Non chiudetevi il Cielo, che il Messia vi aprir, con i vostri peccati. Avete sin qui errato? Ora non
pi. Ogni errore cada.
Semplice, buona, facile la Legge che torna ai dieci comandi iniziali, ma tuffati in luce damore.
Venite. Io ve li mostrer quali sono: amore, amore, amore. Amore di Dio a voi, di voi a Dio. Amore
fra prossimo. Sempre amore, perch Dio Amore e i figli del Padre sono coloro che sanno vivere
lamore. Io sono qui per tutti e per dare a tutti la luce di Dio. Ecco la Parola del Padre che si fa cibo
in voi. Venite, gustate, cambiate il sangue dello spirito con questo cibo. Ogni veleno cada, ogni
concupiscenza muoia. Una gloria nuova vi porta: quella eterna, e a lei verranno coloro che faranno
la Legge di Dio vero studio del loro cuore. Iniziate dallamore. Non vi cosa pi grande. Ma
quando saprete amare, saprete gi tutto, e Dio vi amer, e amore di Dio vuol dire aiuto contro ogni
tentazione.
La benedizione di Dio sia su chi volge a Lui cuore pieno di buona volont.
Ges tace. La gente bisbiglia. Ladunanza si scioglie dopo inni cantati molto salmodiandoli.
Ges esce sulla piazzetta. Sulla porta sono Giovanni e Giacomo con Pietro e Andrea.
La pace sia con voi dice Ges e aggiunge: Ecco luomo che per essere giusto ha bisogno di non
giudicare senza prima conoscere. Ma che per onesto nel riconoscere il suo torto. Simone, hai
voluto vedermi? Eccomi. E tu, Andrea, perch non sei venuto prima?
I due fratelli si guardano imbarazzati. Andrea mormora: Non osavo...
Pietro, rosso, non dice nulla. Ma quando sente che Ges dice al fratello: Facevi del male a venire?
Solo il male non si deve osare di farlo, subito interviene schietto: Sono stato io. Lui voleva

condurmi subito da Te. Ma io.... io ho detto... S. Ho detto: Non ci credo, e non ho voluto. Oh! ora
sto meglio!...
Ges sorride. E poi dice: E per la tua sincerit Io ti dico che ti amo.
Ma io... io non sono buono... non sono capace di fare quello che Tu hai detto nella sinagoga. Io
sono iracondo, e se qualcuno mi offende... eh!... Io sono avido e mi piace aver denaro... e nel mio
mercato di pesce... eh!... non sempre... non sempre sono stato senza frode. E sono ignorante. E ho
poco tempo da seguirti per avere la luce. Come far? Io vorrei diventare come Tu dici... ma... .
Non difficile, Simone. Sai un poco la Scrittura? S? Ebbene, pensa al profeta Michea. Dio da te
vuole quello che dice Michea. Non ti chiede di strapparti il cuore, n di sacrificare gli affetti pi
santi. Per ora non te lo chiede. Un giorno tu, senza richiesta da Dio, darai a Dio anche te stesso. Ma
Egli attende che un sole e una rugiada, di te, filo derba, abbiano fatto palma robusta e gloriosa. Per
ora Egli ti chiede questo: praticare giustizia, amare la misericordia, mettere ogni cura nel seguire il
tuo Dio. Sforzati a fare questo e il passato di Simone sar cancellato e tu diverrai luomo nuovo,
lamico di Dio e del suo Cristo. Non pi Simone. Ma Cefa. Pietra sicura a cui mi appoggio.
Questo mi piace! Questo lo capisco. La Legge cos... cos... ecco, io quella non la so pi fare
come lhanno fatta i rabbini!... Ma questo che Tu dici, s. Mi pare che ci riuscir. E Tu mi aiuterai.
Stai qui di casa? Conosco il padrone.
"Qui sto. Ma ora andr a Gerusalemme e poi predicher per la Palestina. Sono venuto per questo.
Ma verr qui sovente.
Io verr ad udirti ancora. Voglio essere tuo discepolo. Un poco di luce entrer nella mia testa.
Nel cuore soprattutto, Simone. Nel cuore. E tu, Andrea, non parli?
Ascolto, Maestro.
Mio fratello timido.
Diverr un leone. La sera scende. Dio vi benedica e vi dia buona pesca. Andate.
La pace a Te. Se ne vanno.
Appena fuori, Pietro dice: Ma che avr voluto dire prima, quando diceva che pescher con altre
reti e far altre pesche?
Perch non glielo hai chiesto? Volevi dire tanto e poi quasi non parlavi.
Mi... vergognavo. E cos diverso da tutti i rabbi!
Ora va a Gerusalemme... . Giovanni dice questo con tanto desiderio e nostalgia. Io volevo dirgli
se mi lasciava andare con Lui... e non ho osato....
Vaglielo a dire, ragazzo dice Pietro. Lo abbiamo lasciato cos... senza una parola di amore...
Almeno sappia che lo ammiriamo. Va', va'. A tuo padre lo dico io.
Vado, Giacomo?
Va'!
Giovanni parte di corsa... e di corsa torna giubilante. Gli ho detto: Mi vuoi con Te a
Gerusalemme? Mi ha risposto: Vieni, amico. Amico, ha detto! Domani a questora verr qui.
Ah! A Gerusalemme con Lui!....
...la visione ha fine.
In merito a questa visione, mi dice questa mattina Ges:
Voglio che tu e tutti rileviate il contegno di Giovanni: in un suo lato che sfugge sempre. Voi lo
ammirate perch puro, amoroso, fedele. Ma non notate che fu grande anche in umilt. Egli, artefice
primo della venuta a Me di Pietro, modestamente tace questo particolare.
Lapostolo di Pietro, e perci il primo degli apostoli miei, fu Giovanni. Primo nel riconoscermi,
primo nel rivolgermi la parola, primo nel seguirmi, primo nel predicarmi. Eppure, vedete che dice?
Dice: Andrea, fratello di Simone, era uno dei due che avevano udite le parole di Giovanni e
avevano seguito Ges. Il primo in cui si imbatt fu suo fratello Simone, a cui disse: Abbiamo
trovato il Messia e lo men da Ges.
Giusto, oltre che buono, sa che Andrea si angustia di non aver che un carattere chiuso, timido, e che
tanto vorrebbe fare ma che non riesce a fare, e vuole che a lui vada, nella memoria dei posteri, il
riconoscimento del suo buon volere. Vuole appaia Andrea il primo apostolo di Cristo presso

Simone, nonostante che timidezza e soggezione di lui presso il fratello abbiano dato a lui sconfitta
di apostolato.
Chi, fra quelli che fanno qualcosa per Me, sa imitare Giovanni e non si autoproclamano insuperabili
apostoli, senza pensare che il loro riuscire vien da un complesso di cose, che non sono solo santit,
ma anche audacia umana, fortuna, e occasionale trovarsi presso altri meno audaci e fortunati, ma
forse pi santi di loro?
Quando riuscite nel bene, non gloriatevene come di n merito tutto vostro. Date lode a Dio, padrone
degli apostolici operai, e abbiate occhio limpido e cuore sincero per vedere e dare ad ognuno il
plauso che gli spetta. Occhio limpido a discernere gli apostoli che compiono olocausto, e sono le
prime vere leve nel lavoro degli altri. Solo Dio li vede questi che, timidi, paiono nulla fare e sono
invece i rapitori al Cielo del fuoco che investe gli audaci. Cuor sincero nel dire: Io opero: Ma
costui ama pi di me, prega meglio di me, si immola come io non so fare e come Ges ha detto : ...
entro la propria camera con uscio chiuso per orare in segreto. Io, che intuisco la sua umile e santa
virt, voglio farla nota e dire: Io, strumento attivo; costui forza che mi d moto, perch, innestato
come a Dio, m canale di celeste forza .
E la benedizione del Padre, che scende a ricompensare lumile che in silenzio si immola per dare
forza agli apostoli, scender anche sullapostolo che sinceramente riconosce il soprannaturale e
silenzioso aiuto che a lui viene dallumile, e il suo merito che la superficialit degli uomini non
nota.
Imparate tutti.
E il mio prediletto? S. Ma non ha anche questa somiglianza con Me? Puro, amoroso, ubbidiente,
ma anche umile. Io mi specchiavo in lui e vedevo in lui le virt mie. Lo amavo perci come un
secondo Me. Vedevo in lui lo sguardo del Padre che lo riconosceva un piccolo Cristo. E mia Madre
mi diceva : In lui io sento un secondo figlio. Mi pare di vedere Te, riprodotto in un uomo.
Oh! la Piena Sapienza come ti ha conosciuto, o mio diletto! E i due azzurri dei vostri cuori di
purezza si sono fusi in un unici velario per farmi protezione damore, e un solo amore sono
divenuti, prima ancora che Io dessi la Madre a Giovanni e Giovanni alla Madre. Serano amati
perch serano riconosciuti simili: figli e fratelli del Padre e del Figlio.

50. A Betsaida nella casa di Pietro. Lincontro con Filippo e Natanaele.


15 ottobre 1944.
[...].
Pi tardi (ore 9,30) devo descrivere questo.
Giovanni bussa alla porta della casa dove ospitato Ges. Si affaccia una donna e, vedendo chi ,
chiama Ges.
Si salutano con saluto di pace. E poi: Sei venuto sollecito, Giovanni dice Ges.
Sono venuto a dirti che Simon Pietro ti prega di passare da Betsaida. Ha parlato di Te a molti...
Non abbiamo pescato questa notte. Abbiamo pregato, come sappiamo farlo, e abbiamo rinunciato al
lucro perch... il Sabato ancora non era finito. E questa mattina siamo andati per le vie dicendo di
Te. Vi gente che vorrebbe udirti... Vieni, Maestro?
Vengo. Per quanto Io debba andare a Nazareth prima che a Gerusalemme.
Ti porter da Betsaida a Tiberiade Pietro, con la sua barca. Farai anche pi presto.
Andiamo, dunque.
Ges prende mantello e bisaccia. Ma Giovanni gli prende questultima. E se ne vanno, dopo aver
salutato la padrona di casa.
La visione mi mostra luscita dal paese e il principio del viaggio verso Betsaida. Ma non odo
discorsi, anzi, la visione ha una interruzione e riprende allentrata di Betsaida. Comprendo che

questa citt perch vedo Pietro, Andrea e Giacomo, e con loro delle donne, che attendono Ges
allinizio dellabitato.
La pace sia con voi. Eccomi.
Grazie, Maestro, per noi e per chi ti attende. Non Sabato, ma non le dirai le tue parole a chi
aspetta di udirti?
S, Pietro. Le dir. Nella tua casa.
Pietro gongolante: Vieni, allora. Questa la moglie mia e questa la madre di Giovanni e queste
amiche loro. Ma anche altri ti attendono: parenti e amici nostri.
Avvertili che partir a sera e prima parler loro.
Ho lasciato di dire che, partiti da Cafarnao al tramonto, li ho visti giungere a Betsaida al mattino.
Maestro... io ti prego. Sosta una notte nella mia casa. Lungo il cammino per Gerusalemme, anche
se io te lo abbrevio sino a Tiberiade con la barca. Povera la casa mia, ma onesta e amica. Resta con
noi questa notte.
Ges guarda Pietro e gli altri che sono tutti in attesa. Li guarda scrutatore. Poi sorride e dice: S
Nuova gioia di Pietro.
Della gente guarda dalle porte e ammicca. Un uomo chiama a nome Giacomo e gli parla piano
additando Ges, Giacomo annuisce e luomo va a confabulare con altri fermi su un crocevia.
Entrano nella casa di Pietro. Una cucina vasta e fumosa. In un angolo, reti e canapi e ceste da pesca.
In mezzo, il focolare largo e basso, ora spento. Dalle due porte opposte, si vede la via e lorticello
col fico e la vite. Oltre la via, il cerulo muovere del lago. Oltre lorticello, il muretto scuro di
unaltra casa.
Ti offro quanto ho, Maestro, e come so...
Meglio e pi non potresti, perch mi offri con amore.
Dnno a Ges acqua per rinfrescarsi e poi pane e ulive. Ges gusta pochi bocconi, tanto per
mostrare che accetta, poi respinge ringraziando.
Dei bambini curiosano dallorto e dalla via. Ma non so se siano figli di Pietro. So solo che lui fa gli
occhiacci per tenere indietro i piccoli invadenti. Ges sorride e dice: Lasciali fare.
Maestro, vuoi riposare? L vi la mia stanza, l quella di Andrea. Scegli. Non faremo rumore
mentre riposi.
Avrai pure una terrazza?
S. E la vite per quanto sia ancora quasi nuda, vi fa un poco di ombra.
Conducimi in essa. Preferisco riposare lass. Penser e pregher.
Come vuoi. Vieni.
Dallorticello una scaletta sale al tetto, che una terrazza limitata da un basso muretto. Anche qui
reti e canapi. Ma quanta luce di cielo e quanto azzurro di lago!
Ges siede su uno sgabello con le spalle appoggiate al muretto. Pietro armeggia con una vela, che
stende sopra e a fianco della vite per fare un riparo al sole. Vi brezza e silenzio. Ges visibilmente
ne gode.
Io vado, Maestro.
Va'. Tu e Giovanni andate a dire che al tramonto, qui, parler.
Ges resta solo e prega a lungo. Fuor che due coppie di colombi che vanno e vengono dai nidi, e un
cinguettio di passeri, non c rumore o vivente intorno a Ges che prega.
Le ore passano calme e serene. Poi Ges si alza, gira per la terrazza, guarda il lago, guarda e sorride
a dei bambini che giuocano sulla via e che gli sorridono, guarda sulla via, verso la piazzetta che a
un cento metri dalla casa. Poi scende. Si affaccia alla cucina: Donna, Io vado a passeggiare sulla
riva.
Esce e va infatti sulla riva, presso i bambini. Li interroga: Che fate?
Volevamo giocare alla guerra: Ma lui non vuole e allora si giuoca alla pesca.
Il lui che non vuole un ometto gracilino, ma dal viso luminosissimo. Forse sa che, gracilino
come , le buscherebbe dagli altri nel fare la guerra e perci perora la pace.
Ma Ges ne trae spunto per parlare a quei i bambini: Lui ha ragione. La guerra castigo di Dio per
punizione degli uomini e segno che luomo non pi vero figlio di Dio. Quando lAltissimo cre il

mondo, fece tutte le cose: il sole, il mare, le stelle, i fiumi, le piante, gli animali, ma non fece le
armi. Cre luomo e gli dette occhi perch avesse sguardi damore, bocca per dire parole damore,
udito per udirle, mani per dare soccorsi e carezze, piedi per correre veloci dal fratello bisognoso, e
cuore capace damare. Dette alluomo intelligenza, parola, affetti, gusti. Ma non dette lodio.
Perch? Perch luomo, creatura di Dio, doveva essere amore come Amore Dio. Se luomo fosse
rimasto creatura di Dio nellamore sarebbe rimasto, e guerra e morte non avrebbe conosciuto la
famiglia umana.
Ma lui la guerra non la vuol fare perch perde sempre (avevo indovinato).
Ges sorride e dice: Non bisogna non volere quello che a noi nuoce perch ci nuoce. Bisogna non
volere una cosa quando nuoce a tutti. Se un dice: Io non voglio questo perch ci perdo egoista.
Invece il buon figlio di Dio dice: Fratelli, io so che vincerei, ma vi dico: non facciamo questo
perch voi ne avreste danno. Oh! come costui ha compreso il precetto principale! Chi me lo sa
dire?
In coro le undici bocche dicono: Amerai il tuo Dio con tutto te stesso e il prossimo tuo come te
stesso.
Oh! siete dei bravi fanciulli. Andate a scuola tutti?
S.
Chi il pi bravo?
Lui. E il gracilino che non vuol fare alla guerra.
Come ti chiami?
Gioele
Grande nome! Egli dice: ...il debole dica: Son forte! Ma in che: forte? Nella Legge del Dio
vero, per essere fra quelli che Egli, nella valle della Decisione giudicher come santi di Lui. Ma gi
il giudizio vicino. Non nella valle della Decisione ma sul monte della Redenzione. L, fra sole e
luna oscurati di orrore, e stelle tremanti pianto di piet, saranno giudicati i figli della Luce dai figli
delle Tenebre. E tutto Israele sapr che il suo Dio venuto. Felici quelli che l' avranno riconosciuto.
A loro miele e latte, e acque chiare scenderanno in cuore e le spine diverranno eterne rose. Chi di
voi vuol essere fra quelli che saranno giudicati santi da Dio?
Io! Io! Io!
Amerete allora il Messia?
S! S! Te! Te! Te amiamo! Lo sappiamo chi sei! Lo hanno detto Simone e Giacomo, e le mamme
nostre lhan detto. Pigliaci con Te!
In verit vi prender se sarete buoni. Mai pi parole brutte, mai pi prepotenze, mai pi risse, mai
pi male risposte ai genitori. Preghiera, lavoro, studio, ubbidienza. E Io vi amer e verr con voi.
I bambini sono tutti a cerchio intorno a Ges. Pare una corolla variopinta stretta attorno ad un
lungo pistillo azzurro cupo.
Un uomo azianotto si avvicinato curioso. Ges si volge per carezzare un bambino che gli tira la
veste, e lo vede. Lo fissa intensamente. Quello saluta arrossendo, ma non dice altro.
Vieni! Seguimi!
S, Maestro.!
Ges benedice i bambini e a fianco di Filippo (lo chiamo cos a nome) torna a casa. si siedono
nellorticello.
Vuoi essere mio discepolo?
Lo voglio... e non oso sperare di esserlo.
Io ti ho chiamato.
Lo sono, allora. Eccomi.
Sapevi di Me?
Me ne ha parlato Andrea. Mi ha detto: Quello che tu sospiravi venuto. Perch Andrea sapeva
che io sospiravo il Messia.
Non delusa la tua attesa. Egli ti davanti.
Mio Maestro e Dio!.
Sei un israelita di retta intenzione. Per questo mi manifesto a te. Un altro tuo amico aspetta, lui

pure sincero israelita. Va' a dirgli: Abbiamo trovato Ges di Nazaret, figlio di Giuseppe della stirpe
di Davide, Colui di cui hanno detto Mos e i Profeti. Va'!
Ges resta solo sinch torna Filippo con Natanaele-Bartolomeo.
Ecco un vero israelita in cui non c frode. La pace a te, Natanaele.
Come mi conosci?
Prima che Filippo venisse a chiamarti, Io ti ho visto sotto al fico
Maestro, Tu sei il Figlio di Dio, Tu sei il Re dIsraele!
Perch ho detto di averti visto, mentre pensavi sotto al fico, tu credi? Vedrai cose ben pi grandi di
questa. In verit vi dico che i Cieli sono aperti e voi, per la fede, vedrete gli angeli scendere e salire
sopra il Figlio delluomo: Io che ti parlo.
Maestro! Io non sono degno di tanto favore!
Credi in Me e sarai degno del Cielo. Vuoi credere?
Voglio, Maestro.
La visione ha un arresto... e riprende sulla terrazza piena di gente: altra gente nellorticello di
Pietro. Ges parla.
Pace agli uomini di buona volont. Pace e benedizione alle loro case, alle loro donne, ai loro
bambini. La grazia e la Luce di Dio regni in esse e nei cuori che labitano.
Voi avete desiderato di udirmi. La Parola parla. Parla agli onesti con gioia, parla ai disonesti con
dolore, parla ai santi e ai puri con diletto, parla ai peccatori con piet. Non si nega. E venuta per
effondersi come fiume che irriga terre bisognose dacqua, alle quali porta ristoro donde e
nutrimento di limo.
Voi volete sapere quali cose si richiedono per essere discepoli della Parola di Dio, del Messia,
Verbo del Padre, che viene a radunare Israele perch rioda le parole del Decalogo santo e
immutabile e si santifichi in esse per essere gi mondo, quanto pu luomo di per s farlo, per lora
della Redenzione e del Regno.
Ecco. Io dico ai sordi, ai ciechi, ai muti, ai lebbrosi, ai paralitici, ai morti: Sorgete, siate guariti,
risorgete, camminate, si aprano in voi i fiumi della luce, della parola, del suono, perch possiate
vedere, udire, dire di Me. Ma pi che ai corpi, Io dico questo agli spiriti vostri. Uomini di buona
volont, venite a me senza timore. Se lo spirito leso, Io lo risano. Se malato, Io lo guarisco. Se
morto, Io lo risuscito. Voglio solo la vostra buona volont.
Difficile ci che vi chiedo? No. Io non vi impongo i cento e cento e cento precetti dei rabbini. Io vi
dico: seguite il Decalogo. La Legge una e immutabile. Molti secoli sono passati dallora in cui
essa fu data, bella pura, fresca, come creatura appena nata, come rosa appena aperta sullo stelo.
Semplice, netta, dolce a seguirsi. Nei secoli le colpe e le tendenze lhanno complicata con leggi e
leggi minori, con pesi e restrizioni, con troppe penose clausole. Io vi riporto alla Legge cos come
lAltissimo lha data. Ma, ve ne prego per vostro bene, ricevetela col cuor sincero dei veri israeliti
di allora.
Voi mormorate, pi in cuor vostro che col labbro, che la colpa, pi che in voi, umili, in alto. Lo
so. Nel Deuteronomio detto tutto quanto va fatto, n necessario di pi. Ma non giudicate chi
fece, per gli altri, non per s. Voi fate ci che Dio dice. E sopra tutto sforzatevi ad essere perfetti nei
due precetti principali. Se amerete Dio con tutto voi stessi, non peccherete, perch il peccato
dolore dato a Dio. Chi ama non vuol dare dolore. Se amerete il prossimo come voi stessi, non sarete
che figli rispettosi per i genitori, sposi fedeli ai consorti, uomini onesti nei commerci, senza
violenze per i nemici, senza menzogna nel deporre, senza invidia verso chi ha, senza fomite di
lussuria verso laltrui donna. Non volendo fare agli altri ci che non vorreste fatto a voi, non
ruberete, non ammazzerete, non calunnierete, non entrerete come cuculi nel nido altrui.
Ma anzi Io vi dico: Spingete alla perfezione la vostra ubbidienza ai due precetti damore: amate
anche i vostri nemici.
Oh! come vi amer lAltissimo che tanto ama luomo, divenuto a Lui nemico per la colpa dorigine
e per i peccati individuali, da mandare ad esso il redentore, lAgnello che il Figlio suo, Io che vi
parlo, il Messia promesso per redimervi da ogni colpa, se voi saprete amare come Lui.
Amate. Lamore vi sia scala per cui, angeli divenuti, salirete, come vide Giacobbe, sino al Cielo,

udendo il Padre dire, a tutti e a ognuno,: Io sar tuo protettore ovunque andrai, e ti ricondurr a
questo paese: al Cielo, al Regno Eterno.
La pace a voi.
La gente ha parole di approvazione commossa e se ne va lentamente. Restano Pietro, Andrea,
Giacomo, Giovanni, Filippo e Bartolomeo.
Parti domani, Maestro?
Domani allalba, se non ti rincresce.
Rincrescere che Tu vada, s. Ma rincrescermi lora, no. E anzi propizia.
Pescherai?
Questa notte a luna piena.
Hai fatto bene, Simon Pietro, a non pescare la notte scorsa. Ancora non era finito il sabato.
Nehemia, nelle sue riforme, volle che in Giuda fosse rispettato il sabato. Anche ora troppa gente di
sabato pigia agli strettoi, porta fasci, carica vino e frutta, e vende e compra pesci e agnelli. Avete sei
giorni per questo. Il sabato del Signore. Solo una cosa potete fare di sabato: bont al prossimo
vostro. Ma il lucro deve essere assolutamente escluso da questo aiuto. Chi viola per lucro il sabato
non pu aver che castigo da Dio. Fa utile? Lo sconter con perdite negli altri sei giorni. Non fa
utile? Ha faticato invano il corpo, non concedendogli quel riposo che lIntelligenza ha stabilito per
esso, alterandosi con ira lo spirito per aver inutilmente faticato, giungendo a imprecare. Mentre il
giorno di Dio va passato col cuore unito a Dio in dolce preghiera damore. Bisogna esser fedeli in
tutto.
Ma... gli scribi e i dottori, che sono tanto severi con noi... non lavorano in sabato, non danno
neppure un pane al prossimo per non fare la fatica di porgerlo... ma lusura la fanno anche in sabato.
Perch non lavoro materiale, si pu fare usura in sabato?
No. Mai. N di sabato n in altro giorno. Chi fa usura disonesto e crudele.
Gli scribi e i farisei allora...
Simone: non giudicare. Tu non fare.
Ma ho occhi per vedere...
Vi il male solo da vedere, Simone?
No, Maestro.
E allora perch guardare solo il male?
Hai ragione, Maestro.
Allora domani allalba partir con Giovanni.
Maestro...
Simone, che hai?
Maestro... vai a Gerusalemme?
Lo sai.
Anche io ci vado per la Pasqua... e anche Andrea e Giacomo...
Ebbene?... Vuoi dire che vorresti venire con Me. E la pesca? E il guadagno? Mi hai detto che ti
piace aver denaro, e Io star via molti giorni. Prima vado dalla Madre. E ci andr al ritorno. Mi
fermer a predicare. Come farai?...
Pietro perplesso, combattuto... ma poi decide: Per me ... ci vengo. Preferisco Te al denaro!
Anche io vengo.
E anche io.
E noi pure, vero Filippo?
Venite allora. Mi aiuterete.
Oh! Pietro fulminato dallidea di aiutare Ges. Come faremo?
Ve lo dir. Non avrete che fare quanto dico per far bene. Lubbidiente fa sempre bene. Adesso
pregheremo e poi ognuno andr alle sue mansioni.
Che farai, Tu, Maestro?
Pregher ancora. Sono la Luce del mondo, ma sono anche il Figlio delluomo. Devo perci sempre
attingere alla Luce per essere lUomo che redime luomo. Preghiamo.
Ges dice un salmo. Quello che comincia: Chi riposa nellaiuto dellAltissimo vivr sotto la

protezione del Dio del Cielo. Dir al Signore: Tu sei il mio protettore, il mio rifugio. E il mio Dio,
in lui la mia speranza. Egli mi liber dal laccio dei cacciatori e dalle aspre parole, ecc. ecc. Lo
trovo nel libro 4. E il secondo del libro 4, mi pare il n. 90 (se leggo bene il numero romano)
La visione cessa cos.

51. Maria manda Giuda Taddeo ad invitare Ges alle nozze di Cana.
17 ottobre 1994.
Vedo la cucina di Pietro. In essa, oltre a Ges, vi Pietro e la moglie, e Giacomo e Giovanni.
Sembra che abbiano finito allora la cena e stiano conversando fra loro. Ges si interessa della pesca.
Entra Andrea e dice: Maestro, vi qui luomo presso il quale stai, con uno che si dice tuo cugino.
Ges si alza e va verso luscio dicendo: Vengano avanti. E quando alla luce della lucerna ad olio
e della fiamma del focolare vede entrare Giuda Taddeo, esclama: Tu, Giuda?!
Io, Ges.
Si baciano. Giuda Taddeo un belluomo, nella pienezza della bellezza virile. Alto, sebbene non
quanto Ges, ben proporzionato nella sua robustezza, bruno, come lo era san Giuseppe da giovane,
di un olivastro non terreo e con occhi che hanno qualcosa di comune con quelli di Ges, perch
sono di una tinta azzurra, ma tendente al pervinca. Ha barba quadrata e bruna, capelli mossi, meno a
ricciolo di quelli di Ges, bruni come la barba.
Vengo da Cafarnao. Vi sono andato con una barca, e qui pure sono venuto con essa per fare pi
presto. Mi manda tua Madre; dice: Susanna sposa domani. Io ti prego, Figlio, di essere a queste
nozze. Maria vi prende parte e con Lei la madre mia e i fratelli. Tutti i parenti vi sono invitati. Tu
solo saresti assente, ed essi, i parenti ti chiedono di far contenti gli sposi.
Ges si inchina profondamente aprendo un poco le braccia e dice: Desiderio di mia madre mia
legge. Ma anche per Susanna e i parenti verr. Solo... mi spiace per voi... e guarda Pietro e gli altri.
Sono miei amici spiega al cugino. E li nomina cominciando da Pietro. Per ultimo dice: e questo
Giovanni e lo dice in un modo tutto speciale, che attira lo sguardo pi attento di Giuda Taddeo e
fa arrossire il prediletto. Termina la presentazione dicendo: Amici: questo Giuda figlio di Alfeo,
mio fratello, secondo la consuetudine del mondo, perch figlio del fratello dello sposo di mia
Madre. Un mio buon amico di lavoro e di vita.
La mia casa aperta a te come al Maestro. Siedi e poi, rivolto a Ges, Pietro dice: E allora? Non
verremo pi con Te a Gerusalemme?
Certo che verrete. Dopo la festa di nozze Io andr, Soltanto non mi fermer pi a Nazaret.
Fai bene, Ges. Perch tua Madre ospite mia per qualche giorno. E inteso cos, e vi verr Lei
pure dopo le nozze. Cos dice luomo di Cafarnao.
Cos faremo, allora. Ora con la barca di Giuda Io andr a Tiberiade e da l a Cana e con la stessa
torner a Cafarnao con la Madre e con te. Il giorno dopo il prossimo Sabato tu verrai, Simone, se
ancora vuoi venire, e andremo a Gerusalemme per la Pasqua.
S che vorr! Anzi verr il Sabato per udirti alla sinagoga.
Gi ammaestri, Ges? chiede il Taddeo.
S, cugino.
E che parole! Ah! non si odono sul labbro daltri!.
Giuda sospira. Col capo appoggiato alla mano, col gomito puntato sul ginocchio, guarda Ges e
sospira. Pare voglia parlare e non osi.
Ges lo stuzzica: Che hai, Giuda? Perch mi guardi e sospiri?
Niente.
No. Niente non . Non sono pi il Ges che tu amavi? Quello per cui non avevi segreti?
S, s che lo sei! E come mi manchi Tu, Maestro del tuo pi anziano cugino!
E allora? Parla.

Volevo dirti... Ges... sii prudente... hai una Madre... che non ha che Te... Tu vuoi essere un
rabbi diverso dagli altri e Tu sai, meglio di me, che... che le caste potenti non permettono cose
diverse dalle consuetudinarie da loro messe. Conosco il tuo modo di pensare... santo... Ma i
mondo non santo... e opprime i santi... Ges... Tu sai la sorte del tuo cugino il Battista... E in
prigione, e se ancor non morto perch quel lurido Tetrarca ha paura della folla e del fulmine di
Dio. Lurido e superstizioso come crudele e libidinoso. Tu che farai? A che sorte vuoi andare
incontro?.
Giuda: questo mi chiedi tu che conosci tanto del mio pensiero? Parli di tuo impulso? No. Non
mentire! Ti hanno mandato, e non mia Madre certo, a dirmi queste cose...
Giuda abbassa il capo e tace.
Parla cugino.
Mio padre... e con lui Giuseppe e Simone... sai... per tuo bene... per affetto per Te e Maria... non
vedono di buon occhio quello che Tu ti proponi di fare... e... e vorrebbero Tu pensassi a Tua
Madre...
E tu che pensi?
Io... io.
Tu sei combattuto fra le voci dellAlto e della terra. Non dico del basso. Dico della terra. Anche
Giacomo lo , pi di te ancora. Ma Io vi dico che sopra la terra il Cielo, sopra gli interessi del
mondo vi la causa di Dio. Avete bisogno di cambiare modo di pensare. Quando lo saprete fare,
sarete perfetti.
Ma... e tua Madre?
Giuda, non c che Lei che avrebbe diritto a richiamarmi ai miei doveri di figlio, secondo la luce
della terra: ossia al mio dovere di lavorare per Lei per sovvenire ai suoi bisogni materiali, al mio
dovere di assistenza e conforto con una vicinanza alla Madre. E Lei non mi chiede nulla di questo.
Da quando mi ebbe, Ella sa che mi avrebbe perduto, per ritrovarmi in una maniera pi vasta di
quella del piccolo cerchio della famiglia. E da allora si preparata a questo. Non nuova nel suo
sangue questa assoluta volont di donazione a Dio. Sua madre lha offerta al Tempio prima che Ella
sorridesse alla luce. Ed Ella -me lo ha detto le innumeri volte che, tenendomi contro il suo cuore
nelle lunghe sere dinverno o nelle chiare notti destate piene di stelle, mi ha parlato della sua
infanzia santa- ed Ella si data a Dio sin da quelle prime luci della sua alba nel mondo. E pi
ancora si data quando mi ebbe, per essere dove Io sono, sulla via della missione che mi viene da
Dio. Tutti mi lasceranno in unora; magari per pochi minuti, ma la vilt sar padrona di tutti e
penserete che era meglio, per la vostra sicurezza, non avermi mai conosciuto. Ma Lei, che ha
compreso e che sa, Lei sar sempre meco. E voi tornerete ad essere miei per Essa. Con la forza
della sua sicura, amorosa fede, Ella vi aspirer in s e perci riaspirer in Me, perch Io sono nella
Madre ed Ella in Me, e Noi in Dio. Questo vorrei che comprendeste, voi tutti, parenti secondo il
mondo, amici e figli secondo il soprannaturale. Tu, e con te gli altri, non sapete chi mia Madre.
Ma se lo sapeste non la critichereste in cuor vostro per non sapermi tenere a Lei soggetto, ma la
vedreste come lAmica pi intima di Dio, la Potente che tutto pu nel cuore dellEterno Padre e sul
Figlio del suo cuore. Per certo che a Cana verr. Voglio farla felice. comprenderete meglio dopo
questora.
Ges imponente e persuasivo.
Guida lo guarda attento. Pensa. Dice: Ed io pure per certo verr con Te, insieme a questi, se mi
vuoi... perch sento che Tu dici cose giuste. Perdona alla mia cecit e a quella dei fratelli. Sei tanto
pi santo di noi!...
Non ho rancore per chi non mi conosce. Non ne ho neppure per chi mi odia. Ma ne ho dolore per il
male che fa a se stesso. Che hai in quella sacca?
La veste che tua Madre ti manda. Gran festa, domani. Ella pensa che il suo Ges ne abbia bisogno
per non sfigurare fra gli invitati. Ha filato indefessa dalle prime luci alle estreme, ogni giorno, per
prepararti questa veste. Ma non ha ultimato il mantello. Ancor ne mancano le frange. Ne tutta
desolata.
Non occorre. Andr con questo, e quello lo serber per Gerusalemme. Il Tempio pi ancora di

una festa di nozze.


Ella ne sar felice.
Se volete essere allalba sulla via di Cana, vi conviene partire subito. La luna sorge e sar buona la
traversata dice Pietro.
Andiamo, allora. Vieni, Giovanni. Ti porto con Me. Simon Pietro, Giacomo Andrea, addio. Vi
attendo la sera di Sabato a Cafarnao. Addio, donna. Pace a te e alla tua casa.
Escono Ges con Giuda e Giovanni. Pietro li segue sino a riva e aiuta loperazione di partenza della
barca.
E la visione ha fine.
Dice Ges:
Quando sar lora di fare un ordinato lavoro, sar inserita qui la visione delle nozze di Cana. Metti
la data (16-1-44)

52. Le nozze di Cana.


Il Figlio, non pi soggetto alla Madre, compie per Lei il primo miracolo.
Sera del 16 gennaio 1944. Le nozze di Cana.
Vedo una casa. Una caratteristica casa orientale -un cubo bianco pi largo che alto con rade
aperture- sormontata da una terrazza che fa da tetto, recintata da un muretto alto circa un metro e
ombreggiata da una pergola di vite, che si arrampica fin l e stende i suoi rami su oltre met di
quella assolata terrazza. Una scala esterna sale lungo la facciata sino ad una altezza di una porta,
che si apre a met altezza della facciata. Sotto ci sono, al terreno, delle porte basse e rade, non pi di
due per lato, che mettono in stanze basse e scure. La casa sorge in mezzo ad una specie di aia, che
ha al centro un pozzo. Vi sono delle piante di fico e di melo. La casa guarda verso la strada, ma non
sulla strada. E un poco in dentro, e un viottolo fra lerba lunisce alla via che sembra una via
maestra.
Si direbbe che la casa alla periferia di Cana: casa di proprietari contadini, i quali vivono in mezzo
al loro poderetto. La campagna si stende oltre la casa con le sue lontananze verdi e placide. Vi un
bel sole e un azzurro tersissimo di cielo. In principio non vedo altro. La casa sola.
Poi vedo due donne, con lunghe vesti e un manto che fa anche da velo, avanzarsi sulla via e da
questa sul sentiero. Una pi anziana, sui cinquantanni e veste di scuro: un color bigio marrone
come di lana naturale lavvolge tutta . Laltra vestita pi in chiaro: una veste di un giallo pallido e
manto azzurro, e sembra avere un trentacinque anni. E molto bella, snella, e ha un portamento
pieno di dignit per quanto sia tutta gentilezza ed umilt.. Quando pi vicina noto il colore pallido
del volto, gli occhi azzurri ed i capelli biondi che appaiono sotto il velo della fronte. Riconosco
Maria Santissima. Chi sia laltra, che bruna e pi anziana, non so. Parlano fra loro e la Madonna
sorride. Quando sono prossime alla casa, qualcuno, certamente messo a guardia degli arrivi, d
lavviso, ed incontro alle due vengono uomini e donne tutti vestiti a festa, i quali fanno molte feste
alle due e specie a Maria Santissima.
Lora appare mattutina, direi verso le nove, forse prima, perch la campagna ha ancora quellaspetto
fresco delle prime ore del giorno, nella rugiada che fa pi verde lerba e nellaria non ancora
offuscata dalla polvere. La stagione mi pare primaverile, perch i prati sono ancora con erba non
arsa dallestate e i campi hanno il grano ancor giovane e senza spiga, tutto verde. Le foglie del fico
e del melo sono verdi e ancora tenere, e cos quelle della vite. Ma non vedo fiori sul melo e non
vedo frutta n sul melo, n sul fico, n sulla vite. Segno che il melo ha gi fiorito, ma da poco, e i
frutticini non si vedono ancora.
Maria, molto festeggiata e fiancheggiata da un anziano che pare il padrone di casa, sale la scala

esterna ed entra in una ampia sala che pare tenere tutta o buona parte del piano sopraelevato.
Mi pare di capire che gli ambienti al terreno sono le vere e proprie stanze di abitazione, le dispense,
i ripostigli e le cantine, e questo sia lambiente riservato a usi speciali, come feste eccezionali o a
lavori che richiedono molto spazio, o anche a distensione di derrate agricole. Nelle feste lo svuotano
da ogni impiccio e lo ornano, come oggi, di rami verdi, di stuoie, di tavole imbandite. Al centro
ve ne una molto ricca, con sopra gi delle anfore e piatti colmi di frutta. Lungo la parete di destra,
rispetto a me che guardo, unaltra tavola imbandita, ma meno riccamente. Lungo quella di sinistra,
una specie di lunga credenza con sopra piatti con formaggi ed altri cibi che mi paiono focacce
coperte di miele e dolciumi. In terra, sempre presso questa parete, altre anfore e sei grossi vasi in
forma di brocca di rame (su per gi). Le chiamerei giare.
Maria ascolta benignamente quanto tutti le dicono, poi con bont si leva il manto ed aiuta a finire i
preparativi della mensa. La vedo andare e venire aggiustando i letti-sedili, raddrizzando le ghirlande
di fiori, dando migliore aspetto alle fruttiere, osservando che nelle lampade vi sia lolio. Sorride e
parla pochissimo e a voce molto bassa. Ascolta invece molto e con tanta pazienza.
Un grande rumore di strumenti musicali (poco armonici in verit) si ode sulla via. Tutti, meno
Maria, corrono fuori. Vedo entrare la sposa, tutta agghindata e felice, circondata dai parenti e dagli
amici, a fianco dello sposo che le corso incontro per primo.
E qui la visione ha un mutamento. Vedo, invece della casa, un paese. Non so se sia Cana o altra
borgata vicina. E vedo Ges con Giovanni ed un altro che mi pare Giuda Taddeo, ma potrei, su
questo secondo, sbagliare. Per Giovanni non sbaglio. Ges vestito di bianco ed ha un manto
azzurro cupo. Sentendo il rumore degli strumenti, il compagno di Ges chiede qualcosa ad un
popolano, e riferisce a Ges.
Andiamo a far felice mia Madre dice allora Ges sorridendo. E si incammina attraverso ai campi,
per fare pi presto, coi due compagni alla volta di casa. Mi sono dimenticata di dire che ho
limpressione che Maria sia o parente o molto amica dei parenti dello sposo, perch si vede che in
confidenza.
Quando Ges arriva, il solito, messo di sentinella, avvisa gli altri. Il padrone di casa, insieme al
figlio sposo ed a Maria, scende incontro a Ges e lo saluta rispettosamente. Saluta anche gli altri
due, e lo sposo fa lo stesso.
Ma quello che mi piace il saluto pieno di amore e di rispetto di Maria al Figlio, e viceversa. Non
espansioni, ma uno sguardo tale accompagna la parola di saluto: La pace con Te, e un tale
sorriso che vale cento abbracci e cento baci. Il bacio tremola sulle labbra di Maria, ma non vien
dato. Soltanto Ella pone la sua mano bianca e piccina sulla spalla di Ges e gli sfiora un ricciolo
della sua lunga capigliatura. Una carezza da innamorata pudica.
Ges sale a fianco della Madre e seguito dai discepoli e dai padroni, ed entra nella sala del convito,
dove le donne si danno da fare ad aggiungere sedili e stoviglie per i tre ospiti, inaspettati, mi
sembra. Direi che era incerta la venuta di Ges e assolutamente impreveduta quella dei suoi
compagni.
Odo distintamente la voce piena, virile, dolcissima del Maestro, dire, nel porre piede nella sala: La
pace sia in questa casa e la benedizione di Dio su voi tutti. Saluto cumulativo a tutti i presenti e
pieno di maest.
Ges domina col suo aspetto e con la sua statura, tutti quanti. E lospite, e fortuito, ma pare il re del
convito, pi dello sposo, pi del padrone di casa. Per quanto sia umile e condiscendente, colui che
si impone.
Ges prende posto alla tavola di centro con lo sposo, la sposa, i parenti degli sposi e gli amici pi
influenti. I due discepoli, per rispetto al Maestro, vengono fatti sedere alla stessa tavola.
Ges ha le spalle voltate ala parete dove sono le giare e le credenze. Non le vede, perci, e non vede
neppure laffaccendarsi del maggiordomo intorno ai piatti di arrosti che vengono portati da una
porticina che si apre presso le credenze.
Osservo una cosa. Meno le rispettive madri degli sposi e meno Maria, nessuna donna siede a quel
tavolo. Tutte le donne sono, e fanno baccano per cento, allaltra tavola contro la parete, e vengono
servite dopo che si sono serviti gli sposi e gli ospiti di riguardo. Ges presso il padrone di casa ed

ha di fronte Maria, la quale siede a fianco della sposa.


Il convito comincia. E le assicuro che lappetito non manca e neanche la sete. Quelli che mangiano
poco e poco bevono sono Ges e sua Madre, la quale, anche, parla pochissimo. Ges parla un poco
di pi. Ma per quanto sia parco, non , nel suo scarso parlare, n accigliato, n sdegnoso. E un
uomo cortese ma non ciarliero. Interrogato risponde, se gli parlano si interessa, espone il suo parere,
ma poi si raccoglie in S come uno abituato a meditare. Sorride, non ride mai. E, se sente qualche
scherzo troppo avventato, mostra di non udire. Maria si ciba della contemplazione del suo Ges, e
cos Giovanni che verso il fondo della tavola e pende dalle labbra del suo Maestro.
Maria si accorge che i servi parlottano col maggiordomo e che questo impacciato, e capisce cosa
c di spiacevole. Figlio dice piano, richiamando lattenzione di Ges con quella parola, Figlio,
non hanno pi vino.
Donna. che vi pi tra Me e Te? Ges, nel dirle questa frase, sorride ancor pi dolcemente, e
sorride Maria, come due che sanno una verit che loro gioioso segreto, ignorata da tutti gli altri.
Ges mi spiega il significato della frase.
Quel pi, che molti traduttori omettono, la chiave della frase e la spiega nel suo vero
significato.
Ero il Figlio soggetto alla Madre sino al momento in cui la volont del Padre mio mi indic esser
venuta lora di essere il Maestro. Dal momento che la mia missione ebbe inizio, non ero pi il
Figlio soggetto alla Madre, ma il servo di Dio. Rotti i legami morali verso la mia Genitrice. Essi si
erano mutati in altri pi alti, si erano rifugiati tutti nello spirito. Quello chiamava sempre Mamma
Maria, la mia Santa. Lamore non conobbe soste, n intiepidimento, anzi non fu mai tanto perfetto
come quando, separato da Lei come per una seconda filiazione, Ella mi dette al mondo per il
mondo, come Messia, come Evangelizzatore. La sua terza sublime, mistica maternit, fu quando,
nello strazio del Golgota, mi partor alla Croce, facendo di Me il Redentore del mondo.
Che vi pi fra Me e te? Prima ero tuo, unicamente tuo. Tu mi comandavi, Io ti ubbidivo. Ti ero
soggetto. Ora sono della mia missione.
Non lho forse detto? Chi, messa la mano allaratro si volge indietro a salutare chi resta, non
adatto al Regno di Dio. Io avevo posto la mano allaratro per aprire col vomere non le glebe ma i
cuori, e seminarvi la parola di Dio. Avrei levata quella mano solo quando me lavrebbero strappata
di l per inchiodarmela alla Croce ed aprire con il mio torturante chiodo il cuore del Padre mio,
facendone uscire il perdono per lumanit.
Quel pi, dimenticato dai pi, voleva dire questo: Tutto mi sei stata, o Madre, finch fui
unicamente il Ges di Maria di Nazareth, e tutto mi sei nel mio spirito; ma da quando sono il
Messia atteso, sono del Padre mio. Attendi un poco ancora e, finita la missione, sar da capo tutto
tuo; mi riavrai ancora sulle braccia come quandero bambino e nessuno te lo contender pi, questo
tuo Figlio, considerato un obbrobrio dellumanit, che te ne getter la spoglia per coprire te pure
dellobbrobrio dessere madre di un reo. E poi mi avrai di nuovo, trionfante, e poi mi avrai per
sempre, trionfante Tu pure in Cielo. Ma ancora sono di tutti questi uomini. E sono del Padre che mi
ha mandato ad essi.
Ecco quello che vuole dire quel piccolo e cos denso di significato pi.
Maria ordina ai servi: Fate quello che Egli vi dir. Maria ha letto negli occhi sorridenti del Figlio
lassenso, velato dal grande insegnamento a tutti i vocati. E ai servi: Empite dacqua le idrie
ordina Ges.
Vedo i servi empire le giare di acqua portata dal pozzo (odo stridere la carrucola che porta su e gi
il secchio gocciolante). Vedo il maggiordomo mescersi un poco di quel liquido con occhi di
stupore, assaggiarlo con atti di pi vivo stupore, gustarlo e parlare al padrone di casa e allo sposo
(erano vicini).
Maria guarda ancor al Figlio e sorride; poi, raccolto un sorriso di Lui, china il capo arrossendo
lievemente. E beata.
Nella sala passa un sussurro, le teste si volgono tutte verso Ges; c chi si alza per vedere meglio,

chi va alle giare. Un silenzio, e poi un coro di lodi a Ges.


Ma Egli si alza e dice una parola: Ringraziate Maria e poi si sottrae al convito. I discepoli lo
seguono. Sulla soglia ripete: La pace sia a questa casa e la benedizione di Dio su voi e aggiunge:
Madre, ti saluto
La visione cessa.
Ges mi istruisce cosi:
Quando dissi ai discepoli: Andiamo a far felice mia Madre, avevo dato alla frase un senso pi
alto di quello che pareva. Non la felicit di vedermi, ma di essere Lei lIniziatrice della mia attivit
di miracolo e la Prima Benefattrice dellumanit. Ricordatevelo sempre. Il mio primo miracolo
avvenuto per Maria. Il primo. Simbolo che Maria la chiave del miracolo. Io non ricuso nulla alla
Madre mia e per sua preghiera anticipo anche il tempo della grazia. Io conosco mia Madre, la
seconda in bont dopo Dio. So che farvi grazia farla felice, poich la Tutta Amore. Ecco perch
dissi, Io che sapevo: Andiamo a farla felice.
Inoltre ho voluto rendere manifesta la sua potenza al mondo insieme alla mia. Destinata ad essere a
Me congiunta nella carne, -poich fummo una carne: Io in Lei, Lei intorno a Me, come petali di un
giglio intorno al pistillo odoroso e colmo di vita- congiunta a Me nel dolore -poich fummo sulla
Croce Io con la carne e Lei col suo spirito, cos come il giglio odora e colla corolla e collessenza
tratta da essa- era giusto fosse congiunta a Me nella potenza che si mostra al mondo.
Dico a voi ci che dissi a quei convitati: Ringraziate Maria. E per Lei che avete avuto il Padrone
del miracolo e che avete le mie grazie, e specie quelle di perdono
Riposa in pace. Noi siamo con te.

53. La cacciata dei mercanti dal Tempio.


24 ottobre 1944.
[...].
Vedo Ges che entra con Pietro, Andrea, Giovanni e Giacomo, Filippo e Bartolomeo, nel recinto
del Tempio.
Vi grandissima folla entro e fuori di esso. Pellegrini che giungono a frotte da ogni parte della
citt. Dallalto del colle su cui il tempio costruito, si vedono le vie cittadine, strette e contorte,
formicolare di gente. Pare che tra il bianco crudo delle case si sia steso un nastro semovente dai
mille colori. S, la citt ha laspetto di un bizzarro giocattolo, fatto di nastri variopinti fra due fili
bianchi e tutti convergenti al punto dove splendono le cupole della Casa del Signore.
Nellinterno poi ... una vera fiera. Ogni raccoglimento di luoghi sacri annullato. Chi corre e chi
chiama, chi contratta gli agnelli e urla e maledice per il prezzo esoso, chi spinge le povere bestie
belanti nei recinti (sono rudimentali divisioni di corde o di pioli, al cui ingresso sta il mercante, o
proprietario che sia, in attesa dei compratori). Legnate, belati, bestemmie, richiami, insulti ai
garzoni non solleciti nelle operazioni di adunata e di cernita delle bestie e ai compratori che
lesinano sul prezzo o che se ne vanno, maggiori insulti a quelli che, previdenti, hanno portato, di
loro, lagnello.
Intorno ai banchi dei cambiavalute, altro vocio. Si capisce che, non so se in ogni momento o in
questo pasquale, si capisce che il Tempio funzionava da ... Borsa, e borsa nera. I valore delle
monete non era fisso. Vi era quello legale, di certo vi sar stato, ma i cambiavalute ne imponevano
un altro, appropriandosi di un tanto, messo a capriccio, per il cambio delle monete. E le assicuro che
non scherzavano nelle operazioni di strozzinaggio!... Pi uno era povero e veniva da lontano, e pi
era pelato. I vecchi pi dei giovani, quelli provenienti da oltre Palestina pi dei vecchi.
Dei poveri vecchierelli guardavano e riguardavano il loro peculio messo da parte con chiss che
fatica in tutta lannata, se lo levavano e se lo rimettevano in seno cento volte, girando dalluno
allaltro cambiavalute e finivano magari per tornare dal primo, che si vendica della loro iniziale

diserzione, aumentando laggio del cambio... e le grosse monete lasciavano, tra dei sospiri, le mani
del proprietario e passavano fra le grinfie dellusuraio e venivano mutate in monete pi spicciole.
Poi altra tragedia di scelte, di conti e sospiri davanti ai venditori di agnelli, i quali, ai vecchietti
mezzi ciechi, appioppavano gli agnelli pi grami.
Vedo tornare due vecchietti, lui e lei, spingendo un povero agnelletto che deve essere stato trovato
difettoso dai sacrificatori. Pianti, suppliche, mali garbi, parolacce si incrociano senza che il
venditore si commuova.
Per quello che volete spendere, galilei, fin troppo bello quanto vi ho dato. Andatevene! O
aggiungete altri cinque denari per averne uno pi bello.
In nome di Dio! Siamo poveri e vecchi! Vuoi impedirci di fare la Pasqua, che lultima forse?
Non ti basta quello che hai voluto per una piccola bestia?
Fate largo, lerciosi. Viene a me Giuseppe lAnziano. Mi onora della sua preferenza. Dio sia con te!
Vieni, scegli!
Entra nel recinto, e prende un magnifico agnello, quello che chiamato Giuseppe lAnziano, ossia
il dArimatea. Passa pomposo nella veste, e superbo, senza guardare i poverelli gementi alla porta,
anzi allapertura del recinto. Li urta, quasi, specie quando esce collagnello grasso e belante.
Ma anche Ges ormai vicino. Anche Lui ha fatto il suo acquisto, e Pietro, che probabilmente ha
contrattato per Lui, si tira dietro un agnello discreto.
Pietro vorrebbe andare subito verso il luogo dove si sacrifica. Ma Ges piega a destra, verso i due
vecchietti sgomenti, piangenti, indecisi, che la folla urta e il venditore insulta.
Ges, tanto alto da avere il capo dei due nonnetti allaltezza del cuore, pone una mano sulla spalla
della donna e chiede: Perch piangi, donna?
La vecchietta si volge e vede questo giovane alto, solenne nel suo bellabito bianco e nel mantello
pure di neve, tutto nuovo e mondo. Lo deve scambiare per un dottore sia per la veste che per
laspetto e, stupita, perch dottori e sacerdoti non fanno caso alla gente, n tutelano i poveri contro
lesosit dei mercanti, dice le ragioni del loro pianto.
Ges si rivolge alluomo degli agnelli. Cambia questo agnello a questi fedeli. Non degno
dellaltare, come non degno che tu ti approfitti di due vecchierelli perch deboli e indifesi.
E Tu chi sei?
Un giusto.
La tua parlata e quella dei tuoi compagni ti dicono galileo. Pu essere mai in Galilea un giusto?
Fa quello che ti dico e sii giusto tu.
Udite! Udite il galileo difensore dei suoi pari! Egli vuole insegnare a noi del Tempio! Luomo ride
e beffeggia, contraffacendo la cadenza galilea, che pi cantante e ricca di dolcezza della giudaica,
almeno cos mi pare.
Della gente si fa intorno, e altri mercanti e cambiavalute prendono le difese del consocio contro
Ges.
Fra i presenti vi sono due o tre rabbini ironici. Uno di questi chiede: Sei Tu dottore? in un modo
tale da far perdere la pazienza a Giobbe.
Lo hai detto.
Che insegni?
Questo insegno: a rendere la Casa di Dio casa di orazione e non un posto di usura e di mercato.
Questo insegno.
Ges terribile. Pare larcangelo posto sulla soglia del Paradiso perduto. Non ha spada
fiammeggiante tra le mani, ma ha i raggi negli occhi, e fulmina derisori e sacrileghi. In mano non ha
nulla. Solo la sua santa ira. E con questa, camminando veloce e imponente fra banco e e banco,
sparpaglia le monete cos meticolosamente allineate per qualit, ribalta tavoli e tavolini, e tutto cade
con fracasso al suolo, fra un gran rumore di metalli rimbalzanti e legni percossi e grida dira, di
sgomento, di approvazione. Poi, strappate di mano a dei garzoni del bestiame, delle funi con cui essi
tenevano a posto bovi, pecore, e agnelli, ne fa una sferza ben dura, in cui i nodi per formare i lacci
scorsoi divengono flagelli, e lalza e la rotea e labbassa, senza piet. S, le assicuro: senza piet.
La impensata gradine percuote teste e schiene. I fedeli si scansano ammirando la scena; i colpevoli,

inseguiti fino alla cinta esterna, se la danno a gambe lasciando per terra denaro e indietro bestie e
bestiole in un grande arruffio di gambe, di corna, di ali; chi corre, chi vola via; e muggiti, belati,
scruccolii di colombi e tortore, insieme a risate e urla di fedeli dietro agli strozzini in fuga,
soverchiano persino il lamentoso coro degli agnelli, sgozzati in un altro cortile di certo.
Accorrono sacerdoti insieme a rabbini e farisei. Ges ancora in mezzo al cortile, di ritorno da suo
inseguimento. La sferza ancora nella sua mano.
Chi sei? Come ti permetti di fare questo, turbando le cerimonie prescritte? Da quale scuola
provieni? Noi non ti conosciamo, n sappiamo chi sei.
Io sono Colui che posso. Tutto Io posso. Disfate pure questo Tempio vero ed Io lo risorger per
dar lode a Dio. Non Io turbo la santit della Casa di Dio e delle cerimonie, ma voi la turbate
permettendo che la sua dimora divenga sede agli usurai ed ai mercanti. La mia scuola la scuola di
Dio. La stessa che ebbe tutto Israele per bocca dellEterno parlante a Mos. Non mi conoscete? Mi
conoscerete. Non sapete da dove Io vengo? Lo saprete.
E volgendosi al popolo, senza pi curarsi dei sacerdoti, alto nellabito bianco, col mantello aperto e
fluente dietro le spalle, a braccia aperte come un oratore nel pi vivo della sua orazione, dice:
Udite, voi di Israele! Nel Deuteronomio detto: Tu costituirai dei giudici e dei magistrati a tutte
le porte... ed essi giudicheranno il popolo con giustizia, senza propendere da nessuna parte. Tu non
avrai riguardi personali, non accetterai donativi, perch i donativi accecano gli occhi dei savi ed
alterano le parole dei giusti. Con giustizia seguirai ci che giusto per vivere e possedere la terra
che il Signore tuo ti avr data.
Udite, o voi di Israele! Nel Deuteronomio detto: I sacerdoti e i leviti e tutti quelli della trib di
Levi non avranno parte n eredit col resto di Israele, perch devono vivere coi sacrifizi del Signore
e colle offerte che a Lui sono fatte; nulla avranno tra i possessi dei loro fratelli, perch il Signore
la loro eredit.
Udite, o voi di Israele! Nel deuteronomio detto: Non presterai ad interesse al tuo fratello n
denaro, n grano, n qualsiasi altra cosa. Potrai prestare ad interesse allo straniero; al tuo fratello
invece presterai senza interesse quello che gli bisogna.
Questo ha detto il Signore.
Ora voi vedete che senza giustizia verso il povero si siede in Israele. Non nel giusto, ma nel forte si
propende, ad esser povero, esser popolo, vuol dire essere oppresso. Come pu il popolo dire: Chi
ci giudica giusto se vede che solo i potenti sono rispettati e ascoltati, mentre il povero non ha chi
lo ascolti? Come pu il popolo rispettare il Signore, se vede che non lo rispettano coloro che pi
dovrebbero farlo? E rispetto al Signore la violazione del suo comando? E perch allora i sacerdoti
in Israele hanno possessi e accettano donativi da pubblicani e peccatori, i quali cos fanno per avere
benigni i sacerdoti, cos come questi fanno per avere ricco scrigno?
Dio leredit dei suoi sacerdoti. Per essi, Egli, il Padre di Israele, pi che mai Padre, e provvede
al cibo come giusto. Ma non pi di quanto sia giusto. Non ha promesso ai suoi servi del Santuario
borsa e possessi. Nelleternit avranno il Cielo per la loro giustizia, come lo avranno Mos ed Elia e
Giacobbe e Abramo, ma su questa terra non devono avere che veste di lino e diadema di
incorruttibile oro: purezza e carit, e che il corpo sia servo allo spirito che servo del Dio vero, e
non sia il corpo colui che signore sullo spirito e contro Dio.
M stato chiesto con quale autorit Io faccio questo Ed essi con quale autorit profanano il
comando di Dio e allombra delle sacre mura permettono usura contro i fratelli di Israele, venuti per
ubbidire al comando divino? M stato chiesto da quale scuola Io provengo ed ho risposto: Dalla
scuola di Dio. S, Israele, Io vengo e ti riporto a questa scuola santa e immutabile.
Chi vuol conoscere la Luce, la Verit, la Vita, chi vuole risentire la voce di Dio parlante al suo
popolo, a Me venga. Avete seguito Mos attraverso i deserti, o voi di Israele. Seguitemi, ch Io vi
porto, attraverso a ben pi tristo deserto, incontro alla vera Terra beata. Per mare aperto al comando
di Dio ad essa vi traggo. Alzando il mio Segno, da ogni male Io vi guarisco.
Lora della Grazia venuta. Lhanno attesa i Patriarchi e sono morti nellattenderla. Lhanno
predetta i Profeti e sono morti con questa speranza. Lhanno sognata i giusti e sono morti confortati
da questo sogno. Ora sorta.

Venite. Il Signore sta per giudicare il suo popolo e per fare misericordia ai suoi servi, come ha
promesso per bocca di Mos.
La gente, assiepata intorno a Ges, rimasta a bocca aperta ad ascoltarlo. Poi commenta le parole
del nuovo Rabbi e interroga i suoi compagni.
Ges si avvia verso un altro cortile, separato da questo da un porticato. Gli amici lo seguono e la
visione ha fine.
54. Lincontro con Giuda di Keriot e con Tommaso.
Simone Zelote sanato dalla lebbra.
26 ottobre 1944.
Ges insieme ai suoi sei discepoli. Tanto laltro giorno che oggi, non vedo Giuda Taddeo, che
pure aveva detto di voler venire a Gerusalemme con Ges.
Devono essere ancora le feste pasquali, perch c sempre molta folla per la citt. E verso sera, e
molti si affrettano alle case.
Anche Ges va verso la casa dove ospitato. Non la casa del Cenacolo. Quella pi nella citt,
per quanto prossima ai confini di essa. Questa una vera casa gi di campagna, fra folti ulivi. Dal
rustico piazzaletto che ha sul davanti, si vedono le piante scendere a balzi gi dal colle, fermandosi
l dove un torrentello poco ricco dacque che se ne va fra linsenatura che tra due colli, poco
alti: sulla cima di un colle il Tempio, sullaltro colle solo ulivi e ulivi. Ges alle prime pendici di
questo morbido colle che sale senza asprezza, tutto mite di piante pacifiche.
Giovanni, vi sono due uomini che aspettano il tuo amico dice un uomo anziano, che deve essere il
contadino o il proprietario delluliveto. Direi che Giovanni lo conosce.
Dove sono? Chi sono?
Non so. Uno certo giudeo. Laltro... non saprei. Non glielo ho chiesto.
Dove sono?
Nella cucina in attesa e... e... s... ecco... c anche uno tutto piaghe... Lho fatto stare perch... non
vorrei fosse lebbroso... Dice che vuole vedere il Profeta che ha parlato al Tempio.
Ges, che sino a quel momento aveva taciuto, dice: Andiamo prima da questo. D agli altri di
venire, se vogliono. Parler qui, nelluliveto, con loro. E si dirige verso il punto indicato
dalluomo.
E noi? Che facciamo? chiede Pietro.
Venite, se volete.
Un uomo tutto imbacuccato addossato al muretto rustico che sostiene un balzo, il pi prossimo al
limite del podere. Deve esser salito l da un viottoletto che conduce l costeggiando il torrentello.
Quando vede venire verso di lui Ges, grida: Indietro, indietro! Ma anche piet!. E scopre il suo
tronco lasciando cadere la veste. Se il viso gi coperto di croste, il tronco un ricamo di piaghe.
Quali gi ridotte a buchi fondi, quali semplicemente come bruciature rosse, quali biancastre e lucide
come se sopra avessero un vetrino bianco.
Sei lebbroso! Che vuoi da Me?
Non mi maledire! Non mi lapidare! Mi han detto che laltra sera ti sei manifestato come Voce di
Dio e Portatore della Grazia. Mi han detto che Tu hai assicurato che alzando il tuo Segno sani ogni
male. Alzalo su me. Vengo dai sepolcri... l... Ho strisciato come un serpe tra i rovi del torrente per
giungere qui non visto. Ho aspettato la sera a farlo, perch nella penombra meno si vede chi sono.
Ho osato... ho trovato costui, della casa, abbastanza buono. Non mi ha ucciso. Mi ha detto solo:
Attendi contro il muretto. Abbi Tu pure piet. e poich Ges si avvicina (Lui solo, perch i sei
discepoli e il padrone del luogo, con i due sconosciuti, sono lontani e mostrano chiaramente
ribrezzo) dice ancora; Non pi avanti! Non pi! Sono infetto!. Ma Ges procede. Lo guarda con
tanta piet, che luomo si pone a piangere e si inginocchia col volto quasi a terra e geme: Il tuo
segno! Il tuo segno!
Sar alzato nella sua ora. Ma a te dico: alzati. Sii sanato. Lo voglio. E siimi tu segno in questa citt

che deve conoscermi. Sorgi, dico! E non peccare, per riconoscenza a Dio!
Luomo si alza piano piano. Pare che emerga di fra le erbe alte e fiorite come da un lenzuolo di
tomba... ed guarito. Si guarda allultima luce. E guarito. Grida: Mondo sono! Oh! che devo fare
ora per Te?
Ubbidire alla Legge. Vai dal sacerdote. Sii buono in futuro, Va'!
Luomo ha un moto per gettarsi ai piedi di Ges, ma si ricorda desser ancora impuro, secondo la
Legge, e si trattiene. Ma si bacia le mani e getta il bacio a Ges e piange. Di gioia.
Gli altri sono di pietra. Ges volge le spalle al guarito e sorridendo li riscuote. Amici, non era che
una lebbra della carne. Ma voi vedrete cadere la lebbra dai cuori. Siete voi che mi volete? dice ai
due sconosciuti. Eccomi. Chi siete?
Ti abbiamo udito laltra sera... nel Tempio. Ti abbiamo cercato per la citt. Un che si dice tuo
parente ci ha detto che qui stai.
Perch mi cercate?
Per seguirti, se ci vuoi, perch Tu hai parole di verit
Seguirmi? Ma sapete dove sono diretto?
No, Maestro, ma certo alla gloria.
S. Ma ad una gloria non della terra. Ad una gloria che ha la sua sede nel Cielo e che si conquista
con virt e sacrificio. Perch volete seguirmi? torna a chiedere.
Per avere parte della tua gloria
Secondo il Cielo?
S, secondo il Cielo.
Non tutti possono arrivarvi. Perch Mammona insidia i desiderosi di Cielo pi degli altri. E solo
che sa fortemente volere, resiste. Perch seguirmi, se seguire Me vuol dire lotta continua con il
nemico che in noi, col mondo nemico, e col Nemico che Satana?
Perch cos vuole il nostro spirito, che rimasto conquistato da Te. Tu sei santo e potente. Noi
vogliamo essere tuoi amici.
Amici!!! Ges tace e sospira. Poi guarda fisso quello che ha sempre parlato e che ora ha lasciato
cadere il mantello dal capo, apparendo a testa nuda. E Giuda di Keriot. Chi sei, tu che parli meglio
di un popolano?
Giuda sono, di Simone. Di Keriot sono. Ma son del Tempio (o nel Tempio). Attendo e sogno il Re
dei giudei. Re ti ho sentito nella parola. Re ti ho visto nel gesto. Prendimi con Te.
Prenderti? Ora? Subito? No,
Perch, Maestro?
Perch meglio pesare se stessi prima di prendere vie molto erte.
Non credi alla mia sincerit?
Lhai detto. Credo al tuo impulso. Ma non credo alla tua costanza. Pensaci, Giuda. Io ora andr via
e torner per la Pentecoste. Se stai nel Tempio, mi vedrai. Pesa te stesso. E tu chi sei?
Un altro che ti vide. Vorrei esser teco. Ma ora ne ho sgomento.
No. La presunzione rovina. Il timore pu essere un ostacolo, ma se viene da umilt aiuto. Non
temere. Anche tu, pensa, e quando verr...
Maestro, sei tanto santo! Ho paura di non esser degno. Non daltro. Perch sul mio amore non
temo...
Come ti chiami?
Tommaso, detto Didimo.
Ricorder il tuo nome. Va in pace.
Ges li congeda e si ritira nella casa ospitale per la cena.
I sei che sono con Lui, vogliono sapere molte cose. Perch, Maestro, hai fatto differenza fra i
due?... Perch differenza ci fu. Tutti e due avevano lo stesso impulso... chiede Giovanni.
Amico, anche lo stesso impulso pu avere diverso succo e fare diverso effetto. Certo che i due
hanno lo stesso impulso. Ma uno non uguale allaltro nel fine. E quello che pare il meno perfetto
il pi perfetto, perch non ha fomite di gloria umana. Mi ama perch mi ama.
Anche io!

Ed io pure!
Ed io.
Ed io.
Ed io.
Ed io.
Lo so. Vi conosco per quel che siete.
Siamo dunque perfetti?
Oh! no! Ma, come Tommaso, lo diverrete se permarrete nella vostra volont damore. Perfetti?
Oh! amici! E chi perfetto se non Dio?
Tu lo sei!
In verit vi dico che non per Me perfetto sono, se voi credete essere Io un profeta. Niun uomo
perfetto. Ma perfetto Io sono perch Quel che vi parla il Verbo del Padre. Parete di Dio, il suo
Pensiero che si fa Parola. Io ho la Perfezione in Me. E tale credere mi dovete, se credete essere Io il
Verbo del Padre. Eppure lo vedete, amici. Io voglio esser chiamato il Figlio delluomo, perch
annichilo Me stesso, addossandomi delluomo tutte le miserie, per portarle, mio primo patibolo, e
annullarle dopo averle portate, ma non avute. Che peso, amici! Ma lo porto con gioia. E la mia
gioia il portarlo perch, essendo il Figlio dellumanit render lumanit figlia di Dio. Come il
primo giorno.
Ges parla dolcemente, seduto alla povera mensa con le mani che gesticolano pacatamente sulla
tavola, il volto un poco inclinato, illuminato da sotto in su dalla lampadetta ad olio posata sulla
tavola. Sorride lievemente, gi Maestro nellimponenza e tanto amico nel tratto. I discepoli lo
ascoltano attenti.
Maestro... perch tuo cugino, pur sapendo dove Tu abiti, non venuto?
Pietro mio!... Tu sarai una delle mie pietre, la prima. Ma non tutte le pietre sono facili da usarsi.
Hai visto i marmi del palazzo pretorio? Strappati a fatica al seno montano ora sono parte del
Pretorio. Guarda invece quei sassi che splendono l, al raggio di luna, fra le acque del Cedron. Da
loro sono venuti nellalveo, e se uno li vuole, ecco, subito si lasciano prendere. Il cugino mio
come le prime pietre di cui parlo... Il seno del monte, la famiglia, lo contende a Me.
Ma io voglio essere in tutto come i sassi del torrente. Per Te sono pronto a lasciare tutto: casa,
sposa, pesca, fratelli. Tutto, Rabbomi, per Te.
Lo so, Pietro. Per questo ti amo. Ma anche Giuda verr
Chi? Giuda di Keriot? Non ci tengo. E un bel signorino, ma... preferisco... Me stesso
preferisco.... Ridono tutti alluscita di Pietro. Non c niente da ridere. Voglio dire che preferisco
un galileo schietto, rozzo, pescatore, ma senza frode a... ai cittadini che... non so... Ecco, il Maestro
capisce ci che mi intendo.
S, capisco. Ma non giudicare. Abbiamo bisogno luno dellaltro sulla terra, e i buoni sono
mescolati ai malvagi come i fiori su un campo. La cicuta a fianco della salutifera malva.
Io vorrei chiedere una cosa...
Quale, Andrea?
Giovanni mi ha raccontato del miracolo fatto a Cana... Era in noi tanta speranza che Tu ne facessi
uno a Cafarnao... e Tu hai detto che non facevi miracolo se prima non avevi adempiuto la Legge.
Perch allora a Cana? E perch qui e non nella patria tua?
Ogni ubbidienza alla Legge unione con Dio e perci aumento della capacit nostra. Il miracolo
la prova dellunione con Dio, della presenza benevola e consenziente di Dio. Per questo Io ho
voluto fare il mio dovere di israelita prima di iniziare la serie dei prodigi.
Ma Tu non eri tenuto alla Legge.
Perch? Come Figlio di Dio, no. Ma come figlio della Legge, s. Israele, per ora, non mi conosce
che come tale... E anche dopo, quasi tutto Israele mi conoscer come tale, anzi, come meno ancora.
Ma Io non voglio dare scandalo a Israele e ubbidisco alla Legge.
Sei santo.
La santit non esclude dallubbidienza. Anzi, la perfeziona. Vi lesempio da dare, oltre al resto.
Che diresti di un padre, di un maggior fratello, di un maestro, di un sacerdote che non dessero buon

esempio?
E Cana, allora?
Cana era la gioia di mia Madre da farsi. Cana lanticipo che si deve dare a mia Madre. Ella
lAnticipatrice della Grazia. Qui do onore alla Citt Santa, facendo di essa, pubblicamente
liniziatrice del mio potere di Messia. Ma l, a Cana, Io davo onore alla Santa di Dio, alla Tutta
Santa. Il mondo mi ha per Essa. E giusto che ad Essa vada il mio primo prodigio nel mondo.
Bussano alla porta. E Tommaso da capo. Entra e si butta ai piedi di Ges. Maestro... io non posso
attendere il Tuo ritorno. Lasciami con Te. Sono pieno di difetti, ma ho questo amore, solo, grande,
vero, il mio tesoro. E tuo, per Te. Lasciami, Maestro...
Ges gli pone la mano sul capo. Resta, Didimo. Seguimi. Beati quelli che sono sinceri e tenaci nel
volere. Voi benedetti. Pi che parenti mi siete, perch mi siete figli e fratelli non secondo il sangue
che muore ma secondo il volere di Dio e il vostro volere spirituale. Ora Io dico che non ho pi
stretto parente di colui che fa la volont del Padre mio, e voi la fate, perch volete il bene.
La visione cessa cos. Sono le ore 16 e gi cadono su di me le ombre del sopore che sento sar
violento, logica conseguenza della penosa ora di ieri...
[...].

55. Un incarico affidato a Tommaso.


27 ottobre 1944.
Stamane, rinvenendo da un pesantissimo sopore di molte ore, mentre prego attendendo si faccia
giorno, ho la ripresa della visione.
Dico ripresa perch siamo ancora nello stesso ambiente: la larga e bassa cucina, scura nelle pareti
fumose, appena illuminata da una fiammella a olio posta sulla tavola rustica, lunga e stretta, alla
quale sono seduti in otto persone - Ges e i sei discepoli, pi il padrone di casa - quattro per lato.
Ges, ancora rigirato sul suo sgabello - perch qui non sono altro che sgabelli senza spalliera, a tre
piedi, proprio cose di campagna - parla ancora con Tommaso. La mano di Ges scesa dal capo di
Tommaso alla spalla dello stesso. Ges dice: Alzati, amico. Hai gi cenato?.
No, Maestro. Ho fatto pochi metri con laltro che era meco, e poi lho lasciato e sono tornato
indietro dicendogli che volevo parlare al lebbroso guarito... Ma ho detto cos perch pensavo che
egli avrebbe sdegnato di accostarsi ad un impuro. Ho indovinato. Ma io cercavo Te, non il
lebbroso... Volevo dirti: Prendimi!... Mi sono aggirato su e gi per luliveto, finch un giovane mi
ha chiesto che facevo. Deve avermi creduto un malintenzionato... Era presso un pilastro, l dove ha
inizio il podere.
Il padrone di casa sorride: E mio figlio spiega poi, e aggiunge: E di guardia al frantoio.
Abbiamo nelle caverne, sotto il frantoio, quasi ancora tutto il raccolto dellanno. Fu molto buono.
Molto olio ci dette. E in tempi di folla che sempre si uniscono malandrini che svaligiano i posti
incustoditi. Otto anni fa, proprio per Parasceve, ci derubarono tutto. Da allora, una notte per uno,
facciamo buona guardia. La madre andata a portargli la cena.
Ebbene, mi disse: Che vuoi?, e lo disse con un tono che, per salvarmi la pelle dal suo bastone,
spiegai lesto: Cerco il Maestro che abita qui. Mi rispose allora: Se vero ci che dici, vieni alla
casa. E mi ha accompagnato fin qui. E lui che ha bussato, e non se ne andato che quando ha
sentito le mie prime parole.
Abiti lontano?
Alloggio dallaltro lato della citt, vicino alla Porta Orientale.
Sei solo?
Ero con i parenti. Ma essi sono andati da altri parenti sulla strada di Betlemme. Io sono rimasto per
cercarti notte e giorno finch ti avessi trovato.

Ges sorride e dice: Allora nessuno ti attende?


No, Maestro.
La strada lunga, la notte buia, le pattuglie romane sono per la citt. Io ti dico: se vuoi, resta con
noi.
Oh! Maestro!. Tommaso felice.
Fate posto, voi. E date tutti qualcosa al fratello. Di suo Ges d la porzione di formaggio che
aveva davanti. Spiega a Tommaso: Siamo poveri e la cena quasi terminata. Ma c tanto cuore in
chi dona. E a Giovanni, seduto al suo fianco, dice: Cedi il posto allamico.
Giovanni si alza subito e va a sedersi allangolo della tavola vicino al padrone di casa.
Siedi, Tommaso. Mangia. E poi a tutti: Cos sempre farete, amici, per legge di carit. Il
pellegrino gi protetto dalla Legge di Dio. Ma ora, in mio nome, pi ancora lo dovrete amare.
Quando uno vi chiede un pane, un sorso dacqua, un ricovero in nome di Dio, dovete darlo, nello
stesso nome. E ne avrete da Dio la ricompensa. Questo dovete fare con tutti. Anche coi nemici. E
questa la Legge nuova. Fino ad ora vi era detto: Amate coloro che vi amano e odiate i nemici. Io
vi dico: Amate anche coloro che vi odiano. Oh! se sapeste come sarete amati da Dio se amerete
come Io vi dico! Quando poi uno dice: Io vi voglio essere compagno nel servire il Signore Iddio
Vero e seguire il suo Agnello, allora pi caro di un fratello di sangue vi deve essere, perch sarete
uniti da un vincolo eterno: quello del Cristo
Ma se poi ne capita uno non sincero? Dire: Io voglio fare questo e quello facile. Ma non sempre
la parola risponde a verit dice Pietro piuttosto irritato. Non so, non del suo solito umore
gioviale.
Pietro, ascolta. Tu parli con buon senso e con giustizia. Ma, vedi: meglio peccare di bont e di
fiducia che di diffidenza e durezza. Se beneficherai un indegno, che male te ne verr? Nessuno. Ma
anzi il premio di Dio sar sempre attivo per te, mentre a lui andr il demerito di aver tradito la tua
fiducia.
Nessun male? Eh! Delle volte chi indegno non si ferma allingratitudine, ma passa oltre e giunge
anche a nuocere nella stima, nelle sostanze e nella vita stessa.
Vero. Ma questo diminuirebbe il tuo merito? No. Anche se tutto il mondo credesse alle calunnie,
anche se tu fossi ridotto pi povero di Giobbe, anche se il crudele ti levasse la vita, che sarebbe
mutato agli occhi di Dio? Nulla. Anzi, s, un mutamento ci sarebbe. Ma in bene per te. Dio, ai meriti
della bont, unirebbe i meriti del martirio intellettuale, finanziario, fisico.
Bene, bene! Sar cos Pietro non parla pi. Imbronciato, sta col capo appoggiato alla mano.
Ges si rivolge a Tommaso: Amico, ti ho detto prima, nelluliveto: Quando torner da queste
parti, se vorrai ancora, sarai mio. Ora ti dico: Sei disposto a fare un piacere a Ges?
Senza dubbio.
Ma se questo piacere pu causare sacrificio?
Nessun sacrificio per servirti, Che vuoi?
Volevo dirti... ma tu avrai commerci, avrai affetti...
Niente, niente! Ho Te! Parla.
Ascolta. Domani alle prime luci il lebbroso si partir dai sepolcri per trovare chi avverta il
sacerdote. Tu andrai ai sepolcri per primo. E carit. E dirai forte: O tu che ieri sei stato mondato,
vieni fuori. Mi manda a te Ges di Nazaret, il Messia dIsraele, Colui che ti ha sanato. Fa che il
mondo dei morti viventi conosca il mio Nome e frema di speranza, e chi alla speranza unisce la
fede, venga a Me, che Io lo guarisca. E la prima forma della mondezza che Io porto, della
resurrezione di cui sono padrone. Un giorno ben pi fonda mondezza Io dar... Un giorno i sepolcri
sigillati erutteranno i morti veri che appariranno per ridere, dalle loro occhiaie vuote, dalle
mandibole scoperte, per il giubilo lontano, e pur sentito dagli scheletri, degli spiriti liberati dal
Limbo dattesa. Appariranno per ridere a questa liberazione e per fremere sapendo a che la
devono... Tu va'. Egli verr a te. Tu farai ci che egli ti prega di fare. Lo aiuterai in tutto come ti
fosse fratello. E gli dirai anche: Quando sarai del tutto purificato, andremo insieme sulla strada di
del fiume, oltre Doco ed Efraim. L il Maestro Ges ti attende e mi attende per dirci in che lo
dobbiamo servire.

Far cos, E laltro?


Chi? LIscariota?
S, Maestro.
Per lui dura il mio consiglio. Lascialo decidere da s, e per lungo tempo. Evita anzi di incontrarlo
Star presso il lebbroso. Nella valle dei sepolcri, solo li immondi si aggirano o chi ha contatti di
piet con loro.
Pietro borbotta qualcosa. Ges ode.
Pietro, che hai? Taci o mormori. Sembri malcontento. Perch?
Lo sono. Noi siamo i primi e Tu a noi non regali un miracolo. Noi siamo i primi E Tu ti fai sedere
vicino un estraneo. Noi siamo i primi e Tu a lui, e non a noi, dai degli incarichi. Noi siamo i primi
e... s proprio, ecco, e sembra che si sia gli ultimi. Perch li attendi sulla via del fiume? Certo per
dare a loro qualche missione. Perch a loro e non a noi?
Ges lo guarda. Non irato. Anzi sorride come si sorride ad un ragazzo. Si alza, va lentamente da
Pietro, gli pone la mano sulla spalla e dice sorridendo: Pietro! Pietro! Sei un grande, un vecchio
bambino! e ad Andrea, seduto presso il fratello, dice: Vai al mio posto e si siede a fianco di
Pietro, cingendolo con un braccio alle spalle, e gli parla tenendolo, cos, contro la sua spalla:
Pietro, ti pare che Io faccia ingiustizia, ma non ingiustizia la mia. E anzi prova che so quel che
valete. Guarda. Chi ha bisogno di prove? Colui che ancora non sicuro. Orbene Io vi sapevo tanto
sicuri su Me, che non ho sentito bisogno di darvi prove del mio potere. Qui a Gerusalemme
occorrevano prove, qui dove vizio, irreligione, politiche, tante cose del mondo, offuscano gli spiriti
al punto che essi non possono vedere la Luce che passa. Ma l, sul nostro bel lago, cos puro sotto
un cielo puro, l fra gente onesta e vogliosa di bene, non sono necessarie prove. Li avrete i miracoli.
A fiumi verser su di voi le grazie. Ma, guarda come vi ho stimato, Io vi ho presi senza esigere
prove e senza trovare bisogno di darvene, perch so chi siete. Cari, tanto cari, e tanto a Me fedeli.
Pietro si rasserena: Perdonami, Ges.
S, ti perdono perch il tuo broncio amore. Ma non avere pi invidia, Simone di Giona. Sai cosa
il cuore del tuo Ges? Hai mai visto il mare, il vero mare? S? Ebbene, il mio cuore ben pi
vasto del largo mare! E c posto per tutti. Per tutta lumanit. E il pi piccolo ha posto come il pi
grande. E il peccatore vi trova lamore come linnocente. A questi do una missione? Sicuro. Mi
vuoi vietare di darla? Io vi ho scelto. Non voi. Sono perci libero di giudicare come impiegarvi. E
se questi li lascio qui con una missione -che pu esser anche una prova, come pu essere
misericordia il lasso di tempo lasciato allIscariota- puoi tu rimproverarmene? Sai se a te non ne
serbo una pi vasta? E non la pi bella quella di sentirai dire: Tu verrai con Me?
E vero, vero! Sono una bella bestia! Perdono...
S. Tutto, ogni perdono. Oh! Pietro!... Ma vi prego tutti: non discutete mai sui meriti e sui posti.
Avrei potuto nascere re. Sono nato povero, in una stalla. Avrei potuto essere ricco. Ho vissuto di
lavoro e ora di carit. Eppure, credetelo, amici, non c alcuno grande agli occhi di Dio pi di Me.
Di Me che sono qui: servo delluomo.
Servo Tu? Non mai!
Perch, Pietro?
Perch io ti servir.
Anche tu mi servissi come una madre serve linfante, Io sono venuto per servire luomo. Per lui
sar Salvatore. Che servizio pari a questo?
Oh! Maestro! Tu tutto spieghi. E quel che pareva oscuro si fa subito chiaro!
Lieto, ora, Pietro? Allora lasciami finire di parare a Tommaso. Sei certo di riconoscere il lebbroso?
Non vi che lui di guarito; ma potrebbe essere gi partito alla luce delle stelle, per trovare un
viandante sollecito. E un altro, per ansia di entrare in citt, vedere i parenti, forse, potrebbe
sostituirsi a lui. Ascolta il suo ritratto. Io gli ero vicino e nel crepuscolo lho visto bene. E alto e
magro. Di colorito oscuro come un sangue misto, occhi profondi e nerissimi sotto sopracciglia di
neve, capelli bianchi come il lino e piuttosto ricci, naso lungo, camuso verso la punta come quello
dei Lib, labbra grosse, specie linferiore, e sporgenti. E tanto olivastro che il labbro tendente al
violaceo. Sulla fronte una cicatrice di antica data rimasta, e sar lunica macchia, ora che sar

mondato da croste e sudiciume.


E un vecchio, se tutto bianco.
No Filippo. Lo sembra ma non lo . La lebbra lo ha fatto canuto
Cosa ? Un sangue misto?
Forse, Pietro. Ha somiglianza coi popoli dAfrica.
Sar israelita, allora?
Lo sapremo. Ma se non lo fosse?
Eh! se non lo fosse se ne andrebbe. Gi molto aver meritato desser guarito.
No, Pietro. Anche fosse idolatra, Io non lo caccer. Ges venuto per tutti. E in verit ti dico che i
popoli delle tenebre sorpasseranno i figli della Luce...
Ges sospira. Poi si alza. Rende grazie al Padre con un inno e benedice.
La visione cessa cos.
Faccio notare incidentalmente che il mio interno ammonitore mi ha detto fin da ieri sera quando
vedevo il lebbroso: E Simone, lapostolo. Vedrai la venuta di lui e di Taddeo al Maestro.
Stamane, dopo la comunione ( Venerd) apro il messale e vedo che proprio oggi la vigilia della
festa di Simone e Giuda, e il Vangelo di domani parla proprio sulla carit, quasi ripetendo le parole
da me udite prima della visione. Giuda Taddeo, per, per ora non lho visto.

56. Simone Zelote e Giuda Taddeo uniti nella sorte.


28ottobre 1944.
Siete pur belle, rive del Giordano, cos come eravate ai tempi di Ges! Vi vedo e mi beo nella
vostra maestosa pace verde-azzurra. sonante dacque e di fronde con tono dolce come melodia.
Sono per una strada abbastanza ampia e anche abbastanza ben tenuta. Deve essere una strada
maestra, meglio: militare, tracciata dai romani per congiungere le diverse regioni con la capitale.
Scorre presso al fiume, ma non proprio lungo il fiume. E separata da esso da una zona boschiva che
credo abbia il compito di rassodare le rive e far resistenza alle acque nei tempi di piena. Dallaltro
lato della strada la boschiva continua, di modo che la via pare una galleria naturale sopra la quale si
intrecciano i rami fronzuti. Benefico ristoro per i viandanti in questi paesi di gran sole.
Il fiume, perci naturalmente la via, ha, nel punto in cui mi trovo, un arco lento, di modo che io
vedo il proseguire dellargine fronzuto come una muraglia verde, messa a chiudere un bacino di
acque quiete. Pare quasi un lago di un parco signorile. Ma lacqua non la ferma acqua di un lago.
Scorre, sebbene lentamente. E ne prova il fruscio che fa contro i primi canneti, i pi audaci che
sono nati proprio gi, nel greto, e londulazione che hanno i lunghi nastri delle foglie di essi,
pendenti sul pelo dellacqua e mosse da questa. Anche un gruppo di salici, dai flessibili rami
spioventi, hanno affidato il sommo della loro verde capigliatura al fiume, e quello pare pettinarla
con grazia di carezza, stendendola dolcemente a filo di corrente.
Silenzio e pace nellora mattutina. Solo canti e richiami di uccelli, fruscio dacque e fronde, e un
gran brillare di rugiada sullerba verde e alta che fra gli alberi, non ancora indurita e ingiallita dal
sole estivo, ma tenera e nuova per essere nata dopo la primaverile effusione dacque, che ha nutrito
la terra, fin nel profondo, di umidore e di succhi buoni.
Tre viandanti sono fermi in questa svolta della strada, proprio a un vertice dellarco. Guardano in su
e in gi, a sud dove Gerusalemme, a nord dove la Samaria. Scrutano fra i colonnati delle piante
per vedere se giunge qualcuno atteso. Sono Tommaso, Giuda Taddeo, e il lebbroso guarito. Parlano.
Vedi nulla?
Io no.
Neppure io.
Eppure questo il posto.
Ne sei sicuro?

Sicuro, Simone. Uno dei sei mi ha detto, mentre il Maestro si allontanava fra le acclamazioni della
folla dopo il miracolo di uno storpio mendicante, guarito alla Porta dei Pesci: Noi ora andiamo
fuori Gerusalemme. Attendici a cinque miglia fra Gerico e Doco, alla curva del fiume, lungo la via
alberata. Questa. Ha detto anche: Vi saremo fra tre giorni allaurora. E il terzo giorno, e la quarta
vigilia qui ci ha trovato.
Verr? Forse era meglio seguirlo da Gerusalemme.
Non potevi ancora venire tra la folla, Simone.
Se mio cugino vi ha detto di venire qui, qui verr. Mantiene sempre ci che promette. Non c che
da attendere.
Sei sempre stato con Lui?
Sempre. Da quando torn a Nazaret fu con me un buon compagno. Sempre insieme. Siamo della
stessa et, io di poco pi anziano. E poi ero il preferito dal Padre di Lui, fratello a mio padre. Anche
la Madre mi voleva molto bene. Sono cresciuto pi con Lei che con mia madre.
Ti voleva... Ora non ti vuole pi lo stesso bene?
Oh! s! Ma ci siamo un poco divisi da quando Egli si fatto profeta. I miei parenti non ne hanno
piacere.
Quali parenti?
Mio padre e i due maggiori. Laltro e titubante... Mio padre molto vecchio e non ho avuto cuore
di urtarlo. Ma ora... Ora non pi. Ora io vado dove cuore e mente mi attirano. Vado da Ges. Non
credo di offendere la Legge, facendo cos. Ma gi... se non fosse giusto ci che voglio fare, Ges
me lo direbbe. Far ci che Lui dice. E lecito ad un padre ostacolare un figlio nel bene? Se io sento
che l salute, perch impedirmi di averla? Perch i padri ci sono nemici talora?
Simone sospira come per tristi ricordi e china il capo, ma non parla.
Risponde invece Tommaso: Io ho gi superato lostacolo. Mio padre mi ha udito e mi ha
compreso. Mi ha benedetto dicendo: Va'! Questa Pasqua sia per te liberazione dalla schiavit di
unattesa. Felice te che puoi credere. Io attendo. Ma se proprio Lui e te ne accorgerai seguendolo,
vieni al tuo vecchio padre per dirgli: Vieni. Israele ha lAtteso.
Sei pi fortunato di me. E dire che noi siamo vissuti al suo fianco!... E non crediamo, noi di
famiglia!... E diciamo, ossia, loro dicono: E uscito di senno
Ecco un gruppo di persone grida Simone. E Lui, Lui! Riconosco la sua testa bionda! Oh!
venite! Corriamo!
Si danno a camminare velocemente verso sud. Gli alberi, ora che il sommo dellarco raggiunto,
nascondono il resto della via, di modo che i due gruppi si trovano quasi di fronte quando meno se
laspettano. Ges pare risalga dal fiume, perch fra gli alberi della sponda.
Maestro!
Ges!
Signore!
I tre gridi del discepolo, del cugino, del guarito squillano, adoranti e festosi.
Pace a voi! Ecco la bella, non confondibile voce piena, sonora e pacata, espressiva, netta, virile,
dolce e incisiva. Tu pure, Giuda, cugino mio?
Si abbracciano. Giuda piange.
Perch questo pianto?
Oh! Ges! Io voglio stare con Te!
Ti ho atteso sempre. Perch non sei venuto?
Giuda china il capo e tace.
Non hanno voluto! E ora?
Ges, io... io non posso ubbidire a loro. Voglio ubbidire a Te solo.
Ma Io non ti ho dato comando,
No, Tu no. Ma la tua missione che comanda! E Colui che ti ha mandato che parla qui, in mezzo
al mio cuore, e mi dice: Va' da Lui. E Colei che ti ha generato e che mi stata maestra soave, che
col suo sguardo di colomba, mi dice, senza usar parole: Sii di Ges! . Posso io non tener conto di
quella voce eccelsa che mi trivella il cuore? Di questa preghiera di santa che certo mi supplica per il

mio bene? Solo perch sono cugino per parte di Giuseppe, non devo conoscerti per quello che sei,
mentre il Battezzatore ti ha conosciuto, lui che non ti aveva mai visto, qui, sulle sponde di questo
fiume e ti ha salutato Agnello di Dio? Ed io, io che sono cresciuto con Te, io che mi sono fatto
buono seguendo Te, io che sono diventato figlio della legge per merito di tua Madre e da Lei ho
aspirato non i seicentotredici precetti dei rabbini, oltre la Scrittura e le preghiere, ma lanima di esse
tutte, io non dovrei essere capace di nulla?
E tuo padre?
Mio padre? Non gli manca pane e assistenza, e poi... Tu mi di lesempio. Tu hai avuto pensiero al
bene del popolo pi che al piccolo bene di Maria. E Lei sola. Dimmi Tu, Maestri mio, non lecito
forse, senza mancare di rispetto, dire ad un padre: Padre, io ti amo. Ma sopra te Dio, e Lui
seguo
Giuda, parente e amico, Io te lo dico: tu sei moto avanti nella via della Luce. Vieni. E lecito dire
al padre cos quando Dio che chiama. Nulla sopra Dio. Anche le leggi del sangue cessano, ossia
si sublimano, perch con le nostre lacrime noi diamo ai padri, alle madri pi vasto aiuto, e per pi
eterna cosa che non la giornata del mondo. Seconoi li traiamo al Cielo e, per la stessa via di
sacrificio degli affetti, a Dio. Resta, dunque, Giuda. Ti ho atteso e sono felice di riaverti, amico
della mia vita nazarena.
Giuda commosso.
Ges si volge a Tommaso: Hai ubbidito fedelmente. Prima virt del discepolo.
Sono venuto per esserti fedele.
E lo sarai. Io te lo dico. Vieni, tu che stai vergognoso nellombra. Non temere.
Signore mio!. Lex-lebbroso ai piedi di Ges.
Alzati. Il tuo nome?
Simone.
La tua famiglia?
Signore... era potente... io pure ero potente... Ma astio di sette e... e errori di giovent hanno leso la
sua potenza. Mio padre... Oh! io devo parlare contro di lui, che mi costato lacrime non celesti! Tu
lo vedi, lhai visto che dono mi ha fatto!
Era lebbroso?
Non lebbroso, come non io. Ma malato di una malattia daltro nome, che noi d'Israele mettiamo
comune con le lebbre diverse. Egli... - allora trionfava ancora la sua casta - visse e mor potente
nella sua casa. Io... se Tu non mi salvavi, sarei morto nei sepolcri.
Sei solo?
Solo. Ho un servo fedele che si cura di quanto mi resta. Lho fatto avvertito.
Tua madre?
E... morta. Luomo pare impacciato.
Ges losserva attentamente. Simone, mi hai detto: Che devo fare per Te? Ora Io te lo dico:
Seguimi.
Subito, Signore!... Ma... ma io... lascia che ti dica una cosa. Sono, ero chiamato zelote per la
casta, e cananeo per madre. Tu vedi. Sono scuro. In me ho sangue di schiava. Mio padre non
aveva figli dalla moglie e mi ebbe da una schiava. La moglie, una buona, mi allev come figlio e mi
cur nelle infinite malattie, finch mor...
Non ci sono schiavi o affrancati, agli occhi di Dio. Una sola ai suoi occhi la schiavit: il peccato.
Ed Io sono venuto a levarla. Tutti vi chiamo, perch il Regno di tutti. Sei colto?
Son colto. Avevo anche il mio posto fra i grandi. Finch il male fu nascosto sotto le vesti. Ma
salito al viso... Non parve vero ai nemici di usarlo per confinarmi tra i morti per quanto, come
disse un medico di Cesarea, romano, che io consultai, la mia non fosse lebbra vera, ma una
serpigine ereditaria, per cui bastava non procreassi per non propagarla. Posso io non maledire mio
padre?
Devi non maledirlo. Ti ha fatto ogni male...
Oh! s! Dilapidatore di sostanze, vizioso, crudele, senza cuore n affetto. Mi ha negato salute,
carezze, pace, mi ha bollato con un nome che spregio e con una malattia che un marchio di un

obbrobrio... Di tutto si fatto padrone. Anche del futuro del figlio. Tutto mi ha levato: anche la
gioia di esser padre.
Per questo ti dico: Seguimi. Al mio fianco, al mio seguito troverai Padre e figli. Alza lo sguardo,
Simone. L il Padre vero ti sorride. Guarda negli spazi della terra, nei continenti, per le contrade.
Figli e figli vi sono; figli danima per i senza figli. Attendono te, e molti come te attendono. Sotto il
mio Segno non ci sono pi derelizioni. Nel mio Segno non ci sono pi solitudini n differenze. E
segno damore. E amore d. Vieni, Simone, che non hai avuto figli. Vieni, Giuda, che perdi il padre
per amor mio. Vi unisco nella sorte.
Egli li ha presso tutti e due. Tiene le mani sulle loro spalle come per una presa di possesso, come
per imporre un giogo comune. Poi dice: Vi unisco. Ma ora vi separo. Tu, Simone, resterai qui con
Tommaso. Preparerai con esso le vie del mio ritorno. Fra non molto Io torner, e voglio che popolo
e popolo mi attendano. Dite ai malati, tu lo puoi dire, che Colui che guarisce viene. Dite agli
attendenti che il Messia fra il suo popolo. Dite ai peccatori che vi chi perdona per dare forza di
salire...
Ma saremo capaci?
S. Non avete che dire: Egli giunto. Vi chiama. Vi aspetta. Viene per farvi grazia. Siate qui
pronti per vederlo. e alle parole unite il racconto di ci che sapete. E tu, Giuda, cugino, vieni con
Me e con questi. Ma tu resterai a Nazaret.
Perch, Ges?
Perch mi devi preparare la via in patria. Credi piccola missione? In verit non ve ne una pi
grave... Ges sospira.
E riuscir?
S e no. Ma tutto sar sufficiente per essere giustificati
Di che? E presso chi?
Presso Dio. Presso la patria. Presso la famiglia. Non potranno rimproverarci perch abbiamo
offerto il bene. E se la patria e la famiglia do sdegneranno, noi non avremo colpa della loro perdita.
E noi?
Voi, Pietro? Voi tornerete alle reti.
Perch?
Perch Io vi istruir lentamente e vi prender quando vi trover pronti.
Ma ti vedremo, allora?
Certo. Verr a voi sovente, o vi far chiamare quando sar a Cafarnao. Ora salutatevi, amici, e
andiamo. Vi benedico, o voi che rimanete. La mia pace con voi.
E ha termine la visione.

57. A Nazareth con Giuda Taddeo e con altri sei discepoli.


31 ottobre 1944.
Ges giunge con il cugino e sei discepoli nelle prossimit di Nazaret. Dallalto del poggio dove si
trovano si vede la cittadina, bianca fra il verde, salire e scendere per le chine su cui costruita, un
dolce ondulare di chine, dove appena sentito, dove pi marcato.
Siamo giunti, amici. Ecco l la mia casa. Mia Madre in essa perch fumo si eleva dalla casa.
Forse fa il pane. Io non vi dico: Restate, perch penso che avrete ansia di giungere a casa. Ma se
volete spezzare con Me il pane e conoscere Quella che gi Giovanni conosce, vi dico: Venite.
I sei, che erano gi tristi per limminente separazione, tornano tutti lieti e accettano di cuore.
Andiamo, dunque
Scendono sveltamente la collinetta e prendono la via maestra. E verso sera. Fa ancora caldo, ma
gi le ombre scendono sulla campagna in cui le biade tendono a maturare. Entrano in paese. Donne
che vanno e vengono dalla fonte, uomini sulle soglie delle minuscole officine o negli orti, salutano
Ges e Giuda.

I bambini, poi, si affollano intorno a Ges.


Sei tornato?
Adesso resti qui?
Mi si rotta di nuovo a ruota del carrettino.
Sai, Ges? Mi nata una sorella e lhanno chiamata Maria.
Il maestro mi ha detto che so tutto e che sono un vero figlio della Legge.
Sara non c perch ha la mamma malata forte. Piange perch ha paura.
Mio fratello Isacco ha preso moglie. C stata una gran festa.
Ges ascolta, carezza, encomia, promette aiuto.
Giungono a casa cos. E sulla soglia Maria, avvisata da un ragazzetto premuroso.
Figlio mio!
Mamma!
I due sono uno fra le braccia dellaltra. Maria, molto pi bassa di Ges, ha il capo appoggiato sul
sommo del petto del Figlio, chiusa fra il cerchio delle sue braccia. Egli la bacia su capelli biondi.
Entrano in casa.
I discepoli, Giuda compreso, restano fuori, per lasciare liberi i due nelle loro prime espansioni.
Ges! Figlio mio! La voce di Maria trepida come quella di chi ha le lacrime in gola.
Perch, mamma, cos?
O Figlio! Mi hanno detto... Nel Tempio cerano dei galilei, dei nazareni, quel giorno... Sono
tornati... e hanno raccontato... O Figlio!
Ma tu lo vedi, Mamma! Io sto bene. Nessun male m venuto. Solo venuta gloria a Dio nella sua
Casa.
S. Lo so, Figlio del mio cuore. So che stato come lo squillo che evoca i dormienti. E per la
gloria di Dio io ne sono felice... felice che questo popolo si svegli a Dio... Io non ti rimprovero... io
non ti ostacolo... ti comprendo... e... son felice... ma ti ho generato, io, Figlio mio!...
Maria sta ancora fra il cerchio delle braccia di Ges ed ha parlato tenendo le manine aperte e
appoggiate sul petto del Figlio, colla testa alzata verso di Lui, locchio pi lucido per il pianto che
pronto a scendere, e ora tace, riappoggiando la testa sul petto di Lui. Pare una tortorina grigia, cos
vestita di bigiognolo come , fra il riparo di due forti ali di candore, perch Ges ancora col suo
abito e manto bianco.
Mamma! Povera Mamma! Cara Mamma!... Ges la bacia ancora. Poi dice: Ebbene, vedi? Io
sono qui, e non solo. Ho con Me i discepoli primi, e altri sono in Giudea. E anche il cugino Giuda
con Me e mi segue...
Giuda?
S, Giuda. So perch sei stupita. Certo, fra coloro che hanno parlato del fatto erano Alfeo coi figli...
e non erro dicendo che mi hanno criticato. Ma non avevo paura. Oggi cos, domani non cos.
Luomo va coltivato come la terra, e dove sono triboli escono rose. Giuda, che Tu ami, gi con
Me.
Dove ora?
Fuori, con gli altri. Hai pane per tutti?
S, Figlio. Maria dAlfeo nel forno che lo sforna. Molto buona Maria con me, e specie ora.
Dio le dar gloria. Si fa sulla porta e chiama: Giuda! Qui tua madre! Amici, venite!
Entrano e salutano. Ma Giuda bacia Maria. E poi corre in cerca di sua madre.
Ges nomina i cinque: Pietro, Andrea, Giacomo, Natanaele, Filippo; perch Giovanni, gi noto a
Maria, lha salutata subito dopo Giuda, inchinandosi e ricevendone la benedizione.
Maria li saluta e li invita a sedersi. E la padrona di casa e, pur adorando con lo sguardo il suo Ges,
- pare che lanima continui a parlare, per gli occhi, col Figlio - si occupa degli ospiti. Vorrebbe
portare lacqua per ristorarli. Ma Pietro scatta: No, Donna. Non posso permetterlo. Tu siedi presso
tuo Figlio, Madre santa. Io andr, andremo nellorto per rinfrescarci.
Accorre Maria dAlfeo, rossa e infarinata, e saluta Ges che la benedice, e poi conduce i sei
nellorto, alla vasca, e torna felice. Oh! Maria! dice alla Vergine. Giuda mi ha detto. Come sono
contenta! Per Giuda e per te, cognata mia. So che gli altri mi grideranno. Ma non mimporta. Sar

felice il giorno che li sapr tutti con Ges. Noi mamme sappiamo... sentiamo quello che bene per i
figli. E io sento che il bene delle mie creature sei Tu, Ges.
Ges la carezza sul capo, sorridendole.
Tornano i discepoli e Maria dAlfeo serve pane fragrante, ulive e formaggio. E porta unanforetta di
vinetto rosso, che Ges mesce ai suoi amici. E sempre Ges che offre e poi distribuisce.
Un poco impacciati sulle prime, i discepoli dopo si fanno pi sicuri, e raccontano delle loro case,
del viaggio a Gerusalemme, dei miracoli avvenuti. Sono pieni di zelo e di affetto, e Pietro cerca di
farsi di Maria unalleata per ottenere di essere subito presi da Ges senza attese a Betsaida.
Fate quanto Egli dice esorta Lei, con un sorriso soave. Questa attesa vi giover pi di ununione
immediata. Il mio Ges fa tutto bene quanto fa.
La speranza di Pietro muore. Ma egli si rassegna con buon garbo. Chiede solo: Durer molto
lattesa?
Ges lo guarda con un sorriso, ma non dice altro.
Maria interpreta quel sorriso come un segno benevolo, e dice: Simone di Giona, Egli sorride...
perci io ti dico: rapido come un volo di rondine sul lago sar il tempo del tuo attendere
ubbidiente.
Grazie, Dona.
Non parli, Giuda? E tu Giovanni?
Ti guardo, Maria.
Ed io pure.
Anche io vi guardo e... sapete? Mi torna in mente unora lontana. Anche allora avevo sempre tre
paia docchi fissi al mio viso, con amore. Ricordi, Maria, i tre miei scolari?
Oh! se ricordo! E vero! Anche ora tre, di unet quasi uguale, ti guardano con tutto lamore che
loro. E costui, Giovanni, credo, mi pare il Ges dallora, cos biondo e roseo, e pi giovane di tutti.
Gli altri vogliono sapere, e ricordi e aneddoti scorrono nelle parole col tempo. Viene la sera.
Amici, Io non ho ambienti. Ma l vi il laboratorio dove lavoravo. Se volete trovare rifugio l...
Ma non vi sono che i banconi.
Letto comodo per pescatori usi a dormire su assi strette. Grazie, Maestro. Dormire sotto il tuo tetto
onore e santificazione.
Si ritirano con molti saluti. Anche Giuda si ritira con sua madre; vanno nella loro casa.
In questa stanza restano Ges e Maria, seduti sulla cassapanca, al lume della lucernetta, un braccio
intorno alle spalle dellaltro, e Ges racconta, e Maria ascolta, beata, trepida, felice...
La visione cessa cos.

58. Guarigione di un cieco a Cafarnao.


7 ottobre 1944.
Dice Ges. e subito la quiete si fa in me e la letizia di questa quiete luminosa mi fa ilare il cuore:
Vedi. Tanto gli piacciono gli episodi dei ciechi. Diamogliene un altro. E io vedo.
Vedo un bellissimo tramonto estivo. Il sole ha infuocato tutto loccidente, e il lago di Genezaret
una enorme lastra accesa sotto il cielo acceso.
Le strade di Cafarnao cominciano appena a popolarsi di gente: donne che vanno alla fonte, uomini,
pescatori che preparano reti e navigli per la pesca notturna, bambini che corrono giuocando per le
vie, asinelli con le corbe che vanno verso la campagna, forse per prendere verdure.
Ges si affaccia su un uscio che d su un cortiletto tutto ombreggiato da una vite e da un fico, oltre
il quale vi una vietta sassosa che bordeggia il lago. Deve essere la casa di Pietro (invece la casa
della suocera di Pietro) perch questo sulla riva con Andrea e prepara nella barca le ceste per il
pesce e le reti, dispone sedili e rotoli di corde. Tutto per la pesca, insomma, e Andrea lo aiuta,
andando e venendo dalla casa alla barca.
Ges interpella il suo apostolo: Sar buona pesca?

E il tempo propizio. Calma lacqua, e chiara sar la luna. I pesci affioreranno dal profondo e la
mia rete li trasciner seco.
Andiamo soli?
Oh! Maestro! Ma come vuoi fare, con questo sistema di reti, ad esser soli?
Non ho mai pescato e aspetto che tu minsegni. Ges scende piano piano verso il lago e si ferma
sulla riva di rena grossa e ciottolosa, presso la barca.
Vedi, Maestro: si fa cos. Io esco a fianco della barca di Giacomo di Zebedeo e si va sino al punto
buono, cos a pariglia. Poi si cala la rete. Un capo lo teniamo noi. Tu lo vuoi tenere, mi hai detto.
S, se mi dici che devo fare,
Oh! non c che da sorvegliare la discesa. Che la rete scenda adagio e senza far nodi. Adagio,
perch saremo su acque di pescagione e un movimento troppo brusco pu allontanare i pesci. E
senza nodi per non rendere chiusa la rete, che si deve aprire come una borsa, o un velo, se pi ti
piace, gonfiato dal vento. Poi, quando la rete tutta discesa, noi remeremo piano o andremo con la
vela a seconda del bisogno, facendo un semicerchio sul lago, e quando il vibrare del cavicchio di
sicurezza ci dir che la pesca buona, dirigeremo a terra e l, quasi a riva - non prima per non
risicare di veder sfuggire la preda, non dopo per non rovinare pesci e reti sui sassi - isseremo la rete.
E qui ci vuole occhio, perch le barche devono venire tanto vicine che da una si possa ritirare
lestremo della rete dellaltra, ma non da urtarsi per non schiacciare la sacca piena di pesce. Mi
raccomando, Maestro, il nostro pane. Occhio alla rete, che non si scavicchi con le scosse. I pesci
difendono la loro libert con forti colpi di coda, e se sono molti... Tu capisci... Sono piccole bestie,
ma messe in dieci, in cento, in mille, diventano forti come Leviatan.
Come avviene delle colpe, Pietro. In fondo una non irreparabile. Ma se uno non cura di limitarsi
a quelluna e accumula, accumula, accumula, finisce che la piccola colpa, forse una semplice
omissione, una semplice debolezza, diviene sempre pi grossa, diviene abitudine, diviene vizio
capitale. Delle volte si comincia da uno sguardo concupiscente, e si finisce ad un adulterio
consumato. Delle volte da una mancanza di carit di parola verso un parente, e si finisce a una
violenza contro un prossimo. Guai a incominciare e a lasciare che le colpe aumentino di peso col
loro numero! Diventano pericolose e prepotenti come il Serpente infernale stesso, e trascinano
nellabisso della Geenna.
Dici bene, Maestro... ma siamo tanto deboli!
Avvertenza e preghiere per esser forti e avere aiuto, e ferma volont di non peccare. Poi una
grande fiducia nellamorosa giustizia del Padre.
Tu dici che non sar troppo severo per il povero Simone?
Per il vecchio Simone poteva essere anche severo. Ma per il mio Pietro, luomo nuovo, luomo del
suo Cristo... no, Pietro. Egli ti ama e ti amer.
E io?
Anche tu, Andrea; e con te Giovanni e Giacomo, Filippo e Natanaele. Siete i miei primi eletti.
Ne verranno altri? C' tuo cugino, e in Giudea.....
Oh! molti! Il mio Regno aperto a tutto il genere umano e in verit ti dico che pi abbondante
della pi abbondante tua pesca sar la mia nella notte dei secoli... Ch ogni secondo una notte in
cui guida e luce non la pura luce di Orione o quella della navigante luna, ma la parola di Cristo e
la Grazia che da Lui verr; notte che conoscer laurora di un giorno senza tramonto, di una luce in
cui tutti i fedeli vivranno, di un sole che investir gli eletti e li far belli, eterni, felici come di.
Minori di, figli del Padre Iddio e simili a Me.... Non potete ora capire. Ma in verit vi dico che la
vostra vita cristiana vi conceder somiglianza col vostro Maestro, e splenderete in Cielo per i suoi
stessi segni. Ebbene, Io avr, nonostante il livore di Satana e la fiacca volont delluomo, pesca pi
abbondante della tua.
Ma saremo noi soli i tuoi apostoli?
Geloso, Pietro? No. Non lo essere. Altri verranno, e nel mio cuore ci sar amore per tutti. Non
essere avaro, Pietro. Tu non sai ancora Chi ti ama. Hai mai contato le stelle? E le pietre di questo
fondale? No. Non potresti. Ma ancor meno potresti contare i palpiti damore di cui capace il mio
cuore. Hai mai potuto tener conto di quante volte questo mare baci la sponda col suo bacio donda

nel corso di dodici lune? No. Non potresti. Ma ancora non potresti contare le onde damore che da
questo cuore si riversano a baciare gli uomini. Sta' sicuro, Pietro, del mio amore
Pietro prende la mano di Ges e la bacia. E commosso.
Andrea guarda e non osa. Ma Ges gli pone la mano fra i capelli e dice: Anche te amo molto.
Nellora della tua aurora vedrai riflesso sulla volta del cielo, lo vedrai senza dover alzare gli occhi,
il tuo Ges che ti sorrider per dirti: Tamo. Vieni. e il passaggio nellaurora ti sar pi dolce che
entrata in camera nuziale...
Simone! Simone! Andrea! Vengo... Giovanni accorre affannato. Oh! Maestro! Ti ho fatto
attendere? Giovanni guarda col suo occhio innamorato Ges.
Risponde Pietro: Veramente cominciavo a pensare che non venissi pi. Prepara presto a tua barca.
E Giacomo?
Ecco... abbiamo fatto tardi, per un cieco. Credeva che Ges fosse nella nostra casa ed venuto. Gli
abbiamo detto: E altrove. Forse domani ti guarir. Aspetta.. Ma non voleva aspettare. Giacomo
diceva: Hai aspettato tanto la luce, che ti attendere unaltra notte? Ma non intende ragione...
Giovanni, se tu fossi cieco, avresti fretta di rivedere tua madre?
Eh! certo!
E allora? Dove il cieco?
Viene avanti con Giacomo. Si attaccato al mantello e non lo lascia. Ma viene avanti adagio
perch la riva sassosa ed egli inciampa... Maestro, mi perdoni di essere stato duro?
S. Ma per riparare va' a dare aiuto al cieco e portalo a Me.
Giovanni va via di corsa.
Pietro scuote un poco il capo, ma tace. Guarda il cielo che tende a farsi azzurro dopo tanto color
rame, guarda il lago e guarda altre barche gi uscite per la pesca, e sospira.
Simone?
Maestro?
Non aver paura. Avrai una pesca abbondante anche se esci ultimo.
Anche questa volta?
Tutte le volte che avrai carit, Dio ti user grazia di abbondanza.
Ecco il cieco.
Il poveretto avanza fra Giacomo e Giovanni. Ha fra le mani un bastone, ma non se ne serve, ora. Va
meglio affidandosi ai due.
Ecco, uomo, il Maestro ti sta avanti.
Il cieco singinocchia: Signor mio! Piet!
Vuoi vedere? Alzati. Da quando sei cieco?
I quattro apostoli fanno gruppo attorno ai due.
Da sette anni, Signore. Prima vedevo bene e lavoravo. Ero fabbro in Cesarea Marittima.
Guadagnavo bene. Il porto, i molti commerci, avevano sempre bisogno di me per i lavori. Ma nel
battere un ferro ad ancora, e puoi pensare se era rosso per essere morbido al colpo, se ne part una
scheggia rovente e mi bruci locchio. Li avevo gi malati per il calore della fucina. Persi locchio
colpito, e laltro pure si spense dopo tre mesi. Ho finito i risparmi ed ora vivo di carit
Sei solo?
Ho una sposa e tre figli piccolini...; di uno non so neppure il volto... e ho una madre vecchia.
Eppure ora lei e la moglie che guadagnano un po' di pane, e con questo e lobolo che io porto, non
si muore di fame. Se mi guarissi!... Tornerei al lavoro. Non chiedo che di lavorare da buon israelita
e dare un pane a quelli che amo.
E sei venuto da Me? Chi ti ha detto?
Un lebbroso che Tu hai guarito ai piedi del Tabor, quando tornavi al lago dopo quel discorso cos
bello.
Che ti ha detto?
Che Tu puoi tutto. Che sei salute dei corpi e delle anime. Che sei la Luce di Dio. Lui, il lebbroso,
aveva osato mescolarsi alla fola, a rischio di essere lapidato, tutto avvolto in un mantello, perch ti
aveva visto passare, diretto al monte, e il tuo viso gli aveva messo in cuore una speranza. Mi ha

detto. Ho visto in quel viso qualche cosa che mi ha detto: L salute. Va'! E sono andato. E cos
mi ha ripetuto il tuo discorso e mi ha detto che Tu lo hai guarito toccandolo senza ribrezzo con la
tua mano. Tornava dai sacerdoti dopo la purificazione. Io lo conoscevo, perch lavevo servito
quando aveva fondaco in Cesarea. Sono venuto, domandando per citt e paesi di Te. Ti ho trovato...
Piet di me!
Vieni. Troppo viva la luce ancora per uno che esce dal buio!
Mi guarisci, allora?
Ges lo guida verso la casa della suocera di Pietro, nella luce attenuata dellorticello, se lo pone di
fronte, ma in modo che gli occhi guariti non abbiano a prima visione il lago ancor tutto marezzato
di luce. Luomo pare un bambino docilissimo, tanto s ascia fare senza neppure chiedere.
Padre! La tua luce a questo figlio! Ges ha stese le mani sul capo delluomo in ginocchio. Sta
cos un attimo. Poi si bagna la punta del dito di saliva e sfiora con la sua destra gli occhi aperti, ma
senza vita.
Un attimo. Poi luomo sbatte le palpebre, se le soffrega come chi esce dal sonno e ne ha nebbia
negli occhi.
Che vedi?
Oh!... oh!... oh, Dio Eterno! Mi pare... mi pare... Oh! che vedo... ti vedo la veste... rossa, non
vero? E una mano bianca... e una cintura di lana... Oh! Ges buono... vedo sempre meglio, pi mi
abituo a vedere.... Ecco lerba del suolo... e quello un pozzo certo, e l c una pianta di vite...
Alzati, amico
Luomo, che piange e ride, si alza e, dopo un attimo di lotta fra rispetto e desiderio, leva il volto e
incontra lo sguardo di Ges. Un Ges sorridente di piet tutta amore. Deve esser gran bello
riacquistare la vista e vedere per primo sole quel volto! Luomo ha un grido e tende le braccia. E
un atto istintivo. Ma si frena.
Ma Ges che gli apre le sue e attira a S luomo, molto pi basso di Lui. Va' a casa tua, ora, e sii
felice e giusto. Va' con la mia pace.
Maestro, Maestro! Signore! Ges! Santo! Benedetto! La luce... ci vedo... tutto vedo... Ecco il lago
azzurro, e il cielo sereno, e lultimo sole, e l la prima larva di luna... Ma lazzurro pi bello e
sereno lo vedo nel tuo occhio, e in Te vedo il bello del sole pi vero, e splendere il puro della pi
santa luna. Astro dei dolenti, Luce dei ciechi, Piet che vivi ed operi!
Luce degli spiriti Io sono. Sii figlio della Luce.
Sempre, Ges. Ad ogni battito della mia palpebra sulla pupilla rinata io rinnover questo
giuramento. Sii benedetto Te e lAltissimo!
Benedetto sia lAltissimo Padre! Va'!
E luomo va felice, sicuro, mentre Ges e gli stupefatti apostoli scendono in due barche e iniziano la
manovra della navigazione.
E la visione ha termine.

59. Lindemoniato guarito nella sinagoga di Cafarnao.


2 novembre 1944.
Vedo la sinagoga di Cafarnao. E gi piena di folla in attesa. Gente sulla porta occhieggia sulla
piazza ancora assolata, bench sia verso sera.
Finalmente un grido: Ecco il Rabbi che viene. La gente si volta tutta verso luscio, i pi bassi si
alzano sulle punte dei piedi o cercano di spingersi avanti. Qualche disputa, qualche spintone,
nonostante i rimproveri degli addetti alla sinagoga e dei maggiorenti della citt.
La pace sia su tutti coloro che cercano la Verit. Ges sulla soglia e saluta benedicendo a
braccia tese in avanti. La luce vivissima che nella piazza assolata ne staglia lalta figura,
innimbandola di luce. Egli ha deposto il candido abito ed nel suo solito azzurro cupo. Si avanza
fra la folla che si apre e si rinserra intorno a Lui, come onda intorno ad una nave.

Sono malato, guariscimi! geme un giovane che mi pare tisico nellaspetto, e prende Ges per la
veste.
Ges gli pone la mano sul capo e dice: Confida. Dio ti ascolter. Lascia ora che Io parli al popolo,
poi verr a te.
Il giovane lo lascia andare e si mette quieto.
Che ti ha detto? gli chiede una donna con un bambino in braccio.
Mi ha detto che dopo aver parlato al popolo verr a me.
Ti guarisce, allora?
Non so. Mi ha detto: Confida. Io spero.
Che ha detto? Che ha detto? La folla vuole sapere. La risposta di Ges ripetuta fra il popolo.
Allora io vado a prendere il mio bambino.
Ed io porto qui il mio vecchio padre.
Oh! se Aggeo volesse venire! Io provo... ma non verr
Ges ha raggiunto il suo posto. Saluta il capo della sinagoga ed salutato da questi. E un ometto
basso, grasso e vecchiotto. Per parlare a lui, Ges si china. Pare una palme che si curvi su un
arbusto pi largo che alto.
Che vuoi che ti dia? chiede larchisinagogo.
Quello che credi, oppure a caso. Lo Spirito guider.
Ma... e sarai preparato?
Lo sono. Di a caso. Ripeto: lo Spirito del Signore guider la scelta per il bene di questo popolo.
Larchisinagogo stende una mano sul mucchio dei rotoli, ne prende uno, apre e si ferma a un dato
punto. Questo dice.
Ges prende il rotolo e legge il punto segnato: Giosu: Alzati e santifica il popolo e di' loro:
Santificatevi per domani, perch, dice il Signore Dio di Israele, lanatema in mezzo a voi, o
Israele; tu non potrai stare a fronte dei tuoi nemici fino a tanto che sia tolto di mezzo a te chi s
contaminato con tal delitto. Si ferma, arrotola il rotolo e lo riconsegna.
La folla attentissima. Solo bisbiglia alcuno: Ne udremo delle belle contro i nemici!. E il Re
dIsraele, il Promesso, che raccoglie il suo popolo!
Ges tende le braccia nella solita posa oratoria. Il silenzio si fa completo.
Chi venuto per santificarvi, si alzato. E uscito dal segreto della casa dove si preparato a
questa missione. Si purificato per darvi esempio di purificazione. Ha preso la sua posizione di
fronte ai potenti del Tempio e al popolo di Dio, e ora fra voi. Io sono. Non come, con mente
annebbiata e fermento nel cuore, alcuni fra voi pensano e sperano. Pi alto e pi grande il Regno
di cui sono il Re futuro e a cui vi chiamo.
Vi chiamo, o voi di Israele, prima dogni altro popolo, perch voi siete quelli che nei padri dei padri
ebbero promessa di questora e alleanza col Signore Altissimo. Ma non con turbe di armati, non con
ferocie di sangue sar formato questo Regno, e ad esso non i violenti, non i prepotenti, non i
superbi, gli iracondi, gli invidiosi, i lussuriosi, gli avari, ma i buoni, i miti, i continenti, i
misericordiosi, gli umili, gli amorosi del prossimo e di Dio, i pazienti, avranno entrata.
Israele! Non contro i nemici di fuori sei chiamato a combattere. Ma contro i nemici di dentro.
Contro quelli che sono in ogni tuo cuore. Nel cuore dei dieci e dieci e dieci mila tuoi figli. Levate
lanatema del peccato da tutti i vostri singoli cuori, se volete che domani Dio vi raduni e vi dica:
Mio popolo, a te il Regno che non sar pi sconfitto, n invaso, n insediato da nemici.
Domani. Quale, questo domani? Fra un anno o fra un mese? Oh! non cercate! Non cercate con sete
malsana di sapere ci che futuro con mezzo che ha sapore di colpevole stregoneria. Lasciate ai
pagani lo spirito pitone. Lasciate a Dio Eterno il segreto del suo tempo. Voi da domani, il domani
che sorger dopo questora di sera, e quella che verr di notte, che sorger col canto del gallo,
venite a purificarvi nella vera penitenza.
Pentitevi dei vostri peccati per essere perdonati e pronti al Regno. Levate da voi lanatema del
peccato. Ognuno ha il suo. Ognuno ha quello che contrario ai dieci comandamenti di salute eterna.
Esaminatevi ognuno con sincerit, e troverete il punto in cui avevate sbagliato. Umilmente
abbiatene pentimento sincero. Vogliate pentirvi. Non a parole. Dio non si irride e non si inganna.

Ma pentitevi con la volont ferma, che vi porti a mutare vita, a rientrare nella Legge del Signore. Il
Regno dei Cieli vi aspetta. Domani.
Domani? vi chiedete? Oh! sempre un domani sollecito lora di Dio, anche se viene al termine di
una vita longeva come quella dei Patriarchi. Leternit non ha per misura di tempo lo scorrere lento
della clessidra. E quelle misure di tempo che voi chiamate giorni, mesi anni, secoli, sono palpiti
dello Spirito Eterno che vi mantiene in vita. Ma voi eterni siete nello spirito vostro, e dovete, per lo
spirito, tenere lo stesso metodo di misurazione del tempo che ha il Creatore vostro. Dire, dunque:
Domani sar il giorno della mia morte. Anzi non morte per il fedele. Ma riposo di attesa, in
attesa del Messia che apra le porte dei Cieli.
E in verit vi dico che fra i presenti solo ventisette morranno dovendo attendere. Gli altri saranno
gi giudicati prima della morte, e la more sar il passaggio a Dio o a Mammona senza indugio,
perch il Messia venuto, fra voi e vi chiama per darvi la Buona Novella, per istruirvi alla Verit,
per salvarvi al Cielo.
Fate penitenza! Il domani del Regno dei Cieli imminente. Vi trovi mondi per divenire possessori
delleterno giorno.
La pace sia con voi.
Si alza a contraddirlo un barbuto e impaludato israelita. Dice: Maestro, quanto Tu dici mi pare in
contrasto con quanto detto nel libro secondo dei Maccabei, gloria dIsraele, L detto: E infatti
segno di grande benevolenza il non permettere ai peccatori di andare dietro per lungo tempo ai loro
capricci, ma di dare subito mano al castigo. Il Signore non fa come le altre nazioni, che le aspetta
con pazienza per punirle, venuto il giorno del giudizio, quando colma la misura dei peccati. Tu
invece parli come se l'Altissimo potesse essere molto lento nel punirci, attendendoci come gli altri
popoli, fino al tempo del giudizio, quando sar colma la misura dei peccati. Veramente i fatti ti
smentiscono. Israele punito come dice lo storico dei Maccabei. Ma se fosse come Tu dici, non vi
dissapore fra la tua dottrina e quella chiusa nella frase che ti ho detto?
Chi sei, Io non so. Ma chiunque tu sia, Io ti rispondo. Non c dissapore nella dottrina, ma nel
modo di interpretare le parole. Tu le interpreti secondo il modo umano. Io secondo quello dello
spirito. Tu, rappresentante della
maggioranza, vedi tutto con riferimenti al presente e al caduco.
Io, rappresentante di Dio, tutto spiego e applico alleterno e al soprannaturale. Vi ha colpito, s,
Geav nel presente, nella superbia e nella giustizia desser un popolo, secondo la terra. Ma come
vi ha amati e come vi usa pazienza, pi che con ogni altro, concedendo a voi il Salvatore, il suo
Messia, perch lo ascoltiate e vi salviate prima dellora dellira divina! Non vuole pi che voi siate
peccatori. Ma se nel caduco vi ha colpiti, vedendo che la vostra ferita non sana, ma anzi ottunde
sempre pi il vostro spirito ecco che vi manda non punizione ma salvezza. Vi manda Colui che vi
sana e vi salva. Io che vi parlo.
Non trovi essere audace nel professarti rappresentante di Dio? Nessuno dei Profeti os tanto e Tu...
Chi sei, Tu che parli? E per ordine di chi parli?
Non potevano i Profeti dire di loro stessi ci che Io di me stesso dico. Chi sono? LAtteso, il
Promesso, il Redentore. Gi avete udito colui che lo precorre dire: Preparate la via del Signore...
Ecco il Signore Iddio che viene... Come un pastore pascer il suo gregge, pure essendo lAgnello
della Pasqua vera. Fra voi sono quelli che hanno udito dal Precursore queste parole, e hanno visto
balenare il cielo per una luce che scendeva in forma di colomba, e udito una voce che parlava
dicendo chi ero. Per ordine di chi parlo? Di Colui che e che mi manda.
Tu lo puoi dire, ma puoi essere anche un mentitore o un illuso. Le tue parole sono sante, ma talora
Satana ha parole di inganno tinte di santit per trarre in errore. Noi non ti conosciamo.
Io sono Ges di Giuseppe della stirpe di Davide, nato a Bethem Efrata, secondo le promesse, detto
nazareno perch a Nazaret ho casa. Questo secondo il mondo. Secondo Dio sono il suo Messo. I
miei discepoli lo sanno.
Oh! loro! Possono dire ci che vogliono e ci che Tu fai loro dire.
Un altro parler, che non mi ama, e dir chi sono. Attendi che Io chiami un di questi presenti.
Ges guarda la folla che stupita dalla disputa, urtata e divisa tra opposte correnti. La guarda,
cercando qualcuno coi suoi occhi di zaffiro, poi chiama forte: Aggeo! Vieni avanti. Te lo

comando.
Grande brusio tra la folla, che si apre per lasciar passare un uomo tutto scosso da un tremito e
sorretto da una donna.
Conosci tu questuomo?
S. E Aggeo di Malachia, qui di Cafarnao. Posseduto da uno spirito malvagio che lo dissenna in
furie repentine.
Tutti lo conoscono?
La folla grida: S, s
Pu dire alcuno che fu meco in parole, anche per pochi minuti?
La folla grida: No, no, quasi ebete , e non esce mai dalla sua casa e nessuno ti ha visto in essa.
Donna: portalo a Me davanti.
La donna lo spinge e trascina, mentre il poveretto trema pi forte. Larchisinagogo avverte Ges:
St attento! Il demonio sta per tormentarlo... e allora si avventa, graffia, morde.
La folla fa largo, pigiandosi contro le pareti.
I due sono ormai di fronte. Un attimo di lotta. Pare che luomo, uso al mutismo, stenti a palare e
mugola, poi la voce si forma in parola: Che c fra noi e Te, Ges di Nazaret? Perch sei venuto a
tormentarci? Perch a sterminarci, Tu, padrone del Cielo e della Terra? So chi sei: il Santo di Dio.
Nessuno, nella carne, fu pi grande di Te, perch nella tua carne duomo chiuso lo Spirito del
Vincitore Eterno. Gi mi hai vinto in...
Taci! Esci da costui!. Lo comando.
Luomo preso come da un parossismo strano. Si dimena a strattoni, come se ci fosse chi lo
maltratta con urti e strapponate, urla con voce disumana, spuma e poi viene gettato al suolo da cui
poi si rialza, stupito e guarito.
Hai udito? Che rispondi ora? chiede Ges al suo oppositore.
Luomo barbuto e impaludato fa una alzata di spalle e, vinto, se ne va senza rispondere. La folla lo
sbeffeggia e applaude Ges.
Silenzio. Il luogo sacro! dice Ges, e poi ordina: A Me il giovine al quale ho promesso aiuto
da Dio.
Viene il malato. Ges lo carezza: Hai avuto fede! Sii sanato. Va' in pace e sii giusto.
Il giovane ha un grido. Chiss che sente? Si prostra ai piedi di Ges e li bacia ringraziando: Grazie
per me e per la madre mia!
Vengono altri malati: un bimbo dalle gambine paralizzate. Ges lo prende tra le braccia, lo carezza
e lo pone i terra... e lo lascia. E il bambino non cade, ma corre dalla mamma che lo riceve sul
cuore piangendo, e che benedice a gran voce il Santo dIsraele. Viene un vecchietto cieco,
guidato dalla figlia. Anche lui viene sanato con una carezza sulle orbite malate.
La folla un tumulto di benedizioni.
Ges si fa largo sorridendo e per quanto sia alto, non arriverebbe a fendere la folla se Pietro,
Giacomo, Andrea e Giovanni non lavorassero di gomito generosamente, e si aprissero un varco dal
loro angolo sino a Ges, e poi lo proteggessero sino alluscita nella piazza dove ora non c pi
sole,
La visione termina cos.

60. Guarigione della suocera di Simon Pietro.


3 novembre 1944.
Pietro parla a Ges. Dice: Maestro, io ti vorrei pregare di venire nella mia casa. Non ho osato dirlo
lo scorso sabato. Ma... vorrei che Tu venissi.
A Betsaida?
No, qui... in casa di mia moglie, la casa natia, voglio dire.
Perch questo desiderio, Pietro?
Eh!... per molte ragioni... e poi, oggi mi stato detto che mia suocera malata. Se Tu venissi a
guarirla, forse ti...
Finisci, Simone.
Volevo dire... se Tu la avvicinassi, lei finirebbe... s, insomma, sai, altro sentir parlare di uno e
altro vederlo e udirlo, e se questuno, poi, guarisce, allora...
Allora anche lastio cade, vuoi dire.
No, astio no. Ma sai... il paese diviso in molti pareri, e lei... non sa a chi dare retta. Vieni, Ges.
Vengo. Andiamo. Avvertirete quelli che attendono che parler loro dalla tua casa.
Vanno sino ad una casa bassa, pi bassa ancora di quella di Pietro a Betsaida, e ancor pi prossima
al lago. E separata da questo da una striscia del greto e credo che nelle burrasche le onde vengano a
morire contro le mura della casa, che, se bassa, in compenso molto larga, come fosse abitata da
pi persone.
Nellorto, che si apre sul davanti della casa, verso il lago, non vi che una vite vecchia e nodosa,
stesa su una rustica pergola, e un vecchio fico che i venti del lago hanno tutto piegato verso la casa.
La chioma spettinata della pianta sfiora i muri di essa e bussa contro le impannate delle finestrelle,
chiuse a riparo del vivo sole che batte sulla casetta. Non c che questo fico e questa vite, e un
pozzo basso e dal muretto verdastro.
Entra, Maestro.
Delle donne sono nella cucina, intente chi a rattoppare le reti, chi a preparare il cibo. Salutano Pietro
e poi si inchinano confuse davanti a Ges, e lo sbirciano, intanto, con curiosit.
La pace sia a questa casa. Come sta la malata?
Parla tu che sei la nuora pi vecchia dicono le tre donne ad una che si sta asciugando le mani col
lembo della veste.
La febbre forte, molto forte. Labbiamo mostrata al medico, ma dice che vecchia per guarire e
che quando quel male dalle ossa va al cuore e d febbre, specie a quellet, si muore. Non mangia
pi... Io cerco di farle cibi buoni, anche ora, vedi, Simone? Le preparavo quella zuppa che le
piaceva tanto. Ho scelto il pesce migliore, preso dai cognati. Ma non credo possa mangiarla. E poi...
cos inquieta! Si lamenta, urla, piange, impreca...
Abbiate pazienza come vi fosse madre e ne avrete merito da Dio. Conducetemi da lei.
Rabbi... Rabbi... io non so se lei ti vorr vedere. Non vuole vedere nessuno. Io non oso dirle : Ora
ti conduco il Rabbi.
Ges sorride senza perdere la calma. Si volge a Pietro: Tocca a te, Simone. Sei uomo e il pi
vecchio dei generi, mi hai detto. Va'.
Pietro fa una smorfia significativa e ubbidisce. Traversa la cucina, entra in una stanza, e attraverso
la porta, chiusa dietro lui, lo sento confabulare con una donna. Mette fuori il capo e una mano e
dice: Vieni, Maestro. Fa' presto. E aggiunge pi piano, appena intelligibilmente: Prima che
cambi idea.
Ges traversa lesto la cucina e spalanca la porta. Ritto sulla soglia, dice il suo dolce e solenne
saluto: La pace sia con te. Entra nonostante non gli sia risposto. Va presso ad un giaciglio basso
su cui stesa una donnetta tutta grigia, scarna, affannante per la forte febbre che le fa rosso il viso

consumato.
Ges si china sul lettuccio, sorride alla vecchietta: Hai male?
Muoio!
No. Non muori. Puoi credere che Io ti posso guarire?
E perch lo faresti? Non mi conosci.
Per Simone che me ne ha pregato,... e anche per te, per dare tempo alla tua anima di vedere e
amare la Luce.
Simone? Farebbe meglio a... Come mai Simone ha pensato a me?
Perch migliore di quanto tu credi. Io lo conosco e so. Lo conosco e sono lieto di esaudirlo.
Mi guariresti, allora? Non morir pi?
No, donna. Per ora non morrai. Puoi credere in Me?
Credo, credo. Mi basta non morire!
Ges sorride ancora. La prende per mano. La mano rugosa e dalle vene gonfie sparisce nella mano
giovanile di Ges, che si raddrizza e prende il suo aspetto di quando fa miracolo e grida: Sii
guarita! Lo voglio! Alzati! e le lascia andare la mano. Che ricade senza che la vecchia si lamenti,
mentre prima, nonostante Ges gliela avesse presa con molta delicatezza, laverla mossa era costato
un lamento allinferma.
Un breve tempo di silenzio. Poi la vecchia esclama forte: Oh! Dio dei nostri Padri! Ma io non ho
pi nulla! Ma sono guarita! Venite! Venite! Accorrono le nuore. Ma guardate! dice la vecchia.
Mi muovo e non sento pi dolore! E non ho pi febbre! Sentite come sono fresca. E il cuore non
sembra pi il martello del fabbro. Ah! non muoio pi! Non una parola per il Signore!
Ma Ges non se la prende. Dice alla pi anziana delle nuore: Vestitela, che si alzi. Lo pu fare. E
si avvia per uscire.
Simone, mortificato, si volge alla suocera: Il Maestro ti ha guarita. Non gli dici nulla?
Certo! Non ci pensavo. Grazie. Che posso fare per dirti grazie?
Esser buona molto buona. Perch lEterno fu buono con te. E se troppo non ti rincresce, lasciami
riposare oggi nella tua casa. Ho percorso nella settimana tutti paesi vicini e sono giunto allalba di
questa mattina. Sono stanco.
Certo! Certo! Resta pure, se ti piace cos. Ma non c molto entusiasmo nel dirlo.
Ges, con Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni, va a sedersi nellorto.
Maestro!...
Pietro mio?
Io sono mortificato.
Ges fa un gesto come se dicesse: Lascia perdere. Poi dice: Non la prima e non sar lultima
che non sente riconoscenza immediata. Ma non chiedo riconoscenza. Mi basta dar modo alle anime
di salvarsi. Io faccio il mio dovere. A loro fare il loro.
Ah! ve ne sono stati altri cos? Dove?
Simone curioso! Ma ti voglio accontentare, nonostante non ami le inutili curiosit. A Nazaret.
Ricordi la mamma di Sara? Era molto malata quando giungemmo a Nazaret e ci dissero che la
bambina piangeva. Per non fare di essa, che buona e mite, unorfana e domani una figliastra, sono
andato a trovare la donna.... volevo guarirla... Ma non avevo ancora posto piede nella casa, che il
marito di lei e un fratello mi cacciarono dicendo: Via, via! Non vogliamo noie con la sinagoga.
Per loro, per troppi sono gi un ribelle... Lho guarita lo stesso.... per i suoi bambini. E a Sara che
era nellorto, ho detto accarezzandola: Guarisco tua madre. Va' a casa. Non piangere pi. E la
donna guarita nello stesso momento e la bambina glielo ha detto, e anche al padre e allo zio... E fu
castigata per avere parlato con Me. Lo so, perch la bambina m corsa dietro mentre lasciavo il
paese... Ma non importa.
Io la facevo tornare malata.
Pietro! Ges severo. E questo che Io insegno a te e agli altri? Cosa hai sentito sulle mie labbra
dalla prima volta che mi hai udito? Di che ho sempre parlato come condizione prima per essere veri
miei discepoli?
E vero, Maestro. Sono una vera bestia. Perdonami. Ma... non posso sopportare che non ti amino!

Oh! Pietro! Vedrai ben altro disamore! Tante sorprese avrai, Pietro! Persone che il mondo
cosiddetto santo sprezza come pubblicani, e che invece saranno al mondo di esempio, e esempio
non seguito da coloro che li disprezzano. Pagani che saranno fra i miei pi grandi fedeli. Meretrici
che tornano pure, per volont e penitenza. Peccatori che si emendano...
Senti: che si emendi un peccatore... pu ancora essere. Ma una meretrice e un pubblicano!...
Tu non lo credi?
Io no.
Sei in errore, Simone. Ma ecco tua suocera che viene a noi.
Maestro... io ti prego di sedere alla mia tavola.
Grazie, donna. Dio te ne compensi.
Entrano nella cucina e si siedono a tavola, e la vecchia serve gli uomini con larga distribuzione di
pesce in zuppa e arrostito. Non ho altro che questo si scusa. E, per non perderci labitudine, dice a
Pietro: Fin troppo fanno i tuoi cognati, soli come sono rimasti da quando tu sei andato a Betsaida!
E almeno fosse servito a far pi ricca mia figlia... Ma sento che ben sovente tu sei assente e non
peschi.
Seguo il Maestro. Sono stato con Lui a Gerusalemme e il sabato sto con Lui. Non perdo tempo in
gozzoviglie.
Ma non guadagni, per. Faresti meglio, gi che vuoi fare il servo del Profeta, di trasferirti qui di
nuovo. Almeno quella povera creatura di mia figlia, mentre tu fai il santo, avr i parenti che la
sfamano.
Ma non ti vergogni di parlare cos davanti a Lui che ti ha guarita?
Io non critico Lui. Lui fa il suo mestiere. Critico te che fai il fannullone. Tanto, tu non sarai mai un
profeta n un sacerdote. Sei un ignorante e un peccatore, un buono a nulla.
Hai ragione che c Lui, se no...
Simone, tua suocera ti ha dato un ottimo consiglio. Puoi pescare anche da qua. Pescavi anche
prima a Cafarnao, a quel che sento. Puoi tornarci anche ora.
E abitare qui di nuovo? Ma Maestro, Tu non ...
Buono, Pietro mio. Se tu sarai qui, sarai sul lago o con Me. Perci che ti , essere o non essere in
questa casa? Ges ha messo la mano sulla spalla di Pietro e pare che la calma di Ges passi nel
bollente apostolo.
Hai ragione. Hai sempre ragione. Lo far. Ma... e questi? e accenna Giovanni e Giacomo, suoi
soci.
Non possono venire loro pure?
Oh! il padre nostro, e la madre soprattutto, saranno sempre pi felici di saperci con Te, che con
loro. Non faranno ostacolo.
Forse anche Zebedeo verr dice Pietro.
E pi che probabile. E altri con lui. Verremo, Maestro, senza fallo verremo.
E qui Ges di Nazaret? chiede un bambinello che si affaccia alluscio.
E qui. Entra.
Viene avanti un bambino, che riconosco per uno di quelli delle prime visioni di Cafarnao, e
precisamente per quello che, ruzzolato fra i piedi di Ges, ha promesso di esser buono... per
mangiare il miele in Paradiso.
Piccolo amico, vieni avanti dice Ges.
Il bambino, u poco intimorito da tanta gente che lo guarda, si rinfranca e corre da Ges, che lo
abbraccia e se lo pone sulle ginocchia e gli da un pezzetto del suo pesce su una fettina di pane.
Ecco, Ges. Questo per Te. Anche oggi quella persona mi ha detto: E sabato. Porta questo al
Rabbi di Nazaret e di' al tuo amico che preghi per me. Lo sa che sei il mio amico!... Il bambino
ride felice e mangia il suo pane e pesce.
Bravo piccolo Giacomo! Dirai a quella persona che le mie preghiere salgono al Padre per lui.
E per i poveri? chiede Pietro.
S.
E sempre la solita offerta? Guardiamo.

Ges consegna la borsa. Pietro rovescia le monete e conta. Sempre la stessa forte somma! Ma chi
questa persona? D, bambino? Chi ?
Io non lo devo dire e non lo dir
Che prepotente! Su, sii buono e ti dar della frutta.
Io non lo dir n se mi insulti, n se mi carezzi.
Ma sentite che lingua!
Giacomo ha ragione, Pietro. Mantiene la parola data; lascialo in pace.
Tu, Maestro, sai chi questa persona?
Ges non risponde. Si occupa del bambino, a cui d un altro pezzetto di pesce arrostito, ben
mondato dalle spine. Ma Pietro insiste e Ges deve rispondere. Io so tutto, Simone.
E noi non lo possiamo sapere?
E tu non guarirai mai dal tuo difetto?. Ges rimprovera ma sorride. E aggiunge: Presto lo saprai.
Perch se il male occulto vorrebbe essere, e non sempre pu rimanere tale, il bene, anche se occulto
vuol essere per essere meritorio, viene un giorno scoperto per gloria di Dio, la cui natura risplende
in un suo figlio. La natura di Dio: lamore. E costui lha compreso perch ama suo prossimo. Va',
Giacomo. Porta a quella persona la mia benedizione.
La visione cessa cos.

Indice del Volume Secondo


* = in linea
79. Andando dai pastori. I gioielli di Aglae e una parabola
sulla sua conversione.
80. Sul monte del digiuno e al masso della tentazione.

81. Al guado del Giordano con i pastori Simeone, Giovanni e Mattia.


Un piano per liberare il Battista.
82. A Gerico. L'Iscariota racconta come ha venduto i gioielli di Aglae.
83. Ges soffre a causa di Giuda, che una lezione vivente per gli apostoli di
ogni tempo.
84. L'incontro con Lazzaro di Betania.
85. Prima di andare al Getsemani, Ges e lo Zelote salgono al Tempio, dove sta
parlando l'Iscariota.
86. L'incontro con il milite Alessandro alla porta dei Pesci.
87. Con pastori e discepoli presso Doco. Isacco resta in Giudea.
88. Dal pastore Giona nella pianura di Esdrelon.
89. Commiato da Giona e arrivo di Ges a Nazareth.
90. L'arrivo a Nazareth dei discepoli con i pastori..

91. Prima lezione ai discepoli nell'uliveto presso Nazareth.


92. Seconda lezione ai discepoli presso la casa di Nazareth.

93. Terza lezione ai discepoli nell'orto di Nazareth e un conforto a Giuda


d'Alfeo.
94. Guarigione della Bella di Corazim. Ges parla nella sinagoga di Cafarnao.
95. Giacomo d'Alfeo accolto tra i discepoli. Ges parla presso il banco di
Matteo.
96. Ges risponde all'accusa di aver guarito in sabato la Bella di Corazim.
97. La chiamata di Matteo.
98. Incontro con la Maddalena sul lago e lezione ai discepoli presso Tiberiade.
99. A Tiberiade nella casa di Cusa.
100. A Nazareth dal vecchio e malato Alfeo. Non facile la vita dell'apostolo.
101. Ges interroga la Madre sui discepoli.
102. Incontro con l'ex-pastore Gionata e guarigione di Giovanna di Cusa.
103. Sul Libano dai pastori Beniamno e Daniele.
104. Aava riconciliata con il marito.
Notizie sulla morte di Alfeo e sul riscatto di Giona.
105. A Nazareth per la morte di Alfeo. Lenta conversione del cugino Simone.
106. Cacciata da Nazareth e conforto alla Madre.
Riflessioni su quattro contemplazioni.
107. Ges e la Madre da Giovanna di Cusa.
108. Discorso ai vendemmiatori e guarigione di un bambino paralitico.
109. Nei campi di Giocana e in quelli di Doras. Morte di Giona.
110. In casa di Giacobbe presso il lago Meron.

111. Incontro con Salomon al guado del Giordano.


Parabola sulla conversione dei cuori.
112. Da Gerico a Betania. L'incontro con Marta, che parla di Maria.
113. Ritorno a Betania dopo la festa dei Tabernacoli.
114. Al convito di Giuseppe d'Arimatea. Incontro con Gamaliele e Nicodemo.
115. Guarigione del bambino colpito dal cavallo di Alessandro.
Ges scacciato dal Tempio.
116. Al Getsemani con Ges, i discepoli parlano dei pagani e della "velata".
Il colloquio con Nicodemo.
117. Lazzaro mette a disposizione di Ges una casetta nella piana dell'Acqua
Speciosa.
118. Inizio di vita in comune all'Acqua Speciosa e discorso di apertura.
119. I discorsi dell'Acqua Speciosa: Io sono il Signore Dio tuo.
Ges battezza come Giovanni.
120. I discorsi dell'Acqua Speciosa: Non ti farai degli di nel mio cospetto.
*
121. I discorsi dell'Acqua Speciosa: Non proferire invano il mio Nome.
La visita di Mannanen.
122. I discorsi dell'Acqua Speciosa: Onora il padre e la madre.
Guarigione di un ebete.
123. I discorsi dell'Acqua Speciosa: Non fornicare.
L'affronto di cinque notabili.
124. La "velata" viene ospitata nella casetta dell'Acqua Speciosa.
125. I discorsi dell'Acqua Speciosa: Santfica la festa.

Il bambino dalle gambe fratturate.


126. I discorsi dell'Acqua Speciosa: Non ammazzare.
Morte di Doras.
127. I discorsi dell'Acqua Speciosa: Non tentare il Signore Iddio tuo.
Testimonianza del Battista.
128. I discorsi dell'Acqua Speciosa: Non desiderare la donna d'altri.
Il giovane lussurioso.
129. La guarigione, all'Acqua Speciosa, di un romano indemoniato.
130. I discorsi dell'Acqua Speciosa: Non dirai falsa testimonianza.
Il piccolo Asrael.

131. I discorsi dell'Acqua Speciosa: Non rubare e non desiderare ci


che d'altri. Il peccato d Erode.
132. Discorso conclusivo, all'Acqua Speciosa, prima della festa della
Purificazione.
133. Il lavoro nascosto di Andrea. Una lettera della Madre a Ges,
che deve lasciare l'Acqua Speciosa.
134. La guarigione di Jerusa a Doco.
135. L'arrivo a Betania e il discorso di Ges ascoltato dalla Maddalena.
136. Alla festa delle Encenie, in casa di Lazzaro, viene ricordata la
nascita di Ges.
137. Ges torna all'Acqua Speciosa, che per deve abbandonare.
138. Commiato dal fattore dell'Acqua Speciosa
e dal sinagogo Timoneo, che diviene discepolo.
139. Sui monti presso Emmaus.
Il carattere di Giuda Iscariota e le qualit dei buoni.
140. A Emmaus, dal sinagogo Cleofa.
Un caso di incesto. Fine del primo anno.
SECONDO ANNO DELLA VITA PUBBLICA DI GESU'
141. Andando verso Arimatea con i discepoli e con Giuseppe di Emmaus.
142. Con i dodici verso la Samaria.
143. La samaritana Fotinai.
144. I samaritani invitano Ges a Sicar.
145. Il primo giorno a Sicar.
146. Il secondo giorno a Sicar e commiato dai samaritani.
147. Guarigione di una donna di Sicar e conversione di Fotinai.
148. Ges visita il Battista presso Enon.
149. La visita al Battista motivo di ammaestramenti ai discepoli.
150. A Nazareth dalla Madre, che dovr seguire il Figlio.

151. A Cana in casa di Susanna, che diventer discepola. L'ufficiale regio.


152. Maria Salome viene accolta come discepola.
153. Le donne dei discepoli al servizio di Ges.
154. Ges a Cesarea Marittima parla ai galeotti.
Le stanchezze dell'apostolato.

155. Guarigione della piccola romana a Cesarea.


156. Annalia, la prima delle vergini consacrate.
157. Istruzioni alle discepole a Nazareth.
158. Sul lago di Genezaret con Giovanna di Cusa.
159. Discorso a Gherghesa. La risposta sul digiuno ai discepoli del Battista.

121. I discorsi dellAcqua Speciosa: Non proferire invano il mio Nome.


La visita di Mannanen.
1 marzo 1945.
[...].
I discepoli sono tutti sossopra. Paiono un alveare stuzzicato, tanto sono agitati. Parlano, sbirciano
fuori, guardano in tutti i sensi... Ges non c. Infine decidono su quanto li agita e Pietro ordina a
Giovanni: Vai a cercare il Maestro. E nel bosco sul fiume. Digli che venga subito o dica quel che
si deve fare. Giovanni va via al galoppo.
LIscariota dice: Io non capisco perch tanto orgasmo e tanta scortesia. Io sarei andato e lavrei
accolto con tutti gli onori... E un onore il suo, per noi. Dunque...
Non so niente io. Lui sar diverso dal suo parente di latte... Ma... chi sta con le iene ne prende
odore e istinto. Del resto, tu vorresti via quella donna... Per bada a te! Il Maestro non vuole, e io
sono a sua tutela. Se la tocchi... io non sono il Maestro... Tanto per tua norma.
Ih! chi mai?! La bella Erodiade, forse?
Ma non fare lo spiritoso!
Sei tu che me lo fai fare. Le hai fatto intorno la guardia reale come ad una regina...
Il Maestro mi ha detto: Bada che non sia disturbata e rispettala. Io lo faccio.
Ma chi ? Lo sai? chiede Tommaso.
Io no.
Su, dillo... Tu lo sai... insistono vari.
Vi giuro che non so nulla. Il Maestro certo lo sa. Ma io no.
Bisogna farglielo chiedere a Giovanni. A lui dice tutto.
Perch? Cosa ha di speciale tuo Giovanni? E un dio, tuo fratello?
No, Giuda. E il pi buono di noi.
Potete risparmiavi la fatica dice Giacomo dAlfeo. Ieri mio fratello lha vista, mentre rientrava
dal fiume col pesce che gli aveva dato Andrea, e lha chiesto a Ges. Lui ha risposto: Non ha volto.
E uno spirito che cerca Dio. Per Me non altro e cos voglio che sia per tutti. E ha detto quel
voglio in una tal maniera... che vi consiglio di non insistere.
Andr io da lei dice Giuda di Keriot.
Provati se sei capace dice Pietro, rosso come un galletto.
Mi fai la spia con Ges?
Lascio quel mestiere a quelli del Tempio. Noi del lago il pane lo guadagnamo col lavoro e non con
la delazione. Non avere mai paura di una spiata da Simone di Giona. Ma non mi stuzzicare e non
permetterti di disubbidire al Maestro, perch ci sono io...
E tu chi sei? Un povero uomo come me.
Sissignore. Anzi pi povero, pi ignorante, pi rozzo di te. Lo so e non me ne accoro. Mi accorerei
se fossi pari a te nel cuore. Ma il Maestro mi ha dato questo incarico e lo faccio.
Pari a me nel cuore? E che c nel mio cuore da farti schifo? Parla, accusa, offendi...
Ma insomma! scatta lo Zelote e con lui Bartolomeo. Ma insomma, smettila, Giuda. Rispetta i
capelli di Pietro.
Rispetto tutti, ma voglio sapere che c in me...

Subito servito... Lasciatemi parlare... C superbia, tanta da empire questa cucina, c falsit e c'
lussuria.
A me falso?
Si interpongono tutti, e Giuda deve tacere.
Simone, pacato, dice a Pietro: Scusa, amico, se ti dico una cosa. Li ha dei difetti. Ma anche tu ne
hai alcuni. E uno non compatire i giovani. Perch non tieni conto dellet, della nascita... di tante
cose? Vedi, tu agisci per amore verso Ges. Ma non ti accorgi che queste dispute lo stancano? A lui
nn lo dico (e accenna a Giuda) ma a te, maturo e onesto tanto, faccio questa preghiera. Egli ha tante
pene per i nemici. Ma dargliene noi pure! Ha tanta guerra intorno. Ma perch crearne anche nel suo
nido?
E vero. Ges molto triste e anche smagrito dice Giuda Taffeo. La notte lo sento che si volta e
si gira nel suo lettuccio, e sospira. Sere fa mi sono alzato e ho visto che piangeva pregando. Gli ho
detto: Che hai? E Lui mi ha abbracciato e mi ha detto: Voglimi bene. Come faticoso essere il
Redentore! .
Anche io lho trovato col segno del pianto nel bosco del fiume dice Filippo. E alla mia occhiata
interrogativa Egli ha risposto: Sai cosa che fa diverso il Cielo dalla terra, dopo la diversit della
non presenza visibile di Dio? E la mancanza di amore fra gli uomini. Mi strangola come un
capestro. Sono venuto qui a spargere seme agli uccellini per essere amato da esseri che si amano.
Giuda Iscariota (deve essere un poco squilibrato) si getta a terra e piange come un ragazzo.
Entra proprio in quel momento Ges con Gioavanni: Ma che avviene? Questo pianto?...
Colpa mia, Maestro. Ho sbagliato. Ho rimproverato Giuda troppo duramente dice franco Pietro.
No... io... io... il colpevole sono io. Io sono... Io ti do dolore... io non sono buono... io disturbo,
metto malumore, disubbidisco, sono... Ha ragione Pietro. Ma aiutatemi dunque ad essere buono!
Perch qui ho una cosa, qui nel cuore, che mi fa fare cose che non vorrei fare. E pi forte di me... e
do dolore a Te, a Te, Maestro, al quale vorrei dare solo gioia... Credilo! Non falsit...
Ma s, Giuda. Non ne dubito. Tu sei venuto a Me con piena sincerit di cuore, con vero slancio.
Ma sei giovane... Nessuno, neppure tu stesso, ti conosce come Io ti conosco. Su, alzati e vieni qui.
Poi parleremo noi due da soli. Intanto parliamo di quello per cui mi avete chiamato. Che male c se
anche Mannanen venuto? Non pu uno, collaterale dErode, aver sete del Dio vero? Temete per
Me? Ma no. Abbiate fede nella mia parola. Quelluomo non viene che per onesto fine.
Perch non si fatto conoscere allora? chiedono i discepoli.
Appunto perch viene come anima, non come fratello di latte di Erode. Si avvolto nel silenzio
perch pensa che davanti alla parola di Dio nulla la parentela con un re... Noi rispetteremo il suo
silenzio.
Ma se lo mandasse lui, invece?...
Chi? Erode? No. Non abbiate paura.
Chi lo manda, allora? Come sa di Te?
Ma per lo stesso Giovanni mio cugino. Credete che in carcere non mi avr predicato? Ma per
Cusa... ma per la voce della folla... ma per lo stesso odio dei farisei... Anche le fronde e laria
parlano di Me, ormai. Il sasso gettato nellacqua immobile e il bastone ha percosso il bronzo. Le
onde vanno sempre pi vaste, portando allacqua lontana la rivelazione, e il suono lo confida agli
spazi... La terra a imparato a dire: Ges e mai pi tacer. Andate, e siate seco lui cortesi come con
chiunque. Andate, Io resto con Giuda.
I discepoli vanno.
Ges guarda Giuda ancor lacrimoso e chiede: Ebbene? Non hai nulla da dirmi? Tutto Io so di te.
ma voglio saperlo da te. Perch questo pianto? E soprattutto perch questo squilibrio che ti tiene
sempre cos malcontento?
Oh! s, Maestro. Lo hai detto. Io sono di natura geloso. Tu lo sai certo. E soffro a vedere che... a
vedere tante cose. Questo mi rende inquieto e... ingiusto. E divento cattivo mentre non lo vorrei,
no...
E non piangere di nuovo! Di che sei geloso? Abituati a parlare con la tua vera anima. Tu parli
molto, anche troppo. Ma con che? Con listinto e con la mente. Segui tutto un faticoso e continuo

lavoro per dire ci che vuoi dire: parlo di te, del tuo io, perch per quello che devi dire degli altri e
agli altri non ti poni redine e confine. Ugualmente non poni redine e confine alla tua carne. Essa il
tuo cavallo pazzo. Sembri un auriga al quale lintendente delle corse abbia dato due cavalli pazzi.
Luno il senso, laltro... vuoi udire quale laltro? S? E lerrore che non vuoi domare. Tu, auriga
capace ma imprudente, ti fidi della tua capacit e credi sia sufficiente. Vuoi giungere primo... non
perdi tempo a mutare almeno un cavallo. E anzi li aizzi e li sferzi. Vuoi essere il vincitore. Vuoi
lapplauso... non sai che ogni vittoria certa quando conquistata con costante, paziente, prudente,
lavoro? Parla con la tua anima. E da l che voglio venga la tua confessione. O devo dirti Io quello
che hai dentro?
Trovo che anche Tu non sei giusto e non sei fermo, e ne soffro.
Perch mi accusi? In che ho mancato agli occhi tuoi?
Quando io volevo portarti dai miei amici Tu non hai voluto, dicendo: Preferisco stare fra gli
umili Poi Simone e Lazzaro ti hanno detto che era bene mettersi sotto la protezione di un potente e
Tu hai accettato. Tu di preferenza a Pietro, a Simone, a Giovanni... Tu...
Che altro?
Nullaltro, Ges.
Nuvole!... Vesciche nella spuma dellonda. Mi fai pena, perch sei un miserabile che ti torturi
potendo gioire. Puoi dire che lussuoso questo luogo? Puoi dire che ci fu una grande ragione che
mi spinse ad accettarlo? Se Sionne fosse meno matrigna ai suoi profeti sarei qui, nascosto come un
che teme la giustizia umana, e che si rifugia in un luogo dasilo?
No.
E allora? Puoi dire che a te non ho dato missioni come agli altri? Puoi dire che fui acerbo con te
quando anche hai mancato? Tu non fosti sincero... Le vigne... Oh! le vigne! Che nome avevano
quelle vigne? Tu non fosti compiacente con chi soffriva e si redimeva. Tu non fosti neppur
rispettoso verso di Me. E gli altri hanno visto... Eppure una sola voce si alzata a difesa, e sempre.
La mia. Gli altri avrebbero diritto di esser gelosi, perch, se c stato un protetto, sei tu.
Giuda piange avvilito e commosso.
Io vado. E lora in cui sono di tutti. Tu resta. E medita.
Perdonami, Maestro. Non potr aver pace se non ho il tuo perdono. Non essere triste per causa
mia. Sono un ragazzo cattivo... Amo e tormento... Cos con la madre... cos con Te.... Cos con la
sposa se domani avessi una sposa... Sarebbe meglio morissi!...
Sarebbe meglio ti ravvedessi. Ma sei perdonato. Addio.
Ges esce ed accosta luscio.
Fuori Pietro: Vieni, Maestro. E gi tardi. E c tanta gente. Fra poco scende la sera. E Tu
neppure hai mangiato... Quel ragazzo causa di tutto.
Quel ragazzo ha bisogno di voi tutti per non essere pi causa di queste cose. Vedi di ricordartelo,
Pietro. Se fosse tuo figlio lo compatiresti?...
Uhn! S e no. Lo compatirei... ma... gli insegnerei anche qualcosa, anche se gi uomo, come a un
monello cattivo. Gi, fosse mio figlio, non sarebbe cos...
Basta.
S. Basta, Signore mio. Ecco l Mannanen. E quello con quel mantello quasi nero tanto rossso
scuro. Mi ha dato questo per i poveri e mi ha detto se pu restare a dormire.
Che hai risposto?
La verit: Abbiamo letti solo per noi. Vai al paese.
Ges non dice nulla. Per lascia in asso Pietro e va da Giovanni, al quale dice qualcosa.
Poi raggiunge il suo posto e inizia a parlare.
La pace sia con voi tutti e con la pace vi venga luce e santit.
E detto: Non proferire invano il mio Nome.
Quando che lo si nomina invano? Solo quando lo si bestemmia? No. Anche quando lo si nomina
senza rendersi degni di Dio. Pu dire un figlio: Amo il padre e lonoro se poi, a tutto quello che il
padre da lui desidera, oppone opera contraria? Non dicendo: padre, padre che si ama il genitore.
Non dicendo: Dio, Dio che si ama il Signore.

In Israele in cui, come ieri laltro ho spiegato, vi sono tanti idoli nel segreto dei cuori, vi anche
una ipocrita lode a Dio, lode alla quale non corrispondono le opere dei lodatori. In Israele vi anche
una tendenza: quella di trovare tanti peccati nelle cose esteriori, e a non volerli trovare, l dove
realmente sono, nelle cose interiori. In Israele vi anche un stolta superbia, una antiumana e
antispirituale abitudine: quella di giudicare besetemmia il Nome del nostro Dio su labbra pagane, e
si giunge a proibire ai gentili di accostarsi al Dio vero perch si giudica ci sacrilegio.
Questo fino ad ora. Ora non pi.
Il Dio dIsraele lo stesso Dio che ha creato tutti gli uomini. Perch impedire che i creati sentano
lattrazione del loro Creatore? Credete voi che i pagani non sentano qualcosa nel fondo del cuore,
qualcosa di insoddisfatto che grida, che si agita, che cerca? Chi? Che? Il Dio ignoto. E credete voi
che se un pagano tende se stesso allaltare del Dio ignoto, a quellaltare incorporeo che lanima in
cui sempre un ricordo del suo Creatore, lanima che attende di essere posseduta dalla gloria di
Dio, cos come lo fu il Tabernacolo eretto da Mos secondo lordine avuto, e che piange finch
questo possesso non la tiene, Dio respinga il suo offrirsi come si respinge una profanazione? E
credete voi che sia peccato quellatto, suscitato da un onesto desiderio dellanima che svegliata da
appelli celesti dice: Vengo al Dio che le dice: Vieni, mentre sia santit il corrotto culto di un
Israele che offe al Tempio quanto avanza dal suo godimento, ed entra al cospetto di Dio e lo
nomina, questo Purissimo, con anima e corpo che tutta una verminaia di colpe?
No. In verit vi dico che la perfezione del sacrilegio in quellisraelita che con anima impura
pronuncia invano il Nome di Dio. E pronunciarlo invano quando, e stolti non siete, quando per lo
stato dellanima vostra sapete che inutilmente lo pronunciate. Oh! che Io vedo il volto sdegnato di
Dio che si volge con disgusto altrove quando un ipocrita lo chiama, quando lo nomina un
impenitente! E ne ho terrore, Io che pure non merito quel corruccio divino.
Leggo in pi di un cuore questo pensiero Ma allora, fuorch i pargoli, nessuno potr chiamare
Iddio, perch dovunque nelluomo impurit e peccato. No. Non dite cos. E dai peccatori che
quel Nome va invocato. E da coloro che si sentono strozzati da Satana e che vogliono liberarsi dal
peccato e dal Seduttore. Vogliono. Ecco ci che muta il sacrilegio in rito. Volere guarire. Chiamare
il Potente per essere perdonati e per essere guariti. Invocarlo per mettere in fuga il Seduttore.
E detto nella Genesi che il Serpente tent Eva nellora in cui il Signore non passeggiava nellEden.
Se Dio fosse stato nellEden, Satana non avrebbe potuto esservi. Se Eva avesse invocato Iddio,
Satana sarebbe fuggito. Abbiate sempre nel cuore questo pensiero. E con sincerit chiamate il
Signore. Quel Nome salvezza.
Molti di voi vogliono scendere a purificarsi. Ma purificatevi il cuore, incessantemente, scrivendovi
sopra con lamore la parola: Dio. Non bugiarde preghiere. Non consuetudinarie pratiche. Ma col
cuore, col pensiero, con gli atti, con tutto voi stessi dite quel Nome: Dio. Ditelo per non essere soli.
Ditelo per essere sostenuti. Ditelo per essere perdonati.
Comprendete il significato della parola del Dio del Sinai. Invano quando dire: Dio, non
mutazione in bene. Ed peccato allora. Invano non quando, come il battito di sangue nel cuore,
ogni minuto del vostro giorno e ogni vostra onesta azione, bisogno, tentazione, dolore, vi riporta
sulle labbra la figliale parola damore: Vieni, Dio mio!. Allora, in verit, non peccate nominando
il Nome santo di Dio.
Andate. La pace sia con voi.
Non c nessun malato. Ges resta con le braccia conserte addossato alla parete, sotto la tettoia in
cui gi calano le ombre. Ges guarda chi parte sui ciuchini, chi si affreta al fiume per un impulso di
purificazione, chi attraverso ai campi si dirige al paese.
Luomo vestito di rosso cupissimo pare incerto sul da farsi. Ges lo tiene docchio. Infine costui si
muove e va al suo cavallo, poich costui ha un bellissimo cavallo bianco ornato di una gualdrappa
rossa che spenzola da sotto la sella piena di borchie.
Uomo, attendimi dice Ges e lo raggiunge. La sera scende. Hai dove dormire? Vieni da lontano?
Sei solo?
Luomo risponde: Da molto lontano... e andr... non so... In paese, se trover... se no... a Gerico...
Vi ho lasciato la scorta di cui non mi fidavo.

No. Ti offro il mio letto. E gi pronto. Hai cibo?


Nulla ho. Credevo trovare pi ospitale paese...
Nulla vi manca.
Nulla. Neppure lodio per Erode. Sai chi sono?
Il nome di quelli che mi cercano uno solo: fratelli nel nome di Dio. Vieni. Spezzeremo il pane
insieme. Puoi ricoverare il cavallo in quello stanzone. Io dormir l, e te lo guarder...
No, questo mai. Io dormir l. Accetto il pane ma non di pi. Non metter il mio corpo sozzo dove
Tu adagi il tuo santo.
Santo mi credi?
Santo ti so. Giovanni, Cusa... le tue opere... le tue parole... La reggia ne suonante come
conchiglia che conserva il rumore del maroso. Io scendevo da Giovanni... poi lho perso. Ma mi
aveva detto: Uno che pi di me ti raccoglier e ti elever. Non potevi essere che Te. Sono venuto
quando ho saputo dove eri.
Sono rimasti soli sotto la tettoia. I discepoli parlottano presso la cucina e sbirciano.
Torna dal fiume lo Zelote, che era oggi il battezzatore, con gli ultimi battezzati. Ges li benedice e
poi dice a Simone: Luomo il pellegrno che cerca ricovero nel nome di Dio. E nel nome di Dio lo
salutiamo amico.
Simone sinchina e luomo pure. Entrano nello stanzone e Mannanen lega il cavallo alla greppia.
Accorre Giovanni, avvertito da un cenno di Ges, e porta erba e un secchio dacqua. Accorre anche
Pietro con un lumicino ad olio perch gi scuro.
Qui star benissimo. Dio vi compensi. dice il cavaliere, e poi entra fra Ges e Simone nella
cucina in cui fa da luce un fascio di stipa acceso allora.
Tutto ha fine.

122. I discorsi dellAcqua Speciosa: Onora il padre e la madre.


Guarigione di un ebete.
3 marzo 1945.
Ges passeggia lentamente su e gi lungo la sponda del fiume. Il giorno si deve essere fatto da
poco, perch la nebbia di una triste giornata invernale stagna ancora sui canneti delle rive. Non c
nessuno, a perdita docchio, sulle due sponde del Giordano. Solo nebbietta bassa, fruscio dacqua
contro i canneti, borbottio di acque che per le piogge cadute i giorni avanti sono piuttosto motose, e
qualche richiamo duccelli, corto, triste, come lo quando cessata la stagione degli amori e i
pennuti sono intristiti per la stagione e il poco cibo.
Ges li ascolta e pare interessarsi molto al richiamo di un uccellino, che con una regolarit di
orologio piega il capino verso nord e dice un ciruit? lamentoso, e poi piega il capino a sud e ripete
il suo interrogativo ciruit? senza risposta. Finalmente luccelletto pare avere avuto una risposta nel
cip che viene dallaltra sponda e frulla via, attraverso il fiume, con un piccolo strido di gioia. Ges
fa un gesto come per dire: Meno male!, e poi riprende la passeggiata.
Ti disturbo, Maestro? chiede Giovanni che viene dai prati.
No. Che vuoi?
Volevo dirti... mi pare che sia una notizia che ti possa dare sollievo e sono venuto subito, anche per
consigliarmi con Te. Ero a scopare i nostri stanzoni, ed venuto Giuda di Keriot. Mi ha detto: Ti
aiuto. Sono rimasto stupito perch fa sempre poco volentieri anche il comandato di queste umili
cose... ma non ho detto nulla pi che questo: Oh! grazie! Far pi presto e meglio. Lui si messo
a scopare e abbiamo fatto presto. Allora ha detto: Andiamo nel bosco. Sono sempre i vecchi che
portano le legna. Non sta bene. Andiamo noi,. Io non so molto fare. Ma se mi insegni.... E siamo
andati. E mentre ero l che legavo con lui le fascine, mi ha detto: Giovanni, ti voglio dire una cosa.
Parla ho detto. E pensavo che fosse qualche critica. Invece ha detto: Io e te siamo i pi giovani.
Bisognerebbe stare pi uniti. Tu hai quasi paura di me, ed hai ragione perch io non sono buono.

Ma credi... non lo faccio apposta. Delle volte ho il bisogno di essere cattivo. Forse perch, unico
come ero, mi hanno viziato. E vorrei diventare buono. I vecchi, lo so, mi guardano poco bene. I
cugini di Ges sono urtati perch... s, io ho mancato molto con loro, e anche con il loro cugino. Ma
tu sei buono e paziente. Voglimi bene. Fa' conto che io sia un fratello cattivo, s, ma che bisogna
amare anche se cattivo. Lo dice anche il Maestro che bisogna fare cos. Quando mi vedi fare poco
bene, dimmelo. E poi non mi lasciare sempre solo. Quando vado in paese, vieni anche tu. Mi
aiuterai a non fare del male. Ieri ho sofferto molto. Ges mi ha parlato ed io lho guardato. Nel mio
sciocco rancore non guardavo n me stesso n gi altri. Ieri ho guardato e ho visto... Hanno ragione
di dire che Ges sofferente... ed io sento che ne ho colpa anche io. Non voglio pi averla. Vieni
con me. Ci verrai? Mi aiuterai ad essere meno cattivo?. Cos ha detto, e io, te lo confesso, avevo il
cuore che mi batteva come quello di un passero preso da un ragazzo. Batteva di gioia perch ho
piacere che lui diventi buono, per Te ne ho piacere, e batteva un poco di paura perch... non vorrei
diventare come Giuda. Ma poi mi venuto in mente quanto mi avevi detto il giorno che prendesti
Giuda, e ho risposto: S, che ti aiuter. Ma io devo ubbidire, e se ho altri ordini... Pensavo: ora lo
dico al Maestro e se Lui vuole lo faccio, se non vuole mi far dare ordine di non andare lontano
dalla casa.
Senti, Giovanni. Io ti lascio andare. Per mi devi promettere che se senti che qualche cosa ti turba,
tu me lo vieni a dire. Mi hai dato tanta gioia, Giovanni. Ecco qua Pietro col suo pesce. Vai,
Giovanni.
Ges si volge a Pietro: Buona pesca?
Uhm! Non molto. Pesciolini... Ma tutto fa. C Giacomo che brontola perch qualche animale ha
roso la fune e si persa una rete. Ho detto: E lui non doveva mangiare? Abbi compatimento per la
povera bestia. Ma Giacomo non la intende cos... ride Pietro.
Quello che dico Io di uno che un fratello. E quello che voi non sapete fare.
Parli di Giuda?
Parlo di Giuda. Egli ne soffre. Ha desideri buoni e tendenze perverse. Ma dimmi un poco tu,
esperto pescatore. Quando Io volessi andare in barca sul Giordano e raggiungere il lago di
Genezaret come potrei fare? Ci riuscirei?
Eh! sarebbe un lavorone! Ma ci riusciresti con barchette piatte... Faticoso, sai? Lungo.
Bisognerebbe sempre misurare il fondo, avere occhio alle rive e alle secche, ai boschetti
galleggianti, alla corrente. La vela non serve in questi casi, anzi... Ma vuoi tornare al lago seguendo
il fiume? Guarda che contro corrente si va male. Bisogna essere in molti, se no...
Tu lhai detto. Quando uno un vizioso, per andare al Bene deve andare contro corrente, e non
pu, da solo, uno riuscire. Giuda proprio uno di questi. E voi non lo aiutate. Il meschino va su,
solo, e urta nel fondale, sfrega sulle secche, si impiglia nei boschetti galleggianti, viene preso dai
gorghi. Daltronde se misura il fondo, non pu contemporaneamente tenere il timone o il remo.
Perch allora lo si rimprovera se non procede? Avete piet degli estranei e di lui, vostro compagno,
no? Non giusto. Vedi l Giovanni e lui che vanno al paese a prendere pane e verdure? Egli ha
chiesto in grazia di non andare solo. E lha chiesto a Giovanni, perch non sciocco, e sa come voi
vecchi la pensate su di lui.
E Tu lo hai mandato? E se si guasta anche Giovanni?
Chi? Mio fratello? Perch si guasta? chiede Giacomo che giunge con la rete ripescata contro un
canneto.
Perch Giuda va con lui.
Da quando?
Da oggi, ed Io lho permesso.
Allora, se lo permetti Tu...
S, lo consiglio anzi a tutti. Lo lasciate troppo solo. Non siate dei giudici per lui solo. Non
peggiore di tanti. Ma pi viziato, fin dallinfanzia.
S, deve essere cos. Se avesse avuto per padre e madre Zebedeo e Salome, cos non sarebbe. I miei
parenti sono buoni. Ma si ricordano di avere un diritto e un dovere sui figli.
Hai detto giusto. Oggi parler proprio di questo. Ora andiamo. Vedo gi della gente che si muove

sui prati.
Io non so come faremo pi a vivere. Non c pi ora di mangiare, di pregare, di riposare... e la
gente aumenta sempre dice Pietro fra ammirato e seccato.
Te ne duoli? Segno che vi ancora ricerca di Dio.
S, Maestro. Ma Tu ne soffri. Sei rimasto anche senza mangiare ieri, e questa notte senza altre
coperture che il tuo mantello. Se lo sapesse tua Madre!
Benedirebbe Dio che mi porta tanti fedeli.
E rampognerebbe me al quale si raccomandata finisce Pietro.
Vengono in gi verso di loro, gesticolando, Filippo e Bartolomeo. Vedono Ges ed affrettano il
passo dicendo: Oh! Maestro! Ma come facciamo? C un vero pellegrinaggio; e malati, e
piangenti, e poveri senza mezzi che vengono da lontano.
Compreremo pane. I ricchi dnno oboli. Non c che usarli.
Le giornate sono brevi. La tettoia gi ingombra di gente in bivacco. Le notti sono umide e
fredde.
Hai ragione, Filippo. Ci stringeremo tutti in uno stanzone. Possiamo farlo, e attrezzeremo gli altri
due per coloro che non possono raggiungere le case entro sera.
Ho capito! Fra poco dovremo chiedere agli ospiti il permesso di mutarci la veste. Saranno cos
invadenti che ci faranno fuggire noi brontola Pietro.
Vedrai altre fughe, Pietro mio! Che ha quella donna? Ormai sono gi sullaia e Ges nota una
donna piangente.
Mah! Cera anche ieri, e anche ieri piangeva. Quando Tu parlavi con Mannanen si mossa per
venirti incontro, poi se ne andata. Deve stare al paese, o qui vicino, perch tornata: Malata non
pare...
La pace sia con te, donna dice Ges passandole accanto.
E lei risponde piano: E con Te. Nullaltro.
Ci saranno almeno trecento persone. Sotto la tettoia vi sono degli zoppi, ciechi, muti; uno tutto
agitato da un tremito; un giovinetto palesemente idrocefalo, tenuto per mano da un uomo. Non fa
che mugolare, sbavare, dimenare il suo testone dallespressione ebete.
E forse figlio di quella donna? chiede Ges.
Non so. Simone si occupa dei pellegrini, e sa.
Chiamano lo Zelote e lo interrogano. Ma luomo non con la donna. Essa sola. Non fa che
piangere e pregare. E mi ha chiesto poco fa: Guarisce anche i cuori, il Maestro? spiega lo Zelote.
Sar qualche moglie tradita commenta Pietro.
Mentre Ges va verso i malati, Bartolomeo con Matteo vanno alla purificazione con molti
pellegrini.
La donna nel suo angolo piange e non si muove.
Ges non nega a nessuno il miracolo. Bello quello dellebete al quale infonde intelletto con lalito,
tenendo poi il testone fra le sue lunghe mani. Tutti si affollano. Anche la velata, forse perch c
molta gente, osa avvicinarsi alquanto, e si pone presso la donna piangente.
Ges dice al cretino: Io voglio in te la luce dellintelletto per fare via alla luce di Dio. Odi, di' con
Me: Ges. Dillo, lo voglio.
Lebete che prima mugolava come una bestia, nullaltro che un mugolio, farfuglia a fatica: Ges,
anzi: Gegi.
Ancora ordina Ges tenendo sempre fra le mani la testa deforme e dominandolo col suo sguardo.
Ges-s
Ancora.
Ges! dice finalmente il cretino. E locchio non pi cos vuoto despressione, la bocca ha un
sorriso diverso.
Uomo dice Ges al padre. Hai avuto fede! Tuo figlio guarito. Interrogalo. Il nome di Ges
miracolo contro i morbi e le passioni.
Luomo dice al figlio: Chi sono io?
E il ragazzo: Il padre mio.

Luomo si stringe al cuore il figlio, e spiega: Mi nato cos. La sposa m morta nel parto e lui era
impedito nella mente e nella favella. Ora vedete. Ho avuto fede, s. Vengo da Joppe. Che devo fare
per Te, Maestro?
Essere buono. E con te il figli tuo. Nulla pi.
E amarti! Oh! andiamo subito a dirlo alla madre di tua madre. E lei che mi ha persuaso a questo.
Che sia benedetta!
I due vanno felici. Della passata sventura non resta che la grossa testa del ragazzo. L'espressione e
la parola sono normali.
Ma guarito per volont tua o per potere del Nome tuo? chiedono molti.
Per volont del Padre, sempre benigno al Figlio. Ma anche il mio Nome salvezza. Voi lo sapete:
Ges vuol dire Salvatore. La salvezza dellanima e dei corpi. Chi dice il Nome di Ges con vera
fede risorge dai morbi e dal peccato, perch in ogni malattia spirituale o fisica lunghia di Satana,
il quale crea le malattie fisiche per portare alla ribellione e alla disperazione attraverso la sofferenza
della carne, e quelle morali o spirituali per portare alla dannazione.
Allora, secondo Te in ogni afflizione del genere umano non estraneo Belzeb.
Non estraneo. Per lui malattia e morte sono entrate nel mondo. E delitto e corruzione
ugualmente per lui sono entrate nel mondo. Quando vedete uno tormentato da qualche sventura,
pensate pure che egli soffre per Satana. Quando vedete che uno causa di sventura, pensate anche
che egli strumento di Satana..
Ma le malattie vengono da Dio.
Le malattie sono un disordine nellordine. Perch Dio ha creato luomo sano e perfetto. Il
disordine portato da Satana nellordine dato da Dio, ha portato seco le infermit della carne e le
conseguenze delle stesse, ossia la morte, oppure le ereditariet funeste. Luomo ha ereditato da
Adamo ed Eva la macchia di origine. Ma non quella sola. E la macchia sempre pi si estende
abbracciando i tre rami delluomo: la carne sempre pi viziosa e perci debole e malata, il morale
sempre pi superbo e perci corrotto, lo spirito sempre pi incredulo ossia sempre pi idolatra.
Perci occorre, come ho fatto Io con quel deficiente, insegnare il Nome che fuga Satana, scolpirlo
nella mente e nel cuore, metterlo sull io come un sigillo di propriet.
Ma Tu ci possiedi? Chi sei, che tanto ti credi?
Fosse cos! Ma non . Vi possedessi, sareste gi salvi. E sarebbe il mio diritto. Perch Io sono il
Salvatore e dovrei avere i miei salvati. Ma coloro che avranno fede in Me, li salver.
Giovanni..., io vengo da Giovanni, mi ha detto: Vai da Colui che parla e battezza presso Efraim e
Gerico. Egli ha il potere di sciogliere e legare, mentre io non posso che dirti: fa penitenza, per
rendere agile lanima tua a seguire la salute, dice uno dei miracolati, che prima si reggeva sulle
stampelle ed ora si muove spedito.
Non me soffre il Battista di perdere la folla? chiede uno.
E quello che ha parlato prima, risponde: Soffrire? Dice a tutti: Andate! Andate! Io sono lastro
che scende. Egli lastro che sale e si fissa eterno nel suo splendore. Per non rimanere nelle tenebre,
andate da Lui prima che il mio lucignolo si spenga.
Non dicono cos i farisei! Loro sono pieni di astio perch Tu attiri le folle. Lo sai?
Lo so risponde brevemente Ges.
Si attacca una disputa sulla ragione o meno del modo di agire dei farisei. Ma Ges la tronca con un:
Non criticate che non ammette replica.
Tornano Bartolomeo e Matteo coi battezzati.
Ges inizia a parlare.
La pace sia con voi tutti.
Ho pensato, posto che ora venite qui sin dal mattino, e pi comodo vi partire a met giorno, di
parlarvi di Dio al mattino. Ho anche pensato di alloggiare i pellegrini che non possono tornare alle
case entro sera. Io sono pellegrino a mia volta e non possiedo che il minimo indispensabile datomi
dalla piet di un amico. Giovanni ha ancora meno di Me. Ma da Giovanni vanno persone sane o
semplicemente poco malate, rattratti, ciechi, muti. Ma non morenti o febbrili come da Me. Vanno
da lui per battesimo di penitenza. Da Me venite anche per la guarigione dei corpi. La Legge dice:

Ama il tuo prossimo come te stesso . Io penso e dico: come mostrerei amare i fratelli se chiudessi
il mio cuore ai loro bisogni anche fisici? E concludo: dar loro ci che mi fu dato. Stendendo la
mano ai ricchi chieder il pane dei poveri, levandomi il letto accoglier in esso lo stanco e il
sofferente.
Siamo tutti fratelli. E lamore non si prova a parole, ma a fatti. Colui che chiude il cuore al suo
simile, ha cuor di Caino. Colui che non ha amore un ribelle al comando di Dio. Siamo tutti fratelli.
Eppure Io vedo, e voi vedete, che anche nellinterno delle famiglie - l dove il sangue uguale
ribadisce, anche col sangue e la carne, la fratellanza che ci viene da Adamo - vi sono odi e attriti. I
fratelli sono contro i fratelli, i figli contro ai genitori, i consorti luno allaltro nemici.
Ma per non essere malvagi fratelli sempre, e adulteri sposi un giorno, bisogna imparare sino dalla
prima et il rispetto verso la famiglia, organismo che il pi piccolo ed il pi grande del mondo. Il
pi piccolo rispetto allorganismo di una citt, di una regione, di una nazione, di un continente. Ma
il pi grande perch il pi antico; perch messo da Dio quando ancora il concetto di patria, di paese
non esisteva, ma gi era vivo e operante il nucleo famigliare, sorgente alla razza e alle razze,
piccolo regno in cui luomo re, la donna regina, sudditi i figli. Pu mai un regno durare se diviso e
nemico fra i suoi singoli abitanti? Non pu durare. E in verit non dura una famiglia se non c
ubbidienza, rispetto, economia, buona volont, operosit, amore.
Onora il padre e la madre dice il Decalogo. Come si onorano? Perch si devono onorare?
Si onorano con vera ubbidienza, con esatto amore, con confidente rispetto, con un timore
riverenziale che non preclude la confidenza ma nello stesso tempo non ci fa trattare i maggiori come
fossimo servi ed inferiori. Si devono onorare perch, dopo Dio, i datori della vita e di tutte le
necessit materiali della vita, i primi maestri, i primi amici del giovane essere nato alla terra, sono il
padre e la madre.
Si Dice: Dio ti benedica, si dice: grazie a quello che ci raccoglie un oggetto caduto o ci d un
tozzo di pane. Ed a questi che si spezzano nel lavoro per sfamarci, per tesserci le vesti e tenerle
monde, per questi che si alzano per scrutare il nostro sonno, si negano riposo per curarci, ci fanno
letto del loro seno nelle nostre stanchezze pi dolorose, non diremo, con lamore: Dio ti benedica,
grazie?
Sono i nostri maestri. Il maestro temuto e rispettato. Ma esso ci prende quando gi sappiamo
lindispensabile per reggerci e nutrirci e dire le cose essenziali, e ci lascia quando il pi arduo
insegnamento della vita, ossia il vivere, ci deve essere ancora insegnato. E sono il padre e la
madre che ci preparano alla scuola prima, alla vita poi.
Sono i nostri amici. Ma quale amico pu essere pi amico di un padre? E quale pi amica di una
madre? Potete tremare di essi? Potete dire: Sono tradito da lui, da lei? Eppure ecco il giovane
stolto e la ancora pi stolta fanciulla che si fanno amici degli estranei, e chiedono il cuore al padre e
alla madre, e si guastano mente e cuore con contatti che sono imprudenti se pure non colpevoli,
cagione di lacrime paterne e materne che rigano come gocce di piombo fuso il cuore dei genitori.
Quelle lacrime per, Io ve lo dico, non cadono nella polvere e nelloblio. Dio le raccoglie le
numera. Il martirio di un genitore calpestato avr premio dal Signore. Ma latto del figlio
suppliziatore di un genitore neppure sar dimenticato, anche se il padre e la madre supplicano nel
loro dolente amore, piet di Dio per il figlio colpevole.
Onora o il padre e la madre se vuoi vivere lungamente sulla terra detto. Ed eternamente in
Cielo, Io aggiungo. Troppo poco sarebbe il castigo di vivere poco qui per avere mancato ai
genitori! Lal di l non fola, e nellal di l si avr premio o castigo a seconda di come vivemmo.
Chi manca ad un genitore manca a Dio, perch Dio ha dato per il genitore comando damore, e chi
non ama pecca. Perde perci cos, pi della vita materiale, la vera vita di cui vi ho parlato, e va
incontro ad una morte, ha anzi gi la morte avendo lanima in disgrazia del suo Signore, ha gi in
s il delitto perch ferisce lamore pi santo dopo Dio, ha gi in s i germi dei futuri adultri perch
da cattivo figlio viene perfido sposo, ha gi in s gli stimoli del pervertimento sociale perch da un
cattivo figlio sboccia il futuro ladro, il truce e violento assassino, il freddo strozzino, il libertino
seduttore, il gaudente cinico, il ripugnante traditore della patria, degli amici, dei figli, della sposa, di
tutti. E potete aver stima e fiducia di colui che ha saputo tradire lamore di una madre e deridere i

capelli bianchi di un padre?


Per, udite ancora, per al dovere dei figli corrisponde un pari dovere dei genitori. Maledizione al
figlio colpevole! Ma maledizione anche al colpevole genitore. Fate che i figli non vi possano
criticare e copiare nel male. Fatevi amare per un amore dato con giustizia e misericordia. Dio
Misericordia. I genitori, secondi solo a Dio, siano misericordia. Siate esempio e conforto dei figli.
Siate pace e guida. Siate il primo amore dei vostri figli. Una madre sempre la prima immagine
della sposa che noi vorremmo. Un padre per le figlie giovinette ha il volto che esse sognano per lo
sposo. Fate che soprattutto i figli e le figlie scelgano con saggia mano i reciproci consorti pensando
alla madre, al padre, e volendo nel consorte ci che nel padre, nella madre: una virt verace.
Se avessi a parlare finch esaurito largomento, non basterebbe il giorno e la notte. Onde abbrevio
per amore di voi. Il resto ve lo dica lo Spirito eterno. Io getto il seme e poi passo. Ma il seme nei
buoni getter radica e far spiga. Andate. La pace sia con voi.
Chi parte, se ne va svelto. Chi resta, entra nel terzo stanzone e mangia il suo pane o quello che i
discepoli offrono in nome di Dio. Su rustici cavalletti sono state messe assi e paglia e l possono
dormire i pellegrini.
La donna velata va via con passo svelto, laltra che piangeva fin da prima e che ha sempre pianto
mentre Ges parlava, si aggira incerta e poi si decide ad andarsene.
Ges entra nella cucina per prendere il suo cibo. Ma ha appena cominciato a mangiare che viene
bussato alla porta.
Si alza Andrea, pi vicino ad essa, ed esce nella corte. Parla poi rientra: Maestro, una donna, quella
che piangeva, ti vuole. Dice che deve andare via e che deve parlarti.
Ma a questo modo come e quando mangia il Maestro? esclama Pietro.
Dovevi dirle di venire pi tardi dice Filippo.
Silenzio. Manger dopo. Andate avanti voi.
Ges esce. La donna l fuori.
Maestro... una parola... Tu hai detto... Oh! vieni dietro la casa! E penoso dire il mio dolore!
Ges laccontenta senza parlare. Solo quando dietro alla casa, chiede: Che vuoi da Me?
Maestro... io ti ho sentito prima, quando parlavi fra noi... e poi ti ho sentito quando predicavi.
Sembra Tu abbia parlato per me. Tu hai detto che ogni malattia fisica o morale Satana... Io ho un
figlio malato nel cuore. Ti avesse udito quando dicevi dei genitori! E il mio tormento. Si sviato
con cattivi compagni ed ... proprio come Tu dici... ladro... in casa per ora, ma... E rissoso...
prepotente... Giovane come , si rovina con lussurie e crapule. Mio marito lo vuole cacciare. Io... io
sono la madre... e soffro a morirne. Vedi come ansa il mio petto? E il cuore che mi si spezza per
tanto dolore. E da ieri che voglio parlarti perch... spero in Te, mio Dio. Ma non osavo dire niente.
E cos doloroso per una mamma dire: Ho un figlio crudele!. La donna piange, curva e dolente,
davanti a Ges.
Non piangere pi. Egli guarir dal suo male.
Se potesse udirti, s. Ma lui non vuole udirti. Oh! non guarir mai! .
Ma hai fede tu per lui? Hai volont tu per lui? .
E me lo chiedi? Vengo dalla Alta Perea per pregarti per lui... .
E allora va. Quando giungerai alla casa tuo figlio ti verr incontro pentito .
Ma come? .
Come? E credi che Dio non possa ci che Io chiedo? Tuo figlio l. Io sono qua. Ma Dio
dovunque. Io dico a Dio: Padre, per questa madre piet. E Dio tuoner il suo richiamo nel cuore di
tuo figlio. Vai, donna. Un giorno passer per le contrade del tuo paese e tu, orgogliosa del tuo
maschio, mi verrai incontro insieme a lui. E quando egli ti pianger sui ginocchi, chiedendoti
perdono e narrandoti la sua misteriosa lotta da cui uscito con unanima nuova, e ti chieder come
avvenne, tu digli: E per Ges che sei rinato al Bene. Parlagli di Me. Se a Me sei venuta, segno
che sai. Fa' che egli sappia e mi pensi per avere seco la forza che salva. Addio. La pace alla madre
che ebbe fede, al figlio che torna, al padre contento, alla famiglia ricomposta. Va.
La donna se ne va verso il paese e tutto ha fine.

123. I discorsi dellAcqua Speciosa: Non fornicare.


Laffronto di cinque notabili.
4 marzo 1945.
Dice Ges:
Abbi pazienza, anima mia, per la doppia fatica. E tempo di sofferenza. Sai come ero stanco gli
ultimi giorni?! Tu lo vedi. Mi appoggio nellandare a Giovanni, a Pietro, a Simone, anche a Giuda...
S. Ed Io che emanavo miracolo solo sfiorando con le mie vesti, non potei mutare quel cuore!
Lascia che Io mi appoggi a te, piccolo Giovanni, per ridire le parole gi dette negli ultimi giorni a
quei pervicaci ottusi sui quali lannuncio del mio tormento scorreva senza penetrare. E lascia anche
che il Maestro dica le sue ore di predicazione nella triste pianura dellAcqua Speciosa. Ed Io ti
benedir due volte. Per la tua fatica e per la tua piet. Numero i tuoi sforzi, raccolgo le tue lacrime.
Agli sforzi per amore dei fratelli sar data la ricompensa di quelli che si consumano per fare noto
Dio agli uomini. Alle tue lacrime per il mio soffrire dellultima settimana sar dato in premio il
bacio di Ges. Scrivi e sii benedetta.
Ges ritto su un mucchio di tavole alzate come una tribuna in uno degli stanzoni, lultimo, e parla
con voce tonante, presso la porta, per essere udito tanto da quelli che sono nella stanza come da
quelli che sono sotto la tettoia e sino allaia allagata dalla pioggia. Sotto i loro mantelloni scuri e di
lana non conciata, sulla quale lacqua non ha presa, paiono tanti frati. Nella stanza sono i pi deboli,
sotto la tettoia le donne, nella corte, allacqua, i robusti, uomini per lo pi.
Pietro va e viene, scalzo e con la sola veste corta sotto un telo che si messo sul capo, e non perde
il buon umore anche se deve sguazzare nellacqua e fare una doccia non richiesta. Con lui sono
Giovanni, Andrea, e Giacomo. Trasportano dall'altro stanzone con precauzione dei malati e guidano
dei ciechi o sorreggono degli storpi.
Ges attende con pazienza che tutti siano a posto. E solo si duole che i quattro discepoli siano
bagnati come delle spugne messe in un secchio.
Niente, niente! Siamo di legno impeciato. Non te la prendere. Facciamo un altro battesimo, e il
battezzatore Dio stesso risponde Pietro ai rammarichi di Ges.
Finalmente tutti sono a posto e Pietro pensa di potersi andare a mettere una veste asciutta. E lo fa
cogli altri tre. Ma quando ha raggiunto da capo il Maestro, vede sporgere dallangolo della tettoia il
mantellone bigio della velata e, senza pi pensare che per andare da lei deve riattraversare la corte
in diagonale sotto lo scroscio della pioggia che infittisce e nelle pozze che schizzano fino al
ginocchio cos percosse dai goccioloni, va da lei. La prende per un gomito, senza spostare il
mantello, e la trascina bene in su, presso la parete dello stanzone, al riparo dallacqua. E poi le si
pianta vicino, duro e immobile come una sentinella.
Ges ha visto. Ha sorriso chinando il capo per celare la luminosit del suo sorriso. Ora parla.
Non dite, voi che siete venuti costanti a Me, che Io non parlo con ordine e salto via qualcuno dei
dieci comandi. Voi udite. Io vedo. Voi ascoltate. Io applico ai dolori e alle piaghe che vedo in voi.
Io sono il Medico. Un medico va prima ai pi malati, a quelli che sono pi prossimi a morte. Poi si
rivolge ai meno gravi. Io pure.
Oggi dico: Non fornicate.
Non volgete intorno lo sguardo cercando di leggere sul volto di uno la parola lussurioso. Abbiate
carit reciproca. Amereste che uno la leggesse su di voi? No. E allora non cercate leggerla
nellocchio turbato del vicino, sulla fronte che arrossa e si curva al suolo. E poi... Oh! dite, voi
uomini in specie. Quale fra voi non ha mai messo i denti in questo pane di cenere e sterco che la
soddisfazione sessuale? Ed lussuria solo quella che vi spinge per unora fra braccia meretrici?
Non lussuria anche il profanato connubio con la sposa, profanato perch vizio legalizzato
essendo reciproca soddisfazione del senso, evadendo alle conseguenze dello stesso?
Matrimonio vuol dire procreazione, e latto vuol dire e deve essere fecondazione. Senza ci

immoralit. Non si deve del talamo fare un lupanare. E tale diventa se si sporca di libidine e non si
consacra con delle maternit La terra non respinge il seme. Lo accoglie e ne fa pianta. Il seme non
fugge dalla zolla dopo esservi deposto. Ma subito genera radice e si abbranca per crescere e fare
spiga, ossia la creatura vegetale nata dal connubio fra la zolla e il seme. Luomo il seme, la donna
la terra, la spiga il figlio. Rifiutarsi a far la spiga e sperdere la forza in vizio colpa. E
meretricio commesso sul letto nuziale, ma per nulla dissimile dallaltro, anzi aggravato dalla
disubbidienza al comando che dice: Siate una sola carne e moltiplicatevi nei figli.
Perci, vedete, o donne volutamente sterili, mogli legali e oneste non agli occhi di Dio ma del
mondo, che ciononostante voi potete essere come prezzolate femmine e fornicare ugualmente pur
essendo del solo marito, perch non alla maternit ma al piacere andate troppo e troppo spesso. E
non riflettete che il piacere un tossico che aspirato da qual che sia bocca contagia, fa arsi di un
fuoco che credendo saziarsi si spinge fuor dal focolare e divora, sempre pi insaziabile, lasciando
acre sapor di cenere sotto la lingua e disgusto e nausea e sprezzo di s e del compagno di piacere,
perch quando la coscienza risorge - e fra luna febbre e laltra essa sorge - non pu non nascere
questo sprezzo di s, avviliti fino a sotto la bestia?
Non fornicate detto.
E fornicazione molta parte delle azioni carnali delluomo. E non contemplo neppure quelle
inconcepibili unioni da incubo che il Levitico condanna con queste parole: Uomo, non ti
accosterai alluomo come fosse una donna, e: Non ti accosterai ad alcuna bestia per non
contaminarti con essa. E cos far la donna e non si unir a bestia perch scellerataggine. Ma
dopo aver accennato al dovere degli sposi verso il matrimonio, che cessa dessere santo quando, per
malizia, diviene infecondo, vengo a parlare della vera e propria fornicazione fra uomo e donna per
vizio reciproco e per compenso in denaro o in doni.
Il corpo umano un magnifico tempio che racchiude un altare. Sullaltare dovrebbe essere Dio. Ma
Dio non dove corruzione. Perci il corpo dellimpuro ha laltare sconsacrato e senza Dio. Pari a
colui che si avvoltola ebbro nel fango e nei rigurgiti della propria ebbrezza, luomo avvilisce se
stesso nella bestialit della fornicazione e diviene peggio del verme e della bestia pi immonda.
E ditemi, se fra voi alcuno che ha depravato se stesso sino a commerciare il suo corpo come si fa
mercato di biade o di animali, quale bene ne venuto? Prendetevi proprio il vostro cuore in mano,
osservatelo, interrogatelo, ascoltatelo, vedete le sue ferite, i suoi brividi di dolore, e poi dite e
rispondetemi: era cos dolce quel frutto da meritare questo dolore di un cuore che era nato puro e
che voi avete costretto a vivere in un corpo impuro, a battere per dare vita e calore alla lussuria, a
logorarsi nel vizio?
Ditemi: ma siete tanto depravate da non singhiozzare nel segreto, sentendo una voce di bimbo che
chiama: mamma e pensando alla vostra madre, o donne di piacere, fuggite da casa, o cacciate da
essa perch il frutto marcito non rovinasse col suo trasudante marciume gli altri fratelli? Pensando
alla vostra madre che forse morta dal dolore di doversi dire: Ho partorito un obbrobrio?
Ma non vi sentite cadere il cuore per terra, incontrando un vecchio solenne nella sua canizie e
pensando che su quella del padre voi avete gettato il disonore come un fango preso a piene mani, e
col disonore lo scherno del paese natio?
Ma non vi sentite torcere le viscere di rimpianto vedendo la felicit di una sposa o la innocenza di
una vergine, e dovendo dire: Io tutto questo lho rinunciato e non lo avr mai pi ?
Ma non sentite come scotennarvi dalla vergogna il volto, incontrando lo sguardo degli uomini o
bramoso o pieno di spregio?
Ma non sentite la vostra miseria quando avete sete di un bacio di un bimbo e non osate dire:
Dammelo, perch avete ucciso delle vite allinizio, respinte da voi come peso noioso e un inutile
impiccio, staccate dallalbero che pur le aveva concepite, e gettate a far da letame, e ora quelle
piccole vite vi gridano: assassine!?
Ma non tremate, soprattutto, di quel Giudice che vi ha create e vi attende per chiedervi: Che hai
fatto di te stessa? Per questo, forse, ti ho dato la vita? Pullulante nido di vermi e putrefazione, come
osi stare al mio cospetto? Tutto avesti di ci che per te era il dio: il piacere. Va' nella maledizione
senza termine?.

Chi piange? Nessuno? Voi dite: nessuno? Eppure lanima mia va incontro ad unaltra anima che
piange. Perch le va incontro? Per lanciarle lanatema perch meretrice? No. Perch mi fa piet
lanima sua. Tutto in Me repelle per il suo corpo sozzo, sudato nella fatica lasciva. Ma la sua anima!
Oh! Padre! Padre! Anche per questanima Io ho preso carne ed ho lasciato il Cielo per essere il
Redentore suo e di tante sue anime sorelle! Perch devo non raccogliere questa pecora errante e
portarla allovile, mondarla, unirla al gregge, darle pascoli e un amore che sia perfetto come solo il
mio pu essere, cos diverso da quelli che ebbero fin qui per lei nome di amore e non erano che odii,
cos pietoso, completo, soave che ella pi non rimpianga il tempo passato, o lo rimpianga solo per
dire: Troppi giorni ho perduto lungi da Te, eterna Bellezza. Chi mi rende il tempo perduto? Come
gustare nel poco che mi resta quanto avrei gustato se fossi stata sempre pura?
Eppure non piangere, anima calpestata da tutta la libidine del mondo. Ascolta: sei un cencio lurido.
Ma puoi tornare fiore. Sei un letamaio. Ma puoi divenire aiuola. Sei un animale immondo. Ma puoi
tornare angelo. Un giorno lo fosti. Danzavi sui prati fioriti, rosa fra le rose, fresca come esse,
olezzante di verginit. Cantavi serena le tue canzoni di bambina e poi correvi dalla madre, dal
padre, e dicevi loro: Voi siete i miei amori. E linvisibile custode che ogni creatura ha al fianco,
sorrideva della tua anima bianco-azzurra... E poi? Perch? Perch hai strappato le tue ali di piccolo
innocente? Perch hai calpestato un cuore di padre e di madre per correre ad altri cuori insicuri?
Perch hai piegato la voce pura a menzognere frasi di passione? Perch hai infranto lo stelo della
rosa e violata te stessa?
Pentiti, figlia di Dio. Il pentimento rinnova. Il pentimento purifica. Il pentimento sublima. Luomo
non ti pu perdonare? Neppure tuo padre potrebbe pi? Ma Dio pu. Perch la bont di Dio non ha
paragone con la bont umana e la sua misericordia infinitamente pi grande della umana miseria.
Onora te stessa rendendo, con una vita onesta, onorevole la tua anima. Giustificati presso Iddio non
peccando pi contro la tua anima. Fatti un nome nuovo presso Dio. E quello che vale. Sei il vizio.
Diventa lonest. Diventa il sacrificio. Diventa la martire del tuo pentimento. Sapesti bene
martirizzare il tuo cuore per far godere la carne. Ora sappi martirizzare la carne per dare uneterna
pace al cuore.
Vai. Andate tutti. Ognuno col suo peso e col suo pensiero, e meditate. Dio tutti attende e non rigetta
nessuno di quelli che si pentono. Il Signore vi dia la sua luce per conoscere la vostra anima.
Andate.
Molti vanno via verso il paese. Altri entrano nello stanzone. Ges va verso i malati e li risana.
Un gruppo di uomini parlotta in un angolo; divisi fra diverse tendenze, gesticolano, e si accalorano.
Alcuni sono accusatori di Ges, altri difensori, altri ancora esortano questi e quelli a pi maturo
giudizio.
Infine i pi accaniti, forse perch pochi rispetto agli altri due gruppi, prendono una via di mezzo.
Vanno da Pietro, che insieme a Simone trasporta le barelle ormai inutili di tre miracolati, e lo
assalgono prepotenti dentro allo stanzone mutato in foresteria dei pellegrini. Dicono: Uomo di
Galilea, ascolta.
Pietro si volta e li guarda come bestie rare. Non parla, ma il suo viso un poema. Simone getta solo
unocchiata ai cinque energumeni e poi esce, lasciando tutti in asso.
Uno dei cinque riprende: Io sono Samuele, lo scriba; costui laltro scriba Sadoch; e questo il
giudeo Eleazaro, molto noto e potente; e questo lillustre anziano Callascebona; e questo, infine,
Nahum. Capisci? Nahum e il tono addirittura enfatico.
Pietro fa un lieve inchino ad ogni nome, ma allultimo resta a mezza via, e dice, con la massima
indifferenza: Non so. Mai sentito. E... non capisco niente.
Rozzo pescatore! Sappi che il fiduciario di Anna!
Non conosco Anna; ossia conosco molte donne di nome Anna. Ce ne una fungaia anche a
Cafarnao. Ma non so di che Anna costui fiduciario.
Costui? A me si dice: costui?
Ma cosa vuoi che ti dica? Asino o uccello? Quando andavo a scuola mi ha insegnato il maestro a
dire costui parlando di un uomo e, se non ho le traveggole, tu sei un uomo.
Luomo si dimena come fosse torturato da quelle parole. Laltro, il primo che ha parlato, spiega:

Ma Anna il suocero di Caifa...


Aaaah!... Capito!!! Ebbene?
Ebbene, sappi che noi siamo sdegnati!
Di che? Del tempo? Anche io. E la terza volta che mi cambio veste e ora non ho pi nulla di
asciutto.
Ma non fare lo stolto!
Stolto? E la verit. Se non siete sdegnati del tempo, di che allora? Dei romani?
Del tuo Maestro! Del falso profeta.
Ehi! caro Samuele! Bada che mi sveglio, e sono come il lago. Dalla bonaccia alla tempesta non ci
tengo che un attimo. Guarda come parli...
Sono entrati anche i figli di Zebedeo e di Alfeo, e con loro lIscariota e Simone, e si stringono a
Pietro che alza sempre pi la voce.
Tu non toccherai con le tue mani plebee i grandi di Sionne!
Oh! che bei signorini! E voi non toccatemi il Maestro, perch altrimenti volate nel pozzo, subito, a
purificarvi per davvero, di dentro e di fuori.
Faccio osservare ai dotto del Tempio che la casa domino privato dice pacato Simone. E
lIscariota rincara: e che il Maestro, io ne sono mallevadore, ha sempre avuto per la casa altrui,
prima fra tutte la casa del Signore, il massimo rispetto. Sia usato uguale verso la sua.
Tu taci, verme subdolo!
Subdolo in quanto! Mi avete fatto schifo e sono venuto dove schifo non . E voglia Dio che essere
stato con voi non mi abbia corrotto fino nel fondo!
Breve: che volete? chiede asciutto Giacomo di Alfeo.
E tu chi sei?
Sono Giacomo di Alfeo, e Alfeo di Giacobbe, e Giacobbe di Matan, e Matan di Eleazar, e se vuoi
ti dico tutta lascendenza sino a re Davide da cui vengo. E cugino sono del Messia. Per cui ti prego
di parlare con me, di stirpe reale e di razza giudea, se alla tua alterigia schifo parlare con un onesto
israelita che conosce Dio meglio di Gamaliele e Caifa. Andiamo. Parla.
Il tuo Maestro e parente si fa seguire dalle prostitute. Quella velata una di esse. Lho vista mentre
vendeva delloro. E lho riconosciuta. E lamante fuggita a Sciammai. Questo lo disonora.
Chi? A Sciammai il rabbino? Allora deve essere una vecchia carcassa. Fuori pericolo perci...
motteggia lIscariota.
Taci, folle! A Sciammai di Elchi, il prediletto di Erode.
Toh! Toh! Segno che non lo predilige pi, lei, il prediletto. E lei che deve andare in letto con lui.
Non te. Perch te la prendi allora? Giuda di Keriot ironico al sommo.
Uomo, non pensi disonorarti facendo la spia? chiede Giuda di Alfeo. E non pensi che si disonora
colui che si abbassa a peccare, non colui che cerca alzare il peccatore? Che disonore ne viene al mio
Maestro e fratello se Egli, parlando, spinge la voce sino alle orecchie profanate dalla bava dei
lussuriosi di Sionne?
La voce? Ah! Ah! Ha trentanni il tuo Maestro e cugino, e non che pi ipocrita degli altri! E tu, e
voi tutti dormite sodo la notte...
Impudente rettile! Fuori di qua o ti strozzo! urla Pietro, e a lui fanno eco Giacomo e Giovanni,
mentre Simone si limita a dire: Vergogna! La tua ipocrisia tanto grande che rigurgita e trabocca,
e sbavi come un lumacone sul fiore puro. Esci e divieni uomo, perch per ora non sei che una bava.
Ti riconosco, Samuele. Sei sempre lo stesso cuore. Dio ti perdoni. Ma va' via dal mio cospetto.
Ma mentre il Keriot con Giacomo di Alfeo tengono il bollente Pietro, Giuda Taddeo, che nellatto
assomiglia pi che mai al Cugino di cui ora ha lo stesso balenare azzurro nello sguardo e
limponenza nellespressione, tuona: Disonora se stesso chi linnocente disonora. L'occhio e la
lingua li ha fatti Dio per compiere opere sante. Il maldico li profana e avvilisce, facendo loro
compiere opere malvagie. Io non sporcher me stesso con atto villano contro la tua canizie. Ma ti
ricordo che i malvagi odiano luomo integro e che lo stolto sfoga il suo malanimo senza neppur pi
riflettere che si tradisce. Chi vive nelle tenebre scambia per rettile il ramo fiorito. Ma chi vive nella
luce vede le cose come esse sono e le difende, se denigrate, per amore alla giustizia. Noi viviamo

nella luce. Siamo la generazione casta e bella dei figli della luce, e il Duce nostro il Santo che non
conosce donna n peccato. Noi Lui seguiamo e lo difendiamo dai suoi nemici, per i quali, come Lui
ci ha insegnato, abbiamo non odio ma preghiera. Impara, o vecchio, da un giovane, divenuto maturo
perch la Sapienza gli Maestro a non essere lesto nel parlare e buono a nulla nelloperare il bene.
Vai. E riporta a chi ti ha mandato che non nella profanata casa che sul monte Moria, ma in questa
povera dimora riposa Dio sulla sua gloria. Addio.
I cinque non osano ribattere e se ne vanno.
I discepoli si consultano. Dirlo o non dirlo a Ges, che ancora coi malati guariti? Dirlo. E meglio
cos. Lo raggiungono, lo chiamano e lo dicono.
Ges sorride calmo e risponde: Vi ringrazio della difesa... ma che ci volete fare? Ognuno d ci
che ha.
Per un poco ragione lhanno. Gli occhi sono nella testa per vedere e molti vedono. Lei sempre l
fuori, come un cane. Ti nuoce dicono in diversi.
Lasciatela stare. Non sar lei la pietra che mi colpir sul capo. E se lei si salva... oh! Vale bene la
pena di una critica per questa gioia!
Tutto ha fine su questa dolce risposta.

124. La velata viene ospitata nella casetta dellAcqua Speciosa.


5 marzo 1945.
La giornata talmente orrida che non c nessun pellegrino. Piove a rovesci e laia si mutata in un
basso stagno su cui galleggiano foglie secche, venute da chiss dove e portate dal vento che fischia
e scuote porte e impannate. Nella cucina, pi che mai tetra, perch per impedire alla pioggia di
entrare si deve tenere appena socchiusa la porta, ci si affumica e si lacrima e tossisce perch il vento
respinge in gi il fumo.
Aveva ragione Salomone sentenzia Pietro. Tre cose cacciano luomo: la donna litigiosa... e
quella lho lasciata a litigare a Cafarnao con gli altri generi, il camino che fa fumo e il tetto che fa
acqua. E questi due ce li abbiamo... Ma domani ci penso io a questo camino. Vado sul tetto, e tu e tu
e tu, (Giacomo, Giovanni e Andrea) venite con me. E con delle lavagne faremo un rialzo e un tetto
al comignolo.
E dove le trovi le lavagne? chiede Tommaso.
Sulla tettoia. Se piove l non il finimondo. Ma qui... Ti duole che le tue vivande non si decorino
pi di lacrime fuligginose?
Figurati! Magari ci riuscissi! Guarda come sono tinto. Mi piove in testa quando sto qui al fuoco.
Sembri un mostro egiziano dice ridendo Giovanni.
E infatti Tommaso ha bizzarre virgole nere sul volto pienotto e bonario. Il primo a riderne lui,
sempre allegro, e ride anche Ges, perch, proprio mentre parla, una nuova goccia carica di
fuliggine gli piomba sul naso e ne fa la punta nera.
Tu che sei esperto di tempo, che ne dici? Durer molto cos? chiede a Pietro lIscariota, che
tutto cambiato da qualche giorno.
Ora te lo so dire. Vado a fare lastrologo dice Pietro, e va alla porta e la socchiude un poco di pi,
mettendo fuori il capo e una mano. Poi sentenzia: Vento basso e dal meridione. Caldo e caligine...
Uhm! C poco da... Pietro tace, poi rientra piano e mette la porta a spiraglio e sbircia.
Che c? chiedono in tre o quattro.
Ma Pietro fa cenno con la mano di tacere. Guarda. Poi dice con un sussurro: C quella donna. Ha
bevuto dellacqua del pozzo e ha preso una fascina rimasta nella corte. E tutta bagnata. Non brucia
certo... Se ne va... Le vado dietro. Voglio vedere.... E uscito cauto.
Ma dove pu stare per essere qui vicino sempre? chiede Tommaso.
Ed essere qui con questo tempo! dice Matteo.
In paese ci va di certo, perch anche ieri laltro ci comprava del pane. dice Bartolomeo.

Ha una bella costanza a stare cos velata! osserva Giacomo di Alfeo.


O un grande motivo finisce Tommaso.
Ma sar proprio quella che diceva ieri quel giudeo? chiede Giovanni. Sono sempre cos falsi!
E Ges sta sempre zitto come fosse sordo. Tutti lo guardano, certi che Lui sa. Ma Lui sta lavorando
con un coltello tagliente intorno a un pezzo di legno dolce, che piano piano si muta in un comodo
forchettone per estrarre le verdure dallacqua bollente. E quando ha finito offre il suo lavoro a
Tommaso, che si dedicato proprio tutto alla cucina.
Sei proprio bravo, Maestro. Ma... ce lo dici chi ?
Unanima. Per Me siete tutti anime. Nullaltro. Uomini, donne, vecchi, bambini: anime, anime,
anime. Anime candide i pargoli, anime azzurre i fanciulli, anime rosee i giovani, anime doro i
giusti, anime di pece i peccatori. Ma anime solo; solo anime. E sorrido alle anime candide perch
mi sembra di sorridere agli angeli; e mi riposo fra i fiori rosei ed azzurri degli adolescenti buoni; e
mi rallegro delle anime preziose dei giusti; e mi affatico, soffrendo, per fare preziose e splendide le
anime dei peccatori. I volti?... I corpi?... Nulla. Io vi conosco e riconosco per le vostre anime.
E lei che anima ? chiede Tommaso.
Unanima meno curiosa di quella dei miei amici, perch non indaga, non chiede, va e viene senza
parola e senza sguardo.
Io la credevo una di malaffare o una lebbrosa. Ma mi sono ricreduto perch... Maestro, se ti dico
una cosa non mi rimproveri? chiede lIscariota andando a mettersi seduto per terra contro le
ginocchia di Ges, tutto diverso, umile, buono, fin pi bello in questa sua aria dimessa di quanto
non sia quando il pomposo e borioso Giuda.
Non ti rimproverer. Parla.
Io so dove abita. Lho seguita una sera... fingendo di uscire a prendere acqua, perch mi sono
accorto che a buio viene sempre al pozzo... Una mattina ho trovato per terra una forcina dargento...
proprio sullorlo del pozzo... e ho capito che laveva perduta lei. Ebbene, lei sta in una capannella di
legno che nel bosco. Forse serve ai contadini. E per mezza marcita. E lei le ha messo sopra delle
frasche a fare da tetto. Forse quella fascina la vuole per quello. E una tana. Non so come ci possa
stare. Basterebbe appena ad un grosso cane, o a un minuscolo asinello. Era una sera di luna e ho
visto bene. E mezza sepolta fra i rovi, ma dentro... vuota e non c porta. E per quello che mi
sono ricreduto e ho capito che non una di malaffare.
Non lo dovevi fare. Ma, sii sincero, non hai fatto di pi?
No, Maestro. Avrei voluto vederla, perch da Gerico che la noto e mi pare di conoscerne il passo
cos lieve con cui va veloce dove vuole. Anche la sua persona deve essere flessuosa e... bella. S. Lo
si capisce, nonostante tutte quelle vesti... Ma non ho osato spiarla mentre si coricava sulla terra.
Forse si levata il velo. Ma lho rispetta...
Ges lo guarda fisso fisso e poi dice: E ne hai sofferto. Ma hai detto il vero. Ed Io ti dico che sono
contento di te. Unaltra volta ti coster meno ancora essere buono! Tutto sta a fare il primo passo.
Bravo Giuda! e lo carezza.
Rientra Pietro: Ma, Maestro! Quella donna pazza! Ma sai dove sta? Quasi in riva al fiume, in un
casottino di legno sotto un macchione. Forse un tempo serviva a qualche pescatore o boscaiolo...
Chiss! Mai avrei pensato che in quel luogo umido, sprofondato in un fosso, sotto un groviglio di
rovi ci fosse una povera donna. E glielo ho detto: Parla e sii sincera. Sei lebbrosa? Mi ha risposto
in un soffio: No. Giuralo ho detto. E lei: Lo giuro. Guarda che se lo sei e non lo dici e vieni
vicino alla casa e io vengo a sapere che sei immonda, ti faccio lapidare. Ma se sei perseguitata, se
sei una ladra o assassina, e stai qui per paura di noi, non temere alcun male. Ma ora esci di li. Non
vedi che sei nellacqua? Hai fame? Hai freddo? Tremi. Sono vecchio, lo vedi? Non ti faccio la
corte. Vecchio e onesto. Perci ascoltami. Ho detto cos. Ma non ha voluto venire. La troveremo
morta, perch proprio nellacqua.
Ges pensoso. Guarda i dodici volti che lo guardano. Poi dice: Che dite che si faccia?
Ma, Maestro, decidi Tu!
No. Voglio che giudichiate voi. E una cosa in cui in causa anche la stima di voi. Ed Io non devo
fare violenza sul vostro diritto di tutelarla.

In nome della misericordia io dico che non si pu lasciarla l dice Simone.


E Bartolomeo: Direi per oggi di metterla nello stanzone. Ci vanno pure i pellegrini? Ci pu andare
lei pure.
E una creatura come tutte le altre, infine commenta Andrea,
E poi oggi non viene nessuno, e perci... osserva Matteo
Proporrei di ospitarla per oggi, e domani di dirlo al fattore. E un buon uomo dice Giuda Taddeo.
Hai ragione! Bravo! Ed ha tante stalle anche vuote. Una stalla sempre una reggia rispetto a quel
barchetto affondato! esclama Pietro.
Vaglielo a dire allora incita Tommaso.
I giovani non hanno ancora parlato osserva Ges.
Per me va bene quel che Tu fai dice il cugino Giacomo. E laltro Giacomo col fratello, ad una
voce: E noi pure.
Io penso solo al malaugurato caso che capiti qualche fariseo dice Filippo.
Oh! anche se andassimo nelle nuvole credi che non ci manderebbero delle accuse? Non accusano
Dio perch lontano. Ma se potessero averlo vicino, come lo ebbero Abramo, Giacobbe e Mos gli
farebbero rimproveri... Chi senza colpe per loro? dice Giuda di Keriot.
Allora andate a dirle di ricoverarsi nello stanzone... Va tu, Pietro, con Simone e Bartolomeo. Siete
anziani e farete meno soggezione alla donna. E ditele che le daremo cibo caldo e una veste asciutta.
E quella che ha lasciato Isacco. Vedete che tutto serve? Anche una veste da donna data a un
uomo...
I giovani ridono perch sulla veste in parola ci deve essere stato qualche buffo retroscena.
I tre anziani vanno... e tornano dopo un poco.
Ce n voluto... ma ha finito a venire. Le abbiamo giurato che non la disturberemo mai. Ora le
porto la paglia e la veste. Dammi le verdure e un pane. Non ha neppure da mangiare, oggi. Infatti...
chi va in giro con questo diluvio?. Il buon Pietro parte coi suoi tesori.
E ora a tutti un ordine: per nessuna ragione si va allo stanzone. Domani provvederemo. Abituatevi
a fare il bene per il bene, senza curiosit e desideri di avere da esso una distrazione o altro. Vedete?
Vi rammaricavate che oggi non si sarebbe fatto nulla di utile. Abbiamo amato il prossimo. E che di
pi grande potevamo fare? Se, e lo certo, costei uninfelice, non pu il nostro aiuto darle un
ristoro, un calore, una protezione ben pi profonda del poco cibo, della misera veste, del tetto
solido che le abbiamo dato? Se una colpevole, una peccatrice, una creatura che cerca Dio, il nostro
amore non sar la pi bela lezione, la pi potente parola, la pi netta indicazione per metterla sulla
strada di Dio?
Pietro rientra piano piano e ascolta il suo Maestro.
Vedete, amici, molti maestri ha Israele, e parlano, parlano... Ma le anime restano quali sono.
Perch? Perch le anime odono le parole dei maestri ma vedono anche le loro azioni. E queste
distruggono quelle. E le anime restano dove erano, se pure non retrocedono. Ma quando un maestro
fa ci che dice e agisce da santo in ogni sua azione, anche se fa solo delle azioni materiali come
quella di dare un pane, una veste, un alloggio alla carne sofferente del prossimo, ottiene che le
anime procedano e giungano a Dio, perch sono le sue stesse azioni che dicono ai fratelli: Dio ; e
qui Dio. Oh! lamore! In verit vi dico che chi ama salva se steso e gli altri.
Dici bene, Maestro. Quella donna mi ha detto: Sia benedetto il Salvatore e Colui che lha
mandato, e tutti voi con Lui, e a me, povero uomo, mi ha voluto baciare i piedi, e piangeva dietro il
suo fitto velo... Mah!... Ora speriamo che non arrivi qualche nottolone da Gerusalemme... Se no! E
chi ci salva!
La nostra coscienza ci salva dal giudizio del Padre nostro. Basta cos dice Ges. E si siede a
tavola dopo aver benedetto e offerto il cibo.
Tutto ha fine.

125. I discorsi dellAcqua Speciosa: Santifica la festa.

Il bambino dalle gambe fratturste.


6 marzo 1945.
La giornata meno tremenda, per quanto ancora piovosa, permette alla gente di venire dal Maestro.
Ges ascolta in disparte due o tre che hanno grandi cose da dirgli e che poi raggiungono pi quieti il
loro posto.
Benedice anche un bambinello che ha le gambine fratturate malamente e che nessun medico volle
curare, dicendo: E inutile. Sono rotte in alto, presso la spina. Lo dice la madre tutta in lacrime, e
spiega: Correva con la sorellina sulla via del paese. E venuto avanti di galoppo col suo carro un
erodiano e lo ha travolto sotto il carro. Ho creduto che fosse morto. Ma peggio. Lo vedi. Lo tengo
su questasse perch... non c altro da fare. E soffre, soffre perch losso buca. Ma poi, quando
losso non bucher pi, allora soffrir perch non potr che giacere sul dorso.
Hai molto male? chiede pietoso Ges al fanciullino piangente.
S.
Dove?
Qui... e qui e si tocca con la manina incerta le due ossa iliache. E poi qui e qui e tocca le reni e
le spalle. E dura lasse e io voglio muovermi, io... e piange disperato.
Vuoi venire in braccio a Me? Ci vieni? Ti porto l in alto, vedi tutti mentre Io parlo.
Siii (il s pieno di desiderio). Il poverino tende le braccine supplici.
Vieni. allora.
Ma non pu, Maestro, impossibile! Ha troppo dolore... Neppur lo posso muovere io per lavarlo.
Non gli far male.
Il medico...
Il medico il medico, Io sono Io. Perch sei venuta?
Perch sei il Messia risponde la donna, che sbianca e arrossa in volto, presa fra una speranza e
una disperazione.
E allora? Vieni, piccolino. E Ges, passando un braccio sotto le inerti gambine, uno sotto le
piccole spalle, prende il bambino e gli chiede: Ti faccio male? No? E allora d addio alla mamma e
andiamo.
E va, fra la folla che si fende, col suo carico. Va fino in fondo, sale sulla specie di predella che gli
hanno costruita perch sia visto da tutti, anche nella corte, si fa dare una panchetta e si siede, si
aggiusta sulle ginocchia il bambino e gli chiede: Ti piace? Ora sta' buono e ascolta anche tu e
inizia a parlare, gestendo con una mano sola, la destra, perch con la sinistra sorregge il bambino
che guarda la gente, felice di vedere qualcosa e sorride alla mamma palpitante di speranza l in
fondo, e giocherella col cordone della veste di Ges e anche con la morbida barba bionda del
Maestro e con una ciocca dei suoi lunghi capelli.
E detto: Lavora di un onesto lavoro e il settimo d dedicalo al Signore e allo spirito tuo. Questo
detto col comando del riposo sabatico.
Luomo non da pi di Dio. Eppure Dio fece in sei giorni la sua creazione e il settimo ripos.
Come allora luomo si permette di non imitare il Padre e di non ubbidire al suo ordine? E ordine
stolto? No. In verit un ordine salutare sia nellordine della carne, sia in quello morale, sia in
quello dello spirito.
Il corpo affaticato ha bisogno di riposo cos come lo ha quello di ogni creato essere. Riposa pure, e
noi lo lasciamo riposare per non perderlo, il bove usato nel campo, lasino che ci porta, la pecora
che ci figlia lagnello e ci d il latte. Riposa pure, e noi la lasciamo riposare, la terra del campo,
perch nei mesi che priva di seme si nutra e saturi dei sali che ad essa piovono dal cielo o
affiorano dal suolo. Riposano bene, anche senza chiedere al nostro beneplacito, gli animali e le
piante che ubbidiscono a leggi eterne di un riprodurre saggio. Perch allora luomo vuole non
imitare il Creatore, che il settimo d ripos, e non linferiore che, vegetale o animale che sia, senza
aver avuto che un comando allistinto, si sa regolare secondo esso e ad esso ubbidire?
E un ordine morale oltre che fisico. Per sei giorni luomo fu di tutti e di tutto. Preso come un filo
dal congegno del telaio, and su e gi senza poter mai dire: Ora mi occupo di me stesso, dei miei

pi cari. Sono il padre e oggi sono dei figli, sono lo sposo ed oggi mi dedico alla sposa, sono il
fratello e gioisco dei fratelli, sono il figlio e curo la vecchiezza dei genitori.
E un ordine spirituale. Santo il lavoro. Pi santo lamore. Santissimo Iddio. E allora ricordarsi di
dare almeno un giorno su sette al nostro buono e santo Padre, che ci ha dato la vita e ce la mantiene.
Perch trattarlo da meno del padre, dei figli, dei fratelli, della sposa, dello stesso nostro corpo? Il
dies Domini sia di Lui. Oh! dolce ricoverarsi dopo il lavoro del giorno, a sera, nella casa piena di
affetti! Dolce ritrovarla dopo un lungo viaggio! E perch non ricoverarsi dopo sei giorni di lavoro
nella casa del Padre? Perch non essere come il figlio che torna da un viaggio durato sei giorni e
dice: Eccomi a passare il mio giorno di riposo con te?
Ma, ora udite, Io ho detto: Lavora di un onesto lavoro.
Voi sapete che la nostra Legge ordina lamore del prossimo. Lonest del lavoro rientra nellamore
del prossimo. Lonesto nel lavoro non ruba nel commercio, non defrauda la mercede alloperaio,
non lo sfrutta in maniera colpevole, si ricorda che il servo e loperaio sono una carne e unanima
pari a lui e non li tratta come pezzi di pietra senza vita, che lecito spezzare e percuotere col piede e
col ferro. Chi non fa cos non ama il prossimo e pecca perci agli occhi di Dio. Maledetto il suo
guadagno, anche se da esso ne trae obolo per il Tempio.
Oh! che bugiarda offerta! E come pu osare di metterla ai piedi dellaltare quando gronda di lacrime
e sangue dellinferiore sfruttato, o ha nome furto, ossia tradimento verso il prossimo, perch il
ladro un traditore del suo prossimo? Non , credetelo, santificata la festa se non usata a scrutare
se stesso ed impiegata a migliorare se stesso, a riparare i peccati commessi durante i sei giorni. Ecco
la santificazione della festa! Questa, e non unaltra tutta esteriore e che non muta di un iota il vostro
modo di pensare.
Dio vuole opere vive, non simulacri dopere. E simulacro il falso ossequio alla sua Legge. E
simulacro la santificazione mendace del sabato, ossia il riposo compiuto per mostrare ubbidienza al
comando agli occhi degli uomini, ma usando poi quelle ore di ozio nel vizio, nella lussuria, nella
crapula, nella cogitazione sul come sfruttare e nuocere al prossimo nella veniente settimana. E
simulacro la santificazione del sabato, ossia il riposo materiale che non si accoppia al lavoro intimo,
spirituale, santificante di un retto esame di s, di un umile riconoscimento della propria miseria, di
un serio proposito di fare meglio nella prossima settimana.
Voi direte: E se poi si torna a cadere in peccato? Ma che direste voi di un bambino, che per essere
caduto non volesse pi fare un passo per non tornare a cadere? Che uno stolto. Che non si deve
vergognare di essere incerto nel passo, perch tutti lo fummo quando eravamo piccini e non per
questo il padre nostro non ci am. Chi non ricorda come le nostre cadute hanno fatto piovere su noi
una pioggia di baci materni e di carezze paterne? Lo stesso fa il Padre Dolcissimo che nei Cieli.
Egli si china sul suo piccolo che piange al suolo e gli dice: Non piangere, Io ti rialzo. Starai pi
attento unaltra volta. Ora vieni nelle mie braccia. Qui passer ogni tuo male e poi tornerai via
irrobustito, risanato, felice. Questo dice il Padre nostro che nei Cieli. Questo Io vi dico.
Se riusciste ad avere fede nel Padre, tutto vi riuscirebbe. Una fede, fate attenzione, come quella di
un pargolo. Il pargolo crede tutto possibile. Non si chiede se e come pu avvenire un fatto. Non
misura la profondit di esso. Crede in chi gli ispira fiducia e fa ci che costui gli dice. Siate come i
pargoli presso lAltissimo. Come li ama questi sperduti angeli che sono la bellezza della terra!
Ugualmente ama le anime che si fanno semplici, buone, pure come il bambino.
Volete vedere la fede di un bambino per imparare ad avere fede? Osservate. Tutti voi avete
compassionato il piccolino che Io tengo sul petto e che, contrariamente a ci che i medici e la madre
dicevano, non ha pianto nello stare seduto nel mio grembo. Vedete? Lui, che da molto tempo non
faceva che piangere notte e giorno senza trovare riposo, qui non ha pianto e si addormentato
placido sul mio cuore. Gli ho chiesto: Vuoi venire in braccio a Me? e lui ha risposto: s senza
ragionare sul suo misero stato, sul probabile dolore che avrebbe potuto sentire, sulle conseguenze di
essere mosso. Ha visto nel mio volto amore e ha detto: s ed venuto. E non ha sentito dolore. Ha
goduto di esser qui in alto e vedere, lui inchiodato su quella piatta tavola, ha goduto di esser messo
sul morbido di una carne e non sul duro di un legno, ha sorriso, ha giocato e si addormentato con
ancora una ciocca dei miei capelli fra le piccole mani. Ora lo sveglio, con un bacio... e Ges bacia

sui capellucci castani il bambino, finch si sveglia con un sorriso.


Come ti chiami?
Giovanni.
Ascolta, Giovanni. Vuoi camminare? Andare dalla mamma e dirle: Il Messia ti benedice per la tua
fede?.
S! s! e il piccolo batte le manine, poi chiede: Tu mi fai andare? Sui prati? Pi la brutta tavola
dura? Pi i medici che fanno male?
Pi, mai pi.
Ah! come ti voglio bene! e getta le braccine intorno al collo di Ges e lo bacia, e per baciarlo
meglio salta in ginocchio sui ginocchi di Ges, e una grandine di baci innocenti scende sulla fronte,
sugli occhi, sulle guance di Ges.
Il bambino nella sua gioia, neppure si accorge di essersi potuto muovere, lui fino allora spezzato.
Ma lurlo della madre e della folla lo riscuote e lo fa volgere stupito. I suoi occhioni innocenti nel
volto smagrito guardano interrogativamente. Sempre in ginocchio, col braccino destro intorno al
collo di Ges, gli chiede confidenzialmente - accennando alla gente in tumulto, alla madre che nel
fondo lo chiama unendo il suo nome a quello di Ges: Giovanni! Ges! Giovanni! Ges! -:
Perch urla la folla e la mamma? Che hanno? Sei Tu Ges?
Sono Io. La gente grida perch contenta che tu possa camminare. Addio, piccolo Giovanni (Ges
lo bacia e benedice). Vai dalla mamma e sii buono.
Il bambino scende sicuro dai ginocchi di Ges, da questi in terra, e corre dalla sua mamma, le salta
al collo e dice: Ges ti benedice. Perch piangi, allora?
Quando la gente un poco pi zitta, Ges tuona: Fate come il piccolo Giovanni, voi che cadete in
peccato e vi ferite. Abbiate fede nellamore di Dio. La pace sia con voi.
E mentre il gridio della folla osannante si mescola al felice pianto della madre, Ges, protetto dai
suoi, esce dallo stanzone, e tutto ha fine.
[...].

126. I discorsi dellAcqua Speciosa: Non ammazzare. Morte di Doras.


10 marzo 1945.
Non ammazzare detto. A quale dei due gruppi di comandi appartiene questo? Al secondo dite
voi? Sicuri? Vi chiedo ancora: peccato che offende Dio o il colpito? Voi dite: Il colpito? Anche
di questo ne siete sicuri? E ancora vi domando: non che peccato di omicidio? Uccidendo non fate
che questo unico peccato? Questo solo dite? Nessuno ne ha dubbio? Dite a voce alta le vostre
risposte. Uno parli per voi tutti. Io attendo.
E Ges si china ad accarezzare una bambinella che venuta vicino a Lui e che lo guarda estatica,
dimenticando persino di rosicchiare la mela che la madre le ha dato per tenerla quieta.
Si alza un vecchio imponente e dice: Ascolta, Maestro. Io sono un vecchio sinagogo e mi hanno
detto di parlare per tutti. Parlo. Mi sembra, e ci sembra, di avere risposto secondo giustizia e
secondo quanto ci hanno insegnato. Appoggio la mia sicurezza al capo della Legge sullomicidio e
le percosse. Ma Tu lo sai perch siamo venuti: per essere ammaestrati, riconoscendo in Te
sapienza e verit. Se dunque io sbaglio, illumina la mia tenebra acci il vecchio servo vada al suo
Re vestito di luce. E, come con me, fallo a questi che sono del mio gregge e che sono venuti col loro
pastore a bere le fonti della Vita e si inchina, avanti di sedersi, col massimo rispetto.
Chi sei, padre?
Cleofa di Emmaus, tuo servo.
Non mio, di Colui che mi ha mandato, perch al Padre va data ogni precedenza ed ogni amore in
Cielo, in terra e nei cuori. Ed il primo a dargli questo onore il suo Verbo che prende ed offre, sulla
tavola senza difetto, i cuori dei buoni come fa il sacerdote coi pani della proposizione. Ma ascolta,
Cleofa, acci tu vada a Dio tutto illuminato come tuo santo desiderio.

Nel misurare una colpa occorre pensare alle circostanze che precedono, preparano, giustificano,
spiegano la stessa. Chi ho colpito? Che cosa ho colpito? Dove ho colpito? Con quali mezzi ho
colpito? Perch ho colpito? Come ho colpito? Quando ho colpito?: questo si deve chiedere prima
di presentarsi a Dio, per chiedergli perdono, quello che uccise.
Chi ho colpito?. Un uomo.
Io dico: un uomo. Non penso e non considero se ricco o se povero, se libero o se schiavo. per
Me non esistono schiavi o potenti. Esistono solo degli uomini creati da un Unico, perci tutti uguali.
Infatti davanti alla maest di Dio polvere anche il pi potente monarca della terra. Ed ai suoi ed ai
miei occhi non esiste che una schiavit: quella del peccato e perci sotto Satana. La Legge
antica distingue i liberi dagli schivi e sottilizza fra luccidere di un colpo e luccidere lasciando
sopravvivere un giorno o due, e cos se la donna incinta condotta a morte per la percossa, o se
ucciso solo il suo frutto. Ma questo fu detto quando la luce della perfezione era ancora lontana.
Ora fra voi e dice: Chiunque colpisce a morte un suo simile pecca. E non solo verso luomo
pecca, ma anche contro Dio.
Cosa luomo? Luomo la creatura sovrana che Dio ha creato per essere re nel creato, creato a sua
immagine e somiglianza, dandogli la somiglianza secondo lo spirito, e limmagine traendo questa
perfetta immagine dal suo pensiero perfetto. Guardate nellaria, sulla terra e nelle acque. Vedete
forse un animale od una pianta che, per belli che siano, uguaglino luomo? Lanimale corre,
mangia, beve, dorme, genera, lavora, canta, vola, striscia, si arrampica. Ma non ha favella. Luomo
anche se sa correre e saltare e nel salto cos agile che emula luccello; sa nuotare, e nel nuoto
tanto veloce che pare il pesce; sa strisciare e pare un rettile; sa arrampicarsi e pare la scimmia; sa
cantare e pare luccello. Sa generare e riprodursi. Ma inoltre sa parlare.
E non dite: Ogni animale ha il suo linguaggio. S. Luno mugge, laltro bela, laltro raglia, laltro
cinguetta, laltro gorgheggia, ma dal primo bovino allultimo sempre avranno lo stesso ed unico
muggito, e cos lovino beler sino alla fine del mondo e lasino raglier come ragli il primo, e il
passero sempre dir il suo corto cinguettio, mentre lallodola e lusignolo daranno lo stesso inno al
sole la prima alla notte stellata il secondo, anche se sar lultimo giorno della terra, cos come
salutarono il primo sole e la prima notte di essa. Luomo invece, perch non ha solo unugola e una
lingua, ma un complesso di nervi che si accentrano nel cervello, sede dellintelletto, sa afferrare le
sensazioni nuove e pensare su esse e dare ad esse un nuovo nome,
Adamo chiam cane il suo amico e leone quello che gli parve pi somigliante nella chioma folta,
ritta sulla faccia appena barbuta. Chiam pecora lagnella che lo salutava mite, e disse uccello quel
fiore di penne che volava come la farfalla ma diceva dolce un canto che la farfalla non ha. E poi, nei
secoli, ecco che i figli di Adamo crearono sempre nuovi nomi, man mano che conobbero le opere
di Dio nelle creature o che, per la scintilla divina che nelluomo, non generarono solo figli ma
crearono anche cose utili o nocive ai figli stessi, a seconda che erano con Dio o contro Dio. Sono
con Dio quelli che creano ed operano cose buone. Sono contro Dio quelli che creano cose malvagie
di danno al prossimo. Dio fa le vendette dei figli suoi torturati dal mal genio umano.
Luomo dunque la creatura prediletta da Dio. Anche se ora colpevole, sempre quello a Lui pi
caro. E testimonia di ci lavere mandato il suo Verbo stesso, non un angelo, non un arcangelo, non
un cherubino, non un serafino, il suo Verbo, rivestendolo della umana carne, per salvare luomo.
Non ha riputato essere indegna questa veste per rendere possibile di soffrire ed espiare Colui che,
per essere come Lui purissimo Spirito, non avrebbe potuto soffrire ed espiare la colpa delluomo.
Il Padre mi ha detto: Sarai uomo: lUomo. Io ne avevo fatto uno. Perfetto come tutto ci che Io
faccio. A lui erano destinati una dolce vita, una dolcissima dormizione, un beato risveglio, un
beatissimo soggiorno eterno nel mio celeste Paradiso. Ma, Tu lo sai, in esso Paradiso non pu
entrare ci che contaminato, perch in esso Io-Noi, uno e trino Dio, abbiamo trono. E davanti ad
esso non pu stare che santit. Io sono Colui che sono. La mia divina Natura, la misteriosa nostra
Essenza non pu essere nota che da coloro che sono senza macchia. Ora luomo, in Adamo e per
Adamo, sozzo. Vai. Mondalo. Lo voglio. Sarai Tu, dora in poi, lUomo. Il Primogenito. Perch
per primo entrerai qui con carne mortale priva di peccato, con anima priva di colpa dorigine. Quelli
che ti hanno preceduto sulla terra e quelli che ti seguiranno avranno vita per la tua morte di

Redentore. Non poteva morire che uno che era nato. Io sono nato ed Io morr.
Luomo la creatura prediletta di Dio. Ora ditemi: se un padre ha molti figli, ma uno il suo
prediletto, la pupilla del suo occhio, e questo viene ucciso, quel padre non soffre pi che se lucciso
fosse un altro figlio? Ci non dovrebbe essere, perch il padre dovrebbe essere giusto con tutti i suoi
figli. Ma avviene perch luomo imperfetto. Dio lo pu fare con giustizia perch luomo la sua
unica creatura, fra i creati, che abbia comune col Padre Creatore lanima spirituale, segno
innegabile della paternit divina.
Uccidendo un figlio al padre, si offende solo il figlio? No. Anche il padre. Nella carne il figlio, nel
cuore il padre. Ma ad ambi data ferita. Uccidendo un uomo, si offende solo luomo? No. Anche
Dio. Nella carne luomo, nel suo diritto Dio. Perch la vita e la morte da Lui solo devono essere
date e tolte. Uccidere fare violenza a Dio e alluomo. Uccidere penetrare nel dominio di Dio.
Uccidere mancare al precetto damore. Non ama Dio chi uccide, perch disperde un suo lavoro:
un uomo. Non ama il prossimo chi uccide, perch leva al prossimo ci che luccisore per s vuole:
la vita.
Ed ecco che ho risposto alle due prime domande.
Dove ho colpito?
Si pu colpire per via, nella casa dellaggredito o attirando la vittima nella propria. Si pu colpire
luno o laltro organo dando sofferenza pi grave, e facendo anche due omicidi in uno se si colpita
la donna che ha il seno gravido del suo frutto.
Si pu colpire per via senza averne intenzione. Un animale che ci prenda la mano pu uccidere il
passante. Ma allora in noi non c premeditazione, mentre se uno si reca, armato di pugnale sotto le
ipocrite vesti di lino, nella casa del nemico - e sovente nemico chi ha il torto di essere migliore oppure lo invita nella sua casa con segni donore e poi lo sgozza e lo getta in una cisterna, allora c
premeditazione e la colpa completa di malizia e ferocia e violenza.
Se uccido il frutto con la madre, ecco che di due Dio me ne chieder ragione. Perch il ventre che
genera un nuovo uomo secondo il comando di Dio sacro, e sacra la piccola vita che in esso
matura, alla quale Dio ha dato unanima.
Con quali mezzi ho colpito?
Invano uno dice: Non volevo colpire quando andato armato di arma sicura. Nellira anche le
mani divengono arma, e arma la pietra raccolta per terra, o il ramo strappato alla pinta. Ma chi
freddamente osserva il pugnale o la scure e, se gli paiono poco taglienti, li affila e poi se li assicura
al corpo in modo che non siano visti ma possono essere branditi con facilit e va dal rivale cos
pronto, non pi certo dire: Non cera in me voglia di colpire. Chi prepara un veleno cogliendo
erbe e frutti tossici e ne fa polvere o bevanda e poi la offre alla vittima come spezie o come sicera,
non pu certo dire: Io non volevo uccidere.
Ed ora ascoltate, voi, donne, tacite ed impunite assassine di tante vite. E uccidere anche staccare un
frutto che cresce nel seno perch di colpevole seme o perch un germe non voluto, peso inutile
ai vostri fianchi e alla vostra ricchezza. Vi un solo modo di non avere quel peso: rimanendo caste.
Non unite omicidio a lussuria, violenza a disubbidienza, e non crediate che Dio non veda perch
luomo non vede. Dio vede tutto e tutto ricorda. Ricordatevelo voi pure.
Perch ho colpito?
Oh! per quanti perch! Dallimprovviso squilibrio che crea in voi una emozione violenta, quale
quella di trovare il talamo profanato, o il ladro in casa, o un lurido intento a far violenza alla propria
figlia fanciulla, al freddo e meditato calcolo di liberarsi di un testimonio pericoloso, da un che
intralcia la via, da uno di cui si aspira al posto o alla borsa: questi sono tanti e altrettanti perch. E
se ancora Dio pu perdonare a chi nella febbre del dolore diviene assassino, non perdona a chi lo
diviene per avidit di potere o di stima fra gli uomini.
Agite sempre bene e non temerete locchio di alcuno, n la parola di alcuno. Siate contenti del
vostro e non aspirerete allaltrui fino a divenire assassini per avere ci che del prossimo.
Come ho colpito?
Inferendo anche oltre e dopo il primo scatto impulsivo? Talora luomo non si pu frenare. Perch
Satana lo getta nel male come il frombolatore getta la pietra. Ma che direste di una pietra che, dopo

avere raggiunto il segno, tornasse da s alla frombola per essere di nuovo lanciata e tornare a
colpire? Direste: E posseduta da una forza magica ed infernale. Cos luomo che dopo il primo
desse un secondo, un terzo, un decimo colpo, senza che la sua ferocia cada. Perch lira cade e
subentra ragione subito dopo il primo impeto, se impeto che viene da ancora giustificabile motivo.
Mentre la ferocia aumenta, pi la vittima colpita, nel vero assassino ossia nel satana che non ha,
non pu avere piet del fratello perch, essendo satana, odio.
Quando ho colpito?
Nel primo impeto? Dopo che questo caduto? Fingendo perdono mentre sempre pi lievitato il
rancore? Ho atteso forse degli anni a colpire per dare doppio dolore uccidendo il padre attraverso i
figli?
Voi vedete che ammazzando si offende il primo e il secondo gruppo di comandi. Perch vi arrogate
il diritto di Dio e perch conculcate il prossimo. Peccato dunque contro Dio e contro il prossimo.
Fate non solo peccato di omicidio. Ma fate peccato di ira, di violenza, di superbia, di disubbidienza,
di sacrilegio, e talora, se uccidete per rubare un posto o una borsa, di cupidigia. N, ve lo dico
appena, ma ve lo spiegher un altro giorno meglio, n si pecca di omicidio solo con larma e il
veleno. Ma anche con la calunnia. Meditate.
E ancora vi dico: il padrone che, percuotendo uno schiavo, lo fa con lastuzia che non gli muoia fra
le mani, doppiamente colpevole. Luomo schiavo non denaro del padrone: unanima del suo
Dio. E maledetto in eterno sia colui che lo tratta peggio del bue.
Ges sfavilla e tuona. Tutti lo guardano stupiti, perch prima parlava pacato.
Maledetto sia. La Legge nuova abolisce questa durezza, che era ancora giustizia quando nel popolo
dIsraele non erano ipocriti che si fingono santi e aguzzano lingegno solo per sfruttare e eludere la
Legge di Dio. Ma ora in cui Israele trabocca di questi viperini esseri, che il libito lo fanno lecito
solo perch essi sono essi, i miserabili potenti che Dio guarda con odio e schifo, Io dico: ci non
pi.
Cadono gli schiavi sui solchi o alle macine. Cadono con le ossa frante e i nervi denudati dai flagelli.
Li accusano, per poterli colpire, di menzogneri delitti per giustificare il proprio sadismo satanico.
Persino il miracolo di Dio si usa come accusa per avere diritto di colpirli. N la potenza di Dio, n
la santit dello schiavo converte la loro anima bieca. Non pi essere convertita. Il bene non entra
dove saturazione di male. Ma Dio vede e dice: Basta!.
Troppi sono i Caini che uccidono gli Abeli. E che credete, immondi sepolcri dallesterno
imbiancato e coperto dalle parole della Legge, e dallinterno in cui passeggia re Satana e pullula il
satanismo pi astuto, che credete? Che sia stato Abele solo il figlio dAdamo e che il Signore
guardi benigno solo coloro che schiavi duomo non sono, mentre rigetti da S lunica offerta che
pu fare lo schiavo: quella della sua onest condita di pianto? No, che in verit vi dico che ogni
giusto un Abele, anche se carico di ceppi, anche se morente sulla gleba o sanguinante per le vostre
flagellazioni, e che sono Caino tutti gli ingiusti che dnno a Dio per orgoglio, non per culto vero,
che dnno ci che inquinato del loro peccare e macchiato di sangue.
Profanatori del miracolo. Profanatori delluomo, uccisori, sacrileghi! Fuori! Via dal mio cospetto!
Basta! Io dico: basta! E dire lo posso, perch sono la divina Parola che traduce il Pensiero divino.
Via!
Ges ritto sulla rozza predella, spaurente tanto imponente. Col braccio destro teso ad accennare
la porta duscita, gli occhi che sono due fuochi dazzurro, sembra fulminare i peccatori presenti. La
piccolina ai suoi piedi si mette a piangere e corre dalla mamma. I discepoli si guardano stupiti e
guardano a chi va linvettiva. La folla pure si gira, con occhio interrogativo.
Finalmente ecco spiegato larcano. In fondo, fuori della porta, seminascosto dietro un gruppo di alti
popolani, si mostra Doras. Ancor pi secco, giallo, grinzoso, tutto naso e bazza. Ha con lui un servo
che lo aiuta a muoversi perch pare mezzo accidentato. E chi lo aveva visto l in mezzo alla corte?
Osa parlare con la sua voce chioccia: A me dici? Per me?.
Per te, s. Esci dalla mia casa.
Esco. Ma presto faremo i conti, non dubitare.
Preso? Subito. Il Dio del Sinai, te lho detto, ti attende.

Anche Tu, malefico, che hai fatto venire addosso a me i malanni e gli animali nocivi nelle terre. Ci
rivedremo. E sar la mia gioia.
S. E non vorrai rivedermi. Perch Io ti giudicher
Ah! Ah! maled... Annaspa, gorgoglia e cade.
E morto! urla il servo. E morto il padrone! Che Tu sia benedetto, Messia, nostro vendicatore!
Non Io. Dio, Signore eterno. Nessuno si contamini. Solo il servo pensi al suo padrone. E sii buono
col suo corpo. Siate buoni, voi tutti suoi servi. Non tripudiate con astio per il colpito, onde non
meritare condanna. Iddio e il giusto Giona vi siano sempre amici, ed Io con loro. Addio.
Ma morto per tuo volere chiede Pietro.
No. Ma il Padre entr in Me... E un mistero che non puoi capire. Sappi solo che non lecito
colpire Iddio. Egli da S si fa le vendette.
Ma non potresti allora dire al Padre tuo di fare morire tutti quelli che ti odiano?
Taci! Tu non sai di che spirito sei! Io sono Misericordia e non Vendetta.
Si accosta il vecchio sinagogo: Maestro, Tu hai risolto tutte le mie domande, e la luce in me. Sii
benedetto. Vieni nella mia sinagoga. Non ricusare ad un povero vecchio la tua parola.
Verr. Va in pace. Il Signore con te,
Mentre la folla se ne va piano piano, tutto finisce.

127. I discorsi dellAcqua Speciosa: Non tentare il Signore Iddio tuo.


Testimonianza del Battista.
11 marzo 1945.
Una serenissima giornata dinverno. Sole e vento e un cielo sereno, unito, senza neppure il pi
piccolo ricordo di una nuvola. Le prime ore del giorno. Ancora un leggero velo di brina, meglio di
rugiada quasi gelata, fa da spolvero diamantifero sul suolo e sulle erbe.
Vengono verso la casa tre uomini, che camminano sicuri come chi sa dove si reca. Infine vedono
Giovanni che traversa la corte carico di secchi dacqua attinta al pozzo. E lo chiamano.
Giovanni si volge, posa le brocche e dice: Voi qui? Benvenuti! Il Maestro vi vedr con gioia.
Venite, venite, prima che sia qui la gente. Ora ne viene tanta!....
Sono i tre pastori discepoli di Giovanni Battista. Simeone, Giovanni e Mattia seguono contenti
lapostolo.
Maestro, ci sono tre amici. Guarda dice Giovanni entrando nella cucina dove arde allegro un
grande fuoco di stipe, spandendo un odore grato di bosco e di alloro bruciato.
Oh! La pace a voi, amici miei! Come mai venite a Me? Sventura al Battista?
No, Maestro. Con sua licenza siamo venuti. Egli ti saluta e dice di raccomandare a Dio il leone
inseguito dagli arcieri. Non si illude sulla sua sorte. Ma per ora libero. Ed felice perch sa che
Tu hai molti fedeli. Anche quelli che prima erano suoi. Maestro... noi pure ardiamo di esserlo, ma...
non vogliamo abbandonarlo ora che perseguitato. Comprendici... dice Simeone.
Vi benedico perch lo fate, anzi. Il Battista merita ogni rispetto e amore.
S. Dici bene. E grande il Battista, e sempre pi giganteggia. Sembra lagave che, quando presso
a morire, fa il grande candelabro del settiforme fiore e fiammeggia con esso e profuma. Cos lui. E
sempre dice: Solo vorrei vederlo una volta ancora... Vedere Te. Noi abbiamo raccolto questo suo
grido danima e, senza dirglielo, te lo portiamo. Egli il Penitente, lAstinente . E si macera
anche dal desiderio santo di vederti e udirti. Io sono Tobia, or Mattia. Ma penso che non diverso da
lui doveva essere larcangelo dato a Tobiolo. Tutto in lui saggezza.
Non detto che Io non lo veda... Ma per questo solo siete venuti? E penoso landare in questa
stagione. Oggi sereno. Ma fino a tre giorni sono, quanta pioggia sulle vie!
Non per questo solo. Giorni fa venuto Doras, il fariseo, a purificarsi. Ma il Battista gli ha negato
il rito, dicendo: Non giunge lacqua dove s grande crosta di peccato. Uno solo ti pu perdonare.
Il Messia. E lui allora ha detto: Andr da Lui. Voglio guarire e penso che questo male sia il suo

maleficio. Allora il Battista lo ha cacciato come avrebbe cacciato Satana. E lui nellandarsene ha
incontrato Giovanni, che egli conosceva da quando andava da Giona di cui era un poco parente, e
gli ha detto: Io vado. Tutti vanno. Vi stato anche Mannanen e fin le... (io dico meretrici, ma lui ha
detto un pi sozzo nome) vi vanno. LAcqua Speciosa piena di illusi. Ora se mi guarisce e mi
ritira lanatema dalle terre, scavate come macchine di guerra da eserciti di talpe e vermi e
grillovampiri che scavano i grani e rodono le radici degli alberi da frutto e delle vigne, e non c
nulla che li vinca, gli diverr amico. Ma altrimenti... guai a Lui!. Noi gli abbiamo risposto: E con
questo cuore vai l?. E lui ha risposto: E chi ci crede al satanasso? Del resto, come fa casa con le
meretrici pu fare alleanza anche con me. Noi abbiamo voluto venire a dirtelo, perch Tu ti possa
regolare con Doras.
E gi tutto fatto.
Gi fatto? Ah! vero! Lui ha carri e cavalli, noi le gambe soltanto. Quando venuto?
Ieri.
E che avvenuto?
Questo: che, se preferite occuparvi di Doras, potete andare nella sua casa di Gerusalemme e fare
cordoglio per lui. Stanno preparandolo per il sepolcro.
Morto?!!
Morto. Qui. Ma non parliamo di lui.
S, Maestro... Solo... dicci una cosa. E vero quanto ha detto di Mannanen?
S. Ve ne dispiace?
Oh! ma la nostra gioia! Tanto abbiamo parlato di Te a lui in Macheronte! E che vuole lapostolo
se non che sia amato il Maestro? Ci vuole Giovanni, e noi con lui.
Bene parli, Mattia. La sapienza con te.
E... Io non lo credo. Ma ora labbiamo incontrata... Fu anche da noi a cercare Te avanti i
Tabernacoli. E le dicemmo: Ci che tu cerchi non qui. Ma presto sar a Gerusalemme per i
Tabernacoli. Cos dicemmo perch il Battista ci disse: Vedete quella peccatrice: una crosta di
lordura, ma dentro ha una fiamma che va alimentata. Diverr cos forte che eromper dalla crosta e
tutto arder. Cadr la lordura e rester solo la fiamma. Cos ha detto. Ma... vero che dorme qui,
come sono venuti a dirci due scribi potenti?
No. E in una delle stalle del fattore, ad oltre uno stadio da qui.
Lingue dinferno! Hai udito? E loro!...
Lasciateli dire. I buoni non credono alle loro parole, ma alle mie opere.
Lo dice anche Giovanni, Giorni sono alcuni discepoli suoi gli hanno detto, noi presenti: Rabbi,
Colui che era con te di l dal Giordano e al quale tu rendesti testimonianza, ora battezza. E tutti
vanno da Lui. Resterai senza fedeli. E Giovanni ha risposto:
Beato il mio orecchio che ode questo annuncio! Voi non sapete che gioia mi date. Sappiate che
luomo non pu prendere nulla se non gli dato dal Cielo. Voi potete testimoniare che io ho detto:
Io non sono il Cristo, ma colui che sono stato mandato innanzi a Lui a preparargli la via. Luomo
giusto non si appropria di un nome non suo e, anche se luomo vuol dargli lode col dirgli: Sei
quello, ossia: il Santo, egli dice. No. Per la verit, no. Io sono il suo servo. E ne ha ugualmente
grande gioia perch dice: Ecco, un poco io gli somiglio se luomo pu scambiarmi per Lui. E che
vuole colui che ama se non assomigliare allamato suo? Solo la sposa gode dello sposo. Il paraninfo
non potrebbe goderne, perch sarebbe immoralit e furto. Ma lamico dello sposo, che gli sta vicino
e ne ascolta la parola piena di gioia nuziale, prova una gioia tanto viva da essere quasi simile a
quella che fa beata la vergine a lui sposata, che in essa pregusta il miele delle parole nuziali. Questa
la mia gioia, ed completa. Che fa ancora lamico dello sposo, dopo avere per mesi servito
lamico ed avergli scortato alla casa la sposa? Si ritira e scompare. Cos io! Cos io! Uno solo resta,
lo sposo con la sposa: lUomo con lUmanit. Oh! profonda parola! Bisogna che Egli cresca e che
io diminuisca. Chi viene dal Cielo al di spora di tutti. Patriarchi e Profeti scompaiono al suo
venire, perch Egli pari al sole che tutto illumina e di cos viva luce che gli astri e pianeti, spenti
di luce, se ne vestono, e quelli che spenti non sono si annullano nel suo supremo splendore. Cos
avviene perch Egli viene dal Cielo, mentre i Patriarchi e i Profeti andranno al Cielo, ma dal Cielo

non vengono. Chi viene dal Cielo superiore a tutti. E annunzia ci che ha visto e udito. Ma
nessuno pu accettare la sua testimonianza fra quelli che al Cielo non tendono e perci rinnegano
Iddio. Chi accetta la testimonianza di Colui che dal Cielo disceso suggella, con questo suo
credere, la sua fede che Dio vero e non fola senza verit, e sente la Verit perch ha lanimo
volenteroso di lei. Perch Colui che Dio ha inviato, pronunzia parole di Dio, perch dio gli d lo
Spirito con plenitudine, e lo Spirito dice: Eccomi. Prendimi, ch voglio essere teco, Tu delizia del
nostro amore. Perch il Padre ama il Figlio senza misura e tutte le cose ha messo in sua mano.
Perci chi crede nel Figlio ha la vita eterna. Ma chi rifiuta di credere nel Figlio, non vedr la Vita. E
la collera di Dio rester in lui e su lui.
Cos ha detto. Me le sono stampate nella mente per dirtele, queste parole dice Mattia.
Ed Io te ne do lode e grazie. Il Profeta ultimo di Israele non Colui che dal Cielo discende, ma, per
essere stato beneficato dei divini doni nel ventre della madre - voi non lo sapete ma Io ve lo dico -
colui che pi al Cielo si accosta.
Che? Che? Oh! racconta! Egli dice di s: Io sono il peccatore. I tre pastori sono ansiosi di sapere
e anche i discepoli sono lo stesso vogliosi di sapere.
Quando la Madre mi portava, di Me-Dio essendo incinta, and a servire, perch lUmile e
Amorosa, la madre di Giovanni, cugina a Lei per madre, e gravida in vecchiezza. Gi il Battista
aveva la sua anima, perch era al settimo mese della sua formazione. E il germe delluomo, chiuso
nel seno materno, trabalz di gioia nel sentire la voce della Sposa di Dio. Precursore anche in
questo, egli precorse i redenti, perch da seno a seno si effuse la Grazia, e penetr, e cadde la Colpa
dorigine dallanima del fanciullo. Onde Io dico che sulla terra tre sono i possessori della Sapienza
cos come in Cielo tre sono coloro che Sapienza sono: il Verbo, La Madre, il Precursore sulla terra;
il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo in Cielo.
Il nostro animo ricolmo di stupore... Quasi come quando ci fu detto: E nato il Messia... Perch
Tu eri labisso della misericordia e questo nostro Giovanni labisso della umilt.
E mia Madre labisso della purezza, della grazia, della carit, dellubbidienza, dellumilt, di
ogni altra virt che di Dio e che Dio infonde ai suoi santi.
Maestro dice Giacomo di Zebedeo Vi molta gente.
Andiamo. Venite voi pure.
La gente moltissima.
La pace sia con voi dice Ges. E sorridente come poche volte. La gente bisbiglia e lo accenna.
Vi molta curiosit.
Non tentare il Signore Iddio tuo detto.
Troppe volte, si dimentica questo comando. Si tenta Dio quando si vuole imporre a Lui la nostra
volont. Si tenta Dio quando imprudentemente si agisce contro le regole della Legge, che santa e
perfetta e nel suo lato spirituale, il principale, si occupa e preoccupa anche di quella carne che Dio
ha creata. Si tenta Dio quando, perdonati da Lui, si torna a peccare. Si tenta Dio quando, beneficati
da Lui, si volge a danno il beneficio ricevuto perch fosse un bene per noi e ci richiamasse a Dio.
Dio non si irride e non si deride. Troppe volte questo avviene. Ieri avete visto quale castigo attende i
derisori di Dio. Leterno Iddio, tutto pietoso a chi si pente, allopposto tutto severit
collimpenitente che per nessuna cosa modifica se stesso.
Voi venite a Me per udire la parola di Dio. Vi venite per avere il miracolo. Vi venite per avere
perdono. E il Padre vi d parola, miracolo e perdono. Ed Io non rimpiango il Cielo, perch vi posso
dare miracolo e perdono e posso farvi conoscere Iddio.
Luomo caduto ieri fulminato, come Nadab ed Abiu, dal fuoco divino del corruccio. Ma astenetevi
dal giudicarlo. Solo quanto avvenuto, miracolo nuovo, vi faccia meditare sul come occorre agire
per avere amico Iddio. Egli voleva lacqua penitenziale ma senza spirito soprannaturale. Lo voleva
per spirito umano. Come una pratica magica che lo sanasse dal morbo e lo liberasse dalla iattura. Il
corpo e il raccolto. Ecco i suoi fini. Non la povera anima sua. Quella non aveva valore per lui. Il
valore per lui era la vita e il denaro.
Io dico: Il cuore l dove il tesoro, e il tesoro l dove il cuore. Perci il tesoro nel cuore.
Egli nel cuore aveva la sete di vivere e di avere molto denaro. Come averlo? Con qualunque modo.

Anche col delitto. E allora chiedere il battesimo non era irridere e tentare Iddio? Sarebbe bastato il
pentimento sincero per la sua lunga vita di peccato a dargli santa morte e anche quanto era giusto
avere sulla terra. Ma egli era limpenitente. Non avendo mai amato nessuno fuorch se stesso,
giunse a non amare neppure se stesso. Perch lodio uccide anche lanimale amore egoista
delluomo a se stesso. Il pianto del pentimento sincero doveva essere la sua acqua lustrale. E cos
sia per tutti voi che udite. Perch senza peccato non vi alcuno, e tutti perci avete bisogno di
questacqua. Essa scende, spremuta dal cuore, e lava, riverginizza chi profanato, rialza chi
prostrato, rinvigorisce chi dissanguato dalla colpa.
Quelluomo si preoccupava solo della miseria della terra. Ma ununica miseria deve rendere
pensoso luomo. Ed leterna miseria del perdere Iddio. Quelluomo non mancava di fare lo offerte
rituali. Ma non sapeva offrire a Dio sacrificio di spirito, ossia allontanarsi dal peccato, fare
penitenza, chiedere con gli atti il perdono. Le ipocrite offerte fatte con ricchezze di male acquisto
sono simili a inviti a Dio perch si faccia complice nel male operare delluomo. Pu mai questo
avvenire? Non irridere Dio osare questo? Dio rigetta da S colui che dice: Ecco sacrifico ma
arde di continuare il suo peccato. Giova forse il digiuno corporale quando lanima non digiuna dal
peccato?
La morte delluomo qui avvenuta vi faccia meditare sulle condizioni necessarie per essere bene
amati da Dio. Ora nel suo ricco palazzo i parenti e le piangenti fanno cordoglio sulla salma che fra
poco verr portata al sepolcro. Oh! vero cordoglio e vera salma! Non pi che una salma! Non altro
che uno sconfortato cordoglio. Perch lanima gi morta, sar per sempre separata da coloro che
am per parentela e affinit didee. Anche se unuguale dimora li unir in sempiterno, lodio che l
regna li far divisi. E allora la morte vera separazione. Meglio sarebbe che, in luogo degli altri,
fosse luomo che fa pianto su se stesso, quando ha lanima uccisa. E per quel pianto di contrito e
umile cuore, rendere allanima la vita col perdono di Dio.
Andate. Senza odio o commenti. Senza altro che umilt. Come Io che, senza odio, ma per giustizia
ho parlato di lui. La vita e la morte sono maestre per ben vivere e ben morire, e per conquistare la
Vita senza morte. La pace sia con voi.
Non vi sono malati n miracoli, e Pietro dice ai tre discepoli del Battista: Me ne spiace per voi.
Oh! non occorre. Noi crediamo senza vedere. Abbiamo avuto il miracolo del suo natale a farci
credenti E ora abbiamo la sua parola a confermare la nostra fede. Non chiediamo che di servirla
sino al Cielo come Giona, fratello nostro.
Tutto ha fine.

128. I discorsi dellAcqua Speciosa: Non desiderare la donna daltri.


Il giovane lussurioso.
12 marzo 1945.
Ges passa in mezzo ad un vero piccolo popolo che lo chiama da tutte le parti. Chi mostra le sue
ferite, chi enumera le sue sventure, chi si limita a dire: Abbi piet di me e chi gli presenta il
proprio figliolino perch sia benedetto. La giornata serena e senza vento ha condotto molta molta
gente.
Quando Ges gi quasi al suo posto, viene dalla stradetta che conduce verso il fiume un lamento
pietoso: Figlio di Davide, piet del tuo infelice!
Ges si volta in quella direzione, e popolo e discepoli con Lui. Ma un ciuffo folto di bossi nasconde
colui che supplica.
Chi sei? Vieni avanti.
Non posso. Infetto sono. Devo recarmi dal sacerdote per essere radiato dal mondo. Ho peccato e la
lebbra m fiorita sul corpo. Spero in Te!
Un lebbroso! Un lebbroso! Anatema! Lapidiamolo! La folla tumultua.
Ges fa un gesto che impone silenzio e immobilit. E uno non pi infetto di colui che in

peccato. Agli occhi Dio ancor pi immondo il peccatore impenitente che il lebbroso pentito. Chi
capace di credere venga con Me.
Dei curiosi, oltre che i discepoli, vanno dietro a Ges. Gli altri allungano il collo ma rimangono
dove sono.
Ges si inoltra oltre la casa e la stradella verso il ciuffo di bossi. Ma poi si arresta e ordina:
Mostrati!
Viene fuori un poco pi che giovanetto, ancor bello nel volto appena velato dai baffi e dalla barba
leggera, un viso ancor fresco e pieno, dagli occhi arrossati di pianto.
Un grande grido lo saluta partendo da un gruppo di donne tutte coperte, che gi piangevano nella
corte della casa al passaggio di Ges e pi forte si erano date a piangere per le minacce della folla:
Figlio mio! e la donna si accascia nella braccia di unaltra, non so se parente o amica.
Ges solo avanza ancora verso linfelice: Sei molto giovane. Come lebbroso?
Il giovane abbassa gli occhi e diventa di fiamma, balbetta, ma non osa di pi. Ges ripete la
domanda. Quello dice qualche cosa pi nettamente. Ma non si afferrano che le parole: ...il padre...
andai... e peccammo... non solo io...
L tua madre che spera e che piange. In Cielo Dio che sa. Qui sono Io che so. Ma che, per
avere piet, ho bisogno della tua umiliazione. Parla.
Parla, figlio. Abbi piet delle viscere che ti hanno portato geme la madre che si trascinata fin
presso Ges e ora, in ginocchio, tenendo inconsciamente un lembo della veste di Ges in una mano,
tende laltra verso il figlio e mostra un povero volto arso dalle lacrime.
Ges le pone la mano sul capo. Parla torna a dire.
Sono il primogenito e aiuto il padre nei commerci. Egli mi ha mandato a Gerico molte volte per
parlare coi suoi clienti e... e uno... uno aveva una bella e giovane moglie... Mi... mi piacque. Andai
anche pi che non dovessi.... Le piacqui... Ci desiderammo e... peccammo nelle assenze del
marito... Non so come fu, perch ella era sana. S. Non solo io ero sano e la volli... Ma lei era sana e
mi volle. Non so se... se con me volle altri e si contagiasse... So che lei sfior presto, ed ora gi nei
sepolcri a morire da viva... E io... e io... Mamma! Tu lhai visto. E poca cosa, ma dicono che
lebbra... e ne morir. Quando?... Pi vita... pi casa... pi mamma!... Oh! mamma! Ti vedo e non ti
posso baciare!... Oggi vengono a scucirmi le vesti ed a scacciarmi di casa... dal paese... Io sono
peggio che morto. E non avr neppure il pianto della mamma sul mio cadavere...
Il giovane piange. La madre pare una pianta squassata dal vento, tanto la scuotono i singhiozzi. La
gente commenta fra opposti sentimenti.
Ges mesto. Parla: E quando peccavi non pensavi a tua madre? Tanto folle eri da non ricordare
pi di avere una madre sulla terra e un Dio in Cielo? E se la lebbra non fosse apparsa ti saresti mai
sovvenuto che avevi offeso Dio e prossimo? Che ne hai fatto della tua anima? Che della tua
giovinezza?
Fui tentato...
Sei un infante per non sapere che quel frutto era maledetto? Meriteresti di morire senza piet.
Oh! Piet! Solo Tu puoi...
No Io. Dio. E se qui giuri di non peccare pi.
Lo giuro. Lo giuro. Salvami, Signore. Ho solo poche ore prima della condanna. Mamma!...
Mamma! Aiutami col tuo pianto!... Oh! mamma mia!
La donna non ha neanche pi voce. Solo si abbranca alle gambe di Ges e alza il suo viso dagli
occhi dilatati dal dolore, un tragico viso di un che affoga e sa che quello lultimo sostegno che lo
regge e che lo pu salvare.
Ges la guarda. Le sorride pietoso: Alzati, madre. Tuo figlio guarito. Ma per te. Non per lui.
La donna non crede ancora. Le pare che cos a distanza egli non possa essere stato sanato, e fa cenni
di diniego fra i singhiozzi contini.
Uomo, levati la tunica dal petto. L avevi la macchia. Che tua madre sia consolata.
Il giovane si cala la veste, apparendo nudo agli occhi di tutti. Non ha che una pelle unita e liscia di
giovane ben robusto.
Guarda, madre dice Ges e si chiana ad alzare la donna. Mossa che serve anche a trattenerla

quando il suo amore di madre e la vista del miracolo la lancerebbe contro il figlio senza attendere
che sia purificato. Sentendosi impossibilitata di andare l dove la spinge lamore materno, si
abbandona sul petto di Ges e lo bacia in un vero delirio di gioia. Piange, ride, bacia, benedice... e
Ges la carezza con piet. Poi dice al giovane: Vai dal sacerdote. E ricordati che Dio ti ha sanato
per tua madre e perch tu sia giusto in futuro. Va.
Il giovane se ne va dopo aver benedetto il Salvatore e, a distanza, lo seguono la madre e la le altre
che erano con lei. La folla ha dei gridi di osanna.
Ges torna al suo posto.
Anche costui aveva dimenticato che vi un Dio il quale ordina onest nei costumi. Aveva
dimenticato che proibito farsi degli di che Dio non siano. Aveva dimenticato di santificare il suo
sabato come ho insegnato. Aveva dimenticato il rispetto amoroso verso la madre. Aveva
dimenticato che non si deve fornicare, non rubare, non essere falsi, non desiderare la donna altrui,
non ammazzare se stesso e la propria anima, non fare adulterio. Tutto aveva dimenticato. Vedete
come era stato colpito.
Non desiderare la donna daltri si unisce al non fare adulterio. Perch il desiderio precede
sempre lazione. Luomo troppo debole per potere desiderare senza poi giungere a consumare il
desiderio. E, quello che sommamente triste, luomo non sa fare lo stesso nei giusti desideri. Nel
male si desidera e poi si compie. Nel bene si desidera e poi ci si ferma, se pure non si retrocede.
Come ho detto a lui, dico a voi tutti, perch il peccato di desiderio diffuso come la gramigna che
da s si propaga: siete infanti per non sapere che quella tentazione venefica e va fuggita? Fui
tentato. Lantica parola! Ma siccome anche un antico esempio, dovrebbe luomo sovvenirsi delle
conseguenze di esso e saper dire: No. La nostra storia non manca di esempi di casti che rimasero
tali nonostante tutte le seduzioni del sesso e le minacce dei violenti.
E la tentazione un male? Non lo . E lopera del Maligno. Ma si muta in gloria per il vittorioso su
essa.
Il marito che va ad altri amori un assassino della sposa, dei figli, di se stesso. Colui che entra
nellaltrui dimora per fare adulterio un ladro, e dei pi vili. Pari al cuculo, gode senza spesa del
nodo altrui. Colui che carpisce la buona fede dellamico un falsario, perch testimonia una
amicizia che in realt non ha. Colui che cos agisce disonora se stesso e i genitori. Pu allora avere
Dio con s?
Ho fatto il miracolo per quella povera madre. Ma tanto mi fa schifo la lussuria che ne sono rivoltato.
Voi avete urlato per paura e ribrezzo della lebbra. Io, con lanima mia, ho avuto urlo per il ribrezzo
della lussuria. Tutte le miserie sono intorno a Me e per tutte Io sono il Salvatore. Ma preferisco
toccare un morto, un giusto gi infradiciato con la sua carne che fu proba, e che gi in pace con il
suo spirito, ad avvicinare colui che sa di lussuria. Sono il Salvatore, ma sono lInnocente. Lo
ricordino tutti coloro che qui vengono o di Me parlano prestando alla mia personalit i fermenti
della loro.
Comprendo che voi vorreste altro da Me. Ma non posso. La rovina di una giovinezza appena
formata e demolita dalla libidine mi ha turbato pi che se avessi toccato la Morte. Andiamo dai
malati. Non potendo, per la nausea che mi strozza, essere la Parola, sar la Salute di chi spera in
Me.
La pace sia con voi.
Infatti Ges molto pallido, come sofferente. Non ripiglia il sorriso altro che quando si curva su dei
bambini malati e su degli infermi nelle loro barelline. Allora torna ad essere Lui. Specie quando,
mettendo il suo dito nella bocca di un mutolino di circa dieci anni, gli fa dire Ges e poi:
Mamma.
La gente se ne va piano piano.
Ges resta a passeggiare al sole che inonda laia, finch lo raggiunge lIscariota: Maestro. Io non
sono tranquillo...
Perch, Giuda?
Per quelli di Gerusalemme... Io li conosco. Lasciami andare l per qualche giorno. Non ti dico
neppure di mandarmi solo. Anzi ti prego che ci non sia. Mandami insieme Simone e Giovanni.

Quelli che mi furono tanto buoni nel primo viaggio in Giudea. Uno mi frena, laltro mi purifica
anche nel pensiero. Non puoi credere che sia Giovanni per me! E una rugiada che calma i miei
ardori ed un olio sulle mie acque agitate... Credilo.
Lo so. Non te ne divi stupire perci se Io lamo tanto. E la mia pace. Ma anche tu, se sarai sempre
buono, sarai il mio conforto. Se tu userai i doni di Dio, e ne hai molti, nel bene, come fai da qualche
giorno, diverrai un vero apostolo.
E Tu mi amerai come Giovanni?
Io ti amo lo stesso, Giuda. Ma solo ti amer senza affanno e dolore.
Oh! Maestro mio, come sei buono!
Va pure a Gerusalemme. Non giover a nulla. Ma non voglio deludere il tuo desiderio di
giovarmi. Ora lo dir subito a Simone e Giovanni. Andiamo. Lo vedi come soffre il tuo Ges, per
certe colpe? Sono come uno che ha sollevato un peso troppo forte. Non mi dare mai questo dolore.
Mai pi...
No, Maestro. No. Ti voglio bene. Lo sai.... Ma sono un debole...
Lamore fortifica.
Entrano in casa e tutto ha fine.
Ed bene perch io sto molto male: di morale. E lei ne sa la causa. Di fisico perch - sia perch
tempo di Passione, sia perch ho scritto troppo, non so di preciso perch - ho un periodo tremendo
di febbri e dolori ai polmoni, alla spina dorsale e alladdome. Credo che Compito (luogo dove la
scrittrice fu portata in sfollamento) continui a lavorare in me. Sconto tutto lumido e la mancanza di
sole di quel caro paese.

129. La guarigione, allAcqua Speciosa, di un romano indemoniato.


13 marzo 1945.
Ges oggi con i nove rimasti, perch gli altri tre sono partiti per Gerusalemme. Tommaso, sempre
allegro, si divide perci fra le sue verdure e le altre pi spirituali incombenze, mentre Pietro con
Filippo, Bartolomeo e Matteo si occupano dei pellegrini, e gli altri vanno al fiume per il battesimo.
Veramente di penitenza con la sizza che tira!
Ges ancora nel suo angolo nella cucina, mentre Tommaso traffica e tace per lasciare in pace il
Maestro, quando entra Andrea e dice: Maestro, c un malato che io dico bene guarirlo subito
perch... Dicono che folle perch non sono israeliti. Ma noi diremmo che posseduto. Urla,
sbraita, si divincola. Vieni a vedere Tu.
Subito. Dov?
Ancora nel campo. Senti questo ululato? E lui. Pare una bestia ma lui. Deve essere un ricco
perch chi lo accompagna ben vestito, ed il malato stato tirato gi da un carro, molto di lusso, da
molti servi. Deve essere pagano perch bestemmia gli di dellOlimpo.
Andiamo.
Vengo anchio a vedere dice Tommaso, pi curioso di vedere che preoccupato per le sue verdure.
Escono e, in luogo di piegare verso il fiume, girano verso i campi che separano questo cascinale
(noi lo diremmo cos) dalla casa del fattore.
In mezzo ad un prato dove prima brucavano delle pecore, che ora spaurite si sono sparpagliate in
ogni senso, invano radunate dai pastori e da un cane - il secondo cane che vedo da quando vedo vi un uomo tenuto legato solidamente e che, ci nonostante, fa dei balzi da forsennato, con urli
atroci che sempre pi crescono pi Ges si avvicina.
Pietro, Filippo, Matteo e Natanaele sono l vicino, perplessi. E c anche della gente: uomini, perch
le donne hanno paura.
Sei venuto, Maestro? Vedi che furia? dice Pietro.
Ora passer
Ma... pagano, sai?

E che valore ha questo?


Eh!... per via dellanima!...
Ges ha un breve sorriso e procede. Raggiunge il gruppo del matto, che sempre pi si agita.
Si stacca dal gruppo uno che labito e il volto rasato denunciano per romano, e saluta: Salve,
Mastro. Fama di Te mi giunta. Sei pi grande dIppocrate nel guarire e del simulacro di Esculapio
per operare miracolo sui morbi. Lo so. Vengo per questo. Mio fratello, lo vedi? Folle per misterioso
male. Nessun medico ne capisce. Sono andato con lui nel tempio di Esculapio. Ma ne usc ancora
pi folle. A Tolemaide ho un parente. Mi mand un messaggio con una galera. Diceva che qui
Uno che tutti guarisce. E sono venuto. Tremendo viaggio!
Merita premio.
Ma, bada. Neppure proseliti siamo. Romani, fedeli agli di. Pagani, voi dite. Di Sibari, ora a
Cipro.
E verit. Pagani siete.
Allora... nulla per noi? Il tuo Olimpo caccia il nostro od cacciato.
Il mio Dio, Unico e Trino regna unico e solo.
Sono venuto invano dice il romano deluso.
Perch?
Perch io sono dun altro dio.
Lanima creata da Un solo.
Lanima?...
Lanima. Quella cosa divina che da Dio viene creata per ogni uomo. Compagna dellesistenza,
superstite oltre lesistenza.
E dove ?
Nel profondo dell io. Ma pure essendo, come cosa divina, nellinterno del delubro pi sacro, si
pu dire di lei - e lei dico, non essa, perch non cosa , ma ente vero e degno dogni rispetto - che
non contenuta ma contiene.
Per Giove! Ma sei un filosofo?
Sono la Ragione unita a Dio.
Credevo lo fossi per quanto dicevi...
E che filosofia, quando vera e onesta, se non elevazione della umana ragione verso la Sapienza
e la Potenza infinite, ossia verso Dio?
Dio! Dio!... Ho quello sciagurato che mi disturba. Ma quasi dimentico il suo stato per ascoltare Te,
divino.
Non come tu dici lo sono. Tu divino chiami ci che superiore allumano. Io dico che tal nome va
dato solo a chi da Dio.
Che Dio? Chi lha mai visto?
E stato scritto: Tu che ci formasti, salve! Quando io descrivo la perfezione umana, le armonie del
corpo nostro, io celebro la tua gloria. Fu detto: La tua bont rifulge nellavere distribuito i tuoi
doni a tutti coloro che vivono, perch ogni uomo avesse ci che gli necessario. E la tua sapienza si
testimonia per i tuoi doni, come la tua potenza nel compiersi dei tuoi voleri. Riconosci queste
parole?
Se Minerva mi soccorre... sono di Galeno. Ma come le sai? Io strabilio!
Ges sorride e risponde: Vieni al Dio Vero ed il suo divino spirito ti far dotto della vera sapienza
e piet che conoscere te steso ed adorare la Verit.
Ma questo sempre Galeno! Ora ne sono sicuro. Oltre che medico e mago sei anche filosofo.
Perch non vieni a Roma?
Non medico, non mago, non filosofo, come tu dici. Ma testimonianza di Dio sulla terra. Portatemi
vicino il malato.
Fra urla e divincolii lo trascinano l.
Vedi? Tu lo dici folle. Dici che nessun medico pot guarirlo. E vero. Nessun medico, perch folle
non . Ma un degli inferi, cos dico per te, pagano, entrato in lui.
Ma non ha lo spirito pitone. Anzi dice solo errori.

Noi lo chiamiamo demonio, non pitone. Vi il parlante e il muto. Colui che inganna con ragioni
intinte di vero, e quello che solo disordine mentale. Il primo di questi due il pi completo e
pericoloso. Tuo fratello ha il secondo. Ma ora ne uscir
Come?
Esso stesso te lo dir. Ges ordina: Lascia luomo! Torna al tuo abisso.
Vado. Contro di Te troppo debole il mio potere. Mi cacci e mi imbavagli. Perch sempre ci
vinci?... Lo spirito ha parlato per bocca delluomo, che poi si accascia come spossato.
E guarito. Scioglietelo senza paura.
Guarito? Ne sei certo? Ma... Ma io ti adoro! . Il romano fa per prostrarsi.
Ma Ges non vuole. Alza lo spirito. In Cielo Dio. Lui adora, e va verso di Lui. Addio.
No. Cos no. Almeno prendi. Permettimi ti tratti come i sacerdoti di Esculapio. Permettimi di udirti
parlare... Permettimi di parlare di Te nella mia patria...
Fallo. E vieni col fratello.
Il quale fratello si guarda intorno stupito e chiede: Ma dove sono? Questa non Cintium! Il mare
dov?
Eri... Ges fa un cenno per imporre silenzio e dice: Eri sofferente per grande febbre e ti hanno
condotto in altro clima. Ora stai meglio. Vieni.
Vanno tutti - e non tutti ugualmente commossi, perch vi chi ammira e chi critica la guarigione
del pagano - nello stanzone. E Ges va al suo posto, avendo sul davanti dellassemblea proprio i
romani.
Non vi spiaccia se Io cito un brano dei Re. E detto in esso che, essendo il re di Siria in procinto di
guerra contro Israele, aveva nella sua corte un uomo grande ed onorato di nome Naaman, che era
lebbroso. E che una fanciulla dIsraele, predata dai siri, divenuta sua schiava, gli disse: Se il mio
signore fosse stato dal profeta che in Samaria, certamente egli lo avrebbe guarito dalla lebbra. Al
che Naaman, chiestane licenza al re, segu il consiglio della fanciullina. Ma il re dIsraele
fortemente si agit dicendo: Son forse io Dio che il re di Siria mi manda i malati? Questo un
tranello per giungere alla guerra. Ma il profeta Eliseo, saputo del fatto, disse: Venga da me il
lebbroso ed io lo guarir ed egli sapr che vi un profeta in Israele. Naaman and allora da Eliseo.
Ma Eliseo non lo ricevette. Solo gli mand a dire: Lavati sette volte nel Giordano e sarai mondato.
Naaman se ne sdegn, parendogli di avere fatto per nulla tanta strada, e fece per ripartire sdegnato.
Ma i servi gli dissero: Non ti ha chiesto che di lavarti sette volte, e anche ti avesse ordinato molto
di pi avresti dovuto farlo, perch egli il profeta. Allora Naaman si arrese. And, si lav e torn
sano. Giubilante, fece ritorno dal servo di Dio e gli disse: Ora so la verit: non v altro Dio su
tutta la terra. Ma vi solo il Dio dIsraele. E, poi che Eliseo non voleva doni, gli chiese di poter
prendere almeno tanta terra da poter sacrificare, su terra dIsraele, al Dio vero.
So che voi non tutti approvate quanto Io ho fatto. So anche che non sono tenuto a giustificarmi a
voi. Ma, posto che vi amo di amor vero, voglio che voi comprendiate il mio gesto e da esso
impariate, e cada dal vostro animo ogni senso di critica e di scandalo.
Qui abbiamo due sudditi di uno stato pagano. Uno era malato, e loro fu detto per tramite di un
parente, ma certo per bocca dIsraele: Se andaste dal Messia dIsraele, Egli sanerebbe il malato.
Ed essi da molto lontano sono venuti a Me. Pi grande ancora la loro fiducia di quella di Naaman,
perch nulla sapevano di Israele e di Messia, mentre il siro, per vicinanza di nazione e continuo
contatto con schiavi dIsraele, gi sapeva che in Israele Dio. Il Vero Dio. Non bene che ora un
uomo pagano possa tornare in patria dicendo: Veramente in Israele un uomo di Dio, e in Israele
adorano il vero Dio?
Io non ho detto: Lavati sette volte. Ma ho parlato di Dio e dellanima, due cose da essi ignorate e
che, come le bocche di uninesausta sorgente, portano con s i sette doni. Perch dove concetto di
Dio e di spirito, e desiderio di pervenire ad essi, nascono le piante della fede, speranza, carit,
giustizia, temperanza, fortezza, prudenza. Virt ignote a coloro che dai loro di non possono che
copiare le comuni passioni umane, aumentate in licenza perch compiute da supposti eccelsi. Ora
essi tornano in patria. Mia pi della gioia di essere esauditi, c quella di dire: Sappiamo che bruti
non siamo, che oltre la vita ancora un futuro. Sappiamo che il vero Dio Bont e perci ama pure

noi e ci benefica per persuaderci ad andare a Lui.


E che credete? Che essi soli ignorino il vero? Poco fa un mio discepolo credeva Io non potessi
guarire il malato perch aveva unanima pagana. Ma lanima che ? E da chi viene? Lanima
lessenza spirituale delluomo. E quella che, creata di et perfetta, investe, accompagna, avviva
tutta la vita della carne e continua a vivere dopo che la carne non pi, essendo immortale come
Colui che la crea: Iddio. Essendo un solo Dio, non vi sono anima di pagani o anime di non pagani
create da diversi di. Vi una sola Forza che crea le anime, ed quella del Creatore, del Dio nostro,
unico, potente, santo, buono, senza altra passione che non sia lamore, la carit perfetta, tutta
spirituale, e, per essere inteso da questi romani, come ho detto: carit, dico anche: carit tutta
morale. Perch il concetto: spirito, non compreso da questi pargoli che non sanno nulla delle
parole sante.
E che credete? Che solo per Israele Io sia venuto? Sono Colui che raduner le stirpi sotto un solo
pastore: quello del Cielo. E in verit vi dico che presto verr il tempo che molti pagani diranno:
Lasciateci avere quel tanto da potere nel nostro suolo pagano consumare sacrifici al Dio vero al
Dio uno e trino di cui Io sono la Parola.
Ora essi vanno. Convinti pi che se Io li avessi schiacciati con lo sdegno. Essi e nel miracolo e nelle
mie parole sentono Dio, e questo diranno dove essi tornano.
Inoltre vi dico: non era giusto premiare tanta fede? Disorientati dai responsi dei medici, delusi dagli
inutili viaggi nei templi, essi hanno saputo avere ancora fede per venire allo sconosciuto, al grande
Sconosciuto del mondo, al deriso, al grande Deriso e Calunniato dIsraele, e dirgli: Credo che Tu
possa- Il primo crisma alla loro nova mentalit viene loro da questo avere saputo credere. Non
tanto della malattia quanto della errata fede Io li ho sanati, perch ho messo le loro labbra su un
calice la cui sete cresce pi se ne beve: la sete di conoscere il Dio vero.
Ho finito. Dico a voi dIsraele: sappiate avere fede come questi seppero.
Il romano si accosta col guarito: Ma... Non oso pi dire: per Giove. Dico: ma sul mio onore di
cittadino romano io ti giuro che avr questa sete! Ma ora io devo andare. Chi mi dar pi da bere?
Il tuo spirito, lanima che ora sai di avere, fino al giorno in cui un mio messo verr a te.
E Tu, no?
Io... Io no. Ma non sar assente pur non essendo presente. E non passeranno che poco pi di due
anni, che Io ti far un dono pi grande della guarigione di costui che ti era caro. Addio ad ambedue.
Sappiate perseverare in questo sentimento di fede.
Salve, Maestro. Il Dio vero ti salvi.
I due romani se ne vanno e si ode che chiamano i servi col carro.
E neppure sapevano di avere unanima! mormora un vecchio.
S, padre. Ed hanno saputo accettare la parola mia meglio di tanti in Israele. Ora, posto che hanno
dato un obolo, benefichiamo i poveri di Dio con doppia e tripla misura. E i poveri preghino per
questi benefattori, pi poveri di loro stessi, perch giungano alla vera, unica ricchezza che
conoscere Iddio.
La velata piange sotto il suo velo che impedisce di vederne le lacrime, ma non di udirne i
singhiozzi.
Quella donna piange dice Pietro. Forse non ha pi denaro. Gliene diamo?
Non piange per questo. Ma va a dirle cos: Le patrie passano. Ma il Cielo resta. Esso di chi sa
avere fede. Dio Bont e perci ama anche i peccatori. E ti benefica per persuaderti di andare da
Lui. Va. Dille cos e poi lasciala piangere. E veleno che esce.
Pietro se ne va dalla donna gi incamminata verso i campii. Le para e torna. Si messa a piangere
pi forte dice. Credevo di consolarla... e guarda Ges.
E consolata, infatti. Anche la gioia fa piangere.
Uhm!... Mah!... Ecco, io sar contento quando la vedr in volto. La vedr?
Al giorno del Giudizio.
Divina Misericordia! Ma allora sar morto! E che me ne far di sapere questo? Avr da guardare
lEterno allora!
Fallo si da questo momento. E lunica cosa utile.

S... ma... Maestro, chi ?


Ridono tutti.
Se lo chiedi unaltra volta partiamo subito; cos la dimentichi.
No, Maestro. Per... basta che resti Tu...
Ges sorride. Quella donna dice, un avanzo e una primizia.
Che vuoi dire? Io non capisco.
Ma Ges lo lascia in asso per andare verso il paese.
Va da Zaccaria. Ha la donna morente spiega Andrea. Ha mandato me a dirlo al Maestro.
Tu mi fai stizza! Sai tutto, fai tutto e non mi dici mai nulla. Peggio di un pesce, sei. Pietro si sfoga
sul fratello della sua delusione.
Fratello, non te la prendere. Parli tu anche per me. Andiamo a ripescare le nostre reti. Vieni.
Chi va a destra e chi a sinistra e tutto ha fine.

130. I discorsi dellAcqua Speciosa: Non dirai falsa testimonianza.


Il piccolo Asrael.
14 marzo 1945.
Quanta gente! esclama Matteo.
E Pietro risponde: Di, guarda! Ci sono anche dei galilei... Ahi! Ahi! Andiamo a dirlo al Maestro.
Sono tre onorati briganti!
Vengono per me, forse. Anche qui mi perseguitano...
No, Matteo. Il pescecane non mangia il pesciolino. Vuole luomo. Preda nobile. E solo se proprio
non lo trova, si pappa un grosso pesce. Ma io, te, gli altri, siamo pesciolini... robetta.
Per il Maestro dici? interroga matteo.
E per chi, allora? Non vedi come guardano da tutte le parti? Sembrano fiere che annusano le peste
della gazzella.
Vado a dirlo...
Aspetta! Lo diciamo ai figli dAlfeo. Lui troppo buono. Bont sciupata quando cade in quelle
bocche.
Hai ragione.
I due vanno al fiume e chiamano Giacomo e Giuda. Venite. Ci sono dei tipi... Buoni per il
supplizio. Certo vengono per importunare il Maestro.
Andiamo. Lui dov?
Ancora nella cucina. Facciamo presto, perch se se ne accorge non vuole.
S. E fa male.
Lo dico anchio
Ritornano allaia. Il gruppo, designato galileo, parla con sussiego ad altra gente. Giuda di Alfeo si
accosta come per caso. E ode: ... parole devono essere appoggiate sui fatti.
E Lui li fa! Anche ieri ha guarito un romano indemoniato! ribatte un robusto popolano.
Orrore! Guarire un pagano! Scandalo! Odi, Eli?
Tutte le colpe in Lui: amicizie con pubblicani e meretrici, commerci coi pagani e...
E sopportazione dei maldicenti. Anche questa una colpa. Ai miei occhi la pi grave. Ma, posto
che Lui non sa, non vuole difendere Se stesso, parlate con me. Sono il suo fratello e a Lui maggiore,
e questo laltro fratello, ancor pi adulto. Parlate.
Ma per chi te la pigli? Credi che noi si parli male del Messia? Ohib! Noi siamo venuti da tanto
lontano per fama di Lui. Lo dicevamo anche a questi...
Mentitore! Mi fai tanto schifo che ti volgo le spalle. E Giuda dAlfeo, sentendo forse in pericolo
la carit verso i nemici, se ne va.
Non forse vero? Ditelo voi tutti...
Ma i tutti, ossia gli altri coi quali questi galilei parlavano, tacciono. Non vogliono mentire e non

osano smentire. Perci stanno zitti.


Non sappiamo neanche come Lui... dice il galileo Eli.
Non lo hai insultato in casa mia, non vero? chiede Matteo ironico. O sei smemorato per
malattia?
Il galileo si ammanta e se ne va cogli altri senza rispondere.
Vigliacco gli grida dietro Pietro.
Volevano dirci cose dinferno di Lui... spiega un uomo. Ma noi abbiamo visto i fatti. E noi
sappiamo invece come sono loro, i farisei. A che credere allora? Al Buono che proprio buono, o ai
malvagi che da loro si dicono buoni, ma che poi sono un castigo? Io so che da quando vengo non mi
conosco pi, tanto sono mutato. Ero un violento, duro alla moglie e ai figli, ero senza rispetto del
vicino e ora... Lo dicono tutti, al paese: Azaria non pi lui. E allora? Si mai sentito che un
demonio faccia buoni? Per chi lavora allora? Per la santit nostra? Oh! che davvero un bizzarro
satanasso se lavora per il Signore!
Dici bene, uomo. E Dio ti protegga perch sai bene comprendere, bene vedere, e bene operare.
Prosegui cos e sarai un vero discepolo del benedetto Messia. Una gioia per Lui che vuole il vostro
bene e che tutto sopporta pur di portarvi ad esso. Non scandalizzatevi del vero male. Ma quando
vedete che in nome di Dio Egli opera, non abbiate scandalo, e non credete a quelli che vi vorrebbero
persuadere di scandalo, anche se lo vedete fare cose nuove. Questo il tempo nuovo. Come un fiore
nato dopo secoli che la radice lavora, esso venuto. Se non fosse stato preceduto da quello, non
avremmo potuto comprendere la sua Parola. Ma secoli di ubbidienza alla Legge del Sinai ci hanno
dato quel minimo di preparazione per potere, dal nuovo tempo, fiore divino che la Bont ci ha
concesso di vedere, aspirare tutti gli incensi e tutti i succhi per purificarci, fortificarci, renderci
profumati di santit come un altare. Essendo il tempo nuovo, ha nuovi sistemi, non contrari alla
Legge, ma tutti infusi di misericordia e carit, poich Egli la Misericordia e lAmore sceso dal
Cielo. Giacomo dAlfeo fa un gesto di saluto e va verso casa.
Come parli bene, tu! dice ammirato Pietro. Io non so mai che dire. Dico solo: Siate buoni.
Amatelo, ascoltatelo, credetelo. Proprio non so come possa essere contento di me!
Eppure lo tanto risponde Giacomo dAlfeo.
Davvero lo dici o lo dici per bont tua?
In verit cos. Me lo diceva anche ieri.
S?! Allora oggi sono pi contento del giorno che mi fu portata la sposa. Ma tu... dove hai
imparato a parlare cos bene?
Sulle ginocchia di sua Madre e al suo fianco. Che lezioni! Ce parole! Solo Lui pu parlare ancora
meglio di Lei. Ma quello che a Lei manca in potenza, Ella te lo aggiunge in dolcezza... ed entra...
Le sue lezioni! Hai mai visto un panno che tocchi con un angolino un olio odoroso? Piano piano
beve non lolio, ma il profumo e, se anche lolio viene levato, il profumo resta sempre a dire: Io ci
fui. Cos di Lei. Anche in noi, stoffe ruvide e lavate poi dalla vita, Ella penetrata con la sua
sapienza e grazia, e il suo profumo in noi.
Perch non la fa venire? Diceva che lo faceva! Si diventerebbe pi buoni, meno zucconi... io
almeno. E anche questa gente...Davanti a Lei sarebbero pi buoni anche quegli aspidi che vengono
ogni tanto...
Lo credi? Io no. Noi si diventerebbe pi buoni, e anche gli umili lo diventerebbero. Ma i potenti e i
cattivi!... Oh! Simone di Giona! Non prestare mai agli atri i tuoi sentimenti onesti! Ne avresti
delusioni... Ecco Lui. Non diciamogli niente...
Ges esce dalla cucina avendo per mano un bambinello, che gli trotterella di fianco morsicando una
crosta di pane unta dolio. Ges regola il suo lungo passo alle piccole gambette del suo amico. Una
conquista! dice allegro. Mi ha detto questo uomo di quattranni, che si chiama Asrael, che lui
vuole essere un discepolo e imparare tutto: a predicare, a fare guarire i bambini malati, a far venire
uva sui tralci anche in dicembre, e poi vuole andare su un monte e gridare a tutto il mondo: Venite,
c il Messia!. Non cos, Asrael?
E il bambino ridente dice di s, di s, e intanto mangia.
Sai appena mangiare, tu lo stuzzica Tommaso. Non sai neppure dire chi il Messia.

E Ges di Nazaret.
E che vuol dire Messia?
Vuole dire... vuole dire: lUomo che stato mandato per essere buono e farci buoni tutti.
E come fa per farci buoni? Tu che sei un monello come farai?
Gli vorr bene. E far tutto. E Lui far tutto perch io gli vorr bene. Fa anche te cos e diventerai
buono.
E la lezione data, Tommaso. Hai il precetto: Voglimi bene e farai tutto, perch Io ti amer se mi
vorrai bene, e lamore far tutto in te. Lo Spirito Santo ha parlato. Vieni, Asrael. Andiamo a
predicare.
E cos lieto Ges quando ha un bambino, che vorrei portargli tutti i bambini e farlo conoscere a
tutti i bambini. Ce ne sono tanti che non lo conoscono neppure di nome!
Passa davanti alla velata e prima di giungere dice al bambino. Di a quella donna: La pace sia con
te.
Perch?
Perch ha la bua come te quando cadi. E piange. Ma se tu le dici cos, le passa.
La pace sia con te, donna. Non piangere. Me lo ha detto il Messia. Se gli vuoi bene, Lui ti vuol
bene e guarisci grida il bambino mentre Ges lo trascina seco senza fermarsi. C proprio in Asrael
la stoffa del missionario. Anche se per ora un poco... intempestivo nelle sue predicazioni e dice
pi che non gli sia stato detto di dire.
La pace a tutti voi.
Non dirai falsa testimonianza detto.
Cosa c pi nauseante di un bugiardo? Non si pu dire che egli accentra crudelt con impurit? S,
che si pu. Il bugiardo, parlo del bugiardo in cose gravi, crudele. Egli uccide una stima con la sua
lingua. Dunque non diverso dallassassino. Anzi dico: pi di un assassino. Costui uccide solo un
corpo. Il bugiardo uccide anche il buon nome, il ricordo di un uomo. Perci due volte assassino.
E lassassino impunito perch non sparge sangue, ma lede un onore, e del calunniato e della sua
intera famiglia. E non contemplo neppure il caso di uno che giurando il falso mandi un altro alla
morte. Su questo si sono gi accumulati i carboni della Geenna. Ma parlo solo di chi con bugiarda
parola insinua e persuade altri in sfavore di un innocente. Perch lo fa? O per odio senza ragione. O
per avidit di avere ci che laltro ha. Oppure per paura.
Odio. Ha lodio solo chi amico di Satana. Il buono non odia. Mai. Per nessuna ragione. Anche
vilipeso, anche danneggiato, perdona. Non odia mai. Lodio la testimonianza che unanima
perduta d di se stessa, e la testimonianza pi bella che viene data allinnocente. Perch lodio la
rivolta del male contro il bene. Non si perdona a chi buono.
Avidit. Colui ha ci che io non ho. Io voglio ci che lui ha. Ma solo con lo spargere disistima su
lui io posso giungere ad avere il suo posto. Ed io lo faccio. Mento? Che importa? Derubo? Che
importa? Posso giungere a rovinare tutta una famiglia? Che importa? Fra tante domande che
lastuto mentitore si fa, dimentica, vuole dimenticare, una domanda. Questa: E se venissi
smascherato?. Questa non se la fa perch, preso dallorgoglio e dallavidit, come uno dagli occhi
tappati. Non vede il pericolo. E ancora come uno ebbro. E ebbro del vino satanico, e non pesa che
Dio pi forte di Satana e si incarica di fare le vendette del calunniato. Il mentitore si dato alla
Menzogna e fida stoltamente nella sua protezione.
Paura. Molte volte uno calunnia per scusare se stesso E la forma pi comune di menzogna. Si
fatto il male. Si teme che venga scoperto e riconosciuto opera nostra. Allora, usando ed abusando
della stima che ancora si ha presso gli altri, ecco che si capovolge il fatto, e quello che noi si fatto,
lo si addossa allaltro di cui si teme solo lonest. Ancora lo si fa perch laltro, delle volte, stato,
senza volere, testimonio di una nostra mala azione, e allora ci si vuole mettere al sicuro da una sua
testimonianza. Lo si accusa per renderlo inviso onde, se lui parla, nessuno lo creda.
Ma agite bene! Agite bene! E di questa menzogna non avrete mai bisogno. Non pensate, quando
mentite, come vi mettete un giogo pesante? Esso fatto della soggezione al demonio, della paura
perpetua di una smentita e della necessit di ricordare la menzogna detta, coi fatti ed i particolari
con cui fu detta, anche dopo degli anni, senza cadere in contraddizione. Una fatica da galeotto. E

servisse al Cielo! Ma serve solo a prepararvi il posto nellinferno!


Siate schietti. Cos bella la bocca delluomo che non conosce menzogna! Sar povero, sar rozzo,
sar sconosciuto? Lo , anzi? S. Ma sempre un re. Perch un sincero. E la sincerit regale pi
delloro e del diadema, ed eleva sulle folle pi di un trono, e d corte di buoni pi di quanta ne ha
un monarca. Sicurezza e sollievo d la vicinanza delluomo sincero. Mentre disagio d lamicizia
dellinsincero e anche solo laverlo vicino d un senso di disagio. Non pensa chi mente che, poich
presto la menzogna affiora per mille cause, dopo egli sempre tenuto in sospetto? Come poter
accettare pi quanto egli dice? Anche se dice il vero, e chi lode lo vuol credere, in fondo c
sempre un dubbio: Mentir anche ora?
Voi direte: Ma dove la testimonianza falsa? Ogni menzogna testimonianza falsa. Non solo
quella legale.
Siate semplici come semplice Dio e il fanciullo. Siate veritieri in tutti i vostri momenti della vita.
Volete essere reputati buoni? Siatelo in verit. Se anche un maldicente volesse dire di voi male,
cento buoni direbbero: No. Non vero. Egli buono. Le sue opere parlano per lui.
In un libro sapienziale detto: Luomo apostata procede con la perversit sulle labbra... nel suo
cuore perverso prepara il male e in ogni tempo semina discordie... Sei cose odia il Signore e la
settima lha in esecrazione: gli occhi superbi, la lingua bugiarda, le mani che spargono sangue
innocente, il cuore che medita iniqui disegni, i piedi che corrono frettolosi al male, il falso
testimonio che proferisce menzogne, e colui che semina discordie fra i fratelli... Per i peccati della
lingua, la rovina si avvicina al malvagio... Chi mentisce un testimone fraudolento. Il labbro
veritiero non muta in eterno, ma testimonio di un momento chi imbastisce linguaggio di frode. Le
parole del sussurrone sembrano semplici, ma penetrano le viscere. Il nemico si riconosce al suo
parlare quando cova tradimento. Quando parla con voce sommessa non te ne fidare, perch porta
nel cuore sette malizie. Egli con finzione nasconde il suo odio, ma la sua malizia sar rivelata... Chi
scava la fossa vi cadr e la pietra cadr addosso a chi la rotola.
Vecchio come il mondo il peccato di menzogna e senza mutazione il pensiero del sapientein
proposito, come senza mutazione il giudizio di Dio su chi bugiardo.
Io dico: Abbiate sempre un solo linguaggio. Il s sia sempre s ed il no sia sempre no anche di
fronte a potenti e tiranni. E grande merito ne avrete in Cielo.
Vi dico: Abbiate la spontaneit del fanciullo che va per istinto da chi sente buono senza cercare
altro che bont. E che dice ci che la sua stessa bont gli fa pensare, senza calcolare se dice troppo e
se ne pu avere un biasimo.
Andate in pace. E la Verit vi diventi amica.
Il piccolo Asrael, che sempre stato seduto ai piedi di Ges col capino alzato come un uccellino
che ascolta il canto del genitore, ha una mossa tutta dolcezza: si strofina col visetto contro i
ginocchi di Ges e dice: Io e Te siamo amici perch Tu sei buono e ti voglio bene. Ora lo dico
anche io e, sforzando la vocina per farsi udire in tutto il vasto stanzone, dice, gestendo come ha
visto fare a Ges: Tutti, ascoltate. Io so dove vanno le persone che non dicono bugie e vogliono
bene a Ges di Nazaret. Vanno su per la scala di Giacobbe. Su, su, su... insieme agli angeli e poi si
fermano quando trovano il Signore e ride felice, mostrando tutti i dentini.
Ges lo carezza e scende fra la gente. Riporta il piccolo alla madre. Grazie, donna, di avermi dato
il tuo bambino.
Ti ha dato noia...
No. Mi ha dato amore. E un piccolo del Signore, e il Signore sia sempre con lui e con te. Addio.
Tutto ha fine.

131. I discorsi dellAcqua Speciosa: Non rubare e non desiderare ci che


daltri. Il peccato di Erode.
15 marzo 1945.

Dio d ad ognuno il necessario. Questo in verit. Cosa necessario alluomo? Il fasto? Il grande
numero di servi? Le terre i cui campi non si possono contare? I banchetti che vedono da un
tramonto sorgere unaurora? No. Necessario alluomo un tetto, un pane, una veste.
Lindispensabile per vivere.
Guardatevi intorno. Chi sono i pi allegri ed i pi sani? Chi gode di una vecchiezza serena? I
gaudenti? No. Quelli che onestamente vivono, lavorano e desiderano. Essi non hanno veleno di
lussuria e rimangono forti. Non veleno di crapule e rimangono agili. Non veleno di invidie e
rimangono allegri. Mentre chi desidera avere sempre pi uccide la sua pace e non gode, ma
precocemente invecchia, arso da livore o da abuso.
Potrei unire il comando del non rubare a quello del non desiderare ci che daltri. Perch infatti
il desiderio eccessivo spinge al furto. Non che un passo breve, da questo a quello. E illecito ogni
desiderio? Io non dico questo. Il padre di famiglia che, lavorando nel campo o nellofficina,
desidera trarne di che assicurare pane alla prole, non pecca in verit. Anzi ubbidisce al suo dovere
di padre. Ma quello che invece non desidera altro che godere di pi, e si appropria di ci che
daltri per giungere a godere di pi, costui pecca.
Linvidia! Perch che il desiderio della cosa altrui se non avarizia e invidia? Linvidia separa da
Dio, figli miei, e unisce a Satana.
Non pensate che il primo che desider la roba daltri fu Lucifero? Era il pi bello degli arcangeli,
godeva di Dio. Avrebbe dovuto esser contento di questo. Invidi Dio e volle essere lui Dio e
divenne il demonio. Il primo demonio.
Secondo esempio: Adamo ed Eva tutto avevano avuto, godevano del terrestre paradiso, godevano
dellamicizia di Dio, beati nei doni di grazia che Dio aveva loro dati. Avrebbero dovuto
accontentarsi di questo. Invidiarono a Dio la conoscenza del bene e del male e furono cacciati
dallEden divenendo i proscritti invisi a Dio. I primi peccatori.
Terzo esempio: Caino invidi Abele per la sua amicizia col Signore. E divenne il primo assassino.
Maria, sorella dAronne e Mos, invidi il fratello e divenne la prima lebbrosa della storia dIsraele.
Potrei passo passo condurvi per tutta la vita del popolo di Dio, e vedreste che il desiderio smodato
fece, di chi lo ebbe, un peccatore, e della nazione un castigo. Perch i peccati dei singoli si
accumulano e provocano i castighi delle nazioni, cos come granelli e granelli e granelli di rena,
accumulati in secoli e secoli, provocano una frana che sommerge i paesi e chi in essi.
Vi ho sovente citato ad esempio i pargoli, perch semplici e fidenti. Oggi vi dico: imitate gli uccelli
nella libert dai desideri.
Guardate. Ora inverno. Poco cibo nei frutteti. Ma si preoccupano essi nellestate di accumularlo?
No. Fidano nel Signore. Sanno che un vermolino, un granello, una mica, un ragnetto, una moschina
sullacqua, la potranno sempre catturare per il loro gozzetto. Sanno che un comignolo caldo, o un
bioccolo di lana, ci sar sempre per il loro rifugio dinverno, come sanno che, quando verr il tempo
in cui necessita loro avere fieni per i nidi e maggior pasto per la prole, ci sar fieno fragrante sui
prati, e succoso cibo nei frutteti e nei solchi, e di insetti sar ricca laria e la terra. E cantano piano:
Grazie, Creatore, per quanto ci dai e ci darai, pronti ad osannare a piena gola quando nellepoca
degli amori godranno della sposa e si vedranno moltiplicati nella prole.
C creatura pi lieta delluccello? Eppure che la sua intelligenza rispetto a quella umana? Una
scaglietta di silice rispetto a un monte.. Ma vi insegna. In verit vi dico che possiede la letizia
delluccello colui che vive senza desiderio impuro. Egli si fida di Dio e lo sente Padre. Egli sorride
al giorno che sorge e alla notte che cala, perch sa che il sole suo amico e la notte sua nutrice.
Egli guarda senza rancore gli uomini e non teme le loro vendette, perch non li danneggia in alcun
modo. Egli non trema per la sua salute n per il suo sonno, perch sa che una vita onesta tiene
lontane le malattie e d dolce riposo. Non teme infine la morte perch sa che, avendo bene agito,
non pu che avere il sorriso di Dio.
Anche il re muore. Anche il ricco muore. Non lo scettro che allontana la morte n il denaro che
compera limmortalit. Come davanti al Re dei re e al Signore dei signori sono cosa risibile le
corone e le monete, ma ha solo valore una vita vissuta nella Legge!

Cosa dicono quegli uomini l in fondo? Non abbiate paura di parlare.


Dicevamo: lAntipa di che peccato colpevole? Di furto o di adulterio?
Non vorrei guardaste gli altri ma i vostri cuori. Per vi rispondo che egli colpevole di idolatria
adorando la carne pi di Dio, di adulterio, di furto, di illecito desiderio, e presto di omicidio.
Sar salvato da Te, Salvatore?
Io salver coloro che si pentono e tornano a Dio. Gli impenitenti non avranno redenzione.
Hai detto che ladro. Ma che ha rubato?
La moglie al fratello. Il furto non di solo di denaro. E furto anche levare lonore ad un uomo,
levare la verginit ad una fanciulla, levare ad un marito la moglie, come lo levare un bue al vicino
o prendere delle sue piante. Il furto, poi, aggravato da libidine o da falsa testimonianza, si aggrava
di adulterio, o di fornicazione, o di mendacio.
E una donna che si prostituisce che peccato fa?
Se sposata, di adulterio e di furto verso il marito. Se nubile, di impurit e di furto a se stessa.
A se stessa? Ma d via del suo!!
No. Il nostro corpo creato da Dio per essere tempio dellanima che tempio di Dio. Perci deve
essere conservato onesto, perch altrimenti lanima viene derubata dellamicizia di Dio e della vita
eterna.
Allora una meretrice non pu essere che di Satana?
Ogni peccato meretricio con Satana. Il peccatore, come una femmina prezzolata, si d a Satana
per illeciti amori, sperandone sozzi guadagni. Grande, grandissimo il peccato di prostituzione che
rende simili ad animali immondi. Ma credete che non lo da meno ogni altro peccato capitale. Che
dir dellidolatria? Che dellomicidio? Eppure Dio perdon agli israeliti dopo il vitello doro.
Perdon a Davide dopo il suo peccato, e che era duplice. Dio perdona a chi si pente. Sia il
pentimento in proporzione del numero e della grandezza delle colpe, ed Io vi dico che a chi pi si
pente pi sar perdonato. Perch il pentimento forma damore. Di operante amore. Chi si pente
dice a Dio col suo pentimento: Non posso stare col tuo corruccio perch ti amo e voglio essere
amato. E Dio ama chi lo ama. Perci Io dico: pi uno ama e pi amato. Chi ama totalmente ha
tutto perdonato. E questa verit.
Andate. E prima per sappiate che vi alle porte del paese una vedova, carica di prole, nella fame
pi assoluta. Cacciata dalla casa per debiti. E ancora pu dire grazie al padrone per non averla che
cacciata. Ho usato lobolo vostro per il loro pane. Ma hanno bisogno di un asilo. La misericordia
il pi gradito dei sacrifici al Signore. Siate buoni ed in suo nome vi assicuro il premio.
La gente bisbiglia, si consiglia, discute.
Ges intanto guarisce uno quasi cieco e ascolta una vecchierella venuta da Doco a pregarlo di
andare dalla sua nuora malata. Una lunga storia di lacrime che io, mezza morta come sono oggi, non
trascrivo.
E per fortuna, tutto finisce, perch io non sono proprio in grado di durare ancora con una crisi
cardiaca che dura da tre ore e che mi abbarbaglia anche la vista.

132. Discorso conclusivo, AllAcqua Speciosa, prima della festa della


Purificazione.
17 marzo 1945.
Figli miei nel Signore, la Festa della Purificazione ormai imminente e ad essa Io, Luce del
mondo, vi mando preparati con quel minimo necessario a ben compierla. Il primo lume della festa
da cui trarrete fiamma per tutti gli altri. Perch ben stolto sarebbe colui che pretendesse accendere
molti lumi non avendo come accendere il primo. E ancora pi stolto sarebbe colui che pretendesse
iniziare la sua santificazione dalle cose pi ardue, trascurando ci che la base delledificio
immutabile della perfezione: il Decalogo.
Si legge nei Maccabei che Giuda ed i suoi, avendo con la protezione del Signore ripreso il Tempio e

la Citt, distrussero gli altari agli di stranieri e i tempietti e purificarono il Tempio. Poi alzarono un
altro altare e con le pietre focaie suscitarono il fuoco, offersero i sacrifizi, fecero ardere lincenso,
posero i lumi e i pani della proposizione e poi, prostrati tutti a terra, supplicarono il Signore a non
farli pi peccare o, se per loro debolezza venissero di nuovo al peccato, che venissero trattati con
divina misericordia. E questo avveniva il venticinque del mese di Casleu.
Consideriamo ed applichiamo il racconto a noi stessi, perch ogni parola della storia dIsraele,
essendo il popolo eletto, ha un significato spirituale. La vita sempre insegnamento. La vita
dIsraele insegnamento non solo per i giorni terreni, ma per la conquista dei giorni eterni.
Distrussero gli altari e i tempietti pagani.
Ecco la prima operazione. Quella che Io vi ho indicato di fare col nominarvi gli di individuali che
sostituiscono il Dio Vero: le idolatrie del senso, delloro, dellorgoglio, i vizi capitali che portano
alla profanazione e morte dellanima e del corpo e al castigo do Dio.
Io non vi ho schiacciati sotto le innumerabili formole che ora opprimono i fedeli, e sono baluardo
alla vera Legge, oppressa, nascosta da cumuli e cumuli di proibizioni tutte esteriori, che con la loro
oppressione conducono il fedele a perdere di vista la lineare, chiara, santa voce del Signore che
dice: Non bestemmiare. Non idolatrare. Non profanare le feste. Non disonorare i genitori. Non
uccidere. Non fornicare. Non rubare. Non mentire. Non invidiare le cose altrui. Non appetire la
moglie altrui. Dieci non. E non uno di pi. E sono le dieci colonne del tempio dellanima. Sopra
splende loro del precetto santo fra i santi: Ama il tuo Dio. Ama il tuo prossimo. E il
coronamento del tempio. E la protezione delle fondamenta. E la gloria del costruttore. Senza
lamore uno non potrebbe ubbidire alle dieci regole e cadrebbero le colonne, tutte od alcuna, e il
tempio rovinerebbe o totalmente o parzialmente. Ma sempre sarebbe rovinato e non pi atto ad
accogliere il Santissimo.
Fate ci che vi ho detto, abbattendo le tre concupiscenze. Dando un nome schietto al vostro vizio,
cos come schietto Dio nel dirvi: Non fare questo e quello. Inutile sottilizzare sulle forme. Chi ha
un amore pi forte di quello che d a Dio, quale che sia questo amore, un idolatra. Chi nomina
Dio professandosi suo servo e poi lo disubbidisce, un ribelle. Chi per avidit lavora in Sabato un
profanatore ed un diffidente e presuntuoso. Chi nega un soccorso ai genitori adducendo pretesti,
anche se dice che sono opere date a Dio, uno in odio a Dio, che ha messo o padri e le madri a sua
figura sulla terra. Chi uccide sempre assassino. Chi fornica sempre lussurioso. Chi ruba
sempre ladro. Chi mente sempre un abbietto. Chi vuole ci che non suo, sempre un ingordo
della pi esecrata fame. Chi profana un talamo sempre un immondo.
Cos . E vi ricordo che dopo lerezione del vitello doro venne lira del Signore, dopo lidolatria di
Salomone lo scisma che divise e indebol Israele, dopo lellenismo accettato, e anzi ben accolto e
introdotto da giudei indegni sotto Antioco Epifane, vennero le nostre attuali sventure di spirito, di
fortuna e di nazionalit. Vi ricordo che Nadab e Abi, falsi servi di Dio, furono percossi da Geov.
Vi ricordo che non era santa la manna del sabato. Vi ricordo Cam ed Assalonne. Vi ricordo il
peccato di Davide su Uria e quello di Assalonne su Amnon. Vi ricordo la fine di Assalonne e quella
di Amnon. Vi ricordo la sorte di Eliodoro ladro, e Simone e Menelao. Vi ricordo la ignobile fine dei
due rettori falsi che avevano testimoniato con menzogna su Susanna. E potrei continuare senza
trovare fine agli esempi. Ma torniamo ai Maccabei.
E purificarono il Tempio.
Non basta dire: Distruggo. Occorre dire: Purifico. Vi ho detto come si purifica luomo: col
pentimento umile e sincero. Non vi peccato che Dio non perdoni se il peccatore realmente
pentito. Abbiate fede nella Bont divina. Se voi poteste giungere a capire cosa questa Bont,
anche fossero su voi tutti i peccati del mondo, non fuggireste da Dio, ma anzi correreste ai suoi
piedi, perch solo il Buonissimo pu perdonare ci che luomo non perdona.
E alzarono un altro altare.
Oh! non tentate inganno col Signore. Non siate falsi nel vostro agire. Non mescolate Dio a
Mammona. Avreste un altare vuoto: quello di Dio. Perch inutile alzare un altare nuovo se
permangono anche resti dellaltro. O Dio o lidolo. Scegliete.
E suscitarono il fuoco con la pietra e lesca.

Pietra la ferma volont di essere di Dio. Esca il desiderio di annullare con tutto il restante della
vita anche il ricordo del vostro peccato dal cuore di Dio. Ecco allora che si suscita il fuoco: lamore.
Perch il figlio che cerca di riconfortare loffeso genitore con tutta una vita onorata, che fa se non
amare il padre, volendolo lieto del figlio suo, gi lacrima ed ora gioia? Ora giunti a questo, potete
offrire i sacrifici, ardere gli incensi, porre i lumi e i pani. Non saranno invisi a Dio i sacrifici, e grate
saranno le preghiere, veramente illuminato laltare, ricco del cibo della vostra offerta giornaliera.
Potrete pregare dicendo: Siici protettore, perch Egli amico vi sar.
Ma la sua misericordia non ha atteso che voi chiamaste piet. Ha precorso il vostro desiderio. E vi
ha mandato la Misericordia a dirvi: Sperate. Io ve lo dico: Dio vi perdona. Venite al Signore. Un
altare gi fra voi: il nuovo altare. Da esso sgorgano fiumi di luce e di perdono. Come un olio si
spandono, medicano, rinforzano. Credete nella Parola che da esso viene. Piangete con Me sui vostri
peccati. Come il levita che guida il coro, Io dirigo le vostre voci a Dio, e non sar respinto il vostro
gemito se unito alla mia voce. Con voi mi annichilo, Fratello agli uomini nella carne, Figlio al
Padre nello spirito, e dico per voi e con voi: Da questo profondo abisso, dove Io-Umanit sono
caduto, grido a Te, Signore. Ascolta la voce di chi si guarda e sospira, e non chiudere il tuo udito
alle mie parole. Orrore il vedermi, o Dio. Orrore io sono anche agli occhi miei! E che sar agli
occhi tuoi? Non guardare alle mie colpe, o Signore, perch altrimenti io non potr resistere dinanzi
a Te, ma usa su di me la tua misericordia. Tu lhai detto: Io Misericordia sono. Ed io credo alla tua
parola. Lanima mia, ferita ed abbattuta, confida in Te, nella tua promessa, e dallalba a notte, dalla
giovinezza alla vecchiaia io sperer in Te.
Colpevole di omicidio e di adulterio, riprovato da Dio, ben ottiene Davide perdono, dopo aver
gridato al Signore: Abbi piet non per mio rispetto ma per onore alla tua misericordia, che
infinita. E per essa cancella il mio peccato. Non vi acqua che possa lavare il mio cuore se non
presa nelle acque profonde della tua santa bont. Con essa lavami dalla iniquit mia e purificami
dalla mia sozzura. Non nego daver peccato. Ma anzi confesso il mio delitto e come un testimonio
accusatore la colpa mi sempre davanti. Ho offeso luomo nel prossimo e in me stesso, ma di avere
peccato contro Te particolarmente mi dolgo. E questo ti dica che riconosco che Tu sei giusto nelle
tue parole e temo il tuo giudizio che trionfa su ogni potenza umana. Ma considera, o Eterno, che in
colpa io sono nato e che peccatrice fu chi mi ha concepito, e che pure Tu tanto mi hai amato da
giungere a svelarmi la tua sapienza ed a darmela per maestra nel comprendere i misteri delle tue
sublimi verit. E se tanto hai fatto, devo temere di Te? No. Non temo. Aspergimi collamaro del
dolore e sar purificato. Lavami col pianto e diverr come neve alpina. Fammi sentire la tua voce
ed esulter il tuo servo umiliato, perch la tua voce gioia e letizia anche se rampogna. Volgi il tuo
volto ai miei peccati. Il tuo sguardo canceller le mie iniquit. Il cuore che Tu mi hai dato fu
profanato da Satana e dalla mia debole umanit. Creami un nuovo cuore che sia puro, e distruggi
ci che corruzione nelle viscere del tuo servo, perch regni solo, in lui, uno spirito retto. Ma non
mi scacciare dalla tua presenza e non mi levare lamicizia tua, perch solo la salute che da Te viene
gioia per lanima mia, e il tuo spirito sovrano conforto dellumiliato. Fa che io divenga colui
che va fra gli uomini dicendo: Osservate quanto buono il Signore. Andate sulle sue vie e sarete
benedetti come io lo sono, io, aborto delluomo e che ora torno figlio di Dio per la grazia che
rinasce in me. E a Te si convertiranno gli empi. Il sangue e la carne ribollono e urlano in me.
Liberami da essi, o Signore, salvezza dellanima mia, ed io canter le tue lodi. Non sapevo. Ma ora
ho compreso. Non un sacrifizio darieti Tu vuoi, ma lolocausto dun cuore contrito. Un cuore
contrito e umiliato ti pi gradito di arieti e montoni perch Tu per Te ci hai creati, e vuoi che noi
di ci ci ricordiamo e ti rendiamo ci che tuo. Sii a me benigno per la tua grande bont e riedifica
la mia e la tua Gerusalemme: quella di uno spirito purificato e perdonato sul quale possa venire
offerto il sacrificio, loblazione e lolocausto per il peccato, per il grazie e per la lode. Ed ogni mio
nuovo giorno sia unostia di santit consumata sul tuo altare per salire collodore del mio amore
sino a Te.
Venite! Andiamo al Signore! Io avanti, voi dietro. Andiamo alle acque di salute, andiamo nei
pascoli santi, andiamo nelle terre di Dio. Dimenticate il passato. Sorridete al futuro. Non pensate al
fango, ma guardate le stelle. Non dite: Son tenebra; dite: Dio Luce. Io sono venuto ad

annunziarvi la pace, a dire ai mansueti la Buona Novella, a curare quelli che hanno il cuore infranto
da troppe cose. a predicare la libert a tutti gli schivi, primi fra tutti quelli di Mammona, a liberare i
prigionieri dalle concupiscenze.
Io vi dico: lanno di grazia venuto. Non piangete voi tristi della tristezza di chi si sente peccatore,
non lacrimate, esuli dal Regno di Dio. Io sostituisco la cenere con loro, lolio alle lacrime. A festa
vi vesto per presentarvi al Signore e dire: Ecco le pecorelle che Tu mi mandasti a cercare. Io le ho
visitate e radunate, le ho contate, ho cercato le disperse e te le ho portate sottraendole ai nuvoli e
alle caligini. Le ho prese frammezzo a tutti i popoli, le ho riunite da tutte le regioni per condurle alla
Terra non pi terra che per esse Tu hai preparato, o Padre Santo, per portarle sulle cime
paradisiache dei tuoi monti opimi dove tutto luce e bellezza, lungo i rivi delle celesti beatitudini
dove si satollano di Te gli spiriti da Te amati. Sono andato in cerca anche delle ferite, ho guarito le
fratturate, ho ristorato le deboli, non ne ho trascurato una sola. E la pi sbranata dagli avidi lupi dei
sensi me la sono messa come un giogo damore sulle spalle e te la poso ai piedi, Padre benigno e
santo, perch ella non pu pi camminare, non sa le tue parole, una povera anima inseguita dai
rimorsi e dagli uomini, uno spirito che rimpiange e trema, come unonda spinta e respinta dal
flutto sul lido. Viene col desiderio, la respinge la cognizione di s... Aprile il tuo seno, Padre tutto
amore, perch in esso trovi pace questa creatura smarrita. Dille: Vieni! Dille: Sei mia!. Fu di
tutto un mondo. Ma ne ha nausea e paura. Dice: Ogni padrone uno sgherro lurido. Fa che possa
dire: Questo mio Re mi ha dato la gioia di essere presa! Non sa cosa sia lamore. Ma se Tu
laccogli sapr cosa questo amore celeste che lamore nuziale fra Dio e lo spirito umano, e come
un uccello liberato dalle gabbie dei crudeli salir, salir, sempre pi in alto, sino a Te, al Cielo, alla
gioia, alla gloria, cantando: Ho trovato Colui che cercavo. Non ha altro desiderio il mio cuore. In
Te mi poso e giubilo, Signore eterno, nei secoli dei secoli beata! .
Andate. Con spirito nuovo celebrate la Festa della Purificazione. E la luce di Dio si accenda in voi.
Ges stato travolgente nella chiusa del suo discorso. Un volto luminoso dagli occhi raggianti, un
sorriso e delle note che sono di una dolcezza non conosciuta.
La gente ne quasi affascinata e non si muove sinch Egli ripete: Andate. La pace sia con voi.
Allora si inizia la partenza dei pellegrini che parlano fitto fitto tra di loro.
La velata se ne va svelta come sempre col suo passo agile e lievemente ondulante. Pare abbia le ali
per il vento che le gonfia il mantello alle spalle.
Adesso capir se dIsraele dice Pietro.
Perch?
Perch se sta qui segno che...
... una povera donna senza casa propria. Nulla di pi, ricordatelo, Pietro.
Ges cammina verso il paese.
S, Maestro. Ne lo ricorder... E noi che faremo ora che tutti staranno alle loro case per la festa?
Le nostre donne accendono per noi le lampade.
Mi spiace... E il primo anno che non le vedo accendere nella mia, o che non le accendo...
Sei un vecchio bambino! Accenderemo anche noi le lampade. Cos non farai pi quel viso
imbronciato. E le accenderai proprio tu.
Io? Io no, Signore. Tu sei il Capo della mostra famiglia. Spetta a Te.
Io sono sempre una lampada accesa... e vorrei che tali foste voi pure. Sono lEncenie Sempiterna,
Pietro. Lo sai che sono nato proprio il venticinque di casleu?
Chiss quanti lumi, eh? chiede ammirato Pietro.
Non si potevano contare... Erano tutte le stelle del cielo...
No! Non ti hanno fatto festa a Nazaret?
Non sono nato a Nazaret. ma in una maceria in Betlemme. Vedo che Giovanni ha saputo tacere. E
molto ubbidiente Giovanni.
E non curioso. Ma io... lo sono tanto! Mi racconti? Al tuo povero Simone. Se no, come faccio a
parlare di Te? Delle volte la gente chiede e io non so mai cosa dire... Gli altri sanno fare, voglio dire
i tuoi fratelli e Simone, Bartolomeo e Giuda di Simone. E... s, anche Tommaso sa parlare... sembra
un banditore del mercato... e che venda una merce. Ma riesce a parlare... Matteo... eh! lui va bene!

Usa lantica sapienza per pelare al suo banco di gabella, per forzare gli altri a dire: Hai ragione.
Ma io!... Povero Simone di Giona! I pesci che ti hanno insegnato? E che il lago? Due cose... ma non
servono: i pesci a tacere e avere costanza. Loro costanti nel fuggire la rete, io costante per metterli
in essa. E il lago ad avere coraggio e occhio a tutto. E che la barca? A sgobbare senza risparmio di
nessun muscolo e stare ritti anche se se le onde sono agitate e si risica di cadere. Occhio alla polare,
mano ferma al timone, forza, coraggio, costanza, attenzione, ecco ci che mi ha insegnato la mia
povera vita...
Ges gli posa una mano sulla spalla e lo scuote guardandolo con affetto e ammirazione, vera
ammirazione di tanta semplicit, e dice: E ti pare poco, Simon Pietro? Hai tutto quanto serve ad
essere la mia pietra. Nulla va messo, nulla va tolto. Sarai il nauta eterno, Simone. E a chi verr
dopo di te, dirai: Occhio alla polare: Ges. Mano ferma al timone, forza, coraggio, costanza,
attenzione, sgobbare senza risparmio, avere occhio a tutto, e sapere stare ritti anche su onde
agitate... Riguardo al silenzio... via... i pesci non te lo hanno insegnato!
Ma per quello che dovrei saper dire sono pi muto dei pesci. Le altre parole?... Anche galline
sanno sblaterare come io faccio... Ma, dimmi, Maestro mio. Di un figli anche a me? Siamo
vecchi... Ma Tu hai detto che il Battista nacque da una vecchia... Ora hai detto: E a chi verr dopo
di te dirai... Chi viene dopo un uomo se non il suo generato? Pietro ha un viso di preghiera e di
speranza.
No, Pietro. E non te ne dolere. Sembri proprio il tuo lago quando il sole nascosto da una nube.
Da ridente si fa cupo. No, mio Pietro. Ma non uno, ma mille e diecimila figli avrai, e in ogni
nazione... Non ti ricordi quando ti ho detto: Sarai pescatore duomini?
Oh!... s... ma... Sarebbe stato cos dolce un bambino che mi dicesse padre!
Ne avrai tanti che non li potrai pi contare. E ai quali darai la vita eterna. E li ritroverai in Cielo e
me li porterai dicendo: Sono i figli del tuo Pietro e voglio che siano dove io sono, ed Io ti dir:
S, Pietro. Come tu vuoi sia. Perch tu tutto hai fatto per Me ed Io tutto faccio per te. Ges
dolcissimo nel dire queste promesse.
Pietro inghiotte saliva fra il pianto per la speranza che muore di una paternit terrena, e il pianto di
unestasi che gi si annuncia. Oh! Signore! dice. Ma per dare la vita eterna bisogna persuadere le
anime al bene. E ... siamo sempre l: io non so parlare.
Saprai parlare, quando sar lora, meglio di Gamaliele.
Voglio credere... Ma, fllo Tu il miracolo, perch se ci devo arrivare da me...
Ges ride del suo riso pacato e dice: Oggi sono tutto tuo. Andiamo per il paese. Da quella vedova.
Ho un obolo segreto. Un anello da vendere. Sai come lho avuto? M arrivato un sasso ai piedi,
mentre pregavo ai piedi di questo salice. Al sasso era unito un fagottino con una strisciolina di
pergamena. Dentro il fagottino, lanello. Sul cartiglio la parola: carit.
Fai vedere? Oh! bello! Da donna. Che dito piccino! Ma quanto metallo...!
Ora tu lo vendi. Io non so fare. Lalbergatore compera oro. Lo so. Io ti aspetto presso il forno. Va,
Pietro
Ma... se non so fare? Io loro... Non so di oro, io!
Pensa che pane per chi ha fame, e fai del meglio che puoi. Addio.
E Pietro va verso destra mentre Ges, pi lentamente va verso sinistra, verso il paese che appare in
lontananza relativa da dietro un boschetto che oltre la casa del fattore.

133. Il lavoro nascosto di Andrea.


Una lettera della Madre a Ges, che deve lasciare lAcqua Speciosa.
18 marzo 1945.
LAcqua Speciosa senza pellegrini. E pare strano vederla cos, senza bivacchi di chi sosta una
notte o almeno consuma il suo pasto sullaia o sotto la tettoia. Non vi che nitore e ordine oggi,
senza nessuna di quelle tracce che un affollamento lascia di s.

I discepoli occupano il loro tempo in lavori manuali, chi intrecciando vimini per farne nuove
trappole ai pesci, e chi lavorando intorno a piccoli lavori di sterro e di incalanamento delle acque
dei tetti perch non stagnino sullaia. Ges ritto in mezzo ad un prato e sbriciola del pane ai
passerotti. A perdita docchio non un vivente, nonostante la giornata sia serena.
Viene verso Ges Andrea, di ritorno da qualche incombenza: Pace a te, Maestro.
E a te, Andrea. Vieni qui un poco con Me. Tu puoi stare vicino agli uccellini. Sei come loro. Ma
vedi? Quando essi sanno che chi li avvicina li ama, non temono pi. Guarda come sono fiduciosi,
sicuri, lieti. Prima erano quasi ai miei piedi. Ora ci sei tu e stanno allerta... Ma guarda, guarda...
Ecco quel passero pi audace che viene avanti. Ha capito che non c nessun pericolo. E dietro lui
gli altri. Vedi come saltellano? Non uguale di noi, figli del Padre? Egli ci satolla del suo amore. E
quando siamo sicuri di essere amati e di essere invitati alla sua amicizia, perch temere di Lui e di
noi? La sua amicizia deve farci audaci anche presso gli uomini. Credi: solo il malvivente deve avere
paura del suo simile. Non il giusto come tu sei.
Andrea rosso e non parla.
Ges lo attira a S e dice ridendo: Bisognerebbe unire te e Simone in un solo filtro, sciogliervi e
poi riformarvi. Sareste perfetti. Eppure... Se ti dico che, tanto dissimile in principio, sarai
perfettamente uguale a Pietro alla fine della tua missione, lo crederesti?
Tu lo dici e certo . Non mi chiedo neppure come ci possa essere. Perch tutto quello che Tu dici
vero. E sar contento di essere come Simone, fratello mio, perch lui un giusto e ti fa felice. E
bravo Simone! Io sono tanto contento che egli sia bravo. Coraggioso, forte. Ma anche gli altri!...
E tu no?
Oh! Io!... Solo Tu puoi essere contento di me...
E accorgermi che lavori senza rumore e pi profondamente degli altri. Perch nei dodici c chi fa
tanto rumore per quanto lavora. C chi fa molto pi rumore di quanto non faccia lavoro, e c chi
non fa altro che lavoro. Un lavoro umile, attivo, ignorato... Gli altri possono credere che egli non
faccia nulla. Ma Colui che vede sa. Queste differenze sono perch ancora non siete perfetti. E ci
saranno sempre fra i futuri discepoli, fra quelli che verranno dopo di voi, sino al momento che
langelo tuoner: Il tempo non pi. Sempre ci saranno i ministri del Cristo che saranno pari
nellopera e nellattirare su di loro lo sguardo del mondo: i maestri, E vi saranno, purtroppo, quelli
che saranno solo rumore e gesto esteriori, solo esteriori, i falsi pastori dalle pose istrioniche...
Sacerdoti? No: mimi. Nulla di pi. Non il gesto che fa il sacerdote e non lo labito. Non lo la
sua mondana cultura n le relazioni mondane e potenti che fanno il sacerdote. E la sua anima.
Unanima tanto grande da annullare la carne. Tutto spirito il mio sacerdote... Cos lo sogno. Cos
saranno i miei santi sacerdoti. Lo spirito non ha voce n ha pose da tragedo. E inconsistente perch
spirituale, e perci non pu mettere pepli e maschere. E ci che : spirito, fiamma, luce, amore.
Parla agli spiriti. Parla con la castit degli sguardi, degli atti, delle parole, delle opere. Luomo
guarda. E vede un suo simile. Ma oltre e sopra la carne che vede? Qualcosa che lo fa arrestare dal
suo andare frettoloso, meditare e concludere: Questuomo, a me simile, ha di uomo solo laspetto.
Lanima di angelo. E, se miscredente, conclude: Per lui credo che ci sia un Dio e un Cielo. E se
lussurioso dice: Questo mio uguale ha gli occhi di Cielo. Freno il mio senso per non profanarli. E
se un avaro, decide: Per lesempio di costui che non ha attacco di ricchezze, io cesso di essere
avaro. E se un iracondo, un feroce, davanti al mite si muta in pi pacato essere. Tanto pu fare un
sacerdote santo. E, credilo, sempre ci saranno fra i sacerdoti santi quelli che sapranno anche morire
per amore di Dio e di prossimo, e sapranno farlo cos pianamente, dopo aver esercitato la perfezione
per tutta la vita ugualmente pianamente, che il mondo neppure si accorger di loro. Ma se il mondo
non diverr tutto un lupanare e una idolatria, sar per questi: gli eroi del silenzio e della operosit
fedele. E avranno il tuo sorriso: puro e timido. Perch ci saranno sempre degli Andrea. Per grazia di
Dio e per fortuna del mondo ci saranno!
Io non credevo di meritare queste parole... Non avevo fatto nulla per suscitarle...
Mi hai aiutato ad attirare a Dio un cuore. Ed il secondo che tu conduci verso la Luce.
Oh! perch ha parlato? Mi aveva promesso...
Nessuno ha parlato. Ma Io so. Quando i compagni riposano stanchi, tre sono gli insonni allAcqua

Speciosa. Lapostolo dal silenzioso e attivo amore verso i fratelli peccatori. La creatura che lanima
pungola verso la salvezza. E il Salvatore che prega e veglia, che attende e spera... La mia speranza:
che unanima trovi la sua salute... Grazie, Andrea. Continua e siine benedetto.
Oh! Maestro!... Ma non dire nulla agli altri... Da solo a sola, parlando ad una lebbrosa in una
spiaggia deserta, parlando qui ad una di cui non vedo il volto, io ancora so fare un pochino. Ma se
gli altri lo sanno, Simone pi di tutti, e vuole venire... io non so fare pi nulla... Non venire neppure
Te... Perch di parlare davanti a Te, mi vergogno.
Non verr. Ges non verr. Ma lo Spirito di Dio sempre venuto con te. Andiamo a casa. Ci
chiamano per il pasto.
E tutto ha fine fra Ges e il mite discepolo.
Stanno ancora mangiando e gi hanno acceso le lampade, perch la sera scende rapidissima e anche
la sizza consiglia a tenere chiusa la porta, quando viene bussato alluscio e la voce allegra di
Giovanni si fa sentire.
Ben tornati!
Avete fatto presto!
Che c, dunque?
Come siete carichi!
Tutti parlano insieme, aiutando i tre a liberarsi dalle pesantissime sacche che hanno sulle spalle.
Adagio!
Lasciateci salutare il Maestro!
Ma un momento!
Vi un tumulto allegro, famigliare, per la gioia di essere insieme.
Vi saluto, amici. Dio vi ha dato giornate serene.
S, Maestro. Ma non serene notizie. Lo prevedevo dice lIscariota.
Che c? Che c... la curiosit desta.
Fate prima che siano rifocillati dice Ges.
No, Maestro. Prima ti diamo quanto abbiamo per Te e per gli altri. E per primo... Giovanni, di la
lettera.
Lha Simone. Io temevo di sciuparla nel carico.
Lo Zelote, che stato in lotta fino allora con Tommaso che lo voleva servire di acqua per i suoi
piedi stanchi, accorre dicendo: Lho qui, nella borsa della cintura. e apre questa tasca interna della
sua alta cintura di cuoio rosso estraendone un rotolo ormai divenuto piatto.
E tua Madre. Quando siamo stati presso Betania, abbiamo incontrato Gionata che andava da
Lazzaro con la lettera e molte altre cose. Gionata va a Gerusalemme perch Cusa mette in ordine il
suo palazzo.... Forse Erode va a Tiberiade... e Cusa non vuole la moglie presso Erodiade spiega
lIscariota mentre Ges scioglie i nodi del rotolo e svolge lo stesso.
Gli apostoli bisbigliano mentre Ges legge con un sorriso beato le parole della Mamma.
Udite dice poi. Vi anche per i galilei qualche cosa. Mia Madre scrive:
A Ges, mio dolce Figlio e Signore, pace e benedizione.
Gionata, servo del suo Signore, mi ha portato doni gentili da parte di Giovanna che chiede
benedizioni al suo Salvatore su lei, lo sposo e tutta la sua casa. Gionata mi dice che egli per ordine
di Cusa va a Gerusalemme, avendo lordine di riaprire il palazzo in Sionne. Io benedico Iddio di
questa cosa, perch posso cos farti avere le mie parole e le mie benedizioni. Anche Maria dAlfeo e
Salome mandano ai figli baci e benedizioni. E, poich Gionata fu buono oltre misura, vi sono anche
i saluti della moglie di Pietro al marito lontano, e cos i famigliari di Filippo e Natanaele mandano i
loro. Tutte le vostre donne, o cari uomini lontani, collago e col telaio, e col lavoro dellorto, vi
mandano vesti per questi mesi dinverno, e dolce miele, raccomandandovi di prenderlo con acqua
ben calda nelle umide sere. Abbiatevi cura. Questo mi dicono le madri e le spose di dirvi ed io lo
dico. Anche al Figlio mio. Non ci siamo sacrificate per nulla, credetelo. Godete degli umili doni che
noi, discepole dei discepoli di Cristo, diamo ai servi del Signore, e solo dateci la gioia di sapervi
sani.
Ora, amato Figlio mio, io penso che da quasi un anno Tu non sei pi tutto mio. E mi sembra di

essere ritornata al tempo in cui sapevo che Tu ceri gi, perch sentivo il tuo piccolo cuore battere
nel mio seno, ma potevo anche dire che non ceri ancora, perch mi eri separato da una barriera che
mi impediva di carezzare il tuo corpo diletto e solo potevo adorarti lo spirito, o mio caro Figlio e
adorabile Iddio. Anche ora so che ci sei e che il tuo cuore batte col mio, mai diviso da me anche se
diviso, ma non ti posso accarezzare, udire, servire, venerare, Messia del Signore e della sua povera
serva.
Giovanna voleva andassi da lei perch non rimanessi sola nella Festa dei Lumi. Io per ho preferito
rimanere qui, con Maria, ad accendere i lumi. Per me e per Te. Ma fossi anche la pi grande regina
della terra e potessi accendere mille e diecimila lumi, sarei al buio perch Tu non sei qui. Mentre
ero nella perfetta luce in quella scura grotta, quando ti ebbi sul cuore, mia Luce e Luce del mondo.
Sar la prima volta che mi dico: Il mio Bambino oggi ha un anno di pi e non ho il mio Bambino.
E sar pi triste del tuo primo genetliaco in Matarea. Ma Tu fai la tua missione ed io la mia. Ed
ambedue facciamo la volont del Padre e operiamo per la gloria di Dio. Questo asciuga ogni
lacrima.
Caro Figlio, comprendo quanto fai da quanto mi viene detto. Come le onde da un aperto mare
portano la voce del largo sino dentro ad un solitario e chiuso golfo, cos leco del tuo santo lavoro
per la gloria del Signore, giunge nella quieta casetta nostra, alla tua Mamma che ne giubila e ne
trema, perch se tutti parlano di Te, non tutti ne parlano con uguale cuore. Vengono amici e
beneficati a dirmi: Sia benedetto il Figlio del tuo seno, e vengono nemici tuoi a ferire il mio cuore
dicendo: Anatema a Lui!. Ma per questi io prego perch sono degli infelici, ancora pi dei pagani
che vengono a chiedermi: Dove il mago, il divino? e non sanno dire una grande verit, nel loro
errore, perch veramente Tu sei sacerdote e grande come per lantica lingua ha senso quella parola,
e divino sei, o mio Ges. Ed io te li mando dicendo: Egli a Betania. Perch cos so dover dire
fino a che Tu non ordini in altro modo. E prego per questi che vengono a cercare salute per ci che
muore, acci trovino salute per lo spirito eterno. E, te ne prego. Non ti affliggere del mio dolore. E
compensato da tanta gioia per la salute dei sanati di anima e di carne.
Ma Maria ne ebbe e ne ha un dolore ancora pi forte del mio; non a me soltanto si parla. Giuseppe
dAlfeo vuole che Tu sappia che egli, in un recente suo viaggio per affari a Gerusalemme, fu
fermato e minacciato per causa di Te. Erano uomini del Gran Consiglio. Io penso che egli fu loro
segnalato da qualche grande di qui. Perch altrimenti chi poteva conoscere Giuseppe come capo di
famiglia e fratello tuo? Io ti dico questo per ubbidienza di donna. Ma per me ti dico: vorrei esserti
vicino. Per darti conforto. Ma poi fa Tu, Sapienza del Padre, senza tenere conto del mio pianto.
Simone, tuo fratello, voleva quasi venire, dopo questo fatto. E con me. Ma la stagione lo ha
trattenuto e pi la tema di non trovarti, perch ci fu detto, e come una minaccia, che Tu dove sei non
puoi rimanere.
Figlio! Figlio mio! Adorato e santo Figlio mio! Sto con le braccia alzate come Mos sul monte, per
pregare per Te in battaglia contro i nemici di Dio e i nemici tuoi, mio Ges che il mondo non ama.
Qui morta la Lia di Isacco. E ne ho avuto pena perch mi fu sempre buona amica. Ma la pena
maggiore sei Tu, lontano e non amato.
Io ti benedico, Figlio mio, e come io ti do pace e benedizione, ti prego di darla Tu alla tua
Mamma.
Arrivano fino in quella casa quegli spudorati! urla Pietro.
E Giuda Taddeo esclama: Giuseppe... se la poteva tenere per s la notizia. Ma... non gli sembrato
vero di poterla dare!
Voce di iena non spaventa i vivi sentenzia Filippo.
Il male che non sono iene, sono tigri. Cercano preda viva dice lIscariota. E volgendosi allo
Zelote: Di tu quanto abbiamo saputo.
S, Maestro. Giuda aveva ragione di temere. Siamo andati da Giuseppe dArimatea e da Lazzaro.
E l, come aperti amici tuoi. E poi io e Giuda, come se io fossi un suo amico dinfanzia, da alcuni
suoi amici di Sionne... E... Giuseppe e Lazzaro ti dicono di venire via subito durante queste feste.
Non insistere, Maestro. E per tuo bene. Gli amici di Giuda, poi, hanno detto: Guarda che gi
deciso di venire a sorprenderlo per accusarlo. Proprio in questi giorni di feste in cui non c popolo.

Si ritiri per qualche tempo. Per deludere queste vipere. La morte di Doras ha aizzato il loro veleno e
la loro paura. Perch hanno paura oltre che odio. E la paura fa loro vedere ci che non c, e lodio
fa dire anche la menzogna.
Tutto, ma tutto sanno di noi! E una cosa odiosa! E tutto alterano! E tutto esagerano. E quando
pare loro che non ci sia ancora abbastanza per maledire, inventano. Io sono nauseato e accasciato.
Mi viene volont di esulare, di andare... non so... lontano. Ma via da questo Israele che tutto un
peccato.... LIscariota depresso.
Giuda! Giuda! Una donna per dare al mondo un uomo lavora nove lune. Tu per dare al mondo la
conoscenza di Dio vorresti fare pi presto? Non nove lune. Ma millenni di lune ci vorranno. E come
sempre la luna nasce e muore ad ogni lunazione, apparendoci neonata, poi piena e poi scema, cos
sempre nel mondo, finch sar, ci saranno fasi crescenti, piene e decrescenti di religione. Ma anche
quando sembrer morta, essa sar viva, cos come la luna che c anche quando pare sia finita. E chi
avr lavorato a questa religione, ne avr merito pieno anche se solo una minoranza esigua rimarr,
sulla terra, di anime fedeli. Su, su! Non facili entusiasmi nei trionfi e non facili depressioni nelle
sconfitte.
Ma per... vieni via. Non siamo, noi, forti ancora. E sentiamo che davanti al Sinedrio avremmo
paura. Io almeno... Gli altri non so... Ma credo imprudenza tentarlo. Non abbiamo il cuore dei tre
fanciulli della corte di Nabucodonosor.
S, Maestro. E meglio.
E prudente.
Giuda ha ragione.
Vedi che anche tua Madre e i parenti...
E Lazzaro e Giuseppe.
Facciamoli venire per niente.
Ges apre le braccia e dice: Sia fatto come volete. Ma poi si ritorna qui. Voi vedete quanti
vengono. Io non forzo e non tento lanima vostra. Non la sento pronta infatti... Ma vediamo i lavori
delle donne.
Per, mentre tutti con occhi lieti e voci di gioia estraggono dalle bisacce i pacchi con le vesti, i
sandali e le cibarie delle madri e delle mogli, e tentano interessare Ges ad ammirare tanta grazia di
Dio, Egli resta mesto e distratto. Legge e rilegge la lettera materna. Si rincantucciato con una
lucernetta nellangolo pi lontano dal tavolo su cui sono vesti, e mele, e vasetti di metallo, e
formaggelle, e con una mano a far visiera agli occhi, pare meditare. Ma soffre.
Ma guarda, Maestro, la mia sposa, poverina, che bella veste e che mantello col cappuccio mi ha
fatto. Chiss quanto ha faticato, perch non esperta come tua Madre dice Pietro, che gongola con
le braccia cariche dei suoi tesori.
Belli, s, belli. E una brava moglie dice cortese Ges. Ma con locchio lontano dalle cose
mostrate.
A noi la mamma ha fatto due vesti tessute doppio. Povera mamma! Ti piacciono, Ges? E un bel
colore, non vero? dice Giacomo di Zebedeo.
Molto bello, Giacomo. Ti star bene.
Guarda. Scommetto che queste cinture le ha fatte tua Madre. E Lei che ricama cos. E anche
questo doppio velo per riparare dal sole io dico lo ha fatto Maria. E uguale al tuo. La veste no. E
certo la mamma nostra che lha tessuta. Povera mamma! Dopo il tanto piangere fatto nellestate, ci
vede pi poco e spesso le si spezza il filo. Cara! e Giuda dAlfeo bacia la pesante veste di un rosso
marrone.
Non sei allegro, Maestro osserva finalmente Bartolomeo. Non guardi neppure le cose mandate a
Te.
Non pu esserlo ribatte Simone Zelote.
Penso... Ma... Rifate i pacchi. Mettete tutto a posto. Non lora di essere presi e non lo saremo. A
notte alta, al chiaro di luna, andremo verso Doco. Poi a Betania.
Perch Doco?
Perch vi una donna che muore e attende da Me la guarigione.

Non passiamo dal fattore?


No, Andrea. Da nessuno. Cos nessuno ha bisogno di mentire dicendo che non sa dove siamo. Se a
voi preme non essere perseguitati, a Me preme non dare noie a Lazzaro.
Ma Lazzaro ti aspetta.
E da lui andiamo. O meglio... Simone, mi ospiti nella casa del tuo vecchio servo?
Con gioia, Maestro. Tu sai tutto, ormai. Perci ti posso dire per Lazzaro, per me, e per chi in essa
: essa tua.
Andiamo. Fate presto. Per essere a Betania prima del sabato.
E mentre tutti si spargono con lucerne a fare quanto necessario per limprovvisa partenza, Ges
resta solo.
Rientra Andrea, va vicino al suo Ges e dice: E quella donna? Mi spiace abbandonarla ora che
pareva prossima a venire... E prudente... lhai visto...
Vai a dirle che torneremo fra qualche tempo e che intanto ricordi le tue parole...
Le tue, Signore. Io ho detto solo le tue.
Va. Fa presto. E bada che nessuno ti veda. Invero in questo mondo di cattivi devono prendere
aspetto di perfidi coloro che sono innocenti...
Tutto mi cessa qui, su questa grande verit.

134. La guarigione di Jerusa a Doco.


19 marzo 1945.
[...].
Vedo: Ges, nella prima luce di una stentata mattina dinverno, entra nella cittadina di Doco e ad un
mattiniero passante chiede: Dove abita Marianna, la vecchia madre dalla nuora morente?
Marianna? La vedova di evi? La suocera di Jerusa, moglie di Giosia?
Lei.
Guarda, uomo. In fondo a questa via vi una piazza, sullangolo una fonte, da l sono tre strade.
Piglia quella che ha al centro una palma e cammina ancora cento passi. Trovi un fosso. Lo segui
fino al ponte dassi. Lo passi e vedi una vieta coperta. La fai. Quando non pi via, n coperta,
perch sbocca in una piazza, sei arrivato. La casa di Marianna color doro per vecchiezza. E con le
spese che hanno, non la possono pulire. Non sbagli. Addio. Vieni da lontano?
Non molto.
Ma sei galileo?
S
E questi? Vieni per la festa?
Sono amici. Addio, uomo. La pace sia con te. Ges lascia in asso il ciarliero che non ha pi fretta.
E va per la sua strada. E gli apostoli dietro.
Giungono alla... piazzetta: uno scampolo di terra molto fangosa con al centro un alto querciolo, che
cresciuto da padrone e che forse destate far comodo. Per ora fa solo malinconia, cos folto e
cupo sulle povere case alle quali leva luce e sole.
La casa di Marianna la pi miserella. Larga e bassa, ma cos trascurata! Il portone pieno di toppe
messe sulle scheggiature del legno stravecchio. Una finestrella non ha impannata e mostra il suo
buco nero come unorbita senza pi occhio.
Ges bussa al portone. Viene una fanciullina sui dieci anni, pallida, spettinata, con gli occhi rossi.
Sei la nipote di Marianna? Di alla vecchia madre che Ges qui.
La bambina ha un grido e fugge via chiamando a gran voce. Corre la vecchia, seguita da sei
bambini oltre la ragazzina di prima. Il pi grande pare gemello a questa; gli ultimi, due trappolini
scalzi e sparuti, sono attaccati alla veste della vecchia, e appena sanno camminare sufficientemente
bene.
Oh! sei venuto! Figli, venerate il Messia! Ben giungi alla mia povera casa. La figlia mi morente...

Non piangete, fanciulli, che non senta! Povere creature! Le bambine sono sfinite dalle veglie,
perch io faccio tutto, ma vegliare non posso pi, casco dal sonno in terra. Sono mesi che non tocco
letto. Ora dormo su un sedile, per essere presso lei e alle bambine. Ma esse sono piccole e ne
soffrono. I maschi, questi, vanno a fare legna per tenere il fuoco e la vendono anche, per il pane. Si
sfiniscono, miseri nipoti! Ma ci che ci uccide non la fatica, il vederla morire... Non piangete.
Abbiamo Ges.
S, non piangete. La mamma guarir, il padre torner, non avrete pi tante spese e non pi tanta
fame. Questi sono i due ultimi?
S, Signore. Quella debole creatura ha sgravato tre volte gemelli... e il petto si ammalato.
A chi troppo e a chi niente borbotta Pietro fra la barba e poi si prende un piccolino e gli da una
mela per farlo tacere.
E mentre anche laltro piccolino gliene chiede una e Pietro lo accontenta, Ges va con la vecchia
oltre latrio, nella corte, e sale la scala per entrare in una stanza dove geme una donna giovane ma
scheletrita.
Il Messia, Jerusa. Ora non soffrirai pi. Lo vedi che proprio venuto? Isacco non mente mai. Lo
ha detto. Credi dunque che come venuto ti possa sanare.
S, madre buona. S, mio Signore. Ma se non mi puoi guarire, fammi almeno morire. Ho i cani nel
petto mio. Le bocche de miei figli, alle quali ho dato dolce latte, mi hanno reso fuoco e amaro.
Soffro tanto, Signore! Costo tanto! Il marito lontano per il pane. La vecchia madre che si consuma.
Io che muoio!... A chi i figli quando io sar morta di male e lei di fatica e di stenti?
Per gli uccelli c Dio e cos per i piccoli delluomo. Ma non morrai. Hai tanto male qui? Ges fa
latto di posare la mano sul seno avvolto in bende.
Non mi toccare! Non mi aumentare il dolore! urla la malata.
Ma Ges posa delicatamente la sua lunga mano sulla mammella malata: Hai realmente il fuoco
dentro, povera Jerusa. Lamore materno ti divenuto fuoco nel seno. Ma tu non hai odio allo sposo
e ai bambini, non vero?
Oh! perch dovrei? Egli buono e mi ha sempre amata. Con saggio amore ci amammo e lamore
fior in creature... E loro!... Mi angoscio di lasciarli, ma... Signore! Ma il mio fuoco cessa! Madre!
Madre! E come un angelo soffiasse laria del Cielo sul mio tormento! Oh! che pace! Non levare,
non levare la tua mano, mio Signore! Premila anzi. Oh! che forza, che gioia! I miei figli! Qui i miei
figli! Li voglio! Dina! Osia! Anna! Seba! Melchi! David! Giuda! Qui! Qui! La mamma non muore
pi! Oh!...
La giovane donna si rovescia sui guanciali piangendo di gioia mentre accorrono i figli, e la vecchia
in ginocchio, non trovando altro nella sua gioia, intona il cantico di Azaria nella fornace ardente, e
lo dice tutto con la sua voce tremula di vecchia e di commossa.
Oh! Signore! Ma che ti posso fare? Non ho nulla per farti onore! dice infine.
Ges la rialza e dice: Lasciami solo sostare per la mia stanchezza. E taci. Il mondo non mi ama.
Devo andare via per qualche tempo. Ti chiedo fedelt a dio e silenzio. A te, alla sposa, ai piccoli.
Oh! non temere! Nessuno viene da chi misero! Puoi stare qui senza tema di esser visto. I farisei,
eh?! Ma... e per mangiare? Io non ho che poco pane...
Ges chiama lIscariota: Prendi del denaro e va a comprare quanto occorre. Mangeremo e
riposeremo presso queste buone. Fino a sera. Va e taci.
Poi si volge alla guarita: Levati le bende, alzati, aiuta la madre e giubila. Dio ti ha fatto grazia per
piet della tua virt di sposa. Spezzeremo il pane insieme, perch oggi il Signore altissimo nella
tua casa e occorre celebrarlo con festa piena.
E Ges esce, raggiungendo Giuda che sta per uscire. Prenderai con abbondanza. Che abbiano
anche per i giorni futuri. A noi non mancher nulla da Lazzaro.
S, Maestro. E, se permetti... Ho del denaro mio. Ho fatto voto di offrirlo per la tua salvezza dai
nemici. Lo muto in pane. Meglio a questi fratelli in Dio, che nelle gole del Tempio. Permetti? Loro
mi sempre stato serpente. Non voglio avere il suo fascino pi. Perch sto tanto bene ora che sono
buono. Libero mi sento. E sono felice.
Fa come vuoi, Giuda. E il Signore ti dia pace.

Ges raggiunge i discepoli mentre Giuda esce e tutto ha termine.


[...].

135. Larrivo a Betania e il discorso di Ges ascoltato dalla Maddalena.


21 marzo 1945.
Quando Ges, valicata lultima salita, giunge sul pianoro, vede Betania tutta ridente di un sole
decembrino, che rende meno triste la campagna dispogliata e meno cupe le macchie di verde date
dai cipressi, dai quercioli, e dai carrubi che sorgono or qua or l, e sembrano cortigiani intenti ad
inchinare qualche palma altissima, veramente regale e che si drizza solitaria nei giardini pi belli.
Perch Betania non ha solo la bella casa di Lazzaro. Ma anche altre dimore di ricchi, forse cittadini
di Gerusalemme che preferiscono vivere qui, presso i loro beni, e che sulle casette dei villici fanno
risaltare le loro ville di ampia e bella mole dai giardini ben curati. E fa strano vedere in un luogo
collinoso ancora qualche palma rievocare lOriente, col suo fusto snello e il ciuffo duro e frusciante
dalle foglie dietro al cui verde giada si cerca istintivamente il giallore sconfinato del deserto. Qui
invece sono sfondi di ulivi verdargento e campi arati, per ora nudi del pi piccolo segno di grano, e
scheletrici frutteti dai tronchi scuri e dalle ramaglie intricate come fossero danime che si
contorcono in una tortura infernale.
E vede anche subito un servo di Lazzaro messo di sentinella. Costui saluta profondamente e chiede
permesso di portare notizia del suo arrivo al padrone, e avutane licenza va via sollecito.
Intanto contadini e cittadini accorrono a salutare il Rabbi, e da una siepe dalloro, che cinge del suo
verde profumato una bella casa, si affaccia una giovane donna che non certo israelita. Il suo peplo
o, se ben mi ricordo i nomi, la sua stola (lunga fino a fare un lieve strascico, ampia, di morbida lana
candidissima, ravvivata da una balza ricamata a greca con colori vivi nei quali brillano fili doro,
stretta alla vita da una cintura uguale alla balza) e anche la sua acconciatura del capo (che una
reticella in oro che tiene a posto una complicata pettinatura tutta a ricciolini sul davanti e poi liscia,
per finire in un grosso mazzocchio sulla nuca) mi fanno pensare che sia greca o romana. Guarda
curiosamente perch la tentano a guardare i gridi trillanti delle donne e gli osanna degli uomini. Poi
ha un sorriso sprezzante, vedendo che vanno diretti ad un povero uomo che non ha neppure un
somarello per andare e che cammina fra un gruppo di suoi simili, tutti ancor meno attraenti di lui.
Fa una alzata di spalle e con mossa annoiata si allontana, seguita a mo di cani da un drappello di
trampolieri multicolori, nei quali sono candide ibis e multicolori fenicotteri, n mancano due gralle
tutte fuoco con una coroncina tremolante sulla testa che pare dargento, unico candore della loro
splendida piuma di fiamma dorata.
Ges la guarda un attimo, poi torna ad ascoltare un vecchione che... vorrebbe non avere la
debolezza nelle gambe che ha. Ges lo carezza ed esorta ad... avere pazienza, ch fra poco viene la
primavera e col bel sole daprile si sentir pi forte.
Sopraggiunge Massimino, che precede Lazzaro di qualche metro. Maestro... mi ha detto Simone
che... che Tu vai nella sua casa... Dolore per Lazzaro... ma si comprende...
Ne parleremo poi. Oh! amico mio! Ges si affretta verso Lazzaro che come imbarazzato, lo
bacia sulla gota. Sono giunti intanto ad un viottolo che conduce ad una casetta sita fra altri frutteti e
quello di Lazzaro.
Vuoi proprio andare da Simone, allora?
S, amico mio. Ho con Me tutti i discepoli e preferisco cos...
Lazzaro manda gi male la decisione, ma non ribatte. Solo si volge alla piccola folla che li segue e
dice: Andate. Il Maestro ha bisogno di riposo.
Vedo qui quanto potente Lazzaro. Tutti si inchinano alle sue parole e si ritirano, mentre Ges li
saluta col suo dolce: Pace a voi. Vi far dire quando predicher.
Maestro dice Lazzaro ora che son soli, avanti ai discepoli, che parlano con Massimino qualche
metro indietro. Maestro... Marta tutta in lacrime. Per questo non venuta. Ma poi verr. Io non

piango che nel cuore. Ma diciamo: giusto. Se avessimo pensato che ella veniva... Ma non viene
mai per le feste... Gi... quando mai viene?... Io dico: lha spinta qua il demonio proprio oggi.
Il demonio? E perch non il suo angelo per comando di Dio? Ma, mi devi credere, anche se ella
non ci fosse stata, Io sarei andato in casa di Simone.
Perch, mio Signore? Non ricevesti pace nella mia casa?
Tanta pace che dopo Nazaret il luogo a Me pi caro. Ma, rispondimi: perch mi hai detto: Vieni
via dallAcqua Speciosa? Per linsidia che si accosta. Non cos? E allora Io mi metto nelle terre
di Lazzaro, ma non metto Lazzaro nella condizione di ricevere insulto nella sua casa. Credi che ti
rispetterebbero? Per calpestare Me passerebbero anche sopra lArca santa... Lasciami fare. Per ora
almeno. Poi verr. Del resto nulla mi vieta di prendere pasti da te, e nulla vieta che tu venga da Me.
Ma fai che si dica: E in casa di un suo discepolo.
E io non lo sono?
Tu sei lamico. E pi che discepolo per il cuore. E una cosa diversa per la malizia. Lasciami fare.
Lazzaro, questa casa tua... ma non la tua casa. La bella e ricca casa del figlio di Teofilo. E per i
pedanti ci ha molto valore.
Tu dici cos... ma perch... per lei, ecco. Io stavo per persuadermi a perdonare... ma se lei
allontana Te, vivaddio, io lodier...
E mi perderai del tutto. Deponi questo pensiero, subito, o subito mi perdi... Ecco Marta. Pace a te,
mia dolce albergatrice.
Oh! Signore!. Marta in ginocchio piange. Si calata il velo, che posato sulla acconciatura del
capo fatta a diadema, per non mostrare il suo pianto agli estranei. Ma a Ges non pensa di celarlo.
Perch questo pianto? In verit che tu sciupi queste lacrime! Vi sono tanti motivi per piangere e
per fare delle lacrime un oggetto prezioso. Ma non piangere per questo motivo! Oh! Marta! Sembra
che tu non sappia pi chi Io sono! Delluomo, lo sai, non ho che la veste. Il cuore divino e da
divino palpita. Su. Alzati e vieni in casa.... e lei... lasciatela fare. Anche mi venisse a deridere,
lasciatela fare vi dico. Non lei. E colui che la tiene e che la fa strumento di turbamento. Ma qui vi
Uno che pi forte del suo padrone. Ora la lotta passa da Me a lui, direttamente. Voi pregate,
perdonate, pazientate e credete. E nulla pi.
Entrano nella casetta, che una piccola casa quadrata circondata da un portico che la allarga.
Dentro vi sono quattro stanze divise da un corridoio in forma di croce. Una scala, esterna come
sempre, conduce allalto del portichetto, che si muta perci in terrazzo e d accesso ad una
vastissima stanza larga quanto la casa, un tempo certo adibita alle provviste, ora tutta sgombra e
pulita, ma assolutamente vuota.
Simone, che a fianco del vecchio servo che sento chiamare Giuseppe, fa gli onori di casa; dice:
Qui si potrebbe parlare alla gente, oppure prendere i pasti... Come Tu vuoi.
Ora penseremo. Intanto v a dire agli altri che dopo il pasto la gente venga pure. Non deluder i
buoni di qui.
Dove dico di andare?
Qui. Tiepido il giorno. Riparato dai venti il luogo. Il frutteto spoglio non avr danno se in esso
viene gente. Qui, dal terrazzo, Io parler. Va pure.
Restano soli Lazzaro con Ges. Marta, nel bisogno di dovere provvedere a tante persone, tornata
la buona albergatrice e coi servi e gli stessi apostoli lavora abbasso a preparare per le mense e per
il riposo.
Ges passa un braccio intorno alle spalle di Lazzaro e lo conduce fuori dal camerone, a passeggiare
sul terrazzo che circonda la casa, al bel sole che fa tiepido il giorno, e dallalto osserva il lavoro dei
servi e dei discepoli, e sorride a Marta che va e viene e alza il viso serio ma gi meno sconvolto.
Guarda anche il bel panorama che circonda il luogo e nomina con Lazzaro diverse localit e diverse
persone, e infine chiede a bruciapelo: Dunque la morte di Doras fu un bastone agitato nel nido dei
serpi?
Oh! Maestro! Mi ha detto Nicodemo che fu di una violenza mai vista, la seduta del Sinedrio!
Che ho fatto al Sinedrio per inquietarsi? Doras morto da s, alla vista di tutto un popolo, ucciso
dallira. Non ho permesso fosse mancato di rispetto al morto. Dunque...

Tu hai ragione. Ma essi... Pazzi di paura sono. E... lo sai che hanno detto che occorre trovarti in
peccato per poterti uccidere?
Oh! allora sta quieto! Avranno da attendere sino allora di Dio!
Ma Ges! Sai di chi si parla? Sai di che sono capaci farisei e scribi? Sai che anima abbia Anna?
Sai quale il suo secondo? Sai... ma che dico? Tu sai! E perci inutile che ti dica che il peccato lo
inventeranno per poterti accusare.
Lo hanno gi trovato. Ho gi fatto pi che non occorra. Ho parlato a romani, ho parlato a
peccatrici... S. A peccatrici, Lazzaro. Una, non mi guardare cos spaventato, ...una viene sempre ad
udirmi ed ospitata in una stalla del tuo fattore, per mia preghiera, perch, per starmi vicina, aveva
preso dimora in uno stabbio da porci...
Lazzaro la statua dello stupore. Non si muove pi. Guarda Ges come vedesse uno che per la sua
stranezza strabiliante.
Ges lo scuote sorridendo. Hai visto Mammona? chiede.
No... La Misericordia, ho visto. Ma... ma io lo capisco. Essi, quelli del Consiglio, no. E dicono che
peccato. E vero dunque! Io credevo!... Oh! che hai fatto?
Il mio dovere, il mio diritto e il mio desiderio: cercare di redimere uno spirito caduto. Tu vedi
perci che tua sorella non sar il primo fango che avvicino e sul quale mi chino. E non sar
lultimo. Sul fango Io voglio seminare i fiori e farli sorgere: i fiori del bene.
Oh! Dio! Dio mio!... Ma... Oh! mio Maestro, Tu hai ragione. E il tuo diritto, il tuo dovere ed il
tuo desiderio. Ma le iene non lo comprendono. Loro sono carogne talmente fetide che non sentono,
non possono sentire lodore dei gigli. E anche dove essi fioriscono, loro, le potenti carogne sentono
odore di peccato; non comprendono che dalla loro sentina esso esce... Io te ne prego. Non sostare
pi a lungo in un luogo. Va, gira, senza dare loro modo di raggiungerti. Sii come un fuoco notturno
danzante sugli steli dei fiori, veloce, imprendibile, sconcertante nel suo andare. Fallo. Non per vilt,
ma per amore del mondo che ha bisogno che Tu viva per essere santificato. La corruzione aumenta.
Contrapponile la santificazione... La corruzione!... Hai visto la nuova cittadina di Betania? E una
romana sposata ad un giudeo. Lui anche osservante. Ma ella idolatra e, non potendo vivere bene
in Gerusalemme, perch sono sorte dispute coi vicini per le sue bestie, venuta qui. Piena di
animali per noi immondi la sua casa e... la pi immonda lei perch vive deridendo noi e con
licenze che... Io non posso criticare perch... Ma dico che mentre in casa mia non si mette piede
perch c Maria che pesa col suo peccato su tutta la famiglia, in casa di quella donna ci vanno
pure. Ma lei in grazia di Ponzio Pilato e vive senza il marito. Lui a Gerusalemme. Lei qui. E cos
si finge, lui e loro, di non profanarsi col venire e di non constatare che si profanano. Ipocrisia! Fino
al collo nellipocrisia si vive! E fra poco ci si affogher. Il Sabato il giorno del festino... E sono
anche del Consiglio! Un figlio di Anna il pi assiduo.
Lho vista. S. E lasciala fare. E lasciali fare. Quando un medico prepara un farmaco e mesce le
sostanze, e lacqua pare si corrompa perch egli le sbatte e lacqua si fa torbida. Ma poi le parti
morte si depositano, lacqua torna limpida pur essendo satura dei succhi di quelle sostanze salutari.
Cos ora. Tutto si mescola ed Io lavoro con tutti. Poi le parti morte si depositeranno e saranno
gettate, e le altre vive rimarranno attive nel gran mare del popolo di Ges Cristo. Scendiamo. Ci
chiamano.
... e la visione riprende mentre Ges torna a salire sul terrazzo per parlare alla gente di Betania e dei
posti vicini, accorsa a sentire.
Pace a voi.
Quandanche Io tacessi, i venti di Dio porterebbero a voi le parole del mio amore e dellaltrui
livore. So che siete agitati perch non vi ignoto il perch Io sono fra voi. Ma non fatene altro che
una agitazione di gioia e con Me benedite il Signore che usa il male per dare una gioia ai suoi figli,
riconducendo sotto il pungolo del male il suo Agnello fra gli agnelli per metterlo in salvo dai lupi.
Vedete come buono il Signore. Nel luogo dove ero, sono arrivati, come acque ad un mare, un
fiume ed un rivo. Un fiume di amorosa dolcezza, un rivo di bruciante amarezza. Il primo era
lamore di voi, da Lazzaro e Marta allultimo del paese, il rivo era lingiusto astio di chi, non
potendo venire al Bene che lo invita, accusa il Bene di essere un Delitto. E il fiume diceva: Torna,

torna fra noi. Le nostre onde ti circondino, ti isolino, ti difendano. Ti diano tutto quanto ti nega il
mondo. Il rivo malvagio fischiava minacce e voleva uccidere col suo tossico. Ma che un rivo
rispetto a un fiume, e che rispetto ad un mare? Nulla. E nulla divenuto il tossico del rio perch il
fiume del vostro amore lo ha soverchiato, e nel mare del mio amore non si immessa che la
dolcezza del vostro amore. Anzi, bene ha fatto. Mi ha riportato a voi. Benediciamone il Signore
altissimo.
La voce di Ges si espande potente per laria calma e silenziosa. Ges, tutto bello nel sole, gestisce
e sorride calmo dallalto della terrazza. In basso la gente lo ascolta beata: una fiorita di volti levati
che sorridono allarmonia della sua voce. Lazzaro vicino a Ges, e vi Simone e Giovanni. Gli
altri sono sparsi fra la folla. Sale anche Marta e si siede per terra ai piedi di Ges, guardando verso
la sua casa che appare oltre il frutteto.
Il mondo dei cattivi. Il Paradiso dei buoni. Questa la verit e la promessa. E su questa si
appoggi la vostra sicura forza. Il mondo passa. Il Paradiso non passa. Se essendo buono uno se lo
conquista, egli in eterno lo gode. E allora? Perch turbarsi di ci che fanno i cattivi? Ricordate i
lamenti di Giobbe? Sono gli eterni lamenti di chi buono e oppresso; perch la carne geme, ma
gemere non dovrebbe, e pi conculcata pi si dovrebbero alzare le ali dellanima nel giubilo del
Signore.
Credete voi che siano felici quelli che paiono felici perch col modo lecito e pi con lillecito hanno
pingui granai e colmi i tini, e traboccano dolio i loro otri? No. Sentono il sapore del sangue e delle
lacrime altrui in ogni loro cibo e il giaciglio pare loro irto di pruni, tanto su esso sentono urlanti i
rimorsi. Depredano i poveri e spogliano gli orfani, derubano il prossimo per fare ammasso,
opprimono chi da meno di loro in potenza e in perversit. Non importa. Lasciateli fare. Il loro
regno di questo mondo. E alla loro morte che resta? Nulla. Se non si vuole chiamare tesoro il
cumulo di colpe che seco portano e col quale a Dio si presentano. Lasciateli fare. Sono i figli delle
tenebre, i ribelli alla Luce e non possono seguire i luminosi sentieri di essa. Quando Dio fa brillare
la stella del mattino, essi la chiamano ombra di morte e come tale la credono contaminata e
preferiscono camminare al bagliore sudicio del loro oro e del loro odio, che fiammeggia soltanto
perch le cose dinferno brillano del fosforo degli eterni laghi di perdizione...
Mia sorella, Ges... oh! Lazzaro scorge Maria che scivola dietro una siepe del frutteto di Lazzaro
per giungere il pi vicino possibile. Va curva. Ma la sua testa bionda brilla come oro contro il bosso
oscuro.
Marta fa per alzarsi. Ma Ges le preme una mano sulla testa e deve rimanere dove . Ges eleva
ancora di pi la sua voce.
Che dire di questi infelici? Dio ha dato loro tempo di fare penitenza ed essi se ne abusano per
peccare. Ma non li perde di vista Iddio, anche se pare che lo faccia. E il momento viene in cui, o
perch, come fulmine che penetra anche nel masso, lamore di Dio squarcia il loro duro cuore, o
perch la somma dei delitti porta londa del loro fango fin nelle loro fauci e nelle loro nari - ed essi
sentono, oh! che finalmente sentono!, lo schifo di quel sapore e di quel fetore che ripugnanza agli
altri e che fa colmo il loro cuore - viene il momento che ne hanno nausea e sorge un movimento di
desiderio al bene.
Lanima allora grida: E chi mi dar di ritornare come nei tempi di prima, quando ero in amicizia a
Dio? Quando la sua luce splendeva nel mio cuore e al suo raggio io camminavo? Quando, davanti
alla mia giustizia taceva ammirato il mondo, e chi mi vedeva mi diceva beato? Il mondo beveva il
mio sorriso e le mie parole erano accolte come parole dangelo e balzava dorgoglio il cuore nel
petto dei miei famigliari. Ed ora che sono? Derisione ai giovani, orrore agli anziani, io faccio il
soggetto delle loro canzoni, e lo sputo del loro disprezzo mi riga il volto. S, cos parla in certe ore
lanima dei peccatori, dei veri Giobbe, perch non vi miseria pi grande di questa, di uno che ha
perduto in eterno lamicizia di Dio e il suo Regno. E devono fare piet. Solo piet.
Sono povere anime che hanno, per ozio o per sventatezza, perduto lEterno Sposo. Di notte, nel
mio letto, cercai lamor dellanima mia e non lo trovai. Infatti nelle tenebre non si pu distinguere
lo sposo, e lanima pungolata dallamore, irriflessiva perch fasciata dalla notte spirituale, cerca e
vuol trovare un refrigerio al suo tormento. Crede trovarlo con qualunque amore. No. Uno solo

lamore dellanima: Dio. Vanno, queste anime che lamore di Dio pungola, cercando amore.
Basterebbe volessero in loro la luce, e amore avrebbero a loro consorte. Vanno come malate,
cercando a tentoni amore, e trovano tutti gli amori, tutte le sozze cose che luomo ha cos battezzate,
ma non trovano lamore; perch lamore Dio e non loro, il senso, il potere.
Povere, povere anime! Se, meno oziose, fossero sorte al primo invito dello Sposo eterno, a Dio che
dice: Seguimi, a Dio che dice: Aprimi, non sarebbero giunte ad aprire luscio, collimpeto del
loro amore destato, quando lo Sposo deluso gi lontano. Scomparso... E non avrebbero profanato
quellimpeto santo di un bisogno di amore, in una fanghiglia che fa schifo allanimale immondo
tanto inutile e cosparsa di triti triboli, che non erano fiori ma solo aculei che straziano e non
coronano. E non avrebbero conosciuto gli scherni delle guardie di ronda, di tutto il mondo che,
come Dio, ma per opposti motivi, non perde di vista il peccatore e lo posteggia per deriderlo e per
criticarlo. Povere anime picchiate, spogliate, ferite da tutto il mondo! Solo Dio non si unisce a
questa lapidazione di uno scherno impietoso. Ma fa cadere le sue lacrime per medicare le ferite e
rivestire di diamantina veste la sua creatura. Sempre sua creatura... Solo Dio... e i figli di Dio col
Padre.
Benediciamo il Signore. Egli ha voluto che per i peccatori Io qui avessi a tornare per dirvi:
Perdonate. Sempre perdonate. Fate di ogni male un bene. Fate di ogni offesa una grazia. Non vi
dico fate solo. Vi dico: ripetete il mio gesto. Io amo e benedico i nemici perch per essi ho potuto
tornare a voi, amici miei.
La pace sia con tutti voi.
La gente agita veli e ramaglie verso Ges, e poi si allontana piano piano.
Lavranno vista quella impudente?
No, Lazzaro. Ella era dietro la siepe e ben nascosta. Noi potevamo vederla perch qui in alto. Gli
altri no.
Ci aveva promesso di...
Perch non doveva venire? Non una figlia di Abramo ella pure? Voglio da voi, fratelli, e da voi,
discepoli, giuramento di non farle capire nulla. Lasciatela fare. Mi derider? Lasciatela fare.
Pianger? Lasciatela fare. Vorr rimanere? Lasciatela fare. Vorr fuggire? Lasciatela fare. E il
segreto del Redentore e dei redentori: aver pazienza, bont, costanza e preghiera. Nulla pi. Ogni
gesto di troppo presso certe malattie... Addio, amici. Io resto a pregare. Voi andate ognuno al suo
compito. E Dio vi accompagni.
E tutto ha fine.

136. Alla festa delle Encenie, in casa di Lazzaro, viene ricordata la nascita
di Ges.
22 marzo 1945.
La gi splendida casa di Lazzaro questa sera splendidissima. Sembra che prenda fuoco per il
numero dei lumi che vi ardono, e la luce si rovescia al di fuori, in questo primo principio di notte,
traboccando dalle sale dellatrio e da questo nel portico, allungandosi a vestire doro le ghiaie dei
sentieri, le erbe ed i cespugli delle aiuole, lottando, e vincendo nei primi metri, col chiaro della luna
col suo giallo e carnale splendore, mentre pi oltre tutto diviene angelico per la veste di puro
argento che la luna getta su tutte le cose.
Anche il silenzio che fascia il magnifico giardino, in cui ha voce solo larpeggio dello zampillo
della peschiera, pare aumentare la raccolta e paradisiaca pace della notte lunare, mentre presso la
casa voci allegre e numerose, insieme a un gaio rumore di mobili smossi e stoviglie portate sulle
mense, ricordano che luomo uomo e non ancora spirito.
Marta va svelta nella sua ampia veste splendida e pudica di un color viola rosso, e sembra un fiore,
una bella campanula o una farfalla che si agiti contro le pareti purpuree dellatrio o quelle a minuti
disegni che paiono un tappeto, della sala del convito.

Ges, invece, passeggia solo e assorto presso la peschiera, e pare venga assorbito alternativamente
dallombra scura che proietta un alto alloro, un vero albero gigante, o dalla fosforica luce lunare che
si fa sempre pi netta. Cos viva che lo zampillo della vasca pare un piumetto dargento che si
frantumi poi in scaglie di brillanti, che ricadono a perdersi sulla lastra quieta, tutta argento, della
vasca. Ges guarda e ascolta le parole dellacqua nella notte. Esse acquistano un suono cos
musicale che se ne desta un usignolo nellalloro folto e risponde allarpeggio lento delle gocce con
un acuto di flauto, e poi sosta, come per prendere nota e mettersi sullaccordo dellacqua, e infine
attacca, da re del canto, il suo perfetto, variato, morbido inno di gioia.
Ges non cammina neppure pi per non turbare col fruscio dei passi la serena gioia dellusignuolo,
e credo anche sua, perch sorride stando a capo chino, di un sorriso di veramente serena gioia.
Quando lusignolo, dopo una nota purissima tenuta e modulata per tono ascendente, che non so
come possa una cos piccola gola sostenerla, cessa di cantare, Ges esclama: Te benedetto, Padre
santo, per questa perfezione e per la gioia che mi hai dato! e riprende la sua lenta passeggiata piena
di chiss quali profondit di meditazione.
Lo raggiunge Simone: Maestro, Lazzaro ti prega di venire. Tutto pronto.
Andiamo. E cos cada anche lultimo dubbio che Io li ho meno cari per causa di Maria.
Quanto pianto, Maestro! Solo un tuo segreto miracolo ha potuto medicare quel dolore. Ma non sai
che Lazzaro fu per fuggire dopo che ella, al loro ritorno, usc di casa dicendo che lasciava i sepolcri
per la gioia e... altre insolenze? Io e Marta lo abbiamo scongiurato a non farlo, anche perch... non
si sa mai la reazione di un cuore. Lavesse trovata, io credo che lavrebbe punita una volta per tutte.
Avrebbero voluto almeno il silenzio, da lei, su Te...
E limmediato miracolo di Me su lei. E lavrei potuto fare. Ma non voglio una risurrezione forzata
nei cuori. Forzer la morte e mi render le sue prede. Perch Io sono il Padrone della morte e della
vita. Ma sugli spiriti, che non sono materia che senza soffio priva di vita, ma sono immortali
essenze capaci di risorgere per volont propria, Io non forzo la risurrezione. Do il primo appello e il
primo aiuto, come uno che aprisse un sepolcro dove uno fu chiuso ma vivo e dove morrebbe se a
lungo rimanesse in quelle tenebre asfissianti, e lascio entrare aria e luce... poi attendo. Se lo spirito
voglioso di uscirne, esce. Se non vuole cos, si infosca ancor pi e sprofonda. Ma se esce!... Oh! se
esce, in verit ti dico che nessuno sar pi grande del risorto di spirito. Solo lInnocenza assoluta
pi grande di questo morto che torna vivo per forza di proprio amore e per gioia di Dio.. I miei pi
grandi trionfi!
Guarda il cielo, Simone. Tu vedi in esso stelle e stelline, e pianeti di diverse grandezze. Tutti hanno
vita e splendore per Dio che li ha fatti e per il sole che li illumina, ma non tutti sono ugualmente
splendidi e grandi. Anche nel mio cielo sar cos. Tutti i redenti avranno vita per Me e splendore per
la mia luce. Ma non tutti saranno ugualmente splendidi e grandi. Taluni saranno una semplice
polvere dastri, come quella che fa lattea Galatea, e saranno quelli, innumerabili, che dal Cristo
avranno avuto, meglio, avranno aspirato solo quel minimo indispensabile per non essere dei
dannati, e soltanto per linfinita misericordia di Dio, dopo lungo purgatorio, verranno al Cielo. Altri
saranno pi fulgidi e formati: i giusti che avranno unito la loro volont - nota: volont, non buona
volont - al volere del Cristo e avranno ubbidito, per non dannarsi, alle mie parole. Poi vi saranno i
pianeti, le buone volont, oh! splendidissimi! Dalla luce di puro diamante o di gemmeo splendore
dai diversi colori - rossi di rubino, violacei dametista, biondi di topazio, candidi di perle - gli
innamorati fino alla morte per amore, i penitenti per amore, gli operanti per amore, gli immacolati
per amore.
E ve ne saranno alcuni, di questi pianeti, e saranno le mie glorie di Redentore, che avranno in loro
bagliori di rubino, di ametista, di topazio e di perla, perch tutto saranno per amore. Eroici per
giungere a perdonarsi di non aver saputo amare prima, penitenti per saturasi di espiazione come
Ester prima di presentarsi ad Assuero si satur di aromi, instancabili per fare in poco, nel poco che
loro resta, quanto non fecero negli anni che spersero nel peccato, puri fino alleroicit per
dimenticare, anche nelle viscere oltre che nellanima e nel pensiero, che vi un senso. Saranno
quelli che attireranno per il loro multiforme splendore gli occhi dei credenti, dei puri, dei penitenti,
dei martiri, degli eroi, degli asceti, dei peccatori, e per ognuna di queste categorie il loro splendore

sar parola, risposta, invito, assicurazione...


Ma andiamo. Noi parliamo e l ci attendono.
E che quando Tu parli si dimentica dessere vivi. Posso dire tutto questo a Lazzaro? Mi pare che
in esso ci sia una promessa...
Lo devi dire. La parola dellamico pu posarsi sulla loro ferita e non arrossiranno di essere
arrossiti davanti a Me... Ti abbiamo fatto attendere, Marta, ma parlavo a Simone di stelle e ci siamo
dimenticati di queste luci. Veramente la tua casa un firmamento questa sera...
Non solo per noi e per i servi, ma anche per Te e per gli ospiti tuoi amici abbiamo acceso. Grazie
di essere venuto per lultima sera. Ora la festa proprio la Purificazione... Marta vorrebbe dire di
pi, ma sente salire il pianto e tace.
Pace a tutti voi dice Ges entrando nellatrio sfolgorante di decine di lumi di argento, tutti accesi
e posti per ogni dove.
Lazzaro si fa avanti sorridente: Pace e benedizione a Te, Maestro, e molti anni di santa felicit. Si
baciano. Mi hanno detto certi nostri amici che Tu sei nato mentre Betlemme ardeva per una
lontana Encenie. Di averti questa sera noi ed essi giubiliamo. Non chiedi chi sono?
Altri amici non ho che non siano i discepoli e i cari di Betania, fuor dei pastori. Sono dunque essi.
Venuti? A che?
Ad adorarti, Messia nostro. Lo sapemmo da Gionata, e qui siamo. Coi nostri armenti, ora nelle
stalle di Lazzaro, e coi nostri cuori ora e sempre sotto i tuoi piedi santi.
Isacco ha parlato per Elia, Levi, Giuseppe e Gionata, che tutti sono prostrati ai suoi piedi: Gionata
nella soffice veste dellintendente beneamato dal padrone; Isacco nella sua di instancabile
pellegrino, di grossa lana marrone scuro, impermeabile allacqua; Levi, Giuseppe, Elia in vesti date
da Lazzaro, fresche, monde, per poter assidersi alle mense senza portarvi la povera veste stracciata e
sitente di mandra dei pastori.
Per questo mi avete mandato nel giardino? Dio vi benedica tutti! Non manca che la Madre alla mia
felicit. Alzatevi, alzatevi. E il mio primo Natale che Io faccio senza la Madre. Ma la vostra
presenza mi solleva dalla tristezza, dalla nostalgia del suo bacio.
Entrano tutti nella stanza delle mense. Qui i lumi sono per la maggior parte in oro e il metallo si
avviva della luce delle fiamme, e le fiamme sembrano pi splendide per il riflesso che d loro tanto
oro. La tavola stata messa ad U per dare posto a tanta gente e poterla servire senza ostacolare le
operazioni degli scalchi e dei servi. Oltre a Lazzaro vi sono gli apostoli, i pastori, Massimino, il
vecchio servo di Simone.
Marta sorveglia la disposizione dei posti e vorrebbe stare in piedi. Ma Ges si impone: Oggi non
sei lalbergatrice: sei la sorella e ti siedi come mi fossi di sangue. Siamo una famiglia. Cadano le
regole per dare posto allamore. Qui, al mio lato, e presso te Giovanni. Io con Lazzaro. Ma datemi
un lume. Fra Me e Marta vegli una luce... una fiamma, per le assenti e pure presenti: per le amate, le
attese, per le donne care e lontane. Tutte. La fiamma ha parole di luce. Lamore ha parole di
fiamma, e vanno lontano queste parole, sullonda incorporea degli spiriti che si trovano sempre,
oltre monti e mari, e portano baci e benedizioni... Tutto portano. Non forse vero?
Marta posa la lampada dove Ges vuole, ad un posto che resta vuoto... e, poich Marta capisce, si
curva a baciare la mano di Ges, che poi le si posa sulla testa bruna, benedicente e riconfortante.
Il pasto ha inizio. Un poco confusi sul principio i tre pastori - mentre Isacco gi pi sicuro e
Gionata non mostra disagio - ma si rinfrancano sempre di pi, piil pasto procede, e dopo aver
taciuto parlano. E di che devono parlare se non del loro ricordo?
Ci eravamo ritirati da poco dice Levi. Ed io avevo tanto freddo che mi rifugiai fra le pecore,
piangendo per il desiderio della mamma...
Io invece pensavo alla giovane Madre che avevo incontrata poco prima e mi dicevo: Avr trovato
posto?. Ad averlo saputo che era in una stalla! Nello stabbio lavrei condotta!... Ma era cos gentile
- un giglio delle nostre valli - che mi parve offesa dirle: Vieni fra noi. Ma pensavo a Lei... e
sentivo ancora pi il freddo pensando a quanto la doveva far soffrire. Ti ricordi che luce quella
sera? E la tua paura?
S,... ma poi... langelo... Oh!... Levi, un poco trasognato, sorride al suo ricordo.

Oh! sentite un poco, amici. Noi non sappiamo che poco e male. Abbiamo sentito parlare di angeli,
di greppie, di greggi, di Betlemme... E noi sappiamo che Lui galileo e falegname.... Non giusto
che non si sappia noi! Al Maestro lho chiesto allAcqua Speciosa... ma poi si parl daltro. Costui,
che sa, non mi ha detto nulla... S, parlo a te, Giovanni di Zebedeo. Bel rispetto che hai per
lanziano! Tieni tutto per te e mi lasci crescere da discepolo zuccone. Non lo sono gi di mio
abbastanza?
Ridono per lo sdegno del buon Pietro. Ma lui si volge al suo Maestro: Ridono. Ma ho ragione e
poi a Bartolomeo, Filippo, Matteo, Tommaso, Giacomo e Andrea: Avanti, ditelo anche voi,
protestate con me! Perch non sappiamo nulla noi?
Veramente...Dove eravate quando moriva Gioia? e dove sul Libano?
Hai ragione. Ma per Giona, io almeno, lho creduto delirio di morente, e sul Libano... ero stanco e
assonnato. Perdonami, Maestro, ma la verit.
E sar la verit di tanti! Il mondo degli evangelizzati sovente risponder al Giudice eterno, per
scusare la sua ignoranza nonostante linsegnamento dei miei apostoli, risponder ci che tu dici:
Lo credetti delirio... Ero stanco ed assonnato. E sovente non ammetter la verit perch la
scambier per delirio, e non ricorder la verit perch sar stanco ed assonnato per troppe cose
inutili, caduche, peccaminose anche. Una solo cosa necessaria: conoscere Iddio.
Ebbene, ora che ci hai detto quello che ci sta bene, raccontaci le cose come sono state... Al tuo
Pietro. Poi le dico alla gente. Se no.. te lho detto: che posso dire? Il passato non lo so, le profezie e
il Libro non lo so spiegare, il futuro... oh! povero me! E che evangelizzo, allora?
S, Maestro. Che si sappia anche noi... Sappiamo che sei il Messia e lo crediamo. Ma, almeno per
mio conto, ho dovuto faticare ad ammettere che da Nazaret potesse venire del buono... Perch non
mi hai subito reso noto il tuo passato? dice Bartolomeo.
Per provare la tua fede e la luminosit del tuo spirito. Ma ora vi parler, anzi, vi parleremo del mio
passato. Io dir ci che anche i pastori non sanno, ed essi di ci che videro. E conoscerete lalba di
Cristo. Udite.
Essendo venuto il tempo della Grazia, Dio si prepar la sua Vergine. Voi bene potete comprendere
come non potesse risiedere Dio l dove Satana aveva messo un incancellabile segno. Perci la
Potenza oper per fare il suo futuro tabernacolo senza macchia. E da due giusti, in vecchiezza e
contro le regole comuni del procreare fu concepita Quella su cui non macchia veruna.
Chi depose quellanima nella carne embrionale che rinverdiva il vecchio seno di Anna di Aronne, la
nonna mia? Tu, Levi, hai visto lArcangelo di tutti gli annunzi. Puoi dire: quello. Perch la Forza
di Dio fu sempre il vittorioso che port lo squillo di gioia ai santi e ai Profeti, lindomabile sul
quale la pur grande forza di Satana si spezz come stelo di musco disseccato, lintelligente che
storn con la buona e lucida intelligenza le insidie dellaltro intelligente ma malvagio, rendendo con
prontezza eseguito il comando di Dio.
In un grido di giubilo egli, lAnnunziatore che gi conosceva le vie della terra per essere sceso a
parlare ai Profeti, raccolse dal Fuoco divino la immacolata scintilla che era lanima della eterna
Fanciulla e, serrandola in un cerchio di fiamme angeliche, quelle del suo spirituale amore, la port
sulla terra, in una casa, in un seno. E il mondo, da quel momento, pot guardare un punto della terra
senza averne disgusto. E nacque una creaturina: lAmata di Dio e degli angeli, la Consacrata a Dio,
la santamente Amata dai parenti.
E Abele dette a Dio le primizie del suo gregge. Oh! che in verit i nonni delleterno Abele seppero
dare a Dio la primizia del loro bene, tutto il loro bene, morendo per avere dato questo bene a chi lo
aveva loro dato!
Mia Madre fu la Fanciulla del Tempio dai tre ai quindici anni e affrett la venuta del Cristo con la
forza del suo amare. Vergine avanti il suo concepimento, vergine nelle oscurit dun seno, vergine
nei suoi vagiti, vergine nei suoi primi passi, la Vergine fu di Dio, di Dio solo, e proclam i suo
diritto, superiore al decreto della Legge di Israele, ottenendo dallo sposo a Lei datole da Dio di
rimanere inviolata dopo le nozze.
Giuseppe di Nazaret era un giusto. Solo a lui poteva essere dato il Giglio di Dio e solo lui lo ebbe.
E, angelo nellanima e nella carne, egli am come amarono gli angeli di Dio. Labisso di questo

forte amore, che ebbe tutte le tenerezze coniugali senza sorpassare la barriera di celeste fuoco oltre
la quale era lArca del Signore, sar compreso solo da pochi sulla terra. E la testimonianza di ci
che pu un giusto, sol che voglia. Ci che pu, perch anche lanima, ancor lesa dalla macchia
dorigine, ha forze potenti di elevazione, e ricordi e ritorni alla sua dignit di figlia di Dio, e
divinamente opera per amore del Padre.
Ancora era Maria nella sua casa, in attesa della unione con lo sposo, quando Gabriele, langelo dei
divini annunzi, torn sulla terra e chiese alla Vergine dessere Madre. Gi aveva promesso al
sacerdote Zaccaria il Precursore e non era stato creduto. Ma la Vergine credette che ci potesse
essere per volere di Dio e, sublime nella sua ignoranza, chiese solo: Come pu ci avvenire?
E lAngelo le rispose: Tu sei la Piena di Grazia, o Maria. Non temere dunque, ch grazia hai
trovato presso il Signore anche per quanto la tua verginit. Tu concepirai e partorirai un Figlio al
quale metterai nome Ges, perch Egli il Salvatore promesso a Giacobbe e a tutti i Patriarchi e
Profeti dIsraele. Egli sar grande e Figlio vero dellAltissimo, perch per opera di Spirito Santo
sar concepito. A Lui il Padre dar il trono di Davide, come predetto, e regner sulla casa di
Giacobbe sino alla fine dei secoli, ma il suo vero Regno non avr mai fine. Ora il Padre, il Figlio e
lo Spirito Santo attendono la tua ubbidienza per compiere la promessa. Gi il Precursore del
Cristo nel seno di Elisabetta, tua cugina, e se tu consenti lo Spirito Santo scender su te, e santo sar
Colui che da te nascer e porter il suo vero nome di Figlio di Dio.
E allora Maria rispose: Ecco lAncella del Signore. Si faccia di me secondo la sua parola. E lo
Spirito di Dio scese sulla sua Sposa e nel primo abbraccio le impart le sue luci, che sopraperfezionarono le virt di silenzio, umilt, prudenza e carit di cui Ella era pena, ed Ella fu tuttuna
con la Sapienza, e non pi fu scindibile dalla Carit, e lUbbidiente e Casta si perse nelloceano
della Ubbidienza che Io sono, e conobbe la gioia dessere Madre senza conoscere il turbamento
dessere sfiorata. Fu la neve che si concentra in fiore e si offre a Dio cos...
Ma il marito? chiede sbalordito Pietro?
Il sigillo di Dio chiuse le labbra di Maria. E Giuseppe non seppe del prodigio che quando, di
ritorno dalla casa di Zaccaria parente, Maria apparve madre agli occhi dello sposo.
E che fece lui?
Soffr... e soffr Maria...
Se ero io...
Giuseppe era un santo, Simone di Giona. Dio sa dove mettere i suoi doni... Acerbamente soffr e
decise di abbandonarla, addossandosi taccia di ingiusto. Ma lAngelo scese a dirgli: Non temere di
prendere con te Maria tua sposa. Perch quello che in Lei si forma il Figlio di Dio e per opera di
Dio Ella Madre. E quando il Figlio sar nato, gli metterai nome Ges, perch Egli il Salvatore.
Era dotto Giuseppe? chiede Bartolomeo.
Come un discendente di Davide.
Allora avr avuto subita luce nel ricordare il Profeta: Ecco una vergine concepir...
S. La ebbe. Alla prova successe il gaudio...
Se ero io... torna a dire Simon Pietro non succedeva, perch prima avrei... Oh! Signore, come
stato bene che non fossi io! Lavrei spezzata come uno stelo senza darle tempo di parlare. E dopo,
se assassino non fossi stato, avrei avuto paura di Lei... La paura di tutto Israele, da secoli, per il
Tabernacolo...
Anche Mos ebbe paura di Dio, e pure fu soccorso e stette con Lui sul monte... Giuseppe and
dunque nella casa santa della Sposa e provvide ai bisogni della Vergine e del Nascituro. E venendo
per tutti il tempo delleditto, con Maria and nella terra dei padri, e Betlemme li respinse perch il
cuore degli uomini chiuso alla carit. Ora parlate voi.
Io incontrai verso sera una donna giovane e sorridente a cavallo dun somarello. Un uomo era con
lei. Mi chiese del latte e informazioni. Ed io dissi ci che sapevo... Poi venne la notte... e una grande
luce... e uscimmo... e Levi vide un angelo presso lo stabbio. E lAngelo disse: E nato il Salvatore.
Era la notte piena. E pieno di stelle era il cielo. Ma la luce si perdeva in quella dellAngelo e di
mille e mille angeli... (Elia piange ancora nel ricordare). E ci disse lAngelo: Andate ad adorarlo.
E in una stalla, in una greppia, fra due animali... Troverete un piccolo Bambino avvolto in poveri

panni... Oh! come sfavillava langelo dicendo queste parole!... Ma ti ricordi, Levi, le sue ali come
mandavano fiamme quando, dopo essersi inchinato per nominare l Salvatore, disse: ...che il
Cristo Signore?
Oh! se ricordo! E le voci dei mille? Oh!... Gloria a Dio nei Cieli altissimi e pace in terra agli
uomini di buona volont! Quella musica qui, qui, e mi porta in Cielo ogni volta che la sento e
Levi alza un viso estatico su cui luce il pianto.
E andammo dice Isacco. Carichi come bestie da soma, lieti come per nozze, e poi... non seppimo
pi far nulla quando udimmo la tua piccola voce e quella della Madre, e spingemmo Levi, fanciullo,
perch guardasse. Noi ci sentivamo lebbrosi presso tanto candore... E Levi ascoltava, e rideva
piangendo, e ripeteva, cosi con voce dagnello che la pecora di Elia ebbe un belato. E Giuseppe
venne allapertura e ci fece entrare... Oh! come eri piccino e bello! Un boccio di rosa carnicina sul
ruvido fieno... e piangevi... Poi ridesti per il tepore della pelle di pecora che ti offrimmo e per il latte
che ti mungemmo... Il tuo primo pasto... Oh!.. e poi... e poi ti baciammo... Sapevi di mandorla e
gelsomino...e noi non potevamo pi lasciarti...
Non mi avete lasciato, infatti.
E vero dice Gionata. Il tuo viso rest in noi e la tua voce e il tuo sorriso... Crescevi... eri bello
sempre pi... Il mondo dei buoni veniva a bearsi di Te... e quello dei malvagi non ti vedeva...
Anna... i tuoi primi passi... i tre Sapienti... la stella...
Oh! quella notte che luce! Il mondo pareva ardere con mille luci. Invece, la sera della tua venuta,
la luce era fissa e di perla... Ora era la danza degli astri, allora ladorazione degli astri. E noi da
unaltura vedemmo passare la carovana e le andammo dietro per vedere se si fermava... E il giorno
dopo tutta Betlemme vide ladorazione dei Sapienti. E poi... Oh! non diciamo lorrore!... Non lo
diciamo!... . Elia sbiadisce nel ricordare.
S, non lo dire. Silenzio sullodio...
Il pi grande dolore era non avere pi Te e non sapere di Te. Neppure Zaccaria ne sapeva. Ultima
nostra speranza... Pi niente.
Perch, Signore, non hai confortato i tuoi servi?
Chiedi il perch, Filippo? Perch era prudenza farlo. Vedi che anche Zaccaria, la cui formazione
spirituale si complet dopo quellora, non volle sollevare il velo. Zaccaria...
Ma ci hai detto che fu lui ad occuparsi dei pastori. E allora perch lui non disse, a loro prima, a Te
poi, che gli uni cercavano lAltro?
Zaccaria era un giusto tutto uomo. Divenne meno uomo e pi giusto nei nove mesi di mutismo, si
perfezion nei mesi successivi alla nascita di Giovanni, ma divenne uno spirito giusto quando sulla
sua superbia di uomo cadde la smentita di Dio. Aveva detto: Io, sacerdote di Dio, dico che a
Betlemme deve vivere il Salvatore e Dio gli aveva mostrato come il giudizio, anche sacerdotale, se
non illuminato da Dio un povero giudizio. Sotto lorrore del pensiero: Potevo fare uccidere
Ges per la mia parola Zaccaria divenne il giusto, che ora riposa attendendo il Paradiso. E giustizia
gli insegn prudenza e carit. Carit verso i pastori, prudenza verso il mondo al quale doveva essere
sconosciuto il Cristo. Quando, di ritorno in patria, ci dirigemmo a Nazaret, per la stessa prudenza
che ormai guidava Zaccaria, evitammo Ebron e Betlemme e costeggiando il mare tornammo in
Galilea. Neppure il giorno della mia maggiore et fu possibile vedere Zaccaria, partito il giorno
avanti col suo fanciullo per la stessa cerimonia.
Dio vegliava, Dio provava, Dio provvedeva, Dio perfezionava. Avere Dio anche avere sforzo, non
solo avere gioia. E sforzo ebbero il padre mio damore, e la Madre mia danima e di carne. Anche il
lecito fu vietato, perch il mistero fasciasse dombra il Messia fanciullo.
E questo spieghi, a molti che non comprendono, la ragione duplice dellaffanno quando fui smarrito
per tre giorni. Amore di madre, amore di padre per il fanciullo smarrito, tremore ci custodi per il
Messia che poteva essere disvelato anzi tempo, terrore di avere mal tutelato la Salute del mondo e il
grande dono di Dio. Questo il motivo dellinsolito grido: Figlio, perch ci hai fatto questo? Tuo
padre ed io, angustiati, ti cercavamo!. Tuo padre, tua madre.... Il velo gettato sul fulgore del divino
Incarnato. E la rassicurante risposta: Perch mi cercavate? Non sapevate che Io devo essere attivo
nelle cose del Padre mio?. Risposta raccolta e compresa dalla Piena di Grazia per quanto essa vale,

ossia: Non abbiate tema. Piccolo sono, un fanciullo. Ma se cresco, secondo umanit, in satura,
sapienza e grazia agli occhi degli uomini, Io sono il Perfetto in quanto sono il Figlio del Padre e
perci so regolarmi con perfezione, servendo il Padre col farne splendere la luce, servendo Dio col
conservagli il Salvatore . E cos feci fino a or un anno.
Ora il tempo giunto. Si alzano i veli. E il Figlio di Giuseppe si mostra nella sua natura: il Messia
della Buona Novella, il Salvatore, il Redentore e il Re del secolo futuro.
E non vedesti mai pi Giovanni?
Solo al Giordano, Giovanni mio, quando volli il Battesimo.
Sicch Tu non sapevi che Zaccaria aveva fatto del bene a questi?
Ti ho detto: dopo il bagno di sangue innocente i giusti divennero santi, gli uomini divennero giusti.
Solo i demoni rimasero quel che erano. Zaccaria impar a santificarsi con lumilt, la carit, la
prudenza, il silenzio.
Io voglio ricordare tutto questo. Ma lo potr? dice Pietro.
Sta buono, Simone. Domani mi faccio ripetere tutto dai pastori. Con pace. Nel frutteto. Uno, due,
tre volte se occorre. Io ho buona memoria, esercitata al mio banco, e ricorder per tutti. Quando
vorrai ti potr ripetere tutto. Non tenevo neppure le note a Cafarnao, eppure... dice Matteo.
Oh! non ti sbagliavi di un didramma!... Me lo ricordo... Bene!... Te lo perdono il passato, ma
proprio di cuore, se ti ricordi questo racconto... e se me lo dici sovente. Voglio mi entri in cuore
come in questi... come lo ebbe Giona.... Oh! morire dicendo il suo Nome!
Ges guarda Pietro e sorride. Poi si alza e lo bacia sul capo brizzolato.
Perch, Maestro, questo tuo bacio?
Perch fosti profeta. Tu morrai dicendo il mio Nome. Ho baciato lo Spirito che parlava in te.
Poi Ges intona forte un salmo e tutti, in piedi, fanno eco: Alzatevi e benedite il Signore vostro
Dio, di eternit in eternit. Sia benedetto il suo Nome sublime e glorioso con ogni lode e
benedizione. Tu solo sei il Signore. Tu hai fatto il cielo e il cielo dei cieli e tutto il loro esercito, la
terra e tutto quello che contiene ecc ( linno cantato dai leviti alla festa della consacrazione del
popolo, cap.IX del II libro di Esdra) e tutto ha termine con questo lungo canto, che non so se sia
nel rito antico o se Ges lo dica di suo.

137. Ges torna allAcqua Speciosa, che per deve abbandonare.


15 aprile 1945.
Ges traversa insieme ai suoi apostoli i campi piatti dellAcqua Speciosa. La giornata piovosa e il
luogo deserto. Deve essere verso mezzogiorno, perch quella larva di sole che esce ogni tanto da
dietro il sipario bigio delle nuvole, scende a perpendicolo.
Ges parla con lIscariota, al quale d lincarico di andare al paese per gli acquisti pi urgenti.
Quando resta solo lo raggiunge Andrea e, sempre timido, dice piano: Mi ascolti, Maestro?
S. Vieni con Me, avanti e allunga il passo, seguito dallapostolo, dilungandosi di qualche metro
dagli altri.
La donna non c pi, Maestro! dice accorato Andrea. E spiega: Lhanno percossa ed fuggita.
Era ferita e sanguinava. Il fattore lha vista. Sono andato avanti dicendo che andavo a vedere se non
cerano insidie, ma era perch volevo andare subito da lei. Speravo tanto di portarla alla Luce! Ho
tanto pregato in questi giorni per questo!... Ora fuggita! Si perder. Sapessi dove la
raggiungerei... Non direi questo agli altri, ma a Te s, perch mi capisci. Sai che non c senso in
questa ricerca, ma solo desiderio - oh! tanto grande da essere un tormento - di portare in salvo una
mia sorella...
Lo so, Andrea, e ti dico: anche cos come sono andate le cose, il tuo desiderio si compir. Non
mai perduta la preghiera fatta in tal senso. Dio la usa ed ella si salver.
Tu lo dici? Oh! il mio dolore si fa pi dolce!
Non vorresti sapere che ne di lei? Non ti importa neppure di non essere tu quello che me la

condurrai? Non chiedi come far?. Ges sorride dolcemente, con tutto un brillare di luce nelle
pupille azzurre chinate sullapostolo che gli cammina al fianco. Uno di quei sorrisi e di quegli
sguardi che costituiscono uno dei segreti di Ges per conquistare i cuori.
Andrea coi suoi dolci occhi castani lo guarda e dice: Mi basta sapere che venga a Te. Poi, io o un
altro, che fa? Come far? Questo Tu lo sai e a me non necessita di saperlo. Ho tutto nella tua
assicurazione e sono felice.
Ges gli passa il braccio dietro le spalle e lo attira a S in un abbraccio affettuoso che porta
allestasi il buon Andrea. E parla tenendolo cos: Questo il dono del vero apostolo. Vedi, amico
mio, la tua vita e quella degli apostoli futuri sar sempre fatta cos. Qualche volta saprete di essere i
salvatori. Ma il pi delle volte salverete senza sapere di avere salvato le persone che pi vorreste
salvare. Solo in Cielo verrete venirvi incontro, o salire al Regno eterno, i vostri salvati. E il vostro
giubilo di beati aumenter per ogni salvato. Qualche volta lo saprete dalla terra. Sono le gioie che vi
do per infondervi un vigore ancor maggiore per nuove conquiste. Ma beato che quel sacerdote che
non necessiter di questi sproni per fare il proprio dovere! Beato quello che non si accascia per non
vedere trionfi e dice: Non faccio pi nulla perch non ho soddisfazione! La soddisfazione
apostolica, tenuta come unico incentivo al lavoro, mostra non formazione apostolica, avvilisce
lapostolato, cosa spirituale, a livello di un comune lavoro umano. Non bisogna mai cadere
nellidolatria del ministero. Non siete voi quelli che devono essere adorati. Ma il Signore Iddio
vostro. A Lui solo la gloria dei salvati. A voi lopera di salvazione, rimettendo al tempo del Cielo la
gloria di essere stati dei salvatori. Ma mi dicevi che il fattore lha vista. Racconta.
Tre giorni dopo che eravamo partiti, sono venuti dei farisei a cercarti. Non ci hanno trovato,
naturale. Hanno girato il paese e le case della campagna mostrandosi ansiosi di Te. Ma nessuno lo
ha creduto. Si sono messi allalbergo, sbrattandolo superbamente da tutti quelli che cerano perch,
dicevano, non volevano contatti con estranei ignoti che potevano anche profanarli. E tutti i giorni
andavano alla casa. Dopo qualche giorno hanno trovato la poverina che andava sempre l perch
forse sperava trovarti e avere la sua pace. E lhanno fatta fuggire, inseguendola fino al suo ricovero
nella stalla del fattore. Subito non lhanno aggredita, perch egli era venuto fuori coi figli, e armati
di randelli. Ma poi, a sera, quando lei uscita, sono tornati, ed erano insieme ad altri e, quando ella
fu alla fonte, a sassate lhanno presa chiamandola meretrice e additandola allobbrobrio del paese.
E poich lei fuggiva, lhanno raggiunta, malmenata, le hanno strappato il velo e il mantello perch
tutti la vedessero e ancora lhanno picchiata, imponendosi con la loro autorit al sinagogo perch la
maledicesse per farla lapidare e maledicesse Te che lavevi portata in paese. Ma lui non lo ha voluto
fare e ora attende lanatema del Sinedrio. Il fattore lha strappata dalle mani di quei manigoldi e lha
soccorsa. Ma nella notte lei se ne andata lasciando un bracciale con una parola scritta su un
brandello di pergamene. Ha scritto: Grazie. Prega per me. Il fattore dice che giovane e
bellissima, bench molto pallida e magra. Lha cercata per le campagne, perch era molto ferita.
Ma non lha trovata. E non sa come possa essere andata lontano. Forse morta cos, in qualche
posto... e non si salvata...
No.
No? Non morta? O non si perduta?
La volont di redenzione gi assoluzione. Anche fosse morta, sarebbe perdonata, perch ha
cercato la Verit mettendosi sotto i piedi lErrore. Ma non morta. Sale le prime pendici del monte
della redenzione. Io la vedo... Curva sotto il suo pianto di pentimento; ma il pianto la fa sempre pi
forte, mentre il peso decresce. Io la vedo. Procede incontro al Sole. Quando avr salito tutta la
china, ella sar nella gloria del Sole-Dio. Sale... Aiutala col tuo pregare!
Oh! mio Signore! Andrea quasi esterrefatto di potere aiutare unanima alla sua santificazione.
Ges sorride pi dolce ancora. Dice: Bisogner aprire le braccia e il cuore al perseguitato sinagogo
e andare a benedire il buon fattore. Andiamo dai compagni. A dirlo loro.
Ma mentre, rifacendo il cammino gi fatto, raggiungono i dieci che si sono fermati in disparte
comprendendo che Andrea in colloquio segreto col Maestro, viene di corsa lIscariota. Pare un
farfallone che corra sul prato, tanto corre veloce col mantello che gli svolazza dietro e facendo con
le braccia una vera giostra di segni.

Ma che ha? chiede Pietro. E diventato matto?


Prima che nessuno possa rispondergli, lIscariota, giunto vicino, pu gridare col fiato mozzo:
Ferma, Maestro. Ascoltami prima di andare alla casa.... Insidia c. Oh! che vigliacchi!... e corre.
Eccolo giunto: O Maestro! Non si pu andate l! I farisei sono in paese e tutti i giorni vanno alla
casa. Ti aspettano per nuocerti. Mandano via chi viene a cercarti. Con anatemi orrendi li
spauriscono. Che vuoi fare? Qui saresti perseguitato e la tua opra resa nulla...Uno di loro mi ha
visto e mi ha aggredito. Un brutto vecchio nasuto che mi conosce, perch uno degli scribi del
Tempio. Perch ci sono anche degli scribi. Mi ha aggredito afferrandomi con le sue zampe unghiute
e insultandomi con la sua voce di falco. Finch ha insultato me e mi ha graffiato, guarda... (e mostra
un polso e una guancia decorati di chiari segni di unghie) lho lasciato fare. Ma quando ha sbavato
su di Te, lho preso per il collo...
Ma Giuda urla Ges.
No, Maestro. Non lho strozzato. Gli ho solo impedito di bestemmiarti e poi lho lasciato andare.
Ora l che muore di paura per il pericolo corso.... Ma noi andiamo via, te ne prego. Tanto nessuno
potrebbe pi venire a Te...
Maestro!
Ma un orrore!
Giuda ha ragione!
Come iene allagguato sono!
Fuoco del Cielo che scendesti su Sodoma, a che non torni?
Ma sai che sei stato bravo, ragazzo? Peccato che non cero anche io; ti avrei aiutato.
Oh! Pietro! se ceri anche tu, quel falchetto aveva per sempre perduto le penne e la voce.
Ma come hai fatto a ... a non andare fino in fondo?
Mah! Un lampo nella mente. il pensiero venuto da chiss qual fondo di cuore: Il Maestro
condanna la violenza, e mi sono fermato, avendone un urto ancor pi profondo di quello che
avevo ricevuto dal muro contro cui mi aveva gettato lo scriba quando mi aveva aggredito. Ne ho
avuto i nervi come spezzati... tanto che dopo non avrei avuto pi forza di infierire. Che fatica
vincersi!...
Sei proprio stato bravo! Vero, Maestro? Non esprimi il tuo pensiero?
Pietro tanto felice dellatto di Giuda che non vede come Ges sia passato dal luminoso viso di
prima ad un volto severo, che gli scurisce lo sguardo e gli serra la bocca che pare farsi pi sottile.
Le apre per dire: Io dico che sono pi disgustato del vostro modo di pensare che della condotta dei
giudei. Loro sono dei disgraziati nelle tenebre. Voi, che siete con la Luce, siete duri, vendicativi,
mormoratori, violenti, approvatori dellatto brutale come loro. Vi dico che mi date la prova di essere
sempre quelli che eravate quando mi vedeste per la prima volta. E ne ho dolore. Riguardo ai farisei
sappiate che Ges Cristo non fugge. Voi ritiratevi. Io li affronto. Non sono un vile. Quando avr
parlato con loro e non li avr persuasi, mi ritirer. Non si deve dire che Io non ho cercato con ogni
mezzo di attirarli a Me. Sono essi pure figli di Abramo. Io faccio il mio dovere fino in fondo. La
loro condanna deve essere causata unicamente dalla loro mala volont e non da una mia trascuranza
verso loro.
E Ges va verso la casa, che mostra il suo tetto basso oltre la riga degli alberi spogli. Gli apostoli lo
seguono a capo basso, parlando piano fra loro.
Eccoli alla casa. Entrano nella cucina in silenzio. E si dnno da fare intorno al focolare. Ges si
assorbe nel suo pensiero.
Stanno per prendere il cibo quando un gruppo di persone si mostra alla porta. Eccoli bisbiglia
lIscariota.
Ges si alza subito e va verso di loro. E imponente tanto che il gruppetto arretra per un attimo. Ma
il saluto di Ges li rassicura: La pace sia con voi. Che volete?
Allora i vili credono di poter tutto osare e arrogantemente intimano: In nome della Legge santa ti
ordiniamo di lasciare questo luogo, Tu, turbatore delle coscienze, violatore della Legge, corruttore
delle tranquille citt di Giuda. Non temi la punizione del Cielo, Tu scimmiottatore del Giusto che
battezza al Giordano, Tu che proteggi le meretrici? Via dalla terra santa di Giuda! Che il tuo alito

non giunga da qui entro la cinta della citt sacra.


Io nulla faccio di male. Insegno come rabbi, guarisco come taumaturgo, caccio i demoni come
esorcista. Queste categorie sono pure il Giuda. E Dio, che le vuole, le fa rispettare e venerare da voi.
Io non chiedo venerazione. Chiedo solo di lasciarmi fare del bene a coloro che hanno infermit
nella carne, nella mente, o nello spirito. Perch me lo vietate?
Tu sei posseduto. Vattene.
Linsulto non una risposta. Io vi chiedo perch me lo vietate, mentre agli altri lo permettete.
Perch sei un posseduto e scacci demoni e fai miracoli con laiuto dei demoni.
E i vostri esorcisti allora? Con laiuto di chi lo fanno?
Con la loro vita santa. Tu sei un peccatore. E per aumentare la tua potenza, ti servi delle peccatrici,
perch nel connubio si aumenta il possesso della forza demoniaca. La nostra santit ha purificato la
zona dalla tua complice. Ma non permettiamo che Tu resti qui, per non attirare altre femmine.
Ma casa vostra questa? chiede Pietro che venuto vicino al Maestro con aspetto poco
raccomandabile.
Non casa nostra. Ma tutto Giuda e tutto Israele nelle mani sante dei puri di Israele.
Che sareste voi! termina lIscariota, venuto anche lui sulluscio e che termina con una risata
beffarda. E poi chiede: E laltro amico vostro dove ? Trema ancora? O vergognosi, andatevene! E
subito. Altrimenti vi far pentire di...
Silenzio, Giuda. E tu, Pietro, torna al tuo posto. Udite voi, farisei e scribi. Per il vostro bene, per
piet dellanima vostra, Io vi prego di non combattere il Verbo di Dio. Venite a Me. Io non vi odio.
Capisco la vostra mentalit e la compatisco. Ma vi voglio portare ad una mentalit nuova, santa,
capace di santificarvi e darvi il Cielo. Ma credete che Io sia venuto per combattervi? Oh! no! Io
sono venuto per salvarvi. Sono venuto per questo. Vi prendo sul cuore. Vi chiedo amore e intelletto.
Appunto perch siete i pi sapienti in Israele, dovete comprendere pi di tutti la verit. Siate anima
e non corpo. Volete che Io ve ne supplichi in ginocchio? La posta tale - lanima vostra - che sotto i
piedi mi metterei per conquistarla al Cielo, sicuro che il Padre non reputerebbe errore il mio
umiliarmi. Dite! Dite una parola a Me che attendo!
Maledizione diciamo.
Va bene. E detto. Andate pure. Io pure andr. E Ges volge le spalle tornando al suo posto.
Curva il capo sul tavolo e piange.
Bartolomeo chiude la porta perch nessuno dei crudeli che lo hanno insultato, e che se ne stanno
andando con minacce e bestemmie al Cristo, veda questo pianto.
Un lungo silenzio, poi Giacomo dAlfeo carezza sul capo il suo Ges e dice: Non piangere. Noi ti
amiamo. Anche per loro.
Ges alza il suo volto e dice: Non piango per Me. Piango per loro che si uccidono, sordi ad ogni
invito.
Che faremo ora, Signore? chiede laltro Giacomo.
Andremo in Galilea. Domani mattina partiremo.
Non oggi, Signore?
No. Devo salutare i buoni del luogo. E voi verrete con Me.

138. Commiato dal fattore dellAcqua Speciosa e dal sinagogo Timoneo, che
diviene discepolo.
16 aprile 1945.
Signore, io non ho fatto che il mio dovere verso Dio, verso il mio padrone e verso lonest di
coscienza. Quella donna io lho sorvegliata in questo tempo che era mia ospite e lho vista sempre
onesta. Sar anche stata una peccatrice. Ora non lo . Perch devo indagare su un passato sul quale
ella ha messo una cancellatura per annullarlo? Io ho figli giovanotti e non brutti. Lei non ha mai
mostrato mai il suo volto, veramente bello, n fatto udire la sua parola. Posso dire che ho sentito il

tono della sua voce dargento quando url per la ferita. Altrimenti ella, quel poco che chiedeva, e
sempre a me o alla moglie mia, lo sussurrava dietro il velo, e cos piano che quasi non si capiva.
Vedi anche come fu prudente. Quando temette che la sua presenza potesse nuocere, se ne and... Io
le avevo promesso difesa e aiuto. Ma lei non se ne valse. No. Cos non fanno le donne perdute! Io
pregher per lei, come lei ha chiesto, e anche senza questo ricordo. Tienilo, Signore. Fanne
elemosina, e a suo bene. Fatta da te, le varr certo pace.
Il fattore parla rispettosamente a Ges. E un belluomo dal volto onesto e dal corpo tarchiato.
Dietro a lui sono sei giovinottoni simili al padre, sei volti schietti ed intelligenti, e vi la moglie,
una donnina sottile e tutta dolcezza, che ascolta il suo uomo come ascolterebbe un dio, annuendo di
continuo col capo.
Ges prende il bracciale doro e lo passa a Pietro dicendo: Per i poveri. Poi si rivolge al fattore:
Non tutti hanno la tua rettezza in Israele. Tu sei sapiente, perch distingui il bene dal male e segui
il bene senza valutare lutilit umana di farlo. In nome delleterno Padre Io benedico te, i tuoi figli,
la tua sposa, la tua casa. Conservatevi sempre in queste disposizioni di spirito e il Signore sar
sempre con voi, e avrete la vita eterna. Io ora vado. Ma non detto che mai pi ci si riveda. Io
torner e voi potrete sempre venire a Me. Per quanto avete fatto per Me e per quella povera
creatura, Dio vi dia la sua pace.
Il fattore, i figli, ultima la donna, si inginocchiano e baciano i piedi di Ges, che dopo un ultimo
gesto di benedizione si allontana insieme ai discepoli, dirigendosi verso il paese.
E se ci sono ancora quei brutti esseri? chiede Filippo.
Non si pu impedire a nessuno di parlare per le vie della terra risponde Giuda dAlfeo.
No. Ma noi per loro siamo anatema.
Oh! lasciali fare! Te ne preoccupi?
Io non me ne preoccupo altro che perch il Maestro non vuole le violenze. E loro, che lo sanno, se
ne avvalgono brontola Pietro fra la barba. E certo crede che Ges, che parla con Simone e
lIscariota, non senta.
Ma Ges sente e si volta per met severo, per met sorridente e dice: Tu credi che Io vincerei
facendo violenza? Ma questo un povero sistema umano e che serve, temporaneamente, per vittorie
umane. Quanto tempo dura la sopraffazione? Finch da se stessa genera nei sopraffatti delle
reazioni che, riunendosi, formano una violenza maggiore, che abbatte la sopraffazione preesistente.
Io non voglio un regno temporaneo. Io voglio un regno eterno: il Regno dei Cieli. Quante volte ve
lho detto? Quante volte ve lo dovr dire? Lo capirete mai? S. Verr il momento che lo capirete.
Quando, Signor mio? Io ho fretta di capire per essere meno ignorante dice Pietro.
Quando? Quando sarete macinati come il grano fra le pietre del dolore e del pentimento. Potreste,
anzi dovreste capire prima. Ma per fare tutto questo dovreste spezzare la vostra umanit e lasciare
libero lo spirito. E questa forza su voi stessi non la sapete fare. Ma capirete... capirete. E allora,
anche, capirete che non potevo usare violenza, mezzo umano, a stabilire il Regno dei Cieli: il Regno
dello spirito. Ma intanto non abbiate paura. Quegli uomini che vi dnno pensiero non ci faranno
nulla. A loro basta di avermi cacciato.
Ma non era pi facile fare avvisare il sinagogo di venire dal fattore, o di attenderci sulla via
maestra?
Oh! che uomo prudente oggi il mio Tommaso! Ma no che non era facile. O meglio: era pi
facile, ma non era giusto. Egli ha mostrato eroismo per Me e nella sua casa fu insolentito per causa
mia. E giusto che Io, nella sua casa, lo vada a consolare.
Tommaso si stringe nelle spalle e non parla pi.
Ecco il paese, vasto ma molto rurale con case fra i frutteti, ora spogli, e con molti ovili. Deve essere
un posto atto alla pastorizia, perch vi un grande belare da tutte le parti per greggi che vanno o
vengono dai pascoli della pianura. La solita crocevia di vie che ha, nel luogo dove si incrocia, la
piazza con la fontana al centro. E l la casa del sinagogo.
Apre una donna anziana che ha chiari segni di pianto sul volto. Pure, vedendo il Signore, ha un
moto di gioia e si prostra con una benedizione.
Alzati, madre. Sono venuto per dirvi addio. Dove tuo figlio?

E l... e accenna una stanza in fondo alla casa. Sei venuto a consolarlo? Io non sono capace...
E dunque sconsolato? Si duole di avermi difeso?
No, Signore. Ma preso da uno scrupolo. Ma Tu ludrai. Lo chiamo.
No. Vado Io. Voi attendete qui. Andiamo, donna.
Ges fa i pochi metri del vestibolo, spinge luscio, entra nella stanza, si avvicina piano ad un uomo
seduto, curvo verso terra, assorto in dolorose meditazioni.
La pace a te, Timoneo.
Signore! Tu!
Io. Perch tanto triste?
Signore... io... Mi hanno detto che ho peccato. Mi hanno detto che sono anatema. Io mi esamino. E
non mi pare desserlo. Ma loro sono i santi dIsraele, ed io il povero sinagogo. Certo hanno ragione.
Ora io non oso pi alzare lo sguardo al volto corrucciato di Dio. E ne avrei tanto bisogno in
questora! Io lo servivo con vero amore e cercavo di farlo conoscere. Ora sar privato di questo
bene, perch il Sinedrio certo mi maledice.
Ma il dolore quale ? Di non essere pi sinagogo, o di essere impossibilitato a parlare di Dio?
Ma questo, Maestro, che mi d dolore! Penso che Tu dica se mi spiace di non essere sinagogo
per lutile e lonore che se ne trae. Di questo non mi curo. Non ho che mia madre e che nativa di
Aera, dove ha una piccola casa. Il tetto per lei, e di che vivere per lei c. Per me... sono giovane.
Lavorer. Ma non oser mai pi parlare di Dio, io che ho peccato.
Perch hai peccato?
Dicono che sono complice del... O Signore! Non mi fare dire!...
No. Io non lo dico. Non lo dico neppure. Io a te sappiamo le loro accuse ed Io e te sappiamo che
non sono vere. Perci tu non hai peccato. Io te lo dico.
Allora io posso ancora alzare lo sguardo allOnnipotente? Ti posso...
Che, figlio? Ges tutto dolcezza mentre si curva sulluomo, che si arrestato bruscamente come
intimorito. Che? Il Padre mio lo cerca il tuo sguardo, lo vuole. Ed Io voglio il tuo cuore e il tuo
pensiero. S, il Sinedrio ti colpir. Io ti apro le braccia e dico: Vieni. Vuoi essere un mio
discepolo? Io vedo in te quanto necessario per essere un operaio del Padrone eterno. Vieni alla
mia vigna...
Ma dici davvero, Maestro? Madre... ma senti? Io sono felice, madre mia! Io... benedico questo
dolore perch mi ha dato questa gioia. Oh! facciamo gran festa, madre. E poi andr col Maestro, e
tu tornerai alla tua casa. Vengo subito, Signor mio, che hai annullato ogni mio timore, e dolore e
paura di Dio.
No. Tu attenderai la parola del Sinedrio. Con cuore sereno e senza livore. Tu al tuo posto, finch a
quel posto sei lasciato. Poi mi raggiungerai a Nazaret o a Cafarnao. Addio. La pace sia con te e con
la madre tua.
Non ti fermi nella mia casa?
No. Verr nella casa di tua madre.
E paese poco fedele.
Gli insegner fedelt. Addio, madre. Sei felice, ora? Ges la carezza, come sempre fa con le
donne anziane alle quali, noto, d quasi sempre il nome di madre.
Felice, Signore. Avevo allevato un maschio al Signore. Il Signore me lo prende per servo del suo
Messia. Ne sia benedetto il Signore. Benedetto Te che sei il suo Messia. Benedetta lora che qui sei
venuto. Benedetta la mia creatura chiamata al tuo servizio.
Benedetta sia la madre santa come Anna dElcana. La pace sia con voi.
Ges esce, seguito dai due. Raggiunge i discepoli, saluta ancora e poi incomincia il ritorno verso la
Galilea.

139. Sui monti presso Emmaus.

Il carattere di Giuda Iscariota e le qualit dei buoni.


17 aprile 1945.
Ges coi suoi in un luogo molto montagnoso. La via scomoda e aspra e i pi anziani fanno una
bella fatica. I giovani, invece, sono tutti lieti intorno a Ges e salgono agili, chiaccherando tra loro.
I due cugini, i due figli di Zebedeo e Andrea sono esilarati dal pensiero di tornare in Galilea, e la
loro gioia tale che avvince anche lIscariota, che da qualche tempo nelle migliori disposizioni di
spirito. Si limita a dire: Per, Maestro, per Pasqua, quando si viene al Tempio... ci torni a Keriot?
Mia madre spera sempre di averti. Me lo ha fatto sapere. E cos i miei compaesani...
Di certo. Ora, anche volendo, troppo aspra stagione per mettersi per quelle vie impervie. Vedete
come faticoso anche qui. E, senza quella imposizione, non avrei intrapreso ora il cammino... Ma
non si poteva pi stare.... Ges tace, pensieroso.
E dopo, voglio dire: per Pasqua, si potr venire? Io vorrei mostrare la tua grotta a Giacomo e ad
Andrea dice Giovanni.
Ti dimentichi lamore di Betlem per noi? chiede lIscariota. Per il Maestro, anzi.
No. Ma andrei io con Giacomo e Andrea. Ges potrebbe stare a Jutta o a casa tua...
Oh! questo mi piace. Lo farai, Maestro? Loro vanno a Betlemme, Tu stai con me a Keriot. Proprio
con me solo non ci sei mai stato... e ne ho tanta voglia di averti tutto per me...
Geloso sei? Non sai che Io vi amo tutti ad un modo? Non credi che Io sono con tutti voi, anche
quando pare vi sia lontano?
Lo so che ci ami. Se non ci amassi dovresti essere ben pi severo, con me almeno. Credo che il tuo
spirito vegli sempre su noi. Ma non siamo tutto spirito. C anche luomo, coi suoi amori duomo, i
suoi desideri, i suoi rimpianti. Ges mio, io so che non sono quello che pi ti fa felice. Ma credo
che Tu sappia come vivo in me il desiderio di piacerti e il rimpianto per tutte le ore che ti perdo
per la mia miseria....
No, Giuda. Non ti perdo. Ti sono pi vicino che agli altri appunto perch conosco chi tu sei.
Che sono, mio Signore? Dillo. Aiutami a capire cosa sono. Io non mi capisco. Mi pare di essere
una donna turbata da voglie di concepimento. Ho appetiti santi e appetiti depravati. Perch? Che
sono io?
Ges lo guarda con uno sguardo indefinibile. E mesto, ma di una mestizia infusa di piet. Tanta
piet. Sembra un medico che constati lo stato di un malato e sappia che un malato che non pu
guarire... Ma non parla.
Dillo, Maestro mio. Il tuo giudizio sar sempre il meno severo di tutti sul povero Giuda. E poi...
siamo fra fratelli. Non mi importa che sappiano di che sono fatto. Anzi, sapendolo da Te,
correggeranno il loro giudizio e mi aiuteranno. Non vero?
Gli altri sono impacciati e non sanno che dire. Guardano il compagno, guardano Ges.
Ges si attira vicino lIscariota, al posto dove prima era il cugino Giacomo, e dice: Tu sei
semplicemente un disordinato. Hai in te tutti gli elementi migliori. Ma non li hai ben fissi. E il
minimo soffio di vento li scompagina. Poco fa siamo passati per quella gola e ci hanno mostrato il
danno fatto, alle povere case di quel paesello, dallacqua, dalla terra e delle piante. Lacqua, la terra,
le piante sono cose utili e benedette, non forse vero? Eppure l sono divenute maledette. Perch?
Perch lacqua del torrente non aveva un corso ordinato, ma, anche per inerzia delluomo, si era
scavata pi letti, a seconda del suo capriccio. Ci era bello finch non cerano bufere. Allora era
come un lavoro di gioielliere quellacqua chiara che rigava il monte in piccoli rivi, vezzi di diamanti
o collane di smeraldi a seconda che riflettevano la luce o lombra dei boschi. E luomo ne godeva
perch erano utili, quelle chiaccherine vene dacqua, per i suoi campicelli. Cos come erano belle le
piante nate, per scherzo dei venti, a capricciosi ciuffi or qua e or l, lasciando radure piene di sole. E
bella era la terra soffice, deposta da chiss quali lontane alluvioni fra ondulazione e ondulazione del
monte, cos fertile per le colture. Ma bastato che venissero le bufere di un mese fa perch le
capricciose righe del torrente si unissero e disordinatamente traboccassero per altra via, travolgendo
le disordinate piante e trascinando a valle i disordinati pezzi di terra. Se le acque fossero state tenute
ordinate, se le piante fossero state regolate in ordinati boschi, se la terra fosse stata ordinatamente

sostenuta con opportuni ripari, ecco che i tre buoni elementi del legno, dellacqua, del suolo non
sarebbero divenuti rovina e morte per quel paesello. Tu hai intelligenza, ardimento istruzione,
prontezza, prestanza, tante, tante cose hai. Ma sono selvaggiamente disposte in te e tu tali le lasci.
Vedi: tu abbisogni di un lavoro paziente e costante su te stesso per mettere ordine, che poi anche
robustezza, nelle tue qualit, di modo che quando venga bufera di tentazione il buono che in te hai
non divenga un male per te e per gli altri.
Hai ragione, Maestro. Ogni tanto io vengo sconvolto da un vento e tutto si arruffa. E tu dico che io
potrei...
La volont tutto, Giuda.
Ma ci sono tentazioni tanto mordenti... Ci si rintana per paura che il mondo ce lo legga sul volto.
Ecco lerrore! Sarebbe proprio quello il momento di non rintanarsi. Ma di cercare il mondo, quello
dei buoni per averne aiuto. Anche il contatto con la pace dei buoni calma la febbre. E cercare anche
il mondo dei criticatori perch, per quellorgoglio che spinge a nascondersi per non essere letti nei
nostri animi tentati, ci farebbe un reagente alla debolezza morale. E non si cadrebbe.
Tu ti sei messo nel deserto...
Perch lo potevo fare. Ma guai ai soli se non sono, nella loro solitudine, moltitudine contro
moltitudine.
Come? Non capisco.
Moltitudine di virt contro moltitudine di tentazioni. Quando poca la virt, occorre fare come
questedera molle: afferrarsi ai rami di alberi robusti, per salire.
Grazie, Maestro. Io mi attacco a Te e ai compagni. Ma aiutatemi tutti. Voi siete tutti migliori di
me.
E stato migliore lambiente parco e onesto in cui siamo cresciuti, amico. Ma ora tu sei con noi, e
noi ti vogliamo bene. Vedrai... Non per criticare la Giudea, ma credi che in Galilea c, almeno
nei nostri paesi, meno ricchezza e meno corruzione. Tiberiade, Magdala, altri luoghi di tripudio, ci
sono vicini. Ma noi viviamo con la nostra anima semplice, rozza, se vuoi, ma operosa, santamente
contenta di ci che da Dio ci concesso dice Giacomo di Alfeo.
Ma la mamma di Giuda una santa donna, sai, Giacomo? Le si vede la bont scritta sul viso
obietta Giovanni.
Giuda di Keriot gli sorride felice della lode, e il suo sorriso aumenta quando Ges conferma: Hai
detto bene, Giovanni. E una santa creatura.
Eh! s! Ma era sogno di mio padre di fare di me un grande del mondo, e mi ha staccato molto
presto e troppo profondamente dalla madre mia...
Ma che avete da dire che sempre parlate? chiede da lontano Pietro. Fermatevi! Aspettateci. Non
bello andare cos senza pensare che io sono di gambe corte.
Si fermano finch laltro gruppo li ha raggiunti.
Auf! Come ti voglio bene, barchetta mia! Qui si fatica come schiavi... Che dicevate?
Dicevamo le qualit per essere buoni risponde Ges.
E a me non le dici, Maestro?
Ma s: ordine, pazienza, costanza, umilt, carit... Le ho ben dette molte volte!
Ma lordine no. Che centra?
Il disordine non mai buona qualit. Lho spiegato a questi tuoi compagni. Te lo diranno. E lho
messo per primo, mentre ho messo per ultima la carit, perch sono i due estremi della retta della
perfezione. Ora tu sai che una retta messa in piano non ha principio e non ha fine. Ambedue gli
estremi possono essere principio e possono essere fine, mentre di una spirale, o di un qualsiasi altro
disegno che non sia chiuso in se stesso, vi sempre un principio e una fine. La santit lineare,
semplice, perfetta, e non ha che due estremi, come la retta...
E facile fare una retta...
Lo credi? Ti sbagli. In un disegno, anche complicato, pu passare inavvertito qualche difetto. Ma
nella retta subito si vede ogni errore, o di pendenza o di incertezza. Giuseppe, quando mi insegnava
il mestiere, insisteva molto nella dirittura delle tavole e giustamente mi diceva: Vedi, figlio mio?
Pu ancora passare una lieve imperfezione in un ornato o in un lavoro di tornio, perch locchio,

non espertissimo, se osserva un punto non vede laltro. Ma se unasse non dritta a dovere, neppure
il pi semplice lavoro, quale una povera tavola da contadini, riesce. O pende o imbarca. Non serve
pi che al fuoco. Possiamo dire questo anche per le anime. Per non servire pi altro che al fuoco
infernale, ossia per conquistare il Cielo, bisogna essere perfetti come unasse piallata e squadrata a
dovere. Chi inizia la sua lavorazione spirituale con disordine, cominciando dalle cose inutili,
saltando, come un uccello irrequieto, da questo a quello, finisce che quando vuole riunire le parti
del lavoro non riesce pi. Non combinano. Perci ordine. Perci carit. Poi, tenendo fisse nelle due
morse questi estremi, che non scappino mai, lavorare a tutto il resto, ornati o intagli che siano. Hai
capito?
Ho capito Pietro si mastica in silenzio la sua lezione e conclude allimprovviso: Allora mio
fratello pi bravo di me. Lui proprio ordinato. Un passo dopo laltro, zitto, calmo. Sembra che
non si muova e invece... Io vorrei fare presto e tanto. E non faccio nulla. Chi mi aiuta?
Il tuo buon desiderio. Non temere, Pietro. Fai anche tu. Ti fai.
E io?
Anche tu, Filippo.
E io? Mi pare di non essere proprio buono a nulla, io
No, Tommaso. Anche tu lavori. Tutti, tutti vi lavorate. Siete alberi selvaggi, ma gli innesti vi
cambiano lentamente e sicuramente, ed Io ho in voi la mia gioia.
Ecco. Siamo tristi e Tu ci consoli. Deboli e ci fortifichi. Paurosi e ci di coraggio. Per tutti, e per
tutti i casi, hai pronto il consiglio e il conforto. Come fai, Maestro, ad essere sempre pronto e buono
cos?
Amici miei, sono venuto per questo, sapendo gi ci che avrei trovato e ci che dovevo fare. Senza
illusioni non si hanno delusioni, non si perde perci lena. Si va avanti. Ricordatevelo, per quando
voi pure dovrete lavorare luomo animale per farne luomo spirituale.
140. A Emmaus, dal sinagogo Cleofa. Un caso di incesto.
Fine del primo anno.
18 aprile 1945.
Giovanni col fratello bussano ad una casa in un paese. Riconosco la casa dove entrarono i due di
Emmaus con Ges risorto. Quando viene loro aperto, entrano e parlano certo con qualcuno che non
vedo, poi escono e vanno per una via, raggiungendo Ges che con gli altri fermo in un luogo
appartato.
C, Maestro. Ed tutto felice che Tu sia proprio venuto. Ci ha detto: Andate a dirgli che la mia
casa sua. Ora vengo io pure.
Andiamo, allora.
Camminano per qualche tempo e poi incontrano il vecchio sinagogo Cleofa visto allAcqua
Speciosa. Si inchinano a vicenda, ma poi il vecchione - sembra un patriarca - si inginocchia con
venerabondo saluto. Dei cittadini, che vedono, si accostano curiosi.
Il vecchio si alza e dice: Ecco il promesso Messia. Ricordate questo giorno, o cittadini di
Emmaus.
Chi osserva con curiosit tutta umana e chi ha sguardi di religioso ossequio. Due si fanno largo e
dicono: La pace sia a Te, Rabbi. Ceravamo noi pure quel giorno.
La pace a voi e a tutti. Sono venuto, come me ne aveva pregato il vostro sinagogo.
Farai miracoli qui pure?
Se vi sono figli di Dio che credono e abbisognano del miracolo, certo Io lo far.
Il sinagogo dice: Coloro che vogliono udire il Maestro vengano alla sinagoga. E cos chi ha dei
malati. Posso dire questo, Maestro?
Puoi. Dopo lora sesta Io sar tutti per voi. Ora sono del buon Cleofa.
E, seguito da un codazzo di gente prosegue a fianco del vecchio sino alla sua casa.
Ecco mio figlio, Maestro. E la moglie mia. E la moglie di mio figlio e i piccoli bambini. Molto mi
spiace che laltro figlio sia, insieme al suocero di mio figlio Cleofa, a Gerusalemme insieme ad un
infelice di qui... Ma ti dir. Entra, Signore, coi tuoi discepoli.

Entrano e vengono ristorati con i soliti usi ebraici. Poi si avvicinano al fuoco che arde in un ampio
camino, perch la giornata umida e fredda.
Fra poco ci sederemo a mensa, Ho invitato i notabili del luogo. Gran festa, oggi. Non sono tutti
credenti in Te. Ma neppure nemici. Sono solamente indagatori... Vorrebbero credere. Ma siamo
stati delusi troppe volte, in questi ultimi tempi, sul Messia. C diffidenza. Basterebbe una parola
del Tempio a sciogliere ogni dubbio. Ma il Tempio... Io ho pensato che vedendo Te e udendoti,
cos, semplicemente, molto si possa in questo senso. Io vorrei darti dei veri amici.
Tu ne sei uno.
Sono un povero vecchio, io. Fossi pi giovane, ti seguirei. Ma gli anni pesano.
Mi servi col tuo credere. Mi predichi con la tua fede. Stai quieto, Cleofa. Io non ti dimenticher
nellora della Redenzione.
Ecco Simone con Erma. Stanno giungendo avvisa il figlio del sinagogo.
Si alzano tutti mentre entrano due di media et dallaspetto signorile.
Questo Simone, e questo Erma, Maestro. Sono veri israeliti. Ma sinceri nellanimo loro.
Dio si svela ai loro animi. La pace intanto scenda su essi. Senza pace non si ode Dio.
E detto anche nel libro dei Re parlando di Elia
Sono i tuoi discepoli questi? chiede quello di nome Simone.
S.
Ve ne sono di ogni et e luogo. E Tu sei galileo?
Di Nazaret. Ma nato a Betlemme nel tempo del censo.
Betlemmita, allora. Ci conferma la tua figura.
E una benigna conferma, per la debolezza umana. Ma la conferma nel sovrumano.
Nelle tue opere, vuoi dire dice Erma.
In esse e nelle parole che lo Spirito accende sul mio labbro.
Mi sono state ripetute da chi ti ud. Veramente grande la tua sapienza. E con questa intendi
fondare il tuo Regno?
Un re deve avere sudditi a conoscenza delle leggi del suo regno.
Ma le tue leggi sono tutte spirituali.
Lo hai detto, Erma. Tutte spirituali. Io avr un regno spirituale. Ho dunque il codice spirituale.
Ma la ricostruzione di Israele, allora?
Non cadete nellerrore comune di prendere il nome Israele come quello che ha nel significato
umano. Israele detto per dire Popolo di Dio. Io ricostituir la libert e potenza vera di questo
popolo di Dio e ricostituir il medesimo col rendere al Cielo le anime, redente e sapienti degli eterni
veri.
Sediamo alle mense. Ve ne prego. dice Cleofa che prende posto, con Ges, al centro. Alla destra
di Ges Erma e di fianco a Cleofa Simone, poi il figlio del sinagogo, e agli altri posti i discepoli.
Ges, pregato dallospite, offre e benedice, e ha inizio il pasto.
Vieni da queste parti, Maestro? dice Erma.
No. Vado in Galilea. Qui verr di passaggio.
Come? Lasci lAcqua Speciosa?
S, Cleofa.
Vi venivano le turbe nonostante fosse inverno. Perch le deludi?
Non Io. Cos vogliono i puri dIsraele.
Che? Perch? Che male facevi? La Palestina ha molti rabbi che parlano l dove vogliono. Perch
ci non concesso a Te?
Non indagare, Cleofa. Sei vecchio e saggio. Non mettere tossico di amara conoscenza nel tuo
cuore.
Ma forse Tu dicevi dottrine nuove, ritenute pericolose, oh! certo per errore di valutazione, dagli
scribi e farisei? Quanto di Te sappiamo non ci sembra... vero Simone? Ma forse noi non sappiamo
tutto. In che consiste per Te la Dottrina? chiede Erma.
Nella conoscenza esatta del Decalogo. Nellamore e nella misericordia. Lamore e la misericordia,
questo respiro e questo sangue di Dio, sono la norma della mia condotta e della mia dottrina. E Io

ne faccio lapplicazione in tutti i frangenti della mia giornata.


Ma questo non una colpa! E bont questa
E giudicata colpa dagli scribi e farisei. Ma Io non posso mentire alla mia missione, n disubbidire
a Dio che mi ha mandato come Misericordia sulla terra. E venuto il tempo della Misericordia
piena, dopo secoli di Giustizia. Essa sorella alla prima. Come due nate da un solo seno; ma mentre
prima era pi forte la Giustizia, e laltra temperava solo il rigore - perch non pu Dio vietarsi di
amare - ora regina la Misericordia, e come ne giubila la Giustizia che tanto si doleva di dover
punire! Se voi guardate bene, vedete agevolmente che sempre esse furono da quando lUomo
obblig Dio ad essere severo. Il sussistere dellUmanit non che la riprova di quanto dico. Nella
stessa punizione ad Adamo mescolata la misericordia. Poteva incenerirli nel loro peccato. Dette
loro lespiazione, e alla donna causa di ogni male, avvilita per questo esser causa del male, fece
balenare una figura di Donna causa del bene. E ad ambi concesse i figli e le cognizioni della
esistenza. Alluccisore Caino insieme alla giustizia concesse il segno, e che era misericordia, perch
non fosse ucciso. E allumanit corrotta concesse No per conservarla nellarca, e indi promise il
patto sempiterno di pace. Non pi il feroce diluvio. Non pi. La Giustizia fu piegata dalla
Misericordia. Volete risalire con Me la sacra Storia fino al momento mio? Vedrete sempre, e
sempre pi vaste, ripetersi le onde dellAmore. Ora colmo il mare di Dio, e ti solleva, o Umanit,
sulle sue acque dolci e serene, ti solleva al Cielo, mondata, bella, e ti dice: Ti rendo al Padre mio.
I tre sono assorti nella stupefazione di tanta luce damore. Poi Cleofa sospira: Cos . Ma Tu solo
sei tale! Che ne sar di Giuseppe? Dovrebbe essere gi stato ascoltato? Lo sar stato?
Nessuno risponde.
Cleofa si rivolge a Ges: Maestro, uno di Emmaus, il cui padre, un tempo, ha ripudiato la moglie,
la quale and a stabilirsi ad Antiochia con un fratello, proprietario di un emporio, incorso in colpa
grave. Egli non aveva mai conosciuto quella donna, cacciata, e non indago le cause, dopo pochi
mesi di matrimonio. Nulla aveva saputo di lei perch, naturalmente, il suo nome era proscritto da
quella casa. Divenuto uomo ed ereditati dal padre i commerci e i beni, pens di accasarsi, e avendo
conosciuto a Joppe una donna, padrona di un ricco emporio, se l sposata. Ora, non so come fu
saputo, si reso noto che quella donna era figlia della moglie del padre di lui. Perci peccato grave
bench, a mio vedere, sia molto incerta la paternit della donna. Giuseppe, colpito da condanna, ha
avuto distrutto in uno la sua pace di fedele e quella di marito. E, nonostante con grande dolore abbia
ripudiato la moglie, forse sorella, la quale per il dolore fu presa da febbre ed morta, egli non viene
perdonato. In coscienza io dico che, se non cerano dei nemici intorno al suo bene, egli non sarebbe
stato cos colpito. Tu che faresti?
Il caso molto grave, Cleofa. Quando sei venuto da Me, perch non me ne hai parlato?
Non volevo allontanarti di qui...
Oh! ma Io non sono cacciato da queste cose! Ora ascolta. Materialmente c incesto. E perci c
punizione. Ma la colpa, per essere moralmente colpa, deve avere a base la volont di peccare.
Questuomo ha scientemente commesso incesto? Tu dici di no. Allora dov la colpa? Voglio dire:
la colpa dellaver potuto peccare? Resta quella della convivenza con una figlia del proprio padre.
Ma tu dici che incerto se tale ella era. E se anche tale era, la colpa cessa col cessare della
convivenza. Qui la cessazione sicura non solo per il ripudio, ma per la sopraggiunta morte. Onde
Io dico che luomo dovrebbe essere perdonato anche dallapparente peccato. E dico che, posto che
non c condanna per lincesto regale, che dura alla luce del mondo, cos si dovrebbe avere piet di
questo doloroso caso, la cui origine risale alla licenza di ripudio concessa da Mos per evitare mali,
se non pi gravi, pi numerosi. Quella licenza che Io condanno, perch luomo, bene o male che
abbia contratto nozze, eve vivere col coniuge e non ripudiarlo favorendo adulteri e situazioni simili
a questa. Inoltre, ripeto, nellessere severi, bisogna esserlo con uguale misura con tutti. Prima anzi
con se stessi e con i grandi. Ora, che Io mi sappia, nessuno, tolto il Battista, ha alzato la voce contro
il peccato regale. Coloro che condannano sono immuni da colpe simili o peggiori, oppure ad esse
fan da velo il nome e la potenza, cos come il pomposo mantello fa da riparo al loro corpo, spesso
malato per vizio?
Bene hai detto, Maestro. Cos . Ma Tu, insomma, chi sei...? chiedono insieme i due amici del

sinagogo.
Ges non pu rispondere perch si apre la porta ed entra Simone suocero di Cleofa figlio
Ben tornato. Ebbene?
La curiosit cos viva, che nessuno pensa pi al Maestro.
Ebbene... condanna assoluta. Neppure accettarono lofferta del sacrificio. Giuseppe reciso da
Israele.
Dove ?
L fuori. E piange. Ho cercato di parlare coi pi potenti. Mi hanno cacciato come un lebbroso.
Ora... Ma... E la rovina di quelluomo. I beni e lanima. Che volete che faccia?
Ges si alza e si avvia alla porta, senza una parola.
Il vecchio Cleofa crede che Egli si sia offeso della trascuranza e dice: Oh! perdona, Maestro! Ma
il dolore del fatto che mi turba la mente. Resta, te ne prego!
Resto, Cleofa. Solo vado dallinfelice. Venite, se volete, con Me.
Ges esce nel vestibolo. La casa ha una striscia di terreno davanti, delle piccole aiuole oltre le quali
la via. Buttato a terra sulla soglia un uomo. Ges gli va vicino a mani tese. Dietro sono tutti gli
altri che cercano vedere.
Giuseppe, nessuno ti ha perdonato? Ges parla con tutta dolcezza.
Luomo sobbalza, udendo la voce tutta nuova e tutta buona dopo tante voci di condanna. Alza il
volto e lo guarda stupito.
Giuseppe, nessuno ti ha perdonato? torna a ripetere Ges e si china a prendere le mani delluomo,
cercando di alzarlo.
Chi sei? chiede il disgraziato.
Sono la Misericordia e la Pace.
Per me non c pi misericordia e pace.
Nel seno di Dio ve ne sempre. Quel seno colmo di queste cose e specie per i figli infelici.
Ma la mia colpa tale che sono un reciso da Dio. Lasciami. Tu che certo sei buono, per non
contaminarti.
Non ti lascio. Ti voglio portare alla pace.
Ma io sono... Tu chi sei?
Te lho detto: Misericordia e Pace. Sono il Salvatore, Ges sono. Alzati. Io posso ci che voglio.
In nome di Dio ti assolvo dalla involontaria contaminazione. Laltro male non esiste. Io sono
lAgnello di Dio che leva i peccati del mondo. A Me deferito ogni giudizio dallEterno. Chi crede
alla mia parola avr la vita eterna. Vieni, povero figlio dIsraele. Ristorati il corpo stanco e fortifica
lo spirito abbattuto. Ben altre colpe Io perdoner. No. Non verr da Me la disperazione nei cuori! Io
sono lAgnello senza macchia, ma non fuggo le pecore ferite per paura di contaminarmi. Anzi le
cerco e con Me le conduco. Troppi, troppi sono quelli che vanno a completa rovina per troppa
serenit, ingiusta anche, di giudizio. Guai a coloro che per intransigente rigore conducono uno
spirito a disperare! Non gli interessi di Dio, ma quelli di Satana fanno. Ora Io vedo una peccatrice
ansiosa di redenzione allontanata dal Redentore, vedo perseguitato un sinagogo perch giusto, vedo
colpito uno inavvertitamente caduto in colpa. Troppe cose vedo fare da l, dove vizio e menzogna.
E come muro che mattone a mattone si alza e fa parete, cos le cose vedute, ed in un anno gi troppe
ne ho viste, stanno alzando fra Me ed essi un muro di durezza. Guai a loro quando sar tutto alzato
con i materiali dati da loro stessi! Tieni: bevi, mangia. Sei esausto. Poi, domani, verrai con Me. Non
temere. Quando sarai tornato in pace di spirito, sarai libero di giudicare sul tuo futuro. Ora non
potresti, e sarebbe pericoloso lasciatelo fare.
Ges, che si portato nella sala luomo e lo ha forzato a sedersi al suo posto, lo serve anche e poi si
volge ad Erma e a Simone e dice: Questa la mia Dottrina. Questa, e non altra. E non mi limito a
predicarla. Ma la rendo reale. Chi ha sete di verit e di Amore venga a Me.
Dice Ges:
E con questo ha fine il primo anno di evangelizzazione. Tenetene nota. Che dirvi? Lho dato
perch era mio desiderio fosse conosciuto. Ma, come per i farisei, avviene per questo lavoro. Il mio

desiderio di essere amato - conoscere amare - viene respinto da troppe cose. E questo un grande
dolore per Me, lEterno Maestro imprigionato da voi...

Indice del Volume Terzo


* = in linea
160. Incontro con Gamaliele sulla strada da Neftali a Giscala.
161.
162.
163.
164.
165.
166.

Guarigione del nipote del fariseo Eli di Cafarnao.


Le conversioni umane del fariseo Eli e di Simone d'Alfeo.
A mensa in casa del fariseo Eli di Cafarnao.
Il ritiro sul monte per l'elezione apostolica.
L'elezione dei dodici ad apostoli.
I miracoli dopo l'elezione apostolica.
Prima predica di Simone Zelote e di Giovanni.
167. L'incontro con le romane nel giardino di Giovanna di Cusa
168. Aglae in casa di Maria a Nazareth.
169. Primo discorso della Montagna:
la missione degli apostoli e dei discepoli.
170. Secondo discorso della Montagna: il dono della Grazia e le beatitudini.
171. Terzo discorso della Montagna:
i consigli evangelici che perfezionano la Legge.
172. Quarto discorso della Montagna:
il giuramento, 16 preghiera, il digiuno. Il vecchio Ismaele e Sara.
173. Quinto discorso della Montagna:
l'uso delle ricchezze, l'elemosina, la fiducia in Dio.
174. Sesto discorso della Montagna:
la scelta tra Bene e Male, l'adulterio, il divorzio.
L'arrivo importuno di Maria di Magdala.
175. Il lebbroso guarito ai piedi del Monte. Generosit dello scriba Giovanni.
176. Nella sosta del sabato l'ultimo discorso della Montagna:
amare la volont di Dio.
177. Guarigione del servo del centurione.
178. Tre uomini che vogliono seguire Ges.
179. La parabola del seminatore. A Corozim con il nuovo discepolo Elia.
180. Disputa nella cucina di Pietro a Betsaida. Spiegazione della
parabola del seminatore. La notizia della seconda cattura del Battista.
*
181.
182.
183.
184.
185.
186.

La parabola del grano e del loglio.


Discorso ad alcuni pastori con il piccolo orfano Zaccaria.
La guarigione di un uomo ferito in casa di Maria di Magdala.
Il piccolo Beniamino di Magdala e due parabole sul regno dei Cieli.
La tempesta sedata. Un insegnamento nell'antefatto.
I due indemoniati della regione dei Geraseni.

187. Verso Gerusalemme per la Pasqua. Da Tarichea al monte Tabor.


188. A Endor. La spelonca della maga e l'incontro con Felice
chiamato poi Giovanni.
189. A Naim. Resurrezione del figlio di una ve dova.
190. L'arrivo nella piana di Esdrelon al tramonto del venerd.
191. Il sabato a Esdrelon. Il piccolo Jab e la parabola del ricco Epulone.
192. Una predizione a Giacomo d'Alfeo.
L'arrivo ad Engannim dopo una sosta a Mageddo.
193. L'arrivo a Sichem dopo due giorni di cammino.
194. La rivelazione al piccolo Jab durante il cammino da Sichem a Berot.
195. Una lezione di Giovanni di Endor all'Iscariota e l'arrivo a Gerusalemme.
196. Il sabato al Getsemani.
Ges parla della Madre e degli amori di diverse potenze.
197. Nel Tempio con Giuseppe d'Arimatea. L'ora dell'incenso.
198. L'incontro con la Madre a Betania. Jab cambia il suo nome in Margziam.
199. Dai lebbrosi di Siloan e di Ben Hinnom.
Pietro ottiene Margziam per mezzo di Maria.
200. Aglae a colloquio con il Salvatore.
201.
202.
203.
204.
205.
206.
207.
208.
209.

L'esame della maggiore et di Margziam.


Un rimprovero a Giuda Iscariota e l'arrivo dei contadini di Giocana.
La preghiera del "Padre nostro".
La fede e l'anima spiegate ai pagani con la parabola dei templi.
La parabola del figlio prodigo.
Con due parabole sul regno dei Cieli termina la sosta a Betania.
Alla grotta di Betlemme la Madre rievoca la nascita di Ges.
Maria Ss. rivede il pastore Elia e con Ges va da Elisa a Betsur.
La fecondit del dolore nel discorso di Ges
presso la casa di Elisa a Betsur.
210. Le inquietudini di Giuda Iscariota durante il cammino verso Ebron.
211.
212.
213.
214.
215.
216.
217.
218.
219.
220.

Ritorno ad Ebron, patria del Battista.


Un'onda di amore per Ges, che a Jutta parla dalla casetta di Isacco.
A Keriot una profezia di Ges e l'inizio della predicazione apostolica.
La madre di Giuda si confida con la Madre di Ges,
giunta a Keriot con Simone Zelote.
L'albergatore di Betginna e la sua figlia lunatica.
Le infedelt dei discepoli nella parabola del soffione.
Le spighe colte nel giorno di sabato.
L'arrivo ad Ascalona, citt filistea.
I diversi frutti della predicazione degli apostoli nella citt di
Ascalona.
Gli idolatri di Magdalgad e il miracolo sulla partoriente.

221. Le prevenzioni degli apostoli verso i pagani e la parabola del figlio


deforme.
222. Un segreto dell'apostolo Giovanni.
223. Una carovana nuziale evita l'assalto dei predoni dopo un discorso di
Ges.
224. Nell'apostolo Giovanni opera l'Amore. L'arrivo a Btr.
225. Il paralitico della piscina di Betseida e la disputa sulle opere del

Figlio di Dio.

181. La parabola del grano e del loglio.


8 giugno 1945.
Un'alba chiara imperla il lago e fascia i colli di una nebbia leggera come velo di mussola da cui
appaiono, ingentiliti, ulivi e noci, e case e dossi dei paesi del lago. Le barche scivolano quiete e
silenziose, dirette verso Cafarnao. Ad un certo punto Pietro piega la barra del timone cos
rudemente che la barca si inchina da un lato.
"Che fai?" chiede Andrea?
"C' la barca di un gufo. Esce ora da Cafarnao. Ho buoni occhi e, da ieri sera, fiuto di segugio. Non
voglio che ci vedano. Torno al fiume. Andremo a piedi."
Anche l'altra barca ha seguito la manovra, ma Giacomo, che regge il timone, chiede a Pietro:
"Perch fai questo?"
"Te lo dir, vienimi dietro."
Ges, che seduto a poppa, si riscuote quando quasi all'altezza del Giordano. "Ma che fai,
Simone?" chiede.
"Si scende qui. C' uno sciacallo in giro. Non si pu andare a Cafarnao oggi. Prima vado io a sentire
un poco. Io con Simone e Natanaele. Tre degne persone contro tre indegne persone... se pure le
indegne non saranno di pi."
"Non vedere insidie da tutte le parti, ora! Quella non la barca di Simone il fariseo?"
"E' proprio quella."
"Non c'era alla cattura di Giovanni."
"Non ne so niente io."
"E' sempre rispettoso verso di Me"
"Non so niente io."
"Mi fai parere vile."
"Non so niente io."
Per quanto Ges non abbia voglia di ridere, deve sorridere per la santa cocciutaggine di Pietro.
"Ma a Cafarnao dovremo pure andare. Se non oggi pi tardi..."
"Ti ho detto che vado prima io e sento e... all'occorrenza... far anche questa... sar una grossa spina
da inghiottire... ma lo far per amore di Te... Andr... andr dal centurione a chiedere protezione..."
"Ma no! Non occorre!"
La barca si arresta sulla spiaggetta deserta, opposta a Betsaida. Scendono tutti.
"Venite voi due. Vieni anche te, Filippo. Voi giovani state qui. Faremo presto.
Il neo discepolo Elia prega: "Vieni in casa mia, Maestro. Ne sarei tanto felice di ospitarti..."
"Vengo. Simone: mi raggiungerai alla casa di Elia. Addio, Simone. Va'. Ma sii buono, prudente e
misericordioso. Vieni che ti baci e benedica."
Pietro non assicura di essere n buono, n paziente, n misericordioso. Tace e scambia il bacio col
suo Maestro. Anche lo Zelote, Bartolomeo, e Filippo scambiano il bacio di addio e le due comitive
si separano andando in opposta direzione.
Entrano in Corozim che l'aurora gi finita in giorno pieno. Non vi stelo che non brilli per gemme
di rugiada. Gli uccelli cantano per ogni dove. Vi un'aria pura, fresca, che pare sappia persino di
latte, di un latte pi vegetale che animale. L'odore dei grani che si formano nelle spighe, dei
mandorleti carichi di frutti... un odore che ho sentito nelle fresche mattine nei campi opimi della
pianura padana.
La casa di Elia presto raggiunta. Ma gi molti in Corozim sanno che giunto il Maestro e, mentre
Ges sta per porre piede sulla soglia una madre accorre gridando:" Ges, Figlio di Davide, piet
della mia creatura!". Ha sulle braccia una fanciulla di un dieci anni circa, cerea e magrissima. Pi
che cerea, giallastra.

"Che ha tua figlia?"


"Le febbri. Le ha prese alla pastura lungo il Giordano. Perch siamo pastori di un ricco. Io sono
stata chiamata dal padre presso la bambina ammalata. Egli ora tornato ai monti. Ma Tu sai che con
questo male non si pu passare in luoghi alti. Come posso stare qui? Il padrone mi ha lasciata fino
ad ora. Ma io sono alle lane e alle figliate. Viene il tempo del lavoro per noi pastori. Saremo
licenziati o divisi se io resto. Vedr morire la figlia se vado all'Hermon."
"Hai fede che io possa?"
"Ho parlato con Daniele pastore di Eliseo. Mi ha detto: 'Il nostro Bambino guarisce ogni male. Vai
dal Messia'. Da oltre Meron sono venuta con questa fra le braccia cercando Te. Avrei sempre
camminato fino a trovarti..."
"Non camminare pi altro che per tornare a casa, al lavoro sereno. Tua figlia guarita perch Io lo
voglio. Va' in pace."
La donna guarda la figlia e guarda Ges. Forse spera di vedere tornare grassa e colorita la fanciulla
all'istante. Anche la fanciulla sgrana i suoi occhi stanchi, che prima teneva chiusi, in volto a Ges
e sorride.
"Non temere, donna. Non ti inganno. La febbre sparita per sempre. Di giorno in giorno ella
torner fiorente. Lasciala andare. Non barcoller pi e non sentir stanchezza.
La madre posa al suolo la fanciulla, che sta ben ritta e sorride sempre pi giuliva. Infine trilla con la
sua voce argentina: "Benedici il Signore, mamma! Sono ben guarita! Lo sento" e, nella sua
semplicit di pastorella e fanciulla, si lancia al collo di Ges e lo bacia. La madre, riservata come
l'et insegna, si prostra e bacia la veste benedicendo il Signore.
"Andate. Ricordatevi del beneficio avuto da Dio e siate buone. La pace sia con voi."
Ma la gente si affolla gi nell'orticello della casa di Elia e reclama la parola del Maestro. E per
quanto Ges non abbia molta voglia di farlo, addolorato com' per la cattura, e per il modo come
avvenuta, del Battista, pure si arrende e all'ombra degli alberi inizia a parlare.
"Ancora in questo bel tempo di granai che spigano, Io vi voglio proporre una parabola presa dai
grani. Udite.
Il Regno dei Cieli simile ad un uomo che semin buon seme nel suo campo. Ma mentre l'uomo e i
suoi servi dormivano, venne un suo nemico e sparse seme di loglio sui solchi e poi se ne and.
Nessuno sul principio si accorse di nulla. Venne l'inverno con le piogge e le brine, venne la fine di
tebet e germogli il grano. Un verde tenero di foglioline appena spuntate. Parevano tutte uguali
nella loro infanzia innocente. Venne scebat e poi adar e si formarono le piante e poi granirono le
spighe. Si vide allora che il verde non era tutto grano ma anche loglio, ben avviticchiato coi suoi
vilucchi sottili e tenaci agli steli del grano.
I servi del padrone andarono alla sua casa e dissero: "Signore, che seme hai seminato? Non era
seme eletto, mondo da ogni altro seme che grano non fosse?"
"Certo che lo era. Io ho scelto i chicchi tutti uguali di formazione. E avrei visto se vi fossero stati
altri semi."
"E come allora nato tanto loglio fra il tuo grano?"
Il padrone pens, poi disse: 'Qualche nemico mio mi ha fatto questo per farmi danno.'
I servi chiesero allora: 'Vuoi che andiamo fra i solchi e con pazienza liberiamo le spighe dal loglio,
strappando quest'ultimo? Ordina e lo faremo.'
Ma il padrone rispose: 'No. Potreste nel farlo estirpare anche il grano e quasi sicuramente offendere
le spighe ancora tenerelle. Lasciate che l'uno e l'altro stiano insieme fino alla mietitura. Allora io
dir ai mietitori: 'Falciate tutto insieme; poi, avanti di legare i covoni, ora che il seccume ha fatto
friabili i vilucchi del loglio mentre pi robuste e dure sono le serrate spighe, scegliete il loglio dal
grano e fatene fasci a parte. Li brucerete poi e faranno concime al suolo. Mentre il buon grano lo
porterete nei granai e servir ad ottimo pane con scorno del nemico, che avr guadagnato solo di
essere abbietto a Dio col suo livore.'
Ora riflettete fra voi quanto sovente avvenga e numerosa sia la semina del Nemico nei vostri cuori.
E comprendete come occorra vigilare con pazienza e costanza per fare s che poco loglio si mescoli
al grano eletto. La sorte del loglio di ardere. Volete voi ardere o divenire cittadini del Regno? Voi

dite che volete essere cittadini del Regno. Ebbene, sappiatelo essere. Il buon Dio vi d la Parola. Il
Nemico vigila per renderla nociva, poich farina di grano mescolata a farina di loglio d pane
amaro e nocivo al ventre. Sappiate col buon volere, se loglio nell'anima vostra, sceglierlo per
gettarlo onde non essere indegni di Dio.
Andate, figli. La pace sia con Voi."
La gente sfolla lentamente. Nell'orto restano gli otto apostoli pi Elia, suo fratello, la madre e il
vecchio Isacco, che si pasce l'anima nel guardarsi il suo Salvatore.
"Venitemi intorno e udite. Vi spiego il senso completo della parabola, che ha due aspetti ancora,
oltre quello detto alla folla.
Nel senso universale la parabola ha questa applicazione: il campo il mondo. Il buon seme sono i
figli del Regno di Dio, seminati da Dio sul mondo in attesa di giungere al loro limite ed essere recisi
dalla Falciatrice e portati al Padrone del mondo, perch li riponga nei suoi granai. Il loglio sono i
figli del Maligno, sparsi a loro volta sul campo di Dio nell'intento di dare pena al Padrone del
mondo e di nuocere anche alle spighe di Dio. Il Nemico di Dio li ha, per un sortilegio, seminati
apposta, perch veramente il diavolo snatura l'uomo fino a farne una sua creatura, e questa semina,
per traviare altri che non ha potuto asservire altrimenti. La mietitura, anzi la formazione dei covoni
e il trasporto degli stessi ai granai, la fine del mondo, e coloro che la compiono sono gli angeli. A
loro ordinato di radunare le falciate creature e separare il grano dal loglio e, come nella parabola
questo si brucia, cos verranno bruciati nel fuoco eterno i dannati, all'Ultimo Giudizio.
Il Figlio dell'uomo mander a togliere dal suo Regno tutti gli operatori di scandali e di iniquit.
Perch allora il Regno sar e in terra e in Cielo, e fra i cittadini del Regno sulla terra saranno
mescolati molti figli del Nemico. Questi raggiungeranno, come detto anche dai Profeti, la
perfezione dello scandalo e dell'abominio in ogni ministero della terra, e daranno fiera noia ai figli
dello spirito. Nel Regno di Dio, nei Cieli, gi saranno stati espulsi i corrotti, perch corruzione non
entra in Cielo. Ora dunque gli angeli del Signore, menando la falce fra le schiere dell'ultimo
raccolto, falceranno e separeranno il grano dal loglio e getteranno questo nella fornace ardente dove
pianto e stridor di denti, portando invece i giusti, l'eletto grano, nella Gerusalemme eterna dove
essi splenderanno come soli nel Regno del Padre mio e vostro.
Questo nel senso universale. Ma per voi ve ne un altro ancora, che risponde alle domande che pi
volte, e specie da ieri sera, vi fate. Voi vi chiedete: 'Ma dunque tra la massa dei discepoli possono
essere dei traditori?' e fremete in cuor vostro di orrore e di paura. Ve ne possono essere. Ve ne sono
certo.
Il seminatore sparge il buon seme. In questo caso, pi che spargere si potrebbe dire 'coglie'. Perch
il maestro, sia che sia Io o sia che fosse il Battista, aveva scelto i suoi discepoli. Come allora si sono
traviati? No, anzi. Male ho detto dicendo 'seme' i discepoli. Voi potreste capire male. Dir allora
'campo'. Tanti discepoli tanti campi, scelti dal maestro per costituire l'area del Regno di Dio, i beni
di Dio. Su essi il maestro si affatica per coltivarli, acci diano il cento per cento. Tutte le cure.
Tutte. Con pazienza. Con amore. Con sapienza. Con fatica. Con costanza. Vede anche le loro
tendenze malvagie. Le loro aridit e le loro avidit. Vede le loro testardaggini e le loro debolezze.
Ma spera, spera sempre, e corrobora la sua speranza con la preghiera e la penitenza, perch li vuole
portare alla perfezione.
Ma i campi sono aperti. Non sono un chiuso giardino cinto da mura di fortezza, di cui sia padrone
solo il maestro e in cui solo lui possa penetrare. Sono aperti. Messi al centro del mondo, fra il
mondo, tutti li possono avvicinare, tutti vi possono penetrare. Tutti e tutto. Oh! non il loglio solo il
mal seme seminato! Il loglio potrebbe essere simbolo della leggerezza amara dello spirito del
mondo. Ma vi nascono, gettati dal Nemico, tutti gli altri semi. Ecco le ortiche. Ecco le gramigne.
Ecco le cuscute. Ecco i vilucchi. Ecco infine le cicute e i tossici. Perch? Perch? Che sono?
Le ortiche: gli spiriti pungenti, indomabili, che feriscono per sovrabbondanza di veleni e danno
tanto disagio. Le gramigne: i parassiti che sfiniscono il maestro senza saper fare altro che strisciare
e succhiare, godendo del lavoro di lui e nuocendo ai volenterosi, che veramente trarrebbero maggior
frutto se il maestro fosse non turbato e distratto dalle cure che esigono le gramigne. I vilucchi inerti
che non si alzano da terra che fruendo degli altri. Le cuscute: tormento sulla via gi penosa del

maestro e tormento ai discepoli fedeli che lo seguono. Si uncinano, si conficcano, lacerano,


graffiano, mettono diffidenza e sofferenza. I tossici: i delinquenti fra i discepoli, coloro che
giungono a tradire e a spegnere la vita come le cicute e le altre piante tossiche. Avete mai visto
come sono belle con i loro fiorellini che poi divengono palline bianche, rosse, celeste-viola? Chi
direbbe che quella corolla stellare, candida o appena rosata, col suo cuoricino d'oro, chi che quei
coralli multicolori, tanto simili ad altri frutticini che sono la delizia degli uccelli e dei pargoli,
possano, giunti a maturazione, dare morte? Nessuno. E gli innocenti ci cascano. Credono tutti buoni
come loro... e ne colgono e muoiono.
Credono tutti buoni come loro! Oh! che verit che sublima il maestro e che condanna il suo
traditore! Come? La bont non disarma? Non rende il malvolere innocuo? No, Non lo rende tale
perch l'uomo caduto preda al Nemico insensibile a tutto ci che superiore. E ogni superiore
cosa cambia per lui aspetto. La bont diviene debolezza che lecito calpestare e acuisce il suo
malvolere come acuisce la voglia di sgozzare, in una fiera, il sentire l'odore del sangue. Anche il
maestro sempre un innocente... e lascia che il suo traditore lo avveleni, perch non vuole e non
pu lasciar pensare agli altri che un uomo giunga ad essere micidiale a chi innocente.
Nei discepoli, i campi del maestro, vengono i nemici. Sono tanti. Il primo Satana. Gli altri, i suoi
servi, ossia gli uomini, le passioni, il mondo e la carne. Ecco, ecco il discepolo pi facile ad essere
percosso da essi perch non sta tutto presso al maestro, ma sta a cavaliere fra il maestro e il mondo.
Non sa, non vuole separarsi tutto da ci che mondo, carne, passioni e demonio, per essere tutto di
chi lo porta a Dio. Su questo spargono i loro semi e mondo e carne, e passioni e demonio. L'oro, il
potere, la donna, l'orgoglio, la paura di un mal giudizio del mondo e lo spirito di utilitarismo. 'I
grandi sono i pi forti. Ecco che io li servo per averli amici'. E si diventa delinquenti e dannati per
queste misere cose!...
Perch il maestro, che vede l'imperfezione del discepolo, anche se non vuole arrendersi al pensiero:
'Costui sar il mio uccisore', non lo estirpa subito dalle sue file? Questo voi chiedete.
Perch inutile farlo. Se lo facesse non impedirebbe di averlo nemico, doppiamente e pi
svelatamente nemico per la rabbia o il dolore di essere scoperto o di essere cacciato. Dolore. S.
Perch delle volte il cattivo discepolo non si avvede di essere tale. E' tanto sottile l'opera demoniaca
che egli non l'avverte. Si indemonia senza sospettare di essere soggetto a questa operazione. Rabbia.
S. Rabbia per essere conosciuto per quello che , quando egli incosciente del lavoro di Satana e
dei suoi adepti: gli uomini che tentano il debole nelle sue debolezze per levare dal mondo il santo
che li offende, nelle loro malvagit, con il paragone della sua bont.
E allora il santo prega e si abbandona a Dio. 'Ci che Tu permetti si faccia, sia fatto' dice. Solo
aggiunge questa clausola: 'purch serva al tuo fine'. Il santo sa che verr l'ora in cui verranno espulsi
dalle sue messi i logli malvagi. Da chi? Da Dio stesso, che non permette oltre di quanto utile al
trionfo della sua volont d'amore."
"Ma se Tu ammetti che sempre Satana, e gli adepti di lui... mi sembra che la responsabilit del
discepolo scemi" dice Matteo.
"Non te lo pensare. Se il Male esiste, esiste anche il Bene, ed esiste nell'uomo il discernimento e
con esso la libert."
"Tu dici che Dio non permette oltre di quanto utile al trionfo della sua volont d'amore. Dunque
anche questo errore utile, se Egli lo permette, e serve ad un trionfo di volont divina" dice
l'Iscariota.
"E tu arguisci, come Matteo, che ci giustifica il delitto del discepolo. Dio aveva creato il leone
senza ferocia e il serpente senza veleno. Ora l'uno feroce e l'altro velenoso. Ma Dio li ha
separati dall'uomo per ci. Medita su questo e applica. Andiamo nella casa. Il sole gi forte,
troppo. Come per inizio di temporale. E voi siete stanchi della notte insonne."
"La casa ha la stanza alta, ampia e fresca. Potrete riposare." dice Elia.
Salgono per la scala esterna. Ma solo gli apostoli si stendono sulle stuoie per riposare. Ges esce
sulla terrazza, ombreggiata in un angolo da un altissimo rovere, e si assorbe nei suoi pensieri.

182. Discorso ad alcuni pastori con il piccolo orfano Zaccaria.


9 giugno 1945.
Il ritorno di Pietro avviene solo al mattino di poi. Ed pi calmo della partenza, perch Pietro non
ha trovato che buona accoglienza in Cafarnao e la citt ripulita da Eli e Gioacchino.
"Devono essere loro quelli del complotto. Perch io ho chiesto ad amici quando se ne sono andati, e
ho capito che non erano pi tornati dopo essere stati dal Battista come penitenti. E credo che non
torneranno tanto presto, ora che ho detto che erano presenti all'arresto... C' subbuglio per questo
arresto del Battista... E mi studier di farlo sapere anche alle zanzare... E' l'arma pi buona per noi.
Ho incontrato anche il fariseo Simone e... Ma se come mi apparso mi sembra ben disposto. Mi
ha detto: 'Consiglia il Maestro a non seguire il Giordano nella valle occidentale. E' pi sicura l'altra
parte' ha detto marcando le parole. E ha finito: 'Io non ti ho visto. Io non ti ho parlato. Ricordalo. E
regolati per il bene mio, tuo e di tutti. Di al Maestro che gli sono amico' e guardava in su, come
parlasse al vento. Sempre, anche nel fare le cose buone, sono falsi e... e, dir, strani, per non avere
rimprovero da Te. Per... eh! per sono andato a dare una toccatina al centurione. Cos... dicendo:
'Sta bene il tuo servo?'; e avutane conferma ho detto: 'Meno male! Guarda di tenerlo sano perch
l'insidia sul Maestro. Il Battista gi preso...' e il romano ha capito a volo. Furbo l'uomo! Ha
risposto: 'Dove un'insegna sar una guardia su Lui, e vi sar chi ricorda agli israeliti che sotto il
segno di Roma non permesso il complotto, pena la morte o la galera'. Sono pagani... ma lo avrei
baciato. Mi piace la gente che capisce e che fa! Possiamo andare allora."
"Andiamo. Ma non occorreva tutto questo" dice Ges.
"Occorreva, occorreva!"
Ges si accomiata dalla famiglia ospitale e anche dal neo-discepolo, al quale deve avere dato
istruzioni. Sono di nuovo soli, il Maestro con gli apostoli, e vanno per la campagna fresca, per una
via che ha preso Ges con stupore di Pietro che voleva prenderne un'altra.
"Ci si allontana dal lago..."
"Arriveremo sempre in tempo per ci che devo fare."
Gli apostoli non parlano pi e vanno verso un piccolo villaggio, un pugno di case, sperso per la
campagna.
Vi un grande dindolare di greggi dirette alle pasture dei monti. Quando Ges si ferma per lasciar
passare un gregge numeroso, i pastori se lo accennano radunandosi in gruppo. Si consultano ma non
osano di pi.
E' Ges che rompe gli indugi e le incertezze traversando il gregge che si fermato a brucare l'erba
ben folta. Va diritto ad accarezzare un pastorello che verso il centro dell'ammasso lanuto e belante
delle pecore. Gli chiede: "Sono tue?" Lo sa bene Ges che non sono del bambino, ma lo vuole far
parlare.
"No, Signore. Io sono con quelli. E le mandre sono di molti padroni. Ci siamo riuniti per i banditi."
"Come ti chiami?"
"Zaccaria, figlio di Isacco. Ma il padre mi morto ed io servo perch siamo poveri e la mamma ha
tre altri pi piccoli di me."
"E' tanto che ti morto?"
"Tre anni, Signore... e non ho pi riso perch sempre la mamma piange ed io non ho pi chi mi
carezzi... Io sono il primogenito e la morte del padre mi ha fatto uomo che ero ancora fanciullo...
Non devo piangere ma guadagnare... Ma tanto difficile!". Infatti le lacrime cadono anche ora sul
visetto troppo serio per la sua et.
I pastori si sono avvicinati e cos gli apostoli. Un gruppo d'uomini in un muoversi di pecore.
"Non sei senza padre, Zaccaria. Un Padre santo ti nel Cielo e ti ama sempre, se sei buono, e il
padre tuo non ha cessato di amarti perch in grembo ad Abramo. Lo devi credere. E per questa
fede essere sempre pi buono." Ges parla dolcemente e carezza il bambino.
Un pastore osa chiedere: "Tu sei il Messia, non vero?"

"S, lo sono. Come mi conosci?"


"So che Tu sei per la Palestina e so che dici parole sante. Ti riconosco per questo."
"Andate lontano?"
"Sugli alti monti. Vengono i calori... Non ci dirai la tua parola? Lass dove noi siamo parlano solo i
venti, e delle volte parla il lupo e fa strage, come per il padre di Zaccaria. Abbiamo desiderato
vederti per tutto l'inverno, ma non ti abbiamo mai trovato."
"Venite all'ombra di quel boschetto. Vi parler". E Ges va per primo, tenendo il pastorello per
mano, e accarezzando con l'altra le agnelle che alzano il muso belando.
I pastori radunano il gregge sotto il bosco di piante da taglio e, mentre le pecore si accosciano
ruminando oppure brucano e si strofinano ai tronchi, Ges parla.
"Avete detto: 'Lass dove noi siamo parlano solo i venti e delle volte parla il lupo e fa strage'.
Quello che avviene lass avviene nei cuori per opera di Dio, dell'uomo e di Satana. Perci potete
avere lass quanto avreste in ogni luogo.
Conoscete abbastanza la Legge per sapere i suoi dieci comandi? Anche tu, bambino? E allora avete
sufficienza di sapere. Se voi praticherete con fedelt quanto Dio ha dato per comando sarete santi.
Non lamentatevi di essere lungi dal mondo. Siete preservati da molta corruzione perci. E Dio non
vi lontano ma pi vicino in quella solitudine, dove parla la sua voce nei venti da Lui creati, nelle
erbe e nelle acque, che non fra gli uomini. Vi insegna una grande, anzi molte grandi virt questo
gregge. Esso mansueto e ubbidiente. Di poco si accontenta ed grato per ci che ha. Sa amare e
riconoscere chi lo cura e lo ama. Fate altrettanto dicendo: 'Dio il nostro Pastore e noi siamo le sue
pecore. Il suo occhio su di noi. Egli ci tutela e ci concede non ci che fonte di vizio ma necessit
di vita.'
E tenete lontano il lupo dal cuore. Il lupo sono gli uomini malvagi che forse vi sobillano e seducono
a male azioni per ordine di Satana, ed Satana stesso che vi tenta al peccato per sbranarvi. Vigilate.
Voi pastori sapete le abitudini del lupo. Egli astuto per quanto le pecore sono semplici e innocenti.
Si accosta piano, dopo aver osservato dall'alto le abitudini del gregge, scivolando fra i cespugli si
avvicina, e per non attirare l'attenzione si immobilizza poi in posizioni di pietra. Non pare un grosso
masso rotolato fra le erbe? Ma poi, quando sicuro che nessuno vigila, balza e azzanna. Cos fa
Satana. Vi sorveglia per sapere i vostri punti deboli, si aggira a voi d'intorno, pare innocuo e
assente, rivolto altrove, mentre tiene d'occhio voi, e poi all'improvviso balza per trarvi in peccato e
vi riesce qualche volta.
Ma presso di voi vi un medico ed un pietoso. Dio e il vostro angelo. Se vi siete feriti, se siete
caduti malati, non scostatevi da loro come fa il cane divenuto rabbioso. Ma anzi piangendo gridate a
loro: 'Aiuto!' Dio perdona chi si pente, e l'angelo vostro pronto a supplicare Dio per voi e con voi.
Amatevi fra voi ed amate questo bambino. Ognuno deve sentirsi un poco padre dell'orfano. La
presenza di un bambino fra voi moderi ogni vostra azione col freno santo del rispetto verso il
fanciullo. E la vostra presenza presso di lui supplisca a ci che la morte gli ha levato. Bisogna
amare il prossimo. Questo piccolo il prossimo che Dio vi confida in modo speciale. Educatelo
buono e credente, onesto e senza vizi. Egli ben da pi di una di queste pecorelle. Ora se voi avete
cura di queste perch sono del padrone, che vi punirebbe se voi le lasciaste perire, quanto pi
dovete avere cura di quest'anima che Dio vi affida per Lui e per il padre morto. La sua condizione
di orfano ben triste. Non rendetela pi grave coll'approfittarvi del suo essere piccolo e solo per
angariarlo. Pensate che Dio vede gli atti e le lacrime di ogni uomo e di tutto tiene conto per
premiare e per punire.
E tu, fanciullo, ricorda che non sei mai solo. Dio ti vede e lo spirito di tuo padre pure. Quando
qualcosa ti turba e ti consiglia a fare il male, di: 'No. Non voglio essere orfano in eterno'. Lo saresti
se dannassi il tuo cuore col peccato.
Siate buoni. Io vi benedico perch tutto il bene sia con voi. Se avessimo fatto la stessa via, vi avrei
parlato ancora a lungo. Ma il sole si alza e voi dovete andare, ed Io pure. Voi a mettere al sicuro
dall'ardore le pecore, Io a levare un altro ardore, pi tremendo, dei cuori. Pregate perch essi
sentano in Me il Pastore. Addio, Zaccaria. Sii buono. La pace a voi."
Ges bacia il pastorello e benedice, e mentre il gregge si avvia lento Egli lo segue con lo sguardo e

poi riprende la sua via.


"Hai detto che andiamo a levare da un altro ardore i cuori... Dove andiamo?" chiede l'Iscariota.
"Per ora fino a quel punto pi ombroso e dove quel rio. Ivi mangeremo e poi saprete dove
andiamo.
Ges dice: "Qui inserirete il secondo momento della conversione di Maria di Magdala avuto lo
scorso anno, il 12 agosto 1944 (B 964) (Titolo: Pietro, non la insultare. Prega per i peccatori)"

183. La guarigione di un uomo ferito in casa di Maria di Magdala.


[12 agosto 1944.]
Il collegio apostolico al completo intorno a Ges. Seduti sull'erba, al fresco di un ciuffo d'alberi,
presso un rio, tutti mangiano pane e formaggio e bevono dell'acqua del rio che fresca e limpida. I
sandali polverosi dicono che gi molta strada stata fatta e forse i discepoli non chiederebbero che
di riposare nell'erba alta e fresca.
Ma l'instancabile Camminatore non di questo parere. Non appena giudica passata l'ora pi calda,
si alza in piedi e si fa sulla via e guarda... Poi si volge e dice: "Andiamo." Semplicemente.
Giunti ad un bivio, anzi ad un quadrivio perch quattro vie polverose si uniscono in quel punto,
Ges prende risolutamente quella via che va in direzione nord-est.
"Torniamo a Cafarnao?" chiede Pietro.
Ges risponde: "No." Unicamente: no.
"Allora a Tiberiade" insiste Pietro che vuole sapere.
"Neppure."
"Ma questa via va al mar di Galilea... e l vi Tiberiade e Cafarnao..."
"E vi anche Magdala" dice Ges con un volto semiserio per far calmare la curiosit di Pietro.
"Magdala? Oh!..." Pietro un poco scandalizzato, il che mi fa pensare che questa citt abbia cattiva
fama.
"A Magdala. S. A Magdala. Reputi di esser troppo onesto per entrarvi? Pietro, Pietro!... Per amor
mio dovrai entrare non in citt di diletto, ma in veri lupanari... Non venuto il Cristo per salvare i
salvati ma per salvare i perduti... e tu... tu sarai Pietro o Cefa, e non Simone, per questo. Hai paura
di contaminarti? No! Neppur questo, vedi? (e accenna al giovanissimo Giovanni) neppur questo ne
avr danno. Lui no perch non vuole. Come non vuoi tu, come non vuole tuo fratello e il fratello di
Giovanni... come nessuno di voi, per ora, vuole. Finch non si vuole non avviene male. Ma occorre
non volere fortemente e costantemente. Forza e costanza si acquistano dal Padre, pregando con
sincerit di intenti. Non tutti saprete, in seguito, sempre pregare cos... Che dici Giuda? Non ti fidare
troppo di te stesso. Io, che sono il Cristo, prego costantemente per avere forza contro Satana. Sei tu
da pi di Me? L'orgoglio fessura per cui Satana penetra. Sii vigilante e umile, Giuda. Matteo, tu
che sei molto pratico del luogo, dimmi: meglio entrare da questa via o ve ne un'altra?"
"Secondo, Maestro. Se vuoi andare nella Magdala dei pescatori e dei poveri questa la via. Da qui
si entra nel sobborgo popolare. Ma - non lo credo ma lo dico per darti ampia risposta - ma sei vuoi
andare dove sono i ricchi, allora bisogna lasciare fra qualche cento metri questa strada e prenderne
un'altra, perch le case ricche sono quasi a quest'altezza e bisogna tornare indietro..."
"Torneremo indietro perch nella Magdala dei ricchi che voglio andare. Che hai detto, Giuda?"
"Nulla, Maestro. E' la seconda volta che me lo chiedi in poco tempo. Ma io non ho mai parlato."
"Con le labbra no. Ma hai parlato, mormorando, col tuo cuore. Hai fatto della mormorazione col tuo
ospite: il cuore. Non necessario avere un'altra creatura per interlocutrice, per parlare. Molte parole
le diciamo noi a noi... Ma non bisogna commettere mormorazione o calunnia neppure col proprio
io."
Il gruppo cammina, in silenzio adesso. La strada, da maestra, si fa cittadina, con una
pavimentazione a pietre larghe un palmo quadrato. Le case sono sempre pi ricche e belle fra orti e

giardini rigogliosi e fioriti. Ho l'impressione che la Magdala elegante fosse per i palestinesi una
specie di luogo di piacere come certe cittadine dei nostri laghi lombardi: Stresa, Gardone, Pallanza,
Bellagio, ecc. ecc. Ai ricchi palestinesi sono mescolati romani, cero venuti la luoghi come Tiberiade
o Cesarea, dove intorno al Governatore saranno certo stati dei funzionari e dei negozianti per
esportare a Roma le cose pi belle prodotte dalla colonia palestinese.
Ges si inoltra, sicuro come sapesse dove andare. Costeggia il lago al cui limite si affacciano le case
coi loro giardini.
Un grande coro di pianti esce da una ricca dimora. Son voci di donne e bambini e, acutissima, una
voce femminile che grida: "Figlio! Figlio!"
Ges si volge e guarda i suoi apostoli. Giuda si fa avanti. "Non tu" ordina Ges. "Tu, Matteo. Va e
domanda."
Matteo va e torna: "Una rissa, Maestro. Un uomo morente. Un giudeo. Il feritore scappato, era
romano. Sono corse la moglie e la madre e i piccoli bimbi... Ma muore."
"Andiamo."
"Maestro... Maestro... Il fatto avvenuto in casa di una donna... che non la moglie."
"Andiamo."
Entrano dalla porta aperta in un largo e lungo vestibolo che d poi su un bel giardino. Pare che la
casa sia divisa da questa specie di peristilio coperto e molto ricco di piante verdi in vasi e di statue e
oggetti d'intarsio. Un misto fra la sala e la serra. In una stanza, la cui porta spalancata sul
vestibolo, sono le donne piangenti. Ges entra sicuro. Non d per il suo solito saluto.
Fra gli uomini che sono presenti vi un mercante che deve conoscere Ges, perch appena lo vede
dice: "Il Rabbi di Nazareth!" e lo saluta con rispetto.
"Giuseppe, che stato?"
"Maestro, un colpo di pugnale, al cuore... Muore."
"Perch?"
Una donna grigia e spettinata si alza - era a ginocchi presso il morente al quale sorreggeva una
mano gi inerte - e con gli occhi da pazza stride: "Per lei, per lei... Me lo ha insatanassato... Pi
madre, pi moglie, pi figli c'erano per lui! L'inferno ti deve avere, satana!"
Ges alza gli occhi, seguendo la mano che tremando accusa, e vede nell'angolo, contro la parete
color rosso cupo, Maria di Magdala pi procace che mai, direi vestita... di niente per met corpo,
perch seminuda dalla vita in su, in una specie di reticella a maglie esagonali di cosine tonde che
mi paiono perline. Ma in penombra e non vedo bene.
Ges ribassa gli occhi. Maria, sferzata dall'indifferenza, si erge, mentre prima era come accasciata,
e si d un contegno.
"Donna" dice Ges alla madre. "Non imprecare. Rispondi. Perch tuo figlio era in questa casa?"
"Te l'ho detto. Perch lei lo aveva reso pazzo. Lei."
"Silenzio. Lui pure era dunque in peccato perch adultero e padre indegno di questi innocenti.
Merita dunque il suo castigo. In questa e nell'altra vita non c' misericordia per colui che non si
pente. Ma ho piet del tuo dolore, donna, e di questi innocenti. E' lontana la tua casa?"
"Un cento metri."
"Sollevate l'uomo e portatelo l."
"Non possibile, Maestro" dice il mercante Giuseppe. "Sta per morire."
"Fai quanto dico. "
Passano una tavola sotto il corpo del moribondo e il corteo esce lentamente. Traversa la via e
penetra in un giardino ombroso. Le donne continuano a piangere rumorosamente.
Appena dentro al giardino Ges si volge alla madre. "Puoi perdonare? Se tu perdoni, Dio perdona.
Bisogna farsi il cuore buono per ottenere grazia. Costui ha peccato peccher ancora. Meglio per
lui sarebbe morire, perch vivendo ricadr nel peccato e dovr rispondere anche della
irriconoscenza verso Dio che lo salva. Ma tu e questi innocenti (e segna la moglie e i bambini)
cadreste in disperazione. Io sono venuto per salvare e non perdere. Uomo, Io te lo dico: sorgi e
guarisci."
L'uomo riprende vita e apre gli occhi, vede la madre, i figli, la moglie, china il capo vergognoso.

"Figlio, figlio" dice la madre. "Eri morto se Egli non ti salvava. Torna in te. Non delirare per una..."
Ges interrompe la vecchia: "Donna, taci. Usa la misericordia che t' stata usata. La tua casa
santificata dal miracolo, che sempre prova della presenza di Dio. Per questo Io non l'ho potuto
compiere dove era il peccato. Sappi, tu almeno, serbarla tale se anche costui non lo sapr. Curatelo
ora. E' giusto che soffra qualche poco. Sii buona, donna. E tu. E voi piccoli. Addio". Ges ha posato
la mano sul capo delle due donne e dei piccini.
Poi esce passando davanti alla Maddalena, che ha seguito sino al limite della via il corteo ed
rimasta addossata contro un albero. Ges rallenta come per attendere i discepoli, ma credo lo faccia
per dar modo a Maria di fare un gesto. Ma ella non lo fa.
I discepoli raggiungono Ges, e Pietro non pu trattenersi da dire fra i denti un epiteto appropriato a
Maria. Questa, che vuol darsi un contegno, scoppia in una risata di ben povero trionfo.
Ma Ges ha udito la parola di Pietro e si volta severo: "Pietro, Io non insulto. Non insultare. Prega
per i peccatori. Null'altro".
Maria spezza il trillo della sua risata, china il capo e fugge come una gazzella in direzione della sua
casa.

184. Il piccolo Beniamino di Magdala e due parabole sul regno dei Cieli.
10 giugno 1945.
Il miracolo deve essere avvenuto da poco, perch gli apostoli ne parlano, e anche dei cittadini
commentano, additandosi il Maestro che se ne va, diritto e severo, verso la periferia della citt,
verso la parte dei poveri.
Si ferma ad una casuccia da cui esce saltellando un bambino seguito dalla madre. "Donna, mi lasci
entrare nel tuo orto e sostare un poco finch il sole perda il suo calore?"
"Entra, Signore. Anche in cucina se vuoi. Ti porter acqua e ristoro."
"Non ti affaticare. Mi basta rimanere in questo orto quieto."
Ma la donna vuole offrire acqua temperata da non so che, e poi gironzola per l'orto come vogliosa
di parlare e non osa. Si occupa delle verdure, ma una finta. In realt si occupa del Maestro e le d
noia il bambino che coi suoi strilli, quando acciuffa una farfalla o un altro insetto, le impedisce di
sentire ci che Ges dice. Se ne inquieta e lascia andare uno schiaffetto al bambino, il quale... strilla
pi forte.
Ges - che stava rispondendo allo Zelote che gli aveva chiesto: "Credi che Maria ne sia scossa?",
con queste parole: "Pi che non vi appaia..." - si volge e chiama a S il bambino, che accorre a
finire il suo pianto sui ginocchi di Ges.
La donna chiama: "Beniamino! Vieni qui. Non disturbare."
Ma Ges dice: "Lascialo, lascialo. Star buono e ti lascer quieta"; poi al bambino: "Non piangere.
Non ti ha fatto male la mamma. Solo ti ha fatto ubbidire, anzi, ti voleva far ubbidire. Perch strillavi
mentre lei voleva silenzio? Forse si sente male e i tuoi gridi le danno noia."
Il bambino, svelto svelto, con quella insuperabile schiettezza che la disperazione dei grandi, dice:
"No. Non si sente male. Ma voleva sentire quello che Tu dicevi... Me lo ha detto. Ma io, che volevo
venire da Te, facevo chiasso apposta perch Tu mi guardassi."
Ridono tutti e la donna si fa di fiamma.
"Non arrossire, donna. Vieni qui. Mi volevi sentir parlare? Perch?"
"Perch sei il Messia. Non puoi essere che Tu il Messia, col miracolo che hai fatto... E mi piaceva
sentirti. Io non vado mai fuori di Magdala perch ho... un marito difficile e cinque bambini. Il pi
piccolo ha quattro mesi... e Tu qui non vieni mai."
"Sono venuto, e nella tua casa. Lo vedi."
"Per questo volevo sentirti."
"Dove tuo marito?"

"Sul mare, Signore. Se non si pesca non si mangia. Io non ho che questo orticello. Pu bastare a
sette persone? Eppure Zaccheo vorrebbe che s..."
"Sii paziente, donna. Tutti hanno la loro croce."
"Eh! no! Le spudorate non hanno che il godere. Hai visto l'opera delle spudorate! Godono e fanno
soffrire. Loro non si spezzano le reni nel figliare e nel lavorare. Non si fanno venire le vesciche con
la zappa o si spellano le mani con i bucati. Loro sono belle, fresche. Per loro non c' la condanna di
Eva. Sono la condanna nostra, anzi, perch... gli uomini... Tu mi capisci."
"Ti capisco. Ma sappi che hanno anche loro la loro tremenda croce. La pi tremenda. Quella che
non si vede. Quella della coscienza che le rimprovera, del mondo che le schernisce, del loro sangue
che le ripudia, di Dio che le maledice. Non sono felici, credi. Non si spezzano le reni nel generare e
nel lavorare, non si fanno venire piaghe alle mani nel faticare. Ma si sentono spezzate lo stesso, e
con vergogna. Ma il loro cuore tutto una piaga. Non invidiare il loro aspetto, la loro freschezza, la
loro apparente serenit. E' un velo steso su una rovina che morde e non d pace. Non invidiare il
loro sonno, tu, madre onesta che sogni i tuoi innocenti... Esse hanno l'incubo sul loro guanciale. E
domani, nel giorno che saranno all'agonia o alla vecchiaia, il rimorso e il terrore."
"E' vero... Perdona... Mi lasci stare qui?"
"Rimani. Racconteremo una bella parabola a Beniamino, e quelli che non sono bambini
l'applicheranno a loro stessi ed a Maria di Magdala. Udite.
In voi il dubbio sulla conversione di Maria al bene. Nessun segno in lei d indice verso questo
passo. Sfrontata e impudente ella, conscia del suo grado e del suo potere, ha osato sfidare la gente e
venire persino sulla soglia della casa dove si piange per causa sua. Al rimprovero di Pietro risponde
con una risata. Al mio sguardo che l'invita con l'irrigidirsi superba. Voi forse avreste voluto, chi per
amore verso Lazzaro, chi per amore verso di Me, che Io le parlassi direttamente, a lungo,
soggiogandola col mio potere, mostrando la mia forza di Messia Salvatore. No. Non occorre tanto.
L'ho detto per un'altra peccatrice molti mesi sono. Le anime devono farsi da s. Io passo, getto il
seme. Nel segreto il seme lavora. L'anima va rispettata in questo suo lavoro Se il primo seme non
attecchisce se ne semina un altro, un altro... ritirandosi solo quando si hanno prove sicure della
inutilit del seminare. E si prega. La preghiera come la rugiada sulle zolle: le tiene morbide e
nutrite, e il seme pu germogliare. Non fai cos tu, donna, con le tue verdure?
Ora ascoltate la parabola del lavoro di Dio nei cuori per fondarvi il suo regno. Perch ogni cuore
un piccolo regno di Dio sulla terra. Dopo, oltre la morte, tutti questi piccoli regni si agglomerano in
uno solo, nello smisurato, santo, eterno Regno dei Cieli.
Il regno di Dio nei cuori creato dal Seminatore Divino. Egli viene al suo podere, - l'uomo di Dio,
perci ogni uomo inizialmente suo - e vi sparge il suo seme. Poi se ne va ad altri poderi, ad altri
cuori. Si succedono i giorni alle notti e le notti ai giorni. I giorni portano sole o piogge, in questo
caso raggi d'amore divino e effusione della divina sapienza che parla allo spirito. Le notti portano
stelle e silenzio riposante: nel nostro caso richiami luminosi di Dio e silenzio per lo spirito perch
l'anima si raccolga e mediti.
Il seme, in questo succedersi di provvidenze inavvertibili e potenti, si gonfia, si fende, mette radici,
si abbarbica, getta fuori le prime fogliette, cresce. Tutto questo senza che l'uomo lo aiuti. La terra
produce spontaneamente l'erba dal seme, poi l'erba si fortifica e sorregge la spiga che sorge, poi la
spiga si alza, si gonfia, si indurisce, si fa bionda, dura, perfetta nel suo granire. Quando matura
torna il seminatore e vi mette la falce, perch il tempo della perfezione venuto per quel seme. Di
pi non potrebbe evolversi e per questo viene colto.
Nei cuori la mia parola fa lo stesso lavoro. Parlo dei cuori che accolgono il seme. Ma il lavoro
lento. Bisogna non sciupare tutto con l'intempestivt. Come faticoso al piccolo seme fendersi e
conficcare le radici nella terra! Anche al duro e selvaggio cuore penoso questo lavoro. Deve
aprirsi, lasciarsi frugare, accogliere cose nuove, faticare a nutrirle, apparire diverso perch coperto
di umili ed utili cose e non pi dell'attraente, pomposo e inutile esuberante fiorire che lo copriva
prima. Deve accontentarsi di lavorare con umilt, senza attirare ammirazione, per l'utile dell'Idea
divina. Deve spremere tutte le sue capacit per crescere e fare spiga. Si deve arroventare d'amore
per divenire grano. E quando, dopo aver superato rispetti umani tanto, tanto, tanto penosi; dopo aver

faticato, sofferto ed essersi affezionato alla sua nuova veste, ecco che se ne deve spogliare con un
taglio crudele. Dare tutto per avere tutto. Rimanere spoglia per essere rivestito in Cielo della stola
dei santi. La vita del peccatore che diventa santo il pi lungo, eroico, glorioso combattimento. Io
ve lo dico.
Comprendete da quanto vi ho detto che giusto che Io agisca verso Maria come agisco. Ho forse
agito diverso con te, Matteo?"
"No, mio Signore."
"E, dimmi il vero, ti ha pi persuaso la mia pazienza o le rampogne acerbe dei farisei?"
"La tua pazienza, tanto che sono qui. I farisei, coi loro sprezzi e i loro anatemi, mi facevano
sprezzante, e per sprezzo facevo ancor pi male di quanto avevo fino allora fatto. Succede cos. Ci
si irrigidisce di pi quando, essendo in peccato, ci si sente trattare da peccatori. Ma quando in
luogo di un insulto ci viene una carezza, si resta sbalorditi; poi si piange... e quando si piange
l'armatura del peccato si schiavarda e crolla. Si resta nudi davanti alla Bont e la si supplica, col
cuore, di investirci di S."
"Hai detto bene. Beniamino, ti piace la storia? S? Bravo. E la mamma dove ?"
Risponde Giacomo d'Alfeo: "E' uscita al termine della parabola, andando di corsa per quella via."
"Andr al mare per vedere se viene lo sposo" dice Tommaso.
"No. E' andata dalla vecchia madre, a prendere i fratellini. La mamma li porta l per poter lavorare"
dice il bambino appoggiato confidenzialmente ai ginocchi di Ges.
"E tu stai qui, uomo? Devi essere un bell'aspide se ti tiene solo!" osserva Bartolomeo.
"Io sono il pi grande, e l'aiuto..."
"A guadagnarsi il Paradiso, povera donna! Quanti anni hai?" chiede Pietro.
"Fra tre anni sono figlio della Legge." dice con superbia il monello.
"Sai leggere?" domanda il Taddeo.
"S... ma vado adagio perch... perch il maestro mi mette fuori quasi tutti i giorni..."
"L'ho detto io!" dice Bartolomeo
"Ma io faccio cos perch il maestro vecchio e brutto e dice sempre le stesse cose che fanno
dormire! Fosse come Lui (e accenna a Ges) starei attento. Picchi, Tu, chi dorme o chi giuoca?"
"Io non picchio nessuno. Ma dico ai miei scolari: 'Siate attenti per vostro bene e per amore mio"
risponde Ges.
"Ecco, cos s! Per amore s. Non per paura."
"Ma se tu diventi buono, il maestro ti vuole bene."
"Tu vuoi bene solo a chi buono? Poco fa hai detto che sei stato paziente con questo qui, che non
era buono...". La logica infantile stringente.
"Io sono buono con tutti. Ma chi diventa buono amato molto, molto da Me, e con quello sono
tanto, tanto buono."
Il bambino pensa... poi alza la testa e chiede a Matteo: "Tu come hai fatto a diventare buono?"
"Gli ho voluto bene."
Il bambino pensa ancora, e poi guarda i dodici e dice a Ges: "Sono tutti buoni questi?"
"Certamente che lo sono."
"Ne sei sicuro? Delle volte io faccio il buono, ma quando voglio fare un... malestro pi grosso."
La risata di tutti fragorosa. Ride anche l'ometto in via di confessarsi. Ride anche Ges, che se lo
stringe al cuore e lo bacia.
Il bambino, ormai molto amico di tutti, vuole giocare e dice: "Ora ti dico io chi buono" e inizia la
sua scelta. Guarda tutti e va dritto da Giovanni e Andrea che sono vicini e dice: "Tu e tu. Venite
qui." Poi sceglie i due Giacomi e li unisce ai due. Poi prende il Taddeo. Resta molto in pensiero
davanti allo Zelote e a Bartolomeo dice: "Siete vecchi, ma siete buoni" e li unisce agli altri.
Considera Pietro, che subisce l'esame facendo degli occhiacci per burla, e lo trova buono. Matteo
anche lui passa e cos Filippo. A Tommaso dice: "Tu ridi troppo. Io faccio sul serio. Non sai che il
mio maestro dice che chi ride sempre sbaglia poi alla prova?". Ma insomma anche Tommaso passa,
con pochi voti, ma passa l'esame. Poi il bambino torna da Ges.
"Ehi, monello! Ci sono anche io! Non sono una pianta. Sono giovane e bello. Perch non mi

esamini?" dice l'Iscariota.


"Perch non mi piaci. La mamma dice che quando una cosa non piace non la si tocca. Si lascia sulla
tavola, che la prendano gli altri ai quali pu piacere. E dice che, se uno offre una cosa che non
piace, non si dice: 'Non mi piace'. Ma si dice: 'Grazie, non ho fame'. Io non ho fame di te."
"Ma come? Guarda, se mi dici che sono buono ti do questa moneta."
"Che me ne faccio? Cosa compero con una bugia? La mamma dice che i denari frutti di inganno
diventano paglia. Una volta dalla madre vecchia mi sono fatto dare con una bugia una didramma
per comperarmi le focacce col miele, e nella notte mi diventato paglia. Lo avevo messo in quel
buco l, sotto la porta, per prenderlo al mattino, e ci ho trovato un mannello di paglia."
"Ma perch non mi vedi buono? Che ho? Il piede fesso? Sono brutto?"
"No. Ma mi fai paura."
"Ma perch?" chiede l'Iscariota avvicinandosi.
"Non so. Lasciami stare. Non mi toccare o ti graffio."
"Che istrice! E' folle". Giuda ride male.
"Non folle. Tu sei cattivo" e il bambino si rifugia in grembo a Ges, che lo carezza senza parlare.
Gli apostoli scherzano sull'accaduto, poco lusinghiero per l'Iscariota.
Intanto ecco che torna la donna con una dozzina di persone e poi, ancora, ecco altre e altre. Saranno
cinquanta circa. Tutta povera gente.
"Parleresti loro? Almeno un pochino. Questa la madre di mio marito, questi i miei figli. E
quell'uomo l mio marito. Una parola, Signore" supplica la donna.
"Per dirti grazie dell'ospitalit. S. La dico."
La donna entra in casa dove la reclama il poppante e si siede sulla soglia dando il seno da succhiare.
"Udite. Qui sulle mie ginocchia ho un bambino che ha parlato molto saggiamente. Ha detto: 'Tutte
le cose ottenute con inganno divengono paglia'. La sua mamma gli ha insegnato questa verit. Non
favola. E' verit eterna. Non riesce mai bene quanto si fa senza onest. Perch la menzogna nelle
parole, negli atti, nella religione, sempre segno della alleanza con Satana, maestro di menzogna.
Non vogliate credere che le opere atte a conseguire il Regno dei Cieli siano opere fragorosamente
vistose. Sono atti continui, comuni, ma fatti con un fine soprannaturale d'amore. L'amore il seme
della pianta che nascendo in voi cresce fino al Cielo, e alla cui ombra nascono tutte le altre virt. Lo
paragoner ad un minuscolo granello di senape. Come piccino! Uno dei pi piccoli fra i semi che
l'uomo sparge. Eppure guardate, quando compiuta la pianta, quanto si fa forte e fronzuta e quanto
frutto d. Non il cento per cento, ma il cento per uno. Il pi piccolo. Ma il pi solerte nel lavorare.
Quanto utile vi dona.
Cos l'amore. Se voi chiuderete nel vostro seno un semino d'amore per il vostro santissimo Iddio e
per il vostro prossimo e sulla guida dell'amore farete le vostre azioni, non mancherete a nessun
precetto del Decalogo. Non mentirete a Dio con una falsa religione, di pratiche e non di spirito. Non
mentirete al prossimo con una condotta di figli ingrati, di sposi adulteri o anche solo troppo
esigenti, di ladri nei commerci, di mentitori nella vita, di violenti verso chi vi nemico. Guardate in
quest'ora calda quanti uccellini si rifugiano fra le ramaglie di quest'orto. Fra poco quel solco di
senape, per ora piccina, sar un vero passeraio. Tutti gli uccelli verranno al sicuro e all'ombra di
quelle piante cos folte e comode, ed i piccoli degli uccelli impareranno a fare sicura l'ala proprio
fra quel rameggiare che fa scala e rete per salire e per non cadere. Cos l'amore, base del Regno di
Dio.
Amate e sarete amati. Amate e vi compatirete. Amate e non sarete crudeli volendo pi di quanto
non sia lecito da chi vi sottoposto. Amore e sincerit per ottenere la pace e la gloria dei Cieli.
Altrimenti, come ha detto Beniamino, ogni vostra azione, fatta mentendo all'amore e alla verit, vi
si muter in paglia per il vostro letto infernale.
Io non vi dico altre cose. Vi dico solo: abbiate presente il grande precetto dell'amore e siate fedeli a
Dio Verit ed alla verit in ogni parola, atto e sentimento, perch la verit figlia di Dio. Una
continua opera di perfezionamento di voi, cos come il seme continuamente cresce fino alla sua
perfezione. Un'opera silenziosa, umile, paziente. Siate certi che Dio vede le vostre lotte e vi premia
pi di un egoismo vinto, di una parola villana trattenuta, di una esigenza non imposta, che non se,

armati in battaglia, uccideste il nemico. Il Regno dei Cieli, di cui sarete possessori se vivrete da
giusti, costruito con le piccole cose di ogni giorno. Con la bont, la morigeratezza, la pazienza, col
contentarsi di ci che si ha, con il compatimento reciproco, con l'amore, l'amore, l'amore.
Siate buoni. Vivete in pace gli uni con gli altri. Non mormorate. Non giudicate. Dio sar allora con
voi. Vi do la mia pace come benedizione e ringraziamento della fede che avete in Me."
Poi Ges si volge alla donna dicendo: "Dio benedica te in particolare, perch sei una santa moglie e
una santa madre. Persevera nella virt. Addio Beniamino. Sii sempre pi amante della verit, e
ubbidisci a tua madre. La benedizione a te e ai tuoi fratellini, e a te, madre."
Un uomo si fa avanti. E' confuso e balbetta: "Ma, ma... io sono commosso di quanto dici di mia
moglie... Non sapevo..."
"Non hai occhi e intelletto, forse?"
"Li ho."
"Perch non li usi? Vuoi che te li snebbi?"
"Lo hai gi fatto, Signore. Ma le voglio bene, sai? E' che... ci si abitua... e... e..."
"E ci si crede lecito pretendere troppo perch l'altro pi buono di noi... Non lo fare pi. Sei sempre
in pericolo col tuo mestiere. Non temere delle burrasche se Dio con te. Ma se con te l'Ingiustizia,
temi fortemente. Hai capito?"
"Pi che Tu non dica. Ma cercher di ubbidirti... Non sapevo... Non sapevo..." e guarda la moglie
come la vedesse per la prima volta.
Ges benedice ed esce sulla stradetta. Riprende il cammino verso la campagna.

185. La tempesta sedata. Un insegnamento nellantefatto.


30 gennaio 1944.
[...].
Ora che tutti dormono, narro la mia gioia. Ho 'visto' il Vangelo di oggi.
Noti che stamane, leggendolo, ho detto a me stessa."Ecco un episodio evangelico che non vedr
mai perch poco si presta ad una visione". Invece, quando meno vi pensavo, proprio venuto ad
empirmi di gioia.
Ecco quanto vidi.
Una barca a vela, non eccessivamente grande ma neppure piccina, una barca da pesca, sulla quale
potevano comodamente muoversi un cinque o sei persone, solca le acque di un bel lago, color
azzurro intenso.
Ges dorme a poppa. E' vestito di bianco come al solito. Ha il capo reclinato sul braccio sinistro, e
sotto al braccio e al capo ha messo il suo manto azzurro-grigio ripiegato a pi doppi. E' seduto, non
sdraiato, sul fondo della barca, e appoggiata la testa su quel pezzo di tavolato che sta nella parte
estrema della poppa. Non so come la chiamano i marinai. Dorme placidamente. E' stanco. E'
placido.
Pietro al timone, Andrea si occupa delle vele, Giovanni e due altri che non so chi siano riordinano
gomene e reti nel fondo della barca come avessero intenzione di prepararsi a una pesca, forse nella
notte. Direi che il giorno si avvia alla sera perch il sole gi cala ad occidente. I discepoli hanno
tutti rialzate le tuniche facendole rimborsare alla vita, per mezzo della cintura, per essere pi liberi
nei movimenti e nel passare qua e l nella barca scavalcando remi e sedili e ceste e reti senza che le
vesti diano noia. Si sono tutti levati il manto.
Vedo che il cielo si incupisce e il sole si nasconde dietro dei nuvoloni temporaleschi sbucati
d'improvviso da dietro una punta di collina. Il vento li spinge velocemente verso il lago. Il vento per
ora alto e il lago ancora quieto, solo si fa pi cupo nella tinta e ha un corrugamento nella sua
superficie. Non sono ancora onde ma gi si muovono le acque.
Pietro e Andrea osservano cielo e lago e predispongono le manovre per accostare a riva. Ma il vento
si abbatte sul lago e in pochi minuti tutto ribolle e schiuma. Onde che cozzano le une contro le altre,

che urtano la navicella, la alzano, l'abbassano, la piegano in tutti i sensi, impediscono le manovre
del timone come il vento quella della vela che viene abbassata.
Ges dorme. N i passi e le voci concitate dei discepoli, n i fischi del vento e neppure gli schiaffi
delle onde contro i fianchi e la prora lo svegliano. I suoi capelli ondeggiano al vento e qualche
spruzzo d'acqua lo arriva. Ma Egli dorme. Giovanni, da prua, corre a poppa e lo copre col suo
mantello che ha tratto da sotto un tavolato. Lo copre con delicato amore.
La tempesta si fa sempre pi brutta. Il lago nero come vi fosse versato dell'inchiostro, striato dalle
spume delle onde. La barca inghiotte acqua e sempre pi viene spinta al largo dal vento. I discepoli
sudano nella manovra e nel buttare oltre bordo l'acqua che le onde rovesciano. Ma non serve a
nulla. Essi sguazzano ormai sino a met gamba nell'acqua e la barca diviene sempre pi pesante.
Pietro perde la calma e la pazienza. D al fratello il timone e traballando va verso Ges e lo scuote
vigorosamente.
Ges si sveglia e alza il capo.
"Salvaci, Maestro, noi periamo!" gli grida Pietro (deve gridare per farsi udire).
Ges guarda il suo discepolo fissamente, guarda gli altri e poi guarda il lago. "Hai fede che Io vi
possa salvare?"
"Presto, Maestro" grida Pietro mentre una vera montagna d'acqua, partendo dal centro del lago, si
dirige veloce sulla povera barca. Sembra una tromba d'acqua tanto alta e spaventosa. I discepoli
che la vedono venire si inginocchiano e si aggrappano dove possono, sicuri che la fine.
Ges si alza. In piedi su quel tavolato di prora. Figura bianca sul livido della bufera. Stende le
braccia verso il maroso e dice al vento: "Fermati e taci", e all'acqua: "Quietati. Lo voglio."
E il cavallone si dissolve in schiuma che cade senza nuocere con un ultimo ruggito che si spegne in
un mormorio, come il vento in un ultimo fischio che si muta in sospiro. E sul lago pacificato torna il
sereno del cielo e la speranza e la fede nel cuore dei discepoli.
La maest di Ges non la posso descrivere. Bisogna vederla per comprenderla. Ed io me la gusto
nel mio interno perch m' tuttora presente, e penso a quanto era placido il sonno di Ges e quanto
era potente il suo imperio sui venti e sulle onde.

Ges dice poi:


"Non ti commento il Vangelo nel senso con cui tutti lo commentano. Ti illustro l'antefatto del brano
evangelico.
Perch Io dormivo? Non sapevo forse che la burrasca stava per venire? S, Io lo sapevo. Io solo lo
sapevo. E allora perch dormivo?
Gli apostoli erano uomini, Maria. Animati da buona volont, ma ancora tanto 'uomini'. L'uomo si
crede sempre capace di tutto. Quando poi realmente capace in una cosa, pieno di sussiego e di
attaccamento per la sua 'capacit'.
Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni erano dei buoni pescatori e perci si credevano insuperabili
nelle manovre marinare. Io per loro ero un grande 'rabbi', ma un nulla come marinaio. Perci mi
giudicavano incapace di aiutarli e, quando salivano in barca per traversare il mare di Galilea, mi
pregavano di stare seduto perch non ero capace di altro. Anche il loro affetto era causa di questo,
perch non volevano impormi fatiche materiali. Ma l'attaccamento alla loro capacit superava anche
l'affetto.
Io non mi impongo che in casi eccezionali, Maria. Generalmente vi lascio liberi e attendo. Quel
giorno, stanco e pregato di riposare, ossia di lasciarli fare, loro che erano tanto pratici, mi misi a
dormire.
Nel mio sonno era anche mescolata la constatazione del come l'uomo 'uomo' e vuol fare da s
senza sentire che Dio non chiede che di aiutarlo. Vedevo in quei 'sordi spirituali', in quei 'ciechi
spirituali', tutti i sordi e i ciechi dello spirito, che per secoli e secoli si sarebbero rovinati per 'voler
fare da s' avendo Me curvo sui loro bisogni in attesa di essere chiamato in aiuto.
Quando Pietro grid: 'Salvaci!', la mia amarezza cadde come un sasso lasciato andare.

Io non sono 'uomo', sono il Dio-Uomo. Non agisco come voi agite. Voi, quando uno ha respinto il
vostro consiglio o aiuto e lo vedete negli impicci, se anche non siete tanto cattivi da goderne, lo
siete sempre tanto da rimanere sdegnosamente, indifferentemente a guardarlo senza commuovervi
al suo grido di aiuto. Col vostro contegno gli significate: 'Quando ti volevo aiutare non mi hai
voluto? Ora fa' da te'. Ma Io sono Ges. Sono il Salvatore. E salvo, Maria. Salvo sempre non
appena mi si invoca.
I poveri uomini potrebbero obbiettare: 'E allora perch permetti alle tempeste singole o collettive di
formarsi?'.
Se Io con la mia potenza distruggessi il Male, quale che sia, voi giungereste a credervi autori del
Bene, che in realt sarebbe mio dono, e non vi ricordereste mai pi di Me. Mai pi.
Avete bisogno, poveri figli, del dolore per ricordarvi che avete un Padre. Come il figliol prodigo
che si ricord di averlo quando ebbe fame. Le sventure servono a farvi persuasi del vostro nulla,
della vostra insipienza, causa di tanti errori, e della vostra cattiveria, causa di tanti lutti e dolori,
delle vostre colpe, causa di punizione che da voi vi date, e della mia esistenza, della mia potenza,
della mia bont.
Ecco quel che vi dice il Vangelo di oggi. Il 'vostro' vangelo dell'ora presente, poveri figli.
Chiamatemi. Ges non dorme che perch angosciato di vedersi disamato da voi. Chiamatemi e
verr".
[...].

186. I due indemoniati della regione dei Geraseni


11 giugno 1945.
Qui va messa la 'Tempesta sedata', avuta il 30 gennaio 1944. Poi la seguente visione.
Ges, tagliato il lago, in direzione nord-ovest sud-est, si raccomanda a Pietro di sbarcare presso
Ippo. E Pietro ubbidisce senza discutere, scendendo con la barca fino all'imboccatura di un
fiumiciattolo che la primavera e il recente temporale fanno pieno e fragoroso e sbocca nel lago da
una gola aspra e scogliosa, come tutta la costa in questo punto. I garzoni assicurano le barche - ve
ne uno per ogni barca - e ricevono l'ordine di attendere fino a sera per tornare a Cafarnao.
"E fate i pesci con chi vi interroga" consiglia Pietro. "A chi vi domanda dove il Maestro,
rispondete sicuri: 'Non so'. A chi vuole sapere dove diretto, lo stesso. Tanto la verit. Non lo
sapete."
Si separano, e Ges intraprende la salita di un ripido sentiero che si inerpica sulla scogliera quasi a
picco. Gli apostoli lo seguono per il sentiero malagevole fino al sommo della scogliera, che si placa
in un pianoro sparso di querce sotto le quali pasturano molti porci.
"Fetidi animali!" esclama Bartolomeo. "Ci impediscono di passare..."
"No. Non ci impediscono. Vi posto per tutti" risponde calmo Ges.
Del resto i guardiani, vedendo degli israeliti, cercano di radunare i porci sotto le querce lasciando
libero il sentiero. E gli apostoli passano, facendo mille boccacce, fra le lordure lasciate dagli
animali, che grufolano ben pingui e sempre cercanti maggiore pinguedine.
Ges passato senza tante storie, dicendo ai guardiani del branco: "Dio vi rimuneri per la vostra
gentilezza."
I guardiani, povera gente di poco meno sporca dei loro porci e in compenso infinitamente pi
magra, lo guardano stupiti e poi bisbigliano tra di loro. Uno dice: "Ma che non sia israelita?" Al che
gli altri rispondono: "Non vedi che ha le frange alla veste?"
Il gruppo apostolico si riunisce, ora che pu procedere in gruppo su una viottola abbastanza ampia.
Il panorama bellissimo. Sopraelevato di poche decine di metri sul lago, permette per di dominare
tutto lo specchio d'acqua con le citt sparse sulle rive. Tiberiade splende con le sue belle costruzioni
in faccia al luogo dove sono gli apostoli. Qui sotto, ai piedi della scogliera basaltica, la breve

spiaggia pare un piccolo cuscino di verdura, mentre nella sponda opposta, da Tiberiade all'imbocco
del Giordano, vi una pianura piuttosto ampia e acquitrinosa per le acque del fiume - che pare
stentino a riprendere il corso dopo la sosta nel placido lago - ma talmente folta di tutte le erbe e i
cespugli dei posti ricchi d'acque, e talmente popolata di uccelli acquatici dai colori variegati come
fossero sparsi di gioielli, che si guarda quel luogo come un giardino. Gli uccelli si alzano dalle folte
erbe e dai canneti volano sul lago, si tuffano per rapire alle acque un pesce, si alzano ancora pi
splendenti per l'acqua che ha ravvivato i colori delle piume, e tornano verso la fiorita pianura su cui
il vento scherza smuovendone i colori.
Qui invece sono boschi di altissime querce sotto cui l'erba soffice e smeraldina, e oltre questa
striscia di boschi il monte torna a salire dopo un vallone, facendo un rapido cocuzzolo roccioso su
cui sono incrostate le case, costruite su scaglioni di roccia. Credo che il monte faccia tutt'uno con le
murature, prestando le sue caverne per abitazioni, in un misto di citt troglodita e di citt comune.
E' caratteristica con questa ascesa a terrazzoni, per cui il tetto delle case del terrazzone sottostante
all'altezza dell'ingresso terreno delle case dello scaglione soprastante. Dai lati dove il monte pi
ripido, ripido tanto da non permettere nessuna costruzione, sono caverne e spacchi profondi e
discese dirupate a valle. In tempo di acquazzoni quelle discese devono divenire altrettanti bizzarri
torrentelli. Massi di ogni sorta, rotolati a valle dalle alluvioni, fanno un caotico piedistallo al
monticello cos aspro e selvaggio, gobbuto e petulante come un signorotto che vuole essere
rispettato ad ogni costo.
"Non Gamala, quella?" chiede la Zelote.
"S, Gamala. La conosci?" dice Ges.
"Vi fui fuggiasco in una notte molto lontana. Poi venne la lebbra e non uscii pi dai sepolcri."
"Fino qui fosti inseguito?" chiede Pietro.
"Venivo dalla Siria, dove ero andato cercando protezione. Ma mi scoprirono e solo la fuga in queste
terre mi risparmi la cattura. Dopo sono sceso lentamente, e sempre minacciato, sino al deserto di
Tecua e da l, lebbroso ormai, alla valle dei Morti. La lebbra mi salvava dai nemici..."
"Pagani questi, vero?" domanda l'Iscariota.
"Quasi tutti. Pochi ebrei per i traffici, e poi una mescolanza di credenze, o di non credenze affatto.
Per non furono malvagi col fuggiasco."
"Luoghi da banditi! Che gole!" esclamano in molti.
"S. Ma, credetelo, banditi ve ne sono di pi dall'altro lato" dice Giovanni, ancora impressionato
dalla cattura del Battista.
"Dall'altro lato vi sono banditi anche fra quelli che hanno nome di giusti" termina suo fratello.
Ges riprende la parola: "Eppure li avviciniamo senza ribrezzo. Mentre qui avete torto il viso
dovendo passare presso degli animali."
"Sono immondi..."
"Lo molto di pi il peccatore. Queste sono bestie fatte cos, e non loro da addebitarsi se cos
sono. L'uomo invece responsabile di essere immondo per il peccato."
"Ma allora perch per noi sono stati classificati immondi?" chiede Filippo.
"Una volta ne ho accennato. In quest'ordine vi una ragione soprannaturale e una naturale. La
prima di insegnare al popolo eletto a saper vivere avendo presente la sua elezione e la dignit
dell'uomo, anche in una azione comune come il mangiare. L'uomo selvaggio si ciba di tutto. Basta
empirsi il ventre. L'uomo pagano, anche se selvaggio non , mangia ugualmente di tutto, senza
pensare che il supernutrirsi fomenta vizi e tendenze che avviliscono l'uomo. I pagani anzi cercano di
portarsi a questa frenesia di piacere che per loro quasi una religione. I pi colti fra voi sanno di
feste oscene in onore dei loro di che degenerano in una orgia di libidine. Il figlio del popolo di Dio
deve sapersi contenere, e nell'ubbidienza e nella prudenza perfezionare se stesso, avendo presente la
sua origine e il suo fine: Dio e il Cielo. La ragione naturale di non eccitare il sangue con cibi che
portano a calori indegni dell'uomo, al quale non negato l'amore anche carnale, ma che deve
temperarlo sempre con la freschezza dell'anima tendente al Cielo, fare perci un amore, non una
sensualit, di quel sentimento che unisce l'uomo alla sua compagna, nella quale deve vedere la sua
simile e non la femmina. Ma le povere bestie non sono colpevoli di essere porci, n degli effetti che

la carne dei porci pu, a lungo andare produrre nel sangue. Meno ancora ne hanno colpa gli uomini
preposti alla guardia dei porci. Se sono onesti, che differenza sar, nell'altra vita, fra costoro e lo
scriba che sta curvo sui libri e che, purtroppo, non impara da essi la bont? In verit vi dico che
vedremo guardiani di porci fra i giusti, e scribi fra gli ingiusti. Ma cosa questo rovino?"
Si scansano tutti dal fianco del monte perch pietre e terriccio rotolano e rimbalzano per la china, e
si guardano attorno stupiti.
"Ecco, ecco! Ecco l! Due... nudi affatto... vengono verso noi e gesticolano. Folli..."
"O indemoniati" risponde Ges all'Iscariota, che ha visto per primo due ossessi venire verso Ges.
Devono essere usciti da qualche caverna nel monte. Urlano. E uno, il pi veloce nella corsa, si
precipita verso Ges. Pare uno strano uccellaccio spogliato delle penne, tanto va svelto e tanto
remiga con le braccia come fossero ali. Si abbatte ai piedi di Ges gridando: "Qui sei, Padrone del
mondo? Che ho a fare con Te, Ges, Figlio di Dio altissimo? Gi venuta l'ora del nostro castigo?
Perch sei venuto prima del tempo a tormentarci?".
L'altro indemoniato, sia perch fosse legato nella favella, sia perch posseduto da un demonio che
lo fa tardo, non fa che buttarsi bocconi e piangere piano e poi, messosi a sedere, resta come inerte,
giocherellando coi sassi e coi suoi piedi nudi.
Il demonio continua a parlare per bocca del primo, che si divincola al suolo in un parossismo di
terrore. Si direbbe che voglia reagire e non possa che adorare, attratto e respinto nello stesso tempo
dal potere di Ges. Urla: "Ti scongiuro in nome di Dio, cessa di tormentarmi. Lasciami andare!"
"S, ma fuori da costui. Spirito immondo, esci da costoro, e di' il tuo nome."
"Legione il mio nome perch siamo molti. Teniamo questi da anni e per essi spezziamo lacci e
catene, n c' forza d'uomo che li possa tenere. Terrore essi sono, per causa di noi, e ce ne serviamo
per farti bestemmiare. Ci vendichiamo su questi del tuo anatema. Abbassiamo l'uomo sotto la belva
per irriderti, e non c' lupo o sciacallo e iena, non avvoltoio e vampiro simili a questi che noi
teniamo. Ma non ci cacciare. Troppo orrido l'inferno!..."
"Uscite! In nome di Ges, uscite!" Ges ha una voce di tuono e i suoi occhi dardeggiano splendori.
"Lasciami almeno entrare in quel branco di porci che Tu hai incontrato."
"Andate."
Con un urlo bestiale i demoni si separano dai due disgraziati e, fra un improvviso turbine di vento
che fa ondeggiare le querce come steli, si abbattono sui numerosissimi porci, che con stridi
veramente demoniaci si danno a correre come invasati attraverso le querce, si urtano, si feriscono, si
mordono e infine si precipitano nel lago quando, giunti sul ciglio dell'alta scogliera, non hanno pi
che l'acqua sottostante per rifugio. Mentre i guardiani, travolti e desolati, urlano di spavento, le
bestie, centinaia, con un succedersi di tonfi precipitano nelle acque quiete, spezzandole in un
ribollire di spume, affondano, rigalleggiano, mostrando a turno i tondi ventri o i musi puntuti nei cui
occhi il terrore, e infine affogano.
I pastori, urlando, corrono verso la citt.
Gli apostoli, andati verso il luogo del disastro, tornano dicendo: "Non se ne salvato uno! Hai reso
loro un brutto servizio!"
Ges, calmo, risponde: "Meglio che periscano duemila porci che non un solo uomo. Date una veste
a costoro. Non possono stare cos."
Lo Zelote apre un sacco e d una delle sue vesti. Tommaso d l'altra. I due sono ancora un poco
imbambolati come uscissero da un pesante sonno pieno di incubi.
"Date loro del cibo. Che tornino a vivere da uomini."
E mentre i due mangiano il pane e ulive che viene loro dato e bevono alla fiasca di Pietro, Ges li
osserva.
Infine parlano: "Chi sei Tu?" dice uno.
"Ges di Nazaret."
"Non ti conosciamo" dice l'altro.
"L'anima vostra mi ha conosciuto. Alzatevi ora e andate alle vostre case."
"Abbiamo molto sofferto, io credo, ma non ricordo bene. Chi costui?" dice quello che parlava per
il demonio, e accenna al compagno.

"Non lo so. Era con te."


"Chi sei? E perch sei qui?" chiede al compagno.
Colui che era come muto, e che il pi inerte ancora, dice: "Sono Demetrio. Qui Sidone?"
"Sidone sul mare, uomo, Qui sei oltre il lago di Galilea."
"E perch sono qui?"
Nessuno pu dare una risposta.
Sta giungendo della gente seguita dai pastori. Pare impaurita e curiosa. Quando poi vede i due
rivestiti e composti, il suo stupore aumenta.
"Quello Marco di Giosia!... E quello il figlio del mercante pagano!..."
"E quello Colui che li ha guariti e che ha fatto perire i nostri porci perch folli dei demoni entrati
in loro" dicono i guardiani delle bestie.
"Signore, Tu sei potente, lo riconosciamo. Ma gi troppo male ci hai fatto! Un danno di molti
talenti. Vattene, te ne preghiamo, che il tuo potere non abbia a far scoscendere il monte e a farlo
sprofondare nel lago. Va' via..."
"Vado. Non mi impongo a nessuno" e Ges si rivolge per la via gi fatta, senza discutere.
Lo segue, in coda agli apostoli, l'indemoniato che parlava. Dietro, a distanza, molti cittadini, per
vedere se parte proprio.
Rifanno il ripido sentiero e tornano alla foce del torrentello, presso le barche. I cittadini restano sul
ciglione a guardare. Il liberato scende dietro Ges.
Nelle barche i garzoni sono esterrefatti. Hanno visto la pioggia dei porci nel lago e ancora
contemplano i corpi che affiorano sempre pi numerosi, sempre pi gonfi, con le tonde pance
all'aria e le corte zampette stecchite come quattro pioli infissi su un largo vescicone. "Ma che
avvenuto?" chiedono.
"Ve lo diremo. Ora sciogliete e andiamo... Dove, Signore?" dice Pietro.
"Nel golfo di Tarichea."
L'uomo che li ha seguiti, ora che li vede salire sulle barche, supplica: "Prendimi con Te, Signore."
"No. Va' a casa tua; i tuoi hanno diritto di averti. E parla ad essi delle grandi cose che ti ha fatto il
Signore e come ha avuto piet di te. Questa parte di terra ha bisogno di credere. Accendi le fiamme
della fede per riconoscenza al Signore. Va'. Addio."
"Confortami almeno con la tua benedizione, che il demonio non mi riprenda."
"Non temere. Se non vuoi non verr. Ma ti benedico. Va' in pace."
Le barche si staccano dalla riva in direzione da est a ovest. Solo allora, mentre fendono i flutti sparsi
delle vittime suine, gli abitanti della citt, che non ha voluto il Signore, si ritirano dal ciglione e se
ne vanno.
Qui dietro la figura del luogo. (grafico)

187. Verso Gerusalemme per la Pasqua. Da Tarichea al monte Tabor.


12 giugno 1945.
Ges congeda le barche dicendo: "Non torner indietro" e, seguito dai suoi attraverso la zona che
appariva ubertosa fin dall'opposta sponda, si dirige verso un monte che appare in direzione sudsudvest.
Gli apostoli, poco entusiasti del cammino fra questa zona bella ma selvaggia -piena di falaschi che
si impigliano ai piedi, di canne che fanno piovere sul capo una pioggerellina di rugiada rimasta
trattenuta dalle coltelle delle foglie, di nocchi che percuotono il viso con la mazza dura del loro
frutto disseccato, di salci fragili che spiovono da ogni parte facendo il solletico, di traditrici zone
d'erba che pare nata su un suolo solido ed invece cela pozze d'acqua in cui il piede sprofonda perch
non sono che agglomerati di code di volpe e di vescicolarie nate in minuscoli stagni e cos fitte da
nascondere l'elemento su cui sono nate - vanno in silenzio, parlandosi solo con gli occhi.
Ges, dal suo canto, pare bearsi in tutto quel verde di mille colori, di tutti quei fiori che strisciano,

che stanno eretti, che si aggrappano per salire, che mettono sottili festoni sparsi di lievi convolvoli
di un rosa malva tenuissimo, che fanno un tappeto gentile d'azzurro per le migliaia di corolle di
miosotidi palustri, che aprono la perfetta coppa della corolla bianca, rosea o azzurra fra le larghe
foglie piatte dei nenufari. Ges ammira i pennacchi delle canne palustri, setosi e tutti imperlati, e si
china beato ad osservare la gentilezza delle code di volpe che fanno un velo di smeraldo alle acque.
Ges si ferma estatico davanti ai nidi che gli uccellini costruiscono con un andare e venire giocondo
fatto di trilli, di guizzi, di fatica lieta, col beccuccio pieno di fili di fieno, di bambagia delle canne,
di bioccoli di lana strappata alle siepi che l'avevano strappata ai greggi trasmigranti... Pare la
persona pi felice che ci sia. Il mondo dove con le sue cattiverie, falsit, dolori, insidie? Il mondo
al di l di questa oasi verde e fiorita dove tutto profuma, splende, ride, canta. Qui la terra creata
dal Padre e non profanata dall'uomo, e qui si pu dimenticare l'uomo.
Vuol fare condividere la sua beatitudine agli altri. Ma non trova terreno propizio. I cuori sono
stanchi ed esacerbati di tanto malanimo e lo riversano sulle cose e anche sul Maestro con un
mutismo chiuso, che pare l'aria morta che precede un temporale. Solo il cugino Giacomo, lo Zelote
e Giovanni si interessano di quanto si interessa Ges. Ma gli altri non sono che... assenti, per non
dire ostili. Forse, per non mormorare, tacciono fra di loro. Ma dentro devono parlare, e parlare
anche troppo.
E' proprio una pi viva esclamazione di ammirazione davanti al gioiello vivo di un piombino che
viene a volo, portando alla compagna un pesciolino d'argento, che fa aprire loro la bocca.
Ges dice: "Ma vi pu essere qualcosa di pi gentile?"
Pietro risponde: "Forse di pi gentile no... ma ti assicuro che pi comoda la barca. Qui si
nell'umido lo stesso, e in compenso non si comodi..."
"Io preferirei la carovaniera a questo... giardino, se ti piace chiamarlo cos, e sono proprio d'accordo
con Simone" dice l'Iscariota.
"La carovaniera non l'avete voluta voi" risponde Ges.
"Eh! certo... Ma io non l'avrei data vinta ai geraseni. Me ne sarei andato di l, ma avrei proseguito
oltre il fiume, continuando per Gadara, Pella e gi, gi" brontola Bartolomeo.
E il suo grande amico Filippo termina: "Le strade sono di tutti, infine, e ci potevamo transitare noi
pure."
"Amici, amici! Sono tanto afflitto, sono tanto nauseato... Non aumentate la mia pena con le vostre
piccinerie! Lasciatemi cercare un poco di ristoro nelle cose che non sanno odiare..."
Il rimprovero, dolce nella sua tristezza, tocca gli apostoli.
"Hai ragione, Maestro. Siamo indegni di Te. Perdona la nostra stoltezza. Tu sei capace di vedere il
bello perch sei santo e guardi con gli occhi del cuore. Noi, carnaccia, sentiamo solo questa
carnaccia... Ma non ci badare. Credi che, anche fossimo in un paradiso, senza Te saremmo tristi.
Ma con Te... oh! sempre bello per il cuore. Sono le membra sole che si rifiutano" mormorano in
molti.
"Fra poco usciremo di qui e troveremo suolo pi comodo anche se meno fresco" promette Ges.
"Dove andiamo di preciso?" chiede Pietro.
"A dare la Pasqua a chi soffre. Volevo farlo da tempo. Non ho potuto. L'avrei fatto al ritorno in
Galilea. Ora che ci obbligano a fare vie non scelte da noi, vado a benedire i poveri amici di Giona."
"Ma perderemo tempo! La Pasqua prossima! Sempre ci sono ritardi per cause diverse." Un altro
coro di lamenti si alza al cielo.
Non so come Ges possa portare tanta pazienza... Dice, senza rimproverare nessuno: "Ve ne prego,
non mi ostacolate! Comprendete il mio bisogno di amare e di essere amato. Non ho che questo
conforto sulla terra: l'amore e fare la volont di Dio."
"E andiamo da qui? Non era pi bello andarvi da Nazaret?"
"Se ve lo avessi proposto vi sareste ribellati. Nessuno mi creder da queste parti... e lo faccio per
voi che... avete paura."
"Paura? Ah! no! Siamo pronti a combattere per Te."
"Pregate il Signore di non mettervi alla prova. Io vi so rissosi, astiosi, con una smania di offendere
chi mi offende, di mortificare il prossimo. Tutto questo lo so. Ma che siate coraggiosi non lo so. Per

Me sarei andato anche solo e per la via comune, e nulla mi sarebbe accaduto perch non l'ora. Ma
ho piet di voi. Ma ho ubbidienza a mia Madre e, si, anche questo, ma non voglio disgustare il
fariseo Simone. Io non li disguster. Ma loro saranno disgusto a Me."
"E di qui dove si passa? Non sono pratico di queste zone" dice Tommaso.
"Raggiungiamo il Thabor, lo costeggiamo in parte e passando presso Endor andiamo a Naim; da qui
nella piana di Esdrelon. Non temete!... Doras, figlio di Doras, e Giocana sono gi a Gerusalemme."
"Oh! sar bello! Dicono che dalla cima, da un punto, si veda il mare grande, quello di Roma. Mi
piace tanto! Ci porti a vederlo?". Giovanni prega col suo volto di fanciullo buono alzato verso Ges.
"Perch ti piace tanto vederlo?" chiede Ges accarezzandolo.
"Non so... perch grande e non si vede fine... Mi fa pensare a Dio... Quando siamo stati sul Libano
io ho visto il mare per la prima volta, perch non ero stato altro che lungo il Giordano oppure sul
nostro piccolo mare... e ho pianto di emozione. Tanto azzurro! Tanta acqua! E che non trabocca
mai!... Che cosa meravigliosa! E gli astri che fanno vie di luce sul mare... Oh! non ridere di me!
Guardavo la via d'oro del sole fino ad essere abbacinato, quella d'argento della luna fino a non avere
che un candore fisso nell'occhio, e le vedevo perdersi lontano lontano. Mi parlavano quelle vie. Mi
dicevano: 'Dio in quella lontananza infinita, e queste sono le vie di fuoco e di purezza che
un'anima deve seguire per andare da Dio. Vieni. Tuffati nell'infinito, remigando su queste due vie, e
l'Infinito troverai'."
"Sei poeta, Giovanni" dice il Taddeo ammirato.
"Non so se sia poesia questa. So che mi accende il cuore."
"Ma il mare lo hai visto anche a Cesarea e a Tolemaide, e ben da vicino. Eravamo sulla riva! Non
vedo la necessit di fare tanta strada per vedere altra acqua marina. In fondo... ci siamo nati
sull'acqua..." osserva Giacomo di Zebedeo.
"E ci siamo anche ora purtroppo!" esclama Pietro che, distrattosi un momento per ascoltare
Giovanni, non ha visto una pozzanghera infida, e si innaffiato generosamente... Ridono, lui per il
primo.
Ma Giovanni risponde: "E' vero. Ma dall'alto pi bello. Si vede di pi e pi lontano. Si pensa pi
alto e pi vasto... Si desidera... si sogna..." e veramente Giovanni sogna gi... Guarda davanti a s,
sorride al suo sogno... Pare una rosa carnicina cosparsa di minutissima rugiada, tanto la sua pelle
liscia e chiara di giovane biondo si fa di un vellutato carnicino e si cosparge di un lieve sudore, che
la fa ancor pi simile ad un petalo di rosa.
"Cosa desideri? Cosa sogni?" chiede piano Ges al suo prediletto, e pare un padre che interroghi
dolcemente un caro figliolino parlante in un dolce sonno. Parla proprio all'anima di Giovanni, Ges,
tanto dolce nell'interrogare per non lacerare il sogno dell'amoroso.
"Desidero andare per quel mare infinito... verso altre terre che sono al di l di esso... Desidero
andare per parlare di Te... Sogno... sogno un andare verso Roma, verso la Grecia, verso i posti
oscuri per portare la Luce... onde i viventi nelle tenebre vengano a contatti con Te e vivano in una
comunione con Te, Luce del mondo... Sogno un mondo migliore... da far migliorare attraverso la
tua conoscenza, ossia attraverso la conoscenza dell'Amore che faccia buoni, che faccia puri, che
faccia eroici, un mondo che si ami nel tuo Nome, e sopra l'odio, sopra il peccato, la carne, il vizio
della mente, sopra l'oro, sopra ogni cosa alzi il tuo Nome, la tua Fede, la tua Dottrina... e sogno di
essere io con questi miei fratelli ad andare per il mare di Dio, su strade di luce a portare Te... come
un tempo tua Madre ti ha portato fra noi dai Cieli... Sogno... sogno di essere il fanciullo che, non
conoscendo altro che l'amore, sereno anche incontro ai tormenti... e canta per riconfortare gli
adulti che riflettono troppo, e va avanti... incontro alla morte con un sorriso... incontro alla gloria
con l'umilt di chi non sa quanto fa, ma sa solo di venire a Te, Amore..."
Gli apostoli non hanno tirato respiro durante la estatica confessione di Giovanni... Fermi dove
erano, guardando il pi giovane che parla con gli occhi velati dalle palpebre come di un velo gettato
sull'ardore saliente dal cuore, guardando Ges che si trasfigura nella gioia di ritrovarsi cos
completo nel suo discepolo...
Quando Giovanni tace, rimanendo un poco curvo - e ricorda la grazia dell'umile Annunziata di
Nazaret - Ges lo bacia sulla fronte dicendo: "Andremo a vedere il mare, per farti sognare ancora

l'avvenire del mio Regno nel mondo."


"Signore... dopo hai detto che andiamo a Endor. Accontenta allora anche me... per farmi passare
l'amaro del giudizio di quel fanciullo..." dice l'Iscariota.
"Oh! ci pensi ancora?" chiede Ges.
"Sempre. Mi sento diminuito ai tuoi occhi e a quelli dei compagni. Penso ai vostri pensieri..."
"Come ti affatichi per nulla il cervello! Io neppure pi pensavo a quell'inezia, e certo cos era negli
altri. Tu ce lo fai ricordare... Sei un fanciullo abituato solo alle carezze, e la parola di un bimbo ti
parsa la condanna di un giudice. Ma non questa parola che devi temere, sibbene le tue azioni e il
giudizio di Dio. Ma per persuaderti che mi sei caro come prima, come sempre, ti dico che ti
accontenter. Che vuoi vedere ad Endor? E' un povero posto fra le rocce..."
"Portamici... e te lo dir."
"Va bene. Ma guarda di non soffrirne poi..."
"Se a questo non pu essere sofferenza vedere il mare, a me non pu far danno vedere Endor."
"Vedere?... No. Ma il desiderio di quel che si cerca vedere nel vedere, che pu far male. Ma vi
andremo..."
E riprendono la strada diretti verso il Thabor la cui mole appare sempre pi vicina, mentre il suolo
si spoglia del suo aspetto palustre, si fa solido e pi raro di vegetazione, lasciando posto a piante
pi alte o a cespugli di vitalbe e rovi che ridono con le loro fronde novelle ed i fiori precoci.

188. A Endor. La spelonca della maga e lincontro con Felice chiamato poi
Giovanni.
13 giugno 1945.
Il Thabor ora alle spalle dei camminatori. Gi superato. Per una pianura chiusa fra questo monte
ed un altro che in faccia, il gruppo cammina, parlando dell'ascensione fatta da tutti, per quanto
sembra che in principio i pi anziani se ne volessero risparmiare. Ma ora sono contenti di essere
andati l in cima.
Il cammino facile perch si su una via maestra abbastanza comoda. L'ora fresca perch ho
l'impressione che abbiano pernottato sulle pendici del Tabor.
"Quello Endor" dice Ges accennando un povero paese aggrappato alle prime elevazioni di
quest'altro gruppo montano. "Ci vuoi proprio andare?"
"Se mi vuoi fare contento... "risponde l'Iscariota.
"E andiamo allora."
"Ma ci sar molto da camminare?" chiede Bartolomeo, che per l'et non deve essere molto voglioso
di escursioni panoramiche.
"Oh! no! Ma se volete rimanere..." dice Ges.
"S, s! Rimanete pure. Mi basta andare col Maestro" si affretta a dire Giuda di Keriot.
"Ecco, io vorrei sapere cosa c' di bello da vedere, prima di decidere... In cima al Tabor abbiamo
visto il mare, e dopo il discorso del ragazzo debbo confessare che l'ho visto per bene per la prima
volta e l'ho visto come lo vedi Tu: col cuore. Qui... vorrei sapere se c' da imparare qualche cosa, e
allora vengo anche se devo fare fatica..." dice Pietro.
"Li senti? Tu non hai ancora detto le tue intenzioni. Per gentilezza verso i compagni, dille ora"
invita Ges.
"Non a Endor che Saul volle andare per consultare la pitonessa?"
"S. Ebbene?"
"Ebbene, Maestro, mi piacerebbe andare in quel luogo e sentire da Te parlare di Saul."
"Oh! allora ci vengo anche io!" esclama Pietro entusiasta.
"E allora andiamo."
Fanno a passo svelto l'ultimo tratto di via maestra e poi la lasciano per una via secondaria che porta
diritta a Endor.

E' un povero luogo, come ha detto Ges. Le case sono abbarbicate alle pendici che dopo, oltre il
paese, si fanno pi aspre. Povera gente le abita. Per lo pi i cittadini devono esercitare la pastorizia
su per i pascoli del monte e fra i boschi di querce secolari. Pochi campicelli d'orzo, o simile biada,
nei ritagli propizi, e delle piante di melo e di fico. Poche viti intorno alle case, a fare un poco di
decorazione alle muraglie, oscure come questo fosse un posto piuttosto umido.
"Ora domanderemo dove era il luogo della maga" dice Ges. E ferma una donna che torna con le
anfore dalla fontana.
Questa lo guarda curiosamente, poi risponde sgarbata: "Non so. Ho ben altre cose, pi importanti,
io, di queste fole!" e lo pianta in asso.
Ges si rivolge a un vecchietto che intaglia un pezzo di legno.
"La maga?... Saul?... E chi se ne occupa pi? Per, aspetta... C' uno che ha studiato e forse
sapr...Vieni."
E il vecchietto arranca su per una vietta sassosa fino ad una casa molto misera e molto sciatta. "Sta
qui. Ora entro e lo chiamo."
Pietro, accennando a del pollame che razzola in un cortiletto sudicio, dice: "Questo uomo non
israelita". Ma non dice altro, perch torna il vecchietto seguito da un uomo guercio, sporco e
disordinato, come tutto quanto della sua casa.
Il vecchietto dice: "Vedi? Quest'uomo dice che l, oltre quella casa diroccata. Un sentiero, poi un
ruscello, poi un bosco e delle caverne; la pi alta, quella che mostra ancora delle mura diroccate sul
suo fianco, quella che cerchi. Non hai detto cos?"
"No. Hai tutto confuso. Andr io con questi stranieri". L'uomo ha una voce aspra e gutturale, il che
aumenta il senso di disagio.
Si incammina. Pietro, Filippo e Tommaso fanno segni su segni a Ges perch non vada. Ma Ges
non d retta. Cammina con Giuda, dietro all'uomo, e gli altri lo seguono... di malavoglia.
"Sei israelita?" chiede l'uomo.
"S."
"Io pure, o quasi, bench non sembri. Ma sono stato molto tempo in altri paesi e ho preso abitudini
che questi stolti deplorano. Sono meglio degli altri. Ma mi dicono demonio perch leggo molto,
allevo pollame che vendo ai romani e so curare con le erbe. Da giovane, per una donna, mi presi
con un romano - allora stavo a Cintio - e lo pugnalai. Lui mor, io vi persi l'occhio e le sostanze e
fui condannato all'ergastolo per molti anni... per sempre. Ma sapevo curare, e guarii la figlia di un
guardiano. Ci mi valse la sua amicizia, e un poco di libert... L'ho usata per fuggire. Ho fatto male,
perch l'uomo certo scont la mia fuga con la vita. Ma la libert sembra bella quando si
prigionieri..."
"E non bella, poi?"
"No. E' meglio la carcere, dove si soli, al contatto cogli uomini che non concedono di esser soli e
che ci stanno intorno per odiarci..."
"Hai studiato i filosofi?"
"Ero maestro a Cintium... Ero proselite..."
"E ora?"
"E ora sono nulla. Vivo nella realt. E odio, come fui e come sono odiato.
"Chi ti odia?"
"Tutti. E Dio per il primo. Era mia moglie... e Dio ha permesso mi tradisse e mi rovinasse. Ero
libero e rispettato, e Dio ha permesso divenissi un ergastolano. L'abbandono di Dio, l'ingiustizia
degli uomini. Ha annullato Quello e questi. Qui non c' pi niente..." e si batte sulla fronte e sul
petto. "Cio, qui, nella testa, c' il pensiero, il sapere. Qui che non c' nulla" e sputa con sprezzo.
"Ti sbagli. L hai ancora due cose."
"Quali?"
"Il ricordo e l'odio. Levale. Sii veramente vuoto... ed Io ti dar una cosa nuova da mettere l."
"Che cosa?"
"L'amore"
"Ah! Ah! Ah! Mi fai ridere! Sono trentacinque anni che non ridevo pi, uomo. Da quando ebbi la

prova che la femmina mi tradiva col mercante di vini romano. L'amore! L'amore a me! Come se io
gettassi gioielli ai miei polli! Morirebbero di indigestione se non riuscissero a passarli nello sterco.
Lo stesso a me. Mi farebbe peso il tuo amore se non lo potessi digerire..."
"No, uomo! Non dire cos!". Ges gli posa la mano sulla spalla, veramente e palesemente afflitto.
L'uomo lo guarda col suo unico occhio, e quel che vede in quel viso dolce e bellissimo lo fa
ammutolire e cambiare espressione. Dal sarcasmo passa ad una seriet profonda, da questa ad una
vera mestizia. China il capo e poi chiede con voce mutata: "Chi sei?"
"Ges di Nazaret. Il Messia."
"Tu!!!"
"Io. Non sapevi di Me, tu che leggi?"
"Sapevo... Ma non che eri vivo e non... oh! soprattutto questo non sapevo! Non sapevo che eri
buono con tutti... cos... anche con gli assassini... Perdona quanto ti ho detto... di Dio e dell'amore...
Ora capisco perch Tu vuoi darmi l'amore... Perch senza l'amore il mondo un inferno, e Tu,
Messia, ne vuoi fare un paradiso"
"Un paradiso in ogni cuore. Dmmi il ricordo e l'odio che ti tengono malato e lascia che Io ti metta
in cuore l'amore!"
"Oh! se ti avessi conosciuto prima!... allora... Ma quando io uccidevo Tu non eri certo nato... Ma
dopo... dopo... quando, libero come libero il serpente nelle foreste, io vissi per avvelenare col mio
odio."
"Ma hai fatto anche del bene. Non hai detto che curavi con le erbe?"
"S. Per essere tollerato. Ma quante volte ho lottato con la voglia di avvelenare coi filtri!... Vedi? Mi
sono rifugiato qui perch... un paese dove si ignora il mondo e che il mondo ignora. Un paese
maledetto. Altrove ero odiato e odiavo e avevo paura di essere riconosciuto... Ma cattivo sono."
"Hai un rimpianto per avere causato del male al guardiano della prigione. Vedi che ancora sei
munito di bont? Non sei malvagio... Sei solo con una grande ferita aperta, e nessuno te la medica...
La tua bont fugge da essa come il sangue dalle ferite. Ma se ci fosse chi ti cura e chiude la tua
ferita, povero fratello, la tua bont, non pi sfuggente man mano che si forma, crescerebbe in te..."
L'uomo piange a capo chino, senza che nulla tradisca quel pianto. Solo Ges, che gli cammina a
fianco, lo vede. S, lo vede. Ma non dice pi altro.
Arrivano ad una spelonca che fatta di macerie crollate e di caverne nel monte. L'uomo cerca di
fare ferma la voce, e dice: "Ecco, qui. Entra pure."
"Grazie, amico. Sii buono."
L'uomo non dice nulla e resta dove , mentre Ges coi suoi, superando pietroni che certo erano
pezzi di muraglie ben robuste, disturbando ramarri e altre brutte bestie, entrano in una vasta grotta
affumicata sulle cui pareti, graffiti nel masso, sono ancora i segni dello zodiaco e simili storie. In un
angolo affumicato vi una nicchia e, sotto, un buco come fosse un tombino per lo scolo di liquidi. I
pipistrelli decorano il soffitto dei loro grappoli che fanno ribrezzo, e un gufo, disturbato dalla luce
di un ramo che Giacomo ha acceso per vedere se calpestano scorpioni o aspidi, si lamenta sbattendo
le ali ovattate e stringendo gli occhiacci feriti dalla luce. E' proprio appollaiato nella nicchia, e un
fetore di topi morti, di donnole, di uccelli in putrefazione fra i suoi piedi, si mescola all'odore dello
sterco e del suolo umido.
"Un bel posto in verit!" dice Pietro. "Era meglio il tuo Tabor e il mare, ragazzo!". E poi volgendosi
a Ges: "Maestro, accontenta presto Giuda perch qui... non certo la sala regale di Antipa!"
"Subito. Che vuoi sapere di preciso?" chiede a Giuda di Keriot.
"Ecco... Vorrei sapere se e perch Saul ha peccato venendo qui... Vorrei sapere se possibile che
una donna possa evocare i morti. Vorrei sapere se... Oh! insomma, parla Tu. Io ti far domande."
"Affare lungo! Andiamo almeno l fuori, al sole, sui massi... Ci salveremo dall'umido e dal fetore"
prega Pietro.
E Ges acconsente. Si siedono come possono sulle muraglie crollate.
"Il peccato di Saul non stato che uno dei peccati dello stesso. Fu preceduto e seguito da molti altri.
Tutti gravi. Ingratitudine duplice verso Samuele che lo unge re e che si eclissa poi per non dividere
col re l'ammirazione del popolo. Ingrato pi volte verso Davide che lo libera da Golia, che lo

risparmia nella caverna di Engaddi e ad Achila. Colpevole di multiple disubbidienze e di scandalo


nel popolo. Colpevole di aver addolorato Samuele suo benefattore mancando alla carit. Colpevole
di gelosia e di attentati verso Davide, altro suo benefattore, e infine del delitto commesso qui."
"Contro chi? Non vi ha ucciso nessuno."
"La sua anima ha ucciso, ha finito di uccidere, qui dentro. Perch abbassi il capo?"
"Penso, Maestro"
"Pensi. Lo vedo. Che pensi? Perch sei voluto venire? Non per pura curiosit di studioso,
confessalo."
"Sempre si sente parlare di maghi, di negomanzie, di spiriti evocati... Volevo vedere se scoprivo
qualcosa... Mi piacerebbe sapere come avviene... Penso che noi, destinati a stupire per attirare,
dovremmo essere un poco negromanti. Tu sei Tu e fai col tuo potere. Ma noi dobbiamo chiederlo
un potere, un aiuto, per fare opere strane, che si impongano..."
"Oh! ma sei folle? Ma che dici?" urlano in molti.
"Tacete. Lasciatelo parlare. Non follia la sua."
"S, insomma mi pareva che, venendo qui, qualche poco della magia di un tempo potesse entrare in
me e farmi pi grande. Per l'interesse tuo, credilo."
"So che sei sincero in questo tuo desiderio attuale. Ma ti rispondo con parole eterne, perch sono del
Libro, e il Libro sar finch sar l'uomo. Creduto o schernito, impugnato in nome della Verit o
deriso, sar, sempre sar.
E' detto: 'Ed Eva, visto che il frutto dell'albero era buono a mangiarsi e bello a vedersi, lo colse e ne
mangi e ne diede al marito... E allora i loro occhi si apersero e si accorsero di essere nudi e si
fecero delle cinture... E Dio disse: 'Come vi siete accorti di essere nudi? Solo per avere mangiato il
frutto proibito'. E li cacci dal paradiso di delizie'. E nel libro di Saul detto: 'Disse Samuele
apparendo: 'Perch mi hai disturbato col farmi evocare? Perch interrogarmi dopo che il Signore si
ritirato da te? Il Signore ti tratter come ti ho detto... perch tu non hai ubbidito alla voce del
Signore.'
Figlio, non tendere la mano al frutto proibito. Anche solo accostarlo imprudenza. Non avere
curiosit di conoscere l'ultraterreno per tema che non ti se ne apprenda il satanico veleno. Fuggi
l'occulto e ci che non si spiega. Una sola cosa va accolta con santa fede: Dio. Ma ci che Dio non
, e che non spiegabile con le forze della ragione e creabile con le forze dell'uomo, fuggilo,
fuggilo, ch non ti si aprano le fonti della malizia e tu non comprenda di essere 'nudo'. Nudo:
repellente nella umanit mista al satanismo. Perch vuoi stupire con prodigi oscuri? Stupisci con la
tua santit, e sia luminosa come una cosa che viene da Dio. Non avere desiderio di lacerare i veli
che separano i viventi dai trapassati. Non disturbare i defunti. Ascoltali, se saggi, finch sono sulla
terra, venerali con l'ubbidirli anche dopo la morte. Ma non turbare la loro seconda vita. Chi non
ubbidisce alla voce del Signore perde il Signore. E il Signore ha proibito l'occultismo, la
negromanzia, il satanismo in tutte le sue forme. Che vuoi sapere di pi di quanto la Parola non ti
dica gi? Che vuoi operare pi di quanto la tua bont e il mio potere ti concedano di operare? Non
appetire al peccato, ma alla santit, figlio.
Non ti mortificare. Mi piace che tu ti sveli nella tua umanit. Quello che piace a te, piace a molti, a
troppi. Solo, il fine che tu metti a questo tuo desiderio: 'essere potente per attirare a Me', leva a
quest'umanit molto peso e vi mette ali. Ma sono di uccello notturno. No, mio Giuda. Mettivi ali
solari, ali d'angelo al tuo spirito. Col solo vento di esse attirerai i cuori e li trasporterai, nella tua
scia, a Dio. Possiamo andare?"
"S, Maestro! Ho sbagliato..."
"No. Sei stato un indagatore... Il mondo ne sar sempre pieno. Vieni, vieni. Usciamo da questo
luogo di puzzo. Incontro al sole andiamo! Fra pochi giorni Pasqua, e dopo andremo da tua madre.
Io evoco quella: la tua casa onesta, la tua madre santa. Oh! che pace!"
Come sempre, il ricordo della madre, la lode del Maestro alla madre, rasserena Giuda.
Escono dalle rovine e cominciano a scendere per il sentiero fatto prima. L'uomo guercio ancora l.
"Qui ancora?" chiede Ges mostrando di non vedere il viso rosso per il molto pianto versato.
"Qui. Se mi permetti, ti seguo. Ho da dirti una cosa..."

"Vieni dunque con Me. Che vuoi dirmi?"


"Ges... Io trovo che per avere forza di parlare, e di fare la magia santa di cambiare me stesso, di
evocare la mia anima morta come la maga evoc, per Saulle, Samuele, devo dire il tuo Nome, dolce
come il tuo sguardo, santo come la tua voce. Tu mi hai dato una nuova vita ed essa informe,
incapace come quella di un neonato mal generato. Si dibatte ancora fra le strette di una scorza
malvagia. Aiutami a uscire dalla mia morte."
"S, amico."
"Io... io ho conosciuto di avere ancora un poco di umanit nel mio cuore. Non tutto belva sono, e
posso ancora amare ed essere amato, perdonare ed essere perdonato. Il tuo amore, il tuo amore che
perdono, me lo insegna. Non vero che cos?"
"S, amico."
"Allora... portami con Te. Io ero Felice! Ironia! Ma Tu dmmi un nuovo nome. Che il passato sia
realmente morto. Ti seguir come un cane randagio che finalmente trova un padrone. Sar il tuo
schiavo se vuoi. Ma non lasciarmi solo..."
"S, amico."
"Che nome mi dai?"
"Un nome a Me caro: Giovanni. Perch tu sei la grazia che fa il Signore."
"Mi prendi con Te?"
"Per ora s. Poi mi seguirai fra i discepoli. Ma la tua casa?"
"Non ho pi casa. Lascer ai poveri quanto ho. Dmmi solo amore e un pane."
"Vieni." E Ges si volge chiamando gli apostoli. "Amici, e specie tu, Giuda, abbiate il mio grazie.
Per te, per voi un'anima viene a Dio. Ecco il nuovo discepolo. Viene con noi finch non potremo
affidarlo ai fratelli discepoli. Siate felici di aver trovato un cuore e benedite con Me Iddio."
Molto felici veramente non sembrano i dodici. Ma fanno buon viso per ubbidienza e cortesia.
"Se permetti vado avanti. Mi troverai sulla soglia di casa."
"Va' pure."
L'uomo parte di corsa. Pare un altro.
"Ed ora che siamo soli vi ordino, questo lo ordino, di essere buoni con lui e di tacere il suo passato a
chicchessia. Chi parlasse, o chi mancasse di carit al fratello redento, verrebbe all'istante respinto
da Me. Avete inteso? E vedete quanto buono il Signore! Venuti qui per fine umano, ci concede di
ripartirne avendo ottenuto un fatto soprannaturale. Oh! Io giubilo per la gioia che ora nel Cielo per
il nuovo convertito."
Giungono davanti alla casa. Sulla soglia, con una veste scura e pulita, un mantello uguale, un paio
di sandali nuovi e una capace sacca sulle spalle, l'uomo. Chiude l'uscio e poi, strano in un uomo
che si potrebbe pensare insensibile, prende una gallinella bianca, forse la prediletta, che si accoccola
domestica sulle sue mani, e la bacia e piange, e poi la posa.
"Andiamo... e perdona. Ma essi, i miei polli, mi hanno amato... Parlavo con loro e... mi capivano..."
"Ti capisco anche Io... e ti amo. Tanto. Ti dar tutto l'amore che in trentacinque anni il mondo ti ha
negato..."
"Oh! lo so! Lo sento! Per questo vengo. Ma compatisci l'uomo che... che ama un animale che...
che... che gli stato pi fedele dell'uomo..."
"S... s. Non pensare pi al passato. Avrai tanto da fare! E con la tua esperienza farai tanto bene.
Simone, vieni qui, e tu, Matteo. Vedi? Questo fu pi che prigioniero, e lebbroso fu. Questo fu
peccatore. Ed Io li ho cari perch sanno capire i poveri cuori... Non vero?"
"Per bont tua, Signore. Ma certo, credi, amico, che tutto si annulla nel servirlo. Resta solo la pace."
dice lo Zelote.
"S. La pace e una giovinezza nuova succede dove era vecchiezza di vizio e di odio. Io ero
pubblicano. Ma ora sono l'apostolo. Abbiamo davanti il mondo. E noi siamo istruiti circa esso. Non
siamo fanciulli svagati che passano presso il frutto nocivo e la pianta che piega e non vedono la
realt. Noi sappiamo. Possiamo evitare il male e insegnare agli altri ad evitarlo. E sappiamo
raddrizzare chi piega. Perch sappiamo come di sollievo essere sorretti. E sappiamo chi sorregge:
Lui" dice Matteo.

"E' vero! E' vero! Mi aiuterete. Grazie. E' come io passassi da un luogo oscuro e fetido all'aperto di
un prato fiorito... Ho provato qualcosa di simile quando sono uscito, libero, finalmente libero, dopo
venti anni di ergastolo e di lavoro brutale nelle miniere dell'Anatolia, e mi sono trovato - ero fuggito
in una sera burrascosa - in cima ad un monte aspro, ma aperto, ma pieno di sole per l'aurora e
coperto di boschi odorosi... La libert! Ma ora di pi! Tutto in me si dilata! Non avevo pi catene
da quindici anni. Ma l'odio, ma la paura, ma la solitudine mi erano sempre catene... Ora sono
cadute!... Eccoci alla casa del vecchio che vi ha portati a me. Uomo! Uomo!"
Il vecchietto accorre e resta di stucco vedendo che il guercio pulito, in veste da viaggio, e con un
viso sorridente.
"Tieni. Questa la chiave della mia casa. Io vado via, per sempre. Ti sono grato perch tu sei il mio
benefattore. Mi hai reso la famiglia. Fa' del mio tutto quello che vuoi... e curai miei polli. Non li
maltrattare. Ogni sabato viene un romano e compra le uova... Ti daranno dell'utile... Trattale bene le
mie gallinelle... e Dio te ne remuneri."
Il vecchietto trasecolato... Prende la chiave e resta a bocca aperta.
Ges dice: "S, fa' come egli dice, e Io pure te ne sar grato. In nome di Ges ti benedico."
"Il Nazareno! Sei Tu! Misericordia! Ho parlato col Signore! Donne! Donne! Uomini! Il Messia fra
noi!". Strilla come un'aquila, e corrono persone da ogni parte.
"Benedici! Benedici!" gridano. E altri: "Resta!"; e altri: Dove vai? Almeno di' dove vai."
"A Naim. Restare non posso."
"Ti seguiamo! Lo vuoi?"
"Venite. E a chi resta pace e benedizione."
Si avviano verso la via maestra. La prendono.
L'uomo, che cammina vicino a Ges e che fatica sotto la sua sacca, attira la curiosit di Pietro. "Ma
che hai l dentro di tanto pesante?" chiede.
"Le vesti... e dei libri... I miei amici dopo e con i polli. Non ho potuto separarmi. E pesano."
"Eh! la scienza pesa! Gi! E a chi piace, eh?"
"Mi hanno impedito di impazzire."
"Eh! ci devi voler bene! Ma, che libri sono?"
"Filosofia, storia, poesia greca, romana..."
"Belli, belli. Certo belli. Ma... pensi di poterli portare dietro?"
"Forse riuscir anche a separarmene. Ma tutto insieme non si pu fare, non vero, Messia?"
"Chiamami Maestro. S, non si pu. Ma ti far avere un luogo dove potrai dare un ricovero ai tuoi
amici, i libri. Ti potranno servire per discutere con i pagani di Dio."
"Oh! come hai netto il pensiero da ogni restrizione!"
Ges sorride e Pietro esclama: "Sfido io. E' la Sapienza, Lui!"
"E' la Bont, credilo. E tu sei colto?"
"Io? coltissimo! Distinguo un agone da una carpa, e la mia cultura resta l. Sono pescatore, amico!"
e Pietro ride, umile e schietto.
"Sei un onesto. E' una scienza che si impara da s. Ed molto difficile ad aversi. Mi piaci."
"Anche tu mi piaci. Perch sei schietto. Anche nell'accusarti. Io perdono tutto, aiuto tutti. Ma sono
nemico spietato dei falsi. Mi fanno ribrezzo."
"Hai ragione. Il falso un delinquente."
"Un delinquente. Lo hai detto. Di', non ti fidi a darmi un poco la tua sacca? Tanto sta' certo, coi libri
non scappo... Mi pare che fai fatica..."
"Venti anni di miniera spezzano... Ma perch vuoi faticare tu?"
"Perch il Maestro ci ha insegnato ad amarci come fratelli. Da' qui. E prendi i miei stracci. E'
leggera la mia... Non ci sono storie, n poesie. La mia storia, la mia poesia e quell'altra cosa che hai
detto, Lui, il mio Ges, il nostro Ges."

189. A Naim. Resurrezione del figlio di una vedova.

14 giugno 1945.
Naim doveva avere una certa importanza ai tempi di Ges. Non molto vasta, ma ben costruita,
chiusa dentro la sua cinta di mura, stesa su una bassa e ridente collina, una propaggine del piccolo
Hermon, dominante dall'alto sulla pianura fertilissima che si spiega in direzione nord ovest.
Vi si giunge, venendo da Endor, dopo aver valicato un fiumicello che certo affluente del
Giordano. Per da qui il Giordano non si vede pi, e neppure la sua valle, perch delle colline lo
celano facendo un arco a punto interrogativo verso est.
Ges vi si dirige per una via maestra che congiunge le regioni del lago all'Ermon e ai suoi paesi.
Dietro di Lui camminano molti abitanti di Endor parlando fitto fitto fra di loro.
La distanza che separa il gruppo apostolico dalle mura ormai molto breve: un duecento metri al
massimo. E, posto che la strada maestra va diretta ad immettersi per una porta in citt, e la porta
spalancata essendo giorno pieno, si pu vedere quanto avviene immediatamente al di l delle mura.
E' cos che Ges, che parlava con gli apostoli e col nuovo convertito, vede venire, fra un grande
fracasso di piangenti e simili apparati orientali, un corteo funebre.
"Andiamo a vedere, Maestro?" dicono in molti. E gi fra i cittadini di Endor molti si sono
precipitati a vedere.
"Andiamo pure" dice Ges condiscendente.
"Oh! deve essere un fanciullo, perch vedi quanti fiori e nastri sulla barella?" dice Giuda di Keriot a
Giovanni.
"Oppure sar una vergine" risponde Giovanni.
"No, certo un giovinetto per i colori che vi hanno messo. E poi mancano i mirti..." dice
Bartolomeo.
Il funerale esce oltre le mura. Cosa sia sulla barella, tenuta alta sulle spalle dei portatori, non
possibile vedere. Si intuisce il corpo steso nelle sue bende e coperto del lenzuolo solo per il rilievo
che fa, e si comprende che il corpo di uno che ha gi raggiunto lo sviluppo completo perch
lungo quanto la barella.
Al suo fianco una donna velata, sorretta da parenti o amiche, cammina piangendo. L'unico pianto
vero in tutta quella commedia di piagnone. E quando un sasso incontrato da un portatore, una buca,
un rialzo, fa imprimere una scossa alla barella, la madre geme: "Oh! no! Fate piano! Ha tanto
sofferto il mio bambino!" e alza una mano tremante ad accarezzare l'orlo della barella - di pi non
pu - e non potendo di pi, bacia i veli ondeggianti e i nastri che il vento talora sommuove e che
sfiorano perci la forma immobile.
"E' la madre" dice Pietro compunto e con un luccicore di pianto nell'occhio arguto e buono.
Ma non il solo che abbia il pianto agli occhi per quello strazio. Lo Zelote, Andrea, Giovanni, e
persino il sempre allegro Tommaso, hanno negli occhi del luccicore. Tutti, tutti sono commossi.
Giuda Iscariota mormora: "Fossi io! Oh! povera madre mia..."
Ges, il cui occhio di una dolcezza intollerabile tanto profonda, si dirige verso la barella.
La madre, che singhiozza pi forte perch il corteo sta per torcere verso il sepolcro gi aperto, lo
scansa con violenza vedendo che Ges fa per toccare la bara. Nel suo delirio chiss cosa teme. Urla:
"E' mio!" e con gli occhi folli guarda Ges.
"Lo so, madre. E' tuo"
"E' il mio unico figlio! Perch a lui la morte, a lui che era buono e caro, la gioia di me, vedova?
Perch?". La folla delle piangenti aumenta il suo pagato pianto per fare coro alla madre che
continua: "Perch lui e non io? Non giusto che chi ha generato veda perire il suo seme. Il seme
deve vivere perch altrimenti, perch altrimenti a che serve che queste viscere si squarcino per dare
alla luce un uomo?" e si percuote sul ventre, feroce e disperata.
"Non fare cos! Non piangere, madre." Ges le prende le mani in una stretta potente e le tiene con la
sua sinistra mentre con la destra tocca la bara dicendo ai portatori: "Fermatevi e posate a terra la
barella."
I portatori ubbidiscono abbassando il lettuccio, che resta appoggiato sui suoi quattro piedi al suolo.
Ges afferra il lenzuolo che copre il morto e lo getta indietro scoprendo la salma.

La madre grida il suo dolore con il nome del figlio, credo: "Daniele!"
Ges, sempre tenendo le mani materne nella sua, si raddrizza, imponente nel suo fulgore di sguardi,
col suo viso dei miracoli pi potenti, e abbassando la destra ordina con tutta la forza della voce:
"Giovinetto! Io te lo dico: sorgi!"
Il morto, cos come , fra le fasce, si leva a sedere sulla barella e chiama: "Mamma!" La chiama con
la voce balbettante e spaurita di un piccolo terrorizzato.
"E' tuo, donna. Io te lo rendo in nome di Dio. Aiutalo a liberarsi dal sudario. E siate felici."
E Ges fa per ritirarsi. Ma s! La folla lo inchioda alla bara su cui si rovesciata la madre, che
annaspa fra le bende per fare presto, presto, presto, mentre il lamento infantile, implorante, si ripete:
"Mamma! Mamma!"
Il sudario slegato, slegate le bende, e madre e figlio si possono abbracciare, e lo fanno senza
tenere conto dei balsami che appiccicano e che poi la madre leva dal caro viso, dalle care mani, con
le stesse bende, e poi, non avendo con che rivestirlo, la madre si leva il mantello e ve lo avvolge, e
tutto serve ad accarezzarlo...
Ges la guarda... guarda questo gruppo di amore, stretto sulle sponde del lettuccio non pi funebre,
e piange.
Lo vede Giuda Iscariota questo pianto, e chiede: "Perch piangi, Signore?"
Ges volge il volto verso di lui e dice: "Penso a mia Madre..."
Il breve colloquio richiama la donna al suo Benefattore. Prende per mano il figlio e lo sorregge,
perch come uno che abbia un resto di torpore nelle membra, e si inginocchia dicendo: "Anche tu,
figlio mio. Benedici questo Santo che ti ha reso alla vita e a tua madre" e si china a baciare la veste
di Ges, mentre la folla osanna a Dio e al suo Messia, ormai conosciuto per quello che perch gli
apostoli e i cittadini di Endor si sono presi l'incarico di dire chi Colui che ha operato il miracolo.
E tutta la folla ormai esclama: "Sia benedetto il Dio di Israele. Benedetto il Messia, il suo Inviato!
Benedetto Ges, Figlio di Davide! Un grande Profeta sorto tra noi! Dio ha veramente visitato il
suo popolo! Alleluia! Alleluia!"
Finalmente Ges pu sgusciare dalla stretta e penetrare in citt. La folla lo segue e lo insegue,
esigente nel suo amore.
Accorre un uomo e saluta profondamente. Ti prego sostare nel mio tetto.
Non posso. La Pasqua mi vieta ogni sosta oltre quelle stabilite.
Fra poche ore il tramonto ed venerd...
Appunto che devo prima del tramonto avere raggiunto la mia tappa. Ti ringrazio lo stesso. Ma non
mi trattenere.
Ma io sono il sinagogo.
E con ci vuoi dire che ne hai il diritto. Uomo, bastava che Io tardassi unora che quella madre non
avrebbe riavuto il figlio. Io vado dove altri infelici mi attendono. Non ritardare per egoismo la loro
gioia. Verr, di certo, unaltra volta e star con te, in Naim, pi giorni. Ora lasciami andare.
Luomo non insiste pi. Dice solo: E detto. Ti attendo.
S. La pace sia con te e coi cittadini di Naim. Anche a voi, di Endor pace e benedizione. Tornate
alle case. Dio vi ha parlato attraverso il miracolo. Fate che in voi avvengano, per forza damore,
tante resurrezioni al Bene per quanti sono i cuori.
Un ultimo coro di osanna. Poi la folla lascia andare Ges, che traversa diagonalmente la citt ed
esce verso la campagna, verso Esdrelon.

190. Larrivo nella piana di Esdrelon al tramonto del venerd.


15 giugno 1945.
Il tramonto si inizia con un arrossar di cielo quando Ges giunge in vista dei campi di Giocana.
"Affrettiamo il passo, amici, prima che cali il sole. E tu, Pietro, va' con tuo fratello ad avvisare i
nostri amici, quelli di Doras."

"Ci vado, s, anche per vedere se il figlio proprio via. "Pietro dice quella parola: 'figlio', in un
modo tale che vale per un lungo discorso. E se ne va.
Intanto Ges procede pi adagio, guardandosi intorno per vedere se vede qualche contadino di
Giocana. Ma non ci sono che i campi fertili, con le spighe gi ben formate.
Finalmente, tra il rameggiare del vigneto, sporge un viso sudato e viene un grido: "Oh! Signore
benedetto!" e il contadino corre fuori dal vigneto per venire a prostrarsi davanti a Ges.
"La pace sia con te, Isaia !"
"Oh! anche il mio nome ti ricordi?"
"L'ho scritto in cuore. Alzati. I compagni dove sono?"
"L, nei pometi. Ma ora li avverto. Sei nostro ospite, vero? Non c' il padrone e possiamo farti festa.
E poi... un poco la paura, un poco la gioia, pi buono. Pensa, ci ha concesso l'agnello quest'anno e
di andare al Tempio! Ci ha dato sei giorni soli... ma correremo per la strada... Anche noi a
Gerusalemme... Pensa!... E in grazia di Te". L'uomo ai sette cieli dalla gioia di essere stato trattato
da uomo e da israelita.
"Io non ho fatto nulla, che mi sappia..." dice Ges sorridendo.
"Eh! no! Hai fatto. Doras, e poi i campi di Doras, e questi invece, cos belli quest'anno... Giocana ha
saputo della tua venuta, e non sciocco. Ha paura e... e ha paura."
"Di che ?"
"Paura che gli succeda come a Doras. Nella vita e nelle sostanze. Hai visto i campi di Doras?"
"Vengo da Naim..."
"Allora non li hai visti. Sono tutti rovinati. (L'uomo dice questo a voce bassa e pur marcata, come
che confida una cosa tremenda, in segreto). Tutti rovinati! Non fieni, non biade, non frutta. Viti
seccate, pometi seccati... Morto... tutto morto... come a Sodoma e Gomorra... Vieni, vieni che te li
mostro."
"Non occorre. Vado da quei contadini..."
"Ma non ci sono pi, non lo sai? Li ha sparsi o licenziati tutti Doras, figlio di Doras, e quelli che ha
sparsi per i loro altri luoghi di campagna, hanno l'obbligo di non parlare di Te, pena la frusta... Non
parlare di Te! Sar difficile! Lo ha detto anche Giocana a noi."
"Che ha detto ?"
Ha detto: 'Io non sono cos stolto come Doras, e non vi dico: 'Non voglio che parliate del Nazareno'.
Sarebbe inutile, perch lo fareste lo stesso e non vi voglio perdere uccidendovi come bestie riottose
sotto la frusta. Anzi vi dico: 'Siate buoni come certo il Nazareno vi insegna e diteglielo che io vi
tratto bene'. Non voglio essere maledetto io pure'. Li vede bene che cosa sono questi campi dopo
che Tu li hai benedetti, e cosa sono quelli dopo che li hai maledetti. Oh! ecco quelli che mi hanno
arato il campo..." e l'uomo corre incontro a Pietro e Andrea.
Ma Pietro lo saluta brevemente e prosegue il suo andare, e gi grida: "Oh! Maestro! Ma non c' pi
nessuno! Tutti visi nuovi. E c' tutto devastato! In verit potrebbe fare a meno di tenere contadini
qui. E' peggio che sul Mar Salato!..."
"Lo so. Me lo ha detto Isaia."
"Ma vieni a vedere! Che vista!..."
Ges lo accontenta dicendo prima a Isaia: "Allora sar con voi. Avverti i compagni. E non vi
scomodate. Il cibo l'ho Io. Ci basta un fienile per dormire e il vostro amore. Verr subito."
La vista dei campi di Doras realmente desolante. Campi e prati aridi e nudi, secchi i vigneti,
distrutto il fogliame e il frutto sugli alberi da milioni d'insetti di ogni genere. Anche presso la casa il
giardino-frutteto mostra l'aspetto desolato di un bosco morente.
I contadini vagano qua e l strappando erbacce, schiacciando bruchi, lumache, lombrichi e simili,
scuotendo i rami tenendovi sotto dei catini pieni d'acqua per affogarvi le farfalline, gli afidi e altri
parassiti che coprono le superstiti foglie ed emungono la pianta fino a farla morire. Cercano un
segno di vita nei tralci dei vigneti. Ma questi si spezzano aridi, non appena sono toccati e talora
piegano alla base come se una sega avesse reciso le radici.
Il contrasto coi campi di Giocana, coi vigneti e frutteti di questo, vivissimo, e la desolazione dei
campi maledetti sembra ancor pi violenta se la si paragona alla fertilit degli altri.

"Ha la mano pesante il Dio del Sinai" mormora Simone Zelote.


Ges fa un atto come per dire: "Eccome!" ma non dice nulla. Solo chiede: "Come avvenuto?"
Un contadino risponde tra i denti: "Talpe, cavallette, vermi... ma va' via! Il sorvegliante fedele a
Doras... Non ci fare del male..."
Ges ha un sospiro e se ne va.
Un altro contadino dice, rimanendo curvo per rincalzare un melo, nella speranza di salvarlo: "Ti
raggiungeremo domani... quando il sorvegliante va a Jesrael per la preghiera... in casa di Michea
verremo."
Ges fa un gesto di benedizione e se ne va.
Quando torna al crocicchio vi sono tutti i contadini di Giocana, festosi, felici, e si circondano il loro
Messia portandolo alle povere case.
"Hai visto di l?"
"Ho visto. Domani verranno i contadini di Doras."
"Gi, mentre le iene sono alla preghiera... Facciamo cos ogni sabato... e parliamo di Te, con quello
che sappiamo da Giona, da Isacco che viene a trovarci spesso, e col tuo discorso di tisri. Come
sappiamo parliamo. Perch non si pu non parlare di Te. E tanto pi se ne parla quanto pi si soffre
ed proibito farlo. Quei poveri... bevono la vita ogni sabato... Ma in questa pianura quanti ce ne
sono che hanno bisogno di sapere, almeno sapere di Te, e che non possono venire fin qui..."
"Penser anche a loro. E voi siate benedetti per ci che fate."
Il sole cade mentre Ges entra in una affumicata cucina. Il riposo del sabato ha inizio.

Indice del Volume Quarto


* = in linea
226.
227.
228.
229.
230.

Un buon segno da Maria di Magdala. Morte del vecchio Ismaele.


Un episodio incompiuto
Marziam affidato a Porfirea
Discorso ai cittadini di Betsaida sul gesto di carit di Simon Pietro.
Guarigione dellemorroissa e resurrezione della figlia di Giairo.

231.

A Cafarnao, Ges e Marta parlano della crisi che tormenta Maria di


Magdala.
Guarigione di due ciechi e di un muto indemoniato.
La parabola della pecorella smarrita, ascoltata anche da Maria di
Magdala.
A commento di tre episodi sulla conversione di Maria di Magdala.
Marta ha avuto dalla sorella Maria la certezza della conversione.
La cena in casa di Simone il fariseo e lassoluzione a Maria di
Magdala.
La richiesta di operai per la messe e la parabola del tesoro nascosto
nel campo. Marta teme ancora per la sorella Maria.
Larrivo a Cafarnao, sotto un temporale, di Maria Ss. con Maria di
Magdala.
La parabola dei pesci, la parabola della perla e il tesoro
degli insegnamenti antichi e nuovi.

232.
233.
234.
235.
236.
237.
238.
239.

240.

A Betsaida da Porfirea e Marziam, che insegna alla Maddalena la


preghiera di Ges.

241.

Vocazione della figlia di Filippo. Larrivo a Magdala e la


parabola della dramma perduta.
Discorso sulla Verit al romano Crispo, unico ascoltatore di Ges a
Tiberiade.
A Cana nella casa di Susanna. Le espressioni, i gesti e la voce di
Ges. Disputa tra gli apostoli sulle possessioni.
Giovanni ripete un discorso di Ges sul creato e sui popoli che
attendono la Luce.
Unaccusa dei nazareni a Ges, respinta con la parabola del lebbroso
guarito.
Un apologo per i cittadini di Nazareth, che restano increduli.
Maria Ss. ammaestra la Maddalena sullorazione mentale.
A Betlem di Galilea. Giudizio per un omicidio e parabola delle foreste
pietrificate.
Maria Ss. ammaestra Giuda Iscariota sul dovere preminente della fedelt
a Dio.
Ai discepoli venuti con Isacco, la parabola del fango che
diviene fiamma. Giovanni di Endor anima vittima.

242.
243.
244.
245.
246.
247.
248.
249.
250.
251.
252.
253.
254.
255.
256.
257.
258.
259.
260.
261.
262.
263.
264.
265.
266.
267.
268.
269.

Ai pescatori siro-fenici, la parabola del minatore


perseverante.
Ermasteo di Ascalona.
I1 ritorno da Tiro. Miracoli e parabola della vite e dellolmo.
Maria Ss. svela a Maria dAlfeo il senso della maternit
spiritualizzata.
La Maddalena deve temprarsi soffrendo.
Lincontro con Sintica, schiava greca, e larrivo a Cesarea Marittima.
Partenza delle sorelle Marta e Maria con Sintica. Una lezione a Giuda
Iscariota.
Parabola sulla virt della speranza che sorregge la fede e la carit.
Ges e Giacomo dAlfeo in ritiro sul monte Carmelo.
Ges rivela a Giacomo dAlfeo quale sar la sua missione di apostolo.
Lezione sulla Chiesa e sui Sacramenti a Giacomo dAlfeo, che
opera un miracolo.
Due parabole di Pietro per i contadini della pianura di Esdrelon.
Esortazione ai contadini di Doras, passati alle dipendenze di Giocana.
Una figlia indesiderata e il ruolo della donna redenta.
LIscariota chiede laiuto di Maria.
Guarigione delluomo dal braccio atrofizzato.
Una giornata di Giuda Iscariota a Nazareth.
Istruzioni ai dodici apostoli che iniziano il loro ministero.
I discepoli del Battista vogliono accertarsi che Ges il
Messia. Testimonianza sul Precursore e invettiva contro le citt
impenitenti.
Ges falegname a Corozim.
Lezione sulla carit con la parabola dei nccioli. Il giogo di Ges
leggero.
La disputa con scribi e farisei a Cafarnao. Larrivo della Madre e dei

270.

fratelli.
La notizia delluccisione di Giovanni Battsta.

271.
272.
273.
274.

Partenza alla volta di Tarichea con gli apostoli rientrati a Cafarnao.


Rincarnazione e vita eterna nel dialogo con uno scriba.
La prima moltiplicazione dei pani.
Ges cammina sulle acque. La sua prontezza nel soccorrere chi lo
invoca.
275. Quattro nuovi discepoli. Discorso sulle opere di misericordia
corporale e spirituale.
276. Luomo avido e la parabola del ricco stolto.
Le inquietudini e la vigilanza nei servi di Dio.
277. A Magdala, nei giardini di Maria. Lamore e la correzione tra fratelli.
278. I1 perdono e la parabola del servo iniquo. Il mandato a settantadue
discepoli.
279. Incontro con Lazzaro al campo dei Galilei.
280. Il ritorno dei settantadue. Profezia sui mistici futuri.
281.
282.
283.
284.
285.
286.
287.
288.
289.
290.
291.
292.
293.
294.
295.

Al Tempio nella festa dei Tabernacoli. Le condizioni per


seguire Ges.
La parabola dei talenti e la parabola del buon samaritano.
La delazione al Sinedrio riguardo ad Ermasteo, a Giovanni di Endor e a
Sintica.
Sintica parla del suo incontro con la Verit.
La casetta donata, da Salomon. Quattro apostoli resteranno in Giudea.
Lazzaro offre un rifugio per Giovanni di Endor e Sintica.
Viaggio lieto verso Gerico senza lIscariota.
A Ramot con il mercante Alessandro Misace.
Lezione a Sintica sul ricordo delle anime.
Da Ramot a Gerasa con la carovana del mercante.
Discorso ai cittadini di Gerasa e lode di una donna alla Madre di Ges.
Il sabato a Gerasa. Lo svago di Marziam e il quesito di Sintica
sulla salvezza dei pagani.
Luomo dagli occhi ulcerati. La sosta alla fonte del
Cammelliere. Ancora sul ricordo delle anime.
Marziam scopre perch Ges prega ogni giorno allora nona.
A Bozra linsidia di scribi e farisei.
I1 discorso e i miracoli a Bozra dopo lirruzione di due
farisei. Il dono della fede ad Alessandro Misace.
I1 ricco obolo lasciato dal mercante. Commiato dalla Madre e dalle
discepole.
I1 discorso e i miracoli ad Arbela, gi evangelizzata da Filippo di
Giacobbe.

256. Parabola sulla virt della speranza che sorregge la fede e la carit.

18 agosto 1945.
1Visti da alcuni vignaiuoli che passano per il frutteto, carichi di ceste di unuva bionda come fosse
fatta con lambra, gli apostoli vengono interrogati.
Siete pellegrini o forestieri?.
Galilei siamo e pellegrini verso il Carmelo risponde per tutti Giacomo di Zebedeo, che con i
compagni pescatori si sgranchisce le gambe per finire di vincere un resto di sonnolenza.
LIscariota e Matteo si stanno svegliando sullerba su cui si erano sdraiati, e i vecchi, invece,
stanchi, dormono ancora. Ges parla con Giovanni di Endor ed Ermasteo, mentre Maria e Maria
Cleofe si tengono l vicine, ma stanno zitte.
I vignaiuoli dicono: E venite da lontano?.
Da Cesarea per ultima tappa. Ma prima eravamo a Sicaminon e pi l ancora. Veniamo da
Cafarnao.
Oh! che lunga strada in questa stagione! Ma perch non siete venuti alla nostra casa? l, vedete?
Vi avremmo dato acqua fresca per ristoro alle membra e cibo, paesano ma buono. Venite ora.
Stiamo per partire. Dio vi compensi lo stesso.
Il Carmelo non fugge sul carro di fuoco come il suo profeta dice un contadino semiserio.
Non viene pi nessun carro dal Cielo a rapire i profeti. Non ci sono pi profeti in Israele. Si dice
che Giovanni sia gi morto dice laltro contadino.
Morto? E da quando?.
Cos hanno detto alcuni venuti da oltre Giordano. Lo veneravate?.
Eravamo suoi discepoli.
Perch lo avete lasciato?.
Per seguire lAgnello di Dio, il Messia che egli annunci. Vi ancora questo in Israele, uomini. E
ben pi che un carro di fuoco occorrerebbe per fare degno trasporto di Lui in Cielo! 2Non credete al
Messia?.
Se ci crediamo! Abbiamo deciso che, finito il raccolto, lo andremo a cercare. Si dice che zelante
allubbidienza della Legge e va al Tempio nelle solennit prescritte. Andremo presto ai Tabernacoli
e staremo al Tempio tutti i giorni per vederlo. E se non lo troveremo andremo in cerca di Lui finch
lo abbiamo trovato. Voi che lo conoscete, diteci: vero che sta a Cafarnao quasi sempre? vero
che alto, giovane, pallido, biondo e che ha una voce diversa da tutti gli uomini, la quale tocca i
cuori e fino le bestie e le piante la sentono?.
Tutti i cuori meno quelli dei farisei, Gamala. Quelli si sono fatti pi aspri.
Quelli non sono neppure bestie. Sono dei demoni, compreso quello di cui io porto il nome. Ma
dite: vero che cos e che tanto buono che parla con tutti, consola tutti, guarisce i morbi e
converte i peccatori?.
Questo credete?.
S. Ma vorremmo saperlo da voi che lo seguite. Oh! Se ci conduceste da Lui!.
Ma non avete le vigne da curare?.
Abbiamo anche lanima da curare, ed da pi delle vigne. a Cafarnao? Forzando il cammino, in
dieci giorni potremmo andare e tornare.
3 l Quello che cercate. Ha riposato nel vostro frutteto ed ora parla con quel vecchio e quel
giovane, avendo al fianco la Madre e la sorella della Madre.
Quello! Oh! Che si fa?.
Restano irrigiditi dallo stupore. Sono tutti occhi per guardare. La loro vitalit tutta raccolta nelle
pupille.
Ebbene? Tanto desiderio avevate di vederlo e ora non vi muovete? Siete divenuti di sale?
stuzzica Pietro.
No che Ma cos semplice il Messia?.
Ma che volevate che fosse? Assiso su un trono folgoreggiante e coperto del regio ammanto? Lo
credevate un nuovo Assuero?.
No. Ma Cos semplice, Lui cos santo!.

ben semplice perch santo, uomo. Bene, facciamo cos Maestro! Abbi pazienza, vieni qui a
fare un miracolo. Ci sono qui uomini che ti cercano e che il vederti ha pietrificati. Vieni a rendere
loro moto e parola.
Ges, che si voltato sentendosi chiamare, si alza sorridendo e viene verso i vignaiuoli che lo
guardano tanto stupefatti da parere impauriti.
La pace sia con voi. Mi volevate? Eccomi e ha latto abituale delle braccia che si aprono
tendendosi un poco come per offrirsi.
I vignaiuoli scivolano in ginocchio e stanno zitti.
Non temete. Ditemi ci che volete.
Tendono i cesti colmi duva senza parlare.
Ges ammira la splendida frutta e dicendo: Grazie stende una mano a prendere un grappolo, e
inizia a mangiare i chicchi.
O Dio altissimo! Mangia come noi! sospira quello chiamato Gamala.
impossibile non ridere di questa uscita. Anche Ges ha un sorriso pi marcato, e quasi a scusarsi
dice: Sono il Figlio delluomo!.
4Ma il gesto ha vinto il torpore estatico, e Gamala dice: Non entreresti nella nostra casa, fino al
vespero almeno? Siamo in molti, perch siamo sette fratelli con le spose e i bambini, pi i vecchi
che attendono la morte con pace.
Andiamo. Voi chiamate i compagni e raggiungeteci. Madre, vieni con Maria.
E Ges si avvia dietro ai contadini, che si sono rialzati e camminano un poco di sbieco per vederlo
camminare. Il sentiero piccolo, fra i tronchi degli alberi legati lun collaltro dalle viti.
Giungono presto alla casa, anzi alle case, perch un piccolo quadrato di case con al centro un
comune ampio cortile nel quale un pozzo, e vi si accede da un profondo corridoio che fa da
vestibolo e che certo nella notte viene chiuso col portone pesante.
La pace sia a questa casa e a chi vi abita dice Ges entrando e alzando la mano a benedire, per
poi abbassarla ad accarezzare un puttino seminudo che lo guarda estatico, bellissimo nella sua
camicina senza maniche che scivolata dalla spalla grassoccia, ritto sui piedini nudi, con un ditino
in bocca e una crosta di pane unto dolio nellaltra manina.
Davide, il bambino di mio fratello minore spiega Gamala, mentre un altro dei vignaiuoli entra
nella casa pi prossima a dare lavviso e poi ne esce per entrare in unaltra e cos fa per tutte, di
modo che visi di tutte le et si affacciano e poi si ritirano per ritornare dopo una sommaria toeletta.
5Seduto allombra di una tettoia sporgente, alla quale fa da riparo un fico gigantesco, un vecchio
col bastoncello fra le mani. Non alza neppure il capo, come niente lo interessasse.
nostro padre spiega Gamala. Uno dei vecchi della casa, perch anche la moglie di Giacobbe
ha portato qui il padre rimasto solo, e poi vi la vecchia madre di Lia, la pi giovane sposa. Nostro
padre cieco. Gli si fatto il velo sulle pupille. Tanto sole nei campi! Tanto calore della terra!
Povero padre! molto rattristato. Ma molto buono. Ora attende i nipoti perch sono la sua unica
gioia.
Ges si dirige dal vecchio. Dio ti benedica, padre.
Chiunque tu sia, ti renda Dio la sua benedizione risponde il vecchio alzando il capo in direzione
della voce.
brutta la tua sorte, non vero? chiede Ges dolcemente, e fa segno di non dire chi che parla.
Viene da Dio, dopo tanto bene che mi ha dato nella lunga mia vita. Come ho preso il bene da Dio,
devo prendere anche la sventura della vista. Non eterna, infine. Finir sul seno dAbramo.
Dici bene. Peggio sarebbe se fosse cieca lanima.
Ho cercato di tenerla con la vista sempre.
Come hai fatto?.
Sei giovane tu che parli, la tua voce lo dice. Non sarai come quei giovani di ora che sono tutti
ciechi perch sono senza religione, eh? Bada che grande sventura non credere e non eseguire ci
che Dio ci ha detto. Un vecchio te lo dice, ragazzo. Se abbandonerai la Legge, sarai cieco in terra e
nellaltra vita. Mai pi vedrai Iddio. Perch verr pure un giorno che il Messia redentore ci aprir le
porte di Dio. Io sono troppo vecchio per vedere questo giorno sulla terra. Ma lo vedr dal seno di

Abramo. Per questo non mi lamento di nulla. Perch spero che con queste ombre sconter quello
che posso aver commesso di ingrato a Dio, e di meritarlo per la vita eterna. Ma tu sei giovane. Sii
fedele, figlio, di modo che il Messia tu lo possa vedere. Perch il tempo vicino. Il Battista lo ha
detto. Tu lo vedrai. Ma se avrai lanima cieca sarai come quelli di cui parla Isaia. Avrai occhi e non
vedrai.
Tu lo vorresti vedere, padre? chiede Ges posandogli una mano sulla testa bianca.
Lo vorrei vedere. S. Ma per preferisco andarmene senza vederlo, anzich vederlo io e che i miei
figli non lo riconoscano. Io ho ancora la fede antica e mi basta. Essi Oh! Il mondo dora!.
Padre, vedi dunque il Messia, e sia coronata di giubilo la tua sera e Ges fa scivolare la sua mano
dai capelli bianchi gi per la fronte sino al mento barbuto del vecchio come per una carezza, e
intanto si curva per mettersi allaltezza del suo viso senile.
Oh! Altissimo Signore! Ma io vedo! Vedo Chi sei, con questo volto ignoto eppure famigliare
come gi ti avessi visto? Ma Oh! stolto che sono! Tu che mi hai reso la vista sei il Messia
benedetto! Oh! Oh!.
Il vecchio piange sulle mani di Ges che ha afferrate, coprendole di baci e di lacrime. Tutto il
parentado in subbuglio.
Ges si libera una mano e carezza ancora il vecchio dicendo: S, sono Io. Vieni, che oltre il viso tu
conosca la mia parola.
E si dirige ad una scaletta, che porta ad una terrazza ombrosa per una pergola folta che lombreggia
tutta. E tutti lo seguono.
6Avevo promesso di parlare della speranza ai miei discepoli. La parabola eccola: questo vecchio
israelita. Me lo d il Padre dei Cieli il soggetto per insegnare a voi tutti la grande virt che, come le
braccia di un giogo, sorregge la fede e la carit.
Dolce giogo. Patibolo dellumanit come il braccio traverso della croce, trono della salvezza come
appoggio del serpente salutare alzato nel deserto. Patibolo dellumanit. Ponte dellanima per
spiccare il volo nella Luce. Ed messa in mezzo fra lindispensabile fede e la perfettissima carit,
perch senza la speranza non pu esservi fede, e senza speranza muore la carit.
Fede presuppone speranza sicura. Come credere di giungere a Dio se non si spera nella sua bont?
Come sorreggersi nella vita se non si spera in uneternit? Come poter persistere nella giustizia se
non ci anima la speranza che ogni nostra buona azione da Dio vista e per darci di essa premio?
Ugualmente, come fare vivere la carit se non c speranza in noi? La speranza precede la carit e la
prepara. Perch un uomo ha bisogno di sperare per poter amare. I disperati non amano pi. La scala
questa, fatta di scalini e di ringhiera: La fede i gradini, la speranza la ringhiera; in alto ecco la
carit alla quale si sale mediante le altre due. Luomo spera per credere, crede per amare.
7Questuomo ha saputo sperare. nato. Un bambino di Israele come tutti gli altri. cresciuto con
gli stessi ammaestramenti degli altri. divenuto figlio della Legge come tutti gli altri. Si fatto
uomo, sposo, padre, vecchio, sempre sperando nelle promesse fatte ai patriarchi e ripetute dai
profeti. Nella vecchiaia sono scese le ombre sulle sue pupille ma non nel suo cuore. In esso
rimasta accesa la speranza. Speranza di vedere Iddio. Vedere Iddio nellaltra vita. E, nella speranza
di questa vista eterna, una, pi intima e cara: vedere il Messia. E mi ha detto, non sapendo chi era
il giovane che gli parlava: Se abbandonerai la Legge sarai cieco in terra e in Cielo. Non vedrai Dio
e non riconoscerai il Messia. Ha detto da saggio.
Troppi sono ora in Israele che sono ciechi. Non hanno pi speranza perch lha uccisa in loro la
ribellione alla Legge, che sempre ribellione, anche se velata da paramenti sacri, se non
accettazione integrale della parola di Dio, dico di Dio, non delle soprastrutture che vi sono state
messe dalluomo e che per essere troppe, e tutte umane, vengono trascurate da quelli stessi che le
hanno messe, e fatte macchinalmente, sforzatamente, stancamente, sterilmente, dagli altri. Non
hanno pi speranza. Ma irrisione delle verit eterne. Non hanno perci pi fede e pi carit. Il
divino giogo da Dio dato alluomo perch se ne facesse ubbidienza e merito, la celeste croce che
Dio ha dato alluomo a scongiuro contro i serpenti del Male perch se ne facesse salute, ha perduto
il suo braccio traverso, quello che sorreggeva la fiamma candida e la fiamma rossa: la fede e la
carit; e le tenebre sono scese nei cuori.

Il vecchio mi ha detto: grande sventura non credere e non eseguire ci che Dio ci ha detto.
vero. Io ve lo confermo. peggio della cecit materiale, che ancora pu essere guarita per dare ad
un giusto la gioia di rivedere il sole, i prati, i frutti della terra, i volti dei figli e nipoti, e soprattutto
ci che era la speranza della sua speranza: Vedere il Messia del Signore. Io vorrei che fosse viva
nellanimo di tutto Israele, e specie in quelli che sono i pi istruiti nella Legge. Non basta essere
stato nel Tempio o del Tempio, non basta sapere a memoria le parole del Libro. Occorre saperle
fare vita della nostra vita mediante le tre virt divine. Voi ne avete un esempio: dove esse sono vive
tutto facile, anche la sventura. Perch il giogo di Dio sempre giogo leggero, che preme solo sulla
carne ma non abbatte lo spirito.
8Andate in pace, voi che restate in questa casa da buoni israeliti. Vai in pace, vecchio padre. Che
Dio ti ami ne hai la certezza. Chiudi la tua giusta giornata deponendo la tua saggezza nel cuore dei
pargoli del tuo sangue. Non posso rimanere, ma la mia benedizione resta fra queste mura pingue di
grazie come i grappoli di questa vigna.
E Ges vorrebbe andarsene. Ma deve almeno fermarsi tanto da conoscere questa trib di tutte le et,
e di ricevere quanto gli vogliono dare fino a rendere le sacche da viaggio panciute come otri Poi
pu riprendere il cammino per una scorciatoia fra le viti che gli indicano i vignaiuoli, che non lo
lasciano altro che alla via maestra, gi in vista di un paesello dove Ges e i suoi potranno sostare
per la notte.

257 .Ges e Giacomo dAlfeo in ritiro sul monte Carmelo.


19 agosto 1945.
1Evangelizzate nel piano di Esdrelon fintanto che Io torner fra di voi ordina Ges ai suoi
apostoli in una serena mattina, mentre ai margini del Kison consumano un poco di cibo: pane e
frutta.
Gli apostoli non sembrano molto entusiasti, ma Ges li conforta dando una linea da seguirsi nel loro
modo di regolarsi, e termina: Del resto avete con voi mia Madre. Sar una buona consigliera.
Andate dai contadini di Giocana e cercate, nel sabato, di parlare con gli altri di Doras. Date loro dei
soccorsi e confortate il vecchio parente di Marziam con le notizie del bambino, dicendogli che per i
Tabernacoli glielo porteremo. Date molto, tutto quanto avete, a questi infelici. Tutto quanto sapete,
tutto laffetto di cui siete capaci, tutto il denaro che abbiamo. Non abbiate paura. Come esce, entra.
Di fame non moriremo mai, anche se vivremo di pane e frutta soltanto. E se vedete nudit date le
vesti, anche le mie. Anzi, le mie per prime. Non rimarremo mai nudi. E soprattutto se trovate
miserie che mi cercano, non le sdegnate. Non ne avete il diritto. Addio, Madre. Dio vi benedica tutti
per bocca mia. Andate sicuri. Vieni, Giacomo.
Non prendi neppure la tua borsa? chiede Tommaso vedendo che il Signore si avvia e non la
raccoglie.
Non ce n bisogno. Sar pi libero nel cammino.
Anche Giacomo lascia la sua, nonostante che sua madre si fosse affrettata ad impinzarla di pane,
formaggelle e frutta.
Vanno via seguendo per un poco largine del Kison, poi, attaccando le prime pendici che portano al
Carmelo, scompaiono alla vista dei rimasti.
Madre, siamo nelle tue mani. Guidaci, perch non siamo capaci di nulla confessa umilmente
Pietro.
Maria ha un sorriso rassicurante e dice: molto semplice. Non c che ubbidire ai suoi ordini e
farete tutto bene. Andiamo.
Ma io non vado con loro. [] seguo Ges [].
2Egli sale con il cugino Giacomo e non parla, e laltro pure non parla. Ges concentrato nei suoi
pensieri; Giacomo, che si sente alle soglie di una rivelazione, tutto compreso di un amore
reverenziale, di uno spirituale tremore, e guarda di tanto in tanto Ges che nella sua concentrazione

ha di tanto in tanto una luminosit di sorriso sul volto solenne. Lo guarda come guarderebbe Dio
non ancora incarnato e splendente di tutta la sua immensa maest, e il suo viso tanto simile a quello
di S. Giuseppe, di un brunetto che non disdegna il rosso sul sommo dei pomelli, si fa pallido di
emozione. Ma rispetta sempre il silenzio di Ges.
Per ripide scorciatoie, quasi non vedendo i pastori che fanno pascolare i loro greggi sui verdi
pascoli che sono sotto i boschi di lecci, di roveri, di frassini e altre piante dalto fusto, salgono e
salgono sfiorando coi mantelli i cespugli glauchi dei ginepri e quelli doro delle ginestre, oppure i
ciuffi di smeraldo sparso di perle dei mirti, o le cortine semoventi dei caprifogli e delle vitalbe in
fiore.
Salgono lasciando indietro boscaioli e pastori fino a raggiungere, dopo un instancabile cammino, la
cresta del monte, o meglio un piccolo pianoro addossato ad una cresta incoronata di roveri
giganteschi, limitato da una balaustra di altri fusti ai quali fanno da base le vette degli altri alberi
della costa, di modo che sembra che il praticello sia come appoggiato su questo frusciante sostegno,
isolato dal resto del monte che le fronde sottostanti impediscono di vedere, con alle spalle il picco
che lancia i suoi alberi verso il cielo e, sopra, il cielo aperto e, di fronte, laperto orizzonte che
arrossa nel tramonto e che sconfina sul mare tutto acceso.
Una fessura aperta fra la terra, che non frana solo perch le radici dei roveri giganti la tengono in
una rete di tenaglie, si apre nel balzo, larga appena per quanto possa accogliere un uomo e non
corpulento. Uno scapigliato cespuglio pare prolungarlo protendendosi orizzontalmente dal fianco
del balzo.
Ges apre la bocca per dire: Giacomo, fratello mio, qui sosteremo questa notte e, nonostante che la
stanchezza della carne sia tanta, Io ti prego di passare la notte in preghiera. La notte e tutto il
domani fino a questora. Unintera giornata non di troppo, per ricevere ci che Io ti voglio dare.
Ges, Signore e Maestro mio, io far sempre ci che Tu vuoi risponde Giacomo, che si era fatto
ancora pi pallido quando Ges aveva iniziato a parlare.
Lo so. 3Andiamo ora a cogliere more e mirtilli per il nostro stomaco e a ristorarci ad una fonte che
ho sentita qui sotto. Lascia pure il mantello nello speco. Nessuno lo prender.
E insieme col cugino gira il balzo, cogliendo frutti selvatici dai cespugli del sotto bosco, e poi,
qualche metro pi sotto, nella parte opposta a quella usata per salire, empiono le borracce, unica
cosa che avevano portato seco, ad una chiaccherina sorgente che sbuca da un groviglio di radiconi,
e si lavano per rinfrescarsi dal calore ancora forte nonostante laltezza. Poi risalgono al loro pianoro
e, mentre laria tutta rossa sul cocuzzolo investito dal sole che sta per scomparire ad occidente,
mangiano ci che hanno raccolto e bevono ancora, sorridendosi come due bambini felici o come
due angeli. Poche parole: un ricordo di quelli lasciati in pianura, unesclamazione ammirata per
lestrema bellezza del giorno, il nome delle due mamme Nulla di pi.
Poi Ges attira a S il cugino e questo prende la posa abituale in Giovanni, del capo appoggiato sul
sommo del petto di Ges, una mano abbandonata in grembo, laltra nella mano del Cugino, e stanno
cos, mentre la sera scende in un grande cinguetto di uccelli che si ritirano nel folto, in un tinnulare
di campani che si allontana e si fa sempre pi indistinto, e in un frusciare lieve di vento che carezza
le cime rinfrescandole e animandole dopo il calore immobile del giorno, preludendo le rugiade.
Stanno cos a lungo, e io credo che non sia che un silenzio di labbra, mentre gli spiriti, pi che mai
attivi, intrecciano soprannaturali conversazioni.

258. Ges rivela a Giacomo dAlfeo quale sar la sua missione di apostolo.
20 agosto 1945.
la stessa ora, ma il giorno di poi.
Giacomo, che ancora ritirato nello spacco del monte e seduto tutto in un gomitolo col capo curvo
fin quasi sulle ginocchia alzate e tenute abbracciate dalle braccia, o in profonda meditazione o
dorme. Non capisco bene. Certo insensibile a ci che succede intorno a lui, ossia alla rissa di due

grossi uccelli che per qualche motivo privato si battono ferocemente sul praticello. Direi che sono
galli di montagna o galli cedroni o fagiani, perch hanno la grossezza di un galletto, penne
variegate, ma non hanno cresta, solo un elmetto di carne rossa come un corallo sul sommo del capo
e sulle guance, e le assicuro che se la testa piccola il becco deve essere come uno spunzone
dacciaio. Penne e sangue volano e cadono per laria e per terra, fra uno schiamazzio molto
sensibile che ha fatto tacere fischi, trilli e gorgheggi fra i rami. Forse gli uccellini osservano la
giostra feroce... Giacomo non sente niente.
Ges invece sente e scende dalla vetta dove era salito e, battendo le mani, separa i contendenti che
fuggono sanguinanti, luno verso la costa, laltro in cima a un rovere e di l si ravvia le penne ancora
tutte irte e arruffate.
Giacomo non alza il capo neppure per il rumore fatto da Ges, che sorridendo fa pochi passi ancora,
fermandosi in mezzo al praticello. La sua veste bianca sembra tingersi di rosso sul lato destro, tanto
forte il rosso del tramonto. Sembra proprio che il cielo si incendi. Eppure Giacomo non deve
dormire, perch appena Ges sussurra, proprio sussurra: Giacomo, vieni qui, egli alza il capo dai
ginocchi e scioglie il laccio delle braccia, sorgendo in piedi e venendo verso Ges. Si ferma di
fronte a Lui, a un due passi di distanza, e lo guarda.
Anche Ges lo guarda, serio eppure incoraggiante per un sorriso che non di labbra n di sguardi, e
che pure visibile. Lo guarda fissamente, quasi volesse leggere tutte le minime reazioni ed
emozioni del cugino e apostolo suo che, come ieri, sentendosi alle soglie di una rivelazione, diviene
pallido e ancor pi lo diventa fino ad essere tuttuno con la sua veste di lino quando Ges alza le
braccia e gli appoggia le mani sulle spalle, stando cos a braccia tese. Allora proprio Giacomo
sembra unostia. Solo i miti occhi castano scuri e la barba castana mettono un colore su quel volto
attento.
2Giacomo, fratello mio, sai perch ti ho voluto qui, da solo a solo, per parlarti dopo ore di
preghiera e di meditazione?.
Giacomo pare faccia fatica a rispondere, tanto commosso. Ma infine apre le braccia per rispondere
a bassa voce: Per darmi una lezione speciale, o per il futuro o perch io sono il pi incapace di
tutti. Ti ringrazio fin dora, anche se un rimprovero. Ma credi, Maestro e Signore, che se io sono
tardo ed incapace per deficienza, non per mala volont.
Non un rimprovero ma una lezione, questa s, per il tempo in cui Io non sar pi con voi. Nel tuo
cuore, in questi mesi, tu hai molto pensato a quanto ti ho detto un giorno, ai piedi di questo monte,
promettendoti di venire qui con te, non solo per parlare di Elia profeta e per guardare il mare che
splende l, infinito, ma per parlarti di un altro mare, ancor pi grande, mutevole, infido, di questo
che oggi pare il pi placido dei bacini e forse fra poche ore ingoier navigli e uomini con la sua
fame vorace. E non hai mai disgiunto il pensiero da quanto ti ho detto allora, da quello che la tua
venuta qui avesse un riferimento al tuo destino futuro. Tanto che ora tu impallidisci sempre pi,
intuendo che un grave destino, uneredit piena di una responsabilit tale da far tremare anche un
eroe. Una responsabilit e una missione che vanno eseguite con tutta la santit possibile in un uomo
per non deludere la volont di Dio.
Non avere paura, Giacomo. Io non voglio la tua rovina. Perci, se a questo Io ti destino, segno che
so che da essa non danno, ma soprannaturale gloria ne avrai. Ascoltami, Giacomo. Fai in te la
pace, con un bellatto di abbandono in Me, per potere udire e ricordare le mie parole. Mai pi
saremo cos soli e con lo spirito cos preparato ad intenderci.
3Io me ne andr un giorno. Come tutti gli uomini che hanno un tempo di sosta sulla terra. La mia
sosta cesser in modo diverso da quello degli uomini, ma cesser sempre e voi non mi avrete pi
vicino altro che con il mio Spirito, il quale, te lo assicuro, non vi abbandoner mai. Io me ne andr
dopo aver dato a voi quel tanto che necessario per far progredire la mia Dottrina nel mondo, dopo
aver compiuto il Sacrificio ed avervi ottenuto la Grazia. Con questa e col Fuoco Sapienziale e
settiforme, voi potrete fare ci che ora vi parrebbe pazzia e presunzione anche soltanto immaginare.
Io me ne andr e voi resterete. E il mondo che non ha compreso Cristo non comprender gli
apostoli di Cristo. Perci sarete perseguitati e dispersi come i pi pericolosi al benessere di Israele.
Ma, posto che voi siete i miei discepoli, dovete essere felici di subire le stesse afflizioni del vostro

Maestro.
Ti ho detto un giorno di nisam: Tu sarai quello che rimani dei profeti del Signore. Tua madre, per
ministero spirituale, ha semi intuito il significato di queste parole. Ma, prima ancora che esse si
avverino per i miei apostoli, a te, e per te, si saranno avverate. Giacomo, tutti saranno dispersi
fuorch tu, e ci sino alla chiamata di Dio al suo Cielo. Tu resterai al posto a cui ti avr eletto Dio
per bocca dei fratelli, tu discendente della stirpe regale, nella citt regale, ad alzare il mio scettro ed
a parlare del vero Re. DIsraele Re e del mondo, secondo una regalit sublime che nessuno
comprende fuorch coloro ai quali essa rivelata.
Saranno tempi in cui ti occorrer una fortezza, una costanza, una pazienza, una sagacia senza
confini. Dovrai essere giusto con carit, con una fede semplice e pura come quella di un bambino e
nello stesso tempo erudita, da vero maestro, per sostenere la fede assalita in tanti cuori e da tante
cose nemiche ad essa, e per confutare gli errori dei falsi cristiani e le sottigliezze dottrinarie del
vecchio Israele, il quale, cieco da ora, sar pi che mia cieco dopo aver ucciso la Luce, e piegher le
parole profetiche, e persino i comandi del Padre da cui Io procedo, per persuadere se stesso, onde
darsi pace, e il mondo che Colui di cui si parla da patriarchi e profeti non ero Io. Ma che Io invece
non ero che un povero uomo, un illuso, un folle per i pi buoni, un eretico indemoniato per i meno
buoni del vecchio Israele.
Io ti prego di essere allora un altro Me. No, che non impossibile! Non lo . Tu dovrai avere
presente il tuo Ges, i suoi atti, la sua parola, le sue opere. Come se tu ti adagiassi nella forma di
argilla usata da chi fonde i metalli per dare loro unimpronta, cos tu dovrai colarti in Me. Io sar
sempre presente, tanto presente e vivo a voi, miei fedeli, che voi potrete unirvi a Me, fare un altro
Me, solo che lo vogliate. Ma tu, tu che sei stato con Me dalla pi tenera et e hai avuto il cibo della
Sapienza dalle mani di Maria, prima ancora che dalle mie, tu che sei nipote delluomo pi giusto
che ebbe Israele, tu devi essere un perfetto Cristo.
4Non posso, non posso, Signore! Dllo a mio fratello questo compito. Dllo a Giovanni, dllo a
Simon Pietro, dllo allaltro Simone. Non a me, Signore! Perch a me? Che ho fatto per meritarlo?
Non vedi che sono un ben povero uomo con una capacit sola: quella di volerti tanto bene e di
credere fermamente a tutto quanto Tu dici?.
Giuda ha un temperamento troppo forte. Andr molto bene dove c da abbattere il paganesimo.
Non qui dove c da convincere al cristianesimo coloro che per essere gi popolo di Dio si credono
nel giusto ad ogni costo. Non qui dove c da convincere tutti coloro che pur credendo in Me
saranno delusi dallo svolgimento degli avvenimenti. Convincerli che il mio Regno non di questo
mondo, ma quel Regno, tutto spirituale, dei Cieli, il cui preludio una vita cristiana, ossia una vita
in cui i valori preponderanti sono quelli dello spirito.
La convinzione si ottiene con ferma dolcezza. Guai a chi afferra alla gola per persuadere.
Laggredito dir s al momento, per liberarsi dalla stretta. Ma poi fuggir senza pi voltarsi
indietro e senza pi accettare discussioni, se non un perverso ma soltanto uno fuori strada.
Fuggendo per andare ad armarsi e dare morte al prepotente assertore di dottrine diverse delle sue, se
uno perverso o anche soltanto uno fanatico.
E tu sarai circondato da fanatici. Fanatici fra i cristiani, fanatici fra gli israeliti. I primi vorranno da
te atti di forza o il permesso, almeno, di compierli. Perch il vecchio Israele, con le sue
intransigenze e le sue restrizioni, sar ancora agitante in essi la sua coda venefica. I secondi
marceranno contro te e gli altri come per una guerra santa in difesa della vecchia Fede, dei suoi
simboli, delle sue cerimonie. E tu sarai al centro di questo mare in tempesta. Tale la sorte dei capi.
E tu sarai il capo di quanti saranno della Gerusalemme cristianizzata dal tuo Ges.
5Dovrai saper amare perfettamente per potere essere capo santamente. Non le armi e gli anatemi,
ma il tuo cuore dovrai opporre alle armi e agli anatemi dei giudei. Non permetterti mai di imitare i
farisei col giudicare letame i gentili. Anche per essi Io sono venuto, perch in verit per il solo
Israele sarebbe stato sproporzionato lannichilimento di Dio in una carne passibile di morte. Che se
vero che il mio Amore mi avrebbe fatto incarnare con gioia anche per la salvezza di unanima
sola, la Giustizia, che pure parte di Dio, impone che lInfinito si annichili per uninfinit: il genere
umano.

Dolce, per non respingere, dovrai essere anche con loro, limitandoti ad essere incrollabile nel
dogma, ma condiscendente per altre forme di vita non simili alle nostre, e tutte materiali, senza
lesine allo spirito. Molto avrai a combattere coi fratelli per questo, perch Israele avvolto di
pratiche. Tutte esterne, tutte inutili perch non mutano lo spirito. Tu invece sii, e insegna ad altri ad
esserlo, unicamente preoccupato dello spirito. Non pretendere che i gentili mutino di improvviso le
loro usanze. Tu pure non muterai di colpo le tue. Non stare ancorato al tuo scoglio. Perch, per
raccogliere sul mare i rottami e portarli al cantiere per riformarli a nuova vita, occorre navigare e
non stare fermo. E tu devi andare cercando i rottami. Ve ne sono nel gentilesimo e anche in Israele.
Al termine del mare immenso Dio che apre le braccia a tutti i suoi creati. Siano essi ricchi di
origine santa, come gli israeliti, oppure poveri perch pagani.
Io ho detto: Amerete il prossimo vostro. Prossimo non solo il parente o il patriota. prossimo
anche luomo iperboreo di cui non conoscete laspetto, prossimo anche quello che in questora
guarda unaurora in zone a voi sconosciute, o che percorre i nevai delle catene favolose dellAsia, o
beve ad un fiume che si apre un letto fra le foreste ignote del centro africano. E ti venisse un
adoratore del sole, oppure uno che ha per suo dio il vorace coccodrillo, o uno che si crede il
rincarnato Sapiente che ha saputo intuire la Verit, ma non afferrarne la Perfezione e darla per
Salute ai suoi fedeli, oppure venire chiedendoti: Dammi la cognizione di Dio un nauseato
cittadino di Roma o di Atene, tu non puoi e non devi dir loro: Io vi caccio perch sarebbe
profanazione portarvi a Dio.
Abbi presente che essi non sanno, mentre Israele sa. Eppure in verit molti in Israele sono e saranno
pi idolatri e crudeli del pi barbaro idolatra che nel mondo sia, e non a questo o a quellidolo
sacrificheranno vittime umane, ma a se stessi, al loro orgoglio, avidi di sangue dopo che in loro si
sar accesa una sete inestinguibile che durer fino alla fine dei secoli. Solo il bere nuovamente e con
fede quanto ha acceso quella sete atroce potrebbe estinguerla. Ma allora sar anche la fine del
mondo, perch lultimo a dire: Noi crediamo che Tu sei Dio e Messia sar Israele, nonostante
tutte le prove che ho dato e che dar della mia Divinit.
6Veglierai e sorveglierai perch la fede dei cristiani non sia vana. Vana sarebbe se fosse solo di
parole e di ipocrite pratiche. lo spirito quello che vivifica. Lo spirito manca nellesercizio
macchinale o farisaico, che non che finzione di fede e non vera fede. Che varrebbe alluomo
cantare le lodi a Dio nellassemblea dei fedeli, se poi ogni suo atto imprecazione a Dio, che non si
fa zimbello del fedele, ma, nella sua paternit, conserva sempre le sue prerogative di Dio e Re?
Veglia e sorveglia perch nessuno prenda il posto non suo. La Luce sar data da Dio a seconda dei
gradi che avete. Dio non vi far mancare la Luce, a meno che la Grazia non venga spenta in voi dal
peccato.
Molti ameranno sentirsi dire maestro. Uno solo il Maestro: Colui che ti parla; e una sola
Maestra: la Chiesa che lo perpetua. Nella Chiesa, maestri saranno coloro che saranno consacrati con
incarico speciale allinsegnamento. Per fra i fedeli vi saranno quelli che per volont di Dio e per
santit propria, ossia per loro buona volont, saranno presi dal gorgo della Sapienza e parleranno.
Altri ve ne saranno, di per loro non sapienti, ma docili come strumenti nelle mani dellartiere, ed a
nome dellArtiere parleranno, ripetendo come bambini buoni ci che il Padre loro dice di dire, pur
senza comprendere tutta lestensione di quello che dicono. Vi saranno infine quelli che parleranno
come fossero maestri, e con uno splendore che sedurr i semplici, ma saranno superbi, duri di cuore,
gelosi, iracondi, mentitori e lussuriosi.
Mentre ti dico di raccogliere le parole dei sapienti nel Signore e dei sublimi pargoli dello Spirito
Santo, aiutandoli anzi a comprendere la profondit delle divine parole - perch, se essi sono i
portatori della divina Voce, voi, miei apostoli, sarete sempre i docenti della mia Chiesa, e dovete
soccorrere questi soprannaturalmente stanchi dalla estasiante e grave ricchezza che Dio ha deposta
in loro perch la portassero ai fratelli - cos ti dico: respingi le parole di menzogna dei falsi profeti,
la cui vita non consona alla mia dottrina. La bont della vita, la mansuetudine, la purezza, la carit
e lumilt non mancheranno mai nelle sapienze e nelle piccole voci di Dio. Sempre negli altri.
Veglia e sorveglia perch gelosie e calunnie non siano nellassemblea dei fedeli, e neppure
risentimenti e spirito di vendetta. Veglia e sorveglia perch la carne non prenda il sopravvento sullo

spirito. Non potrebbe sopportare le persecuzioni colui che non ha lo spirito re sulla carne.
7Giacomo, Io so che tu lo farai, ma da al tuo Fratello la promessa che tu non mi deluderai.
Ma Signore, Signore! Io ho solo una paura: quella di non essere capace di fare. Signor mio, io te
ne prego, d ad un altro questo incarico.
No. Non posso.
Simone di Giona ti ama, e tu lo ami.
Simone di Giona non Giacomo di Davide.
Giovanni! Giovanni, langelo dotto, fai lui tuo servo qui.
No. Non posso. N Simone n Giovanni possiedono quel nulla che pure molto presso gli uomini:
la parentela. Tu mi sei parente. Dopo avermi dopo avermi misconosciuto, la parte migliore di
Israele cercher di avere perdono presso Dio e presso se stessa col cercare di conoscere il Signore
che avranno maledetto nellora di Satana, e parr loro di avere perdono, e perci forza di mettersi
nella mia via, se sar al mio posto uno del mio sangue. Giacomo, su questo monte si sono compiute
delle ben grandi cose. Qui il fuoco di Dio consum non solo lolocausto, le legna, le pietre, ma
anche la polvere e persino lacqua che era nella fossa. Giacomo, credi tu che Dio non possa fare pi
simile cosa, accendendo e consumando tutte le materialit delluomo-Giacomo per fare un
Giacomo-fuoco di Dio? Abbiamo parlato mentre il tramonto ha fatto di fiamma persino le nostre
vesti. Cos, non meno fulgente o pi fulgente, credi tu che fosse il fulgore del carro che rap Elia?.
Molto pi fulgente, perch fatto di fuoco celeste.
E pensa allora cosa diventer il cuore divenuto fuoco per avere in s Dio, perch Dio lo vuole
perpetuatore del suo Verbo nel predicare la Novella di Salute.
8Ma Tu, ma Tu, Verbo di Dio, eterno Verbo, perch non rimani?.
Perch sono Verbo e Carne. E col Verbo devo istruire, e con la Carne redimere.
Oh! Mio Ges, ma come redimerai? A che vai incontro?.
Giacomo, ricorda i profeti.
Ma non allegorico il loro dire? Puoi Tu, Verbo di Dio, essere malmenato dagli uomini? Non
vogliono forse dire che alla tua divinit sar dato martirio, alla tua perfezione, ma non di pi, non
pi di cos? Mia madre si preoccupa per me e Giuda, ma io per Te e per Maria, e poi anche per noi,
tanto deboli. Ges, Ges, se luomo ti soverchiasse, non credi Tu che molti di noi ti crederebbero
reo e si allontanerebbero delusi da te?.
Ne sono sicuro. Vi sar uno sconvolgimento in tutti gli strati dei miei discepoli. Ma poi torner
pace, e anzi verr una coesione delle parti migliori, sulle quali, dopo il mio sacrificio e il mio
trionfo, verr lo Spirito fortificatore e sapiente: il divino Spirito.
Ges, perch io non defletta e non abbia scandalo nellora tremenda, dimmi: che ti faranno?.
una grande cosa ci che mi chiedi.
Dimmela, Signore.
Ti sar tormento saperla esattamente.
Non importa. Per quellamore che ci ha uniti.
Non deve essere nota.
Dimmela e poi smemorami fino allora in cui dovr compiersi. Allora riconducila alla mia
memoria insieme a questora. Cos non mi scandalizzer di nulla e non ti diverr nemico nel fondo
del cuore.
Non giover a nulla perch tu pure cederai nella bufera.
Dimmela, Signore!.
Io sar accusato, tradito, preso, torturato, posto a morte di croce.
Noooh! Giacomo urla e si torce come se fosse lui colpito a morte. No! ripete. Se a Te cos,
che faranno a noi? Come potremo continuare la tua opera? Non posso, non posso accettare il posto
che mi destini Non posso! Non posso! Tu morto, sar un morto io pure, senza forza pi. Ges,
Ges! Ascoltami. Non mi lasciare senza di Te. Promettimi, promettimi questo almeno!.
Ti prometto che verr a guidarti col mio Spirito, dopo che la gloriosa Risurrezione mi avr liberato
dalle restrizioni della materia. Io e te saremo ancora una cosa sola, come ora che mi sei fra le
braccia, perch infatti Giacomo si abbandonato a piangere sul petto di Ges.

9Non piangere pi. Usciamo da questora di estasi, luminosa e penosa, come uno che esce dalle
ombre di morte ricordando tutto fuorch cosa latto-morte, spavento agghiacciante che dura un
minuto e che come fatto-morte dura per secoli. Vieni, ti bacio cos, per aiutarti a dimenticare lonere
della mia sorte dUomo. Troverai il ricordo a suo tempo come tu hai chiesto. Tieni, ti bacio sulla
bocca che dovr ripetere le mie parole alle genti dIsraele, e sul cuore che dovr amare come Io ho
detto, e qui, sulla tempia dove cesser la vita insieme allultima parola di amorosa fede in Me.
Come verr, fratello a Me diletto, presso di te, nelle assemblee dei fedeli, nelle ore di meditazione,
in quelle di pericolo e nellora della morte! Nessuno, neppure il tuo angelo, raccoglier il tuo
spirito, ma Io, con un bacio cos.
Restano abbracciati a lungo e Giacomo pare che quasi si assopisca nella gioia dei baci di Dio che lo
smemorano dal suo soffrire. Quando alza il capo tornato il Giacomo dAlfeo, pacato e buono,
tanto simile a Giuseppe, sposo di Maria. Sorride a Ges, un sorriso pi maturo, un poco triste, ma
sempre cos dolce.
Prendiamo il nostro cibo, Giacomo, e poi dormiamo sotto le stelle. Alla prima luce scenderemo a
valle andando fra gli uomini e Ges ha un sospiro Ma termina con un sorriso: e da
Maria.
E a mia madre che dir, Ges? E che ai compagni? Senza domande non mi lasceranno.
Potrai dire loro tutto quanto ti dissi, facendoti considerare Elia nelle sue risposte ad Acab, al
popolo sul monte, e sulla potenza di uno amato da Dio per ottenere ci che si vuole da popoli interi
ed elementi, e il suo zelo, che lo divora, per il Signore, e come ti ho fato considerare che con la pace
e nella pace si intende e si serve Dio. Dirai loro che come Io ho detto a voi: Venite, cos voi,
come Elia fece col suo mantello su Eliseo, voi col mantello della carit potrete catturare nuovi servi
di Dio al Signore. E a quelli che hanno sempre preoccupazioni, di come ti ho fatto notare lallegra
libert delle cose del passato che mostra Eliseo, liberandosi dai buoi e dallaratro. Di loro come ho
ricordato che a chi vuole miracoli mediante Belzeb avviene del male e non del bene, come
avvenne ad Ocozia, secondo la parola di Elia. Di loro, finalmente, come ti ho promesso che a chi
sar fedele fino alla morte verr il fuoco purificatore dellAmore ad ardere le imperfezioni per
portarlo direttamente al Cielo. Il resto per te solo.

259.Lezione sulla Chiesa e sui Sacramenti a Giacomo dAlfeo, che opera


un miracolo.
21 agosto 1945.
1Ges lascia il pianoro del Carmelo e scende per i sentieri rugiadosi, attraverso ai boschi che si
animano sempre pi di trilli e di voci, sotto il primo sole che indora la pendice orientale del monte.
Quando la lieve nebbiolina del caldo si dissolve sotto al sole, tutta la pianura di Esdrelon si
manifesta nella sua bellezza di frutteti e vigneti, stretti intorno alle case. Sembra un tappeto, per lo
pi verde, con rare oasi giallastre, sparse in un turbinio di rosso, che sono i campi del grano segato
dove ora fiammeggiano i papaveri, stretto dal castone triangolare dei monti Carmelo, Tabor,
Hermon (il piccolo Hermon) e dai monti pi lontani, di cui non so il nome, che nascondono il
Giordano e che si uniscono a sud-est coi monti della Samaria.
Ges si arresta a guardare, pensosamente, tutta quella parte di Palestina.
Giacomo lo guarda e dice: Guardi la bellezza di questa zona?.
S, anche quella. Ma pi che altro, penso alle peregrinazioni future e alla necessit di mandarvi, e
mandare senza indugio, i discepoli, non nel limitato lavoro di ora, ma in un vero lavoro missionario.
Abbiamo zone e zone che ancora non mi conoscono, ed Io non voglio lasciare luoghi senza di Me.
il mio affanno sempre presente: andare, fare, mentre posso, e fare tutto.
Ogni tanto intervengono cose che ti rallentano.
Pi che rallentarmi, impongono mutamenti nellitinerario da seguire, perch non sono mai inutili i
viaggi che facciamo. Ma c ancora tanto, tanto da fare Anche perch, dopo unassenza da un

luogo, Io ritrovo molti cuori tornati al punto di prima e devo tornare da capo.
S, accasciante e disgustante questa apatia degli spiriti, questa volubilit e questa preferenza al
male.
Accasciante. Non dire disgustante. Il lavoro di Dio non mai disgustante. Le povere anime devono
farci piet, non disgusto. Noi dobbiamo avere sempre un cuore di padre, di padre buono. Un buon
padre non ha mai disgusto per le malattie dei figli. Non ne dobbiamo avere noi, per nessuno.
2Ges, mi permetti di farti delle domande? Io, anche questa notte, non ho dormito. Ma ho molto
pensato mentre ti guardavo dormire. Nel sonno sembri tanto giovane, Fratello! Sorridevi, con il
capo appoggiato ad un braccio ripiegato sotto la testa, proprio una posa da bambino. Ti vedevo bene
per la luna cos luminosa di questa notte. Io pensavo. E molte domande mi sono venute su dal
cuore.
Dille.
Dicevo: bisogna che io chieda a Ges come potremo noi giungere a questo organismo, che Tu hai
detto Chiesa e nel quale, se ho ben capito, vi saranno gerarchie, con la nostra insufficienza. Ci dirai
Tu tutto quello che dobbiamo fare, o dovremo farlo da noi?.
Io, quando sar lora, vi indicher il capo di essa. Non oltre. Durante la mia presenza fra voi gi vi
indico le diverse classi con le differenze fra apostoli, discepoli e discepole. Perch queste sono
inevitabili. Per Io voglio che, come nei discepoli deve essere rispetto e ubbidienza agli apostoli,
cos gli apostoli abbiano amore e pazienza coi discepoli.
E che dovremo fare? Sempre e solo predicarti?.
Questa la cosa essenziale. 3Poi dovrete in mio nome assolvere e benedire, riammettere alla
Grazia, amministrare i sacramenti che Io istituir.
Che sono queste cose?.
Sono mezzi soprannaturali e spirituali applicati anche con mezzi materiali, usati per persuadere gli
uomini che il sacerdote fa realmente qualche cosa. Tu vedi che luomo se non vede non crede. Ha
sempre bisogno di qualche cosa che gli dica che c qualcosa. Per questo, quando Io faccio miracoli
impongo le mani, o bagno con la saliva, o do un boccone di pane intinto. Potrei fare miracolo anche
col mio solo pensiero. Ma credi tu che allora la gente direbbe: Dio ha fatto il miracolo? Direbbero
guarito perch era lora di guarire. E attribuirebbero il merito al medico, alle medicine, alla
resistenza fisica del malato. Lo stesso sar per i sacramenti: forme del culto per amministrare la
Grazia, o renderla, o fortificarla nei fedeli. Giovanni, per esempio, usava limmersione nellacqua
per dare una figura della mondezza dai peccati. In realt, pi che lacqua che lavava le membra, era
utile la mortificazione di confessarsi immondi per i peccati fatti. Io pure avr il battesimo, il mio
battesimo, che non sar semplicemente una figura, ma sar realmente detersione della macchia di
origine dallanima e restituzione alla stessa dello stato spirituale che possedevano Adamo ed Eva
avanti la loro colpa, qui aumentato ancora perch dato per i meriti dellUomo-Dio.
Ma lacqua non scende sullanima! Lanima spirituale. Chi lafferra nel neonato, o nelladulto,
o nel vecchio? Nessuno.
Vedi che tu ammetti che lacqua un mezzo materiale, nullo su una cosa spirituale? Non sar
dunque lacqua, ma la parola del sacerdote, membro della Chiesa di Cristo, consacrato al suo
servizio, o di altro vero credente che in casi eccezionali lo sostituisca, quella che operer il miracolo
della redenzione dalla colpa di origine del battezzato.
4Va bene. Ma luomo peccatore anche di suo E gli altri peccati chi li lever?.
Sempre il sacerdote, Giacomo. Se un adulto si battezzer, insieme alla colpa di origine si
annulleranno le altre colpe. Se luomo gi battezzato e torna a peccare, il sacerdote lo assolver in
nome del Dio uno e trino e per il merito del Verbo incarnato, cos come faccio Io coi peccatori.
Ma Tu sei santo! Noi.
Voi santi dovete essere perch toccate cose sante e amministrate ci che di Dio.
Allora battezzeremo pi volte lo stesso uomo, come fa Giovanni che concede limmersione
nellacqua quante volte uno viene a lui?.
Giovanni nel suo battesimo non fa che una purificazione attraverso lumilt di colui che si
immerge. Te lho gi detto. Voi non ribattezzerete chi gi battezzato, fuori che nel caso che lo sia

stato con formula non apostolica ma scismatica, nel quale caso amministrabile un secondo
battesimo previa netta domanda del battezzando, se adulto, di volerlo e netta dichiarazione di
voler far parte della vera Chiesa. Le altre volte, per rendere lamicizia e la pace con Dio, userete la
parola del perdono unita ai meriti di Cristo, e lanima, venuta a voi con vero pentimento e umile
accusa, sar assolta.
5E se uno non pu venire perch malato al punto di non poter essere rimosso? Morir allora in
peccato? Alla sofferenza dellagonia unir quella della paura del giudizio di Dio?.
No. Il sacerdote andr dal morente e lo assolver. Anzi gli dar la forma pi ampia di assoluzione,
non complessiva, ma per ogni e singolo organo del senso, per cui luomo generalmente giunge al
peccato. Noi abbiamo in Israele lolio santo, composto secondo la regola data dallAltissimo, e col
quale vengono consacrati laltare, il pontefice, i sacerdoti e i re. Luomo realmente altare. E re
diventa per la sua elezione al seggio del Cielo; pu dunque essere consacrato con lolio
dellunzione. Lolio santo sar preso con altre parti del culto israelitico e incluso nella mia Chiesa,
sebbene con altri usi. Perch non tutto in Israele male e va respinto. Ma anzi molti ricordi del
ceppo antico saranno nella Chiesa mia. Ed uno sar lolio dellunzione, usato anche dalla Chiesa per
consacrare laltare, i pontefici e le gerarchie ecclesiastiche, tutte, e per consacrare i re, ed i fedeli,
quando diverranno i principi-eredi del Regno, oppure quando avranno bisogno del massimo aiuto
per comparire davanti a Dio con le membra e i sensi mondati da ogni colpa. La grazia del Signore
soccorrer lanima ed anche il corpo, se a Dio cos piace per il bene del malato. Il corpo molte volte
non reagisce alla malattia anche per i rimorsi che gli turbano la pace per lopera di Satana che, per
quella morte, spera di guadagnare unanima al suo regno e anche portare disperazione i superstiti. Il
malato passa dalla stretta satanica e dal turbamento interiore alla pace, mediante la certezza del
perdono di Dio che gli ottiene anche lallontanamento di Satana. E posto che il dono della Grazia
aveva a compagno, nei progenitori, quello della immunit dalle malattie e da ogni forma di dolore,
il malato, restituito alla Grazia, grande quanto quella che di un neonato battezzato del mio
battesimo, pu ottenere anche la vittoria sulla malattia. In questo aiutato anche dalla preghiera dei
fratelli di fede, nei quali vi lobbligo della piet verso il malato, piet non solo corporale ma
soprattutto spirituale, tendente ad ottenere salvezza fisica e spirituale del fratello. La preghiera gi
una forma di miracolo, Giacomo. La preghiera di un giusto, tu lo hai visto in Elia, tanto pu fare.
6Ti comprendo poco, ma quello che comprendo mi riempie di riverenza per il carattere sacerdotale
dei tuoi sacerdoti. Se ben comprendo, avremo con Te molti punti in comune: la predicazione,
lassoluzione, il miracolo. Tre sacramenti, dunque.
No, Giacomo. Predicazione e miracolo non sono sacramenti. Ma i sacramenti saranno di pi. Sette
come il candelabro del Tempio e i doni dello Spirito dAmore. E in verit i sacramenti sono doni e
sono fiamme, dati perch luomo arda davanti al Signore nei secoli dei secoli. Vi sar anche il
sacramento per le nozze delluomo. Quello che accennato nel simbolo delle nozze sante di Sara di
Raguele, liberata dal demonio. Esso agli sposi dar tutti gli aiuti per una santa convivenza secondo
le leggi e i desideri di Dio. Anche lo sposo e la sposa divengono ministri di un rito: quello
procreativo. Anche il marito e la moglie divengono sacerdoti di una piccola chiesa: la famiglia.
Devono perci essere consacrati per procreare con benedizione di Dio e per allevare una
discendenza nella quale si benedica il Nome Ss. di Dio.
E noi, i sacerdoti, chi ci consacrer?.
Io prima di lasciarvi. Voi poi consacrerete i successori e quanti vi aggregherete per propagare la
fede cristiana.
Ci insegnerai Tu, non vero?.
Io e Colui che Io vi mander. Anche questa venuta sar un sacramento. Volontario da parte di Dio
Ss. nella sua prima epifania, poi dato da coloro che avranno avuto la pienezza del sacerdozio. Sar
forza e intelligenza, sar affermazione nella fede, sar piet santa e santo timore, sar aiuto di
consiglio e sapienza soprannaturale, e possesso di una giustizia che per sua natura e potenza far
adulto il pargolo che la riceve. Ma non puoi per ora comprendere questo. Egli stesso te lo far
comprendere. Egli, il divino Paraclito, lAmore eterno, quando sarete giunti al momento di riceverlo
in voi. E cos non potete per ora comprendere un altro sacramento. quasi incomprensibile agli

angeli tanto sublime. Eppure voi, semplici uomini, lo comprenderete per virt di fede e di amore.
In verit ti dico che chi lo amer e se ne nutrir lo spirito, potr calpestare il demonio senza averne
danno. Perch Io allora sar con lui. Cerca di ricordare queste cose, fratello. A te spetter di dirle ai
compagni e ai fedeli, molte e molte volte. Voi allora saprete gi per ministero divino, ma tu potrai
dire: Egli me lo ha detto un giorno, scendendo dal Carmelo. Tutto mi ha detto perch io ero fin da
allora destinato ad essere il capo della Chiesa di Israele.
7Ecco unaltra domanda da farti. La pensavo da questa notte. Ma devo essere io a dire ai
compagni: Io sar il capo qui? Non mi piace. Lo far se lo ordini. Ma non mi piace.
Non avere timore. Lo Spirito Paraclito scender su tutti e vi dar i pensieri santi. Tutti avrete gli
stessi pensieri per la gloria di Dio nella sua Chiesa.
E non ci saranno mai pi quelle discussioni cos cos spiacevoli che ci sono ora? Anche Giuda
di Simone non sar pi elemento di disagio?.
Non sar pi, sta tranquillo. Ma divergenze ce ne saranno ancora. per quello che ti ho detto:
veglia e sorveglia senza stancarti mai, facendo il tuo dovere fino in fondo.
Ancora una domanda, mio Signore. In tempo di persecuzione come mi devo comportare? Sembra,
a quello che Tu dici, che io debba a restare solo dei dodici. Gli altri dunque se ne andranno per
sfuggire la persecuzione. Ed io?.
Tu rimarrai al tuo posto. Perch, se necessario che non siate sterminati finch non sia ben
consolidata la Chiesa - e ci giustifica la dispersione di molti discepoli e quasi tutti gli apostoli nulla giustificherebbe la diserzione tua e labbandono da parte tua della Chiesa di Gerusalemme.
Anzi pi essa sar in pericolo e pi tu dovrai vegliarla come fosse la tua creatura pi cara e in
procinto di morte. Il tuo esempio irrobustir lo spirito dei fedeli. Ne avranno bisogno per superare la
prova. Pi deboli li vedrai e pi li dovrai sostenere, con compassione e con sapienza. Se tu sarai
forte, non essere senza piet per i deboli. Ma sostienili pensando: Io tutto ho avuto da Dio per
giungere a questa mia forza. Umilmente devo dirlo e caritatevolmente devo agire per i meno
benedetti dei doni di Dio e dare, dare la tua forza, con la parola, col soccorso, con la calma, con
lesempio.
E se fra i fedeli ce ne fossero di malvagi, causa di scandalo e di pericolo per gli altri, che devo
fare?.
Prudenza nellaccettarli, perch meglio essere pochi e buoni che molti e non buoni. Tu conosci il
vecchio apologo delle mele sane e delle mele malate. Fa che non si ripeta nella tua chiesa. Ma se
troverai tu pure i tuoi traditori, cerca ravvederli in tutti i modi, serbando i modi severi per mezzo
estremo. Ma se si tratter solo di piccole colpe, individuali, non essere di una severit che sgomenta.
Perdona, perdona Fa pi un perdono congiunto a lacrime e a parole damore che un anatema, a
redimere un cuore. Se la colpa grave, ma frutto di un improvviso assalto di Satana, tanto grave che
il colpevole sente il bisogno di fuggire dal tuo cospetto, tu va in cerca del colpevole. Perch egli
agnello sviato e tu sei il pastore. Non temere di avvilire te stesso con lo scendere per le vie fangose,
col frugare per stagni e i precipizi. La tua fronte si incoroner allora della corona del martire
dellamore, e sar la prima delle tre corone E tu stesso sarai tradito, come lo fu il Battista, e tanti
altri, perch ogni santo ha il suo traditore, perdona. Pi a questo che ad alcun altro. Perdona come
Dio ha perdonato agli uomini e come perdoner. Chiama ancora figlio colui che ti dar dolore,
perch il Padre cos vi chiama per bocca mia, e in verit non vi uomo che non abbia dato dolore al
Padre dei Cieli.
8Un lungo silenzio mentre attraversano pascoli sparsi di pecore brucianti.
Infine Ges chiede: Non hai altre domande da farmi?.
No, Ges. E questa mattina ho capito meglio la mia tremenda missione.
Perch sei meno sconvolto di ieri. Quando sar la tua ora, sarai ancora pi in pace e capirai meglio
ancora.
Ricorder tutte queste cose tutte meno.
Che Giacomo?.
Meno quella che non mi lasciava guardarti senza pianto questa note. Quella che non so se me lhai
proprio detta Tu - e dovrei crederla se detta da Te - oppure se stato uno sgomento del demonio.

Ma come puoi essere tanto calmo se se quelle cose ti dovessero proprio accadere?.
E tu saresti calmo se Io ti dicessi: Vi quel pastore che si trascina con fatica per larto storpiato.
Vedi di guarirlo in nome di Dio?.
No, mio Signore. Sarei come fuori di me pensando di essere tentato ad usurpare il tuo posto.
E se te lo comandassi?.
Lo farei per ubbidienza e non avrei pi nessuna agitazione, perch saprei che Tu lo vuoi e sarei
senza tema di non saper fare. Perch certo Tu, nel mandarmi, mi daresti la forza di fare ci che Tu
vuoi.
Tu lo dici, e dici bene. Vedi dunque che Io, facendo ubbidienza al Padre, sono sempre in pace.
Giacomo piange chinando il capo.
Vuoi proprio dimenticare?.
Ci che Tu vuoi, Signore.
Hai due scelte: dimenticare oppure ricordare. Il dimenticare ti liberer dal dolore e dal silenzio
assoluto presso i compagni, ma ti lascer impreparato. Il ricordare ti preparer alla tua missione,
perch non c che ricordare ci che patisce nella sua vita terrena il Figlio delluomo per non
lamentarsi mai e per virilizzarsi spiritualmente, vedendo tutto del Cristo nella pi luminosa luce.
Scegli.
Credere, ricordare, amare. Questo vorrei. E morire, al pi presto, Signore e Giacomo piange
sempre senza rumore. Non fossero le gocce del pianto che brillano sulla sua barba castana, non si
capirebbe che piange.
Ges lo lascia fare
Infine Giacomo dice: E se in futuro Tu farai nuove allusioni al al tuo martirio, devo dire che
so?.
No. Taci. Giuseppe ha saputo tacere sul suo dolore di sposo che si credeva tradito e sul mistero del
concepimento verginale e della mia Natura. Imitalo. Anche quello era un tremendo segreto. Eppure
andava custodito, perch il non custodirlo, o per orgoglio o per leggerezza, sarebbe stato mettere in
pericolo tutta la Redenzione. Satana costante nel vegliare e nellagire. Ricordalo. Il tuo parlare ora
sarebbe danno a troppi, per troppe cose. Taci.
Tacer e sar doppio peso.
Ges non risponde. Lascia che Giacomo, al riparo del suo copricapo di lino, pianga liberamente.
Incontrano un uomo con un bambino infelice legato alle sue spalle.
tuo figlio? chiede Ges.
S. Mi nato, uccidendo la madre, cos. Ora, morta anche mia madre, andando al lavoro me lo
porto dietro per sorvegliarlo. Sono boscaiolo. Me lo sdraio sullerba, sul mantello, e mentre sego le
piante egli si diverte coi fiori, misero figlio mio!.
Hai una grande sventura.
Eh! s! Ma ci che Dio vuole va preso con pace.
Addio, uomo. La pace sia con te.
Addio. A voi pace.
Luomo ascende il monte, Ges e Giacomo scendono ancora.
Quante sventure! Speravo che Tu lo guarissi sospira Giacomo.
Ges non mostra di intendere.
Maestro, se quelluomo avesse saputo che Tu sei il Messia, forse ti avrebbe chiesto il miracolo.
Ges non risponde.
Ges. mi lasci andare dietro a dirlo a quelluomo? Ho piet di quel bambino. Ho il cuore gi tanto
pieno di dolore. Dammi almeno la gioia di vedere quel piccolo guarito.
Vai pure. Ti aspetto qui.
10Giacomo parte di corsa. Raggiunge luomo, lo chiama: Uomo, fermati, ascolta! Quello che era
con me il Messia. Dammi il tuo bambino, ch io glielo porti. Vieni anche tu, se vuoi, per vedere se
il Maestro te lo guarisce.
Vai tu, uomo. Io devo segare tutto questo legname. Ho gi fatto tardi per causa del bambino. E se
non lavoro non mangio. Sono povero e lui mi costa tanto. Io credo nel Messia, ma meglio che tu

gli parli per me.


Giacomo si china a raccogliere il bambino steso sullerba.
Fa piano ammonisce il boscaiolo tutto un dolore.
Infatti, non appena Giacomo fa per alzarlo, il bambino piange lamentosamente.
Oh! che pena! sospira Giacomo.
Una grande pena dice il boscaiolo lavorando di sega in un tronco duro, e aggiunge: Non potresti
guarirlo tu?.
Non sono il Messia, io. Sono un suo discepolo soltanto.
Ebbene? I medici imparano da altri medici. I discepoli dal Maestro. Va l, sii buono. Non lo fare
soffrire. Prova tu. Se il Maestro voleva venire qui, lo faceva. Ha mandato te o perch non lo vuole
guarire o perch vuole che lo guarisca tu.
Giacomo perplesso. Poi si decide. Si raddrizza e prega come vede fare dal suo Ges, e poi intima:
In nome di Ges Cristo, Messia dIsraele e Figlio di Dio, guarisci! e subito dopo si inginocchia
dicendo: Oh! mio Signore, perdono! Ho agito senza il tuo permesso! Ma stata piet di questa
creatura dIsraele. Piet, mio Dio! Per lui e per me, peccatore! e piange di gusto, curvo sul
bambino disteso. Le lacrime cadono sulle gambine contorte e inerti.
11Ges sbuca dal sentiero. Ma nessuno lo vede perch il boscaiolo lavora, Giacomo piange, il
bambino lo guarda curiosamente e poi, carezzoso, chiede: Perch piangi? e stende una manina a
carezzarlo, e senza avvedersene si siede da solo, si alza e abbraccia Giacomo per consolarlo.
il grido di Giacomo quello che fa voltare il boscaiolo, che vede la sua creatura ritta sulle gambe
non pi morte e contorte. E nel volgersi vede Ges. Eccolo! Eccolo! grida accennando dietro le
spalle di Giacomo, che si volta e vede Ges che lo guarda con un viso di luminosa gioia.
Maestro! Maestro! Io non so come fu la piet questuomo questo piccolo Perdono!.
Alzati. I discepoli non sono pi del Maestro ma possono fare ci che fa il Maestro quando lo fanno
con santo motivo. Alzati e vieni con Me. Siate benedetti voi due e ricordatevi che anche i servi di
Dio fanno le opere del Figlio di Dio e se ne va tirandosi dietro Giacomo, che dice sempre: Ma
come ho potuto? Io non capisco ancora. Con che ho fatto miracolo in tuo nome?.
Con la tua piet, Giacomo. Col tuo desiderio di farmi amare da quellinnocente e da quelluomo
che credeva e dubitava insieme. Giovanni presso Jabnia fece miracolo per amore, guarendo un
morente con lungerlo pregando. Tu qui hai guarito col tuo pianto e la tua piet. E con la tua fiducia
nel mio Nome. Vedi come pacifico servire il Signore quando nel discepolo retta intenzione? Ora
andiamo lesti, perch quelluomo ci segue. Non bene che i compagni sappiano di ci, ancora.
Presto vi mander in mio Nome (un gran sospiro di Ges) come Giuda di Simone arde di fare (un
altro sospirone). E farete Ma non per tutti sar un bene. Svelto, Giacomo! Simon Pietro, tuo
fratello, e anche gli altri, soffirebbero di sapere questo, come di una parzialit. Ma non lo .
preparare fra voi dodici qualcuno che sappia guidare gli altri. Scendiamo nel greto di questo torrente
coperto di fogliame. Faremo perdere le nostre tracce Te ne spiace per il bambino? Oh! Lo
ritroveremo.

260. Due parabole di Pietro per i contadini della pianura di Esdrelon.


22 agosto 1945.
1Che cosa fate, amici, presso questo fuoco? chiede Ges, trovando i discepoli intorno ad un ben
nutrito fuoco che splende nelle prime ombre della sera ad un crocevia della pianura di Esdrelon.
Gli apostoli sobbalzano non avendolo veduto venire e dimenticano il fuoco per acclamare il
Maestro. Sembra che sia un secolo che non lo vedono. Poi spiegano: Zitto! Abbiamo composto
una questione fra due fratelli di Jezrael e sono stati cos contenti che ci hanno voluto dare ognuno
un agnello. Abbiamo pensato di cuocerlo per darlo a quelli di Doras. Michea di Giocana li ha
scannati e preparati e ora li mettiamo ad arrostire. Tua Madre con Maria e Susanna sono andate ad
avvertire quelli di Doras di venire alla fine del vespero, quando lintendente chiuso in casa a

sbevazzare. Le donne danno meno nellocchio Noi si cercato di vederli passando come
viandanti per i campi, ma si fatto poco. Questa sera avevamo deciso di riunirci qui e dire
qualche cosa di pi, per lanima, e farli stare bene anche col corpo, come Tu hai fatto le altre volte.
Ma ora ci sei Tu e sar pi bello.
Chi avrebbe parlato?.
Mah! Un poco tutti. Cos alla buona. Non si capaci di pi, molto pi che Giovanni, lo Zelote e
tuo fratello non vogliono parlare, e neppure Giuda di Simone, e anche Bartolomeo cerca di non
parlare Ci siamo anche litigati per questo dice Pietro.
E perch non vogliono parlare quei cinque?.
Giovanni e Simone perch dicono che non sta bene sempre loro Tuo fratello perch vuole che
parli io dicendo che se non comincio mai Bartolomeo perch perch ha paura di parlare troppo
da maestro e di non saperli convincere. Tu vedi che sono scuse.
E tu, Giuda di Simone, perch non vuoi parlare?.
Ma per le stesse ragioni degli altri! Per tutte insieme, perch tutte giuste.
Molte ragioni. E una non detta. 2Ora giudico Io, e con giudizio inappellabile. Tu, Simone di
Giona, parlerai come dice il Taddeo, che dice con saggezza. E tu, Giuda di Simone, anche parlerai.
Cos una delle molte ragioni, quella nota a Dio e a te, cessa di esistere.
Maestro, credi, non c altro cerca di ribattere Giuda.
Ma Pietro lo soverchia dicendo: Oh! Signore! Io parlare Te presente? Non riuscir! Ho paura che
Tu rida.
Tu non vuoi essere solo; tu non vuoi essere con Me Che vuoi allora?.
Hai ragione. Ma che devo dire?.
Guarda tuo fratello che sta venendo con gli agnelli. Aiutalo, e mentre li cuoci pensaci. Tutto serve
a trovare argomenti.
Anche un agnello sulla fiamma? chiede incredulo Pietro.
Anche. Ubbidisci.
Pietro ha un sospirone proprio pietoso, ma non ribatte pi. Va incontro ad Andrea e lo aiuta ad
infilare le bestie su un appuntito bastone che fa da spiedo, e si d a sorvegliare la cottura con una
concentrazione nel viso che lo fa parere un giudice nel momento della sentenza.
Andiamo incontro alle donne, Giuda di Simone ordina Ges. E se ne va verso i campi senza vita
di Doras. Un buon discepolo non disprezza ci che il Maestro non disprezza, Giuda dice dopo
qualche tempo e senza preamboli.
Maestro, io non sprezzo. Ma, come Bartolomeo, sento che non sarei capito e preferisco tacere.
Natanaele lo fa per paura di non eseguire il mio desiderio, ossia di illuminare e sollevare i cuori.
Fa male anche lui, perch manca di fiducia nel Signore. Ma tu fai molto pi male perch in te non
paura di non essere capito, ma disdegno di farti capire da poveri contadini, ignoranti in tutto
fuorch nella virt. In questa veramente superano molti di voi. Non hai ancora capito nulla, Giuda.
Il Vangelo proprio la Buona Novella portata ai poveri, ai malati, agli schiavi, ai desolati. Poi sar
anche degli altri. Ma proprio perch gli infelici di tutte le infelicit abbiano aiuto e conforto, che
essa data.
Giuda curva il capo e non risponde.
3Da un folto di piante sbucano Maria, Maria Cleofe, e Susanna.
Madre, ti saluto! La pace a voi, donne!.
Figlio mio! Ero andata da quei torturati. Ma ho avuto una notizia buona a non farmi soffrire
oltre misura. Doras si liberato di queste terre e le ha prese Giocana. Non un paradiso Ma non
pi quellinferno. Oggi lintendente lo ha detto ai contadini. Lui se ne gi andato, portando via sui
carri fino allultimo chicco di grano e lasciando tutti senza mangiare. E posto che il sorvegliante di
Giocana ha per oggi cibarie solo per i suoi, quelli di Doras avrebbero dovuto stare senza mangiare.
proprio stata una provvidenza avere quegli agnelli!.
Provvidenza anche che non siano pi di Doras. Abbiamo visto le loro case Porcili dice
scandalizzata Susanna.
Sono tutti felici, quei poveretti! termina Maria Cleofe.

Io pure sono contento. Staranno sempre meglio di prima risponde Ges, che torna verso gli
apostoli.
Giovanni di Endor lo raggiunge con brocche dacqua che porta insieme ad Ermasteo. Ce le hanno
date quelli di Giocana spiega dopo aver venerato Ges.
Tornano tutti al posto dove rosolano i due agnelli fra dense nubi di fumo grasso. Pietro continua a
rigirare il suo spiedo, e intanto rimugina i suoi pensieri. Invece Giuda Taddeo, tenendo abbracciato
alla vita il fratello, va avanti e indietro parlando fitto fitto. Gli altri, chi porta altre legna, chi
prepara la tavola, portando grosse pietre per fare da sedile o da tavola. Non so.
4Arrivano i contadini di Doras. Ancor pi magri e laceri. Ma cos felici! Sono una ventina e non c
neppure un bambino n una donna. Poveri uomini soli
La pace a voi tutti e benediciamo insieme il Signore per avervi dato un padrone migliore.
Benediciamolo pregando per la conversione di quello che vi ha fatto tanto soffrire. Non vero? Sei
felice, vecchio padre? Io pure. Potr venire pi spesso col bambino. Ti hanno detto? Piangi di gioia,
vero? Vieni, vieni senza timore... dice parlando col nonno di Marziam, il quale gli bacia le mani
tutto curvo e piangente e mormorante: Non chiedo pi nulla allAltissimo. Mi ha dato pi che non
chiedessi. Ora vorrei morire per paura di vivere ancora tanto da ricadere nel mio soffrire.
Un poco impacciati per essere col Maestro, i contadini si rinfrancano presto e, quando su larghe
foglie, stese sulle pietre portate prima, vengono deposti i due agnelli e vengono fatte le parti,
appoggiandola ognuna su una bassa e larga focaccia che fa anche da piatto, essi sono gi tranquilli,
nella loro semplicit, e mangiano di gusto, saziando tutta la fame che hanno accumulata e
raccontando degli ultimi avvenimenti.
Uno dice: Ho sempre maledetto le locuste, le talpe e le formiche. Ma dora in poi mi
sembreranno tanti messaggeri del Signore. Perch per essi che noi lasciamo linferno. E per
quanto il paragonare le formiche e le locuste alle schiere angeliche sia un po forte, per nessuno
ride, perch tutti sentono la tragicit che celata sotto quelle parole.
La fiamma illumina questa accolta di persone, ma i volti non guardano la fiamma e poco guardano
ci che hanno davanti. Tutti gli occhi convergono sul volto di Ges, distraendosene solo per
qualche momento quando Maria dAlfeo, che si occupa di fare le parti, torna ad appoggiare nuova
carne sulle focacce degli affamati contadini, e termina la sua opera avvolgendo due cosciotti
arrostiti in altre larghe foglie, dicendo al vecchio parente di Marziam: Tieni. Un boccone per uno
lo avrete anche domani. Intanto il sorvegliante di Giocana provveder.
Ma voi.
Noi andiamo pi leggeri. Prendi, prendi, uomo.
Dei due agnelli non restano altro che le ossa spolpate e un persistente odore di grasso colato, che
ancora bruciacchia sulle legna che stanno spegnendosi, surrogate nellilluminare dal chiarore della
luna.
5Anche i contadini di Giocana si uniscono agli altri. lora di parlare.
Gli occhi azzurri di Ges si alzano cercando Giuda Iscariota che si messo vicino ad un albero, un
poco nellombra. E vedendo che egli mostra di non capire quello sguardo, Ges chiama forte:
Giuda!. giuoco forza alzarsi e venire avanti. Non ti appartare. Ti prego di evangelizzare per
Me. Sono molto stanco. E se non fossi giunto questa sera, avreste ben dovuto parlare voi!.
Maestro io non so che dire Fmmi almeno delle domande.
Non sono Io che te le devo fare. A voi: che avete desiderio di udire o di avere spiegato? chiede
poi ai contadini.
Gli uomini si guardano lun laltro sono incerti Infine un contadino chiede: Noi abbiamo
conosciuto la potenza del Signore e la sua bont. Ma ben poco sappiamo della sua dottrina. Forse
ora ne potremo sapere di pi, stando con Giocana. Ma in noi viva la volont di sapere quali sono
le cose indispensabili da farsi per ottenere il Regno che il Messia promette. Con quel nulla che
possiamo fare, potremo ottenerlo?.
Giuda risponde: Certo che voi siete in condizioni molto crucciose. Tutto in voi e intorno a voi
congiura per allontanarvi dal Regno. La libert che non avete di venire al Maestro quando vi pare,
la condizione di servi di un padrone che, se non una iena come Doras, , a quel che ci risulta, un

molosso che tiene ben prigionieri i suoi servi - le sofferenze e lavvilimento in cui siete, sono
altrettante condizioni sfavorevoli alla vostra elezione al Regno. Perch difficilmente in voi non
saranno risentimenti e sentimenti di rancore, di critica e di vendetta verso colui che vi tratta
duramente. E il minimo necessario amare Dio e il prossimo. Senza questo non c salvezza. Voi
dovrete vigilare per contenere il vostro cuore in una sommissione passiva al volere di Dio, che si
palesa nella vostra sorte, e in una paziente sopportazione del padrone, senza neppure permettere al
vostro pensiero la libert di un giudizio, che non potrebbe certo essere benevolo verso il padrone, n
di ringraziamento verso la vostra verso il vostro Insomma, non dovete riflettere per non avere
ribellioni in voi, ribellioni che ucciderebbero lamore. E chi non ha lamore non ha salvezza perch
contravviene al primo precetto. Io per sono quasi certo che voi potrete salvarvi, perch vedo in voi
la buona volont unita ad una mitezza danimo, che d buona speranza che saprete tenere lontano da
voi lodio e lo spirito di vendetta. Del resto, la misericordia di Dio tanto grande che vi condoner
quanto ancora manca alla vostra perfezione.
6Un silenzio. Ges sta a testa molto china e non se ne vede lespressione; ma degli altri sono visibili
i volti. E non sono veramente volti beati. Quelli dei contadini sono pi avviliti di prima, quelli degli
apostoli e delle donne sono stupiti e direi quasi spaventati.
Cercheremo di non far sorgere in noi nessun pensiero che non sia di pazienza e di perdono
risponde il vecchio umilmente.
Un altro contadino sospira: Certo sar difficile giungere alla perfezione dellamore, per noi che
gi molto se non siamo divenuti assassini dei nostri torturatori! Lanimo soffre, soffre, soffre, e se
anche non odia, fa fatica ad amare, come quei bambini macilenti che fanno fatica a crescere.
Ma no, uomo. Io credo che, proprio perch avete tanto sofferto senza giungere ad essere assassini
e vendicativi, voi avete lanimo pi forte del nostro nellamore. Voi amate senza neppure
avvedervene dice Pietro per consolarli. 7E si avvede di avere parlato e si interrompe per dire: Oh!
Maestro! Ma mi hai detto che dovevo parlare e di trovare largomento anche nellagnello
che arrostivo. Io lho continuato a guardare per cercare delle parole buone per questi nostri fratelli,
per il loro caso. Ma, certo perch sono uno stolto, non ho trovato nulla di appropriato e, non so
come, mi sono trovato molto lontano, in pensieri che non so se dire stravaganti, e allora sono certo
miei, o santi, e allora sono certo venuti dal Cielo. Io li dico, cos come sono venuti, e Tu, Maestro,
me ne darai spiegazione o rimprovero, e voi tutti compatimento. Guardavo dunque per prima cosa
la fiamma, e mi venuto questo pensiero: Ecco: di che cosa fatta la fiamma? Dalle legna. Ora la
legna di per s non fiammeggia. Anzi, se non bene asciutta, non fiammeggia affatto, perch
lacqua lappesantisce e impedisce allesca di accenderla. La legna quando morta giunge anche a
imputridire, a sfarinarsi per i tarli, ma da s non si accende. Eppure, ecco che se uno la dispone in
modo atto e le avvicina lesca e lacciarino e poi fa sorgere la scintilla e ne favorisce lapprendersi
col soffiare sulle frasche sottili per aumentare la fiammella - perch si comincia sempre dalle cose
pi sottili - ecco che la fiamma sorge e si fa bella e utile, e tutto investe, anche le grosse legna. E
mi dicevo: Noi siamo le legna. Da soli non ci accendiamo. Ma per ci vuole in noi la cura di non
essere troppo pregni delle pesanti acque di carne e sangue per permettere allesca di apprendersi con
la sua scintilla. E dobbiamo desiderare di essere arsi perch, se rimaniamo inerti, possiamo essere
distrutti dalle intemperie e dai tarli, ossia dallumanit e dal demonio. Mentre, se ci abbandoniamo
al fuoco dellamore, esso comincer ad ardere le ramette pi esili e le distrugger - e le ramette per
me erano le imperfezioni - e poi crescer e attaccher le legna pi grosse, ossia le passioni pi
robuste. E noi legna, cosa materiale, dura, opaca, brutta anche, diventeremo quella bella,
incorporea, agile, splendida cosa ce la fiamma. E tutto perch ci saremo prestati allamore, che
lacciarino e lesca che del nostro misero essere di uomo peccatore fanno langelo del tempo futuro,
il cittadino del Regno dei Cieli. E questo stato un pensiero.
8Ges ha alzato un poco la testa e sta ad ascoltare ad occhi chiusi, con unombra di sorriso sulle
labbra. Gli altri guardano Pietro, ancora stupiti ma non pi spaventati.
Lui continua tranquillo: Un altro pensiero mi venuto guardando le bestie che si cuocevano. Non
dite che sono puerile nei miei pensieri. Il Maestro mi ha detto di cercarli in ci che vedevo E io
ho ubbidito. Dunque guardavo le bestie e dicevo: Ecco. Sono due innocenti, due miti. La nostra

Scrittura piena di dolci allusioni allagnello, e per ricordare Colui che il promesso Messia e
Salvatore fin da quando fu accennato nellagnello mosaico, e per dire che Dio avr piet di noi. Lo
dicono i profeti. Egli viene a radunare le sue pecore, a soccorrere quelle ferite, a portare quelle
fratturate. Quanta bont! dicevo. Come non bisogna avere paura di un Dio che promette tanta
piet per noi miserabili! Ma dicevo ancora, bisogna essere miti, almeno miti, posto che innocenti
non siamo. Miti e desiderosi di essere consumati dallamore. Perch anche il pi bello e puro
agnellino, che diventa, dopo che viene ucciso, se la fiamma non lo cuoce? Una putrida carogna.
Mentre ecco che, se il fuoco lo investe, esso diviene cibo sano e benedetto. E concludevo:
Insomma tutto il bene fatto dallamore. Esso ci spoglia dalle pesantezze dellumanit, ci fa
splendenti e utili, ci rende buoni ai fratelli e grati a Dio. Esso sublima le nostre buone qualit
naturali portandole ad una altezza che prende il nome di virt soprannaturali. E chi virtuoso
santo, chi santo possiede il Cielo. Perci quello che ci apre le vie della perfezione non la scienza
e non la paura. Ma lamore. Esso, molto pi del timore del castigo, ci tiene lontani dal male per il
desiderio di non addolorare il Signore. Esso ci fa compatire i fratelli e amarli perch vengono da
Dio. Perci lamore la salvezza e la santificazione delluomo. Queste erano le cose che pensavo
guardando il mio arrosto e ubbidendo a Ges mio. E perdonate se sono queste sole. Ma a me hanno
fatto bene. Ve le do nella speranza che facciano bene a voi pure.
9Ges apre gli occhi, e sono raggianti. Allunga un braccio e posa la mano sulla palla di Pietro: In
verit tu hai trovato le parole che dovevi. Lubbidienza e lamore te le hanno fatte trovare, e
lumilt e il desiderio di dare consolazione ai fratelli faranno di esse tante stelle nel loro cielo
oscuro. Dio ti benedica, Simone di Giona!.
Dio benedica Te, Maestro mio! E Tu non parli?.
Domani essi entreranno nella nuova dipendenza. Benedir la loro entrata con la mia parola. Ora
andate in pace e Dio sia con voi.

261. Esortazione ai contadini di Doras, passati alle dipendenze di Giocana.


23 agosto 1945.
1Non ancora tutta sorta laurora. Ges ritto in mezzo al rovinato frutteto di Doras. Una sequela
di piante morte o morenti delle quali molte gi abbattute od estirpate dal suolo. Intorno a Lui i
contadini di Doras e di Giocana e gli apostoli, parte in piedi, parte seduti sui tronchi rovesciati.
Ges inizia a parlare:
Un nuovo giorno e una nuova partenza. E non sono solo Io quello che parte. Ma voi pure partite,
se non materialmente, moralmente, passando sotto un altro padrone. Sarete perci uniti ad altri
contadini buoni e pii e farete una famiglia in cui potrete parlare di Dio e del suo Verbo senza
ricorrere a sotterfugi per fare questo. Sostenetevi nella fede luno con laltro, aiutatevi
scambievolmente, compatitevi nei vostri singoli difetti, siate luno allaltro di edificazione.
Questo amore. E, sebbene in diversa maniera, che nellamore sia la salvezza lo avete sentito ieri
sera dai miei apostoli. Simon Pietro, con parola semplice e buona, vi ha fatto riflettere come
lamore cambi la natura pesante in natura soprannaturale, e di un individuo - che senza amore pu
divenire corrotto e corruttore, come una bestia macellata e non cotta, o quanto meno essere inutile,
come legna che imporrisce nellacqua senza essere buona a far fuoco - fare un uomo vivente gi
nella atmosfera di Dio, e perci un essere che esce da corruzione e diviene utile al prossimo suo.
Perch, credetelo, figli, la grande forza delluniverso lamore. Io non mi stancher mai di dirlo.
Tutte le sciagure della terra vengono dal disamore. Cominciando dalla morte e dalle malattie che
sono nate dal non amore di Adamo ed Eva al Signore altissimo. Perch lamore ubbidienza. Chi
non ubbidisce un ribelle. Chi un ribelle non ama colui al quale si ribella. Ma anche le altre
sciagure generali o singolari, come le guerre o le rovine in una o due famiglie fra loro contendenti,
da che vengono? Dallegoismo che disamore. E con le rovine delle famiglie vengono anche rovine

di beni per castigo di Dio. Perch Dio, prima o poi, sempre colpisce colui che vive senza amore.
2Io so che qui circola la leggenda - e per essa Io sono odiato da alcuni, guardato con pauroso cuore
da altri, o invocato come novello castigo, o sopportato per paura di una punizione - so che qui
circola la leggenda che sia stato il mio sguardo a rendere questi campi maledetti. Non il mio
sguardo, ma il punito egoismo di un ingiusto e crudele. Se dovessero i miei sguardi bruciare le terre
di tutti quelli che mi odiano, in verit poco verde rimarrebbe in Palestina!
Io non vendico mai le offese fatte a Me stesso, ma consegno al Padre coloro che cocciutamente
persistono nel loro peccato di egoismo verso il prossimo e sacrilegamente deridono il precetto e, pi
hanno parole per persuaderli e, con le parole, atti per convincerli allamore, pi incrudeliscono. Io
sono sempre pronto ad alzare la mano per dire a chi si pente: Io ti assolvo. Va in pace. Ma non
offendo lAmore col consentire alle inconvertibili durezze. Questo abbiatelo presente sempre, per
vedere le cose nella giusta luce e smentire le leggende che, sia che siano date per venerazione o per
iraconda paura, sono sempre diverse dalla verit.
3Voi passate sotto un altro padrone, ma non lasciate queste terre che, nello stato in cui sono,
sembra pazzia curare. Eppure Io vi dico: fate in esse il vostro dovere. Lo avete fatto fino ad ora per
paura delle punizioni inumane. Fatelo anche ora pur sapendo che non sarete trattati come lo foste.
Anzi vi dico: pi sarete trattati con umanit e pi con ilare solerzia lavorate per rendere, col lavoro,
umanit a chi umanit vi dona. Perch, se vero che i padroni hanno il dovere di essere umani coi
loro dipendenti - ricordando che siamo tutti di un ceppo e che in verit ogni uomo nasce nudo ad
una maniera e muore divenendo marciume in una maniera, tanto il povero che il ricco, e le
ricchezze sono non opera di chi le ha ma di quelli che gliele hanno accumulate, con onest o con
disonest, e non bisogna di esse gloriarsene e per esse opprimere, ma farne buona cosa anche agli
altri collusarle con amore, discrezione e giustizia, onde essere guardati senza severit dal vero
Padrone che Dio, il quale non si compera e seduce con gioielli e talenti doro, ma si rende amico
con le nostre buone azioni - perch, se vero questo, altrettanto vero che i servi hanno il dovere di
essere buoni coi padroni.
4Fate con semplicit e con buona volont la volont di Dio che vi vuole in questa umile condizione.
Voi sapete la parabola del ricco Epulone. Vedete che in Cielo non loro ma la virt quella che ha
premio. La virt e la sommissione alla volont di Dio rendono Dio amico delluomo. So che
molto difficile essere sempre capaci di vedere Dio attraverso le opere degli uomini. Nel buono
facile. Nel cattivo difficile perch pu indurre lanimo a pensare che Dio non buono. Ma voi
superate il cattivo che vi viene fatto dalluomo tentato da Satana e, al di l di questa barriera che
costa lacrime, vedete la verit del dolore e la sua bellezza. Il dolore viene dal Male. Ma Dio, non
potendo abolirlo perch questa forza c, ed saggio delloro spirituale dei figli di Dio, lo costringe
ad estrarre dal suo veleno il succo di una medicina che d vita eterna. Perch il dolore, col suo
mordente, inocula nei buoni reazioni tali che li spiritualizzano sempre pi, facendo di essi dei santi.
5Voi dunque siate buoni, rispettosi, sottomessi. Non giudicate i padroni. Vi gi chi li giudica. Io
vorrei che chi vi comanda divenisse un giusto, per rendervi pi facile la via e per dare ad esso vita
eterna. Ma ricordate che pi penoso il dovere da compiere e pi grande il merito agli occhi di
Dio. Non cercate di frodare il padrone. Il denaro o la derrata presa con frode non arricchiscono e
non saziano. Abbiate pure le mani, le labbra e il cuore. E allora farete i vostri sabati, le vostre feste
di precetto con grazia agli occhi del Signore, anche se sarete costretti alla zolla. In verit avr pi
valore la vostra fatica che non lipocrita preghiera di quelli che vanno a compiere il precetto per
averne lode dal mondo, contravvenendo in realt al precetto col disubbidire alla Legge, che dice di
ubbidire per se stessi e per quanti sono della casa al precetto del sabato e delle solennit dIsraele.
Perch la preghiera non nellatto ma nel sentimento. E se il vostro cuore ama Dio con santit, in
ogni contingenza, esso compier i riti del sabato e delle feste, che altri vi impediscono, meglio di
loro.
Io vi benedico e vi lascio perch il sole si alza e intendo arrivare alle colline prima che il calore sia
troppo forte. Ci rivedremo presto, perch lautunno non pi molto lontano. La pace sia con voi
tutti, nuovi e antichi servi di Giocana, e vi renda tranquillo il cuore.
E Ges si avvia passando fra i contadini e benedicendoli uno ad uno.

6Dietro ad un grande melo disseccato un uomo seminascosto. Ma quando Ges sta per passare
fingendo di non vederlo, egli salta fuori e dice: Sono lintendente di Giocana. Egli mi ha detto: Se
viene il Rabbi dIsraele lascialo sostare nelle mie terre e lascialo parlare ai servi. Ne avremo
maggior lavoro perch Egli non insegna che cose buone. E ieri, con la notizia che da oggi essi (e
indica quelli di Doras) sono con me, e queste terre sono di Giocana, mi ha scritto: Se il Rabbi verr
ascolta ci che dice e regolati. Che non ci avvenga sventura. Ricoprilo di onori, ma vedi se fai
revocare la maledizione dalle terre. Perch sappi che Giocana le ha acquistate per puntiglio. Ma io
credo che ne gi pentito. Molto sar se ne faremo pascoli....
Mi hai sentito parlare?.
S, Maestro.
Allora saprete come regolarvi, tu e il tuo padrone, per avere benedizione da Dio. Riferisci questo
al tuo padrone. E per tuo conto tempera anche gli ordini suoi, tu che vedi cosa praticamente la
fatica delluomo del campo e sei benvoluto dal padrone. Val meglio per che tu perda benevolenza
e posto, anzich perdere la tua anima. Addio.
Ma io ti devo fare onore.
Non sono un idolo. Non ho bisogno di interessati onori per dare grazie. Onorami con il tuo spirito,
mettendo in pratica quanto hai sentito, e avrai servito Dio e il padrone insieme.
E Ges, seguito dai discepoli e dalle donne, e poi da tutti i contadini, traversa i campi e prende la
via per le colline, salutato nuovamente da tutti.

262. Una figlia indesiderata e il ruolo della donna redenta.


LIscariota chiede laiuto di Maria.
24 agosto 1945
1In un sali-scendi di colline sulle quali si snoda la via che conduce a Nazaret, approfittando delle
ombre degli uliveti, e dei frutteti in genere, sparsi in questa regione fertile e coltivata, Ges torna
verso Nazaret.
Arrivato per al crocicchio dove si interseca la via per Tolemaide, si ferma e dice: Sostiamo
presso questa casa, dove gi ho sostato altre volte, prendiamo il nostro ristoro e, mentre il sole fa il
suo cammino, stiamo uniti prima di separarci di nuovo. Noi andiamo verso Tiberiade, mia Madre e
Maria a Nazaret, e Giovanni con Ermasteo a Sicaminon.
Si dirigono attraverso un uliveto ad una casa di contadini larga e bassa, infiocchettata
dallimmancabile fico e inghirlandata dai festoni di una vite che corre su per la scaletta per poi
stendere i suoi rami sulla terrazza.
La pace sia con voi. Sono qui nuovamente.
Vieni, Maestro. Sempre benvenuta la tua presenza. Dio ti renda la pace, a Te e ai tuoi risponde
un uomo vecchiotto che traversava la corte con una bracciata di fascine. E poi chiama: Sara! Sara!
C il Maestro con i suoi discepoli. Aggiungi farina al tuo pane!.
Esce da una stanza una donna tutta imbiancata dalla farina che certo setacciava, perch ha ancora in
mano il setaccio col cruschello dentro, e si inginocchia sorridendo davanti a Ges.
La pace a te, donna. Ti ho accompagnato la Madre come ti avevo promesso. Eccola. E questa sua
cognata, madre di Giacomo e Giuda. Dove sono Dina e Filippo?.
La donna, dopo aver salutato le due Marie, risponde: Dina ha avuto ieri la sua terza bambina.
Siamo un poco tristi perch non ci dato avere un nipote. Ma anche contenti, non vero, Matatia?.
S, perch una bella bambina ed sempre il nostro sangue. Te la mostreremo. Filippo andato a
riprendere Anna e Noemi dai vecchi suoi. Ma presto sar di ritorno.
La donna torna al suo pane mentre luomo, deposte le fascine nel forno, si occupa degli ospiti,
dando loro sedili e latte appena munto per chi lo vuole, frutta ed ulive per chi le preferisce.
2La stanza terrena fresca e ombrosa, cos ampia come e aperta sul davanti e sul dietro della casa,
con le due porte ombreggiate una dal potente fico, laltra da unalta siepe di fiori stellari, specie di

girasoli nella forma ma meno giganteschi di questi nella corolla. Una luce smeraldina entra cos nel
camerone, con grande sollievo degli occhi stanchi dal molto sole. Panche e tavoli sono nella grande
stanza, che forse quella dove le donne filano e tessono e gli uomini aggiustano gli arnesi agricoli
oppure ricoverano le provviste di farine e di frutta, come lo fanno pensare dei travicelli irti di ganci
e delle tavole messe su mensoloni oltre delle lunghe casse panche lungo le pareti. Dei fioccosi
capecchi di lino o canapa sembrano trecce disciolte lungo il muro scialbato a calcina e un tessuto
rosso fuoco, steso su un telaio rimasto scoperto, sembra rallegrare tutto lambiente col suo colore
ridente e pomposo.
Torna la padrona di casa che ha finito il suo panificare e domanda agli ospiti se vogliono vedere la
neonata.
Ges risponde: La benedir certamente.
Maria invece si alza e dice: Vengo a salutare la madre.
Escono tutte le donne.
Si sta bene qui dice Bartolomeo che visibilmente molto stanco.
S. C ombra e silenzio. Finiremo col dormire conferma Pietro gi mezzo insonnolito.
Fra tre giorni saremo per molto tempo nelle nostre case. Vi riposerete perch andrete
evangelizzando nelle immediate vicinanze dice Ges.
E Tu?.
Io star fermo a Cafarnao quasi sempre con soste a Betsaida. Ed evangelizzer quanti mi
raggiungono l. Poi, venuta la luna di tisri, riprenderemo ad andare. Alla sera, intanto, continuer a
migliorarvi.
Ges tace perch vede che il sonno rende inutili le sue parole. Sorride scuotendo il capo nel rimirare
questa accolta di persone che la fatica ha sopraffatto e che in pose pi o meno comode se la dorme.
Il silenzio della casa e della campagna assolata completo. Sembra un posto incantato. Ges si fa
sulla porta, presso la siepe dei fiori, e guarda, attraverso i rami, i dolci colli galilei tutti grigi di ulivi
immobili.
3Uno scalpiccio leggero, unito ad uno stridolino incerto di neonato, suona sulla sua testa. E Ges
alza il volto, sorridendo a sua Madre che scende portando sulle braccia un fagottino bianco dal
quale emergono tre cosette rosse: una testolina e due pugnelli che annaspano.
Guarda, Ges, che bella bambina! Assomiglia un poco a Te quando avevi un giorno. Eri cos
biondo, tanto da parere senza capelli se non fossero stati fin dallora sollevati in ricciolini lievi
come un fiocco di nube, ed eri cos come una rosa nel colore. E, guarda, guarda, ora che apre gli
occhietti in questombra e cerca il capezzolo ha i tuoi occhi azzurro scuri Oh! cara! Ma io non ce
lho il latte, piccolina, rosellina, tortorina mia! e la Madonna cuna la piccola, che calma il suo
vagito in un gorgoglio proprio di tortorina e si addormenta.
Mamma, facevi cos anche con Me? chiede Ges che osserva sua Madre cullare la piccina, stando
con la guancia appoggiata alla testolina bionda.
S, Figlio. Ma a Te dicevo agnellino mio. bella, non vero?.
Molto bella e robusta. La madre pu esserne felice conferma Ges, curvo anche Lui ad osservare
il sonno dellinnocente.
Invece non lo Il marito irritato perch tutti i figli sono femmine. vero che coi campi che
abbiamo sono meglio i maschi. Ma la nostra figlia non ne ha colpa sospira la padrona di casa,
sopraggiunta.
Sono giovani. Si amino e avranno anche maschi dice sicuro il Signore.
4Ecco Filippo Ora si far scuro mormora turbata la donna. E pi forte dice: Filippo, c il
Rabbi di Nazaret.
Molto lieto di vederlo. Pace a Te, Maestro.
E a te, Filippo. Ho visto la tua bella bambina. Anzi la sto ancora guardando perch degna di lode.
Dio ti benedice con bambini belli, sani e buoni.. Gli devi essere moto grato Non rispondi? Sembri
crucciato.
Speravo fosse un maschio, io!.
Non vorrai gi dirmi che sei ingiusto accusando linnocente di essere femmina, e tanto meno

essere duro con la tua sposa? chiede severo Ges.


Volevo un maschio, io! Per il Signore e per me! esclama risentito Filippo.
Ed con una ingiustizia ed una ribellione che credi di ottenerlo? Hai letto forse nel pensiero di
Dio? Sei da pi di Lui per dirgli: Fa cos perch ci giusto?. Questa donna mia discepola non
ha figli, ad esempio. Ed giunta a dirmi: Benedico la mia sterilit, che mi d ali per seguirti. E
questa, madre di quattro maschi, anela che tutti e quattro siano non pi suoi. vero, Susanna e
Maria? Le senti? E tu, sposato da pochi anni ad una donna feconda, benedetto da tre bocci di rose
che chiedono il tuo amore, sei sdegnato? Con chi? Perch? Non lo vuoi dire? Lo dico Io: perch sei
un egoista. Deponi subito il tuo rancore. Apri le braccia a questa creatura nata dal tuo seme ed
amala. Avanti! Prendila! e Ges prende il fagottino di lini e lo depone nelle braccia del giovane
padre. Ges riprende a parlare: Vai da tua moglie che piange e dille che tu lami. O Dio veramente
non ti dar mai pi un maschio. Io te lo dico. Vai!.
Luomo sale nella camera dove la sposa.
Grazie, Maestro! sussurra la suocera. Egli da ieri era molto crudele.
Luomo ridiscende dopo qualche minuto e dice: Lho fatto, Signore. La donna ti ringrazia. E dice
ci chiederti il nome della piccina, perch perch io avevo destinato a lei un nome troppo brutto
nel mio odio ingiusto.
Chiamala Maria. Ha bevuto il pianto amaro insieme alla prima goccia di latte, amaro esso pure per
la tua durezza; pu chiamarsi Maria, e Maria lamer. Non vero, Madre?.
S, certo, povera piccolina. tanto graziosa. E sar certo buona divenendo una stellina del Cielo.
5Tornano nello stanzone dove gli apostoli stanchi, dormono pesantemente, meno lIscariota che
pare sulle spine.
Mi volevi, Giuda? chiede Ges.
No, Maestro, ma non riesco a dormire e vorrei uscire un poco.
Chi te lo vieta? Io pure esco. Salgo su quel poggetto. C tuttombra Riposer pregando. Vuoi
venire con Me?.
No, Maestro. Ti darei disturbo perch non sono in condizione di pregare. Forse forse non mi
sento bene e ci mi turba.
Resta, allora. Non forzo nessuno. Addio. Addio, donne. Madre, quando Giovanni di Endor si
sveglia lo mandi da Me, e da solo.
S, Figlio. La pace sia con Te.
Ges esce, Maria e Susanna si chinano ad osservare la stoffa sul telaio. Maria si siede con le mani
in grembo, stando un poco curva. Forse prega Lei pure. Maria di Alfeo presto si stanca di osservare
il lavoro. Si siede nellangolo pi buio e presto dorme. Susanna pensa bene di imitarla.
Restano svegli Maria e Giuda. Luna tutta raccolta in se stessa. Laltro che la guarda ad occhi ben
aperti non perdendola mai di vista. Infine si alza e le si avvicina lentamente senza fare rumore. Non
so perch, ma nonostante la sua indiscutibile bellezza mi fa pensare ad un felino o ad un serpente
che si avvicini alla preda. Forse lantipatia che ho per lui, che mi fa vedere subdolo e crudele
anche il suo passo... Chiama sottovoce: Maria!.
Che vuoi da me, Giuda? chiede dolcemente Maria, e lo guarda col suo occhio dolcissimo.
Vorrei parlarti.
Parla. Ti ascolto.
Non qui Non vorrei essere sentito Non usciresti un poco l fuori? C ombra anche l.
Andiamo pure. Ma tu vedi Dormono tutti potevi parlare anche qui dice la Vergine. Per si
alza ed esce per la prima, addossandosi allalta siepe di fiori.
Che vuoi da me, Giuda? torna a chiedere fissando acutamente lapostolo, che si turba un poco e
pare stenti a trovare le parole. Ti senti male? O hai fatto del male e non sai come dirlo? O anche ti
senti in procinto di fare del male e ti pesa confessarti tentato? Parla, figlio. Come ti ho curato la
carne, ti curer lanima. Dimmi quello che ti turba, ed io se potr ti rasserener. Se non potr da
sola, lo dir a Ges. Anche tu avessi molto peccato, Egli ti perdoner se io chiedo perdono per te.
Veramente anche Ges ti perdonerebbe subito Ma forse di Lui, Maestro, ti vergogni. Io sono una
mamma Non faccio vergogna.

S. Non fai vergogna perch sei madre e buona tanto. Sei veramente la pace fra noi. 6Io io mi
sento molto turbato. Ho un pessimo carattere, Maria. Io non so cosa ho nel sangue e nel cuore
Ogni tanto io non so pi comandare ad essi e allora farei le cose pi starne e pi cattive.
Anche con Ges vicino non riesci pi a resistere a chi ti tenta?.
Anche. E ne soffro, credilo. Ma cos . Sono un infelice.
Pregher per te, Giuda.
Non basta.
Far pregare senza dire per chi la preghiera ai giusti.
Non basta.
Far pregare i bambini. Ce ne sono tanti che vengono da me, nel mio orto, come uccellini in cerca
di grano. E il grano sono le carezze e le parole che do loro. Parlo di Dio Ed essi, innocenti,
preferiscono questo ai giuochi e alle favole. La preghiera dei bambini grata al Signore.
Mai quanto la tua. Ma non basta ancora.
Dir a Ges di pregare il Padre per te.
Non basta ancora.
Ma di pi non c! La preghiera di Ges vice anche i demoni.
S. Ma Ges non pregherebbe sempre. Ed io tornerei ad essere io Ges, sempre lo dice, se ne
andr un giorno. Io devo pensare a quando sar senza di Lui. Ges ora ci vuole mandare ad
evangelizzare. Io ho paura ad andare con questo mio nemico, che sono io stesso, a spargere la
parola di Dio. Io vorrei essermi formato per questora.
Ma, figlio mio, se neppure Ges ci riesce, chi vuoi che possa?.
Tu, madre! Lasciami stare un poco di tempo con te. Ci sono stati i pagani e le meretrici. Posso
starci io pure. Se non vuoi che io stia dove tu vivi, nella notte, andr a dormire da Alfeo o da Maria
di Cleofa, ma il giorno lo passer con te, con i bambini. Le altre volte ho cercato di fare da me e ho
fatto peggio. Se vado a Gerusalemme ho troppi amici malvagi, e nelle condizioni in cui sono
quando mi prende questa cosa divento il loto zimbello Se vado in altra citt uguale. La
tentazione della via mi si accende insieme con questa che gi ho. Se vado a Keriot, presso mia
madre, la superbia mi fa schiavo. Se vado in solitudine, il silenzio mi dilania con le voci di Satana.
Ma da te oh! da te sento che sar diverso! Lasciami venire! Dillo a Ges che me lo conceda!
Vuoi tu che io mi perda? Hai paura di me? Mi guardi con lo sguardo di una gazzella ferita e che non
ha pi la forza di fuggire i suoi assalitori. Ma io non ti far offesa. Ho una madre anche io e ti
amo pi di mia madre. Abbi piet di un peccatore, Maria! Guarda, piango ai tuoi piedi Se tu mi
respingi, pu essere la mia morte spirituale e Giuda piange proprio, ai piedi di Maria che lo
guarda con uno sguardo di piet e di angoscia misto a paura.
pallidissima. Ma pure fa un passo avanti, perch si era quasi sprofondata nella siepe per sfuggire
Giuda che le si avvicinava troppo, e mette una mano sui capelli bruni dellIscariota. Taci! Che non
ti sentano! Parler a Ges. E se Egli vorr verrai nella mia casa. Del giudizio del mondo non mi
curo. Non lede lanima mia. E solo di essere colpevole io verso Dio avrei orrore. La calunnia mi
lascia indifferente. Ma non sar calunniata perch Nazaret sa che la sua figlia non scandalo alla
sua citt. E poi, avvenga ci che vuole, mi preme che tu ti salvi nel tuo spirito. Vado da Ges. Sta
in pace. E si avvolge nel suo velo, bianco come la sua veste, e va svelta per il sentiero che porta ad
un poggetto coperto di ulivi.
7Cerca il suo Ges e lo trova assorto in meditazione profonda.
Figlio, sono io Ascoltami!.
Oh! Mamma! Vieni a pregare con Me? Che gioia, che sollievo mi dai!.
Che, figlio io? Sei affaticato nello spirito? Triste? Dillo alla tua Mamma!.
Affaticato, lo hai detto, e afflitto. Non tanto per la fatica e le miserie che vedo nei cuori, quanto per
limmutabilit di quelli che sono i miei amici. Ma non voglio essere ingiusto con loro. Uno solo mi
affatica. Ed Giuda di Simone.
Figlio, di lui venivo a parlarti.
Ha fatto del male? Ti ha dato dolore?.
No. Ma mi ha fatto la pena che avrei vedendo uno molto infetto Povero figlio! Quanto malato

nel suo spirito!.


E tu ne hai piet? Non ne hai pi paura? Un tempo lavevi....
Figlio mio, la mia piet ancora pi grande della mia paura. E vorrei aiutare Te e lui a salvare il
suo spirito. Tu tutto puoi e non hai bisogno di me. Ma Tu dici che tutti devono cooperare col Cristo
nel redimere e questo figlio cos bisognoso di redenzione!.
Che devo fare pi che non faccia per lui?.
Tu non puoi fare di pi. Ma potresti lasciarmi fare. Egli mi ha pregata di lasciarlo sostare nella
nostra casa, perch gli pare che l potr liberarsi dal suo mostroTu scuoti il capo? Non vuoi?
Glielo dir.
No, Mamma. Non che non voglia. Scuoto il capo perch so che inutile. Giuda come uno che
affoga e che, nonostante senta di affogare, respinge per orgoglio la fune gettatagli per trarlo a riva.
Manca in lui la volont di venire a riva. Ogni tanto, preso dal terrore di affogare, cerca e invoca
laiuto, ci si attacca e poi, ripreso dallorgoglio, lascia laiuto, lo respinge, vuole fare da s e
sempre pi si appesantisce per lacqua melmosa che inghiotte. Ma perch non si dica che ho
lasciato intentato un rimedio, si faccia anche questo, povera Mamma S, povera Mamma che ti
sottoponi, per amore di unanima, alla sofferenza di avere vicino uno che ti fa paura.
No, Ges. Non lo dire. Io sono una povera donna perch sono ancora soggetta ad antipatie.
Rimproverami. Lo merito. Non dovrei avere ribrezzo di nessuno, per tuo amore. Ma non per altro
sono povera. Oh! potessi renderti Giuda spiritualmente guarito! Darti unanima darti un tesoro. E
chi d tesori non povero, Figlio! Vado a dire a Giuda che s, che Tu concedi? Tu lo hai detto:
Verr un tempo che tu dirai: Come difficile essere la Madre del Redentore! . Una volta gi
lho detto per Aglae Ma cosa mai una volta? Lumanit tanta! E Tu di tutti sei Redentore.
Figlio! Figlio! Come ho tenuto fra le braccia la piccolina, per portarla alla tua benedizione,
lascia che tenga nelle braccia Giuda, per portarlo alla tua benedizione.
Mamma Mamma Egli non ti merita.
Ges mio, quando Tu titubavi a dare Marziam a Pietro io ti ho detto che ci gli avrebbe giovato.
Non puoi negare che Pietro si rinnovato da quel momento Lasciami fare con Giuda.
E sia come tu vuoi! E che tu sia benedetta per la tua intenzione damore per Me e per Giuda! Ora
preghiamo insieme, Mamma. cos dolce pregare con te!
8 il tramonto appena iniziato quando rivedo la partenza dalla casa che li ha ospitati.
Giovanni di Endor con Ermasteo si accomiatano da Ges subito dopo essere giunti sulla via. Maria
con le donne prosegue invece insieme al Figlio per una via fra gli uliveti dei colli. Parlano. E,
naturalmente, dei fatti del giorno.
Pietro dice: Un bel matto quel Filippo! A momenti rinnegava la moglie e la figlia se non ti mettevi
a fargli capire la ragione.
Speriamo per che duri nel pentimento attuale e non gli ripigli subito la mattana del dispregio
verso le femmine. In fondo per le donne che il mondo va avanti dice Tommaso, e molti ridono
alluscita.
Certo. vero. Ma sono pi immonde di noi, e risponde Bartolomeo.
Ma va! Riguardo a immondezza! Anche noi non siamo degli angeli. Ecco, io vorrei sapere se
dopo la Redenzione sar sempre cos per la donna. Ci insegnano ad onorare la madre, ad avere il
massimo rispetto alle sorelle, alle figlie, alle zie, alle nuore, alle cognate e poi Anatema di qua,
anatema di l! Nel Tempio no. Avvicinarle, molte volte, no Ha peccato Eva? Daccordo. Ma ha
peccato anche Adamo. Dio ha dato ad Eva il suo castigo ed ben severo. Non basta?.
Ma Toma! La donna considerata impura anche da Mos.
Il quale senza le donne sarebbe morto affogato Per, abbi pazienza, Bartolmai, per ti ricordo,
anche che io non sia dotto come te, ma solo un battiloro, che Mos cita le impurit carnali della
donna perch noi la si rispetti, non per metterla allanatema.
9La discussione si accende.
Ges che era avanti, proprio con le donne e con Giovanni e Giuda Iscariota, si ferma e si volta, e
interviene: Dio aveva davanti un popolo moralmente e spiritualmente informe, contaminato da
contatti con idolatri. Voleva di esso farne un popolo forte nel fisico e nello spirito. Dette come

precetti le norme salutari alla robustezza fisica e salutari allonest dei costumi. Non poteva fare
diversamente per frenare le cupidigie maschili, acci i peccati per cui fu sommersa la terra e arsa
Sodoma e Gomorra non si ripetessero. Ma nel tempo futuro la donna redenta non sar cos oppressa
come lo ora. Rimarranno i divieti di prudenza fisica, ma saranno levati gli ostacoli al suo venire al
Signore. Io gi li levo per preparare le prime sacerdotesse del tempo futuro.
Oh! ci saranno le donne sacerdoti?! chiede quasi sbalordito Filippo.
Non mi fraintendete. Non saranno sacerdotesse come gli uomini, non consacreranno e non
amministreranno i doni di Dio, quelli che voi non potete per ora sapere. Ma saranno della classe
sacerdotale lo stesso, cooperando con i sacerdoti al bene delle anime, in molto modi.
Predicheranno? chiede incredulo Bartolomeo.
Come gi predica mia Madre.
Faranno pellegrinaggi apostolici? chiede Matteo.
S. Portando la Fede molto lontano, e, devo dirlo, con ancor pi eroismo degli uomini.
Faranno miracoli? chiede ridendo lIscariota.
Qualcuna far anche miracoli. Ma non vi basate sul miracolo come sulla cosa essenziale. Esse, le
donne sante, faranno anche molti miracoli di conversione con la preghiera.
Uhm! Le donne pregare al punto di fare miracoli! borbotta Natanaele.
Non essere chiuso come uno scriba, Bartolomeo. Secondo te cosa la preghiera?.
Il rivolgersi a Dio con le formule che sappiamo.
Questo e pi ancora La preghiera la conversazione del cuore con Dio e dovrebbe essere lo stato
abituale delluomo. La donna, per la sua vita pi ritirata della nostra e per la sua facolt affettiva pi
forte della nostra, portata a questa conversazione con Dio pi di noi. In essa ella trova conforto ai
suoi dolori, sollievo alle sue fatiche, che non sono solo quelle della casa e del generare, ma anche
quelle di sopportare noi uomini; trova ci che asciuga i suoi pianti e riconduce un sorriso nel cuore.
Perch essa sa parlare con Dio e pi ancora lo sapr in futuro. Gli uomini saranno i giganti della
dottrina, le donne saranno sempre quelle che col loro orare sostengono i giganti e anc