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VEGLIA DELL’ IMMACOLATA

La vita e la fede del popolo credente rivelano che il privilegio dell’Immacolata Concezione
fatto a Maria non è una grazia solo personale, ma per tutti, una grazia fatta all’intero
Popolo di Dio.
In Maria, la Chiesa può già contemplare ciò che essa è chiamata a divenire.
In lei ogni credente può fin d’ora vedere il compimento perfetto della sua personale
vocazione.

….. dall’alto della Croce, ci è rivelato dalla bocca stessa di Gesù che Sua Madre è nostra
Madre. In quanto figli e figlie di Maria, possiamo trarre profitto di tutte le grazie che sono
state fatte a lei, e la dignità incomparabile che le procura il privilegio dell’Immacolata
Concezione ricade su di noi, suoi figli.

Benediciamo il Signore per la presenza di Maria in mezzo al suo popolo e a lei


indirizziamo con fede la nostra preghiera.
( Dall’Angelus di Benedetto XVI del 14 settembre 2008 a Lourdes)

CANTO

MARIA DONNA DELLA PROMESSA

Il tempo è compiuto , si è fatto pieno. Anche Dio ha la sua clessidra, il suo cronometro.
Egli misura dei tempi, li stabilisce. Il tempo venendo si fa pieno, e dunque gravido: una
singolare «gravidanza», una stupefacente germinazione interiore. E quella promessa che
si compie è la risposta al grido del profeta : “Se tu squarciassi i cieli e scendessi!”

Dalla lettera di San Paolo apostolo ai Galati ( 4,4-5)

Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto
la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a
figli.

( portiamo una piantina)

La storia della giovane Maria è legata alla sua vocazione di madre di Gesù.


Il vangelo racconta di una lunga e provvidenziale storia di generazioni culminata
nella nascita di Colui che ha fatto nuove tutte le cose.
Una storia tutta maschile che non ha potuto essere però compiuta senza
l’intervento di una figura femminile, Maria.
Gesù, come ogni altro ebreo, è figlio di Abramo e quindi erede delle promesse fatte
ai padri più precisamente nella discendenza di Davide.
E’ Dio stesso colui che genera il Figlio della promessa.
Un “sì”, quello di Dio, affidato a un altro docile e fortissimo “sì”: quello della
credente Maria.
PREGHIERA

Io so bene, o Vergine piena di grazia,


che a Nazareth tu sei vissuta poveramente,
senza chiedere nulla di più.
Né estasi, né miracoli, né altri fatti straordinari
abbellirono la tua vita, o Regina degli eletti.
Il numero degli umili, dei piccoli,
è assai grande sulla terra: essi possono
alzare gli occhi verso di te senza alcun timore.
Tu sei la madre incomparabile
che cammina con loro per la strada comune,
per guidarli al cielo.
O Madre diletta, in questo duro esilio
io voglio vivere sempre con te
e seguirti ogni giorno.
Mi tuffo rapita
nella tua contemplazione e scopro
gli abissi di amore del tuo cuore.
Tutti i miei timori svaniscono
sotto il tuo sguardo materno
che mi insegna a piangere e a gioire.

CANTO

MARIA DONNA DEL SI

Nel mistero di Maria si rivela in pienezza il mistero della salvezza come dialogo tra Dio
e l'umanità, dove la grazia precede e dove la libertà umana, acconsentendo liberamente,
collabora attivamente alla piena realizzazione del dono di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca ( 1, 26-38)

Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata
Nazareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato
Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: “Ti saluto, o piena di
grazia, il Signore è con te”. A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso
avesse un tale saluto. L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia
presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e
chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà
per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”. Allora Maria disse
all’angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo”. Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo
scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà
sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua
vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile:
nulla è impossibile a Dio”. Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga
di me quello che hai detto”. E l’angelo partì da lei.
(portiamo il Vangelo)

Era probabilmente notte inoltrata, e Maria se ne stava sola nella sua camera:
pregava, il suo cuore rivolto verso il suo Dio.
All’ improvviso una grande luce in quella piccola stanza. All’ improvviso un angelo.
Un lieto annuncio: Rallegrati, o Maria, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra tutte
le donne.
A quelle parole c’è silenzio. Paura. Smarrimento.
Si crede indegna Maria. Così piccola. Troppo grande quel saluto! Troppo grande la
promessa! Quasi impossibile! Ma non per Dio.
Attende! E quel silenzio diviene generante e accogliente.

Risponde e la sua risposta diviene obbedienza: “Eccomi sono la serva del


Signore, si faccia di me secondo la tua parola “. Il grande accento è proferito, Maria
è la madre del Figlio dell’Altissimo. Alle sue parole esulta il cielo, si consola il
mondo intero. 

«Non sapeva ancora che accettando l’incomparabile dignità di madre di Dio,


accettava il generoso ufficio di madre del genere umano.
Rallegriamoci: col suo “si” Maria, ci ha adottati per figli, divenendo la madre di
tutti».

PREGHIERA

Ti saluto, Signora santa,


regina santissima, Madre di Dio, Maria,
che sempre sei Vergine,
eletta dal santissimo Padre celeste e da Lui,
col santissimo Figlio diletto
e con lo Spirito Santo Paraclito, consacrata.
Tu in cui fu ed è
ogni pienezza di grazia e ogni bene.
Ti saluto, suo palazzo.
Ti saluto, sua tenda.
Ti saluto, sua casa.
Ti saluto, suo vestimento.
Ti saluto, sua ancella.
Ti saluto, sua Madre.
E saluto voi tutte, sante virtù,
che per grazia e lume dello Spirito Santo
siete infuse nei cuori dei fedeli
affinché le rendiate,
da infedeli, fedeli a Dio

CANTO
MARIA DONNA DEL SERVIZIO

Incontrare veramente una persona ci “obbliga” ad uscire dalla nostra casa, dai nostri
schemi che sono a volte rigidi e spessi come le pareti di un fortino. Per incontrare devo
uscire e salire, superando le montagne di pregiudizi che io o altri mettiamo in mezzo.
A volte la montagna da salire è quella del perdono e della comprensione .
Se accettiamo di metterci in cammino verso l’altro non possiamo non accettare la fatica
che può esser anche imprevista.

(portiamo un grembiule)

Dal Vangelo secondo Luca ( 1,39-45)

In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di
Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il
saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed
esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A
che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto
è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che
ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore”.

Entrando in casa, Maria saluta Elisabetta: una donna gravida di fronte a un’altra
donna gravida, entrambe in questa condizione in virtù della grazia e della potenza di
Dio che ha reso fecondo il loro grembo, uno vergine, l’altro sterile; entrambe
portatrici di un figlio voluto da Dio.
Due donne e due promesse. E non appena il saluto di Maria raggiunge Elisabetta, il
bambino nel suo grembo si mette a danzare, esulta, scalcia di gioia, come solo le
madri sanno riconoscere.
Elisabetta riempita di Spirito santo profetico, è resa capace di interpretare la danza
del suo bambino nel grembo e così esclama: “Tu, Maria, sei benedetta tra tutte le
donne, sei beata perché hai creduto alla parola del Signore, sei la madre del mio
Signore .
Maria, proprio in quanto madre del Signore, è la benedetta tra tutte, è colei che tutte
le generazioni acclameranno “beata”

PREGHIERA

Santa Maria,
serva della Parola, serva a tal punto che, oltre ad ascoltarla e custodirla, l’hai accolta
incarnata nel Cristo, aiutaci a mettere Gesù al centro della nostra vita.
Fa’ che ne sperimentiamo le suggestioni segrete.
Dacci una mano perché sappiamo essergli fedeli fino in fondo.
Donaci la beatitudine di quei servi che egli, tornando nel cuore della notte, troverà ancora
svegli, e che, dopo essersi cinte le vesti, lui stesso farà mettere a tavola e passerà a
servire.
Rendici capaci di obbedienze gaudiose.
E metti, finalmente, le ali ai nostri piedi perché alla Parola possiamo rendere il servizio
missionario dell’ annuncio, fino agli estremi confini della terra. 
MARIA DONNA DEL SILENZIO

Il silenzio non è un cessare di parlare, ma è un mondo compiuto in se stesso;


è quell’atteggiamento, quella predisposizione che mi permette di indirizzarmi all’altro.
L’uomo, infatti, si concentra, si recupera, si raccoglie per donarsi in una parola.
Al “dono” dell’ascolto, pertanto, deve corrispondere una “risposta” di ascolto. La preghiera
e il silenzio non fanno la Parola di Dio, ma la comprendono e dispongono il cuore a
riceverla perché divenga luce.

Dal Vangelo secondo Luca ( 2,16-21)

In quel tempo, i pastori andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il


bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino
era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori.
Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.

(portiamo all’ altare un cero)

Il cuore della persona non è solo quel muscolo che conduce la nostra vita. In
esso sono custodite le cose più intime della persona.
“E’ il luogo delle decisioni.
L’atteggiamento di Maria ci fa capire come è importante custodire e meditare
ciò che ha valore, che è importante per la propria vita, qualcosa da proteggere,
penetrandone il senso per capire il significato, per farne memoria nella propria
giornata, nella propria vita.
Maria ci insegna che bisogna imparare a portare sotto gli occhi di Dio gli
avvenimenti che ogni giorno siamo chiamati a fare, siano esse gioie o dolori, misteri
che non riusciamo a spiegarci o verità rivelate.
Ella custodiva ogni cosa nel proprio cuore, nel silenzio e nella preghiera,
guardandoli con lo sguardo di Dio, con la luce dello Spirito, nella fede, per
trasformare ciò che si custodisce, in un modo concreto di vita, un
comportamento mosso e plasmato da quel tesoro custodito nel cuore.”

PREGHIERA

Santa Maria,
donna del silenzio,
riportaci alle sorgenti della pace.
Liberaci dall'assedio delle parole.
Da quelle nostre, prima di tutto.
Ma anche da quelle degli altri.
Figli del rumore,
noi pensiamo di mascherare l'insicurezza
che ci tormenta
affidandoci al vaniloquio del nostro interminabile dire:
facci comprendere che,
solo quando avremo taciuto noi,
Dio potrà parlare.
Riportaci, ti preghiamo,
al trasognato stupore del primo presepe,
e ridestaci nel cuore la nostalgia di quella "tacita notte".
CANTO
MARIA DONNA DEL DOLORE

Dovremmo riflettere a lungo sulla sofferenza della Vergine Maria, dal momento che non ha
sofferto soltanto durante la sua esistenza terrena, bensì soffre ancora, continua a soffrire.
Oggi, adesso, si addolora per le colpe dell’umanità, ha compassione delle mie debolezze,
delle mie fragilità, delle mie paure. E’ un mistero profondissimo questo perché, in qualche
modo, ci permette di intuire la sofferenza di Dio per il male che noi compiamo.

Dal Vangelo secondo Luca ( 2,33-35)

Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li
benedisse e parlò a Maria, sua madre: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in
Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te
una spada trafiggerà l’anima”.

(portiamo all’ altare una croce)

La maternità divina di Maria era prima di tutto, una maternità umana;


Quel Figlio era suo figlio.
Era l’unica sua ricchezza, l’unico suo appoggio nella vita.
Ma ella dovette rinunciare a tutto ciò che c’era di umanamente esaltante nella sua
vocazione.
Seguiva Gesù « come se non fosse » la madre. E se Gesù non ebbe dove posare il
capo, Maria spesso non ebbe dove posare il cuore!

Maria scopriva di giorno in giorno una gioia di tipo nuovo.


Gioia di non fare la propria volontà. Gioia di credere. Gioia di dare a Dio la cosa per
lui più preziosa. Gioia di scoprire un Dio, le cui vie sono inaccessibili e i cui pensieri
non sono i nostri pensieri, ma che proprio in questo si dà a conoscere per quello
che è: Dio tre volte Santo

Abbiamo tutti una Madre che sa compatire le nostre infermità, essendo stata
provata, lei stessa, in ogni cosa, a somiglianza nostra, eccetto il peccato. Ora che è
glorificata in cielo accanto al Figlio, Maria può stendere a noi la sua mano materna e
condurre anche noi dietro di sé, dicendo, ben più a ragione dell’Apostolo: “Fatevi
miei imitatori, come io lo sono di Cristo”

PREGHIERA

Ave Maria,
Donna del dolore,
Madre dei viventi!
Vergine sposa presso la Croce, Eva novella,
sii nostra guida sulle strade del mondo,
insegnaci a vivere e a diffondere l’amore di Cristo,
a portare con umiltà la nostra croce
e stare con te presso la croce di Cristo
presso i deboli, i sofferenti, gli emarginati, i poveri
ed a conoscere nel loro volto il volto di Cristo.
MARIA MADRE DELLA CHIESA

Nell’origine, nella missione e nel destino della Santa Madre Chiesa non possiamo trovare
modello ed esempio migliore di Maria. Anche ora in Cielo, la Madre di Dio aspetta la
venuta dell’intera Chiesa per unirsi a lei nella comunione dei santi e nella gloria della
Santissima Trinità. Per noi ancora qui nel nostro pellegrinaggio terreno, Maria è per noi un
segno della speranza certa e del conforto del Paradiso.

Dal Vangelo secondo Giovanni ( 19, 25-27)


Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e
Maria di Màgdala.  Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli
amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!».  Poi disse al discepolo: «Ecco la tua
madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

( portiamo una corona del rosario)

Maria stava;
è la cosa più difficile per una madre. Stare è il contrario di fuggire, di sottrarsi, ma
anche di intromettersi.

Aveva vissuto una nascita straordinaria, incomprensibile, inaspettata: lei Vergine


con un bambino in grembo. E un marito che l’ amava così tanto da diventare
custode di quel Bambino.

Forse si aspettava qualcosa di speciale da questo bambino, e invece lui impara a


camminare e a parlare come tutti i bambini. Eppure lei stava ferma sull’annuncio
dell’ angelo. Quando qualcosa di straordinario accade nella nostra vita e poi tutto
continua come prima, ci lasciamo seppellire nella quotidianità, nel grigiore; e
dimentichiamo la Luce che pur avevamo visto. Lei, no. Lei tiene fermo l’evento, non
lo nasconde, non lo seppellisce. Stava.

Il bambino cresce, si fa adolescente, giovane adulto, come tutti. Impara il mestiere


di suo padre. Come tutti. Forse lei si era abituata ad avere questo figlio “bello” in
casa, così mite e tranquillo. Eppure teneva nel suo cuore l’evento. Stava.
Ormai è un adulto in piena maturità: si mette a predicare “Il regno è qui”, fa miracoli,
la gente lo segue. Forse per un attimo è stata trascinata dai parenti a cercarlo:
riportiamolo a casa, forse è impazzito, in che guai si mette, salviamolo. Ma Lui dice:
“Chi è mia madre, chi sono i miei fratelli? Quelli che fanno la volontà di Dio”. E lei
non lo cerca più. Stare è fare la volontà di Dio.

Ma questo figlio è solo per le strade della sua terra. E lo accusano di essere dalla
parte del demonio; hanno le pietre in mano. E lui è solo, sempre più solo:
E lei, la madre, non si alza a difenderlo, non dice: Lui ha ragione, Lui è il figlio
dell’Altissimo, non si butta a difenderlo,non si intromette. Ha fiducia in Lui . Ha
fiducia in Dio. Stava.

E il fallimento si delinea sempre di più come via della croce. Forse lei sperava in
quelli che lui aveva beneficato, sperava nei suoi amici: prenderanno le sue parti, lo
difenderanno. E invece scappano, lo abbandonano. Sono più interessati a salvarsi
la pelle.
E lei sta sotto la Croce. E’ il momento in cui non può più fare niente per Lui. E’
assolutamente impotente, inutile. Per una madre essere inutile mentre il figlio soffre
è la più grande delle prove. Eppure non dice: ”Non c’è niente da fare”. Non se ne va.
Sta.

E in quella prova, la più grande.. si sente regalare un figlio : “Donna, ecco tuo
figlio!”. Questo Figlio è così “spogliato” di tutto che regala persino sua Madre.

E lei sta con questo figlio. Di nuovo, non fugge, non si rinchiude nel suo
innominabile dolore, nel fatto che ha diritto di piangere perché le è stato rubato il
Figlio Annunciato.

E infine sta con i nuovi figli, nella Pentecoste. Non rinfaccia nulla, non li rimprovera
perché sono fuggiti, non l’hanno difeso, non l’hanno capito. C’è posto anche per
loro nella sua maternità. Anzi, è a questa chiesa nascente che lei regala il mistero
dell’Annunciazione.
…e così Maria ci insegna che il compito primario della maternità è lo stare.
Non intromettersi, proclamare le proprie priorità;
e neppure sottrarsi, allontanarsi.
Ogni figlio ha bisogno di una madre che sta ,non fugge, non critica, non lo difende a
modo suo.
Una madre che sta è un capolavoro.
Come Maria.
E noi …non siamo più soli!

CANTO